Croiset - Les Démocraties antiques - 1911 | L | =
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1 Storia, sociologia e carattere nazionale nell’introduzione alle Democrazie antiche
Le pagine preliminari dell’opera di A. Croiset, pubblicata da Ernest Flammarion, la collocano nella “Bibliothèque de Philosophie scientifique” e ne conservano i dati editoriali. “Privilège du droit d’auteur aux États-Unis, réservé en vertu de la loi sanctionnée le 3 mars 1905, par Ernest Flammarion, éditeur à Paris.” - (fr:4) [Privilegio del diritto d’autore negli Stati Uniti, riservato in virtù della legge approvata il 3 marzo 1905, da Ernest Flammarion, editore a Parigi.] “Publié à Paris, le treize janvier mil neuf cent neuf.” - (fr:3) [Pubblicato a Parigi, il tredici gennaio millenovecentonove.] Il testo è quindi una testimonianza editoriale e storiografica del primo Novecento, segnata dal confronto tra storia e sociologia nascente.
Il presupposto dell’indagine è l’origine greca della democrazia. “Le mot démocratie est grec, comme la chose qu’il signifie.” - (fr:5) [La parola democrazia è greca, come la cosa che significa.] “C’est en Grèce que la démocratie est née : elle y a librement et complètement évolué, dans un grand nombre de cités diverses.” - (fr:6) [È in Grecia che la democrazia è nata: vi si è evoluta liberamente e completamente, in un gran numero di città diverse.] La regolarità del ciclo politico greco permette ai filosofi di teorizzarlo: “Le cycle de ses transformations s’y est déroulé si souvent et si régulièrement que les philosophes en ont fait la théorie.” - (fr:7) [Il ciclo delle sue trasformazioni vi si è svolto così spesso e così regolarmente che i filosofi ne hanno fatto la teoria.] Atene, però, è il caso esemplare. “C’est surtout à Athènes, à vrai dire, que cette évolution politique nous est bien connue.” - (fr:9) [È soprattutto ad Atene, a dire il vero, che questa evoluzione politica ci è ben nota.] Le altre città greche offrono informazioni frammentarie, Roma non è giunta a compimento, Cartagine è mal conosciuta; perciò “c’est donc la démocratie athénienne qui devra former le centre de notre étude” - (fr:15) [è dunque la democrazia ateniese che dovrà formare il centro del nostro studio]. Essa è anche “la plus intelligente et la plus civilisée que nous offre l’histoire de l’antiquité” - (fr:16) [la più intelligente e la più civile che la storia dell’antichità ci offra].
L’autore dichiara di non voler entrare in tutti i dettagli istituzionali, ma di voler mettere in luce “l’esprit de cette démocratie et les caractères essentiels de son activité” - (fr:19) [lo spirito di questa democrazia e i caratteri essenziali della sua attività]. Centrale è il funzionamento reale, non lo schema giuridico: “car une constitution politique n’est, par elle-même, qu’un cadre abstrait; la manière dont elle est mise en œuvre est la chose importante et la vraie réalité” - (fr:22) [perché una costituzione politica è, di per sé, solo un quadro astratto; il modo in cui è attuata è la cosa importante e la vera realtà]. Da qui nasce l’attenzione per la psicologia dei popoli e degli individui.
La riflessione di metodo occupa gran parte dell’introduzione. Croiset osserva che ogni storico cerca di rendere intelligibili i fatti, e che “toute explication de ce genre, qu’on le veuille ou non, repose sur des lois sociologiques plus ou moins explicitement formulées” - (fr:30) [ogni spiegazione di questo genere, volenti o nolenti, si fonda su leggi sociologiche più o meno esplicitamente formulate]. Ma la sociologia è ancora in formazione: “Malheureusement, la sociologie est une science en voie de formation, elle n’est pas constituée ; elle se construit lentement” - (fr:33) [Purtroppo la sociologia è una scienza in via di formazione, non è costituita; si costruisce lentamente]. Essa privilegia i fatti oggettivi e misurabili: “les faits économiques, les institutions” - (fr:36) [i fatti economici, le istituzioni]. Lo storico, invece, cerca il concreto e il singolare: “Ce qu’il cherche à saisir, c’est la réalité vivante, infiniment complexe” - (fr:43) [Ciò che egli cerca di afferrare è la realtà vivente, infinitamente complessa]. Le leggi generali non bastano, perché “chacun de ces faits particuliers résulte évidemment du jeu d’un nombre formidable de lois générales” - (fr:47) [ciascuno di questi fatti particolari risulta evidentemente dal gioco di un numero formidabile di leggi generali].
La conseguenza è una definizione antifondazionalista della storia. “Vouloir faire de l’histoire une science rigoureuse, c’est probablement lui refuser le droit d’exister.” - (fr:55) [Voler fare della storia una scienza rigorosa è probabilmente rifiutarle il diritto di esistere.] La storia ha una base scientifica, ma deve ammettere una parte di intuizione: “il serait contraire à la nature même des choses de lui refuser une part d’intuition, de divination subjective” - (fr:57) [sarebbe contrario alla natura stessa delle cose rifiutarle una parte di intuizione, di divinazione soggettiva]. Per questo “l’histoire est une demi-science seulement” - (fr:58) [la storia è soltanto una mezza scienza]. La rappresentazione storica è “une création artistique fondée sur des données imparfaites” - (fr:59) [una creazione artistica fondata su dati imperfetti]. Come nell’azione pratica, anche nella conoscenza storica occorre un atto di scommessa: “Dans toute action, il faut parier.” - (fr:66) [In ogni azione bisogna scommettere.] “Il faut parier aussi dans toute tentative que nous faisons pour connaître et comprendre les choses humaines.” - (fr:67) [Bisogna scommettere anche in ogni tentativo che facciamo per conoscere e comprendere le cose umane.] Togliere questa parte intuitiva alla storia, conclude, “ce serait la supprimer” - (fr:68) [sarebbe sopprimerla].
La seconda parte è una presa di posizione contro l’orientamento sociologico dominante. “Je me demande parfois si les historiens, aujourd’hui, n’ont pas une tendance excessive à se mettre à l’école de la sociologie.” - (fr:69) [Mi domando a volte se gli storici, oggi, non abbiano una tendenza eccessiva a mettersi alla scuola della sociologia.] Croiset rimprovera agli storici di attenersi alle cause esterne e di diffidare della psicologia dei popoli. Difende l’idea di “razza”, ma in senso storico e non biologico: “Je ne veux pas parler, bien entendu, de races biologiquement pures et distinctes” - (fr:76) [Non voglio parlare, naturalmente, di razze biologicamente pure e distinte]; “Je parle simplement de races historiques, de peuples réels” - (fr:77) [Parlo semplicemente di razze storiche, di popoli reali]. Questi tratti nazionali sono persistenti e non derivano dalle istituzioni: “ils créent les institutions ou les modifient beaucoup plus qu’ils ne sont modifiés ou façonnés par elles” - (fr:85) [essi creano le istituzioni o le modificano molto più di quanto siano modificati o plasmati da esse].
La polemica diventa esplicita nel riferimento a Durkheim: “M. Durkheim, dans un article de l’Année sociologique, reprochait à M. Glotz d’avoir expliqué certaines formes de l’évolution athénienne par le caractère athénien” - (fr:88) [Il signor Durkheim, in un articolo dell’Année sociologique, rimproverava al signor Glotz di aver spiegato alcune forme dell’evoluzione ateniese con il carattere ateniese]. Croiset risponde che questa “grazia” è “l’aptitude héréditaire de l’Athénien à réagir d’une façon plutôt que d’une autre à l’égard des causes extérieures” - (fr:90) [l’attitudine ereditaria dell’ateniese a reagire in un modo piuttosto che in un altro rispetto alle cause esterne]. Lo storico non può trascurare il “coefficient personnel” che dà ai fatti la loro fisionomia unica: “Mais l’historien n’en a pas le droit” - (fr:93) [Ma lo storico non ne ha il diritto].
Infine, il ritratto del Greco medio mostra come questa intuizione psicologica si traduca in un tipo nazionale. “Un Grec ne ressemble pas à un Romain, encore moins à un Asiatique.” - (fr:104) [Un Greco non somiglia a un Romano, ancor meno a un Asiatico.] L’intelligenza greca è viva, sottile, dialettica; il Greco “voit nettement et a besoin de s’expliquer ce qu’il voit” - (fr:105) [vede nettamente e ha bisogno di spiegarsi ciò che vede]. “Il a moins de sensibilité que d’imagination.” - (fr:107) [Ha meno sensibilità che immaginazione.] “Cette même imagination gouverne sa volonté, qui est forte, mais surtout vive et prompte, et parfois changeante.” - (fr:111) [Questa stessa immaginazione governa la sua volontà, che è forte, ma soprattutto viva e pronta, e talvolta mutevole.] “Il parle vite et bien, et il s’enchante de sa parole.” - (fr:112) [Parla in fretta e bene, e si incanta della sua parola.]
Questo giudizio non pretende di essere dimostrato scientificamente: “On est obligé de juger par impression, par sentiment.” - (fr:96) [Si è obbligati a giudicare per impressione, per sentimento.] Ma “si les impressions viennent d’une connaissance exacte et fine des documents à étudier, le jugement total a beaucoup de chances d’être vrai” - (fr:98) [se le impressioni vengono da una conoscenza esatta e fine dei documenti da studiare, il giudizio complessivo ha molte probabilità di essere vero]. La letteratura è la fonte privilegiata: “Les poètes, les orateurs, les philosophes nous montrent fort bien, si nous savons les interroger, comment le peuple sent, imagine, raisonne, se décide.” - (fr:100) [I poeti, gli oratori, i filosofi ci mostrano molto bene, se sappiamo interrogarli, come il popolo sente, immagina, ragiona, decide.] L’insieme costituisce una testimonianza significativa del dibattito storiografico del primo Novecento: la storia vi rivendica il proprio statuto di conoscenza congetturale e insieme la necessità di uno sguardo psicologico e individualizzante.
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2 Le monarchie omeriche: radici claniche e trasformazione verso la città
Il testo ricostruisce le regalità greche arcaiche a partire da Omero ed Esiodo, mostrandone la natura clanica, la gerarchizzazione e i germi del governo liberale.
Il testo ricava la conoscenza delle prime istituzioni politiche greche da fonti letterarie contemporanee: “Nous la connaissons par des documents littéraires contemporains, les poèmes d’Homère et d’Hésiode” - (fr:183) [La conosciamo attraverso documenti letterari contemporanei, i poemi di Omero e di Esiodo]. Si tratta di una testimonianza orientata: “Les aèdes homériques projettent dans le passé héroïque et légendaire l’image agrandie et idéalisée des royautés au milieu desquelles ils vivaient et pour lesquelles ils chantaient” - (fr:185) [Gli aedi omerici proiettano nel passato eroico e leggendario l’immagine ingrandita e idealizzata delle regalità in mezzo alle quali vivevano e per le quali cantavano], mentre “Hésiode, poète paysan, parle sans bienveillance des rois de son temps” - (fr:184) [Esiodo, poeta contadino, parla senza benevolenza dei re del suo tempo]. Gli storici e i filosofi successivi non ebbero molti più documenti: “de Thucydide à Aristote, ont raisonné sur ces données, chacun selon son esprit ou son humeur, mais sans avoir à leur disposition beaucoup plus de documents que nous” - (fr:186) [da Tucidide ad Aristotele hanno ragionato su questi dati, ciascuno secondo il proprio spirito o umore, ma senza avere a disposizione molti più documenti di noi].
Queste monarchie appaiono inizialmente di dimensioni minime: “Ce sont des royautés de clan ou de village, dont le domaine est peu étendu” - (fr:188) [Sono regalità di clan o di villaggio, il cui dominio è poco esteso]. Gli esempi sono concreti: “L’île d’Ithaque comprenait douze rois” - (fr:189) [L’isola di Itaca comprendeva dodici re]; “Mycènes et Argos, qui sont à quelques kilomètres l’une de l’autre, formaient des royaumes distincts et rangés parmi les plus puissants” - (fr:190) [Micene e Argo, che distano pochi chilometri l’una dall’altra, formavano regni distinti e annoverati tra i più potenti]; “L’Attique, d’après une tradition constante, en formait plusieurs” - (fr:192) [L’Attica, secondo una tradizione costante, ne formava parecchi]. All’origine, “Tous ces rois étaient donc, à l’origine, d’assez modestes chefs de clan, et rien de plus” - (fr:194) [Tutti questi re erano dunque, all’origine, capi di clan piuttosto modesti, e niente di più].
Il superamento di questo particolarismo avviene per ragioni materiali e dinastiche: “une terre plus fertile, le voisinage de la mer et la facilité de faire des expéditions avantageuses” - (fr:195) [una terra più fertile, il vicinato del mare e la facilità di fare spedizioni vantaggiose], cui si aggiungono “acropole aisée à fortifier, une succession de rois actifs et intelligents, donnèrent de bonne heure à certaines de ces royautés une primauté plus ou moins reconnue qui amena des groupements moins étroits” - (fr:199) [un’acropoli facile da fortificare, una successione di re attivi e intelligenti, diedero ben presto ad alcune di queste regalità una primazia più o meno riconosciuta che portò a raggruppamenti meno ristretti]. Una nota al passo rimanda ad Aristotele, Costituzione degli Ateniesi 41,2, a proposito dei φυλοβασιλεῖς, collocati dopo lo stanziamento degli Ioni e prima di Teseo (fr:198).
In questo quadro emergono figure di « re dei re »: “Ulysse était le roi des rois de l’île d’Ithaque (βασιλεύτατος αὐτός, dit Homère)” - (fr:200) [Ulisse era il re dei re dell’isola di Itaca (βασιλεύτατος αὐτός, dice Omero)]. Teseo, l’autore del sinecismo ateniese, è “un « roi des rois » du même genrs” - (fr:201) [un ‘re dei re’ dello stesso genere]; “Agamemnon, roi de Mycènes, groupe autour de lui, pour une expédition temporaire, il est vrai, les chefs de la Grèce” - (fr:201) [Agamennone, re di Micene, raggruppa attorno a sé, per una spedizione temporanea, è vero, i capi della Grecia]. L’idea di una spedizione panellenica contro Troia è “purement légendaire et de date relativement récente” - (fr:202) [puramente leggendaria e di data relativamente recente], ma il suo nucleo storico è la potenza di Micene, “dont les forteresses imposantes avaient frappé l’imagination des contemporains, et que les fouilles récentes nous permettent d’entrevoir encore au milieu du luxe barbare de leur or et de leurs palais” - (fr:204) [le cui imponenti fortezze avevano colpito l’immaginazione dei contemporanei, e che gli scavi recenti ci permettono ancora di intravedere in mezzo al lusso barbarico del loro oro e dei loro palazzi]. Il processo di accentramento produce anche una prima aristocrazia: “les chefs des clans les plus faibles, les rois inférieurs, pour ainsi dire, avaient une tendance à se grouper autour des plus forts, et passaient à l’état de vassaux, de compagnons des rois puissants, dont ils formaient la cour habituelle : ils sont déjà presque une simple aristocratie” - (fr:205) [i capi dei clan più deboli, i re inferiori, per così dire, avevano tendenza a raggrupparsi attorno ai più forti, e passavano allo stato di vassalli, di compagni dei re potenti, di cui formavano la corte abituale: sono già quasi una semplice aristocrazia].
La regalità omerica ha un carattere sacrale: “Les rois sont « fils de Zeus » (διογενεῖς βασιλῆες), c’est-à-dire que leur origine se confond avec celle du clan, qui est antérieure à toute histoire” - (fr:206) [I re sono ‘figli di Zeus’ (διογενεῖς βασιλῆες), cioè la loro origine si confonde con quella del clan, che è anteriore a ogni storia]. Il tenore di vita mescola fasto e semplicità: “Les plus puissants d’entre eux vivent avec un mélange de faste et de simplicité” - (fr:207) [I più potenti tra loro vivono con un misto di fasto e di semplicità], mentre “les grands banquets, les fêtes musicales et poétiques se succèdent fréquemment” - (fr:210) [i grandi banchetti, le feste musicali e poetiche si susseguono frequentemente] e questa esistenza è “pour le peuple pauvre, l’idéal de la vie heureuse” - (fr:210) [per il popolo povero, l’ideale della vita felice]. Il re, però, lavora con le mani: “Ulysse construit son lit et sa chambre; il sait faire un radeau ou diriger un navire” - (fr:213) [Ulisse costruisce il suo letto e la sua camera; sa fare una zattera o dirigere una nave]; sua moglie “brode de ses propres mains les étoffes précieuses” - (fr:215) [ricama con le proprie mani le stoffe preziose]. La ricchezza del re deriva dal bottino e dai vasti domini, ma “il n’est cependant pas le seul possesseur des terres du clan” - (fr:218) [non è tuttavia il solo possessore delle terre del clan]: attorno a lui stanno “d’autres propriétaires, petits ou grands, … les anciens de son peuple (γέροντες)” - (fr:218) [altri proprietari, piccoli o grandi, … gli anziani del suo popolo (γέροντες)], e il re ha diritto a “des redevances régulières” - (fr:219) [regolari tributi].
Dal punto di vista istituzionale, “Le roi est le magistrat suprême et universel : il est à la fois prêtre, juge, administrateur ou chef d’armée” - (fr:220) [Il re è il magistrato supremo e universale: è insieme sacerdote, giudice, amministratore o capo dell’esercito]. Tuttavia “il n’est cependant pas un despote absolu, un monarque oriental” - (fr:221) [non è tuttavia un despota assoluto, un monarca orientale]. Non vi sono ancora mercenari: “le roi n’a pas à se défendre contre ses sujets, qui l’entourent d’un respect presque religieux” - (fr:211) [il re non deve difendersi dai suoi sudditi, che lo circondano di un rispetto quasi religioso]. Anzi, “il y a déjà des germes de gouvernement libéral dans ces vieilles royautés” - (fr:222) [ci sono già germi di governo liberale in queste vecchie regalità]: il re “assemble les anciens pour juger; il convoque les grands (ἠγήτορες, μέδοντες, βασιλῆες), parfois même le peuple, pour les associer à ses résolutions les plus importantes” - (fr:223) [riunisce gli anziani per giudicare; convoca i grandi (ἠγήτορες, μέδοντες, βασιλῆες), talvolta anche il popolo, per associarli alle sue risoluzioni più importanti]. Infine, deve saper parlare: “Achille enfant a appris de Phénix les deux choses que doit savoir un roi” - (fr:224) [Achille bambino ha appreso da Fenice le due cose che deve sapere un re].
Il brano ha quindi valore di testimonianza storica: attraverso le fonti letterarie e il loro successivo vaglio critico, mostra come la Grecia ricordasse la propria preistoria politica fatta di piccoli re clanici, come alcuni di essi si siano imposti sugli altri e come da questo processo siano nati il sinecismo ateniese, il ricordo della potenza micenea e l’aristocrazia che precede la città democratica.
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3 L’organizzazione aristocratica dell’Attica arcaica
Parentela, culto e ripartizioni amministrative mantenevano il potere degli Eupatridi prima delle riforme democratiche.
Il testo esamina il governo aristocratico di Atene e ne sottolinea subito la scarsa conoscenza: “En somme, en dehors des indications qui précèdent, nous savons fort mal comment était réglée dans le détail l’organisation du gouvernement aristocratique.” - (fr:305) [In breve, al di là delle indicazioni precedenti, sappiamo molto male come fosse regolata in dettaglio l’organizzazione del governo aristocratico]. La tradizione su una costituzione scritta di Dracone è considerata sospetta: “Il est donc à peu près certain que le texte de la Constitution attribué à Dracon dans le premier ouvrage était apocryphe.” - (fr:304) [È quindi pressoché certo che il testo della Costituzione attribuito a Dracone nella prima opera fosse apocrifo]. Non si conoscono con precisione le assemblee accanto all’Areopago: “Nous ne savons même pas exactement quelles assemblées politiques existaient à côté de l’Aréopage.” - (fr:306) [Non sappiamo nemmeno esattamente quali assemblee politiche esistessero accanto all’Areopago]. Probabilmente i cittadini non erano del tutto esclusi, ma “cette participation ne pouvait être que fort limitée à tous égards, soit pour la compétence, soit pour le nombre de citoyens appelés à faire partie de l’Assemblée” - (fr:308) [questa partecipazione non poteva essere che molto limitata sotto ogni aspetto, sia per la competenza, sia per il numero di cittadini chiamati a far parte dell’Assemblea].
Le testimonianze complessive danno “l’impression d’un régime aristocratique très fermé, très autoritaire, et au total fort dur” - (fr:309) [l’impressione di un regime aristocratico molto chiuso, molto autoritario e nel complesso assai duro]. “Tout concourait, en effet, dans l’organisation administrative de l’Attique, à maintenir la prépondérance de l’aristocratie.” - (fr:310) [Tutto concorreva, infatti, nell’organizzazione amministrativa dell’Attica a mantenere la preponderanza dell’aristocrazia]. I vecchi demi, le antiche borgate un tempo autonome, “subsistaient comme autrefois, non plus autonomes bien entendu, mais ayant gardé leur physionomie propre et leurs traditions, avec leurs grandes familles toujours prépondérantes, et la foule des clients ou des petits propriétaires qui gravitaient autour d’elles” - (fr:311) [sussistevano come prima, non più autonome naturalmente, ma avendo conservato la loro fisionomia propria e le loro tradizioni, con le grandi famiglie sempre preponderanti e la folla dei clienti o dei piccoli proprietari che gravitavano intorno a esse].
Dopo il sinecismo, che aveva riunito tutti i demi in un’unica città, fu necessaria un’organizzazione superiore. La si trovò nelle tribù: “On la trouva dans l’antique institution des tribus (φυλαί), qui remontait aux origines de la race, et qui passait pour correspondre à une filiation commune de tous les membres de la tribu, filiation symbolisée par un culte commun.” - (fr:313) [La si trovò nell’antica istituzione delle tribù (phylai), che risaliva alle origini della stirpe e che passava per corrispondere a una filiazione comune di tutti i membri della tribù, filiazione simboleggiata da un culto comune]. Le città ioniche avevano tradizionalmente quattro tribù, mentre quelle doriche tre. I nomi delle tribù ioniche rivelano un’antichissima distinzione di caste: “il y avait la tribu des terriens (Geleontes), celle des pâtres (Aigikoreis), celle des artisans (Ergadeis) et celle des soldats (Hopletes)” - (fr:315) [c’era la tribù dei terrieri (Geleontes), quella dei pastori (Aigikoreis), quella degli artigiani (Ergadeis) e quella dei soldati (Hopletes)]. I demi attici erano ripartiti tra le tribù in modo che ciascuna ne comprendesse un certo numero nella stessa regione.
La struttura interna delle tribù era rigorosamente simmetrica: “Chaque tribu se subdivisait, au point de vue religieux et politique, en trois phratries, et chacune de celles-ci, à son tour, en trente familles ou γένη.” - (fr:317) [Ogni tribù si suddivideva, dal punto di vista religioso e politico, in tre fratrie, e ciascuna di queste, a sua volta, in trenta famiglie o genē]. Questi gruppi avevano culti propri, simbolo di una pretesa filiazione naturale da un antenato comune. L’autore osserva però che “toute cette symétrie implique un arrangement artificiel, et exclut absolument l’hypothèse d’un organisme spontané, issu d’une filiation réelle” - (fr:319) [tutta questa simmetria implica un arrangiamento artificiale ed esclude assolutamente l’ipotesi di un organismo spontaneo, nato da una filiazione reale]. Anche qui riaffiorano antiche caste: le tre fratrie di ogni tribù portavano i nomi di eupatridi, geomori e demiurghi, che “ne répondaient plus, très certainement, à la réalité des choses au VIIe siècle” - (fr:320) [non corrispondevano più, molto certamente, alla realtà delle cose nel VII secolo]. L’accordo tra queste caste e quelle delle tribù resta oscuro: “ces vieux noms sont pour nous pleins de mystères et nous laissent à peine deviner une foule de transformations sociales sur lesquelles nous n’avons aucun renseignement” - (fr:321) [questi vecchi nomi sono per noi pieni di misteri e ci lasciano appena intravedere una moltitudine di trasformazioni sociali sulle quali non abbiamo alcuna informazione].
Il gruppo più solido dal punto di vista della filiazione reale era il genos, la famiglia. Anche al suo interno, però, si distinguevano presto i veri discendenti, membri della famiglia aristocratica che ne era il nucleo, dalla massa di coloro che vi erano entrati solo indirettamente, come clienti o ad altro titolo. Questa divisione in tribù, fratrie e famiglie, ancora intrisa di tradizioni patriarcali, “était fondamentale dans la vie politique du VIIe siècle et ne disparut d’ailleurs jamais complètement, tout en ne cessant de se transformer et de perdre de son importance politique” - (fr:324) [era fondamentale nella vita politica del VII secolo e non scomparve mai del tutto, pur continuando a trasformarsi e a perdere importanza politica].
Il testo trova conferme già in Omero: “Elle apparaît déjà dans les poèmes homériques, où l’adjectif ἀφρήτωρ, appliqué à un individu « sans phratrie », implique un état de sauvagerie et de grossièreté.” - (fr:325) [Essa appare già nei poemi omerici, dove l’aggettivo aphretor, applicato a un individuo «senza fratria», implica uno stato di selvatichezza e rozzezza]. E ancora: “Dans le IIe Chant de l’Iliade, les mots φῦλον et φρήτρη désignent les divisions de l’armée grecque, évidemment calquées sur celles de la cité.” - (fr:326) [Nel II canto dell’Iliade, le parole phylon e phretre designano le divisioni dell’esercito greco, evidentemente modellate su quelle della città]. Le note relative rinviano a “Iliade, IX, 63” - (fr:331) e “Iliade, II, 382” - (fr:333). Queste vecchie divisioni, insieme religiose e politiche, contribuivano a mantenere il potere degli Eupatridi: “que l’on considérait unanimement comme les descendants des héros, pères de la race, et qui avaient la charge héréditaire de leur rendre le culte obligatoire, ainsi qu’aux dieux protecteurs” - (fr:327) [che si consideravano unanimemente discendenti degli eroi, padri della stirpe, e che avevano il compito ereditario di rendere loro il culto obbligatorio, nonché agli dèi protettori].
Accanto alla divisione fondamentale in tribù, fratrie e famiglie, il testo menziona un raggruppamento in trittie e naucrarie: “ces noms ne paraissent avoir désigné qu’un autre aspect administratif des divisions fondamentales” - (fr:329) [questi nomi non sembrano aver designato che un altro aspetto amministrativo delle divisioni fondamentali]. Le trittie, il cui nome secondo alcuni risalirebbe solo a Solone, non sono probabilmente che “les phratries, envisagées au point de vue financier et militaire” - (fr:334) [le fratrie, considerate dal punto di vista finanziario e militare]. Le naucrarie, invece, erano “au nombre de douze par trittyes” e costituivano un raggruppamento organizzato “en vue de la création d’une flotte capable de défendre la cité contre les pirates ou contre les cités ennemies” - (fr:335) [in vista della creazione di una flotta capace di difendere la città contro i pirati o contro le città nemiche]. Ogni naucraria aveva ad Atene il suo pritano, “investi de pouvoirs administratifs et financiers” - (fr:337) [investito di poteri amministrativi e finanziari].
Il passo ha così un duplice valore storico: testimonia la complessità dell’organizzazione aristocratica arcaica, fondata su parentela, culto e ripartizioni territoriali, e nello stesso tempo mostra quanto questa fase della storia ateniese resti in parte opaca, fatta di nomi antichi e di trasformazioni sociali di difficile decifrazione.
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4 Il codice di Dracone e le condizioni sociali nell’Attica pre-soloniana
Dalla severità del codice draconiano alla miseria dei contadini ateniesi prima delle riforme di Solone.
Il punto di partenza è la figura di Dracone: se probabilmente non
mise mai per iscritto la costituzione del suo tempo,
<mark>*"il est, au contraire, établi par tous les témoignages, qu'il avait rédigé un code de lois"*</mark>
- (fr:354) [è invece stabilito da tutte le testimonianze che aveva
redatto un codice di leggi]. La memoria degli Ateniesi posteriori ne
conservò la fama di
<mark>*"sévérité outrée"*</mark> - (fr:355)
[severità eccessiva]. L’autore si domanda se questa
<mark>*"sévérité sanguinaire"*</mark> derivasse
da vecchie prescrizioni ancora barbare raccolte da Dracone, o se egli vi
avesse aggiunto qualcosa di suo
<mark>*"en conformité avec l'esprit de cette aristocratie à laquelle il appartenait"*</mark>
- (fr:356) [in conformità con lo spirito di quell’aristocrazia alla
quale apparteneva]. La seconda ipotesi è suggestiva, perché appare
<mark>*"assez d'accord avec ce qu'on sait du gouvernement des Eupatrides, si dur, si insupportable à la majorité du peuple, qu'il aboutit à une révolution"*</mark>
- (fr:357) [abbastanza concordante con ciò che si sa del governo degli
Eupatridi, così duro, così insopportabile alla maggioranza del popolo,
che sfociò in una rivoluzione]. Il codice, in ogni caso, non poteva
avere alcuna valenza democratica.
La condizione dell’Attica in quel periodo era
<mark>*"très misérable"*</mark> - (fr:358)
[molto misera], e ciò
<mark>*"tient certainement aux circonstances économiques et politiques, mais probablement aussi à l'esprit et aux mœurs du temps"*</mark>
- (fr:359) [dipende certamente dalle circostanze economiche e politiche,
ma probabilmente anche dallo spirito e dai costumi del tempo].
Aristotele è citato per la concentrazione della terra:
<mark>*"La terre, suivant Aristote, se trouvait, pour la plus grande partie, <mark>« aux mains d'un petit nombre »</mark> (δι' ὀλίγων ἦν)."*</mark>
- (fr:360) [La terra, secondo Aristotele, si trovava, per la maggior
parte, «nelle mani di un piccolo numero»]. L’autore avverte
che si tratta di un’iperbole:
<mark>*"Il ne faut pas prendre à la lettre cette expression hyperbolique, ni en conclure que toute propriété moyenne ou petite eût disparu"*</mark>
- (fr:361) [Non bisogna prendere alla lettera questa espressione
iperbolica, né concludere che ogni proprietà media o piccola fosse
scomparsa]; se fosse stato così,
<mark>*"les classes de Solon n'auraient pu fonctionner sans un nouveau partage des terres, ce qui n'eut pas lieu"*</mark>
- (fr:362) [le classi di Solone non avrebbero potuto funzionare senza
una nuova spartizione delle terre, cosa che non ebbe luogo]. Resta
comunque vero che la grande proprietà eupatride copriva la parte più
considerevole del suolo (fr:363). La causa profonda va cercata nella
trasformazione delle terre collettive in proprietà individuali da parte
dei capi degli antichi clan;
<mark>*"les rois de village s'étaient ainsi transformés en possesseurs du sol"*</mark>
- (fr:365) [i re di villaggio si erano così trasformati in possessori
del suolo].
I contadini che coltivavano le terre degli Eupatridi erano chiamati
<mark>*"κτῆται ou ἑκτήμοροι"*</mark> - (fr:366)
[ktetai o hektemoroi]. Il primo termine
<mark>*"sert souvent à désigner les clients de la famille patriarcale"*</mark>
- (fr:367) [serve spesso a designare i clienti della famiglia
patriarcale]; il secondo significa “quelli della sesta
parte”. L’interpretazione più comune, da Aristotele e Plutarco, è
che
<mark>*"ils payaient comme redevance ou métayage le sixième des produits"*</mark>
- (fr:370) [pagavano come canone o mezzadria il sesto dei prodotti], ma
l’autore propende per l’ipotesi di Guiraud:
<mark>*"ils gardaient pour eux le sixième"*</mark>
- (fr:371) [tenevano per sé il sesto]. Queste condizioni durissime
portavano all’indebitamento; poiché gli Eupatridi controllavano i
tribunali e le leggi erano spietate,
<mark>*"on comprend la détresse extrême où les paysans se trouvèrent réduits"*</mark>
- (fr:372) [si comprende l’estrema indigenza in cui i contadini si
trovarono ridotti].
Quanto alla possibilità che fossero servi della gleba come gli iloti,
la risposta è negativa:
<mark>*"Il n'est pas douteux que ce ne fussent des hommes libres"*</mark>
- (fr:374) [Non c’è dubbio che fossero uomini liberi], anche se
Aristotele definisce i poveri
<mark>*"<mark>« les esclaves des riches »</mark>"*</mark>
- (fr:374) [«gli schiavi dei ricchi»] e Solone parla della
liberazione della terra. L’autore precisa:
<mark>*"c'est la terre qui était esclave, non les hommes, et l'esclavage dont parle Aristote n'était que l'asservissement politique des pauvres à l'égard des riches"*</mark>
- (fr:376) [era la terra a essere schiava, non gli uomini, e la
schiavitù di cui parla Aristotele non era che l’asservimento politico
dei poveri nei confronti dei ricchi]. Se fossero stati servi in senso
proprio,
<mark>*"les vers de Solon et les exposés d'Aristote nous l'auraient dit expressément"*</mark>
- (fr:379) [i versi di Solone e le esposizioni di Aristotele ce lo
avrebbero detto espressamente]. Erano quindi liberi di diritto, ma
<mark>*"en danger constant de perdre leur liberté"*</mark>
- (fr:380) [in pericolo costante di perdere la loro libertà]: quando non
potevano pagare i debiti,
<mark>*"ils étaient vendus comme esclaves ou forcés de s'expatrier"*</mark>
- (fr:381) [erano venduti come schiavi o costretti a espatriare], come
testimonia Solone (fr:382). Mai i poveri, in Attica, erano stati così
infelici (fr:383).
Il regime aristocratico fu più duro per loro della vecchia regalità:
i re,
<mark>*"élevés au-dessus de tous, pouvaient jouer un rôle de modérateurs entre les intérêts et défendre parfois la justice"*</mark>
- (fr:385) [elevati al di sopra di tutti, potevano svolgere un ruolo di
moderatori tra gli interessi e difendere talvolta la giustizia], mentre
<mark>*"l'Eupatride, propriétaire, était à la fois juge et partie"*</mark>
- (fr:386) [l’Eupatride proprietario era insieme giudice e parte], in
un’epoca in cui lo sviluppo economico accresceva l’amore per la
ricchezza. In questo contesto nasce il proverbio
<mark>*"χρήματ' ἀνήρ, <mark>« l'argent fait l'homme »</mark>"*</mark>
- (fr:387) [χρήματ’ ἀνήρ, «il denaro fa l’uomo»], mentre
Teognide esprime con asprezza il proprio orrore della povertà, che
abassa l’uomo e gli toglie il cuore.
[5]
[5.1/1-37-439|474]
5 La costituzione di Solone: abbattere il privilegio di nascita e fondare la democrazia
Le leggi di Solone segnano il passaggio dal privilegio della nascita a quello della ricchezza e aprono ai ceti inferiori le porte della città.
Il brano presenta l’attività legislativa di Solone come un intervento diretto sui mali del suo tempo: “Pour empêcher à l’avenir le retour des mêmes maux, Solon établit différentes lois, les unes visant directement les injustices auxquelles il avait dû remédier d’abord, les autres d’un caractère plus général” - (fr:438) [Per impedire in futuro il ripetersi degli stessi mali, Solone stabilì diverse leggi, alcune miranti direttamente alle ingiustizie che aveva dovuto sanare, altre di carattere più generale]. Il testo richiama anche la condizione del debitore insolvente, che poteva essere venduto con moglie e figli: “les propriétaires le droit de vendre le débiteur insolvable, ainsi que sa femme et ses enfants” - (fr:445) [ai proprietari il diritto di vendere il debitore insolvente, insieme alla moglie e ai figli]. A questo si aggiunge una norma contro l’accaparramento delle terre: “Il semble, en outre, que Solon ait interdit l’accaparement des terres par les riches au delà d’une certaine étendue” - (fr:446) [Sembra inoltre che Solone abbia vietato l’accaparramento delle terre da parte dei ricchi oltre una certa estensione].
Il brano discute anche un’accusa mossa a Solone: alcuni avrebbero comprato terre in fretta, senza pagarle, per poi invocare la nuova legge. “avaient acheté des terres à la hâte sans les payer comptant, puis avaient invoqué la loi nouvelle pour en garder le prix” - (fr:439) [avevano comprato terre in fretta senza pagarle in contanti, poi avevano invocato la nuova legge per trattenerne il prezzo]. I nemici della democrazia accusavano lo stesso Solone, “ce qu’Aristote nie énergiquement” - (fr:440) [cosa che Aristotele nega energicamente], pur senza pronunciarsi sul merito dell’aneddoto, “qui n’est pourtant guère vraisemblable” - (fr:441) [che non è peraltro molto verosimile]. La riforma, infatti, “n’avait en vue manifestement que la misère des hectémores” - (fr:442) [aveva evidentemente in vista soltanto la miseria degli ectemori], cioè dei coltivatori non proprietari. Perciò il testo lascia aperta l’alternativa: “Si ce récit contient une parcelle de vérité, on peut supposer qu’à la suite des lois nouvelles il y eut peut-être des ventes précipitées, profitables aux spéculateurs. Mais on peut aussi n’y voir qu’une invention, destinée à rendre compte d’un fait obscur” - (fr:443, 444) [Se questo racconto contiene una particella di verità, si può supporre che, in seguito alle nuove leggi, vi siano state forse vendite precipitose, vantaggiose per gli speculatori. Ma si può anche vedervi soltanto un’invenzione, destinata a rendere conto di un fatto oscuro].
Un punto delicato riguarda le «pietre di confine», gli horoi. Solone dice nei suoi versi di averle strappate dalla terra resa libera: “des « bornes » qui étaient plantées sur la terre esclave et qu’il a arrachées pour la rendre libre” - (fr:451) [le «pietre di confine» che erano piantate sulla terra schiava e che egli strappò per renderla libera]. L’interpretazione comune le intende come segni di ipoteca: “On entend par là, en général, des bornes marquant l’hypothèque prise par le créancier” - (fr:452) [Con ciò si intendono, in generale, pietre che segnavano l’ipoteca presa dal creditore]. Ma il testo osserva che su un campo di ectemoro non potevano esserci ipoteche, poiché il coltivatore, “qui n’était pas propriétaire du sol cultivé par lui” - (fr:453) [il quale non era proprietario del suolo da lui coltivato], non aveva titolo per ipotecarlo. Si tratta allora probabilmente “soit d’hypothèques prises sur la petite propriété, réduite ainsi peu à peu à disparaître, soit de l’usurpation du domaine public” - (fr:454) [o di ipoteche sulla piccola proprietà, ridotta così poco a poco a scomparire, o dell’usurpazione del demanio pubblico]. In entrambi i casi, “la suppression de ces bornes se rattachait évidemment à une loi contre l’accaparement des terres” - (fr:455) [la soppressione di queste pietre si ricollegava evidentemente a una legge contro l’accaparramento delle terre].
Sul piano politico, l’antica organizzazione in tribù, fratrie e famiglie rimane, ma cambia di significato: “La vieille division de la population en tribus, phratries et familles fut maintenue, mais plutôt comme un cadre administratif et religieux que comme un élément de puissance politique” - (fr:449, 456) [La vecchia divisione della popolazione in tribù, fratrie e famiglie fu mantenuta, ma piuttosto come quadro amministrativo e religioso che come elemento di potenza politica]. Gli Eupatridi, capi delle stirpi, perdono i privilegi politici in quanto tali: “Les Eupatrides, chefs des génies, n’ont plus de privilèges politiques en cette qualité” - (fr:457) [Gli Eupatridi, capi dei genē, non hanno più privilegi politici in questa veste]; se conservano un rango preminente, “c’est comme riches et non comme nobles” - (fr:458) [è come ricchi e non come nobili].
La nuova costituzione si fonda sul censo: “La constitution de Solon repose, en effet, essentiellement sur cette idée que les droits politiques sont proportionnés à la richesse” - (fr:459) [La costituzione di Solone si fonda essenzialmente sull’idea che i diritti politici siano proporzionati alla ricchezza]. Il principio può sembrare poco democratico, ma il testo spiega che “la première condition du progrès de la démocratie était que le privilège inaliénable de la naissance fût détruit” - (fr:460) [la prima condizione del progresso della democrazia era che il privilegio inalienabile della nascita fosse distrutto]. Esso rappresenta una tappa necessaria: “Le privilège accordé à la richesse est une étape universelle et nécessaire entre le privilège de la naissance et l’égalité absolue” - (fr:461) [Il privilegio accordato alla ricchezza è una tappa universale e necessaria tra il privilegio della nascita e l’uguaglianza assoluta]. Inoltre, poiché la ricchezza era allora più accessibile grazie al commercio e alle stesse leggi di Solone, “la substitution d’un principe à un autre correspondait en réalité à un progrès vers l’égalité” - (fr:462) [la sostituzione di un principio con un altro corrispondeva in realtà a un progresso verso l’uguaglianza].
I cittadini sono divisi in quattro classi. Rispetto al passato, la differenza capitale è che “la hiérarchie des classes va devenir le fondement même du pouvoir politique, et que nul citoyen, même dénué de toute fortune, ne sera totalement exclu de la participation au gouvernement” - (fr:463) [la gerarchia delle classi diventerà il fondamento stesso del potere politico, e nessun cittadino, anche privo di ogni fortuna, sarà del tutto escluso dalla partecipazione al governo]. La ricchezza censita era soprattutto terriera: “La fortune recensée, comme nous l’avons dit plus haut, semble avoir été essentiellement territoriale, et cela seul suffisait à maintenir au premier rang les Eupatrides” - (fr:464) [La fortuna accertata, come detto sopra, sembra essere stata essenzialmente terriera, e ciò da solo bastava a mantenere al primo rango gli Eupatridi]. Ma altri potevano accedervi, e “l’avantage même d’être riche imposait dès lors plus de charges qu’il ne conférait de puissance souveraine” - (fr:465) [lo stesso vantaggio di essere ricchi imponeva d’ora in poi più oneri di quanta potenza sovrana non conferisse]. Le prime tre classi fornivano i magistrati superiori, con importanza graduata secondo la fortuna, e fornivano anche cavalieri e opliti: “Les trois premières classes fournissaient seules les magistrats supérieurs, et l’importance des magistratures tirées de chacune d’elles était graduée selon l’échelle des fortunes” - (fr:466); “Ces classes fournissaient aussi les cavaliers et les hoplites” - (fr:467).
I teti, i cittadini poveri o poco agiati, entrano per la prima volta nella città con diritti effettivi: “les thètes, c’est-à-dire les citoyens pauvres ou peu aisés qui formaient la quatrième classe, entraient pour la première fois dans la cité avec des droits réels et effectifs” - (fr:468) [i teti, cioè i cittadini poveri o poco agiati che formavano la quarta classe, entravano per la prima volta nella città con diritti reali ed effettivi]. Essi partecipavano all’assemblea e sedevano nei tribunali: “Ils prenaient part à l’assemblée et siégeaient dans les tribunaux” - (fr:469). Il testo sottolinea il peso di questi due diritti: “L’importance de ces deux droits était capitale” - (fr:470) [L’importanza di questi due diritti era capitale]. Nell’assemblea i poveri erano la maggioranza, “c’est-à-dire la vraie puissance” - (fr:471) [cioè la vera potenza]; nei tribunali erano arbitri “de la fortune, de l’honneur, de l’existence de tous les citoyens” - (fr:472) [della fortuna, dell’onore, dell’esistenza di tutti i cittadini]. Come dice Aristotele, “quand le peuple est maître des jugements, il est maître de la cité” - (fr:473) [quando il popolo è padrone dei giudizi, è padrone della città].
In conclusione, il brano vede in queste riforme la «Costituzione di Solone», “comme la charte fondamentale de la démocratie athénienne” - (fr:448) [come la carta fondamentale della democrazia ateniese], destinata a fare nuovi progressi in senso democratico. Nell’organizzazione delle magistrature e dei consigli, l’arte politica di Solone consiste nel combinare “des tendances franchement démocratiques avec le respect des traditions” - (fr:474) [tendenze francamente democratiche con il rispetto delle tradizioni].
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[6.1/1-26-477|500]
6 La riforma di Solone: rottura democratica e permanenza istituzionale
Il passo descrive la trasformazione soloniana come una “vera rivoluzione” di carattere democratico, pur nei limiti di una moderazione complessiva.
Il brano si colloca nell’evoluzione politica di Atene e mostra come la riforma di Solone abbia modificato i meccanismi del potere senza abolire le istituzioni preesistenti. Gli arconti sono mantenuti: “Les archontes étaient maintenus” - (fr:475) [Gli arconti erano mantenuti], ma non sono più scelti dall’Areopago aristocratico: “ils étaient élus par le peuple sur des listes préparées par le choix des tribus” - (fr:476) [erano eletti dal popolo su liste preparate dalla scelta delle tribù]. Il loro ruolo diventa soprattutto amministrativo e il loro potere è limitato: “Comme juges, ils étaient bridés par l’appel au tribunal populaire ; comme pouvoir politique, par l’assem- blée du peuple” - (fr:478) [Come giudici, erano limitati dall’appello al tribunale popolare; come potere politico, dall’assemblea del popolo].
Anche l’Areopago è trasformato: “Au lieu d’être une assemblée d’Eupatrides, il devenait un grand-conseil formé des archontes sortis de charge” - (fr:480) [Invece di essere un’assemblea di Eupatridi, diventava un grande consiglio formato dagli arconti usciti di carica]. I suoi poteri restano vaghi, “moitié moraux, moitié judiciaires” - (fr:481) [metà morali, metà giudiziari], capaci di produrre “une action plus ou moins considérable” - (fr:488) [un’azione più o meno considerevole]. Tuttavia, “ce qui ne varia jamais, c’est le respect religieux que son antiquité vénérable et la haute dignité de ses membres lui assuraient” - (fr:489) [ciò che non variò mai fu il rispetto religioso che la sua veneranda antichità e l’alta dignità dei suoi membri gli assicuravano].
Accanto all’Areopago sopravvivono anche i “prytanes des naucrares” - (fr:490) [pritani dei naucrari], con attribuzioni soprattutto finanziarie. Viene istituito un nuovo consiglio, “celui des Quatre-Cents” - (fr:491) [quello dei Quattrocento], cento membri per tribù, il cui ruolo è “de régler les affaires courantes d’ordre politique et de préparer le travail de l’assemblée du peuple” - (fr:491) [di regolare gli affari correnti di ordine politico e di preparare il lavoro dell’assemblea del popolo].
La riforma giudiziaria è centrale. I vecchi tribunali, “consacrés par la religion”, sono mantenuti ma con attribuzioni completamente mutate: “On leur laissa certaines causes criminelles que des scrupules religieux ne permettaient pas de leur enlever” - (fr:492, fr:493) [Furono lasciate loro alcune cause criminali che scrupoli religiosi non permettevano di togliere], mentre tutte le altre cause, private o pubbliche, passano a nuovi tribunali popolari, “dont les juges étaient probablement élus par les tribus et certainement pris dans l’ensemble des quatre classes” - (fr:493) [i cui giudici erano probabilmente eletti dalle tribù e certamente presi dall’insieme delle quattro classi]. L’insieme forma “l’Héliée ou tribunal des héliastes” - (fr:494) [l’Elièa o tribunale degli eliasti], destinato a diventare uno dei principali ingranaggi della vita pubblica ateniese.
Il testo attribuisce a Solone questa origine: “Tous les témoignages anciens rapportent à Solon l’origine des Héliastes, et nous n’avons pas le droit de rejeter cette tradition unanime” - (fr:495) [Tutte le testimonianze antiche riconducono a Solone l’origine degli eliasti, e non abbiamo il diritto di respingere questa tradizione unanime]. L’autore precisa però che gli eliasti di Solone non erano identici a quelli del V secolo: “Solon a posé le principe d’un tribunal démocratique”, mentre “les réformes de Clisthène et les progrès de la vie politique” ne hanno definito i tratti più noti - (fr:496) [Solone ha posto il principio di un tribunale democratico; le riforme di Clistene e i progressi della vita politica ne hanno definito i tratti più noti].
Un’ambiguità filologica emerge sulla procedura di scelta degli arconti. Una nota aristotelica precisa che “qu’ils étaient tirés au sort parmi les candidats inscrits sur ces listes (10 par tribu)” - (fr:486) [che erano sorteggiati tra i candidati iscritti su queste liste (10 per tribù)]. Tuttavia l’autore osserva che Aristotele “affirme plus loin (22, 5) que les archontes étaient élus avant la réforme du V siècle” - (fr:487) [afferma più avanti (22,5) che gli arconti erano eletti prima della riforma del V secolo]. La contraddizione è risolta con un limite cronologico: “cette affirmation ne paraît s’appliquer qu’à la période qui suit 510” - (fr:488) [questa affermazione sembra applicarsi solo al periodo successivo al 510].
Il giudizio complessivo è netto: “Solon fit dans la cité une véritable révolution, de caractère nettement démocratique” - (fr:497) [Solone fece nella città una vera rivoluzione, di carattere nettamente democratico]. “La naissance perdait ses privilèges” - (fr:498) [La nascita perdeva i suoi privilegi]; “Le nombre se faisait sa place, la première déjà, dans la vie publique” - (fr:499) [Il numero si faceva il suo posto, e già il primo, nella vita pubblica]. Ma la conclusione è equilibrata: “cette révolution était modérée à bien des égards” - (fr:500) [questa rivoluzione era moderata sotto molti aspetti].
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[7.1/1-55-765|818]
7 La democrazia ateniese: cittadinanza, censo, schiavitù e piccola scala
Una cittadinanza che si acquisiva a diciotto anni, limitata da censo ed età, e una città abbastanza piccola da rendere possibile la partecipazione diretta.
La condizione di cittadino ateniese si stabiliva a diciotto anni con l’iscrizione nel registro del proprio demo: “sur un registre de son dème, le « registre du tirage au sort pour les charges »” - (fr:764) [su un registro del suo demo, il «registro dell’estrazione a sorte per le cariche»]. Seguivano due anni di servizio: “Pendant deux ans encore, il fait une sorte de stage dans Téphébie, en servant comme TreptTroXo;, c’est-à-dire comme membre de la milice.” - (fr:765) [Per altri due anni svolge una sorta di tirocinio nell’efebia, servendo come membro della milizia]. A vent’anni il cittadino aveva pieni diritti: “A vingt ans, il possède la plénitude de ses droits civils et politiques.” - (fr:766) [A vent’anni possiede la pienezza dei suoi diritti civili e politici]. In particolare, “Il peut prendre part à l’Assemblée, y parler et y voter, être appelé aux magistratures et aux diverses fonctions du citoyen.” - (fr:767) [Può prendere parte all’Assemblea, parlarvi e votare, essere chiamato alle magistrature e alle varie funzioni del cittadino].
A questo quadro si accompagnavano però due riserve: “un minimum d’âge plus élevé était exigé pour certaines charges” - (fr:768) [un’età minima più elevata era richiesta per alcune cariche]; inoltre, “pour avoir accès aux magistratures supérieures, il fallait appartenir aux premières classes, c’est-à-dire être relativement riche” - (fr:769) [per avere accesso alle magistrature superiori, bisognava appartenere alle prime classi, cioè essere relativamente ricco]. Lo stesso valeva per il servizio militare: “De même pour servir comme cavalier et comme hoplite.” - (fr:770) [Lo stesso per servire come cavaliere e come oplita]. “Telle est, du moins, la loi.” - (fr:771) [Tale è, almeno, la legge]. La prassi era però più elastica: “la loi elle-même … s’est élargie en ce qui concerne la désignation des archontes” - (fr:772) [la legge stessa … si è ampliata per quanto riguarda la designazione degli arconti], tanto che “l’égalité paraît avoir été à peu près complète” - (fr:772) [l’uguaglianza sembra essere stata quasi completa]. Nell’esame preliminare degli arconti, la dokimasia, si arrivò “à ne plus leur demander à quelle classe ils appartenaient, afin de pouvoir appeler à l’archontat même des citoyens tout à fait pauvres” - (fr:772) [a non chiedere più loro a quale classe appartenessero, per poter chiamare all’arcontato anche cittadini del tutto poveri]. La nota aristotelica precisa tuttavia che “la loi fut quelquefois violée” - (fr:783) [la legge fu talvolta violata].
Il servizio tra cavalieri e opliti era insieme un onere e un onore: “Quant à figurer parmi les cavaliers et les hoplites, c’était une charge autant qu’un honneur, et certains citoyens dissimulaient leur fortune pour s’y dérober” - (fr:773) [Quanto a figurare tra cavalieri e opliti, era un onere quanto un onore, e alcuni cittadini nascondevano la loro fortuna per sottrarvisi]. In caso di necessità, però, “on enrôla plus d’une fois parmi les hoplites des citoyens sans aucune fortune, en cas de nécessité” - (fr:774) [si arruolò più di una volta tra gli opliti cittadini senza alcuna fortuna, in caso di necessità]. Le condizioni d’età restavano severe, ma non toccavano l’uguaglianza civica, perché uguali per tutti: “Les conditions d’âge requises pour certaines magistratures étaient assez sévères” - (fr:775) [Le condizioni d’età richieste per alcune magistrature erano abbastanza severe].
I cittadini, però, non erano l’intera città: “Les citoyens, il est vrai, ne formaient qu’une partie de la cité : à côté d’eux il y avait les métèques, les affranchis, les esclaves, et le nombre en était considérable.” - (fr:776) [I cittadini, è vero, formavano solo una parte della città: accanto a loro c’erano i meteci, gli affrancati, gli schiavi, e il loro numero era considerevole]. Il numero di questi esclusi è incerto: “Il est impossible de fixer ce nombre avec précision, d’autant plus qu’il paraît avoir beaucoup varié selon les temps, par suite des circonstances économiques.” - (fr:777) [È impossibile fissare questo numero con precisione, tanto più che sembra essere molto variato secondo i tempi, in seguito alle circostanze economiche]. Si può dire soltanto che “il était au moins égal à celui des citoyens, peut-être même à certaines époques, fort supérieur” - (fr:778) [era almeno uguale a quello dei cittadini, forse anche in certe epoche di molto superiore]. Di qui la tesi secondo cui “la prétendue démocratie athénienne était en réalité une aristocratie, fort différente des démocraties modernes” - (fr:779) [la pretesa democrazia ateniese era in realtà un’aristocrazia, molto diversa dalle democrazie moderne]. Il testo giudica quest’affermazione in modo netto: “Il y a, dans cette affirmation, un peu de vérité et beaucoup d’erreur.” - (fr:780) [In questa affermazione c’è un po’ di verità e molto errore].
La parte di verità riguarda l’insieme della popolazione dell’Attica: “Si l’on veut dire que la population de l’Attique, dans son ensemble, ne formait pas une démocratie au sens moderne du mot, on a raison” - (fr:786) [Se si vuol dire che la popolazione dell’Attica, nel suo insieme, non formava una democrazia nel senso moderno della parola, si ha ragione]. Anche la schiavitù ebbe un ruolo specifico: “l’existence des esclaves diminuait le nombre des citoyens pauvres, et rendait ainsi plus facile à résoudre le problème du prolétariat” - (fr:787) [l’esistenza degli schiavi diminuiva il numero dei cittadini poveri e rendeva così più facile risolvere il problema del proletariato]. Gli schiavi erano infatti esclusi dalla cittadinanza: “Ils n’ont ni revendications à présenter, ni droits à faire valoir.” - (fr:789) [Non hanno né rivendicazioni da presentare, né diritti da far valere]. Inoltre, “Ils n’ont d’ailleurs jamais été assez nombreux ni assez organisés pour menacer l’État d’une guerre civile, comme à Rome.” - (fr:790) [Non sono mai stati, d’altronde, abbastanza numerosi né abbastanza organizzati da minacciare lo Stato con una guerra civile, come a Roma]. Per questo, “L’existence de l’esclavage modifie donc certains problèmes, au moins dans la forme.” - (fr:791) [L’esistenza della schiavitù modifica quindi certi problemi, almeno nella forma].
Tuttavia, sarebbe sbagliato concludere che la democrazia dei cittadini fosse assolutamente diversa da quella moderna: “si l’on en conclut que la démocratie athénienne proprement dite, celle des citoyens, offrait des caractères absolument différents des démocraties modernes, on a tort” - (fr:792) [se se ne conclude che la democrazia ateniese propriamente detta, quella dei cittadini, presentava caratteri assolutamente diversi dalle democrazie moderne, si ha torto]. Anche ad Atene, infatti, “il y avait, dans cette démocratie comme dans les nôtres, des riches et des pauvres, des aristocrates et des roturiers, des hommes plus cultivés et d’autres qui l’étaient moins” - (fr:792) [c’erano, in questa democrazia come nelle nostre, ricchi e poveri, aristocratici e popolani, uomini più colti e altri che lo erano meno], cosicché “les difficultés qui s’offraient à elle ressemblaient beaucoup, au fond, à celles que nous avons aujourd’hui à résoudre” - (fr:792) [le difficoltà che le si presentavano somigliavano molto, in fondo, a quelle che oggi abbiamo da risolvere]. La politica interna ateniese era ricondotta soprattutto a “l’opposition des riches et des pauvres” - (fr:793) [l’opposizione tra ricchi e poveri], e il governo della folla, del démos, sollevava obiezioni simili a quelle moderne.
La differenza più rilevante tra Atene e gli Stati moderni non era però la questione sociale, ma la dimensione: “Une différence beaucoup plus importante entre Athènes et les États modernes est celle qui vient du peu d’étendue de la cité et du nombre restreint des citoyens.” - (fr:796) [Una differenza molto più importante tra Atene e gli Stati moderni è quella che deriva dalla piccola estensione della città e dal numero ristretto dei cittadini]. Atene era “la plus grande ville du monde grec” - (fr:797) [la più grande città del mondo greco], ma “ce n’était pas une très grande ville au sens moderne du mot” - (fr:797) [non era una grandissima città nel senso moderno della parola]. Il territorio dell’Attica “n’a jamais compté plus de cent cinquante à deux cent mille habitants, en dehors des métèques et des esclaves” - (fr:798) [non ha mai contato più di da centocinquanta a duecentomila abitanti, esclusi meteci e schiavi]; la città stessa “en comptait peut-être le tiers ou le quart” - (fr:799) [ne contava forse un terzo o un quarto]. Questa dimensione sembrava già eccessiva ad Aristotele, per il quale “on ne peut pas plus faire une cité avec dix citoyens qu’avec cent mille” - (fr:813) [non si può fare una città con dieci cittadini più che con centomila]. Rispetto agli Stati moderni, “c’est peu de chose, et ce fait a une grande importance, car le jeu des institutions ne peut s’expliquer que par là” - (fr:814) [è poca cosa, e questo fatto ha una grande importanza, perché il funzionamento delle istituzioni non può essere spiegato se non con questo].
Le stime demografiche confermano questa scala ridotta: “Au début de la guerre de Péloponèse, il y a environ 000 hoplites et cavaliers, c’est-à-dire 000 citoyens de 20 à 50 ans appartenant aux trois premières classes.” - (fr:803) [All’inizio della guerra del Peloponneso ci sono circa 000 opliti e cavalieri, cioè 000 cittadini dai 20 ai 50 anni appartenenti alle prime tre classi]. Contando gli uomini più giovani e più anziani, si arriva a “une population mâle de soixante mille hommes environ pour les trois classes” - (fr:804) [una popolazione maschile di circa sessantamila uomini per le tre classi]. I marinai in servizio potevano essere venti o trentamila, ma tra loro “il y avait des métèques et même des esclaves” - (fr:805) [c’erano meteci e persino schiavi]. Il numero dei cittadini dell’ultima classe “ne peut donc être déterminé avec précision” - (fr:806) [non può quindi essere determinato con precisione], ma “Il devait être considérable, parce que le cens des hoplites représentait déjà une certaine fortune.” - (fr:807) [Doveva essere considerevole, perché il censo degli opliti rappresentava già una certa fortuna]. “En l’évaluant à une vingtaine de mille d’individus mâles, on arrive à un total général de quatre-vingt mille hommes environ, ce qui donne, avec les femmes, un chiffre à peu près double.” - (fr:808) [Valutandolo a circa ventimila individui maschi, si arriva a un totale generale di circa ottantamila uomini, il che dà, con le donne, una cifra quasi doppia].
La piccola dimensione rendeva possibile la partecipazione diretta: “L’Attique est assez petite pour que les campagnards puissent à certains jours venir à l’Agora et au Pnyx, comme nos paysans vont au marché de la ville voisine.” - (fr:815) [L’Attica è abbastanza piccola perché i contadini possano in certi giorni venire all’Agorà e al Pnice, come i nostri contadini vanno al mercato della città vicina]. In questo mondo ci si conosceva: “On s’y connaît plus ou moins.” - (fr:816) [Ci si conosce più o meno]; “On sait les parents, la fortune, la réputation de chacun.” - (fr:817) [Si conoscono i genitori, la fortuna, la reputazione di ciascuno]. Era insieme un vantaggio e un inconveniente: “les commérages avaient beau jeu dans ce petit monde curieux et bavard, et les querelles de personnes ne pouvaient manquer d’y être fréquentes et vives” - (fr:818) [i pettegolezzi avevano buon gioco in questo piccolo mondo curioso e ciarliero, e le liti personali non potevano mancare di essere frequenti e vivaci].
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[8.1/1-72-821|890]
8 La democrazia ateniese tra Consiglio, Assemblea e sorteggio
L’estratto ricostruisce i meccanismi istituzionali della democrazia ateniese: dal Consiglio dei Cinquecento all’Assemblea sovrana, con il sorteggio come strumento di uguaglianza e i controlli come argine agli abusi.
Il brano si apre con una notazione di geografia istituzionale: “Les tribus n’avaient qu’une existence assez artificielle” - (fr:821) [“Le tribù avevano un’esistenza abbastanza artificiale”], mentre i demi, pur assorbendo una parte dell’attività civica, “ne possédaient guère que des attributions municipales et religieuses” - (fr:820) [“possedevano appena attribuzioni municipali e religiose”]. La vita politica vera, infatti, “était concentrée dans la cité proprement dite et s’exerçait à Athènes” - (fr:822) [“era concentrata nella città propriamente detta e si esercitava ad Atene”]. Dopo un richiamo figurato indicato come “g” - (fr:823), il testo passa al tema delle assemblee con il titolo “— LES ASSEMBLÉES.” - (fr:824) [“— LE ASSEMBLEE”].
Le due grandi assemblee sono il Consiglio dei Cinquecento e l’Assemblea del popolo: “Deux grandes assemblées étaient les ressorts principaux de l’activité politique : le Conseil des Cinq-Cents (pouXv]) et l’Assemblée du peuple” - (fr:825) [“Due grandi assemblee erano le molle principali dell’attività politica: il Consiglio dei Cinquecento (bulē) e l’Assemblea del popolo”], “l’un comme organe de direction extérieure et de préparation, l’autre essenliellement souveraine” - (fr:827) [“l’una come organo di direzione esterna e di preparazione, l’altra essenzialmente sovrana”]. Il Consiglio è formato per sorteggio, “à raison de cent membres par tribu” - (fr:828) [“in ragione di cento membri per tribù”]. Si divide in dieci pritanie, ciascuna delle quali, per trentaquattro o trentacinque giorni, forma l’ufficio di presidenza; un epistate e nove proedri dirigono le operazioni: “un épistate ou président, pris dans la prytanie en exercice, et neuf proèdres, pris dans les neuf autres, dirigent les opérations du Conseil” - (fr:829) [“un epistate o presidente, preso dalla pritania in carica, e nove proedri, presi dalle altre nove, dirigono le operazioni del Consiglio”]. L’epistate dura in carica un solo giorno: “il tire au sort le nom du proèdre qui lui succédera” - (fr:830) [“sorteggia il nome del proedro che gli succederà”]. Lo stesso ufficio di presidenza vale anche per l’Assemblea: “Le bureau du Conseil est aussi celui de l’Assemblée du peuple” - (fr:831) [“L’ufficio di presidenza del Consiglio è anche quello dell’Assemblea del popolo”].
Le funzioni del Consiglio sono ampie: studia le questioni da sottoporre all’Assemblea, prepara i progetti di decreto e fissa l’ordine del giorno: “prépare les projets de décrets (icpoêouXeûfjLaTa) et arrête l’ordre du jour” - (fr:832) [“prepara i progetti di decreti (probouleumata) e fissa l’ordine del giorno”]. Ha inoltre “des attributions de surveillance et de contrôle sur toute l’administration” - (fr:833) [“attribuzioni di sorveglianza e di controllo su tutta l’amministrazione”]. Sottopone i futuri arconti e consiglieri alla docimasia, l’esame preventivo: “Il fait subir la Box’.ij.a(7{a aux futurs archontes et aux futurs membres du Conseil” - (fr:834) [“Fa subire la docimasia ai futuri arconti e ai futuri membri del Consiglio”]. Riceve i rendiconti dei magistrati uscenti, giudica alcune cause salvo appello e funziona come “la section permanente de l’Assemblée” - (fr:837) [“la sezione permanente dell’Assemblea”].
Il testo affronta poi il significato del sorteggio. La tesi di Fustel de Coulanges è che per gli Ateniesi la voce della sorte fosse voce divina: “la voix du sort, pour ce peuple religieux, était la voix même de la divinité” - (fr:841) [“la voce della sorte, per questo popolo religioso, era la voce stessa della divinità”]. Ma il testo avverte: “il ne faut pas être dupe des mots” - (fr:843) [“non bisogna lasciarsi ingannare dalle parole”]. Aristotele, infatti, considera l’elezione aristocratica e il sorteggio democratico: “le tirage au sort lui apparaît comme essentiellement démocratique, parce qu’il établit l’égalité des chances entre tous les citoyens” - (fr:844) [“il sorteggio gli appare essenzialmente democratico, perché stabilisce l’uguaglianza delle possibilità tra tutti i cittadini”]. Per gli Ateniesi il fondo della questione era l’uguaglianza, non l’intervento divino: “l’idée de l’action divine ne tînt dans leur conception du tirage au sort une place beaucoup moins grande que celle de l’égalité” - (fr:845) [“l’idea dell’azione divina occupava nella loro concezione del sorteggio un posto molto meno grande di quello dell’uguaglianza”].
A sostegno di questa lettura, il testo osserva che gli Ateniesi non affidarono mai al sorteggio le cariche più delicate. “c’est le contraire qui arriva : on tira au sort les archontes, qui n’exerçaient plus que des fonctions administratives faciles à remplir, mais on élut toujours les stratèges, qui devaient commander l’armée et la flotte” - (fr:849) [“accadde il contrario: si sorteggiarono gli arconti, che non esercitavano più che funzioni amministrative facili da svolgere, ma si elessero sempre gli strateghi, che dovevano comandare l’esercito e la flotta”]. L’esempio di Maratona è decisivo: “Au temps de la bataille de Marathon (490), l’archonte polémarque commande encore l’armée avec les stratèges : c’est qu’il est élu comme eux” - (fr:850) [“Al tempo della battaglia di Maratona (490), l’arconte polemarco comanda ancora l’esercito con gli strateghi: perché è eletto come loro”]; “A partir du moment où il fut désigné par le sort (487), il cessa d’exercer le commandement” - (fr:851) [“Dal momento in cui fu designato per sorteggio (487), cessò di esercitare il comando”]. Si elessero anche i magistrati finanziari e gli ambasciatori, quando servivano competenze particolari. Il sorteggio, inoltre, ebbe la sua piena estensione con Clistene, le cui riforme ebbero “le caractère le plus nettement égalitaire et rationaliste” - (fr:854) [“il carattere più nettamente egualitario e razionalista”]; fu quindi “une nouvelle arme dirigée contre les Eupatrides” - (fr:855) [“una nuova arma diretta contro gli Eupatridi”]. Esso eliminava le influenze personali e rendeva impossibili le pratiche clientelari: “Le sort supprimait radicalement les influences personnelles. Il rendait impossibles les brigues, si fortes à Rome” - (fr:856) [“La sorte sopprimeva radicalmente le influenze personali. Rendeva impossibili i brogli, così forti a Roma”]. Davanti all’urna, “tous les ci-toyens étaient égaux” - (fr:857) [“tutti i cittadini erano uguali”]. Per limitare le frodi si usava come circoscrizione la tribù, non il demo: “La tribu, morcelée géographiquement, échappait mieux aux entreprises des ambitieux” - (fr:859) [“La tribù, frazionata geograficamente, sfuggiva meglio ai disegni degli ambiziosi”]. Il sorteggio era inoltre sempre accompagnato da un esame preliminare, la docimasia, “qui écartait les indignes” - (fr:862) [“che scartava gli indegni”].
Un altro principio caratteristico è l’estrema divisione dei poteri e la brevità della loro durata: “c’est l’extrême division des pouvoirs, et la brièveté de leur durée” - (fr:863) [“è l’estrema divisione dei poteri e la brevità della loro durata”]. Le funzioni più alte, quelle dell’epistate, “ne durent qu’un jour” - (fr:864) [“durano un solo giorno”]. Questo impedisce esperienza e valorizzazione del merito, ma “le fantôme de la tyrannie hante toujours les imaginations” - (fr:865) [“il fantasma della tirannide ossessiona sempre le immaginazioni”]. La divisione del potere “flatte en outre la passion de l’égalité : chacun arrive à son tour, et presque tout le monde finit par goûter aux honneurs” - (fr:866) [“lusinga inoltre la passione dell’uguaglianza: ciascuno arriva a turno, e quasi tutti finiscono per assaggiare gli onori”]. Alla fine dell’anno, il Consiglio rende conto e, se approvato, riceve elogi: “s’il est approuvé par l’Assemblée, on lui décerne des éloges” - (fr:871) [“se è approvato dall’Assemblea, gli si decretano elogi”]. Vale qui un principio essenziale: “tout détenteur d’une parcelle quelconque de l’autorité publique doit, en sortant de charge, rendre compte au peuple ou à ses délégués” - (fr:872) [“ogni detentore di una qualsiasi parte dell’autorità pubblica deve, uscendo dalla carica, render conto al popolo o ai suoi delegati”].
L’Assemblea del popolo è il potere sovrano: “L’Assemblée du peuple (IxxX-riuta) est le pouvoir souverain” - (fr:873) [“L’Assemblea del popolo (ekklēsia) è il potere sovrano”]. In teoria comprende tutti i cittadini sopra i vent’anni; in pratica è più o meno numerosa: “elle est plus ou moins nombreuse selon l’empressement que chacun met à remplir son devoir” - (fr:874) [“è più o meno numerosa secondo l’impegno che ciascuno mette nel compiere il proprio dovere”]. Il totale dei cittadini sopra i vent’anni, alla metà del V secolo, era di almeno trenta o quarantamila persone: “le total des citoyens au-dessu de vingt ans paraît avoir été, au milieu du v* siècle d’au moins trente ou quarante mille” - (fr:875) [“il totale dei cittadini sopra i vent’anni sembra essere stato, alla metà del V secolo, di almeno trenta o quarantamila”]. Ma “beau coup, les deux tiers peut-être, n’habitaient pas 1 ville” - (fr:876) [“molti, forse i due terzi, non abitavano in città”]; altri erano in flotta o nell’esercito, altri occupati o indifferenti. Quando i dibattiti erano importanti, “on accourait en foule” - (fr:879) [“si accorreva in folla”], ma in altri giorni non veniva quasi nessuno, e alcuni “en profi- taient pour faire prendre subrepticement des décisions favorables à leurs vues” - (fr:879) [“ne approfittavano per far prendere surrettiziamente decisioni favorevoli alle loro vedute”]. L’Assemblea era “un véritable meeting populaire, tenu en plein air, et soumis nécessairement à ces grands courants d’opinion” - (fr:884) [“una vera riunione popolare, tenuta all’aperto, e necessariamente soggetta a quelle grandi correnti d’opinione”].
La sovranità dell’Assemblea era però limitata: “En principe, cependant, la souveraineté de l’Assemblée était contenue dans de sages limites” - (fr:885) [“In linea di principio, tuttavia, la sovranità dell’Assemblea era contenuta entro saggi limiti”]. Essa poteva deliberare solo sui progetti presentati dal Consiglio, “mais ne devait pas sortir de l’ordre du jour” - (fr:886) [“ma non doveva uscire dall’ordine del giorno”]. Poteva emanare decreti per casi particolari, ma non fare leggi senza una procedura lunga e complicata: “une procédure assez longue et compii4uée, qui était une garantie de prudence et de maturité” - (fr:887) [“una procedura abbastanza lunga e complicata, che era una garanzia di prudenza e di maturità”]. Inoltre, contro ogni misura illegale votata dall’Assemblea, l’autore della proposta poteva essere colpito dall’accusa di illegalità, la graphē paranomōn: “Toute mesure illégale votée par l’Assemblée pouvait entraîner contre l’auteur de la proposision une accusation d’illégalité (yp«?’1 7:apavô[xwv) qui était soumise aux tribunaux” - (fr:889) [“Ogni misura illegale votata dall’Assemblea poteva comportare contro l’autore della proposta un’accusa di illegalità (graphē paranomōn) che era sottoposta ai tribunali”]. Il testo conclude: “C’étaient là des garanties assez sérieuses” - (fr:890) [“Erano queste garanzie abbastanza serie”].
Storicamente, il brano è una testimonianza del modo in cui la storiografia francese tra Otto e Novecento ha ricostruito la democrazia ateniese: non come semplice assemblearismo, ma come sistema di equilibri, controlli e procedure pensate per difendere l’uguaglianza e prevenire la concentrazione del potere.
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9 La macchina istituzionale della democrazia ateniese
Il passo illustra assemblea, tribunali, magistrature e oratori come ingranaggi complementari della democrazia ateniese.
Il racconto istituzionale si apre sulla procedura dell’assemblea: il cancelliere leggeva l’ordine del giorno e il progetto di decreto preparato dal Consiglio, poi l’araldo pronunciava la formula rituale: “« Qui veut parler, parmi les citoyens âgés de plus de cinquante ans ? »” - (fr:900) [«Chi vuole parlare, tra i cittadini con più di cinquanta anni?»]. In origine, come osserva l’autore, erano i più anziani ad avere il diritto di intervenire per primi, ma “cette règle tomba en désuétude” - (fr:905) [questa regola cadde in desuetudine], e già Eschine rimpiangeva il buon ordine nelle discussioni. Durante la prima parte del V secolo prendevano la parola soprattutto cittadini autorevoli o investiti di cariche; più tardi, invece, “il se forma une véritable classe d’orateurs de profession qui, de plus en plus, eurent le monopole de la tribune” - (fr:907) [si formò una vera classe di oratori di professione che ebbero sempre più il monopolio della tribuna]. Le assemblee erano spesso agitate: Demostene si lamenta di quelli che fanno rumore e chiede di essere ascoltato fino in fondo; la retorica divenne un’arte insegnata dai maestri, la tribuna finì per intimidire i non specialisti e “l’éloquence politique devint une carrière où l’on ne put réussir, sauf exception, qu’en s’y adonnant tout entier” - (fr:913) [l’eloquenza politica divenne una carriera in cui, salvo eccezioni, si poteva riuscire solo dedicandovisi interamente]. Così si formò una categoria di politici di professione: “ce furent les orateurs” - (fr:914) [furono gli oratori].
La seconda parte è dedicata ai tribunali. Essi occupavano nella città uno spazio quasi pari a quello delle assemblee deliberanti: “Athènes est, pour Aristophane, la cité des juges et des procès” - (fr:919) [Atene è, per Aristofane, la città dei giudici e dei processi]. L’Areopago, ormai ridotto a “un grand nom” - (fr:921) [un grande nome], giudicava solo alcuni omicidi. Il tribunale centrale era quello degli Eliasti: “Le tribunal par excellence, le plus démocratique et le plus puissant, celui qui est un des ressorts principaux de la vie athénienne, c’est le tribunal des Héliastes” - (fr:926) [Il tribunale per eccellenza, il più democratico e il più potente, uno dei motori principali della vita ateniese, era il tribunale degli Eliasti]. I suoi membri erano selezionati ogni anno per sorteggio: “Les Héliastes, au nombre de six mille, étaient désignés chaque année par le sort dans l’ensemble des citoyens âgés de plus de quarante ans, à raison de six cents par tribu” - (fr:928) [Gli Eliasti, in numero di seimila, erano designati ogni anno per sorteggio tra i cittadini di più di quarant’anni, seicento per tribù]. Essi prestavano giuramento all’entrata in carica e “touchaient un salaire de trois oboles par jour” - (fr:929) [ricevevano un salario di tre oboli al giorno]. Erano ripartiti in dieci sezioni di cinquecento membri, che giudicavano separatamente o riunite per le cause maggiori; i mille non assegnati servivano a coprire i posti vacanti. In questa organizzazione l’autore riconosce i tratti tipici della democrazia ateniese: “tirage au sort, brièveté des fonctions, grand nombre des fonctionnaires” - (fr:932) [sorteggio, brevità delle cariche, gran numero di funzionari].
La competenza degli Eliasti era vastissima: “La compétence des Héliastes fut dès l’origine fort étendue, puisqu’elle embrassait une grande partie du droit privé et tout le droit public” - (fr:938) [La competenza degli Eliasti fu fin dall’origine molto estesa, poiché abbracciava gran parte del diritto privato e tutto il diritto pubblico]. Essa crebbe ulteriormente con il diritto d’appello, con l’accesso diretto per cause prima trattate altrove e con l’aumento degli interessi privati, pubblici, nazionali e internazionali. Atene era infatti sempre più una grande città commerciale e industriale, governava una vasta confederazione di città soggette o semisoggette, e “le tribunal des Héliastes disait ainsi le dernier mot … sur une querelle de mur mitoyen et sur la culpabilité de Socrate, sur la requête d’un héritier frustré et sur la lutte tragique qui mettait aux prises la politique d’Eschine et celle de Démosthène” - (fr:946, fr:947) [il tribunale degli Eliasti diceva così l’ultima parola tanto su una lite per un muro di confine quanto sulla colpevolezza di Socrate, tanto sulla richiesta di un erede danneggiato quanto sulla lotta tragica tra la politica di Eschine e quella di Demostene]. Era, in sostanza, “un vaste jury populaire, que le nombre même des juges rendait plus semblable à une Assemblée politique qu’à un tribunal moderne” - (fr:948) [un vasto giurì popolare che il numero stesso dei giudici rendeva più simile a un’assemblea politica che a un tribunale moderno], fino al punto che “il est difficile d’imaginer une organisation judiciaire plus complètement identifiée avec la démocratie elle-même” - (fr:949) [è difficile immaginare un’organizzazione giudiziaria più completamente identificata con la democrazia stessa].
Lo stesso spirito presiedeva alle magistrature. “Toutes sont soumises au tirage au sort, sauf un très petit nombre qui exigent manifestement des aptitudes particulières. Toutes sont annuelles, et la plupart ne sont accessibles qu’une fois. Toutes sont soumises à l’obligation de rendre des comptes” - (fr:953, fr:954, fr:955) [Tutte sono sottoposte al sorteggio, salvo un piccolissimo numero che richiede manifestamente attitudini particolari. Tutte sono annuali, e la maggior parte sono accessibili una sola volta. Tutte sono soggette all’obbligo di rendere conto]. Esse erano inoltre quasi sempre collegiali e molto numerose, per ridurre il potere di ciascuno e far partecipare più cittadini al governo. Tra quelle sorteggiate la prima era l’arcontato; tra quelle elettive la principale era la strategia. L’arcontato era “une réunion d’administrateurs plutôt qu’un corps politique” - (fr:960) [un insieme di amministratori piuttosto che un corpo politico]: l’arconte eponimo, l’arconte re, il polemarco e i tesmoteti avevano compiti soprattutto amministrativi, religiosi o istruttori; tutti gli arconti presiedevano i tribunali nelle cause di loro competenza e, riuniti in collegio, sorteggiavano i giudici. Gli arconti usciti di carica entravano nell’Areopago. I dieci strateghi, invece, “commandaient l’armée et la flotte” - (fr:971) [comandavano l’esercito e la flotta] ed erano eletti a mano alzata dall’assemblea. La loro carica era annuale ma rinnovabile: l’esempio celebre è Périclès. Erano scelti per merito personale e occupavano un rango altissimo; “ils étaient presque toujours choisis parmi les citoyens les plus riches, parmi les grands propriétaires fonciers et les descendants des vieilles familles” - (fr:977) [erano quasi sempre scelti tra i cittadini più ricchi, i grandi proprietari terrieri e i discendenti delle vecchie famiglie]. La collegialità restava però reale: a Maratona tutti gli strateghi comandavano a turno, un giorno ciascuno, e Milziade dovette attendere il proprio giorno per dare battaglia.
L’ultima sezione è dedicata agli oratori, definiti una “espèce de magistrature volontaire … qui, sans aucun caractère officiel, jouait incontestablement le premier rôle dans la vie politique d’Athènes” - (fr:983) [specie di magistratura volontaria che, senza alcun carattere ufficiale, svolgeva indiscutibilmente il primo ruolo nella vita politica ateniese]. L’assemblea del popolo era “souveraine en droit, mais par elle-même incapable de vouloir et d’agir” - (fr:984) [sovrana di diritto, ma di per sé incapace di volere e di agire], e aveva bisogno di una guida: “L’âme de l’assemblée, ce fut l’orateur, c’est-à-dire l’homme de tête et de parole” - (fr:985) [L’anima dell’assemblea fu l’oratore, cioè l’uomo di testa e di parola]. Se l’oratore riusciva a far adottare il suo progetto di decreto, “il devenait pour un moment la voix même de la cité” - (fr:986) [diventava per un momento la voce stessa della città]; spesso il successo comportava anche incarichi pratici, come essere scelto come primo ambasciatore in una missione all’estero. Il brano, nel suo insieme, testimonia una democrazia in cui il sorteggio, la giustizia popolare e l’iniziativa degli oratori si intrecciavano strettamente, mostrando sia gli ideali partecipativi sia le spinte verso la professionalizzazione della politica.
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10 La democrazia ateniese tra esercito, flotta e finanze
Il passo mostra come la costituzione democratica di Atene fosse legata alla potenza navale e a un complesso sistema di entrate pubbliche.
Il brano si apre con una notazione di storia militare: “sur les Spartiates dans l’art des sièges : ils avaient porté assez loin l’art de l’ingénieur, tandis que leurs rivaux étaient arrêtés par la moindre bicoque.” - (fr:1024) [sugli Spartani nell’arte degli assedi: avevano portato abbastanza lontano l’arte dell’ingegnere, mentre i loro rivali erano fermati da un qualunque fortino]. L’attenzione si sposta poi sull’esercito ateniese: le guerre continue del V secolo lo provarono duramente, “et notamment les classes riches qui formaient les hoplites” - (fr:1025) [e in particolare le classi ricche che formavano gli opliti]. Dopo la guerra del Peloponneso, “les cadres de l’armée furent de moins en moins remplis” - (fr:1026) [i quadri dell’esercito furono sempre meno completi], e “on prit l’habitude de payer des mercenaires” - (fr:1027) [si prese l’abitudine di pagare dei mercenari]. La crisi è netta: “Au temps de Démosthène, c’était une affaire que de lever deux mille hoplites : personne ne voulait servir.” - (fr:1028) [Al tempo di Demostene, era un’impresa levare duemila opliti: nessuno voleva servire]. L’esercito, “au lieu d’être national, devint comme extérieure à la cité” - (fr:1029) [invece di essere nazionale, divenne come esterno alla città], tanto che alcuni capi erano “plutôt de véritables condottieri que des stratèges athéniens” - (fr:1029) [piuttosto veri condottieri che strateghi ateniesi]. L’autore precisa però che “Mais cet excès, à vrai dire, n’appartient qu’à la dernière période de l’histoire d’Athènes” - (fr:1030, 1032) [Ma questo eccesso, a dire il vero, appartiene solo all’ultimo periodo della storia di Atene], con il rinvio “Aristote, Polif., 1303, A, 7-10” - (fr:1031) [Aristotele, Politica, 1303 A 7-10].
Se l’esercito era buono, la marina era superiore: “Si l’armée d’Athènes était bonne, sa marine était tout à fait supérieure.” - (fr:1033) [Se l’esercito di Atene era buono, la sua marina era del tutto superiore]. “Les Athéniens avaient toujours été marins.” - (fr:1034) [Gli Ateniesi erano sempre stati marinai]. La flotta “sauva leur indépendance au temps des guerres médiques” - (fr:1035) [salvò la loro indipendenza al tempo delle guerre persiane] e “plus tard elle assura leur hégémonie” - (fr:1036) [più tardi assicurò la loro egemonia]. Il controllo del mare era un principio politico: “Rester les maîtres de la mer était pour eux, depuis Thémistocle, un axiome de leur politique” - (fr:1037) [Rimanere padroni del mare era per loro, da Temistocle, un assioma della loro politica]. Seguono dati concreti: “leurs trières de combat étaient-elles nombreuses et bien armées” - (fr:1038) [le loro triremi da combattimento erano numerose e ben armate]; “Le port de Phalère et celui du Pirée en contenaient des centaines prêtes à prendre la mer” - (fr:1039) [Il porto del Falero e quello del Pireo ne contenevano centinaia pronte a prendere il mare]; “Les chantiers de Munychie étaient sans cesse en activité” - (fr:1040) [I cantieri di Munichia erano incessantemente in attività]. Su ogni trireme “on embarquait de nombreux rameurs (environ cent quatrevingts), pris parmi les citoyens de la dernière classe et les métèques, quelquefois parmi les esclaves” - (fr:1041) [si imbarcavano numerosi rematori, circa centottanta, presi tra i cittadini dell’ultima classe e i meteci, talvolta tra gli schiavi], e “chacune, en outre, portait une vingtaine de combattants” - (fr:1042) [ciascuna, in più, portava una ventina di combattenti]. La qualità tattica era decisiva: “Sous un stratège comme Phormion, la flotte était invincible par sa supériorité manœuvrière et par sa tactique.” - (fr:1044) [Sotto uno stratega come Formione, la flotta era invincibile per la sua superiorità manovriera e per la sua tattica].
La flotta ebbe anche conseguenze costituzionali. “Fière des succès de sa flotte, Athènes avait pour elle une vraie prédilection; et les marins, à leur tour, conscients de leurs services, très influents par leur nombre dans des Assemblées où l’on votait par tête, formaient, depuis la bataille de Salamine, un des éléments principaux de la démocratie.” - (fr:1045) [Fiera dei successi della sua flotta, Atene aveva per essa una vera predilezione; e i marinai, a loro volta, consapevoli dei propri servizi, molto influenti per il loro numero nelle Assemblee dove si votava per testa, formavano, dalla battaglia di Salamina, uno degli elementi principali della democrazia]. Il testo registra poi che “Tous les témoignages sont d’accord sur l’importance prise peu à peu par la population maritime dans le gouvernement de la cité” - (fr:1046) [Tutte le testimonianze concordano sull’importanza assunta a poco a poco dalla popolazione marittima nel governo della città], e precisa: “Or, cette population était formée des citoyens les plus pauvres.” - (fr:1047) [Ora, questa popolazione era formata dai cittadini più poveri]. Da qui un giudizio politico: “Les excès de la démocratie athénienne sont toujours attribués par les anciens à cette prépondérance des marins, du ναυτικὸς ὄχλος, tandis que réserver le pouvoir aux hoplites est synonyme d’établir un gouvernement de réaction modérée.” - (fr:1048) [Gli eccessi della democrazia ateniese sono sempre attribuiti dagli antichi a questa preponderanza dei marinai, del ναυτικὸς ὄχλος, mentre riservare il potere agli opliti è sinonimo di stabilire un governo di moderata reazione].
Il sistema aveva costi enormi: “Une flotte puissante, une armée dont les soldats s’entretenaient eux-mêmes, il est vrai, mais recevaient une solde, des magistrats nombreux et salariés, des tribunaux et des Assemblées qui touchaient aussi une paie pour remplir leurs fonctions, tout cela, sans compter les dépenses énormes des fêtes religieuses et des travaux publics, exigeait des revenus considérables.” - (fr:1049) [Una flotta potente, un esercito i cui soldati si mantenevano da sé, è vero, ma ricevevano una paga, magistrati numerosi e stipendiati, tribunali e Assemblee che percepivano anch’essi un compenso per svolgere le loro funzioni, tutto questo, senza contare le enormi spese delle feste religiose e dei lavori pubblici, esigeva entrate considerevoli]. Di qui il problema finanziario: “Le problème financier était, pour Athènes, d’un intérêt vital, et fut parfois difficile à résoudre.” - (fr:1050) [Il problema finanziario era, per Atene, di interesse vitale, e fu talvolta difficile da risolvere]. L’ostacolo era anche ideologico: “l’impôt direct leur semblait une atteinte à la propriété” - (fr:1051) [l’imposta diretta sembrava loro una lesione della proprietà], mentre la decima di Pisistrato era ricordata come “un impôt de tyrannie” - (fr:1052) [un’imposta da tirannia].
Le entrate provenivano da più fonti. Lo Stato era proprietario di terre e case, e soprattutto “des mines d’argent du Laurium, qu’il affermait à des entrepreneurs, et qui furent longtemps d’un bon profit” - (fr:1057) [delle miniere d’argento del Laurio, che dava in affitto a imprenditori e che a lungo furono di buon profitto]. Vi erano imposte di capitazione su meteci e schiavi; per questi ultimi pagavano i proprietari, “par une dérogation évidente à la règle qui excluait les impôts directs” - (fr:1060) [con una deroga evidente alla regola che escludeva le imposte dirette]. Gli imposti indiretti erano diffusi; il principale era “le droit du cinquantième perçu sur toutes les marchandises qui entraient au Pirée” - (fr:1062) [il diritto del cinquantesimo riscosso su tutte le merci che entravano al Pireo]. La riscossione era data in appalto a imprenditori (fr:1065). Contavano anche “les amendes et confiscations, qui tenaient une plus grande place dans le budget athénien qu’on ne l’imaginerait à première vue, et certainement une trop grande place” - (fr:1066) [le multe e le confische, che occupavano nel bilancio ateniese un posto più grande di quanto si immaginerebbe a prima vista, e certamente un posto troppo grande], oltre al bottino di guerra (fr:1067). Tutto ciò non bastava senza “l’argent des alliés” e “les contributions plus ou moins volontaires qui pesaient sur les riches” - (fr:1068) [il denaro degli alleati e le contribuzioni più o meno volontarie che gravavano sui ricchi].
La proprietà era in linea di principio esente da imposta diretta, ma lo Stato colpiva i ricchi in vari modi: “Dans les circonstances graves, on leur demandait des offrandes volontaires (ἐπιδόσεις) qu’il ne leur était guère possible de refuser.” - (fr:1070) [Nelle circostanze gravi si chiedevano loro offerte volontarie, epidoseis, che difficilmente potevano rifiutare]. Più tardi comparve “une sorte de contribution de guerre obligatoire, εἰσφορά” - (fr:1071) [una sorta di contribuzione di guerra obbligatoria, l’eisphora]. Il meccanismo era organizzato per simmorie: “Les citoyens riches étaient répartis en 20 symmories, à raison de 120 par tribu; les 300 plus riches (15 par symmorie) faisaient l’avance de la somme nécessaire, et se faisaient ensuite rembourser en partie par les moins riches.” - (fr:1072) [I cittadini ricchi erano ripartiti in 20 simmorie, in ragione di 120 per tribù; i 300 più ricchi, 15 per simmoria, anticipavano la somma necessaria e poi si facevano rimborsare in parte dai meno ricchi]. Infine, “une dernière forme d’impôt, non moins lourde, était celle des liturgies, c’est-à-dire des « services publics », mis à la charge des citoyens les plus riches” - (fr:1074) [un’ultima forma d’imposta, non meno pesante, era quella delle liturgie, cioè dei “servizi pubblici”, posti a carico dei cittadini più ricchi]. In questo modo “l’État se débarrassait ainsi sur les particuliers de certaines dépenses qu’il eût dû sans cela faire lui-même” - (fr:1075) [lo Stato si scaricava così sui privati di certe spese che avrebbe dovuto altrimenti sostenere da sé]. Il passo, nel complesso, testimonia la stretta connessione tra democrazia ateniese, potenza navale, fiscalità e trasformazione dell’esercito cittadino in forza mercenaria.
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11 L’ideale democratico ateniese: l’eco di Pericle tra Isocrate e Demostene
L’Atene di Pericle continua a parlare attraverso gli oratori, mentre il mondo antico resta diviso tra ammirazione e rifiuto.
Il passo si apre con una riflessione sull’insegnamento della democrazia attraverso l’eloquenza: “Il serait fastidieux de suivre pas à pas et dans les détails cet enseignement de la démocratie par l’éloquence” - (fr:1200) [Sarebbe fastidioso seguire passo passo e nei dettagli questo insegnamento della democrazia attraverso l’eloquenza]. Perciò basta mostrare qualche esempio di come “la grande voix de Périclès retentit encore en échos distincts et puissants dans les discours d’un Isocrate ou d’un Démosthène” - (fr:1201) [la grande voce di Pericle risuoni ancora in echi distinti e potenti nei discorsi di un Isocrate o di un Demostene]. Il discorso di Pericle è descritto come una sintesi quasi unica: “on ne retrouverait guère un autre exemple de cette synthèse à la fois si condensée et si complète” - (fr:1202) [non si troverebbe facilmente un altro esempio di questa sintesi insieme così condensata e così completa].
Nonostante le differenze tra gli oratori, l’immagine complessiva resta identica: “c’est celle d’une Athènes égalitaire et libre, intelligente et active, amie des arts et capable de se faire craindre, profondément civilisée par-dessus tout” - (fr:1203) [quella di un’Atene egualitaria e libera, intelligente e attiva, amica delle arti e capace di farsi temere, profondamente civilizzata soprattutto]. Questo ideale comune viene poi declinato da Isocrate e Demostene secondo le rispettive inclinazioni.
Per Isocrate, il Panegirico è “à vrai dire, une longue paraphrase du discours de Périclès” - (fr:1204) [a dire il vero, una lunga parafrasi del discorso di Pericle], in cui “on y rencontre la plupart des idées qui avaient été exprimées déjà par Thucydide, et quelquefois même des imitations littérales ou très directes” - (fr:1205) [si incontrano la maggior parte delle idee già espresse da Tucidide, e talvolta anche imitazioni letterali o molto dirette]. Isocrate, però, non è un ammiratore incondizionato della realtà contemporanea né un sostenitore della politica bellicista di Atene: “n’est ni un admirateur sans réserve de la réalité contemporaine, ni un partisan de la politique belliqueuse qui avait été celle d’Athènes au temps de Périclès” - (fr:1206) [non è né un ammiratore senza riserve della realtà contemporanea, né un partigiano della politica bellicosa che era stata quella di Atene al tempo di Pericle]. Ciò rende tanto più significativo il fatto che egli riprenda “les mêmes éloges de principe donnés à la démocratie athénienne, à son amour de la liberté, à ses fêtes, à ses exploits militaires, à sa puissance maritime, à son hégémonie dans la Grèce” - (fr:1207) [le stesse lodi di principio rivolte alla democrazia ateniese, al suo amore della libertà, alle sue feste, alle sue imprese militari, alla sua potenza marittima, alla sua egemonia in Grecia].
Isocrate esalta le guerre persiane ma condanna le guerre tra Greci: “s’il vante les guerres médiques et les victoires remportées sur les barbares, il déteste les guerres entre Grecs” - (fr:1208) [se vanta le guerre persiane e le vittorie riportate sui barbari, detesta le guerre tra Greci]. Vuole per Atene “une hégémonie fondée sur les services rendus, sur la justice et le respect des droits” - (fr:1209) [un’egemonia fondata sui servizi resi, sulla giustizia e sul rispetto dei diritti]. Soprattutto, apprezza in Atene “son esprit de douceur, c’est le règne de la loi, c’est le goût des choses de l’esprit; c’est, en un mot, tout ce qui fait d’elle la capitale de la Grèce” - (fr:1210) [il suo spirito di mitezza, il regno della legge, il gusto per le cose dello spirito; in una parola, tutto ciò che ne fa la capitale della Grecia]. Chi è discepolo ad Atene è maestro altrove, e Atene ha fatto del nome di greco “moins la désignation d’une race que le nom même de la civilisation” - (fr:1212) [meno la designazione di una razza che il nome stesso della civiltà]. Questo primato è inseparabile dalla costituzione politica, perché “la Constitution est l’âme des États” - (fr:1212) [la costituzione è l’anima degli Stati]. Isocrate non ammira tutto: avanza riserve sul sorteggio, ma nel complesso preferisce questa costituzione a tutte le altre, e soprattutto all’oligarchia, che condanna più volte (fr:1212).
Demostene, al contrario, è piuttosto bellicoso: “à la différence d’Isocrate, est plutôt belliqueux” - (fr:1213) [a differenza di Isocrate, è piuttosto bellicoso]. Conosce i pericoli che circondano Atene e “la veut forte avant tout, pour se défendre” - (fr:1214) [la vuole forte soprattutto per difendersi]. Diffida dei consiglieri pusillanimi “qui endorment sa vigilance et énervent son courage” - (fr:1215) [che addormentano la sua vigilanza e ne spossano il coraggio]. Sa anche rimproverare il popolo “avec une rudesse affectueuse” - (fr:1216) [con una rudezza affettuosa], ma ama quella stessa democrazia che maltratta: “il aime, lui aussi, cette démocratie qu’il malmène si souvent” - (fr:1217) [ama anche lui questa democrazia che maltratta così spesso]. Per lui la democrazia è “la source profonde de la grandeur athénienne” - (fr:1218) [la fonte profonda della grandezza ateniese], una grandezza “faite non seulement de force matérielle, mais aussi de force morale” - (fr:1218; fr:1226) [fatta non solo di forza materiale, ma anche di forza morale].
Il carattere degli Ateniesi è presentato come superiore a quello di altri popoli: “Le caractère des Athéniens n’est pas celui des Thébains ou des Spartiates” - (fr:1227) [Il carattere degli Ateniesi non è quello dei Tebani o degli Spartiati]; “Il est noble et humain” - (fr:1228) [È nobile e umano]; “Il connaît et pratique le désintéressement” - (fr:1229) [Conosce e pratica il disinteresse]; “Il aime la beauté des idées généreuses” - (fr:1230) [Ama la bellezza delle idee generose]. Il ruolo storico di Atene è “un rôle de dévouement à toutes les grandes causes et spécialement à la liberté grecque” - (fr:1231) [un ruolo di dedizione a tutte le grandi cause e specialmente alla libertà greca]. Il popolo ateniese è “le seul qu’on puisse émouvoir et faire vibrer en lui parlant des droits de la Grèce (τὰ κοινὰ δίκαια τῶν Ἑλλήνων)” - (fr:1232) [il solo che si possa commuovere e far vibrare parlandogli dei diritti comuni dei Greci], e il solo capace di consolarsi anche nella sconfitta “en songeant qu’il a fait son devoir jusqu’au bout et qu’il est resté fidèle à ses traditions” - (fr:1233) [pensando di aver compiuto fino in fondo il proprio dovere e di essere rimasto fedele alle proprie tradizioni].
Tutti questi tratti convergono: “Tous ces traits concordent” - (fr:1234) [Tutti questi tratti concordano]. Essi confermano ciò che già Erodoto diceva, cioè che il popolo ateniese aveva tratto “du sentiment de sa liberté politique l’enthousiasme qui lui avait permis de triompher dans les guerres médiques” - (fr:1235) [dal sentimento della propria libertà politica l’entusiasmo che gli aveva permesso di trionfare nelle guerre persiane]. A ciò si aggiunge “l’idée d’une grandeur intellectuelle et morale qui était liée directement à l’existence de la liberté politique” - (fr:1236) [l’idea di una grandezza intellettuale e morale direttamente legata all’esistenza della libertà politica].
Ma questa ammirazione non era universale. La seconda parte del testo è dedicata ai “Jugements défavorables des Anciens” - (fr:1238) [Giudizi sfavorevoli degli antichi]. Non bisogna credere che l’ammirazione per la democrazia ateniese fosse generale nel mondo greco: “C’est le contraire qui est vrai” - (fr:1240) [È vero il contrario]. La democrazia, infatti, “sa nouveauté même choquait toutes les habitudes d’esprit et toutes les traditions” - (fr:1241) [la sua stessa novità urtava tutte le abitudini di pensiero e tutte le tradizioni]. Il passo testimonia così un duplice atteggiamento antico: da un lato l’idealizzazione retorica di Atene come modello di libertà e civiltà, dall’altro la resistenza conservatrice suscitata proprio dalla novità del suo ordinamento democratico.
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12 Il carattere dell’Ateniese: intelligenza, immaginazione e instabilità politica
Il passo tratteggia il genio e i limiti del popolo ateniese, offrendo una chiave psicologica per la storia della sua democrazia.
Il testo costruisce un ritratto dell’Ateniese come intelligenza pronta e versatile: “Cette promptitude à comprendre s’appliquait à tout, aux choses de la vie pratique comme aux idées” - (fr:1390) [“Questa prontezza nel comprendere si applicava a tutto, alle cose della vita pratica come alle idee”]. Questa duttilità unisce due ambiti solitamente distinti: “L’Athénien était un commerçant et un homme d’affaires très avisé” - (fr:1391) [“L’Ateniese era un commerciante e un uomo d’affari molto accorto”], ma “Il aimait aussi les théories” - (fr:1392) [“Amava anche le teorie”]. Alla rapidità del pensiero corrisponde una pari facilità di parola: “les mots ne lui manquaient jamais pour dire ce qu’il pensait” - (fr:1393) [“le parole non gli mancavano mai per dire ciò che pensava”]. Il suo spirito è “naturellement, subtil et discuteur” - (fr:1394) [“naturalmente sottile e amante delle discussioni”].
Un elemento centrale è il ruolo dell’immaginazione: “Son imagination lui faisait voir les choses dont il parlait; elle animait, pour lui, les abstractions” - (fr:1395) [“La sua immaginazione gli faceva vedere le cose di cui parlava; animava, per lui, le astrazioni”], e proprio questa qualità “le rendait éloquent” - (fr:1396) [“lo rendeva eloquente”]. L’Ateniese appare quindi come un pensatore capace di risalire dal particolare all’universale: “Dans les faits particuliers, il découvrait, sans peine, les idées générales qui s’y trouvaient impliquées : il était généralisateur et philosophe” - (fr:1397) [“Nei fatti particolari scopriva, senza difficoltà, le idee generali in essi implicite: era generalizzatore e filosofo”]. Questo gusto per la generalizzazione ha però un doppio effetto: “il voyait les choses d’ensemble et de haut ; mais il risquait parfois de les voir plus simples, plus systématiques qu’elles n’étaient réellement” - (fr:1398) [“vedeva le cose d’insieme e dall’alto; ma rischiava talvolta di vederle più semplici, più sistematiche di quanto fossero realmente”].
Nel ritratto emergono anche i limiti legati alla sensibilità artistica. L’Ateniese, “très artiste, très sensible à la beauté des formes”, amava “les conceptions qui lui présentaient une belle image de la réalité”, ma gli mancava “la patience nécessaire aux recherches prudentes et méthodiques” - (fr:1399) [“molto artista, molto sensibile alla bellezza delle forme, amava le concezioni che gli presentavano una bella immagine della realtà, e gli mancava talvolta la pazienza necessaria alle ricerche prudenti e metodiche”]. Le sue stesse qualità intellettuali sono “de celles qui font les grands artistes et qui peuvent égarer quelquefois un politique, par trop de hardiesse spéculative et trop de complaisance pour ses propres idées” - (fr:1400) [“di quelle che formano i grandi artisti e che possono talvolta sviare un uomo politico, per eccesso di audacia speculativa e troppa compiacenza verso le proprie idee”]. Il testo precisa però che questo temperamento “ne péchait jamais par lenteur ou lourdeur d’esprit” - (fr:1400) [“non peccava mai per lentezza o pesantezza d’ingegno”].
Il passo si concentra poi sulla volontà e sul comportamento politico. L’Ateniese ha una volontà “prompte comme son intelligence, et capable de résolutions énergiques” - (fr:1401) [“pronta come la sua intelligenza, e capace di risoluzioni energiche”]; “Il savait se décider et entreprendre” - (fr:1402) [“Sapeva decidere e intraprendere”] ed era “naturellement courageux et ne reculait pas devant un obstacle” - (fr:1403) [“naturalmente coraggioso e non indietreggiava davanti a un ostacolo”]. Può persino mostrare tenacia, ma solo quando “la volonté forte d’un chef énergique s’imposait à lui” - (fr:1404) [“la forte volontà di un capo energico si imponeva a lui”]. Infatti, “sa nature, à vrai dire, était plutôt inconstante et légère” - (fr:1405) [“la sua natura, a dire il vero, era piuttosto incostante e leggera”], perché “Sa volonté était trop dominée par son imagination” - (fr:1406) [“La sua volontà era troppo dominata dalla sua immaginazione”]. Questa immaginazione, “vive et mobile, tantôt lui suggérait de nouveaux desseins, et tantôt grossissait, à ses yeux, l’importance d’une déception momentanée” - (fr:1407) [“viva e mobile, ora gli suggeriva nuovi disegni, ora ingigantiva, ai suoi occhi, l’importanza di una delusione momentanea”].
Da qui il testo fa derivare conseguenze storiche precise per Atene: “des paniques fréquentes, de brusques mouvements d’opinion en sens opposés, des enthousiasmes excessifs et des colères subites, de grands projets suivis de découragements” - (fr:1408) [“frequenti panici, bruschi movimenti d’opinione in sensi opposti, entusiasmi eccessivi e ire improvvise, grandi progetti seguiti da scoraggiamenti”]. Il giudizio conclusivo è netto: “Ce peuple intelligent manquait certainement de sang-froid, par conséquent aussi d’esprit de suite” - (fr:1409) [“Questo popolo intelligente mancava certamente di sangue freddo, e di conseguenza anche di spirito di continuità”]. Quando l’azione viene meno, l’immaginazione offre una compensazione illusoria: “il se consolait de son inaction par de belles paroles et de vaines espérances” - (fr:1410) [“si consolava della sua inazione con belle parole e vane speranze”]. Infine, il ritratto si chiude su una formula che riassume il paradosso ateniese: “Il était capable de faire de grandes choses, mais surtout à la condition de les faire vite” - (fr:1411) [“Era capace di fare grandi cose, ma soprattutto a condizione di farle in fretta”].
Il significato storico del brano risiede nel suo valore di testimonianza storiografica: il testo spiega le vicende della democrazia ateniese attraverso il temperamento collettivo del popolo, incrociando psicologia, cultura e politica. L’Ateniese vi appare come un attore politico geniale ma fragile, la cui creatività intellettuale e immaginativa alimenta insieme le grandi imprese e le improvvise crisi della città.
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13 Lo spirito della democrazia ateniese: virtù fragile, costumi liberi, educazione letteraria
La democrazia ateniese, secondo questa analisi, poggiava su una virtù più istintiva e utilitaristica che disciplinata, su costumi tolleranti e su un’educazione libera, capace di diffondere la cultura ma non di creare una robusta moralità collettiva.
Il brano affronta lo «spirito» della democrazia ateniese a partire dalla condizione della morale. In Grecia, e ad Atene in particolare, “ces deux sortes de disciplines étaient certainement moins fortes qu’elles ne l’ont été à d’autres époques et dans d’autres pays” - (fr:1479) [questi due tipi di discipline erano certamente meno forti che in altre epoche e in altri paesi]. La morale non appariva più come un codice indiscutibile: “La morale, depuis longtemps, ne se présentait plus à l’esprit d’un Grec et d’un Athénien sous forme d’un code de préceptes indiscutés.” - (fr:1480) [La morale, da tempo, non si presentava più allo spirito di un Greco e di un Ateniese come un codice di precetti indiscussi]. L’antico imperativo categorico religioso si era affievolito: “L’impératif catégorique de la vieille morale religieuse, qui n’avait jamais eu lui-même un contenu très riche, s’était fort affaibli” - (fr:1481) [L’imperativo categorico della vecchia morale religiosa, che non aveva mai avuto esso stesso un contenuto molto ricco, si era molto indebolito]. La virtù era ormai intesa come “une manière judicieuse de régler sa vie en vue du bonheur personnel que comme un commandement inviolable” - (fr:1481) [un modo giudizioso di regolare la propria vita in vista della felicità personale piuttosto che come un comandamento inviolabile]; “L’homme vertueux était un sage plutôt qu’un saint.” - (fr:1482) [L’uomo virtuoso era un saggio piuttosto che un santo]. I filosofi greci fondavano la virtù sulla ricerca della felicità, e il popolo traduceva questa dottrina in termini utilitaristici: “le vulgaire avait une invincible tendance à justifier la vertu en se disant que c’était une bonne affaire” - (fr:1484) [il volgo aveva un’invincibile tendenza a giustificare la virtù dicendosi che era un buon affare]. Da qui il tratto centrale: “Le sens de l’utile est si vif chez ce peuple avisé qu’il lui est très difficile d’en séparer la notion de celle même du devoir.” - (fr:1485) [Il senso dell’utile è così vivo in questo popolo accorto che gli è molto difficile separarne la nozione da quella stessa del dovere]; “Le désintéressement absolu lui semble un non-sens.” - (fr:1486) [Il disinteresse assoluto gli sembra un nonsenso].
Il testo definisce l’Ateniese come individualista e patriota. La gloria, “qui agrandit l’individu, lui semble le premier des biens” - (fr:1487) [che ingrandisce l’individuo, gli sembra il primo dei beni], ed egli è “assez intelligent pour comprendre que le bien de l’individu est, dans une certaine mesure, inséparable de celui de la cité” - (fr:1488) [abbastanza intelligente da comprendere che il bene dell’individuo è, in una certa misura, inseparabile da quello della città]. Il patriottismo è perciò “très fort, parce qu’il l’appuie à la fois sur la gloire de la cité et l’intérêt personnel” - (fr:1489) [molto forte, perché lo appoggia insieme sulla gloria della città e sull’interesse personale]. Tuttavia, “l’Athénien reste ce qu’il est toujours, un individualiste irréductible” - (fr:1491) [l’Ateniese resta ciò che è sempre, un individualista irriducibile]. La moralità resta forte “aussi longtemps que l’intérêt de la cité et l’intérêt individuel ne se séparent pas dans son esprit” - (fr:1492) [finché l’interesse della città e l’interesse individuale non si separano nella sua mente], e proprio per questo l’indebolimento della città poteva ridurlo all’egoismo. L’autore non accetta però senza riserve le accuse antiche: “on ne doit pas accepter à la légère les affirmations pessimistes de Polybe” - (fr:1494) [non si devono accettare alla leggera le affermazioni pessimistiche di Polibio], anche se “la source du mal existait déjà” - (fr:1495) [la fonte del male esisteva già].
L’analisi insiste poi sulla «leggerezza» morale ateniese. “La légèreté aimable et un peu sceptique de l’esprit athénien ne prédisposait pas ce peuple aux « haines vigoureuses » que doit donner le vice aux âmes vertueuses.” - (fr:1496) [L’amabile e un po’ scettica leggerezza dello spirito ateniese non predisponeva questo popolo agli «odii vigorosi» che il vizio deve suscitare nelle anime virtuose]. “L’Athénien n’a rien d’un Alceste : il est tout le contraire d’un intransigeant.” - (fr:1497) [L’Ateniese non ha nulla di un Alceste: è tutto il contrario di un intransigente]; “C’est un homme qui comprend tout, comme Philinte, et qui se résigne aux choses parce qu’il les comprend.” - (fr:1498) [È un uomo che comprende tutto, come Filinto, e che si rassegna alle cose perché le comprende]. Quando le cose sono vili, “il trouve à la fois plus commode et plus intelligent d’en rire que de s’en indigner” - (fr:1499) [trova insieme più comodo e più intelligente riderne che indignarsene]. Di qui il rimprovero di Demostene: gli Ateniesi non perseguivano “d’une haine efficace les traîtres avérés, mais d’en sourire plutôt et de s’en accommoder” - (fr:1500) [con un odio efficace i traditori riconosciuti, ma piuttosto ne sorridevano e se ne accomodavano]. L’odio contro il vizio diventava forte solo se accompagnato da “une haine personnelle contre le vicieux” - (fr:1503) [un odio personale contro il vizioso]. Il giudizio resta però sfumato: “Tout cela ne crée pas, évidemment, de l’immoralité proprement dite, mais ce n’est pas là, non plus, une atmosphère particulièrement favorable au développement de la moralité.” - (fr:1504) [Tutto ciò non crea, evidentemente, immoralità vera e propria, ma non è nemmeno un’atmosfera particolarmente favorevole allo sviluppo della moralità]. Si forma così “une sorte de légèreté morale” - (fr:1505) [una sorta di leggerezza morale] che basta alla vita quotidiana in circostanze favorevoli, ma “ne soutient pas les faibles, n’intimide pas les méchants” - (fr:1505) [non sostiene i deboli, non intimidisce i malvagi]. La conclusione è netta: “la vertu athénienne, semble bien avoir été, dans ses racines et dans ses principes, plutôt vacillante” - (fr:1506) [la virtù ateniese sembra essere stata, nelle sue radici e nei suoi principi, piuttosto vacillante], “affaire d’heureux tempérament, de bon sens avisé, de sentiment délicat de la beauté, que forte et vigoureuse discipline morale” - (fr:1507) [faccenda di felice temperamento, di avveduto buon senso, di delicato sentimento della bellezza, più che forte e vigorosa disciplina morale]; “C’est une vertu d’instinct plutôt que de devoir.” - (fr:1508) [È una virtù d’istinto piuttosto che di dovere]. Gli Ateniesi sono “avant tout des Imaginatifs et des artistes, des spéculatifs et des dilettantes, plutôt que des hommes de foi et de conviction profonde” - (fr:1509) [soprattutto immaginativi e artisti, speculativi e dilettanti, piuttosto che uomini di fede e di profonda convinzione].
Alla debolezza del freno interiore non suppliva una disciplina collettiva esterna: “les habitudes générales de la cité ne suppléaient pas à cette faiblesse du ressort moral intérieur par une forte armature extérieure de discipline collective.” - (fr:1510) [le abitudini generali della città non supplivano a questa debolezza della molla morale interiore con una forte impalcatura esteriore di disciplina collettiva]. Tucidide celebrava la libertà della vita ateniese, e “une partie de la beauté d’Athènes vient de là” - (fr:1513) [una parte della bellezza di Atene viene di lì]. Ma, secondo la parola di Platone, “les honnêtes gens, à Athènes, semblaient plus honnêtes qu’ailleurs, parce que rien, sauf leur conscience, ne les forçait d’être vertueux” - (fr:1514) [le persone perbene, ad Atene, sembravano più oneste che altrove, perché nulla, tranne la loro coscienza, le costringeva a essere virtuose]. Questo richiedeva “un rare équilibre de qualités naturelles” - (fr:1516) [un raro equilibrio di qualità naturali], mentre molti approfittavano della libertà: “Aristote parle à maintes reprises du laisser-aller, du relâchement (avecit;) de la vie démocratique, où chacun vise avant tout à faire ce qui lui plaît, où personne n’obéit, où les femmes et les esclaves ne connaissent aucune loi.” - (fr:1517) [Aristotele parla più volte del lasciarsi andare, del rilassamento (ἄνεσις) della vita democratica, dove ciascuno mira soprattutto a fare ciò che gli piace, dove nessuno obbedisce, dove le donne e gli schiavi non conoscono alcuna legge]. Anche la dolcezza dei costumi rischia di scivolare “vers une aimable anarchie” - (fr:1518) [verso una amabile anarchia], e la commedia di Menandro suggerisce che “une sorte d’épicurisme pratique avait dû préparer les voies depuis longtemps aux doctrines du grand théoricien de la morale du plaisir” - (fr:1519) [una sorta di epicureismo pratico aveva dovuto preparare da tempo la strada alle dottrine del grande teorico della morale del piacere].
Il testo tocca anche due aspetti dei costumi che non intende giudicare secondo categorie moderne: “l’indulgence de l’opinion à l’égard des courtisanes et l’amour de la beauté virile” - (fr:1521) [l’indulgenza dell’opinione verso le cortigiane e l’amore della bellezza virile]. L’autore avverte che “on ne doit pas juger ces mœurs selon nos idées modernes” - (fr:1523) [non si devono giudicare questi costumi secondo le nostre idee moderne]. Per le cortigiane, “l’indulgence de l’opinion … repose sur une conception théorique de la morale différente de celle des peuples chrétiens; mais … la pratique fût fort différente de ce qu’elle est dans le monde moderne” - (fr:1524) [l’indulgenza dell’opinione poggia su una concezione teorica della morale diversa da quella dei popoli cristiani; ma non bisognerebbe credere che la pratica fosse molto diversa da quella del mondo moderno]. Quanto all’amore virile, “il serait tout à fait injuste de le confondre avec la honteuse caricature que le monde moderne nous en peut offrir” - (fr:1526) [sarebbe del tutto ingiusto confonderlo con la vergognosa caricatura che il mondo moderno ce ne può offrire]; “il n’était souvent qu’une amitié esthétique et passionnée, où la morale même pouvait trouver place sous la forme des plus nobles vertus viriles ou des sentiments les plus délicats” - (fr:1527) [non era spesso che un’amicizia estetica e appassionata, dove la morale stessa poteva trovare posto sotto forma delle più nobili virtù virili o dei sentimenti più delicati]. Gli Ateniesi erano “gouvernés par la beauté plus que par l’impératif catégorique” - (fr:1528) [governati dalla bellezza più che dall’imperativo categorico], ma non per questo erano dediti a “une sensualité grossière capable d’affaiblir en eux le ressort de l’action noble” - (fr:1528) [una sensualità grossolana capace di indebolire in loro la molla dell’azione nobile].
La seconda parte del brano è dedicata all’educazione. “L’enseignement de la jeunesse, à Athènes, était libre.” - (fr:1534) [L’insegnamento della gioventù, ad Atene, era libero]. “L’État n’avait pas d’école à lui ; il n’enrégimentait pas les enfants, comme à Sparte ; il abandonnait à l’initiative privée le soin de la première éducation.” - (fr:1535) [Lo Stato non aveva una scuola propria; non arruolava i fanciulli, come a Sparta; abbandonava all’iniziativa privata il compito della prima educazione]. Di questo si lamentavano i laconizzanti e i filosofi: “C’est de quoi se plaignent les laconisants, comme Xénophon, et les philosophes, comme Platon et Aristote.” - (fr:1536) [È di questo che si lamentano i laconizzanti, come Senofonte, e i filosofi, come Platone e Aristotele]. I programmi erano regolati dalla tradizione: “on enseignait aux enfants la musique et la gymnastique” - (fr:1538) [s’insegnava ai fanciulli la musica e la ginnastica]. “Sous le nom de musique, on entendait tous les arts qui relèvent des Muses, non seulement le jeu de la cithare et le chant choral, mais aussi la lecture, l’écriture, le calcul élémentaire.” - (fr:1540) [Sotto il nome di musica s’intendevano tutte le arti che dipendono dalle Muse, non solo il suono della cetra e il canto corale, ma anche la lettura, la scrittura, il calcolo elementare]. L’educazione musicale aveva un grande valore morale: il ritmo, per la sua virtù propria, “« rythmisait les âmes », selon l’expression de Platon” - (fr:1544) [«ritmizzava le anime», secondo l’espressione di Platone], abituando all’ordine e all’armonia. Dai poeti si traevano precetti morali: “les morceaux les plus beaux étaient appris par cœur et restaient dans la mémoire du jeune Athénien, comme un viatique et une exhortation durable à bien vivre” - (fr:1546) [i brani più belli erano imparati a memoria e restavano nella memoria del giovane Ateniese come un viatico e una duratura esortazione a vivere bene]. Eschine lo dice esplicitamente: “Si nous apprenons, étant jeunes, les vers des poètes, dit Eschine, c’est pour mettre leurs préceptes en pratique.” - (fr:1547) [Se da giovani impariamo i versi dei poeti, dice Eschine, è per mettere in pratica i loro precetti]. La forma doveva essere bella, ma non era fine a se stessa: “La théorie de l’art pour l’art est étrangère à la Grèce classique : ce sont les cénacles alexandrins qui l’ont inventée.” - (fr:1550) [La teoria dell’arte per l’arte è estranea alla Grecia classica: sono i circoli alessandrini che l’hanno inventata].
Il testo si interroga infine su quanti ricevessero davvero questa educazione. Essa “prenait l’enfant au sortir du gynécée, vers l’âge de six ans, et le conduisait jusqu’à dix-huit ans, l’âge de l’éphébie” - (fr:1553) [prendeva il bambino all’uscita dal gineceo, verso i sei anni, e lo conduceva fino ai diciotto, l’età dell’efebia], ed era insieme “un enseignement primaire et un enseignement secondaire” - (fr:1553) [un insegnamento primario e un insegnamento secondario]. Per le prime tre classi sociali non ci sono dubbi; per i figli dei « thètes » - (fr:1560) [teti] non si può essere altrettanto affermativi. Tuttavia, “l’impression générale qui résulte des textes est que la plupart des Athéniens devaient avoir reçu au moins une part de cette éducation et que les illettrés absolus étaient relativement rares” - (fr:1562) [l’impressione generale che risulta dai testi è che la maggior parte degli Ateniesi dovesse aver ricevuto almeno una parte di questa educazione e che gli analfabeti assoluti fossero relativamente rari]. L’espressione proverbiale “Ne savoir « ni lire ni nager »” - (fr:1563) [Non sapere «né leggere né nuotare»] indicava chi non aveva ricevuto alcuna istruzione, ma “presque tout le monde savait lire et nager” - (fr:1564) [quasi tutti sapevano leggere e nuotare]. L’uomo “qui ne sait pas ses lettres” era “une espèce de monstre dans la société athénienne” - (fr:1566-1567) [una specie di mostro nella società ateniese]. I nemici della democrazia parlavano dell’ignoranza del popolo, ma intendevano “l’absence d’une culture supérieure et vraiment humaine” - (fr:1568) [l’assenza di una cultura superiore e veramente umana], non l’analfabetismo elementare. Lo stesso voto sull’ostracismo, che richiedeva di scrivere il nome del candidato, prova che “la connaissance de l’écriture était supposée par le législateur comme étant très ordinaire chez les Athéniens” - (fr:1570) [la conoscenza della scrittura era presupposta dal legislatore come molto ordinaria presso gli Ateniesi]. Inoltre, “dix mille Athéniens chaque année étaient appelés à des fonctions qui supposaient la connaissance des premiers éléments” - (fr:1572) [diecimila Ateniesi ogni anno erano chiamati a funzioni che presupponevano la conoscenza dei primi elementi]. La conoscenza dei poeti doveva essere diffusa, altrimenti non si spiegherebbero “les innombrables allusions littéraires des comédies d’Aristophane” - (fr:1575) [le innumerevoli allusioni letterarie delle commedie di Aristofane], e “un public absolument illettré n’aurait pu goûter Eschyle, Sophocle, Euripide et les poètes comiques, avec la ferveur que tous les témoignages nous font connaître” - (fr:1578) [un pubblico assolutamente analfabeta non avrebbe potuto apprezzare Eschilo, Sofocle, Euripide e i poeti comici con la fede che tutte le testimonianze ci fanno conoscere].
Storicamente, il brano è una testimonianza storiografica del modo in cui la democrazia ateniese è stata interpretata attraverso la categoria della «virtù», in dialogo con le fonti antiche come Polibio, Tucidide, Platone, Aristotele, Aristofane, Demostene, Isocrate, Eschine e Menandro. Il suo significato non è cronachistico, ma interpretativo: mostra una democrazia fondata non solo su istituzioni, ma su un ethos individualistico e aesthetic, la cui debolezza morale era compensata da un’educazione letteraria e musicale che formava il gusto più che la disciplina del dovere.
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14 L’educazione del cittadino ateniese: religione, arte e spirito civico
La formazione dell’Ateniese non si esaurisce nella scuola: prosegue per tutta la vita e trova nella religione e nell’arte i suoi strumenti principali.
La prima parte del brano si concentra sull’efebia, il servizio biennale in cui entravano i giovani cittadini delle prime tre classi destinati a diventare opliti: “les jeunes citoyens destinés à devenir hoplites, c’est-à-dire ceux des trois premières classes, entraient dans l’éphébie, qui durait deux ans.” - (fr:1606) [i giovani cittadini destinati a diventare opliti, cioè quelli delle prime tre classi, entravano nell’efebia, che durava due anni]. Nato come “un apprentissage du métier militaire” - (fr:1607) [un apprendistato del mestiere militare], l’istituto si apre nel IV secolo alla filosofia e alla retorica: “Au IVe siècle, on voit les études proprement dites, la culture de la philosophie et de la rhétorique, y tenir une place de plus en plus grande.” - (fr:1608) [Nel IV secolo si vedono gli studi veri e propri, la cultura della filosofia e della retorica, prendervi un posto sempre più grande]. Tuttavia il numero degli efebi si restringe, “de sorte que cette culture supérieure garde son caractère aristocratique” - (fr:1609) [cosicché questa cultura superiore conserva il suo carattere aristocratico]. L’insegnamento resta libero e non obbligatorio: molti furono probabilmente allievi di Isocrate, “mais ce n’était pas une obligation” - (fr:1610) [ma non era un obbligo]. Oltre alla tecnica, il giovane riceveva disciplina e “un sentiment plus vif de l’honneur militaire et du devoir patriotique” - (fr:1612) [un sentimento più vivo dell’onore militare e del dovere patriottico]; al suo ingresso nell’efebia prestava un giuramento “d’une belle allure martiale et civique” - (fr:1613) [di bella tempra marziale e civica]. Ma la scuola è solo una parte: “L’éducation qu’on reçoit à l’école et dans la jeunesse n’est qu’une petite partie de l’éducation que tout homme acquiert au cours de sa vie.” - (fr:1616) [L’educazione che si riceve a scuola e in gioventù non è che una piccola parte dell’educazione che ogni uomo acquista nel corso della vita]. Per l’Ateniese essa continuava indefinitamente, “grâce à un ensemble de coutumes et d’institutions” - (fr:1617) [grazie a un insieme di costumi e di istituzioni].
La religione è una di queste istituzioni, ma con un ruolo diverso da quello moderno: “La religion tient une grande place dans la vie de l’Athénien, mais son rôle y est fort différent de celui qu’elle remplit chez les modernes.” - (fr:1619) [La religione tiene un grande posto nella vita dell’Ateniese, ma il suo ruolo vi è molto diverso da quello che svolge presso i moderni]. Mentre il cristianesimo “comporte à la fois des dogmes et une morale : c’est un système solidement lié” - (fr:1620) [comporta insieme dogmi e una morale: è un sistema solidamente legato], la religione greca “ne contient aucun véritable dogme” - (fr:1623) [non contiene alcun vero dogma]. Il dovere religioso essenziale si riduce a credere nella potenza del dio e a offrire sacrifici tradizionali: “Il suffit, pour satisfaire au devoir religieux essentiel, de croire à la puissance du dieu et de lui offrir les sacrifices traditionnels.” - (fr:1624) [Basta, per soddisfare il dovere religioso essenziale, credere alla potenza del dio e offrirgli i sacrifici tradizionali]. Non esiste un libro sacro né un clero che imponga l’interpretazione: “Point de livre sacré, unique, qui conserve, à l’exclusion de tout autre, le dépôt des traditions ; point de clergé qui en maintienne l’intégrité, qui les interprète souverainement et qui en impose le respect, au besoin par la force publique.” - (fr:1626) [Niente libro sacro, unico, che conservi, all’esclusione di ogni altro, il deposito delle tradizioni; niente clero che ne mantenga l’integrità, che le interpreti sovranamente e che ne imponga il rispetto, all’occorrenza con la forza pubblica]. Per questo “L’évolution des croyances n’est enchaînée par rien d’extérieur ni de supérieur à la pensée critique individuelle.” - (fr:1630) [L’evoluzione delle credenze non è incatenata da nulla di esterno né di superiore al pensiero critico individuale]. L’autore ne trae una conseguenza netta: è un errore credere che religione e moralità siano sempre legate, come in una “« équation fondamentale »” - (fr:1634) [«equazione fondamentale»]. La religione è nata “d’un effort de l’humanité pour s’expliquer les forces mystérieuses et redoutables qui l’enveloppaient de toutes parts” - (fr:1636) [da uno sforzo dell’umanità per spiegarsi le forze misteriose e temibili che la circondavano da ogni parte], senza una preoccupazione morale originaria. Nei poemi di Omero ed Esiodo la concezione religiosa è “foncièrement naturaliste et n’a que des rapports indirects avec la morale” - (fr:1640) [fondamentalmente naturalistica e non ha che rapporti indiretti con la morale]. Gli dèi sono “conçus à l’image des rois de la société humaine” - (fr:1642) [concepiti a immagine dei re della società umana], più potenti ma non diversi psicologicamente, spesso capricciosi e crudeli.
Con la nascita delle città libere, però, la morale umana fa un passo avanti: “Ce progrès de la moralité vient de la constitution des cités libres.” - (fr:1652) [Questo progresso della moralità viene dalla costituzione delle città libere]. “L’idée du bien public, celle de la loi considérée comme l’expression de la raison collective, se substituent dans la vie des nations à la vieille conception de la justice royale, arbitraire et souvent capricieuse.” - (fr:1653) [L’idea del bene pubblico, quella della legge considerata come espressione della ragione collettiva, si sostituiscono nella vita delle nazioni alla vecchia concezione della giustizia regale, arbitraria e spesso capricciosa]. Di qui due atteggiamenti: chi, come Senofane e Teognide, rompe con la tradizione; e chi, come Solone, Pindaro, Eschilo ed Erodoto, “corrigent les vieux mythes, en adoucissent ou en effacent les détails choquants” - (fr:1655) [correggono i vecchi miti, ne addolciscono o cancellano i particolari sconcertanti]. Questi ultimi sono “les fondateurs d’une religion nouvelle, greffée sur l’ancienne” - (fr:1660) [i fondatori di una religione nuova, innestata sull’antica], da cui nascerà la “religion littéraire et politique des artistes et des orateurs” - (fr:1661) [religione letteraria e politica degli artisti e degli oratori].
La religione tradizionale, tuttavia, “se compose surtout de rites et de cérémonies” - (fr:1664) [si compone soprattutto di riti e cerimonie], e “elle reste identique à elle-même : elle n’a ni théologie ni morale propre” - (fr:1667) [essa rimane identica a se stessa: non ha né teologia né morale propria]. “Elle ne prêche pas, elle n’instruit pas, elle ne parle pas aux hommes de leur salut.” - (fr:1668) [Essa non predica, non istruisce, non parla agli uomini della loro salvezza]. Nelle concezioni della Nemesi e delle Erinni si scorgono “des vestiges d’une pensée très ancienne où les règles de l’action étaient différentes de l’idéal de justice conçu par une société plus civilisée” - (fr:1671) [vestigia di un pensiero molto antico in cui le regole dell’azione erano diverse dall’ideale di giustizia concepito da una società più civilizzata]. In sintesi: “toute cette vieille religion traditionnelle n’était une règle ni pour la pensée ni pour les mœurs, et la vie religieuse s’y réduisait à la pompe des cérémonies” - (fr:1676) [tutta questa vecchia religione tradizionale non era una regola né per il pensiero né per i costumi, e la vita religiosa si riduceva allo sfarzo delle cerimonie]. Da questa povertà nacquero i misteri del VI secolo: “C’est la pauvreté même de cette vie religieuse, devenue peu à peu insuffisante pour des consciences déjà plus affinées, plus affamées de justice individuelle et d’idéal, qui amena au VIe siècle le développement des mystères.” - (fr:1677) [È la povertà stessa di questa vita religiosa, divenuta a poco a poco insufficiente per coscienze già più raffinate, più affamate di giustizia individuale e di ideale, che portò nel VI secolo allo sviluppo dei misteri]. Lì si trovavano “des affirmations catégoriques sur la vie future, une règle de vie plus ferme, des espérances plus consolantes” - (fr:1678) [affermazioni categoriche sulla vita futura, una regola di vita più ferma, speranze più consolanti], ma questa religione era “encore bien superficielle” - (fr:1681) [ancora ben superficiale]. Il giudizio finale è severo: “Sous aucune de ses formes, même les plus hautes, la religion grecque n’était donc, par elle-même et dans son fond, capable de donner à ses fidèles une éducation vraiment forte.” - (fr:1684) [Sotto nessuna delle sue forme, nemmeno le più alte, la religione greca era quindi, da sé e nel suo fondo, capace di dare ai suoi fedeli un’educazione davvero forte]. Eppure gli Ateniesi erano devoti: “Les Athéniens étaient un peuple dévot.” - (fr:1685) [Gli Ateniesi erano un popolo devoto]; “Nulle part les dieux n’avaient plus de fêtes qu’à Athènes.” - (fr:1686) [In nessun luogo gli dèi avevano più feste che ad Atene]. Ma “on ne voit pourtant pas que leur piété les ait jamais éclairés ou fortifiés” - (fr:1689) [non si vede tuttavia che la loro pietà li abbia mai illuminati o fortificati]. Il merito immenso della religione fu un altro: “ce fut d’offrir à l’art, à tous les arts, des occasions et une matière” - (fr:1692) [fu di offrire all’arte, a tutte le arti, occasioni e materia].
La conclusione culmina nell’arte. “On ne saurait exagérer l’influence de l’art dans l’éducation de l’Athénien.” - (fr:1696) [Non si potrebbe esagerare l’influenza dell’arte nell’educazione dell’Ateniese]. Ad Atene l’arte non è affare di pochi: “il est vraiment la chose de tous” - (fr:1697) [è davvero cosa di tutti]. “Athènes, à cet égard, présente un exemple unique au monde.” - (fr:1698) [Atene, sotto questo aspetto, presenta un esempio unico al mondo]. “A Athènes, tout marche de front.” - (fr:1701) [Ad Atene tutto procede di pari passo]: “En même temps que s’achèvent les propylées et le Parthénon, les statues de Phidias et les peintures de Polygnote, trente mille spectateurs applaudissent les poètes tragiques au théâtre de Dionysos” - (fr:1702) [Mentre si completano i Propilei e il Partenone, le statue di Fidia e i dipinti di Polignoto, trentamila spettatori applaudono i poeti tragici nel teatro di Dioniso]. Questa esperienza pubblica è “la plus belle leçon d’idéalisme raisonnable, de civilisation noblement humaine, qui ait jamais été donnée à l’ensemble d’une nation” - (fr:1708) [la più bella lezione di idealismo ragionevole, di civiltà nobilmente umana, che sia mai stata data all’insieme di una nazione]. Contemplando l’Atena Promachos, la Parthenos o la Lemnia, l’Ateniese vedeva la dea come “la plus haute personnification de l’éternelle raison et de l’éternelle beauté” - (fr:1709) [la più alta personificazione dell’eterna ragione e dell’eterna bellezza]. Una tale immagine “dépassait infiniment et complétait de la manière la plus admirable les médiocres leçons de la religion proprement dite” - (fr:1710) [superava infinitamente e completava nel modo più ammirevole le mediocri lezioni della religione propriamente detta]. Così “C’était vraiment alors, et non dans les vieilles légendes enfantines, qu’il apercevait la grandeur de ses dieux, et ces dieux n’étaient autres que la perfection même de l’humanité.” - (fr:1711) [Era davvero allora, e non nelle vecchie leggende infantili, che egli scorgeva la grandezza dei suoi dèi, e questi dèi non erano altro che la perfezione stessa dell’umanità].
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15 L’arte e il teatro come scuola della democrazia ateniese
La bellezza visibile, la tragedia e la commedia educavano il cittadino ateniese alla moralità, alla riflessione politica e alla grandezza umana.
Il testo presenta Atene come una città in cui la percezione estetica è inseparabile dall’educazione etica e civile. Le forme visibili delle opere d’arte sono descritte come la traduzione sensibile di una bellezza interiore: “La beauté de leurs formes visibles était la traduction d’une beauté morale faite des qualités les plus exquises que l’esprit humain pût concevoir, une ferme raison appuyée sur une force sûre d’elle-même et enveloppée de bonté sereine.” - (fr:1712) [“La bellezza delle loro forme visibili era la traduzione di una bellezza morale composta dalle più squisite qualità che lo spirito umano potesse concepire, una salda ragione appoggiata su una forza sicura di sé e avvolta di serena bontà.”] Questa educazione passava anche attraverso i monumenti: “Les frises du Parthénon lui disaient la noblesse de l’ordre, de la discipline harmonieuse qui associe toutes les volontés dans une œuvre commune.” - (fr:1713) [“I fregi del Partenone gli parlavano della nobiltà dell’ordine, della disciplina armoniosa che associa tutte le volontà in un’opera comune.”] “Les frontons lui chantaient la grandeur des dieux et l’intelligence d’Athéné s’épanouissant au front de Zens.” - (fr:1714) [“I frontoni gli cantavano la grandezza degli dèi e l’intelligenza di Atena che sboccia sulla fronte di Zeus.”] E l’edificio stesso comunicava l’ideale di una forza padrona di sé: “L’édifice lui-même, fleur merveilleuse de force et de grâce, lui prêchait la beauté d’une puissance qui se possède.” - (fr:1715) [“L’edificio stesso, meraviglioso fiore di forza e di grazia, gli predicava la bellezza di una potenza che possiede sé stessa.”]
L’intero spazio pubblico ateniese era popolato di immagini capaci di suggerire gli stessi valori: “Tout un peuple de dieux et de héros, répandu autour des temples et sur les places publiques, lui suggérait des idées analogues.” - (fr:1716) [“Un intero popolo di dèi e di eroi, diffuso attorno ai templi e sulle piazze pubbliche, gli suggeriva idee analoghe.”] A sostegno di questa forza educativa dell’arte, l’autore cita Aristotele: “Aristote, qui n’est pas un enthousiaste, a dit quelque part que, s’il existait une race d’hommes semblable aux images que les sculpteurs ont faites des dieux, tous les hommes aussitôt reconnaîtraient en eux leurs maîtres et s’empresseraient de leur obéir.” - (fr:1717) [“Aristotele, che non è un entusiasta, ha detto da qualche parte che, se esistesse una stirpe di uomini simile alle immagini che gli scultori hanno fatto degli dèi, tutti gli uomini riconoscerebbero subito in loro i propri maestri e si affretterebbero a obbedire loro.”] Il rinvio è ad Aristotele, Politica, I 5, p. 1254 B “La vue de toutes ces images, multipliées à profusion, était pour l’Athénien comme une exhortation incessante à cultiver en lui-même et à respecter chez les autres la perfection de la grandeur humaine.” - (fr:1718) [“La vista di tutte queste immagini, moltiplicate a profusione, era per l’Ateniese come un’esortazione incessante a coltivare in sé stesso e a rispettare negli altri la perfezione della grandezza umana.”]
La tragedia riprendeva questi insegnamenti e ne aggiungeva altri: “La tragédie lui donnait les mêmes leçons, et […] quelques autres encore.” - (fr:1719; fr:1720) [“La tragedia gli dava le stesse lezioni, e qualche altra ancora.”] Il suo linguaggio aveva una bellezza straordinaria pur rivolgendosi a un intero popolo: “Il n’y a rien de plus surprenant que l’extrême beauté du langage dans cette tragédie qui s’adressait à tout un peuple.” - (fr:1721) [“Non c’è nulla di più sorprendente dell’estrema bellezza del linguaggio in questa tragedia che si rivolgeva a tutto un popolo.”] “Ce langage possède une subtilité d’analyse et une force éclatante de synthèse qui défient toute comparaison.” - (fr:1722) [“Questo linguaggio possiede una sottigliezza di analisi e una forza fulgida di sintesi che sfidano ogni paragone.”] “Le style des chœurs, en particulier, abonde en mots merveilleux qui suscitent à la fois une foule d’images et de sentiments.” - (fr:1723) [“Lo stile dei cori, in particolare, abbonda di parole meravigliose che suscitano allo stesso tempo una folla di immagini e di sentimenti.”]
Il testo riconosce però un limite nella piena comprensione: “Est-ce à dire que tout Athénien pût en démêler à l’audition le sens riche et plein?” - (fr:1724) [“Vuol dire forse che ogni Ateniese potesse cogliere all’ascolto il senso ricco e pieno?”] “Non, sans doute: il senlail plus qu’il ne comprenait.” - (fr:1725) [“No, senza dubbio: ne sentiva più di quanto non capisse.”] L’ascoltatore intravedeva la profondità dei poeti: “Il entrevoyait comme dans un éclair l’émotion profonde d’un Eschyle, la pensée subtile et forte d’un Sophocle.” - (fr:1726) [“Intravedeva come in un lampo la profonda emozione di un Eschilo, il pensiero sottile e forte di un Sofocle.”] E anche senza comprendere tutto, l’effetto era educativo: “Mais il suffisait qu’il en eût reçu le choc immédiat pour que son esprit gagnât à cette épreuve un surcroît d’agilité et de pénétration, et pour qu’un noble idéal s’éveillât dans les profondeurs obscures de sa conscience.” - (fr:1727) [“Ma bastava che ne avesse ricevuto l’urto immediato perché il suo spirito guadagnasse da questa prova un supplemento di agilità e di penetrazione, e perché un nobile ideale si destasse nelle oscure profondità della sua coscienza.”]
Gli eroi tragici, inoltre, facevano conoscere la vita umana nelle sue diverse manifestazioni: “Et les héros de la tragédie lui faisaient connaître la vie humaine.” - (fr:1728) [“E gli eroi della tragedia gli facevano conoscere la vita umana.”] “Ils agitaient, chez Eschyle, les grands problèmes de la destinée, dont ils étaient les victimes.” - (fr:1729) [“Essi agitavano, in Eschilo, i grandi problemi del destino, di cui erano vittime.”] “Ils proclamaient, chez Sophocle, la puissance de la volonté, tendue vers une fin généreuse.” - (fr:1730) [“Proclamavano, in Sofocle, la potenza della volontà tesa verso un fine generoso.”] “Ils exprimaient, chez Euripide, toutes les souffrances de la passion, toutes les délicatesses exquises des âmes faibles et douloureuses.” - (fr:1731) [“Esprimevano, in Euripide, tutte le sofferenze della passione, tutte le squisite delicatezze delle anime deboli e dolorose.”] La tragedia aveva anche una funzione di consiglio politico: “Mais ce n’était pas tout encore : les poètes n’oubliaient pas que le privilège de parler à la cité assemblée leur imposait le devoir de lui faire entendre de sages conseils.” - (fr:1732) [“Ma non era ancora tutto: i poeti non dimenticavano che il privilegio di parlare alla città riunita imponeva loro il dovere di farle ascoltare saggi consigli.”] “Les allusions aux choses publiques, soit sous forme directe, soit sous forme allégorique, sont fréquentes dans la tragédie.” - (fr:1733) [“Le allusioni alle cose pubbliche, sia in forma diretta sia in forma allegorica, sono frequenti nella tragedia.”] “Thésée y personnifiait la grandeur bienfaisante d’Athènes.” - (fr:1734) [“Teseo vi personificava la grandezza benefica di Atene.”] Nei testi tragici troviamo temi civili ricorrenti: “Dans une foule de passages, on trouve, avec l’éloge de la liberté, des avertissements en faveur de la modération, le conseil de mépriser les démagogues, l’éloge des hommes d’État sages et justes.” - (fr:1735) [“In una moltitudine di passi si trovano, insieme all’elogio della libertà, ammonimenti a favore della moderazione, il consiglio di disprezzare i demagoghi, l’elogio degli uomini di Stato saggi e giusti.”] “Partout s’exprime le respect de la conscience, l’amour de la justice, le dévouement à la chose publique, la beauté du patriotisme.” - (fr:1736) [“Ovunque si esprimono il rispetto della coscienza, l’amore della giustizia, la devozione alla cosa pubblica, la bellezza del patriottismo.”] Per questo l’autore conclude: “La tragédie est une prédication en même temps qu’une œuvre d’art.” - (fr:1737) [“La tragedia è una predicazione insieme a un’opera d’arte.”]
La commedia del V secolo aveva una funzione diversa ma altrettanto politica: “La comédie du v’ siècle, avec sa fantaisie exubérante et bouffonne, aborde toutes les questions politiques du moment.” - (fr:1738) [“La commedia del V secolo, con la sua fantasia esuberante e buffonesca, affronta tutte le questioni politiche del momento.”] Il suo giudizio era deciso e spesso ingiusto: “Elle les tranche avec une rude gaieté, et souvent avec une injustice flagrante.” - (fr:1739) [“Le risolve con una gaiezza rude, e spesso con una flagrante ingiustizia.”] “Satirique par essence, caricaturale avec délices, elle s’attaque aux hommes autant qu’aux idées, et par là elle n’est pas toujours d’un bon exemple.” - (fr:1740) [“Satirica per essenza, caricaturale con delizia, attacca gli uomini tanto quanto le idee, e per questo non è sempre di buon esempio.”] Ma anche la commedia stimolava il pensiero: “Mais à coup sûr elle fait réfléchir tout autant qu’elle amuse, et l’Athénien, qui venait d’entendre les Achamiens ou la Paix, emportait du théâtre une ample matière à méditations.” - (fr:1741) [“Ma di certo fa riflettere tanto quanto diverte, e l’Ateniese, che aveva appena ascoltato gli Acarnesi o la Pace, portava via dal teatro un’ampia materia di meditazioni.”]
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16 La parola come forza e limite della democrazia ateniese
La democrazia ateniese vive della discussione pubblica, ma l’eccesso di eloquenza produce spettacolo, illusione di efficacia e instabilità emotiva.
Il brano parte da una constatazione di fondo: ad Atene tutto si decideva davanti all’assemblea, e questo dava alla parola un valore sproporzionato. “Toutes les affaires se discutaient en public, devant la foule, et le talent de la parole, indispensable pour se faire écouter d’une assemblée nombreuse, y prenait forcément une valeur quelque peu disproportionnée, au détriment des qualités moins brillantes de réflexion et de sagesse” - (fr:1918) [Tutti gli affari si discutevano in pubblico, davanti alla folla, e il talento della parola, indispensabile per farsi ascoltare da un’assemblea numerosa, vi assumeva per forza un valore alquanto sproporzionato, a scapito delle qualità meno brillanti della riflessione e della saggezza]. Il popolo stesso percepiva il rischio: “Il est vrai que le peuple s’en rendait compte et qu’il se méfiait parfois de l’habileté des orateurs” - (fr:1919) [È vero che il popolo se ne rendeva conto e che talvolta diffidava dell’abilità degli oratori].
L’esempio di Antifonte mostra quanto fosse ambivalente il rapporto tra popolo e oratori: “Thucydide rapporte qu’Antiphon, le premier orateur de son temps, montait rarement à la tribune, parce que le peuple redoutait le prestige de son éloquence” - (fr:1920) [Tucidide riferisce che Antifonte, il primo oratore del suo tempo, saliva raramente alla tribuna, perché il popolo temeva il prestigio della sua eloquenza]. Ma il sospetto aveva anche ragioni politiche: “c’était un ennemi déterminé de la démocratie” - (fr:1921) [era un nemico deciso della democrazia]. Dalla metà del V secolo, tuttavia, “tous les hommes d’État athéniens, surtout depuis le milieu du Ve siècle, sont des orateurs d’une grande puissance de parole” - (fr:1923) [tutti gli uomini di Stato ateniesi, soprattutto dalla metà del V secolo, sono oratori di grande potenza di parola]. La voce e la gestualità potevano essere decisive: “La voix tonnante de Cléon, son action véhémente à la tribune, étaient d’importants facteurs de son succès” - (fr:1926) [La voce tonante di Cleone, la sua azione veemente alla tribuna, erano importanti fattori del suo successo].
La competizione oratoria diventava facilmente spettacolo. “Démosthène ne cesse de mettre en garde les Athéniens contre la voix mélodieuse d’Eschine, et celui-ci, à son tour, avertit le peuple de ne pas se laisser prendre aux cris et aux serments de Démosthène, non plus qu’à ses phrases trop bien faites et à ses arguments captieux” - (fr:1927) [Demostene non smette di mettere in guardia gli Ateniesi contro la voce melodiosa di Eschine, e quest’ultimo, a sua volta, avverte il popolo di non lasciarsi prendere dalle grida e dai giuramenti di Demostene, né dalle sue frasi troppo ben fatte e dai suoi argomenti capziosi]. Perciò “Ces luttes de parole, devant un peuple foncièrement artiste, tournaient forcément au spectacle oratoire” - (fr:1928) [Queste lotte di parola, davanti a un popolo fondamentalmente artista, si trasformavano per forza in spettacolo oratorio]. Lo stesso Demostene invitava a giudicare non l’eloquenza ma la sostanza: “il ne s’agit pas de juger l’éloquence des orateurs, mais la justesse de leurs vues pour le salut de la patrie” - (fr:1929) [non si tratta di giudicare l’eloquenza degli oratori, ma la giustezza delle loro vedute per la salvezza della patria]. E già il Cleone di Tucidide aveva messo in guardia contro la tendenza a vedere nel dibattito “une joute sophistique d’esprit et d’éloquence” - (fr:1930) [una gara sofistica di spirito e di eloquenza].
Queste gare non erano innocue: “Il y avait souvent un véritable drame dans ces joutes oratoires, où les orateurs s’engageaient de toute leur personne pour un enjeu qui pouvait être tragique” - (fr:1932) [Spesso c’era un vero dramma in queste gare oratorie, in cui gli oratori si impegnavano con tutta la loro persona per una posta che poteva essere tragica]. “Il s’agissait parfois de leur fortune et même de leur existence” - (fr:1933) [A volte si trattava della loro fortuna e persino della loro esistenza]. In questo clima, “le fond de la question risquait de disparaître ou de se voiler aux yeux du peuple, devant l’âpreté pathétique de ces luttes ardentes où les idées n’étaient pas seules en conflit” - (fr:1934) [il fondo della questione rischiava di scomparire o di velarsi agli occhi del popolo, di fronte all’asprezza patetica di queste lotte ardenti in cui non erano solo le idee a essere in conflitto], perché “l’individualisme incoercible de l’esprit athénien introduisait un élément dangereux de rivalité personnelle et de haine” - (fr:1936) [l’individualismo incoercibile dello spirito ateniese introduceva un elemento pericoloso di rivalità personale e di odio]. Il pubblico stesso entrava nel gioco: “Eux-mêmes entraient dans le jeu, et c’était souvent leur passion qui décidait” - (fr:1938) [Essi stessi entravano nel gioco, e spesso era la loro passione a decidere].
Un secondo effetto dell’abuso della parola era l’illusione dell’efficacia. “Un autre inconvénient de cet abus de la parole était de faire illusion parfois sur l’efficacité de son action” - (fr:1939) [Un altro inconveniente di questo abuso della parola era di illudere talvolta sull’efficacia della propria azione]. “Chaque discussion aboutissait à un décret” - (fr:1940) [Ogni discussione sfociava in un decreto], ma “l’ardeur qui se dépensait autour de la tribune tombait parfois après la séance” - (fr:1943) [l’ardore che si spendeva attorno alla tribuna a volte cadeva dopo la seduta]. “Il semblait que le vote d’un décret terminât tout” - (fr:1944) [Sembrava che il voto di un decreto concludesse tutto]: dopo la disputa appassionata, “le drame était achevé, et l’on n’avait plus la force de s’intéresser à ce qui se passait après la chute du rideau” - (fr:1945) [il dramma era finito, e non si aveva più la forza di interessarsi a ciò che accadeva dopo la caduta del sipario]. Demostene insiste su questo punto: “Il parle de ces envois de renforts qu’on décrète, et qui n’existent que sur le papier” - (fr:1947) [Parla di questi invii di rinforzi che si decretano e che esistono solo sulla carta]. Occorrerebbero invece “des actes, qu’on leur voit faire trop rarement” - (fr:1948) [atti, che si vedono loro fare troppo di rado], e “quelques mesures modestes, mais réellement exécutées” - (fr:1949) [qualche misura modesta, ma realmente eseguita]. Il giudizio conclusivo è netto: “à force de parler, on oublie d’agir” - (fr:1950) [a forza di parlare, si dimentica di agire]. “La frivolité, la légèreté politique si souvent reprochées à la démocratie athénienne ont certainement leur source, pour une forte part, dans l’abus de la parole” - (fr:1951) [La frivolità, la leggerezza politica così spesso rimproverate alla democrazia ateniese hanno certamente la loro fonte, in gran parte, nell’abuso della parola].
A ciò si lega una eccessiva nervosità collettiva. “On n’abuse pas impunément des émotions trop fortes” - (fr:1953) [Non si abusa impunemente di emozioni troppo forti]. “Chez ce peuple de politiciens artistes, il était inévitable que la mobilité naturelle de l’imagination, excitée encore par le contact de tous dans des assemblées tumultueuses, s’exagérât parfois en impulsions désordonnées” - (fr:1954) [In questo popolo di politici artisti, era inevitabile che la mobilità naturale dell’immaginazione, eccitata ancora dal contatto di tutti in assemblee tumultuose, si esagerasse talvolta in impulsi disordinati]. Tuttavia il brano riconosce al popolo ateniese coraggio e capacità di recupero nei pericoli estremi: “Dans les dangers extrêmes, il était capable de se ressaisir” - (fr:1957) [Nei pericoli estremi, era capace di riprendersi]. “Lorsque les Perses brûlèrent Athènes, le peuple, au lieu de se soumettre, monta sur ses vaisseaux et combattit à Salamine” - (fr:1958) [Quando i Persiani bruciarono Atene, il popolo, invece di sottomettersi, salì sulle sue navi e combatté a Salamina]; “Après Chéronée, l’Assemblée vota une couronne d’or à Démosthène” - (fr:1959) [Dopo Cheronea, l’Assemblea votò una corona d’oro a Demostene]. Ma in circostanze meno gravi il popolo “perdait la tête” - (fr:1960) [perdeva la testa], e si esaltava senza ragione: “vainqueur à Sphactérie, il refusa la paix à Lacédémone; sur un bruit vague que Philippe est mort ou blessé, il s’abandonne à une joie délirante” - (fr:1961) [vincitore a Sfacteria, rifiutò la pace a Sparta; su un vago rumore che Filippo fosse morto o ferito, si abbandona a una gioia delirante]. Si ritrova così “le même défaut d’équilibre” - (fr:1962) [lo stesso difetto di equilibrio], fatto di speranze senza limiti, scoramenti eccessivi, crudeltà seguite da rimorsi, credulità e sospetti.
L’ultimo difetto è legato alla condizione stessa di popolo sovrano: “Un autre défaut plus grave, chez ce peuple souverain, maître absolu de ses affaires, fut de se laisser aller peu à peu aux vices qui sont l’effet ordinaire de la toute-puissance” - (fr:1963) [Un altro difetto più grave, in questo popolo sovrano, padrone assoluto dei propri affari, fu di lasciarsi andare a poco a poco ai vizi che sono l’effetto ordinario dell’onnipotenza]. La vecchia morale greca conosceva bene questa legge: “Hybris engendre Koros, qui à son tour engendre Até, la calamité divine et vengeresse” - (fr:1964) [Hybris genera Koros, che a sua volta genera Ate, la calamità divina e vendicatrice]. Il popolo non poteva sfuggirvi: “Comme tous les puissants, il s’admira lui-même” - (fr:1966) [Come tutti i potenti, ammirava se stesso], e “Tous ses hommes d’Etat lui disaient sa force et sa gloire” - (fr:1967) [Tutti i suoi uomini di Stato gli dicevano la sua forza e la sua gloria].
Il passo, tratto da un trattato sulle democrazie antiche, ha il valore di una testimonianza storiografica: non è una cronaca, ma un’interpretazione che usa fonti antiche come Tucidide e Demostene, richiamate esplicitamente in “Thuc, VIII, 68, 1” - (fr:1926) [Tucidide, VIII, 68, 1] e “Thucydide, III, 37, 4-5” - (fr:1935) [Tucidide, III, 37, 4-5], per spiegare i limiti interni della democrazia ateniese: la spettacolarizzazione della parola, lo scarto tra deliberazione e azione, l’instabilità emotiva e l’orgoglio della potenza.
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17 L’eloquenza ateniese: una scuola di moralità pubblica
La retorica politica ateniese fu una sorta di istituzione morale: anche quando gli oratori erano personalmente indegni, il discorso pubblico manteneva un livello etico elevato.
Gli oratori ateniesi appartenevano per lo più ai ceti medi, con origini talvolta molto modeste, ma possedevano ambizione, energia, intelligenza e una parola efficace: “C’étaient, pour la plupart, des hommes de condition moyenne, parfois de naissance très modeste, qui avaient de l’ambition, de l’énergie, de l’intelligence, un don de parole inné ou acquis, une voix capable de s’imposer à l’Assemblée du peuple” - (fr:2082) [Erano, per la maggior parte, uomini di condizione media, talvolta di nascita molto modesta, che avevano ambizione, energia, intelligenza, un dono della parola innato o acquisito, una voce capace di imporsi all’Assemblea del popolo]. Erano numerosi e di ogni tipo: “d’honnêtes et de malhonnêtes, de supérieurs et de médiocres, de considérés et de méprisés” - (fr:2083) [onesti e disonesti, superiori e mediocri, rispettati e disprezzati]. La loro moralità pubblica e privata era generalmente sospetta, e i rischi stessi della professione spiegavano la facilità con cui tali sospetti venivano accolti: “un orateur n’était jamais sûr du lendemain, et les hommes peu scrupuleux devaient chercher à tirer du succès immédiat tout le profit possible” - (fr:2085) [un oratore non era mai sicuro del domani, e gli uomini poco scrupolosi dovevano cercare di trarre dal successo immediato tutto il profitto possibile].
Il testo però mette in guardia dalle generalizzazioni: “les hommes qui détiennent un grand pouvoir sont aisément soupçonnés d’en abuser” - (fr:2086) [gli uomini che detengono un grande potere sono facilmente sospettati di abusarne]. Le tentazioni erano numerose, ma da questo non deriva che l’influenza degli oratori fosse negativa: “il ne s’ensuit pas que, d’une manière absolue, l’influence des orateurs fût mauvaise ni que leurs conseils fussent pernicieux” - (fr:2088) [non ne segue che, in modo assoluto, l’influenza degli oratori fosse cattiva né che i loro consigli fossero perniciosi].
Il primo elemento da notare è la nobiltà delle idee espresse nei discorsi. Anche un probabile traditore come Eschine parla come se non lo fosse: “Il est possible qu’Eschine fût un traître; mais il est certain qu’il parle toujours comme s’il ne l’était pas” - (fr:2090) [È possibile che Eschine fosse un traditore; ma è certo che parla sempre come se non lo fosse]. Il rispetto della legge, l’amore della patria e l’elogio delle virtù pubbliche e private costituiscono il fondo comune dell’eloquenza ateniese: “Le respect de la loi, l’amour de la patrie, l’éloge des vertus publiques et privées sont le fonds commun de toute l’éloquence athénienne, sans exception” - (fr:2091) [Il rispetto della legge, l’amore della patria, l’elogio delle virtù pubbliche e private sono il fondo comune di tutta l’eloquenza ateniese, senza eccezione]. Persino Demade, il cinico, doveva riservare i suoi discorsi audaci alle conversazioni private, perché la folla non li avrebbe tollerati: “la foule ne les aurait pas soufferts” - (fr:2092) [la folla non li avrebbe sopportati]. L’autore richiama qui l’osservazione di Aristotele secondo cui “il y a une moralité collective de la foule […] qui est supérieure à la moralité de beaucoup de ceux qui la composent” - (fr:2093) [c’è una moralità collettiva della folla, superiore alla moralità di molti di coloro che la compongono]. Atene aveva una consuetudine troppo lunga con la libertà per tollerare massime diverse da quelle del proprio idealismo: “Athènes, en particulier, avait une trop longue habitude de la liberté pour souffrir d’autres maximes que celles dont s’était nourri son idéalisme pendant deux siècles d’une vie féconde et glorieuse” - (fr:2094) [Atene, in particolare, aveva una consuetudine troppo lunga con la libertà per tollerare massime diverse da quelle di cui si era nutrito il suo idealismo durante due secoli di vita feconda e gloriosa]. Così l’eloquenza divenne per Atene “une sorte de prédication morale, même quand le prédicateur était indigne” - (fr:2095) [una sorta di predicazione morale, anche quando il predicatore era indegno].
Nei veri uomini di Stato questa predicazione acquistava forza e precisione straordinarie: “Dans la bouche des vrais hommes d’État, d’ailleurs, cette prédication prenait une force et une précision merveilleuses” - (fr:2096) [Nella bocca dei veri uomini di Stato, del resto, questa predicazione prendeva una forza e una precisione meravigliose]. Il modello supremo è Demostene: “A cet égard, l’éloquence de Démosthène est incomparable” - (fr:2097) [A questo riguardo, l’eloquenza di Demostene è incomparabile]. Egli definisce il vero oratore come “le conseiller du peuple” (σύμβουλος τοῦ δήμου) e ne traccia il dovere di franchezza assoluta, di studio sincero dei fatti, di riflessione intelligente e di coraggiosa responsabilità: “on sent, dans toutes ses paroles la chaleur d’une âme vigoureuse et saine” - (fr:2098) [si sente in tutte le sue parole il calore di un’anima vigorosa e sana]. Nei suoi discorsi, Demostene si espone senza riserve: “et surtout, il se met tout entier dans son œuvre, sans crainte des risques à courir, toujours au plus fort du péril, avec un fier sentiment de sa responsabilité et un dédain sublime des conséquences” - (fr:2099) [e soprattutto si mette tutto intero nella sua opera, senza timore dei rischi da correre, sempre nel punto più forte del pericolo, con un fiero sentimento della propria responsabilità e un sublime disprezzo delle conseguenze]. Di qui l’onore di Atene, “d’avoir été digne d’entendre une éloquence pareille, qui est comme le bréviaire de l’homme d’État” - (fr:2100) [di essere stata degna di ascoltare un’eloquenza simile, che è come il breviario dell’uomo di Stato]. Se, come diceva Bossuet dopo Cicerone, sono gli ascoltatori a fare gli oratori, allora “jamais témoignage plus éclatant ne fut rendu à la noblesse d’un auditoire” - (fr:2101) [mai fu resa una testimonianza più splendida alla nobiltà di un uditorio]. Questo, ripete l’autore, è il fondo stesso dell’eloquenza attica: ogni oratore traeva dalla costituzione liberale di Atene e dalla sua storia tutto l’insegnamento civico e morale possibile: “il n’y a pas un orateur athénien qui n’ait pris à tâche, chacun selon sa nature et son talent, de dégager de la constitution libérale d’Athènes et des faits de son histoire toute la somme d’enseignement civique et de haute culture morale qu’on en peut tirer” - (fr:2103) [non c’è oratore ateniese che non abbia assunto il compito, ciascuno secondo la sua natura e il suo talento, di ricavare dalla costituzione liberale di Atene e dai fatti della sua storia tutta la somma di insegnamento civico e di alta cultura morale che se ne può trarre]. E mai si è tenuto a un popolo un linguaggio più nobile: “Quels que fussent les vices personnels de certains orateurs, jamais on n’a tenu à un peuple un plus noble langage sur les vérités essentielles qui sont l’armature nécessaire de toute société civilisée” - (fr:2104) [Qualunque fossero i vizi personali di alcuni oratori, mai si è tenuto a un popolo un linguaggio più nobile sulle verità essenziali che sono l’armatura necessaria di ogni società civilizzata].
Resta la questione del valore individuale degli oratori. Gli antichi hanno detto molto male della loro vita privata, e gli stessi oratori si criticavano a vicenda: “Sur la vie privée des orateurs, les anciens ont beaucoup médit, et eux-mêmes ne se font pas faute de se critiquer les uns les autres” - (fr:2106) [Sulla vita privata degli oratori, gli antichi hanno detto molto male, e loro stessi non si astengono dal criticarsi a vicenda]. Sarebbe puerile fermarsi su queste maldicenze: “il serait nécessaire, étant donnée la violence des disputes, de soumettre ces médisances à une sévère critique” - (fr:2108) [data la violenza delle dispute, sarebbe necessario sottoporre queste maldicenze a una severa critica]. Inoltre, questi uomini ardenti e artisti non erano tutti morigerati come i filosofi: “on admettra sans peine que ces hommes ardents et artistes ne fussent pas tous aussi réglés dans leurs mœurs que des philosophes” - (fr:2110) [si ammetterà senza difficoltà che questi uomini ardenti e artisti non fossero tutti così regolati nei costumi come i filosofi]. Soprattutto, le virtù familiari non garantiscono la probità politica: “Eschine paraît avoir été un bon fils, un frère dévoué, et cependant il est plus que probable qu’il a été le complice à demi-conscient de Philippe” - (fr:2111) [Eschine sembra essere stato un buon figlio, un fratello devoto, e tuttavia è più che probabile che sia stato il complice semi-consapevole di Filippo].
La cosa decisiva è perciò la moralità politica: “la chose capitale pour juger leur rôle dans la cité” - (fr:2112) [la cosa capitale per giudicare il loro ruolo nella città]. Che vi fossero demagoghi, sicofanti e venduti è evidente, ma “en toute matière humaine, il y a un déchet inévitable” - (fr:2115) [in ogni materia umana c’è una scoria inevitabile]. Questo male non è peculiare della democrazia ateniese: “il serait naïf et injuste de s’en étonner” - (fr:2116) [sarebbe ingenuo e ingiusto stupirsene]. Quel che conta è la media di coloro che l’opinione pubblica accettava come onesti: “Ce qu’il convient d’examiner, c’est la moyenne de ceux qui passaient pour honnêtes, et que l’opinion publique acceptait pour tels” - (fr:2117) [Quel che conviene esaminare è la media di coloro che passavano per onesti, e che l’opinione pubblica accettava come tali]. Il brano testimonia così una lettura storica della democrazia ateniese attenta alla funzione pubblica della retorica: la grandezza civile del discorso può sopravvivere ai limiti morali di chi lo pronuncia.
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18 La ricchezza degli oratori ateniesi: tra logografia, corruzione e tolleranza morale
Dalla logografia come mestiere onesto alla corruzione tollerata: la morale politica ateniese tra legge, interesse pubblico e arricchimento personale.
Il trattato affronta un secondo motivo di condanna degli oratori ateniesi: “L’autre reproche qu’on peut adresser aux orateurs athéniens n’est pas moins fâcheux” - (fr:2140) [L’altro rimprovero che si può rivolgere agli oratori ateniesi non è meno spiacevole]. Il paradosso è immediato: “Beaucoup arrivaient pauvres aux affaires; or, la plupart vivaient largement et dépensaient sans compter” - (fr:2141) [Molti arrivavano poveri alle cariche pubbliche; eppure la maggior parte viveva lautamente e spendeva senza contare]. Da cui la domanda: “D’où venait cette fortune?” - (fr:2142) [Da dove veniva questa fortuna?].
La risposta distingue i più onesti: “Quelques-uns, les plus honnêtes, faisaient le métier de logographes, c’està-dire qu’ils plaidaient pour les particuliers” - (fr:2143) [Alcuni, i più onesti, facevano il mestiere di logografi, cioè patrocinavano cause per i privati]. Era il caso di Demostene: “C’était le cas de Démoslhène” - (fr:2144) [Era il caso di Demostene]. Tuttavia, “Chose curieuse, Eschine lui en fait un reproche” - (fr:2145) [Cosa curiosa, Eschine gliene fa un rimprovero], benché quella fosse “à peu près la seule manière de gagner honnêtement sa vie” - (fr:2146) [pressappoco l’unico modo per un oratore povero di guadagnarsi onestamente da vivere]. Eschine, spinto dalla calunnia, cerca di sfruttare contro l’avversario “la défiance instinctive que pouvait inspirer à la foule une habileté trop grande à faire triompher toute cause, bonne ou mauvaise” - (fr:2147) [la diffidenza istintiva che l’abilità troppo grande nel far trionfare qualunque causa, buona o cattiva, poteva ispirare alla folla].
La domanda successiva è netta: “En dehors du métier de logographe, que restait-il à l’orateur qui lui permît de s’enrichir?” - (fr:2148) [Fuori dal mestiere di logografo, che cosa restava all’oratore che gli permettesse di arricchirsi?]. Sul piano formale, “La loi défendait aux orateurs comme aux stratèges et aux autres magistrats, de tirer profit de leur rôle public” - (fr:2149) [La legge vietava agli oratori, come agli strateghi e agli altri magistrati, di trarre profitto dal loro ruolo pubblico]. È Iperide a informarcene: “C’est Hypéride qui nous l’apprend” - (fr:2150) [È Iperide che ce lo insegna]. Ma la pratica era diversa: “il n’était pas rare, au iv* siècle du moins, que des stratèges s’enrichissent à la guerre, que des magistrats se fissent payer certaines faveurs, et que des orateurs surtout gagnassent de grosses sommes par leur éloquence” - (fr:2151) [almeno nel IV secolo non era raro che strateghi si arricchissero in guerra, che magistrati si facessero pagare certi favori, e che soprattutto oratori guadagnassero grosse somme con la loro eloquenza]. Le testimonianze sono abbondanti: già “au V* siècle, l’auteur inconnu du petit traité de la République athénienne disait qu’avec de l’argent on pouvait obtenir bien des choses dans l’assemblée du peuple et devant les juges” - (fr:2153) [nel V secolo, l’autore sconosciuto del piccolo trattato sulla Repubblica ateniese diceva che con il denaro si potevano ottenere molte cose nell’assemblea del popolo e davanti ai giudici]. Gli strateghi del IV secolo, secondo Demostene, “font souvent campagne pour leur propre compte et pillent des villes, afin de nourrir leurs troupes et de remplir leurs poches” - (fr:2154) [fanno spesso campagne per conto proprio e saccheggiano città, per nutrire le truppe e riempirsi le tasche]. Isocrate, dal canto suo, denuncia “l’avidité de ces politiciens qui, n’ayant pas de patrimoine, prennent l’habitude de vivre sur le commun, au détriment du bien public” - (fr:2155) [l’avidità di questi politici che, non avendo patrimonio, prendono l’abitudine di vivere a spese della collettività, a danno del bene pubblico].
La chiave della tolleranza è spiegata ancora da Iperide: “la loi, sans doute, condamnait les profits de ce genre; mais l’opinion, moins sévère, les tolérait, à la condition qu’ils ne fussent pas en opposition directe avec l’intérêt de la cité” - (fr:2156) [la legge, senza dubbio, condannava guadagni di questo genere; ma l’opinione, meno severa, li tollerava, a condizione che non fossero in diretto contrasto con l’interesse della città]. In pratica, “on admettait qu’un orateur se fit payer ses services, même en matière politique, à la façon d’un avocat, pourvu qu’il ne nuisît pas sciemment à la cité” - (fr:2157) [si ammetteva che un oratore si facesse pagare i propri servizi, anche in materia politica, come un avvocato, purché non nuocesse consapevolmente alla città]. L’affare di Arpalo lo illustra bene: “Ce qu’Hypéride reproche à Démosthène, dans l’affaire d’Harpale, ce n’est pas précisément d’avoir prélevé de l’argent sur le trésor de cet intendant infidèle à Alexandre : mais c’est de l’avoir fait au risque de mettre Athènes par là dans une situation fâcheuse devant Alexandre” - (fr:2158) [Ciò che Iperide rimprovera a Demostene, nell’affare di Arpalo, non è precisamente di aver prelevato denaro dal tesoro di quell’amministratore infedele di Alessandro, ma di averlo fatto col rischio di mettere Atene, per questo, in una situazione spiacevole davanti ad Alessandro]. Perciò “un orateur, par conséquent, qui plaidait devant le peuple en faveur de telle ou telle alliance pouvait presque honnêtement, sinon légalement, se faire payer son discours par la cité intéressée, s’il ne devait en résulter aucun inconvénient pour Athènes” - (fr:2159) [un oratore che perorava davanti al popolo a favore di questa o quella alleanza poteva quasi onestamente, se non legalmente, farsi pagare il discorso dalla città interessata, purché non ne derivasse alcun danno ad Atene]. Da qui il giudizio severo: “On voit combien cette morale était scabreuse, et comme il était facile à un orateur peu scrupuleux de s’en autoriser pour recevoir de l’argent de Philippe” - (fr:2160) [Si vede quanto scabrosa fosse questa morale, e come fosse facile per un oratore poco scrupoloso valersene per ricevere denaro da Filippo].
Il passo segnala anche un contrasto di valutazione tra antico e moderno: “Hypéride fait honneur au peuple de son indulgence tolérante en ces matières : nous serions plus tentés d’y voir une dangereuse faiblesse et une forte dose de scepticisme moral” - (fr:2161) [Iperide dà merito al popolo per la sua indulgente tolleranza in queste materie; noi saremmo più tentati di vedervi una pericolosa debolezza e una forte dose di scetticismo morale]. L’autore osserva inoltre che fenomeni simili non mancano in altri tempi: “Ce n’est pas qu’on n’ait vu, en d’autres temps, des généraux s’enrichir par la guerre, des magistrats recevoir des épices, des candidats corrompre des électeurs” - (fr:2162) [Non è che in altri tempi non si siano visti generali arricchirsi con la guerra, magistrati ricevere gratifiche, candidati corrompere elettori], e aggiunge i giornali come “des journaux (les orateurs d’aujourd’hui)” - (fr:2162) [i giornali (gli oratori di oggi)]. Se da un lato “il y aurait donc du pharisaïsme à s’étonner, et de l’injustice à jeter la première pierre aux Athéniens” - (fr:2163) [ci sarebbe del fariseismo nello stupirsi, e dell’ingiustizia nel gettare la prima pietra contro gli Ateniesi], dall’altro resta il fatto che “c’est tant pis pour eux et pour la cité qui tolérait ces manières d’agir” - (fr:2164) [tanto peggio per loro e per la città che tollerava questi modi di agire]. La conclusione è eticamente netta: “Mieux valait, quoi qu’en pense Eschine, faire honnêtement le métier de logographe que de recevoir des cadeaux de Philippe, même à bonne intention” - (fr:2165) [Meglio valeva, qualunque cosa ne pensi Eschine, fare onestamente il mestiere di logografo che ricevere doni da Filippo, anche con buona intenzione].
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19 La democrazia ateniese e l’oligarchia: da Solone all’amnistia del 403
La storia politica di Atene è presentata come il confronto tra una democrazia moderata e un’oligarchia che diventa eversiva soltanto nelle grandi catastrofi.
Il titolo del paragrafo indica subito il tema: “§1.— LA DÉMOCRATIE ET L’OLIGARCHIE.” - (fr:2198) [La democrazia e l’oligarchia]. Il punto di partenza è la questione sollevata da Solone: “Le problème urgent qui s’était posé au temps de Solon, avait été d’affranchir le peuple de l’oppression à la fois politique et économique d’une aristocratie toute puissante” - (fr:2199) [Il problema urgente che si era posto al tempo di Solone era stato di affrancare il popolo dall’oppressione insieme politica ed economica di un’aristocrazia onnipotente]. Solone “avait résolu le problème en principe et tracé le modèle de la Constitution qui devait normalement régler les relations des Athéniens entre eux” - (fr:2200) [aveva risolto il problema in linea di principio e tracciato il modello della Costituzione che doveva normalmente regolare i rapporti tra gli Ateniesi]. Tuttavia “les temps n’étaient pas mûrs pour l’application régulière de cette Constitution” - (fr:2201) [i tempi non erano maturi per l’applicazione regolare di questa Costituzione].
I nuovi disordini interni “aboutissent presque aussitôt à la tyrannie de Pisistrate” - (fr:2202) [conducono quasi subito alla tirannide di Pisistrato], ma l’autore avverte di non farne un rimprovero alla democrazia soloniana, “qui n’existait qu’en théorie” - (fr:2203) [che esisteva solo in teoria]. La tirannide di Pisistrato, pur non essendo democratica, preparò la democrazia “en déshabituant les Eupalrides d’être les maîtres et en fortifiant la classe moyenne par le développement du commerce et de l’agriculture” - (fr:2204) [svezzando gli Eupalridi dall’essere i padroni e rafforzando il ceto medio con lo sviluppo del commercio e dell’agricoltura]. Caduti i Pisistratidi, “les réformes franchement démocratiques de Clisthène étaient devenues possibles” - (fr:2205) [le riforme francamente democratiche di Clistene erano diventate possibili], e solo allora comincia il governo della democrazia.
Il primo problema della politica interna fu “de prévenir de nouvelles révolutions, soit de la part de l’aristocratie, soit de la part de quelque nouveau Pisistrate” - (fr:2206) [prevenire nuove rivoluzioni, sia da parte dell’aristocrazia, sia da parte di qualche nuovo Pisistrato], perché “l’aristocratie, en effet, n’avait pas désarmé” - (fr:2207) [l’aristocrazia, in effetti, non aveva deposto le armi]. La guerra persiana produsse un momentaneo ravvicinamento: “Le grand ébranlement des guerres médiques rapprocha les cœurs dans un sentiment patriotique commun, malgré quelques défections ; mais, aussitôt après Salamine, la vie intérieure de la cité reprit son cours” - (fr:2208) [Il grande sconvolgimento delle guerre persiane avvicinò gli animi in un comune sentimento patriottico, malgrado alcune defezioni; ma subito dopo Salamina la vita interna della città riprese il suo corso].
La lotta tra partiti, per quanto nota solo in modo sommario, “fait honneur en somme à l’un et à l’autre” - (fr:2209) [fa onore, in complesso, all’uno e all’altro]. Pur ammettendo “plus d’une manœuvre médiocrement édifiante ou même quelques violences de détail” - (fr:2210) [più di una manovra poco edificante o anche qualche violenza di dettaglio], ciò che merita lode è che “ni l’objet de la lutte, ni l’allure générale du conflit ne sont révolutionnaires” - (fr:2211) [né l’oggetto della lotta, né l’andamento generale del conflitto sono rivoluzionari]. In questa fase lo scopo della democrazia è “réduire la puissance de l’Aréopage au profit de l’Assemblée et des tribunaux” - (fr:2212) [ridurre la potenza dell’Areopago a favore dell’Assemblea e dei tribunali]. L’aristocrazia, guidata da “Cimon, le vainqueur de Mycale”, svolge il ruolo di partito conservatore (fr:2213), mentre la democrazia, “dirigée successivement par Thémistocle et par Périclès”, segue la logica del proprio sviluppo (fr:2214). L’atteggiamento moderato degli Eupatridi “prouve à la fois la force des institutions démocratiques et l’habileté des hommes d’Etat athéniens” - (fr:2215) [prova insieme la forza delle istituzioni democratiche e l’abilità degli uomini di Stato ateniesi].
Lo stesso quadro si mantiene nei primi tempi della guerra del Peloponneso: “L’aristocratie, sous la direction de Nicias, de Thucydide l’Ancien et de Théramène, garde une attitude constitutionnelle” - (fr:2217) [L’aristocrazia, sotto la direzione di Nicia, di Tucidide il Vecchio e di Teramene, mantiene un atteggiamento costituzionale]. Già però alcuni club aristocratici “semblent avoir songé à une action plus énergique” - (fr:2218) [sembrano aver pensato a un’azione più energica]. Il disastro di Sicilia precipita la crisi (fr:2219). Nel 411 “un véritable coup d’Etat, bien qu’environné de certaines apparences légales, remplace la démocratie par une oligarchie” - (fr:2220) [un vero colpo di Stato, sebbene circondato da certe apparenze legali, sostituisce la democrazia con un’oligarchia]. È la rivoluzione dei Quattrocento (fr:2221), i cui capi sono “deux aristocrates intelligents et résolus, Pisandre et Antiphon” - (fr:2222) [due aristocratici intelligenti e risoluti, Pisandro e Antifonte]. I Quattrocento furono rovesciati dopo quattro mesi (fr:2226); subentrò “un gouvernement tempéré, à demi démocratique” - (fr:2227) [un governo temperato, semidemocratico], presto sostituito dalla democrazia restaurata dopo la vittoria navale di Cizico nel Tutti questi eventi si succedettero in un anno (fr:2229) e misero in luce “la violence toujours redoutable d’un parti oligarchique sans scrupules et la modération relative de la démocratie” - (fr:2230) [la violenza sempre temibile di un partito oligarchico senza scrupoli e la moderazione relativa della democrazia].
Dieci anni più tardi, il trionfo definitivo di Sparta portò al potere i Trenta. “Ce que fut le gouvernement oligarchique des Trente, tous les témoignages le constatent, aussi bien ceux des modérés à tendance aristocratique, comme Xénophon, que ceux des démocrates comme Lysias” - (fr:2232) [Che cosa fosse il governo oligarchico dei Trenta, tutte le testimonianze lo constatano, tanto quelle dei moderati di tendenza aristocratica, come Senofonte, quanto quelle dei democratici, come Lisia]. “Ce fut un véritable régime de terreur, où les passions les plus violentes et les plus basses se donnèrent libre cours sous couleur de politique” - (fr:2233) [Fu un vero regime di terrore, dove le passioni più violente e più basse si diedero libero corso sotto colore di politica]. “L’orage fut terrible, mais il dura peu” - (fr:2234) [La tempesta fu terribile, ma durò poco]; perché potesse scatenarsi, “il avait fallu que toute la puissance d’Athènes sombrât dans un désastre immense” - (fr:2235) [era occorso che tutta la potenza di Atene affondasse in un disastro immenso]. La ripresa fu guidata da Trasibulo: “Au bout de quelques mois, l’opinion publique, soulevée, trouvait dans Thrasybule un chef énergique qui lui rendait la liberté, et, cette fois encore, la démocratie prouvait sa force, en même temps que sa générosité prudente, par la célèbre amnistie de 403” - (fr:2238) [Dopo alcuni mesi, l’opinione pubblica sollevata trovava in Trasibulo un capo energico che le rendeva la libertà, e, questa volta ancora, la democrazia provava la sua forza, insieme con la sua prudente generosità, con la celebre amnistia del 403].
Dopo questa data, “c’en était fait désormais de l’oligarchie comme parti révolutionnaire” - (fr:2239) [era finita ormai con l’oligarchia come partito rivoluzionario]. Più tardi si trova “un parti des riches, un parti conservateur, bien distinct du parti populaire proprement dit, mais qui n’a plus rien d’inconstitutionnel” - (fr:2240) [un partito dei ricchi, un partito conservatore, ben distinto dal partito popolare propriamente detto, ma che non ha più nulla di anticostituzionale]. La sua politica, guidata da Eubulo, “fut plus ou moins habile et prudente, mais elle fut honnête et mit de l’ordre dans les finances” - (fr:2241) [fu più o meno abile e prudente, ma fu onesta e mise ordine nelle finanze].
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20 Atene tra declino e gloria: il ruolo della democrazia nelle guerre persiane
Il passo intreccia il tramonto della potenza ateniese alla celebrazione del suo eroismo contro i barbari, per valutare l’incidenza del carattere nazionale e della forma democratica.
La riflessione prende le mosse dal quadro di una città logorata da lotte incessanti, che “A plusieurs reprises, elle releva sa fortune grâce à un ressort admirable, puis perdit de nouveau le terrain gagné” - (fr:2378) [A più riprese, essa risollevò la propria sorte grazie a una straordinaria molla interiore, poi perse di nuovo il terreno guadagnato], consumando in queste lotte le proprie forze materiali e morali. Quando infine sopraggiunsero gli ultimi pericoli, “elle était réellement épuisée, malgré certaines apparences de grandeur persistante, et la Grèce tout entière ne valait guère mieux” - (fr:2380) [essa era realmente esausta, nonostante certe apparenze di persistente grandezza, e la Grecia intera non valeva molto meglio]. Atene cercò di mantenere le apparenze fino all’ultimo, ma “le ressort moral était brisé, et ses ressources matérielles ne pouvaient guère lui permettre qu’une défaite honorable” - (fr:2382) [la molla morale era spezzata, e le sue risorse materiali potevano concederle a stento una sconfitta onorevole].
L’autore dichiara quindi il proprio metodo: “faire la part des nécessités inéluctables et celle des erreurs de conduite” - (fr:2383) [distinguere la parte delle necessità ineluttabili e quella degli errori di condotta], e soprattutto “mettre en lumière ce qui, dans les succès et dans les revers, peut être attribué avec vraisemblance soit au caractère athénien en général, soit spécialement à la forme démocratique du gouvernement” - (fr:2384) [mettere in luce ciò che, nei successi e nelle sconfitte, può essere attribuito con verosimiglianza o al carattere ateniese in generale, o specialmente alla forma democratica del governo].
La sezione “§ — ATHÈNES ET LES BARBARES” - (fr:2385) [§ — ATENE E I BARBARI] ricorda che “On sait le rôle d’Athènes dans les guerres médiques” - (fr:2386) [È noto il ruolo di Atene nelle guerre persiane], un ruolo celebrato da oratori e storici nei due secoli successivi e definito “très beau” - (fr:2388) [molto bello]. Il racconto inizia con “le refus d’Athènes de se soumettre aux injonctions blessantes du Grand-Roi, puis la victoire de Marathon” - (fr:2389) [il rifiuto di Atene di sottomettersi alle umilianti ingiunzioni del Gran Re, poi la vittoria di Maratona]. Segue l’invasione di Serse, con la Grecia del Nord sommersa dagli invasori, gli Ateniesi che salgono sulle navi alla voce di Temistocle, la città distrutta e bruciata, fino a “la victoire de Salamine, qui dissipe en un instant l’affreux cauchemar” - (fr:2390) [la vittoria di Salamina, che dissipa in un istante l’orribile incubo]. Dopo alcuni tentativi di rivincita falliti, i Persiani sono ridotti sulla difensiva; Atene risorge e “organise la Confédération de Délos, affranchit l’Ionie, et, par une guerre offensive d’une trentaine d’années, assure définitivement le triomphe de la Grèce” - (fr:2393) [organizza la Confederazione di Delo, affranca la Ionia e, con una guerra offensiva di una trentina d’anni, assicura definitivamente il trionfo della Grecia]. Quanto a Sparta, “cet appui avait été parfois tardif ou d’une efficacité restreinte: c’est la flotte athénienne qui avait joué dans ce drame le premier rôle” - (fr:2394) [tale sostegno era stato a volte tardivo o di efficacia limitata: era stata la flotta ateniese ad avere il primo ruolo in quel dramma].
La conclusione è netta: “La gloire du succès final revenait donc incontestablement à Athènes” - (fr:2396) [La gloria del successo finale spettava quindi incontestabilmente ad Atene]. In questo eroismo collettivo, “tout le monde avait eu sa part” - (fr:2397) [tutti avevano avuto la propria parte]: i capi come Temistocle e Aristide, generali come Milziade e Cimone, e la folla dei cittadini, “les hoplites de Marathon, les matelots de Salamine et de Mycale” - (fr:2398) [gli opliti di Maratona, i marinai di Salamina e di Micale], ricchi e poveri uniti nella volontà di combattere fino alla morte. Il merito di tali virtù va attribuito “aux qualités naturelles du caractère athénien, vif et généreux; mais aussi, sans aucun doute, à l’esprit démocratique d’Athènes, qui exaltait alors ces qualités jusqu’à l’enthousiasme” - (fr:2399) [alle qualità naturali del carattere ateniese, vivace e generoso; ma anche, senza dubbio, allo spirito democratico di Atene, che allora esaltava queste qualità fino all’entusiasmo].
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21 Atene e le città greche: l’egemonia democratica e le sue contraddizioni
“Le triomphe de la Grèce sur la Perse ouvrait pour la démocratie athénienne une ère d’hégémonie glorieuse, mais aussi de difficultés extrêmement graves.” - (fr:2414) [Il trionfo della Grecia sulla Persia apriva per la democrazia ateniese un’era di egemonia gloriosa, ma anche di difficoltà estremamente gravi.]
La sezione intitolata “§2.— ATHÈNES ET LES CITÉS GRECQUES.” - (fr:2413) [§2.— Atene e le città greche] colloca il discorso nel momento in cui Atene, dopo la vittoria persiana, deve ridefinire il proprio ruolo. Il cittadino ateniese non difende soltanto la propria indipendenza: “Ce n’est pas seulement son indépendance à lui, sa liberté politique, ses institutions démocratiques qu’il défend; il a conscience qu’il défend la cause de tous les Grecs et celle même de la civilisation ; et cette conscience lui vient du juste orgueil que lui donne sa qualité de libre citoyen d’une démocratie.” - (fr:2412) [Non è soltanto la propria indipendenza, la propria libertà politica, le proprie istituzioni democratiche che egli difende; ha coscienza di difendere la causa di tutti i Greci e quella stessa della civiltà; e questa coscienza gli viene dal giusto orgoglio che gli dà la sua qualità di libero cittadino di una democrazia.]
La vittoria, però, segna l’inizio di una fase più complicata. Il brano afferma che “De nouveaux problèmes, bien plus difficiles à résoudre, se posaient devant elle.” - (fr:2415) [Nuovi problemi, molto più difficili da risolvere, si ponevano davanti ad essa]. Per respingere i barbari era bastato essere eroici, ma per regolare i rapporti con le altre città greche occorreva la massima avvedutezza politica; le stesse qualità di ardore ed entusiasmo che avevano servito Atene potevano diventare insidie (fr:2416-2417). Il testo sintetizza il contrasto con una massima: “Il est plus facile à un peuple généreux et d’imagination vive d’être héroïque dans un grand péril que d’être sage dans les difficultés journalières.” - (fr:2418) [È più facile per un popolo generoso e di viva immaginazione essere eroico in un grande pericolo che essere saggio nelle difficoltà quotidiane].
Il problema era doppio. Da un lato, Atene aveva costruito una confederazione difensiva e offensiva nata contro la Persia e trasformata dalle necessità in una sorta di impero (archè): “qu’allait devenir cette confédération, maintenant que le danger perse semblait écarté?” - (fr:2420) [che ne sarebbe stato di questa confederazione, ora che il pericolo persiano sembrava scongiurato?]. Dall’altro, la nuova potenza ateniese inquietava Sparta, “la capitale de la Grèce dorienne et longtemps la première cité du monde hellénique” - (fr:2421) [la capitale della Grecia dorica e a lungo la prima città del mondo ellenico]. Tucidide spiega come Atene fosse arrivata al dominio: “c’était d’abord la crainte des Perses, qui avait jeté les alliés dans ses bras; ensuite, elle avait vu l’honneur et le profit qu’elle pouvait tirer des circonstances, et elle avait pris goût à cette hégémonie qui lui était venue spontanément.” - (fr:2422) [era dapprima il timore dei Persiani, che aveva gettato gli alleati nelle sue braccia; poi essa aveva visto l’onore e il profitto che poteva trarre dalle circostanze, e aveva preso gusto a quell’egemonia che le era venuta spontaneamente].
L’egemonia ateniese aveva caratteri nuovi. Atene aveva favorito tra gli alleati le rivoluzioni democratiche, perché “le peuple tournait plutôt les yeux vers Athènes, tandis que les aristocrates « laconisaient »” - (fr:2423) [il popolo guardava piuttosto verso Atene, mentre gli aristocratici «laconizzavano», cioè parteggiavano per Sparta]. Aveva inoltre stretto i legami di dipendenza fino a fare degli alleati “de véritables sujets, par l’obéissance et le paiement de l’impôt” - (fr:2424) [veri sudditi, mediante l’obbedienza e il pagamento dell’imposta]. Una lega permanente fortemente concentrata sotto un dominio unico era una novità per la Grecia (fr:2425); la confederazione dorica sotto l’egemonia spartana era invece un’intesa lasca, che lasciava agli alleati la piena autonomia (fr:2426). Per la prima volta appariva “une tentative d’organisation unitaire fort étrangère aux habitudes grecques” - (fr:2427) [un tentativo di organizzazione unitaria del tutto estraneo alle abitudini greche].
Con la scomparsa del pericolo persiano, le tendenze autonomistiche sarebbero tornate a farsi sentire, e la gelosia di Sparta avrebbe dato loro un appoggio (fr:2428). La domanda diventa quindi: “Que pouvait faire Athènes?” - (fr:2429) [Che cosa poteva fare Atene?] “Relâcher le lien fédéral?” - (fr:2430) [Allentare il legame federale?] “Rendre à ses alliés l’autonomie?” - (fr:2431) [Restituire ai suoi alleati l’autonomia?] Isocrate avrebbe poi immaginato una confederazione volontaria fondata su giustizia e fiducia reciproca, ma Pericle e i suoi contemporanei non vi pensarono (fr:2432-2433). “c’était là une idée de moraliste plutôt que d’homme d’État” - (fr:2433) [era un’idea da moralista piuttosto che da uomo di Stato]; “on n’a jamais vu d’empire se dissoudre luimême de son plein gré” - (fr:2433) [non si è mai visto un impero dissolversi da sé]. Il testo osserva tuttavia che in quel tentativo di organizzazione del mondo greco “il y avait d’ailleurs […] un principe qui pouvait être fécond” - (fr:2434) [c’era del resto un principio che poteva essere fecondo], e che “c’est probablement un malheur pour la Grèce entière que la tentative ait échoué” - (fr:2434) [è probabilmente una sventura per tutta la Grecia che il tentativo sia fallito].
Il brano si chiude con un’ambiguità di fondo: Atene “avait aussi des obligations envers ces démocraties qu’elle avait elle-même constituées” - (fr:2435) [aveva anche degli obblighi verso quelle democrazie che essa stessa aveva costituito], le quali temevano più una reazione aristocratica e spartana che la continuazione dell’impero ateniese. Le defezioni degli alleati durante la guerra del Peloponneso, infatti, “furent toujours le fait du parti aristocratique” - (fr:2435) [furono sempre opera del partito aristocratico]. Questa contraddizione – difendere la libertà dei Greci e insieme governare dei sudditi – è il nucleo storico e testimoniale del passo: la democrazia ateniese appare capace di eroismo contro i barbari, ma messa alla prova dalle responsabilità dell’egemonia.
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22 La democrazia ateniese in guerra: da Pericle alla rovina
L’Atene capace di resistere sotto Pericle soccombe alla svolta siciliana, alla demagogia e alla propria immaginazione imperialistica.
Il brano muove da un confronto tra Aristotele e Platone sulla costituzione spartana. Aristotele “dice espressamente che tutta la costituzione di Sparta tendeva alla preparazione alla guerra e che nulla vi era organizzato in vista della pace” - (fr:2459) [Aristotele dice espressamente che tutta la costituzione di Sparta tendeva alla preparazione alla guerra e che nulla vi era organizzato in vista della pace]. Platone, “nel primo libro delle Leggi, dà l’opinione contraria come una novità, una sorta di paradosso, estraneo allo spirito dei suoi contemporanei” - (fr:2458) [Platone, nel primo libro delle Leggi, presenta l’opinione contraria come una novità, una sorta di paradosso, estraneo allo spirito dei suoi contemporanei]. Da qui l’autore trae una conclusione netta: “è quindi evidente che il modo di vedere di Pericle aveva molte probabilità di essere giusto” - (fr:2460) [È quindi evidente che il modo di vedere di Pericle aveva molte probabilità di essere giusto]. Nel testo compaiono i rinvii “Thucydide, I, 23, 6 et 86, 5” - (fr:2463) [Tucidide, I, 23, 6 e 86, 5] e “Politique, II, 6, p. 1271, B, 1, 399” - (fr:2465) [Politica, II, 6, p. 1271, B, 1, 399].
Il quadro si articola poi sul partito della pace ateniese: “c’era tuttavia ad Atene un partito della pace” - (fr:2461) [Il y avait pourtant à Athènes un parti de la paix]. Esso “comprendeva dapprima i ‘laconizzanti’, cioè gli aristocratici amici di Sparta, e si rafforzò poi, dopo le prime sofferenze della guerra del Peloponneso, per il malcontento delle persone pacifiche, dei rurali” - (fr:2462) [Il comprenait d’abord les « laconisants », c’est-à-dire les aristocrates, amis de Lacédémone, et se fortifia ensuite, après les premières souffrances de la guerre du Péloponnèse, par le mécontentement des gens paisibles, des ruraux], “soprattutto le cui terre erano devastate” - (fr:2466) [surtout, dont les terres étaient dévastées]. Di questo partito Aristofane fu “l’interprete più eloquente: arriva poco a poco a concepire un ideale di concordia panellenica non molto diverso da quello che più tardi avrebbe predicato Isocrate” - (fr:2467) [Aristophane a été leur interprète le plus éloquent : il arrive peu à peu à concevoir un idéal de concorde panhellénique qui n’est pas très différent de celui que devait plus tard prêcher Isocrate]. Tuttavia, “questo ideale avrebbe avuto bisogno di essere predicato a Sparta tanto quanto ad Atene, ed è dubbio che vi avrebbe ottenuto più successo” - (fr:2468) [Mais cet idéal aurait eu besoin d’être prêché à Lacédémone aussi bien qu’à Athènes, et il est douteux qu’il y eût obtenu plus de succès]. “In realtà, per la Grecia non venne mai il momento di mettere in pratica queste belle lezioni, e le sventurate città greche rimasero fino alla fine, e sempre più, governate da tradizioni del tutto opposte” - (fr:2469) [En réalité, le temps ne vint jamais pour la Grèce de mettre en pratique ces belles leçons, et les malheureuses cités grecques restèrent jusqu’au bout, et de plus en plus, gouvernées par des traditions tout opposées]. Quanto ai laconizzanti, “non potevano essere che sospetti a una democrazia che sentiva in loro degli avversari” - (fr:2470) [Quant aux « laconisants » du Ve siècle, ils ne pouvaient être que suspects à une démocratie qui sentait en eux des adversaires].
Sul piano degli eventi, “la guerra fu dunque dichiarata” - (fr:2471) [La guerre fut donc déclarée]. “Il popolo si schierava con il parere del suo più grande uomo di Stato; non gli si può fare un rimprovero” - (fr:2472) [Le peuple se rangeait à l’avis de son plus grand homme d’État; on ne saurait lui en faire un reproche]. “È giusto anche riconoscere che sostenne allora crudeli miserie con una costanza ammirevole” - (fr:2473) [Il est juste aussi de reconnaître qu’il soutint alors de cruelles misères avec une constance admirable]. “La peste, il devastamento dell’Attica, vennero l’una dopo l’altra a metterlo alla prova” - (fr:2474) [La peste, le ravage de l’Attique, vinrent coup sur coup l’éprouver]. “Tranne un breve momento di rivolta contro l’autorità di Pericle, rimase incrollabile nelle sue risoluzioni” - (fr:2475) [Sauf un court moment de révolte contre l’autorité de Périclès, il demeura inébranlable dans ses résolutions]. “In definitiva, la prima parte della guerra diede ragione alla politica di Pericle e del popolo” - (fr:2476) [En somme, la première partie de la guerre donna raison à la politique de Périclès et du peuple]. “Nonostante certi errori commessi sotto l’influenza di Cleone, la pace di Nicia, nel 421, coronava dieci anni di lotta con un successo che avrebbe potuto essere definitivo” - (fr:2477) [Malgré certaines fautes commises sous l’influence de Cléon, la paix de Nicias, en 421, couronnait dix années de lutte par un succès qui aurait pu être définitif].
Il punto di svolta è la spedizione in Sicilia: “è allora che tutto si guasta per la follia della guerra di Sicilia” - (fr:2478) [C’est alors que tout se gâte par la folie de la guerre de Sicile]. “L’immaginazione popolare, colpita da megalomania, si presta compiacente ai miraggi che l’eloquenza di Alcibiade spiega davanti a lei” - (fr:2479) [L’imagination populaire, atteinte de mégalomanie, se prête complaisamment aux mirages que déroule devant elle l’éloquence d’Alcibiade]. “Per colmo di sventura, in uno di quegli accessi di nervosa sospettosità a cui le folle sono soggette, il popolo, scosso dalla misteriosa mutilazione degli Erme, richiama Alcibiade già in viaggio per la Sicilia, si priva così dell’unico generale che sarebbe forse stato capace di far riuscire un’impresa avventurosa, e lo sostituisce con Nicia, che aveva sempre considerato questa guerra una follia” - (fr:2480) [Pour comble de malheur, dans un de ces accès de nervosité soupçonneuse auxquels les foules sont sujettes, le peuple, ému par la mutilation mystérieuse des Hermès, rappelle Alcibiade déjà en route pour la Sicile, se prive ainsi du seul général qui fût capable de faire peut-être tourner à bien une expédition aventureuse, et le remplace par Nicias, qui avait toujours considéré celte guerre comme une folie]. “Da allora gli eventi precipitano: la spedizione sfocia in un disastro che lascia Atene per sempre ferita” - (fr:2481) [Dès lors, les événements se précipitent : l’expédition aboutit à un désastre qui laisse Athènes à jamais meurtrie]. “Per altri dieci anni ancora la lotta continua contro Sparta, con alterne sconfitte e successi, complicata talvolta da gravi disordini interni” - (fr:2482) [Pendant dix années encore, la lutte se poursuit contre Lacédémone, avec des alternatives de revers et de succès, compliquée parfois de graves désordres intérieurs].
Il tracollo finale è descritto come “la sconfitta definitiva a Egospotami, con la presa di Atene da parte degli Spartani, la distruzione delle Lunghe Mura, la rovina dell’impero marittimo ateniese, il dominio dei Trenta Tiranni”: “è il crollo totale di un bel sogno, che probabilmente non era irrealizzabile, ma che avrebbe richiesto fino alla fine la mano ferma di un vero capo, di un Pericle, capace, come dice Tucidide, ora di risollevare il coraggio del popolo quando si abbatteva senza ragione, ora al contrario di reprimere le sue immaginazioni avventurose, e sempre di dirigerlo con una fermezza lucida” - (fr:2483) [Arrive enfin la défaite définitive, à iEgos-Potamos, avec la prise d’Athènes par les Spartiates, la destruction des Longs-Murs, la ruine de l’empire maritime athénien, la domination des Trente Tyrans; c’est l’écroulement total d’un beau rêve, qui n’était probablement pas irréalisable, mais qui eût exigé jusqu’au bout la forte main d’un véritable chef, d’un Périclès, capable, comme le dit Thucydide, tantôt de relever le courage du peuple quand il s’abattait sans raison, tantôt au contraire de réprimer ses imaginations aventureuses, et toujours de le diriger avec une fermeté clairvoyante].
Il testo prosegue oltre il 404: “il seguito della storia esterna di Atene fino alla lotta contro la Macedonia presenta ancora, con meno energia esuberante, contrasti analoghi” - (fr:2484) [La suite de l’histoire extérieure d’Athènes jusqu’à la lutte contre la Macédoine présente encore, avec moins d’énergie exubérante, des contrastes analogues]. “I Trenta Tiranni sono rovesciati da Trasibulo, e la democrazia è ristabilita: la concordia rinasce, grazie all’amnistia del 403” - (fr:2485) [Les Trente Tyrans sont renversés par Thrasybule, et la démocratie est rétablie : la concorde renaît, grâce à l’amnistie de 403]. “E quasi subito la vitalità ateniese, sebbene indebolita, si manifesta di nuovo” - (fr:2486) [Et presque aussitôt, la vitalité athénienne, quoique affaiblie, se manifeste de nouveau]. “Sparta vittoriosa aveva irritato tutta la Grecia con la brutalità della sua egemonia” - (fr:2487) [Lacédémone victorieuse avait irrité toute la Grèce par la brutalité de son hégémonie]. “Atene rinnova alleanze” - (fr:2488) [Athènes renoue des alliances]; “ricostituisce la sua marina; rialza le sue mura dopo la battaglia di Cnido nel” - (fr:2489) [Elle reconstitue sa marine; elle relève ses murs après la bataille de Cnide en] “394” - (fr:2490) [394]. Infine, “Sparta, malgrado alcuni successi in Grecia, si vede obbligata a concludere con la Persia il disonorevole trattato di Antalcida (387), che abbandona l’Ionia ai barbari” - (fr:2491) [Lacédémone, malgré quelques succès en Grèce, se voit obligée de conclure avec la Perse le traité déshonorant d’Antalcidas (387), qui abandonne l’Ionie aux barbares].
Il passo offre così una testimonianza storiografica sulla democrazia ateniese: capace di disciplina e resistenza sotto una guida come Pericle, ma esposta alla megalomania, alla demagogia e alle oscillazioni dell’immaginazione popolare. L’ideale panellenico evocato da Aristofane e poi da Isocrate resta un rimpianto mai realizzato, mentre la storia concreta delle poleis greche rimane segnata da tradizioni opposte e da scelte fatali.
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[23.1/1-78-2565|2641]
23 Atene, democrazia e civiltà: un bilancio storico
Il passo si colloca in un trattato sulle democrazie antiche e apre una sezione intitolata “— Les arts de la paix.” - (fr:2565) [«— Le arti della pace»]. L’autore intende mostrare che la politica non esaurisce la vita ateniese: “La politique, quelque place qu’elle ait tenue dans la vie d’Athènes, n’en est d’ailleurs qu’une partie.” - (fr:2566) [«La politica, per quanto posto abbia avuto nella vita di Atene, non ne è che una parte»]. Il confronto con Sparta è immediato: “A la différence de Sparte, Athènes a d’autres préoccupations que celle de la guerre.” - (fr:2567) [«A differenza di Sparta, Atene ha altre preoccupazioni oltre alla guerra»]. Atene non si è nemmeno esaurita nella vita pubblica e giudiziaria, ma è stata “à tous égards une source incomparablement riche de civilisation” - (fr:2569) [«sotto tutti gli aspetti una fonte incomparabilmente ricca di civiltà»].
Il primo nucleo concettuale riguarda il rapporto tra arte, vita e democrazia. L’arte e la vita ateniesi non erano piante importate: “ni l’un ni l’autre n’étaient des plantes importées du dehors et venues on ne sait d’où” - (fr:2572) [«né l’una né l’altra erano piante importate dall’esterno e venute chissà da dove»]. Esse erano state prodotte dal suolo ateniese e si erano sviluppate “dans l’atmosphère de la liberté démocratique” - (fr:2573) [«nell’atmosfera della libertà democratica»]. Per questo l’autore le considera insieme “causes et effets, comme il arrive dans toutes les choses sociales” - (fr:2575) [«cause ed effetti, come accade in tutte le cose sociali»], e le annovera tra le opere della democrazia ateniese, “au même titre que sa politique intérieure ou extérieure” - (fr:2576) [«allo stesso titolo della sua politica interna o estera»].
Un secondo elemento è l’individualismo ateniese. L’autore lo definisce “le trait saillant de la vie athénienne” - (fr:2577) [«il tratto saliente della vita ateniese»], già notato da Tucidide, e ricorda che Platone era vicino a vedervi “un bel exemple d’anarchie pure” - (fr:2578) [«un bell’esempio di anarchia pura»]. La critica platonica non riguardava solo la politica, ma anche le occupazioni pratiche e la cultura artistica: Platone era urtato dal fatto che un ateniese facesse “successivement tous les métiers” e che il primo venuto giudicasse una tragedia - (fr:2580) [«successivamente tutti i mestieri»; «il primo arrivato decidesse del merito di una tragedia»]. In realtà, secondo il testo, Platone detestava “l’épanouissement naturel et spontané de la vie” - (fr:2581) [«lo sviluppo naturale e spontaneo della vita»]. Ma i sistemi filosofici, per quanto belli, sono privi di vita: “ils sont beaux, quelquefois, mais toujours ils sont morts.” - (fr:2583) [«sono belli, talvolta, ma sempre sono morti»]. Al contrario, “Le grand mérite de la liberté athénienne fut au contraire de provoquer partout l’explosion de la vie.” - (fr:2584) [«Il grande merito della libertà ateniese fu al contrario di provocare ovunque l’esplosione della vita»].
L’autore introduce poi una paradossale particolarità dell’arte ateniese. Se l’individualismo eccessivo è pericoloso in politica, è molto meno pericoloso nella vita privata e soprattutto nella creazione artistica, che esige “chez l’artiste une personnalité originale” - (fr:2586) [«nell’artista una personalità originale»]. Eppure, ad Atene gli eccessi dell’individualismo furono contenuti più che altrove: “nulle part les excès possibles de l’individualisme, ceux qui aboutissent à la bizarrerie et au raffinement maladif, ne furent contenus plus fortement qu’à Athènes par l’influence de la tradition et du sens commun.” - (fr:2587) [«da nessuna parte gli eccessi possibili dell’individualismo, quelli che portano alla bizzarria e al raffinamento malato, furono contenuti più fortemente che ad Atene dall’influenza della tradizione e del senso comune»]. La ragione è che l’artista ateniese, per quanto originale, “s’adresse toujours à la foule, à l’âme collective du peuple, et non à un cénacle” - (fr:2588) [«si rivolge sempre alla folla, all’anima collettiva del popolo, e non a una cerchia ristretta»]. Il pubblico è immenso, “vingt fois plus nombreux que celui de nos plus grands auditoires ordinaires” - (fr:2589) [«venti volte più numeroso di quello dei nostri più grandi uditori ordinari»], e perciò l’artista deve tradurre il suo pensiero in forme intelligibili alla maggioranza, restando “à la fois nouveaux et traditionnels” - (fr:2591) [«insieme nuovi e tradizionali»]. Questa obbligazione è imposta dalla vita democratica: “c’est la vie démocratique, ce sont les institutions athéniennes qui lui imposent cette précieuse obligation.” - (fr:2594) [«è la vita democratica, sono le istituzioni ateniesi che gli impongono questa preziosa obbligazione»]. Il contrasto con il mondo ellenistico è netto: ad Alessandria e Pergamo non ci sarà più un vero popolo, ma solo “des cénacles et une populace” - (fr:2595) [«circoli ristretti e una plebaglia»]. La grandezza dell’arte ateniese dipende quindi dal fatto che Atene fu “pendant deux siècles une démocratie active, intelligente et cultivée” - (fr:2596) [«per due secoli una democrazia attiva, intelligente e colta»].
Il terzo tema è la libertà di pensiero. L’autore distingue tra ciò che è accessibile alla folla e ciò che non lo è: le parti più alte di filosofia e scienza restano fuori dalla portata popolare, ma il servizio più grande che la folla può rendere ai cercatori di verità è “de les laisser libres” - (fr:2598) [«lasciarli liberi»]. Questo servizio Atene lo rese “mieux peut-être qu’aucun autre peuple” - (fr:2599) [«forse meglio di qualsiasi altro popolo»]. Le ragioni non sono solo l’assenza di teologia nella religione ateniese o l’indifferenza della folla verso le scuole, ma anche “L’habitude athénienne de laisser chacun fort libre” - (fr:2602) [«L’abitudine ateniese di lasciare ciascuno molto libero»]. La parola aveva troppo spazio nella vita ateniese perché ci si scandalizzasse delle sue libertà; gli atti religiosi violati, come un sacerdote che rompe una prescrizione rituale o chi mutila un Ermes, “étaient beaucoup plus capables d’émouvoir la foule que quelques paroles plus ou moins hardies” - (fr:2605) [«erano molto più capaci di commuovere la folla di qualche parola più o meno audace»]. Gli esempi di intolleranza verso il pensiero sono rari, e i più famosi si spiegano con cause accessorie: Socrate fu condannato perché “il sembla chercher lui-même sa condamnation” e perché apparve, dopo la tirannia dei Trenta, “solidaire du mouvement d’idées qui avait abouti au renversement de la démocratie” - (fr:2607) [«parve cercare egli stesso la propria condanna»; «solidale con il movimento di idee che era giunto al rovesciamento della democrazia»]. Aristotele fu molestato per la sua relazione con Alessandro e per la reazione antimacedone dopo la sua morte - (fr:2608). La conclusione è netta: “nulle part la pensée n’a été aussi libre qu’à Athènes.” - (fr:2610) [«in nessun luogo il pensiero è stato così libero come ad Atene»]. La democrazia colpiva per motivi religiosi non i pensieri ma gli atti: “Ce que la démocratie a souvent poursuivi et frappé par motif de piété, ce ne sont pas des pensées, mais des actes.” - (fr:2611) [«Ciò che la democrazia ha spesso perseguito e colpito per motivi di pietà religiosa non sono pensieri, ma atti»]. Le leggi sul culto non impedirono la nascita di alcuna idea degna di vivere, e Atene divenne la patria privilegiata dei filosofi: tutte le grandi scuole vi elessero domicilio, mentre la folla ebbe il merito di non opporsi mai alla libera speculazione - (fr:2615-2617).
L’ultima parte è una conclusione critica sui giudizi negativi riguardo alla democrazia ateniese. Il testo osserva che essa è stata giudicata troppo spesso in base alle critiche dei filosofi, “c’est-à-dire par des hommes dont l’idéal rationnel était inconciliable avec la liberté exubérante et féconde de la vie réelle” - (fr:2620) [«cioè da uomini il cui ideale razionale era inconciliabile con la libertà esuberante e feconda della vita reale»]. Per Socrate, Platone e Aristotele la città perfetta doveva somigliare all’anima del saggio, dominata dalla ragione, con un “bel ordre harmonieux (εὐκοσμία)” - (fr:2621) [«bell’ordine armonioso (eukosmìa)»]. Ma la città reale, nel conflitto degli interessi e dei sentimenti, non poteva assomigliare a questo ideale. L’autore giudica tale ideale “une abstraction qui s’inspire de la géométrie et de la morale plus que d’une conception exacte de la vie” - (fr:2624) [«un’astrazione che si ispira alla geometria e alla morale più che a una concezione esatta della vita»]. Nessuna città di questo tipo è mai esistita; la democrazia, essendo l’unica forma di governo che i pensatori greci avevano davanti agli occhi, attirò su di sé i loro rimproveri più delle altre - (fr:2625-2626). Il governo perfetto esiste solo nelle finzioni come le Cyropédies e i Télémaques - (fr:2627). E anche la sua bellezza, tutta geometrica, “pâlit singulièrement devant la beauté de la vie” - (fr:2628) [«impallidisce singolarmente dinanzi alla bellezza della vita»]. I sistemi dei filosofi pretendono di regolare la vita collettiva, ma “le flux éternel des choses, aperçu déjà par Héraclite, se jouera sans fin de leurs combinaisons arbitraires” - (fr:2631) [«il flusso eterno delle cose, già scorto da Eraclito, si prenderà gioco senza fine delle loro combinazioni arbitrarie»]. Le loro critiche di dettaglio possono essere giuste, ma le conclusioni generali sono sospette perché procedono dal sistema, “d’une conception arbitraire et incomplète de la réalité” - (fr:2632) [«da una concezione arbitraria e incompleta della realtà»].
Il giudizio finale dell’autore è positivo: esaminando i fatti senza preconcetti, si riconosce che “la démocratie athénienne a été une des plus grandes créations du génie grec” - (fr:2633) [«la democrazia ateniese è stata una delle più grandi creazioni del genio greco»]. Essa ha concepito un ideale di vita collettiva molto nobile, in cui la legge, cioè “la raison commune” [«la ragione comune»], è la regola suprema, e in cui l’individuo ha comunque un ampio spazio per muoversi liberamente - (fr:2634). Questo ideale, espresso già da Solone, Clistene e Pericle, fu realizzato abbastanza ampiamente perché i due secoli di pieno sviluppo delle istituzioni fossero “une période de fécondité incroyable dans tous les ordres d’activité humaine, dans la vie publique et privée, dans les arts, dans la pensée” - (fr:2635) [«un periodo di incredibile fecondità in tutti gli ordini dell’attività umana, nella vita pubblica e privata, nelle arti, nel pensiero»]. L’umanità non ha quasi conosciuto un periodo in cui un gruppo politico sia stato più veramente « civilisé » e abbia lasciato all’avvenire un’eredità più ricca di opere e di suggestioni - (fr:2636-2637). Il passo si chiude con una domanda retorica sul fine ideale di un popolo: “marquer sa place au premier rang parmi ceux dont les exemples constituent la trame de l’évolution humaine civilisée” - (fr:2638) [«segnare il proprio posto al primo rango tra coloro i cui esempi costituiscono la trama dell’evoluzione umana civilizzata»]. Segue poi l’indicazione del capitolo successivo, “CHAPITRE V Les diverses démocraties grecques” - (fr:2639) [«CAPITOLO V Le varie democrazie greche»], con la sezione “Coup d’oeil général” - (fr:2641) [«Sguardo d’insieme»]. Il brano costituisce così una testimonianza storiografica della rivalutazione moderna della democrazia ateniese, vista non come un semplice regime politico, ma come una civiltà capace di unire libertà individuale, disciplina collettiva e creazione culturale.
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[24.1/1-41-2663|2702]
24 Le diverse democrazie greche: egemonia, conflitto e diffusione del modello democratico
Il brano ricostruisce il passaggio dalle tirannidi alla democrazia nel mondo greco, con Sparta e Atene come poli opposti e modelli di riferimento.
Prima delle guerre persiane, la Grecia era stata dominata dalle tirannidi. Alcuni tiranni “furent des hommes intelligents et firent des choses utiles ou brillantes” - (fr:2662) [furono uomini intelligenti e fecero cose utili o brillanti]; ma “tous avaient ce caractère commun de ne reconnaître d’autre loi que leur bon plaisir et de maintenir leur domination à l’aide de mercenaires” - (fr:2663) [tutti avevano questo carattere comune: non riconoscere altra legge che il proprio capriccio e mantenere il dominio con l’aiuto di mercenari]. Il testo colloca il fenomeno nel secolo precedente le guerre mediche: “Pendant le siècle qui précéda les guerres médiques, la Grèce presque entière était tombée sous ce régime” - (fr:2664, 2667) [Durante il secolo che precedette le guerre persiane, quasi tutta la Grecia era caduta sotto questo regime]; la nota rimanda ad Aristotele, “Aristotk, Polit., VIII.” - (fr:2665) [Aristotele, Politica, VIII] e “p. 1310, B, 15-31.” - (fr:2666) [p. 1310 B, 15-31].
L’opposizione ai tiranni venne da Sparta: “L’opposition contre les tyrans vint d’abord de Lacédémone, qui avait traversé, elle aussi, une longue période de troubles violents, mais sans subir de tyrannie, et qui, dès le viii« siècle, était arrivée à un état d’équilibre assez stable” - (fr:2667) [L’opposizione ai tiranni venne prima di tutto da Sparta, che aveva anch’essa attraversato un lungo periodo di violenti disordini, ma senza subire la tirannide, e che già dall’VIII secolo era giunta a uno stato di equilibrio abbastanza stabile]. Con “ses deux rois héréditaires, sa gérousia aristocratique, ses éphores qui représentaient l’ensemble des citoyens” - (fr:2668) [i suoi due re ereditari, la sua gerusia aristocratica, i suoi efori che rappresentavano l’insieme dei cittadini], Sparta offriva “l’exemple, alors unique en Grèce, d’une constitution mixte” - (fr:2668) [l’esempio, allora unico in Grecia, di una costituzione mista]. “Cette stabilité intérieure, jointe à une puissance militaire de premier ordre, lui assura pendant longtemps une suprématie incontestée” - (fr:2669) [Questa stabilità interna, unita a una potenza militare di prim’ordine, le assicurò a lungo una supremazia incontestata], e Sparta se ne servì “pour combattre les tyrans, qu’elle finit par détruire à peu près partout” - (fr:2670) [per combattere i tiranni, che finì per distruggere quasi ovunque].
Il corso delle cose cambiò con Atene: “L’expulsion des Pisistratides, accomplie par Athènes en 510, puis l’établissement de la démocratie clisthénienne, changèrent le cours des choses” - (fr:2671) [L’espulsione dei Pisistratidi, compiuta da Atene nel 510, e poi l’instaurazione della democrazia clistenica, cambiarono il corso delle cose]. Dopo le guerre persiane, “Athènes se trouva aussi puissante et aussi glorieuse que Lacédémone” - (fr:2672, 2676) [Atene si trovò potente e gloriosa quanto Sparta], come ricorda Tucidide: “THnCYDIDK, 1, 18,” - (fr:2673) [Tucidide, I 18, 1]. Mentre le città continentali doriche “continuaient de se grouper librement autour” di Sparta, quelle marittime e insulari ioniche “devinrent les alliées, puis les vassales, de la grande rivale de Lacédémone” - (fr:2677) [divennero alleate, poi vassalle, della grande rivale di Sparta]. Atene, “capitale du monde grécoionien, devenait de jour en jour plus démocratique” - (fr:2678) [capitale del mondo greco-ionico, diventava di giorno in giorno più democratica], e sostenne la democrazia tra alleati e sudditi, sapendo che gli aristocratici “seraient toujours disposés à tourner leurs regards vers Lacédémone”, mentre il popolo “serait son plus ferme appui” - (fr:2678). Si giunse così ad associare “lonisme et démocratie, d’une part, dorisme et aristocratie, de l’autre” - (fr:2679) [ionismo e democrazia da una parte, dorismo e aristocrazia dall’altra].
Le due confederazioni vissero in pace per una ventina d’anni; poi, “quand le péril asiatique parut écarté, le conflit inévitable éclata” - (fr:2680) [quando il pericolo asiatico parve scongiurato, scoppiò l’inevitabile conflitto]. “Interrompu en 445 par la trêve dite de Trente ans, il reprit quelques années plus tard et aboutit à la guerre du Péloponèse” - (fr:2681) [Interrotto nel 445 dalla tregua detta dei Trent’anni, riprese alcuni anni più tardi e sfociò nella guerra del Peloponneso]. La lotta tra le due città fu “avant tout une lutte pour l’hégémonie”, ma si complicò “d’une lutte pour et contre la démocratie, puis d’un conflit de races” - (fr:2682) [di una lotta per e contro la democrazia, e poi di un conflitto di stirpi]. Di conseguenza, “Ioniens et Doriens, démocrates et aristocrates se groupèrent peu à peu autour d’Athènes et de Lacédémone” - (fr:2683) [Ioni e Dori, democratici e aristocratici, si raggrupparono a poco a poco attorno ad Atene e Sparta].
In questo quadro, alcune aree periferiche ebbero uno sviluppo autonomo: “La Sicile à peu près seule, au milieu de ces conflits, eut pendant quelque temps une évolution autonome” - (fr:2684) [Quasi solo la Sicilia, in mezzo a questi conflitti, ebbe per qualche tempo un’evoluzione autonoma]. La Sicilia “conserva ses tyrans, alors que Lacédémone renversait ceux de la Grèce propre” e conobbe poi “ses révolutions démocratiques en dehors de l’influence directe d’Athènes” - (fr:2685) [ebbe poi le sue rivoluzioni democratiche al di fuori dell’influenza diretta di Atene]. Lo stesso valse “dans la grande Grèce, en Crète et dans la Gyrénaïque” - (fr:2686) [nella Magna Grecia, a Creta e nella Cirenaica]. “L’éloignement et la difficulté des relations faisaient de ces régions, doriennes pour la plupart, des parties distinctes du monde grec” - (fr:2687, 2688) [La lontananza e la difficoltà delle relazioni facevano di queste regioni, per la maggior parte doriche, parti distinte del mondo greco]. Ciò nonostante, “tous les mouvements démocratiques de ces pays suivirent l’établissement de la démocratie athénienne” - (fr:2689) [tutti i movimenti democratici di questi paesi seguirono l’instaurazione della democrazia ateniese], e “l’exemple d’Athènes, pour être moins efficace là qu’ailleurs, n’y fut pas sans influence” - (fr:2690) [l’esempio di Atene, pur essendo meno efficace lì che altrove, non vi fu senza influenza].
L’impressione complessiva è di un movimento molto esteso: “le mouvement démocratique fut un fait très général dans le monde grec” - (fr:2691) [il movimento democratico fu un fatto molto generale nel mondo greco]. Anche Sparta “n’était pas purement aristocratique” - (fr:2692) [non era puramente aristocratica]; altrove “on vit fleurir des démocraties tempérées, comme à Chios ou à Marseille” - (fr:2693) [si videro fiorire democrazie temperate, come a Chio o a Marsiglia]; altrove ancora vi furono “brusques explosions démocratiques suivies de réactions” - (fr:2694) [brusche esplosioni democratiche seguite da reazioni]; ma “partout, à des degrés divers, il y eut au moins des tentatives dans le sens de la démocratie” - (fr:2695) [ovunque, in gradi diversi, vi furono almeno tentativi in senso democratico].
Tuttavia la conoscenza di queste vicende è limitata: “Par malheur, tous ces événements nous sont fort mal connus” - (fr:2696) [Purtroppo tutti questi avvenimenti ci sono molto mal noti]. Il risultato più chiaro è che “le plus souvent ces mouvements politiques aboutirent à des résultats médiocres” - (fr:2697) [il più delle volte questi movimenti politici sfociarono in risultati mediocri]. In questo panorama, Sparta restò “le type à peu près unique d’une aristocratie relativement sage et modérée” - (fr:2698) [il tipo pressoché unico di un’aristocrazia relativamente saggia e moderata], mentre la democrazia ateniese “conserva, entre tous les gouvernements qui se formèrent sur le même type, une supériorité incontestée” - (fr:2698) [conservò, tra tutti i governi che si formarono sullo stesso tipo, una superiorità incontestata].
Su Atene la testimonianza di Aristotele è tanto più significativa perché egli “n’est pas un ami de la démocratie athénienne” - (fr:2699) [non è amico della democrazia ateniese]. Dopo la caduta dei Trenta, Aristotele “vante la beauté morale et la sagesse politique des résolutions qui furent prises alors par la démocratie” - (fr:2700) [loda la bellezza morale e la saggezza politica delle risoluzioni prese allora dalla democrazia]; il popolo, non contento di abolire “toutes les poursuites individuelles”, “poussa la magnanimité jusqu’à se déclarer solidaire des dettes contractées par le gouvernement des Trente auprès de Lacédémone” - (fr:2700) [spinse la magnanimità fino a dichiararsi solidale dei debiti contratti dal governo dei Trenta presso Sparta]. Aristotele contrappone a questa generosità il comportamento delle altre città: “Dans les autres cités, ceux qui établissent la démocratie, loin de sacrifier quoi que ce soit de leurs deniers, n’ont rien de plus pressé que de procéder au partage des terres” - (fr:2700) [Nelle altre città, quelli che instaurano la democrazia, lungi dal sacrificare qualcosa del proprio denaro, non hanno nulla di più urgente che procedere alla spartizione delle terre].
Il brano si chiude ponendo la questione delle cause: “D’où vient celte infériorité des autres démocraties grecques ?” - (fr:2701) [Da dove viene questa inferiorità delle altre democrazie greche?]. La risposta è che “Il n’est pas très difficile d’en apercevoir plusieurs causes” - (fr:2702) [Non è molto difficile scorgervi diverse cause].
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25 Corcira e la guerra civile greca: il paradigma tucidideo
Il conflitto di fazioni, ripetuto in molte città greche, trova nel racconto di Tucidide un modello interpretativo di valore generale.
Il brano documenta la violenza politica endemica nelle città greche. Un episodio del 417 mostra il popolo vittorioso: “En 417, le peuple, qui vient de renverser les nobles, les exile ou les met à mort” - (fr:2758) [“Nel 417 il popolo, che ha appena rovesciato i nobili, li esilia o li mette a morte”]. Lo stesso fenomeno si ripeté in un altro frangente: “Des discordes analogues ensanglantèrent la ville vers le temps de la bataille de Leuctres” - (fr:2759) [“Discordie analoghe insanguinarono la città verso il tempo della battaglia di Leuttra”]. Il testo rimanda per questi fatti a Tucidide e a Diodoro (fr:2764, fr:2766), e afferma che gli esempi potrebbero moltiplicarsi: “On pourrait multiplier ces exemples” - (fr:2760) [“Si potrebbero moltiplicare questi esempi”], come del resto aveva già notato Aristotele: “Aristote en a signalé quelques-uns” - (fr:2761) [“Aristotele ne ha segnalati alcuni”], con richiamo alla Politica (fr:2768).
Il caso però che assume valore esemplare è quello di Corcira: “Mais l’exemple classique, pour ainsi dire, est celui de Corcyre, dont Tlmcydide a tracé un tableau inoubliable” - (fr:2762) [“Ma l’esempio classico, per così dire, è quello di Corcira, di cui Tucidide ha tracciato un quadro indimenticabile”]. L’autore insiste sul metodo di Tucidide: “Suivant son habitude, d’ailleurs, il a voulu mettre, dans cette peinture d’événements particuliers, quelque chose de plus que l’image de certaines circonstances accidentelles et contingentes : dans ce raccourci vigoureux, c’est tout un côté de la vie politique grecque qu’il a condensé ; il le dit expressément, et sa peinture prend ainsi une valeur générale et typique dont l’importance est d’autant plus grande que ni la clairvoyance ni impartialité de l’historien ne sauraient ici être soupçonnées” - (fr:2763, fr:2769) [“Del resto, secondo la sua abitudine, egli ha voluto mettere in questa raffigurazione di avvenimenti particolari qualcosa di più dell’immagine di certe circostanze accidentali e contingenti: in questo vigoroso scorcio ha condensato un intero aspetto della vita politica greca; lo dice espressamente, e la sua pittura acquista così un valore generale e tipico la cui importanza è tanto maggiore in quanto né la perspicacia né l’imparzialità dello storico potrebbero qui essere sospettate”]. La generalizzazione è resa possibile dall’equilibrio del giudizio: “Il n’attaque pas un parti plus que le parti adverse, ni une ville de préférence à beau-coup d’autres” - (fr:2770) [“Non attacca un partito più del partito avversario, né una città a preferenza di molte altre”].
Il senso dell’analisi è esplicitato nel legame tra guerra e degenerazione politica: Tucidide “reconnaît dans les révolutions de Corcyre l’explosion d’un état général de haine et d’immoralité politique développé surtout par la guerre du Péloponèse, et c’est pour cela qu’il y insiste” - (fr:2771) [“riconosce nelle rivoluzioni di Corcira l’esplosione di un generale stato di odio e di immoralità politica sviluppato soprattutto dalla guerra del Peloponneso, ed è per questo che vi insiste”]. La descrizione dei Corciresi serve così a descrivere una condizione comune: “En décrivant l’état d’esprit des Corcyréens, il décrit celui des partis dans beaucoup de cités, et il en tire une leçon générale de modération à l’adresse de tous les Grecs” - (fr:2772) [“Descrivendo lo stato d’animo dei Corciresi, descrive quello dei partiti in molte città, e ne trae una lezione generale di moderazione rivolta a tutti i Greci”].
Il passo si chiude con la cronaca dei fatti del 427 a Corcira. L’aristocrazia tentò di riprendere il potere: “En 427, l’aristocratie corcyréenne essaya de ressaisir le pouvoir, qu’elle avait perdu depuis quelques années, et de rattacher Corcyre à l’alliance de Lacédémone” - (fr:2773) [“Nel 427 l’aristocrazia corcirese tentò di riprendere il potere, che aveva perso da alcuni anni, e di riallacciare Corcira all’alleanza di Sparta”]. L’intervento spartano fallì: “Une flotte péloponésienne parut devant la ville pour appuyer l’aristocratie ; mais elle dut se retirer devant une flotte athénienne plus nombreuse” - (fr:2774) [“Una flotta peloponnesiaca comparve davanti alla città per appoggiare l’aristocrazia; ma dovette ritirarsi davanti a una flotta ateniese più numerosa”]. Con la vittoria del popolo iniziò il massacro: “Le peuple triompha” - (fr:2775) [“Il popolo trionfò”], e “Ce fut le signal de mille atrocités” - (fr:2776) [“Questo fu il segnale di mille atrocità”]. La violenza colpì anche i supplici: “Les principaux partisans de l’aristocratie s’étaient réfugiés dans le temple d’Héra” - (fr:2777) [“I principali sostenitori dell’aristocrazia si erano rifugiati nel tempio di Era”], e “Une cinquantaine d’entre eux, s’étant rendus sous la promesse d’être jugés, furent aussitôt condamnés et mis à mort” - (fr:2778) [“Una cinquantina di loro, essendosi arresi sotto la promessa di essere giudicati, furono subito condannati e messi a morte”]. Il testo ha quindi un duplice valore: registra un avvenimento storico concreto e, attraverso Tucidide, lo trasforma in testimonianza paradigmatica della guerra civile greca.
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26 La democrazia siracusana: origini, crisi e caduta
La difficile integrazione dei nuovi cittadini, le lotte sociali e l’instabilità permanente impedirono alla democrazia siracusana di durare, fino al prevalere della tirannide.
Dopo la caduta dei regimi tirannici, a Siracusa una moltitudine di nuovi cittadini entrò a far parte della comunità politica: “Une foule de citoyens nouveaux entrèrent à ce moment dans les cadres de la cité” - (fr:2919) [“Una folla di nuovi cittadini entrò in quel momento nei quadri della città”]. Tuttavia, “Les débuts en furent difficiles” - (fr:2918) [“Gli inizi furono difficili”]. Alcuni erano già stati ammessi sotto Gelone, mentre molti mercenari, ex guardie dei tiranni, abitavano a Siracusa senza diritti riconosciuti: “De nombreux mercenaires, qui avaient formé la garde des tyrans, habitaient Syracuse sans droits reconnus” - (fr:2921) [“Numerosi mercenari, che avevano formato la guardia dei tiranni, abitavano a Siracusa senza diritti riconosciuti”].
La tensione sociale era duplice: i ricchi spogliati dai tiranni chiedevano indietro i beni, mentre i poveri chiedevano la redistribuzione delle terre già assegnate alle famiglie corinzie, i gamoroi. Da questi conflitti nacquero innumerevoli processi e la stessa retorica siciliana: “De là d’innombrables procès qui furent l’origine de la rhétorique sicilienne, et des luttes violentes qui durèrent un assez long espace de temps” - (fr:2924) [“Di qui innumerevoli processi che furono all’origine della retorica siciliana, e lotte violente che durarono un periodo piuttosto lungo”]. Vi furono persino tentativi di ripristinare la tirannide; per questo venne istituita una sorta di ostracismo locale, il petalismo, così chiamato dalle foglie su cui si scriveva il nome del cittadino da bandire: “Il y eut même des chefs de parti qui tentèrent de rétablir à leur profit la tyrannie : d’où l’institution d’une sorte d’ostracisme qui s’appela πεταλισμός, du nom des « feuilles », πέταλα, sur lesquelles on inscrivait le nom du citoyen dont on votait le bannissement” - (fr:2925, 2930) [“Vi furono persino capi di partito che tentarono di ristabilire a proprio profitto la tirannide: di qui l’istituzione di una sorta di ostracismo chiamato petalismo, dal nome delle «foglie», petala, sulle quali si scriveva il nome del cittadino di cui si votava l’esilio”].
Nonostante i disordini, la democrazia si organizzò gradualmente e si estese alle città siciliane. A Siracusa assunse una forma vicina a quella ateniese, caratterizzata da magistrature collegiali: “il y avait jusqu’à quinze stratèges qui se partageaient le commandement des forces militaires; c’étaient cinq de plus qu’à Athènes” - (fr:2933) [“c’erano fino a quindici strateghi che si dividevano il comando delle forze militari; erano cinque in più che ad Atene”]. Questo governo di democrazia pura durò fino alla guerra contro Atene nel 415: “Ce gouvernement de démocratie pure paraît avoir duré sans interruption, malgré des querelles de partis toujours violentes, jusqu’à la guerre contre Athènes, en 415” - (fr:2934) [“Questo governo di democrazia pura sembra essere durato senza interruzione, malgrado le lotte di partito sempre violente, fino alla guerra contro Atene, nel 415”]. In quel frangente il partito democratico, guidato da Atenagora, non credette al pericolo, nonostante gli avvertimenti del conservatore Ermocrate. Quando i fatti diedero torto ai demagoghi, Ermocrate fece approvare una riforma costituzionale: tre generali al posto di quindici, investiti di pieni poteri, presero il comando delle forze di terra e di mare. Ermocrate fu il vero capo della città durante la guerra, ma nel 409, mentre era in mare con la flotta, venne destituito. Cadde allora in una sorta di condotta personale da condottiero, tentando invano di rientrare a Siracusa con la forza. La sua vicenda mostra “l’état violent et précaire où se débat sans fin la démocratie syracusaine” - (fr:2945) [“lo stato violento e precario in cui la democrazia siracusana si dibatte senza fine”].
Tre anni dopo, Dionisio ristabilì la tirannide con l’appoggio del popolo, sempre diffidente verso i nobili. Egli, però, “ne se montra d’ailleurs démocrate qu’en ruinant les riches avec autant de persévérance que de succès” - (fr:2947) [“non si mostrò poi democratico se non rovinando i ricchi con altrettanta perseveranza che successo”]. Con lui finì la libertà siracusana: “la démocratie s’était montrée incapable de vivre et de durer” - (fr:2948) [“la democrazia si era mostrata incapace di vivere e di durare”]. Non restarono che brevi risvegli, sempre seguiti da ricadute nell’asservimento. Il primo risveglio avvenne sotto Dionisio il Giovane, per iniziativa dell’onesto Dione, filosofo discepolo di Platone. Dopo aver scacciato il tiranno, Dione predicò la virtù, ma il popolo rispose chiedendo la spartizione delle terre; “la vertu de Dion fut aussi insupportable aux Syracusains que l’avait été la tyrannie de Denys” - (fr:2962) [“la virtù di Dione fu tanto insopportabile ai Siracusani quanto lo era stata la tirannide di Dionisio”]. Dione finì assassinato e Dionisio rientrò a Siracusa. Una seconda volta, con Timoleone, si credette possibile una rinascita della libertà: dopo aver rovesciato Dionisio il Giovane e vinto i Cartaginesi, Timoleone ristabilì la Repubblica. Ma “les institutions démocratiques ne vivaient que par lui et n’avaient aucun fondement solide” - (fr:2966) [“le istituzioni democratiche vivevano solo per mezzo suo e non avevano alcun fondamento solido”]. Dopo la sua morte, nel 335, le discordie ripresero e la tirannide, presto restaurata da Agatocle, divenne la forma normale del governo siracusano. Il racconto si chiude dichiarando che non rientra nel suo compito narrare la storia successiva: “Nous n’avons pas à en faire ici l’histoire” - (fr:2968) [“Non abbiamo qui da farne la storia”].
Il passo, sostenuto dai rinvii ad Aristotele, Diodoro e Cicerone (fr:2926, 2928-2929, 2939, 2941, 2953), ha il valore di una testimonianza storica sul fallimento della democrazia in una delle maggiori poleis greche d’Occidente, tra conflitti sociali, ambizioni personali e interventi esterni.
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27 Roma arcaica tra monarchia e repubblica: la plebe e le istituzioni
La tradizione mitica sulla fondazione di Roma lascia il posto a una ricostruzione delle strutture politiche arcaiche, dalla monarchia alla lotta della plebe.
Il testo si apre con la tradizione romana: “D’après la tradition romaine, la ville avait été fondée en 753 par le héros Romulus, qui en fut le premier roi.” - (fr:3043) [Secondo la tradizione romana, la città era stata fondata nel 753 dall’eroe Romolo, che ne fu il primo re.]. Segue il racconto dei sei re successivi fino a Tarquinio il Superbo, la cui caduta nel 510 è posta in parallelo con la cacciata dei Pisistratidi da Atene: “Cette tradition racontait encore les règnes de six autres rois, dont le dernier aurait été Tarquin le Superbe, renversé en 510, l’année même où Athènes expulsait les Pisistratides.” - (fr:3044) [Questa tradizione raccontava ancora i regni di altri sei re, l’ultimo dei quali sarebbe stato Tarquinio il Superbo, rovesciato nel 510, lo stesso anno in cui Atene espelleva i Pisistratidi.]. L’autore precisa che, nonostante il carattere leggendario, si possono trarre alcuni fatti generali difficilmente revocabili in dubbio, primo tra tutti l’esistenza della monarchia: “Il est évident que Rome a commencé par obéir à une succession de chefs uniques, appelés rois.” - (fr:3047) [È evidente che Roma cominciò con l’obbedire a una successione di capi unici, chiamati re.].
A differenza dei basileis greci, i re romani non provenivano da una dinastia ereditaria e sacra: “On ne trouve, dans leur succession, aucune hérédité régulière.” - (fr:3049) [Non si trova, nella loro successione, alcuna ereditarietà regolare.]. Erano piuttosto “rois à vie, des œsymnèles, comme auraient dit les Grecs” - (fr:3051) [re a vita, degli esimnéti, come avrebbero detto i Greci], con origini diverse che riflettono la mescolanza etnica della città: “Ces mélanges de races indiquent assez l’origine composite et un peu artificielle de la cité romaine, où des influences diverses se combattent.” - (fr:3053) [Questi miscugli di stirpi indicano abbastanza l’origine composita e un po’ artificiale della città romana, dove influenze diverse si combattono.]. Il re appare soprattutto come capo militare, e la continuità delle guerre ne rafforza i poteri (fr:3054-3055).
Sotto il re c’era il senato, “c’est-à-dire un grand conseil de la cité, formé de chefs de famille ou patres” - (fr:3056) [cioè un grande consiglio della città, formato da capi famiglia o patres]. I senatori, da cento iniziali, diventano gradualmente trecento; all’inizio della Repubblica sono centosessanta, poi con centoquaranta nuovi membri si torna a trecento (fr:3057-3059). Questi capi famiglia erano capi di clan: “ce sont eux qui sont vraiment des rois héréditaires, au sens religieux et primitif du mot” - (fr:3064) [sono loro i veri re ereditari, nel senso religioso e primitivo della parola]. L’assemblea per curie riuniva tutti i clan, ciascuno dei quali votava attraverso il suo capo, mentre il senato era “comme la section permanente des clans” - (fr:3066) [come la sezione permanente dei clan]. I numeri cento, centosessanta, trecento appaiono all’autore “des nombres ronds et, par conséquent, artificiels” - (fr:3071) [numeri tondi e, di conseguenza, artificiosi], indizio di una costruzione istituzionale più che di un dato naturale. I senatori erano nominati dal re, mentre ogni pater familias era “prêtre et roi de droit divin” all’interno del proprio clan (fr:3074), con autorità quasi assoluta (fr:3076).
Il testo dedica una parte centrale alla plebe. Già in epoca monarchica essa era numerosa, se l’organizzazione delle centurie e delle tribù è attribuita a Servio Tullio (fr:3077). I re, talvolta, si appoggiarono alla plebe contro il senato (fr:3078). Alla domanda “Qu’était-ce que la plèbe [plebs, πλῆθος]?” - (fr:3079) [Che cos’era la plebe?], l’autore risponde: “C’était la foule confuse, inorganisée, de ceux qui restaient en dehors des clans patriciens” - (fr:3080) [Era la folla confusa, inorganizzata, di coloro che restavano fuori dai clan patrizi]. La dissoluzione del sistema gentilizio, minato dall’istituzione della città, produce questa massa: “le synœcisme, en tout pays, est destructif du régime des clans ; les grandes villes le réduisent forcément en poussière, et cette poussière forme la plèbe” - (fr:3081) [il sinecismo, in ogni paese, è distruttivo del regime dei clan; le grandi città lo riducono forzatamente in polvere, e questa polvere forma la plebe]. I re aiutarono la plebe perché rappresentavano la città e il loro interesse coincideva con quello del gran numero, e perché l’esercito non poteva fare a meno di essa (fr:3082-3084).
Le riforme serviane sono il risultato di questa spinta. Le centurie, divisioni dell’esercito, riunivano patrizi e plebei; “L’assemblée centuriate, c’est l’armée délibérant.” - (fr:3088) [L’assemblea centuriata è l’esercito che delibera.] Si teneva al Campo di Marte, fuori dal pomerio (fr:3089). Il plebeo votava, ma il meccanismo censitario assicurava ai ricchi, cioè ai patrizi, una preponderanza schiacciante (fr:3090-3091); ciò non toglie che “le principe une fois posé déroulera ses conséquences” - (fr:3092) [il principio una volta stabilito dispiegherà le sue conseguenze]. Le tribù, inizialmente tre e di carattere etnico (Ramnes, Tities, Luceres), non comprendevano tutta la popolazione; Servio le riorganizzò su base geografica e amministrativa, con quattro tribù urbane e diciassette rustiche, portando il totale a ventuno (fr:3094-3095). La tribù era un sistema che “englobe et domine” la gens tradizionale (fr:3096). La persistenza dell’antica organizzazione è mostrata dai nomi: le prime sedici tribù rustiche portano nomi di gentes patrizie, mentre le più recenti, fino al totale di trentacinque, prendono nomi topografici (fr:3097). Inoltre, i membri restavano legati alla tribù anche cambiando domicilio, secondo una concezione della “famiglia ideale” (fr:3098).
La parte finale tratta l’avvento della Repubblica. A differenza di Atene, il rovesciamento della monarchia non fu democratico: “Ce fut, au contraire, une révolution aristocratique destinée à assurer la prépondérance des patres, en les affranchissant de la tutelle incommode d’un chef à vie.” - (fr:3104) [Fu, al contrario, una rivoluzione aristocratica destinata ad assicurare la preponderanza dei patres, affrancandoli dall’incomoda tutela di un capo a vita.]. La plebe, “déjà nombreuse, mais à peine organisée” - (fr:3105) [già numerosa, ma appena organizzata], era troppo debole. “La lutte de la plèbe contre le Sénat commence presque aussitôt, et se poursuit dès lors à travers toute l’histoire de Rome.” - (fr:3106) [La lotta della plebe contro il Senato comincia quasi subito, e prosegue da allora attraverso tutta la storia di Roma.] Questa lotta durò cinque secoli, con progressi della democrazia che non arrivarono mai a costituire la forma definitiva di governo, anche per gli effetti della conquista del mondo (fr:3107-3108). L’autore individua tre periodi nella storia interna di Roma, segnati dall’espansione militare; nel primo, Roma è una città come le altre, e la plebe conquista progressivamente l’uguaglianza politica accedendo a tutte le magistrature, in un arco di circa due secoli (fr:3110-3113). Le note bibliografiche confermano il dialogo con la storiografia: “Fustel de Coulanges, La Cité antique, p. 426” - (fr:3069) e “Bouché-Leclercq, Institutions romaines, p. 26” - (fr:3100).
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28 Il ciclo delle costituzioni e il bilancio della democrazia antica
Il testo, conclusione di un’indagine sulle democrazie antiche, confronta le teorie del ciclo politico di Platone, Aristotele e Polibio, quindi valuta le promesse e i pericoli dell’ideale democratico.
Il brano presenta le concezioni greche della successione dei governi. Platone è il primo termine di confronto: “Platon l’exprime en la simplifiant, selon l’habitude de son esprit, et en ramène les phases à ses conceptions psychologiques et morales ; il réduit la succession régulière des gouvernements aux cinq phases suivantes : aristocratie ou gouvernement des meilleurs, timocratie ou gouvernement des plus illustres, oligarchie ou gouvernement des riches, démocratie, tyrannie.” - (fr:3334) [Platone la esprime semplificandola, secondo l’abitudine del suo spirito, e ne riconduce le fasi alle sue concezioni psicologiche e morali; riduce la successione regolare dei governi alle cinque fasi seguenti: aristocrazia o governo dei migliori, timocrazia o governo dei più illustri, oligarchia o governo dei ricchi, democrazia, tirannide.] A questa scansione si aggiunge un elemento numerico: “En outre, il sou- met l’enchaînement des révolutions à l’influence d’un chiffre divin, d’un nombre mystique, qui en détermine la durée.” - (fr:3335) [Inoltre, egli sottopone l’incatenarsi delle rivoluzioni all’influenza di una cifra divina, di un numero mistico, che ne determina la durata.] Il rinvio platonico è esplicitato: “Républ.” - (fr:3338) [Repubblica], “VIII, p. an.” - (fr:3339) [VIII, p. 546].
Aristotele si distacca da questo schema geometrico e mistico: “Aristote, moins géomètre, plus docile à la réalité, critique sévèrement ces fantaisies pythagoriciennes; il montre à merveille la complexité des faits, la fixité des types généraux et la diversité presque innombrable des nuances intermédiaires, l’enchaînement variable et les causes multiples des révolutions.” - (fr:3336) [Aristotele, meno geometra, più docile alla realtà, critica severamente queste fantasie pitagoriche; mostra meravigliosamente la complessità dei fatti, la fissità dei tipi generali e la diversità quasi innumerevole delle sfumature intermedie, l’incatenarsi variabile e le cause molteplici delle rivoluzioni.] Il suo apporto è anche sociologico: “Il montre surtout, à maintes reprises, par des faits empruntés à la vie politique grecque, le rapport qui existe entre les formes de gouvernement et l’état économique, intellectuel, moral de la société, et comment, celui-ci venant à se modifier par le cours naturel des choses, les autres doivent changer aussi, sans même parier” - (fr:3337) [Egli mostra soprattutto, a più riprese, con fatti tratti dalla vita politica greca, il rapporto che esiste tra le forme di governo e lo stato economico, intellettuale, morale della società, e come, modificandosi quest’ultimo per il corso naturale delle cose, anche le altre debbano cambiare, senza nemmeno parlare] “des accidents dus à des causes intérieures ou extérieures, et avec lesquelles l’homme d’État est forcé de toujours compter.” - (fr:3340) [degli accidenti dovuti a cause interiori o esteriori, e con i quali l’uomo di Stato è costretto a fare sempre i conti.]
Polibio riprende un’idea ciclica più storica: “Polybe, sous l’influence des diverses écoles de philosophie, revient à une conception assez semblable à celle de Platon, quoique plus historique dans ses principes : il croit à un cycle (àvaxûxXcjcft;) dans lequel se succèdent les unes aux autres les quatre principales formes de gouvernement : royauté, aristocratie, démocratie, tyrannie, celle-ci étant comme la forme nouvelle de l’antique royauté.” - (fr:3341) [Polibio, sotto l’influenza delle diverse scuole di filosofia, ritorna a una concezione abbastanza simile a quella di Platone, sebbene più storica nei suoi princìpi: crede a un ciclo (ἀνακύκλωσις) nel quale si succedono l’una all’altra le quattro principali forme di governo: regno, aristocrazia, democrazia, tirannide, quest’ultima essendo come la forma nuova dell’antica regalità.]
Nonostante le differenze, c’è un accordo di fondo: “Ainsi, tous sont d’accord sur le fond : dans le détail de leurs vues, ils peuvent différer les uns des autres, selon qu’ils poussent l’analyse plus ou moins loin; mais, sur le principe, nulle hésitation.” - (fr:3342) [Così, tutti sono d’accordo sul fondo: nel dettaglio delle loro vedute, possono differire gli uni dagli altri, secondo che spingano l’analisi più o meno lontano; ma, sul principio, nessuna esitazione.] Il principio è formulato con forza: “La loi des transformations politiques est une loi aussi rigoureuse et aussi certaine que la loi de la croissance et du déclin pour un être vivant.” - (fr:3343) [La legge delle trasformazioni politiche è una legge tanto rigorosa e certa quanto la legge della crescita e del declino per un essere vivente.] Sorge però una domanda decisiva: “Est-elle du même genre, et implique-t-elle, comme l’évolution de la vie chez l’individu, un déclin final qui correspondrait au règne de la démocratie?” - (fr:3344) [È essa dello stesso genere, e implica, come l’evoluzione della vita nell’individuo, un declino finale che corrisponderebbe al regno della democrazia?] Platone e Polibio non dubitano del declino finale: “Platon n’en doute pas, et il appuie ses affirmations sur son idéal philosophique et moral.” - (fr:3345) [Platone non ne dubita, e appoggia le sue affermazioni sul suo ideale filosofico e morale.] “Polybe, homme d’État autant qu’historien, partisan déterminé de l’aristocratie, n’en doute pas davantage : chaque cycle, à ses yeux, comporte une période de déclin après une période de croissance, et le progrès ne recommence qu’après cette espèce de mort partielle.” - (fr:3346) [Polibio, uomo di Stato non meno che storico, partigiano determinato dell’aristocrazia, non ne dubita di più: ogni ciclo, ai suoi occhi, comporta un periodo di declino dopo un periodo di crescita, e il progresso non ricomincia se non dopo questa specie di morte parziale.] Aristotele è invece più cauto: “Aristote est beaucoup moins affirmatif, parce que ni ses vues théoriques, ni ses tendances politiques ne l’inclinent à des jugements absolus.” - (fr:3347) [Aristotele è molto meno assertivo, perché né le sue vedute teoriche né le sue tendenze politiche lo inclinano a giudizi assoluti.] “Il est, par esprit et par système, un modéré; il est le philosophe et l’homme du « juste milieu » en toutes choses.” - (fr:3348) [Egli è, per spirito e per sistema, un moderato; è il filosofo e l’uomo del «giusto mezzo» in tutte le cose.] Per questo distingue tra forme buone e cattive: “Sans aller jusqu’à croire, avec les orateurs athéniens, que la démocratie soit l’idéal, il distingue entre la bonne et la mauvaise, et ne se refuse pas à admettre que la démocratie, nécessaire parfois, ne puisse être, dans certaines conditions, un gouvernement aussi sage et aussi utile que n’importe quel autre, de même que ceux-ci, selon les carac- vais.” - (fr:3349) [Senza spingersi a credere, con gli oratori ateniesi, che la democrazia sia l’ideale, egli distingue tra buona e cattiva, e non rifiuta di ammettere che la democrazia, talvolta necessaria, possa essere, in certe condizioni, un governo tanto saggio e utile quanto qualsiasi altro, così come questi, secondo i caratteri…] Il testo prosegue: “tères qu’ils revêtent, peuvent être bons ou mau- Qu’en faut-il penser?” - (fr:3350) [i caratteri che assumono, possono essere buoni o cattivi. Che cosa bisogna pensarne?] E ancora: “Et quelles conclusions générales se dégagent de l’examen rapide que nous venons de faire du mouvement démocratique dans l’antiquité ?” - (fr:3351) [E quali conclusioni generali si traggono dall’esame rapido che abbiamo appena fatto del movimento democratico nell’antichità?]
La risposta riconosce il valore morale della democrazia: “On accordera sans peine aux orateurs athéniens et aux défenseurs de la démocratie que cette forme de gouvernement correspond à un idéal très noble.” - (fr:3352) [Si concederà senza difficoltà agli oratori ateniesi e ai difensori della democrazia che questa forma di governo corrisponde a un ideale molto nobile.] I princìpi democratici sono elencati nei loro elementi essenziali: “Les idées d’égalité et de liberté, égalité devant la loi.” - (fr:3353) [Le idee di uguaglianza e libertà, uguaglianza davanti alla legge.] “liberté d’action et de parole dans les limites de la loi, autonomie de l’individu à l’égard des autres individus, tout cela provient d’un senti” - (fr:3354) [libertà di azione e di parola nei limiti della legge, autonomia dell’individuo rispetto agli altri individui, tutto ciò proviene da un senti] “ment très haut de la dignité humaine, et très pro- pre à la susciter.” - (fr:3355) [mento altissimo della dignità umana, e molto adatto a suscitarla.] “C’est là un avantage moral qu’on ne saurait guère contester.” - (fr:3356) [È un vantaggio morale che difficilmente si potrebbe contestare.] La libertà individuale ha anche un valore dinamico: “C’est encore un avantage en un autre sens : cette liberté de l’individu est une condition singulièrement favorable au développement de l’initiative personnelle, source de tout progrès intellectuel et matériel.” - (fr:3357) [È ancora un vantaggio in un altro senso: questa libertà dell’individuo è una condizione singolarmente favorevole allo sviluppo dell’iniziativa personale, fonte di ogni progresso intellettuale e materiale.]
Il giudizio, tuttavia, non è unilaterale: “Mais il n’est pas difficile non plus de voir les inconvénients qui peuvent résulter de ces principes, excellents en soi, s’ils sont appliqués sans mesure et sans discernement.” - (fr:3358) [Ma non è difficile nemmeno vedere gli inconvenienti che possono derivare da questi princìpi, eccellenti in sé, se applicati senza misura e senza discernimento.] Il rischio è descritto con precisione: “L’excès d’individua- lisme aboutit facilement à l’égoïsme personnel et collectif, à l’ambition effrénée des hommes, à l’oubli du bien public, à l’épicurisme pratique des satisfaits, à l’envie des moins favorisés, à l’esprit de corps et à la lutte des classes.” - (fr:3359) [L’eccesso di individualismo conduce facilmente all’egoismo personale e collettivo, all’ambizione sfrenata degli uomini, all’oblio del bene pubblico, all’epicureismo pratico dei soddisfatti, all’invidia dei meno favoriti, allo spirito di corpo e alla lotta di classe.] Anche la libertà intellettuale ha un rovescio: “La liberté de la pensée et de la parole peut conduire à une agita- tion trépidante qui n’a rien de commun avec le progrès.” - (fr:3360) [La libertà del pensiero e della parola può condurre a un’agitazione febbrile che non ha nulla in comune con il progresso.] L’esito estremo è indicato senza attenuanti: “Il peut sortir de là une sorte d’anarchie intellectuelle et morale qui suscite parfois la ty- rannie, ou qui, sans aller jusqu’à cette extrémité, affaiblit les ressorts nécessaires de la vie sociale et en détruit l’activité harmonieuse.” - (fr:3361) [Può uscirne una sorta di anarchia intellettuale e morale che talvolta suscita la tirannide, o che, senza giungere a questo estremo, indebolisce le molle necessarie della vita sociale e ne distrugge l’attività armoniosa.]
Il passo ha anche un valore di testimonianza storica: chiude un trattato sulle democrazie antiche usando le categorie greche per discutere la natura del mutamento politico e il posto della democrazia tra le forme di governo. L’intreccio tra filosofia, storia e giudizio politico fa emergere una concezione organica della politica, in cui le costituzioni nascono, maturano, degenerano e talvolta rinascono secondo una legge analoga a quella degli esseri viventi.
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29 La scienza in collana: un catalogo del primo Novecento
Un inventario di volumi che presenta al pubblico colto le scienze naturali, la psicologia e la storia come parti di un unico programma di divulgazione.
Il documento è un catalogo editoriale organizzato in due sezioni: la prima è dedicata alle “Sciences physiques et naturelles” - (fr:3452) [Scienze fisiche e naturali], la seconda alle “— 5— 2’ Série. — Psychologie et Histoire.” - (fr:3568-3569) [— 5— 2ª Serie. — Psicologia e Storia]; in chiusura compare la sezione “DERNIERS VOLUMES PARUS” - (fr:3681) [Ultimi volumi pubblicati]. Ogni scheda è composta da autore, titolo, breve descrizione e indicazione editoriale; l’apparato illustrativo è quantificato con precisione: “Un vol. ill. de 230 fig.” - (fr:3460-3461) [Un volume illustrato con 230 figure], “illustré de 65 gravures photographiées au laboratoire de l’auteur” - (fr:3510) [illustrato con 65 incisioni fotografate nel laboratorio dell’autore], “illustré de 42 figures” - (fr:3514) [illustrato con 42 figure], “illustré de 80 belles gravures” - (fr:3531) [illustrato con 80 belle incisioni].
Nella parte scientifica, la riflessione sul metodo è centrale: “Mettre en lumière les caractères généraux de la vérité scientifique et le rôle que jouent l’expérience et le raisonnement dans sa découverte, tel est l’objet essentiel de ce livre.” - (fr:3465) [Mettere in luce i caratteri generali della verità scientifica e il ruolo che l’esperienza e il ragionamento svolgono nella sua scoperta: tale è l’oggetto essenziale di questo libro]. Accanto a ciò trova posto la fisica dell’energia, con la distinzione tra “conservation de l’énergie” e lavoro disponibile: “Quand le public cultivé parle de « conservation de l’énergie », il croit « capacité de produire du travail ».” - (fr:3469) [Quando il pubblico colto parla di «conservazione dell’energia», crede «capacità di produrre lavoro»]. La fisica moderna è presentata anche come disciplina istituzionalmente riconosciuta, con il volume “Ouvrage couronné par l’Académie des Sciences” - (fr:3558) [Opera premiata dall’Accademia delle Scienze], e come tecnica applicata: “Dans ce volume, M. Lucien Poincaré étudie les modes de production et d’utilisation des courants électriques et les principales applications qui appartiennent au domaine de l’électrotechnique.” - (fr:3562) [In questo volume, il signor Lucien Poincaré studia i modi di produzione e di utilizzazione delle correnti elettriche e le principali applicazioni che appartengono al dominio dell’elettrotecnica].
Le scienze della vita occupano uno spazio notevole: “Ce livre traite des questions relatives à la Vie et à la Mort au point de vue de la philosophie et de la science.” - (fr:3480) [Questo libro tratta le questioni relative alla Vita e alla Morte dal punto di vista della filosofia e della scienza]. Una definizione clinica significativa è quella delle “frontières de la maladie”: “Les frontières de la maladie, ce sont toutes les maladies qui laissent aux patients les apparences de la santé, et qui, par cela même, sont abandonnées à leur libre évolution dans leur phase maniable par l’hygiène, jusqu’à leur transformation en états graves, contre lesquels la thérapeutique est alors le plus souvent impuissante.” - (fr:3492) [Le frontiere della malattia sono tutte quelle malattie che lasciano ai pazienti le apparenze della salute e che, proprio per questo, sono abbandonate alla loro libera evoluzione nella fase gestibile con l’igiene, fino alla loro trasformazione in stati gravi, contro i quali la terapia è allora il più delle volte impotente]. L’evoluzionismo è uno dei fili conduttori: “L’auteur montre comment, de la seule notion de la continuité des lignées, on conclut sans peine aux principes de Lamarck et Darwin.” - (fr:3517) [L’autore mostra come, dalla sola nozione della continuità delle discendenze, si arrivi senza difficoltà ai principi di Lamarck e Darwin]. La posizione di Le Dantec è esplicitamente polemica: “Contrairement à Saint Augustin qui affirme que les corps de la nature se soutiennent réciproquement et « s’aiment en quelque sorte », M. Le Dantec prétend, dans ce nouveau livre, que l’existence même d’un corps quelconque est le résultat d’une lutte.” - (fr:3521) [Contrariamente a sant’Agostino, che afferma che i corpi della natura si sostengono a vicenda e «in qualche modo si amano», M. Le Dantec sostiene, in questo nuovo libro, che l’esistenza stessa di un qualunque corpo è il risultato di una lotta].
La serie scientifica comprende anche ambiti insoliti per un catalogo di scienze naturali, come la musica, trattata come fenomeno regolato da leggi: “Dans ce travail, l’auteur ne s’est pas contenté d’exposer en langage très clair, avec exemples à l’appui, les lois de la musique : il les explique, en rattachant un état donné de l’art et de la théorie à l’état correspondant de la vie sociale.” - (fr:3475) [In questo lavoro, l’autore non si è accontentato di esporre in un linguaggio chiarissimo, con esempi a sostegno, le leggi della musica: le spiega, ricollegando un dato stato dell’arte e della teoria al corrispondente stato della vita sociale]. Vi rientrano anche le nuove tecnologie: l’aeronautica è descritta come una disciplina che “embrasse l’aéronautique tout entière” - (fr:3565) [abbraccia l’aeronautica nella sua interezza], mentre la chimica applicata documenta “les propriétés du radium, les pétroles et l’évaluation de leur puissance mécanique, la poudre sans fumée” - (fr:3683) [le proprietà del radio, i petroli e la valutazione della loro potenza meccanica, la polvere senza fumo]. Anche la storia della scienza è rappresentata: “Ce livre est une pierre apportée à l’histoire de la chimie, et c’est aussi une contribution à l’histoire générale de la science.” - (fr:3540) [Questo libro è una pietra aggiunta alla storia della chimica, ed è anche un contributo alla storia generale della scienza].
La seconda serie sposta l’asse dalla natura all’uomo. La psicologia sperimentale entra nei problemi dell’educazione: “Depuis une trentaine d’années, en Allemagne, en Amérique, en Italie, en France, des médecins, des physiologistes et des psychologues ont cherché à introduire les méthodes scientifiques dans les choses de l’éducation.” - (fr:3575) [Da una trentina d’anni, in Germania, in America, in Italia, in Francia, medici, fisiologi e psicologi hanno cercato di introdurre i metodi scientifici nelle cose dell’educazione]. Il catalogo testimonia inoltre il confine tra psicologia e filosofia: “M. Binet a voulu montrer que les progrès récents de la psychologie expérimentale ont eu un retentissement sur les spéculations les plus hautes et les plus abstraites de la philosophie.” - (fr:3580) [M. Binet ha voluto mostrare che i recenti progressi della psicologia sperimentale hanno avuto una ripercussione sulle speculazioni più alte e più astratte della filosofia]. Della memoria si occupa la psicologia oggettiva: “C’est à ces diverses questions que le lecteur trouvera en ce livre une réponse, basée sur l’ensemble des faits actuellement établis par la psychologie objective, humaine et comparée.” - (fr:3668) [A queste diverse domande il lettore troverà in questo libro una risposta basata sull’insieme dei fatti attualmente stabiliti dalla psicologia oggettiva, umana e comparata]. Accanto a questi volumi troviamo la teoria della conoscenza di Mach: “Selon lui, le but de la science est de mettre de l’ordre dans les données sensibles, et de chercher avec toute l’économie de pensée possible les relations de dépendance qui existent entre nos sensations.” - (fr:3648) [Secondo lui, lo scopo della scienza è mettere ordine nei dati sensibili e cercare con tutta l’economia di pensiero possibile le relazioni di dipendenza che esistono tra le nostre sensazioni].
La storia e la società sono presentate come campi in cui si ripetono problemi antichi e moderni: “On verra dans ce livre comment furent résolus, jadis, des problèmes presque identiques à ceux qui s’agitent aujourd’hui.” - (fr:3672-3673) [Si vedrà in questo libro come furono risolti, un tempo, problemi quasi identici a quelli che si agitano oggi]. Vi è inoltre una forte attenzione alle esperienze nazionali contemporanee: “L’auteur, capturé sur le champ de bataille de Moukden par les vainqueurs, et amené par eux au Japon, s’y attarda plus d’un an, car il sentait le désir intense de pénétrer leur mentalité.” - (fr:3656) [L’autore, catturato sul campo di battaglia di Mukden dai vincitori e condotto da loro in Giappone, vi si trattenne più di un anno, perché sentiva il desiderio intenso di penetrare la loro mentalità]. Anche il diritto e la criminalità compaiono con tesi provocatorie: “M. Maxwell expose dans cet ouvrage les idées actuelles sur la nature et les causes de la criminalité qui lui paraît être un phénomène social normal.” - (fr:3651) [M. Maxwell espone in quest’opera le idee attuali sulla natura e le cause della criminalità, che gli sembra essere un fenomeno sociale normale].
Il catalogo contiene infine alcuni tratti di ambiguità e di contraddizione che ne fanno anche una testimonianza culturale. L’opera di Le Dantec sull’ateismo è presentata come un libro “de bonne foi” in cui “le ton de l’ouvrage est tel qu’on pourrait se demander, le plus souvent, si l’on est en présence d’un plaidoyer pour l’athéisme ou pour la nécessité d’une foi religieuse” - (fr:3638) [il tono dell’opera è tale che ci si potrebbe chiedere, il più delle volte, se si sia in presenza di una difesa dell’ateismo o della necessità di una fede religiosa]. La chiusa sui volumi di Émile Ollivier è ancora più rivelatrice: “Ce livre a l’intérêt du plus passionnant roman.” - (fr:3686) [Questo libro ha l’interesse del più appassionante romanzo], e “Nulle lecture ne saurait être plus instructive et prouver plus clairement aux pacifistes que les peuples ne sont pas libres d’éviter les guerres.” - (fr:3687) [Nessuna lettura potrebbe essere più istruttiva e provare più chiaramente ai pacifisti che i popoli non sono liberi di evitare le guerre]. In questo modo il catalogo non elenca soltanto libri, ma restituisce il clima intellettuale di un’epoca in cui la scienza, la filosofia e la storia venivano organizzate in un unico grande racconto per il pubblico moderno.
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