logged-posts

Harvey, 1628 - Exercitatio Anatomica de Motu Cordis et Sanguinis in Animalibus | L


1 La dedica e l’introduzione di William Harvey al suo trattato sul cuore

Un’epistola proemiale che lega la scoperta scientifica al potere sovrano e un’introduzione metodologica che sfida l’autorità antica in nome dell’evidenza empirica.

Il testo presenta due parti distinte: la dedica al re Carlo I d’Inghilterra e la lettera ai colleghi medici, seguite dall’inizio dell’introduzione scientifica. Harvey, nella dedica al Re, stabilisce un’audace analogia tra la funzione del cuore nel corpo umano e il ruolo del sovrano nello Stato, definendo il cuore “il primo motore nel corpo dell’uomo, e l’emblema del tuo proprio potere sovrano” (8). Questo parallelo non è solo un omaggio cerimoniale, ma un tentativo di dare significato politico e quasi divino alla sua scoperta scientifica, affermando che “la conoscenza del suo cuore, quindi, non sarà inutile a un Principe, in quanto abbraccia una sorta di esempio Divino delle sue funzioni” (7). La dedica si chiude con la data 1628, collocando storicamente l’opera.

Nella seconda epistola, indirizzata al Presidente del Royal College of Physicians e ai colleghi, Harvey delinea il metodo e lo spirito con cui condurrà la sua rivoluzione scientifica. Egli sottolinea che le sue teorie sono state già sottoposte per nove anni al vaglio della comunità scientifica attraverso dimostrazioni anatomiche pubbliche, “confermate queste vedute con dimostrazioni moltiplicate in vostra presenza, illustrate con argomenti, e liberate dalle obiezioni degli anatomisti più dotti ed esperti” (12). La sua preoccupazione principale è la novità radicale della sua scoperta, ovvero che “questo libro solo dichiara che il sangue percorre e rivoluziona un nuovo percorso, molto diverso dall’antica e battuta via calpestata per tanti secoli” (14). Per questo si affida al giudizio dei pari come scudo contro le accuse di presunzione.

Harvey enuncia qui i principi di una filosofia scientifica moderna. Si dichiara “partigiano della sola verità” (22) e critica l’adesione acritica all’autorità degli antichi: “né giurano una tale fedeltà alla loro padrona Antichità, che apertamente, e in vista di tutti, neghino e abbandonino il loro amico Verità” (17). Il vero filosofo, per Harvey, è colui che “dà credito alle conclusioni dei propri sensi” (16) ed è disposto a cambiare opinione se “la verità e l’indubbia dimostrazione lo richiedano” (20). Il suo metodo si fonda esclusivamente sull’osservazione diretta: “professo sia di imparare che di insegnare anatomia, non dai libri ma dalle dissezioni; non dalle posizioni dei filosofi ma dalla fabbrica della natura” (21).

L’introduzione vera e propria (25-28) inizia dichiarando l’intenzione di riesaminare criticamente la dottrina tradizionale, rappresentata da Galeno, secondo cui la funzione del polso e della respirazione è sostanzialmente la stessa, differendo solo per l’origine della facoltà che le governa. Cita il contemporaneo Fabricius d’Acquapendente per illustrare la visione consolidata che il battito cardiaco serva “all’aerazione e al raffreddamento del sangue” (28), una teoria che la sua opera si appresta a confutare attraverso “lo studio anatomico, l’esperimento ripetuto e l’attenta osservazione” (26).


2 La confutazione di Harvey sulla natura pneumatica delle arterie

L’estratto presenta il nucleo argomentativo di William Harvey contro la teoria galenica dell’aria nelle arterie, anticipando il metodo sperimentale.

Il testo costituisce una testimonianza cruciale del punto di svolta nella fisiologia del XVII secolo, in cui la dottrina galenica, dominante per secoli, viene messa in discussione attraverso un ragionamento logico e osservazioni critiche. Harvey, come indicato nella frase (39), attacca per primo the first aspect of current opinion about the heart and blood-vessels to be refuted. Il suo metodo si basa sull’identificare le contraddizioni interne della teoria pneumatica, che sosteneva che le arterie, con il loro polso, aspirassero aria e espellessero vapori fuligginosi. La citazione (32) riassume questa visione tradizionale: if the arteries in diastole draw air into their cavities… and in systole give off waste vapors.

Harvey oppone a questa teoria l’autorità di Galeno stesso, il quale, come ricordato in (33), declared that the arteries by nature contain blood and blood alone, neither air nor spirits. La confutazione procede quindi con una serie di esperimenti mentali che dimostrano l’assurdità dell’ipotesi pneumatica. Se le arterie si riempissero d’aria, argomenta Harvey, un corpo immerso in un liquido (frase 34: a bath of oil or water) dovrebbe avere un polso molto più debole, poiché il liquido impedirebbe l’ingresso dell’aria. Inoltre, solleva obiezioni anatomiche e fisiologiche insormontabili: come potrebbe l’aria raggiungere con la stessa facilità le arterie profonde e quelle superficiali (40)? Come potrebbero i feti (41) o gli animali marini come foche e balene (42) draw in and give off air through the great mass of water? Harvey liquida come pure fiction (43) l’idea che possano assorbire aria dall’acqua.

L’analisi storica del commento colloca l’origine di questa teoria errata in Empedocle (V sec. a.C., frasi 37-38) e ipotizza che il concetto dei vapori fuligginosi (fuligines o sooty vapors) possa essere nato dall’osservazione del colore più scuro del sangue venoso (36). Harvey nota anche un’ulteriore incoerenza logica: se i vapori possono uscire attraverso i pori, perché non dovrebbero farlo gli spiriti, che sono molto più volatili (44)? Infine, l’argomento clinico è decisivo: se le arterie contenessero aria, quando vengono tagliate (come nell’arteriotomia) questa dovrebbe entrare e uscire liberamente, proprio come avviene per la trachea (45-46). Il commentatore aggiunge, in una nota a margine quasi polemica, che questo è esattamente ciò che non accade: Of course this is just what they do (46), sottintendendo che dalle arterie tagliate esce solo sangue, confermando l’intuizione di Harvey.


3 Una critica anatomica alla funzione tradizionale dei vasi polmonari

William Harvey mette in discussione la dottrina galenica sulla nutrizione dei polmoni attraverso un’analisi razionale delle proporzioni e della funzione delle strutture cardiovascolari.

Il testo presenta una serie di argomenti logici e anatomici che confutano la visione tradizionale, di origine galenica, secondo cui l’arteria polmonare ha la funzione primaria di nutrire i polmoni. Harvey osserva che l’arteria polmonare e la vena polmonare hanno dimensioni corrispondenti: “Quando gli orifizi e i vasi si corrispondono reciprocamente per dimensioni, come è chiaro nell’arteria polmonare e nella vena polmonare” (140). Si chiede quindi perché, nonostante questa simmetria, si attribuisca loro una funzione diversa, una particolare (nutrire i polmoni) e l’altra generale.

La prima obiezione riguarda la sproporzione tra lo scopo dichiarato e la grandezza del vaso: “Come è possibile (come nota Realdus Colombo) che sia necessario tanto sangue per la nutrizione dei polmoni, visto che l’arteria polmonare che vi conduce supera per dimensioni entrambe le vene iliache?” (142). La dimensione eccessiva dell’arteria polmonare rispetto al presunto compito nutritivo appare irragionevole. Inoltre, Harvey solleva un interrogativo sulla necessità fisiologica del ventricolo destro: “Ancora domando, quando i polmoni sono così vicini, il vaso sanguigno che vi arriva di tale dimensione, e loro stessi in continuo movimento, qual è lo scopo del battito del ventricolo destro?” (144). La prossimità dei polmoni e il loro movimento rendono poco plausibile l’idea che un ventricolo cardiaco sia necessario solo per inviare loro nutrimento, portando a chiedersi: “E perché la Natura ha dovuto aggiungere quest’altro ventricolo al cuore per il bene di nutrire i polmoni?” (145).

Il testo chiarisce poi la terminologia storica confusa: l’arteria polmonare era chiamata vena arteriosa, “la vena simile a un’arteria” (147), definita vena perché si pensava trasportasse “spiriti naturali” per nutrire il polmone (148), ma la sua struttura era riconosciuta come arteriosa. La vena polmonare era chiamata arteria venosa, “l’arteria simile a una vena” (149), considerata arteria perché si credeva trasportasse “spiriti vitali” (150), pur avendo struttura venosa. Harvey sottolinea l’ambiguità di questa nomenclatura, notando che “non è sempre facile tenere distinti questi termini” (151), al punto che persino il traduttore standard delle sue opere, il Dr. Robert Willis, “scivolò” (152) su di essi. Questa confusione terminologica riflette l’incertezza della dottrina tradizionale che Harvey sta smantellando attraverso un’analisi basata sull’osservazione e sul ragionamento.


4 Una critica anatomica alla dottrina dello spirito vitale

William Harvey confuta la teoria galenica del passaggio del sangue attraverso il setto cardiaco, sostenendo l’evidenza della circolazione polmonare.

Il testo costituisce una testimonianza cruciale del pensiero scientifico rinascimentale in transizione, mostrando il metodo empirico che sfida dogmi secolari. Rappresenta un momento di rottura epistemologica, in cui l’osservazione diretta e il ragionamento logico vengono utilizzati per demolire la fisiologia galenica, ancora dominante.

L’autore attacca due concetti cardine della fisiologia tradizionale: la funzione della vena polmonare come condotto per l’aria e la presenza di pori nel setto interventricolare. Sulla prima, si chiede retoricamente: “vorrei sapere perché la vena polmonare è costruita come una vena se è destinata alla trasmissione dell’aria” (183), osservando che una struttura ad anelli, come i bronchi, sarebbe stata più adatta a rimanere pervia. Sottolinea l’assurdità che un vaso dalla struttura venosa, quindi predisposto al trasporto di liquido, sia invece ritenuto dalla dottrina (come quella di Fabricius) il principale canale per l’aria verso il cuore.

Il bersaglio principale è però la teoria della formazione degli “spiriti vitali” nel ventricolo sinistro, per cui sarebbero necessari sia sangue (trasudato dal ventricolo destro attraverso il setto) che aria (portata dalla vena polmonare). L’autore dichiara con forza l’inesistenza anatomica dei presunti passaggi: “Ma, per Dio, tali pori non esistono, né possono essere dimostrati!” (191). Fornisce una prova materiale: “Il setto del cuore è di materiale più denso e compatto di qualsiasi altra parte del corpo eccetto ossa e tendini” (192). Usa poi un ragionamento meccanico: anche se i pori esistessero, come potrebbe il ventricolo sinistro attirare sangue dal destro “quando entrambi i ventricoli si contraggono e si dilatano contemporaneamente?” (193).

L’argomentazione procede evidenziando le incongruenze logiche della teoria accettata. Si chiede perché sia necessario “credere a pori invisibili e canali oscuri incerti per far arrivare il sangue al ventricolo sinistro quando c’è un passaggio così ampio e aperto attraverso la vena polmonare” (196). Inoltre, osserva che se il sangue potesse nutrire il miocardio per imbibizione diretta dai ventricoli, “a che servono le arterie e le vene coronarie, rami delle quali vanno al setto stesso, per la sua nutrizione?” (198). Un argomento decisivo è tratto dall’anatomia comparata del feto: “se nel feto, dove tutto è più soffice e lasso, la Natura ha dovuto portare il sangue al ventricolo sinistro attraverso il forame ovale… come è probabile che nell’adulto passi così copiosamente e senza sforzo attraverso il setto cardiaco, ora più denso con l’età?” (199-200). Questa osservazione distrugge la plausibilità fisiologica della teoria tradizionale, suggerendo implicitamente che il vero percorso del sangue sia proprio attraverso i polmoni e la vena polmonare, qui ironicamente definita “ampio passaggio aperto”.


5 La fondazione della fisiologia cardiaca: l’acutezza di Harvey e il punto d’apice

Un’analisi storica e concettuale della scoperta del ciclo cardiaco, che attribuisce a William Harvey il merito di averne compreso e dimostrato il meccanismo.

Il testo stabilisce il significato storico e scientifico dell’opera di William Harvey, riconoscendogli in modo esclusivo il merito di aver compreso e dimostrato la verità sulla circolazione del sangue. L’autore contrappone la chiarezza e l’acutezza delle osservazioni di Harvey alle idee “tentennanti, vaghe e incomplete” (272) di predecessori come Serveto, Colombo, Ruini e Cesalpino. La conclusione è netta: “ad Harvey solo dovrebbe essere dato l’onore di aver per primo realizzato la piena verità, e di averla dimostrata al mondo” (272).

Un elemento peculiare e fondante individuato nel testo di Harvey è la descrizione del battito dell’apice cardiaco. Esso è definito come “la prima chiara affermazione del significato del battito dell’apice” (268) e rappresenta un punto di riferimento cruciale nell’analisi fisiologica, poiché “segna, come notò Harvey, il momento della sistole ventricolare e dello svuotamento” (269). Questo segno clinico diventa così un dato oggettivo per interpretare gli eventi del ciclo.

Il testo procede poi a esplorare la natura meccanica del cuore così come descritta da Harvey. Egli paragona esplicitamente il movimento cardiaco alla contrazione muscolare: “Il movimento è esattamente lo stesso di quello dei muscoli quando si contraggono lungo i loro tendini e fibre” (275). Dalla sua osservazione diretta, Harvey deduce che “il cuore, nel momento in cui agisce, si contrae tutto, più spesso nelle sue pareti e più piccolo nei suoi ventricoli, per espellere il suo contenuto di sangue” (277). Una prova visiva di questo svuotamento è il cambiamento di colore: “il cuore diventa pallido quando spreme il sangue fuori durante la contrazione, ma quando è quieto nel rilassamento il profondo color rosso sangue ritorna” (278).

Sebbene il riconoscimento ufficiale della natura muscolare del cuore sia spesso attribuito a Niels Stensen (279), il testo sottolinea come questa attribuzione sia “un po’ ingiusta verso Harvey” (280), il cui lavoro contiene già una descrizione fisiologica precisa della contrazione. Il resoconto storico si completa con il riferimento allo sviluppo successivo dell’analisi grafica del ciclo cardiaco, resa possibile dal chimografo di Carl Ludwig e sviluppata da E.J. Marey (270), indicando come le fondamentali osservazioni di Harvey abbiano aperto la strada a metodiche di indagine sempre più raffinate.


6 Meccanica della contrazione ventricolare e struttura muscolare nel cuore

Analisi di un estratto che descrive il meccanismo di contrazione del cuore, con particolare attenzione alla disposizione delle fibre muscolari e alle strutture interne dei ventricoli.

Il testo descrive in dettaglio il meccanismo attraverso cui la contrazione delle fibre muscolari cardiache provoca l’eiezione del sangue. Il movimento fondamentale è spiegato dal fatto che le fibre, disposte a spirale dall’apice alla base del cuore, si retraggono. Come affermato, “mentre le fibre si estendono dall’apice alla base del cuore, avvicinando l’apice alla base, non tendono a far protrudere le pareti verso l’esterno, ma piuttosto il contrario, poiché tutte le fibre disposte a spirale si raddrizzano durante la contrazione” (300). Questo principio è generale per il tessuto muscolare: “Quando si contraggono si accorciano longitudinalmente e si distendono lateralmente man mano che si ispessiscono” (302).

La contrazione ventricolare non è però dovuta solo all’ispessimento e all’orientamento delle pareti. Un sistema complementare è costituito da fasci di fibre rette all’interno delle cavità. Il testo nota che “Le pareti contengono non solo fibre circolari, ma ci sono anche bande contenenti solo fibre rette, che si osservano nei ventricoli di animali più grandi e che Aristotele chiama nervi” (304). La loro contrazione coordinata con le altre fibre crea “un sistema eccellente per avvicinare strettamente le superfici interne, come con delle corde, al fine di espellere il sangue con maggiore forza” (304).

Una nota a piè di pagina fornisce ulteriori dettagli anatomici, descrivendo le irregolarità delle pareti interne dei ventricoli. Queste sono costituite da: “(1) fili separati tesi attraverso la cavità, le bande moderatrici particolarmente note nel ventricolo destro; (2) colonne sulle pareti, le columnae carnae… e (3) piccole elevazioni sulle pareti, i muscoli papillari, che si prolungano nei cordoni tendinei che si estendono alle valvole” (305). Il ruolo dei muscoli papillari e dei cordoni tendinei è probabilmente quello di “chiudere più esattamente i lembi valvolari” (306). L’estratto si conclude con un riferimento bibliografico a un testo di fisiologia e la nota che Harvey tornerà sull’argomento in un capitolo successivo.


7 Il ritardo nell’applicazione clinica della scoperta di Harvey e le osservazioni sul movimento cardiaco

Riflessione sul divario tra la scoperta della circolazione sanguigna e la sua adozione nella pratica medica, seguita da una dettagliata analisi sperimentale del movimento del cuore.

Il testo evidenzia un paradosso storico: la rivoluzionaria scoperta di William Harvey sulla circolazione del sangue non trovò applicazione clinica immediata, nonostante lo stesso scienziato ne avesse indicato le potenzialità per “diagnosi, trattamento e prognosi” (362). La resistenza venne dalla classe medica pratica, che “non ne voleva sapere” (363). Questo ritardo è attribuito al grande successo del contemporaneo Thomas Sydenham, il cui sistema di classificazione delle malattie basato sui sintomi (nosologia) attirò l’attenzione dei clinici, distogliendola dalle nuove scoperte di anatomia e fisiologia (366). Una testimonianza di questa trascuratezza si trova persino nelle note di un secolo dopo di William Cullen, che cita Harvey solo “casualmente” riguardo al controllo delle emorragie (365).

La seconda parte del testo si concentra sull’osservazione sperimentale del movimento cardiaco. Viene citata l’autorità di due anatomisti, Caspar Bauhin e John Riolan, i quali descrivono nel cuore di un animale vivente “quattro movimenti distinti nel tempo e nel luogo, di cui due appartengono agli atri e due ai ventricoli” (372). Il testo fornisce un breve profilo biografico e critico delle due fonti: Bauhin è descritto come autore di un testo “non originale ma affidabile” (374), mentre Riolan, figura conservatrice e influente, è noto per essere stato l’unico critico delle teorie di Harvey a cui questi abbia degnato di rispondere (377, 378). Questa opposizione, basata su “argomenti abbastanza ragionevoli” (377), sottolinea il clima di dibattito scientifico in cui la nuova fisiologia si affermava.


8 La conferma miogena e la scoperta del sistema di conduzione cardiaca

L’estratto testimonia il consolidamento della teoria miogena del battito cardiaco e le scoperte anatomiche e cliniche che ne derivarono, tra fine Ottocento e inizio Novecento.

Il significato storico del testo risiede nella documentazione di una rivoluzione concettuale nella fisiologia cardiaca: il superamento della teoria “neurogena” a favore di quella ”miogena”. Come sintetizzato dalla citazione di Garrison, fu stabilito che “le influenze motrici dai gangli nervosi nel seno venoso influenzano il ritmo (frequenza e forza) del cuore, ma non originano i suoi movimenti o il battito, che sono dovuti al potere contrattile ritmico automatico del muscolo cardiaco stesso e all’onda di contrazione peristaltica che procede dal seno venoso al bulbo arterioso e da fibra muscolare a fibra muscolare” (401). Questo principio fondamentale, le cui basi si possono dedurre dalle osservazioni di Harvey (402), fu saldamente stabilito dal trattato del 1882 citato (400).

Le ricerche di Gaskell, poi estese da Engelmann (403), fornirono una nuova interpretazione agli esperimenti classici di Stannius (404). La scoperta anatomica cruciale che ne conseguì fu quella di Wilhelm His Jr., il quale nel 1893 identificò “una sottile striscia di muscolo tra atri e ventricoli”, riconosciuta, in accordo con le idee di Gaskell, come “il mezzo di conduzione per gli impulsi contrattili tra atri e ventricoli” (405). Questa scoperta spiega i fenomeni osservati da Stannius e fornisce il substrato anatomico per comprendere la patologia clinica.

Il testo collega infatti queste scoperte fisiologiche alla medicina pratica, evidenziando come la “significanza clinica del blocco cardiaco o della malattia di Stokes-Adams” fosse stata inizialmente descritta da Adams (1827) e Stokes (1846) (406). Lo studio di tali fenomeni ricevette un decisivo impulso tecnologico con “i metodi elettrocardiografici sviluppati principalmente da W. Einthoven” (407), le cui affiliazioni accademiche sono indicate nelle frasi successive (408-411). Il passaggio mostra così la progressione dalla teoria di base, alla verifica sperimentale, alla scoperta anatomica, fino alla correlazione clinica e al suo moderno strumento di indagine.


9 Osservazioni embriologiche sulla priorità vitale degli atri e la natura pulsatile del sangue

Un’analisi dello sviluppo e del declino della vita cardiaca, dalla prima palpitazione embrionale all’agonia.

Il testo indaga l’origine e la fine della vita negli animali attraverso osservazioni anatomiche ed embriologiche, sfidando l’idea che il cuore nel suo complesso sia il primo organo a vivere e l’ultimo a morire. L’autore nota che, dopo l’arresto del cuore e dell’atrio destro, “rimaneva un lieve movimento o palpitazione nel sangue nell’atrio destro, finché sembrava imbevuto di calore e spirito” (440). Questa pulsazione intrinseca al sangue o allo spirito vitale persiste dopo la morte, portando a dubitare che la vita inizi esclusivamente con una palpitazione cardiaca (448).

L’evidenza principale proviene dall’embriologia. Nell’uovo di gallina, “prima di ogni altra cosa, appare una goccia di sangue, che pulsa” (442). Da questa goccia pulsante si formano gli atri del cuore, la cui contrazione è una “continua evidenza di vita” (443). Solo in seguito si sviluppa il resto del cuore, che inizialmente “rimane pallido e esangue… e non pulsa” (444). Una condizione analoga è osservata in un embrione umano al terzo mese, con ventricoli pallidi e atri contenenti sangue (445). La conclusione è che “gli atri (o quella parte corrispondente agli atri nei serpenti, nei pesci e in tali animali) vivono prima del resto del cuore, e muoiono dopo di esso” (447).

Questo processo illustra un principio generale della natura, citando Aristotele: nel generarsi, la vita procede dal non-animale all’animale e dal non-ente all’ente; nel corrompersi, retrocede dall’ente al non-ente (450, 451). Di conseguenza, “negli animali ciò che è fatto per ultimo muore per primo, ciò che per primo muore per ultimo” (452). Infine, l’autore estende la presenza di un cuore oltre i confini aristotelici, avendone osservato uno “non solo negli animali più grandi con sangue… ma anche in quelli più piccoli e senza sangue, come lumache, chiocciole, granchi, gamberetti e molti altri” (453).


10 Osservazioni sull’embrione e la natura della contrazione cardiaca

Un’indagine sulla generazione e la funzione del cuore attraverso l’osservazione diretta di embrioni e piccoli animali.

Il testo combina osservazioni embriologiche con la deduzione del meccanismo fisiologico del cuore, offrendo una testimonianza diretta del metodo sperimentale basato sull’osservazione. Il significato storico risiede nella descrizione minuziosa dello sviluppo embrionale del cuore e nella successiva formulazione di una teoria sulla sua azione, che anticipa la comprensione del ritmo cardiaco. Un elemento peculiare è l’uso di organismi trasparenti, come un piccolo calamaro, come modello naturale per osservare direttamente l’organo in funzione: “Placing this creature in water, I have often shown some of my friends the movements of its heart… we could observe the least tremor of the heart, as through a window” (472-473).

L’esplorazione inizia con lo sviluppo del cuore nell’uovo di gallina, descritto come una semplice vescicola pulsante: “there is, as I said, only a vesicle or auricle, at first, or a throbbing drop of blood… which… becomes the heart” (469). Questa primordiale “throbbing point of blood” (475) è osservata con tale precisione da apparire e scomparire con la pulsazione, definita poeticamente come “Throbbing between existence and non-existence… it was the beginning of life” (476). L’autore estende questa osservazione ad altri animali meno complessi, notando che in essi una “throbbing vesicle or an alternately red and white point” funge da “mainstay of life” (470).

Da queste osservazioni, l’autore deduce la sequenza delle azioni cardiache. Espone una teoria chiara e meccanicistica: prima si contrae l’auricola, che spinge il sangue nel ventricolo; poi, “This being filled, the heart raises itself, makes its fibers tense, contracts, and beats” (478). Questo battito espelle il sangue nelle arterie, specificando il percorso diverso dal ventricolo destro verso i polmoni e dal sinistro verso l’aorta e il corpo (479). Viene enfatizzata la natura consecutiva e ritmica dei due movimenti, auricolare e ventricolare (480). Un riferimento bibliografico moderno (480-482) e una nota su un’altra descrizione fisiologica (483) appaiono come aggiunte successive, creando una stratificazione temporale tra il testo storico e un commento moderno.


11 Dimostrazione quantitativa della circolazione del sangue

Calcolo della portata cardiaca come prova inconfutabile del moto circolare del sangue.

Il testo presenta un argomento cruciale per dimostrare la teoria della circolazione del sangue, basandosi non su mere osservazioni qualitative, ma su un calcolo quantitativo del volume di sangue pompato dal cuore. Questo metodo rappresenta un punto di svolta storico, essendo “il primo esempio del metodo quantitativo in fisiologia” che “introdusse il più importante metodo di ragionamento nella scienza e ne dimostrò la verità più significativa” (730, 731). L’autore, dopo aver stabilito premesse osservazionali (l’afflusso continuo di sangue nelle arterie e il suo ritorno attraverso le vene), dichiara che da queste “sarà chiaro che il sangue circola, allontanandosi dal cuore verso le estremità e poi ritornando indietro al cuore, muovendosi così in un circolo” (713).

Il nucleo della dimostrazione è un esperimento mentale aritmetico. Partendo dalla stima del contenuto del ventricolo sinistro in diastole (da un’oncia e mezza a più di tre once) (714, 715), si ipotizza che ad ogni contrazione (sistole) venga espulsa una frazione di questo volume, ad esempio “un quarto, un quinto, un sesto, o persino un ottavo” (717). Anche assumendo il valore minimo di “un dramma” per battito (718), e considerando che “il cuore compie più di mille battiti in mezz’ora” (719), il risultato è ineludibile: in mezz’ora, verrebbero pompati “tremila drammi… una quantità sempre maggiore di quella presente nell’intero corpo” (720). Un calcolo analogo per una pecora dimostra che in mezz’ora il cuore pomperebbe più sangue di quanto l’intero animale ne contenga (721, 723).

Da questo calcolo discende logicamente la conclusione: “è evidente che l’intera quantità di sangue passa dalle vene alle arterie attraverso il cuore, e similmente attraverso i polmoni” (724). Anche dilatando il tempo necessario per questo ricambio, il principio resta valido: “più sangue scorre continuamente attraverso il cuore di quanto possa essere fornito dal cibo digerito o essere contenuto nelle vene in un dato momento” (725). L’autore respinge con forza qualsiasi obiezione qualitativa, affermando che è “contrario al buon senso” pensare che il cuore a volte pompi e a volte no, o che espella una quantità trascurabile (726, 727). La struttura delle valvole e la necessità di riempimento in diastole implicano necessariamente l’espulsione di un volume significativo in sistole (728, 729). La prova, quindi, non è solo anatomica, ma matematicamente certa.


12 Determinazione della portata cardiaca e principio della circolazione del sangue

Un resoconto su metodi sperimentali per misurare la gittata cardiaca e sul principio fisiologico della circolazione continua del sangue.

Il testo combina una descrizione di un metodo fisiologico per calcolare la gittata cardiaca con un’affermazione fondamentale sul principio della circolazione del sangue. Il metodo si basa sul calcolo dell’assorbimento polmonare di un gas tracciante, come l’ioduro di etile. La differenza tra il contenuto del gas nell’aria inspirata ed espirata, moltiplicata per il volume respiratorio al minuto, fornisce “il volume del gas assorbito al minuto” (741). Questo valore, diviso per la concentrazione arteriosa del gas, dà il flusso sanguigno polmonare totale al minuto. Infine, “il volume assorbito al minuto diviso per la concentrazione arteriosa dà il flusso di volume al minuto attraverso i polmoni, che diviso per la frequenza cardiaca dà la ‘gittata sistolica’ del cuore” (745). Il testo accenna anche a un metodo alternativo “relativamente semplice in modo meccanico, con immagini radiografiche del cuore in sistole e diastole” (747), citando diversi studi tra il 1920 e il

In parallelo, viene riportato un principio cardine della fisiologia, attribuito a William Harvey, che afferma la natura circolatoria e variabile del flusso sanguigno: “lo so e dichiaro a tutti che il sangue è trasmesso a volte in quantità maggiore, a volte minore, e che il sangue circola a volte rapidamente, a volte lentamente, secondo il temperamento, l’età, cause esterne o interne, fattori normali o anormali, sonno, riposo, cibo, esercizio, condizione mentale e simili” (742). Questo concetto è essenziale per giustificare il metodo di misurazione, poiché presuppone un circuito chiuso. Un passaggio logico spiega che, anche ammettendo una piccolissima quantità di sangue pompata per battito, “una quantità maggiore verrebbe eventualmente pompata nelle arterie e nel corpo di quanto potrebbe essere fornita dal cibo consumato, a meno che non compia costantemente un circuito e ritorni” (743). Questa è la prova logica della circolazione. Il testo presenta quindi sia una tecnica quantitativa moderna (per l’epoca) sia il fondamento teorico storico che la rende significativa, evidenziando la continuità tra la scoperta del principio e la sua successiva misurazione sperimentale.


13 Classificazione e applicazione delle legature nella storia della medicina

Un’esplorazione delle tecniche di legatura tra chirurgia e fisiologia sperimentale.

Il testo descrive una tassonomia delle legature e la loro applicazione in contesti medici storici, per poi documentare un esperimento fisiologico. Storicamente, il frammento testimonia una fase di transizione tra una pratica chirurgica empirica e un approccio sperimentale alla comprensione della circolazione sanguigna. La prima parte classifica le legature in base alla loro funzione: la “ligature” stretta, usata per provocare la necrosi di tessuti come nei testicoli o nei tumori, agisce “because the ligature keeps out heat and nourishment” (823). In opposizione, la “ligature middling” (824) comprime senza dolore, permettendo all’arteria di “pulsate somewhat beyond the ligature”, ed è specificamente impiegata per il salasso, o “drawing,” in bloodletting (825). La sua applicazione corretta è sopra il gomito, in modo che “the artery at the wrist may still be felt beating slightly” (826).

La seconda parte del testo si concentra su un esperimento condotto su un braccio umano, utilizzando una fascia come nel salasso. L’attenzione è rivolta esplicitamente alle relazioni meccaniche della pressione sanguigna, richiamando il lavoro fondamentale del reverendo Stephen Hales (828-829). La metodologia è dettagliata: il soggetto ideale è magro, con vene grandi e caldo dopo l’esercizio, quando “more blood is going to the extremities and the pulse is stronger” (829). Applicando una legatura stretta, si osserva che “the artery does not pulsate beyond the bandage” (831). Al di sopra della legatura, invece, l’arteria si comporta in modo peculiare: è “higher in diastole and beats more strongly, swelling near the ligature as if trying to break through” (832), apparendo “abnormally full” (833). Questo esperimento, definito “interesting” e collegato a una discussione quantitativa sulla pressione arteriosa e venosa (827), evidenzia la nascita di un’indagine fisiologica sistematica, tesa a misurare i fattori implicati nel comportamento del sistema circolatorio sotto costrizione.


14 Dimostrazione della circolazione sanguigna mediante l’esperimento della legatura

Un’indagine sperimentale che, attraverso l’osservazione degli effetti di legature strette e medie su un arto, dimostra il percorso del sangue dalle arterie alle vene e ne deduce la circolazione continua attraverso il cuore.

Il testo presenta una dettagliata indagine sperimentale sul movimento del sangue, condotta attraverso l’applicazione di legature di diversa tensione su un braccio. L’autore distingue nettamente gli effetti di una fascia ”stretta” (tight) da quelli di una fascia ”mediamente stretta” (mediumly tight). La prima blocca completamente il flusso sia arterioso che venoso, poiché “non solo blocca il flusso di sangue nelle vene ma anche nelle arterie” (865). La seconda, invece, “non impedisce alla forza pulsante di diffondersi oltre la legatura e di portare sangue alle estremità del corpo” (864), bloccando solo il ritorno venoso.

L’osservazione chiave è che con una legatura media, “le vene si gonfiano e si ingorgano e la mano si riempie di sangue” (867) al di sotto della fascia, mentre le arterie si restringono. Questo gonfiore è causato dal sangue che “viene spinto dentro dal battito cardiaco attraverso le arterie, e non potendo sfuggire da nessuna parte, la parte deve necessariamente diventare ingorgata e gonfia” (878). L’autore deduce logicamente che, poiché il sangue non può arrivare attraverso le vene (compresse) né attraverso “dotti invisibili” (869), “deve scorrere attraverso le arterie” (869). Il momento in cui si allenta la legatura fornisce un’ulteriore prova: “il soggetto… chiaramente sente, mentre la legatura viene allentata, calore e sangue pulsare attraverso, come se un ostacolo fosse stato rimosso” (853) e le vene “collassano improvvisamente, svuotandosi verso la parte superiore” (871).

Da questi fenomeni, l’autore trae due conclusioni fondamentali sulla fisiologia vascolare. Primo, che il sangue passa dalle arterie alle vene, implicando “o un’anastomosi di questi vasi o pori nella carne e nelle parti solide permeabili al sangue” (875). Secondo, che “le vene comunicano tra loro” (876), come dimostrato dal fatto che si gonfiano tutte insieme e, se una sola venula viene tagliata, “tutte rapidamente si restringono… e si abbassano quasi insieme” (876).

L’autore confuta esplicitamente le teorie contemporanee che attribuiscono il “potere di attrazione” (drawing power) dei salassi a “calore, dolore, orrore del vuoto o qualsiasi altra causa finora proposta” (851). Sostiene che questi fattori non possono spiegare un gonfiore così “improvviso e potente per impatto di sangue” (880). La vera causa del gonfiore sotto la legatura media è “l’afflusso vigoroso e copioso di sangue che non può sfuggire” (885), principio che estende alla spiegazione di tumori e ascessi, citando Avicenna: “la via d’ingresso è aperta ma la via d’uscita è chiusa, quindi ci deve essere un ingorgo o un tumore” (886). A supporto, racconta un’esperienza personale: dopo un trauma cranico vicino a un ramo arterioso, sviluppò “nel giro di circa venti pulsazioni, un tumore delle dimensioni di un uovo ma senza né calore né grande dolore” (892), attribuendolo al sangue spinto con “una quantità e una velocità insolite” (893) dall’arteria vicina.

L’indagine sperimentale conduce infine alla prova della circolazione del sangue. Poiché il sangue passa dalle arterie alle vene e un’enorme quantità può essere prelevata da una singola vena tagliata, ne consegue che “il sangue passa continuamente attraverso il cuore” (899). Il flusso vigoroso deriva esclusivamente dall’“azione di pompaggio del cuore” (901) e il sangue deve passare “per mezzo del cuore, attraverso un trasferimento compiuto dalle grandi vene” (902), poiché le arterie ricevono sangue dalle vene solo attraverso il ventricolo sinistro. Queste osservazioni permettono di “giungere a una conclusione sul suo moto circolare” (904).


15 La dimostrazione di Pecquet e il conservatorismo di Harvey: un capitolo nella storia della circolazione sanguigna

La resistenza di Harvey alla scoperta delle valvole venose e del dotto toracico, nonostante completassero la sua teoria.

Il testo tratta di un momento storico nella fisiologia del XVII secolo, focalizzandosi sul rapporto tra la dottrina di William Harvey sulla circolazione del sangue e le successive scoperte anatomiche. Il lavoro di Jean Pecquet, che includeva una “prova accuratamente concepita della dottrina di Harvey” (951), viene discusso dallo stesso Harvey in una lettera del 28 aprile 1652 (952). Tuttavia, il “caratteristico conservatorismo” di Harvey gli impedì di accettare la scoperta di Pecquet, sebbene essa fornisse “una spiegazione dimostrabile di una parte insoddisfacente della sua propria” teoria (953). Questo episodio illustra come anche gli scienziati rivoluzionari possano mostrare resistenza nell’integrare scoperte che perfezionano il loro lavoro fondamentale.

Un elemento peculiare del testo è l’analisi dettagliata della funzione delle valvole venose, che smonta spiegazioni precedenti. Viene respinta l’idea che servano a rallentare il flusso sanguigno, poiché il sangue scorre già abbastanza lentamente quando passa “da rami più grandi a più piccoli” e “da luoghi più caldi a più freddi” (957). Viene anche rigettata la nozione, parzialmente implicita nel loro antico nome le arterie del sonno (954), che la loro funzione sia correlata allo svenimento da compressione (955). La spiegazione corretta, supportata da osservazioni anatomiche dirette, è che le valvole “sono presenti unicamente affinché il sangue non possa muoversi dalle vene più grandi in quelle più piccole” per evitarne la rottura, e che il movimento permesso sia “dalle estremità verso il centro” e non viceversa (958). Questo movimento unidirezionale è “agevolato da queste delicate valvole, mentre il contrario è completamente impedito” (959).

La descrizione anatomica delle valvole è minuziosa e basata sull’evidenza sperimentale. Le valvole sono disposte in coppie che, quando sollevate, “si uniscono nel mezzo della vena” con bordi così ben congiunti da non mostrare “alcuna fessura lungo la loro giunzione” (963). La loro funzione è dimostrata dall’impossibilità di far passare una sonda “dai tronchi venosi principali molto lontano nei rami più piccoli”, mentre è “molto facile spingerla nella direzione opposta, dai rami verso i tronchi più grandi” (961, 962). La loro azione è paragonata a quella di “chiuse che si oppongono al flusso di un fiume” (964). Il testo nota anche la loro ubicazione, più frequente ma non esclusiva nelle biforcazioni (956), e il meccanismo per cui il sangue che supera le “corna” di una valvola viene bloccato dalla convessità di quella sottostante (960).


16 Dimostrazione della circolazione venosa attraverso la funzione valvolare

Un’esposizione sperimentale che, mediante la manipolazione delle vene superficiali del braccio, dimostra il movimento unidirezionale del sangue verso il cuore e ne quantifica la portata, gettando le basi per la teoria della circolazione sanguigna.

Il testo descrive una serie di esperimenti condotti sulle vene di un braccio, legato per renderle turgide, volti a dimostrare la funzione delle valvole venose e la direzione del flusso sanguigno. L’operatore manipola le vene con le dita per osservare il comportamento del sangue in relazione alle valvole. Il dato sperimentale fondamentale è che “nothing can be forced through the valve” (974) in direzione centrifuga, ossia verso la periferia. Premendo su una vena al di sotto di una valvola e spingendo il sangue verso di essa, si osserva che “the vein stays empty below it” (975), confermando che la valvola impedisce il reflusso.

Da questi esperimenti si deduce che la funzione delle valvole venose è analoga a quella delle valvole sigmoidee dell’aorta e dell’arteria polmonare: “to prevent… the reflux of blood” (975). La conclusione logica è inequivocabile: “blood moves through the veins toward the heart, from the periphery inwards, and not in the opposite direction” (979). Sebbene si riconosca che alcune valvole possano essere inefficaci singolarmente (“do not seem adequate to block a flow of blood from the center” (980)), il sistema nel suo complesso è efficiente, poiché le valvole successive compensano eventuali deficienze.

Il passaggio cruciale è un esperimento quantitativo. Dopo aver svuotato un tratto di vena oltre una valvola, si rilascia l’ostruzione a monte: “the vein at once fills up from below” (986-987). Ripetendo rapidamente questa operazione di compressione e svuotamento, si può stimare la quantità di sangue spostata. Il testo afferma che moltiplicando questa quantità per mille (il numero di compressioni ipotetiche), si ottiene “so much blood transmitted… in a relatively short time” (989) da convincere dell’esistenza della circolazione del sangue. L’autore prevede e confuta un’obiezione metodologica, ammettendo che “this experiment of mine violates natural conditions” (990), ma senza che questo infici il valore dimostrativo dell’osservazione.


17 La febbre come risposta benefica e l’assorbimento cutaneo in un’estratto del Trattato di Harvey

Un’analisi della concezione harveyana della febbre e dei processi di assorbimento, che anticipa intuizioni moderne.

Il testo, un estratto dal trattato scientifico di William Harvey, possiede un significato storico di primo piano per due ragioni principali. In primo luogo, documenta una rivoluzionaria inversione di prospettiva sulla febbre, non più vista solo come sintomo da sopprimere ma come potenziale risposta benefica dell’organismo. Harvey osserva che “il calore anomalo acceso nel cuore è disperso da lì al corpo, attraverso le arterie, insieme alla materia morbifica, che è così naturalmente dissolta e sopraffatta” (1056). Questo concetto, come nota il commentatore, anticipa le moderne concezioni delle reazioni immunitarie: “è interessante, alla luce delle nostre attuali concezioni delle reazioni immunitarie ai processi infettivi, che Harvey abbia implicato che la febbre è una risposta benefica nell’individuo infetto” (1059). Tuttavia, questa intuizione fu oscurata per secoli dal “successo della corteccia peruviana o dei Gesuiti… nell’alleviare le febbri malariche” (1060), portando a una pratica medica focalizzata sulla soppressione della febbre “a qualsiasi costo” (1061) e all’interesse per gli “antipiretici” (1062).

In secondo luogo, il testo esplora il meccanismo dell’assorbimento cutaneo di sostanze medicamentose, offrendo una testimonianza dello sforzo di razionalizzare osservazioni empiriche all’interno della teoria fisiologica del tempo. Harvey elenca casi in cui sostanze applicate esternamente producono effetti sistemici, come “la coloquintida e l’aloe applicate esternamente muovono gli intestini, le cantaridi eccitano… l’aglio posto sui piedi promuove l’espettorazione” (1057, 1063). Per spiegare questo fenomeno, propone un’analogia con l’assorbimento del chilo nell’intestino: “non è irragionevole dire che le vene raccolgono attraverso le loro aperture alcune delle cose applicate esternamente e le trasportano dentro con il sangue” (1063). Questo ragionamento diede “una nuova svolta alla vecchia patologia umorale” (1058), sebbene poi trascurata.

Un elemento peculiare è la dettagliata argomentazione contro la teoria contemporanea dei movimenti opposti nei capillari mesenterici. Harvey afferma con forza che “non è vero che ci siano due movimenti opposti in questi capillari, chilo verso l’interno e sangue verso l’esterno” (1066), giudicando un tale arrangiamento “incongruo e improbabile” (1067). Sostiene invece che il chilo si mescola al sangue in proporzioni minime, usando un’immagine aristotelica: è “paragonabile, come dice Aristotele, ad aggiungere una singola goccia d’acqua a un barile di vino, o il contrario” (1073). Questo passaggio chiarisce la sua visione di un sistema circolatorio unidirezionale e integrato. Il testo si chiude con un riferimento a studi futuri, notando che i fattori dell’assorbimento cutaneo hanno attirato molta attenzione “dallo sviluppo della guerra chimica” (1070), ma che per le sostanze da lui menzionate non erano ancora stati condotti studi (1071).


18 Osservazioni embriologiche sulla priorità di formazione degli organi e sul ruolo del fegato

Riflessioni sulla cronologia dello sviluppo prenatale e sul nutrimento nel pulcino, tratte da uno studio anatomico.

Il testo presenta una serie di osservazioni comparative sullo sviluppo embrionale, sottolineando una peculiare sequenza nella formazione degli organi. Viene notato che nell’embrione umano tutti gli organi, compresi i genitali, sono spesso già delineati quando il fegato è ancora quasi assente: “nel feto umano vediamo spesso tutti gli organi pienamente delineati, persino i genitali, mentre non c’è quasi ancora traccia del fegato” (1081). Questa assenza è descritta in modo vivido in uno stadio in cui gli organi appaiono privi di vascolarizzazione: “Nel momento in cui tutti gli organi, persino il cuore, appaiono bianchi, e non c’è segno di rossore da nessuna parte tranne che nelle vene, non vedrai nulla dove dovrebbe esserci il fegato se non una macchia irregolare come sangue sparso da una vena rotta” (1082).

Il resoconto si estende poi allo sviluppo dell’uovo di gallina, descrivendo il sistema di nutrimento dell’embrione. Vengono individuate “due vene ombelicali” (1083) con percorsi distinti: una diretta dall’albume al cuore, l’altra dal tuorlo alla vena porta. Questa descrizione anatomica è funzionale a spiegare la cronologia del nutrimento: “Il pulcino si sviluppa e viene nutrito prima dall’albume, poi dopo che si è formato e lascia il guscio, dal tuorlo” (1084). Il tuorlo ha una funzione nutritiva prolungata, paragonabile a quella del latte nei mammiferi, tanto che “si può trovare il tuorlo nello stomaco di un pulcino molti giorni dopo la schiusa” (1085).

L’autore conclude segnalando che tali questioni potrebbero trovare una collocazione più adatta in una trattazione specifica sulla formazione del feto, dove si potrebbero affrontare problemi fondamentali come la ragione della sequenza di sviluppo degli organi (“Perché una parte si forma prima, un’altra dopo?” (1087)) e le relazioni causali tra di essi (“riguardo l’origine degli organi, se uno possa essere causa di un altro, e molto sul cuore” (1088)). Viene infine accennato, citando Aristotele, un interrogativo sulla priorità del fegato rispetto al cuore nello sviluppo, lasciando implicita una possibile contraddizione o ambiguità nelle osservazioni empiriche riportate.


19 Osservazioni sulla circolazione in animali a sangue freddo e note critiche sul testo

Un resoconto che combina osservazioni fisiologiche del XVII secolo con una nota filologica moderna sull’edizione del testo.

L’estratto si presenta come una testimonianza diretta del metodo osservativo nell’anatomia comparata del Seicento, dove l’autore esamina la motilità cardiaca e la circolazione in diverse specie animali. Il significato storico risiede nella meticolosa descrizione empirica, tipica della rivoluzione scientifica, che cerca di classificare i fenomeni vitali anche in creature considerate di confine tra regno animale e vegetale. Un elemento peculiare è la nota critica di un traduttore moderno, che interrompe la narrazione scientifica per segnalare un problema testuale, rivelando così le difficoltà di trasmissione delle opere antiche.

L’osservazione diretta, talvolta aiutata da una lente di ingrandimento (with a magnifying glass for enlarging), permette di descrivere il transito del cibo like a black spot through the intestines nelle pulci (1128). Negli animali bloodless and colder come lumache e gamberi, si identifica una struttura pulsante simile a un ventricolo o atrio, ma senza un cuore vero e proprio (1129). La sua funzione è dedotta essere quella di distribuire il nutrimento on account of the variety of separate organs or the denseness of their substance (1131). Questo battito è legato alla temperatura, essendo visibile only in the summer or warmer seasons (1130) e soggetto a interruzione per il freddo (1132).

Queste osservazioni portano a una riflessione sulla natura ambigua di tali animali, che mostrano una vitalità a volte animale, a volte vegetativa, apparendo sometimes living, sometimes dying (1133). Un fenomeno simile è notato negli insetti ibernanti (1137), mentre si esprime scetticismo sul fatto che accada in animali a sangue rosso come rane o serpenti (1138).

Un brusco passaggio introduce una nota filologica di grande rilevanza. Il traduttore spiega di aver inizialmente utilizzato un’edizione del 1697 dove era inserito il termine microscopia (1133), cosa che lo aveva stupito data l’epoca di Harvey. Solo ricevendo un facsimile dell’edizione originale si è reso conto dell’errore, dovendo così check over my whole translation, to avoid any other such errors (1135). Questo inciso, segnalato tra parentesi quadre con il titolo dell’opera “[116] MOTION OF THE HEART AND BLOOD” (1136), evidenzia una contraddizione nel testo usato e l’importanza critica delle fonti primarie, diventando esso stesso un elemento peculiare del brano.


20 Struttura muscolare interna del cuore e sue variazioni comparative

Analisi delle fibre muscolari all’interno dei ventricoli cardiaci e della loro correlazione con la forza necessaria per la circolazione sanguigna.

Il testo descrive la presenza e la funzione di piccoli muscoli o fibre all’interno dei solchi del cuore. La loro funzione primaria è assistere “una più potente contrazione del cuore e una più vigorosa espulsione del sangue” (1170). Il loro meccanismo d’azione è paragonato a un “ingegnoso ed elaborato sistema di corde su una nave”, poiché aiutano il cuore a contrarsi “in ogni direzione, spingendo il sangue più completamente e vigorosamente dai ventricoli” (1171). In alcuni casi, queste strutture si estendono formando i “muscoli papillari, allungati nelle corde tendinee che si estendono alle valvole”, apparentemente per aiutare a chiudere le valvole in modo più preciso (1172).

La distribuzione di queste fibre non è uniforme, ma varia in base a diversi fattori. In primo luogo, esiste una gerarchia tra le camere cardiache: “in tutti gli animali che le possiedono, esse sono più numerose e più forti nel ventricolo sinistro che in quello destro” (1172). Questa asimmetria è confermata nell’uomo, dove “ce ne sono di più nel sinistro che nel ventricolo destro, e di più nei ventricoli che negli atri”, al punto che in alcuni soggetti “sembra non essercene negli atri” (1175). In secondo luogo, la variazione è interspecifica: alcuni animali hanno ventricoli “lisci internamente, completamente privi di fibre o bande” (1177). Questo è il caso di “quasi tutti i piccoli uccelli, serpenti, rane, tartarughe” e della maggior parte dei pesci, che mancano anche delle valvole tricuspide nei ventricoli (1178). In altri, come l’oca e il cigno, il ventricolo destro è liscio mentre il sinistro possiede queste bande fibrose (1179).

La causa fondamentale di queste differenze è funzionale e legata alle diverse resistenze che i due circuiti circolatori oppongono. Poiché “i polmoni sono spugnosi, lenti e morbidi, non è necessaria una forza così grande per pompare il sangue attraverso di essi” (1181). Di conseguenza, il ventricolo destro “o non ha nessuna di queste fibre o sono poche e deboli, non carnose o muscolose” (1182). Al contrario, quelle del ventricolo sinistro “sono più forti, più numerose e più muscolose perché questa camera ha bisogno di essere più potente poiché deve spingere il sangue più lontano attraverso tutto il corpo” (1183). Questa necessità fisiologica spiega anche la posizione centrale del ventricolo sinistro e il fatto che le sue pareti siano “tre volte più spesse e forti di quelle del destro” (1184).

Infine, la variazione è anche intraspecifica e correlata alla costituzione fisica. “In individui grandi, muscolosi, di tipo contadino ce ne sono molte, in corporature più slanciate, e nelle donne, poche” (1176). In generale, tutti gli animali, uomo incluso, che hanno “una struttura più forte e robusta, con arti grandi e muscolosi a [120] una certa distanza dal cuore, hanno un cuore più spesso, potente e muscoloso”. Al contrario, quelli con “una struttura più snella e morbida hanno un cuore più flaccido, meno massiccio e più debole, con poche o nessuna fibra internamente” (1185, 1186). Il testo include un riferimento a una nota (1173) e una intestazione di capitolo interrotta “[119] AN ANATOMICAL STUDY ON THE” (1174).


21 L’evoluzione metodologica di Harvey nel “De Motu Cordis”

Analisi dello stile e del metodo scientifico emergenti negli ultimi capitoli del trattato, a confronto con un approccio precedente più tradizionale.

Il testo descrive un’evoluzione e una discontinuità nel metodo d’indagine utilizzato da William Harvey nella stesura del suo lavoro fondamentale. La parte principale del libro, in particolare i capitoli dalla due alla quattordici, introduce un metodo di approccio completamente nuovo per i problemi fisiologici (1351). Questo metodo si caratterizza per tre elementi distintivi: l’analisi attenta dei fenomeni osservati, l’ideazione di procedure sperimentali per testare un’ipotesi e l’innovazione sorprendente del ragionamento quantitativo per dimostrare una teoria (1352). In questo, Harvey si pone tra i primi a utilizzare il metodo scientifico pratico così come lo concepiamo oggi, basato su “osservazione, ipotesi, deduzione ed esperimento” (1353), distanziandosi sia dall’aristotelismo scolastico che dal metodo induttivo di Bacone (1354).

Tuttavia, questa rigorosa applicazione del nuovo metodo contrasta con l’approccio utilizzato in una fase precedente. Inizialmente, di fronte a difficoltà sperimentali (come il fallimento nel trovare anastomosi con un “metodo di corrosione” (1346)), l’autore cercò di completare le sue dimostrazioni ricorrendo ad argomenti metafisici basati sulla teleologia tradizionale (1347), un metodo descritto come “l’antitesi” di quello che gli aveva garantito brillanti successi nei capitoli precedenti (1348).

L’analisi stilistica suggerisce che il libro non sia stato scritto in un’unica fase. L’ultima parte sembra essere stata redatta dopo un periodo di “lunga riflessione” che aveva cristallizzato la sua opinione (1349), mentre l’ottavo capitolo, per stile e contenuto, è affine al quindicesimo e sedicesimo e probabilmente coevo (1350). Un elemento di peculiarità è rappresentato dai capitoli sesto e settimo sulla circolazione polmonare, definiti “sconcertanti” (1355). In essi, a una buona discussione sugli aspetti comparativi ed embriologici, fa seguito un uso peculiare dell’autorità tradizionale di Galen come prova (1356), in una mescolanza logica che sembra essere una caratteristica dell’opera: “Si possono trovare quasi tutti i tipi di logica in Harvey” (1357).


22 Ringraziamenti, circostanze e una cronologia per il trecentenario di Harvey

Un estratto dai ringraziamenti e dalle appendici di un volume commemorativo del 1928, che delinea il contesto della sua creazione e fornisce una cronologia della vita di William Harvey.

L’autore, C.D.L., esprime in primo luogo la propria gratitudine verso una serie di figure che hanno contribuito alla realizzazione del volume. Ringrazia gli studiosi che hanno fornito informazioni e punti di vista, tra cui “Haeser, Willis, Munk, Foster, Dalton, Curtis, Osier, D’Arcy Power, Hemmeter, Garrison, and Singer” (1364), e coloro che hanno offerto ispirazione scientifica (1365). Riconosce inoltre il supporto personale della moglie e di un club sociale (1366), e l’autorizzazione dell’Oxford University Press a riprodurre illustrazioni da un’opera precedente (1367). La collaborazione con l’editore e il tipografo, in particolare un signor Thomas, viene descritta come un “piacere” (1372, 1373).

Il volume viene presentato come parte delle celebrazioni per il “tercentennial of the appearance of Harvey’s great book” (1368), a cui partecipano istituzioni come la Royal Society of Physicians di Londra e la Harvey Society di New York (1369). Mentre vengono prodotte edizioni facsimili per i bibliofili (1370), questo testo si rivolge specificamente a “medical and advanced zoological students”, con l’obiettivo di offrire “an opportunity to become acquainted, intellectually, with one of the greatest contributors to their subjects” in modo dignitoso ma economico (1371).

La sezione successiva presenta una cronologia della vita di William Harvey. Si inizia con la sua nascita il primo aprile 1578 a Folkestone, primogenito di sette figli, unico avviato agli studi mentre gli altri divennero mercanti (1378). Viene annotato l’ingresso alla Canterbury Grammar School nel 1588, anno della sconfitta dell’Invincibile Armata (1380-1382), e l’iscrizione al Caius College di Cambridge nel 1593, che implicava la scelta della carriera medica (1384). Nel 1598 iniziò gli studi di medicina a Padova, nell’ambiente prestigioso che aveva visto all’opera Vesalio e Falloppio, e che allora annoverava “H. Fabricius of Aquapendente… Casserius… Galilei… and Sanctorius” (1390). Harvey divenne uno degli allievi preferiti di Fabricius, al punto di assisterlo in alcuni esperimenti (1392). Ottenne il dottorato a Padova nel 1602 con menzioni speciali per la sua abilità (1403), per poi ricevere lo stesso titolo a Cambridge e essere ammesso come Candidato al Royal College of Physicians di Londra nel 1604 (1404, 1410).

La cronologia è intervallata da riferimenti a eventi storici e scientifici contemporanei, come la pubblicazione delle Quaestiones Medicae di Cesalpino, che discuteva la circolazione (1385), il rogo di Giordano Bruno (1396), la fondazione della Compagnia delle Indie Orientali (1397), la pubblicazione del De Magnete di Gilbert (1398) e l’Amleto di Shakespeare (1405). Un elemento peculiare è la riproduzione di un ritratto di Harvey attribuito a Van Dyck, di cui si notano “il crest similar to the ‘steninia’ to Harvey at Padua, and the motto, not found elsewhere” (1375, 1376).


23 Cronologia professionale e contesto storico di William Harvey (1607-1618)

Una sequenza di eventi che segnano l’ascesa accademica e istituzionale del medico William Harvey, sullo sfondo dei fermenti politici, religiosi e scientifici dell’Inghilterra del primo Seicento.

Il testo, strutturato come una cronologia annotata, traccia un decennio cruciale nella carriera di William Harvey, collocandolo nel preciso contesto storico degli eventi contemporanei. Il significato principale è di testimonianza biografica e storica, documentando il consolidamento della sua posizione all’interno dell’establishment medico londinese e della corte reale, in parallelo con scoperte scientifiche fondamentali e eventi mondiali.

Il percorso professionale di Harvey è delineato attraverso tappe istituzionali precise. Nel 1607 viene eletto Fellow of the Royal College of Physicians (1421), un riconoscimento professionale essenziale. La sua posizione si consolida con la nomina a Physician to St. Bartholomew’s Hospital (“Old Bart’s”) nel 1609 (1424, 1425) e, successivamente, a Censor del Collegio nel 1613 (1430). L’apice di questa ascesa istituzionale è segnato nel 1618 dalla nomina a Physician Extraordinary to James I, con la promessa della futura carica di Physician in Ordinary (1440). Parallelamente, riceve incarichi accademici prestigiosi: nel 1615 è nominato Lumleian lecturer (1434) per il Royal College of Physicians, con detailed duties and salary equivalent to Regius Professorship of Physic at Oxford or Cambridge (1436). È in questo ruolo che, nell’aprile del 1616, tiene la sua prima visceral lecture, in cui compare his first account of the circulation of the blood (1437). Questo passaggio è il più rilevante dal punto di vista scientifico, poiché segna la prima formulazione documentata della sua rivoluzionaria teoria.

Il testo intreccia sistematicamente questa biografia con eventi storici generali, creando un ricco contesto. Sono citati eventi coloniali (Settlement of Jamestown, Virginia (1422)), esplorazioni (Hendrick Hudson anchors the Half-Moon in Hudson River (1426)), pubblicazioni culturali fondamentali (King James’ Authorized Version of the English Bible (1428)), eventi bellici (Start of Thirty Years’ War (1442)) e la morte di figure letterarie come Shakespeare e Cervantes (1438). Il clima sociale e politico inglese è descritto con frasi come High cost of living; increasing friction between King and Parliament; religious squabbles e Rise of Puritanism (1431, 1432). Un elemento peculiare è il riferimento a relazioni personali significative ma conflittuali, come quella con il paziente Francis Bacon, di cui si dice no sympathy between them (1441). La pubblicazione della Pharmacopoeia Londinensis (1443) chiude la sequenza, sottolineando lo sviluppo della professione medica stessa.

Una possibile ambiguità risiede nella formattazione delle date, dove “161 1” (1427) e “161 6” (1436) sembrano refusi per “1611” e “1616”. Il testo si presenta come un estratto da un’opera di riferimento più ampia, come suggerito dalla citazione della biografia di D’Arcy Power (1436).


24 Il Parlamento Lungo e la Guerra Civile: un contesto di crisi per la scienza

La crisi politica inglese del XVII secolo fa da sfondo a eventi biografici cruciali per la scienza moderna.

Il testo, una sequenza cronologica di eventi storici e biografici, ha un significato di testimonianza nel mostrare l’intersezione tra la grande storia politica e le vicende personali degli scienziati. La cornice è la crisi costituzionale inglese che portò alla guerra civile: il Parlamento Lungo si riunisce (1487), presenta la “Grande Rimostranza” contro il re Carlo I (1488) nel 1641 (1489), processo ed esecuzione del suo consigliere Strafford (1490). La fuga del re e della corte da Londra nell’agosto 1642 (1492) segna l’inizio della Guerra Civile (1493). In questo tumulto, la vita dello scienziato William Harvey viene sconvolta quando i suoi alloggi sono saccheggiati e “carte di valore andarono perdute” (1494). Contemporaneamente, la cronologia registra due eventi simbolici per la transizione scientifica: nel 1642 muore Galileo Galilei (1495) e nasce Isaac Newton (1496). Il dato peculiare è la giustapposizione tra la perdita traumatica del lavoro di Harvey, causata dal conflitto, e il passaggio di testimone, suggerito dalle date, tra due pilastri della rivoluzione scientifica.


25 Cronache degli ultimi anni di William Harvey: Controversie, Opere e Morte

Un resoconto degli eventi biografici, scientifici e storici che segnarono il periodo tra il 1648 e la morte di William Harvey nel 1657, basato su una sequenza annotata di fatti.

Dopo il 1648, William Harvey si ritirò a vivere con i fratelli Eliab e Daniel, afflitto dalla gotta (1511, 1512, 1513). Questo periodo di ritiro coincise con eventi storici tumultuosi, come la Guerra della Fronda, la Pace di Westphalia che pose fine alla Guerra dei Trent’anni e riconobbe l’indipendenza dei Paesi Bassi, e l’esecuzione di Carlo I (1515, 1516, 1520). Nonostante il clima politico e la sua salute cagionevole, Harvey rimase attivo nella difesa e nello sviluppo della sua rivoluzionaria dottrina scientifica. La sua teoria della circolazione del sangue continuò a incontrare opposizione, come dimostra la critica pubblicata dal “giovane Riolan” nel 1648 (1514). Harvey rispose a questo attacco con due lettere da Cambridge nel 1649 (1519), e in seguito scrisse a un sostenitore, il dottor Paul M. Slegel di Amburgo, ringraziandolo per aver difeso il suo lavoro contro Riolan (1527).

Gli ultimi anni videro anche il completamento e la pubblicazione di un’altra opera fondamentale. Nel Natale del 1650, l’amico dottor George Ent lo visitò e ottenne il manoscritto del saggio sulla generazione (1522). Questo lavoro fu pubblicato nel 1651 con il titolo “Exercitationes de generatione animalium” (1524). Contemporaneamente, nuove scoperte anatomiche, come quella del dotto toracico da parte di Pecquet (1526), attirarono l’attenzione critica di Harvey, che scrisse al dottor R. Morison a Parigi per criticarne le conclusioni (1530).

Harvey mantenne stretti legami con il Royal College of Physicians, al quale offrì anonimamente di costruire una biblioteca (1525) e che, nel 1652, collocò un busto di Harvey nella nuova biblioteca (1531). Nonostante il profondo rispetto dell’istituzione, nel 1654 rifiutò di accettarne la presidenza (1536). In questi anni incontrò anche John Aubrey, che sarebbe diventato il suo primo biografo (1528), e vide la pubblicazione della prima edizione inglese del “De motu cordis” nel 1653 (1533).

William Harvey morì il 3 giugno 1657 (1538). Fu sepolto nella Hempstead Church (1539). Molto più tardi, nel 1883, il Royal College of Physicians di Londra depositò il suo corpo, descritto come “‘lapt in lead’” (“avvolto nel piombo”), in un sarcofago di marmo nella stessa chiesa (1540).


8C25D792558AE2D01BC85E630CA9D24F7007B99263B90C91E2C2D58E7696144CB6D704AE09BACC2DEAE4BB6F4C2EDC6A48579EC8D4A84AACF46BF0D20E7256F65167653C1727B4D38D55DD45C55C0057F10E5C72D102500C75732B6D0F312A0CA03CC58D790A91B4AC64067C0618DF636FC16E94F1033D0A4BE3E8D2C56FF7D3E1B12047AE7E8FE7DBFDDCEF0F817C131B497F4447534C0B5E19189DE93270E87E1D94563C268501D61AE916CC00A93055F35E8C85B2834BD03A69AB4A9FFC01D61F94A9C410B7AD60844B8E0BC9EC58EB995CAD3A9C46DF967AA125580E8ED6EE4BD7E89DA8541527E895E70E95DA1C14A545496F7F16DC71C45B57103A5849B185F0232AA0F7332A357FAA76B84914B758F3EADF0F37E7D9E81E4A5C004557C2F1D2B65752B84D5545BF6680CFB0F609915F1AC3B8155362957F6A7C906793C2ADEDBCDB3BA5B8D13642F6EB2CD756448AC29A03691D283F9E32619B5A954C9609A2759F59234EE97280D218DA3B50265CF7683EA16AB0168BCC33A0F4BD7E97CA48FDF4A37FFD1BB155FF5D0B7A85E94FBC3D3F98FCDE8ED86E845DD6C9AFF51A68CFC00CD15A