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Platone - Dialoghi | A | 10d


1 Conoscenza, realtà e linguaggio: l’indagine dialettica tra sensi e idee

L’indagine sulla natura della conoscenza, della realtà intelligibile e della correttezza del linguaggio, attraverso il metodo dialettico e il confronto tra percezione sensibile e modelli ideali.

1.1

Il sommario tratta della relazione tra la conoscenza acquisita tramite i sensi e la realtà intelligibile delle Idee. Si afferma che “prima che noi cominciassimo a vedere, a udire e a percepire con gli altri sensi, noi dovevamo avere, necessariamente, in qualche modo, già una conoscenza dell’Eguale in sé” (12218), indicando una conoscenza preesistente alla percezione. La percezione sensibile permette di riconoscere che “tutte le eguaglianze sensibili tendono alla realtà dell’Eguale in sé a cui, però, restano inferiori” (12217). L’indagine sulla realtà procede attraverso un metodo che muove “da un’ipotesi verso il principio assoluto senza fare ricorso alle immagini relative, conducendo la sua ricerca solo per mezzo delle idee” (9398), definendo così la dialettica. Viene inoltre analizzata la correttezza dei nomi, se essi siano “convenzioni e hanno un senso per quelli che sono d’accordo e conoscono da prima gli oggetti” (1136) o se, per natura, “gli oggetti traggono i nomi da natura” (203). L’imitazione e la rappresentazione, sia nel linguaggio che nelle arti, sono esaminate in relazione alla loro capacità di cogliere la somiglianza con il modello ideale.

1.2

L’argomento include temi minori come la distinzione tra scienza e opinione, la natura del falso e la possibilità dell’errore, la struttura del linguaggio e delle sue parti costitutive, e la partecipazione delle cose sensibili alle Idee. Si sostiene che “l’essere e il diverso attraversando ogni cosa e attraversandosi all’interno l’uno con l’altro, il diverso venendo ad avere parte dell’essere è proprio a causa di questa partecipazione, ma non è quello di cui partecipa, ma diverso, e poiché è diverso dall’essere è molto chiaro che necessariamente «è» il non essere” (18554), affrontando il problema del falso. Il processo di apprendimento è visto come reminiscenza, poiché “ciò che noi chiamiamo imparare non consiste forse in un riacquisto di quel sapere che era già nostro?” (12221). La discussione si estende anche alla definizione e alla divisione dei generi, poiché “bisogna distinguere due specie di cause, quella necessaria e quella divina” (29804), e alla misura come criterio di giudizio.


2 Il metodo dialettico e la ricerca della definizione

Una procedura argomentativa che si fonda sullo scambio di domande e risposte per indagare l’essenza di concetti universali come il bello, il giusto e il buono, mettendo in luce le difficoltà e le contraddizioni insite nel linguaggio e nel pensiero.


Il sommario tratta della natura del dialogo socratico, incentrato sulla ricerca di definizioni essenziali. Si analizza la struttura della domanda e della risposta, dove “rispondi tu stesso e dicci che cosa intendi per giusto” è la richiesta fondamentale. L’oggetto dell’indagine sono i concetti universali; si sostiene, ad esempio, che “la circolarità è la figura o una figura?”, spingendo a distinguere tra un esempio e l’essenza. Questo metodo evidenzia le aporie e le inadeguatezze delle risposte comuni, come quando si afferma che “il bello è l’oro”, per poi confutare che “l’oro non risulterà assolutamente più bello del legno di fico”. Un tema minore è la confutazione delle opinioni altrui, come nel caso del rimprovero a Pittaco per la sua massima sull’essere buono, dove Simonide contesta che “non l’essere buono, bensì il diventare buono… è veramente difficile”. Un ulteriore tema minore è la differenza tra l’essere e il divenire, esplorata attraverso paradossi temporali come “ciò che è diventato più giovane diviene più vecchio rispetto a ciò che è divenuto prima”.


3 Fondazione e governo di una colonia secondo le leggi

La costruzione di un nuovo stato attraverso un complesso sistema legislativo che regola ogni aspetto della vita pubblica e privata, dall’educazione alla guerra, dalla religione all’economia.

Il sommario tratta della fondazione di una colonia e della sua organizzazione legislativa completa. L’argomento principale è la definizione delle leggi per un nuovo stato, con particolare attenzione alla stabilità delle istituzioni e all’educazione dei cittadini. “Il legislatore si libera dalle leggi che riguardano armatori, commercianti all’ingrosso e al minuto, albergatori… mentre fisserà leggi per gli agricoltori, per i pastori, per gli apicultori”. Viene stabilita la necessità di un controllo capillare, poiché “se i giovani sono stati e sono bene allevati, tutto nella nostra navigazione funzionerà correttamente”. Un tema minore è l’organizzazione territoriale, con la divisione in “dodici villaggi, ciascuno al centro di ognuna delle dodici parti dello stato” e l’assegnazione di “cinquemilaquaranta” lotti di terra, un numero che “implica ogni sorta di divisione in vista di ogni fine”. Un altro tema minore riguarda la regolamentazione della religione e del culto, basata sulle rivelazioni degli “oracoli di Delfi, di Dodona, e di Ammone” e sulle “antiche leggende che sono diventate oggetto di credenza”. L’educazione è centrale, affidata a magistrati specifici che si occupano dell’“ordine e dell’educazione che viene impartita nei ginnasi e nelle scuole”. La guerra e la preparazione militare coinvolgono tutta la popolazione, poiché “sarebbe un grave male per il nostro stato che vi fossero delle donne allevate in modo così vergognoso da non essere pronte a morire e ad affrontare tutti i pericoli”. L’obiettivo finale è creare uno stato unito, dove “la vita di tutti sia sempre insieme e il più possibile in comune con tutti”, perché “di questa cosa, infatti, non c’è e non ci sarà mai nulla di superiore, né di migliore, né di più ingegnoso in vista della salvezza e della vittoria in guerra”.


4 Leggi penali e civili in una comunità antica

Un corpus di leggi che regolano i reati, le pene, la proprietà e i rapporti familiari.

Sommario Il testo delinea un sistema giuridico completo. Le norme riguardano principalmente i reati contro la persona, come l’omicidio, che viene distinto in volontario, involontario e preterintenzionale, e le relative pene, che includono “l’esilio perpetuo”, “sacrifici espiatori” e la “condanna a morte”. Per l’omicidio involontario, ad esempio, si prescrive che l’autore, “dopo essersi purificato così come fa chi compie un omicidio involontario”, subisca un periodo di esilio. Un altro tema centrale è la violenza fisica, specialmente contro i genitori, punita severamente: “chi ha il coraggio di battere il padre, la madre, o i genitori di questi” è soggetto all’esilio, mentre chi li uccide, se “folle per la collera”, rischia pene gravissime, poiché “se fosse possibile che la stessa persona morisse più volte, sarebbe assai giusto che il parricida o il matricida… morisse di molte morti”. Vengono regolamentati i danni alla proprietà e il furto, con il principio che “chi ruba una piccola quantità ha infatti rubato spinto dalla stessa brama, ma con una minore capacità”, e le pene sono commisurate non solo al danno ma alla possibilità di “guarire” il colpevole. Il diritto di famiglia è ampiamente trattato, con leggi su eredità, successioni e tutela degli orfani, stabilendo che, in mancanza di testamento, “una femmina e un maschio della stessa stirpe, in qualità di conviventi, vadano ad abitare la casa rimasta deserta”. Sono presenti norme procedurali per i processi, le testimonianze, incluso il divieto di testimoniare per chi è “condannato due volte per falsa testimonianza”, e l’organizzazione delle magistrature, come “i custodi delle leggi” e “gli agoranomi”. Temi minori includono le regole per il commercio, il trattamento di schiavi e stranieri, i reati di empietà e i rituali di purificazione.


5 La natura della giustizia e dell’ingiustizia nell’anima e nella città

Un’indagine sulla giustizia come bene in sé, distinta dalla sua apparenza e dalle conseguenze esterne.

Sommario L’argomento esamina l’essenza della giustizia e dell’ingiustizia, mettendo in discussione la convinzione comune che “commettere ingiustizia sia per natura un bene, il subirla un male”. Si oppone all’idea che la giustizia sia meramente “l’interesse di chi è più forte e comanda”, sostenendo invece che l’ingiustizia, in quanto “ignoranza”, rende l’anima incapace di agire congiuntamente e la priva di armonia. Viene costruito un confronto tra figure antitetiche: “l’uomo più giusto” e “l’uomo più ingiusto”, spogliato di ogni apparenza, per giudicare chi dei due sia più felice. L’analisi si estende alle forme di governo – “timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannide” – e ai corrispondenti tipi d’anima, mostrando come l’ingiustizia, culminante nel “potere tirannico”, conduca all’infelicità. Si afferma che i giusti, in virtù di una giustizia interiore, sono “più sapienti, migliori, più capaci di agire”. Un tema minore è la critica ai discorsi tradizionali che lodano la giustizia non per se stessa, ma “per la buona fama che ne deriva”, ingannando sull’effettiva natura dei due principi.


6 La natura dell’anima e la virtù nella filosofia socratico-platonica

La distinzione tra piaceri dell’anima e piaceri del corpo, e la supremazia della vita virtuosa.

Sommario L’argomento tratta della natura dualistica dell’essere umano, diviso tra corpo e anima, e della conseguente gerarchia di valori. Viene stabilito che “l’anima somiglia a ciò che è divino, immortale, intelligibile”, mentre “il corpo è simile all’umano, al mortale”. Da questa premessa, consegue che la vita buona è quella che privilegia la cura dell’anima, “liberandola, per quanto possibile, da ogni influenza del corpo”. La vita virtuosa – caratterizzata da temperanza, assennatezza e coraggio – viene descritta come superiore a quella intemperante e dissennata poiché, sebbene comporti “quiete dolori e quieti piaceri”, in essa “i piaceri prevalgono sui dolori”, mentre nella vita viziosa “i dolori superano i piaceri per grandezza, numero, e frequenza”. Il metodo per raggiungere questa condizione è la filosofia, definita come un “esercitarsi a morire”, ovvero un “separare, più che sia possibile, l’anima dal corpo”. L’argomento esplora anche le dinamiche delle passioni, in particolare l’amore, distinguendo tra un desiderio volgare, che “ha fame della giovinezza come di un frutto maturo”, e uno nobile, che “rispettando e venerando la temperanza, il coraggio, la nobiltà d’animo, l’intelligenza, vorrebbe sempre vivere castamente”. La giustificazione ultima di questa scelta di vita risiede nella natura immortale dell’anima: poiché “l’anima è immortale”, il suo vero bene è “col diventare, quanto più è possibile, saggia e virtuosa”, unico scampo dai mali e unica garanzia di felicità autentica.


7 Metodo e natura del discorso filosofico

Sull’arte e la misura del parlare, tra brevità e lunghezza, persuasione e verità.

Sommario L’argomento verte sulla corretta modalità del discorrere, specialmente in ambito filosofico. Si contesta chi biasima “la lunghezza dei discorsi e non ammette il loro girare intorno”, poiché costui “deve ritener di dimostrare che i discorsi più brevi rendono più esperti nella discussione quelli che vi prendono parte”. La lunghezza non va misurata sul godimento, ma come “secondo bene”, mentre il primo bene è il procedimento che “divide secondo specie” e conduce all’oggetto della ricerca. Si distingue tra discorsi scritti, che sono “molto gioco” e “mezzo per aiutare la memoria”, e quelli orali o “scritti realmente nell’anima” sul giusto, bello e bene, che hanno “chiarezza, compiutezza e pregio di serietà”. Il vero filosofo considera questi ultimi “suoi come se fossero figli legittimi”. L’efficacia del dire richiede la piena arte retorica: “sappia cogliere i momenti giusti in cui bisogna parlare e quelli in cui bisogna trattenersi”, usando concisione o pathos a seconda dei casi. Emerge il tema della ricerca della verità di fronte all’incertezza: “esporre le proprie teorie quando si è nell’incertezza e nel contempo si ricerca la verità, come nel mio caso, è terribile e poco sicuro”. Si preferisce l’esame critico: “il non esaminare da un punto di vista critico le cose che si son dette, il lasciar perdere il problema, prima di averlo indagato sotto ogni aspetto, sia proprio dell’uomo dappoco”. Viene citata l’immagine della zattera per “varcare a proprio rischio il gran mare dell’esistenza” in mancanza di una rivelazione divina. Si accenna al ruolo del filosofo che, morendo, non teme per l’anima e alla pratica filosofica come obbedienza a un comando divino.


8 La definizione omerica dell’alterità e i suoi echi nella tradizione classica

L’indagine sull’identità dei popoli attraverso il binomio “selvaggi e ingiusti” oppure “ospitali e pii” e la sua persistenza nella cultura greca.

Sommario L’argomento principale è l’esplorazione ricorrente, specialmente in Omero, della natura dei popoli incontrati, definita dalla dicotomia tra “violenti, selvaggi e ingiusti” e “ospitali e pii verso gli dèi”. Questa domanda, posta ripetutamente da Odisseo e da altri personaggi al risveglio in terre sconosciute, delinea un tema centrale: la caratterizzazione dell’alterità. Un tema minore connesso è il ruolo del poeta e della composizione poetica, descritta non come “capacità artistica” ma come atto di ispirazione divina, per cui i poeti compongono “in quanto ispirati e posseduti”. Un ulteriore tema minore è la riflessione sulla virtù e sulla sua lode, che richiede di “tornando con la parola in quel tempo” di antiche imprese, come quelle dei re persiani Ciro, Cambise e Dario. L’uso di citazioni da poeti come Omero ed Esiodo, nonché i riferimenti a figure mitiche come Orfeo e Museo, servono a giustificare e approfondire queste argomentazioni nel contesto della tradizione classica.


9 Le arti e il loro governo nella città ideale

Un’indagine sulle tecniche, la loro gerarchia e il comando politico.

Sommario L’argomento si concentra sulla classificazione e sulla gerarchia delle arti, distinguendo tra quelle che producono direttamente un oggetto, le “cause”, e quelle che forniscono gli strumenti, le “concause”. Viene analizzata l’arte del tessere come esempio paradigmatico, in cui “tutte le arti che fabbricano fusi e spole e tutti gli altri strumenti che prendono parte alla produzione di vesti sono concause, mentre quelle che si occupano dei vestiti stessi e li fabbricano direttamente sono le cause”. La discussione si estende alla definizione dell’arte politica, presentata come l’arte sovrana che comanda e dirige tutte le altre, “unendo insieme nella conformità del pensiero e in amicizia il costume di vita degli uomini valorosi e temperanti”. Questa arte regia è distinta da altre forme di comando, come quello militare o giudiziario, e il suo compito è intrecciare un tessuto sociale armonioso. Viene inoltre affrontato il rapporto tra le leggi scritte e la vera conoscenza tecnica, come nel caso dell’arte medica e di quella del timoniere, dove si osserva che “nulla infatti deve essere più saggio delle leggi: nessuno ignora l’essere esperti nell’arte medica e l’essere sani, l’essere esperti nell’arte del timoniere e il navigare”. Emerge una tensione tra il rispetto delle norme codificate e l’esercizio di un’arte basata sulla conoscenza della natura, come quando si critica chi, “contro le leggi scritte, sull’arte del timoniere, e sul navigare, oppure su ciò che è salutare e sulla verità dell’arte medica, ponendolo in relazione ai venti, al caldo e al freddo”, viene tacciato di essere un “loquace sapiente”. Temi minori includono la confutazione della sofistica, considerata un’arte di commercio che vende “ragionamenti e insegnamenti della virtù”, e la differenziazione tra le arti che richiedono un’azione pratica e quelle, come “l’aritmetica, la scienza del calcolo, la geometria”, la cui “azione e la loro efficacia si realizza interamente per mezzo di discorsi”.


10 La composizione del cosmo e la natura degli elementi secondo la necessità e l’arte divina

Un’indagine sulle cause prime, la struttura materiale e le leggi che governano l’universo fisico, gli esseri viventi e i fenomeni celesti.

Il sommario tratta della dottrina che attribuisce l’origine del cosmo a elementi primari - fuoco, acqua, terra e aria - generati “dovuti alla natura e al caso”, e non a un’intelligenza ordinatrice. Viene esaminato il processo per cui questi elementi, mossi casualmente e mescolandosi secondo le loro proprietà contrastanti, hanno dato origine al cielo, agli astri, agli animali e alle piante. In opposizione a questa visione, è presentata la concezione di un dio artefice che, con intelligenza e calcolo, ha plasmato l’universo come un essere vivente perfetto, assegnando figure geometriche specifiche a ciascun elemento e ordinando i corpi celesti per “distinguere e custodire i numeri del tempo”. L’argomento include la descrizione della formazione del corpo umano, con le sue parti e umori, e le malattie che insorgono quando gli elementi che lo compongono subiscono alterazioni “contro natura”. Sono toccati anche i temi della percezione sensibile, spiegata attraverso l’incontro di particelle emissive, e la descrizione di luoghi mitici come l’Atlantide e il regno dell’Ade, con i suoi fiumi sotterranei.


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