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Dalton - New system of Chemical Philosophy - II | sL | v


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1 Un’Opera Chimica in Costante Evoluzione

Il presente documento descrive la genesi e lo sviluppo di un’opera scientifica, iniziata nel 1817 e continuata fino al 1826, come si evince dalla prefazione. L’opera è dedicata a John Sharpe e Peter Ewart, riconoscendone il supporto e il contributo alla promozione della scienza (14, 15, 16). Il testo è stato stampato dagli eredi di S. Russell (11) e destinato a George Wilson (12).

L’autore spiega che il lavoro è stato concepito in modo da essere stampato man mano che procedeva con le sue ricerche, a causa dei suoi impegni professionali e della natura dettagliata del lavoro (24, 25). Questa scelta, sebbene comportasse il rischio di perdere miglioramenti e scoperte durante l’intervallo tra stampa e pubblicazione (26), era volta a documentare la sua esperienza personale nel campo della chimica (29).

Nonostante il tempo prolungato trascorso in stampa, l’autore afferma di non aver bisogno di apportare modifiche sostanziali al momento della stesura della prefazione (30). Esprime inoltre gratitudine per l’assistenza ricevuta, in particolare per l’apparato chimico fornito da Mr. Sharpe e per le discussioni scientifiche con Dr. Henry (31). L’autore intende aggiungere una seconda parte all’opera, focalizzata sui composti più complessi (32).


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2 Analisi dei Composti di Platino e Mercurio

Il testo descrive una serie di esperimenti volti a comprendere la composizione e le proprietà dei composti di platino, in particolare in relazione al mercurio. L’autore, confrontandosi con le difficoltà nell’ottenere risultati coerenti, si basa sui lavori precedenti di Berzelius, un chimico di spicco, per guidare le sue indagini.

Inizialmente, l’autore tenta di ridurre il metallo, ma senza successo (167). Si fa riferimento ai risultati di Berzelius, che aveva identificato due ossidi di platino, uno contenente 100 parti di metallo e 8 di ossigeno, e un altro con 100 parti di metallo e 16 di ossigeno (171). Il processo di Berzelius, che prevedeva l’uso di acido nitro-muriatico e l’evaporazione di acidi in eccesso, è descritto in dettaglio (172).

L’autore esplora la reazione tra platino e mercurio, notando che il mercurio può decomporre il muriato di platino e formare un amalgama (193). Esperimenti successivi coinvolgono la digestione di mercurio in soluzioni di supermuriato di platino, con la precipitazione di platino e la formazione di un composto contenente ossigeno (186, 187). Si evidenzia che 7 gr di mercurio precipitarono 5 di platino, con 4 di ossigeno (187).

L’autore sottolinea le difficoltà nel separare i muriati solubili e insolubili di platino, e la necessità di ottenere risultati coerenti per confermare l’accuratezza (184). Si discute anche della reazione tra platino e gas nitrosi, con esperimenti che mirano a determinare la quantità di ossigeno combinato con il platino (204, 205). I risultati iniziali suggeriscono una quantità di ossigeno per cento di platino pari a 75%, ma esperimenti successivi indicano un valore più elevato, 790 misure di gas nitrosi da 10 gr di platino.


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3 Analisi degli Ossidi Metallici: Un’Indagine Chimica del Palladio e del Rame

Il testo presenta un’analisi dettagliata degli ossidi metallici, concentrandosi in particolare sul palladio e sul rame, attraverso esperimenti e calcoli chimici. Gli autori, Berzelius e altri ricercatori, cercano di determinare le proporzioni degli ossidi e le loro proprietà chimiche, con l’obiettivo di comprendere meglio la composizione e il comportamento di questi elementi.

Il testo inizia con un’analisi del palladio, dove Berzelius utilizza il mercurio per estrarre l’ossigeno e calcola che 100 parti di palladio si combinano con 2 parti di ossigeno (“Berzelius treated the muriate of palladium with mercury, which abstracted the oxygen and left an amalgam of palladium and mercury ; from the quantit}- of mercury dissolved he calculates that 100 palladium combine with 2oxviren”). Questa conclusione viene corroborata dal fatto che 100 parti di palladio si combinano con 28 parti di zolfo, il doppio della quantità di ossigeno (“This conclusion was corroboratcd by the circumstance that 100 palladium were found to take 28 of sulphur, or double the quantity of oxygen”).

Successivamente, il testo si concentra sugli ossidi di rame, che Proust, Chenevix e Berzelius hanno identificato come aventi proporzioni simili (“There are two oxides of copper accordinoto the results of Proust, Chenevix, Berzelius and others, the proportions of which are METAT.LIC OXIDES. 27 g-iven nearly the same by all”). Il protoxido di rame è arancione e contiene 5 parti di ossigeno per 100 parti di rame (“This oxide is oramje, and contains 12f oxyg^en on 100 copper”), mentre il deutossido è nero e contiene 25 parti di ossigeno per 100 parti di rame (“This oxide is Mack ; it con tains 25 oxygen on 100 copper”).

Gli autori descrivono anche i metodi per ottenere questi ossidi, come la precipitazione da soluzioni, il riscaldamento e l’esposizione all’aria (“It may also be obtained by exposing- copper to a red heat for some time in common air or oxygen gas, removing the scales and exposing them in like manner, till at length the black oxide is formed”). Infine, il testo presenta calcoli basati sulla dissoluzione del rame in acido nitrico e sulla misurazione del gas nitroso prodotto (“By dissolving 112 grains of cop[)er turnings in 1000 grain measures of 16 nitric acid, 1 obtained 48 oz. measures of nitrous gas, = 30 grains”).


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4 L’analisi della composizione dell’ossido di piombo rosso

Il testo descrive un’indagine sperimentale sulla composizione dell’ossido di piombo rosso, concentrandosi sulla sua formazione, le sue proprietà e la sua composizione chimica. L’autore, attraverso una serie di esperimenti, cerca di determinare la quantità di ossigeno presente nell’ossido di piombo rosso e di confrontare i suoi risultati con quelli di altri scienziati come Lavoisier, Thomson e Berzelius.


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5 Analisi Chimica degli Ossidi Metallici: Arseniati e Ossidi di Cobalto

Il testo presenta un’analisi dettagliata delle proprietà chimiche di alcuni composti, in particolare arseniati e ossidi di cobalto, con l’obiettivo di determinare le proporzioni degli elementi costitutivi e comprendere i meccanismi di reazione.

L’autore descrive un processo per la produzione di arseniato di lime, partendo dalla dissoluzione di lime in acqua e aggiungendo quantità crescenti di arsenico. “If to this solution 24 parts of lime dissolved in water be added, the compound remains a limpid solution, but is very limy to the test.” Questo processo porta alla formazione di un precipitato insolubile, che, una volta essiccato, produce arseniato di lime. “Tf to this we put in like manner, 24 parts more of lime, the whole compound is thrown down, and yields, when dried, 170 parts of arseniate of lime.”

Vengono inoltre analizzati i neutralizzanti dell’acido arsenico, come potassa, soda e ammoniaca. “In like manner, I find that 42 parts of potash, 28 of soda, and 12 of ammonia, seve rally neutralize 98 parts of arsenic acid.” L’autore sottolinea un’osservazione peculiare riguardante la miscela di arseniato di potassio neutro e nitrato di piombo, che produce un precipitato composto da arsenico e ossido di piombo. “It is a remarkable fact, that when neutral arseniate of potash and nitrate of lead are mixed together to mutual saturation, the precipitate is found to consist chiefly of arsenic acid and oxide of lead.”

Il testo si concentra anche sulla determinazione del peso atomico dell’arsenico, che viene stimato a “Hence we conclude, the atom of arsenic weighs” Vengono inoltre presentate considerazioni sulla composizione degli ossidi di cobalto, distinguendo tra l’ossido blu (protoxide) e l’ossido nero. “The blue or protoxide consists of 100 metal and 19 oxygen.” L’autore descrive un esperimento per determinare la quantità di ossigeno rilasciata durante la reazione dell’ossido blu di cobalto con l’acido nitromuriatico. “By repeated trials i have found, that if 67 parts of metallic cobalt be treated with the due quantity of nitro-muriatic acid, and a heat of 150”, a rapid solution takes place, and a disengagement of pure nitrous gas.”

Infine, l’autore menziona la necessità di correggere le stime precedenti del peso atomico del cobalto. “The estimation of the atom of cobalt at 50 or GO, (page 265), must therefore be corrected.”


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6 Analisi dei Ossidi di Manganese: Un’Indagine Storica e Chimica

Il testo presenta un’analisi dettagliata dei diversi ossidi di manganese, con particolare attenzione alla loro composizione, proprietà chimiche e metodi di identificazione. L’autore, attraverso una serie di esperimenti e osservazioni, cerca di determinare la proporzione di manganese e ossigeno in ciascun ossido, e di classificare i diversi tipi di ossidi in base alla loro solubilità e reattività.

L’autore descrive inizialmente la raccolta di campioni di ossidi di manganese, notando che alcuni sono facilmente polverizzabili, mentre altri richiedono un mortaio di ferro (781). Si evidenzia la preferenza per gli ossidi neri con una sfumatura blu rispetto a quelli con una sfumatura marrone (782). L’analisi chimica rivela la presenza di silice e altri elementi, ma l’autore si concentra sulla determinazione della composizione chimica degli ossidi (783-784).

Successivamente, l’autore introduce la distinzione tra protoxide, deutoxide e ossidi intermedi, basandosi sulla quantità di ossigeno presente (793-794). Vengono descritti metodi per ottenere il protoxide, come la soluzione in acido muriatico o la riduzione con acido solforico (796-797). L’autore sottolinea l’importanza di separare gli ossidi di ferro dalle soluzioni di manganese (798-800).

L’analisi continua con la descrizione delle proprietà chimiche degli ossidi, come la loro solubilità in acidi e la capacità di rilasciare ossigeno (791-792). L’autore confronta i risultati con quelli di altri chimici, come John e Berzelius, per confermare l’accuratezza delle proprie osservazioni (811-815).

Infine, l’autore descrive metodi per determinare la quantità di ossigeno in ciascun ossido, come l’uso di acido muriatico e solforico (840-849). Vengono presentati i risultati ottenuti, con particolare attenzione alla proporzione di manganese e ossigeno in ciascun ossido (855-857). L’autore conclude con una discussione sulle diverse teorie degli ossidi di manganese e un confronto con i risultati di altri chimici (858-861).


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7 Analisi degli Ossidi Metallici: Un’Indagine Storica e Chimica

Il testo presenta un’analisi dettagliata degli ossidi di diversi metalli, tra cui cromo, ferro, piombo, bario, mercurio, uranio, molibdeno, tungsteno, titanio e columbio. L’indagine si concentra sulla determinazione dei pesi atomici e delle proporzioni di ossigeno negli ossidi, con un’attenzione particolare ai metodi di analisi e sintesi utilizzati dai chimici dell’epoca.

Inizialmente, si esaminano gli ossidi di cromo, identificati come verde (smeraldo) e giallo (cromato di piombo). Il cromato di piombo, in particolare, viene analizzato attraverso metodi sia analitici che sintetici, con risultati che variano a seconda del metodo utilizzato (Vauquelin vs. Berzelius). (“Chromate of lead = 62 acid -f- 97 oxide By synth.” (878)). Successivamente, si analizzano gli ossidi di ferro, bario, mercurio e potassio, con un focus sulla loro composizione e reazioni chimiche.

L’analisi prosegue con gli ossidi di uranio, molibdeno e tungsteno, con un’attenzione particolare alle loro proprietà chimiche e alla determinazione dei loro pesi atomici. (“The native sulphuret of molybdenum (the state in which this metal is usually found) was analyzed by Bucholz and found to consist of 60 metal and 40 sulphur.” (933)). Infine, si accenna agli ossidi di titanio e columbio, con un focus sulla difficoltà di ottenere risultati certi a causa della scarsità dei minerali contenenti questi metalli.

Il testo evidenzia le discrepanze nei risultati ottenuti da diversi chimici, come Vauquelin e Berzelius, e sottolinea l’importanza di ulteriori esperimenti per chiarire le incertezze e le contraddizioni. (“According to these results, the atom of chromic acid weighs 46; it is made 44 by the results of Berzelius, and from 45 to 62 by those of Vauquelin” (933)). L’analisi si conclude con l’espressione di preferenza per una particolare interpretazione dei risultati, pur riconoscendo la sua natura problematica.


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8 Analisi della formazione del quadrisolfuro di calce

Il testo descrive un processo chimico per la formazione del quadrisolfuro di calce, analizzando le proporzioni degli ingredienti e le proprietà del composto risultante.

Il processo inizia con la combinazione di idrato di calce e zolfo, che porta alla formazione di un residuo giallo-biancastro composto da zolfo e calce (“The residue, about 60 per cent, of the original weight, is a yel lowish white powder, composed of sulphur and lime.” - 1055). Il riscaldamento ripetuto con zolfo e l’eliminazione dello zolfo in eccesso indicano che si tratta di un vero composto chimico (“If this be again treated with sul phur and heated, it undergoes no material change; the last sulphur entirely escaping, leaves the sulphuret unaltered, and hence shews that it must be a true chemical compound.” - 1056).

La miscela di idrato di calce e zolfo in proporzioni specifiche porta alla formazione di solfuro di calce, composto da 24 parti di calce e 14 parti di zolfo (“Now if 32 parts hydrate of lime, which consist of 24 lime and 8 water, be mixed with 32 sulphur and heated as above, they will yield 38 parts sulphuret, which must be com posed of 24 lime and 14 sulphur, or sulphur and water” - 1057). L’analisi rivela che il composto è formato da un atomo di calce e uno di zolfo, identificato come protosolfuro di calce (“hereafter to be given, that the whole of this last part is sulphur; therefore the compound is formed of 1 atom of lime, and 1 of sulphur, and is the protosulphurel of lime” - 1058).

La bollitura di idrato di calce e zolfo in acqua produce una soluzione gialla contenente una combinazione di un atomo di calce (o idrato di calce) e quattro atomi di zolfo, definita quadrisolfuro di calce (“This liquid of course contains in solution, a combination of 1 atom of lime, or perhaps hydrate of lime, and 4 atoms of sulphur ; and may therefore be called a quadrisulphuret of lime” - 1060). L’uso di proporzioni diverse porta a residui non combinati, indicando che solo il quadrisolfuro può essere formato (“If more sulphur or lime than the above proportion be used, the surplus will remain in the residuum uncom bined, shewing that by this process no other than a quadrisulphuret can be formed” - 1061).

La forza della soluzione di quadrisolfuro dipende dalla quantità relativa degli ingredienti (“The strength of li quid quadrisulphuret depends upon the relative quantity of the ingredients” - 1063). La densità della soluzione può essere utilizzata per calcolare la quantità di calce e zolfo presenti (“I have boiled it down till the water was only 5 times the other materials, which appears to be its maximum strength in the common temperature” - 1064).

Il testo evidenzia la sorpresa per l’assenza di bisolfuro o trisolfuro di calce, suggerendo che il processo dovrebbe aver prodotto forme intermedie (“It is rather surprising that no bisulphuret nor trisulphuret of lime should be formed this way” - 1068). La formazione esclusiva del quadrisolfuro è attribuita alla necessità di quattro atomi di zolfo per decomporre l’idrato di calce (“I imagine the reason to be, that the sulphur has to de compose the hydrate of lime, and that no fewer than 4 atoms of sulphur are adequate to that effect” - 1071).

Il testo conclude con una descrizione delle proprietà del profosolfuro, che include la sua solubilità, il sapore e la reazione con acidi e sali di piombo (“about 1 grain is soluble in 1000 water; this water, as well as the powder itself, tastes like the white of an eg-g-; salts of lead are thrown down black by the solution” - 1078).


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9 Analisi Chimica del Quadrisolfuro di Calce

Il testo descrive una serie di esperimenti e osservazioni riguardanti il quadrisolfuro di calce, concentrandosi sulle sue reazioni con diversi agenti e sulla formazione di nuovi composti. L’autore, attraverso un approccio sperimentale rigoroso, cerca di definire la composizione e il comportamento chimico di questo composto, introducendo anche nuove nomenclature per i prodotti derivanti dalle reazioni.

Come evidenziato dalla frase (1103), “I have made many experiments occasionally since 1805, on the quantities of oxygen absorbed and sulphur deposited by quadrisulphuret of lime”, l’autore ha condotto una serie di esperimenti a partire dal 1805, dimostrando un approccio metodico e ripetuto allo studio del quadrisolfuro di calce. Questi esperimenti miravano a quantificare l’assorbimento di ossigeno e la deposizione di zolfo, elementi chiave per comprendere le trasformazioni del composto.

Un aspetto peculiare è l’introduzione di nuove nomenclature per i composti formati durante le reazioni, come nel caso del “sulphuretted sulphite of lime” (1110), “be necessary to g-ive it a name : I propose calling- it sulphuretted sulphite of lime, as it is an aiom of sulphur united to sulphite of lime”. Questa pratica riflette l’approccio scientifico dell’epoca, volto a classificare e definire nuovi composti attraverso una terminologia specifica.

Il testo descrive anche un metodo per determinare il punto di saturazione, come indicato nella frase (1106), “The method is to put 100 measures into a graduated and well stoppered bottle filled with oxygen; to agitate briskly for half an hour, occasion ally opening the stopper a little under water to admit its entrance into the place of the oxygen absorbed”. Questo metodo, che prevede l’agitazione vigorosa e l’osservazione dell’assorbimento di ossigeno, è essenziale per comprendere il processo di reazione e la formazione di nuovi composti.

Infine, il testo evidenzia l’importanza delle reazioni con altri composti, come il nitrato di piombo, come descritto nella frase (1134), “Let a solution of nitrate of lead, containing 97 oxide, be treated with a solution of quadrisulphuret of lime by degrees, as long as a black precipitate appears, marking the exact point of saturation”. Queste reazioni, che portano alla formazione di nuovi composti e alla precipitazione di zolfo, forniscono informazioni preziose sulla composizione e il comportamento chimico del quadrisolfuro di calce.

10 Analisi Comparativa dei Solfureti di Metalli Alcalini e Terrosi

Il testo presenta un’analisi dettagliata dei solfureti di diversi metalli, tra cui lime, magnesia, barite, stronzio, allumina, silicio, ittrio, glucina e zirconio. L’approccio è comparativo, cercando somiglianze e differenze nelle proprietà e nei metodi di formazione di questi composti.

Il testo inizia con la descrizione di Hydrosulphuret of lime (1145), evidenziandone il sapore amaro e la sua utilità come reagente, ma anche la sua tendenza a deteriorarsi a causa dell’ossigeno (1146). Successivamente, si passa a Sulphuret of magnesia (1149), sottolineando la difficoltà di combinarlo direttamente, ma la facilità di formare un solfureto liquido tramite “double affinity” (1150).

Un aspetto cruciale è l’analisi del quadrisulphuret (1151, 1163), che viene formato attraverso un processo di digestione a calore moderato, con la precipitazione del solfato di lime e la formazione di un trisolfureto di magnesia in soluzione (1151). Il testo evidenzia la somiglianza tra i solfureti di lime e magnesia (1152).

L’analisi si estende ai solfureti di barite (1158, 1160, 1161, 1162, 1164, 1165, 1166, 1167, 1170, 1171, 1172, 1173, 1174), stronzio (1175, 1176, 1177, 1178, 1181, 1182, 1183, 1184, 1185) e altri metalli (1186, 1187, 1188, 1189). In particolare, si descrive la formazione del protosulphuret (1159, 1160) e del quadrisulphuret di barite, evidenziando le loro proprietà e come si trasformino in solfuretti solfonati in presenza di ossigeno (1166).

Il testo fornisce anche dati quantitativi, come le proporzioni degli elementi nei composti (1155, 1162, 1167, 1172, 1174, 1177, 1185) e i pesi atomici (1155, 1172). Infine, si menzionano i tentativi falliti di combinare allumina e zolfo (1188, 1189), che portano alla sublimazione dello zolfo e alla formazione di tracce di solfato di allumina.

11 Reazioni di Zolfo con Potassio, Soda e Ammoniaca: Un’Analisi Chimica

Il testo descrive una serie di esperimenti che indagano le reazioni tra zolfo e diversi composti alcalini, tra cui potassio, soda e ammoniaca, con l’obiettivo di comprendere le loro proprietà e composizioni chimiche.

Inizia con la descrizione di come lo zolfo reagisce con il potassio in condizioni umide e secche (1190, 1191, 1202). Quando il potassio viene riscaldato con zolfo in un crogiolo chiuso, si forma un composto chimico (1203). La quantità di zolfo necessaria per la saturazione dipende dalla quantità di potassio e dalla temperatura (1204, 1205, 1206). Il testo indica che temperature più elevate favoriscono la formazione di un solfato, mentre temperature intermedie portano a una miscela di solfuro e carbonato di potassio (1207, 1208).

Il testo descrive poi la formazione e le proprietà di vari composti di zolfo e potassio, tra cui il solfuro di potassio e il solfuretted carbonate di potassio (1212, 1213, 1214). Il solfuretted carbonate di potassio può essere analizzato per determinare la quantità di carbonato, potassio e zolfo presenti (1220, 1221). Il testo sottolinea anche la sua capacità di assorbire ossigeno e precipitare metalli (1223).

Il testo prosegue con l’analisi delle reazioni di zolfo con soda e ammoniaca, descrivendo la formazione di solfuri e solfuretted carbonate di soda e ammoniaca (1233, 1234, 1235, 1243, 1244). Il testo fornisce anche dettagli sulla formazione di idrosolfuro di ammoniaca e sulle sue proprietà (1248, 1249, 1250, 1251, 1252).

Infine, il testo affronta la questione dei solfuri d’oro, indicando che esistono almeno due solfuri d’oro (1254, 1255). Il testo descrive la formazione del protosolfuro d’oro e le sue proprietà (1256, 1266, 1267, 1268).


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12 La Formazione e le Proprietà dei Solfuri di Platino e Argento

Il testo descrive i metodi per ottenere e le proprietà dei solfuri di platino e argento, evidenziando le difficoltà incontrate e le osservazioni fatte da diversi ricercatori. Il processo di formazione dei solfuri di platino è caratterizzato da una lenta e indolente precipitazione, che non può essere prevenuta con i metodi conosciuti (“This circumstance of slow and indolent precipitation cannot be prevented by any means I have found, such as saturating the excess of acid, &c.” - 1286). Il testo menziona anche i risultati degli esperimenti di Edmund Davy, che ha combinato platino con zolfo in diversi modi, tra cui il riscaldamento dell’ammonio-muriato di platino con zolfo e l’utilizzo di idrosolfuro di potassio (“He combines platina with sulphur by heating the ammonia-muriate of platina with sulphur; also by heating platina and sulphur in an exhausted tube; and by sending sulphuretted hydrogen gas or water into a solution of muriate of platina” - 1290).

Il testo descrive diversi metodi per ottenere il solfuro di platino, tra cui l’aggiunta graduale di solfuro di calce alla muriato di platino (“By pouring sulphuret of lime PLATINA. 125 solution by degrees into muriate of platina, and agitating the mixture well or till it grew black each tune; after digesting for some days, repeated filtering, and drying, a black powder is obtained” - 1294) e l’utilizzo di acqua solfureggiata. Il testo menziona anche l’uso di ammonio-muriato di platino riscaldato in un crogiolo coperto con zolfo (“Ammonia-muriate of platina was heated in a covered crucible along with sulphur till it was judged that all the uncombined sulphur was sublimed or dis sipated” - 1298).

Le proprietà dei solfuri di platino sono caratterizzate da una complessità intrinseca, con proporzioni degli elementi non ancora determinate con precisione (“The sulphurets of platina appear of a complex nature, and the proportions of their elements are not yet determined with precision” - 1303). Quando esposti a un calore basso, i solfuri di platino rilasciano acqua e acido solforoso, perdendo circa il 1% del loro peso (“When exposed to a low red heat they yield water and sulphurous acid, and lose about i of their weight” - 1301).

Il testo menziona anche i solfuri di argento, che si formano in due proporzioni diverse e sono sia neri che marroni scuri (“Silver combines with sulphur in tWo diffe rent proportions, and forms two sulphurets, both of them black or dark brown” - 1306).


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13 La Formazione dei Solfureti di Mercurio: Un’Analisi Chimica

Il testo descrive il processo di formazione di diversi solfureti di mercurio, analizzando le loro proprietà e composizioni. L’autore, attraverso un’attenta sperimentazione, cerca di comprendere i meccanismi alla base di queste reazioni, evidenziando le differenze tra i vari composti e le loro implicazioni teoriche.

Inizialmente, viene descritto il metodo per formare il protosolfuro di mercurio, che precipita come una polvere nera: “This is most conveniently formed by passing sulphuretted hydrogen gas through a solution of the protonitrateof mercury, or by pouring hydrosul phuret of lime, &c. into the same solution” (1324). La composizione di questo solfuro è indicata come “It consists of 167 mercury, 128 SULPHURETS. and 14 sulphur” (1327), con una proporzione che varia a “100 mercury, and 4 sulphur” (1328).

Successivamente, si passa alla descrizione del deutosolfuro di mercurio, che si forma in condizioni specifiche: “This is form ed in the humid way whenever sulphuretted hydrog”en or ahydrosulphuret in excess is mixed with the deutonitrate or deutomuriate of mercury (corrosive sublimate) ; a brown powder is precipitated which is the deutosulphuret (1332). L’autore sottolinea una differenza rispetto alle aspettative, osservando che il precipitato non cambia colore nel tempo: “The brown precipitate does not change to yellow, orange, and red, when left undisturbed for a few days, in my experience” (1334).

L’analisi prosegue con la descrizione del quadrisolfuro di mercurio, che si forma quando si tratta una soluzione di protonitrate di mercurio con quadrisolfuro di calce: “This com pound is formed when a solution of protonitrate of mercury is treated with quadrisulphu ret of lime, added by degrees till the clear liquid no longer gives adark coloured precipitate” (1341). Questo solfuro è caratterizzato da una composizione specifica: “It consists of 100 mercury, and 33 or 34 sulphur” (1344).

Infine, l’autore descrive l’interazione tra i recenti ossidi di mercurio e il quadrisolfuro di calce, osservando che il solfuro nero sembra assorbire quattro atomi di zolfo e cedere il suo ossigeno, mentre l’ossido rosso mantiene il suo colore: “The black oxide seems to take 4 atoms of sulphur and part with its oxygen to another portion of sulphur; but the red oxide becomes light brown and retains the colour when dried” (1357).


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14 Reazioni e Composti dello Zolfo con Metalli Preziosi e Comuni

Questo testo descrive le reazioni dello zolfo con diversi metalli, concentrandosi in particolare su palladio, rodio, iridio, osmi, rame, e ferro, analizzando le proporzioni e le caratteristiche dei composti formati. Il documento fornisce dettagli specifici sui metodi di produzione, l’aspetto fisico e le analisi chimiche di questi composti, evidenziando le differenze tra protosolfuri, deutosolfuri e quadrisolfuri.

Il testo inizia descrivendo come Berzelius abbia esposto “15 grani di limatura di palladio mescolati con tanto zolfo da espellere lo zolfo non combinato” (1363). L’aumento di peso risultante era del 28% sul palladio, e ulteriori esposizioni con zolfo non aggiunsero peso (1364). Vauquelin, in un esperimento simile, ottenne “52 parti di solfuro blu-bianco, molto duro, e quando rotto, mostrava brillanti piastre nella sua frattura” (1365). Queste osservazioni suggeriscono una combinazione specifica tra i due elementi, con proporzioni variabili a seconda delle condizioni sperimentali.

Successivamente, il testo si concentra sui solfuri di rodio, iridio e osmi, descrivendo i metodi di produzione e le proporzioni risultanti. Per esempio, Vauquelin trovò che “4 parti di muriato di ammonio di rodio (contenente 28 o 29 percento di metallo) mescolate con un peso uguale di zolfo, e riscaldate, si ottiene un bottone blu-bianco” (1372). Questo porta alla conclusione che “100 metallo sembrano prendere 25 di zolfo” (1373).

Il testo prosegue con l’analisi dei solfuri di rame, descrivendo come “3 parti di limatura di rame mescolate con 1 parte di zolfo, e applicato calore, si verifica una brillante combustione, che indica l’unione dei due corpi” (1386). Vengono presentate diverse analisi chimiche che confermano la proporzione di 100 parti di rame per 25 parti di zolfo (1389).

Infine, il documento descrive i solfuri di ferro, sottolineando come “lo zolfo possa essere unito al ferro sia per via secca che umida, e in varie proporzioni” (1404). Il testo menziona la formazione di “solfuro protosolfuro di ferro” (1406), che può essere ottenuto mescolando un idrosolfuro in una soluzione di ossido verde in qualsiasi acido (1407).


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15 La Chimica dei Solfuri e dei Fosfuri: Un’Analisi Storica

Il testo presenta un’analisi dettagliata dei solfuri di diversi metalli, descrivendo i metodi di preparazione, le proprietà e le proporzioni degli elementi costitutivi. Si evidenzia anche la difficoltà di combinare il fosforo con vari elementi, portando a una minore conoscenza di questi composti rispetto ai solfuri.

Il testo inizia descrivendo la preparazione del protosolfuro di manganese, che può essere ottenuto tramite diversi metodi, come il riscaldamento di una miscela di ossido di manganese e zolfo, o trattando una soluzione di manganese con un idrosolfuro (1702). Il protosolfuro è descritto come di colore marrone scuro, mentre l’idrosolfuro, quando precipitato, è di colore grigio chiaro che si intensifica con l’esposizione all’aria (1703). Si nota che l’idrosolfuro di manganese rilascia idrogeno solforato in presenza di acido muriatico, mentre il protosolfuro rilascia lo stesso gas quando riscaldato (1704).

Vengono poi esaminati i solfuri di cromo, tungsteno, molibdeno, titanio, columbio e cerio, descrivendo le difficoltà incontrate nella loro preparazione e le proporzioni degli elementi costitutivi (1705-1741). Ad esempio, si afferma che “I found 32 of the pro CHROMIUM. 163 tosulphiiret may be inferred from the fact that the black oxide yields its own weight of protosulphuret” (1706).

Il testo menziona anche i tentativi di Margraf e Gengembre di combinare il fosforo con i metalli e gli alcali, rispettivamente, e le scoperte di Pelletier sulle proprietà dei fosfuri (1743-1750). Pelletier è riconosciuto come la figura chiave nelle indagini sui fosfuri, grazie alle sue “investigations of the phosphurets” (1750).


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16 Ricerca e Analisi dei Fosfuretti

Il testo presenta un resoconto dettagliato degli studi e delle scoperte relative ai fosfuretti, un argomento scientifico di notevole interesse nel XVIII e XIX secolo. L’autore, attraverso una serie di esperimenti e osservazioni, esplora le proprietà e le reazioni di questi composti, contribuendo significativamente alla comprensione della chimica dell’epoca.

Il testo inizia con una descrizione dei metodi per ottenere fosfuretti, come indicato in (1752): “sulphuric acid are commonly requisite for 6 lbs.” e (1753): “calcined bones; and that from 18 lbs.” Questi metodi, sebbene rudimentali rispetto agli standard moderni, rappresentano un passo avanti nella ricerca scientifica dell’epoca. L’autore menziona anche il lavoro di altri scienziati, come Raymond (1762) e Tennant (1765), che hanno contribuito alla comprensione delle proprietà dei fosfuretti.

Un aspetto peculiare è l’importanza attribuita alla purezza dei reagenti e alla precisione degli esperimenti, come evidenziato in (1778): “Phosphuret of lime that has been carefully secluded from the atmosphere, may be put into a small phial filled with water, acidulated by muriatic acid.” Questo sottolinea l’attenzione ai dettagli e la rigorosità metodologica che caratterizzavano la ricerca scientifica dell’epoca.

L’autore descrive anche le proprietà distintive del fosfureto di idrogeno puro, come la sua esplosione a contatto con l’aria e la formazione di un anello di fumo bianco (1783). Queste osservazioni, sebbene descritte in termini di linguaggio dell’epoca, forniscono informazioni preziose sulle proprietà chimiche di questo composto.

Infine, il testo menziona il lavoro di altri scienziati, come Sir H. Davy e Gay Lussac (1770), che hanno contribuito alla comprensione dei composti del fosforo con acidi muriatico e ossimuriatico, nonché con i nuovi metalli potassio e sodio. Questo dimostra l’importanza della collaborazione e dello scambio di conoscenze nella ricerca scientifica.


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17 Proprietà e Comportamento dell’Idrogeno Fosforoso

Il testo analizzato descrive in dettaglio le proprietà chimiche e fisiche dell’idrogeno fosforoso, con particolare attenzione alle sue reazioni di combustione, assorbimento da parte dell’acqua e comportamento in presenza di elettricità. Il documento evidenzia anche le difficoltà nel determinare con precisione le proprietà dell’idrogeno fosforoso, a causa di contaminazioni e variazioni nei metodi sperimentali.

L’idrogeno fosforoso, secondo il testo, può reagire con l’ossigeno in diverse proporzioni, come indicato da: “One volume of pure phosphuretted hydrogen, requires two volumes of oxygen for its complete combustion by an electric spark” (8). Questa reazione produce acido fosforico e acqua. Inoltre, il testo descrive la capacità dell’idrogeno fosforoso di esplodere in presenza di gas nitrosi, come dimostrato da: “One volume of phosphuretted hydrogei), mixed with from 2 to 6 volumes of nitrous gas, may be ex ploded by electricity” (9).

Un aspetto cruciale è l’assorbimento dell’idrogeno fosforoso da parte dell’acqua, che varia notevolmente a seconda delle condizioni sperimentali, come evidenziato da: “The absorption of this gas by water, has been stated variously” (1809). Queste variazioni sono attribuite a differenze nella purezza del gas e a una comprensione incompleta del processo di assorbimento.

Il testo menziona anche la decomposizione dell’idrogeno fosforoso in presenza di zolfo, con la formazione di idrogeno solforoso e la combinazione del fosforo con lo zolfo, come descritto da: “According to Sir H Davy and Dr. Thomson, phosphuretted hydrogen gas being heated along with sulphur in a dry tube, the gas is decomposed and a new gas, sulphuretted hydrogen, is formed, and the phosphorus unites witlithesulphur” (1796).

Infine, il documento sottolinea l’importanza di considerare la presenza di idrogeno contaminante nelle misurazioni delle proprietà dell’idrogeno fosforoso, come indicato da: “In all these instances it was, I have no doubt, contaminated with less or more of hydrogen” (1803).


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18 Analisi della Combustione dell’Idrogeno Fosforato

Questo testo scientifico descrive in dettaglio gli esperimenti e le osservazioni relative alla combustione dell’idrogeno fosforato, con particolare attenzione alle sue interazioni con l’ossigeno, l’acido muriatico e l’ossido di azoto. L’autore, attraverso una serie di esperimenti, cerca di determinare le proporzioni esatte e i meccanismi coinvolti in queste reazioni.

L’autore inizia descrivendo il metodo per determinare il volume di ossigeno necessario per la combustione dell’idrogeno fosforato, sottolineando l’importanza di utilizzare ossigeno contenente azoto e di considerare le perdite durante l’esplosione ((1852) - By ex ploding the residue with oxygen, I found that tV or ^’tj.). Viene poi discusso il comportamento dell’idrogeno fosforato in presenza di acido muriatico, che provoca una combustione completa di fosforo e idrogeno ((1854) - Taking these observations into consideration along with the fact, that 1 volume of the purest gas requires 2 of oxygen for its combustion, I conclude thtit the true expansion should be 4, or 3 volumes of gas should become ..).

Un aspetto interessante è l’analisi della combustione dell’idrogeno fosforato con ossido di azoto, che porta alla formazione di ossido nitroso e azoto ((1885) - From an attentive consideration of the results of several experiments, I am inclined to offer the following solution of this remarkable case : One atom of phosphuretted hydrog’en attacks 5 of nitrous gas at the same instant…). L’autore sottolinea la complessità di questo processo e la sua importanza per comprendere la costituzione dell’acido fosforico ((1874) - One of the most remarkable properties of phosphuretted hydrogen, is that announced by Dr. Thomson, namely, its combustion with nitrous gas by electricity…).

Infine, l’autore discute la stabilità dell’idrogeno fosforato nel tempo, osservando che la deposizione di fosforo può avvenire durante lo stoccaggio ((1894) - Spontaneous fg-nition or explosion is, I believe, no distinctive mark of variety in phosphuretted hydrogen; when this gas is producedj it is usually explosive from the uncombined phosphorus which it elevates…).


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19 Analisi delle Combinazioni di Carbone con Metalli

Il testo esamina la composizione e le proprietà di diverse sostanze metalliche, concentrandosi in particolare sulle combinazioni di carbone con ferro, e sulla loro relazione con l’acciaio. L’analisi si basa su esperimenti chimici e osservazioni empiriche, cercando di determinare la proporzione degli elementi costitutivi e le loro implicazioni per le proprietà fisiche e chimiche.

Inizia con l’esplorazione di combinazioni rare, come quella di carbone con ferro (frase 2186). Si discute poi della mancanza di combinazioni di carbone con terre e alcali (frase 2187), e si fa riferimento a lavori precedenti e successivi, come quello di Berzelius e Marcet (frase 2188), che hanno studiato il “solfuro di carbonio o alcol di zolfo” (frase 2189).

Un aspetto peculiare è l’analisi del “carburo di zolfo”, che presenta un colore bluastro e un odore sulfureo (frase 2193). La composizione chimica è determinata attraverso esperimenti, rivelando un rapporto di 85:15 tra zolfo e carbone (frase 2196). Si ipotizza anche la presenza di idrogeno, ma questa ipotesi rimane aperta a ulteriori verifiche (frase 2198).

Il testo si concentra poi sull’analisi di tre sostanze costituite da carbone e ferro: plumbago, ghisa e acciaio (frase 2201). Il plumbago, utilizzato principalmente per la fabbricazione di matite (frase 2202), presenta proporzioni variabili di carbone e ferro (frase 2204). La ghisa, estratta direttamente dal minerale (frase 2207), contiene piccole quantità di carbonio, ossigeno e fosforo (frase 2208). L’acciaio, invece, è ottenuto attraverso processi complessi di fusione e stratificazione (frase 2221), che mirano a rimuovere l’ossigeno e a favorire la combinazione di carbonio e ferro (frase 2222).

Le proprietà dell’acciaio, come la sua capacità di essere temprato e magnetizzato (frase 2231), sono attribuite a una particolare cristallizzazione delle particelle di ferro (frase 2244). Si ipotizza che il processo di tempra non comporti la perdita o l’aggiunta di sostanze, ma una modifica dell’organizzazione interna delle particelle (frase 2253).


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20 Amalgami Metallici: Un’Esplorazione delle Combinazioni di Mercurio con Metalli Diversi

Il testo descrive una serie di esperimenti condotti per combinare il mercurio con diversi metalli, analizzando le proprietà risultanti e le condizioni necessarie per la formazione degli amalgami. L’autore, attraverso un approccio sperimentale dettagliato, indaga le affinità chimiche tra il mercurio e altri elementi, documentando le proporzioni e le temperature di fusione osservate.

L’amalgama di oro, ad esempio, può essere preparato combinando 3 parti di oro precipitato con 231 parti di solfato di ferro verde e 8 o 9 parti di mercurio, ottenendo una miscela cristallina fine (“A ready way of making this amalgam I find is to put 3 parts; of gold, precipitated by AMALGAMS, 231 green sulphate of iron, to 8| or 9 parts of mer cury ; by a few minutes trituration the whole becomes a fine crystaUine amalg-am.” - 2464). Questo amalgama, riscaldato appena sotto il rosso, libera il mercurio, rendendolo utile per la doratura (“When this amali^am of a^oM is exposed to a heat jnst below red, the mercury sublimes and leaves the g-old ; hence its use in gilding-” - 2465).

L’autore esplora anche la combinazione di mercurio con platino, argento, rame, ferro, stagno, piombo, zinco, bismuto, antimonio e arsenico, descrivendo le difficoltà incontrate e le proprietà degli amalgami formati. Ad esempio, l’amalgama di argento e mercurio si ottiene facilmente combinando lamina di argento con mercurio riscaldato (“Silver and mer cury have a considerable affinity and are easily combined by putting lamina of silver into heated mercury and agitating the mix ture.” - 2474), mentre la combinazione di mercurio e rame si rivela più complessa (“I have made se veral unsuccessful attempts to combine mer cury and copper.” - 2482).

L’analisi si estende anche alla formazione di amalgami misti, come quelli formati da mercurio, bismuto e piombo, che presentano proprietà uniche e possono essere utilizzati per applicazioni specifiche, come l’eccitazione di macchine elettriche (“Mr. Cuthbertson recommends I part zinc, 1 tin and 2 of mercury for the plate machine amalgam.” - 2550).


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21 Leghe Metalliche: Un’Analisi delle Proporzioni e delle Proprietà

Il testo esamina le leghe metalliche, concentrandosi in particolare sulle combinazioni di ferro, stagno, piombo, nichel e arsenico. L’obiettivo principale è determinare le proporzioni ottimali per ottenere determinate proprietà, come la malleabilità, la durezza e la tenacità.

L’analisi inizia con le leghe di ferro, evidenziando la difficoltà di fusione e la formazione di diverse proporzioni di metalli, come indicato in “(2771) - These two metals are alloyed with some difficulty by fusion in a close crucible.” Il testo descrive come le proporzioni di stagno e ferro influenzino la malleabilità e la durezza, con la prima lega composta da 21 parti di stagno e 1 di ferro, e la seconda con 2 parti di ferro e 1 di stagno, come descritto in “(2773) - Bergman al ways found two alloys when the metals were fused together”.

Un’altra sezione è dedicata alle leghe di stagno e piombo, dove si osserva che i due metalli si uniscono in qualsiasi proporzione, come affermato in “(2788) - Tin and lead unite by fusion in any proportion”. Il testo sottolinea che queste leghe sono più dure e tenaci rispetto ai singoli metalli, in particolare quando la proporzione è di 3 parti di stagno e 1 di piombo, come indicato in “(2790) - This alloy, accord ing to Muschenbroek, is harder and much PEWTER”. L’esperimento descritto in “(2791) - I fused various proportions of tin and lead together” mira a determinare le caratteristiche delle diverse leghe, con particolare attenzione alla densità e al punto di fusione.

Il testo menziona anche le leghe di nichel e arsenico, sottolineando che, sebbene si trovino naturalmente in combinazione, le proporzioni esatte e la natura delle leghe non sono state ancora determinate, come indicato in “(2785) - As nickel and arsenic are naturally found in combination”.

Infine, il testo discute la produzione di articoli per uso domestico come teiere e cucchiai, realizzati con metallo bianco, che viene spesso chiamato “tutenag”, come descritto in “(2806) - Certain articles for family use, such as tea pots, spoons, &c. are made of white metal”. Il testo conclude osservando che un cucchiaio di questo tipo era fatto di stagno puro, come indicato in “(2809) - A spoon of this description I found to be pure tin”.

22 Leghe Metalliche: Un’Analisi Sperimentale del XVIII Secolo

Il testo presenta un resoconto dettagliato di esperimenti condotti sulla fusione di stagno con altri metalli, come zinco, bismuto, antimonio, arsenico, piombo e zinco. L’obiettivo principale sembra essere quello di determinare le proporzioni ottimali per la creazione di leghe con specifiche proprietà, come durezza, tenacità, punto di fusione e gravità specifica.

L’esperimento sull’unione di stagno e zinco, ad esempio, ha portato alla creazione di una lega bianca e dura con una gravità specifica di 8 (2814). Si noti che “I melted together 29 parts zinc and 52 tin (1 atom of each), and obtained a white hard alloy of about 8 specific gravity” (2814). Tuttavia, l’unione di stagno e antimonio si è rivelata più difficile, con il ricercatore che non è riuscito a unire i due metalli per fusione su piccola scala (2831).

L’unione di piombo e zinco, invece, è stata caratterizzata da una debole affinità tra i due metalli, che tendono a separarsi a causa della loro grande differenza di gravità specifica (2842). “They are easily united, or rather mixed, in any proportion by fusion under a little tallow. But however they may be mixed there is a strong tendency to separate again, which no doubt is occasioned in part by their great difference in specific gravity” (2842).

L’unione di piombo e bismuto ha prodotto una lega tenace che si fonde a circa 340° (2852). “Three parts lead and 2 of bismuth unite by fusion and form a tenacious alloy which fuses about 340°” (2852). Muschenbroek ha scoperto che questa lega era dieci volte più forte del piombo (2853).

In sintesi, il testo offre una panoramica delle tecniche e dei risultati ottenuti nella creazione di leghe metalliche nel XVIII secolo, evidenziando le sfide e le opportunità associate a questo processo.

23 Analisi delle Leghe Metalliche: Bismuth, Piombo e Stagno

Il testo descrive un’indagine dettagliata sulle leghe metalliche, in particolare quelle formate da piombo, bismuth e stagno. L’obiettivo principale è identificare le proporzioni ottimali per ottenere leghe con punti di fusione bassi, utili per applicazioni specifiche come la fabbricazione di matrici per la stampa.

Il documento inizia con la descrizione delle proprietà di leghe bismuto-piombo, evidenziando che “Its specific gravity by my observation is 85, which is rather greater than the mean” (2855). Si sottolinea che queste leghe sono costituite da un atomo di ciascun metallo, con una proporzione di 02 bismuth a 90 lead (2856). Si evidenzia anche che una combinazione di tre parti di piombo e quattro di bismuth (1 atomo di piombo a 2 di bismuth) fonde a 250° (2857), una temperatura relativamente bassa per leghe di due metalli.

Successivamente, il testo esplora l’aggiunta di stagno alle leghe bismuto-piombo, osservando che “With a little tin it makes the triple alloy which fuses lower than any other metallic compound, without mercury, as will be shown in the sequel” (2859). Si nota che l’aggiunta di stagno riduce ulteriormente il punto di fusione, creando leghe con proprietà uniche.

Il documento continua ad analizzare diverse proporzioni di piombo, bismuth e stagno, fornendo dati specifici sul punto di fusione e sulla densità di ciascuna lega. Ad esempio, si afferma che “The alloy of 1 part load and 2 bismuth 260 METALLIC ALLOYS” (2861) e che “The alloy of three parts lead and 1 bismuth (2 atoms of lead and 1 of bismuth) fuses at 450°” (2863).

Il testo si concentra anche sull’applicazione di queste leghe nella fabbricazione di matrici per la stampa, notando che “The small types require a harder alloy or one with more antimony ; the large types have a greater share of lead as being less expensive” (2870). Si evidenzia che le matrici più piccole richiedono leghe più dure, mentre quelle più grandi possono utilizzare leghe con una maggiore percentuale di piombo per ridurre i costi.

Infine, il documento esplora leghe di piombo con altri metalli come antimonio e cobalto, fornendo dati dettagliati sulle loro proprietà e applicazioni. Si sottolinea che “The alloy of these two metals is not easily obtained, probably from the great difference of the temperature at which they fuse” (2902).


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24 Analisi delle Dilatazioni Termiche e Capacità di Calore

Il testo presenta un’analisi dettagliata delle dilatazioni termiche di diversi materiali, tra cui mercurio, vetro, ferro, rame e platina, e delle loro capacità di calore. L’obiettivo principale è determinare un metodo accurato per misurare la temperatura, confrontando i risultati ottenuti con diversi termometri e considerando l’espansione uniforme dell’aria come riferimento.

Il testo inizia con una descrizione degli esperimenti condotti per misurare le dilatazioni termiche, come indicato in “they made observations from which are deduced the results of the following^ Table” (2984). Vengono presentate tabelle (II, III, IV, V) che mostrano i valori delle dilatazioni per diversi materiali a temperature crescenti. In particolare, la tabella II mostra le dilatazioni del mercurio, mentre la tabella III confronta le dilatazioni del mercurio in vetro.

Un aspetto cruciale è l’indagine sulle capacità di calore dei materiali, come evidenziato in “This enquiry involves that of the measure of temperature” (3017). Il testo afferma che la quantità di calore necessaria per aumentare la temperatura di un corpo da 0° a 100°C è la stessa necessaria per aumentare la temperatura da 100° a 200°C, e così via. Tuttavia, questa ipotesi viene messa in discussione, poiché l’aumento della temperatura potrebbe richiedere meno o più calore.

Per risolvere questa ambiguità, gli autori adottano l’espansione uniforme dell’aria come misura di riferimento, come indicato in “They adopt the uniform expansion of air, or the air thermo meter, as the proper measure” (3018). Questo approccio consente di confrontare le capacità di calore di diversi materiali e di determinare la temperatura relativa dei termometri in diverse condizioni.

Infine, il testo presenta una tabella (V) che mostra le capacità di calore relative di diversi materiali, come indicato in “According to this table the capacities of bodies increase with the temperature in a small degree” (3020). Questa tabella fornisce una visione d’insieme delle proprietà termiche dei materiali e contribuisce alla comprensione del fenomeno delle dilatazioni termiche e delle capacità di calore.

25 Le Leggi della Refrigerazione: Un’Analisi del Lavoro di Dulong e Petit

Questo estratto presenta un’analisi dettagliata del lavoro di Dulong e Petit sulle leggi della refrigerazione, con particolare attenzione alle loro osservazioni e inferenze. Il testo si concentra sull’indagine dei processi di raffreddamento dei corpi in vari ambienti, come il vuoto e diversi gas, e sulle leggi che governano questi processi.

Il documento inizia con un’osservazione cruciale: “da queste osservazioni deducono che la legge che è stata promulgata per la refrigerazione dei corpi non può essere strettamente vera: vale a dire, che i corpi perdono calore in proporzione come la loro temperatura supera quella del mezzo circostante” (3030). Questa affermazione suggerisce una sfida alle teorie esistenti sulla refrigerazione e apre la strada a un’indagine più approfondita.

Successivamente, il testo introduce i risultati sperimentali di Dulong e Petit, organizzati in una serie di leggi numerate. Queste leggi descrivono il comportamento dei corpi raffreddati in diverse condizioni, tra cui il vuoto e l’aria, e forniscono formule matematiche per quantificare i processi di raffreddamento. Ad esempio, la Legge 1 afferma: “se si potesse osservare il raffreddamento di un corpo posto nel vuoto, e circondato da un vaso assolutamente privo di calore, o altrimenti privato del potere di irradiare calore, le velocità di raffreddamento diminuirebbero in progressione geometrica quando le temperature diminuirebbero in progressione aritmetica” (3042).

Il testo sottolinea anche l’importanza del termometro ad aria come strumento di misurazione, con una preferenza per i termometri calibrati per corrispondere a un termometro ad aria di gradi uguali: “la prima parte del saggio si conclude con alcune osservazioni per mostrare perché dovrebbe essere data una preferenza al termometro ad aria, o più precisamente, al termometro sia di mercurio che di qualsiasi altro corpo, supposto essere graduato in modo da corrispondere a un termometro ad aria di gradi uguali” (3034).

Infine, il documento menziona un’altra ricerca di Dulong e Petit, che si concentra sulla determinazione precisa dei calori specifici dei corpi e sull’indagine sulla relazione tra la capacità termica degli atomi. Questa ricerca porta a una conclusione significativa: “l’inferenza intesa da questa tabella è piuttosto ovvia, vale a dire che gli atomi o le particelle ultime dei corpi sopra indicati contengono o attaccano a se stessi la stessa quantità di calore, o hanno la stessa capacità” (3064).

26 Analisi delle Capacità Termiche dei Fluidi Elastici e delle Implicazioni per la Teoria del Calore

Il testo presenta un’analisi dettagliata delle capacità termiche dei fluidi elastici, confrontando i risultati di diversi ricercatori e mettendo in discussione alcune teorie consolidate. L’autore, pur riconoscendo l’importanza dei risultati sperimentali, esprime dubbi e suggerisce ulteriori indagini per chiarire le discrepanze osservate.

Come evidenziato in (3076), i risultati che contraddicono le dottrine consolidate sul calore non potevano essere accettati facilmente e richiedevano una solida base sperimentale. L’autore stesso, come descritto in (3077), inizialmente nutriva dei dubbi, che furono poi dissipati dalla sua esperienza personale. Per questo motivo, l’autore ha utilizzato un calorimetro di tipo De la Roche (3078) per misurare la capacità termica dell’aria, confrontando i risultati con quelli di Clement e Desormes (3079).

Tuttavia, le discrepanze tra i risultati sperimentali e le teorie esistenti persistevano, come dimostrato dal confronto con i dati di Crawford (3080 e 3081). Questo ha portato a una discussione sulla natura del calore e sulla sua relazione con la combinazione di elementi, come evidenziato in (3086 e 3087). L’autore sottolinea che, secondo De la Roche e Berard, l’evoluzione del calore durante la combinazione di elementi non poteva essere spiegata semplicemente con una diminuzione della capacità termica, ma richiedeva l’accettazione dell’esistenza del calore in uno stato combinato (3087).

L’analisi prosegue con una discussione sulla capacità termica dei fluidi elastici, confrontando i risultati di diversi ricercatori e mettendo in discussione l’analogia tra la capacità termica dei fluidi e quella dei solidi e dei liquidi (3094). L’autore sottolinea che le capacità termiche dei corpi sono determinate dai rapporti tra le quantità di calore necessarie per aumentare la loro temperatura di un certo numero di gradi (3095 e 3096).

L’autore conclude che ulteriori indagini sono necessarie per chiarire le discrepanze osservate e per sviluppare una teoria più completa della capacità termica dei fluidi elastici (3107 e 3108).

27 Analisi Comparativa delle Espansioni Termiche e delle Capacità di Calore

Il testo presenta un’analisi dettagliata delle espansioni termiche di diversi materiali, confrontando i risultati sperimentali di vari ricercatori, tra cui Dulong e Petit, e il proprio. L’autore evidenzia come le scale di temperatura dell’aria e del mercurio, inizialmente apparentemente coincidenti, presentino deviazioni significative a temperature più basse, come osservato da Dulong e Petit (3124).

L’autore sottolinea l’importanza di considerare le differenze nelle espansioni termiche dei materiali, come dimostrato dalla comparazione tra l’espansione dell’aria e del mercurio, che inizialmente sembrano coincidere ma divergono a temperature più basse (3125). Questo concetto è ulteriormente illustrato attraverso l’analisi delle proprietà termiche di vari metalli, tra cui ferro, rame e platino, e la loro relazione con l’espansione del vetro (3136-3138).

Un aspetto peculiare è l’osservazione che il platino, a basse temperature, si espande più del ferro, nonostante a temperature più alte l’espansione del platino sia inferiore (3144). Questa scoperta ha implicazioni per la comprensione della densità dell’acqua in contenitori di diversi materiali (3143).

L’autore discute anche le capacità di calore dei materiali, confrontando i risultati di Dulong e Petit con i propri e con quelli di altri ricercatori (3153-3176). Vengono evidenziate le discrepanze nei risultati sperimentali, suggerendo possibili errori nella misurazione delle capacità di calore dei gas (3176). L’autore propone un approccio per migliorare la coerenza dei risultati, suggerendo di considerare tutti gli elementi semplici in uno stato elastico e sotto una pressione uniforme (3178).

Infine, il testo affronta la questione delle capacità di calore dei composti, sottolineando che le osservazioni di Dulong e Petit su questo argomento non sono supportate da dati sperimentali (3180-3186).


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28 Analisi di una Tabella di Espansione dell’Aria e delle Forze Elastiche del Vapore Acqueo

Il documento presenta una tabella che mostra l’espansione dell’aria e la forza elastica del vapore acqueo a diverse temperature. L’obiettivo principale è fornire una guida per calcoli complessi, in particolare per quanto riguarda l’effetto del vapore acqueo sulla modifica dei pesi e dei volumi dei gas.

La tabella, come indicato in (3206), mostra i volumi dell’aria a diverse temperature, con un’attenzione particolare al vapore acqueo. La colonna relativa al peso del vapore acqueo è definita come “nuova” e richiede spiegazioni (3213).

Si fa riferimento all’autorità di Gay Lussac per quanto riguarda la gravità specifica del vapore, suggerendo la necessità di confermare o correggere i suoi risultati (3214). Secondo le sue osservazioni, la gravità specifica dell’aria comune e del vapore acqueo puro, alla stessa temperatura e pressione, è di 8 a 5, o 1 a 625 (3215).

Il documento evidenzia anche una discrepanza nel peso assoluto di un dato volume di aria comune tra diversi autori (3217-3218). L’autore del documento utilizza un valore di 31 grani per 100 pollici di aria comune, mentre altri autori utilizzano un valore di 5 grani (3218).

Vengono forniti esempi di calcoli per determinare il peso e il volume di diversi gas, inclusi l’aria e l’idrogeno, a diverse temperature e pressioni (3220-3256).

Infine, il documento introduce formule per determinare le proporzioni di gas combustibili in miscele, come l’ossido di carbonio e l’idrogeno (3268), e l’idrogeno solforato e l’idrogeno (3272).


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29 Analisi Comparativa delle Teorie sull’Assorbimento dei Gas e la Composizione dell’Acido Fluorico

Il testo presenta una disamina critica delle teorie sull’assorbimento dei gas, con particolare attenzione alle divergenze con le osservazioni di Saussure e alla composizione dell’acido fluorico. L’autore esprime il proprio dissenso rispetto alle conclusioni di Saussure, pur riconoscendone il valore, e riafferma la propria posizione, sostenuta da precedenti risultati pubblicati negli “Annals of Philos.” (3342, 3343). Si evidenzia la scoperta di un gas con proprietà simili all’oleante, il fosforo idrogenato (3345).

Il testo si concentra poi sull’analisi dell’acido fluorico e del deutossido di idrogeno, inizialmente ritenuti la stessa sostanza (3349, 3350, 3351). L’autore riconosce il contributo di Thenard nella scoperta del deutossido di idrogeno (3352, 3353, 3354), pur sottolineando che la natura dell’acido fluorico rimane ancora avvolta nell’oscurità (3355).

L’autore descrive le proprie esperienze iniziali, che portarono a una composizione del fluoruro di calcio di 40% acido e 60% calce (3356), ammettendo di non aver consultato l’opera di Scheele (3357, 3358). Successivamente, si confronta con i risultati di Scheele (3359), Klaproth (3360), Thomson (3361, 3362) e altri autori (3363), che concordano sull’analisi di 27,5% acido e 72,5% calce in 100 parti di fluoruro di calcio.


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30 Analisi Sperimentale di Gas e Composti Chimici

Il testo presenta una serie di esperimenti volti a comprendere la composizione e le proprietà di diversi gas, in particolare l’azoto, l’ossigeno, il gas olefante, l’ammoniaca e i loro composti. L’autore descrive dettagliatamente le procedure utilizzate, le osservazioni fatte e le conclusioni tratte, evidenziando le difficoltà incontrate e le possibili interpretazioni dei risultati.

Inizialmente, l’autore si concentra sull’analisi di un composto contenente azoto e ossigeno, notando che It is obvious that | of the nitrous gas, together with the carbonic acid, was liberated instantly ; the rest of the nitrous gas was due to the nitrous acid, slowly acting upon the mercury. (3438). Successivamente, vengono descritti esperimenti che coinvolgono l’esplosione di miscele di gas, come dimostrato da Dr. Henry, e vengono osservate anomalie nella combustione, come evidenziato da the results obtained from the same mixture scarcely ever agreed one with the other. (3451).

L’autore introduce anche l’uso del fosforo solforato per studiare la decomposizione di gas, come indicato da it succeeded in all I tried. (3456), e descrive esperimenti con diversi gas, come l’ossido di carbonio e l’etere, che refused combustion by the spark, but were instantly exploded by the shock. (3465). Infine, l’autore affronta l’analisi dell’ammoniaca, seguendo i risultati di Dr. Henry, come mostrato da The constitution of ammonia still remains undecided. (3474), e descrive i risultati ottenuti attraverso l’elettrizzazione dell’ammoniaca, come evidenziato da Dr. Henri’ found results as under : 1st experiment 44 measures hecame S-{- 2(1 157 320 3d GO l>i 4th 120 (3477).

31 Analisi delle Proporzioni e della Decomposizione dell’Ammoniaca

Il testo presenta un’analisi dettagliata degli esperimenti condotti per determinare le proporzioni degli elementi costitutivi dell’ammoniaca e i prodotti derivanti dalla sua decomposizione attraverso vari metodi, come l’elettricità, il calore e l’acido oxymuriatico.

Il testo inizia citando esperimenti precedenti di Dr. Henry (3482, 3486), che avevano stabilito una proporzione approssimativa di azoto e idrogeno nell’ammoniaca, inizialmente indicata come 27 parti di azoto e 72 di idrogeno (3488). Successivamente, Dr. Henry e Sir H. Davy hanno concordato su proporzioni leggermente diverse, 26 e 74, rispettivamente (3489, 3490).

Il documento descrive anche esperimenti che coinvolgono la decomposizione dell’ammoniaca attraverso vari metodi, come l’esplosione di miscele di ossido di azoto e ammoniaca (3499-3506) e la reazione con l’ossigeno (3516-3522). Questi esperimenti hanno rivelato che le proporzioni per la saturazione reciproca dei gas richiedono 10 parti di ossido di azoto con da 7 a 8 parti di ammoniaca (3507).

Inoltre, il testo affronta le sfide e le incertezze associate alla misurazione precisa delle quantità di gas coinvolti in questi esperimenti, come la potenziale perdita di gas durante il trasferimento attraverso il mercurio (3527-3529).

Infine, il documento discute anche la decomposizione dell’ammoniaca tramite acido oxymuriatico, evidenziando la formazione di un gas pungente e la difficoltà di determinare la quantità di idrogeno presente (3542-3556).


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32 Analisi Sperimentale della Composizione dell’Allume

Il testo presenta un resoconto dettagliato di esperimenti condotti per analizzare la composizione dell’allume, con l’obiettivo di comprendere la sua struttura e i suoi componenti. L’autore descrive un processo iterativo in cui l’allume viene trattato con lime-acqua in quantità progressive, osservando le reazioni e i cambiamenti nel liquido risultante.

Frase 3605: “As his observations are not to be found in any of our elementary books that I have seen, I shall give the particulars of my own experiments here.” - L’autore introduce la sua analisi sperimentale, sottolineando che i suoi risultati non sono facilmente reperibili in altre fonti.

L’esperimento inizia con la dissoluzione di 24 grani di allume in acqua, seguita dall’aggiunta graduale di lime-acqua. Frase 3606: “I take 24 grains of alum and dissolve them in water ; of these 8 grains may be allowed for sulphuric acid, j of which = 6 grain = l.l grain of lime = 880 grains of limewater, such as I commonly use.” - La quantità di lime-acqua aggiunta in ogni fase è di 880 grani.

Le prime fasi dell’aggiunta di lime-acqua provocano la formazione di un precipitato che si ridissolve quasi completamente, rendendo il liquido inizialmente acido. Frase 3608: “The liquid is then acid by the colour test.” Successive aggiunte di lime-acqua portano alla formazione di un precipitato più abbondante e persistente. Frase 3609: “To this liquid I put 880 more of lime-water, and agitate; a copious precipitate appears and continues ; after subsidence the clear li quid is still acid by the colour test.”

Dopo diverse fasi, l’aggiunta di lime-acqua porta a un liquido neutro, privo di allume. Frase 3611: “Another 680 grains are added, and the whole is then well agitated ; the agitation is repeated two or three times after the precipitate has partly subsided, so as to diffuse it equally again through the liquid; finally, the clear liquid is found to be neutral by the colour test, and to contain no alumine; for, lime-water produces no precipitate when poured into it.”

L’autore propone una spiegazione basata sull’idea di atomi e composti, suggerendo che l’allume sia composto da atomi di solfato di potassio e solfato di allumine. Frase 3621: “The first portion of lime-water saturates the excess of acid.” Questa spiegazione cerca di conciliare le osservazioni sperimentali con i principi dell’atomo, come il peso dell’atomo di allumine.

Il testo include anche una discussione sulla determinazione del peso relativo dell’idrogeno, sottolineando le difficoltà e le incertezze associate a questa misurazione. Frase 3641: “The greatest desideratum at the present time is the exact relative weight of the element hydrogen.”


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33 L’Importanza dei Rapporti di Combinazione e la Determinazione degli Atomi

Questo estratto tratta di un’analisi scientifica, focalizzata sull’importanza dei rapporti di combinazione dei gas e sulla determinazione del numero di atomi nei composti. L’autore sottolinea la necessità di un’indagine attenta e metodica, evidenziando le difficoltà incontrate nell’applicazione di alcune regole e la mancanza di una comprensione completa dei principi atomici.

L’autore inizia sottolineando l’importanza di studiare i rapporti di combinazione dei gas, affermando che “l’importanza di questo oggetto non può essere sopravvalutata (3652). Questo è collegato alla comprensione delle combinazioni di gas in volumi uguali o multipli (3653). Tuttavia, l’autore avverte che queste combinazioni possono essere complesse e che è necessario approcciarsi con cautela, evitando di adottare analogie senza una base solida (3654).

Un aspetto cruciale è la determinazione del numero di atomi nei composti. L’autore critica l’approccio di alcuni autori che suggeriscono di prendere la più piccola proporzione combinatoria di un elemento come rappresentativa dell’atomo elementare (3656). Questa regola, secondo l’autore, è più spesso sbagliata che giusta (3657, 3662), poiché porta a risultati contraddittori (3659, 3660, 3661).

Per una corretta analisi, è necessario considerare le combinazioni di un elemento con diversi altri elementi (3663, 3664). L’autore ha dedicato molto tempo e sforzo allo studio di vari elementi, tra cui azote, ossigeno, carbone, idrogeno, ossigeno e azote (3668).

L’estratto include anche una nuova tabella dei pesi relativi degli atomi (3670, 3671), con valori specifici per vari elementi (3672-3681). Questi dati, sebbene presentati, sono accompagnati da incertezze e possibili variazioni, riflettendo la natura sperimentale e in evoluzione della scienza dell’epoca.


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