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Oresme - Questiones in Meteorologica de prima lectura | A


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1 Manoscritti e commenti medievali su Aristotele

Un repertorio di testi scolastici del XIV secolo.

Le frasi descrivono un insieme di manoscritti contenenti commenti e questioni su opere di Aristotele, attribuiti a maestri come Nicole Oresme e Giovanni di Wezalia. I testi principali riguardano la Meteorologia, il De generatione et corruptione e il De anima. Un indice di un manoscritto elenca opere come “sententia Metheororum reportata ante magistrum Nicholaum Oresme” e “questiones De anima reportate ante magistrum Iohannem de Vezalia” (fr:487). Le frasi forniscono dettagli codicologici, come formule dei fascicoli (fr:391) e filigrane (fr:614, fr:466). L’analisi della tradizione manoscritta distingue tra manoscritti completi e incompleti (fr:14). Il contenuto filosofico è presentato attraverso elenchi di questioni, ad esempio “Utrum impressiones metheorologice fiant secundum naturam inordinatiorem” (fr:1977) o “Utrum mare fluat et refluat” (fr:7192). Alcuni colofoni indicano luogo e data di copia, come Parigi nel 1346 (fr:357) o Colonia nel 1394 (fr:585). Sono menzionati anche testi secondari su logica e fisica. L’attenzione è rivolta alla descrizione materiale dei codici, alla loro struttura e al contenuto delle questioni disputate, senza approfondimenti dottrinali.


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2 La prima redazione delle Questiones in Meteorologica di Nicole Oresme

Uno studio filologico e dottrinale sul commento giovanile del filosofo medievale.

La ricerca si concentra sull’identificazione, l’analisi e l’edizione critica della prima redazione delle Questiones in Meteorologica di Nicole Oresme. Questo testo, una reportatio delle lezioni tenute da Oresme alla Facoltà delle Arti di Parigi nel 1346, è trasmesso da manoscritti copiati da studenti come Iohannes de Margan e Henricus Iohannis de Dandrediche. “The treatise ‘Inter omnes impressiones’ should not be confused with an another anonymous work on the rainbow and the halo mentioned by Oresme in the same questions” - (fr:133). L’opera è autonoma e distinta da una seconda redazione già nota. Lo studio ne conferisce la paternità oresmiana e ne esamina la struttura, che comprende trentatré questioni sul primo libro, nove sul secondo e sette sul terzo, con alcune aggiunte in testimoni specifici. “Setting aside the differences concerning the book division in the manuscripts… we can state that the complete copies of the first redaction of Oresme’s Questions on Meteorology transmit thirty-threequestionsonthefirstbook,ninequestionsonthesecondbook,and sevenquestionsonthethirdbook” - (fr:133). Vengono analizzati dettagli codicologici e paleografici dei manoscritti, come le interruzioni nel testo, i cambi di inchiostro e la grafia frettolosa, elementi tipici di una reportatio. “Among these features, we must first point out the rather hasty and sloppy handwriting, particularly at the end of the questions” - (fr:473). La tradizione manoscritta è ricostruita attraverso l’identificazione di cinque copie aggiuntive, conservate a Monaco e Cracovia, oltre a quelle già scoperte a Darmstadt. “My research at the Bavarian State Library of Munich and at the Jagellonian Library in Krakow enabled me to identify five copies of the first redaction of Oresme’s Questions on Meteorology” - (fr:277). Il lavoro include il confronto dottrinale con altri commenti medievali alla Meteorologia di Aristotele, come quelli di Buridano, Alberto di Sassonia e Teone l’Ebreo, e tratta temi secondari come la datazione del commento, basata su riferimenti a comete apparse nel 1337-1338, e la quasi assenza di autoriferimenti, indice della sua natura giovanile. “Another textual element confirms that the first redaction of the Questions on Meteorology is a very early work by Nicole Oresme, namely the (almost complete) lack of self-references” - (fr:57). Vengono inoltre discusse questioni di divisione testuale, come la collocazione della trattazione di uragani e fulmini, e presentati in appendice materiali interpolati o aggiuntivi, come tre questioni sul quarto libro e due questioni estranee interpolate in un testimone. “Appendix ii contains two questions on Aristotle’s Meteorology interpolated into Oresme’s prima lectura in C” - (fr:1638).


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3 La natura e la classificazione del movimento degli elementi

Discussione scolastica sul moto naturale, violento e misto nei corpi semplici e nei misti.

Il testo analizza i tipi di moto negli elementi (fuoco, aria, acqua, terra) e nei corpi misti, distinguendo tra movimento naturale, violento e una categoria intermedia o mista. Il moto naturale per i corpi semplici è esclusivamente rettilineo, verso l’alto (per il leggero) o verso il basso (per il grave): “nullum inanimatum movetur naturaliter nisi sursum aut deorsum” - (fr:7889). Un corpo semplice ha un unico moto semplice naturale; qualsiasi altro movimento deve essere considerato violento: “cum ergo ignis naturaliter habeat motum sursum, non habet alium motum nisi sit violentus” - (fr:2544). Un principio fondamentale è che un corpo fuori dal suo luogo naturale si muove per raggiungerlo e, una volta giunto, vi si quieta: “omne corpus naturale, quando est extra locum naturale, movetur illic, et dum pervenit, quiescit naturaliter” - (fr:2546). Viene discusso il concetto di “grave” e “leve” in modo relativo: la stessa qualità semplice può far sì che un corpo (es. l’aria) sia grave in un contesto e lieve in un altro: “non est inconveniens quod idem per eandem qualitatem simplicem sit grave et leve simul” - (fr:10665). Si introduce la nozione di moto “quasi mixtus” o parzialmente violento e parzialmente naturale, come nel caso di un corpo che viene spinto ma ha anche un’inclinazione naturale a fuggire dal suo contrario: “est partim naturalis propter naturalem inclinationem ad fugam contrarii; est etiam partim violentus” - (fr:4488). Alcuni movimenti, pur essendo violenti rispetto alla natura particolare di un elemento, possono essere considerati naturali se causati da un agente universale (come il cielo) per un fine, come evitare il vuoto: “quod natura universalis aut celum movet aquam sursum ne fiat vacuum … et sic talis motus non diceretur ‘violentus’, sed ‘naturalis’ a natura universali” - (fr:2565). Viene affermato che nulla di violento può essere eterno: “nullum violentum est perpetuum” - (fr:2545). Tuttavia, si può avere un moto violento perpetuo non dello stesso corpo numerico, ma attraverso una continua generazione e corruzione: “nullus aer est ibi perpetuus aut movetur perpetue, sed continue est ibi generatio et corruptio” - (fr:3191). Per i corpi misti, il movimento è determinato dalla natura dell’elemento predominante: “mixtum movetur ad naturam elementi predominantis” - (fr:4986). Il movimento circolare del cielo è considerato il primo tra i movimenti del mondo sublunare. Il testo esamina anche le cause fisiche del moto, come il riscaldamento per rarefazione nei moti turbolenti: “ignis et aer in sua spera immediate calefiunt motu suo ex rarefactione” - (fr:3171), distinguendolo dal moto tranquillo che non produce calore. Vengono citati casi specifici e obiezioni, come il movimento dell’acqua nelle fontane, il moto di una stella, il comportamento di un paralitico o il moto relativo in una nave.


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4 La proporzione e disposizione degli elementi nel cosmo medievale

Questioni sulla densità, attività e volume di terra, acqua, aria e fuoco nella sfera sublunare.

Il testo tratta delle proprietà dei quattro elementi (terra, acqua, aria, fuoco) nella regione sublunare, in particolare della loro densità, rarità, proporzioni reciproche e disposizione spaziale. Le frasi discutono l’ipotesi che gli elementi siano in proporzione continua decupla tra loro: “quatuor elementa se habent sicut isti quatuor numeri: 1, 10, 100, 1000” - (fr:3484). Viene affermato che la materia prima occupa sempre l’intera sfera dei generabili e corruttibili, senza possibilità di vuoto: “tota materia prima… semper occupat totam speram generabilium et corruptibilium” - (fr:3624). Si esamina la conseguenza che, se gli elementi fossero uguali in densità, la massa totale si dividerebbe in quattro parti uguali: “tota massa materie prime… sit divisa in quatuor partes equales” - (fr:3483). Viene rigettata l’idea che un elemento, come il fuoco, possa corrompere tutti gli altri e convertirli in sé stesso, poiché ciò comporterebbe che la materia occupi più spazio: “si omnia alia essent combustibilia et ignis applicaretur, quod multa corrumperentur in ignem… tamen impossibile esset ut destrueret alia elementa” - (fr:3688, 3656). Si argomenta che la terra non è completamente coperta dall’acqua a causa della sua gravità non uniforme: “ipsa terra non est uniformis in gravitate, et ideo est levior a parte discooperta… et ideo supereminet” - (fr:6991). Vengono presentate obiezioni all’idea che gli elementi siano proporzionali, poiché se fossero disuguali in grandezza, quello più attivo (come il fuoco) corromperebbe gli altri: “si sunt inequalia magnitudine, et tunc unum esset maius in activitate, sicut ignis… ergo adhuc ignis deberet corrumpere alia elementa” - (fr:3449). Un tema secondario riguarda le condizioni di possibilità della generazione e corruzione, legate alla non uniformità del cielo e al moto solare: “si celum esset difforme sicut nunc et non moveretur… omnia corrumperentur in elementa et postea transmutarentur ad invicem” - (fr:2788). Viene anche menzionata una tabella delle proporzioni degli elementi che specifica semidiametro, volume e spessore: “Tabula proportionum elementorum” - (fr:3561).


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5 L’ordine celeste e l’influenza degli astri

Disposizione, causalità e segni del mondo sublunare.

Il testo tratta della struttura ordinata del cosmo e del governo degli astri sulle cose inferiori. L’ordine si manifesta nel luogo, come nelle sfere celesti e negli elementi, nel tempo e nella proporzione di perfezione o causalità. “ordo non est aliud nisi debita rerum dispositio sive | res debite ordinate sive certa lex et regula per quam aliqua disponuntur secundum prius et posterius” - (fr:2026). Le sfere celesti sono distinte e continue, e la loro discontinuità è percepibile attraverso la diversità dei moti. “si spere omnes celi quiescerent, non posset assignari ubi esset distinctio sperarum” - (fr:2242). I corpi celesti, sebbene possano essere della stessa specie specialissima, hanno virtù diverse e si muovono in modi differenti. “omnia corpora celestia sunt eiusdem speciei, et tamen quedam stelle habent unam virtutem et alie aliam, et diversimode moventur” - (fr:5453). Il cielo regge le cose inferiori, e senza la sua influenza causale l’azione delle cause seconde cesserebbe, come i danzatori si fermano quando chi guida la danza si arresta. “cessante influentia Dei, omnia adnichilarentur, et | facit comparationem illi qui ducit choream qui, quando cessat a motu, alii cessant” - (fr:2803). Questo esercizio dell’ordine o armonia del mondo è attribuito alle intelligenze o spiriti divini che servono la provvidenza. “sive igitur famulantibus quibusdam providentie divinis spiritibus fatum exercetur, seu anima, seu tota inserviente natura, seu celestibus syderum motibus, seu angelica virtute” - (fr:2495). Un tema secondario riguarda i segni celesti, in particolare le comete. Esse sono considerate di natura simile a quella dei pianeti, e il loro colore, moto e significato derivano dal pianeta a cui sono attribuite. “quedam stelle sunt de natura planetarum” - (fr:5308). Le comete sono segni di eventi futuri come tempeste, venti, piogge o intemperie dell’aria, e possono preannunciare mali per specifici gruppi di persone o distruzione di sette. “illa que apparuit bene sunt septem anni significavit malum iudeis” - (fr:5514). La loro capacità di significare eventi lontani nel tempo le distingue da altri segni prossimi. Alcuni autori, come un filosofo platonico citato, negano che gli eventi umani accadano per virtù degli astri, sostenendo che questi siano solo segni necessari, come gli uccelli che preannunciano il futuro senza saperlo. “nichil evenire virtute aut potestate astrorum ipsis hominibus, sed quod solummodo sunt signa eorum que de necessitate sunt ventura” - (fr:5389). La diversità dei metalli nella terra è altresì messa in relazione con la diversità dei pianeti. “in alchimia ponuntur septem genera metallorum secundum diversa genera planetarum, unde attribuunt Saturno ferrum et argentum Mercurio et aurum Sole” - (fr:2426).


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6 Meteorologia medievale: fenomeni atmosferici e idrologici

Questioni e spiegazioni naturali su venti, nubi, piogge, fulmini, fiumi, maree e altri eventi celesti e terrestri.

Le frasi trattano fenomeni meteorologici e idrologici, con spiegazioni causali basate su elementi come calore solare, vapori, freddo e composizione terrestre. Si descrivono le condizioni per la formazione di pioggia, neve, grandine, rugiada, nebbia, venti, fulmini, tuoni e comete. “fiunt tempore calido, quando media regio aeris est magis frigida” - (fr:8398). Si analizzano le origini di fonti, fiumi e maree, incluso il ruolo di caverne sotterranee e del mare. “fluvii veniunt ex fontibus” - (fr:6496). Vengono esaminati i venti, come Borea e Austro, le loro cause e effetti sul tempo. “Boreas est debilis versus Etyopiam et in quibusdam partibus Africe” - (fr:7871). Si discute la formazione di animali nell’acqua piovana e la salinità del mare. “aliquando cum tali pluvia generantur animalia quedam aquatica” - (fr:5922). Vengono citati autori come Aristotele, Plinio, Alberto e Isidoro.


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7 La tradizione dei testi scientifici medievali e la critica delle fonti

Edizioni critiche, varianti testuali e citazioni da opere di filosofia naturale, ottica e cosmologia.

Le frasi presentano un insieme di citazioni e riferimenti a opere scientifiche e filosofiche medievali, con un focus evidente sulla segnalazione di varianti testuali e sull’identificazione di fonti. Il nucleo tematico ruota attorno alla corretta trasmissione di un passo di Seneca tratto dalle Naturales quaestiones, che esorta alla modestia quando si discute degli dei e dei corpi celesti: “ne quid temere, neque imprudenter aut ignorantes affirmemus aut scientes mentiamur” - (fr:5027) [“per non affermare nulla con temerità, né imprudentemente o per ignoranza, né mentire sapendolo”]. Diverse frasi (fr:1423, fr:1542, fr:1473) si concentrano su omissioni, aggiunte (“tam”) e varianti presenti in specifici manoscritti (C, C2) di questo stesso passo, evidenziando una pratica di critica testuale. L’elenco include numerosi riferimenti bibliografici ad autori e opere fondamentali della scienza medievale, come Roberto Grossatesta (De iride), John Pecham (Perspectiva communis), Alhazen (Perspectiva), Witelo (Perspectiva), Alberto Magno (Meteora), Averroè (commentari ad Aristotele) e Campano da Novara (traduzione di Euclide). La menzione di edizioni critiche moderne, come quella di Guillelmus de Ockham (fr:453) o la dipendenza dall’edizione veneziana dei commenti di Averroè (fr:1965), sottolinea il contesto di uno studio filologico o storico-scientifico volto a ricostruire la tradizione testuale e le fonti di un’opera.


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8 L’arcobaleno: fenomeno ottico e sue proprietà

Analisi geometrica e fisica della formazione, posizione e colori dell’iride e dell’alone.

La trattazione esamina la natura ottica dell’arcobaleno (iris) e dell’alone (halo). La formazione dell’iride richiede condizioni specifiche: un osservatore tra due nubi, una chiara e rugiadosa e l’altra oscura, con il corpo luminoso, la nube rugiadosa, il centro della vista e la nube oscura allineati “(10991) - ⟨10⟩ Tertio notandum quod ad hoc quod fiat iris oportet nubem se taliter habere, scilicet quod oculum sit inter duas nubes, ita quod oportet quod nubes sit clara et rorida per quam transit radius luminosus inter visum et 10 corpus luminosum et alia nubes obscura et ultra visum, ita quod visus sit inter istas duas nubes, et ista quatuor in una linea, ista scilicet corpus luminosum, nubes rorida, centrum visus et nubes obscura ad quam fit refractio”. L’iride appare sempre in opposizione al Sole, mentre l’alone si trova tra l’osservatore e il Sole (9161) - ⟨15⟩ Secunda differentia est in situ, quia halo apparet inter nos et Solem, sed iris semper apparet ex opposito, ita quod semper sumus inter centrum 10 iridis et ipsum Solem. I colori visibili non sono propri della nube, ma sono luce solare riflessa o rifratta attraverso diversi media e superfici, come avviene in uno specchio ”(9528) - Prima est quod non sunt in nube tales colores sicut apparent, sed illud quod apparet est lux Solis reflexa vel refracta per diversa media et specula, sicut in perspectiva ostenditur quod color non est in speculo quando apparet98”. L’apparenza del colore deriva dalla visione della luce solare attraverso un mezzo figurato in modo specifico; dopo la convergenza dei raggi, la luce è più debole e i raggi divergono, mostrando colori diversi (9531) - ⟨10⟩ Ad hoc respondetur quod tales colores non apparent nisi propter hocquodluxSolisvideturper mediumsicfiguratum;ideo,quantoestfortius lumen et minus sunt radii variati, tunc apparet Sol sub vero colore, sicut est 20 in concursu et ante concursum, sed post concursum iam lumen est remissius et etiam radii sunt furcati, et ideo non potest amplius apparere sub vero colore, immo apparet sub alio colore si ponatur oculus. L’iride si forma solo nella luce del Sole, mai di notte ”(9666) - ⟨7⟩ Pro quarta conclusione dico quod numquam apparet nisi in lumine Solis, et intendo de iride Solis, ergo numquam apparet de nocte”. La sua curvatura è costante, essendo sempre una porzione uguale di cerchio (9900) - ⟨14⟩ Tertia conclusio est probabiliter loquendo, cuius veritas potest per instrumenta experiri, quod semper est portio equalis circuli et numquam maioris aut minoris, licet quandoque maior, quandoque minor, et ita sem10 per est curvitas equalis et semidyameter iridis. La spiegazione geometrica si basa su triangoli e angoli uguali. Le linee dall’occhio all’iride formano una piramide con il vertice nell’occhio e la base nell’arco ”(9661) - Et ista conclusio probatur, quia aliter non in quolibet vel ubicumque causarentur anguli equales in locis quibus videntur colores iridis ex lineis venientibus a Sole ad iridem et iterum reflexe ad oculum, quod tamen est falsum; et ideo exientes linee ab oculo ad iridem faciunt redeunde pyramidis portionem cuius vertex est in 10 oculo et basis in circulo cuius iris est circumferentia”. Un triangolo immaginato tra Sole, occhio e un punto dell’iride, ruotato, descrive un cerchio (9578) - Etiam, si ymaginetur unus 15 triangulus ex linea veniente de Sole ad oculum nostrum, et alia de Sole ad aliquem punctum in iride, et tertia de oculo nostro ad istum punctum iridis, et iste triangulus ymaginatur circumduci linea veniente de Sole ad oculum existente immobili tamquam axe, tunc iste triangulus describeret unum circulum et ubicumque angulos equales. L’iride principale è opposta al Sole, mentre possono apparire iridi secondarie, simili ad un alone, intorno al Sole ”(9837) - ⟨9⟩ Quarta conclusio est quod, loquendo de iride minus principali, que non est arcus in opposito Solis, sed est circulus sicut halo inter nos et Solem, tunc possunt plures irides apparere, immo dicitur in decimo Perspective 20 quod semel vise fuerunt quatuor per ordinem circa Solem habentes figuram halo et colores iridis144”. L’arcobaleno lunare è più grande ma con colori meno distinti di quello solare, a causa della minore forza della luce (11048) - ⟨26⟩ Iterum dubitatur utrum in iride Lune apparent colores variati et diversi sicut in iride Solis, et ita videtur Philosophus dicere quasi opposita, C 83vb quiadicitquodcoloresiridisLuneapparent|clariores15.Dicendumquodiris Solis est maior quam iris Lune ea causa quia, sicut postea videbitur, iris non 20 est aliud quam lumen, modo lumen Solis clarius est et fortius quam lumen Lune.SecundodicendumquodinirideSolisapparentcoloresmagisdistincti quam in iride Lune, et causa est quia lumen Solis est fortius et clarius, ideo magis facit colores apparere distinctos16. L’apparenza dei colori è legata ad angoli specifici di rifrazione e riflessione ”(9695) - Sed pro nunc potest assignari alia causa secundum predicta, quia secundum hoc videtur ex hoc quod sub tali angulo natus est videri talis color puniceus, et sub aliquantulo minori natus est videri viridis, et iterum adhuc sub minori natus est iterum apparere et 20 puniceus, et sic quodammodo alternatim quousque sint tales anguli quod tales colores non possunt apparere in ipsa nube”. In ogni gocciolina sono presenti tutti i colori, ma ciascuno è visibile solo da un determinato angolo (9573) - Patet, quia in qualibet guttula posita post talem concursum sunt omnes colores, sed quidam apparet ad unum angulum et alius ad maiorem, et ideo in una guttula apparet color puniceus uni visui et in eadem 5 apparet viridis alteri visui, et sic de aliis, propter alium situm et alios angulos103. L’arcobaleno appare più grande la sera e al mattino perché l’aria è più densa e la rifrazione avviene con angoli minori ”(9875) - Et assignatur causa quia vespere et mane apparet maior portio, et tunc aer est grossior quam circa medium diei, et similiter aqua nubis, ergo fractio et reflexio est ad angulos minores et iris videtur remotior, et e contra25 rio est in meridie quando apparet portio minor”. Si distinguono diversi tipi di raggi: retti, riflessi, rifratti e confusi (8753) - ⟨14⟩ Quantum ad secundum, sciendum est quod differentia est inter fractionem et reflexionem, et ideo secundum auctores quadruplex est linea talium actionum que vocatur ‘radius’, scilicet rectus; similiter radius reflexus, quando revertitur versus eandem partem; radius fractus, quando pro20 cedit ultra non directe; radius confusus, quando est plus quam una fractio vel reflexio14. Il fenomeno può essere riprodotto artificialmente con mezzi come un vaso di vetro sferico pieno d’acqua, che funge da mezzo rifrangente e riflettente ”(9413) - Alio modo reflexe per speculum, sicut patet quando vitrum plenum aqua ponitur super mensam, tunc in 30 umbra apparent colores iridis86, et non est aliud nisi quod videmus Solem reflexe a mensa tamquam a speculo et per illud medium, scilicet vitrum”. Un oggetto visto attraverso un mezzo colorato, come il vetro rosso, appare con un colore alterato (9261) - Tertio apparet color quando una res videtur mediante alia, sicut ponit Aristoteles quando D 92rb Sol videtur | mediante fumo nigro, tunc apparet rubeus66, et quando videtur mediante vitro rubeo, apparet habere colorem puniceum. Lo stesso principio si applica agli specchi colorati, che mostrano un colore misto tra quello dello specchio e dell’oggetto ”(9364) - ⟨12⟩ Secunda conclusio: quod si speculum sit coloratum, non apparet verus color rei opposite, пес etiam speculi, sed apparet color quasi mixtus ex colore speculi et obiecti, quorum unus apparet ubi est et alius non, et prop25 ter hoc accidit deceptio”. Un tema secondario riguarda le proprietà ottiche degli specchi convessi e concavi nella formazione delle immagini (8984) - figure 10 Visio per speculos convexum et concavum 342 questiones in meteorologica de prima lectura ⟨30⟩ Tertium est quod in speculis concavis est e contrario, per tertiam suppositionem, quia res posita circa centrum speculi concavi apparet per totum, et ideo, si facies hominis sit remotior a speculo quam centrum speculi, tunc apparet reversa—et ista patent in figura28”*.


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9 La natura delle qualità e il loro mutamento nella filosofia naturale medievale

Discussioni sulla generazione, corruzione, intenzione e remissione delle forme, con particolare riferimento alle qualità contrarie come il caldo e il freddo, e alla causalità degli agenti.

Il testo tratta del mutamento nelle sostanze e negli accidenti, in particolare dell’“intensio” e “remissio formarum”. Si esamina come le qualità contrarie, come calidità e frigidità, agiscano l’una sull’altra quando sono sufficientemente approssimate, generando effetti nel mezzo. “Antecedens probatur ponendo quod calidum et frigidum approximentur in debita proportione qua possit unum agere in aliud” - (fr:10383). La remissione di una forma è interpretata come la corruzione della forma precedente e la generazione di quella successiva in un processo continuo. “secundum adversarium remissio forme est corruptio forme precedentis et generatio sequentis” - (fr:10427). Questo solleva questioni sull’istante ultimo di una cosa e sulla possibilità di un “ultimum instans” per individui o specie, distinguendo tra sostanze e accidenti. “dare ultimum instans alicuius rei potest intendi dupliciter: uno modo secundum individuum; alio modo secundum speciem” - (fr:10739). Viene discusso se una qualità remissa possa generare una qualità più intensa di sé, con la conclusione che un effetto non può eccedere la sua causa totale. “impossibile est quod aliquis effectus excedat suam causam productivam totalem” - (fr:10718). Il processo di alterazione è descritto come il soggetto che possiede una qualità diversa da quella che aveva immediatamente prima e che avrà immediatamente dopo. “moveri ad qualitatem sive ad formam continue nichil aliud est nisi subiectum alterationis habere aliam qualitatem quam immediate ante hoc non habuit et quam immediate post hoc non habebit” - (fr:10758). Un tema secondario è la natura della luce e del lumen come qualità strumentali o spirituali che si generano per sola presenza senza alterazione materiale. “omne accidens dicitur ‘materiale’ quod non causatur ex sola presentia agentis sine alteratione primarum qualitatum […] et istud dicitur ‘spirituale’ quod generatur ex sola presentia sine tali alteratione” - (fr:9230). Si argomenta contro la necessità di porre una qualità nel mezzo per la visione, bastando la presenza del corpo luminoso all’opaco. “non est maior necessitas ponendi lumen in medio quam species coloris” - (fr:3294). Vengono distinti diversi tipi di causa efficiente, principale e strumentale. “quiddam est efficiens principale, sicut forma substantialis, que est natura, aliud instrumentale” - (fr:3161). Si affrontano anche le conseguenze di queste teorie sul mutamento di qualità nei corpi, come l’acqua riscaldata dal fuoco, e sul problema degli infiniti istanti e gradi generati. “infinita fuerunt instantia a primo instanti approximationis usque ad hoc instans terminans horam, in quorum quolibet aqua remittit caliditatem ignis” - (fr:10485). Le argomentazioni coinvolgono spesso autorità come Aristotele (Physicorum, De anima, De generatione) e toccano, seppur marginalmente, questioni di etica e volontà in relazione all’abito e all’atto. “virtus moralis augetur per actum elicitum, secundo Ethicorum” - (fr:10540).


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10 Le qualità prime e la loro influenza sui fenomeni naturali

Distinzioni e dispute sulle quattro qualità tangibili fondamentali e le loro conseguenze sensibili.

Le frasi trattano la questione se le qualità prime siano quattro, specificamente caldo, freddo, umido e secco, e se tra queste due siano attive e due passive. Si discute se “caliditas et siccitas [siano] active, et alie passive” - (fr:10145) o se le attive siano “calidum et frigidum, et due passive, scilicet siccum et humidum” - (fr:9975). Viene affermato che “qualitatum tangibilium, solum quatuor sunt active, scilicet caliditas, frigiditas, siccitas, humiditas” - (fr:11314). Le qualità tangibili sono considerate prime nella causalità rispetto alle altre: “qualitates tangibiles solum—scilicet ille: caliditas, frigiditas, siccitas, humiditas—sunt prime aliarum in causalitate” - (fr:11324). Una qualità è detta prima “que in modo sue generationis non reducitur ad aliquam aliam” - (fr:10101). Vengono presentate distinzioni tra qualità. Una distinzione è tra qualità sensibili: alcune “generantur ex solo motu locali, sicut est sonus vel figura”, altre “sunt que sine actione qualitatum contrariarum generantur ad invicem, sicut sunt iste qualitates: sapor, color, odor” - (fr:11207). Altre ancora “consequuntur qualitates primas absque hoc quod agunt ad invicem, sicut raritas, densitas, gravitas, levitas” - (fr:11207). Un’altra distinzione riguarda le qualità insensibili che seguono l’azione di qualità contrarie, come alcune virtù di erbe o pietre, e quelle che non le seguono, come l’influenza del cielo. Si sostiene che agli elementi puri, se esistono, non convengano qualità sensibili come sapore o odore, ma solo quelle che conseguono all’azione reciproca delle qualità contrarie. Si esamina la relazione tra qualità prime e secondarie: colori e sapori “consequuntur naturalem proportionem qualitatum primarum” e non variano “nisi variatur naturalis proportio qualitatum primarum” - (fr:11263). Tuttavia, si obietta che se sapori e odori conseguissero all’azione delle qualità prime, muterebbero immediatamente al mutare della proporzione, cosa ritenuta falsa. Si menzionano temi secondari come il governo delle virtù inferiori da parte di quelle superiori o celesti, e l’interpretazione di presagi naturali, citando versi su una cometa: “praepes sanguineo delabitur igne cometes / prodigiale rubens: non illum navita tuto, / non impune uident populi, sed crine minaci / nuntiat aut ratibus uentos aut urbibus hostes” - (fr:5400) [Una cometa, rapida, precipita con fiamma sanguigna, rossa, prodigiosa: il marinaio non la vede al sicuro, né i popoli impunemente, ma con la chioma minacciosa annuncia o venti alle navi o nemici alle città.] e sull’influenza della luna sui venti: “atque hoc ut certis possumus dicere signis estusque pluvias et agentes frigora ventos, ipse pater statuit quod menstrua Luna moneret quo signo caderent Austri” - (fr:1662) [E affinché potessimo apprendere questo da segni certi, e le calure, le piogge e i venti che portano freddo, il Padre stesso stabilì che la Luna mensile indicasse sotto quale segno spirassero gli Austri.].


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