Dalton - New system of Chemical Philosophy - II | dL | v
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1 Un’analisi del lavoro scientifico: una prefazione e i suoi retroscena
Il testo presenta una prefazione a un’opera scientifica, che descrive il processo di creazione e pubblicazione del lavoro stesso. L’autore, un membro di diverse accademie scientifiche, dedica il libro a George Wilson e Peter Ewart, riconoscendone il supporto e il contributo alla promozione della scienza.
Il lavoro, iniziato nel 1817, è stato pubblicato in sezioni a causa degli impegni professionali dell’autore, che ha preferito procedere per esperimenti e pubblicazioni graduali piuttosto che creare una compilazione completa della chimica del tempo. L’autore riconosce che questo metodo potrebbe aver comportato la perdita di scoperte e miglioramenti, ma ritiene che fosse il modo migliore per condividere le proprie esperienze e risultati.
Il testo rivela anche i piani dell’autore per un secondo volume, che si concentrerà su composti più complessi, acidi e prodotti vegetali. L’autore esprime il desiderio di continuare le sue ricerche in questo campo, nonostante il tempo trascorso e le difficoltà incontrate.
“The work now submitted to the public was begun to be printed in 1817” (20). L’autore spiega che il lavoro è stato iniziato nel 1817, il che indica un lungo periodo di sviluppo e pubblicazione.
“As a great portion of my time was always necessarily engaged in professional duties, and as that part of the work I was about to commence was one running into detail, I thought it would be best to print it as I proceeded” (25). Questa citazione evidenzia la ragione principale per cui il lavoro è stato pubblicato in sezioni, a causa degli impegni professionali dell’autore e della natura dettagliata del lavoro.
“This I was aware of; but as a principal object I had in view was to give the results of my own experience, in the various depai-t iiients of chemical science, rather than to form the best com pilation of Chemistry at the period, this object was most likely to be obtained by the proposed plan” (29). Questa frase sottolinea l’obiettivo principale dell’autore, che era condividere le proprie esperienze e risultati, piuttosto che creare una compilazione completa della chimica del tempo.
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2 L’Osservazione Chimica degli Ossidi Metallici e l’Estrazione del Gas Nitroso
Il testo analizzato descrive un’indagine scientifica volta a comprendere la composizione e le proprietà degli ossidi metallici, in particolare l’oro, attraverso l’osservazione del gas nitroso generato durante la dissoluzione. L’autore, pur riconoscendo il contributo di altri ricercatori, sottolinea la sua personale interpretazione della natura dell’acido nitroso e del suo ruolo nella reazione di ossidazione dei metalli.
L’autore inizia riconoscendo che il metodo del gas nitroso era già stato proposto, ma senza risultati certi, a causa di una comprensione errata della natura dell’acido nitroso (“The last method by nitrous gas, has indeed been proposed before, and labour bestowed on it both by others and my self, but without reducing the results to any certainty, till lately ; the principal cause of this want of success has arisen from misunder standing the nature and constitution of nitric acid” (101)). Egli sostiene che molti chimici, incluso lui stesso, hanno confuso l’acido nitroso con l’acido nitrico, proponendo composizioni differenti per ciascuno (“Most chemists seem with me to have mistaken nitrous acid for nitric ; the former is composed of 1 atoui of azote and 2 of oxygen j or perhaps of 2 azote and 4 oxygen ; the latter of 2 azote and 5 oxygen, or 2 nitrous gas and 3 oxygen” (102)).
L’autore poi descrive il processo di ossidazione dei metalli con l’acido nitrico, evidenziando come 3 atomi di ossigeno si combinano con il metallo e 2 atomi di gas nitroso vengono liberati (“When therefore a metal is oxidized by nitric acid, 3 atoms of oxygen (= 21) go to the metal, and 2 atoms of nitrous gas (= 24) are disengaged” (104)). L’importanza del gas nitroso è sottolineata dal fatto che la sua quantità è direttamente correlata alla quantità di ossigeno combinato (“Hence | of the weight of nitrous gas evolved is the weight of oxygen combined” (106)).
L’analisi dell’ossido d’oro rivela difficoltà nell’identificare le sue proporzioni, portando a risultati contrastanti tra diversi autori (“Some difficulties have been found in ascer taining both the number and proportions of the oxides of gold ; hence the differences in the results of authors” (110)). L’autore descrive come l’oro, pur non bruciando direttamente, può essere deflagrato con elettricità, producendo una polvere viola che alcuni interpretano come ossido di oro (“Gold does not burn by exposure to heat, but gold leaf and gold wire may be deflagrated by electricity and galvanism ; a purple powder is the product, which is considered by some as the protoxide of gold” (111)).
L’autore descrive anche il processo di dissoluzione dell’oro in acido nitromuriatico e l’utilizzo del gas nitroso generato per determinare la composizione dell’ossido d’oro (“The first is by means of the nitrous gas generated by the solution of gold” (118)). Attraverso esperimenti con diverse quantità di oro e osservazioni accurate, l’autore riesce a determinare il rapporto tra oro e ossigeno, confermando i risultati ottenuti con altri metodi (“Ten grains of guinea gold of the sp.gr. 3, were repeatedly dissolved in a small excess of nitro-muriatic acid; the quantity and purity of the nitrous gas generated were duly observed” (119)).
L’indagine si conclude con la conferma che il gas nitroso generato durante la dissoluzione dell’oro può essere utilizzato per determinare la quantità di ossigeno combinato, fornendo una base solida per la comprensione delle proprietà chimiche dell’oro e degli ossidi metallici.
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3 Determinazione del Peso Atomico del Piombo attraverso Metodi Chimici
Il testo descrive un’indagine volta a determinare il peso atomico del piombo e la quantità di ossigeno nel protoxido di piombo, attraverso diversi metodi chimici e misurazioni precise. L’autore, pur riconoscendo l’importanza dei risultati di Lavoisier, cerca di affinarli attraverso i propri esperimenti e le osservazioni di altri scienziati contemporanei.
L’autore inizia confrontando i risultati di diversi ricercatori, tra cui Lavoisier, Wenzel, Proust, Thomson, Bucholz e Berzelius, per quanto riguarda il peso dell’ossigeno combinato con il piombo (465). Si sottolinea che i risultati ottenuti sono in linea con la propria esperienza, ma che la determinazione del peso atomico del piombo si basa principalmente sulle sue diverse combinazioni con gli acidi (466).
Per determinare la quantità di ossigeno nel protoxido di piombo, vengono proposti diversi metodi (467). Uno di questi prevede la dissoluzione di una porzione di ossido in acido acetico e la successiva precipitazione del piombo con un altro metallo, come lo zinco (468-470). L’autore descrive in dettaglio un esperimento in cui 200 misure di soluzione di acetato di piombo vengono diluite e precipitate con una barra di zinco, ottenendo un precipitato di arbor saturni che pesa 1 grammi, mentre la barra di zinco perde 7 grammi (471). Vengono inoltre rilevate 4 grammi di solfato di piombo nella soluzione residua (472).
L’analisi dei dati ottenuti porta alla conclusione che 1 grammi di piombo trasferiscono l’ossigeno a 7 grammi di zinco (473). Sulla base della conoscenza che 29 parti di zinco prendono 7 di ossigeno, l’autore deduce che 90 parti di piombo prendono 7 di ossigeno, determinando un peso atomico del piombo pari a 90 e un protoxido di 97 (474). L’autore ammette di aver precedentemente indicato un peso atomico del piombo pari a 95 (475).
Un altro metodo prevede la dissoluzione di piombo in acido nitrico e il riscaldamento del sale risultante fino a completa essiccazione (479-481). Un terzo metodo prevede la dissoluzione del sale in acqua e la precipitazione con ammoniaca, ottenendo 4 grammi di ossido (483). Vengono inoltre eseguiti esperimenti con acqua di calce e solfuro di ammoniaca per precipitare rispettivamente l’ossido e il solfuro di piombo (484).
Infine, il testo introduce la discussione sugli ossidi intermedi o ossidi (485-487).
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4 Analisi della Composizione dell’Ossido di Piombo Rosso
Questo documento scientifico si concentra sull’analisi dettagliata dell’ossido di piombo rosso (minio), esplorandone la composizione chimica, le proprietà e i processi di trasformazione. L’autore utilizza esperimenti quantitativi e osservazioni per determinare la proporzione di ossigeno e ossido giallo nel minio, e per comprendere come questo influisce sulle sue proprietà e sul suo comportamento in diverse condizioni.
L’esperimento descritto in (512) evidenzia l’importanza del controllo della temperatura durante la trasformazione del piombo in ossido di piombo rosso, con risultati diversi a seconda della quantità di calore applicata. “If too great a heat is used, a part of the lead is reduced or revived as it is termed; if too little heat, then a part of the red lead remains unaltered.” L’autore utilizza strumenti specifici, come cucchiai di ferro, per controllare il processo (513) e misura la perdita di peso per determinare la composizione (515).
Un aspetto cruciale dell’analisi è la determinazione della quantità di ossigeno rilasciato dal minio attraverso esperimenti con acido solforico (520) e acido muriatico (521). L’autore sottolinea l’importanza di variare i metodi di determinazione dell’ossigeno per ottenere risultati più affidabili (519).
L’analisi con acido nitrico (524) è fondamentale per comprendere la composizione del minio, poiché permette di separare l’ossido giallo dall’ossido rosso e di determinare la quantità di ossigeno in eccesso che trasforma l’ossido giallo in rosso (523). “These experiments point out 2 oxygen in 100 red lead as the excess which converts the yellow to the red oxide.”
L’autore propone due possibili composizioni per l’ossido di piombo rosso (534), basandosi sui risultati sperimentali e sulla teoria atomica. La composizione preferita è quella che prevede 1 atomo di ossigeno e 6 atomi di ossido giallo, in quanto si accorda meglio con i risultati sperimentali e spiega il comportamento del minio in diverse condizioni (536). “I adopt the latter sup position ; because it agrees with experiment in regard to oxygen, and gives the brown ox ide a little lower than experiment, as may be expected on two accounts”
L’autore esplora anche la reazione del minio con acido acetico freddo (537), che porta alla formazione di un residuo con una composizione diversa, e discute l’esistenza di altri ossidi intermedi (541). L’analisi si estende alla descrizione di un’ossido chiamato “veutoxide” (544), che presenta proprietà uniche come la capacità di rilasciare gas ossigeno e la resistenza agli acidi (546).
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5 L’Evoluzione delle Conoscenze sugli Ossidi Metallici: Un’Analisi Storica e Quantitativa
Il testo presenta un’analisi dettagliata degli ossidi metallici, con particolare attenzione al caso dello zinco, e un confronto tra i risultati di diversi ricercatori nel corso del tempo. Il documento si concentra sulla determinazione della quantità di ossigeno presente negli ossidi metallici e sull’identificazione di possibili ossidi secondari.
Il testo inizia con un esperimento in cui lo zinco viene disciolto in acido solforico diluito, ottenendo idrogeno. “(580) - I dissolved 49 grains of zinc in dilute sulphuric acid and obtained hy drogen, after the rate of 363 grain measures for 1 grain of zinc = 182 measures of oxygen = .24 grain of oxygen.”. Questo esperimento è seguito da una revisione delle stime della quantità di ossigeno nello zinco, con riferimento a Cavendish, Lavoisier, Weiizel e Proust, Desornifc e Clement, Davy e Berzelius. “(581) - The following are the principal authorities for the quantity of oxygen in zinc oxide, in the order of time.”.
Il testo evidenzia l’importanza di considerare la presenza di ossidi secondari, come il deutossido e il protoxide dello zinco. “(592) - By violently heating the oxide of zinc in a close vessel, Desorme and Clement reduced the oxygen nearly one half, so as to afford a presumption that an oxide METALLIC OXIDES. (593) - 5& with half the oxygen of the common one sub sisted.”. Questa ipotesi è supportata da osservazioni di Berzelius. “(594) - Since that time some observations of Berzelius seem to shew that a sub-oxide of zinc exists.”.
Il testo discute anche la difficoltà di identificare ossidi di zinco in combinazione con acidi, suggerendo che, se esistenti, potrebbero essere semiossidi. “(595) - It does not appear however, that such oxide is ever found in combination with acids; and, granting the accuracy of the ob servations, it is rather to be presumed to be the semi-oxide, or 1 atom of oxygen and 2 of metal, than the protoxide.”.
Infine, il testo si concentra sugli ossidi del potassio, descrivendo tre gradi di ossidazione. “(603) - One thing- they seem to have discovered and established, that the new bodies or metals admit of various degrees of oxidation, and of course these products have a claim to be classed amongst oxides in general though the nature of their bases may still be an object of dispute.”. Il primo grado, ottenuto esponendo il potassio all’aria, produce un prodotto bruno-grigio. “(604) - They find three oxides of potassium ; the lowest degree is obtained by exposing potassium to atmospheric air in a small bottle, with a common cork ; a gradual oxidation takes place; a blueish grey brittle product is obtained.”. Il secondo grado, ottenuto a contatto con l’acqua, genera potassa. “(605) - This T think should be called the protoxide and considered as 1 atom of potassium, and 1 of oxygen ; before this point it is potassium and pot-ash mixed or perhaps combined.”. Il terzo grado, ottenuto a temperature elevate, produce un ossido giallo, fusibile e cristallizzabile. “(606) - Besides these there is another obtained by burning potassium in oxygen gas at an elevated temperature; this oxide is yellow, fusible byjheat, and crystallizes in lamina on cooling; it contains three times as much oxygen as potash ; put into water it is suddenly decomposed.”.
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6 Osservazioni sulle Ossidazioni dell’Antimonio e del Tellurio
Il testo presenta un’analisi dettagliata delle ossidazioni dell’antimonio e del tellurio, evidenziando le diverse opinioni e i risultati sperimentali di vari chimici del tempo. Viene discusso il significato storico e di testimonianza delle scoperte, con particolare attenzione alla determinazione delle proporzioni degli ossidi.
- “is driven off, and at a low red the oxide re mains pure; it is fused into glass and of a red or yellow colour, according to the heat em ployed” (643) - L’ossido di antimonio può essere fuso nel vetro e il suo colore varia in base alla temperatura applicata.
- “Proust finds two oxides which he determines to consist, the first, of 100 metal + 22 or 23 oxygen ; the second of 100 metal + 30 oxygen Thenard finds 6 oxides: J.Davy two oxides, namely, 100 metal + 7 oxygen, and 100 +30 oxygen” (647) - Proust identifica due ossidi, mentre Thenard ne individua sei, e Davy ne descrive due con diverse proporzioni di ossigeno rispetto al metallo.
- “Berzelius infers from his experiments that there are 4 oxides of antimony, the first containing 65 oxygen, the second 0, the third 9, and the fourth 2 of oxygen on 100 metal” (648) - Berzelius deduce l’esistenza di quattro ossidi di antimonio, ciascuno con una diversa quantità di ossigeno rispetto al metallo.
- “I took the common muriate of antimony with excess of acid, and immersed a rod of zinc into it, covering the whole with a graduated bell glass” (657) - Viene descritto un esperimento per determinare la composizione dell’ossido di antimonio, utilizzando zinco e acido muriatico.
- “Now 3480 hydrogen require 1740 of oxygen =2.3 grains in weight” (663) - Viene calcolata la quantità di ossigeno necessaria per reagire con l’idrogeno prodotto durante l’esperimento.
- “I conclude then that the error is with Proust; and this appears to be confirmed by the consideration that Proust himself obtains only 86 oxide of antimony from 100 sulphuret, which he allows to contain 74 antimony” (665) - L’autore suggerisce che i risultati di Proust siano errati, basandosi su considerazioni sulla composizione del solfuro di antimonio.
- “The oxide which contains 30 on 100 must be 2 atoms of the deutoxide and 1 of the protoxide united” (671) - Viene ipotizzato che un ossido con una certa proporzione di ossigeno sia composto da due atomi di deutossido e un atomo di protoxido.
- “He finds 100 tellurium unite to 8 oxygen” (685) - Berzelius determina che 100 atomi di tellurio si combinano con 8 atomi di ossigeno.
Il testo si conclude con osservazioni sulla composizione dell’ossido di tellurio e le incertezze sulla sua natura (protoxido o deutossido).
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7 Analisi degli Ossidi Metallici: Una Rielaborazione Storica
Il testo presenta un’analisi dettagliata degli ossidi metallici, in particolare quelli di cobalto e manganese, con un’attenzione particolare alla determinazione delle loro composizioni chimiche e pesi atomici. L’autore, attraverso una serie di esperimenti e osservazioni, tenta di stabilire le proporzioni degli elementi costitutivi degli ossidi e di correggere errori precedenti, come evidenziato nella frase (759): “The estimation of the atom of cobalt at 50 or GO, (page 265), must therefore be corrected.”
Un aspetto peculiare è l’approccio metodologico utilizzato, che prevede l’analisi degli ossidi per dedurre il peso atomico del metallo, come descritto nella frase (775): “Of late, I have met with excellent specimens of this oxide; they are in masses of a grey, crystalline appearance, sp. gr. 4, easily pulverizable into a greasy, shining’, dark grey powder.” Questo metodo, applicato agli ossidi di manganese, mira a superare le difficoltà nell’ottenimento del metallo puro, come indicato nella frase (774): “Oxides of manganese.”
Il testo si concentra anche sulle proprietà chimiche degli ossidi di cobalto, distinguendo tra protoxido e ossidi composti, come si evince dalla frase (760): “Compound oxides.” L’autore descrive le trasformazioni di colore che avvengono quando il protoxido viene precipitato e trattato con ossimuriato di lime, come riportato nella frase (761): “When the blue oxide of cobalt is precipitated from a solution, by an alkali or lime water, and oxymuriate of lime is gradually dropped in, the precipitate chan ges colour rapidly; it passes from blue to green and olive, thence to a dark bottle green, and finally becomes black; oxygen gas is given out copiously when an excess of oxy 70 METALLIC OXIDES.”
Infine, il testo dedica spazio alla descrizione degli ossidi di manganese, sottolineando la loro importanza come prodotti naturali e la loro composizione variabile, come descritto nella frase (780): “They are nearly pure oxide ; but the more common sort is blacker, and contains less or more of siliceous earth.”
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8 Gli Ossidi di Manganese e di Cromo: Un’Analisi Comparativa
Il testo presenta un’analisi comparativa degli ossidi di manganese e di cromo, basata sui risultati di diversi ricercatori e sulle loro metodologie. L’obiettivo principale è determinare le proporzioni di metallo e ossigeno in questi composti, confrontando i risultati ottenuti attraverso analisi e sintesi.
Il documento inizia con un’introduzione alla ricerca sugli ossidi di manganese, citando i lavori di Bergman, Dr. John, Berzelius e Davy, che hanno identificato diversi ossidi con proporzioni variabili di metallo e ossigeno. “It may be proper to subjoin the results of others, who have investigated the oxides of manganese.” (858). Questi risultati variano notevolmente, suggerendo possibili errori sperimentali o la presenza di diversi stati di ossidazione del manganese.
Successivamente, il testo si concentra sugli ossidi di cromo, evidenziando la loro importanza per i colori che conferiscono ai composti. “The oxides of chromium, as might be supposed, are distinguished for the colours which they possess and impart to the compounds into which they enter.” (871). Si descrivono due ossidi principali: uno verde, presente nell’emeralda, e uno giallo che diventa rosso cristallizzato, con proprietà acide. “The other is yellow, dissolved in water, but deep red when crystallized, and possesses the characters of an acid.” (873).
Il testo menziona anche le fonti di informazione su questi ossidi, citando i lavori di Vauquelin, Tassaert, Mussin Puschin, Godon, Laugier e Berzelius. “The chief sources fof information on this subject, are essays by Vauquelin, An. de Chimie, Vol. 25 and 70; by Tassaert, ibid, 31; by Mussin Puschin, ibid. 32; by Godon, ibid. 53; by Laugier ibid. 78, and by Berzelius, Annal. of Philosophy, ” (864-870).
Infine, il documento analizza i cromati di potassio, bario, piombo, ferro e mercurio, confrontando i risultati ottenuti da Vauquelin e Berzelius. “Berzelius however, has more lately given us the results of his experience, both analytical, and synthetical; and he finds both to give chromate of lead nearly = 44 acid + 97 oxide.” (879). Il testo conclude con un’osservazione sulla necessità di ulteriori ricerche per determinare il peso atomico dell’acido cromico, basandosi sui cromati che sono stati esaminati con attenzione. “In order to investigate the weight of the atom of chromic acid, it is necessary to attend to such of the chromates as have been carefully examined.” (876).
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9 Analisi delle Ossidazioni Metalliche e la Natura dell’Acido Cromico
Il testo presenta un’analisi dettagliata delle ossidazioni metalliche, in particolare concentrandosi sull’acido cromico e i suoi composti. L’autore, attraverso una serie di esperimenti e calcoli, cerca di determinare la composizione chimica e le proprietà di questi composti, confrontando i suoi risultati con quelli di altri scienziati come Berzelius e Vauquelin.
L’autore inizia descrivendo i risultati dei suoi test, indicando la presenza di vari elementi come potassio, acido cromico e solfato di potassio (“By the usual tests, I had reason to believe, that the solution contained as under per cent.— namely, 2 gr. chromic acid potash .8 uncomb. potash 4 carb. potash .3 sulphate of potash 7”). Successivamente, descrive la formazione di cromati di piombo, barite, ferro e mercurio, cercando di determinare la loro composizione (“With this liquid neutralized by nitric acid, I formed the chromates of lead, barytes, iron, and mercury; and I am inclined to believe these salts are nearly constituted as und^r”).
Un punto cruciale dell’analisi è la determinazione del peso atomico dell’acido cromico, che l’autore stima essere 46, confrontandolo con le stime di Berzelius (44) e Vauquelin (da 45 a 62) (“According to these results, the atom of chromic acid weighs 46; it is made 44 by the results of Berzelius, and from 45 to 62 by those of Vauquelin”). L’autore sottolinea l’importanza di comprendere se l’acido cromico sia il deutossido o il tritossido di cromo (“Is the chromic acid the deutoxide, or the tritoxide of chromium?”), poiché ciò influisce sulla determinazione della composizione chimica.
L’autore analizza anche le proprietà del verde ossido, considerandolo come il protoxido, e confronta i risultati con quelli di Vauquelin e Berzelius (“The green oxide being the most prominent compound next to the chromic acid, being commonly produced from it by any deoxi dizing process, being the lowest oxide known, and combining with acids, is on these accounts entitled to the consideration of the protoxide”).
Infine, l’autore conclude che l’evidenza favorisce l’opinione che l’atomo di cromo sia 32, il protoxido 39 e il deutossido o acido cromico 40 (“Upon the whole I think the evidence is in favour of the opinion that the atom of chrome 86 METALLIC OXIDES. is 32, the green or protoxide 39, and the deutoxide or chromic acid is 40”).
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10 L’analisi degli Ossidi Metallici: Un’Esplorazione Chimica del XIX Secolo
Il testo presenta un’analisi dettagliata degli ossidi metallici, concentrandosi in particolare su tungsteno, titanio e columbio. L’autore, attraverso una serie di esperimenti e calcoli, cerca di determinare la composizione e le proprietà di questi ossidi, fornendo un contributo significativo alla chimica dell’epoca.
Il testo inizia con un’analisi del tungsteno, descrivendo il processo di estrazione dell’acido tungstico dalla tungstato di lime, una sostanza rara. “One part tungstate of lime and four of carbonate of potash are fused together, dissolved in water, and then the tungstic acid may be precipitated by nitric acid” (960). L’autore discute la presenza di diversi ossidi di tungsteno, tra cui un ossido nero o marrone scuro e un ossido giallo, e tenta di determinarne le proporzioni e le proprietà. “There is an inferior oxide that is black or dark brown ; Berzelius reduced the yellow oxide to a fleabrown colour, by sending a current of hydrogen gas through it in a glass tube heated red hot” (961).
Un aspetto peculiare dell’analisi è l’uso di calcoli matematici per determinare il peso atomico del tungsteno e dei suoi ossidi. “Hence 100 metal must combine with about 16| or 17 oxygen to form this oxide, which is 4- of that in the yellow or tungstic acid” (963). L’autore propone diverse ipotesi sulla composizione degli ossidi, considerando la possibilità che il tungsteno formi tre ossidi diversi, con l’ossido giallo che rappresenta l’acido tungstico. “Hence the atom of tungsten must be 84, that of the protoxide 91, the deutoxide 98, and the tritoxide or tungstic acid 105” (968).
Successivamente, il testo si concentra sugli ossidi di titanio, sottolineando la mancanza di informazioni certe sulla loro composizione. “Nothing certain is known respecting the oxides of titanium” (972). L’autore cita un’osservazione di Richter, che suggerisce che una soluzione di muriato di titanio contenente ossido reagisce con il muriato d’argento. “Now 150 uuinate of silver contain 28 acid ; hence 28 acid must have combined with 4 oxide” (979).
Infine, l’analisi si estende agli ossidi di columbio, descrivendo la loro presenza in combinazione con gli ossidi di ferro e manganese. “The white oxide or acid of cokimbium is found in combination with the oxides of iron and manganese in proportion nearly as 4 of the acid to 1 of the aggregate oxides” (983). L’autore evidenzia le differenze nella densità dei minerali columbite e tantalite, nonostante la loro composizione simile. “The two minerals, columbiteand tantalite, though yielding these substances nearly in the same proportions, are found to differ remarkably in specific gravity, the former being about 9 and the latter, about 9” (984).
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11 La Sintesi dei Solfuri di Calce: Un’Analisi Chimica
Il testo descrive un processo chimico per la produzione di solfuri di calce, analizzando le proporzioni e le proprietà dei composti risultanti. L’autore, attraverso un’attenta sperimentazione, identifica e caratterizza diverse forme di solfuri, evidenziando le loro peculiarità e il loro comportamento in soluzione.
Il processo inizia con la miscelazione di idrato di calce e zolfo, come indicato in (“Now if 32 parts hydrate of lime, which consist of 24 lime and 8 water, be mixed with 32 sulphur and heated as above, they will yield 38 parts sulphuret, which must be com posed of 24 lime and 14 sulphur, or sulphur and water” - 1057). L’analisi rivela la formazione di un protosolfuro di calce, composto da un atomo di calce e uno di zolfo (“therefore the compound is formed of 1 atom of lime, and 1 of sulphur, and is the protosulphurel of lime” - 1058).
Successivamente, si ottiene una soluzione gialla, identificata come quadrisolfuro di calce, attraverso la bollitura di idrato di calce e zolfo in acqua (“When 32 parts of common hydrate of lime and 6Q sulphur, are boiled together in 1000 parts water for half an hour, or more, occasion ally adding water to supply the waste, a fine yellow liquid is obtained” - 1059). La composizione di questo solfuro è di un atomo di calce o idrato di calce e quattro atomi di zolfo (“This liquid of course contains in solution, a combination of 1 atom of lime, or perhaps hydrate of lime, and 4 atoms of sulphur” - 1060).
L’autore sottolinea che l’uso di proporzioni diverse di zolfo e calce porta alla formazione di un residuo non combinato, indicando che solo il quadrisolfuro può essere formato (“If more sulphur or lime than the above proportion be used, the surplus will remain in the residuum uncom bined, shewing that by this process no other than a quadrisulphuret can be formed” - 1061).
Un aspetto interessante è l’osservazione che, nonostante la progressione logica dei cambiamenti nel solfuro di calce, si forma solo il quadrisolfuro (“It is rather surprising that no bisulphuret nor trisulphuret of lime should be formed this way” - 1068). Questa peculiarità è attribuita alla necessità di quattro atomi di zolfo per decomporre l’idrato di calce (“I imagine the reason to be, that the sulphur has to de compose the hydrate of lime, and that no fewer than 4 atoms of sulphur are adequate to that effect” - 1071).
Infine, il testo descrive le proprietà del profosolfuro, evidenziandone la solubilità, il sapore e la reazione con acidi e sali metallici (“about 1 grain is soluble in 1000 water; this water, as well as the powder itself, tastes like the white of an eg-g-” - 1078).
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12 Analisi della Composizione del Quadrisolfureto di Calce
Il testo descrive un esperimento scientifico volto a determinare la composizione del quadrisolfureto di calce, concentrandosi sull’esclusione dell’aria atmosferica per evitare l’ossidazione del composto. L’esperimento prevede la miscelazione di zolfo sublimato con idrato di calce, seguita da un processo di ebollizione e decantazione per separare il liquido dal residuo.
L’esperimento inizia con la miscelazione di 168 grani di zolfo sublimato con 96 grani di idrato di calce, che precedentemente si era scoperto contenere 70 grani di calce e 26 grani di acqua (1093). La miscela viene poi immersa in acqua e bollita per 2-3 ore, con una rotazione costante per favorire la dissoluzione (1094). Dopo la sedimentazione delle parti insolubili, la soluzione decantata presenta una densità di 056 (1096). Il residuo, dopo essiccazione, pesa 34 grani, contenenti 8 grani di calce e 25 grani di zolfo (1097).
Dall’analisi dei dati, si determina che il liquido contiene 62 grani di calce e 143 grani di zolfo, corrispondenti a un rapporto di 2 di calce e 1 di zolfo (1098). Questo risultato supporta la composizione del quadrisolfureto, con un rapporto di 24 di calce a 56 di zolfo, o 1 atomo di calce per 4 di zolfo (1099).
Ulteriori esperimenti hanno confermato che la composizione del liquido rimane costante indipendentemente dalle proporzioni degli ingredienti, mentre il residuo varia (1102). L’esperimento ha anche rivelato che ogni atomo del composto assorbe 2 atomi di ossigeno e rilascia 2 atomi di zolfo durante la trasformazione dallo stato giallo a quello incolore (1104). Un esempio specifico mostra che 100 misure della soluzione assorbono 900 misure di gas ossigeno e rilasciano 2 grani di zolfo (1105).
Il metodo prevede l’immersione di 100 misure della soluzione in una bottiglia graduata riempita con ossigeno, con agitazione vigorosa per mezz’ora (1106). L’esperimento si conclude quando l’assorbimento di ossigeno si stabilizza e la soluzione appare incolore (1107). La nuova combinazione risultante è composta da 1 atomo di calce, 2 atomi di zolfo e 2 atomi di ossigeno, con un peso di 60 (1108).
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13 Analisi dei Solfuri di Platino e Argento: Proporzioni e Composizione
Il testo descrive un’analisi dettagliata dei solfuri di platino e argento, concentrandosi sulle loro proprietà chimiche, metodi di formazione e composizione elementare. Il processo di estrazione dei significati è supportato da citazioni dirette dal testo originale.
Il testo inizia con un esperimento che coinvolge l’ammonio-muriato di platino, trattato con acqua solfuretta di idrogeno (1297). Questo processo porta alla formazione di un precipitato, con una perdita di platino e un liquido che rimane incolore. Tuttavia, la determinazione precisa della quantità di acqua solfuretta necessaria per un determinato peso di ammonio-muriato è complessa (1297). L’ammonio-muriato di platino viene poi riscaldato con zolfo in un crogiolo coperto (1298), e i solfuri risultanti vengono descritti come complessi, con proporzioni di elementi non ancora determinate con precisione (1303).
Il testo passa poi all’analisi dei solfuri di argento, che si formano in due proporzioni diverse e presentano colori neri o marrone scuro (1306). Il protosolfuro di argento può essere formato riscaldando lamine di argento con zolfo (1309), o facendo passare acqua solfuretta o un idrosolfuro attraverso una soluzione di argento in acidi (1310). La reazione coinvolge l’unione dell’atomo di argento con quello di zolfo, mentre l’idrogeno si unisce all’ossigeno (1311). La composizione del protosolfuro è stimata in 90 parti di argento e 14 di zolfo, con un peso atomico di 104 (1312).
Diversi chimici, tra cui Klaproth, Weuzel, Berzelius, Vauquelin, hanno ottenuto risultati leggermente diversi nelle loro analisi della composizione del protosolfuro, con variazioni nel rapporto tra argento e zolfo (1313-1314). Il trisolfuro di argento si forma quando il nitrato neutro di argento viene aggiunto a una soluzione di quadrisolfuro di calce o di un alcali (1316), ed è composto da 90 parti di argento e 42 di zolfo (1317). Il residuo liquido contiene acido solforoso, che può essere convertito in acido solforico (1319).
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14 La Formazione dei Solfureti di Mercurio e Palladio: Un’Analisi Chimica
Il testo descrive un’analisi dettagliata della formazione dei solfureti di mercurio e palladio, evidenziando le diverse combinazioni e i processi coinvolti. Si concentra sulla composizione e le proprietà di vari solfureti, con particolare attenzione alle proporzioni degli elementi e alle condizioni di reazione.
Il testo inizia descrivendo la formazione del protosolfuro di mercurio, composto da 167 parti di mercurio, 128 di solfureti e 14 di zolfo (“(1325) - into the same solution.”). Il testo prosegue con l’analisi del deutosolfuro di mercurio, che si forma quando si mescola solfureto di idrogeno in eccesso con deutronitrato o deutomuriato di mercurio (“(1332) - This is formed in the humid way whenever sulphuretted hydro”en or ahydrosulphuret in excess is mixed with the deutonitrate or deutomuriate of mercury (corrosive sublimate); a brown powder is precipitated which is the deutosulphuret.“). Si sottolinea che il precipitato marrone non cambia colore nel tempo (”(1334) - Notwithstanding the difference in colour, this deutosulphuret must be the same nearly as the cinnabar and vermillion of commerce, if Proust and others are right in their analysis of these articles.”).
Successivamente, il testo affronta la formazione del quadrisolfuro di mercurio, che si forma quando si tratta una soluzione di protonitrato di mercurio con quadrisolfuro di lime (“(1341) - This compound is formed when a solution of protonitrate of mercury is treated with quadrisulphu ret of lime, added by degrees till the clear liquid no longer gives adark coloured precipitate.”). Si evidenzia che l’ossigeno del sale mercuriale si unisce a parte dello zolfo, formando acido solforico, mentre il resto dello zolfo si unisce al mercurio (“(1342) - The oxygen of the mercurial salt unites, it should seem, to part of the sulphur, and forms sulphuric acid, whilst the rest of the sulphur unites to the mercury.”).
Infine, il testo descrive la formazione del solfuro di palladio, in cui 15 grani di palladio vengono esposti a calore con zolfo, con un aumento di peso del 28% sul palladio (“(1363) - Berzelius exposed 15 grains of palladium filings mixed with as much sulphur to a heat sufficient to expel the uncombined sulphur. The increase of weight wa^ 28 per cent, upon the palladium.”).
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15 Analisi delle Combinazioni di Metalli con lo Zolfo
Il testo esamina le reazioni e le composizioni dei solfuri di diversi metalli, tra cui rodio, iridio, osmio e rame, attraverso le osservazioni di Vauquelin, Berzelius, Proust, Wenzel e altri.
Il testo inizia con un’analisi dei solfuri di rodio e iridio. Vauquelin ha scoperto che la miscela di ammonio-muriato di rodio con zolfo produce un composto blu-biancastro (1372). Da questa osservazione, si deduce che 100 parti di metallo richiedono 25 parti di zolfo, suggerendo un atomo composto da una parte di rodio (56) e una parte di zolfo (14), per un peso totale di 70 (1373). Analogamente, Vauquelin ha osservato che il riscaldamento dell’ammonio-muriato di iridio con zolfo produce una polvere nera (1376), con un rapporto di 3 parti di iridio per 1 parte di zolfo (1377). Questo porta alla conclusione che l’atomo di iridio è 42 e quello di zolfo è 56 (1378).
Il testo prosegue con l’esplorazione dei solfuri di osmio, notando che la loro esistenza è ancora sconosciuta (1381). Successivamente, si concentra sui solfuri di rame, evidenziando la loro facile combinazione con lo zolfo sia in condizioni secche che umide (1385). La miscela di rame con zolfo e l’applicazione di calore producono una combustione brillante (1386), e le foglie di rame bruciano in presenza di zolfo (1387). L’analisi del protosolfuro di rame, ottenuto tramite metodi simili, rivela risultati variabili tra diversi autori, con Proust che trova 100 parti di rame che si uniscono con 28 parti di zolfo, Wenzel con 25, Vauquelin con 27 e Berzelius con 25 (1389). Sulla base di questi dati, si propone un atomo di rame di 64 e un atomo di zolfo di 14, con un atomo di protosolfuro di rame di 70 (1390). Infine, si menziona la possibilità di formare il protosolfuro in condizioni umide attraverso l’uso di gas solfuro di idrogeno o idrosolfuro in soluzioni di protomuriato di rame (1391).
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16 La Formazione e le Proprietà dei Solfureti di Stagno
Il testo descrive dettagliatamente la formazione e le proprietà di diversi solfureti di stagno, analizzando i processi chimici coinvolti e le proporzioni degli elementi che li compongono. L’autore, attraverso una serie di esperimenti e osservazioni, cerca di determinare la composizione precisa di questi composti, confrontando i risultati ottenuti con quelli di altri ricercatori.
L’esperimento iniziale, descritto in dettaglio, prevede la fusione dello stagno e l’aggiunta graduale di zolfo per formare il protosolfureto, come evidenziato dalla frase: “let 100 grains of tin be fused in a small iron ladle and heated to 6 or 8 hundred degrees Fahrenheit; let then small pieces of sulphur of 10 or 20 grains be successively dropped into the fused metal” (1460). Questo processo è accompagnato da una reazione visibile, con la formazione di una fiamma blu e un intenso calore.
L’autore sottolinea l’importanza delle proporzioni degli elementi per la formazione dei solfureti, citando diverse fonti e confrontando i risultati ottenuti, come si evince dalla frase: “According to Wenzel, 100 tin take 18 sulphur; Bergman, 25; Pelletier, 15 to 20; Proust, 20; but Dr. John Davy and Berzelius find nearly 27 as above stated” (1464). Questa comparazione evidenzia la difficoltà di determinare con precisione la composizione dei solfureti e la necessità di ulteriori ricerche.
Il testo descrive anche il deutosolfureto, un composto più stabile e resistente agli acidi, come indicato dalla frase: “It is insoluble in muriatic or nitric acid, but slowly soluble by the compound of the two acids” (1471). La sua formazione avviene tramite il riscaldamento di una miscela di ossido di stagno e zolfo, con la liberazione di acido solforoso.
Infine, il testo si concentra sulla formazione di idrosolfureti di stagno, che si formano dalla reazione tra protomuriato di stagno e idrogeno solforato o idrosolfureti alcalini, come descritto nella frase: “when sulphuretted hydrog-en, or an alkaline or ear thy hydrosulphuret is passed into a solution of protomuriate of tin” (1477). Questi composti sono caratterizzati da un colore marrone o nero e si decompongono in protosolfureto e acqua se riscaldati.
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17 La Composizione e le Proprietà dei Solfureti di Piombo
Il testo descrive la composizione e le proprietà dei solfureti di piombo, concentrandosi sulla galena e sulle sue varianti. Si evidenzia come il piombo si combini con lo zolfo in proporzioni variabili, dando origine a diverse specie naturali e artificiali.
Il testo inizia con l’identificazione dei solfureti di piombo, specificando che il piombo si combina con lo zolfo in diverse proporzioni, alcune delle quali sono prodotti naturali di grande purezza (“Lead combines with sulphur in various proportions, some of which are natural productions of great purity” (1505)). Viene introdotta la galena, descritta come una produzione naturale di colore grigio piombo e aspetto metallico, presente in masse e cristallizzata, con una densità specifica di circa 5 (“This is a natural production which is called galena; it is of lead grey colour and metallic appearance, and is found both in masses and crystallized; its sp. gr. is about 5” (1507)). Si menziona la possibilità di formare la galena artificialmente tramite il riscaldamento di piombo o del suo ossido con zolfo, o trattando una soluzione di piombo con solfureto di idrogeno (“It may be formed artificially by heating lead or its oxide with sulphur; also by treating a solution of lead with sulphuretted hydrogen or with a hydrosulphuret” (1510)).
Vengono specificate le proporzioni degli ingredienti, con 100 parti di piombo che si combinano con 15-16 parti di zolfo (“100 lead combine with from 15 to 16 sulphur” (1511)). La composizione è ulteriormente definita come 90 parti di piombo con 14 parti di zolfo, o un atomo di piombo con uno di zolfo (“That is, 90 lead with 14 sulphur; orl atom of lead with 1 of sulphur” (1512)). Si fa riferimento a una produzione naturale di galena contenente il doppio della quantità di zolfo rispetto alla galena standard (“Dr. Thomson mentions a natural production or species ot galena which contains twice the quantity of sulphur of that above” (1515)).
Il testo descrive anche la formazione del trisolfuro e del quadrisolfuro, che possono essere ottenuti tramite quadrisolfuro di lime o potassio (“These compounds, I find, may be formed by means of quadrisulphuret of lime or potash” (1518)). Si spiega come il trattamento di una soluzione di un sale di piombo con quadrisolfuro di lime porti alla formazione di un composto contenente un atomo di piombo e tre di zolfo, descritto come una polvere nera (“When a solution of any salt of lead or the recently precipitated and moist oxide, is treated with the requisite quantity of quadiisulphuret of lime, a combination consisting of 1 atom of lead and 3 of sulphur is formed” (1519)). La composizione di questo composto è specificata come 300 parti di piombo e 46 o 47 parti di zolfo (“It consists of 300 lead and 46 or 47 sulphur” (1521)).
Infine, il testo fornisce dettagli sulla formazione del quadrisolfuro di piombo, indicando le proporzioni necessarie di piombo e zolfo in soluzione e la quantità di zolfo trattenuta dal lime (“The due proportions of the elements to form the above compound are, lead 100 parts in solution, and sulphur, 62 parts” (1522)).
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18 La Sintesi e l’Analisi dei Solfureti di Arsenico: Un’Indagine Storica
Il testo esamina i solfureti di arsenico, concentrandosi sui metodi di sintesi e analisi e sulle difficoltà incontrate nel determinare le proporzioni degli elementi costitutivi. Vengono discussi i metodi sintetici e analitici, con una preferenza per quest’ultimo a causa della sua maggiore accuratezza.
Il testo inizia descrivendo il processo di combinazione dell’arsenico con lo zolfo, sottolineando l’importanza del controllo della temperatura per evitare la sublimazione degli elementi e ottenere un composto stabile (“Three parts of arsenic with two, three or more of sulphur may be used; the heat should be less if a greater proportion of sulphur is in tended to be united”). La difficoltà nel determinare le proporzioni esatte degli elementi combinati è attribuita alla loro volatilità a temperature moderate (“As both the elements are volatile in a moderate heat, and that in unequal degrees, considerable difficulty occurs in ascertaining by the synthetic mode, the proportions of the elements combined”).
Vengono descritte due varietà principali di solfureti artificiali di arsenico, che si trovano anche in natura. Tra questi, l’orpimento, un solfuro nativo di arsenico, è caratterizzato da una struttura fogliacea, flessibile e di colore giallo brillante (“Native sulphuret of ar senic, called orpiment, is found in Turkey ARSENIC. i5o and elsewhere in considerable masses; when broken it exhibits a foliated structure, somewhat flexible, and of a brilliant golden yellow colour”). Il testo riporta anche dati sulla densità dell’orpimento, indicando un valore di circa 3,2 (“Its specific gravity is usually about 2; at least that was the case with the specimen I used”).
Il testo evidenzia le difficoltà nel determinare la composizione chimica dell’orpimento, citando diverse stime delle proporzioni di arsenico e zolfo da parte di vari ricercatori. Queste stime variano ampiamente, suggerendo che i metodi utilizzati non erano sufficientemente precisi (“Kirwan in 1796 states, that it is grenerallv tliouQfht to consist of 100 arsenic and 11 sul phnr, but that Westrumb says it contains 100 arsenic and 400 sulphur”). Il testo critica anche le stime di Thenard e Laugier, sottolineando la mancanza di chiarezza sui metodi utilizzati e la loro scarsa accuratezza (“Thenard, in the 59 Vol. of the An. de Chimie, 1806, asserts that it consists of 100 arsenic and 75 sulphur”).
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19 Analisi Chimica del Realgar e dell’Orpimento
Il testo descrive un’analisi chimica dettagliata del realgar e dell’orpimento, due minerali contenenti arsenico e zolfo. L’autore, attraverso una serie di esperimenti, mira a determinare la composizione elementare di questi minerali e a confrontare i risultati con quelli di altri ricercatori.
L’analisi inizia con la separazione dell’arsenato di calcio dalla soluzione residua, come indicato in “(1639) - The residuary liquid was then treated with lime water till an excess was manifest, and produced no farther precipitate; the arseniate of lime was collected and dried, and gave 16 grains.”. Successivamente, si determina la quantità di arsenico e zolfo presenti, utilizzando esperimenti che coinvolgono l’uso di acidi e alcali, come evidenziato in “(1640) - Now I had determined by experiments hereafter to be related, that ^ of arseniate of lime are acid ARSENIC.”.
Un aspetto cruciale dell’analisi è la determinazione della composizione elementare del realgar, che viene confrontata con i risultati di altri ricercatori come Lauger e Westrumb. L’autore osserva che il realgar nativo contiene una quantità variabile di zolfo, come dimostrato in “(1646) - Its constitution and specific gravity vary considerably, owing chiefly I imagine to the greater or less heat to which it is exposed, and to the proportions of the elements in the first mixture.”.
L’analisi chimica rivela che il realgar contiene circa 100 parti di arsenico e 45-50 parti di zolfo, come indicato in “(1662) - But from the above it must be concluded to contain 100 arsenic and 45 to 50 of sulphur.”. L’autore sottolinea che il peso specifico può essere utilizzato come indicatore delle proporzioni degli elementi, come dimostrato in “(1652) - gr. is nearly as good a test of the proportions of the elements as chemical analysis.”.
Infine, l’autore descrive come il realgar reagisce con l’idrossido di sodio, che dissolve il protosolfuro e lascia un eccesso di arsenico, consentendo di determinare la quantità di arsenico presente, come evidenziato in “(1655) - Caustic alkali dissolves it partially, taking- up the protosulphuret and leaving the excess of arsenic, the quantity of which may hence be ascertained.”.
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20 La Chimica del Fosforo: Un’Analisi Storica e Sperimentale
Questo estratto da un trattato scientifico si concentra sull’analisi e la caratterizzazione del fosforo e dei suoi composti, in particolare l’idrogeno fosforato. Il testo descrive una serie di esperimenti e scoperte che hanno contribuito alla comprensione delle proprietà chimiche di questo gas, con particolare attenzione alle sue interazioni con altri elementi e composti.
Il testo inizia evidenziando la necessità di correggere le informazioni precedenti sull’idrogeno fosforato, come indicato in “(1775) - From recent experiments which I have made on phosphuretted hydrogen gas, I find the account already given (Vol. page 456) is deficient, and in several respects inaccurate; I shall therefore substitute the following, as more perfect and correct.”. Questo sottolinea l’importanza del progresso scientifico e della revisione continua delle conoscenze esistenti.
Un aspetto chiave è l’importanza di metodi specifici per ottenere e analizzare l’idrogeno fosforato puro, come evidenziato da “(1778) - II. 170 PHOSPHURETS.” e “(1779) - 170 PHOSPHURETS.”. La descrizione dettagliata del processo, che include l’uso di acqua acidulata con acido muriatico e l’immediata introduzione di un tappo con un tubo curvo, dimostra l’attenzione ai dettagli e la precisione richieste nella ricerca scientifica.
Il testo continua a descrivere le proprietà distintive dell’idrogeno fosforato, tra cui la sua esplosività quando entra in contatto con l’atmosfera, la sua inadeguatezza per la respirazione e la sua gravità specifica, come indicato in “(1783) - It ex plodes when coming into the atmosphere in bubbles, and a white ring of smoke subse quently ascends: It is unfit for respiration, and for supporting combustion: Its specific gravity is 1 nearly, that of atmosphe ric air being unity.”. Questi dettagli forniscono una comprensione più completa delle proprietà chimiche del gas.
Inoltre, il testo menziona i contributi di altri scienziati, come Raymond, Thomson, Tennant, Pearson, Davy e Gay Lussac, evidenziando la natura collaborativa della ricerca scientifica, come si evince da “(1762) - M. Raymond in the An. de Chimie, 1791, recommends, instead of potash, moist hydrate of lime and phosphorus in order to obtain phosphuretted hydrogen with greater facility.” e “(1770) - Sir H. Davy and Gay Lussac have investi gated several compounds of phosphorus, par ticularly with muriatic andoxymuriatic acids, and with the new metals potassium and sodium.”. Questo dimostra l’importanza di costruire sulle scoperte esistenti e di condividere le conoscenze per far progredire la scienza.
Infine, il testo descrive le interazioni dell’idrogeno fosforato con altri composti, come l’ossigeno, l’acido nitrico e lo zolfo, e le proprietà risultanti, come indicato in “(1791) - One volume of pure phosphuretted hydrogen, mixed with from 2 to 6 volumes of nitrous gas, may be ex ploded by electricity in Volta’s eudiometer.” e “(1796) - According to Sir H Davy and Dr. Thomson, phosphuretted hydrogen gas being heated along with sulphur in a dry tube, the gas is decomposed and a new gas, sulphuretted hydrogen, is formed, and the phosphorus unites witlithesulphur.”. Questi dettagli forniscono una comprensione più approfondita delle proprietà chimiche del gas e delle sue interazioni con altri composti.
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21 Analisi dei Composti di Fosforo di Rame e Ferro
Il testo presenta un’analisi dettagliata dei composti di fosforo di rame e ferro, con particolare attenzione alle proporzioni atomiche e alle reazioni chimiche coinvolte. Vengono citati diversi ricercatori, tra cui Pelletier, Berzelius, Raymond e Thomson, e le loro osservazioni e risultati sperimentali.
Il testo inizia con un’analisi del composto di fosforo di rame, dove si cerca di determinare la proporzione tra rame e fosforo. Si afferma che “l’atomo di fosfato di rame = 93^” (2065). Successivamente, si calcola che “il rame sarebbe 006: questo darebbe 100 rame a 17 fosforo quasi, che corrisponderebbe bene alla determinazione di Pelletier, e concorderebbe molto con il risultato teorico di 100 rame a 16y fosforo” (2066).
Si menziona anche un’osservazione riguardante la reazione del fosforo con l’acqua, che produce un precipitato scuro. Tuttavia, si sottolinea che “non ho trovato alcun precipitato da nessuno dei sali di rame con gli stessi mezzi” (2068). Si descrive un metodo alternativo che coinvolge la precipitazione dell’idrato blu con acqua di calce, seguita dall’aggiunta di acqua fosforata, che porta alla formazione di un “oliva scuro, che molto probabilmente è un fosfuro di rame” (2069). Questa osservazione porta a ipotizzare che si tratti del “deutofosfuro, o due atomi di fosforo a uno di rame; e quindi il rame al fosforo come 100 : 33y” (2070).
L’analisi si estende ai composti di fosforo di ferro, dove si descrive un metodo simile a quello utilizzato per l’oro. Pelletier ha formato un fosfuro di ferro che è “molto duro, di colore bianco, striato e magnetico” (2075). Berzelius ha prodotto un fosfuro di ferro riducendo il fosfato di metallo con carbone e calore (2077). Si nota che l’analisi di Berzelius indica una proporzione di “100 ferro e 30 fosforo” (2081), ma si suggerisce che la proporzione reale potrebbe essere “100 ferro a 37 fosforo” (2082).
Infine, si menziona che “il solfato di ferro non produce un precipitato con acqua fosforata” (2083).
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22 L’Evoluzione della Comprensione del Ferro e dell’Acciaio
Il testo presenta un’analisi dettagliata delle proprietà e dei processi di fabbricazione del ferro e dell’acciaio, evidenziando le differenze tra i due materiali e le teorie che ne hanno guidato la comprensione nel corso del tempo. L’estratto, derivante da un trattato scientifico, si concentra sull’estrazione del ferro dal cast iron, sulla produzione di acciaio e sulle sue proprietà magnetiche.
Il processo di estrazione del ferro dal cast iron attraverso l’uso di acido muriatico è descritto in dettaglio, con il risultato di una riduzione del materiale insolubile a circa il 2% del peso originale (2211). Questo processo rilascia anche gas idrogeno (2212). Il cast iron risultante presenta proprietà magnetiche simili all’ossido di ferro nero comune, ma subisce ulteriori modifiche quando riscaldato, con una perdita di peso e la possibilità di estrarre ulteriore ferro con acido muriatico (2213).
Il testo sottolinea che il cast iron è composto principalmente di ferro puro, con piccole proporzioni di ossigeno (circa 1%) e carbonio (circa 2%), che ne modificano le proprietà (2216). L’acciaio, un’importante modifica del ferro, è prodotto attraverso diversi metodi, tra cui il mantenimento del cast iron in fusione per un lungo periodo e la stratificazione di barre di ferro puro con polvere di carbone (2221, 2224). Il processo di cementazione produce acciaio blisterato, che a sua volta viene utilizzato per creare acciaio fuso, considerato il più puro (2226, 2228, 2230).
Le proprietà uniche dell’acciaio, come l’indurimento e la tempra, sono descritte in dettaglio, con la tempra che consente di adattare l’acciaio a diversi scopi (2231, 2233, 2234). L’acciaio ha anche la capacità di acquisire e mantenere il magnetismo, una proprietà che lo distingue dal ferro puro (2236, 2237).
Il testo solleva anche questioni sulla composizione dell’acciaio, con alcune teorie che suggeriscono che sia un carburo di ferro (2239), mentre altre mettono in dubbio questa affermazione (2240). L’autore suggerisce che le proprietà distintive dell’acciaio potrebbero essere dovute a una particolare cristallizzazione o disposizione delle particelle di ferro, piuttosto che alla sua combinazione con il carbonio (2244, 2245, 2253). La ripetuta lavorazione dell’acciaio, come il riscaldamento e l’incudine, può trasformarlo in ferro, suggerendo che la disposizione delle particelle viene disturbata (2255).
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23 Tentativi di Amalgamazione di Metalli con Mercurio
Questo estratto descrive gli esperimenti condotti per determinare se diversi metalli si combinano con il mercurio per formare amalgama. L’autore descrive i suoi tentativi e le osservazioni fatte, evidenziando i risultati e le difficoltà incontrate.
L’autore inizia descrivendo l’uso di un composto che può essere utilizzato per rivestire superfici metalliche con un sottile strato di argento, simile all’oro (“Hence this amalgam may be used for giving a thin coating of silver to the surface of metals, like that of gold” - 2478). Questo composto è composto da un atomo di argento (90) e uno di mercurio (167) (“The compound is evidently one atom of silver (90) with one of mercury (167)” - 2479).
Successivamente, l’autore tenta di combinare mercurio e rame, ma senza successo (“I have made several unsuccessful attempts to combine mercury and copper” - 2482). Sebbene l’immersione di una piastra di rame nel mercurio porti all’adesione di una piccola quantità di mercurio e alla fragilità della piastra, il riscaldamento espelle il mercurio e ripristina le proprietà originali del rame (“When a plate of copper is kept immersed in mercury for some time, the mercury adheres to its surface in a small degree and is not easily rubbed off; the plate is rendered brittle by it and the fracture has a brilliant mercurial appearance; but a low red heat expels the mercury and the copper resumes its colour and tenacity, with scarcely any loss of weight” - 2483).
L’autore descrive anche tentativi falliti con rame precipitato, Dutch-leaf (rame con una piccola quantità di zinco) e mercurio precipitato da deutonitrate (“Neither did Dutch-leaf (which is copper with a very little zinc) unite with mercury by trituration” - 2485; “Mercury precipitated from deutonitrate by a plate of copper gave pure running liquid” - 2486).
L’autore tenta anche un metodo raccomandato da Boyle, che coinvolge la triturazione di verdigris, mercurio e sale comune, seguita dalla digestione con aceto (“The method recommended by Boyle was tried : 2i parts of crj’stallized verdigris, 2 parts of mercury and 1 of common salt, were triturated together till the mercury disappeared” - 2489). Il risultato è una massa contenente mercurio liquido, acetato di rame e ossido o muriato di mercurio (“It contained a little fluid mercury, but was chiefly composed of acetate of copper and oxide or muriate of mercury” - 2491).
L’autore conclude che il mercurio ha un’azione chimica sul rame, ma non è ancora stato trovato un modo per farli combinare per formare un vero e proprio amalgama (“From the above it is manifest that mercury has some chemical action upon copper ; but it has not jet been found, I apprehend, that the two metals unite so as to form a proper amalgam” - 2493).
Successivamente, l’autore considera la combinazione di mercurio con ferro, notando che i due metalli hanno poca o nessuna affinità (“These two metals have little if any affinity for each other” - 2496). L’autore non è a conoscenza di alcuna combinazione chimica tra i due (“I do not know that any chemical combination of them has ever been formed” - 2497).
Infine, l’autore descrive la combinazione di mercurio e stagno, che si combinano facilmente, soprattutto se assistiti dal calore (“These two metals readily combine, especially if assisted by heat” - 2499). L’autore riscalda stagno e mercurio fino a quando non si uniscono in una massa fluida (“I heated 52 parts of tin and 167 of mercury together, that is, 1 atom of each^ till they united in a fluid mass” - 2500). L’amalgama cristallizza a circa 180° (“The amalgam crystallized in about 180°” - 2501).
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24 Composizione e Proprietà delle Leghe di Rame e Stagno
Il testo descrive le diverse leghe di rame e stagno, analizzando le loro proporzioni, proprietà e usi specifici. Si evidenzia come la variazione delle proporzioni influenzi la durezza, la fusibilità e la tenacità del composto.
Inizia con l’affermazione che una specifica lega di rame e stagno è “molto superiore in questi aspetti rispetto a uno qualsiasi degli ingredienti” (2582). Si sottolinea che proporzioni diverse rendono la lega “altamente sonora, come nel metallo infernale propriamente chiamato” (2583). Il testo continua spiegando che lo stagno aumenta la fusibilità del composto, con una temperatura di fusione di 440° Fahrenheit (2584).
Vengono elencate le diverse varietà di leghe di rame e stagno, iniziando con quelle in cui il rame è più abbondante (2585). Si fa riferimento alla durezza del rame (7,5) e dello stagno (6) (2586). Per la produzione di cannoni, si utilizza una lega composta da 100 parti di rame e 11 o 12 di stagno, con l’aggiunta di una piccola quantità di ferro per migliorarne le proprietà (2587).
L’aggiunta o sottrazione di stagno influisce sulla tenacità della lega (2592). Una specifica lega, composta da 8 atomi di rame e 1 di stagno, è utilizzata per utensili da taglio e cilindri da stampa (2593, 2595). Quando martellata e temperata, può essere utilizzata per creare utensili da taglio non inferiori all’acciaio (2597).
Un’altra lega, composta da 6 atomi di rame e 1 di stagno, è utilizzata per la produzione di gong cinesi e cimbali (2602, 2604), con una composizione di 100 parti di rame e 23 di stagno (2603). L’analisi di gong cinesi e campioni di Klaproth e Thomson conferma questa composizione (2606, 2608).
Infine, si descrive il “metallo infernale”, comunemente composto da 3 parti di rame e 1 di stagno (2610, 2611).
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25 Analisi delle Leghe Metalliche di Rame e Zinco: Composizione, Proprietà e Applicazioni
Il testo presenta un’analisi dettagliata delle leghe di rame e zinco, comunemente note come ottone, descrivendo le loro proprietà, composizioni e applicazioni specifiche. L’autore, attraverso osservazioni e analisi chimiche, cerca di stabilire correlazioni tra le proporzioni di rame e zinco e le caratteristiche risultanti delle leghe.
Un aspetto peculiare evidenziato è la variabilità delle proprietà in base alla composizione. L’autore osserva che “la stessa osservazione può essere fatta riguardo alla massima durezza; non è improbabile che i due massimi possano essere trovati in diversi tipi di ottone” (2661). Questo suggerisce che la composizione specifica dell’ottone influenza direttamente le sue proprietà meccaniche.
Il testo fornisce dati specifici sulle temperature di fusione di diverse leghe. Si afferma che il rame fonde a 27° di Wedgwood, lo zinco a 680° Fahrenheit e l’ottone comune a 21° di Wedgwood (2663, 2664). Queste informazioni, sebbene espresse in unità di misura diverse, permettono di comprendere come la presenza di zinco influenzi la temperatura di fusione dell’ottone. L’autore ipotizza che “è molto probabile che tutti i tipi di ottone si sciolgano a temperature intermedie tra quelle del rame e dello zinco; e che maggiore sia lo zinco, più bassa sarà la temperatura di fusione” (2665).
L’analisi si concentra sulla classificazione delle leghe in base alla proporzione di rame e zinco, iniziando con quelle a più alto contenuto di rame e procedendo verso quelle a più alto contenuto di zinco (2666). Un tipo specifico di ottone, utilizzato per la fabbricazione di articoli placcati, è composto da 12 atomi di rame e 1 di zinco, corrispondenti a circa 23 parti di rame e 1 di zinco in peso (2669). Questo tipo di ottone presenta proprietà simili a quelle del rame, con una leggera colorazione gialla (2671).
Un’altra lega significativa è il “metallo per doratura olandese”, che può essere battuto in fogli sottili come l’oro (2673, 2674). La sua composizione, determinata attraverso l’analisi, è di 6 atomi di rame e 1 di zinco, corrispondenti a circa 12 parti di rame e 1 di zinco in peso (2677). Questa lega è considerata la più malleabile tra tutti i tipi di ottone (2678) e viene utilizzata per la fabbricazione di articoli da placcare, come bottoni (2681). Il suo colore si avvicina a quello dell’oro (2680).
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26 La Fusione di Metalli: Leghe di Stagno e Piombo
Il testo descrive esperimenti sulla fusione di metalli, in particolare l’unione di stagno e piombo, e l’affinità tra nichel e arsenico. L’autore si concentra sulla determinazione delle proporzioni e delle caratteristiche delle leghe risultanti, con un’attenzione particolare alla densità e alla tenacità.
L’ironia si combina con vari metalli, tra cui piombo, zinco, bismuto, antimonio, arsenico e cobalto, anche se le proporzioni esatte sono spesso sconosciute e le leghe risultanti raramente importanti (2781, 2782). Il testo prosegue con l’esplorazione delle leghe di nichel e di stagno con altri metalli (2783, 2784). Si ipotizza che nichel e arsenico si combinino naturalmente, ma le proporzioni esatte non sono state determinate (2785).
L’unione di stagno e piombo avviene in qualsiasi proporzione attraverso la fusione (2787, 2788). Secondo Muschenbroek, questa lega è più dura e tenace di stagno o piombo, soprattutto quando le proporzioni sono 3 parti di stagno e 1 di piombo (2789, 2790). L’autore ha condotto esperimenti con diverse proporzioni di stagno e piombo per determinare le loro caratteristiche (2791). La densità dello stagno è 7,2 e quella del piombo è 11,23, e le proporzioni utilizzate miravano a combinare 1, 2 o più atomi di stagno con 1 di piombo (2792).
Per evitare l’ossidazione, gli esperimenti sono stati condotti sotto poche gocce di sego, altrimenti le proporzioni vengono disturbate (2793, 2794). In esperimenti su piccola scala, si possono ottenere solo 3 parti di lega fusa da 4 parti di metallo (2794). Quando 1 atomo di stagno è combinato con 1 atomo di piombo, si verifica una contrazione di volume (2798). L’aumento della densità è maggiore quando 3 atomi di stagno sono combinati con 1 di piombo, ma Muschenbroek suggerisce che la tenacità è massima quando 4 atomi di stagno sono combinati con 1 di piombo (2799). Il punto di fusione di queste leghe è inferiore a quello di stagno o piombo, con il punto più basso (340°) quando 3 atomi di stagno sono combinati con 1 di piombo (2801).
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27 Proprietà e Fusione di Leghe Metalliche: Piombo, Bismuto e Antimonio
Il testo descrive dettagliatamente le proprietà e i punti di fusione di diverse leghe metalliche, in particolare quelle formate da piombo, bismuto e antimonio. L’autore, Muschenbroek, ha condotto osservazioni e analisi per determinare la composizione e le caratteristiche di queste leghe, fornendo dati specifici sulla loro densità e temperatura di fusione.
Un aspetto peculiare è la forza del bismuto, che secondo Muschenbroek è “dieci volte più forte del piombo” (“Muschenbroek found it ten times stronger than lead” - 2853). La densità delle leghe di piombo e bismuto è stata misurata, risultando in una densità specifica di 10,85 (“Its specific gravity by my observation is 85, which is rather greater than the mean” - 2855). La composizione di queste leghe varia, con proporzioni che vanno da 0,2 atomi di bismuto a 90 atomi di piombo (“It is constituted of 1 atom of each metal, or 02 bismuth to 90 lead” - 2856).
Le leghe di piombo e bismuto mostrano punti di fusione relativamente bassi, con una miscela di tre parti di piombo e quattro parti di bismuto (1 atomo di piombo a 2 atomi di bismuto) che fonde a 250° (“Three parts lead and 4 bismuth (1 atom lead to 2 bismuth) fuses at 250°” - 2857). Questa è la temperatura più bassa per la fusione di una lega di due metalli. L’aggiunta di stagno riduce ulteriormente il punto di fusione, creando una lega che fonde a temperature inferiori rispetto ad altre leghe metalliche senza mercurio (“With a little tin it makes the triple alloy which fuses lower than any other metallic compound, without mer cury” - 2859).
Le leghe di piombo e antimonio presentano un’ampia gamma di applicazioni, in particolare nella produzione di caratteri da stampa. La proporzione di antimonio e piombo varia a seconda delle dimensioni dei caratteri, con le dimensioni più piccole che richiedono una maggiore quantità di antimonio per la durezza (“the small types require a harder alloy or one with more antimony” - 2870). La proporzione di 40 parti di antimonio a 90 parti di piombo (1 atomo a 1) produce un materiale duro con una densità specifica di 9,4 o 9,5 (“The smallest types are cast from a mixture which very nearly corresponds with 40 parts of antimony to 90 of lead (or 1 atom to 1)” - 2872). La temperatura di fusione di queste leghe varia a seconda della composizione, con alcune leghe che fondono a circa 450° o 460° (“This alloy also fuses about 450 or 460°” - 2879).
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28 Analisi delle Capacità Termiche e dell’Espansione dei Gas
Il testo presenta un’analisi dettagliata delle capacità termiche di diversi gas e dell’espansione dell’aria con il calore, basata su esperimenti condotti da Dulong e Petit. L’obiettivo principale è confrontare i risultati sperimentali con i valori teorici e stabilire relazioni tra temperatura ed espansione.
Il testo inizia con una tabella che normalizza le capacità termiche dei gas rispetto all’acqua, indicando valori specifici per aria, idrogeno, anidride carbonica, ossigeno, azoto, ossido nitrico, gas olefici, monossido di carbonio e vapore acqueo. “Riducendo le capacità termiche dei gas allo standard dell’acqua come unità, otteniamo la seguente tabella delle capacità termiche di pesi uguali dei rispettivi corpi: Acqua 1,0000 Aria 0,2669 Idrogeno 3,2936 Anidride Carbonica 0,2210 Ossigeno 0,2361 Azoto 0,2754 Ossido Nitrico 0,2369 Gas Olefici 0,4207 Monossido di Carbonio..0,2884 Vapore Acqueo 0,8474.”
Successivamente, il testo introduce i risultati degli esperimenti di Dulong e Petit sull’espansione dell’aria con il calore, che avevano precedentemente determinato l’espansione dell’aria dal punto di congelamento dell’acqua al punto di ebollizione. “Questi signori iniziano con un’indagine sull’espansione dell’aria con il calore.“ Si evidenzia come l’espansione dell’aria mantenga il passo con quella del mercurio tra il punto di congelamento del mercurio e il punto di ebollizione dell’acqua, ma superi l’espansione del mercurio oltre questo punto. “Dal punto di congelamento del mercurio, o lì vicino, a quello di ebollizione dell’acqua, trovano che l’espansione dell’aria tiene il passo con quella del mercurio, come indicato dal termometro comune; ma dal punto di ebollizione dell’acqua a quello del mercurio, quest’ultimo si espande in misura maggiore, in una proporzione gradualmente crescente.”
Vengono presentate diverse tabelle che illustrano i risultati sperimentali, confrontando le temperature indicate dai termometri con le dilatazioni assolute del mercurio e del vetro. “Per ogni grado del termometro centigrado, ho aggiunto quelli corrispondenti per Fahrenheit.“ Queste tabelle permettono di dedurre la dilatazione assoluta del vetro per ogni grado del termometro e la temperatura che sarebbe indicata da un’espansione uniforme di una barra di vetro. “Deducono la dilatazione assoluta del vetro per ogni grado del termometro e la temperatura che sarebbe indicata supponendo l’espansione uniforme di una barra di vetro.”
Infine, il testo conclude con una tabella che riassume le temperature indicate dall’espansione del mercurio, supponendo un’espansione uniforme. “Queste sono le temperature indicate dalla dilatazione del mercurio, supponendo un’espansione uniforme.”
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29 L’indagine sulla capacità termica dei corpi
Il testo presenta un’analisi dettagliata delle capacità termiche di diversi corpi, con particolare attenzione al ferro, al rame, all’argento e alla platina. L’obiettivo principale è determinare come la capacità termica di un corpo varia con la temperatura, utilizzando il termometro ad aria come misura standard.
Il testo (3010) indica che sono state condotte indagini sulla capacità termica di ferro, rame e platina, con misurazioni effettuate da 0° a 100° e da 0° a 500° centigradi. I risultati sono presentati in una tabella (3011) che mostra la capacità termica per ogni grado del termometro centigrado.
Si evidenzia che la capacità termica di un corpo per aumentare la temperatura da 0° a 100° centigradi richiede la stessa quantità di energia per aumentare la temperatura da 100° a 200° e da 200° a 300° (3015). Tuttavia, si pone la domanda se ciò sia vero (3016).
I risultati sperimentali mostrano che la capacità termica del ferro varia da .1098 a .1255 (3018). Il testo (3020) afferma che le capacità dei corpi aumentano con la temperatura, e che l’aumento sarebbe minore se il termometro mercuriale fosse utilizzato come misura.
Ulteriori analisi (3022-3029) confrontano le capacità termiche di diversi materiali, tra cui ferro, argento, zinco, rame e platina, quando misurate con un termometro ad aria.
Il testo (3030) suggerisce che le leggi della refrigerazione potrebbero non essere strettamente vere, e che la quantità di calore persa da un corpo è proporzionale alla differenza tra la sua temperatura e quella dell’ambiente circostante.
Si discute anche dell’uso del termometro ad aria (3034) e delle leggi della refrigerazione (3035-3038), che sono state investigate da Dulong e Petit.
Le leggi della refrigerazione (3042-3051) descrivono come la velocità di raffreddamento di un corpo in un vuoto o in un gas varia con la temperatura e la tensione del gas.
Infine, il testo (3062-3096) presenta risultati sperimentali che suggeriscono che la capacità termica dei corpi non è direttamente proporzionale alla temperatura, e che l’uso del termometro ad aria fornisce una misura più accurata della capacità termica rispetto ad altri metodi.
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30 Analisi delle Capacità Termiche di Fluidi Elastici e Solidi
Il testo presenta un’analisi dettagliata delle capacità termiche dei fluidi elastici e dei solidi, evidenziando le difficoltà nel determinare con precisione il calore specifico dell’acqua e del ghiaccio. Si sottolinea l’importanza di distinguere tra i diversi modi in cui il termine “capacità termica” può essere inteso, e si discute l’influenza della pressione e della temperatura sulle proprietà termiche dei fluidi.
Un aspetto peculiare è l’incertezza nei risultati sperimentali, come evidenziato nella frase: “stance of uncertainty, the capacity of ice to water has been found as 9 to 10 by one person, and as 2 to 10 by others” (3104). Questa discrepanza suggerisce una difficoltà intrinseca nella misurazione precisa del calore specifico del ghiaccio e dell’acqua.
Il testo affronta anche la relazione tra la capacità termica e la forma della materia, affermando che i fluidi elastici mostrano una capacità massima quando la dilatazione è estrema: “The greatest possible quantity of heat which a given weight of elastic fluid can contain is when the dilatation of the fluid is extreme” (3109). Tuttavia, la condensazione, che aumenta l’attrazione tra gli atomi di materia, tende a dissipare il calore: “For, condensation, whether arising from mechanical pressure or from increased attraction of the atoms of matter for each other, tends to dissipate the heat, by increas ing its elasticity” (3110).
Un’altra osservazione importante riguarda la differenza tra i risultati di diversi ricercatori, come De la Roche e Berard, e quelli di Clement e Desormes, in relazione al gas idrogeno e all’anidride carbonica: “The results of Dc la Roche and Berard do not seem to admit of this supposition, though the differences of the capacities of elastic fluids of equal volumes are not very great” (3115). Questo suggerisce la necessità di ulteriori indagini per comprendere appieno le proprietà termiche dei fluidi elastici.
Infine, il testo sottolinea l’importanza di considerare le deviazioni tra le scale dei termometri a mercurio e a aria, che diventano più evidenti con l’aumentare della distanza dal punto di congelamento dell’acqua: “Like the scales of air and mercury, which are so nearly coincident from — 40° to 212° that scarcely any difference is sensible, though no one doubts of its existence; yet afterwards the differences become obvious enough, and the greater the farther we advance” (3125).
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31 Analisi Comparativa delle Espansioni Termiche e dei Calori Specifici
Questo estratto di un trattato scientifico esamina le osservazioni e le analisi relative all’espansione termica di diversi materiali, in particolare ferro, rame, platino, vetro e acqua, e i loro calori specifici. L’autore, che si riferisce a lavori precedenti e a quelli di altri ricercatori come Deluc e Dulong, sottolinea le discrepanze e le incongruenze nelle misurazioni e nelle interpretazioni dei dati, proponendo nuove ipotesi e correzioni.
L’autore inizia osservando che le espansioni di ferro, rame e platino tra 82° e 212° concordano con i risultati di altri, ma che le espansioni a temperature più elevate mostrano fatti notevoli non precedentemente noti (3136). Il platino si distingue per la sua minima espansione e la sua quasi uniformità, mentre il ferro si espande più del vetro ma meno del rame, con una variazione rapida con l’aumento della temperatura (3137). L’autore menziona anche una sua precedente sorpresa nel trovare che il vetro e il ferro si espandono in modo simile (3140), ma ora ritiene che il ferro aumenti più lentamente in proporzione rispetto al vetro vicino al punto di congelamento (3141).
Un aspetto peculiare è l’osservazione che la densità massima dell’acqua in un recipiente di platino si verifica a 43°, in contrasto con le aspettative basate sui recipienti di vetro (3143). Questa osservazione, insieme a quella di Dulong, suggerisce che il platino si espande più del ferro a basse temperature (3144). L’autore ammette di aver commesso un errore nelle sue precedenti valutazioni dell’espansione del vetro e del mercurio, a causa di queste discrepanze (3145).
L’analisi dei calori specifici, come riportato nella quinta tabella di Dulong, rivela differenze significative tra i risultati precedenti e quelli attuali (3153). L’autore sottolinea l’importanza di trovare una maggiore coerenza tra i filosofi in questo campo (3155). L’ingegnosità dell’Essay di M. M. Dulong e Petit è riconosciuta, ma la loro ipotesi che tutti i corpi abbiano la stessa capacità di calore nello stato solido, liquido ed elastico è messa in discussione (3166).
L’autore critica le discrepanze nei pesi atomici e nei calori specifici dei diversi elementi, come piombo, rame e ossigeno, suggerendo che siano dovute a errori nelle misurazioni (3171). L’autore propone che l’assunzione di tutti gli elementi in uno stato elastico e sotto una pressione uniforme potrebbe portare a risultati più accurati (3178). Infine, l’autore sottolinea che il calore evoluto dalla combustione è principalmente dipendente dalla quantità di ossigeno che si combina (3186).
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32 L’Assorbimento dei Gas e le Revisioni Teoriche
Il testo presenta una discussione sull’assorbimento dei gas da parte di liquidi, con particolare attenzione all’acqua, e sulle implicazioni per le teorie scientifiche del momento. L’autore esamina i risultati di esperimenti precedenti e li confronta con quelli di altri scienziati, in particolare M. Saussure, evidenziando discrepanze e revisioni teoriche.
L’autore ricorda di aver letto un saggio simile pubblicato da M. Saussure di Ginevra, dodici anni prima (“The only author I remember is M. Saussure of Geneva, who published a similar essay about twelve Years afterwards.” - 3325). Il testo fa riferimento a pubblicazioni come gli “Annals of Philosophy” (“See Thomson’s Annals of Philosophy, Vol.” - 3326) e i “Manchester memoirs” (“Manchester memoirs, new series.” - 3331), indicando un contesto scientifico e accademico specifico.
L’autore descrive gli esperimenti di altri scienziati, come l’assorbimento di gas da parte di liquidi (“He investigates the quantities of gases absorbed by various solid bodies, in a manner which I do not fully comprehend” - 3329). Il suo lavoro si è concentrato principalmente sull’acqua, ma ha esteso le sue indagini ad altri liquidi (“My enquiries were principally confined to one liquid, water; but I made a few trials with others, such as weak aqueous solutions of sails, alcohol, &c.” - 3330).
Un punto chiave è la discrepanza tra i risultati dell’autore e quelli di M. Saussure riguardo all’assorbimento di gas da parte di liquidi (“M. Saussure however asserts that there are considerable differences in liquids in this respect.” - 3334). In particolare, Saussure ha riscontrato che l’idrogeno solforato è più assorbibile dall’acqua rispetto alle sperimentazioni precedenti (“He finds sulphuretted hydrogen to be more absorbable by water than Dr. Henry and I did” - 3335).
L’autore esprime dubbi sulla correttezza dei risultati di Saussure per alcuni gas (“I have no doubt he is wrong in the less absorbable gases.” - 3339) e discute le implicazioni per la sua visione teorica sull’assorbimento di gas misti (“Saussure has given four examples, in which he finds the results to militate against my theoretic view” - 3340). Tuttavia, riconosce che i risultati di Saussure coincidono con le sue precedenti teorie (“that his results coincide as near as any one can expect with the views which I have all along taken of this subject” - 3344).
Infine, il testo menziona la scoperta del “deutoxide of hydrogen” da parte di M. Thenard (“We are indebted to M. Thenard for the discovery of this curious compound, the deutoxide of hydrogen or oxygenated water” - 3352), sottolineando l’importanza di questa scoperta per la comprensione della chimica degli acidi.
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33 Analisi della Decomposizione del Nitrato di Potassio e delle Sue Implicazioni
Il testo descrive un esperimento condotto per analizzare la decomposizione del nitrato di potassio (nitre) mediante il calore, con l’obiettivo di comprendere meglio la composizione e le reazioni degli ossidi di azoto. L’esperimento, dettagliato in (3402), coinvolge l’uso di un retorta di ferro e la raccolta dei gas prodotti, che vengono poi analizzati per determinarne la composizione.
L’esperimento è stato condotto per comprendere meglio la composizione dei composti di azoto e ossigeno, come evidenziato in (3398). Tuttavia, nonostante gli sforzi e le ricerche precedenti (3399, 3400, 3401, 3402), rimane incertezza riguardo al numero di combinazioni formate da questi elementi, ai loro pesi relativi e al numero di atomi nei vari composti (3403).
L’esperimento consiste nel riscaldare il nitrato di potassio in una retorta di ferro, raccogliendo i gas prodotti e analizzandone la composizione (3404). I risultati indicano che i gas raccolti contengono ossigeno, azoto e una piccola quantità di anidride carbonica (3408). L’analisi dei prodotti rivela la presenza di ossidi di ferro e di una quantità significativa di potassa (3413).
Un aspetto cruciale dell’esperimento è l’analisi della composizione del nitrato di potassio, che si rivela complessa e richiede un’attenta considerazione delle reazioni chimiche coinvolte (3415, 3416, 3417). L’esperimento evidenzia anche la formazione di acido subnitrico e la sua successiva reazione con l’ossimuriato di lime, che porta alla liberazione di gas e alla formazione di acidi (3419).
L’analisi dei risultati porta a conclusioni importanti sulla decomposizione del nitrato di potassio, inclusa la formazione di gas e la liberazione di ossigeno e azoto (3423, 3424, 3425). L’esperimento suggerisce anche che la formazione di anidride carbonica potrebbe essere legata all’interazione tra il potassa e l’acido nitrico (3425).
Tuttavia, l’esperimento presenta alcune ambiguità e contraddizioni, come la discrepanza tra la quantità di ossigeno stimata e quella effettivamente utilizzata per riformare l’acido nitrico (3428). Questo potrebbe essere dovuto a errori nella stima della quantità di ossido di ferro formatosi durante l’esperimento (3429).
L’esperimento si conclude con un’analisi della formazione di gas e della loro reazione con il mercurio, che porta alla liberazione di gas e alla formazione di acidi (3431, 3432, 3433). Questo suggerisce che la decomposizione del nitrato di potassio è un processo complesso che coinvolge diverse reazioni chimiche e la formazione di vari prodotti (3433).
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34 Analisi Sperimentale della Composizione dell’Ammoniaca e dei suoi Composti
Il testo presenta una serie di esperimenti condotti per determinare la composizione dell’ammoniaca e il suo comportamento in reazioni con altri gas, come l’ossigeno e l’ossido nitroso. Il testo si concentra sull’analisi dei risultati ottenuti, con particolare attenzione alle proporzioni dei gas coinvolti e alle condizioni che influenzano la formazione di prodotti secondari.
Inizialmente, gli esperimenti hanno coinvolto miscele di idrogeno fosforetto, ossigeno e azoto, con risultati che hanno portato all’esplosione della miscela e alla formazione di anidride carbonica e acqua (3464). Successivamente, sono state testate miscele di idrogeno fosforetto con altri gas, come l’ossido carbonico e l’etere, che hanno portato a esplosioni e alla formazione di prodotti simili (3465).
Un aspetto cruciale è l’analisi della composizione dell’ammoniaca, che è stata studiata attraverso esperimenti che coinvolgono l’elettrizzazione dell’ammoniaca su mercurio (3477). Questi esperimenti hanno fornito risultati che hanno portato alla determinazione delle proporzioni dei gas coinvolti, come l’idrogeno e l’azoto (3478).
Inoltre, il testo descrive esperimenti che hanno coinvolto l’esplosione di miscele di ossido nitroso e ammoniaca su mercurio, con risultati che hanno portato alla formazione di residui di gas contenenti ossigeno e azoto (3500). Questi esperimenti hanno permesso di determinare le proporzioni ottimali per la saturazione reciproca dei gas coinvolti (3507).
Infine, il testo presenta un’analisi della decomposizione dell’ammoniaca con ossigeno, che ha portato alla formazione di prodotti secondari come l’acido nitrico e l’idrogeno (3518). Questi esperimenti hanno permesso di determinare le proporzioni ottimali per la saturazione reciproca dei gas coinvolti (3521).
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35 Un’analisi delle pubblicazioni scientifiche di un autore sconosciuto
Il testo presenta un resoconto dettagliato delle pubblicazioni scientifiche di un autore non specificato, pubblicate tra il 1808 e il 1810 a Londra. Le opere sono state pubblicate da G. M’ilson, libraio di Estex-street, Strand. Il testo fornisce informazioni dettagliate sui contenuti di ciascun volume, che spaziano da esperimenti sulla visione dei colori a osservazioni meteorologiche e analisi chimiche.
Il primo volume, datato 1808, contiene saggi pubblicati nei “Memoirs of the Literary and Philosophical Society” di Manchester. Il secondo volume, del 1810, include esperimenti e osservazioni per determinare la quantità di pioggia e rugiada, con un’indagine sull’origine delle sorgenti. (“Part II.—Experinaents and observations to determine whether the quantity of rain and dew is eqtial to the quantity of water carried off l»y the rivers, and raised by evaporation ; with an enquiry into the orig’in of springs.” - 3776).
Successivi volumi presentano esperimenti sulla conduzione del calore, sulla produzione di calore e freddo attraverso la condensazione e la rarefazione dell’aria, sulla costituzione dei gas misti e sull’espansione dei gas per effetto del calore. (“Experimental essays on the constitution of mixed gases; on the force of steam or vapour from water and other liquids, in different temperatures, both in a Torricellian vacuum, and in air ; on evaponition ; and on the expansion of gases by heat.” - 3779).
Il testo include anche osservazioni meteorologiche, come quelle effettuate a Manchester dal 1793 al 1801 (“Meteorological obserrations made at Manchester, from 1793 to” - 3781), e indagini sulle proporzioni dei gas atmosferici, sulla diffusione dei fluidi elastici, sull’assorbimento dei gas da parte di acqua e altri liquidi, e sulla respirazione e il calore animale. (“On respiration and animal heat.” - 3790).
Infine, il testo descrive esperimenti su acidi fosforici, combinazioni di acido carbonico e ammoniaca, analisi di acque sorgive e minerali, e osservazioni sul barometro, termometro e pioggia a Manchester dal 1794 al (“Observations on the barometer, thermometer, and rain, at Manchester, from 1794 to 1818 inclusive.” - 3797).
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36 Analisi della Costituzione dell’Atmosfera e delle Teorie sui Gas
Il testo presenta un estratto da un trattato scientifico, probabilmente del 1826, pubblicato nel “Philosophical Journal” di Mr. Nicholsoti. L’estratto si concentra sulla costituzione dell’atmosfera e sulle teorie sui gas, con riferimenti a pubblicazioni precedenti del 1801 e del
“On the Constitution of the Atmosphere” (3805) indica il tema centrale del documento. La data “— 1826” (3806) fornisce il contesto temporale. Il riferimento a “In Mr. Nicholsoti’s Philosophical Journal” (3807) localizza la pubblicazione. I numeri di volume e pagina, “Vol. 5” (3809) e “Vol. 3” (3811), indicano la posizione specifica all’interno della pubblicazione.
Il testo menziona “On the constitution of mixed elastic fluids, and the atmosphere” (3810), “On the theory of mixed gases” (3813), “On the zero of temperature” (3815) e “Correction of a mistake in Dr. Kirwan’s essay on the state of vapour in the atmosphere” (3817), suggerendo una discussione approfondita di concetti scientifici chiave.
L’estratto include riferimenti a “On chemical affinity as applied to atruositlieiic air” (3820), “Observations on Mr. Cough’s strictures on the theory of nii.(l gases” (3822) e “Facts tending to deci«le at what point of temperature Avater possesses the greatest density” (3824), indicando un dibattito scientifico e un’analisi di diverse prospettive.
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