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F. Enriques - Compendio di storia del pensiero scientifico | L | v


1 Origini e sviluppo della scienza antica

Roma, Novembre Federigo E nriques Giorgio de Santillana P arte prima LA SCIENZA ANTICA EnriquesF. [19]

Si presenta un’analisi della scienza antica, che nasce in Grecia e si sviluppa in diverse fasi. Si distingue un periodo ellenico, seguito da uno ellenistico, un periodo greco-romano e un periodo di decadenza. Si tratta di un’indagine che si concentra sulle colonie greche nel bacino del Mare Egeo e dell’Ionio, dove sorse la filosofia greca per opera di studiosi, i naturalisti ionici, come Talete di Mileto e Anassimandro. Si discute dell’importanza delle colonie italiche, in particolare della Scuola pitagorica, che fiorì tra il 532 e il 500, e delle sue ramificazioni in varie città della Magna Grecia e della Sicilia. Ci si riferisce alla scuola d’Elea e ad Empedocle d’Agrigento, che mostrano una solidarietà intellettuale tra i centri più lontani della speculazione. Si tratta di un periodo in cui le relazioni intellettuali tra le diverse parti del mondo greco si fecero più facili, grazie agli eventi politici e allo sviluppo dei commerci. Si discute infine dell’importanza di Atene come centro del movimento letterario e della nascita della grande scuola socratica, con Socrate, Platone e Aristotele.


2 L’Eredità Scientifica dell’Età Ellenistica e Romana

La civiltà greca si diffonde e si fonde con quella orientale. Si discute della transizione dalla Grecia indipendente all’era ellenistica, segnata dalla conquista di Filippo di Macedonia e dall’impero di Alessandro Magno, che estese i confini del mondo ellenico [la Grecia cade sotto il dominio di Filippo il Macedone [48], Quattro anni dopo, Alessandro riuniva i Greci in un comune sforzo di conquista [49]]. Si fa riferimento alla divisione dell’impero alessandrino dopo la sua morte [Alla morte di Alessandro (323), l’impero si divideva fra i suoi diadochi [50]]. Si tratta dell’ambiente favorevole alla fioritura delle arti e delle scienze nelle corti dei nuovi regni, con centri culturali a Alessandria, Pergamo e Rodi [Le corti dei nuovi reami…offrono un ambiente nuovo e favorevole al fiorire delle arti e delle scienze [51]]. Si riferisce al ruolo di Alessandria come centro scientifico, con studiosi che si scambiano scoperte e conoscenze [Tuttavia Alessandria resta per tutte queste città come faro della scienza [53]]. Ci si sofferma sulla fine del periodo filosofico creativo della scienza ellenica con la perdita della libertà greca [Ma con la libertà della Grecia è finito anche il periodo filosofico creativo della scienza ellenica [54]]. Si discute dell’interesse crescente per la vita pratica e morale, che distacca la filosofia dalla speculazione scientifica [L’interesse prevalente per i problemi della vita pratica e morale ha distaccato a poco a poco la filosofia dalla speculazione scientifica [55]]. Si tratta della tendenza a circoscrivere la scienza entro discipline particolari [Fra i grandi scienziati del periodo ellenistico ricordiamo pochi nomi [57]]. Si presenta una lista di importanti scienziati, matematici, astronomi, geografi, medici e enciclopedisti [EUCLIDE di Alessandria (fiorì verso il 300 a. C.) [58], M . Terenzio Varrone reatino (116-27 a. C.) [72]]. Si discute della transizione dalla polis all’impero di Alessandro, e successivamente alla ripartizione del mondo mediterraneo in diverse potenze [L’unità statale originaria, la polis…era venuta a perdersi nell’impero di Alessandro [63]]. Si fa riferimento all’influenza romana, con l’afflusso di ricchezze e prodotti culturali ellenistici [A ll’Urbe, che veniva ormai prendendo aspetto di capitale del mondo, affluivano le ricchezze d’Oriente [66]]. Si tratta della tendenza all’eclettismo e all’enciclopedia nella scienza romana [I Romani non ebbero funzione propriamente creativa nella storia del pensiero [68]]. Si presenta una lista di enciclopedisti romani e trattati su discipline particolari, come architettura, agricoltura e acquedotti [VlTRUVIO PoLLIONE (I secolo e. v.) sull’Architettura [77]]. Si fa riferimento a figure come Strabone, Tolomeo e Galeno, che rientrano nell’orbita della civiltà romana [il geografo STRABONE di Amasia (c. 63 a. C.-c. 25 e. v.) [81]]. Si discute del declino della cultura dovuto al tracollo dell’Impero [Passato il tempo degli Antonini, il rapido tracollo dell’Impero, dovuto a un complesso di cause sociali, economiche e religiose, precipita il decadere della coltura [83]].


3 I primi filosofi ionici e la cosmogonia

“Talete lì per lì non rispose; ma, pochi giorni dopo, istruì un tale a presentarsi all’amico, come se sbarcasse proprio allora da Atene.” [114]

Il testo presenta le prime fasi del pensiero filosofico ionico, con particolare attenzione a Talete e Anassimandro. Si discute dell’importanza del problema della natura delle cose, che presuppone l’identità o unità della materia, e si tratta della dottrina di Talete, che considerava l’acqua come origine della vita. Si riferisce poi alla cosmogonia di Anassimandro, che postulava l’infinito come materia prima, e si discute della sua teoria dell’evoluzione della vita, con il suo pensiero che si concentra sulla ricerca di leggi universali. Si tratta infine della riflessione di Anassimandro sulla Terra libera nello spazio e immobile, rispetto a cui l’alto e il basso hanno senso puramente relativo, che viene lasciata cadere da Anassimene.


4 La Matematica Pitagorica e le sue Radici Materiali

La relazione tra numeri e materia nella filosofia pitagorica.

Si presenta un’analisi dell’idea pitagorica delle monadi, che affonda le sue radici nella filosofia democritea e in Anassimandro. Si discute come la materia cosmica, condensandosi e rarefacendosi, dia origine a diverse forme e stati, come l’acqua, la terra e il fuoco. “Una materia cosmica diffusibile — che potrà magari concre tarsi in aria o fuoco, o in un miscuglio di aria e di fuoco — prende varie forme e stati, per condensazione e rarefazione” [332]. Ci si sofferma poi sull’analogia tra la condensazione del vapore e la cristallizzazione, che suggerisce come la sostanza primitiva infinita, la matrice delle cose, dia origine alla materia propriamente detta per condensazione attorno a un gruppo di punti o centri monadici. “Un’osservazione simile può aver suggerito ai Pitagorici questa veduta : la sostanza primitiva infinita — la matrice delle cose, che essi concepiscono come essenzialmente ignea — dà origine alla materia propriamente detta (e in parti colare al solido che ne costituisce il tipo) per condensazione attorno ad un gruppo di punti o centri monadici” [335].

Si tratta della conoscenza dei numeri e delle regole di calcolo, elevata al di sopra dei bisogni del commercio da Pitagora, e delle loro proprietà, come i numeri pari e dispari, i numeri amici e i numeri perfetti. “La conoscenza dei numeri e delle regole di calcolo è venuta in Grecia dai Fenici, ma Pitagora elevò Varitmetica al di sopra dei bisogni del commercio, facendone oggetto di pura scienza” [338]. Si analizza inoltre l’uso dell’abaco e la regola per formare i quadrati, che suggerisce una connessione tra i numeri e l’idea del perfetto. “Ora la generazione dei quadrati dalle serie dei numeri dispari suggerisce di congiungere a codesti numeri l’idea del perfetto” [342].

Si discute infine delle analogie tra i principi opposti, come il bene e il male, il limite e l’illimitato, e come queste si spieghino con la teoria monadica della materia. “Ora è notevole che fra gli opposti si distinguono due gruppi : il a bene », la « luce » ecc. stanno da una parte, col « limite » e col « numero dispari », di fronte al « male », alle « tenebre », all’ «illimitato » e al « numero pari» [347]. Il cosmo, infine, è concepito come limitato nello spazio, cioè sferico. “Il cosmo sarà limitatovnello spazio, cioè sferico” [351].


5 La concezione parmenidea della materia

“Non è divisibile, poiché tutto è simile a se stesso.” [466]

Si tratta della dottrina fondamentale di Parmenide, che pone una materia primitiva impenetrabile, cui s’accordano soltanto gli attributi geometrici: spazio pieno o materia estesa. “Egli non sa concepirlo come illimitato (« se gli mancasse il limite tutto gli mancherebbe ») e gli attribuisce la forma d’una sfera perfetta” [478]. Si discute l’impossibilità di un cambiamento o di un divenire qualsiasi, poiché “non si può dire nè pensare che sia dal non esistente” [490]. Si riferisce inoltre alla tradizione ionica, che vedeva una causa sistematica del processo cosmico nel moto di rotazione del mondo, connesso all’idea di forze centrifughe. “La giustizia tiene nei suoi saldi legami il nascere e il perire” [494].


6 I paradossi di Zenone: corsa, freccia e stadio

La sfida tra Achille e la tartaruga, la freccia ferma, lo stadio in movimento.

Si presenta un’analisi dei paradossi di Zenone, incentrata sulla corsa tra Achille e la tartaruga, dove “Nella gara Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga, sol che le dia un vantaggio iniziale” [560]. Si discute poi del paradosso della freccia, “Una freccia che vola per l’aria occupa in ogni istante un certo luogo” [568], e del quarto argomento, “Si confrontano tre file parallele di punti materiali allineati a distanze uniformi” [578]. Si tratta di argomenti che “per molto tempo si è veduta soltanto la negazione del movimento” [563], e che “nel terzo argomento di Zenone, detto della freccia, si fa vedere analogamente che — come lo spazio lineare non è composto di « punti successivi » — nemmeno il tempo è composto d’istanti o tempuscoli elementari” [567]. Ci si riferisce a “il ragionamento di Zenone vuol essere una riduzione all’assurdo della tesi monadica dei Pitagorici, e una dimostrazione della continuità della linea” [566]. Si conclude con “Aristotele rimprovera a Zenone di confondere il moto rispetto a corpi mobili con quello rispetto a corpi in quiete” [580].


7 Cosmologie Antiche: Empedocle e Anassagora

“Ippolito riferendoci tali notizie aggiunge che Anassagora fu il primo a dare questa spiegazione delle eclissi e della visibilità del sole e della luna” [762.1]. Si presenta un’analisi delle cosmologie di Empedocle e Anassagora, con un focus sulla spiegazione dei fenomeni naturali e la formazione del cosmo. Si discute di come i filosofi greci tentassero di spiegare il divenire della realtà attraverso il concetto della tradizione ionica, sviluppando sistemi cosmici complessi. Si tratta di come Empedocle, pur animando tutte le cose, aggiungesse l’Amore e l’Odio come forze attrattive e repulsive, che dominano alternativamente i cicli della vita del mondo. “E queste cose (gli elementi) nella lor continua mutazione non cessano mai ora di ricongiungersi tutte in unità per l’Amore ora invece ciascuna per sè d’esser rapite nell’inimicizia dalla Contesa” [762.11].

Si discute poi del sistema di Anassagora, basato sul concetto della forza centrifuga, che spiega la rotazione del mondo e la separazione delle qualità della materia. “Il denso e l’umido, il freddo e l’oscuro si riunirono dove ora è la Terra, mentre il raro e il caldo, il secco (e il luminoso) si portarono verso la regione esterna dell’etere” [762.41].

8 La Cosmogonia e l’Analisi Sensoriale nell’Antichità

“Sotto le stelle stanno il Sole e la Luna, e anche altri corpi oscuri che li accompagnano nella rotazione” [763.1]. Si presenta un’analisi del pensiero cosmologico e sensoriale nell’antichità, con particolare attenzione a filosofi come Anassagora ed Empedocle. Si discute l’origine del moto rotatorio del mondo e l’importanza del Nous, una sostanza pura e separata che ha dato l’impulso primitivo al moto. Si tratta della caduta dei gravi, determinata dalla forza centrifuga e dalla differenza di peso tra masse grandi e piccole. Si analizza il ruolo della ragione (Nous) nel sistema meccanico, evidenziando come sia un elemento provvidenziale e un Deus ex machina. Si affronta la questione della sopravvivenza dei più adatti, un concetto precursore della selezione naturale di Darwin, e si esamina l’analisi delle sensazioni, con particolare riferimento al medico pitagorico Alcmeone e alla sua critica dei sensi. Si discute l’importanza dell’azione reciproca tra oggetto e soggetto nella percezione sensoriale, secondo le teorie di Empedocle e Anassagora. “Il ricorso alla ragione è magnificato da Aristotele nella Metafisica: « Colui che primo, nella Natura come negli animali, disse la Ragione causa dell’ordine e della disposizione del Tutto, parve LA SCIENZA ANTICA 73 quasi il solo uomo sobrio in mezzo ad una compagnia di ubriachi, che non sapevano quel che si dicevano» [763.11].

9 Le teorie sulla sensazione e la materia negli antichi filosofi

Empedocle e Anassagora spiegano la sensazione attraverso effluvii e opposti, mentre Aristotele descrive la formazione di immagini nella pupilla. Si discute delle teorie di Empedocle e Anassagora sulla sensazione a distanza, con Empedocle che ammette l’emissione di effluvii da parte dei corpi e Anassagora che sostiene che la percezione sia prodotta dagli opposti. Si descrivono i diversi sensi, come la visione, il suono, l’olfatto e il tatto, e si introduce l’idea di Anassagora che la percezione sia prodotta dagli opposti. Si menziona anche l’influenza di questi filosofi su epigoni eclettici e si discute della teoria atomica di Leucippo e Democrito, che propone l’esistenza di atomi mobili nel vuoto per spiegare la generazione e la distruzione delle cose. Si analizzano le proprietà della materia, come il peso specifico, la durezza e il calore, e si introduce l’idea che gli atomi abbiano forme diverse per spiegare le differenze qualitative delle materie. Si discute anche della vita e delle opere di Leucippo e Democrito, e si sottolinea il loro contributo alla scienza antica. “Per spiegare la sensazione a distanza, Empedocle ammette che 7 6 PARTE PRIMA da tutte le cose partano degli effluvii” [764.1]. “Così nasce la visione” [764.2]. “Il suono deriva dall’urto dell’aria mossa che per l’orecchio si trasmette all’encefalo” [764.3]. “Ma Anassagora — secondo Teofrasto — dice che la percezione è prodotta dagli opposti” [764.6]. “L’ipotesi atomica è nata dunque da un concetto a priori della materia” [764.30]. “In modo simile sembra si debba tener conto della proprietà d’un corpo d’esser più duro o più molle” [764.60].


10 La Sofistica e la Nascita della Cultura Democratica

Nondimeno i polemisti, e soprattutto Platone che è più vicino alle origini del movimento, mostrano in più modi di sentire l’importanza e la forza di coloro che han preso a combattere [1034]. Si discute dell’emergere della Sofistica nella Grecia del V secolo, un periodo segnato dalle vittorie sui Persiani e dalla fioritura della democrazia, che portò alla diffusione della cultura e di idee innovative tra il popolo. Si tratta di un’epoca in cui la scienza, precedentemente aristocratica, si apre alla partecipazione popolare, con maestri salariati che insegnano e educano. Il nome “sofisti” deriva da “dotto” o “professore”, ma in seguito assunse connotazioni negative a causa delle polemiche. Si evidenzia come la filosofia eleatica, con la sua negazione della realtà sensibile, abbia suscitato una reazione, con Protagora e Gorgia che sostengono che ogni conoscenza è umana e relativa all’individuo, come espresso nella celebre frase “l’uomo è la misura di tutte le cose” [1066]. Si sottolinea inoltre come questa posizione filosofica trovi riscontro nel pensiero moderno, con figure come George Berkeley e Stuart Mill, e come Protagora abbia scritto “Discorsi demolitori della Verità” [1072] per contrastare la verità metafisica che pretende di superare il giudizio dei sensi [1073].


11 La Quadratura del Cerchio e il Relativismo Sofistico

“Il sofista pretendeva risolvere il problema della quadratura del cerchio” [1124]. “Se si prosegue il raddoppiamento dei lati, diceva, il poligono iscritto con un gran numero di lati finisce per confondersi (sensibilmente) con la circonferenza” [1125].

Si discute della polemica tra i Sofisti e i Pitagorici, con particolare attenzione al nominalismo di Antifonte e al suo scetticismo. Si rimprovera a Protagora di aver affermato che “su ogni cosa vi sono due discorsi opposti” [1137], ma si suggerisce che egli volesse mettere in luce il valore delle “antilogie” [1138]. Si analizzano le implicazioni del principio di contraddizione, evidenziando come Protagora abbia probabilmente cercato di precisarlo e limitarlo [1141-1144]. Si esamina l’evoluzione della logica, dalla retorica di Gorgia all’uso di sofismi, e si sottolinea l’importanza di Protagora nella definizione del relativismo [1136-1140]. Si presenta un ritratto di Protagora, evidenziando la sua influenza e la sua morte tragica [1153-1172].


12 La critica sofistica e la revisione dei valori

« Amiamo il bello senza inebriarcene, e filosofiamo senza mollezze ». Si presenta un’epoca caratterizzata da un’armoniosa evoluzione della civiltà ellenica, in cui arte e filosofia raggiungono il loro apice [1200, 1202]. Il popolo ricercava avidamente la cultura, veicolata dai Sofisti, che, a loro volta, traevano dalla scienza della natura una nuova prospettiva sulla vita e sui problemi umani [1203, 1204]. La scienza, secondo Windelband, divenne una forza sociale, influenzando la politica [1205]. La critica sofistica si concentrava sulle credenze morali e religiose, e sugli istituti tradizionali della società greca [1206].

La scoperta del “relativo” influenzò il pensiero religioso e morale di filosofi come Senofane ed Eraclito [1207]. Una filosofia radicale, in un ambiente favorevole, portò a una revisione dei valori [1208]. L’espansione commerciale, l’estensione dei rapporti con altri popoli e l’eguaglianza di diritti, in contrasto con la disuguaglianza di fatto, portarono a costumi, giudizi, aspirazioni e idee audaci [1209, 1210].

La discriminazione tra “natura” e “apparenza” delle cose, trasferita dall’ordine fisico all’ordine sociale, acquisì un nuovo significato, con la formula “per natura” e “per convenzione” [1211]. I filosofi, in nome dell’esperienza, esaminavano i problemi umani con un metodo che metteva in discussione le nozioni ricevute, trattandole come cose da spiegare [1212, 1215]. Questo atteggiamento, simile alla “filosofia dei lumi” del diciottesimo secolo, interrogava le vecchie fedi e i vecchi istituti [1213, 1214].

Le azioni e i sentimenti venivano stimati in concreto, secondo i motivi che li determinavano [1215]. La buona condotta era giustificata dalla felicità che ne conseguiva, ma Polo sosteneva che anche i malfattori potevano ottenere la felicità [1216, 1217]. L’ordinamento dello Stato, secondo Licofrone, si basava su un contratto sociale, mentre Callide sosteneva che la legge proteggesse i deboli dai forti [1218, 1219]. Trasimaco, al contrario, riteneva che la legge rispondesse alla volontà dei più forti [1220].


13 La reazione contro i Sofisti nell’Atene del V secolo a.C.

“Il popolo ateniese, in un primo momento simpatizzante per quel che sapeva di avventura intellettuale, aveva prontamente assimilato le nuove idee portate da questi maestri stranieri ed atei” [1242].

Il testo analizza la reazione popolare e intellettuale all’emergere dei Sofisti nell’Atene del V secolo a.C. Si discute come le critiche dei Sofisti, che minacciano l’autorità e la stabilità sociale, abbiano suscitato una forte opposizione da parte dei conservatori. Si tratta di un momento negativo nell’evoluzione delle idee morali, che richiede un’analisi che vada oltre il singolo evento, considerando l’ordine sociale. Si riferisce alla filosofia di Protagora, che assume l’uomo come misura di tutte le cose, e si discute come la divulgazione della scienza e della critica abbia portato a un movimento anti-intellettuale. Si evidenzia la figura di Socrate, che esprime questa reazione nel pensiero, e si analizzano le sue connessioni con i Sofisti, distinguendolo per il suo approccio indipendente e la sua ricerca di definizioni universali. Si tratta di un’indagine che mira a scoprire la verità oggettiva e a fondare razionalmente le norme della condotta, in contrapposizione all’empirismo dei Sofisti.


14 L’Opinione Vera e la Scienza

“Giova intanto spiegare il senso preciso della distinzione che qui occorre fra « intelligibili » e « sensibili » [1299]. Si presenta una discussione sulla distinzione tra intelligibile e sensibile, con l’obiettivo di chiarire le origini del problema della conoscenza. Si discute della comune opinione che i dati dei sensi siano oggetti del pensiero, soddisfacendo il principio di contraddizione di Parmenide. Si evidenzia come il dubbio sulla contraddittorietà intrinseca della realtà sensibile possa essere superato considerando che i sensi non definiscono mai alcunché di preciso. Si tratta della relazione tra pensiero e realtà, con particolare attenzione a come la scienza debba accordare il pensabile con il sensibile. Si esamina il concetto di “opinione vera” accompagnata da ragione, come formulato da Democrito, e la sua rilevanza per la scienza razionale, che si avvicina al “razionalismo sperimentale” moderno. Si sottolinea come la fede razionalistica, che cerca di ritrovare nella natura le forme matematiche, sia un elemento chiave nella ricerca scientifica.


15 La scienza nell’età ellenistica

“Il più piccolo di essi, la Macedonia, era quattro volte più esteso della massima confederazione del IV secolo, la Lega peloponnesiaca” [1702]. Si presenta un periodo storico caratterizzato dalla trasformazione del mondo greco a seguito delle conquiste di Alessandro Magno. Si discute della fusione tra elementi greci e persiani, come evidenziato da Plutarco che fa riferimento a un’armonia tra i diversi popoli “insieme conferendo i più disparati elementi come in un cratere d’amicizia” [1696]. Si tratta della morte prematura di Alessandro e della successiva divisione del suo impero in regni sotto il dominio di dinastie macedoni, come gli Antigonidi, i Seleucidi e i Tolomei. “La morte immatura di Alessandro (323) lasciò l’opera incompiuta” [1697]. Ci si riferisce alla trasformazione del mondo greco e alla diffusione di usi e costumi orientali, con la nascita di nuovi centri di prosperità come Pergamo, Laodicea e Alessandria. “I nuovi regni dell’Oriente ellenistico erano grandi potenze nel senso moderno” [1701]. Si discute dello sviluppo scientifico e culturale ad Alessandria, con la creazione del Museo e della Biblioteca, che divennero centri di studio e ricerca. “Sotto la direzione di Demetrio del Fai ero, di Zenodoto grammatico e di Stratone di Lampsaco sorsero il a Museo” [1713]. Si tratta del declino della scienza ellenistica, dovuto a fattori come la perdita di interesse filosofico e la decadenza delle condizioni sociali ed economiche. “Nell’atteggiamento della scuola matematica di Alessandria verso i geniali metodi inventivi di Archimede, e nello spirito critico un po’ arido d’Ipparco, si possono scoprire i primi segni della decadenza” [1723]. Si discute della perdita delle radici culturali greche e dell’impatto negativo dell’urbanesimo e della schiavitù. “La coltura greca era di origine essenzialmente regionale ed agraria” [1729]. Infine, si discute della necessità di un rinnovamento culturale e intellettuale per evitare la decadenza. “Per ogni opera umana, e tanto più nel dominio della intelligenza, fermarsi significa immancabilmente decadere” [1727].


16 Modelli Cosmologici Antichi: Eudosso e Aristotele

Il sistema di Filolao costituisce un primo tentativo di render conto dei moti dei pianeti e dell’alternarsi delle stagioni [1807.1]. Si presenta un sistema di modelli cosmologici, a partire da Filolao, che tentano di spiegare i moti planetari e le stagioni. Questi primi tentativi, come quello di Iceta ed Ecfanto, ipotizzano una Terra congiunta all’Antiterra, rotante attorno all’asse polare [1807.2]. Successivamente, Eudosso di Cnido, con il suo sistema di sfere concentriche, cerca di risolvere le difficoltà insite nel modello filolaico, in particolare le stazioni e retrogradazioni dei pianeti [1807.4, 7].

Il modello di Eudosso, basato su principi geometrici, prevede che ogni pianeta sia portato da una sfera girevole su due poli, con rotazione uniforme [1807.17]. Per spiegare le variazioni di velocità e i moti apparenti dei pianeti, si introduce una complessa struttura di sfere concentriche, fino a raggiungere un totale di 26 sfere per pianeta e 27 con quella delle stelle fisse [1807.21]. Aristotele, pur apprezzando il modello di Eudosso, lo integra con una teoria fisica, introducendo l’idea di sfere reagenti per annullare i moti e creare un sistema meccanico coerente [1807.36].

Tuttavia, il modello aristotelico, con le sue 55 sfere, presenta delle difficoltà, come la variabilità di splendore dei pianeti, che suggerisce variazioni nelle distanze dalla Terra [1807.42]. Questo porta a mettere in discussione l’ipotesi di sfere concentriche alla Terra [1807.45].

17 L’Evoluzione delle Teorie Astronomiche nell’Antichità

Eraclide d’Eraclea, un filosofo con un ingegno vasto e ardito, intuì che il centro della circolazione dei pianeti non fosse la Terra, bensì il Sole. “Il passo decisivo in questo senso fu compiuto da un filosofo di scepolo di Platone, e del quale assai poco sappiamo, se non che in un corpo debole e deforme racchiudeva un ingegno vasto ed ardito : Eraclide d ’Eraclea, detto Eraclide Pontico” [1808.1]. Questo portò a un sistema con epicicli attorno al Sole, che a sua volta girava attorno alla Terra, rinunciando alla simmetria delle sfere eudossiane. “Studiando i moti di Mercurio e di Venere, osservando le loro digressioni alternate e regolari a destra e a sinistra del Sole, Era clide intuì che il centro della loro circolazione non poteva essere la Terra, bensì un altro punto collocato nella direzione del Sole” [1808.2].

Il riassunto descrive l’evoluzione delle teorie astronomiche nell’antichità, partendo dalle intuizioni di Eraclide d’Eraclea, che propose un sistema eliocentrico primitivo. Questo sistema, pur presentando delle incongruenze, aprì la strada a nuove idee e concetti fondamentali, come l’eccentricità e l’epiciclo. Successivamente, Aristarco di Samo propose un sistema eliocentrico più completo, che però non ebbe un grande seguito. Infine, Tolomeo, con la sua “Massima”, cercò di conciliare le osservazioni con un modello geocentrico, introducendo elementi come l’equante per spiegare i moti planetari.


18 La Dottrina Epicurea e Stoica

“La sensazione (che Epicuro spiega, come Democrito, colla teoria degli Idola) rispecchia sempre una realtà : un oggetto o un fatto di cui non è lecito dubitare senza scuotere le basi della nostra salute spirituale” [2191].

Il testo esamina le dottrine epicurea e stoica, partendo dalla concezione democriticoaristotelica dell’origine delle idee dalle sensazioni. Si discute dell’importanza della sensazione, vista come riflesso di una realtà oggettiva, e del pericolo dell’errore derivante dall’esercizio del pensiero. Si tratta di un’analisi che si estende dalla logica induttiva alla visione del sistema cinetico, fino alla morale epicurea e alla sua successiva evoluzione. Il testo si riferisce al concetto di “clinamen” di Lucrezio, che introduce una deviazione minima dalle leggi del peso per garantire il libero arbitrio, e si conclude con una riflessione sulla dottrina stoica, che enfatizza la necessità di accettare il determinismo universale e di perseguire la virtù come fondamento della felicità.


19 L’Accoglienza della Cultura Ellenistica a Roma

“Infine l’ultima fase di sviluppo della scepsi greca è, come si è detto, una dottrina strettamente empiristica” [2338].

Si presenta un’analisi dell’assimilazione della cultura ellenistica a Roma, a partire dalla sua vittoria sulla Cartagine nel 200 a.C. [2345]. Si discute come, nonostante l’iniziale resistenza da parte dei conservatori [2353, 2354], Roma accolse i centri culturali ellenistici [2341], portando alla coesistenza di figure come medici greci e storici romani [2342]. Si tratta dell’integrazione di filosofi e letterati greci, con un’enfasi sull’utilità pratica delle conoscenze [2358, 2359], e come l’aristocrazia romana cercò di bilanciare l’influenza greca con la preservazione della cultura latina [2356]. Si evidenzia come la filosofia e la scienza greche fossero inizialmente accolte con prudenza [2383], ma guadagnarono popolarità tra le famiglie nobili [2388], in particolare le dottrine stoiche [2389]. Si riferisce come l’ideale di humanitas fosse più greco che romano [2376], e come la scienza fosse vista come uno strumento per il governo e la giurisprudenza [2377].


20 Nominalismo e Realismo nel Medioevo

“Homo est multorum hominum substantialis imitas” [2657]. Si discute del nominalismo di Roscellino, ispirato alla logica di Boezio, che definisce gli universali come “flatus vocis” o puri nomi, con conseguenze teologiche che portano al triteismo, condannato nel Concilio di Soissons (1092).

Si tratta di un’eresia che si discosta dal nominalismo, poiché Roscellino deduce che vi sono altrettante sostanze in Dio quante persone (triteismo), sostenendo che le tre Persone della Trinità sono realtà distinte che possono unificarsi soltanto come volontà e come potenza.

Si discute inoltre della sua influenza sulla Chiesa Cattolica, che riconosce le conseguenze virtuali del nominalismo, sciogliendo l’unità e risolvendo il problema dei rapporti fra individuo e collettività.

Si evidenzia come il contrasto tra mentalità realistica e nominalistica si rifletta in conflitti storici e dottrinali, come la giustificazione dell’autorità assoluta dello Stato da parte di Hobbes, e la teoria contrattuale di Locke e Rousseau.

Si sottolinea che il realismo e il nominalismo risalgono rispettivamente a Platone e ad Aristotele, con Anseimo che cerca di risolvere i dubbi sulla fede attraverso la ragione, proponendo l’argomento ontologico per dimostrare l’esistenza di Dio, che viene poi ripreso da Descartes, Spinoza, Leibniz e Hegel.


21 Trasmissione del sapere greco-alessandrino nel mondo arabo

“L’Egitto era in preda ad un conflitto fra sètte cristiane ed oc cultistiche che riduceva quasi a nulla il centro di studi di Ales sandria” [2727]. Si discute della trasmissione del sapere greco-alessandrino nel mondo arabo, a seguito di conflitti in Egitto che ne ridussero l’importanza. Si presenta come alternativa l’immigrazione nestoriana nei paesi di lingua siriaca, che divennero centri di cultura [2728]. Si tratta della figura di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, e del suo trasferimento in Persia, dove fiorì l’accademia medica e filosofica di Giundishapur [2729, 2730]. Giundishapur divenne un centro intellettuale cruciale, diffondendo la scienza nelle capitali arabe [2731]. Si riferisce all’assimilazione della cultura greca da parte del mondo arabo, che si arricchì grazie alla protezione dei califfi e all’opera di traduttori cristiani come Hunayn ibn Ishaq [2732, 2734]. Questi traduttori miravano a preservare l’insegnamento alessandrino, organizzando la lettura e l’interpretazione dei testi come nelle scholae antiche [2735, 2736]. Si discute della formazione dei primi scienziati e traduttori arabi, ispirati al modello alessandrino [2738]. Si tratta del periodo di assimilazione, che termina con l’elaborazione autonoma del pensiero arabo [2741]. Si riferisce al tentativo di costruire un sistema filosofico che corrisponda all’esigenza dell’anima araba, con l’impiego di elementi neoplatonici e aristotelici [2742, 2743, 2744, 2745]. Si tratta della struttura schematica dell’Islam, che favorì la diffusione delle idee [2749, 2750, 2751, 2752, 2753]. Si discute della conservazione dei testi antichi, essenziali per la continuità del pensiero [2757, 2758, 2759]. Si riferisce alla fondazione di istituti come il collegio Nizàmï e la Mustansiriya, che ispirarono le università occidentali [2762, 2763]. Si tratta della filosofia come struttura sistematica, enciclopedica, che si organizza in modo didattico [2765]. Si discute della Somma di Avicenna, massima espressione di questo indirizzo [2766]. Si riferisce alla sensibilità a certi fattori della storia, come l’importanza della trasmissione del sapere [2771]. Si tratta della rinascita di dispute filosofiche nel mondo musulmano, come il problema dell’onnipotenza divina e della libertà del volere [2772, 2773, 2774, 2775]. Si discute della varietà di indirizzi nel pensiero naturalista, dal misticismo allo scetticismo [2776, 2777].


22 Matematica e Astronomia nel Mondo Arabo

“DAL MEDIO EVO AI TEMPI MODERNI 245 con acume e con una certa originalità, siccome appare dai commenti di T a BIT IBN KORRA e di ANARIZIO (an-Nairizi)” [1]. Si discute dell’influenza araba sulla matematica, in particolare l’analisi delle parallele e la geometria non euclidea, con riferimenti a Nassir Eddin. Si evidenzia l’importanza degli arabi nello sviluppo della teoria delle coniche e nell’uso di curve per risolvere equazioni cubiche, con particolare riferimento a Omar Khayyam. Si tratta dell’influenza indiana sull’aritmetica e l’algebra araba, con il sistema di numerazione decimale e lo sviluppo del calcolo. Si sottolinea l’importanza del sistema numerico indiano, introdotto nell’uso della moderna civiltà europea, e la sua diffusione attraverso Al-Khwarizmi e Leonardo Pisano. Si accenna all’influenza greca sulla matematica indiana, ma con un approccio empirico e pratico. Si discute del contributo arabo all’astronomia, con esempi come Albategno, AbulWafa e Nassir Eddin, e la loro importanza nella conservazione e nel perfezionamento delle conoscenze scientifiche. Si evidenzia l’importanza del lavoro di Al-Khwarizmi nell’algebra, con l’introduzione di termini come “al gebr” e “alma qabala”, che hanno portato alla formazione della parola “algebra”. Si menziona il tentativo di Alhàzen di misurare l’altezza dell’atmosfera, sebbene con risultati viziati dalla trascuratezza di alcuni fattori.


23 Rapporti tra Oriente e Occidente nel Medioevo

La coscienza della vicinanza tra Oriente e Occidente veniva già espressa dal Saladino, pur in mezzo al conflitto delle Crociate [2879]. Si discute dell’importanza dell’apporto della cultura araba allo sviluppo delle scienze europee, sottolineando il ritrovamento attraverso questa delle fonti più antiche del pensiero greco [2882]. Si tratta di una trasmissione dell’eredità orientale [2880] e dei rapporti tra Occidente e Oriente [2881]. Il testo evidenzia come il commercio e le conoscenze tecniche siano stati mantenuti vivi attraverso il Mediterraneo, con particolare riferimento all’Impero bizantino che ha preservato le arti e i mestieri della civiltà ellenistica [2883, 2884, 2885]. Si fa riferimento all’importanza dei contatti di Bisanzio con il mondo occidentale e alla loro riduzione dopo l’invasione musulmana [2889]. L’Islam ha agito come una barriera, ma ha anche contribuito a una riorganizzazione delle forze europee [2891, 2892]. I rapporti con il mondo arabo sono stati facilitati dagli ebrei, che hanno servito da interpreti e divulgatori di idee [2894]. La scuola medica di Salerno, considerata un frutto precoce di questo avvicinamento, simboleggia la convivenza di diverse culture [2895]. Le Crociate hanno intensificato i contatti tra Europa e cultura araba, portando alla diffusione di conoscenze e tecniche, come l’acciaio di Damasco [2902, 2904]. I viaggi di Marco Polo hanno rivelato l’Asia centrale e orientale, contribuendo all’espansione del mondo occidentale [2910, 2911]. La diffusione della scienza araba e greca ha portato a un nuovo senso della relatività storica e al desiderio di prova efficace [2955]. La riscoperta dei testi antichi ha portato alla rinascita di discipline come la medicina, l’astronomia e l’aritmetica [2959, 2960, 2961]. La diffusione della filosofia aristotelica ha influenzato il pensiero europeo e ha contribuito al formalismo matematico [2965, 2966].


24 La Rinascita Culturale Italiana e il suo Impatto Universale

“In questo senso bisogna dire che il Rinascimento riprende molti elementi dagli sviluppi anteriori attingendo ai progressi realizzati dalla cultura universale, secondo la legge generale di continuità che domina la storia del pensiero” [3118].

Si presenta un quadro in cui il Rinascimento italiano attinge a sviluppi precedenti, integrando progressi della cultura universale, in linea con una continuità storica del pensiero. Il Duecento italiano, ispirato dalla letteratura provenzale e dai romanzi cavallereschi, rivela un intreccio di motivi in tutti gli ordini della vita [3119]. Nonostante ciò, il Rinascimento italiano emerge come un fenomeno nazionale, raggiungendo un’apice di civiltà che si espanderà in tutta Europa [3120].

Si discute di un’attività essenziale dell’anima italiana, che, a contatto con lo spirito antico, ritrova il senso originario della civiltà [3121]. L’espressione di questa anima nuova si manifesta in letterati, artisti e tecnici, ascendendo dal popolo nella libera vita del Comune italiano [3122]. Il sentimento artistico si esprime in tutte le circostanze della vita quotidiana, dal foro al tempio, fino agli utensili della casa, traendo forza dalla fede e dalla vita del popolo [3123].

Si tratta dello sviluppo dello spirito scientifico, che diventa consapevole nello sforzo della tecnica, che offre la materia per la sua costruzione [3124]. La vita tecnica delle città italiane costituisce una circostanza essenziale per la rinascita dello spirito della scienza antica [3125]. Le città italiane hanno visto una magnifica fioritura delle arti e delle industrie, affinando lo spirito di osservazione e il senso artistico [3126].

Si discute dell’inizio quasi contemporaneo del Rinascimento nel dominio delle arti e delle lettere, con esempi come la scultura di Nicola Pisano [3129]. L’architettura subisce la trasformazione del gotico francese in gotico italiano [3131], e la pittura tende a liberarsi dalla tradizione bizantina [3133]. La scoperta dei mezzi per le conoscenze del mondo è frutto di un’evoluzione che si dispiega in un ambiente ricco di esperienza e sapere [3135].

Si discute del ritorno alla tradizione latina, con Francesco Petrarca che reagisce all’averroismo aristotelico [3144]. Petrarca, ispirato dalla nostalgia per l’Italia latina, promuove il ritorno ai classici latini, influenzando lo sviluppo della letteratura italiana [3147]. Altri studiosi si applicano a rivivere il passato, accettando di rinunciare all’originalità [3149].

Si discute della rinascita della scienza, che culmina nel Cinquecento, con il ritrovamento della cultura classica che costituisce l’aspetto esteriore della Rinascita [3157]. Il nuovo spirito italiano, combinato con la risorta antichità, ha la forza di trascinare il mondo occidentale [3158]. Questo spirito si concentra sulla scoperta dei valori umani, la gioia, la bellezza, la libertà, e sulla riscoperta dell’individuo [3159].

Si discute del nuovo senso dell’universale, che si manifesta nell’introduzione dell’arte gotica, delle leggende cavalleresche e della concezione nordica della natura [3168]. L’organizzazione feudale delle genti germaniche dà luogo alla formazione del Comune, e la vita delle città italiane riproduce la storia delle città elleniche [3170]. L’abito scientifico sorge nel comune italiano, come nella polis greca, dalla contemplazione della natura [3174].


25 La scoperta delle leggi del moto di Marte

La ricerca di una curva descrittiva dell’orbita di Marte.

Si tratta della ricerca di una curva descrittiva dell’orbita di Marte, un lavoro che Keplero intraprese per Marte [3876]. La costruzione di un tale diagramma richiedeva la soluzione di un problema difficile, in cui Keplero introduce un’idea veramente geniale [3877]. Keplero immaginò di aver fissato sulla volta celeste un punto fisso M, segnando le posizioni del Sole S. e della Terra T. sopra la sua orbita circolare [3878]. Per trovare un punto rispondente ai requisiti di M, Keplero si valse dello stesso Marte considerato nei tempi multipli del suo periodo di rivoluzione T [3880]. Dalle osservazioni di Tycho risultava non solo il tempo periodico T, ma anche la possibilità di determinare alcuni punti analoghi ad M [3881]. I punti del diagramma non stavano sopra un cerchio [3882], l’orbita di Marte non poteva essere una circonferenza [3883]. La ricerca della curva descrittiva assillò Keplero per nove anni [3885]. Keplero provò successivamente diciannove curve, fermandosi un momento all’ovale di Cassini [3886]. In ultimo si sovvenne degli studi di Apollonio sulle coniche: l’orbita cercata è semplicemente un’ellisse [3887]. La prima legge di Keplero, estesa poi agli altri pianeti, dice appunto che le orbite planetari sono ellissi, di cui il Sole occupa uno dei fuochi [3888]. Nel 1609 Keplero annunziava questa grande scoperta all’Imperatore [3890]. Altri nove anni dovevano scorrere, prima che Keplero scoprisse la terza legge, in cui vien data forma al presentimento del Mysterium [3892].


26 La Formulazione delle Leggi del Moto di Newton

“Una lunga discussione si aprì allora fra Halley e Hooke, e il grande architetto Wren, sul problema di determinare quale traiettoria dovrebbe descrivere in genere un corpo per effetto di siffatta attrazione” [3949.1]. Si presenta la discussione tra Halley, Hooke e Wren riguardo alla traiettoria che un corpo dovrebbe seguire sotto l’influenza dell’attrazione gravitazionale. Newton, sollecitato da Halley, pubblicò i suoi risultati, segnando un punto di svolta nella storia della scienza. La sua teoria, basata su principi come la legge delle aree e l’ipotesi di corpi attrattivi, spiegava il moto dei pianeti e dei satelliti. La conferma sperimentale fu ritardata da errori nelle misure geodetiche, ma fu poi raggiunta dopo un’emozione tale che Newton dovette chiedere a un amico di completare i calcoli. La teoria newtoniana, che include la legge d’inerzia, la proporzionalità della forza all’accelerazione e la legge di azione e reazione, ha sistemato la dinamica galileiana. Tuttavia, la questione del moto assoluto rimane controversa, con Leibniz che critica la nozione di spazio assoluto. La teoria di Newton ha implicazioni filosofiche profonde, che hanno portato a una nuova comprensione del moto e del suo significato nell’universo fisico.

27 L’analisi infinitesimale e la sua evoluzione storica

Archimede, il geometra siracusano, ha gettato le basi per lo sviluppo dell’analisi infinitesimale, con i suoi studi su aree, volumi e la spirale che porta il suo nome [3950.9]. Il testo descrive l’evoluzione storica dell’analisi infinitesimale, partendo dalle intuizioni di Archimede e proseguendo attraverso il Rinascimento e i tempi moderni. Si discute l’importanza di figure come Luca Valerio, Keplero, Bonaventura Cavalieri e Nepero, che hanno contribuito a sviluppare concetti e metodi che avrebbero portato alla formulazione del calcolo integrale e differenziale. Si sottolinea come Galileo Galilei abbia utilizzato diagrammi e rappresentazioni grafiche per studiare il moto e come Newton e Leibniz abbiano formalizzato il calcolo, con Newton che si concentrava sulla meccanica e Leibniz che sviluppava un approccio più generale e simbolico. Infine, si evidenzia come la meccanica celeste newtoniana abbia portato alla scoperta di perturbazioni nel moto dei pianeti e alla previsione dell’esistenza di nuovi pianeti come Nettuno, confermando la validità della teoria newtoniana e l’importanza dell’analisi infinitesimale per la comprensione dell’universo.


28 La Materia e il Metodo Scientifico nel Pensiero di Galileo

« secondo l’opinione di tutte le sette dei filosofi il senso e l’esperienza sono le nostre scorte nel filosofare…. » [4108] Si discute dell’evoluzione del pensiero scientifico, con particolare attenzione al ruolo della materia e del metodo sperimentale nel pensiero di Galileo. Si presenta un contrasto tra l’approccio empirico, che valorizza l’esperienza sensoriale, e l’approccio razionalistico, che privilegia la deduzione da principi semplici. “nel mondo vi sono infinite ragioni* che non furono mai in esperienza” [4110] sottolinea i limiti dell’esperienza come unica fonte di conoscenza.

Il pensiero di Galileo si distingue per la sua ricerca di una spiegazione meccanica della fisica, basata su postulati intuitivamente evidenti. “non debet esse licentia astronomis fingendi quidlibet sine ratione” [4111] evidenzia l’importanza del criterio razionalistico nella scelta tra diverse ipotesi scientifiche. L’esperienza, per Galileo, non è un semplice appello alla percezione sensibile, ma un “cimento” per far brillare una verità razionalmente preveduta. “Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son trian goli, cerchi ed altre figure geometriche” [4119] descrive la visione di Galileo della natura come un libro scritto in linguaggio matematico. La dottrina della materia si riduce ad una estensione figurata, cui si aggiunge soltanto l’attributo della impenetrabilità, “Ben sento tirarmi dalla necessità, subito che concepisco una materia o sostanza corporea” [4122].


29 Il Metodo Scientifico e la Filosofia di Cartesio

Il filosofo non ha veramente compreso il senso del metodo scientifico, quale era messo in opera dai suoi grandi contemporanei, GILBERT e GALILEO [4217].

Si presenta un’analisi della vita e delle opere di Renato Descartes (Cartesio), nato nel 1596 e morto nel 1650, noto soprattutto come fondatore di una nuova metafisica [4221].

Si discute del suo metodo, che si basa sulla deduzione dal generale al particolare, contrapposta all’induzione, e che gli sfugge la circolazione essenziale che permette anche di controllare le ipotesi induttivamente conseguite [4218].

Si tratta di un approccio che, pur ispirandosi al razionalismo, elabora una teoria del metodo deduttivo per esprimere le esigenze del lavoro scientifico contemporaneo [4220].

Il Discorso sul metodo è del 1637 e le Meditazioni metafisiche del 1641 [4228].

Si riferisce alla sua ricerca scientifica, che apprezza il metodo induttivo di Bacone, ma non crede che la ricerca empirica possa fornire la prova sicura della verità, cercando il criterio nella certezza intuitiva [4229].

Si discute del suo apprezzamento per la geometria, il senso di stupore e di ingrandimento del proprio io, che accompagna la scoperta di proprietà sempre nuove e più riposte, scaturenti da ovvie premesse per semplice deduzione [4230].

Si tratta di un’analisi del suo tentativo di ridurre sistematicamente la spiegazione dei fenomeni fisici al meccanismo, con l’identificazione dello spazio con la materia e la negazione del vuoto [4241-4242].

Si discute dell’influenza del suo lavoro sulla fisica teorica fino ai nostri giorni, nonostante la sua teoria dei vortici sia stata superata dalla meccanica newtoniana [4239].


30 La velocità del suono e della luce: un percorso scientifico

“II problema della velocità del suono attrasse successivamente l’attenzione nel secolo XVII” [4349]. Si presenta l’indagine sulla velocità del suono, con un’analisi degli errori di Aristotele e una prima determinazione sperimentale da parte di Gassendi, che riconosce l’indipendenza dell’altezza. Si discute se il suono sia vibrazione dell’aria o portato da particelle di materia, con Gassendi che suppone la prima ipotesi [4353]. Si tratta della velocità di propagazione della luce, con tentativi di Galileo, e la successiva misurazione da parte di Roemer tramite eclissi dei satelliti di Giove [4363]. Si riferisce alla teoria delle onde elastiche, sviluppata da matematici come Eulero, Bernoulli, Lagrange e D’Alembert, a seguito del disaccordo tra la teoria di Newton e l’esperienza [4357]. Si discute della distinzione tra onde longitudinali e trasversali, riconosciuta da Chladni [4358]. Si tratta della dinamica delle onde propaganti in un mezzo elastico, come l’aria, solido o liquido [4359].

Si presenta l’indagine sulla natura della luce, con le speculazioni di Cartesio, che la concepisce come reazione di un fluido sottile [4361]. Si discute della velocità di propagazione della luce, con tentativi di Galileo, e la successiva misurazione da parte di Roemer tramite eclissi dei satelliti di Giove [4363]. Si discute della rappresentazione della luce come vibrazione dell’etere, propagantesi per onde, suggerita da Huygens [4367]. Si discute della propagazione rettilinea della luce, spiegata dal principio di Huygens [4372]. Si presenta la teoria dell’emissione di Newton, che la concepisce come particelle emesse dal corpo luminoso [4373]. Si discute della composizione della luce bianca per mezzo dei colori dello spettro, spiegata da Newton [4377]. Si discute della teoria ondulatoria di Eulero, che fa corrispondere ai diversi colori diverse lunghezze d’onda [4378]. Si discute della teoria dell’emissione, accolta dai fisici a causa della semplicità delle spiegazioni e dell’autorità di Newton [4379]. Si presenta un fatto scoperto da Newton e da lui non spiegato, che richiamò in vita le idee di Huygens: gli anelli alternativamente chiari e oscuri osservati guardando per trasparenza una lente convessa posata sopra un cristallo piano [4380].


31 L’Evoluzione della Comprensione del Calore e dell’Elettricità

“Già Galileo, riprendendo l’antica idea di Democrito, aveva concepito dei corpuscoli, « ignicoli », che, penetrando i corpi, determinerebbero un intimo moto di agitazione delle loro particelle” [4395].

Il testo ripercorre l’evoluzione storica della comprensione del calore e dell’elettricità, partendo dalle prime teorie atomistiche di Democrito e Galileo, che ipotizzavano la presenza di corpuscoli in movimento all’interno dei corpi. Gassendi e Francesco Bacone seguirono questa linea di pensiero, attribuendo il calore a un moto delle particelle. Descartes e Hooke cercarono di dimostrare questa visione cinetica attraverso osservazioni ed esperienze. Successivamente, si sviluppò l’idea di un “fluido calorifico” per spiegare il calore, che persistette anche alla fine del XVIII secolo con Lavoisier.

Nonostante il modello cinetico dei gas di Bernoulli, le spiegazioni meccaniche del calore incontrarono poche adesioni nel XVIII secolo. Figure come J. Black continuarono a considerare il calore come una sostanza. Tuttavia, alla fine del secolo, Rumford e Davy presentarono esperimenti che sembravano supportare la teoria cinetica.

Il XIX secolo vide la scoperta dell’equivalente dinamico del calore da parte di Mayer, seguita da Joule e Cooling, che stabilirono il principio di equivalenza. Questo portò alla fondazione della Termodinamica, ma anche a nuove difficoltà legate all’irreversibilità dei fenomeni, che furono poi spiegate attraverso la teoria cinetica dei gas di Maxwell e Boltzmann.

Parallelamente, si svilupparono studi sull’elettricità e il magnetismo, con figure come Gilbert, Franklin, Coulomb, Oersted, e Ampère, che contribuirono alla comprensione dei fenomeni elettromagnetici e alla loro descrizione matematica.


32 L’Evoluzione del Pensiero Chimico e l’Influenza di Boyle

“In essa le leggi di Galilei-Newton vengono sostituite da formule più complesse, rispetto a cui quelle rappresentano un’approssimazione.” [4488.1] Si presenta un percorso di evoluzione del pensiero chimico, che si discosta dalle leggi di Galilei-Newton, considerate un’approssimazione rispetto a formule più complesse. La dinamica einsteiniana, in particolare, si rivela cruciale per comprendere effetti secolari come lo spostamento del perielio di Mercurio e per analizzare radiazioni di corpuscoli. Si discute dell’importanza dello studio della fisica delle radiazioni, che ha ampliato la conoscenza dei fenomeni, permettendo di scrutare il mondo interno degli atomi e di realizzare una visione unificatrice della materia. Si tratta dell’influenza del pensiero democriteo, atomistico e meccanico nel XVII secolo, che ha portato a un rinnovamento delle idee sulla costituzione della materia e sulle sue trasformazioni. Ci si riferisce alla necessità di superare i pregiudizi tradizionali e le difficoltà intrinseche per affermare questa rivoluzione. Si discute della necessità di sbarazzarsi del pregiudizio che considera ogni corpo come un insieme di proprietà apparenti. Si tratta della formazione di un corpo per reazione di altri, con proprietà nuove e inaspettate, considerata un atto creativo. Si riferisce alla critica della filosofia scolastica, che vedeva le concezioni dominanti legate alle “forme” di Aristotele. Si discute dell’importanza delle intuizioni dei naturalisti presocratici, in particolare degli atomisti, per superare la critica antiaristotelica. Si presenta la figura di Daniele Sennert e di Sebastiano Basso come antesignani di questa battaglia, che hanno tentato di conciliare la dottrina dei quattro elementi con la visione atomica democritea. Si discute dell’influenza di Sennert e di Basso su Gassendi, che a sua volta ha influenzato Boyle. Si presenta la figura di Roberto Boyle, che ha contribuito alla formazione della Società Reale di Londra. Si discute dei suoi studi sull’aria, che hanno portato alla scoperta della legge del volume inversamente proporzionale alla pressione. Si tratta dell’opera di Boyle nel campo della chimica, che si esprime in due opere classiche: il Chymista scepticus e gli “Expérimenta et considerationes de coloribus”. Si discute della sua critica delle apparenze fenomeniche, valutate con sano criterio positivo, ma scrutate al lume di un’ipotesi diret tiva: cioè che i corpi constino di corpuscoli inscindibili o atomi. Si presenta l’invito di Boyle a Leucippo a recargli luce coi suoi paradossi atomici. Si tratta dell’annullamento della concezione sostanzialistica delle “qualità” grazie alla veduta atomica. Si discute della possibilità di avere più corpi semplici o elementi, in corrispondenza ad un certo numero di figure geometriche ben definite degli atomi. Si presenta la critica di Boyle all’antica dottrina dei quattro elementi e alle classificazioni aprioristiche. Si discute dell’arbitrio di queste classificazioni, che non riescono a dedurre le qualità dei corpi dalle proprietà degli elementi. Si tratta della spiegazione dell’origine dei colori in rapporto alla luce e alla testura della superficie dei corpi. Si presenta la veduta che suggerisce che possano aversi più corpi semplici o elementi, in corrispondenza ad un certo numero di figure geometriche ben definite degli atomi. Si discute della necessità di superare la visione tradizionale e di abbracciare un approccio scientifico basato sull’ipotesi meccanica e sull’esperienza. Si presenta la definizione di elementi come corpi indecomposti che appaiono indecomponibili. Si discute della necessità di raccogliere e pesare i gas per realizzare il programma di Lavoisier. Si tratta della teoria sviluppata da Stahl, che spiega i fenomeni di combustione e di calcinazione ammettendo la perdita di un elemento particolare, il “flogisto”. Si presenta l’importanza di questa teoria per unificare i fenomeni di combustione e di calcinazione. Si discute dell’eredità di Boyle, che ha contribuito all’analisi chimica, ma che ha dovuto affrontare ostacoli come le scarse conoscenze di fatto e l’incertezza sulla natura del calore e della luce.

33 La Chimica e la Rivoluzione di Lavoisier

“Lo schema della teoria flogistica ha servito, lungo il secolo XVIII, a inquadrare ed interpretare il lavoro sperimentale dei chimici” [4489.1]. Si presenta un periodo di intense scoperte, con Black, Cavendish, Scheele, Priestley, Volta e Lavoisier che hanno contribuito in modo significativo allo studio dei gas. Si discute della figura di Antoine Lavoisier, nato a Parigi nel 1743, che divenne un membro attivo e autorevole dell’Accademia delle scienze. Si tratta della sua opera riformatrice, che ha portato all’abbattimento della teoria del flogisto, attraverso la manipolazione dei gas e la pesatura degli elementi. Si riferisce all’importanza di conoscere l’elemento che si combina con la materia infiammata, l’ossigeno, isolato da Scheele e Priestley. Si racconta che Lavoisier, arrestato e giustiziato durante la rivoluzione, dimostrò calma e forza d’animo. Si discute della rivoluzione portata da Lavoisier nella chimica, riconoscendo che il processo di combustione è una combinazione in cui si aggiunge una parte dell’aria, l’ossigeno. Si tratta della critica del problema “perché i metalli crescono di peso nella calcinazione”, che ha portato alla scoperta della conservazione della materia. Si riferisce alle esperienze sullo zolfo, che hanno portato all’annuncio delle sue ricerche nel Si tratta della sua visita a Priestley nel 1774, che ha portato alla precisazione della natura dell’elemento che entra nelle combustioni. Si discute della sua polemica per imporre le sue vedute, che ha portato alla creazione di una nomenclatura chimica ispirata all’idea di Condillac. Si tratta della sua interpretazione del concetto dell’elemento di Boyle, che ha portato alla creazione di una tabella dei corpi semplici. Si riferisce alla sua definizione degli elementi, che ha riconosciuto come una situazione di fatto piuttosto che un cambiamento nella scienza. Si tratta del concetto dell’elemento di Boyle, che ha fissato l’attenzione sul suo significato positivo, sperimentale. Si discute della sua visione atomica, che ha portato all’accoglienza di una metafisica del senso comune. Si riferisce al criterio della misura quantitativa, introdotto nella chimica, che ha portato alla riaccoglienza delle intuizioni meccaniche e atomiche. Si tratta dell’idea che la materia sia costituita di atomi, che si riuniscono a formare aggruppamenti elementari. Si riferisce alla scoperta di Avogadro, che ha portato alla creazione di una costante universale dei gas. Si tratta della sua ripresa della teoria atomica, che ha portato al trionfo di questa veduta nel congresso dei chimici a Karls ruhe nel

34 L’evoluzione delle scienze e della vita

“E conviene rilevare che Cannizzaro, concedendo alle tendenze positivistiche dell’epoca, presentava l’ipotesi atomica designando come peso atomico il peso della più piccola parte di una sostanza che è suscettibile di entrare nelle combinazioni” [4490.1].

Il testo ripercorre l’evoluzione delle scienze, dalla teoria atomica alle moderne scoperte sulla fisica delle radiazioni, fino all’influenza di queste scoperte sulla fisiologia e sulla comprensione della vita. Si discute dell’importanza della teoria atomica e del suo impatto sulla chimica organica, con particolare attenzione al sistema periodico degli elementi di Mendeleeff. Si analizza l’influenza delle idee meccanicistiche sulla fisiologia, a partire dagli studi di Lavoisier e dalle sue esperienze sulla respirazione e la combustione. Si evidenzia come la scoperta della conservazione dell’energia e i progressi nella genetica abbiano contribuito a una comprensione più profonda dei processi vitali, anche se il problema dell’origine della vita e delle forze interne che la governano rimane aperto.


35 Immanuel Kant e la Critica della Ragion Pura

“La sua posizione è quella del criticismo più spinto, che non si arresta nemmeno, malgrado le interdizioni dell’epoca, di fronte al fatto religioso” [4696].

Si presenta la figura di Immanuel Kant, nato a Kônigsberg nel 1724, e si discute la sua formazione filosofica influenzata dal razionalismo di Leibniz e Wolf. Si tratta di un periodo in cui Kant credeva di poter fondare scienza e metafisica attraverso la ragione, ma intorno al 1770, l’influenza di Hume lo porta a sviluppare una nuova via, la critica, che rifiuta una risposta scettica alla difficoltà filosofica. Si riferisce alla necessità di giudizi sintetici a priori, come quelli riscontrabili in matematica, e si discute come Kant scorge giudizi sintetici a priori anche nella fisica. Ci si sofferma sull’importanza dell’interpretazione dell’esperienza alla luce di concetti e principi, e si cita “Quando Galilei fece rotolare le sfere su di un piano inclinato, con un peso da lui stesso scelto, e Torricelli fece sopportare dall’aria un peso, che egli stesso sapeva di già eguale a quello di una colonna d’acqua conosciuta, fu una rivelazione luminosa per gli investigatori della natura” [4710]. Si discute la necessità di subordinare il mondo dei fenomeni alle leggi dell’attività mentale, e si afferma che Kant ritiene di aver compiuto una rivoluzione copernicana, facendo girare il mondo dei fenomeni attorno al soggetto.


36 La Filosofia della Natura e l’Evoluzione del Pensiero

“Poiché la Metafìsica è morta di recente senza eredi, le Cose in Sé vengono messe all’incanto.” [4756]

Il testo ripercorre l’evoluzione del pensiero filosofico, a partire dalla critica kantiana e dalla successiva reazione di Fichte, che cerca di superare i limiti imposti dalla ragione scientifica. Si discute l’abbandono della nozione di “cose in sé” e si esplora l’ipotesi che la realtà sia un prodotto dell’attività costruttiva di una mente superiore, Dio. Si analizza l’idealismo etico di Fichte e la sua successiva evoluzione in Schelling, che estende l’Io infinito a comprendere la natura. Si evidenzia come questa visione, pur criticata, abbia influenzato il pensiero romantico e la filosofia della natura, culminando nell’opera di Hegel, che cerca di conciliare l’idealismo con la ragione. Infine, si sottolinea l’importanza di questa eredità nella scienza moderna, con l’evoluzione biologica di Darwin e la filosofia di Spencer, che riflettono un interesse per la storia e l’evoluzione del cosmo.


37 La Geometria Non-Euclidea e la Critica alla Scienza

Un nuovo spirito riprende i tentativi per dimostrare il postulato V dell’Euclide.

Si presenta un nuovo sistema geometrico che prescinde dal detto postulato, costituendo la « geometria non-euclidea ».

La costruzione della geometria non-euclidea si allarga in una critica che investe generalmente i principi delle matematiche, della meccanica e della fisica.

Il tentativo ci porta dunque a definire qualcosa di analogo alla curvatura d’una superficie.

Si tratta di un’ipotesi che risponde alla negativa del postulato d’Euclide, dove la somma degli angoli del triangolo riuscirebbe, non più uguale, ma sempre minore di due retti.

La geometria non-euclidea ha portato a mettere in discussione taluni punti controversi che avevano fermato agli inizi gli avversari della dottrina newtoniana.

Il risultato ottenuto viene interpretato secondo i principi dell’empirismo: il postulato euclideo, che non è affatto necessario, deve esprimere secondo loro una verità di fatto, da riconoscersi con l’esperienza.

La tesi dei geometri non euclidei, che già Gauss aveva sostenuto contro Kant, viene in più largo contrasto colle dottrine di questo filosofo.

La costruzione della geometria non-euclidea si allarga in una critica che investe generalmente i principi delle matematiche, della meccanica e della fisica.

Il ragionamento si lascia spiegare con un’analogia esposta da Riemann e da Clifford, immaginando un animale letto molto piatto che si muove sopra una superficie curva.

La nuova logica non conferisce più ai postulati una posizione di privilegio rispetto alle altre proposizioni che costituiscono un sistema deduttivo.

La questione se esista un ordine naturale delle conoscenze è stata riaperta da Poincaré a proposito del significato fisico della geometria non-euclidea.

La scienza insomma non è più concepita come ordine di conoscenze immobili, ma solo come sviluppo storico e come progresso verso una conoscenza sempre più larga ed approssimata.


38 Storia della filosofia: fonti e interpretazioni

La lettura delle opere originali offre difficoltà di vario ordine [11]. Si presenta una panoramica delle pubblicazioni e degli studi riguardanti la storia della filosofia, con particolare attenzione alle difficoltà legate alla consultazione delle fonti originali e alle interpretazioni soggettive che ne derivano [9-10]. Si discute dell’importanza di superare le difficoltà linguistiche e concettuali attraverso note storico-critiche [12]. Si tratta di un’analisi che include riferimenti a diverse opere e autori, tra cui F. ENRIQUES [13-14], HÖFFDING [17-20], K. FISCHER [21-22], W. WINDELBAND [23-24], E. BRÉHIER [25-26], F. ÜBERWEG [27-30], W. WUNDT [32-36], G. GENTILE [41-45]. Si evidenzia l’importanza di considerare il contesto storico e culturale delle opere per una corretta interpretazione [11].

39 Opere di riferimento per la storia della filosofia e della scienza

Si presenta un elenco di opere che trattano di filosofia e scienza, con riferimenti a testi scolastici e studi storici. Si discute di opere di J. Burkhardt, VoiGt, G. Toffanin, L. Olschki, E.H. Lecky, F. Tocco, C. Baeumker, L. Rougier, E. Przywara S.J., A. Dempf, G. Schnürer, A. Lange, K. Lasswuz, L. Brunschvig, R. Caverni e P. Dûhem [in 2 volumi, Milano, 1930] [4998.1]. Si fa riferimento a testi scolastici di F. Fiorentino, G. De Rü GGIERO, A. Aliotta [Inoltre testi scolastici di F. FIORENTINO, G. De Rü GGIERO, A. Aliotta, ecc.] [4998.2]. Si citano opere come Die Kultur der Renaissance in Italien di J. Burkhardt [J. BURKHARDT - Die Kultur der Renaissance in Italien] [4998.4] e Die Wiederbelebung des klassischen Altertums di VoiGt [VoiGT - Die Wiederbelebung des klassischen Altertums] [4998.7], quest’ultima tradotta in italiano nel Si menzionano anche Storia dell’Umanesimo di G. Toffanin [G. ToFFANIN - Storia dell’Umanesimo] [4998.9] e History oj thè rise and influence of thè spirit of rationalism in Europe di E.H. Lecky [E. H. Lecky- History oj thè rise and influence of thè spirit of rationalism in Europe] [4998.15], quest’ultima tradotta in italiano. Si aggiungono opere come L’eresia nel Medioevo di F. Tocco [F. Tocco - L’eresia nel Medioevo] [4998.18] e La scolastique et le Thomisme di L. Rougier [L. RoUGIER - La scolastique et le Thomisme] [4998.22], quest’ultima in francese. Si discute di Rèligionsphilosophie kathohsther Théo logie di E. Przywara S.J. [E. PRZYWARA S. J. - Rèligionsphilosophie kathohsther Théo logie] [4998.26], in tedesco, e Metaphysik des Mittelalters di A. Dempf [A. DEM PF - Metaphysik des Mittelalters] [4998.28], in tedesco. Si cita anche L’Église et la civilisation au moyen âge di G. Schnürer [G. ScHNÜRER - L’Église et la civilisation au moyen âge] [4998.30] e Geschichte des Matërialismus di A. Lange [A. LANGE - Geschichte des Matërialismus] [4998.34], quest’ultima tradotta in francese da A. Pommerol. Si menzionano Geschichte der Atomistik vom Mittelalter bis Newton di K. Lasswuz [K . LasswUZ- Geschichte der Atomistik vom Mittelalter bis Newton] [4998.38] e Les étapes de la philosophie mathématique di L. Brunschvig [L. BrunscHVIG- Les étapes de la philosophie mathématique] [4998.40]. Si fa riferimento a Storia del metodo sperimentale in Italia di R. Caverni [R. CAVERNI - Storia del metodo sperimentale in Italia] [4998.42].

40 Opere sulla storia della scienza

Elenco di pubblicazioni scientifiche e filosofiche

Si presenta un elenco di opere riguardanti la storia delle scienze. Si tratta di pubblicazioni che spaziano dalle opere di Duhem a quelle di Poincaré ed Enriques, con traduzioni in diverse lingue. “Histoire des doctrines cosmologiques de Platon à Copernic” [4999.1] è una delle opere citate, seguita da “Parigi, 1913-15” [4999.2]. Si discute di “Les origines de la statique” [4999.3] e “Parigi, 1905” [4999.4]. “Queste opere del Duhem contengono il più vasto materiale erudito” [4999.5]. “E. Mach - Erkenntnis und Irrtum” [4999.21] è citata in tedesco nel “La science et l’hypothèse” [4999.26] è un’opera di Poincaré, seguita da “La valeur de la science” [4999.29] e “Science et méthode” [4999.32]. “F. ENRIQUES - Problemi della scienza” [4999.34] è citata con traduzioni in diverse lingue. “E. Meyerson - Identité et réalité” [4999.44] è un’altra opera inclusa nell’elenco.

41 Bibliografia sulla storia della scienza

Si presenta un elenco di opere dedicate alla storia della filosofia e della scienza, che spazia dal XIX secolo fino agli anni ’30 del XX secolo. Si discute di opere che affrontano la storia generale della scienza, con approcci kantiani e post-romantici, e di quelle che si concentrano su aspetti specifici come la tecnica, la biografia dei ricercatori e l’analisi storica. Si tratta di una panoramica di fonti, tra cui scritti di Comte, Cournot, Jevons, Riemann, Helmholtz, DuBoisReymond, Clifford, Bernard, Peirce, VailatI, W. Whewell, A. Humboldt, F. Dannenmann, A. Wolf, J. T. Merz, L. Darmstadter, G. Sarton, Ph. Lenard, B. GiNZBURG, J. Ch. Poggendorff e altri. “E. MEYERSON - Du cheminement de la pensée” [5000.1], “P. BOUTROUX - L ’idéal scientifique des mathématiciens dans l’an tiquité et dans les temps modernes” [5000.3], “E. CASSIRER - Dos Erkenntnis Problem in der Philosophie und Wissenschaft der neueren Zeit” [5000.5], “L . BRUNSCHVIG - L ’expérience humaine et la causalité physique” [5000.8], “M o rris R. Cohen e E. Nagel- An introduction to Logic and Scientific method” [5000.10], “P. ENRIQUES - Il problema della vita” [5000.12], “W . WHEWELL - History of thè inductiüe Sciences from thè earliest to thè présent Times” [5000.17], “A. HUMBOLDT - Cosmos (Saggio di una descrizione fisica del mondo)” [5000.20], “F . DaNNEMANN - Die Naturwissenschaften in ihrer EntwichJung und in ihrem Zusammenhange” [5000.25], “A. WOLF- A history of Science, Technology and Philosophy in thè ló.th and I7.th centuries” [5000.27], “J. T. MERZ - A history of thè European Thought in thè I9.th Century” [5000.29], “L. DARMSTADTER - Handbüch zur Geschichte der Naturwissen schaften und der Technik” [5000.31], “G . SARTON - Introduction to thè History of Science” [5000.34], “Ph. LENARD - Grosse Naturforscher” [5000.36], “B. GiNZBURG - The Adventure of Science” [5000.38], “J. Ch. POGGENDORFF - Biographisch-Literarisches Handworterbuch zur Geschichte der èxakten Wissenschaften” [5000.41].

42 Storia della Matematica e delle Scienze

Opere e studi sulla storia delle scienze matematiche e meccaniche. Riassunto, testo continuo, citazioni formattate come indicato

Si presenta un elenco di opere dedicate alla storia della matematica e delle scienze. Si tratta di E. Cavaignac, di cui c’interessa il Tomo XIII [5001.1], pubblicato in DieKulturDER Gegenwart, ihre Entwicklung und ihre Ziele, edito da P. Hinneberg [5001.2]. L’opera è suddivisa in parti, tra cui Die geisteswissenschaftlichen Kulturgebiete [5001.3], e ogni parte si divide in vari volumi [5001.4]. Si fa riferimento a L ’E u ro p a NEL SECOLO XIX, pubblicaz. diretta da D. Donati e F. Carli [5001.9], il cui terzo volume, Le scienze, si divide in Parte I : Le scienze teoriche; Parte II : Le scienze applicate [5001.11]. Si cita J. E. MoNTUCLA - Histoire des Mathématiques [5001.14], pubblicata a Parigi nel 1758, seguita da una nuova edizione completata da Jerome de Lalande [5001.16]. Si menziona A. G. KasTNER - Geschichtè der Mathematik seit der Wiederherstelhing der Wissenschaften bis an das Ende des achtzehnten Jahr~ hunderts [5001.18] e G. LIBRI - Histoire des Sciences mathématiques en Italie [5001.20]. Si tratta di un’opera di volgarizzazione, contenente alcuni articoli di valore [5001.12]. Si cita M. CANTOR - Vorlesungen iiber Geschichte der Mathematik [5001.22], un’opera vasta scritta sull’argomento. Si fa riferimento a G. LORIA - Storia delle matematiche [5001.25] e H. G. ZEUTHEN - Geschichte der Mathematik im Altertam und Mittelalfer [5001.27], con traduzione francese [5001.29]. Si cita E. Bortolotti- Studi e ricerche sulla storia della matematica in Italia nei secoli XVIeXVII [5001.32] e F . KLEIN - V orlesungen iiber die Entwicklung der Mathematik im X I X Jahrhundert [5001.35]. Si menzionano anche le opere di 1. ToDHUNTER [5001.37] e E. Mach - Die Mechanik in ihrer Entwickelung historisch-kfitisch dargestellt [5001.40].

43 Opere sulla storia delle scienze

Si presenta un elenco di opere dedicate alla storia dell’astronomia, della fisica, della chimica e di altre discipline scientifiche. Si tratta di pubblicazioni datate tra il 1779 e il 1934, che spaziano da “Histoire de l’Astronomie” di J. S. Bailly [5002.2] a “Combustion jrom Heracleitos to Lavoisier” di J. C. Gregory [5002.37]. Si discute di manuali come quelli di F. C. JORI e R. PITONI [5002.24], e si fa riferimento a lavori di A. LlBES [5002.22], H. Kopp [5002.27], A. LadeNBURG [5002.29], R. Meyer [5002.31], E. v. MEYER e M. e C. Giua [5002.33], E. v. Hjelt [5002.35] e W. Ostwald [5002.42]. Si sottolinea l’importanza di W. Ostwald per lo studio dell’evoluzione dei concetti scientifici [5002.41].

44 Bibliografia di discipline scientifiche

Elenco di opere di riferimento per la storia delle scienze

Si presenta una raccolta di opere dedicate alla storia della medicina, delle scienze naturali e della tecnica, con indicazioni su edizioni e traduzioni. Si discute di opere antiche e moderne, con valutazioni sulla loro utilità e accuratezza. Si tratta di un elenco di testi di riferimento per lo studio delle discipline scientifiche. “Lip sia, 1896” [5003.1]. “H. Metzger- La Chimie (Parigi, 1930), che fa parte della raccolta : L ’Histoire du monde” [5003.2]. “Storiedel l a Me dicina” [5003.4]. “C. SPRENGEL - Storia prammatica della medicina (trad. ital., 2a ediz. Firenze, 1840)” [5003.6]. “Meyer-S tE INEGeC. SlJDHOFF - Geschichte der Medizin. Jena, 1921” [5003.9]. “A. CastïGLIONI - Storia della Medicina. Milano, 1927” [5003.14]. “Ch. SlNGER - A short history of biology. Oxford, 1931” [5003.18]. “F . STRUNZ - Geschichie der Naturwissenschaften im Mittelalter. Stoccarda, 1910” [5003.22]. “G. NEUDECK - Geschichte der Technik. Stoccarda, 1923” [5003.30]. “L. ViviendeSt . Martin- Histoire de la géographie et des dé couvertes géographiques (Parigi, 1873)” [5003.36]. “S. GÜNTHER - Geschichte der Erdkunde (Lipsia-Vienna, 1904)” [5003.42]. “K . KRETSCHMER - Geschichte der Géographie (Lipsia-Berlino, 1930)” [5003.45].

45 Bibliografia sulla storia della scienza

Si presenta un elenco di pubblicazioni e riviste dedicate alla storia della scienza e della tecnica. Si tratta di opere molto varie per tipologia e provenienza, che spaziano da volumi succinti a trattati più ampi, con particolare attenzione al periodo moderno e al XX secolo. “Volumetto della Sammlung Gòschen : molto succinto, ma ottimo” [5004.1]. “Opera succinta, buona” [5004.5]. “Molto ineguale: estesa e buona soprattutto per i tempi moderni, specie per il secolo XIX e il XX” [5004.9]. “Opera per il gran pubblico, narrativa, molto diffusa” [5004.15]. L’elenco include riviste specializzate come Isis, Archeion e Annals of Science, oltre a pubblicazioni dedicate alla storia della matematica, della medicina e delle università. “Isis, edito da G. SARTON (dal 1913; Bruges)” [5004.17]. “Annals oj Science. A Quarterly Review jor thè History of Science since thè Renaissance” [5004.24]. “G. SARTON - The history of Science and the new Humanism” [5004.52]. “G. L oria - Guida allo studio della storia delle matematiche” [5004.58].


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