Humboldt - Kosmos vol.3 | A
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[1.1-40-5864|639]
1 Sulla costituzione fisica dei corpi celesti
Osservazioni ottiche e teorie sulla natura del Sole, della Luna, dei pianeti e delle stelle.
Le frasi trattano dello studio della costituzione fisica dei corpi celesti attraverso osservazioni ottiche e strumentali. Le indagini sul Sole hanno stabilito che la sua luce proviene da un involucro gassoso auto-luminoso, la fotosfera, e non da un nucleo solido o liquido. “daß das, was in der Sonne leuchtet, nicht aus dem festen Sonnenkörper, nicht aus etwas tropfbar-flüssigem, sondern aus einer gasförmigen selbstleuchtenden Umhüllung kommt” - (fr:5864) [che ciò che risplende nel Sole non proviene dal corpo solido del Sole, non da qualcosa di liquido, ma da un involucro gassoso auto-luminoso]. Le macchie solari sono descritte come aperture nella fotosfera che rivelano un nucleo più scuro, circondate da penombre. La loro distribuzione e persistenza hanno portato a ipotesi su correnti nell’atmosfera solare. L’uso del polariscopio ha permesso di distinguere la luce diretta da quella polarizzata, rivelando la natura gassosa della fonte luminosa solare. “Ein Lichtstrahl, welcher viele Milliarden Meilen Weit aus den fernsten Himmelsräumen zu unserem Auge gelangt, verkündigt im Polariscop gleichsam von selbst, ob er reflectirt oder gebrochen sei; ob er von einem festen, von einem tropfbar-flüssigen oder von einem gasförmigen Körper emanirt” - (fr:5861) [Un raggio di luce, che percorre molti miliardi di miglia dagli spazi celesti più remoti fino al nostro occhio, annuncia nel polariscopio quasi da sé se è riflesso o rifratto; se emana da un corpo solido, liquido o gassoso]. Per quanto riguarda la Luna, le osservazioni confermano l’assenza di un’atmosfera significativa. La sua superficie è descritta in dettaglio, con regioni chiare identificate come elevate e montuose, e quelle scure come piane e basse. “die dunkleren Theile der Scheibe die flacheren und niederen; die hellen, viel Sonnenlicht reflectirenden Theile die höhern und gebirgigen” - (fr:7406) [le parti più scure del disco sono le più piatte e basse; le parti chiare, che riflettono molta luce solare, sono le più alte e montuose]. La luce cinerea della Luna è riconosciuta come luce terrestre riflessa. Si discute della visibilità delle stelle di giorno e delle occultazioni lunari. L’analisi si estende ai pianeti, come Giove, la cui atmosfera presenta bande chiare e scure interpretate come strati nuvolosi. Viene menzionata l’analogia tra il sistema di satelliti di Giove e il sistema solare in piccolo. Si affronta la questione dei corpi oscuri nello spazio, la cui esistenza è ipotizzata ma non provata da perturbazioni osservabili. “Giebt es, wie es wohl annehmbar ist, dunkle, unsichtbare Körper in den Welträumen, solche, in welchen der Proceß Licht erzeugender (Schwingungen nicht statt findet… weil ihr Dasein sich uns nicht durch bemerkbare Störungen offenbart” - (fr:4018) [Se esistono, come è plausibile, corpi oscuri e invisibili negli spazi celesti, tali in cui il processo di generazione della luce (vibrazioni) non ha luogo… perché la loro esistenza non si rivela a noi attraverso perturbazioni osservabili]. Le comete sono considerate come corpi che disperdono materia negli spazi planetari. Si esamina la temperatura degli spazi interstellari e i suoi effetti sul clima terrestre. L’importanza della fotometria per misurare l’intensità della luce stellare è sottolineata, pur riconoscendo le difficoltà pratiche di tali misurazioni. Vengono citate le tre leggi di Keplero del moto planetario. L’insieme delle riflessioni suggerisce una visione dell’universo come un tutto interconnesso, studiato sia nei suoi fenomeni esterni che nella loro influenza sulla percezione umana. “die Phänomene beider Sphären, der himmlischen und der tellurischen; aber sie umfaßt sie unter dem einigen Gesichtspunkte des Strebens nach der Erkenntniß eines Weltganzen” - (fr:102) [i fenomeni di entrambe le sfere, quella celeste e quella tellurica; ma li comprende sotto il solo punto di vista dello sforzo verso la conoscenza di un tutto cosmico].
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2 Astronomía, Meteorítica y Cosmología Histórica
Observaciones celestes, composición de meteoritos y evolución del pensamiento cósmico.
El texto recopila estudios sobre cuerpos celestes y fenómenos cósmicos. Se detalla la composición química y mineralógica de los meteoritos, identificando elementos como hierro, níquel, cromo y silicatos como el olivino. “Die erfte unb ja^lreicfjere klaffe Don Meteorft einen, bie mit metallifd)em (Sifen, enthält baffelbe halb fein eingefprengt, halb in größeren Maffen” - (fr:9056) [La primera y más numerosa clase de meteoritos, la que contiene hierro metálico, lo tiene parcialmente finamente disperso, parcialmente en masas mayores]. Se registran caídas históricas, como la de L’Aigle en 1803, descritas con detalles sobre explosiones, nubes y el estado de las piedras. ”Um 4y 2 Uf)r nadj> Mittag würbe an bem eben genannten Sage bei bem Dorfe Suce (Dep d’Eure et Loire), eine 9D?eile Weftlidß Don (StyartreS, ein bunKeS ©ewölf gefeljen, in bem man wie einen jfrmonenfdjmß hörte” - (fr:9047) [Hacia las 2 de la tarde del mencionado día en el pueblo de Suce (Departamento de Eure y Loira), a una milla al oeste de Chartres, se vio una nube oscura, en la que se oyó como un silbido]. En el ámbito astronómico, se clasifican nebulosas –planetarias, anulares, elípticas– y se describe su distribución y apariencia, como la Nebulosa del Cangrejo. “2)er berü^mtefte bet Rebeltinge liegt awifepen ß unb y Lyrae (Ro* 57 «Refftet, Ro* 3023 beS (Sa* talogS ton 6it Sohn ^erfthel), unb ift 1779 ton Darquiet in £ouloufe entbeeft” - (fr:4800) [El más famoso de los anillos nebulares se encuentra entre β y γ Lyrae (Nro. 57 Messier, Nro. 3023 del catálogo de Sir John Herschel), y fue descubierto en 1779 por Darquier en Toulouse]. Se analiza la distribución de las estrellas en la Vía Láctea y en el cielo austral, mencionando constelaciones y estrellas brillantes como Canopus. “2)urd) eine fdjaxfjtnnige unb forgfdltige 53el)anblung ber Sftefultate ber uor^anbenen 2 lid)ungen ftnbct ©truoe, baß, im Mittel, im Snneren ber 9D?ild)ftraße 29,4mal (faft 30mal) fo oiel ©terne liegen als in ben Legionen, welche bie $ole ber 9Md)ftraße umgeben” - (fr:2287) [Mediante un tratamiento ingenioso y cuidadoso de los resultados de las mediciones existentes, Struve encuentra que, en promedio, en el interior de la Vía Láctea hay 4 veces (casi 30) más estrellas que en las regiones que rodean los polos de la Vía Láctea]. Se documentan observaciones históricas de cometas y sus colas. “2lufjcr bem practytnoden 1 1 563 Kometen von 1843, bet in (Sf)if)uaf)ua (9tS2lmerifa) von 23o wring von 9 Uljt Sorgens bis ©omten Untergang wie ein lleineS weißes ©ewölf, in $arma von Slmici am vollen Mittag 1° 23’ ojUid) von bet ©onne 1 2 gefetyen werben lonnte” - (fr:8412) [Además del brillantísimo cometa de 1843, que en Chihuahua (Norteamérica) por B. V. W. pudo ser visto desde las 9 de la mañana hasta la puesta del cometa como una pequeña nube blanca, y en Parma por Amici en pleno mediodía a 1° 23’ al este del sol]. El texto traza la evolución del pensamiento cosmológico, desde las especulaciones de los filósofos jonios sobre los principios del cosmos y la caída de cuerpos celestes, hasta las ideas sobre gravitación. “$)aS naturp^tlofopfjtfche Streben alle (Srfcheinungen beS einigen $oSmoS ©tnem ©rflärungSprincipe unter$uorb nen ift in alten phpftfalifchen Schriften beS tiefftnnigen Seltweifen unb genauen SftaturbeobadhterS nicht $u öerfen* nen” - (fr:58) [El esfuerzo filosófico-natural de subordinar todos los fenómenos del único cosmos a un principio explicativo no está ausente en los antiguos escritos físicos del profundo sabio y exacto observador de la naturaleza]. Se mencionan las contribuciones de figuras como Anaxágoras, Hiparco y Kepler.
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3 Osservazioni astronomiche storiche
Antiche annotazioni e scoperte sul cielo: stelle nuove, nebulose, pianeti e dibattiti scientifici.
Le frasi riportano osservazioni astronomiche dall’antichità al Seicento. Ipparco scoprì una nuova stella e catalogò le stelle con strumenti “— Hipparchus nunquam satis laudatus, ut quo nemo magis approbaverit cognationem cum homine siderum animasque nostras partem esse caeli, novam stellam et aliam in aevo suo genitam deprehendit, ejusque motu, qua die fulsit, ad dubitationem est adductus, anne hoc saepius fieret moverenturque et eae quas putamus affixas; itaque ausus rem etiam Deo improbam, adnumerare posteris stellas ac sidera ad nomen expungere, organis excoogitatis, per quae singularum loca atque magnitudines signaret, ut facile discerni posset ex eo, non modo an obirent nascerenturve, sed an omnino aliqua transirent moverenturve, item an crescerent minuerenturque, caelo hic hereditate cunctis relicto” - (fr:2441) [Ipparco, mai lodato abbastanza, poiché nessuno approvò maggiormente la parentela delle stelle con l’uomo e che le nostre anime sono parte del cielo, scoprì una nuova stella e un’altra apparsa nella sua epoca, e dal suo moto, dal giorno in cui brillò, fu condotto a dubitare se ciò accadesse più spesso e se si muovessero anche quelle che riteniamo fisse; osò dunque un’azione empia anche per Dio, enumerare per i posteri le stelle e i astri cancellandone il nome, con strumenti ideati, attraverso i quali segnare i luoghi e le magnitudini di ciascuna, affinché si potesse facilmente discernere da ciò non solo se tramontassero o nascessero, ma se in generale qualcuna si spostasse o si muovesse, e similmente se crescessero o diminuissero, lasciando qui il cielo in eredità a tutti.]. Keplero descrisse stelle nuove, come quella nel Cigno nel 1602 “Cum mense Majo anni 1602 primum literis monerer de novo Cygni phaenomeno” - (fr:3373) [Quando nel mese di maggio del 1602 fui per la prima volta informato per lettera del nuovo fenomeno del Cigno.], e riportò fenomeni insoliti come il Sole color sangue nel 1547 “refert Gemma, pater et filius, anno 1547 ante conflictum Caroli V cum Saxoniae Duce Solem per tres dies ceu sanguine perfusum comparuisse, ut etiam stellae pleraeque in meridie conspicerentur” - (fr:6225) [Gemma, padre e figlio, riferiscono che nell’anno 1547, prima dello scontro di Carlo V con il Duca di Sassonia, il Sole apparve come intriso di sangue per tre giorni, tanto che molte stelle furono visibili a mezzogiorno.]. Si osservarono macchie solari “visa est in Sole qualis parva macula nigra, paululum superius medio centro ejusdem sideris, quae a nobis octo dies conspicata est” - (fr:6118) [Apparve sul Sole come una piccola macchia nera, un po’ sopra il centro dello stesso astro, che da noi fu osservata per otto giorni.], eclissi prolungate “deliquium lucis passus est Sol, quod annum integrum et duos amplius menses duravit, adeo ut parum admodum de luce ipsius appareret” - (fr:6170) [Il Sole subì un’eclissi, che durò un anno intero e più di due mesi, tanto che apparve pochissimo della sua luce.], e apparizioni celesti come fuochi presso il polo “apparuit in coelo ignis flammans juxta polum arcticum qui annum integrum permansit” - (fr:6177) [Apparve in cielo un fuoco fiammeggiante vicino al polo artico che durò un anno intero.]. Galileo e altri, col telescopio, scoprirono che le nebulose e la Via Lattea sono ammassi di stelle “caeterae nebulosae olim existimatae, atque ipsa via lactea, perspicillo inspectae, nullas nebulas habere comperiuntur, neque aliud esse quam plurium stellarum congeries et frequentia” - (fr:5460) [Le altre nebulose un tempo ritenute tali, e la stessa Via Lattea, esaminate col telescopio, si trovano non avere nessuna nebulosità, né essere altro che gruppi e moltitudini di molte stelle.]. Simon Marius affermò di aver scoperto indipendentemente i satelliti di Giove “haec sidera (Brandenburgica) a nullo mortalium mihi ulla ratione commonstrata, sed propria indagine sub ipsissimum fere tempus, vel aliquanto citius quo Galilaeus in Italia ea primum vidit, a me in Germania adinventa et observata fuisse” - (fr:5016) [Questi astri (Brandeburgici) non mi furono indicati da nessun mortale in alcun modo, ma per propria investigazione, quasi nello stesso momento, o un po’ prima che Galileo in Italia li vide per la prima volta, furono da me scoperti e osservati in Germania.]. Keplero indagò le proporzioni orbitali e il grande intervallo tra Marte e Giove “Quae series si verior naturae ordo sit, quam arithmetica progressio, inter quartum et quintum locum magnum esse spatium, neque ibi planetam desiderari apparet” - (fr:8072) [Se questa serie è l’ordine più vero della natura, rispetto a una progressione aritmetica, tra il quarto e il quinto luogo c’è un grande spazio, e lì non sembra che manchi un pianeta.], e discusse forze che agiscono in proporzione alla materia solida “Oritur ubique haec vis a causa aliqua, quae penetrat ad usque centra solis et planetarum, sine virtutis diminutione; quaeque agit non pro quantitate superficierum particularum, in quas agit (ut solent causae mechanicae), sed pro quantitate materiae solidae” - (fr:506) [Questa forza nasce dappertutto da una qualche causa, che penetra fino ai centri del sole e dei pianeti, senza diminuzione di potenza; e agisce non in proporzione alla quantità delle superfici delle particelle su cui agisce (come fanno di solito le cause meccaniche), ma in proporzione alla quantità di materia solida.]. Bacon sollevò dubbi sul tempo reale e percepito delle osservazioni celesti “atque hoc cum similibus nobis quandoque dubitationem peperit plane monstrosam; videlicet, utrum coeli sereni et stellati facies ad idem tempus cernatur, quando vere existit, an potius aliquanto post; et utrum non sit (quatenus ad visum coelestium) non minus tempus verum et tempus visum, quam locus verus et locus visus” - (fr:1741) [E questo, con casi simili a noi, generò talvolta un dubbio davvero mostruoso; cioè, se l’aspetto del cielo sereno e stellato sia visto nello stesso momento in cui esiste realmente, o piuttosto qualche tempo dopo; e se non ci siano (per quanto riguarda la visione dei corpi celesti) non meno un tempo vero e un tempo visto, che un luogo vero e un luogo visto.]. Si registrarono annotazioni storiche, come quelle di Catone su carestie e oscuramenti “non libet scribere, quod in tabula apud Pontificem maximum est, quotiens anona cara, quotiens lunae an solis lumini caligo, aut quid obstiterit” - (fr:6074) [Non voglio scrivere ciò che è nella tavola presso il Pontefice massimo, quante volte il grano fu caro, quante volte un’oscurità alla luce della luna o del sole, o cosa si sia interposto.]. Emergono parallelismi culturali, come l’affinità dei nomi dei giorni tra latino, antico sassone e indiano “die Mercurii, Wodanes-dag, Budha-vära” - (fr:6976). La Luna riflette la luce ma non il calore solare “Luna speculi instar lumen quo illustratur— rursus emittit, nullum tamen ad nos perferentem sensum caloris: quia lucis radius, cum ad nos de origine sua, id est de Sole, pervenit, naturam secum ignis de quo nascitur devehit; cum vero in lunae corpus infunditur et inde resplendet, solam refundit claritatem, non calorem” - (fr:7737) [La Luna, come uno specchio, emette di nuovo la luce di cui è illuminata, ma non ci trasmette alcuna sensazione di calore: perché il raggio di luce, quando ci arriva dalla sua origine, cioè dal Sole, porta con sé la natura del fuoco da cui nasce; quando invece si riversa nel corpo della Luna e da lì risplende, restituisce solo la chiarezza, non il calore.]. Il Sole è ritenuto fonte di vita “Sol ex unione utriusque naturae habet virtutem, quae sufficit huic sensibili mundo, ad vitam innovandam in vegetabilibus et animalibus, in elementis et mineralibus per suam influentiam radiosam” - (fr:5987) [Il Sole dall’unione di entrambe le nature ha una virtù, che basta a questo mondo sensibile, per rinnovare la vita nei vegetali e negli animali, negli elementi e nei minerali attraverso la sua influenza raggiante.]. Si discute la natura delle stelle nebulose, considerate da Galileo come gruppi di stelle “stellae nebulosae nihil aliud sunt quam areolae sparsim per aethera fulgent” - (fr:1229) [Le stelle nebulose non sono altro che piccole areole che brillano sparse attraverso l’etere.]. Keplero tentò di spiegare l’intervallo tra Marte e Giove con proporzioni armoniche “Sic enim existimabam me aliquam aequalitatem proportionum effecturum, quae proportiones inter binos versus Solem ordine minuerentur, versus fixas augescerent” - (fr:7118) [Così infatti pensavo di ottenere una certa uguaglianza di proporzioni, tali che le proporzioni tra coppie [di pianeti] verso il Sole diminuissero in ordine, verso le stelle fisse aumentassero.]. Viene riportata l’osservazione di una cometa associata a disastri, che si disse si fosse divisa in due stelle “Sicut hic Cometem, qui omnium mortalium oculis custoditus est, quia ingentis rei traxit eventus, cum Helicen et Burin ortu suo merserit, ait illum discessisse in duas stellas: quod praeter illum nemo tradidit” - (fr:8771) [Come qui dice che la Cometa, che fu osservata dagli occhi di tutti i mortali, perché portò eventi di enorme portata, avendo sommerso con la sua apparizione Elice e Buridice, si divise in due stelle: cosa che nessuno oltre lui ha riportato.].
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4 Ottica astronomica e osservazione celeste
Principi fisici dell’ottica applicati allo studio dei corpi celesti e agli strumenti di osservazione.
Il testo tratta della natura e del comportamento della luce nei fenomeni astronomici. Viene esaminata l’intensità, la polarizzazione e il colore della luce proveniente da stelle, pianeti e il Sole, analizzando come queste proprietà rivelino la struttura fisica degli astri. “La lumiere provenant du bord de cet astre, la lumiere emanee de la matiere solaire sous un angle aigu, et nous arrivant sans avoir eprouve en route des reflexions ou des refractions sensibles, oll’re-t-elle des traces de Polarisation, le Soleil est un corps solide ou liquide.” - (fr:1354) [La luce proveniente dal bordo di questo astro, la luce emessa dalla materia solare sotto un angolo acuto, e che ci arriva senza aver subito durante il percorso riflessioni o rifrazioni sensibili, offre tracce di polarizzazione? Il Sole è un corpo solido o liquido.] L’analisi spettroscopica rivela la presenza di righe scure, indicando che “ainsi il existe des rayons dans les stries noires de la portion rouge du spectre” - (fr:1876) [così esistono raggi nelle strisce nere della porzione rossa dello spettro]. La discussione si estende alla composizione del Sole, descritto come composto da “1° d’un globe central ä peu pres obscur; 2° d’une immense couche de nuages qui est suspendue ä une certaine distance de ce globe et I’enveloppe de toutes parts; 3° d’une photosphere” - (fr:5973) [1° di un globo centrale quasi oscuro; 2° di un’immensa coltre di nubi che è sospesa a una certa distanza da questo globo e lo avvolge da tutte le parti; 3° di una fotosfera]. Le protuberanze rossastre osservate durante le eclissi sono attribuite a nubi dell’atmosfera solare. Un tema centrale è l’interazione della luce con l’atmosfera terrestre e gli strumenti ottici. Vengono descritti i fenomeni di scintillio delle stelle, causati da strati atmosferici a diversa densità e rifrangibilità che generano interferenze. “Les rayons des etoiles, apres avoir traverse une atmosphere oü il existe des couches inegalement chaudes, inegalement denses, inegalement humides, vont se reunir au foyer d’une lentille, pour y former des images d’intensite et de couleurs perpetuellement changeantes” - (fr:1698) [I raggi delle stelle, dopo aver attraversato un’atmosfera dove esistono strati inegualmente caldi, inegualmente densi, inegualmente umidi, vanno a riunirsi al fuoco di una lente, per formarvi immagini d’intensità e di colori perpetuamente mutevoli]. Viene analizzato il funzionamento di telescopi e polariscopi, confrontando l’intensità luminosa delle immagini a occhio nudo e attraverso gli strumenti. “L’intensite de l’image d’une etoile est plus forte avec une lunette qu’ä l’oeil nu; au contraire, le champ de la vision, uniformement eclaire dans les deux cas par la lumiere atmospherique, est plus clair a l’oeil nu que dans la lunette.” - (fr:1661) [L’intensità dell’immagine di una stella è più forte con un cannocchiale che a occhio nudo; al contrario, il campo della visione, uniformemente illuminato in entrambi i casi dalla luce atmosferica, è più chiaro a occhio nudo che nel cannocchiale.] Si discute come la luce diffusa dall’atmosfera e le imperfezioni della cornea influenzino la visibilità. Vengono trattati temi secondari come la teoria corpuscolare della luce, la natura delle code stellari come artefatti ottici del cristallino, e la densità della materia interstellare. “En assimilant la matiere tres rare qui remplit les espaces celestes quant ä ses proprietes refringentes aux gas terrestres, Ia densite de cette matiere ne saurait depasser une certaine limite” - (fr:991) [Assimilando la materia molto rara che riempisce gli spazi celesti per quanto riguarda le sue proprietà rifrangenti ai gas terrestri, la densità di questa materia non potrebbe superare un certo limite.] L’osservazione di stelle doppie e nebulose serve a testare il potere risolutivo degli strumenti.
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[5.1-40-4462|8954]
5 Caratteristiche delle stelle doppie e variabili
Analisi cromatica, fotometrica e di periodicità nei sistemi stellari.
Il testo tratta delle proprietà osservative delle stelle, in particolare di quelle doppie e variabili. Vengono esaminati il colore e la luminosità delle componenti di stelle doppie, notando frequenti contrasti cromatici tra la stella principale e il compagno, come in “beibe, ber ^auptftern unb fein Begleiter, blau ftnb” - (fr:4462) [entrambi, la stella principale e il suo compagno, sono blu]. Si osserva che le stelle rossicce sono doppiamente frequenti rispetto a quelle blu “Die rötlichen ©terne ftnb doppelt fo häufig al$ bie blauen unb bläulichen” - (fr:4462). Viene descritta la periodicità e l’irregolarità delle stelle variabili, come Mira Ceti e β Lyrae, con dettagli sulle durate dei cicli “Die längste £)auer ber £ichtnercinberung haben: 30 Hydrae Hevelii non 495 Sagen, % Cygni non 406 S, variabilis Aquarii non 388 S», Serpentis S non 367 Sagen unb Mira Ceti non 332 S»“* - (fr:3513). Si discutono le scale fotometriche per la magnitudine e i metodi di misurazione. Sono citati specifici sistemi stellari, come γ Virginis e η Argus, e le osservazioni di astronomi come Struve e Herschel. Vengono menzionate stelle nuove e la loro associazione con la Via Lattea, nonché le caratteristiche di nebulose e ammassi stellari.
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6 Progressi dell’astronomia attraverso metodi osservativi migliorati
Dal moto proprio delle stelle agli ammassi nebulari: pietre miliari dell’era telescopica.
La conoscenza astronomica si espanse notevolmente grazie ai progressi nell’arte osservativa e al perfezionamento degli strumenti. La scoperta del moto proprio delle stelle fu possibile confrontando cataloghi antichi e nuovi, con William Herschel che fornì determinazioni precise. “Die genaueren und numerischen Bestimmungen dieser Klasse von Erscheinungen verdankte man erst 1783 der großen Arbeit von William Herschel, auf Flamsteed’s Beobachtungen gegründet.” - (fr:3997) [Le determinazioni più precise e numeriche di questa classe di fenomeni si devono al grande lavoro di William Herschel nel 1783, fondato sulle osservazioni di Flamsteed.] La connessione del cannocchiale con strumenti di misura permise la determinazione della posizione di stelle più deboli e condusse allo studio della distribuzione stellare, in particolare della Via Lattea. Herschel scoprì la legge dell’aumento della densità stellare vicino alla Via Lattea e stimolò l’idea di anelli stellari concentrici. “Als Wilhelm Herschel den glücklichen Gedanken hatte gleichsam das Senkblei in die Tiefen des Himmels zu werfen … wurde das Gesetz der mit der Nähe der Milchstraße zunehmenden Sternenmenge aufgefunden.” - (fr:2237) [Quando William Herschel ebbe l’idea felice di gettare come una piombatura nelle profondità del cielo … fu scoperta la legge dell’aumento della quantità stellare con la vicinanza alla Via Lattea.] Lo studio delle stelle doppie dimostrò che esse ruotano attorno a centri di gravità comuni, provando l’azione della gravità negli spazi remoti. “Die veränderliche Stellung der Doppelsterne, welche um einen gemeinschaftlichen Schwerpunkt kreisen, hat … erwiesen, daß Gravitations-Kräfte in jenen fernen Welträumen … walten.” - (fr:1093) [La posizione variabile delle stelle doppie, che ruotano attorno a un centro di gravità comune, ha dimostrato che forze gravitazionali agiscono in quegli spazi lontani.] Il numero delle stelle doppie è stimato attorno a 6000, molte delle quali sono coppie fisiche. Le nebulose furono inizialmente considerate ammassi stellari, ma con telescopi più potenti se ne riconobbe la natura. Herschel fornì cataloghi con migliaia di nebulose e ammassi stellari. “Auf diese schwachen Anfänge folgte die glänzende Epoche der Entdeckungen von William Herschel und seinem Sohne. … in drei Catalogen … lieferte er die Positionen von 2500 Nebeln und Sternhaufen.” - (fr:4741) [Su questi deboli inizi seguì l’epoca brillante delle scoperte di William Herschel e di suo figlio. … in tre cataloghi … fornì le posizioni di 2500 nebulose e ammassi stellari.] La Nebulosa di Orione non fu riconosciuta come tale da Galileo, poiché i suoi strumenti erano troppo deboli. L’esplorazione del cielo australe portò all’osservazione delle Nubi di Magellano, grandi masse nebulari descritte presto dai navigatori. “Die südlichen Wolken kennen wir aus der … Anleitung zur Schifffahrt … des portugiesischen Piloten Joao de Lisboa, der sie im Jahr 1514 am Cap der guten Hoffnung sah.” - (fr:4914) [Le nubi meridionali le conosciamo dal manuale di navigazione … del pilota portoghese João de Lisboa, che le vide nel 1514 al Capo di Buona Speranza.] La tecnica strumentale compì progressi significativi: ai riflettori seguirono rifrattori acromatici ed eliometri, che permisero misurazioni precise. “Auf eine lange Herrschaft der Reflectoren folgte wieder in dem ersten Fünftel des 19ten Jahrhunderts ein erfolgreicher Wett eifer in Anfertigung von achromatischen Refractoren und Heliometern.” - (fr:1109) [Dopo un lungo dominio dei riflettori, seguì nel primo quinto del XIX secolo una riuscita competizione nella fabbricazione di rifrattori acromatici ed eliometri.] La velocità della luce fu stimata osservando le eclissi dei satelliti di Giove. “Bessel bemerkte, wie wichtig es wäre, … eine eigene Arbeit über die Verfinsterungen der Jupitertrabanten zur Ableitung der Lichtgeschwindigkeit zu unternehmen.” - (fr:1182) [Bessel osservò quanto sarebbe importante … intraprendere un lavoro specifico sulle eclissi dei satelliti di Giove per derivare la velocità della luce.] Cataloghi stellari e carte celesti, come quelle dell’Accademia di Berlino, facilitarono la scoperta di nuovi pianeti. “Die Sternkarten der Berliner Akademie der Wissenschaften, nach Bessel’s Plan entworfen, haben … schon den Zweck der Auffindung der neuen Planeten auf das glänzendste erreicht.” - (fr:2252) [Le carte stellari dell’Accademia di Berlino delle Scienze, progettate secondo il piano di Bessel, hanno già raggiunto in modo brillante lo scopo della scoperta di nuovi pianeti.] Ricerche sull’indebolimento della luce nello spazio suggerirono che lo spazio non è perfettamente trasparente. “Wenn das Licht des Sirius auf seinem Wege zu uns durch ein gasförmiges oder ätherisches Fluidum auch nur um 1/2000 geschwächt würde; … könnte schon hinreichen die Erscheinungen … zu erklären.” - (fr:662) [Se la luce di Sirio, nel suo percorso verso di noi, fosse indebolita anche solo di 1/2000 da un fluido gassoso o etereo; … potrebbe già bastare a spiegare i fenomeni …]
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7 Sulla struttura della Via Lattea e la natura delle nebulose
Dibattiti e osservazioni nell’astronomia del XIX secolo.
Le frasi trattano principalmente della struttura della Via Lattea e della composizione delle nebulose. Diversi osservatori descrivono la Via Lattea non come un semplice strato, ma come una formazione anulare, con il nostro sistema solare posizionato in una parte eccentrica e povera di stelle vicino alla Croce del Sud “I think it is impossible to view this splendid zone… without an impression… that the milky way is not a mere stratum, but annular” - (fr:3245). La sua luminosità in quella regione è tale da illuminare l’atmosfera “such is the general blaze of star-light near the Cross… that a person is immediately made aware of its having risen above the horizon… by the increase of general illumination of the atmosphere” - (fr:3181) [Tale è il bagliore generale della luce stellare vicino alla Croce… che una persona se ne accorge immediatamente del suo sorgere sopra l’orizzonte… dall’aumento dell’illuminazione generale dell’atmosfera.]. In gran parte del suo corso, le stelle sono proiettate su uno sfondo nero “Throughout by far the larger portion of the extent of the Milky Way… the general blackness of the ground of the heavens, on which its stars are projected” - (fr:949), permettendo di vedere lo spazio oltre di esse “In those regions where that zone is clearly resolved into stars well separated and seen projected on a black ground and where we look out beyond them into space” - (fr:951). Ammassi globulari e nebulose ellittiche sono rari nella Via Lattea e abbondanti nella regione più lontana da essa “Globular Clusters… and nebulae of regular elliptic forms are comparatively rare in the Milky Way, and are found congregated in the greatest abundance in a part of the heavens the most remote possible from that circle” - (fr:3163), mentre una presunta zona di nebulose che circonda il cielo è poco definita “A zone of nebulae… encircling the heavens, has so many interruptions and is so faintly marked… that its existence as such can be hardly more than suspected” - (fr:5440). L’argomento secondario più rilevante è la natura delle nebulose. Le osservazioni con telescopi potenti, incluso quello di Lord Rosse, indicano che le nebulose sono in realtà ammassi di stelle. La Nebulosa di Orione mostra una massa di stelle attorno al Trapezio e una texture granulare “all about the trapezium is a mass of stars; the rest of the nebula also abounding with stars” - (fr:5138) e “the brighter portion of the nebula immediately adjacent to the trapezium… is shown… broken up into masses, whose mottled and curdling light evidently indicates… its consisting of stars” - (fr:5500). Si conclude che non esiste una distinzione fisica essenziale tra nebulose e ammassi stellari, e che quelle non risolte lo sono solo per limiti ottici “no real nebula seemed to exist… all appeared to be clusters of stars” - (fr:5124) e “those which resist such resolution, do so only in consequence of the smallness and closeness of the stars of which they consist” - (fr:5135). Un altro tema ricorrente è lo studio di stelle doppie e sistemi legati da gravità “such double stars… are under the influence of some general law, such perhaps as gravity” - (fr:4528) e si può concludere con alta probabilità che le stelle formino un sistema per mutua gravitazione “We may conclude with the highest probability… that stars form a kind of System by mutual gravitation” - (fr:4527). Viene menzionata l’ipotesi di una collisione tra Marte e una cometa nel 1315-1316 che avrebbe generato le comete del 1812, 1815 e 1846 “Different facts and coincidences agree in indicating a near appulse if not an actual collision of Mars with a large comet in 1315 or 1316, that the comet was thereby broken into three parts” - (fr:8535). Sono presenti anche osservazioni sul Sole, come l’esistenza di un’atmosfera gassosa sopra la sua superficie “above the luminous surface of the Sun… the existence of a gaseous atmosphere” - (fr:5977), e sul fatto che anche i solidi più incandescenti appaiono neri contro il disco solare “The most intensely ignited solids… appear only as black spots on the disc of the Sun” - (fr:6292). Viene citato un elenco di stelle con magnitudini (fr:2156, 2157, 2158) e il fenomeno del “Coal-sack” vicino a α Crucis come uno spazio vuoto in uno strato stellare “in the Coal-sack… a sharply defined oval space free from stars… a distant mass… should be simply perforated” - (fr:5758).
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8 Caratteristiche dei corpi del sistema solare
Un confronto tra pianeti interni ed esterni, asteroidi e satelliti, basato su osservazioni astronomiche del XIX secolo.
Il sistema solare è diviso in pianeti interni ed esterni, separati da una fascia di asteroidi. I pianeti interni – Mercurio, Venere, Terra e Marte – mostrano dimensioni moderate, alta densità, rotazione lenta e, tranne la Terra, assenza di satelliti. I pianeti esterni – Giove, Saturno, Urano e Nettuno – sono notevolmente più grandi, meno densi, ruotano più velocemente e possiedono numerosi satelliti. “429 kennen wir bie 4 bet ©omte näheren Planeten, awifcpen bem Oftnge bet Slfteroiben (ber kleinen falteten) unb bem (Sentralförper gelegen, innereßlaneten;fo geigen fte ft$ alle Don mäßiger ©röße, bitter, stemlid) gleich unb babei langfam um tfjte Siefen rotirenb (in faft 24ftünbiger UmbrepungS aeit), minber abgeplattet unb bis auf einen (bie ©tbe) gänalid) monbloS» dagegen ftnb bie 4 äußeren, fonnenferneren Planeten, 3 tt>ifc^en bem $inge ber Slfteroiben unb ben uns unbefannten Extremen beS ©omtengebietS gelegenen: Supiter, ©aturn, Uranus unb Neptun, mächtig größer, 5mal un* bitter, me^r als 2mal fd)neller in ber Dotation um bie 2ld)fe, flätfer abgeplattet, unb monbreid)er im SBerljältniß Don 20 ju 1” - (fr:6481) [Conosciamo 4 pianeti più vicini al Sole, situati tra l’orlo degli asteroidi (i piccoli pianeti) e il corpo centrale, pianeti interni; essi mostrano tutti dimensioni moderate, densi, piuttosto simili e con rotazione lenta intorno al proprio asse (in circa 24 ore), meno appiattiti e tranne uno (la Terra) generalmente senza lune; invece i 4 pianeti esterni, più lontani dal Sole, situati tra l’orlo degli asteroidi e gli estremi sconosciuti del dominio solare: Giove, Saturno, Urano e Nettuno, sono molto più grandi, 5 volte meno densi, più del doppio più veloci nella rotazione attorno all’asse, più appiattiti, e più ricchi di lune nel rapporto di 20 a ] Non esiste una legge semplice che colleghi tutte le proprietà dei pianeti alla loro distanza dal Sole. “Sir fennen bisher, tt>ie idh fdf)on früher bemerft, feine innere Rothwenbigfeit, fein mecf)anifd)eS Raturgefefc, baS (wie baS fdhöne ©efefc, weld^eö bie £luabrate ber Umlaufsseiten an bie Sürfel ber großen 2 lren binbet) bie eben genannten Elemente für bie Reihenfolge ber einzelnen Planetarien Seltforper jeber ©ruppe in i^rer Slbhängigfeit oon ben Slbftänben bar* [stellte]” - (fr:6482) [Finora non conosciamo alcuna necessità interiore, alcuna legge meccanica della natura (come la bella legge che lega i quadrati dei periodi orbitali ai cubi dei semiassi maggiori) che mostri questi elementi per la sequenza dei singoli corpi planetari di ciascun gruppo nella loro dipendenza dalle distanze.] Tra Marte e Giove si trova un gruppo di piccoli pianeti o asteroidi, caratterizzati da orbite molto inclinate ed eccentriche. “Unter bem tarnen einer mittleren ©ruppe, welche gewiffermaßen gmifc^en 9flarS unb Supiter eine fcheibenbe 3one für bie 4 inneren (9fterfur, BenuS, ©rbe, 9ttarS) unb bie 4 äußeren ^auptplaneten Quptter, (Saturn, Ura nuS, Neptun) unfrei Sonnengebietes bilbet, haben mir kon in den allgemeinen Betrachtungen 5 9 über lanctarifce Vorher bie ©ruppe ber kleinen Planeten (Slfteroiben, $lane* toiben, ©oplaneten, telefcopifchen ober Ultra3o biacal**ßlaneten) bezeichnet” - (fr:7444) [Sotto il nome di un gruppo medio, che in certo modo forma una zona separante tra Marte e Giove per i 4 pianeti interni (Mercurio, Venere, Terra, Marte) e i 4 pianeti esterni principali Giove, Saturno, Urano, Nettuno del nostro sistema solare, abbiamo già nelle considerazioni generali §9 sui fenomeni planetari indicato il gruppo dei piccoli pianeti (asteroidi, planetoidi, coplaneti, telescopici o ultrazodiacali).] Il loro numero è aumentato nel tempo, arrivando a 14 nel ”1801 bis 29 SDtärz 1807), befanntj jefct (im 3uli 1851) ift bie 3ahl ber kleinen Planeten kon auf 14 angewachfenj” - (fr:7445) [Dal 1801 al 29 marzo 1807, noti; ora (nel luglio 1851) il numero dei piccoli pianeti è cresciuto a ] I satelliti formano sistemi ordinati attorno ai pianeti principali, analoghi in piccolo al sistema solare. ”Die um auptIaneten freifenben Satelliten finb untere georbnete 69 ft eine, in melden bie ^auptplaneten als ©entralförper auftreten, eigene ©ebiete t>oit fefyr verriebenen 2)imenftonen bilbenb, in benen ftd) im fleinen baS große Sonnengebiet gleidßfam wicberfjolt” - (fr:6706) [I satelliti che orbitano attorno ai pianeti principali sono sottosistemi ordinati, in cui i pianeti principali appaiono come corpi centrali, formando regioni proprie di dimensioni molto diverse, in cui in piccolo si ripete il grande dominio solare.] La densità dei satelliti non è sempre inferiore a quella del loro pianeta principale. ”Die Dichtigkeit ber (Sateßiten ift feineSmegeS immer g e* ringer als bie ihres ^auptplaneten, mie bieS ber gaß ift beim Erbmonbe (beffen Dichtigkeit nur 0,619 s>on ber unferer Erbe ift) unb bei bem 4ten SupiterStrabanten.” - (fr:6709) [La densità dei satelliti non è sempre minore di quella del loro pianeta principale, come è il caso della Luna (la cui densità è solo 0,619 di quella della nostra Terra) e del 4° satellite di Giove.] Alcuni satelliti, come quelli di Urano, presentano orbite insolite con inclinazione elevata e moto retrogrado. ”bie, faft gan$ freiSfbtmige Bahn ber Uranustrabanten unter einem Sinfel Don 78° 58’, alfo nahe fenlrecht, auf ber (^fliptif fleht, unb bie Trabanten felbft ftcf; Don Dft nad) Seft bewegen»“ - (fr:7529) [L’orbita quasi libera dei satelliti di Urano sta con un angolo di 78°58’, quindi quasi verticale, sull’eclittica, e i satelliti stessi si muovono da est a ovest.] Esistono comete interne con periodi orbitali brevi, compresi tra 3,3 e 7,4 anni. ”Die jefct ftc^er be* rechneten 6 inneren Kometen nariiren alterbingS in ber UmtaufSjeit nur non 3,3 bis 7,4 3af)re” - (fr:8504) [Le sei comete interne attualmente calcolate con sicurezza variano nel periodo orbitale solo da 3,3 a 7,4 anni.] Un tema secondario tratta delle stelle doppie, le cui orbite obbediscono alle stesse leggi gravitazionali del sistema solare. ”©enaue SDteffungen non ifttionSWinfeln unb 2lbftänben, ju Bahn* beftimmungen geeignet, haben fchon bei einer beträchtlichen 3ahl non 2)oppelfternen gezeigt, baß ber Begleiter ftch um ben als ruhenb betrachteten ^auptftern, non benfelben 304 ®ranitatiön0£räften getrieben, bewegt, welche in unferetn ©onnenfpftem walten»“ - (fr:4465) [Misurazioni precise di angoli di posizione e distanze, adatte per determinare le orbite, hanno già mostrato per un numero considerevole di stelle doppie che la compagna si muove attorno alla stella principale considerata fissa, spinta dalle stesse forze di gravitazione che dominano nel nostro sistema solare.]
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9 Antiche dottrine planetarie e scambi culturali in astronomia
Nomi dei giorni, orbite celesti e miti: tracce di un sapere antico nel Mediterraneo e oltre.
Le denominazioni dei giorni della settimana derivano dai sette pianeti, assegnando ciascuno al primo pianeta che governa l’ora iniziale del giorno. “„2öenn man”, fefct er bittjtt, „bte ©tunben be$ £ageä uttb ber Ocacbt tton ber erffen (£ageäftttttbe) ju jäblett be ginnt; biefe betn ©aturn, bte folgeitbe bem 3«pütr, bie britte bent $D?ar$, bte vierte ber ©onne, bie fünfte ber Bettu3, bie feeb^te bem Sfterfur, bte ftebente bem 9)?ottbe beilegt“* - (fr:6960) [„Quando si cominciano a contare le ore del giorno e della notte dalla prima ora del giorno; questa si assegna a Saturno, la seguente a Giove, la terza a Marte, la quarta al Sole, la quinta a Venere, la sesta a Mercurio, la settima alla Luna”]. Un sistema simile usa l’intervallo musicale della diapason applicato alle rivoluzioni planetarie, partendo da Saturno. ”„Söettn man”, fagt er, „ba3 muftfalifcbe Intervall, welche^ Sid reöödoov, bte Djtarte, genannt wirb, auf bte 7 Planeten nach U>ren Umlaufäjeiten anwenbet, ttttb betn ©aturn, bent äußer ffen oon allen, bte erfte ©teile anwetff” - (fr:6955) [„Quando si applica l’intervallo musicale, che si chiama diapason, ai 7 pianeti secondo i loro tempi di rivoluzione, e si assegna a Saturno, il più esterno di tutti, il primo posto”]. Questa spiegazione per i nomi dei giorni è stata considerata la più corretta, ma esiste una terza teoria basata su un ciclo di tre pianeti. ”SMefe @rfläruttg3weife oon ben Benennungen ber üBocbentage iff bi$lK febv allgemein für bte richtigere angefeben worben; aber Setronne… hält eine britte @rflärung$art, bie Bertbeilung oon |e brei platteten auf ein Reichen be$ £l)iers freife$, für bie entfprecbenbffe” - (fr:6962) [Questo modo di spiegare le denominazioni dei giorni della settimana è stato generalmente considerato il più corretto; ma Setronne… ritiene una terza modalità esplicativa, la distribuzione di tre pianeti in un ciclo dello zodiaco, come la più appropriata.]. I pianeti vengono elencati secondo la loro distanza reale dal Sole. ”3$ tbeile hier mit, wad ich biefem großen ©praebforfeber oerbanfe, laffe aber bte «Planeten nach ihren wirf* lieben Slbftänben oon ber ©onne wie in ber obigen Tabelle (begin* nettb oom größten Slbftattbe) folgen” - (fr:6855) [Comunico qui ciò che devo a questo grande filologo, ma lascio che i pianeti seguano le loro distanze reali dal Sole come nella tabella sopra (cominciando dalla maggiore distanza)]. Le denominazioni descrittive dei pianeti, anche se di antica origine caldea, si trovano presso scrittori greci e romani, specialmente in epoca alessandrina. ”3)ie befc^retbenben Benennungen, fo alt unb chalbdifch ße jum Zfytii auch fein mögen, fanben ftch bei griedhifchen unb römifchen Schriftftettern, Doch erft recht hdußg 424 in ber Seit ber (Sdfaren” - (fr:6368) [Le denominazioni descrittive, per quanto antiche e caldaiche possano essere fino a Tito, si trovavano presso scrittori greci e romani, ma solo molto frequentemente in epoca alessandrina.]. I Greci, in un’epoca in cui la loro sfera celeste era in gran parte vuota, aggiunsero a proprio uso le costellazioni caldaiche. ”bie ©riechen ju einer Zeit, wo ihre ©phäre grbfjtentheilä leer war, auch bte chalbäifchen ©ternbilber, nach welchen bie 12 Olbtheilungen genannt waren, 198 beit ihrigen sugefügt fabelt” - (fr:2647) [i Greci, in un’epoca in cui la loro sfera era per la maggior parte vuota, aggiunsero anche le immagini stellari caldaiche, secondo le quali erano nominate le 12 divisioni, alle loro]. Sussiste una teoria secondo cui Mercurio e Venere, da noi chiamati pianeti inferiori, sono satelliti del Sole che orbita essa stessa intorno alla Terra. ”Sfterfur unb SenuS, bie Wtr untere Planeten nennen, Satelliten ber, fetbft um bie ©rbe freifenben Sonne” - (fr:6367) [Mercurio e Venere, che noi chiamiamo pianeti inferiori, satelliti del Sole, che a sua volta orbita intorno alla Terra]. La massa di Mercurio è stata determinata basandosi su un’ipotesi precaria. ”Der berühmte SSerfaffer gefielt aber felbjl, bajj zur 33e(Untmung ber 99?erfurma|fe er ftch gegrüttbet habe auf bte »hypothese tres precaire qui suppose les densites de Mercure et de la Terre r^ciproques ä leur moyenne distance du Soleil.«“ - (fr:7636) [L’autore famoso confessa però egli stesso, che per la determinazione della massa di Mercurio si è basato sull’ipotesi molto precaria che suppone le densità di Mercurio e della Terra reciproche alla loro distanza media dal Sole.]. La Luna fu inclusa nella serie dei sette pianeti. ”T)aß ber SDtfonb in bte 9eie ber 7 Planeten gefegt warb, muß uns nicht tounbent” - (fr:6366) [Che la Luna fosse posta nella serie dei 7 pianeti, non deve stupirci]. Le macchie solari non furono scoperte da Galileo, ma da Giovanni Gabbrielli. ”Die ©omtenfiecfen felbft, wie ich früher… entwicfelt, ftnb nicht oon ©alilei, ©feiner ober Patriot, fonbern >on Sodann gabriciu$, bem Dftfriefen, $uerft gefe^en” - (fr:5816) [Le macchie solari stesse, come ho sviluppato prima…, non furono viste per prime da Galileo, Scheiner o Patrizzi, ma da Giovanni Gabbrielli, l’oste friulano]. Un argomento ricorrente è l’uso di eventi celesti per la datazione storica. “wemt roir au$fagen von einer ©tabt ober von einem Sanbe, fte feten attgebauet roorben vor bem unb bem ©eftirn, ober mit ben ©efiirneit, vor ber Ueberfcbroemmttng ober nach ber Ueberfcbroemmung; roie bie 3ltbe= ner behaupten, fte feten mit ber ©onne entftanben, bte 3lrfaber vor bem SRonbe, bie Selpher gleich nach ber Ueberfcbroemmung” - (fr:7171) [quando diciamo di una città o di un paese, che furono costruiti prima o con una tale stella, prima dell’inondazione o dopo l’inondazione; come gli Ateniesi affermano di essere sorti con il Sole, gli Arcadi prima della Luna, gli Egizi subito dopo l’inondazione]. Viene citata l’opinione che le stelle cadenti non siano fenomeni atmosferici ma corpi celesti che cadono per lo più in mare. “„2öahrfcheinlich ift bie Meinung Einiger, bie gefagt haben: bie ©ternfchnuppen feien nid>t 9lbflüffe noch Verbreitungen beä dtherifchen $euer$… fonbern 2Burf unb $all hintmlifcher Körper, welche… meiften« theild außerhalb in baö große 50?eer fallen, weshalb fte auch ver= borgen bleiben.’’” - (fr:9134) [„Probabile è l’opinione di alcuni, che hanno detto: le stelle cadenti non sono deflussi né diffusioni del fuoco etereo… ma lancio e caduta di corpi celesti, i quali… per lo più cadono al di fuori nel grande mare, perciò anche rimangono nascosti.”]. La cometa del 1843, con un periodo di 147 anni, viene collegata a un terremoto nell’anno 371 a.C. menzionato da Aristotele. “Sa nun für beu herrlichen ©ometen non 1843 bie Slnnabnte eine$ Umlauft non 147-| Sabren Goguälaw^fi bureb 1695, 1548, 1401 unb 1106 auf ba$ 3«b* 371 nor unferer $ciU reebnung führt, fo fitmmt bamit ber ©omet bed ©rbbebend oon 3lcbaja nach 5lrtfiotele^ bid auf swet, ttacb Siobor bt$ auf ein 3abr überein” - (fr:8657) [Ora poiché per la magnifica cometa del 1843 l’ammissione di un periodo di 147 anni, calcolato attraverso il 1695, 1548, 1401 e 1106, conduce all’anno 371 prima della nostra epoca, ciò concorda con la cometa del terremoto di Achaja secondo Aristotele fino a due, secondo Diodoro fino a un anno]. Lo storico Duride di Samo parla poco della grande cometa apparsa al tempo del terremoto di Achaja. “Sluffallenb bat ed mir immer gefchienen, bafj ber grofe Oftaitit, ba er jur Zeit bed (Erbbebend von Slchaja unb ber (Erfchei= nung bed großen Kometen im Orion… mit fo wenig gebenbtgfeit von einem fo glänjenben ©egeitflanbe fprtcht” - (fr:8673) [Mi è sempre apparso notevole che il grande Duride, sebbene all’epoca del terremoto di Achaja e dell’apparizione della grande cometa nell’Orione… parli con così poco dettaglio di un oggetto così splendente]. Viene smentita la presunta occultazione della Luna da parte di una cometa nel “£>er angeblichen SSerftnfterung be$ SEftonbeS burch einen (So* meten im 3abr .. ift lange in fielen aftronomifchen ©Triften gebaut worben* 2)iefer Durchgang eines Kometen jwifepen (Srbe unb 9D7onb im Sa^r 1454 ift eben fo irrig” - (fr:8428) [La presunta occultazione della Luna da parte di una cometa nell’anno .. è stata a lungo creduta in molti scritti astronomici. Questo passaggio di una cometa tra Terra e Luna nell’anno 1454 è altrettanto errato]. Si riporta la scoperta di un nuovo pianeta, Nettuno, e si cita una lettera di Bessel del 1840 sulla speranza di trovare un pianeta oltre Urano. “T)a in bet* ©efchichte ber (gntbecfung beS Neptun oft oon einem 3lntheil gerebet worben ift, welchen ber große -ftönigSberger 5lftro= tiom… an ber, fchon oon 3lleriS Bouoarb… im 3abr 1834 geäußerten Hoffnung „oon ber ©törung beS UranuS burch einen unS noch unbekannten Planeten” genommen habe” - (fr:8338) [Poiché nella storia della scoperta di Nettuno si è spesso parlato di una parte che il grande astronomo di Königsberg… ebbe nella speranza, già espressa da Alexis Bouvard… nell’anno 1834, “della perturbazione di Urano da parte di un pianeta a noi ancora sconosciuto”]. Si discute l’esistenza di un pianeta tra Marte e Giove, negata da un filosofo prima della scoperta di Piazzi. “welchen man gegen einen hochgeachteten Wlofophen auSgefprochen: „weil er ju einer geit, in ber er tyiajji’ä (Entbecfung allerbingd feit 5 Monaten batte fennen fflnnen, fte aber nicht fannte, nicht foroobl bie Sßabrfcbeinlicbfeit al$ vielmehr nur bie 9?otl)wenbigfett läugnete, baß ein planet swifchen €0?ar^ unb Jupiter liege”“* - (fr:8063) [che è stata pronunciata contro un filosofo molto stimato: ”perché in un’epoca in cui avrebbe potuto conoscere la scoperta di Piazzi già da 5 mesi, ma non la conosceva, negò non tanto la probabilità quanto piuttosto la necessità che un pianeta giacesse tra Marte e Giove”]. La variazione del periodo della stella Algol potrebbe essere spiegata da un avvicinamento progressivo. ”&tefe gegenwärtige Berfiir&ung ber tyertobe würbe ftcb übrigenb erklären laffen, wenn wir annebmen, bap Sllgol ftcb unb jebeb 3ab etwa 500 teilen mehr nähert” - (fr:3615) [Quest’attuale accorciamento del periodo si potrebbe del resto spiegare se ammettiamo che Algol si avvicini a noi ogni anno di circa 500 parti]. La croce del sud era visibile 7 gradi sopra l’orizzonte nel 2900 a.C. “2ßir haben an einem auberen .Orte baran erinnert, bajj bab [übliche $reuz in nuferen baltifchen £an= bern bereitb 7° hoch am Horizonte leuchtete 2900 3ahre vor un= ferer Zeitrechnung” - (fr:3052) [Abbiamo ricordato in un altro luogo, che la croce del sud nelle nostre regioni baltiche splendeva già 7° alta sopra l’orizzonte 2900 anni prima della nostra cronologia]. L’autore conclude di aver condotto l’opera in base alle condizioni esposte nell’introduzione. “glaube ich, in 9ftücfblicf auf bad ©rftrebte… nach ber 5lud* füfyrung eined fo fchwierigen Unternehmend uon neuem baran erinnern zu muffen, bafj biefe Sludführung nur unter ben Eebingungen bat (jefchehen Ernten, Welche in ber ©inlei* tung zum britten Eanbe bed tfodmod bezeichnet worben ftnb” - (fr:9370) [credo, guardando allo scopo… dopo l’esecuzione di un’impresa così difficile, di dover ricordare ancora una volta, che questa esecuzione è avvenuta solo alle condizioni che sono state indicate nell’introduzione al terzo volume del Kosmos]. Si accenna all’ordine di presentazione dei risultati, preceduto da considerazioni generali. “4ie 2lnorbnung btefer Ergebniffe wirb tym lieber bte fein, welcher ich nadb ben früher auSgefprod)enen ©runbfdfcen in bem Baturgemdlbe gefolgt bim Ehe td) jebodh 5 U ben @to$el* hatten übergehe, welche bte fpectellen ‘Difctpltnen begrünben, barf eS mir erlaubt fern nodh einige allgemeine erlduternbe Betrachtungen ooranjufchtcfen” - (fr:32) [L’ordinamento di questi risultati sarà preferibilmente quello che ho seguito nel quadro della natura in base ai principi enunciati in precedenza. Prima di passare però ai capitoli principali, che fondano le discipline speciali, mi può essere permesso premettere ancora alcune considerazioni generali esplicative]. La discussione include elementi mitologici, come il popolo degli Arcadi che si diceva vivesse prima dell’esistenza della Luna. “noch nicht fretfien am jpimmel bie ©efltrne alle; noch waren bie Danaer nicht ba, nicht baä Deu– calionifche ©efcplecpt; oorhanben waren nur bie 3frfaber: bte, oon betten e$ betßt, baß fte oor bem SOtonbe lebten” - (fr:7175) [non ancora splendevano in cielo tutte le stelle; non c’erano ancora i Danai, non la stirpe di Deucalione; esistevano solo gli Arcadi: quelli dei quali si dice che vissero prima della Luna]. Un mito sui Giganti in Arcadia potrebbe essere all’origine dell’epiteto “proseleni” per gli Arcadi. “@o tfl eä felbfl nicht unwahrfchetnltch, baß bte burch einen arfabifchen Dichter befungene ©age oon bem ©tgantenfampf tn 3frfabten… Veranlaffung sur Verbreitung be$ gpithetonä tipodiXrjvoi für bie 3frfaber gegeben habe” - (fr:7178) [Così non è di per sé improbabile che la saga cantata da un poeta arcade sulla lotta dei Giganti in Arcadia… abbia dato occasione alla diffusione dell’epiteto “proseleni” per gli Arcadi]. Viene menzionata la possibile identità tra il dio celtico Wodan e la figura mitica americana Wotan. “Sie oon SBilltant 3oneö behauptete 3bentität beö Öieligton$jbtfter$ 23ubbl)a uub beä in norbifchen «ftelbenfagen tote in ber norbifchen ©ulturgefd+bte berühmten ©efcbledjtä oon Dbiu ober SBuotatt uttb SBotan toirb oietfeid)t noch mehr an 3itterefie gemimten, toettn man ftch be£ Scamenö SB 0 t a n, einer halb mpthifc&en, halb hifto= rifeben Werfen, in entern üheil beä betten ©ontinentä erinnert” - (fr:6980) [La pretesa identità, sostenuta da William Jones, del dio celtico Wodan e della stirpe famosa nelle saghe nordiche come nella storia culturale nordica di Odino o Wodan e Wotan guadagnerà forse ancora più interesse, quando ci si ricorda del nome Wotan, di una figura semi-mitica, semi-storica, in una parte dell’antico continente]. Si nota come il disco del Sole all’orizzonte fornisca informazioni sullo stato degli strati atmosferici inferiori. “Die ©onnenfcheibe am Horizont giebt 9luffchlüffe über ben ^uftanb ber unteren, ber Crboberfläche näheren Suftfchichten” - (fr:6111) [Il disco solare all’orizzonte fornisce informazioni sulle condizioni degli strati d’aria inferiori, più vicini alla superficie terrestre].
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10 Fenomeni celesti nel XIX secolo: osservazioni di comete, meteore e stelle doppie
Dati osservativi e calcoli orbitali, con riferimenti storici e strumentali.
Il testo raccoglie osservazioni e studi astronomici del XIX secolo, concentrandosi su comete, meteore e stelle doppie. Vengono descritte comete apparse tra il XVI e il XIX secolo, con dettagli sul loro splendore, identificazione e calcoli orbitali “©ttiptifche ©te* mente für ben teh 9^nannten f)at audj g)non Stlarceau in 572 ©d)umadf)et’$ Slftr* 9?achr* 9to, 773 gegeben, unb gugleic^ mit 93al$ einige Bermuthungcn über Sbentitat mit bem von Sa §ire beobachteten nnb von £)ouwe$ berechneteten Kometen von 1678 aufgeftellt” - (fr:8506) [Caratteristiche orbitali per il cosiddetto, sono state date anche da Monsieur St. Claireau in 572 Comptes rendus de l’Académie des Sciences, No. 773, e insieme con Wall alcune congetture sull’identità con la cometa osservata da La Hire e calcolata da Douwes nel 1678]. Si discute la cometa del 1843, eccezionalmente brillante “über bett ©ometen von 1843, ber mit beifpiellofem ©lanje im nörbli#en Europa im 9ttonat 9ttärj nal)e bei bem Orion erf#ten” - (fr:8610) [Sulla cometa del 1843, che apparve con splendore senza esempio nell’Europa settentrionale nel mese di marzo vicino a Orione]. Sono presentati studi sugli sciami meteorici, loro radianti, frequenze mensili e statistiche sui colori “Die Mittelzahlen in den einzelnen Monaten geben sporadisch für die Stunde: Sanuar 3,4; februari —; 9Där$ 4,9; 5fyril 2,4; 3,9; 3uni5,3; Sufi 4,5; 5luguft5,3; ©eptember 4,7; Dctober 4,5; Dovember 5,3; 3>ecember 4,0.” - (fr:8975) [I numeri medi nei singoli mesi danno sporadicamente per l’ora: gennaio 3,4; febbraio —; marzo 4,9; aprile 2,4; maggio 3,9; giugno 5,3; luglio 4,5; agosto 5,3; settembre 4,7; ottobre 4,5; novembre 5,3; dicembre 4,0.] e “Au6 4000 in 9 3al)ren gefantmelten 23eobad)tungen ift in inftbt auf bie garbe ber ©ternfdjnuppen gefbßloffen tvorben: baß 2/3 t veiß, % gelb, % gelbrotfj, unb nur y 37 grün ftnb” - (fr:9032) [Da 4000 osservazioni raccolte in 9 anni è stato concluso riguardo al colore delle stelle cadenti: che 2/3 sono bianche, 1/4 gialle, 1/12 giallorosse, e solo 1/37 verdi]. Si affrontano ricerche su stelle doppie e variabili, con periodi orbitali spesso incerti “©ir Sohn ^erfchel erinnert felbft an bie fo unftcheren Angaben ber UmlaufS^eiten von a Geminorum (334 Sahre ftatt nach Wähler 1 0 520)3 von y Yirginis (708 ftatt 169)3 Mb von /Leonis” - (fr:4439) [Il signor figlio Herschel ricorda egli stesso le così incerte indicazioni dei periodi orbitali di α Geminorum (334 anni invece secondo Mädler 520), di γ Virginis (708 invece di 169), e di ζ Leonis]. Viene sostenuta l’origine cosmica dei meteoriti “ba ich nach bem Vorgänge Don CSf)Iahnt, DlbcrS, Saplace, Slrago, 3ohn ^erfchel unb Beffel bie Slerolitljen beftimmt für außer* itbifcßen, loSmifchen .UrftmmgS tyaltr” - (fr:8511) [poiché seguendo l’esempio di Chladni, Olbers, Laplace, Arago, John Herschel e Bessel considero i meteoriti decisamente di origine extraterrestre, cosmica]. Si citano contributi di numerosi astronomi (Herschel, Bessel, Olbers, Schmidt, Brandes, Quetelet) e il miglioramento strumentale. Sono inclusi riferimenti storici a osservazioni del XVI secolo e antiche cinesi “Aluch 687 3ahre vor unfrer chriftlichen ettrecttung würben in @l)iua jwei 5D?eteor(lröme im 93?onat 9ttärj gefehen.” - (fr:9215) [Anche 687 anni prima della nostra era cristiana furono visti in Cina due sciami meteorici nel mese di marzo.]. Si menzionano misurazioni fisiche accessorie, come il confronto tra velocità del suono e della luce “Newton vergleicht bie ©efcbwinbtgfeit be$ (Schallet (1140 feet in 1”) mit ber beä Siebtel“ - (fr:1762) [Newton confronta la velocità del suono (1140 piedi in 1”) con quella della luce] e determinazioni di parallasse solare.
8C25D792558AE2D01BC85E630CA9D24F7007B99263B90C91E2C2D58E7696144CB6D704AE09BACC2DEAE4BB6F4C2EDC6A48579EC8D4A84AACF86DE353B5FB05C8B9C2568858056A43CCBE3382ABA0EDA1369E8644B41B8C24160EB2FEF3B753F1AA71B89B062CF6D4AC0B413F15F4903B8C9EC89FF192C80BC42582CF620FD94A4F9A59EFC7C6DF4C05DBEFB1CBFBFF9ECFD28BC7BF30D80826CA1A3D7446133BB399A35939DB61D2CAF2F45CF16616B3C78198F98D68D394ABDCDC5BC8CDC35FEEEC2CC1C4FC0F1FC4482C1BF4DFB285A1C7AD5BC7975619755A26C59E4C9FDFBE979CF36A68E39D3F629A53AEB35C985D3DB59740D62EDC2315B8EE2DC6E07FE880B734600EEA2014F00A10818D3F9DA27FE5DAFBB59B2D42317C51C6464C061290395F4889762A54D5961488D660BE0A7AB9C31851F923E6811C78F1E3FDF6263A55FE37FA9F60A7D20FD7F467E864EE5CCE1707FC4260C8BB58684EAD0B09EA80C03414A44C264167818FB868FA3861DF0206A18215C6519DA7E0509CA608E7AEFB969E041B85144157669D7C2F80030902215B4DBC79606E827FB233A4D81BC7A4B69A24EE45CED534340F93AD6F