Reclus - La Terre I - 1868 | A | +
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1 La Terra: astro in moto perpetuo
Piccolo globo roteante tra miliardi di stelle, la Terra non è mai immobile: ruota, oscilla, si deforma, erode e si rinnova senza sosta.
La Terra è uno sferoide schiacciato ai poli e rigonfio all’equatore «en sorte que toutes les circonférences passant par l’extrémité de l’axe polaire ont la forme d’ellipses» – (fr:93/p.17) [cosicché tutte le circonferenze passanti per l’estremità dell’asse polare hanno forma di ellissi]. Il globo ruota su se stesso generando il succedersi dei giorni e delle notti «grâce au mouvement de rotation, la terre présente alternativement au soleil l’une et l’autre de ses faces» – (fr:136/p.21) [grazie al movimento di rotazione, la terra presenta alternativamente al sole l’una e l’altra delle sue facce], e la velocità di questa rotazione all’equatore raggiunge circa 464 metri al secondo «rapidité presque égale à celle d’un boulet» – (fr:135/p.21) [rapidità quasi uguale a quella di un proiettile]. Intorno al Sole la Terra descrive un’ellisse mantenendo il proprio asse inclinato di circa 23 gradi e mezzo sul piano dell’orbita «elle incline sa ligne des pôles d’environ 23 degrés 1/2» – (fr:151/p.22), e questo moto di rivoluzione causa l’alternanza delle stagioni e l’ineguale ripartizione della luce tra i due emisferi «c’est tantôt l’hémisphère septentrional, tantôt l’hémisphère méridional qui reçoit la plus grande somme de lumière» – (fr:154/p.22) [è ora l’emisfero settentrionale, ora l’emisfero meridionale a ricevere la maggior quantità di luce]. L’asse terrestre non resta fisso: compie un lento moto di precessione che si completa in circa ventunomila anni, rovesciando progressivamente le condizioni delle stagioni «après une période de 10,500 années (…) les conditions des saisons sont tout à fait changées» – (fr:207/p.31) [dopo un periodo di 500 anni le condizioni delle stagioni sono completamente cambiate], e subisce continue perturbazioni «l’attraction de la lune, les perturbations causées par le voisinage des planètes modifient sans cesse la courbe décrite par l’axe terrestre» – (fr:218/p.32) [l’attrazione della luna, le perturbazioni causate dalla vicinanza dei pianeti modificano senza sosta la curva descritta dall’asse terrestre]. L’orbita stessa non è immutabile: la sua eccentricità varia nel corso di centinaia di migliaia di anni, passando da forme quasi circolari a ellissi più allungate «actuellement son grand axe dépasse le petit axe de 16 à 17 millièmes, mais, il y a 100,000 ans, l’excentricité était triple» – (fr:210/p.31).
La teoria di Laplace ipotizza che l’intero sistema solare si sia formato da una nebulosa incandescente la quale, raffreddandosi e condensandosi attorno a un nucleo centrale, «prenait graduellement la forme d’un disque» – (fr:265/p.35) [prendeva gradualmente la forma di un disco] e avrebbe espulso anelli di materia poi raccoltisi nei pianeti «la zone extérieure (…) prenait la forme d’un bourrelet circulaire» – (fr:266/p.35) [la zona esterna prendeva la forma di un rigonfiamento circolare]. Raffreddandosi ulteriormente, la Terra sarebbe divenuta una massa liquida incandescente «une mer de laves tourbillonnant dans l’espace» – (fr:305/p.39), sulla cui superficie si formarono le prime scorie solide «une légère scorie se formât comme un glaçon à la surface de la mer de feu» – (fr:306/p.39), riunendosi poi in una crosta continua. L’acqua, precipitando da un’immensa coltre di nubi, formò il primo oceano «une première flaque, commencement de la grande mer, se fût amassée dans une fissure des laves» – (fr:314/p.40) [una prima pozza, inizio del grande mare, si sarebbe raccolta in una fessura delle lave]. L’interno del pianeta resta inaccessibile: le miniere più profonde non raggiungono il chilometro e nulla autorizza a estrapolare una temperatura di centinaia di migliaia di gradi al centro «ce serait donc plus que de l’imprudence de vouloir juger de l’état de tout l’intérieur du globe par la température des couches superficielles» – (fr:356/p.44); tuttavia l’intera massa terrestre pesa circa il doppio della sua crosta, il che fa supporre metalli allo stato puro nelle profondità «la masse tout entière de la planète, elle pèse deux fois plus que sa couche extérieure» – (fr:389/p.50).
Nemmeno la superficie che si immagina stabile è in quiete. L’atmosfera è un «tourbillon continuel des vents» – (fr:585/p.70) [turbine continuo di venti]; le acque correnti «ronge, elle mine, elle érode, elle entraîne, elle soulève incessamment les terres et les rochers» – (fr:4046/p.425) [rode, mina, erode, trascina, solleva incessantemente terre e rocce], portando le montagne al mare; la stessa parte solida del globo è «seulement plus lente à déplacer ses molécules» – (fr:587/p.70), e i continenti si sollevano, sprofondano e migrano lentamente «elle rajeunit pendant le cours des âges ses mers et ses continents et les promène lentement à sa surface» – (fr:8118/p.844). La vita del pianeta è così «une genèse continue, un tourbillon incessant d’atomes» – (fr:592/p.70). La storia del pensiero umano ha rovesciato la percezione di questa realtà: se per gli antichi il cielo era una volta solida e la terra un fondamento incrollabile, «depuis que l’astronomie, la géologie, ont fait plonger le regard jusqu’à des milliards d’années en arrière, l’homme a cessé d’être isolé (…) il est devenu la conscience de l’impérissable univers» – (fr:8112/p.843) [da quando l’astronomia, la geologia hanno fatto spingere lo sguardo fino a miliardi di anni indietro, l’uomo ha cessato di essere isolato, è divenuto la coscienza dell’universo imperituro]. La Terra, che pareva incrollabile, si rivela mobile come l’onda, e il terremoto ricorda che «la planète n’est point cette masse inébranlable que se figure notre imagination» – (fr:7060/p.741).
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2 La dinamica terrestre tra osservazione e ricerca di leggi universali
Movimenti della crosta, fenomeni vulcanici e idrologici: un catalogo di segni per decifrare le pulsazioni del pianeta.
Lo studio della superficie terrestre non può prescindere dalla varietà e dall’interdipendenza delle sue manifestazioni. Le oscillazioni del suolo, siano esse le scosse violente dei terremoti o i lenti sollevamenti e abbassamenti che interessano interi continenti, esigono di essere comprese nella loro doppia natura. Da un lato, “les secousses plus ou moins violentes imprimées au sol dans les contrées volcaniques produisent des changements de niveau” (fr:7534/p.785) [le scosse più o meno violente impresse al suolo nelle regioni vulcaniche producono cambiamenti di livello]; dall’altro esistono “mouvements séculaires qui font ployer l’écorce du globe sous des continents entiers” (fr:7534/p.785) [movimenti secolari che fanno piegare la crosta del globo sotto interi continenti]. La distinzione netta fra i due ordini di fenomeni è un passaggio obbligato per chiunque voglia evitare confusioni tra eventi locali e tendenze generali della litosfera.
L’accumulo di osservazioni precise costituisce la via maestra per affrancare la conoscenza dalle ipotesi non verificate. In ambito vulcanico, occorre che “tous les signes prémonitoires, toutes les péripéties et tous les produits des éruptions auront été parfaitement constatés et classés” (fr:6001/p.625) [tutti i segni premonitori, tutte le peripezie e tutti i prodotti delle eruzioni saranno stati perfettamente constatati e classificati], affinché lo sguardo della scienza possa penetrare negli abissi sotterranei. La stessa esigenza di rigore vale per le acque correnti: i calcoli sulla torbida dei fiumi restano provvisori “à mesure que les faits relatifs à l’hydrologie du globe seront mieux connus” (fr:5414/p.564) [a mano a mano che i fatti relativi all’idrologia del globo saranno meglio conosciuti]. La distribuzione dei corsi d’acqua, benché influenzata da rilievi, piogge e natura geologica, risponde a un ordine che “est d’autant plus remarquable qu’il est moins régulièrement symétrique” (fr:3909/p.411) [è tanto più notevole quanto meno è regolarmente simmetrico], e lo studio comparato permette di descrivere un “fleuve idéal dont le cours présenterait les phénomènes réunis de tous ceux qui parcourent le globe” (fr:4037/p.424) [fiume ideale il cui corso presenterebbe i fenomeni riuniti di tutti quelli che percorrono il globo].
La ricerca delle cause generali collega inoltre le convulsioni della crosta alle condizioni atmosferiche e stagionali. Fatti rilevati in diverse regioni mostrano che i terremoti “coïncident le plus souvent avec certaines conditions météorologiques, telles que les saisons pluvieuses, les nombreux orages, les vents chauds et humides” (fr:7417/p.775) [coincidono il più delle volte con certe condizioni meteorologiche, come le stagioni piovose, i numerosi temporali, i venti caldi e umidi]. Analogamente, le variazioni di portata delle sorgenti termali “doivent être sans aucun doute attribuées partiellement aux mêmes causes que les variations des cours d’eau superficiels” (fr:3404/p.365) [devono essere senza alcun dubbio attribuite parzialmente alle stesse cause delle variazioni dei corsi d’acqua superficiali]. Tali coincidenze suggeriscono che i fenomeni sotterranei siano, almeno in parte, regolati da agenti esterni, e che “les crises des volcans se rattachent comme les autres phénomènes planétaires aux causes générales” (fr:6000/p.625) [le crisi dei vulcani si ricollegano come gli altri fenomeni planetari alle cause generali].
L’esplorazione dei ghiacciai e dei laghi conferma la medesima tensione verso leggi unitarie. La loro esistenza dipende da un insieme di condizioni di temperatura, precipitazioni e rilievo, e anche il loro movimento può essere accostato a quello dei corsi d’acqua: “jauger le glacier comme on jauge une rivière d’eau courante” (fr:2496/p.282) [misurare la portata del ghiacciaio come si misura quella di un fiume d’acqua corrente] rappresenta un metodo per quantificare il trasporto dei materiali. I bacini lacustri, a loro volta, sono modellati dal clima e dalla tettonica, e “les anciennes terrasses et les talus d’érosion qui se trouvent dans les bassins fluviaux et lacustres pourront servir à mesurer la marche des oscillations terrestres” (fr:7515/p.783) [le antiche terrazze e i pendii d’erosione che si trovano nei bacini fluviali e lacustri potranno servire a misurare l’andamento delle oscillazioni terrestri].
Nell’insieme, le frasi restituiscono un ritratto della Terra come sistema in perenne trasformazione, dove i movimenti del suolo, l’erosione, il trasporto fluviale, le eruzioni e le variazioni climatiche si intrecciano. I ricercatori, forti di “la patience et la sagacité des observateurs” (fr:7510/p.782) [la pazienza e la sagacia degli osservatori], raccolgono indizi – conchiglie spezzate, solchi sulle rocce, terrazze, depositi lacustri – che testimoniano “les balancements réguliers du sol” (fr:7510/p.782) [i regolari bilanciamenti del suolo]. Gli sforzi sono ancora parziali, perché ampie porzioni del passato geologico e delle aree sommerse sfuggono all’indagine diretta; eppure la direzione è chiara: ricostruire, epoca dopo epoca, la forma mutevole dei continenti e dei mari, i climi che si sono succeduti e le leggi fisiche che governano tanto le oscillazioni impercettibili quanto i cataclismi. Come avverte il testo, non si deve confondere la simmetria esteriore delle forme continentali con “l’harmonie profonde qui résulte des alternatives des vents, des courants, du climat et de tous les phénomènes géologiques” (fr:1062/p.133) [l’armonia profonda che risulta dall’alternarsi dei venti, delle correnti, del clima e di tutti i fenomeni geologici].
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3 L’architettura dei continenti: leggi di simmetria e contrasto
Un atlante delle regolarità terrestri: anfiteatro oceanico, coppie continentali, fasce desertiche e l’immenso cerchio di montagne e vulcani.
I continenti circondano il grande Oceano con un litorale che «affecte une forme sensiblement circulaire: c’est une espèce d’anneau brisé au sud» – (fr:683/p.79) [assume una forma sensibilmente circolare: è una specie di anello rotto a sud] e si dispongono «en un immense amphithéâtre, dont le pourtour, égal à la circonférence du globe, n’est pas moindre de 40,000 kilomètres» – (fr:684/p.79) [in un immenso anfiteatro, il cui perimetro, uguale alla circonferenza del globo, non è minore di 000 chilometri]. All’interno di questo semicerchio le terre alte si allineano «précisément dans les contrées voisines du Pacifique et font pencher vers cet océan le centre de gravité de toutes les masses continentales» – (fr:685/p.79) [proprio nelle regioni vicine al Pacifico e fanno pendere verso questo oceano il centro di gravità di tutte le masse continentali].
Le stesse masse rivelano «une autre loi en vertu de laquelle les groupes terrestres se sont distribués en trois doubles continents formant respectivement trois séries parallèles» – (fr:741/p.89) [un’altra legge in virtù della quale i gruppi terrestri si sono distribuiti in tre doppi continenti che formano rispettivamente tre serie parallele]. Le due metà dell’America costituiscono «évidemment un seul couple» – (fr:753/p.92) [evidentemente una sola coppia], al quale corrispondono Europa e Africa come «un deuxième couple continental parallèle à celui du nouveau monde» – (fr:786/p.98) [una seconda coppia continentale parallela a quella del nuovo mondo]; l’Asia, geologicamente isolata e ricca di penisole, è unita all’Australia dalle isole della Sonda «semblables aux piles d’un pont écroulé» – (fr:794/p.99) [simili ai piloni di un ponte crollato] e dalla duplice funzione istmica di quell’arcipelago (fr:895/p.116). La disposizione dei continenti oppone l’andamento ovest-est dell’antico mondo a quello nord-sud del nuovo (fr:1016/p.125), differenza che si riflette negli assi delle pianure: «dans le nouveau monde l’axe des terres basses se dirige du nord au sud, parallèlement à la chaîne des Rocheuses et à celle des Andes» – (fr:1087/p.135) [nel nuovo mondo l’asse delle terre basse si dirige da nord a sud, parallelo alla catena delle Montagne Rocciose e a quella delle Ande], mentre nel vecchio mondo l’orientamento prevalente è sud-ovest – nord-est (fr:1087/p.135). Le forme delle penisole secondarie riproducono in miniatura i profili delle tre grandi sporgenze meridionali: Arabia, India e Indocina richiamano Spagna, Italia e Grecia (fr:873/p.110).
L’alternanza di alte terre e bassipiani è una costante. In Asia gli altopiani occupano i cinque settimi della superficie (fr:972/p.121); il nodo dell’Hindu-Kush, dove si incrociano i due assi continentali, segna il culmine del sistema (fr:814/p.100, 816). In Europa, al centro rialzato si affiancano «trois plateaux» dei quali quello mediano si estende a nord della catena montuosa e gli altri due a sud, con «une sorte de polarité» – (fr:1531/p.177) [tre altopiani… una sorta di polarità]. Nell’America settentrionale gli elevati massicci rocciosi e gli altopiani orientali incorniciano una fascia mediana di pianure la cui superficie è «sensiblement égale en surface aux terres élevées qui les bordent des deux côtés» – (fr:965/p.120) [sensibilmente uguale in superficie alle terre elevate che le bordano da entrambi i lati], e un analogo equilibrio si ritrova fra le Ande e i rilievi del Brasile e delle Guiane (fr:967/p.121). Quasi la metà delle terre emerse è costituita da «d’anciens fonds émergés» – (fr:1077/p.134) [antichi fondali emersi], che appaiono uniformi come distese marine, mentre le depressioni sotto il livello del mare si collocano proprio «sur les confins respectifs de deux continents» – (fr:832/p.102) [ai confini rispettivi di due continenti], come il Caspio e il Mar Morto.
Alla simmetria dei rilievi corrisponde quella dei bacini marini e lacustri. Le acque interne dell’Europa (Mediterraneo, Manica, Baltico) e quelle dell’America (golfo del Messico, mare delle Antille, baia di Hudson) «se correspondent d’un hémisphère à l’autre» – (fr:1052/p.132) [si corrispondono da un emisfero all’altro]; il golfo di Guinea e il semicerchio meridionale del Brasile si fronteggiano (fr:1009/p.124); il Sahara, inclinato verso l’Atlantico, ha come controparte i llanos del Venezuela e le pampa del Plata (fr:1007/p.124). I fiumi stessi ricalcano grandi partizioni: nell’antico mondo i corsi d’acqua si organizzano in sistemi semplici a nord, accoppiati a sud e a est, mentre il Nuovo Mondo mostra un drenaggio raggiato da tre centri e il Sud America un incrocio di due bacini trasversali (fr:4003/p.421). L’Amazzonia funge da «ligne de partage entre les deux moitiés de l’Amérique du Sud» – (fr:4025/p.423) [linea di divisione tra le due metà dell’America del Sud], e le sorgenti del Mississippi, del San Lorenzo e del Mackenzie scaturiscono da un unico spartiacque paludoso (fr:3967/p.417).
Una fascia diagonale di deserti attraversa il Vecchio Mondo dal Sahara al Gobi (fr:1228/p.149, 1340), mentre nelle Americhe gli spazi aridi si accumulano sui versanti occidentali delle Montagne Rocciose e delle Ande (fr:1367, 1371), con un rovesciamento della provenienza delle piogge bloccate: nell’emisfero boreale dai venti del Pacifico, in quello australe dagli alisei atlantici (fr:1418/p.165). Completano il quadro le linee del fuoco: i vulcani disegnano «le grand cercle des montagnes de feu» dal Pacifico meridionale alla Penisola di Alaska e lungo le Ande (fr:6093, 6111), mentre nel Centro America si allineano in due catene parallele e se ne contano oltre ottanta (fr:6124/p.643). Fenomeni di sollevamento e sprofondamento compensano le masse: mentre l’arcipelago della Sonda emerge e l’Africa e il Sud America si sollevano, il Pacifico centrale e tratti dell’Atlantico sprofondano (fr:8087, 8024, 8063). Così l’insieme delle terre rivela un’architettura governata da coppie, curve e corrispondenze simmetriche.
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4 Le montagne
Forme, nomenclatura e geografia comparata delle catene montuose.
La varietà morfologica dei rilievi montuosi si riflette in una nomenclatura precisa: le cime scoscese sono spesso designate come aiguilles, ma i termini locali sono più numerosi e specifici. “Les cimes très-escarpées que l’on désigne en général par le nom exagéré, mais saisissant d’aiguilles, ont pour la plupart reçu des indigènes des appellations moins ambitieuses, parmi lesquelles la plus commune est celle de pic, employé dans un sens spécial.” – (fr:1695/p.198) [Le cime molto scoscese che si designano generalmente con il nome esagerato ma suggestivo di aghi, hanno per lo più ricevuto dagli indigeni denominazioni meno ambiziose, tra cui la più comune è quella di picco, impiegato in un senso speciale.] L’architettura delle catene varia profondamente: i Pirenei sono “beaucoup plus unes que les Alpes dans leur architecture; par suite de la hauteur relative de leurs cols, elles sont l’un des plus beaux types de cordillière qui existe sur le globe” – (fr:1855/p.213) [molto più unitarie delle Alpi nella loro architettura; grazie all’altezza relativa dei loro valichi, sono uno dei più bei tipi di cordigliera che esista sul globo], e dalla pianura appaiono come “une muraille uniforme, hérissée de pointes comme une scie (sierra), et, vus de la plaine, ses contre-forts apparaissent à peine” – (fr:1942/p.222) [un muro uniforme, irto di punte come una sega (sierra), e, visti dalla pianura, i suoi contrafforti appaiono appena]. Le Alpi, al contrario, frammentate in numerosi massicci separati da valichi profondi, non costituiscono una barriera insormontabile: “grâce à leur division en nombreux massifs et à la profondeur relative de leurs cols, ne sont point une barrière insurmontable comme la chaîne des Pyrénées” – (fr:2022/p.231) [grazie alla loro divisione in numerosi massicci e alla profondità relativa dei loro valichi, non sono affatto una barriera insormontabile come la catena dei Pirenei]. Il centro idrografico è il San Gottardo, “nœud où viennent se joindre, comme des rayons, les crêtes convergentes des massifs environnants” – (fr:1993/p.228) [nodo in cui vengono a congiungersi, come raggi, le creste convergenti dei massicci circostanti]; tuttavia la vera cittadella alpina è il potente baluardo bastionato del monte Rosa, la cui altezza media supera i 102 metri (fr:2014/p.230), mentre il gruppo attorno al monte Bianco – la cima suprema d’Europa a 810 m – ha un’altitudine media di soli 858 m (fr:2017/p.231). I ghiacciai alpini scendono in media a 260 m, numerosi al di sotto dei 000 m: “Les glaciers des Alpes descendent en moyenne à 2,260 mètres au-dessus du niveau de la mer… il existe un grand nombre de glaciers… dont la base est audessous de 2,000 mètres” – (fr:2887/p.320) [I ghiacciai delle Alpi scendono in media a 260 metri sul livello del mare… esiste un gran numero di ghiacciai… la cui base è al di sotto dei 000 metri]. Nella zona tropicale americana solo vette oltre 000 m portano piccoli ghiacciai (fr:3032/p.331), mentre in Patagonia “les fleuves de glace atteignent le bord de la mer” – (fr:3041/p.332) [i fiumi di ghiaccio raggiungono il bordo del mare]. I ghiacciai più poderosi della zona temperata boreale sono quelli dell’Himalaya e del Karakorum, in confronto ai quali quelli alpini risultano di second’ordine (fr:2968/p.326). L’erosione meteorica, coadiuvata dalla gravità, demolisce incessantemente i rilievi: “les météores s’acharnent sans relâche à la destruction des montagnes; ils y ouvrent des vallées et des gorges, ils y creusent des cols, ils en minent les sommets” – (fr:2145/p.246) [i meteori si accaniscono senza posa alla distruzione delle montagne; vi aprono valli e gole, vi scavano valichi, ne minano le vette]. Il contrasto tra i diversi elementi – foreste, ghiacciai, pascoli e nevi – “ajoutent encore à la magnificence de leurs contours” – (fr:2109/p.244) [aggiunge ancora alla magnificenza dei loro contorni]. Le montagne possono assumere un’apparenza quasi animata: “par la grâce ou la majesté de leur forme… on est presque tenté de voir des êtres vivants dans ces masses rocheuses” – (fr:1612/p.190) [per la grazia o la maestà della loro forma… si è quasi tentati di vedere esseri viventi in queste masse rocciose]. In Europa, i circhi pirenaici, con le loro pareti a picco e le cime innevate, sono tra i quadri più grandiosi (fr:1837/p.212).
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5 La Terra in movimento: acque, ghiacci e forme del paesaggio
Un viaggio attraverso le forze che modellano montagne, valli e coste, dalle valanghe ai ghiacciai, dai torrenti alle eruzioni vulcaniche.
La neve si trasforma in ghiaccio sotto la pressione degli strati sovrastanti, espellendo l’aria e saldando le molecole. “la neige, graduellement consolidée, finit par être changée en glace sous la pression des couches qui l’entourent” - (fr:2597/p.292) [la neve, gradualmente consolidata, finisce per essere trasformata in ghiaccio sotto la pressione degli strati che la circondano]. Questo processo avviene nel nevato, “le réservoir où la glace commence à se former pour alimenter ensuite le glacier d’écoulement” - (fr:2383/p.269) [il serbatoio dove il ghiaccio comincia a formarsi per alimentare poi il ghiacciaio di scorrimento]. I ghiacciai stessi sono descritti come “énormes fleuves de glace, à la marche séculaire, dont les assises blanches ou bleuâtres, hautes de 100 mètres, descendent en bloc” - (fr:2778/p.308) [enormi fiumi di ghiaccio, dalla marcia secolare, i cui strati bianchi o bluastri, alti 100 metri, scendono in blocco]. Nel loro movimento, si adattano alla pendenza fratturandosi, “les glaces, ne pouvant s’accommoder à cette nouvelle pente, se brisent dans toute leur épaisseur” - (fr:2535/p.285) [i ghiacci, non potendo adattarsi a questa nuova pendenza, si rompono in tutto il loro spessore].
Le valanghe percorrono i canaloni con un profilo che “finit par offrir un profil parabolique d’une grande régularité” - (fr:4053/p.426) [finisce per offrire un profilo parabolico di grande regolarità]. Esse “se précipitent dans les lits inclinés que leur offrent les couloirs, descendent en longues traînées, puis, arrivés au déversoir de leur étroit ravin, s’épanchent sur de larges talus de débris” - (fr:2298/p.261) [si precipitano nei letti inclinati offerti dai canaloni, scendono in lunghe strisce, poi, arrivate allo sbocco del loro stretto burrone, si espandono su ampi pendii di detriti]. L’impatto è violento: “l’air comprimé latéralement par la masse qui s’affaisse mugit à droite et à gauche en véritables trombes qui secouent les rochers et déracinent les arbres” - (fr:2317/p.263) [l’aria compressa lateralmente dalla massa che cede muggisce a destra e a sinistra in vere e proprie trombe che scuotono le rocce e sradicano gli alberi]. La foresta funge da barriera, “elles s’arrêtent sur la déclivité après avoir renversé quelques troncs, et ces débris mêmes constituent un nouvel obstacle pour les avalanches futures” - (fr:2327/p.264) [si arrestano sul pendio dopo aver rovesciato alcuni tronchi, e questi stessi detriti costituiscono un nuovo ostacolo per le valanghe future].
L’acqua di fusione e di pioggia esercita un’azione erosiva incessante. Il torrente “ne suffit pas à l’eau de descendre dans un lit tout creusé, elle ronge, elle mine, elle érode, elle entraîne, elle soulève incessamment les terres et les rochers” - (fr:4046/p.425) [non basta all’acqua scendere in un letto già scavato, essa rode, mina, erode, trascina, solleva incessantemente le terre e le rocce]. I detriti vengono trasportati e depositati: “le torrent, dans lequel s’écroulent ces débris, emporte aussitôt les sables et les matériaux légers, puis, lorsqu’il est gonflé par les pluies ou par la fonte des neiges, roule vers la vallée les gros blocs de rochers” - (fr:4138/p.435) [il torrente, nel quale crollano questi detriti, porta via subito le sabbie e i materiali leggeri, poi, quando è gonfio per le piogge o per la fusione delle nevi, rotola verso la valle i grossi blocchi di roccia]. Quando il torrente sbocca in un lago, “les débris qu’il charrient s’accumulent à l’extrémité supérieure du bassin lacustre en formant un talus beaucoup plus rapide que les amas de pierres déposés en pente douce à l’issue des ravins” - (fr:4188/p.441) [i detriti che trasporta si accumulano all’estremità superiore del bacino lacustre formando un pendio molto più ripido degli ammassi di pietre depositati in dolce pendenza allo sbocco dei burroni].
La dinamica fluviale modella le pianure. Durante le piene, “les eaux qui se déversent par-dessus les berges sont retardées par mille obstacles […]; elles laissent en conséquence tomber sur le sol les troubles qu’elles contiennent” - (fr:5104/p.538) [le acque che si riversano sopra gli argini sono ritardate da mille ostacoli; di conseguenza lasciano cadere sul suolo i detriti che contengono]. Al contrario, quando il fiume rientra nell’alveo, “l’eau, rentrant dans son lit, mine en dessous les bords longtemps détrempés, les ronge lentement, et tout à coup des masses de terre […] s’écroulent dans les flots” - (fr:4522/p.480) [l’acqua, rientrando nel suo letto, mina al di sotto le rive a lungo inzuppate, le rode lentamente, e all’improvviso masse di terra crollano tra i flutti]. L’azione centrifuga della corrente scava le rive: “Quand les eaux viennent heurter le rivage avec tout le poids que leur donne la force centrifuge du courant, elles déchirent le terrain, dissolvent les particules solides” - (fr:4377/p.462) [Quando le acque urtano la riva con tutto il peso dato loro dalla forza centrifuga della corrente, lacerano il terreno, dissolvono le particelle solide].
L’acqua modella anche il paesaggio sotterraneo, sciogliendo la roccia e causando crolli. “Les grottes intérieures n’étant pas toujours assez fortes pour supporter le poids des masses surincombantes, elles doivent en effet s’écrouler çà et là” - (fr:3668/p.386) [Le grotte interne non essendo sempre abbastanza forti per sopportare il peso delle masse sovrastanti, devono infatti crollare qua e là]. In superficie, questo processo crea depressioni: “là où des bancs de roche dure dominent, le courant se creuse peu à peu de vastes salles dont les plafonds s’écroulent” - (fr:3674/p.386) [là dove banchi di roccia dura dominano, la corrente si scava a poco a poco vaste sale i cui soffitti crollano]. L’acqua riappare in sorgenti dalla morfologia varia: “La principale des trois sources de la Touvre coule lentement hors d’une grotte profonde […]; une autre source jaillit à gros bouillons dans une vasque de rochers” - (fr:3585/p.379) [La principale delle tre sorgenti della Touvre scorre lentamente fuori da una grotta profonda; un’altra sorgente sgorga a grossi bollori in una vasca di rocce].
L’attività vulcanica e termale manifesta forze provenienti dall’interno della Terra. La lava, scorrendo, si raffredda in superficie e si organizza in tunnel: “une croûte qui se brise incessamment avec un bruit de métal et se consolide peu à peu en un véritable tunnel autour du fleuve de feu” - (fr:6574/p.692) [una crosta che si rompe incessantemente con un rumore di metallo e si consolida a poco a poco in un vero e proprio tunnel attorno al fiume di fuoco]. L’acqua sotterranea, riscaldata a profondità estreme, “trouve enfin l’élasticité suffisante pour vaincre le formidable poids de 1,500 atmosphères qu’elle porte; elle se change en vapeur” - (fr:6830/p.716) [trova infine l’elasticità sufficiente per vincere il formidabile peso di 500 atmosfere che sopporta; si trasforma in vapore]. In superficie, questo si traduce in manifestazioni come sorgenti termali e vulcani di fango: “Autour de la source, des flaques d’eau emplissent les anfractuosités du sol et bouillonnent incessamment sous l’effort des vapeurs chaudes” - (fr:6747/p.708) [Intorno alla sorgente, pozze d’acqua riempiono le anfrattuosità del suolo e gorgogliano incessantemente sotto lo sforzo dei vapori caldi].
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6 La dinamica fluviale e la gestione delle acque continentali
Dalla formazione dei delta alla costruzione di argini: meccanismi, conflitti e interventi umani nei grandi bacini idrografici del pianeta.
Lo studio dei corsi d’acqua rivela come un fiume si costituisca come «individualità vivente» - (fr:4329/p.456) modellando il proprio letto. La forza di gravità spinge ogni corrente a scavare un canale rettilineo, ma le irregolarità del fondo e delle sponde la obbligano a svilupparsi in una successione di meandri. Quando le acque urtano un ostacolo, il flusso«s’infléchit de plus en plus pour décrire une courbe parabolique vers la rive opposée» - (fr:4370/p.462) [si inflette sempre di più per descrivere una curva parabolica verso la riva opposta], scavando alternativamente le due rive. Nei tratti prossimi alla foce, la maggior parte dei fiumi scende verso il litorale formando un angolo retto con la costa, orientamento governato dal gioco alternato della marea e dalla linea di massima pendenza.
L’azione combinata dei corsi d’acqua e delle correnti marine edifica i delta. Grandi affluenti come quelli del Mediterraneo e del Caspio, tra cui «le Danube, le Nil, le Pô, le Rhône, l’Èbre» - (fr:4908/p.517) [il Danubio, il Nilo, il Po, il Rodano, l’Ebro], avanzano ininterrottamente con le loro spiagge alluvionali. Il Mississippi costituisce un caso esemplare, proiettando nel Golfo del Messico una penisola di fango dove «cette gaîne, dans laquelle roule le Mississipi, entre deux minces levées d’alluvions» - (fr:4945/p.520) [questa guaina, nella quale scorre il Mississippi, tra due sottili argini di alluvioni], è ancora geologicamente l’unico letto del fiume. Avanzando troppo nel mare, il corso cerca poi uno sbocco più corto, spostando le proprie foci. L’Amazzonia rappresenta invece un’eccezione: non costruisce un delta sporgente ma si allarga in un vasto estuario dove l’erosione marina ha il sopravvento, tanto che «ce sont ces dernières qui l’emportent constamment» - (fr:7913/p.822) [sono queste ultime a prevalere costantemente]. Anche le confluenze generano morfologie caratteristiche, con penisole di detriti che si allungano progressivamente verso valle o lingue di terra separate da file di isolotti.
La regimazione delle piene e la stabilizzazione dei canali navigabili sono affidate a imponenti opere di contenimento. Lungo il corso inferiore del Mississippi, sulla riva destra, si estende un muro di terra lungo 800 chilometri, «interrompu seulement par les embouchures des rivières et quelques terres hautes» - (fr:4782/p.504) [interrotto solo dalle foci dei fiumi e da alcune terre alte]. Le arginature del Po e dei fiumi olandesi costituiscono il sistema di difesa più notevole in Europa. Tuttavia, la costrizione del letto può rivelarsi pericolosa: la Loira, un tempo larga 500 metri a monte di Orléans, fu ridotta a un canale di 280 metri, e nel 1856 «s’ouvrit-elle soixante-treize brèches à travers ses levées» - (fr:4741/p.499) [si aprì settantatré brecce attraverso i suoi argini]. Per forzare le foci e guadagnare il pescaggio necessario alla navigazione, si prolungano le rive con gettate convergenti, come fatto per la bocca principale del Rodano, o si scavano canali con sistema di chiuse, soluzione immaginata dagli antichi per il Tevere e il ramo occidentale del Nilo derivato verso Alessandria. Talvolta l’uomo modifica la stessa linea spartiacque: il Grand-Morin, spartendosi in due rami, alimentava da un lato la Marna e dall’altro un affluente della Senna, ma oggi la comunicazione delle acque «ne s’opère plus que d’une manière artificielle au moyen d’un barrage» - (fr:3869/p.406) [non avviene più che in modo artificiale per mezzo di uno sbarramento]. I laghi fungono da regolatori naturali, come il Lemano per il Rodano, che «retient au moins la moitié des eaux d’inondation» - (fr:5700/p.595) [trattiene almeno la metà delle acque di piena] per rilasciarla gradualmente.
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7 Pianure, deserti e acque interne
Pianure erbose, steppe saline, deserti rocciosi, paludi e laghi effimeri: un quadro della varietà dei paesaggi piatti e del destino delle acque continentali.
Le pianure erbose dell’Europa orientale, come la puszta ungherese, sono “immenses prairies, non moins uniformes que les landes, mais d’un aspect beaucoup plus gracieux et plus doux, surtout dans la saison des fleurs” – (fr:1167/p.143) [immense praterie, non meno uniformi delle lande, ma di aspetto molto più grazioso e dolce, soprattutto nella stagione dei fiori]. Il tchornosjom, la regione delle terre nere, si presenta come “une mer d’herbes, interrompue seulement de distance en distance par des villages, des champs cultivés et des rivières” – (fr:1173/p.144) [un mare d’erbe, interrotto solo di tanto in tanto da villaggi, campi coltivati e fiumi]. Al contrario, le steppe del bacino caspico sono in gran parte “steppes de sable ou d’argile”, con “plaines salines, qui, par leurs efflorescences, témoignent de l’ancienne extension de la mer” – (fr:1187/p.146) [steppe di sabbia o d’argilla, e pianure saline che con le loro efflorescenze testimoniano l’antica estensione del mare]; il paesaggio estivo vi appare sinistro, con “l’immense étendue de sable blanc et d’argile rougeâtre, où croissent çà et là des armoises et des euphorbes aux feuilles de teintes sombres” – (fr:1191/p.146) [l’immensa estensione di sabbia bianca e argilla rossastra, dove crescono qua e là artemisie ed euforbie dalle foglie scure]. I deserti dell’altopiano iranico sono “solitudes arides, les unes revêtues de couches salines, restes d’anciens lacs desséchés, les autres couvertes de sables mouvants” – (fr:1335/p.158) [solitudini aride, alcune rivestite di strati salini, resti di antichi laghi disseccati, altre coperte di sabbie mobili].
La povertà idrica segna queste regioni: molti fiumi “ne peuvent gagner l’Océan ou les mers intérieures et se perdent dans les sables” – (fr:4809/p.506) [non possono raggiungere l’Oceano o i mari interni e si perdono nelle sabbie]. Nelle zone tropicali, “la plupart des rivières de montagne coulent seulement pendant une moitié de l’année : ce sont tour à tour des fleuves et des ravins sans eau” – (fr:4116/p.432) [la maggior parte dei fiumi di montagna scorre solo per metà dell’anno: sono a turno fiumi e burroni senz’acqua]. In vaste pianure quasi orizzontali, l’acqua piovana “ne trouvant pas une déclivité suffisante pour s’écouler vers la mer, s’étale en flaques stagnantes” – (fr:3820/p.401) [non trovando una pendenza sufficiente per scorrere verso il mare, si spande in pozze stagnanti], generando lagune e paludi.
Le paludi rispondono a molteplici forme: dalle “cyprières” della Louisiana, foreste di cipressi le cui radici proiettano “au-dessus de la couche d’eau qui recouvre le sol des multitudes de petits cônes chargés d’absorber l’air” – (fr:5945/p.619) [al di sopra dello strato d’acqua che copre il suolo moltitudini di piccoli coni incaricati di assorbire l’aria], alle torbiere boreali, dove “l’eau de pluie et l’inondation séjournent, comme dans les pores d’une immense éponge, dans tous les interstices de la masse enchevêtrée des mousses” – (fr:5951/p.620) [l’acqua piovana e l’inondazione soggiornano, come nei pori di un’immensa spugna, in tutti gli interstizi della massa intricata di muschi]. I laghi propriamente detti sono spesso “remplies de joncs, de roseaux, de carex” – (fr:5918/p.616) [pieni di giunchi, canne e carici]; in molti casi risulta impossibile separarli nettamente dagli acquitrigni, giacché “la plupart des lacs, principalement ceux des plaines, se terminent par des baies peu profondes qui sont de véritables marais” – (fr:5921/p.616) [la maggior parte dei laghi, soprattutto quelli di pianura, terminano in baie poco profonde che sono veri e propri stagni].
L’evaporazione intensa trasforma i bacini chiusi in depositi di sale. Il Karaboghaz, “espèce de mer intérieure”, “en laissant évaporer ses eaux, l’immense marais garde le sel : il le concentre, il s’en sature chaque jour davantage” – (fr:5762/p.601) [lasciando evaporare le sue acque, l’immenso stagno trattiene il sale: lo concentra, se ne satura ogni giorno di più]. Nel Gran Lago Salato, “le sous-sol est l’argile du lac, saturée de sel marin et de sulfate de chaux et de magnésie” – (fr:5887/p.613) [il sottosuolo è l’argilla del lago, satura di sale marino e di solfato di calce e magnesia]. L’assenza di vita animale caratterizza il Mar Morto, dove “le chlorure de magnésium et le brome rendent les eaux de cette mer intérieure complètement impropres à la vie animale” – (fr:5838/p.610) [il cloruro di magnesio e il bromo rendono le acque di questo mare interno completamente inadatte alla vita animale].
L’uomo modifica questi ambienti: i coltivatori belgi “ne cessent d’en réduire les dimensions” delle lande sabbiose – (fr:1144/p.141) [non cessano di ridurne le dimensioni]; i Mormoni, con canali d’irrigazione, “sont parvenus à dessaler le sol et à fertiliser ainsi les campagnes” – (fr:5891/p.614) [sono riusciti a dissalare il suolo e a fertilizzare così le campagne]. Tuttavia, il drenaggio accelera le piene: i rivieraschi “doivent s’attendre à des inondations d’autant plus soudaines que les marécages et les étangs sont plus complètement desséchés et que les pentes des montagnes sont plus déboisées” – (fr:4559/p.483) [devono aspettarsi inondazioni tanto più improvvise quanto più le paludi e gli stagni sono completamente prosciugati e quanto più i pendii montani sono disboscati].
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8 Le forze sotterranee
Edizioni e forme del calore interno: dai coni lavici ai geyser, dalle fumarole ai vulcani di fango.
Le osservazioni raccolte descrivono l’attività vulcanica e idrotermale. “Les sources dont la température est supérieure à celle du sol sont des sources dites thermales” – (fr:3386/p.363) [Le sorgenti la cui temperatura è superiore a quella del suolo sono sorgenti dette termali]. I vulcani emettono gas e vapori: “Les vapeurs qui s’échappaient du puits bouillonnant des laves se pressaient et se tordaient à l’orifice des cratères” – (fr:6028/p.630) [I vapori che fuoriuscivano dal pozzo ribollente delle lave si accalcavano e si contorcevano all’imboccatura dei crateri]. La composizione chimica evolve con il raffreddamento: “Au commencement de l’éruption, les orifices béants rejettent une grande quantité de substances depuis le sel marin jusqu’à l’acide carbonique; mais, par degrés, la puissance d’élaboration s’affaiblit avec la chaleur” – (fr:6222/p.652) [All’inizio dell’eruzione, gli orifizi spalancati emettono una grande quantità di sostanze, dal sale marino all’acido carbonico; ma gradualmente la capacità di elaborazione si indebolisce con il calore]. Quando la temperatura scende sotto i 100 gradi, le fumarole producono soltanto vapore d’acqua, azoto, acido carbonico e gas combustibili (fr:6220/p.652). Le lave, rese fluide dai gas, si arrestano quando questi si liberano (fr:6201/p.650). I corsi di lava hanno colato su pendenze fino a 40 gradi, come osservato al Val del Bove nel 1852‑1853 (fr:6320/p.663).
Le acque termali trasportano in superficie grandi masse di minerali: quelle di Bath trascinano oltre 423 metri cubi di solfati e cloruri (fr:3554/p.376). “Parmi les fontaines chargées de silice, les plus connues sont les Geysers d’Islande” – (fr:3473/p.370) [Tra le fontane cariche di silice, le più note sono i Geyser d’Islanda]. I geyser si allineano su fessure e le loro bocche si spostano nel tempo, come accade per i vulcani di fango (fr:6853/p.718, 6852). “Volcans de laves et volcans de boues ont tous sur leurs flancs ou dans le voisinage de leur base des sources thermales” – (fr:6802/p.713) [Vulcani di lava e vulcani di fango hanno tutti sui loro fianchi o vicino alla base sorgenti termali]. I vulcani di fango del Caucaso, come il Kuku‑Oba, eruttano fango e gas infiammabili e formano coni alti 75 metri (fr:6776/p.711); quelli di Bakou e Taman emettono costantemente fango nerastro (fr:6775/p.711). A volte l’espulsione di fango avviene senza riscaldamento, come fenomeno superficiale (fr:6789/p.712).
I vulcani sono paragonati a enormi sorgenti intermittenti (fr:6198/p.650). Le eruzioni possono avvenire senza scosse sensibili, come al Vésuvio nel 1855 (fr:7124/p.747), oppure causare tremori locali quando il cono si fessura (fr:7121/p.746). L’attività elettrica nelle nubi eruttive genera fulmini: “les cieux sont illuminés non‑seulement par le reflet des laves, mais aussi par les traits de lumière qui s’élancent entre les nuages” – (fr:6703/p.704) [i cieli sono illuminati non solo dal riflesso delle lave, ma anche dai lampi che guizzano tra le nubi]. Le fiamme vere sono state a lungo discusse; spesso si tratta del riflesso delle lave incandescenti (fr:6705/p.704, 6706), ma in alcune eruzioni sono state viste fiamme azzurrognole o simili a quelle dello zolfo acceso (fr:6717/p.705). Il calore interno fonde le rocce e i camini vulcanici hanno profondità di almeno quindici chilometri (fr:6556/p.690). Le sorgenti termali, infine, si raffreddano e perdono mineralizzazione quando il focolare si estingue, come osservato a Bertrichbad (fr:6889, 3393).
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9 L’impronta misurabile dei grandi fenomeni terrestri
Fenomeni naturali, dalle eruzioni ai terremoti, osservati attraverso dati e proporzioni.
La superficie agitata dal terremoto di Lisbona del 1755 superò i 3 milioni di chilometri quadrati, circa sei volte la Francia “C’est encore là un espace de 1,800 kilomètres en longueur… la superficie du sol secouée… était de plus de 3 millions de kilomètres carrés, soit environ six fois la surface de la France” - (fr:7198/p.754) [È ancora uno spazio di 800 chilometri di lunghezza… la superficie del suolo scossa… era di più di 3 milioni di chilometri quadrati, ovvero circa sei volte la superficie della Francia.], e l’immaginazione popolare ne fece un fenomeno senza pari “Dans l’Europe entière, l’imagination populaire fut tellement frappée… qu’on fut naturellement porté à faire de la secousse de Lisbonne un phénomène sans pareil” - (fr:7192/p.753) [Nell’intera Europa, l’immaginazione popolare fu talmente colpita… che si fu naturalmente portati a fare della scossa di Lisbona un fenomeno senza pari.]. Vibrazioni furono registrate a Torino il 9 novembre, a New York il 18 novembre, e si citano persino agitazioni sulle rive del lago Ontario già in ottobre “Ainsi l’on rapporte à ce vaste ébranlement une secousse qui… fut ressentie à Turin seulement le 9 novembre… des mouvements du sol signalés à New-York le 18 novembre; on ajoute même le lac Ontario… parce que de fortes vibrations en avaient agité les rivages pendant le mois d’octobre” - (fr:7195/p.754) [Così si ricollega a questo vasto scuotimento una scossa che… fu avvertita a Torino solo il 9 novembre… movimenti del suolo segnalati a New York il 18 novembre; si aggiunge perfino il lago Ontario… perché forti vibrazioni ne avevano agitato le rive durante il mese di ottobre.]. La durata di tali eventi può essere minima: la distruzione di San Salvador nel 1854 avvenne in dieci secondi “Le principal tremblement de terre de San-Salvador, en 1854, ne dura que dix secondes, et cet espace de temps suffit pour la destruction de la ville” - (fr:7180/p.752) [Il principale terremoto di San Salvador, nel 1854, durò solo dieci secondi, e questo spazio di tempo fu sufficiente per la distruzione della città.] e le vibrazioni che devastarono le Calabrie nel 1783 si fecero sentire per appena due minuti “les vibrations successives qui dévastèrent les Calabres en 1783 se firent sentir pendant deux minutes à peine” - (fr:7180/p.752). Il mare, sollevandosi, causò danni ancora maggiori: a Port-Royal nel 1692, in tre minuti le onde ricoprirono più di duemilacinquecento case sotto 10 metri d’acqua e la fregata Swan si arenò su un tetto “les vagues se précipitèrent à l’assaut de la ville de Port-Royal, et, dans l’espace de trois minutes, recouvrirent plus de deux mille cinq cents maisons d’une couche de 10 mètres d’eau; les navires furent jetés çà et là dans les campagnes, et la frégate Swan vint échouer sur un toit” - (fr:7214/p.756) [Le onde si scagliarono all’assalto della città di Port-Royal e, nello spazio di tre minuti, ricoprirono più di duemilacinquecento case con uno strato di 10 metri d’acqua; le navi furono scagliate qua e là nelle campagne, e la fregata Swan si arenò su un tetto.]; a Messina nel 1783 un’ondata spazzò duemila persone a Scylla, affondò i vascelli nel porto e fece perire più di dodicimila individui “un terrible ras de marée, après avoir balayé d’un coup deux mille personnes réunies sur la plage de Scylla, s’engouffra dans le port de Messine, y coula tous les navires… plus de douze mille individus périrent” - (fr:7213/p.756) [Un terribile maremoto, dopo aver spazzato via in un colpo duemila persone riunite sulla spiaggia di Scilla, si riversò nel porto di Messina, vi affondò tutte le navi… più di dodicimila individui perirono.].
L’attività vulcanica offre proporzioni altrettanto misurabili. Durante l’eruzione del Kilauea, la massa totale della colata fu stimata in 5 miliardi e mezzo di metri cubi, settanta volte il volume di terra rimosso per l’istmo di Suez “M. Dana évalue la masse totale de cette énorme coulée à 5 milliards et demi de mètres, c’est-à-dire à un cube septante fois plus considérable que la quantité de terre déplacée par les excavateurs de l’isthme de Suez” - (fr:6551/p.690) [Il signor Dana valuta la massa totale di questa enorme colata in 5 miliardi e mezzo di metri, cioè un cubo settanta volte più considerevole della quantità di terra spostata dagli scavatori dell’istmo di Suez.], mentre la colata dei Monti Rossi che minacciò Catania nel 1669 contiene solo 1 miliardo di metri cubi “Quant à la célèbre coulée des Monti-Rossi qui menaça de détruire Catane en 1669, elle est bien faible en comparaison et contient une masse de pierre évaluée seulement à 1 milliard de mètres cubes” - (fr:6623/p.696). Da una fessura del Monte-Frumento uscirono 90 metri cubi di lava al secondo, il doppio della portata di magra della Senna “il s’échappa de la crevasse du Monte-Frumento une quantité de lave évaluée à 90 mètres cubes par seconde, volume deux fois plus considérable que la masse liquide de la Seine au plus bas étiage” - (fr:6033/p.631). L’esplosione di una massa liquida aumentata di diciottomila volte il suo volume scagliò proiettili tutto intorno nel 1843, uccidendo sessantanove persone “La masse liquide, augmentée soudain d’environ dix-huit cents fois son volume, éclate comme une énorme bombe… Tout fut rasé… et l’on dit que soixante-neuf personnes renversées du coup périrent” - (fr:6609/p.695, fr:6614/p.696). Il volume di cenere vomitato in certe eruzioni non fu inferiore a 50 miliardi di metri cubi, su una superficie di 4 milioni di chilometri quadrati “La superficie de terre et d’eau sur laquelle s’abattit la poussière doit être évaluée à 4 millions de kilomètres carrés, et, quant à la masse vomie, elle ne peut avoir été moindre de 50 milliards de mètres cubes” - (fr:6685/p.702).
Anche i ghiacciai mostrano movimenti registrati con precisione. Un ghiacciaio presso Montanvers progrediva di 4 decimetri al giorno d’inverno e oltre 7,5 d’estate; una marcia media di 3 decimetri giornalieri, ovvero 110 metri all’anno, è propria dei ghiacciai rapidi “le progrès de la Mer-de-Glace, près de Montanvers, est d’environ 4 décimètres par jour d’hiver, et de plus de 7 décimètres 1/2 par jour d’été… une marche moyenne de 3 décimètres par jour, soit de 110 mètres par an, est celle des glaciers rapides” - (fr:2459/p.279). Un ghiacciaio del Tyrol, quello di Gurgl, avanzò di due chilometri dal 1717, sbarrando una valle laterale e formando un lago “un des glaciers de l’OEtzthal, celui de Gurgl, a certainement avancé de deux kilomètres depuis l’année 1717, car c’est alors qu’il commença de barrer la vallée latérale de Langenthal, où les eaux d’un ruisseau se sont accumulées en lac” - (fr:2791/p.309). Quanto alla fusione, l’ablazione media su una parte del ghiacciaio dell’Unteraar raggiunse 7 centimetri al giorno per diversi mesi “la moyenne de l’ablation dans un endroit favorablement situé au milieu du glacier de l’Unteraar s’est élevé à 7 centimètres par jour pendant plusieurs mois” - (fr:2734/p.304). Il trasporto di materiale sulle colate è testimoniato da cadaveri che in oltre quarant’anni percorsero 6 chilometri, scendendo al ritmo di 140-150 metri all’anno “Les cadavres engouffrés ont donc parcouru, pendant une période de plus de quarante ans, un espace de 6 kilomètres environ; ils descendaient au taux de 140 à 150 mètres par année” - (fr:2729/p.304), e uno zaino caduto in un crepaccio nel 1836 e ritrovato dieci anni dopo aveva viaggiato per 129 metri all’anno “Un havre-sac, tombé en 1836 dans une crevasse du glacier de Talèfre, et retrouvé dix ans après, avait marché plus rapidement… elle avait parcouru 129 mètres par année” - (fr:2724/p.303).
La dinamica delle acque superficiali è scandita da intervalli e volumi. Gli intervalli tra grandi piene furono di settantotto, novantatré e settantatré anni, con una media di ottantaquattro “Si l’on ne tient pas compte des oscillations les moins importantes, on trouve que les intervalles entre chaque grande crue ont été de soixante-dix-huit, de quatre-vingt-treize et de soixante-treize années, ce qui donne une moyenne de quatre-vingt-quatre ans” - (fr:2843/p.314). Durante i cento giorni di piena, un solo ramo del Nilo versava 356 metri cubi al secondo in un bacino, raccogliendo non meno di 820 milioni di metri cubi “pendant les cent jours de crue, ce bras du fleuve… déversait dans le bassin une quantité d’eau de 356 mètres cubes par seconde… la masse liquide totale… ne pouvait être moindre de 820 millions de mètres cubes” - (fr:4690/p.495). Lo scarto tra magra e piena può essere estremo: per il Var è da 1 a 185, dieci volte più forte della media dei fiumi dell’Europa occidentale “c’est un écart total de 1 à 185, et la proportion serait bien plus forte encore si l’on mesurait les oscillations du niveau en amont… l’écart qu’offrent les rivières entre les hautes et les basses eaux est en moyenne dix fois moins fort qu’il ne l’est pour le Var” - (fr:4110/p.432). I laghi scompaiono e riappaiono: il lago di Neusiedl, profondo 4 metri ed esteso 350 chilometri quadrati, cessò di esistere nel 1866 dopo essersi già prosciugato nel 1693 e nel 1738 “Le lac de Neusiedl, en Autriche, dont la profondeur moyenne était de 4 mètres, et qui s’étendait sur un espace de 350 kilomètres carrés, a cessé complètement d’exister en .. cependant il s’était déjà desséché en 1693 et en 1738” - (fr:5498/p.572), mentre una frana nel 1181 sbarrò la valle dell’Oisans creando un lago lungo 10 chilometri e profondo mediamente 10 metri “La plaine de l’Oisans… ayant été soudain fermée en 1181 par un éboulement de rochers… les eaux… s’accumulèrent en amont de l’obstacle et s’étalèrent en un lac de 10 kilomètres de longueur… d’une profondeur moyenne de 10 mètres” - (fr:5488/p.571).
Vaste aree costiere mutano livello in periodi osservabili. La costa di Malmö si abbassò di 1,50 metri dalle osservazioni di Linneo, perdendo una fascia media di 30 metri di larghezza “Malmöe… s’est abaissée de 1m,50 depuis les observations faites par Linné, et la côte a perdu en moyenne une zone de 30 mètres de large” - (fr:7584/p.793). A Callao, l’isola di San Lorenzo, distante oltre 3 chilometri dopo il terremoto del 1746, nel 1760 era a un tiro di pietra “l’île de San-Lorenzo, située aujourd’hui à plus de 3 kilomètres de la pointe de Callao, ne s’en trouvait éloignée, en 1760, que d’un jet de pierre” - (fr:7895/p.820); di fronte ad Arica, il mare arretrò di 150 metri in quarant’anni “Devant Arica… la mer a reculé de 150 mètres dans l’espace de quarante ans” - (fr:7891/p.820). Dopo il terremoto di Concepción, la spiaggia si sollevò di un metro e mezzo e l’isola emerse obliquamente di 3 metri a nord, ma due mesi dopo la spiaggia era solo 60 centimetri sopra il livello precedente e a metà anno ogni traccia era scomparsa “Le rivage le plus rapproché de la ville fut soulevé verticalement de 1 mètre et demi… Deux mois après, la plage de la Concepcion se trouvait à 60 centimètres à peine au-dessus de son ancien niveau… toute trace de soulèvement avait disparu” - (fr:7537/p.785, fr:7538/p.785). Il Danimarca avrebbe perduto circa 175 chilometri quadrati dal 1240, un diciottesimo della sua superficie “le Danemark et le Slesvig-Holstein auraient perdu depuis 1240 environ 3,175 kilomètres carrés, soit un dix-huitième de la surface totale du territoire” - (fr:7851/p.816).
La periodicità e la distribuzione temporale dei fenomeni seguono schemi riconoscibili. Su 502 terremoti in Svizzera, 320 avvennero nelle dodici ore notturne, quasi il doppio di quelli diurni “sur 502 tremblements de terre… 182 seulement ont eu lieu de six heures du matin à six heures du soir; 320, c’est-à-dire près du double, ont été signalés pendant les douze heures de la nuit” - (fr:7460/p.778); in Italia, su 984 terremoti, 531 si verificarono nel semestre invernale “sur 984 tremblements de terre, 453 ont eu lieu pendant le semestre d’été… et 531 pendant le semestre d’hiver” - (fr:7441/p.777). La precessione degli equinozi anticipa il momento dell’equinozio di marzo di circa 16 minuti ogni anno “tous les ans le moment précis de l’équinoxe de mars devance de 16 minutes environ l’heure à laquelle avait eu lieu l’équinoxe correspondant de l’année précédente” - (fr:206/p.31), producendo scarti tra le stagioni dei due emisferi che variano in cicli di centinaia di migliaia di anni: da 8 giorni attuali a 36 giorni e 10 ore 000 anni fa, e soli 4 giorni e 22 ore 000 anni fa “de 8 jours actuellement, l’écart était de 36 jours 10 heures il y a 850,000 ans, et seulement de 4 jours 22 heures, il y a 900,000 ans” - (fr:211/p.31).
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[10.1/1-120-449|7699]
10 Le variazioni del livello delle terre e dei mari nelle testimonianze geologiche
Dalle conchiglie fossili in quota alle foreste sommerse, i segni che raccontano l’instabilità della superficie del pianeta.
La documentazione dei mutamenti della crosta terrestre poggia innanzitutto sulla lettura delle stratificazioni e dei fossili. «Néanmoins, déchiffrées ou non, les strates, avec les indications diverses que renferment leurs minéraux et leurs fossiles, sont les seules annales authentiques de la planète» – (fr:405/p.52) [Tuttavia, decifrate o no, le stratificazioni, con le diverse indicazioni contenute nei loro minerali e fossili, sono gli unici annali autentici del pianeta]. Le possibilità di fossilizzazione sono molto diseguali fra gli ambienti: «il existe bien peu de chances de fossilisation pour tout ce qui vit sur les terres émergées, dans les airs et dans les eaux douces» – (fr:434/p.54) [ben poche possibilità di fossilizzazione esistono per tutto ciò che vive sulle terre emerse, nell’aria e nelle acque dolci], mentre «pour les êtres marins, qui sont le plus souvent ensevelis immédiatement après leur mort … on retrouve dans les sédiments des anciens fonds marins … des multitudes d’animaux fossiles» – (fr:431/p.54) [per gli esseri marini, che il più delle volte vengono sepolti subito dopo la morte … si ritrovano nei sedimenti degli antichi fondali marini … moltitudini di animali fossili]. Proprio la continuità della vita, testimoniata da questi resti, «a relié toutes les formations les unes aux autres» – (fr:440/p.55) [ha collegato fra loro tutte le formazioni].
I rapporti fra terre e mari sono però registrati in modo particolarmente eloquente dalle antiche linee di riva. In Scandinavia, già Celsius osservava che «le golfe de Bothnie diminue sans cesse en profondeur et en étendue ; les vieillards lui montraient les divers points de la côte et des écueils où la mer venait affleurer pendant leur enfance» – (fr:7564/p.787) [il golfo di Botnia diminuisce senza sosta in profondità ed estensione; i vecchi gli mostravano i vari punti della costa e degli scogli dove il mare giungeva durante la loro infanzia], e a conferma «les amas de coquillages modernes se montrent jusqu’à 150 à 200 mètres au-dessus du niveau marin» – (fr:7588/p.793) [gli accumuli di conchiglie moderne si mostrano fino a 150-200 metri sopra il livello marino]. In Scozia, «les berges marines d’autrefois situées au-dessus des estuaires de la Forth, de la Tay, de la Clyde, contiennent non‑seulement des restes organiques des âges récents, mais aussi des amas de poteries d’origine romaine» – (fr:7656/p.800) [le sponde marine di un tempo situate al di sopra degli estuari del Forth, del Tay, del Clyde contengono non solo resti organici di età recenti, ma anche cumuli di vasellame di origine romana]. Fenomeni analoghi si leggono nel Mediterraneo: in Sardegna «un dépôt qui renferme des restes de poteries mêlés à des coquillages modernes» si trova a 74 e 98 metri d’altezza – (fr:7701/p.803) [un deposito che racchiude resti di vasellame mescolati a conchiglie moderne]; presso Palermo si osservano «des grottes que la mer s’est creusées pendant la période des coquillages encore existants» a 55 metri – (fr:7699/p.803) [grotte che il mare scavò durante il periodo delle conchiglie ancora esistenti]; l’intero litorale ligure fino alla Spezia «était recouverte par les eaux marines à une époque géologique récente» – (fr:7715/p.804) [era coperto dalle acque marine in un’epoca geologica recente]. Nel Levante la mobilità è differenziata: «on montre à Beyrouth une tour qui s’enfonce de plus en plus dans les eaux» mentre altrove il suolo emerge – (fr:7795/p.810) [si mostra a Beirut una torre che affonda sempre più nelle acque].
Sulle coste americane Darwin rilevò «amas de coquillages modernes à 106 mètres de hauteur; … près de Valparaiso, elles n’ont pas moins de 395 mètres» – (fr:7873/p.818) [accumuli di conchiglie moderne a 106 metri di altezza; … presso Valparaíso non hanno meno di 395 metri]. Nel golfo del Messico, tra il 1845 e il 1863, «les plages de la baie de Matagorda se sont exhaussées de 30 à 60 centimètres» – (fr:7933/p.824) [le spiagge della baia di Matagorda si sono sollevate da 30 a 60 centimetri]. Anche le barriere coralline fungono da sismografi naturali: «la plupart de ces terres ont en outre de vivantes ceintures de coraux qui mesurent d’une manière précise tous les changements de niveau» – (fr:7960/p.826) [la maggior parte di queste terre ha inoltre viventi cinture di coralli che misurano in modo preciso tutti i cambiamenti di livello]; «l’affaissement du lit des mers fait comprendre la formation des atolls … une graduelle élévation du sol explique la position des coraux qui frangent le littoral à une certaine hauteur au‑dessus des flots» – (fr:7980/p.829) [l’abbassamento del fondo marino spiega la formazione degli atolli … un graduale sollevamento del suolo spiega la posizione dei coralli che orlano il litorale a una certa altezza sopra i flutti].
I movimenti verticali sono confermati anche dall’avanzata o dal ritiro delle foci fluviali. Nel delta del Po e nella laguna di Comacchio «on peut suivre du regard de la pensée les progrès accomplis durant les vingt derniers siècles par les alluvions du fleuve» – (fr:5022/p.531) [si può seguire con lo sguardo della mente il progresso compiuto durante gli ultimi venti secoli dalle alluvioni del fiume], e il Rodano ha accumulato «un total de 320 millions de mètres cubes» in diciassette anni – (fr:5044/p.534) [un totale di 320 milioni di metri cubi]. Per contro, vaste aree sono sprofondate. «Nombre de faits témoignent de la disparition sous les eaux de vastes contrées» – (fr:519/p.64) [Numerosi fatti testimoniano la scomparsa sotto le acque di vaste contrade]; lo Schleswig‑Holstein mostra «les restes d’un vieux château situé à l’embouchure de la Schlei … couverts par les eaux» e «les souches d’une forêt peuplée de cerfs pendant le moyen âge» – (fr:7849/p.816) [i resti di un vecchio castello situato all’imbocco della Schlei … coperti dalle acque; i ceppi di una foresta popolata di cervi durante il medioevo]. Sulla costa orientale degli Stati Uniti, un’isola che nel 1649 aveva 120 ettari «offre de nos jours à peine une vingtaine d’ares à marée basse» – (fr:7943/p.825) [offre ai nostri giorni appena una ventina di aree con la bassa marea]. Anche la valle del Rio delle Amazzoni «s’est laissé envahir d’au moins 500 kilomètres» – (fr:7914/p.822) [si è lasciata invadere per almeno 500 chilometri]. L’epoca glaciale aggiunge un ulteriore tassello: «La Scandinavie, qui s’élève actuellement, s’abaissait pendant la période glaciaire» – (fr:8103/p.842) [La Scandinavia, che attualmente si solleva, si abbassava durante il periodo glaciale], e «les Alpes se dressaient probablement à une hauteur double de leur altitude actuelle» – (fr:3089/p.338) [le Alpi si ergevano probabilmente a un’altezza doppia della loro altitudine attuale], con ghiacciai che hanno lasciato «les anciennes stries des glaciers» attorno ai laghi prealpini – (fr:3104/p.339) [le antiche striature dei ghiacciai].
L’insieme di queste testimonianze, distribuite su scale temporali geologiche e storiche, documenta un pianeta la cui superficie non ha mai cessato di deformarsi.
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