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Tolomeo - Geografia - Theoretical Chapters | L | m

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1 La Geografia di Tolomeo: genesi, struttura e sfide interpretative

“Un’opera rivoluzionaria, nata tra scetticismi amichevoli e debiti scientifici.”

La Geografia di Tolomeo, unico trattato di cartografia sopravvissuto dall’antichità, nasce da una collaborazione iniziata negli anni ’70 tra due studiosi (fr:25) e maturata attraverso reciproche revisioni critiche (fr:26). Il progetto, sostenuto da istituzioni accademiche e finanziamenti (fr:27), si concentra sulla teoria e i metodi cartografici, tralasciando il catalogo geografico dettagliato (fr:48,59).

Tolomeo non rivendica originalità assoluta: riprende da Marino di Tiro la disposizione dei luoghi (fr:37) e riconosce il primato di Ipparco nell’uso di dati astronomici (fr:38). Tuttavia, introduce innovazioni decisive: - l’uso sistematico di coordinate di latitudine e longitudine per riprodurre mappe (fr:40); - proiezioni cartografiche che simulano la curvatura terrestre (fr:41); - istruzioni per la costruzione di mappe globali e regionali (fr:43-44).

La struttura dell’opera è semplice ma problematica. Lo stile tortuoso di Tolomeo (fr:50-51) e le hypographai (didascalie per le mappe, fr:52-55) hanno generato dubbi sull’integrità del testo, alimentati anche dalle varianti nei manoscritti medievali (fr:56-58). Gli autori moderni difendono la coerenza dell’opera (fr:60-61), ma riconoscono la distanza tra il mondo di Tolomeo e il lettore contemporaneo: nomi di luoghi oggi oscuri (fr:63-64) e presupposti cosmologici estranei (fr:66). Il testo tradotto punta a valorizzare la teoria cartografica, non i dettagli topografici (fr:59).


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2 Modello tolemaico: sfera celeste e orizzonte locale

“L’orizzonte divide la sfera celeste in due parti uguali, come se passasse per il centro della Terra” - (fr:79)

Il modello tolemaico descrive la Terra come una sfera immobile, con un orizzonte locale tangente alla superficie terrestre. “The horizon, then, is another great circle of the cosmos” - (fr:80) [L’orizzonte è un altro grande cerchio del cosmo], ma fisso rispetto alla rotazione celeste. L’inclinazione tra orizzonte e asse celeste definisce la latitudine: ai poli (90°) l’equatore coincide con l’orizzonte, mentre all’equatore (0°) tutti gli astri sorgono e tramontano.

Per un osservatore a latitudine intermedia, le stelle si dividono in tre gruppi: “stars that never set” (fr:88) [stelle che non tramontano mai], “stars that rise and set” (fr:88) [stelle che sorgono e tramontano], e “stars that never rise” (fr:88) [stelle mai visibili]. Due cerchi paralleli separano queste categorie: il “greatest of the always visible circles” (fr:91) [massimo cerchio delle stelle sempre visibili] a nord e il “greatest of the always invisible circles” (fr:92) [massimo cerchio delle stelle sempre invisibili] a sud. I punti in cui questi cerchi toccano l’orizzonte indicano i punti cardinali.

La latitudine determina anche fenomeni osservabili: “the elevation of the north or south celestial pole above the horizon” (fr:101) [l’altezza del polo celeste sull’orizzonte], la durata del giorno più lungo, o “the ratio of an upright stick (gnōmōn) to its shadow” (fr:101) [il rapporto tra uno gnomone e la sua ombra]. “Ptolemy’s basic datum is often the length of daylight” - (fr:105) [Il dato di base di Tolomeo è spesso la durata del giorno], con paralleli scelti in base a incrementi costanti di luce diurna.


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3 L’eclittica, i tropici e la suddivisione della Terra

L’eclittica come cerchio celeste fondamentale, i tropici come limiti del moto solare e le zone climatiche terrestri.

L’eclittica è un cerchio massimo della sfera celeste, inclinato di circa 24° rispetto all’equatore. “The sun traverses this circle annually at an average rate of just under a degree each day, from west to east relative to the stars” - (fr:127) [Il sole percorre questo cerchio annualmente a una velocità media di poco meno di un grado al giorno, da ovest a est rispetto alle stelle]. Divisa in 12 segni zodiacali di 30°, interseca l’equatore nei punti equinoziali (Ariete e Bilancia) e raggiunge i punti estremi nei tropici del Cancro e del Capricorno.

Sulla Terra, i tropici segnano i limiti entro cui il sole può essere allo zenit. “The terrestrial tropics are limiting circles for one of the varieties of astronomical phenomena used to determine latitude: only for observers in the belt between them does the sun pass directly overhead in the course of the year” - (fr:138). Oltre i circoli polari (artico e antartico), invece, si verificano fenomeni come il sole di mezzanotte.

Gli antichi suddivisero la Terra in zone climatiche basate su questi cerchi: due zone fredde (oltre i circoli polari), due temperate (tra circoli polari e tropici) e una torrida (tra i tropici). “According to Aristotle […] there were two ‘frigid’ zones […], two ‘temperate’ zones […], and a torrid zone” - (fr:144). Tolomeo introdusse anche un sistema di coordinate in gradi, misurando latitudine e longitudine rispetto all’equatore e a un meridiano di riferimento. “Ptolemy measures latitude north or south from the equator […] and longitude along the equator” - (fr:162).


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4 Il ruolo della geografia nell’opera di Tolomeo

“L’interesse di Tolomeo per le coordinate geografiche nasce dalle sue ricerche astronomiche.”

Tolomeo (Claudio Tolomeo) visse tra il II secolo d.C., lavorando ad Alessandria. La sua Geografia affonda le radici nell’Almagesto, trattato astronomico che spiega i moti celesti con modelli matematici e tabelle per calcolare posizioni e fenomeni. “The Almagest is concerned with the apparent motions of the sun, moon, planets, and fixed stars” - (fr:212) [L’Almagesto si occupa dei moti apparenti del sole, della luna, dei pianeti e delle stelle fisse].

Per convertire le osservazioni astronomiche fatte in luoghi diversi in un tempo uniforme (quello di Alessandria), servivano latitudine e longitudine. “The same astronomical event will be observed in two places of different longitude at different intervals of time since the preceding local noons” - (fr:214) [Uno stesso evento astronomico viene osservato in due luoghi di longitudine diversa in momenti diversi rispetto ai rispettivi mezzogiorni locali]. Gli antichi misuravano il tempo in ore stagionali (12 parti uguali tra alba e tramonto, o tra tramonto e alba), non in ore equinoziali fisse. “Instead they divided the two intervals between sunrise and sunset and between sunset and sunrise into twelve equal seasonal hours” - (fr:216) [Dividevano invece i due intervalli tra alba e tramonto e tra tramonto e alba in dodici ore stagionali uguali]. Per passare dalle une alle altre, Tolomeo doveva conoscere la latitudine dell’osservatore e la posizione del sole sull’eclittica.

Nell’Almagesto, la geografia è trattata in modo teorico. Per la latitudine, definisce paralleli speciali (da 12 ore di luce all’equatore a 24 al circolo polare), ridotti poi a 11 e infine a 7 per le tabelle. “Ptolemy designates a series of special parallels on the earth, computing for each parallel relevant astronomical data” - (fr:222) [Tolomeo designa una serie di paralleli speciali sulla Terra, calcolando per ciascuno dati astronomici rilevanti]. Alcuni paralleli corrispondono a città (es. Soēnē per 13½ ore di luce), altri a regioni (es. Basso Egitto per 14 ore). “In some instances this location is a city; for example, the parallel for 13¹/2 hours is through the city Soēnē” - (fr:226) [In alcuni casi questa località è una città; ad esempio, il parallelo per 13½ ore passa per la città di Soēnē].

I dati geografici espliciti sono pochi: latitudine di Alessandria (30°58’), Babilonia, Rodi e Roma, con le loro differenze di tempo rispetto ad Alessandria. “Ptolemy gives Alexandria’s latitude (30°58’), as well as latitudes and time differences from Alexandria for Babylon, Rhodes, and Rome” - (fr:229) [Tolomeo fornisce la latitudine di Alessandria (30°58’), nonché le latitudini e le differenze di tempo rispetto ad Alessandria per Babilonia, Rodi e Roma]. La scarsità di dettagli è voluta.


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5 Latitudini e longitudini tra Ipparco e Tolomeo: errori e metodi antichi

“Quando confrontiamo queste latitudini di Ipparco con quelle assegnate da Tolomeo agli stessi luoghi, troviamo che Tolomeo ha spesso conservato i valori di Ipparco, ma non sempre” - (fr:318)

Tolomeo riprende le latitudini di Ipparco per città vicine ai limiti nord e sud della mappa, basate sulla durata massima del giorno: Meroë e Tolemaide Terone (13 ore), Berenice e Siene (13½ ore, Tropico d’Estate), Tiro (14¼ ore), Rodi (14½ ore), Bisanzio e Massalia (15¼ ore), foce del Boristene (16 ore). “Tra queste latitudini, quelle per Tolemaide, Bisanzio e le foci del Boristene sono significativamente errate, fino a 2½°” - (fr:321). Un caso eclatante è Babilonia, posizionata da Tolomeo a 35° nord (2½° troppo a nord) per un errore nella tradizione babilonese sul rapporto giorno/notte (3:2), mentre “Ipparco l’aveva collocata a 32°30’, quasi corretta” - (fr:322). Fa eccezione Alessandria, la cui latitudine (31°, da un rapporto d’ombra 5:3) “è straordinariamente vicina al vero” - (fr:323), anche se Tolomeo non corresse il dato osservando che la latitudine reale era 31°13’.

Per le longitudini, l’unico metodo antico era confrontare gli orari di eclissi lunari in luoghi diversi. Tolomeo cita un’eclissi “vista ad Arbela alla quinta ora e a Cartagine alla seconda” - (fr:326): quella del 20 settembre 331 a.C., prima della battaglia di Gaugamela. La differenza di 3 ore (45° di longitudine) è però imprecisa: “per Arbela l’eclissi iniziò 1½ ore dopo il tramonto, mentre a Cartagine la luna sorse già quasi totalmente eclissata” - (fr:331). Plinio riporta dati diversi (seconda ora ad Arbela, tramonto a Siracusa), rivelando come “le testimonianze potessero essere imprecise e contraddittorie” - (fr:334-335). Anche con dati corretti, un errore di un’ora comportava 15° di scarto, rendendo il metodo utile solo per distanze enormi.

L’errore di Tolomeo (45° tra Cartagine e Arbela, contro i 34° reali) si annulla se espresso in stadi, perché “il suo equivalente di un grado in stadi era solo l’82% del valore corretto” - (fr:337). Così, “dati osservativi errati e una stima difettosa delle dimensioni della Terra portarono a un risultato che per caso concordava con gli intervalli est-ovest presi da Marino” - (fr:338), derivati da distanze in stadi nei peripli.

Sulle proiezioni cartografiche, Tolomeo distingue mappe sferiche (fedeli ma poco pratiche) e piane (utili ma bisognose di “un metodo” per mantenere le proporzioni). “Le mappe su sfere conservano la forma sferica della Terra e le proporzioni, ma sono troppo piccole per mostrare tutto e non possono essere abbracciate con un solo sguardo” - (fr:339). Quelle piane, invece, “soddisfano le ultime due esigenze, ma richiedono un accorgimento per le prime” - (fr:340).


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6 L’evoluzione delle proiezioni cartografiche nell’antichità

Dalle prime graticole di Strabo alle proiezioni di Tolomeo: come rappresentare la sfera su un piano.

Le prime sperimentazioni cartografiche risalgono almeno a Eratostene (III sec. a.C.), ma le tecniche rimangono oscure. Strabo (I sec. d.C.) descrive due metodi per rappresentare la oikoumenē (l’ecumene conosciuta) su un piano: un globo di almeno dieci piedi di diametro, o una superficie piana di sette piedi. Nel secondo caso, suggerisce di tracciare “paralleli e meridiani con cui mostriamo i klimata e le direzioni […] come linee rette, con linee parallele per i paralleli e linee perpendicolari per i meridiani” - (fr:351). L’intelletto, spiega, “trasferisce facilmente la forma e la dimensione viste su una superficie piana alla [superficie] curva e sferica immaginata” - (fr:352). Strabo propone due varianti: nella prima, meridiani e paralleli sono rette ortogonali (proiezione equirettangolare); nella seconda, i meridiani convergono leggermente verso nord, imitando la curvatura del globo - (fr:357-358).

Marino di Tiro (I-II sec. d.C.), criticato da Tolomeo, adotta una graticola ortogonale ma introduce una distorsione sistematica: “il rapporto tra la spaziatura delle linee separate da un dato numero di gradi di latitudine e quella delle linee separate dallo stesso numero di gradi di longitudine era scelto come 5:4” - (fr:367). Ciò preserva le proporzioni solo alla latitudine di Rodi, ma “la spaziatura est-ovest dei luoghi a nord o sud di Rodi è progressivamente contratta o espansa” - (fr:368), con effetti più marcati data l’estensione della sua mappa fino all’equatore.

Tolomeo (II sec. d.C.) introduce tre proiezioni innovative. La prima (proiezione conica semplice) mantiene i meridiani come rette convergenti e i paralleli come archi concentrici, preservando le proporzioni solo per “il parallelo attraverso Thule e l’equatore” - (fr:377) e lungo il parallelo di Rodi. Tuttavia, a sud dell’equatore, “le distanze est-ovest sono progressivamente esagerate” - (fr:388), costringendolo a un aggiustamento ad hoc: “l’arco che rappresenta il parallelo più meridionale è accorciato per eguagliare in lunghezza l’arco del parallelo simmetrico a nord dell’equatore” - (fr:390), creando una proiezione pseudoconica.

La seconda proiezione simula la vista prospettica di un globo fisso, con l’occhio posizionato sopra il Tropico del Cancro. Qui, “i meridiani sono rappresentati come archi simmetrici rispetto al meridiano centrale, sempre più curvi man mano che si allontanano da esso” - (fr:399), mentre i paralleli sono archi concentrici. Tolomeo cerca di preservare le proporzioni “non solo per il parallelo di Rodi, ma approssimativamente per tutti” - (fr:401), pur ammettendo limiti: “una proiezione circolare può passare per tre punti non allineati, ma non per quattro” - (fr:410).

La terza proiezione, usata per la rappresentazione del globo terrestre circondato da anelli celesti (Geografia 6), applica la prospettiva lineare solo agli anelli, mentre la graticola terrestre imita la curvatura visiva dei paralleli. Il risultato è una variante della proiezione di Marino, con “un solo meridiano e un solo parallelo centrali come rette in corretta proporzione, mentre gli altri sono archi circolari” - (fr:424).

Per le mappe regionali (Libro 8), Tolomeo torna alla proiezione cilindrica di Marino, ma adattata a piccole aree: “ogni regione è disegnata con meridiani e paralleli come rette ortogonali, con distanze proporzionali lungo tutti i meridiani e il parallelo centrale” - (fr:426). Lascia però al cartografo il compito di determinare i confini delle regioni dai dati di longitudine e latitudine.


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7 La tradizione manoscritta della Geografia di Tolomeo e la questione delle mappe

“Elsewhere Ptolemy’s text may have been altered in ways that are now hard to detect” - (fr:449)

Il testo della Geografia di Tolomeo subì modifiche e integrazioni nel corso dei secoli. Un archetipo conteneva testi estranei all’opera originale, tra cui un elenco di province con deviazioni rispetto alle 26 mappe regionali tolemaiche (“The most important of these was a list of provinces classed according to Ptolemy’s twenty-six regional maps, but with deviations” - fr:451). Altri supplementi includevano passaggi aggiuntivi per le didascalie della mappa mondiale e del globo (forse spurii), una tabella sul moto solare, un poema in esametri e una nota di Agatodemone, ingegnere alessandrino, che affermava di aver disegnato una mappa dell’oikoumenē basandosi sui libri della Geografia (“a note by a certain Agathos Daimon […] announcing that he ‘sketched’ a map” - fr:452).

Fino al 1300, la Geografia fu un testo raro e poco letto (“Through most of the Middle Ages, Ptolemy’s Geography was a rare and little-read text” - fr:453). La sua fortuna cambiò con la presunta riscoperta da parte del bizantino Massimo Planude (“Maximos Planudes […] had ‘discovered through many toils the geōgraphia of Ptolemy, which had disappeared for many years’” - fr:457). Planude potrebbe aver ricostruito il testo o le mappe, ma la sua attività è legata a una famiglia di manoscritti del 1300, copiati da un esemplare perduto (“a family of manuscripts […] copied, directly or indirectly, from a single lost copy” - fr:460). Tra questi, spiccano codici di lusso come l’Urbinas gr. 82 (Vaticano) e il Seragliensis gr. 57 (Istanbul), caratterizzati da una revisione bizantina del testo con correzioni e adattamenti per le mappe (“extensive corrections of perceived errors […] alterations seem to be connected with the drawing of the maps” - fr:463-464).

Le mappe nei manoscritti si dividono in due tipi: mondiali (con proiezioni diverse) e regionali. La versione “A” ne contiene 26, come indicato da Tolomeo (“ten maps of Europe, four maps of Libyē, and twelve maps of Asia” - fr:510); la versione “B” ne ha 64, con regioni più piccole. Le mappe della versione A derivano da quelle del codice U, riproducendo anche errori non tolemaici (“fictitious wiggles and bumps along the coast […] not derived from Ptolemy’s coordinates” - fr:514). L’origine delle mappe è dibattuta: furono copiate da un esemplare antico o ricostruite da Planude usando le coordinate del testo? (“were they reconstructed by Planudes […] from the coordinates in the text?” - fr:517).

Tolomeo probabilmente disegnò mappe per verificare le sue teorie (“he could scarcely have compiled his lists of coordinates directly from Marinos’ world map” - fr:520), ma non è certo che le abbia incluse nell’opera originale. Le dimensioni delle mappe (almeno 1x2 metri per quella mondiale) mal si adattavano ai rotoli di papiro antichi, alti al massimo 60 cm (“a very tall papyrus roll would just have been able to accommodate the twenty-six regional maps […] but not the world map” - fr:528). La nota di Agatodemone e un commento nel manoscritto X (“Here he prescribes twenty-six charts; but in the actual map, twenty-seven” - fr:534) suggeriscono che le mappe circolassero separatamente dal testo.

Planude potrebbe aver ricostruito le mappe basandosi sulle istruzioni di Tolomeo, come suggerisce un poema a lui attribuito (“Heroic verses by Maximos Planudes […] which had vanished for many years and then had been discovered by him” - fr:544). Le mappe bizantine, quindi, non sarebbero copie di originali antichi, ma riproduzioni basate sul testo (“the maps that are present in the extant medieval copies are not an integral part of Ptolemy’s work” - fr:519).

La Geografia influenzò autori greci, latini e arabi. Tolomeo stesso ne trasse una lista di città per le Tavole Manuali (“the earliest and most important adaptation of material from the Geography is Ptolemy’s own list” - fr:562). Pappo di Alessandria (IV sec.) e Marciano di Eraclea (VI sec.) ne ripresero dati, mentre al-Khwārizmī (IX sec.) e al-Mas‘ūdī (X sec.) ne citarono versioni arabe, spesso mescolate ad altre fonti (“data from the Geography are mixed up with other sources” - fr:570). La prima traduzione latina, di Jacopo d’Angelo (1406), si basò su manoscritti bizantini, come tutte le edizioni rinascimentali.

Le edizioni moderne includono quella di Nobbe (1843-45), ancora utile per la completezza, e quella parziale di Müller (1883-1901), migliore per i primi libri. Le traduzioni sono rare: Stevenson (1932) è inaffidabile (“not a single paragraph that does not betray some essential and often gross error” - fr:599), mentre quelle di Mžik (tedesco) e Aujac (francese) sono più accurate. La traduzione attuale si basa sul testo di Nobbe, integrato con manoscritti chiave come U, K e X.


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8 Scelte traduttive e adattamenti nella Geografia di Tolomeo

“Abbiamo spezzato le frasi eccessivamente lunghe di Tolomeo per rendere il testo più scorrevole”.

La traduzione della Geografia di Tolomeo adotta un approccio pragmatico: si semplificano le strutture sintattiche originali (“We have not, however, carried this fidelity to the point of reproducing Ptolemy’s often exceedingly long sentences” - fr:605) e si inseriscono integrazioni tra parentesi quadre per chiarire ambiguità (“Square brackets in the translation enclose small additions of our own” - fr:606). Alcune aggiunte riflettono interpretazioni soggettive (“some definitely reflect our interpretation of the text” - fr:607).

I toponimi sono trattati con flessibilità: si traducono nomi evocativi (“Islands of the Blest”, “Caspian Gates” - fr:608) o si modernizzano forme simili all’originale (“Rhodes, Carthage, or Smyrna” - fr:609), ma si mantengono i nomi antichi per la maggior parte dei luoghi (“For most places, however, we have retained the ancient names” - fr:610). Per l’Occidente si usano forme latine, per l’Oriente traslitterazioni greche (“For the eastern part, we have transliterated the Greek names” - fr:612). La scelta preserva distinzioni cruciali: “Aithiopia” (Africa meridionale) anziché “Ethiopia”, “Libyē” (l’intero continente) invece di “Libia” (“Preserving the Greek spelling often helps the reader to avoid confusing ancient and modern geographical entities” - fr:613). Eccezioni come “Africa” (provincia romana) sono inevitabili (“the possibility of confusion could not be avoided” - fr:614).

Nomi di autori e personaggi storici seguono le convenzioni moderne (“we have used the forms of their names that are standard in modern English scholarship” - fr:617), mentre altri nomi greci sono traslitterati (“Other Greek personal names are transliterated” - fr:618). Un indice geografico (Appendice H) fornisce equivalenti moderni (“The Geographical Index […] attempts where possible to give modern equivalents” - fr:616).

Le note a piè di pagina citano fonti e dibattiti: si menziona Ipparco (“Strabo […] ascribes to Hipparchus the opinion that […] positions must be determined by astronomical observation” - fr:619), si discute l’origine delle divisioni in capitoli (“It is not clear to what extent Ptolemy was himself responsible for the traditional division” - fr:620), e si citano studi su ipotesi interpretative (“Polaschek (1959) is particularly given to hypotheses of this kind” - fr:622). Per le “hypographai” regionali (Libro 8) e la rappresentazione del globo (7.7) si rimanda a Berger e Neugebauer (“on 7 […] Neugebauer 1959” - fr:623).

Sul metodo geografico, si ricorda che Tolomeo usava la funzione “corda” anziché seno/coseno (“Ptolemy would not have employed […] sin and cos, but rather the ‘chord’ function” - fr:632), con tabelle riportate nell’Almagesto (“A table of chords […] is presented in Almagest 11” - fr:633). Si conferma l’uso dello stadio attico come unità di misura (“they all used […] the so-called Attic stade” - fr:631), e si colloca la vita di Tolomeo tra osservazioni astronomiche (dal 127 d.C.) e la datazione dell’Almagesto (post 147 d.C.) (“Ptolemy cites astronomical observations that he made from A.D. 127 on” - fr:636).


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9 Antiche conoscenze geografiche: Marinos, Tolomeo e le fonti arabe

“Strabo e Polibio ipotizzarono che Atlantico e Indiano non si unissero a sud dell’Africa” - (fr:653)

Le fonti antiche offrono versioni contrastanti sulla geografia oltre l’Africa. Tolomeo non traccia coordinate per le terre sconosciute tra Africa e Asia, ma ne parla in “7.3, 5, 7 e 1” - (fr:654). L’arabo al-Mas‘ūdī (X secolo) cita un presunto “libro di Geōgraphia di Marinos” con mappe, probabilmente una rielaborazione da Tolomeo: “questo è verosimilmente una ricostruzione dal testo di Tolomeo piuttosto che un’opera originale di Marinos” - (fr:656). Al-Mas‘ūdī colloca Marinos sotto Nerone (54-68 d.C.), datazione improbabile: “È difficile immaginare la fonte di questa data, che è probabilmente mezzo secolo troppo anticipata” - (fr:660). Gli studiosi arabi, come conferma Wieber (1995), attinsero solo da Tolomeo: “tutte le conoscenze arabe su Marinos derivavano da Tolomeo” - (fr:661).

Le datazioni tolemaiche si basano su indizi interni: Honigmann (1930) nota nomi legati alle campagne daciche di Traiano (fino al 107 d.C.), ma nessuno dalle guerre partiche (114 d.C. in poi) - (fr:662). Desanges (1964) fissa il 110 d.C. come limite per la descrizione dell’Africa settentrionale - (fr:663). Le esplorazioni africane, come quella di Giulio Materno ad Agisymba (90 d.C.) o di Settimio Flacco pochi anni prima, ampliano le conoscenze: “Il viaggio di Dioskoros, che estese la conoscenza della costa africana oltre Rhapta fino a Capo Prason, era noto a Marinos ma non all’autore del Periplus Maris Erythraei” - (fr:665), scritto a metà I secolo. Marinos risulta più preciso del Periplus anche sulla costa asiatica oltre il Gange - (fr:666).

Tolomeo, autore della “Mathematical Syntaxis” (poi Almagesto), include occasionalmente “notizie di attualità che meritano una breve nota” - (fr:675), come riferisce in “2.1”. Le misure usate variano: la lega gallica equivaleva a 1,5 miglia romane - (fr:670). Le edizioni critiche (Müller 1855-1861, Schoff 1914) e studi moderni (Casson 1989) aiutano a ricostruire il contesto - (fr:671-674).


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10 Tradizione testuale e ricezione della Geografia di Tolomeo

“Diverse edizioni, traduzioni e studi critici hanno segnato la storia del testo, spesso con interpretazioni divergenti.”

La Geografia di Tolomeo ha avuto una tradizione complessa. L’unica edizione moderna insoddisfacente resta quella di Halma (1822-1825) “The only edition, unsatisfactory by modern standards, is Halma 1822-1825” - (fr:752), mentre il testo greco è in Heiberg (1907) “Greek text in Heiberg 1907, 161” - (fr:753). Stückelberger (1996) ne propone un’edizione con traduzione tedesca e commento, ma con conclusioni diverse da quelle qui adottate “Stückelberger (1996) presents an edition and German translation of the whole poem with useful commentary, but arrives at conclusions different from those expressed here” - (fr:750).

Sul rapporto tra le Handy Tables e la Geografia, si respinge la tesi di Schnabel (1930), che vedeva nelle prime una fase precedente della ricerca geografica di Tolomeo “We disagree with Schnabel’s opinion […] that the Handy Tables represents an earlier stage of Ptolemy’s geographical researches” - (fr:755). Le discrepanze tra i due testi sono attribuite a errori di copia “differences […] are more plausibly to be ascribed to simple copying errors” - (fr:756).

La trasmissione medievale include traduzioni arabe e siriache. Ibn al-Nadim ricorda una prima traduzione scorretta di al-Kindi e una successiva, ottima, di Thābit ibn Qurra “Al-Kindi made a bad translation of it and then Thābit [b. Qurra] made an excellent Arabic translation. It is also extant in Syriac” - (fr:764-767). Una traduzione araba indipendente fu commissionata da Mehmet II dopo la conquista di Costantinopoli (1453) “a translation into Arabic was done […] by Georgios Amirutzes and his son” - (fr:768), ancora esistente “This translation is extant” - (fr:769). Studi sulla tradizione araba sono in Honigmann (1929) e Dilke (1985) “For brief discussions of the Geography’s Arabic heritage, see Honigmann 1929, 112-122; and Dilke 1985, 155-157” - (fr:770).

Le edizioni moderne principali sono quelle di Wilberg (1838-1845), Nobbe (1843-1845), Müller (1883-1901) e Cuntz (1923), con contributi critici di Diller (1935) e altri “Wilberg 1838-1845; Nobbe 1843-1845; Müller 1883-1901; Cuntz 1923” - (fr:776-779). Per un elenco dei manoscritti, si rimanda a Diller (1966) “For a list, see Diller 1966” - (fr:775).


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11 Viaggi e misurazioni geografiche tra Libia e Aithiopia

“Da Garamē agli Aithiopi: viaggi improbabili e calcoli incerti”

Due esploratori romani, Septimius Flaccus e Julius Maternus, descrivono viaggi verso sud da Garamē fino agli Aithiopi e ad Agisymba, terra dei rinoceronti. Flaccus impiega tre mesi, Maternus quattro, accompagnato dal re di Garamē in una spedizione militare. Ma le loro storie sono poco credibili: “the inland Aithiopians are not so far as a three-month journey from the people of Garamē” - (fr:859) [Gli Aithiopi dell’entroterra non distano tre mesi di marcia da Garamē], e “it would be absolutely preposterous [to imagine that] the king’s expedition toward his subjects was in just one direction” - (fr:859) [sarebbe assurdo che la spedizione del re verso i suoi sudditi fosse solo verso sud]. Probabilmente confondono la direzione: “used the expression ‘to the south’ for ‘toward the Notos wind’ or ‘toward the Lips wind’” - (fr:860) [usavano “verso sud” per indicare il vento Notos o Lips].

Anche i resoconti marittimi sono incerti. Diogenes, di ritorno dall’India, viene spinto dal vento Aparktias da Arōmata verso i laghi del Nilo, costeggiando Trōglodytikē per 25 giorni. Theophilos, da Rhapta ad Arōmata con il vento Notos, impiega 20 giorni. Ma nessuno dei due fornisce distanze precise: “Neither of these said that it was a sail ‘of so many days’” - (fr:863) [nessuno disse che la navigazione durava “tot giorni”], e “they reported only how many days they sailed, without reckoning how many days’ sail it was” - (fr:864) [riportarono solo i giorni di navigazione, senza calcolare la distanza]. Le rotte non sono lineari: “it is not to be believed that the course of the winds would be maintained for so many days” - (fr:866) [non è credibile che i venti mantengano la stessa direzione per tanti giorni].

I calcoli di Marinos sono contraddittori. Diogenes impiega 25 giorni per un tratto, Theophilos 20 per uno più lungo: “Diogenes traveled the interval from Arōmata to the lakes […] in twenty-five days, Theophilos sailed the interval from Rhapta to Arōmata, which is greater, in twenty days” - (fr:867) [Diogenes percorse il tratto da Arōmata ai laghi in 25 giorni, Theophilos quello da Rhapta ad Arōmata, più lungo, in 20]. Marinos riduce arbitrariamente le distanze per far coincidere i dati con la sua mappa, portando Agisymba nella “frigid zone of the antoikoumenē” - (fr:869) [zona fredda dell’emisfero opposto], un errore: “all animals and plants […] ought to exist in similar combinations in accordance with the similarity of their environments” - (fr:869) [animali e piante dovrebbero essere simili in ambienti analoghi].

L’unico indizio affidabile è la fauna e il colore della pelle. A nord dell’equatore, “people do not yet have the color of the Aithiopians, and there are no rhinoceros and elephants” - (fr:875) [la gente non ha ancora il colore degli Aithiopi, e non ci sono rinoceronti ed elefanti], mentre a sud, “in places around Meroē people are already quite black […] and the habitat of the elephants […] is there” - (fr:877) [intorno a Meroē la gente è già molto nera, e lì vivono gli elefanti]. Quindi Agisymba va collocata “on the parallel correspondingly situated to the one through Meroē” - (fr:879) [sul parallelo opposto a quello di Meroē], a circa 16°30’ sud, per una larghezza totale di “40,000 stades” - (fr:880) [40.000 stadi].


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[12.1-53-883|935]

12 Revisione critica delle misurazioni di Marino sulla longitudine dell’ecumene

“Marino sbaglia i calcoli, ma i viaggiatori mentono sulle distanze.”

Marino fissa la longitudine dell’oikoumenē tra due meridiani distanti quindici ore, ma il risultato è eccessivo. Riducendo le stime, l’estensione reale si attesta a circa dodici ore, con le Isole Fortunate a ovest e Sēra, Sinai e Kattigara a est (fr:885-886).

Per la distanza dalle Isole Fortunate all’Eufrate, Marino usa stadi verificati da viaggi ripetuti, correggendo deviazioni e variazioni di percorso. Un grado di meridiano vale 500 stadi, mentre sul parallelo di Rodi (36° N) ne conta 400 (fr:887-888). Tuttavia, le sue stime per l’Asia sono gonfiate: - 876 schoinoi (26.280 stadi) dall’Eufrate alla Torre di Pietra diventano 800 schoinoi (24.000 stadi) per le deviazioni (fr:900). - stadi** (sette mesi di viaggio) dalla Torre di Pietra a Sēra sono dimezzati a **18.100 stadi (45¼°). Il percorso, esposto a tempeste e interruzioni, non può essere lineare (fr:896-898). Marino si fida di mercanti come Maes Titiano, che esagerano le distanze per vanità (fr:894-895).

Il tragitto dall’Eufrate a Sēra, non allineato a un solo parallelo, richiede correzioni. La strada devia a nord (da Hekatompylos a Hyrkania) e a sud (da Areia ad Antiochia Margiana), poi torna a nord verso la Torre di Pietra (fr:902-907). Sommando i 60° (24.000 stadi) dell’Eufrate-Torre di Pietra ai 45¼° della Torre di Pietra-Sēra, si ottengono 105¼° (fr:908).

Marino calcola poi la distanza dalle Isole Fortunate a Sēra in 177¼°, sommando segmenti costieri (Spagna, Sardegna, Sicilia, Grecia, Asia Minore) (fr:909-911). Anche le rotte marittime dall’India a Kattigara confermano l’eccesso: Marino non corregge le baie o le variazioni di velocità, e interpreta “alcuni giorni” di navigazione come “molti” (fr:912-933). Ad esempio, la traversata dalla Penisola d’Oro a Kattigara, stimata in 20 giorni fino a Zabai più “alcuni” fino a Kattigara, viene equiparata a 20⅔°, come il viaggio da Arōmata a Capo Prason (fr:934-935).


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[13.1-30-961|990]

13 Errori e incongruenze nelle fonti geografiche di Marino

“Marino non notò queste discrepanze, o per la mole dei suoi lavori o per mancanza di tempo” - (fr:963)

Marino di Tiro commette errori nella rappresentazione di luoghi e rotte. Colloca la Baia di Sachalitē a ovest di Capo Syagros, mentre i navigatori confermano che si trova a est: “assolutamente tutti coloro che hanno solcato questi luoghi concordano con la nostra opinione” - (fr:965). Stessa imprecisione per Simylla (India), posta a ovest del fiume Indo anziché a sud: “è chiamata ‘Timoula’ dagli indigeni” - (fr:967).

Le testimonianze dirette (mercanti, viaggiatori) correggono le sue mappe. Descrivono rotte verso l’India e la Cina con direzioni variabili: “la navigazione è verso est quando si va lì, verso ovest quando si parte” - (fr:969). La rotta verso Kattigara non segue il meridiano ipotizzato da Marino, ma devia a est: “non cade lungo il meridiano […] ma su meridiani più orientali” - (fr:973).

Anche l’Africa orientale è descritta diversamente. Le coste da Capo Aromata a Prason presentano baie e insenature non riportate da Marino: “la sequenza di spiagge e scogliere […] è diversa da quanto afferma Marino” - (fr:976). Le distanze sono minori (400-500 stadi al giorno) per i venti mutevoli all’equatore. Dopo Aromata, si susseguono porti come Opōnē, Zingis e Rhapta, quest’ultima circondata da “barbari cannibali” - (fr:985).

Marino, pur avendo raccolto molte fonti, non le ha verificate con una mappa: “non ebbe tempo […] di disegnare una carta” - (fr:963). Il suo metodo, basato su compilazioni separate, risulta poco pratico per rappresentare l’oikoumenē (mondo abitato) in modo coerente.


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[14.1-27-1034|1060]

14 Parallelismi geografici e proiezione cartografica

Diciassette paralleli nord, uno sud e un limite estremo: differenze orarie e distanze in gradi.

Il testo elenca una serie di paralleli terrestri, ciascuno definito da una differenza oraria rispetto all’equatore e da una distanza in gradi. I primi diciassette si trovano a nord dell’equatore, con differenze che vanno da “¹⁄₂ ora” (fr:1034) a “8 ore” (fr:1052) e distanze da “8 ⁵⁄₁₂°” (fr:1034) a “63°” (fr:1052), passando per località come Meroē (“distant 16 ⁵⁄₁₂°” - fr:1036), Soēnē (“sul Tropico d’Estate, distant 23 ⁵⁄₆°” - fr:1038) e Rodi (“distant 36°” - fr:1042). A sud dell’equatore è menzionato un solo parallelo (“differenza di ¹⁄₂ ora, distant 8 ⁵⁄₁₂°” - fr:1053), simmetrico a quello nord, che attraversa Capo Rhapton e Kattigara. Il limite meridionale è posto “alla stessa distanza dall’equatore del parallelo di Meroē, ma a sud” (fr:1054).

Per la rappresentazione su mappa piana, si propone un metodo di proiezione: “un parallelogramma rettangolare ABGD, con lato AB circa doppio di AG” (fr:1058), orientato a nord (“AB in posizione superiore” - fr:1059). Il meridiano centrale è tracciato perpendicolarmente a metà di AB (“bisecato dalla linea EZ” - fr:1060), mentre un regolo EH viene allineato per garantire la proporzionalità.


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[15.1-52-1064|1115]

15 Costruzione di mappe secondo Tolomeo: due proiezioni a confronto

Dalla geometria sferica alla rappresentazione piana: meridiani curvi e paralleli inclinati per una mappa più fedele al globo.

Tolomeo descrive due metodi per proiettare la oikoumenē (l’ecumene conosciuta) su una superficie piana, correggendo le distorsioni della prima proiezione con una seconda più accurata.

Prima proiezione (semplificata) Si tracciano archi concentrici per i paralleli (equatore, Thule, Meroe) con raggi calcolati da un centro comune H. Ad esempio: “Next the parallel COP through Thule will be drawn, with radius 52 units from H on HZ, and the equator RST, [with radius] 115 units from H” - (fr:1064). Il rapporto tra i raggi (115:52) rispecchia quello tra i paralleli sul globo. I meridiani sono linee rette fino all’equatore, poi piegati verso sud per simulare la curvatura terrestre (“Instead of having the lines representing the meridians straight as far as parallel MUN, we can have them [straight] just as far as the equator RST” - fr:1067). Uno strumento girevole (righello diviso in 115 parti) facilita la marcatura delle località, ma la fedeltà è limitata: solo i rapporti tra equatore e Thule o la longitudine alla latitudine di Rodi sono corretti (“the ratio of RST to COP will amount to 115:52 […] in agreement with the ratio of these parallels on the globe” - fr:1064; “the 40,000 stades of latitude have approximately the same ratio to the 72,000 stades of longitude on the parallel through Rhodes” - fr:1065).

Seconda proiezione (più accurata) Per riprodurre la visione prospettica del globo, si inclina il piano della mappa rispetto all’asse visivo. Il centro H degli archi non coincide più con il polo, ma è calcolato geometricamente: “Let arc EZ be measured off as 23⁵/6° […] the plane of the equator and the [planes] of the other parallels will appear inclined with respect to the [plane] through the axis of the visual rays at [the angle of] arc EZ” - (fr:1079-1080). I meridiani diventano archi curvi, come sul globo osservato frontalmente (“the meridian lines, too, in the likeness of the meridian lines on the globe” - fr:1072). I paralleli mantengono le proporzioni corrette non solo per Thule ed equatore, ma anche per latitudini intermedie (“the proportionality of the parallel arcs with respect to each other preserves the proper ratio […] for the other [parallels]” - fr:1104). Tuttavia, la costruzione è più complessa: richiede il tracciamento di tutti i cerchi e stime manuali per posizioni intermedie (“all the circles have to be drawn on the map, and positions falling between the grid lines have to be guessed at” - fr:1110).

Confronto La seconda proiezione è superiore per fedeltà geometrica (“this method is superior to the former” - fr:1109), ma meno pratica. Tolomeo ne raccomanda comunque l’uso, pur suggerendo di conservare entrambe le tecniche per chi preferisce la semplicità (“the superior and more troublesome [method] is to be preferred to the inferior and easier one” - fr:1111).


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[16.1-23-1153|1175]

16 La definizione di moira e i limiti della zona torrida secondo Marino e Tolomeo

“Il termine moira indica una divisione o unità, tradotto come ‘grado’ in certi contesti” - (fr:1153).

Marino usa il dato di Ipparco — “α UMi è 12²/5° dal polo” - (fr:1161) — per fissare il limite settentrionale della zona torrida a 12²/5° N, un grado a nord di Okēlis. La stella più lontana dal polo in Ursa Minor, “α UMi, l’ultima stella della coda” - (fr:1160), non è visibile oltre questa latitudine. Marino ignora la precessione degli equinozi: nel 130 a.C. la distanza era 12°28’, nel 100 d.C. 11°13’ — “avrebbe dovuto porre il limite a Okēlis o poco più a sud” - (fr:1165). Oggi α UMi è a meno di 45’ dal polo.

Tolomeo contesta Marino: nega che esistano osservazioni a sud dell’equatore e che i fenomeni descritti siano unici per quelle latitudini. Critica anche l’esempio di Limyrikē, “parte dell’India” - (fr:1168), interpretando la frase come indicazione dell’origine dei marinai, non del punto di partenza.

Sui moti stellari, Marino cita il sorgere eliaco di Canopo, invisibile a nord del 37° — “visibile in Egitto, non in Grecia” - (fr:1172). Tolomeo corregge: secondo le Phaseis, a Soēnē Sirio sorge tre giorni dopo Procione, mentre all’equatore prima; le stelle di Orione sono visibili prima del solstizio estivo, ma a Soēnē solo dal 25 giugno. Le sue obiezioni “non sono evidenti, richiedono conferma” - (fr:1173).


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[17.1-35-1245|1279]

17 La costruzione della mappa secondo Tolomeo: regole geometriche e adattamenti pratici

“Un sistema di punti, archi e proporzioni per rappresentare il globo su una superficie piana, con correzioni empiriche e ambiguità nella notazione.”

Tolomeo definisce un metodo per proiettare la sfera terrestre su una mappa piana, usando un sistema di unità equivalenti ai gradi di latitudine e longitudine. Il punto H funge da centro per tutti i paralleli e meridiani, mentre l’equatore è rappresentato da un arco di 115 unità, contro le 52 dell’arco che passa per Thule (differenza di 63 unità, pari ai 63° di latitudine tra equatore e Thule). “HZ è fatto uguale a 115 unità più 16⁵/₁₂ per la latitudine del parallelo più meridionale dell’oikoumenē, in modo che questo parallelo sfiori appena il fondo del rettangolo” - (fr:1249).

La scelta di alcune misure, come i 34 unità per EH, è empirica, per evitare tagli eccessivi agli angoli della mappa. Tuttavia, Tolomeo introduce ambiguità: il punto Z (centro dell’equatore) è spesso chiamato U, violando l’ordine alfabetico dei punti. “La violazione dell’ordine alfabetico suggerisce che Tolomeo chiamasse inizialmente questo punto Z, poi abbia cambiato idea” - (fr:1252). La distinzione tra i due punti emerge se la mappa viene disegnata su una superficie più ampia, con margini.

Per la proiezione, Tolomeo immagina l’occhio dell’osservatore sopra il punto E (intersezione tra il meridiano centrale e il parallelo di Syene, vicino al Tropico del Cancro), da cui si vede un emisfero. “Il parallelo attraverso Soēnē è quasi a metà tra i limiti settentrionali e meridionali dell’oikoumenē” - (fr:1258). L’equatore e un grande cerchio perpendicolare al meridiano centrale appaiono come un arco e una corda, rispettivamente, e questa distorsione viene mantenuta nella mappa.

La costruzione geometrica prevede che il centro H degli archi dei paralleli sia trovato tramite le perpendicolari delle corde BZ e BD. “H sarà il centro di tutti gli archi che rappresentano i paralleli sulla mappa” - (fr:1270). Le distanze lungo il meridiano centrale sono proporzionali a quelle del globo: 1/90 di BE corrisponde a 1° di latitudine. Tuttavia, alcuni passaggi richiedono calcoli trigonometrici, come la determinazione di HZ (≈181⁵/₆ unità) tramite triangoli simili. “HZ:ZΘ = BZ:ZE (per triangoli simili), quindi HZ è circa 181⁵/₆ unità” - (fr:1276).

Infine, Tolomeo omette dettagli pratici, come il metodo per tracciare i meridiani vicini a quello centrale, la cui curvatura è troppo lieve per essere disegnata con un compasso. “Per i meridiani vicini al meridiano centrale, la curvatura è così lieve che sarebbe impraticabile usare un compasso” - (fr:1279).


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[18.1-39-1292|1330]

18 La Gallia secondo Tolomeo: divisioni e città

Geografia dettagliata delle quattro province galliche con confini, popoli e centri urbani.

Tolomeo descrive la Celtogalatia (Gallia) suddivisa in quattro province: Aquitania, Lugdunensis, Belgica e Narbonensis.

Aquitania ha confini costieri lungo l’Oceano Aquitano, con fiumi come la Garonna (“Mouth of R. Garuna”) e la Loira (“Mouths of R. Liger”). All’interno, popoli come i Pictones (“Ratiatum [Rézé], Limonum [Poitiers]”) e i Bituriges (“Noviomagus, Burdigala [Bordeaux]”) si distribuiscono fino ai Pirenei, dove vivono i Tarbelli (“Aquae Augustae [Dax]”).

Lugdunensis si estende tra la Loira e la Senna (“bounded by part of Narbonensis along the Cemmena Range”). Popoli costieri come i Veneti (“Darioritum [Vannes]”) e gli Osismii (“Vorganium”) si affacciano sull’Oceano, mentre nell’entroterra dominano i Carnutes (“Autricum [Chartres], Cenabum [Orléans]”) e i Parisii (“Lucotecia [Paris]”).

Belgica confina con la Britannia lungo la Senna e il Reno (“bounded by the aforesaid river along Great Germania”). Qui vivono i Morini (“Gesoriacum [port]”), i Remi (“Durocottorum [Reims]”) e i Treveri (“Augusta Treverorum [Trèves]”). La provincia include anche la Germania Inferiore (con Colonia Agrippinensis) e la Superiore (con Argentoratum [Strasbourg]).

Narbonensis, affacciata sul Mediterraneo, ospita città come Massalia [Marsiglia] e Narbo [Narbona]. I Volcae (“Tolosa [Toulouse], Nemausus [Nîmes]”) e gli Allobrogi (“Vienna [Vienne]”) ne segnano i confini, con fiumi come il Rodano (“R. Rhodanus”) e l’Aude (“R. Atax”).

Le coordinate geografiche (“16³/4 44³/4”) e i nomi antichi (“Segodunum [Rodez]”) riflettono la precisione tolemaica, pur con limiti cartografici (“not possible to indicate all the tabulated physical features”).


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[19.1-21-1340|1360]

19 La mappa dell’oikoumenē secondo Tolomeo

Coordinate mancanti, popoli ignoti e confini tra terre note e sconosciute.

Tolomeo corregge e sintetizza le conoscenze geografiche antiche per tracciare una mappa dell’oikoumenē (il mondo abitato). Alcuni dati sono incerti: “Since the manuscripts give no source for the river […] it seems likely that the coordinates of the midpoint have dropped out of the text” - (fr:1340) [Poiché i manoscritti non indicano la fonte del fiume, è probabile che le coordinate del punto medio siano cadute dal testo], mentre altri elementi, come i Medulli (“The Medulli are not mentioned elsewhere in the text as we now have it” - fr:1342), restano isolati.

L’oikoumenē è divisa in tre continenti (Asia, Libia, Europa), delimitati da terre ignote e mari. “Asia is connected to Libyē both by the land-strait at Arabia […] and by the unknown land that surrounds the Sea of India” - (fr:1352) [L’Asia è collegata alla Libia sia dallo stretto di terra in Arabia […] sia dalla terra sconosciuta che circonda il Mare dell’India], mentre “Libyē is divided from Europe by just the Straits [of Hēraklēs]” - (fr:1354) [La Libia è separata dall’Europa solo dallo Stretto di Ercole]. I mari principali sono tre: “the Sea by India […] the Mediterranean Sea […] and the Hyrkanian or Caspian” - (fr:1356) [il Mare dell’India, il Mediterraneo e il Mar Ircano o Caspio], con il Mediterraneo “making the strait, as it were, an isthmus of the sea” - (fr:1348) [che fa dello stretto una sorta di istmo marino].

La mappa include anche baie, isole e penisole, ordinate per importanza: “the first and greatest is the Bay of Ganges […] the tenth [bay] that is the Propontis” - (fr:1357) [la prima e più grande è la Baia del Gange, la decima la Propontide], e “the first [island] is Taprobanē […] the tenth Cyprus” - (fr:1358) [la prima isola è Taprobane, la decima Cipro]. Il limite meridionale noto coincide con “the parallel 16⁵/12° south of the equator” - (fr:1359) [il parallelo a 16°5/12 a sud dell’equatore], speculare a quello di Meroe.


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[20.1-33-1373|1405]

20 Proiezione di un globo anulare su un piano

Occhiello: Mappare la Terra in un globo celeste visto da un punto di osservazione ottimale

Per rappresentare su un piano un globo terrestre racchiuso in una sfera armillare, si definisce una posizione dell’occhio allineata con l’intersezione tra il meridiano passante per i punti tropicali e il parallelo di Soēnē. “Let it be required to map on a plane a ringed globe⁸ containing a part of the earth within itself, on the hypothesis that the eye occupies such a position that it will be collinear with the points where the meridian through the tropic points [of the ecliptic ring] intersects the parallel drawn through Soēnē on [the surface of] the earth” - (fr:1373) [Si richiede di mappare su un piano un globo anulare contenente una parte della Terra, ipotizzando che l’occhio occupi una posizione tale da essere allineato con i punti in cui il meridiano passante per i punti tropicali (dell’anello eclittico) interseca il parallelo tracciato attraverso Soēnē sulla superficie terrestre].

Il meridiano centrale dell’oikoumenē (mondo abitato) coincide con quello dei tropici, mentre il parallelo di Soēnē ne divide approssimativamente la latitudine. “The [meridian] that bisects the longitudinal dimension of our oikoumenē will also be assumed to be lying under this [meridian through the tropic points]; and [the parallel through Soēnē] also approximately bisects the latitudinal dimension of the oikoumenē” - (fr:1374) [Si assume che il meridiano che divide longitudinalmente la nostra oikoumenē giaccia sotto questo meridiano passante per i punti tropicali; e che il parallelo attraverso Soēnē divida approssimativamente anche la dimensione latitudinale dell’oikoumenē].

Le proporzioni tra globo, Terra e distanza dell’occhio permettono di visualizzare l’oikoumenē tra l’anello equatoriale e quello del Tropico d’Estate, con l’eclittica posizionata in modo da non oscurare la Terra. “Let the ratios of the sizes of the ringed globe and the earth and the distance of the eye be such that the whole known part of the earth can be seen in the space between the ring on the equator and [the ring] on the Summer Tropic, and let the southern semicircle of the ecliptic circle stand over the earth so that, when the oikoumenē has been placed in the northern hemisphere, it will not be hidden by [the ecliptic ring]” - (fr:1375) [Le proporzioni tra le dimensioni del globo anulare, della Terra e la distanza dell’occhio siano tali che l’intera parte conosciuta della Terra sia visibile nello spazio tra l’anello sull’equatore e quello sul Tropico d’Estate, e che il semicerchio meridionale del cerchio eclittico si trovi sopra la Terra, in modo che, quando l’oikoumenē è collocata nell’emisfero settentrionale, non sia nascosta dall’anello eclittico].

I meridiani centrali appaiono come una linea retta coincidente con l’asse terrestre, mentre il parallelo di Soēnē si mostra perpendicolare. Gli altri cerchi risultano curvi, con concavità verso le linee rette. “It is obvious at once on these assumptions [1] that the foregoing meridians […] will produce an illusion of a single straight line coinciding with the [earth’s] axis […] and [2] that the parallel through Soēnē [will appear as a straight line] at right angles to [the central meridian] […] The other circles that are included [in the drawing] will appear curved with their concavities toward the straight lines” - (fr:1376-1377) [È subito evidente, in base a queste ipotesi, [1] che i meridiani sopra menzionati produrranno l’illusione di una singola linea retta coincidente con l’asse terrestre […] e [2] che il parallelo attraverso Soēnē apparirà come una linea retta perpendicolare al meridiano centrale […] Gli altri cerchi inclusi nel disegno appariranno curvi, con le loro concavità rivolte verso le linee rette].

La costruzione prevede: 1. Dimensioni relative: Il raggio terrestre è ¾ di quello del globo. “We will therefore let EA be ⁴/3 of the earth’s radius” - (fr:1384) [Assumeremo quindi che EA sia ⁴/3 del raggio terrestre]. 2. Paralleli principali: Si tracciano i punti per i limiti nord (Thule) e sud (Meroē) dell’oikoumenē. “T will be [the point] through which is drawn the parallel bounding the southern limit of the oikoumenē […] and U will be the point through which is drawn the parallel bounding the northern limit and drawn through Thule” - (fr:1391) [T sarà il punto attraverso il quale è tracciato il parallelo che delimita il confine meridionale dell’oikoumenē […] e U sarà il punto attraverso il quale è tracciato il parallelo che delimita il confine settentrionale e passa per Thule]. 3. Proiezione: L’occhio è posto a sud del parallelo di Soēnē; le linee da questo punto determinano la posizione dei cerchi celesti e terrestri. “If we imagine the circles that have been drawn as being in the plane through the tropic points and the poles [of the equator], and the eye as being at W, then by our assumptions, straight lines drawn from W […] will make the points of intersection on [AG] through which we will draw the segments of the five parallels” - (fr:1391-1392) [Se immaginiamo i cerchi tracciati come giacenti nel piano passante per i punti tropicali e i poli dell’equatore, e l’occhio posto in W, allora, secondo le nostre ipotesi, le linee rette tracciate da W […] determineranno i punti di intersezione su AG attraverso i quali tracceremo i segmenti dei cinque paralleli]. 4. Meridiani e paralleli: Si disegnano archi circolari per meridiani e paralleli, con curvature più accentuate per i cerchi più distanti. “We then take on these the distances of the meridians […] and through [each] set of three points corresponding to a single ratio we draw [circular] segments for the meridians in question” - (fr:1395) [Prendiamo quindi su questi le distanze dei meridiani […] e attraverso ogni insieme di tre punti corrispondenti a un singolo rapporto tracciamo segmenti circolari per i meridiani in questione].

Gli anelli celesti devono apparire ovali, con spessore e colori differenziati per simulare profondità. “We must take care that each [ring] passes through the four determined points, in an oval shape […] and that the segments on the other side of the earth present more shaded colors than those that are toward the eye” - (fr:1397) [Dobbiamo fare attenzione che ogni anello passi per i quattro punti determinati, con una forma ovale […] e che i segmenti sul lato opposto della Terra presentino colori più ombreggiati rispetto a quelli rivolti verso l’occhio].

La didascalia finale riassume la posizione dell’occhio e l’effetto ottico: meridiani e parallelo di Soēnē appaiono come linee rette, gli altri cerchi curvi. “This mapping of the ringed globe in a plane […] is assumed to occupy the position at which the eye is in a straight line with the intersections […] Thus the meridians mentioned above produce an illusion of a single straight line along the axis itself […] But the rest of the inscribed circles appear curved” - (fr:1400-1402) [Questa rappresentazione del globo anulare su un piano […] si assume occupi la posizione in cui l’occhio è allineato con le intersezioni […] Così i meridiani sopra menzionati producono l’illusione di una singola linea retta lungo l’asse stesso […] Ma il resto dei cerchi inscritti appare curvo]. L’oikoumenē è delimitata dall’Oceano solo lungo i confini di Libia ed Europa. “The known part of the earth has been laid out as having the Ocean in no wise flowing around it, but rather [the Ocean] borders only the boundaries of Libyē and Europe” - (fr:1404) [La parte conosciuta della Terra è stata rappresentata in modo che l’Oceano non la circondi affatto, ma piuttosto confini solo con i limiti della Libia e dell’Europa].


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[21.1-31-1429|1459]

21 La costruzione geometrica di Tolomeo per la rappresentazione della Terra

“Ptolemy presents the whole of the following complex geometrical construction with reference to the single diagram Figure 20” - (fr:1430)

Tolomeo descrive una costruzione geometrica per rappresentare il globo terrestre e la oikoumenē (l’ecumene) all’interno di un anello circolare. Usa un unico diagramma (Figura 20), integrato da fasi intermedie (Figure 18-19) per chiarezza, “For clarity we have added Figures 18-19 to show the intermediate stages of the construction” - (fr:1431).

Disegna un cerchio che simboleggia la Terra dentro l’anello ABGD, con la oikoumenē al suo interno. La linea AG rappresenta il meridiano centrale, con distanze proporzionali agli archi reali: il centro E è l’equatore, mentre un punto S (⁴/15 del raggio sopra E) indica il parallelo di Soēnē. “The part of line AG that is inside the terrestrial circle will represent the meridian that bisects the oikoumenē” - (fr:1434). “a point (to be labeled S) that is about ⁴/15 of the circle’s radius above the center will represent a point on the parallel through Soēnē” - (fr:1435).

L’osservatore è posizionato nel piano del parallelo di Soēnē, “Here, the viewer is in the plane of the parallel through Soēnē” - (fr:1429), e la vista è regolata per mostrare l’intera oikoumenē tra gli anelli equatoriale e tropico. Tolomeo calcola il raggio terrestre come ¾ di EA (“the radius of the terrestrial circle will therefore be about ³/4 EA” - fr:1437) e poi lo fissa esattamente a ¾, determinando la posizione definitiva di S con un rapporto più preciso (“ES:EP = 23⁵/6: 90” - fr:1438).

La costruzione non segue una prospettiva lineare rigorosa, ma assicura che i paralleli terrestri abbiano curvatura crescente allontanandosi da Soēnē, “Ptolemy’s method does assure that the circular arcs representing the terrestrial parallels will have increasing curvature” - (fr:1449). Gli anelli (equatore, tropici, circoli polari) sono rappresentati come ellissi per evitare distorsioni ottiche, “Ptolemy knows that it would be optically incorrect to portray the ring as a lozenge with sharp points” - (fr:1452).

Il metodo, pur complesso, mira a una rappresentazione proporzionale delle latitudini lungo il meridiano centrale, “latitudinal intervals along the central meridian should be represented by proportional linear distances on the map” - (fr:1440). Tuttavia, parte della oikoumenē si estende a sud dell’equatore, “This is not strictly true, since part of the oikoumenē is south of the equator” - (fr:1456), e alcuni punti della costruzione rimangono nascosti nel disegno finale, “Most of these points will be concealed in the final picture” - (fr:1446).


[22]

[22.1-53-1508|1560]

22 Mappa del mondo e proiezioni tolemaiche nelle copie rinascimentali

Dalla prima alla seconda proiezione: evoluzione cartografica di Nicolaus Germanus.

Il manoscritto Urb. lat. 274 (ff. 74v-75r) contiene una mappa mondiale basata sulla seconda proiezione di Tolomeo, realizzata da Nicolaus Germanus e dedicata a Papa Paolo II (1464-1471). Inizialmente, Germanus usava la prima proiezione, ma dagli anni 1460 adottò la seconda, più complessa. La sua mappa includeva territori non tolemaici come “Sweden, Norway, and Greenland” - (fr:1517).

Lo stesso codice (Urb. lat. 277, ff. 99v-100r) presenta la quarta mappa regionale della Libia (Africa) in proiezione cilindrica, parte di una copia lussuosa della Geografia tradotta da Jacopo d’Angelo e completata nel 1472 a Firenze. La terza mappa regionale d’Europa (Urb. lat. 277, ff. 78v-79r) riporta la didascalia tolemaica (8.4) sulla pagina opposta.

Un esempio della versione B è la mappa dell’Etiopia dal manoscritto greco B.L. Burney 111 (f. 61r, c. 1400), che mostra il corso superiore del Nilo in uno stile “comparatively crude” - (fr:1540). L’edizione a stampa del 1482 (Ulm, Lienart Holle) fu la prima con xilografie, derivate da una copia tarda di Germanus e firmate dall’incisore Johannes of Armsheim.

L’edizione romana del 1490 (Pietro de la Torre) ripropose le lastre in rame della rara edizione del 1478, basate su un codice di Germanus dedicato a Borso d’Este. Le mappe 1-2 ricostruiscono i contorni continentali delle proiezioni tolemaiche, mentre la mappa 3 riproduce la seconda mappa regionale d’Europa, omettendo i nomi dei popoli per coerenza cartografica.


[23]

[23.1-42-1620|1661]

23 Spedizioni romane nel Sahara e calcoli geografici di Marinos e Tolomeo

Due esplorazioni da Leptis Magna verso il deserto libico e la regione di Agisymba.

Le spedizioni di Flacco e Materno, partite da Leptis Magna (fr:1620-1621), raggiunsero Garamē in 30 giorni (20 al ritorno), percorrendo 400 stadi. Flacco condusse una missione militare, forse di pacificazione (fr:1628), mentre Materno si spinse fino ad Agisymba, regione sahariana dove i rinoceronti – esibiti a Roma sotto Domiziano (83-92 d.C.) – suggeriscono un habitat più settentrionale rispetto a oggi (fr:1625-1626). Il re di Garamē considerava Agisymba sotto il suo dominio (fr:1627).

Marinos calcolò la distanza di Agisymba dall’equatore in stadi** (poi ridotti a 000), partendo dai dati delle spedizioni: 270 stadi al giorno per 30 giorni fino a Garamē, e 120 giorni da lì ad Agisymba (fr:1628, 1633). Assumendo Leptis a 31°2/3 nord (15.833 stadi), posizionò Garamē a 733 stadi dall’equatore e Agisymba a 666 stadi sud (fr:1634-1635). Tolomeo, invece, collocò Garamē a **21°1/2 nord (5.083 stadi da Leptis), discostandosi dai 400 stadi dichiarati (fr:1638-1639). Agisymba fu descritta come la regione più meridionale dell’oikoumenē (fr:1640).

Per Cape Prason, Marinos sommò tre tratte: da Ptolemais Thērōn ad Arōmata (5.200 stadi secondo Tolomeo, ma forse 125 per Marinos), da Arōmata a Cape Rhapton (25.000 stadi, basati su 25 giorni di navigazione a 000 stadi/giorno), e da Rhapton a Prason (5.000 stadi), ottenendo stadi sud dall’equatore (fr:1644-1660). Anche qui, Marinos tese a massimizzare le distanze (fr:1661).


[24]

[24.1-37-1667|1703]

24 La Via della Seta secondo Marino e Tolomeo

Dalla traversata dell’Eufrate a Hierapolis fino alla Torre di Pietra, un percorso di calcoli, deviazioni e incertezze geografiche.

Marino di Tiro ricostruì la Via della Seta partendo da “the crossing of the Euphrates at Hierapolis” - (fr:1668) [la traversata dell’Eufrate a Hierapolis], usando distanze in stadi tratte da rotte commerciali come le Royal Roads partiche. Le prime tappe — da Hierapolis a Ecbatana, attraverso le Caspian Gates, fino a Hecatompylos — seguivano il parallelo di Rodi (36°N), ma già qui le fonti divergono: Isidoro di Carace descriveva un tragitto sud-est lungo l’Eufrate, Marino invece “traversed Assyria rather than Mesopotamia” - (fr:1676) [attraversava l’Assiria, non la Mesopotamia], suggerendo una strada più diretta.

Dopo Hecatompylos, la rotta si complica. Tolomeo corregge l’ordine delle tappe (Hircania, Areia, Antiochia Margiana) ma conferma che da Antiochia a Bactra “a direct route […] would head east” - (fr:1678). Oltre Bactra, le incertezze aumentano: “the ascent of the range of the Kōmēdai” - (fr:1681) [l’ascesa della catena dei Kōmēdai], seguita da una gola di 50 schoinoi (1.500 stadi) fino alla Stone Tower, descrivono un percorso frammentario, con direzioni alternate (nord-est, sud-est, nord-est). Tolomeo stima 500 stadi da Bactra all’ascesa, 700 fino alla gola, altri 700 alla Torre — ma “this last would be equivalent to ninety schoinoi rather than the fifty mentioned” - (fr:1685), rivelando discrepanze nei dati.

Le ipotesi di localizzazione abbondano: Aurel Stein propose un tragitto da Termez (Uzbekistan) a Daraut-Kurgan (Kirghizistan), identificando la Torre con un sito omonimo (Tash Kurgan), e collocando la base commerciale per Sēra (Cina) vicino a Irkeshtam. Marino sommò le distanze da Hierapolis alla Torre in 876 schoinoi, ridotti da Tolomeo a 800 “because Marinos had not taken into consideration the deviations of the route” - (fr:1691) [perché Marino non aveva considerato le deviazioni della rotta], ottenendo 60° di longitudine — contro i 65° della sua mappa.

Per il tratto finale, Marino si affidò a Maes Titiano, mercante macedone che stimò “seven months” - (fr:1695) [sette mesi] di viaggio dalla Torre alla città dei Seres (Cina). La distanza di 200 stadi (170 al giorno) resta arbitraria, come l’identità della meta: “Lo-Yang […] or a less remote provincial city” - (fr:1699) [Lo-Yang o una città provinciale più vicina]. Il percorso, probabilmente, costeggiava il deserto del Taklamakan, ma “it is perhaps pointless to speculate” - (fr:1699).


[25]

[25.1-25-1777|1801]

25 Marinos e le incongruenze nelle coordinate geografiche antiche

Errori di trascrizione e interpretazioni discordanti nelle suddivisioni orarie e climatiche.

Le discrepanze tra le coordinate di Marinos e la realtà emergono in più casi. Per esempio, Ravenna e Pisa distano circa “1,000 stadi” (fr:1777) in direzione sud-ovest, ma la loro collocazione negli “hour-intervals” (zone longitudinali di 15°) crea contraddizioni: entrambe ricadrebbero nel terzo intervallo (30°-45°), rendendo incompatibile la direzione del percorso (fr:1780). L’ipotesi che gli intervalli fossero contati da est a ovest (fr:1783) o che indicassero fasce latitudinali (fr:1785) risulta poco plausibile. Più probabile è un errore testuale: Marinos avrebbe collocato Ravenna nel “secondo hour-interval” (longitudine <30°), ma un copista avrebbe sostituito “secondo” con “quarto” (fr:1788-1789).

Analoghe incongruenze riguardano i klimata (fasce climatiche basate sulla durata del giorno). Marinos posiziona Londinium a nord di Noviomagus, nonostante la distanza reale di “cinquantanove miglia romane” (fr:1790) in direzione nord-est, e il parallelo dei 17 ore di luce passi vicino a entrambe (fr:1792). Stesso errore per Athos: pur correttamente posto sul parallelo dell’Ellesponto, le località vicine (Amphipolis, foci dello Strymōn) sono collocate nel klima sbagliato (fr:1795-1796). Anche in Tracia, la maggior parte delle città interne è erroneamente assegnata al klima a nord del parallelo di Bisanzio, nonostante la regione sia prevalentemente a sud (fr:1799-1800). Ptolemy corregge queste imprecisioni, ma la causa resta incerta: fraintendimento, errori di copia o sistemi di riferimento alternativi (fr:1781, 1787).


[26]

[26.1-33-2229|2261]

26 Studi su Tolomeo e la tradizione geografica antica

Pubblicazioni di Aubrey Diller sulla Geografia di Tolomeo e i geografi minori greci.

Tra il 1939 e il 1966, Aubrey Diller analizza la tradizione testuale e cartografica di Tolomeo. Esamina le liste delle province nella Geografia (“Lists of Provinces in Ptolemy’s Geography” - fr:2233), i manoscritti più antichi delle mappe tolemaiche (“The Oldest Manuscripts of Ptolemaic Maps” - fr:2238) e i paralleli nelle carte (“The Parallels on the Ptolemaic Maps” - fr:2247). Studia anche la Diagnosi anonima della geografia tolemaica (“The Anonymous Diagnosis of Ptolemaic Geography” - fr:2252) e la tradizione dei geografi minori greci (“The Tradition of the Minor Greek Geographers” - fr:2257). Molti contributi sono raccolti in Diller 1983 (fr:2230, 2235, 2240, 2249, 2254). Nel 1966 scrive la prefazione a una ristampa dell’edizione di Nobbe (“De Ptolemaei Geographiae codicibus editionibusque” - fr:2260).


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