Getty Images vs Stability AI | L20d
Questioni Preliminari e Opere Protette
La sezione affronta questioni procedurali e definisce le opere soggette a copyright coinvolte nella causa. Viene dichiarato che un argomento legale principale riguardante la “Secondary Infringement Claim” non è stato deciso in questa sede, ma “deve essere deciso al processo” dopo un dibattimento completo. Per ragioni di proporzionalità, Getty Images fa affidamento su undici “Sample Works” (A-K) e su diciassette “SOCI Works” (A1-A17) per stabilire la sussistenza e la titolarità del copyright. Le opere includono lavori artistici e fotografie, con la Sixth Claimant indicata come titolare dei diritti per alcune di esse, concessi in licenza esclusiva alla First Claimant.
La Questione della Licenza e la Procedura Rappresentativa
Viene delineata la “Licensing Issue”, ovvero la questione relativa alla determinazione della natura delle licenze. Inizialmente, la causa per violazione del copyright era stata intentata dalla Sixth Claimant in una “capacità rappresentativa” per tutti i titolari dei diritti. Tuttavia, dopo una contestazione di Stability, è stato stabilito che la causa procederà esaminando un campione di quattordici “Sample Licences” selezionati dalle parti. L’Ordine di febbraio 2025 stabilisce che “le constatazioni della Corte in relazione a ciascuna delle Sample Licences rilevanti saranno applicabili a tutti i contratti di licenza” dei rispettivi gruppi. L’interpretazione di questi accordi, che contengono una clausola sul “diritto di controllare le pretese”, richiede l’esame della legge di New York e sarà considerata solo nel contesto della Secondary Infringement Claim.
Riferimenti Minori
Nota sulle citazioni
I riferimenti agli atti difensivi in questa sentenza si intendono alla versione più recente salvo indicazione contraria.
Scambi processuali
Le parti hanno scambiato i rispettivi “Notices of Experiments” il 23 dicembre 2024, con replica il 24 gennaio
Questioni processuali, rappresentanza legale e testimoni
Preparazione delle questioni da dibattere e composizione delle parti in causa.
Il giudice rileva come le questioni da dibattere, inizialmente 57, si siano ridotte, sebbene l’elenco rimanesse “un documento alquanto ingombrante”. Per chiarire i punti essenziali, le parti hanno fornito al tribunale degli alberi decisionali, rivelatisi “molto utili”. In merito alla rappresentanza legale, Getty Images era rappresentata da Lindsay Lane KC e altri, mentre Stability da Hugo Cuddigan KC e altri; il giudice esprime gratitudine per i “contributi utili” e la cooperazione. Viene poi descritta la fase testimoniale, con 19 testimoni ascoltati, cross-esaminati “con concisione e concentrazione”, e giudicati, tranne un’eccezione, “onesti” e intenti ad “aiutare il tribunale”. Per Getty Images, sono citati i testimoni Heather Cameron, che fornisce dichiarazioni su “la storia di Getty Images” e un’analisi sulle opere utilizzate per addestrare Stable Diffusion; Andrea Gagliano, che tratta della sua “indagine su Stability e Stable Diffusion”; David Stanley, che riferisce su “logo e branding” e sui “danni alla reputazione”; e Tanja Malnar.
Riferimenti minori
- Le Questioni per il Dibattimento
- Rappresentanza a Dibattimento
- I TESTIMONI E LE PROVE
- Testimoni di Fatto di Getty Images
Testimonianze e Notifiche CEA nel Caso Getty Images v Stability AI 3
Le parti presentano le loro prove attraverso testimoni e documenti.
Il sommario descrive i testimoni presentati da Getty Images e Stability AI, i contenuti delle loro dichiarazioni e le relative contestazioni. Vengono inoltre elencate le notifiche CEA di Getty Images. Per Getty Images, si menziona che “la preparazione della sua prima dichiarazione testimonianziale ha coinvolto un livello molto alto di generalità” riguardo a Cedric Wagrez, e si osserva che Mikhail Konstantinov “non era un testimone sincero”. Per Stability AI, si riporta che “nessuna di queste prove è di alcuna rilevanza” dato il caso ristretto.
Sviluppo e rilascio di Stable Diffusion v1.x: il ruolo di Stability AI e CompVis.
Viene analizzata la distribuzione dei pesi e del codice del modello Stable Diffusion v1.x attraverso le piattaforme CompVis, contestando la responsabilità diretta di Stability AI.
Il giudice respinge l’argomento secondo cui i collegamenti ipertestuali sul sito di Stability AI costituissero un attivo passo per rendere disponibile il modello nel Regno Unito, ritenendo che fossero “niente più che la fornitura di informazioni” su dove trovare i materiali. La documentazione indica che il rilascio avvenne tramite l’organizzazione CompVis su Hugging Face, con i diritti d’autore attribuiti a “Robin Rombach and Patrick Esser and contributors”. Un articolo di The Verge citato osserva che, nonostante Stability abbia finanziato e plasmato lo sviluppo, il modello “viene rilasciato da un istituto di ricerca”. La sentenza conclude che non sussistono elementi per affermare che Stability abbia attivamente reso disponibile la v1.x tramite le pagine CompVis, pur avendo collaborato al suo sviluppo e lancio. La situazione è contrastata con il rilascio della versione 0, dove Stability indirizza gli utenti a “il nostro GitHub” e afferma che “rilasceremo questi modelli” tramite la sua piattaforma. Viene inoltre ritenuto non decisivo il testimone Mr. Wagrez, che non aveva conoscenza diretta del rilascio iniziale.
Difficoltà di riproduzione e filtraggio delle filigrane
Analisi delle probabilità e delle misure tecniche relative alla comparsa di filigrane nelle immagini generate.
Sommario Gli esperti concordano sulla difficoltà di determinare la probabilità precisa che un modello generi una filigrana, a causa della complessità del prompt e dell’elevato numero di immagini da valutare. Sottolineano che “alcuni prompt genereranno una filigrana con alta frequenza, mentre altri prompt hanno poche probabilità di generare una filigrana”. Riguardo alla memorizzazione, viene citato lo studio Carlini che la rileva “con duplicazione tra 200 e 3000 immagini duplicate”. Per la riproduzione di una filigrana, è probabile che il modello “abbia bisogno di essere addestrato su un insieme diversificato di immagini/didascalie ciascuna contenente una filigrana”, poiché se fosse “solo una singola immagine di addestramento (duplicata) con una filigrana, il modello memorizzerebbe l’intera immagine e non solo la filigrana”. Gli esperti ritengono che “la ragione dominante per la memorizzazione è la duplicazione dei dati durante l’addestramento” e che, mentre per un’immagine memorizzata serve “l’esposizione multipla alla stessa identica immagine”, per una filigrana serve “l’esposizione multipla alla stessa filigrana indipendentemente dall’immagine sottostante”. Viene considerato più facile trovare un prompt che generi un’immagine memorizzata, poiché “una didascalia con le parole chiave appropriate ha più probabilità di generare l’immagine memorizzata”, mentre “è meno chiaro… quale prompt genererebbe una filigrana”. Si passa quindi all’efficacia dei filtri: per la versione 2 del Modelo è stato utilizzato un filtro, come registrato nella sua Model Card che indica “una probabilità di filigrana stimata <0.5”, sebbene il Professor Brox abbia accettato che “la presenza del filtro… chiaramente non ha rimosso il potenziale che vengano generate immagini con filigrana”. Per le versioni successive, gli esperti ritengono probabile l’uso di un filtro, ma concordano che “anche il miglior filtro per filigrane non sarà perfetto e lascerà alcune immagini con filigrane nel dataset”, osservando che “non possiamo ancora costruire filtri che siano corretti al 100%”. In conclusione, viene presentata un’allegazione che fornisce “prova di varie versioni di Stable Diffusion che producono immagini sintetiche con filigrane nella vita reale”, produzione a cui Stability accetta che Getty Images non abbia prestato il proprio consenso.
Esperimenti sui watermark Getty e relativa evidenza
Esperimenti condotti per determinare la capacità dei modelli Stable Diffusion di generare immagini sintetiche con watermark.
Sommario Gli esperimenti Getty Watermark, condotti dal Professor Farid, hanno testato diverse versioni del modello Stable Diffusion utilizzando vari tipi di prompt, tra cui “verbatim”, “parafrasati”, “ispirati” e “inventati”. I risultati hanno dimostrato che è possibile generare immagini con watermark Getty Images e iStock, in particolare con le versioni x del modello. Tuttavia, questi esperimenti sono stati concepiti come una “prova di esistenza” e, come riconosciuto dagli esperti, “non sono in grado di determinare la probabilità precisa” che un utente generi un’immagine con un watermark. È emerso che l’uso di prompt “verbatim” e “parafrasati” non trova riscontro nell’uso reale degli utenti di Stable Diffusion, a differenza di quanto avviene con il servizio GAI. Al contrario, prompt brevi e comuni come “news photo” e “vector art” sono risultati rappresentativi dell’uso nel mondo reale. Prove interne a Stability mostrano che l’azienda era a conoscenza del problema dei watermark generati, con una chat interna che riportava: “Ci sono ancora alcuni watermark che compaiono”. Per i modelli più recenti, v1.6 e SD XL, gli esperimenti non hanno prodotto evidenza di watermark, fatta eccezione per un numero molto esiguo di immagini generate per la causa principale utilizzando prompt non rappresentativi.
Analisi della percezione del consumatore e dei meccanismi di accesso in relazione all’infrazione del marchio.
Viene esaminata la comprensione dell’utente medio riguardo all’origine e alla natura del servizio DreamStudio e della Developer Platform, nonché i principi giuridici applicabili all’infrazione del marchio ai sensi della Sezione 10(1) TMA.
Sommario
Il testo stabilisce che l’utente di DreamStudio viene ripetutamente presentato con una serie di marchi che indicano che “l’origine del servizio fornito è Stability”, in punti chiave come la registrazione, il login, i Termini di Servizio e l’intestazione della pagina. Si accetta che queste siano “località in cui il consumatore medio si aspetterebbe di trovare un’indicazione dell’origine” del servizio online. Viene giudicato che il consumatore medio che utilizza DreamStudio capirà in ogni momento “che si trova sul sito web di Stability, che le immagini sono generate da un modello di IA” e che il Modello produce le immagini in risposta ai propri prompt. Tuttavia, mentre molti capiranno dal contesto che il Modello è progettato solo per generare “immagini artificiali”, si considera che “una proporzione significativa non lo capirà”. Riguardo alla Developer Platform, si ritiene che il consumatore medio, tecnicamente abile, capirà che le immagini sono generate da un modello di IA fornito da Stability e che le immagini prodotte sono artificiali. Viene respinta l’idea che il consumatore medio capisca o ricordi che il tentativo di generare immagini fotorealistiche sia “fuori dall’ambito” per il Modello, poiché i Termini di Servizio “non contengono alcun riferimento all’uso ‘fuori dall’ambito’”. In relazione alla Sezione 10(1) TMA, si rileva che essa prevede l’infrazione “in assenza di qualsiasi probabilità di confusione”, ma dipende dall’identità tra marchio e segno e dall’identità di beni e servizi. Le condizioni per l’infrazione sono riassunte con riferimento a sei punti, e in questo caso sono in discussione l’uso nel corso degli affari, l’identità del segno, l’identità di beni/servizi e l’effetto sulle funzioni del marchio. Si sottolinea che il proprietario del marchio beneficia di una “presunzione confutabile di probabilità di confusione” e che Stability non ha avanzato alcuna difesa per confutare questa presunzione.
Riferimenti minori
Paragrafi 309-319.
Principi Legali sull’Uso del Segno e Identità nel Marchio
Definizione delle condizioni per l’uso di un segno nel commercio e dei criteri per stabilire l’identità con un marchio registrato.
Sommario
La sezione stabilisce i principi legali che definiscono l’uso di un segno ai fini della violazione di marchio. L’uso richiede un “comportamento attivo” e un “controllo diretto o indiretto dell’atto che costituisce l’uso”, come “apporre il segno sui beni” o “offrire servizi” sotto quel segno. Atti di operatori indipendenti senza il consenso del convenuto non possono essere attribuiti a quest’ultimo. Una piattaforma di e-commerce che “crea le condizioni tecniche necessarie per l’uso di un segno” e viene pagata per quel servizio non è, di per sé, responsabile per l’uso del segno. L’uso “nel corso degli affari” deve avvenire “nel contesto di un’attività commerciale con vista a un vantaggio economico” e deve essere “una questione non privata”. L’uso “in relazione a” beni e servizi significa uso “ai fini di distinguere” i beni e i servizi in questione, creando l’impressione di un “collegamento materiale” con l’impresa di origine. L’uso di un nome commerciale, di per sé, non è in relazione a beni o servizi, poiché il suo scopo è “identificare una società” o “designare un’attività commerciale che viene svolta”. Tuttavia, un collegamento si stabilisce se il segno viene usato in modo da creare un nesso con i beni o servizi. La questione è sempre se l’uso del segno faccia sì che i consumatori lo interpretino come “designante l’origine dei beni o servizi in questione”, una valutazione spettante al giudice. Per l’identità tra segno e marchio, la percezione deve essere valutata globalmente dal punto di vista del consumatore medio. Un segno è identico se riproduce tutti gli elementi del marchio o contiene “differenze così insignificanti che possono passare inosservate” dal consumatore medio, considerando sia l’impressione visiva che uditiva. Per l’identità di beni o servizi, si fa riferimento alle voci nel registro del marchio; beni generali includono quelli coperti dal significato letterale, e un bene può essere identico se è un sottoinsieme di un altro. Le specifiche del marchio riguardano l’uso nel commercio, quindi la corte deve considerare “come il prodotto è, in pratica, considerato ai fini commerciali”.
Analisi dell’Identità di Beni e Servizi nel Caso Getty Images v Stability AI
Valutazione giudiziale sulla corrispondenza tra i servizi di Stability AI e le classi di marchi di Getty Images.
Sommario
Il blocco espone le conclusioni del giudice sull’identità tra i servizi di Stability AI, in particolare la generazione di “synthetic image outputs”, e le specifiche classi di marchi registrati da Getty Images. Viene stabilito che “la provision of synthetic image outputs” è identica ai “digital imaging services” della classe 41 quando generati tramite la piattaforma DreamStudio o il Developer Platform, poiché coinvolgono “la consegna elettronica di immagini tramite una rete di computer”. Si precisa che tale identità non sussiste per il meccanismo di accesso ‘download’, in quanto i modelli utilizzati localmente generano immagini “localmente – they are not being delivered via a global network”. Vengono respinte le argomentazioni di identità per altre classi, tra cui la classe 9 (“computer software”), la 16 (“photographs”), la 35 (“retail sales of photographs”), la 38 (che “presuppone la provision of access via a ‘computer database’”) e la 42 (che “si basano sull’esistenza di un database interattivo, which an AI model is not”). Il giudice rileva che “Getty Images made no attempt in closing to explain how any of the specifications referred to might be identical”. La conclusione generale distingue l’identità di beni per il meccanismo di ‘download’ e l’identità di beni e servizi per l’uso di DreamStudio e del Developer Platform.
Criteri per la determinazione dello sfruttamento illecito del carattere distintivo o della rinomanza di un marchio e allegazioni specifiche nel caso Getty Images c. Stability AI.
Viene esaminata la valutazione globale per stabilire se un segno tragga indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza di un marchio, considerando fattori come “la forza della reputazione del marchio e il grado di carattere distintivo del marchio, il grado di somiglianza tra i marchi in questione e la natura e il grado di prossimità dei beni o servizi interessati”. La giurisprudenza citata, tra cui L’Oréal v Bellure e Thatchers, chiarisce che la normativa è rivolta a una forma specifica di concorrenza sleale e che la condotta del convenuto è considerata sleale soprattutto quando “intende trarre vantaggio dalla reputazione del marchio”, sebbene in Jack Wills Ltd si sia stabilito che lo sfruttamento illecito possa sussistere anche per il mero effetto oggettivo, senza un intento soggettivo provato. Viene ribadito che per lo ‘sfruttamento illecito’ è richiesta una prova di “cambiamento nel comportamento economico, o rischio di tale cambiamento”. La sezione include il caso specifico di Getty Images, che allega uno sfruttamento illecito, una “diluizione del carattere distintivo dei Marchi” con un “serio rischio che l’uso contestato si traduca in un cambiamento nel comportamento economico del consumatore medio”, e un pregiudizio alla reputazione (tarnishment) per l’associazione dei marchi a “contenuti pornografici, immagini violente e propaganda”, nonché per la generazione di “immagini sintetiche [che] distorcono e/o manipolano l’immagine sottostante” e per l’uso di watermark che erodono la garanzia di autenticità. Viene tuttavia rilevata l’insostenibilità dell’allegazione di tarnishment per il marchio ISTOCK, per la quale non sussistono prove, e la concentrazione delle argomentazioni di Getty Images in sede di arringa sul danno alla reputazione piuttosto che sul cambiamento del comportamento economico.
Assenza di evidenze per danni alla reputazione
Mancanza di riscontri reali sulla generazione di immagini pornografiche con watermark.
Sommario
Il giudice concorda con Stability AI sull’assenza di prove che dimostrino un danno alla reputazione, poiché non esiste “nemmeno un briciolo di prova che i watermark* siano effettivamente apparsi su immagini pornografiche nel mondo reale”. Viene rilevata la mancanza di evidenze per le immagini con watermark di iStock e per quelle generate tramite piattaforme di Stability AI, nonostante estesi test. Un esempio riguardante Miley Cyrus, generato in ambiente controllato, è considerato “troppo teorico” e non rappresentativo di un rischio concreto, dato che “la corte non ha alcun mezzo per determinare se qualcosa di simile sia stato effettivamente generato nel mondo reale”. Viene inoltre notato che, laddove venissero prodotte immagini NSFW, ciò avverrebbe probabilmente da utenti che aggirano i filtri e, in tali circostanze, un watermark non verrebbe razionalmente interpretato come un’approvazione di Getty Images, ma piuttosto come “un artefatto associato ai loro propri peccatucci”. Le allegazioni relative a immagini violente o di propaganda vengono respinte per la totale assenza di esempi.
Definizione di “Copia Illecita” e Questioni Legali nel Caso Getty Images c. Stability AI - 12
La definizione legale di “copia illecita” e la sua applicazione a un modello di intelligenza artificiale.
Il blocco tratta la definizione di “copia illecita” secondo il Copyright, Designs and Patents Act (CDPA) e la sua applicazione nel caso giudiziario tra Getty Images e Stability AI. Viene presentata la disputa legale su due questioni principali: se il modello Stable Diffusion possa essere considerato un “articolo” e una “copia illecita” ai sensi del CDPA. Getty Images sostiene che la definizione di “copia illecita” sia “sufficientemente ampia da comprendere un articolo (incluso un articolo intangibile) la cui creazione o ‘realizzazione’ ha coinvolto una violazione del copyright”, facendo riferimento all’addestramento del modello che ha comportato “la riproduzione (mediante archiviazione) delle Opere Protette da Copyright”. Al contrario, Stability AI contende che il termine “articolo” sia “correttamente limitato a oggetti tangibili” e che l’interpretazione di Getty Images sia “eccessiva” poiché l’atto di addestrare i pesi del modello “non ha comportato in definitiva l’archiviazione o la riproduzione delle immagini in quei pesi”. Vengono infine identificati i punti di fatto che il tribunale dovrà risolvere, tra cui la determinazione oggettiva che Stable Diffusion sia una copia illecita.
Processo di Addestramento e Funzionamento di Stable Diffusion 13
Descrizione tecnica del processo di creazione dei pesi del modello e delle sue capacità di generazione, con riferimenti all’assenza di riproduzione diretta di opere protette.
Il sommario descrive la conversione delle immagini da uno spazio di pixel a uno spazio latente per l’addestramento, un processo che non memorizza direttamente i valori di pixel ma utilizza una rappresentazione compressa. Viene ottimizzata la previsione del rumore aggiunto alle immagini, considerando anche le descrizioni testuali abbinate, attraverso l’approccio della “discesa stocastica del gradiente”. L’impatto di una singola immagine di addestramento è limitato, poiché “è in competizione con i gradienti degli altri campioni nel batch”. Il modello può sia generalizzare che memorizzare; la memorizzazione, un fenomeno indesiderato, è favorita dalla duplicazione dei dati o dall’addestramento prolungato su “outlier”. Tuttavia, si specifica che “Getty Images non sostiene che le varie versioni di Stable Diffusion includano o comprendano una riproduzione di qualsiasi Opera Protetta” e non vi è evidenza di opere memorizzate o derivate.
Principi di interpretazione statutaria e il principio “sempre parlante”
L’interpretazione delle leggi e l’applicazione del principio “sempre parlante”.
Sommario
Il testo delinea i principi cardine dell’interpretazione statutaria, partendo dal primato delle parole e del contesto normativo. Viene affermato che “le parole e i passaggi in uno statuto derivano il loro significato dal loro contesto” e che “una frase o un passaggio deve essere letto nel contesto della sezione nel suo complesso”. Le parole scelte dal Parlamento sono “la fonte primaria con cui il significato viene accertato”. Viene poi esaminato il principio per cui un provvedimento è “sempre parlante”, il quale impone di interpretare una legge tenendo conto dei “cambiamenti che si sono verificati da quando la legge è stata emanata”, inclusi “sviluppi tecnologici, cambiamenti nella comprensione scientifica, cambiamenti negli atteggiamenti sociali e cambiamenti nella legge”. Questo principio, il cui “grande merito” è quello di “impedire che gli statuti diventino obsoleti”, opera anche per fatti non prevedibili al momento dell’emanazione, ma non si applica quando è chiaro che la disposizione è legata a un’interpretazione storica o congelata. Viene infine citato l’approccio di Lord Wilberforce, secondo cui i giudici, nel valutare se nuovi fatti rientrino nell’intenzione del Parlamento, non possono “colmare le lacune” legislativa. Il blocco si conclude applicando questi principi all’interpretazione dei termini “articolo” e “copia che viola il diritto d’autore” in un caso specifico, menzionando il ricorso a un’interpretazione finalistica e al dibattito sull’ambito di applicazione della parola “articolo”.
Interpretazione di “copia illecita” e “articolo” nel caso Getty Images v Stability AI - 15
Analisi delle sezioni 22, 23 e 27 del CDPA alla luce della sezione 17, con particolare riferimento alla natura tangibile o intangibile di un “articolo” che costituisce una “copia illecita” di un’opera protetta da copyright.
Sommario Il blocco esamina l’interpretazione dei termini “articolo” e “copia illecita” nel Copyright, Designs and Patents Act (CDPA) 1988, nel contesto della causa tra Getty Images e Stability AI. Vengono discusse le argomentazioni contrastanti delle parti: Getty Images sostiene che la parola “articolo” sia sufficientemente ampia da coprire sia le cose tangibili che quelle intangibili, rinforzando “l’ampio significato di ‘articolo’” e notando che “la parola ‘copia’ è sufficientemente ampia da coprire sia le cose tangibili che quelle intangibili”. Stability AI, al contrario, sostiene che il termine “articolo” non sia utilizzato in alcun senso che includerebbe “materia intangibile o informazioni astratte” e che le attività di cui alle sezioni 22 e 23 CDPA puntano verso un significato di “articolo” come “solo una cosa tangibile”. Il giudice, analizzando il contesto statutario, in particolare le sezioni 17 e 27 del CDPA, conclude che “un articolo, che deve essere una copia illecita, è capace di essere una copia elettronica memorizzata in forma intangibile”. Viene citato il caso Sony v Ball a supporto dell’idea che “il significato del termine ‘copia illecita’ prende colore dal suo contesto nell’Atto” e che “un articolo che contiene transientemente una copia è una copia illecita”. Viene inoltre invocato il principio dell’Atto “sempre parlante” per adattare l’interpretazione ai moderni metodi di archiviazione, come il cloud, ritenendo che “i moderni metodi di archiviazione in supporti intangibili costituiscono un nuovo insieme di fatti che rientrano nello stesso genere di fatti” dell’intenzione originale del Parlamento. Tuttavia, il giudice respinge l’argomentazione centrale di Getty Images secondo cui il modello AI Stable Diffusion stesso costituisce una “copia illecita”, affermando che “a differenza del chip RAM in Sony v Ball… nella sua iterazione finale Stable Diffusion non memorizza o riproduce alcuna Opera Protetta da Copyright e né lo ha mai fatto”. Pertanto, sebbene un “articolo” possa essere intangibile, il modello AI in questione, non contenendo o memorizzando le opere copyright, non è esso stesso una “copia illecita”. Vengono infine affrontate, in via ipotetica, questioni fattuali relative all’importazione dei modelli nel Regno Unito.
Disamina delle prove sull’impiego dei fotografi e titolarità del copyright
Analisi delle evidenze contrastanti riguardanti i rapporti di lavoro dei fotografi e le relative conseguenze sulla titolarità del copyright delle opere.
Sommario
La sentenza esamina la documentazione per determinare la titolarità del copyright di varie opere fotografiche, partendo dal caso di Mark Kolbe. Viene rilevato che “The evidence confirms that GIPL and Getty Sales Australia have different company numbers and different parent companies” e che “Getty Sales Australia was not incorporated until 7 June 2006, eight years after the commencement of Mr Kolbe’s employment with GIPL”. Non esiste alcun contratto che dimostri un suo impiego con Getty Sales Australia. Sebbene i record Workday e una lettera di conferma indichino il contrario, la giudice osserva che “This cannot possibly be the case owing to the date of incorporation of that company”. L’evidenza viene considerata incompleta o errata, con la testimonianza di Ms Cameron che “goes no further than possibilities”. Viene quindi respinta l’argomentazione di Getty Images basata sull’IDMSA del 2016, in quanto “these submissions are a step too far” e “There are no documents to support this theory”. Si conclude che Getty Images non ha provato la titolarità delle opere Gabba. Per l’opera A9 di Rick Diamond, la documentazione è inconclusiva e l’accordo NDA del 2007 risulta “puzzling”. Tuttavia, la giudice accetta la testimonianza orale di Ms Cameron, la quale afferma: “I have knowledge in my work at Getty Images that photographers based in that office in Los Angeles were employed by [the First Claimant]. That is who sent them their pay cheque”, stabilendo così che Diamond era un dipendente della First Claimant. Per le opere A10 e A11 di Mr Rentz, la questione si riduce all’interpretazione dei termini del contratto che ha assegnato il copyright al datore di lavoro, con un trasferimento documentato a Getty Devco Deutschland prima della creazione delle immagini.
Principi di interpretazione contrattuale nel diritto inglese e di New York 17
Principi giuridici applicabili alla disputa e quadro interpretativo dei contratti.
Il testo espone i principi di costruzione contrattuale secondo il diritto inglese, riassunti dalla corte in EE Ltd v Virgin Mobile Telecoms Ltd. L’interpretazione si basa sul contesto documentale, fattuale e commerciale, considerando il significato ordinario delle parole, le altre clausole contrattuali, lo scopo generale del contratto e la common sense commerciale, ma “disconsiderando le prove soggettive delle intenzioni di una parte”. Il processo è descritto come “un esercizio unitario” che, partendo dalle parole e dal contesto, procede in modo iterativo nel verificare le interpretazioni suggerite. Per il diritto di New York, l’interpretazione dei contratti mira a realizzare “le ragionevoli aspettative” delle parti, derivando l’intento principalmente dal linguaggio dell’accordo scritto, che “dovrebbe come regola essere fatto rispettare secondo i suoi termini”. I contratti sono interpretati nel loro insieme, cercando un significato sensato delle parole, dove “la forma non deve prevalere sulla sostanza”. In caso di ambiguità, si possono considerare le circostanze circostanti o prove estrinseche. Un principio chiave è evitare interpretazioni che lascino clausole “sostanzialmente senza forza o effetto”. Il contesto include anche il federal Copyright Act per quanto riguarda i contratti di licenza esclusiva.
Analisi delle licenze Getty Images e interpretazione contrattuale
Controversia interpretativa su accordi di licenza tra Getty Images e contributor, con applicazione del diritto di New York.
Sommario
Il blocco analizza l’interpretazione di diversi accordi campione tra Getty Images e i contributor, focalizzandosi sulla definizione di “Getty Images” e sulla natura esclusiva delle licenze. Viene esaminato se i diritti siano concessi esclusivamente a Getty Images (US), Inc. o all’intero gruppo di società. “Stability sostiene che, sulla sua vera costruzione secondo la legge di New York, l’accordo n. 2 concede chiaramente diritti di licenza a più parti, ovvero a più società del Getty Images Group”. Getty Images contesta questa interpretazione, evidenziando potenziali ambiguità nelle definizioni contrattuali. Il giudice, applicando i principi del diritto di New York, preferisce in gran parte la costruzione di Stability, ritenendo che molti accordi non costituiscano licenze esclusive ai sensi della legge sul copyright del Regno Unito. Vengono inoltre affrontate questioni minori relative a una presunta deroga negli accordi iStock e ai requisiti di firma degli accordi stessi. “La licenza è esclusiva nel Regno Unito nel senso primario del termine perché il fotografo/Contributore non è autorizzato a concedere in licenza il copyright del Regno Unito a qualsiasi società al di fuori del Getty Images Group ai termini del presente accordo”. Per gli accordi più recenti (#17 e #19), il giudice accoglie l’interpretazione restrittiva di Getty Images, trovando che questi siano invece licenze esclusive.
Accertamento delle modalità di accettazione digitale dei contratti iStock da parte dei contributori.
Vengono esaminate le prove relative all’adesione dei signori Stephens e Pandev ai termini iStock, tramite processi di accettazione digitale. Per Stephens, si ritiene che abbia accettato i termini “attraverso il sito web” per l’opera A14. Per Pandev, si afferma che il processo per diventare contributore esclusivo lo coinvolse “accettando i termini per i contributori esclusivi online tramite il sito web di iStock”. Viene inoltre considerata la migrazione dei contributori verso il nuovo accordo iStock ASA #38, dove l’evidenza indica che i contributori “non potevano caricare immagini finché non avevano accettato i nuovi termini” farlo “digitando ‘Accetto’”, sebbene in alcuni casi l’accettazione fosse considerata presunta.
Decisione sulla quantificazione delle opere e sui danni aggiuntivi
Motivazioni del rifiuto di quantificare le opere utilizzate per l’addestramento e respingimento della richiesta di danni aggiuntivi.
Sommario Il giudice si rifiuta di determinare il numero di opere coperte da copyright utilizzate per l’addestramento dei modelli, definendo la questione “complessa” e “palesemente impraticabile”. Viene evidenziata l’assenza di prove probatorie sulla correlazione tra immagini con filigrana nel dataset di addestramento e la generazione di immagini sintetiche con filigrana, notando che “non ci sono prove sulla correlazione tra le immagini che recano filigrane utilizzate nell’addestramento e la produzione di immagini sintetiche che recano filigrane”. Inoltre, si osserva che l’uso di filtri durante lo sviluppo dei modelli rende incerto quale fosse l’effettivo set di addestramento, poiché “il fatto che un determinato numero di Opere coperte da Copyright possa essere stato nel dataset di addestramento originale non significa che il Modello sia stato effettivamente addestrato su queste immagini una volta applicati gli eventuali filtri”. La richiesta di danni aggiuntivi viene respinta poiché, essendo state respinte le accuse di violazione secondaria del copyright e considerati i limitati e storici episodi di violazione del marchio accertati, non sussistono i presupposti. Il giudice conclude che “non c’è alcuna base per una richiesta di danni aggiuntivi” in quanto “non si può concludere che l’addestramento sia stata una violazione” e non sono stati riscontrati atti di violazione secondaria.