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F.Bacon - Novum Organum - 1620 | L

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1 Prefazioni all’edizione commentata del Novum Organum: giustificazioni editoriali e difesa della moralità di Bacone

L’editore giustifica la necessità di un commento esteso al Novum Organum di Bacone, sottolineando la posizione cruciale dell’opera tra scolastica e pensiero moderno e il suo valore duraturo per lo studio della logica, filosofia e scienze. “The position of Bacon mid-way, as it were, between Scholasticism, on one side, and Modern Philosophy and Science, on the other, is so interesting that I cannot but think that much has even still to be learnt from the study of his works” - (fr:8) [La posizione di Bacone a metà strada, per così dire, tra la Scolastica da un lato e la Filosofia e Scienza Moderna dall’altro, è così interessante che non posso non pensare che molto si debba ancora apprendere dallo studio delle sue opere]. Ribadisce che “Not only is the Novum Organum a collection of fine sayings and suggestive remarks, but a knowledge of it is indispensable to the student of the History either of Logic, of Philosophy, or of the Physical Sciences” - (fr:9) [Non solo il Novum Organum è una raccolta di massime eccellenti e osservazioni suggestive, ma la sua conoscenza è indispensabile per lo studente della Storia della Logica, della Filosofia o delle Scienze Fisiche]. Proprio per questo, “this very fact renders it essential that it should be accompanied with a copious commentary” - (fr:11) [questo stesso fatto rende essenziale che sia accompagnato da un commento abbondante].

Nella prefazione alla seconda edizione, dichiara di aver revisionato accuratamente il lavoro: “THE present edition has been carefully revised, and I trust will be found as free from errors and inaccuracies as the nature of such a work permits” - (fr:41) [La presente edizione è stata attentamente revisionata, e confido che sarà considerata il più possibile esente da errori e imprecisioni]. Un’ampia sezione è dedicata a confutare le critiche del Dr. Abbott sulla moralità di Bacone, distinguendo tra teoria etica, massime pratiche e condotta personale. L’editore sostiene che, nella teoria, Bacone non sia machiavellico: “Bacon’s place is, surely, not with the small class of moralists, who, like Machiavelli, Hobbes, and Mandeville, appeal only, or mainly, to the selfish instincts of mankind… but with that far larger class who recognise benevolent principles of action” - (fr:99) [Il posto di Bacone non è certamente con quella piccola classe di moralisti, come Machiavelli, Hobbes e Mandeville, che fanno appello solo o principalmente agli istinti egoisti dell’umanità… ma con quella molto più ampia classe che riconosce principi benevoli di azione]. Sottolinea inoltre la necessità di considerare tutte le sue dichiarazioni sparse: “there is, perhaps, no author with regard to whom it is so necessary to lay together the various utterances on a subject, as scattered throughout his works, before arriving at a definite estimate of his real opinions” - (fr:108) [forse non c’è autore riguardo al quale sia così necessario raccogliere le varie dichiarazioni su un argomento, sparse in tutte le sue opere, prima di arrivare a una stima definitiva delle sue reali opinioni].

Vengono descritte le scelte editoriali: annotazione del solo Novum Organum, testo basato sulla prima edizione con lievi modifiche, creazione di indici e ringraziamenti a collaboratori e predecessori. L’introduzione è strutturata in sezioni che esaminano la vita, il metodo, le opinioni filosofiche, scientifiche e religiose di Bacone, la sua influenza e la bibliografia della sua opera principale.


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2 Il Novum Organum nel contesto dell’opera e della vita di Francis Bacon

Dalla genesi del progetto filosofico alle opere postume: cronologia e struttura dell’Instauratio Magna.

La prima concezione di una rinnovamento della scienza risale alla giovinezza di Bacon, come attestato da una sua lettera: “Equidem memini me, quadraginta abhinc annis, juvenile opusculum circa has res confecisse, quod magna prorsus fiducia et magnifico titulo ‘‘Temporis Partum Maximum ” inscripsi.” - (fr:319) [Ricordo infatti che, quarant’anni fa, composi un opuscolo giovanile su queste cose, che intitolai con grande fiducia e magnifico titolo “Il Parto Massimo del Tempo”.]. Questo progetto si sviluppò nel piano dell’Instauratio Magna in sei parti, di cui il Novum Organum costituisce la parte seconda, dedicata al nuovo metodo d’induzione. Il suo obiettivo è sintetizzato così: “THE object of the Novum Organum, and of Bacon’s philosophy in general, is, stated summarily, to enlarge the dominion of man, ‘Regnum Hominis’ as he phrases it, by increasing his knowledge of Nature and his power over her operations.” - (fr:308) [L’oggetto del Novum Organum, e della filosofia di Bacon in generale, è, in sintesi, ingrandire il dominio dell’uomo, ‘Regnum Hominis’ come lo chiama, aumentando la sua conoscenza della Natura e il suo potere sulle sue operazioni.].

La composizione del Novum Organum fu un lavoro lungo e preparato da molti scritti precedenti. “The composition of the Novum Organum (as I have shewn in the section on its Bibliography) appears to have been commenced about” - (fr:397). Fu pubblicato nel 1620 e, nonostante sia un’opera incompiuta, “the Novum Organum, and especially the first Book, is the most carefully written of all Bacon’s philosophical works.” - (fr:406). Secondo il suo segretario Rawley, “it was written out twelve several times” - (fr:407).

Il Novum Organum si inserisce in una vasta produzione. La prima parte dell’Instauratio è rappresentata principalmente dal De Augmentis Scientiarum (1623), a sua volta basato sull’opera in inglese The Advancement of Learning (1605). “When the latter work was written, Bacon had probably not yet matured his conception of the Great Instauration.” - (fr:354). La terza parte, una storia naturale per la filosofia, ebbe solo realizzazioni parziali come l’Historia Ventorum (1622) e l’Historia Vitae et Mortis (1623). Opere come la Sylva Sylvarum e la New Atlantis furono pubblicate postume nel

Sulla paternità della stesura in latino del Novum Organum, esiste prova positiva: “Archbishop Tenison (writing in 1678) states distinctly: ‘The Second Part of his Great Instauration (and so considerable a part of it, that the name of the whole is given to it) is his Novum Organum Scientiarum, written by himself in the Latin Tongue’” - (fr:475).

Bacon non intendeva fondare una scuola filosofica, come egli stesso scrive: “‘Primo itaque postulandum videtur, ne existiment homines, nos, More antiquorum Graecorum, aut quorundam novorum hominum, sectam aliquam in philosophia condere velle’.” - (fr:498) [‘Per prima cosa dunque sembra necessario esigere che gli uomini non credano che noi, sul modello degli antichi Greci o di certi uomini moderni, vogliamo fondare una setta in filosofia.’]. Il suo scopo ultimo era pratico: ”He did not discover ‘Forms,’ but he did what was of far more value to posterity; he recalled men to the observation of facts, gave an impulse to the study of nature, and, if not the founder of the Inductive Method, at least contributed more than any other man to its wider, more correct, and more fruitful employment.” - (fr:455).


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3 Il rifiuto di Bacone del sistema copernicano e i suoi meriti scientifici

Le opinioni scientifiche errate di Bacone riflettevano i pregiudizi della sua epoca, dai quali “probabilmente nessun uomo di quel tempo era completamente libero” - (fr:925). Tuttavia, “di gran lunga il più importante e, forse a prima vista, il meno scusabile dei suoi errori scientifici fu il persistente rifiuto della teoria copernicana” - (fr:941). Il suo rifiuto appare strano per un riformatore della scienza, considerando che la teoria era stata proposta da ottant’anni e che già molti “potrebbero essere ben scusati se sospendevano il loro giudizio, o se preferivano aderire alla vecchia ipotesi finché le loro obiezioni alla nuova teoria non fossero state rimosse” - (fr:969). Le argomentazioni contro il movimento della Terra, come il fatto che “l’ingegno dell’uomo non poteva immaginare come, se la terra si muoveva, una pietra lanciata direttamente verso l’alto ricadesse sul punto da cui era stata lanciata” - (fr:981), erano all’epoca difficili da confutare. Nonostante il tono talvolta sprezzante, in molte opere Bacone discute la questione in modo cauto, arrivando a dire che la teoria “perché non è in contraddizione con i fenomeni, non può essere confutata dai principi dell’Astronomia; ma da quelli della Filosofia Naturale, correttamente posti, può esserlo” - (fr:1039). Alla fine, “con l’avanzare dell’età, divenne positivo nella sua opposizione ad essa” - (fr:1064), ma il suo caso richiede una notevole “mitigazione del giudizio” - (fr:1061).

Nonostante questi errori, Bacone ebbe “molte intuizioni di rara sagacia” - (fr:1090). Soprattutto, propose la necessità di una stretta unione tra l’astronomia formale e quella fisica: “Dovrebbe esserci un accordo tra astronomia e filosofia, affinché l’astronomia proponga ipotesi che siano più convenienti per abbreviare i calcoli; la filosofia invece quelle che si avvicinano di più alla verità della natura” - (fr:1103). Sostenne anche l’importanza di collegare i fenomeni celesti e terrestri, definendo “Astronomia Vivente” quella che studia le “appetenze e passioni più universali della Materia” comuni ad entrambi i regni - (fr:1121-1123). Inoltre, espose in termini chiari il concetto di attrazione gravitazionale, suggerendo che “se questa è la causa, quanto più i corpi si avvicinano alla terra, tanto più fortemente e con maggiore forza saranno attratti verso di essa” - (fr:1141). Dimostrò acume anche in altri campi, come nell’ipotesi che la luce richieda tempo per propagarsi, chiedendosi “se l’aspetto del cielo sereno e stellato sia visto nello stesso momento in cui esiste veramente, o piuttosto un po’ dopo” - (fr:1187), e con un esperimento originale sulla compressibilità dell’acqua. Sebbene non fosse uno specialista, la “ricchezza di illustrazioni” e la “vasta gamma di argomenti” da lui trattati mostrano un’ampiezza di conoscenza probabilmente insuperata tra i suoi contemporanei - (fr:1087).


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4 Le opinioni religiose di Francesco Bacone: separazione tra scienza e teologia

Bacone sostiene la netta separazione tra fede e ragione, predilige l’ateismo alla superstizione, ed è indifferente alle controversie dottrinali.

Bacone propone una rigorosa separazione tra teologia e filosofia naturale, affermando che la loro miscela genera una filosofia fantastica e una religione eretica: “Pessima enim res est errorum apotheosis… ex divinorum et humanorum malesana admistione, non solum educitur philosophia phantastica, sed etiam religio haeretica” - (fr:1263, 1265). La filosofia naturale, infatti, è la migliore medicina contro la superstizione e la più sicura ancella della religione, poiché l’una manifesta la volontà di Dio e l’altra la sua potenza: “At vere rem reputanti, philosophia naturalis, post verbum Dei, certissima superstitionis medicina est ; eademque probatissimum fidei alimentum. Itaque merito religioni donatur tanquam fidissima ancilla: cum altera voluntatem Dei, altera potestatem manifestet” - (fr:1269, 1270). Questa posizione spiega le dispute sulla natura delle sue opinioni religiose: un uomo che scriveva così poteva essere sospettato di un profondo scetticismo, ma poteva anche esprimersi in buona fede in un’epoca di speculazioni ancora rare (fr:1271, 1273).

L’autore ritiene che Bacone, nonostante il suo apprezzamento per Democrito, conservasse una fede incrollabile in un Dio creatore, come dimostra un celebre passaggio del saggio sull’ateismo: “I had rather believe all the fables in the Legend, and the Talmud, and the Alcoran, than that this universal frame is without a mind… It is true, that a little philosophy inclineth man’s mind to atheism; but depth in philosophy bringeth men’s minds about to religion” - (fr:1312, 1314). Accettava la provvidenza divina e l’immortalità dell’anima, sebbene per quest’ultima sembrasse basarsi più sulla rivelazione che sulla ragione umana (fr:1319, 1338).

Nei misteri cristiani, specialmente in gioventù, sembrava incline a affidarsi alla guida della Chiesa: “At restat adhuc Theologia Sacra, sive Inspirata. Veruntamen si eam tractare pergamus, exeundum nobis foret e Navicula Rationis Humanae, et transeundum in Ecclesiae Navem” - (fr:1343, 1344). Tuttavia, mostrava una notevole tolleranza verso chi dissentiva dalle opinioni teologiche prevalenti, condannando la persecuzione sanguinaria per forzare le coscienze: “we may not take up the third sword, which is Mahomet’s sword… to propagate religion by wars or by sanguinary persecutions to force consciences” - (fr:1377). Questa tolleranza potrebbe essere stata favorita da una certa indifferenza di fondo per le controversie speculative, che difficilmente impegnavano la sua attenzione (fr:1352, 1394). Ciò che gli premeva davvero era il progresso scientifico, “il regno dell’uomo” (fr:1400, 1414).

Questa indifferenza si collega alla sua marcata preferenza per l’ateismo rispetto alla superstizione: “It were better to have no opinion of God at all, than such an opinion as is unworthy of him… Atheism leaves a man to sense, to philosophy, to natural piety… but superstition dismounts all these, and erecteth an absolute monarchy in the minds of men” - (fr:1408, 1416). La separazione netta tra le sfere della scienza e della teologia, della ragione e della fede, fu per lui la soluzione per evitare che l’una diventasse fantasiosa e l’altra eretica, e per garantire una via libera all’indagine naturale, la sua passione dominante (fr:1428, 1440, 1426).


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5 La dottrina baconiana della Forma, il metodo delle esclusioni e la critica alle cause finali e ad Aristotele

Analisi dell’uso del termine “Forma” in Bacon, del suo metodo induttivo e del rifiuto delle cause finali nella fisica, con una disamina degli errori di Aristotele e della reazione storica contro la sua autorità.

Bacon adopera il termine “Forma” in sensi apparentemente divergenti. Da un lato, in Novum Organum i.51, sostiene che le Forme sono “invenzioni della mente umana” e che piuttosto si deve considerare la materia e la legge dell’atto o movimento: “Intellectus humanus fertur ad abstracta propter naturam propriam. … Materia potius considerari debet, et ejus schematismi, et meta-schematismi, atque actus purus, et lex actus sive motus; Formae enim commenta animi humani sunt, nisi libeat leges illas actus Formas appellare.” - (fr:1510-1511) [L’intelletto umano è portato verso gli astratti a causa della sua propria natura. … La materia piuttosto deve essere considerata, e i suoi schematismi, e meta-schematismi, e l’atto puro, e la legge dell’atto o movimento; le Forme infatti sono invenzioni della mente umana, a meno che non si vogliano chiamare Forme quelle leggi dell’atto.]. Dall’altro, in De Augmentis iii.4, afferma che la scoperta delle Forme è “la più degna di essere investigata”: “inventionem Formarum ex omnibus scientiae partibus dignissimam esse quae investigetur, si modo fieri possit ut reperiantur. Ad inventionis possibilitatem vero quod attinet, sunt certe ignavi regionum exploratores, qui, ubi nil nisi coelum et pontum vident, terras ultra esse prorsus negant.” - (fr:1516-1517) [la scoperta delle Forme è, fra tutte le parti della scienza, la più degna di essere investigata, se solo fosse possibile trovarle. Quanto alla possibilità della scoperta, certamente sono esploratori pigri delle regioni quelli che, quando non vedono altro che cielo e mare, negano del tutto che ci siano terre oltre.]. Vi è un’opinione inveterata che le forme essenziali “non possono essere scoperte da nessuna diligenza umana” “Rerum formas essentiales, seu veras differentias, nulla humana inveniri diligentia posse.” - (fr:1520) [Le forme essenziali delle cose, o le vere differenze, non possono essere scoperte da nessuna diligenza umana.], ma Bacon ritiene che, volgendosi all’azione e all’uso, sia possibile indagarle.

La Forma è descritta con vari equivalenti: “differenza vera”, “natura naturante”, “fonte di emanazione”, “definizione vera”, e anche come “la cosa stessa” (“ipsissima res” - (fr:1542)). In altri passaggi, è identificata con la “legge”: “Nos enim quum de formis loquimurs, nil aliud intelligimus, quam leges illas et determinationes actus puri quae naturam aliquam simplicem ordinant et constituunt, ut calorem, lumen, pondus, in omnimoda materia et subjecto susceptibili. Itaque eadem res est forma calidi aut forma luminis, et lex calidi sive lex luminis.” - (fr:1557-1558) [Noi infatti quando parliamo di forme, non intendiamo altro che quelle leggi e determinazioni dell’atto puro che ordinano e costituiscono una qualche natura semplice, come il calore, la luce, il peso, in ogni tipo di materia e soggetto suscettibile. Quindi la stessa cosa è la forma del caldo o la forma della luce, e la legge del caldo o la legge della luce.]. Queste due concezioni – Forma come essenza/definizione e Forma come legge/causa – sono riconciliabili praticamente: conoscere l’essenza significa conoscere la causa, e ciò conferisce potere: “Causae enim physicae novis inventis, in simili materia, lucem et ansam praebent; at qui formam aliquam novit, novit etiam ultimam possibilitatem superinducendi naturam illam in omnigenam materiam, eoque minus inter operandum restringitur et alligatur, vel ad materiae basim, vel ad conditionem efficientis.” - (fr:1533) [Le cause fisiche, con nuove scoperte, in materia simile, forniscono luce e occasione; ma chi conosce una qualche forma, conosce anche l’ultima possibilità di sovrapporre quella natura in ogni tipo di materia, e quindi è meno limitato e vincolato durante l’operare, sia alla base della materia, sia alla condizione dell’efficiente.].

Per scoprire le Forme delle “nature semplici”, Bacon propone il “metodo delle esclusioni”. Il primo compito è escludere le nature non costantemente connesse con la natura data: “Est itaque Inductionis verae Opus primum (quatenus ad inveniendas formas) rejectio sive exclusiva naturarum singularum, quae non inveniuntur in aliqua instantia, ubi natura data adest; aut inveniuntur in aliqua instantia, ubi natura data abest; aut inveniuntur in aliqua instantia crescere, cum natura data decrescat; aut decrescere, cum natura data crescat. Tum vero post rejectionem et exclusivam debitis modis factam, secundo loco (tanquam in fundo) manebit (abeuntibus in fumum opinionibus volatilibus) forma affirmativa, solida, et vera, et bene terminata.” - (fr:1622) [Il primo compito della vera Induzione (per quanto riguarda la scoperta delle forme) è la reiezione o esclusione delle singole nature, che non si trovano in qualche istanza dove la natura data è presente; o si trovano in qualche istanza dove la natura data è assente; o si trovano in qualche istanza aumentare, quando la natura data diminuisce; o diminuire, quando la natura data aumenta. Dopo la reiezione e l’esclusiva debitamente effettuate, in secondo luogo (come sul fondo) rimarrà (svanite in fumo le opinioni volatili) la forma affermativa, solida, vera e ben definita.]. Tuttavia, Bacon riconosce che nello stato attuale della conoscenza l’esclusiva non può essere perfetta. Il metodo è criticato per aver presupposto che ogni fenomeno abbia una sola causa (trascurando la pluralità delle cause) e per l’incertezza nell’escludere tutte le nature tranne una. Nonostante ciò, contiene germi preziosi per la teoria dell’induzione.

Bacon rigetta le cause finali dalla fisica, trasferendole alla metafisica (o teologia naturale). La loro trattazione in fisica ha ostacolato la ricerca delle cause fisiche reali: “Metaphysicae pars secunda est Finalium Causarum inquisitio, quam non ut praetermissam sed ut male collocatam notamus. Solent enim inquiri inter Physica, non inter Metaphysica. … Tractatio enim Causarum Finalium in Physicis inquisitionem Causarum Physicarum expulit et dejecit; effecitque ut homines in istiusmodi speciosis et umbratilibus causis acquiescerent, nec inquisitionem causarum realium et vere Physicarum strenue urgerent; ingenti scientiarum detrimento.” - (fr:1700-1708) [La seconda parte della Metafisica è l’indagine delle Cause Finali, che notiamo non come omessa ma come mal collocata. Infatti si suole indagare tra le cose fisiche, non tra le metafisiche. … La trattazione delle Cause Finali in fisica ha espulso e respinto l’indagine delle Cause Fisiche; e ha fatto sì che gli uomini si accontentassero di tali cause appariscenti e ombrose, e non perseguissero con vigore l’indagine delle cause reali e veramente Fisiche; con grande danno delle scienze.]. L’indagine sulle cause finali è “sterile, e come una vergine consacrata a Dio non genera nulla”: “Causarum Finalium inquisitio sterilis est, et tanquam virgo Deo consecrata nihil parit.” - (fr:1729) [L’indagine delle Cause Finali è sterile, e come una vergine consacrata a Dio non genera nulla.]. Tuttavia, nella metafisica possiamo contemplare le finalità per risalire alla potenza e sapienza divina.

Per quanto riguarda Aristotele, il testo analizza le cause del suo fallimento nella ricerca fisica. Tra queste: osservazioni inaccurate o insufficienti, rarità di esperimenti, accettazione di credenze tradizionali non verificate, generalizzazione affrettata (induzione per enumerazione semplice), uso vago di termini generali, e preconcetti metafisici (come la preferenza per le cause finali). “His observations, though very numerous and often very carefully conducted, were not infrequently inaccurate or insufficient, owing either to his own defects as an observer or, perhaps still oftener, to his relying too implicitly on the authority of others.” - (fr:1811) [Le sue osservazioni, sebbene molto numerose e spesso condotte con molta cura, non erano raramente inaccurate o insufficienti, a causa dei suoi difetti come osservatore o, forse ancora più spesso, del fatto di affidarsi troppo implicitamente all’autorità di altri.].

La reazione contro l’autorità di Aristotele, già presente nel Medioevo (es. Giovanni di Salisbury, Ruggero Bacone), fu una risposta all’adorazione eccessiva. Giovanni ammetteva che Aristotele “in molte cose è convinto di aver errato”: “Nec tamen Aristotelem ubique plane aut sensisse aut dixisse protestor, ut sacrosanctum sit, quidquid scripsit. Nam in pluribus, obtinente ratione et auctoritate fidei, convincitur errasse.” - (fr:1894-1898) [Tuttavia non protesto che Aristotele abbia sempre pienamente pensato o detto, come se tutto ciò che scrisse fosse sacrosanto. Infatti in molte cose, prevalendo la ragione e l’autorità della fede, è convinto di aver errato.]. La violenza degli attacchi di Bacon si inserisce in questa reazione storica.


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6 La reazione contro Aristotele nel Rinascimento

Critiche severe e ostilità verso il filosofo greco da parte di umanisti e scienziati.

Con il Rinascimento, la critica ad Aristotele assunse un tono molto diverso, diventando un attacco all’autorità dogmatica che il suo nome rappresentava, visto come un ostacolo alla rinascita della scienza e al libero dibattito (fr:1940). Uomini con nuove teorie erano diventati impazienti verso il costante appello all’autorità, associando Aristotele all’idea di dogma inflessibile e di opposizione irragionevole all’indagine (fr:1941). Numerosi passaggi di autori del periodo mostrano questa reazione, caratterizzata da un’intensità di sentimento che spesso sfociava in un’ostilità violenta, quasi in odio personale, verso il suo nome e l’apprendimento antico (fr:1954).

Tra i primi, Lorenzo Valla rivendicò la libertà di dissentire da Aristotele, criticando i peripatetici recenti che la vietavano e denunciando l’ignoranza del greco e la pessima qualità delle traduzioni latine che avevano indotto in gravi errori (fr:1957). Sostenne che Aristotele non era un dio da adorare e condannò la pratica superstiziosa di far giurare ai discepoli di non contraddirlo mai (fr:1969, fr:1981).

Rodolfo Agricola espresse un giudizio più moderato, riconoscendo il grande ingegno di Aristotele ma considerandolo pur sempre un uomo, che poteva ignorare alcune cose e lasciarne altre da scoprire ai posteri (fr:1986).

Enrico Cornelio Agrippa, nella sua opera sull’incertezza delle scienze, attaccò la logica aristotelica, sostenendo che i suoi seguaci non fornivano vere dimostrazioni, ma deducevano tutto da principi presupposti (fr:1995). Rinnovò anche l’accusa di empietà contro gli aristotelici, in contrasto con la superstizione dei platonici (fr:1996).

Ludovico Vivés sottolineò ripetutamente l’oscurità, l’ambiguità e la sottigliezza di Aristotele, spesso aggravate dalle cattive traduzioni letterali. Notò che il filosofo era spesso più preoccupato di escludere le critiche che di asserire il vero, e che la sua logica era di scarsa utilità pratica per trovare argomenti (fr:2000, fr:2019, fr:2024).

Paracelso attaccò con un’asprezza e una rozzezza maggiore di altri, paragonando la filosofia aristotelica a feccia, schiuma e funghi, sostenendo che i suoi scritti sulla generazione erano frutto di arguzie cerebrali e non di esperienza o conoscenza oculare (fr:2025, fr:2039, fr:2045).

Nizolio, nel suo “Anti-Barbarus”, condannò la filosofia scolastica e l’importanza smodata attribuita ad Aristotele, affermando che seguire i suoi precetti impediva di filosofare correttamente e di trovare la verità (fr:2064, fr:2067). Avvertì che finché Aristotele il dialettico e metafisico avesse regnato nelle scuole, vi avrebbero regnato anche la falsità e la barbarie (fr:2088).

Pietro Ramo segnò il culmine di questa reazione. La sua vita e le sue opere furono una lunga protesta contro il predominio della filosofia aristotelica. Nelle sue “Animadversiones” definì i commenti di Aristotele una pestilenza pubblica, confusi e corrotti, arrivando a dire che se il principe delle tenebre avesse voluto estinguere la luce della dottrina, non avrebbe potuto trovare nulla di più dannoso di quanto trovato da Aristotele (fr:2093, fr:2094, fr:2101).


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7 Reazione anti-aristotelica e anticipazioni del metodo baconiano

Gli attacchi ad Aristotele e la ricerca di un metodo basato sull’esperienza.

Vari autori rinascimentali criticano la filosofia di Aristotele e l’atteggiamento dei suoi seguaci. Giordano Bruno nota come i più entusiasti sostenitori di Aristotele siano spesso ignoranti del significato delle sue opere, mentre il vero dibattito dovrebbe vertere sulla verità, non sull’antichità di una dottrina: “He adds that the real question which ought to be debated between the Aristotelians and their opponents is not whether a doctrine be old or new, but whether it be true or false” - (fr:2147) [Aggiunge che la vera questione che dovrebbe essere dibattuta tra gli Aristotelici e i loro avversari non è se una dottrina sia vecchia o nuova, ma se sia vera o falsa]. Tommaso Campanella, seguace di Telesio, basa le sue obiezioni ad Aristotele su argomenti sia teologici che filosofici (fr:2160). Altri, come M.A. Severinus, attaccano Aristotele per il suo trattamento dei filosofi greci più antichi (fr:2165), e il gesuita Nicolaus Cabaeus, pur riconoscendone il valore, insiste sulla necessità di seguire l’esperienza e non l’autorità: “constantly asserts that we should follow experience and not Aristotle” - (fr:2167) [afferma costantemente che dovremmo seguire l’esperienza e non Aristotele]. Questa reazione sfocia nelle critiche di Francesco Bacone.

L’analisi rivela che gli elementi centrali del metodo di Bacone – come l’enfasi sui fatti e l’esperienza, l’ascesa graduale verso generalizzazioni e il superamento dell’autorità – erano stati in parte anticipati. Lo stesso Aristotele basava l’evidenza sull’osservazione dei fatti individuali e riconosceva che la conoscenza universale richiede induzione dai particolari: “Ἀδύνατον δὲ τὰ καθόλου θεωρῆσαι μὴ δι’ ἐπαγωγῆς… ἐπαχθῆναι δὲ μὴ ἔχοντας αἴσθησιν ἀδύνατον. τῶν γὰρ καθ᾽ ἕκαστον ἡ αἴσθησις” - (fr:2209) [È impossibile considerare le cose universali senza induzione… ed è impossibile compiere un’induzione senza avere sensazione. La sensazione infatti è delle cose particolari]. Nel Medioevo, Giovanni di Salisbury ribadisce che “Singularium enim sensus est” - (fr:2271) [la sensazione infatti è delle cose singole]. Ruggero Bacone, nel XIII secolo, sostiene con forza il ruolo dell’esperienza: “Sine experientia nihil sufficienter sciri potest” - (fr:2296) [Senza esperienza nulla può essere sufficientemente conosciuto], e descrive la scienza sperimentale come “domina omnium scientiarum praecedentium” - (fr:2327) [signora di tutte le scienze precedenti]. Pertanto, sebbene Bacone sistematizzi e promuova con nuovo vigore un metodo induttivo, i suoi principi fondamentali affondano le radici in una lunga tradizione di pensiero.


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8 Anticipazioni dottrinali tra Ruggero Bacone, Francesco Bacone e Leonardo da Vinci

Confronti storici sull’utilità delle scienze e sul primato dell’esperienza.

Ruggero Bacone sosteneva la necessità di considerare l’utilità delle scienze prima di affrontarle, poiché senza questa consapevolezza non si ha stimolo ad apprenderle: “Quapropter oportet quod homo consideret utilitatem scientiarum antequam aggrediatur singulas divisim prosequendo” - (fr:2332) [“Perciò è necessario che l’uomo consideri l’utilità delle scienze prima di affrontarle, procedendo a esaminarle singolarmente.”] e “Qui enim auscultat quod triangulus habet tres angulos aequales duobus rectis angulis, et demonstrationem ejus, si nescit utilitatem, ipse non dabit festucam” - (fr:2337) [“Infatti, chi ascolta che un triangolo ha tre angoli uguali a due retti, e ne ascolta la dimostrazione, se non ne conosce l’utilità, non darà un fuscello”].

Sono stati notati punti di contatto con Francesco Bacone, come la visione delle scienze nelle loro relazioni reciproche. Tuttavia, è ritenuto improbabile che Francesco Bacone conoscesse direttamente l’Opus Majus di Ruggero: “The resemblance, however, is not very close, and … Francis Bacon is not likely to have seen the Opus Majus” - (fr:2352) [“La somiglianza, tuttavia, non è molto stretta, e … è improbabile che Francesco Bacone abbia visto l’Opus Majus”]. Un unico riferimento di Francesco a Ruggero è in termini di “lode debole”. I parallelismi sono quindi considerati per lo più accidentali.

Passando a Leonardo da Vinci, nei suoi manoscritti si ritrovano principi che sembrerebbero anticipare Bacone: “des préceptes qui sembleraient tirés de Bacon, s’ils n’étaient écrits longtemps avant la naissance du chancelier d’Angleterre” - (fr:2363) [“dei precetti che sembrerebbero tratti da Bacone, se non fossero stati scritti molto tempo prima della nascita del cancelliere d’Inghilterra”]. La sua filosofia dà un ruolo centrale all’esperienza: “The interpreter of the artifices of nature is Experience: she is never deceived. Our judgment sometimes is deceived” - (fr:2373-2374) [“L’interprete degli artifizi della natura è l’Esperienza: essa non è mai ingannata. Il nostro giudizio a volte è ingannato”] e “We must consult Experience, and vary the circumstances till we have drawn from them general rules” - (fr:2375) [“Dobbiamo consultare l’Esperienza, e variare le circostanze finché non ne abbiamo tratto regole generali”].


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9 Anticipazioni delle dottrine di Bacone

Rassegna di autori precedenti e contemporanei che hanno precorso i temi dell’esperienza sensibile e della critica all’autorità.

Prima di Francesco Bacone, diversi pensatori avevano già sostenuto la necessità di fondare la conoscenza sull’esperienza diretta e di rifiutare l’autorità acritica dei filosofi antichi. Agrippa di Nettesheim accusava i logici del suo tempo di assumere i primi princìpi “aut ab suo Aristotele, aut abs alio, qui illa prior dixerit” - (fr:2393) [o dal loro Aristotele, o da un altro che li ha detti prima]. Ludovico Vives osservava che “Neque enim effoeta est jam vel exhausta natura, ut nihil prioribus annis simile pariat” - (fr:2399) [La natura non è infatti ancora sterile o esaurita, cosicché non produca più nulla di simile agli anni passati] e che, con lo studio, si può giudicare meglio degli antichi. Paracelso insisteva sull’esperienza, ma Bacone stesso, pur riconoscendone l’appello, ne criticava l’insufficienza metodologica. Bernardino Telesio affermava con chiarezza che la conoscenza del mondo “non ratione, quod antiquioribus factum est, inquirendam, sed sensu percipiendam, et ab ipsis habendam esse rebus” - (fr:2429) [non deve essere indagata con la ragione, come fecero gli antichi, ma percepita con i sensi, e deve essere tratta dalle cose stesse]. Tommaso Campanella ribadiva che la scienza deve essere tratta dalle cose, “decrevimus rerum naturam ex sensu investigandam esse” - (fr:2445) [abbiamo deciso che la natura delle cose deve essere investigata attraverso i sensi]. Tuttavia, come nota l’autore, questi predecessori non svilupparono un’analisi formale dell’induzione: “There is, so far as I am aware, no attempt in the works of Telesius to analyse induction” - (fr:2439) [Per quanto ne so, non c’è nessun tentativo nelle opere di Telesio di analizzare l’induzione]. Queste idee erano ormai diffuse nel XVI secolo, come testimoniano anche Cesalpino, Francesco Patrizi e, tra i contemporanei di Bacone, William Gilbert.


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10 L’eredità di Bacone tra metodo sperimentale e filosofia

La difesa di un nuovo modo di filosofare basato sui fatti contro l’autorità dei libri e l’approvazione della plebe.

Il nuovo metodo filosofico si proponeva di rivoluzionare la ricerca fondandola non sui libri, ma sull’esperimento e l’osservazione diretta della natura, indirizzandosi a coloro che cercano la conoscenza “non ex libris solum, sed ex rebus ipsis” (fr:2459). Questo approccio, consapevole della difficoltà di imporre novità contro le opinioni consolidate, si affidava alla forza dimostrativa dei fatti: “videant tamen experimentorum et inventorum, quibus praecipue floret philosophia omnis, magnam frequentiam” (fr:2460). L’obiettivo era superare la logica sillogistica tradizionale, ritenuta utile per la disputa ma non per la scoperta della verità, per sostituirla con un’induzione che “omnia complectitur” (fr:2481).

Il principio baconiano, secondo cui tutte le idee derivano dalla sensazione o dalla riflessione, influenzò profondamente la successiva filosofia inglese ed europea, permeando “the most characteristic school of English psychologists and moralists” (fr:2487). La scuola filosofica inglese, da Hobbes a Bentham, appariva “thoroughly Baconian in its aims, in its spirit, and in its method” (fr:2519). Figure come Locke, pur non citandolo spesso, ne subirono l’influsso, giustificando le proprie critiche alla logica con l’autorità del “great Lord Verulam” (fr:2512).

L’influenza di Bacon sulla scienza è più difficile da misurare, ma testimonianze autorevoli ne riconoscono il valore. Cartesio, pur di scuola diversa, lo stimava, suggerendo ad altri di scrivere una storia celeste “secondo la méthode de Verulamius” (fr:2574) e affermando di non aver nulla da aggiungere su come condurre esperimenti utili dopo quanto scritto da Bacone: “je n’ai rien à dire aprés ce que Verulamius en a écrit” (fr:2568). Gassendi ne lodava il tentativo “Ausu vere Heroico novam tentare viam” (fr:2599), ammirandone il genio e approvandone il progetto di una filosofia fondata sull’osservazione.


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11 La ricezione e l’influenza di Francis Bacon in Europa nel XVII secolo

Testimonianze da Francia, Italia, Germania e Inghilterra attestano la fama e l’impatto delle sue opere sulla filosofia sperimentale.

Le opere di Francis Bacon furono conosciute e apprezzate in Europa già nel XVII secolo, contraddicendo l’idea che la sua celebrità in Francia fosse successiva all’Encyclopédie. In Francia, già nel 1666 si riconosceva il suo contributo all’avanzamento delle scienze: “On peut dire que ce grand Chancellier est un de ceux qui ont le plus contribué à l’avancement des sciences” - (fr:2625). Figure come Sorbière ne lodavano la grandezza del disegno filosofico. Jean Baptiste Du Hamel, nel 1672, considerava Bacon il principale trattatista del metodo induttivo: “Verulamius primus hoc argumentum tractavit uberrime” - (fr:2631). Bayle lo definiva “un des plus grans Esprits de son siècle” - (fr:2636). La sua influenza crebbe con il patrocinio di Voltaire, che lo proclamò padre della filosofia sperimentale: “Il est le Pére de la Philosophie expérimentale” - (fr:2659). Anche Condillac e gli enciclopedisti come D’Alembert ne esaltarono la figura e il metodo.

In Italia, la fama di Bacon era viva già durante la sua vita, come attesta una lettera del 1657 che riporta come i suoi libri fossero “more and more delighted in” - (fr:2684). Scambi epistolari con studiosi italiani e l’interesse di Galileo per un suo manoscritto ne confermano la risonanza. Il filosofo Giambattista Vico testimoniò come Bacon avesse proposto e illustrato l’induzione “con gran frutto della Sperimentale Filosofia” - (fr:2711).

In area tedesca e olandese, autori come Comenius parlarono di Bacon come di una luce del nuovo secolo: “lucidissimum exorientis novi saeculi Phosphorum” - (fr:2717). Leibnitz lo annoverò tra coloro che riportarono la filosofia “ad terram hanc nostram et usum vitae” - (fr:2746). Il fisico Huyghens ne riconobbe le buone metodologie, pur notandone i limiti in matematica. Boerhaave pronunciò un elogio smisurato, attribuendogli ogni progresso della storia naturale dal XVI secolo.

In Inghilterra, la sua influenza fu diretta sulla fondazione della Royal Society. Lo storico della società, Bishop Sprat, scrisse che Bacon ebbe “the true imagination of the whole extent of this enterprise” - (fr:2786). Il poeta Cowley lo paragonò a Mosè che guida verso la terra promessa della conoscenza. Membri fondatori come Wallis, Glanvill, Boyle e Hooke si riconobbero esplicitamente nel suo disegno e metodo, considerandolo l’ispiratore della filosofia sperimentale.


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12 La relazione tra Newton e Bacon e l’influenza baconiana

Indagine sulla diffusione del metodo sperimentale a Cambridge, sul silenzio di Newton riguardo a Bacon e sulla natura duratura della sua influenza filosofica.

La “nuova filosofia” sperimentale era già riconosciuta a Cambridge nella metà del XVII secolo, come testimoniano fonti coeve. “This evidence, which I have thought better to give in full, may not be of much value as settling the claims of the rival Universities, but, at all events, it is sufficient to shew that Cambridge had already a reputation for the ‘new philosophy.’” - (fr:2900). Un problema storiografico è il completo silenzio di Isaac Newton riguardo a Francis Bacon nei suoi scritti. “But, before I proceed to consider the nature of this influence, it is necessary that I should entertain a question which has been the occasion of considerable dispute, namely, the cause of the complete, and, as it has seemed to some, singular silence with regard to Bacon which is maintained by his illustrious successor, Newton.” - (fr:2910). Tuttavia, fonti vicine a Newton attestano la sua familiarità con il metodo baconiano. Henry Pemberton afferma che Newton approvò il suo trattato, il quale contiene un’esplicita lode a Bacon. “Pemberton, in his View of Sir Isaac Newton’s Philosophy (1728), informs us distinctly that Newton ‘ approved of the following treatise, a great part of which we read together’ (Preface).” - (fr:2929). Nello stesso testo si legge: “Indeed that excellent person was the first who expressly writ against this way of philosophising; and he has laid open at large the absurdity of it in his admirable treatise, intitled Novum Organon Scientiarum ,; and has there likewise described the true method, which ought to be followed.’” - (fr:2933). Anche nel lavoro di Newton si trovano principi baconiani, come nella famosa quarta Regula Philosophandi: “‘In Philosophia experimentali, Propositiones ex phaenomenis per inductionem collectae, non obstantibus contrariis hypothesibus, pro veris aut accurate, aut quam proxime, haberi debent, donec alia occurrerint Phaenomena, per quae aut accuratiores reddantur, aut exceptionibus obnoxiae.’” - (fr:2955). Il suo silenzio è attribuibile al fatto che i principi di Bacon erano ormai assimilati dalla comunità scientifica. “In the first place, I think that the reputation of Bacon, asa reformer of scientific method, had now become so well established a fact, and the leading principles of his philosophy so well known, that explicit reference to him was superfluous.” - (fr:2984). Inoltre, era comune all’epoca non citare autori recenti. “Thus, we have seen that Locke, though, as I conceive and as is generally supposed, owing the method and even the leading ideas of his philosophy to Bacon, never mentions him by name or makes any direct allusion to his writings.” - (fr:2988).

La natura dell’influenza di Bacon si articola in diversi punti: insistenza su esperimento e osservazione; “2nd, He insisted, both by example and precept, on the importance of experiment as well as observation.” - (fr:3023); richiamo allo studio dei fatti, esteso anche alla filosofia morale e politica; “The inductive study of Mental, Moral, and Political Philosophy, which has been the distinctive characteristic of the best English thought from the end of the seventeenth century onwards, is, it seems to me, no less really, though I grant it is less obviously, a result of the Baconian teaching than the inductive study of Natural Philosophy.” - (fr:3028); lotta contro il peso dell’autorità e l’abuso delle ipotesi immaginarie. “‘Hypotheses non fingo’ was a maxim which Newton inherited directly from the teaching of Bacon.” - (fr:3039); e la proposta di una logica induttiva sistematica. “Hence, the most distinctive feature in Bacon’s conception of a reformed logic was the profound idea that Induction, instead of being the loose, vague, and uncertain process, which was then in vogue, admitted of being presented with the force of demonstration…” - (fr:3047).

Il valore attuale delle sue opere logiche risiede soprattutto nel loro potere di stimolo intellettuale. “With regard to the first point, I know no work of the same kind so stimulating to a young reader, or so likely to foster habits of cautious and independent investigation, as the First Book of the Novum Organum.” - (fr:3099). Bacon ha avuto anche molti oppositori. Tra le critiche moderate, David Hume notò i suoi limiti rispetto a scienziati come Galileo. “If we consider him merely as an author and philosopher, the light in which we view him at present, though very estimable, he was yet inferior to his cotemporary Galileo, perhaps even to Kepler.” - (fr:3246).


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13 La bibliografia e la fortuna critica del Novum Organum

Traduzioni, edizioni e studi sul capolavoro filosofico di Bacone.

La genesi dell’opera risale al 1608, poiché “story be accurate, the original composition of the Novum Organum would be carried back to the year 1608” - (fr:3365). Le prime edizioni latine seguirono quella del 1620; dopo la “First Edition”, una “Second Edition of the Novum Organum is a small duodecimo, published at Amsterdam in 1660” - (fr:3381). Esistono importanti manoscritti, come un bellissimo esemplare “corrected in Bacon’s own handwriting” che si trova a Oxford - (fr:3384).

Il testo fu tradotto in molte lingue. Tra le versioni inglesi, quella di Peter Shaw “first appeared in 1725” - (fr:3401), seguirono quelle di Wood, Kitchin e altre - (fr:3402, fr:3405). In francese, si segnalano le traduzioni di Lasalle (1800) e Lorquet (1847) - (fr:3408). La “best German translation, I believe, is Franz Baco’s Neues Organon… von J. H. von Kirchmann. Berlin, 1870” - (fr:3422). Esistette anche “an Italian translation (anonymous) published at Bassano in 1788” - (fr:3425), e persino “a Sanskrit version of the Novum Organum, published… at Benares, 1852” - (fr:3458), oltre a versioni in ungherese e polacco - (fr:3454, fr:3457).

Sul piano critico, numerosi autori si occuparono della filosofia di Bacone. Voltaire ne scrisse nelle “Lettres sur les Anglois” - (fr:3481). Tra i lavori ottocenteschi spiccano “Macaulay’s Essay on Bacon, 1837” - (fr:3552), l’“Examen de la Philosophie de Bacon” di Joseph De Maistre - (fr:3548), e l’opera di Charles de Rémusat del 1857 - (fr:3613). Un attacco severo fu sferrato da Justus von Liebig nel 1863 - (fr:3624). Fondamentale è l’edizione delle opere complete curata da “Ellis, Spedding, and Heath”, il cui primo volume uscì nel 1857 - (fr:3616, fr:3617).


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14 Le critiche e la struttura del ‘Novum Organum’ di Bacone

Un dibattito sul metodo scientifico e una rassegna bibliografica che precede la presentazione dell’opera maggiore di Bacone, con la sua prefazione e i primi aforismi.

Il blocco fornisce una panoramica delle reazioni e degli studi su Francesco Bacone fino al tardo Ottocento, per poi passare alla presentazione del suo Novum Organum. Diverse controversie sorsero sulle sue idee: Liebig replicò alle critiche nei giornali e “M. De Tchihatchef has translated Liebig’s papers in his ‘Lord Bacon,’ &c., but they add little of what is new to the original pamphlet” - (fr:3637). “A similar and independent controversy, though on a much smaller scale, was carried on in France, in 1866” - (fr:3638), dove Claude Bernard attaccò Bacone e fu replicato da Paul Janet. Segue un elenco bibliografico che include traduzioni tedesche, saggi critici (come “Flaws in the Philosophy of Bacon, by the Rev. John Doherty” - (fr:3649)) e opere di studiosi come Fowler, Church e Abbott, fino a uno studio del 1886 che metteva ironicamente in dubbio la paternità baconiana del Novum Organum.

La parte centrale è costituita da ampi estratti in latino dell’opera stessa, a partire dall’epistola dedicatoria al re Giacomo I. Qui Bacone espone il suo scopo: “ut fiat scientiarum et artium atque omnis humanae doctrinae in universum Instauratio, a debitis excitata fundamentis” - (fr:3672) [affinché si compia un completo rinnovamento delle scienze, delle arti e di ogni dottrina umana, sollevandola dalle sue giuste fondamenta]. Nella prefazione critica lo stato delle scienze del suo tempo, definendole sterili e piene di dispute, a differenza delle arti meccaniche in progresso, e annuncia il suo nuovo metodo.

Viene quindi presentata la struttura pianificata dell’Instauratio Magna in sei parti, di cui il Novum Organum è la seconda, dedicata al nuovo strumento logico. Bacone spiega la sua rivoluzione metodologica: “Nos vero demonstrationem per syllogismum rejicimus… At nos Inductione per omnia… utimur” - (fr:3841, 3845) [Noi respingiamo la dimostrazione per sillogismo… Noi invece usiamo l’Induzione per tutto]. Il metodo si basa su una nuova storia naturale sperimentale e su una purificazione della mente dagli idoli che la ingannano.

La sezione finale include il primo aforisma del Novum Organum e il relativo commento in inglese di un curatore. L’aforisma fondativo recita: “Homo, naturae minister et interpres, tantum facit et intelligit quantum de naturae ordine re vel mente observaverit” - (fr:4022) [L’uomo, ministro e interprete della natura, fa e comprende solo tanto quanto ha osservato nell’ordine della natura nella realtà o nella mente]. Il commento ne sottolinea il significato, paragonandolo al pensiero di Locke e collegandolo all’idea che “Scientia et potentia humana in idem coincidunt” - (fr:4036) [La scienza e la potenza umana coincidono].


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15 Significato e uso del termine “assioma” da Bacone in poi

L’evoluzione semantica del termine attraverso diverse tradizioni filosofiche e scientifiche.

La discussione verte sul significato e l’uso della parola “assioma”. Bacone impiega il termine per indicare qualsiasi proposizione generale, escludendo quelle particolari o proprie di una sola disciplina: “Bacon’s usage of the word seems to differ from this only in restricting it to general propositions, that is, in excluding the ‘ axioma particulare’ and the ‘axioma proprium’ of the Ramists.” - (fr:4170). Distingue inoltre tra diversi livelli di assiomi, come gli “axiomata generalissima” e gli “axiomata infima”, questi ultimi molto vicini alla semplice esperienza: “‘Etenim axiomata infima non multum ab experientia nuda discrepant,’” - (fr:4108) [“Infatti gli assiomi più elementari non differiscono molto dall’esperienza nuda.”]. L’attenzione è posta sulla necessità di nuovi metodi per nuove scoperte: “quae adhuc nunquam facta sunt, fieri posse, nisi per modos adhuc nunquam tentatos.” - (fr:4102) [“Ciò che non è mai stato fatto può essere realizzato solo attraverso metodi mai tentati prima.”].

L’analisi retrospettiva mostra come il significato del termine fosse già vario in Aristotele, che lo usava in almeno tre accezioni: come qualsiasi proposizione, come principio primo della matematica e, in senso tecnico proprio, come principio universale necessario per qualsiasi conoscenza, in contrapposizione ai principi propri di una scienza specifica (θέσεις): “᾿Αμέσου δ᾽ ἀρχῆς συλλογιστικῆς θέσιν μὲν λέγω ἣν μὴ ἔστι δεῖξαι, μήδ᾽ ἀνάγκη ἔχειν τὸν μαθησόμενόν tu ἣν δ᾽ ἀνάγκη ἔχειν τὸν ὁτιοῦν μαθησόμενον, ἀξίωμα” - (fr:4133) [“Chiamo ‘tesi’ il principio immediato di un sillogismo che non è possibile dimostrare e che non è necessario possedere per chi deve apprendere; invece ‘assioma’ è ciò che è necessario possedere per chiunque debba apprendere qualcosa.”]. La tradizione successiva presenta ulteriori sfumature: Cicerone, seguendo gli Stoici, lo usava nel senso generale di “enunciato” vero o falso: “‘Omne pronuntiatum… id ergo è pronuntiatum, quod est verum aut falsum.’” - (fr:4166) [“Ogni enunciato… è quindi un enunciato ciò che è vero o falso.”]. Altri, come i ramisti o Milton, lo equiparavano alla proposizione o al giudizio in generale: “Axioma est dispositio argumenti cum argumento!, qua esse aliquid aut non esse indicatur.” - (fr:4150) [“L’assioma è la disposizione di un argomento con un argomento, con la quale si giudica che qualcosa sia o non sia.”]. Newton, infine, pur non limitandolo a verità auto-evidenti, lo applicava ai principi primi di una scienza particolare, come le “Leggi del Moto”, corrispondenti grosso modo agli “Axiomata Generalissima” baconiani.


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16 Critica baconiana al metodo logico tradizionale e fondazione dell’induzione scientifica

La presunzione di misurare la natura con l’intelletto umano è una follia, poiché nessun effetto naturale può essere pienamente compreso.

Bacone sostiene che la logica scolastica in uso, pur riconoscendo l’induzione, è inefficace per la scoperta scientifica, in quanto si limita a stabilire e fissare errori piuttosto che ricercare la verità. “Logica, quae in usu est, ad errores (qui in notionibus vulgaribus fundantur) stabiliendos et figendos valet, potius quam ad inquisitionem veritatis; ut magis damnosa sit, quam utilis.” - (fr:4217). La sua funzione è prevalentemente sillogistica, ma il sillogismo sviluppa le conseguenze di un principio senza esaminare il principio stesso, rischiando così di moltiplicare l’errore. Ciò che serve è una nuova logica che garantisca sia le premesse che le conclusioni, sondando la validità delle nostre nozioni elementari e dei primi principi. Bacone riconosce la funzione complementare del sillogismo all’induzione, ma insiste che la speranza è riposta nella vera induzione: “Itaque spes est una in inductione vera” - (fr:4247).

Le nozioni comuni sono confuse e mal definite, mentre gli assiomi costruiti su di esse sono viziati. Per penetrare nella natura è necessario che nozioni e assiomi siano estratti dalle cose con un metodo più certo. Bacone distingue due vie d’indagine: una, comune ma fallace, vola dai sensi a massimi assiomi generali; l’altra, vera ma non tentata, sale gradualmente dai particolari. La mente umana, se lasciata a sé, è incline alla prima via, incoraggiata dalla dialettica.

Introduce poi la dottrina dei quattro Idola che assediano la mente umana: della Tribù (inerenti alla natura umana), della Caverna (dell’individuo), del Foro (derivanti dal commercio e linguaggio tra uomini) e del Teatro (dovuti alle filosofie e alle dimostrazioni ricevute). “Quatuor sunt genera Idolorum, quae mentes humanas obsident. Tis (docendi gratia) nomina imposuimus: ut primum genus, Idola Tribus; secundum, Idola Specus; tertium, Idola Fori; quartum, Idola Theatri vocentur.” - (fr:4600). Il rimedio è l’estrazione di nozioni e assiomi mediante la vera induzione, ma l’indicazione degli idoli è di grande utilità per purificare l’intelletto. In particolare, l’intelletto umano suppone erroneamente nell’universo un ordine e una regolarità maggiori di quelli che vi trova.


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17 Critiche ai sistemi filosofici e agli ostacoli nella ricerca della verità

Bacone critica Aristotele per aver subordinato la filosofia naturale alla logica e alla metafisica, preferendo inquadrare i fenomeni fisici in distinzioni astratte piuttosto che spiegarne le vere cause: “Instead of explaining physical phenomena in their true relations or by reference to their true causes, Aristotle frequently, if not generally, deems it sufficient to bring them under his metaphysical distinctions” - (fr:5043) [Invece di spiegare i fenomeni fisici nelle loro vere relazioni o con riferimento alle loro vere cause, Aristotele spesso, se non generalmente, ritiene sufficiente inquadrarli nelle sue distinzioni metafisiche]. Anche gli alchimisti e i chimici sono biasimati per il loro approccio ristretto e fantasioso: “experimentis fornacis, philosophiam constituerunt phantasticam, et ad pauca spectantem” - (fr:5039) [con esperimenti da fornace, costruirono una filosofia fantastica, e che guarda a poche cose]. Allo stesso modo, Gilbert, pur lodato per il metodo, è criticato per aver tentato di erigere una filosofia universale su una base troppo angusta.

L’intelletto umano è soggetto a tendenze contrastanti: alcuni notano meglio le differenze, altri le somiglianze, e entrambe le inclinazioni, se portate all’eccesso, sono fuorvianti: “alia ingenia sint fortiora et aptiora ad notandas rerum differentias; alia, ad notandas rerum similitudines” - (fr:5066) [alcuni ingegni sono più forti e più adatti a notare le differenze delle cose; altri, a notare le somiglianze delle cose]. Un grave ostacolo alla scienza è rappresentato dagli Idola Fori, gli idoli della piazza, che nascono dal potere ingannevole delle parole, spesso ereditate dall’uso comune e inadatte a esprimere concetti precisi: “Verba autem plerunque ex captu vulgi induntur, atque per lineas vulgari intellectui maxime conspicuas res secant” - (fr:5112) [Ma le parole per lo più sono coniate secondo la comprensione del volgo, e dividono le cose secondo linee massimamente visibili all’intelletto comune]. Le definizioni, nei campi naturali, non possono da sole porre rimedio a questo male, essendo esse stesse composte di parole.

Bacone distingue infine tre principali specie di filosofie false: quella sofistica o razionale (come quella aristotelica), che corrompe la filosofia naturale con la dialettica; quella empirica, che fonda conclusioni generali su pochi esperimenti angusti; e quella superstiziosa, che mescola teologia e tradizioni alla speculazione naturale.


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18 Il difetto della filosofia speculativa e la via per una scienza operativa

La scienza fino ad ora, dominata dalla disputa, non ha prodotto frutti per la vita umana.

Le filosofie e le scienze che ci sono pervenute sono difettose sia nelle origini che nei risultati. La loro radice greca è caratterizzata da un sapere professorio e verboso, volto alle dispute più che alla ricerca della verità: “Erat autem sapientia Graecorum professoria, et in disputationes effusa” - (fr:5794). Ciò che hanno prodotto in secoli di attività è sterile e inutile per il miglioramento della condizione umana: “vix unum experimentum adduci potest, quod ad hominum statum levandum et juvandum spectet” - (fr:5863). La meta stessa della scienza è stata fraintesa, ridotta a soddisfazione intellettuale o guadagno personale, mentre “Meta autem scientiarum vera et legitima non alia est quam ut dotetur vita humana novis inventis et copiis” - (fr:6099). Il loro progresso è nullo, poiché rimangono fisse sulle posizioni dei primi autori, al contrario delle arti meccaniche che, fondate sulla natura, crescono continuamente. L’unica via d’uscita è una nuova filosofia naturale, radicata nell’esperienza e finalizzata all’azione, che nutra tutte le scienze particolari.


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19 Critica baconiana agli ostacoli del progresso scientifico e fondamento della speranza in un nuovo metodo

Gli errori del passato, dall’eccessiva reverenza per l’autorità alla raccolta disordinata dell’esperienza, costituiscono le basi per la speranza in una filosofia rinnovata, che proceda con ordine dall’esperienza agli assiomi.

Bacone individua negli atteggiamenti mentali inveterati i principali freni al progresso scientifico. Una radicata “opinione tumida e dannosa” considera indegna della mente umana un’indagine prolungata su “esperimenti, e cose particolari assoggettate al senso” - (fr:6190). Questo disprezzo ha portato a trascurare o amministrare male l’esperienza, abbandonando la vera via della conoscenza. Un altro grave ostacolo è la “reverenza per l’antichità e l’autorità di coloro che in filosofia furono tenuti in gran conto” - (fr:6204), che incanta gli uomini e li trattiene dal progresso. Bacon contesta questa visione, affermando che “l’antichità del tempo è da considerarsi la vecchiezza e la grand’età del mondo”, che spettano alla nostra epoca, più ricca di esperienze, e non all’antichità che, rispetto a noi, fu giovane - (fr:6230, 6232).

La via finora seguita è sbagliata. Da un lato gli empiristi raccolgono fatti senza metodo, dall’altro i dogmatici costruiscono sistemi astratti come ragnatele. Il vero metodo è quello dell’ape, che raccoglie la materia dai fiori “ma poi la trasforma e digerisce con una facoltà propria” - (fr:6578). È necessario un nuovo, più stretto legame tra la facoltà razionale e quella sperimentale. Il primo passo è una totale “abolizione delle teorie e delle nozioni comuni” per applicare l’intelletto, ripulito, alle particolarità - (fr:6607). La speranza non risiede in una maggiore quantità di esperienze vaghe, ma in una diversa qualità: serve una “Historia Naturalis” raccolta non per sé stessa, ma “per informare l’intelletto allo scopo di edificare la filosofia” - (fr:6670). Solo quando l’esperienza procederà “con una legge certa, in serie e con continuità” si potrà sperare meglio per le scienze - (fr:6696).

La massima ragione di speranza è proprio negli errori del passato: “Quanti furono gli impedimenti degli errori nel passato, tanti sono gli argomenti di speranza per il futuro” - (fr:6564). L’ostacolo non è nelle cose, ma nell’uso dell’intelletto, il quale può essere corretto. Il nuovo cammino non è in piano, ma richiede un continuo salire e scendere: “salendo prima agli Assiomi, scendendo poi alle Opere” - (fr:6724), attraverso assiomi intermedi veri e solidi, evitando il salto immediato ai principi generalissimi.


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20 Il metodo induttivo nel Novum Organum di Bacone

Distinzione tra induzione per enumerazione semplice e induzione scientifica, con critiche al metodo di esclusione e successivi sviluppi.

Bacone critica l’induzione per enumerazione semplice, definendola puerile e precaria, poiché “precario concludit, et periculo exponitur ab instantia contradictoria” - (fr:6757). Propone invece un’induzione scientifica che proceda per esclusioni, necessaria per scoprire cause vere. Tuttavia, il suo stesso metodo di esclusione presenta difficoltà pratiche, come la quasi impossibilità di enumerare tutte le cause possibili. Successivi filosofi della scienza, come Herschel, Whewell e Mill, hanno reso le regole dell’induzione più precise e adatte alla pratica. Bacone sottolinea anche l’importanza della verifica e della capacità predittiva di un assioma per confermarne la validità. Vengono discussi i limiti dei suoi riferimenti al metodo platonico e la necessità di definizioni solide.


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21 Difesa del metodo e speranza nel progresso scientifico

La speranza di nuove scoperte poggia su un metodo ordinato, superiore al caso, e sulla considerazione delle invenzioni passate.

La possibilità di progresso nella scienza è fondata. Se molte cose utili sono state scoperte per caso da uomini che non le cercavano, è certo che, applicando un metodo ordinato e una ricerca sistematica, se ne possano trovare molte di più. “Illud vero occurrit; si hominibus non quaerentibus, et aliud agentibus, multa utilia, tanquam casu quodam aut per occasionem, inventa sint ; nemini dubium esse posque, quin iisdem quaerentibus et hoc agentibus, idque via et ordine, non impetu et desultorie, longe plura detegi necesse sit” - (fr:6865) [In verità, si presenta questo argomento: se agli uomini che non cercavano, e facevano altro, molte cose utili sono state scoperte, quasi per un certo caso o occasione, nessuno può dubitare che, agli stessi che cercano e si applicano a questo, e per via e ordine, non con impeto e a salti, sia necessario che vengano scoperte molte più cose.]. La speranza deve dunque essere riposta nella ragione e nella direzione metodica dell’indagine umana, più che nel caso. “Itaque longe plura et meliora, atque per minora intervalla, a ratione et industria et directione et intentione hominum speranda sunt, quam a casu et instinctu animalium” - (fr:6867) [Perciò si devono sperare molte più e migliori cose, e a intervalli minori, dalla ragione, dall’industria, dalla direzione e dall’intenzione degli uomini, che dal caso e dall’istinto degli animali.]. Inoltre, alcune invenzioni del passato, come la polvere da sparo, la seta o la bussola, erano talmente al di fuori dell’immaginazione comune prima della loro scoperta, che dimostrano come in natura giacciano ancora molte cose eccellenti, sconosciute e al di fuori dei sentieri battuti dalla fantasia. “Atque haec tamen et similia per tot mundi aetates homines latuerunt… suntque illius… generis, ut ab iis quae antea cognita fuerunt plane heterogenea et remotissima sint” - (fr:6897) [Eppure queste e simili cose sono rimaste nascoste agli uomini per tante età del mondo… e sono di quel genere… da essere completamente eterogenee e remotissime da quelle conosciute prima.]. Persino un’arte come quella della stampa, i cui elementi sembrano ovvi una volta noti, fu a lungo ignorata, segno che la mente umana spesso, nel processo di invenzione, “primo diffidat, et paulo post se contemnat” - (fr:6912) [all’inizio diffida, e poco dopo disprezza sé stessa].

Il proposito dell’autore non è fondare una nuova setta filosofica con opinioni astratte, ma porre fondamenta solide per accrescere il potere e l’ampiezza dell’uomo. “At contra nobis constitutum est experiri, an revera potentiae et amplitudinis humanae firmiora fundamenta jacere ac fines in latius proferre possimus” - (fr:7001) [Al contrario, noi ci siamo proposti di verificare se si possano gettare fondamenta più solide per la potenza e l’ampiezza dell’uomo e spingere più in là i suoi confini.]. La via seguita non è quella empirica (ricavare opere da opere), ma quella dell’interpretazione della natura: da opere ed esperimenti si estraggono cause e assiomi, e da questi si ricavano nuove opere. “Verum via nostra et ratio… ea est; ut non opera ex operibus sive experimenta ex experimentis (ut empirici), sed ex operibus et experimentis causas et axiomata, atque ex causis et axiomatibus rursus nova opera et experimenta… extrahamus” - (fr:7006) [Ma la nostra via e metodo… è questa: di ricavare non opere da opere o esperimenti da esperimenti (come gli empirici), ma da opere ed esperimenti cause e assiomi, e da cause e assiomi nuovamente nuove opere ed esperimenti.]. Si ammette che la storia naturale raccolta non è ancora così copiosa da soddisfare pienamente questa interpretazione, e che negli esperimenti riportati potrebbero esserci errori. Tuttavia, errori particolari non invalidano il metodo, a differenza di una storia naturale piena di gravi e continui errori. “Ita etiam cogitent homines, multa in historia naturali experimenta falso credi et recipi posse, quae paulo post a causis et axiomatibus inventis facile expunguntur et rejiciuntur” - (fr:7039) [Così pensino anche gli uomini che molti esperimenti nella storia naturale possono essere creduti e accettati falsamente, i quali poco dopo, una volta scoperte le cause e gli assiomi, sono facilmente espunti e respinti.].

La storia naturale deve includere anche fenomeni volgari, vili o troppo sottili, poiché la conoscenza delle cause delle cose comuni è necessaria per giudicare quelle rare. “Nos vero, qui satis scimus nullum de rebus raris aut notabilibus judicium fieri posse… absque vulgarium rerum causis… rite examinatis et repertis, necessario ad res vulgarissimas in historiam nostram recipiendas compellimur” - (fr:7054) [Noi invece, che sappiamo bene come non si possa formulare alcun giudizio sulle cose rare o notevoli… senza che le cause delle cose volgari… siano esaminate e scoperte a dovere, siamo costretti a ricevere nella nostra storia le cose più comuni.]. Lo studio delle “nature semplici” è come la luce: pur non essendo di immediata utilità pratica, apre l’accesso a tutti i segreti delle opere. “Simplicium naturarum cognitionem bene examinatam et definitam instar lucis esse: quae ad universa operum penetralia aditum praebet” - (fr:7081) [La conoscenza delle nature semplici, ben esaminata e definita, è come la luce: essa offre accesso a tutti i penetrali delle opere.].

Rispondendo alle obiezioni, l’autore afferma di non voler respingere in blocco tutte le scienze antiche, ma di proporre una diversa forma di indagine. La sua logica induttiva si applica a tutte le scienze, naturali, morali e politiche. “Tam enim historiam et tabulas inveniendi conficimus de ira, metu, et verecundia, et similibus; ac etiam de exemplis rerum civilibus… quam de calido et frigido” - (fr:7278) [Infatti compiliamo storia e tavole di ricerca sull’ira, la paura, la vergogna e simili; e anche su esempi di cose civili… non meno che sul caldo e il freddo.]. Lo scopo ultimo non è la distruzione delle conoscenze esistenti, ma il loro superamento per raggiungere un vero progresso. Il fine è nobile: estendere l’impero dell’uomo sull’universo attraverso le scienze, poiché “Naturae enim non imperatur, nisi parendo” - (fr:7381) [Alla natura infatti non si comanda, se non ubbidendole.]. Infine, sebbene i frutti pratici delle invenzioni siano grandiosi, la contemplazione della verità in sé è qualcosa di ancora più degno. “Ipsa contemplatio rerum prout sunt, sine superstitione aut impostura, errore aut confusione, in seipsa magis digna est, quam universus inventorum fructus” - (fr:7383) [La stessa contemplazione delle cose così come sono, senza superstizione o impostura, errore o confusione, è in sé più degna dell’intero frutto delle invenzioni.].


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22 La forma come fondamento della potenza scientifica

L’intento della scienza baconiana è generare nuove nature su un corpo dato: “SU un dato corpo una nuova natura! ovvero generare e superindurre nuove nature, è opera e intenzione della potenza umana” - (fr:7460-7461). La chiave di questa operazione è la “Forma”, intesa come “la differenza vera, o la natura naturante, o la fonte di emanazione” - (fr:7462). La conoscenza meramente empirica delle cause efficienti e materiali è limitata a certi soggetti, mentre chi possiede la conoscenza della forma “abbraccia l’unità della natura in materiali dissimilissimi” - (fr:7555-7557) e può produrre effetti inediti. Per questo Bacon critica l’uso improprio della causa finale in fisica, che “non solo non giova, ma corrompe le scienze, tranne che nelle azioni dell’uomo” - (fr:7493). La relazione tra forma e natura è necessaria: “Infatti la forma di una qualche natura è tale che, posta quella, la natura data segue infallibilmente… Quindi è presente sempre, quando quella natura è presente” - (fr:7599-7600). La scoperta delle forme è dunque il fondamento di una scienza attiva e di un potere libero sulla natura.


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23 Le idee di Bacon sulla struttura della materia

Bacon ritiene che, per conoscere la costituzione ultima di un corpo, sia necessario individuare le sue qualità e poi risalire alle loro “forme”. “In the passage in the text, Bacon seems to think that, in order to determine the latent schematism or ultimate constitution of any body, we must specify its qualities, dense, heavy, hot, &c., and then proceed to ascertain the ‘forms’ of these qualities.” - (fr:7743). La conoscenza delle “forme” di queste nature semplici fornirebbe tutta l’informazione necessaria. “The knowledge of the ‘forms’ of these ‘simple natures’ will give all the information which we require.” - (fr:7744). Tuttavia, i termini da lui usati per definire le nature semplici sono giudicati vaghi e il suo metodo appare diverso da quello dell’indagine scientifica moderna. “It is needless to point out how vague, undetermined, and purely relative are most of the terms which he employs to designate the simple natures, or how different is the roundabout process which he here contemplates from that which recent investigators into the ultimate constitution of bodies have, with the help of the microscope, actually pursued.” - (fr:7745).

Un altro concetto chiave è quello dello “spiritus”, descritto come intangibile e invisibile, contenuto in tutti i corpi tangibili. “The ‘spiritus’ is distinguished from the ‘essentia tangibilis’ as being intangible and invisible.” - (fr:7749). “‘Omne enim tangibile apud nos continet spiritum invisibilem et intactilem, eique obducitur, atque eum quasi vestit.’” - (fr:7752) [Ogni corpo tangibile, infatti, contiene in sé uno spirito invisibile e intangibile, e ne è ricoperto, quasi vestito.].

Bacon nega che la sua ricerca porti alla teoria atomistica, che presuppone il vuoto, ma piuttosto a “particelle vere”. “Neque propterea res deducetur ad atomum, quae praesupponit vacuum “ἢ et materiam non fluxam “ (quorum utrumque falsum est), sed ad particulas veras, quales inveniuntur.” - (fr:7757) [Né per questo la questione sarà ricondotta all’atomo, che presuppone il vuoto o una materia non fluida (entrambe cose false), ma a particelle vere, quali si trovano.]. Sulla questione del vuoto, in un altro punto, si mostra più dubbioso. “‘ Neque enim pro certo affirmaverimus, utrum detur vacuum, sive coacervatum, sive permistum.’” - (fr:7762) [Né infatti affermeremo con certezza se esista il vuoto, sia concentrato sia misto.]. La teoria atomica di Democrito, a cui si allude, postulava appunto il vuoto. “The Atomic theory of Democritus postulated a vacuum between the various atoms of which matter was regarded as composed.” - (fr:7763).


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24 Sul calore: osservazioni, tabelle ed esempi controintuitivi

Metodo per indagare la forma del calore attraverso tabelle di comparazione e istanze che sfidano la percezione comune.

Per indagare la natura del calore, si deve procedere con un metodo comparativo. In primo luogo, occorre compilare una “tabulam essentiae et praesentiae” - (fr:7983). In secondo luogo, “facienda est comparentia ad intellectum zxstantiarum quae natura data privantur: quia forma … non minus abesse debet, ubi natura data abest, quam adesse, ubi adest” - (fr:7984) [Deve essere fatta una comparazione riguardo alle istanze che sono prive della natura data: perché la forma … non deve meno essere assente, dove la natura data è assente, di quanto non debba essere presente, dove è presente.]. A questa si affianca quindi “tabulam declinationis, sive absentiae in proximo” - (fr:7987) [la tabella della deviazione, o dell’assenza nel caso più prossimo].

Numerose osservazioni mostrano come la percezione umana del calore non coincida con la sua azione fisica. I raggi della Luna e delle stelle, ad esempio, “non … inveniuntur calidi ad tactum” - (fr:7990) [non si trovano caldi al tatto], e “vari solent acerrima frigora in pleniluniis” - (fr:7991) [sogliono verificarsi freddi intensissimi nei pleniluni]. In alta montagna, l’aria è “minime frigidus, sed tenuis tantum et acer” - (fr:8009) [per niente fredda, ma solo sottile e pungente], tanto che in vetta all’Olimpo “aér ob tenuitatem non sufficiebat respirationi” - (fr:8010) [l’aria, per la sua tenuità, non bastava alla respirazione]. Analogamente, “in cacumine Picus de Tenariph … ipsa fastigia montium nive destituta sint” - (fr:8008) [sulla vetta del Picco di Tenerife … le stesse cime dei monti siano prive di neve]. La riflessione dei raggi solari presso i circoli polari è “admodum debilis et inefficax invenitur in calore” - (fr:8025) [si trova assai debole e inefficace riguardo al calore]. Ne consegue che “multas esse … operationes radiorum solis, atque etiam ex natura calidi, quae non sunt proportionatae ad tactum nostrum” - (fr:8053) [ci sono molte operazioni dei raggi solari, e anche della natura del caldo, che non sono proporzionate al nostro tatto].


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25 Osservazioni e sperimentazioni sul calore

Indagini sulla natura del calore attraverso specchi, lenti e fenomeni naturali, con note storiche sugli strumenti.

Gli esperimenti proposti utilizzano specchi e lenti per indagare la natura del calore e della luce. Si suggerisce di prendere uno specchio concavo e interporlo tra la mano e i raggi solari per osservare “utrum minuat calorem solis, quemadmodum speculum comburens eundem auget et intendit” - (fr:8056) [se diminuisca il calore del sole, allo stesso modo in cui lo specchio ustorio lo aumenta e intensifica]. Analogamente, per i raggi ottici, a seconda della fabbricazione, “ita apparere simulachra magis diffusa aut magis contracta” - (fr:8057) [così appaiono le immagini più diffuse o più contratte]. Lo stesso principio va applicato al calore: “Itaque idem videndum in calore” - (fr:8058). Si propone un esperimento per raccogliere i raggi della luna con uno specchio ustorio per verificarne il tepore, usando come indicatore “vitra illa quae indicant constitutionem aéris calidam aut frigidam” - (fr:8059) [quei vetri che indicano la costituzione dell’aria calda o fredda]. L’invenzione del termometro, chiamato da Bacon ”Vitrum Calendare” - (fr:8076), è discussa, con diversi attributi: ”ascribe it, though on insufficient grounds, to Bacon himself” - (fr:8069). Vengono esaminati vari fenomeni naturali. Per i cometi, ad esempio, “non deprehenditur constans aut manifestus effectus in augendis ardoribus anni” - (fr:8079) [non si rileva un effetto costante o manifesto nell’accrescere gli ardori dell’anno]. Si notano inoltre apparizioni atmosferiche come “trabes et columnae lucidae et chasmata” - (fr:8102) [travi e colonne luminose e fenditure], che appaiono più spesso d’inverno, mentre “Fulmina tamen et coruscationes et tonitrua raro eveniunt hyeme” - (fr:8103) [i fulmini però e i bagliori e i tuoni raramente avvengono d’inverno]. Si discute della natura del calore in diverse sostanze. Si osserva che “Omnis flamma perpetuo est calida magis aut minus” - (fr:8128) [Ogni fiamma è perpetuamente calda, più o meno], ma si fa eccezione per il fuoco fatuo, che “non multum habere caloris” - (fr:8128) [non ha molto calore]. Vengono descritti casi di luce senza calore, come coruscazioni che “praebent lumen sed non urunt” - (fr:8127) [offrono luce ma non bruciano], o il fenomeno della fosforescenza in oggetti come lo zucchero: ”saccharum omne… in tenebris fractum aut cultello scalptum coruscare” - (fr:8148) [ogni zucchero… spezzato al buio o inciso col coltello brilla]. Si indaga anche la proprietà del calore negli oggetti. Per il calore proprio dei liquidi, si afferma che “Nullum enim invenitur liquidum tancibile quod sit in natura sua et maneat constanter calidum” - (fr:8200) [Infatti non si trova alcun liquido tangibile che sia per sua natura e rimanga costantemente caldo]. Per l’aria, si sospetta che “aér concludatur in tali vase… ad muniendam ipsam ab aére extraneo” - (fr:8224) [l’aria sia racchiusa in un tale vaso… per proteggerla dall’aria esterna] per giudicarne la vera natura. Infine, si constata che tutti i corpi, tangibili o spirituali (aeriformi), se avvicinati al fuoco, ne ricevono calore: ”Nihil enim reperitur apud nos sive tangibile sive spiritale, quod admotum igni non excipiat calorem”* - (fr:8242).


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26 Indagine sul calore: fenomeni e teorie

Fenomeni termici da movimento, reazioni chimiche e organismi viventi.

La ricerca esamina se i corpi scagliati da macchine, come le palle di cannone, si riscaldino per l’urto, dato che l’aria mossa raffredda maggiormente. Vero è che “Motion or mechanical force (which always involves friction) and heat are mutually convertible. Motion may always be converted into heat, and heat into motion. This is the fundamental axiom of the modern science of Heat.” - (fr:8266, 8267, 8268) [La forza motrice o meccanica (che implica sempre attrito) e il calore sono reciprocamente convertibili. Il movimento può sempre essere convertito in calore, e il calore in movimento. Questo è l’assunto fondamentale della scienza moderna del Calore.] Aristotele osservò che le frecce si scaldano attraversando l’aria, un fenomeno analogo a quello delle stelle cadenti, che si incandescono per attrito con l’atmosfera.

Si indaga poi sui calori potenziali e latenti. “Videntur enim herbae et vegetabilia viridia et humida aliquid habere in se occulti caloris. … postquam illa adunata sint et conclusa, … tum vero oritur calor manifestus, et nonnunquam flamma in materia congrua” - (fr:8290, 8291) [Sembra infatti che le erbe e i vegetali verdi e umidi abbiano in sé qualcosa di calore occulto. … dopo che essi siano stati raccolti e rinchiusi, … allora sorge un calore manifesto, e talvolta la fiamma in materia adatta.] Ciò accade, ad esempio, in cumuli di fieno umido. Anche la calce viva, bagnata, sviluppa calore, così come alcuni metalli durante la dissoluzione in acidi forti, per un conflitto tra le parti del corpo e il liquido corrosivo.

Per quanto riguarda il calore animale, si osserva che “nullus percipitur gradus caloris ad tactum” - (fr:8316) [non si percepisce alcun grado di calore al tatto] nelle piante o nelle loro parti, mentre “in animalibus magna reperitur diversitas caloris, tum in partibus ipsorum … tum in accidentibus eorum, ut in exercitatione vehementi et febribus” - (fr:8327) [negli animali si trova una grande diversità di calore, sia nelle loro parti … sia nei loro accidenti, come nello sforzo violento e nelle febbri]. Si procede quindi a una tabella comparativa dei gradi di calore, partendo dai corpi che non hanno calore sensibile ma solo potenziale (come zolfo o nafta), per arrivare al calore degli animali, il cui grado più alto è inferiore al calore dei raggi solari nelle regioni più torride. Si notano differenze tra specie e, all’interno dello stesso animale, tra organi.

Alcune spiegazioni fornite nel testo vengono criticate: ad esempio, l’idea che il calore in certi processi derivi dalla semplice riunione di spiriti prima dispersi è considerata “wholly unscientific” - (fr:8298) [completamente non scientifica]. Inoltre, viene precisato che la sensazione di calore sulla lingua o sulla pelle non è sempre un indicatore affidabile di alta temperatura, poiché può essere causata da stimoli chimici.


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27 Del calore celeste e terrestre: osservazioni e metodo

Dall’influenza delle stelle alla sperimentazione sulla natura del calore e della fiamma, fino al metodo d’indagine.

Sirio, la stella fissa più brillante, è associata al calore intenso poiché il suo sorgere eliaco coincide con i giorni più caldi dell’anno, i “Dies Caniculares”. “Not only is it far the most brilliant of the fixed stars, but the period of its heliacal rising corresponds with the hottest time of the year, whence the expression ‘Dies Caniculares’ or ‘Dog-Days.’” - (fr:8494) [Non solo è di gran lunga la più brillante delle stelle fisse, ma il periodo del suo sorgere eliaco corrisponde al tempo più caldo dell’anno, donde l’espressione “Dies Caniculares” o “Giorni della Canicola”.] Plinio descrive i suoi effetti: “Nam Caniculae exortu accendi Solis vapores quis ignorat? cujus sideris effectus amplissimi in terra sentiuntur. Fervent maria exoriente eo, fluctuant in cellis vina, moventur stagna.” - (fr:8515, fr:8517) [Chi ignora infatti che all’apparire della Canicola s’infiammano i vapori del Sole? I cui effetti sono grandissimi sulla terra. Ribollono i mari al suo sorgere, gorgogliano i vini nelle botti, si agitano le acque stagnanti.]

Si osserva che il calore celeste aumenta in tre modi: per la perpendicolarità dei raggi, per la vicinanza (perigeo) e per la congiunzione con le stelle maggiori. “Omnino calor coelestium augetur tribus modis; videlicet ex perpendiculo, ex propinquitate sive perigaeo, et ex conjunctione sive consortio stellarum.” - (fr:8549) [In sostanza, il calore dei corpi celesti aumenta in tre modi: cioè per la perpendicolarità, per la vicinanza ossia il perigeo, e per la congiunzione o compagnia delle stelle.]

Si passa poi a indagare la natura del calore terrestre. Esiste un grande intervallo tra il calore animale o dei raggi solari e quello della fiamma. “Magnum omnino invenitur intervallum inter calorem animalium ac etiam radiorum coelestium (prout ad nos deferuntur), atque flammam, licet lenissimam” - (fr:8551) [Si trova in effetti un grande intervallo tra il calore degli animali e anche dei raggi celesti (nel modo in cui ci sono portati), e la fiamma, sebbene lievissima.] La fiamma dello spirito di vino può incendiare paglia o carta, cosa che il calore animale o solare non fa senza specchi ustori. “Etenim flamma spiritus vini, praesertim rara пес constipata, tamen potis est stramen aut linteum aut papyrum incendere; quod nunquam faciet calor animalis vel solis, absque speculis comburentibus.” - (fr:8559) [Infatti la fiamma dello spirito di vino, soprattutto se rarefatta e non compressa, può tuttavia incendiare paglia, lino o carta; cosa che mai farà il calore animale o del sole, senza specchi ustori.] Si classificano diversi gradi di calore nelle fiamme e nei corpi incandescenti, riconoscendo che la fiamma dei fulmini è potentissima. “Videtur autem flamma fulminum potentiorum has omnes flammas superare” - (fr:8584) [Sembra però che la fiamma dei fulmini più potenti superi tutte queste fiamme.]

L’indagine procede notando come il moto aumenti il calore e come l’approssimazione a un corpo caldo lo accresca, similmente alla luce. “Motus auget calorem; ut videre est in follibus et flatu” - (fr:8615) [Il moto accresce il calore; come si vede nei mantici e nel soffio.] “Approximatio ad corpus calidum auget calorem, pro gradu approximationis; quod etiam fit in lumine: nam quo propius collocatur objectum ad lumen eo magis est visibile.” - (fr:8642) [L’approssimazione a un corpo caldo aumenta il calore, in proporzione al grado di avvicinamento; cosa che avviene anche nella luce: infatti quanto più un oggetto è posto vicino alla luce, tanto più è visibile.]

Infine, si espone il metodo dell’induzione vera, il cui primo compito è la “rejectio sive exclusiva naturarum”, il rifiuto o esclusione delle nature che non si trovano dove la natura data è presente, o viceversa. “Est itaque ¢zductionis verae opus primum (quatenus ad inveniendas formas) rejectio sive exclusiva naturarum singularum, quae non inveniuntur in aliqua instantia, ubi natura data adest; aut inveniuntur in aliqua instantia, ubi natura data abest” - (fr:8728) [È dunque primo compito della vera induzione (per quanto riguarda la scoperta delle forme) il rifiuto o esclusione di ciascuna delle nature che non si trovano in un qualche esempio, dove la natura data è presente; o si trovano in un qualche esempio, dove la natura data è assente.] Solo dopo questa esclusione rimarrà, come solido fondamento, la forma affermativa, vera e ben definita. “secundo loco (tanquam in fundo) manebit (abeuntibus in fumum opinionibus volatilibus) forma affirmativa, solida, et vera, et bene terminata.” - (fr:8746) [in secondo luogo (come in fondo) rimarrà (svanite in fumo le opinioni volubili) la forma affermativa, solida, vera e ben definita.]


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28 La forma del calore secondo Bacone: un’interpretazione in divenire

Dall’analisi delle istanze alla prima definizione operativa del calore come moto.

Dopo aver superato la fase della critica dettagliata alle istanze e alle inferenze “We have now reached a point at which it becomes superfluous to criticise in detail either the instances themselves or the inferences based upon them” - (fr:8954), Bacone procede a definire la vera forma del calore. Distingue nettamente la percezione soggettiva del caldo dalla sua natura oggettiva: “Calidum ad sensum res respectiva est, et in ordine ad hominem non ad universum” - (fr:8961) [Il caldo per il senso è una cosa relativa, e in relazione all’uomo, non all’universo]. La forma essenziale del calore (forma calidi) è invece un’altra cosa rispetto alla sua comunicazione o produzione “Aliud enim est calidum, aliud calefactivum” - (fr:8966) [Infatti una cosa è il caldo, un’altra il riscaldante].

Viene quindi a stabilire le differenze che delimitano il moto e lo costituiscono nella forma del calore “veniendum jam tandem est ad differentias veras, quae limitant motum et constituunt eum in formam calidi” - (fr:8971). La prima differenza è che il calore è un moto espansivo, attraverso cui un corpo tende a dilatarsi “calor sit motus expansivus, per quem corpus nititur ad dilatationem sui” - (fr:8972). Questo si manifesta nella fiamma, nei liquidi in ebollizione e nell’aria riscaldata, ed ha un’azione diametralmente opposta al freddo, che causa contrazione “Calidum enim dat motum expansivum et dilatantem, Frigidum autem dat motum contractivum et coéuntem” - (fr:9025). Una nota osserva però che l’affermazione secondo cui il freddo fa contrarre ogni corpo “non è universalmente vera” - (fr:9029), come nel caso dei tubi dell’acqua scoppiati dal ghiaccio.

La seconda differenza è una modificazione della prima: il calore è un moto espansivo verso la circonferenza, ma che tende anche verso l’alto “simul est et expansivus et latio in sursum” - (fr:9028). Tuttavia, una nota critica precisa che questa seconda differenziazione è illusoria “It will be seen from what is here said, that this second differentiation is delusive” - (fr:9038), poiché l’esempio dei ferri da fuoco è fantasioso e il fenomeno non è analogo nei solidi.

La terza differenza specifica che il calore è un moto espansivo non uniforme su tutto il corpo, ma attraverso le sue particelle minori, un moto coartato, respinto e riverberato che diventa tremulo e vibrante “ut calor sit motus, non expansivus uniformiter secundum totum, sed expansivus per particulas minores corporis; et simul cohibitus et repulsus et reverberatus, adeo ut induat motum alter nativum et perpetuo trepidantem” - (fr:9058). Una nota rileva come questa descrizione sembri “una notevole anticipazione della Teoria Ondulatoria del Calore” - (fr:9067).

La quarta differenza è che questo moto di stimolazione deve essere rapido, non lento, e agire attraverso particelle non estremamente sottili “motus ille stimulationis aut penetrationis debeat esse nonnihil rapidus et minime lentus; atque fiat etiam per particulas, licet minutas; tamen non ad extremam subtilitatem” - (fr:9089). Tuttavia, un’annotazione sottolinea che “quest’ultima qualificazione è, naturalmente, errata” - (fr:9095), poiché il calore è un moto delle particelle ultime della materia.

Da questa prima “vendemmia” interpretativa, Bacone giunge a una definizione sintetica della forma del calore: “Calor est motus expansivus, cohibitus, et nitens per partes minores” - (fr:9104) [Il calore è un moto espansivo, trattenuto, e tendente attraverso le parti minori]. Questa definizione è identica per l’operatività: se in un corpo si può eccitare e reprimere un tale moto espansivo, si genera calore, indipendentemente dalla sostanza “Si in aliquo corpore naturali poteris excitare motum ad se dilatandum aut expandendum… proculdubio generabis calidum” - (fr:9107). Con questa definizione, si può ora procedere verso ulteriori aiuti per l’interpretazione della natura “Nunc vero ad ulteriora auxilia procedendum est” - (fr:9127).


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29 Sull’indagine della forma della bianchezza e il metodo delle variazioni concomitanti

La forma di un fenomeno e la sua causa efficiente sono distinte, come mostrano esempi come la generazione del colore bianco.

Il metodo delle variazioni concomitanti è utile per studiare la storia del regno minerale e per scienze come l’anatomia comparata. Esso esamina il momento in cui un fenomeno scompare mentre un altro appare: “as transparency vanishes, whiteness appears, and vice versa” - (fr:9249). Un esempio di “sostanza migrante” per indagare la forma della bianchezza è il contrasto tra vetro integro e vetro polverizzato, o tra acqua calma e acqua agitata in schiuma: “Vitrum enim integrum et aqua simplex diaphana sunt, non alba; at vitrum pulverizatum et aqua in spuma, alba, non diaphana” - (fr:9257) [Il vetro integro e l’acqua semplice sono diafani, non bianchi; mentre il vetro polverizzato e l’acqua in schiuma sono bianchi, non diafani]. Ciò che accade è la frantumazione delle parti e l’intrusione d’aria, che trasporta la forma della bianchezza: “Manifestum enim est formam albedinis deferri et invehi per istam contusionem vitri et agitationem aquae” - (fr:9258) [È infatti manifesto che la forma della bianchezza è portata e introdotta da quella frantumazione del vetro e agitazione dell’acqua].

Bacco distingue esplicitamente tra la forma e la causa efficiente: “Here Bacon expressly distinguishes between the form and the efficient cause” - (fr:9251). La causa efficiente veicola la forma, ma non va confusa con essa. L’effetto può persistere anche dopo che la causa efficiente ha cessato di agire, permettendo così di distinguerle col Metodo di Esclusione. Il fenomeno della bianchezza in questi casi non è dovuto a rifrazione disuguale, ma alla ripetuta riflessione da molte superfici, cosa che richiede particelle mescolate con aria: “It is not to the unequal refraction… but to the repeated reflexion from so many surfaces… that the phenomenon of whiteness is due” - (fr:9266).

Un esempio migrante verso la corruzione della bianchezza è la schiuma o la neve che si sciolgono, perdendo il bianco e ridiventando diafane. In un passaggio, Bacco sembra riconoscere esplicitamente la Pluralità delle Cause: “Bacon seems explicitly to recognise what we call the Plurality of Causes, namely, the fact that an event may be due to various causes or distinct sets of conditions” - (fr:9276). Da ciò si potrebbe dedurre che per “Forma” egli intenda spesso la natura o l’essenza piuttosto che la causa, sebbene il termine da lui usato abbia varie sfumature di significato.


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30 Tipologie di istanze nell’indagine scientifica

Dalle “ostensive” alle “clandestine” e “costitutive”, esempi che guidano alla scoperta delle forme naturali.

Le istanze “ostensive” rendono una forma naturale evidente e progrediente, come il termometro per il calore, che mostra chiaramente l’espansione dell’aria. “At vitrum calendare clare ostendit expansionem in aére, et conspicuam et progredientem et durantem” - (fr:9339) [Infatti il vetro del termometro mostra chiaramente l’espansione nell’aria, ed evidente e progrediente e duratura]. Tuttavia, è necessaria cautela perché queste istanze possono influenzare eccessivamente la mente a discapito di altre ugualmente istruttive. “There is sometimes a danger lest these ‘ glaring instances’ should produce an undue effect on the mind, to the prejudice of other instances less striking, but, perhaps, equally or more instructive; and hence the need of caution.” - (fr:9318).

Opposte a queste sono le istanze “clandestine”, che mostrano la natura cercata nel suo stato più debole e imperfetto, quasi in embrione. “Eae sunt veluti oppositae instantiiis ostensivis. Exhibent enim naturam inquisitam in infima virtute, et tanquam in incunabulis et rudimentis suis” - (fr:9380-9381) [Queste sono come opposte alle istanze ostensive. Espongono infatti la natura indagata nella sua minima forza, e quasi nelle sue culle e nei suoi rudimenti]. Un esempio è la coesione in un fluido, come in una bolla d’acqua o in una goccia, che mostra un debole grado di consistenza. “Instantiae clandestinae sunt illae quae exhibent gradum nonnullum debilem et infimum consistentis in fluido; veluti bulla aquae, quae est tanquam pellicula quaedam consistens” - (fr:9384). Queste istanze sono utili per risalire ai genera, ossia alle nature comuni di cui la natura indagata è solo una limitazione.

Le istanze “costitutive” o “manipolari” costituiscono una specie particolare della natura indagata, come una forma minore. “Eae sunt quae constituunt unam speciem naturae inquisitae tanquam Formam Minorem.” - (fr:9459) [Quelle che costituiscono una specie della natura indagata come una Forma Minore]. Servono come passi intermedi verso la scoperta della forma legittima. Ad esempio, nel caso della memoria, vari gruppi di istanze (come l’ordine, i “luoghi” della mnemotecnica e i versi) costituiscono la specie chiamata “Abscissio Infiniti”. “Atque ex isto manipulo trium instantiarum, videlicet ordinis, locorum artificialis memoriae, et versuum, constituitur species una auxilii ad Memoriam. Species autem illa Adscissio Infiniti’ recte vocari possit.” - (fr:9485-9486). Un altro esempio è nel gusto: istanze costitutive mostrano che la percezione del rancido o del putrido dipende dall’olfatto, mentre il salato o il dolce da un senso tattile esquisito. “Quae instantiae dabunt et constituent hanc speciem… ut sensus gustationis ex parte nihil aliud sit quam olfactus interior” - (fr:9519) [Queste istanze daranno e costituiranno questa specie… affinché il senso del gusto in parte non sia altro che un olfatto interiore].


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31 Il dibattito sulle cause naturali e il metodo delle istanze cruciali

Bacone esamina i limiti delle spiegazioni sui fenomeni naturali e introduce un metodo per decidere tra ipotesi rivali.

La discussione verte sull’appetito dei corpi di ascendere e discendere, considerando se sia insito nella loro struttura o in una simpatia con altri corpi. “Verum iste appetitus ascendendi et descendendi aut est in schematismo corporis quod movetur, aut in sympathia sive consensu cum alio corpore” - (fr:10206). Viene citata l’opinione di Gilbert che la forza magnetica della Terra abbia un raggio d’azione limitato, ma si ammette la mancanza di prove certe: “At si recipiatur opinio Gilberti®, quod magnetica vis terrae ad alliciendum gravia non extendatur ultra orbem virtutis suae… Neque tamen occurrit impraesentiarum aliqua instantia super hoc certa et manifesta” - (fr:10208, 10209). Fenomeni come le cascate del cielo (trombe marine) sono portati come esempi in cui masse d’acqua sembrano sospese, suggerendo che un corpo denso possa restare in alto se non espulso violentemente: “adeo ut conjici possit, corpoream molem densam atque compactam in magna distantia a terra fore pensilem… пес casuram nisi dejiciatur” - (fr:10231). Tuttavia, su ciò non si afferma nulla di certo e si lamenta la povertà della storia naturale, che costringe a usare supposizioni invece di esempi certi.

Si passa poi a esaminare altre nature, come la differenza tra la ragione umana e l’istinto animale, citando la favola del corvo che getta sassi per alzare il livello dell’acqua e bere. Analogamente, nella natura del “Visibile”, si distingue tra luce primaria e colore secondario, ma si notano casi limite come la neve e la fiamma di zolfo, che sembrano unire le due proprietà.

La parte conclusiva si concentra sulle “Instantiae Crucis” (istanze cruciali), definite come guide decisive tra ipotesi concorrenti: “Has etiam Justantias Decisorias et Fudiciales… erectae in biviis indicant et signant viarum separationes” - (fr:10269). Viene riportato l’esempio celebre dell’esperimento ideato da Pascal e condotto sul Puy de Dôme per decidere tra la teoria del “vuoto” e quella del peso dell’aria come causa della salita del mercurio nel barometro: “by carrying a barometer up a high mountain… the pressure, as well as the length of the column sustained by it, must be diminished” - (fr:10275). Si nota come l’esperimento cruciale possa essere perfetto (decisivo in entrambi i sensi) o unilaterale.


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32 Critiche alle spiegazioni baconiane di fenomeni fisici

Un esame delle teorie di Bacone sul moto, le esplosioni e la fiamma, messe a confronto con le conoscenze scientifiche successive.

Il commento analizza e critica le spiegazioni di Francis Bacon riguardo ad alcuni fenomeni fisici. Si contesta la sua teoria sul moto continuato dei proiettili, poiché il problema reale, come noto successivamente, è spiegarne l’arresto: “The difficulty, as we now know, is not to account for the continued motion of a projectile, but for the cessation of its motion.” - (fr:10653). Riguardo alla polvere da sparo, si osserva che la spiegazione scientifica moderna, dovuta allo sviluppo improvviso di gas, era ignota a Bacone, la cui chimica era ancora legata a un linguaggio fantasioso: “Chemistry, we must recollect, had hardly as yet put on a scientific form, and, moreover, it was peculiarly encumbered by the use of a fanciful and metaphorical language.” - (fr:10672). La sua teoria dell’esplosione come conflitto tra zolfo e lo “spirito crudo” del nitro è considerata caratteristica del suo tempo. Sul tema della fiamma, si precisa che l’estinzione è dovuta all’interruzione della fornitura di gas combustibili, non all’azione nemica dell’aria in sé, che anzi fornisce ossigeno: “So far is atmospheric air from being inimical to flame that, in by very far the great majority of cases, the oxygen which is contained in air is one of the gases by the combination of which flame is generated.” - (fr:10707). La forma piramidale della fiamma è spiegata con la diffusione dei gas combustibili. Infine, si discute delle “istanze del divorzio” nel metodo baconiano, che mostrano la separazione di nature di solito associate, come calore, luce, tenuità e mobilità, portando l’esempio dell’aria che è tenue e mobile ma non calda o luminosa: “Aér enim tenuis est et habilis ad motum, non calidus aut lucidus” - (fr:10752).


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33 Dinamiche dello spirito e della materia nei processi naturali

Effetti opposti dell’emissione e della ritenzione dello spirito sotto l’azione del calore, dai processi chimici alla vita organica, fino ai principi di conservazione.

L’emissione dello spirito dai corpi compatti, che non trova facili vie di fuga, causa processi come la ruggine nei metalli spingendo le parti tangibili davanti a sé: “Etenim in corporibus magis compactis spiritus non invenit poros et meatus per quos evolet: itaque cogitur partes ipsas tangibiles protrudere et ante se agere, ita ut illae simul exeant; atque inde fit rubigo, et similia” - (fr:10996). Al contrario, la sua ritenzione unita a dilatazione per calore ammorbidisce o liquefa i corpi solidi: “At contra, ubi spiritus detinetur, et tamen dilatatur et excitatur per calorem aut ejus analoga … tum vero corpora emolliuntur, ut ferrum candens; fluunt, ut metalla; liquefiunt, ut gummi, cera, et similia” - (fr:10999). Queste azioni opposte si riconciliano poiché in un caso lo spirito viene emesso e nell’altro trattenuto e agitato. Quando, invece, lo spirito è parzialmente trattenuto e trova parti tangibili obbedienti, si avviano i processi di formazione degli organismi viventi: “Ast ubi spiritus … tantum inter claustra sua tentat et experitur, atque nacta est partes tangibiles obedientes … tum vero sequitur efformatio in corpus organicum, et membrificatio, et reliquae actiones vitales” - (fr:11010). La base di tutti questi fenomeni risiede in principi fondamentali: la quantità di materia in un dato spazio e il fatto che nulla si crea o distrugge: “Etenim nil verius in natura quam propositio illa gemella, ex nihilo nihil fieri, neque quicquam in nihilum redigi: verum quantum ipsum materiae sive summam totalem constare, nec augeri aut minui” - (fr:11027). A questo principio si affianca quello della conservazione dell’energia: “Parallel to it, if not identical with it, is the principle of the Conservation of Energy” - (fr:11029) [Ad esso parallelo, se non identico, è il principio della Conservazione dell’Energia].


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34 Densità e quantità di materia: nozioni tratte dalle proporzioni nei corpi

Il principio che nulla nasce dal nulla fonda la comprensione della diversa concentrazione di materia nei corpi, calcolabile in proporzioni esatte.

Nessuna cosa nasce dal nulla, come affermano le fonti antiche: “Nullam rem e nilo gigni divinitus unquam” - (fr:11060) [Nessuna cosa nasce dal nulla per volere divino] e “Gigni De nihilo nihilum, in nihilum nil posse reverti” - (fr:11068) [Dal nulla nasce il nulla, nel nulla nulla può ritornare]. Da questo principio si ricava che in uno stesso spazio può esserci una quantità di materia diversa a seconda del corpo, ad esempio più in acqua e meno in aria“verum, ex guanto illo materiae sub tisdem spatits sive dimenstonibus, pro diversitate corporum, plus et minus continert?: ut in aqua plus, in aére minus” - (fr:11064) [È vero che in quello stesso spazio o dimensione, a seconda della diversità dei corpi, può esserci più o meno materia: come più nell’acqua, meno nell’aria]. Da questa abbondanza o scarsità si astraggono propriamente le nozioni di denso e raro“ex copia ista et paucitate materiae notiones illae densi et rari, quae varie et promiscue accipiuntur, proprie abstrahuntur” - (fr:11065). Tale quantità di materia in un corpo può essere ridotta a calcoli e proporzioni esatte o ad esse vicine“hoc de quo loquimur plus et minus materiae in corpore hoc vel illo ad calculos (facta collatione) et proportiones exactas aut exactis propinquas reduci possit” - (fr:11066), come nell’esempio dell’oro e dello spirito di vini“Veluti si quis dicat inesse in dato contento auri talem coacervationem materiae, ut opus habeat spiritus vini, ad tale quantum materiae aequandum, spatio vicies et semel majore quam implet aurum, non erraverit” - (fr:11067).


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35 Istanze e deduzioni del non-sensibile al sensibile

L’osservazione dei processi naturali graduali e i metodi per rendere percepibili i fenomeni impercettibili.

L’indagine sulle nature impercettibili, come il calore o il freddo estremo, richiede di dedurle a fenomeni sensibili. “Calor enim et frigus, ipsa non percipiuntur ad tactum; at calor aérem expandit, frigus contrahit” - (fr:11151) [Infatti il calore e il freddo, di per sé non sono percepiti al tatto; ma il calore espande l’aria, il freddo la contrae.]. L’espansione e la contrazione a loro volta diventano visibili solo attraverso effetti secondari, come lo spostamento dell’acqua. “at aér ille expansus aquam deprimit, contractus attollit; ac tum demum fit deductio ad visum” - (fr:11152) [ma quell’aria espansa abbassa l’acqua, contratta la solleva; e solo allora avviene la deduzione alla vista.]. Allo stesso modo, la natura di una mistura di corpi si rivela attraverso separazioni artificiose e i movimenti che avvengono durante tale processo. “Haec deducuntur ad sensum per artificiosas et peritas separationes” - (fr:11155) [Queste sono dedotte al senso attraverso separazioni artificiose ed esperte.]. Tuttavia, questi metodi spesso introducono errori, aggiungendo qualità estranee agli oggetti investigati. “plurimas qualitates… indi ab ipso igne… quae in composito prius non fuerunt; unde mirae fallaciae” - (fr:11167) [molte qualità… indotte dal fuoco stesso… che prima non erano nel composto; donde meravigliosi inganni.].

Un altro ostacolo è costituito dai movimenti troppo lenti o troppo veloci per essere percepiti, come l’indice di un orologio o il moto di una palla di moschetto. “Si igitur motus alicujus corporis sit vel tam tardus, vel tam velox, ut non sit proportionatus ad momenta in quibus transigitur actio sensus, objectum omnino non percipitur” - (fr:11172) [Se quindi il moto di un corpo è o tanto lento, o tanto veloce, da non essere proporzionato ai momenti in cui si compie l’azione del senso, l’oggetto non viene affatto percepito.]. Talvolta si può ricorrere al senso di altri animali, come la luce tenue nell’aria percepita dai gatti e dai gufi. “lucis, quae in aére… latenter existit, ad sensum felis, noctuae” - (fr:11184) [della luce, che esiste latente nell’aria…, al senso del gatto, del gufo.].

È fondamentale osservare la natura durante le sue operazioni, non solo negli stati compiuti, seguendo i processi graduali. Queste sono le “Istanze della Via”. “Eae sunt quae indicant naturae motus gradatim continuatos” - (fr:11208) [Quelle che indicano i moti della natura continuati gradualmente.]. Ad esempio, per studiare la vegetazione delle piante, si deve osservare il seme giorno per giorno dal momento della semina. “ab ipsa satione seminis… quomodo et quando semen intumescere et turgere incipiat” - (fr:11231) [dalla stessa semina del seme… come e quando il seme cominci a inturgidirsi e gonfiarsi.]. Lo stesso metodo vale per lo studio della schiusa delle uova. “Similiter facere oportet circa exclusionem ovorum; ubi facile conspici dabitur processus vivificandi et organizandi” - (fr:11232) [Similmente bisogna fare circa la schiusa delle uova; dove si potrà facilmente osservare il processo del vivificare e dell’organizzare.].


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36 L’elenco e la critica delle “istanze” sperimentali nel Novum Organum di Bacone

Bacone classifica vari tipi di movimenti naturali e istanze sperimentali, come quelle “del raggio” o “della misura”, sottolineando i limiti del suo metodo rispetto alla necessità di misurazioni precise per le scienze teoriche.

Francis Bacon, nel suo Novum Organum, analizza e classifica diverse “istanze” o esempi sperimentali cruciali per l’indagine scientifica. Introduce le “Istantiae Mathematicas, et Instantiae Mensurae” (fr:11412) [“Le istanze matematiche, e istanze della misura”], che misurano i fenomeni attraverso lo spazio e il tempo. Tra queste, le “Instantiae Virgae, sive Radii” (fr:11417) [“Istanze della Verga, o del Raggio”] forniscono misurazioni fisiche accurate, come quelle offerte da “thermometer, the barometer, the hygrometer” (fr:11399) [“termometro, barometro, igrometro”]. Bacon osserva che le forze in natura agiscono a distanze finite e specifiche: alcune, come i medicinali applicati esternamente, “non exercent vires suas nisi per tactum corporis” (fr:11434) [“non esercitano le loro forze se non per il contatto del corpo”], mentre altre, come la forza magnetica tra ferro e calamita, “operatur intra orbem virtutis certum, sed parvum” (fr:11445) [“opera entro un orbita di virtù certa, ma piccola”]. Altre ancora, come la luce e il suono, “operantur scilicet ad distantias spatiosas” (fr:11479) [“operano cioè a distanze ampie”].

Un tema centrale è la misurazione dei movimenti nel tempo, o “Instantiae Curriculi” (fr:11484) [“Istanze del Corso”], poiché “Omnis enim motus sive actio naturalis transigitur in tempore” (fr:11486) [“Ogni moto o azione naturale infatti si compie nel tempo”]. Vengono discussi esempi come la caduta dei gravi, la velocità del suono e della luce. Bacon si chiede se la visione delle stelle sia immediata o ritardata, notando l’incredibile velocità della luce: “adeo incredibile nobis videbatur, species sive radios corporum coelestium per tam immensa spatia milliarium subito deferri posse ad visum” (fr:11454) [“così incredibile ci sembrava, che le specie o i raggi dei corpi celesti attraverso spazi così immensi di miglia potessero essere portati all’occhio all’istante”].

Il metodo di Bacon, tuttavia, viene criticato per non dare sufficiente importanza alle misurazioni precise. Come nota un commentatore, “it does not give sufficient importance to the instantiae radii, or those which furnish us with accurate measures of physical quantities” (fr:11429) [“non dà sufficiente importanza alle instantiae radii, o a quelle che ci forniscono misure accurate di quantità fisiche”]. Queste sono invece fondamentali per la parte teorica dell’induzione, come dimostra la scoperta della gravità lunare: “This proposition, however it might have been suspected to be true, could never have been demonstrated but by such observations and experiments as assigned accurate geometrical measures to the quantities compared” (fr:11438) [“Questa proposizione, per quanto si potesse sospettare fosse vera, non avrebbe mai potuto essere dimostrata se non da osservazioni ed esperimenti che assegnassero misure geometriche accurate alle quantità confrontate”].

Bacon esamina anche la resistenza e la compressibilità della materia. Descrive esperimenti sulla compressione dell’aria e dell’acqua, come quello con un “globum ex plumbo cavum” (fr:11446) [“globo di piombo cavo”] riempito d’acqua e martellato fino a far trasudare il liquido. Conclude che i solidi sopportano una compressione molto minore: “solidiora… multo adhuc minorem compressionem aut extensionem, et fere imperceptibilem ferunt” (fr:11482) [“i corpi più solidi… sopportano una compressione o estensione molto minore, e quasi impercettibile”].

Infine, nel Libro II, Bacon elenca e descrive una serie di “motus” o movimenti fondamentali della materia. Questi includono il “Motus Antitypiae” (l’impenetrabilità), il “Motus Nexus” (l’orrore per il vuoto), il “Motus Libertatis” (l’elasticità) e il “Motus Congregationis Majoris et Minoris” (la tendenza dei simili a riunirsi). Afferma che “corporis omnia solutionem continuitatis exhorreant” (fr:11925) [“tutti i corpi rifuggono dalla soluzione della continuità”] e che il cosiddetto moto naturale dei gravi è in realtà “satis infirmus et hebes” (fr:11966) [“abbastanza debole e ottuso”], spesso sovrastato da altri movimenti. La discussione si conclude con l’osservazione che molti di questi movimenti sono frenati da forze esterne o dall’inerzia della materia stessa.


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[37.1-276-12311|12586]

37 Bacon e la classificazione dei moti naturali nel Novum Organum

Esposizione e critica dei movimenti fondamentali della natura, tra assimilazione, eccitazione e impressione, con riferimenti alle teorie di Paracelsus e ai commenti degli editori.

Il testo tratta delle teorie dei moti naturali, in particolare quelle esposte da Bacone nel Novum Organum. Si analizza il “motus assimilationis”, che trasforma le sostanze, e il “motus excitationis”, che ne comunica le qualità, come il calore. “Motius enim assimilationis procedit tanquam cum imperio et potestate… At motus excitationis procedit tanquam arte et insinuatione” - (fr:12361, 12362). Viene poi discusso il “motus impressionis”, che cessa con la rimozione della causa, come la luce o il suono, ed è definito “Motum Generationis Saturni”. “Atenim amota luce, statim pereunt colores et reliquae imagines ejus; amota percussione prima… paulo post perit sonus” - (fr:12419). Si affrontano questioni come la configurazione naturale dei corpi e la rotazione spontanea dei cieli, su cui Bacone esprime scetticismo riguardo a teorie come quella della “trepidazione” astronomica. “Nobis autem corporum naturalium appetitus ubique serio perscrutantibus occurrit iste motus; et constitui debere videtur in speciem” - (fr:12571). Le numerose note a piè di pagina (ad esempio di Ellis e Spedding) contestualizzano, correggono o integrano le idee di Bacone, paragonandole alle conoscenze scientifiche successive, come la teoria degli organismi nella fermentazione o la distinzione tra radiazione e conduzione del calore. “In consequence of the researches of Pasteur and others, the generally received opinion as to the working of yeast and leaven is that it is due to a chemical action set up by the life processes of minute organisms” - (fr:12392) [In conseguenza delle ricerche di Pasteur e altri, l’opinione generalmente accettata sul funzionamento del lievito e del fermento è che sia dovuta a un’azione chimica innescata dai processi vitali di minuscoli organismi].


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[38.1-205-12799|13003]

38 Metodi sperimentali ed esclusione degli agenti disturbanti

Tecniche per isolare i corpi e operare con caldo, freddo e compressione.

Per condurre osservazioni e esperimenti accurati, è essenziale escludere gli agenti che disturbano, come l’aria comune e i raggi celesti. “Quae itaque ad illorum exclusionem fiunt, merito haberi possint pro polychrestis” - (fr:12825) [Le cose che si fanno per escludere quelli, a buon diritto possono essere considerate polivalenti]. Tecniche utili includono l’uso di vasi di spessore adeguato, otturazioni ermetiche come il “luto dei sapienti”, e la chiusura con liquidi: “ut cum infundunt oleum super vinum aut succos herbarum, quod, expandendo se in summitate instar operculi, optime ca conservat illaesa ab acre” - (fr:12828) [come quando si versa olio sul vino o sui succhi delle erbe, il quale, espandendosi in superficie a mo’ di coperchio, li conserva ottimamente illesi dall’aria]. Anche specchi e caverne sotterranee sono utili per evitare l’insolazione, e si possono usare recipienti sommersi per preservare i corpi.

Un altro aspetto cruciale è impedire la fuoriuscita degli spiriti del corpo in esame. Contrariamente a un’opinione comune errata, l’aria rarefatta non fugge facilmente attraverso i pori dei vasi, ma si contrae semplicemente di volume. “Aér enim non quanto diminuitur, sed spatio contrahitur” - (fr:12876) [L’aria infatti non diminuisce in quantità, ma si contrae di spazio].

La compressione violenta è potente per distruggere la vita o le macchine, ma poco efficace per trasformazioni nobili e durevoli dei corpi simili. “ad transformationes et alterationes nobiliores corporum similarium non multum valent istae violentiae” - (fr:12897) [per trasformazioni e alterazioni più nobili di corpi simili, queste violenze non valgono molto]. Tuttavia, varrebbe la pena indagare se la condensazione o rarefazione forzata possano diventare permanenti.

Il caldo e il freddo sono strumenti fondamentali, ma il potere umano è sbilanciato: possediamo il calore intenso del fuoco, ma ci manca un freddo equivalente. “habemus enim calorem ignis… at deest frigus” - (fr:12932) [abbiamo infatti il calore del fuoco… ma manca il freddo]. Pertanto, tutte le cose tendono verso rarefazione e disseccamento. Le “Instantiae Frigoris” [Istanze del Freddo] vanno ricercate con ogni diligenza, ad esempio in caverne o circondando i corpi con neve e ghiaccio. In natura si osservano condensazioni causate dal freddo, come la rugiada sui vetri: “rorationibus super vitra per interius fenestrarum, sub auroram, post gelu noctis” - (fr:12993) [rugiade sui vetri all’interno delle finestre, all’alba, dopo il gelo della notte]. Anche alcuni medicinali condensano gli spiriti, alcuni sedandone il moto, come la viola, altri scacciandoli, come gli oppiacei.


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[39.1-21-13338|13358]

39 Confronto con le teorie alchemiche di Paracelso

L’autore cerca, senza trovarla, la fonte precisa di una teoria, dimostrando poi attraverso brevi estratti l’influsso paracelsiano.

L’autore invita a un confronto tra un ‘Aditus’ e il brano in esame, notando anche una connessione con quanto detto in precedenza sulla Triade: “The reader should carefully compare this ‘Aditus’ with the present passage, and with what was said about the Triad in the last note but one” - (fr:13338). Sottolinea di non aver trovato in Paracelso la teoria esposta: “I have not been able to find in the works of Paracelsus any single passage or any combination of passages containing the precise theory propounded in the text” - (fr:13339). Tuttavia, brevi citazioni dimostrano che gran parte di queste concezioni derivano dalle sue opere. Viene riportato, ad esempio, un elenco paracelsiano di sostanze considerate zolfo: “‘Sulphurum multa sunt: Resina, Gummi, Botin [id est Terpentina], Axungia, pinguedo, butyrum, oleum, vinum ardens, &c.’” - (fr:13340) [Ci sono molti tipi di zolfo: Resina, Gomma, Botin (cioè Trementina), Strutto, grasso, burro, olio, acquavite, ecc.]. Seguono definizioni alchemiche dei principi: “‘Sal albus est: et omnes in se colores habet. Sulphur ardet. Ideo omnia olea continet. Mercurius diffluit. Ergo omnes in se humores claudit’” - (fr:13347, fr:13348, fr:13349, fr:13350, fr:13351) [Il Sale è bianco: e ha in sé tutti i colori. Lo Zolfo brucia. Perciò contiene tutti gli oli. Il Mercurio scorre. Dunque racchiude in sé tutti gli umori.]. Un’ulteriore citazione afferma che qualsiasi grasso non è altro che zolfo diviso in vari modi e nature (fr:13354), e illustra la presenza onnipresente dello zolfo col esempio dei fulmini in cielo (fr:13355, fr:13356, fr:13357).


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[40.1-170-13427|13596]

40 Note esplicative su consensi, dissensi e istanze magiche nel Novum Organum

Commenti a margine su simpatie, antipatie naturali e forze occulte nella filosofia baconiana

Il blocco esamina i “consensi” e “dissensi” tra le cose, come l’inimicizia tra piante. Ad esempio, “dissidium, quia juxta sata minus laete proveniunt, praesto ratio est: quod utraque planta succulenta sit et depraedatrix, unde altera alteram defraudat” - (fr:13447). Si discute l’uso medicinale del cavolo (brassica) contro l’ebbrezza, citando Catone: “Si voles in convivio multum bibere, coenareque libenter, ante coenam esto crudam quantum voles ex aceto” - (fr:13435). Viene menzionata la “dottrina delle segnature”, descritta come “a ’belief that every natural substance, which possesses any medicinal virtues, indicates, by an obvious and well-marked external character, the disease for which it is a remedy” - (fr:13496). Si nota l’influenza attribuita alla luna su agricoltura, salassi e follia, dove “blood should be let or herbs gathered at certain phases of the moon” - (fr:13544). Infine, si presentano le “istanze magiche”, in cui “materia aut efficiens tenuis aut parva est, pro magnitudine operis et effectus qui sequitur” - (fr:13577), come nel caso del fuoco, dei veleni o della polvere da sparo.


[41]

[41.1-241-13787|14027]

41 Indice tematico dell’introduzione: vita, opere e pensiero di Francis Bacon

Riferimenti a opere, concetti filosofici, influenza e critiche nella letteratura baconiana

Questo blocco costituisce l’indice di un’introduzione allo studio di Francis Bacon. Elenca sistematicamente i temi trattati, organizzati per voci alfabetiche. Le voci coprono le opere di Bacon, come il “Novum Organum, date of its composition and publication, 9” - (fr:13948) [Novum Organum, data della sua composizione e pubblicazione, 9] e il “De Augmentis, 6, 7, passim” - (fr:13790) [De Augmentis, 6, 7, passim], inclusi i suoi scritti su etica e religione: “Essays, Bacon’s, on religious subjects, 45” - (fr:13811) [Saggi, quelli di Bacon, su soggetti religiosi, 45]. Vengono esaminati i concetti centrali della sua filosofia, tra cui le “Forms, 12, 54-60” - (fr:13831) [Forme, 12, 54-60], le “Final Causes, 45, 64-68, 136, 137” - (fr:13825) [Cause Finali, 45, 64-68, 136, 137] e la “Induction, applied to the clearing up of our conceptions, 61” - (fr:13874) [Induzione, applicata al chiarimento delle nostre concezioni, 61]. L’indice documenta l’influenza di Bacon in Europa, come in “France, influence of Bacon’s writings in, 102-107” - (fr:13833) [Francia, influenza degli scritti di Bacon in, 102-107] e sulla “Royal Society, foundation of, suggested by Bacon’s New Atlantis, 11” - (fr:14017) [Royal Society, fondazione della, suggerita dalla Nuova Atlantide di Bacon, 11]. Sono inoltre registrate le sue opinioni religiose, come la “Indifference to religious controversies, shown by Bacon, 47, 49, 50” - (fr:13873) [Indifferenza verso le controversie religiose, mostrata da Bacon, 47, 49, 50] e le critiche ricevute, ad esempio “Liebig’s attack on Bacon, 10, 11, 12-14, 143, 144” - (fr:13900) [L’attacco di Liebig a Bacon, 10, 11, 12-14, 143, 144]. L’elenco include infine riferimenti incrociati a numerosi altri filosofi e scienziati, come Descartes, Galileo e Newton.


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[42.1-36-14047|14082]

42 Riferimenti bibliografici e tematici relativi a Francis Bacon

Un’indice di opere, concetti e autori collegati al pensiero e all’influenza di Francis Bacon.

Le frasi costituiscono un indice tematico che menziona opere di Bacon come “Sylva Sylvarum” - (fr:14059) e “Temporis Partus Masculus” - (fr:14067), insieme a concetti da lui esplorati, tra cui lo “Spirit” - (fr:14049), la “Transmutability of the Elements” - (fr:14079) e le sue nozioni su “Sympathy and Antipathy” - (fr:14060). L’indice registra testimonianze sul valore del suo metodo, come indicato in “Testimonies to the Value of Bacon’s Method and to his influence on the Progress of Science” - (fr:14070) [Testimonianze sul Valore del Metodo di Bacon e sulla sua influenza sul Progresso della Scienza]. Sono citati altri pensatori, come “Telesius” - (fr:14065) e “Spinoza” - (fr:14048), e temi secondari quali la separazione da lui auspicata tra “Theology and Science” - (fr:14073) [Teologia e Scienza] e la sua posizione per cui la “Superstition, worse than Atheism” - (fr:14055) [Superstizione, peggiore dell’Ateismo].


[43]

[43.1-30-14169|14198]

43 Repertorio di autori e nozioni dalla tradizione antica

Indice di nomi, concetti e fenomeni trattati con riferimenti paginali.

Il blocco elenca voci di un indice analitico, comprendenti filosofi come “Albertus Magnus” - (fr:14169) e “Anaxagoras” - (fr:14185), concetti come “Analogia hominis, non analogia universl” - (fr:14179) [Analogia dell’uomo, non analogia universale] e “Anticipationes Naturae or Mentis” - (fr:14192), e fenomeni naturali quali “Antipathiae rerum” - (fr:14193) [Antipatie delle cose] e “Animalcula a putrefactione generata” - (fr:14189) [Animaletti generati dalla putrefazione]. Si segnalano anche nozioni geografiche (“Andes” - fr:14186) e strumenti (“Alembica” - fr:14172). Il rispetto per gli antichi è indicato: “Antiquis constat honos” - (fr:14198) [Agli antichi spetta onore], sebbene si noti la loro limitata conoscenza geografica: “Antiqui quam exiguam mundi partem noyerant” - (fr:14196) [Gli antichi avevano conosciuto una parte del mondo quanto esigua]. Vengono menzionate teorie discutibili per l’epoca, come il fatto che “Antipodes qui primi asseruerunt, improbi habebantur” - (fr:14195) [Coloro che per primi sostennero gli Antipodi erano considerati disonesti].


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[44.1-25-14234|14258]

44 Voci d’indice su Aristotele e temi filosofico-scientifici

Le frasi costituiscono un indice analitico che cita ripetutamente Aristotele, con giudizi sulla sua filosofia e riferimenti alle sue opere. “magis realis, non nominalis” - (fr:14234) [più reale, non nominale] e “levis et inutilis ejus philosophia” - (fr:14239) [leggera e inutile la sua filosofia] ne esprimono una valutazione critica, mentre “consensus in philosophia ejus” - (fr:14240) [consenso nella sua filosofia] e “arbiter naturae” - (fr:14243) [arbitro della natura] ne attestano l’autorità. Vengono menzionate le sue opere “De Animalibus” - (fr:14236) e “Problemata” - (fr:14237), il suo sostegno da parte di Alessandro Magno (“Alexandri Magni opibus adjutus” - (fr:14241)) e la sua tendenza a teorizzare (“his tendency to theorise” - (fr:14246) [la sua tendenza a teorizzare]). L’indice include anche altri concetti quali l’arte non contraria alla natura (“Ars non est naturae contraria” - (fr:14248)), le arti liberali e meccaniche (fr:14251, fr:14252), l’astronomia e l’astrolabio (fr:14258, fr:14257), nozioni come l’assimilazione (fr:14256) e riferimenti storici o geografici come l’Asia poco conosciuta agli antichi (“Asia antiquis fere incognita” - (fr:14255)) e Artù Britanno (fr:14254).


[45]

[45.1-30-14294|14323]

45 Assiomi, metodo induttivo e riferimenti storici

La scala degli assiomi e l’influsso baconiano nel metodo scientifico.

Il testo tratta della natura e del metodo degli assiomi. Questi vengono descritti come supremi, notionali e astratti: “— suprema, notionalia et abstracta,” - (fr:14296) [— supremi, notionali e astratti, ]. Per la loro scoperta, è necessaria una nuova applicazione dell’Induzione: “—ad axiomatum inventionem nova Inductio applicanda est, 308-11.” - (fr:14297) [— per l’invenzione degli assiomi, una nuova Induzione deve essere applicata, 308-11.], e una volta trovati, devono essere dimostrati: “— eorum probatio facienda,” - (fr:14298) [— la loro dimostrazione deve essere fatta, ]. Esiste una scala ascensoria e descensoria degli assiomi “Axiomatum scala ascensoria et descensoria,” - (fr:14301) e si esplorano i fondamenti di quelli matematici: “Axioms, mathematical, their grounds,” - (fr:14302).

Un ruolo centrale è dato a Francesco Bacone (Francis Bacon). Di lui si dice che non fondò una setta “— sectam non condit, 319-20.” - (fr:14309) e non fu un dispensatore di particolari “— non particularium est largitor,” - (fr:14310), e che agì per causa di speranza “— ipse spei causa, 316-7.” - (fr:14308). Viene menzionato anche il giudizio che i posteri avrebbero avuto di lui “Bacon, Francis, judicium de eo futuris temporibus,” - (fr:14307) e le circostanze della sua morte “— circumstances of his death,” - (fr:14311). Si fa riferimento inoltre a Ruggero Bacone (Roger Bacon) per la sua dottrina e possibili allusioni a lui “Bacon, Roger, his doctrine of “ offendiCULE AMD 2Π” - (fr:14305) e “611 Bacon, Roger, possible allusion to,” - (fr:14306).

Il contesto include riferimenti a invenzioni e scoperte, come quelle di Ruggero Bacone “— his inventions, 491” - (fr:14307), il barometro come esempio “Barometer, an example of an ostensive and a travelling instance,” - (fr:14319) e l’esperimento di Pascal con esso “— Pascal’s experiment with,” - (fr:14320), e il cosiddetto “Balneum Mariae,” - (fr:14316). Sono citati eventi storici come l’inondazione dei barbari e il naufragio dell’Impero Romano “Barbarorum inundatio imperii Romani naufragium,” - (fr:14317) e fatti mitologici come quelli di Bacco e Cerere “Bacchi et Cereris facta,” - (fr:14304).

Tra gli altri autori menzionati vi sono il professor Bain “Bain, Professor, referred to, 432, 500, and elsewhere.” - (fr:14313), Beckmann “Beckmann’s History of Inventions, re-Jerred to, 313, 572, and elsewhere.” - (fr:14322), Bentham “Bentham, referred to,” - (fr:14323) e Basilio Valentino “Bastlius Valentinus,” - (fr:14321).


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[46.1-86-14543|14628]

46 Metodi scientifici, errori e osservazioni empiriche nelle opere di Bacone

Il testo tratta di dottrine filosofiche e metodi d’indagine. Si distingue tra scuole dogmatiche ed empiriche, promuovendo una loro unione: “Empiricam, inter et rationalem facultatem, conjugium verum” - (fr:14569) e si nota come “Empirici aut dogmatici adhuc scientias tractaverunt” - (fr:14570). Viene criticato il dogmatismo di alcune scuole precedenti e si discute la possibilità di un errore universale: “Error, Possibility of Universal, 207-8, 214-5” - (fr:14577). Il metodo fondamentale proposto è quello delle esclusioni: “Exclusions, Method of, 222, 258, 309-10, 324, 327, 355-6, 362-3, 396-403, 413, 416, 418-19” - (fr:14596). L’esperienza è centrale: “Experientia literata, 259-60, 306-7, 316” - (fr:14504) e “Experimenta lucifera et fructifera, 165, 261, 305, 324, 487” - (fr:14512). Si affrontano poi fenomeni naturali specifici come l’elasticità dell’aria, l’elettricità, la trasmutabilità degli elementi e il calore. Sono presenti numerosi riferimenti alle opere di Bacone e ad altri autori.


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[47.1-31-14642|14672]

47 Voci d’indice su fenomeni naturali e metafisica

Un repertorio di concetti che spazia dalle maree e gli esperimenti alla natura delle forme essenziali.

Il testo tratta di fenomeni naturali osservati, come il flusso delle maree, le proprietà del fuoco e del vino, e le coste della Florida con le sue foreste odorose. “Fluxus et refluxus maris” - (fr:14653) [Flusso e riflusso del mare]. Viene menzionato uno specifico trattato di Bacone sull’argomento: “— Bacon’s tract on, referred to in notes on Bk.” - (fr:14654). Un altro tema centrale è l’indagine sulla natura fondamentale delle cose, le “forme”, definite come leggi primarie della natura e differenze reali tra gli enti. Si discute della difficoltà di scoprirle e del loro status filosofico: “—opinio, quod inventu impossibiles sint” - (fr:14666) [L’opinione, che siano impossibili da scoprire]; “— revera sunt leges actus puri” - (fr:14667) [In realtà sono leggi dell’atto puro]; “— eas invenire, opus humanae scientiae” - (fr:14671) [Scoprirle è opera della scienza umana].


[48]

[48.1-125-14855|14979]

48 L’Induzione e le Istanze nell’Interpretazione della Natura

Il metodo induttivo come chiave per la conoscenza naturale, con la sua classificazione delle istanze sperimentali.

L’induzione è l’unica speranza per la conoscenza: “Inductio spes unica” - (fr:14856). Essa viene contrapposta alla logica volgare e richiede una nuova applicazione con rifiuti ed esclusioni: “— nova adhibenda” - (fr:14859) e “—debitis rejectionibus et exclusivis utitur” - (fr:14860). È la chiave per l’interpretazione della natura: “— clavis interpretationis” - (fr:14861), e deve separare, respingere ed escludere fino a giungere a un’affermativa: “—debet separare, rejicere, excludere” - (fr:14862) e “—non perfecta priusquam in affirmativa requiescat” - (fr:14863). Questo metodo si applica a tutte le scienze: “— applicable to all sciences” - (fr:14865).

Strumento centrale sono le Instantiae praerogativae (istanze privilegiate), che includono molti tipi, come quelle solitarie, migranti, ostensive, clandestine e l’Instantia crucis: “Instantiae praerogativae… (1) solitariae… (2) migrantes… (14) crucis” - (fr:14892, 14893, 14904). Queste costituiscono strumenti per la mano e per la mente: “Instrumenta manus et mentis” - (fr:14938).

Tale approccio si colloca nel quadro dell’Instauratio magna, un’opera in sei parti: “Instauratio magna… Instaurationis Pars Prima… — Pars Secunda… — Pars Sexta” - (fr:14931-14937). Il fine è l’Interpretatio naturae, il vero lavoro della mente: “Interpretatio naturae opus mentis verum et naturale” - (fr:14951). L’intelletto, se lasciato a sé stesso, è un impedimento e deve essere guidato: “Intellectus sibi permissus” - (fr:14939) e “— cohibendus” - (fr:14943).

La scienza deve servire a invenzioni pratiche per il miglioramento della condizione umana: “Inventions for the relief of man’s estate, science to be applied to” - (fr:14961). Vi sono riferimenti a scoperte concrete, come quella di Fracastorio sulla padella o la barca sottomarina: “Inventum Fracastorii de sartagine” - (fr:14963) e “— scaphae, quae subter aquis homines vehat” - (fr:14964). L’indice cita inoltre altri autori come Keplero e Kant.


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[49.1-26-15593|15618]

49 Sezione di indice analitico

Voci che spaziano da concetti di fisica e scienza a temi filosofici e retorici, con rimandi paginali.

L’elenco costituisce una parte di indice, con termini come “caloris ejus respectu ignis differentia” - (fr:15593) [differenza del calore rispetto al fuoco] e “its action on the tides” - (fr:15594) [la sua azione sulle maree]. Sono presenti voci sul Sole e le macchie solari, sull’invenzione degli occhiali e sull’analisi spettrale. In ambito filosofico, compaiono i sofisti antichi (“Sophistae veteres, 185, 255, 262-4” - (fr:15602)), gli “Sophistici Elenchi” - (fr:15604) e gli idoli della caverna (“Specus idola, 216-7, 230-3” - (fr:15617)). Si trovano inoltre riferimenti al suono (“Soni communicatio, 489, 526-8, 555-7, 559- — velocitas, 526” - (fr:15601) [comunicazione del suono, 489, 526-8, 555-7, 559- — velocità, 526]), ai pesi specifici e a virtù specifiche. L’indice cita autori come Solinus e Spedding, nonché un proverbio di Salomone.


[50]

[50.1-31-15678|15708]

50 Voci dall’indice di un’opera baconiana

Riferimenti al metodo, ai fenomeni naturali e ai contemporanei.

Il testo elenca voci necessarie per la storia naturale e il metodo delle istanze, come quelle negative e comparative sul caldo “— ad historiam naturalem perficiendam necessariae” - (fr:15678) [cose necessarie per completare la storia naturale] e “— graduum seu comparativae in calido” - (fr:15681). Tratta di fenomeni come il magnetismo terrestre “— ejus vis magnetica secundum Gilbertum” - (fr:15705) e l’invenzione dei telescopi “Telescopes, their invention” - (fr:15686) [L’invenzione dei telescopi]. Contiene riflessioni sul tempo, che “flucii instar solida mergit” - (fr:15694) [come un fiume sommerge le cose solide], e indagini sulla Terra, come gli effetti di una sua perforazione “Terra si esset perforata, quae evenirent” - (fr:15703). Sono frequenti i riferimenti al “Novum Organum” e al “Temporis partus” “Temporis partus, Novum Organum” - (fr:15691), nonché a filosofi come Telesio “Telesius” - (fr:15687).


[51]

[51.1-31-15738|15768]

51 Voci di indice su scienza e filosofia naturale

L’utilità e la verità sono gli scopi ultimi della scienza: “Utilitas et fructus scientiarum meta” - (fr:15745) e “et veritas res ipsissimae” - (fr:15747). Si discute della teoria ondulatoria del calore (fr:15738) e si mette in dubbio che l’uniformità di opinione sia una prova di verità (fr:15739). Il metodo d’indagine è centrale, con riferimenti a test unilaterali (fr:15740) e alla variazione degli esperimenti (fr:15753). Un tema ricorrente è il vuoto, la sua introduzione, repulsione e natura (fr:15748, fr:15749, fr:15750). Si affrontano fenomeni naturali come vapori riscaldati (fr:15752), la vegetazione delle piante (fr:15758), veleni specifici (fr:15763) e il ruolo dei venti nel contrastare la pestilenza dell’aria (fr:15765). Altri spunti riguardano le università ai tempi di Bacone (fr:15741), il legame tra Venere e il sole (fr:15767) e come i subacquei possano restare a lungo sott’acqua (fr:15744).


[52]

[52.1-658-15846|16503]

52 Catalogo di opere accademiche dalla Clarendon Press, Oxford

Un elenco di pubblicazioni accademiche suddivise per discipline, con dettagli su autori, edizioni, formati e prezzi.

Questa lista presenta una selezione di opere stampate a cura della Clarendon Press di Oxford, organizzate in diverse aree disciplinari. Comprende principalmente dizionari storici ed etimologici, come “A New English Dictionary on Historical Principles, founded mainly on the materials collected by the Philological Society” - (fr:15866) [Un nuovo dizionario inglese su principi storici, basato principalmente sui materiali raccolti dalla Società Filologica] e “A Greek-English Lexicon, by H. G. Liddell, D.D., and Robert Scott, D.D.” - (fr:15899) [Un lessico greco-inglese, di H. G. Liddell, D.D., e Robert Scott, D.D.]. Una sezione è dedicata al diritto inglese e romano, con testi quali “Principles of the English Law of Contract” - (fr:15932) [Principi della legge inglese dei contratti] e “Elements of Jurisprudence” - (fr:15968) [Elementi di giurisprudenza]. Seguono opere di storia, biografia e storiografia, come la “History of the Rebellion and Civil Wars in England” - (fr:16097) [Storia della ribellione e delle guerre civili in Inghilterra] di Clarendon. La sezione di filosofia e logica include testi di autori come Berkeley, Hegel e Hume, ad esempio “Prolegomena to Ethics” - (fr:16386) [Prolegomeni all’etica]. Infine, sono elencati manuali e trattati di scienze fisiche e botanica, tra cui “Comparative Anatomy of the Vegetative Organs of the Phanerogams and Ferns” - (fr:16422) [Anatomia comparata degli organi vegetativi delle fanerogame e delle felci]. L’indirizzo di pubblicazione e distribuzione è “Oxford AT THE CLARENDON PRESS LONDON: HENRY FROWDE OXFORD UNIVERSITY PRESS WAREHOUSE, AMEN CORNER, E.C.” - (fr:15859).


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