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Vico - Scienza Nuova - 1725 | A


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1 La Scienza Nuova di Vico: Principi di una Filosofia della Storia Civile

Un’indagine metafisica e filologica sull’origine e il corso eterno delle nazioni, fondata sulla provvedenza divina e sul senso comune del genere umano.

Il testo espone i princìpi di una scienza nuova che studia il mondo civile delle nazioni. La sua base è la storia ideal eterna, un disegno metafisico su cui corrono in tempo le storie di tutte le nazioni “sopra la quale corrono in tempo le storie di tutte le nazioni” - (fr:54) [sopra la quale corrono in tempo le storie di tutte le nazioni]. L’opera combina filosofia e filologia con una nuova arte critica, giudicando il vero sugli autori delle nazioni stesse, poiché “dee correre da assai più di mille anni per potervi provenir gli scrittori” - (fr:927) [deve trascorrere più di mille anni perché vi possano giungere gli scrittori]. Il principio primo è che “pur gli uomini hanno essi fatto questo mondo di nazioni” - (fr:3048) [proprio gli uomini hanno fatto questo mondo di nazioni], ma esso è ordinato da una mente superiore. Il motore della storia è la divina provvedenza, intesa come attributo fondamentale di Dio “che la provvedenza divina sovraintenda alla salvezza di tutto il gener umano” - (fr:911) [che la provvidenza divina sovraintenda alla salvezza di tutto il genere umano]. Essa agisce attraverso il senso comune del genere umano, che è il criterio per definire il certo del diritto naturale delle genti “il senso comune del gener umano esser il criterio insegnato alle nazioni dalla provvedenza divina” - (fr:481) [il senso comune del genere umano essere il criterio insegnato alle nazioni dalla provvidenza divina]. Le nazioni si sviluppano attraverso tre età successive: degli dèi, degli eroi e degli uomini “delle tre età, che dicevano gli egizi essere scorse innanzi nel loro mondo, degli dèi, degli eroi e degli uomini” - (fr:2476) [delle tre età, che gli egizi dicevano essere trascorse nel loro mondo, degli dèi, degli eroi e degli uomini]. A ciascuna età corrispondono una natura, costumi, diritto, governo, lingua e giurisprudenza propri “tre spezie di nature… tre spezie di costumi… tre spezie di diritti… tre spezie di Stati civili… tre spezie di lingue… tre spezie di giurisprudenze” - (fr:2477) [tre specie di nature… tre specie di costumi… tre specie di diritti… tre specie di Stati civili… tre specie di lingue… tre specie di giurisprudenze]. L’ordine naturale dei governi è divino, aristocratico, popolare e monarchico “tutti mettono capo ne’ primi, che furon i divini governi; da’ quali… debbe correre questa serie… prima in repubbliche d’ottimati, poi nelle libere popolari e finalmente sotto le monarchie” - (fr:2747) [tutti hanno origine nei primi, che furono i governi divini; dai quali… deve scorrere questa serie… prima in repubbliche di ottimati, poi in quelle libere popolari e finalmente sotto le monarchie]. Le forme di governo miste non sono durevoli. Le nazioni credono universalmente in una divinità provvedente, da cui nascono quattro religioni primarie: ebraica, cristiana, gentile e maomettana “quattro e non più si hanno potuto truovare religioni primarie… una degli ebrei… altra de’ cristiani… la terza de’ gentili… la quarta ed ultima de’ maomettani” - (fr:750) [quattro e non più si sono potute trovare religioni primarie… una degli ebrei… un’altra dei cristiani… la terza dei gentili… la quarta ed ultima dei maomettani]. La teologia poetica dei primi uomini, che credevano i corpi essere dèi, fu una preparazione alla teologia rivelata “dalla teologia poetica… per mezzo della teologia naturale… le nazioni si disponessero a ricevere la teologia rivelata” - (fr:848) [dalla teologia poetica… per mezzo della teologia naturale… le nazioni si disposero a ricevere la teologia rivelata]. I sistemi filosofici che negano la provvedenza, come quelli degli epicurei e degli stoici, sono confutati “convinuto di fatto gli epicurei che ’l loro caso non può pazzamente divagare… e gli stoici che la loro catena eterna delle cagioni… ella penda dall’onnipotente… volontà di Dio” - (fr:791) [convinti di fatto gli epicurei che il loro caso non può pazza-mente divagare… e gli stoici che la loro catena eterna delle cause… essa penda dall’onnipotente… volontà di Dio]. Il diritto naturale delle genti nasce dai costumi umani e conserva la società “il diritto natural delle genti essendo stato ordinato dalla consuetudine… egli è nato con essi costumi umani… e tal diritto conserva l’umana società” - (fr:708) [il diritto naturale delle genti essendo stato ordinato dalla consuetudine… esso è nato con quei costumi umani… e tale diritto conserva l’umana società]. La corruzione finale delle nazioni può portare a un ricorso, un ritorno alla semplicità primitiva “ritorni tra essi la pietà, la fede, la verità, che sono i naturali fondamenti della giustizia” - (fr:3044) [ritorni tra essi la pietà, la fede, la verità, che sono i naturali fondamenti della giustizia].


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2 L’evoluzione delle lingue e delle scritture nelle nazioni antiche

Tre età, tre lingue, tre scritture: dall’oscuro muto al volgare articolato.

Le nazioni gentili antiche attraversarono tre età successive: degli dèi, degli eroi e degli uomini. A ciascuna età corrisposero una natura umana, una forma di governo e una specie di lingua con la sua scrittura. “Pure, benché il padre Michel di Ruggiero, gesuita, affermi d’aver esso letti libri stampati innanzi la venuta di Gesù Cristo” - (fr:219) [Tuttavia, benché padre Michel di Ruggiero, gesuita, affermi di aver letto libri stampati prima della venuta di Gesù Cristo]. L’età oscura degli dèi ebbe una lingua muta e geroglifica, per atti e segni sacri. L’età favolosa degli eroi sviluppò una lingua simbolica o eroica, parlata e scritta con caratteri eroici o sémata. “La lingua degli eroi, mescolata egualmente e di articolata e di muta, e ’n conseguenza di parlari volgari e di caratteri eroici co’ quali scrivevano gli eroi, che sémata dice Omero” - (fr:1126) [La lingua degli eroi, mista ugualmente di articolata e di muta, e di conseguenza di parlari volgari e di caratteri eroici con i quali scrivevano gli eroi, che Omero chiama sémata]. L’età storica degli uomini introdusse la lingua pistolare o volgare, interamente articolata, e i caratteri alfabetici convenuti. “Finalmente si ritruovarono i volgari caratteri, i quali andarono di compagnia con le lingue volgari” - (fr:2515) [Alla fine si scoprirono i caratteri volgari, i quali andarono di pari passo con le lingue volgari]. Questa triplice divisione, attestata dagli egizi e teorizzata da Marco Terenzio Varrone, è riscontrabile in caldei, sciti, germani e altre nazioni. “Le quali tre lingue si truovano tra’ caldei, sciti, egizi, germani e tutte le altre nazioni gentili antiche” - (fr:141) [Queste tre lingue si trovano tra i caldei, sciti, egizi, germani e tutte le altre nazioni gentili antiche].

Le lingue nacquero monosillabe, da uomini con fibbre dure e poche voci, come i fanciulli. “Le lingue debbon aver incominciato da voci monosillabe” - (fr:596) [Le lingue devono aver cominciato da voci monosillabe]. Si formarono per trasporti di natura, metafore e descrizioni sensibili, non per convenzione arbitraria. “Che quasi tutte le voci ha formate per trasporti di nature o per propietà naturali o per effetti sensibili; e generalmente la metafora fa il maggior corpo delle lingue appo tutte le nazioni” - (fr:1114) [Che quasi tutte le voci ha formate per trasferimenti di nature o per proprietà naturali o per effetti sensibili; e generalmente la metafora costituisce la parte maggiore delle lingue presso tutte le nazioni]. La lingua eroica, ricca di somiglianze e immagini, precedette quella umana volgare, più astratta. La progressione si rispecchia nella poesia: dai versi eroici spondaici, più lenti, si passò ai dattilici, poi ai giambici, infine alla prosa. “Però non nacque spondaico per lo gran timor del Pitone… ma per la tardezza delle menti e difficultà delle lingue degli autori delle nazioni nacque prima… spondaico” - (fr:1178) [Tuttavia non nacque spondaico per il grande timore del Pitone… ma per la lentezza delle menti e la difficoltà delle lingue degli autori delle nazioni nacque prima… spondaico].

L’invenzione della scrittura seguì un corso parallelo. Prima i geroglifici o caratteri sacri, poi i simboli eroici, infine i caratteri volgari alfabetici. I fenici, primi mercanti, sono indicati come diffusori delle lettere volgari. “I fenici, i quali certamente furono il primo popolo mercatante del mondo, per cagione di traffichi entrati in Egitto, v’abbiano portato le lettere loro volgari” - (fr:1098) [I fenici, i quali certamente furono il primo popolo mercante del mondo, a causa dei traffici entrati in Egitto, vi abbiano portato le loro lettere volgari]. L’assenza di scrittura volgare in tempi barbari recenti, come dopo le invasioni in Europa, fece temporaneamente regredire la comunicazione. “Onde resta da immaginare che ’n tutti que’ secoli infelici le nazioni fussero ritornate a parlare una lingua muta tra loro” - (fr:2889) [Dunque resta da immaginare che in tutti quei secoli infelici le nazioni fossero ritornate a parlare una lingua muta tra loro]. Cinesi, egizi e sciti, chiusi all’esterno, conservarono a lungo la scrittura geroglifica, il che alimentò false pretese di antichità mostruosa. “I chinesi, i quali non meno degli sciti ed egizi vantano una mostruosa antichità, perché al buio del loro chiuso, non praticando con altre nazioni, non videro la vera luce de’ tempi” - (fr:325) [I cinesi, i quali non meno degli sciti e degli egizi vantano una mostruosissima antichità, perché al buio della loro chiusura, non praticando con altre nazioni, non videro la vera luce dei tempi]. Temi secondari includono l’analisi etimologica, la critica alle tradizioni storiche favolose e la ricostruzione cronologica delle nazioni.


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3 Origini mitico-storiche della civiltà umana secondo Vico

Dalla selva primordiale alle prime città: il percorso degli eroi fondatori.

I primi uomini, dopo il diluvio, vissero in uno stato ferino dispersi nella grande selva della terra. “senza la religione del loro padre Noè, ch’avevano rinniegata… essendosi sperdute, con un errore o sia divagamento ferino, dentro la gran selva di questa terra” - (fr:73). Un terribile spavento del cielo e di Giove, creduto una divinità, li fermò. “scosse e destate da un terribile spavento d’una da essi stessi finta e creduta divinità del Cielo e di Giove, finalmente se ne ristarono alquanti e si nascosero in certi luoghi” - (fr:73). I giganti, atterrati dalla paura, furono i primi a fermarsi. “l’autorità incominciò primieramente divina, con la quale la divinità appropiò a sé i pochi giganti… incatenati alle terre” - (fr:914). Questi giganti pii, nascosti in grotte sotto i monti, seppellirono i loro morti, spargendo di religione i sepolcri. “i giganti pii, che furon i postati ne’ monti, dovettero risentirsi del putore che davano i cadaveri… onde si diedero a seppellirgli” - (fr:1407). Il cielo era inizialmente concepito come la cima dei monti. “dovetter estimar il cielo la cima d’esse montagne” - (fr:2018). In questo contesto, la contemplazione del cielo per prendere gli auspici fu la prima forma di conoscenza. “incominciarono da idee divine con la contemplazione del cielo fatta con gli occhi del corpo” - (fr:923). I primi padri furono giusti per la pietà nell’osservare gli auspici di Giove, prudenti con i sacrifici e temperati con i matrimoni. “i primi padri delle nazioni gentili – ch’erano giusti per la creduta pietà di osservare gli auspìci, che credevano divini comandi di Giove” - (fr:79). I matrimoni solenni, celebrati con auspici, acqua, fuoco e farro, fondarono le famiglie. “celebrarono i matrimoni e fecero certi figliuoli, e così fondarono le famiglie” - (fr:73). Le prime terre coltivate divennero altari. “le terre, in tal tempo arate, furono le prime are del mondo” - (fr:1477). Dare fuoco alle selve per ottenere il prospetto del cielo e ridurre la terra a coltura fu un’impresa eroica. “avendo la medesima religione insinuato loro di dar fuoco alle selve per aver il prospetto del cielo, onde venissero loro gli auspìci, – si diedero con molta, lunga dura fatiga a ridurre le terre a coltura e seminarvi il frumento” - (fr:1437). Ercole, carattere degli eroi politici, compì la massima fatica uccidendo il leone, metafora della selva nemea da ridurre a coltura. “Ercole (poiché si truova ogni nazione gentile antica narrarne uno, che la fondò); e ’l contempla dalla maggior sua fatiga, che fu quella con la qual uccise il lione, il quale, vomitando fiamme, incendiò la selva nemea” - (fr:42). La spoglia del leone fu alzata alle stelle. “ne fu alzata, in trofeo d’Ercole, la spoglia del lione alle stelle” - (fr:48). Il frumento fu l’oro poetico. “con errore per metallo fu preso l’oro, che fu il frumento” - (fr:1534). Dite-Plutone era il dio di questa ricchezza. “dio delle ricchezze eroiche, dell’oro poetico, del frumento” - (fr:2053). Le prime città sorsero in campi coltivati, da terre circoscritte e nascoste dentro boschi religiosi. “le prime città, le quali tutte si fondarono in campi colti, sursero con lo stare le famiglie lunga età ben ritirate e nascoste tra’ sagri orrori de’ boschi religiosi” - (fr:83). La curvatura dell’aratro fu detta urbs, da cui il nome per le città. “la qual curvatura da’ latini fu detta «urbs», ond’è l’antico «urbum», «curvo» - (fr:83). I forti piantarono le loro terre sulle alture, prime rocche naturali. “si truovaron i forti piantate le loro terre sull’alture de’ monti” - (fr:1388). Cibele, madre degli dèi, rappresenta la terra coltivata e la stabilità delle città. “è madre degli dèi (cioè de’ giganti, che nel tempo delle prime città s’arrogarono il nome di «dèi»)” - (fr:1476). I giganti nobili, fondatori di religioni, diedero il nome all’età degli dèi. “i giganti nobili, i quali con la divinazione fondarono le religioni a’ gentili e diedero il nome all’età de’ giganti” - (fr:878). Giove, dio degli auspici, fu padre degli eroi, creduti suoi figli, e re degli uomini, cioè dei famoli e dei plebei. “egli è «padone degli dèi», cioè degli eroi… e ’l medesimo fu detto «re degli uomini», cioè de’ famoli” - (fr:1612). Si formarono così repubbliche aristocratiche di ottimati. “da’ greci si dissero «aristocratiche», e da’ latini si chiamarono «repubbliche d’ottimati» - (fr:1606). La religione delle seppolture fondò le prime genealogie e la storia. “con la religione delle seppolture, ch’i poeti dissero «inferno»… si fondarono le prime geanologie, dalle quali pur sopra si è detto aver incominciato la storia” - (fr:2055). I tempi storici iniziarono con la coltivazione dei campi e furono misurati dalle raccolte o dalle lavande sacre. “i tempi de’ greci cominciarono da che tra loro incominciò la coltivazione de’ campi” - (fr:42). “i romani dall’acqua delle sagre lavande cominciarono a noverare i tempi per lustri” - (fr:869).


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4 Interpretazione mitologica e fondazione degli ordini civili eroici in Vico

Analisi delle favole antiche come chiave per decifrare le origini ferine e la formazione delle prime società aristocratiche.

Le frasi esaminano la teoria di Giambattista Vico sulla natura allegorica dei miti antichi, interpretati come narrazioni simboliche della transizione dallo stato ferino alla civiltà e della lotta tra patrizi e plebei. I miti codificano le istituzioni sociali primitive: “Egli uccide la gran serpe (sbosca la gran selva antica della terra)” - (fr:1913) rappresenta la bonifica dei terreni; “ne semina i denti… nascono da’ solchi uomini armati” - (fr:1913) allude alla nascita della classe guerriera e alla contesa per la proprietà agraria. La metamorfosi di Cadmo in serpe significa l’istituzione del potere senatoriale aristocratico: “Cadmo si cangia in serpe (e ne nasce l’autorità de’ senati aristocratici)” - (fr:1913). La figura dell’eroe, come Teseo o Enea, incarna processi storici: Teseo che abbandona Arianna per Fedra simboleggia l’acquisizione di un’arte marinara simile a quella cretese “con un’arte somigliante” - (fr:1781); Enea che sacrifica Miseno “per lo diritto crudele che gli eroi ebbero sopra i lor primi soci” - (fr:2052) riflette il diritto eroico. La religione e gli auspìci sono strumenti di potere dei patrizi: Anfione che con il canto erige le mura di Tebe “de’ sassi semoventi (de’ balordi plebei)” - (fr:321) e Appio che placa la plebe romana cantando “la forza degli dèi negli auspìci” - (fr:2106) mostrano come la divinazione consolidi l’ordine. La mitologia distingue caratteri eroici e plebei: Vulcano, Marte e Venere hanno duplici significati, dove le versioni plebee sono sottomesse “presi a scherno dagli altri dèi” - (fr:1573). La legge è rappresentata come forza civilizzatrice ma crudele: la lira di Orfeo “ridusse le fiere greche all’umanità” - (fr:1383); le leggi di Dragone sono “scritte col sangue” - (fr:1289). Simboli come il dragone, la serpe e le ali ricorrono come geroglifici del dominio civile: “un dragone è l’insegna dell’imperio civile” - (fr:1010); le ali “significano diritti eroici, che tutti erano fondati nella ragion degli auspìci” - (fr:2027). La violenza è intrinseca all’età eroica: Achille minaccia di mutilare il cadavere di Ettore “ti strascinerò nudo, legato al mio cocchio” - (fr:1880) e rifiuta la pietà per la patria “si compiace… che vadano in rovina tutti i greci” - (fr:2254). L’educazione è descritta come severa e crudele, finalizzata a forgiare il coraggio “battevano i loro figliuoli fin all’anima” - (fr:1896). Il linguaggio poetico e il canto hanno una funzione sociale e giuridica: “‘cantare’ che significa ‘predire’” - (fr:1319); il verso giambico nasce per “isfogare la collera” in contese sui connubi (fr:2472). Le figure mitiche come le Sirene o Circe puniscono i plebei o gli stranieri che contestano l’ordine “sono in tali mosse vinti e ne sono crudelmente puniti” - (fr:1827). L’uniformità del pensiero eroico è riscontrata tra nazioni lontane, come i Cinesi che usano il dragone come insegna imperiale “una tal maniera poetica di pensare… tra queste due… lontanissime nazioni” - (fr:1010).


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5 Origini e migrazioni delle antiche civiltà secondo la tradizione greco-romana

Ricostruzione delle prime età del mondo attraverso le cronologie mitiche, le fondazioni eroiche e la diffusione dei popoli.

La storia universale profana inizia con monarchie potenti in Oriente, come quella assira fondata da Nino, che estinse il nome caldeo. Prima di essa, la tradizione pone due re potentissimi: Tanai scita e Sesostride egizio. I greci ricevettero tutta l’antichità gentile e diedero i nomi alle parti del mondo basandosi sulla somiglianza dei siti all’interno della Grecia stessa: il primo Oriente (Asia o India), il primo Occidente (Europa o Esperia), il primo Settentrione (Tracia o Scizia) e il primo Mezzodì (Libia o Mauritania) nacquero tutti dentro la Grecia. “Nacquero, adunque, entro Grecia la parte orientale, detta Asia o India; l’occidentale, detta Europa o Esperia; il settentrione, detto Tracia o Scizia; il mezzodì, detto Libia o Mauritania” - (fr:2133). L’Oriente fu il principio di tutto il genere umano. Dapprima l’error ferino per i luoghi mediterranei, poi il diritto eroico e infine i traffichi marittimi dei fenici sparsero le prime nazioni. “vien ad evidenza pruovato che nell’Oriente fu il principio di tutto il gener umano, e che prima l’error ferino per gli luoghi mediterranei della terra, dipoi il diritto eroico e per terra e per mare, finalmente i traffichi marittimi de’ feni… ci sparsero le prime nazioni per le restanti parti del mondo” - (fr:2117). I fenici erano celebri per la navigazione e le colonie sparse nel Mediterraneo e nell’Oceano già prima del tempo eroico dei greci. Tiro, capitale della Fenicia, si portò da mezzo terra a lido e poi in un’isola vicina. Il primo Ponto dove fece la spedizione Giasone fu la terra più vicina all’Europa, divisa dalla Propontide, e diede il nome al Mar Pontico. “dovett’essere la terra più vicina all’Europa, da cui la divide lo stretto di mare detto Propontide; la qual terra dovette dar il nome al mar Pontico” - (fr:2171). In Egitto, gli egizi, vantando una sformata antichità e credendo che tutte le false divinità fossero uscite dal loro paese, innalzarono la loro sapienza. “tutte le false divinitadi, ch’essi dalle nazioni che vi concorrevano per gli marittimi traffichi udivano essere sparse per lo resto del mondo, credettero esser uscite dal lor Egitto” - (fr:207). Psammetico aprì poi l’Egitto ai greci. In Grecia, l’età degli dei e degli eroi vide fondazioni di città come Tebe da parte di Cadmo, che introdusse le lettere volgari, e Atene da parte di Teseo. “Cadmo fenice fonda Tebe in Beozia, ed introduce in Grecia le lettere volgari” - (fr:180). Seguirono il regno di Minosse, primo legislatore e corsale, la guerra troiana e gli errori degli eroi come Ulisse ed Enea. “Guerra troiana… Errori degli eroi, ed in ispezie d’Ulisse e di Enea” - (fr:185). Le colonie greche si stabilirono in Asia, Sicilia e Italia circa cento anni dopo la guerra troiana. “poniamo le colonie de’ greci menate in Italia ed in Sicilia da cento anni dopo la guerra troiana” - (fr:333). Nel Lazio, si collocano le imprese di Ercole presso Evandro e la fondazione della casa reale d’Alba da parte di Enea. “Evandro sì potente nel Lazio, che vi riceve ad albergo Ercole da cinquecento anni innanzi la fondazione di Roma; ed Enea fonda la casa reale d’Alba” - (fr:2196). La venuta di Enea in Italia e la fondazione della gente romana in Alba sono spiegate come il risultato di una città greca nel lido del Lazio, poi vinta e demolita dai romani. “una sì fatta città greca posta nel lido del Lazio fusse città greca dell’Asia, dove fu Troia, sconosciuta a’ romani” - (fr:2192). Romolo fondò Roma con un asilo aperto nel luco, secondo il vetus urbes condentium consilium. “Romolo fonda Roma con l’asilo aperto nel luco” - (fr:1524). I romani estesero poi le conquiste al mare con Anco Marzio. Temi secondari includono la geografia poetica, i viaggi di Pitagora tra le nazioni barbare, la legge delle XII Tavole e il confronto tra civiltà come Cartagine, Capova e Numanzia.


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6 La formazione del pensiero umano nella “Scienza Nuova” di Vico

Dalla fantasia dei primi uomini alla ragione astratta: l’evoluzione della mente, del linguaggio e della società secondo i principi della “Scienza Nuova”.

La mente umana primitiva, immersa nei sensi e nelle passioni, incapace di astrazione, esercitava la sua forza in facoltà corporee, con una logica regolata dalla topica, arte del ritrovare, contrapposta alla successiva critica, arte del giudicare “conforme si è sopra detto negli Ultimi corollari della Logica poetica” - (fr:1979). Questa natura spiega perché ora “appena intender si può, affatto immaginar non si può, come pensassero i primi uomini che fondarono l’umanità gentilesca” - (fr:890). La loro incapacità di astrarre le forme o le proprietà dai soggetti “nelle Degnità abbiamo detto” - (fr:970) li condusse a formare generi fantastici, ovvero caratteri poetici, immagini di sostanze animate come dèi o eroi, a cui ridurre tutte le specie particolari simili “quali sopra si sono nella Metafisica poetica diffiniti” - (fr:2311). Questi caratteri, nati da necessità di natura “incapace d’astrarne le forme e le propietà da’ subbietti” - (fr:2324), furono maniera di pensare di interi popoli barbari. I primi tropi, soprattutto la metafora che dà senso e passione alle cose insensate, non furono ingegnosi ritrovamenti ma necessari modi di spiegarsi, avendo originariamente piena proprietà e divenendo trasporti solo con l’astrazione successiva “ma, poi che, col più spiegarsi la mente umana, si ritruovarono le voci che significano forme astratte” - (fr:983). La locuzione poetica, i cui fonti sono povertà di parlari e necessità di farsi intendere “da’ quali proviene l’evidenza della favella eroica” - (fr:150), nacque per simiglianze, immagini e comparazioni prima di quella prosaica “per necessità di natura umana prima della prosaica” - (fr:1164), ed era composta da ipotiposi, immagini, metafore e descrizioni raccolte dagli effetti “E nacque tutta da povertà di lingua e necessità di spiegarsi” - (fr:1160). Da essa, per composizione di idee particolari, i popoli formarono poi i parlari in prosa contraendo in una voce, come in un genere, le parti precedentemente composte “e di quella frase poetica… fecero una sola voce, com’un genere” - (fr:1165). L’allegoria poetica, o “diversiloquium”, significava con identità di predicabilità le diverse specie comprese sotto generi fantastici, avendo una significazione univoca “comprendente una ragion comune alle loro spezie o individui” - (fr:958). I mostri e le trasformazioni poetiche provennero dalla stessa necessità di comporre o distruggere i soggetti per comporre o dividere le forme “con la lor logica dovettero comporre i subbietti per comporre esse forme” - (fr:985). I poeti teologi, immaginando i corpi come sostanze animate, collocarono le facoltà in parti del corpo con giusto senso: l’animo maschio nei nervi, l’anima femmina nel sangue e nelle vene “perché l’animo operi nell’anima” - (fr:1968); l’anima nell’aria come veicolo della vita “la stimarono il veicolo della vita” - (fr:1965); le passioni nel petto, con l’irascibile nello stomaco e la concupiscibile nel fegato “Fecero il petto stanza di tutte le passioni” - (fr:1983). I solidi richiamavano a viscere, ossa, nervi (dove riposarono le forze) e midolle (il fior fiore della vita) “e finalmente a midolle, e nelle midolle riposero, con senso ancor giusto, il fior fior della vita” - (fr:1962). La mente umana di quei tempi, non assottigliata dall’arte dello scrivere, non spiritualizzata dalla pratica dei numeri, non astrattiva per vocaboli astratti, era di fanciulli per leggerezza, di femmine per robusta fantasia, di giovani per fervore di collera “come pur sopra si è dimostrato” - (fr:2354). Da questa natura nacque il conato di tener in freno i moti impressi dalla mente dal corpo “per o affatto acquetargli, ch’è dell’uomo sappiente, o almeno dar loro altra direzione ad usi migliori, ch’è dell’uomo civile” - (fr:773). La prima educazione eroica, con dotta metafora trasportata poi dai fisici, iniziò a menar fuori la forma dell’anima umana sepolta nella materia dei giganti “s’incominciò a menar fuori in un certo modo la forma dell’anima umana” - (fr:1371). Da repubbliche dove il popolo in comune vuole giustizia, comandando leggi giuste come volontà senza passioni, uscì la filosofia, destinata a formare l’eroe interessato della verità “uscì la filosofia, dalla forma di esse repubbliche destata a formar l’eroe” - (fr:3034). Platone, riflettendo su tali ragunanze, si alzò a meditare le idee intelligibili ottime e a formare l’eroe filosofico “che comandi con piacere alle passioni” - (fr:2865). I generi fantastici, con l’abitudine ad astrarre, passarono in generi intelligibili da cui provennero i filosofi e, poi, gli autori della commedia nuova “passarono in generi intelligibili, onde provennero appresso i filosofi” - (fr:2514). L’uomo, propriamente mente, corpo e favella, cominciò il certo del giusto dai tempi muti dal corpo, passò alle certe idee con le favelle articolate, e terminò nel vero delle idee determinate dalla ragione “andarò a terminare nel vero dell’idee d’intorno al giusto, determinate con la ragione dall’ultime circostanze de’ fatti” - (fr:2877). Omero, venuto prima delle filosofie e delle arti poetiche, fu il più sublime poeta eroico perché i suoi caratteri furono generi fantastici a cui i popoli greci attaccarono tutti i particolari “quali sopra si sono nella Metafisica poetica diffiniti” - (fr:2311). La sua opera riflette una mente collettiva popolare di tempi eroici, dove i popoli erano quasi tutto corpo e vivido senso, forte fantasia, acuto ingegno e robusta memoria “i popoli, i quali erano quasi tutti corpo e quasi niuna riflessione, fussero tutti vivido senso” - (fr:2338). Il decoro dei suoi caratteri eroici, essenza delle favole, non può essere oggi conseguito neppure da uomini dottissimi, poiché la sapienza riposta è di pochi “non posson oggi conseguirsi da uomini dottissimi in filosofie, arti poetiche ed arti critiche” - (fr:2364). La sua sublimità si manifesta in selvagge comparazioni, crude descrizioni, sentenze di passioni sublimi e locuzione piena di evidenza “in quelle sue selvagge e fiere comparazioni… in quelle sue crude ed atroci descrizioni… in quelle sue sentenze sparse di passioni sublimi… in quella sua locuzione piena di evidenza e splendore” - (fr:2433).


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7 La sapienza poetica degli antichi e la natura delle favole

Discorso sulla sapienza volgare dei primi popoli e sulla genesi storica dei miti.

La cosiddetta “sapienza innarrivabile degli antichi” viene dileguata come un’opinione errata, sostenuta dalla boria delle nazioni e dei dotti che attribuirono ai miti un’origine filosofica sublime “Questa degnità dilegua tutte le oppinioni de’ dotti d’intorno alla sapienza innarrivabile degli antichi” - (fr:462). In realtà, la sapienza poetica fu la sapienza volgare dei popoli della Grecia, prima poeti teologi e poi eroici, e non una sapienza riposta di filosofi “la sapienza poetica… essere stata la sapienza volgare de’ popoli della Grecia” - (fr:2232). Essa fu la sapienza dei legislatori che fondarono il genere umano “la quale fu sapienza volgare di legislatori che fondarono il gener umano, non già sapienza riposta di sommi e rari filosofi” - (fr:907). I filosofi non ritrovarono le loro dottrine nelle favole, ma ve le ficcarono essi stessi in un secondo tempo “i filosofi nelle favole omeriche non ritruovarono, ma ficcarono essi le loro filosofie” - (fr:2439), come fece Manetone con la storia egiziaca “Maneto… trasportò tutta la storia egiziaca ad una sublime teologia naturale, appunto come i greci filosofi avevano fatto innanzi delle lor favole” - (fr:206). Opere come gli Oracoli di Zoroaste, il Pimandro di Mercurio Trismegisto, i versi Orfici e il Carme aureo di Pitagora sono quindi considerate imposture “convince d’impostura gli oracoli di Zoroaste caldeo… il Pimandro di Mercurio Trimegisto, gli orfici… il Carme aureo di Pittagora” - (fr:462). Le favole, nel loro nascere, furono narrazioni vere e severe, ovvero “vere narrationi” “mûthos, la favola, fu diffinita «vera narratio» - (fr:952). Esse sono identificate come vere e severe istorie dei costumi delle antichissime genti “le favole essere state vere e severe istorie de’ costumi delle antichissime genti di Grecia” - (fr:55). I primi popoli, poeti teologi, fondarono le nazioni gentili proprio attraverso queste favole sugli dèi “i primi popoli, che si truovano essere stati tutti di poeti teologi… ci si narrano aver fondato le nazioni gentili con le favole degli dèi” - (fr:55). Col tempo, i significati originari si oscurarono e i costumi divennero dissoluti, cosicché le favole passarono ai significati laidi odierni “tali favole, ne’ loro princìpi, furono tutte vere e severe… poi… passarono ne’ laidi significati co’ quali sonoci pervenute” - (fr:319). Questo processo di alterazione spiega le sette fonti di difficoltà delle favole: sconce, improprie, alterate, inverisimili, oscure, scandalose, incredibili “le favole nel loro nascere furono narrazioni vere e severe… le quali nacquero dapprima per lo più sconce, e perciò poi si resero impropie, quindi alterate, seguentemente inverisimili, appresso oscure, di là scandalose, ed alla fine incredibili” - (fr:2322). La sapienza poetica si dirama dalla metafisica rozza dei primi uomini in due rami: uno comprende logica, morale, economia e politica poetiche; l’altro la fisica poetica, madre di cosmografia, astronomia, cronologia e geografia “dare incominciamento alla sapienza poetica da una rozza lor metafisica, dalla quale… si diramino per un ramo la logica, la morale, l’iconomica e la politica, tutte poetiche; e per un altro ramo… la fisica, la qual sia stata madre della loro cosmografia, e quindi dell’astronomia, che ne dia accertate le due sue figliuole, che sono cronologia e geografia” - (fr:851). Con questa teologia naturale i fondatori immaginarono gli dèi, trovarono le lingue, generarono gli eroi, fondarono famiglie e città, stabilirono princìpi fisici divini “i fondatori dell’umanità gentilesca con la loro teologia naturale… s’immaginarono gli dèi, con la loro logica si truovarono le lingue, con la morale si generarono gli eroi, con l’iconomica si fondarono le famiglie, con la politica le città” - (fr:852). Un tema secondario riguarda la figura di Omero. La sua sapienza non era di specie diversa da quella poetica volgare “la sapienza d’Omero non sia stata di spezie punto diversa” - (fr:2232). Si mette in dubbio che sia mai stato un filosofo “particolarmente ci daremo ad esaminare se Omero mai fusse stato filosofo” - (fr:2232) e si afferma la sua probabile natura di poeta volgare “le discoverte fatte della di lui patria ed età, che ci pongono in un forte dubbio che non forse egli sia stato un uomo affatto volgare” - (fr:2299). Si arriva a sospettare che Omero, come la guerra di Troia, forse non sia mai esistito “tutte queste cose… ci strascinano ad affermare che tale sia adivenuto di Omero appunto quale della guerra troiana, che… i critici più avveduti giudicano che quella non mai siesi stata fatta nel mondo” - (fr:2413). Un altro tema secondario concerne l’origine e lo sviluppo del teatro greco. Si distinguono tre età dei poeti prima di Omero: teologi, eroici e infine Omero stesso che ricevette le favole già alterate “tre essere state l’età de’ poeti innanzi d’Omero: la prima de’ poeti teologi… la seconda de’ poeti eroici… la terza d’Omero” - (fr:2446). La tragedia nacque dalla satira, con personaggi della storia poetica, mentre la commedia antica metteva in scena personaggi reali viventi “la satira diceva male di persone… vere… la tragedia prendeva per argomenti personaggi della storia poetica; la commedia antica poneva in favola chiari personaggi viventi” - (fr:2334). La commedia nuova, nata in epoca di maggiore riflessione, finse invece personaggi completamente inventati “la commedia nuova, nata a’ tempi della più scorta riflessione, finalmente finse personaggi tutti di getto” - (fr:2334).


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[8.1-40-1722|1697]

8 La costituzione sociale e giuridica della Roma antica

Dalla lotta tra patrizi e plebei all’evoluzione dei dominî e delle istituzioni.

Il regno romano fu aristocratico, non monarchico, e dopo la cacciata dei Tarquini Giunio Bruto ristabilì la libertà signorile, non popolare, con due consoli annali che erano “reges annuos” - (fr:1868). La repubblica rimase aristocratica di stato e di governo, come confermato da Bodino - (fr:2793). La plebe inizialmente era esclusa dai diritti civili: non celebrava nozze solenni, non aveva suità, agnazioni e gentilità, quindi non poteva trasmettere i campi per successione legittima o testamento - (fr:1648). I nobili esercitavano un diritto feudale rustico sulla plebe, con usure gravi, carcere privato per i debitori e obbligo di servire a proprie spese in guerra - (fr:649). Servio Tullio ordinò il primo censo, permettendo ai plebei il dominio bonitario dei campi sotto il peso del tributo e l’obbligo militare - (fr:410). Questo censo fu pianta delle repubbliche aristocratiche e, iniziando le occasioni per la libertà civile, divenne poi pianta di quella popolare - (fr:1005). I plebei, per difendere tale dominio, si crearono i tribuni della plebe - (fr:413). La legge delle XII Tavole costituì la seconda agraria, concedendo ai plebei il dominio quiritario dei campi - (fr:1648), ma mantenne chiusi ai plebei auspici e connubi - (fr:2681). Dopo tre anni, la plebe pretese e ottenne i connubi, cioè la ragione di contrarre nozze solenni, che comportava la comunicazione degli auspici maggiori e dava il privilegio di cittadini - (fr:418). La legge Publilia, fatta dal dittatore Publilio Filone, dichiarò la repubblica divenuta popolare di stato - (fr:427). La legge Petelia liberò definitivamente la plebe dal carcere privato dei nobili creditori, sciogliendo il diritto feudale del nodo erculeo - (fr:121). Il censo, da pagamento privato ai nobili, divenne pagamento all’erario per le spese di guerra, trasformandosi da pianta di libertà signorile a pianta di libertà popolare - (fr:422). Fabio Massimo ripartì poi il popolo in tre classi secondo le facultà (senatori, cavalieri, plebei), aprendo ai plebei ricchi la via agli onori civili - (fr:1724). Nelle origini, il dominio bonitario era naturale, il quiritario si vindicava con la formula “Aio hunc fundum meum esse ex iure quiritium” - (fr:2949), che era una laudazione in autore dell’ordine dei nobili - (fr:1665). Il dominio ottimo era libero da pesi, il civile era quello della città. Sotto la monarchia queste distinzioni si confusero - (fr:2676). Il senato mantenne a lungo il sovrano dominio sui fondi dell’imperio, reprimendo con la forza le leggi agrarie dei Gracchi - (fr:437). La custodia degli ordini da parte dei nobili riguardò prima i parentadi, poi i maestrati, i sacerdozi e le leggi - (fr:1608). Figure come Manlio Capitolino e Agide di Sparta furono uccise per aver tentato di sollevare la plebe con leggi nuove o testamentarie - (fr:1890).


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9 Origini feudali e diritto eroico nelle prime società

Dalle prime protezioni eroiche ai feudi, attraverso il diritto delle genti e la barbarie ricorsa.

Le prime forme di protezione offerte dagli eroi ai rifugiati diedero origine ai feudi, inizialmente personali e poi reali “da queste prime antichissime protezioni… dovettero incominciar i feudi nel mondo, prima rustici personali… dappoi dovettero venire i feudi rustici reali” - (fr:1519). I vassalli erano legati al signore da un vincolo di obbedienza personale, essendo i primi “ligi” “da cotal nodo legati” - (fr:2933). Questo legame, definito “hominium” o “homagium”, era un “obsequium”, una prontezza a seguire l’eroe “a coltivar i suoi terreni” - (fr:2906). Le società eroiche erano aristocratiche e basate sulla nobiltà, dove “i soli nobili furono liberi nelle prime città” e i plebei erano considerati quasi schiavi “i plebei furono schiavi o abbozzi di schiavi” - (fr:865). La ricchezza e il potere derivavano dalla terra: i campi coltivati erano le prime prede “le prime terre colte furono le prime prede del mondo” - (fr:1060) e la ricchezza dei nobili era in greggi e armenti “ricchi di greggi” - (fr:1461). Il diritto si sviluppò in tempi umani, con la formalizzazione delle cause e dei patti “le cause, le quali prima erano state formole cautelate… fussero essi affari o negozi” - (fr:2875). I patti “vestiti” o “stipulati” si distinguevano da quelli “nudi” “i patti vestiti… i patti nudi” - (fr:2947). Ritornarono istituzioni come la mancipazione, con la divisione tra cose “mancipi” e “nec mancipi” “i corpi feudali sono nec mancipi… e sono mancipi del signore” - (fr:2944), e le cautele nei contratti “homologare” - (fr:2946). L’autorità nella barbarie seconda lasciò tracce in voci feudali come “diretto”, “laudemio” e “laudo”, quest’ultimo inizialmente sentenza di giudice “dovette dapprima significare sentenza di giudice” - (fr:2951). Le controversie, in mancanza di leggi per torti privati “non avevano leggi da emendar i torti” - (fr:2611), erano spesso risolte con la forza, attraverso duelli “i baroni, non coi giudizi civili, ma co’ duelli vendicavano gli attentati” - (fr:2951). Le adunanze pubbliche si tenevano in armi “armati trattavano tutti i loro pubblici affari” - (fr:1632). I segni e le insegne gentilizie, derivati dai primi campi coltivati, erano fondamentali per significare diritti di nobiltà e dominio in tempi muti “l’origine dell’armi gentilizie, delle quali i primi campi d’armi si truovano questi primi campi da semina” - (fr:92), evolvendosi poi in insegne pubbliche, militari e monete “passarono in insegne pubbliche in pace… in insegne militari e finalmente in monete” - (fr:1243). Nella barbarie ricorsa, dopo la distruzione delle città, le famiglie si salvarono dando origine a nuovi insediamenti detti “castella” “tutte le signorie che novellamente vi sursero” - (fr:1393). I plebei, o clienti, vivevano sparsi per le campagne a servizio degli eroi “si dovettero dagli eroi sparger per le campagne” - (fr:1681). Il rapporto clientelare persistette in forme come la corte mattutina ai signori “i plebei… a far la corte a’ grandi signori” - (fr:2927). I servi nati in casa, o “vernæ”, furono gli antichi franchi “questi servi nati in casa dovetter esser gli antichi franchi” - (fr:2918). Le guerre erano inizialmente private e perpetue, basate su un diritto di forza e inospitalità “si guardavano tra loro da perpetui nimici, con continove rube e corseggi” - (fr:136). Solo con governi umani si introdussero guerre pubbliche, intimazioni e paci “furono introdutti gli araldi ch’intimasser le guerre, e s’incominciarono a finire l’ostilità con le paci” - (fr:136).


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10 Origine e sviluppo delle società umane secondo la provvidenza

Dallo stato ferino alle repubbliche eroiche, fino alle monarchie: il ciclo della civiltà guidato dalla religione e dagli istinti domati.

Le prime comunità umane sorsero dallo stato bestiale, caratterizzato da fierezza, libertà sfrenata e infame comunione di donne e cose. “Perciò diciamo che, come i primi padri gentili, venuti dalla vita lor bestiale all’umana, eglino, a’ tempi religiosi, nello stato di natura, sotto i divini governi, ritennero molto di fierezza e d’immanità della lor fresca origine” - (fr:2749). In questo stato, i padri erano sovrani monarchi nelle loro famiglie, vivevano in grotte e non si impacciavano degli altri. “i giganti, come dice Polifemo ad Ulisse, se ne stavano ciascuno con le loro mogli e figliuoli dentro le loro grotte, né s’impacciavano nulla l’uno delle cose dell’altro” - (fr:2667). La provvidenza utilizzò la religione, come unico mezzo per addomesticare tale fierezza, per indurre i primi uomini a temere la divinità. “La qual, intendendo gli uomini tutt’altro fare, ella portògli in prima a temer la divinità (la cui religione è la prima fondamental base delle repubbliche)” - (fr:1755). Questo timore li condusse a formare le prime unioni stabili: presero con la forza donne ritrose, le condussero nelle loro grotte e fondarono i matrimoni pudichi e religiosi. “afferrate le donne a forza, naturalmente ritrose e schive, le strascinarono dentro le loro grotte e, per usarvi, le vi tennero ferme dentro in perpetua compagnia di lor vita; e sì, co’ primi umani concubiti, cioè pudichi e religiosi, diedero principio a’ matrimoni” - (fr:3023). Nacquero così le famiglie, governate da imperi paterni ciclopici, seminario delle future repubbliche. “sì fondarono le famiglie, che governavano con famigliari imperi ciclopici sopra i loro figliuoli e le loro mogli” - (fr:3023).

A capo di lunga età, uomini empi, deboli e perseguitati a causa dei conflitti nati dalla comunione infame, cercarono protezione presso i padri forti. “uomini empi, che non temevano dèi; impudichi, ch’usavano la sfacciata venere bestiale… corsero a ripararsi negli asili de’ padri; e questi, ricevendogli in protezione, vennero con le clientele ad ampliare i regni famigliari” - (fr:3025). I padri, unendosi in ordini per resistere ai clienti ammutinati, concessero loro feudi rustici. “i padri si unirono in ordini per resister a’ famoli ammutinati contro essoloro; e, così uniti, per far contenti essi famoli e ridurgli all’ubbidienza, concedettero loro una spezie di feudi rustici” - (fr:637). In questo modo, i sovrani imperi famigliari privati si assoggettarono all’imperio civile pubblico degli ordini regnanti, formando le prime città. “gl’imperi sovrani privati a’ padri delle famiglie… andarono a comporre il dominio alto superiore pubblico d’essi senati” - (fr:2749). Le città sorsero naturalmente su due comuni: uno di nobili che comandavano e uno di plebei che ubbidivano. “onde si truovarono naturalmente fondate sopra due comuni: uno di nobili che vi comandassero, altro di plebei ch’ubbidissero” - (fr:116). La forma di governo era aristocratica ed eroica, custodita dalla religione, dove i soli eroi avevano tutti i diritti civili. “la principal pianta di tali repubbliche fusse la religione custodita dentro essi ordini eroici, e per essa religione fussero de’ soli eroi tutti i diritti e tutte le ragioni civili” - (fr:3029).

Il passaggio a governi umani, popolari o monarchici, avvenne per un mutamento di natura degli uomini, portati a cercare l’uguaglianza e l’utilità propria. “sono oggi gli uomini naturalmente portati ad attendere all’ultime circostanze de’ fatti, le quali agguaglino le loro private utilità” - (fr:2566). Nelle repubbliche popolari, tutti sono uguali con le leggi perché nati liberi. “tutti si uguagliano con le leggi, perocché tutti sien nati liberi nelle loro città” - (fr:2501). Tuttavia, la corruzione della libertà popolare, attraverso partiti e guerre civili, può condurre alla forma monarchica. “i popoli liberi, per fini di private utilità, si fecero da’ potenti sedurre ad assoggettire la loro pubblica libertà all’ambizione di quelli… s’introdusse la forma monarchica” - (fr:2754). Il monarca mantiene l’ordine uguagliando tutti con le leggi. “nelle monarchie, nelle qual’i monarchi uguagliano tutti i soggetti con le lor leggi” - (fr:2501). Il ciclo civile può degenerare quando i popoli, marciti in un estremo individualismo, cadono in una barbarie riflessiva. “allora la provvedenza a questo estremo lor male adopera questo estremo rimedio… dentro lunghi secoli di barbarie vadano ad irruginire le malnate sottigliezze degl’ingegni maliziosi” - (fr:3042). In tutto questo corso, la religione è il fondamento costante: base delle famiglie, pianta delle repubbliche aristocratiche, mezzo per i popolari e scudo dei monarchi. “sopra la provvedenza ebbero i primi governi del mondo per loro intiera forma la religione… fermandosi finalmente ne’ governi monarchici, essa religione dev’essere lo scudo de’ principi” - (fr:3053).


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