R. Lull - Ars Magna (eng) - 1305/08 | L
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[1.1-436-488|923]
1 La Tavola e il suo uso per investigare verità universali
Uno strumento generale per trovare soluzioni attraverso la concordanza di principi e regole.
Questa Tavola a 84 colonne è uno strumento per cercare soluzioni a questioni specifiche formulando risposte affermative o negative che osservano la concordanza dei principi e delle regole, rifiutando tutto ciò che è contrario alla loro concordanza “This 84 - column Table is a subject, or instrument, for seeking out out solutions to specific questions by formulating affirmative or negative answers that observe the concordance of the principles and the rules and that reject everything contrary to their concordance.” - (fr:488). È derivata dalla Quarta Figura ruotandone il secondo e terzo cerchio “This Table is derived from the Fourth Figure by turning its second and third circles (as shown in the Table) until 84 column headings are formed.” - (fr:492). Le colonne sono interconnesse e ciascuna implica tutte le altre, rendendo la Tavola generale in grado di fornire significati più elevati della verità rispetto alle Figure “In the course of investigation, the Table yields loftier significations of the truth than do any of the Figures.” - (fr:490).
Ogni colonna contiene una sequenza di venti domande. Ad esempio, la prima colonna (bcd) propone domande che esplorano le relazioni tra bontà, grandezza, eternità, differenza, concordanza e contrarietà, come “1 Is any goodness so great that it is eternal?” - (fr:498) o “8 Does goodness contain intrinsic difference and concordance?” - (fr:505). Attraverso queste domande e le loro soluzioni, l’intelletto si eleva a un alto grado di universalità “Through these questions and their solutions, the intellect rises to a lofty degree of universality where it can reach countless objects, due to the general nature of the predicates and their subjects.” - (fr:521).
Le soluzioni si ottengono applicando i significati delle lettere a ciascuna domanda, assicurandosi che le definizioni dei principi e le specie delle regole rimangano intatte “As we apply the meanings of the letters to each question, we will ensure that the definitions of the principles and the species of the rules remain intact.” - (fr:524). Ad esempio, alla domanda se la bontà sia così grande da essere eterna, la risposta è affermativa perché le definizioni di bontà, grandezza ed eternità lo mostrano “I answer that goodness is so great as to be eternal, and the definitions of goodness, greatness and eternity show this.” - (fr:527). Alla domanda se la bontà eterna contenga contrarietà innata, la risposta è negativa, poiché ciò implicherebbe che il male duri eternamente, il che è impossibile “eternal goodness cannot be a good reason for eternal good to produce good eternally without any contrariety or malice.” - (fr:579).
La dottrina pratica di quest’arte fornisce all’intelletto un metodo per scendere al particolare, moltiplicando venti ragioni per la stessa conclusione. Un esempio è la domanda “Is the world eternal?” - (fr:685). Utilizzando la prima colonna e le sue venti “camere”, si moltiplicano le ragioni per una risposta negativa, guidati dalle definizioni e regole implicite “to multiply twenty reasons for solving one question, answered in the negative by the column’s implicit definitions and rules.” - (fr:689). La prova che il mondo non è eterno dimostra necessariamente l’esistenza di Dio, poiché il mondo non può creare se stesso “We proved that the world is new, and this proof necessarily proves the existence of God since the world cannot create itself or bring itself into being from non-being.” - (fr:876).
La Tavola è quindi un soggetto generale che permette all’intelletto di trovare termini medi in ogni tipo di materia, nella misura in cui si conoscono i significati dei termini “the Table of this art is a general subject that enables the intellect to find middle terms in every kind of subject matter inasmuch as we know the meanings of the terms.” - (fr:882).
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2 Durata, Potere e i loro principi correlativi in diverse camere
Indagine sulla natura della durata e del potere attraverso le loro relazioni essenziali, contrarietà e manifestazioni in varie specie.
La durata consiste di durate primordiali e della mescolanza dei principi, dove la durata comunica la sua essenza al principio e il principio alla durata. “We say that it consists of primordial durations and the thorough mixture of principles where duration communicates its essence to principle while principle communicates its essence to duration.” - (fr:1302) [Diciamo che essa consiste di durate primordiali e della completa mescolanza dei principi dove la durata comunica la sua essenza al principio mentre il principio comunica la sua essenza alla durata.]
Il potere dura perché consiste di “sustainer-powerer, durable-powerable and enduring-powering” nei soggetti composti. “We reply that it lasts because it consists of the sustainer-powerer, durable-powerable and enduring-powering in the compound subjects in which they exist.” - (fr:1305). L’opposizione potente dura perché è abituata a relazioni contrarie, durata e potere. “We reply that it lasts because it is habituated with contrary relations, duration and power in the compound subjects in which they exist.” - (fr:1307)
La durata conoscibile consiste di “sustainer-knower, durable-knowable and enduring-knowing”. “We answer that it consists of the sustainerknower, durable-knowable and enduring-knowing.” - (fr:1312). La durata della contrarietà consiste di “enduring, joining and measuring caused by continuous duration of contrary qualities”. “We say that it consists of enduring, joining and measuring caused by continuous duration of contrary qualities.” - (fr:1314). La durata amabile consiste di “peregrine species attracted to and printed upon the innate durable-lovable”. “We reply that it consists of peregrine species attracted to and printed upon the innate durable-lovable.” - (fr:1324). La durata virtuosa consiste di se stessa insieme alla virtù sostanziale e accidentale. “We say that it consists of itself together with substantial and accidental virtue.” - (fr:1338). La durata della maggioranza consiste di “the major sustainer, durable and enduring, increaser, increasable and increasing”. “We reply that it consists of the major sustainer, durable and enduring, increaser, increasable and increasing.” - (fr:1342). La durata dell’uguaglianza consiste di “the equalizersustainer, equalized-endured and equalizing-enduring”. “We say that it consists of the equalizersustainer, equalized-endured and equalizing-enduring.” - (fr:1357). La durata della gloria consiste di “the sustainer, durable and enduring together with the glorifier, glorifiable and glorifying”. “We reply that it consists of the sustainer, durable and enduring together with the glorifier, glorifiable and glorifying.” - (fr:1368). La durata della minoranza consiste di “the sustainer-diminisher, durable-diminishable and enduring-diminishing”. “We reply that it consists of the sustainer-diminisher, durable-diminishable and enduring-diminishing.” - (fr:1372).
Il potere è conoscibile perché intelletto e potere hanno correlativi per cui entrambi i principi comunicano essenzialmente e naturalmente. “We answer that it is knowable because intellect and power have correlatives whereby both principles communicate essentially and naturally.” - (fr:1389). Il potere è un principio perché permette agli altri principi di esistere e agire. “Answer: it is a principle because it enables the other principles to exist and act.” - (fr:1391). Il potere è amabile perché potenzia la volontà nell’esistenza e nell’azione. “We say that it is lovable because it empowers the will in existence and action.” - (fr:1404). Il potere è virtuoso perché dimora nella virtù sostanziale e abituale. “We say that it is virtuous because it abides in substantial and habitual virtue.” - (fr:1419). Il potere è vero perché è abituato alla verità e alle specie della verità. “We say that it is true because it is habituated with truth and with the species of truth.” - (fr:1435).
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[3.1-407-1988|2394]
3 La combinazione delle dignità con la sequenza dei principi
Le nove dignità divine (bontà, grandezza, durata, potenza, sapienza, volontà, virtù, verità, gloria) si relazionano tra loro e con i principi fondamentali (differenza, concordia, contrarietà, principio, mezzo, fine, maggioranza, uguaglianza, minoranza) generando un ente concreto.
La Bontà è chiara per la differenza, concorde per la concordia, opposta al male e alla contrarietà, ed è principio, mezzo e fine. Ha anche significato maggiore, uguale e minore. “Goodness is clear without confusion because of difference, which is a good, distinct and clear reason for good to do good that is clearly distinct from itself.” - (fr:1989) “Goodness is concordable because of concordance, which is a good and concordant reason for good to produce concorded good concordantly.” - (fr:1991) “Goodness is against evil which is its opposite, and concordance is against contrariety because they are opposites.” - (fr:1993)
La Grandezza si combina con ogni dignità: è buona per la bontà, duratura per la durata, potente per la potenza, conoscibile dalla sapienza, amabile dalla volontà, virtuosa per la virtù, vera per la verità, gloriosa per la gloria. È distinta per la differenza, concorde per la concordia, opposta dalla contrarietà, ha principi co-essenziali, media per il mezzo, riposa nel fine, è maggiore per la maggioranza, ha cose innate uguali per l’uguaglianza ed è rimossa dalla grandezza dalla minoranza. “Greatness is good because of goodness, and goodness is great because of greatness; together, they give rise to a concrete being called great good.” - (fr:2011) “Greatness is durable through duration, and duration is great due to greatness; together, they give rise to a great and enduring concrete being.” - (fr:2013) “Here, we see how several essences compose one being of themselves.” - (fr:2024)
La Durata è buona per la bontà, causa la grandezza di durare, fa durare la potenza, è conoscibile dalla sapienza, amabile dalla volontà, virtuosa per la virtù, verifica la verità, è gloriosa per la gloria. È chiara per la differenza, ha enti concordanti per la concordia, contraddice il suo opposto, è un principio naturale, ha un mezzo naturale, riposa nel fine, è maggiore per la maggioranza, ha natura ugualizzante per l’uguaglianza e la minoranza la avvicina al nulla. “Duration is good by reason of goodness, and goodness is sustained by duration, so that duration is a direct cause of duration while goodness is an indirect or accidental cause of duration, when duration is a reason for good to do durable good.” - (fr:2051) “Duration contradicts its opposite and destroys it as much as it can, while contrariety destroys duration as much as it can; this is because duration agrees with being, whereas contrariety agrees with non-being.” - (fr:2072)
La Potenza è buona per la bontà, grande per la grandezza, duratura per la durata, conoscibile dalla sapienza, amabile dalla volontà, virtuosa per la virtù, vera per la verità, deliziosa per la gloria. È chiara per la differenza, può essere concorde per la concordia, non può opporsi alla contrarietà, dà origine alle cose per il principio, media per il mezzo, può riposare per il fine, maggiora per la maggioranza, ugualizza per l’uguaglianza ed è vicina al non-essere per la minoranza. “Power is good because of goodness, and goodness can exist and act through power.” - (fr:2086) “Power is great due to greatness, and greatness can exist and act through power.” - (fr:2089) “Power is close to non-being because of minority, but minority approaches being through power; and thus, minority and power are not convertible, because if they were convertible, then being would be convertible with non-being, which is impossible.” - (fr:2125)
La Sapienza è buona per la bontà, grande per la grandezza, duratura per la durata, potente per la potenza, amabile dalla volontà, virtuosa per la virtù, vera per la verità, deliziosa per la gloria. È chiara per la differenza, ha parti concordanti per la concordia, ha l’ignoranza come nemica per la contrarietà, è principio originario per il principio, ha un mezzo naturale, può riposare nel fine, può ricevere maggiore intelligenza per la maggioranza, ha ragioni uguali per l’uguaglianza e non si converte con la minoranza. “Wisdom is good by reason of goodness, and goodness is known by wisdom; if they convert in the subject in which they exist, then they are good reasons for it to act well and understand well, and this cannot be otherwise.” - (fr:2127) “Wisdom is clear due to difference, which is why its intellective, intelligible and understanding are distinct from one another, for without distinction, wisdom would be confused.” - (fr:2143)
La Volontà è buona per la bontà, grande per la grandezza, duratura per la durata, può esistere per la potenza, conoscibile dalla sapienza, virtuosa per la virtù, vera per la verità, godibile per la gloria. Contiene la distinzione per la differenza, ha cose concordanti per la concordia, odia il vizio per la contrarietà, è origine dell’amare per il principio, ha un mezzo innato, è perfetta nel fine, ha un atto maggiore per la maggioranza, ugualizza per l’uguaglianza ed è vicina al nulla per la minoranza. “The will is good because of goodness, and goodness is lovable by the will; if they convert, the subject in which they exist always does good and loves well, an it can never act in any way contrary to this.” - (fr:2163) “By reason of difference, the will contains in itself the distinction among the lover, the lovable and loving, which exist in it clearly without confusion; and difference is loved by the will.” - (fr:2180)
La Virtù è buona per la bontà, grande per la grandezza, dura per la durata, potente per la potenza, conoscibile dalla sapienza, amata dall’amore, vera per la verità, godibile per la gloria. È chiara per la differenza, contiene cose concordanti per la concordia, è contraria al vizio per la contrarietà, è prima per la priorità, è mediata per il mezzo, riposa nel fine, maggiora per la maggioranza, ugualizza per l’uguaglianza e a volte è minore per la minoranza. “Virtue is good by reason of goodness, and goodness is virtuous by reason of virtue.” - (fr:2202) “Virtue is against its contrary, namely vice and sin, which it opposes with goodness, greatness etc.” - (fr:2226)
La Verità è buona per la bontà, grande per la grandezza, dura per la durata, potente per la potenza, conoscibile dalla sapienza, amata dalla volontà, virtuosa per la virtù, godibile per la gloria. È chiara per la differenza, contiene cose concordanti per la concordia, è contro la falsità, è principio per il principio, ha verifica nel mezzo, riposa nel fine, una verità è maggiore di un’altra per la maggioranza, ha verificatore uguale per l’uguaglianza e una verità è minore di un’altra per la minoranza. “Truth is good by reason of goodness, while goodness is true by reason of truth; and if they convert, then the good and the true are always identical, but when they sometimes do not convert in some subject, one may falsely expect to obtain the truth in a way that is neither true nor virtuous.” - (fr:2241) “Truth is against falsehood, which it opposes with its verifier, verifiable and verifying, and thus it is simply disparate from falsehood.” - (fr:2262)
La Gloria è buona per la bontà, grande per la grandezza, dura per la durata, potente per la potenza, conoscibile dalla sapienza, amata dalla volontà, virtuosa per la virtù, vera per la verità. È chiara per la differenza, ha cose concordanti per la concordia, rimuove la punizione per la contrarietà, il principio le dà ragione di iniziare, fluisce per il mezzo, riposa nel fine, la gloria maggiore ha delizia maggiore, riposa per l’uguaglianza e la minoranza la avvicina alla punizione. “Glory is good by reason of goodness.” - (fr:2278) “Glory is great by reason of greatness, but it would not be great without its own glorifier, glorifiable and glorifying.” - (fr:2281) “Glorifying removes glory from punishment, its contrary, from which glory cannot be perfectly removed without glorifying.” - (fr:2302)
La Differenza è buona per la bontà, grande per la grandezza, dura per la durata, potente per la potenza, conoscibile dalla sapienza, desiderabile dalla volontà, virtuosa per la virtù, vera per la verità, godibile per la gloria. Ha cose concordanti per la concordia, è diversa dalla contrarietà, ha priorità naturale per il principio, ha natura mediale per il mezzo, riposa per il fine, è maggiore in alcuni soggetti per la maggioranza, ha cose uguali per l’uguaglianza ed è minore per la minoranza. “Difference is good by reason of goodness, while goodness is distinct by reason of difference; and thus, goodness and difference are reasons for the subject in which they exist to produce distinct good by acting distinctly and well.” - (fr:2316) “Difference is great by reason of greatness because it causes distinctions to exist between one genus and another, between genus and species, between species and individuals, between one individual and another and between an individual and his act.” - (fr:2318)
La Concordia è buona per la bontà, grande per la grandezza, dura per la durata, può esistere per la potenza, conosciuta dalla sapienza, amata dalla volontà, concorda le virtù, vera per la verità, glorificabile per la gloria. Non può essere senza differenza, è opposta alla contrarietà, è generale per il principio, fluisce per il mezzo. “Concordance is good by reason of goodness, while goodness is concordant by reason of concordance; and thus they participate in the subject in which they exist by bonifying and concording.” - (fr:2365) “Concordance and contrariety are opposed because concordance builds up what contrariety tears down, and vice versa.” - (fr:2389)
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[4.1-71-2461|2531]
4 Principio, Medio e Fine: la loro natura e relazioni
Le relazioni necessarie tra principio, medio e fine, e le loro proprietà in Dio e nelle creature.
Il Principio è conoscibile dalla sapienza e, se questa è infinita ed eterna e identica al principio, allora il principio deve coesistere necessariamente con l’eternizzare e il conoscere “Principle is knowable to wisdom, and if wisdom is infinite, eternal and identical to principle, then principle must necessarily coexist with eternalizing and knowing.” - (fr:2461). È amato dalla volontà e, se identico a grandezza, eternità e volontà, deve avere atti innati e amabili di iniziare, magnificare ed eternizzare “Principle is loved by the will, but if it is identical to greatness, eternity and will, then this principle must have innate and lovable acts of initiating, magnifying and eternalizing, and this cannot be otherwise.” - (fr:2463). È vero per ragione della verità, e se un principio è identico a verità ed eternità, allora iniziare, verificare ed eternizzare devono procedere necessariamente al suo interno “Principle is true by reason of truth, and truth is initiable by reason of principle; and if a principle is identical with truth and eternity, then initiating, verifying and eternalizing must necessarily proceed within this principle.” - (fr:2468). Per ragione della differenza, il principio è chiaro e senza confusione, e se esso è intelletto, allora iniziare e comprendere sono convertibili “Principle is clear and without confusion by reason of difference, and if the principle is intellect, then initiating and understanding are convertible” - (fr:2472).
Dio è il principio supremo e perfetto, e in Lui devono esistere necessariamente l’iniziatore, l’iniziabile e l’iniziare “God is a principle, He is the supreme perfect principle, whence it follows that the things whereby God is most removed from minority of principle must necessarily exist in him; therefore the initiator, initiable and initiating are all present in God.” - (fr:2493). Egli riposa in Se stesso “God reposes in himself” - (fr:2491), ed è il principio maggiore, in atto senza essere stato tratto dalla potenzialità “The major principle is the one that is in act without having been brought out of potentiality” - (fr:2487).
Il Medio è necessario perché il principio raggiunga il fine “without the middle, the beginning cannot reach the end” - (fr:2495). È buono per ragione della bontà, grande per ragione della grandezza e dura attraverso la durata dell’influsso del fine e del riflusso del principio “The middle lasts through the duration of the influence of the end and the reflux of the beginning.” - (fr:2499). Se converte con la durata, e se sono eternità, il flusso e riflusso dura dall’eternità “if the middle converts with duration, and if they are eternity, the flux and reflux lasts from eternity as do the mediating and eternalizing.” - (fr:2500). Il medio riposa nel fine perché il principio passa attraverso il mezzo per raggiungere il fine “The middle reposes in the end because the beginning goes through the middle to reach the end” - (fr:2523). Un mezzo maggiore è quello sostanziale, che ha un principio e un fine sostanziale con cui è uno in essenza; un mezzo minore è accidentale, come il correre o il mangiare “A major means is for instance the substantial means that has a substantial beginning and end with which it is one in essence, substance and nature; a lesser means is for instance: an accidental means like running or eating” - (fr:2527).
Il Principio riposa nel fine “The beginning reposes in the end.” - (fr:2481), ma non può farlo senza iniziare, ed entrambi l’iniziatore e l’iniziabile devono essere dell’essenza del principio “it cannot repose in the end without initiating and both initiator and initiable must be of the essence of the beginning.” - (fr:2482). Solo Dio è il principio e fine supremo “only God is the supreme beginning and end.” - (fr:2484).
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[5.1-57-2627|2683]
5 Le proprietà dell’Uguaglianza e della Minorità
L’Uguaglianza si rapporta ai principi primi, mentre la Minorità ne limita la portata.
L’Uguaglianza è potente e conoscevole, co-essenziale a principi come volontà, virtù, verità e gloria, operando in essi. “Equality is powerful in power, and through equality, power has its own equal innate co-essential things that cause equalizing and powering to proceed within the subject in which they exist.” - (fr:2628). È amica della Concordia e principio essa stessa, mentre è nemica della Contrarietà e della Minorità. “Equality and contrariety are not friends, because equality is a friend of concordance.” - (fr:2645). La Giustizia nasce da Uguaglianza e Concordia.
La Minorità, al contrario, è vicina al nulla e nemica della Maggioranza. “Minority does not belong to the genus of greatness, as compared to majority, its contrary” - (fr:2661). Appartiene alla potenza e all’inattività, limita la gloria e, partecipando solo in piccola misura alla Concordia, spiega perché il mondo non è eterno. “Here, we see that the world is not eternal because if it was, it would have to belong to the genus of some eternity lesser than God’s eternity” - (fr:2664). Tuttavia, può essere virtuosa e vera, e la volontà la desidera in alcuni soggetti per apprezzare meglio la Maggioranza in altri.
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[6.1-60-3278|3337]
6 La differenza e la concordanza attraverso le regole
L’indagine sulle nature della differenza e della concordanza, condotta applicando le specie delle regole logiche.
La differenza esiste nel tempo, nello spazio e in tutte le specie della regola I, essendo necessaria perché il mondo abbia una sua passione propria: “difference exists in space because without space, difference could not be a passion proper to the world” - (fr:3284). Essa esiste nel modo in cui è presente nei suoi correlativi e “veste” gli altri principi, agendo come uno scrittore che muove la penna: “difference has a way of differentiating things substantially from each other through their successive movement” - (fr:3288). I suoi mezzi sono i suoi correlativi, la bontà, la grandezza, il movimento e gli altri principi, senza i quali non potrebbe esistere.
La concordanza è sostanziale, parte costitutiva dei soggetti in cui esiste, altrimenti l’essenza della forma non potrebbe accordarsi con quella della materia: “the entire essence of form would not be concordant with the entire essence of matter in constituting a third substantial entity” - (fr:3298). La sua funzione è concordare, possiede i correlativi (concordante, concordato, concordare) ed è presente in tutte le regole (D, E, F, G, H, I, K). Sussiste per sé come entità primordiale, consiste nei suoi correlativi e appartiene alla concordanza sostanziale come un abito all’uomo. Esiste formalmente per via dei suoi correlativi e affinché gli altri principi riposino in essa. Ha una quantità duplice (della sostanza e dell’abito) e la qualità di una passione propria nel soggetto.
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[7.1-163-3594|3756]
7 Principi di Maggioranza, Uguaglianza e Minoranza
Analisi ontologica delle tre relazioni fondamentali attraverso una struttura di regole.
La maggioranza esiste come principio primordiale per sé, con i suoi correlativi, senza i quali nessun atto maggiore è possibile “We answer that it is, by rule B and the first species of rule D; otherwise, it would exist by accident” - (fr:3598). È un abito sotto cui si dispongono maggioranze subalterne, distinto dagli altri principi “it is a habit under which subalternate majorities are disposed” - (fr:3605). Esiste per sé, altrimenti consisterebbe in uguaglianza o minoranza “it exists on its own, because if it did not, then it would consist of either equality or minority” - (fr:3612). La sua essenza è radicata nei correlativi: parte attiva maggiore, parte passiva maggiore e atto maggiore “it is made of its correlatives, namely the major active part, the major passive part and the major act” - (fr:3614). Esiste affinché gli altri principi possano essere subalterni al suo genere “it is so the other principles can be subalternate to its genus” - (fr:3622). Esiste quando è presente in tutte le specie delle sue regole “it exists when it is present in all the species of its rules” - (fr:3636).
L’uguaglianza è un principio generalissimo, il cui compito proprio è equiparare “it is the being whose proper function is to equalize” - (fr:3657). Ha i suoi correlativi costitutivi innati: l’equiparante, l’equiparato e l’equiparare “it has its own innate constituting correlatives, namely the equalizer, equalized and equalizing” - (fr:3659). Esiste per sé, altrimenti le uguaglianze subalterne non avrebbero un proprio genere “it exists on its own, otherwise the subalternate equalities would not have their own genus” - (fr:3666). Esiste nell’anima affinché Dio possa essere ugualmente ricordato, compreso e amato “it exists in the soul so that God can be equally remembered, understood and loved by it” - (fr:3676). Esiste in sé stessa perché consiste dei suoi correlativi “it exists in itself because it consists of its correlatives” - (fr:3693).
La minoranza è l’essere la cui funzione propria è diminuire e allontanarsi dalla maggioranza “it is the being whose proper function is to decrease and to move away from majority” - (fr:3711). Vi è una minoranza sostanziale e una accidentale, altrimenti verrebbe distrutta la relazione sostanziale tra maggioranza e minoranza “otherwise the substantial relation that exists between majority and minority would be destroyed” - (fr:3707). È un’entità consumativa che cerca la prossimità al nulla “it is a consumptive entity that seeks the proximity of nothingness” - (fr:3715). Esiste affinché gli esseri minori possano appartenere al suo genere, senza il quale non ci sarebbero movimento, divisione, generazione, corruzione e privazione “it exists so that minor beings can belong to its genus, without which there would be no movement, division, generation, corruption and privation” - (fr:3732).
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[8.1-516-3782|4297]
8 Le dignità divine e i loro atti infiniti
L’esistenza di Dio implica necessariamente le sue dignità divine, le quali sono co-essenziate, sostanziali ed eterne, e possiedono atti intrinseci e infiniti.
L’esistenza di Dio è dimostrata dalle sue dignità essenziali: bontà, grandezza, eternità, potenza, sapienza, amore, virtù, verità e gloria. Senza di esse, Dio non sarebbe Dio. “God exists, and his existence is great, for if it was not great, He would not be qualified to be God; hence, it follows that divine greatness is a real being.” - (fr:3782). Queste dignità, pur essendo un’unica essenza divina, sono realmente distinte e numerabili, poiché Dio non potrebbe esistere senza una pluralità di ragioni. “We have proved that the divine dignities really exist, because God cannot be God without them; and thus we can enumerate them, as each exists in its own numerical identity.” - (fr:3791). Esse hanno il loro fine in se stesse e non nelle creature, altrimenti Dio esisterebbe per accidente.
Ogni dignità possiede un atto intrinseco, co-essenziale e infinito. Senza un atto, una dignità sarebbe inutile e privativa. “Further, if divine goodness and the rest of the dignities had no acts, they would be idle, empty and void of any kind of final purpose, which is impossible… Therefore, the divine dignities have their own intrinsic, coessential and natural acts.” - (fr:3810). Così, la bontà ha l’atto del bonificare, la grandezza del magnificare, l’eternità dell’eternizzare, e così via. “Just as blindness is a privative act because it does not have the act of seeing, likewise, divine goodness would be a privative act if it did not have its own intrinsic, co-essential act of bonifying.” - (fr:3813).
La natura infinita di Dio richiede che sia le dignità che i loro atti siano infiniti. “Divine goodness is a reason for good to produce good while goodness is great by reason of greatness, eternal by reason of eternity… It necessarily follows that the bonifying act of goodness must be infinite just as goodness is infinite and just as all the other divine reasons or dignities are infinite.” - (fr:3856, 3857). Un atto finito per una dignità infinita comporterebbe contraddizione e imperfezione. Questo vale per tutte le dignità: bontà, grandezza, eternità, potenza, sapienza, volontà, virtù, verità e gloria.
Considerando Dio in combinazione con i principi (come differenza, concordanza, principio, mezzo, fine, maggioranza, uguaglianza), si comprende la sua essenza e la sua relazione con le creature. Egli è il principio primo, il suo fine è in se stesso e la differenza tra le sue dignità è reale ma senza confusione. “In God there is equality, as we see in his co-essential goodness etc. where the bonifier has two substantial actions because it bonifies the bonified and the bonifying…” - (fr:4083, 4084). Dio crea il mondo per riflettere la sua gloria e per permettere alle creature di conoscerlo, amarlo e lodarlo.
Applicando le regole dell’arte (come la Regola B), si dimostra l’esistenza di Dio a partire dall’eternità e dalle altre dignità. “Eternity exists. Without eternity, the world would have arisen from itself… Therefore, eternity exists, and consequently, so does its concrete, namely eternal being… We call this being ‘God’…” - (fr:4105, 4109, 4114). Le definizioni sostanziali di Dio (Regola C) mostrano che Egli è l’essere le cui ragioni intrinseche sono convertibili, che non può essere altrimenti, che è sostanza senza accidenti e fine a se stesso. “God is the being whose intrinsic reasons are convertible; the being whose intrinsic reasons are convertible is God.” - (fr:4189). Dio consiste nei suoi correlativi (bonificatore, bonificato, bonificazione) e non ha origine da altro. La sua quantità non è reale (corporea) ma numerica, basata sulla distinzione dei tre correlativi in ciascuna dignità, numero sufficiente e perfetto. “Numerical quantity can exist in God by reason of his correlatives. For instance, in divine goodness, the bonifier is aware of himself as one distinct entity…” - (fr:4266, 4267). Le sue qualità sono proprie e sostanziali, derivanti dalle sue dignità.
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[9.1-79-4758|4836]
9 L’umidità radicale, l’anima e la definizione dell’uomo
L’intelletto comprende la composizione umana di umidità radicale e nutriente, la gerarchia delle sue potenze e, applicando le Regole, arriva a definire l’uomo attraverso molteplici predicati affermativi.
L’intelletto comprende la doppia umidità nell’uomo: quella radicale, fatta di principi primi che si congiungono all’anima, e quella nutriente, suo strumento. “Nourishing moisture is its instrument - like the shuttle in a weaver’s loom” - (fr:4760) [L’umidità nutriente è il suo strumento - come la spola nel telaio di un tessitore]. Il loro scambio mantiene viva l’umidità radicale, che trasforma il cibo in varie parti del corpo attraverso la potenza vegetativa.
Nell’uomo c’è una congiunzione naturale di fini spirituali e corporali. L’anima è un’immagine sostanziale maggiore e il corpo una minore, con una gerarchia di potenze: l’immaginativa è maggiore della sensitiva, che è maggiore della vegetativa, a sua volta maggiore dell’elementativa. “In the body, the imagination is a greater image than the sensitive power because it objectifies the sensitive power” - (fr:4767) [Nel corpo, l’immaginazione è un’immagine maggiore della potenza sensitiva perché oggettivizza la potenza sensitiva]. Anima e corpo, sebbene di principi diversi, sono uniti in una composizione equilibrata.
L’uomo, creato dal nulla, è rivestito di minorità e si volge a cose minori. La sua anima è incline al peccato, un’abitudine privativa senza essenza. “it is nothing but a privative habit that deviates its subject from his intended purpose” - (fr:4776) [non è altro che un’abitudine privativa che devia il suo soggetto dal suo scopo inteso].
Applicando la Regola B, si stabilisce che si può conoscere più dell’uomo attraverso l’affermazione che attraverso la negazione, perché l’affermazione connette naturalmente il predicato al soggetto. “an affirmative statement defines the subject with its naturally connected predicate, as when we say that man is a rational animal” - (fr:4780) [un’affermazione definisce il soggetto con il suo predicato naturalmente connesso, come quando diciamo che l’uomo è un animale razionale]. Per definire estesamente l’uomo si usano trenta definizioni secondo la Regola C.
Le definizioni affermano la superiorità e la peculiarità dell’uomo: è l’animale con più specie di bontà, grandezza e potenze; ha una parte incorruttibile; produce specie intelligibili e amabili; pratica virtù e vizi; usa le arti. “Man is the animal who truly uses the liberal and mechanical arts” - (fr:4810) [L’uomo è l’animale che usa veramente le arti liberali e meccaniche]. In lui ci sono più differenze, concordanze, opposizioni e principi operanti. Esiste per uno scopo maggiore e appartiene alla specie animale più elevata. “Man is the animal who belongs to the topmost animal species” - (fr:4826) [L’uomo è l’animale che appartiene alla specie animale più alta]. È la sostanza che comprende più cose, con più specie di quantità e dotata di qualità spirituali e corporali innate.
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10 L’immaginazione, la sensibilità e la vegetazione: potenze dell’anima
La facoltà immaginativa, intermedia tra sensi e intelletto, possiede principi e strumenti per formare immagini, mentre la potenza sensitiva e quella vegetativa operano con istinto, appetito e virtù nei loro rispettivi ambiti.
La facoltà immaginativa è una potenza che permette agli animali di formare immagini di oggetti assenti dai sensi. Possiede un istinto naturale, come si vede nelle capre che istintivamente evitano i lupi (fr:4938), e un appetito con cui cerca gli oggetti immaginati (fr:4940). La sua virtù attira le specie dai sensi per caratterizzarle nel proprio “immaginabile” innato (fr:4943). Essa è un principio efficiente che trova il proprio materiale negli oggetti sensibili (fr:4955). Nell’uomo, funziona da mezzo tra le potenze del senso e dell’intelletto, permettendo a quest’ultimo di acquisire somiglianze delle cose (fr:4957). La sua natura è corporea, poiché non può oggettivare nulla che non abbia le caratteristiche proprie degli oggetti sensibili, come linee e figure (fr:4972). Si definisce attraverso i dieci predicati: è una parte della sostanza animata, una potenza per immaginare quantità e qualità, ed è attiva nella sua parte immaginativa e passiva in quella immaginabile (fr:4978, 4980, 4982, 4986, 4988). Risiede in una membrana nella testa, dove le immagini appaiono come in uno specchio (fr:4992). Immagina i suoi oggetti nel proprio “immaginabile” intrinseco e consustanziale, che è un soggetto universale per tutto ciò che può essere immaginato (fr:5058, 5059).
La potenza sensitiva è quella con cui gli animali sentono le cose e sono sentiti (fr:5076). Ha un istinto innato, come la paura umana per i serpenti o quella delle capre per i lupi (fr:5087), e un appetito per esercitare i suoi atti (fr:5090). Possiede una virtù, evidente nei sensi particolari, che devono essere “vestiti” dell’abito della propria virtù innata per funzionare (fr:5092). Per ragione della differenza, ha sensi particolari determinati dagli organi, come la vista per il colore e l’udito per il suono (fr:5100, 5101). Il senso comune è il mezzo, mentre i sensi particolari sono gli estremi; è causa degli oggetti sensibili in quanto sono sentiti tramite i sensi particolari come strumenti (fr:5116, 5117). La potenza sensitiva esiste tra l’immaginativa e la vegetativa, ed è innestata su quest’ultima (fr:5118, 5119). Sente gli oggetti nella sua parte sensibile intrinseca, che è della sua essenza (fr:5192), e lo fa con le sue specie, “come una calamita attrae il ferro con la sua specie” (fr:5203).
La potenza vegetativa è buona e grande, poiché avvolge tutta la vegetazione (fr:5207, 5209). È la stessa potenza generale presente in specie diverse in una varietà di soggetti (fr:5211). Ha un istinto con cui ogni essere vegetato si dedica al proprio lavoro specifico (fr:5221), e un appetito per trasformare le cose elementate in cose vegetate (fr:5223). Per ragione della verità, vegeta veramente e ha le sue vere condizioni (fr:5231). È piantata nella differenza, cosicché ci sono molte specie nel suo genere (fr:5236), e ha concordanza, per cui le sue specie hanno cose in cui si accordano (fr:5242). La contrarietà è un soggetto in cui è piantata, così da causare corruzione come la concordanza causa generazione (fr:5247). È un principio con cui i composti vegetanti trasmutano una specie in un’altra (fr:5251).
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11 La potenza vegetativa e quella elementativa secondo i principî e le regole
Le potenze vegetativa ed elementativa, con le loro relazioni gerarchiche e i loro processi, sono indagate attraverso un sistema di regole e principî.
La potenza vegetativa, posta gerarchicamente sopra quella elementativa e sotto quella sensitiva, è il mezzo con cui piante e animali vivono, si nutrono, crescono e trasmutano una sostanza in un’altra. “The vegetative power in plants makes some plants bigger than others, and in animals too, the vegetative makes some animals bigger than others” - (fr:5267). La sua essenza si fonda sui suoi correlativi (vegetativo, vegetabile, vegetante) e agisce nel suo intrinseco “parte vegetabile”. Attraverso regole specifiche (da B a K), si esamina la sua natura: è accessibile ai sensi solo tramite l’unione con la sensitiva o attraverso il nome udito (fr:5281-5284); è il fondamento della facoltà sensitiva ed è fondata a sua volta nell’elementativa (fr:5295); esiste per permettere alle cose vegetate di esistere (fr:5317). L’intelletto si interroga su come possa possedere sia quantità continua (per il moto continuo) che discreta (nei suoi correlativi) nello stesso soggetto (fr:5324-5325).
La potenza elementativa è la potenza con cui gli elementi entrano in composizione ed è il sostrato di tutte le cose elementate. “The elementative is a power with which the elements enter into composition and it is the substrate of all elemented things” - (fr:5355). È buona, grande, duratura, potente e possiede istinto, appetito e virtù generali da cui discendono quelle particolari. La sua disposizione in qualità contrarie (caldo/freddo, umido/secco) permette la generazione e la corruzione. Il suo fine ultimo è generare e possedere le cose elementate in cui riposa (fr:5406-5409). Anche l’elementativa viene analizzata attraverso le regole: non è essenzialmente diversa dalle cose elementate (fr:5420-5422); è lo strumento che permette agli elementi di agire (fr:5431); esiste per permettere l’esistenza delle cose elementate e per fondare su di sé le potenze superiori (fr:5452). Un punto cruciale è che tutti e quattro gli elementi sono mescolati in ogni sfera e in ogni cosa elementata. L’ipotesi contraria porterebbe all’assurdo di otto elementi e alla distruzione dell’ordine naturale (fr:5482-5491). Il loro moto circolare e la mescolanza avvengono attraverso una scala di concordanza, dove le qualità si trasmettono per affinità senza mai lasciare i propri soggetti (fr:5498-5500).
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12 Sulla natura della giustizia, della prudenza, della fortezza, della temperanza e della fede
La giustizia nasce dalla concordanza dei principi e media tra le parti, mentre le altre virtù cardinali si definiscono attraverso i loro principi costitutivi e regole specifiche.
La giustizia sorge dalla concordanza dei principi: “Justice arises in the concordance of the principles, and so it lives” - (fr:5560). È l’abito positivo il cui fine è il riposo dei principi, e media tra attore e convenuto: “Justice mediates between the plaintiff and the defendant, while the judge gives to each party its lawful due by reason of justice” - (fr:5569). L’ingiuria è il suo opposto, un abito privativo. La giustizia significa essenza, mentre la legge ne significa l’esistenza che la sostiene: “Justice means, or signifies essence; law signifies the existence of justice, and as existence sustains essence, so does law sustain justice” - (fr:5566). Può essere maggiore o minore, sostanziale o accidentale.
La prudenza è l’abito con cui si sceglie il bene maggiore ed è necessaria per agire correttamente: “prudence is a habit with which a prudent man chooses greater good over lesser good” - (fr:5671). Esiste per essere di utilità pratica per raggiungere il riposo.
La fortezza è un abito che edifica fortificazioni contro i vizi: “fortitude is a habit that builds fortifications against the vices” - (fr:5740). Esiste per permettere alle altre virtù di essere vittoriose sui vizi.
La temperanza è la virtù che permette di agire con moderazione: “temperance is the virtue that enables one to act temperately” - (fr:5812). È la misura del mezzo e tutte le virtù ne hanno bisogno per avere atti moderati.
La fede santa è quell’oggettivazione di Dio che va al di là della capacità naturale dell’intelletto: “This kind of objectification is what we call holy faith, and it is a good and admirable thing” - (fr:5859).
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13 Fede, Speranza e Carità: virtù teologali e loro relazioni con le facoltà dell’anima
La fede eleva l’intelletto a credere in Dio al di là della comprensione, la speranza consola la memoria e la carità innalza la volontà all’amore divino.
La fede, virtù infusa da Dio, è un’abitudine dell’intelletto che lo eleva a credere in ciò che non può comprendere naturalmente. “Faith ascends above intellect just like oil rising above water” - (fr:5862) [La fede ascende al di sopra dell’intelletto proprio come l’olio sale sopra l’acqua]. Essa è superiore all’intelletto e non perisce quando l’intelletto raggiunge la comprensione, ma rimane come un’abitudine. “Faith does not perish when the intellect understands the prime object” - (fr:5883). La fede è il mezzo principale, in questa vita mortale, per cui l’intelletto guadagna merito e ascende all’oggetto primo, che è Dio. “on the pilgrimage through this mortal life, belief is the intellect’s primary guide” - (fr:5912). L’intelletto sale come un uomo che scala una scala, mettendo prima il piede della fede e poi quello dell’intelletto. “First, he puts the foot of faith on the first rung, and then the foot of intellect follows” - (fr:5916). La sua destinazione finale, tuttavia, non è il credere ma il comprendere. “The intellect’s final purpose is not in believing but in understanding” - (fr:5920).
La speranza è un’abitudine della memoria che la consola e le permette di elevarsi a Dio attraverso lo sperare, specialmente nei momenti di necessità o di disperazione. “Hope is a habit of memory with which the memory can ascend to the prime object through hoping” - (fr:5996). Essa conforta l’intelletto e la volontà. “in times of need the memory comforts and consoles the intellect and the will” - (fr:6057). Come la fede per l’intelletto, la speranza è un atto morale superiore all’atto naturale del ricordare. “hoping is above and remembering is below, since remembering is a natural act, but hoping is a moral act” - (fr:6029). Senza speranza, il peccatore cade nella disperazione e nell’odio. “without hope, he descends to hate and despair” - (fr:6026).
La carità è un’abitudine della volontà che, per la sua bontà, la eleva ad amare la bontà divina più di se stessa. “Charity is a habit of the will, and by reason of its goodness it elevates the will to love divine goodness more than itself” - (fr:6115). La volontà senza carità è viziosa. “The will without charity is vicious, as is the memory without hope” - (fr:6018). Queste tre virtù teologali — fede, speranza e carità — operano in concordanza, aiutandosi a vicenda per innalzare l’uomo verso Dio. “the memory helps the will with hope and the will helps the memory with charity, so that both are virtuous” - (fr:6019).
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14 Carità, Pazienza, Compassione e i loro vizi opposti
La carità è l’abito della volontà che la fa amare Dio e il prossimo oltre la sua capacità naturale; la pazienza è la virtù che muove la volontà ad amare la sofferenza; la compassione è la virtù che muove la volontà a soffrire per la sofferenza del prossimo. I vizi contrari (avarizia, gola, lussuria, superbia, accidia, invidia, ira, falsità, incostanza) sono abiti privativi che ostacolano le virtù.
La carità è definita come la virtù con cui la volontà ascende ad amare Dio e il prossimo oltre la sua capacità naturale “charity is the virtue with which the will ascends to loving God and its neighbour beyond its natural capacity” - (fr:6139). È l’imperatrice e governante di tutte le altre virtù “it is the empress and governor of all the other virtues” - (fr:6144). La carità riduce tutte le cose a un unico fine buono e concordante “Charity reduces all things to one good and concordant end” - (fr:6126) e trova riposo in tutte le cose “Charity finds repose in all things” - (fr:6130).
La pazienza è un abito della volontà che vince la propria malizia “Patience is a habit of the will, and the will overcomes its own malice with the goodness of patience” - (fr:6188). È la virtù che muove la volontà ad amare la sofferenza oltre la sua capacità “patience is the virtue that moves the will to love suffering beyond its capacity” - (fr:6212). La pazienza sopprime tutto con compassione, carità e umiltà “Patience overpowers everything with compassion, charity and humility” - (fr:6190) e, attraverso la sofferenza, acquista gioia e diletto “Through suffering, patience acquires joy and delight” - (fr:6195).
La compassione è la virtù che muove la volontà a soffrire a causa della sofferenza del prossimo “compassion is the virtue that moves the will to suffer on account of the suffering of one’s fellow man” - (fr:6286). Con la bontà della compassione, la volontà è disposta a soffrire per la sofferenza altrui “With the goodness of compassion, the will is disposed to suffer on account of the suffering of one’s fellow man” - (fr:6260). La vera compassione è una vera medicina per l’anima “True compassion is true medicine for the soul” - (fr:6268).
I vizi sono analizzati come abiti privativi contrari alle virtù. L’avarizia è il peccato che devia le cose buone dal loro fine inteso “avarice is the sin that deviates good things from their intended purpose” - (fr:6357). La gola è il peccato per cui il goloso mangia e beve troppo “gluttony is the sin whereby the glutton eats and drinks too much” - (fr:6429). La lussuria è il peccato la cui funzione propria è la fornicazione “it is the sin whose proper function is fornication” - (fr:6505). Il superbo discende nella misura in cui crede di ascendere “it is the vice that descends to the extent it believes it is ascending” - (fr:6573). L’accidia è il vizio a causa del quale l’accidioso si rattrista per la buona sorte del prossimo e gioisce della sua sfortuna “acedia is the vice on account of which the acedious man grieves over the good fortune of his fellow men and rejoice in their misfortune” - (fr:6642). L’invidia è il peccato che dà all’invidioso una brama irragionevole per cose che non sono sue “envy is the sin that gives the envious man an unreasonable craving for things that are not his” - (fr:6710). L’ira è il peccato con cui la volontà odia il bene e ama il male, senza alcuna deliberazione “ire is the sin with which the will hates good and loves evil, without any deliberation” - (fr:6778). La falsità è il peccato con cui l’uomo inganna ed è ingannato “it is the sin with which man deceives and is deceived” - (fr:6846). L’incostanza è un ramo deviato della costanza “it is a deviated offshoot of constancy” - (fr:6912).
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[15.1-225-6975|7199]
15 Applicazione dei termini e delle figure nell’arte
L’artista applica termini impliciti ed espliciti, figure, regole e definizioni per investigare questioni e giungere a conclusioni.
L’artista applica i termini contenuti in una domanda, siano essi impliciti o espliciti, per indagare una questione. Ad esempio, nella domanda se Dio esista, il termine “whether” richiama l’applicazione di B, che coinvolge bontà e differenza; l’artista può così ottenere aiuto dai termini rappresentati da B. “The term ‘whether’ in this question calls for the application of B, and B involves goodness and difference; thus, the artist can get help from the terms represented by B.” - (fr:6978). Può anche applicare altri termini impliciti nella domanda, come grandezza, eternità, ecc. “He can also apply other terms implied by the question and that are explicit terms of this art, such as greatness, eternity etc.” - (fr:6979). Se Dio esiste, lo fa attraverso infinita grandezza ed eternità, cosicché senza di esse non può esistere, e questo costituisce la camera BCD. “If God exists, He does so through infinite greatness and eternity, so that without infinite greatness, eternity etc. God cannot exist, and this constitutes camera BCD.” - (fr:6980, 6981). L’artista discorre poi con questi termini per provare o confutare l’esistenza di Dio, seguendo il modo in cui i tre termini si combinano con i principi e le regole. “The artist can then discourse with these terms to prove or disprove God’s existence following the way the three terms combine with the principles and the rules.” - (fr:6982).
Lo stesso metodo si applica quando la domanda contiene due o tre termini espliciti, riferendosi a un termine implicito come il potere o utilizzando le camere appropriate. “If the question contains two explicit terms - as when we ask if God is eternal - we can refer to another term implied by this question, namely power.” - (fr:6984). “Further, if the question contains three explicit terms - as in asking if it is good that God be as infinite in his greatness as in his eternity - we obtain camera BCD…” - (fr:6987). Per domande su concetti come “maggiore”, “minore” o “uguale”, si fa riferimento ai generi di maggioranza, minoranza e uguaglianza. “If we ask whether God is actually greater because of his intellect than because of his eternity, ‘greater’ applies to majority just as ‘lesser’ applies to minority…” - (fr:6991). “If we ask whether God is as powerful because of his power as he is powerful because of his will, we can refer to equality, a term that implies comparison…” - (fr:6993). Per domande sulla giustizia, si fa riferimento alla virtù e alla bontà. “If we ask whether God is just, we shall refer to virtue, because justice belongs to the genus of virtue. We can refer to goodness, given that it is good for God to be just.” - (fr:6995, 6996).
L’applicazione dei termini astratti e concreti funziona in quattro modi, a seconda che siano sostanziali o accidentali. “This application works in four ways. First, it applies when the terms contained in the question have substantial abstractness and concreteness, for instance igneity and fire…” - (fr:6999, 7000). “Secondly, it applies when both the abstract and the concrete terms are accidental.” - (fr:7001). “Third, it applies when the abstract term is substantial and the concrete term is accidental, as in igneity and heat…” - (fr:7004). “The fourth way is when the abstract is accidental and the concrete is substantial, as in ‘whiteness’ and ‘something white’…” - (fr:7005). Questi metodi sono implicati dai termini della domanda e vanno applicati alla conclusione. “These four methods are all implied by the terms of the question, and vice versa. Thus, they should be applied to the conclusion, so that the intellect is not deceived by any alteration in the middle term.” - (fr:7006, 7007).
Si applicano poi le figure. La prima figura procede facendo affermazioni in modo circolare e scambiando soggetto e predicato (es. “buona grandezza, grande bontà”). “Here the application proceeds as described in the part about the first figure, by making affirmations in a circular way and interchanging the subject and the predicate: for instance ‘good greatness, great goodness’ etc.” - (fr:7008). Se soggetto e predicato non sono convertibili, si usa la negazione. “But if the subject and predicate are not convertible, we use negation, for instance, take ‘greatness’ and ‘eternity’ - now there is some greatness that is not eternity, and vice versa…” - (fr:7009). La seconda figura si applica con i suoi triangoli e scale, che implicano principi generali, specifici e subalterni, ed è essenziale per l’ascesa e la discesa dell’intelletto. “The second figure applies with its triangles and the ladders placed above the angles, and the ladders imply entirely general principles, entirely specific principles and subalternate principles.” - (fr:7011). “Further, this ladder implies the ascent and descent of the intellect, for without these ladders the intellect has no way to ascend and descend.” - (fr:7013). La seconda figura può essere applicata alla prima. “Further, we say that the second figure can be applied to the first, for instance by placing difference between different kinds of goodness etc.” - (fr:7016).
Nella terza figura, se l’oggetto della domanda riguarda B, si applica C a B, e se non basta si applica D a B, e così via fino alla camera BK, usando affermazione e negazione. “If the subject matter of the question has to do with B, then apply C to B, and if applying C to B is not sufficient, apply D to B and so on all the way to camera BK. Take the meanings of the cameras and use affirmation and negation, so that the conditions and meanings of the letters are preserved.” - (fr:7021, 7022). Lo stesso si fa se l’oggetto riguarda C, D, E, ecc. “In addition, if the subject matter of the question has to do with C, apply the other letters to C as we did with B. The same can be done with DE etc.” - (fr:7023, 7024). Questa applicazione è infallibile e generale. “This application is infallible and highly general.” - (fr:7025).
Nella quarta figura, si applica la domanda alla camera pertinente (es. BCD). Se l’oggetto riguarda BCE piuttosto che BCD, si gira il cerchio interno per formare la camera BCE. “If the subject matter of the question has to do with camera BCD, then apply it to this camera. If the subject matter has to do with BCE rather than with BCD, then turn the inner circle and place E under C to form camera BCE.” - (fr:7028, 7029). Questa applicazione è più generale della terza figura, poiché ogni camera contiene tre lettere e contiene tutte le camere della tavola. “This application is more general than that of the third figure, because each camera contains three letters. Moreover, it is general to the degree that it contains all the cameras of the table.” - (fr:7031, 7032).
L’artista deve definire i termini contenuti nella domanda. Ad esempio, se si chiede se Dio è infinito, si definisce Dio come un essere così perfetto da non aver bisogno di nulla al di fuori di sé, e l’infinito come un essere che deve avere i suoi correlativi infiniti. “God is a being so perfect that He needs nothing outside himself. Infinity is a being that must have its own infinite correlatives without which it cannot exist at all.” - (fr:7037, 7038). Un termine può essere definito in più modi, passando attraverso le specie delle regole, come mostrato nelle molteplici definizioni dell’uomo. “Further, a term contained in a question can be defined in several ways, by going through the species of the rules.” - (fr:7041). Ciò fornisce una dottrina per fare definizioni diversificate della stessa cosa. “This provides a doctrine that enables one to make diversified definitions of the same thing so as to make the thing known through true definitions in ways in which it was not known before.” - (fr:7059).
Nell’indagine, l’artista applica la domanda alla sequenza delle regole. Come un cristallo prende il colore della superficie su cui è posto, così un termine sconosciuto combinato con le regole e le loro specie in sequenza viene “colorato” e chiarito. “A crystal placed on a red surface receives a red colouring, when placed on a green surface, it receives a green colouring… Similarly, when an unknown term is combined with the rules and their species in sequence, the unknown term is coloured and clarified by the species of the rules…” - (fr:7063, 7064). Viene fornito l’esempio di come combinare “natura” con la sequenza delle regole. “now for further clarification we want to give an example of how to combine nature with the sequence of rules.” - (fr:7065). Quando la natura è così combinata, diventa nota all’intelletto. “When nature is thus combined with the species of the rules in sequence, it becomes known to the intellect, because the species signify what nature is in existence and action.” - (fr:7091). Lo stesso si può fare con altre cose astratte o concrete. Per il miracoloso, l’intelletto discorre con la sequenza delle regole considerando il suo opposto. “Because we cannot say the same things about the realm of the miraculous as what we said about nature, when the intellect discourses on the miraculous with the sequence of rules, it can discover what it is by considering its opposite…” - (fr:7093).
Applicare la tavola consiste nell’applicare i termini della domanda alla tavola stessa. Se i termini riguardano la prima colonna (BCD), la domanda va applicata lì. “If the terms of the question have to do with the first column, namely BCD, then the question must be applied to the first column…” - (fr:7097). Ogni colonna può essere applicata alle altre, poiché sono interconnesse. “Moreover, each column can be applied to the other columns, for instance, the second column is applicable to the first and the third columns because it has BC in common with both…” - (fr:7102). L’intelletto realizza che tutte le colonne possono essere applicate a un’identica conclusione, raggiungendo un alto livello di generalità. “Here, the intellect realizes that all the columns can be applied to one identical conclusion, and thus it understands that it has reached a high level of generality through this highly general application.” - (fr:7103). Vengono forniti esempi di applicazione per domande sull’eternità del mondo, sul potere infinito del mondo e sulla produzione di angeli. “Further, if we ask whether the world is eternal, then the second camera of the first column, or BCTB, applies to the camera above it and to those below…” - (fr:7105). “If we ask whether the world’s power is infinite, we can get the answer by applying column BCD in the same way as we applied it to the question about the world’s eternity.” - (fr:7108). “Further, if we ask whether one angel produces another angel, we can get the answer by applying BCD because there is a great difference between the essence of an angel and that of a man or a rose.” - (fr:7111). L’applicazione della tavola richiede di preservare specie e regole, applicando attraverso affermazione e negazione, distinguendo ciò che è conveniente da ciò che non lo è. “Applying the table requires that the species and rules of the cameras be preserved, and that the things they signify with regard to the issue at hand and its conclusion be applied through affirmation and negation, while distinguishing what is convenient from what is inconvenient…” - (fr:7116).
L’evacuazione della terza figura si applica portando i termini espliciti della domanda alla camera più rilevante e risolvendola con affermazioni e negazioni. “apply the explicit terms of the question to the evacuation of the third figure, and to the camera most relevant to these terms.” - (fr:7118). Una domanda generale può essere applicata a una particolare e viceversa. “Further, a general question can be applied to a particular one and conversely, for instance if we ask whether goodness has great innate correlatives. This question is applied to the following one, namely whether the goodness of Socrates or of this rose has great innate correlatives.” - (fr:7122, 7123).
La moltiplicazione della quarta figura, descritta in cinque modi, è un metodo universale per moltiplicare le ragioni per la stessa conclusione. “We said in part seven that the multiplication of the fourth figure is done in five ways… If the artist wants to multiply many reasons for the same conclusion, he can apply the method we used for multiplying reasons with the fourth figure, because this is a universal method that regulates and clarifies particular methods…” - (fr:7130, 7131).
Nel mescolare principi e regole, si considerano principi espliciti e impliciti (le “cento forme”). “This chapter is divided into two parts: the first deals with explicit principles, and the second deals with implicit principles that we apply to the explicit ones and to the loci of the rules of this art.” - (fr:7134). Queste forme implicite forniscono supporto all’intelletto per cercare molte conclusioni. “These implicit principles are called the hundred forms, and we include them to provide the human intellect with more support for seeking out many conclusions by means of the art.” - (fr:7135). Se una domanda contiene termini espliciti (es. “essere buono, grande ed eterno”), si fa riferimento ai capitoli su bontà, grandezza ed eternità e si vede come si combinano con la sequenza di principi e regole, giungendo a una conclusione. “If the question contains explicit terms of this art, for instance if we ask whether there is a good, great and eternal being, we refer to the chapters on goodness, greatness and eternity and see how goodness and the other principles combine with the sequence of principles and rules and then we reach a conclusion…” - (fr:7140).
I nove soggetti già trattati (Dio, angeli, ecc.) forniscono un discorso a cui applicare le domande pertinenti. “We already covered the nine subjects, and if there is a question about God, apply it to the first subject and follow its discourse about God… If there is a question about angels, apply it to the second subject with its discourse on angels…” - (fr:7144, 7145).
Si inizia quindi l’applicazione delle cento forme, considerate in astratto, ciascuna con il suo concreto assegnato. “We call these the hundred forms and we consider them in the abstract. Some are ultimately general and others are subalternate. Each form has its own concrete assigned to it for clearer understanding…” - (fr:7148, 7149, 7150). Si inizia con l’Entità, definita in modo analogo ai principi espliciti: come la bontà è la causa per cui il bene fa il bene, l’entità è la causa per cui una cosa ne causa un’altra. “just as goodness is the cause on account of which good does good, so is entity the cause on account of which one thing causes another thing.” - (fr:7155). Il suo concreto, “cosa”, è implicito in specie di regole specifiche. “‘Thing’ is the concrete of entity, and it is implicit in the second species of D and in the first of E, while its constituent parts are implicit in the second species of C.” - (fr:7157).
Per Essenza e essere, si dice lo stesso che per entità e cosa. Se si chiede se ci sia differenza tra essenza e essere, si riferisce alla differenza (termine esplicito) e si combina con tutti i principi e regole per mostrare che la risposta è sì. “If we ask whether there is any difference between essence and being, we can refer to difference, an explicit term, and solve the question by combining difference with all the principles and rules to show clearly beyond doubt that the answer is yes.” - (fr:7160). Questa differenza esiste perché l’essenza è in alto per astrazione e i suoi concreti sono in basso per contrazione. “This difference exists because essence is above by abstraction and its concretes are below by contraction.” - (fr:7161).
L’Unità è la forma la cui funzione è unire. Si applica alla bontà, grandezza, ecc., perché è buona, grande, ecc. “Unity is the form whose function is to unite. It applies to goodness, greatness etc. because it is good, great etc.” - (fr:7164, 7165). Come l’unità è buona nella bontà e grande nella grandezza, così la bontà è un’unità nell’unità e la grandezza è un’altra unità causata dalla stessa unità. *“As unity is good in goodness and great in greatness, so is goodness one unit in unity, and greatness is another unit caused by the same unity
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[16.1-176-7204|7379]
16 Principi e regole: specie, individualità, proprietà e categorie
Le specie sono qualcosa di reale e ogni cosa specifica è un concreto di specie, applicabile alle regole D ed E. (fr:7204, fr:7205, fr:7206)
L’intelletto riconosce la realtà delle specie, fondamento per genere e individui. Esistono specie naturali, come i colori nella vista, e specie potenziali nelle virtù morali, immagini delle facoltà. Tuttavia, queste sono sottospecie delle facoltà stesse. L’individualità è definita come ragione per cui gli individui producono individui, con correlativi che costituiscono un’essenza indivisibile. Ogni individuo è un concreto di individualità, percepibile nei singoli elementi come una rosa. La proprietà è un principio implicito, ragione per cui le cose agiscono secondo le loro proprietà, applicabile alla differenza. Ogni cosa propria è un concreto di proprietà. L’intelletto riconosce qui i principi originari della scienza legislativa.
La semplicità rende i principi semplici e ha i suoi correlativi. Ogni cosa semplice è un concreto di semplicità. La composizione è un aggregato formale di più essenze, con propri correlativi compositi che costituiscono un’essenza composta. La forma si combina con la sequenza dei principi, ma questo vale solo per la forma composta degli esseri creati. È l’essenza con cui un agente agisce sulla materia. Ogni cosa formata è un concreto di forma, visibile negli esseri corporei. La materia è un’essenza passiva semplice, applicabile ai correlativi passivi dei principi. Il suo concreto materializzato è la fonte universale di tutta la materia particolare. La sostanza è una ragione generale per produrre cose sostanziali, composta da forma unita alla materia. Il suo concreto, l’essere sostanziale, è percepibile dai sensi.
L’accidente è una forma che esiste per il fine della sostanza. Sorge accidentalmente dalla contrazione dei principi. Ogni cosa accidentale è un concreto di accidente. La quantità è la ragione per cui cose quantificate producono cose quantificate; sorge dalla contrazione di principi come bontà e grandezza. Ogni cosa quantificata è un concreto misurato di quantità. La qualità pone che i correlativi sostanziali siano dotati di qualità. Sorge accidentalmente dalla contrazione dei principi. La relazione implica che cose relative causino cose correlate attraverso la relazione. Ogni cosa correlata è un concreto di relazione.
L’azione è la ragione per cui l’agente agisce sul soggetto passivo, suo concreto. La passione si combina con la miscela dei principi. Ogni cosa passiva è un concreto di passione. L’abito è un principio implicito: ogni cosa abituata è un concreto di abito. La situazione è un accidente che causa il situarsi dei principi. Ogni cosa situata è un concreto di situazione. Il tempo è il principio per cui tutte le cose create furono nuove e lo strumento per giorni e moto. Ogni cosa temporizzata è un concreto di tempo. Il luogo è il principio per cui tutte le cose sono contenitori e contenute, e lo strumento per il movimento. Ogni cosa localizzata è un concreto di luogo.
Il movimento è il principio per cui le cose mobili sono mobili, strumento con cui la sostanza si muove. La sua essenza non è percepibile, ma il movimento lo è nei soggetti. Ogni cosa che si muove è un concreto di movimento. L’immobilità è il principio per cui le cose immobili sono immobili, con correlativi intrinseci inseparabili. Ogni cosa immobile è un concreto di immobilità. L’istinto è ciò con cui i soggetti naturali agiscono secondo la loro specie. Ogni cosa istintiva è un concreto di istinto. L’appetito cerca il suo oggetto per trovarvi riposo. Il suo concreto è indicato dalle regole. L’attrazione applica le definizioni di fine e bontà: l’attraente attrae l’attratto. Ogni cosa attratta è un concreto di attrazione, che attrae specie naturali a sé per agire e riposare.
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[17.1-76-7458|7533]
17 Principi geometrici e fisici dei corpi naturali
Il punto naturale, base della scienza, si conosce tramite il suo corrispettivo mentale.
L’intelletto comprende i principi primi del corpo: il punto, la linea, la lunghezza, la larghezza, la superficie e la profondità. “Here, the intellect knows what the primordial principles of body are, namely: the point, the line, length, breadth, surface and depth.” - (fr:7467). La linea naturale è una lunghezza costituita da punti continui, ed è la seconda parte del corpo. “The natural line is a length constituted of a number of continuous points, and its extremes are two points.” - (fr:7462). La profondità sorge dalla rotondità dei punti, poiché un punto è per natura sferico. “However, depth springs from the rotundity of the points, because a point is spherical in nature before having length and breadth” - (fr:7465).
Le figure geometriche derivano da questi principi. Un triangolo è una figura con tre angoli, e ciascuno dei quattro elementi (fuoco, aria, acqua, terra) possiede un proprio triangolo governato dalle sue qualità (caldo, freddo, secco, umido). “A triangle is a figure with three angles contained by three lines, as we can see in elemented things where each element has its own triangle.” - (fr:7469). Il quadrato, con i suoi quattro angoli retti, risulta da quattro triangoli, così come il triangolo risulta da tre linee. “As diagonal lines visibly divide the square into four equal triangles, the intellect sees how the square results from four triangles, how the triangle results from three lines, and how the line results from a continuum of points.” - (fr:7478). Il cerchio è la figura ultima e più perfetta, che contiene tutte le altre e produce una somiglianza del cielo. “We call it ultimate because it is closer to perfection than any other figure, for it contains all the other figures from which it descends and of which it consists” - (fr:7481).
Un corpo è una sostanza piena di punti, linee e angoli disposti in lunghezza, larghezza e profondità. “A body is a substance full of points, lines and angles disposed in length, breadth and depth and habituated with a surface.” - (fr:7485). Esso possiede quantità continua e discreta, esiste nel tempo e nello spazio ed è in movimento. I movimenti completi di un corpo richiedono sei direzioni generali (su, giù, destra, sinistra, avanti, indietro). “There are six general directions, with the body at the center of the intersecting diametrical lines, so that the body can move up, down, to the right, to the left, forward and backward.” - (fr:7500). Una deviazione da questo movimento naturale causa mostruosità e abiti privativi come la cecità. “Monstrosity is a deviation of natural movement from the starting point to the ending point in the subject in which it exists” - (fr:7508).
L’intelletto comprende anche fenomeni come l’ombra e la derivazione. L’ombra è un’abitudine che priva la luce, e il suo colore dipende dal corpo che la intercetta (ad esempio, l’aria in ombra prende il colore della terra). “Shadow is a habit that deprives light so it cannot move in the six directions” - (fr:7517). La derivazione è il processo attraverso cui il particolare discende dall’universale, come una linea dai punti o una scienza dalle cose riflesse dall’intelletto. “Derivation is a general subject through which the particular descends from the universal, like a stream from a fountain, a line from points” - (fr:7511).
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[18.1-341-7849|8189]
18 Applicazione di un’arte generale alle discipline particolari
Un’arte generale, basata su principi e regole stabili, fornisce il metodo per trattare e perfezionare le arti particolari, dalla retorica alla coscienza.
La retorica abbellisce il discorso con belle forme e principi sostanziali, dichiarando “ciò che è possibile o impossibile, facile o difficile, utile o inutile” (fr:7859) e colorandolo con bei proverbi. La logica, invece, è “l’arte con cui il logico scopre la connessione naturale tra soggetto e predicato” (fr:7865), ma è una scienza instabile, mentre l’arte generale è permanente. Il logico non può scoprire la vera legge, mentre l’artista generale sì, “poiché la vera legge è quella che può reggere alla prova dei principi e delle regole di questa arte” (fr:7889). La grammatica, “arte di escogitare il modo corretto di parlare e scrivere” (fr:7893), si applica a questa arte generale, così come le sue otto parti del discorso si correlano ai principi e alle regole.
La morale, “l’abitudine a fare il bene o il male” (fr:7946), e la politica, “l’arte con cui i cittadini provvedono al bene pubblico della loro città” (fr:7976), derivano da essa e si costruiscono sulle virtù. La legge trova la sua forma perfetta solo se supera “la prova dei principi e delle regole di questa arte” (fr:8014). La medicina, il governo, la cavalleria, il commercio e la navigazione traggono tutti metodo e certezza dall’applicazione di questi principi generali. Anche la coscienza, che “vive di bontà, grandezza e perseveranza, ma muore per malizia, piccolezza e incostanza” (fr:8180), e la predicazione possono essere ridotte e fortificate attraverso questa arte.
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[19.1-85-8244|8328]
19 Metodo di preghiera e natura della memoria
L’intelletto vede come vincolare l’anima al soggetto supremo nella preghiera, associandola all’Arte della Filosofia dell’Amore.
Il contemplativo prega Dio seguendo il metodo del primo soggetto, poiché Dio non ascolta i peccatori che agiscono contro le sue ragioni. “God does not listen to sinners against his own reasons or against his correlatives” - (fr:8248). Chi prega senza contrizione non fa nulla di utile, anzi, bestemmia. La preghiera riguarda Dio come causa prima dei soggetti e delle virtù, ed è un soggetto vasto. “Here the intellect realizes that the subject of prayer is very great and wide ranging” - (fr:8251). Pregando, si deve amare Dio più di sé stessi, altrimenti Egli diventa nemico. Riguardo ai peccati passati, si deve amare la giustizia divina, non odiarla. Se non si comprendono le ragioni divine, si prega da credenti. La preghiera deve suscitare la coscienza e la contrizione, portando a pianto, confessione e penitenza. “Discussing contrition with the principles and rules will set your heart in motion, giving rise to weeping and sighs” - (fr:8262). Si devono considerare le avversità e le prosperità date da Dio per amore. Se l’intelletto è impedito, si ascende al primo soggetto senza sensi, o si discende pregando con i soggetti F e G. “Then you will see that in prayer, lower forms can do nothing against higher forms” - (fr:8270). Si deve esaminare il nono soggetto con amore, timore e ringraziamento, fino alle lacrime. Pregando, ci si aiuta con le cento forme, discutendole con i principi e le regole. Si prega per il popolo, per sé, per l’amico e per i defunti, artificialmente, per addestrare l’anima.
Memoria combinata con i principi La memoria, facoltà perfetta come intelletto e volontà, viene trattata con i principi e le regole per conoscerla perfettamente. “we now want to deal perfectly with memory, by discussing it in combination with the principles and rules, to gain perfect knowledge of it” - (fr:8279). La sua bontà è ragione morale per ricordare oggetti buoni, la sua grandezza per compiere un grande atto di ricordo. Ha una condizione con la durata (per le cose passate) e una con la potenza (per le possibilità). Riceve specie dall’intelletto (comprese) e dalla volontà (amate od odiate), e le restituisce nello stesso modo. È naturalmente un abito virtuoso, ma può vestirsi accidentalmente di un abito vizioso. È vera perché ricorda veramente il suo oggetto. Gode ricordando la gloria, ma soffre ricordando la punizione o quando non può ricordare ciò che vuole. “Memory enjoys remembering glory, but grieves when it remembers punishment” - (fr:8291). Con la differenza, ricorda in vari modi. Con la concordanza, concorda con intelletto e volontà sull’oggetto. Con la contrarietà, a volte li contraddice. Il suo atto di ricordare è un mezzo tra chi ricorda e la cosa ricordata. Termina in tre cose: potenza, oggetto e atto. Il fine della privazione la priva del suo abito. Il suo scopo finale è ricordare cose memorabili. Una memoria può essere maggiore di un’altra nell’atto. L’uomo usa questa facoltà a piacere, ricordando a volte molto, a volte poco. “man uses this faculty at will and thus he sometimes remembers much, and sometimes not much” - (fr:8308). Esiste naturalmente e ugualmente tra intelletto e volontà, ma a volte riceve specie amate ma non comprese. Con la minorità, è vicina al nulla quando dimentica.
Memoria combinata con le regole Con la prima specie della regola C, la memoria è una facoltà il cui compito specifico è ricordare. “memory is a faculty whose specific function is to remember things” - (fr:8317). Con la seconda specie, ha i suoi correlativi: il memorante, il memorabile e il ricordare. Con la terza specie, è oggettivamente buona nella bontà, supposto che intelletto e volontà riposino in un oggetto. È anche un abito con cui un soggetto preserva la scienza. Con la quarta specie, ha bontà in un soggetto buono, grandezza in uno grande, e azione nel soggetto e nell’oggetto. Con la prima specie della regola D, si chiede da cosa abbia origine la memoria.
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[20.1-145-8426|8570]
20 Differenza, Concordia e Contrarietà nell’Essenza Eterna
L’indagine sulle relazioni tra differenza, concordia e contrarietà nelle essenze semplici ed eterne, come la bontà, la grandezza e il potere infinito.
Nell’essenza semplice della bontà, differenza e concordia possono coesistere attraverso i suoi correlativi, mentre la contrarietà no: “good difference cannot resist eternal contrariety” - (fr:8432). Se il mondo fosse eterno, né la differenza buona né la concordia potrebbero coesistere con la contrarietà eterna, poiché ciò implicherebbe che “concordance would have a good act of according and opposing from eternity and in eternity, and so would contrariety, which is impossible” - (fr:8436). La grande contrarietà della bontà è la sua esistenza “in a natural subject habituated with moral evil, for instance in a sinner” - (fr:8438).
Nell’eternità, invece, esistono differenza e concordia, altrimenti “goodness would not be a reason for good to do good in eternity, and without concordance, eternity would have nothing to remove it from contrariety and idleness, which is impossible” - (fr:8469). Tuttavia, differenza e contrarietà non possono coesistere nell’eternità, perché altrimenti “eternity would be composed of several different and contrary essences just as elemented things are” - (fr:8475). L’eternità è definita come un principio infinito il cui potere e la cui concordia consistono nei suoi correlativi, “without which it would be finite and idle” - (fr:8506). La sua grandezza e il suo riposo derivano dall’essere “removed from all contraries” - (fr:8555). Una essenza semplice che contenesse sia concordia che contrarietà sarebbe “an impossible essence” - (fr:8464).
La differenza è un principio positivo nella concordia e privativo nella contrarietà, ma non può essere soggetta ad entrambe, perché “concordance convenes with being and contrariety convenes with non-being in the subject in which they exist” - (fr:8485). La durata della differenza consiste in correlativi “essentially concordant and removed from all contrariety” - (fr:8489). Il grande principio, sia eterno che infinito, è una grande concordia “entirely removed from contrariety” - (fr:8536), che consiste nei suoi propri correlativi primordiali.
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[21.1-292-8764|9055]
21 Domande e risposte sui principi divini
La volontà divina desidera l’uomo più amabile, che è quello che essa può amare di più, poiché è assoluta nell’amare.
Il testo è una serie strutturata di domande e risposte che esplorano la natura di Dio, i suoi attributi (volontà, intelletto, potere) e le loro relazioni con i concetti di principio, mezzo, fine, virtù e legge. Le risposte si basano su definizioni e regole interne all’opera, rimandando spesso ad altre sue parti. Emerge che la volontà divina ama in modo assoluto “perché la volontà divina è assoluta nell’amare” - (fr:8769), e che il suo amore è misurato dalla sua capacità di intendere: “perché la volontà divina può amare quanto l’intelletto divino può intendere” - (fr:8802). La potenza divina è infinita e fonda la creazione: Dio può creare il mondo “perché ha potenza infinita” - (fr:8795), e la sua novità è misurata da tale potenza. L’intelletto divino conosce la legge più amabile e che il mondo non può essere eterno. Il principio più amabile è anche il più intelligibile. La trattazione si estende alle virtù (speranza, carità, pazienza, verità) e alla legge vera, che risiede nella volontà quando è vestita di tali virtù: “quando è vestita di speranza, compassione e carità” - (fr:8974). L’uguaglianza virtuosa consiste nella correlazione tra amante, amato e amore.
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[22.1-140-9060|9199]
22 Domande sulla legge, le virtù e la gloria maggiore
La via alla gloria procede con carità, pazienza e compassione quando si oppongono all’ira, all’incostanza e alla falsità.
Il testo è strutturato come una serie di domande e risposte che esplorano le condizioni per cui virtù come la carità, la pazienza e la compassione, nonché concetti come la verità e la gloria, sono “maggiori” o “minori”. La grandezza di queste qualità è definita dalla loro uguaglianza, dai loro correlativi e soprattutto dalla loro opposizione attiva ai vizi contrari. Ad esempio, “when they oppose major ire and falsehood” - (fr:9086). La gloria maggiore si acquisisce attraverso la legge maggiore istituita dall’uomo più vero, ed è connessa all’esercizio di queste virtù in modo maggiore: “it was acquired through the major mode of charity, patience and compassion” - (fr:9153). Al contrario, le versioni minori di verità, carità e gloria esistono dove queste virtù sono lente ad agire o sono corrotte da una coalizione di vizi: “with minor acts of charity, patience and compassion” - (fr:9171). La sostanza libera da accidenti è presentata come il luogo della massima uguaglianza e grandezza.
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[23.1-169-9638|9806]
23 Domande e soluzioni sulla facoltà immaginativa e sensitiva
Un’indagine sulle facoltà dell’anima attraverso una serie di domande e rimandi alle soluzioni.
La trattazione si sviluppa come una serie di domande sulla natura dell’immaginazione e dei sensi, con soluzioni riferite a specifiche sezioni. Si esamina se l’essenza dell’immaginazione derivi dall’oggettivazione: “Does the essence of the imagination mainly exist due to the act of objectification?” - (fr:9638) [L’essenza dell’immaginazione esiste principalmente a causa dell’atto di oggettivazione?]. Si indaga il suo ruolo di facoltà intermedia, se stia “between the intellective and sensitive powers” - (fr:9639) [tra le facoltà intellettive e sensitive] e se sia “an instrument of the rational faculty” - (fr:9641) [uno strumento della facoltà razionale].
Per gli animali irrazionali, si chiede se l’immaginazione sia la loro facoltà più elevata: “Is the imagination the highest faculty of irrational animals?” - (fr:9643). Tuttavia, si afferma che essi non raggiungono le essenze attraverso di essa, altrimenti “they would be making science, which is impossible” - (fr:9654) [farebbero scienza, il che è impossibile]. La loro immaginazione è considerata inferiore a quella umana, poiché, ad esempio, “an irrational animal cannot imagine a mountain made of gold” - (fr:9679) [un animale irrazionale non può immaginare una montagna d’oro].
Si esplorano le proprietà specifiche dell’immaginazione: se abbia un istinto, un appetito, una virtù, un riposo e una maggioranza propri. Una questione centrale è il suo rapporto con l’intelletto: “If the imagination was absent, or did not exist between the intellect and the senses, could the intellect build science?” - (fr:9668) [Se l’immaginazione fosse assente, o non esistesse tra l’intelletto e i sensi, l’intelletto potrebbe costruire la scienza?].
La seconda parte si concentra sulla facoltà sensitiva. Si investiga se i sensi possano percepire senza una grande bontà: “Without great goodness, can the senses sense any objects?” - (fr:9722). Si esaminano i loro istinti, appetiti e virtù specifiche, e perché “the sense of sight enjoys seeing things” - (fr:9731) [il senso della vista gode nel vedere le cose]. Si discute di cosa inganni i sensi e di come percepiscano, se “with the common sense, or with particular senses” - (fr:9740) [con il senso comune, o con i sensi particolari].
Una risposta spiega perché i sensi non possano percepire l’immaginazione: “because the lower faculties cannot rise to attain the higher faculties” - (fr:9720) [perché le facoltà inferiori non possono elevarsi per raggiungere le facoltà superiori]. Si affrontano anche questioni sulla loro natura, materia, cause e sulla relazione tra senso comune e sensi particolari.
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[24.1-103-9856|9958]
24 Domande e soluzioni sui poteri vegetativo ed elementativo
Indagine sui principi e le regole che governano le facoltà vegetative ed elementative, attraverso una serie di quesiti e risposte.
Il testo presenta due serie di domande e soluzioni sui poteri naturale. La prima serie, nel Capitolo 14, esamina il potere vegetativo: se possieda sensi, se generi esseri senzienti, la sua natura e disposizione, il suo rapporto con cause innate, con l’animale e con l’elementativo, la sua modalità d’azione e di moto. “Question - what is the vegetative?” - (fr:9863). Viene affermato che il vegetativo non è inaccessibile ai sensi “The answer is no, because it is a lower power than the sensitive.” - (fr:9898) e che si muove per sé “The answer is yes, a shown by its definition, its correlatives, and by its instinct and appetite.” - (fr:9900).
La seconda serie, nei Capitoli 15 e 16, si concentra sul potere elementativo e sugli elementi. Si indaga sul ruolo di sostrato degli elementi, sulla loro corruzione, sulla causa del loro moto, sulla possibilità dell’alchimia e sulla loro esistenza nelle cose elementate. “Is alchemy possible?” - (fr:9916). Si esamina poi la natura del potere elementativo, i suoi correlati, il suo rapporto con gli elementi e con le cose elementate, e se sia il principio elementante primordiale. “Does the elementative reflect the image of God’s infinity?” - (fr:9949).
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[25.1-276-10030|10305]
25 Domande e soluzioni sulle virtù cardinali
Un trattato morale che indaga, attraverso domande e risposte, la natura, i principi e le relazioni di Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza.
Il testo presenta una serie di domande e relative soluzioni sulle quattro virtù cardinali. Per la Giustizia, si indaga con quale principio abbia maggiore affinità (fr:10031), la sua definizione (fr:10038) e il suo essere una causa morale nelle cose giustificabili, “così come la facoltà sensitiva è una causa naturale negli oggetti di senso” (fr:10042, 10043). Si esamina se sia disposta oggettivamente (fr:10045), perché sia necessaria (fr:10052) e come esista nella teoria e nella pratica (fr:10068).
La Prudenza è analizzata come virtù specifica che permette all’anima di “provvedere al futuro scegliendo il bene ed evitando il male” (fr:10079, 10080). Si discute se possa esistere senza le altre virtù (fr:10101), come si opponga all’imprudenza (fr:10103) e perché preveda le contingenze, dato che “nel futuro ci sono più contingenti che cose conosciute nel presente per esperienza” (fr:10117, 10144). Si afferma che la sua essenza non aumenta né diminuisce, essendo “un’abitudine indivisibile, non fatta di punti o linee” (fr:10153, 10154).
Sulla Fortezza, si chiede se significhi che ci siano cose da fortificare, così come la vista significa che ci siano cose da vedere (fr:10157). Si esplora se sia più forte con l’amore che con la paura, “perché l’amore è causa della paura” (fr:10169, 10170), e come faccia da mediatrice tra le altre virtù “affinché le virtù siano maggiori nel mezzo che negli estremi” (fr:10187, 10188). La sua forza deriva dall’immaginazione più che dai sensi, “perché ha deliberazione con la potenza immaginativa, ma nessuna con i sensi” (fr:10235, 10236).
Infine, la Temperanza è esaminata nella sua necessità quotidiana, poiché “la gola la combatte ogni giorno” (fr:10254, 10255). Si sostiene che senza verità, “la temperanza non può vincere la gola” (fr:10256, 10257), e che riposi nello sforzo “per acquisire merito attraverso lo sforzo” (fr:10270, 10271). Appartiene sia all’uomo che all’anima, “ma più all’uomo, perché l’uomo causa la temperanza con la sua anima” (fr:10292, 10293), ed esiste affinché “possiamo temperare le cose” (fr:10296, 10297).
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[26.1-100-10356|10455]
26 Domande sulla Fede e sulla Speranza
Analisi delle virtù teologali attraverso domande e soluzioni strutturate in regole e specie.
Il testo è un elenco strutturato di domande e soluzioni riguardanti la fede e la speranza. Si apre con una questione sul rapporto tra comprensione e credenza: “Question - does an increase in understanding mean a decrease in belief?” - (fr:10356) [Domanda - un aumento della comprensione significa una diminuzione della credenza?]. Le domande sulla fede ne indagano la natura, il merito, l’abito, le facoltà dell’anima e l’esistenza: “Question - what is faith?” - (fr:10361) [Domanda - cos’è la fede?]; “Question - does faith exist through procreation, or through creation?” - (fr:10369) [Domanda - la fede esiste per generazione o per creazione?]. Viene stabilito che la fede è un abito dell’intelletto: “The answer is yes, because it is a habit of the intellect.” - (fr:10373) [La risposta è sì, perché è un abito dell’intelletto.]. Si afferma che fede e comprensione non possono coesistere allo stesso livello nell’aldilà: “The answer is no, because faith and understanding cannot exist on the same level.” - (fr:10397) [La risposta è no, perché la fede e la comprensione non possono esistere allo stesso livello.]. La seconda parte si concentra sulla speranza, definita come una virtù che opera moralmente: “Hope causes us to hope in things morally, whereas taste causes us to taste things naturally.” - (fr:10404) [La speranza ci fa sperare nelle cose moralmente, mentre il gusto ci fa gustare le cose naturalmente.]. Viene esplorato il suo rapporto con la memoria e la carità: “Is hope a habit of memory just as charity is a habit of the will and faith is a habit of the intellect?” - (fr:10405) [La speranza è un abito della memoria così come la carità è un abito della volontà e la fede è un abito dell’intelletto?]. Le domande esaminano il suo ruolo di mediazione, di segno della vera legge e la causa della disperazione nei peccatori: “Question - how does hope mediate between God and man?” - (fr:10432) [Domanda - come fa la speranza a mediare tra Dio e l’uomo?]; “How do sinners fall into despair?” - (fr:10440) [Come cadono i peccatori nella disperazione?]. Si conclude specificando che la speranza sorge per creazione: “Answer - it arises through creation because it covers its subject, as a coat covers the man wearing it.” - (fr:10454) [Risposta - sorge per creazione perché copre il suo soggetto, come un cappotto copre l’uomo che lo indossa.].
[27]
[27.1-812-10508|11319]
27 Questioni sulle virtù teologali e cardinali e sui vizi opposti, trattate con principi e regole
Una serie di domande e risposte metodiche esamina la natura, le cause, le proprietà e gli effetti della carità, della pazienza, della compassione e dei vizi loro contrari, come avarizia, gola, lussuria, superbia, accidia, invidia, ira, falsità e incostanza.
Il testo presenta un’esposizione sistematica, organizzata in capitoli, che indaga le virtù e i vizi attraverso un metodo domanda-risposta. Per ogni virtù (carità, pazienza, compassione) e per ogni vizio opposto, vengono sollevate questioni sulla loro essenza, definizione, cause, scopi, quantità, qualità, modo e luogo di esistenza. Le risposte spesso rimandano a principi specifici o a regole, come indicato dai riferimenti numerici. Ad esempio, sulla carità si chiede perché non cerchi il proprio interesse e la risposta è: “because it raises the will above the objects of the imagination and of the senses” - (fr:10508). Si esamina se la carità sia un abito della volontà, con soluzione nel nono soggetto, e si precisa che è infusa e non acquisita “because it cannot be as high a virtue through acquisition as through infusion” - (fr:10541). Allo stesso modo, per i vizi: si definisce l’accidia, si chiede perché sia il peccato meno conosciuto e si afferma che l’uomo accidioso “is delighted with evil, and disgusted with good” - (fr:11036). Il metodo è applicato in modo speculare: dopo aver trattato le nove virtù con principi e regole, si discute “i vizi, che sono i loro opposti” - (fr:10718).
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28 Domande sul metodo per applicare i principi e le regole dell’arte
Una serie di quesiti metodologici e la loro collocazione nel testo di riferimento.
Questa sezione formula una serie di questioni sulle modalità di applicazione dei concetti e degli strumenti di un’arte (probabilmente logica o teologica). Le soluzioni sono per lo più rimandate a capitoli e articoli specifici della decima parte del libro, dove sono implicitamente contenute. “In this part, we make questions and refer them to the chapters and articles found in the tenth part, as they implicitly contains the solutions which we leave up to the diligent reader’s intellect.” - (fr:11335). Il metodo prevede che a ciascun versetto del testo corrisponda una domanda: “the first question refers to the first verse, the second question to the second verse and so on.” - (fr:11336).
Vengono comunque risolte direttamente alcune questioni, ad esempio sull’inconstanza: “with which vices does inconstancy fight most strongly against constancy? Answer - with avarice, pride and gluttony.” - (fr:11331, 11332). Si dichiara poi conclusa la trattazione sui vizi e sui nove soggetti: “We are done with the questions about the vices, and with the nine subjects” - (fr:11333).
Le domande successive esplorano l’applicazione di termini impliciti/espliciti, astratti/concreti, e delle quattro figure logiche (ad esempio: “Can we prove things about God through equal parity, which is a proof different from those made with reference to the cause or to the effect?” - fr:11360). Si procede poi all’applicazione di definizioni, regole, tavole, e operazioni come l’evacuazione della terza figura o la moltiplicazione della quarta.
Una sezione è dedicata all’applicazione dei “nove soggetti” (Dio, angeli, cielo, uomo, ecc.) per individuare i loci della soluzione: “to which loci should we refer to find the solution?” - (fr:11413). Infine, una serie di articoli pone quesiti su concetti fondamentali come entità, essenza, unità, pluralità, natura, genere, specie, individualità e proprietà, spesso fornendo risposte concise. Ad esempio, riguardo all’essenza: “Do entity and essence convert? The answer is yes, or else ‘thing’ and ‘being’ would not convert.” - (fr:11421, 11422). Sul genere: “Is genus a real thing that exists outside the soul? The answer is yes, or else the soul would cause the differences among species, which is impossible.” - (fr:11457, 11458).
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29 Domande sui principi metafisici e fisici
Serie di articoli che indagano la natura di proprietà, semplicità, composizione, forma, materia, sostanza, accidenti e altre categorie, fino al movimento e all’immobilità.
Il testo presenta una serie strutturata di domande su concetti fondamentali. Si inizia interrogandosi sulla proprietà: “Why is property a reason for proper things to produce proper things?” - (fr:11488) e sul suo rapporto con le arti meccaniche. Si procede poi a esaminare la semplicità, chiedendone l’essenza e i correlativi.
Un focus è posto sui principi costitutivi delle cose. Per la composizione, si afferma che non può esistere senza i suoi principi nel soggetto, altrimenti “the compound would have nothing to sustain its existence” - (fr:11508). Per la forma, si esplora la differenza tra creata e increata e si nota che è “imperceptible to the senses” - (fr:11515). La materia invece, si precisa, non ha correlativi, “or else it would belong to the genus of action” - (fr:11523).
La trattazione della sostanza è centrale: essa esiste per sé stante “because it is active in form, passive in matter and compound due to the conjunction of form and matter” - (fr:11534) ed è il substrato degli accidenti perché “it cannot exist or act without them” - (fr:11536). Tuttavia, la sostanza non può essere percepita dai sensi, poiché “the senses cannot objectify a much with substance as with accidents” - (fr:11538).
Si analizzano quindi le categorie degli accidenti (intrinseci ed estrinseci), della quantità (definita come “the thing whereby a quantum quantifies a quantum” - (fr:11553)), della qualità, della relazione, dell’azione e della passione. Per l’abito si distingue tra naturale e morale.
Infine, si esaminano situazione, tempo (di cui il moto è un segno), luogo (di cui “located and mobile things are signs” - (fr:11613)), movimento (di cui si chiede se sia causato dall’appetito) e immobilità, chiudendo il ciclo d’indagine sui principi primi.
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30 Domande su diverse arti e discipline
Una serie di domande fondamentali su geometria, astronomia, aritmetica, musica, retorica, logica, grammatica, morale, politica, diritto, medicina, governo, cavalleria, commercio, navigazione, coscienza, predicazione, preghiera e memoria, secondo gli articoli di un’arte generale.
Il testo elenca domande metodologiche e sostanziali su numerose discipline. Per la Geometria, si chiede se sia uno strumento per teologi, filosofi e moralisti e come si possa misurare una linea circolare o quadrare il cerchio “How can a circle be squared, in other words, how can we measure a circular line with a quadrangular line and vice versa?” - (fr:12222). Per l’Astronomia, ci si interroga sulla sua definizione, sulla sua dipendenza dalla geometria e su questioni fisiche come il calore del sole “Given that the Sun is not hot, why does it heat air?” - (fr:12228). L’Aritmetica solleva questioni sui suoi principi primi, la causa del numero e le sue specie “What are the prime principles of Arithmetic?” - (fr:12234). La Musica indaga i principi della voce, il numero delle vocali e la sua discendenza dalla geometria “Why are there neither more nor less than five vowels?” - (fr:12252). La Retorica esplora i suoi principi, come abbellire un discorso e l’uso di espressioni significative “How does a rhetorician colour and adorn one principle with another?” - (fr:12265). La Logica si chiede in cosa consista, come trarre conclusioni necessarie e perché sia instabile rispetto a quest’arte “Why is Logic shaky and unstable, but not this art?” - (fr:12293). La Grammatica viene scomposta in domande sulle sue parti (nomi, verbi, casi) e sulla sua applicazione a quest’arte “To which principles do nouns apply?” - (fr:12302). La Morale interroga sulla sua definizione, sulla moltiplicazione di virtù e vici e sulla preghiera “How can man rise aloft in prayer and contemplation?” - (fr:12334). La Politica chiede cosa sia, da dove sorga e come trattare il bene pubblico “How should we deal with the public good?” - (fr:12339). Il Diritto approfondisce i suoi principi, la differenza tra leggi divine, naturali e civili, e il rapporto tra comprensione e fede nelle leggi scritte “Why does written law depend more on memory than on the intellect?” - (fr:12377). La Medicina indaga sulla sua natura di scienza, sui segni, sulla difficoltà della pratica e sulla riduzione della medicina positiva a quella naturale “Is Medicine a science?” - (fr:12394). Il Governo solleva questioni sulle virtù come mezzi di governo e sulla necessaria conoscenza di Dio e della condizione umana da parte del governante “Does a ruler need to know God in the way we discussed God in the first subject?” - (fr:12417). La Cavalleria si interroga sulla sua definizione, sulle armi superiori e sulla sua riduzione alle arti liberali “Can we reduce chivalry to the liberal arts?” - (fr:12434). Il Commercio chiede quali principi regolino i rapporti tra acquirenti e venditori e come un mercante usi le facoltà dell’anima “How must a merchant use the natural faculties of his soul to deal with the subject of commerce?” - (fr:12443). La Navigazione esplora da quali arti derivi, qual è il suo soggetto e come i marinai possano determinare la posizione in mare “How can sailors tell where the ship is at sea?” - (fr:12463). La Coscienza viene indagata nella sua collocazione nell’anima, nelle sue cause e nei suoi effetti “What are the effects of conscience?” - (fr:12482). La Predicazione solleva domande sulla sua utilità, su come renderla fruttuosa e sulla necessaria preparazione del predicatore “Should a preacher be trained in Geometry, Arithmetic, Rhetoric and Logic?” - (fr:12514). La Preghiera si chiede come sia fatta bene e come il contemplativo si elevi a Dio “How does a contemplative rise aloft in prayer to God’s essence with the principles and rules in the third figure?” - (fr:12526). La Memoria è oggetto di domande sulla sua essenza, sul suo rapporto con intelletto e volontà e sulle sue proprietà “How does memory relate to the beginning?” - (fr:12555). Il testo si conclude affermando che la pratica di quest’arte consiste principalmente nel risolvere questioni e fornisce indicazioni per l’addestramento e l’insegnamento del metodo.
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