[1]
[1.1-28-4|31]
1 La Commissione per la revisione dei curricoli scolastici: composizione e metodo
“Un lavoro partecipato, con oltre 100 esperti e 120 audizioni per ridefinire i percorsi formativi”
La Commissione, istituita con decreti ministeriali tra marzo 2024 e gennaio 2025, riunisce tre categorie di esperti: pedagogisti e didatti universitari (“esperti di area didattico-pedagogica, con competenze specifiche per uno studio tecnico dei curricoli” - fr:6/p.3), accademici e docenti disciplinari (“esperti di area disciplinare […] con competenze disciplinari e didattiche relative ai saperi da insegnare” - fr:6/p.3), e rappresentanti del mondo scolastico (“dirigenti tecnici del MIM, reti di scuole, consulte studenti, associazioni di insegnanti” - fr:6/p.3). La coordinatrice scientifica è Loredana Perla (Università di Bari), affiancata da un vice e da componenti specializzati in pedagogia sperimentale e storia dell’educazione (fr:8/p.3).
Il lavoro si basa su tre studi preliminari:
Una mappatura comparata dei curricoli europei (“Mappatura ricognitiva sinottica dei documenti nazionali […] in ciascun paese dell’Unione Europea” - fr:12/p.8).
Un’analisi dei cambiamenti sociali ed educativi, con contributi da insegnanti, famiglie e associazioni (“individuare esigenze […] cruciali da insegnanti, alunni, genitori” - fr:15/p.8).
Una rassegna dei nodi critici emersi dalla ricerca pedagogica (“nodi cruciali […] sullo ‘stato dell’arte’ e sulle possibili prospettive migliorative” - fr:18/p.8).
Le audizioni di giugno 2024 (“più di 120 audizioni con associazioni di categoria, consulte degli studenti” - fr:20/p.8) hanno prodotto materiali poi condivisi con i gruppi disciplinari, organizzati per ambiti (italiano, lingue straniere, STEM, arte, musica, educazione motoria, ecc.), ciascuno guidato da un coordinatore universitario e composto da docenti scolastici e accademici (fr:9/p.3). I lavori, avviati il 1° agosto 2024, hanno previsto riunioni periodiche e un monitoraggio costante (“10-15 riunioni […] coordinati dai rispettivi docenti” - fr:22/p.8).
La premessa culturale delle Nuove Indicazioni ribadisce il ruolo centrale della persona, richiamando la Costituzione (“la scuola […] pone le persone degli allievi al centro delle sue azioni” - fr:26/p.9) e la Dichiarazione universale dei diritti umani (“Ogni individuo ha diritto […] alla sicurezza della propria persona” - fr:30/p.9).
[2]
[2.1-71-50|120]
2 L’evoluzione del concetto di “persona” e il ruolo della scuola come comunità educante
“La scuola resta la sede principale per la trasmissione di conoscenze legittimate, ma oggi richiede un patto di corresponsabilità con le famiglie” - (fr:53,55)
Il termine “persona” affonda le radici nel teatro greco (prósōpon) e romano (phersu), indicando prima la maschera teatrale, poi il volto e l’individualità (“persona, quae proprie singulis est tributa” - fr:51/p.9). Oggi la scuola, pur in crisi, rimane centrale per l’educazione, ma deve rinnovare l’alleanza con le famiglie attraverso il “patto di corresponsabilità” (fr:56/p.10). Questo strumento favorisce il dialogo tra insegnanti, genitori e studenti, rafforzando la comunità educante e contrastando fenomeni come il degrado scolastico (“dileggiare una scuola, sporcarne le pareti, distruggerne gli arredi” - fr:61/p.10) o la perdita di rispetto (“maxima debetur magistro reverentia” - fr:62/p.10).
La scuola non si limita a trasmettere conoscenze, ma stimola i talenti (“sviluppare le competenze culturali di base nella prospettiva dello sviluppo integrale della persona” - fr:78/p.11) e educa alla libertà, intesa come autodeterminazione e responsabilità (“la libertà si trasforma in responsabilità” - fr:98/p.11). Attraverso l’autogoverno e il confronto con le diversità, gli studenti imparano il rispetto, l’etica e il senso del limite (“interiorizza il senso del limite e un’etica del rispetto” - fr:95/p.11), contrastando derive come la hybris o il bullismo (fr:99/p.12).
Le scuole moderne sono comunità aperte, che coinvolgono famiglie, territorio e università, sperimentando curricoli flessibili e spazi innovativi (“aule esterne, orti, piccoli giardini” - fr:118/p.12). L’obiettivo è formare cittadini consapevoli, capaci di “governare il bene inestimabile della libertà” (fr:84/p.11) e di costruire relazioni basate sulla fiducia e la cura, anche attraverso l’educazione alle differenze di genere (fr:102-103/p.12). La scuola diventa così “presidio dell’umanesimo” (fr:109/p.12), dove la tecnica è bilanciata dalla “sapienza del cuore” (fr:109/p.12).
[3]
[3.1-36-165|200]
3 L’inclusione scolastica come progetto pedagogico e organizzativo
Dalla disabilità ai bisogni educativi speciali: un percorso di personalizzazione e innovazione tecnologica.
L’inclusione scolastica supera il concetto di disabilità per abbracciare tutti i bisogni educativi speciali (BES), tra cui svantaggio sociale, disturbi dell’apprendimento e difficoltà linguistiche “comprendente: ‘svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana’” - (fr:166/p.14). Non si limita a interventi mirati, ma ridefinisce la scuola come sistema progettuale che “prescinde dalle disabilità certificate” - (fr:167/p.15) e punta a “ridurre le spinte all’esclusione” - (fr:168/p.15).
Due le direttrici principali:
Personalizzazione: strategia pedagogica che accompagna l’allievo a riconoscere i propri talenti “al di là della difficoltà” - (fr:171/p.15), coinvolgendo attivamente gli studenti nei processi decisionali del loro percorso scolastico e di vita “compartecipazione attiva nei processi decisionali che definiscono il loro progetto scolastico (che è, anche, Progetto di Vita)” - (fr:172/p.15).
Decostruzione dei contesti: l’inclusione richiede di ripensare l’organizzazione scolastica in ogni dettaglio, dai gesti quotidiani “i modi di accogliere i bambini e i loro accompagnatori” - (fr:175/p.15) agli spazi fisici “la forma degli edifici, la disposizione dei locali” - (fr:177/p.15), fino ai linguaggi verbali e non verbali. Solo così diventa “cultura organizzativa […] progetto condiviso” - (fr:178/p.15) che coinvolge insegnanti, famiglie e territorio.
Le tecnologie ampliano le possibilità: strumenti come l’Universal Design for Learning (UDL) e l’intelligenza artificiale “favoriscono un apprendimento più accessibile e diversificato” - (fr:180/p.15), mentre realtà aumentata e virtuale offrono esperienze immersive. L’obiettivo finale è ambizioso: “realizzare, attraverso l’inclusione scolastica, i diritti e i doveri della persona” - (fr:182/p.15), trasformando la scuola in un luogo dove ogni studente, indipendentemente dalla condizione di partenza, diventi “artefice […] dell’evoluzione della propria coscienza consapevole” - (fr:182/p.15).
Il quadro normativo (dalla Legge 104/1992 alla Direttiva Ministeriale del 2012) e le finalità educative della scuola dell’infanzia e del primo ciclo ribadiscono questo impegno: formare “soggetti liberi, responsabili e partecipi” - (fr:185/p.16) attraverso l’acquisizione di competenze di base e lo sviluppo integrale della persona. La scuola, come previsto dalla Costituzione, “rimuove gli ostacoli […] che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” - (fr:191/p.16), operando in sinergia con famiglie e territorio e garantendo pari opportunità attraverso l’autonomia scolastica.
[4]
[4.1-41-251|291]
4 Curricolo verticale e valutazione: essenzialità, autonomia e processualità
“Non multa, sed multum”: poche conoscenze, approfondite e rilevanti.
Le Nuove Indicazioni propongono un curricolo basato su conoscenze essenziali, selezionate per rilevanza culturale, scientifica e formativa, evitando la dispersione in troppi contenuti superficiali. Il principio “Non multa, sed multum” – ripreso da Plinio il Giovane (“Multum legendum esse non multa”) e Quintiliano – sottolinea l’importanza dell’approfondimento rispetto alla quantità: “Non occorre insegnare tante cose […] ma poche ed essenziali conoscenze, approfondite in aula con grande accuratezza” - (fr:257/p.19). La scelta di nuclei fondanti per disciplina e la verticalizzazione dei gradi scolastici facilitano la progettazione, mentre le “traiettorie per l’innovazione” supportano l’autonomia delle scuole nel costruire percorsi adatti ai territori (fr:262/p.20).
Il curricolo si struttura attorno a quattro domande chiave: obiettivi, esperienze, organizzazione e verifica (fr:265-268/p.21), integrando il “curricolo formale” (le Indicazioni nazionali), quello “nascosto” (contesto familiare e comunitario) e quello di istituto, frutto delle scelte locali (fr:269/p.21). Pur con vincoli normativi (es. DM 741/2017), la progettazione resta un lavoro pratico e creativo, radicato nel lavoro vivo di insegnanti e studenti, non un mero adempimento burocratico (fr:271/p.21).
La valutazione è un processo dinamico e multidimensionale, non limitato alla misurazione di saperi disciplinari, ma volto a “far emergere progressi, criticità e potenzialità inespresse” - (fr:274/p.21). Strumento di feedback e orientamento, accompagna lo studente nella scoperta dei propri talenti, promuovendo fiducia e desiderio di apprendere (fr:276/p.21). Articolata in fasi (diagnostica, in itinere, finale), valorizza la dimensione processuale dell’apprendimento e funge da “ponte” tra scuola, famiglia e alunno (fr:277/p.21), restituendo un quadro che include competenze trasversali e autoregolazione (fr:278/p.21).
Per evitare una logica frammentaria e selettiva, la valutazione deve essere autentica e collegiale, bilanciando obiettivi nazionali e contesti locali, senza appesantire i docenti con pratiche burocratiche (fr:281-282/p.21). Fondamentali sono osservazione e documentazione, con strumenti come rubriche e griglie che trasformano concetti teorici in elementi osservabili (fr:284-286/p.22). La certificazione delle competenze, infine, sintetizza il profilo dello studente, integrando saperi disciplinari, competenze trasversali e cittadinanza (fr:290-291/p.22). L’obiettivo ultimo resta “sostenere l’apprendimento, promuovere la crescita e valorizzare le potenzialità individuali” - (fr:283/p.21).
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[5.1-89-302|390]
5 La scuola dell’infanzia: fondamenti, sfide e metodologie
“La scuola dell’infanzia riveste un ruolo strategico nel nostro Paese […] con una propria identità pedagogica ed organizzativa” - (fr:303/p.23)
La scuola dell’infanzia (3-6 anni) è il primo gradino del sistema educativo nazionale. Nasce dalla sedimentazione di pratiche centrate sul diritto all’educazione (“riconoscimento della centralità del diritto all’educazione, alla formazione e all’istruzione” - fr:306/p.23) e si propone di sviluppare identità, autonomia e competenze attraverso esperienze concrete. Tra le finalità: maturazione personale, relazioni positive, pensiero riflessivo e benessere psicofisico (“maturazione dell’identità personale, la progressiva conquista dell’autonomia […] lo sviluppo di competenze comunicative” - fr:305/p.23).
Oggi affronta sfide come disuguaglianze, interculturalità e digitalizzazione (“sfide come quelle delle nuove modalità di fare famiglia […] della cultura digitale” - fr:313/p.23), ma mantiene un approccio inclusivo e puerocentrico (“centralità di ogni bambina e di ogni bambino nei loro peculiari bisogni formativi” - fr:314/p.24). Il gioco è strumento chiave: attiva processi cognitivi, emotivi e sociali (“processi di manipolazione della realtà […] di autocomprensione emotiva” - fr:321/p.24) e contrasta l’uso eccessivo delle tecnologie (“deterrente nei confronti di un uso smodato delle nuove tecnologie” - fr:322/p.24).
I campi di esperienza (es. Il sé e l’altro, Il corpo e il movimento) guidano l’apprendimento attraverso attività pratiche, narrazione e linguaggi multipli (“ambiti del fare e dell’agire del bambino […] terreno di costruzione delle prime conoscenze” - fr:324/p.24). Gli insegnanti, figure di riferimento, devono possedere competenze psicopedagogiche e metodologiche (“solida conoscenza psicopedagogica e metodologico-didattica” - fr:330/p.25) per personalizzare i percorsi, anche in contesti di diversità (“attenzione a bambine e bambini con disabilità” - fr:334/p.25).
L’alleanza con le famiglie e il territorio è cruciale (“corresponsabilità educativa fra scuola e famiglia” - fr:308/p.23), così come la documentazione (es. portfolio) per tracciare l’evoluzione dei bambini (“fare memoria dell’evoluzione personale” - fr:339/p.26). La scuola dell’infanzia, insomma, è un laboratorio di crescita dove “ogni bambina e ogni bambino sperimenta […] il proprio ‘darsi forma’” (fr:337/p.26).
[6]
[6.1-32-397|428]
6 L’educazione artistica e linguistica nella scuola dell’infanzia
Esperienze sensoriali e creative come antidoto all’iperstimolazione digitale.
L’osservazione di luoghi e opere d’arte (fr:397-398/p.29) sviluppa un linguaggio universale e inclusivo (fr:399/p.29). La scarsa fruizione artistica e l’eccesso di dispositivi digitali rischiano di compromettere percezione sensoriale, concentrazione e riflessione (fr:400/p.29). La scuola dell’infanzia deve quindi introdurre i bambini ai nuovi linguaggi, sia come spettatori che come attori, mediando l’esperienza multimediale (fr:401/p.29).
Competenze attese includono:
Padronanza dei linguaggi espressivi (musicale, artistico, grafico) (fr:402/p.30) e originalità nella produzione (fr:403/p.30).
Interesse per le opere d’arte e sviluppo di un gusto estetico personale (fr:404/p.30), con capacità critico-riflessiva (fr:405/p.30).
Familiarità con la musica, i simboli informali e la partecipazione a spettacoli (fr:406-407/p.30).
Esplorazione delle tecnologie multimediali per ampliare l’espressione (fr:408/p.30).
Obiettivi specifici prevedono:
Discriminazione degli stimoli sensoriali (fr:409/p.30) e narrazione attraverso modalità non verbali (fr:410/p.30).
Produzioni artistiche (manufatti, canti, danze) (fr:411-412/p.30) e uso di materiali per comunicare emozioni (fr:413/p.30).
Sperimentazione musicale e alfabeti artistici (fr:414-415/p.30), con mediazione didattica (fr:416/p.30).
Metodologia: La scuola parte da esperienze semplici (scarabocchi, body percussion) per arrivare a produzioni complesse, rispettando i ritmi individuali (fr:418/p.30). L’insegnante crea un ambiente stimolante con giochi simbolici, attività artistiche e multimediali (fr:419/p.30-420/p.31).
Linguaggio: La lingua è strumento di comunicazione e confronto (fr:421/p.31), con attenzione alla diversità linguistica (fr:422/p.31). Attività come narrazione, dialogo e descrizione rafforzano competenze cognitive e sociali (fr:424-425/p.31). Si valorizza il patrimonio linguistico dei bambini (fr:426/p.31), integrando una seconda lingua e la scrittura attraverso letture animate (fr:428/p.31).
[7]
[7.1-40-515|554]
7 L’alfabetizzazione funzionale e il ruolo della letteratura nella formazione
Dalla correttezza linguistica alla cittadinanza matura: leggere per capire sé e il mondo.
L’obiettivo primario della scuola è fornire gli strumenti dell’alfabetizzazione funzionale (fr:515/p.37, 526, 527, 534), intesa come capacità di leggere, scrivere e comprendere con precisione. Non si tratta solo di trasmettere regole, ma di coltivare il senso della correttezza (fr:516, 529) come forma di rispetto verso gli altri e come abitudine che dura nel tempo (fr:517, 529). L’ortografia va appresa in modo solido fin dai primi anni, senza indulgenze che poi rendono difficile correggere errori (fr:528/p.38), mentre il lessico si arricchisce progressivamente, anche valorizzando il patrimonio linguistico già posseduto dagli studenti (fr:530, 531).
La letteratura ha un ruolo centrale: non serve a formare critici, ma a far gustare la lettura (fr:518/p.37, 522) e a offrire strumenti per interpretare sé stessi e la realtà (fr:520/p.37). Attraverso i testi, gli studenti imparano a riconoscere un’umanità comune (fr:521/p.37), a sviluppare intelligenza e creatività, e a relazionarsi con gli altri in modo consapevole (fr:520, 521). La letteratura diventa così un viatico per la cittadinanza matura (fr:524/p.37), utile anche per decifrare testi non letterari, come articoli o discorsi politici (fr:523/p.37).
L’insegnamento si basa su testi di varia natura (fr:525/p.38, 548) – non solo libri, ma anche fumetti, canzoni o graphic novel – scelti in base alla maturità degli studenti (fr:547/p.38). L’obiettivo è farli interagire con la parola scritta (fr:546, 549), anche attraverso la lettura ad alta voce (fr:549/p.38), per distinguere registri formali e informali (fr:550/p.38). Al termine del primo ciclo, gli studenti dovranno saper leggere, raccontare e dialogare (fr:551, 553), usando un linguaggio adeguato al contesto e arricchito da un lessico sempre più ampio (fr:538, 539, 540).
Per gli alunni di origine straniera, la conoscenza dell’italiano è condizione essenziale per l’integrazione (fr:532/p.38), mentre la riflessione sulla lingua – partendo dall’oralità – porta a acquisire competenze metalinguistiche e grammaticali (fr:542/p.38, 544).
[8]
[8.1-73-560|632]
8 Competenze linguistiche nella scuola primaria e secondaria di primo grado
Dalla scrittura alla lettura, dalla grammatica all’oralità: obiettivi e traguardi per ogni ciclo.
Il percorso formativo in lingua e letteratura si articola in competenze trasversali e obiettivi specifici per ogni ciclo scolastico.
Scuola primaria (classe quinta)
Gli studenti imparano a organizzare informazioni in mappe e scalette, rispettando convenzioni grafiche e impaginazione (“Saper organizzare le informazioni su un dato argomento in liste, mappe, scalette” - fr:561/p.39). La comprensione di testi scritti e orali richiede l’identificazione del tema, degli snodi argomentativi e dell’affidabilità della fonte (“Comprendere testi […] identificando il tema, gli snodi dell’argomentazione, le intenzioni dell’emittente” - fr:563/p.39). L’ascolto e il dialogo si sviluppano attraverso la condivisione di esperienze personali e il rispetto dei turni di parola (“Aver imparato a condividere le proprie impressioni […] nel rispetto dei turni di parola” - fr:565/p.39). La lettura e l’interpretazione mirano a cogliere gli elementi principali dei testi e le loro finalità (“Comprendere un testo […] cogliendone gli elementi principali e le finalità” - fr:567/p.39), mentre l’esposizione orale si avvale di supporti visivi e lessico adeguato (“Saper riferire […] con l’aiuto di tabelle, mappe, immagini” - fr:569/p.39). La scrittura include la rielaborazione di testi semplici e il rispetto di norme formali (“Essere in grado di riassumere testi semplici in maniera chiara e ordinata” - fr:571/p.39).
Obiettivi specifici (classe terza)
Si consolidano le basi grammaticali: alfabeto esteso (“Conoscere l’ordine alfabetico delle 21 lettere dell’italiano e quello esteso a 26 lettere” - fr:573/p.39), grafemi complessi (“Conoscere i fonemi e grafemi difficili per la mancata corrispondenza biunivoca” - fr:575/p.40) e interpunzione (“Saper usare punto, virgola, a capo” - fr:577/p.40). L’oralità prevede la capacità di seguire istruzioni, interagire in conversazioni e raccontare esperienze (“Saper interagire in una conversazione […] intorno ad argomenti di diretta esperienza” - fr:581/p.40). La lettura silenziosa e ad alta voce si accompagna alla comprensione di testi letterari semplici (“Comprendere il significato di semplici testi scritti […] individuandone gli elementi essenziali” - fr:583/p.40), mentre la scrittura spazia da testi descrittivi a brevi lettere (“Saper produrre facili testi di tipo descrittivo, narrativo, argomentativo” - fr:585/p.40).
Obiettivi specifici (classe quinta)
La grammatica si approfondisce con l’analisi delle parti del discorso (“Riconoscere le categorie lessicali: nome, pronome, aggettivo, verbo” - fr:587/p.40) e l’uso di lessico disciplinare (“Saper impiegare i più frequenti termini specifici legati alle discipline” - fr:587/p.40). Le strategie di controllo della produzione linguistica includono l’ascolto attivo e la revisione degli errori (“Servirsi di queste conoscenze per rivedere la propria produzione scritta” - fr:589/p.40). L’oralità richiede la capacità di organizzare discorsi su temi di studio (“Saper organizzare un semplice discorso orale su un tema affrontato in classe” - fr:591/p.40), mentre la lettura letteraria valorizza la componente sonora e le figure retoriche (“Comprendere l’importanza della componente sonora del linguaggio […] nelle figure di suono” - fr:595/p.40). La scrittura si estende a testi argomentativi e creativi, come lettere o diari (“Saper scrivere una lettera […] adeguando le forme espressive al destinatario” - fr:597/p.41).
Scuola secondaria di primo grado (classe terza)
Le competenze si ampliano verso la comprensione di testi complessi (“Comprendere testi anche complessi […] gerarchizzando le informazioni” - fr:617/p.42) e la rielaborazione di fonti diverse (“Saper confrontare informazioni ricavabili da più fonti” - fr:619/p.42). Si riconoscono i principali tipi testuali (“Imparare a riconoscere le caratteristiche dei principali tipi testuali” - fr:621/p.42) e si legge autonomamente la letteratura (“Saper leggere autonomamente testi complessi, anche in forma integrale” - fr:623/p.42). La scrittura include la rielaborazione di fonti saggistiche e audiovisive (“Saper scrivere testi che prendano spunto da fonti […] audiovisive” - fr:624/p.42), mentre l’uso dei testi prevede il confronto con esperienze altrui (“Apprezzarne l’apertura nei confronti del mondo, delle esperienze altrui” - fr:626/p.42). Gli obiettivi specifici approfondiscono lessico (“Conoscere le principali relazioni fra significati delle parole” - fr:628/p.42) e sintassi (“Saper riconoscere l’organizzazione logico-sintattica della frase” - fr:630/p.42), oltre a sviluppare abilità di ascolto e rielaborazione orale (“Saper prendere appunti durante una lezione […] rielaborandoli in una forma discorsiva” - fr:632/p.42).
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[9.1-35-652|686]
9 Leggere, scrivere, discernere: percorsi per studenti 11-14 anni
“Tra gli undici e i quattordici anni è giusto leggere liberamente, felicemente, senza preoccuparsi di un fantomatico canone”
Si propone una lettura varia e accessibile: epica classica semplificata (Omero, Virgilio), mitologia, saghe nordiche, romanzi cavallereschi (“dal ciclo di re Artù al Furioso di Ariosto”), fantasy (Harry Potter, Percy Jackson), classici moderni (Pinocchio, L’isola del tesoro, Verne, King, Asimov). “Meglio scegliere i buoni libri anche e soprattutto dalle letterature straniere” (fr:654/p.43). Risorse utili: antologie scolastiche, graphic novel, narrativa young adult (fr:653/p.43), incontri con autori gestiti dagli studenti (fr:655/p.43). Obiettivo: “almeno tre libri all’anno” (fr:658/p.44), letti integralmente e discussi in classe con rielaborazioni creative (fumetti, racconti alternativi) (fr:659/p.44).
Scrittura come pratica viva: esercizi frequenti su vita personale, cronaca, testi letterari (“testo argomentativo, un riassunto, un abstract”), con correzioni attente (“s’impara a scrivere riscrivendo meglio quello che si è scritto male”) (fr:661-662/p.44). Si affianca lo studio: prendere appunti, esporre oralmente (“abilità che manca non solo agli studenti ma anche a molti adulti”), analizzare fonti (“distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono”) (fr:665-671/p.44). Strumenti: biblioteche (“molti studenti non sono mai entrati in una biblioteca”), rete usata con criterio (“siti dei giornali più autorevoli, RaiPlay, audiolibri”) (fr:674-680/p.44).
Esempio pratico: modulo interdisciplinare sul fantasy. Gli studenti inventano una saga, lavorano in gruppo, la drammatizzano (“racconto a più voci o una drammatizzazione”), analizzandone struttura e sviluppo (fr:681/p.44-686/p.45).
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[10.1-150-707|856]
10 Laboratori creativi e interdisciplinari per lo studio della lingua e della cultura
“Arte e tecnologia: gli studenti potranno realizzare personalmente nelle ore di tecnologia e arte alcuni oggetti di scena (vestiti, pergamene, mappe, pozioni magiche, scettri)” - (fr:707/p.45)
Gli studenti lavorano in gruppo per creare oggetti, scenografie e rappresentare scene tramite story-board e tableau vivant. L’approccio laboratoriale stimola la collaborazione e la creatività senza giudizi individuali.
“Metodologia laboratoriale: gli studenti lavoreranno a gruppi, come una vera e propria squadra di autori, provando e riprovando idee e soluzioni narrative” - (fr:709/p.45)
Al termine, acquisiscono consapevolezza del lavoro necessario per un racconto fantasy, migliorano la scrittura e imparano a confrontarsi con gli altri.
“Risultati attesi: al termine dell’unità gli studenti saranno consapevoli di quanto lavoro – di immaginazione, di scrittura – serva per creare un racconto fantasy; avranno affinato la loro capacità di scrittura” - (fr:710/p.46)
Lingua e lessico: approccio naturale e graduale
Si parte dalla conoscenza implicita della lingua per arrivare a quella esplicita, con esempi concreti e riflessioni metalinguistiche. Lo studio della grammatica riprende concetti base (sinonimi, contrari, prestiti linguistici) e approfondisce le parti del discorso, la pronuncia e la punteggiatura.
“Lo studio della grammatica riprenderà, approfondendoli, alcuni concetti già presentati in maniera più semplice nella scuola primaria, a cominciare dalla classificazione del lessico” - (fr:715/p.46)
L’analisi logica e linguistica per costituenti aiuta a sviluppare consapevolezza critica, mentre la scrittura manuale e digitale viene alternata per favorire l’apprendimento.
“L’analisi linguistica per costituenti […] migliora le capacità cognitive dell’alunno” - (fr:729/p.47)
Lettura e scrittura: tra tradizione e innovazione
La lettura ad alta voce e l’uso di testi multimediali (fumetti, audiolibri) arricchiscono il lessico. Gli studenti riflettono su personaggi e trama senza analisi forzate, mentre esercizi di riassunto e riscrittura sviluppano controllo sulla scrittura.
“Leggere insieme è un buon modo per condividere un’esperienza diversa dal gioco, e la lettura può naturalmente favorire l’ampliamento del patrimonio lessicale” - (fr:734/p.47)
L’Intelligenza Artificiale viene usata per correzioni, analisi e creazione di testi “alla maniera di” autori noti, ma sempre come supporto all’apprendimento umano.
“L’Intelligenza Artificiale (IA) potrà essere utilizzata a integrazione degli approcci tradizionali, per sviluppare competenze critiche di uso della tecnologia” - (fr:751/p.48)
11 Latino e inglese: radici linguistiche e apertura globale
“Il latino va scoperto come opportunità e risorsa per la formazione in vista della scuola secondaria di secondo grado” - (fr:761/p.49)
Latino per l’educazione linguistica (LEL)
Si studia per comprendere l’origine dell’italiano e delle lingue europee, con focus su lessico, etimologie e grammatica. Gli studenti riconoscono parole latine in documenti storici e giuridici, confrontandole con l’italiano e altre lingue.
“Riconoscere l’origine latina di alcune parole italiane ad alta frequenza, comprendere le parole latine di uso comune e i principali latinismi” - (fr:766/p.50)
Moduli interdisciplinari (es. Arte e mito) collegano il latino a storia, arte e letteratura, usando anche strumenti digitali per analizzare testi e immagini.
“Studio dell’etimologia e delle radici latine di termini legati ai miti; lettura in traduzione di brani di autori classici” - (fr:801/p.51)
Inglese: strumento di comunicazione e cultura
L’apprendimento mira a raggiungere livelli A1-B1 (QCER), sviluppando competenze orali e scritte. Si usano materiali audiovisivi e attività ludiche per favorire l’inclusione e la familiarità con la lingua.
“L’inglese non viene solo considerato come strumento di comunicazione pratica, ma anche come mezzo di accesso a contenuti culturali e letterari” - (fr:841/p.53)
L’approccio comunicativo e interdisciplinare (es. sostenibilità, digitale) promuove pensiero critico e competenze trasversali, preparando gli studenti a interagire in contesti multiculturali.
“Sviluppare la capacità di comprendere e produrre testi orali e scritti su argomenti familiari, scolastici e culturali” - (fr:849/p.54)
[11]
[11.1-37-970|1006]
12 Strategie didattiche per l’insegnamento dell’inglese nel primo ciclo
Approcci attivi, interdisciplinari e tecnologici per un apprendimento inclusivo e coinvolgente.
L’insegnamento dell’inglese nel primo ciclo si basa su metodologie che promuovono un apprendimento attivo e inclusivo. Tra le strategie principali:
Approccio ludico e interattivo, con giochi, materiali visivi e audiovisivi per un apprendimento naturale (“L’utilizzo di giochi, attività orali, materiali visivi e audiovisivi favorisce un apprendimento naturale e coinvolgente” - fr:973/p.59).
CLIL, che integra lingua e discipline, sviluppando competenze linguistiche e disciplinari in contesti reali (“L’apprendimento integrato della lingua e delle discipline […] favorisce lo sviluppo di competenze linguistiche e disciplinari in modo simultaneo” - fr:975/p.59).
C-BLI, un metodo socioculturale con drammatizzazioni e valutazione dinamica per competenze linguistiche ed emotive (“Si tratta di un approccio basato sulla teoria socioculturale che integra pratica e teoria” - fr:976/p.59).
Remetaphorization, che stimola la creatività linguistica e la consapevolezza interculturale (“Sviluppo della creatività linguistica attraverso la creazione e la rielaborazione di espressioni idiomatiche” - fr:979/p.59).
Task-based e Project-based Learning, con attività pratiche che promuovono collaborazione e pensiero critico (“Approccio laboratoriale che integra varie discipline e promuove il pensiero critico” - fr:983/p.59).
Didattica della letteratura, strutturata in fasi (pre-while-after reading) per comprensione e produzione creativa (“Strutturata in attività pre-while-after reading, favorisce la comprensione testuale” - fr:986/p.59).
Media literacy, per distinguere fonti attendibili e usare in modo critico le tecnologie (“Promuove la capacità di distinguere fonti attendibili da quelle manipolate” - fr:990/p.59).
Le tecnologie digitali arricchiscono l’apprendimento, rendendolo più interattivo e personalizzato. Strumenti come piattaforme, giochi educativi e risorse basate sui phonics migliorano pronuncia e vocabolario (“Attraverso piattaforme e applicazioni dedicate, gli studenti possono sviluppare competenze linguistiche in modo dinamico” - fr:995/p.59). L’uso di sottotitoli e audiodescrizioni favorisce l’inclusione (“L’uso di sottotitoli e audiodescrizioni migliora la comprensione e la produzione in L2” - fr:993/p.59), mentre la telecollaboration e l’e-Twinning promuovono scambi culturali autentici (“Strumenti di telecollaboration ed e-Twinning promuovono lo scambio culturale” - fr:998/p.60).
Lo studio di una seconda lingua comunitaria offre benefici cognitivi, sociali e culturali, come memoria, pensiero critico e apertura interculturale (“L’apprendimento di una nuova lingua aiuta a sviluppare capacità come la memoria, la concentrazione, la risoluzione di problemi” - fr:1002/p.61). In un mondo globalizzato, il plurilinguismo aumenta le opportunità lavorative e formative, favorendo mobilità e comunicazione internazionale (“La conoscenza di più lingue […] aumenta le opportunità di inserimento in istituzioni di alta formazione e nel mondo del lavoro” - fr:1004/p.61).
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13 L’apprendimento delle lingue come ponte tra culture e opportunità globali
L’educazione plurilingue prepara cittadini globali, promuovendo sostenibilità e interazione internazionale.
L’apprendimento delle lingue straniere forma individui capaci di muoversi in contesti complessi e interdipendenti, favorendo inclusione e scambi culturali. “L’educazione plurilingue e multiculturale […] è una strategia per preparare le nuove generazioni a essere cittadini globali” - (fr:1010/p.61). Il francese, ad esempio, apre a realtà europee (Francia, Belgio, Svizzera, Valle d’Aosta) e extraeuropee (Québec, Africa subsahariana), con ricchi scambi storici e attuali in ambito artistico, economico e scientifico. “La lingua francese è parlata in paesi che costituiscono realtà europee nazionali importanti […] e spazi americani e africani” - (fr:1013-1014/p.61). La sua vicinanza all’italiano e le opportunità universitarie e lavorative nei paesi francofoni ne fanno una scelta strategica.
Lo spagnolo, parlato in una comunità globale, rafforza i legami storici con l’Italia e facilita l’integrazione di studenti latinoamericani. “Lo studio della lingua spagnola consente di comprendere meglio le profonde relazioni storiche e culturali con la Spagna” - (fr:1023/p.62). Il tedesco, centrale in Europa e co-ufficiale in Alto Adige, offre vantaggi economici e culturali, con scambi intensi in ambito artistico, scientifico e turistico. “La Germania è di gran lunga il primo partner commerciale dell’Italia” - (fr:1029/p.62).
L’insegnamento delle lingue mira a sviluppare competenze comunicative di base, interazione e riflessione linguistica, attraverso un approccio attivo e contestualizzato. “L’insegnamento della seconda lingua dovrà essere proposto come uno strumento per aprire canali di comunicazione con persone parlanti lingue diverse” - (fr:1034/p.63). Obiettivi chiave includono la capacità di esprimersi in situazioni quotidiane, comprendere testi semplici e interagire con interlocutori di culture diverse.
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14 Obiettivi linguistici per la classe terza: competenze di base in contesti plurilingui
“Comprendere il valore della comunicazione in più lingue come strumento per interagire con persone di diverse culture e tradizioni” - (fr:1062/p.64)
Al termine della terza classe, gli studenti devono acquisire competenze linguistiche pratiche. In ascolto, comprendono istruzioni quotidiane e messaggi brevi su argomenti noti, estraendo parole chiave anche da documenti multimediali “Comprendere brevi documenti multimediali identificandone parole chiave e senso generale” - (fr:1064/p.64).
Nel parlato, descrivono persone e luoghi con frasi semplici “Descrivere persone, luoghi e oggetti familiari utilizzando parole e frasi apprese” - (fr:1065/p.64), esprimono bisogni e opinioni “Riferire semplici informazioni ed esprimere stati d’animo” - (fr:1066/p.64), e interagiscono in scambi basilari “Interagire in modo semplice con un interlocutore disposto a collaborare” - (fr:1067/p.64). La lettura si concentra su testi concreti e familiari “Leggere e comprendere testi semplici di contenuto familiare” - (fr:1069/p.64), mentre la scrittura prevede brevi testi personali o comunicativi “Scrivere testi brevi e semplici per presentare sé stesso/a” - (fr:1070/p.64), anche online sotto supervisione “Interagire in modo semplice […] in scambi comunicativi online” - (fr:1071/p.64).
La riflessione linguistica include l’osservazione di parole e strutture in contesti diversi “Osservare la struttura delle frasi e mettere in relazione costrutti e intenzioni comunicative” - (fr:1073/p.64), il confronto tra lingue “Confrontare parole e strutture relative a codici linguistici diversi” - (fr:1074/p.64), e l’autovalutazione degli errori “Riconoscere i propri errori e i propri modi di apprendere le lingue” - (fr:1075/p.64).
Le conoscenze richieste riguardano funzioni comunicative di base: scambio di informazioni personali “presentarsi, chiedere e dare informazioni su identità, età, nazionalità” - (fr:1077/p.64), interazioni quotidiane “chiedere indicazioni, fare acquisti, ordinare al ristorante” - (fr:1078/p.64), e lessico per descrivere esperienze familiari. La pronuncia si sviluppa a partire da un repertorio limitato, accettando imprecisioni non compromettenti “con imprecisioni che non impediscano la comprensione” - (fr:1082/p.65).
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15 Apprendimento linguistico attivo e tecnologico
Metodi pratici, cooperativi e digitali per un insegnamento inclusivo e interdisciplinare.
L’apprendimento delle lingue si basa su attività concrete e collaborative. Gli studenti risolvono problemi reali attraverso compiti autentici come “realizzazione di video, poster, presentazioni” (fr:1130/p.67) o “la progettazione di una campagna di sensibilizzazione” (fr:1132/p.67), lavorando in gruppo per sviluppare “collaborazione e capacità di problem-solving” (fr:1131/p.67). L’approccio pragmatico include il confronto tra lingue e culture (“riflessione sulle convenzioni linguistiche” - fr:1133; “pensiero critico” - fr:1134/p.67) e la valorizzazione della diversità: “studenti madrelingua o plurilingui come risorse per la classe” (fr:1136/p.67), in un ambiente che “promuove la partecipazione attiva” (fr:1137/p.67) e “l’arricchimento reciproco” (fr:1138/p.67).
La metacognizione aiuta gli studenti a diventare autonomi: “riflessione sul proprio processo di apprendimento” (fr:1139/p.67) e strumenti come “diari linguistici, portfolio digitali” (fr:1140/p.67) li guidano nell’autovalutazione.
Le tecnologie digitali potenziano l’inclusione e la creatività. Strumenti come “dizionari digitali, glossari interattivi” (fr:1143/p.67) e attività come “fumetti, storyboard, videoclip” (fr:1144/p.67) supportano la produzione scritta e orale. Progetti di “telecollaboration e eTwinning” (fr:1145/p.67) favoriscono scambi autentici, mentre l’uso critico di “machine translation e intelligenza artificiale” (fr:1146/p.67) sviluppa consapevolezza. Infine, “sottotitoli, doppiaggi e audiodescrizioni” (fr:1148/p.68) rendono l’apprendimento più immersivo.
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16 Storia come fondamento della coscienza collettiva e dell’educazione civica
“La storia è la scienza degli uomini nel tempo” - (fr:1202/p.71).
La storia distingue due approcci politici: quello degli uomini comuni e quello di Machiavelli (fr:1191/p.70). È diventata strumento essenziale per la formazione politica e identitaria dei popoli, prima in Occidente e poi nel mondo. Ha permesso di riconoscere legami comuni – lingua, passato, condizione sociale – e di alimentare ideologie, nazioni e partiti (fr:1192-1194/p.70). In Italia, ha plasmato un “pensiero vivente” e uno storicismo dominante (Croce, Gentile, Gramsci) che ha segnato il Novecento (fr:1195-1196/p.70).
Il suo insegnamento è cruciale nei curricula scolastici: spiega la formazione della civiltà, i suoi valori e i rapporti globali (fr:1197-1198/p.70). Ma non si limita a questo. La storia, come indagine su eventi e protagonisti, include sempre un giudizio morale, contribuendo alla consapevolezza del bene e del male (fr:1200-1201/p.70).
Obiettivo didattico è mostrare che il presente è frutto del passato e premessa per il futuro (fr:1203-1204/p.71). Nella scuola primaria, l’attenzione alla dimensione nazionale favorisce l’identità e l’integrazione degli alunni stranieri (fr:1205/p.71). Fondamentale è la conoscenza dei fatti, collocati in contesti cronologici e relazionali, per sviluppare educazione civica e responsabilità (fr:1206-1208/p.71).
Invece di formare piccoli storici critici (fr:1209-1210/p.71), l’insegnamento deve puntare sulla narrazione delle vicende umane, evitando nozionismi e temi astratti (fr:1211-1212/p.71).
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17 Geografia come chiave per comprendere il mondo e agire localmente
“La geografia è la scienza sociale che maggiormente dà valore al ruolo dell’ambiente naturale” - (fr:1431/p.79)
La geografia insegna a confrontare spazi vissuti e globali attraverso mappe, immagini satellitari e GIS, sviluppando competenze spaziali e relazionali (fr:1429/p.79). Gli studenti imparano a pensare in modo sistemico, superando logiche causali per cogliere interdipendenze tra luoghi, problemi globali (povertà, clima, migrazioni) e azioni locali (fr:1434/p.80, 1438). Tre concetti chiave guidano l’approccio:
Paesaggio: ponte tra emozione e analisi, collega identità, sostenibilità e cittadinanza (fr:1436-1437, 1442).
Transcalarità: capacità di leggere relazioni tra scale diverse, dal locale al globale (fr:1438/p.80).
Territorializzazione: comprensione di come le comunità trasformano il pianeta e ruolo attivo della scuola nel territorio (fr:1439/p.80).
L’insegnamento mira a sviluppare orientamento spaziale e culturale, partendo dallo spazio vissuto per allargare lo sguardo a Italia, Europa e mondo (fr:1440/p.80). Stimola percezione emotiva dei luoghi, superando l’egocentrismo (fr:1441/p.80), e affronta temi trasversali come educazione ambientale, cittadinanza e Costituzione (fr:1432/p.79). L’Italia è studiata in relazione a contesti globali (USA, Cina, India), con attenzione a paesi storicamente trascurati (fr:1445-1447/p.80).
Obiettivi chiave:
Orientamento: mappa mentale del pianeta, localizzazione di elementi geografici (fr:1450-1451/p.81).
Linguaggio: lettura di carte a diverse scale e concetti come paesaggio, confine, interazione uomo-ambiente (fr:1453-1454/p.81).
Paesaggio e territorio: analisi di criticità ambientali e diversità culturali (fr:1456-1457/p.81).
Relazioni: comprensione di processi fisici e antropici, immaginando soluzioni per luoghi e comunità (fr:1460/p.81).
Alla fine della quinta primaria, gli alunni dovranno esplorare l’ambiente con curiosità, orientarsi nello spazio (usando punti cardinali e carte) e rappresentarlo (fr:1464-1468/p.81).
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[17.1-106-1492|1597]
18 Geografia: obiettivi e competenze dalla scuola primaria alla secondaria
“Conoscere il territorio, interpretare il paesaggio, agire da cittadini consapevoli.”
Il percorso formativo sviluppa la capacità di leggere lo spazio geografico a diverse scale, dal locale al globale. Si parte dall’osservazione degli elementi fisici e antropici dell’Italia (“Osservare gli elementi peculiari della penisola italiana e dei territori insulari: estensione costiera, arco alpino, aree interne, isole e arcipelaghi” - fr:1494/p.82) e dalla sua collocazione in Europa e nel Mediterraneo (“Saper localizzare la posizione dell’Italia in relazione all’Europa e al Mediterraneo” - fr:1495/p.82). Gli studenti imparano a usare strumenti come carte geografiche (“Leggere e interpretare la cartografia: comprendere simboli, leggende, riduzioni in scala” - fr:1498/p.82) e a costruire una mappa mentale del pianeta (“Posse dere una mappa mentale del pianeta, localizzando le più rilevanti forme fisiche e umane” - fr:1499/p.82).
Il linguaggio geografico diventa uno strumento per descrivere e interpretare il territorio, distinguendo tra sistemi naturali (“morfologia, idrografia, clima”) e antropici (“spazi abitati, vie di comunicazione, attività economiche” - fr:1522-1524). Si analizzano le trasformazioni del paesaggio nel tempo (“Sviluppare ragionamenti sul cambiamento […] del paesaggio nel tempo” - fr:1504/p.82) e le criticità come il cambiamento climatico (“Riconoscere gli effetti del cambiamento climatico, con particolare attenzione all’ambiente e al territorio italiano” - fr:1506/p.83) o le disuguaglianze sociali (“Disuguaglianze e diritti: correlare disuguaglianze economiche e sociali ai diritti dell’infanzia” - fr:1508/p.83).
Nella scuola secondaria, le competenze si approfondiscono: si impara a “individuare e interpretare gli esiti delle interazioni tra le attività umane e il sistema-Terra” (fr:1534/p.84) e a “analizzare le interazioni tra i sistemi naturali e quelli umani nella prospettiva della sostenibilità” (fr:1563/p.84). Si studia l’organizzazione politico-amministrativa dell’Italia e dell’Europa (“Conoscere l’organizzazione politico-amministrativa del territorio italiano e le diversità locali e regionali” - fr:1571/p.85), con attenzione a fenomeni globali come migrazioni e globalizzazione. L’obiettivo finale è formare cittadini responsabili, capaci di “sviluppare consapevolezza e senso di appartenenza al territorio” (fr:1538/p.84) e di “interagire costruttivamente con persone e culture di diversa nazionalità” (fr:1540/p.84).
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19 Mobilità urbana e GIS: analisi, strumenti e soluzioni sostenibili
Dalla teoria alla pratica: come i dati e la tecnologia migliorano gli spostamenti in città.
La mobilità urbana va intesa come un sistema integrato che risponde a esigenze economiche, sociali e ambientali (“Concettualizzazione e interpretazione: Comprendere la mobilità urbana e le infrastrutture di trasporto come sistemi integrati che rispondono a necessità economiche, sociali e ambientali” - fr:1603/p.86). L’analisi dei dati sui trasporti permette di affrontare criticità come traffico, consumo energetico ed emissioni (“Interpretare i dati su sistema dei trasporti e mobilità e le problematiche relative al traffico, al consumo energetico e alle emissioni inquinanti” - fr:1604/p.86), con l’obiettivo di rendere gli spostamenti più efficienti e sostenibili (“Riflettere su come rendere più efficienti e sostenibili gli spostamenti” - fr:1605/p.86).
Strumenti come il GIS e la cartografia digitale sono fondamentali per raccogliere e analizzare dati geografici sulle infrastrutture (“Introdurre il GIS (Geographic Information System) come strumento per raccogliere e analizzare i dati geografici relativi alle infrastrutture di trasporto” - fr:1607/p.86). Questi permettono di mappare vie di comunicazione, mezzi pubblici, piste ciclabili e aree congestionate (“Utilizzare la cartografia digitale per creare carte tematiche delle principali vie di comunicazione e dei mezzi di trasporto nel territorio” - fr:1608; “Utilizzare i dati GIS per analizzare la distribuzione delle fermate dei mezzi pubblici, delle piste ciclabili, delle stazioni ferroviarie e delle aree più congestionate” - fr:1609/p.86).
La pianificazione territoriale, supportata dal GIS, punta a soluzioni di mobilità sostenibile, come trasporti pubblici efficienti, ZTL e mobilità condivisa (“Progettare, con l’ausilio di strumenti GIS, soluzioni per migliorare la mobilità nella città, tenendo conto dell’impatto ambientale e della sostenibilità” - fr:1611; “Analizzare soluzioni di trasporto alternativo, come la mobilità condivisa, i trasporti pubblici efficienti e le ZTL” - fr:1612/p.86). Al termine del percorso, gli studenti dovranno saper analizzare le infrastrutture con approccio critico, usare strumenti digitali per interpretare dati e proporre soluzioni per una mobilità più accessibile e sostenibile (“analizzare le infrastrutture di trasporto e la mobilità urbana con un approccio critico e consapevole; utilizzare strumenti GIS e cartografia digitale per raccogliere e interpretare dati relativi alla mobilità; proporre soluzioni sostenibili per migliorare la mobilità nelle proprie città” - fr:1613/p.86).
Il modulo prevede raccordi interdisciplinari con scienze motorie (orienteering), italiano (racconti di viaggio), matematica (calcoli su distanze), scienze (impatto ambientale), storia (confronto carte storiche), musica (paesaggio sonoro urbano), arte (rappresentazioni visive), tecnologia (software di cartografia) ed educazione civica (gestione partecipata degli spazi) (“I possibili raccordi interdisciplinari comprendono: scienze motorie […] educazione civica” - fr:1614/p.86). Prerequisiti: conoscenza del codice della strada e lettura di carte digitali (“Prerequisiti: conoscere il codice della strada, saper leggere una carta digitale” - fr:1615/p.86).
Per la didattica, si suggerisce un approccio in quattro fasi: 1) meraviglia (esperienze personali), 2) concettualizzazione (linguaggio disciplinare), 3) interpretazione (relazioni ambiente-società) e 4) creatività (progetti per migliorare i luoghi) (“strutturare i percorsi didattici in quattro momenti: meraviglia ed emozione […] creatività e immaginazione geografica” - fr:1616-1617). L’obiettivo è superare un insegnamento nozionistico, privilegiando la comprensione dei fenomeni (“emancipare definitivamente l’insegnamento della geografia da un approccio di tipo nozionistico ed elencativo” - fr:1618/p.87).
Altri suggerimenti includono:
Approccio transcalare: studiare fenomeni geografici (es. montagne, cambiamento climatico) passando da scale locali a globali, senza schemi rigidi (“la formazione della mappa mentale del pianeta non deve passare necessariamente attraverso la successione Italia-Europa-Mondo” - fr:1619; “vedere la dimensione spaziale di alcuni problemi, come il cambiamento climatico” - fr:1621/p.87).
Apprendimento esperienziale: uscite sul territorio e attività di ricerca (“L’insegnamento della geografia deve essere coinvolgente, stimolando competenze di osservazione, analisi e sperimentazione” - fr:1622/p.87).
Tecnologie digitali: potenziare ricerca e comunicazione dei dati (“Utilizzando strumenti digitali gli studenti possono potenziare le loro abilità di ricerca, interpretazione e comunicazione” - fr:1623/p.87).
Lavoro collaborativo e laboratori attivi: sviluppare autonomia e pensiero critico (“La collaborazione è essenziale per sviluppare competenze di comunicazione e creatività” - fr:1624; “i laboratori stimolano una partecipazione attiva” - fr:1625/p.87).
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[19.1-212-1745|1956]
20 Competenze matematiche e informatiche nella scuola primaria e secondaria
Dalla scoperta dei concetti matematici alla programmazione, passando per il problem solving e la modellizzazione della realtà.
Il percorso formativo mira a sviluppare il pensiero logico-matematico e le competenze informatiche fin dalla scuola primaria. Gli studenti imparano a rappresentare dati e relazioni (“Rappresentare informazioni strutturate attraverso dati e relazioni tra di essi” - fr:1748/p.92), formulare algoritmi (“Formulare semplici algoritmi” - fr:1749/p.92) e risolvere problemi concreti (“Sviluppare competenze di problem solving […] per affrontare e risolvere problemi concreti” - fr:1753/p.92). Nella primaria, si lavora su numeri, figure geometriche e misurazioni (“Riconosce, descrive, denomina, rappresenta […] figure del piano e dello spazio” - fr:1758/p.92), mentre in informatica si esplorano rappresentazioni di dati (“Esplorare la possibilità di rappresentare dati […] mediante formati diversi” - fr:1768/p.93) e algoritmi (“Comprendere che un algoritmo descrive una procedura […] automatizzata” - fr:1769/p.93).
Nella secondaria di primo grado, le competenze si approfondiscono: si affrontano numeri razionali, equazioni e probabilità (“Muoversi con sicurezza nel calcolo anche con i numeri razionali” - fr:1850/p.96), si analizzano dati e variabilità (“Analizzare e interpretare rappresentazioni di dati per ricavare misure di variabilità” - fr:1853/p.96) e si rafforza la programmazione modulare (“Progettare, scrivere e mettere a punto […] programmi che applicano selezione, cicli, variabili” - fr:1871/p.96). L’approccio interdisciplinare emerge in moduli come quello sull’irrazionalità, che collega matematica, musica e arte (“Il modulo affronta il concetto di numero irrazionale […] fino alle sue applicazioni in musica, arte e letteratura” - fr:1940/p.99).
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[20.1-52-2112|2163]
21 Statistica e previsioni: potenzialità e limiti
Un modulo interdisciplinare per imparare a prevedere il futuro con i dati, ma anche a riconoscerne i confini.
Gli studenti di terza media esplorano la statistica come strumento per anticipare fenomeni futuri, lavorando su dati reali come popolazione mondiale o aspettativa di vita. “Gli studenti lavoreranno con dati reali, ne calcoleranno rappresentazioni sintetiche basate su concetti di statistica” - (fr:2122/p.106). Calcolano media, mediana e moda, poi usano calcolatrici online per analizzare la regressione lineare: “Utilizzo di calcolatrici statistiche online per realizzare previsioni basate sui dati raccolti” - (fr:2140/p.107). Il percorso include una riflessione critica sui limiti delle previsioni, come l’impatto di eventi imprevedibili: “Discussione sui limiti delle previsioni statistiche (es. impatto di eventi eccezionali come pandemie, guerre, innovazioni tecnologiche)” - (fr:2144-2145/p.107). Il modulo integra matematica, geografia, tecnologia e scienze, richiedendo solo conoscenze di base su medie e grafici.
[21]
[21.1-130-2210|2339]
22 Scienze a scuola: osservare, sperimentare, comprendere
Dalla natura ai fenomeni fisici, un percorso tra osservazioni, ipotesi ed esperimenti pratici.
Il testo delinea un percorso didattico progressivo per l’insegnamento delle scienze, dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado, basato sull’osservazione diretta e la sperimentazione pratica. Gli studenti imparano a riconoscere le interazioni tra esseri viventi e ambiente (“Riconoscere le interazioni tra gli esseri viventi e l’ambiente, ad esempio osservando come le piante crescono in diversi tipi di suolo” - fr:2210/p.110) e a formulare ipotesi attraverso schede e grafici (“Iniziare a formulare semplici ipotesi basate sull’osservazione di piante, animali e minerali” - fr:2211/p.110). L’approccio è multidisciplinare: si passa dalla meteorologia (“Rilevare le variazioni del tempo meteorologico attraverso la misurazione della temperatura” - fr:2212/p.110) alla fisica (“Sperimentare la gravità facendo cadere oggetti di forma e materiali diversi” - fr:2221/p.110), fino alla chimica (“Osservare semplici fenomeni di cambiamento di stato” - fr:2218/p.110).
Con il progredire degli anni, le attività si fanno più strutturate e quantitative. In quinta elementare, gli studenti utilizzano strumenti come microscopi e modelli tridimensionali (“Utilizzare strumenti per effettuare esperimenti, come termometri, bilance, cronometri e microscopi” - fr:2234/p.111) e analizzano fenomeni complessi, come la struttura interna della Terra (“Esplorare la struttura interna della Terra con modelli fisici” - fr:2237/p.111). Nella scuola secondaria, l’attenzione si sposta su metodi scientifici rigorosi e connessioni interdisciplinari: si studiano reazioni chimiche (“Interpretare le trasformazioni chimiche attraverso reazioni con sostanze comuni” - fr:2271/p.113), si esplorano le fonti energetiche (“Analizzare le modalità di trasformazione e trasferimento dell’energia” - fr:2280/p.113), e si approfondiscono temi come l’evoluzione e la genetica (“Studiare la diversità e l’evoluzione dei viventi” - fr:2286/p.113).
Un esempio concreto di modulo interdisciplinare è quello dedicato al suono, che integra fisica, biologia e musica (“La musica, i suoni, e la fisiologia dell’orecchio” - fr:2308/p.114). Gli studenti costruiscono strumenti, osservano le onde sonore e comprendono il funzionamento dell’orecchio (“Comprensione del legame tra vibrazione e percezione dei suoni” - fr:2332/p.115). Il percorso culmina con una riflessione critica sul ruolo della scienza nella società (“Riconoscere il ruolo della scienza nella società, approfondendo le invenzioni scientifiche che hanno cambiato la storia” - fr:2249/p.112) e sull’impatto delle azioni umane sull’ambiente (“Riflettere su come le proprie azioni influenzano l’ambiente” - fr:2228/p.111). Le conoscenze acquisite spaziano dalla geologia (“Minerali, rocce e fossili” - fr:2304/p.114) all’astronomia (“Sistema solare, fenomeni astronomici” - fr:2306/p.114), con un focus costante su metodo sperimentale e applicazioni pratiche.
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[22.1-71-2412|2482]
23 Educazione musicale: obiettivi e competenze dalla primaria alla secondaria
Dalla teoria del suono all’esecuzione collettiva, un percorso tra ascolto, notazione e storia.
Il percorso formativo in musica si articola in fasi progressive, partendo dall’analisi dei parametri fondamentali del suono (“Discriminare le caratteristiche fondamentali del suono: intensità, durata, altezza, timbro” - fr:2412/p.119) fino alla loro applicazione pratica. Già nella scuola primaria, gli studenti imparano a interpretare brani con voce, gesti e strumenti semplici (“Interpretare brani musicali utilizzando gesti suono, voce e strumenti musicali di base (Orff)” - fr:2413/p.119), a seguire ritmi con il corpo (“Seguire la pulsazione, i ritmi e la musica con il movimento del corpo” - fr:2417/p.119) e a decodificare i gesti di conduzione (“Riconoscere ed interpretare i primi gesti di conduzione del gruppo” - fr:2414/p.119). La notazione musicale diventa uno strumento sia di lettura che di creazione: “Scrivere e interpretare partiture (notazione spontanea e notazione musicale)” (fr:2415/p.119), mentre l’ascolto si affina per distinguere timbri e strutture (“Ascoltare, individuare e classificare i parametri musicali: altezza, timbro, durata, intensità e ritmo” - fr:2418/p.119).
Nella secondaria di primo grado, le competenze si approfondiscono: l’esecuzione diventa più tecnica (“Eseguire brani musicali con la voce e gli strumenti […] con attenzione all’espressività, al ritmo e alla tecnica vocale e strumentale” - fr:2433/p.119), l’analisi si estende a dinamiche, armonie e contesti storici (“Distinguere le principali qualità del suono […] e riconoscere modifiche ritmiche, timbriche, dinamiche e armoniche nei brani ascoltati” - fr:2435/p.119). La teoria musicale si fa più strutturata: “Leggere e interpretare semplici frasi musicali, riconoscendo i principali simboli di notazione musicale” (fr:2437/p.119), mentre la creatività si esprime attraverso improvvisazioni e composizioni collettive (“Comporre e improvvisare semplici sequenze melodiche e ritmiche” - fr:2439/p.119). Il percorso culmina con la conoscenza della storia della musica, dalle origini alla contemporaneità: “Identificare principali compositori e opere […] collegando gli stili musicali alla storia e alla cultura di ciascun periodo” (fr:2441/p.119), e con la partecipazione attiva a ensemble vocali e strumentali (“Partecipare a performance musicali in gruppo […] sviluppando la capacità di collaborare” - fr:2443/p.120).
Le conoscenze spaziano dalla classificazione degli strumenti (“Conoscere e classificare gli strumenti musicali” - fr:2423/p.119) all’evoluzione della scrittura musicale, passando per la polifonia e l’analisi di generi diversi (“Nozioni base di armonia, polifonia, tempi, scale maggiori e minori” - fr:2466/p.120). Un modulo interdisciplinare esplora infine il legame tra musica e matematica, indagando “come il ritmo, le proporzioni e le frequenze sonore siano strettamente legati a concetti matematici” (fr:2472/p.120), con esercizi pratici su pattern ritmici e scale.
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[23.1-26-2515|2540]
24 L’educazione musicale come formazione integrale
Lo studio dello strumento scolastico sviluppa competenze tecniche, sociali e culturali, unendo tradizione e innovazione.
Lo studio dello strumento musicale nella scuola secondaria di primo grado mira a formare studenti consapevoli, sia come interpreti che come ascoltatori. “In questo contesto, gli studenti sono guidati verso la scoperta e la valorizzazione delle proprie potenzialità, consolidando la fiducia nelle proprie abilità” - (fr:2515/p.123). La pratica strumentale affina la sensibilità estetica e l’ascolto attivo, permettendo di “riconoscere e analizzare gli elementi costitutivi del linguaggio musicale in contesti culturali e stilistici diversificati” - (fr:2516/p.123).
Il lavoro d’insieme insegna cooperazione e rispetto: “la pratica d’insieme diventa un’occasione privilegiata per insegnare la socializzazione e il lavoro cooperativo” - (fr:2517/p.123). L’improvvisazione stimola il pensiero divergente, mentre l’uso delle tecnologie integra tradizione e modernità, ampliando le possibilità espressive (“L’utilizzo delle tecnologie finalizzate alla produzione musicale rappresenta un ulteriore strumento per integrare tradizione e modernità” - fr:2522/p.123).
L’obiettivo finale è formare cittadini attivi, capaci di “apprezzare la diversità culturale, esprimere sé stessi e contribuire positivamente alla società attraverso il linguaggio universale della musica” - (fr:2524/p.123). L’ultimo anno, orientativo, perfeziona le abilità tecniche e interpretative, preparando gli studenti a “costruire la propria identità artistica” - (fr:2531/p.124) e a interagire con contesti non formali, come teatri o associazioni musicali.
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25 Competenze musicali e strumentali: obiettivi e metodi
“Riprodurre con la voce e lo strumento frasi musicali ascoltate” - (fr:2547/p.124)
Gli obiettivi formativi mirano a sviluppare abilità tecniche, interpretative e creative. Si parte dall’ascolto attivo: riconoscere altezza, timbro e durata del suono (“Discriminare attraverso l’ascolto le caratteristiche del suono” - fr:2558/p.124), decodificare cellule ritmiche e melodiche (“Discriminare all’ascolto cellule ritmiche e melodiche” - fr:2559/p.124), e identificare strutture armoniche (“Discriminare all’ascolto basilari strutture armoniche” - fr:2560/p.124). La lettura musicale include l’interpretazione di notazione, dinamiche e segni espressivi (“Leggere la musica interpretando la notazione convenzionale” - fr:2562/p.125), mentre l’esecuzione richiede padronanza tecnica e sensibilità interpretativa: adattare dinamiche e timbri (“Adattare la tecnica strumentale per rendere variazioni dinamiche” - fr:2551/p.124), coordinarsi in ensemble (“Collaborare efficacemente in un ensemble” - fr:2554/p.124), e improvvisare rispettando coerenza stilistica (“Creare variazioni ritmico-melodiche” - fr:2556/p.124).
Per ogni famiglia strumentale (archi, fiati, tastiere/percussioni, corde pizzicate) si definiscono competenze specifiche:
Archi: controllo dell’arco (“Controllare la condotta dell’arco in funzione dell’intensità” - fr:2571/p.125), posizioni della mano sinistra (“Controllare l’intonazione nelle disposizioni delle dita” - fr:2573/p.125), e colpi d’arco (“Riprodurre i principali colpi d’arco” - fr:2572/p.125).
Fiati: emissione del suono (“Controllare l’emissione attraverso la posizione delle labbra” - fr:2578/p.125) e articolazioni (“Tecniche di articolazione: legato, staccato” - fr:2579/p.125).
Tastiere/percussioni: indipendenza delle mani (“Coordinazione e indipendenza delle mani” - fr:2585/p.126), dinamiche e rudimenti (“Principali rudiments per tamburo” - fr:2585/p.126).
Corde pizzicate: tecniche esecutive (arpa: “Arpeggi e scale con tecnica della voltata” - fr:2592; chitarra: “Accordi tipici e cadenze” - fr:2593/p.126).
Metodi comuni includono l’uso della voce per l’intonazione, il metronomo e l’ascolto (“Basilare metodo di studio basato sull’ascolto” - fr:2575/p.125). Le conoscenze spaziano dall’organologia (“Conoscere la basilare organologia dello strumento” - fr:2568/p.125) alla notazione musicale (“Segni di intonazione, durata, dinamica” - fr:2597/p.126), fino all’analisi formale (“Analizzare la struttura del brano” - fr:2553/p.124).
Un modulo interdisciplinare (“Il suono e l’immagine” - fr:2598/p.126) collega musica e arti visive, esplorando corrispondenze tra stili (es. impressionismo musicale e pittorico) e rappresentazioni visive del suono.
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26 Educazione artistica: competenze e percorsi dalla primaria alla secondaria
Dalla lettura delle immagini all’uso consapevole di tecniche tradizionali e digitali.
L’insegnamento dell’arte sviluppa competenze progressive. Nella scuola primaria si parte dall’osservazione guidata (“Osservare e commentare testi visivi, individuandone significati di base e aspetti formali come equilibrio e ritmo” - fr:2690/p.131) e dal confronto interculturale (“Collegare opere del proprio territorio a temi di altre culture” - fr:2692/p.131), con focus su elementi base (“colori, forme, soggetti” - fr:2693/p.131) e tecniche semplici (“pittura, collage, foto digitali” - fr:2697/p.131).
Alla fine della secondaria di primo grado, gli studenti acquisiscono capacità avanzate:
Produzione: applicano “prospettiva, chiaroscuro” (fr:2699/p.131) e creano “progetti visivi ben strutturati” (fr:2700/p.131), integrando discipline diverse.
Comunicazione: usano l’arte per “esprimere idee personali complesse” (fr:2702/p.131) con “pensiero creativo autonomo” (fr:2702/p.131).
Analisi: leggono “testi visivi complessi” (fr:2704/p.131), riconoscendo “significati espliciti e impliciti” (fr:2704/p.131) e collegando opere a “contesti storici e culturali” (fr:2706/p.131).
Le conoscenze si ampliano: dagli “stili e periodi della storia dell’arte” (fr:2719/p.132) alle “tecniche avanzate” (fr:2721/p.132), fino alla “rappresentazione del movimento” (fr:2724/p.132) e all’uso di “materiali artistici” (fr:2727/p.132), dal carboncino al digitale.
26.1 Modulo interdisciplinare: la calligrafia
Un esempio pratico è il modulo sulla calligrafia, che esplora “la scrittura come arte e flusso del pensiero” (fr:2731/p.132). Gli studenti:
Esplorano la calligrafia con esercizi di motricità fine (“linee, curve su grandi fogli” - fr:2740/p.132) e analisi di esempi storici (“corsivo medievale, Rinascimento” - fr:2741/p.132).
Praticano il ductus e le legature (“lettere singole, proporzioni” - fr:2746/p.132), sperimentando fluidità e controllo.
Creano testi calligrafici (“citazioni, poesie” - fr:2749/p.132) con tecniche miste (“acquerello, collage” - fr:2750/p.132), integrando elementi personali.
Condividono un’opera finale (“poster, cartolina, libro d’artista” - fr:2754/p.132) in una mostra scolastica.
I risultati attesi includono la capacità di “sviluppare una scrittura fluida e leggibile con uno stile personale” (fr:2756/p.132) e di “collegare la pratica calligrafica a contesti storici e culturali” (fr:2756/p.132). Il modulo si lega a:
Italiano: scrittura di “diari visivi” (fr:2757/p.132).
Storia: evoluzione della scrittura (“manoscritti medievali” - fr:2759/p.132).
Educazione civica: riflessione sulla scrittura come “patrimonio culturale” (fr:2762/p.132).
26.2 Metodologie e strumenti
L’approccio è laboratoriale (“sperimentare concretamente materiali e tecniche” - fr:2766/p.132), con metodologie attive (“costruttiviste” - fr:2768/p.133) e valutazione formativa. Le tecniche proposte vanno dal “disegno dal vero” (fr:2772/p.133) all’uso di “acquerello, tempera, collage” (fr:2772/p.133), con attenzione al processo più che al risultato.
Per la storia dell’arte, si parte dal vissuto degli studenti (“collegando temi al loro universo visivo” - fr:2776/p.133), privilegiando opere moderne o contemporanee (“corrispondenze con media e cultura popolare” - fr:2780/p.133). Il patrimonio locale è valorizzato con visite a “gallerie, musei, botteghe artigianali” (fr:2783/p.133).
26.3 Tecnologie digitali
Gli strumenti digitali arricchiscono il percorso:
Primaria: app di disegno per “collage e composizioni digitali” (fr:2785/p.133), foto del territorio per analisi visive.
Secondaria: software di editing (“morphing AI” - fr:2788/p.133) e sistemi generativi (“immagini inedite e surreali” - fr:2788/p.133) per stimolare creatività e competenze linguistiche (“creazione dei prompt” - fr:2788/p.133).
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27 Educazione motoria tra interdisciplinarità e innovazione tecnologica
Adattare il ritmo di corsa alle variabili ambientali e fisiologiche, integrando competenze scientifiche, geografiche e motorie per ottimizzare le prestazioni.
L’educazione motoria nella scuola primaria e secondaria si basa su un approccio interdisciplinare e inclusivo. Le attività mirano a sviluppare resistenza e consapevolezza corporea, collegando fisiologia, biomeccanica e scienze ambientali (“Collegare le conoscenze di fisiologia, biomeccanica e scienze ambientali per analizzare l’impatto delle condizioni del terreno” - fr:2922/p.139). La geografia entra in gioco con l’uso di cartine per pianificare percorsi strategici (“Avvalersi di cartine e strumenti di orientamento per analizzare il territorio” - fr:2923/p.139), mentre il disegno aiuta a rappresentare visivamente gli spazi.
La didattica valorizza il piacere del movimento, proponendo compiti accessibili e giochi strutturati (“La didattica sarà incentrata sul piacere del movimento, sulla percezione di autoefficacia” - fr:2928/p.139). L’obiettivo è formare stili di vita attivi e sostenibili, con un’attenzione all’inclusione (“Tale approccio faciliterà la proposta di didattiche partecipative ed inclusive” - fr:2929/p.139). Gli ambienti di apprendimento si estendono oltre la palestra, includendo spazi esterni e percorsi di outdoor education (“Gli ambienti di apprendimento comprenderanno gli spazi scolastici esterni, altri spazi e infrastrutture raggiungibili” - fr:2936/p.140).
Nella secondaria di primo grado, le attività diventano più complesse, integrando tecnologie per monitorare le prestazioni (“App e dispositivi per il conteggio dei passi e per la geolocalizzazione” - fr:2951/p.141) e riflettere sul benessere. L’uso di realtà aumentata e assistenti virtuali amplia le possibilità di partecipazione (“Gioco sportivo in ambienti virtuali semi-immersivi” - fr:2955/p.141), ma sempre in confronto con l’esperienza analogica (“Confronto tra frequenza cardiaca misurata dal dispositivo e quella misurata sentendo il battito carotideo” - fr:2954/p.141). La tecnologia diventa strumento di cooperazione e riflessione critica sui modelli corporei digitali (“Riflessioni sull’impatto della tecnologia sulla percezione del corpo” - fr:2956/p.141).
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28 Curricoli scolastici in Europa: integrazione tra contenuti, competenze e specificità nazionali
“L’Italia conta due volte: lega obiettivi e contenuti solo nella secondaria di II grado”
Il grafico (Figura 1) mostra come i Paesi europei colleghino (o meno) i contenuti disciplinari agli obiettivi di apprendimento nei curricoli. Un secondo grafico (Figura 2) evidenzia invece l’esplicitazione delle competenze-chiave europee. Alcuni esempi pratici emergono, come l’attività lettone: “Costruire il proprio albero genealogico nel maggior numero possibile di generazioni” - (fr:2988/p.143).
Francia e Romania si distinguono: nei loro documenti non compaiono “competenze generali”, ma solo competenze disciplinari, come i “traguardi di sviluppo delle competenze” - (fr:2990-2991/p.144). Il Portogallo adotta invece “matrici di competenza” per le secondarie, allineate al framework OCSE anziché alle 8 competenze UE - (fr:2991/p.144).
L’Italia presenta un caso peculiare: nel I ciclo di istruzione l’approccio agli obiettivi è “non caratterizzato”, mentre nel II ciclo diventa “caratterizzato” - (fr:2993/p.144). Le competenze-chiave europee sono integrate sia come “oggetto di attività didattica” (es. “traguardi di sviluppo delle competenze” per il I ciclo) sia nei profili degli studenti (“Profilo delle competenze al termine del primo ciclo” e PECUP) - (fr:2994-2997/p.144).
L’analisi comparativa rivela però limiti metodologici: la codifica dei curricoli varia per “qualità, dettaglio, coerenza” tra Paesi, e la traduzione automatica può alterare i dati - (fr:2998-2999/p.144). Inoltre, i documenti non colgono appieno i “valori nazionali e culturali” o i contesti politici ed economici - (fr:2999/p.144).
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29 Essenzialità e rinnovamento del curricolo scolastico: tra approfondimento e verticalizzazione
“Non multa, sed multum” – meno contenuti, più qualità e profondità del sapere.
Il documento analizza 77 contributi (su 120 audizioni) per ridefinire i curricoli scolastici, focalizzandosi su essenzializzazione delle discipline e approfondimento dei contenuti. L’obiettivo è superare il sovraccarico curricolare – descritto dall’OCSE in quattro dimensioni: espansione incontrollata dei contenuti (“L’espansione del curriculum si riferisce alla tendenza a includere nuovi contenuti senza rimuovere quelli obsoleti” - fr:3065/p.147), eccesso di nozioni rispetto al tempo disponibile (“Il sovraccarico di contenuti si riferisce alla quantità eccessiva di contenuti da insegnare in relazione al tempo” - fr:3067/p.147), percezione di stress da parte di studenti e docenti (“Il sovraccarico percepito si riferisce alla dimensione vissuta del sovraccarico” - fr:3069/p.147), e squilibrio tra aree disciplinari (“Lo squilibrio curriculare si riferisce ad un’attenzione sproporzionata data ad alcune aree a scapito di altre” - fr:3107/p.148).
La soluzione proposta è ridurre la quantità a favore della qualità: “Studenti e studentesse hanno bisogno di approfondire conoscenze ed esperienze piuttosto che moltiplicarle” (fr:3057/p.147). L’essenzialità non significa semplificazione, ma specificità e dettaglio (“Per essenzialità non va intesa ‘semplificazione’, quanto piuttosto specificità” - fr:3058/p.147), con tempi distesi per riflettere e collegare i contenuti alla realtà (“Approfon-dire i contenuti con tempi più distesi favorirebbe l’attitudine a cogliere le connessioni tra esperienze maturate e problemi quotidiani” - fr:3062/p.147). Si chiede di recuperare la ”profondità del sapere”, ovvero la possibilità di accedere ai “fondamentali” delle discipline – i loro principi e origini – per contrastare la superficialità (“Il recupero dei saperi, della loro profondità, sarebbe un antidoto alla superficialità” - fr:3075/p.147).
Parallelamente, si propone una verticalizzazione del curricolo per garantire coerenza tra i gradi scolastici (“La verticalizzazione procederebbe su due direttrici: programmazione interdisciplinare e raccordo tra gradi scolastici” - fr:3114/p.149) e tra documenti normativi (Indicazioni nazionali e Linee guida), eliminando contraddizioni e costrutti ambigui (“Eliminazione di costrutti non essenziali e modifica di quelli fuorvianti” - fr:3124/p.150). Le discipline dovrebbero essere presentate come ”sistemi interconnessi” (OCSE, 2019), con nuclei fondanti trasversali e competenze imprescindibili (“Definire conoscenze e competenze imprescindibili in uscita da un ciclo ed in ingresso nel successivo” - fr:3085/p.148).
Tra le proposte operative:
Riduzione delle discipline (specie alla primaria e nel biennio della secondaria) per evitare frammentazione (“Riduzione del numero delle discipline, renderle meno diversificate” - fr:3094/p.148).
Personalizzazione dei percorsi con obiettivi “base” e “proficiency” (“Definire obiettivi di apprendimento ritenuti essenziali e imprescindibili” - fr:3092/p.148).
Nuova alfabetizzazione su tecnologie digitali, IA e benessere emotivo (“Integrare un paragrafo dedicato all’IA nei documenti curriculari” - fr:3127/p.150).
Revisione dei contenuti disciplinari per favorire processi di indagine e pensiero critico (“Puntare a un insegnamento focalizzato più sui processi che sulle nozioni” - fr:3134/p.150).
Il modello richiama la massima latina “Non multa, sed multum” (“Non bisogna insegnare tante cose, ma quelle giuste” - fr:3108/p.149), citata da Plinio il Giovane e ripresa da Laneve (1998): “Occorre avere il coraggio di fare qualche passo indietro per fare molti passi in avanti” (fr:3109/p.149).
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