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Ellul - Propaganda | A


1 La propaganda: natura, metodi e difficoltà di misurazione dell’efficacia

Analisi critica degli studi sulla propaganda.

La propaganda è definita come un’azione deliberata per influenzare opinioni o comportamenti, spesso caratterizzata da segretezza di fonti e obiettivi e dall’inculcazione di idee “conclusioni di dubbia validità” [89]. Si distingue per l’applicazione metodica di formule precise, caratteristica di una tecnica che aspira a basarsi su scienze come psicologia e sociologia, nonostante il disaccordo tra gli scienziati su domini e metodi di queste discipline [231][258]. La propaganda moderna cerca di controllare il proprio uso e misurare i risultati [237]. Tuttavia, misurare la sua efficacia è estremamente difficile. Le difficoltà includono la grande diversità degli obiettivi perseguiti, che vanifica la misurazione basata sui risultati in un solo dominio [4805][4826][4831]. È impossibile isolare un singolo effetto desiderato e trasferire i risultati ad altri contesti [4832]. I metodi di misurazione, spesso matematici o statistici, sono giudicati inadeguati e in grado di fornire solo conclusioni ovvie [5088]. Gli esperimenti di laboratorio non riproducono la situazione reale, dove l’individuo è già esposto a molteplici propagande e dove è difficile registrare il punto di partenza [267][4807][4808]. Il ricercatore è quindi costretto ad analizzare situazioni reali con propaganda limitata o sporadica, come campagne elettorali, che sono tentativi di influenza parziale e non consentono di trarre conclusioni sull’efficacia della propaganda reale [4894][4929]. Pertanto, stabilire misurazioni precise di efficacia o inefficacia è considerato impossibile [5303]. L’analisi deve considerare la varietà delle propagande (come quelle di Lenin, Stalin e Khrushchev), che differiscono in tecniche, temi e simbolismo [1299]. Temi secondari includono i metodi di influenza psicologica, come la privazione e l’isolamento [5737], e l’effetto dei media, poiché il pubblico tende a selezionare fonti che riflettono le proprie idee [2032].


2 Propaganda: Natura, Tecniche e Contesti Storici

Analisi e riferimenti alla propaganda nel XX secolo, con casi studio dai regimi totalitari alle democrazie.

Il testo esamina la propaganda come fenomeno strutturato, analizzandone le caratteristiche, i metodi e gli effetti in diversi contesti politici del XX secolo. Descrive la distinzione tra propaganda di agitazione e di integrazione, e tra propaganda orizzontale e verticale. Identifica i presupposti sociologici necessari per la sua efficacia, come l’esistenza di una società di massa e di un certo livello culturale medio. Analizza il rapporto tra propaganda, ideologia e mito, e il suo utilizzo da parte dello Stato e dei partiti politici. Fornisce esempi concreti dall’Unione Sovietica, dalla Germania nazista, dalla Cina di Mao, dagli Stati Uniti e dalla Francia, citando campagne specifiche, figure chiave come Goebbels, Khrushchev e Mao Tse-tung, e strumenti come la televisione e i sondaggi. Affronta temi come la veridicità dei fatti, il “lavaggio del cervello”, l’opinione pubblica e i costi della propaganda. Sottolinea la sua natura totalitaria e la sua evoluzione in risposta a eventi come le guerre mondiali, la Guerra Fredda e i conflitti di decolonizzazione.


3 Propaganda, informazione e società moderna

L’analisi dei meccanismi, delle caratteristiche e degli effetti della propaganda nel contesto delle società di massa.

La propaganda è un fenomeno complesso, distinto dall’informazione. Mentre l’informazione fornisce fatti, la propaganda si rivolge a sentimenti e passioni ed è irrazionale “The distinction between propaganda and information is often made: information is addressed to reason and experience—it furnishes facts; propaganda is addressed to feelings and passions—it is irrational” [1687]. La sua efficacia non risiede in semplici menzogne, poiché la convinzione comune che consista in “storie false” diffuse con l’inganno è una fonte di confusione “A second source of confusion is the general conviction, derived from past experience, that propaganda consists mainly of ‘tall stories’ disseminated by means of lies” [69]. Al contrario, una propaganda efficace può basarsi sulla veridicità, come dimostra la scoperta che è meglio diffondere da sé una notizia negativa che attendere che venga rivelata da altri “French propagandists also have discovered that truthfulness is effective, and that it is better to spread a piece of bad news oneself than to wait until it is revealed by others” [1157]. Tuttavia, il suo scopo ultimo è la trasformazione di menti, giudizi, valori e azioni attraverso un sistema di false affermazioni “Propaganda feeds, develops, and spreads the system of false claims—lies aimed at the complete transformation of minds, judgements, values, and actions” [1283].

La propaganda moderna si basa su movimenti di massa, sulla conoscenza di realtà politico-economiche e su correnti alimentate da informazioni identiche, preparando il terreno per il suo effetto “The elementary form of propaganda in which a few leaders address a few rebels is then replaced by the complex modern propaganda based on mass movements, on knowledge of the great politico-economic realities, and on involvement in certain broad currents fed everywhere by identical information. Thus information prepares the ground for propaganda” [2233]. Diventa sempre più razionale, fondata su argomenti seri, diffusione di conoscenza, informazioni fattuali, cifre e statistiche, mentre la propaganda puramente emotiva scompare “We can say that the more progress we make, the more propaganda becomes rational and the more it is based on serious arguments, on dissemination of knowledge, on factual information, figures, and statistics. Purely impassioned and emotional propaganda is disappearing” [1703]. La sua tecnica consiste nel calcolare con precisione l’azione desiderata in relazione all’individuo da spingere all’atto “The technique of propaganda consists in precisely calculating the desired action in terms of the individual who is to be made to act” [775]. Per mobilitare psicologicamente, deve esprimere le correnti fondamentali della società e relazionarsi solo a ciò che è tempestivo “Propaganda must express the fundamental currents of society. Propaganda in its explicit form must relate solely to what is timely” [935], utilizzando un linguaggio semplice e familiare al gruppo a cui si rivolge “It must speak the most simple, everyday language, familiar, individualized—the language of the group that is being addressed” [861].

L’ambiente mediatico moderno, caratterizzato da un flusso incessante di notizie, crea un pubblico vulnerabile. La pura informazione, limitata a dettagli fattuali frammentari, non fornisce mai il quadro completo “First, straight news reporting never gives him anything but factual details; the event of the day is always only a part, for news can never deal with the whole” [2750]. L’individuo, sommerso da migliaia di elementi privi di contesto, non può fermarsi a riflettere o giudicare “But if you shower the public with the thousands of items that occur in the course of a day or week, the average person, even if he tries hard, will simply retain thousands of items which mean nothing to him” [2752] e “A man caught up in the news must remain on the surface of the event; he is carried along in the current, and can at no time take a respite to judge and appreciate; he can never stop to reflect” [997]. Questo genera il desiderio di spiegazioni semplici, chiavi interpretative e opinioni pronte “For this they need simple thoughts, elementary explanations, a ‘key’ that will permit them to take a position, and even ready-made opinions” [2667]. La propaganda soddisfa questo bisogno, permettendo una partecipazione illusoria che nasconde l’incompetenza “As most people have the desire and at the same time the incapacity to participate, they are ready to accept a propaganda that will permit them to participate, and which hides their incapacity beneath explanations, judgements, and news” [2668]. Il propagandato, se privato di una propaganda, ne adotterà immediatamente un’altra per evitare l’agonia di dover giudicare da sé “The propagandee, if deprived of one propaganda, will immediately adopt another; this will spare him the agony of finding himself vis-à-vis some event without a ready-made opinion, and obliged to judge it for himself” [3219].

Gli intellettuali sono particolarmente vulnerabili alla propaganda moderna perché assorbono grandi quantità di informazioni di seconda mano non verificabili, sentono il bisogno di avere un’opinione su ogni questione e si considerano capaci di “giudicare da sé” “Ellul follows through by designating intellectuals as virtually the most vulnerable of all to modern propaganda, for three reasons: (1) they absorb the largest amount of secondhand, unverifiable information; (2) they feel a compelling need to have an opinion on every important question of our time; (3) they consider themselves capable of ‘judging for themselves’” [21]. La loro convinzione di superiorità li rende più vulnerabili a certe manovre, nonostante intelligenza e cultura siano armi contro la propaganda “Because he is convinced of his own superiority, the intellectual is much more vulnerable than anybody else to this maneuver, even though basically a high intelligence, a broad culture, a constant exercise of the critical faculties, and full and objective information are still the best weapons against propaganda” [2169]. Sono anche i primi a essere raggiunti dalla propaganda dottrinaria basata su fatti esatti e ingiustizie reali, come quella sul capitalismo o il colonialismo “it is only normal that the most educated people (intellectuals) are the first to be reached by such propaganda” [2163].

La propaganda opera confondendo piani e ostacolando il discernimento. Mescola fatti, giudizi e valori in una confusione tale da rendere impossibile all’uomo medio procedere con discernimento “propaganda presents facts, judgments, and values in such confusion and with so many methods that it is literally impossible for the average man to proceed with discernment” [3219]. Un meccanismo chiave è lo slittamento dal giudizio di fatto al giudizio morale o etico “The mechanism used here is to slip from the facts, which would demand factual judgment, to moral terrain and to ethical judgment” [1238], una confusione che avviene a livello di qualificazione del fatto e interpretazione “The confusion between judgment of fact and judgment of value occurs at the level of these qualifications of fact and interpretation” [1226]. Inoltre, può fare affidamento su parole chiave di importanza magica, credute senza che il loro contenuto reale sia compreso “There it can rely on some key words of magical import, which are believed without question even though the hearers cannot attribute any real content to them and do not fully understand them” [1519]. La ripetizione è fondamentale per il condizionamento, poiché le masse impiegano molto tempo a comprendere e ricordare “Hitler was undoubtedly right when he said that the masses take a long time to understand and remember, thus it is necessary to repeat; but the emphasis must be placed on ‘a long time’: the public must be conditioned to accept the claims that are made” [467]. Nel lungo termine, si dimentica la natura sospetta della fonte di un’informazione, conservandone solo l’impressione “the individual who questions an item of information because he distrusts the informant, ultimately forgets the suspicious nature of the source and retains only the impression of the information” [963], e la fiducia in una fonte sospetta può addirittura aumentare “In the long run, belief in a reliable source of information decreases and belief in information from the suspicious source increases” [964].

Il rapporto tra verità, ideologia e storia è centrale. La verità non ha un contenuto proprio, ma esiste solo in quanto prodotta dalla storia, ricevendo realtà attraverso di essa “Truth thus has no content of its own, but exists only as history produces it; truth receives reality through history” [4348]. Oggi l’azione crea l’ideologia, e non viceversa “nowadays action creates ideology, not vice versa” [3763]. Non è una legge generale che la verità trionfi automaticamente, anche se può accadere in certi periodi storici “it is not a general law that truth triumphs automatically, though it may in certain periods of history or with respect to certain verities” [4357]. La propaganda di successo, come quella comunista contro il capitalismo, può derivare dalla denuncia efficace delle contraddizioni tra i valori professati da una società e la sua realtà “Certainly a part of the success of Communist propaganda against capitalism comes from the effective denunciation of capitalism’s claims; the false ‘truth’ of Communist propaganda consists in exposing the contradiction between the values stressed by the bourgeois society and the reality of that society” [1279]. Può anche colpire gruppi diversi in base a diverse appartenenze, come i protestanti rispetto ai socialisti militanti “Communist propaganda that will not affect militant Socialists might affect Protestants” [4000].


4 Propaganda: natura, tecniche ed effetti

Lo studio sistematico della propaganda nel mondo moderno.

La propaganda è definita come uno strumento di influenza psicologica finalizzato a suscitare azione e lealtà, specialmente in ambito politico. Si distingue in diverse categorie: propaganda politica e sociologica, di agitazione e di integrazione, verticale e orizzontale, razionale e irrazionale. Le sue tecniche si basano sulla psicologia e utilizzano stereotipi, pregiudizi e miti, facendo leva sui bisogni umani. Opere attraverso mezzi come stampa, cinema e contatti umani, e richiede per esistere condizioni sociologiche specifiche, tra cui una certa densità di popolazione, un tenore di vita medio e una base culturale uniforme. I suoi effetti psicologici includono la cristallizzazione delle opinioni, l’alienazione, la soppressione del giudizio critico e una dissociazione psichica che può portare alla svalutazione del pensiero. La propaganda stimola anche sensi di colpa e crea bisogni artificiali. Socio-politicamente, essa influenza i partiti politici, il mondo del lavoro e i processi democratici, ed è considerata un’arma necessaria per la democrazia. È utilizzata dai governi e, in particolare, dalle esperienze storiche dell’Unione Sovietica, della Cina comunista e della Germania nazista. La propaganda moderna è costosa, totale e con effetti ambigui, contribuendo a processi di secolarizzazione e de-cristianizzazione trasformando l’elemento religioso in una sua categoria mitica.


5 Le condizioni sociali per l’esistenza della propaganda

Dall’individualismo alla società di massa: un terreno fertile per le tecniche di influenza collettiva.

La propaganda moderna si sviluppa in una società che presenta due caratteristiche complementari: l’individualismo e la struttura di massa “l’individuo è considerato parte della massa e incluso in essa” [275]. La società individualista del XIX secolo nasce dalla disintegrazione dei piccoli gruppi organici come la famiglia o la chiesa “attraverso la disintegrazione di tali piccoli gruppi” [1810]. Questo processo di atomizzazione, unito all’alta densità di popolazione, definisce la società di massa, dove le strutture locali sono deboli e l’individuo è integrato in grandi collettivi “una società con considerevole densità di popolazione in cui le strutture e organizzazioni locali sono deboli” [1846]. In tale contesto, l’individuo sperimenta un sentimento di insignificanza derivante dalla meccanizzazione, dalla mancanza di privacy e dalla sottomissione a numerose autorità “dalla partecipazione alla società di massa” [2832]. Si crea la condizione della “folla solitaria”, un isolamento all’interno della massa che è sia un prodotto naturale della società contemporanea sia un fenomeno approfondito dai mass media “isolamento nella massa, che è un prodotto naturale della società odierna” [303]. I mezzi di comunicazione di massa, parte dell’evoluzione tecnica, approfondiscono questa situazione e permettono di raggiungere l’individuo integrato nella massa, compiendo esattamente ciò che la propaganda deve fare per i suoi obiettivi “e ciò che questi media fanno è esattamente ciò che la propaganda deve fare” [306]. L’atto stesso di acquistare un giornale o ascoltare una trasmissione presuppone questa struttura sociale di massa “presuppone una struttura di massa della società” [1886]. In questa società trasformata, i nuovi gruppi primari, come i partiti politici o i sindacati, non costituiscono più un contrappeso ma fungono da importanti stazioni di ripetizione nel flusso della propaganda totale, offrendo così nessun punto d’appoggio per la resistenza individuale “sono importanti stazioni di ripetizione nel flusso della propaganda totale” [1925]. La propaganda deve essere totale e la sua azione totale diventa possibile solo quando i piccoli gruppi sono annientati e l’individuo non trova più difese “quando l’individuo non trova più difese, nessun equilibrio” [310]. L’obiettivo della propaganda, come nel caso di quella maoista, è duplice: integrare gli individui nel nuovo corpo politico il più profondamente possibile e, allo stesso tempo, staccarli dai vecchi gruppi “integrarli il più profondamente possibile, e, allo stesso tempo, staccarli dai vecchi gruppi” [5669]. Non partecipare alle iniziative della comunità non è più un atto individuale, ma una rottura dei legami con la comunità stessa “non è più un atto individuale ma una rottura dei legami con la comunità” [5364]. L’opinione pubblica necessaria alla propaganda non può esistere in comunità piccole e isolate, ma solo in una società di massa “non può esistere in una comunità di cinquanta o cento persone, isolate dal mondo esterno” [1879]. In questo quadro, l’eroe propagandato diventa modello e padre, realizzazione mitica di tutto ciò che l’individuo non può essere “il modello e il padre, il potere e la realizzazione mitica di tutto ciò che l’individuo non può essere” [3260]. I pregiudizi esistenti vengono rafforzati e induriti dalla propaganda, poiché all’individuo viene detto che ha ragione a nutrirli “all’individuo viene detto che ha ragione a nutrirli” [3076]. La forza della propaganda deriva, da un lato, dal carattere dei media impiegati, che danno l’apparenza dell’oggettività a impulsi soggettivi, e dall’altro dall’adesione di tutti agli stessi standard e pregiudizi “dall’adesione di tutti agli stessi standard e pregiudizi” [3111].


6 Propaganda, Opinione Pubblica e Stato Moderno

L’intreccio tra controllo statale, formazione del consenso e trasformazione della democrazia.

Il governo moderno non può operare al di fuori della pressione dell’opinione pubblica, ma quest’ultima non si esprime necessariamente attraverso forme democratiche tradizionali [2371]. Il controllo popolare sul governo è spesso di natura propagandistica, basato sull’interesse per la politica e sul tentativo di comprenderne le azioni [2337]. L’opinione pubblica non nasce da opinioni private, ma evolve da uno stato di opinione pubblica a un altro [3807]. Lo stato moderno, anche quello democratico, è gravato dal compito di agire attraverso la propaganda, unico mezzo per ottenere il sostegno dei cittadini cancellando la privatizzazione e politizzando tutte le questioni [2437, 3596]. Questo sostegno è essenziale per il funzionamento dello stato. I partiti politici svolgono un ruolo fondamentale nel fare propaganda per il governo e stabilire un contatto tra governanti e opinione pubblica [4118, 4119]. Tuttavia, spesso non c’è coincidenza tra partiti e opinione dei loro elettori, che aderiscono a essi per ragioni non ideologiche [2410]. La propaganda mira a guidare le masse e a separare l’opinione pubblica da quella privata, cristallizzando la prima a scapito della seconda [4868, 3849, 3133]. Ciò porta a una trasformazione della struttura democratica, dove il rispetto per l’opposizione di minoranza viene meno, poiché essa manca dei mezzi propagandistici per competere con lo stato [4634]. In una democrazia di massa, la confusione tra governo e stato fa sì che chi non partecipa si autoescluda dalla comunità nazionale [4633]. Il governo, per ottenere consenso, deve informare i cittadini, ma non può farlo in modo oggettivo: deve sostenere la propria causa [2414]. Spesso, il governo costruisce l’opinione pubblica su un tema e poi dà l’impressione di obbedirle [2517]. L’opinione pubblica è spesso disinformata e divisa sulle questioni di politica estera, lasciando ampia libertà d’azione al governo [2395]. I problemi politici nuovi non si adattano agli stereotipi dell’opinione pubblica consolidata, creando lo spazio per la propaganda, che li ingigantisce e promette soluzioni [2387, 2212]. La propaganda autoritaria neutralizza gli avversari affermando verità semplici, come la necessità di lasciare il potere ai politici professionisti [3606]. L’impossibilità per il governante di distaccarsi dalle masse ha posto fine alla politica come gioco di principi e diplomatici [2326, 2325]. La propaganda può modificare la struttura dell’opinione pubblica [3792], e uno dei suoi effetti è suscitare dubbi e influenzare per suggestione [547]. I sondaggi rivelano che le persone hanno opinioni anche su questioni complesse [2658]. In alcuni contesti, come nell’URSS, la propaganda è vista come un processo dialettico tra bisogni individuali e obiettivi del partito [2658]. Lo stato fornisce mezzi di comunicazione ai partiti minori, ma questo può portare a instabilità e a una crescente censura [4104]. Un simile stato dell’opinione pubblica conduce direttamente a un sistema bipartitico e alla scomparsa del multipartitismo [4091].


7 Propaganda e alienazione nella società moderna

Condizioni psicologiche e sociali che favoriscono il controllo collettivo.

Il testo analizza il ruolo della propaganda nelle società contemporanee, evidenziandone la funzione di adattamento forzato dell’individuo a condizioni di vita alienanti. La propaganda offre “false e illusorie soddisfazioni” [3281] e risposte artificiali alla sofferenza psicologica, permettendo all’uomo di “continuare vivendo anormalmente” [3293] sotto le pressioni sociali. Opera come un narcotico psicologico, sedando frustrazioni reali come lo sfruttamento lavorativo o l’alienazione, rendendo l’individuo “oblivious of his frustration and alienation” [3288]. Questo meccanismo produce una forma di alienazione profonda, in cui l’individuo, reagendo a stimoli artificiali, “non è più se stesso” [3335]. Il ciclo psicologico del soggetto propagandato è paragonato a quello nevrotico, caratterizzato da ansia, ostilità e riduzione dell’autostima [3189][3190]. Un terreno fertile per la propaganda è l’“uomo degli avvenimenti” [1009], che vive in modo frammentato e discontinuo, evitando le contraddizioni. La propaganda fornisce razionalizzazioni che riconciliano l’individuo con il gruppo, purgandolo dai “rimorsi di coscienza e dall’incertezza personale” [3026]. Un tema centrale è la condizione del lavoratore, rimasto “subordinato alla macchina” [4140] sia nei paesi capitalisti che socialisti, e il cui miglioramento è spesso solo una prospettiva di speranza [4174]. La propaganda mitizza il lavoro per giustificare sforzi sovrumani [2688] e, nel contesto bellico, mette l’uomo in uno “stato di resistenza nervosa” [2729]. L’ignoranza in ambito politico-economico può ridurre l’intensità dei conflitti percepiti e, di conseguenza, la suscettibilità alla propaganda su tali questioni [2180]. Il processo porta alla formazione di una società di menti chiuse, dove “tutti parlano e nessuno ascolta” [3995]. La legittimazione di questo sistema basato sulla necessità è contestata, poiché il “mondo della necessità è un mondo di debolezza, un mondo che nega l’uomo” [154].


8 Propaganda moderna: obiettivi e meccanismi d’azione

Dagli effetti psicologici alle strategie per ottenere consenso e mobilitazione.

La propaganda moderna mira precipuamente a produrre un’azione o un comportamento specifico nell’individuo, non semplicemente l’adesione a un’idea. Il suo scopo è mobilitare con massima efficacia ed economia. A questo fine, cerca di ottenere un’ortoprassi, dove l’azione in sé conduce a un obiettivo conscio per il propagandista, ma non necessariamente per l’attore. L’azione può essere attiva o passiva, quest’ultima intesa come sostegno psicologico. La propaganda si rivolge all’aspetto più superficiale degli eventi, suscitando sentimenti elementari che provocano reazioni immediate. Non può creare qualcosa dal nulla e spesso evita di attaccare frontalmente opinioni consolidate, preferendo minarle gradualmente o avvolgerle in ambiguità. Gli obiettivi possono variare: influenzare l’opinione pubblica, cambiare un clima, distruggere micro-gruppi, ottenere azioni determinate come scioperi, o, nel caso commerciale, spingere all’acquisto.

Per ottenere la risposta desiderata, il propagandista utilizza vari meccanismi. Cerca innanzitutto di creare riflessi condizionati, addestrando l’individuo a reagire in modo infallibile a certi simboli o parole. Facilita la risposta attraverso risposte ausiliarie, che creano un clima favorevole, o risposte “pre-attive”, che stabiliscono un bisogno di passare all’azione. La propaganda orale o scritta deve essere rafforzata da una “propaganda d’azione”, che produce nuovi atteggiamenti. Deve essere continua e duratura, per far vivere l’individuo in un mondo separato senza punti di riferimento esterni. Può produrre privatizzazione, come nel caso della propaganda del terrore, che induce un atteggiamento fatalistico. Può anche cercare di irrigidire l’individuo contro il suo ambiente, stimolando sentimenti di aggressione e frustrazione. Manipolazioni psicologiche possono traumatizzare l’individuo o indebolirne la coscienza per destabilizzare atteggiamenti in un periodo di transizione. La partecipazione a un’azione, una volta acquisita, fornisce la sua stessa giustificazione e coinvolge più profondamente gli individui.

L’efficacia della propaganda incontra limiti e imprevedibilità. Un riflesso creato non permette di manipolare l’individuo come un automa. La risposta a una campagna specifica resta imprevedibile. La propaganda può fallire se lo stimolo è troppo debole, contrasta opinioni esistenti, o se altre risposte sono più forti. Un contraccolpo da un’altra angolazione può bloccare i meccanismi psicologici messi in moto. Una tensione eccessiva può produrre panico e azioni impulsive, mentre una tensione troppo scarsa non spinge all’azione. L’individuo sovreccitato da certezze assolute e in aggressione contro i simboli della propria cultura può giungere rapidamente alla disintegrazione a causa dello scarto estremo con il suo milieu sociale.


9 Propaganda, democrazia e mito politico

Analisi critica dei rapporti tra propaganda, sistemi democratici e costruzione del consenso attraverso il mito.

Il testo esamina la natura e gli effetti della propaganda, con particolare attenzione ai regimi democratici. La propaganda è definita come uno strumento per diffondere o rafforzare un’ideologia all’interno o all’esterno di un gruppo [3631]. Essa si basa su credenze collettive preesistenti per essere accettata [864] e agisce sui comportamenti e sui sentimenti, trasformandoli in profondità [4653]. Una tesi centrale è che la propaganda, per sua natura, è incompatibile con la democrazia. Il suo funzionamento, che richiede esaltazione e credenza incondizionata, forgia sentimenti e riflessi “incompatibili con la vita in una democrazia” [4648]. Di conseguenza, “ogni propaganda che agisce sul comportamento e sui sentimenti e li trasforma in profondità rende l’uomo qualcuno che non può più sostenere la democrazia” [4653]. L’uso di mezzi propagandistici, anche per diffondere “l’idea democratica”, indurisce semplicemente “l’uomo totalitario nel suo stampo” [4568] e conferma comportamenti anti-democratici [4560]. La propaganda “rovina non solo le idee democratiche ma anche il comportamento democratico” [4755], che è il fondamento stesso del sistema. Alcuni osservano che le dottrine democratiche sono “piuttosto paralizzanti e meno adatte” come soggetto per una propaganda efficiente [4758], e che per diventare un buon oggetto di propaganda il concetto stesso di democrazia dovrebbe essere modificato [4379].

Un secondo tema è il ruolo del mito e dell’ideologia nella costruzione del consenso. Mito e ideologia sono fenomeni collettivi la cui forza persuasiva deriva dal potere della partecipazione collettiva [2253]. Ideologie come il Socialismo, il Nazionalismo e la Democrazia possono essere trasformate in mito attraverso la propaganda [3739]. I miti fondamentali della società moderna includono il Lavoro, il Progresso e la Felicità [2254], nonché la Nazione, la Giovinezza e l’Eroe [886]. Una caratteristica essenziale del mito è “l’impossibilità, agli occhi dei credenti, di essere messo in discussione” [4640]. Il mito della sovranità popolare è particolarmente rilevante: dal Settecento, il movimento democratico ha impregnato le masse dell’idea della legittimità del potere basata sulla volontà popolare [2440]. I dittatori cercano sistematicamente di dimostrare di essere l’espressione di quella sovranità [2465], organizzando ad esempio grandi riunioni di massa per mostrare il pieno accordo del popolo [2507] o giornate di giustizia popolare [2508].

Vengono inoltre affrontati il rapporto tra propaganda e verità e il suo uso in contesti coloniali e internazionali. Nelle democrazie persiste la nozione che la verità, prima o poi, trionfi da sola [4339], sebbene si riconosca che la propaganda agisca in una sola direzione, verso “la distruzione della verità e della libertà” [4793]. Nel contesto coloniale, i popoli adottano la passione nazionalista vedendola come l’immagine dei loro vincitori [5343], e l’ideologia islamica può creare una predisposizione alla propaganda nazionalista araba e anticoloniale [3701]. La propaganda estera può avere ripercussioni indirette all’interno del paese che la produce [4582], e uno Stato democratico tenderà a presentarsi all’estero come portatore di una pubblica opinione coesa [4330].


10 Propaganda: Tecniche, Studi ed Effetti

Analisi e metodi della comunicazione persuasiva nel XX secolo.

Il testo tratta della propaganda, esaminandone le tecniche, gli studi sul suo impatto e le applicazioni in diversi contesti storici e geopolitici. Vengono citate ricerche condotte dopo la Seconda Guerra Mondiale per valutare l’efficacia della propaganda americana e nazista, ad esempio su soldati tedeschi prigionieri “per determinare se la propaganda americana, mirata a persuaderli ad arrendersi, fosse stata efficace” [4992]. Sono analizzate campagne specifiche, come quelle di Hitler, caratterizzate da “il tempismo preciso del momento in cui una campagna dovrebbe iniziare e quando dovrebbe fermarsi, i silenzi e gli assalti verbali” [365]. Il discorso si estende all’uso della propaganda in guerra, come nella guerra di Corea, dove gli americani distribuivano “immagini di prigionieri di guerra a giocare, impegnati in sport” [790] per mostrare un buon trattamento. Viene esplorato il modello leninista e maoista, dove l’informazione è “diretto e manipolato” [5602] e l’istruzione per gli adulti analfabeti avviene tramite “esclusivamente testi di propaganda” [2149]. Un tema secondario rilevante è il “brainwashing” o il controllo mentale, menzionato in contesti come la guerra di Corea e le pratiche in Cina “per determinare gli effetti della propaganda sovietica” [4992]. Il testo cita anche limiti metodologici negli studi, come la difficoltà di misurare gli effetti isolati di un mezzo “perché non puoi dissociarlo dagli articoli di giornale correnti e dalle trasmissioni radiofoniche sullo stesso argomento” [4898] o la scarsa affidabilità delle dichiarazioni di prigionieri in un “universo di combattimento, di bugie, di impegno” [4999].


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