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1 Principi e critica della strategia di sicurezza nazionale statunitense post-Guerra Fredda

Una ridefinizione pragmatica e focalizzata dell’interesse nazionale e del ruolo globale degli Stati Uniti.

Sommario

L’argomento delinea una critica esplicita alle strategie di sicurezza nazionale statunitensi adottate dopo la fine della Guerra Fredda, giudicate vaghe, troppo ampie e inefficaci perché “hanno cercato di espandere la definizione di ‘interesse nazionale’ americano al punto che quasi nessuna questione o impresa è considerata al di fuori della sua portata” (101) e perché “sono state elenchi di desideri o stati finali desiderati; non hanno definito chiaramente ciò che vogliamo ma hanno invece dichiarato vaghe banalità” (26). In risposta, propone una ridefinizione rigorosa e ristretta della politica estera, il cui unico scopo è “la protezione degli interessi nazionali fondamentali” (25), sottolineando che “non ogni paese, regione, questione o causa—per quanto meritevole—può essere il fulcro della strategia americana” (24). La strategia alternativa si basa su principi operativi chiave: un “realismo flessibile” che sia “realistico riguardo a ciò che è possibile e desiderabile cercare nei rapporti con altre nazioni” (111); la “pace attraverso la forza”, poiché “la forza è il miglior deterrente” (104) e può abilitare gli sforzi di mediazione; e la volontà di “arruolare campioni regionali che possano aiutare a creare una stabilità tollerabile nella regione” (208), premiando gli alleati allineati. Un tema minore è l’attenzione alla risoluzione dei conflitti regionali per prevenirne l’escalation, considerata “degna dell’attenzione del Comandante in Capo” (98). Un altro tema minore è la tensione con alcuni alleati europei, descritti come dotati di “aspettative irrealistiche” e che “calpestano i principi fondamentali della democrazia” (338).


2 La Sovranità Nazionale e gli Interessi Americani nel Contesto Globale

Principi fondamentali e priorità strategiche per la politica estera e interna degli Stati Uniti, con un focus sulla difesa dell’indipendenza, dei diritti naturali e contro le influenze esterne.

Sommario dell’argomento L’argomento definisce gli interessi nazionali vitali degli Stati Uniti, incentrati sulla sopravvivenza della nazione come “repubblica indipendente e sovrana” il cui scopo è “garantire i diritti naturali, dati da Dio, dei suoi cittadini”. Afferma il primato della sovranità nazionale, considerata “naturale e giusta”, e una “predisposizione al non interventismo” negli affari di altre nazioni, basata sul diritto di ogni paese a una “posizione separata e uguale”. Identifica minacce alla sovranità e ai diritti fondamentali, come “la corrosione della sovranità da parte di organizzazioni transnazionali e internazionali”, “tentativi di potenze straniere di censurare il nostro discorso” e “la manipolazione cinica del nostro sistema di immigrazione”. La politica migratoria è un tema minore esplicito: si dichiara che “l’era della migrazione di massa deve finire”, richiamando pratiche storiche per cui “le nazioni sovrane proibivano l’immigrazione incontrollata”. Un altro tema minore riguarda le relazioni regionali, in particolare con l’emisfero occidentale, dove si cerca cooperazione contro le minacce transnazionali e si vogliono evitare “incursioni o acquisizioni nemiche di beni chiave” da parte di potenze esterne, e con l’Europa, strategicamente vitale ma alle prese con politiche che “minano la libertà politica e la sovranità”. L’approccio economico critica le “scommesse distruttive sul globalismo” e punta a ridurre il “deficit delle partite correnti insostenibile”. L’obiettivo finale è promuovere un “mondo guidato dagli americani di paesi sovrani ed economie libere”.


3 Politica estera economica e riallocazione degli oneri di sicurezza

Un approccio di diplomazia commerciale e difesa incentrato sulla sicurezza nazionale e sulla reciprocità.

Sommario

L’argomento delinea una politica estera che pone la sicurezza economica come “fondamentale per la sicurezza nazionale”. Questa politica, definita “America First diplomacy”, mira a “ribilanciare le relazioni commerciali globali”. L’obiettivo è ottenere “accordi commerciali equi e reciproci” e porre fine a pratiche ritenute dannose come “il dumping e altre pratiche anticoncorrenziali che danneggiano le industrie e i lavoratori americani”, “il furto tecnologico, lo spionaggio informatico e altre pratiche economiche ostili”. Un pilastro centrale è la richiesta agli alleati, descritti come “dozzine di nazioni ricche e sofisticate”, di “assumere la responsabilità primaria per le loro regioni e contribuire molto di più alla nostra difesa collettiva”. Si propone di organizzare “una rete di condivisione degli oneri”, usando “strumenti economici per allineare gli incentivi, condividere gli oneri con alleati affini”. L’attenzione all’Europa include l’obiettivo di “aprire i mercati europei a beni e servizi statunitensi” e “costruire le nazioni sane dell’Europa centrale, orientale e meridionale attraverso legami commerciali, vendite di armi”. Per quanto riguarda la Cina, si sottolinea come le relazioni commerciali siano “rimaste fondamentalmente sbilanciate” dalla sua riapertura. La politica riduce la priorità del Medio Oriente, osservando che “i giorni in cui il Medio Oriente dominava la politica estera americana sono fortunatamente finiti”.


4 Agenda di politica economica e di sicurezza nazionale

Un programma per la sicurezza e la prosperità americana attraverso la riorganizzazione strategica delle catene di approvvigionamento, la difesa economica e la cooperazione internazionale selettiva.

Il documento delinea una politica nazionale incentrata sull’autonomia strategica e la resilienza economica. Si propone di “assicurare l’accesso a catene di approvvigionamento e materiali critici” per evitare che gli Stati Uniti siano “dipendenti da qualsiasi potenza esterna per componenti fondamentali”. Questo obiettivo si persegue contrastando “sussidi predatorii, sovvenzioni statali dirette e strategie industriali” di attori rivali, “espandendo l’accesso americano a minerali e materiali critici” e promuovendo la “riindustrializzazione della nostra economia”. La strategia prevede l’uso di “dazi e nuove tecnologie” per favorire una produzione industriale diffusa, “alzare il tenore di vita per i lavoratori americani” e garantire che il paese non sia mai “dipendente da qualsiasi avversario, presente o potenziale”. L’attenzione si estende all’emisfero occidentale, dove si intende “rafforzare le catene di approvvigionamento critiche” per “ridurre le dipendenze e aumentare la resilienza economica americana”, e alla cooperazione con alleati per “contrastare le pratiche economiche predatorie” usando il “combinato potere economico”. Viene inoltre menzionata la necessità di monitorare “minacce alle nostre catene di approvvigionamento” e “furti su larga scala di proprietà intellettuale e spionaggio industriale”, nonché di contrastare “l’incursione o la proprietà straniera ostile di asset chiave”. Temi minori includono la difesa degli interessi tecnologici, la stabilità emisferica per prevenire “migrazioni di massa”, la lotta al narcotraffico e la promozione di valori democratici.


5 Riorientamento strategico emisferico e controllo dei confini

Una ridefinizione della postura militare e di sicurezza nazionale volta a consolidare il controllo territoriale, contrastare influenze esterne e gestire i flussi transfrontalieri nell’emisfero occidentale.

Sommario L’argomento delinea una strategia di sicurezza nazionale incentrata sul riposizionamento delle risorse militari e di controllo verso l’emisfero occidentale, allontanandosi da teatri la cui importanza relativa è diminuita. Pone come fondamentali la protezione del paese da attacchi militari e influenze straniere ostili, includendo “spionaggio, pratiche commerciali predatorie, traffico di droba e di esseri umani, propaganda distruttiva e operazioni di influenza, sovversione culturale”. Un tema centrale è l’affermazione della piena sovranità e controllo sui confini nazionali e sui sistemi di immigrazione, considerati essenziali per la sopravvivenza degli Stati Uniti “come repubblica sovrana”. La strategia prevede il diniego a “concorrenti extra-emisferici” della capacità di schierare forze o controllare beni strategici vitali nella regione, contrastando attivamente le loro incursioni economiche e strategiche. Un altro tema minore è la collaborazione con nazioni amiche dell’emisfero per “controllare la migrazione, fermare i flussi di droga e rafforzare la stabilità e la sicurezza su terra e mare”, oltre a fermare “la migrazione illegale e destabilizzante” e neutralizzare i cartelli. La protezione dell’economia nazionale da pratiche dannose, come “tassazione mirata, regolamentazione ingiusta ed espropriazione”, e lo sviluppo di un’infrastruttura nazionale resiliente completano i punti chiave. La strategia menziona anche il mantenimento di un deterrente nucleare moderno e di difese missilistiche di nuova generazione.


6 La dottrina strategica di politica estera ed economica

Una riaffermazione della preminenza americana attraverso dottrine regionali aggiornate, la protezione degli interessi economici e la sicurezza delle alleanze.

Sommario

L’argomento delinea una dottrina di politica estera ed economica incentrata sul ripristino e l’imposizione della preminenza americana a livello globale e regionale. Si fonda sul riaffermare e rafforzare l’influenza degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale attraverso l’applicazione di un “Trump Corollary” alla Dottrina Monroe, con l’obiettivo di proteggere la nostra patria e il nostro accesso alle geografie chiave e far diventare l’emisfero “un mercato sempre più attraente per il commercio e gli investimenti americani. Parallelamente, identifica l’Indo-Pacifico come un “campo di battaglia economico e geopolitico chiave del prossimo secolo, dove gli Stati Uniti intendono “mantenere libero e aperto l’accesso, preservare “la libertà di navigazione in tutte le cruciali vie marittime e garantire “catene di approvvigionamento sicure e affidabili. Ciò include una “robusta e continua focalizzazione sulla deterrenza per prevenire la guerra nella regione e il rafforzamento della cooperazione, anche attraverso formati come “la cooperazione quadrilaterale con Australia, Giappone e Stati Uniti (”the Quad”)“.

La strategia economica si propone di “fermare e invertire il danno in corso che attori stranieri infliggono all’economia americana”, preservando i vantaggi del “sistema di libero mercato dinamico” e della leadership in “finanza digitale e innovazione”. Ciò implica che “la tecnologia e gli standard statunitensi—in particolare nell’IA, biotecnologia e computazione quantistica—guidino il mondo in avanti” e che gli Stati Uniti si riformino per essere “il partner di prima scelta” per le altre nazioni, “discoraggiando la loro collaborazione con altri”. Per il Medio Oriente, l’interesse centrale è “assicurare che le forniture energetiche del Golfo non cadano nelle mani di un nemico dichiarato” e che “lo Stretto di Hormuz rimanga aperto”, evitando al contempo “le ‘guerre eterne’” e accettando “la regione, i suoi leader e le sue nazioni per come sono”. Un tema minore riguarda la protezione del mercato del lavoro interno, stabilendo che “non possiamo permettere che la meritocrazia sia usata come giustificazione per aprire il mercato del lavoro americano al mondo”.


7 Politica estera e sicurezza nazionale americana: competenza, influenza economica e difesa

Un quadro strategico per la proiezione del potere e la protezione degli interessi americani attraverso il settore privato, la competenza e il controllo regionale.

Sommario

L’argomento delinea una politica estera e di sicurezza nazionale fondata sul principio che “la prosperità e la sicurezza americana dipendono dallo sviluppo e dalla promozione della competenza”, considerata tra i “più grandi vantaggi della nostra civiltà”. La premessa è che senza di essa, “i sistemi complessi che diamo per scontati—dalle infrastrutture alla sicurezza nazionale all’istruzione e alla ricerca—cesseranno di funzionare” e i “vantaggi storici dell’America nella scienza, nella tecnologia, nell’industria, nella difesa e nell’innovazione evaporeranno”. Viene enfatizzata la “collaborazione più stretta tra il Governo degli Stati Uniti e il settore privato americano” come necessaria per la protezione dell’emisfero, per “mantenere la sorveglianza delle minacce persistenti alle reti statunitensi” e per consentire “scoperta, attribuzione e risposta in tempo reale” nel cyberspazio, proteggendo al contempo “la competitività dell’economia statunitense” e rafforzando “la resilienza del settore tecnologico americano”. Un tema centrale è l’uso dell’influenza economica e finanziaria per espandere e proteggere gli interessi commerciali americani all’estero, identificando “opportunità strategiche di acquisizione e investimento per le aziende americane nella regione” e rendendo “parte del loro lavoro aiutare le aziende americane a competere e avere successo”. Ciò include l’insistenza affinché “i termini dei nostri accordi… siano contratti in esclusiva per le nostre aziende” e lo sforzo per “espellere le aziende straniere che costruiscono infrastrutture nella regione”. L’approccio prevede di rendere “i termini delle nostre alleanze, e i termini in base ai quali forniamo qualsiasi tipo di aiuto, contingentati allo smantellamento dell’influenza esterna avversaria” e di “utilizzare la leva finanziaria e tecnologica degli Stati Uniti per indurre i paesi a rifiutare tale assistenza”. La strategia si avvale di “tremende risorse—l’economia e l’esercito più forti del mondo, un’innovazione imbattibile, un ‘soft power’ senza rivali” e mira a “costruire coalizioni che utilizzino i nostri vantaggi comparati in finanza e tecnologia per costruire mercati di esportazione con i paesi che cooperano”. Viene menzionato un processo interagenzia per “identificare punti strategici e risorse nell’emisfero occidentale con l’obiettivo della loro protezione e sviluppo congiunto con partner regionali”. Un tema minore riguarda le relazioni con alleati specifici, affermando che il successo “richiederà l’abbandono del malaccorto esperimento americano di rimproverare queste nazioni… affinché abbandonino le loro tradizioni e le loro forme storiche di governo”. Un ulteriore tema minore critica gli avversari interni che “sovrastimarono la capacità dell’America di finanziare, simultaneamente, un enorme stato assistenziale-regolatorio-amministrativo accanto a un enorme complesso militare, diplomatico, di intelligence e di aiuti esteri” e avverte che “il successo di ideologie radicali che cercano di sostituire competenza e merito con lo status di gruppo favorito renderebbe l’America irriconoscibile e incapace di difendersi”.


8 La Ricalibratura delle Relazioni Economiche e di Sicurezza degli Stati Uniti nell’Era della Competizione Strategica

Strategie per un riequilibrio globale di fronte all’ascesa della Cina e alla ridefinizione degli obblighi alleati.

Sommario L’argomento tratta la risposta strategica degli Stati Uniti alla crescita economica e all’influenza globale della Cina, giudicata frutto di decenni di presupposti americani erronei, come l’idea che l’apertura dei mercati e gli investimenti avrebbero facilitato l’ingresso di Pechino in un ordine internazionale basato su regole. La Cina, diventata ricca e potente, ha usato questa posizione a suo vantaggio, rafforzando la presa sulle catene di approvvigionamento nei paesi a basso e medio reddito, dove oggi le sue esportazioni sono quasi quattro volte quelle verso gli USA. La strategia proposta prevede un riequilibrio del rapporto economico, prioritizzando la reciprocità e l’equità, e il coinvolgimento degli alleati per assorbire la enorme capacità in eccesso cinese. Un tema minore è la perdita di quote di PIL globale da parte dell’Europa, attribuita a normative che minano la creatività e l’operosità. Il discorso si estende alla sicurezza: si sottolinea l’importanza di impedire a qualsiasi competitore di controllare il Mar Cinese Meridionale, attraverso cui transita un terzo del trasporto marittimo globale, e si invocano maggiori spese militari degli alleati, come nel Impegno dell’Aia della NATO, e un maggiore accesso alle infrastrutture nella Prima Catena di Isole. Viene infine menzionata la necessità di una strategia comune non ancora formulata per il Sud Globale, nonostante le ingenti risorse finanziarie disponibili agli alleati, come i 7.000 miliardi di dollari di attività estere nette detenute da Europa e Asia.


9 La Posizione Strategica e gli Strumenti di Influenza Globale degli Stati Uniti

Le basi strutturali, gli strumenti operativi e gli obiettivi strategici per preservare e consolidare la posizione preminente degli Stati Uniti nell’ordine globale.

Sommario

L’argomento definisce i pilastri dell’“invidiabile posizione” degli Stati Uniti, considerata la più favorevole al mondo. Questa posizione si fonda su una combinazione di asset: “il sistema politico più agile”, “l’economia singola più grande e innovativa”, “il sistema finanziario e i mercati dei capitali più importanti al mondo” incluso lo status di valuta di riserva globale del dollaro, “il settore tecnologico più avanzato, innovativo e redditizio”, “l’esercito più potente e capace”, una “vasta rete di alleanze”, una geografia privilegiata, e un “soft power” e influenza culturale senza pari. La strategia per mantenere questa supremazia richiede di “mantenere l’economia più forte, sviluppare le tecnologie più avanzate… e schierare l’esercito più capace al mondo”. Ciò implica specificatamente preservare la crescita economica, puntando a un’economia da “40 trilioni di dollari negli anni 2030”, e investire nella ricerca per “preservare e far avanzare il nostro vantaggio nella tecnologia militare e dual-use all’avanguardia”. Un settore energetico “robusto, produttivo e innovativo”, capace di essere una principale industria di esportazione, è visto come cruciale per produrre posti di lavoro, ridurre i costi e “aiutare a mantenere il nostro vantaggio nelle tecnologie all’avanguardia come l’IA”. La dimensione finanziaria è un pilastro dell’influenza americana, che fornisce “leva e strumenti significativi per far avanzare le priorità di sicurezza nazionale”; gli Stati Uniti devono “preservare e far crescere il dominio del settore finanziario americano”, anche aiutando paesi a basso reddito a sviluppare i propri mercati dei capitali e “vincolare le loro valute più strettamente al dollaro”. L’azione strategica si articola attraverso una rete di alleanze e partnership, che aggiungono “altri 35 trilioni di dollari di potere economico” a quello nazionale, per “contrastare pratiche economiche predatorie” e “salvaguardare la nostra posizione primaria nell’economia mondiale”. La diplomazia economica, sia pubblica che privata, è diretta verso i paesi a maggiore crescita, utilizzando una serie di incentivi come “la cooperazione high tech, gli acquisti di difesa e l’accesso ai nostri mercati dei capitali”. La ricerca di accordi di pace, anche in regioni periferiche, è considerata uno strumento per “aumentare la stabilità, rafforzare l’influenza globale dell’America, riallineare paesi e regioni verso i nostri interessi e aprire nuovi mercati”. L’attenzione si concentra sul mantenimento di equilibri di potere regionali e globali per “prevenire l’emergere di avversari dominanti”, senza però “sprecare sangue e tesori per limitare l’influenza di tutte le grandi e medie potenze mondiali”. La competizione si inquadra in un contesto di “scaramucce tra grandi potenze”, dove gli Stati Uniti mantengono il vantaggio, anche grazie al “rivitalizzazione delle nostre alleanze nel Golfo, con altri partner arabi e con Israele”. L’emisfero occidentale, privo di potenze concorrenti dominanti, è visto come un’area di risorse strategiche da sviluppare in partnership con alleati regionali.


10 Rete di condivisione degli oneri e catena insulare nella strategia dell’Indo-Pacifico

Una strategia per la preminenza americana attraverso il potenziamento degli alleati e il controllo marittimo.

Sommario

L’argomento delinea una strategia di sicurezza nazionale incentrata sull’Indo-Pacifico, con due pilastri principali. Il primo è la costruzione di una “rete di condivisione degli oneri” dove gli alleati, sollecitati a “spendere molto di più del loro Prodotto Interno Lordo (PIL) per la propria difesa”, assumano “la responsabilità primaria per le loro regioni”, con gli Stati Uniti come “convocatore e sostenitore”. Questo approccio risponde all’idea che “i giorni in cui gli Stati Uniti sostenevano l’intero ordine mondiale come Atlante sono finiti” e mira a correggere “gli enormi squilibri accumulati in decenni di spese molto maggiori da parte degli Stati Uniti”. Il secondo pilastro è la deterrenza militare, specificamente nella regione del Pacifico occidentale, con l’obiettivo dichiarato di “costruire un esercito in grado di negare l’aggressione ovunque nella Prima Catena di Isole”. La difesa di Taiwan è una priorità centrale, poiché “dissuadere un conflitto su Taiwan, idealmente preservando la superiorità militare, è una priorità” e perché l’isola “fornisce accesso diretto alla Seconda Catena di Isole e divide il Nordest e il Sudest asiatico in due teatri distinti”. La strategia prevede di “intrecciare le questioni di sicurezza marittima lungo la Prima Catena di Isole” e di “pressioni sui nostri alleati e partner della Prima Catena di Isole per consentire alle forze militari statunitensi un maggiore accesso ai loro porti e altre strutture”. Un tema minore è il potenziamento delle relazioni con l’India per incoraggiare Nuova Delhi a “contribuire alla sicurezza dell’Indo-Pacifico, anche attraverso la continua cooperazione quadrilaterale” con altri partner regionali.


11 Politica degli Stati Uniti verso l’Europa: Priorità e Obiettivi Strategici

Un piano per la stabilizzazione continentale, l’autonomia europea e la ricalibratura delle relazioni transatlantiche.

Sommario dell’argomento

L’argomento definisce una politica statunitense per l’Europa incentrata sulla ristabilizzazione strategica, la riduzione delle dipendenze e la promozione di un’identità occidentale sovrana. La premessa è che “le relazioni europee con la Russia sono ora profondamente attenuate” e molti europei vedono la Russia “come una minaccia esistenziale”. La politica mira a “ristabilire condizioni di stabilità in Europa e stabilità strategica con la Russia”, considerando “un cessate il fuoco negoziato e rapido delle ostilità in Ucraina” un interesse fondamentale per stabilizzare le economie e prevenire un’escalation. Un obiettivo parallelo è “consentire all’Europa di reggersi sulle proprie gambe”, assumendosi “la responsabilità primaria per la propria difesa”, e porre fine “alla percezione, e prevenire la realtà, della NATO come un’alleanza in perpetua espansione”. Si sottolinea la necessità di “una forte Europa” come alleata per competere e impedire a potenze avversarie di dominare il continente.

Viene criticata “la traiettoria attuale” dell’Europa, con riferimenti a problematiche come “le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità”, “politiche migratorie che stanno trasformando il continente” e “censura della libertà di parola”. La risposta proposta include “coltivare la resistenza a questa traiettoria all’interno delle nazioni europee”, “opporsi a restrizioni antidemocratiche guidate dalle élite” e sostenere il ritorno di una “fiducia civile” e di una “identità occidentale”. Sul piano economico, si punta ad “aprire i mercati europei a beni e servizi statunitensi”, contrastare “pratiche economiche ostili” come il mercantilismo e “costruire le nazioni sane dell’Europa centrale, orientale e meridionale” attraverso legami commerciali e collaborazione politica. Si esprime preoccupazione per la forza futura degli alleati, dato che “non è affatto ovvio se certi paesi europei avranno economie ed eserciti abbastanza forti per rimanere alleati affidabili”.


12 Ricentramento strategico e riorganizzazione economica

Una ricalibratura delle priorità nazionali e internazionali, con un focus sul potenziamento interno e un nuovo approccio alle relazioni estere.

Il nuovo corso si fonda sul ripristino della “dominanza energetica americana (in petrolio, gas, carbone e nucleare)” come “priorità strategica di massimo livello”, finalizzata a “alimentare la crescita e l’innovazione” e a “rafforzare e ricostruire la classe media”. Parallelamente, si persegue la “reindustrializzazione” dell’economia per “controllare le nostre catene di approvvigionamento e capacità produttive” e “supportare ulteriormente la classe media”. Questo sforzo interno è accompagnato da un trasferimento di responsabilità (“Shift Burdens”) nella regione mediorientale, dove si riconosce che “il conflitto rimane la dinamica più problematica del Medio Oriente”, ma si osserva una stabilizzazione che consente ai partner regionali, con sostegno esterno, di combattere il radicalismo. L’amministrazione intende “incoraggiare e attrarre investimenti nella nostra economia e nella nostra forza lavoro, con un focus sui settori tecnologici critici ed emergenti che definiranno il futuro”, investendo in “tecnologie emergenti e scienza di base” per garantire “il nostro continuo prosperità, vantaggio competitivo e dominio militare”. Temi minori includono la riforma delle politiche migratorie, con l’affermazione che “l’era della migrazione di massa è finita”, e la necessità di un “favorevole equilibrio militare convenzionale” come componente essenziale della competizione strategica, estesa a domini come “sottomarino, spazio e nucleare” e tecnologie come “AI, calcolo quantistico e sistemi autonomi”.

12.1 Sovranità energetica, riindustrializzazione e il nuovo equilibrio mediorientale

Rientro dall’impegno mediorientale e riaffermazione della potenza nazionale attraverso autonomia strategica e crescita economica interna.

L’argomento delinea un cambiamento fondamentale nella politica estera statunitense, segnato dal deliberato disimpegno dal Medio Oriente come area di priorità assoluta. Questo perché “i giorni in cui il Medio Oriente dominava la politica estera americana sia nella pianificazione a lungo termine che nell’esecuzione giorno per giorno sono fortunatamente finiti”, in quanto la regione “non è più la costante irritazione, e potenziale fonte di imminente catastrofe, che una volta era”.


13 La strategia di sicurezza nazionale e di riposizionamento economico

Una riconfigurazione della postura strategica degli Stati Uniti, imperniata sul riarmo, sulla deterrenza economica e su nuove partnership internazionali.

Sommario

L’argomento delinea una strategia integrata di sicurezza nazionale ed economica. La premessa fondamentale è che “mantenere il primato economico e tecnologico americano è il modo più sicuro per dissuadere e prevenire un conflitto militare su larga scala” (303). Questa strategia si articola in tre pilastri principali. Il primo è il rafforzamento militare e della base industriale della difesa, definita essenziale poiché “una forza militare forte e capace non può esistere senza una base industriale della difesa forte e capace” (179). Ciò comporta una “mobilitazione nazionale per innovare difese potenti a basso costo, produrre i sistemi e le munizioni più capaci e moderni su scala e riportare a casa le nostre catene di approvvigionamento industriali della difesa” (181), colmando il divario tra “droni e missili a basso costo rispetto ai costosi sistemi necessari per difendersi da essi” (180). Il secondo pilastro è il riorientamento delle relazioni economiche internazionali, allontanandosi dagli aiuti esteri verso partnership commerciali e di investimento. Ad esempio, in Africa, la politica deve “passare da un paradigma di aiuti esteri a un paradigma di investimento e crescita” (380), favorendo stati “affidabili e impegnati ad aprire i loro mercati ai beni e servizi statunitensi” (383). Questo approccio si estende agli alleati, i quali “non dovrebbero più aspettarsi di guadagnare reddito dagli Stati Uniti attraverso eccesso di capacità e squilibri strutturali” (298). Il terzo pilastro è la priorità geopolitica data alla regione Indo-Pacifico, dove è richiesta “una postura vigile” (321) e la costruzione di alleanze che siano “il fondamento della sicurezza e della prosperità” (254), sostenuta da una “forte cooperazione con ogni nazione che rischia di soffrire, dall’India al Giappone e oltre” (318). Temi minori che emergono includono l’attenzione per la risoluzione dei conflitti regionali (ad esempio in Africa, citando “RD Congo-Ruanda, Sudan” (381)), lo sfruttamento delle risorse energetiche e dei minerali critici (384), il rifiuto delle politiche climatiche “Net Zero” (188), e l’enfasi sulla “salute spirituale e culturale americana” (70) come prerequisito per la sicurezza a lungo termine. L’interconnessione tra i pilastri è sintetizzata nell’idea di un “ciclo virtuoso” in cui “una forte deterrenza americana apre lo spazio per un’azione economica più disciplinata, mentre un’azione economica più disciplinata porta a maggiori risorse americane per sostenere la deterrenza a lungo termine” (268).


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