von Staden - Herophilus | mmL | ds
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1 Struttura e contenuti di un’opera scientifica su Erifilo di Calcedonia e la scuola erofilea
Il testo è il sommario e la materia preliminare di un monografia accademica dedicata a Erifilo di Calcedonia e alla sua scuola medica, con organizzazione tematica e basata su fonti testuali.
Il testo si apre con le informazioni sul medico oggetto dell’opera: Erifilo di Calcedonia, vissuto tra il 330 e il 260 a.C. (“Herophilus, of Chalcedon, ca.” - (fr:8) [Erifilo di Calcedonia, circa]; “330 B.c.-ca. 260 b.” - (fr:9) [330 a.C. – circa 260 a.C.]). I soggetti trattati sono la medicina greca e romana, e la storia della medicina in Egitto e Alessandria (“Medicine, Greek and Roman.” - (fr:12) [Medicina greca e romana]; “Medicine - Egypt - Alexandria - History.” - (fr:14) [Medicina - Egitto - Alessandria - Storia]).
La materia preliminare include i dati catalografici (R126.H373V66 1988, ISBN 0 521 23646 0), la dedica a Torben e Tamds, e il sommario con prefazione, ringraziamenti, note sul testo, abbreviazioni e sigle delle edizioni (“R126.H373V66 1988 6 io ’.932 87-6406 ISBN O 52 I 23646 O For Tor ben and Tamds CONTENTS Preface xi Acknowledgements xv Note on text, arrangement and translation xvi List of abbreviations xxv Sigla, editions xxviii I · INTRODUCTION I Alexandrian and Egyptian medicine PART1 · HEROPHILUS II · LIFE 35” - (fr:17) [R126.H373V66 1988 6 io ’.932 87-6406 ISBN 0 521 23646 0 Per Torben e Tamds Sommario Prefazione xi Ringraziamenti xv Nota sul testo, organizzazione e traduzione xvi Elenco delle abbreviazioni xxv Sigle, edizioni xxviii I · INTRODUZIONE I Medicina alessandrina e egiziana PARTE1 · ERIFILO II · VITA 35 ]).
La PARTE 1, dedicata a Erifilo, si articola in sezioni tematiche con fonti testuali (indicate con “T” e numeri): - Vita: con capitoli su aspetti generali e datazione (“General 35” - (fr:18) [Generale 35 ]; “Date 43 texts: T i-T i 6b 50 III · WRITINGS 67” - (fr:19) [Data 43 testi: T1-T16b 50 III · SCRITTI 67 ]); - Scritti: contesto e trasmissione, opere autentiche e spurie (“Context and transmission 67” - (fr:20) [Contesto e trasmissione 67 ]; “Genuine and spurious works 72 texts: T i 7-T41 78 IV · THE PARTS OF THE ART OF MEDICINE 89” - (fr:21) [Opere autentiche e spurie 72 testi: T17-T41 78 IV · LE PARTI DELL’ARTE MEDICA 89 ]); - Parti dell’arte medica: contesto storico e riferimento all’Ars medica di Galeno (“Historical background 89” - (fr:22) [Contesto storico 89 ]; “Galen, Ars medica 1 103 texts: T42-T49 108 V · THEORY OF METHOD AND CAUSE I 15 texts: T5oa-T5gb 125 VI · ANATOMY I 38” - (fr:23) [Galeno, Ars medica 1 103 testi: T42-T49 108 V · TEORIA DEL METODO E DELLA CAUSA I 15 testi: T50a-T59b 125 VI · ANATOMIA I 38 ]); - Anatomia: dissezione e vivisezione, il trattato Sull’Anatomia (con libri ipotizzati su cervello/nervi, cavità addominale, organi riproduttivi, anatomia vascolare) (“Dissection and vivisection 139” - (fr:24) [Dissezione e vivisezione 139 ]; “Herophilus’ treatise On Anatomy 153” - (fr:25) [Trattato di Erifilo Sull’Anatomia 153 ]; “Brain and nerves 155 vii I viii CONTENTS” - (fr:26) [Cervello e nervi 155 vii I viii SOMMARIO ]; “On Anatomy, Book 11 [?]: abdominal cavity 161” - (fr:27) [Sull’Anatomia, Libro II [?]: cavità addominale 161 ]; “On Anatomy, Book hi [?]: reproductive organs 165” - (fr:28) [Sull’Anatomia, Libro III [?]: organi riproduttivi 165 ]; “On Anatomy, Book iv [?]: vascular anatomy 169 texts: T6oa-T 129 182 VII · PHYSIOLOGY AND P ATHOLOGY 242” - (fr:29) [Sull’Anatomia, Libro IV [?]: anatomia vascolare 169 testi: T60a-T129 182 VII · FISIOLOGIA E PATOLOGIA 242 ]); - Fisiologia e patologia: umorismi, centro di controllo e nervi, respirazione, fisiologia vascolare e polso (trattato Sui Polsi), fisiologia riproduttiva maschile, ostetricia e ginecologia, opera Contro le opinioni comuni, patologia generale e semiotica, teoria dei sogni (“Humours, faculties 242” - (fr:30) [Umorismi, facoltà 242 ]; “Control centre, nerves 247” - (fr:31) [Centro di controllo, nervi 247 ]; “Respiration 259” - (fr:32) [Respirazione 259 ]; “Vascular physiology; pulse-lore (On Pulses) 262” - (fr:33) [Fisiologia vascolare; dottrina del polso (Sui Polsi) 262 ]; “Male reproductive physiology; spermatogenesis 288” - (fr:34) [Fisiologia riproduttiva maschile; spermatogenesi 288 ]; “Herophilus’ Midwifery, gynaecology 296” - (fr:35) [Ostetricia di Erifilo, ginecologia 296 ]; “Herophilus’ Against Common Opinions 299” - (fr:36) [Contro le opinioni comuni di Erifilo 299 ]; “General pathological evidence; semiotics 301” - (fr:37) [Evidenza patologica generale; semiotica 301 ]; “Dream theory 306 texts: T i 3o-T226d 3 11 VIII · REGIMEN AND THERAPEUTICS 397” - (fr:38) [Teoria dei sogni 306 testi: T130-T226d 311 VIII · REGIME E TERAPEUTICA 397 ]); - Regime e terapeutica: ginnastica, Regime di Erifilo, terapeutica generale, materia medica, opera Sugli occhi (“Gymnastics” - (fr:39) [Ginnastica ]; “Herophilus’ Regimen” - (fr:40) [Regime di Erifilo ]; “Herophilus’ Therapeutics; general evidence” - (fr:41) [Terapeutica di Erifilo; evidenza generale ]; “Materia medica” - (fr:42) [Materia medica ]; “Herophilus’ On Eyes texts: T227-260 406 IX · HIPPOCRATIC EXEGESIS; VARI A 427 texts: T261-T275 432 PART2 · THEHEROPH ILEANS ( ■C.” - (fr:43) [Sugli occhi di Erifilo testi: T227-260 406 IX · ESEGESI IPPOCRATICA; VARIA 427 testi: T261-T275 432 PARTE2 · GLI EROFILEI (circa]).
La PARTE 2 è dedicata agli erofilei, a partire dal 250 a.C. (“25Ο B. (45)”C. “ - (fr:44-45) [circa 250 a.C. – circa]).
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2 Presentazione di un’opera su Eraofilo e gli erofilei: obiettivi, struttura e criteri editoriali
Testo che illustra il contesto storico, la riabilitazione rinascimentale di Eraofilo, gli obiettivi, la struttura e i criteri editoriali di un’opera dedicata alla scuola medica alessandrina.
Il lavoro propone un cambiamento di focus “from the old citadel of learning to the new, from Athens to Alexandria, from the undisputed centre of philosophy to the burgeoning centre of science, from the Athenian ‘philosophy of man’ to the Alexandrian ‘science of human beings’” - (fr:53) [dalla vecchia cittadella dell’apprendimento alla nuova, da Atene ad Alessandria, dall’indiscusso centro della filosofia al centro in espansione della scienza, dalla “filosofia dell’uomo” ateniese alla “scienza degli esseri umani” alessandrina]. Eraofilo, primo e più grande rappresentante della medicina scientifica alessandrina, era finito “into obscurity in part by the popularity of rival schools, in part by the durability and canonicity of Galen’s subsequent system” - (fr:55) [nell’oblio in parte dalla popolarità di scuole rivali, in parte dalla durata e dalla canonicità del sistema successivo di Galeno], e ha atteso a lungo la riabilitazione: solo nel Rinascimento, con le sfide all’autorità di Galeno, i suoi successi hanno ricevuto nuovo riconoscimento, come dimostra la frase di Gabriello Falloppia “Quando Galenus refutat Herophilum, censeo ipsum refutare Evangelium medicum” - (fr:57) [“Quando Galeno confuta Eraofilo, ritengo che confuti il Vangelo medico”] e “Herophili . . . authoritas [m V] apud me circa res anatomicas est Evangelium” - (fr:57) [“L’autorità di Eraofilo… presso di me sulle cose anatomiche è il Vangelo”].
Nonostante gli studiosi del Novecento abbiano riconosciuto il significato dei medici alessandrini tra Aristotele e Galeno, mancava un’edizione critica delle prove su Eraofilo e i suoi seguaci, come sottolineava Werner Jaeger: “when a critical collection of the extant remains . . . of the doctrines of Praxagoras, Erasistratus, and Herophilus has become available, the history of Greek medicine in the period of its greatest scientific progress will have to be rewritten” - (fr:61) [“quando una collezione critica dei resti esistenti… delle dottrine di Prassagora, Erasistrato e Eraofilo sarà disponibile, la storia della medicina greca nel periodo del suo maggiore progresso scientifico dovrà essere riscritta”]. Il lavoro si propone di colmare questa lacuna, con la Parte 1 (Eraofilo) che fornisce testi, traduzioni, saggi e commenti, e la Parte 2 (Gli erofilei) che illustra gli sviluppi della scuola e le caratteristiche dei singoli membri (fr:64).
Resta controverso se Erasistrato appartenga alla sfera alessandrina, quindi è stata abbandonata l’idea di trattarlo insieme a Eraofilo, ma le loro somiglianze sono notevoli: “Human dissection and vivisection are attributed to both Herophilus and Erasistratus; both are credited with the discovery of the nerves and with the distinction between motor and sensory nerves; they both displayed a keen interest in the structure and functions of the brain, the heart, and the vascular system” - (fr:70) [La dissezione umana e la vivisezione sono attribuite sia a Eraofilo che a Erasistrato; entrambi sono riconosciuti come scopritori dei nervi e della distinzione tra nervi motori e sensoriali; entrambi hanno mostrato un vivo interesse per la struttura e le funzioni del cervello, del cuore e del sistema vascolare].
Il criterio guida per l’inclusione dei testi è la menzione esplicita di Eraofilo o dei suoi seguaci (fr:111), scelto per evitare confusioni e soggettività: “First, I believe that an edition limited in this way at present is the most crucial (and least misleading or confusing) contribution to the study of early Alexandrian medicine” - (fr:115) [Primo, credo che un’edizione limitata in questo modo al momento sia il contributo più cruciale (e meno fuorviante o confuso) allo studio della medicina alessandrina antica]; “Second, the inclusion of large amounts of unattested but ‘influenced’ material might have brought with it the danger of reconstructing Herophilean theories mainly through the hypothetical victims or beneficiaries of influence” - (fr:117) [Secondo, l’inclusione di grandi quantità di materiale non attestato ma “influenzato” potrebbe aver portato con sé il pericolo di ricostruire le teorie erofilee principalmente attraverso le vittime o i beneficiari ipotetici dell’influenza].
Le citazioni letterali sono chiamate “frammenti” (Fr), le altre “testimonianze” (T) (fr:129-131), ma si avverte che anche i frammenti, separati dal contesto, non sono sempre più facili da interpretare (fr:134). Gli erofilei sono presentati in sequenza cronologica, da Eraofilo (inizio III secolo a.C.) a Demostene Filalete (metà I secolo d.C.) (fr:139-143); per Eraofilo, i testi sono ordinati per argomento: vita, libri, metodo, anatomia, fisiologia, patologia, terapeutica e interesse per Ippocrate (fr:147-149).
Le traduzioni dal greco e latino sono originali (fr:158), con attenzione alle frasi ambigue come “oi peri Herophilum” (fr:166-168). I testi sono raccolti da oltre cento opere antiche, con uso delle migliori edizioni e di manoscritti inediti, e un apparato critico selettivo (fr:175-179).
Il lavoro mira non solo a colmare una lacuna nella storia della medicina, ma anche a mostrare l’impatto delle teorie scientifiche sulla nostra auto-percezione (fr:83-85) e a contribuire a una valutazione più equilibrata dell’Età Ellenistica, spesso giudicata negativamente (fr:89).
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3 Sigla, edizioni e introduzione alla medicina alessandrina ed egiziana
Questo testo raccoglie sigle, abbreviazioni per autori, edizioni e manoscritti antichi, oltre a un’introduzione sulla fondazione di Alessandria e la reputazione della medicina egiziana nel Mediterraneo antico.
La prima parte consiste in una lista dettagliata di strumenti bibliografici: tra le abbreviazioni relative a medici erofilei si menzionano “Fragment Gaius, the Herophilean (see Chapter xxvn)” - (fr:259) [Frammento di Gaio, l’Erofileo (vedi Capitolo xxvn)], “Heraclides of Erythrae, the Herophilean (see Chapter xxiv)” - (fr:263) [Eraclide di Eritre, l’Erofileo (vedi Capitolo xxiv)] e “Ma. Mantias, the Herophilean (see Chapter xvm)” - (fr:280) [Ma. Manzia, l’Erofileo (vedi Capitolo xvm)]. Per le edizioni critiche, si riporta quella di Galeno: “C. G. Kuhn, Claudii Galeni opera omnia, 22 vols. in 20 (Leipzig, 1821-33; repr. Hildesheim, 1965) = Medicorum Graecorum opera, vols. 1-20” - (fr:264-267) [C. G. Kuhn, Claudii Galeni opera omnia, 22 voll. in 20 (Lipsia, 1821-33; rist. Hildesheim, 1965) = Medicorum Graecorum opera, voll. 1-20], e quella di Ippocrate: “L Hippocratis opera, ed. Hugo Kuhlewein, 2 vols. (Leipzig, 1894-1902) E. Littre (ed. and transl.), Oeuvres completes d’ Hippocrate, 10 vols. (Paris, 1839-61)” - (fr:273-277) [L Hippocratis opera, a cura di Hugo Kuhlewein, 2 voll. (Lipsia, 1894-1902) E. Littre (a cura di e trad.), Oeuvres completes d’ Hippocrate, 10 voll. (Parigi, 1839-61)]. La lista include anche numerosi manoscritti con indicazioni di luogo e data, come “B Parisinus gr. 2192, s.XV” - (fr:291) [B Parisinus gr. 2192, sec. XV] e “La Laurentianus 20 et 5, s.XII” - (fr:297) [La Laurentianus 20 et 5, sec. XII].
Nella seconda parte, l’introduzione affronta la fondazione di Alessandria: “Early in 331 b.c. a twenty-five year old Macedonian gave audacious political expression to a long-standing Greek fascination with Egypt. Having conquered Egypt, the young king, Alexander the Great, actively participated in laying out his new eponymous city, Alexandria, at the western extremity of the Nile Delta on the Mediterranean shore of Egypt.” - (fr:777-780) [All’inizio del 331 a.C. un macedone di venticinque anni diede audace espressione politica a un fascino greco di lunga data per l’Egitto. Avendo conquistato l’Egitto, il giovane re, Alessandro Magno, partecipò attivamente a tracciare la sua nuova città eponima, Alessandria, all’estremità occidentale del Delta del Nilo sulla costa mediterranea dell’Egitto.]. Si sottolinea come la città divenne presto centro di progressi nella medicina scientifica: “Only a few decades later Alexandria was becoming the centre of the remarkable advances in scientific medicine recorded in the chapters that follow.” - (fr:780) [Solo pochi decenni dopo, Alessandria stava diventando il centro dei notevoli progressi nella medicina scientifica registrati nei capitoli che seguono.].
Infine, si evidenzia la reputazione leggendaria della medicina egiziana: “The rapid, exceptional development of medicine in a Greek city on Egyptian soil is particularly interesting in view of the almost legendary reputation which Egyptian medicine had acquired throughout the Mediterranean at least as early as the second millennium b.c. Hittite and Persian kings employed Egyptians as court physicians” - (fr:781-783) [Lo sviluppo rapido ed eccezionale della medicina in una città greca sul suolo egiziano è particolarmente interessante alla luce della reputazione quasi leggendaria che la medicina egiziana aveva acquisito in tutto il Mediterraneo almeno già dal secondo millennio a.C. Re ittiti e persiani impiegavano egiziani come medici di corte]. Si cita anche l’Odissea, dove Elena di Troia ottiene una droga miracolosa dall’Egitto: “And now she dropped into the wine they were drinking a drug - an anodyne, bile-allaying, causing one to forget all ills. Whoever swallows it when it’s mixed in the wine bowl would not drop tears down his cheeks for a day, not even if his mother has died and his father too, nor if they cut down with bronze his brother or his own son right in front of him, and he saw it with his eyes.” - (fr:791-792) [E ora lei gettò nel vino che stavano bevendo una droga - un antidolorifico, che calmava la bile, che faceva dimenticare tutti i mali. Chiunque la beva mescolata nella coppa di vino non verserebbe lacrime sulle guance per un giorno, nemmeno se sua madre è morta e anche suo padre, né se tagliassero con il bronzo suo fratello o suo figlio proprio davanti a lui, e lui lo vedesse con i suoi occhi.].
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4 La relazione tra la medicina alessandrina e la medicina egiziana faraonica: stima greca, dibattito moderno, gap cronologico e differenze nella dimensione magico-religiosa
Analisi delle testimonianze greche, dei fattori che ostacolano la tracciabilità di influenze e della netta distinzione tra le due tradizioni mediche.
La maggior parte degli autori greci antichi, tra cui Erodoto, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio, mostra apprezzamento per la medicina egiziana: Diodoro Siculo ne include un resoconto positivo nella sua storia universale, “Diodorus of Sicily, includes in his universal history a positive account of ancient Egyptian medicine” - (fr:797) [Diodoro Siculo, include nella sua storia universale un resoconto positivo della medicina egiziana antica], mentre Plinio valuta l’ipotesi che l’arte medica sia stata inventata dagli egiziani, “Pliny the Elder, drawing ultimately on Greek sources, entertains the possibility that the art of medicine was invented by the Egyptians” - (fr:799) [Plinio il Vecchio, attingendo in ultima analisi a fonti greche, considera l’ipotesi che l’arte medica sia stata inventata dagli egiziani]. Solo raramente si udirono voci critiche: Galeno, nel II secolo d.C., critica un autore di un trattato farmacologico greco per aver incluso “some old wives’ tales, to some silly Egyptian spells with incantations, which the Egyptians [physicians?] utter while picking their herbal drugs” - (fr:800) [alcune favole delle vecchie, alcuni sciocchi incantesimi egiziani con formule magiche, che gli egiziani [medici?] pronunciano mentre raccolgono le loro erbe medicinali].
La stima greca e gli standard elevati di alcuni papiri medici egiziani faraonici hanno portato a sostenere che la medicina greca, soprattutto alessandrina del III secolo a.C., debba molto alla tradizione indigena, ma questa ipotesi ha incontrato anche scetticismo radicale. Tre fattori ostacolano una risposta definitiva: innanzitutto un gap cronologico: le fonti principali per la medicina egiziana indigena sono sette papiri faraonici, tutti tra 800-1000 e 1600 anni più antichi dei primi frammenti medici alessandrini. Tra questi, il papiro Edwin Smith (scritto intorno al 1650 a.C.) tramanda conoscenze mediche ancora più antiche, risalenti forse al 2600 a.C., mentre l’ultimo in assoluto è il Chester Beatty vi, redatto tra il 1300 e il 1085 a.C. La medicina egiziana indigena del III secolo a.C. è sconosciuta, anche se le descrizioni greche non contraddicono i papiri faraonici e potrebbero confermare indirettamente che la tradizione sia stata stabile per millenni, forse grazie all’intreccio di magia, legge ed empirismo, supportato da rituali, credenze magiche, sacerdozio e sanzioni legali punitive (come la pena di morte per violazione delle prescrizioni terapeutiche codificate, secondo Diodoro Siculo).
In secondo luogo, l’incertezza nella traduzione di termini egiziani e greci: ad esempio, nel papiro Ebers 732, un cluster geroglifico è tradotto da un egittologo come “acacia thorn” e da altri come “prepuce”. In terzo luogo, la condivisione di idee, terapie o erbe tra più culture mediterranee: ad esempio, il concetto di putrefazione patogena egiziano (whdw) non è estraneo alla medicina greca, e la mirra, ampiamente usata dagli egiziani, è anche presente nella medicina ippocratica e alessandrina, ma è originaria solo della costa meridionale arabica e del Corno d’Africa, quindi l’influenza egiziana è solo una delle possibili spiegazioni.
Un punto centrale di netta distinzione è la dimensione magico-religiosa: nella quasi totalità dei papiri medici egiziani, incantesimi si alternano a prescrizioni farmacologiche, anche in quelli con le migliori osservazioni (Edwin Smith e Ebers). Esempi sono l’incantesimo per sciogliere un bendaggio (papiro Ebers 2), per preparare una cura per un disturbo oculare con bile di tartaruga e miele (papiro Ebers 360), per fermare l’emorragia con una perla rossa di corniola messa nell’ano, per esorcizzare il muco (papiro Ebers 763), oltre all’uso di amuleti, nodi di lino, capelli di animali e penne di avvoltoio. Tutto ciò è estraneo alla medicina di Erofilo e dei suoi seguaci alessandrini, anche se la cultura greca includeva forme terapeutiche magico-religiose (come i templi di Asclepio con l’incubazione).
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5 Alexandrian and Egyptian Medicine: Comparisons and Limited Influences
A comparison of Pharaonic Egyptian and Alexandrian Greek medicine, highlighting key differences in vascular theory, anus-focused pathology, and wound care, alongside areas of similarity or limited influence in pharmacology and ophthalmology.
The text contrasts Herophilean (Alexandrian) vascular theory with Egyptian medicine, noting that “how remote the Herophilean views are from the all purpose Egyptian mtw with their anal and faecal focus” - (fr:1042). The Herophileans “distinguished carefully between veins and arteries, and they did not confuse them with other tube-like structures in the body” - (fr:1043), unlike the Egyptians, who “did not use the same word (in Egyptian, mi) indiscriminately to designate blood vessels, nerves, the urinary tract, the reproductive tract, the rectum, tendons, and sinews” - (fr:1044). Nor did Greek Alexandrians “crowd the blood vessels with the constant putrefying threat of a faecal, disease-causing substance that could rise from the anal region” - (fr:1045), a focus central to Egyptian medicine: “The Egyptians took loving but very anxious care of the anus, soothing it, washing it, fumigating it, refreshing it, manipulating it to keep it from slipping or twisting” - (fr:1047), with Herodotus reporting they “purged themselves with enemas and emetics three consecutive days every month” - (fr:1048-1065). This Egyptian emphasis did not significantly impact Alexandrian regimen or therapy.
For wound care, while Egyptian physicians used “rational” techniques, their three most common—“putting a slab of fresh (waij) or ‘living’ (ankh) meat on a wound; applying a salve made either of honey and animal fat or of honey and aromatic resins; applying adhesive linen tape” - (fr:1069-1071)—were not dominant in Greek medicine. Instead, Greeks “washed the wound with wine or vinegar” (fr:1072-1086), used antiseptic “enhemes,” and probed wounds disinfected with these liquids, in contrast to Egyptian physicians’ “aggressive use of palpation” where “the physician’s bare hand frequently also is depicted as reaching deeply into a wound, which apparently had not been washed with an antiseptic” - (fr:1117-1121). Some similarities existed—limited incisions, sutures, cautery, copper salt antisepsis, dietary significance, and acknowledging treatable/untreatable conditions—but no proven Egyptian influence on these.
In pharmacology, Egyptian materials entered Greek medicine early, with “ingredients labelled ‘Egyptian’ appear[ing] in a number of Hippocratic drug prescriptions” (fr:1134-1137), including natron, alum, and “Egyptian beans,” especially in gynaecological treatises. Alexandrian pharmacology later absorbed more Egyptian elements: vegetable substances like “Nile milfoil, castor-oil leaves, aloe” (fr:1161), and animal ingredients such as “hyena bile, crocodile dung, camel urine” (fr:1180). Both traditions used “Dreckapotheke” (urine/excrement), with Hippocratic physicians using pigeon/goat dung and Herophileans including internal use, though Galen later expressed disgust. A key potential influence was Egyptian “emphasis on measuring and quantifying” (fr:1215), as Alexandrians became “meticulous in their specification of measures” (fr:1212-1214), and both saw drugs as divine (Egyptians as god-invented, Herophilus saying “drugs are the hands of the gods” - fr:1216) but requiring human science.
Ophthalmology saw limited Egyptian influence: Herodotus noted Egyptian eye specialists, and three papyri dealt with eye diseases (fr:1238-1241). If authentic, Herophilus’ treatise On eyes was one of the earliest Greek ophthalmological works, and it prescribed Egyptian ingredients like “crocodile dung to treat dayblindness” (fr:1258), though liver (a vitamin A source) was used in both traditions, and Egyptian ophthalmology relied more on excrement than Hippocratic medicine.
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6 La vita di Erofilo: Calcidedone, Alessandria e i contesti culturali ellenistici
Erofilo, uno dei più grandi scienziati greci dell’antichità, nacque in una periferia bitinica e si trasferì ad Alessandria, emblema della mobilità ellenistica; l’aneddoto di Agnodice e la sua formazione medica illuminano i legami tra centri culturali e le dinamiche della medicina antica.
Erofilo non nacque in un centro tradizionale di cultura o medicina come Atene, Siracusa o Cos, ma a Calcidedone (o Calchedone, come variante antica), una città sull’Asia Minore di fronte a Bisanzio. Questa località era spesso ridicolizzata come “Oppidum Caecorum” - (fr:1525) [“Città dei Ciechi”], poiché i suoi fondatori avevano scelto un sito meno favorevole rispetto a Bisanzio, fondata diciassette anni dopo (fr:1524). Le fonti antiche oscillano tra le denominazioni “Calcidedone” e “Calchedone”, ma con il tempo la prima divenne dominante (fr:1534, fr:1536).
La sua migrazione da Calcidedone a Alessandria, il maggiore centro di apprendimento del mondo greco, è emblematica delle società ellenistiche: “the more renowned Greek cities… became more crowded than ever with intellectual leaders who had no metropolitan roots” - (fr:1539) [“le città greche più note… divennero più affollate che mai da leader intellettuali senza radici metropolitane”]. Questo contesto cosmopolita, dove l’antico patriottismo polisico divenne obsoleto, permise a intellettuali provenienti da periferie come Erofilo di raggiungere la fama (fr:1541, fr:1542).
Il legame tra Calcidedone e Tolomeo I Soter potrebbe aver facilitato il trasferimento di Erofilo: nel 315 a.C., Tolomeo sollevò l’assedio della città da parte di Ziboite e concluse un trattato con i calcidedoni (fr:1554, fr:1555). È incerto se Erofilo si trasferì in Egitto in gioventù o dopo aver completato l’apprendistato a Cos, ma è documentato che esercitò la medicina ad Alessandria (fr:1558, fr:1556).
Una testimonianza menziona “kings who in T7 are ‘credited’ with releasing prison inmates to Herophilus and Erasistratus for vivisection” - (fr:1559) [“re che in T7 sono ‘accreditati’ di liberare detenuti per Erofilo e Erasistrato per la vivisezione”]. Sebbene la pratica di Erasistrato ad Alessandria sia dibattuta (alcuni collocano lui ad Antiochia, capitale della Siria seleucide), per Erofilo i “re” sono quasi certamente Tolomeo I e II, noti per il loro incoraggiamento della ricerca scientifica (fr:1561, fr:1562, fr:1564).
Un aneddoto di Igino, mitografo del II secolo d.C., racconta di Agnodice, una giovane ateniese che si travestì da uomo per fare l’apprendistato con “a certain Herophilus” - (fr:1595) [“un certo Erofilo”] ad Atene. Sebbene non si conoscano altri medici di nome Erofilo (salvo un impostore del I secolo a.C.), il contesto ateniese e il genere “fabula” (inventori e scopritori) rendono l’aneddoto non completamente credibile (fr:1596, fr:1601, fr:1652). Inoltre, l’ostetricia era già nota ad Atene al tempo di Platone, ma Erofilo scrisse il più antico trattato dedicato a questa disciplina (fr:1653, fr:1672). Non è escluso che Erofilo abbia soggiornato ad Atene: la città ancora attirava intellettuali, e il Peripato forniva legami con Alessandria (fr:1633, fr:1636).
È probabile che Erofilo si sia formato con Prassagora, con un apprendistato che includeva “active clinical participation, attendance at Praxagoras’ lectures, and the use of written medical treatises” - (fr:1677) [“partecipazione clinica attiva, presenza alle lezioni di Prassagora e uso di trattati medici scritti”], a differenza del caso insolito di Timarco, che sfruttò l’iatreion di Eutidico per la prostituzione maschile (fr:1683).
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7 La vita e la datazione di Erofilo: fonti, interpretazioni e controversie
Analisi delle informazioni biografiche sul medico Erofilo, sulla possibile location della sua formazione e sulle difficoltà nel determinarne la datazione, con confutazione di teorie prive di fondamento e valutazione delle fonti disponibili.
Il testo affronta due temi centrali relativi a Erofilo: la sua formazione e la problematica datazione della sua vita. Per quanto riguarda la formazione, Erofilo è indicato come allievo di Prassagora di Coo (fr:1727, fr:1729), isola famosa per la scuola medica “ippocratica”; si ritiene quindi probabile che Erofilo si sia recato a Coo per la sua educazione medica (“His teacher, Praxagoras, was from the island of Cos, which had long been famous for its ‘Hippocratic’ medical school, and Herophilus probably went there for his medical education” - (fr:1697) [Il suo insegnante, Prassagora, era dell’isola di Coo, famosa da tempo per la sua scuola medica “ippocratica”, e Erofilo si recò probabilmente lì per la sua educazione medica]). Un legame tra Coo e Alessandria è attestato dal fatto che Filadelfo, figlio di Tolomeo I Sotere, nacque a Coo nel 309 a.C. e che il suo tutore era Filitas di Coo (“It is perhaps not without significance for this question that there was a lively contact between Cos and Alexandria: Ptolemy I Soter’s son Philadelphus was born in Cos in 309 b. c., and Philadelphus’ tutor was Philitas of Cos” - (fr:1701) [Non è forse privo di significato per questa questione che c’era un vivace contatto tra Coo e Alessandria: il figlio di Tolomeo I Sotere, Filadelfo, nacque a Coo nel 309 a.C. e il tutore di Filadelfo era Filitas di Coo]). Sebbene non si possa escludere a priori che la formazione si sia svolta ad Alessandria, l’assenza di prove certe che Prassagora abbia visitato la città rende Coo la location più probabile (“In the absence of any firm evidence about a visit to Alexandria by Praxagoras, however, it seems more likely that Cos was the location of Herophilus’ training” - (fr:1718) [In assenza di prove certe di una visita di Prassagora ad Alessandria, tuttavia, sembra più probabile che Coo sia stata la location della formazione di Erofilo]).
Un punto biografico da correggere è la teoria delle “umili origini” di Erofilo, avanzata da Fraser sulla base di una descrizione di Galeno: in realtà, la persona indicata come “allevato presso i telai” è il medico Metodista Tessalo, non Erofilo (“But of more serious consequence is the fact that the person to whom Galen in T 1 o refers as ‘nurtured at the looms’ is in fact not Herophilus but a ‘Methodist’ physician of the Neronian period, Thessalus. The sociologically provocative suggestion that Herophilus was of ‘humble origins’ therefore seems to be without textual foundation” - (fr:1724) [Ma di conseguenza più grave è il fatto che la persona a cui Galeno si riferisce in T1o come “allevato presso i telai” non è in realtà Erofilo, ma un medico “Metodista” del periodo neroniano, Tessalo. La suggestione sociologicamente provocatoria che Erofilo fosse di “umili origini” sembra quindi priva di fondamento testuale]).
Passando alla datazione, il testo sottolinea come determinare con precisione quando visse Erofilo sia un’impresa frustrante, poiché le fonti apparentemente informative si rivelano inconcludenti (“Trying to determine with accuracy when Herophilus lived is a frustrating undertaking; there are many tantalizingly suggestive and apparently informative pieces of evidence which, upon closer exam ination, turn out to be inconclusive” - (fr:1725) [Cercare di determinare con precisione quando visse Erofilo è un’impresa frustrante; ci sono molti indizi suggestive e apparentemente informativi che, a un esame più attento, si rivelano inconcludenti]). Una prima indicazione viene dal legame con Prassagora, ma la sua data è controversa: studiosi come Baumann collocano il suo apice nel 340-320 a.C., altri (Kudlien) nel 325 a.C., altri ancora (Steckerl, Bardong, Fraser, Jaeger) intorno al 300 a.C. o poco dopo (“E. D. Baumann places Praxagoras’ prime as early as 340-320 b. c.; Fridolf Kudlien puts it at 325 b. c.; Fritz Steckerl, Kurt Bardong and P. M . Fraser at 300 b. c.; Werner Jaeger at 300 b. c. or ‘shortly after 300 b. c.’” - (fr:1730-1737) [E. D. Baumann colloca l’apice di Prassagora già nel 340-320 a.C.; Fridolf Kudlien lo pone nel 325 a.C.; Fritz Steckerl, Kurt Bardong e P. M. Fraser nel 300 a.C.; Werner Jaeger nel 300 a.C. o “poco dopo il 300 a.C.”]).
La teoria di Jaeger, che ha avuto ampia influenza, è problematica perché basa la data di Prassagora su quella di Diocle di Caristo (che avrebbe influenzato Prassagora), e a sua volta la data di Diocle dipende da quella di Erofilo, creando un circolo vizioso (“If Diodes’ date depends upon that of Herophilus, and Praxagoras’ in turn depends on Diodes’ - as in Jaeger’s theory - then we clearly could not use the references to Praxagoras as Herophilus’ teacher in T 9 - T 1 1 to date Herophilus; this would simply complete the vicious circle Herophilus-Diocles-Praxagoras-Herophilus” - (fr:1745) [Se la data di Diocle dipende da quella di Erofilo, e quella di Prassagora a sua volta dipende da quella di Diocle – come nella teoria di Jaeger – allora chiaramente non potremmo usare i riferimenti a Prassagora come insegnante di Erofilo in T9-T11 per datare Erofilo; questo completerebbe semplicemente il circolo vizioso Erofilo-Diocle-Prassagora-Erofilo]). Inoltre, l’unica prova diretta di una polemica di Diocle contro Erofilo – il resoconto di Vindicianus (IV secolo d.C.) sulla generazione dello sperma – è tipica della schematizzazione sincronistica della letteratura compilatoria tardoantica e quindi priva di valore (“In his earlier work, Diokles von Karystos, Jaeger actually conceded that the only direct evidence for a reply by Diodes to Herophilus — Vindician’s account (fourth century a . d .) of their views on the generation of sperm (see below, Chapter νπ, T 191) - is typical of the synchronistic schematization of compilatory literature in later anti quity and that it is therefore without value for reconstructing the dates of Herophilus or Diodes. I could not agree more” - (fr:1748-1751) [Nella sua opera precedente, Diokles von Karystos, Jaeger aveva effettivamente ammesso che l’unica prova diretta di una risposta di Diocle a Erofilo – il resoconto di Vindicianus (IV secolo d.C.) sulle loro opinioni sulla generazione dello sperma (vedi sotto, Capitolo VII, T191) – è tipica della schematizzazione sincronistica della letteratura compilatoria tardoantica e che quindi è priva di valore per ricostruire le date di Erofilo o Diocle. Non potrei essere più d’accordo]). Un altro punto debole è l’uso del nome “Galazia” in un frammento di Diocle: Kaibel e Jacoby hanno mostrato che questa menzione è probabilmente una lettura corrotta o un inserimento successivo, quindi non può essere usata per datare Diocle dopo le incursioni galatiche del 278 a.C. (“Yet Kaibel, in his edition of Athenaeus, had already observed that καϊ Γαλατία (‘and in Galatia’) seems to be a corrupt reading (‘videtur corruptum’), and Felix Jacoby on grounds of both content and style called it ‘obviously a later insertion’ into the text; Ludwig Edelstein, too, advanced significant objections to using ‘Galatia’ for chronological reconstructions” - (fr:1763) [Eppure Kaibel, nella sua edizione di Ateneo, aveva già osservato che καϊ Γαλατία (“e in Galazia”) sembra essere una lettura corrotta (“videtur corruptum”), e Felix Jacoby per motivi sia di contenuto che di stile l’ha definito “ovviamente un inserimento successivo” nel testo; Ludwig Edelstein ha anche avanzato obiezioni significative all’uso di “Galazia” per ricostruzioni cronologiche]).
Ripristinando Diocle alla sua posizione tradizionale doxografica come figura del IV secolo a.C. (forse contemporaneo di Aristotele), Prassagora può essere collocato nella seconda metà del IV secolo, e Erofilo nato tra il 330 e il 320 a.C., con la formazione completata intorno al cambio di secolo (“This would make room for Diodes’ younger contemporary, Praxagoras, in the last half o f the fourth century, rather than rendering Praxagoras - as Jaeger would have us do - an exact contemporary of Diodes, in flagrant contradiction of most of the ancient evidence. If this hypothesis has any merit, Herophilus ‘the student of Praxagoras’ might well have been born between 330 and 320 b . c . and have completed his medical training under Praxagoras around the turn of the century” - (fr:1793-1796) [Questo lascerebbe spazio al contemporaneo più giovane di Diocle, Prassagora, nella seconda metà del IV secolo, invece di rendere Prassagora – come vorrebbe Jaeger – un contemporaneo esatto di Diocle, in flagrante contraddizione con la maggior parte delle prove antiche. Se questa ipotesi ha qualche merito, Erofilo “l’allievo di Prassagora” potrebbe ben essere nato tra il 330 e il 320 a.C. e aver completato la sua formazione medica sotto Prassagora intorno al cambio di secolo]).
Una conferma indiretta viene da Erasistrato, indicato come contemporaneo di Erofilo (“Indirect corroboration that Herophilus belongs to the generation after Praxagoras is provided by T 1 2 and T13, which seem to assign the physician Chrysippus to the same generation as Herophilus’ teacher Praxagoras, and Erasistratus to the next (while also making Herophilus a contemporary of Erasistratus)” - (fr:1797) [Indiretta conferma che Erofilo appartiene alla generazione dopo Prassagora è fornita da T12 e T13, che sembrano assegnare il medico Crisippo alla stessa generazione dell’insegnante di Erofilo, Prassagora, ed Erasistrato alla successiva (mentre rendono anche Erofilo contemporaneo di Erasistrato)]). Erasistrato fu attivo come medico di corte ad Antiochia presso Seleuco I Nicatore intorno al 293 a.C., data compatibile con una sua vita collocabile tra il 330 e il 255/250 a.C. (“Passages in Plutarch, Valerius Maximus, and Appian suggest that Erasistratus was active in Antioch as a physician at the court of Seleucus I Nicator about 293 b . c .; A date of c. 330 to 255/250 b . c . for Erasistratus’ life therefore does not seem implausible” - (fr:1806, fr:1818-1820) [Passaggi in Plutarco, Valerio Massimo e Appiano suggeriscono che Erasistrato fosse attivo ad Antiochia come medico di corte di Seleuco I Nicatore intorno al 293 a.C.; una data di circa 330-255/250 a.C. per la vita di Erasistrato quindi non sembra implausibile]). La tesi di Wellmann, che collocava Erasistrato trent’anni più giovane di Erofilo sulla base della Cronaca di Eusebio, è inconcludente perché Eusebio è notoriamente inaffidabile e le altre argomentazioni sono state confutate da Fraser (“Wellmann’s view is based in part on the fact that Eusebius and Jerome assign Erasistratus’ floruit to the third and fourth years of the 130th Olympiad, i.e. 258-257 b . c .; Eusebius’ chronicle is, however, notoriously unreli able; Wellmann’s other arguments […] have been shown […] to be inconclusive as well” - (fr:1809-1817) [La visione di Wellmann si basa in parte sul fatto che Eusebio e Girolamo assegnano il floruit di Erasistrato al terzo e quarto anno della 130ª Olimpiade, cioè 258-257 a.C.; la Cronaca di Eusebio è, tuttavia, notoriamente inaffidabile; le altre argomentazioni di Wellmann […] sono state mostrate […] come inconcludenti]).
La tradizione doxografica riporta una sequenza ordinata (Ippocrate, Diocle, Prassagora e Crisippo, Erofilo ed Erasistrato), ma non garantisce intervalli netti tra un apice e l’altro e può accomodare differenze di età (“While not entirely invalid, such neat generational ‘histories’ fail to accommodate age differences between contemporaries or relative closeness in the ages of members of two different ‘generations’. To put it differently, a doxographic sequence of άκμαί does not guarantee that there is a neat interval of twenty-five or thirty years between each άκμή and the next” - (fr:1853-1854) [Sebbene non del tutto invalide, tali “storie” generazionali ordinate non riescono ad accomodare differenze di età tra contemporanei o vicinanza relativa nelle età di membri di due “generazioni” diverse. Per dirla altrimenti, una sequenza doxografica di άκμαί non garantisce che ci sia un intervallo ordinato di venticinque o trenta anni tra ogni άκμή e la successiva]).
Oltre a Erasistrato, Erofilo è contemporaneo di Filotimo, Eudemo e Diodoro Crono (“In addition to Erasistratus, three persons are mentioned as ‘contemporaries’ of Herophilus: Phylotimus, Eudemus, and Diodorus Cronus” - (fr:1858) [Oltre a Erasistrato, tre persone sono menzionate come “contemporanee” di Erofilo: Filotimo, Eudemo e Diodoro Crono]). Due iscrizioni di Coo (300-260 a.C.) menzionano un Filotimo, ma la sua identificazione con il medico non è dimostrabile (“Two inscriptions from Cos, dated 300-260 b . c ., mention a Phylotimus. If Rudolf Herzog’s conclusion that this Phylotimus is identical with the physician is correct […] While plausible, Herzog’s theory is, however, not demonstrable” - (fr:1860-1869) [Due iscrizioni di Coo, datate 300-260 a.C., menzionano un Filotimo. Se la conclusione di Rudolf Herzog che questo Filotimo sia identico al medico è corretta […] Sebbene plausibile, la teoria di Herzog non è però dimostrabile]). Diodoro Crono ha un floruit intorno al 315-285 a.C. e il suo incontro con Erofilo avverte contro una datazione troppo tarda (“Diodorus Cronus’ floruit is probably c. 315-285 b . c .; The evidence about this encounter might contain fabricated elements and does not provide decisive chronological help, but it warns against dating Herophilus too late in the third century” - (fr:1870-1871, fr:1881) [Il floruit di Diodoro Crono è probabilmente intorno al 315-285 a.C.; le prove su questo incontro potrebbero contenere elementi fabbricati e non forniscono aiuto cronologico decisivo, ma avverte contro una datazione di Erofilo troppo tarda nel III secolo]).
In sintesi, ogni prova è inconcludente, ma le indicazioni convergenti suggeriscono una nascita di Erofilo tra il 330 e il 320 a.C., con formazione intorno al cambio di secolo e attività nella prima metà del III secolo, compatibile con la contemporaneità di Erasistrato
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[8.1-210-2274|2483]
8 Antyllo, la trasmissione e l’autenticità delle opere di Erofilo
Analisi della cronologia di Antyllo, dei canali di trasmissione delle opere di Erofilo attraverso i secoli e della discussione sulla loro autenticità.
Il testo inizia con la cronologia di Antyllo, collocato nel II secolo d.C. e posteriore ad Archigene (che cita), ma forse precedente a Galeno – anche se non in modo certo – poiché Oribasio riporta ampi estratti dalle opere di Antyllo su dietetica, chirurgia, terapeutica generale e climatologia senza mai fare riferimento a Galeno. “He too seems to belong to the second century a . d., postdating Archigenes, to whom he refers […] but possibly - though by no means certainly - somewhat earlier than Galen, to whom Oribasius extensive excerpts from Antyllus’ works on dietetics, surgery, general therapeutics, and climatology never refer” - (fr:2274-2277) [Anch’egli sembra appartenere al II secolo d.C., successivo ad Archigene, al quale si riferisce […] ma forse – anche se non in modo certo – un po’ precedente a Galeno, a cui Oribasio non si riferisce mai nei lunghi estratti dalle opere di Antyllo su dietetica, chirurgia, terapeutica generale e climatologia]. Si sottolinea però che gli argumenta ex silentio sono inaffidabili: “argumenta ex silentio” - (fr:2286) [argomenti dal silenzio], e che chi usa il silenzio di Antyllo su Galeno per datarlo spesso dimentica che anche Galeno non cita mai Antyllo: “Furthermore, those who use Antyllus’ silence about Galen to date Antyllus usually fail to add that Galen, in turn, never refers to Antyllus either” - (fr:2287) [Inoltre, coloro che usano il silenzio di Antyllo su Galeno per datarlo spesso dimenticano di aggiungere che anche Galeno, a sua volta, non si riferisce mai ad Antyllo]. Si menziona anche che un abile falsario rinascimentale ha usato ampiamente Antyllo nel commento “galenico” al Sugli umori “ippocratico”: “The resourceful Renaissance forger or forgers who wrote ‘Galen’s’ commentary on the ‘Hippocratic’ On Humours […] made extensive use of Antyllus, as Valentin Rose and others have noticed” - (fr:2288-2289) [L’abile falsario o falsari rinascimentali che scrissero il commento “di Galeno” al Sugli umori “ippocratico” […] hanno usato ampiamente Antyllo, come Valentin Rose e altri hanno notato].
Passando alle opere di Erofilo, il contesto è quello dell’alto ellenismo, dove la parola scritta si era consolidata nella cultura e diventato uno strumento educativo sistematico in medicina, filosofia e retorica: “By the early Hellenistic period the written word had not only become more firmly entrenched than ever before in a culture which […] had still been manifesting complex tensions between its deep oral roots and the usurping potential of literacy. Written texts had by now also become a widely used educational tool which was systematically employed in medical, philosophical, and rhetorical training” - (fr:2296-2297) [All’alto ellenismo, la parola scritta non solo si era consolidata più che mai in una cultura che […] manifestava ancora complesse tensioni tra le sue profonde radici orali e il potenziale usurpatore della alfabetizzazione. I testi scritti erano ormai anche uno strumento educativo ampiamente usato, impiegato sistematicamente nella formazione medica, filosofica e retorica]. Il buon medico scriveva manuali per i suoi allievi, e anche le opere di Erofilo rientrano in questo contesto pedagogico, oltre che di divulgazione delle sue opinioni scientifiche: “In training his apprentices, the good physician […] did not rely on books written by famous predecessors but also wrote his own handbooks for use by his students and followers. It is in this pedagogic context, too, and not only in the more obvious context of making public one’s scientific views, that Herophilus’ writings belong” - (fr:2298-2299) [Nel formare i suoi apprendisti, il buon medico […] non si affidava solo ai libri scritti da predecessori famosi, ma scriveva anche i suoi manuali per l’uso dei suoi studenti e seguaci. È anche in questo contesto pedagogico, e non solo nel più ovvio di rendere pubbliche le proprie opinioni scientifiche, che si collocano le opere di Erofilo]. Le opere del fondatore rimasero centrali nella pedagogia della scuola erofilea, favorendone la sopravvivenza: “In subsequent centuries, when a branch of the school of Herophilus also flourished outside Egypt, the works of the founding master seem to have continued to play a central pedagogic role, and this undoubtedly aided their survival for some centuries” - (fr:2300) [Nei secoli successivi, quando una branca della scuola di Erofilo fiorì anche fuori dall’Egitto, le opere del fondatore sembra che continuassero a svolgere un ruolo pedagogico centrale, e questo ha indubbiamente favorito la loro sopravvivenza per alcuni secoli].
La diaspora dell’intellighenzia alessandrina dopo l’espulsione di Tolomeo VIII Evergete II nel 145/44 a.C. ha contribuito alla trasmissione: gli esiliati portarono con sé libri importanti, tra cui quelli di Erofilo, e la fondazione di una scuola erofilea in Asia Minore nel I secolo a.C. ha aiutato la sopravvivenza anche dopo l’incendio della Biblioteca alessandrina nel 48 a.C.: “the exiled intelligentsia probably took important books with them - and Herophilus’ works ranked among the more esteemed in Alexandria - so that this dispersion, and the founding of a Herophilean school in the first century b.c. near the great East-West trade route in Asia Minor, may have aided the transmission of at least some of Herophilus’ treatises until well after the burning of the Alexandrian Library in 48 b.c.” - (fr:2318-2321) [l’intellighenzia esiliata probabilmente portò con sé libri importanti – e le opere di Erofilo erano tra le più stimate in Alessandria – così che questa dispersione e la fondazione di una scuola erofilea nel I secolo a.C. vicino alla grande rotta commerciale Est-Ovest in Asia Minore possono aver favorito la trasmissione di almeno alcuni dei trattati di Erofilo fino a molto tempo dopo l’incendio della Biblioteca alessandrina nel 48 a.C.]. Autori del II secolo d.C. avevano ancora accesso a alcune opere, e Aezio di Amida (VI secolo d.C.) cita un passaggio da Sugli occhi di Erofilo: anche se potrebbe essere una citazione indiretta tramite Demostene Filalete (il cui Oftalmico era una fonte importante per Aezio), il silenzio di Aezio su fonti intermedie rende non esclusa la sopravvivenza diretta: “Aetius of Amida in Mesopotamia, in his Libri medicinales 48 […] quotes a passage from Herophilus’ treatise On Eyes […] might suggest, at least prima facie, that one or more of Herophilus’ works survived into the early Byzantine period. […] It is therefore possible that Aetius did not know Herophilus’ work directly but only through Herophilus’ follower Demosthenes or through another author who had quoted either Herophilus or Demosthenes. Yet Aetius’ failure to make explicit mention of such an intervening source remains striking and one cannot exclude with certainty the possibility that some of Herophilus’ works survived beyond the Antonine period” - (fr:2325-2327,2363-2364) [Aezio di Amida in Mesopotamia, nei suoi Libri medicinales 48 […] cita un passaggio dal trattato Sugli occhi di Erofilo […] potrebbe suggerire, almeno prima facie, che una o più opere di Erofilo siano sopravvissute fino all’alto periodo bizantino. […] È quindi possibile che Aezio non conoscesse l’opera di Erofilo direttamente, ma solo tramite il suo seguace Demostene o un altro autore che aveva citato Erofilo o Demostene. Tuttavia, il fatto che Aezio non menzioni esplicitamente una fonte intermedia rimane notevole e non si può escludere con certezza la possibilità che alcune opere di Erofilo siano sopravvissute oltre il periodo antonino].
Nel periodo antonino, Galeno usa citazioni dirette e frasi che implicano l’accesso alle opere di Erofilo: “That Herophilus’ books were not known by title alone in the later second century a.d. seems clear both from extensive direct quotations, which are uncharacteristic of earlier medical doxography, and from certain turns of phrase used especially by Galen. Thus, in T38, Galen says Herophilus ‘wrote lucidly’ about certain phenomena relating to the pulse, ‘at least for those who don’t have just a cursory encounter with his books’. In T39 he likewise talks disparagingly of ‘those who are ignorant of Herophilus’ writings’” - (fr:2366-2370) [Che i libri di Erofilo non fossero noti solo per titolo nel tardo II secolo d.C. sembra chiaro sia dalle ampie citazioni dirette, atipiche della precedente doxografia medica, sia da certe espressioni usate specialmente da Galeno. Così, in T38, Galeno dice che Erofilo “ha scritto in modo lucido” su alcuni fenomeni relativi al polso, “almeno per coloro che non hanno solo un incontro superficiale con i suoi libri”. In T39 parla allo stesso modo in modo sprezzante di “coloro che ignorano le opere di Erofilo”]. Nel I secolo d.C., Plinio e Sorano usano le opere di Erofilo, anche se le fonti principali dipendono da doxografie erofilee successive (Aristosseno, Alessandro Filalete, Demostene Filalete): “In the first century a.d. Pliny, too, seems to imply that he had Herophilus’ works available as a source for parts of Book xi of his Natural History […] and Soranus, a distinguished physician under Trajan, quotes and paraphrases Herophilus liberally. Although at least some texts by Herophilus therefore seem to have been accessible to authors of the first and second centuries a.d., most of the major sources were greatly indebted for details of Herophilus’ theories and observations to doxographical and other works by later Herophileans such as Aristoxenus (especially on pulse theory), Alexander Philalethes (on reproductive theory), and Demosthenes Philalethes (ophthalmology)” - (fr:2372-2376) [Nel I secolo d.C., anche Plinio sembra implicare di avere le opere di Erofilo a disposizione come fonte per parti del libro xi della sua Storia naturale […] e Sorano, un illustre medico sotto Traiano, cita e parafrasa ampiamente Erofilo. Sebbene quindi almeno alcuni testi di Erofilo sembrino essere stati accessibili agli autori del I e II secolo d.C., la maggior parte delle fonti principali era notevolmente in debito per i dettagli delle teorie e delle osservazioni di Erofilo a opere doxografiche e di altro tipo di erofilei successivi come Aristosseno (specialmente sulla teoria del polso), Alessandro Filalete (sulla teoria riproduttiva) e Demostene Filalete (oftalmologia)].
Altre vie di trasmissione sono le polemiche empiriste (Philino di Cos, Eraclide di Taranto), la scuola pneumatica (Archigene, fonte per Galeno) e fonti peripatetiche (il Placita philosophorum di Aezio e l’Anonymus Londinensis): “A further significant transmission of Herophilus’ views occurred in the context of the Empiricists’ polemics against the Herophileans. […] Yet another prism through which some Herophilean theories may have passed is the Pneumatic school of medicine […] Galen more than once explicitly identifies a Pneumatic physician of the first century a.d., Archigenes, as a source on whom he drew for Herophilean views, especially concerning pulse-lore […] The Peripatetic contribution to the preservation of Herophilus’ works and views seems to have been less significant. Aetius’ famous doxographic work, the Placita philosophorum […] does provide some valuable morsels […] A famous papyrus of Peripatetic provenance, the Anonymus Londinensis […] likewise offers invaluable glimpses” - (fr:2384,2390-2393,2394-2400) [Un’altra trasmissione significativa delle opinioni di Erofilo è avvenuta nel contesto delle polemiche empiriste contro gli erofilei. […] Un altro prisma attraverso il quale alcune teorie erofilee possono essere passate è la scuola pneumatica di medicina […] Galeno più di una volta identifica esplicitamente un medico pneumatico del I secolo d.C., Archigene, come fonte a cui si è affidato per le opinioni erofilee, specialmente sulla teoria del polso […] Il contributo peripatetico alla conservazione delle opere e delle opinioni di Erofilo sembra essere stato meno significativo. L’illustre opera doxografica di Aezio, il Placita philosophorum […] fornisce alcuni preziosi frammenti […] Un famoso papiro di origine peripatetica, l’Anonymus Londinensis […] offre altrettanto preziosi scorci].
Per quanto riguarda l’autenticità, undici opere sono attribuite a Erofilo: sei sono indiscutibilmente autentiche (Anatomia, Sul polso, Ostetricia, Terapeutica, Dietetica, Contro le opinioni comuni): “Eleven works are explicitly ascribed to Herophilus by ancient sources. Of these, six mentioned by title seem to be of indisputable authenticity: Anatomy […] On Pulses […] Midwifery […] Therapeutics […] Dietetics […] Against Common Opinions” - (fr:2409-2421) [Undici opere sono esplicitamente attribuite a Erofilo dalle fonti antiche. Di queste, sei menzionate per titolo sembrano essere di indiscutibile autenticità: Anatomia […] Sul polso […] Ostetricia […] Terapeutica […] Dietetica […] Contro le opinioni comuni]. Un settimo, Sugli occhi, è discusso ma ha sette argomenti a favore (nessuna distinzione da parte di Celso, Rufo e Galeno; compatibilità con la speculazione sul nervo ottico; variante manoscritta; prescrizione coerente con la farmacologia erofilea; contesto egiziano; allusione in Callimaco; l’altro “Erofilo oculista” è un impostore): “A seventh treatise, On Eyes […] might be considered suspect […] But at least seven considerations seem to speak in favour of the famous Alexandrian’s authorship. First, Celsus, Rufus, and Galen all mention ‘Herophilus’ as a physician who won renown for his anatomy of the eye, but none of them distinguishes him from the famous Alexandrian anatomist […] Second, Herophilus’ speculation about the optic nerve is perfectly compatible not only with a larger ophthalmological interest but also with the Alexandrian’s well-attested exploration of the brain and of the nervous system […] Third, the manuscript evidence for ‘Herophilus ocularius medicus’ is not unambiguous: a manuscript variant reads ‘Herophilus the horse-doctor’ instead of ‘Herophilus the eye-doctor’ […] Fourth, the drug prescription preserved in the fragment from On Eyes is consistent with Herophilus’ statements on pharmacology; […] fifth, this fragment contains ingredients, such as crocodile dung, which suggest an Egyptian context; sixth, there is an allusion to Herophilus’ anatomy of the eye as early as the Hymn to Artemis by Callimachus […] and, finally, this ‘Herophilus ocularius medicus’ was a notorious impostor” - (fr:2422-2430) [Un settimo trattato, Sugli occhi […] potrebbe essere considerato sospetto […] Ma almeno sette considerazioni sembrano parlare a favore della paternità del famoso alessandrino. Primo, Celso, Rufo e Galeno menzionano tutti “Erofilo” come medico famoso per l’anatomia dell’occhio, ma nessuno lo distingue dal famoso anatomico alessandrino […] Secondo, la speculazione di Erofilo sul nervo ottico è perfettamente compatibile non solo con un interesse oftalmologico più ampio, ma anche con la ben attestata esplorazione del cervello e del sistema nervoso da parte dell’alessandrino […] Terzo, la testimonianza manoscritta per “Erofilo ocularius medicus” non è univoca: una variante manoscritta legge “Erofilo medico dei cavalli” invece di “Erofilo oculista” […] Quarto, la prescrizione farmaceutica conservata nel frammento da Sugli occhi è coerente con le affermazioni di Erofil
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[9.1-129-2524|2652]
9 Opere di Erofilo: attribuzioni autentiche, pseudepigrafi e testimonianze antiche
Il testo raccoglie evidenze su opere spurie e autentiche di Erofilo, con riferimenti da autori antichi come Galeno, Sorano e Sesto Empirico.
Innanzitutto, si escludono due opere dall’attribuzione a Erofilo: On Nutriment (Del Nutrimento) non è suo, come affermato in “Herophilus can therefore be eliminated safely from candidacy for the authorship of On Nutriment” (fr:2525) [Erofilo può quindi essere escluso in modo sicuro dalla candidatura all’autore di Del Nutrimento]; anche la medievale Epistula Herophili ad regem Antiochum è uno pseudepigrafon, un manuale medico introduttivo con sottile veste epistolografica: “the medieval Epistula Herophili ad regem Antiochum… is not a genuine letter but a clear case of a ‘pseudepigraphon’… It is a brief, introductory medical handbook, clothed in a flimsy epistolographic disguise” (fr:2526-2527) [la medievale Epistola di Erofilo al re Antioco… non è una lettera autentica ma un chiaro caso di “pseudepigrafon”… È un breve manuale medico introduttivo, vestito di una sottile maschera epistolografica].
Per le opere autentiche, numerose sono le testimonianze da autori posteriori. Galeno cita l’Anatomica (Anatomiche) in più libri: il secondo, dove Erofilo ha scritto “truthfully in this, the second book of his Anatomica” (fr:2530) [veracemente in questo, il secondo libro delle sue Anatomiche]; il terzo, con una trattazione accurata delle “testicoli” femminili (ovaie): “he wrote with accuracy about the ‘testicles’ [ovaries] in females in the third book of his Anatomy” (fr:2534) [ha scritto con accuratezza sulle “testicoli” [ovaie] nelle femmine nel terzo libro della sua Anatomia]; e il quarto, menzionato in un commento alle Epidemie di Ippocrate (fr:2537). Altre opere sono On Eyes (Sugli occhi), dove Erofilo sostiene il contrario di altri autori (fr:2540); On Pulses (Sui polsi), in cui all’inizio distingue il polso dal palpito contrariamente a Egimio: “right at the beginning of his treatise On Pulses distinguishes pulsation from palpitation” (fr:2547) [subito all’inizio del suo trattato Sui polsi distingue il polso dal palpito], e tenta di rovesciare la dottrina del suo maestro Prassagora: “Right at the beginning of his treatise On Pulses Herophilus tries to overturn his teacher’s [sc. Praxagoras’] belief” (fr:2553-2554) [Subito all’inizio del suo trattato Sui polsi Erofilo tenta di rovesciare la dottrina del suo maestro [sc. Prassagora]].
Si hanno poi testimonianze di opere ginecologiche come il Μαιωτικόν (Ostetricia), dove Erofilo afferma che l’utero è formato dalle stesse sostanze degli altri parti del corpo: “Herophilus too says in his book Midwifery that the womb is woven together from the same things as the other parts” (fr:2574) [Anche Erofilo dice nel suo libro Ostetricia che l’utero è tessuto insieme dalle stesse cose delle altre parti]; di opere terapeutiche come Curationum (Delle Cure) (fr:2581); Regimen (Dieta) (fr:2587); Against Common Opinions (Contro le opinioni comuni) (fr:2590); e un’opera contro il Prognostico di Ippocrate, che Galeno rimanda a discutere in un altro trattato: “at a time of greater leisure to examine and scrutinize again in another treatise the things said by Herophilus in opposition to Hippocrates’ Prognostic” (fr:2599) [in un momento di maggiore libertà riesaminare e scrutinare di nuovo in un altro trattato le cose dette da Erofilo in opposizione al Prognostico di Ippocrate], definendo tali scritti “malamente composti”: “the things written so poorly by Herophilus against Hippocrates’ prognoses” (fr:2606) [le cose scritte così male da Erofilo contro le prognosi di Ippocrate].
Infine, si menzionano i seguaci di Erofilo – come Alessandro Filalete (fr:2568) e Bacchio (fr:2609) – e la tradizione testuale di On Nutriment: alcuni lo attribuiscono a Erofilo, altri a Tessalo, altri a un autore sconosciuto (fr:2616, 2628, 2646).
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[10.1-121-2759|2879]
10 La divisione tripartita dell’arte medica di Erofilo e i suoi paralleli con la filosofia stoica
Il testo esamina la classificazione dell’arte medica proposta da Erofilo, le molteplici funzioni della dietetica, i legami con le divisioni filosofiche stoiche e il dibattito sull’influenza reciproca tra Erofilo e gli Stoici.
Erofilo divide l’arte medica in tre branche principali: la conoscenza delle cose relative alla salute, la conoscenza delle cose relative alla malattia (ossia la patologia, definita come “conoscenza di ciò che rompe o distrugge l’armonia sana del corpo e causa disfunzioni” - (fr:2774) [conoscenza di qualunque cosa rompa o distrugga l’armonia sana del corpo e causi disfunzioni]) e la conoscenza dei neutrali, identificata come “conoscenza degli aiuti applicati nelle malattie e delle sostanze materiali di cui sono composti” - (fr:2784) [conoscenza degli aiuti applicati nelle malattie e delle sostanze materiali di cui sono composti]. Tra questi, la dietetica ha un ruolo ambivalente: confermata già dall’Regimen in Health ippocratico e da una definizione pseudo-galienica (“la maggior parte delle persone definisce la medicina in questo modo: è un’arte in grado di fornire una dieta per i sani e cure per i malati” - (fr:2767) [la maggior parte delle persone definisce la medicina così: è un’arte capace di fornire una dieta per i sani e cure per i malati]), essa è usata non solo per l’igiene dei sani, ma anche per scopi terapeutici e per prevenire il peggioramento di condizioni morbose - (fr:2769). Per questo, la dietetica ha un piede nel campo “neutrale” (terapeutico) e uno in quello “sano” (igienico) - (fr:2772). Molti trattati di Erofilo, come Sulle pulsazioni, Ostetricia e Sugli occhi, coprono più di una branca, trattando aspetti patologici, fisiologici e anatomici - (fr:2775), (fr:2787).
Parallelamente a questa divisione, si trovano analogie con le classificazioni stoiche: gli Stoici dividono la dialettica in “conoscenza delle cose vere, false e né l’una né l’altra” (dove “arte medica” parallela “arte dialettica”, “salutare” e “malato” paralleli “vero” e “falso”, e “neutrali” sono comuni a entrambe) - (fr:2807), e gli esseri in buoni, cattivi e neutrali - (fr:2808). Tuttavia, una differenza chiave emerge: per gli Stoici, salute e malattia sono “neutrali” (non beneficiano né danneggiano moralmente) - (fr:2811), mentre Erofilo segue una tradizione antica che considera la salute un bene, anzi il bene supremo, superiore anche a saggezza e ricchezza - (fr:2832).
Sia Erofilo sia gli Stoici suddividono i “neutrali” in tre parti: Erofilo distingue quelli che partecipano equamente di entrambi gli estremi, quelli che non partecipano di nessuno, e quelli che partecipano ora dell’uno ora dell’altro - (fr:2836); gli Stoici propongono suddivisioni simili, tra cui quelli che suscitano impulso, repulsione o nessuno dei due - (fr:2837).
Il dibattito sull’influenza tra Erofilo e gli Stoici è aperto: la tradizione vede la divisione erofilea come derivata da quella stoica, ma questa ipotesi assume un legame di dipendenza non provato - (fr:2856). È possibile anche il contrario, data la tendenza greca a usare modelli medici in etica e la scarsa presenza stoica ad Alessandria (Cleante e Crisippo rifiutarono inviti dai Tolomei) - (fr:2858), (fr:2871). La cronologia non aiuta a decidere: Zenone, il primo Stoico, e Erofilo erano contemporanei - (fr:2875).
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[11.1-239-2972|3210]
11 La divisione dell’arte medica di Erofilo e le sue influenze successive
Il testo analizza la definizione tripartita della medicina di Erofilo, l’opposizione degli Empirici, le elaborazioni successive (specialmente di Galeno) e le fonti che attestano queste dottrine.
Erofilo introduce due innovazioni principali nella definizione della medicina: l’inserimento di un terzo elemento in divisioni precedentemente antitetiche e la sussunzione di tutte le misure terapeutiche (chirurgia, farmacologia, dietetica) sotto i “neutri”, riducendo così a uno i tre rami principali delle tradizioni precedenti “When measured by previous definitions, Herophilus’ definition of medicine is therefore striking for two major innovations in particular: the introduction of a third element into what had been primarily antithetical divisions, and the subsumption of all therapeutic measures and tools under neutrals, so that what seem to have been three main branches in some previous traditions - surgery, drug therapy, and dietetic therapy for example - are now lumped together as only one main branch of medicine” - (fr:2973) [Secondo le definizioni precedenti, la definizione di medicina di Erofilo è quindi notevole per due innovazioni principali in particolare: l’introduzione di un terzo elemento in divisioni che erano state principalmente antitetiche, e la sussunzione di tutte le misure e strumenti terapeutici sotto i neutri, così che quelli che sembravano essere tre rami principali in alcune tradizioni precedenti - ad esempio chirurgia, terapia farmacologica e terapia dietetica - sono ora raggruppati come un solo ramo principale della medicina]. Questa contrazione riflette la necessità di Erofilo di fare spazio alle aree teoriche delle sue principali realizzazioni: fisiologia e anatomia, non presenti nella divisione tripartita precedente “This contraction of three earlier branches into one probably reflects Herophilus’ need to make room in his system for the theoretical areas of his major accomplishments: […] physiology and anatomy, neither of which is explicitly accommodated in the earlier tripartite division” - (fr:2992) [Questa contrazione di tre rami precedenti in uno riflette probabilmente la necessità di Erofilo di fare spazio nel suo sistema alle aree teoriche delle sue principali realizzazioni: […] fisiologia e anatomia, nessuna delle quali è esplicitamente accolta nella divisione tripartita precedente].
La divisione erofilea ha avuto un impatto ma non è diventata il modello ellenistico, incontrando l’opposizione della scuola empirista: il loro empirismo passivo non lascia spazio all’anatomia sistematica, né alla fisiologia e alla patologia, che indagano le “cause nascoste” anatemiche agli Empirici “Although Herophilus’ division had its impact (see infra), it did not become the accepted Hellenistic model but soon encountered firm opposition from the Empiricist school of medicine. The Empiricists’ relatively passive empiricism42 left no room for systematic anatomy, let alone for physiology and pathology, both of which inquire into those ‘hidden causes’ that were anathema to the Empiricists” - (fr:2993-2994) [Sebbene la divisione di Erofilo abbia avuto il suo impatto (vedi infra), non è diventata il modello ellenistico accettato ma ha presto incontrato una ferma opposizione dalla scuola empirista della medicina. L’empirismo relativamente passivo degli Empirici non lasciava spazio all’anatomia sistematica, per non parlare della fisiologia e della patologia, entrambe le quali indagano quelle “cause nascoste” che erano anatemiche agli Empirici]. Gli Empirici dividono più comunemente la medicina in rami “semiotico”, “terapeutico” e “igienico”, a loro volta suddivisi; queste divisioni sono sussunte sotto una divisione “superiore” in parti “costituenti” (metodi con validità scientifica, come l’osservazione personale) e “finali” (i tre rami menzionati) “While Galen seems to suggest in his Subfiguratio empericaf 4 that some Empiricists took over the Herophilean division - even though it is not particularly compatible with Empiricist doctrine - the Empiricists more commonly divided medicine into ‘semiotic’ (σημειωτικόν), ‘therapeutic’, and ‘hygienic’ branches.45 […] These divisions are all subsumed under one branch of a ‘higher’ Empiricist division of medicine into the ‘constituent’ and ‘final’ parts of medicine.47 […] In the Empiricist division the ‘constituent’ parts (συστατικά) are the methods recognized as having scientific validity, e.g. personal observation, use of transmitted information, etc., whereas the ‘final’ parts are the semiotic, therapeutic, and hygienic branches of medicine” - (fr:2994, 3016) [Mentre Galeno sembra suggerire nella sua Subfiguratio empirica che alcuni Empirici abbiano ripreso la divisione erofilea - anche se non è particolarmente compatibile con la dottrina empirista - gli Empirici dividono più comunemente la medicina in rami “semiotico” (σημειωτικόν), “terapeutico” e “igienico”. […] Queste divisioni sono tutte sussunte sotto un ramo di una divisione empirista “superiore” della medicina in parti “costituenti” e “finali” della medicina. […] Nella divisione empirista le parti “costituenti” (συστατικά) sono i metodi riconosciuti come aventi validità scientifica, ad esempio l’osservazione personale, l’uso di informazioni trasmesse, ecc., mentre le parti “finali” sono i rami semiotico, terapeutico e igienico della medicina]. Questa divisione è ispirata alla distinzione stoica tra beni strumentali (“causativi”) e “finali” della felicità, già presente in Platone e Aristotele “The division into ‘constituent’ and ‘final’ parts might have been inspired by a popular distinction between two classes of goods that was employed by their Stoic contemporaries, viz. between the instrumental or ‘causative’ (ττοιητικά) and the ‘final’ (τελικά) parts of happiness […] though a parallel distinction between instrumental and final goods had already been used by Plato and Aristotle” - (fr:2994) [La divisione in parti “costituenti” e “finali” potrebbe essere ispirata a una distinzione popolare tra due classi di beni che era impiegata dai loro contemporanei stoici, vale a dire tra le parti strumentali o “causative” (ττοιητικά) e “finali” (τελικά) della felicità […] sebbene una distinzione parallela tra beni strumentali e finali fosse già stata usata da Platone e Aristotele]. Il sistema empirista non lascia spazio ai due rami principali erofilei (“cose relative alla salute” - anatomia e fisiologia - e “cose relative alla malattia” - patologia) ed è sviluppato in opposizione al razionalismo non empirico di Erofilo “This influential Empiricist system accordingly leaves no room for two of Herophilus’ main branches of medicine - ‘healthrelated things’ (anatomy and physiology) and ‘disease-related things’ (pathology) - and it was apparently developed in deliberate opposition to what was regarded as Herophilus’ unempirical rationalism” - (fr:3018) [Questo influente sistema empirista lascia quindi spazio a due dei rami principali della medicina di Erofilo - “cose relative alla salute” (anatomia e fisiologia) e “cose relative alla malattia” (patologia) - ed è apparentemente sviluppato in opposizione deliberata a ciò che era considerato il razionalismo non empirico di Erofilo].
La questione della divisione dell’arte medica rimane viva in letteratura successiva: discussa da Polibio, dal pneumatico Ateneo di Attaleia, dall’empirico Teoda di Laodicea, da Celso, da commentatori alessandrini di Galeno e altri “The question of divisio artis medicae remained alive in subsequent literature. It was discussed, for example, by Polybius in his comparison of medicine and history […] by the Pneumatic physician Athenaeus of Attaleia […] by the Empiricist Theodas of Laodiceia […] by Celsus, by later Alexandrian commentators on Galen, and by others” - (fr:3019-3024) [La questione della divisio artis medicae rimane viva nella letteratura successiva. È stata discussa, ad esempio, da Polibio nel suo confronto tra medicina e storia […] dal medico pneumatico Ateneo di Attaleia […] dall’empirico Teoda di Laodicea […] da Celso, da commentatori alessandrini successivi di Galeno e da altri]. Nel periodo antonino, la divisione erofilea è tenuta in tale considerazione da essere accettata come virtualmente canonica: Sesto Empirico ne fornisce una definizione senza menzionare Erofilo, e Galeno la adopera nelle pagine iniziali della sua Ars medica come se fosse propria o ampiamente accettata “An exception is the Antonine period, when Herophilus’ division seems to have been held in such regard that it was accepted by some as virtually canonical. Thus Sextus Empiricus, without explicit reference to Herophilus, provides one definition, and one only, of medicine: ‘The art of medicine is said to be knowledge of things concerning health, of things concerning disease, and of neutrals, ούθετέρων’ […] More significantly, in the opening pages of his Ars medica Galen employs an elaboration of the Herophilean division as if it were his own, or as though it had become so widely accepted that it required neither identification of Herophilus as its author nor any historical introduction or defence” - (fr:3025-3052) [Un’eccezione è il periodo antonino, quando la divisione di Erofilo sembra essere stata tenuta in tale considerazione da essere accettata da alcuni come virtualmente canonica. Così Sesto Empirico, senza riferimento esplicito a Erofilo, fornisce una definizione, e una sola, della medicina: “L’arte della medicina è detta conoscenza delle cose relative alla salute, delle cose relative alla malattia e dei neutri, ούθετέρων” […] Più significativamente, nelle pagine iniziali della sua Ars medica Galeno adopera un’elaborazione della divisione erofilea come se fosse propria, o come se fosse diventata così ampiamente accettata da non richiedere né l’identificazione di Erofilo come suo autore né alcuna introduzione o difesa storica].
L’elaborazione della divisione tripartita erofilea in Ars medica 1 è stata attribuita a Erofilo da diversi studiosi, ma non è inclusa tra i testimonia in questa edizione perché Galeno non menziona Erofilo per nome “The elaborate amplification of Herophilus’ basic tripartite division in Ars medica 1 […] has been attributed to Herophilus by several scholars - including Hermann Schone, Karl Deichgraber, and Manfred Fuhrmann53 - but following the principle of severity developed above […] it has not been included among the testimonia in this edition, because Galen fails to mention Herophilus by name” - (fr:3054-3056) [L’elaborata amplificazione della divisione tripartita base di Erofilo in Ars medica 1 […] è stata attribuita a Erofilo da diversi studiosi - inclusi Hermann Schone, Karl Deichgraber e Manfred Fuhrmann - ma seguendo il principio di severità sviluppato sopra […] non è stata inclusa tra i testimonia in questa edizione, perché Galeno non menziona Erofilo per nome]. Il nucleo è indubbiamente erofileo, ma le distinzioni tra corpo, segno e causa, tra elementi ricettivi, indicativi e causativi, e tra “assolutamente” e “al momento presente” non sono esplicitamente attribuite a Erofilo da nessun testimonium o frammento “The core of this elaborate division […] is undoubtedly Herophilean, but the distinctions between body, sign, and cause, between receptive, indicative, and causative elements, and between ‘absolutely’ and ‘at the present moment’, are not explicitly attributed to Herophilus in any testimonium or fragment” - (fr:3082) [Il nucleo di questa elaborata divisione […] è indubbiamente erofileo, ma le distinzioni tra corpo, segno e causa, tra elementi ricettivi, indicativi e causativi, e tra “assolutamente” e “al momento presente” non sono esplicitamente attribuite a Erofilo in nessun testimonium o frammento]. Si propongono diversi candidati per l’autore di queste distinzioni: in primo luogo, un erofileo successivo (come Aristosseno, che scrisse Sulla scuola di Erofilo, o Alessandro Filalete, autore di Sulle opinioni dei medici, o altri erofilei come Bacchio, Eraclide di Eritrea, Apollonio Miso, le cui opere Galeno conosceva) “First, it could have been developed in part or whole by a later Herophilean (or Herophileans) whose work Galen knew. […] His teacher Alexander Philalethes wrote a treatise On the Opinions of Physicians, 59 Herophilus himself wrote On Common Opinions, and the Herophileans Bacchius, Heraclides of Erythrae, and Apollonius M y s60 likewise wrote treatises on Herophilus’ school that were known to Galen either directly or indirectly” - (fr:3086-3092) [In primo luogo, potrebbe essere stata sviluppata in parte o interamente da un erofileo successivo (o erofilei) il cui lavoro Galeno conosceva. […] Il suo insegnante Alessandro Filalete scrisse un trattato Sulle opinioni dei medici, Erofilo stesso scrisse Sulle opinioni comuni, e gli erofilei Bacchio, Eraclide di Eritrea e Apollonio Miso scrissero allo stesso modo trattati sulla scuola di Erofilo che erano noti a Galeno direttamente o indirettamente]. Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che Galeno menziona “gli erofilei” (non Erofilo) come autori di tentativi di sistematizzare la medicina nel proemio dell’Ars medica “The fact that Galen, shortly before he launches into the elaborate division quoted above, refers to two kinds of attempts to systematize medicine […] developed by ‘Herophileans’61 - and not by ‘Herophilus’ - lends further plausibility to the hypothesis that a later Herophilean source lurks in the background of Ars medica i” - (fr:3108-3110) [Il fatto che Galeno, poco prima di iniziare l’elaborata divisione citata sopra, si riferisca a due tipi di tentativi di sistematizzare la medicina […] sviluppati da “erofilei” - e non da “Erofilo” - conferisce ulteriore plausibilità all’ipotesi che una fonte erofilea successiva si nasconda sullo sfondo di Ars medica 1]. Altre ipotesi sono un’influenza empirista (meno probabile per l’importanza dell’eziologia nella versione di Galeno e la sua polemica con gli Empirici) “Secondly, an Empiricist influence is possible. […] Yet the fundamental incompatibility established above between the Empiricist and Herophilean divisions, the prominence of aetiology (which the Empiricists wanted to exclude from medical science) in Galen’s version of the division, and Galen’s frequently polemical posture toward the Empiricists63 render the possibility of an Empiricist influence considerably weaker than my first hypothesis” - (fr:3111-3113) [In secondo luogo, è possibile un’influenza empirista. […] Tuttavia, l’incompatibilità fondamentale stabilita sopra tra le divisioni empiriste e erofilee, la prominente dell’eziologia (che gli Empirici volevano escludere dalla scienza medica) nella versione di Galeno della divisione e la postura spesso polemica di Galeno verso gli Empirici rendono la possibilità di un’influenza empirista considerevolmente più debole della mia prima ipotesi], una fonte pneumatica (Ateneo di Attaleia, ma le fonti attribuiscono ai Pneumatici una divisione in cinque rami, diversa dalla trichotomia erofilea) “A third hypothesis worth mentioning […] is that the Pneumatic school of medicine is a source of Ars medica […] Several considerations militate against assuming a Pneumatic origin for the division presented in Ars medica: […] Sources normally attribute a division of medicine into five, not three, branches to Athenaeus, viz. into physiology, pathology (or aetiology), regimen (or hygiene), materia medica, and therapeutics; the classificatory orientation of this Pneumatic division is clearly very different from that of the Herophilean trichotomy” - (fr:3114-3160) [Una terza ipotesi degna di menzione […] è che la scuola pneumatica della medicina sia una fonte di Ars medica […] Diversi considerazioni militano contro l’assunzione di un’origine pneumatica per la divisione presentata in Ars medica: […] Le fonti attribuiscono normalmente una divisione della medicina in cinque, non tre, rami ad Ateneo, vale a dire in fisiologia, patologia (o eziologia), regime (o igiene), materia medica e terapeutica; l’orientamento classificatorio di questa divisione pneumatica è chiaramente molto diverso da quello della trichotomia erofilea], o Galeno
[12]
[12.1-192-3244|3435]
12 Herophilus: Concetti di “neutro”, metodo scientifico e influenza aristotelica
Analisi dei temi centrali relativi al medico ellenistico Herophilus, con focus sui suoi concetti chiave, le tre componenti del metodo e i dibattiti storiografici.
Il testo esamina il lavoro di Herophilus attraverso diverse
prospettive, iniziando dal concetto di “neutro”, applicato
sia alla materia medica che alle condizioni corporee. Per la materia
medica, si sottolinea:
“This text provides further evidence of Herophilus’
application of ‘neutrals’ to materia medica, since Galen cites vinegar
and rose-oil as examples of the useful flexibility and range permitted
by Herophilus’ threefold subdivision of the neutrals.” -
(fr:3245) [Questo testo fornisce ulteriore prova dell’applicazione dei
“neutri” da parte di Herophilus alla materia medica, poiché
Galeno cita aceto e olio di rosa come esempi della flessibilità utile e
della gamma consentita dalla suddivisione tripartita dei neutri da parte
di Herophilus.].
Si nota poi una discrepanza con Galeno: mentre Herophilus menziona
solo neutri che partecipano equamente di entrambi gli estremi, Galeno
introduce una suddivisione ulteriore in due gruppi, modificando la
tripartizione originale (fr:3250). Per le condizioni corporee, i
“neutri” sono distinti da quelli come rimedi:
“Neutrals qua remedies (such as materia medica) are clearly
different in kind from neutrals qua physical conditions of the body, and
the use of ‘neutral’ here therefore seems to derive from a different
Herophilean trichotomy, which, however, also used ‘healthy’, ‘ill’, and
‘neutral’.” - (fr:3271) [I neutri in quanto rimedi (come la
materia medica) sono chiaramente diversi per genere dai neutri in quanto
condizioni fisiche del corpo, e l’uso di “neutro” qui
sembra quindi derivare da una diversa tripartizione erofilea, che
tuttavia usava anche “sano”, “malato” e
“neutro”.].
Un tema centrale è il metodo scientifico di Herophilus,
caratterizzato da tre enfasi distinte:
“Herophilus’ statements about method display three distinct
and, at least prima facie, not entirely consistent
emphases.” - (fr:3294) [Le dichiarazioni di Herophilus sul
metodo mostrano tre enfasi distinte e, almeno a prima vista, non del
tutto coerenti.].
Enfasi razionalista: Herophilus è collocato tra i medici logikoi, che valorizzano la spiegazione causale e la costruzione di teorie mediche (fr:3295). Riteneva che certe facoltà invisibili potessero essere colte solo per inferenza dalle apparenze (phainomena), non solo attraverso l’anatomia descrittiva (fr:3297-3299).
Enfasi empirica: Secondo una traduzione araba medievale di Galeno, Herophilus attribuiva un ruolo fondamentale all’esperienza (empeiria), più che alla spiegazione causale (fr:3306). Si basava sulle apparenze osservabili piuttosto che sulle opinioni (doxai):
“Herophilus went by what one can see and made ‘the examination of appearances’ (την τω ν φαινομένων έξέτασιν), not opinions, the basis of his statements (T54).” - (fr:3311) [Herophilus si affidava a ciò che si può vedere e faceva dell’“esame delle apparenze” (την τω ν φαινομένων έξέτασιν), non delle opinioni, la base delle sue affermazioni (T54).].Enfasi scettica: Alcuni testi mostrano che Herophilus dubitava di ogni causa, affermando:
“Whether or not a cause exists is by nature undiscoverable…” - (fr:3312) [Se una causa esista o meno, è per natura inscopribile…].
Accettava le cause solo su base ipotetica (ex hypothesi), senza pretendere di verificarle definitivamente (fr:3346-3348).
L’influenza aristotelica è un punto chiave. Il frammento di
Herophilus:
“Let the appearances be described first even if they are not
primary.” - (fr:3424) [Che le apparenze siano descritte per
prime, anche se non sono prime.]
riecheggia il metodo aristotelico di “prima le
phainomena, poi le cause”, ma con una differenza:
Herophilus aggiunge la cautela “anche se non sono prime”,
non sentendosi vincolato a un passo causale non ipotetico
(fr:3320-3324). Aristotele distingueva tra necessità assoluta (per le
cose eterne) e ipotetica (per le cose soggette a generazione), e
Herophilus applicò quest’ultima alle spiegazioni causali in medicina
(fr:3350-3352).
Si discute anche la figura del medico perfetto, secondo
Herophilus:
“One who is capable of distinguishing the possible from the
impossible.” - (fr:3430) [Uno che è capace di distinguere il
possibile dall’impossibile.].
Infine, sono presenti dibattiti storiografici:
- La pretesa di Deichgraber che Herophilus suddividesse i neutri in
quattro gruppi è errata, poiché il testo attesta una tripartizione
(fr:3253).
- L’identità degli alii menzionati da Galeno è oscura; non
possono essere identificati con sicurezza come empiristi, e la
distinzione tra corpo, causa e segno potrebbe essere di epoca successiva
(fr:3258-3260).
- Herophilus non è un scettico pirroniano (fr:3363) né un empirista
stretto: a differenza degli empiristi successivi, usava anche la
techne e la generalizzazione, e praticava l’anatomia
(fr:3369-3373).
In sintesi, Herophilus conciliava osservazione attiva con teoria cauta, accettando spiegazioni causali solo su base ipotetica. Il suo metodo mostra un notevole isomorfismo con la pratica scientifica, anche se non perfetto (fr:3412).
[13]
[13.1-46-3482|3527]
13 Critica Galenica delle Posizioni sulla Causalità e la Confutazione di Erofilo
Galen esamina le opinioni dei filosofi e medici antichi sulle cause, focalizzandosi sulla contraddizione di Erofilo tra dubbio sistematico e uso pratico delle cause, e denunciando l’uso di argomentazioni sofistiche.
Il testo inizia con una classificazione delle posizioni sulle cause: alcuni negano che esista alcuna causa di qualcosa, gli Empirici dubitano della sua esistenza, Erofilo l’accetta su base supposizionale, mentre altri rifiutano le «cause antecedenti iniziatiche» (procatarcticae) come poco plausibili (fr:3492). Galen sottolinea che tutti questi autori traggono spunto per le loro argomentazioni da un cambiamento del significato del termine «causa» (fr:3493); se concedessero che tutti chiamano «causa» anche l’utilità di ciò che accade, la causa efficiente (da cui deriva l’inizio), la materia e gli organi, sarebbero facilmente scoperti mentre commettono sofismi (fr:3494).
Successivamente, Galen si concentra su Erofilo: afferma che bisogna essere più stupiti di lui che di Erasistrato e rimproverarlo per la sua timidezza, poiché dubita di ogni causa con argomentazioni forti ma poi le usa, dicendo che «appare così a molte persone» (fr:3519, 3520). Erofilo stesso dichiara che l’esistenza della causa è «per natura non scopribile», ma che tramite una supposizione pensa di essere raffreddato, riscaldato e riempito di cibo e bevande (fr:3523).
Le argomentazioni che mettono Erofilo in perplessità sono quelle basate sulla trasposizione di significato, sul modo di generazione delle cose e su domande sulla natura delle cause: se un incorporeo è causa di un incorporeo, un corporeo di un corporeo, un incorporeo di un corporeo o viceversa; se la mossa è causa della mossa, la stazionaria della stazionaria, o combinazioni; se il presente è causa del presente, del passato o del futuro (fr:3524-3526). Dopo aver stabilito queste divisioni, Erofilo non riesce a confermarne singolarmente nessuna e conclude che «non esiste alcuna causa di qualcosa» (fr:3527).
Galen critica questo approccio come sofistico, usando un’analogia con la visione: se si dividesse la visione in tipologie (corpo che vede/corpo visto, incorporeo che vede/corpo visto, ecc.) e si mostrasse che nessuna è vera, si concluderebbe erroneamente che non vediamo nulla — proprio come fa Erofilo con le cause (fr:3504, 3508).
[14]
[14.1-227-3569|3795]
14 Herophilus: Pioneer of Scientific Anatomy, Human Dissection, and the Debate on Vivisection
Analisi del ruolo di Erofilo come pioniero dell’anatomia scientifica, del suo uso della dissezione e vivisezione umana, delle fonti antiche che attestano le sue pratiche e dei dibattiti accademici sulla loro credibilità.
Erofilo è acclamato quasi universalmente come “il padre dell’anatomia scientifica” e come pioniere della dissezione sistematica e scientifica di corpi umani (fr:3618), con scoperte basilari in quasi tutti i sistemi del corpo (fr:3620). Prima di lui, anatomisti come Aristotele si affidavano principalmente alla dissezione comparata di animali, poiché “le parti interne [del corpo]… sono sconosciute, specialmente quelle dell’uomo; di conseguenza bisogna riferirsi alle parti di altri animali che hanno una natura simile a quella degli uomini e esaminarle” (fr:3631). Anche Galeno, secoli dopo, si basò principalmente sulla dissezione di scimmie (come la scimmia di Barberia), con conseguenti errori dovuti alla sovrapposizione dell’anatomia delle scimmie su quella umana (fr:3637-3641).
Erofilo, invece, basò la sua anatomia in gran parte sulla dissezione umana (pur continuando a interessarsi di anatomia comparata) (fr:3642), e la sua accuratezza fu riconosciuta esplicitamente solo con la rinascita della dissezione umana nel Rinascimento (fr:3676). L’apertura del corpo umano era ostacolata da tabù religiosi, morali e estetici: per la maggior parte dei medici antichi, tagliare un cadavere umano era quasi impensabile, e gli atti di profanazione erano considerati violazioni punibili (fr:3677-3678). La possibilità di dissezione e vivisezione umana ad Alessandria nel primo III secolo a.C. fu dovuta a una combinazione eccezionale: patroni macedoni ambiziosi (i Tolomei), scienziati motivati come Erofilo, una nuova città dove i valori tradizionali non erano inizialmente considerati intrinsecamente superiori e un’intellighenzia cosmopolita (fr:3680-3681).
Le fonti che attestano l’uso di cadaveri umani da parte di Erofilo sono tre: Tertulliano (che si basava sul medico Sorano di Efeso), Galeno e Vindiciano (medico nordafricano contemporaneo di Sant’Agostino). Galeno scrive che Erofilo “raggiunse il più alto grado di accuratezza nelle cose che si conoscono per dissezione, e ottenne la maggior parte delle sue nuove conoscenze non, come la maggioranza [dei medici], da animali irrazionali, ma dagli stessi esseri umani” (fr:3734), una dichiarazione inequivocabile supportata dall’accesso a almeno tre libri di Erofilo Sull’anatomia.
Per quanto riguarda la vivisezione, la fonte più intrigante è Celso (I secolo d.C.), che riporta che Erofilo ed Erasistrato eseguirono vivisezioni su criminali imprigionati ottenuti “dai re” (fr:3744, 3747). Celso, che definisce la vivisezione “crudele e superflua” ma la dissezione di cadaveri “necessaria per gli studenti” (fr:3775), fornisce dettagli vividi sulle circostanze, i motivi (osservare “le parti che la natura precedentemente ha nascosto”, come posizione, forma, dimensione) e la giustificazione (sacrificare pochi criminali per trovare cure per le generazioni future) (fr:3752-3753, 3766). Celso è considerato un autore indipendente, non legato a scuole mediche specifiche, il che rende il suo resoconto particolarmente plausibile (fr:3768-3769).
Alcuni studiosi hanno negato la credibilità delle prove, ispirati da un’idealizzazione dell’antichità greca o sostenendo che i tabù non avrebbero potuto essere superati (fr:3628, 3781-3782). Tuttavia, la combinazione unica di fattori ad Alessandria, insieme al fatto che gli antichi tolleravano pratiche come la tortura pubblica di schiavi e i test di veleni su condannati, rende credibile l’ipotesi che Erofilo abbia eseguito dissezioni e vivisezioni umane (fr:3784-3786). Le prove cumulative di Galeno, Tertulliano, Vindiciano e Celso supportano quindi la visione di Erofilo come pioniere dell’anatomia scientifica, anche se le sue pratiche hanno sollevato ambivalenze morali che persistono.
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15 La vivisezione e dissezione umana nell’antichità: testimonianze, dibattiti e cause della scomparsa
Il testo affronta la pratica della vivisezione e dissezione umana nell’antichità, in particolare sotto i Tolomei, analizzandone la storicità, le critiche e le cause della sua breve durata. In primo luogo, si afferma che i Tolomei permisero la vivisezione su condannati a morte: “Ptolemies permitted vivisections to be practised on condemned criminals.” - (fr:3806) [I Tolomei permisero che si praticassero vivisezioni su condannati a morte.]. Si precisa che, mentre la vivisezione di animali non era una novità—Aristotele menziona mutilazioni di animali vivi per indagare questioni fisiologiche, Galeno condusse molti esperimenti su scimmie e maiali, e un trattato ippocratico ellenistico On the Heart registra un esperimento su un maiale—la novità era l’uso di esseri umani: “It should also be remembered that, although Herophilus’ vivisection of humans might have been revolutionary, vivisectory experiments as such were nothing novel and hence not ‘inconceivable’.” - (fr:3807) [Bisogna anche ricordare che, sebbene la vivisezione umana di Erofilo potesse essere rivoluzionaria, gli esperimenti di vivisezione in sé non erano una novità e quindi non “inconcepibili”.]; “A t issue, therefore, cannot be the ‘conceivability’ of vivisection in antiquity, but only the use of humans - in this case imprisoned criminals.” - (fr:3849) [La questione, quindi, non può essere la “concepibilità” della vivisezione nell’antichità, ma solo l’uso di esseri umani—in questo caso prigionieri condannati.]. Si aggiunge un richiamo a esperimenti medici moderni su criminali e non, per ridimensionare l’idea di “crudeltà inconcepibile” in un’autocrazia tolemaica (fr:3850).
La pratica della dissezione e vivisezione umana fu di breve durata: l’argomentazione di Ludwig Edelstein che l’uso di esseri umani continuò fino al I secolo d.C. è stata dimostrata insostenibile, e vecchie inibizioni si riaffermarono, codificate anche nella teoria metodologica degli Empirici, che enfatizzavano l’osservazione passiva e censuravano la ricerca di cause nascoste tramite dissezione o esperimenti: “Ludwig Edelstein’s argument that the use of human subjects continued, not only in Alexandria but also elsewhere, until the first century a. d. has been shown to be untenable. The old inhibitions, which had never been vanquished - only momentarily defied - apparently reasserted themselves immediately and powerfully. Furthermore, they now became codified and made theoretically respectable in the Empiricists’ theory of scientific method, with its emphasis on passive observation and its censure of the search for hidden causes through dissection, experimentation or any other procedure.” - (fr:3852-3855) [L’argomentazione di Ludwig Edelstein che l’uso di soggetti umani continuò, non solo ad Alessandria ma anche altrove, fino al I secolo d.C. è stata dimostrata insostenibile. Le vecchie inibizioni, che non erano mai state vinte—solo momentaneamente sfidate—si riaffermarono apparentemente in modo immediato e potente. Inoltre, ora furono codificate e rese teoricamente rispettabili nella teoria del metodo scientifico degli Empirici, con la sua enfasi sull’osservazione passiva e la sua censura della ricerca di cause nascoste tramite dissezione, esperimenti o qualsiasi altra procedura.].
Un altro fattore nella scomparsa della pratica fu l’egemonia crescente di atteggiamenti indigeni egiziani ad Alessandria: Diodoro Siculo riporta che il paraschistes (colui che apriva i corpi per l’imbalsamazione) veniva vilipeso e doveva fuggire, poiché gli egiziani consideravano contaminato chi feriva un corpo di persona della stessa stirpe: “In his account of Egyptian history, Diodorus of Sicily, a historian of the first century b. c., reports that the paraschistes, i.e. the person responsible for cutting open corpses in preparation for embalming, was usually subjected to active vilification right after performing his task and then had to flee, because the Egyptians ‘assumed that every person who applied force to the body of someone of the same race {homophylos), and caused wounds in it, was polluted’.” - (fr:3866-3867) [Nel suo resoconto della storia egiziana, Diodoro Siculo, storico del I secolo a.C., riporta che il paraschistes, cioè la persona responsabile di aprire i corpi in preparazione all’imbalsamazione, veniva solitamente sottoposto a vilipendio attivo subito dopo aver svolto il suo compito e poi doveva fuggire, perché gli egiziani “ritenevano che ogni persona che applicasse forza al corpo di qualcuno della stessa stirpe (homophylos) e gli causasse ferite fosse contaminato.”]. Si precisa che l’imbalsamazione egiziana, sebbene possa avere avuto un impatto emancipante iniziale per alcuni greci, era diversa dalla dissezione scientifica: mentre gli imbalsamatori mangiavano il cervello attraverso le narici, mentre Erofilo lo dissezionava meticolosamente distinguendone i ventricoli (fr:3893). Con i Tolomei successivi (come Tolomeo VIII Evergete II), l’egittianizzazione di Alessandria divenne più marcata, favorendo il declino dell’interesse greco per la scoperta scientifica (fr:3894-3921).
Altri fattori includono l’instabilità sociale e politica, e lo spostamento dell’apprendimento dominante verso filologia ed esegesi (grazie anche alla Biblioteca di Alessandria) invece che alla ricerca scientifica (fr:3922-3925). Si sottolinea che la breve durata della pratica non è motivo sufficiente per rifiutare le testimonianze di Celso e Tertulliano (fr:3925).
Infine, si affrontano due obiezioni alle testimonianze: la prima è il silenzio di Galeno, ma si osserva che Galeno menziona un trattato perduto in cui trattò la vivisezione, e l’argomento dal silenzio è inconcludente (fr:3926-3938); la seconda è che Erofilo ed Erasistrato non avrebbero commesso errori se avessero praticato la vivisezione umana, ma si ribatte che la percezione varia per epoca e cultura, e che Erasistrato spiegava l’uscita di sangue dalle arterie con il principio dell’horror vacui (fr:3956-3958).
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16 Le scoperte anatomiche di Erofilo: addome, organi riproduttivi e sistema vascolare
Analisi dei progressi anatomici di Erofilo rispetto ai predecessori, con focus su fegato, duodeno, organi riproduttivi e sistema vascolare.
Nel trattato, vengono esaminati i contributi di Erofilo all’anatomia, iniziando dagli organi dell’addome. Per quanto riguarda il fegato, il frammento di Erofilo è definito “the first classic description of the liver” - (fr:4136) [“la prima descrizione classica del fegato”], e si sottolinea che “the anatomy of the human liver is here described accurately for the first time” - (fr:4136) [“l’anatomia del fegato umano è qui descritta accuratamente per la prima volta”]. Sebbene Erofilo confronti il fegato umano con quello di animali come la lepre, non c’è dubbio che la sua descrizione derivi da un’autopsia meticolosa (fr:4139). Un altro organo dell’apparato digerente che deve il nome a Erofilo è il duodeno: “still owes its name, duodenum, to Herophilus: duodenum, ‘twelve each’, is a mutilated Latin version of Herophilus’ Greek name for it, dodekadaktylon or ‘twelve fingers [long]’” - (fr:4195) [“deve ancora il suo nome, duodeno, a Erofilo: duodeno, ‘dodici ciascuno’, è una versione latina mutilata del nome greco di Erofilo per esso, dodekadaktylon o ‘dodici dita [lungo]’”].
Passando agli organi riproduttivi, Erofilo introduce notevoli progressi anche qui. Nel maschio, oltre a riconoscere la connessione tra testicoli e sistema dei dotti spermatici, “distinguished carefully between various parts of the spermatic duct system itself. First, he seems to have identified and named the epididymis… To this day it bears the name Herophilus assigned it. Second, he identified the ampullae or dilations of the two vasa deferentia… calling the vesicles ‘glandular assistants’” - (fr:4214-4220, 4222) [distinse accuratamente tra varie parti del sistema dei dotti spermatici. Primo, sembra aver identificato e nominato l’epididimo… Ancora oggi porta il nome assegnatogli da Erofilo. Secondo, identificò le ampolle o dilatazioni dei due dotti deferenti… chiamando le vescicole ‘assistenti ghiandolari’”]. Per quanto riguarda la donna, Erofilo abbandona la teoria tradizionale dell’utero bicamerale, ma rimane legato al modello maschile: “when he describes the ovaries and the ducts leading from them, his description stands squarely in the shadow of the male model. The ovaries are called ‘twins’ (didymoi) – a standard word in Greek medical literature for the testicles – and they are said to ‘differ only a little from the testicles of the male’” - (fr:4234, 4244) [ma quando descrive le ovaie e i dotti che ne derivano, la sua descrizione è saldamente nell’ombra del modello maschile. Le ovaie sono chiamate ‘gemelli’ (didymoi) – una parola standard nella letteratura medica greca per i testicoli – e si dice che ‘differiscano solo poco dai testicoli del maschio’“].
Infine, viene esaminato il sistema vascolare, dove “there was little agreement in Greek antiquity on the anatomy of the vascular system… a protracted battle between the head and the heart” - (fr:4261-4262) [c’era scarso accordo nell’antichità greca sull’anatomia del sistema vascolare… una battaglia prolungata tra la testa e il cuore]. Aristotele riconobbe il cuore come centro del sistema vascolare, ma commise l’errore di affermare che i cuori degli animali grandi, inclusi gli uomini, hanno tre ventricoli (fr:4306-4307). Nonostante i progressi dei predecessori, Erofilo rappresentò un passo avanti significativo in tutti questi campi, anche se con alcune limitazioni legate ai modelli analogici del tempo.
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17 Teorie cardiache e vascolari greche prima di Erofilo: innovazioni, controversie e attribuzioni bibliografiche
Contiene un riepilogo delle dottrine cardiache e vascolari greche precedenti o contemporanee a Erofilo, con attenzione alle distinzioni tra arterie e vene e alle attribuzioni di primati e teorie. Riguardo alle teorie cardiache, viene citato un trattato ippocratico successivo che rifiuta la funzione uditiva delle orecchie cardiache: “the heart’s ‘ears do not have holes, because they do not listen to shouts and cries but are the instruments with which nature snatches up air’” - (fr:4343) [le “orecchie” del cuore “non hanno buchi, perché non ascoltano urla e grida, ma sono gli strumenti con cui la natura afferra l’aria”]. Inoltre, Diocle modifica la dottrina della primazia cognitiva del cuore, introducendo una divisione emisferica cerebrale: “by suggesting that the right half of the brain provides sensation and the left intelligence, even though the heart remains the centre which hears and understands” - (fr:4344) [suggerendo che la metà destra del cervello fornisca la sensazione e la sinistra l’intelligenza, anche se il cuore rimane il centro che ascolta e capisce]. La innovazione principale attribuita con certezza a Praxagora di Coo, maestro di Erofilo, è la prima distinzione generale e esplicita tra arterie e vene con funzioni diverse: “seems to have been the first to make a general, explicit distinction between arteries and veins and to ascribe different functions to them” - (fr:4346) [sembra essere stato il primo a fare una distinzione generale ed esplicita tra arterie e vene e ad attribuire loro funzioni diverse]. È oggetto di controversia se Praxagora abbia affermato che le arterie contenessero solo pneuma, non sangue, ma questa dottrina divenne molto influente e può aver ritardato la scoperta della circolazione sanguigna: “It has been argued that Praxagoras claimed that the arteries contained only pneuma, not blood. This is a subject of some controversy, but the view that the arteries carry only pneuma - to whomever it might owe its origin - became very influential and may have inhibited the discovery of the circulation of the blood” - (fr:4346-4347) [È stato sostenuto che Praxagora abbia affermato che le arterie contenessero solo pneuma, non sangue. Questo è un argomento di controversia, ma la visione secondo cui le arterie trasportano solo pneuma - a chiunque possa dovere la sua origine - divenne molto influente e può aver inibito la scoperta della circolazione sanguigna]. Prima di Praxagora, si distinguevano in particolare l’aorta e la vena cava; un passaggio notevole in De Camibus (ippocratico) usa già arteria per indicare un vaso sanguigno, nonostante fino ad Aristotele (e nel linguaggio popolare fino alla tarda antichità) questo termine indicasse la trachea o i bronchi: “For there are two blood vessels (phlebes) [proceeding] from the heart, the name of one being artery (arterie), of the other hollow vein (koilephlebs)” - (fr:4348) [“Perché ci sono due vasi sanguigni (flebe) [che partono] dal cuore, il nome di uno è arteria (arterie), dell’altro vena cava (koilephlebs)”]. Sono riportate anche attribuzioni di primati più antichi, come a Eurifonte di Cnido, ma la loro prova è un testo inconclusivo, che attribuisce la distinzione anche a Ippocrate, il quale al massimo distinse solo vena cava e aorta: “alii vero eruptiones, ut Hippocrates, Euryphon. sed Hippocrates solarum venarum, Euryphon vero etiam arteriarum” - (fr:4352-4353) [“altri invece le eruzioni, come Ippocrate, Eurifonte. ma Ippocrate [parla] solo delle vene, Eurifonte invece anche delle arterie”]. Infine, si spiega che il Corpus Ippocratico è menzionato poco perché i trattati più antichi contengono informazioni eterogenee e non sempre coerenti, mentre quelli con discussioni più avanzate sono quasi tutti posteriori a Erofilo o di data incerta, ma probabilmente tarda.
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18 Composizione stratificata, ambiguità e valore testimoniale di testi ippocratici per lo studio di Eraofilo
Il testo analizza la struttura composita di un trattato ippocratico con strati cronologici diversi, l’ambiguità terminologica e descrittiva che ne complica l’uso, e menziona altre opere ippocratiche (Sulle malattie IV e Sull’anatomia) rilevanti per contesto di Eraofilo.
Un trattato ippocratico presenta parti di epoche differenti: “Inoltre, le sue parti non sono tutte della stessa epoca: il capitolo 8 è tratto dall’Historia animalium di Aristotele, libro III; il capitolo 9 dal trattato ippocratico relativamente antico Sulla natura dell’uomo (probabilmente fine V secolo a.C.); il capitolo 10 da Epidemie II (forse fine IV secolo a.C.); il capitolo 5, in cui (come forse nel capitolo 7) si distinguono vene e arterie, apparentemente ‘non può… essere anteriore a Prassagora, e potrebbe, naturalmente, essere molto più tardo’; i capitoli 6 e 12-19, invece, offrono descrizioni del sistema vascolare che assomigliano a quella del filosofo presocratico Diogene di Apollonia (vedi sopra) e non fanno distinzione tra arterie e vene” - (fr:4389). Oltre alla stratificazione cronologica, il testo soffre di vaghezza e ambiguità: “Ma non solo si deve fare i conti con diversi strati cronologici e fonti; molte delle descrizioni sono anche vaghe e confuse, e i termini centrali sono spesso ambigui” - (fr:4390). Questi aspetti rendono difficile usare il Corpus ippocratico come riferimento per valutare il progresso di Eraofilo: “Questo trattato fornisce quindi una buona misura di alcune delle difficoltà spesso insormontabili che si presentano al critico che vuole usare il Corpus ippocratico come standard per valutare il progresso di Eraofilo” - (fr:4391).
Meritano menzione anche Sulle malattie IV e il frammento Sull’anatomia, opere di data incerta: “Altre due opere ippocratiche di data incerta, Sulle malattie IV e un frammento Sull’anatomia, meritano menzione” - (fr:4392). Per alcuni passaggi, la terminologia rimane ambigua: “Ma nessuno dei due passaggi è completamente privo di ambiguità: phlebes potrebbe riferirsi al sistema vascolare, arteriai alla trachea (o a tutti gli altri ‘condotti’)” - (fr:4396). Il frammento Sull’anatomia contiene affermazioni chiare sul cuore come fonte dei vasi e sulla distinzione tra condotti e vene: “Uno afferma senza ambiguità che il cuore è la fonte o sorgente [pege] dei vasi sanguigni, e l’altro sembra distinguere tra vene e almeno un ‘condotto’: ‘Dal cuore un ampio condotto (bronchie) scende nel fegato, e insieme al condotto una vena (phlebs) chiamata ‘grande’, attraverso cui tutto il corpo è nutrito’” - (fr:4409). Tuttavia, Sull’anatomia è posteriore a Prassagora e non può essere considerato predecessore di Eraofilo: “Ma, come hanno suggerito C. R. S. Harris e altri, Sull’anatomia appartiene a ‘una data certamente posteriore a Prassagora’, e quindi non può essere contato con certezza tra i predecessori di Eraofilo” - (fr:4410). Si segnala anche una contraddizione in Harris sulla datazione: “Ma Harris si contraddice, dicendo a pagina 98 che ‘può essere collocato, con un grado più che discreto di probabilità, nei primi anni del IV secolo a.C.’; la fioritura di Prassagora, come ho suggerito nel capitolo II, non può invece essere collocata prima della metà o dell’ultimo terzo del IV secolo a.C.” - (fr:4400). Infine, Sulle malattie IV sembra risalire al 420-400 a.C.: “Mentre Sulle malattie IV sembra appartenere al circa 420-400 a.C.” - (fr:4411).
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[19.1-157-4418|4574]
19 Le scoperte anatomiche di Erofilo e il contesto scientifico pre-alessandrino
Analisi dei contributi innovativi di Erofilo in anatomia vascolare, cardiaca, epatica e degli organi riproduttivi femminili, con confronto alle teorie precedenti e citazioni da testimonianze antiche e frammenti originali.
Prima di analizzare le scoperte di Erofilo, è utile considerare il contesto pre-alessandrino: gli autori ippocratici non conoscevano capillari né circolazione sanguigna (fr:4437), e anche chi riconosceva la comunicazione tra vasi – come l’autore di Sui luoghi nell’uomo, che scriveva «Tutti i vasi comunicano e confluiscono l’uno nell’altro, alcuni nelle loro stesse ramificazioni, altri attraverso le piccole vene ramificate che si diffondono da essi e nutrono i tessuti. In questo modo confluiscono l’uno nell’altro» (fr:4439-4440) – ritenevano ancora la testa la fonte principale del sistema vascolare (fr:4443). Analogamente, l’autore di Sulla malattia sacra considerava il cervello centro dei vasi e non distingueva tra trachea e sistema vascolare (fr:4444).
Erofilo, nonostante la cautela nel scegliere il punto di partenza per descrivere il sistema vascolare (fr:4445), apportò contributi fondamentali. Aderì alla distinzione, già presente nel suo maestro Prassagora, tra vene (dalla ventricolo destro) e arterie (dalla sinistra) (fr:4446-4447), ma fu il primo a stabilire una differenza anatomica e non solo funzionale: osservò che le tonache delle arterie sono più spesse di quelle delle vene (sei volte tanto, secondo le testimonianze) (fr:4453). Salvò inoltre l’arteria polmonare – dalla ventricolo destro – da un semplice status venoso chiamandola «vena simile a arteria» (fr:4451).
Nel cuore, Erofilo conosceva le valvole (anche se meno accuratamente di Erasistrato) (fr:4454, fr:4458), ma commise l’errore di considerare le auricole parte dell’interno del cuore, non come camere terminali delle vene (fr:4454). Descrisse poi numerosi vasi: succlavia, toracici, carotidi, vasi della testa, addome e organi riproduttivi (fr:4455). Tra questi, i vasi ovarici e i legamenti larghi dell’utero, con connessioni arteriose e venose tra utero e ovaio (fr:4456).
Una sua descrizione acclamata nell’antichità è il rete mirabile (rete meravigliosa) di vasi alla base del cervello, derivato dalle carotidi interne (fr:4461): tuttavia, questa non corrisponde all’anatomia umana, ma a quella di artiodattili (bue, maiale, pecora), segno che Erofilo si affidò anche alla dissezione animale (fr:4462-4463). Altre descrizioni sono invece compatibili con l’uomo: il torcular Herophili (così chiamato perché lo paragonò a un tino o torchio di vino, nome sopravvissuto nella nomenclatura anatomica) (fr:4484), e i plessi coroidei – da lui descritti per la prima volta come «plessi di vene e arterie tenuti insieme da membrane sottili» (fr:4487) –, il cui nome deriva dalla somiglianza al chorion (membrana fetale) e alla loro struttura intrecciata (fr:4486).
Per l’addome, Erofilo descrisse i vasi mesenterici (che riteneva terminare nelle ghiandole linfatiche, forse scambiando i vasi linfatici per vene) (fr:4490-4491) e riconobbe la vena porta epatica come meccanismo di ricezione per le vene assorbitive dell’intestino, indirizzando la ricerca sulla funzione del fegato (fr:4498-4501). Un frammento originale sul fegato riporta: «Il fegato umano è di buone dimensioni, più grande che in certi altri animali di taglia simile all’uomo. E dove tocca il diaframma, è convesso e liscio; dove tocca la cavità addominale e la sua protuberanza, è concavo e irregolare. Qui può essere paragonato a una certa fessura, attraverso la quale anche negli embrioni la vena dell’ombelico si inserisce naturalmente in esso. Non è simile in tutti, ma varia in larghezza, lunghezza, spessore, altezza, numero di lobi e irregolarità sia nella parte anteriore – dove è più spesso – sia nelle parti circolari superiori, dove è sottile. In alcuni non ha nemmeno lobi, ma è tutto rotondo e privo di articolazioni; in altri due, in altri ancora di più, e in molti anche quattro» (fr:4511-4515). Aggiunse inoltre che in pochi uomini ma molti animali (come la lepre) il fegato occupa anche parte della regione sinistra (fr:4550).
Per gli organi riproduttivi femminili, Erofilo descrisse accuratamente le ovaie (chiamate «didimi» o «testicoli»): «Nelle femmine, i due “testicoli” [ovaie] sono attaccati a ciascuna delle due spalle dell’utero, uno a destra, l’altro a sinistra, non entrambi in un solo scroto ma ciascuno separato, avvolti in una membrana sottile e simile a una pelle. Sono piccoli e piuttosto piatti, simili a ghiandole, nervosi nella loro copertura circostante ma facilmente danneggiabili nella carne, proprio come i testicoli dei maschi. Nelle cavalle sono anche piuttosto grandi. E sono attaccati all’utero con non poche membrane e con una vena e un’arteria impiantate dall’utero in questi “testicoli”» (fr:4554-4556). Tuttavia, commise errori sul dotto spermatico femminile, ritenendolo inserito nel collo della vescica come nel maschio (fr:4562).
Nonostante le limitazioni delle testimonianze frammentarie, l’anatomia di Erofilo rappresentò un progresso radicale: distinzione dei ventricoli cerebrali, scoperta dei nervi, descrizione delle tonache dell’occhio, identificazione del duodeno, analisi delle ghiandole, differenziazione del dotto spermatico, scoperta delle ovaie e di parte delle tube di Falloppio, distinzione anatomica tra arterie e vene, denominazione di strutture come il torcular e i plessi coroidei. Tutto ciò portò Falloppio a definirlo «il Vesalio dell’antichità» (fr:4504).
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20 Herophilus: Contributi all’anatomia vascolare e il dibattito etico-scientifico sulla vivisezione tra medici antichi
Testi che documentano i lavori anatomici di Herophilus sulle vene e il confronto tra razionalisti (dogmatici) ed empirici sull’uso della vivisezione nel mondo antico.
Il primo nucleo riguarda l’anatomia vascolare: si riporta che “Le vene si dirigono verso le vertebre e le costole, quella di sinistra vicino alla clavicola, quella di destra un po’ più in basso, poiché è piegata verso la schiena… Ciò che Ippocrate dice di questa vena, che è un po’ più in basso a destra che a sinistra, anche Herophilus l’aveva già detto nel Libro IV del suo trattato Sull’anatomia” - (fr:4592) [Le vene si dirigono verso le vertebre e le costole, quella di sinistra vicino alla clavicola, quella di destra un po’ più in basso, poiché è piegata verso la schiena… Ciò che Ippocrate dice di questa vena, che è un po’ più in basso a destra che a sinistra, anche Herophilus l’aveva già detto nel Libro IV del suo trattato Sull’anatomia]. Herophilus è inoltre il primo ad aver spiegato che “due vene si ramificano dalla vena spessa dove raggiunge la clavicola, e che una procede poi verso il lato sinistro, l’altra verso il destro, e che ciascuna di queste due poi si divide di nuovo, ramificandosi dopo quattro delle costole del torace” - (fr:4593) [due vene si ramificano dalla vena spessa dove raggiunge la clavicola, e che una procede poi verso il lato sinistro, l’altra verso il destro, e che ciascuna di queste due poi si divide di nuovo, ramificandosi dopo quattro delle costole del torace]; nel suo libro afferma esplicitamente che “La vena che procede verso il lato destro si trova un po’ più in basso della vena che procede verso il lato sinistro” - (fr:4594) [La vena che procede verso il lato destro si trova un po’ più in basso della vena che procede verso il lato sinistro], un concetto che è in accordo sia con quanto emerge dalle dissezioni sia con le parole di Ippocrate (fr:4595).
Il secondo tema è la vivisezione, trattato da A. Cornelius Celsus: i medici razionalisti (o dogmatici) ritengono “necessario dissezionare i corpi dei morti ed esaminare i loro visceri e intestini; e che Herophilus ed Erasistrato abbiano fatto questo nel modo migliore di gran lunga, quando hanno tagliato aperti uomini vivi, criminali presi dalle carceri, ricevuti dai re” - (fr:4598, fr:4602-4603) [necessario dissezionare i corpi dei morti ed esaminare i loro visceri e intestini; e che Herophilus ed Erasistrato abbiano fatto questo nel modo migliore di gran lunga, quando hanno tagliato aperti uomini vivi, criminali presi dalle carceri, ricevuti dai re]. Mentre il respiro rimaneva ancora in questi individui, i due anatomici ispezionavano le parti che la natura aveva precedentemente nascosto, tra cui “la loro posizione, colore, forma, grandezza, ordinamento, durezza, mollezza, levità, contatto, e poi le protuberanze e le depressioni di ciascuna, e se qualcosa si inserisce in un’altra, o se qualcosa riceve in sé una parte di un’altra” - (fr:4598, fr:4604) [la loro posizione, colore, forma, grandezza, ordinamento, durezza, mollezza, levità, contatto, e poi le protuberanze e le depressioni di ciascuna, e se qualcosa si inserisce in un’altra, o se qualcosa riceve in sé una parte di un’altra]. Per i razionalisti, questa pratica non è crudele, come molti sostenevano: “con i supplizi di uomini colpevoli e anche di pochi di questi, si cercano rimedi per i popoli innocenti di tutti i secoli” - (fr:4599, fr:4604) [con i supplizi di uomini colpevoli e anche di pochi di questi, si cercano rimedi per i popoli innocenti di tutti i secoli].
Infine, il testo riporta il dibattito tra empirici e dogmatici: gli empirici accusano i dogmatici di commettere omicidio, poiché “mentre i dogmatici fanno l’anatomia su viventi, sono riconosciuti colpevoli di questo, poiché la medicina è un’arte che opera la salute nei corpi umani” - (fr:4607, fr:4613) [mentre i dogmatici fanno l’anatomia su viventi, sono riconosciuti colpevoli di questo, poiché la medicina è un’arte che opera la salute nei corpi umani]; essi dichiarano: “Voi dogmatici, al contrario, uccidete uomini vivi tagliandoli aperti; noi non agiamo così, ma facciamo l’anatomia in scimmie e orsi perché hanno alcune cose simili agli uomini” - (fr:4608, fr:4614) [Voi dogmatici, al contrario, uccidete uomini vivi tagliandoli aperti; noi non agiamo così, ma facciamo l’anatomia in scimmie e orsi perché hanno alcune cose simili agli uomini]. I dogmatici rispondono difendendo la pratica: “Uccidiamo coloro che sono degni di morte e condannati a morire dai giudici; così infatti facevano Herophilus e gli altri antichi” - (fr:4609) [Uccidiamo coloro che sono degni di morte e condannati a morire dai giudici; così infatti facevano Herophilus e gli altri antichi].
[21]
[21.1-684-4716|5399]
The provided texts offer a detailed look at the anatomical contributions, methods, and reception of Herophilus of Chalcedon (c. 335–280 BCE), a foundational figure in Alexandrian anatomy. Below is a synthesis of the key insights from these testimonia:
20.1 Liver Anatomy: Precision and Comparative Method
Herophilus delivered one of the first accurate descriptions of the
human liver, a milestone given earlier confusion (e.g., Aristotle’s
focus on animal livers, Hippocratic ambiguity).
- Two-lobed structure: He was the first to clearly
describe the human liver as having two lobes (T60)—a point Galen later
praised as “correct” (T60). Later authors like Celsus (four
lobes) diverged, but Herophilus’ observation was anatomically
sound.
- Convex/concave surfaces: He distinguished the
convex side (facing the diaphragm, “κεκύρτωται”)
and concave side (facing the stomach,
“ἐνσιμον”)—terminology adopted by Galen, Rufus, and others
(T60, comments).
- Porta hepatis: On the concave side, he identified a
“fissure” (likely the porta hepatis, where the portal vein
enters) (T60).
- Comparative anatomy: He used the hare’s liver to
illustrate how the organ extends into the left hypochondrium—a detail
Galen confirmed (T60, comments).
20.2 Female Reproductive Organs: Innovation and Controversy
Herophilus revolutionized understanding of female anatomy, though
some of his claims were later corrected.
- ”Didymoi” for ovaries/testes: He was the
first to use δίδυμοι (“twins”) interchangeably for
male testicles and female ovaries—terminology that entered the
Septuagint (Deut 25:11) and later medical texts (T109, comments).
- Female seed: Following Presocratics (Alcmeon,
Empedocles) but opposing Aristotle, he argued females secrete seed (T61,
comments).
- Ovarian structure: He described ovaries as
“easily damageable” (εὔθρυπτοι), analogous to testicles,
and attached to the uterus via “membranes” (likely the
broad ligaments) with accompanying veins/arteries (T61, comments).
- ”Spermatic ducts” (Fallopian tubes): He
identified the Fallopian tubes but erred in their course—Galen later
criticized him for missing their connection to the uterus (T107,
comments).
- **Rejection of female “parastatai”: He denied
females have the “varix-like assistants” (παραστάται
κιρσοειδεῖς) found in males (seminal vesicles/ampullae of vasa
deferentia)—a view Galen initially shared (T105, T61, comments).
20.3 Other Anatomical Terms and Structures
Herophilus coined or clarified terms for numerous structures, many of
which retain eponyms or echoes today:
- Kerkis for tibia: He called the tibia
(κνήμη) a κερκίς (“weaver’s shuttle”)
(T129).
- Torcular Herophili: He named the confluence of dural
sinuses at the crown of the head ληνόν (“wine
vat”)—later known as the torcular Herophili (T122,
T123).
- Choroid plexus: He called the vascular clusters in
brain ventricles χοροειδῆ συστρέμματα (“choroid twisted
clusters”), after the fetal membrane χόριον (T124,
T125).
- Rete mirabile: His circle named the “net-like
plexus” (rete mirabile) of carotid arteries at the brain’s base
(T121).
20.4 Vascular Anatomy: Thickness and Starting Points
- Arterial vs. venous thickness: He claimed arteries
are six times thicker than veins—Galen endorsed this, noting the
exception of the lungs (where veins are thicker, arteries thinner)
(T116, T118).
- Vein dissection starting point: He was “at a
loss” (ἀπορεῖν) about a starting point for vein anatomy but
followed others in using the liver (T115).
- Mesenteric veins: He noted mesenteric veins terminate in glandular bodies (likely lymph nodes), distinct from other veins that go to the liver’s porta (T127).
20.5 Methods: Human Dissection and Vivisection
Herophilus’ legacy rests on his systematic use of human
dissection—a practice Galen emphasized set him apart from
earlier anatomists who relied on animals (T114, comments).
- Vivisection: Celsus reports he performed vivisection
on condemned criminals (T63a, comments)—a controversial practice
rationalists (like Herophilus) defended for its utility, while
empiricists rejected it as cruel and uninformative (T63a, comments).
20.6 Reception: Galen’s Praise and Corrections
Galen (2nd c. CE) is the primary source for Herophilus’ work, and his
attitude is mixed:
- Praise: He lauded Herophilus’ accuracy (e.g., on the
liver, ovaries) and called him a “most accurate” anatomist
(T60, T114, comments).
- Corrections: He faulted Herophilus for missing the
Fallopian tubes’ connection to the uterus (T107) and for not observing
certain vessels in the uterus (T107).
20.7 Conclusion
Herophilus transformed anatomy from a field reliant on animal dissection and speculation into one grounded in systematic human observation. His terminology, structural descriptions, and comparative method shaped Western medicine for centuries, even as later anatomists (like Galen) refined his work. The testimonia here highlight both his groundbreaking contributions and the tensions between innovation and tradition in ancient science.
If you’d like to focus on a specific section (e.g., female anatomy, vivisection, Galen’s reception), feel free to ask!
[22]
[22.1-36-5403|5438]
Note su Herofilo, Tertulliano e la polemica antica contro dissezione e vivisezione
Compendio di note editoriali su pratiche anatomiche di Herofilo, la polemica di Tertulliano, figure come Sorano ed Eudemo, e contesti dottrinali e storici.
Iniziano con riferimenti a sezioni precedenti e studi secondari: per la relazione con i commentari alessandrini al De sectis di Galeno si vedono i commenti a T46-T47 e Beccaria 1959-71 (specialmente 1971) (fr:5404-5405); per T64 si rimanda ai commenti sull’accuratezza della testimonianza e sull’identità dei medici enumerati da Vindician (fr:5406). Per T65, sullo strumento εμβρυοσφάκτηξ (usato per uccidere l’embrione), si rimanda a T247 (fr:5407).
Viene spiegato il termine maiorum (“adulti”): il contrasto è tra la dissezione di adulti da parte di Herofilo e l’aborto di feto, più “accettabile” ma ancora problematico per un medico metodista come Sorano (fonte di Tertulliano) (fr:5408). Si nota che prosector è un hapax legomenon, anche se il significato (“dissectore”) non è in dubbio, poiché termini come anatomicus o frasi con secare e suoi composti sono le forme usuali per indicare un dissector (fr:5409-5410). Il “milder Soranus” implica che, pur possedendo lo stesso strumento di Herofilo e Ippocrate, lo usava solo per ragioni chirurgiche impellenti e, fedele alla scuola metodista, rifiutava la dissezione (fr:5411); si citano G.E.R. Lloyd 1983 e M. Frede 1982 per ulteriori approfondimenti (fr:5412).
Per T66, sexcentos (“seicento”) è interpretato da alcuni studiosi come numero letterale, ma è in realtà un metonimo per “innumerevole”, “un numero immenso” – simile ai nostri “centinaia” o “migliaia” (fr:5413-5414). Il verbo exsecuit (“tagliò”): alcuni critici hanno argomentato che Tertulliano stia attaccando l’uso della vivisezione da parte di Herofilo, ma anche la dissezione potrebbe essere un bersaglio: “Exsecuit”, “he cut up”, does not necessarily refer to the cutting of living humans, and “odiit”, “he hated”, could refer to Herophilus’ putative disrespect and irreverence toward the living as well as the dead, i.e. also to his violation of the taboo about desecrating corpses – a taboo that was shared by pagans and Christians alike (fr:5417) [“Exsecuit, ‘tagliò’, non si riferisce necessariamente al taglio di esseri umani viventi, e odiit, ‘odiò’, potrebbe alludere al presunto disprezzo e irriverenza di Herofilo sia verso i viventi che verso i morti, cioè anche alla sua violazione del tabù sulla profanazione di cadaveri – un tabù condiviso sia da pagani che da cristiani”]. Sorano, fonte pagana di Tertulliano, era avversario non solo dell’anatomia ma anche di alcune forme di chirurgia (es. la flebotomia, come attesta Celio Aureliano in Passiones acutae 38.219) (fr:5418-5419); si citano H. Karpp 1934 e J.H. Waszink 1947 per ulteriori riferimenti (fr:5420).
La prova più conclusiva che la vivisezione sia almeno parte del bersaglio di Tertulliano è il riferimento a “morte non simplici sed ipsa inter artificia exsectionis errante” (fr:5421) [“non una morte semplice, ma una che erra in mezzo ai procedimenti artificiali del taglio”]. Tertulliano suggerisce che il “taglio” di Herofilo era non solo sacrilego e crudele, ma anche scientificamente inutile: la morte – e specialmente una morte artificiale come quella causata dalla vivisezione – cambia il corpo, con la conseguenza che il cadavere non fornisce informazioni affidabili sulla costituzione e le funzioni di un corpo vivente; un’obiezione simile era stata sollevata dai medici empiristi (fr:5422-5423). Si rimanda a T86 per il termine exectionem (fr:5424-5425).
Nel capitolo 10, Tertulliano cerca di confutare l’idea che lo spintus (pneuma, “soffio vitale”) sia una sostanza responsabile solo della respirazione e separabile dall’anima (anima, responsabile della vita); l’anatomia, argomenta in 4, non può fornire dati conclusivi su questa questione – e specialmente non quando l’anatomista, come Herofilo, pratica la vivisezione (fr:5426-5427). Per il valore della relazione polemica di Tertulliano si vedono le pp. 142-143 dell’Introduzione (fr:5428-5429).
Altri esempi di polemiche cristiane contro la vivisezione alessandrina sono Agostino (in De anima et eius origine e Civitas Dei), Fulgenzio (Mitologiae), Eliano (Variae Historiae) e Plinio (Naturalis Historia) (fr:5430-5436).
Per T67, Eudemo è un contemporaneo di Filotimo e quindi di Herofilo (fr:5437); i termini ίστορησάντων e Ιστορούμενης si riferiscono probabilmente all’historia come usata dagli empiristi: la segnalazione e trasmissione di ciò che è stabilito “empiricamente” tramite osservazione (fr:5438).
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[23.1-66-5448|5513]
21 Anatomia e terminologia di Erofilo: nervo ottico, occhio e approccio ai concetti di inizio e fine
Il testo analizza aspetti dell’anatomia erofilea, con focus sul nervo ottico, la struttura dell’occhio, la terminologia usata e il contesto delle testimonianze antiche.
Erofilo, secondo Galeno (T71), affrontò il problema della natura relativistica e ambigua di “inizio” e “fine” nella descrizione di inserzioni o origini di strutture anatomiche: un progresso rispetto alla sicurezza con cui tali termini erano impiegati in precedenti descrizioni (“T71 Galen seems to suggest that Herophilus, like himself, squarely faced the problem of the relativistic and ambiguous nature of ‘beginning’ and ‘end’ when used in the description of insertions or origins of some anatomical structures” - (fr:5451) [T71 Galeno sembra suggerire che Erofilo, come lui stesso, affrontò direttamente il problema della natura relativistica e ambigua di “inizio” e “fine” quando usati nella descrizione di inserzioni o origini di alcune strutture anatomiche]; “This represents an advance on the confidence with which ‘beginning’ and ‘terminal point’ had been used in previous anatomical descriptions” - (fr:5452) [Questo rappresenta un progresso rispetto alla sicurezza con cui “inizio” e “punto terminale” erano stati usati in precedenti descrizioni anatomiche]).
Per il nervo ottico, le testimonianze T84-T89 (potenzialmente appartenenti a Sugli occhi di Erofilo) sono incluse per il loro valore anatomico (“T84-T89 These testimonia might belong to Herophilus’ On Eyes (see ch. vm, Fr 260); they are included here because of their anatomical significance” - (fr:5455-5456) [T84-T89 Queste testimonianze potrebbero appartenere a Sugli occhi di Erofilo (vedi cap. vm, Fr 260); sono incluse qui per il loro significato anatomico]). T85 è uno dei passaggi usati da Solmsen per dimostrare che Erofilo riprese la teoria pneumatica del movimento e della sensazione da Aristotele, ma Galeno attribuisce a Erofilo solo il nome poros (dotto, passaggio) per il nervo ottico e la descrizione del suo lume visibile, rivendicando per sé l’idea che questo nervo serva da via per il pneuma (“T85 This is one of two passages used by Solmsen (1961: i86ff.) as evidence for the conclusion that Herophilus took over the pneumatic theory of motion and sensation from Aristotle (and others), but Galen here is attributing to Herophilus only the name poros for the optic nerve and the description of its lumen as visible, apparently claiming for himself the view that this nerve serves as a pathway for pneuma” - (fr:5457-5458) [T85 Questo è uno dei due passaggi usati da Solmsen (1961: 186ss.) come prova per la conclusione che Erofilo riprese la teoria pneumatica del movimento e della sensazione da Aristotele (e altri), ma Galeno qui attribuisce a Erofilo solo il nome poros per il nervo ottico e la descrizione del suo lume come visibile, apparentemente rivendicando per sé l’idea che questo nervo serva da via per il pneuma]); tuttavia, T140 supporta la tesi di Solmsen (“T 140 (below, Chapter vii) does, however, support Solmsen’s conclusion” - (fr:5459) [T140 (sotto, Capitolo vii) supporta comunque la conclusione di Solmsen]). Il termine poros aveva una tradizione pre-erofilea (Aristotele, Alcmeone di Crotone, Platone) per i canali sensoriali, ma Erofilo lo riservò specificamente al nervo ottico, con riferimento esplicito al suo lume unico: ciò spiega perché Galeno lo menziona in tre trattati diversi (“Poros, a word meaning ‘duct’, ‘passage’, or ‘strait’, had often been used by Greek writers before Herophilus of the sensory channels such as the optic tract” - (fr:5460) [Poros, una parola che significa “dotto”, “passaggio” o “stretto”, era spesso usata da scrittori greci prima di Erofilo per i canali sensoriali come il tratto ottico]; “If then, poros had such a rich tradition as a term for sensory (and especially optic) ducts, why does Galen bother to single out Herophilus’ use of poros of the optic nerve for explicit and pointed mention in no less than three different treatises (T84, T85, T140)? The answer would seem to lie in Herophilus’ reservation of poros not for all sensory ducts or all sensory nerves, but specifically for the optic nerve, and with explicit - and correct - reference to its unique lumen” - (fr:5465-5466) [Se quindi poros aveva una tradizione così ricca come termine per i dotti sensoriali (e specialmente ottici), perché Galeno si preoccupa di evidenziare l’uso di poros da parte di Erofilo per il nervo ottico con menzione esplicita e puntuale in non meno di tre trattati diversi (T84, T85, T140)? La risposta sembra risiedere nel fatto che Erofilo riservò poros non a tutti i dotti sensoriali o a tutti i nervi sensoriali, ma specificamente al nervo ottico, e con riferimento esplicito - e corretto - al suo lume unico]). Si ipotizza che Erofilo abbia osservato l’arteria e la vena centrale della retina nel tratto del nervo ottico vicino al bulbo oculare, e non avendo visto altri nervi con tale lume, abbia introdotto poros invece di neuron (“In dissection he had perhaps seen that the central artery and vein of the retina run through the substance of that centimetre of the optic nerve which is closest to the eyeball. Perhaps never having seen another nerve with such a lumen, he might have introduced ‘duct’ or ‘passage’ {poros) rather than simply neuron for the optic nerve” - (fr:5467-5468) [Nella dissezione aveva forse visto che l’arteria e la vena centrale della retina corrono attraverso la sostanza di quel centimetro del nervo ottico che è più vicino al bulbo oculare. Forse non avendo mai visto un altro nervo con tale lume, potrebbe aver introdotto “dotto” o “passaggio” (poros) invece di semplicemente neuron per il nervo ottico]).
Per l’anatomia dell’occhio, T86: Lloyd e Mansfeld concludono che la descrizione dettagliata e l’implicazione della dissezione sono attribuibili a Erofilo, non a Alcmeone e Callistene (sebbene Alcmeone potrebbe aver asportato l’occhio e visto un passaggio dietro di esso) (“T86 The most judicious recent discussions of this testimonium are by G. E. R. Lloyd, 1975a, and Mansfeld, Both conclude that the detailed description of the eye in this passage, as well as the implication of dissection, is attributable to Herophilus rather than to Alcmeon and Callisthenes, although Alcmeon may have ‘cut out’ the eye and observed a passage behind it” - (fr:5471-5472) [T86 Le discussioni recenti più giudiziose di questa testimonianza sono di G. E. R. Lloyd, 1975a, e Mansfeld, Entrambi concludono che la descrizione dettagliata dell’occhio in questo passaggio, così come l’implicazione della dissezione, è attribuibile a Erofilo piuttosto che a Alcmeone e Callistene, anche se Alcmeone potrebbe aver “asportato” l’occhio e osservato un passaggio dietro di esso]). L’uso di exsecare (dissezionare) da parte di Tertulliano (T66) mette in dubbio che exectio non si riferisca alla dissezione; anche se ambigua, è certo che Erofilo iniziò la dissezione umana come metodo scientifico (“But the use of the corresponding verb, exsecare, by Tertullian (T66, ‘exsecuit’) to refer to what appears to be Herophilus’ dissecting activity gives one pause about accepting the view that exectio and its cognates are unlikely to refer to dissection. While exectio remains fraught with ambiguity, there cannot be much doubt that Herophilus - and not Alcmeon - initiated dissection of humans as a scientific method” - (fr:5475-5477) [Ma l’uso del verbo corrispondente, exsecare, da parte di Tertulliano (T66, “exsecuit”) per riferirsi a ciò che sembra essere l’attività dissezionante di Erofilo fa riflettere sull’accettazione dell’idea che exectio e i suoi cognati siano improbabili che si riferiscano alla dissezione. Sebbene exectio rimanga carica di ambiguità, non ci può essere molto dubbio che Erofilo - e non Alcmeone - abbia iniziato la dissezione degli umani come metodo scientifico]).
T87-T89: L’argomentazione di Opperman che Erofilo sia stato il primo a proporre una teoria delle “quattro membrane” dell’occhio è persuasiva, ma Celsus, Rufo e ps.-Rufo riportano solo tre punti specifici: (1) la seconda membrana (sotto la cornea) ha lati ruvido e liscio come una buccia d’uva; (2) la terza è chiamata “aracnoide” (simile a ragnatela); (3) è paragonata a una rete (rete → retina) (“T87-T89 Opperman’s (1925) argument that Herophilus was the first to advance a ‘four-coat’ version of the anatomy of the eye, and that Callimachus (Hymn to Artemis 53) was influenced by it, is persuasive. Nevertheless, in accordance with the editorial principles discussed above (pp. xvi-xvii), these three testimonia are presented in such a way as to emphasize that Celsus, Rufus, and the author (‘ps.-Rufus’) of On the anatomy of the parts o f human beings, all of whom adopted the four-coat theory, explicitly report only the following about Herophilus: (1) that he commented on the rough and smooth sides of the second ‘coat’ or membrane of the eye (under the cornea), comparing them to a grape skin; (2) that he called the third coat ‘cobweb-like’ or ‘arachnoid’; (3) that he compared this third coat to a casting net that has been drawn up (Latin: rete—+retina)” - (fr:5481-5483) [T87-T89 L’argomentazione di Opperman (1925) che Erofilo sia stato il primo a proporre una versione a “quattro membrane” dell’anatomia dell’occhio, e che Callimaco (Inno a Artemide 53) sia stato influenzato da essa, è persuasiva. Tuttavia, in conformità con i principi editoriali discussi sopra (pp. xvi-xvii), queste tre testimonianze sono presentate in modo da enfatizzare che Celsus, Rufo e l’autore (“ps.-Rufo”) di Sull’anatomia delle parti dell’essere umano, tutti che adottarono la teoria delle quattro membrane, riportano esplicitamente solo quanto segue su Erofilo: (1) che commentò i lati ruvido e liscio della seconda “membrana” o tunica dell’occhio (sotto la cornea), paragonandoli a una buccia d’uva; (2) che chiamò la terza membrana “simile a una ragnatela” o “aracnoide”; (3) che paragonò questa terza membrana a una rete da pesca tirata su (latino: rete → retina)]). Solo Calcidio attribuisce esplicitamente la teoria delle quattro membrane a Erofilo, ma senza dettagli; molti dettagli attribuitigli sono quindi solo inferenze (“Only Calcidius (T86) explicitly ascribes a four-coat theory to Herophilus (and apparently to Alcmeon and Callisthenes as well: notaverunt, plur.; cf. Comments, T86) but he offers neither Herophilus’ nomenclature nor any anatomical details concerning the coats. Many details of ophthalmological nomenclature and anatomy ascribed to Herophilus by Opperman and others therefore are no more than plausible - and inviting - inferences” - (fr:5484-5486) [Solo Calcidio (T86) attribuisce esplicitamente una teoria delle quattro membrane a Erofilo (e apparentemente anche a Alcmeone e Callistene: notaverunt, plur.; cfr. Commenti, T86) ma non offre né la nomenclatura di Erofilo né alcun dettaglio anatomico riguardante le membrane. Molti dettagli della nomenclatura oftalmologica e dell’anatomia attribuiti a Erofilo da Opperman e altri sono quindi solo inferenze plausibili - e allettanti]). È sorprendente che Galeno non menzioni Erofilo nella sua anatomia dell’occhio, pur registrandone le innovazioni altrove (“It is striking that Galen, who elsewhere is not reluctant to record Herophilus’ nomenclative innovations and anatomical discoveries, fails to mention Herophilus at all in his anatomy of the eye: On anatomical procedures x.2—3 (pp. 33—4 Duckworth)” - (fr:5487-5488) [È sorprendente che Galeno, che altrove non esita a registrare le innovazioni nomenclative e le scoperte anatomiche di Erofilo, non menzioni affatto Erofilo nella sua anatomia dell’occhio: Sulle procedure anatomiche x.2-3 (pp. 33-4 Duckworth)]). Molti autori successivi (ps.-Galeno, Polluce, Ezio di Amida, Oribasio) sono stati influenzati dalla teoria delle quattro membrane erofilea (“In addition to Celsus, Galen, Rufus, and the Anonymus (ps.-Rufus), the following are among those influenced by the four-coat anatomy which originated with Herophilus: ps.-Galen, Introductio sive medicus 11 (xiv, pp. 711—12K); ps.-Galen, Definitiones medicae 41 (xix, p. 358K); Pollux, VI ANATOMY239 Onomasticon 70-1 (1, pp. 104-5 Bethe); Aetius of Amida, Libri medicinales 1 (CMG viii.2, pp. 253-4 Olivieri)” - (fr:5489-5492) [Oltre a Celsus, Galeno, Rufo e l’Anonimo (ps.-Rufo), i seguenti sono tra quelli influenzati dall’anatomia delle quattro membrane originata da Erofilo: ps.-Galeno, Introductio sive medicus 11 (xiv, pp. 711-12K); ps.-Galeno, Definitiones medicae 41 (xix, p. 358K); Polluce, Onomasticon 70-1 (1, pp. 104-5 Bethe); Ezio di Amida, Libri medicinales 1 (CMG viii.2, pp. 253-4 Olivieri)]).
Infine, il termine parastatai (“assistenti”) per i testicoli (T101-T103): già usato dal commediografo Platone, poi dall’autore di Sulla natura delle ossa (per una parte non specificata dei genitali maschili), e identificato da Galeno come epididimo (“T101—T103 parastatai (‘assistants’): See above, Comments on T61. The comedian Plato (c. 460-385 b. c.) had already used parastatai of the testicles (fr. 13 Kock: ‘for Conisalus [a Priapic demon; penis] and his two assistants [parastatai: testes], a little platter of myrtleberries [clitoris] plucked by hand…’), and the author of the Hippocratic compilation known as On the Nature of Bones, 14 (ix, p. 188L), used it of a part of the male genitalia which is not clearly specified (and which Galen, perhaps anachronistically, identifies as the epididymis)” - (fr:5502-5507) [T101-T103 parastatai (“assistenti”): Vedi sopra, Commenti a T61. Il commediografo Platone (c. 460-385 a.C.) aveva già usato parastatai per i testicoli (fr. 13 Kock: “per Conisalo [un demone priapico; pene]
[24]
[24.1-47-5529|5575]
22 Anatomia e fisiologia erofilei: terminologia vascolare, strutture nerviformi e confronti con autori antichi
Il testo analizza la terminologia vascolare di Erofilo, l’uso di “strutture nerviformi” per le valvole cardiache, il confronto con Erasistrato e l’interesse di Erofilo per fisiologia e patologia.
La maggior parte degli studiosi ritiene che Erofilo sia il primo ad aver chiamato l’arteria polmonare “vena arteriosa” e la vena polmonare “arteria venosa” (“Most modern scholars believe that Herophilus is the culprit who first called the pulmonary artery ‘artery-like vein’ and the pulmonary vein ‘vein like artery’” - (fr:5529) [La maggior parte degli studiosi moderni ritiene che Erofilo sia il responsabile che per primo ha chiamato l’arteria polmonare ‘vena arteriosa’ e la vena polmonare ‘arteria venosa’]), una nomenclatura adottata da Galeno e prevalente fino al Rinascimento (“Galen adopted this nomenclature, which prevailed well into the Renaissance” - (fr:5530) [Galeno adottò questa nomenclatura, che prevalse fino al Rinascimento]). Tuttavia, Furley/Wilkie e Longrigg concludono che Erofilo si allontanò dalla prassi di Prassagora ed Erasistrato, che chiamavano “arterie” tutti i vasi originati dal lato sinistro del cuore e “vene” quelli attaccati al lato destro (“Furley/Wilkie (1984: 25) and Longrigg (1985b), however, conclude from T i 17 that Herophilus departed from the Praxagorean and Erasistratean practice of calling all vessels originating from the left side of the heart ‘arteries’ and all vessels attached to the right side of the heart ‘veins’” - (fr:5532) [Tuttavia, Furley/Wilkie (1984:25) e Longrigg (1985b) concludono da T i 17 che Erofilo si allontanò dalla prassi prassagorea ed erasistratea di chiamare ‘arterie’ tutti i vasi originati dal lato sinistro del cuore e ‘vene’ tutti i vasi attaccati al lato destro]). Si dibatte sull’attribuzione di Rufo: Furley/Wilkie affermano che Rufo “dice chiaramente che [Erofilo] chiamò la grande vena αρτηρίαν [‘arteria’] e non αρτηριώδη [‘arteriosa’]”, ma non esistono varianti manoscritte per αρτηριώδη (“Furley/Wilkie claim that Rufus ‘quite plainly says he called the big vein άρτηρίαν [‘artery’] and not άρτηριώδη [‘artery-like’, ‘arterial’]’, but Daremberg and Ruelle (Rufus, p. 162) offer no MS variants for άρτηριώδη” - (fr:5533) [Furley/Wilkie affermano che Rufo ‘dice chiaramente che [Erofilo] chiamò la grande vena άρτηρίαν [’arteria’] e non άρτηριώδη [’arteriosa’, ’simile a un’arteria’]’, ma Daremberg e Ruelle (Rufus, p. 162) non offrono varianti manoscritte per άρτηριώδη]), mentre Longrigg ritiene che Rufo attribuisca falsamente a Erofilo un’invenzione erasistratea per salvarlo da incoerenze (“Longrigg, 1985b, reads άρτηριώδη but speculates that Rufus falsely attributes an Erasistratean invention (i.e. ‘arterial vein’ for pulmonary artery) to Herophilus, in order to rescue Herophilus from inconsistency” - (fr:5534) [Longrigg, 1985b, legge άρτηριώδη ma ipotizza che Rufo attribuisca falsamente a Erofilo un’invenzione erasistratea (cioè ‘vena arteriosa’ per l’arteria polmonare), per salvare Erofilo dall’incoerenza]). Si nota però che la storia della scienza è ricca di incoerenze di scienziati stimati (“The history of science is replete, however, with retrospectively recognizable - and retrospectively puzzling - inconsistencies, contradictions, and ‘inconceivabilities’ perpetrated by the most esteemed of scientists” - (fr:5535) [La storia della scienza è comunque ricca di incoerenze, contraddizioni e ‘inconcepibilità’ riconoscibili a posteriori - e sconcertanti a posteriori - perpetrate dai più stimati scienziati]). L’unico punto esplicito è che Erofilo usò “vena arteriosa” per l’arteria polmonare; non c’è menzione esplicita di “arteria venosa” per la vena polmonare né della distinzione sinistra-destra, ma è plausibile che l’accettasse per la sua formazione con Prassagora (“The evidence is explicit on one point only: that Herophilus used ‘artery-like vein’ to refer to the vessel we call ‘pulmonary artery’. Of ‘vein-like artery’ (for pulmonary vein) there is no explicit mention in the extant Herophilean testimonia and fragments, nor of the view that all arteries and veins are characterized by the left-right distinction. Nevertheless Herophilus’ use of ‘artery-like vein’ and his apprenticeship with Praxagoras render plausible the suggestion that he accepted at least the left-right arterial-venous distinction” - (fr:5536-5538) [L’evidenza è esplicita solo su un punto: che Erofilo usò ‘vena arteriosa’ per indicare il vaso che noi chiamiamo ‘arteria polmonare’. Di ‘arteria venosa’ (per la vena polmonare) non c’è menzione esplicita nelle testimonianze e frammenti erofilei sopravvissuti, né della visione che tutte le arterie e le vene siano caratterizzate dalla distinzione sinistra-destra. Tuttavia, l’uso di ‘vena arteriosa’ da parte di Erofilo e la sua formazione con Prassagora rendono plausibile l’ipotesi che accettasse almeno la distinzione arteriosa-venosa sinistra-destra]).
Per le “strutture nerviformi” (νεuroώδεις διαφύσεις), Erofilo non distingueva sempre nervi da legamenti, tendini e tessuti fibrosi simili, e “nerviforme” è un concetto generico per diversi tessuti fibrosi (“T119 ‘nerve-like strands’: Herophilus did not always distinguish nerves from ligaments, tendons, muscles, and similar fibrous tissues, and ‘nerve like’ seems to be a generic concept under which several kinds of fibrous tissues can be subsumed” - (fr:5541) [T119 ‘fibre nerviformi’: Erofilo non distingueva sempre i nervi da legamenti, tendini, muscoli e tessuti fibrosi simili, e ‘nerviforme’ sembra essere un concetto generico sotto cui possono essere sussunti diversi tipi di tessuti fibrosi]). Non è chiaro esattamente a quale parte degli attacchi delle valvole si riferiscano: C. R. S. Harris suggerisce “muscoli papillari, o corde tendinee, o forse il tendine dell’infundibolo?”, tutte possibilità ragionevoli (“It is unclear exactly to what part of the valve attachments ‘nerve-like strands’ refer. C. R. S. Harris suggests ‘papillary muscles, or chordae tendineae, or perhaps the tendon of the infundibulum?’ […] and all three indeed seem to be reasonable possibilities” - (fr:5542-5544) [Non è chiaro esattamente a quale parte degli attacchi delle valvole si riferiscano le ‘fibre nerviformi’. C. R. S. Harris suggerisce ‘muscoli papillari, o corde tendinee, o forse il tendine dell’infundibolo?’ […] e tutte e tre sembrano effettivamente possibilità ragionevoli]). Erofilo usò questo termine perché aveva scoperto i nervi e riservava loro il nome neura; quindi non chiamò gli attacchi delle valvole cardiache neura - come aveva fatto Aristotele - ma solo “nerviformi”, forse conservando il vecchio senso di neuron (“tendine”) (“It seems reasonably clear that Herophilus here uses νευρώδεις διαφύσεις (nerve-like strands) because he has discovered the nerves and reserved for them the name neura; hence he does not call the attachments of the cardiac valves neura - as Aristotle had done - but only ‘ner ve-like Perhaps the older sense of neuron (‘sinew’) continues to lurk in Herophilus’ use of the adjective” - (fr:5547) [Sembra ragionevolmente chiaro che Erofilo qui usi νευρώδεις διαφύσεις (fibre nerviformi) perché aveva scoperto i nervi e riservava loro il nome neura; quindi non chiama gli attacchi delle valvole cardiache neura - come aveva fatto Aristotele - ma solo ‘nerviformi’. Forse il vecchio senso di neuron (‘tendine’) continua a nascondersi nell’uso dell’aggettivo da parte di Erofilo]). Aristotele, invece, con neuron intendeva “tendini” o “legamenti” per gli attacchi delle valvole cardiache, avendo notato le strutture tendinose in animali più grandi (“What Aristotle meant when he called the attachment of the cardiac valves neura was not ‘nerves’ - as Galen implies - but ‘sinews’ or ‘ligaments’. Upon dissecting larger animals Aristotle, as Harris (1973: 161) plausibly suggests, ‘may have been struck by the sinew-like attachments of the valves, the musculi papillares and the chordae tendineae’” - (fr:5551-5552) [Ciò che Aristotele intendeva quando chiamava gli attacchi delle valvole cardiache neura non era ‘nervi’ - come implica Galeno - ma ‘tendini’ o ‘legamenti’. Dissezionando animali più grandi, Aristotele, come Harris (1973:161) suggerisce plausibilmente, ‘può essere stato colpito dagli attacchi tendinosi delle valvole, i muscoli papillari e le corde tendinee’]). Erofilo sembra aver iniziato l’uso particolare della parola διάφυσις per “fascia” (“For διάφυσις, ‘strand’, see Galen, De usu partium 2 (n, p. 57 Helmreich) and De motu musculorum 1 (iv, p. 37iK). Herophilus seems to have initiated this particular use of the word” - (fr:5548-5549) [Per διάφυσις, ‘fascia’, vedere Galeno, De usu partium 2 (n, p. 57 Helmreich) e De motu musculorum 1 (iv, p. 37iK). Erofilo sembra aver iniziato questo uso particolare della parola]).
Per l’anatomia del cuore, il giudizio di Galeno che l’anatomia erofilea non fosse avanzata come quella di Erasistrato sembra corretto: Erasistrato aveva una conoscenza dettagliata delle valvole tricuspide e bicuspide, e Galeno disse che sarebbe stato superfluo descriverle perché la trattazione di Erasistrato era perfettamente adeguata (“Galen’s judgment that Herophilus’ anatomy of the heart was not as advanced as Erasistratus’ seems correct: De placitis Hp. et Platonis 6, for example, gives an indication of how detailed Erasistratus’ knowledge of the tricuspid and bicuspid valves was. […] In De usupulsuum 5 (v, p. 166K) Galen even says that it would be superfluous for him to describe the valves, since Erasistratus’ discussion is perfectly adequate (αυτάρκως)” - (fr:5556-5557, 5559) [Il giudizio di Galeno che l’anatomia del cuore di Erofilo non fosse avanzata come quella di Erasistrato sembra corretto: De placitis Hp. et Platonis 6, per esempio, dà un’indicazione di quanto dettagliata fosse la conoscenza di Erasistrato delle valvole tricuspide e bicuspide. […] In De usupulsuum 5 (v, p. 166K) Galeno dice anche che sarebbe superfluo per lui descrivere le valvole, poiché la trattazione di Erasistrato è perfettamente adeguata (αυτάρκως)]). Secondo Galeno, Erofilo considerava le orecchiette come parte del cuore - invece che come processi terminali della vena polmonare e della vena cava - il che aggiungerebbe erroneamente due valvole al numero delle valvole cardiache; mentre potrebbe aver considerato la valvola più bassa della vena cava come un altro “orifizio”, non esiste una struttura simile nella vena polmonare (“T120 Galen apparently wishes to state that Herpphilus viewed the auricles as part of the heart - rather than viewing them as the terminal processes of the pulmonary vein and the vena cava - and that this erroneously adds two to the number of the heart’s valves. While he might well have viewed the lowest valve of the vena cava as another ‘orifice’, there is, as Harris (1973: 180) points out, no similar structure in the pulmonary vein” - (fr:5563-5564) [T120 Galeno apparentemente desidera affermare che Erofilo considerava le orecchiette come parte del cuore - invece di considerarle come processi terminali della vena polmonare e della vena cava - e che questo aggiunge erroneamente due al numero delle valvole del cuore. Mentre potrebbe aver considerato la valvola più bassa della vena cava come un altro ‘orifizio’, non esiste, come Harris (1973:180) sottolinea, una struttura simile nella vena polmonare]).
Per la topografia del fegato, c’è una descrizione simile a quella di Erofilo in un altro trattato di Galeno; Mani ha suggerito che la scoperta dei vasi linfatici del mesentere e delle ghiandole linfatiche potrebbe essere avvenuta durante la vivisezione, ma niente nella descrizione necessita tale conclusione (“A description similar to Herophilus’ is also given by Galen in another treatise: De venarum arteriarumque dissectione 1 (π, p. 785K). Mani (1959-67: pt 1) has made the suggestion […] that the discovery of the lymphatic vessels of the mesentery and of the lymphatic glands might have been made in the course of vivisection, but nothing in this description necessitates such a conclusion” - (fr:5567-5569) [Una descrizione simile a quella di Erofilo è data anche da Galeno in un altro trattato: De venarum arteriarumque dissectione 1 (π, p. 785K). Mani (1959-67: pt 1) ha avanzato l’ipotesi […] che la scoperta dei vasi linfatici del mesentere e delle ghiandole linfatiche potrebbe essere avvenuta nel corso della vivisezione, ma niente in questa descrizione necessita tale conclusione]). Questo testo è anche una testimonianza della scoperta di Erofilo della funzione del sistema portale epatico (“On the significance of this text as a witness to Herophilus’ discovery of the function of the hepatic portal system, see above pp. 180-1” - (fr:5570-5571) [Sul significato di questo testo come testimonianza della scoperta di Erofilo della funzione del sistema portale epatico, vedere sopra pp. 180-1]).
Infine, sebbene Erofilo sia famoso per le scoperte anatomiche, non era meno interessato alle cause e alla natura delle funzioni e disfunzioni delle parti del corpo, cioè a fisiologia e patologia (“Spectacular discoveries and descriptions of the form, position, and structure of numerous parts of the human body may have provided Herophilus with his most enduring claim to scientific fame, but he was no less interested in the causes and nature of the functions and dysfunctions of these parts, i.e. in physiology and pathology” - (fr:5575) [Scoperte spettacolari e descrizioni della forma, posizione e struttura di numerose parti del corpo umano potrebbero aver fornito a Erofilo la sua più duratura affermazione di fama scientifica, ma non era meno interessato alle cause e alla natura delle funzioni e disfunzioni di queste parti, cioè a fisiologia e patologia]).
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[25.1-107-5577|5683]
23 La fisiopatologia di Erofilo: tradizione umorale e innovazioni sul cervello
Sommario: Il testo analizza la fisiopatologia di Erofilo, iniziando dalla teoria del polso – oggetto di interesse moderno e antico per la sua importanza vitale e diagnostica in assenza di strumenti moderni – per poi approfondire questioni più fondamentali: il legame con la teoria umorale e l’individuazione del centro di controllo nel cervello.
Innanzitutto, si discute se Erofilo, come i medici precedenti, attribuisse funzioni normali e patologiche all’equilibrio/ disequilibrio dei quattro umori, o se rompesse con questa tradizione come il contemporaneo Erasistrato. Alcune fonti testimoniano un legame con la teoria umorale: il trattato pseudo-galènico Introductio sive medicus afferma che «alcuni hanno attribuito sia la costituzione delle cose conformi alla natura sia la causa delle cose contrarie alla natura solo agli umori (χυμοΐς), come Praxagora e Erofilo» (fr:5583) [come Praxagora e Erofilo]. Galeno conferma che Erofilo «cercò di emulare la teoria degli umori (χυμών) di Ippocrate» (fr:5584-5585), e anche la sua menzione di «quattro facoltà (dynameis) che amministrano gli esseri viventi» (fr:5583) viene interpretata come riferimento ai quattro umori, poiché le divisioni quadruple nella teoria del polso sono attributi, non facoltà (fr:5607-5609).
Tuttavia, lo studioso Fridolf Kudlien ha sostenuto che Erofilo fosse scettico nei confronti della teoria umorale, basandosi su due testi: il pseudo-galènico Medical Definitions, dove «gli Erofilei dicono [che una malattia cronica] è un affetto difficile da risolvere e da cambiare, e la sua causa risiede nelle umidità (ύγροΐς)» (fr:5617), e Celso, che attribuisce a Erofilo la visione che in umidis omne vitium est, «ogni difetto risiede nelle umidità» (fr:5617). Kudlien suggerisce anche che Erofilo usasse questa patologia «umiditaria» solo in pratica, abbandonando i principi patologici generali a livello teorico (fr:5618).
Il testo controverte queste argomentazioni: prima di tutto, le fonti iniziali testimoniano inequivocabilmente l’adesione di Erofilo alla teoria umorale (fr:5621, 5636); in secondo luogo, il Medical Definitions si riferisce agli «Erofilei», non a Erofilo stesso, e il disagio con la teoria umorale potrebbe essere nato tra i suoi successori (fr:5638-5640); in terzo luogo, Celso usa interchangeabilmente umor e umidum, come dimostra la sua traduzione di un aforisma ippocratico dove «umidità (υγρότητες)» diventa umor (fr:5641, 5649-5657); infine, anche nel Corpus Ippocratico hygron (umidità) e chymos (umore) sono usati in modo identico (fr:5650-5653). Pertanto, Erofilo sembra aver accettato la teoria umorale tradizionale, pur mantenendo la sua scetticismo sulle spiegazioni causali (fr:5654-5655, 5658).
Oltre alla tradizione, Erofilo ha portato innovazioni: ha applicato la sua conoscenza anatomica per individuare il centro di controllo del corpo, rifiutando la nozione aristotelica del cervello come semplice agente refrigerante (fr:5668). Ha distinto tra cervello e cervelletto, attribuendo maggiore importanza al ventricolo che è anche la base del cervello e al ventricolo nel cervelletto (fr:5664-5665), probabilmente per la vicinanza al midollo spinale e per scoperte vivisezionistiche sul ruolo del cervelletto nell’attività muscolare e nell’equilibrio (fr:5666). Questa teoria fu influente, poiché Galeno l’accettò (fr:5667); va notato che il ruolo pathophysiologico del cervello era già stato riconosciuto in generale da presocratici (Alcmeone, Diogene di Apollonia, Democrito), Platone e l’autore di On Sacred Disease, ma Erofilo ha raggiunto un nuovo standard di precisione (fr:5678-5683).
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[26.1-540-5729|6268]
24 Fisiologia e teoria del polso di Erofilo: innovazioni e analogie metriche
Un resoconto delle teorie fisiologiche di Erofilo, tra sistema nervoso, respirazione e un’innovativa classificazione del polso basata su analogie metriche e strumenti clinici.
Erofilo si distinse per le sue ricerche sul sistema nervoso: Galen, pur criticandolo per aver attribuito l’affezione della facoltà ai suoi organi, lo riconobbe per aver “riconosciuto correttamente che il genere nervoso (το νευρώδες γένος) — e non quello arterioso — serve ai movimenti volontari (ταΐς κατά προαίρεσιν κινήσεσιν)” “recognizing correctly that the nerve-like class (το νευρώδες γένος) - and not the arterial class - serves the voluntary motions (ταΐς κατά Ίτροαίρεσιν κινήσεσιν)” - (fr:5800). Inoltre, Erofilo differenziò nettamente il polso (involontario, delle arterie) da tremore, spasmo e palpito: “Erofilo dice… il polso si verifica solo nelle arterie e nel cuore, mentre palpito e spasmo e tremore si verificano nei muscoli come nei nervi… E il polso ci accompagna sempre involontariamente (άπροαιρέτως)… mentre gli altri sono nel nostro potere di scelta (εν τη ήμετέρα προαιρέσει)” “Herophilus says… pulse occurs only in the arteries and the heart, whereas palpitation and spasm and tremor occur in muscles as well as nerves… And the pulse at all times attends us involuntarily (άττροαιρέτοος)… whereas the others are within our power to choose (εν τη ήμετέρα ττροαιρέσει)” - (fr:5817).
Per la respirazione, Erofilo si distaccò dalla tradizione (Platone, Aristotele, Erasistrato) che legava questo processo al cuore e al sangue: non assegnò alcun ruolo al cuore nell’iniziare o mantenere la respirazione, ma attribuì a polmoni e torace una tendenza naturale a dilatarsi e contrarsi. Il ciclo respiratorio aveva quattro fasi, senza coinvolgimento cardiaco: “Il respiro è l’attività del solo polmone”, disse, e il ciclo si completava con due dilatazioni e due contrazioni del polmone, e una sola del torace “‘The drawing in of pneuma from outside accordingly is the activity of the lung alone’, he said, not of the heart.” - (fr:5881).
Nel sistema vascolare, Erofilo ribatté la teoria di Prassagora (suo maestro) della pulsazione autonoma delle arterie: riaffermò la continuità tra arterie e cuore, sostenendo che la facoltà (δύναμις) che permette alle arterie di dilatarsi e contrarsi fluiva dal cuore attraverso le pareti arteriose. Inoltre, è ipotizzabile che egli considerasse le arterie contenenti sia sangue che pneuma: anticiperebbe così la visione di Galeno, e ciò spiegherebbe perché Galeno non critica mai Erofilo per la dottrina delle arterie “senza sangue” “If this is so, Herophilus accepts the presence of blood as well as pneuma in the arteries, anticipating the view not only of the Anonymus and of the Pneumatic school but also of Galen himself.” - (fr:5980).
La teoria del polso è il nucleo più innovativo di Erofilo. Egli definì la contrazione (sistole) come l’attività (ενέργεια) delle arterie, e la dilatazione (diastole) come “il ritorno alla condizione propria e naturale del loro corpo”, basandosi sull’osservazione che le arterie dei corpi morti hanno un lume percepibile “contraction {systole) is the activity or energeia of the arteries, while dilation (diastole) is ‘the return to the proper and natural condition of their body’.” - (fr:6059). Sebbene Galeno non riuscisse a percepire la sistole, Erofilo la considerava tanto percepibile quanto la diastole: “Erofilo discorre ovunque come se [parlasse] di una contrazione percepibile” “Herophilus, for whom he has the highest respect in these matters, ‘discourses throughout as though [he is talking] about a perceptible contraction’.” - (fr:6066).
Erofilo classificò i polsi secondo quattro differenze primarie (grandezza, velocità, veemenza, ritmo), e secondo le fasi della vita. Il ritmo, in particolare, fu analizzato con analogie musicali e metriche: lo definì come “un movimento che ha una regola definita nel tempo” “‘Rhythm’, says Herophilus, ‘is a motion which has a defined regulation in time’” - (fr:6128), e creò un’unità temporale primaria percepibile, corrispondente alla dilatazione del polso di un neonato. Questo unità serviva per misurare durata di sistole e diastole, e per definire i ritmi corrispondenti alle quattro fasi della vita: pirrichio (neonato, 1:1), trocheo (adolescente, 2:1), spondeo (età matura, 2:2), giambico (vecchiaia, 1:2) “Nature’s music in our arteries therefore assumes pyrrhic, trochaic, spondaic, and iambic forms in four successive stages of our lives” - (fr:6260).
Per applicare queste teorie alla pratica clinica, Erofilo inventò una clepsidra portatile calibrata per l’età del paziente: “questa clepsidra poteva essere calibrata per adattarsi all’età del paziente, una caratteristica che dimostra vividamente il desiderio di Erofilo di colmare il divario tra teoria e pratica” “this water-clock could be calibrated to suit the age of the patient, a feature which strikingly demonstrates Herophilus’ desire to bridge the gap between theory and practice” - (fr:6267).
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[27.1-84-6271|6354]
25 La sfigmologia di Erofilo: clepsidra, differenze del polso e teorie delle fasi della vita
Analisi delle principali innovazioni erofilee nella studio del polso, tra uso quantitativo della clepsidra, distinzione tra velocità e frequenza, e legame con le fasi della vita.
Il testo presenta l’uso della clepsidra da parte di Erofilo come elemento peculiare: l’apparecchio non era solo un timer, ma anche un termometro, legato alla correlazione tra frequenza del polso e temperatura corporea (“the greater the frequency, the higher the temperature - he would use his water-clock also when feeling the pulse of feverish patients, and, after adjusting the water-clock to the patient’s age, ‘by as much as the movements of the pulse exceeded the number that is natural for filling up the [adjusted] clock, by that much he also declared the pulse too frequent - i.e. that [the patient] had either more or less of a fever’” - (fr:6287) [la maggiore frequenza corrispondeva a una temperatura più alta - usava la clepsidra anche quando palpava il polso di pazienti febbrili e, dopo aver adattato la clepsidra all’età del paziente, “per quanto i movimenti del polso superassero il numero naturale per riempire la [clepsidra adattata], per altrettanto dichiarava anche il polso troppo frequente - cioè che [il paziente] aveva più o meno febbre”]).
Per quanto riguarda il ritmo del polso, si nota la limitata applicabilità delle Ritmiche di Aristosseno: il rapporto in età avanzata può variare da 1:2 (giambico) a 1:10, anche se 1:2 potrebbe essere normale e 1:10 patologico (“The fact that the ratio in old age can range from 1 :2 (iambic) to 1:10 again seems to reveal the limited applicability of Aristoxenus’ Rhythmics to Herophilus’ theory of pulse rhythm. (1:2 might, however, be the normal ratio, and 1:10 a pathological ratio.)” - (fr:6272-6273) [Il fatto che il rapporto in età avanzata possa variare da 1:2 (giambico) a 1:10 sembra nuovamente rivelare la limitata applicabilità delle Ritmiche di Aristosseno alla teoria del ritmo del polso di Erofilo. (1:2 potrebbe tuttavia essere il rapporto normale, e 1:10 patologico.)]).
Il testo fornisce anche indicazioni sulla datazione di Marcellino, autore di Sul polso: l’ultimo autore menzionato è Archigene (massima attività all’inizio del II secolo d.C., sotto Traiano), e non c’è alcun riferimento a Galeno, quindi l’opera di Marcellino è probabilmente del II secolo d.C. inoltrato, conclusione compatibile con il suo stile (“The latest author mentioned by Marcellinus in his On Pulses is a leader of the Pneumatic school, Archigenes, who was at his prime in the early second century a. d. during the reign of Trajan… Since Galen’s extensive pulse-lore… is not mentioned even once in Marcellinus’ work, the latter was probably written in the mid-second century a. d. - a conclusion which is also compatible with Marcellinus’ style.” - (fr:6277-6284) [L’ultimo autore menzionato da Marcellino nel suo Sul polso è un capo della Scuola Pneumatica, Archigene, che ebbe la massima attività all’inizio del II secolo d.C. durante il regno di Traiano… Poiché l’ampia dottrina sul polso di Galeno… non è menzionata nemmeno una volta nell’opera di Marcellino, quest’ultima è stata probabilmente scritta nel II secolo d.C. inoltrato - una conclusione che è anche compatibile con lo stile di Marcellino.]).
Erofilo introdusse quattro differenze primarie del polso: grandezza, velocità, veemenza (o forza) e ritmo, tutte con applicazione rilevante nella sua sfigmologia; tra queste, ritmo e frequenza (quest’ultima dimostrata dall’uso della clepsidra) sono legate alla teoria delle quattro fasi della vita (infanzia, adolescenza, età adulta, vecchiaia), ciascuna con caratteristiche sfigmologiche specifiche (“each of the four primary differentiae Herophilus introduced to distinguish different ‘species’ of pulse - size, speed, vehemence or strength, rhythm - is given significant application in his pulse-lore. Furthermore, in the extant evidence two of these differentiating devices also are made an integral part of his theory that there are four stages of life… each with its own sphygmological characteristics. A further element of Herophilus’ theory of stages is, as his use of the water-clock demonstrated, the differentiation of pulses of different ages by reference to the frequency of pulse-beats.” - (fr:6342-6343, 6305) [ognuna delle quattro differenze primarie introdotte da Erofilo per distinguere diverse “specie” di polso - grandezza, velocità, veemenza o forza, ritmo - riceve un’applicazione significativa nella sua dottrina sul polso. Inoltre, nelle fonti superstiti due di questi strumenti di distinzione sono anche parte integrante della sua teoria che esistono quattro fasi della vita… ciascuna con le sue caratteristiche sfigmologiche specifiche. Un ulteriore elemento della teoria delle fasi di Erofilo è, come dimostrato dall’uso della clepsidra, la distinzione dei polsi di età diverse in base alla frequenza dei battiti.]).
Un punto ambiguo è la relazione tra velocità e frequenza: nel Libro 1 di Sul polso Erofilo menzionò la “velocità” come criterio primario, mentre in pratica usò anche la “frequenza”; medici successivi (Archigene, Marcellino, Galeno) distinsero nettamente tra i due, ma le fonti sono troppo scarse per stabilire se Erofilo li considerò caratteristiche diverse (“His use of frequency as a criterion is puzzling, because ‘speed’ rather than ‘frequency’ was mentioned in Book 1 of Herophilus’ On Pulses as one of the four primary criteria… The extant evidence is too scanty to establish conclusively whether Herophilus thought of ‘speed’ and ‘frequency’ as different characteristics of the pulse, but later physicians such as Archigenes, Marcellinus, and Galen certainly drew a sharp distinction between pulse ‘speed’ and pulse ‘frequency’.” - (fr:6306-6307) [Il suo uso della frequenza come criterio è enigmatico, perché “velocità” piuttosto che “frequenza” era menzionato nel Libro 1 di Sul polso di Erofilo come uno dei quattro criteri primari… Le fonti superstiti sono troppo scarse per stabilire in modo conclusivo se Erofilo considerasse “velocità” e “frequenza” caratteristiche diverse del polso, ma medici successivi come Archigene, Marcellino e Galeno fecero certamente una netta distinzione tra “velocità del polso” e “frequenza del polso”.]). Tuttavia, è chiaro che Erofilo usò la velocità: il polso formicans (“formicaio”) non era “veloce”, e Plinio conferma che divise le pulsazioni arteriose in misure e leggi metriche per età: regolare, veloce o lenta (“Thus the pulse known as formicans or ‘ant-like’ (μυρμηκικών, ‘moving like an ant’) is described by Herophilus as not being ‘fast’, i.e. as not having much speed. And Pliny confirms in his Natural History that Herophilus… ‘divided the pulsation of the arteries into definite measures and metrical laws according to age: regular (stabilis) or fast or slow’.” - (fr:6308, 6325) [Così il polso noto come formicans o “simile a formica” (μυρμηκικών, “che si muove come una formica”) è descritto da Erofilo come non “veloce”, cioè come non avente molta velocità. E Plinio conferma nella sua Storia Naturale che Erofilo… “divise le pulsazioni delle arterie in misure definite e leggi metriche secondo l’età: regolare (stabilis) o veloce o lenta”.]).
Per la grandezza, Erofilo (e Galeno) considerò un concetto relativo: la grandezza del polso va definita rispetto alla circonferenza dell’arteria. Così, il polso di un bambino, sebbene piccolo rispetto a quello di un adulto, è “di grandezza adeguata” in relazione all’arteria del bambino, e l’“adeguatezza” è caratteristica dei polsi sani in tutte le età (“‘Size’… was also used in Herophilus’ theory of stages of life… Galen… agrees with Herophilus that the normal pulse of children is ‘good-sized’ or ‘adequate in size’ - rather than ‘small’… the reason Galen cites… reveals much about Herophilus’ (and Galen’s) conception of pulse size: unlike the ‘primary perceptible time unit’, which is an absolute measuring device, ‘size’ (μέγεθος) is a relative concept, because the ‘size’ of a pulse always has to be defined in relation to the circumference of its artery. Compared to the pulse of an adult, the child’s pulse might be small, but relatively speaking… it is as ‘adequate in size’ or ‘good-sized’ as the adult’s pulse. Within this relativistic framework, ‘adequacy’ of size apparently was thought of as characteristic of normal or healthy pulses at all ages…” - (fr:6326, 6328-6330, 6340) [La “grandezza”… fu usata anche nella teoria delle fasi della vita di Erofilo… Galeno… concorda con Erofilo che il polso normale dei bambini è “di buona grandezza” o “adeguato in grandezza” - piuttosto che “piccolo”… la ragione che Galeno cita… rivela molto sulla concezione della grandezza del polso di Erofilo (e Galeno): a differenza dell’“unità di tempo percepibile primaria”, che è un dispositivo di misurazione assoluto, la “grandezza” (μέγεθος) è un concetto relativo, perché la “grandezza” di un polso deve sempre essere definita in relazione alla circonferenza della sua arteria. Rispetto al polso di un adulto, il polso di un bambino potrebbe essere piccolo, ma relativamente parlando… è “adeguato in grandezza” o “di buona grandezza” come il polso dell’adulto. All’interno di questo quadro relativistico, l’“adeguatezza” della grandezza era apparentemente considerata caratteristica dei polsi normali o sani in tutte le età…]).
Per la tradizione successiva, la Scuola Pneumatica riprese le quattro differenze primarie erofilee e aggiunse frequenza e pienezza; Plinio affermò che la classificazione per velocità era stata abbandonata per eccessiva sottigliezza, ma questo è dovuto a sua scarsa informazione, poiché la dottrina erofilea era ancora viva nella Scuola Pneumatica (in particolare con Agatino e Archigene) (“The ‘Pneumatics’ not only took over Herophilus’ four primary criteria… they added at least two more: frequency and fullness… Pliny adds that by his time this Herophilean classification of pulse according to age and to pulse speed had been abandoned ‘on account of its excessive subtlety’… The statement… can only mean that Pliny was not well informed about the efflorescence of pulse-lore in the Pneumatic school of medicine… all the specific differendae introduced by Herophilus, including ‘speed’, were far from extinct in Pliny’s own day.” - (fr:6333-6334, 6331-6332) [I “Pneumatici” non solo ripresero i quattro criteri primari di Erofilo… aggiunsero almeno altri due: frequenza e pienezza… Plinio aggiunge che al suo tempo questa classificazione erofilea del polso secondo l’età e la velocità era stata abbandonata “per eccessiva sottigliezza”… L’affermazione… può solo significare che Plinio non era ben informato sulla fioritura della dottrina sul polso nella Scuola Pneumatica di medicina… tutte le differenze specifiche introdotte da Erofilo, inclusa la “velocità”, erano tutt’altro che estinte al tempo di Plinio.]).
Infine, Erofilo descrisse polsi anomali con nomi inventivi: il polso “simile a gazzella” (δορκαδίων, caprizans in latino), “simile a formica” (μυρμηκίζων, formicans) e “tremolante” (τρομώδης, tremulus); i primi due nomi furono introdotti da lui, mentre il “simile a verme” (vermiculans) non ha basi nelle fonti antiche come invenzione erofilea (“his nomenclatural inventiveness: for example, the gazelle like pulse (δορκαδΐ3ων, famous in Latin pulse-lore as caprizans) of a certain eunuch, the ant-like pulse (μυρμηκΪ3οον or formicans), and the quivering pulse (τρομώδης or tremulus)… The terms ‘ant-like’ pulse and ‘gazelle-like’ pulse appear to have been introduced by Herophilus. Later they were joined by the ‘worm-like’ pulse… Harris’ implication… that the ‘worming’ pulse also received its name from Herophilus has no basis in the ancient evidence.” - (fr:6345, 6347-6351) [la sua inventiva nomenclaturale: per esempio, il polso simile a gazzella (δορκαδίων, famoso nella sfigmologia latina come caprizans) di un certo eunuco, il polso simile a formica (μυρμηκίζων o formicans) e il polso tremolante (τρομώδης o tremulus)… I termini “polso simile a formica” e “polso simile a gazzella” sembrano essere stati introdotti da Erofilo. Successivamente si aggiunse il polso “simile a verme”… L’implicazione di Harris… che anche il polso “simile a verme” abbia ricevuto il nome da Erofilo non ha basi nelle fonti antiche.]).
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[28.1-112-6414|6525]
26 Teorie spermatologiche antiche e la posizione di Erofilo
Panoramica delle tre principali teorie sulla formazione del seme nell’antichità, dell’adesione di Erofilo alla teoria ematogenetica aristotelica (con differenze anatomiche) e del dibattito sulla paternità delle cinque prove nel frammento di Vindicianus.
Nel testo vengono esposte tre teorie spermatologiche antiche più note al tempo di Erofilo: l’encefalogenetica, la pangenetica e l’ematogenetica. Nel Corpus ippocratico sono presenti sia la visione encefalogenetica arcaica che quella pangenetica più nuova, come in Arie, acque, luoghi, dove si afferma che “il seme viene da tutte le parti del corpo, seme sano da parti sane, seme malato da parti malate… genitori calvi, per lo più, hanno figli calvi, genitori con occhi grigi figli con occhi grigi, genitori strabici figli strabici, e così via” (fr:6424) [il seme viene da tutte le parti del corpo, seme sano da parti sane, seme malato da parti malate… Perciò genitori calvi, per lo più, hanno figli calvi, genitori con occhi grigi figli con occhi grigi, genitori strabici figli strabici, e così via]; l’autore non tenta di riconciliare le due teorie, ma la pangenetica domina il Corpus, presente sia in trattati coi che cnidi.
La terza teoria, l’ematogenetica, vede il seme come residuo del sangue, formatosi attraverso la concozione: è attribuita in forma meno elaborata a Diogene di Apollonia, ma il suo sostenitore più famoso è Aristotele. Nel Sulla generazione degli animali, Aristotele descrive il processo: il cibo viene concocto nello stomaco, trasformato in sangue nel cuore (caricato di pneuma connaturato), e il surplus di sangue subisce un’ulteriore concozione per diventare seme (o latte materno o sangue mestruale). Per Aristotele, la formazione del seme è completata nei vasi sanguigni prima dei genitali: i testicoli non contribuiscono alla produzione, ma sono paragonati a pesi di telaio per rendere più stabile il movimento del residuo seminale e prevenire l’eccitazione eccessiva.
Erofilo si schiera con Aristotele, rifiutando encefalogenesi e pangenesi, e accetta la tesi centrale che il seme derivi dal sangue, difendendola su basi anatomiche: secondo un frammento di Vindicianus, la dissezione dimostra che i vasi ai genitali hanno più sangue a distanza e più sostanza seminale vicino. Questa è la prima di cinque prove dell’origine ematogenetica: le altre quattro affermano che l’eccessivo rapporto provoca emissione di sangue, un sillogismo su sangue e seme come summa, sintomi simili tra flebotomia e esaurimento sessuale, e coagulazione comune di sangue e seme (dimostrata da dissezioni sull’utero). Jaeger attribuisce tutte e cinque le prove a Erofilo su basi stilistiche, ma la loro paternità è dibattuta: solo la prima è esplicitamente attribuita a lui, ma argomenti sul contenuto (dissezione, flebotomia, anatomia riproduttiva maschile e femminile) rendono probabile che siano sue, anche se non con certezza, poiché si basano su argomenti e silentio.
Erofilo si differenzia da Aristotele per il ruolo di testicoli e dotti: per lui, il seme arriva imperfettamente formato ai testicoli, si affina lì, poi passa all’epididimo e ai dotti deferenti e vescicole seminali (chiamati παρασταταί, assistenti). Tuttavia, non spiega il meccanismo di trasporto del seme dai testicoli al pene, e Rufo di Efeso definisce questa una difficoltà insolubile.
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[29.1-163-6673|6835]
27 Teorie e eredità di Erafilo: sintomatologia, classificazione dei sogni e fisiopatologia umorale
Analisi delle dottrine di Erafilo sulla sintomatologia, i sogni, gli umori e il centro di comando dell’anima, con attenzione alle ambiguità interpretative e alla loro influenza nella tradizione ellenistica e patristica.
Il testo apre con un mistero relativo alla teoria di Erafilo e ai sintomi associati, per cui le sue opinioni sugli umori potrebbero essere la chiave: “But just what Herophilus’ theory was, and what symptoms actually were associated with it, leaves us with yet another tantalizing mystery to which his views on the humours might have held the key.” - (fr:6673) [Ma esattamente quale fosse la teoria di Erafilo, e quali sintomi fossero effettivamente associati ad essa, ci lascia con un altro affascinante mistero di cui le sue opinioni sugli umori potrebbero essere la chiave.] Erafilo non si limitò a osservare e registrare innumerevoli sintomi, ma la sua fisiopatologia ebbe una forte spinta sistematizzatrice — evidente soprattutto nella tassonomia del polso — che probabilmente influenzò anche il suo approccio alla sintomatologia: “The strong systematizing thrust of much of his pathophysiology - most manifest in his taxonomy of the pulse - probably also informed his approach to symptomatology.” - (fr:6693) [La forte spinta sistematizzatrice di gran parte della sua fisiopatologia – più evidente nella sua tassonomia del polso – probabilmente influenzò anche il suo approccio alla sintomatologia.] Tuttavia, l’evidenza a sostegno di questa visione è compromessa dall’ambigua espressione oi περί τον Ήρόφιλον (“quelli intorno a Erafilo”), che può significare “Erafilo e i suoi seguaci”, “i seguaci di Erafilo” o semplicemente “Erafilo”: “But the only evidence that supports this view231 is compromised by an ambiguous phrase which has dogged our steps throughout this volume: oi περί τον Ήρόφιλον, literally ‘ those around Herophilus’, which, as I pointed out earlier, could mean (i) ‘Herophilus and his followers’ or (ii) ‘the followers of Herophilus’ or (iii) simply ‘Herophilus’ (LSJ, s.v. περί, c.i.2).” - (fr:6694) [Ma l’unica evidenza che supporta questa visione è compromessa da un’espressione ambigua che ha perseguitato i nostri passi in tutto questo volume: oi περί τον Ήρόφιλον, letteralmente “quelli intorno a Erafilo”, che, come ho sottolineato in precedenza, può significare (i) “Erafilo e i suoi seguaci” o (ii) “i seguaci di Erafilo” o (iii) semplicemente “Erafilo”.] Galeno, nel De Repletione, aggiunge che “quelli intorno a Erafilo” introdussero la τρίχρονος σημείωσις (“inferenza triplice temporale dai segni”) in modo simile agli Empirici: “Referring to the Alexandrian Empiricists’ τρίχρονος σημείωσις or ‘triple-timed infer ence from signs’, Galen in his On Repletion adds that ‘those around Herophilus introduced it in a manner similar to the Empiricists’ (T223a, lines 3-4).” - (fr:6695) [Riferendosi alla τρίχρονος σημείωσις degli Empirici alessandrini o “inferenza triplice temporale dai segni”, Galeno nel suo De Repletione aggiunge che “quelli intorno a Erafilo l’hanno introdotta in modo simile agli Empirici”.] Se la teoria empirica dell’interpretazione dei segni risale a Erafilo stesso (il fondatore della scuola empirica, Filino di Coo, era suo studente), lo schema sarebbe triplice: da segni presenti si inferisce la condizione attuale, da segni passati la storia e le cause prossime, da “segni futuri” si deduce la cura basata su altri pazienti: “If the Empiricist theory of the interpretation of signs does date back to Herophilus himself - as several aspects of Empiricist doctrine do ( and perhaps not surprisingly so, since the founder of the Empiricist school had been a student of Herophi lus)232-th e n the scheme adopted by Herophilus would be the following. The interpretation of signs has to be threefold: from present signs or symptoms the physician makes pathological inferences about the current condition of the patient; from past signs he infers the history of the patient’s illness and its proximate causes, while ‘future signs’ refer to the inferences made from what happened to other patients (who had been in this condition but were cured), i.e. ‘future signs’ indicate how a similar cure might be effected by similar measures in the patient currently under treatment.” - (fr:6696-6697) [Se la teoria empirica dell’interpretazione dei segni risale effettivamente a Erafilo stesso – come accade per diversi aspetti della dottrina empirica (e forse non sorprende, dato che il fondatore della scuola empirica era stato suo studente) – allora lo schema adottato da Erafilo sarebbe il seguente. L’interpretazione dei segni deve essere triplice: da segni o sintomi presenti il medico fa inferenze patologiche sulla condizione attuale del paziente; da segni passati inferisce la storia della malattia del paziente e le sue cause prossime, mentre i “segni futuri” si riferiscono alle inferenze fatte da ciò che è accaduto ad altri pazienti (che erano in questa condizione ma sono stati curati), cioè i “segni futuri” indicano come una cura simile potrebbe essere attuata con misure simili nel paziente attualmente in trattamento.] Mentre gli Empirici enfatizzavano la sintomatologia come strumento diretto per i criteri terapeutici (rifiutando l’eziologia), Erafilo probabilmente si concentrò anche sul potenziale eziologico dell’interpretazione triplice temporale: “But whereas the Empiricists’ emphasis seems to have been primarily on symptomato logy as an exercise which directly provides therapeutic criteria233 - after all, they rejected aetiology - Herophilus’ emphasis was prob ably at least as much on the aetiological potential of a ‘ triple-timed’ interpretation of signs.” - (fr:6698) [Ma mentre l’enfasi degli Empirici sembra essere stata principalmente sulla sintomatologia come esercizio che fornisce direttamente criteri terapeutici – dopo tutto, rifiutavano l’eziologia – l’enfasi di Erafilo era probabilmente almeno altrettanto sul potenziale eziologico di un’interpretazione triplice temporale dei segni.] L’attribuzione a Erafilo stesso rimane comunque provvisoria a causa dell’ambiguità di oi περί τον Ήρόφιλον: “The attribution of this temporal classification of symptoms to Herophilus himself must, however, remain as tentative as the frustrating phase oi περί τον Ήρόφιλον is ambiguous.” - (fr:6699) [L’attribuzione a Erafilo stesso di questa classificazione temporale dei sintomi deve, tuttavia, rimanere tanto provvisoria quanto è ambigua la frustrante espressione oi περί τον Ήρόφιλον.]
Passando alla teoria dei sogni, Sigmund Freud nel L’interpretazione dei sogni cita Erafilo come precursore dell’idea che i sogni derivino da desideri: “‘ I am farfromseeking to maintain that l a m thefirst writer to have had the idea o f d eriving dreams fromwishes… Those who attach any importance to anticipations o f this kind may go back to classical antiquity and quote H erophilus… ’ sigmund freud, The Interpretation of Dreams” - (fr:6715) [“Sono lungi dal cercare di sostenere di essere il primo scrittore ad aver avuto l’idea di derivare i sogni dai desideri… Coloro che attribuiscono importanza ad anticipazioni di questo tipo possono risalire all’antichità classica e citare Erafilo…”] La discussione di Erafilo sulla frenite (un disturbo mentale) indica il suo interesse per i sintomi psichici, e tra questi i sogni, che divise in tre tipi: “Herophilus’ discussion of a mental disorder, phrenitis,234 indicates that his interest in the interpretation and classification of symptoms also extended to mental or psychic conditions. One of the psychic conditions or activities upon which he brought his taxonomic passion to bear is dreams, which he divided into three general types.” - (fr:6716-6717) [La discussione di Erafilo su un disturbo mentale, la frenite, indica che il suo interesse per l’interpretazione e la classificazione dei sintomi si estendeva anche alle condizioni mentali o psichiche. Una delle condizioni o attività psichiche su cui ha esercitato la sua passione tassonomica sono i sogni, che ha diviso in tre tipi generali.] Il primo tipo, i sogni inviati da un dio, è descritto meno dettagliatamente e si verifica “inevitabilmente” o “per necessità”; Erafilo rifiuta così l’argomentazione di Aristotele che i sogni non sono inviati dagli dei ma solo da cause naturali, tornando invece a una credenza tradizionale: “A first type of dream - dreams sent by a god - is described in less detail than the other two. God-inspired dreams simply are said to occur ‘inevitably’ or ‘by necessity’.235 Herophilus thus rejects Aristotle’s argument (On Divination in Sleep 462b!2-464^ 18) that dreams, though perhaps ‘demonic’, never are god-sent but are attributable only to natural causes. The Alexandrian instead reverts to a traditional belief, of a kind richly reflected in Greek literature, that the gods are responsible for at least some of our dreams.” - (fr:6718-6720) [Un primo tipo di sogno – i sogni inviati da un dio – è descritto meno dettagliatamente degli altri due. I sogni ispirati dagli dei sono semplicemente detti verificarsi “inevitabilmente” o “per necessità”. Erafilo rifiuta quindi l’argomentazione di Aristotele (On Divination in Sleep 462b12-464a18) che i sogni, sebbene forse “demoniaci”, non siano mai inviati dagli dei ma siano attribuibili solo a cause naturali. L’Alessandrino torna invece a una credenza tradizionale, ampiamente riflessa nella letteratura greca, che gli dei siano responsabili almeno di alcuni dei nostri sogni.] Il secondo tipo, i “sogni naturali”, sorgono quando l’anima forma per sé un’immagine di ciò che è a suo vantaggio e di ciò che accadrà dopo; sono endogeni, non causati da agenti esterni, e l’anima immagina il futuro specifico per il proprio interesse: “Second, ‘natural dreams’ are described as arising ‘when the soul forms for itself an image of what is to its advantage and of what will happen next’. This category, pace Kessels (1969), does not seem to be the same as the ‘predictive’ class of dreams associated, for example, with the Homeric Gates of Horn (Odyssey 560-7). Herophilus’ ‘natural dreams’ are not occasioned by any external agent, such as a god or a demon or even a recent percept. Rather, they are, as Schrijvers (1977) observed, ‘endogenous’, and in them the psyche images not only the future but specifically its own interest.” - (fr:6721-6724) [In secondo luogo, i “sogni naturali” sono descritti come sorgenti “quando l’anima forma per sé un’immagine di ciò che è a suo vantaggio e di ciò che accadrà dopo”. Questa categoria, nonostante Kessels (1969), non sembra essere la stessa della classe “predittiva” di sogni associata, ad esempio, alle Porte di Corneo omeriche (Odissea 560-7). I “sogni naturali” di Erafilo non sono causati da alcun agente esterno, come un dio, un demone o anche una percezione recente. Piuttosto, sono, come ha osservato Schrijvers (1977), “endogeni”, e in essi la psiche immagina non solo il futuro ma specificamente il proprio interesse.] Infine, i sogni “misti” o “composti” sorgono spontaneamente secondo l’impatto delle immagini (eidola), quando vediamo ciò che desideriamo vedere, come accade agli uomini che nei sogni fanno l’amore con le donne che amano: “Finally, ‘mixed’ or ‘compound’ dreams are described, in an interesting anticipation of the sexual emphasis of some modern dream theories, as ‘arising spontaneously (or: ‘accidentally’) according to the impact of the images, whenever we see what we wish to see, as happens in the case of men who in their dreams make love to (or: ‘see’) the women they love’.236 The phrase ‘the impact of the images’” - (fr:6725) [Infine, i sogni “misti” o “composti” sono descritti, in un’interessante anticipazione dell’enfasi sessuale di alcune teorie moderne dei sogni, come “sorgenti spontaneamente (o: ‘accidentalmente’) secondo l’impatto delle immagini, ogni volta che vediamo ciò che desideriamo vedere, come accade nel caso degli uomini che nei sogni fanno l’amore con (o: ‘vedono’) le donne che amano”.] L’espressione “impatto delle immagini” potrebbe evocare un modello atomistico, ma probabilmente è un uso diverso di eidolon, anche perché l’anima produce i propri eidola nei sogni naturali; in queste due classi, i sogni sono attività psichiche: “(eidola) might conjure up an atomistic model of a stream of eidola or atomic film-like images impacting on a person continuously,237 but if this is what Herophilus meant, he would be providing an uncharac teristic physiological foundation for his ‘mixed’ or ‘compound’ dreams. In all probability this cryptic phrase represents a different use of eidolon, especially since the soul, in the case o f ‘natural dreams’, is said to be capable of producing its own eidola. Be this as it may, in both these classes of dreams there is no reference to dreams as anything but mental or psychic activities.” - (fr:6730-6733) [(eidola) potrebbe evocare un modello atomistico di un flusso di eidola o immagini atomiche a forma di pellicola che colpiscono una persona continuamente, ma se questo è ciò che intendeva Erafilo, fornirebbe una fondazione fisiologica non caratteristica per i suoi sogni “misti” o “composti”. Con ogni probabilità questa frase criptica rappresenta un uso diverso di eidolon, soprattutto perché l’anima, nel caso dei “sogni naturali”, è detta capace di produrre i propri eidola. Sia come sia, in entrambe queste classi di sogni non c’è riferimento ai sogni come altro che attività mentali o psichiche.] I sogni misti derivano il nome dall’avere elementi in comune con gli altri due: con i divini un agente esterno (dio o impatto delle immagini), con i naturali uno stimolo interno (immaginazione psichica autonoma o ciò che desideriamo): “The ‘compound’ or ‘mixed’ dreams appear to derive their name from having elements in common with both ‘god-sent’ and ‘natural’ dreams. With the former they share an external agency (‘god’ or ‘the impact of images’), and with the latter an internal stimulus (‘autonomous psychic imaging’ or ‘what we wish’).” - (fr:6734-6735) [I sogni “composti” o “misti” sembrano derivare il loro nome dall’avere elementi in comune sia con i “sogni inviati da dio” che con i “sogni naturali”. Con i primi condividono un agente esterno (“dio” o “l’impatto delle immagini”), con i secondi uno stimolo interno (“immaginazione psichica autonoma” o “ciò che desideriamo”).] Sono state fatte interpretazioni più complesse (come quella di Schrijvers che lega la tripartizione a techne, physis, tyche), ma queste appaiono forzate: “Impressive attempts have been made to argue for more complicated solutions - most recently, for example, Schrijver’s (1977) suggestion that the Platonic and Aristotelian division of the origins o f ‘things that come into being’ (gignomena) into techne, physis, and tyche (or automaton’, see Plato, Laws 888E4-6 and Metaphysics Z .7. 1 0 3 2 a i 2 - i 3 ) served as the model for Herophilus’ tripartition, with techne said to correspond to Herophilus’ god-sent dreams - but such interpretations appear to put the Herophilean texts under unacceptable strain.” - (fr:6736-6737) [Sono stati fatti tentativi impressionanti per sostenere soluzioni più complesse – più recentemente, ad esempio, la suggerimento di Schrijvers (1977)
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[30.1-601-6840|7440]
28 Herophilus of Chalcedon: Pulse Theory, Life-Stage Rhythms, and Ancient Medical Debates
The text compiles ancient sources—primarily Galen, alongside Rufus of Ephesus, Marcellinus, and Pliny the Elder—documenting Herophilus’ pioneering work on pulses, its integration with life stages, and debates with later physicians.
Herophilus first described pulse differences as including plethos (mass), size, speed, vehemence, and rhythm, but later omitted plethos in repeated enumerations. Galen argues this term meant “frequency” (not “fullness,” as some later physicians claimed), noting Herophilus never used “full pulse” and frequently referenced frequency instead. Herophilus defined pulse rhythm as “motion with a defined regulation in time,” analogizing arterial dilation (diastole) to the musical upbeat (arsis) and contraction (systole) to the downbeat (thesis).
He linked pulse rhythms to life stages: newborns have an “irrational” pulse (no definable ratio, short like a needle prick); growing children have a trochaic rhythm (2 time-units for dilation, 1 for contraction); those in their prime have a spondaic rhythm (equal times, 4 units total, called “in equal quantity”); and post-prime/old individuals have an iambic rhythm (contraction twice as long as dilation).
For fever diagnosis, Herophilus held that a person has a fever if their pulse is more frequent, larger, and stronger, accompanied by internal heat. Pulse frequency appears first and persists until the fever resolves; he reportedly used a water-clock to compare a patient’s pulse to the “natural” pulse rate for their age, judging fever severity by how much the pulse exceeded this baseline.
Later physicians like Archigenes debated Herophilus: Archigenes called a child’s pulse “small,” but Herophilus deemed it “adequate in size” (arguing it should be compared to the child’s arterial capacity, not an adult’s). Galen criticized later physicians for misinterpreting Herophilus—excerpting only parts of his work, ignoring his practical clinical points, and arguing bitterly over trivial matters instead of evaluating whether his theories aligned with medical practice.
Pliny the Elder adds that Herophilus condemned other medical schools (like the Empiricists) and divided pulses into musical feet by age, but his own school was eventually abandoned because it required literary literacy.
(Note: The final entry [186] is incomplete and not included.)
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[31.1-84-7542|7625]
29 Eraofilo: Ginecologia, fisiologia riproduttiva e dibattiti medici antichi
Il testo raccoglie testimonianze sulle dottrine di Eraofilo riguardo all’apparato riproduttivo, le malattie ginecologiche, la dystocia e la durata della gravidanza, inserendole nel contesto dei dibatti medici antichi.
Iniziamo con la fisiologia maschile: il seme di chi soffre di satiriasi e gonorrea è eccessivo, come riportato in “το δε σπέρμα τώ ν σατυριώντων και γονορροούντων δαψιλές ευρίσκεται” (fr:7542) [Il seme di coloro che soffrono di satiriasi e gonorrea si trova in quantità eccessiva]. Segue un’aporia che anche Eraofilo ha affrontato: come il seme passi dai testicoli al pene? Questo è espresso in “πώς ουν άπό τώ ν διδύ<(μων εις το αίδοΐον το σπέρμα ερ)χεται; τοΟτο γάρ δοκει μο’ι και τώ Ήροφίλω <άπορίαν παρα)σχεΐν” (fr:7543) [Come dunque il seme arriva dai testicoli al pene? Questo, a me sembra, ha fornito anche a Eraofilo un’aporia] e confermato dalle frasi “How then does the seed get from the testicles to the penis? For this seems to me to have provided Herophilus, too, with an insoluble difficulty” (fr:7547-7548).
Passando alla ginecologia, Eraofilo nel suo Maieutico afferma che l’utero è composto dalle stesse sostanze, regolato dalle stesse facoltà e affetto dalle stesse cause di malattia (come pienezza, spessore, disarmonia nei simili) delle altre parti del corpo. Di conseguenza, non ci sono patologie peculiari delle donne, eccetto concepire, nutrire il concepito, partorire, “maturare” il latte e i loro opposti. Queste dottrine sono trasmesse in “και Ήρόφιλος Iv τ ώ Μαιωτικώ φησι την υστέραν εκ τώ ν αυτών τοΐς άλλοις μέρεσι πεπλέχθαι καί υπό τώ ν αυτών δυνάμεων διοικείσθαι καί τάς αύτάς παρακειμένας εχειν Ολας και υπό τών αυτών αιτιών νοσοποιεισθαι, καθάπερ πλήθους, πάχους, διαφοράς τώ ν όμοιων ούδέν ουν ίδιον πάθος γυναικών πλήν του κυήσαι και του το κυηθέν εκθρέψαι καί άποτεκεΐν και τό γάλα πεπάναι και τά εναντία τούτοις” (fr:7550) [E Eraofilo nel suo Maieutico dice che l’utero è tessuto dalle stesse cose delle altre parti, è governato dalle stesse facoltà, ha le stesse sostanze materiali a disposizione e è fatto ammalare dalle stesse cause, come pienezza, spessore, disarmonia nei simili; quindi non c’è alcuna patologia peculiare delle donne, eccetto concepire, nutrire il concepito, partorire, maturare il latte e i loro opposti] e dalle loro traduzioni inglesi (fr:7551-7552). Questo posiziona Eraofilo nel dibattito antico: alcuni (Empirici, Diocle nel primo libro dei Ginecologici, Atenione tra gli Erasistratei) sostenevano l’esistenza di malattie femminili peculiari, mentre altri (per la maggior parte Erasistrato e Eraofilo) lo negavano, come riportato in “τινές μέν γάρ ύπολαμβάνουσιν ίδια ττάθη γίγνεσθαι γυναικών, καθάπερ οΐ άπό τής εμπειρίας καί Διοκλής εν τώ πρώτωτω ν Γυναικείων και τω ν Έρασιστρατείων ΆΘηνίων . . . τινές δέ μή γίνεσθαι, καθάπερ κατά τούς πλείστους Έρασίστρατος και Ήρόφιλος, ώς παρασεσημείωται” (fr:7558) [Alcuni infatti suppongono che si generino patologie peculiari delle donne, come gli Empirici, Diocle nel primo libro dei Ginecologici e Atenione tra gli Erasistratei… altri invece suppongono che non si generino, come per la maggior parte Erasistrato e Eraofilo, come è stato segnalato] e (fr:7560-7562). Sorano aggiunge che, anche se una parte femminile non differisce dalle altre, può essere affetta diversamente (es. stessa parte con costrizione o flusso), e critica Eraofilo per essersi sbagliato sugli elementi e Asclepiade per la causa: “καν μή διαφέρη (sc. μέρος τι έπί θηλειών) τω ν άλλων, ενδέχεται πάσχειν αυτό διαφόρως, ότι και το αυτό μέρος ποτέ μέν στεγνοπαθεΐ, ποτέ δέ ρευματί^εται. τά δέ όμοια και προς Ήρόφιλον λεκτέον καί πρός Άσκληπιάδην, καταψευδόμενον μέν τω ν στοιχείων, καταψευδόμενον δέ και τής αιτίας” (fr:7568-7570) [Anche se qualche parte nelle donne non differisce dalle altre, è possibile che sia affetta in modo diverso, perché la stessa parte a volte è affetta da costrizione, a volte da flusso; e bisogna dire cose simili contro Eraofilo e Asclepiade: contro il primo perché si è sbagliato sugli elementi, contro il secondo perché si è sbagliato sulla causa] e (fr:7574-7575).
Un tema centrale è la dystocia (parto difficile), trattata da Eraofilo nel Maieutico. Le cause che elenca sono: gravidanza complicata con molti feti (es. tre o cinque, come osservato da Simone il Magnesio), feto in posizione obliqua, collo o orifizio dell’utero non sufficientemente dilatati, membrana contenente il feto (dove si raccoglie l’acqua) troppo spessa per rompersi prima del parto, atonia dell’utero o del suo orifizio (considerata un problema corporeo), fattori esterni (cose che accadono, consumate o fatte), eccessiva umidità sanguigna espulsa dal corpo, utero disteso dal feto con dolori durante il parto, freddo/calore/tumore/ascesso negli intestini o nell’addome superiore, concavità nella zona lombare o nella spina dorsale, grasso nell’addome superiore o nelle anche che stringe l’utero, feti morti. Inoltre, Eraofilo segnala che sono stati visti feti nascere senza la rottura della membrana, ma anche questi casi sono difficili. Queste informazioni sono tratte da “Ήρόφιλος δέ εν τώ Μαιωτικω λέγει “δυστοκεΤται γούν ώς παρά Σίμωνος τού Μάγνητος ώράθη, ότι πολλά τις, <(οΐον> τρεις άνά πέντε, έκύησεν εργωδώς, γίνεται δέ δυστοκία πλαγίου γεννωμένου τού εμβρύου ή τού αύχένος τής μήτρας ή και τού στόματος ούχ ικανώς διεστώτος ή τού ύμένος τού περιέχοντος τό εμβρυον, όπου το ύδωρ συλλέγεται, παχυτέρου δντος και μή δυναμένου προ τού τόκου ραγήναι.” έωράσθαι δέ φησιν έμβρυα προπεπτωκότα άνευ τού τον υμένα ραγήναι, τά δέ τοιαύτα έτι εργωδώς τίκτεσθαι. “γίνεσθαι) δέ δυστοκίαν καί παρά τό άτονεΐν τήν μήτραν ή τό στόμα, άπορία δέ έστιν τό άτονεΐν τήν μήτραν εν τ ώ σώματι. “και παρά τά έξωθεν δέ προσπίπτοντα και προσφερόμενα καί ποιούμενα και τά έκ τού σώματος έκκρινόμενα αιματώδη πλείονα ύγρά δυστοκία γίνεται, καί παρά τό διαταθήναι υπό τού εμβρύου τήν μήτραν ώδΐσι τού τίκτειν γίνεται δυσέργεια παρά τε ψύχος ή καύμα ή φύμα ή άπόστημα εν τοΐς έντέροις, εν επιγαστρίω. καί τό έν όσφύι δέ καί ράχει γινόμενον κοίλωμα αίτιον δυστοκίας γίνεται, καί διά πιμελώδες έν επιγαστρίω καί έν ίσχίω δυστοκία γίνεται ώς άν άποπιε^ομένης τής μήτρας, καί διά τό τεθνηκέναι τά έμβρυα.” καί τοσαύτα μέν Ήρόφιλος” (fr:7577-7583) e dalle loro traduzioni (fr:7594-7603). Fonti successive come Paolo di Egina e Nicolaus Rocheus confermano che Eraofilo registrò cinque feti: “ή δυστοκία γίνεται ή τταρά την τίκτουσαν ή παρά τό τικτόμενον ή παρά τό χόριον ή παρά τά εξωθεν . . . παρά δε τό κυόμενον ή ύπερμέγεθες δν ή μικρόν καί ολιγοβαρές ή άδροκέφαλον ή τεράστιον οΐον δικέφαλου ή τεθνηκός ή ^ών μέν, άσθενές δε και μή δυνάμενον προιέναι προς τούκτός, ή διά τό πλείονα τυγχάνειν έμβρυα (πέντε γάρ Ιστόρησεν Ήρόφιλος) ή διά τό παρά φύσιν εχειν τό σχήμα” (fr:7606) [La dystocia si verifica o per la donna che partorisce, o per il feto, o per la corion, o per fattori esterni… ma se è per il feto, allora perché è troppo grande o piccolo e leggero o con la testa grande o mostruoso (es. bicefalo) o morto o, se vivo, debole e incapace di uscire, o perché ci sono più feti (perché Eraofilo ne registrò cinque) o perché ha una forma innaturale] e (fr:7607); per Rocheus: “quinque nanque simul a quadam in lucem editos asserit Herophilus” (fr:7609-7610) [perché Eraofilo afferma che cinque feti sono stati portati alla luce contemporaneamente da una donna].
Per la durata della gravidanza, Eraofilo e altri sostengono che esiste un solo tempo per la generazione (come negli altri animali); la credenza nel settimo mese è dovuta all’errore delle donne che, mestruando anche due mesi dopo il concepimento, pensano di non aver concepito. Questo è riportato in “δτι Ήρόφιλος ό ίατρός και άλλοι πολλοί των ελλογίμων ενα χρόνον φασΐν είναι γενέσεως <(ώς> και τοΤς άλλοις ^φοις· τόν δε επτάμηνον ήπατημένων ύποληφθήναι τω ν γυναικών, διά τό καί μετά σύλληψιν και έττι δύο μήνας καθαίρεσβαί τινας καί οίεσθαι διά την κάθαρσιν μή γεγονέναι σύλληψιν” (fr:7612) [Che Eraofilo il medico e molti altri degli stimati dicono che c’è un solo tempo per la generazione, come anche negli altri animali; e che il settimo mese è stato creduto perché le donne sono state ingannate, dal momento che alcune anche dopo il concepimento hanno le mestruazioni per due mesi e pensano che non ci sia stato concepimento a causa della purificazione] e (fr:7615-7616).
Infine, Vindicianus menziona Eraofilo tra gli anatomisti greci (insieme a Lico, Pelope, Erasistrato, Ippocrate, Apollonio) che hanno esposto come siamo contenuti nell’utero materno: “Lupo et Pelope Erofilo et Erasistrato Yppo<c5 rate) et Apolon^io) et ceteris anatomicis licuit discutere” (fr:7619) [ci è permesso discutere con Lico, Pelope, Eraofilo, Erasistrato, Ippocrate, Apollonio e gli altri anatomisti] e (fr:7622).
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[32.1-128-7675|7802]
30 Dottrine fisiopatologiche e testimonianze su Erifilo nei testi antichi
Raccolta di testimonianze sulle opinioni di Erifilo riguardanti mestruazione, definizioni patologiche, salute, malattie specifiche e il suo ruolo nella medicina antica.
Erifilo esprime un giudizio condizionato sul mestruo: per certe donne in certi momenti esso è “dannoso” (fr:7676) [Herophilus, however, says that at certain times, and for certain women, menstruation is harmful.], poiché alcune sono in salute senza di esso, mentre durante il flusso “diventano più pallide e magre e contraggono l’inizio di malattie” (fr:7677) [Some women, he says, are actually in a state of unimpeded health when they are not menstruating, whereas the opposite often happens while they are menstruating: they become paler and thinner and contract the beginnings of diseases.]; per altre, invece, il mestruo è benefico, perché dopo di esso “hanno un buon colore e sono ben nutrite” (fr:7678) [At other times, however, and in certain cases, menstruation is beneficial, so that women who previously were wan and emaciated, later, after menstruation, have good colour and are well nourished . . .].
Per la patologia, Erifilo definisce il pathos (affezione) come “un’afflizione che non si risolve e non si allevia facilmente” (fr:7690) [Herophilus said it is an affliction which is not easily resolved and alleviated.], con causa “costituita negli umori” (fr:7691) [For its cause, he said, is constituted in the humours.]; i suoi seguaci (i Tirofilei) aggiungono che il pathos è “ciò che non si risolve sempre nello stesso tempo, ma talvolta in meno, talvolta in più” (fr:7695) [Some people [define it] this way, as do the Herophileans: ‘An affection (pathos) is that which is not throughout resolved in the same time, but sometimes in less, sometimes in more.’]. Per la malattia cronica, i Tirofilei la descrivono come “un’affezione difficile da risolvere e da cambiare, la cui causa risiede negli umori” (fr:7682) [The Herophileans say it is an affection (pathos) which is hard to resolve and to change, the cause of which lies in moistures [of the body].].
Sulla salute, Erifilo e i medici metodici sostengono che è “variabile, poiché si estende e si diminuisce” (fr:7702) [According to Herophilus and the Methodist physicians, health is variable since it increases and diminishes.], contrariamente a Asclepiade ed Erasistrato, che la considerano uniforme.
Erifilo è ricordato per aver “prima istituito l’esame delle cause delle malattie” (fr:7716) [And, since Herophilus had previously established examining the causes of diseases…], un approccio che influenzò Asclepiade: quest’ultimo, come un seguace di Erifilo, pensava che per i disturbi cardiaci bisognasse esaminare “l’indigestione e la corruzione” (fr:7751) [and, just like a follower of Herophilus, thinks that indigestion and spoiled food are what must be examined.].
Per le malattie specifiche: Demetrio, seguace di Erifilo, definisce la frenite come “una delirazione violenta con alienazione e abbastanza frequentemente con febbre, che porta velocemente alla morte ma talvolta anche alla salute” (fr:7728) [For, in Book vi of his book On Affections, Demetrius, following Herophilus, defined phrenitis, saying that it is a violent attack of madness (deliratio) accompanied by loss of reason (alienatio) and quite frequently by fever, quickly leading to death but at times also back to health.]; Erifilo attribuisce la morte improvvisa senza causa apparente a “paralisi del cuore” (fr:7740) [In fact, Herophilus says that a sudden death, coming on without any apparent cause, occurs because of a paralysis of the heart.]; i suoi seguaci menzionano i sintomi della paralisi ma non tramandano cure (fr:7743-7745) [Among the ancient physicians, however, the followers of Hippocrates and Herophilus mention the symptoms which are attendant upon those who are affected by this disease [sc. paralysis], but they handed down no treatment for it.].
Per la polmonite, Erifilo afferma che è colpito “tutto il polmone” (fr:7755) [But Herophilus says the whole lung is affected.] e che la febbre associata causa pleurite (fr:7756) [If the patients [also] suffer from fever, he says, it causes pleurisy.]; nella pleurite, egli è tra coloro che identificano il polmone come luogo colpito (fr:7757, 7773) [Some said the lung is affected, and among them are Euryphon, Euenor, Praxagoras, Herophilus, and Phylotimus…].
Sulla febbre, Erifilo nota che talvolta si manifesta “senza che alcuna causa sia preceduta” (fr:7797) [Herophilus says people sometimes suffer from fever although there is no antecedent [proximate?] cause.], confuta Diodes sostenendo che la febbre precede il tumore caldo (fr:7799) [Herophilus refuted this [sc. Diodes’ view that the visible symptoms of fever are sores, boils, and swollen glands] and believed that the hot swelling does not precedes fever but that fever precedes it.]) e che spesso non ha cause apparenti (fr:7801) [Frequently fever occurs without a cause being apparent in it.].
Infine, gli Empirici usano la discordanza tra Erifilo, Ippocrate e Asclepiade per argomentare che la natura non può essere compresa: “perché dunque dovrebbe qualcuno credere a Ippocrate piuttosto che a Erifilo? Perché a quest’ultimo piuttosto che a Asclepiade?” (fr:7724-7725) [Why, then, should anyone believe Hippocrates rather than Herophilus? Why Herophilus rather than Asclepiades?].
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[33.1-23-8935|8957]
31 La definizione di “infante” (nepios) tra Ippocrate, Erofilo e Zeuxis: esegesi antica e critica a interpretazioni errate
Il testo raccoglie testimonianze di Zeuxis e Giovanni di Alessandria sul significato del termine “infante” (nepios) come indicante i bambini fino alla pubertà (non solo neonati o lattanti), con conferme da Erofilo, e critica l’interpretazione errata di autori come Callimaco; include anche note testuali.
Il nucleo del testo ruota attorno all’interpretazione del greco nepios, introdotta da Zeuxis con la precisazione che “All young children (paidia) are called infants {nepia), just as Herophilus, too, calls them.” - (fr:8936) [Tutti i bambini piccoli (paidia) sono chiamati infanti (nepia), come anche Erofilo li chiama]. Zeuxis spiega poi il pensiero di Ippocrate: “Hippocrates seems to call [children] up to puberty “ infants”, and not just the newborns up to five or six years, as most people nowadays do.” - (fr:8938) [Ippocrate sembra chiamare «infanti» [i bambini] fino alla pubertà, e non solo i neonati fino ai cinque o sei anni, come fanno la maggior parte delle persone oggi]. Anche Erofilo condivideva questa definizione, come riportato da Zeuxis: “And Herophilus, too, was content to call [children] of such an age [sc. up to puberty] “ infants”, inasmuch as he says: “ In ‘infants’ {nepia) seed, milk [lactation], menstruation, foetus, and baldness do not occur.” - (fr:8939-8940) [Anche Erofilo si accontentava di chiamare «infanti» [i bambini] di tale età [sc. fino alla pubertà], in quanto dice: «Negli «infanti» (nepia) non si verificano seme, latte [allattamento], mestruazioni, feto e calvizie»].
Zeuxis sottolinea poi un’interpretazione errata di Erofilo: alcuni, tra cui Callimaco, hanno inteso le parole di Erofilo come riferite ai bambini fin dalla nascita, ritenendole ovvie e ridicolizzando Erofilo: “For, he [Herophilus] does not mean that these things do not occur in [children] until they reach the aforementioned age, i.e. right from the first moment of their birth, which is exactly the [erroneous] interpretation [of Herophilus’ words] that some people - among them Callimachus, too - accept and for which they ridicule Herophilus, as though he were teaching things that are recognized by all.” - (fr:8941) [Infatti, lui [Erofilo] non intende che queste cose non si verificano nei [bambini] fino a quando raggiungono l’età suddetta, cioè proprio dal primo momento della loro nascita: questa è esattamente l’interpretazione [erronea] delle parole di Erofilo che alcuni - tra cui anche Callimaco - accettano e per la quale ridicolizzano Erofilo, come se insegnasse cose riconosciute da tutti]. Al contrario, Zeuxis chiarisce che Erofilo si riferiva ai bambini fino alla pubertà, proprio perché alcuni credevano che quelle caratteristiche (seme, latte, ecc.) si verificassero anche in loro: “But [Herophilus in fact means] children up to puberty, [and he makes this point] because some people assume that these things occur in them, too.” - (fr:8942) [Ma [Erofilo in realtà intende] i bambini fino alla pubertà, [e lo sottolinea] perché alcuni presumono che queste cose si verifichino anche in loro]. Conclude Zeuxis con “So much for the words of Zeuxis.” - (fr:8943) [Tanto basta per le parole di Zeuxis].
La stessa conferma arriva da Giovanni di Alessandria, nel suo commento alle Epidemie di Ippocrate: “Hippocrates uses ‘infants’ not only of those who are unweaned but also of children up to puberty.” - (fr:8954) [Ippocrate usa «infanti» non solo per quelli non svezzati, ma anche per i bambini fino alla pubertà]. Giovanni aggiunge che anche Erofilo e Zeuxis (chiamato Xeutippus) concordano con questa interpretazione: “And Herophilus and Xeutippus [i.e. Zeuxis] also say that this is true.” - (fr:8955) [Anche Erofilo e Xeutippo [cioè Zeuxis] dicono che questo è vero]. Riporta anche la frase di Erofilo/Zeuxis: “‘ Infants” do not produce milk, do not give birth, and do not become bald except after puberty.” - (fr:8956) [«Gli infanti» non producono latte, non partoriscono e non diventano calvi se non dopo la pubertà]. Infine, sottolinea il punto cruciale: se “infanti” non significasse fino alla pubertà, la frase sarebbe ridicola, perché si intenderebbe che i lattanti non allattano, non partoriscono e non diventano calvi—cose ovvie: “Now, unless ‘infants’ meant [children] up to puberty, it would be ridiculous; what would [otherwise] be meant by them is that unweaned ‘infants’ do not lactate, do not give birth, and do not become bald.” - (fr:8957) [Ora, a meno che «infanti» non significasse [bambini] fino alla pubertà, sarebbe ridicolo; ciò che [altrimenti] si intenderebbe con esso è che gli «infanti» non svezzati non allattano, non partoriscono e non diventano calvi].
Tra gli elementi peculiari del testo figurano anche note testuali: ad esempio, per la frase riguardante il seme, si riporta la variante “σπέρμα μεγάλα U: σπέρματα μεγάλα ab Aldo edd.” - (fr:8935) [«seme grande» U: «semi grandi» dagli edizioni di Aldo].
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[34.1-167-9094|9260]
32 La scuola erofilea: continuità, innovazione e relazioni con gli Empirici
Un’analisi della tradizione erofilea evidenzia elementi di diversità interna, continuità con Erofilo e adattamenti al contesto alessandrino e alle polemiche con gli Empirici.
La scuola erofilea si caratterizza per una diversità interna attorno a temi condivisi, come la definizione del polso: questa non è “solo sofistica” ma una ricerca della natura essenziale di un importante strumento diagnostico e una riaffermazione del valore della teoria per la clinica (“Acutely aware of one another’s views, in part through doxographic treatises concerning their own school, each Herophilean strove for a fresh and more viable definition of the essential nature of the pulse…” - (fr:9107) [Consapevoli acutamente delle reciproche opinioni, in parte grazie a trattati doxografici sulla propria scuola, ogni erofileo si sforzava di dare una definizione nuova e più valida della natura essenziale del polso…]; “What might, from a modern perspective, look like sophistic quibbling… was anything but a mere exercise… Rather, it was a search for a correct understanding of the essential nature of a major diagnostic tool…” - (fr:9108-9109) [Quello che, da una prospettiva moderna, potrebbe sembrare una discussione sofistica… non era affatto un semplice esercizio… Piuttosto, era una ricerca di una comprensione corretta della natura essenziale di un importante strumento diagnostico…]).
Un tratto unificante degli erofilei è l’interesse sia per la medicina clinica che per quella teorica, a differenza dei loro principali rivali, gli Empirici alessandrini, che rifiutavano la dissezione sistematica e la fisiologia perché ritenute irrilevanti per la pratica (“What unites almost all followers of Herophilus is in fact precisely their interest not only in clinical but also in scientific or ‘theoretical’ medicine, and this is… what distinguishes them most sharply from… the Alexandrian Empiricists, who rejected systematic dissection and physiology as irrelevant for clinical purposes” - (fr:9110) [Quello che unisce quasi tutti i seguaci di Erofilo è proprio il loro interesse non solo per la medicina clinica ma anche per quella scientifica o ‘teorica’, e questo è… ciò che li distingue più nettamente da… gli Empirici alessandrini, che rifiutavano la dissezione sistematica e la fisiologia perché ritenute irrilevanti per gli scopi clinici]; “Although the Empiricists did engage in anatomical observation when the opportunity afforded itself… they rejected dissection” - (fr:9113-9115) [Sebbene gli Empirici si dedicassero all’osservazione anatomica quando se ne presentava l’opportunità… rifiutavano la dissezione]). Anche su questioni come il τό ήγεμονικόν (l’istanza controllante), Andreas (erofileo) si esprimeva con audacia, negando l’esistenza di una facoltà suprema identificabile con l’anima e identificando la “facoltà controllante” con i sensi (“there is no supreme, directing faculty of vitality and intelligence that is identifiable with the soul; rather, the soul is a nonentity and the controlling faculty or what is called ‘soul’ or ‘mind’ is nothing but the senses” - (fr:9121) [non esiste una facoltà suprema e direttrice della vitalità e dell’intelligenza identificabile con l’anima; piuttosto, l’anima è un nulla e la facoltà controllante o ciò che viene chiamato ‘anima’ o ‘mente’ non è altro che i sensi]).
La continuità con Erofilo è evidente soprattutto in due aree: la sfigmologia (anche se i successori non fecero progressi spettacolari) e, soprattutto, la farmacologia, che divenne più forte e avanzata dopo Erofilo. Erofilo aveva definito i farmaci “le mani degli dèi” (“Herophilus had, after all, called drugs ‘the hands of the gods’” - (fr:9146) [Erofilo, dopo tutto, aveva chiamato i farmaci ‘le mani degli dèi’]), e i suoi seguaci coltivarono questa tradizione: Andreas contribuì in modo monumentale a farmaci semplici, composti e tossici, con prescrizioni divenute famose (“Andreas, the court physician who was probably a direct pupil of Herophilus, made a monumental contribution especially to the study of simple drugs, compound drugs, and the toxic effects of certain plants and animals” - (fr:9149) [Andreas, il medico di corte che era probabilmente un allievo diretto di Erofilo, diede un contributo monumentale soprattutto allo studio di farmaci semplici, composti e degli effetti tossici di alcune piante e animali]); Mantias fu il primo a organizzare le prescrizioni sia per genere (κατά γένη) che per luogo (κατά τόπους), un principio tassonomico adottato da Galeno (“Mantias apparently was the first to arrange his comprehensive compilations of drug prescriptions not only by kind or per genera, κατά γένη… but also by place or secundum locos, κατά τόιτους… a useful taxonomic principle which was also adopted by Galen” - (fr:9174) [Mantias fu apparentemente il primo a organizzare le sue ampie raccolte di prescrizioni farmaceutiche non solo per genere o per genera, κατά γένη… ma anche per luogo o secundum locos, κατά τόπους… un utile principio tassonomico che fu adottato anche da Galeno]); Apollonius Mys scrisse un famoso trattato Euporista (Rimedi facilmente accessibili), organizzato per luogo, che fu popolare per la sua praticità (“Apollonius Mys composed one of the more famous pharmacological treatises of antiquity, Euporista or Readily Accessible Remedies… Apollonius adopted one of Mantias’ taxonomic principles, namely arranging his common remedies topically… the practicality of this arrangement… may account for its popularity” - (fr:9177) [Apollonius Mys compose uno dei più famosi trattati farmaceutici dell’antichità, Euporista o Rimedi facilmente accessibili… Apollonius adottò uno dei principi tassonomici di Mantias, cioè organizzare i suoi rimedi comuni per luogo… la praticità di questa disposizione… può spiegare la sua popolarità]).
Altre aree (umori, sistema nervoso, respirazione, teorie dei sogni) furono invece trattate solo sporadicamente, con affinità occasionali in patologia (es. classificazione delle emorragie da parte di Bacchio e Demetrio, ruolo dell’umidità in Aristosseno) e ginecologia (es. cause del travaglio difficile, malattie femminili, mestruazioni).
Successivamente, gli erofilei si dedicarono anche a chirurgia e esegesi ippocratica, avvicinandosi agli Empirici (che accettavano la farmacologia come disciplina empirica). Nella chirurgia, Andreas costruì un famoso strumento per ridurre le lussazioni, sfruttando la tecnologia meccanica contemporanea (Archimede, Ctesibio, Filone), e questo strumento era ancora apprezzato da Celso, Galeno e Oribasio (“Andreas… constructed a famous instrument for reducing dislocations of the larger joints, apparently exploiting the new mechanical technology… This instrument, still known and highly regarded by Celsus… by Galen… and by Oribasius… symbolizes a significant departure from the rather passive attitude Herophilus seems to have had toward surgery” - (fr:9215-9218) [Andreas… costruì un famoso strumento per ridurre le lussazioni delle articolazioni più grandi, sfruttando apparentemente la nuova tecnologia meccanica… Questo strumento, ancora conosciuto e molto apprezzato da Celso… da Galeno… e da Oribasio… simboleggia un significativo allontanamento dall’atteggiamento piuttosto passivo che Erofilo sembrava avere nei confronti della chirurgia]).
Nell’esegesi ippocratica, a differenza di Erofilo (che aveva un rapporto ambivalente e polemico con Ippocrate), i successori approcciarono i testi in modo più distaccato e critico, anche grazie al contesto alessandrino dove la filologia (Zenodoto, Apollonio, Aristofane di Bisanzio, Aristarco) divenne dominante (“Whereas Herophilus’ relation to ‘Hippocrates’ had been marked by ambivalence, polemics… the later Herophileans… could approach Hippocratic texts in a relatively dispassionate, critical manner” - (fr:9219-9250) [Mentre il rapporto di Erofilo con ‘Ippocrate’ era segnato da ambivalenza, polemiche… gli erofilei successivi… potevano approcciare i testi ippocratici in modo relativamente distaccato e critico]; “the scholars who increasingly dominated Alexandrian intellectual life… were no longer philosopher-scientists… but the philologists and poet-critics like Zenodotus, Apollonius, Aristophanes of Byzantium, and Aristarchus” - (fr:9259) [gli studiosi che dominavano sempre più la vita intellettuale alessandrina… non erano più filosofi-scienziati… ma filologi e critici poetici come Zenodoto, Apollonio, Aristofane di Bisanzio e Aristarco]; “it is perhaps not surprising that physicians, too, turned to new sources of respect and status: exegesis and lexicography” - (fr:9260) [non è forse sorprendente che anche i medici si siano rivolti a nuove fonti di rispetto e status: esegesi e lessicografia]).
In sintesi, la scuola erofilea combina diversità interna con continuità in sfigmologia e farmacologia, adattandosi poi a contesti culturali e polemiche, fino ad avvicinarsi agli Empirici in aree come chirurgia e esegesi ippocratica.
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[35.1-100-9324|9423]
33 La scuola erofilea: tradizioni, crisi e istituzionalizzazione tra Alessandria e Asia Minore
Storia di una scuola medica ellenistica segnata da continuità, tensioni interne e trasformazioni istituzionali.
La scuola erofilea, analizzata nel testo, ha una storia caratterizzata da una tradizione doxografica e apologetica, sfide esterne, tensioni individualistiche e un’evoluzione da forma informale a più strutturata. Bacchio avviò una lunga tradizione di scrittura sulle opinioni dei membri della scuola o in loro difesa: “Bacchius set in motion a long Herophilean tradition of writing about, or in defence of, the opinions or doxai held by various members of one’s own school” - (fr:9327) [Bacchio avviò una lunga tradizione erofilea di scrittura sulle opinioni o doxai detenute da vari membri della propria scuola, o in loro difesa.]. Questa tendenza culminò negli ultimi anni della scuola con tre trattati intitolati Sulla scuola di Erofilo, la cui accumulazione apologetica potrebbe riflettere la crescente insicurezza dei seguaci di Erofilo: “This trend reaches its culmination in the last years of the school’s visible existence with treatises entitled On the School of Herophilus written by no less than three different Herophileans: Apollonius Mys, Heraclides of Erythrae, and Aristoxenus. This sudden accumulation of works with an apologetic and protreptic purpose in the final stages of the history of the school might well, as I shall argue below, reflect the growing insecurity of the followers of Herophilus in the midst of new challenges” - (fr:9328) [Questa tendenza raggiunge il suo culmine negli ultimi anni dell’esistenza visibile della scuola con trattati intitolati Sulla scuola di Erofilo scritti da non meno di tre diversi erofilei: Apollonio Mys, Eraclide di Eritre e Aristosseno. Questa improvvisa accumulazione di opere con scopo apologetico e protrettico nelle fasi finali della storia della scuola potrebbe benissimo, come argomenterò di seguito, riflettere la crescente insicurezza dei seguaci di Erofilo nel mezzo di nuove sfide.].
Le sfide esterne includevano inizialmente gli empiristi (superate distinguendosi in farmacologia, chirurgia, semiotica e filologia ippocratica), poi le scuole pneumatica e metodica: gli erofilei persero l’appeal della novità e le loro preoccupazioni divennero simili a quelle degli empiristi, tranne per la sfigmologia e la ginecologia: “Whereas they were reasonably successful in surviving the Empiricist challenge, in part, as suggested above, by distinguishing themselves in branches of medicine highly valued by the Empiricists themselves (pharmacology, surgery, semiotics or symptomatology, Hippocratic philology), the last generations of Herophileans faced the challenge not only of the Empiricists but also of new eclectic ‘dogmatists’ or ‘rationalists’ and of sceptics who were rapidly gaining in popularity: the ‘Pneumatic’ and ‘Methodist’ schools of medicine. Herophileans no longer had the appeal of novelty or the strength of anatomical and physiological excellence; with the exception of their sphygmological and gynaecological persistence, the concerns of most Herophileans had become virtually indistinguishable from those of their Empiricist rivals” - (fr:9329) [Mentre ebbero un ragionevole successo nel sopravvivere alla sfida empirista, in parte, come suggerito sopra, distinguendosi in branche della medicina altamente valutate dagli stessi empiristi (farmacologia, chirurgia, semiotica o sintomatologia, filologia ippocratica), le ultime generazioni di erofilei affrontarono la sfida non solo degli empiristi ma anche di nuovi ‘dogmatici’ o ‘razionalisti’ eclettici e di scettici che stavano rapidamente guadagnando popolarità: le scuole mediche ‘pneumatica’ e ‘metodica’. Gli erofilei non avevano più l’appeal della novità o la forza dell’eccellenza anatomica e fisiologica; con l’eccezione della loro persistenza sfigmologica e ginecologica, le preoccupazioni della maggior parte degli erofilei erano diventate praticamente indistinguibili da quelle dei loro rivali empiristi.].
Oltre alle sfide esterne, la scuola fu segnata da una vena individualistica e polemiche fratricide, che potrebbero aver ostacolato la sua sopravvivenza: “Furthermore, the rebellious and individualistic strain that marked the long, rich history of the school, from the time when Herophilus was abandoned by one pupil and ridiculed by another down to Aristoxenus’ sharp censure of almost all his Herophilean predecessors and contemporaries in the first century a.d., might paradoxically have hampered its chances of surviving the fresh challenges” - (fr:9330-9331) [Inoltre, la vena ribelle e individualistica che ha segnato la lunga, ricca storia della scuola, dal tempo in cui Erofilo fu abbandonato da un allievo e ridicolizzato da un altro fino alla severa censura di Aristosseno di quasi tutti i suoi predecessori e contemporanei erofilei nel I secolo d.C., potrebbe paradossalmente aver ostacolato le sue possibilità di sopravvivere alle nuove sfide.]; “Herophilean polemics became increasingly fratricidal in nature - Herophilean pitted against Herophilean - and the self-centred doxography referred to earlier became its vehicle” - (fr:9351) [Le polemiche erofilee divennero sempre più di natura fratricida - erofileo contro erofileo - e la doxografia autocentrata menzionata in precedenza divenne il suo veicolo.]. Tuttavia, la scuola mostrò anche ambiguità e tenacia: mentre Aristosseno criticava i compagni, Demostene Filalete apportò contributi duraturi all’oculistica, secondi solo a quelli di Erofilo: “Yet even at the moment of its last visible gasps the school of Herophilus displayed some of the ambiguity and tenacity that characterized much of its history: while one of the last representatives of the school, Aristoxenus, was engaging in sophistic censure of his fellow-Herophileans, another, Demosthenes Philalethes, made enduring, if not always original, contributions to the pathology and therapy of eye ailments, contributions whose general impact upon ancient and medieval medicine was matched by those of no other Herophilean except Herophilus himself” - (fr:9352) [Eppure anche nel momento dei suoi ultimi respiri visibili la scuola di Erofilo mostrò alcune delle ambiguità e della tenacia che hanno caratterizzato gran parte della sua storia: mentre uno degli ultimi rappresentanti della scuola, Aristosseno, si impegnava in una censura sofistica dei suoi compagni erofilei, un altro, Demostene Filalete, apportò contributi duraturi, se non sempre originali, alla patologia e alla terapia dei disturbi oculari, contributi il cui impatto generale sulla medicina antica e medievale fu eguagliato da quelli di nessun altro erofileo tranne lo stesso Erofilo.].
Per i primi duecento anni, la “scuola” erofilea alessandrina non aveva un’organizzazione istituzionale formale: il termine è usato in senso ampio, non c’è legame con il Museo alessandrino e prevaleva l’apprendistato informale, indicato dalla frase “quelli della casa di Erofilo”: “In most parts of this work, ‘school’ is used in a loose, broad sense, because there is no clear evidence that Herophilus or his followers were organized institutionally in the first two hundred or two hundred and fifty years of the existence of this group of physicians” - (fr:9355) [Nella maggior parte di questo lavoro, ‘scuola’ è usato in senso ampio e generico, perché non c’è chiara evidenza che Erofilo o i suoi seguaci fossero organizzati istituzionalmente nei primi duecento o duecentocinquanta anni dell’esistenza di questo gruppo di medici.]; “As pointed out in the first chapter, there is no evidence that Herophilus, or any representative of scientific medicine, was associated with the Alexandrian Museum” - (fr:9356) [Come sottolineato nel primo capitolo, non c’è evidenza che Erofilo, o qualsiasi rappresentante della medicina scientifica, fosse associato al Museo alessandrino.]; “Rather, the general system of medical apprenticeship characterized in Chapter ii probably also prevailed in Alexandria, and Bacchius’ use of the phrase ‘those from the house of Herophilus’ to refer to early Herophileans70 might well be an indication of the informal and noninstitutional - but not necessarily unrigorous - nature of medical apprenticeships in Alexandria” - (fr:9357) [Piuttosto, il sistema generale di apprendistato medico caratterizzato nel Capitolo ii probabilmente prevalse anche in Alessandria, e l’uso da parte di Bacchio della frase ‘quelli della casa di Erofilo’ per riferirsi ai primi erofilei potrebbe benessere un’indicazione della natura informale e non istituzionale - ma non necessariamente non rigorosa - degli apprendistati medici in Alessandria.]. Ciononostante, la scuola rimase una forza prominente ad Alessandria per tutto il periodo tolemaico, con rappresentanti in ogni secolo: “Herophilean medicine survived without noticeable interruption as a prominent force in Alexandrian life at least until the late first century b.c.; there is no century in the history of Ptolemaic Alexandria in which Herophileans failed to assert their presence in the royal capital” - (fr:9367-9368) [La medicina erofilea sopravvisse senza interruzioni notevoli come forza prominente nella vita alessandrina almeno fino alla fine del I secolo a.C.; non c’è secolo nella storia dell’Alessandria tolemaica in cui gli erofilei non abbiano affermato la loro presenza nella capitale reale.].
Una nuova fase istituzionale iniziò con l’espansione in Asia Minore nella metà-fine del I secolo a.C., dove Zeusi Filalete fondò una branca nel tempio di Men Karou (Laodicea) con un carattere più strutturato: “A novel phase in the institutional development of the school seems to have been reached, however, with the expansion of the school into Asia Minor in the mid or later first century b.c., after it had been associated exclusively with Alexandria for at least two hundred years. Founded by Zeuxis ‘Philalethes’ or ‘Truth-Lover’ (a reverential title traditionally reserved for Hippocrates) at the famous temple of the moon god Men Karou, in the vicinity of the Phrygian city Laodicea on the great Eastern trade route, this branch of the school apparently had a more institutional character than the ‘school’ in Alexandria” - (fr:9373-9375) [Una nuova fase nello sviluppo istituzionale della scuola sembra essere stata raggiunta, tuttavia, con l’espansione della scuola in Asia Minore nella metà o nella fine del I secolo a.C., dopo che era stata associata esclusivamente ad Alessandria per almeno duecento anni. Fondata da Zeusi ‘Filalete’ o ‘Amante della Verità’ (un titolo riverenziale tradizionalmente riservato a Ippocrate) nel famoso tempio del dio della luna Men Karou, nelle vicinanze della città frigia Laodicea sulla grande rotta commerciale orientale, questa branca della scuola apparentemente aveva un carattere più istituzionale rispetto alla ‘scuola’ di Alessandria.]. Questo è supportato dal termine διδασκαλεῖον μέγα usato da Strabone (raro per scuole mediche e riservato a istituzioni formali) e dall’associazione con un culto, simile al Museo alessandrino: “First, Strabo calls it a ‘large place of instruction’ or ‘great school’ (διδασκαλεῖον μέγα). διδασκαλεῖον is an expression rarely used of the Alexandrian ‘school’ of Herophileans - or, for that matter, of any other medical ‘school’; indeed, the word usually is reserved for the kind of formal institution attended by schoolchildren and run by rhetoricians and grammarians and is almost never applied to the apprenticeship arrangements that were characteristic of medical education in classical and Hellenistic Greece” - (fr:9377) [In primo luogo, Strabone la chiama un ‘grande luogo di istruzione’ o ‘grande scuola’ (διδασκαλεῖον μέγα). διδασκαλεῖον è un’espressione raramente usata per la ‘scuola’ alessandrina degli erofilei - o, del resto, per qualsiasi altra ‘scuola’ medica; in effetti, la parola è di solito riservata al tipo di istituzione formale frequentata dai bambini di scuola e gestita da retori e grammatici e non è quasi mai applicata agli accordi di apprendistato che erano caratteristici dell’educazione medica nella Grecia classica e ellenistica.]; “While the Herophilean school at the temple of the Men Karou might not have shared all these characteristics with the Alexandrian Museum and similar institutions, its association with a cult is suggestive” - (fr:9392) [Mentre la scuola erofilea nel tempio di Men Karou potrebbe non aver condiviso tutte queste caratteristiche con il Museo alessandrino e istituzioni simili, la sua associazione con un culto è suggestiva.].
La scuola asiatica durò circa un secolo (40 a.C. - 50 d.C.) con tre leader: Zeusi Filalete, Alessandro Filalete e Demostene Filalete (fr:9394-9399). Aristosseno, allievo di Alessandro Filalete, criticò gli erofilei alessandrini, suggerendo rivalità tra le due branche: “Another influential member of the school was a student of Alexander Philalethes, Aristoxenus, whose sharp criticism of a number of Alexandrian Herophileans might be indicative of rivalry, or at any rate of disharmonious relations, between the Alexandrian mother school and her Asian offspring” - (fr:9400) [Un altro membro influente della scuola fu un allievo di Alessandro Filalete, Aristosseno, la cui severa critica a un certo numero di erofilei alessandrini potrebbe essere indicativa di rivalità, o in ogni caso di relazioni disarmoniche, tra la scuola madre alessandrina e la sua discendenza asiatica.].
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[36.1-219-9933|10151]
34 Bacchius di Tarsso: lavoro lessicografico ippocratico e tradizione erudita alessandrina
Studio sulla figura, le opere e l’eredità di Bacchius, medico erofileo, con particolare attenzione al suo lessico ippocratico Lexeis.
La discussione sulla datazione di Bacchius vede alcuni studiosi collocare la sua attività principale intorno al 200 a.C., legando questa ipotesi a un testo galenico (emendato correttamente) che afferma che Bacchius nel suo lessico ippocratico utilizzò una raccolta di parole del grammatico Aristofane di Bisanzio, che divenne capo della Biblioteca alessandrina solo intorno al 194 a.C. “One scholar, for example, believes that Bacchius’ prime lies about 200 b.c., perhaps because a Galenic text—if it has been emended correctly—claims that Bacchius in his famous Hippocratic lexicon made use of a collection of words compiled by the grammarian Aristophanes of Byzantium (Ba. 12), who succeeded Eratosthenes as head of the Alexandrian Library only about 194 b.c.” - (fr:9934-9937) [Uno studioso, per esempio, crede che il periodo principale di Bacchius sia intorno al 200 a.C., forse perché un testo galenico—se è stato emendato correttamente—afferma che Bacchius nel suo famoso lessico ippocratico utilizzò una raccolta di parole compilata dal grammatico Aristofane di Bisanzio (Ba. 12), che successe a Eratostene come capo della Biblioteca alessandrina solo intorno al 194 a.C.]. Tuttavia, Aristofane visse approssimativamente tra il 257 e il 180 a.C., e, pur essendo un contemporaneo più giovane di Bacchius, potrebbe aver composto la sua opera lessicografica principale (Lexeis) nel III secolo, permettendo a Bacchius di trarne esempi ben prima che Aristofane diventasse bibliotecario all’età di sessantadue anni “Aristophanes’ date is, however, approximately 257-180 b.c., and, though a younger contemporary of Bacchius, he might well have composed his major lexicographic work (Lexeis) in the third century, enabling Bacchius to borrow examples from this work for his own Hippocratic lexicon well before Aristophanes became Librarian at the age of sixty-two.” - (fr:9940) [La data di Aristofane è, tuttavia, approssimativamente 257-180 a.C., e, pur essendo un contemporaneo più giovane di Bacchius, potrebbe aver composto la sua opera lessicografica principale (Lexeis) nel III secolo, permettendo a Bacchius di trarne esempi per il proprio lessico ippocratico ben prima che Aristofane diventasse bibliotecario all’età di sessantadue anni].
Sebbene famoso soprattutto per il suo lessico ippocratico (Lexeis)—citato più di sessanta volte in testi antichi—Bacchius era un medico e studioso versatile: proseguì l’interesse di Erofilo per la teoria del polso, contribuì alla patologia e alla farmacologia, produsse un’edizione del III libro degli Epidemmi ippocratici (e forse di altri trattati), scrisse commentari su In the Surgery, sugli Aforismi, sugli Epidemmi VI (e forse II) e su altre opere ippocratiche “difficili”; inoltre, compose un influente lavoro doxografico, Memoirs on Herophilus and the members of his ‘House’. “Although most famous for his Hippocratic lexicon (Lexeis) – it is referred to more than sixty times in ancient texts (Ba. 12-76) – Bacchius was a versatile physician and scholar. He pursued Herophilus’ interest in pulse theory (Ba. 1-4), contributed to pathology (Ba. 5) and pharmacology (Ba. 6), produced an edition of Book III of the Hippocratic treatise Epidemics (and perhaps of other Hippocratic treatises as well (Ba. 7)), wrote commentaries on In the Surgery (Ba. 8), on the Aphorisms (Ba. 9), on Epidemics VI (Ba. 10) – and perhaps on Epidemics II (Ba. 11) – and on other ‘difficult’ Hippocratic works (Ba. 8); furthermore, he composed an influential doxographic work, Memoirs on Herophilus and the members of his ‘House’ (Ba. 18).” - (fr:9949-9960) [Sebbene famoso soprattutto per il suo lessico ippocratico (Lexeis)—citato più di sessanta volte in testi antichi (Ba. 12-76)—Bacchius era un medico e studioso versatile. Proseguì l’interesse di Erofilo per la teoria del polso (Ba. 1-4), contribuì alla patologia (Ba. 5) e alla farmacologia (Ba. 6), produsse un’edizione del III libro degli Epidemmi ippocratici (e forse di altri trattati) (Ba. 7), scrisse commentari su In the Surgery (Ba. 8), sugli Aforismi (Ba. 9), sugli Epidemmi VI (Ba. 10)—e forse II (Ba. 11)—e su altre opere ippocratiche “difficili” (Ba. 8); inoltre, compose un influente lavoro doxografico, Memoirs on Herophilus and the members of his ‘House’ (Ba. 18)]. Mancano tuttavia testimonianze sul suo lavoro in anatomia, il maggiore successo scientifico di Erofilo: non si sa se le cause siano gli attacchi degli Empirici all’anatomia sistematica, l’abbandono della dissezione umana dopo la morte di Erofilo o la crescente attenzione dell’intellighenzia alessandrina per la filologia, ma questi sono probabilmente fattori rilevanti. “Conspicuously absent from the testimonia concerning Bacchius is, however, the area of Herophilus’ greatest scientific achievement, anatomy. Whether the Empiricists’ attacks on systematic anatomy, the apparent abandonment of human dissection after Herophilus’ death, or the Alexandrian intelligentsia’s increasing preoccupation with philology played a role in Bacchius’ shift of the central focus from anatomy to Hippocratic scholarship, is unknown, but in all likelihood these were significant contributory factors.” - (fr:9961-9962) [Manca tuttavia, nelle testimonianze su Bacchius, l’area del maggiore successo scientifico di Erofilo: l’anatomia. Non si sa se abbiano avuto un ruolo nel cambio di focus di Bacchius dall’anatomia alla filologia ippocratica gli attacchi degli Empirici all’anatomia sistematica, l’apparente abbandono della dissezione umana dopo la morte di Erofilo o la crescente attenzione dell’intellighenzia alessandrina per la filologia, ma questi sono probabilmente fattori significativi].
Il lessico ippocratico Lexeis è di immensa importanza: è un campione documentato dei metodi e degli obiettivi della filologia alessandrina, fornisce prove sulle opere ippocratiche accessibili agli alessandrini nel III secolo a.C. e contiene varianti testuali non registrate altrove, offrendo spunti sullo stato di alcuni testi ippocratici in quell’epoca. “Bacchius’ lexicographic work on Hippocratic words (Lexeis) is of immense significance not only because it is a richly documented sample of the methods and aims of Alexandrian philology, but also because it provides evidence concerning the Hippocratic works accessible to Alexandrians in the third century b.c. Furthermore, it contains a number of textual variants not recorded elsewhere, and hence provides valuable insight into the state of some Hippocratic texts in third-century Alexandria.” - (fr:9963-9965) [Il lavoro lessicografico di Bacchius sulle parole ippocratiche (Lexeis) è di immensa importanza non solo perché è un campione riccamente documentato dei metodi e degli obiettivi della filologia alessandrina, ma anche perché fornisce prove sulle opere ippocratiche accessibili agli alessandrini nel III secolo a.C. Inoltre, contiene una serie di varianti testuali non registrate altrove e quindi offre preziosi spunti sullo stato di alcuni testi ippocratici nell’Alessandria del III secolo]. L’opera era divisa in tre libri o sezioni (συντάξεις); le parole ippocratiche non erano disposte alfabeticamente—compito svolto per la prima volta da Epicle di Creta nel I secolo a.C. nella sua edizione abbreviata e rivista—ma seguivano la sequenza in cui apparivano nei trattati ippocratici coperti da ciascuna sezione. “Bacchius’ Lexeis were divided into three books or sections (συντάξεις). The Hippocratic words listed in it were apparently not arranged alphabetically – a task first undertaken by Epicles of Crete in the first century b.c. in his abridged, revised edition of Bacchius’ glossary – but instead in the sequence in which they appeared in those Hippocratic works covered in each of the three sections.” - (fr:9966-9969) [I Lexeis di Bacchius erano divisi in tre libri o sezioni (συντάξεις). Le parole ippocratiche elencate non erano apparentemente disposte alfabeticamente—compito svolto per la prima volta da Epicle di Creta nel I secolo a.C. nella sua edizione abbreviata e rivista del glossario di Bacchius—ma seguivano invece la sequenza in cui apparivano nei trattati ippocratici coperti da ciascuna delle tre sezioni]. Tuttavia, il principio di raggruppamento per trattato non era inviolabile: parole da Prognostic e Instruments of Reduction compaiono nei libri I e II, e da On Joints in tutte e tre le parti, suggerendo che anche affinità tematiche o semantiche influenzarono la disposizione. “It is striking that words from Prognostic as well as Instruments of Reduction are treated in both Book I and Book II of Bacchius’ Lexeis, and that lemmata from On Joints occur in all three parts. This suggests that Bacchius did not consider what appears to be his general principle – grouping together the lemmata from each Hippocratic work – inviolable, and that other considerations, for example, thematic or semantic affinities, at times caused him to explain words from one and the same Hippocratic work in different books of his lexicon.” - (fr:10005-10006) [È sorprendente che parole da Prognostic e Instruments of Reduction siano trattate sia nel libro I sia nel libro II dei Lexeis di Bacchius, e che lemmi da On Joints compaiano in tutte e tre le parti. Ciò suggerisce che Bacchius non considerava inviolabile quello che sembra il suo principio generale—raggruppare i lemmi di ciascuna opera ippocratica—e che altre considerazioni, per esempio affinità tematiche o semantiche, lo portarono a volte a spiegare parole di una stessa opera ippocratica in diversi libri del suo lessico].
L’ipotesi di Wellmann, secondo cui i Lexeis seguivano la sequenza dell’editio princeps del Corpus Ippocratico di Bacchius, è insostenibile, poiché è attestata solo l’edizione degli Epidemmi III; anche la tesi che Bacchius abbia usato la classificazione erotiana (semiotiche, fisiologico-eziologiche, terapeutiche) è poco credibile, poiché la distribuzione dei trattati nei tre libri non corrisponde a questo schema. “The once popular notion that Bacchius in his Glossary used the same sequence in which the Hippocratic works were ordered in his edition of the ‘Corpus’ – an editio princeps in the influential view of Wellmann – is untenable in the absence of proof that Bacchius in fact edited any Hippocratic treatises other than Epidemics III. Nor can it be claimed with any confidence (pace Wellmann) that Bacchius arranged the Hippocratic texts according to the classification used by Erotian…” - (fr:10006-10007, 10027) [L’ipotesi un tempo popolare secondo cui Bacchius nel suo Glossario usava la stessa sequenza in cui le opere ippocratiche erano ordinate nella sua edizione del “Corpus”—un editio princeps nella visione influente di Wellmann—è insostenibile in assenza di prova che Bacchius abbia effettivamente editato altri trattati ippocratici oltre agli Epidemmi III. Né si può affermare con sicurezza (contro Wellmann) che Bacchius abbia disposto i testi ippocratici secondo la classificazione usata da Erotiano…].
Circa la metà delle glosse è esplicitamente attribuita a un libro specifico (12 al I, 12 al II, 11 al III), mentre 28 sono non attribuite; l’identificazione dei passaggi ippocratici è tentativa per tre motivi: i passaggi di Erotiano non sono sempre noti, Erotiano a volte cita Bacchius per una parola ma usa la sua glossa per un’altra, e la stessa parola appare spesso in più trattati. “Slightly more than half the glosses are explicitly identified as belonging to a specific book of Bacchius’ Glossary, twelve from Book I (Ba. 14—25), twelve from Book II (Ba. 26-37), and eleven from Book III (Ba. 38-48). These are followed by a fourth group of glosses, numbering twenty-eight, which are not explicitly attributed to a specific book of the Glossary (Ba. 49-76). […] The identification of the Hippocratic passages from which the lemmata are drawn remains tentative for several reasons. First, the Hippocratic passages to which Erotian’s lemmata pertain are not always known […] Secondly, even when a consensus has been reached concerning the provenance of a lemma in Erotian, the fact that Erotian under a given lemma quotes a gloss by Bacchius does not always mean that Bacchius’ gloss pertains to the same word, let alone the same passage, as Erotian’s. […] A third factor […] is, of course, that the same word often occurs in more than one Hippocratic treatise.” - (fr:10040-10045, 10062-10070) [Poco più della metà delle glosse è esplicitamente identificata come appartenente a un libro specifico del Glossario di Bacchius: dodici dal libro I (Ba. 14-25), dodici dal libro II (Ba. 26-37) e undici dal libro III (Ba. 38-48). Queste sono seguite da un quarto gruppo di glosse, ventotto in totale, non esplicitamente attribuite a un libro specifico del Glossario (Ba. 49-76). […] L’identificazione dei passaggi ippocratici da cui sono tratti i lemmi rimane tentativa per diversi motivi. In primo luogo, i passaggi ippocratici a cui si riferiscono i lemmi di Erotiano non sono sempre noti […] In secondo luogo, anche quando si è raggiunto un consenso sulla provenienza di un lemma in Erotiano, il fatto che Erotiano, sotto un dato lemma, citi una glossa di Bacchius non significa sempre che la glossa di Bacchius si riferisca alla stessa parola, per non dire allo stesso passaggio, di Erotiano. […] Un terzo fattore […] è, naturalmente, che la stessa parola appare spesso in più trattati ippocratici].
I principi interpretativi di Bacchius non si limitavano alle rare γλώτται (come afferma Galeno), ma includevano qualsiasi parola peculiare per forma o significato, oscura, rara nell’uso in prosa o omonima (più vicino ai Lexeis di Aristofane di Bisanzio che alle opere di Fileta, Simia o Zenodoto); usava anche altri trattati ippocratici e molte prove poetiche, in gran parte tratte da Aristofane. “The principles of interpretation adopted in Bacchius’ lexicon are elusive but seem to have included the following: first, he did not confine himself to rare and obsolete words, as Galen’s statement that Bacchius interpreted only γλώτται implies; rather, the more neutral title of Bacchius’ work, Lexeis, accurately reflects the fact that it included any words peculiar in form and significance, or rare in prose usage, and consequently in need of explanation […] In choice of subject-matter it is therefore closer to the Lexeis of Aristophanes of Byzantium than to other works of Hellenistic lexicography […] A second aspect of Bacchius’ method is mentioned by Erotian: Bacchius not only used other Hippocratic treatises to explain a puzzling occurrence of a word in a given treatise, but also ‘cited many pieces of evidence from poets’. Much of this poetic evidence was probably drawn from Aristophanes’ Lexeis…” - (fr:10074-10075, 10095) [I principi interpretativi adottati nel lessico di Bacchius sono sfuggenti ma sembrano includere i seguenti: in primo luogo, non si limitava a parole rare e obsolete, come implica l’affermazione di Galeno che Bacchius interpretasse solo γλώτται; piuttosto, il titolo più neutro dell’opera di Bac
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[37.1-232-10154|10385]
35 Il Lessico Ippocratico di Bacchio e la Controversia sui Simboli delle Epidemie III di Zenone l’Errofilo
Testo che raccoglie testimonianze sul Lessico Ippocratico di Bacchio e descrive la disputa ellenistica sui simboli nel terzo libro delle Epidemie di Ippocrate.
Il primo nucleo del testo presenta frammenti del Lessico Ippocratico di Bacchio, organizzato per libri (I, II, III) e sezioni di libri non identificati, con glosses collegate a trattati ippocratici e testimonianze di autori antichi. Tra i riferimenti principali figura Erotiano, con la sua Vocum Hippocraticarum collectio: ad esempio, per il Prognostico di Ippocrate (Libro I del lessico), si cita “Erotianus, Vocum Hippocraticarum collectio a. 1 (p. 10 Nachmanson): ἀλυσμόν Ba.” - (fr:10183-10184) [Erotiano, Collezione di voci ippocratiche a.1 (p.10 Nachmanson): ἀλυσμόν Ba.]. Altre sezioni coprono trattati come Del Morbo Sacro (fr:10187), Delle Articolazioni (fr:10189), Strumenti di Riduzione (fr:10199) e le Epidemie (fr:10205, 10209), con richiami anche a Galeno (fr:10156, 10163) e Apollonio Ciziano (fr:10247).
Il secondo nucleo affronta la controversia sui charakteres (simboli) nelle copie alessandrine del Libro III delle Epidemie di Ippocrate, iniziata dal medico erofilo Zenone: “these symbols - usually Greek letter symbols, such as E, H and Y, or combinatory derivations from letter symbols, e.g. ΓΠ and A - were attributed to Hippocrates himself by the Herophilean physician Zeno” - (fr:10346) [questi simboli - solitamente simboli di lettere greche, come E, H e Y, o derivazioni combinatorie da simboli letterali, ad es. ΓΠ e A - furono attribuiti a Ippocrate stesso dal medico erofilo Zenone]. La disputa, sviluppatasi tra la seconda metà del II secolo e il I secolo a.C., vide opporsi gli empiristi: prima Apollonio il Vecchio di Antiochia (che rispose polemicamente), poi Apollonio “il Tarlo” (Bybias), anch’egli di Antiochia, che scrisse una “super refutation” (super confutazione) dopo la morte di Zenone (fr:10347), e infine Eraclide di Taranto (fr:10361). Gli empiristi, in particolare Bybias, sostennero che i simboli erano stati inseriti surrettiziamente da Mnemon di Side, un oscuro medico pamfilio, come riassunto mnemotecnico delle storie cliniche: “the Empiricists, in particular Apollonius Bybias, argued that an obscure Pamphylian physician, Mnemon of Side, entered them anonymously and surreptitiously as a kind of short-hand summary of essential aspects of each case history, perhaps for mnemotechnical purposes” - (fr:10363) [gli empiristi, in particolare Apollonio Bybias, sostennero che un oscuro medico pamfilio, Mnemon di Side, li avesse inseriti in modo anonimo e surrettizio come una sorta di riassunto in stenografia degli aspetti essenziali di ogni storia clinica, forse per scopi mnemotecnici].
Entrambe le parti concordavano sul principio acrostico dei simboli: “While Zeno and the Empiricists disagreed both on the authorship and on the meaning of the symbols, they were in agreement on the acrostic principles underlying their use: each symbol constitutes the initial letter or letters of a key word” - (fr:10364) [Sebbene Zenone e gli empiristi fossero in disaccordo sia sull’autore che sul significato dei simboli, erano concordi sui principi acrostici alla base del loro uso: ogni simbolo costituisce la lettera o le lettere iniziali di una parola chiave]. Zenone propose esempi concreti di decifrazione: nella Storia Clinica 7, la sequenza ΓΠΑΕΗΘ significava “It is plausible that the patient died on the eighth day because of blockage of the stool” (fr:10365) [È plausibile che il paziente sia morto l’ottavo giorno a causa dell’ostruzione delle feci]; nella Storia Clinica 8, ΓΠΣΖΘ indicava “It is plausible that the patient died on the seventh day because something strange [unaccustomed] had happened to him” (fr:10384) [È plausibile che il paziente sia morto il settimo giorno perché gli era successo qualcosa di strano [inconsueto]]. Secondo Zenone, la struttura dei simboli era fissa: primo segno = plausibilità, ultimo = esito (morte/salute), penultimo = giorni di malattia, intermedi = causa (fr:10385).
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[38.1-99-10798|10896]
36 Dioscuride l’Erofíleo e la famiglia dei Crisermi: cronologia, opere e contesto tolemaico
Testo che analizza la figura di Dioscuride l’Erofíleo, medico alessandrino, e la famiglia dei Crisermi, influente nella corte tolemaica, con attenzione a cronologia, fonti e ambiguità interpretative.
Per quanto riguarda Dioscuride, il testo definisce innanzitutto il suo contesto cronologico: Aulette, che egli aveva rappresentato a Roma, regnò all’incirca dall’80 al 51 a.C. “Auletes, whom Dioscurides had represented in Rome at one time, ruled roughly from 80 to 51 b. c.” - (fr:10799) [Aulette, che Dioscuride aveva rappresentato a Roma un tempo, regnò all’incirca dall’80 al 51 a.C.]; la missione disastrosa, forse fatale, che intraprese per conto di Tolomeo XIII ebbe luogo probabilmente all’inizio di novembre del 48 a.C., indicando un floruit non più tardi della metà del I secolo a.C. “and the disastrous, perhaps fatal, mission which Dioscurides undertook on behalf of Auletes’ son Ptolemy XIII probably took place in early November 48 b. c.” - (fr:10800) [e la missione disastrosa, forse fatale, che Dioscuride intraprese per conto di Tolomeo XIII, figlio di Aulette, ebbe luogo probabilmente all’inizio di novembre del 48 a.C.]; “This points to a floruit no later than the mid first century b. c.” - (fr:10802) [Ciò indica un floruit non più tardi della metà del I secolo a.C.].
Un punto di tensione tra le fonti riguarda la possibile morte di Dioscuride: se l’account di Cesare è interpretato nel modo usuale (uccisione nel novembre 48 a.C. come emissario di Tolomeo XIII), l’affermazione della Suda che egli fosse stretto collaboratore di Cleopatra “al tempo di Antonio” risulta problematica, poiché la relazione tra Cleopatra e Antonio iniziò solo nel 41 a.C. “If Caesar’s account is interpreted - as it usually is - to imply that Dioscurides was killed in November 48 b. c., while on a mission as Ptolemy XIII’s emissary, the Suda’s apparent claim that he was a close associate of Cleopatra ‘at the time of Antony’ becomes problematic, inasmuch as Cleopatra’s affair with Antony did not start until 41 b. c.” - (fr:10804, 10805) [Se l’account di Cesare è interpretato - come di solito avviene - nel senso che Dioscuride fu ucciso nel novembre del 48 a.C. mentre era in missione come emissario di Tolomeo XIII, l’affermazione apparentemente della Suda che egli fosse un stretto collaboratore di Cleopatra “al tempo di Antonio” diventa problematica, in quanto la relazione tra Cleopatra e Antonio iniziò solo nel 41 a.C.]. Tuttavia, la descrizione di Cesare è suscettibile di un’altra lettura: parlando di Dioscuride e Serapione, i due rappresentanti di Tolomeo XIII presso Achilla, Cesare scrive che “One of them, after being wounded, was seized by his own people and carried away as if he were dead; the other was killed.” - (fr:10810) [Uno di loro, dopo essere stato ferito, fu catturato dai suoi stessi e portato via come se fosse morto; l’altro fu ucciso.]. È quindi possibile che Dioscuride sia sopravvissuto: in tal caso, l’uomo che Cesare definisce “one of the most influential members of Ptolemy’s inner circle” avrebbe potuto riemergere a corte durante la relazione tra Cleopatra e Antonio (41-30 a.C.), rendendo compatibili Cesare e la Suda, sebbene ciò dipenda dall’assunzione incerta che entrambe le fonti si riferiscano a Dioscuride l’Erofíleo “If he did survive, the man whom Caesar describes as ‘one of the most influential members of Ptolemy’s inner circle’ may well have had the political finesse and instinct to reemerge in an influential role at the court when the relation between Cleopatra and Antony blossomed (41-30 b. c.). In that case, Caesar’s evidence would in fact be compatible with the statement in the Suda. This conclusion remains predicated, however, upon the uncertain though plausible assumption that Caesar and the Suda are both referring to Dioscurides the Herophilean.” - (fr:10811, 10812, 10813, 10814) [Se lo fosse sopravvissuto, l’uomo che Cesare descrive come “uno dei membri più influenti della cerchia ristretta di Tolomeo” avrebbe potuto ben avere la finezza politica e l’istinto per riemergere in un ruolo influente a corte quando la relazione tra Cleopatra e Antonio sbocciò (41-30 a.C.). In tal caso, la prova di Cesare sarebbe in realtà compatibile con l’affermazione della Suda. Questa conclusione rimane tuttavia fondata sull’assunzione incerta ma plausibile che sia Cesare che la Suda si riferiscano a Dioscuride l’Erofíleo].
Un’altra fonte problematica è quella di Rufo di Efeso, che menziona un Posidonio e un Dioscuride contemporanei: benché sarebbe cronologicamente sensato identificare Posidonio con il filosofo stoico (135-50 a.C.) e Dioscuride con l’Erofíleo, Rufo non fornisce tali identificazioni, e nessuna testimonianza antica conferma che i due abbiano scritto sulla peste bubbonica in Libia; perciò questo testo è incluso tra i Dubia “Rufus of Ephesus reports that a Posidonius and a Dioscurides were contemporaries, and this statement has naturally tantalized those who have sought for clues to the Herophilean’s date. Although it would make excellent chronological sense to assert that the Stoic philosopher Posidonius (c. 135-50 b. c.) and the Herophilean physician Dioscurides lived at the same time, Rufus neither identifies Posidonius as the Stoic nor refers to Dioscurides as ‘Phacas’ or ‘the Herophilean’. Furthermore, no ancient testimonium concerning the Herophilean confirms the rest of Rufus’ statement, i.e. that Dioscurides and Posidonius both wrote on the ‘bubonic’ plague which had struck Libya. Tempting though it would be to use this testimonium as confirmation of Dioscurides’ date and of his association with North Africa, the uncertainty concerning the identity of both ‘Posidonius’ and ‘Dioscurides’ renders advisable the inclusion of this text among the Dubia.” - (fr:10815, 10825, 10826, 10829, 10830, 10831) [Rufo di Efeso riferisce che un Posidonio e un Dioscuride erano contemporanei, e questa affermazione ha naturalmente stuzzicato coloro che hanno cercato indizi sulla data dell’Erofíleo. Benché avrebbe un eccellente senso cronologico affermare che il filosofo stoico Posidonio (circa 135-50 a.C.) e il medico erofíleo Dioscuride vivessero nello stesso tempo, Rufo non identifica Posidonio come lo stoico né si riferisce a Dioscuride come “Phacas” o “l’Erofíleo”. Inoltre, nessuna testimonianza antica sull’Erofíleo conferma il resto dell’affermazione di Rufo, cioè che Dioscuride e Posidonio abbiano entrambi scritto sulla peste bubbonica che aveva colpito la Libia. Per quanto tenterebbe usare questa testimonianza come conferma della data di Dioscuride e della sua associazione con l’Africa del Nord, l’incertezza sull’identità sia di “Posidonio” che di “Dioscuride” rende consigliabile l’inclusione di questo testo tra i Dubia].
Per le opere mediche, ad eccezione dei ventiquattro libri menzionati dalla Suda, è certo che Dioscuride si dedicò all’esegesi ippocratica (come la maggior parte degli erofílei): Erotiano cita un’opera polemica in sette libri sulla lessicografia ippocratica; Galeno (?) menziona “Dioscuride di Alessandria”; Paolo di Egina ne cita una spiegazione ippocratica con misure terapeutiche. Se Rufo si riferisce a lui, vi è anche un interesse per l’osservazione clinica: tutti questi punti sono consonanti con le due principali enfasi della scuola erofílea post-Erofilo: esegesi ippocratica e medicina clinica “With the exception of the Suda’s reference to Dioscurides’ twentyfour books on medicine, all that is known with certainty about the Herophilean’s medical interests is that he, like most Herophileans, engaged in Hippocratic exegesis. Thus the famous Neronian author of an Hippocratic glossary, Erotian, reports that Dioscurides wrote a polemical work in seven books on Hippocratic lexicography and quotes from it one of Dioscurides’ glosses. Galen, too, mentions a Hippocratic gloss by ‘Dioscurides of Alexandria’, and Paul of Aegina, a Byzantine medical encyclopedist of the seventh century, quotes ‘Dioscurides the Alexandrian’s’ explanation of a Hippocratic word which had provoked comment by a number of other ancient commentators as well. The Suda’s mention of Dioscurides’ ‘twenty-four books, all medical and renowned’ clearly implies, however, that the Herophilean did not merely engage in Hippocratic scholarship. The fragment transmitted by Paul of Aegina, though perhaps derived from an exegetical context, also includes therapeutic measures, and if Rufus’ problematic testimony is in fact about the Herophilean physician, it would indicate an interest in close clinical observation as well. These interests would be consonant with two of the main emphases which emerged within the Herophilean school soon after Herophilus’ death, as pointed out above: Hippocratic exegesis and clinical medicine.” - (fr:10832, 10833, 10834, 10835) [Ad eccezione del riferimento della Suda ai suoi ventiquattro libri di medicina, tutto ciò che si sa con certezza degli interessi medici dell’Erofíleo è che egli, come la maggior parte degli erofílei, si dedicò all’esegesi ippocratica. Così Erotiano, autore di un glossario ippocratico neroniano famoso, riferisce che Dioscuride scrisse un’opera polemica in sette libri sulla lessicografia ippocratica e ne cita una glossa; Galeno menziona anche una glossa ippocratica di “Dioscuride di Alessandria”, e Paolo di Egina, enciclopedista medico bizantino del VII secolo, cita la spiegazione di una parola ippocratica di “Dioscuride l’Alessandrino” che aveva suscitato commenti anche da parte di numerosi altri commentatori antichi. Il riferimento della Suda ai “ventiquattro libri, tutti medici e rinomati” implica chiaramente, tuttavia, che l’Erofíleo non si dedicò solo alla sola erudizione ippocratica. Il frammento trasmesso da Paolo di Egina, benché forse derivato da un contesto esegetico, include anche misure terapeutiche, e se la testimonianza problematica di Rufo riguarda effettivamente il medico erofíleo, indicherebbe anche un interesse per l’osservazione clinica; questi interessi sarebbero consonanti con due delle principali enfasi che emerse all’interno della scuola erofílea poco dopo la morte di Erofilo: esegesi ippocratica e medicina clinica].
Il testo tratta poi della famiglia dei Crisermi, alessandrina di classe alta: un’iscrizione menziona un Crisermo di Tracia figlio di Amadoco (268/7 a.C.), ma i nomi simili sono generalmente considerati ionici “An inscription with a list of victors in the βασίλεια from the chora, perhaps Heracleopolis, lists a Χρύσερμος Άμαδόκου θράιξ, ‘Chrysermus of Thrace, son of Amadocus’ (Tit. Cair. died., of the year 268/7 b. c.). The name Chrysermus and names of similar formation are, however, generally thought to be Ionian; cf. J. & L. Robert, 1965: 203; Daux, 1967: 492 (‘tres ionienne’).” - (fr:10870, 10872, 10873) [Un’iscrizione con un elenco di vincitori nei βασίλεια dalla chora, forse Eracleopoli, elenca un Χρύσερμος Άμαδόκου θράιξ, “Crisermo di Tracia, figlio di Amadoco” (Tit. Cair. died., dell’anno 268/7 a.C.). Il nome Crisermo e nomi di formazione simile sono tuttavia generalmente considerati ionici; cfr. J. & L. Robert, 1965: 203; Daux, 1967: 492 (“tres ionienne”).]. La famiglia fu vicina alla corte tolemaica dal III secolo a.C. in poi, con ruoli diversi: Plutarco descrive Tolomeo, figlio di Crisermo, come amico di Tolomeo Evergete I (222 a.C.); un’iscrizione del II secolo a.C. da Delo elenca Crisermo di Alessandria, figlio di Eraclito, parente del re Tolomeo, esegeta, sovrintendente dei medici, amministratore del Museo; papyri del 243 a.C. menzionano un Crisermo in alto ufficio legale, e un altro (o lo stesso) come comandante eponimo nel 222/1 a.C.; anche un giovane Crisermo vinse un concorso di pugilato per ragazzi nel 268/7 a.C. “The distinguished upper-class Alexandrian family of the Chrysermi, perhaps of Thracian origin, was close to the Ptolemaic court from the third century b. c. onward. They are found in strikingly diverse and influential roles. Thus Plutarch in his account of the Alexandrian sojourn of the idealistic Spartan king Cleomenes III in 222 b. c. describes Ptolemaeus, son of a certain Chrysermus, as a friend of Ptolemy Euergetes I. Another member of the family is listed with an extraordinary accumulation of what appear to be Ptolemaic honours in an inscription of the second century b. c. from the island of Delos: ‘Chrysermus of Alexandria, son of Heraclitus, kinsman of King Ptolemy, Exegete, Superintendent of Physicians, Administrator of the Museum…’. Similarly, a Chrysermus is mentioned in Egyptian papyri of 243 b. c. as holding a high legal office, and another (or possibly the same one) is mentioned, also in Egyptian papyri, as an eponymous commander in 222/1 b. c. Even the children seem to have excelled: in an Egyptian inscription a young Chrysermus - perhaps identical with one of the above mentioned - is listed as the winner of a boxing contest for boys in 268/7 b.c., in games…” - (fr:10862, 10864, 10865, 10866, 10868, 10891, 10892, 10894, 10895) [La distinta famiglia alessandrina di classe alta dei Crisermi, forse di origine trace, fu vicina alla corte tolemaica dal III secolo a.C. in poi. Si trovano in ruoli sorprendentemente diversi e influenti. Così Plutarco, nel suo racconto del soggiorno alessandrino del re spartano idealista Cleomene III nel 222 a.C., descrive Tolomeo, figlio di un certo Crisermo, come amico di Tolomeo Evergete I. Un altro membro della famiglia è elencato con un accumulo straordinario di quelli che sembrano onori tolemaici in un’iscrizione del II secolo a.C. dell’isola di Delo: “Crisermo di Alessandria, figlio di Eraclito, parente del re Tolomeo, esegeta, sovrintendente dei medici, amministratore del Museo…”. Allo stesso modo, un Crisermo è menzionato in papyri egiziani del 243 a.C. come titolare di un alto ufficio legale, e un altro (o forse lo stesso) è menzionato, sempre in papyri egiziani, come comandante eponimo nel 222/1 a.C. Anche i bambini sembrano essersi distinti: in un’iscrizione egiziana, un giovane Crisermo - forse identico a uno dei menzionati sopra - è elencato come vincitore di un concorso di pugilato per ragazzi nel 268/7 a.C., in giochi…].
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[39.1-143-11049|11191]
37 La scuola erofilea da Alessandria all’Asia Minore: Zeuxis e Alessandro Filalete
Espansione della scuola erofilea in Frigia, figure chiave (Zeuxis, Alessandro Filalete) e loro contesti storici e culturali.
Con Zeuxis e Alessandro Filalete la scuola erofilea di medicina raggiunge una nuova fase: la sua espansione dall’Egitto ellenizzato all’Asia Minore (fr:11057). Nella regione della Frigia, vicino a Laodicea sul Lico (importante centro commerciale e bancario), Zeuxis prima e Alessandro poi diventano leader di una scuola associata al tempio di Men Karou: questa associazione potrebbe essere stata ispirata dall’organizzazione cultuale del Museo alessandrino e incoraggiata dalle autorità romane (fr:11058-11059). Un fattore per la dispersione della scuola erofilea potrebbe essere stata l’espulsione degli intellettuali da Alessandria nel 145/144 a.C. da parte di Tolomeo VIII Evergete II (fr:11061); tuttavia, già nel tardo I secolo a.C. altri seguaci di Erofilo ristabiliscono la scuola in Alessandria (tra questi Dioscuride Phacas, influente presso Cleopatra, suo padre Auletes e suo fratello Tolomeo XIII), per cui esistono due centri erofilei nel I secolo a.C. (fr:11062-11065).
Il centro della Frigia ha notevole importanza: è vicino a Laodicea, definita da Tacito «illustres urbes Asiae», e Strabone la definisce un «grande luogo di insegnamento» (διδασκαλεΐον Ήροφιλείων Ιατρών μέγα) (fr:11076). Conferme arrivano da due monete di bronzo con Augusto (sul dritto) e la leggenda «Zeuxis Philalethes» (sul rovescio, con caduceo in una), oltre al fatto che il titolo «Philalethes» («amante della verità») è associato ai leader della scuola di Laodicea (fr:11077). La scuola dura almeno tre generazioni: Zeuxis (probabile fondatore, come suggerisce la frase συνέστη . . . Oiro Ζεύξιδος), poi Alessandro Filalete, poi Demostene Filalete (che vive almeno fino alla metà del I secolo d.C.) (fr:11078-11080).
La data di Zeuxis è approssimativa: Strabone (contemporaneo di Zeuxis e Alessandro) completa la sua Geografia entro il 7 a.C., quando Alessandro ha già succeduto Zeuxis; le monete sono posteriori al 27 a.C. (quando Ottaviano accetta il titolo di Augusto), per cui Zeuxis si colloca tra l’85/75 e il 10 a.C., e la fondazione della scuola tra il 45 e il 30 a.C. (fr:11106-11123). Nulla si sa con certezza dei contributi medici di Zeuxis, poiché le fonti su «Zeuxis il medico» si riferiscono spesso all’Empirico o sono vaghe (fr:11124-11125).
Alessandro Filalete (vissuto tra il 50 a.C. e il 25 d.C.) succede a Zeuxis non oltre il 7 a.C. (fr:11140-11144) e ha allievi illustri come Aristosseno e Demostene Filalete (fr:11145). Peculiarità: non è formato nella scuola erofilea, ma è seguace di Asclepiade di Prusa sul Mare (atomista bitinio) (fr:11145) — unico caso, oltre a Erofilo (formato da Prassagora di Coo), di leader erofileo proveniente da un ambiente esterno. Rimane fortemente influenzato da Asclepiade: Celio Aureliano dice che condividono le stesse opinioni sulla letargia, l’Anonymus Londinensis sulla digestione e introduce «i seguaci di Asclepiade e Alessandro Filalete» come un unico gruppo (fr:11167-11169, 11186-11188).
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[40.1-30-11582|11611]
38 Identificazione di medici di nome Apollonius in fonti mediche antiche (Galenus, Andromachus, Oribasius)
Il testo analizza le menzioni di medici di nome Apollonius in estratti galenici da Asclepiade, in Andromaco e in Oribasio, evidenziando difficoltà nell’identificazione e la classificazione di alcuni testimoni tra i Dubia.
Un primo punto riguarda gli estratti di Galeno da Asclepiade, dove emergono più figure di nome Apollonius: come si legge, “In some of Galen’s other excerpts from Asclepiades further ‘Apollonii’ seem to surface” - (fr:11588) [In alcuni altri estratti di Galeno da Asclepiade sembrano emergere ulteriori ‘Apollonii’]. Tra questi, “‘Claudius Apollonius’ is quoted in Galen’s excerpt from Asclepiades in De antidotis 11 (xiv, pp. 171-2)” - (fr:11589) [‘Claudius Apollonius’ è citato nell’estratto di Galeno da Asclepiade in De antidotis 11 (xiv, pp. 171-2)], mentre “‘Apollonius Organicus’ (‘the surgeon?) is mentioned in De compositione medicamentorum per genera 15 (xm, p. 856K), while an unidentified ‘Apollonius’ is mentioned twice in A M . 70, i.e. in De compositione medicamentorum secundum locos 8 (xii, p. 776K)” - (fr:11590-11591) [‘Apollonius Organicus’ (‘il chirurgo?’) è menzionato in De compositione medicamentorum per genera 15 (xm, p. 856K), mentre un ‘Apollonius’ non identificato è menzionato due volte in A M . 70, cioè in De compositione medicamentorum secundum locos 8 (xii, p. 776K)]; si nota che l’ultimo passaggio è inserito in un ampio estratto da Asclepiade, come suggerito da xn, pp. 730 e 742K (fr:11593).
Inoltre, un estratto iniziale riporta che “47-56K) provides a lengthy excerpt from Asclepiades, in which Asclepiades in turn quotes Andromachus (xm, pp. 53-4K)” - (fr:11582-11583) [47-56K) fornisce un lungo estratto da Asclepiade, in cui Asclepiade a sua volta cita Andromaco (xm, pp. 53-4K)]. Riguardo a Andromaco, nel suo De externorum remediis (citato da Galeno) si menziona una pastiglia polivalente di Apollonio “‘the chief physician’ (archiatros) – a title that was not very common in Alexandria” - (fr:11601) [‘il medico capo’ (archiatros) – un titolo che non era molto comune ad Alessandria]; tuttavia, “nothing else is known about ‘Apollonius the chief physician’, and there is no independent evidence that Apollonius Mys ever held the title archiatros” - (fr:11601) [nient’altro è noto su ‘Apollonio il medico capo’, e non c’è prova indipendente che Apollonio Mys abbia mai detenuto il titolo di archiatros], per cui “this testimonium accordingly does not contribute to a resolution of the problem” - (fr:11602) [questo testimonio quindi non contribuisce alla risoluzione del problema]. A differenza di Galeno, Andromaco non identifica l’opera di Apollonio come Euporista, ma solo come “τά ’Απολλώνιου, ‘the [writings] of Apollonius’” - (fr:11603) [τά ’Απολλώνιου, ‘le [scritte] di Apollonio’]; ciò mantiene incertezza sull’identità, quindi i frammenti dipendenti da Andromaco il Giovane sono classificati tra i Dubia (fr:11603).
Per quanto riguarda Oribasio, “the name Apollonius occurs at least seven times in Oribasius’ extant works, and Raeder suggests that Apollonius of Pergamum – an otherwise virtually unknown physician – is meant in each of these instances” - (fr:11604) [il nome Apollonio ricorre almeno sette volte nelle opere esistenti di Oribasio, e Raeder suggerisce che in ciascuno di questi casi si intenda Apollonio di Pergamo – un medico altrimenti praticamente sconosciuto], anche se il testo specifica che solo due volte Oribasio identifica effettivamente la figura (fr:11604).
Infine, si riportano riferimenti sul titolo archiatros: sull’apparente corruzione ‘Αρχιστράτορος si vedono Wellmann (1892b, 1895b) (fr:11605); un esempio non alessandrino è “Sammelb. 5216 (from the Fayyum, first century b. c.): Άθηναγόρας b αρχίατρός τοΐς Ιερεΰσι των εν τώι Λαβυρίνθωι στολιστών και τοΐς στολισταΐς χαίρειν . . . (the issue is the release of a corpse)” - (fr:11607-11608) [Sammelb. 5216 (dal Fayyum, I secolo a.C.): Άθηναγόρας b αρχίατρός τοΐς Ιερεΰσι των εν τώι Λαβυρίνθωι στολιστών και τοΐς στολισταΐς χαίρειν . . . (l’argomento è il rilascio di un cadavere)]; altri usi non alessandrini sono in Dittenberger (1903-5, vol. 1, p. 416, n. 5) e in Galeno, De antidotis 1, dove si menziona “‘Ανδρόμαχος ό Νέρωνος άρχιατρός” - (fr:11609-11611) [‘Andromaco l’archiatra di Nerone’].
Si aggiungono anche riferimenti incrociati a capitoli successivi (Dubia, Herophilus) (fr:11595-11600).
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[41.1-206-11614|11819]
39 Identificazione e fonti di Apollonio Mys (Erofileo) e note su Eraclide di Eritre
Analisi delle difficoltà nell’attribuire le fonti a Apollonio Mys e sulla figura di Eraclide di Eritre, medico erofileo del I secolo a.C.
Il testo si concentra principalmente sulla identificazione di Apollonio Mys, medico appartenente alla scuola erofilea, e sulla distinzione tra lui e altri medici omonimi. Non vi è alcun supporto conclusivo nelle fonti antiche per l’ipotesi di Wellmann di identificarlo con Claudio Apollonio e di datarlo prima di Andromaco e dopo Alcimione (“There is no conclusive support in the ancient evidence for Wellmann’s efforts […] to identify him with Claudius Apollonius and to date him before Andromachus and after Alcimion” - fr:11618).
Oribasio cita tre volte “Apollonio di Pergamo”, una volta “Apollonio la Bestia (Ther)” (noto nella lessicografia ippocratica antica) e quattro volte semplicemente “Apollonio”: in almeno un caso, quest’ultimo riferimento è quasi certamente all’erofileo (“In a third instance the reference is to ‘Apollonius the Beast’ (Ther), […] In four other passages Oribasius simply refers to ‘Apollonius’ without further identification, and in at least one instance the reference almost certainly is to the Herophilean” - fr:11629). Nella prefazione di Ad Eunapium, Oribasio menziona un “Apollonio” tra gli autori di euporista pharmaka (rimedi facili da trovare): solo Apollonio Mys era famoso per un’opera sui rimedi comuni (Euporista), quindi questo riferimento è probabilmente a lui (“Only one Apollonius - the Herophilean or ‘Mys’ - was famous in antiquity for a work on common remedies (Euporista), and this reference in all likelihood, therefore, is to the Herophilean” - fr:11630). Non vi è prova che Apollonio di Pergamo abbia scritto sui rimedi comuni, né che l’erofileo provenisse o esercitasse a Pergamo: anzi, la sua presenza ad Alessandria è confermata inequivocabilmente (“Nor do the ancient sources indicate that Apollonius the Herophilean came from, or practised in, Pergamum, whereas his presence in Alexandria is confirmed unequivocally” - fr:11632).
Per quanto riguarda i passaggi sulla scarificazione: Oribasio menziona che Apollonio di Pergamo raccomandava la scarificazione sulla gamba inferiore, e in due passaggi (in Synopsis ad Eustathium e Collectiones medicae) cita un “Apollonio” sulla scarificazione delle gambe. In Collectiones medicae, l’autore riferisce la sua esperienza personale di una peste in “Asia” e di come si sia curato con la scarificazione: “ύττοττεσών κάγώ τη νόσω […] κατακνισθε’ις το σκέλος ώς δύο λίτρας αίματος άττέκρουσα καί διά τούτο τον κίνδυνον άττέφυγον” (“Avendo io contratto la malattia […] dopo essere stato scarificato sulla gamba, ho versato circa due litri di sangue e per questo sono sfuggito al pericolo”) - fr:11655. Il riferimento all’Asia è più naturale per un medico di Pergamo, anche se non è chiaro se l’“io” si riferisca ad Apollonio o a Oribasio stesso; questi passaggi sono comunque ascritti probabilmente a Apollonio di Pergamo e quindi inseriti tra i Dubia (AM 68-9) (“Nevertheless, the two passages on scarification should probably be ascribed to Apollonius of Pergamum, […] they are, however, listed among the Dubia (AM 68-9)” - fr:11658-11660). Un altro passaggio su rimedi per le bolle è incluso tra i Dubia (AM 67) perché potrebbe essere di Apollonio Mys (“a passage from an ‘Apollonius’ on remedies for boils - a common ailment for which Apollonius Mys very well might have prescribed ‘common remedies’ in his Euporista. This passage is included below, but again among the Dubia (AM 67)” - fr:11661-11663).
Alessandro di Tralle riferisce due volte a “Apollonio” sull’epilessia: in un passaggio compare la parola euporiston, ma si tratta di un problema diagnostico, non di un rimedio. L’unico Apollonio attestato come autore sull’epilessia è l’empirico Apollonio di Cizio (confermato da Celio Aureliano), quindi i riferimenti di Alessandro sono a lui (“The only ‘Apollonius’ attested to have written on epilepsy is […] the Empiricist, Apollonius of Citium. […] It therefore seems likely that Alexander’s references are to the Empiricist, not to the Herophilean” - fr:11677-11678).
Due delle sei prescrizioni ascritti a Euporista di Apollonio Mys da Galeno in AM 17 compaiono anonimamente nel Papiro Ossirinco Wellmann ha concluso che l’intero frammento papiraceo appartenga a Euporista, ma questa ipotesi è precipitosa: non vi è corrispondenza decisiva per le righe 14-50, né alcuna identificazione esplicita di Apollonio come fonte, quindi il papiro non è incluso tra le testimonianze (“But Wellmann’s conclusion that […] the papyrus fragment in its entirety […] must be from Apollonius’ Euporista, seems precipitate. […] In accordance with the criteria for inclusion the papyrus text is not included among the testimonia and fragments of Apollonius” - fr:11684-11686).
Gli interessi di Apollonio Mys (fisiologia, patologia, ginecologia, farmacologia, storia della medicina) sono caratteristici della scuola erofilea, ma manca l’anatomia umana, disciplina in cui Erofilo aveva ottenuto la maggiore distinzione (“Physiology, pathology, gynaecology, pharmacology, and medical history: these broad interests of Apollonius Mys are characteristic of the Herophilean school […] the discipline in which Herophilus himself achieved the greatest distinction - human anatomy - is signally lacking” - fr:11687-11688).
Il testo tratta anche brevemente Eraclide di Eritre, medico della seconda metà del I secolo a.C., contemporaneo di Strabone e Alessandro Filalete, allievo dell’erofileo Crisermo. Appartiene probabilmente alla branca alessandrina della scuola erofilea: la branca asiatica (a Men Karou, vicino a Laodicea) manteneva una vasta esperienza teorica e clinica ma non si dedicava alla filologia ippocratica, mentre Eraclide continuò la tradizione alessandrina di esegesi ippocratica (rappresentata da Bacchio e Zenone), con commentari ai libri II, III e VI degli Epidemie ippocratici (“He probably belonged to the Alexandrian rather than to the Asia Minor branch of the Herophilean school. […] Heraclides of Erythrae, by contrast, energetically continued the Alexandrian tradition of Hippocratic exegesis […] Most of the evidence concerning Heraclides refers to his commentaries on Books II, III, and VI of the Hippocratic Epidemics” - fr:11812-11814). Galeno afferma che Eraclide non compose un glossario ippocratico (a differenza di Bacchio e Glaucia l’empirico) ma scrisse commentari, seguendo l’esempio di Bacchio, Zeuxis e altri (“Galen explicitly states that Heraclides, unlike the Herophilean Bacchius and the Empiricist Glaucias, did not compose a Hippocratic glossary, but wrote commentaries on Hippocratic works, following the example of, among others, Bacchius and the Empiricists Zeuxis” - fr:11815).
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[42.1-83-11986|12068]
40 Aristoxenus il Erofileo: teorie del polso, ricostruzioni storiche e aspetti clinici, con note su Cydias
Il testo analizza la figura di Aristoxenus (medico erofileo), le sue teorie sul polso, le controvershe sulla ricostruzione del suo lavoro e i suoi aspetti clinici, accennando a Cydias.
Il nucleo del testo ruota attorno a Aristoxenus, medico della scuola erofilea, le cui critiche furono dirette principalmente agli erofilei alessandrini: “All the extant criticisms concern their pulse theories (and are hence derived from Book xm of Aristoxenus’ On the School of Herophilus)” - (fr:12012) [Tutte le critiche esistenti riguardano le loro teorie del polso (e sono quindi derivate dal Libro XIII di Sulla scuola di Erofilo di Aristoxenus)]. La sua definizione di polso è: “pulse is an activity of the heart and arteries that is peculiar to them” - (fr:12013) [il polso è un’attività del cuore e delle arterie che è loro peculiare]; sebbene colga l’unicità della pulsazione in cuore e arterie, non è intrinsecamente superiore a quelle criticate da lui. Aristoxenus insisteva sull’importanza di iniziare le definizioni dal genere prima delle differenze, ma Galeno nota: “he wishes to argue dialectically but he does not even observe the laws of dialectic himself” - (fr:12014) [egli vuole argomentare dialetticamente, ma non osserva nemmeno le leggi della dialettica lui stesso].
Una parte centrale è dedicata alla ricostruzione di Hermann Schone (1893): egli ipotizza che Aristoxenus discutesse anche Demostene Filalete (forse vissuto tra il 20 a.C. e il 50 d.C.) e che la sua analisi delle teorie del polso fosse divisa in due parti, corrispondenti a sezioni del De pulsuum differentiis di Galeno. Nella prima parte, Aristoxenus avrebbe distinto due tipi di definizioni: (a) “definitions proper” or “substantial definitions” (όροι ουσιώδεις) e (b) “conceptual” (εννοηματικοί) or “subjective” (ώς έν έπτσκέψει) definitions, also described as “descriptive outlines” (υποτυπώσεις or υπογραφαι) - (fr:12017) [“definizioni proprie” o “definizioni sostanziali” (όροι ουσιώδεις) e (b) definizioni “concettuali” (εννοηματικοί) o “soggettive” (ώς έν έπτσκέψει), descritte anche come “schemi descrittivi” (υποτυπώσεις o υπογραφαι)], ognuna suddivisa in quattro; nella seconda, avrebbe applicato questa tassonomia a erofilei come Eraclide di Taranto (empirico, ex allievo di Mantia) e otto erofilei fedeli. Tuttavia, questa ricostruzione è criticata come congettura: nessuna fonte attribuisce esplicitamente ad Aristoxenus le distinzioni tra definizioni sostanziali e descrittive, né altre differenze usate da Galeno; anche l’identificazione di Schone tra “definizioni soggettive” e “schemi descrittivi” non ha basi solide. Inoltre, l’ipotesi che Aristoxenus discutesse Demostene Filalete è “an unconfirmed inference and can therefore not be used to determine Aristoxenus’ date” - (fr:11992) [un’inferenza non confermata e quindi non utilizzabile per determinare la data di Aristoxenus].
Aristoxenus si dedicò anche a problemi clinici: su l’idrofobia (definita come paura e brama simultanee dell’acqua), Celio Aureliano riporta che prescriveva pozioni e clisteri purganti o temperanti, motivati da una possibile patologia umorale: “because Aristoxenus ‘is concerned about decay and excess of liquid?’ (‘corruptionem atque abundantiam liquoris’), he resorts to remedies with a purgative or tempering power” - (fr:12044-12045) [perché Aristoxenus “si preoccupa della corruzione e dell’eccesso di liquido?” (“corruptionem atque abundantiam liquoris”), ricorre a rimedi con potere purgante o temperante]; tuttavia, il termine liquor è troppo vago per collegare esattamente le sue teorie a quelle di Erofilo.
Il bilancio su Aristoxenus è chiaro: è una fonte cruciale per le teorie del polso dei later erofilei e ha sottigliezza argomentativa, ma non è significativo come scienziato o medico.
Infine, su Cydias: solo un testimonio è sopravvissuto, che implica che seguisse l’esempio di Bacchio e Zenone (primi erofilei) impegnandosi in lessicografia ippocratica o critica ippocratica: “in the context of Hippocratic lexicography it mentions an attack on a work by Cydias” - (fr:12068) [nel contesto della lessicografia ippocratica menziona un attacco a un’opera di Cydias].
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[43.1-203-12312|12514]
41 Demostene Filalete Erenofilo e la Lettera Pseudepigrafica Attribuita a Erofilo
Il testo analizza la figura medica di Demostene Filalete, ultimo esponente noto della scuola Erenofila asiatica, e studia una lettera medica pseudepigrafica intitolata a Erofilo, presente in un manoscritto del IX secolo.
41.1 Demostene Filalete: scuola, definizioni del polso e contributo oculistico
Demostene Filalete è identificato come allievo di Alessandro Filalete, successore di Zeuxis Filalete, fondatore della branca asiatica della scuola Erenofila presso il Tempio di Men Karou alla fine del I secolo a.C., e probabilmente successore di Alessandro stesso a capo della scuola, come suggerito dall’epiteto “Filalete” (“Amante della Verità”): “Demosthenes’ honorific, ‘the Truth Lover’ (Philalethes), strongly suggests that Demosthenes himself became head of the school, perhaps as Alexander’s successor.” - (fr:12335) [L’epiteto di Demostene, “l’Amante della Verità” (Filalete), suggerisce fortemente che Demostene stesso sia diventato capo della scuola, forse come successore di Alessandro.]. La sua attività principale è collocata approssimativamente nella prima metà del I secolo d.C., certamente non oltre la metà, e non è supportata da prove l’affermazione comune che sia vissuto durante il regno di Nerone (54-68 d.C.).
Sul piano teorico, Demostene offre due definizioni del polso, una “soggettiva” (dall’esperienza dell’osservatore) e una “oggettiva” (da ciò che “accade realmente” nelle arterie e nel cuore), come già Alessandro, ma con variazioni terminologiche: sostituisce “attività involontaria” di Alessandro con “attività naturale”, usa πλήξις invece di πληγή, e esplicita che “polso” può riferirsi legittimamente a tre attività naturali: quella pulsante del cuore, quella delle arterie e quella combinata di cuore e arterie: “Like Alexander,16 he offers two pulse definitions… But, as Galen already pointed out, Demosthenes substitutes ‘natural activity’ for Alexander’s ‘involuntary activity’ in describing the pulse; he resorts to further minor terminological shifts (πλήξις for πληγή); and, perhaps more significantly, he makes explicit that the word ‘pulse’ can be used legitimately of three natural activities: of the pulsating activity of the heart, of the pulsating activity of the arteries, and of the combined activity of the heart and the arteries.” - (fr:12312-12313) [Come Alessandro,16 offre due definizioni del polso… Ma, come già sottolineato da Galeno, Demostene sostituisce “attività involontaria” di Alessandro con “attività naturale” nel descrivere il polso; ricorre a ulteriori piccole variazioni terminologiche (πλήξις invece di πληγή); e, forse più significativamente, esplicita che la parola “polso” può essere usata legittimamente per tre attività naturali: l’attività pulsante del cuore, l’attività pulsante delle arterie e l’attività combinata di cuore e arterie.].
Nel contesto della scuola Erenofila in “agonia”, Demostene e Aristosseno rappresentano l’ultima generazione nota, ma con contributi opposti: Aristosseno si concentrò su polemiche interne alla scuola e sulla doxografia polemica, Demostene su osservazioni cliniche acute e contributi duraturi, specialmente in oftalmologia: descrisse l’operazione della cataratta (sebbene Aezio, fonte più antica, non la attribuisca a lui, la veridicità della fonte più tarda Matteo Silvatico è attestata indipendentemente, e l’operazione era già nota al tempo di Celso, contemporaneo di Demostene) e definì numerose affezioni patologiche oculari studiate anche nella medicina moderna, creando un canone che influenzò l’oftalmologia fino alla fine del Medioevo: “While Aristoxenus seems to have expended much of his energy on fratricidal polemics against other members of his own school and on polemical doxography, Demosthenes was recording keen clinical observations and making a remarkably enduring contribution to medicine… Demosthenes described the cataract operation and defined numerous pathological affections of the eye which are still the subject of intense study in modern medicine… Demosthenes ‘the Truth Lover’ saw to it that the Herophilean school, even at the moment of its death, produced a new canon which was to determine the course of a branch of medicine (ophthalmology) not only in later antiquity but until the end of the Middle Ages.” - (fr:12344, 12369-12370) [Mentre Aristosseno sembra aver dedicato gran parte della sua energia a polemiche fratricide contro altri membri della sua stessa scuola e a doxografia polemica, Demostene registrava osservazioni cliniche acute e faceva un contributo straordinariamente duraturo alla medicina… Demostene descrisse l’operazione della cataratta e definì numerose affezioni patologiche oculari che sono ancora oggetto di studio intenso nella medicina moderna… Demostene “l’Amante della Verità” fece sì che la scuola Erenofila, anche nel momento della sua morte, producesse un nuovo canone che avrebbe determinato il corso di una branca della medicina (l’oftalmologia) non solo nell’antichità tarda ma fino alla fine del Medioevo.].
Non è certo che Demostene di Massalia (Marseille) menzionato da Galeno, colui a cui Asclepiade “il Giovane” attribuisce un rimedio per i carbonchi o colui il cui “cerotto verde” è registrato da Galeno, siano identici all’Erenofilo; inoltre, non c’è prova che Demostene e altri Erenofili si siano trasferiti da Men Karou a Marseille.
41.2 La Lettera Pseudepigrafica “Lettera di Erofilo al Re Antioco”
La lettera è un esempio di pseudepigrafia medica comune nell’antichità classica e nel Medioevo, scritta per garantire autorità e diffusione al testo: “Pseudepigrapha were common both in classical and in medieval times,1 and there are numerous examples of the pseudepigraphic use of a famous name in medical literature too. Galen, for example, complains more than once that numerous falsifications were being sold under his name even during his own lifetime. Herophilus probably became the victim of this pseudepigraphic authorial stratagem because the writer of the ‘Letter’ harboured hopes that the Alexandrian’s name would guarantee his work authority (and hence a reasonable circulation).” - (fr:12435-12437) [Le pseudepigrafie erano comuni sia nell’antichità classica che nel Medioevo,1 e ci sono numerosi esempi anche nella letteratura medica dell’uso pseudepigrafico di un nome famoso. Galeno, ad esempio, si lamenta più volte che numerose falsificazioni venissero vendute sotto il suo nome anche durante la sua vita. Erofilo è probabilmente diventato vittima di questo stratagemma autoriale pseudepigrafico perché l’autore della “Lettera” nutriva la speranza che il nome dell’Alessandrino garantisse autorità al suo lavoro (e quindi una ragionevole diffusione).].
È trasmessa in almeno un manoscritto latino, il Bruxellensis 3701-715 (IX secolo, fol. 8r-8v), e forse in altri; fa parte di un gruppo di lettere pseudepigrafiche in quella parte più antica del manoscritto, che include anche testi di Vindicianio, Isidoro di Siviglia, Oribasio e un estratto dalla Ginecologia di Muscio (VI secolo d.C.), oltre a “lettere” di “Platone”, “Aristotele”, “Ippocrate”, “Salomone”, “Diocle”, “Prassagora” e “Apollo”: nessuna di queste mostra affinità con le dottrine dei presunti autori o corrisponde a testi greci esistenti, e l’eventuale affermazione che siano traduzioni di originali greci è una convenzione.
La “Lettera di Erofilo” non rispetta né la forma letteraria né la finzione storica del titolo: è un compendio introduttivo medico tardo antico o altomedievale, schematizzato e derivativo, come Cassio Felice. Si differenzia dalle lettere mediche più antiche (come quella pseudo-ippocratica al re Demetrio o quella controversa di Diocle al re Antigono, ellenistiche) perché manca di dettagli personali e storici che creassero una parvenza di autenticità. Se il destinatario non fosse arbitrario o anacronistico, dovrebbe essere Antioco I Soter (c. 324-261 a.C.), l’unico Antioco plausibile cronologicamente, ma coerenza e plausibilità cronologiche non giocavano un ruolo in queste lettere.
Il testo incompleto inizia con una definizione di “essere umano” che ne individua la razionalità come differentia specifica, passa a un’enumerazione delle parti corporee dal generale al particolare, a una divisione quaternaria della medicina in cui la dietetica non è menzionata (ma si suggerisce diaeteticus per disputatur), quindi introduce gli organi digestivi, il sistema vascolare e l’anatomia dei nervi, e infine descrive la conversione del nutrimento in sangue.
[44]
[44.1-570-12604|13173]
42 Correzioni onomastiche e testimonianze su Erillo lo Stoico, Speusippo l’Erofileo e l’opera di Erofilo nel corpus galenico
Il testo raccoglie correzioni testuali su nomi di filosofi e medici ellenistici, oltre a testimonianze galeniche sull’opera di Erofilo, in particolare nel campo della pulsologia.
L’autore propone una corruzione onomastica tra “Herophilus” e “Herillus”: sospetta che il primo nome sia una alterazione del secondo, riferito a Erillo lo Stoico di Cartagine, autore di scritti sul telos: “I suspect ‘Herophilus’ is a corruption of ‘Herillus’ (the Stoic from Carthage: SFFi, 409-21), who also wrote on telos” - (fr:12604) [Sospetto che “Erofilo” sia una corruzione di “Erillo” (lo Stoico di Cartagine: SFFi, 409-21), che scrisse anche sul telos]. La causa della confusione risiederebbe nella frequente scambio, tra i copisti, dei termini Καρχηδόνιος (“cartaginese”) e Καλχηδόνιος (“calcedoniese”), che avrebbe portato da Ήριλλος ό Καρχηδόνιος a Ήρόφιλος ό Καλχηδόνιος in una fase intermedia della tradizione: “Although no city ethnic appears in the Parisian manuscript, the copyists’ frequent confusion of Καρχηδόνιος and Καλχηδόνιος (see Chapter 11, T2, app. crit.; Comments, T2) might, at an intermediate stage, have contributed to the corruption: from Ήριλλος ό Καρχηδόνιος to Ήρόφιλος ό Καλχηδόνιος” - (fr:12605-12606) [Sebbene nel manoscritto parigino non compaia alcun etnico cittadino, la frequente confusione dei copisti tra Καρχηδόνιος e Καλχηδόνιος (cfr. Capitolo 11, T2, app. crit.; Commenti, T2) potrebbe aver contribuito, in una fase intermedia, alla corruzione: da Ήριλλος ό Καρχηδόνιος a Ήρόφιλος ό Καλχηδόνιος]. A supporto, si cita Diogene Laerzio 165, dove i codici riportano (Ήριλλος δ’ ό) χαλκηδόνιος, mentre i manoscritti BFPac correggono in Καρχηδόνιος: “Cf. D.L. 7·16s: (Ήριλλος δ’ ό) χαλκηδόνιος codd. BFPac pro Καρχηδόνιος” - (fr:12607-12609) [Cfr. D.L. 165: (Ήριλλος δ’ ό) χαλκηδόνιος codici. BFPac invece di Καρχηδόνιος].
Un’altra figura trattata è Speusippo: Diogene Laerzio menziona un secondo Speusippo - non il successore di Platone a capo dell’Accademia - che era un medico erofileo di Alessandria: “Diogenes Laertius claims that ‘there was another Speusippus’ - i.e., other than Plato’s successor as leader of the Academy - who was ‘a Herophilean physician from Alexandria’ (4.5)” - (fr:12611) [Diogene Laerzio afferma che “c’era un altro Speusippo” - cioè, diverso dal successore di Platone a capo dell’Accademia - che era un “medico erofileo di Alessandria” (4.5)]. Questa testimonianza è unica, non essendo confermata né smentita da altre fonti antiche, e Diogene non fornisce informazioni sulla data o sulle opere di questo personaggio: “This testimony is neither confirmed nor denied by any other ancient source. About the date and the writings of ‘Speusippus the Herophilean’ Diogenes remains silent” - (fr:12612-12613) [Questa testimonianza non è né confermata né smentita da alcun’altra fonte antica. Sulla data e sulle opere di “Speusippo l’Erofileo” Diogene rimane in silenzio].
Il nucleo del testo è costituito da testimonianze galeniche su Erofilo, specialmente riguardo alla pulsologia. Nel Methodus medendi 3, Galeno ipotizza che Ippocrate disdegnerebbe di competere con Tessalo (ritenendolo al di sotto di sé), ma che Erasistrato, ancor meno Erofilo e ancor più Asclepiade, non lo farebbero: “Even if Hippocrates should spurn [taking on Thessalus], considering it beneath himself to enter into a contest with Thessalus, perhaps Erasistratus will not spurn it, and much more so Herophilus, and, even more than these, Asclepiades . . .” - (fr:12615) [Anche se Ippocrate disdegnasse [di affrontare Tessalo], ritenendo al di sotto di sé entrare in una competizione con Tessalo, forse Erasistrato non lo disdegnerebbe, e ancor meno Erofilo, e, ancora più di questi, Asclepiade…]. Nel Depraesagitione ex pulsibus 1, Galeno distingue due posizioni: alcuni scrivono trattati sistematici “di tipo erofileo” sui ritmi del polso (arrivando a un resoconto plausibile), mentre altri disprezzano questa speculazione come “chiacchera inutile”: “Some, however, proceed to a plausible account [sc. of quickness and slowness of pulse], writing systematic accounts of the Herophilean kind about the rhythms in pulses, while others both disparage such speculation as idle verbosity and distance themselves from it completely” - (fr:12618) [Alcuni, tuttavia, arrivano a un resoconto plausibile [sc. della velocità e della lentezza del polso], scrivendo trattati sistematici di tipo erofileo sui ritmi nei polsi, mentre altri sia disprezzano tale speculazione come chiacchera inutile sia se ne allontanano completamente].
Nel De pulsuum causis 9, Galeno critica la disputa tra Archigene (che definisce il polso nel sonno “molto pieno”) e Apollonide (che lo definisce “molto vuoto”): egli non prolunga la discussione, avendo già dimostrato che i post-erofilei introdussero “invano” questa classe di polsi, come molte altre: “If, then, Archigenes in addition says that the pulse [in sleep] is very full, whereas Apollonides says it is very empty, I do not think I should drag out the discussion, at least not about such matters, since I have demonstrated in my previous works that those who came after Herophilus introduced this additional class of pulse, like many other things, in vain” - (fr:12622) [Se, allora, Archigene in aggiunta dice che il polso [nel sonno] è molto pieno, mentre Apollonide dice che è molto vuoto, non credo di dover prolungare la discussione, almeno non su tali argomenti, avendo dimostrato adeguatamente nelle mie opere precedenti che coloro che vennero dopo Erofilo introdussero invano questa classe aggiuntiva di polsi, come molte altre cose]. Nel De difficultate respirationis 21, Galeno stabilisce un parallelismo tra i ritmi respiratori (inspirazione/espirazione) e quelli del polso (diastole/sistole), annunciando che la parte sulla respirazione utilizzerà la stessa speculazione erofilea sui ritmi: “It is clear that the same speculation as was recorded by Herophilus concerning rhythms in the pulse will await this part [sc. the parts used in respiration, since the respiratory ‘rhythms’ of inhalation and exhalation are not unlike the diastolic and systolic rhythms of the pulse]” - (fr:12625-12626) [È chiaro che la stessa speculazione registrata da Erofilo riguardante i ritmi nel polso attenderà questa parte [sc. le parti usate nella respirazione, poiché i “ritmi” respiratori dell’inspirazione e dell’espirazione non sono dissimili dai ritmi diastolici e sistolici del polso].
Nel De pulsuum causis 7, Galeno rileva che Archigene ha omesso le cause della velocità del polso (tranne la forza della facoltà pulsatoria), anche se Erofilo aveva già avviato questa indagine; egli si propone di completare la dottrina, aggiungendo ciò che manca al lavoro di Magnus e, ancor più, di Erofilo (che definisce “bene scritto”): “Since he [sc. Archigenes] omitted it [sc. all the causes of pulse speed with the exception of the strength of the pulse faculty], even though this [investigation] had been set in motion previously by Herophilus, I shall complete my instruction concerning the diagnosis of the causes that effect pulse speed by adding that which remains missing to that which Magnus - and even more so Herophilus - wrote so well” - (fr:12630) [Poiché lui [sc. Archigene] l’ha omesso [sc. tutte le cause della velocità del polso, tranne la forza della facoltà pulsatoria], anche se questa [indagine] era stata avviata in precedenza da Erofilo, completerò la mia dottrina sulla diagnosi delle cause che producono la velocità del polso aggiungendo ciò che rimane mancante a ciò che Magnus - e ancor più Erofilo - ha scritto così bene]. Infine, nel Methodus medendi 2, Galeno afferma che né Erasistrato né Erofilo (né altri medici che non osarono pronunciarsi sulla natura dei corpi primi) hanno descritto come una causa contraria alla natura rilassi e abbassi la parte affetta, rendendola simile a una morta: “Neither Erasistratus nor Herophilus stated this, nor any of the other physicians who did not dare declare themselves at all concerning the nature of the primary bodies” - (fr:12636) [Né Erasistrato né Erofilo l’hanno detto, né nessun altro medico tra coloro che non osarono pronunciarsi affatto sulla natura dei corpi primi].
Le note conclusive specificano che la bibliografia elenca opere secondarie citate (commentari, introduzioni) e studi rilevanti, rimpiangendo l’indisponibilità di Dambassis (1968) e Mola (1963), e l’inclusione selettiva di opere post-1982: “The bibliography lists secondary works (including commentaries and introductions to editions) cited in my text or notes, as well as a few other studies which bear directly on major questions raised. I regret that Dambassis (1968) and Mola (1963) were not available to me. Works published after 1982 could be included only selectively” - (fr:12639-12641) [La bibliografia elenca le opere secondarie (compresi commentari e introduzioni alle edizioni) citate nel mio testo o nelle note, oltre a pochi altri studi che riguardano direttamente le questioni principali sollevate. Rimpiango che Dambassis (1968) e Mola (1963) non siano stati disponibili per me. Le opere pubblicate dopo il 1982 hanno potuto essere incluse solo in modo selettivo].
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[45.1-25-13768|13792]
43 Indice dei passi di opere galeniche e pseudo-galeniche
Indice scholastico che organizza riferimenti a opere di Galeno (e una pseudo-galenica) utilizzando edizioni standard.
Il testo è un index locorum (indice dei passi) per opere di Galeno, come indicato dalla chiusura “IN D E X LO C O RU M GALENUSCOTlt.” (fr:13779) [probabile errore di stampa per “INDEX LOCORUM GALENI”]. Le voci seguono una struttura logica: abbreviazione del titolo dell’opera, riferimento all’edizione (CMG = Corpus Medicorum Graecorum o K = edizione di Kühn, standard per Galeno) con libro, capitolo e pagina, e infine rimandi a pagine del volume corrente e note (abbreviate con n.).
Tra le opere citate, si segnalano: - De placitis Hippocratis et Platonis (abbreviato in “D e plac.”, fr:13768), con riferimenti a CMG v.4.1.2 (fr:13769); - De plenitudine (“De plenit.”, fr:13772); - De praecognitionibus ad Epigenem (“De praecog. ad Epig.”, fr:13773); - De praesentibus ex pulsibus (“De praes. ex puls.”, fr:13775); - De pulsibus causis (“De puls, caus.”, fr:13776); - De pulsibus differentiis (“De puls, diff.”, fr:13776); - De pulsibus digitorum (“De puls, digit.”, fr:13780); - De sanitate tuenda (“De sanit.”, fr:13785); - De semine (“De semine”, fr:13787).
Un elemento peculiare è l’indicazione di pseudo-galenicità per De remediis parabilibus (abbreviato in “De rem. parab.”, fr:13783-13784), segnalato con “(ps.-Gal.?)” (fr:13785) [forse pseudo-Galeno]. L’index include anche rimandi incrociati, come “De puls, usu: vid. De usu puls.” (fr:13781-13782) [vedi De usu pulsus].
[46]
[46.1-25-13798|13822]
44 Apparato bibliografico di riferimenti a testi medici antichi (principalmente galenici)
Elenco frammentario di citazioni a trattati medici, con indicazioni di edizioni moderne, sezioni, pagine e note.
Il testo consiste in un apparato bibliografico incompleti che raccoglie riferimenti a trattati medici antichi, per lo più attribuiti a Galeno (con un testo pseudogalenico). Le voci sono organizzate per trattato e includono dettagli sulle edizioni, sui passaggi e sulle note.
Tra le edizioni utilizzate, si segnalano:
- “K” - (fr:13798, 13799, 13811, 13814, 13817,
13821) [Edizione Kühn delle opere di Galeno];
- “Helmr.” - (fr:13800, 13801) [Edizione Helmreich
di De Usu Partium];
- “Furley/Wilkie” - (fr:13807) [Edizione di De
Usu Pulsuum e De Usu Respirationis];
- “CMGv.2.1” - (fr:13809) [Corpus Medicorum
Graecorum, volume 1].
I trattati sono identificati da abbreviazioni standard:
- “De temp.” - (fr:13798) [De
Temperamentis];
- “De trem.” - (fr:13798) [De
Tremore];
- “palp.” - (fr:13799) [De
Palpitatione];
- “De usu part.” - (fr:13800) [De Usu
Partium];
- “De usu puls.” - (fr:13807) [De Usu
Pulsuum];
- “De usu resp.” - (fr:13807) [De Usu
Respirationis];
- “De ven. sect.” - (fr:13812, 13814, 13815)
[De Venae Sectione];
- “adv. Erasistrateos” - (fr:13813, 13814)
[Adversus Erasistrateos];
- “De med. (ps.-Gal.)” - (fr:13819-13821) [De
Medicina, pseudogalenico].
Ogni voce include dettagli come numeri di libro/capitolo (es. “(2.7; 202)” - (fr:13798)), pagine (es. “p. 534” - (fr:13798)), numeri di note (es. “n. 32” - (fr:13798)) e occorrenze di “app.” (appendice, fr:13802) e “crit.” (forse apparato critico, fr:13803). Il testo è frammentario, con interruzioni in più punti (es. “palp.: K vii (1; pp.” - (fr:13799)).
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