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Galeno - De usu partium (gr.) | fL


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1 La mano come strumento supremo dell’uomo

Strumento adattabile per eccellenza, la mano è l’organo che, insieme al logos, permette all’uomo di dominare e civilizzare il mondo.

L’uomo non è inferiore agli altri animali per mancanza di armi naturali, come corna o artigli. Al contrario, le sue mani libere e il suo ingegno gli forniscono mezzi superiori e più versatili: “οὔκουν ἐδέησεν οὔτε κέρατος αὐτῷ… οὔϑ᾽ ὁπλῆς” - (fr:7) [Non gli fu dunque necessario né un corno… né un’artiglio]. Le armi artificiali, come il giavellotto o la pietra, sono efficaci a distanza, a differenza delle corna, e strumenti come il legno sono più potenti di un artiglio “τὰ δ᾽ ἀνθρώπων ὅπλα πόρρωθεν οὐδὲν ἧττον ἢ πλησίον ἐνεργεῖ, ἀκόντιον μὲν καὶ βέλος κέρατος, λέϑος δὲ καὶ ξύλον ὁπλῆς” - (fr:9) [Le armi degli uomini agiscono non meno da lontano che da vicino, il giavellotto e il dardo più del corno, la pietra e il legno più dell’artiglio]. Inoltre, l’uomo ha domato animali più veloci, come il cavallo, per sfuggire o inseguire il leone “ἄνθρωπος γὰρ ἵππον ἐδαμάδσατο σοφίᾳ καὶ χερσίν, ὠκύτερον λέοντος ξῷον, ᾧ χρώμενος καὶ ὑποφεύγει καὶ διώκει λέοντα” - (fr:11) [Infatti l’uomo ha domato il cavallo con l’intelligenza e con le mani, animale più veloce del leone, e servendosene sia fugge che insegue il leone].

La mano non è un’arma fissa, ma uno strumento universale. Se l’uomo avesse avuto corna innate sulle mani, non avrebbe potuto usarle per costruire case, lance o corazze “ξύμφυτον δ᾽ εἴπερ ἦν αὐτῷ κέρας ἐπὶ τοῖν χεροῖν… οὐδὲν ἂν εἶχεν ὅ τι χρήσαιτο ταῖς χερσὶν οὔτ᾽ εἰς οἰκίας ἢ τείχους κατασκευὴν οὔτ᾽ εἰς δόρατος ἢ ϑώρακος” - (fr:19) [Ma se avesse avuto un corno congenito sulle due mani… non avrebbe avuto nulla da fare con le mani né per la costruzione di una casa o di un muro, né per una lancia o una corazza]. Con le mani, invece, l’uomo tesse vesti, intreccia reti e, in generale, domina non solo le creature terrestri, ma anche quelle marine e aeree “ταύταις ταῖς χερσὶν ἄνϑρωπος καὶ ἱμάτιον ὑφήνατο καὶ δίκτυον ἐπλέξατο… ὥστ᾽ οὐ μόνον τῶν ἐπὶ γῆς ζῴων, ἀλλὰ καὶ τῶν ἐν ϑαλάττῃ τὲ καὶ ἀέρι κρατεῖ” - (fr:20, 21) [Con queste mani l’uomo ha tessuto un mantello e intrecciato una rete… Così che non solo domina gli animali sulla terra, ma anche quelli nel mare e nell’aria].

Oltre alla difesa, le mani servono alle attività pacifiche e civili: scrivono leggi, innalzano altari, costruiscono navi e strumenti musicali “εἰρηνικὸν δ᾽ ὅμως καὶ πολιτικὸν ζῷον ἄνϑρωπος χερσὶ καὶ νόμους ἐγράψατο καὶ βωμοὺς καὶ ἀγάλματα ϑεοῖς ἱδρύσατο καὶ ναῦν κατεσκευάσατο καὶ αὐλὸν καὶ λύραν” - (fr:23) [Tuttavia, animale pacifico e civile, l’uomo con le mani scrisse leggi, eresse altari e statue per gli dei, e costruì una nave, un flauto e una lira]. La mano, insieme alla scrittura, permette persino di dialogare con i grandi pensatori del passato “καί σοι διά τε γράμματα καὶ χεῖρας ἔτι καὶ νῦν ὑπάρχει ὁμιλεῖν Πλάτωνί τε καὶ Ἀριστοτέλει καὶ Ἱπποκράτει” - (fr:24) [E per mezzo della scrittura e delle mani ti è possibile anche ora conversare con Platone, Aristotele e Ippocrate].

La relazione tra intelligenza (logos) e mano è fondamentale. Non è la mano ad aver reso l’uomo intelligente, come sosteneva Anassagora, ma è l’intelligenza ad aver richiesto uno strumento così adatto “οὐ γὰρ ὅτι χεῖρας ἔσχε, διὰ τοῦτο σοφώτατον… ἀλλ᾽ ὅτι σοφώτατον ἦν, διὰ τοῦτο χεῖρας ἔσχεν” - (fr:28, 29) [Non infatti perché ebbe le mani, per questo è il più sapiente… ma perché era il più sapiente, per questo ebbe le mani]. La mano è lo strumento, come la lira per il musicista, mentre il vero artefice è il logos “οὐ γὰρ αἱ χεῖρες ἄνθρωπον ἐδίδαξαν τὰς τέχνας, ἀλλ᾽ ὁ λόγος· αἱ χεῖρες δ᾽ ὄργανον, ὡς λύρα μουσικοῦ” - (fr:31) [Infatti non le mani hanno insegnato all’uomo le arti, ma il discorso razionale; le mani sono uno strumento, come la lira per il musicista].

La perfezione della mano risiede nella sua forma divisibile in dita. Se fosse stata un blocco unico, avrebbe potuto toccare solo oggetti delle sue dimensioni. Essendo divisa, invece, può afferrare con facilità oggetti sia molto più grandi che molto più piccoli di essa “ἄσχιστος μὲν μείνασα… ἔψαυσεν ἂν ἑκάστου τῶν ὁμιλούντων, ἡλίκη περ οὖσα ἔτυχεν, εἰς πολλὰ δὲ σχισθεῖσα καὶ τοὺς πολὺ μείζονας ἑαυτῆς ὄγκους ῥᾳδίως ἔμελλε περιλήψεσθαι καὶ ϑηράσειν ἀκριβῶς τὰ σμικρότατα” - (fr:84) [Rimasta indivisa… avrebbe toccato ciascuno degli oggetti che incontrava, grande quanto essa stessa era per caso, ma divisa in molte parti anche le masse molto più grandi di sé si apprestava ad abbracciare facilmente e a cercare con precisione le cose più piccole]. Per i corpi minuti, non usa tutta la mano, ma basta la punta di due dita “τὰ σμικρότατα δ᾽ οὐχ ὅλη πειρᾶται λαμβάνειν… ἀλλ᾽ ἀρκεῖ πρὸς ταῦτα δυοῖν δακτύλων χρῆσθαι τοῖς ἄκροις” - (fr:84) [Le cose più piccole non cerca di prenderle con tutta la mano… ma per queste basta servirsi delle estremità di due dita].

In conclusione, all’uomo, nudo e privo di arti naturali, è stato dato uno strumento universale (la mano) e l’intelligenza (il logos). Come la mano è uno strumento che precede tutti gli strumenti specifici, così il logos è un’arte che precede tutte le arti specifiche “ὡς γὰρ ἡ χεὶρ οὐδὲν οὖσα τῶν κατὰ μέρος ὀργάνων, ὅτι πάντα καλῶς πέφυκε δέχεσθαι, πρὸ πάντων ἐστὶν ὄργανον. οὕτως ὁ λόγος… τέχνη τις ἂν εἴη πρὸ τεχνῶν” - (fr:67, 68) [Infatti come la mano, non essendo nessuno degli strumenti particolari, poiché per natura è adatta a ricevere tutti bene, è uno strumento prima di tutti. Così il logos… sarebbe un’arte prima delle arti]. L’uomo è quindi l’unico animale ad avere, nella sua anima, un’arte prima delle arti (il logos) e, nel suo corpo, uno strumento prima degli strumenti (la mano) “ἄνθρωπος οὖν μόνος ἁπάντων ζῴων τέχνην ἔχων πρὸ τεχνῶν ἐν τῇ ψυχῇ κατὰ λόγον ἐν τῷ σώματι πρὸ ὀργάνων ὄργανον ἐκτήσατο” - (fr:69) [L’uomo dunque, solo tra tutti gli animali, avendo un’arte prima delle arti nell’anima secondo il logos, si procurò nel corpo uno strumento prima degli strumenti].


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2 Sulla funzione delle parti e il metodo di Ippocrate

La ricerca della funzione delle parti del corpo, partendo da quelle note, è essenziale per comprendere l’organismo e confutare errori altrui.

Galen espone il metodo per indagare la funzione (chreia) delle parti del corpo. Bisogna iniziare dalle parti di cui si conoscono chiaramente le funzioni, per poi passare alle altre: “πρότερον, ὧν σαφῶς ἴσμεν τὰς ἐνεργείας, ἐντεῦϑεν γὰρ κἀπὶ τἄλλα δύνασϑαι μεταβαίνειν.” - (fr:171). Tutte le parti sono tra loro simpatetiche e concordi per un unico fine: “τὰ μόρια τοῦ σώματος πάντα ἀλλήλοις ἐστὶ συμπαϑῆ, τουτέστιν εἰς ὑπηρεσίαν ἑνὸς ἔργου πάνϑ᾽ ὁμολογεῖ.” - (fr:174). Questo vale sia per le membra maggiori che per le minori, come l’occhio, composto di molte parti che cooperano alla vista.

Tuttavia, mentre la funzione di mani e piedi è evidente, quella di torace, polmoni, cuore e altre parti interne non lo è. Senza conoscerla, non si può scoprirne l’utilità: “νυνὶ δέ, τῶν γὰρ πλείστων ἄδηλον τοὔργον, ἄνευ δ᾽ ἐκείνου καλῶς γνωσϑέντος οὐκ ἐνδέχεται τῶν κατὰ μέρος οὐδενὸς ἐξευρεῖν τὴν χορείαν” - (fr:186). Per questo Galen ha deciso di scrivere un’opera specifica: gli scritti di Ippocrate su questo tema sono insufficienti, a volte oscuri, a volte omissivi, e neppure Aristotele o altri predecessori hanno trattato tutte le funzioni in modo esauriente. Il suo intento è quindi di chiarire ciò che Ippocrate ha detto in modo oscuro e di aggiungere quanto manca, seguendo i metodi da lui tramandati: “διὰ ταῦτ᾽ οὖν ἅπαντα προτραπέντες γράψαι περὶ τῆς χρείας τῶν μορίων ἑκάστου τὰ μὲν ἐξηγησόμεϑα τῶν ὑφ᾽ Ἱπποκράτους ἀσαφέστερον εἰρημένων, τὰ δ᾽ αὐτοὶ προσϑήσομεν κατὰ τὰς ὑπ᾽ ἐκείνου παραδοϑείσας μεϑόδους.” - (fr:206).

Come esempio concreto di applicazione di questo metodo, Galen riprende l’analisi della mano da un discorso precedente, partendo ancora dalle parole di Ippocrate. Ippocrate, parlando delle unghie, insegnò anche perché la mano è divisa in dita e perché il pollice è opposto alle altre quattro: “ἐν τούτοις καὶ τοῦ σχισϑῆναι μὲν εἰς δακτύλους τὴν χεῖρα καὶ τοῖς τέτταρσι δ᾽ ἀντιταχϑῆναι τὸν μέγαν ὁμοίως ἐνδείκνυται” - (fr:216). La ragione è che questa conformazione è utile per divaricare le dita al massimo. Galen elogia il modo conciso ed efficace di insegnare di Ippocrate.

Il punto cruciale che un medico deve conoscere, e che richiede uno studio accurato sulla funzione delle parti, è comprendere quale sia la migliore conformazione (kataskeuē) del corpo umano. La bellezza autentica non è altro che la conformazione ottimale, che si giudica in base alla funzionalità: “οὐδὲ γὰρ ἄλλο τι τὸ ἀληϑινὸν κάλλος ἐστὶ πλὴν τῆς ἀρίστης κατασκευῆς, ἣν ταῖς ἐνεργείαις κρινεῖς” - (fr:251). Prendendo la mano, la cui funzione è la prensione (antilēpsis), si può vedere come le dita vi concorrano avendo un’articolazione centrale ampia e il pollice opposto al mignolo, come descritto da Ippocrate. Allo stesso modo, si può ricercare la conformazione ottimale di occhi e naso collegandola alle loro funzioni.


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3 Struttura e funzione dei tendini e muscoli delle dita

Ogni tendine e muscolo è stato disposto dalla natura per un fine specifico, in base al numero, alla dimensione, alla posizione e alla divisione delle sue fibre.

I quattro dita hanno due grandi tendini interni per compiere le azioni più frequenti e violente, come afferrare, spremere o ammorbidire oggetti piegando le dita. “ὅσα τε γὰρ διὰ τῆς μιᾶς χειρὸς κατέχομεν x«l ὅσα δι᾽ ἀμφοτέρων ὁμοῦ, κἂν (εἴ) ἐκτείνειν τι δέοι χἂν εἰ ϑλᾶν χἂν εἰ θλίβειν κἂν εἰ μαλάττειν, ἅπαντα ταῦτα κάμπτοντες τοὺς τέτταρας δακτύλους ἐνεργοῦμεν” - (fr:614) [Tutto ciò che afferriamo con una mano sola o con entrambe insieme, sia che si debba stendere, schiacciare, spremere o ammorbidire, tutte queste azioni le compiamo piegando le quattro dita.] Per il pollice, invece, è sufficiente un solo tendine interno, più sottile, poiché la sua funzione principale è di opporsi alle altre dita, premendole dall’alto quando sono piegate. “πλὴν γὰρ εἴ ποτε δεηϑείημεν ἐπιβάλλειν αὐτὸν ἄνωθεν τοῖς ἄλλοις κεκαμμένοις, εἰς οὐδεμίαν ἑτέραν ἐνέργειαν κάμπτειν χρήξομεν” - (fr:615) [Tranne quando dovessimo aver bisogno di appoggiarlo dall’alto sulle altre dita piegate, non avremmo bisogno di piegarlo per nessun’altra azione.]

I tendini estensori, posti all’esterno, sono più piccoli di quelli flessori ma sufficientemente robusti. Essi sono disposti in modo che, quando sono in azione senza l’intervento dei tendini laterali, le dita si mantengano perfettamente allineate. “φαίνονται τοῖς ἰσχνὰς ἔχουσι τὰς χεῖρας ἅπαντες ἐν ταῖς τοιαύταις καταστάσεσιν ἀπὸ τῆς ἰδίας ἀρχῆς μέχρι τῆς τελευτῆς τῶν δακτύλων κατ᾽ εὐθεῖαν γραμμὴν τεταμένοι” - (fr:761) [A chi ha le mani magre, tutte le dita in tali posizioni appaiono tese in linea retta dalla loro origine fino alla punta.]

I movimenti laterali delle dita, che servono principalmente a separarle il più possibile, sono governati da tendini specifici. Il pollice ha quattro origini per questi movimenti (due per avvicinarsi e due per allontanarsi dall’indice), mentre le altre dita ne hanno solo due ciascuna. “μόνῳ μὲν τῷ μεγάλῳ τέτταρας ἀρχὰς εἶναι τῶν εἰς τὰ πλάγια κινήσεων, τῶν δ᾽ ἄλλων ἑκάστῳ δύο” - (fr:641) [Solo al pollice spettano quattro origini dei movimenti laterali, mentre a ciascuna delle altre dita due.] La natura ha reso impossibile separare le dita quando si piegano, ma possibile farlo ampiamente quando si estendono, assegnando ai tendini laterali una posizione più vicina agli estensori. “τὴν κατασκευὴν ἐν τῶν τὰς κινήσεις ταύτας βραβευόντων τενόντων ξτοίμὴν μὲν εἰς τὴν τοῦ βελτίονος ὑπηρεσίαν, ἀδύνατον δ᾽ εἰς τὴν τοῦ χείρονος ἀπειργάσατο” - (fr:768) [Nella struttura dei tendini che governano questi movimenti, la natura li ha resi pronti al servizio della funzione migliore e incapaci di quella peggiore.]

La disposizione del tendine flessore del pollice è un abile espediente. Esso non si origina direttamente in linea con il dito, ma da un punto comune agli altri tendini, scorrendo poi attraverso una guaina nel palmo della mano, come una redine attraverso un anello, per evitare di occupare inutilmente la concavità del palmo. “ἄρχεται μὲν ὃ τένων οὗτος, ὅϑεν περ ὁ ἐπὶ τὸν μέσον ἥκων δάκτυλον, ἐποχούμενος δ᾽ αὐτῷ μέχρι πολλοῦ καὶ συνεχόμενος ἰσχυροῖς ὑμέσι τηνικαῦτα πρῶτον ἀποχωρεῖ διεκπίπτων αὐτοῦ, ὅταν ἐν τῷ κοίλῳ τῆς χειρὸς γένηται, τρόπον ὁμοιότατον ταῖς ἐπὶ τῶν ξυνωρίδων ἡνίαις” - (fr:674) [Questo tendine ha inizio nello stesso punto di quello che arriva al dito medio, e, sovrapposto ad esso e trattenuto da robuste membrane per un lungo tratto, solo allora si distacca sfuggendo da esso, quando si trova nella concavità della mano, in modo molto simile alle redini delle pariglie.]

I tendini flessori profondi, che muovono la prima e la terza falange di ciascun dito, sono più grandi e posti in profondità. I tendini più superficiali, che muovono solo la seconda falange, sono più piccoli e posti sopra di essi, poiché il movimento della falange media è meno cruciale e segue passivamente quello delle altre. “διὰ δὲ τὰς αὐτὰς αἰτίας οἱ μικροὶ τένοντες εἰς ἓν ἄρϑρον τὸ μέσον ἐμφύονται” οὔτε γὰρ εἰς διττὰς διαρϑρώσεις ἐνεχώρει μερισϑῆναι τοὺς ὄγκους αὐτῶν καὶ ὅτι σῳζομένων τῶν ἑκατέρωϑεν κινήσεων συγκινεῖταί πῶς καὶ τὸ μέσον ἄρϑρον τοῖς ἄκροις, ταύτῃ καὶ ἀκυρότερον αὐτῶν εἶναι λέγεται” - (fr:705) [Per le stesse ragioni, i tendini piccoli si inseriscono in una sola articolazione, quella media; infatti né la loro massa poteva essere divisa per due articolazioni, e poiché, preservati i movimenti delle due estremità, l’articolazione di mezzo in qualche modo si muove insieme a quelle terminali, per questo è detta meno importante di esse.]

La carne (i muscoli intrinseci) della mano è generata da ramificazioni dei nervi che vi giungono dall’alto, ed è utilizzata dalla natura per formare i tendini che muovono i lati delle dita. Questa disposizione unica, con tutti i tendini che partono da un unico punto nel polso, fa sì che quando si piegano solo le prime due falangi, le punte delle dita rimangano unite senza lasciare spazi vuoti. “ἐπειδὰν τὸ πρῶτόν τε καὶ τὸ δεύτερον ἄρϑρον μόνον καμφϑῇ, τὸ τρίτον δ᾽ ἐκτεταμένον ἧ, τὰ πέρατα τῶν δακτύλων ἀλλήλοις συνεξευγμένα μένει” - (fr:736) [Quando si piega solo la prima e la seconda articolazione, mentre la terza è estesa, le estremità delle dita rimangono saldamente unite.]


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4 Sulla funzione dei muscoli e dei tendini delle dita

L’anatomia e il movimento delle dita, in particolare del pollice, rivelano una precisa finalità.

La forza e la robustezza dei tendini sono correlate alla funzione che devono svolgere. “οὔϑ᾽ ὅτι παχεῖς οἱ τένοντες ἐγένοντο, διὰ τοῦτο καὶ τὰς ἐνεργείας αὐτῶν εἶναι σφοδράς, οὔϑ᾽ ὅτι λεπτοί, διὰ τοῦτ᾽ ἀσϑενεῖς” - (fr:880) [Non è perché i tendini sono spessi che le loro azioni sono forti, né perché sono sottili che sono deboli]. Al contrario, è l’uso a determinare la forma: “ταύτας μὲν ὑπὸ τῶν κατὰ τὸν βίον χρειῶν ἀναγκάξεσϑαι τοίας ἢ τοίας γίγνεσϑαι, τοὺς δ᾽ ὄγχους τῶν τενόντων τῷ ποσῷ τῆς κινήσεως ἔπεσϑαι” - (fr:880) [Queste (azioni) sono costrette dalle necessità della vita a diventare tali o tali, e le masse dei tendini seguono la quantità del movimento]. Ciò è dimostrato dal fatto che i tendini non cambiano numero con l’età o l’esercizio: “κατὰ δ᾽ αὖ τὰς ἡλικίας εὑρήσομεν οὐδεμίαν αὐτῶν ἐν τῷ πλήϑει διαφοράν, ἀλλὰ καὶ τοῖς βρέφεσι καὶ τοῖς τελείοις καὶ τοῖς ἔτι χυουμένοις… ὅμως ἤδη τὸ καὶ τούτοις διττοὺς μὲν τοὺς διττούς, μεγάλους δὲ τοὺς μεγάλους” - (fr:892) [Inoltre, per quanto riguarda le età, non troveremo in loro alcuna differenza di numero, ma sia nei bambini, sia negli adulti, sia in quelli ancora in formazione… tuttavia anche per questi vi sono doppi quelli che sono doppi, grandi quelli che sono grandi].

L’organizzazione del pollice è un esempio specifico di questa finalità. È più debole nei movimenti verso l’interno, ma molto forte in quelli laterali, al contrario delle altre dita: “τῶν μὲν γὰρ κινήσεων αὐτοῦ ἀρρωστοτάτη μὲν ἡ ἐντός, ἥπερ ἐν τοῖς ἄλλοις ἰσχυροτάτη, σφοδρόταται δ᾽ αἵπερ ἐν ἐχείνοις ἀσϑενεῖς, αἱ πλάγιαι” - (fr:863) [Infatti, dei suoi movimenti, il più debole è quello verso l’interno, che nelle altre dita è il più forte, mentre i più vigorosi sono quelli che in quelle sono deboli, cioè i movimenti laterali]. Questa struttura non è casuale, ma risponde a precise necessità funzionali. La natura ha provveduto con grande precisione, tralasciando solo ciò che non serve: “δ δεκα μὲν καὶ ἑχατὸν χώρας δεομένας τενόντων ἐμφύσεῶς ἐχόσμησε παντοίως, μίαν δὲ καϑ᾽ ἑκάτερον δάκτυλον οὐδὲν δεομένην εὐλόγως παρέλιπεν” - (fr:906) [Ornò in ogni modo centodieci luoghi che avevano bisogno dell’inserzione di tendini, ma ne tralasciò saggiamente una per ciascun dito, che non ne aveva bisogno]. La sua utilità è tale che il pollice è chiamato “ἀντίχειρα” (anticona), perché agisce “ἀντὶ τῆς ὅλης χειρὸς” - (fr:919) [in luogo dell’intera mano].


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5 Anatomia dei muscoli della mano e del polso

Descrizione della struttura, funzione e disposizione dei muscoli che muovono le dita e il polso, con critica alle osservazioni anatomiche precedenti.

La parte superiore dell’arto è divisa in braccio, avambraccio e mano. Per l’avambraccio, chiamato anche cubito, interessa la parte tra il polso e il gomito. Il gomito, chiamato “olecrano” da alcuni, è in realtà una delle due ossa dell’avambraccio, la più grande. Ponendo la mano in posizione supina e prona, si possono distinguere le parti interna ed esterna, superiore e inferiore. Le sporgenze arrotondate delle ossa dell’avambraccio e del radio che si articolano nel polso sono chiamate teste o condili.

Nella mano, il numero dei muscoli è facilmente visibile: ogni dito ha un piccolo muscolo proprio, e due muscoli generano i tendini chiamati “thenar”. “ἑκάστῳ μὲν γὰρ τῶν δακτύλων εἷς ἔστιν ἴδιος μικρός… δύο δ᾽ οἱ τὰ θέναρα καλούμενα γεννῶντες” - (fr:1067). Due grandi muscoli si avvicinano al bordo della mano, rendendo carnosa e alta la parte esterna e concava quella interna, e allontanando notevolmente il dito più grande e quello più piccolo dagli altri. La natura ha utilizzato questi muscoli per uno scopo: per rendere carnose e alte le eminenze della mano, e poiché esistevano, non li ha lasciati come masse inattive, ma ha fornito attraverso di essi alcuni movimenti alle dita adiacenti. “συνεχρήσατο γὰρ οὖν καὶ τούτοις εἰς δέον ἡ φύσις. ἕνεκα μὲν τοῦ σαρκώδη τε καὶ ὑψηλότερα γενέσθαι τοῦ μέσου τὰ θέναρα τῶν χειρῶν ἐργασαμένη τοὺς μῦς τούτους, ἐπεὶ δ᾽ ἅπαξ ἐγένοντο, μὴ ἀνασχομένη σάρκας αὐτοὺς μόνον ἀργοὺς καὶ ἀκινήτους ὑπάρχειν, ἀλλὰ τοῖς παρακειμένοις δακτύλοις τὰς κινήσεις τινὰς δι᾿ αὐτῶν ἐμπορισαμένη” - (fr:1079). Allo stesso modo, il muscolo tra il pollice e l’indice esiste per rendere carnosa quella parte della mano; la natura lo ha utilizzato anche per il movimento del pollice quando viene avvicinato all’indice. Tuttavia, poiché il pollice necessita di movimenti laterali più vigorosi, la natura non ha affidato questi movimenti solo ai muscoli descritti, ma ha condotto tendini più forti dai muscoli dell’avambraccio e li ha inseriti in esso. “γνοῦσα μέντοι σφοδροτέρων δεῖσθαι τῶν τὰ πλάγια κινήσεων τὸν μέγαν δάκτυλον οὐκ ἐπέτρεψεν αὐτὰς μόνοις τοῖς εἰρημένοις μυσίν, ἀλλ᾽ ἰσχυροτέρους τένοντας ἀπὸ τῶν κατὰ τὸν πῆχυν μυῶν ἀγαγοῦσα καθήψεν εἰς αὐτόν” - (fr:1081). Così anche per il mignolo, il movimento che lo allontana dagli altri non è stato affidato al solo muscolo menzionato prima. Agli altri tre dita, invece, sono stati assegnati movimenti analoghi solo ai muscoli della mano, poiché non richiedono forza vigorosa.

Pertanto, ci sono sette muscoli nella mano: quattro per i quattro dita, due per il pollice e uno per il mignolo, ciascuno con un tendine. Non potevano essere divisi in più parti perché sono molto piccoli, e se fossero stati più grandi, non avrebbero avuto la posizione o la funzione adatta per un solo muscolo che controlli l’origine di più movimenti. “οὔτε γὰρ εἰς πλείους ἠδύναντο μερίζεσθαι μικροὶ παντάπασιν ὄντες οὔτ᾽, εἰ μείζους ἧσαν, οὕτως εἶχον ἢ θέσεως ἢ χρείας, ὡς εἷς μίαν ἀνάγεσθαι κορυφὴν πλειόνων κινήσεων ἀρχάς” - (fr:1093). Per i muscoli che estendono e flettono le dita, e anche per quelli che abdicono il pollice, il discorso precedente ha mostrato che è possibile e utile che sia così. Per l’estensione, un tendine per dito è sufficiente. Per la flessione, invece, erano necessari tendini diversi: uno per muovere la prima e la terza articolazione, un altro per la seconda. Un muscolo fu creato per estendere tutti dall’esterno, ma non uno solo per fletterli tutti. Come i tendini erano doppi, così anche i muscoli preposti ad essi sono due, i più grandi perché anche i tendini sono i più grandi. “εἷς μὲν ὁ ἔξωθεν ἐκτείνων ἅπαντας ἐδημιουργήθη μῦς, οὐχ εἷς δ᾽ ὁ κάμπτων ἅπαντας, ἀλλ᾽, ὥσπερ οἱ τένοντες ἐγένοντο διττοί, οὕτω καὶ οἱ προτεταγμένοι αὐτῶν μύες εἰσὶ δύο, μέγιστοι μὲν αὐτοί, διότι καὶ οἱ τένοντες μέγιστοi” - (fr:1097). Quello esterno è molto più piccolo perché anche i suoi tendini sono molto più piccoli. È logico quindi che tra i muscoli interni, quello dei tendini che muovono la prima e la terza articolazione sia più grande, e quello dei tendini che muovono la seconda sia molto più piccolo; anche qui la dimensione dei muscoli è proporzionale alla lunghezza dei tendini. Il muscolo che genera i tendini più grandi e produce il doppio movimento giace sotto, l’altro giace sopra, secondo la consueta pratica della natura di proteggere più saldamente le parti che serviranno a più attività o a funzioni più utili. “ἀλλὰ καὶ ὑπόκειται μὲν ὁ τοὺς μείζους τέ καὶ τὴν διττὴν κίνησιν ἐργαζομένους ἀποφύων τένοντας, ἐπίκειται δ᾽ ὁ ἕτερος, ἀεὶ τὰ πλείοσιν ἐνεργείαις ἢ χρησιμωτέραις ὑπηρετήσοντα μόρια φρουρούσης ἀσφαλέστερον τῆς φύσεως” - (fr:1103). Questi due muscoli occupano precisamente la posizione centrale, poiché anche le teste dei tendini flessori delle dita, come mostrato prima, era meglio che si estendessero nella posizione centrale. Su ciascun lato c’è un muscolo che flette il polso; della loro funzione si parlerà quando si spiegheranno i movimenti del polso. Il quinto muscolo tra quelli che si estendono lungo l’avambraccio è all’interno. È superficiale e il più sottile di tutti i muscoli menzionati; riguardo ad esso, tutti gli anatomisti precedenti hanno errato, credendo che flettesse le dita. “ἐπιπολῆς δ᾽ ἅμα καὶ ἰσχνότατος ἁπάντων τῶν προειρημένων μυῶν, ὑπὲρ οὗ πάντες ἥμαρτον οἱ πρὸ ἡμῶν ἀνατομικοὶ νομίζοντες ὑπ᾽ αὐτοῦ κάμπτεσθαι τοὺς δακτύλους” - (fr:1107). Non solo hanno errato in questo, ma hanno anche completamente ignorato i piccoli muscoli con cui si flette la prima articolazione di ogni dito, come anche noi stessi per molto tempo. Sono descritti chiaramente sia nella “Anatomia dei Muscoli” che nelle “Manuali di Anatomia”.

Avrei voluto portare avanti il presente discorso senza menzionare gli errori altrui, ma nel trattare questi argomenti mi è sembrato che i lettori avrebbero avuto il sospetto che fossimo noi in errore, e non gli antichi anatomisti. “ἀλλ᾽ ἐν αὐτῷ τῷ διεξέρχεσθαι ταῦτα παρέστη μοι τῶν ἀναγνωσομένων ὑποψία τις ἐσομένη περὶ ὧν τοῖς ἔμπροσθε ἀνατομικοῖς διαφωνοῦμεν ὡς ἡμῶν ἐσφαλμένων οὐκ ἐκείνων” - (fr:1111-1113). È più ragionevole pensare che uno solo abbia ignorato qualcosa, piuttosto che tutti gli altri. Questa ipotesi sarebbe ancora più forte per coloro che non hanno familiarità con le nostre altre opere anatomiche, in cui non solo mostrammo gli errori nelle dissezioni dei predecessori, ma scrivemmo anche le cause di tali errori. Chiunque, vedendoci sezionare e osservare non solo tendini o movimenti a loro sconosciuti, ma interi muscoli da loro trascurati, si stupisce e chiama ciechi coloro che hanno errato in cose così evidenti. “καὶ ὅσοι γε θεωροῦσιν ἀνατεμνόντων ἡμῶν τὰ φαινόμενα, μὴ ὅτι τένοντας ἢ κινήσεις τινὰς ἠγνοημένας αὐτοῖς, ἀλλὰ καὶ μῦς ὅλους παραλελειμμένους, ἐκπλήττονταί τε καὶ τυφλοὺς ἀποκαλοῦσι τοὺς ἐσφαλμένους τὰ τηλικαῦτα” - (fr:1126). Chi ha occhi non vede solo ogni dito estendersi e flettersi, ma anche muoversi lateralmente? Eppure quegli antichi, menzionando i tendini che li estendono e flettono, non considerarono che anche i movimenti laterali devono avere un’origine. “ἀλλ᾽ ὅμως ἐκεῖνοι τῶν κινούντων αὐτοὺς μνημονεύοντες τενόντων ὑφ᾽ ὧν ἐκτείνονταί τε καὶ κάμπτονται λέγουσιν, οὐκ ἐννοήσαντες, ὅτι καὶ τῆς εἰς τὰ πλάγια παραγωγῆς ἀναγκαῖον εἶναί τινας ἀρχὰς κινήσεως” - (fr:1127). Ci si stupisce ancora che abbiano ignorato cose meno evidenti nelle anatomie, quando non conoscono neppure i fenomeni visibili prima della dissezione?

Questo discorso generale sia detto una volta per tutta l’opera, per non doverlo ripetere. La nostra attuale esposizione di ciò che realmente appare nelle anatomie non è stata resa accurata da nessuno dei predecessori. “τὴν γὰρ τῶν ὄντως φαινομένων ἐν ταῖς ἀνατομαῖς ἐξήγησιν ἡμεῖς ποιούμεθα νῦν οὐδενὸς τῶν ἔμπροσθεν ἀκριβώσαντος αὐτήν” - (fr:1134). Chi vuole essere osservatore delle opere della natura, non deve fidarsi dei libri di anatomia, ma dei propri occhi, venendo da noi, frequentando i nostri allievi o esercitandosi personalmente nelle dissezioni. Finché si limita a leggere, crederà di più a tutti gli antichi anatomisti, perché sono più numerosi.

Riprendendo l’argomento da cui ci eravamo allontanati, parliamo del muscolo superficiale all’interno della mano dopo la pelle, che nessun anatomista ha riconosciuto aderire a tutta la parte interna glabra e senza peli, per funzioni non trascurabili, che dirò poco dopo concludendo il discorso sui muscoli che muovono le dita. All’interno, come detto, ci sono solo due muscoli. All’esterno ce ne sono quattro: uno che estende le quattro dita, giustamente posto al centro, come abbiamo dimostrato. “ὁ μὲν ἐκτείνων τοὺς τέτταρας δακτύλους, ἁπάντων μέσος εὐλόγως γενόμενος ὡς ἐπεδείξαμεν” - (fr:1141-1142). Altri due muscoli sono su ciascun lato di esso: uno sottostante, che guida il movimento laterale dei due diti più piccoli, e altri due che toccano questo, fusi tra loro in qualche punto e perciò ritenuti un unico muscolo dagli anatomisti. “ὑποκείμενος μὲν αὐτῷ κάτωθεν ὁ τῶν δύο τῶν μικροτάτων τῆς εἰς τὸ πλάγιον ἐξηγούμενος κινήσεως, ἁπτόμενοι δὲ τούτου δύο ἕτεροι συμφυεῖς ἀλλήλοις κατά τι καὶ διὰ τοῦτο τοῖς ἀνατομικοῖς εἷς εἶναι νομισθέντες” - (fr:1143). Da uno di questi si dipartono due tendini che vanno a due dita: uno sul dito medio (il più lungo e centrale in posizione), l’altro sull’indice. Dall’altro si diparte un tendine verso il pollice. Tutti questi muscoli abdicono le dita lateralmente, essendo posti nell’avambraccio in modo molto logico. Come il muscolo che guida l’estensione diretta delle quattro dita è posto nella posizione centrale, analogamente quelli che muovono il movimento obliquo sono in quelle parti verso cui devono condurle. “ὥσπερ γὰρ ὁ τῆς εὐθείας ἡγούμενος τοῖς τέτταρσιν ἐκτάσεως ἐν τῷ μέσῳ χωρίῳ τέτακται, κατὰ τὸν αὐτὸν λογισμὸν οἱ τὴν λοξὴν κίνησιν κινοῦντες ἐν ἐκείνοις τοῖς μέρεσίν εἰσιν, εἰς ἃ μέλλουσιν ἄξειν αὐτούς” - (fr:1156). Questo è, credo, la massima prova di un’arte accurata. La natura non ha posto l’origine del movimento laterale delle dita nelle parti vicine, come farebbe un artefice inerte, ma in parti più lontane, ma più adatte all’azione. L’origine del movimento del pollice è vicina al radio? Quasi opposta. Eppure il muscolo che lo muove nasce dall’avambraccio. “ἡ γοῦν ἀρχὴ τοῦ μεγάλου δακτύλου πλησίον τῆς κερκίδος ἐστιν ὡς ἀπέχουσα σχεδόν; ἀλλ᾽ ὅμως ὁ κινῶν αὐτὸν μῦς ἐκ τοῦ πήχεως ἐκπέφυκεν” - (fr:1158). Allo stesso modo, il muscolo che ruota lateralmente le due dita successive, e allo stesso modo quello che ruota l’intero polso: quest’ultimo, avendo origine dall’osso del radio, inserisce un piccolo tendine nella zona prima dell’indice e del medio. Si può osservare la loro disposizione simile a una lettera X. Quale movimento ciascuno doveva produrre, tale aveva dalla nascita la sua posizione.

Si sarà ancora più convinti dell’argomento osservando tutti i muscoli che muovono il polso, sui quali passerò in seguito, aggiungendo il tendine rimanente del pollice, in modo che nulla riguardo a loro sia omesso. È stato detto prima che era meglio per il pollice non ricevere l’estensione perfettamente centrale da un solo tendine, ma da due tendini obliqui. È stato detto anche quale sia il tendine e il muscolo che lo ruota verso l’indice. Il tendine rimanente, che lo allontana dall’indice, ha in comune la testa con il tendine che ruota l’intero polso in supinazione; è di forma rotonda e si estende come una corda per tutto il dito fino all’ultima falange. “ὁ δ᾽ ὑπόλοιπος ὁ ἀπάγων αὐτὸν ἀπὸ τοῦ λιχανοῦ κοινὴν μὲν ἔχει τὴν κεφαλὴν τῷ τὸν καρπὸν ὅλον ἐπὶ τὸ ὕπτιον ἀναστρέφοντι τένοντι· στρογγύλος δ᾽ ἐπιπέφυκεν, ὥσπερ τις τόνος ἅπαντι τῷ δακτύλῳ μέχρι τῆς ἐσχάτης φάλαγγος ἐκτεταμένος” - (fr:1166). L’altro, che nasce dalla stessa testa ma si inserisce ampiamente nella parte


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[6.1-153-1510|1662]

6 Struttura e funzione delle ossa del carpo, del radio e dell’ulna

La natura ha disposto con precisione le articolazioni del polso, del gomito e le ossa dell’avambraccio per permettere i movimenti della mano e per proteggere tendini e nervi.

L’estremità dell’ulna ha una piccola apofisi e una grande testa (condilo). La sua estremità inferiore è convessa all’esterno e concava all’interno, formando una cavità che accoglie un osso del carpo. Questa articolazione permette i movimenti di pronazione e supinazione della mano, mentre l’altra grande articolazione del polso permette l’estensione e la flessione. “αὕτη μὲν οὖν ἕνεκα τῶν ἐπὶ τὸ πρηνές τὲ καὶ τὸ ὕπτιον ἐπιστροφῶν τῆς χειρὸς ἐγένετο” - (fr:1515) [Questa dunque si formò a causa delle rotazioni della mano in pronazione e supinazione.] La convessità delle estremità del radio e dell’ulna servono anche a un altro utile scopo: proteggere le teste dei tendini che muovono le dita, alloggiandole nella cavità tra queste sporgenze. “τὰς γὰρ τῶν κινούντων τοὺς δακτύλους τενόντων κεφαλὰς εἰς τὴν μεταξὺ τῶν ἐξοχῶν τούτων κοιλότητα κατέθετο, φρουρὰν ἀσφαλῆ” - (fr:1517) [Infatti depose le teste dei tendini che muovono le dita nella cavità tra queste sporgenze, come una protezione sicura.]

Poiché l’estremità dell’ulna era alta all’esterno ma bassa all’interno a causa della sua piccola apofisi, la natura vi pose, come un paletto, un osso lungo e diritto che si protende all’interno. Questo è l’ottavo osso del carpo, che protegge le altre strutture, specialmente il nervo che proviene dal midollo spinale. “ἔθηκέ τι κἀνταῦθα, καθάπερ τινὰ χάρακα, πρόμηκες ὀστοῦν ἔσω νεῦον ὀρθόν, ὑφ’ οὗ τά τε ἄλλα τὰ τῇδε φρουρεῖται καὶ μάλιστα τὸ νεῦρον τὸ ἀπὸ τοῦ νωτιαίου μὲν ἰόν” - (fr:1531) [Qui pose anche, come una sorta di paletto, un osso lungo e diritto che si protende all’interno, sotto il quale tutte le altre cose di qui sono protette e soprattutto il nervo che proviene dal midollo spinale.] Questo osso cartilaginoso, posto su una piccolissima cavità, sarebbe instabile, ma è saldamente fissato da membrane forti ai due ossi adiacenti. Per bilanciare la trazione del grande tendine flessore del polso, che tenderebbe a fletterlo e abbatterlo, la natura oppose un’altra tensione opponente, un legamento che nasce dalle parti opposte e termina nel metacarpo. “ἐπεὶ δ’ εἰς τὴν κεφαλὴν αὐτοῦ καθάπτων ὁ μέγας τένων ὁ τὸν καρπὸν κάμπτων ἐφ’ ἑαυτὸν ἔμελλε περιτρέψειν αὐτὸ καὶ καταβαλεῖν, ἑτέραν αὐτῷ τάσιν ἰσόρθοπον ἀντέταξεν, ἐκ τῶν ἀντικειμένων μερῶν ἐκφύσασα σύνδεσμον εἰς τὸ μετακάρπιον τελευτῶντα.” - (fr:1541) [Poiché il grande tendine che flette il polso, attaccandosi alla sua testa, stava per fletterlo e abbatterlo verso di sé, gli oppose un’altra tensione di uguale forza, facendo crescere dai lati opposti un legamento che termina nel metacarpo.]

La natura creò anche un’altra piccola apofisi ossea cartilaginosa, unita con forti legami a questo osso del carpo e a quello articolato con la prima falange del pollice, per permettere l’attacco dell’altra parte del tendine che muove il pollice e il polso. “καὶ γὰρ δὴ καὶ ἄλλην τιν’ ἀπόφυσιν ὀστοῦ μικροῦ χονδρώδους ἡ φύσις ἐδημιούργησε. διὰ συνδέσμων ἰσχυρῶν συνημμένου τούτῳ τε τῷ νῦν εἰρημένῳ κατὰ τὸν καρπὸν ὀστῷ καὶ τῷ μετ’ αὐτὸ τῷ διαρθρουμένῳ πρὸς τὴν πρώτην φάλαγγα τοῦ μεγάλου δακτύλου, χάριν τοῦ κἀνταῦθα καθάψαι θάτερον μέρος τοῦ τένοντος, ὑφ’ οὗ τόν τε μέγαν δάκτυλον ἔφαμεν κινεῖσθαι καὶ τὸν καρπόν.” - (fr:1556, 1567) [Infatti la natura creò anche un’altra piccola apofisi di osso cartilaginoso, unita con forti legami sia a quest’osso del carpo ora menzionato sia a quello successivo che si articola con la prima falange del pollice, per permettere l’attacco dell’altra parte del tendine, sotto il quale diciamo che si muove sia il pollice sia il polso.]

L’ulna è obliqua, mentre il radio è diritto. La loro posizione è conforme alla natura dei loro movimenti: il radio serve alle estensioni e flessioni (lungo la sua lunghezza), l’ulna alle rotazioni laterali (in pronazione e supinazione). “ταῦτ’ ἄρα λοξὴ μὲν ἡ κερκίς, εὐθὺς δ’ ὁ πῆχύς ἐστιν ὃ μὲν γὰρ ταῖς ἐκτάσεσί τε καὶ κάμψεσιν, ἡ δὲ ταῖς εἰς τὰ πλάγια περιστροφαῖς ὑπηρετεῖ.” - (fr:1582) [Dunque l’ulna è obliqua, mentre il radio è diritto; l’uno infatti serve alle estensioni e flessioni, l’altra alle rotazioni laterali.] La posizione obliqua dell’ulna (che parte dall’esterno in alto e va verso il pollice in basso) la rende più pronta e facile per i movimenti di pronazione, che sono più numerosi e necessari di quelli di supinazione. “διὰ τοῦτ’ οὖν καὶ τὴν τῆς κερκίδος θέσιν ἑτοιμοτέραν ὑπακούειν ταῖς ἐπὶ τὸ πρηνὲς κινήσεσιν ἡ φύσις ἀπειργάσατο. τὸ μὲν ἄνω πέρας αὐτῆς ἐπὶ τὴν ἔξω κεφαλὴν τοῦ βραχίονος ἀγαγοῦσα, τὸ δὲ κάτω δ’ ἐπὶ τὸν μέγαν ἐκτείνασα δάκτυλον.” - (fr:1600, 1601) [Perciò la natura rese la posizione dell’ulna più pronta a obbedire ai movimenti di pronazione. Portando la sua estremità superiore verso la testa esterna del braccio, e stendendo quella inferiore verso il pollice.]

L’estremità superiore del radio (il gomito) ha due apofisi (coronoidi), una posteriore più grande (olecrano) e una anteriore più piccola, le cui cavità, rivolte l’una verso l’altra, formano un’unica grande cavità a forma di sigma. “εἰσὶ δή τινες ἀποφύσεις ἐνταῦθα τοῦ πήχεως διτταί, κυρταὶ μὲν ἔξωθεν, ἔσωθεν δὲ κοῖλαι, μία μὲν ἐκ τῶν ὄπισθέν τε καὶ κάτωθεν αὐτοῦ μερῶν, ἥπερ δὴ καὶ μείζων ἐστίν, ἑτέρα δ’ ἐκ τῶν ἄνωθέν τε καὶ πρόσθεν, ἐλάττων ἐκείνης συχνῷ. ἐστραμμένων δ’ εἰς ἀλλήλας τῶν ἐν αὐταῖς κοιλοτήτων μία μεγάλη γίγνεται κοιλότης ἐξ ἀμφοῖν ἐοικυῖα τῷ σῖγμα γράμματι.” - (fr:1613-1615) [Ci sono infatti alcune apofisi qui del radio, doppie, convesse all’esterno e concave all’interno: una dalle parti posteriori e inferiori di esso, che è anche la più grande, e un’altra dalle parti superiori e anteriori, molto più piccola di quella. Essendo le cavità in esse rivolte l’una verso l’altra, si forma una grande cavità unica da entrambe, simile alla lettera sigma.] Queste apofisi si muovono attorno alle condiloidi (o pulegge) dell’omero, che terminano in due “gradini” (le cavità glenoidee). Quando la coronoidi del radio scendono in questi gradini durante l’estensione e la flessione completa del braccio, trovano il loro limite preciso. “περὶ ἣν αἱ τοῦ πήχεως κινοῦνται κορῶναι. οἷ δ’ αὐτὴ τελευτᾷ, καθ’ ἑκάτερα βαθμίδες εἰσίν — οὕτω γὰρ Ἱπποκράτης ὀνομάζει τὰς τοῦ βραχίονος κοιλότητας — εἰς ἃς ἐκτεινόντων τε καὶ καμπτόντων ὅλας τὰς χεῖρας ἐγκαταβαίνουσιν αἱ τοῦ πήχεως κορῶναι.” - (fr:1623-1624) [Attorno alla quale si muovono le coronoidi del radio. Là dove essa termina, da ciascun lato ci sono dei gradini – così infatti Ippocrate chiama le cavità dell’omero – nei quali, estendendo e flettendo completamente le mani, scendono le coronoidi del radio.] La forma e le dimensioni precise di questi gradini sono essenziali per una estensione e flessione perfetta, né eccessiva né carente, e per fornire stabilità, specialmente quando il braccio è completamente esteso per compiere lavori vigorosi. “ἀλλ’ ὡς νῦν ἔχουσιν αἱ βαθμίδες μεγέθους, ἀκριβοῦται μὲν ἡ ἔκτασις ὅλης τῆς χειρός, ἀκριβοῦται δὲ καὶ ἡ κάμψις, ὡς μηδὲν μήθ’ ὑπερβάλλειν μήτ’ ἐλλείπειν.” - (fr:1651) [Ma come sono ora le dimensioni dei gradini, si precisa l’estensione di tutta la mano, e si precisa anche la flessione, in modo che nulla sia né eccessivo né carente.]


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[7.1-49-1699|1747]

7 Sull’anatomia e la funzione dei muscoli del braccio

La struttura del braccio e dell’avambraccio è progettata per forza, protezione e movimento bilanciato.

L’osso del braccio è sagomato in modo da essere più convesso all’esterno e più piatto all’interno, una conformazione che permette alle braccia di girarsi l’una verso l’altra e di abbracciare più agevolmente i corpi tondeggianti, creando anche spazio per i vasi sanguigni. “τὸ τοίνυν ὀστοῦν τοῦ βραχίονος εὐλόγως ἐν μὲν τοῖς ἔξω μέρεσι κυρτότερόν ἐστιν, ἐν δὲ τοῖς ἔσω σιμότερον” - (fr:1708) [L’osso del braccio, ragionevolmente, è più convesso nelle parti esterne, mentre in quelle interne è più piatto.] “εὐθὺς δ᾽ ἣ τοιαύτη κατασκευὴ καὶ περιλαμβάνειν τὰ κυρτὰ σώματα τοὺς βραχίονας ἐπιτηδειοτέρους ἐποίησε μετὰ τοῦ καὶ χώρας τοῖς εἰς τὰς χεῖρας ἀγγείοις φερομένοις κατασκευάσαι” - (fr:1721) [Subito una tale costruzione rese le braccia più adatte ad abbracciare i corpi curvi, oltre a creare spazio per i vasi diretti alle mani.]

Il braccio necessita di essere protetto da ogni lato dalla carne dei muscoli, non solo dalla pelle. “δεόμενος οὖν ἐσχεπάσϑαι πανταχόϑεν ὁ βραχίων σαρξίν, ἀλλὰ καὶ τοὺς τὸν πῆχυν κινήσοντας μῦς ἐφ᾽ ἑαυτοῦ τεταγμένους ἐξ ἀνάγκης ἔχειν, οὐκ ἰδίᾳ μὲν σάρκας ἀργάς, ἰδίᾳ δὲ τοὺς μῦς, ἀλλ᾽ ἐν τούτοις καὶ τὰς σάρκας” - (fr:1726) [Avendo bisogno di essere protetto da ogni parte dalla carne, il braccio deve necessariamente avere i muscoli che muoveranno l’avambraccio disposti su di esso, non avendo carni inerti da una parte e muscoli dall’altra, ma avendo in questi anche le carni.]

Per i due movimenti dell’avambraccio, flessione ed estensione, erano necessari due muscoli principali. Tuttavia, per non lasciare parti scoperte e per rendere i movimenti più forti e sicuri, la Natura ne ha raddoppiato il numero, disponendone quattro: due per la flessione (all’interno) e due per l’estensione (all’esterno). “δυοῖν δ᾽ οὐσῶν τῷ πήχει κινήσεων, ἐκτάσεώς τε καὶ κάμψεως, ἀναγκαῖον ἦν ἔνδοθεν μὲν τὸν τῆς κάμψεως ἡγεμόνα μῦν, ἔξωθεν δὲ τὸν τῆς ἐκτάσεως τετάχθαι” - (fr:1732) [Essendoci due movimenti dell’avambraccio, estensione e flessione, era necessario che all’interno fosse posto il muscolo guida della flessione, all’esterno quello dell’estensione.] “ταῦτ᾽ ἄρα πρὸς τὸ μήτ᾽ ἀργήν τινα γεννῆσαι σάρκα μήτ᾽ ἀφρούρητόν τι καὶ γυμνὸν ἀπολιπεῖν τοῦ κώλου μόριον ἰσχυροτέρας τε ἅμα καὶ ἀσφαλεστέρας τὰς κινήσεις ἀπειργάσατο, διπλασιάσασα τὸ πλῆθος τῶν μυῶν” - (fr:1736) [Per non generare alcuna carne inerte e non lasciare alcuna parte dell’arto incustodita e nuda, (la Natura) realizzò movimenti più forti e allo stesso tempo più sicuri, raddoppiando il numero dei muscoli.]

Questo sistema a quattro muscoli, disposti a X sull’osso, garantisce maggiore forza e sicurezza: se uno dei due muscoli che compiono lo stesso movimento si danneggia, l’altro può ancora muovere l’arto. Inoltre, questa disposizione obliqua permette di coprire completamente le aree intermedie del braccio. “ὅτι μὲν οὖν ἰσχυρότερον οἱ τέτταρες τῶν δύο κινοῦσιν, ἄντικρυς δῆλον” - (fr:1737) [Che i quattro muovano più fortemente dei due, è del tutto evidente.] “κἂν ὁ ἕτερός ποτὲ πάθῃ, κινεῖν ὁ λοιπὸς ἱκανός ἐστι τὸ κῶλον” - (fr:1739-1740) [E se uno dei due soffre qualche danno, quello rimanente è sufficiente a muovere l’arto.] “ἐπεὶ δ᾽ ἕκαστον αὐτῶν λοξὸν ἐπὶ τοῦ κώλου κατέθετο, τῷ Χ γράμματι παραπλησίως ἀλλήλους τέμνοντας, πρὸς ταῖς εἰρημέναις χρείαις ἔτι καὶ τὸ ἐσκεπάσθη πανταχόθεν ὑπῆρξε τῷ βραχίονι” - (fr:1742-1743) [Poiché dispose ciascuno di essi obliquamente sull’arto, intersecandosi tra loro in modo simile alla lettera X, al di là delle funzioni dette, ci fu anche il vantaggio che il braccio fu protetto da ogni parte.]


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[8.1-395-1921|2315]

8 La natura dei Centauri e l’anatomia comparata: critica dell’ibridismo e superiorità della forma umana

Critica filosofica al mito del Centauro: l’ibrido uomo-cavallo è impossibile per natura, inutile e goffo.

La mescolanza di corpi così diversi come uomo e cavallo è impossibile per natura. “ΤΑΛΗΝΟΥ μὲν ἀδύνατος τῇ φύσει τῶν τοσοῦτον διαφερόντων σωμάτων ἡ μῖξις.” - (fr:1923) [La mescolanza di corpi così diversi è impossibile per natura.] Un artista non può fondere le loro intere sostanze, che sono immiscibili. “οὐ γὰρ δή, ὥσπερ οἱ πλάσται τε καὶ οἱ γραφεῖς, σχήματά τε καὶ χρώματα μόνον αὐτῶν ἔμελλε συνθήσειν, ἀλλὰ καὶ τὰς οὐσίας ὅλας κεράδειν ἀμίκτους τε καὶ ἀκράτους ὑπαρχούσας.” - (fr:1924) [Infatti non, come i plastici e i pittori, doveva solo comporre figure e colori di essi, ma anche mescolare le intere sostanze, che sono immiscibili e non mescolate.] Anche se avvenisse un accoppiamento, l’utero non porterebbe a termine il seme. “οὐ γὰρ οὖν οὐδ᾽ εἰ συνουσία τις ἀφροδίδιος ἀνθρώπῳ πρὸς ἵππον γένοιτο, τελειώσουσιν αἵ μῆτραι τὸ σπέρμα.” - (fr:1925) [Infatti neppure se avvenisse un accoppiamento afrodisiaco tra un uomo e un cavallo, l’utero porterebbe a compimento il seme.]

A Pindaro è concesso il mito come poeta, ma non come sapiente che pretende verità. “Πίνδαρος δ᾽ εἰ μὲν ὡς ποιητὴς προσίεται τὸ τῶν Κενταύρων μυϑολόγημα, συγχωρητέον αὐτῷ” εἰ δ᾽ ὡς σοφὸς ἀνὴρ καί τι περιττότερον τῶν πολλῶν ἐπίστασθαι προσποιού- μενος ἐτόλμα γράφειν… - (fr:1926) [Pindaro, se accetta il mito dei Centauri come poeta, gli si deve concedere; ma se come uomo sapiente e che pretende di sapere qualcosa di più degli altri osa scrivere…] Gli si deve rimproverare la pretesa di sapienza. “ἐπιτιμητέον αὐτοῦ τῇ προσποιήσει τῆς σοφίας. - (fr:1927) [Si deve rimproverare la sua pretesa di sapienza.] Ippopotami e asini possono incrociarsi, ma un cavallo non riceverebbe o conserverebbe il seme umano. “ἵππος μὲν γὰρ ὄνου καὶ ὄνος ἵππου δύναιτ᾽ ἂν καὶ δέξασϑαι τὸ σπέρμα καὶ διασῶσαι καὶ τελεσφορῆδσαι πρὸς ξῴου μικτοῦ γένεσιν. - (fr:1928) [Infatti un cavallo di un asino e un asino di un cavallo potrebbero sia ricevere il seme sia conservarlo sia portarlo a compimento per la generazione di un animale misto.] “ἵππος δ᾽ ἀνθρώπου τάχα μὲν οὐδ᾽ ἂν ὑποδέξαιτο τοῖς κόλποις τῆς ὑστέρας τὸ σπέρμα, μακροτέρου γὰρ αἰδοίου δεῖ.” - (fr:1930) [Ma un cavallo di un uomo forse non riceverebbe neppure il seme nel grembo dell’utero, poiché è necessario un membro più lungo.]

Noi, a cui interessa la verità, sappiamo che le sostanze di uomo e cavallo sono del tutto immiscibili. “ἡμεῖς δ᾽, οἷς ᾿ ἀληϑείας, οὐ μυϑολογίας μέλει, σαφῶς ἴσμεν οὐσίαν ἀνθρώπου τε καὶ ἵππου παντάπασιν ἄμικτον ὑπάρ- χουσαν.” - (fr:1944) [Noi, a cui interessa la verità, non la mitologia, sappiamo chiaramente che la sostanza dell’uomo e del cavallo è del tutto immiscibile.] Anche ammettendo la generazione, con quali nutrimenti crescerebbe? Dovrebbe avere due bocche e due cuori. “ἢ πόαις μέν τισι καὶ κριϑαῖς ὠμαῖς τὰ κάτω τὰ ἵππεια, ταῖς δ᾽ ἐφϑαῖς καὶ τοῖς ἀνθρωπείοις ἐδέσμασι τὰ ἄνω; ἄμεινον μέντ᾽ ἂν οὕτως ἦν αὐτῷ καὶ δύο στόματα γεγονέναι…” - (fr:1946) [Forse con alcune erbe e orzo crudo le parti inferiori equine, con cibi cotti e umani quelle superiori? Sarebbe stato meglio per lui avere anche due bocche…] “κινδυνεύσει γὰρ οὖν καὶ δύο καρδίας ἔχειν, εἴ τι δεῖ τοῖς στέρνοις τεχμαίρεσϑαι.” - (fr:1947) [Infatti rischierebbe di avere anche due cuori, se si deve arguire dai petti.]

Anche se potesse vivere, il vantaggio sarebbe solo la velocità, e solo in pianura. L’attuale struttura delle gambe umane è molto migliore per terreni ripidi, irregolari o per superare ostacoli. “οὐδὲν so αὐτῷ πλέον ἐκ τῆς τοιαύτης κατασκευῆς ὅτι μὴ τὸ τάχος” οὐδὲ τοῦτ᾽ αὐτὸ ἁπλῶς οὐδ᾽ ἐν ἅπασι χωρίοις, ἀλλ᾽ ἐν τοῖς ὁμαλέσι τε | καὶ λείοις πεδίοις μόνοις. - (fr:1948) [Niente di più da tale struttura se non la velocità; e neppure questa semplicemente e in tutti i luoghi, ma solo nelle pianure piane e lisce.] “ἡ νῦν οὖσα κατασκευὴ τῶν ἀν- ϑρωπείων σκελῶν ἀμείνων μακρῷ. - (fr:1949) [La struttura attuale delle gambe umane è di gran lunga migliore.] “ἀμείνων ἄνθρωπος τοῦ τερατώδους ἐκείνου Κενταύρου.” - (fr:1954) [L’uomo è migliore di quel mostruoso Centauro.]

Sarebbe goffo e incapace in qualsiasi attività umana: nell’edilizia, nella navigazione, nel remare, nell’agricoltura, nelle arti. Non potrebbe sedersi utilmente. “ἐβου- λόμην δ᾽ ἂν αὐτὸν ἰδεῖν ἢ οἰκοδομούμενον ἢ ναυπη- γούμενον ἢ διὰ τῶν ἱστῶν ἐπὶ τὰς κεραίας τῶν πλοίων ἀναρριχώμενον ἢ ὅλως τῶν ναυτικῶν ἔργων τι μετα- χειριξόμενον, ὡς ἄτοπός vs δεινῶς ἐν ἅπασιν ἦν ἂν καὶ πολλαχῇ τελέως ἀδύνατος.” - (fr:1955) [Avrei voluto vederlo mentre costruisce, o mentre costruisce navi, o mentre si arrampica sulle sartie fino alle antenne delle navi, o in generale mentre compie qualche lavoro navale, quanto sarebbe stato mostruosamente assurdo in tutto e in molti modi del tutto incapace.] “πρὸς γὰρ αὖ τοῖς ἄλλοις ἅπασιν οἷς ἄνϑρωπος ἐξαιρέτως ἔχει, καὶ τὸ καϑέξεσϑαι χρησίμως ἐπὶ τῶν ἰσχίων…” - (fr:1961) [Infatti, oltre a tutte le altre cose che l’uomo possiede in modo eccellente, anche il sedersi utilmente sui fianchi…]

Il Centauro non potrebbe né stare saldo sui fianchi né usare abilmente le mani, impedito dagli arti anteriori. “οὔτε στηρίξεσϑαι δυνα- τὸς ἀσφαλῶς ἐπὶ τῶν ἰσχίων οὔτ᾽, εἰ καὶ τοῦϑ᾽ ὑπῆρ- χὲν αὐτῷ, ταῖς χερσὶν ἐχρῆτ᾽ ἂν δεξιῶς, ἐμποδιξόντων αὐτῷ τῶν προσϑίων σχελῶν εἰς ἁπάσας τὰς ἐνεργείας…” - (fr:1973) [Né capace di stare saldo sui fianchi, né, se anche gli fosse possibile, userebbe abilmente le mani, essendo impedito dagli arti anteriori in tutte le attività.] Non potrebbe usare un cuscino né riposare a terra, poiché la parte umana ha bisogno di un giaciglio, quella equina della terra. “οὔτε σκίμποδι χρῆσϑαι δυναμένων ὅλως οὔτ᾽ ἐπὶ τῆς γῆς ἀναπαύεσϑαι” δεῖται yàp τῶν ἐν αὐτοῖς μορίων ἡ κατασχευὴ τοῦ σώματος ἑκατέρα ϑατέρου, ἡ uiv ἀνθρώπειος σχίμποδος, ἡ δ᾽ ἵππειος γῆς.” - (fr:1976) [Né capaci di usare un cuscino né di riposare sulla terra; infatti la struttura del corpo in essi ha bisogno ciascuna delle due parti dell’altra, quella umana di un cuscino, quella equina della terra.]

Per un animale che deve usare bene le mani, nulla deve essere d’impaccio davanti al petto. “εἴ τι μέλλει χερσὶ καλῶς χρῆσϑαι ξῷον, οὐδὲν χρὴ τούτου προ κεῖσϑαι τῶν στέρνων ἐμπόδισμα.” - (fr:1987) [Se un animale deve usare bene le mani, nulla deve essere posto davanti al petto come impedimento.] Per un animale senza mani né arti, essere bipedi sarebbe inutile e gli farebbe perdere agilità e velocità. “ὥσπερ μάταιον ἦν χεῖρας ἔχειν, οὕτω καὶ δίποσιν εἵναι” τί γὰρ ἂν ἦν τὸ πλέον αὐτοῖς, ὀρϑοῖς μὲν ἐπὶ δυοῖν ποδοῖν ἑστῶσι, χεῖρας δ᾽ οὐκ ἔχουσιν;“ - (fr:1992) [Come sarebbe stato vano avere mani, così anche essere bipedi; infatti quale vantaggio avrebbero, stando eretti su due piedi, ma non avendo mani?]

Per tutti gli altri animali è meglio essere quadrupedi, per sicurezza e velocità. Per l’uomo è meglio essere bipede, poiché non trarrebbe vantaggio da più arti e anzi ne sarebbe danneggiato. “διὰ ταῦτα μὲν δὴ τοῖς ἄλλοις ἅπασι ξῴοις τοῖς ἐναίμοις τετράποσιν εἶναι βέλτιον ἦν… διὰ δ᾽ αὖ τἀναντία τούτων τοῖς ἀνθρώποις δίποσιν, ὡς ἂν μήτε τῆς ὠφελείας ἧς τἄλλα ξῷα, πρὸς τοῦ πλήϑους τῶν σκελῶν ἀπολαύειν δεομένοις sig πολλά τε βλαβησο- μένοις, εἰ μὴ δίποδες εἶεν.” - (fr:2035, 2041) [Per questi motivi a tutti gli altri animali sanguigni era meglio essere quadrupedi… Ma per le ragioni opposte a queste per gli uomini era meglio essere bipedi, poiché non avendo bisogno di trarre vantaggio dalla moltitudine degli arti di cui godono gli altri animali, e anzi essendo danneggiati in molte cose, se non fossero bipedi.]

L’uomo è l’unico animale veramente eretto, poiché la sua schiena è in linea retta con le gambe. Solo l’uomo può anche sedersi. “ὀρϑὸς δὲ μόνος ἁπάντων ξῴων ἄνϑρω- μόνῳ γὰρ αὐτῷ κατ᾽ εὐθὺ τῶν σκελῶν ἡ ῥάχις ἐστίν” - (fr:2042) [Ma eretto è solo l’uomo di tutti gli animali; infatti solo a lui la schiena è in linea retta con le gambe.] “ὥστε μόνος ἁπάντων ξῴων ἄνϑρωπος ὀρϑὸς ἀνέστηκεν, ὥσπερ οὖν καὶ καϑέξεσϑαι μόνος ἁπάντων ἐδείκνυτο.” - (fr:2092) [Così solo l’uomo di tutti gli animali si erge diritto, così come è stato dimostrato che solo di tutti può sedersi.] Tutte le attività delle mani richiedono queste due posizioni. La natura non ha predisposto gli altri animali a stare in piedi o sedersi perché non dovevano compiere lavori manuali. “καὶ γὰρ οὖν καὶ τῶν χειρῶν αἵ κατὰ τὰς τέχνας ἐνέργειαι πᾶσαι δυοῖν τούτων δέονται σχημάτων. τὰ μὲν γὰρ ὀρϑοί, τὰ δὲ καϑήμενοι χειρουργοῦμεν” - (fr:2093-2094) [Infatti anche tutte le attività delle mani secondo le arti hanno bisogno di queste due posizioni. Infatti alcune le compiamo eretti, altre seduti.] “καὶ δεόντως οὐδὲν τῶν ἄλλων ξῴων οὔϑ᾽ ἴστασϑαι δυνατὸν οὔτε καϑέξεσθαι κατεσκεύαφεν ἡ φύσις, ὅτι οὐδὲ χειρουργ- ήσειν ἔμελλέ τι.” - (fr:2095) [E giustamente la natura non ha predisposto nessuno degli altri animali a stare in piedi o a sedersi, perché non doveva compiere nessun lavoro manuale.]

I piedi dell’uomo sono lunghi, larghi, morbidi, divisi e concavi, adatti a una presa salda su ogni terreno, quasi imitando le mani. I piedi dei cavalli sono rotondi e duri, adatti alla velocità. “πότερον οὖν ἄμεινον ἣν αὐτῷ στρογγύ. λους καὶ σχληροὺς γενέσϑαι τοὺς πόδας, ὥσπερ τοῖς ἵπποις, ἢ προμήκχεις τε καὶ πλατεῖς καὶ μαλακοὺς καὶ πολυσχιδεῖς, οἷοί πὲρ νῦν εἶσι” - (fr:2136-2137) [Dunque era meglio per lui avere i piedi rotondi e duri, come i cavalli, o lunghi e larghi e morbidi e divisi, quali sono ora.] “ἐναργῶς μέντοι φαίνεται πρός τε τὰς δυσχω- ρέας ἁπάσας ἐπιτήδειος ἡ τοιαύτη κατασκευή” - (fr:2137) [Ma chiaramente tale struttura appare adatta a tutte le asperità del terreno.] “οὕτω καὶ οἵ πόδες, ὡς ἔνι μάλιστα χεῖρας μιμησά- μενοι…” - (fr:2211) [Così anche i piedi, imitando per quanto possibile le mani…] “ἑνὶ δὲ λόγῳ καὶ συντόμῳ μάλιστ᾽ ἄν τις αὐτὸ περιλαβὼν εἴποι τὸ πο- λυσχιδὲς ἅμα τῇ κατὰ τὸ μέσον κοιλότητι.” - (fr:2215) [In una parola, e molto brevemente, uno potrebbe riassumerlo come l’essere diviso insieme alla concavità nel mezzo.]

La camminata avviene con un piede saldo a terra e l’altro che si muove. I piedi sono strument


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[9.1-163-2595|2757]

9 Confronto tra tendini e muscoli del piede e della mano

La natura ha differenziato piedi e mani per funzione, non per struttura di base.

Nei piedi, come nelle mani, ci sono quattro movimenti per ogni dito, ma i tendini che li muovono sono più piccoli. I piedi, infatti, non sono organi prensili come le mani, ma sono predisposti per sostenere in sicurezza l’intero corpo. Per questo motivo, è meglio che i piedi siano più grandi delle mani, ma che abbiano dita e tendini più piccoli. “ὥστε καὶ τοὺς τένοντας αὐτῶν μικροτέρους πολλῷ τῶν ἐν ταῖς χερσὶ βέλτιον ἣν γενέσϑαι τενόντων, ὅσον ὄργανά τε σμικρότερα καὶ πρὸς ἐλάττους τὲ καὶ ἀσθενεστέρας ἐνεργείας παρεσκευασμένα κινήσειν ἔμελλον” - (fr:2613) [Perciò era meglio che anche i loro tendini fossero molto più piccoli di quelli nelle mani, in quanto strumenti più piccoli e preparati a muovere per attività più ridotte e più deboli.] La diversa funzione spiega perché i muscoli della gamba che muovono le dita dei piedi sono di due tipi, non quattro come per la mano.

La distribuzione dei tendini è simile ma diversa. In entrambi gli arti, ci sono cinque gruppi di tendini che forniscono quattro movimenti a ciascun dito, ma differiscono per origine. “ταῦτ᾽ οὖν ὁμοίως ἅμα καὶ ἀνομοίως ἔχουσιν οἱ ἐν τοῖς ποσὶ τένοντες τοῖς ἐν ταῖς χερσίν” ὁμοίως μέν, ὅτι πέντε αὐτῶν ἐστι γένη τέτταρας ἑκάστῳ δακτύλῳ κινήσεις ἐκπορίζοντα, διαφερόντως δὲ κατὰ τὰς ἀρχάς - (fr:2631) [Quindi, i tendini nei piedi hanno una relazione sia simile che dissimile con quelli nelle mani: simile perché ci sono cinque loro tipi che forniscono quattro movimenti a ciascun dito, ma differente per quanto riguarda le origini.] Nelle mani, solo il movimento di adduzione (verso l’interno) origina dai muscoli della mano stessa; gli altri quattro provengono dall’avambraccio. Nei piedi, due tendini scendono dall’alto, dalla gamba, e tre hanno origine nel piede stesso. “ἐπὶ δ᾽ αὖ τῶν ποδῶν ἄνωθεν μὲν ἐκ τῆς κνήμης αἱ δύο καθήκουσι, κάτωθεν δ᾽ ἐξ αὐτῶν τῶν ποδῶν αἱ τρεῖς ὥρμηνται” - (fr:2634) [Nei piedi, due [cinetiche] scendono dall’alto dalla gamba, mentre tre sono originate in basso dai piedi stessi.]

Un’altra differenza cruciale riguarda l’intreccio dei tendini. Nei piedi, i tendini che flettono la prima e la terza articolazione di ogni dito non originano da un singolo muscolo, ma si intrecciano e mescolano tra loro, similmente a quanto avviene per i nervi che vanno alle braccia. “ὅτι τοῖς μὲν ἐν ταῖς χερσὶ τὸ πρῶτόν τε καὶ τὸ τρίτον ἄρϑρον ἑκάστου τῶν δακτύλων κάμπτουσιν οὐδεὶς ἕτερος ἀφ᾽ ἑτέρου μυὸς ἀρχόμενος ἐπιμίγνυται τένων, οἱ δ᾽ ἐν τοῖς ποσίν, οἱ ἀνάλογον αὐτοῖς, οὐκ ἐξ ἑνὸς ἄρχονται μυός, ἀλλ᾽ ὁμοιότατα τοῖς εἰς ὅλας τὰς χεῖρας ἀπὸ τοῦ κατὰ τὸν τράχηλον νωτιαίου νεύροις ἐκφυομένοις ἐπιπλέκονταί τε καὶ ἀναμίγνυνται πρὸς ἀλλήλους” - (fr:2648) [Perché mentre nelle mani nessun tendine che flette la prima e la terza articolazione di ciascun dito, avendo origine da un muscolo diverso, si mescola; quelli nei piedi, analoghi a questi, non originano da un muscolo solo, ma, in modo molto simile ai nervi che si dipartono dal midollo spinale nel collo verso l’intera mano, si intrecciano e si mescolano tra loro.] Questo progetto fornisce una doppia origine al movimento, una precauzione in caso una delle due sia danneggiata, ed è applicato dove la distanza è considerevole o l’area è a rischio, come nel piede che sopporta continuamente il peso del corpo.

La natura ha dimostrato particolare previdenza nel tendine che si inserisce nel calcagno (tendine d’Achille), fondamentale per la stazione eretta e la deambulazione. È formato dalla convergenza di tre grandi muscoli della parte posteriore della gamba. “μόνον δὲ τὸν εἰς τὴν πτέρναν καϑήκοντα τριῶν εἰς αὐτὸν ἐλθόντων μεγάλων μυῶν ἐκφυόμενον” - (fr:2696) [Ma solo quello che va al calcagno, formato dalla confluenza in esso di tre grandi muscoli.] In questo modo, se uno o due di questi muscoli dovessero essere compromessi, quello rimanente potrebbe ancora svolgere la sua funzione. La sua importanza è unica, poiché il calcagno è l’osso più grande e forte del piede e il principale strumento del cammino. “τὸ γὰρ ὑποτεταγμένον ὅλῳ τῷ σκέλει κατ᾽ εὐθεῖαν ὀστοῦν, ὃ δὴ καλεῖται πτέρνα, μέγιστον καὶ ἰσχυρότατον ὑπάρχον ἁπάντων τῶν ἐν τοῖς ποσὶν ὀστῶν” - (fr:2688) [Infatti l’osso posto in linea retta sotto l’intera gamba, che è chiamato calcagno, essendo il più grande e il più forte di tutte le ossa dei piedi.]

Infine, il numero e la disposizione dei muscoli nella gamba sono perfettamente adeguati alla loro funzione. Davanti ci sono sette capi tendinei, dietro sei (spesso considerati cinque per la stretta unione di due di essi). “κατὰ δὲ τὴν κνήμην τρισκαίδεκα τενόντων εἰσὶ κεφαλαί, ὄπισϑεν μὲν ἕξ, ἔμπροσθεν δ᾽ ἑπτά” - (fr:2676) [Nella gamba ci sono tredici capi tendinei, sei dietro e sette davanti.] La loro grandezza e posizione sono state misurate dalla natura in base all’utilità dell’azione che ciascuno doveva compiere.


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10 Lode e critica della natura

Rifletti su quale scuola seguirai: quella di coloro che ammirano le opere della natura o quella di chi le critica.

La natura opera con sapienza e provvidenza in ogni sua parte, anche in quelle che sembrano piccole e disordinate. Chi giudica le sue opere deve considerare la materia di cui sono fatte e non aspettarsi l’immortalità da sangue e seme. Come si giudica l’arte di Fidia non dalla preziosità dell’avorio o dell’oro, ma dalla maestria, così si deve valutare l’opera del demiurgo, osservando la pura arte della sua creazione, ad esempio nell’occhio, concepito come strumento ottico, o nel piede, come strumento per camminare.

“σκόπει γάρ μοι τὴν ὕλην, ἐξ ἧς ἕκαστον ἐγένετο, καὶ μὴ μάτην ἐλπίσῃς ἐκ καταμηνίου καὶ σπέρματος ἀϑάνατον δύνασϑαι συστῆναι ξῷον” - (fr:2790) “ὡς τὴν Φειδίου κρίνεις τέχνην, οὕτω καὶ τὴν τοῦ πάντων ἐξέταξε δημιουργοῦ” - (fr:2791) “ὅταν μὲν ὀφθαλμοῦ κατασκευὴν ἐπισχοπῇς, ὄργανον ὀπτικὸν ἐν νῷ τιϑέμενος, ὅταν δὲ ποδός, ὄργανον βαδιστικόν” - (fr:2797)

L’uomo è un’immagine terrena, mentre il sole è divino e celeste, ma in entrambi è uguale l’arte del creatore. Il piede è una piccola parte dell’animale, il sole la più bella del mondo. Ciò che conta è la collocazione appropriata di ciascuno nell’ordine generale: il sole al centro dei pianeti e il piede in basso nel corpo. Se il sole fosse posto più in basso, brucerebbe tutto; se più in alto, la terra sarebbe inabitabile per il freddo. La sua grandezza e natura gli sono proprie, ma il merito di avergli assegnato il posto giusto nell’universo è dell’ordinatore.

“ϑεῖα μὲν γὰρ ἐκεῖνα καὶ οὐράνια, γήϊνα δ᾽ ἡμεῖς ἀγάλματα᾽ τέχνη δ᾽ ἐν ἀμφοῖν ἴση τοῦ δημιουργοῦ” - (fr:2805) “ἀλλ᾽ ἐκεῖνο σκόπει, ποῦ μὲν ἐχρῆν τετάχϑαι τὸν ἥλιον ἐν ἅπαντι τῷ κόσμῳ, ποῦ δ᾽ ἐν τῷ ξῴῳ τὸν πόδα” - (fr:2807) “τὸ μὲν οὖν εἶναι τηλικούτῳ τε καὶ τοιούτῳ τῷ ἡλίῳ, οἷός πέρ ἐστι καὶ ἡλίκος, οἴκοϑεν ὑπάρχει καὶ παρ᾽ ἑαυτοῦ” τὸ δ᾽ ἐν τῷδε τοῦ κόσμου τετάχϑαι τοῦ διακοσμοῦντος ἔργον” - (fr:2811)

Allo stesso modo, per il piede non si potrebbe trovare nel corpo di un animale una posizione migliore di quella che ha.


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11 Struttura e funzione del ginocchio e dei suoi muscoli

L’articolazione del ginocchio, protetta dalla rotula e da legami robusti, è mossa da nove muscoli del femore, organizzati per garantire stabilità e movimenti precisi.

L’articolazione del ginocchio è una struttura complessa e sicura. La rotula, un osso cartilaginoso chiamato anche epigonatìs, copre la parte anteriore dell’articolazione, impedendo alla coscia di scivolare in avanti e prevenendo le cadute, specialmente in discesa: “κωλύουσα μὲν καὶ αὐτὸν τὸν μηρὸν ὀλισϑάνειν εἷς τὰ πρόσω… οὐ μικρὰν ὠφέλειαν παρεχομένη” - (fr:2983). La sua importanza è evidente in un caso di lussazione, dove un giovane, dopo che la rotula si era spostata, aveva difficoltà a camminare in discesa e a inginocchiarsi: “ἦν ἄμφω τούτῳ σφαλερά, τό τ᾽ ὀκλάξειν καὶ τὸ βαδίξειν ἐν τοῖς κατάντεδιν” - (fr:2984).

La natura ha progettato questa articolazione con estrema precisione, affinché tutte le sporgenze e le cavità delle ossa combacino perfettamente, e l’ha resa sicura esternamente con legami adeguati alla forza richiesta: “ἁπάσας δ᾽ ἀκριβῶς μὲν ἁρμοττούσας ἀλλήλαις, ἔξωϑεν δὲ συνεχομένας… συνδέσμοις” - (fr:2986). La rotula è stata posta nella parte anteriore, la più esposta a fatica e pericoli, mentre legami rotondi e piatti rinforzano i lati esterno e interno. Se la rotula fosse stata posta dietro, l’articolazione sarebbe stata instabile e prona a lussazioni: “τί τὸ κωλῦον ἦν αὐτήν… ἅμα δ᾽ ἕτοιμον ἐκπίπτειν ἀπεργάσασθαι τὸ κῶλον;” - (fr:3018).

Il movimento del ginocchio è governato da nove muscoli nel femore. Tre grandi muscoli anteriori si estendono verso il ginocchio; uno si attacca alla rotula con inserzioni carnose, mentre gli altri due formano un grande tendine che, allargandosi, aderisce a tutta la rotula per tenerla salda e poi, superando l’articolazione, si fissa alla tibia per estenderla: “πλατυνόμενος δ᾽ οὗτος ἐπιφύεται πάσῃ τῇ μύλῃ σφίγγων αὐτὴν… εἶϑ᾽ ὑπερβαίνων τὸ ἄρϑρον ἐμφύεται τοῖς πρόσω μέρεσι τῆς κνήμης, ἀνατείνων τε ταύτην” - (fr:3037). Altri due muscoli, posto uno all’esterno e uno all’interno, muovono la gamba lateralmente. Tre muscoli più piccoli, situati tra questi, producono piccoli movimenti di flessione e rotazione del ginocchio. Il nono muscolo, lungo e sottile, proveniente dall’osso dell’anca, solleva la gamba obliquamente.

Questa disposizione è perfetta per la funzione principale dell’arto: la deambulazione. Quando camminiamo e tutto il peso del corpo grava su una gamba, abbiamo estremo bisogno che i tre grandi muscoli estensori siano tesi per mantenere il ginocchio saldamente esteso e per ritrarre e comprimere la rotula: “τηνικαῦτα τοῖς τρισὶ τούτοις μυσὶ μόνοις ἐπιτρέπομεν τὸ γόνυ φυλάττειν τ᾽ ἀκριβῶς ἀκλινὲς ὀπίσω τ᾽ εἰλεῖν καὶ προσάγειν καὶ σφίγγειν τὴν μύλην” - (fr:3067). Il potere principale del movimento delle gambe risiede in questi muscoli. Ad ognuno dei tre muscoli estensori ne è opposto uno posteriore, flessore, ma questi non sono altrettanto robusti e non formano un unico tendine, perché la funzione di estendere il ginocchio è più importante di quella di piegarlo: “εἶναι δ᾽ οὐκ ἴσην ἀξίαν τῆς ἐκτεινούσης τὸ γόνυ κινήσεως καὶ τῆς καμπτούσης” - (fr:3084). La natura assegna muscoli grandi, numerosi o con tendini robusti alle articolazioni maggiori, e muscoli più piccoli e deboli a quelle minori, dimostrando ancora una volta la sua arte: “ὅτι τὰ μὲν μείζω τῶν ἄρϑρων ἢ διὰ μεγάλων μυῶν ἢ διὰ πολλῶν ἢ δι’ εὐρώστων τενόντων κινεῖται, τὰ δ᾽ ἐλάττω δι’ ἐλαττόνων… χρὴ ϑαυμάξειν αὐτῆς τὴν τέχνην” - (fr:3088).


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12 Apparato critico e note su un testo medico antico

Varianti testuali e riferimenti a Galeno, Ippocrate e Platone in un trattato di anatomia e fisiologia.

Il testo presenta numerose varianti tra i manoscritti (indicati con sigle come B, U, D, L) riguardanti singole parole o lettere omesse, come in “16 τὸν δ᾽ ἕτερον B” - (fr:3196) o “κατ᾽ αὐτὰς BLU καὶ ταύτας D” - (fr:3202). Si tratta di un’opera medica che cita Oribasio (“Orib.” - (fr:3197)) e contiene un riferimento al dialogo Timeo di Platone (“Plat. Tim. S0E” - (fr:3217, 3218, 3219)). Il contenuto descrive in dettaglio l’anatomia e la funzione della milza e del fegato. La natura spiega che, creata una grande cavità nel lato sinistro, “ἐν ταύτῃ τὸν σπλῆνα κατέθετο” - (fr:3207) [in questa (cavità) pose la milza], collegandola al fegato con un condotto vascolare per la purificazione. Il sangue preparato nel fegato, dopo la digestione, “ἐρυθρὸς ἤδη καὶ καθαρὸς ἐπὶ τὰ κυρτὰ μύρια τοῦ ἥπατος ἀνέρχεται” - (fr:3208) [già rosso e puro, risale alle innumerevoli gobbe del fegato]. Da lì, una grande vena “πρὸς ἄμφω τοῦ ξώου τὰ μέρη φερομένη τό τ᾽ ἄνω καὶ τὸ κάτω” - (fr:3210) [diretta verso entrambe le parti della creatura, quella superiore e quella inferiore] si dirama in molti vasi minori per irrorare tutto il corpo. Ippocrate chiama questa vena “ὄχημα” - (fr:3212) [veicolo], e in essa il sangue è ancora ricco di un’umidità sottile e acquosa.


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13 La struttura e la funzione degli intestini

Gli intestini non servono per la digestione né per l’espulsione, ma per assorbire completamente il cibo già preparato dallo stomaco.

La funzione principale degli intestini non è né la digestione né l’espulsione dei rifiuti, ma l’assorbimento del chilo, il cibo già elaborato dallo stomaco, per convogliarlo nel fegato attraverso le vene. “ὅτι δ᾽ οὔτε τῆς τῶν περιττωμάτων εἷς τὸ πρόδω φορᾶς ἕνεκεν οὔτε πέψεως, ἀλλὰ τοῦ πᾶν εἰς τὰς φλέβας ἀναλαμβάνεσθαι τὸ κεχυλωμένον ἐν τῇ κοιλίᾳ παρεσκεύασται τὰ ἔντερα” - (fr:3933) [Che non sia per il trasporto dei residui verso l’esterno né per la digestione, ma per far sì che tutto il chilo nella cavità venga assunto nelle vene, sono stati preparati gli intestini.]

La loro struttura a spirali multiple è fondamentale per questo scopo assorbente. “τὸ δὲ μὴ ἁπλοῦν ἐκτετάσϑαι μέχρι τῆς ἔδρας αὐτό, παμπόλλαις δ᾽ ἐπανόδοις κυκλοτερέσιν ἐν τῷ μεταξὺ διειλῆφϑαι τοῦ μὴ ῥᾳδίως ἐκπίπτειν τοῦ ξῴου τὴν τροφὴν” - (fr:3950) [Il fatto che non si estenda in modo semplice fino all’ano, ma sia suddiviso nel mezzo da moltissime circonvolzioni circolari, affinché il cibo dell’animale non esca facilmente.] Queste circonvolzioni aumentano la superficie e il tempo di contatto, assicurando che nessuna parte utile del cibo sfugga all’assorbimento. “ἅπαν ἀναγκάξεται τῆς τροφῆς μέρος ὁμιλῆσαί ποτ᾽ ἀγγείου στόματι” - (fr:3965) [Ogni parte del cibo sarà costretta, prima o poi, a entrare in contatto con l’orifizio di un vaso.]

La necessità di organi distinti per la digestione e per l’assorbimento è un principio stabilito. “δῆλον οὖν, ὡς ἕτερον μὲν πέψεως, ἕτερον δ᾽ ἀναδόσεως ἐχρῆν εἶναι μόριον” - (fr:3948-3949) [È chiaro, dunque, che doveva esserci un organo diverso per la digestione e un altro per l’assorbimento.] Lo stomaco è l’officina della digestione, mentre gli intestini sono deputati all’assorbimento. “ἀλλ᾽ ὥσπερ ἐν ἥπατι τὸ οἷον ἐργαστήριόν ἐστι τῆς αἱματώσεως, οὕτως ἐν τῇ γαστρὶ τὸ τῆς πέψεως” - (fr:3932) [Ma come nel fegato c’è per così dire l’officina della sanguificazione, così nello stomaco c’è quella della digestione.]

La parete intestinale è composta da due tonache con fibre disposte in modo opposto, che garantiscono sia la robustezza che il movimento propulsivo del contenuto. “οὕτω τῶν ἐντέρων ἕκαστον ἕν εἶδος ἔχον κινήσεως τὸ προωστικὸν ἕν καὶ χιτῶνος εἶδος εἰς ἐγκαρσίας τὲ καὶ κυκλοτερεῖς ἰνὰς ἀναλυόμενον ἐκτήσατο” - (fr:3994) [Così ciascuno degli intestini, avendo un solo tipo di movimento, quello propulsivo, si è procurato un solo tipo di tonaca, che si risolve in fibre longitudinali e circolari.] Questa doppia tonaca serve per la robustezza e per l’azione della facoltà escretiva. “σφοδρότητός τε γὰρ ἕνεκα τῆς ἀποκριτικῆς δυνάμεως καὶ δυσπαθείας αὐτῶν τῶν ὀργάνων ὃ τῶν ἐντέρων χιτὼν διττὸς ἐγένετο” - (fr:3997) [Infatti, a causa della violenza della facoltà escretiva e della resistenza degli organi stessi, la tonaca degli intestini divenne doppia.]


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[14.1-48-4166|4213]

14 Sul percorso e la connessione dei vasi nutritivi principali

La natura ha condotto i vasi principali in una posizione intermedia e li ha protetti con una struttura ghiandolare per garantire stabilità e sicurezza.

La discussione verte su quale sia la posizione migliore per condurre la grande vena che esce dal fegato e raccoglie tutte le vene provenienti dal mesentere. Si considera se fosse meglio che il fegato emettesse molte vene sottili da diverse parti verso ciascun organo, oppure se fosse più vantaggioso farne uscire una grande, principale, dalla quale poi si diramassero le altre, come rami da un tronco. “ἐμοὶ μὲν δοκεῖ τοῦτ᾽ εἶναι τὸ βέλτιον” - (fr:4185) [A me sembra che questa sia la cosa migliore].

La soluzione migliore è far giungere la vena in un punto intermedio tra lo stomaco e gli intestini, in modo che la distribuzione sia equa e il vaso abbia un sostegno stabile sulla colonna vertebrale. “μεταξὺ τῆς γαστρὸς ἐχρῆν αὐτὸ καὶ τῶν ἐντέρων ἀχϑὲν ἐπιβῆναι χατὰ τοῦτο τοῖς ὑποκειμένοις σφονδύλοις” - (fr:4199) [Era necessario che questo vaso, condotto tra lo stomaco e gli intestini, si posasse su queste vertebre sottostanti]. Questa posizione centrale evita i pericoli di una collocazione troppo alta o troppo bassa, che esporrebbe il vaso ai movimenti e ai cambiamenti di dimensione degli organi digestivi.

In questa posizione, la natura fa sì che arterie e nervi si ramifichino insieme alle vene, garantendo protezione e una connessione funzionale. “πανταχοῦ γάρ, ὅπου μηδὲν ἄλλο μεῖξον κωλύει, συγκατασχίξει ταῖς φλεψὶ τὰς ἀρτηρίας ἡ φύσις” - (fr:4201) [Infatti, ovunque nulla di più importante lo impedisca, la natura fa sì che le arterie si ramifichino insieme alle vene]. Anche i dotti che svuotano la bile dalla cistifellea devono convergere in questo stesso luogo.

Per proteggere i punti critici di ramificazione dei vasi in questa zona, la natura ha provveduto applicando una sostanza carnosa, le ghiandole, che funzionano come cunei per stabilizzare le diramazioni. “γνοῦσα σαρχοειδῆ τινα φύσιν ἐπέϑηκε τοὺς καλουμένους ἀδένας, οἱ δὴ ὥσπερ σφῆνές τινες ἐγχείμενοι ταῖς σχίσεσι τῶν ἀγγείων ἕδραν ἀσφαλῆ παρέχουσιν αὐτοῖς” - (fr:4167) [Sapendo che proprio lì sarebbero stati più vulnerabili, applicò una sostanza carnosa, le cosiddette ghiandole, le quali, come cunei inseriti nelle diramazioni dei vasi, forniscono loro una base sicura].


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15 La disposizione e funzione degli organi per l’eliminazione dei residui umorali

La natura ha predisposto con sapienza i condotti e i serbatoi per i diversi residui corporei, evitando danni e massimando l’utilità.

La natura ha progettato un sistema per l’eliminazione dei residui umorali che segue una precisa logica di utilità e minimizzazione del danno. L’intensità dell’attività intestinale e la velocità del transito del cibo dipendono dalla presenza e dalla miscela della bile con i residui “σφοδρότης δ᾽ ἐνεργείας προσγίγνεται, μήπω τῆς χολῆς μεμιγμένης τοῖς περιττώμασιν., ἀλλ᾽ ἔτι περιρρεούσης ἀκράτου κατ᾽ αὐτοὺς τοὺς χιτῶνας τῶν ἐντέρων καὶ δακνούδης τε αὐτὰ καὶ πρὸς τὴν ἔκκρισιν ἐρεϑιζούσης” - (fr:4266) [L’intensità dell’attività si accresce, quando la bile non si è ancora mescolata ai residui, ma scorre ancora pura lungo le stesse membrane degli intestini, pungendoli e stimolandoli all’eliminazione.]. Quando l’intestino spinge con forza e l’organo ricevente accoglie prontamente, il cibo passa rapidamente, senza indugiare “ὅταν οὖν τὸ μὲν παραπέμπον 850 ἔντερον ἐνεργῇ σφοδρῶς, τὸ δ᾽ ὑποδεχόμενον σπλάγ- χνον ἑτοίμως ἀναλαμβάνῃ, ταχέως ἀνάγκη διεξέρχεσϑαι τὴν τροφήν, ὡς μηδὲν ὑπομένειν κατ᾽ αὐτὸ τοῦτο μηδὲ χρονίξειν, ἀλλὰ δίοδον εἶναι μόνην καὶ ταύτην ὠκεῖαν” - (fr:4267) [Quando dunque l’intestino che trasmette agisce con forza, e l’organo che riceve lo accoglie prontamente, è necessario che il nutrimento passi rapidamente, così che nulla permanga per questo stesso motivo né si trattenga, ma ci sia solo un passaggio, e questo veloce.].

La bile gialla, se fosse confluita nello stomaco, avrebbe gravemente compromesso la digestione, poiché il suo potere caustico avrebbe costretto l’organo a espellere il cibo troppo presto “πρόδηλον οὖν, ὅτι χολῆς πλέονος εἷς τὴν γαστέρα συρρεούσης καϑ’ ἡντινοῦν διάϑεσιν οὐκ ἐνδέχεται μένειν ἐν αὐτῇ τὰ σιτία. δακνομένη γὰρ ὑπὸ τοῦ χυμοῦ τῆς δριμύτητος ἀγανακτεῖ τὸ καὶ κεντρίξεται πρὸς αὐτοῦ ταχεῖαν ποιεῖσθαι τῶν περι- ἐχομένων ἐν αὑτῇ τὴν ἔκκρισιν” - (fr:4337, 4339) [È dunque evidente che, se più bile confluisce nello stomaco in qualsiasi condizione, non è possibile che il cibo vi rimanga. Infatti, punta dall’acutezza di questo umore, si irrita ed è stimolata da esso a compiere rapidamente l’eliminazione di ciò che contiene.]. Per questo la natura ha fatto confluire la bile gialla direttamente nell’intestino, dove il suo potere detergente può agire senza disturbare la funzione gastrica “ἡ φύσις αὐτοῖς προὐνοήσατο τὸν δριμὺν καὶ ῥυπτικὸν τοῦτον χυμύν, ὃν ἐχρῆν πάντως ἐχκενοῦσϑαι τοῦ σώ- ματος, οὐκ || ἐπὶ τὸ πλησίον τῆς ἔδρας ἔντερον, ἀλλ᾽ 864 10 εἷς τὴν πρώτην ἔχφυσιν ἀγαγοῦσα” - (fr:4306) [La natura provvide per loro [gli organi] questo umore acre e detergente, che doveva assolutamente essere svuotato dal corpo, non nell’intestino vicino all’ano, ma conducendolo verso la prima evacuazione.].

Anche il residuo nero (melanconico) viene convogliato nello stomaco. La sua natura è però astringente e costrittiva, quindi non solo non danneggia, ma addirittura favorisce la digestione trattenendo il cibo “στρυ- φνὴ γάρ ἐστιν ἡ μέλαινα καὶ ὀξεῖα, συνάγειν καὶ σφίγ- γειν, οὐκ ἀνατρέπειν αὐτήν, ὥσπερ ἣ ξανϑή, πεφυκυῖα… τὴν μέλαιναν οὐχ ὅπως οὐδὲν βλάπτουσαν εὕροιμεν ἄν, ἀλλὰ καὶ προσωφελοῦσαν ἔτι τὴν τῆς γαστρὸς ἐνέργειαν. ἐπιτείνει γὰρ αὐτὴν καὶ συνάγει πρὸς ἑαυτὴν καὶ περιλαμβάνειν ἀκριβῶς ἀναγκχάζει τὰ σιτία” - (fr:4384, 4386) [Infatti la nera è aspra e acuta, atta a contrarre e costringere, non a sconvolgere, come la gialla… troveremmo che la nera non solo non danneggia in nulla, ma anzi giova ancora all’attività dello stomaco. La intensifica infatti e la contrae verso se stessa e costringe a circondare accuratamente il cibo.].

Per l’urina, la natura ha collocato i reni vicino al fegato per la sua separazione, e ha creato la vescica come serbatoio, collegandoli con i robusti ureteri “ὅπως μὲν διαχρίνοιτο τοῦτο, τοὺς νεφροὺς ἐργασαμένη πλη- σίον ἔϑηκε τοῦ ἥπατος” ὅπως δ᾽ ἐχκρίνοιτο καλῶς, ὑποδοχὴν μὲν πρῶτον, οἷον δεξαμενήν τινα, τὴν κύ- στιν, ἐπὶ τέλει δ᾽ αὐτῆς μῦν ἐδημιούργησε, φύλακα τῆς ἀκαίρου τῶν περιττωμάτων ἐκροῆς… καὶ δὴ γεγόνασιν οἱ οὐρητῆρες ὀνομαξό- μενοι, πόροι τινὲς ἐλιμήκεις, ἰσχυροί, τοὺς νεφροὺς τῇ κύστει ἢ συνάπτοντες” - (fr:4389, 4391) [Affinché questo [l’urina] fosse separato, dopo aver fatto i reni, li pose vicino al fegato; affinché fosse ben eliminato, preparò innanzitutto un ricettacolo, una sorta di cisterna, la vescica, e alla sua estremità creò un muscolo, guardiano dell’emissione intempestiva dei residui… E infatti sono stati formati i cosiddetti ureteri, condotti lunghi, robusti, che congiungono i reni alla vescica.].

In ogni sua opera, la natura non agisce in modo avventato, ma valuta con precisione, assicurando che il bene sia sempre di gran lunga superiore al male “ἡ φύσις δ᾽ οὐδὲ καϑ᾽ ἕν 365 τῶν ἑαυτῆς ἔργων || ἀπερισκέπτως οὐδ᾽ ὑπὸ ῥᾳαᾳϑυμίας ἐνίοτε μέγα κακὸν αἱρουμένη δι᾽ ἔλαττον ἀγαϑόν, ἀλλ᾽ ἀκριβεῖ μέτρῳ τὸ ποσὸν ἐν ἑκάστῳ κρίνουσα πολλα- πλάσιον ἀεὶ τὸ χρηστὸν ἀποτελεῖ τοῦ μοχϑηροῦ” - (fr:4320) [La natura invece, in nessuna delle sue opere agisce avventatamente o per negligenza, scegliendo talvolta un grande male per un bene minore, ma giudicando con esatta misura la quantità in ogni cosa, realizza sempre il bene molte volte superiore al male.].


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16 La struttura e la funzione dei reni

La natura ha posto due piccoli reni invece di uno grande, e la loro dimensione è sufficiente per purificare il sangue.

La natura ha deciso di collocare due reni piccoli, uno per lato, anziché un unico grande organo, e la loro dimensione è adeguata alla loro funzione: “ἀλλ᾽ οὐχ ἥ γε φύσις, ἀλλ᾽ ἀνϑ᾽ ἑνὸς μεγάλου νεφροῦ, κατὰ ϑάτερον μέρος x&- μένου, δύο μικροὺς ἑκατέρωθεν ἕνα καταϑεῖναι δικαιό- τερον ἔγνω” - (fr:4475). La loro efficacia è dimostrata dalla pratica medica: “καὶ ὅτι γε τηλικοῦτος ἑκάτερός ἐστιν, ὡς ὑπ᾿ ἀμφοῖν αὐτάρκως καθαίρεσθαι τὸ αἷμα, τὸ γιγνό- μενον αὐτὸ μαρτυρεῖ” - (fr:4476). I reni sono costruiti in modo da essere autosufficienti per il compito per cui sono stati creati: “ὡς αὐτάρκεις εἰς τὴν χρείαν, ἧς £vexe γεγόνασιν, οἱ νεφροὶ κατεσκευάσϑησαν” - (fr:4481).

La loro struttura densa è determinata da due ragioni principali. La prima è la necessità di attirare facilmente l’umore acquoso da purificare, data la vicinanza della fonte: “δύο γάρ slow αὗται, τό v6 ὁᾳαδίως ξλκεσϑαι τὸ τοιοῦτον ὑγρόν, καὶ μάλισϑ᾽ ὅταν οὕτω πλησίον J| τὸ ἕλκον” - (fr:4487). La seconda ragione è che i reni stessi si nutrono di parte del sangue che filtrano: “καὶ τὺ τρέφεσϑαι δεῖν ἐξ αὐτοῦ τοὺς νεφρούς” - (fr:4487). Il sangue più fluido e sottile viene attratto, mentre la parte più densa aderisce alla loro carne come un fango, per poi distribuirsi e diventare nutrimento: “τὸ δ᾽ αἷμα || τῇ σαρκὶ τῶν νεφρῶν αὐτῇ προσκλύξεται, καϑάπερ ἰλύς τις, κἀντεῦ- ϑὲν ἤδη κατὰ μικρὸν ἀτμοειδῶς εἰς ὅλην αὐτὴν δια- σπείρεταί τε καὶ προσφύεται καὶ τροφὴ γίγνεται τοῖς νεφροῖς” - (fr:4500). Per evitare che questo sangue fuoriesca insieme all’urina, è stato meglio costruirli con un corpo denso: “πυκνὸν ἄμεινον ἣν αὐτῶν ἐργάσασθαι τὸ σῶμα” - (fr:4503).

Per la loro nutrizione, i reni non hanno bisogno di vasi aggiuntivi oltre ai due grandi che già ricevono: “καὶ τρίτου πρὸς τὴν σφῶν αὐτῶν ϑρέψιν οὐδενὸς ἐδεήϑησαν ἀγγείου παρὰ τὰ | δύο τὰ μεγάλα” - (fr:4508). La vescica che riceve l’urina, invece, avendo bisogno di attirare un prodotto puro e non misto, richiede vasi diversi per il suo nutrimento: “ἡ δὲ τὴν Eav- ϑὴν χολὴν ὑποδεχομένη κύστις, ὥσπερ καὶ ἣ τὸ obgov, ἀκέραιον ἑκατέρα καὶ ἄμικτον ἕλκουσα τὸ ἴδιον περίτ- τῶμα, κατὰ λόγον ἑτέρων ἀγγείων τὴν τροφὴν αὐταῖς χορηγησόντων ἐδεήϑησαν” - (fr:4509). Infine, la natura ha scelto con cura l’origine dei nervi, delle arterie e delle vene che servono questi organi, optando per la soluzione migliore: “οὐχ ὅϑεν ἔτυχεν ἐφ᾽ ἑκατέραν αὐτῶν ἤγαγεν οὔτε τὸ νεῦρον οὔτε τὴν τὸ ἀρτηρίαν οὔτε τὴν φλέβα, τὸ βέλτιον δὲ κἀν τούτοις ἑλομένη φαίνεται” - (fr:4517).


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17 Sulla distribuzione dei nervi e la struttura degli organi interni

La natura assegna nervi e rivestimenti agli organi in base alla loro funzione specifica, non alla loro importanza o dimensione.

La natura distribuisce i nervi agli organi secondo tre scopi principali: per la sensazione negli organi di senso, per il movimento nei muscoli, e per la percezione del dolore in tutte le altre parti. “τρεῖς γὰρ δὴ σκοποὶ τῇ φύσει τῆς τῶν νεύρων εἰσὶ διανομῆς, ὁ μὲν αἰσϑήσεως ἕνεκα τοῖς αἰσϑητικοῖς ὀργάνοις, ὁ δὲ κινήσεως τοῖς κινητικοῖς, ὁ δ᾽ εἷς τὴν τῶν λυπησόντων διάγνωσιν ἅπασι τοῖς ἄλλοις.” - (fr:4564) [Tre infatti sono gli scopi per la natura nella distribuzione dei nervi: uno per la sensazione negli organi di senso, uno per il movimento in quelli motori, e uno per il riconoscimento di ciò che arreca dolore in tutti gli altri.]

Agli organi digestivi, che non sono strumenti di sensazione o movimento, sono dati piccoli nervi solo per questo terzo scopo, ossia per percepire ciò che è dannoso. “ἐπεὶ γὰρ οὔτ᾽ αἰσϑητήριον τούτων οὐδέν ἐστιν οὔτε κινήσεως ὄργανον, ἐχρῆν δήπου σμικρὰ πᾶσιν αὐτοῖς δοϑῆναι τὰ νεῦρα κατὰ μόνην ἔτι τὴν τρίτην χρείαν, ἵνα ἡ διαγνωστικὰ τῶν λυπησόντων.” - (fr:4578) [Poiché infatti nessuno di questi è organo di senso né strumento di movimento, bisognava certo dare a tutti loro piccoli nervi solo per questo terzo uso, affinché [abbiano] la capacità di discernere ciò che arreca dolore.] Se fossero privi di sensibilità, gli animali si corromperebbero rapidamente, poiché non potrebbero espellere subito ciò che li irrita. “εἰ γὰρ μηδὲ τοῦτό γ᾽ ὑπῆρχεν αὐτοῖς, ἀλλ᾽ ἦν ἀναίσϑητα τῶν ἐν αὑτοῖς παϑημάτων, οὐδὲν ἂν ἐκώλυεν ἐν ἐλαχίστῳ χρόνῳ διαφϑείρεσθαι τὰ ξῷα.” - (fr:4579) [Se infatti neppure questo fosse presente in loro, ma fossero insensibili alle affezioni che avvengono in loro, nulla impedirebbe che gli animali si corrompessero in tempo brevissimo.]

Il fegato, pur essendo un organo grande e nobile, riceve nervi minimi, poiché viene ripulito da quattro organi (i reni, la milza e la cistifellea) e non trattiene sostanze dannose. “εἰς μέντοι τὸ ἧπαρ, οὕτω μέγα τε καὶ κύριον σπλάγχνον, ἐλάχιστον ἐνέφυ νεῦρον, ὡς ἂν μήτε κινούμενον, ὥσπερ οἱ μύες, μήτ᾽ αἰσϑήσεως περιττοτέρας δεόμενον, ὥσπερ τὰ ἔντερα.” - (fr:4599) [Nel fegato, invece, organo così grande e principale, fu innestato un nervo piccolissimo, poiché non è mobile come i muscoli, né ha bisogno di sensazione superflua, come gli intestini.] Al contrario, la vescica urinaria, che riceve spesso un’urina acre e biliosa, ha bisogno di nervi più grandi e numerosi per una sensazione più acuta, in modo da espellere rapidamente la sostanza irritante. “καὶ ταῦϑ᾽ ἡ φύσις προορωμένη μειζόνων καὶ πλειόνων αὐτῇ νεύρων μετέδωκεν εἰς αἴσϑησιν ἀκριβεστέραν.” - (fr:4621) [E la natura, prevedendo queste cose, le ha concesso nervi più grandi e più numerosi per una sensazione più accurata.]

Anche lo spessore e la struttura dei rivestimenti (chitoni) che avvolgono gli organi sono adattati all’uso, non alla dignità dell’organo. La vescica, che si riempie, si distende, si svuota e si contrae continuamente, ha bisogno di una copertura più robusta del fegato. “οὐ γὰρ ὅτι κυριώτερον ἁπάντων τούτων τὸ ἧπαρ οὐδ᾽ ὅτι μέγα, διὰ τοῦτ᾽ ἦν αὐτῷ δοτέον ἰσχυρότερον χιτῶνα τῆς κύστεως, ἀλλ᾽ ἐκείνῃ μᾶλλον, ὡς ἂν πολλάκις ἐφ᾽ ἑκάστῃ νυχτὶ καὶ ἡμέρᾳ μελλούσῃ πληροῦσθαι καὶ διατείνεσθαι καὶ αὖθις ἐκχενοῦσθαι καὶ συστέλλεσθαι, βέλτιον ἦν δοθῆναι δωμαλεώτερον σκέπασμα.” - (fr:4625) [Infatti, non perché il fegato è più importante di tutti questi né perché è grande, per questo bisognava dargli un rivestimento più forte di quello della vescica, ma a questa piuttosto, poiché dovendo spesso riempirsi e distendersi e poi svuotarsi e contrarsi in ogni notte e giorno, era meglio che le fosse dato un riparo più massiccio.]

La disposizione delle fibre muscolari (inae) all’interno di questi rivestimenti varia a seconda del tipo di movimento richiesto dall’organo: rette, trasverse o oblique. Lo stomaco, che deve attrarre, trattenere ed espellere, possiede tutti i tipi di fibre. “εἰς γὰρ ὧν ἕκάτερος εἰς ἅπαν εἶδος κινήσεως ἐπιτήδειον ἐκτήσατο τὴν κατασκευήν.” - (fr:4639) [Infatti ciascuno di essi, in vista di ogni tipo di movimento, ha acquisito una struttura adatta.] Gli intestini, che devono solo spingere in avanti contraendosi, hanno bisogno di un movimento semplice e quindi di fibre di natura semplice (trasverse). “τοῖς δ᾽ ἐντέροις, ἐπεὶ μήθ᾽ ἕλκειν μήτε κατέχειν ἦν ἔργον, ἀλλ᾽ ὠθεῖν πρόσω περιστελλομένοις, ἁπλῆς μὲν ἔδει τῆς κινήσεως, ἁπλῆς δὲ καὶ τῆς τῶν ἰνῶν φύσεως” - (fr:4652) [Agli intestini, poiché il loro compito non era né attrarre né trattenere, ma spingere in avanti contraendosi, era necessario un movimento semplice, e semplice anche la natura delle fibre.]

La ragione per cui alcuni organi, come gli intestini, hanno due rivestimenti è per una maggiore resistenza al danno. In alcune dissenterie, uno dei due può corrompersi completamente, mentre l’altro basta da solo a preservare l’animale. “λέλεκται μὲν οὖν καὶ πρόσθεν ἐπὶ τῶν ἐντέρων, ὡς δυσπαϑείας ἕνεκα διττὸς αὐτοῖς ὁ χιτὼν ἐγένετο, καὶ ὡς πολλάκις ὁ μὲν ἕτερος ἀπεσάπη τελέως ἔν τισι δυσεντερίαις οὐκ εὐήθεσιν, ὁ δ᾽ ἕτερος ἐξήρκεσε τῷ ξῴῳ μόνος.” - (fr:4656) [È stato detto dunque anche prima a proposito degli intestini, che per una maggiore resistenza alle affezioni si formò per loro un doppio rivestimento, e che spesso l’uno si corrompe completamente in alcune dissenterie non lievi, mentre l’altro bastò da solo all’animale.]


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18 La disposizione e funzione dei muscoli addominali e del diaframma

Un sistema muscolare perfettamente bilanciato governa la chiusura e la compressione degli organi addominali e pelvici, con il diaframma che dirige il flusso verso il basso.

Segue che l’ultima apertura dell’intestino crasso si chiude a livello del retto, mentre nella regione addominale i muscoli si contraggono, comprimendo tutte le strutture sottostanti. “ἕπεται δὲ τούτῳ, κατὰ μὲν τὴν ἔδραν κλείεσϑαι τοὔσχατον στόμα τὸ κάτω τοῦ παχέος ἐντέρου, κατὰ δὲ τὸ ἐπιγάστριον ὁ εἴσω προσστέλλεσϑαι ϑλιβόμενα τὰ ὑποκείμενα σύμπαντα.” - (fr:4737) Ciò impedisce l’uscita prematura dei residui e favorisce l’espulsione del contenuto dell’intestino crasso quando i muscoli del retto sono rilassati. “ἀλλὰ τῷ μὲν ἀποκλείεσϑαι τὰ κατὰ τὴν ἔδραν ἐξ ἀνάγκης ἕπεται μηδὲν ἐκπίπτειν ἀκαίρως περίττωμα… τῷ δὲ ϑλίβεσϑαι τὰ κατὰ τὴν γαστέρα, κεχαλασμένων δηλονότι τῶν κατὰ τὴν ἕδραν, ἐκκρίνεσϑαι τὸ περιεχόμενον ἐν τοῖς μεγάλοις ἐντέροις.” - (fr:4738)

La natura ha disposto i muscoli con arte mirabile, utilizzando fibre trasverse per chiudere gli orifizi e fibre rette o oblique, disposte ad angolo retto, per comprimere con forza le strutture sottostanti. “ϑαυμάσαι δὲ χρὴ κἀνταῦϑα τὴν τέχνην τῆς φύδεως ἐφ᾽ ἑκατέρου τοῦ γένους τῶν μυῶν.” - (fr:4739) “ἔνϑα μὲν γὰρ ἐχρῆν κλείεσϑαι τὸν ἐπὶ τῷ πέρατι τοῦ παχέος ἐντέρου πόρον, ἐγκαρσίας ἐνταῦϑα τὰς τοῦ μυὸς ἷνας ἐποίησεν… ἔνϑα δ᾽ ἰσχυρῶς ἱποῦσϑαι τὰ ὑποκείμενα… ἐνταῦϑα τοὺς μὲν εὐϑεῖς μῦς τοῖς ἐγκαρσίοις, τοὺς λοξοὺς δ᾽ ἀλλήλοις ἐπέβαλε κατ᾽ ὀρϑὴν γωνίαν” - (fr:4740)

Il numero di questi muscoli è stato stabilito con previdenza. Poiché le fibre muscolari possono avere solo quattro orientamenti (retto, trasverso e due oblique), e il corpo è doppio e simmetrico, ne risultano otto muscoli per l’addome: quattro per lato, perfettamente uguali in dimensioni, numero e orientamento delle fibre. “εἰ γὰρ δὴ κατὰ μὲν τὰς τῶν ἱνῶν ϑέσεις αἱ τῶν ὀργάνων ἐνέργειαι γίγνονται, τέτταρες δ᾽ εἰσὶν αἱ πᾶσαι ϑέσεις αὐτῶν, εὐϑεῖά τε καὶ ἐγκάρσιος καὶ λοξαὶ διτταί… ἐπειδὴ δίδυμόν ἐστιν ἀριστεροῖς τε καὶ δεξιοῖς τὸ σῶμα καὶ ἴσον ἀχριβῶς, ἑκατέρωϑεν μὲν τέτταρες, οἱ σύμπαντες δ᾽ ὀκτὼ γεγόνασιν, ἴσοι μὲν τὸ μέγεϑος, ἴσοι δὲ καὶ τὸ πλῆϑος, ὅμοιοι δὲ τῶν ἱνῶν ταῖς ϑέσεσιν” - (fr:4755, 4756) Questo sistema di otto muscoli è perfetto: non se ne potrebbe aggiungere uno senza che fosse superfluo, né toglierne uno senza causare uno squilibrio nella compressione, che spingerebbe il contenuto verso un lato solo. “οὔκουν οὐδ᾽ ἄνευ λόγου δυνατόν ἔστιν αὐτοῖς ἐπινοῆσαι προστιϑέμενον ἕτερον μῦν… οὐ μὴν οὐδ᾽ ἀφαιρούμενον ἄνευ μεγάλης ζημίας.” - (fr:4768, 4769) “εἰ μὲν γάρ τινα τῶν ἐγκαρσίων ἀφέλοις… ἄνισόν τε καὶ ἄδικον ἐργάζεται τῶν ὑποκειμένων τὴν ϑλῖψιν, ὥστ᾽ ἐπὶ τὰς νόϑας πλευρὰς καὶ τὰς λαγόνας ἐξωϑεῖσϑαι πάντα” - (fr:4770, 4771)

Tuttavia, la compressione uniforme da tutti i lati da parte di questi otto muscoli spingerebbe il contenuto sia verso l’alto (lo stomaco) che verso il basso (il retto). “τὸ γὰρ ἐξ ἅπαντος μέρους ἰσόρροπον τῆς ϑλίψεως εἰς ἑκατέρους τοὺς πόρους ὁμοίως ἔμελλε προώσειν ἅπαντα” - (fr:4791) Per dirigere il flusso solo verso il basso, la natura ha escogitato un ulteriore accorgimento: un grande muscolo rotondo chiamato diaframma. “ἔστι τις μῦς μέγας στρογγύλος, ὃν ὀνομάζουσι μὲν ἐν δίκῃ διάφραγμα… ὃ προτρέψει μὲν ἐπὶ τὴν κάτω φοράν, ἀποτρέψει δὲ τῆς ἄνω.” - (fr:4793, 4792)


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19 La struttura del torace e la protezione della vena cava

La natura ha escogitato membrane e legamenti per proteggere e sostenere gli organi interni del torace, e in particolare ha predisposto meccanismi speciali per la vena cava, fondamentale per l’animale.

Le membrane che si estendono all’interno del torace servono a “legare e proteggere” tutti gli organi in esso contenuti, come arterie, vene, nervi, esofago e il polmone stesso (fr:5003). La loro funzione è duplice: forniscono stabilità come legami e proteggono come tuniche (fr:5004). Alcuni organi, come il cuore, non necessitano di molta protezione, mentre altri, come il polmone, ne hanno un bisogno moderato (fr:5005, fr:5006). Le vene, in particolare, traggono grande beneficio da queste membrane, specialmente la vena cava (fr:5007).

La vena cava, di vitale importanza, deve attraversare il torace passando tra i polmoni e il cuore (fr:5018). Poiché questa regione è in continuo movimento, la natura ha escogitato “aiuti esterni” per proteggerla, in modo che, sebbene sia “scossa continuamente”, possa rimanere salda e intatta anche in caso di traumi (fr:5020). I meccanismi di protezione sono di due tipi: comuni a tutte le parti della vena e specifici per ogni sua sezione (fr:5023).

Tra le protezioni specifiche, la natura ha predisposto: una “escrescenza nervosa e robusta” simile a una mano che si protende dal cuore, il quinto lobo del polmone destro che le fa da “soffice giaciglio”, e la ghiandola chiamata timo, “grandissima e morbidissima”, posta nella parte superiore del torace (fr:5028, fr:5033, fr:5051). Il quinto lobo polmonare non serve per la respirazione, ma è stato creato appositamente come un “soffice sostrato” per sostenere la vena cava, permettendole un transito “senza dolore e sicuro” (fr:5033). Il timo, a sua volta, funge da “diaframma” e solido “appoggio” per la vena cava e per le numerose diramazioni venose che partono da essa, garantendo loro “molta sicurezza” (fr:5051, fr:5056). In questo modo, la vena cava viene condotta “con tutta sicurezza dal diaframma fino al collo” (fr:5057).


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20 La struttura inversa dei vasi nel polmone

La natura, sapiente in tutto, ha invertito la struttura delle pareti dei vasi nel polmone, rendendo arteriosa la vena e venosa l’arteria.

Nei polmoni, a differenza di ogni altra parte del corpo, le arterie hanno pareti sottili come vene e le vene hanno pareti spesse come arterie. Questo accade perché il sangue, spesso e pesante, ha bisogno di pareti sottili per diffondersi facilmente ai tessuti, mentre il pneuma (l’aria o spirito vitale), sottile e volatile, necessita di pareti spesse e robuste per essere trattenuto. “πολλοῖς γὰρ ταῦτα καὶ λεπτοῖς τρήμασι διειλημμένα, βασίμοις μὲν ἀέρι τε καὶ ἀτμῷ” - (fr:5221) [Perché queste sono suddivise in molti e sottili passaggi, adatti all’aria e al vapore]. “οὐ γὰρ δὴ μάτην… ἡ πάντα σοφὴ φύσις… οὐδὲ τοῦ πνεύμονος ἐνήλλαξε τῶν ἀγγείων τοὺς χιτῶνας, ἀρτηριώδη μὲν ἐργασαμένη τὴν φλέβα, φλεβώδη δὲ τὴν ἀρτηρίαν.” - (fr:5231) [Perché non certo invano… la natura sapiente in tutto… non ha scambiato nel polmone le pareti dei vasi, rendendo arteriosa la vena e venosa l’arteria]. “κατὰ δέ γε τὸν πνεύμονα μόνον ἁπάν- τῶν ὀργάνων τὲ καὶ μορίων ἡ μὲν ἀρτηρία φλεβός, ἡ δὲ φλὲψ ἀρτηρίας ἔσχε χιτῶνας.” - (fr:5233) [Nel polmone soltanto, tra tutti gli organi e le parti, l’arteria ha le pareti di una vena, e la vena ha le pareti di un’arteria].

Questa configurazione è essenziale per la nutrizione del polmone stesso, un organo caldo e in continuo movimento a causa della respirazione. Esso richiede un nutrimento sottile, aereo e purificato, non denso e fangoso come quello del fegato. Le vene spesse, quindi, lasciano passare solo la parte più sottile del sangue, mentre le arterie sottili gli forniscono abbondante sangue leggero e aeriforme. “ἀρξώμεϑα οὖν ἀπὸ τοῦ πρώτου πάντων ἐπιδεικνύντες, ὡς ἄμεινον ἣν ἄρα τῷ πνεύμονι φλε- βώδη μὲν ἔχειν τὴν ἀρτηρίαν, ἀρτηριώδη δὲ τὴν φλέβα.” - (fr:5237) [Cominceremo dunque dal primo di tutti mostrando che era meglio per il polmone avere l’arteria come una vena e la vena come un’arteria]. “καὶ τοῖς μὲν ἄλλοις αἱ ἀρτηρίαι παχεῖαι καὶ πυχναὶ γενηθϑεῖσαι παντάπασιν ὀλίγον ἀτμώδους αἵματος τοῖς παρακειμένοις μορίοις ἕλκειν ἐπιτρέπουσι. τῷ δὲ πνεύμονι μόνῳ πάμπολυ τὸ τοιοῦ- τὸν μεϑιᾶσιν” - (fr:5296, 5297) [E per le altre parti, le arterie, essendo spesse e compatte, permettono ai tessuti adiacenti di attirare pochissimo sangue aeriforme. Al polmone soltanto ne concedono moltissimo]. “ὅσον οὖν ἔλαττον αἱ φλέβες αὐτῷ μεταδιδόασι τροφῆς πυκναὶ καὶ παχεῖαι γενόμεναι. τοῦτο πᾶν ἀναπληροῦ- σιν αἱ ἀρτηρίαι λεπτὸν καὶ χαϑαρὸν καὶ ἀτμῶδες αἶμα δαψιλῶς αὐτῷ διαπέμπουσαι.” - (fr:5300, 5301) [Quanto dunque meno le vene, divenute compatte e spesse, gli cedono di nutrimento, tutto questo lo compensano le arterie inviandogli copiosamente sangue sottile, puro e aeriforme].

Tale disposizione rivela la provvidenza del demiurgo, che ha adattato ogni struttura alla sua funzione specifica. “πάντα φαίνεται ϑαυμαστῶς παρεσκευασμένα τῷ τῶν ξῴων δημιουργῷ.” - (fr:5285) [Tutto appare meravigliosamente predisposto dal demiurgo degli animali].


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21 Anatomia delle arterie e delle vene

Galeno critica Asclepiade per la sua ignoranza nell’anatomia e nella fisiologia, spiegando invece la complessa struttura e funzione dei vasi sanguigni secondo i principi di una superiore arte demiurgica.

Le vene polmonari acquisiscono spessore in modo simile ai muscoli di chi si allena moderatamente. “341 δὲ κατὰ τὸν πνεύμονα τὴν τοῦ σπλάγχνου κίνησιν ἐπικτησάμεναι παχύνονται παραπλησίως τοῖς τὰ μέτρια γυμναξομένοις.” - (fr:5441) Galeno accusa Asclepiade di errori derivanti dalla negligenza nelle dissezioni e dall’ignoranza della teoria logica. “ἀλλ᾽, ὦ σοφώτατε πάντων ἀνδρῶν ᾿Ασκληπιάδη, τὰ μὲν ἄλλα σου τῶν λόγων ἁμαρτήματα… ἃ δ᾽ ἂν οὐδὲ παῖς ἀγνοήσειε… γένεσις δ᾽ αὐτῶν ἑκατέρῳ τῷ μὲν ἐκ ῥᾳθυμίας τῆς περὶ τὰς ἀνατομάς, τῷ δ᾽ ἐξ ἀγνοίας λογικῆς ϑεωρίας.” - (fr:5442)

Un esperto di anatomia saprebbe che un’arteria differisce da una vena non solo per spessore, ma anche per numero e qualità degli strati (chitoni). “ὡς οὐ πάχει μόνον, ἀλλὰ καὶ | πλήϑει καὶ ποιότητι χιτώνων ἀρτηρία φλεβὸς διαφέρει.” - (fr:5443) L’arteria ha uno strato interno spesso e duro con fibre trasversali, che è assente nelle vene. “ὁ γὰρ ἔσωϑεν χιτὼν ὁ παχὺς καὶ σκληρός. ὃ τὰς ἐγκαρσίας, ἔχων lvag, οὐδ᾽ ὅλως ἐστὶ ταῖς φλεψί.” - (fr:5444, 5445) Galeno rimprovera Asclepiade di affermare con audacia ciò che ignora, disprezzando i lavori di Erofilo, Erasistrato e Ippocrate. “σὺ δ᾽… ὑπὲρ ὧν οὐδὲν οἶσθα σαφές, ἀποφαίνεσθαι τολμᾷς ὡς εἰδώς, ὁ τὰς Ἡροφίλου διαπτύων ἀνατομάς, ὃ κατεγνωχὼς ᾿Ερασιστράτου xol μικρὸν φροντίζων ἹἹπποκράτους.” - (fr:5446) Chiede quindi se Asclepiade ignori che le vene polmonari non hanno questo strato duro. “ἂρ᾽ ἀγνοεῖς ὄντως οὐκ ἐχούσας τὸν ἔσωϑεν χιτῶνα τὸν σκληρὸν τὰς φλέβας τοῦ πνεύμονος” - (fr:5447)

Spiega poi che quando una parte diventa magra, non è lo spessore degli strati a essere corrotto, ma il loro numero, facendo l’esempio dello stomaco e degli occhi. “ὅταν ἰσχνὸν γίγνηταί τι μόριον, οὐ τὸ πάχος ἀὐτοῦ τῶν χιτώνων, ἀλλὰ τὸ πλῆϑος διαφϑείρεσθϑαι; καὶ τῆς γαστρὺς ἄρα τοῖς μὲν ἐσχάτως ἰσχνοῖς εἷς ἔσται χιτών, τοῖς δ᾽ εὐέχταις τέτταρες. οὕτω δὲ καὶ τῶν ὀφϑαλμῶν τρεῖς μέν, εἰ τύχοι, τοῖς ὑπὺ φϑόης ἐχομένοις.” - (fr:5448, 5449)

Galeno espone quindi la sua visione teleologica e demiurgica della formazione delle parti. Mentre Asclepiade attribuisce cause singole, Galeno afferma di considerare tutte le cause insieme: la principale è che è meglio così. “ἡμεῖς μὲν γὰρ ἁπάν- τῶν οὐχ ἕν αἰτίας γένος, ἀλλὰ σύμπαντα λέγομεν, ἕν μὲν τὸ πρῶτόν τε χαὶ κυριώτατον, ὅτι βέλτιον οὕτως” - (fr:5458) Il demiurgo, servendosi di strumenti e materia, conduce tutto verso la forma migliore. “ἐφεξῆς δ᾽ αὐτῷ τὰ ἀπὸ τῶν ὀργάνων καὶ τῆς ὕλης, οἷς χρώμενος ὁ δημιουργὸς εἰς τὸ βέλτιον εἶδος fua- στον τῶν γιγνομένων ἄγει.” - (fr:5458)

Applica questo principio alla creazione dei vasi: le arterie del polmone sono state rese porose e le vene impermeabili per una precisa ragione. “τὰς μὲν ἀρτηρίας τοῦ πνεύμονος μανάς, τὰς δὲ φλέβας ἐργασάμενος στεγανὰς δι᾿ ἣν εἴπαμεν αἰτίαν” - (fr:5459) Poiché era meglio così, formò le vene dalle parti arteriose del cuore e le arterie dalle parti venose. “ἐπεὶ δ᾽ οὕτως ἦν ἐργάσασϑαι βέλτιον, ἐκ μὲν τῶν ἀρτηριωδῶν μορίων τῆς καρδίας τὸ ἐκφύσας τὰς φλέβας. ἐκ δὲ τῶν φλεβωδῶν τὰς ἀρτη- ρίας” - (fr:5459) Assegnò poi a ciascuna la materia appropriata, collegando le arterie alla cavità dello spirito (pneuma) e le vene all’altra. “ἐπεὶ δ᾽ ὕλην ἑκατέραις χορηγεῖν ἔδει τὴν πρέ- πουσαν, εἰς μὲν τὴν τοῦ πνεύματος κοιλέαν τὰς ἀρτη- ρίας, εἰς δὲ τὴν ἑτέραν τὰς φλέβας ἀναστομώσας” - (fr:5460)

Diede loro una forma rotonda perché era più adatta a resistere agli urti. “ἐπεὶ δ᾽ ἦν ἄμεινον τὸ δυσπαϑέστε ρον αὐταῖς σχῆμα περι- ϑεῖναι, στρογγύλας ἐργασάμενος” - (fr:5460) Per crearle, mescolò l’umido al secco, formando una materia plasmabile come cera. “ἐπεὶ δ᾽ ἐξ ὕλης τε x«l δι’ ὀργάνων ἐχρῆν αὐτὰς δημιουργῆσαι, τὸ μὲν ὑγρὸν ἀναμίξας τῷ ξηρῷ καί τινα χυμὸν ἐξ ἀμφοῖν οἷον κηρὸν εὐτύπωτον ἐργασάμενος ὕλην ταύτην τοῖς ἐσομένοις ὑπεβάλετο” - (fr:5460) Combinò poi il caldo con il freddo per creare strumenti attivi su questa materia. “τὸ δὲ ϑερμὸν τῷ ψυχρῷ κεράσας, ὄργανα ταῦτα δραστικὰ περὶ τὴν ὕλην παρεσκευάσατο” - (fr:5460)

Con questi, asciugò parte della materia col caldo, ne solidificò un’altra col freddo, e generò un pneuma temperato dalla loro mescolanza. Infine, soffiando e distendendo la materia, plasmò un vaso cavo e allungato, più spesso dove era meglio così, e più sottile altrove. “κἀκ τούτων ἤδη, τὸ μέν τι ξηραίνων τῆς ὕλης τῷ ϑερμῷ, τὸ δέ τι πηγνὺς τῷ ψυχρῷ, τὸ δέ τι γεννήσας εὔκρατον πνεῦμα τῇ τούτων μέξει κἄπειϑ᾽ οὕτω δια- φυσήσας τὲ καὶ διαστήσας τὴν ὕλην, ἀγγεῖον κοῖλον πρόμηκες ἐδημιουργήσατο, πλέον μὲν τῆς ὕλης ἐπάρ- δῶν, à βέλτιον ἦν γενέσϑαι παχυτέρῳ, μεῖον δ᾽, ᾧ λεπτοτέρῳ.” - (fr:5464)


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22 La funzione della trachea e della laringe nella respirazione e nella fonazione

La trachea e la laringe, con parti cartilaginee fisse e mobili, costituiscono l’organo perfetto per la voce e il respiro.

Il polmone è uno strumento adatto sia alla fonazione che alla respirazione grazie alla trachea. “Θστ᾽ οὐδὲν ἐνδεῖ τῷ πνεύμονι πρὸς τὸ μὴ οὐκ εἶναι φωνητικῷ τε ἅμα καὶ ἀναπνευστικῷ διὰ τὰς τραχείας ἀρτηρίας ὀργάνῳ” - (fr:6004) [Così nulla manca al polmone per essere uno strumento fonatorio e insieme respiratorio a causa delle trachee arterie.] Le cartilagini servono per la voce, mentre i legamenti che le connettono per la respirazione.

Il primo e principale organo della voce è la laringe, la parte cartilaginea che collega la faringe alla trachea. “ὅτι δ᾽ ὃ χόνδρος οὗτός ἐστι τὸ πρῶτον τῆς φωνῆς ὄργανον, ὃ λάρυγξ ἐνδειχνύσθω σοι μάλιστα” - (fr:6006) [Che poi questa cartilagine è il primo organo della voce, te lo mostri soprattutto la laringe.] La trachea prepara e modula la voce per la laringe, ma non è di per sé una voce precisa. “ὡς ἡ μὲν ἀρτηρία προρρυϑμίζξει τε καὶ προπαρασκευάζει τὴν φωνὴν τῷ λάρυγγι” - (fr:6014) [Come l’arteria dà ritmo e prepara in anticipo la voce per la laringe.]

Non sarebbe possibile una costruzione migliore per un organo che deve essere sia respiratorio che fonatorio. “ὡς οὐχ ἐνεδέχετο βελτίονα κατασκευὴν ἑτέραν ἀναπνευστικοῦ ἅμα καὶ φωνητικοῦ γενέσϑαι μορίου” - (fr:6017) [Come non era possibile che si realizzasse una costruzione migliore di un’altra per una parte insieme respiratoria e fonatoria.] Doveva essere composto sia da parti immobili che mobili: le prime, più dure, necessarie per modulare la voce; le seconde, capaci di movimento, essenziali per l’atto respiratorio. “ἐχοῆν αὐτὴν ἐξ ἀκινήτων τε καὶ κινουμένων συντεϑῆναι μορίων, ἐπειδὴ τὸ μὲν τῆς φωνῆς ὄργανον οὐχ ἠδύνατο διαστέλλεσθαί τε καὶ συστέλλεσθαι, σκληρότερον εἶναι δεόμενον… τὸ δ᾽ αὖ τῆς ἀναπνοῆς οὐκ ἦν δυνατὸν εἰς τοσοῦτον γίγνεσθαι σκληρόν, ὡς ῥυϑμίξειν φωνήν, ἐπειδὴ τὸ πρῶτον ἦν ἔργον αὐτοῦ κίνησις” - (fr:6028) [Era necessario che essa fosse composta da parti immobili e mobili, poiché l’organo della voce non poteva dilatarsi e contrarsi, avendo bisogno di essere più duro… mentre quello della respirazione non poteva diventare così duro da dare ritmo alla voce, poiché la sua prima funzione era il movimento.]

La voce si produce così attraverso le parti immobili, la respirazione attraverso quelle mobili. “ἡ μὲν φωνὴ διὰ τῶν ἀκινήτων, ἡ δ᾽ ἀναπνοὴ διὰ τῶν κινουμένων γίγνεται” - (fr:6029) [La voce avviene attraverso le immobili, la respirazione attraverso le mobili.] Questo spiega anche perché i pesci, vivendo in acqua e non avendo bisogno di voce, non possiedono né polmone né trachea. “δεόντως οἱ ἰχϑύες οὔτε ταύτην ἔχουσιν οὔτε τὸν πνεύμονα, διότι μηδὲ φωνῆς ὅλως ἐδέοντο καϑ᾽ ὕδατος διαιτώμενοι” - (fr:6031) [Giustamente i pesci non hanno né questa (trachea) né il polmone, poiché non avevano affatto bisogno di voce, vivendo nell’acqua.] Per raffreddare il calore del cuore hanno invece le branchie.


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23 La funzione e struttura del polmone e delle arterie

L’organizzazione del polmone, delle arterie e del cuore per la respirazione e la generazione dello pneuma psichico.

Il polmone riceve la prima elaborazione dell’aria, poi il cuore e le arterie, e infine i ventricoli cerebrali, dove diviene pneuma psichico preciso. “τὸ δ᾽ ἐκ τῶν τραχειῶν ἀρτηριῶν πνεῦμα τὸ ἔξωϑεν ἑλχϑὲν ἐν μὲν τῇ σαρκὶ τοῦ πνεύμονος τὴν πρώτην ἐργασίαν λαμβάνει, μετὰ ταῦτα δ᾽ ἐν τῇ καρδίᾳ τε καὶ ταῖς ἀρτηρίαις καὶ μάλιστα ταῖς κατὰ τὸ δικτυοειδὲς πλέγμα τὴν δευτέραν, ἔπειτα τὴν τελεωτάτην ἐν ταῖς τοῦ ἐγκεφάλου κοιλίαις, ἔνϑα δὴ καὶ ψυχικὸν ἀκριβῶς γίγνεται” - (fr:6193) [Il pneuma proveniente dalle arterie tracheali, attratto dall’esterno, riceve la prima elaborazione nella carne del polmone, poi nel cuore e nelle arterie e soprattutto nel plesso reticolare la seconda, infine la più perfetta nei ventricoli del cervello, dove appunto diviene precisamente psichico.]

La necessità primaria della respirazione è custodire il calore innato, mentre quella secondaria è nutrire lo pneuma psichico. La natura ha predisposto il polmone adatto a ciò e anche alla generazione della voce. “ἡ χρεία τῆς ἀναπνοῆς, ἡ πρώτη μὲν καὶ μεγίστη, φυλακὴ τῆς ἐμφύτου ϑερμασίας ὑπάρχειν ἐδείκνυτο… ἡ δ᾽ ἐλάττων τε καὶ δευτέρα ϑρέψις εἶναι τοῦ ψυχικοῦ πνεύματος… ὅπως ἅμα Ὁ μὲν εἰς ταῦτ᾽ ἐπιτηδείως ἔχοντα τὸν πνεύμονα κατεδόκευασεν, ἅμα δ᾽ εἰς γένεσιν φωνῆς.” - (fr:6225) [La funzione della respirazione, la prima e maggiore, si dimostrava essere custodia del calore innato… la minore e seconda essere nutrimento dello pneuma psichico… come la natura abbia costruito il polmone in modo da essere adatto insieme a queste cose e insieme alla generazione della voce.]

Le arterie lisce si aprono tutte nel ventricolo sinistro del cuore, origine del calore innato, per raffreddarlo continuamente. Attraverso di esse e soprattutto attraverso l’arteria grande, il cuore espelle i fumi fuligginosi durante le sue contrazioni, per evitare che il calore cardiaco sia soffocato. “ὅτι μὲν οὖν τὰς λείας ἀρτηρίας ἁπάσας εἰς μίαν ἀρχὴν ἀνεστόμωδε τὴν ἀριστερὰν κοιλίαν τῆς καρδίας, ἵναπερ ἡ τῆς ἐμφύτου ϑερμασίας ἐστὶν ἀρχή, κατὰ τοῦτο μὲν ὡς ἀνάψυξιν συνεχῆ τῇ καρδίᾳ παρασκευάσασαν αὐτὴν ἐπαινεῖσϑαι δίκαιον. ὅτι δὲ διά τε τῶν αὐτῶν τούτων ἐν ταῖς τῆς καρδίας συστολαῖς, ὅσον αἰϑαλῶδες ἐν αὐτῇ καὶ λιγνυῶδες, ἀποχεῖται, καὶ πολὺ μᾶλλον ἔτι διὰ τῆς μεγάλης ἀρτηρίας εἰς τὰς ἄλλας.” - (fr:6226, 6227) [Che dunque abbia anastomizzato tutte le arterie lisce in un’unica origine, il ventricolo sinistro del cuore, dove è l’origine del calore innato, per questo, in quanto ha preparato per il cuore un raffreddamento continuo, è giusto che essa sia lodata. Che poi attraverso queste stesse, durante le contrazioni del cuore, venga espulso quanto in esso è fuligginoso e fumoso, e molto di più ancora attraverso la grande arteria verso le altre.]

La carne del polmone è morbida, rada e spugnosa per digerire l’aria esterna come nutrimento appropriato per lo pneuma psichico. “τὸ δὲ καὶ τὴν τοῦ πνεύμονος σάρκα μαλακὴν καὶ μανὴν καὶ ἀφρώδη ποιῆσαι χάριν τοῦ τὸν ἔξωϑεν ἀέρα προπέττειν, ὡς τροφὴν οἰκείαν προνοησαμένην αὐτὴν τῷ πνεύματι τῷ ψυχικῷ ϑαυμάξεσϑαι δίκαιον.” - (fr:6229) [Che poi abbia reso la carne del polmone morbida, rada e spugnosa a causa del fatto di digerire l’aria esterna, in quanto, avendo provveduto un nutrimento appropriato per lo pneuma psichico, è giusto che essa sia ammirata.]

Sebbene tre vasi intreccino il polmone (una vena e due arterie), la natura ha fatto sì che l’aria sia attratta solo nelle arterie tracheali e da lì espulsa durante la fonazione, permettendo un lungo discorso senza bisogno di un’inspirazione continua. “ὅτι δέ, καίτοι τριῶν ἀγγείων διαπλεκόντων τὸν πνεύμονα, μιᾶς μὲν φλεβός, διττῶν δ᾽ ἀρτηριῶν, ἅπαν εἰς τὰς τραχείας ἀρτηρίας ἐποίησεν ἕλκεσϑαι τὸ πνεῦμα καὶ αὖϑις ἐντεῦϑεν ἐκπέμπεσϑαι φωνούντων, ἵν᾽ ἐπὶ πλεῖστον ἡμῖν οἷόν τε διαλέγεσθαι μὴ δεομένοις συνεχοῦς εἰσπνοῆς, ὡς ἂν ἑκάστης αὐτῶν εἰς μακρὸν ἐξαρχούσης” - (fr:6234) [Che poi, sebbene tre vasi intreccino il polmone, una vena e due arterie, abbia fatto sì che tutta l’aria sia attratta nelle arterie tracheali e di nuovo da lì sia espulsa quando si fa voce, affinché per molto tempo ci sia possibile conversare senza aver bisogno di un’inspirazione continua, dato che ciascuna di esse (le arterie) fornisce aria per lungo tempo.]

Durante l’espansione del polmone, si riempiono prima le arterie tracheali (con aria), poi le lisce (con una miscela dal cuore), infine le vene (con sangue). “διαστελλομένου γὰρ τοῦ πνεύμονος πρῶτον μὲν ἀκολουϑήσει τὸ κουφότατον, ὃ δή ἐστιν ὃ ἔξωϑεν ἀήρ, καὶ πληρώσει τὰς τραχείας ἀρτηρίας· δεύτερον δὲ τὸ ἐκ τῆς ἀριστερᾶς κοιλίας τῆς καρδίας καὶ πληρώσει τὰς λείας· ἔσχατον δὲ καὶ τρίτον ἐπὶ τούτοις τὸ αἷμα.” - (fr:6245) [Espandendosi infatti il polmone, per primo seguirà il più leggero, che è l’aria esterna, e riempirà le arterie tracheali; secondo, quello dal ventricolo sinistro del cuore riempirà le lisce; ultimo e terzo dopo questi, il sangue.]

L’aria entra nel cuore durante le sue diastole e ne esce durante le sistole. Le arterie lisce servono ai movimenti del cuore, quelle tracheali ai movimenti del polmone. “πότ᾽ οὖν εἰς τὴν καρδίαν ἕλκεται τὸ πνεῦμα; κατὰ τὰς διαστολὰς αὐτῆς δηλονότι, καϑάπερ καὶ κατὰ τὰς συστολὰς αὖϑις ἐκκρίνεται. τὰς μὲν γὰρ λείας ἀρτηρίας ὑπηρετεῖν χρὴ ταῖς τῆς καρδίας κινήσεσι, τὰς δὲ τραχείας ταῖς τοῦ πνεύμονος.” - (fr:6261, 6262) [Quando dunque l’aria è attratta nel cuore? Durante le sue diastoli, evidentemente, come anche durante le sistoli è di nuovo secreta. Le arterie lisce infatti devono servire ai movimenti del cuore, quelle tracheali a quelli del polmone.]

Le due cause di questi movimenti sono diverse: quelle del cuore sono per natura, quelle del torace dall’anima. È meglio che la respirazione, servendo sempre alla volontà dell’animale, sia opera nostra. “ὅτι δ᾽ ἀρχαὶ δύο τούτων τῶν κινήσεών εἶσιν ὅλῳ τῷ γένει διαφέρονσαι, καὶ ὡς αἵ μὲν τῆς καρδίας ὑπὸ τῆς φύσεως, αἱ δὲ τοῦ ϑώρακος ὑπὸ τῆς ψυχῆς γίγνονται… ἀλλὰ καὶ ὅτι βέλτιον ἦν ἡμέτερον ἔργον εἶναι τὴν ἀναπνοὴν ὑπηρετοῦσαν ἀεὶ τοῦ ξῴου τῇ βουλήσει.” - (fr:6263, 6264, 6265) [Che poi due siano le cause di questi movimenti, del tutto diverse per genere, e che quelle del cuore avvengano per opera della natura, quelle del torace per opera dell’anima… ma anche che fosse meglio che fosse opera nostra la respirazione, che serve sempre alla volontà dell’animale.]


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24 Anatomia e funzione della laringe

Descrizione della struttura cartilaginea, dei muscoli e del meccanismo di produzione della voce.

La laringe è composta da tre cartilagini che formano un condotto simile a un flauto: “ἔστραπται δὲ καὶ τούτου τοῦ χόνδρου τὸ κοῖλον εἰς τὸν τοῦ πνεύματος πόρον, ὥσθ᾽ οἷον αὐλόν τινα γίγνεσθαι τὸ συγκείμενον ἐκ τῶν τριῶν” - (fr:6320). La cartilagine superiore (tiroidea) è la più grande, la seconda è più stretta alla sua base inferiore, “ἔστι δὲ καὶ στενότερος ταύτης τῆς κάτω βάσεως ὁ δεύτερος χόνδρος” - (fr:6317), e la terza (aritenoide) termina in un’estremità superiore stretta e di forma simile a un mestolo. All’interno del lume, adeso alla parete, c’è un corpo di tessuto particolare, “σῶμα τῷ ὀχήματι μὲν αὐλοῦ γλώττῃ παραπλήσιον, ἰδιότητι δὲ τῆς οὐσίας οἷον οὐκ ἄλλο τῶν κατὰ τὸ σῶμα” - (fr:6322). La struttura è concepita per essere mossa volontariamente dall’animale tramite muscoli, “τὴν κίνησιν αὐτοῦ μὴ φυσικήν… ἀλλὰ κατὰ τὴν τοῦ ζῴου γίγνεσθαι προαίρεσιν” - (fr:6343), al fine di regolare l’ingresso dell’aria, la fonazione e altri atti. I movimenti sono di due tipi principali: quelli che dilatano e contraggono (tra la prima e la seconda cartilagine) e quelli che aprono e chiudono (tra la seconda e la terza), “διττὰς ἐχρῆν εἶναι κατὰ γένος ἐν αὐτοῖς τὰς διαρθρώσεις… ἑτέρας μὲν τὰς διαστελλούσας τε καὶ συστελλούσας… ἑτέρας δὲ τὰς ἀνοιγνυούσας τε καὶ κλειούσας” - (fr:6377). Dieci muscoli sono comuni alle tre cartilagini: quattro connettono la prima alla seconda, altri quattro la seconda alla terza (aprendola), e due finali la chiudono. Altri muscoli, specifici della cartilagine tiroidea, la collegano alle strutture circostanti (come l’osso ioide e lo sterno) per allargare o restringere l’intero condotto.


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25 La funzione del cervello e la sua presunta freddezza

Discussione critica sull’idea che il cervello sia un organo freddo, creato per raffreddare il cuore.

Il cervello non è freddo, ma più caldo dell’aria circostante, come si può verificare toccandolo dopo aver aperto un cranio. Chi sostiene il contrario ignora l’evidenza o mente. “ἀλλὰ ταῦτα μὲν ἢ ὑπερφϑεγγομένων ἐστὶ τὴν ἀλήϑειαν ἢ ἀγνοούντων τὰ φαινόμενα” - (fr:6916) [Ma queste cose le dicono o quelli che mentono spudoratamente sulla verità o quelli che ignorano i fenomeni]. Infatti, se fosse freddo, non avrebbe bisogno di essere rapidamente riscaldato quando si raffredda a causa di una frattura. “καὶ dg, εἰ ψυγείη, κακῶν τοὔσχατόν ἐστι τῷ κατεαγότι” - (fr:6920) [E infatti, se si raffreddasse, sarebbe il peggiore dei mali per chi ha una frattura]. Inoltre, è avvolto e perfuso da membrane calde, in particolare quella sottile, piena di vasi pulsanti. “εἶτ᾽, ὦ γενναιό- τατοι, τὴν λεπτὴν μήνιγγα ϑερμὴν εἶναι νομίξοντες ἔτι τολμᾶτε τὸν ἐγκέφαλον ἀποφαίνειν ψυχρόν” - (fr:6926) [Dunque, o nobilissimi, ritenendo calda la meninge sottile, osate ancora dichiarare freddo il cervello?].

È assurdo pensare che un cervello freddo e lontano, separato da doppie pareti ossee, possa raffreddare il cuore, mentre non riesca a raffreddare le membrane calde con cui è a stretto contatto. “εἰ μή τι τὸ μὲν ψυχρὸν μόριον ψύχειν πάντα καὶ τὰ μὴ πλησιάξοντα δύναται, τὸ ϑερμὸν δ᾽ οὐδὲ τὰ πλη- σιάξοντα ϑερμαίνειν ἱκανόν ἐστιν” - (fr:6931) [a meno che una parte fredda non sia capace di raffreddare tutto, anche ciò che non le è vicino, mentre una parte calda non sia sufficiente a riscaldare neppure ciò che le è vicino]. La respirazione stessa è sufficiente a moderare il calore del cuore, fornendo aria fresca. “τὴν ἀναπνοὴν ὁρῶντας, οὕτω διηνεκές τε καὶ ἀκατάπαυστον ἔργον, ἔστ᾽ ἂν περιῇ τὸ ξῷον, ἑκατέρως ἐμψύχειν δυναμένην, ἐν μὲν ταῖς εἰσπνοαῖς χορηγίᾳ ψυχρᾶς ποιότητος” - (fr:6912) [vedendo la respirazione, un’attività così continua e incessante, finché l’animale è in vita, capace di raffrescare in due modi, nelle inspirazioni fornendo una qualità fredda].

Aristotele cade in contraddizione: da un lato, il tatto percepisce il cervello come più caldo dell’aria, dall’altro egli afferma che sia stato creato freddo per raffreddare il cuore, dimenticando la sua stessa teoria sulla respirazione. “ἡ μὲν γὰρ ἁφὴ ϑερμότερον ἀεὶ τὸν ἐγκέφαλον εὑρίσκει τοῦ περι- ἔχοντος ἡμᾶς ἀέρος” ὁ δ᾽ ἐμψύξεως ἕνεκα τοῦ περὶ τὴν καρδίαν ϑερμοῦ γεγονέναι φησὶν αὐτόν, ἐπιλαϑόμενος ἑαυτοῦ τὴν ἀναπνοὴν ἕνεκα ταύτης γεγονέναι qávrog - (fr:6936) [Infatti, il tatto trova sempre il cervello più caldo dell’aria che ci circonda; ma egli dice che è stato creato per il raffreddamento del calore intorno al cuore, dimenticando se stesso che la respirazione è avvenuta per questo scopo]. Inoltre, se il cervello fosse una fonte di freddo per raffreddare il cuore, dovrebbe raffreddare anche tutti gli organi di senso a cui è connesso, cosa che non avviene. “ᾧ γὰρ ἕνεκα τοῦ ψύχειν τὴν καρδίαν ἡ γένεσις, τούτῳ καϑάπερ τινὶ πηγῇ ψύξεως ὑπάρχοντι πάντα οἶμαι τὰ πλησιά- ξοντα ψύχειν ἀναγκαῖον - (fr:6945) [Infatti, per il fine per cui è stato generato, cioè raffreddare il cuore, essendo come una fonte di freddo, penso che sia necessario che raffreddi tutte le cose che gli stanno vicino]. Al contrario, il cervello è connesso a tutti gli organi di senso (orecchie, naso, occhi, lingua) attraverso nervi, come è evidente alla vista e al tatto. “ἅπαντ᾽ οὖν ἐγκε- φάλῳ κεκοινώνηκεν, εἰ χρὴ πιστεύειν ὀφϑαλμοῖς ὁρῶσι. καὶ χερσὶν ἁπτομέναις” - (fr:6949-fr:6950) [Dunque, tutto partecipa del cervello, se bisogna credere agli occhi che vedono. E alle mani che toccano].


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26 Sulla struttura e funzione dei nervi ottici e degli organi di senso

L’encefalo emette percorsi nervosi di diversa consistenza verso gli organi di senso, in particolare verso l’occhio, per permettere la percezione.

L’encefalo genera diverse “vie” o nervi: una verso gli occhi è ancora in una fase intermedia, non propriamente nervosa “ἡ δ᾽ ἐπὶ τοὺς ὀφθαλμοὺς ἤδη μὲν ἑἕτεροία πώς ἐστιν, οὐ μὴν ἀκριβῶς γέ πω νεῦρον” - (fr:7105). Altre, come quella per la lingua, sono nervi propri ma morbidi, mentre quella per le orecchie è meno morbida ma non ancora dura “ἡ δ᾽ ἐπὶ τὴν γλῶτταν ἀχριβῶς μὲν νεῦρον, ἀλλὰ μαλακόν, ἡ δ᾽ ἐπὶ τὰ ὦτα μαλακὸν μὲν οὐκέθ᾽ ὁμοίως, οὐ μὴν ἤδη γέ πῶ σχληρόν” - (fr:7106). La quinta via dalla potenza dell’encefalo è invece un nervo forte e duro “ἡ δὲ δὴ πέμπτη [φύσις] τῶν ὁδῶν τῆς ἀπ᾿ ἐγκεφάλου δυνάμεως ἰσχυρὸν ἀκριβῶς καὶ σκληρόν ἐστι νεῦρον” - (fr:7107). Queste differenze servono a scopi diversi: una è adatta per movimenti e il tatto più grossolano, un’altra per una discriminazione più fine “ὅϑεν εἷς μὲν τὰς κινήσεις καὶ τῶν αἰσθήσεων τὴν παχυμερεστέραν ἁφὴν ἐπιτήδειόν ἐστιν, εἷς ἀκριβεστέραν δέ τινα διάγνωσιν” - (fr:7108).

La percezione avviene perché ogni organo di senso deve essere alterato dall’oggetto appropriato, ma non da tutti: “ἕχαστον μὲν γὰρ αὐτῶν ἀλλοιωϑῆναι χρὴ πάντως, ἵν᾽ αἴσϑησις γένηται’ ἀλλοιοῦται δ᾽ οὐχ ὑπὸ παντὸς αἰσϑητοῦ πᾶν” - (fr:7110). Ad esempio, un organo di natura aeriforme non può essere alterato dai colori, che richiedono un organo luminoso, puro e splendente “οὔτε δὲ τὸ ἀερῶδες αἰσϑητήριον ἀλλοιωθϑῆναι δύναταί ποτ᾽ ὑπὸ χρωμάτων, λαμπρὸν γὰρ εἶναι χρὴ καὶ καϑαρὸν καὶ αὐγοειδές” - (fr:7111). Così, nessun organo di senso tranne quello della vista può essere alterato dai colori “ὥστ᾽ οὐδὲν τῶν αἰσθητηρίων … ὑπὸ χρωμάτων ἀλλοιωϑήσεται” - (fr:7123, 7124). Solo l’occhio possiede un umore cristallino, luminoso, puro e splendente come organo di senso “μόνη γὰρ αὕτη λαμπρὸν καὶ καϑαρὸν καὶ στίλβον αἰσϑητήριον ἔχει τὸ κρυσταλλοειδὲς ὑγρόν” - (fr:7125).

Affinché l’alterazione dell’umore cristallino diventi percezione cosciente, l’encefalo deve conoscerla. Per questo, l’encefalo protende una sua parte verso quest’umore “ἀπέτεινεν οὖν ἑαυτοῦ τινὰ μοῖραν ὃ ἐγχέφαλος ἐπὶ τὸ χρυσταλλοειδὲς ὑγρὸν ἕνεκα τῆς γνώσεως τῶν κατ᾽ αὐτὸ παϑημάτων” - (fr:7127). Questa propagazione ha un canale percettibile perché contiene moltissimo pneuma psichico “καὶ μόνη … ἥδε ἡ ἀποβλάστη σις αἰσϑητὸν ἔχει τὸν πόρον, ὅτι μόνη πάμπολυ πνεῦμα περιέχει ψυχικόν” - (fr:7128). All’organo della vista, destinato ad essere luminoso, viene inviata un’abbondante quantità di pneuma dall’origine (l’encefalo) “αὐγοειδεῖ καὶ λαμπρῷ μέλλοντι τῷ κατὰ τὴν ὄψιν αἰσϑητηρίῳ γενήσεσθαι δεόντως πνεῦμα πλεῖστον ἀπὺ τῆς ἀρχῆς ἐπιπέμπεται” - (fr:7130).

La via che va all’occhio, inizialmente morbida come l’encefalo, si ispessisce e indurisce per proteggersi attraversando il cranio “τῆς ἐπὶ τὸν ὀφθαλμὸν ὁδοῦ {μαλακὴ μὲν ἐγκεφάλου δίκην ἐστί), μέλλουσα δὲ διεκπεσεῖσϑαι τοῦ κρανίου δυσπαϑείας ἕνεκα πυχνοτέρα τε ἅμα καὶ σκληροτέρα πιληϑεῖσα γεγένηται” - (fr:7136). Una volta giunta nelle cavità sotto le sopracciglia (le orbite), si espande, si assottiglia e riacquista la sua natura originaria, apparendo identica all’encefalo “ἐπὶ πλεῖστον ἐκτείνεται πλατυνϑεῖσά τε καὶ ἀπολεπτυνθϑεῖσα καὶ οὕτω τὴν ἀρχαίαν ἀπολαμβάνει φύσιν, ὥστ᾽ ἀκριβὴς ὃ ἐγκέφαλος φαίνεται” - (fr:7137). Senza che l’alterazione di ogni organo di senso arrivi all’encefalo e da esso, l’animale rimarrebbe insensibile “εἰ μὴ γὰρ ἀπὸ τούτου τε κἀπὶ τοῦτον ἡ καϑ᾽ ἕχαστον αἰσϑητήριον ἀλλοίωσις ἀφίκοιτο, τὸ ξῷον ἀναίσθητον ἔτι μένει” - (fr:7139).


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[27.1-88-7307|7394]

27 Struttura e funzione delle meningi

La meninge sottile è un rivestimento connettivo per il cervello e i vasi sanguigni, mentre quella dura funge da cuscinetto protettivo contro il cranio.

La meninge sottile (o corioide) avvolge strettamente il cervello, sostenendolo e proteggendolo, e funge anche da legame per tutti i suoi vasi sanguigni, impedendo loro di spostarsi durante i movimenti, poiché poggiano su una base instabile come il cervello, un corpo fluido e molle. “Ὥσπερ οὖν καὶ ἡ λεπτὴ μῆνιγξ ἅμα μὲν στηρίζει τὸν ἐγκέφαλον, ἅμα δὲ καὶ σκέπει, καὶ πρὸς τούτοις ἔτι σύνδεσμος γίγνεται τῶν κατ᾽ αὐτὸν ἀγγείων ἁπάντων.” - (fr:7309) [Proprio come la meninge sottile insieme sostiene il cervello, insieme lo protegge, e inoltre diventa un legame per tutti i vasi sanguigni in esso.] Essa “διὰ τοῦ βάθους αὐτοῦ διαδύεται καὶ πάντη διεξέρχεται καὶ ὅλον αὐτὸν διαπλέκει” - (fr:7312) [penetra in profondità in esso e lo attraversa dappertutto e lo intreccia tutto], intrecciandosi con i vasi fino alle cavità cerebrali. La sua natura e funzione sono analoghe a quelle del corion e del mesenterio di un embrione o di un animale. “καὶ γὰρ κἀκείνων ἑκάτερον ἐκ πολλῶν ἀρτηριῶν καὶ φλεβῶν ἐγγὺς ἀλλήλαις κειμένων ὑμένι τε λεπτῷ τὰ μεταξὺ διαστήματα συνυφασμένων ἐγένετο, καὶ ἡ μῆνιγξ ὡσαύτως ἁπάσας συνδεῖ τὰς κατὰ τὸν ἐγκέφαλον ἀρτηρίας τὲ καὶ φλέβας” - (fr:7311) [Infatti, ciascuno di quelli si formò da molte arterie e vene giacenti vicine tra loro, con gli spazi intermedi tessuti insieme da una membrana sottile, e similmente la meninge lega insieme tutte le arterie e vene nel cervello.]

La meninge spessa (o dura), invece, non è un rivestimento intrinseco del cervello, ma piuttosto una protezione posta contro il cranio, un “ἀμυντήριόν τι πρόβλημα ταῖς τοῦ κρανίου προσβολαῖς ἐκκείμενον” - (fr:7347) [una sorta di baluardo difensivo esposto agli urti del cranio]. La natura ha collocato entrambe le meningi tra il cervello, molle, e il cranio, duro, come elementi intermedi che ne mitigano il contatto. “ὥσπερ οὖν ὁ Πλάτων γῆς καὶ πυρός, ἐπειδὴ πόρρω τὴν φύσιν ἀλλήλων ἤστην, ὕδωρ καὶ ἀέρα μεταξὺ θεῖναί φησι τὸν θεόν, οὕτω κἀγὼ φαίην ἂν ἐγκεφάλου τε καὶ κρανίου, πόρρω ταῖς οὐσίαις διεστηκότων, εἰς τὸ μεταξὺ θεῖναι τὴν φύσιν ἀμφοτέρας τὰς μήνιγγας” - (fr:7349, 7350, 7351) [Dunque, come Platone dice che il dio pose acqua e aria tra la terra e il fuoco, poiché per natura erano distanti l’una dall’altro, così anch’io direi che, essendo il cervello e il cranio distanti per sostanza, la natura pose in mezzo entrambe le meningi.]

La meninge sottile è molto più morbida del cranio ma un po’ più dura del cervello, mentre la meninge spessa è molto più dura del cervello e solo leggermente più morbida dell’osso. Questo doppio gradiente di durezza permette una coesistenza indolore. “ἡ μὲν λεπτὴ πλέον τῆς ὀστοῦ σκληρότητος ἀπελείπετο, ἥπερ αὖ τῆς τοῦ ἐγκεφάλου μαλακότητος ἐπλεονέκτει· ἔμπαλιν δ᾽ ἡ παχεῖα πάμπολυ μὲν ἐγκεφάλου σκληροτέρα, βραχὺ δ᾽ ἦν ὀστοῦ μαλακωτέρα.” - (fr:7354) [La sottile era di molto inferiore alla durezza dell’osso, mentre superava di poco la mollezza del cervello; al contrario, la spessa era di molto più dura del cervello, e di poco più morbida dell’osso.]

Infine, la meninge spessa è saldamente ancorata al cranio attraverso sottili membrane che si diramano da essa e si fondono lungo le suture della testa, formando una membrana comune chiamata pericranio. “οἱ μὲν δεσμοὶ τῆς μήνιγγος αὐτῆς ἀποφύονται, λεπτοί τινὲς ὑμένες… περιτεινόμενοι… συνάπτονται καὶ συμφύονται καὶ τελέως ἑνοῦνται καὶ κοινὸν ἐξ ἁπάντων ἑαυτῶν ἕνα γεννῶσιν ὑμένα, τὸν περικράνιον ὀνομαξόμενον” - (fr:7385, 7387) [I legami si generano dalla meninge stessa, sottili membrane… distesi… si congiungono e si fondono e si uniscono completamente e generano da tutti sé stessi una membrana comune, che sarà chiamata pericranio.]


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