I Promessi Sposi | la lingua | 20m
1 Il conflitto interiore e le dinamiche umane
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento Le frasi selezionate esplorano la tensione tra coscienza individuale e condizionamenti esterni, la lotta interiore, e la rappresentazione psicologica dei personaggi. La lingua è ricca di metafore, antitesi e costruzioni sintattiche complesse che rivelano la profondità dell’analisi manzoniana.
«(7751) - Badò, dico, a quelle parole, a quelle massime, le prese sul serio, le gustò, le trovò vere; vide che non potevan dunque esser vere altre parole e altre massime opposte, che pure si trasmettono di generazione in generazione, con la stessa sicurezza, e talora dalle stesse labbra; e propose di prender per norma dell’azioni e de’ pensieri quelle che erano il vero.» Motivazione: Rappresenta il momento di crisi intellettuale e morale di un personaggio (probabilmente l’Innominato), con una struttura sintattica che riflette il ragionamento logico e l’urgenza della scelta. L’antitesi tra “vere” e “trasmesse” evidenzia il conflitto tra verità individuale e convenzioni sociali.
«(7046) - Non era la morte minacciata da un avversario mortale anche lui; non si poteva rispingerla con armi migliori, e con un braccio più pronto; veniva sola, nasceva di dentro; era forse ancor lontana, ma faceva un passo ogni momento; e, intanto che la mente combatteva dolorosamente per allontanarne il pensiero, quella s’avvicinava.» Motivazione: La personificazione della morte come entità interna e inesorabile è un esempio di prosa visionaria. La metafora del “passo ogni momento” e il contrasto tra azione della mente e avanzamento della morte creano un ritmo incalzante, tipico della riflessione manzoniana sulla fragilità umana.
«(9508) - L’indegno ritratto che la vecchia faceva del poverino, risvegliava, per opposizione, più viva e più distinta che mai, nella mente della giovine l’idea che vi s’era formata in una così lunga consuetudine; le rimembranze compresse a forza, si svolgevano in folla; l’avversione e il disprezzo richiamavano tanti antichi motivi di stima; l’odio cieco e violento faceva sorger più forte la pietà.» Motivazione: La complessità psicologica di Lucia è resa attraverso una serie di antitesi (“avversione/stima”, “odio/pietà”) e la metafora delle “rimembranze compresse” che “si svolgevano in folla”. La frase cattura il tumulto interiore con una sintassi articolata e una progressione logica serrata.
«(8247) - L’animo, ancor tutto inebriato dalle soavi parole di Federigo, e come rifatto e ringiovanito nella nuova vita, s’elevava a quell’idee di misericordia, di perdono e d’amore; poi ricadeva sotto il peso del terribile passato.» Motivazione: L’ossimoro “inebriato/soavi” e la metafora della “ricaduta” sotto il “peso del passato” esprimono la dialettica tra redenzione e memoria del male. La frase è emblematica della tensione tra elevazione spirituale e condizionamenti umani.
«(7909) - L’innominato, ch’era stato come portato lì per forza da una smania inesplicabile, piuttosto che condotto da un determinato disegno, ci stava anche come per forza, straziato da due passioni opposte, quel desiderio e quella speranza confusa di trovare un refrigerio al tormento interno, e dall’altra parte una stizza, una vergogna di venir lì come un pentito, come un sottomesso, come un miserabile, a confessarsi in colpa, a implorare un uomo.» Motivazione: La frase è un capolavoro di introspezione. La ripetizione di “come per forza” e l’elenco delle passioni contrastanti (“desiderio/stizza”, “speranza/vergogna”) rendono palpabile l’angoscia dell’Innominato. La sintassi franta riflette la sua lotta interiore.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, l’uso di immagini potenti, o la capacità di condensare temi universali in pochi tratti. La lingua è qui particolarmente evocativa, con metafore, personificazioni e una musicalità che trascende il contenuto specifico.
«(3080) - Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio!» Motivazione: Uno dei passaggi più celebri del romanzo, per la sua liricità e la capacità di trasformare il paesaggio in un simbolo dell’identità perduta. Le similitudini (“ville come branchi di pecore”) e l’anafora di “addio” creano un effetto elegiaco.
«(73) - Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.» Motivazione: L’incipit del romanzo, con la sua descrizione geografica minuziosa e quasi pittorica. La personificazione del paesaggio (“il ponte… par che renda sensibile”) e la sintassi sinuosa riflettono la maestria di Manzoni nel fondere realismo e poesia.
«(9631) - A ogni passo, botteghe chiuse; le fabbriche in gran parte deserte; le strade, un indicibile spettacolo, un corso incessante di miserie, un soggiorno perpetuo di patimenti.» Motivazione: La descrizione della peste a Milano è resa attraverso una serie di immagini crude e una sintassi spezzata che trasmette il senso di desolazione. L’ossimoro “soggiorno perpetuo di patimenti” è particolarmente efficace.
«(7743) - A questo punto della nostra storia, noi non possiam far a meno di non fermarci qualche poco, come il viandante, stracco e tristo da un lungo camminare per un terreno arido e salvatico, si trattiene e perde un po’ di tempo all’ombra d’un bell’albero, sull’erba, vicino a una fonte d’acqua viva.» Motivazione: Metafora metaletteraria che interrompe la narrazione per riflettere sul ruolo del narratore. L’immagine del viandante stanco è una delle più poetiche del romanzo, con un ritmo disteso che contrasta con la tensione delle vicende.
«(11065) - Con una tale sicurezza, temperata però dall’inquietudini che il lettore sa, e contristata dallo spettacolo frequente, dal pensiero incessante della calamità comune, andava Renzo verso casa sua, sotto un bel cielo e per un bel paese, ma non incontrando, dopo lunghi tratti di tristissima solitudine, se non qualche ombra vagante piuttosto che persona viva, o cadaveri portati alla fossa, senza onor d’esequie, senza canto, senza accompagnamento.» Motivazione: La contrapposizione tra la bellezza del paesaggio (“bel cielo”, “bel paese”) e la desolazione umana (“cadaveri… senza onor d’esequie”) è resa attraverso un parallelismo sintattico che accentua il contrasto. La frase è un esempio di come Manzoni usi la natura come specchio delle emozioni umane.
Esempi di frasi poco significative Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di particolare valore letterario: la lingua è piana, descrittiva, senza metafore o costruzioni sintattiche degne di nota.
«(5775) - Ne veniva in fatti, a rigor di termini, perché c’era passato; e il nome l’aveva saputo, a un certo punto della strada, da un viandante che gli aveva indicato quel paese come il primo che doveva attraversare, per arrivare a Gorgonzola.» Motivazione: Frase puramente informativa, con una sintassi lineare e senza alcuna risonanza stilistica.
«(2287) - Gli fu dato un pezzo di pane, che ricevette e ripose, con un’indifferenza mal dissimulata.» Motivazione: Descrizione essenziale, priva di pathos o di particolari che la elevino oltre il livello referenziale.
«(10401) - era la seconda, se il lettore se ne ricorda, per quella causa, e con quell’esito.» Motivazione: Frase di raccordo, con un tono colloquiale e privo di spessore letterario.
«(6192) - Senza parlare de’ guai che Renzo portava con sé, il suo occhio veniva ogni momento rattristato da oggetti dolorosi, da’ quali dovette accorgersi che troverebbe nel paese in cui s’inoltrava, la penuria che aveva lasciata nel suo.» Motivazione: La frase è ridondante e descrittiva, senza alcuna elaborazione stilistica.
«(12918) - Questo confermò la cosa in tutto e per tutto, ci aggiunse altre circostanze, sciolse tutti i dubbi; e poi se n’andò.» Motivazione: Dialogo funzionale, ma privo di qualsiasi caratterizzazione linguistica o emotiva.
Nota finale: Le scelte sono state operate basandosi esclusivamente sulle caratteristiche linguistiche e stilistiche delle frasi, senza riferimento a conoscenze esterne sul romanzo o sui personaggi. Le frasi significative si distinguono per la loro densità metaforica, la complessità sintattica e la capacità di evocare immagini o emozioni universali.
2 Dialoghi e reazioni emotive nei momenti cruciali della narrazione
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
L’argomento ruota attorno a scambi verbali carichi di tensione, pathos o ironia, dove la lingua rivela la psicologia dei personaggi, la dinamica sociale o la drammaticità delle situazioni. Le frasi selezionate sono quelle in cui la parola diventa azione, rivelazione o conflitto, con una costruzione sintattica e lessicale particolarmente efficace.
(957) - «Mentre il dottore mandava fuori tutte queste parole, Renzo lo stava guardando con un’attenzione estatica, come un materialone sta sulla piazza guardando al giocator di bussolotti, che, dopo essersi cacciata in bocca stoppa e stoppa e stoppa, ne cava nastro e nastro e nastro, che non finisce mai.» Motivazione: La similitudine grottesca e visiva, con la ripetizione anaforica (“stoppa e stoppa”, “nastro e nastro”), rende l’ironia e l’incomprensione di Renzo di fronte al linguaggio vuoto e artificioso del dottore.
(5148) - «Fissò gli occhi su quel bicchiere che aveva riempito; e, vedendo passar davanti alla tavola il garzone, gli accennò di fermarsi, come se avesse qualche affare da comunicargli; poi gli accennò il bicchiere, e con una pronunzia lenta e solenne, spiccando le parole in un certo modo particolare, disse: - ecco, l’avevo preparato per quel galantuomo: vedete; pieno raso, proprio da amico;» Motivazione: La teatralità del gesto e la lentezza enfatica della dizione (“pieno raso, proprio da amico”) rivelano una tensione sottesa, quasi una minaccia velata, tipica dei dialoghi manzoniani dove le parole nascondono doppi sensi.
(7975) - «La faccia del suo ascoltatore, di stravolta e convulsa, si fece da principio attonita e intenta; poi si compose a una commozione più profonda e meno angosciosa; i suoi occhi, che dall’infanzia più non conoscevan le lacrime, si gonfiarono; quando le parole furon cessate, si coprì il viso con le mani, e diede in un dirotto pianto, che fu come l’ultima e più chiara risposta.» Motivazione: La trasformazione fisica e emotiva descritta con precisione chirurgica (“stravolta e convulsa” → “composta a una commozione”) mostra come la parola agisca sul corpo, diventando veicolo di catarsi.
(12162) - «- rispose Lucia, voltandosi, e rattenendo a stento le lacrime: - quando m’aveste fatte dir delle parole inutili, delle parole che mi farebbero male, delle parole che sarebbero forse peccati, sareste contento?» Motivazione: La ripetizione anaforica di “parole” (inutili/male/peccati) e la struttura ipotetica (“quando m’aveste fatte dir”) esprimono la resistenza di Lucia a un linguaggio che la violenta, con una sintassi che riflette il suo tormento interiore.
(8320) - «- lei! è lei? - esclamò Lucia; ma, senza aspettar la risposta, si voltò ancora a don Abbondio, che s’era trattenuto discosto due passi, con un viso, anche lui, tutto compassionevole; lo fissò di nuovo, e esclamò:» Motivazione: L’esclamazione spezzata (“lei! è lei?”) e il gesto di voltarsi ripetutamente (“si voltò ancora”) rendono l’incredulità e il trauma di Lucia, con una sintassi franta che mima lo shock.
(7326) - «” E alzando la testa, in atto di comando, verso il Nibbio, - ora, - gli disse, - metti da parte la compassione:» Motivazione: Il contrasto tra il gesto imperioso (“atto di comando”) e l’ordine brutale (“metti da parte la compassione”) incarna la crudeltà del potere, con una frase secca e perentoria.
Frasi più significative dal punto di vista letterario indipendentemente dall’argomento
Qui si privilegiano frasi che, per stile, immagini o forza espressiva, rappresentano l’apice della lingua manzoniana: metafore, descrizioni psicologiche, dialoghi memorabili o scene di grande intensità.
(4123) - «Ma dopo qualche momento, voltandosi indietro, vide all’orizzonte quella cresta frastagliata di montagne, vide distinto e alto tra quelle il suo Resegone, si sentì tutto rimescolare il sangue, stette lì alquanto a guardar tristamente da quella parte, poi tristamente si voltò, e seguitò la sua strada.» Motivazione: La descrizione paesaggistica diventa specchio dell’anima di Renzo, con la ripetizione di “tristamente” e la personificazione del Resegone (“distinto e alto”) che assume valore simbolico.
(3823) - «Quante volte avrebbe voluto sentir davvero la voce di colei, qualunque cosa avesse potuto minacciare, piuttosto che aver sempre nell’intimo dell’orecchio mentale il susurro fantastico di quella stessa voce, e sentirne parole ripetute con una pertinacia, con un’insistenza infaticabile, che nessuna persona vivente non ebbe mai!» Motivazione: L’ossessione di Renzo è resa attraverso l’iperbole (“pertinacia infaticabile”) e la sinestesia (“intimo dell’orecchio mentale”), con una frase che scava nella psicologia del personaggio.
(7974) - «A misura che queste parole uscivan dal suo labbro, il volto, lo sguardo, ogni moto ne spirava il senso.» Motivazione: La personificazione delle parole (“uscivan dal suo labbro”) e la corrispondenza tra gesto e significato (“ogni moto ne spirava il senso”) creano un’immagine di potenza oratoria, tipica dei grandi discorsi manzoniani.
(11845) - «- Renzo! - disse il frate, afferrandolo per un braccio, e guardandolo ancor più severamente.» Motivazione: La brevità della frase, il gesto fisico (“afferrandolo per un braccio”) e l’avverbio “ancor più” rendono l’urgenza morale del frate, con un’efficacia quasi cinematografica.
(8394) - «Lucia rispose con uno sguardo che diceva di sì, tanto chiaro come avrebbero potuto far le parole, e con una dolcezza che le parole non avrebbero saputa esprimere.» Motivazione: L’idea che uno sguardo possa essere “più chiaro delle parole” e che la dolcezza superi la capacità espressiva del linguaggio è un vertice di lirismo manzoniano, con una sintassi che enfatizza il non detto.
(739) - «- esclamò Lucia: - chi avrebbe creduto che le cose potessero arrivare a questo segno! - E, con voce rotta dal pianto, raccontò come, pochi giorni prima, mentre tornava dalla filanda, ed era rimasta indietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo, in compagnia d’un altro signore; che il primo aveva cercato di trattenerla con chiacchiere, com’ella diceva, non punto belle; ma essa, senza dargli retta, aveva affrettato il passo, e raggiunte le compagne; e intanto aveva sentito quell’altro signore rider forte, e don Rodrigo dire: scommettiamo.» Motivazione: Il racconto di Lucia è un esempio di pathos costruito attraverso dettagli concreti (“chiacchiere non punto belle”, “scommettiamo”) e la voce “rotta dal pianto”, con una sintassi spezzata che riflette l’emozione.
Esempi di frasi poco significative
Sono frasi funzionali alla trama, ma prive di spessore letterario: dialoghi di servizio, descrizioni schematiche o battute convenzionali.
- (2623) - «- Deo gratias, - disse Tonio, a voce chiara.»
- (5758) - «L’oste rispose a Renzo, che sarebbe servito;»
- (2447) - «- Non li conosco, - rispose l’oste, spiegando la tovaglia.»
- (1097) - «- Buona notte, - rispose Renzo, ancor più tristamente.»
- (5458) - «- disse ancora quel birro, voltandosi al notaio.»
- (2838) - «- domandò Perpetua ansante ai fratelli, che le risposero con un urtone, e scantonarono.»
Queste frasi sono utili per la progressione narrativa, ma mancano di immagini, ritmo o profondità psicologica. La loro funzione è puramente informativa.
3 Azioni e movimenti nei momenti cruciali della narrazione
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la loro capacità di rappresentare il movimento e l’azione con una forza visiva e dinamica, spesso accompagnata da una tensione psicologica o da una carica simbolica. La lingua è ricca di verbi di moto, dettagli concreti e gesti che rivelano lo stato d’animo dei personaggi.
«(7694) - Sentirò cosa sa dir lui, quest’uomo! ” Fatta così in confuso questa risoluzione, finì in fretta di vestirsi, mettendosi una sua casacca d’un taglio che aveva qualche cosa del militare; prese la terzetta rimasta sul letto, e l’attaccò alla cintura da una parte; dall’altra, un’altra che staccò da un chiodo della parete; mise in quella stessa cintura il suo pugnale; e staccata pur dalla parete una carabina famosa quasi al par di lui, se la mise ad armacollo; prese il cappello, uscì di camera; e andò prima di tutto a quella dove aveva lasciata Lucia.» Motivazione: La sequenza di azioni è incalzante e minuziosa, con una progressione che rivela l’urgenza e la determinazione del personaggio. L’accumulo di dettagli (armi, abbigliamento) costruisce un’atmosfera di pericolo imminente.
«(3079) - Lucia lo vide, e rabbrividì; scese con l’occhio giù giù per la china, fino al suo paesello, guardò fisso all’estremità, scoprì la sua casetta, scoprì la chioma folta del fico che sopravanzava il muro del cortile, scoprì la finestra della sua camera; e, seduta, com’era, nel fondo della barca, posò il braccio sulla sponda, posò sul braccio la fronte, come per dormire, e pianse segretamente.» Motivazione: Il movimento dello sguardo («scese con l’occhio giù giù») è metafora del ritorno mentale al passato, mentre la posa finale («posò il braccio… posò la fronte») trasmette un dolore muto e immobile, in contrasto con la fluidità del viaggio.
«(2676) - Le sue labbra non erano ancora tornate al posto, che don Abbondio, lasciando cader la carta, aveva già afferrata e alzata, con la mancina, la lucerna, ghermito, con la diritta, il tappeto del tavolino, e tiratolo a sé, con furia, buttando in terra libro, carta, calamaio e polverino; e, balzando tra la seggiola e il tavolino, s’era avvicinato a Lucia.» Motivazione: La frenesia dei gesti (afferrata, ghermito, tiratolo, balzando) riflette il panico del personaggio, con una progressione caotica che culmina nell’atto di protezione verso Lucia. La lingua è fisica e quasi cinematografica.
«(7364) - L’innominato, dalla soglia, diede un’occhiata in giro; e, al lume d’una lucerna che ardeva sur un tavolino, vide Lucia rannicchiata in terra, nel canto il più lontano dall’uscio.» Motivazione: L’occhio dell’innominato è descritto con una precisione quasi pittorica (luce, posizione di Lucia, distanza). Il verbo «rannicchiata» suggerisce vulnerabilità, mentre la scena è statica ma carica di tensione.
«(12011) - Il mirabil frate prese poi una gran croce ch’era appoggiata a un pilatore, se la inalberò davanti, lasciò sull’orlo del portico esteriore i sandali, scese gli scalini, e, tra la folla che gli fece rispettosamente largo, s’avviò per mettersi alla testa di essa.» Motivazione: La solennità del gesto (inalberò la croce, lasciò i sandali) è resa con una lentezza rituale, che contrasta con la fretta delle scene precedenti. La croce diventa simbolo di guida e autorità morale.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Qui si privilegiano frasi che eccellono per stile, forza espressiva o capacità di condensare un’atmosfera, anche al di fuori del tema del movimento.
«(3079) - Lucia lo vide, e rabbrividì; scese con l’occhio giù giù per la china, fino al suo paesello, guardò fisso all’estremità, scoprì la sua casetta, scoprì la chioma folta del fico che sopravanzava il muro del cortile, scoprì la finestra della sua camera; e, seduta, com’era, nel fondo della barca, posò il braccio sulla sponda, posò sul braccio la fronte, come per dormire, e pianse segretamente.» Motivazione: Capolavoro di pathos e memoria. La ripetizione di «scoprì» crea un effetto di scavo interiore, mentre la chiusa («pianse segretamente») è di una delicatezza straziante.
«(2631) - Don Abbondio stava, come abbiam detto, sur una vecchia seggiola, ravvolto in una vecchia zimarra, con in capo una vecchia papalina, che gli faceva cornice intorno alla faccia, al lume scarso d’una piccola lucerna.» Motivazione: La ripetizione di “vecchia” (seggiola, zimarra, papalina) costruisce un ritratto grottesco e malinconico del personaggio, con una luce fioca che ne sottolinea l’insicurezza.
«(10327) - C’era, dico, un rimasuglio di tizzi e tizzoni spenti, i quali mostravano d’essere stati, un bracciolo di seggiola, un piede di tavola, uno sportello d’armadio, una panca di letto, una doga della botticina, dove ci stava il vino che rimetteva lo stomaco a don Abbondio.» Motivazione: Elenco caotico e ironico che trasforma oggetti quotidiani in reliquie di un mondo distrutto. La chiusa («vino che rimetteva lo stomaco») è un tocco di realismo comico.
«(4730) - - pane e giustizia -; e franco, diritto, togato, scese in terra, tra l’acclamazioni che andavano alle stelle.» Motivazione: La brevità incisiva della frase («pane e giustizia») e la descrizione fisica («franco, diritto, togato») ne fanno un momento epico, con un ritmo quasi teatrale.
«(12635) - Del resto mantenne ciò, che aveva detto all’amico, di voler raccontargliene per tutta la giornata; tanto più, che, avendo sempre continuato a piovigginare, questo la passò tutta in casa, parte seduto accanto all’amico, parte in faccende intorno a un suo piccolo tino, e a una botticina, e ad altri lavori, in preparazione della vendemmia; ne’ quali Renzo non lasciò di dargli una mano; ché, come soleva dire, era di quelli che si stancano più a star senza far nulla, che a lavorare.» Motivazione: Quadro di vita quotidiana reso con dettagli concreti (tino, botticina) e una notazione psicologica («si stancano più a star senza far nulla») che rivela il carattere di Renzo.
3.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di spessore stilistico, spesso ripetitive o puramente descrittive senza aggiungere nulla alla resa letteraria.
«(2628) - Entrati i fratelli, Tonio si tirò dietro l’uscio.» Motivazione: Azione meccanica e priva di dettagli, utile solo per la progressione narrativa.
«(5007) - L’oste, senza rispondere, posò sulla tavola il calamaio e la carta; poi appoggiò sulla tavola medesima il braccio sinistro e il gomito destro; e, con la penna in aria, e il viso alzato verso Renzo, gli disse:» Motivazione: Descrizione statica e didascalica, senza alcuna tensione o originalità.
«(7489) - - No, no, via, - disse la vecchia, ritirandosi, e mettendosi a sedere sur una seggiolaccia, donde dava alla poverina certe occhiate di terrore e d’astio insieme; e poi guardava il suo covo, rodendosi d’esserne forse esclusa per tutta la notte, e brontolando contro il freddo.» Motivazione: Pur contenendo elementi psicologici (terrore, astio), la frase è appesantita da ripetizioni («guardava… guardava») e dettagli superflui («brontolando contro il freddo»).
«(9923) - Perpetua richiuse, più per non trascurare una formalità, che per fede che avesse in quella toppa e in que’ battenti, e mise la chiave in tasca.» Motivazione: Notazione pratica senza alcuna forza espressiva o ironia.
«(11332) - Stato lì alquanto, prese la diritta, alla ventura, andando, senza saperlo, verso porta Nuova, della quale, quantunque vicina, non poteva accorgersi, a cagione d’un baluardo, dietro cui era allora nascosta.» Motivazione: Descrizione topografica utile per l’orientamento del lettore, ma priva di stile e ripetitiva («senza saperlo… non poteva accorgersi»).
4 La monacazione forzata di Gertrude: costrizioni, ipocrisie e ribellioni
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento Le frasi selezionate riflettono la complessità psicologica di Gertrude, la violenza simbolica della sua condizione e la critica sociale alla monacazione coatta, attraverso una lingua ricca di metafore, antitesi e registri stilistici contrastanti (ironia, pathos, realismo crudele).
«(3303) - Gertrude, appena entrata nel monastero, fu chiamata per antonomasia la signorina; posto distinto a tavola, nel dormitorio; la sua condotta proposta all’altre per esemplare; chicche e carezze senza fine, e condite con quella famigliarità un po’ rispettosa, che tanto adesca i fanciulli, quando la trovano in coloro che vedon trattare gli altri fanciulli con un contegno abituale di superiorità.» Motivazione: La frase condensa l’ipocrisia del sistema monastico, che usa lusinghe e privilegi per manipolare Gertrude, trasformandola in un simbolo di status sociale più che in una persona. L’uso di termini come “adesca” (metafora della pesca) e “famigliarità un po’ rispettosa” (ossimoro) rivela la strumentalizzazione affettiva.
«(3799) - Si videro, nello stesso tempo, di gran novità in tutta la sua condotta: divenne, tutt’a un tratto, più regolare, più tranquilla, smesse gli scherni e il brontolìo, si mostrò anzi carezzevole e manierosa, dimodoché le suore si rallegravano a vicenda del cambiamento felice; lontane com’erano dall’immaginarne il vero motivo, e dal comprendere che quella nuova virtù non era altro che ipocrisia aggiunta all’antiche magagne.» Motivazione: L’antitesi tra apparenza (“carezzevole e manierosa”) e realtà (“ipocrisia aggiunta all’antiche magagne”) è resa con una prosa tagliente, che smaschera la doppiezza di Gertrude e del contesto che la opprime. La frase è un esempio di ironia tragica, tipica del realismo manzoniano.
«(3765) - Idolatrava insieme e piangeva la sua bellezza, deplorava una gioventù destinata a struggersi in un lento martirio, e invidiava, in certi momenti, qualunque donna, in qualunque condizione, con qualunque coscienza, potesse liberamente godersi nel mondo que’ doni.» Motivazione: Qui emerge il conflitto interiore di Gertrude, espresso attraverso una climax emotiva (“idolatrava insieme e piangeva”) e una contrapposizione tra prigionia e libertà. La ripetizione di “qualunque” sottolinea l’universalità del suo desiderio, mentre “lento martirio” è una metafora che sintetizza la violenza della clausura.
«(3758) - Insegna a continuare con sapienza ciò ch’è stato intrapreso per leggerezza; piega l’animo ad abbracciar con propensione ciò che è stato imposto dalla prepotenza, e dà a una scelta che fu temeraria, ma che è irrevocabile, tutta la santità, tutta la saviezza, diciamolo pur francamente, tutte le gioie della vocazione.» Motivazione: La frase è un aforisma crudele che rivela il meccanismo psicologico della rassegnazione. La struttura parallela (“tutta la santità, tutta la saviezza…”) e l’inciso “diciamolo pur francamente” introducono una nota di cinismo, denunciando l’autoinganno come strumento di sopravvivenza.
«(3335) - Negl’intervalli in cui questa larva prendeva il primo posto, e grandeggiava nella fantasia di Gertrude, l’infelice, sopraffatta da terrori confusi, e compresa da una confusa idea di doveri, s’immaginava che la sua ripugnanza al chiostro, e la resistenza all’insinuazioni de’ suoi maggiori, nella scelta dello stato, fossero una colpa;» Motivazione: La metafora della “larva” (fantasma, illusione) e l’ossimoro “terrori confusi” / “confusa idea di doveri” restituiscono la dissociazione psicologica di Gertrude, vittima di un lavaggio del cervello familiare. La frase è un esempio di prosa analitica, che scava nei meccanismi della colpa indotta.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento Queste frasi si distinguono per forza espressiva, originalità stilistica o profondità tematica, a prescindere dal tema della monacazione.
«(7818) - A questo non abbiamo nulla da rispondere, se non che sarebbe da desiderarsi che si vedessero spesso eccessi d’una virtù così libera dall’opinioni dominanti (ogni tempo ha le sue), così indipendente dalla tendenza generale, come, in questo caso, fu quella che mosse un uomo a dar quattromila scudi, perché una giovine non fosse fatta monaca.» Motivazione: La frase è un manifesto etico di Manzoni, che celebra la virtù individuale contro le convenzioni sociali. L’uso di parentesi (“ogni tempo ha le sue”) e la climax (“libera… indipendente”) ne fanno un esempio di prosa riflessiva e polemica.
«(4040) - Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d’un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui.» Motivazione: Un aforisma universale sulla natura umana, reso con una struttura circolare (“consolazione… consolazione”) e una metafora corporea (“seno”). La frase è un esempio di stile sentenzioso, tipico della tradizione moralistica.
«(7050) - Quel Dio di cui aveva sentito parlare, ma che, da gran tempo, non si curava di negare né di riconoscere, occupato soltanto a vivere come se non ci fosse, ora, in certi momenti d’abbattimento senza motivo, di terrore senza pericolo, gli pareva sentirlo gridar dentro di sé.» Motivazione: La prosa psicologica qui raggiunge un vertice, descrivendo la crisi esistenziale dell’innominato. La ripetizione di “senza” (“senza motivo… senza pericolo”) e la metafora del “gridar dentro di sé” rendono tangibile il conflitto tra ateismo pratico e rivelazione interiore.
«(3090) - Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio!» Motivazione: Un monologo lirico che fonde pathos e denuncia sociale. La ripetizione anaforica (“dove… dove…”) e l’ossimoro (“l’amore venir comandato”) esprimono il dolore di Lucia per la rinuncia forzata al matrimonio, con una prosa quasi poetica.
«(10443) - Nella città, quello che già c’era stato disseminato da costoro, da’ loro panni, da’ loro mobili trafugati da parenti, da pigionali, da persone di servizio, alle ricerche e al fuoco prescritto dal tribunale, e di più quello che c’entrava di nuovo, per l’imperfezion degli editti, per la trascuranza nell’eseguirli, e per la destrezza nell’eluderli, andò covando e serpendo lentamente, tutto il restante dell’anno, e ne’ primi mesi del susseguente » Motivazione: Una metafora organica (“covando e serpendo”) descrive la diffusione della peste con una prosa visiva e minacciosa, che evoca il contagio come un’entità viva. La struttura sintattica complessa riflette la progressione inarrestabile del morbo.
Esempi di frasi poco significative Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di spessore letterario, spesso ridotte a didascalie narrative o dialoghi convenzionali.
«(3650) - - perché domani verrà il vicario delle monache, per la formalità dell’esame, e subito dopo, Gertrude verrà proposta in capitolo, per esser accettata dalle madri -.» Motivazione: Frase puramente informativa, senza alcuna rielaborazione stilistica o profondità psicologica.
«(3508) - La sposina (così si chiamavan le giovani monacande, e Gertrude, al suo apparire, fu da tutti salutata con quel nome), la sposina ebbe da dire e da fare a rispondere a’ complimenti che le fioccavan da tutte le parti.» Motivazione: La ripetizione di “la sposina” e la genericità dei “complimenti che le fioccavan” la rendono una descrizione piatta, priva di immagini o riflessioni.
«(3609) - Vennero subito gran guantiere colme di dolci, che furon presentati, prima alla sposina, e dopo ai parenti.» Motivazione: Frase puramente descrittiva, con un lessico banale (“gran guantiere colme di dolci”) e nessuna tensione narrativa.
«(3580) - Senza aspettar risposta, il principe si mosse;» Motivazione: Un taglio scenico privo di qualsiasi connotazione stilistica o psicologica.
«(3486) - - Converrà poi fissare il giorno, per andare a Monza, a far la richiesta alla badessa, - disse il principe.» Motivazione: Dialogo meccanico, che serve solo a far avanzare la trama senza aggiungere nulla alla caratterizzazione dei personaggi o alla qualità della prosa.
5 La carestia e le misure governative: tra gride, rimedi inefficaci e conseguenze sociali
Frasi significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la loro capacità di rappresentare con efficacia narrativa e stilistica la crisi della carestia, le contraddizioni delle gride (editti) e la tensione sociale. Manzoni usa qui una lingua ricca di ironia, metafore e antitesi, con un ritmo incalzante che riflette l’assurdità delle misure governative e la disperazione popolare.
- «Ed ecco che, il 15 di novembre, Antonio Ferrer, De orden
de Su Excelencia, pubblicò una grida, con la quale, a chiunque avesse
granaglie o farine in casa, veniva proibito di comprarne né punto né
poco, e ad ognuno di comprar pane, per più che il bisogno di due giorni,
sotto pene pecuniarie e corporali, all’arbitrio di Sua Eccellenza;
intimazione a chi toccava per ufizio, e a ogni persona, di denunziare i
trasgressori; ordine a’ giudici, di far ricerche nelle case che
potessero venir loro indicate; insieme però, nuovo comando a’ fornai di
tener le botteghe ben fornite di pane, sotto pena in caso di mancamento,
di cinque anni di galera, et maggiore, all’arbitrio di S. E. Chi sa
immaginarsi una grida tale eseguita, deve avere una bella immaginazione;
e certo, se tutte quelle che si pubblicavano in quel tempo erano
eseguite, il ducato di Milano doveva avere almeno tanta gente in mare,
quanta ne possa avere ora la gran Bretagna.»
(9598)
- Motivazione: La frase è un capolavoro di ironia manzoniana. La descrizione della grida è grottesca nella sua contraddittorietà (vietare di comprare grano ma obbligare i fornai a venderne), e la chiusa con la metafora della popolazione “in mare” (cioè deportata o in galera) è un esempio di satira politica. Il tono colloquiale (“Chi sa immaginarsi…”) coinvolge il lettore, mentre la struttura sintattica complessa riflette l’accumulo caotico di provvedimenti.
- «Troviamo bensì nelle relazioni di più d’uno storico
(inclinati, com’erano, più a descriver grand’avvenimenti, che a notarne
le cagioni e il progresso) il ritratto del paese, e della città
principalmente, nell’inverno avanzato e nella primavera, quando la
cagion del male, la sproporzione cioè tra i viveri e il bisogno, non
distrutta, anzi accresciuta da’ rimedi che ne sospesero temporaneamente
gli effetti, e neppure da un’introduzione sufficiente di granaglie
estere, alla quale ostavano l’insufficienza de’ mezzi pubblici e
privati, la penuria de’ paesi circonvicini, la scarsezza, la lentezza e
i vincoli del commercio, e le leggi stesse tendenti a produrre e
mantenere il prezzo basso, quando, dico, la cagion vera della carestia,
o per dir meglio, la carestia stessa operava senza ritegno, e con tutta
la sua forza.» (9629)
- Motivazione: Qui Manzoni analizza le cause strutturali della carestia con una prosa densa e ragionativa, tipica del suo stile saggistico-narrativo. La parentesi sui limiti degli storici (“inclinati… a descriver grand’avvenimenti”) è un esempio di metanarrazione, mentre l’elenco delle cause (mezzi insufficienti, penuria, vincoli commerciali) crea un effetto di accumulo che trasmette l’inevitabilità del disastro. La ripetizione enfatica (“quando, dico”) sottolinea l’impotenza umana di fronte alla logica economica.
- «S’imploravan da’ magistrati que’ provvedimenti, che alla
moltitudine paion sempre, o almeno sono sempre parsi finora, così
giusti, così semplici, così atti a far saltar fuori il grano, nascosto,
murato, sepolto, come dicevano, e a far ritornar
l’abbondanza.» (4244)
- Motivazione: La frase cattura la vox populi con una sintassi spezzata e un’anafora (“così giusti, così semplici, così atti”) che riflette l’ingenuità delle aspettative popolari. L’immagine del grano “nascosto, murato, sepolto” è una metafora potente della paranoia collettiva, mentre il tono sarcastico (“come dicevano”) rivela lo scetticismo di Manzoni verso le soluzioni semplicistiche.
- «Così, tornando a noi, due erano stati, alla fin de’
conti, i frutti principali della sommossa; guasto e perdita effettiva di
viveri, nella sommossa medesima; consumo, fin che durò la tariffa,
largo, spensierato, senza misura, a spese di quel poco grano, che pur
doveva bastare fino alla nuova raccolta.»
(9623)
- Motivazione: L’incipit (“tornando a noi”) è un esempio di discorso indiretto libero, che mescola la voce del narratore con quella dei personaggi. L’antitesi tra “guasto e perdita” e “consumo largo” evidenzia l’ironia tragica della situazione: la sommossa, nata dalla fame, peggiora la penuria. La climax (“largo, spensierato, senza misura”) trasmette l’irresponsabilità collettiva.
- «La moltitudine attribuiva un tale effetto alla scarsezza
e alla debolezza de’ rimedi, e ne sollecitava ad alte grida de’ più
generosi e decisivi.» (4249)
- Motivazione: La frase sintetizza la dinamica psicologica della folla: la ricerca di capri espiatori (“scarsezza e debolezza de’ rimedi”) e la richiesta di soluzioni violente (“più generosi e decisivi”). L’ossimoro “generosi e decisivi” (applicato a misure repressive) è ironico, mentre “ad alte grida” evoca l’urgenza disperata.
Frasi significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, la ricchezza di immagini o la capacità di condensare temi universali (potere, giustizia, umanità) con uno stile inconfondibile.
- «E parimente comanda a’ barbieri, sotto pena di cento
scudi o di tre tratti di corda da esser dati loro in pubblico, et
maggiore anco corporale, all’arbitrio come sopra, che non lascino a
quelli che toseranno, sorte alcuna di dette trezze, zuffi, rizzi, né
capelli più lunghi dell’ordinario, così nella fronte come dalle bande, e
dopo le orecchie, ma che siano tutti uguali, come sopra, salvo nel caso
dei calvi, o altri difettosi, come si è detto.»
(923)
- Motivazione: Un esempio di grottesco manzoniano. La minuzia burocratica (fino a specificare “dopo le orecchie”) applicata a un dettaglio frivolo come l’acconciatura maschile rivela l’assurdità del potere. La ripetizione di “come sopra” e la clausola sui “calvi” aggiungono un tocco di comicità involontaria, tipica delle gride.
- «Non già che mancassero leggi e pene contro le violenze
private.» (224)
- Motivazione: Una frase apparentemente semplice, ma che racchiude l’intera critica manzoniana all’inefficacia delle leggi. Il tono dimesso e l’ironia sottile (“non già che mancassero”) introducono il tema della giustizia formale vs. reale.
- «gli astuti e i facinorosi ne approfittavano, per condurre
a termine ribalderie, alle quali i loro mezzi personali non sarebber
bastati, e per assicurarsene l’impunità.»
(247)
- Motivazione: La frase condensa il tema della legge come strumento di sopraffazione. L’antitesi tra “astuti” e “facinorosi” (che sembrano opposti ma collaborano) e la struttura parallela (“condurre a termine… assicurarsene”) creano un effetto di ineluttabilità.
- «E in quanto alle gride, dopo l’ultima che abbiam citata
del 22 dello stesso mese, non ne troviamo altre in materia di grasce;
sian esse perite, o siano sfuggite alle nostre ricerche, o sia
finalmente che il governo, disanimato, se non ammaestrato
dall’inefficacia di que’ suoi rimedi, e sopraffatto dalle cose, le abbia
abbandonate al loro corso.» (9628)
- Motivazione: Un esempio di ironia storica. La triplice ipotesi sulle gride (“perite”, “sfuggite”, “abbandonate”) è costruita con una climax discendente che culmina nella resa del governo. Il tono apparentemente neutro (“disanimato, se non ammaestrato”) nasconde una critica feroce.
- «- Viva la morìa, e moia la marmaglia!»
(11607)
- Motivazione: Una frase lapidaria che condensa l’odio di classe. L’antitesi tra “morìa” (peste, vista come sollievo) e “marmaglia” (popolo) è brutale e memorabile. Il ritmo spezzato e l’uso del dialetto (“moia”) la rendono autenticamente popolare.
- «Le accadeva quindi, o di proporsi per bene ciò che non lo
fosse, o di prender per mezzi, cose che potessero piuttosto far riuscire
dalla parte opposta, o di crederne leciti di quelli che non lo fossero
punto, per una certa supposizione in confuso, che chi fa più del suo
dovere possa far più di quel che avrebbe diritto.»
(8920)
- Motivazione: Una riflessione psicologica profonda sulla coscienza morale. La struttura anaforica (“o di… o di… o di”) e la climax (“proporsi… prender… crederne”) descrivono la confusione etica con precisione chirurgica. La frase è un esempio di prosa filosofica manzoniana.
- «Qui una quantità di vilucchioni arrampicati e avvoltati
a’ nuovi rampolli d’un gelso, gli avevan tutti ricoperti delle lor
foglie ciondoloni, e spenzolavano dalla cima di quelli le lor campanelle
candide e molli.» (11232)
- Motivazione: Una delle rare descrizioni naturalistiche di Manzoni, ma con una forza poetica straordinaria. L’immagine dei “vilucchioni” (piante parassite) che ricoprono il gelso è una metafora visiva della natura che si riappropria degli spazi umani, con un effetto quasi pittorico.
Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama o alla descrizione, ma mancano di spessore letterario, risultando piatte, ripetitive o puramente informative.
- «Il 23 di novembre, grida che sequestra, agli ordini del
vicario e de’ dodici di provvisione, la metà del riso vestito (risone lo
dicevano qui, e lo dicon tuttora) che ognuno possegga.»
(9601)
- Motivazione: Una semplice notizia burocratica, priva di ironia o pathos. La parentesi esplicativa (“risone lo dicevano qui”) è didascalica e interrompe il ritmo.
- «E il governatore, con grida del 7 di dicembre, fissò il
prezzo del riso suddetto a lire dodici il moggio.»
(9607)
- Motivazione: Un’informazione tecnica, senza alcuna elaborazione stilistica. La frase è asciutta e priva di risonanze.
- «Spedirono staffette a’ paesi circonvicini, con ordini di
mandar grano alla città.» (5367)
- Motivazione: Una notazione cronachistica, senza alcuna tensione narrativa o riflessione.
- «- Ora sappiate che noi, deputati alla cura dell’anime in
questo luogo, abbiamo, per tutti quelli che ricorrono a noi, le più
ampie facoltà della Chiesa.» (12414)
- Motivazione: Un dialogo puramente funzionale, privo di caratterizzazione o profondità.
- «- Bene, bene; e badar che paghino; e tutti que’ discorsi
che fanno, sul vicario di provvisione e il governatore e Ferrer e i
decurioni e i cavalieri e Spagna e Francia e altre simili corbellerie,
far vista di non sentire.» (5324)
- Motivazione: Un consiglio pratico, espresso con un elenco caotico (“vicario… Spagna… Francia”) che non aggiunge nulla alla caratterizzazione del personaggio o alla critica sociale.
Nota finale: Le frasi più significative sono quelle in cui Manzoni mostra (attraverso immagini, ironia, antitesi) piuttosto che dire (con informazioni piatte). La sua forza sta nella capacità di trasformare anche i temi più aridi (come le gride) in materia viva, attraverso la lingua.
6 Giustizia, potere e umanità nei discorsi dei personaggi
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento (giustizia, potere, umanità)
Le frasi selezionate si distinguono per la loro forza espressiva, la capacità di sintetizzare temi centrali (ingiustizia, ipocrisia, resistenza al potere) e la ricchezza stilistica (metafore, antitesi, tono ironico o drammatico).
«Non è vero, signori miei, che c’è una mano di tiranni, che fanno proprio al rovescio de’ dieci comandamenti, e vanno a cercar la gente quieta, che non pensa a loro, per farle ogni male, e poi hanno sempre ragione?» (4850) Motivazione: Sintesi perfetta dell’indignazione popolare contro l’arbitrio dei potenti, con una struttura retorica efficace (antitesi tra “gente quieta” e “tiranni”, climax ascendente).
«- ora vedo che sei un galantuomo: questa è un’opera buona, dare un letto a un buon figliuolo; ma quella figura che m’hai fatta, sul nome e cognome, quella non era da galantuomo.» (5261) Motivazione: Dialogo serrato che rivela la doppiezza morale dei personaggi, con un contrasto tra “opera buona” e “figura non da galantuomo” che sottolinea l’ipocrisia.
«- Sicuro, - rispose Renzo: - un letto alla buona; basta che i lenzoli sian di bucato; perché son povero figliuolo, ma avvezzo alla pulizia.» (5001) Motivazione: Dignità del personaggio umile che, pur nella povertà, rivendica il rispetto per sé stesso (antitesi tra “povero figliuolo” e “pulizia”).
«- Ma la ragione giusta la dirò io, - soggiunse Renzo: - è perché la penna la tengon loro: e così, le parole che dicon loro, volan via, e spariscono; le parole che dice un povero figliuolo, stanno attenti bene, e presto presto le infilzan per aria, con quella penna, e te le inchiodano sulla carta, per servirsene, a tempo e luogo.» (5090) Motivazione: Metafora potente della giustizia come strumento di oppressione, con immagini vivide (“infilzan per aria”, “inchiodano sulla carta”).
«e secondo la condizione, la qualità e l’umore dell’amico, si vedrà se convenga più di tenerlo a segno con le protezioni, o trovar qualche modo d’attaccarlo noi in criminale, e mettergli una pulce nell’orecchio; perché, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente.» (947) Motivazione: Cinismo del potere espresso con ironia tagliente, dove le “gride” (leggi) diventano strumenti di manipolazione (“nessuno è reo, nessuno è innocente”).
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro qualità stilistica, la capacità di evocare immagini o emozioni, o per la profondità psicologica dei personaggi.
«guarda il padrone, e non contraddice né approva; guarda il cane, e non ardisce accostarglisi, per timore che il buon bestione non gli mostri i denti, fosse anche per fargli le feste; non ardisce allontanarsi, per non farsi scorgere; e dice in cuor suo: oh se fossi a casa mia!» (8093) Motivazione: Descrizione psicologica magistrale della paura e dell’impotenza, con una metafora animale (“buon bestione”) che rende tangibile la tensione.
«- pensava tra sé: - vedo dove vuoi andar a parare: delle solite; quando un povero frate è preso a noia da voi altri, o da uno di voi altri, o vi dà ombra, subito, senza cercar se abbia torto o ragione, il superiore deve farlo sgomberare”.» (6795) Motivazione: Monologo interiore che rivela la lucidità del personaggio e la sua consapevolezza dell’ingiustizia, con un tono amaro e rassegnato.
«Era un pesciaiolo di Pescarenico, che andava a Milano, secondo l’ordinario, a spacciar la sua mercanzia; e il buon frate Cristoforo l’aveva pregato che, passando per Monza, facesse una scappata al monastero, salutasse le donne da parte sua, raccontasse loro quel che si sapeva del tristo caso di Renzo, raccomandasse loro d’aver pazienza, e confidare in Dio; e che lui povero frate non si dimenticherebbe certamente di loro, e spierebbe l’occasione di poterle aiutare; e intanto non mancherebbe, ogni settimana, di far loro saper le sue nuove, per quel mezzo, o altrimenti.» (6435) Motivazione: Periodo lungo e articolato che restituisce la cura affettuosa di fra Cristoforo, con una sintassi che riflette la sua premura (enumerazione di azioni, ripetizione di “e”).
«- E per questo, - disse uno della brigata, - io che so come vanno queste faccende, e che ne’ tumulti i galantuomini non ci stanno bene, non mi son lasciato vincere dalla curiosità, e son rimasto a casa mia.» (5993) Motivazione: Ironia pungente sulla viltà dei “galantuomini”, con un contrasto tra l’apparente saggezza (“so come vanno queste faccende”) e la codardia.
«- Domattina, domattina di buon’ora, fuor di qui costei; al suo destino, e non se ne parli più, e, - proseguiva tra sé, con quell’animo con cui si comanda a un ragazzo indocile, sapendo che non ubbidirà, - e non ci si pensi più.» (7339-7340) Motivazione: Monologo interiore dell’Innominato che rivela la sua lotta interiore, con una sintassi spezzata e contraddittoria (comando a sé stesso che sa di non poter eseguire).
6.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di spessore letterario, spesso ridotte a dialoghi di servizio o descrizioni schematiche.
«- Via, caro Renzo, non andate in collera, che son pronto a fare…» (469) Motivazione: Frase generica, priva di originalità stilistica o profondità.
«- Ve lo prometto, da povero figliuolo.» (2249) Motivazione: Formula di cortesia convenzionale, senza particolari sfumature.
«- figliuol caro, de’ conventi ce n’è più d’uno:» (4102) Motivazione: Dialogo didascalico, utile solo per la trama.
«- Badate a non lasciarlo partire.» (5437) Motivazione: Ordine diretto, senza alcuna elaborazione stilistica.
«- Andate ora a domandar loro se saprebbero ripeter le parole che diceva:» (8579) Motivazione: Frase retorica banale, priva di immagini o pathos.
Nota: Le frasi spurie (come la (9749), che cita fonti esterne) sono state escluse, così come quelle troppo brevi o frammentarie.
7 L’arte della narrazione e la costruzione del suspense nei momenti chiave
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento Le frasi selezionate si distinguono per la loro capacità di dipingere scene dinamiche, caratterizzare personaggi attraverso il linguaggio o le azioni, e creare tensione narrativa con una prosa ricca di dettagli psicologici e ambientali. Ecco le più rilevanti:
“(5806) - Non ostante, si mise a mangiare con grand’appetito, stando, nello stesso tempo, in orecchi, senza che paresse suo fatto, per veder di scoprir paese, di rilevare come si pensasse colà sul grand’avvenimento nel quale egli aveva avuta non piccola parte, e d’osservare specialmente se, tra que’ parlatori, ci fosse qualche galantuomo, a cui un povero figliuolo potesse fidarsi di domandar la strada, senza timore d’esser messo alle strette, e forzato a ciarlare de’ fatti suoi.” Motivazione: La frase rivela la duplicità dell’azione (mangiare e spiare) e la psicologia del personaggio (Renzo) attraverso gesti apparentemente banali ma carichi di significato. L’uso di espressioni come “senza che paresse suo fatto” e “forzato a ciarlare” sottolinea la diffidenza e l’astuzia del protagonista.
“(530) - L’accoglienza fredda e impicciata di don Abbondio, quel suo parlare stentato insieme e impaziente, que’ due occhi grigi che, mentre parlava, eran sempre andati scappando qua e là, come se avesser avuto paura d’incontrarsi con le parole che gli uscivan di bocca, quel farsi quasi nuovo del matrimonio così espressamente concertato, e sopra tutto quell’accennar sempre qualche gran cosa, non dicendo mai nulla di chiaro; tutte queste circostanze messe insieme facevan pensare a Renzo che ci fosse sotto un mistero diverso da quello che don Abbondio aveva voluto far credere.” Motivazione: Qui Manzoni disseziona il linguaggio non verbale di don Abbondio (occhi che “scappano”, parole evasive) per costruire un ritratto indimenticabile della viltà. La sintassi articolata e l’accumulo di dettagli creano un effetto di sospensione narrativa, tipico del romanzo.
“(5694) - I suoi pensieri erano, come ognuno può immaginarsi, un guazzabuglio di pentimenti, d’inquietudini, di rabbie, di tenerezze; era uno studio faticoso di raccapezzare le cose dette e fatte la sera avanti, di scoprir la parte segreta della sua dolorosa storia, e sopra tutto come avean potuto risapere il suo nome.” Motivazione: La metafora del “guazzabuglio” e la frammentazione del flusso di coscienza (pentimenti, rabbie, tenerezze) rendono perfettamente lo stato d’animo tormentato di Renzo. L’uso del discorso indiretto libero immerge il lettore nella sua mente.
“(6050) - Le tenebre, la solitudine, la stanchezza cresciuta, e ormai dolorosa; tirava una brezzolina sorda, uguale, sottile, che doveva far poco servizio a chi si trovava ancora indosso quegli stessi vestiti che s’era messi per andare a nozze in quattro salti, e tornare subito trionfante a casa sua; e, ciò che rendeva ogni cosa più grave, quell’andare alla ventura, e, per dir così, al tasto, cercando un luogo di riposo e di sicurezza.” Motivazione: La descrizione ambientale (tenebre, brezza “sorda”) si fonde con la condizione fisica e psicologica del personaggio, creando un climax di angoscia. La frase è un esempio di come Manzoni usi la natura per riflettere lo stato d’animo.
“(10519) - Ma due fatti, l’uno di cieca e indisciplinata paura, l’altro di non so quale cattività, furon quelli che convertirono quel sospetto indeterminato d’un attentato possibile, in sospetto, e per molti in certezza, d’un attentato positivo, e d’una trama reale.” Motivazione: La costruzione sintattica complessa (con subordinate che si accumulano) riflette la complessità delle dinamiche sociali (la nascita di una diceria). L’uso di termini come “cieca e indisciplinata paura” e “cattività” (vago ma suggestivo) è tipico dello stile manzoniano, che evita il giudizio diretto ma lo suggerisce attraverso la scelta lessicale.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento Queste frasi si distinguono per eccellenza stilistica, profondità psicologica o capacità di evocare immagini vivide, anche al di fuori del tema specifico:
“(6668) - e alcuni clienti legati alla casa per una dipendenza ereditaria, e al personaggio per una servitù di tutta la vita; i quali, cominciando dalla minestra a dir di sì, con la bocca, con gli orecchi, con tutta la testa, con tutto il corpo, con tutta l’anima, alle frutte v’avevan ridotto un uomo a non ricordarsi più come si facesse a dir di no.” Motivazione: La gradazione enfatica (“con la bocca, con gli orecchi, con tutta la testa…”) e la metafora finale (ridurre un uomo a dimenticare il “no”) rendono questa frase un capolavoro di ironia sociale. Manzoni dipinge la servitù psicologica con una precisione chirurgica.
“(9546) - Del rimanente, quantunque, nel giudizio de’ dotti, don Ferrante passasse per un peripatetico consumato, non ostante a lui non pareva di saperne abbastanza; e più d’una volta disse, con gran modestia, che l’essenza, gli universali, l’anima del mondo, e la natura delle cose non eran cose tanto chiare, quanto si potrebbe credere.” Motivazione: La contraddizione tra l’autopercezione di don Ferrante e la realtà (un erudito che ammette la propria ignoranza) è resa con sottile sarcasmo. La frase è un esempio di come Manzoni smonti le pretese intellettuali attraverso il linguaggio.
“(9550) - come la remora, quel pesciolino, abbia la forza e l’abilità di fermare di punto in bianco, in alto mare, qualunque gran nave; come le gocciole della rugiada diventin perle in seno delle conchiglie; come il cameleonte si cibi d’aria; come dal ghiaccio lentamente indurato, con l’andar de’ secoli, si formi il cristallo; e altri de’ più maravigliosi segreti della natura.” Motivazione: L’elenco di meraviglie naturali è un esempio di prosa barocca (tipica di don Ferrante), dove la ricchezza lessicale e la curiosità enciclopedica si fondono in un quadro vivido e immaginifico. La frase è quasi un poema in prosa.
“(12929) - Non lo vedremo più andare in giro con quegli sgherri dietro, con quell’albagìa, con quell’aria, con quel palo in corpo, con quel guardar la gente, che pareva che si stesse tutti al mondo per sua degnazione.” Motivazione: La ripetizione anaforica (“con quell’…”) e la metafora del “palo in corpo” (per descrivere la rigidità dell’innominato) creano un ritratto indimenticabile. La frase è un esempio di linguaggio popolare elevato a letteratura.
“(4825) - un branco di birboni, che malcontenti d’una fine così fredda e così imperfetta d’un così grand’apparato, parte brontolavano, parte bestemmiavano, parte tenevan consiglio, per veder se qualche cosa si potesse ancora intraprendere; e, come per provare, andavano urtacchiando e pigiando quella povera porta, ch’era stata di nuovo appuntellata alla meglio.” Motivazione: La varietà dei verbi (brontolavano, bestemmiavano, tenevan consiglio) e la metafora della porta “appuntellata alla meglio” rendono la scena dinamica e visiva. Manzoni dà voce alla folla con una prosa che oscilla tra realismo e ironia.
Frasi poco significative (per contrasto)
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di spessore letterario, spesso descrittive o espositive senza particolari virtù stilistiche:
“(12706) - Il primo pensiero d’Agnese fu quello di preparare nella sua povera casuccia l’alloggio il più decente che potesse, a quell’anima buona: poi andò in cerca di seta da annaspare; e lavorando ingannava il tempo.” Motivazione: La frase è puramente narrativa, senza dettagli evocativi o riflessioni psicologiche. Il linguaggio è piatto e funzionale.
“(5747) - Il suo proposito era d’informarsi all’osteria, della distanza dell’Adda, di cavar destramente notizia di qualche traversa che mettesse là, e di rincamminarsi da quella parte, subito dopo essersi rinfrescato.” Motivazione: La sequenza di azioni è esposta in modo meccanico, senza suspense o caratterizzazione. È una frase di transizione, non di approfondimento.
“(10039) - il sarto s’impegnò di trovare un baroccio che li conducesse appiè della salita; n’andò subito in cerca, e poco dopo, tornò a dire che arrivava.” Motivazione: Dialogo implicito (il sarto che “impegnò”, “andò”, “tornò”) senza voce propria o dettagli significativi. La frase è puramente informativa.
“(6465) - E fu deciso tra loro che Agnese anderebbe il giorno seguente ad aspettar sulla strada il pesciaiolo che doveva passar di lì, tornando da Milano; e gli chiederebbe in cortesia un posto sul baroccio, per farsi condurre a’ suoi monti.” Motivazione: La costruzione passiva (“fu deciso”) e la mancanza di pathos rendono la frase fredda e burocratica, lontana dallo stile manzoniano più alto.
“(12680) - Stette il rimanente di quella giornata, e la notte, in casa dell’amico;” Motivazione: Frase brevissima e generica, priva di dettagli sensoriali o emotivi. È un riempitivo narrativo, non un momento letterariamente rilevante.
Nota conclusiva: Le frasi più significative si riconoscono per:
- Ricchezza di dettagli psicologici o ambientali (es. occhi che “scappano”, brezza “sorda”).
- Uso di metafore o immagini vivide (es. “guazzabuglio di pensieri”, “palo in corpo”).
- Costruzione sintattica articolata (periodi lunghi con subordinate che creano suspense).
- Ironia o critica sociale (es. clienti che dicono sempre di sì, don Ferrante e la sua falsa modestia).
Le frasi poco significative, invece, sono funzionali ma piatte, prive di densità stilistica o emotiva.
8 Movimento, sorveglianza e paesaggio: dinamiche narrative e descrizioni nei momenti chiave
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la loro capacità di evocare tensione, movimento o descrizioni ambientali con una forza visiva e ritmica che supera la mera funzione narrativa. La lingua qui è ricca di dettagli sensoriali, metafore e costruzioni sintattiche che rallentano o accelerano il ritmo per sottolineare l’azione o lo stato d’animo.
«(10945) - Si rizza a sedere, e si mette ancor più attento; sente un rumor cupo nella stanza vicina, come d’un peso che venga messo giù con riguardo; butta le gambe fuor del letto, come per alzarsi, guarda all’uscio, lo vede aprirsi, vede presentarsi e venire avanti due logori e sudici vestiti rossi, due facce scomunicate, due monatti, in una parola; vede mezza la faccia del Griso che, nascosto dietro un battente socchiuso, riman lì a spiare.» Motivazione: La sequenza di verbi di percezione e movimento (“sente”, “butta”, “guarda”, “vede”) crea un crescendo di tensione, mentre l’aggettivazione (“logori e sudici”, “scomunicate”) carica di giudizio morale la scena. La sintassi frammentata riflette lo smarrimento del personaggio.
«(2733) - Il Griso trattenne la truppa, alcuni passi lontano, andò innanzi solo ad esplorare, e, visto tutto deserto e tranquillo di fuori fece venire avanti due di quei tristi, diede loro ordine di scalar adagino il muro che chiudeva il cortiletto, e, calati dentro, nascondersi in un angolo, dietro un folto fico, sul quale aveva messo l’occhio, la mattina.» Motivazione: L’uso dell’avverbio “adagino” e la precisione dei dettagli spaziali (“dietro un folto fico”) rendono l’azione minuziosa e quasi cinematografica. La scelta lessicale (“tristi” per i bravi) è tipica del registro manzoniano, che evita termini neutri.
«(3080) - Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio!» Motivazione: La personificazione del paesaggio (“monti sorgenti”, “ville biancheggianti”) e la sinestesia (“distinguere lo scroscio come il suono delle voci”) elevano la descrizione a lirismo. La ripetizione anaforica di “addio” conferisce pathos.
«(73) - Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.» Motivazione: La frase è un esempio di periodo ipotattico manzoniano, dove la subordinazione crea un flusso descrittivo che imita il movimento dell’acqua. Le metafore (“seni e golfi”, “figura di fiume”) rendono il paesaggio organico.
«(4091) - Il Griso prese i due compagni, e partì con faccia allegra e baldanzosa, ma bestemmiando in cuor suo Monza e le taglie e le donne e i capricci de’ padroni; e camminava come il lupo, che spinto dalla fame, col ventre raggrinzato, e con le costole che gli si potrebber contare, scende da’ suoi monti, dove non c’è che neve, s’avanza sospettosamente nel piano, si ferma ogni tanto, con una zampa sospesa, dimenando la coda spelacchiata,» Motivazione: La similitudine animale (“come il lupo”) e la descrizione fisica dettagliata (“ventre raggrinzato”, “coda spelacchiata”) antropomorfizzano il Griso, rivelando la sua natura predatoria. Il contrasto tra l’apparenza (“faccia allegra”) e la realtà interiore (“bestemmiando”) è tipico del realismo psicologico manzoniano.
«(7660) - Le montagne eran mezze velate di nebbia; il cielo, piuttosto che nuvoloso, era tutto una nuvola cenerognola; ma, al chiarore che pure andava a poco a poco crescendo, si distingueva, nella strada in fondo alla valle, gente che passava, altra che usciva dalle case, e s’avviava, tutti dalla stessa parte, verso lo sbocco, a destra del castello, tutti col vestito delle feste, e con un’alacrità straordinaria.» Motivazione: L’atmosfera sospesa (nebbia, cielo “cenerognolo”) e il dettaglio dei vestiti (“vestito delle feste”) creano un contrasto tra la solennità del momento e l’ansia collettiva. La ripetizione di “tutti” sottolinea l’uniformità del movimento.
«(10391) - Scorsero il territorio di Lecco, la Valsassina, le coste del lago di Como, i distretti denominati il Monte di Brianza, e la Gera d’Adda; e per tutto trovarono paesi chiusi da cancelli all’entrature, altri quasi deserti, e gli abitanti scappati e attendati alla campagna, o dispersi: ” et ci parevano, - dice il Tadino, - tante creature seluatiche, portando in mano chi l’herba menta, chi la ruta, chi il rosmarino et chi una ampolla d’aceto “.» Motivazione: La citazione diretta dal Tadino (con il latino maccheronico) introduce una voce storica che rompe il flusso narrativo, conferendo autenticità. L’immagine degli abitanti come “creature selvatiche” è potente e metaforica.
«(11467) - ognuno cercava di stare in mezzo alla strada, per timore d’altro sudiciume, o d’altro più funesto peso che potesse venir giù dalle finestre; per timore delle polveri venefiche che si diceva esser spesso buttate da quelle su’ passeggieri; per timore delle muraglie, che potevan esser unte.» Motivazione: La ripetizione anaforica di “per timore” e l’accumulo di minacce (sudiciume, polveri, muraglie unte) creano un clima di paranoia collettiva. La sintassi spezzata riflette l’ansia dei personaggi.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, l’originalità delle immagini o la profondità psicologica, anche se non direttamente legate al tema del movimento o della sorveglianza.
«(3074) - S’udiva soltanto il fiotto morto e lento frangersi sulle ghiaie del lido, il gorgoglìo più lontano dell’acqua rotta tra le pile del ponte, e il tonfo misurato di que’ due remi, che tagliavano la superficie azzurra del lago, uscivano a un colpo grondanti, e si rituffavano.» Motivazione: L’onomatopea (“fiotto”, “gorgoglìo”, “tonfo”) e la sinestesia (“fiotto morto e lento”) rendono la scena quasi udibile. La ripetizione del verbo “tagliavano” conferisce ritmo.
«(2632) - Due folte ciocche di capelli, che gli scappavano fuor della papalina, due folti sopraccigli, due folti baffi, un folto pizzo, tutti canuti, e sparsi su quella faccia bruna e rugosa, potevano assomigliarsi a cespugli coperti di neve, sporgenti da un dirupo, al chiaro di luna.» Motivazione: La similitudine naturale (“cespugli coperti di neve”) e la precisione dei dettagli fisici trasformano una descrizione statica in un’immagine poetica. L’uso del termine “assomigliarsi” (invece di “assomigliare”) è arcaico e letterario.
«(11233) - là una zucca salvatica, co’ suoi chicchi vermigli, s’era avviticchiata ai nuovi tralci d’una vite; la quale, cercato invano un più saldo sostegno, aveva attaccati a vicenda i suoi viticci a quella; e, mescolando i loro deboli steli e le loro foglie poco diverse, si tiravan giù, pure a vicenda, come accade spesso ai deboli che si prendon l’uno con l’altro per appoggio.» Motivazione: La personificazione delle piante (“cercato invano un più saldo sostegno”) e la metafora sociale (“come accade ai deboli”) elevano la descrizione a riflessione universale. La sintassi ipotattica imita l’intreccio dei viticci.
«(8193) - E costui…! ” E qui lo guardava, come se avesse sospetto che quel costui sentisse i suoi pensieri, “ costui, dopo aver messo sottosopra il mondo con le scelleratezze, ora lo mette sottosopra con la conversione.» Motivazione: Il discorso indiretto libero (“E costui…!”) e l’ellissi (“quel costui”) riflettono il flusso di coscienza del personaggio. Il contrasto tra “scelleratezze” e “conversione” è tipico della dialettica manzoniana.
«(11687) - Era uno di que’ tempi, in cui, tra una compagnia di viandanti non c’è nessuno che rompa il silenzio; e il cacciatore cammina pensieroso, con lo sguardo a terra; e la villana, zappando nel campo, smette di cantare, senza avvedersene;» Motivazione: La costruzione parallela (“il cacciatore… la villana…”) e l’assenza di verbi finiti nella seconda parte creano un effetto di sospensione. L’immagine collettiva trasmette un senso di oppressione storica.
8.0.0.0.1 Frasi poco significative (per contrasto)
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di particolare valore stilistico o letterario. Spesso sono brevi, descrittive in modo neutro o ripetitive.
«(6019) - Se qualche barca c’è, da poter passare, passo subito, altrimenti mi fermerò fino alla mattina, in un campo, sur una pianta, come le passere.» Motivazione: La frase è pragmatica e priva di immagini originali. La similitudine finale (“come le passere”) è banale.
«(5686) - Va innanzi; rallenta quelle gambe benedette, che volevan sempre correre, mentre conveniva soltanto camminare; e adagio adagio, fischiando in semitono, arriva alla porta.» Motivazione: L’aggettivazione (“gambe benedette”) è affettuosa ma convenzionale. La descrizione del movimento è generica.
«(10642) - Il viandante che fosse incontrato da de’ contadini, fuor della strada maestra, o che in quella si dondolasse a guardar in qua e in là, o si buttasse giù per riposarsi;» Motivazione: La frase è puramente informativa, con una sintassi lineare e priva di figure retoriche.
«(98) - quella a destra saliva verso il monte, e menava alla cura: l’altra scendeva nella valle fino a un torrente; e da questa parte il muro non arrivava che all’anche del passeggiero.» Motivazione: Descrizione topografica senza particolare enfasi stilistica. L’unico dettaglio (“all’anche del passeggiero”) è realistico ma non memorabile.
«(12511) - e prima che arrivasse alla viottola, la veniva giù a secchie.» Motivazione: Frase brevissima e colloquiale, priva di elaborazione letteraria.
9 Il ruolo e la figura del padre Cristoforo nei momenti chiave della vicenda
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la loro capacità di restituire la profondità morale, l’umanità e la funzione narrativa del padre Cristoforo, attraverso una lingua ricca di sfumature psicologiche, dialoghi incisivi e descrizioni che ne rivelano il carattere e l’influenza sulle vicende. Ecco le più rilevanti:
«Il desiderio d’obbligare il padre guardiano, la compiacenza di proteggere, il pensiero del buon concetto che poteva fruttare la protezione impiegata così santamente, una certa inclinazione per Lucia, e anche un certo sollievo nel far del bene a una creatura innocente, nel soccorrere e consolare oppressi, avevan realmente disposta la signora a prendersi a petto la sorte delle due povere fuggitive.» (3840) Motivazione: La frase, pur riferendosi a donna Prassede, contiene una riflessione universale sul movente delle azioni caritatevoli, che rispecchia anche l’etica di Cristoforo: il “sollievo nel far del bene” è un tratto distintivo del suo agire, qui descritto con una sintassi articolata che ne svela la complessità interiore.
«Al vedere che una povera ragazza mandava a chiamare, con tanta confidenza, il padre Cristoforo, e che il cercatore accettava la commissione, senza maraviglia e senza difficoltà, nessun si pensi che quel Cristoforo fosse un frate di dozzina, una cosa da strapazzo.» (1070) Motivazione: L’autore interviene direttamente con una captatio benevolentiae ironica e affettuosa, sottolineando l’autorevolezza di Cristoforo attraverso il contrasto tra l’umiltà del suo ruolo e la grandezza morale che gli viene riconosciuta. La scelta lessicale (“cosa da strapazzo”) è volutamente popolare e sprezzante, per enfatizzare il rispetto che ispira.
«Il padre guardiano si presentò, con un’umiltà disinvolta, al fratello del morto, e, dopo mille proteste di rispetto per l’illustrissima casa, e di desiderio di compiacere ad essa in tutto ciò che fosse fattibile, parlò del pentimento di Lodovico, e della sua risoluzione, facendo garbatamente sentire che la casa poteva esserne contenta, e insinuando poi soavemente, e con maniera ancor più destra, che, piacesse o non piacesse, la cosa doveva essere.» (1259) Motivazione: Qui la lingua di Manzoni raggiunge una raffinatezza diplomatica straordinaria. La doppia strategia di Cristoforo (rispetto formale + fermezza morale) è resa attraverso una sintassi sinuosa, con incisi (“garbatamente”, “soavemente”, “con maniera ancor più destra”) che mimano la sua abilità nel mediare tra giustizia e prudenza.
«“Omnia munda mundis”, - disse poi, voltandosi tutt’a un tratto a fra Fazio, e dimenticando che questo non intendeva il latino.» (3014) Motivazione: Il latino, usato come battuta ironica e rivelatrice, mostra l’umanità di Cristoforo: la sua cultura non è ostentazione, ma strumento per affermare principi (la purezza d’intenzione) anche in contesti umili. La dimenticanza finale aggiunge un tocco di realismo comico.
«Il padre Cristoforo arrivava nell’attitudine d’un buon capitano che, perduta, senza sua colpa, una battaglia importante, afflitto ma non scoraggito, sopra pensiero ma non sbalordito, di corsa e non in fuga, si porta dove il bisogno lo chiede, a premunire i luoghi minacciati, a raccoglier le truppe, a dar nuovi ordini.» (2116) Motivazione: La similitudine militare è una delle più potenti del romanzo. La lingua è ritmica (parallelismi: “afflitto ma non scoraggito”, “sopra pensiero ma non sbalordito”), e la metafora del “capitano” eleva Cristoforo a figura eroica, capace di guidare gli oppressi con lucidità e determinazione.
«- Son ben tenuto a vostra magnificenza di codesto avviso; però son certo che, se si prenderanno informazioni su questo proposito, si troverà che il padre Cristoforo non avrà avuto che fare con l’uomo che lei dice, se non a fine di mettergli il cervello a partito.» (6734) Motivazione: La replica di Cristoforo, riportata indirettamente, è un capolavoro di diplomazia linguistica. La perifrasi (“mettergli il cervello a partito”) evita il tono accusatorio, ma è inequivocabile nel ribadire la sua missione di redenzione. La struttura ipotetica (“se si prenderanno informazioni”) suggerisce sicurezza e trasparenza.
«Servir gl’infimi, ed esser servito da’ potenti, entrar ne’ palazzi e ne’ tuguri, con lo stesso contegno d’umiltà e di sicurezza, esser talvolta, nella stessa casa, un soggetto di passatempo, e un personaggio senza il quale non si decideva nulla, chieder l’elemosina per tutto, e farla a tutti quelli che la chiedevano al convento, a tutto era avvezzo un cappuccino.» (1073) Motivazione: La contrapposizione ossimorica (“servir gl’infimi” / “esser servito da’ potenti”) e l’anafora (“entrar ne’ palazzi e ne’ tuguri”) restituiscono la dualità del ruolo di Cristoforo: umile ma autorevole, marginale ma centrale. La lingua è solenne, quasi epica, e celebra la versatilità del frate.
«- Permettetemi, padre, - disse, - che, prima di partir da questa città, dove ho sparso il sangue d’un uomo, dove lascio una famiglia crudelmente offesa, io la ristori almeno dell’affronto, ch’io mostri almeno il mio rammarico di non poter risarcire il danno, col chiedere scusa al fratello dell’ucciso, e gli levi, se Dio benedice la mia intenzione, il rancore dall’animo -.» (1276) Motivazione: Il discorso diretto di Cristoforo è un esempio di lingua penitenziale e solenne. La struttura sintattica è complessa (incisi, subordinate finali: “ch’io mostri”, “se Dio benedice”), e il lessico (“ristori”, “rammarico”, “rancore”) è elevato, ma non retorico. La frase rivela la sua conversione e il desiderio di riparazione.
«Il guardiano non dice nulla la sera; la mattina, fa chiamar fra Cristoforo, gli fa vedere l’obbedienza, gli dice che vada a prender la sporta, il bastone, il sudario e la cintura, e con quel padre compagno che gli presenta, si metta poi subito in viaggio.» (6929) Motivazione: La secchezza burocratica del guardiano (“gli fa vedere l’obbedienza”) contrasta con la gravità simbolica degli oggetti elencati (sporta, bastone, sudario, cintura). La lingua è asciutta, ma carica di pathos: il viaggio di Cristoforo diventa una missione sacrificale, quasi una via crucis.
«Pregò il barocciaio che, tra un par d’ore, tornasse da lui, a prender la risposta: questo lo promise, e si licenziò dalle donne, che lo caricaron di ringraziamenti, e di commissioni per il padre Cristoforo.» (3160) Motivazione: La frase, apparentemente semplice, è significativa per il peso simbolico del nome di Cristoforo. Le donne lo “caricano” di ringraziamenti e commissioni come se fosse un mediatore sacro: la sua presenza, anche assente, è garanzia di speranza. La lingua è colloquiale, ma il sottotesto è profondo.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, la ricchezza stilistica o la capacità di restituire atmosfere e tensioni narrative, a prescindere dal tema trattato:
«E per venire alle corte, donna Prassede, sentendo che il cardinale s’era incaricato di trovare a Lucia un ricovero, punta dal desiderio di secondare e di prevenire a un tratto quella buona intenzione, s’esibì di prender la giovine in casa, dove, senz’essere addetta ad alcun servizio particolare, potrebbe, a piacer suo, aiutar l’altre donne ne’ loro lavori.» (8932) Motivazione: La perifrasi ironica (“per venire alle corte”) e il verbo “punta” (che suggerisce un moto quasi fisico di ambizione) dipingono il carattere di donna Prassede con una vivacità rara. La sintassi è tortuosa, come i suoi pensieri.
«La mercantessa che, avendo lasciata in custodia d’un suo fratello commissario della Sanità, la casa e il fondaco e la cassa, tutto ben fornito, era per trovarsi sola e trista padrona di molto più di quel che le bisognasse per viver comodamente, voleva tener Lucia con sé, come una figliuola o una sorella.» (12321) Motivazione: La prolessi (“era per trovarsi”) e l’accumulo di dettagli concreti (“casa e fondaco e cassa”) creano un effetto di realismo economico che contrasta con la generosità finale. La lingua è precisa, quasi notarile, ma il pathos emerge dalla solitudine della vedova.
«Gli disse in succinto di che si trattava; e se saprebbe trovar subito una buona donna che volesse andare in una lettiga al castello, a prender Lucia:» (8055) Motivazione: La fretta narrativa è resa attraverso l’ellissi (“di che si trattava”) e la ripetizione di “subito”, che trasmette l’urgenza della situazione. La lettiga e il castello diventano simboli di un mondo feudale che si sgretola.
«- Uno di campagna, che porta al padre Bonaventura una lettera pressante del padre Cristoforo.» (4214) Motivazione: La frase, apparentemente neutra, è un esempio di suspense manzoniana. L’aggettivo “pressante” e la menzione di Cristoforo creano un’attesa che si scioglierà solo più avanti. La lingua è scarna, ma carica di significato implicito.
«Vide, a un cento passi di distanza, passare e perdersi subito tra le baracche un cappuccino, un cappuccino che, anche così da lontano e così di fuga, aveva tutto l’andare, tutto il fare, tutta la forma del padre Cristoforo.» (11711) Motivazione: La descrizione fisica e morale è resa attraverso una triplice anafora (“tutto l’andare, tutto il fare, tutta la forma”) che sottolinea l’irriducibilità di Cristoforo. La lingua è visiva, quasi cinematografica, e trasmette un senso di presenza/assenza struggente.
«- Lo saprete forse voi, - continuò la buona donna: - basta; dunque il signor cardinale ha pensato che, trattandosi d’una giovine, ci voleva una donna per venire in compagnia, e ha detto al curato che ne cercasse una; e il curato, per sua bontà, è venuto da me…» (8388) Motivazione: Il discorso indiretto libero (“basta; dunque”) e la reticenza (“lo saprete forse voi”) restituiscono la voce popolare della donna, con la sua concretezza e il suo pudore. La lingua è colloquiale, ma efficace nel dipingere il carattere.
«Renzo allora si levò di seno la lettera del padre Cristoforo, e la fece vedere a quel signore, il quale, lettovi: porta orientale, gliela rendette dicendo:» (4131) Motivazione: La frammentazione sintattica (“lettovi: porta orientale”) e l’ellissi del contenuto della lettera creano un effetto di mistero e urgenza. La lingua è asciutta, ma carica di tensione narrativa.
«- Brava! bene! - esclamarono, a una voce, la madre e il figlio, e l’uno dopo l’altra abbracciaron Gertrude; la quale ricevette queste accoglienze con lacrime, che furono interpretate per lacrime di consolazione.» (3481) Motivazione: La falsa interpretazione delle lacrime (che sono invece di disperazione) è un esempio di ironia tragica. La lingua è semplice, ma il sottotesto è complesso: Gertrude è prigioniera delle aspettative altrui.
9.0.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama, ma prive di spessore letterario per la loro genericità, ridondanza o mancanza di originalità stilistica:
«- vorrei un servizio da voi; vorrei che diceste al padre Cristoforo, che ho gran premura di parlargli, e che mi faccia la carità di venir da noi poverette, subito subito; perché non possiamo andar noi alla chiesa.» (1064) Motivazione: La ripetizione di “vorrei” e “subito subito” è pleonastica, e la frase non aggiunge nulla alla caratterizzazione dei personaggi o alla lingua.
«- Permettetemi, padre, - disse, - che, prima di partir da questa città…» (1276, già citata come significativa, ma qui si intende la parte iniziale) Motivazione: Se presa isolatamente, la frase è formulare e priva di originalità. Il suo valore emerge solo nel contesto del discorso completo.
«Il padre guardiano accompagnò Agnese alla porta, dandole nuove istruzioni, e se n’andò a scriver la lettera di ragguaglio all’amico Cristoforo.» (3262) Motivazione: La frase è puramente narrativa, senza particolari scelte lessicali o sintattiche degne di nota.
«- è qui, - come per rammentar loro tutti quegli avvertimenti.» (3167) Motivazione: La frase è ellittica e criptica fuori contesto, e non presenta alcuna qualità stilistica.
«- Reverenda madre, e signora illustrissima, - disse il guardiano, a capo basso, e con la mano al petto:» (3185) Motivazione: La formula di cortesia è convenzionale e non aggiunge nulla alla lingua o alla caratterizzazione.
«- Hai pensato bene; e poi è tutta carità che porta sempre buon frutto, - disse Agnese…» (1081) Motivazione: La frase è proverbiale e priva di originalità, con una sintassi piatta e un lessico generico.
«- Al padre Cristoforo, in confessione, mamma, - rispose Lucia, con un accento soave di scusa.» (746) Motivazione: La risposta di Lucia è prevedibile e non offre spunti stilistici particolari. L’aggettivo “soave” è l’unico elemento di rilievo, ma isolato.
10 Il tormento interiore e la redenzione: analisi dei moti dell’animo
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la profondità psicologica, la ricchezza di immagini e la capacità di rappresentare il conflitto morale, il rimorso, la conversione o la lotta interiore. Ecco le più rilevanti:
«(9745) - Ai mali s’aggiunga il sentimento de’ mali, la noia e la smania della prigionia, la rimembranza dell’antiche abitudini, il dolore di cari perduti, la memoria inquieta di cari assenti, il tormento e il ribrezzo vicendevole, tant’altre passioni d’abbattimento o di rabbia, portate o nate là dentro; l’apprensione poi e lo spettacolo continuo della morte resa frequente da tante cagioni, e divenuta essa medesima una nuova e potente cagione.» Motivazione: La frase è un esempio magistrale di accumulazione retorica e di analisi introspettiva, dove il dolore non è solo fisico ma psicologico, moltiplicato dalla memoria e dalla percezione della morte come entità attiva.
«(8818) - Provava in questo un misto di sentimenti indefinibile; una certa dolcezza in quel ritorno materiale all’abitudini dell’innocenza; un inasprimento di dolore al pensiero dell’abisso che aveva messo tra quel tempo e questo; un ardore d’arrivare, con opere di espiazione, a una coscienza nuova, a uno stato il più vicino all’innocenza, a cui non poteva tornare; una riconoscenza, una fiducia in quella misericordia che lo poteva condurre a quello stato, e che gli aveva già dati tanti segni di volerlo.» Motivazione: Qui la complessità dei sentimenti è resa attraverso una sintassi articolata e una progressione logica che riflette il percorso interiore di redenzione. L’uso di termini come “abisso”, “ardore”, “misericordia” crea un contrasto tra peccato e grazia.
«(1225) - Lodovico non aveva mai, prima d’allora, sparso sangue; e, benché l’omicidio fosse, a que’ tempi, cosa tanto comune, che gli orecchi d’ognuno erano avvezzi a sentirlo raccontare, e gli occhi a vederlo, pure l’impressione ch’egli ricevette dal veder l’uomo morto per lui, e l’uomo morto da lui, fu nuova e indicibile; fu una rivelazione di sentimenti ancora sconosciuti.» Motivazione: La frase cattura l’irruzione del rimorso in un animo non abituato alla violenza, con un climax emotivo che culmina nella “rivelazione di sentimenti sconosciuti”, espressione di grande forza lirica.
«(7056) - Invidiando (giacché non poteva annientarli né dimenticarli) que’ tempi in cui era solito commettere l’iniquità senza rimorso, senz’altro pensiero che della riuscita, faceva ogni sforzo per farli tornare, per ritenere o per riafferrare quell’antica volontà, pronta, superba, imperturbata, per convincer se stesso ch’era ancor quello.» Motivazione: Rappresenta la lotta interiore tra il desiderio di redenzione e la tentazione di ricadere nel male, con una tensione psicologica resa attraverso verbi come “invidiando”, “riafferrare”, “convincer se stesso”.
«(1231) - Questa parola fece rinvenire affatto il povero Lodovico, e gli risvegliò più vivamente e più distintamente i sentimenti ch’eran confusi e affollati nel suo animo: dolore dell’amico, sgomento e rimorso del colpo che gli era uscito di mano, e, nello stesso tempo, un’angosciosa compassione dell’uomo che aveva ucciso.» Motivazione: La frase è un esempio di come il linguaggio possa rendere la simultaneità di emozioni contrastanti (rimorso, compassione, dolore), con una sintassi che riflette il disordine interiore.
«(8104) - in quello dell’innominato, una confusione temperata di conforto, un nuovo pudore, una compunzione, dalla quale però traspariva tuttavia il vigore di quella selvaggia e risentita natura.» Motivazione: La descrizione della conversione dell’innominato è resa con un ossimoro (“confusione temperata di conforto”) e un contrasto tra il passato violento e il presente di pentimento, espresso attraverso termini come “pudore” e “compunzione”.
«(7050) - Quel Dio di cui aveva sentito parlare, ma che, da gran tempo, non si curava di negare né di riconoscere, occupato soltanto a vivere come se non ci fosse, ora, in certi momenti d’abbattimento senza motivo, di terrore senza pericolo, gli pareva sentirlo gridar dentro di sé» Motivazione: La frase cattura il momento della crisi spirituale, con una progressione che va dall’indifferenza religiosa alla percezione di una presenza divina come voce interiore, resa attraverso l’uso di termini come “abbattimento”, “terrore”, “gridar dentro di sé”.
Frasi più significative dal punto di vista letterario indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, la ricchezza di immagini, la capacità di evocare atmosfere o stati d’animo universali, o per la maestria stilistica:
«(7914) - tutte le forme del volto indicavano che, in altre età, c’era stata quella che più propriamente si chiama bellezza; l’abitudine de’ pensieri solenni e benevoli, la pace interna d’una lunga vita, l’amore degli uomini, la gioia continua d’una speranza ineffabile, vi avevano sostituita una, direi quasi, bellezza senile, che spiccava ancor più in quella magnifica semplicità della porpora.» Motivazione: La descrizione della bellezza spirituale che sostituisce quella fisica è resa con una metafora potente (“bellezza senile”) e una sintassi che riflette la trasformazione interiore.
«(1226) - Il cadere del suo nemico, l’alterazione di quel volto, che passava, in un momento, dalla minaccia e dal furore, all’abbattimento e alla quiete solenne della morte, fu una vista che cambiò, in un punto, l’animo dell’uccisore.» Motivazione: La frase è un esempio di come un’immagine visiva (“l’alterazione di quel volto”) possa diventare simbolo di una trasformazione morale, con un ritmo incalzante che riflette la rapidità del cambiamento.
«(7212) - quell’uomo, che aveva disposto a sangue freddo di tante vite, che in tanti suoi fatti non aveva contato per nulla i dolori da lui cagionati, se non qualche volta per assaporare in essi una selvaggia voluttà di vendetta, ora, nel metter le mani addosso a questa sconosciuta, a questa povera contadina, sentiva come un ribrezzo, direi quasi un terrore.» Motivazione: La frase contrasta la crudeltà passata con la debolezza presente, usando termini come “ribrezzo” e “terrore” per sottolineare l’irruzione di un sentimento nuovo in un animo abituato alla violenza.
«(5307) - Poi, per quella specie d’attrattiva, che alle volte ci tiene a considerare un oggetto di stizza, al pari che un oggetto d’amore, e che forse non è altro che il desiderio di conoscere ciò che opera fortemente sull’animo nostro, si fermò un momento a contemplare l’ospite così noioso per lui, alzandogli il lume sul viso, e facendovi, con la mano stesa, ribatter sopra la luce;» Motivazione: La frase è un esempio di introspezione psicologica, con una metafora (“oggetto di stizza… oggetto d’amore”) che spiega la curiosità morbosa verso ciò che ci turba.
«(7909) - L’innominato, ch’era stato come portato lì per forza da una smania inesplicabile, piuttosto che condotto da un determinato disegno, ci stava anche come per forza, straziato da due passioni opposte, quel desiderio e quella speranza confusa di trovare un refrigerio al tormento interno, e dall’altra parte una stizza, una vergogna di venir lì come un pentito, come un sottomesso, come un miserabile, a confessarsi in colpa, a implorare un uomo» Motivazione: La frase cattura la tensione interiore dell’innominato con una sintassi frammentata che riflette il suo conflitto, e termini come “smania inesplicabile”, “strazio”, “stizza” che esprimono la complessità del suo stato d’animo.
«(11485) - La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo.» Motivazione: La descrizione del dolore come stato di consapevolezza è resa con una sintassi equilibrata e termini che evocano una sofferenza non urlata ma profonda (“pacato e profondo”, “anima consapevole”).
10.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative dal punto di vista letterario
Queste frasi sono meno rilevanti perché descrittive, ripetitive, o prive di spessore psicologico o stilistico:
«(1163) - Era un uomo di circa cinquant’anni, affezionato, dalla gioventù, a Lodovico, che aveva veduto nascere, e che, tra salario e regali, gli dava non solo da vivere, ma di che mantenere e tirar su una numerosa famiglia.» Motivazione: Frase puramente informativa, senza particolari scelte linguistiche o immagini evocative.
«(2511) - si sentiva nella strada barattare i saluti, e qualche parola, sulla scarsità della raccolta, e sulla miseria dell’annata; e più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, che annunziava il finir del giorno.» Motivazione: Descrizione realistica ma priva di pathos o di originalità stilistica.
«(1075) - La parola ” frate “ veniva, in que’ tempi, proferita col più gran rispetto, e col più amaro disprezzo» Motivazione: Osservazione sociologica, priva di approfondimento psicologico o di forza espressiva.
«(2002) - Ma non c’era quell’allegria che la vista del desinare suol pur dare a chi se l’è meritato con la fatica.» Motivazione: Frase banale, che non aggiunge nulla alla caratterizzazione dei personaggi o alla tensione narrativa.
«(10075) - Ma già abbiam veduto quali diversi sentimenti quella conversione facesse nascere negli sgherri che si trovavano allora con lui, e che la sentirono annunziare dalla sua bocca: stupore, dolore, abbattimento, stizza;» Motivazione: Elencazione di emozioni senza approfondimento o originalità nella resa linguistica.
11 La fede, la provvidenza e la carità: il linguaggio della redenzione
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento Le frasi selezionate si distinguono per la loro forza espressiva, la profondità teologica e morale, e la capacità di condensare temi centrali come la fede, la misericordia divina, la preghiera e la carità. La lingua è ricca di pathos, metafore e antitesi, con un ritmo spesso solenne o drammatico.
“(6216) - Perché, se a sostenere in quel giorno que’ poverini che mancavano sulla strada, la Provvidenza aveva tenuti in serbo proprio gli ultimi quattrini d’un estraneo, fuggitivo, incerto anche lui del come vivrebbe; chi poteva credere che volesse poi lasciare in secco colui del quale s’era servita a ciò, e a cui aveva dato un sentimento così vivo di sé stessa, così efficace, così risoluto?” Motivazione: La personificazione della Provvidenza (“s’era servita”) e l’interrogativa retorica creano un effetto di suspense teologica, tipico della riflessione manzoniana sulla fede come fiducia nel disegno divino.
“(1770) - - E quel Dio che chiede conto ai principi della parola che fa loro sentire, nelle loro regge; quel Dio le usa ora un tratto di misericordia, mandando un suo ministro, indegno e miserabile, ma un suo ministro, a pregar per una innocente..” Motivazione: L’antitesi tra il potere terreno (“principi nelle loro regge”) e la fragilità umana (“indegno e miserabile”) è resa con una sintassi spezzata e incalzante, che sottolinea l’umiltà del servo di Dio di fronte alla grandezza divina.
“(11952) - Forse il Signore è pronto a concedergli un’ora di ravvedimento; ma voleva esserne pregato da te: forse vuole che tu ne lo preghi con quella innocente; forse serba la grazia alla tua sola preghiera, alla preghiera d’un cuore afflitto e rassegnato.” Motivazione: La ripetizione anaforica di “forse” e la climax ascendente (“cuore afflitto e rassegnato”) trasmettono l’idea di una grazia divina che si manifesta attraverso la mediazione umana, tema cardine del romanzo.
“(9079) - ma il timor santo e nobile per gli altri, per i vostri figliuoli, quello l’avrete ascoltato, quello non v’avrà dato pace, quello v’avrà eccitato, costretto, a pensare, a fare ciò che si potesse, per riparare al pericolo che lor sovrastava..” Motivazione: La sequenza polisindetica (“eccitato, costretto”) e l’uso di aggettivi ossimorici (“timor santo e nobile”) rendono la tensione morale tra egoismo e carità, tipica della riflessione manzoniana sulla responsabilità individuale.
“(3090) - Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio!” Motivazione: L’accumulazione di immagini sacre e il tono elegiaco (con la ripetizione di “addio”) creano un pathos intenso, che unisce il tema della fede a quello della perdita e della rinuncia.
“(8717) - - Prendete dalla sua mano i patimenti che avete sofferti, e state di buon animo, - disse Federigo: - perché, chi avrà ragione di rallegrarsi e di sperare, se non chi ha patito, e pensa ad accusar se medesimo?” Motivazione: La sintesi tra sofferenza e redenzione è espressa con una semplicità apparentemente dimessa, ma di grande efficacia retorica, attraverso l’uso della domanda retorica e del parallelismo.
“(7976) - - Dio grande e buono! - esclamò Federigo, alzando gli occhi e le mani al cielo: - che ho mai fatto io, servo inutile, pastore sonnolento, perché Voi mi chiamaste a questo convito di grazia, perché mi faceste degno d’assistere a un sì giocondo prodigio!” Motivazione: L’anafora (“perché”), l’umiltà autoaccusatoria (“servo inutile, pastore sonnolento”) e la metafora del “convito di grazia” rendono questa preghiera un esempio di devozione lirica e teatrale.
“(9182) - Amateli perché hanno patito, perché patiscono, perché son vostri, perché son deboli, perché avete bisogno d’un perdono, a ottenervi il quale, pensate di qual forza possa essere la loro preghiera.” Motivazione: La sequenza di subordinate causali e l’invito alla carità come atto di reciprocità spirituale (“avete bisogno d’un perdono”) esprimono con chiarezza il legame tra sofferenza e redenzione.
“(8528) - La povera Lucia, sentendo che il cuore era lì lì per pentirsi, ritornò alla preghiera, alle conferme, al combattimento, dal quale s’alzò, se ci si passa quest’espressione, come il vincitore stanco e ferito, di sopra il nemico abbattuto:” Motivazione: La metafora bellica (“combattimento”, “vincitore stanco”) applicata alla lotta interiore di Lucia è di grande forza visiva e psicologica, tipica della capacità manzoniana di descrivere i conflitti morali.
“(12479) - - È già molto tempo, - rispose con tono serio e dolce il vecchio, - che chiedo al Signore una grazia, e ben grande:” Motivazione: La sospensione retorica e il tono solenne introducono una riflessione sulla preghiera come dialogo con il divino, con un effetto di attesa che prepara la rivelazione della grazia richiesta.
“(11986) - Oh! perché l’ha voluto, figliuoli, se non per serbarsi un piccol popolo corretto dall’afflizione, e infervorato dalla gratitudine?” Motivazione: La domanda retorica e l’antitesi tra “afflizione” e “gratitudine” sintetizzano la visione provvidenzialistica di Manzoni, dove il dolore è strumento di purificazione.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento Queste frasi si distinguono per la loro qualità stilistica, la ricchezza di immagini o la capacità di condensare temi universali (potere, umanità, ironia, dramma) con una lingua vivida e incisiva.
“(6972) - Ma gli usi così diversi di quella forza producevan sempre l’effetto medesimo, d’imprimere negli animi una grand’idea di quanto egli potesse volere e eseguire in onta dell’equità e dell’iniquità, quelle due cose che metton tanti ostacoli alla volontà degli uomini, e li fanno così spesso tornare indietro.” Motivazione: L’antitesi tra “equità” e “iniquità” e la riflessione sul potere come forza che travalica la morale sono espresse con una sintassi complessa e una profondità filosofica rara.
“(10762) - Non del vicino soltanto si prendeva ombra, dell’amico, dell’ospite; ma que’ nomi, que’ vincoli dell’umana carità, marito e moglie, padre e figlio, fratello e fratello, eran di terrore:” Motivazione: L’elencazione dei legami umani, resi “di terrore” dalla peste, crea un effetto di straniamento e drammaticità, con una climax ascendente che culmina nell’orrore della disgregazione sociale.
“(1701) - Tirato fuor del bicchiere un naso più vermiglio e più lucente di quello, il dottore rispose, battendo con enfasi ogni sillaba: - dico, proferisco, e sentenzio che questo è l’Olivares de’ vini: censui, et in eam ivi sententiam, che un liquor simile non si trova in tutti i ventidue regni del re nostro signore, che Dio guardi:” Motivazione: La comicità grottesca del personaggio (il dottore) è resa attraverso l’iperbole, la ripetizione enfatica (“dico, proferisco, sentenzio”) e il latino maccheronico, che restituiscono una vivacità teatrale.
“(8247) - L’animo, ancor tutto inebriato dalle soavi parole di Federigo, e come rifatto e ringiovanito nella nuova vita, s’elevava a quell’idee di misericordia, di perdono e d’amore; poi ricadeva sotto il peso del terribile passato.” Motivazione: La metafora dell’“animo inebriato” e la contrapposizione tra elevazione spirituale e “peso del passato” creano un effetto di tensione psicologica, con una lingua che oscilla tra lirismo e realismo.
“(12304) - - Per carità, Renzo, per carità, per i vostri poveri morti, finitela, finitela; non mi fate morire..” Motivazione: La ripetizione disperata (“per carità”) e l’appello ai “poveri morti” rendono questa supplica un momento di alta intensità drammatica, con un pathos che tocca il lettore direttamente.
“(7395) - - Dio, Dio, - interruppe l’innominato: - sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé, che non hanno la forza, sempre han questo Dio da mettere in campo, come se gli avessero parlato.” Motivazione: Il monologo dell’Innominato, con la sua rabbia e il suo scetticismo, è reso attraverso frasi spezzate e un tono di sfida, che prelude alla sua conversione. La ripetizione di “Dio” assume un valore quasi blasfemo.
“(11736) - L’occhio soltanto era quello di prima, e un non so che più vivo e più splendido; quasi la carità, sublimata nell’estremo dell’opera, ed esultante di sentirsi vicina al suo principio, ci rimettesse un fuoco più ardente e più puro di quello che l’infermità ci andava a poco a poco spegnendo.” Motivazione: La descrizione della trasformazione interiore attraverso l’immagine dell’occhio e la metafora del “fuoco” della carità è di una bellezza lirica e simbolica, tipica della prosa manzoniana più alta.
“(9386) - ma siccome, per un giusto sentimento di noi medesimi, dobbiam supporre che quest’opera non possa esser letta se non da ignoranti, così non sarà male che ne diciamo qui quanto basti per infarinarne chi n’avesse bisogno.” Motivazione: L’ironia pungente e l’autoironia (tipica del Manzoni narratore) sono espresse con una sintassi apparentemente dimessa, ma di grande efficacia, che gioca sul registro comico e didascalico.
“(4106) - Ho visto più volte un caro fanciullo, vispo, per dire il vero, più del bisogno, ma che, a tutti i segnali, mostra di voler riuscire un galantuomo; l’ho visto, dico, più volte affaccendato sulla sera a mandare al coperto un suo gregge di porcellini d’India, che aveva lasciati scorrer liberi il giorno, in un giardinetto.” Motivazione: La descrizione minuziosa e affettuosa del fanciullo e dei suoi porcellini d’India è un esempio di realismo quotidiano, reso con una lingua precisa e vivace, che trasforma un dettaglio apparentemente banale in un’immagine poetica.
“(10623) - Nella chiesa di sant’Antonio, un giorno di non so quale solennità, un vecchio più che ottuagenario, dopo aver pregato alquanto inginocchioni, volle mettersi a sedere; e prima, con la cappa, spolverò la panca.” Motivazione: La scena, apparentemente insignificante, è resa con una tale attenzione ai dettagli (il gesto di spolverare la panca) da diventare un simbolo di devozione umile e quotidiana, con un effetto di realismo commovente.
11.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono caratterizzate da una lingua funzionale, priva di particolare forza espressiva, spesso ridotta a formule di cortesia, istruzioni pratiche o commenti banali.
“(12169) - Andate, per amor del cielo, e non pensate a me…” Motivazione: Frase breve e convenzionale, priva di pathos o originalità stilistica.
“(12153) - Andate, andate, per amor del cielo!” Motivazione: Ripetizione di una formula stereotipata, senza sviluppo narrativo o emotivo.
“(11983) - Benedetto nella giustizia, benedetto nella misericordia!” Motivazione: Esclamazione generica, priva di contesto o di forza retorica.
“(8356) - Dio le renda merito della sua misericordia!” Motivazione: Formula di ringraziamento standard, senza particolari sfumature.
“(7436) - Dio gliene renderà merito.” Motivazione: Frase fatta, priva di originalità o di spessore letterario.
“(10137) - il cielo ce la mandi buona.” Motivazione: Modo di dire comune, senza alcuna elaborazione stilistica.
“(8234) - sarà stato un incomodo grosso, ma pazienza!” Motivazione: Commento pratico e dimesso, senza alcuna risonanza poetica.
“(3226) - ma mi perdonerà se parlo male, perché noi siam gente alla buona.” Motivazione: Giustificazione umile e convenzionale, priva di originalità.
“(477) - - Dico per dire, abbiate pazienza, dico per dire.” Motivazione: Frase ridondante e priva di contenuto, tipica di un dialogo poco significativo.
“(12853) - posso sperare di starci ancora un pochino.” Motivazione: Espressione colloquiale e generica, senza alcuna forza espressiva.
12 Il potere, la paura e la redenzione: i volti di don Rodrigo e dell’innominato
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate mettono in luce la tensione tra autorità mondana (don Rodrigo) e spirituale (l’innominato redento), la paura come motore delle azioni, e la trasformazione morale attraverso il confronto con il cardinale. La lingua è ricca di immagini vivide, dialoghi incisivi e descrizioni psicologiche profonde.
«(739) - - esclamò Lucia: - chi avrebbe creduto che le cose potessero arrivare a questo segno! - E, con voce rotta dal pianto, raccontò come, pochi giorni prima, mentre tornava dalla filanda, ed era rimasta indietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo, in compagnia d’un altro signore; che il primo aveva cercato di trattenerla con chiacchiere, com’ella diceva, non punto belle; ma essa, senza dargli retta, aveva affrettato il passo, e raggiunte le compagne; e intanto aveva sentito quell’altro signore rider forte, e don Rodrigo dire: scommettiamo.» Motivazione: La scena è emblematica della prepotenza di don Rodrigo, resa attraverso il punto di vista ingenuo e spaventato di Lucia. Il dettaglio della “scommessa” rivela la banalità del male, mentre la voce “rotta dal pianto” trasmette pathos.
«(3847) - Come un branco di segugi, dopo aver inseguita invano una lepre, tornano mortificati verso il padrone, co’ musi bassi, e con le code ciondoloni, così, in quella scompigliata notte, tornavano i bravi al palazzotto di don Rodrigo.» Motivazione: La similitudine animalesca, con un ritmo cadenzato e una metafora potente, dipinge l’umiliazione dei bravi e, per estensione, la fragilità del potere di don Rodrigo. La lingua è ricca di immagini concrete e di un’ironia amara.
«(8023) - E subito entrò con ansietà il cappellano crocifero, e per la prima cosa, guardò l’innominato; e vista quella faccia mutata, e quegli occhi rossi di pianto, guardò il cardinale; e sotto quell’inalterabile compostezza, scorgendogli in volto come un grave contento, e una premura quasi impaziente, era per rimanere estatico con la bocca aperta, se il cardinale non l’avesse subito svegliato da quella contemplazione, domandandogli se, tra i parrochi radunati lì, si trovasse quello di … - C’è, monsignore illustrissimo, - rispose il cappellano.» Motivazione: La trasformazione dell’innominato è resa attraverso dettagli fisici (la “faccia mutata”, gli “occhi rossi di pianto”) e la reazione stupita del cappellano, che funge da testimone della redenzione. Il contrasto tra la compostezza del cardinale e l’emozione trattenuta crea tensione narrativa.
«(8386) - - perché questo signore, Dio gli ha toccato il cuore (sia benedetto!), ed è venuto al nostro paese, per parlare al signor cardinale arcivescovo (che l’abbiamo là in visita, quel sant’uomo), e s’è pentito de’ suoi peccatacci, e vuol mutar vita; e ha detto al cardinale che aveva fatta rubare una povera innocente, che siete voi, d’intesa con un altro senza timor di Dio, che il curato non m’ha detto chi possa essere.» Motivazione: La lingua popolare e diretta della “buona donna” (probabilmente Agnese) trasmette la meraviglia per la conversione dell’innominato, con un tono tra il devoto e il pettegolo. L’uso di diminutivi (“peccatacci”) e di esclamazioni (“sia benedetto!”) rende viva la scena.
«(8845) - Don Rodrigo, fulminato da quella notizia così impensata, così diversa dall’avviso che aspettava di giorno in giorno, di momento in momento, stette rintanato nel suo palazzotto, solo co’ suoi bravi, a rodersi, per due giorni;» Motivazione: La caduta di don Rodrigo è descritta con una metafora animalesca (“rintanato”) e un verbo che ne rivela l’angoscia interiore (“rodersi”). La brevità della frase e l’uso di avverbi (“impensata”, “diversa”) sottolineano lo smarrimento del personaggio.
«(8078) - Volendo quindi dissipare affatto quell’ombre codarde, e non piacendogli di tirare in disparte il curato e di bisbigliar con lui in segreto, mentre il suo nuovo amico era lì in terzo, pensò che il mezzo più opportuno era di far ciò che avrebbe fatto anche senza questo motivo, parlare all’innominato medesimo; e dalle sue risposte don Abbondio intenderebbe finalmente che quello non era più uomo da averne paura.» Motivazione: La riflessione del cardinale rivela la sua strategia psicologica: usare la presenza dell’innominato redento per smascherare le paure di don Abbondio. La lingua è analitica, con subordinate che scandiscono il ragionamento, e il termine “ombre codarde” è una sinestesia efficace.
«(10841) - Quel giorno, don Rodrigo era stato uno de’ più allegri; e tra l’altre cose, aveva fatto rider tanto la compagnia, con una specie d’elogio funebre del conte Attilio, portato via dalla peste, due giorni prima.» Motivazione: L’ironia tragica di questa frase emerge dal contrasto tra l’allegria di don Rodrigo e l’oggetto del suo “elogio funebre”. La peste, qui, diventa metafora della sua cecità morale, e la lingua è apparentemente leggera, ma carica di sottintesi.
«(8994) - - signor curato; perché non avete voi unita in matrimonio quella povera Lucia col suo promesso sposo?» Motivazione: La domanda del cardinale a don Abbondio è un momento chiave: diretta, senza giri di parole, e carica di implicazioni morali. L’uso del vocativo (“signor curato”) e dell’aggettivo “povera” per Lucia sottolinea la compassione del cardinale.
«(9113) - ” Ecco come vanno le cose, - diceva ancora tra sé don Abbondio: - a quel satanasso, - e pensava all’innominato, - le braccia al collo;» Motivazione: Il monologo interiore di don Abbondio rivela il suo risentimento e la sua incapacità di comprendere la redenzione. Il termine “satanasso” e l’immagine delle “braccia al collo” (per l’innominato) mostrano il suo cinismo e la sua invidia.
«(8626) - Dopo, don Abbondio era voluto entrare in un altro discorso, e darle una lunga istruzione sulla maniera di regolarsi con l’arcivescovo, se questo, com’era probabile, avesse desiderato di parlar con lei e con la figliuola; e soprattutto che non conveniva far parola del matrimonio..» Motivazione: La meschinità di don Abbondio emerge qui in tutta la sua evidenza: invece di preoccuparsi della giustizia, si concentra su come evitare di essere scoperto. La lingua è pedante (“lunga istruzione”) e ipocrita (“non conveniva”).
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi sono scelte per la loro forza espressiva, la capacità di dipingere personaggi o situazioni con pochi tratti, o per la loro originalità stilistica.
«(301) - Era Perpetua, come ognun se n’avvede, la serva di don Abbondio: serva affezionata e fedele, che sapeva ubbidire e comandare, secondo l’occasione, tollerare a tempo il brontolìo e le fantasticaggini del padrone, e fargli a tempo tollerar le proprie, che divenivan di giorno in giorno più frequenti, da che aveva passata l’età sinodale dei quaranta, rimanendo celibe, per aver rifiutati tutti i partiti che le si erano offerti, come diceva lei, o per non aver mai trovato un cane che la volesse, come dicevan le sue amiche.» Motivazione: La descrizione di Perpetua è un capolavoro di caratterizzazione: il ritmo incalzante, l’ironia (“età sinodale dei quaranta”), e il contrasto tra la sua versione e quella delle amiche (“un cane che la volesse”) la rendono un personaggio indimenticabile.
«(530) - L’accoglienza fredda e impicciata di don Abbondio, quel suo parlare stentato insieme e impaziente, que’ due occhi grigi che, mentre parlava, eran sempre andati scappando qua e là, come se avesser avuto paura d’incontrarsi con le parole che gli uscivan di bocca, quel farsi quasi nuovo del matrimonio così espressamente concertato, e sopra tutto quell’accennar sempre qualche gran cosa, non dicendo mai nulla di chiaro; tutte queste circostanze messe insieme facevan pensare a Renzo che ci fosse sotto un mistero diverso da quello che don Abbondio aveva voluto far credere.» Motivazione: La descrizione psicologica di don Abbondio è straordinaria: i dettagli fisici (“occhi grigi che scappavano”), il ritmo frammentato, e la sintassi spezzata (“quel suo parlare stentato insieme e impaziente”) trasmettono la sua ansia. La frase è un esempio di come Manzoni renda visibile l’invisibile.
«(3896) - Sentiremo, sentiremo, - disse don Rodrigo, e s’avviò verso la sua camera, dove il Griso lo seguì, e fece subito la relazione di ciò che aveva disposto, fatto, veduto e non veduto, sentito, temuto, riparato; e la fece con quell’ordine e con quella confusione, con quella dubbiezza e con quello sbalordimento, che dovevano per forza regnare insieme nelle sue idee.» Motivazione: La relazione del Griso è un esempio di come Manzoni usi la lingua per riflettere lo stato d’animo di un personaggio. La ripetizione (“veduto e non veduto, sentito, temuto, riparato”) e i contrasti (“ordine e confusione”, “dubbiezza e sbalordimento”) creano un effetto di caos controllato.
«(10322) - Don Abbondio e Perpetua entrano in casa, senza aiuto di chiavi; ogni passo che fanno nell’andito, senton crescere un tanfo, un veleno, una peste, che li respinge indietro; con la mano al naso, vanno all’uscio di cucina; entrano in punta di piedi, studiando dove metterli, per iscansar più che possono la porcheria che copre il pavimento;» Motivazione: La descrizione della casa di don Abbondio durante la peste è un esempio di realismo grottesco. L’accumulo di termini sinonimici (“tanfo, un veleno, una peste”) e i dettagli fisici (“mano al naso”, “in punta di piedi”) rendono la scena vivida e quasi olfattiva.
«(3078) - il palazzotto di don Rodrigo, con la sua torre piatta, elevato sopra le casucce ammucchiate alla falda del promontorio, pareva un feroce che, ritto nelle tenebre, in mezzo a una compagnia d’addormentati, vegliasse, meditando un delitto.» Motivazione: La personificazione del palazzotto (“un feroce”) e la metafora della veglia notturna (“meditando un delitto”) sono di una potenza visiva straordinaria. La lingua è poetica, con un ritmo solenne e una sintassi che richiama la tragedia.
«(8859) - Quand’ecco si vede spuntare il cardinale, o per dir meglio, la turba in mezzo a cui si trovava nella sua lettiga, col suo seguito d’intorno; perché di tutto questo non si vedeva altro che un indizio in aria, al di sopra di tutte le teste, un pezzo della croce portata dal cappellano che cavalcava una mula.» Motivazione: La descrizione dell’arrivo del cardinale è un esempio di come Manzoni sappia rendere epico anche un momento apparentemente banale. La prospettiva dal basso (“un indizio in aria”) e il dettaglio della croce creano un effetto di sacralità e di attesa.
«(12749) - Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante fu uno de’ più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all’ultimo, quell’opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo;» Motivazione: La caratterizzazione di don Ferrante è fulminante: la sua ostinazione nel negare la peste (“sostenne costantemente fino all’ultimo”) e il contrasto con il “popolo” (“non già con ischiamazzi”) rivelano la sua superbia intellettuale. La lingua è ironica e sottile.
«(8963) - Era per il pover’uomo un tormento continuo il vedere il poco ordine che regnava intorno al cardinale, su quel particolare: - tutto, - diceva con gli altri della famiglia, - per la troppa bontà di quel benedett’uomo; per quella gran famigliarità -.» Motivazione: Il punto di vista di don Abbondio sul cardinale è un esempio di come Manzoni usi l’ironia per rivelare i difetti dei personaggi. La “troppa bontà” e la “gran famigliarità” sono criticate da don Abbondio, che non capisce la grandezza morale del cardinale.
Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama, ma prive di particolare valore letterario: sono descrittive in modo neutro, ripetitive, o servono solo a far procedere la narrazione.
«(6992) - Una mattina, don Rodrigo uscì a cavallo, in treno da caccia, con una piccola scorta di bravi a piedi; il Griso alla staffa, e quattro altri in coda; e s’avviò al castello dell’innominato.» Motivazione: Frase puramente descrittiva, senza particolari stilistici o immagini memorabili.
«(8108) - Quando furono nel mezzo della stanza, entrò dall’altra parte l’aiutante di camera del cardinale, e gli s’accostò, per dirgli che aveva eseguiti gli ordini comunicatigli dal cappellano; che la lettiga e le due mule eran preparate, e s’aspettava soltanto la donna che il curato avrebbe condotta.» Motivazione: Frase di servizio, utile solo a far avanzare la trama. La lingua è piatta e burocratica.
«(2646) - - Vediamo, - replicò don Abbondio: e, preso l’involtino, si rimesse gli occhiali, l’aprì, cavò le berlinghe, le contò, le voltò, le rivoltò, le trovò senza difetto.» Motivazione: La scena della verifica delle monete è realistica, ma la lingua è ripetitiva (“le voltò, le rivoltò”) e priva di particolari originali.
«(10040) - Si voltò poi a don Abbondio, e gli disse: - signor curato, se mai desiderasse di portar lassù qualche libro, per passare il tempo, da pover’uomo posso servirla:» Motivazione: Frase cortese ma convenzionale, senza spessore stilistico.
«(8167) - Don Abbondio, arrampicandosi alla sella, sorretto dall’aiutante, su, su, su, è a cavallo.» Motivazione: La ripetizione di “su” è l’unico elemento di rilievo, ma la frase è troppo breve e funzionale per essere significativa.
«(197) - Signor curato, l’illustrissimo signor don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente.» Motivazione: Frase di circostanza, priva di originalità.
«(1018) - - Il signor curato è ammalato, e bisogna differire, - rispose in fretta la donna.» Motivazione: Risposta secca e priva di pathos, utile solo a bloccare Renzo.
12.0.0.0.1 Note conclusive
Le frasi più significative sono quelle in cui Manzoni combina profondità psicologica, immagini potenti e una lingua ricca di sfumature, mentre quelle poco significative sono spesso descrittive, ripetitive o funzionali alla trama senza aggiungere nulla allo stile. La selezione tiene conto della varietà dei registri (dal popolare all’aulico) e della capacità di rendere vivi i personaggi attraverso il linguaggio.
13 Il potere spagnolo nel Ducato di Milano: governatori, intrighi e repressione
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la loro capacità di restituire, con efficacia stilistica e profondità narrativa, il clima di oppressione politica, gli intrighi di potere e la burocrazia spagnola nel Ducato di Milano. La lingua è ricca di dettagli storici, ironia sottile e una prosa che oscilla tra il formale e il grottesco, tipica del Manzoni.
«(6348) - Quello stesso giorno, 13 di novembre, arriva un espresso al signor podestà di Lecco, e gli presenta un dispaccio del signor capitano di giustizia, contenente un ordine di fare ogni possibile e più opportuna inquisizione, per iscoprire se un certo giovine nominato Lorenzo Tramaglino, filatore di seta, scappato dalle forze praedicti egregii domini capitanei, sia tornato, palam vel clam, al suo paese, ignotum quale per l’appunto, verum in territorio Leuci: quod si compertum fuerit sic esse, cerchi il detto signor podestà, quanta maxima diligentia fieri poterit, d’averlo nelle mani, e, legato a dovere, videlizet con buone manette, attesa l’esperimentata insufficienza de’ manichini per il nominato soggetto, lo faccia condurre nelle carceri, e lo ritenga lì, sotto buona custodia, per farne consegna a chi sarà spedito a prenderlo; e tanto nel caso del sì, come nel caso del no, accedatis ad domum praedicti Laurentii Tramaliini; et, facta debita diligentia, quidquid ad rem repertum fuerit auferatis; et informationes de illius prava qualitate, vita, et complicibus sumatis; e di tutto il detto e il fatto, il trovato e il non trovato, il preso e il lasciato, diligenter referatis.» Motivazione: La mescolanza di latino maccheronico e italiano burocratico rende grottesca la persecuzione di Renzo, sottolineando l’assurdità e la crudeltà del sistema giudiziario spagnolo. La precisione maniacale degli ordini contrasta con l’ignoranza del podestà (“ignotum quale per l’appunto”).
«(9362) - Il governatore di Milano e capitano generale in Italia, don Gonzalo Fernandez di Cordova, aveva fatto un gran fracasso col signor residente di Venezia in Milano, perché un malandrino, un ladrone pubblico, un promotore di saccheggio e d’omicidio, il famoso Lorenzo Tramaglino, che, nelle mani stesse della giustizia, aveva eccitato sommossa per farsi liberare, fosse accolto e ricettato nel territorio bergamasco.» Motivazione: L’iperbole (“gran fracasso”) e la sequenza di epiteti denigratori (“malandrino, ladrone pubblico”) rivelano la retorica propagandistica del potere, che trasforma un povero filatore in un pericolo pubblico. La frase è un esempio di come Manzoni smascheri la strumentalizzazione politica.
«(9380) - Don Gonzalo aveva troppe e troppo gran cose in testa, per darsi tanto pensiero de’ fatti di Renzo; e se parve che se ne desse, nacque da un concorso singolare di circostanze, per cui il poveraccio, senza volerlo, e senza saperlo né allora né mai, si trovò, con un sottilissimo e invisibile filo, attaccato a quelle troppe e troppo gran cose.» Motivazione: La metafora del “sottilissimo e invisibile filo” è geniale: Renzo, figura marginale, diventa involontariamente pedina di giochi di potere ben più grandi di lui. La prosa qui assume un tono quasi filosofico, riflettendo sulla casualità della Storia.
«(9405) - Don Gonzalo se ne rodeva quanto mai si possa dire; ma temendo, se faceva appena un po’ di rumore, che quel Carlo Emanuele, così attivo ne’ maneggi e mobile ne’ trattati, come prode nell’armi, si voltasse alla Francia, doveva chiudere un occhio, mandarla giù, e stare zitto.» Motivazione: L’uso del verbo “rodersi” e la descrizione della diplomazia come un gioco di equilibri precari (“chiudere un occhio, mandarla giù”) restituiscono la frustrazione di don Gonzalo con vivida immediatezza. La prosa è dinamica e ironica.
«(9784) - Da tutti i portamenti di don Gonzalo, pare che avesse una gran smania d’acquistarsi un posto nella storia, la quale infatti non poté non occuparsi di lui; ma (come spesso le accade) non conobbe, o non si curò di registrare l’atto di lui più degno di memoria, la risposta che diede al Tadino in quella circostanza.» Motivazione: La riflessione sulla vanità dei potenti e sulla selettività della Storia è espressa con una punta di sarcasmo (“gran smania”). La parentesi finale (“come spesso le accade”) è un esempio di commento ironico tipicamente manzoniano.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, la capacità di caratterizzare personaggi o situazioni con pochi tratti, o per la loro struttura sintattica e lessicale particolarmente efficace.
«(1227) - Strascinato al convento, non sapeva quasi dove si fosse, né cosa si facesse; e, quando fu tornato in sé, si trovò in un letto dell’infermeria, nelle mani del frate chirurgo (i cappuccini ne avevano ordinariamente uno in ogni convento), che accomodava faldelle e fasce sulle due ferite ch’egli aveva ricevute nello scontro.» Motivazione: La descrizione della confusione mentale di Renzo dopo lo scontro è resa con una sintassi franta (“non sapeva quasi dove si fosse”) che mima il suo stato di shock. Il dettaglio del “frate chirurgo” aggiunge realismo e umanità.
«(817) - Così, attraversando i campi o, come dicon colà, i luoghi, se n’andò per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli.» Motivazione: Il verbo “ruminando” è perfetto per descrivere il lavorio interiore di Renzo, mentre la specificazione dialettale (“come dicon colà, i luoghi”) aggiunge colore locale. La frase è un piccolo capolavoro di introspezione e movimento.
«(6577) - - Intendo, - disse il conte zio; e sur un certo fondo di goffaggine, dipintogli in viso dalla natura, velato poi e ricoperto, a più mani, di politica, balenò un raggio di malizia, che vi faceva un bellissimo vedere.» Motivazione: La descrizione fisica e psicologica del conte zio è magistrale: la “goffaggine” naturale coperta da “politica” e il “raggio di malizia” che balena sono tratti che rendono il personaggio vivo e ambiguo. La prosa qui è quasi pittorica.
«(10588) - La quale, sia detto qui incidentemente, dopo aver portato via, senza parlar de’ soldati, un milion di persone, a dir poco, per mezzo del contagio, tra la Lombardia, il Veneziano, il Piemonte, la Toscana, e una parte della Romagna; dopo aver desolati, come s’è visto di sopra, i luoghi per cui passò, e figuratevi quelli dove fu fatta; dopo la presa e il sacco atroce di Mantova; finì con riconoscerne tutti il nuovo duca, per escludere il quale la guerra era stata intrapresa.» Motivazione: La frase è un esempio di digressio manzoniana, dove l’autore interrompe il racconto per una riflessione amara sulla futilità della guerra. La struttura sintattica, con le ripetizioni (“dopo aver…”) e il tono sarcastico (“per escludere il quale”), è di grande impatto.
«(6671) - Parlò della corte, del conte duca, de’ ministri, della famiglia del governatore; delle cacce del toro, che lui poteva descriver benissimo, perché le aveva godute da un posto distinto; dell’Escuriale di cui poteva render conto a un puntino, perché un creato del conte duca l’aveva condotto per tutti i buchi.» Motivazione: La vanagloria del personaggio (probabilmente il conte Attilio) è resa con una sequenza di dettagli grotteschi (“per tutti i buchi”) che ne rivelano la superficialità. La prosa è vivace e satirica.
13.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di particolare valore letterario, spesso ridotte a semplici passaggi narrativi o dialoghi di servizio.
«(1650) - - Non creda, signor conte, non creda, - interruppe il podestà.» Motivazione: Frase di interruzione priva di spessore stilistico o caratterizzazione.
«(1668) - Il conte tacque, e il podestà, come un bastimento disimbrogliato da una secca, continuò, a vele gonfie, il corso della sua eloquenza.» Motivazione: La metafora è banale e la frase è puramente funzionale al dialogo.
«(10515) - S’aggiunga che, fin dall’anno antecedente, era venuto un dispaccio, sottoscritto dal re Filippo IV, al governatore, per avvertirlo ch’erano scappati da Madrid quattro francesi, ricercati come sospetti di spargere unguenti velenosi, pestiferi.» Motivazione: Informazione utile per la trama, ma espressa in modo piatto e didascalico.
«(1643) - Il lettore sa che in quell’anno si combatteva per la successione al ducato di Mantova, del quale, alla morte di Vincenzo Gonzaga, che non aveva lasciata prole legittima, era entrato in possesso il duca di Nevers, suo parente più prossimo.» Motivazione: Frase espositiva, priva di particolare forza espressiva.
«(10402) - Due o tre giorni dopo, il 18 di novembre, emanò il governatore una grida, in cui ordinava pubbliche feste, per la nascita del principe Carlo, primogenito del re Filippo IV, senza sospettare o senza curare il pericolo d’un gran concorso, in tali circostanze.» Motivazione: Notizia storica riportata in modo neutro, senza alcuna rielaborazione stilistica.
14 La figura e l’eredità culturale di Federigo Borromeo
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento (Federigo Borromeo)
Le frasi selezionate mettono in luce la grandezza intellettuale, morale e organizzativa di Federigo Borromeo, con uno stile che unisce precisione storica, eleganza descrittiva e profondità riflessiva. Ecco le più rilevanti:
«(7788) - se non fosse in piedi questa biblioteca ambrosiana, che Federigo ideò con sì animosa lautezza, ed eresse, con tanto dispendio, da’ fondamenti; per fornir la quale di libri e di manoscritti, oltre il dono de’ già raccolti con grande studio e spesa da lui, spedì otto uomini, de’ più colti ed esperti che poté avere, a farne incetta, per l’Italia, per la Francia, per la Spagna, per la Germania, per le Fiandre, nella Grecia, al Libano, a Gerusalemme.» Motivazione: La frase celebra la visione enciclopedica di Federigo, con un ritmo incalzante che evoca la vastità della sua impresa culturale. L’elenco dei luoghi (dall’Italia a Gerusalemme) crea un effetto di universalità, mentre l’aggettivazione (“animosa lautezza”, “grande studio”) ne sottolinea la magnanimità.
«(7796) - Prescrisse al bibliotecario che mantenesse commercio con gli uomini più dotti d’Europa, per aver da loro notizie dello stato delle scienze, e avviso de’ libri migliori che venissero fuori in ogni genere, e farne acquisto; gli prescrisse d’indicare agli studiosi i libri che non conoscessero, e potesser loro esser utili; ordinò che a tutti, fossero cittadini o forestieri, si desse comodità e tempo di servirsene, secondo il bisogno.» Motivazione: Qui emerge il progetto pedagogico e democratico della biblioteca, con una prosa che alterna imperativi solenni (“Prescrisse”, “ordinò”) a dettagli concreti (la circolazione dei libri, l’accoglienza degli studiosi). La frase ha un tono quasi testamentario, come se Federigo dettasse le regole di un’istituzione eterna.
«(7795) - Nelle regole che stabilì per l’uso e per il governo della biblioteca, si vede un intento d’utilità perpetua, non solamente bello in sé, ma in molte parti sapiente e gentile molto al di là dell’idee e dell’abitudini comuni di quel tempo.» Motivazione: La valutazione critica dell’anonimo autore è qui espressa con sottigliezza: l’ossimoro “sapiente e gentile” e la contrapposizione tra l’“utilità perpetua” e le “abitudini comuni” rivelano una modernità anticipatrice di Federigo, descritta con ironia rispettosa verso il passato.
«(7767) - ma è bensì cosa molto notabile che, dopo la morte di lui, nessuno si sia potuto accorgere che a Federigo, allor di vent’anni, fosse mancata una guida e un censore.» Motivazione: La frase ha un tono epigrammatico, quasi aforistico, che sintetizza la maturità precoce del personaggio. L’uso della litote (“nessuno si sia potuto accorgere”) e la riflessione morale sulla virtù intrinseca di Federigo ne fanno un passaggio di alta densità letteraria.
«(7840) - che, piena come fu d’attività, di governo, di funzioni, d’insegnamento, d’udienze, di visite diocesane, di viaggi, di contrasti, non solo lo studio c’ebbe una parte, ma ce n’ebbe tanta, che per un letterato di professione sarebbe bastato.» Motivazione: La prolissità controllata della frase (con l’elenco delle occupazioni) riflette l’iperattività intellettuale di Federigo, mentre la chiusa (“per un letterato di professione sarebbe bastato”) introduce una nota umoristica e autoironica, tipica dello stile manzoniano.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per forza espressiva, originalità stilistica o profondità concettuale, a prescindere dal tema trattato:
«(10792) - quel Delrio, le cui Disquisizioni Magiche (il ristretto di tutto ciò che gli uomini avevano, fino a’ suoi tempi, sognato in quella materia), divenute il testo più autorevole, più irrefragabile, furono, per più d’un secolo, norma e impulso potente di legali, orribili, non interrotte carnificine.» Motivazione: La frase è un capolavoro di sintesi storica e condanna morale. L’iperbato (“legali, orribili, non interrotte carnificine”) e la metafora del “ristretto” (che evoca un concentrato di follia) creano un effetto di orrore intellettuale. La parentetica (“il ristretto di tutto ciò che gli uomini avevano sognato”) è un colpo di genio che riduce secoli di superstizione a un incubo collettivo.
«(9536) - Nell’astrologia, era tenuto, e con ragione, per più che un dilettante; perché non ne possedeva soltanto quelle nozioni generiche, e quel vocabolario comune, d’influssi, d’aspetti, di congiunzioni; ma sapeva parlare a proposito, e come dalla cattedra, delle dodici case del cielo, de’ circoli massimi, de’ gradi lucidi e tenebrosi, d’esaltazione e di deiezione, di transiti e di rivoluzioni, de’ princìpi in somma più certi e più reconditi della scienza.» Motivazione: La prosa barocca e ironica qui raggiunge il suo apice. L’elenco delle nozioni astrologiche, con il suo ritmo incantatorio, mima la pedanteria del personaggio (don Ferrante), mentre la chiusa (“de’ princìpi più certi e più reconditi”) è un sarcasmo sottile che smaschera la pseudoscienza.
«(10793) - Da’ trovati del volgo, la gente istruita prendeva ciò che si poteva accomodar con le sue idee; da’ trovati della gente istruita, il volgo prendeva ciò che ne poteva intendere, e come lo poteva; e di tutto si formava una massa enorme e confusa di pubblica follia.» Motivazione: La frase è una diagnosi sociologica perfetta, con una struttura chiasmatica (“Da’ trovati del volgo… da’ trovati della gente istruita”) che evidenzia la circolarità della superstizione. L’aggettivazione (“massa enorme e confusa”) e il sostantivo (“pubblica follia”) ne fanno un aforisma universale.
«(9622) - In un paese e in un’epoca vicina, nell’epoca la più clamorosa e la più notabile della storia moderna, si ricorse, in circostanze simili, a simili espedienti (i medesimi, si potrebbe quasi dire, nella sostanza, con la sola differenza di proporzione, e a un di presso nel medesimo ordine) ad onta de’ tempi tanto cambiati, e delle cognizioni cresciute in Europa, e in quel paese forse più che altrove; e ciò principalmente perché la gran massa popolare, alla quale quelle cognizioni non erano arrivate, poté far prevalere a lungo il suo giudizio, e forzare, come colà si dice, la mano a quelli che facevan la legge.» Motivazione: Un paragone storico audace (tra la peste del 1630 e la Rivoluzione Francese), reso con eleganza analitica. La parentesi (“i medesimi… nel medesimo ordine”) e la riflessione sulla persistenza dell’ignoranza (“la gran massa popolare”) ne fanno un passaggio di straordinaria attualità.
«(10538) - Ho creduto che non fosse fuor di proposito il riferire e il mettere insieme questi particolari, in parte poco noti, in parte affatto ignorati, d’un celebre delirio; perché, negli errori e massime negli errori di molti, ciò che è più interessante e più utile a osservarsi, mi pare che sia appunto la strada che hanno fatta, l’apparenze, i modi con cui hanno potuto entrar nelle menti, e dominarle.» Motivazione: Una dichiarazione di metodo storiografico che è anche una lezione di psicologia collettiva. La frase ha un andamento ipotattico che riflette la complessità del ragionamento, mentre la chiusa (“la strada che hanno fatta”) è un invito alla riflessione critica sul potere delle idee.
14.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative (per contrasto)
Queste frasi sono funzionali alla narrazione ma prive di spessore letterario, spesso descrittive, ripetitive o meramente informative:
«(6367) - l’ordine venuto da Milano dell’esecuzione da farsi contro Renzo era già un indizio che le cose avevan ripreso il corso ordinario; e, quasi nello stesso tempo, se n’ebbe la certezza positiva.» Motivazione: Frase puramente transizionale, con un tono burocratico (“certezza positiva”) e nessuna ricercatezza stilistica.
«(3272) - La signora, che, alla presenza d’un provetto cappuccino, aveva studiati gli atti e le parole, rimasta poi sola con una giovine contadina inesperta, non pensava più tanto a contenersi; e i suoi discorsi divennero a poco a poco così strani, che, in vece di riferirli, noi crediam più opportuno di raccontar brevemente la storia antecedente di questa infelice; quel tanto cioè che basti a render ragione dell’insolito e del misterioso che abbiam veduto in lei, e a far comprendere i motivi della sua condotta, in quello che avvenne dopo.» Motivazione: La frase è prolissa e ridondante, con una struttura ipotattica farraginosa (“quel tanto cioè che basti…”). L’autore spiega troppo invece di mostrare, tipico di un passaggio didattico piuttosto che letterario.
«(10364) - In ognuna di queste relazioni, senza eccettuarne quella del Ripamonti (Josephi Ripamontii, canonici scalensis, chronistae urbis Mediolani, De peste quae fuit anno 1630, Libri V. Mediolani, 1640, apud Malatestas.), la quale le supera tutte, per la quantità e per la scelta de’ fatti, e ancor più per il modo d’osservarli, in ognuna sono omessi fatti essenziali, che son registrati in altre;» Motivazione: Un elenco di fonti storiche con dettagli bibliografici che interrompono il flusso narrativo. La frase è utile per lo storico, ma letterariamente piatta.
«(9386) - ma siccome, per un giusto sentimento di noi medesimi, dobbiam supporre che quest’opera non possa esser letta se non da ignoranti, così non sarà male che ne diciamo qui quanto basti per infarinarne chi n’avesse bisogno.» Motivazione: L’ironia qui è troppo esplicita e didascalica, priva della sottigliezza che caratterizza i passaggi migliori. La metafora “infarinarne” è banale e non aggiunge nulla di memorabile.
«(2315) - Quando quello tornò a riferire che que’ signori eran partiti, lasciando i loro rispetti:» Motivazione: Frase minimalista e funzionale, con un lessico colloquiale (“lasciando i loro rispetti”) che non si eleva oltre la cronaca.
14.0.0.0.2 Note conclusive
Le frasi più significative si distinguono per: 1. Struttura sintattica complessa ma equilibrata (periodi lunghi ma non farraginosi). 2. Lessico ricercato e preciso, con metafore efficaci e aggettivazione non banale. 3. Riflessioni universali (sulla natura umana, la storia, la cultura) che trascendono il contesto specifico. 4. Ironia sottile o tono epigrammatico, che arricchisce il significato senza appesantirlo.
Le frasi meno significative, invece, sono spesso: - Descrittive in modo piatto (senza immagini o ritmo). - Ridondanti o didascaliche (spiegano invece di evocare). - Funzionali alla trama ma prive di spessore stilistico.
15 La peste a Milano: diffusione, negazione e orrore
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento (peste a Milano)
Le frasi selezionate si distinguono per la loro forza descrittiva, la capacità di evocare immagini vivide e la profondità nella rappresentazione della crisi sanitaria, sociale e psicologica. Manzoni usa uno stile analitico ma anche drammatico, con una lingua ricca di dettagli concreti e di riflessioni morali.
«(9787) - Per riparar dunque alla meglio, i due medici della Sanità (il Tadino suddetto e Senatore Settala, figlio del celebre Lodovico) proposero in quel tribunale che si proibisse sotto severissime pene di comprar roba di nessuna sorte da’ soldati ch’eran per passare; ma non fu possibile far intendere la necessità d’un tal ordine al presidente, ” uomo “, dice il Tadino, ” di molta bontà, che non poteva credere dovesse succedere incontri di morte di tante migliaia di persone, per il comercio, di questa gente, et loro robbe “.» Motivazione: La frase cattura l’ottusità delle autorità di fronte al pericolo, con un tono ironico e amaro. L’uso del discorso indiretto libero (“uomo di molta bontà”) rivela la distanza critica di Manzoni.
«(10794) - Ma ciò che reca maggior maraviglia, è il vedere i medici, dico i medici che fin da principio avevan creduta la peste, dico in ispecie il Tadino, il quale l’aveva pronosticata, vista entrare, tenuta d’occhio, per dir così, nel suo progresso, il quale aveva detto e predicato che l’era peste, e s’attaccava col contatto, che non mettendovi riparo, ne sarebbe infettato tutto il paese, vederlo poi, da questi effetti medesimi cavare argomento certo dell’unzioni venefiche e malefiche;» Motivazione: Qui Manzoni mette in luce l’irrazionalità umana anche tra gli “esperti”. La ripetizione enfatica (“dico i medici… dico in ispecie il Tadino”) sottolinea il paradosso di chi, pur avendo previsto la peste, ne attribuisce poi la causa a superstizioni.
«(11452) - Per tutto cenci e, più ributtanti de’ cenci, fasce marciose, strame ammorbato, o lenzoli buttati dalle finestre; talvolta corpi, o di persone morte all’improvviso, nella strada, e lasciati lì fin che passasse un carro da portarli via, o cascati da’ carri medesimi, o buttati anch’essi dalle finestre:“ Motivazione: La descrizione è viscerale e quasi cinematografica, con un accumulo di dettagli orribili che trasmettono il degrado fisico e morale della città. L’anafora (“talvolta corpi…”) amplifica l’orrore.
«(11469) - Tal era ciò che di meno deforme e di men compassionevole si faceva vedere intorno, i sani, gli agiati: ché, dopo tante immagini di miseria, e pensando a quella ancor più grave, per mezzo alla quale dovrem condurre il lettore, non ci fermeremo ora a dir qual fosse lo spettacolo degli appestati che si strascicavano o giacevano per le strade, de’ poveri, de’ fanciulli, delle donne.» Motivazione: Manzoni usa qui una reticenza (la sospensione del discorso) per suggerire l’indicibile. La contrapposizione tra “sani, gli agiati” e “appestati” rivela la frattura sociale, mentre il tono solenne prepara il lettore a una discesa nell’abisso.
«(10750) - Entravano da padroni, da nemici nelle case, e, senza parlar de’ rubamenti, e come trattavano gl’infelici ridotti dalla peste a passar per tali mani, le mettevano, quelle mani infette e scellerate, sui sani, figliuoli, parenti, mogli, mariti, minacciando di strascinarli al lazzeretto, se non si riscattavano, o non venivano riscattati con danari.» Motivazione: La frase è un esempio di pathos manzoniano: la violenza dei monatti è descritta con una progressione drammatica (“figliuoli, parenti, mogli, mariti”) e l’ossimoro “mani infette e scellerate” condensa la corruzione morale.
«(10472) - Ma sul finire del mese di marzo, cominciarono, prima nel borgo di porta orientale, poi in ogni quartiere della città, a farsi frequenti le malattie, le morti, con accidenti strani di spasimi, di palpitazioni, di letargo, di delirio, con quelle insegne funeste di lividi e di bubboni; morti per lo più celeri, violente, non di rado repentine, senza alcun indizio antecedente di malattia.» Motivazione: La sintassi spezzata e l’elenco di sintomi (“spasimi, palpitazioni, letargo…”) creano un effetto di accelerazione, come se la peste irrompesse improvvisa. L’aggettivazione (“funeste”, “celeri”, “repentine”) ne sottolinea la ferocia.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro qualità stilistica intrinseca: ricchezza lessicale, ritmo, metafore, o capacità di condensare temi universali (la condizione umana, il potere, la pietà).
«(9633) - Garzoni e giovani licenziati da padroni di bottega, che, scemato o mancato affatto il guadagno giornaliero, vivevano stentatamente degli avanzi e del capitale; de’ padroni stessi, per cui il cessar delle faccende era stato fallimento e rovina; operai, e anche maestri d’ogni manifattura e d’ogn’arte, delle più comuni come delle più raffinate, delle più necessarie come di quelle di lusso, vaganti di porta in porta, di strada in istrada, appoggiati alle cantonate, accovacciati sulle lastre, lungo le case e le chiese, chiedendo pietosamente l’elemosina, o esitanti tra il bisogno e una vergogna non ancor domata, smunti, spossati, rabbrividiti dal freddo e dalla fame ne’ panni logori e scarsi, ma che in molti serbavano ancora i segni d’un’antica agiatezza; come nell’inerzia e nell’avvilimento, compariva non so quale indizio d’abitudini operose e franche.» Motivazione: Un affresco sociale di straordinaria precisione. L’elenco delle categorie (“garzoni… padroni… operai…”) e la descrizione dei corpi (“smunti, spossati, rabbrividiti”) trasmettono la caduta verticale di una società. La chiusa (“indizio d’abitudini operose”) è un tocco di pietà manzoniana.
«(9733) - ma si figuri ognuno qual ordine potesse essere stabilito e mantenuto, in que’ tempi specialmente e in quelle circostanze, in una così vasta e varia riunione, dove coi volontari si trovavano i forzati; con quelli per cui l’accatto era una necessità, un dolore, una vergogna, coloro di cui era il mestiere; con molti cresciuti nell’onesta attività de’ campi e dell’officine, molti altri educati nelle piazze, nelle taverne, ne’ palazzi de’ prepotenti, all’ozio, alla truffa, allo scherno, alla violenza.» Motivazione: La frase è un microcosmo della società manzoniana, con una struttura binaria che oppone categorie antitetiche (“volontari/forzati”, “necessità/mestiere”). Il ritmo è incalzante, quasi ossessivo, e la chiusa (“all’ozio, alla truffa…”) elenca vizi con una cadenza quasi poetica.
«(10760) - ” E mentre, - dice il Ripamonti, - i cadaveri sparsi, o i mucchi di cadaveri, sempre davanti agli occhi, sempre tra’ piedi, facevano della città tutta come un solo mortorio, c’era qualcosa di più brutto, di più funesto, in quell’accanimento vicendevole, in quella sfrenatezza e mostruosità di sospetti..» Motivazione: La contrapposizione tra l’orrore fisico (“cadaveri sparsi”) e quello morale (“accanimento vicendevole”) è potente. L’uso del discorso indiretto libero (“dice il Ripamonti”) dà voce a una testimonianza storica, ma il commento di Manzoni (“qualcosa di più brutto”) è un giudizio etico che eleva la frase a riflessione universale.
«(11454) - Cessato per tutto ogni rumor di botteghe, ogni strepito di carrozze, ogni grido di venditori, ogni chiacchierìo di passeggieri, era ben raro che quel silenzio di morte fosse rotto da altro che da rumor di carri funebri, da lamenti di poveri, da rammarichìo d’infermi, da urli di frenetici, da grida di monatti.» Motivazione: Una sinfonia di suoni in negativo: l’elenco di ciò che non si sente (“rumor di botteghe… strepito di carrozze”) crea un vuoto angosciante, riempito solo dai rumori della morte. La climax ascendente (“lamenti… urli… grida”) culmina nel caos.
«(10666) - Seguiva l’altra parte del clero; poi i magistrati, con gli abiti di maggior cerimonia; poi i nobili, quali vestiti sfarzosamente, come a dimostrazione solenne di culto, quali, in segno di penitenza, abbrunati, o scalzi e incappati, con la buffa sul viso; tutti con torcetti.» Motivazione: La descrizione della processione è un quadro barocco, con un contrasto tra sfarzo (“vestiti sfarzosamente”) e umiltà (“scalzi e incappati”). La ripetizione di “quali” e “tutti” dà un senso di solennità rituale.
«(9639) - Alcuni che, invase e spogliate le loro case dalla soldatesca, alloggiata lì o di passaggio, n’eran fuggiti disperatamente; e tra questi ce n’era di quelli che, per far più compassione, e come per distinzione di miseria, facevan vedere i lividi e le margini de’ colpi ricevuti nel difendere quelle loro poche ultime provvisioni, o scappando da una sfrenatezza cieca e brutale.» Motivazione: La frase cattura la disumanizzazione della guerra e della povertà. Il dettaglio dei “lividi” esibiti come “distinzione di miseria” è di una crudezza commovente, e l’aggettivazione (“cieca e brutale”) condanna la violenza senza appello.
15.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla narrazione (spesso di transizione o di contorno), ma prive di spessore letterario: sintassi piatta, lessico generico, mancanza di immagini o riflessioni.
«(10453) - il suddetto Tadino, e Senatore Settala, figlio del protofisico» Motivazione: Frase puramente informativa, senza alcuna rielaborazione stilistica.
«(10485) - Il tribunale e i decurioni, non sapendo dove battere il capo, pensaron di rivolgersi ai cappuccini» Motivazione: Il linguaggio è colloquiale e privo di originalità (“non sapendo dove battere il capo”).
«(10692) - Più innanzi, e nel colmo, arrivò, secondo il calcolo più comune, a mille dugento, mille cinquecento» Motivazione: Dati statistici esposti in modo asettico, senza pathos o commento.
«(10706) - I commissari regolavano gli uni e gli altri, sotto gli ordini immediati del tribunale della sanità.» Motivazione: Frase burocratica, senza alcuna tensione narrativa o stilistica.
«(4269) - Finalmente i decurioni (un magistrato municipale composto di nobili, che durò fino al novantasei del secolo scorso) informaron per lettera il governatore, dello stato in cui eran le cose» Motivazione: Definizione didascalica, con una parentesi esplicativa che interrompe il ritmo.
Nota finale: Le frasi più significative sono quelle in cui Manzoni mostra anziché dire, usando immagini concrete, ritmo incalzante e una lingua che oscilla tra il cronachistico e il lirico. Le meno significative, invece, sono spesso resoconti o didascalie necessarie alla trama, ma prive di quella densità che rende il suo stile inconfondibile.
16 Movimenti e spazi nella città e nel lazzeretto: descrizioni di percorsi, folle e luoghi emblematici
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la vividezza descrittiva, la capacità di evocare atmosfere (spesso claustrofobiche o caotiche) e la precisione nel rendere il movimento nello spazio, con un uso efficace di metafore, elencazioni e ritmo narrativo. Ecco le più rilevanti:
- «Chiese quindi licenza; e, abbracciato di nuovo il padron
di casa, e tutti quelli che, trovandosi più vicini a lui, poterono
impadronirsene un momento, si liberò da essi a fatica; ebbe a combatter
nell’anticamere, per isbrigarsi da’ servitori, e anche da’ bravi, che
gli baciavano il lembo dell’abito, il cordone, il cappuccio; e si trovò
nella strada, portato come in trionfo, e accompagnato da una folla di
popolo, fino a una porta della città; d’onde uscì, cominciando il suo
pedestre viaggio, verso il luogo del suo noviziato.»
(1342)
- Motivazione: La sequenza di azioni concatenate (abbracci, resistenza, fuga) crea un crescendo drammatico che culmina nell’immagine del “trionfo” popolare, ironica e toccante. L’uso dei verbi (“combatter”, “liberò”, “portato”) trasmette la fatica fisica e morale del distacco.
- «Passano i cavalli di Wallenstein, passano i fanti di
Merode, passano i cavalli di Anhalt, passano i fanti di Brandeburgo, e
poi i cavalli di Montecuccoli, e poi quelli di Ferrari; passa Altringer,
passa Furstenberg, passa Colloredo; passano i Croati, passa Torquato
Conti, passano altri e altri; quando piacque al cielo, passò anche
Galasso, che fu l’ultimo.» (10293)
- Motivazione: L’anafora ossessiva (“passano”) e l’elencazione martellante di nomi storici e militari rendono il senso di un’invasione inarrestabile, quasi apocalittica. La chiusa ironica (“quando piacque al cielo”) introduce un tono grottesco che stempera la tensione.
- «Passò inosservata la porta del chiostro, prese la strada,
con gli occhi bassi, rasente al muro; trovò, con l’indicazioni avute e
con le proprie rimembranze, la porta del borgo, n’uscì, andò tutta
raccolta e un po’ tremante, per la strada maestra, arrivò in pochi
momenti a quella che conduceva al convento; e la riconobbe.»
(7106)
- Motivazione: La progressione spaziale (“porta del chiostro” → “strada maestra” → “convento”) è resa con dettagli minimi (occhi bassi, tremore) che rivelano lo stato d’animo del personaggio. Il ritmo è lento e soffocato, come un respiro trattenuto.
- «Il lazzeretto di Milano (se, per caso, questa storia
capitasse nelle mani di qualcheduno che non lo conoscesse, né di vista
né per descrizione) è un recinto quadrilatero e quasi quadrato, fuori
della città, a sinistra della porta detta orientale, distante dalle mura
lo spazio della fossa, d’una strada di circonvallazione, e d’una gora
che gira il recinto medesimo.» (9711)
- Motivazione: La definizione topografica è precisa e didascalica, ma l’inciso parentetico (“se questa storia capitasse…”) introduce un tono colloquiale che rompe la distanza storica, coinvolgendo il lettore. La struttura geometrica del luogo diventa metafora della prigione sanitaria.
- «S’immagini il lettore il recinto del lazzeretto, popolato
di sedici mila appestati; quello spazio tutt’ingombro, dove di capanne e
di baracche, dove di carri, dove di gente; quelle due interminate fughe
di portici, a destra e a sinistra, piene, gremite di languenti o di
cadaveri confusi, sopra sacconi, o sulla paglia;»
(11664)
- Motivazione: L’invito diretto al lettore (“S’immagini”) e l’accumulo caotico di immagini (capanne, carri, cadaveri) creano un effetto di saturazione visiva e sensoriale. La ripetizione di “dove” e l’enumerazione disordinata mimano il disordine della peste.
- «La cantilena infernale, mista al tintinnìo de’
campanelli, al cigolìo de’ carri, al calpestìo de’ cavalli, risonava nel
voto silenzioso delle strade, e, rimbombando nelle case, stringeva
amaramente il cuore de’ pochi che ancor le abitavano.»
(11628)
- Motivazione: La sinestesia (suoni + emozioni) e l’ossimoro (“voto silenzioso” vs. rumori) rendono l’angoscia collettiva. I suoni onomatopeici (“tintinnìo”, “cigolìo”) immergono il lettore nell’orrore acustico della peste.
- «Per tutto cenci e, più ributtanti de’ cenci, fasce
marciose, strame ammorbato, o lenzoli buttati dalle finestre; talvolta
corpi, o di persone morte all’improvviso, nella strada, e lasciati lì
fin che passasse un carro da portarli via, o cascati da’ carri medesimi,
o buttati anch’essi dalle finestre:»
(11452)
- Motivazione: L’elenco degradante (cenci → fasce marciose → corpi) e il realismo crudo (“buttati dalle finestre”) trasmettono il disprezzo per la vita umana in tempo di peste. La progressione da oggetti inanimati a cadaveri è scioccante.
- «Erano ammalati che venivan condotti al lazzeretto;
alcuni, spinti a forza, resistevano in vano, in vano gridavano che
volevan morire sul loro letto, e rispondevano con inutili imprecazioni
alle bestemmie e ai comandi de’ monatti che li guidavano; altri
camminavano in silenzio, senza mostrar dolore, né alcun altro
sentimento, come insensati; donne co’ bambini in collo; fanciulli
spaventati dalle grida, da quegli ordini, da quella compagnia, più che
dal pensiero confuso della morte, i quali ad alte strida imploravano la
madre e le sue braccia fidate, e la casa loro.»
(11512)
- Motivazione: La varietà di reazioni umane (resistenza, rassegnazione, terrore infantile) è resa con dettagli psicologici strazianti. L’antitesi tra la violenza dei monatti e la fragilità dei condotti amplifica il dramma.
- «Vide, a un cento passi di distanza, passare e perdersi
subito tra le baracche un cappuccino, un cappuccino che, anche così da
lontano e così di fuga, aveva tutto l’andare, tutto il fare, tutta la
forma del padre Cristoforo.» (11711)
- Motivazione: La ripetizione anaforica (“tutto l’andare, tutto il fare, tutta la forma”) e l’insistenza sul dettaglio (anche da lontano) creano un effetto di riconoscimento emotivo. La brevità della visione (“perdersi subito”) rende il momento fugace e struggente.
- «Era, dico, una cosa singolare a vedere alcune di quelle
bestie, ritte e quiete sopra questo e quel bambino, dargli la poppa; e
qualche altra accorrere a un vagito, come con senso materno, e fermarsi
presso il piccolo allievo, e procurar d’accomodarcisi sopra, e belare, e
dimenarsi, quasi chiamando chi venisse in aiuto a tutt’e
due.» (11695)
- Motivazione: La scena surreale delle capre che allattano bambini è poetica e disturbante al tempo stesso. L’antropomorfizzazione delle bestie (“senso materno”) e il dettaglio commovente (“belare, dimenarsi”) ne fanno un momento di umanità residuale in mezzo all’orrore.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per stile, forza espressiva o originalità, anche se non rientrano necessariamente nel tema dei movimenti urbani:
- «come un turbine vasto, incalzante, vagabondo,
scoscendendo e sbarbando alberi, arruffando tetti, scoprendo campanili,
abbattendo muraglie, e sbattendone qua e là i rottami, solleva anche i
fuscelli nascosti tra l’erba, va a cercare negli angoli le foglie passe
e leggieri, che un minor vento vi aveva confinate, e le porta in giro
involte nella sua rapina.» (9585)
- Motivazione: La metafora del turbine è potente e visiva, con un ritmo incalzante che mima il movimento distruttivo. L’immagine dei fuscelli e delle foglie introduce una riflessione sulla fragilità umana in modo lirico e universale.
- «- Ma, - continuò il mercante, - trovaron la strada chiusa
con travi e con carri, e, dietro quella barricata, una bella fila di
micheletti, con gli archibugi spianati, per riceverli come si
meritavano.» (5880)
- Motivazione: L’ironia pungente (“una bella fila di micheletti”) e il tono colloquiale (“come si meritavano”) rendono la scena viva e sarcastica. La contrapposizione tra la folla ribelle e la forza armata è resa con efficacia teatrale.
- «I portatori, all’una e all’altra cima, e di qua e di là
della macchina, urtati, scompigliati, divisi dalla calca, andavano a
onde: uno, con la testa tra due scalini, e gli staggi sulle spalle,
oppresso come sotto un giogo scosso, mugghiava;»
(4575)
- Motivazione: La metafora del “giogo scosso” e il verbo “mugghiava” (che animalizza l’uomo) creano un quadro grottesco e doloroso. La frammentazione del corpo (“testa tra due scalini”) è visivamente forte.
- «- il notaio fa un altro cenno a’ birri; i quali
afferrano, l’uno la destra, l’altro la sinistra del giovine, e in fretta
in fretta gli legano i polsi con certi ordigni, per quell’ipocrita
figura d’eufemismo, chiamati manichini.»
(5548)
- Motivazione: L’eufemismo ironico (“manichini” per manette) e il ritmo serrato (“in fretta in fretta”) rendono la scena cinica e brutale. La critica sociale è implicita nella scelta lessicale.
- «La strada era deserta, dimodoché, se non avesse sentito
un ronzìo lontano che indicava un gran movimento, gli sarebbe parso
d’entrare in una città disabitata.» (4155)
- Motivazione: L’ossimoro (“ronzìo lontano” vs. “città disabitata”) e la sensazione di vuoto abitato sono straordinariamente evocativi. La contrapposizione tra silenzio e rumore suggerisce un mondo in bilico tra vita e morte.
16.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di spessore letterario, spesso didattiche, ripetitive o meramente informative:
- «- San Martino non è ancor passato.»
(2337)
- Motivazione: Frase breve e convenzionale, senza alcuna immagine o stile.
- «La casa, come abbiam detto, era in fondo al
villaggio;» (2797)
- Motivazione: Ripetizione di un’informazione già data, senza aggiunta di pathos o dettaglio.
- «Arrivato al ponte, voltò, senza esitare, a sinistra,
nella strada di san Marco, parendogli, a ragione, che dovesse condurre
verso l’interno della città.» (11376)
- Motivazione: Descrizione meccanica di un percorso, senza valore stilistico o emotivo.
- «- potete domandare nel primo paese che troverete andando
a diritta -.» (5741)
- Motivazione: Indicazione topografica priva di originalità o forza espressiva.
- «Entrò anche in questa come poté;»
(8871)
- Motivazione: Frase generica e sbrigativa, senza dettagli o partecipazione emotiva.
Nota finale: Le scelte sono state operate esclusivamente sulla base dello stile e della lingua, senza riferimento a contesti esterni. Le frasi più significative combinano precisione descrittiva, ritmo e capacità di evocare immagini o emozioni, mentre quelle poco significative si limitano a funzioni narrative di servizio.
17 L’espressione fisica e il gesto come linguaggio dell’animo
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la capacità di rendere visibile l’interiorità attraverso il corpo,Esse uniscono una descrizione minuziosa dei gesti a una resa quasi teatrale dell’emozione, dove il dettaglio fisico diventa simbolo di uno stato d’animo.
“Ma la prima, l’unica persona che vide, fu un’altra donna, distante forse un venti passi; la quale, con un viso ch’esprimeva terrore, odio, impazienza e malizia, con cert’occhi stravolti che volevano insieme guardar lui, e guardar lontano, spalancando la bocca come in atto di gridare a più non posso, ma rattenendo anche il respiro, alzando due braccia scarne, allungando e ritirando due mani grinzose e piegate a guisa d’artigli, come se cercasse d’acchiappar qualcosa, si vedeva che voleva chiamar gente, in modo che qualcheduno non se n’accorgesse.” (11558) La descrizione è un vortice di movimenti contrastanti (gridare/rattenere, guardare vicino/lontano) che trasmettono un’angoscia convulsa, quasi animalesca.
“Spiccava tra questi, ed era lui stesso spettacolo, un vecchio mal vissuto, che, spalancando due occhi affossati e infocati, contraendo le grinze a un sogghigno di compiacenza diabolica, con le mani alzate sopra una canizie vituperosa, agitava in aria un martello, una corda, quattro gran chiodi, con che diceva di volere attaccare il vicario a un battente della sua porta, ammazzato che fosse.” (4548) Il gesto (agitare oggetti di morte) diventa metafora di una violenza che si nutre di sé stessa, con un’attenzione quasi grottesca ai dettagli fisici (occhi infocati, sogghigno diabolico).
“Guardò anche lui; vide un pulpito, e dal parapetto di quello spuntar su un non so che di convesso, liscio e luccicante; poi alzarsi e comparir distinta una testa pelata, poi due occhi, un viso, una barba lunga e bianca, un frate ritto, fuor del parapetto fino alla cintola, fra Cristoforo.” (10889) La descrizione è una lenta epifania, dove ogni elemento emerge come in un’apparizione sacra, con un ritmo che imita lo stupore del personaggio.
“L’innominato, alla vista di quell’aspetto sul quale già la sera avanti non aveva potuto tener fermo lo sguardo, di quell’aspetto reso ora più squallido, sbattuto, affannato dal patire prolungato e dal digiuno, era rimasto lì fermo, quasi sull’uscio; nel veder poi quell’atto di terrore, abbassò gli occhi, stette ancora un momento immobile e muto; indi rispondendo a ciò che la poverina non aveva detto, - è vero, - esclamò:” (8348) Il corpo (occhi abbassati, immobilità) parla più delle parole, rivelando una crisi interiore attraverso il silenzio e il gesto interrotto.
“Come rinvigorita dallo spavento, l’infelicissima si rizzò subito inginocchioni; e giungendo le mani, come avrebbe fatto davanti a un’immagine, alzò gli occhi in viso all’innominato, e riabbassandoli subito, disse: oh, il mio signore!” (7377) Il gesto (giungere le mani, alzare e riabbassare gli occhi) è una preghiera muta, dove il corpo diventa strumento di una devozione disperata.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, che va oltre la mera descrizione per toccare il simbolico, il grottesco o il lirico.
“Eran que’ cadaveri, la più parte ignudi, alcuni mal involtati in qualche cencio, ammonticchiati, intrecciati insieme, come un gruppo di serpi che lentamente si svolgano al tepore della primavera; ché, a ogni intoppo, a ogni scossa, si vedevan que’ mucchi funesti tremolare e scompaginarsi bruttamente, e ciondolar teste, e chiome verginali arrovesciarsi, e braccia svincolarsi, e batter sulle rote, mostrando all’occhio già inorridito come un tale spettacolo poteva divenire più doloroso e più sconcio.” (11415) La metafora delle serpi (vita che riemerge nella morte) è di una potenza visiva straordinaria, con un ritmo che imita il movimento dei corpi.
“Il petto si sollevava di quando in quando, con un respiro affannoso; la destra, fuor della cappa, lo premeva vicino al cuore, con uno stringere adunco delle dita, livide tutte, e sulla punta nere.” (11945) La descrizione fisica (dita livide, respiro affannoso) diventa un ritratto della sofferenza come malattia, con un realismo quasi clinico.
“Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non d’inferiore bianchezza; un’altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d’un nero saio.” (3170) La descrizione è una sinfonia di bianchi e neri, dove ogni dettaglio (velo, bende) contribuisce a creare un’immagine di purezza austera e quasi mistica.
“L’innominato alzò la mano, come per mantener quel silenzio improvviso; alzò la testa, che passava tutte quelle della brigata, e disse: - ascoltate tutti, e nessuno parli, se non è interrogato.” (8771) Il gesto (alzare la mano, la testa) è un comando che si impone attraverso il corpo, con una solennità quasi rituale.
“Ogni tanto, ci si vedeva, anche di giorno, giacere o sdraiarsi taluno a cui la stanchezza o il digiuno aveva levate le forze e tronche le gambe: qualche volta quel tristo letto portava un cadavere.” (9651) La frase è di una semplicità crudele, dove il dettaglio fisico (gambe tronche) diventa simbolo di una sofferenza collettiva.
Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla narrazione, ma prive di forza espressiva o di dettagli che le elevino a livello letterario.
“Mise l’indice e il medio della mano sinistra nel collare, come per raccomodarlo; e, girando le due dita intorno al collo, volgeva intanto la faccia all’indietro, torcendo insieme la bocca, e guardando con la coda dell’occhio, fin dove poteva, se qualcheduno arrivasse; ma non vide nessuno.” (163) Il gesto è descritto in modo meccanico, senza alcuna tensione o simbolismo.
“Il ragazzotto teneva con tutt’e due le mani sul capo una paniera colma di pani; ma, per aver le gambe più corte de’ suoi genitori, rimaneva a poco a poco indietro, e, allungando poi il passo ogni tanto, per raggiungerli, la paniera perdeva l’equilibrio, e qualche pane cadeva.” (4187) La scena è comica, ma la descrizione è puramente funzionale, senza alcuna ricerca stilistica.
“Un berretto piatto di velluto chermisi, messo storto, gli copriva la metà del ciuffo, che, dividendosi sur una fronte fosca, girava, da una parte e dall’altra, sotto gli orecchi, e terminava in trecce, fermate con un pettine sulla nuca.” (2434) La descrizione è minuziosa, ma priva di pathos o di una prospettiva che la renda significativa.
“Tutto ciò non si poté fare, senza che quel vecchio servitore, il quale stava a occhi aperti, e a orecchi tesi, s’accorgesse che qualche gran cosa si macchinava.” (2416) La frase è un semplice passaggio narrativo, senza alcuna particolarità stilistica.
“Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull’omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo.” (106) La descrizione è puramente informativa, senza alcuna ricerca di suggestione o di simbolismo.
18 La complessità umana tra potere, giustizia e moralità
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la loro forza espressiva, la ricchezza di immagini, la profondità psicologica o sociale, e la capacità di condensare temi centrali come l’ipocrisia, la violenza, la giustizia distorta, la condizione umana e le dinamiche di potere.
“(9835) - Vengono; son trenta, son quaranta, son cinquanta mila; son diavoli, sono ariani, sono anticristi; hanno saccheggiato Cortenuova; han dato fuoco a Primaluna: devastano Introbbio, Pasturo, Barsio; sono arrivati a Balabbio; domani son qui:” Motivazione: La ripetizione incalzante (“son trenta, son quaranta…”), l’accumulazione di immagini di distruzione e la personificazione del male (diavoli, anticristi) creano un ritmo quasi epico, tipico della rappresentazione manzoniana della paura collettiva e della violenza.
“(4614) - un po’ riscaldati, un po’ furbi, un po’ inclinati a una certa giustizia, come l’intendon loro, un po’ vogliosi di vederne qualcheduna grossa, pronti alla ferocia e alla misericordia, a detestare e ad adorare, secondo che si presenti l’occasione di provar con pienezza l’uno o l’altro sentimento; avidi ogni momento di sapere, di credere qualche cosa grossa, bisognosi di gridare, d’applaudire a qualcheduno, o d’urlargli dietro.” Motivazione: Questa frase è un capolavoro di analisi psicologica e sociale. La struttura parallela (“un po’… un po’…”) e l’antitesi (ferocia/misericordia, detestare/adorare) dipingono la folla come un’entità mutevole e irrazionale, specchio delle contraddizioni umane.
“(8183) - ‘È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l’argento vivo addosso, e non si contentino d’esser sempre in moto loro, ma voglian tirare in ballo, se potessero, tutto il genere umano; e che i più faccendoni mi devan proprio venire a cercar me, che non cerco nessuno, e tirarmi per i capelli ne’ loro affari:’” Motivazione: L’immagine dell’“argento vivo” (mercurio) per descrivere l’irrequietezza umana è geniale. La metafora del “tirare in ballo” e del “tirare per i capelli” rende tangibile l’invadenza del potere e della violenza, mentre il tono colloquiale e amareggiato aggiunge realismo.
“(6665) - E alle volte, è meglio aver che fare con uno che sia sopra a molti individui, che con un solo di questi, il quale non vede che la sua causa, non sente che la sua passione, non cura che il suo punto; mentre l’altro vede in un tratto cento relazioni, cento conseguenze, cento interessi, cento cose da scansare, cento cose da salvare; e si può quindi prendere da cento parti.” Motivazione: Riflessione lucida sul potere e la mediazione. La contrapposizione tra il singolo (accecato dalla passione) e il “superiore” (che ragiona in termini sistemici) è espressa con una progressione numerica (“cento relazioni, cento conseguenze…”) che ne amplifica la portata.
“(8473) - quand’hanno provata quella soddisfazione, n’hanno abbastanza, e non si voglion seccare a star dietro a tutte le conseguenze; ma coloro che hanno quel gusto di fare il male, ci mettono più diligenza, ci stanno dietro fino alla fine, non prendon mai requie, perché hanno quel canchero che li rode.” Motivazione: La metafora del “canchero” (cancro) per descrivere la pulsione al male è potentissima. La contrapposizione tra chi si accontenta del male fatto e chi lo persegue con ossessione rivela una profonda comprensione della psicologia umana.
Frasi più significative dal punto di vista letterario indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro qualità stilistica, l’originalità delle immagini, la densità concettuale o la capacità di evocare atmosfere.
“(12512) - Renzo, in vece d’inquietarsene, ci sguazzava dentro, se la godeva in quella rinfrescata, in quel susurrìo, in quel brulichìo dell’erbe e delle foglie, tremolanti, gocciolanti, rinverdite, lustre; metteva certi respironi larghi e pieni; e in quel risolvimento della natura sentiva come più liberamente e più vivamente quello che s’era fatto nel suo destino.” Motivazione: La sinestesia (“susurrìo”, “brulichìo”), l’elenco di participi (“tremolanti, gocciolanti…”) e la metafora del “risolvimento della natura” creano un quadro lirico e sensoriale. La connessione tra paesaggio e stato d’animo è tipica del Manzoni più evocativo.
“(7853) - Come mai, con tanto ingegno, con tanto studio, con tanta pratica degli uomini e delle cose, con tanto meditare, con tanta passione per il buono e per il bello, con tanto candor d’animo, con tant’altre di quelle qualità che fanno il grande scrittore, questo, in cento opere, non ne ha lasciata neppur una di quelle che son riputate insigni anche da chi non le approva in tutto, e conosciute di titolo anche da chi non le legge?” Motivazione: Frase di straordinaria complessità sintattica e concettuale, con una climax ascendente (“con tanto ingegno, con tanto studio…”) che culmina in una domanda retorica. È un esempio di prosa riflessiva e autoironica, rara nel romanzo.
“(12669) - e son certo che, se il lettore, informato come è delle cose antecedenti, avesse potuto trovarsi lì in terzo, a veder con gli occhi quella conversazione così animata, a sentir con gli orecchi que’ racconti, quelle domande, quelle spiegazioni, quell’esclamare, quel condolersi, quel rallegrarsi, e don Rodrigo, e il padre Cristoforo, e tutto il resto, e quelle descrizioni dell’avvenire, chiare e positive come quelle del passato, son certo, dico, che ci avrebbe preso gusto, e sarebbe stato l’ultimo a venir via.” Motivazione: Meta-narrativa pura. Manzoni riflette sul piacere della lettura e sulla vividezza della sua scrittura, usando una struttura ipotetica (“se il lettore avesse potuto trovarsi lì…”) e un accumulo di verbi di azione (“veder, sentir, esclamare…”) che mimano l’intensità della scena.
“(5889) - si distribuiva il pane agli avventori; c’era de’ cavalieri, e fior di cavalieri, a invigilare che tutto andasse bene; e costoro (avevano il diavolo addosso vi dico, e poi c’era chi gli aizzava), costoro, dentro come disperati; piglia tu, che piglio anch’io:” Motivazione: Il ritmo spezzato, le parentesi esplicative (“avevano il diavolo addosso vi dico”) e il discorso diretto (“piglia tu, che piglio anch’io”) rendono la scena di saccheggio viva e caotica. L’ironia (“fior di cavalieri”) aggiunge un tocco di critica sociale.
“(3582) - Gl’impicci e le noie del mondo, e la vita beata del chiostro, principalmente per le giovani di sangue nobilissimo, furono il tema della conversazione, durante il tragitto.” Motivazione: Frase apparentemente semplice, ma che condensa in poche parole l’ipocrisia della nobiltà e la critica manzoniana alla vita claustrale imposta. Il contrasto tra “impicci e noie del mondo” e “vita beata del chiostro” è ironico e tagliente.
18.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di particolare valore stilistico o letterario. Spesso sono brevi, didascaliche o ripetitive.
- “(3496) - Dite: volete che andiamo oggi o domani?”
- “(5041) - Son venuto a Milano per confessarmi, supponiamo;”
- “(7402) - Mi lasci andare; per carità mi lasci andare!” (ripetuta quasi identica in altre frasi)
- “(10123) - Non sapete che ogni lanzichenecco ne mangia cento di costoro?” (frase stereotipata, priva di originalità)
- “(12866) - Così avrò anch’io il gusto di conoscerlo quest’uomo, se è proprio come dite.” (formula colloquiale generica)
Note conclusive Le frasi selezionate come significative si distinguono per: 1. Ricchezza lessicale e sintattica (accumuli, antitesi, metafore). 2. Profondità tematica (analisi psicologica, critica sociale, riflessioni morali). 3. Vividezza descrittiva (immagini concrete, ritmo incalzante, dialoghi efficaci). 4. Originalità (evitano cliché e luoghi comuni).
Le frasi poco significative sono invece utili alla narrazione ma prive di spessore stilistico o concettuale.
19 Il potere, la colpa e la redenzione: dinamiche umane e morali
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento (19)
Le frasi selezionate riflettono la complessità delle dinamiche di potere, la corruzione morale, la ricerca di giustizia e la redenzione, con una particolare attenzione alla profondità psicologica e alla forza espressiva della lingua manzoniana.
19.0.0.0.0.1 Frasi chiave:
- «(6988) - voleva dimorar liberamente in città, godere i
comodi, gli spassi, gli onori della vita civile; e perciò bisognava che
usasse certi riguardi, tenesse di conto parenti, coltivasse l’amicizia
di persone alte, avesse una mano sulle bilance della giustizia, per
farle a un bisogno traboccare dalla sua parte, o per farle sparire, o
per darle anche, in qualche occasione, sulla testa di qualcheduno che in
quel modo si potesse servir più facilmente che con l’armi della violenza
privata.»
- Motivazione: Descrive con precisione chirurgica la corruzione del potere e la strumentalizzazione della giustizia, tipica dei potenti del romanzo.
- «(10049) - Andava sempre solo e senz’armi, disposto a
tutto quello che gli potesse accadere dopo tante violenze commesse, e
persuaso che sarebbe commetterne una nuova l’usar la forza in difesa di
chi era debitore di tanto e a tanti; persuaso che ogni male che gli
venisse fatto, sarebbe un’ingiuria riguardo a Dio, ma riguardo a lui una
giusta retribuzione; e che dell’ingiuria, lui meno d’ogni altro, aveva
diritto di farsi punitore.»
- Motivazione: Sintesi straordinaria della conversione morale dell’innominato, con una riflessione teologica e umana di rara intensità.
- «(7614) - Andava dunque cercando le ragioni per cui, prima
quasi d’esser pregato, s’era potuto risolvere a prender l’impegno di far
tanto patire, senz’odio, senza timore, un’infelice sconosciuta, per
servire colui; ma, non che riuscisse a trovar ragioni che in quel
momento gli paressero buone a scusare il fatto, non sapeva quasi
spiegare a se stesso come ci si fosse indotto.»
- Motivazione: Analisi psicologica dell’innominato, che rivela l’abisso della sua coscienza e l’inizio del percorso di redenzione.
- «(10088) - Radunò i servitori che gli eran rimasti, pochi
e valenti, come i versi di Torti; fece loro una parlata sulla buona
occasione che Dio dava loro e a lui, d’impiegarsi una volta in aiuto del
prossimo, che avevan tanto oppresso e spaventato; e, con quel tono
naturale di comando, ch’esprimeva la certezza dell’ubbidienza, annunziò
loro in generale ciò che intendeva che facessero, e soprattutto
prescrisse come dovessero contenersi, perché la gente che veniva a
ricoverarsi lassù, non vedesse in loro che amici e
difensori.»
- Motivazione: Momento epico della trasformazione dell’innominato, con un discorso che unisce autorità e umiltà, e una citazione letteraria (Torti) che arricchisce il registro.
- «(1360) - Il suo linguaggio era abitualmente umile e
posato; ma, quando si trattasse di giustizia o di verità combattuta,
l’uomo s’animava, a un tratto, dell’impeto antico, che, secondato e
modificato da un’enfasi solenne, venutagli dall’uso del predicare, dava
a quel linguaggio un carattere singolare.»
- Motivazione: Ritratto indimenticabile di fra Cristoforo, con una sintesi perfetta tra umiltà e forza morale.
- «(10711) - E non solo l’esecuzione rimaneva sempre
addietro de’ progetti e degli ordini; non solo, a molte necessità, pur
troppo riconosciute, si provvedeva scarsamente, anche in parole;
s’arrivò a quest’eccesso d’impotenza e di disperazione, che a molte, e
delle più pietose, come delle più urgenti, non si provvedeva in nessuna
maniera.»
- Motivazione: Denuncia della burocrazia inefficace e della crisi delle istituzioni, con una prosa che unisce ironia e tragedia.
- «(12720) - E questo non nasceva solo dalla peste che aveva
fatto monte di tante cose; ma era, come s’è potuto vedere anche in vari
luoghi di questa storia, cosa comune a que’ tempi, che i decreti, tanto
generali quanto speciali, contro le persone, se non c’era qualche
animosità privata e potente che li tenesse vivi, e li facesse valere,
rimanevano spesso senza effetto, quando non l’avessero avuto sul primo
momento; come palle di schioppo, che, se non fanno colpo, restano in
terra, dove non dànno fastidio a nessuno.»
- Motivazione: Metafora potentissima (le “palle di schioppo”) per descrivere l’inefficacia delle leggi senza volontà politica, tipica della critica manzoniana.
- «(10257) - I ribaldi che avevan creduto di non andar che
alla preda, vedendosi venire addosso gente schierata e pronta a
combattere, lasciarono il saccheggio a mezzo, e se n’andarono in fretta,
senz’aspettarsi l’uno con l’altro, dalla parte dond’eran
venuti.»
- Motivazione: Scena di azione che rivela la fragilità del male di fronte a una forza organizzata per il bene, con un ritmo incalzante.
- «(11920) - Perché, in qualunque maniera t’andassero le
cose, qualunque fortuna tu avessi, tien per certo che tutto sarà
gastigo, finché tu non abbia perdonato in maniera da non poter mai più
dire:»
- Motivazione: Riflessione teologica e morale sul perdono, centrale nel romanzo, espressa con una sintesi lapidaria.
- «(7752) - Persuaso che la vita non è già destinata ad
essere un peso per molti, e una festa per alcuni, ma per tutti un
impiego, del quale ognuno renderà conto, cominciò da fanciullo a pensare
come potesse render la sua utile e santa.»
- Motivazione: Visione etica della vita come “impiego” (dovere), che definisce il percorso di Federigo Borromeo e la sua missione pastorale.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento Queste frasi si distinguono per la loro forza espressiva, la ricchezza stilistica o la capacità di evocare immagini e sentimenti universali.
19.0.0.0.0.2 Frasi chiave:
- «(2785) - Eppure era tutta gente provata e avvezza a
mostrare il viso; ma non poterono star saldi contro un pericolo
indeterminato, e che non s’era fatto vedere un po’ da lontano, prima di
venir loro addosso.»
- Motivazione: Descrizione psicologica della paura collettiva, con una metafora visiva (“non s’era fatto vedere un po’ da lontano”) che rende l’angoscia tangibile.
- «(11698) - Una di esse, tutta accorata, staccava dal suo
petto esausto un meschinello piangente, e andava tristamente cercando la
bestia, che potesse far le sue veci.»
- Motivazione: Immagine straziante della maternità durante la peste, con una sintesi di dolore e tenerezza.
- «(11695) - Era, dico, una cosa singolare a vedere alcune
di quelle bestie, ritte e quiete sopra questo e quel bambino, dargli la
poppa; e qualche altra accorrere a un vagito, come con senso materno, e
fermarsi presso il piccolo allievo, e procurar d’accomodarcisi sopra, e
belare, e dimenarsi, quasi chiamando chi venisse in aiuto a tutt’e
due.»
- Motivazione: Quadro di umanità e solidarietà tra specie diverse, con una delicatezza poetica rara.
- «(4261) - Intridere, dimenare, infornare e sfornare senza
posa; perché il popolo, sentendo in confuso che l’era una cosa violenta,
assediava i forni di continuo, per goder quella cuccagna fin che durava;
affacchinarsi, dico, e scalmanarsi più del solito, per iscapitarci,
ognun vede che bel piacere dovesse essere.»
- Motivazione: Ritmo incalzante (accumulo di verbi) e ironia amara per descrivere il lavoro dei fornai durante la carestia.
- «(10381) - Tra le memorie così varie e così solenni d’un
infortunio generale, può essa far primeggiare quella d’un uomo, perché a
quest’uomo ha ispirato sentimenti e azioni più memorabili ancora de’
mali; stamparlo nelle menti, come un sunto di tutti que’ guai, perché in
tutti l’ha spinto e intromesso, guida, soccorso, esempio, vittima
volontaria; d’una calamità per tutti, far per quest’uomo come
un’impresa; nominarla da lui, come una conquista, o una
scoperta.»
- Motivazione: Omaggio a Federigo Borromeo, con una prosa solenne e una metafora (“sunto di tutti que’ guai”) che eleva il personaggio a simbolo.
- «(3359) - Quantunque Gertrude sapesse che andava a un
combattimento, pure l’uscir di monastero, il lasciar quelle mura nelle
quali era stata ott’anni rinchiusa, lo scorrere in carrozza per l’aperta
campagna, il riveder la città, la casa, furon sensazioni piene d’una
gioia tumultuosa.»
- Motivazione: Descrizione psicologica della liberazione di Gertrude, con un contrasto tra consapevolezza e istinto.
- «(6117) - Raccolse poi tutta la paglia che rimaneva
all’intorno, e se l’accomodò addosso, facendosene, alla meglio, una
specie di coperta, per temperare il freddo, che anche là dentro si
faceva sentir molto bene; e vi si rannicchiò sotto, con l’intenzione di
dormire un bel sonno, parendogli d’averlo comprato anche più caro del
dovere.»
- Motivazione: Immagine di Renzo nella prigione, con una nota di ironia tragica (“comprato anche più caro del dovere”).
- «(9726) - O che ognun di loro aspettasse di veder gli
altri andarsene, e di rimanere in pochi a goder l’elemosine della città,
o fosse quella natural ripugnanza alla clausura, o quella diffidenza de’
poveri per tutto ciò che vien loro proposto da chi possiede le ricchezze
e il potere (diffidenza sempre proporzionata all’ignoranza comune di chi
la sente e di chi l’ispira, al numero de’ poveri, e al poco giudizio
delle leggi), o il saper di fatto quale fosse in realtà il benefizio
offerto, o fosse tutto questo insieme, o che altro, il fatto sta che la
più parte, non facendo conto dell’invito, continuavano a strascicarsi
stentando per le strade.»
- Motivazione: Analisi sociologica della diffidenza dei poveri, con una parentesi ironica sulla “ignoranza comune” e una prosa che scorre come un fiume.
- «(4328) - Ma quelli che vedevan la faccia del dicitore, e
sentivan le sue parole, quand’anche avessero voluto ubbidire, dite un
poco in che maniera avrebber potuto, spinti com’erano, e incalzati da
quelli di dietro, spinti anch’essi da altri, come flutti da flutti, via
via fino al l’estremità della folla, che andava sempre
crescendo.»
- Motivazione: Metafora del mare (“flutti da flutti”) per descrivere la folla durante il tumulto, con un ritmo che riproduce il movimento caotico.
- «(10677) - Ed ecco che, il giorno seguente, mentre appunto
regnava quella presontuosa fiducia, anzi in molti una fanatica sicurezza
che la processione dovesse aver troncata la peste, le morti crebbero, in
ogni classe, in ogni parte della città, a un tal eccesso, con un salto
così subitaneo, che non ci fu chi non ne vedesse la causa, o
l’occasione, nella processione medesima.»
- Motivazione: Descrizione della delusione collettiva dopo la processione, con un climax tragico (“salto così subitaneo”).
19.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla trama ma prive di particolare valore letterario o stilistico: 1. «(62) - Anzi, per conformarci ad essa di buon grado, avevam proposto di dar qui minutamente ragione del modo di scrivere da noi tenuto; e, a questo fine, siamo andati, per tutto il tempo del lavoro, cercando d’indovinare le critiche possibili e contingenti, con intenzione di ribatterle tutte anticipatamente.» - Motivazione: Meta-discorso sull’opera, poco evocativo e didascalico.
- «(301) - Era Perpetua, come ognun se n’avvede, la serva di
don Abbondio: serva affezionata e fedele, che sapeva ubbidire e
comandare, secondo l’occasione, tollerare a tempo il brontolìo e le
fantasticaggini del padrone, e fargli a tempo tollerar le proprie, che
divenivan di giorno in giorno più frequenti, da che aveva passata l’età
sinodale dei quaranta, rimanendo celibe, per aver rifiutati tutti i
partiti che le si erano offerti, come diceva lei, o per non aver mai
trovato un cane che la volesse, come dicevan le sue amiche.»
- Motivazione: Descrizione caricaturale e poco profonda di Perpetua, con un tono più da commedia che da romanzo storico.
- «(12836) - Don Abbondio non disse di no; ma cominciò a
tentennare, a trovar cert’altre scuse, a far cert’altre
insinuazioni:»
- Motivazione: Frase di transizione, priva di spessore stilistico.
- «(11316) - In quanto alla maniera di penetrare in città,
Renzo aveva sentito, così all’ingrosso, che c’eran ordini severissimi di
non lasciar entrar nessuno, senza bulletta di sanità;»
- Motivazione: Informazione pratica, senza particolare elaborazione linguistica.
- «(6177) - Perché la così pronta e discreta cortesia di
costui verso uno sconosciuto non faccia troppo maravigliare il lettore,
dobbiamo informarlo che quell’uomo, pregato spesso d’un simile servizio
da contrabbandieri e da banditi, era avvezzo a farlo;»
- Motivazione: Spiegazione didascalica, poco coinvolgente.
20 Strategie, disegni e modi d’agire nei momenti critici
Frasi più significative dal punto di vista letterario in relazione all’argomento
Le frasi selezionate si distinguono per la loro capacità di rappresentare, con forza espressiva e profondità psicologica, le dinamiche di pianificazione, reazione e adattamento in situazioni di crisi. La lingua è ricca di metafore, paragoni vividi e una sintassi che riflette la tensione o la complessità delle azioni descritte.
«E se chi comanda non fa nulla, tocca alla città a ricorrere; e se non dànno retta alla prima, ricorrere ancora; ché a forza di ricorrere s’ottiene; e non metter su un’usanza così scellerata d’entrar nelle botteghe e ne’ fondachi, a prender la roba a man salva.» (5987) Motivazione: La frase cattura l’urgenza e la determinazione collettiva di fronte all’inerzia delle autorità, con un ritmo incalzante che riflette l’esasperazione popolare.
«Per levarsi da un impiccio così noioso, don Rodrigo, alzatosi una mattina prima del sole, si mise in una carrozza, col Griso e con altri bravi, di fuori, davanti e di dietro; e, lasciato l’ordine che il resto della servitù venisse poi in seguito, partì come un fuggitivo, come (ci sia un po’ lecito di sollevare i nostri personaggi con qualche illustre paragone), come Catilina da Roma, sbuffando, e giurando di tornar ben presto, in altra comparsa, a far le sue vendette.» (8852) Motivazione: Il paragone storico (Catilina) e la descrizione fisica (“sbuffando”) danno spessore al personaggio e alla sua fuga, rivelando sia la sua arroganza che la fragilità.
«Qui, il Griso a proporre, don Rodrigo a discutere, finché d’accordo ebbero concertata la maniera di condurre a fine l’impresa, senza che rimanesse traccia degli autori, la maniera anche di rivolgere, con falsi indizi, i sospetti altrove, d’impor silenzio alla povera Agnese, d’incutere a Renzo tale spavento, da fargli passare il dolore, e il pensiero di ricorrere alla giustizia, e anche la volontà di lagnarsi; e tutte l’altre bricconerie necessarie alla riuscita della bricconeria principale.» (2402) Motivazione: La frase è un esempio di piano criminale descritto con precisione quasi burocratica, ma con un lessico che ne svela la natura spregevole (“bricconerie”).
«Ma il primo, impegnato allora nell’assedio della Roccella e in una guerra con l’Inghilterra, attraversato dal partito della regina madre, Maria de’ Medici, contraria, per certi suoi motivi, alla casa di Nevers, non poteva dare che delle speranze.» (9397) Motivazione: La complessità sintattica riflette la complessità delle trame politiche, con una costruzione che “intreccia” cause e conseguenze in un unico periodo.
«In faccende tutto il giorno, in faccende mezza la notte, senza contare il pericolo di cader sotto l’unghie de’ villani, o di buscarti una taglia per rapto di donna honesta, per giunta di quelle che hai già addosso; e poi esser ricevuto in quella maniera!» (3913) Motivazione: L’accumulo di elementi (fatica, pericoli, umiliazione) crea un effetto di climax che trasmette l’esasperazione del personaggio.
Frasi più significative dal punto di vista letterario, indipendentemente dall’argomento
Queste frasi si distinguono per la loro qualità stilistica intrinseca: metafore originali, descrizioni incisive, o una sintassi che cattura l’attenzione per la sua eleganza o forza espressiva.
«Come que’ cavalli bisbetici che s’impuntano, e si piantan lì, e alzano una zampa e poi un’altra, e le ripiantano al medesimo posto, e fanno mille cerimonie prima di fare un passo, e poi tutto a un tratto prendon l’andare, e via, come se il vento li portasse, così era divenuto il tempo per lui: prima i minuti gli parevan ore; poi l’ore gli parevan minuti.» (12826) Motivazione: Il paragone con i cavalli è visivo e dinamico, e la struttura sintattica riproduce l’andamento altalenante del tempo percepito.
«Era, se ci si lascia passare questo paragone, come lo stoppino umido e ammaccato d’una candela, che presentato alla fiamma d’una gran torcia, da principio fuma, schizza, scoppietta, non ne vuol saper nulla; ma alla fine s’accende e, bene o male, brucia.» (9188) Motivazione: La metafora dello stoppino è concreta e poetica, e la descrizione del processo di accensione è resa con un ritmo che imita la resistenza e poi la resa.
«Tante speranze, tante promesse, un avvenire così vagheggiato, e così tenuto sicuro, e quel giorno così sospirato!» (667) Motivazione: L’accumulo di sostantivi astratti e l’anafora (“tante”, “così”) creano un effetto di pathos e di delusione, tipico della prosa manzoniana.
«Il nostro Abbondio non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.» (249) Motivazione: La metafora del “vaso di terra cotta” è iconica e sintetizza in poche parole la condizione di debolezza del personaggio.
«Ne’ tumulti popolari c’è sempre un certo numero d’uomini che, o per un riscaldamento di passione, o per una persuasione fanatica, o per un disegno scellerato, o per un maledetto gusto del soqquadro, fanno di tutto per ispinger le cose al peggio; propongono o promovono i più spietati consigli, soffian nel fuoco ogni volta che principia a illanguidire.» (4607) Motivazione: La frase è un esempio di analisi psicologica collettiva resa con una sintassi articolata e un lessico che varia tra il concreto (“soqquadro”) e l’astratto (“persuasione fanatica”).
20.0.0.0.1 Esempi di frasi poco significative
Queste frasi sono funzionali alla narrazione (avanzano la trama o descrivono azioni), ma mancano di spessore stilistico o di originalità espressiva. Spesso sono brevi, ripetitive, o usano un linguaggio piatto.
«- Via, fatevi coraggio, - interruppe l’innominato, con una dolcezza che fece strasecolar la vecchia.» (7429) Motivazione: La frase è dialogica e serve a caratterizzare un personaggio, ma non ha particolari qualità letterarie.
«- Oh oh! - gridò il giovine anche lui; rimise il cappello in testa, e, avendo tutt’altra voglia, come diceva poi, quando raccontava la cosa, che di metter su lite in quel momento, voltò le spalle a quello stravagante, e continuò la sua strada, o, per meglio dire, quella in cui si trovava avviato.» (11356) Motivazione: La frase è prolisso e descrive un’azione banale senza aggiungere nulla di stilisticamente rilevante.
«- No, no; voglio andar via, voglio andar da mia madre.» (8300) Motivazione: Frase breve e diretta, priva di metafore o di una sintassi interessante.
«- Bene, si faccia coraggio, - riprese l’innominato: - ché ora è in sicuro.» (10231) Motivazione: Frase formulare, ripetuta in contesti simili senza variazioni significative.
«- E io la prego di volermi dire se si possa far loro del bene, e anche d’insegnarmi la maniera più conveniente.» (13042) Motivazione: La frase è funzionale (avanza la trama), ma non ha particolari qualità letterarie.
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