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Vincenzo De Risi - IISF | L | g


[1]

[1.1]

1 L’ideale scientifico occidentale e l’evoluzione degli assiomi

Un sistema di principi primi che ha strutturato il metodo scientifico nel pensiero occidentale, tra lacune storiografiche e continuità applicativa.

Dopo i saluti e l’introduzione presso l’istituto, il relatore avvia un ciclo di lezioni, parzialmente ridotto da scioperi, incentrato su “quello della della storia dell’asiomatica, della storia del metodo assiomatico” - (fr:12). Questo argomento ha definito “il il il più alto ideale del metodo scientifico durante tutto il pensiero occidentale” - (fr:13), inteso come organizzazione del sapere attraverso “un sistema di principi primi e poi una serie di di conseguenze, di teoremi che vengono tratti da questi principi” - (fr:13).

Il modello, che trova le sue origini ne “gli elementi deoclide che sono il più antico trattato di matematica greca che ci sia rimasto” - (fr:14), ha permeato nei secoli la matematica, la fisica e persino la filosofia, come dimostra “l’etica di Spinoza […] che in cinque libri parte appunto da da una serie di definizioni e una serie di di assiomi” - (fr:17).

Nonostante la rilevanza del tema, gli studiosi notano che “manca una storia delle varie concezioni degli assiomi come si sono succedute nel corso dei secoli” - (fr:20). È errato credere che il metodo sia rimasto immutato o sia nato “già finito, ecco, come come Atenea da Zeus” - (fr:20); l’epistemologia è cambiata, pur mantenendo una stabilità pratica. Infatti, “C’è tuttavia una straordinaria continuità, diciamo così, nell’uso degli assioni” - (fr:21), visibile nel fatto che lo stesso principio antico si trova oggi “nelle assiomatizzazioni della geometria contemporanea” - (fr:22).


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[2.1]

2 Genesi e necessità dei principi primi

L’analisi testuale su Euclide e l’evoluzione del concetto di assioma nella storia del pensiero

Si prospetta una lezione estensiva che spazia “da Euclide fino fino a Kant” - (fr:31) per illustrare i mutamenti occorsi “nel concetto di assioma” - (fr:31) e di fondamento scientifico, un ambito storiografico su cui “c’è ancora moltissimo lavoro da fare” - (fr:32). L’analisi corrente si focalizza invece in modo intensivo sulla “questione dei principi in Euclide” - (fr:34), indagando l’origine del metodo che “si è imposto nella storia del pensiero” - (fr:34). Sebbene si presuma che “una scienza perfetta debba cominciare da una serie di principi primi” - (fr:35), non è affatto ovvio “che la matematica si debba organizzare secondo il metodo assiomatico” - (fr:36). Tale modello “venga dalla matematica” - (fr:37) e fu successivamente rielaborato dai filosofi, eppure “in sé stessa la matematica non necessita di un metodo assiematico” - (fr:39) per procedere alle dimostrazioni.


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[3.1]

3 Genesi e trasmissione del metodo assiomatico tra Eudosso, Aristotele ed Euclide

Un modello comune alla base della teoria della scienza e della compilazione degli Elementi

Eudosso, maestro di Aristotele, è “il candidato generalmente indicato dagli storici della matematica” - (fr:62) come iniziatore del metodo assiomatico; sebbene manchino le sue opere, “è ragionevole immaginare in effetti che possa essere stato Eudosso stesso a introdurre per la prima volta questi questi principi” - (fr:63). Aristotele teorizza tale approccio negli Analitici Secondi, sostenendo che “la scienza deve fondarsi su principi primi non dimostrati” - (fr:64) per evitare che “le dimostrazioni andrebbero indietro all’infinito” - (fr:64), dato che “è necessario fermarsi a un certo punto” - (fr:65).

Euclide, vissuto generazioni dopo, compila gli Elementi unendo “13 trattati diversi” - (fr:67), alcuni dei quali scritti “da Eudosso oppure da Archita Pitagorico oppure da Teeto” - (fr:68). Risulta dunque che “i trattati raccolti negli elementi di Euclide siano quegli stessi trattati che Platone e Aristotele avevano sotto gli occhi” - (fr:69). Non serve ipotizzare una lettura diretta di Aristotele da parte di Euclide, anzi “sembra improbabile che che Euclide potesse avere accesso alle opere aristoteliche” - (fr:72). È più logico pensare che “ci fosse un modello comune, diciamo così, da cui Euclide trasse gli elementi e Aristotele trasse gli analitici” - (fr:73).


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[4.1]

4 Le fonti antiche sui postulati euclidei

L’indifferenza della tradizione filosofica e la mediazione documentale di Simplicio

La letteratura filosofica antica trascura quasi totalmente l’argomento: “nessuno parla dei postulati come se si trattasse di principi di qualche rilevanza o di qualche interesse” - (fr:144). I commentatori li citano sporadicamente solo “per tentare l’accordo fra fra Euclide e Aristotele” - (fr:145). Per quanto riguarda la genesi di questi principi, “c’è che io sappia in particolare un’unica fonte, un’unica testimonianza antica che parla dell’origine dei postulati” - (fr:146).

Si tratta di “una fonte estremamente tarda, Simplicio il il commentatore aristotelico del del VI secolo” - (fr:147), giunta a noi tramite frammenti. Sebbene la distanza temporale induca alla cautela, “Simplicio era un erudito che guardava molti manoscritti antichi” - (fr:148) e visse “in un’epoca nella quale c’erano ancora questi testi e non erano andati perduti” - (fr:150). Egli aveva accesso a documenti fondamentali oggi scomparsi, come la storia della matematica “scritta da Eudemo, il il discepolo di Aristotele” - (fr:151).


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[5.1]

5 L’ostacolo empirico nelle costruzioni euclidee

Le fonti antiche, come Simplicio, presentano numerose obiezioni alle costruzioni di Euclide che appaiono di natura empirica, apparentemente estranee alla logica matematica astratta. “Questa a noi sembra un’obiezione del tutto extratematica, diciamo, del tutto eh eh naiv, se volete, o comunque, insomma, che non c’entra niente con la matematica, >> empirica >> eh >> empirica >> empirica.” - (fr:168) “E tuttavia noi andando avanti a leggere Simplicio e poi le altre fonti troviamo una serie di obiezioni al al alle alle costruzioni di Euclida che sono tutte così e sono abbastanza numerose.” - (fr:169)

Tali critiche sottolineano l’impossibilità fisica di tracciare linee in presenza di ostacoli geografici o astronomici. “È impossibile tracciare una linea attraverso un fiume o in mezzo a una città.” - (fr:170) “Laeta e la Bilancia sono ai punti eh antipodali del firmamento e quindi qualsiasi retta passerebbe attraverso la Terra e questo non non si può fare.” - (fr:175)

Anche l’estensione illimitata delle rette viene contestata sulla base della finitezza del cosmo: le linee non possono proseguire oltre la sfera delle stelle fisse. “Oppure al secondo postulato di Euclide che dice che si può estendere una linea retta, è impossibile estendere una linea illimitatamente all’infinito perché l’infinito non esiste.” - (fr:176) “Non si può tracciare una linea infinita perché a un certo punto uno arriva al limite del cielo e quindi non non si può tracciare oltre.” - (fr:179) “Quindi, in altre parole, se voi prolungate queste due rette che si devono incontrare a un certo punto e finisce lo spazio perché toccate le stelle fisse, queste non si incontrano e quindi il postulato è falso perché il postulato dice voi potete prolungare le rette finché non si incontra.” - (fr:184)

Alessandro di Afrodisio applica questo ragionamento alla costruzione del triangolo equilatero, notando l’impraticabilità dell’operazione se la base coincide con il diametro dell’universo. “Per esempio, c’è un passo di Alessandro di Afrodisio, il quale dice che la costruzione di di elementi uno, il primo teorema degli elementi di Euclide che spiega come costruire un triangolo equilatero non si può fare perché, come vedete, se questo se se il segmento sul quale occorre costruire il triangolo equilatero fosse il diametro del cosmo, è impossibile costruire un triangolo equilatero su di essa perché non c’è nulla.” - (fr:186) “Quello che sta dicendo, quello che sta dicendo Alessandro Diafodisia è che se AB è il diametro del cosmo, il triangolo, nonché i cerchi, finiscono fuori e quindi non non c’è spazio per fare questa costruzione.” - (fr:194)

Proclo, nel suo commentario, propone metodi alternativi per ovviare alla mancanza di spazio fisico, come nel caso di perpendicolari da tracciare vicino a ostacoli come muri o mari. “Ora, Proclo, il filosofo neoplatonico, offre in questo commento tutta una serie di costruzioni alternative a quelle di Euclide che si rendono necessario, come lui dice, per mancanza di spazio e quindi, per esempio, quando in elementi 112 Euclide insegna come tracciare la perpendicolare, voi avete una linea retta data.” - (fr:198) “E procl dice, qualcuno potrebbe dire che non c’è spazio, non c’è luogo topos dall’altra parte della linea, ma solo sul lato in cui si trova C e offre quindi una costruzione alternativa che ha questa forma qui che vedete non allunga il cerchio in basso oltre la linea.” - (fr:200) “Se voi dovete tracciare una perpendicolare qui a questo muro e e quindi volete mettervi con degli strumenti per capire qual è la perpendicolare giusta, ovviamente non potete fare un cerchio dall’altra parte del muro, dovete fare la costruzione tutta da questo lato qui per tracciare la perpendicolare.” - (fr:203)


[6]

[6.1]

6 La geometria di Euclide tra dimostrazione e realtà fisica

L’indipendenza delle verità geometriche dagli ostacoli materiali

Euclide opera su una figura data, “un triangolo di social” - (fr:278), ed esegue una “costruzione ausiliaria” - (fr:279) estendendo le linee tramite i postulati. Questo procedimento genera “figure in più” - (fr:281) indispensabili per dimostrare l’uguaglianza degli angoli.

Tuttavia, se un ostacolo fisico come un fiume impedisse tale costruzione, “è assurdo trovare la conseguenza che quegli angoli non sono più uguali” - (fr:283). L’impedimento riguarda la possibilità di dimostrare, non la proprietà intrinseca della figura: in quel caso “stiamo cambiando la geografia, ma non la geometria” - (fr:285). Anche ipotizzando che “tutti i suoi tentativi fossero bloccati” - (fr:288) da altri ostacoli, come una città interna al triangolo, “resterebbe il fatto che gli angoli alla base del triangolo di Socciele sono uguali” - (fr:288).


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[7.1]

7 Critica alla connessione tra Euclide e gli Eleatici e l’uso del movimento in geometria

L’assenza di riscontri storici sulla tesi di Szabó e le due modalità di applicazione del movimento nella matematica antica

L’ipotesi che i postulati di Euclide siano una risposta diretta alle obiezioni eleatiche è “una riposizione a fascinosa, ma ma credo falsa” - (fr:434). Sebbene l’idea di una base dialettica sia plausibile, “quasi tutti gli storici della matematica oggi la ritengono falsa” - (fr:435) poiché nelle fonti, come Simplicio, “non troviamo nessuna obiezione ai posturati legata al agli argomenti aleatici” - (fr:436). L’unica eccezione riguarda una dimostrazione sofistica sul postulato delle parallele, secondo cui due linee convergenti “non si incontreranno mai perché serve un tempo infinito” - (fr:437); questa rappresenta “l’unica traccia che ho trovato in tutti i testi antichi” - (fr:438). Di conseguenza, la tesi di Szabó su Euclide che risponde a Zenone appare “estremamente congetturale” - (fr:439) e il tentativo di collegamento risulta “effettivamente un po’ povero” - (fr:440).

Per quanto concerne la “questione del movimento” - (fr:441), la matematica antica lo impiega sostanzialmente in due modi. Il primo è la “generazione degli oggetti geometrici a partire dal movimento di altri oggetti geometrici” - (fr:442), ad esempio quando si “traccia un cerchio” - (fr:443) ruotando un segmento; il secondo metodo è la “sovrapposizione di figure per confrontarle” - (fr:444).


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[8.1]

8 Evoluzione e giustificazione dei principi geometrici

Dal regime ibrido dell’antichità alla moltiplicazione delle nozioni comuni

I principi geometrici differiscono da quelli inferenziali, come il principio di non contraddizione, e non riguardano mere costruzioni strumentali. Affermare che “tutti gli angoli retti sono uguali” - (fr:482) significa definire il contenuto della geometria, sollevando la questione della prova: “Qual è la giustificazione che tu puoi dare che tutti gli angoli retti sono uguali?” - (fr:483). Nell’antichità classica vigeva un “regime ibrido” dove, accanto agli assiomi di Euclide, “altri matematici danno dimostrazioni di questi principi in modo tale che non ci siano principi primi non eh insomma non dimostrati” - (fr:484). Per secoli è mancata una “visione unitaria dell’epistemologia della siomatica” - (fr:485), segnata da passaggi in autori come Galeno e Boezio. L’analisi cronologica mostra come “nelle varie edizioni degli elementi di Euclide queste nozioni comuni aumentano” - (fr:488): in origine “Aristotele l’Encita 1, Euclide ne ha tre” - (fr:489).


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[9.1]

9 Genesi e sviluppo della teoria analitica degli assiomi da Kilwardby a Tommaso

L’errore di traduzione aristotelico e la fondazione della verità basata sul significato dei termini

Robert Kilwardby elabora la teoria di Grossa Testa sfruttando “un errore di traduzione degli analitici secondi per cercare di attribuire questa teoria ad Aristotele stesso” - (fr:523). La versione errata del testo suggeriva che “ci sono principi della scienza in quanto conosciamo i termini” - (fr:525), fornendo così una giustificazione all’idea “dell’autoilluminazione degli assiomi” - (fr:526).

Secondo questa impostazione, “gli assiomi sono veri in base al solo significato delle parole, non perché ad essi corrispondano dei fatti” - (fr:528). Tali verità non richiedono verifica empirica: “se io dico che eh eh Luca, che è scapolo, non ha una moglie, non ho bisogno di conoscere Luca” - (fr:530), poiché la validità dell’affermazione deriva “semplicemente dal significato interno dei termini” - (fr:531). Sebbene noti attraverso i vocaboli, “quelli sono principi, perché quei principi sono proposizionali” - (fr:536) e si collocano “all’inizio di qualsiasi dimostrazione” - (fr:537).

Questa dottrina viene recepita da Tommaso d’Aquino, il quale “prende questa idea e la sviluppa in una teoria generale di quella che noi chiameremo oggi la analiticità degli assiomi” - (fr:538). Egli definisce le proposizioni note per se stesse come “quelle che sono conosciute immediatamente appena i loro termini sono conosciuti” - (fr:541), condizione che si verifica quando “il predicato è contenuto nella definizione del soggetto” - (fr:543). Di conseguenza, una proposizione assiomatica risulta vera “indipendentemente dal fatto che io conosca uomini o da come è fatto il mondo” - (fr:545).


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[10.1]

10 L’ideale della necessità logica nelle scienze

La trasparenza dell’intelletto e la natura analitica degli assiomi

La validità degli assiomi euclidei risiede nella loro struttura interna, tanto che “qualsiasi negazione di un assioma produce una contraddizione” - (fr:556). Ne consegue che “tutta quanta la matematica è necessariamente logica” - (fr:556) e tale rigore si estende a ogni scienza basata su principi, dove “nessun miracolo può andare contro le conclusioni della geometria” - (fr:556), come la regola che determina la somma degli angoli interni diversa “da due angoli retti” - (fr:557).

Sebbene la negazione del postulato delle parallele caratterizzi le geometrie non euclidee, nella prospettiva epistemologica di Tommaso tale assioma “è o dovrebbe essere una proposizione nella quale il predicato è contenuto nel soggetto” - (fr:558). Dimostrare questa inclusione “è ben difficile” - (fr:559), ma l’obiettivo scientifico impone che “tutto deve essere dimostrato” - (fr:560).

Si ritorna così all’ideale di Aristotele ed Euclide, secondo cui “non c’è niente di non giustificato all’interno di una scienza” - (fr:562) e “di tutto si può offrire ragione” - (fr:563). In questo modello “le scienze sono completamente trasparenti all’intelletto umano” - (fr:564) e qualsiasi principio assunto è, in realtà, “una proposizione analitica” - (fr:565).


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[11.1]

11 L’autorità dell’errore nella scienza sacra

Il fondamento assiomatico della teologia scolastica tra false attribuzioni aristoteliche e persistenza dottrinale

Il discrimine tra le opere umane e la scienza sacra risiede nella natura degli assiomi, sebbene la teologia proceda “attraverso silogismi, attraverso argomenti conclusivi” - (fr:570) analogamente alle altre discipline. Tale concezione risulta “innestata in maniera profondissima all’interno del del sistema di Tommaso” - (fr:571) e, forte del presunto sostegno della “massima autorità filosofica, cioè Aristotele” - (fr:572), si diffonde universalmente. L’idea di una “conoscenza suprema priva di assunzioni” - (fr:574) conquista trasversalmente domenicani, francescani e nominalisti, costituendo la base su cui “si fonda […] l’epistemologia medievale” - (fr:575).

Tuttavia, le nuove traduzioni umanistiche del Quattrocento rivelano che “il passo aristotelico citato da Tommaso e da tutti questi autori era sbagliato” - (fr:576). Nonostante Agostino Nifo, nel 1523, corregga “l’errore della traduzione con una vera e propria lezione di grammatica” - (fr:577), gli scolastici decidono di non rinunciare alla dottrina, ritenendo che “questa teoria era troppo bella, troppo giusta, troppo valida secondo loro per essere abbandonata” - (fr:579).


[12]

[12.1]

12 Scontro generazionale e l’eccezione tedesca sugli assiomi

Esiste una frattura tra chi ignora la tradizione scolastica e chi, come Leibniz, vi aderisce sostenendo la dimostrabilità degli assiomi tramite definizioni. “Quindi vedete qui c’è c’è, diciamo così uno scontro generazionale, cioè c’è l’imbness carico di tutta la tradizione scolastica che lavora su questa teoria e c’è Conoring che non è stato educato su questi manuali” - (fr:672)

Mentre altrove la teoria scolastica cade nell’oblio, la Germania rappresenta un’anomalia culturale mantenendo viva la produzione di testi basati sul pensiero di Wolff. “e diciamo con una grande eccezione che nominavo prima, cioè la Germania, la Germania che era più arretrata, permettetemmi questa cosa, rispetto alla Francia o all’Inghilterra o ad altre nazioni, eh continuava a produrre testi scolastici.” - (fr:674)

Questa esposizione continua alla teoria dell’analiticità degli assiomi rende necessaria una reazione filosofica specifica tedesca, guidata da figure come Kant e Lambert. “gli scienziati e i filosofi tedeschi che naturalmente erano in contatto con quelli francesi e quelli inglesi avevano d’altra parte il loro i loro manuali del liceo, diciamo, dell’università di Wolf che gli dicevano gli assiomi possono essere dimostrati e e questo, diciamo, in un certo senso richiese una una insomma una risposta alla teoria” - (fr:678)

La critica mossa a Wolff riguarda la creazione di un sistema puramente semantico, privo di riscontro fattuale. “quello che dicono Lambert e Kant è che quello in cui ci ha invpato questa teoria è sostanzialmente un grande gioco linguistico in cui uno inventa le definizioni che vuole e quindi fa teorie su quello che vuole, come vuole.” - (fr:681)

Lambert, pur condividendo l’opposizione ai wolffiani, traccia un percorso distinto dal trascendentalismo kantiano, anticipando la fenomenologia attraverso l’isolamento dei dati esperienziali. “E questa comincia effettivamente, io direi, con Lambert in questi scritti qui degli anni 60 del” - (fr:690)

Il suo metodo trasforma l’empirismo in analisi a priori considerando l’oggetto scollegato dal contesto causale. “Nel momento in cui noi li consideriamo in se stessi, noi stiamo trasformando il il dato dell’esperienza in un contenuto a priori che possiamo studiare in se stesso.” - (fr:693)


[13]

[13.1]

13 La fondazione a priori delle scienze secondo Lambert

Dalla fenomenologia della rappresentazione agli assiomi geometrici

Esiste “qualcosa di fortemente di fortemente fenomenologico” - (fr:698) nella genesi dei concetti fondamentali: sebbene “l’esperienza provvede a noi soltanto l’occasione di esserne coscienti” - (fr:700), la loro possibilità “sorge in maniera completamente indipendente dall’esperienza” - (fr:699). Una volta acquisita tale coscienza, “tale contenuto rappresentativo diventa indipendente dall’esperienza” - (fr:702) attraverso un processo definito di “riduzione identetica” - (fr:702).

Lambert sostiene che, osservando il mondo, sia possibile ridurre le rappresentazioni in “una serie di rappresentazioni semplici le quali sono date completamente a priori” - (fr:703); queste “costituiscono il fondamento di altrettante scienze puramente a priori” - (fr:703). Ad esempio, dalla “rappresentazione pura dei colori” - (fr:704) si sviluppa una teoria dei colori, mentre dai concetti di peso e moto “possiamo produrre una meccanica a priori” - (fr:705).

Allo stesso modo, la geometria si genera “quando noi abbiamo una rappresentazione pura del concetto di spazio” - (fr:706), considerato “a prescindere di tutti i suoi legami con l’esperienza” - (fr:707). Da qui, “Lambert tira fuori una serie di assiomi dello spazio che derivano dalla dalla rappresentazione pura dello spazio” - (fr:707) e, “seguendo l’esempio di euclide” - (fr:707), stabilisce postulati che “non sono tratti inizialmente dalle definizioni” - (fr:708).


[14]

[14.1]

14 La natura sintetica degli assiomi in Kant e l’eredità geometrica

Dalla costruzione nell’intuizione pura alle radici delle geometrie non euclidee

La posizione kantiana si distacca dalla tradizione wolffiana sostenendo che “gli assiomi non sono analitici […] ma sono invece proposizioni sintetiche” - (fr:732). Sebbene il filosofo mantenga l’impostazione scolastica secondo cui “le definizioni sono i primi principi” - (fr:734) e “io comincio con le definizioni e procedo dagli agli assiomi” - (fr:735), ne modifica radicalmente la dinamica interna.

Il nesso tra i due elementi non è logico, infatti “il passaggio fra la definizione e l’asioma non è concepito come un procedimento analitico, ma invece come un procedimento di costruzione sintetica” - (fr:738). L’atto di tracciare una figura, come una linea retta, “produce una serie di mostra, diciamo così, una serie di proprietà della linea retta che io non posso dedurre da quella definizione in maniera semplicemente analitica” - (fr:740). Si configura dunque “una derivazione non analitica ma sintetica a priori degli assiomi a partire dalle definizioni” - (fr:741).

Questa concezione altera lo statuto della matematica, i “cui teoremi non implicano più contraddizione nel momento in cui siano negati” - (fr:742). Nonostante Kant, vincolato alla propria filosofia dello spazio, “non riteneva tuttavia che fossero possibili geometria non euclide” - (fr:743), il rifiuto dell’analiticità “apre la possibilità affinché i i filosofi e i matematici delle generazioni successive potessero effettivamente eh eh produrre delle geometrie non euclidee” - (fr:744).

Storicamente si determina “una biforcazione […] quella di Lambert e quella di Kant” - (fr:746). Queste due correnti influenzano diversamente i secoli successivi: l’opzione di Lambert viene seguita da Bolzano e Husserl, mentre quella kantiana attraversa l’idealismo e il neocantismo fino a Frege. Si ritrovano “effettivamente queste queste due maniere di intendere gli assiami della geometria presso presso una gran parte degli autori” - (fr:748) dell’epoca moderna.


[15]

[15.1]

15 Il rapporto tra Kant e Lambert e il problema delle definizioni

Divergenze teoriche, influenze reciproche e mancati incontri editoriali sulla genesi della Critica della ragion pura

Per Kant è necessario distinguere il valore delle definizioni: quelle iniziali sono “meramente nominali… che però non hanno un vero valore vero e proprio di definizione” - (fr:772), mentre la “definizione vera e propria è quella reale che viene alla fine” - (fr:773). Nonostante “ci sono parecchie… differenze evidentemente fra fra Kant e and Lambert” - (fr:778), i due filosofi furono in contatto epistolare; “Lambert è il primo e il più importante dei filosofi che rispondono al al saggio di Kant del 1770” - (fr:781), testo in cui vengono gettate le basi sullo spazio e il tempo come forme a priori.

L’influenza fu decisiva: “le obiezioni di Lambert del 70 del 71 sono quelle che hanno condotto Kanto ad abbandonare il primo saggio… e a cominciare a strutturare tutto con le categorie” - (fr:783). Kant intendeva rendere omaggio al collega, ma “Lambert muore nel77” - (fr:783) e l’autore si rammarica “di non poterla dedicare a Lambert” - (fr:783) quando l’opera esce nel

Sul piano dottrinale specifico, tuttavia, è probabile che Kant non conoscesse la posizione di Lambert sugli assiomi e le definizioni, poiché “questo trattato di Lambert scritto nel 176 rimase inedito e venne pubblicato nell’86” - (fr:786), anni dopo la stesura della Critica. Di conseguenza, “queste due teorie non si sono veramente incontrate nei loro autori” - (fr:787).


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