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Schmeil - Botanik - 1914 | L


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1 Il “Leitfaden der Botanik” di Schmeil: un manuale riformista tra scienza e didattica

Il testo presenta la prefazione e alcune sezioni introduttive del “Leitfaden der Botanik” di Schmeil, offrendo uno spaccato delle intenzioni pedagogiche e delle evoluzioni editoriali di un manuale scolastico di botanica nella Germania di inizio Novecento.

L’opera, giunta alla cinquantesima edizione nel 1914, viene descritta nel suo percorso editoriale e didattico. L’autore, nel Vorwort zur fünfzigsten Auflage, ricorda come il primo esemplare fu completato dieci anni prima: “in einigen Monaten sind 10 Jahre vergangen […] als das erste Exemplar des vorliegenden Buches fertig vor mir lag” - (fr:16/p.7) [In alcuni mesi sono passati 10 anni… quando il primo esemplare del presente libro giaceva finito davanti a me]. In quel breve lasso di tempo il contesto scolastico tedesco aveva subito riforme profonde: “auf dem Gebiete des naturgeschichtlichen Unterrichts tiefgreifende Änderungen stattgefunden” - (fr:19/p.7) [nel campo dell’insegnamento di storia naturale hanno avuto luogo cambiamenti profondi], spinte dall’“einsichtsvolle und energische Eingreifen der höchsten Unterrichtsbehörden mehrerer deutscher Staaten” - (fr:19/p.7) [intervento accorto ed energico delle massime autorità scolastiche di diversi stati tedeschi].

Il libro, pur mantenendo l’impianto generale, venne sottoposto a una revisione “parola per parola”, con l’obiettivo di rendere il testo “möglichst kurz und bestimmt” - (fr:26/p.8) [il più breve e preciso possibile], semplificare l’esposizione e “die teleologische Ausdrucksweise zu beseitigen” - (fr:26/p.8) [eliminare il modo di esprimersi teleologico]. Una novità strutturale fu la separazione della morfologia dall’anatomia-fisiologia: “die morphologischen Angaben von den anatomisch-physiologischen getrennt wurden” - (fr:28/p.8) [le indicazioni morfologiche furono separate da quelle anatomico-fisiologiche], modifica definita “die erste tiefgreifende nach 49 Auflagen” - (fr:29/p.8) [la prima radicale dopo 49 edizioni].

L’aspetto didattico centrale è l’enfasi sull’osservazione diretta e l’autonomia dello studente. Furono aggiunte numerose Beobachtungsaufgaben (compiti di osservazione), perché la scuola si sta riscoprendo “durch Selbsttätigkeit zur Selbständigkeit zu erziehen” - (fr:32/p.9) [educare all’autonomia attraverso l’attività autonoma]. L’autore insiste: “Daß dieser Weg nur durch eigenes Beobachten, durch persönliches Untersuchen und durch selbständiges Experimentieren führt” - (fr:34/p.9) [Che questa via porti solo attraverso il proprio osservare, il personale esaminare e il sperimentare autonomo]. Tali compiti, compilati con l’aiuto del Dr. Spilger, dovevano stimolare “ein selbsttätiges Erarbeiten des naturkundlichen Wissens” - (fr:35/p.9) [un elaborazione autonoma del sapere naturalistico].

Il testo documenta anche aggiunte tematiche: l’espansione del capitolo sulla distribuzione geografica delle piante e l’inserimento di una sezione paleontologica per ricostruire una “kurze Geschichte des Pflanzenreichs” - (fr:39/p.10) [breve storia del regno vegetale]. Furono introdotte notizie su “Schädigungen und Krankheiten der Pflanzen” - (fr:41/p.10) [danni e malattie delle piante] e “kurze Angaben über Pflanzensysteme” - (fr:41/p.10) [brevi indicazioni sui sistemi vegetali].

Un interesse particolare è riservato alle colonie tedesche. L’autore accoglie la richiesta di rappresentare a colori alcune “wichtigen Kolonialgewächse” - (fr:47/p.10) [importanti piante coloniali], ma ammette di non aver potuto ampliare le notizie testuali “wenn der Umfang des Buches ein streng begrenzter bleiben sollte” - (fr:48/p.10) [se l’estensione del libro doveva rimanere strettamente limitata]. Per sopperire, fece preparare un opuscolo separato dal titolo “Ausländische Kultur- und Nutzpflanzen” - (fr:50/p.10) [Piante coltivate e utili straniere].

Il manuale venne anche pubblicato in due volumi per adattarsi ai diversi piani di studio: “da die Lehrpläne unserer höheren Schulen in mehreren Stücken nicht unerheblich voneinander abweichen” - (fr:56/p.11) [poiché i programmi delle nostre scuole superiori in più punti divergono non irrilevamente]. La soluzione adottata fu di assegnare al primo tomo le fanerogame e la morfologia, al secondo tutti gli altri capitoli, mentre le tabelle di determinazione (Bestimmungstabellen) furono stampate separatamente per essere usate con entrambi.

La prefazione si conclude con un tono commosso: “So mag denn der noch immer junge Gesell im Schmucke des goldenen Kranzes von neuem hinausziehen zu frohgemuter Wanderfahrt!” - (fr:77/p.12) [Possa dunque il sempre giovane compagno, adornato della corona d’oro, uscire di nuovo per un allegro viaggio!], e l’augurio che il libro “Herz und Gemüt hinlenken zu dem ewigen Urquell aller Wahrheit, zu der erhabenen Natur” - (fr:78/p.12) [diriga cuore e mente all’eterna fonte di ogni verità, alla sublime natura].

Un estratto da una prefazione precedente (alla 37ª edizione) chiarisce la scelta del sistema botanico: l’autore adottò il “von Alexander Braun aufgestellte und von Eichler, Engler, Wettstein u.a. weiter ausgebildete natürliche System” - (fr:86/p.13) [sistema naturale stabilito da Alexander Braun e ulteriormente sviluppato da Eichler, Engler, Wettstein e altri], mantenendo però per le crittogame la vecchia suddivisione semplice. Inoltre, ribadisce che l’eliminazione del linguaggio teleologico fu fatta “im Interesse einer einfachen und anschaulichen Darstellung” - (fr:89/p.13) [nell’interesse di una rappresentazione semplice e chiara], non per aderire a una corrente di ricerca.

L’importanza dell’osservazione diretta viene sottolineata richiamando l’autorità di Pestalozzi: “die Anschauung als das absolute Fundament aller Erkenntnis” - (fr:96/p.14) [l’intuizione come fondamento assoluto di ogni conoscenza]. Il libro stesso assume “fast das Gepräge eines Praktikums” - (fr:98/p.14) [quasi l’impronta di un laboratorio]. Tuttavia, l’autore mette in guardia dall’eccesso di nozioni paleontologiche e coloniali, perché si tratta di oggetti “die der direkten Beobachtung des Schülers meist nicht zugänglich sind” - (fr:93/p.14) [che per lo più non sono accessibili all’osservazione diretta dello studente].

In sintesi, il testo è una testimonianza della tensione tra rigore scientifico, esigenze didattiche e ideologia educativa (autonomia, osservazione, patriottismo coloniale) nella Germania guglielmina. La cinquantesima edizione del “Leitfaden der Botanik” rappresenta un punto d’arrivo di un processo di riforma che privilegiava il metodo attivo sull’apprendimento mnemonico, e che cercava di coniugare chiarezza espositiva con l’aggiornamento sistematico (abbandono della teleologia, adozione del sistema naturale).


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2 Classificazione botanica in un trattato ottocentesco

Il testo presenta una dettagliata classificazione delle piante crittogame (senza fiori) e delle piante tallofite, con definizioni, elenchi di gruppi e riferimenti a pagine, tipici di un manuale di botanica tedesco dell’Ottocento.

Il frammento proviene da un trattato scientifico di botanica, probabilmente un libro di testo o un’enciclopedia, e illustra la suddivisione sistematica del regno vegetale secondo le concezioni tassonomiche del XIX secolo. La classificazione parte dalle crittogame (piante senza fiori), definite come “Pfl., die keine Blüten besitzen, und sich (vorwiegend) durch Sporen vermehren” – fr:298 [piante che non possiedono fiori e si riproducono (prevalentemente) per spore]. Questo raggruppamento viene suddiviso in tre grandi gruppi: le Pteridofite (piante vascolari da spore), i Muschi e le Tallofite.

Il primo gruppo, quello delle piante simili a felci o vascolari da spore, è caratterizzato nella frase “Pfl., die in Stengel, Blätter und Wurzeln gegliedert sind und Gefäßbündel enthalten” – fr:304 [piante suddivise in fusto, foglie e radici e che contengono fasci vascolari]. Include classi come “Schachtelhalme (Equisctinae)” – fr:306 e “Bärlappgew. (Lycopodinae)” – fr:309.

Il secondo gruppo, i Muschi (Bryophyta), viene descritto con “Pfl., diein Stengel und Blätter gegliedert sind oder laubartige Gebilde darstellen, denen Wurzeln und Gefäßbündel fehlen” – fr:313 [piante suddivise in fusto e foglie o che rappresentano formazioni simili a foglie, alle quali mancano radici e fasci vascolari].

Il terzo gruppo, le Tallofite (Thallophyta), è definito da una frase incompleta: “Pfl., die nicht in Stengel und Blätter ge-” – fr:319 [piante non suddivise in fusto e foglie]. Questo gruppo viene ulteriormente suddiviso in tre “cerchi” (Kreis): Alghe, Funghi e Licheni. Le alghe sono descritte come “Lagerpfl., die meist im Wasser leben und Blattgrün A.” – fr:322 [tallofite che vivono per lo più in acqua e hanno clorofilla], con classi quali Jochalgen (Conjugatae), Kieselalgen (Diatomaceae), Grünalgen (Chlorophyceae), Braun- u. Rotalgen, Spaltalgen (Cyanophyceae) e il gruppo di collegamento Armleuchtergew. (Characeae). I funghi (Pilze) vengono definiti come “Lagerpfl. ohne ne die daher Schmarotzer den Fer wesungspflanzen sind” – fr:342-343 [tallofite senza clorofilla, perciò parassite o saprofite]. Le loro classi comprendono Fadenpilze (Hyphomycetes), Ständerpilze (Basidiomycetes), Schlauchpilze (Ascomycetes), Rostpilze (Uredinaceae), Brandpilze (Ustilaginaceae), Algenpilze (Phycomycetes), Spaltpilze o Bakterien (Schizomycetes) e Schleimpilze (Myxomycetes). I licheni (Lichenes) sono descritti come “Lagerpfl., die aus Tadbapilzen u. Algen bestehen” – fr:357-358 [tallofite costituite da funghi e alghe].

Il testo prosegue con una sezione intitolata “Vom äußeren Bau und vom Leben der Pflanzen (Morphologie)” – fr:361 [Sulla struttura esterna e sulla vita delle piante (morfologia)], seguita da “Vom inneren Bau und vom Leben der Pflanze und Physiologie)” – fr:370 [Sulla struttura interna e sulla vita della pianta (fisiologia)], con sottosezioni dedicate alla cellula, al protoplasma, ecc. (fr:369/p.15-370/p.18). I numeri di pagina sparsi (ad es. 225, 235, 258, 281) suggeriscono che i frammenti provengano da un indice o da un sommario dettagliato dell’opera. La presenza di riferimenti storici come “Aus der Geschichte der Nacktsamigen Pflanzen” – fr:295 [Dalla storia delle gimnosperme] e “Aus der Geschichte der Dernartigen” – fr:310 [Dalla storia delle piante felciformi] indica che il trattato includeva anche una prospettiva evolutiva o storica, tipica della botanica tedesca dell’epoca.


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3 Il ciclo annuale del nocciolo: struttura, impollinazione e dispersione dei semi

Il testo, tratto da un trattato botanico, descrive in dettaglio la morfologia e la fisiologia del nocciolo (Corylus avellana), seguendo il suo sviluppo nelle diverse stagioni. L’esposizione inizia con l’osservazione invernale: “An den braunen Zweigen bemerken wir neben gewöhnlichen Knospen langgestreckte Gebilde, die man bekanntlich Kätzchen nennt.” – (fr:432/p.21) [Sui rami bruni notiamo, accanto a gemme ordinarie, formazioni allungate che vengono comunemente chiamate amenti.] Durante l’inverno i fiori maschili (amentì) sono rigidi e sporgenti, ma all’arrivo del mite clima primaverile “strecken sie sich in die Länge. Infolgedessen werden sie weich und biegsam, so daß sie bald wie Troddeln herabhängen.” – (fr:434-435/p.21) [si allungano. Di conseguenza diventano molli e flessibili, tanto che presto pendono come nappe.] Ogni amento è composto da un asse e numerose scaglie squamiformi; sotto ogni scaglia si trovano due delicate brattee e, in posizione intermedia, gli organi fiorali.

La struttura dei fiori è descritta con precisione: i fiori staminiferi (maschili) sono raggruppati negli amenti. “Da wir Staubblätter stets nur in Blüten antreffen, haben wir hier so viele Staubblüten vor uns, als Kätzchenschuppen vorhanden sind.” – (fr:455/p.22) [Poiché incontriamo stami sempre e soltanto nei fiori, abbiamo qui tanti fiori staminiferi quante sono le scaglie dell’amento.] I fiori pistilliferi (femminili) sono invece nascosti in gemme: “Hier und da sieht man Knospen, aus deren Spitzen purpurrote Fädchen hervorragen.” – (fr:458/p.22) [Qua e là si vedono gemme dalle cui punte sporgono filamenti rosso porpora.] All’interno della gemma si trovano foglie squamiformi che portano alla base due stimmi. “Jeder von ihnen besteht aus einem kugeligen Fruchtknoten und 2 jener purpurroten Fäden, den Narben.” – (fr:460-461/p.22) [Ciascuno di essi consiste in un ovario sferico e in due di quei filamenti rossi, gli stimmi.] L’ovario è avvolto da un involucro sfrangiato.

Il nocciolo è una pianta monoica: “Da Staub- und Stempelkätzchen auf ein und demselben Strauche stehen, oder, bildlich ausgedrückt, ein Haus bewohnen, haben wir es hier mit einer einhäusigen Pflanze zu tun.” – (fr:467/p.22) [Poiché gli amenti staminiferi e pistilliferi si trovano sullo stesso arbusto, o, in senso figurato, abitano la stessa casa, abbiamo a che fare con una pianta monoica.] L’impollinazione è anemofila: “Insekten können es nicht sein; denn sie liegen zu der Zeit, in der die Haselnuß blüht, noch in tiefem Winterschlafe!” – (fr:469/p.22) [Non possono essere gli insetti; poiché all’epoca della fioritura del nocciolo giacciono ancora in profondo letargo.] Il vento smuove gli amenti, solleva nuvole di polline e lo trasporta verso gli stimmi. “Der Haselnußstrauch ist demnach eine ‚windblütige‘ Pflanze oder kurz: ein Windblütler.” – (fr:472/p.22) [Il nocciolo è quindi una pianta «anemofila» o, in breve: un’anemofila.]

Numerosi adattamenti sono messi in luce: i fiori sono poco appariscenti, privi di profumo e nettare. “Ihnen fehlen also die Mittel, durch die die Insektenblütler ihre Bestäuber anlocken.” – (fr:474-475/p.22) [Mancano quindi i mezzi con cui le entomofile attirano i loro impollinatori.] Gli amenti diventano flessibili e si aprono per esporre gli stami al vento; “Bei kaltem, regnerischem Wetter öffnen sich die Staubbeutel nicht. Im anderen Falle würde der Blütenstaub durch den Regen aus den Kätzchen gespült, zur Erde getragen und verdorben werden.” – (fr:479-480/p.22) [Con tempo freddo e piovoso le antere non si aprono. In caso contrario il polline verrebbe lavato via dagli amenti, portato a terra e rovinato.] Il polline è secco e polveroso, a differenza di quello vischioso delle entomofile. “Während die Insektenblütler zumeist klebrigen Blütenstaub besitzen, ist er hier staubartig trocken, so daß er leicht verweht werden kann.” – (fr:498/p.25) [Mentre le entomofile possiedono per lo più polline appiccicoso, qui è secco come polvere, così che può essere facilmente trasportato dal vento.] Gli stimmi sono grandi, pelosi e sporgono dalle gemme, fungendo da “vortreffliche ‚Staubfänger‘” (fr:500/p.25) [eccellenti «acchiappapolline»] mentre gli ovari restano protetti dentro le gemme, riparati dal freddo tardivo. La fioritura avviene prima della fogliazione, favorendo il passaggio del vento.

Lo sviluppo primaverile ed estivo è descritto nelle fasi di germogliamento, con foglie inizialmente pelose e ripiegate, poi distese. “Die kreis-, ei- oder herzförmigen Blätter sind mit zerstreuten Haaren bedeckt und am Rande mit großen Sägezähnen versehen, die wiederum fein gezähnelt erscheinen (‚doppelt gesägte Blätter‘).” – (fr:513/p.25) [Le foglie rotonde, ovate o cordate sono coperte di peli sparsi e provviste al margine di grandi denti seghettati, che a loro volta appaiono finemente dentellati (foglie «doppiamente seghettate»).] La loro ampiezza e delicatezza permettono una buona captazione della luce, consentendo al nocciolo di crescere all’ombra degli alberi forestali.

In autunno l’ovario si sviluppa in un frutto (la nocciola) racchiuso nell’involucro sfrangiato. “Sie besteht aus einer Schale, die bei der Reife hart und holzig wird, und einem Samen.” – (fr:520/p.25) [Essa consiste in un guscio che a maturità diventa duro e legnoso, e in un seme.] L’involucro verde ha sapore sgradevole, proteggendo i frutti immaturi da scoiattoli e ghiandaie (fr:531-532/p.26). A maturità il frutto cade e viene disperso da animali: scoiattoli e ghiandaie lo trasportano e spesso lo dimenticano, mentre i cinghiali, scavando, interrano semi. “Auch das Wildschwein verzehrt die Haselnüsse gern. Da es den Waldboden mit Rüssel und Hauern gleichsam durchpflügt, bringt es sicher auch manche Nuß (Buchecker, Eichel) an einen Ort, an dem sie keimen kann.” – (fr:529-530/p.26) [Anche il cinghiale consuma volentieri le nocciole. Poiché ara il suolo forestale con grugno e zanne, porta sicuramente anche qualche nocciola in un luogo dove può germinare.] Il testo menziona anche il parassita Haselnußbohrer (balanino del nocciolo), le cui larve divorano il seme e scavano un foro circolare per uscire (fr:534-536/p.26).

Infine, la preparazione per l’inverno: già da luglio si formano le gemme e i fiori dell’anno successivo. I fiori staminiferi (amentì) svernano allo scoperto, protetti dalle scaglie sovrapposte e da peli feltrosi. “Sie leiden aber weder durch Eindringen von Wasser, noch durch zu starke Verdunstung; denn die Kätzchenschuppen liegen eng übereinander und decken sich zum Teil gegenseitig.” – (fr:542/p.26-545/p.27) [Essi non soffrono né per infiltrazioni d’acqua né per eccessiva evaporazione, poiché le scaglie degli amenti giacciono strettamente sovrapposte e in parte si coprono reciprocamente.]

Il trattato si conclude con una serie di osservazioni pratiche (fr:438/p.6-452/p.21) e con l’elenco delle figure che corredano la lezione (fr:486-495/p.23), illustrando rami invernali, amenti in fioritura, particolari ingranditi, fiori maschili e femminili, frutti e danni da insetti.


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4 Resoconto sul trattato botanico della Steinnelke e piante affini

Il testo descrive l’adattamento della Steinnelke (garofano delle rupi) a condizioni di scarsità idrica, le strategie di impollinazione mediante farfalle, il meccanismo di dispersione dei semi e l’ecologia di specie affini.

La pianta mostra un’efficienza idrica notevole: “Die Pflanze geht also mit der geringen Wassermenge, die ihr zur Verfügung steht, auch sehr sparsam um” – (fr:1152/p.50) [“La pianta gestisce quindi in modo molto parsimonioso anche la piccola quantità d’acqua a sua disposizione”]. Ciò è dimostrato dal fatto che “Einen Strauß Steinnelken können wir stundenlang in der Hand tragen, ohne daß sie verwelkt, ein Zeichen, daß die Blätter nur wenig Wasser verdunsten” – (fr:1151/p.50) [“Possiamo portare un mazzo di garofani delle rupi per ore in mano senza che appassiscano, segno che le foglie traspirano pochissima acqua”].

Il fiore è descritto come una “Tagfalterblume” (fiore per farfalle diurne). “An sonnigen Tagen stellen sich auf den Blüten zahlreiche Schmetterlinge ein, die die Bestäubung vermitteln” – (fr:1155/p.50) [“Nei giorni di sole numerose farfalle si posano sui fiori, svolgendo l’impollinazione”]. L’attrazione è esercitata dal colore: “Die willkommenen Gäste werden durch die karminrote Färbung angelockt, die den oberen, breiten und am Rande ausgezackten Abschnitten der 5 Blumenblätter eigen ist” – (fr:1156/p.50) [“Gli ospiti graditi sono attratti dalla colorazione rosso carminio propria delle parti superiori, larghe e dentellate ai bordi, dei 5 petali”]. Inoltre, “Da die Blüten zudem in Büscheln beieinander stehen, und diese sich auf hohem Stengel erheben, werden sie weithin gesehen” – (fr:1157/p.50) [“Poiché i fiori sono inoltre raggruppati in ciuffi e questi si innalzano su un alto stelo, sono visibili da lontano”].

L’accesso al nettare è riservato alle farfalle dalla lunga spiritromba. “Der Honig findet sich am Grunde einer langen Blütenröhre, also in einem tiefen, engen ‚Gefäße‘, wie es für den langen Schmetterlingsrüssel besonders geeignet ist” – (fr:1159/p.50) [“Il nettare si trova sul fondo di un lungo tubo fiorale, quindi in un ‘recipiente’ profondo e stretto, particolarmente adatto alla lunga spiritromba delle farfalle”]. Il tubo è formato “aus den schmalen unteren Abschnitten der Blumenblätter dadurch gebildet, daß die überaus zarten Blütenteile durch eine zweite steife Röhre zusammengehalten werden” – (fr:1160/p.50) [“dalle strette parti inferiori dei petali, in quanto i delicatissimi elementi fiorali sono tenuti insieme da un secondo tubo rigido”]. Questo secondo tubo è fornito dal calice: “Diese liefert der fünfzipfelige Kelch, dessen Blätter miteinander verwachsen sind” – (fr:1161/p.50) [“Questo è fornito dal calice a cinque lobi, le cui foglie sono fuse tra loro”]. L’interno viene ulteriormente ristretto: “Durch die 10 Staubblätter und den Stempel wird der Innenraum der Röhre so verengt, daß in ihr gerade noch ein Schmetterlingsrüssel Platz finden kann” – (fr:1162/p.51) [“Grazie ai 10 stami e al pistillo, lo spazio interno del tubo è così ristretto che solo una spiritromba di farfalla può trovarvi posto”]. Di conseguenza, “Unnützen Näschern ist daher der Zugang zum Honig versperrt” – (fr:1163/p.51) [“Ai visitatori inutili è quindi precluso l’accesso al nettare”]. Ulteriori protezioni impediscono l’accesso dal basso: “Auch von unten her vermögen diese nicht zu dem süßen Safte zu gelangen; denn die Blüte wird am Grunde von festen, lederartigen, braunen Schuppen umgeben, die nicht einmal von den Hummeln durchbissen werden können” – (fr:1164/p.51) [“Anche dal basso questi non riescono a raggiungere il succo dolce; poiché il fiore è circondato alla base da squame robuste, coriacee e brune, che neppure i bombi possono mordere”].

La dinamica di impollinazione incrociata è garantita dalla maturazione scalare degli organi. “Zuerst strecken die 5 Staubblätter des äußeren Kreises die Beutel aus der Blütenröhre hervor, bieten den grünblauen Blütenstaub aus und verschrumpfen bald” – (fr:1166/p.51) [“Dapprima i 5 stami del cerchio esterno sporgono le antere dal tubo fiorale, offrono il polline verde-azzurro e presto avvizziscono”]. “Ihnen folgen die 5 inneren Staubblätter, und erst nachdem diese verblüht sind, kommen die beiden Narben zum Vorschein” – (fr:1168,1172) [“Seguono i 5 stami interni, e solo dopo che questi sono appassiti spuntano le due stimmate”]. Poiché “die Staubbeutel und Narben vor dem Zugange zum Honig stehen, werden sie von den Schmetterlingen auch gestreift, und da sie sich nacheinander entwickeln, müssen die Gäste Blütenstaub von jüngeren Blüten zu den Narben älterer tragen, also fortgesetzt Fremdbestäubung vermitteln” – (fr:1173/p.51) [“le antere e le stimmate si trovano davanti all’accesso al nettare, vengono sfiorate dalle farfalle, e poiché si sviluppano in successione, gli ospiti devono portare polline di fiori più giovani agli stimmi di fiori più vecchi, mediando così una continua impollinazione incrociata”].

La fruttificazione e la dispersione dei semi mostrano ulteriori adattamenti. “Der Fruchtknoten entwickelt sich zu einer langgestreckten Kapsel, die sich bei der Reife an der Spitze mit vier Zähnen öffnet” – (fr:1175/p.51) [“L’ovario si sviluppa in una capsula allungata che a maturità si apre all’apice con quattro denti”]. “Da sie auf einem hohen, elastischen Stiele steht, werden die Samen schon durch einen leichten Windstoß herausgeschleudert und verstreut” – (fr:1176/p.51) [“Poiché essa si trova su un stelo alto ed elastico, i semi vengono già espulsi e sparsi da un leggero colpo di vento”]. In caso di pioggia: “Tritt feuchte Witterung ein, dann krümmen sich die Zähne so, daß die Kapsel wieder geschlossen wird” – (fr:1177/p.51) [“Se subentra tempo umido, i denti si incurvano in modo che la capsula si richiuda”]. “Die Samen können daher auch nicht durchnäßt werden, sind mithin davor behütet, bereits in der Kapsel zu keimen oder gar durch Fäulnis zugrunde zu gehen” – (fr:1178/p.51) [“I semi non possono quindi bagnarsi, e sono così protetti dal germogliare già nella capsula o addirittura dal marcire”]. La morfologia favorisce la dispersione anemofila: “Da sie von je einer Haut umgeben sind, bilden sie flache Scheiben, die vom Winde leicht verweht werden können” – (fr:1180/p.51) [“Poiché ciascuno è circondato da una pellicola, formano dischi piatti che possono essere facilmente spazzati via dal vento”].

Infine, il testo colloca la Steinnelke in un contesto più ampio, citando altre specie di garofani. “Schon von alters her ist die vielgestaltige Gartennelke (D. caryophyllus), die aus Südeuropa stammt, ein Liebling des Menschen” – (fr:1182-1184/p.51) [“Fin dall’antichità il garofano multiforme (D. caryophyllus), originario dell’Europa meridionale, è un prediletto dell’uomo”]. “An ähnlichen Orten wie die Steinnelke wächst die zierliche Heidenelke (D. deltoides) mit ihren hellroten, weiß punktierten, einzeln stehenden Blüten” – (fr:1185/p.51-1186/p.52) [“In luoghi simili a quelli della Steinnelke cresce il grazioso garofano delle brughiere (D. deltoides) con i suoi fiori singoli, rosso chiaro punteggiati di bianco”]. “Unter der Saat findet sich die Kornrade (Agrostemma githago; s. Abb. 25), deren Samen schwach giftig sind” – (fr:1187-1188/p.52) [“Tra le colture si trova la gittaione (Agrostemma githago; vedi fig. 25), i cui semi sono debolmente tossici”]. “Einen prächtigen Schmuck feuchter Wiesen bildet die Kuckucksnelke (Coronaria flos-cuculi), so genannt nach dem ‚Kuckucksspeichel‘, der sich häufig an ihren Stengeln findet” – (fr:1189-1193/p.52) [“Un magnifico ornamento dei prati umidi è la silene dei cuculi (Coronaria flos-cuculi), così chiamata per la ‘schiuma del cuculo’ che si trova spesso sui suoi fusti”]. In questa specie, “Die zerschlitzten, rosafarbenen Blumenblätter bilden im unteren Teile nur eine kurze Röhre. Daher vermögen auch langrüsselige Bienen und Fliegen bis zum Honig vorzudringen” – (fr:1194-1195/p.52) [“I petali rosati e sfrangiati formano nella parte inferiore solo un tubo corto. Pertanto anche api e mosche dalla lunga spiritromba possono penetrare fino al nettare”]. “Noch mehr gilt dies von dem bekannten Taubenkropf (Silene vulgaris), der einen kropfartig aufgeblasenen Kelch besitzt (Schutz gegen kurzrüsselige Honigräuber!)” – (fr:1196/p.52) [“Ciò vale ancora di più per la nota silene comune (Silene vulgaris), che possiede un calice gonfio a forma di gozzo (protezione contro i ladri di nettare dalla spiritromba corta!)”].

Il testo, verosimilmente tratto da un manuale di botanica classica, testimonia un approccio descrittivo e funzionale: ogni struttura è spiegata in rapporto all’ecologia della pianta (economia idrica, impollinazione specializzata, protezione del seme). La successione temporale di stami e stimmate viene evidenziata come meccanismo che garantisce l’impollinazione incrociata – un concetto fondamentale per la biologia riproduttiva. Il confronto tra specie affini mostra variazioni adattative nella lunghezza del tubo corollino e nelle barriere fisiche, fornendo un quadro comparativo della coevoluzione tra fiori e pronubi.


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5 Osservazioni botaniche su Osterluzei e Raps: tecniche didattiche e importanza storica

“Usiamo l’arbusto rampicante proveniente dal Nord America per compiti di osservazione.” – (fr:1741/p.75)

Il testo, estratto da un trattato scientifico di botanica, alterna esercizi pratici di osservazione su piante specifiche a descrizioni morfologiche e fenologiche, con un’enfasi didattica e un richiamo all’evoluzione degli usi economici. La prima parte è dedicata all’Osterluzei (Aristolochia, detto anche “pfeifenkraut”) e alla Haselwurz (Asarum europaeum). Vengono proposte quattro attività: contrassegnare un fiore con un filo e seguirne la posizione fino all’appassimento, contare gli insetti intrappolati nei fiori, seguire l’impollinazione e misurare le dimensioni della foglia più grande. “Marca un fiore di Osterluzei con un filo e segui la sua posizione fino all’appassimento!” – (fr:1743/p.75); “Conta gli insetti che sono intrappolati nei fiori che apri!” – (fr:1745/p.75); “Segui l’impollinazione del pfeifenkraut!” – (fr:1747/p.75); “Quali lunghezza e larghezza raggiunge la foglia più grande di questa pianta?” – (fr:1749/p.75). Le osservazioni sono corredate da figure: l’Osterluzei è mostrata in dimensioni ridotte, con a fianco una giovane e due fiori più vecchi in grandezza naturale, e particolari ingranditi dell’ovario con stigmi e antere mature (fr:1754‑1759). Sempre nel sottobosco deciduo si trova l’Haselwurz, descritta con foglie coriacee reniformi e fiori brunicci che si aprono all’inizio della primavera (fr:1751‑1753).

La seconda parte del testo si concentra sul Raps (Brassica napus), appartenente alla famiglia delle Crucifere. Viene illustrata l’importanza storica dell’olio di ravizzone (“Rüböl”): i semi producono un olio grasso, utilizzato per l’illuminazione di ambienti e strade fino alla scoperta del petrolio. “Questo ‘olio di ravizzone’ servì fino alla scoperta del petrolio per l’illuminazione di abitazioni e luoghi di lavoro, delle strade e simili.” – (fr:1767/p.76). Oggi l’olio viene impiegato solo per la lubrificazione di macchinari, la preparazione di sapone e altri scopi industriali (fr:1768/p.76); i residui solidi vengono pressati in panelli (“Ölkuchen”) apprezzati come mangime per bestiame (fr:1770/p.76). Segue una descrizione dettagliata di fusto e foglie. A seconda della semina (invernale o estiva), la pianta si sviluppa in modo diverso: il raps invernale forma una rosetta basale durante la stagione fredda per evitare di essere spezzato dalla neve, poi in primavera erge un fusto alto fino a 1,50 m, ramificato in alto (fr:1772‑1776). Le foglie, che decrescono di dimensione dal basso verso l’alto per non rubarsi la luce (fr:1778‑1779), presentano una netta differenza morfologica: le superiori sono intere, le inferiori fortemente incise (“pinnatopartite”) (fr:1780/p.77). Un aspetto fisiologico rilevante è la copertura cerosa che riveste foglie e fusti. Se rimossa, la foglia secca molto più rapidamente; la cera rallenta l’evaporazione e impedisce alla pioggia e alla rugiada di occludere gli stomi. “La copertura cerosa rallenta quindi l’evaporazione, che – come di regola – avviene soprattutto attraverso le foglie.” – (fr:1784/p.77); “Se si lascia cadere acqua sulla pianta, essa scorre via immediatamente in gocce, come dal piumaggio unto di un’anatra o di un’oca.” – (fr:1785/p.77). L’insieme delle indicazioni mostra un approccio empirico e descrittivo, tipico dei manuali scientifici ottocenteschi, che unisce esercitazioni sul campo, analisi morfologica e cenni all’utilizzo economico delle piante.


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[6.1/1-96-1877|1970]

6 Descrizione botanica e utilità delle piante della famiglia delle Crocifere e dei Papaveracei

Il testo presenta una rassegna sistematica di piante appartenenti principalmente alla famiglia delle Crocifere (Brassicaceae), con un’appendice sui Papaveracei, descrivendone le caratteristiche morfologiche, gli usi umani e gli adattamenti ecologici. La trattazione inizia con le varietà coltivate di Brassica oleracea, il cavolo comune: “Der Gemüsekohl (B. oleräcea) wird in besonders zahlreichen Spielarten gezogen” (fr:1878/p.81). Tra queste vengono elencate il cavolo cappuccio (Kopfkohl), il cavolo verza (Welsch- oder Wirsingkohl), il cavolo di Bruxelles (Rosenkohl), il cavolo nero (Braun- oder Grünkohl), il cavolo rapa (Kohlrabi) e il cavolfiore (Blumenkohl), descritti ciascuno per la forma delle foglie o delle infiorescenze (fr:1878-1879/p.81). Un’altra specie importante è il senape nero (Senfkohl oder schwarze Senf, B. nigra), il cui uso è principalmente per i semi: “häufiger aber wird er seiner Samen wegen angebaut” (fr:1881/p.81). A questo si affianca il senape bianco (Sinäpis alba), molto simile (fr:1889/p.81). Entrambi producono un olio pungente: “Beide enthalten in ihren Samen ein scharfes Öl, dessen Geruch zu Tränen reizt” (fr:1890/p.81), utilizzato per scopi medicinali, culinari e per la preparazione della senape da tavola (fr:1891/p.81).

Il testo prosegue con altre Crocifere spontanee o coltivate. L’Ackersenf (Sinapis arvensis) è descritto come un’erbaccia che colora interi campi di giallo (fr:1893/p.81), spesso confusa con l’Hederich (Raphanistrum lämpsana), ma distinguibile per il calice eretto e la siliqua strozzata (fr:1895/p.82). Il Garten-Rettich (Raphanus sativus), originario della Cina, è coltivato in varietà come ravanello estivo e invernale (fr:1896/p.82). Vengono poi menzionate piante ornamentali come Goldlack (Cheiranthus cheiri) e Levkoien (Matthiola annua e incana), provenienti dall’Europa meridionale (fr:1897-1898/p.82), e la Nachtviole (Hesperis matronalis) come pianta da fiore (fr:1899/p.82).

Particolare attenzione è dedicata alle piante adattate ad ambienti umidi e secchi. Il Wiesen-Schaumkraut (Cardamine pratensis) cresce nei prati umidi: “Einen prächtigen Schmuck nasser Wiesen bilden zur Frühlingszeit die lilafarbenen Blütentrauben” (fr:1900/p.82). Le sue foglie carnose e le gemme avventizie che si sviluppano al contatto con l’acqua sono descritte ai fr:1901-1902. Le caratteristiche schiume („Kuckucksspeichel“) ospitano larve di insetti (fr:1903-1905/p.82). La Brunnenkresse (Nasturtium officinale) è un’altra pianta acquatica, usata per insalate, descritta come “in allen ihren Teilen saftstrotzend” (fr:1907/p.82). Al contrario, le piante di ambienti aridi mostrano adattamenti opposti: “Alle ihre Teile sind zäh und hart; ihr Blattwerk ist gering entwickelt, und ein dichtes Haarkleid schränkt die Verdunstung stark ein” (fr:1918/p.83). Esempi sono la Schuttkresse (Sisymbrium sophia) (fr:1919/p.83) e la Graukresse (Barteroa incana), coperta di peli stellati che la rendono grigio-fulva (fr:1923/p.83). Il Hungerblümchen (Erophila verna) è descritto come pianta che fiorisce subito dopo lo scioglimento della neve e completa il ciclo prima dell’estate secca (fr:1926-1927/p.84). Il Hirtentäschelkraut (Capsella bursa pastoris) e il Hellerkraut (Thlaspi arvense) mostrano plasticità fenotipica a seconda della fertilità del suolo (fr:1928-1931/p.84). Tra le piante utili del gruppo delle silique brevi (Schötchen) sono elencati il Meerrettich (Cochlearia armoracia), la Gartenkresse (Lepidium sativum) e il Leindotter (Camelina sativa), dai cui semi si estrae olio da illuminazione e da cucina (fr:1933-1935/p.84).

La sezione si chiude con la descrizione dei caratteri comuni della famiglia: “Die Blüten der Kreuzblütler haben 4 Kelchblätter, 4 kreuzweis gestellte Blumenblätter, 2 kürzere und 4 längere Staubblätter und einen Stempel. Dieser besteht aus 2 Fruchtblättern, die durch eine häutige Scheidewand verbunden sind. Die Frucht ist eine Schote oder ein Schötchen” (fr:1939-1941/p.84).

La seconda parte del testo è dedicata ai Papaveracei, in particolare al Klatschmohn (Papaver rhoeas). Viene descritto il rapporto con l’uomo: i bambini usano i boccioli per giochi e fanno scoppiare i petali („Klatschmohn“), mentre per il contadino è un’infestante (fr:1950-1952/p.84). La morfologia della pianta è illustrata: in autunno forma una rosetta basale, in primavera si allunga e produce uno stelo alto fino a un metro con foglie pennatosette (fr:1955-1957/p.84). La radice varia in base al suolo: “Auf lockerem Sandboden senkt sie sich fast unverzweigt tief in den Grund; auf undurchlässigem Lehmboden dagegen breitet sie sich stark verzweigt in der obersten Erdschicht aus” (fr:1967/p.87). Le parti verdi sono coperte di peli rigidi che scoraggiano gli erbivori (fr:1969/p.87), ma il principale mezzo di difesa è il lattice bianco e velenoso: “Ein wirksameres Schutzmittel gegen diese Zerstörer ist aber der weiße, giftige Milchsaft, der bei Verletzungen aus der Wundstelle hervordringt” (fr:1970/p.87).

Il testo è corredato da figure, menzionate con identificativi come Taf. 8 (fr:1947/p.15) e Abb. 53 (fr:1925/p.15), che illustrano esemplari tipici come il cavolo rapa, il cavolo cappuccio e il cavolfiore (fr:1885/p.81), nonché diverse specie di Crocifere e il ciclo del papavero.


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[7.1/1-107-2083|2187]

7 Resoconto del trattato scientifico sulle viole e piante affini

Il testo descrive in dettaglio la morfologia, la riproduzione e le osservazioni naturalistiche relative alla viola (specie del genere Viola), per poi estendersi ad altre piante affini come l’iperico e il tè. L’esposizione alterna descrizioni anatomiche a compiti di osservazione, tipici di un manuale scolastico di scienze naturali.

Morfologia della viola – Alla base di ogni picciolo fogliare si trovano due piccole stipole lanceolate: “Am Grunde jedes Blattstieles sitzen zwei kleine, lanzettliche Nebenblätter.” – (fr:2082/p.90) [Alla base di ogni picciolo fogliare si trovano due piccole stipole lanceolate]. I piccioli e gli steli fiorali variano di lunghezza a seconda dell’altezza dell’erba circostante, in modo che le foglie possano ricevere pienamente la luce solare: “Je nachdem das Veilchen in kurzem oder langem Grase wächst, haben seine Blatt- Blüten- stiele eine sehr verschiedene Länge: stets aber sind sie … so lang, daß sie die Blattflächen in den vollen Genuß des Sonnenlichtes stellen können.” – (fr:2081/p.90) [A seconda che la viola cresca in erba corta o lunga, i suoi piccioli e steli fiorali hanno lunghezza molto diversa; ma sono sempre così lunghi da poter esporre le lamine fogliari al pieno godimento della luce solare]. Dalle ascelle delle foglie inferiori si sviluppano lunghi rami che strisciano sul terreno e radicano ai nodi: “Aus den Achseln der unteren Blätter wachsen lange Zweige hervor, die dem Erdboden aufliegen und an den Stengelknoten Wurzeln schlagen.” – (fr:2084/p.90); all’estremità di questi stoloni si formano ciuffi di foglie e, nella primavera successiva, fiori, producendo nuove piante che restano a lungo collegate alla madre: “Am Ende dieser Ausläufer bilden sich bald Blattbüschel und im nächsten Frühjahre auch Blüten: es sind neue Pflanzen entstanden, die allerdings mit der Mutterpflanze noch lange im Zusammenhange bleiben können.” – (fr:2085/p.90).

Anatomia del fiore – Il fiore della viola è bilateralmente simmetrico, come si può osservare sezionandolo: “Die Blüte des Veilchens läßt sich wie … der Körper des Menschen nur durch einen Schnitt in zwei spiegelbildlich gleiche …” – (fr:2088-2089/p.90) [Il fiore della viola si può dividere, come il corpo umano, mediante un taglio in due metà speculari]; più avanti si precisa che è zweiseitig-symmetrisch (fr:2122/p.93, 2166). Lo stelo fiorale, di lunghezza variabile, porta al centro due foglioline squamiformi e solleva il fiore dall’erba: “Ein Stiel, der je nach der Höhe der benachbarten Pflanzen verschieden lang ist und in der Mitte zwei schuppenförmige Blättchen trägt, hebt sie aus dem Grase hervor.” – (fr:2123/p.93). I cinque sepali inizialmente racchiudono le parti interne, poi vengono spinti verso l’esterno dai cinque petali violetti: “Die 5 Kelchblätter umschließen anfangs die inneren Blütenteile gänzlich. Später werden sie von den fünf violetten Blumenblättern auseinander gedrängt.” – (fr:2124-2126/p.93). Il petalo inferiore si prolunga in uno sperone, nel quale i due stami inferiori inviano ciascuno un lungo prolungamento verde; queste strutture secernono nettare che si accumula nello sperone: “Das untere Blumenblatt verlängert sich in einen Sporn, in den die beiden unteren der 5 Staubblätter je einen langen, grünen Fortsatz senden. Diese Gebilde sondern Honig ab, der sich in dem Sporne ansammelt.” – (fr:2127-2128/p.93). Gli stami circondano l’ovario e ciascuno porta un’appendice arancione; tutte le appendici si inclinano formando una cavità la cui sommità è perforata dallo stilo filiforme: “Die Staubblätter umstehen den Fruchtknoten und besitzen je einen orangefarbenen Anhang. Sämtliche Anhänge neigen sich so zusammen, daß ein Hohlraum entsteht, dessen Spitze von dem fadenförmigen Griffel durchbrochen wird.” – (fr:2129-2130/p.93). L’estremità dello stilo è lo stigma uncinato e incurvato verso il basso: “Das Ende des Griffels ist die hakenförmig nach unten gekrümmte Narbe.” – (fr:2131/p.93). Quando le antere si aprono, il polline cade in questa cavità: “Öffnen sich die Staubbeutel, so fällt der Blütenstaub in diesen Hohlraum.” – (fr:2132/p.93).

Impollinazione – Il colore e il profumo del fiore attirano api e bombi: “Durch Färbung und Duft der Blüte werden namentlich Bienen und Hummeln herbeigelockt.” – (fr:2133/p.93). L’autore descrive un esperimento con un bastoncino appuntito inserito nello sperone: quando tocca lo stigma, lo stilo si solleva leggermente, le appendici arancioni si allontanano e un po’ di polline fuoriesce: “Sobald die Narbe, die den Eingang versperrt, von diesem getroffen wird, bewegt sich der Griffel ein wenig nach oben. Dadurch weichen die orangefarbenen Anhänge der Staubblätter auseinander, so daß etwas von dem Blütenstaube hervorrieselt.” – (fr:2135-2136/p.93). Lo stesso accade quando la proboscide di un insetto penetra: parte del polline cade su proboscide e capo; visitando un secondo fiore, alcuni granelli vengono strofinati sullo stigma, che è proprio di fronte al percorso verso il nettare: “Dasselbe erfolgt, wenn ein Insektenrüssel in die Blüte eindringt: ein Teil des Blütenstaubes fällt dem Tiere auf Rüssel und Kopf. Fliegt das Insekt nun zu einer zweiten Blüte, so werden sicher einige Körnchen an der Narbe abgestrichen; denn sie steht ja gerade im Wege, der zum Honig führt.” – (fr:2137-2138/p.93). Tale impollinazione è possibile solo perché la viola possiede polline secco e farinoso e il fiore è inclinato obliquamente verso il basso, posizione ottenuta grazie alla curvatura del picciolo fiorale: “Eine solche Bestäubung wird aber nur dadurch möglich, daß das Veilchen trockenen, mehlartigen Blütenstaub besitzt, und daß die Blüte schräg nach unten geneigt ist. Diese Stellung erhält sie durch den Blütenstiel, der in seinem oberen Teile eigentümlich gekrümmt ist.” – (fr:2139-2140/p.93).

Fiori estivi cleistogami – Oltre ai vistosi fiori primaverili, la viola produce in estate altri fiori che non si aprono, sono privi di colore, profumo e nettare, e non vengono visitati dagli insetti; la loro fruttificazione avviene per autoimpollinazione: “Außer den prächtigen ‚Frühlingsblüten‘ bringt das Veilchen später im Jahre noch andere Blüten hervor. Obgleich sich diese unscheinbaren Sommerblüten nicht öffnen, entstehen aus ihnen doch regelmäßig Früchte. Da ihnen die bunte Färbung, sowie Duft und Honig fehlen, werden sie auch nicht von Insekten besucht. Die Fruchtbildung beruht bei ihnen also auf Selbstbestäubung.” – (fr:2142-2145/p.93).

Frutto e dispersione dei semi – Il frutto è una piccola capsula che a maturità si apre in tre valve, ciascuna con due file longitudinali di semi: “Die Frucht ist eine kleine Kapsel. Sie öffnet sich bei der Reife durch 3 Klappen, die in der Mitte je zwei Längsreihen von Samen tragen.” – (fr:2146-2147/p.93). Le valve si restringono lateralmente, i semi finiscono tra i margini e vengono lanciati lontano, come noccioli di ciliegia spinti con le dita: “Indem die Klappen von den Seiten her zusammenschrumpfen, geraten die Samen zwischen die Klappenränder. Infolgedessen werden sie weit fortgeschnellt, ähnlich wie Kirschkerne, die wir mit den Fingern ‚fortschnippen‘.” – (fr:2148-2149/p.93). I pedicelli, prima incurvati verso il basso, si raddrizzano per permettere la dispersione senza ostacoli, favorita dalla superficie liscia dei semi: “Da sich die Fruchtstiele, die bisher nach unten gekrümmt waren, jetzt gerade gestreckt und aufgerichtet haben, kann dieses Ausstreuen völlig unbehindert erfolgen, … und es geschieht um so besser, als die Samen sehr glatt sind.” – (fr:2150/p.93). Ogni seme possiede un’appendice bianca e carnosa di cui alcune specie di formiche sono ghiotte; per questo gli insetti portano i semi nei loro nidi, favorendone la germinazione in luoghi adatti: “Sie besitzen je einen weißen, fleischigen Anhang, der von gewissen Ameisenarten mit Vorliebe verzehrt wird. Daher werden die Samen von den Tierchen gern in ihre Baue getragen. Auf diese Weise geraten sie nicht selten an einen Ort, an dem sie keimen können.” – (fr:2151-2153/p.94).

Specie affini – Vengono menzionate numerose specie di viole selvatiche, spesso inodore, come il Viola canina (Hundsveilchen) con fusti a lunghi internodi e fiori azzurro chiaro con sperone bianco, e il Viola tricolor (Feld-Stiefmütterchen) comune nei campi. Tra queste si distinguono forme a fiori grandi e vistosi, che richiedono impollinazione incrociata, e forme a fiori piccoli e insignificanti, che si autoimpollinano: “Während erstere nur bei Fremdbestäubung Samen tragen, bestäuben sich letztere stets selbst.” – (fr:2163/p.94). Dalla forma a grandi fiori del Viola tricolor e da specie affini, attraverso la coltivazione selettiva, sono nate le viole del pensiero da giardino: “Aus der großblumigen Form des ‚Feldstiefmütterchens‘ und einigen verwandten Arten sind durch planmäßige Veredelung die Garten-Stiefmütterchen (Pensees) hervorgegangen.” – (fr:2164/p.94). I caratteri comuni della famiglia delle Violacee sono: fiori bilateralmente simmetrici con 5 sepali, 5 petali (il inferiore speronato), 5 stami e un pistillo; frutto a capsula uniloculare: “Die zweiseitig-symmetrischen Blüten der Veilchengewächse besitzen 5 Kelchblätter, 5 Blumenblätter, von denen das untere gespornt ist, 5 Staubblätter und einen Stempel. Die Frucht ist eine einfächerige Kapsel.” – (fr:2166-2167/p.94).

Famiglia delle Clusiacee (Guttiferae) – Il testo passa quindi all’iperico (Hypericum perforatum), che cresce in luoghi aridi; la pianta ha fusti duri e piccole foglie, e al controluce numerose ghiandole oleifere le fanno apparire perforate: “Zahlreiche helle Öldrüsen lassen die Blätter, gegen das Licht gehalten, wie durchlöchert erscheinen.” – (fr:2173/p.95). I fiori gialli hanno molti stami riuniti in tre fasci; la capsula tricarpellare si apre solo con tempo asciutto e si richiude con l’umidità: “Die dreifächerige Kapsel öffnet sich nur bei trockenem Wetter, um sich bei feuchtem wieder zu schließen.” – (fr:2175/p.95). Strettamente imparentato con l’iperico è il tè (Thea sinensis), arbusto sempreverde dalle foglie coriacee, simile alla camelia: “Mit seinen immergrünen, lederartigen Blättern und den weißen, rosenähnlichen Blüten ähnelt er ganz der Kamelie.” – (fr:2180/p.95). La descrizione della lavorazione del tè spiega che le foglie giovani (delle gemme o appena spiegate) forniscono la qualità migliore per il loro contenuto di olio volatile e di teina: “Diese jungen Blätter sind nämlich am reichsten an dem flüchtigen Öle, das dem Tee den bekannten Wohlgeruch verleiht, und an dem Stoffe (Teia), der mit dem Öle die belebende Wirkung des Teeaufgusses bedingt.” – (fr:2183/p.95). La lavorazione in Cina prevede essiccazione all’aria, ammucchiatura (per ottenere il tè nero), arrotolamento, tostatura in padella e nuova essiccazione lenta: “Die eingesammelten Blätter werden zuerst an der Luft etwas getrocknet und danach in Haufen aufgestapelt, in denen sie bald eine braune, fast schwarze Färbung annehmen (schwarzer Tee). Alsdann werden sie zusammengerollt, in Pfannen geröstet, nochmals gerollt und schließlich langsam getrocknet.” – (fr:2186-2187/p.95).


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8 Il trattato sulla Roßkastanie: osservazioni, esperimenti e adattamenti botanici

Una raccolta di istruzioni pratiche per lo studio morfologico e fisiologico dell’ippocastano, con esperimenti su gemme, foglie, fiori e frutti.

Il testo presenta una serie di osservazioni e compiti riguardanti la Roßkastanie (ippocastano), organizzati in sezioni che spaziano dalla gemma al frutto, e include un breve confronto con l’acero. L’approccio è fortemente pratico: vengono poste domande di misurazione e cronologia, come “Welche Höhe und welchen Stammdurchmesser hat die größte Roßkastanie, die du kennst?” (fr:2567/p.109) [Quale altezza e quale diametro del tronco ha il più grande ippocastano che conosci?] e “Beobachte an ein und demselben Baume: wann die Knospen schwellen, wann die ersten Blätter erscheinen…” (fr:2570/p.109).

Le gemme sono oggetto di un esperimento chiave: “74 der einen sämtliche Knospenschuppen und legen beide in ein geheiztes Zimmer. Dann werden wir schon nach wenigen Tagen die Knospe ohne Schuppen vollkommen vertrocknet, die andere aber noch ganz ‚frisch‘ finden.” (fr:2586-2587/p.110). La funzione protettiva delle scaglie è quindi dimostrata: “Die Hülle schützt den jungen Zweig demnach auch gegen eine zu starke Verdunstung des in ihm enthaltenen Wassers.” (fr:2588/p.110). Anche la resina che stilla in primavera e il successivo allungamento delle scaglie interne proteggono il germoglio fino alla sua fuoriuscita, quando le scaglie cadono lasciando una cicatrice anulare (fr:2590-2593/p.110).

La foglia giovane viene descritta in dettaglio: “Das junge Blatt ist dicht mit weißen Haaren bedeckt; seine Einzelblättchen sind der Länge nach gefaltet und treten senkrecht aus der Knospe hervor; dann breiten sie sich aus, hängen aber noch eine Zeitlang nach unten.” (fr:2594/p.110). Segue un esperimento con spugne che spiega la funzione del rivestimento peloso: “In dem Haarkleide der jungen Kastanienblätter haben wir also ein Schutzmittel gegen zu starke Wasserabgabe vor uns.” (fr:2601/p.110). Inoltre, le foglioline piegate offrono meno superficie al vento, riducendo la traspirazione (fr:2603/p.110). La posizione verticale o pendente della foglia giovane è analizzata attraverso l’analogia con la neve sciolta dal sole: “Die Sonnenstrahlen (S) treffen zur Mittagszeit… das senkrecht stehende (a b) oder hängende Blatt (ac) unter viel spitzerem Winkel als das ausgebildete…” (fr:2609/p.110). Ciò diminuisce il riscaldamento e quindi la perdita d’acqua: “Also: durch alle drei Einrichtungen wird das junge Blatt davor bewahrt, zu viel Wasser an die Luft zu verlieren.” (fr:2619/p.113). Viene anche notato che la protezione dalla rapida refrigerazione e dai danni della pioggia è un ulteriore vantaggio (fr:2621/p.113).

La foglia adulta è caratterizzata da dimensioni tali da proiettare un’ombra profonda, con rami che si protendono verso la luce formando una chioma ampia (fr:2624-2626/p.113). La disposizione delle foglie, con le lamine composte da sette foglioline dette “gefingertes Blatt” (fr:2629/p.113) e con piccioli di lunghezza variabile, evita l’auto‑ombreggiamento: “An wagerechten Zweigen… alle ordnen sich zumeist so, daß keins das andere beschattet.” (fr:2635/p.114).

Il fiore viene descritto come già formato nella gemma, cosicché la fioritura avviene subito dopo la fogliazione. I cinque petali bianchi con macchia gialla poi rossa, riuniti in grandi infiorescenze a forma di candela, attirano l’attenzione (fr:2637-2641/p.114). Solo pochi fiori sono fertili: “Nur wenige Blüten besitzen jedoch neben 7 Staubblättern einen ausgebildeten Stempel.” (fr:2642/p.114). I fiori sterili non sono inutili, poiché producono polline e ingrandiscono l’infiorescenza (fr:2646/p.114). L’impollinazione è affidata ai bombi che, posandosi su stilo e stami come su posatoi, trasportano il polline dai fiori più vecchi a quelli più giovani (fr:2647-2649/p.114). Il nettare è protetto dalla pioggia grazie alla posizione orizzontale del fiore e alla pelosità (fr:2651/p.115).

Il frutto è una capsula verde e carnosa con aculei (fr:2653/p.115); a maturità si apre rilasciando semi bruni che giustificano il nome “Roßkastanie” per somiglianza con la castagna comune (fr:2655/p.115). Viene menzionata anche la varietà a fiori rossi, Aesculus pavia, originaria del Nord America, con frutti inermi (fr:2656-2658/p.115).

Il testo si conclude con un breve accenno all’Acero riccio (Acer platanoides), usato come albero da viale, apprezzato per il legno duro e le foglie a lobi appuntiti; i suoi fiori giallo‑verdi, benché poco vistosi, diventano evidenti perché sbocciano prima delle foglie in grandi mazzi eretti (fr:2662-2664/p.115).

L’intero trattato testimonia un approccio didattico tipico della scienza naturalistica di fine Ottocento‑inizio Novecento, basato sull’osservazione diretta, sull’esperimento semplice (come il test della fecola con iodio, fr:2581/p.232) e sulla descrizione minuziosa degli adattamenti. Ogni parte della pianta è spiegata in funzione della sopravvivenza (protezione dall’evaporazione, dalla luce e dalla pioggia), unendo la morfologia alla fisiologia in un linguaggio accessibile.


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9 La rosa e le Rosacee: adattamenti botanici e usi umani

“Quando cala la sera, il fiore si chiude, così che il polline è ben protetto dalla pioggia e dalla rugiada.” - (fr:3245/p.135)

L’analisi del trattato inizia con la descrizione della rosa e dei suoi meccanismi di protezione del polline. Al calar della sera il fiore si richiude, mentre durante il giorno i petali a forma di conchiglia raccolgono il polline che cade durante il pasto degli insetti: “La polvere sparsa durante il pasto viene raccolta dai petali a forma di conchiglia” - (fr:3244/p.135). La pianta può cedere parte di questo prezioso materiale perché possiede molti stami, come ricordato nel testo: “Di questa preziosa sostanza il fiore può cederne un po’; contiene infatti – come già detto – moltissimi stami” - (fr:3243/p.135).

Il frutto della rosa, la rosa canina (Hagebutte), viene descritto nei dettagli. Come la vite, anche la rosa è diffusa dagli uccelli: “Come la vite, anche la rosa viene diffusa dagli uccelli” - (fr:3248/p.135). Il ricettacolo florale in maturazione diventa scarlatto per attirare gli uccelli e carnoso e saporito come nutrimento per i dispersori: “il ricettacolo rigonfio diventa scarlatto (attrazione degli uccelli!)” - (fr:3252/p.135) e “diventa carnoso e saporito (nutrimento per i dispersori!)” - (fr:3253/p.135). All’interno del “vaso” carnoso si trovano numerosi frutti pelosi, ciascuno una piccola noce dal guscio duro, adattamento contro i succhi digestivi: “All’interno del ‘vaso’ carnoso si trovano i numerosi frutti pelosi, che rappresentano ciascuno una piccola noce dal guscio duro (protezione contro i succhi digestivi!)” - (fr:3254/p.135). La rosa canina è quindi un falso frutto e contemporaneamente un frutto multiplo: “La rosa canina è dunque un falso frutto (v. p. 89, F) e al contempo un ‘frutto multiplo’” - (fr:3255-3256/p.135). Dopo aver rimosso i frutti ispidi, viene consumata anche dall’uomo: “Dopo la rimozione dei frutti irti di peli, la rosa canina è consumata anche dall’uomo” - (fr:3257/p.135).

Segue una sezione dedicata alla rosa coltivata, considerata fin dall’antichità regina dei fiori: “La nobile rosa è considerata fin dall’antichità la regina tra i fiori” - (fr:3259/p.135). Il suo rango è dovuto alla struttura delicata, allo splendore dei colori e al profumo prezioso: “La struttura delicata, la magnificenza dei colori e il delizioso profumo dei fiori le hanno conquistato questo rango” - (fr:3260/p.135). Viene coltivata in molte varietà, spesso con fiori doppi, in cui si nota una transizione tra petali e stami: “Viene coltivata in moltissime varietà, per lo più con fiori doppi, nei quali spesso si trova una chiara transizione tra petali e stami” - (fr:3261/p.135). L’origine delle piante e delle loro forme progenitrici è in gran parte sconosciuta: “La patria e l’origine delle magnifiche piante, rispettivamente delle loro forme progenitrici, sono in gran parte completamente sconosciute” - (fr:3262-3263/p.135). Il profumo è dovuto a un olio volatile, che non lascia macchia di grasso permanente sulla carta – olio volatile in contrapposizione agli oli grassi: “Il profumo deriva da un olio che si volatilizza facilmente e non lascia sulla carta una macchia di grasso permanente (olio volatile in contrapposizione agli oli grassi)” - (fr:3264/p.135). Questo prezioso olio di rose viene estratto soprattutto nella penisola balcanica, in Egitto e in vari paesi asiatici, e usato per profumi, saponi e unguenti: “Questo prezioso olio di rose viene estratto specialmente nella penisola balcanica, in Egitto e in molti paesi dell’Asia e utilizzato per la produzione di acque profumate, per profumare saponi, unguenti e simili” - (fr:3265/p.135-3266/p.64).

Il trattato prosegue con altre Rosacee. La fragola di bosco (Fragaria vesca) emette lunghi stoloni dalle ascelle delle foglie trifogliate, dai quali si sviluppano piante indipendenti: “La ben nota fragola di bosco (Fragaria vesca) emette lunghi stoloni dalle ascelle delle foglie trifogliate, dai quali in seguito si sviluppano piante indipendenti” - (fr:3268/p.135). I fiori bianchi sono penduli di notte e con la pioggia: “I fiori bianchi sono penduli di notte e con la pioggia” - (fr:3269/p.136). Anche il “frutto”, rivolto verso il basso, matura protetto dal calice, a cui si aggiunge un calice esterno di cinque foglioline: “Il ‘frutto’, anch’esso rivolto verso il basso, matura al riparo del calice, a cui si aggiunge un ‘calice esterno’ di cinque foglioline” - (fr:3270/p.136). Il ricettacolo si ingrandisce, diventa carnoso e succoso, e in esso sono incassati i piccoli frutti: “Il ricettacolo si ingrandisce sempre più, diventando al contempo carnoso e succulento” - (fr:3271/p.136); “In esso sono in parte incassati i numerosi piccoli frutti” - (fr:3272-3273/p.136). Il risultato è il falso frutto e frutto multiplo scarlatto e profumato che chiamiamo “fragola”: “Il falso frutto e frutto multiplo scarlatto e profumato che così si forma lo chiamiamo notoriamente ‘fragola’” - (fr:3274/p.136). Le fragole da giardino provengono per lo più da specie straniere: “Le fragole che coltiviamo nell’orto derivano per lo più da specie straniere” - (fr:3275/p.136).

Il lampone (Rubus idaeus) cresce in estese colonie in luoghi umidi e radure, con fusti spinosi che fioriscono solo al secondo anno e muoiono dopo la maturazione dei frutti: “In luoghi boschivi umidi e soprattutto nelle radure dei boschi incontriamo il lampone (Rubus idaeus) spesso in estese colonie (polloni!)” - (fr:3276/p.136); “I suoi fusti sono per lo più densamente ricoperti di spine, portano fiori solo al secondo anno e muoiono dopo la maturazione dei frutti” - (fr:3277/p.136-3278/p.254). Da ogni ovario, posto sul ricettacolo allungato a forma di stelo, si sviluppa una piccola drupa: “Da ciascuno dei numerosi ovari, che si trovano sul ricettacolo allungato a forma di stelo, a maturità si sviluppa una piccola drupa” - (fr:3279/p.136). L’insieme delle piccole drupe forma il lampone rosso e saporito (v. fig. p. 95): “L’insieme delle piccole drupe forma il lampone rosso e saporito (v. fig. p. 95)” - (fr:3280-3282/p.136). La mora (Rubus fruticosus) ha frutti costruiti in modo analogo: “Allo stesso modo sono costruiti i ben noti frutti della mora (R. fruticosus)” - (fr:3283-3284/p.136).

Altre Rosacee hanno frutti senza succo né sapore, e perciò non vengono diffuse dagli uccelli: “Altre Rosacee hanno frutti senza succo e senza sapore. Perciò non vengono diffuse dagli uccelli” - (fr:3285/p.136-3286/p.26). Esempio evidente sono i cinquefogli (Potentilla), i cui frutti multipli sono identici a quelli della fragola ma rimangono del tutto secchi: “Lo vediamo chiaramente nei cinquefogli (Potentilla), i cui frutti multipli sono identici a quelli della fragola, ma rimangono completamente secchi” - (fr:3287-3288/p.136).


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10 La botanica del fagiolo: struttura, germinazione e sperimentazione

Il testo offre una descrizione particolareggiata del fagiolo comune, dalla morfologia del seme ai processi di germinazione, corredata da numerosi esperimenti didattici.

Il brano, tratto da un manuale di botanica (Schmeil, Leitfaden der Botanik), si apre con l’inquadramento della famiglia delle Rosacee. Le piante di rosa possiedono “diversi ovari monoloculari, formati ciascuno da un carpello e liberi sul ricettacolo” - (fr:3315/p.137) [“Die Rosengewächse besitzen mehrere einfächerige Fruchtknoten, die aus je einem Fruchtblatte gebildet sind und frei auf dem Blütenboden stehen.”]. Viene poi menzionata la famiglia delle Rosenartigen Gewächse, che comprende pomacee, drupacee e rosacee, caratterizzata da un ricettacolo “a forma di disco, di stelo allungato, di coppa o di brocca, che porta sul suo bordo 5 sepali, 5 petali e numerosi stami” - (fr:3318/p.137) [“Diese besitzen einen scheibenförmigen, stielförmig verlängerten, becher- oder krugförmigen Blütenboden, der auf seinem Rande 5 Kelch-, 5 Blumen- und zahlreiche Staubblätter trägt.”].

Il focus si sposta quindi sulla sottofamiglia delle Papilionacee (Schmetterlingsblütler) e in particolare sul fagiolo comune (Phaseolus vulgaris), originario dell’America tropicale come il fagiolo di Spagna (Ph. multiflorus). I suoi frutti verdi e i semi maturi “ci servono come cibo nutriente” - (fr:3326/p.137) [“Ihre grünen Früchte und reifen Samen (,,Bohnen‘) dienen uns als nahrhafte Speise.”].

Viene poi analizzata la struttura del seme. I “fagioli” sono rivestiti da una buccia resistente di colore variabile, sulla quale si riconosce “una macchia opaca, il cosiddetto ombelico, cioè il punto in cui il fagiolo era attaccato alla parete del frutto tramite un piccolo peduncolo” - (fr:3330-3331/p.137) [“An dieser Samenhaut ist ein matter Fleck, der sog. Nabel, zu erkennen, d.i. die Stelle, an der die Bohne durch ein Stielchen an der Fruchtwand festsaß.”]. Imbevendo il seme in acqua la buccia si rimuove facilmente, rivelando “due grandi corpi a forma di rene, i cotiledoni” - (fr:3333/p.137) [“Dann werden zwei große, halbnierenförmige Körper, die Keimblätter, Beobachtungsaufgaben.”]. Rimuovendo un cotiledone si osserva “un minuscolo fusticino, che termina inferiormente in una piccola radice, che porta al centro i grandi cotiledoni e in alto una piccola gemma” - (fr:3364/p.138) [“wir erkennen einen winzigen Stengel, der unten in ein Würzelchen endigt, der in der Mitte die großen Keimblätter trägt und oben eine kleine Knospe besitzt.”]. Il seme è quindi “il germe estremamente delicato della giovane pianta, protetto dalla buccia coriacea” - (fr:3365/p.138) [“Der Same der Bohne ist also der überaus zarte Keim der jungen Pflanze, der von der lederartigen Samenhaut schützend umgeben ist.”].

La germinazione è descritta in dettaglio. Imbevendo i fagioli, questi si gonfiano e diventano più pesanti; “finalmente la buccia si rompe e la piccola radice appare” - (fr:3369/p.138) [“Schließlich wird die Samenhaut gesprengt, und das Würzelchen kommt zum Vorscheine.”]. Piantati in terra soffice, la radice si dirige verso il basso emettendo radici laterali, mentre “la parte del fusto sotto i cotiledoni comincia a crescere in lunghezza” - (fr:3371/p.138) [“Der Stengelteil unter den Keimblättern beginnt sodann stark in die Länge zu wachsen.”]. Il fusticino si incurva a uncino, perfora il suolo e infine “tira fuori dalla terra i cotiledoni insieme alla gemma” - (fr:3372/p.138) [“Er krümmt sich hakenförmig, durchbricht den Boden und zieht schließlich die Keimblätter samt der Knospe aus der Erde hervor.”]. Successivamente i cotiledoni si divaricano, il fusto si raddrizza, si sviluppano le prime foglie vere e la pianta diventa verde. “Mentre ora si sviluppa vigorosamente, i cotiledoni avvizziscono a poco a poco e infine cadono” - (fr:3378/p.138) [“verschrumpfen die Keimblätter nach und nach und fallen schließlich ab.”].

Il testo si conclude con una serie di riflessioni e esperimenti. Si sottolinea il ruolo di acqua e calore: “Entrambi gli esperimenti ci mostrano anche che sono acqua e calore a risvegliare il germe dormiente” - (fr:3388/p.139) [“Beide Versuche zeigen uns auch, daß Wasser und Wärme es sind, die den schlafenden Keim erwecken.”]. L’importanza della radice che emerge per prima è spiegata con la necessità di ancoraggio e approvvigionamento di nutrienti. “Poiché la radice si sviluppa per prima, può provvedere immediatamente la giovane pianta” - (fr:3393-3394/p.139) [“Da sie sich zuerst entwickelt, kann sie die junge Pflanze auch sofort damit versorgen…”]. La gemma, essendo molto delicata, non può precedere durante la fuoriuscita dal suolo; “questo lavoro lo compie il fusto molto più robusto, piegato a uncino” - (fr:3398/p.139) [“Diese Arbeit verrichtet der weit festere Stengel, der hakenförmig gebogen ist.”].

Sono inoltre elencati tredici esperimenti didattici (fr:3334/p.6-3361/p.122) che invitano a osservare l’assorbimento d’acqua, la profondità di semina, l’effetto dell’oscurità, la rimozione dei cotiledoni, l’uso dello iodio per l’amido, la struttura dei viticci, l’effetto del gelo e l’attrazione di insetti impollinatori. Il testo fa riferimento a una figura (S. 98, fr:3344/p.137) che illustra la struttura del seme e la piantina, con una legenda dettagliata (St = fusto, W = radice, K = gemma, Kb = cotiledone, N = ombelico, IL = primo paio di foglie).


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11 Il pisello e gli altri legumi: simbiosi, morfologia e importanza agricola

Il testo descrive il pisello come esempio paradigmatico di pianta leguminosa, analizzando la simbiosi con batteri azotofissatori, la complessa morfologia del fiore “a farfalla” e il meccanismo di impollinazione, per poi estendere le osservazioni ad altre specie della stessa famiglia, evidenziandone il valore agronomico e le peculiarità adattative.

Il pisello (Erbse) è presentato fin dall’inizio come un organismo capace di arricchire il terreno di azoto: “Die Erbse, ein Stickstoffsammler” (fr:3491/p.142) [Il pisello, un accumulatore di azoto]. La base di questa capacità è la simbiosi con batteri specifici che colonizzano le radici. Il testo spiega che “An den Wurzeln der Erbse, sowie der Bohne, Lupine und anderer Schmetterlingsblütler finden sich zahlreiche Knöllchen” (fr:3492/p.142) [Sulle radici del pisello, così come del fagiolo, del lupino e di altre papilionacee, si trovano numerosi noduli]. Questi noduli sono il risultato dell’infezione da parte di “Wurzelspaltpilze” (batteri radicali): “Infolgedessen entstehen an den Wurzeln Wucherungen: das sind jene Knöllchen” (fr:3503/p.142) [Di conseguenza sulle radici si formano escrescenze: sono quei noduli]. I batteri traggono dalla pianta parte del nutrimento, ma “einen wichtigen Nährstoff entnehmen sie aber der atmosphärischen Luft, die auch in der Ackererde alle Lücken ausfüllt” (fr:3504/p.142) [un importante nutriente lo traggono invece dall’aria atmosferica, che riempie tutti gli interstizi anche nel terreno arabile]. Tale nutriente è l’azoto: “Dieser Bestandteil der Luft ist der Stickstoff” (fr:3505/p.142) [Questo componente dell’aria è l’azoto]. I batteri lo utilizzano per produrre proteine (“zur Bereitung von Eiweiß”, fr:3506/p.142), e dopo la loro morte i noduli si decompongono, liberando composti azotati che vengono assorbiti dalla pianta. Il processo è ciclico: “Unterdes haben sich wieder neue Knöllchen gebildet, die abermals zugrunde gehen: so wird den schmetterlingsblütigen Pflanzen durch die Spaltpilze fortgesetzt Stickstoff der Luft zugeführt” (fr:3509/p.142) [Nel frattempo si sono formati nuovi noduli, che a loro volta muoiono: così alle piante papilionacee viene continuamente fornito azoto dall’aria tramite i batteri].

Questa proprietà ha un enorme significato agricolo, come sottolineato dal testo: “a 103 Diese Tatsache ist für die Landwirtschaft nun von größter Bedeutung: Mit jeder Ernte entnehmen wir dem Felde eine große Menge von Eiweiß” (fr:3510/p.143) [Questo fatto è di grandissima importanza per l’agricoltura: con ogni raccolto sottraiamo al campo una grande quantità di proteine]. L’azoto necessario per la sintesi proteica non può essere estratto dall’aria da altre piante se non dalle leguminose grazie ai batteri radicali. Per mantenere la fertilità del suolo è quindi necessario apportare concimi azotati, oppure ricorrere alla pratica di interrare le piante di leguminose non raccolte: “Baut der Landmann jedoch schmetterlingsblütige Pflanzen an, die er nicht aberntet, sondern unterpflügt, so besorgen diese mit Hilfe der Wurzelspaltpilze die Düngung des Bodens” (fr:3514/p.143) [Se invece l’agricoltore coltiva piante papilionacee che non raccoglie, ma che interra, queste provvedono, con l’aiuto dei batteri radicali, alla concimazione del terreno]. Tra queste, il lupino è indicato come il migliore “Stickstoffsammler”: “Als der beste „Stickstoffsammler“ hat sich die Lupine bewährt: mit ihrer Hilfe vermag der Landmann selbst dem sandigsten Acker noch einen Ertrag abzuringen” (fr:3515/p.143) [Il lupino si è rivelato il migliore «accumulatore di azoto»: con il suo aiuto il contadino riesce a strappare un raccolto anche dal terreno più sabbioso].

La descrizione si sposta poi sulla morfologia del fiore del pisello, classificato come Schmetterlingsblütler (papilionacea). “Die zweiseitig-symmetrische Blüte hat einige Ähnlichkeit mit einem Schmetterlinge (Familienname!)” (fr:3517/p.143) [Il fiore a simmetria bilaterale ha una certa somiglianza con una farfalla (da cui il nome della famiglia!)]. Le parti del fiore sono illustrate con dettaglio: il calice becherförmig (a coppa) formato da cinque sepali fusi, e i petali bianchi di forma molto diversa: “Das obere, aufgerichtete Blatt wird als Fahne bezeichnet; die beiden seitlichen Blätter heißen Flügel, und die zwei unteren sind zu einem kahnförmigen Gebilde, dem Schiffchen, verwachsen” (fr:3520–3521) [Il petalo superiore eretto è detto vessillo; i due laterali sono chiamati ali, e i due inferiori sono fusi in una struttura a forma di barchetta, la carena]. L’apparato riproduttivo è descritto con precisione: “Von den Fäden der 10 Staubblätter sind 9 miteinander zu einer oben offenen Röhre verwachsen, die den Fruchtknoten wie eine Scheide umschließt” (fr:3531/p.143) [Dei filamenti dei 10 stami, 9 sono saldati insieme in un tubo aperto superiormente, che avvolge l’ovario come una guaina]; il decimo stame rimane libero. Il nettare viene secreto alla base del tubo. La Griffelbürste (spazzola dello stilo) è una caratteristica fondamentale: “Unter der Narbe am Griffelende findet sich ein einseitiger Haarbesatz, die sog. Griffelbürste” (fr:3529–3530) [Sotto lo stigma, all’estremità dello stilo, si trova una peluria unilaterale, la cosiddetta spazzola dello stilo].

L’impollinazione del pisello, nell’Europa centrale, avviene di solito per autoimpollinazione: “Die Blüte der Erbse bestäubt sich bei uns gewöhnlich selbst” (fr:3533/p.143) [Il fiore del pisello da noi si impollina di solito da solo]. Tuttavia, nella regione d’origine (i paesi del Mediterraneo) l’impollinazione è affidata agli insetti, e il testo descrive minuziosamente il meccanismo. L’insetto, attratto dai petali bianchi – specialmente dalla Fahne (vessillo), descritta come “gleichsam ein ‚Aushängeschild‘“ (fr:3535/p.144) [per così dire un «insegna»] – si posa sulle ali (Flügel). Se l’insetto è sufficientemente pesante, le ali si abbassano e, grazie agli incastri, anche la carena (Schiffchen) si muove verso il basso. “Dann aber tritt aus der Spitze del Schiffchens der Griffel hervor, so daß die Narbe die Unterseite des Tieres streift” (fr:3544/p.144) [Ma allora dalla punta della carena esce lo stilo, in modo che lo stigma sfiori la parte inferiore dell’animale]. Se l’insetto porta già polline di un altro pisello, questo può essere depositato sullo stigma. Successivamente l’insetto tocca la Griffelbürste (spazzola dello stilo), sulla quale gli stami, apertisi prima dell’antesi, hanno già depositato il polline: “bleiben an dem Insekt sicher auch einige Körnchen haften, die mithin leicht zu anderen Blüten getragen werden können” (fr:3548/p.144) [restano sicuramente attaccati all’insetto anche alcuni granelli, che possono così essere facilmente trasportati ad altri fiori]. Il testo sottolinea l’importanza della fusione dei filamenti staminiferi per garantire il contatto con la spazzola, ma anche la necessità del decimo stame libero per permettere agli insetti di accedere al nettare: senza di esso il tubo sarebbe chiuso. “Wären aber sämtliche Staubfäden miteinander vereinigt, so vermöchten die Insekten den Honig nicht zu erreichen” (fr:3552/p.145) [Se invece tutti i filamenti staminiferi fossero fusi insieme, gli insetti non riuscirebbero a raggiungere il nettare]. Viene anche notato come la fusione del calice sia essenziale per la stabilità del fiore: “Hieraus geht deutlich hervor, wie wichtig es ist, daß die 5 Blättchen des Kelches miteinander verwachsen sind” (fr:3559/p.145) [Da ciò emerge chiaramente quanto sia importante che i 5 sepali del calice siano fusi insieme].

Il frutto del pisello è una Hülse (baccello): “Eine solche Frucht nennt man Hülse” (fr:3566/p.145). La sua struttura deriva da un unico carpello che si ripiega lungo la nervatura centrale, con i semi (i piselli) disposti lungo i margini fusi. A maturità il baccello si apre sia lungo la linea di fusione sia lungo la nervatura, lasciando cadere i semi. I piselli vengono consumati dall’uomo sia immaturi che maturi, e i semi maturi servono come alimento importante per il pollame.

Il testo si conclude con una rassegna di altri legumi (Andere Schmetterlingsblütler), raggruppati in base al meccanismo di impollinazione. Il primo gruppo include piante con Bürsteneinrichtung (spazzola): la veccia (Vicia sativa, Vicia faba, Vicia cracca, Vicia sepium). Di quest’ultima, la Zaunwicke, si segnala una particolarità: la presenza di nettare in “je einem braunen Grübchen auf der Unterseite der Nebenblätter” (fr:3580/p.145) [in una fossetta bruna sulla pagina inferiore delle stipole], frequentato dalle formiche. Viene ipotizzato che le formiche fungano da “Schutzgarde” (guardia del corpo) per la pianta, poiché “die Ameisen sind als eifrige Vertilger schädlicher Insekten, sowie als Freunde von Süßigkeiten allgemein bekannt” (fr:3585/p.145) [le formiche sono note come zelanti distruttrici di insetti dannosi, e anche come amanti dei dolci]. Seguono la Wiesen-Platterbse (Lathyrus pratensis), la Frühlings-Platterbse (Lathyrus vernus) riconoscibile come pianta d’ombra dalle grandi foglie pennate, la Linse (Lens esculenta) originaria del Mediterraneo, la Robinie (Robinia pseudoacacia) erroneamente chiamata acacia, con spine solo nella fase giovanile e foglie che si abbassano di notte ma si sollevano a mezzogiorno, e il Blasenstrauch (Colutea arborescens) con baccelli rigonfi dispersi dal vento. Il secondo gruppo comprende piante con einfacher Klappvorrichtung (semplice meccanismo a molla), rappresentate dal Wiesenklee (Trifolium pratense). In questo caso, “Drücken wir das Schiffchen nieder, so treten Stempel und Staubblätter hervor; hört der Druck auf, dann kehren beide aber wieder in ihre Schutzhülle zurück” (fr:3607/p.146) [Se premiamo la carena, lo stilo e gli stami sporgono; se la pressione cessa, entrambi tornano nella loro protezione]. La corolla del trifoglio forma un tubo lungo che solo i bombi dalla lunga proboscide possono penetrare. Il Weißklee (Trifolium repens), con tubo corollino più corto, è invece accessibile anche all’ape domestica. Viene inoltre notato che le foglie del trifoglio, come quelle di molti legumi, assumono una posizione di riposo notturno, sollevandosi verticalmente.


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12 Resoconto botanico: Piante descritte tra morfologia, ecologia e mutazione

“Durch eine solche ‚sprunghafte Entwickelung‘ (Mutation) entstehen Formen, die man — wenn man nicht wüßte, aus welchen Pflanzen sie hervorgegangen wären — geradezu als andere Arten ansprechen würde.” (fr:3686/p.150) [Attraverso un tale ‚sviluppo a salti‘ (mutazione) sorgono forme che si considererebbero addirittura come specie diverse, se non si sapesse da quali piante sono derivate.]

Il testo presenta una serie di osservazioni botaniche, raggruppate per famiglie o generi, che mettono in luce caratteri morfologici, ecologici e processi evolutivi. La prima pianta descritta, non nominata direttamente ma riconducibile al Weidenröschen (epilobio), occupa radure boschive come pianta alta oltre un metro: “findet sich auf Waldblößen als eine mehr denn meterhohe Pflanze” (fr:3674/p.149) [si trova nelle radure forestali come pianta alta più di un metro]. Il nome generico deriva dalle foglie strette simili a quelle del salice e dai fiori porporini: “Von den weidenblattartig schmalen Blättern und den purpurroten Blüten ist der Gattungsname abgeleitet” (fr:3675/p.149). La visibilità è accentuata dal colore rosso vivo di calice, ovario, pedicello e parte superiore del fusto, nonché dalla contemporanea fioritura di più fiori sulla lunga infiorescenza (fr:3676/p.149). I frutti sono capsule a 5 valve simili a baccelli; quando le 4 valve si staccano dalla colonna centrale, i numerosi semi vengono liberati e, tramite il loro piumino, si disperdono col vento (fr:3677–3679). Per questo motivo, “wo ein Stück Wald niedergeschlagen wird, so stellt sich auch […] das Weidenröschen alsbald ein” (fr:3680/p.149) [non appena un tratto di bosco viene abbattuto, compare subito l’epilobio].

La seconda parte è dedicata alla Nachtkerze (Oenothera biennis), definita “eine vollendete Nachtfalterblume” (fr:3681/p.149) [un perfetto fiore notturno da falene]. Originaria del Nordamerica (fr:3683/p.149), si è naturalizzata a tal punto da sembrare indigena. In popolazioni dense si osservano esemplari che differiscono notevolmente per dimensione e fogliame dalle piante parentali, e che trasmettono tali caratteri alla progenie (fr:3684–3685). Il fenomeno viene interpretato come mutazione (sprunghafte Entwickelung), dando origine a forme che potrebbero essere scambiate per specie distinte (fr:3686/p.150). Segue una breve nota sulla Wassernuß (Trapa natans), in diminuzione nei laghi e stagni, con foglie galleggianti a picciolo gonfio (fr:3687–3688), radici simili a foglie divise (fr:3689/p.150) e frutti ancorati nel fango tramite quattro sepali trasformati in “corni” (fr:3690/p.150). Le Fuchsien (Fuchsia), provenienti dal Sudamerica e comuni come piante da vaso, vengono menzionate come appartenenti alla famiglia delle Onagracee (Nachtkerzengewächse) (fr:3691/p.150). Infine, sotto l’intestazione “Weiderich-Gewächse” (fr:3693/p.150), si descrive il Weiderich (Lythrum salicaria), riconoscibile dalle foglie sessili e dai fiori rossi disposti in verticilli attorno al fusto (fr:3694/p.150).

Il trattato mostra un approccio descrittivo che combina morfologia, ecologia e prime teorizzazioni sull’ereditarietà, testimoniando la diffusione del concetto di mutazione (influenza di Hugo de Vries) e l’interesse per la dispersione delle specie esotiche.


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13 Resoconto botanico: Pirolacee, Primulacee e Plumbaginacee

Il testo descrive in dettaglio la morfologia, l’ecologia e i meccanismi riproduttivi di diverse famiglie vegetali, con particolare attenzione alle strategie di adattamento e agli aspetti evolutivi. L’estratto proviene probabilmente da un manuale scolastico di scienze naturali di inizio Novecento (indicato dal riferimento “Schmeils Naturwissenschaftliches Unterrichtswerk”).

La trattazione inizia con le Pirolacee (“Wintergrüngewächse”), affini alle Ericacee. Di queste viene citato il genere Pirola, con foglie sempreverdi e coriacee, e il singolare Fichtenspargel (Monotropa hypopitys), privo di clorofilla: “Da er kein Blattgrün besitzt, erscheint er in allen Teilen wachsgelb” – (fr:4051/p.168). La sua nutrizione eterotrofa è spiegata: la radice coralliforme è in stretta connessione con ife fungine, da cui “entzieht der Fichtenspargel alle Stoffe, die er zum Leben und Wachstum nötig hat” – (fr:4054/p.168) [“sottrae tutte le sostanze necessarie per vivere e crescere”]. Viene anche descritto il movimento del fusto per la dispersione dei semi: dopo l’impollinazione i frutti si raddrizzano per permettere al vento di “die staubförmigen Samen… heraus blasen kann” – (fr:4060-4061/p.168) [“soffiare fuori i semi polverulenti”].

La parte centrale è dedicata alle Primulacee (“Schlüsselblumengewächse”), con la duftende Schlüsselblume (Primula officinalis). L’etimologia del nome è spiegata: “Primel heißt sie, weil sie ein Erstling unter den Blumen ist” – (fr:4072/p.169) [“si chiama Primula perché è una primizia tra i fiori”]. La pianta è perenne: il rizoma accumula materiali di riserva durante l’anno precedente, prolungandosi all’apice mentre la parte opposta muore gradualmente (fr:4074-4075/p.169). Le foglie giovani sono verticali e arrotolate verso il basso “beides Schutzmittel gegen eine zu starke Verdunstung” – (fr:4076/p.169) [“entrambi mezzi di protezione contro un’eccessiva evaporazione”]. La superficie fogliare rugosa riduce ulteriormente la traspirazione (fr:4078/p.169).

L’apparato fiorale è analizzato nei minimi dettagli: il calice tubuloso a cinque lobi, la corolla giallo tuorlo a tubo lungo con cinque lobi, indicanti la fusione di altrettanti petali (“Verwachsenblumenblättrige Pflanzen”, fr:4087/p.169). La Verschiedengriffligkeit (eterostilia) è il punto centrale: “Daher unterscheidet man eine langgriffelige und eine kurzgriffelige Form der Schlüsselblume” – (fr:4122/p.170) [“si distinguono una forma a stilo lungo e una a stilo corto”]. Il meccanismo di impollinazione incrociata è descritto con precisione: un bombi che visita un fiore a stilo lungo tocca con la testa lo stigma e con la parte media del rostro le antere; visitando poi un fiore a stilo corto, il polline trasportato sulla parte media del rostro contatta lo stigma corto, mentre la testa tocca le antere, realizzando “fortgesetzt Fremdbestäubung beider Formen” – (fr:4131/p.170) [“una continua impollinazione incrociata di entrambe le forme”]. Viene riportato un esperimento: “Bringt man Blütenstaub auf die Narbe derselben Blütenform, so entwickeln sich nur wenige Samen… Ahmt man aber die Tätigkeit der Insekten nach… dann bilden sich zahlreiche Samen, aus denen sich kräftige Pflanzen entwickeln” – (fr:4132-4133/p.170) [“Se si porta polline sullo stigma della stessa forma, si sviluppano pochi semi… Se invece si imita l’azione degli insetti… si formano numerosi semi da cui nascono piante vigorose”].

Il frutto è una capsula che si apre con dieci denti (fr:4139/p.170). I pedicelli dopo la fioritura si raddrizzano e diventano elastici, formando una “kleine Schleuder” (fr:4148/p.173) [“piccola fionda”] che sparge i semi quando il vento agita il fusto. Con tempo umido i denti si richiudono (fr:4149/p.173). I semi, con superficie rugosa, aderiscono al suolo (fr:4150/p.173).

Vengono poi enumerate altre Primulacee: la hohe Schlüsselblume (P. elatior), “geruchlose, schwefelgelbe Blüten” – (fr:4155/p.173) [“fiori inodori, giallo zolfo”]; le Gartenprimeln derivate; la Wasserfeder (Hottonia palustris), anch’essa eterostila (fr:4160/p.173); l’Ackergauchheil (Anagallis arvensis) con capsula a deiscenza circolare; il Pfennigkraut (Lysimachia nummularia) e il Gilbweiderich (L. vulgaris); l’Alpenveilchen (Cyclamen europaeum), con “scheibenförmigen Knollenstamm” (fr:4167/p.173) [“fusto tuberoso a forma di disco”] e fiori rossi profumati.

I caratteri comuni delle Primulacee sono: fiori pentameri, ovario uniloculare con placenta centrale, stilo semplice, frutto a capsula (fr:4169/p.173-4170/p.39). Viene menzionata la famiglia affine delle Sapotacee, con il Guttapercha-Baum (Palaquium gutta), da cui si ricava la guttaperca, usata come il caucciù; in Germania se ne lavorano “für etwa 15 Mill.M” (fr:4176/p.174) [“per circa 15 milioni di marchi”] all’anno.

L’ultima famiglia trattata è quella delle Plumbaginacee, con la gemeine Grasnelke (Armeria vulgaris), caratterizzata da “eine sehr tiefgehende Wurzel und schmale, grasartige Blätter” – (fr:4181/p.174) [“una radice molto profonda e foglie strette, simili a erba”]. Le infiorescenze sono capolini sferici rosa, con brattee che formano una guaina membranosa (fr:4183/p.174). Il calice persistente funge da “kleinen Fallschirm” (fr:4184/p.174) [“piccolo paracadute”] per la dispersione anemocora del frutto.


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14 Il flieder, il liguster, l’esce e l’olivo: riproduzione e diffusione nelle Oleaceae

Il testo descrive caratteristiche botaniche e modalità di riproduzione di alcune piante della famiglia delle Oleaceae, con particolare attenzione al flieder, al liguster, all’esce e all’olivo.

Il brano si apre con l’indicazione della famiglia botanica: “Ölbaum- und Enzian- HR 5 MM ; gewächse (Oleäceae und Gentianäceae)” - (fr:4188/p.174) [Piante dell’olivo e della genziana (Oleaceae e Gentianaceae)]. Subito dopo il testo introduce il flieder (Syringa vulgaris), originario dell’Europa sudorientale, coltivato come arbusto o albero in giardini e parchi: “Der Flieder (Syringa vulgäris), der aus dem südöstlichen Europa stammt, wird als Strauch oder Baum in Gärten und Anlagen über- ne us all gern angepflanzt.” - (fr:4190/p.174). La pianta perde le foglie in autunno alle nostre latitudini, mentre “im armen Süden das ganze Jahr hindurch wei Wrüdhte belaubt” - (fr:4192/p.174) [nel povero sud rimane frondoso tutto l’anno]. I suoi fiori piccoli e profumati sono riuniti in vistose infiorescenze: “Seine kleinen, duftenden Blüten vergr > sind zu ansehnlichen Gemeinschaften / : gehäuft, deren Schönheit vom Menschen ) überall hoch geschätzt wird.” - (fr:4193/p.174). Le capsule mature si aprono in due valve e i semi, “leichte, flache und von einem Flügelrande umgebene Gebilde” - (fr:4195/p.174) [strutture leggere, piatte e circondate da un bordo alato], vengono dispersi dal vento. Tuttavia, il flieder si propaga più spesso tramite polloni: “Häufiger jedoch __ a als durch Samen pflanzt sich der Flieder durch Schöß- Blühender Zweig der Esche, linge fort.” - (fr:4196/p.174) [Più spesso che per semi, il flieder si propaga per polloni (ramo fiorito del frassino)].

Questa modalità di propagazione è ancora più marcata nel liguster o rainweide (Ligustrum vulgare): “In noch höherem Maße tritt diese Ver- der noch mehrere vorjährige mehrungsweise beim Liguster oder der Rainweide (Li- güstrum vulgäre) auf.” - (fr:4197-4198/p.174). Per questo la pianta è adatta alla formazione di siepi vive: “Daher eignet sich die Pflanze auch vortrefflich zur Anlage „lebender Hecken“.” - (fr:4199/p.174). Dai fiori bianchi, simili a quelli del flieder, si sviluppano bacche nere.

L’esce o frassino (Fraxinus excelsior) è descritto come un albero spesso alto oltre 30 m, con chioma possente e foglie imparipennate: “Die Esche (Fräxinus exc£lsior) findet sich in Wäldern und Anlagen oft als ein mehr denn 30 m hoher Baum mit einer mächtigen Krone und unpaarig gefiederten Blättern.” - (fr:4201/p.174). L’impollinazione è anemofila (affidata al vento), come per la maggior parte degli alberi forestali: “Die Bestäubung wird wie bei den ee meisten Waldbäumen durch den Wind vermittelt.” - (fr:4202/p.175). I fiori sono molto semplici: “Diese enthalten entweder nur einen Stempel oder zwei Staubblätter, oder beide Blütenteile zugleich.” - (fr:4204/p.175). Anche la dispersione dei frutti alati è operata dal vento: “Der Wind besorgt auch die Verbreitung der flachen, geflügelten Früchte.” - (fr:4205/p.175). Viene citata una varietà ornamentale, la Traueresche (frassino piangente): “Eine Spielart der Esche mit hängenden Zweigen ist die bekannte Traueresche.” - (fr:4206/p.175).

L’olivo (Olea europaea) è considerato una delle piante più importanti dei paesi mediterranei: “Eines der wichtigsten Gewächse der Mittelmeerländer ist der Öl- oder Olivenbaum (Ölea europa).” - (fr:4207/p.175). Raggiunge un’età molto avanzata e, per il tronco cavo e i rami sparsi, ricorda un salice: “Er erreicht ein sehr hohes Alter und ähnelt mit seinem hohlen Stamme, _ den sparrigen Ästen und schmalen Blättern einem Weidenbaume in hohem Grade.” - (fr:4208/p.175). Le foglie sempreverdi hanno consistenza coriacea come quelle dell’arancio, e sono coperte inferiormente di peli squamiformi: “Da sie zudem unterseits dicht mit schuppenförmigen Haaren 127 Ölbaum.” - (fr:4210/p.175). Questa caratteristica consente alla pianta di resistere a lunghi periodi di siccità estiva: “vermag der anspruchslose Baum monatelange Sommerdürre leicht zu en : tragen” - (fr:4215/p.176) [l’albero poco esigente sopporta facilmente mesi di siccità estiva]. I fiori sono simili per colore, struttura e disposizione a quelli del liguster. Le drupe hanno dimensioni e aspetto simili alle prugnole e forniscono, tramite spremitura, il pregiato olio d’oliva: “Die Steinfrüchte, die etwa die Größe und das Aussehen der Schlehen besitzen, liefern ausgepreßt das wertvolle Oliven- oder Baumöl.” - (fr:4216/p.176). Le qualità migliori sono usate come olio da mensa (es. l’olio di Provenza), quelle inferiori per saponi, combustibili e lubrificanti: “Die besseren Ölsorten dienen als Speiseöl (,„Provenceröl“, weil besonders in der Provence gewonnen); die geringeren werden zur Herstellung von Seifen, sowie als Brenn- und Schmieröle verwendet.” - (fr:4217/p.176). Il legno, duro e ben venato, è apprezzato dai tornitori. Il testo sottolinea la valenza storica e simbolica dell’olivo: “Es ist daher nicht zu verwundern, daß der Baum schon seit dem Altertume in hohem Ansehen steht. Ein Zweig von ihm gilt noch heute als ein Sinnbild des Friedens.” - (fr:4219-4220/p.176) [Non c’è da stupirsi che l’albero sia tenuto in grande stima fin dall’antichità. Un suo ramo vale ancora oggi come simbolo di pace].

Nel brano sono presenti riferimenti a figure illustrative (non riportate nel testo, ma indicate numericamente): il numero 127 accompagna la descrizione dell’olivo, mentre i numeri 128 e 4211-4214 fanno riferimento probabilmente a disegni di rami, frutti e un uliveto con alberi molto vecchi.


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15 Studio della Schwarzwurz e delle piante a foglie ruvide

Il testo, tratto da un manuale scientifico di Schmeil, descrive dettagliatamente la morfologia, l’impollinazione e la fruttificazione della Schwarzwurz (Scorzonera) e di altre specie della famiglia delle Boraginaceae (Rauhblättrige Gewächse), con finalità didattiche e osservazioni pratiche.

Il brano si apre con l’analisi dell’infiorescenza della Schwarzwurz: “Der Blütenstand besteht aus einem Stiele, der anfänglich spiralig eingerollt ist und zahlreiche kurzgestielte Blüten trägt („Wickel“).” – (fr:4354/p.180) [L’infiorescenza è costituita da un gambo inizialmente arrotolato a spirale che porta numerosi fiori a breve peduncolo („cincinnus)]. Man mano che i fiori si schiudono, il gambo si srotola (“In dem Maße aber, in dem sich die Blüten entfalten, rollt sich der Stiel auf.” – fr:4355/p.180). Questa apertura graduale prolunga la fioritura (“Da also immer nur wenige Blüten geöffnet sind, währt das Blühen eine lange Zeit.” – fr:4356/p.180) e garantisce che, anche con tempo sfavorevole, alcuni fiori possano essere visitati e impollinati (“Infolgedessen können selbst bei ungünstiger Witterung wenigstens einige Blüten von Insekten besucht und bestäubt werden.” – fr:4357/p.180). La disposizione del fiore aperto è inclinata verso il basso per proteggere il polline dall’umidità (“Die geöffnete Blüte ist nach unten geneigt, so daß der leicht verderbende Blütenstaub vor Befeuchtung bewahrt wird.” – fr:4359/p.180). Il calice è breve e pentafido, la corolla è campanulata; il nettare viene secreto dalla base dell’ovario (“Von der Unterlage des Fruchtknotens wird der Honig abgeschieden.” – fr:4387/p.183). Lo stigma sporge lontano dalla corolla grazie allo stilo lungo (“Da der Griffel sehr lang ist, ragt die Narbe weit aus der Blütenglocke hervor.” – fr:4388/p.183). I cinque stami sono fusi con la corolla e formano un cono di antere, la cui punta è perforata dallo stilo (“Ihre Beutel bilden einen Kegel, dessen Spitze von dem Griffel durchbrochen wird.” – fr:4390/p.201); esse si aprono già nel bocciolo verso l’interno, facendo cadere parte del polline all’apice del cono (“Sie öffnen sich bereits in der Knospe, und zwar ‚nach innen, so daß ein Teil des Blütenstaubes in die Spitze des Kegels fällt.” – fr:4391/p.183).

Il meccanismo di impollinazione è descritto con cura: lo stigma, posto davanti all’ingresso del fiore, viene toccato per primo dall’insetto in arrivo (“Da — wie erwähnt — die Narbe vor dem Blüteneingange steht, wird sie von einem anfliegenden Insekt auch zuerst berührt.” – fr:4393/p.183). Se l’insetto proviene da un altro fiore, si verifica facilmente l’impollinazione incrociata (“dieses von einer anderen Blüte, so tritt leicht Fremdbestäubung ein.” – fr:4395/p.183). Per evitare che l’insetto, infilando la proboscide verso il nettare, non si carichi di nuovo polline, la corolla presenta cinque introflessioni che formano squame cave simili a dita di guanto, disposte a cupola sopra le antere (“Die Wand der Blumenkrone ist nämlich an 5 Stellen wie Handschuhfinger so nach innen gestülpt, daß ebenso viele Hohlschuppen entstehen, die sich wie eine Kuppel über die Staubbeutel legen.” – fr:4397/p.183). Le pareti di queste squame sono armate di punte spinose, per cui gli insetti evitano di toccarle (“Da nun die Schuppenwände mit harten, stacheligen Spitzen besetzt sind, hüten sich die Insekten wohl, diese gefährlichen Gebilde zu berühren.” – fr:4398/p.183) e introducono la proboscide all’apice della cupola, spingendo le antere e facendo cadere il polline secco sulla loro testa (“Sie führen den Rüssel deshalb an der Spitze der Kuppel ein. Dabei müssen sie aber die Staubbeutel aus- … einander drängen, so daß ihnen der trockene, mehlartige Blütenstaub auf den Kopf fällt.” – fr:4399-4401). Viene inoltre osservato che il bombo terrestre morde spesso la corolla per raggiungere il nettare con la sua corta proboscide, e questi fori sono sfruttati anche dall’ape mellifera (“Sehr häufig findet man die Blumenkrone von der Erdhummel angebissen, die wegen ihres kurzen Rüssels den Honig auf ‚rechtem‘ Wege nicht erreichen kann. Diese Löcher benutzt auch die Honigbiene, um zu saugen.” – fr:4402-4403).

Dopo la caduta della corolla, il gambo dell’infiorescenza continua ad arrotolarsi sollevando il calice persistente; ma se il fiore è stato impollinato, il calice riprende la posizione inclinata e cresce per proteggere il giovane frutto (“Wenn sich nach dem Abfallen der Blumenkrone der Hauptblütenstiel weiter aufrollt, wird der bleibende Kelch mit empor- gehoben. Wurde die Blüte aber vorher bestäubt, so nimmt der Kelch wieder die nickende Stellung ein. Gleichzeitig wächst er weiter, und seine Zipfel überdecken schützend die junge Frucht.” – fr:4405-4407). L’ovario è già diviso alla fioritura in quattro parti da solchi profondi (“Der Fruchtknoten ist bereits zur Blütezeit durch tiefe Spalten in 4 Teile geschieden, aus deren Mitte sich der Griffel erhebt.” – fr:4409/p.183); a maturità si formano quattro piccoli frutti parziali, noci lucide nere con un’appendice bianca carnosa che viene consumata dalle formiche (“Die glänzend schwarzen Nüßchen besitzen einen weißen, fleischigen Anhang, der — wie neuere Beobachtungen ergeben haben — von Ameisen gern verzehrt wird (s. Veilchen).” – fr:4411/p.183).

Il testo prosegue con altre specie della famiglia. Il Lungenkraut (Pulmonaria officinalis) presenta fiori inizialmente rossi, poi blu, con stili di diversa lunghezza come nella primula (“Im Laubwalde erschließt das Lungenkraut … seine anfänglich roten, später blauen Blüten, die … verschieden lange Griffel besitzen.” – fr:4414/p.183). Il Sumpf-Vergißmeinnicht (Myosotis palustris) ha fiori blu con un “stella” gialla formata da squame cave che restringono l’ingresso del tubo fiorale, impedendo alla pioggia di penetrare e obbligando gli insetti a toccare stigma e antere (“Da diese den Eingang der kurzen, nach oben geöffneten Blütenröhre verengen, so verwehren sie den Regentropfen, zu Blütenstaub und Honig vorzudringen. Zugleich nötigen sie die saugenden Insekten, Narbe und Staubbeutel zu berühren.” – fr:4419-4420). Viene notata l’adattamento alla siccità: le specie di Vergißmeinnicht che crescono in luoghi aridi hanno foglie più piccole e sono più pelose, segno che la peluria protegge anche dall’evaporazione eccessiva (“Die zahlreichen Vergißmeinnichtarten, die an trockenen Orten wachsen, haben weit kleinere Blätter und sind viel stärker be- haart als die Feuchtigkeit liebenden Formen, ein Zeichen, daß bei ihnen die Behaarung nicht nur ein Schutzmittel gegen Tierfraß, sondern auch gegen zu starke Verdunstung ist.” – fr:4421/p.184). Analogamente, l’Ochsenzunge (Anchusa officinalis) produce foglie più strette e più pelose su terreni sabbiosi asciutti rispetto agli habitat umidi (“Die Ochsenzunge … treibt auf trockenem Sandboden schmälere und stärker be- haarte Blätter als z. B. im feuchten Talgrunde.” – fr:4423/p.184). Il Natterkopf (Echium vulgare) ha fiori blu senza squame, mentre la Hundszunge (Cynoglossum officinale) presenta fiori bruno-rossi con squame e un odore sgradevole di topi nelle parti verdi; i suoi frutti parziali sono coperti di spine ad ancora che si attaccano agli animali (“Die großen Teilfrüchtchen, deren Oberseite mit ankerartigen Stacheln dicht besetzt ist, werden vorbeistreifenden Tieren angeheftet.” – fr:4434/p.184). Il Boretsch (Borago officinalis) è coltivato per le foglie dal sapore di cetriolo e i fiori blu stellati.

Le caratteristiche comuni delle Rauhblättrige Gewächse sono riassunte: “Die Rauhblättrigen Gewächse zeichnen sich meist durch eine stachelige Behaarung aus. Kelch, Blumenkrone und Staubblätter sind fünfzählig. Die Frucht spaltet sich bei der Reife in 4 Teilfrüchtchen.” – (fr:4439-4441/p.184) [Le piante a foglie ruvide si distinguono per lo più per una peluria spinosa. Calice, corolla e stami sono pentameri. Il frutto si divide a maturità in 4 frutti parziali].

Il manuale include anche una serie di figure (fr:4380-4385, 4427-4430) e compiti di osservazione (fr:4362/p.6-4377/p.180) che invitano lo studente a misurare radici e foglie, verificare la protezione dalla pioggia con sabbia, annotare la durata della fioritura e gli insetti visitatori, confrontare la posizione del calice durante fioritura e fruttificazione, seminare semi presso formicai e ripetere esperimenti con lumache su altre piante a foglie ruvide. Questi esercizi conferiscono al testo un valore didattico sperimentale, tipico della scienza naturalistica ottocentesca e primo-novecentesca, di cui il trattato di Schmeil è un esempio rappresentativo.

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16 La bianca ortica morta: un trattato di morfologia e adattamento floreale

“Die weiße Taubnessel (Lämium älbum)” – (fr:4445/p.184) [La bianca ortica morta (Lamium album)].

Il testo, tratto da un manuale scolastico di scienze naturali, descrive in dettaglio la pianta appartenente alla famiglia delle Labiate (Lippenblütler, fr:4444/p.184). La trattazione è suddivisa in sezioni dedicate a foglie, fusto epigeo, fusto ipogeo e fiore, e si conclude con una serie di osservazioni didattiche.

L’habitat della pianta è indicato come siepi, strade, fossi e luoghi simili (fr:4447/p.184). Il nome comune “Taubnessel” deriva dalla somiglianza con l’ortica quando non è in fiore, ma senza l’effetto urticante: “Taubnessel heißt sie, weil sie in blütenlosem Zustande der Brennessel täuschend ähnlich ist, aber nicht brennt, wenn man sie berührt” – (fr:4449/p.185) [Si chiama ortica morta perché allo stato senza fiori è ingannevolmente simile all’ortica, ma non brucia quando la si tocca].

Le foglie sono descritte come brevemente picciolate, ovoidali e seghettate, disposte a coppie opposte che formano una croce per ottimizzare l’esposizione alla luce (fr:4451–4452). Sono ruvide e pelose, di odore sgradevole, ma comunque gradite agli animali al pascolo (fr:4453–4454).

Il fusto epigeo è cavo e presenta quattro cordoni di tessuto resistente che lo rendono quadrangolare e scanalato: “Daher erscheint dieser vierkantig und zwischen den Kanten rinnig vertieft” – (fr:4459/p.185) [Perciò esso appare quadrangolare e incavato a solco tra gli spigoli]. La robustezza è data dalla disposizione esterna degli elementi più resistenti, mentre la cavità centrale non ne pregiudica la resistenza (fr:4460–4464). I nodi sono dotati di setti trasversali che aumentano la rigidità, e i tratti inferiori radicano al suolo (fr:4488–4490).

Il fusto sotterraneo (rizoma) è simile a quello epigeo ma bianco, non cavo, e produce stoloni: “Seine Zweige erheben sich entweder über den Boden, gehen also in oberirdische Stengel über, oder sie kriechen wagerecht in der Erde dahin” – (fr:4494/p.186) [I suoi rami o si elevano sopra il suolo, passando quindi in fusti epigei, oppure strisciano orizzontalmente nel terreno]. Quando il ceppo madre muore, gli stoloni diventano indipendenti, portando la pianta a crescere a gruppi (fr:4495–4496).

La sezione sul fiore è la più estesa e mette in luce l’adattamento all’impollinazione da parte dei bombi. Il calice è campanulato e pentalobato, la corolla bianca e zigomorfa: “Ihr unterer Teil ist eine gebogene Röhre, deren Seitenwände oben zwei Lappen mit je einem Zähnchen bilden” – (fr:4505/p.186) [La sua parte inferiore è un tubo ricurvo, le cui pareti laterali formano in alto due lobi con un dente ciascuno]. L’insieme forma una tipica “labiata” (fr:4507/p.186). Gli stami sono quattro, con due più lunghi; l’antera è posta sotto il labbro superiore che funge da riparo per il polline (fr:4508–4510). Il nettare è secreto alla base del lungo tubo corollino, accessibile solo a insetti dalla spiritromba lunga; le farfalle non possono entrare a causa delle ali, ma i bombi vi riescono perfettamente (fr:4514–4515).

L’adattamento è descritto con precisione: il labbro inferiore orizzontale funge da piattaforma di atterraggio, con disegni verdognoli interpretati come “macchie nettarifere” (fr:4525–4526). I lobi laterali del tubo corrispondono alla larghezza di testa e torace del bombo, costringendolo a premere il dorso contro il labbro superiore, dove le antere rilasciano il polline: “Infolgedessen muß sie auch den Blütenstaub von den Beuteln der Staubblätter abstreifen” – (fr:4529/p.189) [Di conseguenza deve anche spazzolare via il polline dalle antere degli stami]. Nella visita successiva, il dorso del bombo tocca per primo il ramo dello stigma rivolto verso il basso, depositando il polline estraneo (fr:4531/p.189). Un anello di peli all’interno del tubo impedisce l’accesso agli insetti più piccoli, ma non ai bombi (fr:4532–4533). La frase conclusiva riassume: “Kurz: man kann die Taubnesselblüte betrachten, wie man will, sie ist in allen Stücken eine vollendete ‚Hummelblume‘“ – (fr:4534/p.189) [In breve: si può considerare il fiore della ortica morta come si vuole, esso è in tutto e per tutto un perfetto ‘fiore da bombo’].

Il testo include anche una tavola (Tafel 18, fr:4446/p.184) e figure (fr:4517–4523) che illustrano parti della pianta, la sezione longitudinale del fiore e un bombo in visita. Infine, una lunga serie di compiti di osservazione (fr:4465–4487) invita lo studente a confrontare foglie, verificare la gradibilità per gli erbivori, misurare l’estensione degli stoloni, registrare i mesi di fioritura, contare le visite degli insetti e osservare la dispersione dei semi, dimostrando l’approccio pratico dell’opera.

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17 Resoconto su un trattato botanico: Lamiaceae e Scrophulariaceae

Il testo descrive in dettaglio diverse piante appartenenti alle famiglie delle Lamiaceae (Lippenblütler) e delle Scrophulariaceae (Rachenblütler), con particolare attenzione alla morfologia floreale, ai meccanismi di impollinazione e alle interazioni con gli insetti. Emerge una significativa testimonianza della conoscenza botanica di fine Ottocento/inizio Novecento, che integra osservazioni naturalistiche con i principi dell’ecologia dell’impollinazione, di chiara derivazione darwiniana.

Un primo elemento peculiare è il comportamento dell’ape mellifera, che non riuscendo a raggiungere il nettare per la via “giusta” a causa della sua corta proboscide, praticava fori nella corolla: “Die Honigbiene dagegen, die infolge ihres kurzen Rüssels den Honig auf ‚rechtem‘ Wege nicht erreichen kann, beißt vielfach Löcher in die Blütenröhre und nascht von dem süßen Safte, ohne der Pflanze zu dienen.” – (fr:4535/p.189) [“L’ape mellifera, al contrario, poiché a causa della sua corta proboscide non può raggiungere il miele per la via ‘giusta’, morde spesso fori nella corolla e sorbisce il dolce succo, senza servire la pianta.”]. Questo fenomeno di “effrazione” viene ripreso anche per il Leinkraut (Linaria vulgaris), dove bombi a corta proboscide e api commettono frequentemente “Einbruch” (fr:4622/p.192).

La trattazione dei frutti delle Lamiaceae è precisa: “Der Fruchtknoten zerfällt in 4 Teilfrüchtchen.” – (fr:4537/p.158) [“L’ovario si divide in 4 piccoli frutti.”]; questi, maturando, si allentano dal ricettacolo e salgono nel calice, così che “Dann genügt schon ein leiser Wind, sie aus ihrem Behältnis zu schütteln.” – (fr:4539/p.189) [“Allora basta un soffio di vento per scuoterli fuori dal loro contenitore.”]. La disseminazione è favorita anche dal trasporto delle formiche, attratte dall’elaisoma: “Es sind olivenfarbene Nüßchen mit einem weißen, fleischigen Anhange, der gewissen Ameisen als willkommene Speise dient (s. Veilchen).” – (fr:4540/p.189) [“Sono nocioline color oliva con un’appendice bianca e carnosa, che serve da gradito cibo a certe formiche (si veda Viole).”].

Vengono poi illustrate specie particolari: la Gundermann (Glechoma hederacea) presenta un adattamento alla crescita strisciante, risolvendo il problema dell’ombreggiamento reciproco: “Die Blattstiele stellen sich senkrecht nach oben; die Blattflächen nehmen eine wagerechte Richtung ein, und die Blätter, die der Blattstellung entsprechend l Kriechender Günsel.” – (fr:4556/p.190) [“I piccioli si dispongono verticalmente verso l’alto; le lamine fogliari assumono una direzione orizzontale, e le foglie, che secondo la disposizione fogliare …”] (segue il riferimento alla figura 138). Il testo evidenzia anche il ruolo protettivo delle foglie superiori per i fiori di Ajuga reptans (fr:4570/p.190).

Un caso di straordinaria specializzazione è offerto dal Salvia pratensis: presenta solo due stami, con un “Mittelband” (connettivo) allungato a forma di arco. “Der längere Teil des Bogens trägt ein Staubbeutelfach, das in der Oberlippe geborgen ist. Der kürzere Teil dagegen bildet eine löffelartige Platte, die mit der Platte des anderen Staubblattes den Eingang zur Blütenröhre versperrt.” – (fr:4586-4587/p.190) [“La parte più lunga dell’arco porta una teca, nascosta nel labbro superiore. La parte più corta forma invece una piastra a forma di cucchiaio, che insieme alla piastra dell’altro stame ostruisce l’ingresso al tubo corollino.”]. Quando un bombo preme contro le piastre, “werden die Platten nach hinten gedrückt; infolgedessen senkt sich der lange Arm herab, so daß die Staubbeutelfächer auf den Rücken der Hummel schlagen.” – (fr:4589/p.191) [“le piastre vengono spinte indietro; di conseguenza il braccio lungo si abbassa, così che le teche battono sul dorso del bombo.”]. Lo stesso insetto, visitando fiori più vecchi, tocca lo stimma posto all’ingresso del tubo (fr:4590-4591/p.191), assicurando l’impollinazione incrociata.

La sezione dedicata alle Scrophulariaceae si apre con Linaria vulgaris: “Der mittlere, orangefarbene Abschnitt der dreigespaltenen Unterlippe ist aber kissenförmig angeschwollen und legt sich der Röhre dicht und fest an.” – (fr:4617/p.192) [“La parte mediana, di colore arancione, del labbro inferiore trilobato è però rigonfia a cuscino e aderisce saldamente al tubo.”]. Solo i grossi bombi possono spingerla per entrare nel “Blütenrachen” (fauce del fiore), mentre insetti minori sono esclusi (fr:4618/p.192). Il nettare si accumula in un lungo sperone, “Er wird von der Unterlage des Fruchtknotens abgeschieden, fließt aber in einen langen Sporn hinab” – (fr:4621/p.192) [“Viene secreto dal ricettacolo dell’ovario, ma scorre in un lungo sperone”]. I frutti a capsula si aprono con sei denti e i semi, provvisti di un bordo membranoso, vengono dispersi dal vento (fr:4623-4626/p.192).

Figure e immagini sono richiamate costantemente: la didascalia “E. Frucht.” (fr:4536/p.36), il riferimento a “Veilchen” (fr:4541/p.169), le illustrazioni del Wiesensalbei (fr:4557-4566/p.190) e del Leinkraut (fr:4607-4612/p.191) forniscono un supporto visivo alla descrizione morfologica. Il testo si conclude con un elenco delle piante aromatiche coltivate (Satureja, Origanum, Thymus, Salvia officinalis), originarie del Mediterraneo (fr:4592-4593/p.191).

In sintesi, il trattato rappresenta una testimonianza storica della botanica sistematica e funzionale, dove l’osservazione minuziosa di organi floreali e del comportamento animale si salda con i principi della coevoluzione pianta-impollinatore, offrendo un quadro vivido della biodiversità europea di fine Ottocento.


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18 Osservazioni sulla flora europea: adattamenti e strategie riproduttive nelle Scrophulariaceae

Didascalia: L’estratto illustra un approccio didattico alla botanica, tra compiti pratici e descrizioni morfologiche di specie delle Scrophulariaceae, con attenzione ai meccanismi di disseminazione, impollinazione e adattamento ambientale.

Il testo si apre con una breve osservazione ecologica: “Bei Eintritt feuchter Witterung schließt sich die Kapsel wieder.” – (fr:4627/p.192) [“Al sopraggiungere di tempo umido la capsula si richiude.”] – che evidenzia un meccanismo di protezione della capsula di una pianta (verosimilmente una Scrophulariaceae) in risposta all’umidità.

Segue un elenco di compiti osservativi (fr:4628–4645): “Beobachtungsaufgaben” [“Compiti di osservazione”]. Essi richiedono di scavare dal suolo piante di comune Leinkraut (Linaria vulgaris) e misurarne il nettare nel calcagno (fr:4630–4632), osservare la durata della fioritura di Königskerze (Verbascum) e Fingerhut (Digitalis), calcolare la produzione di semi (fr:4634–4636), testare la ritenzione d’acqua su steli di Gamander-Ehrenpreis (Veronica chamaedrys) asportando le file di peli da un esemplare – “Welche Pflanze bleibt am längsten feucht?” – (fr:4639/p.192) [“Quale pianta rimane umida più a lungo?”] – e infine dissotterrare piante parassite come Klappertopf (Rhinanthus), Leinkraut o Wachtelweizen (Melampyrum) per osservare le radici (fr:4641–4645). L’ultimo compito (fr:4643–4645) richiede di individuare una Schuppenwurz (Lathraea) nel bosco e di seminare Sommerwurz (Orobanche) con fave. Questi esercizi indicano un insegnamento scientifico basato sull’esperienza diretta e sul lavoro sul campo.

La seconda parte del testo (fr:4646–4681) descrive altri membri della famiglia delle Scrophulariaceae, denominati “Andere Rachenblütler” (fr:4646/p.193). Si inizia con efeu-blättriges Leinkraut (Linaria cymbalaria) che cresce su rocce e muri: “Nach dem Verblühen krümmen sich die Blütenstiele abwärts, so daß die Kapseln dem Untergrunde zugewendet werden.” – (fr:4651/p.193) [“Dopo l’appassimento i pedicelli si curvano verso il basso, così che le capsule siano rivolte verso il substrato.”] – strategia che favorisce la dispersione dei semi nelle fessure (fr:4652/p.193). Vengono poi citati il Löwenmaul (Antirrhinum majus) originario dell’Europa meridionale (fr:4653/p.193), la knotige Braunwurz (Scrophularia nodosa) con fiori bruni visitati da vespe (fr:4654–4655) e il rote Fingerhut (Digitalis purpurea) delle zone montane: “In allen Teilen des stolzen Gewächses findet sich ein sehr heftiges Gift, das als wirksames Heilmittel dient.” – (fr:4658/p.193) [“In tutte le parti della superba pianta si trova un veleno molto potente, che serve come efficace rimedio medicinale.”]

Una sezione (fr:4660–4665) tratta le specie con fiori a forma di ruota: “die kurze Blütenröhre (Nabe!) breitet sich in einen Saum aus, der in 4 oder 5 Abschnitte (Speichen!) gespalten ist.” – (fr:4660–4662) [“il breve tubo corollino (mozzo!) si allarga in un lembo che è diviso in 4 o 5 sezioni (raggi!).”] L’esempio principale è la echte Königskerze (Verbascum thapsus), alta fino a 1,5 m, a forma di piramide regolare, con infiorescenza a candela di fiori gialli (fr:4664–4665). Le sue parti verdi sono ricoperte di peli feltrosi: “die grünen Teile sind dicht mit filzigen Haaren bedeckt, die bei mikroskopischer Vergrößerung wie kleine Tannenbäumchen aussehen („Wollkraut“).” – (fr:4666/p.193) [“le parti verdi sono densamente coperte da peli feltrosi che a ingrandimento microscopico sembrano piccoli alberi di Natale („erba di lana“).”] L’autore menziona una figura (fr:4668–4669) che illustra l’infiorescenza del rote Fingerhut e della Königskerze, oltre ai peli di quest’ultima. I peli provocano prurito e fastidio se toccati (fr:4670–4671), proteggendo la pianta dagli erbivori; inoltre – “Zugleich verhindert diese „Filzdecke“ die Verdunstung des aufgenommenen Wassers in einem Grade, daß die stattliche Pflanze auf trockenstem Sand- und Felsboden zu leben vermag.” – (fr:4672/p.194) [“Al contempo questa „coperta di feltro“ impedisce l’evaporazione dell’acqua assorbita a tal punto che la maestosa pianta è in grado di vivere sul più arido suolo sabbioso e roccioso.”] – adattamento xerofitico.

Infine, vengono descritte le specie del genere Ehrenpreis (Veronica), con fiori a ruota ma due soli stami (fr:4673–4675). Il Gamander-Ehrenpreis (Veronica chamaedrys) è riconoscibile per i steli pelosi su due lati (fr:4676/p.194); “Die prächtig blauen Blüten, die sehr leicht abfallen („Männertreu“), werden besonders von Schwebfliegen besucht.” – (fr:4677/p.194) [“I magnifici fiori blu, che cadono molto facilmente („fedeltà maschile“), sono visitati specialmente da sirfidi.”] Il meccanismo di impollinazione è descritto: i sirfidi si aggrappano al lobo inferiore della corolla e ai filamenti staminali mobili, premendoli insieme allo stilo, così da strofinare il polline sul loro corpo e metterlo a contatto con lo stigma. La selezione naturale e la precisione meccanica sono evidenti: “Daher wird der Blütenstaub an der Unterseite ihres Körpers abgestrichen, mit der auch die Narbe in Berührung kommt.” – (fr:4679/p.194) [“Perciò il polline viene spazzolato sulla parte inferiore del loro corpo, con cui anche lo stigma viene a contatto.”] L’ultima specie citata è l’Efeu-Ehrenpreis (Veronica hederifolia), con fiori solitari e foglie simili all’edera, che cresce sotto le semine in primavera (fr:4680–4681).


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19 Il tubero di patata: struttura, funzione e importanza

La patata si riproduce e sopravvive all’inverno grazie a tuberi che sono fusti sotterranei accorciati e rigonfi, ricchi di amido e protetti da una corteccia di sughero.

Lo sviluppo del tubero ha inizio dagli stoloni, fusti sotterranei che emettono radici ai nodi: “Finalmente anche nel punto in cui le foglie sono attaccate allo stolone (nodo del fusto) spuntano radici” - (fr:4767/p.197). Le foglie squamiformi perdono presto la loro funzione e “vanno in rovina” - (fr:4768/p.197). All’estremità degli stoloni si formano piccoli rigonfiamenti: “Anche sugli stoloni e sui loro rami si nota ora all’estremità libera un piccolo rigonfiamento” - (fr:4769/p.197). Successivamente “i rigonfiamenti sono diventati più grandi e si sono trasformati ciascuno in un giovane tubero” - (fr:4772/p.197). Il tubero è quindi definito una “parte di fusto accorciata e molto rigonfia” - (fr:4774/p.198), precisato come “‘tubero del fusto’ in contrapposizione al ‘tubero della radice’” - (fr:4775/p.198). Su di essi si riconoscono le foglie squamiformi caduche e le gemme: si tratta degli occhi, “che si trovano infossati, ben protetti da lesioni, ciascuno in una depressione del tubero” - (fr:4778/p.198). In autunno gli stoloni muoiono e i tuberi giacciono separati nel terreno, mentre la pianta madre appassisce: “In autunno gli stoloni muoiono; allora i tuberi giacciono per lo più separati nel terreno dalla pianta madre anch’essa morta” - (fr:4779/p.198).

I tuberi permettono alla patata di superare l’inverno e di moltiplicarsi. Le parti verdi gelano facilmente, “La pianta potrebbe quindi sopportare ancora meno il freddo del nostro inverno” - (fr:4783/p.198). Essa muore in autunno ma lascia numerosi tuberi; se conservati al riparo dal gelo e poi interrati in primavera, da ciascuno nasce una nuova pianta, e “persino parti dei tuberi, purché abbiano almeno un occhio, possono fornire giovani piante” - (fr:4785/p.198). Conclude: “La patata si riproduce quindi attraverso i tuberi e con il loro aiuto è in grado di superare la stagione sfavorevole” - (fr:4786/p.198). La protezione dalla disidratazione è data dalla buccia: “La perdita di acqua della buccia è quindi protetta dalla ‘buccia’ contro l’essiccamento” - (fr:4824/p.199). Al microscopio si vede che “la buccia è composta da cellule le cui pareti sono di sughero, cioè di una sostanza quasi impermeabile all’acqua e al vapore acqueo” - (fr:4825/p.199). Questo mantello di sughero è anche “un importante mezzo di protezione contro lesioni e contro la penetrazione di germi fungini” - (fr:4826/p.199).

Nel tubero sono immagazzinate sostanze di riserva, prevalentemente amido: “Le sostanze di riserva accumulate nel tubero consistono prevalentemente di amido” - (fr:4834/p.199). Macinando tuberi crudi e lavando la poltiglia si ottiene l’amido come residuo bianco, “il cui peso è circa 1/5 di quello del tubero: i tuberi sono quindi molto ricchi di amido, che per noi è un nutriente estremamente importante” - (fr:4835-4836/p.199). Per l’uomo “la patata è, accanto ai cereali e alle leguminose, la nostra pianta alimentare più importante” - (fr:4838/p.199). Il suo valore è accresciuto dal fatto che cresce “anche lì (terreno sabbioso, montagna) dove non prospera più alcun cereale, che fornisce quasi ogni anno un ricco raccolto, e che i suoi tuberi durevoli non ci vengono mai a noia come il pane” - (fr:4839/p.199). L’importanza storica è sottolineata: “Finché la patata sarà coltivata nei nostri campi, una carestia non potrà più colpire il nostro paese come prima” - (fr:4840/p.199). Oltre all’alimentazione umana, i tuberi servono come foraggio, per la produzione di amido e di alcool, e si è costantemente impegnati “a coltivare varietà i cui tuberi sono sempre più ricchi di amido” - (fr:4842/p.200).

Il testo include anche osservazioni pratiche (ad esempio, l’effetto della rimozione degli occhi, del gelo, dell’asportazione delle foglie, del contenuto d’acqua, della presenza di amido) e descrive la parte aerea: fusti angolosi, foglie grandi e pelose, pennate con piccole foglioline intercalate, che formano un mosaico per la luce. Tutte le parti verdi “contengono un veleno (solanina)” - (fr:4853/p.200), per cui vengono “per lo più disdegnate dagli erbivori” - (fr:4854/p.200). Il veleno è ancora più abbondante nei frutti, nei giovani germogli e nei tuberi esposti al sole. Infine si descrivono fiori e frutti: “Il piccolo calice a cinque lobi circonda la grande corolla bianca o lilla chiaro, a forma di ruota, il cui bordo si prolunga in 5 angoli” - (fr:4858/p.201).


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20 La Campanula rotundifolia: anatomia, impollinazione e adattamenti in un trattato botanico storico

Descrizione dettagliata della morfologia e della biologia riproduttiva della campanula a foglie rotonde, corredata da figure e compiti di osservazione sperimentale.

Il testo esamina con precisione la struttura della Campanula rotundifolia (rundblättrige Glockenblume), iniziando dalle radici. Vengono indicate due tipologie: la radice a fittone, descritta come “Blühende Pflanze mit möhrenförmiger Wurzel” (fr:5116/p.211) [Pianta fiorita con radice a forma di carota], e la presenza di stoloni sotterranei: “Statt einer solchen Wurzel trifft man vielfach aber auch unterirdische Ausläufer an, die durch Nebenwurzeln den oberen Bodenschichten die notwendige Feuchtigkeit entziehen” (fr:5123/p.213) [Invece di una tale radice si incontrano spesso anche stoloni sotterranei che, tramite radici avventizie, sottraggono l’umidità necessaria agli strati superficiali del suolo]. Le foglie sono descritte come molto piccole per limitare la traspirazione: “Da die Blätter sehr klein sind, verdunsten sie auch nur wenig Wasser” (fr:5124/p.291) [Poiché le foglie sono molto piccole, traspirano anche poca acqua]. Viene inoltre illustrata la variazione morfologica delle foglie lungo i rami: quelle inferiori sono arrotondate e crenate, mentre quelle superiori si restringono fino a diventare quasi lineari e intere (fr:5125-5126/p.213).

La sezione dedicata al fiore (fr:5127/p.78-5142/p.213) ne descrive l’architettura e la protezione. I fiori sorgono da rami lunghi che li sollevano al di sopra delle piante vicine (fr:5130/p.213). Inizialmente eretti, si inclinano verso il basso all’apertura, proteggendo polline e nettare dalla pioggia: “Wenn sie sich aber öffnen, neigen sie sich in der Regel nach unten, so daß Blütenstaub und Honig vortrefflich gegen Regen geschützt sind” (fr:5132/p.213) [Ma quando si aprono, di solito si inclinano verso il basso, così che polline e miele sono ottimamente protetti dalla pioggia]. La corolla celeste forma una campanula con cinque lobi, con la superficie esterna più vivace (fr:5133/p.213). Il calice è fuso con l’ovario nella parte inferiore, mentre superiormente si divide in cinque lacinie filiformi (fr:5134/p.213). All’apice dell’ovario si trova la ghiandola nettarifera gialla, che avvolge lo stilo ed è sormontata da un tetto formato dalle porzioni basali allargate degli stami (fr:5135-5136/p.213). Ciò crea solo cinque stretti accessi al nettare, ulteriormente ostruiti da peli: “Da die Spalten zudem durch Härchen versperrt werden, vermögen … kleine, unnütze Blütengäste nicht zu dem süßen Safte zu gelangen” (fr:5138-5139/p.213) [Poiché le fessure sono inoltre bloccate da peli, i piccoli ospiti inutili del fiore non riescono a raggiungere il dolce succo]. Solo insetti più grandi possono penetrare con la loro spiritromba (fr:5141/p.213), e sono quindi loro a effettuare l’impollinazione (fr:5142/p.213).

Il meccanismo di impollinazione è descritto in dettaglio (fr:5143/p.6-5166/p.214). In un bocciolo non ancora aperto, le antere sono piene e strettamente appressate allo stilo, che nella parte superiore è rivestito di peli a formare una “Griffelbürste” (spazzola dello stilo): “…dessen oberer Teil rings mit Haaren besetzt ist, so daß er einer kleinen Bürste gleicht” (fr:5159/p.214) [la cui parte superiore è circondata da peli, così da assomigliare a una piccola spazzola]. Aprendosi all’interno del bocciolo, le antere depositano il polline verdastro su questa spazzola (fr:5160/p.214). Successivamente gli stami avvizziscono, il fiore si inclina e si apre; il polline viene allora asportato dagli insetti che cercano il nettare (fr:5161-5162/p.214). Dopo un certo tempo i peli della spazzola scompaiono e i tre rami dello stigma, fino ad allora chiusi, si allargano, rendendo possibile la fecondazione (fr:5163-5164/p.214). Poiché i rami dello stigma occupano la stessa posizione in cui prima si trovava il polline, gli insetti toccano con la stessa parte del corpo sia il polline di fiori giovani sia lo stigma di fiori più vecchi, garantendo così l’impollinazione incrociata: “Dabei müssen die Insekten Blütenstaub jüngerer Blüten auf die Narben älterer tragen, also Fremdbestäubung vermitteln” (fr:5166/p.214) [Così gli insetti devono trasportare il polline di fiori più giovani sugli stigmi di fiori più vecchi, favorendo quindi l’impollinazione incrociata].

Il frutto è una capsula a tre logge, pendula come il fiore (fr:5169-5170/p.214). Si apre alla base tramite tre lembi che si ribaltano come finestrelle: “Teile derart, daß drei Stücke der Fruchtwand wie Klappfenster herabschlagen” (fr:5173/p.214) [in modo che tre pezzi della parete del frutto si abbassino come finestre a battente]. Il vento scuote i semi fuori da queste aperture (fr:5174/p.214). L’apertura inferiore è un adattamento: se la capsula si aprisse in alto, i semi cadrebbero tutti vicino alla pianta madre, creando competizione (fr:5175/p.214). Con tempo umido, le finestrelle si richiudono proteggendo i semi: “Stellt sich feuchte Witterung ein, die den Samen verderblich werden könnte, dann schließen sich die ‚Fensterchen‘ wieder” (fr:5176/p.214) [Se sopraggiunge un tempo umido che potrebbe danneggiare i semi, le “finestrelle” si richiudono].

Il testo include anche numerosi compiti di osservazione (fr:5147/p.6-5158/p.213) rivolti allo studente: confrontare esemplari da ambienti secchi e umidi per radici, altezza e foglie; confrontare colori e dimensioni della corolla in diverse specie di Campanula; verificare la sequenza di sviluppo del fiore; osservare la direzione dei boccioli, dei fiori e dei frutti; sperimentare la dispersione dei semi con il vento. Questi esercizi mostrano l’approccio didattico e sperimentale del trattato. Le citazioni alle figure (ad esempio il riferimento “157 pflanzen tief in die Erde hinabsteigt” – fr:5122 – e le didascalie iniziali fr:5116-5121 per le figure 1–7) confermano che il testo era corredato da tavole illustrative. La sezione finale “Verwandte” (fr:5177/p.33) accenna a specie affini, completando un quadro di botanica sistematica e funzionale.


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21 Il Girasole e il Dente di Leone: Struttura, Fioritura e Adattamenti

Il testo analizzato, tratto da un trattato scientifico di botanica, descrive in dettaglio la morfologia e il comportamento di due piante della famiglia delle Asteracee: il girasole e il dente di leone. L’approccio è sia descrittivo che pratico, con numerosi compiti osservativi proposti al lettore. L’estratto evidenzia come la struttura dell’infiorescenza a capolino e i meccanismi di impollinazione siano adattamenti per attrarre gli insetti e garantire la riproduzione.

L’analisi inizia con il girasole, chiarendo che la sua “grande ‘Blume’” è in realtà un’infiorescenza composta: “Wir haben hier also nicht mit einer einzelnen Blüte, sondern mit einem Blütenstande zu tun, den man nach seiner Form als Köpfchen bezeichnet.” (fr:5361/p.220) [“Non abbiamo qui a che fare con un singolo fiore, ma con un’infiorescenza che, per la sua forma, viene chiamata capolino.”] I fiori si dividono in due tipi: i fiori del disco (Scheibenblüten) e i fiori del raggio (Randblüten). “Nach der Stellung der Blüten unterscheidet man also Scheiben- und Randblüten, nach der Form ihrer Blumenkronen aber Röhren- und Zungenblüten.” (fr:5365/p.220) [“In base alla posizione dei fiori si distinguono dunque fiori del disco e fiori del raggio; in base alla forma delle corolle, invece, fiori tubolari e fiori ligulati.”] I fiori del raggio sono sterili ma hanno funzione di attrazione: “Durch die nach außen strahlenden, bandartigen Abschnitte ihrer Blumenkronen machen sie nämlich den Blütenkorb auffälliger, helfen also, die Bestäuber der Röhrenblüten herbeizulocken.” (fr:5417/p.222) [“Attraverso le loro sezioni a nastro che si irradiano verso l’esterno, rendono infatti il capolino più vistoso, aiutando così ad attirare gli impollinatori verso i fiori tubolari.”] L’insieme è protetto da un involucro di brattee verdi, detto Hüllkelch, che “überdecken die Blüten während des Knospenzustandes vollständig und sind auch den geöffneten noch ein Schutz gegen ankriechende Tiere (Schnecken, Ameisen u.dgl.).” (fr:5368/p.221) [“ricoprono completamente i fiori durante lo stato di bocciolo e sono anche per quelli aperti una protezione contro animali striscianti (lumache, formiche e simili).”]

La biologia fiorale del girasole è descritta con particolare attenzione all’impollinazione. I fiori tubolari centrali possiedono un meccanismo di presentazione del polline: “Gleichzeitig ist der Griffel wie ein Kolben in der Staubbeutelröhre vorgedrungen, so daß er den Blütenstaub vor sich her schiebt.” (fr:5393/p.221) [“Contemporaneamente, lo stilo è avanzato come uno stantuffo nel tubo delle antere, spingendo davanti a sé il polline.”] Solo dopo che il polline è stato prelevato dagli insetti, gli stigmi si aprono: “Ist der Blütenstaub abgeholt, dann spreizen die Narbenäste auseinander (4). Die Blüte kann also jetzt erst bestäubt werden.” (fr:5398-5399/p.222) [“Una volta che il polline è stato raccolto, i rami dello stigma si allargano (4). Il fiore può quindi essere impollinato solo ora.”] Viene anche descritto un meccanismo di autoimpollinazione di riserva: “Übrigens ist die Pflanze auch imstande, bei Selbstbestäubung wohlausgebildete Früchte zu erzeugen: Die Narbenäste rollen sich dann so weit zurück, daß ihre Oberseiten mit den Blütenstaubkörnchen in Berührung kommen, die am Griffel hängen geblieben sind.” (fr:5403/p.222) [“Del resto, la pianta è anche in grado di produrre frutti ben formati in caso di autoimpollinazione: i rami dello stigma si arrotolano allora così tanto che le loro superfici superiori entrano in contatto con i granelli di polline rimasti attaccati allo stilo.”] L’apertura dei fiori nel capolino è progressiva, dall’esterno verso l’interno, favorendo la fecondazione incrociata: “Das Aufblühen geschieht vielmehr reihenweis von außen nach innen.” (fr:5402/p.222) [“La fioritura avviene piuttosto per file, dall’esterno verso l’interno.”]

Per quanto riguarda l’apparato radicale, il testo sottolinea un adattamento idrico: “Gräbt man die Pflanze aber aus, so findet man zwar eine Hauptwurzel, die senkrecht in den Boden hinabsteigt; die von ihr ausstrahlenden Seitenwurzeln dagegen bleiben auffallend kurz.” (fr:5346/p.220) [“Se però si scava la pianta, si trova sì una radice principale che scende verticalmente nel terreno; le radici laterali che da essa si irradiano rimangono invece sorprendentemente corte.”] Tuttavia, esse sono numerose e formano un fitto intreccio che si estende sotto la chioma delle foglie, dove l’acqua stilla: “Da die ‚Krone‘ aber nicht dicht geschlossen ist, wird der ganze Wurzelgeflecht … Bezirk, der unter den Blättern liegt, von dem abtropfenden Wasser durchnäßt.” (fr:5349/p.220) [“Poiché la ‘corona’ non è fittamente chiusa, l’intera zona dell’intreccio radicale che si trova sotto le foglie viene inumidita dall’acqua che gocciola.”]

La seconda parte del testo è dedicata al dente di leone (Taraxacum officinale). Vengono descritti il suo portamento a rosetta e le proprietà del fittone: “Da sich der Stamm in eine lange Pfahlwurzel fortsetzt, die tief in die Erde hinabsteigt, vermag der Löwenzahn selbst auf festgetretenem Boden zu wachsen, der sich bekanntlich durch Trockenheit auszeichnet.” (fr:5430/p.223) [“Poiché il fusto si prolunga in una lunga radice a fittone che scende in profondità nel terreno, il dente di leone è in grado di crescere anche su suolo compatto, che notoriamente è caratterizzato da siccità.”] La rosetta fogliare fornisce ombreggiamento e raccoglie l’acqua piovana: “Diese liegt dem Untergrunde dicht auf. Sie beschattet und schützt ihn mithin vor zu starker Austrocknung.” (fr:5433-5434/p.223) [“Questa (rosetta) aderisce strettamente al substrato. Essa lo ombreggia e lo protegge quindi da un eccessivo disseccamento.”] Inoltre, le foglie sono provviste di nervature che convogliano l’acqua verso la radice: “da die so geordneten Blätter auf der Oberseite zudem mit deutlichen … Rinnen versehen sind, leiten sie auch die Regentropfen, von denen sie getroffen werden, der dürstenden Wurzel zu.” (fr:5435/p.223-5462/p.224) [“poiché le foglie così disposte sono inoltre provviste sulla pagina superiore di evidenti scanalature, esse convogliano anche le gocce di pioggia che le colpiscono verso la radice assetata.”] Il testo menziona anche la capacità della pianta di sopravvivere al pascolo e la sua natura infestante: “Werden seine oberirdischen Teile von Weidetieren verzehrt … so treibt der kurze Stamm … bald neue Blätter. Infolgedessen ist die Pflanze schwer auszurotten und im Gartenrasen vielfach ein lästiges Unkraut.” (fr:5428-5429/p.223) [“Se le sue parti aeree vengono consumate da animali al pascolo … il corto fusto … presto produce nuove foglie. Di conseguenza la pianta è difficile da estirpare e spesso nel prato del giardino è una fastidiosa erbaccia.”]

L’estratto si conclude con un’ampia serie di compiti osservativi (numerati da 1 a 13) che invitano il lettore a esaminare aspetti come la durata della fioritura, la visita degli insetti, l’effetto della luce, la germinazione e la dispersione dei semi. Ad esempio: “Welche Insekten besuchen die Blüten?” (fr:5334/p.49) [“Quali insetti visitano i fiori?”]; “Wann öffnen sich die letzteren? Wie lange dauert dieser Vorgang?” (fr:5338-5339/p.219) [“Quando si aprono questi ultimi? Quanto dura questo processo?”]; “Füttere im Winter die Vögel des Gartens mit Sonnenblumensamen! Welche Arten stellen sich an dem Futterplatze ein?” (fr:5343-5344/p.219) [“In inverno nutri gli uccelli del giardino con semi di girasole! Quali specie si presentano al posto di alimentazione?”] Questi compiti rivelano la natura didattica e sperimentale del trattato, tipica della divulgazione scientifica del periodo, finalizzata a coinvolgere attivamente lo studente nell’osservazione della natura.

Nel complesso, il testo offre una descrizione minuziosa di due modelli botanici, evidenziando le strategie adattative legate all’impollinazione, alla gestione idrica e alla protezione dei fiori. L’uso di immagini (non riprodotte qui) e di riferimenti a figure, unito alla richiesta di esperimenti pratici, testimonia un approccio scientifico basato sull’osservazione diretta, caratteristico della trattatistica naturalistica di fine Ottocento/inizio Novecento.


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22 Il Trattato Botanico sulla Famiglia delle Asteracee: Morfologia, Adattamenti e Riproduzione

Il testo descrive in dettaglio la morfologia, gli adattamenti ecologici e i meccanismi riproduttivi delle piante della famiglia delle Asteracee (Korbblütler), con particolare attenzione al tarassaco, alla margherita e ad altre specie comuni.

Il trattato analizza inizialmente le foglie in relazione all’habitat: per le piante di luoghi aridi o moderatamente umidi, “le foglie sono per lo più profondamente incise” (fr:5471/p.224), mentre in altri casi il margine è “debolmente dentellato” (fr:5468/p.224). La forma dentata, con denti spesso rivolti all’indietro e a loro volta dentellati, viene paragonata a una “sega da traforo” (fr:5472/p.224), citando il tarassaco come esempio. Le foglie tenere sono adatte a “catturare abbastanza raggi solari” (fr:5467/p.224) anche con luce debole.

La sezione C. Fiore descrive l’infiorescenza a capolino. I capolini sono solitari all’estremità di uno stelo nudo e cavo, lo “scape” (fr:5475–5476). All’interno si trovano solo fiori ligulati, simili a quelli del girasole, ma con “5 stami e un pistillo ben sviluppato” (fr:5478/p.225); il calice si trasforma in un “anello di peli” (fr:5479/p.225), detto pappo o “corona di peli” (fr:5480/p.225). Viene descritto il movimento nictinastico: le brattee dell’involucro si aprono al mattino soleggiato e si richiudono la sera (fr:5482–5485), mentre con tempo freddo o piovoso i capolini “non si aprono affatto” (fr:5486/p.225).

Un fenomeno notevole è la apomissia (riproduzione asessuata). Tagliando la parte superiore di un capolino chiuso per rimuovere stami e stimmi, e avvolgendo in garza per impedire l’impollinazione, “i frutti si sviluppano comunque in frutti ben formati e germinabili” (fr:5488/p.225). Questo comportamento è stato osservato anche in molti Hieracium, Alchemilla e altre piante (fr:5489/p.225).

Nella sezione D. Frutto si descrive la maturazione e la dispersione. Dopo la fioritura la corolla cade, mentre il pedicello del frutto e i peli del pappo si allungano (fr:5492/p.225). A maturità, con il sole caldo, i peli si allargano e le brattee dell’involucro si ripiegano verso il basso (fr:5493/p.225); un colpo di vento stacca i frutti, che “fluttuano come appesi a un piccolo paracadute” (fr:5494/p.225). Se i frutti non vengono dispersi entro sera, il pappo si richiude e le brattee li proteggono (fr:5495/p.225). Con aria umida i frutti non si aprono affatto (fr:5497/p.225). Una volta atterrati, “il frutto viene rapidamente ancorato al suolo grazie a numerosi dentelli della sua buccia” (fr:5498/p.225).

Il testo prosegue con altri Korbblütler. Vengono distinti i “raggiati” (Strahlenblütige), con fiori tubulosi centrali circondati da fiori ligulati periferici, come il girasole, l’astro cinese e la dalia messicana (fr:5502–5504). La “riempitura” dei capolini (fiori del disco trasformati in ligulati) è illustrata dalla pratolina (Bellis perennis): basta piantarla in terra da giardino per ottenere un aumento dei fiori del raggio, dando origine al “Tausendschönchen” (fr:5506–5507). La pratolina selvatica fiorisce quasi tutto l’anno e di sera chiude i capolini diventando spesso pendula (fr:5508–5509). Accanto ad essa si trova spesso la margherita comune (fr:5510/p.226). Vengono citati anche l’arnica (fr:5519/p.226), l’achillea millefoglie (fr:5520–5521) con infiorescenze piccole ma raggruppate, e il tanaceto (fr:5524/p.227). Per le zone umide si menziona il Bidens tripartitus, i cui sepali si trasformano in “estensioni rigide e uncinate del frutto” (fr:5527/p.227), facilitando l’epizoocoria (“pidocchi dei mendicanti”, fr:5528/p.227). La farfara (fr:5529/p.227) fiorisce in primavera prima delle foglie.

Tra le erbe infestanti dei campi spicca la camomilla vera (Matricaria chamomilla), distinguibile dalla falsa camomilla (M. inodora) per il profumo, i fiori del raggio rivolti in basso e il ricettacolo conico cavo (fr:5530–5532). Altre specie sono il senecio comune e quello primaverile (fr:5533–5535), quest’ultimo proveniente dall’Europa orientale e in rapida espansione verso ovest grazie ai frutti dotati di pappo ben sviluppato. L’Erigeron canadensis (fr:5536/p.227), originario del Canada, si trova in grandi popolazioni su terreni incolti. Infine, molte Asteracee sono piante tipiche di terreni incolti, come l’artemisia (fr:5540–5543).

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23 Adattamenti e peculiarità delle piante composite: un estratto da un trattato botanico

Il testo descrive una serie di specie della famiglia delle Asteraceae (Compositae), mettendo in luce le loro strategie di adattamento ad ambienti aridi o estremi, i meccanismi di impollinazione e gli usi pratici che l’uomo ne ha tratto. Ogni gruppo – immortelle, röhrenblütige (tubuliflore) e zungenblütige (liguliflore) – è presentato con esempi specifici, spesso accompagnati da riferimenti a figure.

23.1 Piante da habitat secchi: peli, capolini persistenti e impollinazione anemofila

Alcune piante mostrano adattamenti marcati alla siccità. Il Sand-Strohblume (Helichrysum arenarium) cresce su terreni sabbiosi grazie a un fitto manto di peli bianchi: “Ein dichtes, weißes Haarkleid erlaubt der niedlichen Sand-Strohblume (Helichrysum arenärium) selbst auf dem ödesten Sandboden zu wachsen.” – (fr:5549/p.228) [Un fitto mantello bianco permette alla graziosa elicriso sabbioso di crescere anche sul più arido terreno sabbioso.] I suoi capolini sono poco appariscenti, con fiori privi di nettare, e vengono impollinati dal vento: “Dementsprechend werden die honiglosen Blütchen auch durch den Wind bestäubt.” – (fr:5547/p.228) [Di conseguenza i piccoli fiori senza nettare vengono impollinati dal vento.] I rami fioriti secchi sono usati come spezia da cucina (fr:5548/p.228). L’involucro dei capolini, di consistenza cartacea, permette alle infiorescenze recise di mantenere a lungo il loro aspetto, da cui i nomi “Immerschön” e “Immortelle” (fr:5552–5553). Lo stesso vale per specie esotiche coltivate nei giardini (fr:5555/p.228).

Un caso emblematico di adattamento alpino è l’Edelweiß (Gnaphalium leontopodium), che cresce su prati e strette cenge rocciose vicino al limite delle nevi perpetue, esposto a venti disseccanti e forte irraggiamento solare: “Da alle seine Teile aber wie aus weißem Filz geschnitten sind, vermag es den Unbilden des Hochgebirges leicht zu widerstehen.” – (fr:5559/p.228) [Poiché tutte le sue parti sono come tagliate in feltro bianco, riesce a resistere facilmente alle avversità dell’alta montagna.] Il suo utilizzo ornamentale (cappelli degli escursionisti) è ricordato in (fr:5557/p.228).

23.2 Fiori tubulosi: meccanismi di impollinazione e diversità morfologica

La Kornblume (Centaurea cyanus), malgrado sia un’erba infestante dei campi, è apprezzata per i suoi capolini di un blu splendente (fr:5567/p.228). Vive su terreni asciutti e ha foglie piccole e pelose (fr:5568/p.228). I capolini sono composti da fiori tubulosi; i fiori periferici, imbutiformi e sterili, servono solo ad attirare gli impollinatori (fr:5569–5570). Il meccanismo di impollinazione è descritto con un esperimento: inserendo un legnetto appuntito in un fiore giovane e urtando uno stame, dalla colonna delle antere fuoriesce polline bianco (fr:5571/p.229). Ciò avviene perché gli stami si accorciano per contatto, spingendo il polline verso l’alto tramite lo stilo (fr:5572/p.229). Lo stesso accade quando un insetto tocca gli stami (fr:5573/p.229). Solo successivamente gli stimmi si aprono (fr:5574/p.229). La stessa modalità vale per la Wiesen-Flockenblume (Centaurea jacea) (fr:5575–5576).

I Cardi (Disteln, Carduus; Kratzdisteln, Cirsium) presentano capolini senza distinzione tra fiori fertili e di richiamo (fr:5580–5581). Si distinguono per la struttura del pappo: setole nei cardi, piumose nelle kratzdisteln (fr:5582/p.229). Foglie e brattee dell’involucro terminano in lunghe spine (fr:5583/p.229). Viene menzionata la Nickende Distel (Carduus nutans), che in autunno e inverno forma rosette basali, per poi sviluppare in primavera un fusto alto fino a un metro con grandi capolini profumati e penduli (fr:5585–5586). La Acker-Kratzdistel (Cirsium arvense) è un’infestante molto molesta (fr:5587–5588).

Le Kletten (Lappa) hanno infiorescenze simili a cardi ma foglie inermi; le brattee dell’involucro terminano con punte uncinate che fanno aderire i frutti al pelo degli animali (fr:5589–5590).

23.3 Fiori ligulati: lattice, radici commestibili e la “pianta bussola”

Il terzo gruppo è quello delle Zungenblütige, con capolini formati solo da fiori ligulati, generalmente gialli e con lattice bianco (fr:5593–5594). Eccezione è la Zichorie (Cichorium intybus), dai fiori azzurri, detta “Wegwarte” perché cresce ai bordi delle strade aridi (fr:5595–5597). Ha una radice a fittone profonda e foglie incise; nel secondo anno forma un fusto alto e ramificato (fr:5598/p.230). La radice viene usata come sostituto del caffè e in alcune regioni è coltivata su larga scala (fr:5599/p.230). Il Garten-Salat (Lactuca sativa) è originario del Mediterraneo e viene coltivato a “testa” come molti cavoli (fr:5600–5601).

Particolarmente interessante è lo Stachel-Lattich (Lactuca scariola), che mostra un adattamento straordinario alla siccità: in luoghi ombrosi e umidi le foglie sono disposte normalmente, ma in siti molto soleggiati e aridi si orientano verticalmente con i bordi rivolti a nord e a sud, comportandosi come una “pianta bussola” (fr:5602–5605). L’orientamento riduce la superficie esposta al sole di mezzogiorno e quindi la traspirazione: “Am heißen Mittag dagegen kehren die Blätter der Sonne die Schmalseite zu: infolgedessen können sie auch nicht so stark erwärmt werden und nicht so viel Wasserdampf abgeben” – (fr:5610–5611) [A mezzogiorno caldo invece le foglie rivolgono al sole il lato stretto: di conseguenza non possono riscaldarsi troppo e non emettono tanto vapore acqueo.] Il fenomeno è illustrato in figura (fr:5608–5609).

Il Habichtskraut (Hieracium pilosella) forma rosette con stoloni; il capolino giallo si chiude al tramonto (fr:5612–5613). In periodi di siccità le foglie girano la pagina inferiore bianco-tomentosa verso l’alto, proteggendosi come con un parasole e riducendo la traspirazione (fr:5614–5616). Il Wiesen-Bocksbart (Tragopogon pratensis) chiude i grandi capolini già nelle ore tardo mattutine (fr:5617–5618). I suoi frutti pesanti possiedono grandi pappi piumosi che ne permettono la dispersione a distanza (fr:5619/p.231). La Schwarzwurzel (Scorzonera hispanica) è molto simile al bocksbart (fr:5620/p.231).


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24 Anatomia e fisiologia della segale nel trattato botanico di Schmeil

Il testo, tratto dal Leitfaden der Botanik di Schmeil, descrive dettagliatamente la struttura del chicco di segale, il processo di germinazione e lo sviluppo della pianta, con particolare attenzione agli organi di riserva e alla meccanica del fusto. Vengono proposti anche compiti di osservazione per lo studente.

La descrizione anatomica del seme evidenzia il cotiledone a scudetto (Schildchen) che si appoggia alla parte superiore del seme: “Dieser legt sich an den groBen oberen Abschnitt der Frucht an und wird nach seiner Form Schildchen genannt” – (fr:5661/p.232) [“Questo si appoggia alla grande sezione superiore del frutto e viene chiamato, per la sua forma, scudetto”]. La figura (E, circa 10× ingrandita) mostra le parti: “K Keimling; N Nährgewebe; FS die miteinander verwachsene Frucht- u. Samenschale; Sch Schildchen; Kn Knospe; St Stengelchen; W Würzelchen” – (fr:5664/p.232) [“K germoglio; N tessuto nutritivo; FS il pericarpo e il tegumento seminale fusi insieme; Sch scudetto; Kn gemma; St fusticino; W radichetta”]. Il tessuto nutritivo (Nährgewebe) è ricco di amido e proteine, destinati alla giovane pianta: “Der große, obere Abschnitt ist sehr reich an Stärke und Eiweiß, die beide dem jungen Pflänzchen zum Aufbau und zur Nahrung dienen” – (fr:5667/p.232). A differenza del fagiolo, qui le sostanze di riserva sono immagazzinate in una sezione separata del seme, il tessuto nutritivo: “Während die Vorratsstoffe z. B. bei der Bohne in den Keimblättern aufgespeichert sind, finden sie sich hier also in einem besonderen Abschnitte des Samens, den man darum als das Nährgewebe (N) bezeichnet” – (fr:5669/p.232).

Nel processo di germinazione, la radichetta emerge per prima, seguita da radici laterali che formano un ciuffo: “Gleichzeitig entspringen aus dem Stengelchen zwei Wurzeln (l und 2), die man zum Unterschiede von jener Hauptwurzel (Hw) als Nebenwurzeln (Nw) bezeichnet. Bald brechen noch weitere Nebenwurzeln aus dem Stengel hervor” – (fr:5714-5715/p.235). La gemma (Knospe) perfora il terreno grazie alla sua prima foglia a forma di guaina rigida: “sie bildet nämlich nicht nur einen Kegel, sondern ihr erstes, meist rötliches Blatt, das alle anderen schützend umgibt, stellt eine feste Scheide (Sch) dar, deren harte Spitze den Boden wie ein Keil durchdringt” – (fr:5720/p.235). Una volta raggiunta la superficie, la guaina si apre e lascia emergere la prima foglia verde.

Il testo descrive poi l’accestimento (Bestockung) e la struttura del culmo (Halm). La segale è in grado di crescere anche su terreni sabbiosi secchi grazie alle radici profonde: “Daher vermag der Roggen selbst auf dem trockensten Sandboden zu wachsen” – (fr:5730/p.236). I rami che spuntano dai nodi inferiori portano ciascuno una spiga, per cui un ricco accestimento porta a un ricco raccolto: “Da nun jeder Zweig (Halm) eine Ähre trägt, hat eine reiche Bestockung zumeist auch eine reiche Ernte zur Folge” – (fr:5733/p.236). Il culmo, alto fino a 2 metri ma sottile, resiste al vento grazie alla sua struttura tubolare e ai nodi ravvicinati nella parte inferiore: “Trotzdem vermag er nicht nur die eigene Last, sondern auch die der Blätter und der Ähre zu tragen und selbst dem heftigsten Winde zu widerstehen” – (fr:5739/p.236); “Die inneren Stengelteile dagegen, die bei jungen Halmen aus lockerem Marke bestehen, haben bei der Biegung nichts auszuhalten. Sie können daher sehr wohl verschwinden: der ausgebildete Halm ist hohl” – (fr:5742-5744/p.236). Le foglie sono composte da guaina e lamina, con una ligula (Blatthäutchen) alla loro giunzione: “Da, wo beide zusammenstoßen, erhebt sich das Blatthäutchen” – (fr:5750/p.236).

Dal punto di vista storico e didattico, il testo appartiene a un manuale scolastico di scienze naturali (Schmeils Naturwissenschaftliches Unterrichtswerk) e include una serie di compiti di osservazione (fr:5670/p.21-5699/p.232): test dell’amido con iodio sui chicchi, germinazione dell’orzo, misurazione dell’altezza dello stelo, profondità delle radici, reazione degli steli piegati, epoca di impollinazione, apertura dei fiori, produzione di grani, germinazione in umidità e riconoscimento delle erbe infestanti. Questi esercizi rivelano un approccio pratico e sperimentale all’insegnamento della botanica, tipico della pedagogia scientifica di inizio Novecento.

Il testo menziona anche l’importanza della segale come alimento: “Das an diesen Stoffen reiche Roggenkorn ist daher — wie schon hervorgehoben — eines unserer wichtigsten Nahrungsmittel” – (fr:5703/p.235). Spiega la separazione tra crusca e farina durante la macinazione e il valore nutritivo del pane integrale: “Da die Kleie, die als Viehfutter dient, noch viel Nährstoffe (Eiweiß) enthält, ist auch das Brot, das aus ‚geschrotenem‘ Korn hergestellt wird (Schrotbrot, Kommißbrot u. dgl.) nahrhafter, aber auch schwerer zu verdauen als ein Gebäck, das man aus reinem Mehle bereitet” – (fr:5706-5707/p.235). Infine, accenna alla produzione di acquavite di grano tramite fermentazione (fr:5708/p.235).

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25 Il ruolo protettivo e la struttura del frumento segalato (Roggen): anatomia, fioritura e impollinazione

Il testo descrive dettagliatamente le caratteristiche anatomiche e funzionali del Roggen (segale), evidenziando il ruolo delle guaine fogliari nella protezione meccanica e della struttura dell’infiorescenza e dei fiori nell’impollinazione anemofila, concludendo con l’origine geografica della pianta.

La guaina fogliare (Blattscheide) origina da un nodo del culmo e subito al di sopra di esso è fortemente ispessita: “Die Blattscheide entspringt an einem Halmknoten und ist … unmittelbar über diesem stark verdickt” (fr:5752/p.237) [La guaina fogliare origina da un nodo del culmo ed è immediatamente al di sopra di questo fortemente ispessita]. Essa forma un tubo aperto i cui margini si sovrappongono saldamente. Sezionando longitudinalmente una giovane pianta di segale, si osserva che tutte le guaine fogliari costituiscono una cavità interna che contiene il fusto, le foglie ancora non emerse e la giovane spiga; tutti questi organi sono estremamente delicati: “Alle diese Gebilde sind überaus zart” (fr:5756/p.237). Se fossero esposti, verrebbero distrutti da un leggero vento e seccherebbero; grazie alle guaine ricevono la protezione necessaria: “Durch die Blattscheiden erhalten sie jedoch den notwendigen Schutz” (fr:5758/p.237). Più tardi, quando gli internodi diventano visibili, la guaina rimane essenziale: rimuovendola si nota che il culmo subito sopra il nodo resta tenero e debole, così che un soffio di vento lo spezzerebbe. Le guaine, avvolgendo come tubi rigidi i punti fragili, conferiscono al culmo la necessaria solidità: “Die Blattscheiden … verleihen also dem Halme auch die nötige Festigkeit” (fr:5763/p.237). Se si piega un culmo in crescita, dopo alcuni giorni si forma una seconda piegatura al nodo situato sopra la piega originale; ciò accade perché la parte ispessita della guaina, alla sua base, cresce tanto da raddrizzare la porzione superiore: “Die verdickte Stelle der Blattscheide ist nämlich an ihrer Unterseite so stark gewachsen, daß der obere Halmteil wieder senkrecht steht” (fr:5767/p.237). Lo stesso fenomeno si osserva nelle piante allettate in campo: si raddrizzano e possono così essere nuovamente lambite da luce e aria.

La lamina fogliare (Blattfläche) è nastriforme e sventola come una bandiera al vento, impedendo a questo di esercitare piena forza sulla pianta debole: “Infolgedessen vermag dieser auf die schwache Pflanze auch nicht seine volle Kraft auszuüben” (fr:5771/p.237). I nervi della foglia decorrono paralleli tra loro e al margine, caratteristica tipica delle monocotiledoni. La ligula (Blatthäutchen) aderisce strettamente al culmo; in caso contrario l’acqua penetrerebbe tra culmo e guaina, provocando marcescenza: “Im anderen Falle würde zwischen Halm und Blattscheide bald Wasser eindringen, so daß dort … Fäulnis entstehen müßte” (fr:5774-5775/p.237).

L’infiorescenza è una spiga composta. L’asse della spiga, larga e provvista di due file di piccoli gradini, porta su ciascun gradino, mediante un minuscolo peduncolo, un gruppetto di fiori detto spighette (Ährchen): “Der Blütenstand des Roggens ist also eigentlich eine zusammengesetzte Ähre” (fr:5782/p.237) [L’infiorescenza della segale è in realtà una spiga composta]. Ogni spighetta è costituita da due fiori (1 e 2), avvolti da foglie verdi e membranose dette glume (Spelzen); tra i due fiori si trova su un filiforme pedicello il residuo di un fiore ridotto, solo eccezionalmente fertile (3). All’esterno della spighetta si trovano su ciascun lato una piccola foglia carenata, la gluma inferiore o glumella inferiore (Kelchspelze) per analogia con il calice di altre piante. Segue una glumella superiore (äußere Blütenspelze), prolungata in una resta (Granne); prima e dopo la fioritura essa accoglie quasi interamente una seconda glumella più piccola, la palea (innere Blütenspelze): “Beide Blätter bilden also gleichsam eine winzige Schachtel, in der die zarten Blütenteile den notwendigen Schutz finden” (fr:5794/p.238) [Entrambe le foglie formano quindi una minuscola scatola in cui le delicate parti fiorali trovano la necessaria protezione]. Esse sostituiscono il perianzio mancante.

Ogni fiore è composto da tre stami e un ovario che porta due grandi stimmi piumosi: “Jede Blüte besteht aus drei Staubblättern … und einem Fruchtknoten, der … 2 große, federartige Narben trägt” (fr:5796-5798/p.238). Come altre piante anemofile, la segale presenta fiori poco appariscenti, privi di profumo e nettare: “Wie andere windblütige Pflanzen besitzt er ganz unscheinbare, duft- und honiglose Blüten” (fr:5800-5801/p.238). Poco prima dell’inizio della fioritura, la “scatola” si apre grazie a due piccole formazioni incolori, i lodiculi (Schwellkörperchen), che tra l’ovario e la glumella inferiore si gonfiano rapidamente e spingono la glumella verso l’esterno: “Sie liegen zwischen dem Fruchtknoten und der äußeren Blütenspelze, schwellen kurz vor dem Stäuben schnell an und drängen infolgedessen die genannte Spelze nach außen” (fr:5805-5806/p.238). Contemporaneamente i filamenti staminali si allungano notevolmente, le antere vengono spinte fuori tra le glume e dopo pochi minuti pendono dai lunghi e sottili filamenti; anche un lieve soffio ventoso può scuotere il polline: “Daher vermag schon ein leiser Windhauch den Blütenstaub auszuschütteln” (fr:5810/p.239). Le teche delle antere si aprono sul lato rivolto al suolo, incurvandosi a formare due piccoli cucchiai; in aria calma il polline rimane lì finché una folata non lo porta via: “Bei ruhiger Luft bleibt der Blütenstaub hier so lange liegen, … dann sickert neuer Staub in die ‘Löffelchen’, bis er von einem Windhauche ‘abgeholt’ wird” (fr:5813-5814/p.239). Una volta svuotate, le antere cadono. Poiché la segale possiede polline secco, può essere facilmente disperso; essendo presente in grandi quantità, alcuni granelli cadranno sempre sugli stimmi: “Da der Roggen trockenen Blütenstaub besitzt, kann dieser leicht verweht werden, und da der Staub in großen Mengen vorhanden ist, werden stets auch einige Körnchen auf die Narben niederfallen” (fr:5816/p.239). Ciò è favorito dal fatto che gli stimmi, dopo l’apertura della “scatola”, restano esposti e costituiscono ottimi “cattura-polline”. Inoltre, la distanza dall’antera allo stimma è di solito breve perché la segale cresce in grandi popolazioni: “denn der Roggen wächst in großen Beständen” (fr:5821/p.239). Contribuiscono all’impollinazione anche il fatto che il culmo ondeggia già con vento leggero, che la spiga occupa il punto più alto del fusto e che i fiori si aprono solo in giornate secche e soleggiate.

Dopo la fioritura i lodiculi si raggrinziscono, la glumella inferiore si richiude sulla palea e al riparo di entrambe matura il frutto. Poiché le spighette sono disposte in due file sull’asse e ciascuna è composta (di solito) da due fiori fertili, i chicchi maturi formano quattro file longitudinali: “die reifen Körner zu vier Längsreihen geordnet” (fr:5828/p.239). Ogni frutto contiene un solo seme, la cui buccia si salda con la parete dell’ovario: “Jede Frucht enthält nur einen Samen, dessen Hülle … mit der Fruchtknotenwand verwächst” (fr:5830/p.239-5832/p.240); tale frutto, comune alla maggior parte delle graminacee, è detto Grasfrucht. Prima che i chicchi cadano dalle spighe, il contadino miete la segale. Anche se da alcuni chicchi sparsi nascono nuove piante, i loro discendenti scompaiono presto dai nostri campi, tanto che non si incontra segale inselvatichita: “Dies ist ein deutliches Zeichen dafür, daß wir es in der wichtigen Pflanze mit einem Fremdlinge zu tun haben: der Roggen entstammt dem Mittelmeergebiete und den angrenzenden Ländern Asiens” (fr:5839/p.240) [Questo è un chiaro segno che in questa importante pianta abbiamo a che fare con un forestiero: la segale proviene dalla regione mediterranea e dai paesi asiatici confinanti].


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26 Il meccanismo di impollinazione dell’Arum e piante affini

Il testo descrive il funzionamento di un fiore a trappola (“Kesselfallenblume”) appartenente all’Aronstab (Arum), illustrando come piccoli insetti vengono temporaneamente imprigionati per favorire l’impollinazione incrociata.

“Infolge der Haarreuse sind die kleinen Gäste aber für einige Tage gefangen (‚Kesselfallenblume‘).” – (fr:6133/p.256) [A causa della trappola a peli, i piccoli ospiti sono però imprigionati per alcuni giorni (“fiore a trappola a calderone”).]

All’interno del “calderone” la temperatura è più alta dell’esterno: la frase “ein kleines Thermometer […] zeigt, daß hier eine Temperatur herrscht, die um mehrere Grade höher ist als außen” – (fr:6131/p.256) [un piccolo termometro […] indica che qui regna una temperatura superiore di parecchi gradi rispetto all’esterno], tanto che gli insetti trovano “ein geheiztes Zimmer” – (fr:6132/p.256) [una stanza riscaldata].

Dopo poco tempo “beginnen diese zu schrumpfen und Honigtröpfchen auszuscheiden, an denen die Mücken begierig saugen” – (fr:6135/p.256) [questi cominciano ad avvizzire e a secernere goccioline di miele, alle quali le zanzare succhiano avidamente].

Se gli insetti portano già polline da un altro esemplare, “so werden sie leicht die jetzt reifen Narben belegen” – (fr:6134/p.256) [così feconderanno facilmente gli stimmi ora maturi].

Le antere rilasciano poi una grande quantità di polline: “entlassen die Staubbeutel ihren mehlartigen Staub in solcher Menge, daß die Tierchen wie eingepudert erscheinen” – (fr:6136/p.257) [le antere liberano la loro polvere farinosa in tale quantità che gli animaletti appaiono come incipriati].

Alla fine “verschrumpfen auch die Haare der Reuse, der Ausgang wird frei, und die mit Blütenstaub beladenen Gäste verlassen den Kessel, um vielfach sofort wieder in eine andere Blütenscheide einzudringen” – (fr:6137/p.257) [infine avvizziscono anche i peli della trappola, l’uscita si libera e gli ospiti carichi di polline lasciano il calderone, per introdursi subito in un’altra spata fiorale].

Con l’arrivo della stagione calda “vergilben die Blätter des Aronstabes” – (fr:6139/p.257) [ingialliscono le foglie dell’Aronstab] e poi “laden die Früchte, die saftige Beeren bilden, durch ihr leuchtendes Scharlachrot die Waldvögel zum Verspeisen ein” – (fr:6140/p.257) [i frutti, che formano bacche succose, invitano gli uccelli del bosco a mangiarli con il loro scarlatto brillante].

Vengono quindi citate piante affini. Presso luoghi ricchi d’acqua cresce “das Schlangenkraut (Calla palüstris), so genannt nach dem Wurzelstocke, der wie eine Schlange auf dem Boden dahinkriecht” – (fr:6142/p.257) [il “serpentaria” (Calla palustris), chiamato così per il rizoma che striscia sul terreno come un serpente]; “Der Blütenkolben ist von einer rein weißen Scheide umgeben” – (fr:6143/p.257) [lo spadice è circondato da una spata bianca pura].

“Ganz ähnliche ‚Blüten‘ besitzt die prächtige Zimmerpflanze (Zantedeschia aethiöpica), die als ‚Calla‘ allgemein bekannt ist und in Afrika ihre Heimat hat” – (fr:6144–6145) [fiori molto simili possiede la magnifica pianta da appartamento (Zantedeschia aethiopica), nota come “calla” e originaria dell’Africa].

Infine si accenna al calamo aromatico: “Eine schilfähnliche Sumpfpflanze ist der Kalmus (Acorus cälamus). Sein gewürzhafter Wurzelstock wird vielfach als Heilmittel verwendet” – (fr:6146–6147) [Una pianta palustre simile a una canna è l’acoro (Acorus calamus). Il suo rizoma aromatico viene usato spesso come rimedio].

Il testo prosegue con una nuova sezione dedicata alle Palme (Palmae), citando la palma da cocco (Cocos nucifera) – (fr:6150–6151).


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27 La palma da cocco e le altre palme: un trattato di botanica economica

Descrizione morfologica, proprietà meccaniche e molteplici utilizzi della palma da cocco, confrontata con altre palme (dattero, olio, sago, vino) in un contesto di sfruttamento umano e importanza economica.

Il testo descrive dapprima la palma da cocco (Cocos nucifera), evidenziandone la struttura slanciata: “Auf einem unverzweigten, säulenartigen Stamme, der eine Höhe von 25 m erreicht, wiegt sich eine Krone mächtiger Fiederblätter” - (fr:6156/p.257) [Su un tronco non ramificato, a forma di colonna, che raggiunge un’altezza di 25 m, ondeggia una corona di possenti foglie pennate]. La sua resistenza ai venti violenti è dovuta alla flessibilità del tronco e alla disposizione delle foglie: “Da der Stamm fast die Biegsamkeit des Roggenhalmes besitzt, und da die einzelnen Abschnitte der Blattflächen dem Anpralle des Windes leicht ausweichen, vermag der schlanke Baum selbst dem heftigsten Sturme zu trotzen” - (fr:6157/p.258) [Poiché il tronco possiede quasi la flessibilità di un gambo di segale e poiché i singoli segmenti della superficie fogliare sfuggono facilmente all’impatto del vento, l’albero snello è in grado di resistere anche alla tempesta più violenta]. Analogamente, “die derben Blätter widerstehen den gewaltigen tropischen Regengüssen, die zartes Laub zerfetzen würden” - (fr:6158/p.258) [le foglie robuste resistono ai violenti rovesci tropicali che lacererebbero il fogliame delicato]. L’impollinazione è anemofila: “Die unscheinbaren Blüten werden durch den Wind bestäubt” - (fr:6159/p.258) [I fiori insignificanti vengono impollinati dal vento].

Il frutto è la nota noce di cocco: “Die kopfgroße Frucht ist als ‚Kokosnuß‘ allgemein bekannt” - (fr:6160/p.258) [Il frutto grande come una testa è generalmente noto come “noce di cocco”]. La sua struttura è a tre strati: “Die Fruchtschale besteht aus einer dünnen, gelbbraunen Außen-, einer dicken, faserigen Mittel- und einer steinharten Innenschicht” - (fr:6161/p.258) [Il guscio del frutto è composto da uno strato esterno sottile, giallo-bruno, uno strato intermedio spesso e fibroso e uno strato interno duro come la pietra]. Il seme interno è descritto così: “Er stellt eine fleischige Hohlkugel dar, die mit einer milchigen Flüssigkeit angefüllt ist” - (fr:6163/p.258) [Esso rappresenta una sfera cava e carnosa, riempita di un liquido lattiginoso]; tale liquido (il “latte di cocco”) e la polpa servono da nutrimento per la piantina: “Die Hohlkugel dient gleich der ‚Milch‘, die bei längerem Lagern der Nuß gleichfalls fest wird, der Keimpflanze zur Nahrung” - (fr:6165/p.258) [La sfera cava serve, come il “latte” che diventa solido con la conservazione prolungata della noce, da nutrimento per la pianta in germinazione].

Segue una rassegna dei molteplici impieghi, sintetizzata dall’affermazione: “Kurz: es ist kein Teil der Palme, der nicht vom Menschen benutzt würde” - (fr:6180/p.259) [In breve: non c’è parte della palma che non venga utilizzata dall’uomo]. Il tronco fornisce “wertvolles Bau- und Nutzholz” - (fr:6169/p.258) [legname pregiato da costruzione e da opera]; le foglie servono “zum Bedecken der Dächer, sowie zur Anfertigung von allerlei Flechtarbeiten” - (fr:6170/p.258) [per coprire i tetti, nonché per la fabbricazione di vari lavori di intreccio]; la gemma apicale è consumata come “Palmkohl” (cavolo di palma) (fr:6171/p.258). Dal taglio delle infiorescenze immature si ricava il “Palmwein” (vino di palma) (fr:6172/p.258). Lo strato fibroso del frutto fornisce le fibre di cocco per stuoie, corde, spazzole (fr:6173–6174), mentre il guscio duro viene trasformato in “Trinkgeschirre u. dgl., bei uns besonders Knöpfe” - (fr:6175/p.259) [stoviglie e simili, da noi specialmente bottoni]. La polpa del seme, fresca o essiccata (copra), è destinata all’estrazione di olio: “Man gewinnt aus ihr ein wertvolles Öl, das zur Herstellung von Seifen und Kerzen dient und neuerdings unter verschiedenen Namen (Kokosbutter usw.) als Speisefett in den Handel gebracht wird” - (fr:6178/p.259) [Se ne ricava un olio pregiato che serve per la produzione di saponi e candele e che recentemente viene commercializzato come grasso alimentare con vari nomi (burro di cocco ecc.)]. Il latte di cocco è considerato “erfrischendes Getränk” (fr:6179/p.259). Dati economici indicano un’importazione annua di copra per circa 46 milioni di marchi, di cui un nono dalle colonie tedesche (fr:6176–6177).

Il trattato prosegue con altre palme. Per la palma da dattero (Phoenix dactylifera) il testo stabilisce un parallelo culturale: “Was für unsere Heimat der Roggen ist, bedeutet für den weiten Wüstengürtel, der sich quer durch Nordafrika und Westasien bis zum Indus erstreckt, die Dattelpalme” - (fr:6185/p.259) [Ciò che per la nostra patria è la segale, per l’ampia cintura desertica che si estende attraverso il Nordafrica e l’Asia occidentale fino all’Indo è la palma da dattero]. Essa affonda le radici in profondità per raggiungere l’acqua (fr:6187/p.259), potendo vivere anche nel deserto (fr:6188/p.259). Essendo dioica, nelle piantagioni si favorisce l’impollinazione manuale: “der Mensch schneidet die Staubblütenstände ab und bringt sie in die Fruchtbäume” - (fr:6190/p.260) [l’uomo taglia le infiorescenze maschili e le porta sugli alberi da frutto]. La dattero, “pflaumenähnliche Frucht, die einen langen, steinharten Samen enthält” - (fr:6191/p.260) [frutto simile a una prugna, che contiene un seme lungo e duro come pietra], costituisce il “tägliche Brot“ der vielen Millionen Menschen, die jene Wüstengebiete bewohnen” - (fr:6193/p.260) [“pane quotidiano” dei molti milioni di persone che abitano quelle regioni desertiche]. Anche la palma da dattero è sfruttata in ogni sua parte, rendendo abitabile il deserto insieme al cammello (fr:6194/p.260).

Si menzionano poi la palma da olio (Elaeis guineensis, fig. a p. 199) dell’Africa occidentale, che produce „Palmöl“ e „Palmkernöl“ (fr:6196–6199), con dati di importazione tedesca (94 milioni di marchi annui, di cui solo 6 dalle colonie, fr:6200–6202). La palma da sago (Metroxylon spp., fig. a p. 199) fornisce dal midollo del tronco un alimento amidaceo di qualità (fr:6203–6206). La palma da vino (Raphia) dà un “beliebten Palmwein” (fr:6207/p.260), mentre la sua epidermide e fibra (raphia) vengono utilizzate dai giardinieri (fr:6208/p.260).


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[24.1/1-89-6253|6339]

28 La biologia del bulbo: anatomia, ciclo vitale e adattamenti della tulipano

Il bulbo è una gemma sotterranea con foglie modificate a scaglie, capace di autoalimentarsi e di sostituirsi annualmente.

Il testo descrive in dettaglio la struttura del bulbo, prendendo come esempio principale la tulipano. Il bulbo viene interpretato come una gemma sotterranea: “Die Zwiebel ähnelt also im Bau ganz einer Knospe, wie sie z. B. die Roßkastanie besitzt: sie ist eine unterirdische Knospe oder ein kurzer, unterirdischer Stamm mit besonders gestalteten Blättern.” (fr:6262/p.262) [“Il bulbo somiglia quindi totalmente a una gemma, come quella del ippocastano: è una gemma sotterranea o un corto fusto sotterraneo con foglie dalla forma speciale.”] La base del bulbo è un disco appiattito („Zwiebelscheibe) che si prolunga in un fusto („Stengel“) portante foglie e fiore. Attorno al fusto si innalzano le cosiddette scaglie bulbari („Zwiebelschalen“), che costituiscono la massa principale del bulbo: “Letztere machen die Hauptmasse der Zwiebel aus und sind (Querschnitt!) kreisförmig geschlossen.” (fr:6259/p.262) [“Queste costituiscono la massa principale del bulbo e sono (sezione trasversale!) chiuse in forma circolare.”] Le scaglie esterne sono brune, secche e fragili, quelle interne bianche, succose e carnose (fr:6261/p.262). La genesi del bulbo conferma la sua natura di gemma: esso nasce all’ascella di una scaglia, come una gemma aerea. “die jungen Zwiebeln der Tulpe bilden sich in der Achsel von Zwiebelschalen.” (fr:6264/p.262) [“i giovani bulbi del tulipano si formano all’ascella delle scaglie bulbari.”]

A differenza delle gemme aeree, il bulbo deve procurarsi il nutrimento da sé tramite un anello di radici fibrose che partono dal bordo del disco bulbare (fr:6268-6269/p.262). La capacità di germogliare e fiorire molto presto in primavera è dovuta al fatto che le parti aeree sono già abbozzate all’interno del bulbo: “Da — wie wir gesehen haben — die oberirdischen Teile bereits in der Zwiebel ausgebildet sind, ist die Tulpe auch imstande, so zeitig im Frühjahre zu grünen und zu blühen.” (fr:6271/p.262) [“Poiché – come abbiamo visto – le parti aeree sono già formate nel bulbo, il tulipano è in grado di diventare verde e fiorire così presto in primavera.”] Tuttavia questi abbozzi sono piccoli e necessitano di materiali di costruzione, che prelevano dal bulbo stesso – fatto dimostrato dalla forzatura in acqua: “obgleich sie nichts weiter als reines Wasser erhalten, bilden sie doch Blätter und Blüten.” (fr:6276/p.262) [“sebbene ricevano solo acqua pura, formano comunque foglie e fiori.”] I materiali di riserva sono accumulati nelle spesse scaglie carnose (fr:6282/p.262).

Con il consumo delle sostanze di riserva, le scaglie avvizziscono e il bulbo vecchio muore gradualmente (fr:6284/p.262). Ma nel frattempo si è già formata una gemma sostitutiva all’ascella della scaglia più interna, che cresce e spinge verso l’esterno le scaglie del bulbo vecchio (fr:6285/p.262). Quando il bulbo di ricambio è completamente sviluppato, le scaglie del bulbo „vecchio sono ridotte a pellicole secche (fr:6286/p.263). Di conseguenza, il bulbo che si estrae in estate non è lo stesso che ha prodotto foglie e fiori in primavera, ma un suo discendente: “eine Knospe oder ein Nachkomme dieser.” (fr:6287/p.263) [“una gemma o un discendente di questo.”] Nelle ascelle di altre scaglie si trovano spesso ulteriori bulbilli („Brutzwiebeln“), che quando le scaglie marciscano si liberano e conducono vita indipendente (fr:6295-6296/p.263).

Il bulbo è protetto da nemici grazie alle pellicole secche e a una sostanza tossica che provoca vomito nell’uomo (fr:6298-6300/p.263). Anche la crescita attraverso lo strato di terra è facilitata da adattamenti: le foglie sono ripiegate a cono; la foglia più bassa, più robusta, avvolge quelle giovani e il fusto; la sua punta, che avanza per prima, è a cappuccio e quasi pungente (fr:6304/p.263, 6330). Una volta superato lo strato di terra, le foglie si dispiegano: sono sessili, abbracciano il fusto a guaina e hanno forma di canali scanalati, che convogliano le gocce di pioggia verso l’interno (fr:6332-6336/p.264).

Il testo è corredato da numerose figure (ad esempio “202 plattgedrückten Stamm”, fr:6256; “Abb. S. 205”, fr:6266; “S Stamm”, “St Stengel”, “E Ersatz: und B Brutzwiebel”, fr:6278-6280) e si conclude con una serie di esercizi pratici di osservazione (fr:6305/p.21-6328/p.263), che rivelano la finalità didattica dell’opera. Si tratta di un trattato scientifico di epoca probabilmente tardo-ottocentesca o primo-novecentesca, che coniuga descrizione morfologica, fisiologia elementare e attività sperimentali, testimoniando un approccio all’insegnamento delle scienze naturali basato sull’osservazione diretta e sulla riproduzione di fenomeni.


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29 Il Trattato Botanico: Agave, Ananas e la Morfologia della Schwertlilie

Il testo descrive in dettaglio le caratteristiche botaniche di piante succulente e della famiglia delle Iridaceae, con particolare attenzione alla morfologia, all’ecologia e all’utilizzo economico delle specie.

Il brano si apre con le Agave, piante grasse originarie dei deserti americani. Si sottolinea la loro natura di “vollendeten Fettpflanzen” (piante grasse perfette), come già evidente dalle foglie spesse e carnose: “Wie schon die dicken, fleischigen Blätter erkennen lassen, haben wir es in ihnen mit vollendeten Fettpflanzen zu tun” (fr:6622/p.274) [Come già le foglie spesse e carnose lasciano riconoscere, abbiamo a che fare con perfette piante grasse]. L’agave americana (A. americana) è descritta come originaria del Messico. Le sue foglie, lunghe fino a 3 metri, vengono usate come cibo, per coprire tetti, mentre le fibre producono tessuti e il succo fornisce la bevanda tradizionale Pulque: “Ihre Blätter, die eine Länge von 3m erreichen, dienen daselbst als Speise; getrocknet verwendet man sie zum Decken der Dächer; aus den zähen Bastfasern bereitet man feste Gespinste und aus dem Safte das Volksgetränk, die Pulque” (fr:6631/p.274-6633/p.275) [Le loro foglie, che raggiungono una lunghezza di 3 m, servono lì come cibo; secche le si usano per coprire i tetti; dalle tenaci fibre di rafia si preparano filati resistenti e dal succo la bevanda popolare, la Pulque]. La Sisalagave (A. sisalana) è menzionata come fonte di sisal, coltivata anche in Deutsch-Ostafrika (l’attuale Tanzania): “Höheren Wert als Gespinstpflanze hat die Sisalagave (A. sisalana), die den Sisalhanf liefert und außer in anderen Tropenländern auch in Deutsch-Ostafrika angebaut wird” (fr:6634-6635/p.275) [Valore maggiore come pianta da fibra ha l’agave sisalana, che fornisce la canapa sisal ed è coltivata anche in Deutsch-Ostafrika oltre che in altri paesi tropicali].

Segue una descrizione dell’Ananas (Ananas sativus), appartenente alla famiglia delle Bromeliaceae, originaria dell’America centrale e diffusa in tutte le regioni calde. Il frutto deriva dall’ingrossamento dell’asse e delle brattee dell’infiorescenza, assumendo l’aspetto di un grosso cono di pino: “Indem dessen Achse und Deckblätter fleischig und saftig werden, entsteht eine Frucht, die einem riesigen Tannenzapfen ähnelt und wegen ihres Wohlgeschmacks überall hoch geschätzt wird” (fr:6640/p.275) [Poiché il suo asse e le brattee diventano carnosi e succosi, nasce un frutto che assomiglia a un enorme cono di abete ed è molto apprezzato ovunque per il suo sapore gradevole].

La parte centrale del testo è dedicata alla Wasserschwertlilie (Iris pseudacorus), con un’analisi dettagliata di stelo, foglie e fiori. Il Wurzelstock (rizoma) strisciante produce due tipi di germogli: Kurztriebe (getti corti) solo fogliati e Langtriebe (getti lunghi) che elevano i fiori fino a un metro. Le foglie sono disposte a due file, “ineinander geschachtelt” (incastrate l’una nell’altra), con le più vecchie che proteggono le più giovani: “Die Blätter sind also gleichsam ineinander geschachtelt, so daß die älteren den zarten jüngeren vortrefflich Schutz gewähren” (fr:6656/p.275) [Le foglie sono quindi come incastrate l’una nell’altra, così che le più vecchie offrono un’ottima protezione alle tenere più giovani].

La descrizione del fiore è particolarmente accurata e illustra il meccanismo di impollinazione incrociata. I sei tepali sono saldati in un tubo alla base; i tre esterni sono grandi e ripiegati all’infuori, quelli interni piccoli ed eretti. Degli stami è presente solo il verticillo esterno, mentre lo stilo si divide in tre rami petaloidi che fungono da tetto protettivo per le antere: “Diese Gebilde machen die Blüte auffälliger und dienen den Staubbeuteln (St) als schützendes Dach” (fr:6693/p.276) [Queste formazioni rendono il fiore più appariscente e servono come tetto protettivo per le antere]. L’insetto, per raggiungere il nettare alla base del tubo corollino, si posa su un tepalo esterno e si infila sotto il ramo dello stilo. Un disegno scuro (“Saftmal”) funge da guida: “Ein brauner Fleck des Blattes dient ihm vielleicht als Wegweiser zum Honig (,Saftmal‘)” (fr:6697/p.276) [Una macchia marrone della foglia gli serve forse come indicatore per il miele (‚macchia nettarifera‘)]. Durante l’ingresso, l’insetto tocca le antere e si carica di polline; quando esce, il lobo stigmatico (il “Narbenläppchen”) viene premuto contro il ramo dello stilo, impedendo l’autofecondazione: “Dabei aber drückt es das Narbenläppchen an den Griffelast, so daß diese Narbe mit dem Staube der eigenen Blüte nicht belegt werden kann” (fr:6702/p.277) [Ma in questo modo schiaccia il lobo stigmatico contro il ramo dello stilo, così che questo stigma non può essere ricoperto dal polline del proprio fiore]. L’autofecondazione può avvenire solo se l’insetto si sposta in un altro “passaggio stretto” della stessa corolla: “Eine Selbstbestäubung erfolgt jedoch, wenn sich das Insekt jetzt dem zweiten oder dritten „Engpaß derselben Blüte zuwendet” (fr:6703/p.277) [Un’autoimpollinazione avviene tuttavia se l’insetto si rivolge ora al secondo o al terzo “passaggio stretto” dello stesso fiore]. Il frutto è una capsula triloculare che si apre a maturità liberando semi provvisti di una camera d’aria che ne permette la dispersione idrocora: “Die braunen Samen besitzen unter ihrer Hülle je einen Luftraum. Infolgedessen schwimmen sie auf dem Wasser, so daß sie durch Wellen und Strömung leicht verbreitet werden können” (fr:6706-6707/p.277) [I semi marroni possiedono sotto il loro involucro ciascuno una camera d’aria. Di conseguenza galleggiano sull’acqua, in modo da poter essere facilmente dispersi da onde e correnti].

La sezione finale menziona altre specie di Iris ornamentali, come la I. germanica con fiori violetti, e la varietà nana (Zwerg-Sch.), notando che la prima, spesso ibridata, presenta anche fiori gialli e azzurri. Le Beobachtungsaufgaben (compiti di osservazione) elencano attività didattiche per lo studio di rizomi, foglie, durata dei fiori e dispersione dei semi, a testimonianza della funzione educativa del trattato.


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[26.1/1-26-6843|6866]

30 Meccanismi di impollinazione e dispersione in piante: osservazioni da un trattato scientifico

Il testo presenta due distinti processi biologici: l’impollinazione entomofila di una pianta con fiori a spiga e la dispersione anemofila dei semi di un’altra specie. Vengono descritti con precisione anatomia floreale, comportamento degli insetti e adattamenti meccanici.

30.1 Struttura floreale e attrazione degli insetti

I fiori, sebbene piccoli, sono facilmente individuabili perché riuniti in una spiga vistosa, resa ancora più appariscente dalla colorazione delle brattee e della parte superiore del fusto. “Obgleich die Blüten klein sind, werden sie doch weithin bemerkbar; denn sie bilden zusammen eine ansehnliche Ähre.” - (fr:6841/p.282) [Sebbene i fiori siano piccoli, sono però notati da lontano; poiché formano insieme una spiga considerevole.] Il labbro inferiore funge da posatoio per gli insetti in visita, prevalentemente mosche e bombi: “Die Unterlippe dient den anfliegenden Insekten — vornehmlich stellen sich Fliegen und Hummeln ein — als Sitzplatz.” - (fr:6843/p.282) [Il labbro inferiore serve come posto a sedere per gli insetti in arrivo – si presentano principalmente mosche e bombi.]

All’interno del bocciolo una foglia è inizialmente rivolta verso l’alto, ma poco prima dell’apertura “dreht sich aber der Fruchtknoten, der als Stiel dient, um 180° und bringt somit die Blüte in die ‚richtige‘ Lage.” - (fr:6845/p.282) [l’ovario, che funge da stelo, ruota di 180° e porta così il fiore nella posizione ‘corretta’.] Sulla corolla sono presenti macchie e linee scure che costituiscono probabilmente il “Saftmal” (guida nettarifera), che indica all’insetto dove trovare il nutrimento: “Zahlreiche dunkle Flecke und Striche bilden vielleicht das Saftmal, das dem Blütengaste zeigt, wo Nahrung zu finden ist.” - (fr:6846/p.282) [Numerose macchie e linee scure formano forse la macchia nettarifera, che mostra all’ospite del fiore dove trovare cibo.]

30.2 Meccanismo di impollinazione

Appena l’insetto si posa, abbassa la proboscide nello sperone – il quale però non contiene miele: “Sobald das Insekt Platz genommen hat, senkt es den Rüssel in den Sporn, der jedoch keinen Honig enthält.” - (fr:6847/p.282) [Non appena l’insetto ha preso posto, abbassa la proboscide nello sperone, che però non contiene miele.] Il nettare si trova invece nella parete di questa parte del fiore, e viene perforato dall’insetto con la punta della proboscide: “Wohl aber findet sich in der Wand dieses Blütenteiles ein süßer Saft, der von dem Tiere mit der Rüsselspitze erbohrt wird.” - (fr:6848/p.283) [Invece, nella parete di questa parte del fiore si trova un succo dolce che viene perforato dall’animale con la punta della proboscide.]

Sopra l’ingresso dello sperone, esattamente al centro del fiore, si trova una piccola sacca (Täschchen). “Über dem Eingange zum Sporn, genau in der Blütenmitte, steht aber das Täschchen.” - (fr:6849/p.283) [Sopra l’ingresso dello sperone, esattamente al centro del fiore, si trova però la sacca.] La delicata membrana di questa sacca viene toccata dalla testa dell’insetto mentre succhia: “Die zarte Haut muß daher von dem saugenden Blütengaste mit dem Kopfe berührt werden: es zerreißt, die Klebscheiben werden frei und heften sich dem Tiere an.” - (fr:6850/p.283) [La pelle delicata deve quindi essere toccata dalla testa dell’ospite che succhia: essa si lacera, i dischetti adesivi vengono liberati e si attaccano all’animale.] Quando l’insetto lascia il fiore, trascina con sé i piccoli corpi pollinici fuori dalle logge dell’antera: “Verläßt dieses die Blüte, so zieht es die Staubkölbchen aus den Staubbeutelfächern hervor.” - (fr:6851/p.283) [Se questo abbandona il fiore, trascina i corpicini pollinici fuori dagli scomparti delle antere.]

L’autore suggerisce di simulare il processo con la punta di una matita: “Ahmt man diesen Vorgang z. B. mit Hilfe eines zugespitzten Bleistiftes nach, so sieht man, wie sich die Kölbchen sehr bald nach vorn neigen.” - (fr:6852-6856/p.283) [Se si imita questo processo, ad esempio con l’aiuto di una matita appuntita, si vede come i corpicini si inclinano molto presto in avanti.] Lo stesso accade quando sono attaccati alla testa di un insetto: “Dasselbe geschieht natürlich auch, wenn sie an dem Kopfe eines Insekts kleben.” - (fr:6857/p.283) [La stessa cosa avviene naturalmente anche quando sono attaccati alla testa di un insetto.] Quando l’insetto si posa su un secondo fiore, i corpicini inclinati sfiorano lo stimma, situato sotto la sacca, e alcuni granelli di polline restano attaccati alla superficie appiccicosa, completando l’impollinazione: “Läßt sich das Tier auf einer zweiten Blüte nieder, so müssen infolgedessen die Kölbchen gerade die Narbe streifen, die sich ja unterhalb des Täschchens befindet: einige Staubkörner bleiben an der klebrigen Fläche haften, und die Bestäubung ist erfolgt.” - (fr:6858/p.283) [Se l’animale si posa su un secondo fiore, di conseguenza i corpicini devono sfiorare proprio lo stimma, che si trova sotto la sacca: alcuni granelli di polline rimangono attaccati alla superficie appiccicosa, e l’impollinazione è avvenuta.]

30.3 Dispersione anemofila dei semi

Una seconda pianta, dispersa dal vento, presenta una capsula matura che si apre con sei valve, unite però in alto e in basso. “Die reife Fruchtkapsel öffnet sich mit 6 Klappen, die oben und unten aber vereinigt bleiben.” - (fr:6861/p.283) [La capsula matura si apre con 6 valve, che però rimangono unite in alto e in basso.] Il vento, soffiando attraverso le fessure, espelle i numerosi semi in piccole nuvole: “Indem der Wind durch die Spalten streicht, werden die zahlreichen Samen in kleinen Wolken herausgeblasen.” - (fr:6862/p.283) [Mentre il vento passa attraverso le fessure, i numerosi semi vengono espulsi in piccole nuvole.] Ciò sarebbe impossibile se la capsula mantenesse la torsione a spirale dell’ovario; ma l’ovario si è già raddrizzato dopo l’impollinazione: “Behielte die Kapsel die schraubenförmige Drehung des Fruchtknotens bei, so wäre dies jedoch kaum möglich. Der Fruchtknoten aber hat sich bereits nach der Bestäubung wieder gerade gestreckt.” - (fr:6863-6864/p.283) [Se la capsula mantenesse la torsione a spirale dell’ovario, ciò sarebbe però appena possibile. L’ovario si è già raddrizzato dopo l’impollinazione.] Il processo è facilitato dalle dimensioni polverulente dei semi: “Ein solches Herausblasen kann nun um so leichter geschehen, als die Samen staubförmig klein sind.” - (fr:6866/p.283) [Un tale soffiare fuori può avvenire tanto più facilmente in quanto i semi sono piccoli come polvere.]

Il testo offre una testimonianza dettagliata di osservazioni naturalistiche classiche, evidenziando adattamenti morfologici e meccanici sia per l’impollinazione mediata da insetti sia per la dispersione eolica, con una chiara attenzione ai rapporti tra struttura e funzione.


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31 Il pino silvestre: impollinazione, sviluppo e importanza economica

“Da sie sich an den jungen Trieben, also an der Außenseite der Baumkrone entwickeln, sind sie außerdem dem Winde ausgesetzt.” – (fr:7063/p.292) [Poiché si sviluppano sui giovani germogli, cioè sul lato esterno della chioma, sono inoltre esposti al vento.]

Il testo descrive in dettaglio il processo di impollinazione anemofila del pino (Kiefer). L’impollinazione è mediata dal vento e i fiori sono inconspicui, privi di profumo e nettare, come in tutte le piante con la stessa modalità di impollinazione: “Die Bestäubung wird durch den Wind vermittelt: Wie bei allen Pflanzen, die in gleicher Weise bestäubt werden, treffen wir bei der Kiefer unauffällige, duft- und honiglose Blüten an.” – (fr:7062/p.292) [L’impollinazione è mediata dal vento: come in tutte le piante impollinate allo stesso modo, nel pino troviamo fiori poco appariscenti, privi di profumo e nettare.]

Il polline viene rilasciato dalle antere. In assenza di vento si deposita sulla parte superiore degli stami sottostanti: “Rieselt der Blütenstaub bei Windstille aus den Staubbeuteln hervor, dann lagert er sich auf der Oberseite derjenigen Staubblätter ab, die unmittelbar unter den betreffenden Beuteln stehen.” – (fr:7066/p.292) [Se il polline cade dalle antere in assenza di vento, si deposita sulla pagina superiore degli stami che stanno immediatamente sotto le rispettive antere.] Altrimenti scenderebbe al suolo e difficilmente raggiungerebbe i fiori femminili: “Im anderen Falle würde er zum Boden herabsinken und wohl nur selten eine Samenblüte treffen.” – (fr:7067/p.292) [In caso contrario scenderebbe al suolo e difficilmente raggiungerebbe un fiore femminile.]

Gran parte del polline va comunque perduto, anche quando viene trasportato da una raffica di vento: “Gleichwohl geht der größte Teil des Staubes aber auch dann verloren, wenn er durch einen Windstoß entführt wird.” – (fr:7068/p.292) [Ciononostante, la maggior parte del polline va perduta anche quando viene portata via da una folata di vento.] Lo dimostrano le pozzanghere sui sentieri del bosco, dove si trova spesso in strati densi, tanto che la gente dice “Es hat Schwefel geregnet” – (fr:7071/p.292) [“Ha piovuto zolfo”]. Tuttavia il pino produce polline in enormi quantità, quindi qualche granello raggiunge comunque i fiori femminili: “Da die Kiefer jedoch den Blütenstaub in großen Mengen erzeugt, kann es kaum ausbleiben, daß einige Körnchen auch auf die Samenblüten niederfallen.” – (fr:7072/p.292) [Ma poiché il pino produce il polline in grandi quantità, non può mancare che qualche granello cada anche sui fiori femminili.] Ciò è favorito dal fatto che il polline forma una polvere secca facilmente dispersa dal vento e che ogni granello porta su ciascun lato una vescica piena d’aria, che lo mantiene a lungo sospeso nell’aria: “als die Staubkörner jederseits eine luftgefüllte Blase tragen, durch die sie sich lange schwebend in der Luft erhalten können.” – (fr:7074/p.292) [poiché i granelli di polline portano su ciascun lato una vescica piena d’aria, grazie alla quale possono rimanere a lungo sospesi nell’aria.]

I fiori femminili sono eretti e le loro squame fruttifere, all’epoca della fioritura, si divaricano dall’asse, permettendo al polline secco di rotolare facilmente verso gli ovuli: “Da die Samenblüten aufrecht stehen und ihre Fruchtschuppen zur Blütezeit von der Achse abspreizen, vermag der trockene Blütenstaub leicht zu den Samenanlagen hinabzurollen.” – (fr:7075/p.292) [Poiché i fiori femminili sono eretti e le loro squame fruttifere all’epoca della fioritura si divaricano dall’asse, il polline secco può facilmente rotolare verso le logge ovulari.] Il percorso è guidato dalle carene delle squame: “Dies erfolgt um so sicherer, als er von den Kielen der Fruchtschuppen gleichsam dorthin geleitet wird.” – (fr:7076/p.292) [Ciò avviene tanto più sicuramente in quanto viene come guidato verso là dalle carene delle squame fruttifere.] Il polline giunge così tra i due prolungamenti (l’involucro dell’ovulo) – “Hier gelangt er zwischen die beiden Fortsätze, zu denen die Hülle der Samenanlage ausgezogen ist.” – (fr:7085/p.295) [Qui arriva tra i due prolungamenti, in cui è prolungato l’involucro dell’ovulo.] La fecondazione vera e propria avviene però solo la primavera successiva: “Im nächsten Frühjahre findet aber erst die Vereinigung zwischen Blütenstaub und Samenknospen oder kurz: die Befruchtung, statt.” – (fr:7086/p.295) [Ma la primavera successiva avviene solo allora l’unione tra polline e gemme seminali, o brevemente: la fecondazione.]

I granelli di polline, gli ovuli e i giovani semi sono estremamente delicati“Die Blütenstaubkörnchen, sowie die Samenknospen und die aus ihnen hervorgehenden jungen Samen sind überaus zart.” – (fr:7089/p.295) [I granelli di polline, così come gli ovuli e i giovani semi che ne derivano, sono estremamente delicati.] Dopo l’impollinazione le squame fruttifere in crescita si chiudono e i loro bordi si incollano con la resina, proteggendo le strutture sensibili dalle intemperie: “Indem sich die fortwachsenden Fruchtschuppen nach der Bestäubung schließen, und indem deren Ränder durch Harz verkleben, finden die empfindlichen Gebilde Schutz gegen die Unbilden der Witterung.” – (fr:7090/p.295) [Chiudendosi le squame fruttifere in crescita dopo l’impollinazione, e incollandone i bordi con la resina, le formazioni sensibili trovano protezione contro le intemperie.]

Il cono (Zapfen) nel primo anno si ingrandisce poco e si inclina lentamente verso il basso: “Im ersten Jahre vergrößert sich der Zapfen nur wenig. Er neigt sich aber langsam nach unten.” – (fr:7092–7093) [Nel primo anno il cono si ingrandisce solo poco. Ma si inclina lentamente verso il basso.] Nel secondo anno cresce molto più rapidamente e le squame, prima verdi, lignificano assumendo una colorazione bruna: “Im zweiten Jahre wächst er um so schneller. Die bisher grünen Fruchtschuppen verholzen jetzt und nehmen eine braune Färbung an.” – (fr:7094–7095) [Nel secondo anno cresce tanto più velocemente. Le squame fruttifere finora verdi lignificano ora e assumono una colorazione bruna.] Infine, nel marzo o aprile del terzo anno, le squame si seccano e si divaricano: “Im März oder April des dritten Jahres endlich trocknen die Schuppen so stark ein, dass sie auseinanderspreizen.” – (fr:7096–7097) [Nel marzo o aprile del terzo anno infine le squame si seccano così fortemente da divaricarsi.] A questo punto i semi maturi cadono fuori – “fallen die reifen Samen sofort heraus.” – (fr:7100/p.295) [cadono subito fuori i semi maturi.] I semi, leggeri e provvisti di un’ala, vengono afferrati dal vento e trasportati lontano: “Die federleichten, mit einem flügelförmigen Anhange ausgerüsteten Gebilde werden vom Winde ergriffen und oft weithin verweht.” – (fr:7101–7102) [Le formazioni leggerissime, munite di un’appendice a forma di ala, vengono afferrate dal vento e spesso trasportate lontano.] Germinano con 5 o 6 cotiledoni aghiformi: “Sie keimen mit 5 oder 6 nadelförmigen Keimblättern.” – (fr:7103/p.295) [Germinano con 5 o 6 cotiledoni aghiformi.]

Il cono si apre solo con tempo asciutto e si richiude se inumidito – “Der Zapfen öffnet sich aber nur bei trockenem Wetter, und der bereits geöffnete schließt sich wieder, sobald er befeuchtet wird.” – (fr:7105/p.295) [Ma il cono si apre solo con tempo asciutto, e quello già aperto si richiude non appena viene inumidito.] Altrimenti i semi, appesantiti dalle gocce di pioggia, non potrebbero essere dispersi dal vento: “Im anderen Falle würden die Samen durch anhaftende Regentropfen stark beschwert, so dass sie durch den Wind nicht verbreitet werden könnten.” – (fr:7106/p.295) [Altrimenti i semi, appesantiti dalle gocce di pioggia aderenti, non potrebbero essere dispersi dal vento.] Perfino coni già vuoti e caduti si richiudono se bagnati: “Selbst schon entleerte, abgefallene Zapfen schließen sich noch, wenn man sie befeuchtet.” – (fr:7107/p.295) [Anche coni già svuotati e caduti si richiudono ancora se vengono inumiditi.]

Importanza economica: il pino permette all’uomo di trarre un raccolto anche dal suolo sabbioso più sterile, dove nessun’altra pianta utile prospera: “Mit Hilfe der Kiefer vermag der Mensch sogar dem unfruchtbarsten Sandboden, auf dem keine andere Nutzpflanze mehr gedeiht, noch einen Ertrag abzuringen.” – (fr:7109/p.295) [Con l’aiuto del pino l’uomo può strappare un raccolto anche al suolo sabbioso più sterile, sul quale nessun’altra pianta utile prospera.] Fornisce legname da costruzione, da lavoro e da ardere“Sie liefert ein wichtiges Bau-, Werk- e Brennholz.” – (fr:7110/p.296) [Fornisce un importante legname da costruzione, da lavoro e da ardere.] Dalla resina si ricavano olio di trementina (per solventi di lacche), colofonia e pece da botti: “Aus dem Harze gewinnt man das Terpentinöl, das besonders zum Auflösen von Harzen (Lacken) verwendet wird, ferner das Geigenharz oder Kolophonium, sowie endlich das Faßpech.” – (fr:7111/p.296) [Dalla resina si ricava l’olio di trementina, usato specialmente per sciogliere resine (lacche), inoltre la colofonia e infine la pece da botti.] Il legno molto resinoso (Kienholz) bruciando dà il nerofumo per inchiostro da stampa e lucido da scarpe: “Sehr harzreiches Holz („Kienholz“) gibt beim Verbrennen den Kienruß, aus dem man Druckerschwärze, Stiefelwichse u. dgl. herstellt.” – (fr:7112–7114) [Il legno molto resinoso („Kienholz) dà bruciando il nerofumo, dal quale si produce inchiostro da stampa, lucido da scarpe e simili.] Gli aghi caduti servono come lettiera per il bestiame e poi come concime per i campi; la loro degradazione trasforma nel tempo la sabbia sterile in terreno fertile: “Indem die Nadelschicht unter den Bäumen verwittert, verwandelt sich selbst öder Sandboden im Laufe langer Zeiträume schließlich in fruchtbares Ackerland.” – (fr:7116/p.296) [Mentre lo strato di aghi sotto gli alberi si altera, anche il suolo sabbioso desolato si trasforma nel corso di lunghi periodi infine in terreno agricolo fertile.]

Il testo si conclude con un paragrafo intitolato “G. Feinde” (Nemici), di cui non vengono fornite ulteriori frasi nel passaggio qui analizzato.


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32 Ciclo vitale e classificazione delle felci nel testo di Schmeil

Il testo descrive in dettaglio la biologia del Wurmfarn (felce maschio) e di altre felci, mettendo in luce gli adattamenti alla riproduzione e all’ambiente. Le spore vengono disperse dal vento: “Sie werden infolgedessen wie die Samen zahlreicher Blütenpflanzen leicht durch den Wind verweht und über einen großen Bezirk ausgestreut.” (fr:7320/p.305) [Vengono quindi disperse dal vento come i semi di molte piante da fiore e sparse su una vasta area.] La loro superficie ruvida garantisce l’adesione al suolo per la germinazione (fr:7321-7322/p.305). Le spore e le capsule che le contengono sono descritte come strutture estremamente delicate, protette sulla pagina inferiore delle foglie dalla pioggia e da un velo (fr:7323-7326/p.305).

La germinazione delle spore è illustrata con un esperimento: “Säen wir Sporen auf Walderde in einen Blumentopf, den wir mit einer Glasglocke überdecken, so zeigt sich auf dem feuchten Boden meist schon nach einigen Tagen ein grüner Anflug” (fr:7340/p.305) [Se seminiamo spore su terra di bosco in un vaso coperto con una campana di vetro, dopo pochi giorni sul terreno umido appare una patina verde]. Dalla spora, composta da una singola cellula, non nasce direttamente una giovane felce, ma un tubetto germinativo (fr:7341-7342/p.306). Questo si accresce in un Vorkeim (prothallium) a forma di cuore, delle dimensioni di una moneta, molto delicato e quindi limitato ad ambienti umidi (fr:7344-7347/p.306). Il prothallio presenta sulla pagina inferiore peli radicali e organi riproduttivi: “kuppelförmige Gebilde” (organi maschili, anteridi) e “flaschenförmige Gebilde” (organi femminili, archegoni) (fr:7352-7354/p.306). A maturità, gli anteridi si aprono liberando cellule sferiche che in pochi secondi si trasformano in “korkzieherförmige Körper” (corpi a cavatappi) mobili, detti Schwärmer (zoospore) (fr:7355-7357/p.306). Negli archegoni, invece, fuoriesce un muco incolore; se uno Schwärmer vi si avvicina, penetra e si fonde con una cellula grande (E) situata sul fondo, da cui si sviluppa una giovane felce (fr:7358-7360/p.306).

L’autore sottolinea la somiglianza con le piante da fiore: “Das kuppelförmige Gebilde ist dem Staubblatte vergleichbar, der Schwärmer dem Blütenstaubkörnchen, das flaschenförmige Gebilde dem Stempel und die auf dem Grunde der ‘Flasche’ liegende Zelle der Samenknospe.” (fr:7374/p.309) [La struttura a cupola è paragonabile allo stame, lo Schwärmer al granello di polline, la struttura a bottiglia al pistillo e la cellula sul fondo della “bottiglia” all’ovulo.] Tuttavia, a differenza delle spermatofite, la fecondazione nelle felci richiede acqua come mezzo di trasporto per gli Schwärmer, che devono muoversi autonomamente (fr:7379-7382/p.309). Da ciò deriva che “der Wurmfarn (gleich allen anderen Farnkräutern) besonders in feuchten Wäldern vor[kommt]” (fr:7351/p.306) [la felce maschio (come tutte le altre felci) si trova soprattutto in foreste umide].

Il testo introduce il concetto di alternanza di generazioni (Generationswechsel). Si riassume il ciclo: dalle spore (formate asessualmente sul foglio della felce) nasce un prothallio, che a sua volta produce per via sessuata (fusione di cellula uovo e Schwärmer) una nuova pianta di felce portatrice di spore (fr:7385/p.309-7389/p.310). “Der Farn tritt also in zwei ganz verschiedenen Formen oder Generationen auf: einer ungeschlechtlichen Form, der sporentragenden Farnpflanze, und einer geschlechtlichen, dem Vorkeime.” (fr:7387/p.310) [La felce si presenta quindi in due forme o generazioni completamente diverse: una forma asessuale, la pianta di felce portatrice di spore, e una forma sessuale, il prothallio.]

La classificazione botanica viene presentata in base a caratteri strutturali. Felci, muschi, alghe e funghi si riproducono per spore e costituiscono il gruppo delle crittogame (Sporenpflanzen o Kryptogamen), in opposizione alle fanerogame (Samenpflanzen) (fr:7391-7392/p.310). Mentre le fanerogame hanno organi sessuali (stami e pistilli) racchiusi in fiori, le crittogame ne sono prive, da cui il nome Blütenlose Gewächse (fr:7393-7394/p.310). Le crittogame si suddividono ulteriormente in crittogame vascolari (Gefäßkryptogamen) e crittogame cellulari (Zellkryptogamen): le felci possiedono fasci conduttori (Gefäßbündel) simili a quelli delle fanerogame, visibili come nervature nelle foglie, mentre muschi, alghe e funghi sono formati solo da cellule semplici (fr:7396-7407/p.310).

Infine, il testo descrive brevemente altre felci: il Tüpfelfarn (Polypodium vulgare), con foglie più piccole e coriacee, adatto a luoghi secchi; lo Streifenfarn (Asplenium filix femina), una felce vera d’ombra con foglie delicate e sori a strisce; e la Mauerraute (Asplenium ruta muraria), che cresce in fessure di muri e rocce grazie alle sue foglie quasi coriacee (fr:7411/p.310-7422/p.311). Le immagini citate (originali di Josef Ostermaier e K. Giesenhagen) documentano sia dettagli anatomici (spore, prothallio, organi riproduttivi) sia habitat (foreste tropicali e relitti di foreste primordiali).


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33 Il ruolo ecologico e la classificazione dei muschi e delle alghe in un trattato scientifico ottocentesco

I muschi, grazie alla loro capacità di assorbire e trattenere acqua, colonizzano superfici aride e avviano la formazione di suolo, mentre la loro decomposizione in ambienti saturi d’acqua produce torba; quando vengono distrutti, causano dissesti idrogeologici. Segue una descrizione morfologica di muschi, epatiche e alghe, con dettagli sulla struttura cellulare.

I muschi sono descritti come piante straordinariamente resistenti alla secchezza: “Non appena però vengono bagnati da una pioggia, si risvegliano di nuovo” – (fr:7682/p.322). Questa proprietà permette loro di insediarsi in luoghi estremamente aridi: “Perciò molti di loro possono insediarsi anche su rocce e tronchi d’albero, su muri e tetti, insomma in luoghi estremamente secchi” – (fr:7683/p.322). Tali siti sono così poveri di nutrienti che piante più grandi vi morirebbero di fame, ma i minuscoli muschi si accontentano di poca terra o polvere portata dal vento. “La maggior parte dei nutrienti la ricavano comunque dall’acqua piovana, che nel suo percorso sulle rocce ecc. se ne carica” – (fr:7686-7687/p.322). Essi costituiscono quindi, insieme ai licheni, i primi colonizzatori delle superfici rocciose.

Nel corso del tempo, nei cuscinetti di muschio si accumula polvere e le piantine muoiono dal basso trasformandosi in “terra di muschio”, “così la scarsa quantità di terreno viene continuamente aumentata, sicché in tali luoghi in seguito possono insediarsi anche piante superiori” – (fr:7691/p.322). In ambienti di palude saturi d’acqua, invece, le parti morte non si decompongono in terra, perché l’acqua impedisce la completa decomposizione, analogamente allo strato di zolle e terra che il carbonaio stende sopra il carbonaio. “Come nella carbonaia, nel terreno si accumulano grandi quantità di carbonio: si forma torba” – (fr:7695/p.322). Se il processo dura secoli o millenni, si creano potenti depositi di torba sfruttati dall’uomo come combustibile. “Brucia il contadino della palude lo strato superiore dei depositi di torba, oppure mescola la terra nera di torba con sabbia sciolta, ottenendo terreno agricolo” – (fr:7697/p.322). Senza i muschi che formano la torba, quelle regioni sarebbero spesso acquitrini inaccessibili: “I muschi creano quindi terra abitabile” – (fr:7699/p.323).

Un altro contributo fondamentale dei muschi è la regolazione idrica. I cuscinetti di muschio, come spugne, assorbono enormi quantità d’acqua durante le piogge. “Se però si abbattono le foreste, anche i muschi forestali amanti dell’ombra vanno per lo più in rovina” – (fr:7703/p.323). Su un monte, “allora durante forti temporali o allo scioglimento della neve le masse d’acqua precipitano come torrenti impetuosi a valle e distruggono non di rado i campi e le abitazioni degli uomini” – (fr:7704-7705/p.323). L’acqua defluisce in brevissimo tempo, “di conseguenza ruscelli e fiumi si prosciugano, sicché campi e uomini devono soffrire gravemente per la mancanza d’acqua” – (fr:7707/p.323). Al contrario, se il monte è coperto da bosco, il muschio rilascia l’acqua assorbita molto lentamente: “Il muschio della foresta protegge quindi valli e pianure, da un lato dalle inondazioni, dall’altro le fornisce d’acqua per tutto l’anno” – (fr:7709/p.323).

I muschi hanno anche usi pratici: “Nei tappeti di muschio molti piccoli animali (insetti, ragni, chiocciole ecc.) fanno il letargo; da ‘steli di muschio’ numerosi uccelli costruiscono i loro nidi, e l’uomo usa il muschio per fare corone, imballare oggetti fragili, come lettiera per il bestiame e per molti altri scopi” – (fr:7711-7712/p.323). Tuttavia, quando ricoprono prati e campi diventano erbacce; vanno rimossi anche dalla corteccia degli alberi da frutto perché offrono rifugio a insetti nocivi e tengono tronchi e rami troppo umidi, favorendo il marciume. Il testo elenca poi le specie: il torbaio o muschio di palude (Sphagnum) forma cuscini spugnosi in luoghi umidi, con steli ricoperti di rametti a frusta e una piccola chioma all’apice; è il principale formatore di torba. Il muschio bianco (Leucobryum glaucum) presenta cuscini biancastri. Il tappeto di muschio dei boschi è composto da molte specie, tra cui gli astmoosi (Hypnum) con steli finemente ramificati. I muschi fogliosi hanno gambo e foglie disposte a spirale, e le capsule sporali sono coperte da cappucci.

La seconda classe, le epatiche (Hepaticae), è rappresentata dalla Marchantia polymorpha, comune su bordi di fontane, muri umidi e fossati. “È una formazione a forma di foglia, lobata, che un tempo era ritenuta un rimedio contro le malattie del fegato” – (fr:7732-7736/p.324). In giugno-luglio sviluppa rami simili a piccoli funghi a cappello, con forme diverse a seconda del sesso: “Mentre sulla parte superiore del ‘piatto’ si trovano gli organi maschili (anteridi), i ‘bastoni a ombrello’ portano sulla parte inferiore gli organi femminili (archegoni)” – (fr:7739/p.324). Le capsule sporali sono prive di cappuccio. Sulla superficie superiore si alzano piccole coppe (brutbecher) che producono propaguli; “trascinati dalla pioggia, questi germogli crescono come talee fino a diventare piante indipendenti” – (fr:7744-7745/p.324). Un esempio di epatica con foglie disposte su due file è il Lophocolea, comune su terreno umido e ceppi marci. Le caratteristiche comuni delle epatiche sono: corpi fogliosi o differenziati in gambo e foglie in due file, e capsule sporali senza cappuccio. In generale, i muschi mancano di radici e fasci vascolari.

Il testo prosegue con il gruppo delle alghe, in particolare le Jochalgen (Conjugatae), con l’esempio della Spirogyra (Schraubenalge). In stagni e pozze, durante la stagione calda si trovano masse cotonose verdi: “Mettiamone un po’ sotto il microscopio, così la ‘ovatta’ si scioglie in numerosi fili estremamente sottili, ognuno dei quali rappresenta un’alga” – (fr:7765-7766/p.325). I fili sono composti da molte cellule cilindriche, paragonabili a piccole stanze: le pareti trasparenti sono rivestite da una massa mucosa, il protoplasma, e all’interno, immerso in un liquido acquoso, si trovano filamenti di protoplasma che si incrociano in un punto dove sospendono il nucleo. Più evidente è la banda a spirale (da cui il nome), ricca di clorofilla, che dà il colore verde; essa permette alle cellule di elaborare i nutrienti che entrano, ma “la pianta ha bisogno dell’aiuto della luce solare” e “non può vivere senza luce” – (fr:7774-7775/p.325). I fili sono estremamente delicati; una pianta terrestre simile crollerebbe, ma l’acqua li sostiene. A differenza delle piante finora considerate, “sulla Schraubenalge non si riconoscono né fusto né foglie” – (fr:7781/p.325). Tutte le alghe hanno questa semplicità strutturale.

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34 Osservazioni e classificazione delle alghe in un trattato botanico storico

Il testo esamina, attraverso domande e descrizioni guidate, la biologia di diverse classi di alghe d’acqua dolce e marine, evidenziandone struttura, modalità di riproduzione e significato ecologico. L’impostazione è tipica di un manuale didattico di botanica, con frequenti riferimenti a osservazioni al microscopio e a figure illustrative numerate.

La trattazione si apre con quesiti pratici rivolti allo studente, come “Durchsuche im Frühjahre den Schlamm aus Gewässern, die von Schraubenalgen bewohnt werden, nach keimenden Sporen” - (fr:7792/p.325) [Cerca in primavera nel fango di acque abitate da alghe a spirale le spore germinanti]. Viene poi definito un concetto chiave: “Da man nun einen solchen ungegliederten Pflanzenkörper als Lager bezeichnet, stellt man diese Gewächse den ‚Stamm-BlattPflanzen‘ als ‚Lagerpflanzen‘ gegenüber.” - (fr:7796/p.326) [Poiché si definisce tallo un corpo vegetale non articolato, si contrappongono queste piante alle “piante con fusto e foglie” come “piante tallofite”].

La riproduzione delle Schraubenalgen (alghe a spirale) è descritta in due modalità. Quella asessuata avviene per divisione cellulare: “Die watteartigen Massen, die die Schraubenalge bildet, vergrößern sich sehr schnell. Dies geschieht, wie uns wieder das Mikroskop zeigt, dadurch, daß sich die einzelnen Zellen teilen” - (fr:7799-7800/p.326) [Le masse simili a cotone che forma l’alga a spirale si ingrandiscono molto rapidamente. Ciò accade, come ci mostra il microscopio, per divisione delle singole cellule]. La riproduzione sessuata avviene per coniugazione: due filamenti si affiancano, emettono prolungamenti che si fondono, formando un “joch” (giogo). “Indem die Fortsätze größer werden, stoßen sie schließlich zusammen (b) und verschmelzen endlich miteinander (c).” - (fr:7805/p.326) [Crescendo i prolungamenti, essi finiscono per incontrarsi e infine fondersi]. Il contenuto di una cellula migra nell’altra, originando una spora: “Beide Massen vereinigen sich und bilden eine Spore (e).” - (fr:7808/p.326) [Entrambe le masse si uniscono e formano una spora]. Queste piante sono perciò dette Jochalgen: “Da man die Verbindung mit einem Brückenjoch vergleichen kann, bezeichnet man die Sporenbildung zeigenden Algen als ‚Jochalgen‘.” - (fr:7814/p.326) [Poiché si può paragonare la connessione a un giogo di ponte, si chiamano “alghe a giogo” quelle che mostrano questa formazione di spore]. Le spore resistono all’inverno: “In den oberen Wasserschichten würden die zarten Fäden durch das Wintereis unbedingt zerstört werden. Vermöge der Sporen aber rettet sich die Pflanze über die ungünstige Jahreszeit hinüber.” - (fr:7817-7818/p.326) [Negli strati superiori dell’acqua i delicati filamenti verrebbero sicuramente distrutti dal ghiaccio invernale. Ma grazie alle spore la pianta si salva oltre la stagione sfavorevole].

Le Kieselalgen (diatomee) sono descritte come organismi unicellulari o coloniali, con forme svariate – “die Form eines Stabes, einer Sichel, eines Keiles, eines Kreises, einer Ellipse” - (fr:7831/p.327) [la forma di un bastoncino, di una falce, di un cuneo, di un cerchio, di un’ellisse] – e con un caratteristico guscio siliceo: “Die Zellwand besteht aus zwei kieselhaltigen Schalen, von denen die eine über die andere wie der Deckel über eine Schachtel hinweggreift.” - (fr:7835/p.327) [La parete cellulare è composta da due valve silicee, una delle quali si sovrappone all’altra come un coperchio su una scatola]. Le diatomee costituiscono il Plankton e sono alla base della catena alimentare marina: “Da sich von den winzigen Tieren wieder größere und von diesen noch größere ernähren, sind die Kieselalgen für das Leben im Wasser von höchster Bedeutung.” - (fr:7843/p.327) [Poiché degli animaletti microscopici si nutrono animali più grandi, e di questi altri ancora più grandi, le diatomee sono di massima importanza per la vita acquatica]. Il testo sottolinea la dipendenza umana: “Von dem Vorhandensein dieser mikroskopisch kleinen Pflanzen hängen also im Grunde genommen auch alle die Millionen von Menschen ab, die als Fischer, Schiffer, Kaufleute usw. den Reichtum des Meeres ausbeuten.” - (fr:7845-7846/p.328) [Dall’esistenza di queste piante microscopiche dipendono in fondo anche tutti i milioni di uomini che come pescatori, marinai, commercianti sfruttano le ricchezze del mare]. I depositi di gusci silicei accumulati sul fondo formano Diatomeenerde (kieselgur), sfruttata per la produzione di dinamite: “Werden diese im Laufe della Jahrtausende über den Wasserspiegel emporgehoben, so entstehen Lager von Diatomeenerde, Kieselgur oder Polierschiefer, die der Mensch zu verschiedenen Zwecken, besonders zur Herstellung des Dynamits (d. i. mit Nitroglyzerin getränkte Diatomeenerde) ausbeutet.” - (fr:7850-7851/p.328) [Se questi, nel corso dei millenni, vengono sollevati sopra il livello dell’acqua, si formano depositi di farina fossile, kieselgur o ardesia per lucidatura, che l’uomo sfrutta per vari scopi, specialmente per la produzione di dinamite (cioè farina fossile imbevuta di nitroglicerina)]. Esempi concreti: “Solche Lager finden sich z. B. in der Lüneburger Heide. Auf einer mächtigen (bis 30 m starken) Schicht von Kieselalgen erheben sich auch einige Teile von Berlin und Königsberg.” - (fr:7852-7853/p.328) [Tali depositi si trovano ad esempio nella Landa di Lüneburg. Su un potente strato (fino a 30 m di spessore) di diatomee si innalzano anche alcune parti di Berlino e Königsberg].

La terza classe trattata sono le Grünalgen (alghe verdi). Come esempio viene descritta la Schlauchalge (Vaucheria): “Der grüne Anflug, der den schlammigen Boden stehender Gewässer überzieht, besteht zumeist aus verzweigten Algenfäden, die mit wurzelartigen Fortsätzen (1) dem Untergrunde aufsitzen.” - (fr:7860/p.328) [La patina verde che ricopre il fondo fangoso di acque stagnanti consiste per lo più di filamenti algali ramificati che aderiscono al substrato con prolungamenti simili a radici]. La sua struttura è sifonale: “Da der Innenraum eines solchen Fadens nicht durch Querwände in einzelne Abteilungen geschieden ist, stellt die Zellhaut einen großen, mehrfach geteilten Schlauch dar” - (fr:7861/p.328) [Poiché lo spazio interno di un tale filamento non è suddiviso in scomparti da pareti trasversali, la membrana cellulare costituisce un grande tubo plurilobato]. La riproduzione asessuata avviene per Schwärmsporen (zoospore): “Nachdem sich jeder dieser Abschnitte von dem Faden durch eine Querwand abgesondert hat (3), reißt seine Zellhaut auf (4), sein Inhalt tritt ins Freie (5) und schwimmt mit Hilfe zahlreicher Wimpern durch das Wasser dahin (6).” - (fr:7865/p.328) [Dopo che ciascuno di questi segmenti si è separato dal filamento mediante una parete trasversale, la sua membrana cellulare si lacera, il suo contenuto fuoriesce e nuota nell’acqua con l’aiuto di numerose ciglia]. La riproduzione sessuata è paragonata a quella di felci e muschi: “Dieser Vorgang erinnert innerlich lebhaft an die Befruchtung der Farne und Moose: der Kolben stellt das weibliche Organ (hier Oogönium genannt) und das ‚Horn‘, das die Schwärmer erzeugt, das männliche Organ (Antheridium) dar.” - (fr:7876/p.329) [Questo processo ricorda vivamente la fecondazione delle felci e dei muschi: il tubulo rappresenta l’organo femminile (qui chiamato oogonio) e il “corno” che produce gli spermatozoidi l’organo maschile (anteridio)]. Altre Grünalgen vivono in colonie o su substrati umidi fuori dall’acqua.

Infine, le Braun- und Rotalgen (alghe brune e rosse) vengono solo accennate come forme marine di grandi dimensioni: “Im Meere leben Algen, die die Süßwasserformen an Größe zumeist weit übertreffen.” - (fr:7888/p.329) [Nel mare vivono alghe che superano di gran lunga in dimensione le forme d’acqua dolce]. Si citano il Blasentang (Fucus) con vesciche natatorie: “S Schwimmblasen und F Stellen, an denen sich die Fortpflanzungsorgane befinden.” - (fr:7892/p.329) [S vesciche natatorie e F punti in cui si trovano gli organi riproduttivi].

Il testo, tipico della didattica scientifica di fine Ottocento, integra osservazione diretta, esperimenti (come la raccolta e l’essiccazione di alghe marine su carta) e nozioni ecologiche già moderne, riconoscendo il ruolo fondamentale delle microalghe per la vita oceanica e per l’economia umana. I riferimenti a località geografiche e all’uso industriale della farina fossile forniscono inoltre una testimonianza concreta delle applicazioni pratiche delle conoscenze botaniche del periodo.

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35 Analisi di un trattato scientifico: alghe e funghi

Il testo descrive morfologia, ecologia e importanza biologica di alghe e funghi, con particolare attenzione agli usi pratici e alla classificazione.

Il brano, tratto da un manuale di scienze naturali (probabilmente lo Schmeils Naturwissenschaftliches Unterrichtswerk, cfr. fr:7987/p.23), si apre con la trattazione delle alghe brune (Braunalgen). Viene descritta la loro colorazione variabile: “coperte da un colorante bruno o rosso, così che appaiono ora più chiare, ora più scure, brune o rosse” (fr:7893/p.330). Essendo piante fissate al substrato, abitano acque costiere poco profonde e il loro limite di profondità è determinato dalla luce: “anche qui la cintura vegetale, in acque molto chiare, non scende oltre circa 50 m di profondità; poiché a maggiore profondità la luce è così debole che nessuna pianta dotata di clorofilla potrebbe più vivere” (fr:7895/p.330). Le alghe brune formano estese praterie o foreste sottomarine (fr:7897/p.330). Devono resistere a maree e onde, ma si ancorano con “robusti organi di attacco simili a radici” e possiedono un corpo “tenace, coriaceo, che resiste alle onde e alla corrente” (fr:7899/p.330); tuttavia spesso vengono strappate dalle tempeste e gettate a riva, dove sono utilizzate come concime o bruciate per ricavare iodio dalle ceneri (fr:7900–7904).

Tra le specie particolari si menzionano il Blasentang (Fucus vesiculosus), lungo 1 m, mantenuto a galla da vesciche d’aria, e il Beerentang (Sargassum bacceiferum) delle coste tropicali, le cui vesciche natatorie assomigliano a bacche peduncolate (fr:7907–7908). Grandi masse di quest’ultimo, trasportate dalla Corrente del Golfo, formano il Mare dei Sargassi: “Coprono – trasportate qui dalla Corrente del Golfo dal Golfo del Messico – in quella parte dell’Oceano Atlantico chiamata ‘Mare dei Sargassi’, per molte migliaia di miglia quadrate la superficie dell’acqua” (fr:7909/p.330). L’alga più grande di tutte (fino a 300 m) è il Birnentang (Macrocystis pirifera), che si trova alle coste extratropicali dell’emisfero australe e galleggia grazie a vesciche piriformi (fr:7910–7911).

Le alghe rosse (Rotalgen) abitano strati d’acqua più profondi, poco mossi dalle tempeste, e sono quindi molto delicate: “formano semplici filamenti o superfici fogliari; talvolta somigliano a eleganti tappeti di muschio, alberelli finemente ramificati, felci dalle foglie sottili e simili” (fr:7917/p.331). Il Perltang (Chondrus crispus) del Mare del Nord viene essiccato e usato come rimedio medicinale („Carragaheen o muschio irlandese“, fr:7918/p.331). Solo poche forme nane, come la Froschlaichalge (Batrachospermum), si trovano in acque dolci (fr:7919/p.331).

Segue la classe delle Spaltalgen (Cyanophyceae), che si riproducono per semplice divisione: “Numerose alghe molto piccole si riproducono, come i batteri, solo per bipartizione” (fr:7922/p.331). Se i frammenti restano uniti formano colonie filamentose, come nei tappeti verde-azzurri su fango o luoghi umidi (fr:7930–7933). La Schwingalge (Oscillatoria) si muove oscillando (fr:7934/p.331); le Gallertalgen (Nostoc) producono masse gelatinose (fr:7935/p.331). Vengono poi brevemente menzionate le Armleuchtergewächse (Characeae), che formano prati nei laghi, si ramificano a forma di lampadario e assorbono calcio fino a diventare fragili; gli organi riproduttivi si trovano all’ascella dei „rami“ come corpi verdi o rossi (fr:7936–7938).

Il testo riassume quindi i caratteri comuni delle alghe: sono piante tallofite, perlopiù acquatiche, contenenti clorofilla (fr:7940/p.331). La loro importanza è triplice: 1) fonte di nutrimento per gli animali acquatici (fr:7943–7947); 2) produzione di ossigeno – se esposte al sole, le alghe emettono bolle di gas che, raccolto, fa bruciare una scheggia incandescente con fiamma viva, dimostrando che è ossigeno, di cui gli animali hanno bisogno per respirare (fr:7949–7952); 3) purificazione dell’acqua – se poste in un recipiente con acqua in putrefazione, l’acqua diventa chiara e l’odore scompare: “Le alghe hanno assorbito i prodotti della putrefazione e li hanno usati per vivere e costruire il loro corpo” (fr:7956/p.332). Senza di esse l’acqua sarebbe presto inquinata e la vita animale perirebbe (fr:7957–7959). Conclusione: “Le piante acquatiche, e tra esse in primo luogo le alghe, che compaiono in grandi masse, costituiscono dunque la condizione fondamentale di ogni vita nell’acqua” (fr:7959/p.332).

La seconda parte è dedicata ai funghi (Pilze), in particolare alla classe Ständerpilze (Basidiomycetes), con l’esempio del Feld-Champignon (Psalliota campestris, Taf. 32,1). Viene descritto l’aspetto: “Il ‘champignon’ spunta dal suolo in estate e autunno su campi e prati, lungo i sentieri e in luoghi simili” (fr:7974/p.332); è composto da un gambo e da un cappello piatto e convesso, con superficie bianca o brunastra. Sotto il cappello si trovano numerose lamelle verticali, inizialmente rosa, poi color cioccolato fino a nero-bruno – “Questa colorazione è il più sicuro segno distintivo del champignon” (fr:7978–7980) – e si consiglia di osservare anche l’odore di anice (fr:7981/p.332). Segue la descrizione dello sviluppo: emerge come un piccolo nodulo bianco, poi si differenzia in gambo e cappello; le lamelle si formano internamente e sono inizialmente coperte da una pellicola (velo), che si strappa quando il fungo è maturo, rimanendo come un anello sul gambo (fr:7982–7986). Al microscopio si vedono i filamenti cellulari e, sulle lamelle, le cellule terminali clavate che portano sterigmi e spore: “Le cellule su cui si formano si chiamano quindi basidi (funghi basidiomiceti!)” (fr:7996/p.335). L’insieme dei basidi con le cellule sterili forma l’imenio (fr:7997/p.335).

Il testo rappresenta un tipico manuale di scienze naturali della fine dell’Ottocento/inizio Novecento, con un approccio descrittivo-morfologico, attenzione agli aspetti ecologici e utilitaristici (uso di alghe come concime, fonte di iodio, alimento per animali, purificazione dell’acqua; funghi commestibili), e un linguaggio didattico ricco di immagini e riferimenti a figure (es. s. Abb. S. 257, Taf. 32,1). La trattazione sistematica e la cura dei dettagli ne fanno una testimonianza preziosa della storia dell’insegnamento scientifico.

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36 Il Mondo dei Funghi: Anatomia, Riproduzione e Ruolo Ecologico

Uno sguardo approfondito alla biologia dei funghi a lamelle, con particolare attenzione al champignon, al micelio come organismo principale e al loro ruolo nel ciclo della materia.

Il testo descrive in dettaglio la struttura e il ciclo vitale dei funghi, a partire dalla dispersione delle spore. Le spore, essendo molto piccole, vengono facilmente disperse dal vento: “Die Sporen werden, da sie sehr klein sind, leicht durch den Wind verweht” (fr:8000/p.335) [[Le spore, essendo molto piccole, sono facilmente disperse dal vento]]. Tuttavia il vento è un vettore incerto: “Der Wind ist aber ein sehr ungewisser Verbreiter der Pflanzen” (fr:8001/p.335) [[Il vento è però un diffusore molto incerto delle piante]], e molte spore finiscono in luoghi inadatti. Ciononostante, l’enorme quantità prodotta garantisce che almeno alcune attecchiscano: “doch in so großer Anzahl erzeugt werden […] ist wohl zu erwarten, daß wenigstens einige von ihnen an einen Ort gelangen, an dem sie zu keimen vermögen” (fr:8006-8007/p.335) [[tuttavia vengono prodotte in così grande quantità […] è da aspettarsi che almeno alcune di esse raggiungano un luogo dove possano germinare]].

La superficie fertile è costituita dalle lamelle sulla parte inferiore del cappello. “Ein solcher ist durch die Blättchen geschaffen, durch die die Unterseite des Hutes stark vergrößert wird” (fr:8032/p.336) [[Una tale superficie è creata dalle lamelle, attraverso le quali la parte inferiore del cappello viene notevolmente ingrandita]]. Lo spazio è sfruttato al massimo inserendo lamelle più piccole tra quelle maggiori (fr:8033-8034/p.336). Alla maturità delle spore, il velo si stacca e il vento può raggiungerle liberamente, favorito dall’innalzamento del cappello sul gambo (fr:8035/p.336). La parte inferiore del cappello, simile a un tetto contro la pioggia, è quindi un luogo ideale per la formazione delle spore, anche se la loro disseminazione avviene solo con tempo asciutto (fr:8036-8037/p.336).

Il vero organismo fungino non è il fungo visibile, bensì il micelio (Fadengeflecht). “Die Pilze entwickeln sich als kleine Anschwellungen an weißen, vielzelligen Fäden, die den Erdboden wie ein Spinngewebe durchziehen” (fr:8039/p.336) [[I funghi si sviluppano come piccole protuberanze su filamenti bianchi pluricellulari che attraversano il terreno come una tela di ragno]]. Il fungo maturo resta in connessione con questi filamenti: “Die ‘Champignons’ und das Fadengeflecht oder Pilzlager (Mycelium) sind also Teile einer Pflanze” (fr:8041/p.336) [[I ‘champignon’ e il reticolo di filamenti o micelio sono quindi parti di una stessa pianta]]. Il micelio vive a lungo nel terreno e, raggiunta una certa estensione, produce i corpi fruttiferi che a loro volta muoiono dopo aver disperso le spore, mentre il micelio continua a crescere (fr:8043-8045/p.336). Viene paragonato a un albero da frutto: “Es gleicht also einem Obstbaume mit zahlreichen Früchten, die bei der Reife abgeworfen werden” (fr:8046/p.336) [[Esso somiglia quindi a un albero da frutto con numerosi frutti che vengono lasciati cadere a maturità]]. Di conseguenza, “in dem Fadengeflechte haben wir mithin die eigentliche Pflanze, den eigentlichen Pilz vor uns, während die ‘Champignons, Pilze oder Schwämme’ nur die Sporen- oder Fruchtkörper dieser Pflanze oder dieses Pilzes sind” (fr:8047/p.336) [[nel reticolo di filamenti abbiamo quindi la vera pianta, il vero fungo, mentre i ‘champignon, funghi o spugne’ sono solo i corpi sporiferi o fruttiferi di questa pianta o di questo fungo]].

I funghi a lamelle sono organismi eterotrofi privi di clorofilla. “Von Blattgrün finden wir in keinem Teile des Pilzes eine Spur” (fr:8056/p.336) [[Di clorofilla non troviamo traccia in nessuna parte del fungo]]. Non possono produrre il proprio nutrimento, ma lo assorbono già formato dal terreno in cui avviene la decomposizione di sostanze animali e vegetali: “Er entzieht sie vielmehr durch das Fadengeflecht in fertiger Form dem Boden, in dem pflanzliche und tierische Stoffe faulen: er ist eine Verwesungspflanze” (fr:8058/p.336) [[Egli sottrae invece, tramite il reticolo di filamenti, le sostanze già formate dal terreno in cui marciscono materiali vegetali e animali: è una pianta della putrefazione]]. La maggior parte degli altri funghi a cappello si nutre allo stesso modo, perciò li si trova in luoghi ricchi di sostanze in decomposizione, in particolare nei boschi con il loro spesso strato di foglie marcescenti (fr:8059-8061/p.337). Poiché non necessitano di luce, possono crescere anche in ambienti completamente bui, come cantine e grotte usate per la coltivazione del champignon (fr:8062-8063/p.337).

Il ciclo stagionale è legato a calore e umidità, che favoriscono la decomposizione. “Wenn daher im Sommer und Herbst nach Regentagen warme Witterung eintritt, ist dieser Vorgang im Boden am lebhaftesten” (fr:8066/p.337) [[Se quindi in estate e autunno, dopo giorni di pioggia, subentra un clima caldo, questo processo nel terreno è più vivace]]. In tali condizioni il champignon trova il massimo nutrimento e forma i suoi corpi fruttiferi; lo stesso vale per i funghi di bosco, per cui la fine dell’estate e l’autunno sono la “stagione dei funghi” (fr:8067-8070/p.337).

Dopo la dispersione delle spore, i corpi fruttiferi vanno rapidamente in putrefazione, restituendo al suolo sostanze che le piante verdi possono riutilizzare. “Indem der Champignon ‘halbzersetzte’ Tier- und Pflanzenstoffe aufnimmt und daraus seine schnell vergänglichen Fruchtkörper bildet, macht er die in den toten Pflanzen und Tieren aufgespeicherten Stoffe höheren Pflanzen und damit auch den Tieren […] bald wieder zugänglich: er beschleunigt also den ‘Kreislauf der Stoffe’ in der Natur” (fr:8073-8074/p.337) [[Poiché il champignon assorbe sostanze animali e vegetali ‘semi-decomposte’ e da esse forma i suoi corpi fruttiferi rapidamente deperibili, egli rende le sostanze accumulate nelle piante e negli animali morti presto di nuovo accessibili alle piante superiori e quindi anche agli animali […]: egli accelera quindi il ‘ciclo della materia’ in natura]]. Lo stesso vale per tutti gli altri funghi a cappello (fr:8075/p.337).

Il testo affronta anche la distinzione tra funghi commestibili e velenosi. “Ein Merkmal, durch das sich die giftigen Pilze von den eßbaren unterscheiden, gibt es jedoch nicht” (fr:8078/p.337) [[Non esiste tuttavia un carattere che distingua i funghi velenosi da quelli commestibili]]. È necessario conoscerli singolarmente. Inoltre, “auch ist wohl zu beachten, daß selbst eßbare Pilze Vergiftung hervorrufen können, sobald sie in Verwesung übergehen” (fr:8080/p.337) [[è anche da notare che persino i funghi commestibili possono causare avvelenamento non appena vanno in decomposizione]]. Vengono descritti alcuni esempi: il campo-champignon e lo Schaf-Champignon (Agaricus arvensis) sono commestibili, ma il loro aspetto giovanile somiglia pericolosamente al velenoso Knollenblätterpilz (Amanita bulbosa), che si riconosce per le lamelle bianche, il gambo ingrossato a bulbo e l’odore sgradevole (fr:8085-8094/p.337). Altri funghi tossici menzionati sono l’Amanita muscaria (Fliegenpilz) con le sue macchie bianche sul cappello rosso e la Russula emetica (Speiteufel) dal sapore acre (fr:8095-8101/p.337). Il testo include inoltre una serie di osservazioni pratiche (fr:8009/p.6-8030/p.335) per lo studio dei funghi: cercare il micelio nel terreno, osservare la comparsa dei corpi fruttiferi, misurare i “cerchi delle streghe”, ottenere impronte di spore su carta, pesare i corpi fruttiferi, analizzare il contenuto d’acqua, sezionare i corpi vecchi per contare gli anelli annuali e seguire la putrefazione in un vaso chiuso.


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37 I funghi nel trattato scientifico: classificazione, cicli vitali e rilevanza pratica

Il testo presenta una trattazione sistematica dei funghi, suddivisi in Ständerpilze (Basidiomiceti) e Schlauchpilze (Ascomiceti), con descrizioni di specie velenose, commestibili, parassite e utili, corredate da riferimenti a figure e cicli biologici.

Per i Basidiomiceti vengono indicati come caratteristiche comuni un micelio pluricellulare e la formazione di spore su basidi: “Die Ständerpiize besitzen ein mehrzelliges geflecht” (fr:8180/p.341); “Die Sporen bilden sich (gewöhnlich in einer Anzahl von …) auf verschieden geformten Ständern (Basidien)” - (fr:8181/p.341) [Le spore si formano (di solito in numero di …) su basidi di forme diverse]. Viene segnalato il Kartoffelbovist (Scleroderma vulgare) come unico velenoso: “Giftig ist allein der Kartoffelbovist (Scleroderma vulgäre)” (fr:8176/p.341), con corpi fruttiferi simili a tuberi di patata e interni neri: “Seine Fruchtkörper haben das Aussehen von Kartoffelknollen, sind innen zuletzt aber ganz schwarz” (fr:8177/p.341). Accanto è illustrato il comune Flaschenbovist (Lycoperdon gemmätum) (fr:8175/p.341).

La sezione sugli Ascomiceti si apre con le Morcheln (Morchella): “Während der Frühlingsmonate brechen in Wäldern, auf Wiesen und in Gärten die hoch geschätzten Morcheln (Morchella) aus dem Boden hervor” (fr:8186/p.341). Il cappello, conico o arrotondato su un gambo, presenta “netzartige Rippen in zahlreiche Gruben geteilt” (fr:8188/p.341), rivestite esternamente da uno strato fertile (fr:8189/p.341). La produzione di spore avviene “im Innern schlauchartiger Zellen” (fr:8190/p.341) e non su basidi. Viene citata la Spitz-Morchel (Morchella conica) illustrata nella Taf. 32, 5 (fr:8193‑8195). La Speise-Lorchel (Gyromitra esculenta; Taf. 32, 6) è spesso venduta come “morchella” ma può causare avvelenamenti se raccolta dopo piogge prolungate: “nach mehrtägigem Regen gesammelt, nicht selten Vergiftungen hervorgerufen hat” (fr:8197/p.342). Il suo cappello lobato mostra “zahlreiche ‘darmartige’ Auftreibungen” (fr:8199/p.342).

I Trüffeln (Tuber) sono descritti come particolarmente pregiati: “Viel höher noch als die Morcheln werden die Trüffeln (Tuber) geschätzt” (fr:8201/p.342). Sono corpi fruttiferi sotterranei, con aspetto di tuberi di patata e numerose cavità interne rivestite di aschi (fr:8207/p.342). La dispersione delle spore è affidata a animali scavatori: “Da die Trüffeln stets unterirdisch bleiben, können die Sporen auch nur durch wühlende Tiere verbreitet werden (Wildschwein, Dachs, Mäuse, Regenwürmer u. a.)” (fr:8208/p.342). Per la raccolta si usano maiali o cani addestrati, dotati di olfatto acuto (fr:8209/p.342). Figure illustrano il corpo fruttifero esterno e in sezione (fr:8213‑8217).

Un ampio paragrafo è dedicato al Mutterkorn (Claviceps purpurea), che infetta le spighe di segale: “Das Mutterkorn, das man in den Ähren des Roggens findet (1), verdankt seine Entstehung einem Pilze, der eine sehr merkwürdige Entwicklung durchläuft” (fr:8219/p.342). Le ife colonizzano gli ovari e producono piccole spore (fr:8221/p.342); gli ovari infetti secernono un liquido zuccherino (“Honigtau”) che attira insetti, i quali diffondono ulteriormente l’infezione (fr:8222‑8223). Quando la segale matura, le ife formano un corpo nero e duro (sclerozio) che sverna (fr:8224‑8225). In primavera esso produce “eine Anzahl rötlicher Fruchtkörper (3), an denen sich in flaschenförmigen Höhlungen zahlreiche Sporenschläuche bilden” (fr:8227‑8228). Le spore, disperse dal vento, infettano i nuovi ovari (fr:8229/p.342). Il testo sottolinea la tossicità del Mutterkorn: “es enthält ein heftiges Gift, das in der Hand des Arztes allerdings zu einem wichtigen Heilmittel wird” (fr:8230/p.342), e la necessità di rimuoverlo dal raccolto per evitare avvelenamenti (fr:8231‑8232).

Seguono altri Ascomiceti comuni. Il Pinselschimmel (Penicillium crustaceum) ricopre alimenti come pane, marmellate e carne con una muffa blu‑verde (fr:8234‑8235). Al microscopio si osserva un feltro di ife con ramificazioni verticali che producono spore colorate (fr:8236‑8237), facilmente disperse dall’aria, il che spiega la sua diffusione globale (fr:8238/p.343). I Meltaupilze (Erysiphe) formano un reticolo di ife sulle foglie di cereali, leguminose e rose, penetrandone l’interno e sottraendo nutrimento (fr:8239‑8241). Oltre alla riproduzione asessuata per spore, presentano raramente una riproduzione sessuata simile a quella delle alghe (fr:8244‑8245). Viene menzionato il temuto Rebenmeltau (Uncinula necator), di cui a lungo si conosceva solo la forma asessuata (Oidium Tuckeri) (fr:8246/p.343). Anche il Schorf del melo e del pero, causato da Fusicladium, riduce la funzionalità delle foglie e impoverisce i frutti (fr:8247‑8248).

La descrizione dei lieviti occupa una parte rilevante. La Bierhefe (Saccharomyces cerevisiae) è formata da migliaia di cellule rotonde (fr:8250/p.343) che si moltiplicano per gemmazione: “an den Zellen bilden sich Ausstülpungen (a), die größer werden und sich schließlich von der Mutterzelle abtrennen” (fr:8251/p.343). In soluzioni zuccherine produce anidride carbonica e alcol: “die Bierhefe hat den Zucker in Alkohol und Kohlensäure gespalten („alkoholische Gärung”) (fr:8258/p.344). Questa capacità è alla base della produzione di birra, acquavite e, sotto forma di lievito pressato, della lievitazione dei dolci: “Alkohol und Kohlensäure, die hierbei gleichfalls gebildet werden, treiben die zähen Teigmassen auseinander, so daß ein lockeres, bekömmliches Gebäck entsteht” (fr:8260/p.344). In condizioni particolari il contenuto cellulare si trasforma in spore (fr:8261/p.344). La Weinhefe (S. ellipsoideus) vive sulle bucce degli acini e avvia la fermentazione del mosto (fr:8263‑8265). Per il pane nero si usa da secoli il Sauerteig, un impasto acido popolato da lieviti e batteri (fr:8266‑8271).

L’ultima sezione è dedicata a Rost- und Brandpilze (Uredinales e Ustilaginales). I Rostpilze causano macchie gialle, brune o nere su cereali e graminacee: “An den Getreidearten und an wildwachsenden Gräsern findet man vom Juni ab nicht selten gelbe, braune oder schwarze Flecke und Streifen, die wie Rostflecke aussehen” (fr:8289/p.344). Sezioni sottili mostrano ife che perforano l’epidermide e producono spore (fr:8290‑8292), sottraendo nutrimento e provocando deperimento (fr:8293/p.345). Il principale responsabile è l’echte Getreiderost (Puccinia graminis), le cui spore gialle, rosse o marroni si diffondono rapidamente (fr:8294/p.345). Vengono illustrate diverse forme di spore – estive, invernali e primaverili – e il ruolo del Berberitzenblatt come ospite intermedio (fr:8272‑8281). Il testo si conclude con un suggerimento pratico: “Sammle Pflanzenteile, die von Schmarotzerpilzen befallen sind!” (fr:8301/p.345).


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38 Il Mondo Invisibile dei Batteri: Osservazione, Attività e Impatto

Il testo offre una descrizione sistematica dei batteri (chiamati “Spaltpilze”, cioè “funghi di scissione”), illustrandone morfologia, movimento, riproduzione, ruolo ecologico e interazioni con l’uomo. L’approccio è didattico e sperimentale, tipico della scienza di fine Ottocento.

L’osservazione al microscopio rivela la loro natura: “Distribuiamo un po’ del rivestimento bianco dei nostri denti in una goccia d’acqua, e con un forte ingrandimento microscopico vediamo numerosi batteri.” - (fr:8382/p.348) Questi organismi sono descritti come i più piccoli esseri viventi conosciuti, “molti di essi non raggiungono nemmeno una lunghezza di 0,001 mm” - (fr:8383/p.348). Strutturalmente, “i batteri sono formati da una singola cellula ciascuno” - (fr:8385/p.348) e presentano forme variabili: “hanno la forma di una sfera (cocchi), di un bastoncino più corto (batteri) o più lungo (bacilli), sono più o meno curvi o addirittura avvolti a cavatappi.” - (fr:8386-8387/p.348)

Il movimento è un tratto distintivo di alcuni: “I batteri più piccoli del nostro preparato sono in vivace movimento. Alcuni ruotano su se stessi, nuotando contemporaneamente un po’ avanti e indietro; altri mostrano un caratteristico tremore, e quelli avvolti si avvitano rapidamente nell’acqua.” - (fr:8389-8390/p.348) Questo movimento è reso possibile da “appendici filamentose della membrana cellulare, dette flagelli, che eseguono vibrazioni o rotazioni regolari.” - (fr:8391-8392/p.348) Tuttavia, “molti altri batteri sono incapaci di muoversi.” - (fr:8393/p.348)

La riproduzione avviene per scissione: “se i batteri dispongono di sufficiente nutrimento e calore, si moltiplicano straordinariamente velocemente dividendosi.” - (fr:8395/p.348) In condizioni avverse, formano spore: “il contenuto della cellula si condensa e si circonda di un guscio spesso: si è formata una spora.” - (fr:8419/p.349) Queste spore sono resistenti: “dopo il collasso delle pareti cellulari, le spore vengono liberate. Se dopo mesi o anni trovano di nuovo condizioni di vita favorevoli, da esse originano nuovamente batteri.” - (fr:8420-8421/p.349) La loro ubiquità è sottolineata: “i ‘germi’ dei batteri si trovano quindi su ogni oggetto, in ogni corso d’acqua, in breve: sono quasi onnipresenti.” - (fr:8425/p.349)

Il ruolo ecologico dei batteri è centrale nei processi di decomposizione. “I batteri sono non solo abitanti, ma anche agenti della putrefazione. Senza batteri non ci sarebbe quindi putrefazione.” - (fr:8442-8443/p.349) Il testo immagina le conseguenze della loro assenza: “allora innumerevoli milioni di carcasse di animali e piante coprirebbero la superficie terrestre, e tutte le acque ne sarebbero piene. Non ci sarebbe un pezzetto di terra su cui una pianta potrebbe crescere.” - (fr:8445/p.349-8447/p.350) Essi “determinano la decomposizione dei corpi morti: rendono così i materiali da costruzione, presenti in quantità limitata, sempre di nuovo disponibili per una nuova vita: determinano l’eterno ‘ciclo della materia in natura’.” - (fr:8448/p.350)

Oltre alla putrefazione, i batteri sono coinvolti nella fermentazione: “il cambiamento, chiamato fermentazione, è quindi anch’esso provocato da batteri.” - (fr:8454/p.350) Vengono menzionati processi come l’inacidimento del vino, del latte, dei cetrioli e dei crauti. Parallelamente, alcuni batteri sono patogeni: “questi parassiti penetrano soprattutto nel corpo di animali e uomini. Lì si moltiplicano spesso straordinariamente velocemente, producono violenti veleni e provocano quindi malattie che spesso finiscono con la morte.” - (fr:8459-8460/p.350) Viene elencato un vasto spettro di malattie, tra cui “la tisi o tubercolosi, il tifo addominale, la difterite, la polmonite e l’influenza, il colera e la peste, il mal rossino dei maiali, la peste bovina e infine l’antrace.” - (fr:8461/p.350)

Infine, il testo indica come l’uomo possa controllare i batteri: “ai batteri che ci rendono importanti servizi, come a tutte le altre piante utili, creeremo condizioni in cui possano svilupparsi bene o moltiplicarsi rapidamente.” - (fr:8464-8465/p.350) Viene specificato che “la maggior parte di essi prospera al meglio a una temperatura di 25-35°C.” - (fr:8466/p.350) Questa conoscenza viene applicata in pratiche quotidiane, come “mettere i cetrioli salati, quando devono inacidire rapidamente, in un ambiente caldo.” - (fr:8468/p.350)

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39 Pratiche igieniche e conoscenze microbiologiche in un trattato scientifico dell’Ottocento

Il testo affronta il problema dei microrganismi dannosi partendo dal presupposto della loro ubiquità: “Da die Spaltpilze und ihre Keime fast allgegenwärtig sind, können die uns schädlichen nur durch die größte Reinlichkeit abgehalten werden.” - (fr:8470/p.350) [Poiché i batteri e i loro germi sono quasi onnipresenti, quelli dannosi per noi possono essere tenuti lontani solo con la massima pulizia]. Vengono elencati gli ambiti in cui la pulizia è indispensabile: recipienti per alimenti, abitazioni e cortili, vestiti, biancheria e stoviglie, nonché il corpo stesso (fr:8471/p.350). Particolare attenzione è posta all’evitare il contatto con gli escreti di malati infettivi: “Vor allen Dingen hüte man sich, mit den Auswurfstoffen solcher Menschen in nähere Berührung zu kommen, die an einer ansteckenden Krankheit leiden.” - (fr:8472/p.351) [Soprattutto ci si guardi dal venire a stretto contatto con le escrezioni di persone che soffrono di una malattia contagiosa]. Anche i rifiuti domestici devono essere allontanati quanto prima (fr:8473/p.351).

Tra i metodi fisici per distruggere i germi viene citato il calore: “Wie unsere Versuche zeigten, gehen die Spaltpilze durch Siedehitze zugrunde.” - (fr:8475/p.351) [Come mostrarono i nostri esperimenti, i batteri vengono uccisi dal calore dell’ebollizione]; mediante bollitura prolungata e chiusura accurata si possono conservare carne, frutta, verdura, latte (fr:8476/p.351). Quando tutti i germi sono uccisi, il materiale viene detto sterilizzato (fr:8477/p.351). Alte temperature vengono impiegate anche per disinfettare letti e vestiti (fr:8478–8479). Il freddo rallenta l’attività dei batteri: se si raffredda fortemente una sostanza in putrefazione, la putrefazione cessa a circa 5 °C, ma “Getötet werden jedoch die Bakterien selbst durch die größte Kälte nicht.” - (fr:8497/p.351) [Tuttavia i batteri stessi non vengono uccisi nemmeno dal freddo più intenso]. La disidratazione è un altro metodo: “Spaltpilze brauchen ferner wie alle Pflanzen Wasser zu ihrem Bestehen.” - (fr:8499/p.351) [I batteri necessitano inoltre, come tutte le piante, di acqua per la loro esistenza]; sottraendo acqua si impedisce lo sviluppo dei germi, e tecniche come l’essiccazione e l’affumicatura vengono usate da tempo (fr:8500–8501).

Sostanze chimiche agiscono come veleni per i batteri: “Bringen wir in eine Flüssigkeit, in der irgend ein Stoff fault, etwas Karbolsäure, so hört die Fäulnis nach kurzer Zeit auf: Karbolsäure ist für die Spaltpilze ein tödliches Gift.” - (fr:8503/p.351) [Se introduciamo un po’ di acido fenico in un liquido in cui una sostanza sta putrefacendo, la putrefazione cessa dopo breve tempo: l’acido fenico è per i batteri un veleno mortale]. L’uomo usa da epoca antichissima mezzi antisettici come il sale da cucina (in grandi quantità) per salare, l’aceto o lo zucchero (in soluzione concentrata) per conservare frutta, e il fumo per affumicare carni (fr:8504–8507). La svolta arriva quando si riconoscono i batteri come agenti di numerose malattie: “Als er aber in den Spaltpilzen auch die Erreger zahlreicher Krankheiten erkannte, lernte er zugleich die durch sie bewirkten Ansteckungen, Vergiftungen oder ‚Infektionen‘ verhüten: er tötete ihre Keime durch Anwendung von Desinfektionsmitteln.” - (fr:8508/p.351) [Quando però l’uomo riconobbe nei batteri anche gli agenti di numerose malattie, imparò al contempo a prevenire i contagi, gli avvelenamenti o le ‘infezioni’ da essi causati: uccise i loro germi mediante l’applicazione di disinfettanti]. Così le ferite vengono trattate con lisolo, sublimato e altre sostanze antisettiche (fr:8509/p.352). In chirurgia si evita l’ingresso di batteri: “Muß der Arzt zu einer Operation schreiten, so sucht er vor allen Dingen zu verhindern, daß Spaltpilze in die Wunde gelangen.” - (fr:8510/p.352) [Se il medico deve procedere a un’operazione, cerca prima di tutto di impedire che batteri entrino nella ferita]; perciò sterilizza accuratamente mani, vestiti, strumenti e materiali di medicazione (fr:8511–8512). Anche la luce solare si rivela un potente disinfettante: “In dem Sonnenlichte haben wir also ein Desinfektionsmittel von ganz besonderer Wirkung vor uns.” - (fr:8515/p.352) [Nella luce solare abbiamo dunque un disinfettante di effetto del tutto particolare]; si raccomanda di far entrare quanto più possibile i raggi solari nelle stanze (fr:8516/p.352).

Per determinare la presenza di batteri in un alimento o in una bevanda si ricorre a una coltura su gelatina nutritiva: “Die lebensfähigen Keime vermehren sich in der ‚Nährgelatine‘ bald so stark, daß aus jedem eine kleine Kolonie hervorgeht.” - (fr:8523/p.352) [I germi vitali si moltiplicano nella ‘gelatina nutritiva’ così rapidamente che da ciascuno si forma una piccola colonia]. Trasferendo singole colonie in nuovi recipienti si ottengono colture pure: “Man hat Reinkulturen von ihnen hergestellt.” - (fr:8526/p.352) [Si sono ottenute colture pure degli stessi]. La forma di crescita consente spesso di identificare la specie batterica (fr:8527/p.352). I batteri sono descritti come organismi unicellulari, molto piccoli, che si riproducono per bipartizione: “Sie sind einzellige, sehr kleine Lebewesen, die sich durch Zweiteilung vermehren.” - (fr:8530/p.352) [Sono esseri viventi unicellulari, molto piccoli, che si riproducono per divisione in due].

Una sezione a parte è dedicata ai Schleimpilze (mixomiceti). Un esempio frequente è la “Lohblüte” (Fuligo varians), che si trova nella corteccia dei conciatori: “Tritt das seltsame Wesen zahlreich auf, so sagt der Gerber: ‚Die Lohe blüht.‘ Darum bezeichnet man diesen Schleimpilz als Lohblüte (Fuligo varians).” - (fr:8535/p.353) [Se lo strano essere compare in gran numero, il conciatore dice: ‘La corteccia fiorisce’. Perciò si designa questo mixomicete come ‘fioritura della corteccia’]. Il suo ciclo vitale prevede spore che, inumidite, liberano un organismo flagellato, il quale assume poi forma ameboide; più amebe si fondono fino a costituire la massa plasmodiale originale (fr:8543–8545). Tra i mixomiceti si annoverano anche forme parassite: “Eine von ihnen (Plasmodiophora brassicae) verursacht die Knotensucht, den Kropf oder die Hernie der Kohlgewächse.” - (fr:8552/p.354) [Una di esse (Plasmodiophora brassicae) causa la ‘malattia dei nodi’, il gozzo o l’ernia delle piante di cavolo]; le radici mostrano rigonfiamenti grandi come piselli o pugni e le piante deperiscono o muoiono (fr:8553/p.354).

Il significato storico di questo testo risiede nella rappresentazione sistematica delle conoscenze microbiologiche e igieniche della seconda metà dell’Ottocento: dalla pratica empirica della conservazione degli alimenti (frigorifero, salagione, affumicatura) si passa alla comprensione scientifica della germinazione, della sterilizzazione e dell’asepsi chirurgica. Vengono presentati i fondamenti della batteriologia classica (colture pure, identificazione morfologica) e la prima classificazione dei mixomiceti, con l’importante riconoscimento di un loro ruolo patogeno nelle piante. Il testo testimonia così il passaggio dall’igiene basata sull’intuizione a una medicina fondata sull’evidenza sperimentale dei microrganismi.

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40 Licheni: Simbiosi, Ecologia e Diversità

I licheni sono organismi composti da un fungo e da alghe che vivono in simbiosi mutualistica.

Il testo analizzato è un estratto di un trattato scientifico che descrive i licheni (Flechten), iniziando con una distinzione rispetto ai funghi e alle muffe: “Die Schleimpilze bilden kein Fadengeflecht. Sie stellen nur eine schleimige Masse dar.” (fr:8556-8557/p.354) [“I funghi mucillaginosi non formano un intreccio di filamenti. Essi costituiscono solo una massa mucillaginosa.”]. Subito dopo si chiarisce che i funghi privi di clorofilla sono parassiti o saprofiti (fr:8558-8559/p.354), mentre i licheni rappresentano un caso particolare.

Il corpo del lichene è descritto come un’entità composta: “daß der Flechtenkörper aus einem Geflecht farbloser Pilzfäden besteht, in das zahlreiche grüne, kugelige Algen eingelagert sind” (fr:8565/p.354) [“che il corpo del lichene è costituito da un intreccio di filamenti fungini incolori, nei quali sono incorporate numerose alghe verdi, sferiche”]. Questa struttura è comune a tutti i licheni (fr:8566/p.354). Il fungo, incapace di fotosintesi, “hat auf ,fertige’ Nahrung angewiesen” (fr:8570/p.354) [“è dipendente da cibo ‘pronto’”] e sottrae sostanze alle alghe (fr:8571/p.354). In compenso, “führt er seinen Nahrungsspendern aber Wasser und darin gelöste rohe Nährstoffe zu, schützt sie gegen das Austrocknen und befestigt das ganze ,Doppelwesen‘ auf der Baumrinde” (fr:8573/p.354) [“fornisce ai suoi donatori di cibo acqua e nutrienti grezzi disciolti, li protegge dalla disidratazione e fissa l’intero ‘doppio essere’ sulla corteccia”]. Ne risulta una “Ernährungsgenossenschaft (Symbiose)” (fr:8574/p.354) [“associazione nutrizionale (simbiosi)”], concetto fondamentale del testo.

Il lichene si riproduce tramite strutture specializzate. Ai margini si trovano “feine Körnchen” (fr:8576/p.354) [“granuli fini”], detti “Brutkörperchen (Soredien)” (fr:8578/p.354) [“corpiccioli di propagazione (soredi)”], dispersi dal vento (fr:8577/p.354). Sulla superficie superiore sono presenti “orangefarbene ,Schüsselchen‘ (Apothecien)” (fr:8580/p.354) [“piccole scodelle arancioni (apoteci)”], che sono i frutti del fungo: “eine oberflächlich liegende Fruchtschicht mit zahlreichen Sporenschläuchen” (fr:8581/p.354) [“uno strato fertile superficiale con numerosi aschi sporali”]. Le spore germinano solo se incontrano un’alga adatta (fr:8582/p.355).

Dal punto di vista ecologico, i licheni svolgono un ruolo di pioniere. “Sie vermögen gleichfalls an wasserarmen Orten zu leben” (fr:8586/p.355) [“possono vivere anche in luoghi poveri d’acqua”] e “treten als die ersten Ansiedler ein” (fr:8593/p.355) [“appaiono come i primi colonizzatori”]. Trattengono la polvere e, morendo, “machen sie im Laufe der Zeit selbst den härtesten Fels- und den ödesten Sandboden fähig, höhere Pflanzen zu tragen” (fr:8594/p.355) [“rendono nel tempo anche la roccia più dura e il suolo sabbioso più desolato capaci di sostenere piante superiori”].

Il testo classifica i licheni in forme: crostose (Krustenflechten, fr:8596/p.355), fogliose (Laubflechten, fr:8599/p.355) e fruticose (Strauchflechten, fr:8603/p.355). Vengono citati esempi come “Bartflechten (Usnea)” (fr:8604/p.355), “Astflechten (Ramalina)” (fr:8608/p.355), “Isländisches Moos (Cetraria islandica)” (fr:8613/p.355) – che in passato era “ein wichtiges Mittel gegen Lungenleiden” (fr:8629/p.356) [“un importante rimedio contro le malattie polmonari”] – e “Renntierflechte (Cladonia rangiferina)” (fr:8632-8633/p.356). Quest’ultima è cruciale per le regioni polari: “In den Polarländern liefert das Pflänzchen während des Winters dem Renntiere meist ausschließlich die Nahrung” (fr:8634/p.356) [“Nelle regioni polari la piantina fornisce durante l’inverno al cervo renna quasi esclusivamente il cibo”], e dato che gli abitanti dipendono dal renna, “ist es also die Renntierflechte, die jene Breiten erst bewohnbar macht” (fr:8640/p.356) [“è quindi la renna dei licheni che rende quelle latitudini per prime abitabili”]. Il testo include anche riferimenti a figure illustrative (es. Abb. S. 280, fr:8606/p.355) e una serie di esercizi di osservazione (fr:8616-8628/p.355), tipici di un trattato didattico-scientifico. Non emergono ambiguità o contraddizioni; il resoconto è coerente e strutturato.


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41 Resoconto sul trattato scientifico sulle radici delle piante

Il testo estratto proviene da un trattato scientifico di botanica, probabilmente della fine dell’Ottocento o inizio Novecento, caratterizzato da un approccio didattico basato sull’osservazione diretta e su esperimenti pratici. Vengono descritte le forme principali e anomale delle radici, con indicazioni per attività manuali che invitano lo studente a verificare i fenomeni descritti.

L’affermazione centrale lega la morfologia radicale a fattori ambientali e fisiologici: “La formazione della radice è quindi in stretta armonia con l’età e il modo di vivere della pianta, nonché con le condizioni del terreno.” – (fr:8708/p.359). La trattazione si apre con le forme principali: la radice principale si sviluppa dal germoglio come un fittone, “come abbiamo osservato nel fagiolo in germinazione, la radichetta del germoglio si sviluppa nella radice principale, che per lo più penetra nel terreno come un palo (radice a fittone).” – (fr:8711/p.359); da essa si dipartono radici laterali “che corrono orizzontalmente o obliquamente verso il basso” – (fr:8712/p.359), e l’intera massa di terra viene attraversata da “migliaia e migliaia di sottilissime radichette assorbenti” – (fr:8713/p.359).

Viene poi descritto il caso delle graminacee, dove la radice principale muore presto e “spuntano dal fusto radici sostitutive” – (fr:8714/p.359); queste radici avventizie sono osservabili anche in stoloni, foglie e talee: “Abbiamo osservato tali radici avventizie anche in numerosi altri casi, come ad esempio nei stoloni della fragola, nelle foglie del cardamine dei prati […] nei rami del salice e del garofano che piantiamo nel terreno come talee.” – (fr:8715/p.359).

La sezione successiva tratta le forme radicali anomale: “In diverse piante si formano radici che non penetrano nel terreno, o solo molto tardi.” – (fr:8718/p.359). Tra queste, le radici aeree dell’edera servono per aggrapparsi a muri (fr:8719/p.359); la vaniglia si fissa con “radici rampicanti” – (fr:8720/p.359); infine, gli alberi di mangrovia ottengono sostegno nel suolo paludoso grazie a “radici trampolo molto più lunghe” – (fr:8722/p.359), con riferimento a una figura (fr:8721/p.10, “Fig. p. 112”).

Completano il testo una serie di istruzioni numerate da 5 a 7 (fr:8700/p.14, 8703, 8705) che costituiscono esperimenti pratici: “In primavera, infila rami di diversi alberi in terra umida e osserva quali radicano!” – (fr:8699/p.358); “Metti la foglia di una begonia su sabbia umida, forala in più punti con un bastoncino e osserva come si formano giovani piante!” – (fr:8704/p.358); “Forma con argilla o plastilina radici che servono come deposito di materiali da costruzione!” – (fr:8706/p.358); e ancora “in sabbia umida, copri il vaso di fiori con una lastra di vetro e osserva come radicano!” – (fr:8702/p.358). Queste attività mostrano l’impostazione laboratoriale del trattato, che unisce teoria e pratica per comprendere la morfologia e la funzione delle radici.


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42 Morfologia vegetale: gemme, fusti e foglie in un trattato botanico di fine Ottocento

“Se le gemme devono superare un periodo sfavorevole (inverno, lunga siccità), allora sono per lo più ben protette da foglie dure e secche (perule; vedi ippocastano).” – (fr:8756/p.360)

Il testo, tratto da un trattato scientifico di epoca (probabilmente fine XIX secolo), si presenta come una guida sistematica alla morfologia esterna delle piante, con particolare attenzione a gemme, fusti e foglie. L’impianto didattico e descrittivo è evidente: ogni concetto è accompagnato da esempi concreti e da una serie di “osservazioni” (Beobachtungsaufgaben) che invitano lo studente all’indagine diretta. L’opera testimonia l’importanza della classificazione morfologica e dell’osservazione naturalistica nella formazione botanica del tempo.

La trattazione inizia con la protezione delle gemme durante i periodi sfavorevoli: “Se le gemme devono superare un periodo sfavorevole (inverno, lunga siccità), allora sono per lo più ben protette da foglie dure e secche (perule; vedi ippocastano).” – (fr:8756/p.360). Segue la sezione Ausbildung des Stammes** (sviluppo del fusto). Qui si descrive come, allungandosi, il fusto allontani le foglie tra loro. I punti di inserzione fogliare sono spesso ingrossati: “I punti del fusto da cui nascono le foglie sono spesso ingrossati (graminacee, labiate); perciò vengono detti nodi del fusto.” – (fr:8760/p.360). Il tratto tra due nodi è detto internodo (Stengelglied). Quando gli internodi sono lunghi si parla di ramo lungo (Langtrieb); “Spesso gli internodi rimangono così corti che le foglie si susseguono quasi senza intervallo (dente di leone, bulbo di tulipano).” – (fr:8763/p.360). Tali fusti accorciati sono chiamati **ramo corto (Kurztrieb).

La sezione Hauptformen der Stämme** (forme principali dei fusti) distingue tra piante erbacee e legnose: “Le piante piccole, che vivono solo uno o due anni (erbe), hanno quasi sempre un fusto molle e succulento.” – (fr:8767/p.360). Questo fusto, di solito chiamato stelo (Stengel), soccombe al gelo invernale. Uno stelo cavo con nodi ingrossati e setti trasversali è detto culmo (Halm) – “Uno stelo cavo, chiaramente articolato da nodi ingrossati e setti trasversali, si chiama culmo (graminacee).” – (fr:8769/p.360). Se lo stelo porta un solo fiore o una sola infiorescenza, viene definito scapo (Schaft) – “Se lo stelo porta un solo fiore o una sola infiorescenza, lo si chiama scapo (tulipano, primula).” – (fr:8770/p.360). Per le piante perenni, il fusto diventa fusto legnoso (Holzstamm), capace di sostenere grandi carichi e resistente al freddo. Vengono poi distinte le arbuste (Sträucher), con molti fusti che si ramificano dal suolo, e gli **alberi (Bäume), in cui la parte inferiore del fusto rimane priva di rami.

La sezione Abweichende Sproßformen** (forme anomale di germogli) illustra le specializzazioni funzionali: “Se il fusto (ramo) insieme alle sue foglie, o in breve il germoglio, ha un compito particolare, assume anche una forma particolare: come stolone serve alla propagazione (fragola, violetta).” – (fr:8778/p.360). I dorni (thorns) sono rami legnosi che terminano in punta pungente e costituiscono una difesa contro gli erbivori (biancospino). “Fusti volubili e viticci (vedi fagiolo) servono all’ancoraggio di fusti deboli a un sostegno.” – (fr:8781-8782/p.360). Con l’aiuto di germogli sotterranei, “anemoni e altre erbacee perenni superano la stagione a loro sfavorevole, mentre le parti aeree muoiono.” – (fr:8783/p.361). Questi germogli ipogei vengono distinti in rizomi (o fusti sotterranei in senso stretto, mughetto), bulbi (tulipano) e **tuberi (patata). Infine si ricorda che anche il fiore è un germoglio.

La parte successiva, Das Blatt** (la foglia), è introdotta da: “La foglia si presenta in forme molto diverse.” – (fr:8789/p.361). Tramite l’esempio del Knabenkraut (orchidea) si distinguono, lungo il fusto, Niederblätter (foglie inferiori), Laubblätter (foglie mediane) e Hochblätter (foglie superiori). Le foglie vengono quindi classificate per posizione: foglie inferiori (Niederblätter), foglie mediane o foglie fogliacee (Mittel- oder Laubblätter) e **foglie superiori (Hochblätter). A queste si aggiungono le foglie del fiore e i cotiledoni.

B. Niederblätter si trovano su fusti sotterranei (rizomi) come perule protettive, o come scaglie bulbose serbatoio: “Nelle gemme fungono da perule che avvolgono il giovane germoglio racchiuso (ippocastano).” – (fr:8801/p.361). C. Hochblätter fungono da protezione di fiori e infiorescenze: “Come brattee le abbiamo, ad es., nel Knabenkraut, come involucro e involucretto nelle ombrellifere, come calice involucrale nelle composite, come spata nel bucaneve e come glume nelle graminacee.” – (fr:8804/p.361, 8823). Possono anche assumere funzioni di attrazione degli insetti, di fecondazione, di formazione del frutto o di dispersione (tiglio). D. Laubblätter (foglie fogliacee) sono generalmente chiamate semplicemente “foglie”. “Come si vede ad es. nel Ranunculus ficaria, una foglia può essere composta da tre parti: dalla lamina fogliare, dal picciolo e dalla guaina.” – (fr:8829/p.362). Tali foglie “complete” sono però rare. La guaina protegge le parti giovani e, nelle graminacee, funge anche da sostegno. Al posto della guaina si trovano spesso stipole (Nebenblätter), che a volte si trasformano in spine. Una particolare stipola è il ligula (Blatthäutchen) delle graminacee. Il picciolo porta la lamina nella posizione adatta alla luce e la protegge dallo strappo.

Il trattato si conclude con una lunga serie di Beobachtungsaufgaben (compiti di osservazione) che invitano a: individuare i tre tipi di foglie su piante diverse; raccogliere Nieder- e Hochblätter; cercare forme di transizione tra perule e foglie fogliacee su gemme come quelle di ippocastano, ciliegio, acero; allestire una collezione di foglie fogliacee; riconoscere le foglie più grandi semplici e composte; osservare l’assenza o il numero ridotto di foglie; confrontare la grandezza in base all’esposizione e al suolo; notare le foglie spinose; distinguere piante con foglie semplici o composte per famiglia. Questi compiti conferiscono al testo un carattere pratico e sperimentale, tipico della didattica naturalistica ottocentesca.

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43 Morfologia fogliare e struttura del fiore in un trattato botanico classico

Il testo, tratto dal Leitfaden der Botanik di Schmeil, costituisce una sistematica descrizione morfologica delle foglie e dei fiori, corredata da esempi botanici e da riferimenti a figure illustrative, e rappresenta un documento didattico della botanica di inizio Novecento.

La trattazione inizia con la classificazione delle foglie in base alla presenza o assenza del picciolo. Quando manca, la foglia è detta sessile; se la lamina si prolunga lungo il fusto si dice decorrente, se abbraccia il fusto si dice amplessicaule, se lo circonda completamente fino a sembrare attraversata si dice perfoliata, e se due foglie opposte saldano le loro lamine si dicono connate. “Fehlt der Blattstiel, so bezeichnet man das Blatt als sitzend (Vergißmeinnicht).” - (fr:8838/p.363) [Se manca il picciolo, la foglia viene detta sessile (Nontiscordardimé).] Seguono le definizioni per le foglie decorrenti, amplessicauli, perfoliate e connate. “Zieht sich die Blattfläche am Stengel noch ein Stück herab, dann nennt man das sitzende Blatt herablaufend (Distel); greift die Blattfläche um den Stengel: stengelumfassend (Schlafmohn); umgibt die Blattfläche den Stengel so, daß er durch sie hindurch gewachsen erscheint: durchwachsen (Hasenohr), und verschmelzen die Flächen zweier gegenüberstehender Blätter miteinander: verwachsen (Jelängerjelieber).” - (fr:8839/p.363) [Se la lamina si prolunga ancora un po’ lungo il fusto, la foglia sessile si dice decorrente (Cardo); se la lamina abbraccia il fusto: amplessicaule (Papavero sonnifero); se la lamina circonda il fusto così che esso sembra cresciuto attraverso di essa: perfoliata (Bupleurum); e se le lamine di due foglie opposte si fondono insieme: connata (Lonicera caprifolium).] Inoltre, se il picciolo si inserisce al centro della lamina si origina la foglia peltata. “Setzt sich der Blattstiel in der Mitte der Blattfläche an (Kapuzinerkresse), so entsteht das schildförmige Blatt.” - (fr:8840/p.363) [Se il picciolo si inserisce al centro della lamina (Nasturzio), si origina la foglia peltata.]

La forma della lamina viene poi classificata secondo diversi criteri, facendo riferimento a figure (ad esempio la figura 3, indicata con > in fr:8841/p.74). In base alla nervatura si distinguono foglie parallelinervie, penninervie e palminervie. “a) Nach dem Verlaufe der Nerven oder Adern: Gehen alle Nerven mit der ‚Mittelrippe‘ ungefähr parallel (die meisten Einkeimblättrigen Pflanzen), so nennt man das Blatt streifen- oder parallelnervig; entspringen die Seitennerven abwechselnd oder paarweise an der Mittelrippe: fiedernervig (Rotbuche); laufen dagegen mehrere, etwa gleichstarke Nerven strahlenförmig vom Ende des Blattstieles aus: handnervig (Ahorn).” - (fr:8844/p.363) [a) Secondo il decorso delle nervature: se tutte le nervature procedono all’incirca parallele alla nervatura mediana (la maggior parte delle Monocotiledoni), la foglia si dice parallelinervia; se le nervature laterali nascono alternate o a coppie dalla nervatura mediana: penninervia (Faggio); se invece più nervature di circa uguale forza partono a raggiera dall’estremità del picciolo: palminervia (Acero).] In base al contorno generale la foglia può essere aghiforme, lineare, lanceolata, spatolata, ovata, ellittica, rotonda, ecc. “b) Nach dem Gesamtumrisse ist das Blatt: nadelförmig (Nadelhölzer), linealisch (Gräser), lanzettlich (lanzettlicher Wegerich), spatelförmig (Gänseblümchen), eiförmig (Birnbaum), elliptisch (Faulbaum), kreisrund (Zitterpappel) usw.” - (fr:8845/p.363) [b) Secondo il contorno generale: aghiforme (Conifere), lineare (Graminacee), lanceolata (Plantago lanceolata), spatolata (Margherita), ovata (Pero), ellittica (Frangola), rotonda (Pioppo tremulo) ecc.] La forma della base fogliare può essere reniforme, cordata, sagittata, astata. “e) Nach der Form des Blattgrundes bezeichnet man das Blatt u. a. als: nierenförmig (Haselwurz), herzförmig (Veilchen), pfeilförmig (Pfeilblatt), spießförmig (Ampfer).” - (fr:8847-8848/p.363) [e) Secondo la forma della base fogliare si indica la foglia, tra l’altro, come: reniforme (Asaro), cordata (Viola), sagittata (Sagittaria), astata (Rumex).] Il margine può essere intero, seghettato, doppiamente seghettato, runcinato, dentato, crenato, sinuato. “d) Nach der Beschaffenheit des Randes heißt das Blatt: ganzrandig, wenn ohne Einschnitte (Flieder); gesägt, wenn die spitzen Sägezähne in spitzem Winkel zusammenstoßen (Brennessel); doppelt-gesägt, wenn große und kleine Sägezähne abwechseln (Schwarzerle); schrotsägeförmig, wenn die meist rückwärts gerichteten Sägezähne wiederum fein gesägt sind (Löwenzahn); gezähnt, wenn die spitzen Zähne in stumpfem Winkel zusammenstoßen oder durch einen sanften Bogen verbunden werden (kleine Brennnessel); gekerbt, wenn die abgerundeten Ausschnitte in einem Winkel zusammenstoßen (Sumpfdotterblume); buchtig, wenn Ein- und Ausschnitte abgerundet sind (Eiche).” - (fr:8849/p.364) [d) Secondo la natura del margine la foglia si dice: intera, se senza incisioni (Lillà); seghettata, se i denti acuti si incontrano ad angolo acuto (Ortica); doppiamente seghettata, se denti grandi e piccoli si alternano (Ontano nero); runcinata, se i denti, per lo più rivolti all’indietro, sono a loro volta finemente seghettati (Tarassaco); dentata, se i denti acuti si incontrano ad angolo ottuso o sono collegati da un arco dolce (Ortica minore); crenata, se gli incavi arrotondati si incontrano ad angolo (Caltha palustris); sinuata, se entrate e uscite sono arrotondate (Quercia).]

Quando le incisioni diventano più profonde si ha una divisione della lamina. “e) Gehen die Einschnitte tiefer, so tritt eine Teilung der Blattfläche ein.” - (fr:8850/p.364) [e) Se le incisioni sono più profonde, subentra una divisione della lamina.] Si distinguono foglie pennatifide, pennatopartite e palmato-partite. “Im Gegensatz zum ungeteilten Blatte (Wegerich) nennt man ein Blatt fiederspaltig, wenn die nicht allzu tiefen Einschnitte paarweise aufeinander zulaufen (Raps); fiederteilig, wenn die ebenso angeordneten Einschnitte fast bis zur Mittelrippe reichen (Wasserfeder), und handförmig-geteilt, wenn die Einschnitte nach dem Grunde des Blattes zu gerichtet sind (mehrere Hahnenfußarten).” - (fr:8851-8853/p.364) [In contrapposizione alla foglia indivisa (Plantago), una foglia si dice pennatifida se le incisioni non troppo profonde corrono a coppie l’una verso l’altra (Colza); pennatopartita se le incisioni disposte allo stesso modo arrivano quasi fino alla nervatura mediana (Hottonia); e palmato-partita se le incisioni sono dirette verso la base della foglia (diverse specie di Ranuncolo).] Se le incisioni separano completamente la lamina in parti distinte (foglioline), si parla di foglia composta. “f) Reichen die Einschnitte so tief, daß die Blattfläche in mehrere völlig voneinander getrennte Teile oder ‚Blättchen‘ zerlegt wird, so redet man von einem zusammengesetzten Blatte, zu dem das einfache den Gegensatz bildet.” - (fr:8854/p.364) [f) Se le incisioni sono così profonde che la lamina viene suddivisa in più parti completamente separate o “foglioline”, si parla di foglia composta, a cui quella semplice fa da contrapposto.] La foglia penninervia diventa pennata (Rosa) e quella palminervia diventa palmata o digitata (Vite selvatica). “Das fiedernervige Blatt wird zum gefiederten (Rose) und das handnervige zum hand- oder fingerförmigen (wilder Wein).” - (fr:8855/p.364) [La foglia penninervia diventa pennata (Rosa) e quella palminervia diventa palmata o digitata (Vite selvatica).] Seguono le varianti: imparipennata, paripennata, doppiamente pennata, più volte pennata, interrotta-pennata, e per le palmate il numero di foglioline (trifogliata, pentafogliata, ecc.). “Besteht das gefiederte Blatt aus mehreren Fiederpaaren und einem Endblättchen, so ist es unpaarig-gefiedert (Rose); fehlt das Endblättchen, so heißt es paarig-gefiedert (Platterbse); sind die Fiederblättchen wieder gefiedert, so entsteht das doppelt-gefiederte und bei fortgesetzter Fiederung das mehrfach-gefiederte Blatt (zahlreiche Doldengewächse).” - (fr:8856-8857/p.364) [Se la foglia pennata è composta da più paia di foglioline e da una fogliolina terminale, è imparipennata (Rosa); se manca la fogliolina terminale, si dice paripennata (Lathyrus); se le foglioline sono a loro volta pennate, si ha la foglia doppiamente pennata e, con pennature ripetute, la foglia più volte pennata (numerose Ombrellifere).] “Wechseln größere Fiederblättchen mit kleineren ab, so nennt man das Blatt unterbrochen-gefiedert (Kartoffel).” - (fr:8858/p.364) [Se foglioline più grandi si alternano con più piccole, la foglia si dice interrotta-pennata (Patata).] “Das handförmige Blatt heißt nach der Anzahl seiner Blättchen dreizählig (Wiesenklee), fünfzählig oder gefingert (Fingerkräuter), siebenzählig (Roßkastanie) usw.” - (fr:8859/p.364) [La foglia palmata si dice, in base al numero di foglioline, trifogliata (Trifoglio dei prati), pentafogliata o digitata (Potentilla), settemfogliata (Ippocastano) ecc.]

Il testo prosegue con forme fogliari particolari, come le spine fogliari per difesa, i viticci fogliari per sostegno e le foglie modificate delle piante insettivore. “Als Blattstacheln dienen die Blätter der Abwehr pflanzenfressender Tiere (Sauerdorn).” - (fr:8861/p.365) [Come spine fogliari servono le foglie per la difesa da animali fitofagi (Crespino).] “Hat das Blatt die Aufgabe, den schwachen Stengel an eine Stütze zu binden, so zeigt es die Gestalt der Blattranke (Erbse).” - (fr:8862/p.365) [Se la foglia ha il compito di legare il fusto debole a un sostegno, assume la forma del viticcio fogliare (Pisello).] “Bei Sonnentau und anderen insektenfressenden Pflanzen sind die veränderten Blätter Mittel zum Tierfange.” - (fr:8863/p.365) [In Drosera e in altre piante insettivore, le foglie modificate sono mezzi per la cattura di animali.]

Si passa poi alla fillotassi. “F. Blattstellung.” - (fr:8864/p.365) [F. Fillotassi.] Le foglie possono essere opposte, verticillate o alterne/sparse. “Stehen sich, wie bei der Taubnessel, je zwei Blätter in gleicher Höhe des Stengels gegenüber, so sind sie gegenständig.” - (fr:8865/p.365) [Se, come nella Lamium album, due foglie si trovano l’una di fronte all’altra alla stessa altezza del fusto, sono opposte.] “Entspringen an einer Stelle rings um den Stengel mehr als zwei Blätter, so nennt man sie quirlständig (Wasserpest).” - (fr:8866/p.365) [Se da un punto intorno al fusto nascono più di due foglie, si dicono verticillate (Elodea).] “Bei den meisten Pflanzen finden sich die Blätter einzeln in ungleicher Höhe am Stengel. Diese Stellung bezeichnet man als zerstreut oder wechselständig.” - (fr:8867-8868/p.365) [Nella maggior parte delle piante le foglie si trovano singole ad altezze diverse sul fusto. Questa disposizione si dice sparsa o alterna.] Viene anche notato che, ripetendo un esperimento, si osserva che le foglie sono inserite secondo una linea elicoidale. “Wiederholen wir aber bei irgend einer dieser Pflanzen den S. 132 angegebenen Versuch, so sehen wir, daß die Blätter dem Stengel in einer Schraubenlinie angeheftet sind.” - (fr:8869/p.365) [Se però ripetiamo su una qualsiasi di queste piante l’esperimento indicato a p. 132, vediamo che le foglie sono attaccate al fusto lungo una linea elicoidale.]

La seconda parte è dedicata alla struttura e funzione del fiore. “4. Die Blüte.” - (fr:8870/p.15) [4. Il fiore.] Il fiore ha il compito di generare la discendenza. “Die Aufgabe, Nachkommen zu erzeugen, ist den Blüten übertragen. Sie bringen Samen hervor, aus denen sich andere Pflanzen derselben Art entwickeln können.” - (fr:8875-8876/p.365) [Il compito di generare discendenti è affidato ai fiori. Essi producono semi dai quali possono svilupparsi altre piante della stessa specie.] Oltre alla riproduzione sessuale, molte piante si moltiplicano per via vegetativa (stoloni, tuberi, bulbi, talee). “Viele Pflanzen sind jedoch imstande, sich noch auf andere Weise zu vermehren, z. B. die Erdbeere durch Ausläufer, die Kartoffel durch Knollen, die Tulpe durch Zwiebeln, der Weinstock durch einwurzelnde Reben (Stecklinge) u. dgl. mehr.” - (fr:8877/p.365-8879/p.107) [Molte piante sono però in grado di riprodursi anche in altro modo, ad es. la fragola mediante stoloni, la patata mediante tuberi, il tulipano mediante bulbi, la vite mediante propaggini radicanti (talee) e simili.] Questa è detta moltiplicazione vegetativa o agamica, in contrapposizione alla riproduzione sessuale. “Im Gegensatz zu der sog. geschlechtlichen Fortpflanzung, wie sie in der Blüte erfolgt, bezeichnet man diese Erhaltungsweise als ungeschlechtliche (vegetative) Vermehrung.” - (fr:8880/p.25-8881/p.365) [In contrapposizione alla cosiddetta riproduzione sessuale, che avviene nel fiore, questo modo di conservazione si dice moltiplicazione agamica (vegetativa).]

La descrizione del fiore parte dal peduncolo e dal ricettacolo. Il fiore è interpretato come un germoglio accorciato. “Die Blüte wird zumeist von einem blattlosen Stammteile, dem Blütenstiele, getragen. … sehen wir, daß die Blüte einen Sproß und zwar einen Kurztrieb darstellt.” - (fr:8884-8885/p.365) [Il fiore è portato per lo più da una parte di fusto senza foglie, il peduncolo. … vediamo che il fiore rappresenta un germoglio, e precisamente un getto corto.] Il ricettacolo è la parte superiore ingrossata del peduncolo. “Der nicht selten verdickte obere Teil des Blütenstieles wird Blüten- oder später Fruchtboden genannt.” - (fr:8886/p.365) [La parte superiore, non di rado ingrossata, del peduncolo si chiama ricettacolo fiorale o, più tardi, fruttifero.] Le foglie del fiore sono disposte in verticilli. “Die Blätter, die er trägt, sind zu allermeist in Kreisen angeordnet.” - (fr:8887/p.365-8912/p.366) [Le foglie che esso porta sono per lo più disposte in verticilli.] In un fiore completo si distinguono quattro verticilli: calice, corolla, stami e carpelli. “Solcher Kreise unterscheidet man in ‚vollständigen‘ Blüten vier: die Kelch-, Blumen-, Staub- und Fruchtblätter.” - (fr:8913/p.366) [Di tali verticilli in un fiore “completo” se ne distinguono quattro: i sepali, i petali, gli stami e i carpelli.] Se manca un verticillo il fiore è incompleto; se contiene solo stami è staminifero, se solo carpelli è pistillifero. “a) Fehlt ein Kreis, dann bezeichnet man die Blüte als unvollständig. Enthält sie nur Staubblätter, so wird sie Staubblüte genannt. Sind nur Fruchtblätter vorhanden, so heißt sie Stempelblüte.” - (fr:8914-8916/p.366) [a) Se manca un verticillo, il fiore si dice incompleto. Se contiene solo stami, si chiama fiore staminifero. Se sono presenti solo carpelli, si chiama fiore pistillifero.] La distribuzione dei fiori unisessuali sulla pianta determina le piante monoiche o dioiche. “Je nachdem sich die Staub- und Stempelblüten nun wieder an verschiedenen Stellen derselben Pflanze (Haselnußstrauch) oder auf verschiedenen Pflanzen (Weide) finden, bezeichnet man die Gewächse als ein- oder zweihäusig.” - (fr:8917/p.366) [A seconda che i fiori staminiferi e pistilliferi si trovino in punti diversi della stessa pianta (Nocciolo) o su piante diverse (Salice), le piante si dicono monoiche o dioiche.] I fiori che contengono sia stami che carpelli sono ermafroditi. “Besitzt die Blüte Staub- und Fruchtblätter, so redet man von einer Zwitterblüte (Tulpe).” - (fr:8918/p.366) [Se il fiore possiede stami e carpelli, si parla di fiore ermafrodito (Tulipano).]

Il testo si conclude (fr:8887/p.365-8910/p.56) con una serie di domande e osservazioni pratiche per lo studente, che riguardano la durata del ciclo vitale, la completezza e simmetria dei fiori, la sessualità, la persistenza del calice, la numerosità dei verticilli, i passaggi da petali a stami nelle ninfee, e i tipi di infiorescenze. Queste indicazioni testimoniano la natura didattica e sperimentale del manuale.


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44 Struttura e riproduzione dei fiori: un’analisi botanica

Il testo presenta una descrizione sistematica della morfologia floreale, delle infiorescenze e dei meccanismi di impollinazione, basata su osservazioni dirette e illustrazioni.

La simmetria dei fiori viene distinta in base al numero di piani che li dividono in parti speculari. Per la primula (Schlüsselblume) si afferma che “si può dividere attraverso dieci tagli, passanti per il centro, in dieci parti uguali a due a due” (fr:8920/p.366) e che “tenendo una di queste parti contro la superficie di uno specchio, essa viene completata a formare un fiore intero dal suo speculare” (fr:8921/p.366). Dunque “le parti sono quindi uguali allo specchio, cioè simmetriche” (fr:8922/p.366). In questi fiori “calice, corolla, stami e carpelli sono disposti in modo del tutto uniforme attorno al centro” (fr:8923/p.366) e “fiori di questo tipo sono detti regolari” (fr:8924/p.366). Al contrario, “i fiori della lamio (Taubnessel) e di molte altre piante si possono dividere solo con un taglio in due parti simmetriche” (fr:8925/p.366); “sono quindi bilateralmente simmetrici” (fr:8926/p.366). I due verticilli esterni, calice e corolla, formano il perianzio. I “fogli del cerchio esterno sono per lo più verdi e resistenti come le foglie vegetative, quelli interni invece delicati e di colore differente” (fr:8931/p.366). Se i due cerchi sono di diversa consistenza, “si definisce il perianzio come doppio e i suoi cerchi come calice e corolla” (fr:8932/p.366); se invece “entrambi i cerchi sono della stessa natura (tulipano) o è presente un solo cerchio (anemone), si parla di un perianzio semplice (perigonio)” (fr:8933/p.366). I verticilli possono restare “separati tra loro (papavero) o saldarsi più o meno completamente (primula)” (fr:8935/p.366).

Per quanto riguarda gli stami, “sono di regola composti da filamento e antera” (fr:8937/p.366). L’antera “è formata per lo più da due teche, tenute insieme da un prolungamento del filamento, il cosiddetto connettivo” (fr:8938-8939/p.366). “In sezioni trasversali di un’antera immatura si vede che ogni teca contiene due cavità in cui viene prodotto il polline” (fr:8940/p.366); “a maturità entrambe le cavità si aprono di solito con una fessura longitudinale comune, da cui fuoriesce il polline” (fr:8941/p.367). “Più raramente l’apertura avviene attraverso pori (patata) o tramite valve (crespino)” (fr:8942/p.367). I granuli pollinici sono “formazioni unicellulari di forma, colore e dimensioni molto variabili” (fr:8943/p.367). Essi “se messi in acqua, di solito si gonfiano fortemente e infine scoppiano” (fr:8944/p.367); “lo stesso accade naturalmente quando vengono bagnati dalla pioggia o dalla rugiada” (fr:8945/p.367). Per questo “le disposizioni che proteggono il polline dall’umidità sono di grande importanza per le piante” (fr:8950/p.367): seguono numerosi esempi di fiori penduli, ricoperti da brattee, con tubi stretti o che si chiudono in condizioni avverse.

I carpelli (foglie fruttifere) “nelle gimnosperme hanno conservato la loro forma fogliare originaria” (fr:8952-8953/p.367). “In tutte le altre piante da fiore invece uno o più di questi fogli sono saldati a formare un pistillo (angiosperme)” (fr:8954/p.367). “La parte inferiore del pistillo, l’ovario, è un astuccio o contenitore per i delicati ovuli” (fr:8955/p.367). L’ovario può essere uniloculare se i carpelli “si saldano solo con i margini” (fr:8956/p.367), oppure diviso in logge “se le pareti dei carpelli si estendono più o meno all’interno, come da setti, in modo completo o incompleto” (fr:8962/p.367). “Talvolta dal ricettacolo si innalza un pilastro colonnare entro la cavità dell’ovario (primula)” (fr:8963/p.367). “Verso l’alto l’ovario si prolunga di solito in una parte peduncolata, lo stilo, che termina nello stigma” (fr:8964/p.368); “in papavero, tulipano ecc. lo stilo manca” (fr:8965/p.368). La posizione dell’ovario varia in base alla forma del ricettacolo: “se il ricettacolo è più o meno sollevato, l’ovario sta più in alto delle altre parti: è supero (papavero)” (fr:8972/p.368); “se invece il ricettacolo è incavato a forma di scodella o di brocca, l’ovario assume una posizione più bassa” (fr:8973/p.368); “quando ricettacolo e ovario si saldano tra loro (pero) si parla di ovario infero” (fr:8974/p.368); se la fusione non avviene, si parla di ovario medio.

Le infiorescenze sono raggruppamenti di fiori. “Il fusto da cui nascono i singoli fiori o i rami fioriferi è detto asse principale dell’infiorescenza” (fr:8976/p.368); “i rami che da esso derivano sono detti assi laterali” (fr:8977/p.368). Si distinguono infiorescenze racemose e cimose. Nelle racemose “l’asse principale si allunga continuamente” (fr:8981/p.368) e “la fioritura avviene dal basso verso l’alto o dall’esterno verso l’interno” (fr:8985/p.368). Tipi principali: “se l’asse principale porta fiori a lungo peduncolo si parla di grappolo (mughetto)” (fr:8986/p.368); “se gli assi laterali di un grappolo formano a loro volta grappoli (o pannocchie) si parla di pannocchia (graminacee a pannocchia)” (fr:8987/p.368); “se i fiori sono sessili o a peduncolo brevissimo si ha una spiga (verbena)” (fr:8988/p.368); “se al posto di ogni fiore si trova una piccola spiga (spighetta) si ha una spiga composta (segale)” (fr:8989/p.368); “una spiga con asse carnoso è uno spadice (aro)” (fr:8990/p.368); “se la spiga ha fiori poco appariscenti e cade intera più tardi, si chiama amento (nocciolo)” (fr:8993/p.369); “un amento il cui asse e le squame copritrici divengono legnosi è detto cono (pino)” (fr:8994/p.369). Nelle infiorescenze ombrelliformi “l’asse principale cessa improvvisamente, è accorciato” (fr:8996/p.369); “la fioritura avviene dall’esterno verso l’interno” (fr:8997/p.369). “Se dall’asse principale si elevano fiori peduncolati che giacciono per lo più su un unico piano, l’infiorescenza è un’ombrella (primula)” (fr:8998/p.369). “Se ogni asse laterale porta a sua volta una piccola ombrella (ombrella) si ha l’ombrella composta (la maggior parte delle ombrellifere)” (fr:8999/p.369). “Se sull’asse principale stanno fitti numerosi fiori sessili o quasi, circondati da brattee, si ha un capolino (trifoglio)” (fr:9002-9003/p.369); “se il capolino è circondato da brattee come un’involucro, lo si chiama capolino fiorale (corbuliforme) (asteracee)” (fr:9004/p.228). Nelle infiorescenze cimose “gli assi laterali sono robusti quanto l’asse principale” (fr:9005/p.369); “l’asse principale termina con un fiore che si apre per primo” (fr:9007/p.369); “la fioritura procede dall’interno verso l’esterno” (fr:9011/p.369). Si distinguono la trugdolde (cima ombrelliforme, sambuco) (fr:9013/p.369) e il wickel (cima unipara, scorsonera) (fr:9016-9017/p.369).

La formazione dei semi richiede l’impollinazione. Un esperimento mostra che “se si tagliano da fiori di tulipano gli stami prima che le antere si siano aperte, e si avvolgono i fiori in una garza a maglie fitte (per tenere lontani gli insetti), essi rimangono sterili” (fr:9020-9022/p.369). “Se invece si trasporta sugli stimmi di altri fiori trattati allo stesso modo polline proveniente da altri fiori di tulipano, nella maggior parte dei casi si ha formazione di semi” (fr:9023/p.369). Ciò vale per tutte le piante: “producono semi solo quando sugli stimmi giunge polline maturo di una pianta della stessa specie, o in breve, quando vengono impollinate” (fr:9025/p.370). L’autoimpollinazione spesso fallisce: “mediante l’impollinazione di un fiore con il proprio polline, o brevemente per autoimpollinazione, spesso non si formano semi o solo semi deboli” (fr:9027/p.370). “Se invece il polline proviene da altri fiori della stessa pianta o ancora meglio di un’altra pianta, cioè avviene impollinazione incrociata, si formano numerosi semi vigorosi” (fr:9028/p.370). I meccanismi che favoriscono l’impollinazione incrociata sono vari: piante “dioiche o monoiche (nocciolo, salice)” (fr:9029/p.370); nei fiori ermafroditi “stami e pistillo maturano in tempi diversi” (fr:9030/p.370) – “di solito si aprono prima le antere (fiori proterandri, campanula) o più raramente prima lo stigma (fiori proterogini, piantaggine)” (fr:9031-9032/p.370); “se antere e stimmi maturano contemporaneamente, spesso sono disposti in modo da non potersi toccare (salvia, orchidee)” (fr:9033/p.370); “in molti fiori (primula) gli stili hanno lunghezze diverse (eterostilia)” (fr:9034-9035/p.370). Per superare la distanza tra antera e stigma la pianta “si serve di aiuto esterno, per lo più di insetti o del vento (più raramente dell’acqua o degli uccelli)” (fr:9038/p.370). Gli insetti sono attratti “soprattutto da un succo dolce, il nettare, secreto da nettari e spesso custodito in appositi contenitori (viola)” (fr:9044-9046/p.370); “in certe piante (orchidee) deve essere perforato dai visitatori” (fr:9047/p.370); “numerosi fiori offrono comodi posatoi (lamio) e macchie nettarifere (indirizzi) mostrano forse agli ospiti la via verso il nettare” (fr:9048-9050/p.370). Infine, il testo propone osservazioni per raggruppare piante in “fiori da nettare” e “fiori da polline” e per “esaminare in quali piante si trovano colori diversi nei fiori o nelle infiorescenze” (fr:9053-9056/p.370).


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45 Meccanismi di attrazione e adattamenti delle piante impollinate da insetti

Il testo descrive una serie di adattamenti morfologici e funzionali delle piante per favorire l’impollinazione ad opera degli insetti. Vengono dapprima illustrate le caratteristiche dei granuli pollinici delle piante entomofile, che presentano superfici adesive e strutture superficiali specifiche. I granuli pollinici “der insektenblütigen Pflanzen sind in der Regel an ihrer Oberfläche klebrig und vielfach mit Stacheln oder Warzen (s. Abb. S. 291) bedeckt” - (fr:9072/p.371) [“delle piante impollinate da insetti sono di solito appiccicosi sulla loro superficie e spesso ricoperti di spine o verruche (v. fig. p. 291)”]; per questo motivo “bleiben sie an den geöffneten Staubbeuteln und an dem Körper der Tiere leicht haften” - (fr:9075/p.371) [“rimangono facilmente attaccati alle antere aperte e al corpo degli animali”]. Inoltre, “auch andere zarte Blütenteile werden mehrfach von den Insekten verzehrt” - (fr:9071/p.371) [“anche altre delicate parti del fiore vengono spesso consumate dagli insetti”].

Segue una rassegna di specializzazioni floreali. Alcune corolle a forma di campana pendente offrono protezione: “Blüten, die die Form hängender Glocken haben, gewähren ihren Besuchern Schutz gegen Kälte und Nässe (Glockenblume)” - (fr:9077/p.371) [“fiori che hanno forma di campane pendenti offrono ai loro visitatori protezione dal freddo e dall’umidità (campanula)”]. Altre piante trattengono gli insetti per un periodo prolungato, come “Osterluzei und Aronstab werden die Insekten längere Zeit gefangen gehalten (Kesselfallenblumen)” - (fr:9078/p.371) [“Aristolochia e Arum tengono prigionieri gli insetti per un periodo più lungo (fiori a trappola a calderone)”].

La sezione B (fr:9079/p.371) è dedicata all’attrazione: “Gleich dem Gastwirte, der sein Geschäft durch ein Firmenschild kenntlich macht, zeigt auch die Pflanze ihren Bestäubern an, daß bei ihr ein ‚gedeckter Tisch‘ zu finden ist” - (fr:9080/p.371) [“Come l’oste che rende riconoscibile il suo locale con un’insegna, anche la pianta indica ai suoi impollinatori che presso di lei si trova una ‘tavola imbandita’”]. I fiori sono vistosi: “1. Fast stets erheben sie sich über das Laub” - (fr:9082/p.371) [“Quasi sempre si elevano sopra il fogliame”]; “2. Sie besitzen zumeist eine Färbung, die deutlich vom Grün des Untergrundes absticht („Blumen”)” - (fr:9084/p.371) [Possiedono per lo più una colorazione che contrasta nettamente con il verde dello sfondo (‘fiori’)”]; tali “Lockfarben” sono tipicamente sui petali (fr:9085/p.371) o, se nascosti, sul calice (es. “Heidekraut” - fr:9086/p.371). Talvolta petali e sepali sono entrambi vivaci (tulipano, fr:9087/p.371) o, in casi eccezionali, anche stami (salice) o brattee (melampiro, fr:9088/p.371). Per i fiori impollinati da farfalle notturne si osserva una colorazione chiara, visibile al buio come “Wald-Geißblatt” - (fr:9089/p.371). Infine, per aumentare la visibilità, “kleine Blüten, die einzeln nicht weithin sichtbar wären, sind in der Regel zu Blumengemeinschaften oder Blütenständen vereinigt” - (fr:9091/p.371) [“piccoli fiori, che singolarmente non sarebbero visibili a distanza, sono di solito riuniti in comunità floreali o infiorescenze”].


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46 La cellula vegetale: struttura, composizione e attività vitali

Le piante non sono masse omogenee, ma sono costituite da unità viventi chiamate cellule.

Osservando al microscopio un frammento di pianta, si scopre che essa non è composta da una massa uniforme come il vetro o il ferro: “unter das Mikroskop, so sieht man, daß die Pflanze nicht etwa wie Glas oder Eisen aus einer gleichartigen Masse besteht” (fr:9269/p.376) [sotto il microscopio, si vede che la pianta non è composta da una massa omogenea come il vetro o il ferro]. Piuttosto, “Einem Hause ähnlich, das aus Steinen aufgeführt wurde, ist sie vielmehr aus Körpern zusammengesetzt, die einen ganz bestimmten Bau zeigen” (fr:9270/p.376) [Simile a una casa costruita con pietre, essa è composta invece da corpi che mostrano una struttura ben determinata]. Questi corpi furono chiamati cellule perché le prime osservate erano simili alle celle di un favo: “Da die ersten dieser Körper, die man beobachtete, wie die Zellen der Bienenwabe geformt waren, wurden sie gleichfalls Zellen genannt” (fr:9271/p.376) [Poiché i primi di questi corpi che si osservarono erano modellati come le celle di un favo, furono anch’essi chiamati cellule].

Le piante sono formate da un numero variabile di cellule: “Die Pflanzen sind aus einer sehr verschiedenen Anzahl von Zellen aufgebaut” (fr:9273/p.376). Mentre organismi come le diatomee e i batteri sono unicellulari, “die Kieselalgen und die Spaltpilze nur aus je einer Zelle bestehen” (fr:9275/p.376) [le alghe silicee e i batteri della putrefazione sono costituiti da una sola cellula], le piante superiori e ogni loro parte – foglia, radice – sono pluricellulari. Le cellule hanno dimensioni che raramente superano il millimetro: “Im allgemeinen erreichen die Zellen kaum die Länge eines Millimeters” (fr:9277/p.376) [In generale le cellule raggiungono a malapena la lunghezza di un millimetro]. Le loro forme sono varie: “Sie haben die Gestalt einer Kugel (Hefezellen, Blütenstaubkörner), eines Würfels, eines Prismas, eines Zylinders u. dgl.” (fr:9278/p.376) [Hanno la forma di una sfera (cellule di lievito, granuli pollinici), di un cubo, di un prisma, di un cilindro e simili].

Le cellule non sono solo elementi strutturali, ma organismi viventi: “Die einzelligen Pflanzen nehmen gleich den vielzelligen Nahrung auf; sie wachsen und vermehren sich wie diese, und viele von ihnen sind sogar imstande, sich frei zu bewegen” (fr:9280/p.376) [Le piante unicellulari assumono nutrimento come quelle pluricellulari; crescono e si riproducono come queste, e molte sono persino in grado di muoversi liberamente]. Lo stesso vale per le cellule che compongono i tessuti: “Ebenso zeigen — wie wir dies in folgendem noch genauer sehen werden — auch die Zellen, die z. B. ein Blatt, eine Wurzel oder dgl. aufbauen, alle Tätigkeiten des Lebens” (fr:9281–9283) [Allo stesso modo anche le cellule che costruiscono, per esempio, una foglia, una radice o simili, mostrano tutte le attività della vita]. Conclusione fondamentale: “Die Zellen sind also nicht nur ‚die Bausteine‘ der Pflanzen, sondern selbst lebende Körper” (fr:9284/p.376) [Le cellule non sono quindi solo i “mattoni” delle piante, ma corpi viventi essi stessi].

La cellula vegetale vivente presenta tipicamente una parete esterna rigida (la membrana cellulare, Zellhaut) e un contenuto incolore, il protoplasma (o sostanza formatrice primordiale): “An der lebenden Pflanzenzelle unterscheiden wir in der Regel eine äußere, feste Wandung, die Zellhaut, und einen farblosen Inhalt, der als Urbildungsstoff oder Protoplasma bezeichnet wird” (fr:9293/p.377) [Nella cellula vegetale vivente distinguiamo di regola una parete esterna solida, la membrana cellulare, e un contenuto incolore che viene denominato sostanza formatrice primordiale o protoplasma]. Poiché esistono cellule prive di parete (come le spore flagellate delle alghe), “die Lebenserscheinungen (Ernährung, Wachstum, Vermehrung) an das Protoplasma gebunden sein” (fr:9295/p.377) [i fenomeni vitali (nutrizione, crescita, riproduzione) devono essere legati al protoplasma]. Il componente principale del protoplasma è l’albumina (proteina), presente anche nelle uova, nel latte, nella carne e nel sangue: “Den Hauptbestandteil des Protoplasmas bildet das Eiweiß, d.i. ein Stoff, der sich z. B. auch in den Eiern der Vögel, in der Milch der Haustiere, sowie im Fleische und Blute der Tiere und des Menschen vorfindet” (fr:9297–9298) [Il componente principale del protoplasma è l’albumina, una sostanza che si trova anche, per esempio, nelle uova degli uccelli, nel latte degli animali domestici, nonché nella carne e nel sangue degli animali e dell’uomo]. Al suo interno si distingue un nucleo (Zellkern), una struttura arrotondata più densa: “In der Regel ist das Protoplasma an einer Stelle zu einem rundlichen Gebilde, dem Zellkerne, verdichtet” (fr:9299/p.377) [Di regola il protoplasma è addensato in un punto a formare una struttura arrotondata, il nucleo cellulare]. Sono inoltre presenti piccoli corpuscoli di sostanza formatrice (Farbstoffträger – portatori di colore) che contengono o possono produrre pigmenti: “Daneben zeigen sich noch kleinere Protoplasmaballen, die entweder einen Farbstoff enthalten, oder doch einen solchen bilden können. Sie werden daher Farbstoffträger genannt” (fr:9300–9301) [Accanto si mostrano ancora piccole masse di protoplasma che o contengono un colorante o possono formarlo. Perciò vengono chiamati portatori di colore]. Il resto del protoplasma, chiamato plasma cellulare (Zellplasma), è una massa viscosa e finemente granulosa: “Im Gegensatz zu diesen festeren Teilen ist das ganze übrige Protoplasma, das als Zellplasma bezeichnet wird, zumeist eine zähflüssige, feingekörnelte Masse” (fr:9302/p.377) [In contrasto con queste parti più solide, tutto il restante protoplasma, denominato plasma cellulare, è per lo più una massa viscosa e finemente granulosa].

Nelle cellule giovani il plasma riempie completamente l’interno: “Junge Pflanzenzellen, wie sie sich z. B. in den wachsenden Stengel- und Wurzelspitzen finden, sind vollkommen mit Zellplasma angefüllt” (fr:9303–9304) [Cellule vegetali giovani, come si trovano per esempio nelle punte in crescita del fusto e della radice, sono completamente riempite di plasma cellulare]. Con l’età compaiono vacuoli (cavità) contenenti succo cellulare: “Bei etwas älteren Zellen dagegen treten in ihm Hohlräume (Vakuolen) auf, die eine Flüssigkeit, den Zellsaft, enthalten” (fr:9305/p.377) [In cellule un po’ più vecchie compaiono invece in esso cavità (vacuoli) che contengono un liquido, il succo cellulare]. Nelle cellule ancora più grandi questi vacuoli confluiscono in un unico grande spazio: “An noch älteren und daher größeren Zellen verschmelzen die Hohlräume miteinander zu einem großen Saftraume” (fr:9306/p.377) [In cellule ancora più vecchie e quindi più grandi le cavità si fondono l’una con l’altra in un grande spazio di succo]. Il plasma cellulare resta come sottile strato aderente alle pareti oppure si dispone in filamenti che attraversano il vacuolo (fig. 2 con H Zellhaut, P Protoplasma, K Zellkern, F Farbstoffträger, B Blattgrünkörper, S Saftraum – fr:9308–9313). La viscosità del plasma è tale che, perdendo molta acqua, “wird es wie die anderen Teile des Protoplasmas hart und fest, ohne jedoch das Leben einzubüßen” (fr:9314/p.377) [diventa duro e solido come le altre parti del protoplasma, senza però perdere la vita]. Esempio emblematico: i semi apparentemente morti “erwachen‘ selbst nach Jahren wieder, wenn man ihnen nur das nötige Wasser und die notwendige Wärme bietet” (fr:9316/p.377) [“si risvegliano” persino dopo anni, se si fornisce loro l’acqua e il calore necessari].

Il plasma cellulare è spesso in movimento: osservando una foglia di Elodea (acqua-peste) si nota “wie das Zellplasma in lebhafter Strömung begriffen ist” (fr:9317/p.378) [come il plasma cellulare è in vivace scorrimento]; “Es fließt an den Wänden entlang oder auch in Strängen quer durch den Saftraum” (fr:9318/p.378) [Scorre lungo le pareti o anche in filamenti trasversalmente attraverso lo spazio di succo]. Il nucleo e i corpuscoli verdi vengono trasportati “wie Schiffe auf dem Strome dahin” (fr:9319/p.378) [come navi sulla corrente].

La divisione cellulare è il processo attraverso cui la cellula si riproduce. Il nucleo svolge un ruolo centrale: “Der Zellkern spielt bei der Bildung neuer Zellen eine wichtige Rolle” (fr:9321/p.378) [Il nucleo cellulare gioca un ruolo importante nella formazione di nuove cellule]. Il processo, illustrato da figure (fr:9322/p.378, stark vergr.), avviene così: il nucleo si dissolve in numerosi filamenti (fr:9323/p.378), “die, in zwei Gruppen gesondert, etwas auseinander rücken” (fr:9323/p.378) [che, separati in due gruppi, si allontanano un po’]; nel protoplasma si forma un setto divisorio (fr:9324/p.378); infine “vereinigen sich die Teilstücke zu zwei neuen Kernen, während gleichzeitig die Scheidewand mit den Seitenwänden der ursprünglichen Zelle verschmilzt (5)” (fr:9325/p.378) [i frammenti si uniscono in due nuovi nuclei, mentre contemporaneamente la parete divisoria si fonde con le pareti laterali della cellula originale]. Risultato: “Aus einer Zelle sind durch Teilung also zwei Zellen hervorgegangen” (fr:9326/p.378) [Da una cellula sono quindi originate due cellule mediante divisione].

I portatori di colore (cloroplasti) nelle foglie di Elodea appaiono verde vivo e sono così numerosi che “das an sich farblose Blatt dem unbewaffneten Auge grün erscheint” (fr:9329/p.378) [la foglia di per sé incolore appare verde all’occhio nudo].

Il testo offre inoltre numerosi compiti di osservazione per verificare le proprietà descritte. Tra questi: preparare sezioni sottili di fusto o picciolo per osservare le cellule con la lente (fr:9287–9291); verificare la presenza di proteine riscaldando albume o filtrato di patata grattugiata (fr:9332–9338); osservare l’effetto della luce sulla pigmentazione (fr:9340–9345); identificare sostanze mediante gusto (fr:9347/p.378); riconoscere tannini con solfato di ferro (fr:9349–9350); testare il pH con cartine di tornasole (fr:9352/p.378); studiare la solubilità dei pigmenti (fr:9354/p.378); e misurare variazioni di peso in una rapa contenente zucchero (fr:9358/p.378). Questi esperimenti pratici confermano e approfondiscono la comprensione della cellula vegetale come unità vivente e dinamica.

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47 Resoconto del testo botanico: pigmenti, osmosi e pareti cellulari

Il testo, verosimilmente tratto da un manuale di botanica dell’Ottocento o dei primi del Novecento, presenta concetti fondamentali della fisiologia vegetale attraverso esperienze semplici e osservazioni dirette. Si apre con un esperimento sulla capacità di assorbimento dei tessuti: “Metti i gambi di foglie giovani di nasturzio, fagiolo e simili, nonché steli di piantine lunghe esattamente 10 cm, per un giorno in acqua salata satura e poi controlla la loro lunghezza!” (fr:9360/p.378) – istruzione che introduce il tema della permeabilità e del movimento di acqua e soluti.

Segue la trattazione della clorofilla, descritta come il pigmento che dà il colore verde alle foglie: “Poiché i corpuscoli si trovano particolarmente numerosi nelle foglie, si denomina il colorante, a cui devono il loro verde, come foglia-verde o clorofilla e loro stessi come corpuscoli di foglia-verde o di clorofilla.” (fr:9362/p.379). Un semplice esperimento di estrazione con acqua bollente e alcol caldo mostra che le foglie diventano incolori (fr:9363/p.379). Viene poi dimostrata la fotolabilità del pigmento: “Si espone una parte del liquido ottenuto, di un verde intenso, direttamente alla luce solare, e il verde diventa molto presto un marrone sporco.” (fr:9364/p.379), mentre la parte tenuta al buio conserva il colore (fr:9365/p.379). Conclusione: “Il foglia-verde viene quindi distrutto dai raggi solari intensi.” (fr:9366/p.379). L’autore rimanda a un successivo approfondimento sul suo significato per la pianta (fr:9367/p.379).

Nei petali e nei frutti carnosi i portatori di colore contengono spesso pigmenti gialli o rossi (fr:9368-9370/p.379), che “conferiscono ai fiori e ai frutti di queste piante la vistosa colorazione, attraverso la quale vengono attratti gli impollinatori e i dispersori di semi” (fr:9371/p.379). Segue un’illustrazione (riferimento a figure, fr:9372-9373).

La trattazione si sposta sul succo cellulare, descritto come “un liquido acquoso in cui sono disciolte numerose sostanze (per es. acidi, sali, zucchero)” (fr:9375-9376/p.379). Viene descritto un esperimento con un cilindro di vetro chiuso da pergamena, riempito con una soluzione salina e immerso in acqua pura: dopo 24 ore l’acqua esterna è diventata leggermente salata e le membrane sono tese e rigonfie (fr:9385/p.379). “È quindi penetrata attraverso la carta pergamena acqua salata verso l’esterno e acqua pura verso l’interno.” (fr:9386/p.379). Stesso effetto con zucchero, acidi o gas (fr:9387-9388/p.379). Questo scambio, chiamato osmosi, “dura sempre fino a quando i liquidi o le specie gassose su entrambi i lati della parete divisoria hanno la stessa composizione” (fr:9389/p.379). La cellula vegetale viene paragonata a tale cilindro: “la membrana cellulare corrisponde alla chiusura e il succo cellulare alla soluzione salina” (fr:9390/p.379). L’osmosi regola il trasporto di sostanze da cellula a cellula (fr:9391/p.380). L’aumento del succo cellulare tende la parete (turgore) e conferisce rigidità (fr:9392-9393/p.380), permettendo a “germogli delicati o giovani getti (segale, mughetto ecc.) di penetrare il terreno” (fr:9394/p.291-9396/p.57). La perdita d’acqua provoca l’appassimento (fr:9397-9398/p.380), reversibile con l’irrigazione (fr:9399/p.380).

Nei fiori e nei frutti succosi il succo cellulare contiene pigmenti disciolti che danno colorazione (fr:9400-9401/p.380). Il succo cellulare contiene spesso cristalli, specialmente di ossalato di calcio (fr:9402-9404, con riferimento a figura: s. Abb. S.303 fr:9404-9405).

La parte finale è dedicata alla parete cellulare. Il protoplasma da solo non può formare una cellula di forma determinata; “solo attraverso la parete cellulare, molto più solida, questa ottiene forma e aspetto” (fr:9409-9411/p.380). Nelle piante pluricellulari le pareti costituiscono “una sorta di struttura a camere di sostegno, in cui i singoli corpi protoplasmatici ‘abitano’” (fr:9412/p.380). Inizialmente sottile, la parete si ispessisce con lo sviluppo (fr:9415-9417/p.380). L’ispessimento può essere uniforme o limitato ad anelli, spirali o reti (fr:9419-9420/p.380). “In quest’ultimo caso la natura procede in modo simile a un architetto che sostiene un muro con pilastri più robusti: si risparmia notevolmente materiale da costruzione, ma si ottiene comunque la necessaria solidità.” (fr:9421/p.380-9423/p.381). Le zone non ispessite permettono lo scambio di sostanze (fr:9424/p.381). Se le pareti sono uniformemente ispessite, sono attraversate da canali (punteggiature) che mettono in comunicazione le cellule (fr:9425-9426/p.381). Una particolare punteggiatura si trova nel legno delle conifere, dove lo strato di ispessimento si solleva sopra la zona sottile formando un “punteggiatura areolata” (fr:9427-9431/p.381).

La composizione chimica della parete: “Nelle pareti cellulari giovani predomina sempre, in quelle più vecchie molto spesso, una sostanza formata da carbonio, idrogeno e ossigeno (C,H,O) e denominata cellulosa.” (fr:9434/p.381). Da essa si ricava anche la carta pergamena, nota per la sua permeabilità (fr:9437-9440/p.381). Le pareti giovani assorbono facilmente materiali per la crescita (fr:9441/p.381). Le pareti più vecchie possono subire la lignificazione, che conferisce grande resistenza (fr:9443-9445/p.381), e ciò avviene “in particolare nelle pareti cellulari delle parti (fusto, rami ecc.) che devono sostenere grossi carichi” (fr:9446/p.381). Un’altra modificazione è la suberificazione: “Come vediamo nel sughero da bottiglia, questa sostanza è quasi impermeabile all’aria e all’acqua.” (fr:9448/p.381). Il sughero si trova dove occorre limitare la traspirazione (fr:9449-9450/p.381).

Il testo si distingue per il suo carattere didattico-sperimentale, con riferimenti continui a figure (es. s. Abb. S.303, fr:9405/p.380) e a esercizi pratici (es. modellare cellule con argilla, fr:9422/p.380). Storicamente, esso testimonia l’approccio della biologia dell’epoca, basato su osservazioni semplici e su una chiara esposizione dei meccanismi osmotici e strutturali, senza l’uso della moderna nomenclatura biochimica ma già con una solida base sperimentale.

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48 Il “Cell-State” e l’Assimilazione: Un Estratto dal Leitfaden der Botanik di Schmeil

Il testo, tratto da un manuale di botanica di fine Ottocento, illustra la struttura e il metabolismo delle piante attraverso l’analogia politica dello “Stato cellulare” e dettagliati esperimenti di nutrizione.

Il frammento si apre con la sezione intitolata ”Der ‘Zellstaat’“ (fr:9452/p.382), in cui viene introdotta una metafora organicista per descrivere l’organizzazione delle piante. La cellula singola è paragonata a un uomo solitario nella natura selvaggia: “Die einzellige Pflanze ist mit einem Menschen zu vergleichen, der fern von allen anderen allein in der Wildnis lebt (Robinson!)” – (fr:9455/p.382) [La pianta unicellulare è paragonabile a un uomo che vive solo, lontano da tutti, nella natura selvaggia (Robinson!)]. Come quell’uomo, la cellula deve svolgere da sé tutte le funzioni vitali: “Sie muß z. B. Nahrungsstoffe aufnehmen und umarbeiten, sich gegen feindliche Einflüsse wehren, Nachkommen erzeugen u. dgl.” – (fr:9457/p.170-9458/p.382) [Deve, per esempio, assumere e trasformare le sostanze nutritive, difendersi da influenze nemiche, generare discendenza e simili].

Al contrario, la pianta pluricellulare viene equiparata a uno “Stato ben ordinato” (fr:9459/p.382). La divisione del lavoro è esplicitata: come in uno stato alcuni cittadini producono cibo (agricoltori), altri oggetti (artigiani), altri distribuiscono (commercianti), altri difendono (esercito), così nel “Zellstaat” a ogni “cittadino” è assegnato un compito specifico (fr:9460-9464/p.382). L’efficienza di questa organizzazione è sottolineata: “Wie ferner nun in einem Staate (oder einer Fabrik) dadurch die Arbeiten besser und vollkommener ausgeführt werden, als wenn sie alle von jedem einzelnen Bürger verrichtet würden, so auch im Zellstaate (‘niedere und höhere’ Pflanzen)” – (fr:9465/p.382) [Come inoltre in uno stato (o in una fabbrica) i lavori vengono eseguiti meglio e più perfettamente di quanto accadrebbe se fossero svolti da ogni singolo cittadino, così anche nello stato cellulare (piante ‘inferiori e superiori’)]. L’analogia si spinge fino a includere il principio di subordinazione al bene comune: ogni membro si piega alle leggi e all’ordine, così come ogni cellula si sottomette al bene dell’intero organismo (fr:9466-9467/p.382).

Segue la trattazione dei ”Gewebe” (tessuti)** (fr:9468/p.16-9469/p.382). In base al lavoro svolto, i “cittadini cellulari” sono diversamente equipaggiati e costruiti (fr:9470-9472/p.382). “Gewöhnlich vereinigen sich im Pflanzenkörper nun mehrere gleich gebaute und gleich tätige Zellen zu größeren oder kleineren Gruppen; sie bilden sog. Gewebe” – (fr:9473-9474/p.382) [Di solito nel corpo della pianta più cellule ugualmente costruite e ugualmente attive si riuniscono in gruppi più o meno grandi; formano i cosiddetti tessuti]. Vengono poi menzionati gli ”Zwischenzellräume” (spazi intercellulari)** (fr:9475/p.167-9476/p.382). Le cellule giovani sono a stretto contatto, ma in seguito la parete divisoria si scinde longitudinalmente e le cellule si allontanano, fino a toccarsi solo in un punto (fr:9477-9480/p.382). “So entstehen zwischen ihnen oft große, luftgefüllte Lücken, die man als Zwischenzellräume bezeichnet” – (fr:9481/p.382) [Così si formano tra di loro spesso grandi lacune piene d’aria, che si chiamano spazi intercellulari]. Il testo fa qui riferimento a una figura: “s. z. B. Abb. S. 311” – (fr:9479-9480/p.382) [vedi ad es. fig. p. 311].

La seconda parte del frammento è dedicata alla foglia come strumento di assimilazione dei nutrienti (fr:9482/p.6-9484/p.382). Vengono prima elencati i ”Baustoffe” (materiali da costruzione) della pianta** (fr:9488/p.268). Si afferma che tutte le parti della pianta viva sono imbevute d’acqua (fr:9489/p.382), e che senz’acqua non c’è vita vegetale (fr:9490/p.382-9491/p.383). I tessuti secchi sono combustibili e contengono carbonio (fr:9492/p.383). Il protoplasma è una sostanza proteica e richiede azoto (fr:9493/p.383). Dalla cenere si ricavano molti elementi, ma gli esperimenti dimostrano che la pianta necessita solo di azoto, zolfo, fosforo, potassio, calcio, magnesio e ferro (fr:9494-9495/p.383). “Alle diese Stoffe sind also notwendige Baustoffe der Pflanze. Sie müssen daher von dieser mit der Nahrung aufgenommen werden, weshalb man sie auch als Nährstoffe bezeichnet.” – (fr:9496-9499/p.383) [Tutte queste sostanze sono dunque necessari materiali da costruzione della pianta. Devono quindi essere assunte da questa con l’alimento, per cui vengono anche chiamate sostanze nutritive]. La carenza di uno di essi provoca il deperimento, come mostrato dalla “nebenstehende Abbildung” (fr:9500/p.383).

Viene poi descritto un esperimento classico di coltura idroponica per dimostrare l’assimilazione dei sali nutritivi (fr:9502/p.383-9516/p.384). Una soluzione nutritiva (con la ricetta precisa: 1 g di calcio nitrato, 0,25 g di cloruro di potassio, ecc. per litro d’acqua, fr:9511/p.383) viene fornita a un germoglio di mais. “Stellen wir das Gefäß nun an ein sonniges Fenster, so wächst der Keimling nach und nach zu einer stattlichen Pflanze heran.” – (fr:9506/p.383) [Se poniamo ora il vaso a una finestra soleggiata, il germoglio cresce a poco a poco fino a diventare una pianta rigogliosa]. Poiché la pianta dispone solo di acqua, sali e aria, deve aver costruito il suo corpo da queste sostanze (fr:9508-9509/p.383). Ciò introduce la distinzione tra sostanze organiche (prodotte dagli organismi) e inorganiche (che non possono formare corpi vegetali o animali allo stato grezzo) (fr:9510/p.383, 9513). La pianta ha quindi generato sostanze organiche da sostanze inorganiche, assimilandole (fr:9514-9515/p.384). “Deshalb bezeichnet man die Aneignung anorganischer Stoffe kurz auch als Assimilation.” – (fr:9516/p.384) [Perciò si indica brevemente l’appropriazione di sostanze inorganiche anche come assimilazione].

Segue la sezione sull’assimilazione del carbonio (fr:9519/p.12-9541/p.385). La pianta di mais conteneva carbonio, ma nella soluzione non ve n’era traccia: “Da die Maispflanze außer mit dieser Flüssigkeit nur noch mit der atmosphärischen Luft in Berührung gekommen ist, kann sie den Kohlenstoff auch nur der Luft entzogen haben.” – (fr:9523/p.384) [Poiché la pianta di mais è venuta a contatto solo con questo liquido e con l’aria atmosferica, può aver sottratto il carbonio soltanto dall’aria]. Il carbonio è presente nell’aria come anidride carbonica (CO₂), che costituisce solo 0,03 litri su 100 litri di aria (fr:9524-9528/p.384). Un secondo esperimento con la “Wasserpest” (Elodea) dimostra la liberazione di ossigeno: rametti posti sotto un imbuto in acqua esposti al sole producono bolle di gas che riaccendono una scheggia incandescente, identificando il gas come ossigeno (fr:9529-9533/p.384). Il meccanismo spiegato è la scissione della CO₂: “Indem nun die Pflanzen in unserem Versuche solche kohlensäurehaltige Luft aufnehmen, zerlegen sie zugleich die Kohlensäure: der Sauerstoff wird ausgeschieden, der Kohlenstoff dagegen zurückbehalten.” – (fr:9538/p.385) [Mentre le piante nel nostro esperimento assorbono quest’aria contenente acido carbonico, decompongono al contempo l’acido carbonico: l’ossigeno viene espulso, mentre il carbonio viene trattenuto]. Il testo conclude sottolineando che, nonostante l’enorme quantità di carbonio sottratta ogni giorno all’aria, la concentrazione di CO₂ non diminuisce grazie alla respirazione, alla decomposizione, alla combustione e all’attività vulcanica (fr:9540-9541/p.385).

L’estratto, tratto dal Leitfaden der Botanik di Schmeil, rappresenta un documento della didattica scientifica di fine Ottocento, in cui l’uso di metafore sociali e di esperimenti semplici ma dimostrativi mirava a rendere accessibili concetti complessi come la divisione del lavoro cellulare, la nutrizione minerale e la fotosintesi.

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49 Il Ciclo della Vita: La Dipendenza di Animali e Uomini dalla Luce e dalle Piante Verdi

Il testo descrive il fondamentale ciclo di anidride carbonica e ossigeno tra piante e animali, dimostrando come la vita animale e umana dipenda interamente dall’attività assimilatrice delle piante verdi, che avviene solo in presenza di luce e di clorofilla.

Il trattato illustra il grande ciclo naturale dei due gas: da un lato, animali e uomini espirano anidride carbonica, di cui le piante hanno bisogno per nutrirsi; dall’altro, le piante verdi, attraverso l’assimilazione, rilasciano ossigeno, indispensabile per la respirazione animale. “In der Natur findet also ein gewaltiger Kreislauf der beiden Gasarten statt.” (fr:9543/p.385) [«Nella natura ha luogo quindi un immenso ciclo dei due tipi di gas.»]. Senza l’attività delle piante, l’ossigeno non verrebbe reintegrato: “Ebenso wenig erfolgt durch die Tätigkeit der Pflanzen in der Luft eine Vermehrung der Sauerstoffmenge; denn jedes Tier und jeder Mensch nimmt ‚mit jedem Atemzuge etwas von dieser „Lebensluft auf, und überall da, wo ein Körper verbrennt oder verwest, wird Sauerstoff verbraucht.” (fr:9542/p.385) [«Altrettanto poco avviene, mediante l’attività delle piante nell’aria, un aumento della quantità di ossigeno; poiché ogni animale e ogni uomo assorbe ‚con ogni respiro un po’ di questa “aria vitale”, e ovunque un corpo brucia o marcisce, viene consumato ossigeno.»]. L’interdipendenza è totale: “Ohne een Pflanzenleben daher kein Tier- und Men- Zucise schenleben!” (fr:9545/p.385) [«Senza vita vegetale, quindi nessuna vita animale e umana!»].

49.1 Solo le piante verdi assimilano, e solo alla luce

L’assimilazione (produzione di sostanza organica) è strettamente legata alla presenza di clorofilla (bluattgrün): “B. Nur grüne Pflanzen und Pflanzenteile assimilieren.” (fr:9547/p.385) [«B. Solo le piante verdi e le parti verdi delle piante assimilano.»]. Esperimenti con tuberi di patata o carote mostrano che, esposti alla luce, non producono ossigeno: “Setzen wir Kartoffelknollen oder Mohrrüben in derselben Weise wie die Wasserpest dem Lichte aus, so tritt keine Sauerstoffausscheidung” (fr:9548/p.385) [«Se esponiamo tuberi di patata o carote alla luce allo stesso modo della peste d’acqua, non si verifica alcuna emissione di ossigeno.»]. Lo stesso vale per piante prive di clorofilla: “Es findet also auch keine Assimilation des Kohlenstoffes statt.” (fr:9564/p.386) [«Quindi non ha luogo nemmeno un’assimilazione del carbonio.»]. La clorofilla è condizione necessaria: “Die Assimilation ist also an das Vorhandensein dieses Farbstoffes gebunden.” (fr:9566/p.386) [«L’assimilazione è quindi legata alla presenza di questo pigmento.»].

Inoltre, la luce è indispensabile: “C. Die Assimilation erfolgt nur im Lichte.” (fr:9573/p.386) [«C. L’assimilazione avviene solo alla luce.»]. Un semplice esperimento con rametti di peste d’acqua mostra che, se si impedisce l’arrivo della luce, la produzione di bolle di ossigeno cessa immediatamente: “Verwehren wir den Sonnenstrahlen, zu den Wasserpestzweigen zu treten — wir brauchen nur die Hand vor das Gefäß zu halten —, so hört die Sauerstoffausscheidung, also die Assimilation, sofort auf.” (fr:9575/p.386) [«Se impediamo ai raggi solari di raggiungere i rametti di peste d’acqua – basta tenere la mano davanti al recipiente –, l’emissione di ossigeno, cioè l’assimilazione, cessa immediatamente.»]. Analogamente, semi di mais fatti germogliare al buio perdono peso, mentre quelli esposti alla luce aumentano: “Es ergibt sich, daß die im Dunkeln gewachsene Pflanze an Gewicht verloren, die andere dagegen stark zugenommen hat.” (fr:9579/p.386) [«Risulta che la pianta cresciuta al buio ha perso peso, mentre l’altra ha invece fortemente aumentato.»]. La conclusione è netta: “Eine Stoffvermehrung in der Pflanze, eine Assimilation, findet also nur im Lichte statt.” (fr:9580/p.386) [«Un aumento di sostanza nella pianta, un’assimilazione, ha luogo quindi soltanto alla luce.»]. Da qui il ruolo cosmico del Sole: “Von der Sonne hängt somit alles Leben ab, das Pflanzenleben sowohl, wie das Tier- und Menschenleben. Ohne sie wäre die Erde ein unbelebter Ball!” (fr:9581–9582) [«Dal Sole dipende quindi ogni vita, tanto la vita vegetale quanto quella animale e umana. Senza di esso la Terra sarebbe un globo inanimato!»].

49.2 La struttura della foglia come strumento di assimilazione

Il testo descrive in dettaglio l’anatomia del lembo fogliare, con le sue diverse stratificazioni. Al microscopio si osservano: l’epidermide superiore e inferiore, lo strato a palizzata (Palisadenschicht) e lo strato spugnoso (Schwammschicht). “An der Oberfläche breiten sich platte Zellen aus. Sie stellen die Oberhaut (Epidermis) des Blattes dar. Darunter findet sich eine Schicht langgestreckter Zellen, die wie die Pfähle eines Pfahl- oder Palisadenwerkes dicht nebeneinander stehen und die sog. Palisadenschicht bilden. Unter ihr wieder liegen Zellen von unregelmäßiger Form. Da sich zwischen ihnen große, luftgefüllte Räume wie in einem Badeschwamme befinden, bezeichnet man diese Zellage als Schwammschicht.” (fr:9597–9602) [«Sulla superficie si estendono cellule piatte. Esse costituiscono l’epidermide della foglia. Sotto di essa si trova uno strato di cellule allungate, che stanno fittamente una accanto all’altra come i pali di una palizzata, formando il cosiddetto strato a palizzata. Al di sotto di esso giacciono cellule di forma irregolare. Poiché tra di esse si trovano grandi spazi pieni d’aria come in una spugna da bagno, questo strato viene chiamato strato spugnoso.»]. Le cellule dei due strati intermedi, in particolare quelle a palizzata, sono ricche di corpi di clorofilla (Blattgrünkörper): “Die Zellen der beiden mittleren Blattschichten, besonders aber die der Palisadenschicht, sind sehr reich an Blattgrünkörpern. Sie stellen die eigentlichen Werkzeuge der Assimilation dar.” (fr:9604–9607) [«Le cellule dei due strati fogliari intermedi, ma soprattutto quelle dello strato a palizzata, sono molto ricche di corpi di clorofilla. Esse rappresentano i veri strumenti dell’assimilazione.»]. L’epidermide, invece, ne è priva e non può produrre sostanze organiche.

49.3 Funzioni protettive dell’epidermide

L’epidermide svolge un ruolo di protezione meccanica e contro la disidratazione. Le sue cellule sono saldamente unite e la parete esterna è ispessita e ricoperta da una cuticola (Kutikula). “Die Zellen der Oberhaut schließen so eng und fest aneinander, daß sie sich vielfach als feine Haut vom Blatte abziehen lassen.” (fr:9619/p.387) [«Le cellule dell’epidermide si uniscono così strettamente e saldamente che spesso si possono staccare dalla foglia come una sottile pellicola.»]. L’aggiunta di acido solforico concentrato dissolve tutto tranne la cuticola, che resta come una delicata pellicola (fr:9620–9621). L’epidermide è descritta come una “lebende Mauer” (muro vivente) sotto la cui protezione le delicate cellule assimilatrici possono svolgere il loro lavoro (fr:9622–9625). Senza questa barriera, le fragili cellule del palizzata e dello strato spugnoso verrebbero lacerate dal vento o distrutte dalla pioggia (fr:9626–9627). Inoltre, le pareti ispessite e la cuticola riducono la traspirazione, impedendo l’essiccamento (fr:9628–9630). Infine, la clorofilla viene danneggiata dalla luce troppo intensa; l’epidermide funge quindi anche da schermo luminoso (fr:9631–9632). Il testo sottolinea come le foglie siano strutturate per massimizzare l’esposizione alla luce: “Da die Laubblätter (bis auf wenige Ausnahmen) flächenförmige Gebilde sind, also gleichsam Lichtschirme darstellen, können sie von den Sonnenstrahlen gut durchleuchtet werden.” (fr:9589/p.386) [«Poiché le foglie (tranne poche eccezioni) sono formazioni piatte, ossia rappresentano quasi degli schermi luminosi, possono essere ben illuminate dai raggi solari.»]. Le piante d’ombra possiedono foglie grandi e sottili per catturare anche la luce debole (fr:9592/p.386).


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50 Resoconto di un trattato botanico: struttura fogliare, fotosintesi, respirazione e traspirazione

Il testo, tratto da un trattato scientifico di botanica, espone in modo sistematico e sperimentale le funzioni fondamentali della foglia e della pianta nel suo complesso, con un approccio didattico che include esperimenti e osservazioni pratiche. L’opera si colloca in un’epoca in cui la fisiologia vegetale era già ben consolidata, ma veniva ancora insegnata attraverso dimostrazioni dirette; la sua testimonianza risiede nel metodo: ogni affermazione è accompagnata da un protocollo verificabile.

Le nervature fogliari costituiscono l’impalcatura di sostegno. Gli strati cellulari della foglia possono svolgere il loro compito solo se sono distesi: “Die Zellschichten des Blattes vermögen ihre Aufgabe aber nur dann zu erfüllen, wenn sie ausgebreitet sind” – (fr:9658/p.389) [Gli strati cellulari della foglia possono però svolgere il loro compito solo quando sono distesi]. Per questo le fragili strutture necessitano di un’armatura simile a quella di un ombrello: “Es ist für die überaus zarten Gebilde daher von Wichtigkeit, ähnlich wie der Überzug des Regenschirmes zwischen einem festen Gerüste ausgespannt zu sein” – (fr:9659/p.389) [Per le strutture estremamente delicate è quindi importante essere tese come la copertura di un ombrello tra un’armatura solida]. Tale armatura, che impedisce al vento e alla pioggia di lacerare la foglia, è formata dalle nervature o vene fogliari (fr:9660/p.389).

L’assimilazione produce sostanze organiche, in particolare l’amido. “In den meisten Pflanzen entsteht durch die De ein Körper, den wir im Haushalte und zu gewerblichen Zwecken vielfach verwenden: die Stärke” – (fr:9662/p.389) [Nella maggior parte delle piante si forma, mediante l’assimilazione, una sostanza che usiamo spesso in casa e per scopi industriali: l’amido]. La prova dell’amido si ottiene con la soluzione di iodio, che colora i granuli di amido in blu o blu-nero (fr:9666/p.389, 9669). L’esperimento sulla capuchina dimostra che le foglie tenute al buio non contengono amido: “Nachdem wir diese eine Zeitlang gekocht und ihnen durch Alkohol das Blattgrün entzogen haben, bringen wir sie in eine schwache Jodlösung: sie bleiben farblos, besitzen also keine Stärke” – (fr:9673/p.389) [Dopo averle bollite e aver tolto loro la clorofilla con l’alcol, le mettiamo in una soluzione debole di iodio: rimangono incolori, quindi non contengono amido]. Dopo l’esposizione alla luce solare, invece, le stesse foglie diventano blu scuro, dimostrando la formazione di amido (fr:9687/p.390). Il testo sottolinea che questo esperimento prova anche che le foglie al buio non assimilano (fr:9674/p.389).

L’uso delle sostanze organiche è vario. L’amido viene convertito in zucchero d’uva, cellulosa ed è coinvolto nella formazione delle proteine (fr:9690–9692). Le proteine, a differenza dell’amido, contengono azoto, zolfo e spesso fosforo (fr:9694/p.390). Mentre zolfo e fosforo provengono dal terreno, l’azoto – pur costituendo il 79% dell’aria – viene assorbito dalla pianta solo attraverso il suolo (fr:9695–9697). Un esperimento con una pianta di mais in una soluzione priva di azoto ne dimostra la necessità (fr:9698/p.390). Fanno eccezione i batteri nei noduli radicali delle leguminose, capaci di fissare l’azoto atmosferico (fr:9699–9700).

Il trasporto delle sostanze avviene dalle foglie verso le parti in crescita. La prova viene fornita dall’analisi delle foglie di capuchina al mattino presto: “Unterwerfen wir Blätter derselben Pflanze am anderen Morgen bei Sonnenaufgang wieder dieser Probe, so erscheinen sie farblos; nur die Blattnerven zeigen eine geringe Blaufärbung” – (fr:9705/p.390) [Se sottoponiamo foglie della stessa pianta la mattina successiva all’alba a questa prova, appaiono incolori; solo le nervature mostrano una leggera colorazione blu]. La spiegazione è che l’amido è migrato dalle foglie usando le nervature come vie di deflusso (fr:9706/p.390). Quindi, attraverso il picciolo e lo stelo, le sostanze raggiungono le zone in crescita (fr:9709–9710).

Le sostanze di riserva garantiscono la crescita primaverile e la germinazione. La pianta deve riservare una parte delle sostanze prodotte per le generazioni successive o per i germogli dell’anno seguente (fr:9715/p.391). Ogni seme viene provvisto di tali riserve, e organi come la radice della carota, il rizoma dell’anemone, il tubero della patata e il bulbo del tulipano fungono da depositi (fr:9717–9718); nei legnosi sono i fusti e i rami (fr:9719/p.391).

La respirazione delle piante è dimostrata con due esperimenti. Primo: un vaso contenente una pianta verde, chiuso ermeticamente e posto al buio, mostra che l’ossigeno viene consumato (la fiamma di una candela si spegne subito) – “Im zweiten Gefäße erlischt die Flamme sofort, ein Zeichen, daß kein Sauerstoff mehr in der darin enthaltenen Luft vorhanden ist: die grüne Pflanze hat ihn aufgenommen” – (fr:9725/p.391) [Nel secondo vaso la fiamma si spegne subito, segno che non c’è più ossigeno nell’aria ivi contenuta: la pianta verde lo ha assorbito]. Secondo: l’acqua di calce nel vaso con la pianta si intorbida rapidamente, indicando un aumento di anidride carbonica (fr:9729/p.391). Lo stesso fenomeno si osserva con parti di pianta prive di clorofilla, come germogli di pisello o funghi (fr:9731/p.391). Il processo è identico alla respirazione animale (fr:9733/p.391). “Die Pflanzen – sowohl die grünen, als auch die nichtgrünen – atmen also gleichfalls” – (fr:9734/p.391) [Le piante – sia quelle verdi che quelle non verdi – respirano quindi allo stesso modo]. Tuttavia, nelle piante verdi durante il giorno la respirazione non è percepibile perché l’anidride carbonica prodotta viene subito riutilizzata nell’assimilazione (fr:9735/p.391). La diffusione dei gas avviene attraverso gli stomi e gli spazi intercellulari (fr:9752/p.392); la CO₂ respirata esce per la stessa via (fr:9753/p.392). Nelle radici lo scambio gassoso avviene di solito attraverso l’intera superficie (fr:9754/p.392); le piante acquatiche e di palude, grazie ai grandi spazi intercellulari, possono trasportare l’aria fino alle radici (fr:9755–9756). Infine, la respirazione produce calore, come si può osservare nell’infiorescenza dell’aro o in semi che germinano in massa (fr:9758–9760), anche se di solito la dispersione termica è rapida a causa della grande superficie (fr:9761/p.392).

La traspirazione viene dimostrata con un semplice esperimento: rami fogliati posti sotto una campana di vetro producono condensa di gocce d’acqua, mentre una campana vuota non presenta questo fenomeno (fr:9765–9767). L’acqua non può che essere evaporata dalle piante sotto forma di vapore (fr:9768/p.392). Tale traspirazione avviene in tutte le piante e in ogni momento (fr:9769/p.392). Il vapore fuoriesce prevalentemente attraverso gli stomi, poiché l’epidermide lascia passare poca acqua; le foglie, ricche di stomi, sono i principali strumenti di traspirazione (fr:9770–9771).

Il testo si conclude con una serie di osservazioni pratiche (fr:9675–9686, 9736–9750) che invitano lo studente a ripetere le prove su diverse piante e condizioni, confermando il carattere applicativo e didattico del trattato.


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51 Il ruolo della traspirazione e degli adattamenti fogliari nel regno vegetale

La traspirazione è un processo fondamentale che regola il flusso di acqua e nutrienti, determinando la morfologia e le strategie di sopravvivenza delle piante.

Il testo spiega come le sostanze organiche si formino principalmente nelle foglie verdi, come affermato in “Abbiamo visto che le sostanze organiche vengono formate specialmente nelle foglie verdi” - (fr:9774/p.392). Per questa sintesi, oltre al carbonio dell’aria, sono necessari acqua e sali nutritivi disciolti (“Hierzu sind aber außer dem Kohlenstoffe der Luft Wasser und darin gelöste Nährsalze notwendig” - (fr:9775/p.392)). Poiché questi elementi vengono assorbiti dalle radici, si instaura un flusso costante d’acqua verso le foglie (“Da diese Stoffe nun von den Wurzeln aufgenommen werden, muß von ihnen nach den Blättern ein beständiger Wasserstrom fließen” - (fr:9776/p.392)). Un esperimento semplice illustra questo percorso: immergendo parti di stelo con fiori bianchi o foglie maculate in acqua contenente eosina, la soluzione colorata risale nelle nervature fogliari e si diffonde sulla lamina (“Stellen wir Stengelteile mit weißen Blüten oder weißfleckigen Laubblättern in Wasser, in dem etwas Eosin (rote Anilintinte) aufgelöst ist, so sehen wir bald, daß die rote Farbstofflösung in den Nerven der Blätter emporsteigt und sich immer weiter über die Blattfläche verbreitet” - (fr:9777/p.392)). Il testo paragona le nervature a tubature di un acquedotto che portano acqua e nutrienti a ogni cellula (“Wie die Röhren einer Wasserleitung jedem Haushalte das nötige Wasser zuführen, werden durch die Blattnerven jeder einzelnen Zell-Werkstatt Wasser und Nährsalze zugeleitet” - (fr:9778/p.392)).

L’acqua assorbita dalle radici contiene però pochissimi sali disciolti, quasi come l’acqua potabile (“Das Wasser, das von der Wurzel aufgenommen ist, enthält aber kaum mehr gelöste Nährsalze als Trinkwasser” - (fr:9779/p.392)). Poiché una parte di essa viene continuamente persa per traspirazione, la “soluzione nutritiva” nelle foglie si concentra gradualmente (“Da nun ein Teil von 3 ihm durch Verdunstung beständig verloren geht, wird die „Nährlösung“ in den Blättern allmählich verstärkt” - (fr:9780/p.393)). Quando i sali sono stati elaborati nelle cellule fogliari, nuovi ne subentrano grazie al continuo flusso ascendente dalle radici (“Sind die Nähr- salze in den Blattzellen verarbeitet, so treten neue ein; denn in der Pflanze findet ja ein beständiges Aufsteigen des Wassers von den Wurzeln zu den Blättern statt” - (fr:9781/p.393)). Le cause di questa corrente sono solo parzialmente note, ma è certo che la traspirazione fogliare vi gioca un ruolo importante (“Sicher aber spielt hierbei die soeben erwähnte Verdunstung in den Blättern eine nicht unwichtige Rolle” - (fr:9783/p.393)).

La traspirazione è quindi di fondamentale importanza per la pianta (“Die Verdunstung ist für die Pflanze also von größter Wichtigkeit” - (fr:9786/p.393)). Per questo molte piante possiedono strutture che la favoriscono o ne impediscono l’interruzione (“Daher besitzen auch zahlreiche Gewächse Einrichtungen, die die Verdunstung fördern oder doch verhindern, daß sie unterbrochen werde” - (fr:9787/p.393)). Le piante di ambienti umidi e ombrosi hanno di solito grandi superfici fogliari con numerosi stomi, come molte piante di palude e di bosco (“Pflanzen, die an feuchten, schattigen Orten wachsen, haben in der Regel große Blattflächen mit zahlreichen Spaltöffnungen (viele Sumpf- und Waldpflanzen)” - (fr:9788/p.393)). Le loro foglie sono inoltre molto delicate, con cellule dell’epidermide a pareti sottili, quindi facilmente permeabili al vapore acqueo (“Die Blätter dieser Pflanzen sind ferner meist außerordentlich zart, d.h. die Zellen der Ober- haut sind dünnwandig, also für Wasserdampf verhältnismäßig leicht durchlässig” - (fr:9789/p.393)). Rugiada e pioggia non riescono a chiudere gli stomi perché questi si trovano di solito sulla pagina inferiore, e perché la lamina (o l’intera pianta) è spesso ricoperta da uno strato di cera (come nel colza) o da un rivestimento peloso (come nel verbasco), o gli stomi sono infossati in cavità (come nell’erica) (“Tau oder Regen sind nicht imstande, die Spaltöffnungen zu verschlie- ßen, weil diese, wie erwähnt, erstlich in der Regel auf der Blattunterseite liegen, weil das Blatt (oder die ganze Pflanze) ferner mit einer Wachsschicht (Raps) überzogen oder mit einer Haar- decke (Königskerze) versehen ist, oder weil endlich die Spaltöffnungen in Vertiefungen eingesenkt sind (Heidekraut)” - (fr:9790/p.393)). In condizioni di aria molto umida, alcune piante come il nasturzio, il mais, il grano, l’alchemilla e la fragola possono espellere acqua liquida da aperture simili agli stomi, dette idatodi, situate all’estremità delle nervature; le gocce così prodotte vengono spesso scambiate per rugiada (“Einige (Kapuziner- spalten hervorgepreßt, an den kresse, Mais, Weizen, Frauenmantel, Erdbeere u.a.) Zähnen vom Blatte des Frauen- vermögen dann Wasser in flüssiger Form aus Öff- mantels (verkl.). nungen hervorzupressen, die den Spaltöffnungen ganz ähnlich sind. Da diese Wasserspalten in der Regel am Ende eines großen Blattnerven (Wasserader!) liegen, treten die ausgeschiedenen Wassertropfen, die gewöhnlich für Tau gehalten werden, meist an den Rändern der Blätter, bezw. an deren Spitzen und Zähnen auf” - (fr:9795-9799/p.393)).

Al contrario, quando la traspirazione è eccessiva, le piante appassiscono o seccano (“Ist umgekehrt die Verdunstung zu stark, so welken oder vertrocknen die Pflanzen” - (fr:9802/p.393)). Le specie che vivono su suoli aridi, esposte al sole o a venti disseccanti, sviluppano quindi mezzi di protezione. Hanno foglie piccole, strette, molto suddivise o ridotte, così da traspirare solo quantità d’acqua relativamente modeste (erica, linaiola, pulsatilla, ginestra) (“Sie haben kleine, schmale, stark zerteilte oder nur wenige Blätter, verdunsten daher auch nur verhältnismäßig geringe Wassermengen (Heidekraut, Lein- kraut, Kuhschelle, Besenginster)” - (fr:9804/p.393)). Nell’erica le piccole foglie sono anche arrotolate (foglia arrotolata), mentre nei cactus sono spesso trasformate in spine (“Bei dem Heidekraute sind die kleinen Blätter zudem zusammengerollt (Rollblatt) und, bei den‘ Kaktusgewächsen meist in Stacheln umgewandelt” - (fr:9805/p.393)). In generale queste foglie hanno pochi stomi (“Die Blätter haben in der Regel nur wenig Spaltöffnungen” - (fr:9806/p.393)), sono appressate al fusto (erica), disposte verticalmente (foglie giovani dell’ippocastano) o orientate in direzione nord-sud (come nel lattuga spinosa e in altre “piante compasso”) (“Sie sind dem Stengel angedrückt (Heidekraut), senkrecht gestellt (junge Blätter der Roßkastanie) oder nehmen wohl gar die Richtung von Süden nach Norden 318 ein (Stachellattich und andere „Kompaßpflanzen“)” - (fr:9807/p.393)). Con forte riscaldamento le foglie si ripiegano verso il basso (acetosella) (“Die Blätter schlagen sich bei zu starker Erwärmung nach unten (Sauerklee)” - (fr:9808/p.394)). Diverse piante di terreni aridi (sedum, cactus) accumulano acqua nelle foglie o nei fusti: sono piante grasse (succulente) (“Mehrere Trockenlandpflanzen (Mauerpfeffer, Kaktus) speichern in den Blättern oder Stämmen Wasser auf. Sie sind Fettpflanzen (Sukkulenten)” - (fr:9809-9810/p.394)). Le cellule dell’epidermide hanno pareti esterne ispessite con una cuticola così spessa da risultare quasi impermeabili al vapore (edera, cactus) (“Die Oberhautzellen haben verdickte Außen- wände mit einer so starken Kutikula, daß sie für Wasserdampf fast undurchlässig sind (Efeu, Kaktusarten)” - (fr:9811/p.394)). Le foglie possono essere rivestite da uno strato di cera (colza, molti frutti come uva, prugne) oppure da un rivestimento simile a vernice (ciliegio, squame delle gemme dell’ippocastano) (“Die Blätter werden von einer Wachsschicht bedeckt (Raps; auch viele Früchte, z. B. Weinbeere, Pflaume u. a.), oder sie besitzen einen firnisartigen Überzug (Kirschbaum, Knospenschuppen der Roßkastanie)” - (fr:9812-9813/p.394)). Molto spesso le foglie o l’intera pianta sono coperte di peli (foglie giovani dell’ippocastano, verbasco); i peli, di forma varia, sono in modo più semplice estroflessioni di una cellula epidermica, e quando si ispessiscono formano setole (scorzonera) oppure, se si dividono, diventano peli pluricellulari (fig. 1, p. 141) (“Sehr häufig sind die Blätter oder auch die ganze Pflanze mit Haaren bedeckt (junge Blätter der Roßkastanie, Königskerze u. v. a.). Diese zeigen eine verschiedene Ge- stalt und stellen in ihrer einfachsten Form Ausstülpungen je einer Oberhautzelle dar. Kurze, zugespitzte, dickwandige Haare nennt man Borsten (Schwarzwurz). Treten in den Aus- stülpungen Teilungen ein, so entstehen mehrzellige Haare (s. Abb. S. 141)” - (fr:9814-9819/p.394)). Se alla formazione di queste escrescenze partecipano anche tessuti più profondi, si sviluppano spine (rosa) o uncini (luppolo) (“Sind an der Bildung dieser Auswüchse auch noch tiefer liegende Gewebe beteiligt, dann entwickeln sich Stacheln (Rose) oder Klimmhaken (Hopfen)” - (fr:9820/p.394)). Se le formazioni pilifere secernono sostanze appiccicose o altre, vengono dette peli ghiandolari (sassifraga, drosera) (“Scheiden die Haargebilde klebrige oder andere Stoffe aus, so bezeichnet man sie als Drüsenhaare (Körner-Steinbrech, Sonnentau)” - (fr:9821/p.394)). Da ciò si evince che le formazioni di peli non servono solo come protezione dalla traspirazione, ma possono avere significati molto diversi (“Aus dieser Zusammenstellung geht bereits hervor, daß die Haarbildungen der Pflanzen nicht nur als Verdunstungsschutz dienen, sondern eine sehr verschiedene Bedeutung haben können” - (fr:9822/p.394)). La maggior parte delle piante ha inoltre la capacità di chiudere gli stomi quando manca l’acqua; un esperimento con un frammento di epidermide di giglio mostra che in acqua gli stomi sono aperti, mentre aggiungendo glicerina (sostanza che sottrae acqua) le aperture scompaiono (“Die meisten Pflanzen besitzen die Fähigkeit, die Spaltöffnungen zu verschlie- Ben, sobald Wassermangel eintritt. Legt man ein Stück von der Oberhaut z. B. eines Lilienblattes in einen Tropfen Wasser, so sieht man,  daß sich zwischen den Schließzellen deutlich wahr- nehmbare Spalten befinden. Setzt man aber dem Wasser etwas Glyzerin zu, von dessen wasser- entziehender Eigenschaft wir uns schon früher Haare (vergr.). 1 Teil von überzeugt haben (s. S. 237, D), so verschwinden einem Querschnitte des Goldlackblattes; H das spießförmige, einzellige Haar ; O Oberhaut. 2 Mehrzelliges Drüsenhaar von einer Pelargonie. die Spalten alsbald” - (fr:9823-9830/p.394)).

Il testo affronta infine la caduta autunnale delle foglie. Quando l’autunno arriva, le foglie della maggior parte degli alberi e arbusti si colorano di giallo, rosso o bruno e cadono al suolo (“Herbst in das Land zieht, ‘die Blätter unserer meisten a) Wenn der färben sich Laubbäume und Sträucher gelb, rot oder braun und fallen schließlich zum Boden herab” - (fr:9833/p.394)). Il distacco avviene spesso in uno strato di sughero che attraversa trasversalmente la base del picciolo; questo strato si lacera facilmente, così che un soffio di vento o il peso stesso della foglia bastano a staccarla dal ramo (“Die Abtrennung der Blätter erfolgt vielfach in einer Korkschicht, von der der Blattstielam Grunde quer - durchsetzt wird. Da diese Schicht leicht reißt, genügt schon ein leiser Windstoß oder die eigene Schwere, um das Blatt vom Aste abzulösen” - (fr:9834-9835/p.394)). Se si esaminano sezioni sottili di una foglia caduta, si nota che amido, proteine e tutte le altre sostanze preziose sono migrati: si sono depositati nei fusti e nei rami per essere riutilizzati l’anno successivo (“Stellt man durch ein abgefallenes Blatt dünne Querschnitte her, so bemerkt man, daß Stärke, Eiweiß und alle anderen wertvollen Stoffe Beobachtungsaufgaben. Stelle einen kleinen Zweig eines Baumes oder Strauches in ein Glas mit Wasser, gieße auf das Wasser etwas Öl, bringe die Vorrichtung auf die Schale einer Wage und stelle fest, wieviel Wasser verdunstet: bei warmer, bei kalter, bei trockener, bei feuchter, bei bewegter und bei ruhiger Luft! Vergleiche mit Hilfe dieser Vorrichtung die Verdunstungsgröße von Laub- und Nadelbäumen, sowie von Trocken- und Feuchtlandpflanzen! Berechne, welche Wassermenge ein bestimmter Baum an einem warmen Sommertage etwa verdunstet! Untersuche in gleicher Weise die Verdunstungsgröße von Zweigen des Rapses vor und nach Entfernung der Wachsschicht, von Blättern der echten Königskerze vor und nach Entfernung der Haardecke u. dgl.! Sammle Blätter mit besonders schöner Herbstfärbung (Purpureiche, Ahorn, Essigbäume u. a.)! 319 ausgewandert sind: Sie haben sich — wie bereits erwähnt wurde — in den Stämmen und Zweigen abgelagert, um im nächsten Frühjahre zum Aufbau der jungen Teile verwendet zu werden” - (fr:9836/p.394-9847/p.395)). Nonostante questa migrazione, gli alberi perdono comunque molte sostanze con le foglie cadute, ma ciò non costituisce uno svantaggio, come spiegato subito dopo (“Trotzdem gehen den Bäumen und Sträuchern durch die abfallenden Blätter eine Menge von Stoffen verloren. Es scheint daher, als ob der Laubfall für sie von Nachteil wäre. Dies ist jedoch nicht der Fall, wie wir sofort erkennen werden” - (fr:9848-9850/p.395)). Le piante di violacciocca lasciate in giardino durante l’inverno appassiscono al sopraggiungere del freddo, ma riprendono il loro aspetto quando il tempo si addolcisce (“Die Goldlackpflanzen, die während des Winters im Garten belassen . sind, werden welk, sobald Kälte eintritt. Wird das Wetter wieder milder, so nehmen sie ihr früheres Aussehen auch wieder an” - (fr:9851-9853/p.395)). Poiché il terreno offre la stessa quantità d’acqua, l’avvizzimento durante i giorni freddi indica che le radici non riescono ad assorbire abbastanza acqua per compensare la perdita (“Nun wissen wir, daß die Pflanzen welken, wenn sie mehr Wasser verdunsten, als die Wurzeln aufsaugen können. In beiden Fällen stand aber den Goldlackpflanzen im Erdboden gleichviel Wasser zur Verfügung. Daß sie während der kalten Tage trotzdem welken, ist ein Zeichen dafür, daß ihre Wurzeln nicht so viel Wasser aufnehmen konnten, um den Verlust zu ersetzen” - (fr:9854-9856/p.395)). Il fenomeno è analogo al rallentamento delle funzioni vitali negli animali a sangue freddo: quando il terreno si raffredda, le radici smettono di funzionare (“Wie unsere Lebenstätigkeiten stocken und schließlich ganz aufhören, sobald die Blutwärme unter 37°C sinkt; wie Eidechsen und Lurche bei eintretender Kälte in Erstarrung verfallen: so stellen auch die Wurzelnihre Arbeitein, wennsich der Erdboden stark abkühlt” - (fr:9857/p.395)).


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52 Geotropismo e anatomia del fusto: principi fondamentali della botanica classica

Il testo descrive i meccanismi di crescita delle radici sotto l’effetto della gravità, l’architettura del fusto, la struttura dei tessuti conduttori e il processo di accrescimento secondario nelle piante.

La prima parte del trattato affronta il geotropismo, evidenziando come la radice principale sia sempre orientata verso il centro della Terra. Il comportamento è spiegato come una risposta alla forza di gravità: “Der Umstand, daß die Hauptwurzel stets dem Mittelpunkte der Erde „zustrebt‘“, zeigt an, daß hierbei die Anziehung der Erde, die Schwerkraft, im Spiele ist.” - (fr:9969/p.399) [“La circostanza che la radice principale tenda sempre verso il centro della Terra indica che qui entra in gioco l’attrazione della Terra, la gravità.”] L’analogia con la fototropismo è esplicita: “Ähnlich wie das Licht die Zimmerpflanzen oder die „Kartoffelkeime‘‘ im Keller „zu sich hinzieht“, wird die Wurzelspitze durch die Schwerkraft zu jener Abwärtskrümmung angeregt oder gereizt.” - (fr:9970/p.399) [“Similmente a come la luce attira a sé le piante da appartamento o i germogli di patata in cantina, la punta della radice viene stimolata o eccitata dalla gravità a quella curvatura verso il basso.”] Il termine tecnico per questo fenomeno è geotropismo, definito come “Die Eigenschaft der Pflanze, unter dem Einflusse dieser Kraft gewisse Krümmungen auszuführen, bezeichnet man als Geotropismus” - (fr:9971/p.399) [“La proprietà della pianta di compiere determinate curvature sotto l’influenza di questa forza viene chiamata geotropismo.”] Viene anche sottolineata l’importanza delle radici laterali, che si sviluppano orizzontalmente o obliquamente nel terreno (fr:9966/p.398).

La trattazione passa quindi alla morfologia del fusto, cominciando dal cono di vegetazione (Wachstumskegel): “Das äußerste, meist kegelförmige Ende der Stämme (Zweige) ist aus zartwandigen Zellen aufgebaut, die sich durch Teilung lebhaft vermehren.” - (fr:9979/p.399) [“L’estremità più esterna, generalmente a forma di cono, dei fusti (rami) è costituita da cellule dalla parete delicata che si moltiplicano attivamente per divisione.”] Da qui si sviluppano i primordi fogliari: “Andiesem sog. Wachstumskegel erkennt man zahlreiche kleine Höcker, die, je weiter von der Stammspitze entfernt, immer mehr die Gestalt von Blättern annehmen” - (fr:9982/p.399) [“Su questo cosiddetto cono di vegetazione si riconoscono numerosi piccoli tubercoli che, quanto più sono lontani dall’apice del fusto, tanto più assumono la forma di foglie.”] Insieme formano la gemma terminale, mentre nelle ascelle fogliari si formano le gemme ascellari (fr:9984-9985/p.399).

La struttura interna del fusto viene descritta attraverso sezioni trasversali di piante erbacee. L’epidermide (Oberhaut) è riconoscibile come strato esterno, mentre l’interno è costituito da un tessuto fondamentale (Grundgewebe) in cui sono immersi i fasci vascolari (Gefäßbündel): “In dieses maschenartige Grundgewebe sind scharf umgrenzte Zellgruppen eingelagert, die den Stamm als feste Stränge der ganzen Länge nach durchziehen und als Gefäßbündel bezeichnet werden.” - (fr:9992/p.399) [“In questo tessuto fondamentale a maglie sono incorporate gruppi di cellule nettamente delimitati che attraversano il fusto per tutta la sua lunghezza come cordoni solidi e vengono chiamati fasci vascolari.”] La loro disposizione varia a seconda del gruppo vegetale: nelle dicotiledoni e conifere i fasci sono disposti in un cerchio, separando il midollo interno dalla corteccia esterna, con raggi midollari che li collegano (fr:9995-9997/p.400); nelle monocotiledoni i fasci sono sparsi irregolarmente (fr:9998-10001/p.400). I fasci vascolari si connettono con le nervature fogliari e con il fascio unico della radice (fr:10008-10012/p.400).

L’anatomia dei fasci vascolari è dettagliata: ogni fascio è composto da una parte lignea (Holzteil, verso l’interno) e una parte cribrosa (Bastteil, verso l’esterno). Nelle dicotiledoni e conifere, tra le due si trova il cambio (Kambium), “eine Schicht sehr zartwandiger Zellen” (fr:10016/p.400) [“uno strato di cellule dalle pareti molto sottili”]. La parte legnosa contiene vasi (Gefäße), formati dalla fusione di cellule sovrapposte con dissoluzione delle pareti trasversali (fr:10020/p.400-10021/p.401), classificati in vasi anulari, spiralati, reticolati e punteggiati (fr:10023/p.401), oltre a cellule vascolari (Gefäßzellen) e fibre legnose (Holzfasern) (fr:10025-10028/p.401). Questi elementi, una volta maturi, perdono il contenuto cellulare ma conferiscono resistenza e conducono l’acqua (fr:10029-10030/p.401). Nella parte cribrosa sono descritte le tubi cribrosi (Siebröhren) con pareti trasversali perforate a setaccio (fr:10037/p.401) e le fibre liberiane (Bastfasern), utilizzate per la produzione di tessuti (fr:10041/p.401-10043/p.28).

Il cambio è il meristema responsabile dell’accrescimento secondario in spessore. Nelle piante legnose (dicotiledoni e conifere) si forma un anello cambiale completo: “entsteht auch zwischen den Gefäßbündeln Kambium, so daß im Stamme schließlich ein vollkommen geschlossener Kambium-Ring vorhanden ist.” - (fr:10066/p.402) [“si forma anche cambio tra i fasci vascolari, così che nel fusto è infine presente un anello cambiale completamente chiuso.”] Le cellule del cambio si dividono e si differenziano: verso l’interno in legno, verso l’esterno in libro, determinando l’ingrossamento del fusto (fr:10068/p.402). L’accrescimento avviene dalla primavera all’autunno, producendo anelli annuali distinguibili per la diversa struttura del legno primaverile (a pareti sottili e lume ampio) rispetto a quello autunnale (fr:10075/p.402-10078/p.403). Il legno più vecchio si scurisce formando il durame (Kernholz), mentre quello più chiaro degli anelli recenti è l’alburno (Splint) (fr:10080/p.403). Le monocotiledoni, prive di cambio, non presentano accrescimento secondario (fr:10074/p.402).

La conduzione dell’acqua e dei sali minerali è dimostrata con un esperimento su una balsamina immersa in acqua colorata con anilina: “Nach einiger Zeit bemerken wir, daß das rot gefärbte Wasser in den Gefäßbündeln des Stengels emporgestiegen ist.” - (fr:10088/p.403) [“Dopo qualche tempo notiamo che l’acqua colorata di rosso è salita nei fasci vascolari del fusto.”] Un secondo esperimento, con l’asportazione di un anello di corteccia da un ramo ancora attaccato, dimostra che l’acqua sale solo attraverso il legno, in particolare nell’alburno, poiché gli alberi cavi continuano a vegetare (fr:10090-10092/p.403). Per quanto riguarda le sostanze organiche (prodotte dalla fotosintesi), esse vengono condotte attraverso i tubi cribrosi del libro: “Sie fließen in den Siebröhren des Bastes auf und nieder, deren Scheidewände ja — wie wir gesehen haben — durchlöchert sind.” - (fr:10099/p.403) [“Esse scorrono su e giù nei tubi cribrosi del libro, le cui pareti trasversali sono, come abbiamo visto, perforate.”]

Il testo, con la sua minuziosa descrizione di strutture e processi e il ricorso a esperimenti dimostrativi, costituisce una testimonianza storica dell’insegnamento della botanica tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Vi si ritrovano concetti ancora fondamentali (geotropismo, organizzazione dei tessuti, crescita secondaria, fisiologia della conduzione), esposti con un approccio didattico e sistematico.


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53 Analisi di un trattato botanico sulla formazione del sughero e della corteccia

Un estratto da un trattato scientifico descrive la struttura del mantello di sughero attorno al fusto, le sue proprietà protettive, e propone una serie di compiti di osservazione per gli studenti.

Il testo si apre con un riferimento a cellule che “tengono e infine muoiono” (probabilmente le cellule del sughero), indicando la formazione della corteccia: “Zellen hder halten und schließlich absterben (aK), ent- Rinde.” (fr:10117/p.404) [“Cellule … tengono e infine muoiono (aK), corteccia.”]. Subito dopo viene precisato che per altre denominazioni si rimanda al testo, mentre viene introdotto il mantello protettivo: Wegen der anderen Be- Steht ein fast luft- und wasserdichter zeichnungen s. den Text. (fr:10118/p.404) [“Per le altre denominazioni, vedi il testo. (C’è) un mantello quasi ermetico all’aria e all’acqua, disegni vedi il testo.”] e Mantel, der den Stamm (Zweig) rings umgibt. (fr:10119/p.404) [“Mantello che circonda completamente il tronco (ramo).”].

Le funzioni di questo strato sono esplicitate: “Infolgedessen können weder die in ihm auf- und absteigenden Säfte verdunsten, noch vermögen schäd- liche Stoffe in ihn einzudringen.” (fr:10120/p.404) [“Di conseguenza, né i succhi che salgono e scendono in esso possono evaporare, né sostanze nocive possono penetrarvi.”]. La parte interna del mantello rimane viva e rigenera le parti morte: “Die inneren Zellen des Korkmantels dagegen (IK) bleiben lebend: sie ersetzen die toten Teile, die fortgesetzt von ihm abschilfern.” (fr:10121/p.404) [“Le cellule interne del mantello di sughero (IK) invece rimangono vive: sostituiscono le parti morte che continuamente si desquamano da esso.”].

Lo spessore della corteccia varia a seconda della specie: “Ist die Korkschicht dünn, so hat der Stamm eine glatte Oberfläche, wie wir dies bei der Buche und dem Haselnuß- strauche finden.” (fr:10122/p.404) [“Se lo strato di sughero è sottile, il tronco ha una superficie liscia, come troviamo nel faggio e nel nocciolo.”]; al contrario, “Die Feldulme und besonders die Korkeiche dagegen bilden sehr dicke Korkmassen.” (fr:10123/p.404) [“L’olmo campestre e specialmente la quercia da sughero invece formano masse di sughero molto spesse.”].

Il nucleo centrale del branco è costituito da una serie di compiti di osservazione (fr:10124 Beobachtungsaufgaben. [“Compiti di osservazione.”]) che introducono esperimenti pratici:

La sezione finale tratta della Borke (corteccia interna): “Die Borke.” (fr:10141/p.405) [“La corteccia.”] e spiega che se il sughero si forma in profondità, “so entzieht sie den Geweben, die außerhalb von ihr liegen, Wasser und Nahrung, so daß sie gleichfalls absterben.” (fr:10142/p.405) [“esso sottrae acqua e nutrimento ai tessuti che si trovano all’esterno di esso, così che anch’essi muoiono.”].

Il testo ha un chiaro significato storico-didattico: appartiene a un trattato scientifico ottocentesco o primo-novecentesco, basato sull’osservazione diretta e su esperimenti semplici, destinato a studenti di botanica. L’uso di abbreviazioni (aK, IK) e rimandi a figure e pagine evidenzia un approccio sistematico all’anatomia vegetale, mentre i compiti di osservazione testimoniano un metodo didattico pratico e induttivo.


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54 Anatomia e fisiologia vegetale: corteccia, ferite, tropismi e resistenza al gelo

Il testo descrive processi botanici che vanno dalla formazione della corteccia alla guarigione delle ferite, dalle tecniche di innesto ai meccanismi di orientamento dei fusti (geotropismo ed eliotropismo), fino agli effetti del gelo sulle piante.

La corteccia si forma a partire da masse morte che, insieme allo strato di sughero, costituiscono la scorza: “Le masse morte formano insieme allo strato di sughero la corteccia” - (fr:10143/p.405). Questa si stacca dai tronchi in modi diversi: “Essa si stacca dai tronchi sotto forma di strisce (vite), placche (platano) o scaglie (abete rosso)” - (fr:10144/p.405). Il processo è continuo, poiché prima del distacco “si è già formato un nuovo strato di sughero più in profondità nel tronco” - (fr:10145/p.405).

La guarigione delle ferite avviene mediante la produzione di sughero: “Le cellule viventi nel punto della ferita formano sughero” - (fr:10147/p.405). Nei casi in cui le ferite raggiungono il legno, le cellule circostanti proliferano fino a ricoprire la lesione: “le cellule vicine proliferano così intensamente che la ferita viene di solito presto completamente ricoperta” - (fr:10148/p.405). Questo fenomeno è osservabile anche nell’innesto degli alberi da frutto: “Poiché ‘nesto’ e ‘soggetto’ generano tessuto di ferita, avviene presto una chiusura della ferita” - (fr:10150/p.405). Durante l’innesto, “gli strati di cambio in proliferazione si fondono tra loro” - (fr:10154/p.405), e “il legno e il libro formati da questo strato comune appartengono sia al nesto che al soggetto, così che entrambi dopo poco tempo saldano saldamente” - (fr:10155/p.405). Vengono descritte tre tecniche: la copulazione (per soggetto e nesto di uguale spessore), l’innesto a spacco (quando il soggetto è più grosso) e l’oculazione, in cui si preleva una gemma con un pezzo di corteccia a forma di scudo e la si inserisce in un taglio a T sul soggetto – “Se l’‘occhio’ attecchisce, si recide il soggetto al di sopra” - (fr:10164/p.406).

Per quanto riguarda l’orientamento degli steli, la gravità ha un ruolo fondamentale: “i fusti delle piante stanno verticali in ogni punto del globo terrestre” - (fr:10168/p.406), anche su pendii. Il fusto cresce “sempre verticalmente verso l’alto” - (fr:10171/p.406), e se inclinato, “la forza di gravità stimola i fusti a crescere più sul lato inferiore che su quello superiore, così che si raddrizzano” - (fr:10174/p.406). Questo dimostra un comportamento “negativo-geotropico” (erdflüchtig), opposto a quello della radice (positivo-geotropico): “Il fusto deve espandere le foglie nell’aria e nella luce, nonché esporre fiori e frutti, quindi deve sollevarsi dal suolo” - (fr:10179/p.406). I rami invece crescono orizzontalmente o obliquamente, ma se la cima viene spezzata, un ramo laterale si raddrizza: “uno dei rami più alti abbandona la sua direzione per crescere verticalmente verso l’alto” - (fr:10185/p.406).

L’influenza della luce (eliotropismo) è evidente: “le piante sul davanzale si girano verso la luce” - (fr:10187/p.407). Con esperimenti su plantule, si osserva che “dopo la curvatura, i tratti sul lato ombreggiato sono più distanziati che sul lato illuminato: la luce ha quindi stimolato i fusti a crescere più sul lato ombreggiato che su quello illuminato” - (fr:10192/p.407). Quasi tutti i fusti e rami epigei sono “positivo-eliotropici” (lichtwendig), mentre radici, viticci e radici avventizie sono “negativo-eliotropici” (lichtscheu) - (fr:10195-10196/p.407). Le foglie si dispongono perpendicolarmente ai raggi luminosi, intercettandone molti per una forte assimilazione - (fr:10197-10200/p.407).

Infine, il gelo causa danni: a temperature vicine a 0 °C, “l’acqua esce dalle cellule negli spazi intercellulari e solidifica in ghiaccio” - (fr:10213/p.407). Se il disgelo è lento, l’acqua rientra nelle cellule - (fr:10214/p.407). Le piante di regioni fredde tollerano temperature più basse, mentre quelle di zone calde necessitano di protezione invernale - (fr:10208-10211/p.407).


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[42.1/1-111-10294|10404]

55 Evoluzione e distribuzione delle piante: un resoconto storico-geografico

“Während dieser Zeiten herrschte — wie ebenfalls schon ausgeführt wurde — wahrscheinlich auf der ganzen Erde ein feuchtheißes Tropenklima” – (fr:10299/p.410) [Durante questi periodi regnava probabilmente su tutta la Terra un clima tropicale caldo-umido].

Il testo ripercorre la storia della vegetazione terrestre a partire dal Carbonifero, quando le piante crittogame (felci, equiseti, licopodi) raggiunsero il massimo sviluppo: “neben eigentlichen Farnen traten Riesenformen von Schachtelhalmen auf, und die zu den Bärlappgewächsen zählenden Schuppen- und Siegelbäume erreichten Höhen, zu denen sich gegenwärtig nur die Kronen unserer Waldbäume erheben” – (fr:10295/p.409) [accanto a vere felci comparvero forme giganti di equiseti, e le piante a squame e sigillo appartenenti alle licopodiacee raggiunsero altezze pari alle chiome dei nostri alberi odierni]. In quel periodo, caratterizzato da un clima tropicale e da immense foreste paludose, si accumularono le masse di resti vegetali che oggi costituiscono il carbone fossile (fr:10299/p.410). Accanto alle crittogame apparvero anche le prime piante a seme, tutte gimnosperme (fr:10296/p.410), e già negli strati più recenti del Carbonifero si trovano le prime conifere simili all’Araucaria (fr:10297–10298).

Con la fine dell’era antica (Permiano) le piante affini alle felci persero gradualmente il predominio (fr:10300/p.410). All’inizio dell’era media (Triassico) il clima era ancora tropicale, e le gimnosperme – in particolare Ginkgo e cicadali – presero il sopravvento (fr:10302–10304). Nel Giurassico si manifestarono differenze termiche tra le regioni, portando a una flora sempre più simile a quella attuale, con antenati di abeti e pecci (fr:10308–10310). Nel Cretaceo fecero la loro comparsa le angiosperme (piante a fiore con ovario chiuso), dapprima con fiori poco appariscenti impollinati dal vento (betulle, fagacee), poi con fiori vistosi impollinati da insetti (fr:10311–10313).

All’inizio dell’era recente (Terziario) l’Europa ospitava forme oggi limitate a climi più caldi: palme, sequoie giganti (Mammutbäume) e cipressi delle paludi (fr:10316–10318). Nel nord, ad esempio a Spitzbergen, il clima era simile a quello dell’Europa centrale attuale (fr:1023/p.46). In questo periodo si formò la lignite, con un ruolo importante delle conifere (fr:10324/p.410). Il successivo raffreddamento (glaciazioni) spinse le piante amanti del calore verso l’equatore e ne distrusse molte; durante l’Era glaciale (Diluvialzeit) vaste aree furono coperte da ghiacciai e la flora divenne artica (fr:10328–10331). Solo poche specie trovarono rifugio, come il noce nei Balcani o la sequoia in Nordamerica (fr:10333–10335). Con il ritiro dei ghiacci (Olocene), le piante tornarono a colonizzare i territori, mentre gli elementi nordici scomparvero quasi del tutto, tranne che in ambienti montani o torbosi – ad esempio la betulla nana, considerata un relitto glaciale (fr:10336–10343).

La seconda parte del trattato analizza la distribuzione geografica attuale delle piante. Essa dipende da fattori climatici, edafici e storici. Durante l’Era glaciale molte specie nordiche migrarono verso sud e rimasero come relitti sulle alture (fr:10355–10358). La capacità di diffusione è favorita da strutture di volo dei semi (fr:10360–10364). L’uomo ha un impatto profondo: introduce specie coltivate, che spesso inselvatichiscono, oppure veicola accidentalmente specie come l’Oenothera (fr:10366–10370). La bonifica, il disboscamento e la regimazione delle acque trasformano interi paesaggi (fr:10371/p.412). Il testo auspica la conservazione di “piccoli ‚pezzi di natura’ come cosiddetti monumenti naturali” (fr:10372–10373). Il clima – calore, freddo, umidità – stabilisce i limiti di distribuzione: piante adattabili si diffondono, quelle sensibili restano circoscritte (fr:10375–10378). Nella vita quotidiana si osserva come suolo, luce e acqua determinino le comunità vegetali, denominate associazioni vegetali (fr:10380–10383).

Vengono poi descritti alcuni “Pflanzenvereine” (associazioni) tipici della patria tedesca. I colli soleggiati mostrano un ciclo stagionale: in primavera il terreno umido e riscaldato si copre di verde, d’estate la siccità lo fa apparire bruciato, e solo con le piogge autunnali germogliano erbe effimere (fr:10387–10393). Le piante perenni presentano radici profonde, foglie ridotte o pelose per limitare la traspirazione, oppure accumulano acqua in foglie succulente (sedum) o in bulbi (fr:10394–10397). Alberi e arbusti non riescono a insediarsi a causa della siccità estiva – solo pruni e rose canine resistono (fr:10398–10400). Su rocce e montagne le condizioni sono simili, ma l’acqua nelle fessure è spesso sufficiente anche d’estate (fr:10403–10404).


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56 Il Trattato Botanico di Schmeil: Adattamenti Vegetali e Paesaggi nell’Europa Centrale

Una rassegna sistematica delle comunità vegetali (Pflanzenvereine) e dei loro adattamenti alle condizioni climatiche e edafiche, dal regno alpino alle torbiere, con implicazioni agricole e storiche.

Il testo, tratto dal Leitfaden der Botanik di Schmeil, descrive le principali associazioni vegetali dell’Europa Centrale, evidenziando come le piante si adattino a fattori ambientali quali altitudine, luce, temperatura, disponibilità idrica e attività umana.

Nell’alta montagna, la ridotta temperatura media annuale e i lunghi inverni determinano l’assenza di alberi: “Je höher man im Gebirge emporsteigt, um so mehr nimmt die Jahreswärme ab, und um so länger werden daher die Winter” - (fr:10406/p.413) [Quanto più si sale in montagna, tanto più diminuisce la temperatura annuale, e tanto più lunghi diventano quindi gli inverni]. In queste zone si sviluppa una flora peculiare, composta prevalentemente da piante perenni, basse o striscianti, che resistono al peso della neve e ai venti gelidi: “Diese geringe Größe ist für sie besonders im Winter von Vorteil, weil ihnen dann weder die riesige Last des Schnees, unter dem sie begraben liegen, noch die eisigen Winde zu schaden vermögen” - (fr:10415-10416/p.414) [Questa ridotta dimensione è per loro particolarmente vantaggiosa in inverno, poiché né l’enorme peso della neve sotto cui sono sepolte né i venti gelidi riescono a danneggiarle]. Nonostante l’aria sottile e pura estiva produca temperature elevate e luce intensa, le piante si proteggono con dense formazioni a cuscino, coperture di peli (come l’edelweiss) e radici profonde: “daß sie dichte Rasen bilden, da sie ferner vielfach durch Haardecken … oder durch andere Mittel gegen zu grelles Licht und zu starken Wasserverlust geschützt sind” - (fr:10418/p.414) [che formano densi tappeti erbosi, poiché sono inoltre protette da rivestimenti di peli … o da altri mezzi contro la luce troppo intensa e la perdita eccessiva d’acqua]. La forte illuminazione favorisce fiori dai colori vivaci e relativamente grandi rispetto alla pianta.

Passando agli ambienti antropici, il testo descrive i campi coltivati (Äcker), dove l’aratura annuale seleziona poche piante perenni con rizomi resistenti allo squarciamento (equiseto, farfara, gramigna) e una maggioranza di specie annuali o biennali che maturano i semi insieme alle colture: “Die Mehrzahl der Unkräuter wird mithin aus einjährigen oder einjährig-überwinternden Gewächsen … gebildet” - (fr:10426/p.414-10427/p.109) [La maggior parte delle erbacce è costituita quindi da piante annuali o annuali-svernanti]. Queste piante infestanti sono autoctone, mentre le colture provengono da regioni più calde. Nei giardini si trovano anche specie ornamentali e da frutto, per lo più esotiche.

I prati (Wiesen) si dividono in naturali (lungo i fiumi soggetti a piene e ice drift, che impediscono la formazione di boschi) e artificiali (creati dall’uomo disboscando). La loro composizione si basa su graminacee perenni che tollerano tagli ripetuti e formano un cotico erboso denso. Prati umidi ospitano carici e foraggio di minor valore, quelli secchi sono usati come pascoli. I prati d’alta montagna sono spesso naturali, originati da slavine e valanghe.

Le foreste (Wälder) un tempo coprivano gran parte della Germania, poi ridotte per far spazio a pastorizia e agricoltura. La distribuzione delle specie arboree è variabile: “Während Eichen, Birken, Kiefern u.a. fast überall vorkommen, fehlt die Buche in einem großen Teile von Ostpreußen” - (fr:10459/p.417) [Mentre querce, betulle, pini ecc. si trovano quasi ovunque, il faggio manca in gran parte della Prussia Orientale]. Nel bosco denso gli alberi competono per la luce, con chiome che si innalzano e rami inferiori che muoiono. Il sottobosco, composto da arbusti e piante erbacee, si adatta alla penombra con foglie grandi e sottili, mentre le piante sempreverdi (edera, agrifoglio) sfruttano la luce primaverile prima della chioma completa. Il suolo ricco di materia organica ospita piante saprofite. I boschi di latifoglie richiedono terreni ricchi; quelli di faggio, per l’ombra densa e l’accumulo di foglie, sono poveri di sottobosco. Le conifere (pini, abeti, larici) si accontentano di suoli poveri e dominano in pianura e montagna, ma il loro sottobosco fiorito è scarso per l’ombra perenne; i muschi vi prosperano.

Negli ambienti acquatici (Wasser) il testo distingue: il plancton (alghe e piccoli animali), le piante natanti (lenticchie d’acqua, erba vescica, ecc.) con fiori emergenti, e le piante radicate sommerse o con foglie galleggianti (ninfea, ranuncolo d’acqua). Le piante di riva (canne, tife, giunchi) formano una fascia verde. L’adattamento di queste piante è descritto come perfetto.

Un processo dinamico interessante è la formazione delle torbiere. I prati torbosi (Wiesenmoore) si originano da laghi ricchi di vegetazione: i residui vegetali morti si accumulano formando un fondo melmoso, poi si sviluppano zolle galleggianti (Schaukelmoore) che col tempo riempiono il bacino. La decomposizione è impedita dalla copertura di piante vive, portando alla carbonizzazione (torba). Il suolo povero d’aria favorisce piante a radici superficiali. Le torbiere alte (Hochmoore) si formano invece in regioni piovose grazie al muschio Sphagnum, che assorbe acqua e cresce verso l’alto mentre la parte inferiore muore e si trasforma in torba. La crescita più rapida al centro provoca un rigonfiamento a forma di lente (fino a 10 m): “die Oberflächen kleiner Moore gleichmäßig empor, während die größerer wie ein Uhrglas gekrümmt sind” - (fr:10521/p.420) [le superfici delle piccole torbiere si inarcano uniformemente, mentre quelle più grandi sono curve come un vetro d’orologio]. Quando la crescita rallenta, si insediano eriche, arbusti e pini.

Infine, la brughiera (Heide) è dominata dal Calluna vulgaris nel nord-ovest della Germania e nello Jutland, in climi miti e piovosi; dove il terreno estivo è secco, l’erica sopravvive solo sotto la protezione del bosco (spesso pineta, impropriamente chiamata “Heide”).

Il testo, pur nella sua forma manualistica, testimonia una concezione ecologica ante litteram, basata sull’osservazione minuziosa degli adattamenti morfologici e fisiologici delle piante ai fattori ambientali, e integra aspetti storici (disboscamento) e pratici (agricoltura, pascolo, produzione di torba). L’autore (Schmeil) è noto per i suoi testi di scienze naturali ampiamente usati nelle scuole tedesche tra fine ’800 e primo ’900, e questo estratto riflette un approccio didattico che combina descrizione tassonomica, ecologia e geografia botanica.


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57 Resoconto del trattato scientifico sulla geografia vegetale

Il testo, tratto da un’opera didattica di scienze naturali (Schmeils Naturwissenschaftliches Unterrichtswerk), presenta una classificazione dei regni vegetali della Terra, corredata da fotografie originali (ad esempio, “Dünen auf einer Nordseeinsel, teilweise mit Strandhafer bewachsen” - (fr:10546/p.422) [Dune su un’isola del Mare del Nord, parzialmente ricoperte di avena delle sabbie] e “Hochmoor, Orig.-Aufn. von W. Kein, Hamburg” - (fr:10547-10548/p.422) [Alta palude, fotografia originale di W. Kein, Amburgo]). La descrizione iniziale delle dune costiere sottolinea l’importanza della vegetazione per la loro conservazione: “Welche Wichtigkeit diese unscheinbaren Gewächse für die Erhaltung der Dünen und damit für den Menschen haben, ist bei dem früher erwähnten Strandhafer bereits ausgeführt worden” - (fr:10552/p.423) [Quanto siano importanti queste piante insignificanti per la conservazione delle dune e quindi per l’uomo, è già stato spiegato in precedenza a proposito dell’avena delle sabbie].

Viene quindi definito il concetto di flora: “Die Gesamtheit der Pflanzen, die einen bestimmten Bezirk (z. B. Deutschland) bewohnen, bezeichnet man als dessen Flora” - (fr:10555-10556/p.423) [L’insieme delle piante che abitano un determinato territorio (ad es. la Germania) viene chiamato la sua flora]. Le differenze tra territori portano a distinti Pflanzengebiete (regioni vegetali), mentre le somiglianze consentono di raggrupparli in Pflanzenreiche (regni vegetali). L’opera ne distingue cinque, di cui vengono descritti i primi due con i loro sottogruppi.

Il primo regno è A. Das Pflanzenreich der nördlichen kalten und der nördlichen gemäßigten Zone (Regno vegetale della zona fredda settentrionale e della zona temperata settentrionale). Le piante di questo regno devono sopportare un periodo di riposo invernale, “die nach Süden hin immer kürzer wird” - (fr:10562/p.423) [che diventa sempre più breve verso sud]. Si articola in quattro sottogruppi:

  1. Il territorio freddo settentrionale (artico): “umfaßt alles Land nördlich der Baumgrenze” - (fr:10564/p.423) [comprende tutte le terre a nord del limite degli alberi]. Caratterizzato da tundra, breve estate, assenza di colture.

  2. Il territorio forestale settentrionale: si estende attraverso Europa, Asia e America. “Das Gebiet zeichnet sich durch großen Reichtum an Wald aus” - (fr:10573/p.424) [Il territorio si distingue per la grande ricchezza di foreste]. Include aree a clima oceanico, continentale e asiatico orientale, con colture quali cereali, patate, tè, riso, canna da zucchero, cotone, e specie tipiche come il Ginkgo e il crisantemo. Le regioni interne (Mongolia, Tibet, Turkestan) sono steppiche e desertiche. Il Nordamerica mostra foreste di conifere, latifoglie decidue, sempreverdi, praterie e cactus, con colture diversificate.

  3. Il territorio mediterraneo: “wird von den Küstenländern des Mittelmeeres gebildet” - (fr:10596/p.424) [è formato dai paesi costieri del Mediterraneo]. Piante adattate alla siccità estiva (foglie coriacee, peluria), inverno mite e piovoso, vegetazione sempreverde (mirto, pino, cipresso, olivo, agrumi). L’introduzione di specie straniere (acacie, eucalipti, agave) ha modificato il paesaggio.

  4. Il territorio steppico orientale: collega il Mediterraneo all’Asia interna. “Das baumarme Gebiet ist […] zum größten Teil Steppenland mit einer sehr dürftigen Pflanzenwelt” - (fr:10607-10608/p.426) [Il territorio povero di alberi è per la maggior parte steppa con una flora molto povera]. Lungo i fiumi e le zone irrigue è fertile (riso, cotone, datteri). Da qui provengono molte antiche piante coltivate (albicocca, pesca, piselli, grano, orzo).

Il secondo regno è B. Das Tropenreich der alten Welt (Regno tropicale del vecchio mondo), con quattro sottogruppi:

  1. Il territorio desertico africano-indiano: “erstreckt sich vom Atlantischen Ozean bis zu den Wüsten von Vorderindien” - (fr:10615/p.427) [si estende dall’Oceano Atlantico fino ai deserti dell’India anteriore]. Clima caldo e arido; piante con radici profonde, peluria, foglie piccole. Solo nelle valli fluviali e nelle oasi si coltiva, con la palma da dattero come pianta principale.

  2. Il territorio forestale e steppico africano: “In seinen feuchten Bezirken trägt es riesige Urwälder, in den trockneren dagegen ausgedehnte Steppen” - (fr:10622/p.427) [Nelle sue zone umide porta foreste vergini enormi, in quelle più aride invece vaste steppe]. Piante autoctone: caffè, palma da olio, baobab, euforbie cactiformi. La parte meridionale (ex Africa Tedesca del Sud-Ovest, Kalahari) ha carattere desertico, con la notevole Welwitschie.

  3. Il territorio del Capo di Buona Speranza: “Bäume fehlten dem Kaplande ursprünglich völlig” - (fr:10635/p.428) [Gli alberi mancavano totalmente alla regione del Capo]. Ricco di piante grasse (aloe, euforbie), eriche e pelargoni (gerani). Nel sud-est, con piogge estive, vegetazione quasi tropicale; nel sud-ovest, piogge invernali, fiorisce la calla. Le colture introdotte (alberi da frutto, vite, arance) danno grandi raccolti.

  4. Il territorio indiano: “erstreckt sich über Vorder- und Hinterindien, sowie über die dazu gehörigen Inseln” - (fr:10638/p.428) [si estende sull’India anteriore e posteriore, nonché sulle isole annesse]. Le parti orientali, non raggiunte dal monsone umido, sono in parte desertiche.

Il testo si configura come una testimonianza della geografia botanica di inizio Novecento, con un’impostazione didattica e descrittiva, che include riferimenti alle colonie tedesche e alle conoscenze agronomiche del tempo, evidenziando il rapporto tra clima, suolo e distribuzione vegetale.

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58 Resoconto di un trattato scientifico: geografia botanica e sistemi di classificazione

Il testo, tratto da un trattato scientifico di botanica e geografia, descrive innanzitutto le caratteristiche climatiche e vegetazionali di diverse regioni del mondo, per poi introdurre i principi fondamentali della classificazione delle piante, con particolare riferimento al sistema artificiale di Linneo. L’esposizione alterna descrizioni dettagliate di habitat e colture a spiegazioni sistematiche, mostrando l’intento didattico e l’organizzazione enciclopedica dell’opera.

La prima parte si concentra sulle regioni con clima caldo-umido, dove il vento dominante favorisce una vegetazione lussureggiante: “I paesi e le isole che si trovano nell’area di questo vento possiedono un clima caldo-umido, che ha prodotto una vegetazione di massima rigogliosità” (fr:10640/p.428). Viene menzionata una tavola (Taf. 30) che illustra la fitta foresta vergine, composta da alberi diversi e intrecciata da rampicanti (fr:10641–10643). Tra le piante autoctone si citano l’albero della gomma e le nepentes (fr:10644/p.428), mentre le coste sono bordate da mangrovie e i corsi d’acqua da giungle impenetrabili (fr:10645/p.428). Un lungo elenco di colture tropicali e subtropicali completa la descrizione: “riso, mais, frumento, patata dolce, palma da cocco, canna da zucchero, caffè, tè, albero del pane, papavero, cotone, luffa, canapa di Manila, indaco, pepe, cannella, noce moscata, zenzero, chiodi di garofano, cacao, palma da sago, banana, manioca, bambù, guttaperca, iuta, ecc.” (fr:10646/p.428).

Segue l’analisi del regno vegetale dell’America centrale e meridionale. In America centrale (fr:10648–10653) si distinguono le coste tropicali con foreste pluviali, dove si coltivano vaniglia e ananas e molte altre specie tropicali, mentre l’altopiano è stepposo o desertico, con piante succulente come cactus e agavi, e alcune fucsie ornamentali. Per il Sud America tropicale (fr:10654–10669) si evidenziano le differenze: le Indie Occidentali hanno clima caldo-umido e foreste rigogliose, spesso distrutte dalla coltivazione (fr:10656/p.429); le regioni dell’Orinoco hanno periferia simile ma interno caldo e secco, dominato da steppe (Llanos); la regione amazzonica, a clima caldo-umido, presenta foreste di ineguagliabile rigogliosità, da cui provengono cacao e alberi della gomma (fr:10662–10663); il Brasile orientale è coperto da foresta vergine, mentre l’ovest caldo e secco ha savane e le caratteristiche catingas (alberi che perdono le foglie in estate). Tra le colture spicca il caffè (fr:10668/p.429). La regione delle Ande (fr:10671–10684) mostra una grande varietà: il versante occidentale è caldo e arido, quello orientale caldo-umido, ricco di piante tropicali e di alberi della china (fr:10674/p.429). Da queste zone provengono patata, fagiolo e nasturzio (fr:10675/p.429). Sulle alte vette si sono insediate piante nordiche trasformate, come molte specie di valeriana simili ad «Alpenpflanzen» (fr:10676–10678). Cile centrale e settentrionale hanno clima mediterraneo ma periodi di siccità prolungati, quindi sono poveri di alberi; le aree irrigate ospitano colture dell’Europa meridionale (fr:10679–10682). Le regioni orientali delle Ande sono coperte da steppe erbose, le Pampas (fr:10683–10684).

Il testo prosegue con il regno vegetale delle zone fredde meridionali (o antartiche), che comprende la punta del Sud America e alcune isole, con foreste sempreverdi a Nord e vegetazione simile a quella artica a Sud (fr:10685–10687). Il regno australiano (fr:10688–10696) si estende su Australia e isole vicine: al Nord clima tropicale, al Sud mediterraneo; la parte centrale è calda e arida, prevalentemente deserto o steppa. Sono menzionati gli eucalipti, le cui foglie verticali danno poca ombra, tanto da parlare di “foreste senza ombra” (fr:10695/p.430). Le zone umide e calde sono ricche di felci arboree (fr:10696/p.430).

La seconda parte del trattato introduce i concetti sistematici. Si parte dalla definizione di specie (Art): i discendenti di una pianta sono molto simili alla madre, pur con piccole variazioni, e tutti gli individui di una specie mostrano una forte somiglianza (fr:10701–10707). Le differenze minori danno luogo a varietà, forme o sottospecie (fr:10710/p.431). Le specie affini (come fagiolo comune e fagiolo rampicante) vengono riunite in generi (Gattung), nel caso specifico il genere Phaseolus (fr:10713–10714). La nomenclatura binomia, illustrata con Phaseolus vulgaris e Phaseolus multiflorus (fr:10718/p.431), evita confusioni dovute ai nomi popolari variabili (fr:10720–10721). I nomi scientifici, prevalentemente greco-latini, hanno validità universale (fr:10722/p.431). Il sistema di classificazione raggruppa generi in famiglie, famiglie in ordini e così via, fino a ottenere un albero filogenetico (fr:10725–10726). Si distingue tra sistemi artificiali, basati su pochi caratteri, e sistemi naturali, che considerano l’intera struttura della pianta (fr:10727–10728). Il sistema artificiale di Linneo (1735) viene descritto come ancora oggi utile per la determinazione delle piante: Linneo suddivise le piante in 24 classi basate su numero, disposizione e inserzione degli stami e dei pistilli (fr:10731–10733). Il testo si interrompe all’inizio dell’elenco delle classi, indicando la struttura delle piante a fiore (fr:10734/p.15).

Il trattato ha un duplice valore: da un lato offre una panoramica geobotanica mondiale, arricchita da riferimenti a tavole illustrative e da elenchi dettagliati di specie coltivate e spontanee; dall’altro fornisce una chiara introduzione ai principi della tassonomia linneana, sottolineando l’importanza di un sistema di nomenclatura universale. La menzione del sistema di Linneo, pur nella sua artificialità, testimonia la sua persistenza nel metodo scientifico dell’epoca e il suo ruolo pratico nella determinazione delle specie.


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59 Classificazione botanica: fiori e sistemi naturali

Il testo proviene da un trattato di botanica e descrive dapprima una classificazione dei fiori basata sulla struttura degli stami e dei pistilli, per poi passare alla storia dei sistemi naturali di ordine delle piante. La prima parte si apre con la definizione del fiore ermafrodito: “Die Blüten enthalten Staubblätter und Stempel (Zwitterblüten).” (fr:10735/p.432) [I fiori contengono stami e pistilli (fiori ermafroditi)]. Viene quindi specificato che gli stami sono liberi: “Die Staubblätter stehen frei.” (fr:10737/p.115) [Gli stami sono liberi]. Segue una suddivisione basata sulla lunghezza relativa degli stami: “a) Die Staubblätter sind gleich lang” (fr:10738/p.432) [a) Gli stami sono di uguale lunghezza], contrapposta a “b) Die Staubblätter sind nicht von gleicher Länge” (fr:10747/p.432) [b) Gli stami non sono di uguale lunghezza]. All’interno di quest’ultima vengono citati esempi numerici: “2 längere und 2 kürzere Staubblätter” (fr:10748/p.432) [2 stami più lunghi e 2 più corti] e “= 4 längere und 2 kürzere Staubblätter” (fr:10750/p.432) [4 stami più lunghi e 2 più corti].

Il testo prosegue con il caso di stami saldati tra loro: “Die Staubblätter sind verwachsen: Die Staubfäden sind zu 1 Bündel verwachsen … Die Staubfäden sind zu 2 Bündeln verwachsen … Die Staubfäden sind zu 3 oder mehr Bündeln verwachsen … Die Staubbeutel sind zu einer Röhre verwachsen … Die Staubblätter und Stempel sind verwachsen” (fr:10754/p.432) [Gli stami sono saldati: i filamenti sono saldati in 1 fascio … in 2 fasci … in 3 o più fasci … le antere sono saldate in un tubo … gli stami e i pistilli sono saldati]. Vengono poi introdotti i fiori unisessuali con la dicitura: “Die Blüten enthalten entweder nur Stempel, oder nur Staubblätter (eingeschlechtliche Blüten)” (fr:10755/p.432) [I fiori contengono solo pistilli o solo stami (fiori unisessuali)], seguiti dalla distinzione tra piante monoiche (fiori maschili e femminili sulla stessa pianta: “Staub- und Stempelblüten auf derselben Pflanze (einhäusige Pflanzen)” – fr:10755/p.432) e dioiche (su piante diverse: “Staub- und Stempelblüten auf versch. Pflanzen (zweihäusige Pflanzen)” – fr:10756-10757). Infine, una terza categoria riunisce piante con fiori ermafroditi e unisessuali: “Die Pflanzen besitzen Zwitter- und eingeschlechtliche Blüten” (fr:10759/p.432). Il paragrafo si chiude con l’indicazione delle piante senza fiori (crittogame): “B=Blütenlose:oder Sporenpflanzen” (fr:10760/p.432) [B= Piante senza fiori o piante a spore].

La seconda parte del testo tratta dei sistemi naturali di classificazione. L’autore menziona il primo tentativo sistematico di ordinare le piante secondo affinità naturali: “Den ersten Versuch, die Pflanzen nach ihrer natürlichen Verwandtschaft zu ordnen, unternahm der französische Botaniker de Jussieu (1789).” (fr:10762/p.432) [Il primo tentativo di ordinare le piante secondo la loro parentela naturale fu intrapreso dal botanico francese de Jussieu (1789)]. Il criterio principale adottato era il numero di cotiledoni: “Als Haupteinteilungsgrund diente ihm die Anzahl der Keimblätter (Keimblattlose-, Ein- und Zweikeimblättrige Pflanzen).” (fr:10763/p.432) [Come criterio principale di suddivisione gli servì il numero di cotiledoni (piante acotiledoni, monocotiledoni e dicotiledoni)]. Successivamente viene citato il sistema migliorato di Decandolle: “Das schon wesentlich verbesserte System des Genfer Professors Decandolle (1813) gründete sich in seinen Hauptabteilungen bereits auf den inneren Bau (Zell- und Gefäßpflanzen).” (fr:10764/p.432) [Il sistema già notevolmente migliorato del professore ginevrino Decandolle (1813) si basava nelle sue divisioni principali già sulla struttura interna (cellulari e vascolari)]. Il testo riconosce i contributi successivi di molti ricercatori: “Nach diesen Männern sind zahlreiche Forscher bestrebt gewesen, uns immer tiefere Einblicke in die natürliche Verwandtschaft der Pflanzen zu eröffnen.” (fr:10765/p.432) [Dopo questi uomini, numerosi ricercatori si sono sforzati di aprirci sguardi sempre più profondi sulla parentela naturale delle piante]. Infine, viene presentato il sistema adottato nel libro: “Das diesem Buche zugrunde gelegte System, das dem gegenwärtigen Stande unserer Kenntnis des Pflanzenreiches entspricht, ist das von Braun aufgestellte, von Eichler, Engler, Wettstein u.a. ausgebaute, natürliche System.” (fr:10766/p.432) [Il sistema alla base di questo libro, che corrisponde allo stato attuale della nostra conoscenza del regno vegetale, è il sistema naturale stabilito da Braun, sviluppato da Eichler, Engler, Wettstein e altri]. I gruppi principali sono caratterizzati nella parte centrale del “Leitfaden” e riassunti nelle pagine IX–XI: “Seine wichtigsten Gruppen sind in dem Hauptteile des ‚Leitfadens‘ genau charakterisiert und auf S. IX—XI übersichtlich zusammengestellt.” (fr:10767/p.432) [I suoi gruppi più importanti sono caratterizzati esattamente nella parte principale del “Leitfaden” e riassunti in modo chiaro alle pp. IX–XI].


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