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Croiset - An abridged history of greek literature II - 1905 | L | =


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1 La Commedia Antica: personaggi incoerenti, coro metamorfico e polemica conservatrice

La commedia ateniese del V secolo si configura come una polemica drammatizzata, fondata sull’incoerenza dei personaggi, sulla libertà fantastica del coro e sull’opposizione alle innovazioni.

La rappresentazione dei personaggi comici è volutamente priva di profondità. La natura stessa della commedia nasconde i sentimenti del carattere umano: “In comic personages, the sentiments of man’s character are for the most part concealed by the very nature of comedy.” - (fr:6095/p.261) [Nei personaggi comici, i sentimenti del carattere umano sono per lo più nascosti dalla natura stessa della commedia]. Essi non mostrano affetto, generosità o coscienza; mancano di modestia e di ogni sentimento delicato. “All that is serious, deep, profound, is foreign to them.” - (fr:6096/p.261) [Tutto ciò che è serio, profondo, è loro estraneo]. Inoltre, “the nature of the action prevents the poet from developing a character” - (fr:6098/p.261) [la natura dell’azione impedisce al poeta di sviluppare un personaggio]. L’incoerenza degli eventi corrisponde a quella degli esseri: “To the incoherence of the events must correspond that of the beings whose life they form.” - (fr:6099/p.261) [All’incoerenza degli eventi deve corrispondere quella degli esseri di cui essi formano la vita]. Se possiedono una traccia di carattere, la dimenticano subito per il piacere di dire una battuta; “There is nothing solid or consistent in them.” - (fr:6101/p.261) [Non c’è nulla di solido o coerente in loro].

Il coro comico è concepito con libertà ancora maggiore. “The comic chorus is conceived with still freer fancy.” - (fr:6102/p.262) [Il coro comico è concepito con fantasia ancora più libera]. “The poet makes it anything he wishes.” - (fr:6103/p.262) [Il poeta ne fa tutto ciò che vuole], trasformandolo in uccelli, rane, insetti, nuvole, vespe, demi, isole. La trasformazione è però quasi sempre volutamente leggera e superficiale, perché “prolonged pleasantry would become unendurable” - (fr:6106/p.262) [una piacevolezza prolungata diventerebbe insopportabile]. I costumi sono progettati principalmente in vista dell’ingresso nell’orchestra: “They mark amusingly the dominant character which the poet wishes to assign to the chorus— its inconsistency, its aggressive humor; or else the dominant relation existing between its members and some of the characters.” - (fr:6108/p.262) [Segnano in modo divertente il carattere dominante che il poeta vuole assegnare al coro – la sua incoerenza, il suo umorismo aggressivo; oppure la relazione dominante tra i suoi membri e alcuni personaggi]. Così, “The Wasps of Aristophanes, once introduced, are no longer wasps except in memory.” - (fr:6110/p.262) [Le Vespe di Aristofane, una volta introdotte, non sono più vespe se non nella memoria], e le Nuvole, semplici vapori quando Socrate le invoca, diventano persone sapienti ma non prive di malizia. “In these dramas, so capricious in their variations, inconstancy is both a necessity and a merit.” - (fr:6112/p.262) [In questi drammi, così capricciosi nelle loro variazioni, l’incostanza è insieme necessità e merito].

Il significato storico e ideologico della commedia è esplicito: “Thus constructed, the Athenian comedy of the fifth century is a dramatized polemic.” - (fr:6113/p.262) [Così costruita, la commedia ateniese del V secolo è una polemica drammatizzata]. Il suo spirito è soprattutto di opposizione alle innovazioni: “The ridiculous side of old customs is so habitually minimized as hardly to be noticeable; and new practices, though not ridiculous in themselves, are almost always turned to ridicule and made to raise a laugh.” - (fr:6115/p.262) [Il lato ridicolo delle usanze antiche è così abitualmente minimizzato da essere appena percepibile; e le nuove pratiche, sebbene non ridicole in sé, sono quasi sempre oggetto di scherno e fatte per suscitare il riso]. Di qui l’ostilità verso i sofisti, lo studio filosofico, il lusso e il miglioramento delle condizioni materiali della vita, nonché verso le innovazioni drammatiche, specialmente quelle di Euripide, e musicali. In politica attacca i governanti e gli uomini del giorno, “because they are clearly in sight, and their defects are brought out by the public exercise of power” - (fr:6119/p.262) [perché sono ben visibili e i loro difetti sono messi in luce dall’esercizio pubblico del potere].

Vi è un’apparente ambiguità: poiché le rappresentazioni avvengono in una democrazia e attaccano i governanti, la commedia sembra talvolta attaccare le istituzioni democratiche stesse. Ma l’autore precisa: “Really, it has no such profound purpose.” - (fr:6121/p.262) [In realtà, non ha uno scopo così profondo]. Il suo grande compito è divertire, e “we must always guard against imputing to it intentions that contemporaries never would have observed” - (fr:6122/p.262) [dobbiamo sempre guardarci dall’attribuirle intenzioni che i contemporanei non avrebbero mai notato]. Tuttavia, la satira, quando è condotta da uomini di ardito spirito filosofico, fa sorgere idee non incluse nei suoi scopi immediati. Per questo la commedia del V secolo, per quanto folle e fantastica in apparenza, “shows perhaps more than any other dramatic type the liking of the Greeks for general ideas” - (fr:6124/p.262) [mostra forse più di ogni altro tipo drammatico il gusto dei Greci per le idee generali]. “The spirit of comedy is on every occasion at the service of a practical theme.” - (fr:6125/p.262) [Lo spirito della commedia è in ogni occasione al servizio di un tema pratico].

Storicamente, questa forma di commedia continuò con le caratteristiche descritte fino all’inizio del IV secolo. A quel tempo fu chiamata Commedia Antica, “to distinguish it from other forms of comic poetry, quite different in character, that appeared in the fourth century” - (fr:6127/p.263) [per distinguerla da altre forme di poesia comica, di carattere assai diverso, apparse nel IV secolo]. Il passo documenta quindi la natura della Commedia Antica come genere formalmente instabile, ideologicamente conservatore e profondamente legato alla vita pubblica ateniese.


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2 Aristofane e la commedia politica ateniese: demagoghi, sofisti e tribunali

La satira di Aristofane mette in scena il popolo, i suoi demagoghi e la nuova educazione, trasformando la scena comica in una testimonianza storica della democrazia ateniese.

Il brano segue la carriera di Aristofane a partire dal successo degli Acarnesi. “In 425 he presented the Acharnians, the oldest of his extant comedies, which, though in competition with Cratinus and Eupolis, raised him to the first rank.” - (fr:6193/p.265) [“Nel 425 presentò gli Acarnesi, la più antica delle sue commedie superstiti, che, pur in gara con Cratino ed Eupoli, lo elevò al primo rango.”] In questa commedia “he represents a sturdy peasant, Diczeopolis, whom the war has forced to leave his estate and take refuge in the city.” - (fr:6194/p.265) [“egli rappresenta un contadino robusto, Diceopoli, che la guerra ha costretto ad abbandonare i suoi campi e a rifugiarsi in città.”] Le prime opere erano state affidate a un altro per la messa in scena: “Aristophanes brought out these first plays with the collaboration of a certain Callistratus, who undertook to make ready for the representation and direct it.” - (fr:6199/p.265) [“Aristofane presentò queste prime commedie con la collaborazione di un certo Callistrato, che si occupava di preparare la rappresentazione e dirigerla.”] Una di esse è giudicata “excellent from end to end because of the gayety of its invention, its movement, its surprises, the renewal of its interest, and the poetic hardihood manifest at every instant.” - (fr:6198/p.265) [“eccellente dall’inizio alla fine per l’allegria dell’invenzione, il movimento, le sorprese, il rinnovato interesse e l’audacia poetica manifesta in ogni istante.”]

Il nucleo politico della satira emerge nella commedia costruita attorno alla personificazione del popolo. “Under the name of Demos, he personified the people, in whose hands all power was vested; credulous old Demos was being duped by those who flattered him.” - (fr:6206/p.265) [“Sotto il nome di Demo, personificò il popolo, nelle cui mani era riposto ogni potere; il vecchio e credulone Demo veniva ingannato da coloro che lo adulavano.”] Il bersaglio è esplicito: “The rascal, of course, is Cleon.” - (fr:6208/p.265) [“Il furfante, naturalmente, è Cleone.”] L’allegoria è trasparente: “He disgraced his faithful servants, in whom we recognize Nicias and Demosthenes, and substituted for them a cozening Paphlagonian, who while preying upon him pretends to be devoted to him.” - (fr:6207/p.265) [“Egli disonorò i suoi fedeli servi, nei quali riconosciamo Nicia e Demostene, e sostituì loro un lusingatore Paflagone, che mentre lo deruba finge di essergli devoto.”] I servi caduti in disgrazia cercano allora un rivale per il vecchio Demo: “The disgraced servants attempt to raise a rival to the old man’s favorite in the person of the sausage-seller Agoracritus.” - (fr:6209/p.265) [“I servi caduti in disgrazia tentano di contrapporre al favorito del vecchio un rivale, nella persona del salsicciaio Agoracrito.”] Costui, “impudent, ignorant, brawling, he finally supplants Cleon by the use of the same means that Cleon used.” - (fr:6210/p.265) [“sfrontato, ignorante, rissoso, egli alla fine soppianta Cleone usando gli stessi mezzi usati da Cleone.”] “The strife of Agoracritus against Cleon forms the subject of the drama.” - (fr:6212/p.265) [“La contesa tra Agoracrito e Cleone costituisce il soggetto del dramma.”] Alla fine “Demos, restored to reason, regains his youth with his senses.” - (fr:6211/p.265) [“Demo, rientrato in sé, riacquista giovinezza insieme con il senno.”] Questa commedia “has not the gayety nor … the rustic grace of the Acharnians, yet atones for this with a, satiric and comic force not found so fully in any other play.” - (fr:6213/p.266) [“non ha l’allegria né la grazia rustica degli Acarnesi, ma riscatta questo con una forza satirica e comica non così pienamente presente in nessun’altra commedia.”] Il riconoscimento del pubblico è sancito dal premio: “The Athenian judges assigned it the first prize.” - (fr:6214/p.266) [“I giudici ateniesi le assegnarono il primo premio.”]

Con le Nuvole la satira si sposta sul terreno dell’educazione e del pensiero. “The next year, 423, Aristophanes, again taking up the theme treated in his Babylonians, satirized, in the Clouds, the sophists and the new education.” - (fr:6215/p.266) [“L’anno successivo, il 423, Aristofane, riprendendo il tema trattato nei Babilonesi, satireggiò nelle Nuvole i sofisti e la nuova educazione.”] Il protagonista è “a humble peasant, laborious and thrifty, has a prodigal son who cannot pay his debts.” - (fr:6216/p.266) [“un umile contadino, laborioso e parsimonioso, che ha un figlio prodigo il quale non può pagare i suoi debiti.”] Il padre vuole imparare la retorica, “which he regards as the art of eluding his creditors by deceiving the judges.” - (fr:6217/p.266) [“che egli considera l’arte di eludere i creditori ingannando i giudici.”] “This art is typified in Socrates, who is transformed for the occasion into a charlatan.” - (fr:6218/p.266) [“Quest’arte è personificata in Socrate, trasformato per l’occasione in un ciarlatano.”] Il coro è tutto allegorico: “The Clouds, who give their name to the play and form its chorus, represent the mazes before which philosophers bow in worship.” - (fr:6222/p.266) [“Le Nuvole, che danno il nome alla commedia e ne formano il coro, rappresentano i labirinti davanti a cui i filosofi si inchinano in adorazione.”] La vicenda segue il fallimento del padre, che manda il figlio a studiare al suo posto; il risultato è amaro: “The son, Phidippides, when educated, mocks at and beats his father— such are the fruits of this much-lauded education.” - (fr:6220/p.266) [“Il figlio, Fidippide, una volta istruito, deride e picchia suo padre: questi sono i frutti di questa tanto decantata educazione.”] “Strepsiades, converted and furious, sets fire to Socrates’s school.” - (fr:6221/p.266) [“Strepsiade, convertito e furioso, dà fuoco alla scuola di Socrate.”] L’accoglienza, tuttavia, non fu buona: “The play obtained only the third prize.” - (fr:6223/p.279) [“La commedia ottenne solo il terzo premio.”] “The author, more surprised than discouraged, rewrote it, but does not seem to have presented it again.” - (fr:6224/p.266) [“L’autore, più sorpreso che scoraggiato, la riscrisse, ma non sembra che l’abbia ripresentata.”] “The second edition is what we possess.” - (fr:6225/p.266) [“La seconda edizione è quella che possediamo.”]

Il giudizio sulle Nuvole è duplice. Da un lato “The role of Strepsiades is excellent, giving the chief value to the drama.” - (fr:6226/p.266) [“La parte di Strepsiade è eccellente e dà il valore principale al dramma.”] Dall’altro, “That of Socrates is only a gross slander; and though amusing, its injustice is offensive.” - (fr:6227/p.266) [“Quella di Socrate è solo una grossolana calunnia; e sebbene divertente, la sua ingiustizia è offensiva.”] Il passo ne ricava anche una considerazione storica: “It shows at least how far contemporary opinion was deceived by appearances in appreciating the great man.” - (fr:6228/p.266) [“Mostra almeno fino a che punto l’opinione contemporanea fu ingannata dalle apparenze nel giudicare il grande uomo.”] E soprattutto: “If the comedy did not contribute directly to his condemnation twenty-five years after, it would be rash to assert that it did not make ready for it indirectly by the false, odious image it created and kept alive in the public mind.” - (fr:6229/p.266) [“Se la commedia non contribuì direttamente alla sua condanna venticinque anni dopo, sarebbe avventato affermare che non la preparò indirettamente con la falsa e odiosa immagine che creò e mantenne viva nell’opinione pubblica.”]

Le Vespe cambiano bersaglio ma mantengono il legame con la politica. “The Wasps, played in 422, seems to have had a less general aim.” - (fr:6230/p.266) [“Le Vespe, rappresentate nel 422, sembrano avere avuto un obiettivo meno generale.”] Aristofane “derides the mania for lawsuits that had taken possession of the Athenians; but behind the somewhat thin veil, he sees and discloses the policy of the demagogues, who turn the leisure time of the people and the worst elements in its disposition to their own account.” - (fr:6231/p.266) [“deride la mania per i processi che aveva preso possesso degli Ateniesi; ma dietro il velo piuttosto sottile, vede e svela la politica dei demagoghi, che volgono a proprio vantaggio il tempo libero del popolo e gli aspetti peggiori del suo carattere.”] “It is really still Cleon who is being censured.” - (fr:6232/p.266) [“In realtà è ancora Cleone a essere biasimato.”] Il protagonista è “an old man named Philocleon is madly fond of lawsuits; around him buzzes the chorus of Wasps, representing the old heliasts whose sting is always threatening and who promote and profit by his folly.” - (fr:6233/p.266) [“un vecchio di nome Filocleone, follemente appassionato di processi; attorno a lui ronza il coro delle Vespe, che rappresenta i vecchi eliasti, dal pungiglione sempre minaccioso, i quali alimentano e sfruttano la sua follia.”] “His son Bdelycleon undertakes to correct him.” - (fr:6234/p.266) [“Suo figlio Bdelicleone intende correggerlo.”] “This difficult undertaking constitutes the real action of the play.” - (fr:6235/p.266) [“Questa difficile impresa costituisce la vera azione della commedia.”] L’esito è positivo: “Philocleon and his associates are finally converted.” - (fr:6236/p.266) [“Filocleone e i suoi compagni alla fine vengono convertiti.”] “After that, the old man, free from the trouble of sitting in court, leads a joyous life.” - (fr:6237/p.266) [“Dopodiché il vecchio, libero dal fastidio di sedere in tribunale, conduce una vita gioiosa.”] Nell’insieme, “The play is vividly developed, full of spirit and of amusing incidents.” - (fr:6238/p.266) [“La commedia è sviluppata con vivacità, piena di spirito e di incidenti divertenti.”]


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3 Aristofane, critico senza sistema: l’ambiguità di una testimonianza

Il brano si interroga se le invettive di Aristofane nascondano una dottrina politica, letteraria e religiosa coerente.

Il passo affronta le “tendenze generali” e la “religione” di Aristofane con una domanda preliminare: “His Religion. The first question that arises when one tries to appreciate this series of remarkable works is, How far can they be taken seriously?” - (fr:6310/p.269) [La sua religione. La prima questione che sorge quando si cerca di valutare questa serie di opere notevoli è: fino a che punto possono essere prese sul serio?]. L’insieme delle sue opere, infatti, “suggest the idea of a system of political, social, and literary views from which might be deduced a doctrine” - (fr:6311/p.269) [suggerisce l’idea di un sistema di vedute politiche, sociali e letterarie da cui si potrebbe dedurre una dottrina]. Eppure il testo subito mette in dubbio questa impressione: “Is this really the case?” - (fr:6313/p.269) [È davvero così?], e chiede se dietro le invettive si debba cercare “a clearly defined policy, an established creed, and a criticism resting upon known principles” - (fr:6314/p.269) [una politica chiaramente definita, un credo consolidato e una critica fondata su principi noti].

L’analisi politica rivela un’ambiguità di fondo. Aristofane “censures democracy” - (fr:6320/p.270) [censura la democrazia], ma “There is nothing in his plays that permits us to suppose this” - (fr:6321/p.270) [non c’è nulla nelle sue opere che ci permetta di supporre questo], cioè che fosse partigiano delle istituzioni aristocratiche. Ciò che attacca sono singole figure e abusi: “he lashes and turns to ridicule Cleon, Lamachus, Hyperbolus, Cleophon, and even makes sport of Pericles after his death” - (fr:6322/p.270) [flagella e mette in ridicolo Cleone, Lamaco, Iperbolo, Cleofonte, e si fa beffe persino di Pericle dopo la sua morte]. Ma sulla possibilità che lo Stato fosse governato meglio da altri, il testo risponde: “Really, we do not know” - (fr:6325/p.270) [davvero, non lo sappiamo].

Lo stesso vale per l’educazione, la poesia e la religione. Aristofane “denounces the impiety of the sophists, the dangerous subtleties of their instruction, the perilous seductions of that rhetoric which obliterates the sense of justice” - (fr:6326/p.270) [denuncia l’empietà dei sofisti, le pericolose sottigliezze del loro insegnamento, le pericolose seduzioni di quella retorica che annulla il senso di giustizia]; ma se avesse voluto un ritorno all’antica educazione, “He has not said” - (fr:6329/p.66) [non l’ha detto]. Nei confronti di Euripide è “the resolute adversary” - (fr:6330/p.270) [l’avversario risoluto], eppure “It would appear not; for he at least admired the style of the poet whom he derided” - (fr:6331/p.270) [sembrerebbe di no; poiché ammirava almeno lo stile del poeta che derideva]. Anche la difesa della religione è sospetta: “if he pretended to defend it against the theorists who advocated atheism, this was certainly not because he had a scrupulous respect for the gods” - (fr:6332/p.270) [se fingeva di difenderla contro i teorici che sostenevano l’ateismo, ciò non era certo perché avesse un rispetto scrupoloso per gli dèi]. Il bilancio è netto: “We see, indeed, what he attacked; but when we endeavor to say precisely what he defended, we are at a loss” - (fr:6335/p.270) [Vediamo, certo, ciò che attaccava; ma quando ci sforziamo di dire precisamente ciò che difendeva, siamo a corto di risposte].

La spiegazione proposta è biografica e insieme storico-letteraria: “Let us consider how he was reared” - (fr:6337/p.270) [Consideriamo come fu allevato]. Aristofane si formò “while listening to the plays of Cratinus and his contemporaries, meditating upon them, and trying to imitate them” - (fr:6339/p.270) [ascoltando le opere di Cratino e dei suoi contemporanei, meditando su di esse e cercando di imitarle]. Così, “In trying to imitate their art, he adopted also their spirit, which was inseparable from it — a spirit of satire, opposition, and mockery at extravagance” - (fr:6341/p.270) [Cercando di imitare la loro arte, adottò anche il loro spirito, che ne era inseparabile — uno spirito di satira, opposizione e derisione dell’eccesso]. Il suo genio trovò subito gli strumenti adatti: “The processes of the profession were therefore early adapted to the spontaneous trend of his genius” - (fr:6342/p.270) [I procedimenti del mestiere furono quindi presto adattati alla tendenza spontanea del suo genio], e per questo “he never became anxious to search for the true and the ideal” - (fr:6342/p.270) [non si preoccupò mai di cercare il vero e l’ideale].

Il passo ha valore di testimonianza storiografica: documenta un modo di leggere Aristofane non come pensatore sistematico, ma come comico di formazione e di istinto, la cui forza critica non coincide con una dottrina positiva. L’ambiguità che emerge non è un difetto dell’autore antico, ma il tratto peculiare di una satira legata al proprio tempo, ai suoi personaggi e ai suoi abusi.


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4 Aristofane e la perfezione della commedia antica: invenzione, personaggi, realismo

Il ritratto di Aristofane emerge da un confronto con i predecessori: la sua superiorità non è nella forma, ma nella qualità personale dell’invenzione e nella perfetta fusione di tesi e racconto.

La trattazione individua nell’invenzione drammatica il primo campo in cui Aristofane si distingue. La sua originalità non consiste in un cambiamento di metodo: “No remarkable innovation is attributed to him either in substance or in form.” - (fr:6362/p.271) [Nessuna notevole innovazione gli è attribuita né nella sostanza né nella forma]. Ciò che lo separa dagli altri comici è piuttosto un fatto personale: “What distinguishes him from the other comic poets is not his dramatic method, but his personal qualities.” - (fr:6363/p.271) [Ciò che lo distingue dagli altri poeti comici non è il suo metodo drammatico, ma le sue qualità personali]. Tra queste qualità sono citate “force and variety of invention, joined with grace and a discretion peculiarly Attic” - (fr:6364/p.271) [forza e varietà d’invenzione, unite a grazia e a una discrezione tipicamente attica]. L’invenzione è sempre funzionale all’idea: “His invention always has this as its chief merit — that it is of the sort best fitted to express his idea; it has, too, the merit of being naturally comic, and of permitting a rich development of fancy.” - (fr:6365/p.271) [La sua invenzione ha sempre questo come merito principale: di essere del tipo più adatto a esprimere la sua idea; ha anche il merito di essere naturalmente comica e di permettere un ricco sviluppo della fantasia]. Per questo i suoi soggetti sono considerati un tesoro: “the more one studies him, the more one admires his propriety, justice, and innate drollery.” - (fr:6366/p.271) [più lo si studia, più si ammirano la sua appropriatezza, la sua giustezza e la sua comicità innata].

Il caso degli Acarnesi mostra come la tesi venga drammatizzata: per sostenere la causa della pace, Aristofane mette in scena “a man who has made a treaty quite on his own account and who lives in the enjoyment of peace, while every one around is suffering from the effects of war” - (fr:6367/p.272) [un uomo che ha concluso un trattato per conto proprio e vive nel godimento della pace, mentre tutti intorno soffrono gli effetti della guerra]. Il risultato è che “the thesis is at once expressed in drama, the statement provided with a vivid and sensible demonstration.” - (fr:6368/p.272) [la tesi è subito espressa in forma drammatica, e l’enunciato riceve una dimostrazione viva e sensibile]. L’improbabilità della situazione è eccessiva ma accettabile: “its improbability is excessive, yet not such as fancy cannot accept.” - (fr:6370/p.272) [la sua improbabilità è eccessiva, eppure non è tale che la fantasia non possa accettarla]. Essa ha infatti “a certain reasonableness, as it consists merely in the investment of an isolated person with those rights which in real life, society reserves to itself.” - (fr:6371/p.272) [una certa ragionevolezza, perché consiste semplicemente nell’investire una persona isolata di quei diritti che nella vita reale la società riserva a sé stessa]. Lo stesso meccanismo vale per i Cavalieri, le Vespe e le Nuvole: “What we have said of the Acharnians is as applicable to the Knights, the Wasps, or the Clouds, if we consider the essentials of their invention.” - (fr:6373/p.272) [Quello che abbiamo detto degli Acarnesi vale anche per i Cavalieri, le Vespe o le Nuvole, se consideriamo l’essenziale della loro invenzione]. Si trova sempre “the same clearness in the definition of the theme, always a situation fitted to give the idea its full value by presenting it under the form best suited to demonstration, and at the same time most pleasing.” - (fr:6374/p.272) [la stessa chiarezza nella definizione del tema, sempre una situazione adatta a dare all’idea il suo pieno valore, presentandola nella forma più adatta alla dimostrazione e allo stesso tempo più gradita]. Anche nella buffoneria c’è “the same adherence to reality” - (fr:6375/p.272) [la stessa aderenza alla realtà], e questo “informs the spectator that he is looking at a scene of contemporary life, and also makes it seem animated.” - (fr:6376/p.272) [informa lo spettatore che sta guardando una scena di vita contemporanea e la rende anche animata]. Persino negli Uccelli, opera di pura fantasia, “there is an invention which brings out the idea clearly; and though bold, it seems surcharged with good sense.” - (fr:6378/p.272) [c’è un’invenzione che mette in luce chiaramente l’idea; e, sebbene audace, sembra carica di buon senso]. Si tratta della città ideale: “We have here the ideal city, Nephelococcygia, contrasting with the real city Athens, and carefully guarding against all that encumbers the latter.” - (fr:6379/p.272) [Abbiamo qui la città ideale, Nefelococigia, che contrasta con la città reale, Atene, e si guarda attentamente da tutto ciò che appesantisce quest’ultima].

Il passo affronta poi lo sviluppo dell’azione, riconoscendo che “the art of developing the action in Old Comedy was properly that of putting logic into the incoherence and probability into the fancy.” - (fr:6384/p.272) [l’arte di sviluppare l’azione nella commedia antica era propriamente quella di mettere logica nell’incoerenza e probabilità nella fantasia]. Cratino falliva proprio in questo: “Forgetting his proper field, he ran off into pure fancy or satiric digressions.” - (fr:6387/p.272) [Dimenticando il suo campo proprio, si lanciava in pura fantasia o in digressioni satiriche]. Aristofane invece non si perde mai; nello sviluppo del dramma “all seems free” - (fr:6389/p.273) [tutto sembra libero], perché “all, or almost all, is incident, surprise, unforeseen caprice, sally, whim, or droll, absurd improvisation.” - (fr:6390/p.273) [tutto, o quasi, è avvenimento, sorpresa, capriccio imprevisto, uscita, ghiribizzo o buffa, assurda improvvisazione]. I dettagli nascono dai personaggi: “The ideas in detail spring from the character of the personages; each scene has its own unexpected inventions.” - (fr:6391/p.273) [Le idee di dettaglio scaturiscono dal carattere dei personaggi; ogni scena ha le sue inattese invenzioni]. Eppure, “if we compare the invention of details with the fundamental invention, we see at once that they all depend on it, all spring spontaneously from it, and are in a way only its expansion and development.” - (fr:6393/p.273) [se confrontiamo l’invenzione dei dettagli con l’invenzione fondamentale, vediamo subito che tutti dipendono da essa, ne scaturiscono spontaneamente e sono in certo modo solo la sua espansione e il suo sviluppo]. Anche nella seconda parte degli Acarnesi, scene come “the Megarian, that of the Beeotian, and that of Lamachus” - (fr:6395/p.273) [la scena del megarese, quella del beota e quella di Lamaco] sembrano accidentali e indipendenti, ma “they all conform to the general theme, fall naturally into the series, and tend to the same demonstration.” - (fr:6397/p.273) [tutte si conformano al tema generale, si inseriscono naturalmente nella serie e tendono alla stessa dimostrazione]. La logica dell’insieme è “flexible, discreet, typical of Athens.” - (fr:6398/p.273) [flessibile, discreta, tipica di Atene]. Il piano del dramma è quindi “the union of a thesis and a story, so associated that the story shall be the demonstration of the thesis.” - (fr:6400/p.273) [l’unione di una tesi e di un racconto, associati in modo che il racconto sia la dimostrazione della tesi]. La particolarità di Aristofane sta in questo: “the perfect fusion of the two elements.” - (fr:6401/p.273) [la perfetta fusione dei due elementi]. La tesi non appesantisce il racconto, ma “communicates elements of interest and piquancy of its own” - (fr:6402/p.273) [gli comunica elementi di interesse e di piccantezza propri]; il racconto, a sua volta, “far from veiling the thesis, impresses it on the hearer by a force belonging to the story; and finally, the action and the resolution constitute a sort of visible evidence of the truth of the thesis.” - (fr:6403/p.273) [lungi dal velare la tesi, la imprime nell’ascoltatore con una forza che appartiene al racconto stesso; e infine l’azione e la soluzione costituiscono una sorta di prova visibile della verità della tesi].

I personaggi hanno una doppia natura, ideale e reale. Essi condividono il carattere dell’azione: “They, too, are fantastic, droll, and often incoherent.” - (fr:6407/p.273) [Anch’essi sono fantastici, buffi e spesso incoerenti]. Le grandi figure sono “first, types, and afterwards, individuals” - (fr:6410/p.273) [prima tipi e poi individui], perché “they represent a class of men whose dominant sentiments they possess.” - (fr:6411/p.273) [rappresentano una classe di uomini di cui possiedono i sentimenti dominanti]. Così Cleone “is much less the historic personage of that name than the demagogue who flatters the people that he may become their master” - (fr:6413/p.274) [è molto meno il personaggio storico di quel nome che il demagogo che lusinga il popolo per diventarne padrone], e il Socrate delle Nuvole “is in no respect the teacher of Plato, but the sophist, or in other terms, the retailer of counterfeit knowledge, the master of cunning and cleverness.” - (fr:6413/p.274) [non è per nulla il maestro di Platone, ma il sofista, o in altri termini, il venditore di conoscenza contraffatta, il maestro di astuzia e di abilità]. Per questo hanno un carattere ideale: i loro tratti sono “common to a whole class”, e il poeta li astrae “looking to the universal” - (fr:6414/p.274) [guardando all’universale]. Inoltre la commedia antica esigeva “droll exaggeration” - (fr:6416/p.274) [un’esagerazione buffa], e così “all the fictitious creatures of the comic poets needed, therefore, to magnify at least some of their characteristic traits far beyond what was possible in nature.” - (fr:6417/p.274) [tutte le creature fittizie dei poeti comici avevano quindi bisogno di ingigantire almeno alcuni dei loro tratti caratteristici ben oltre ciò che era possibile in natura]. Ma l’esagerazione non elimina l’intuizione della realtà: “this does not prevent his having, if not observation in the strict sense, at least a vivid intuition of reality.” - (fr:6421/p.274) [ciò non impedisce che egli abbia, se non un’osservazione in senso stretto, almeno una viva intuizione della realtà]. In questo Aristofane è superiore a Cratino: “His typical figures are strongly individualized, and that with a remarkable delicacy of touch.” - (fr:6423/p.274) [Le sue figure tipiche sono fortemente individualizzate, e con una notevole delicatezza di tocco]. Di Diceopoli si dice che “is fond of good cheer, naturally joyful, and roguish; alert and quick, he is a true peasant of Mount Parnes, gaunt in body, agile, always moving, a man whose words are acted rather than spoken.” - (fr:6425/p.274) [è amante del buon vivere, naturalmente gioioso e furbo; sveglio e pronto, è un vero contadino del monte Parnete, magro di corpo, agile, sempre in movimento, un uomo le cui parole sono agite più che pronunciate]. Strepsiade è “older and more morose and dissatisfied; he is credulous and cunning at the same time; inventive, yet incapable of understanding what transcends his experience.” - (fr:6426/p.274) [più vecchio e più cupo e scontento; è credulone e furbo allo stesso tempo; inventivo, ma incapace di capire ciò che trascende la sua esperienza], ed è “economical, keenly alive to his interests, and honest at heart, although the pressure of the debts he must pay makes him try dishonest means of escape.” - (fr:6427/p.274) [economo, molto sensibile ai suoi interessi e onesto in fondo, anche se la pressione dei debiti che deve pagare lo spinge a tentare mezzi disonesti per scappare]. Anche Bdelycleon, Pithetzrus, Lisistrata, Prassagora e Cremilo hanno tratti individuali: “If they had part in a more commonplace action, these would suffice to mark them as wholly like ourselves; and the comedy of exuberant fancy would become the comedy of character, of which it contains the germ.” - (fr:6430/p.274) [Se prendessero parte a un’azione più comune, questi tratti basterebbero a renderli del tutto simili a noi; e la commedia di fantasia esuberante diventerebbe commedia di carattere, di cui contiene il germe]. La stravaganza comica impedisce questo esito, ma “each of these droll personages is a clearly conceived individual.” - (fr:6431/p.274) [ciascuno di questi buffi personaggi è un individuo chiaramente concepito].

Il realismo dei personaggi si estende anche all’ambiente: “This excellent realism of the personages is shown, not only in their sentiments and manners, but also in the environment in which they live.” - (fr:6432/p.275) [Questo eccellente realismo dei personaggi si mostra non solo nei loro sentimenti e nei loro costumi, ma anche nell’ambiente in cui vivono]. Aristofane eccelleva nel dare, “by means of brief expressions mingled with the chant or the dialogue, a thousand just and exact descriptive phrases that make his comedy vivid and real.” - (fr:6433/p.275) [per mezzo di brevi espressioni mescolate al canto o al dialogo, mille giuste ed esatte frasi descrittive che rendono la sua commedia viva e reale]. Il passo riunisce due esempi consecutivi: “Diczopolis, leading the Dionysiac procession around the court in front of his house, presents before our eyes the image of a rustic festival; Strepsiades, turning back his thoughts regretfully to the store of provisions once filling his home, transports us from Athens to the little paternal domain where he grew up to become a man; the laborers of the Peace portray for us familiar scenes of village life, reunions where the neighbors assemble, and the peaceful, leisurely conversation which they enjoy over their cups.” - (fr:6434/p.275, 6435) [Diceopoli, guidando la processione dionisiaca intorno al cortile davanti a casa sua, presenta davanti ai nostri occhi l’immagine di una festa campestre; Strepsiade, volgendo con rimpianto il pensiero alla scorta di provviste che un tempo riempiva la sua casa, ci trasporta da Atene al piccolo podere paterno dove è cresciuto fino a diventare uomo; i contadini della Pace ci ritraggono scene familiari di vita di villaggio, riunioni in cui i vicini si radunano e la pacifica, oziosa conversazione che godono davanti alle coppe]. Il valore testimoniale è esplicito: “It is from these plays, in fact, that one can obtain the greatest number of delicate, precise indications regarding the life of Athens and Attica during the second half of the fifth century.” - (fr:6436/p.275) [È da queste opere, infatti, che si possono ottenere il maggior numero di indicazioni delicate e precise riguardanti la vita di Atene e dell’Attica durante la seconda metà del V secolo].

La parte finale, dedicata ai passi lirici e alla lingua, si apre con una domanda: “In the hands of such a poet, what will the lyric passages be like?” - (fr:6439/p.275) [Nelle mani di un tale poeta, come saranno i passi lirici?]. La risposta è nelle qualità del poeta: “He had a vivid imagination, gayety, frolicsomeness, and the most delicate sense of rhythm.” - (fr:6440/p.275) [Aveva un’immaginazione vivida, allegria, giocosità e il senso del ritmo più delicato].

[37.2/2-83-6441|6523]

5 Aristofane e la commedia antica: poesia, lingua e memoria storica

Il testo costruisce un profilo di Aristofane in cui lirica, satira, lingua e caratterizzazione si intrecciano, mentre la memoria dei poeti rivali completa il quadro della commedia antica.

La poesia lirica di Aristofane è descritta come spontanea e capricciosa: “These are the dominant qualities of his lyric poetry.” - (fr:6441/p.275) [Questi sono i tratti dominanti della sua poesia lirica.] “His chants seem as if improvised.” - (fr:6442/p.275) [I suoi canti sembrano improvvisati.] “It is a spontaneous, capricious poetry, brilliant and easy, uniting the most charming simplicity with polished lustre and grandeur.” - (fr:6443/p.275) [È una poesia spontanea, capricciosa, brillante e disinvolta, che unisce la più affascinante semplicità a uno splendore levigato e alla grandezza.] Accanto a questo, il testo segnala un limite: “Deep inspiration is rare in the chants; but sincerity and vivacity of impression are everywhere manifest.” - (fr:6444/p.275) [L’ispirazione profonda è rara nei canti; ma la sincerità e la vivacità dell’impressione sono ovunque manifeste.]

La satira occupa un posto centrale. “Satiric couplets abound.” - (fr:6445/p.275) [Abbondano i distici satirici.] Il tono aggressivo e leggero è ricondotto a una tradizione greca e popolare: “The aggressive, light, petulant type of song was as truly Greek as it is French; but in Greece it was more like the popular, Dionysiac iamb, more like a revel, more playful.” - (fr:6446/p.275) [Il tipo di canto aggressivo, leggero, petulante era greco quanto è francese; ma in Grecia somigliava di più al giambo popolare dionisiaco, più a una baldoria, più giocoso.] “Aristophanes showed unusual skill in this type of composition.” - (fr:6447/p.275) [Aristofane mostrò un’abilità insolita in questo tipo di composizione.] Il testo non riporta esempi di scherno personale perché “personal mockeries almost always need a commentary, and that would make them seem heavy.” - (fr:6448/p.275) [le beffe personali hanno quasi sempre bisogno di un commento, e ciò le farebbe sembrare pesanti.] Erano però abbondanti e vari: “now a biting allusion, half concealed beneath ingenious allegory, now a series of droll jests, apparently incoherent, but containing fine expressions, puns, and amusing figures.” - (fr:6449/p.275) [ora un’allusione mordace, mezzo nascosta sotto un’allegoria ingegnosa, ora una serie di scherzi buffi, apparentemente incoerenti, ma contenenti espressioni raffinate, giochi di parole e figure divertenti.] Da qui deriva il loro successo presso il pubblico antico e la loro perdita di fascino per il lettore moderno: “It is easy to see how much these merry snatches of song, with their air of life and appropriateness, must have amused the people.” - (fr:6450/p.275) [È facile capire quanto questi allegri frammenti di canto, con la loro aria di vita e di appropriatezza, dovessero divertire il pubblico.] “This explains also why they have lost so much of their charm to-day.” - (fr:6451/p.275) [Questo spiega anche perché abbiano perso oggi gran parte del loro fascino.]

Il profilo lirico di Aristofane comprende anche l’amore per la natura. “The really durable lyric passages are those which manifest the grace of his imagination.” - (fr:6452/p.275) [I passi lirici davvero durevoli sono quelli che manifestano la grazia della sua immaginazione.] “Let us note particularly those that show his love of nature.” - (fr:6453/p.275) [Notiamo in particolare quelli che mostrano il suo amore per la natura.] Il contrasto con la sua vita cittadina è evidente: “This man, who seems to have lived only for the city, must have had a sincere, ardent love of the country and its life.” - (fr:6454/p.275) [Quest’uomo, che sembra essere vissuto solo per la città, doveva avere un amore sincero e ardente per la campagna e per la sua vita.] Un esempio è l’appello dell’upupa negli Uccelli: “Who can read, without the keenest pleasure, the appeal which, in the Birds, the hoopoe addresses, across prairies and forests, to the whole winged tribe?” - (fr:6455/p.275) [Chi può leggere senza il più vivo piacere l’appello che, negli Uccelli, l’upupa rivolge, attraverso praterie e foreste, all’intera tribù alata?] L’effetto è descritto come “nimble, light, leaping; but the general plan of the passage is simple, and the impressions of detail, howsoever distinct, are thoroughly mingled in one concrete general impression.” - (fr:6457/p.276) [agile, leggero, balzante; ma il piano generale del passo è semplice, e le impressioni di dettaglio, per quanto distinte, sono completamente mescolate in un’impressione generale concreta.] Non manca la dignità: “Nor is dignity lacking, though he aims in general rather to be graceful and amiable.” - (fr:6458/p.276) [Non manca neppure la dignità, sebbene egli miri in generale piuttosto a essere grazioso e amabile.] L’immaginazione sa anche aprirsi a visioni grandiose: “Whenever the subject makes it possible, his imagination sees splendid visions.” - (fr:6459/p.276) [Ogni volta che il soggetto lo rende possibile, la sua immaginazione vede splendide visioni.] Nelle Nuvole, il coro rivela il mondo illuminato dal sole: “The sun, like an eye ever open in the depths of ether, is shining in all its splendor.” - (fr:6463/p.276) [Il sole, come un occhio sempre aperto nelle profondità dell’etere, splende in tutto il suo splendore.] Infine, in una poesia nata per accompagnare il riso può esserci anche emozione: “Finally, sometimes there is even emotion in this poetry, though it is created to accompany laughter.” - (fr:6465/p.276) [Infine, talvolta in questa poesia c’è persino emozione, sebbene sia creata per accompagnare il riso.] Il testo rimanda alla seconda parabasi della Pace, troppo lunga da citare fuori contesto, e osserva: “Suffice it to remark how delicious is the laborer’s dream, when he sees the war coming to a close and is to return to his field.” - (fr:6467/p.276) [Basta osservare quanto sia delizioso il sogno del contadino, quando vede la guerra che volge al termine e sta per tornare al suo campo.] “Beneath the light playfulness, one cannot but recognize the natural relish of the poet for the things he describes.” - (fr:6468/p.276) [Sotto la leggera giocosità, non si può non riconoscere il gusto naturale del poeta per le cose che descrive.]

Il testo collega poi lo spirito lirico alla commedia stessa: “In general, the lyric spirit of Aristophanes lies in the tone of his comedy, and is intimately connected therewith.” - (fr:6470/p.276) [In generale, lo spirito lirico di Aristofane risiede nel tono della sua commedia e vi è intimamente connesso.] “Its merit lies in the ease of its development and the admirable variety of character it possesses.” - (fr:6471/p.276) [Il suo merito sta nella facilità dello sviluppo e nella mirabile varietà di carattere che possiede.] Lo stesso vale per la lingua dei personaggi: “This is also the merit of the language spoken by his characters.” - (fr:6472/p.276) [Questo è anche il merito del linguaggio parlato dai suoi personaggi.] “It represents the perfection of Attic familiar speech.” - (fr:6473/p.276) [Esso rappresenta la perfezione del parlato attico familiare.] I contemporanei vi scorgevano un’imitazione di Euripide, e “Aristophanes, though a sworn adversary of the great tragic poet, did not absolutely deny the reproach, or eulogy, of borrowing from him certain graces of style.” - (fr:6474/p.276) [Aristofane, benché nemico giurato del grande poeta tragico, non negò del tutto il rimprovero, o elogio, di aver preso in prestito da lui certe grazie di stile.] Il testo aggiunge che eccelleva nel riprodurre la conversazione ateniese “with a simple elegance which seemed to cost him no effort.” - (fr:6476/p.277) [con un’eleganza semplice che sembrava non costargli alcuno sforzo.] “Natural, yet piquant, grace was his true merit; and none of his contemporaries seems to have possessed it to the same extent.” - (fr:6477/p.277) [La grazia naturale, eppure piccante, era il suo vero merito; e nessuno dei suoi contemporanei sembra averla posseduta nella stessa misura.] Per caratterizzarlo come scrittore, il testo applica ad Aristofane un frammento in cui si dice di un certo personaggio: “He speaks the language of the middle class in the city, without the soft affectation of the élite citizens, and without the coarseness of the ignorant.” - (fr:6478/p.277) [Parla il linguaggio della classe media della città, senza la morbida affettazione dei cittadini d’élite e senza la grossolanità degli ignoranti.]

La lingua comica è anche fatta di abilità verbale e invenzione: “It is remarkably adroit in word-play.” - (fr:6480/p.277) [È straordinariamente abile nel gioco di parole.] “In comic dialogue, it does not fear to descend to absurd puns.” - (fr:6481/p.277) [Nel dialogo comico, non teme di scendere a calembour assurdi.] Il testo giudica questo merito minore per il gusto moderno, ma forse non per quello antico: “‘To our taste, this is a sufficiently small merit, yet perhaps not so for the public taste of the time.” - (fr:6482/p.277) [Per il nostro gusto, questo è un merito abbastanza piccolo, ma forse non lo era per il gusto del pubblico di allora.] Più rilevante è “an invention of words, uncouth compounds, and effects of every sort, resulting from surprises and comparisons.” - (fr:6484/p.277) [un’invenzione di parole, composti strani ed effetti di ogni genere, risultanti da sorprese e confronti.] Ma “All this, however, belongs rather to the type of composition than to the poet.” - (fr:6485/p.277) [tutto ciò, tuttavia, appartiene piuttosto al tipo di composizione che al poeta.] Il merito personale sta altrove: “His really personal merit is in the vivacity of his diction and the flexibility of the turns.” - (fr:6486/p.277) [Il suo merito davvero personale sta nella vivacità della dizione e nella flessibilità dei giri.] “No one could better form a phrase or emphasize a trait, bring together a pleasing accumulation of words, or put them in opposition.” - (fr:6487/p.277) [Nessuno poteva formare meglio una frase o mettere in risalto un tratto, accumulare piacevolmente parole o metterle in opposizione.] Il dialogo è pieno di vita: “every phrase is a characteristic; every word provokes a laugh.” - (fr:6488/p.277) [ogni frase è una caratterizzazione; ogni parola provoca una risata.] “Hence his flexible, sparkling style was remarkably well adapted to the situations and the characters.” - (fr:6489/p.277) [Di conseguenza il suo stile flessibile e scintillante era straordinariamente adatto alle situazioni e ai personaggi.]

Questa capacità emerge nella scena dei Cavalieri in cui lo schiavo Demostene esamina il venditore di salsicce. Il candidato è “surprised and yet timid, is quite astonished at what he hears— petty questions, doubts, artless exclamations, rather gestures and play of physiognomy than words.” - (fr:6492/p.277) [sorpreso e insieme timido, è molto stupito di ciò che sente: piccole domande, dubbi, esclamazioni ingenue, più gesti e gioco di fisionomia che parole.] “He both does and does not believe.” - (fr:6493/p.277) [Egli insieme crede e non crede.] L’altro personaggio usa invece “clear, short phrases, the air of a master, categorical assertions, and with this, when necessary, the insinuating word that dispels doubt, excites ambition, encourages, or commands.” - (fr:6495/p.277) [frasi chiare e brevi, l’aria di un maestro, asserzioni categoriche e, con questo, quando necessario, la parola insinuante che dissipa il dubbio, eccita l’ambizione, incoraggia o comanda.] “The language thus becomes a means of indicating character; it describes the personage who uses it.” - (fr:6496/p.277) [Il linguaggio diventa così un mezzo per indicare il carattere; descrive il personaggio che lo usa.] Il quadro conclusivo su Aristofane è di equilibrio tra arte e genio: “His art is as clever as his genius; it serves him without controlling him.” - (fr:6498/p.277) [La sua arte è abile quanto il suo genio; lo serve senza dominarlo.] “Both give indication of one of the most fertile, free, graceful imaginations that can be conceived, associated with the vividest, keenest intelligence and the readiest discernment of the ridiculous.” - (fr:6499/p.278) [Entrambi danno indicazione di una delle immaginazioni più fertili, libere e aggraziate che si possano concepire, associata all’intelligenza più viva e acuta e alla più pronta capacità di scorgere il ridicolo.]

La parte finale ha un valore storico e testimoniale. “Around Aristophanes were grouped a number of poets who were his rivals.” - (fr:6504/p.278) [Intorno ad Aristofane si raggruppavano numerosi poeti che erano suoi rivali.] “Their works are lost, but were more or less like his own.” - (fr:6505/p.278) [Le loro opere sono perdute, ma erano più o meno simili alle sue.] “Almost thirty names might be mentioned; but only three have kept celebrity and deserve more than to be passed in silence.” - (fr:6506/p.278) [Si potrebbero menzionare quasi trenta nomi; ma solo tre hanno conservato celebrità e meritano più che essere passati in silenzio.] “These are Eupolis, Phrynichus, and Plato.” - (fr:6507/p.278) [Questi sono Eupoli, Frinico e Platone comico.] Di Eupoli il testo conserva notizie precise: “Born not long before 445, he brought out his first play in” - (fr:6509/p.278) [Nato poco prima del 445, portò in scena la sua prima opera nel ] “For nearly twenty years his success was brilliant.” - (fr:6510/p.278) [Per quasi vent’anni il suo successo fu brillante.] “He is said to have composed fourteen, or seventeen, comedies; and seven times he won the first prize.” - (fr:6511/p.278) [Si dice che abbia composto quattordici o diciassette commedie; e sette volte vinse il primo premio.] “In 411 he perished in a shipwreck, while taking part in a military expedition.” - (fr:6512/p.278) [Nel 411 perì in un naufragio, mentre prendeva parte a una spedizione militare.] Tra le sue opere sono ricordati i Capri, il Maricas e i Demi: “His most important plays were: the Goats (423), in which he opposed the rude, simple manners of rustic goatherds to the soft effeminacy of the élite Athenians; the Maricas (420), a violent attack against the demagogue Hyperbolus, Cleon’s successor; and the Demes, whose date is uncertain.” - (fr:6513/p.278) [Le sue opere più importanti furono: i Capri (423), in cui oppose i modi rozzi e semplici dei caprai rustici alla molle effeminatezza degli Ateniesi d’élite; il Maricas (420), un attacco violento contro il demagogo Iperbolo, successore di Cleone; e i Demi, la cui data è incerta.] Nei Demi, Eupoli faceva risalire dall’Ade i grandi uomini di Atene per insegnare una lezione al popolo; lì si trovavano i versi sull’eloquenza di Pericle: “He was the ablest of men in speech.” - (fr:6515/p.278) [Era il più abile degli uomini nel parlare.] “His speech was the essence of charm; and alone among orators, he could leave a sting in the soul of his auditors.” - (fr:6520/p.278) [Il suo discorso era l’essenza del fascino; e solo tra gli oratori poteva lasciare un pungiglione nell’animo dei suoi ascoltatori.] Nei Bapte, probabilmente del 415, Eupoli attaccò i devoti della dea tracia Cotitto e con loro Alcibiade: “Let us mention yet his Bapte, represented probably in 415, in which the audacious poet lashed the votaries of the Thracian goddess Cottyto, and with them Alcibiades, who was then very powerful.” - (fr:6521/p.278) [Menzioniamo ancora i suoi Bapte, rappresentati probabilmente nel 415, in cui l’audace poeta flagellò i devoti della dea tracia Cotitto, e con loro Alcibiade, allora molto potente.] Infine, la testimonianza sulla rivalità tra i due poeti comici resta in parte oscura: “Although Eupolis seems to have had the same beliefs as Aristophanes, they were friendly for only a short time.” - (fr:6522/p.278) [Sebbene Eupoli sembri aver avuto le stesse convinzioni di Aristofane, furono amici solo per poco tempo.] “As early as 420, they quarrelled over some literary matters which it is impossible to-day to elucidate.” - (fr:6523/p.278) [Già nel 420 litigarono per alcune questioni letterarie che oggi è impossibile chiarire.]


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6 Erodoto, Ione di Chio e Ctesia: la prosa greca tra stile e passaggio d’epoca

Il brano ritrae Erodoto come vertice e conclusione della storiografia ionica, prima di passare a Ione di Chio e a Ctesia.

La prima parte è un’analisi stilistica della prosa di Erodoto. Lo stile è “of polished simplicity” (fr:6764/p.289) [di una semplicità levigata]. Le frasi possono essere brevi o lunghe, ma non nascono “by that periodic arrangement of members which makes them a living whole, animated by irresistible movement and filled with intense oratorical passion” (fr:6765/p.289) [da quella disposizione periodica dei membri che ne fa un tutto vivente, animato da un movimento irresistibile e colmo di intensa passione oratoria]. Erodoto precede il periodo di Lisia e Isocrate: “Such sentences did not exist before the time of Lysias and Isocrates” (fr:6766/p.289) [Frasi simili non esistevano prima dell’epoca di Lisia e Isocrate]. Le frasi lunghe sono tali per giustapposizione: “full, easy, flowing, discreetly animated with poetic rhythms that are almost concealed and give the reader an undefined sensation like that of music” (fr:6767/p.289) [piene, facili, fluenti, discretamente animate da ritmi poetici quasi nascosti, che danno al lettore una sensazione indefinita simile a quella della musica]. Nel complesso “they all proceed with a gentle, even slow, movement” (fr:6768/p.289) [procedono tutte con un movimento gentile, persino lento]; il tono dominante è “that of familiar good humor” (fr:6769/p.289) [quello di un buonumore familiare], e il movimento della frase è “fairly spontaneous” (fr:6770/p.289) [abbastanza spontaneo]. Quando il tono si eleva, “the rhythm of the sentence expresses the writer’s emotion by the sententious turn of the language, which, with the gravity of an oracle, utters formulas teeming with significance” (fr:6771/p.289) [il ritmo della frase esprime l’emozione dello scrittore attraverso il giro sentenzioso del linguaggio, che, con la gravità di un oracolo, pronuncia formule traboccanti di significato].

Sui discorsi, il testo osserva che, pur essendovi nella storia “numerous discourses, and some of them very beautiful” (fr:6772/p.289) [numerosi discorsi, e alcuni molto belli], gli antichi lodarono Tucidide “for having been the first to compose true spee—cdyhuyeyos pia” (fr:6772/p.289) [per essere stato il primo a comporre veri discorsi]. I discorsi di Erodoto “resemble more closely conversation; and the beauty of the most eloquent is poetic or lyric rather than oratorical” (fr:6773/p.289) [somigliano più da vicino alla conversazione; e la bellezza dei più eloquenti è poetica o lirica piuttosto che oratoria]. Le narrazioni sono “very pretty and even dramatic, owing to the depth of their emotion; but he excels chiefly in picturesque description, in simple and rather romantic narratives” (fr:6774/p.289) [molto graziose e persino drammatiche, per la profondità della loro emozione; ma egli eccelle soprattutto nella descrizione pittoresca, in narrazioni semplici e piuttosto romantiche]. La descrizione della battaglia di Salamina è “less vigorous than the one by Aischylus” (fr:6775/p.289) [meno vigorosa di quella di Eschilo]; quella di Maratona è “more connected than that of Salamis, and is besides less burdened with extraneous matter” (fr:6776/p.289) [più concatenata di quella di Salamina, ed è inoltre meno gravata di materia estranea]. Il passo nota anche ciò che manca a Erodoto: “it is easy to imagine what Polybius or Thucydides would have added in the way of technical precision, or subtracted in the way of miracle” (fr:6777/p.289) [è facile immaginare cosa Polibio o Tucidide avrebbero aggiunto in fatto di precisione tecnica, o sottratto in fatto di miracolo]. Tuttavia, “the enumeration of the troops of Xerxes, with their bizarre costumes and the strange variety of their armor, is a passage that only Herodotus could have written.?” (fr:6778/p.289) [l’enumerazione delle truppe di Serse, con i loro costumi bizzarri e la strana varietà delle loro armi, è un passo che solo Erodoto avrebbe potuto scrivere]; lo stesso vale per “a multitude of anecdotes, descriptions of landscapes, monuments, or manners, and stories of miracles” (fr:6779/p.289) [una moltitudine di aneddoti, descrizioni di paesaggi, monumenti o costumi, e storie di miracoli]. In questi passi “he gave his ever wakeful curiosity free play, with a grace of imagination and a” (fr:6780/p.289) [diede libero corso alla sua curiosità sempre vigile, con una grazia d’immaginazione e una] “clearness of insight and expression that make his work delightful” (fr:6782/p.290) [chiarezza di intuizione e di espressione che rendono la sua opera deliziosa]. Le note rimandano a “Demetrius, De EHlocutione, 181” (fr:6780/p.289) [Demetrio, De elocutione, 181] e a “VII, 61-99” (fr:6781/p.289) [VII, 61-99], cioè il passo sulle truppe di Serse.

Il significato storico attribuito all’opera di Erodoto è netto: essa “initiated the period of prose masterpieces” (fr:6783/p.290) [inaugurò il periodo dei capolavori in prosa] e, insieme, “marked the end of an age; it was the crowning work of the logographers” (fr:6784/p.290) [segnò la fine di un’epoca; fu l’opera culminante dei logografi]. Ne fu “the finest product of the close of Ionic civilization, at the time when Atticism, being more vigorous and active, became dominant” (fr:6785/p.290) [il prodotto più raffinato della fine della civiltà ionica, nel momento in cui l’atticismo, più vigoroso e attivo, divenne dominante]. L’antichità “was to offer no second example of history wholly engaged, so to speak, in epic poe—tporpuy lar, vivid, with a droll mixture of scientific alertness, romantic imagination, good humor, acute discernment, and candid piety” (fr:6786/p.290) [non avrebbe offerto un secondo esempio di storia interamente impegnata, per così dire, nella poesia epica – popolare, vivida, con un buffo miscuglio di prontezza scientifica, immaginazione romantica, buonumore, acuto discernimento e candida pietà] né “was to hear no longer a language that united so originally, in perfectly natural simplicity, the most exquisite artlessness with the gravity of an elegiac poem” (fr:6787/p.290) [avrebbe più udito un linguaggio che univa in modo così originale, in una semplicità perfettamente naturale, la più squisita naturalezza alla gravità di un poema elegiaco].

La sezione successiva è dedicata a “Ion of Chios” (fr:6789/p.290) [Ione di Chio]. Il poeta tragico “was also a prose writer and somewhat of a historian” (fr:6790/p.290) [fu anche prosatore e in qualche misura storico]. Nato “between 484 and 481” (fr:6791/p.290) [tra il 484 e il 481], risiedette per molti anni ad Atene, dove “formed the acquaintance of most of the famous men of the time” (fr:6791/p.290) [conobbe la maggior parte degli uomini famosi del tempo]. Scrisse “in Ionic prose a history of the Foundation of Chios (Xiov xriots), whose title recalls the works of the logographers; a treatise on the creation of things, entitled Triads (Tpayyo/), in which he recognized only three elements; and a more original collection of interesting Memoirs CYrouvjpora), of which we have particularly a pleasing page concerning Sophocles” (fr:6792/p.290) [in prosa ionica una storia della Fondazione di Chio (Xiov xriots), il cui titolo richiama le opere dei logografi; un trattato sulla creazione delle cose, intitolato Triadi (Tpayyo/), in cui riconosceva solo tre elementi; e una più originale raccolta di interessanti Memorie (CYrouvjpora), della quale possediamo in particolare una piacevole pagina su Sofocle]. Queste ultime sono “amiable reminiscences, anecdotes expressive of gentle good humor, written in somewhat careless Ionic prose, though graceful in effect” (fr:6793/p.290) [reminiscenze amabili, aneddoti che esprimono un dolce buonumore, scritti in prosa ionica un po’ trascurata, sebbene di effetto grazioso]; “the very short fragments make us regret the loss of the remainder” (fr:6794/p.290) [i frammenti molto brevi ci fanno rimpiangere la perdita del resto].

Infine, con Ctesia si torna alla storiografia: “Ctesias.W—e return to history proper with Ctesias” (fr:6796/p.290) [Ctesia. — Ritorniamo alla storia propriamente detta con Ctesia]. Nato ”in Cnidus, in the second half of the fifth century” (fr:6797/p.290) [a Cnido, nella seconda metà del V secolo], ”he belonged to a fraternity of Asclepiads, who practised medicine” (fr:6797/p.290) [appartenne a una confraternita di Asclepiadi, che praticavano la medicina]. Il passo presenta due punti testualmente corrotti, ”spee—cdyhuyeyos pia” (fr:6772/p.289) ed ”epic poe—tporpuy lar”* (fr:6786/p.290), ma il contesto consente di intenderli rispettivamente come “veri discorsi” e “poesia epica popolare”.


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7 Retorica e sofistica: origini, metodi e giudizio storico

Dalla persuasione come verosimiglianza alla formazione della prosa ateniese: il lascito ambiguo della sofistica.

La retorica nacque, secondo la ricostruzione qui presentata, con Corace e Tisia, che ne fissarono le regole in trattati (τέχναι) ancora letti da Aristotele: “Corax and then Tisias, wrote its rules in treatises (τέχναι) which Aristotle still read.” - (fr:6955/p.296) [“Corace e poi Tisia ne scrissero le regole in trattati (τέχναι) che Aristotele leggeva ancora.”] Essi tenevano una scuola di retorica ed erano pagati dagli allievi per lezioni dal valore pratico ben riconosciuto: “Moreover, they kept a school of rhetoric, and were paid by their pupils for lessons whose practical value was well recognized.” - (fr:6956/p.296) [“Inoltre tenevano una scuola di retorica ed erano pagati dai loro allievi per lezioni il cui valore pratico era ben riconosciuto.”] Il fine era la persuasione, fondata sulla verosimiglianza (εἰκός) anziché sulla verità: “The aim of rhetoric, according to Corax and Tisias, is to effect persuasion.” - (fr:6958/p.296) [“Lo scopo della retorica, secondo Corace e Tisia, è produrre persuasione.”] E ancora: “This results from plausibility (εἰκός).” - (fr:6959/p.296) [“Ciò deriva dalla verosimiglianza (εἰκός).”] La conseguenza è netta: “One need not, then, search for the truth, but only for the way to present a given idea so as to make it seem plausible to auditors.” - (fr:6960/p.296) [“Non occorre quindi cercare la verità, ma solo il modo di presentare un’idea data così da renderla verosimile agli ascoltatori.”] Platone giudicò questa distinzione immorale, ma l’autore la difende: “To Plato, this distinction seemed immoral; yet it is not so in itself.” - (fr:6961/p.296) [“A Platone questa distinzione parve immorale; tuttavia non lo è in sé.”] Infatti, “The truest idea will not be accepted by the public unless the orator can make it plausible.” - (fr:6962/p.296) [“L’idea più vera non sarà accettata dal pubblico se l’oratore non la rende verosimile.”] e “In the interest of truth, an orator must study the art of persuasion.” - (fr:6963/p.296) [“Nell’interesse della verità, un oratore deve studiare l’arte della persuasione.”]

Il metodo di Corace e Tisia non era però ancora filosofico: “But to reach the result, Corax and Tisias did not make a full analysis of the different kinds of reasoning in discourse, as Aristotle did later.” - (fr:6964/p.296) [“Ma per raggiungere il risultato, Corace e Tisia non fecero un’analisi completa dei diversi tipi di ragionamento nel discorso, come fece più tardi Aristotele.”] Essi procedevano per applicazioni ed esempi, facendo studiare una questione tipica dai due punti di vista opposti: “Like modern teachers of rhetoric, they proceeded by applications and examples, making their pupils study a typical question from both its points of view, that of the accusation and that of the defence!” - (fr:6972/p.297) [“Come i moderni insegnanti di retorica, procedevano per applicazioni ed esempi, facendo studiare ai loro allievi una questione tipica da entrambi i punti di vista, quello dell’accusa e quello della difesa!”] Distinguevano le parti del discorso: “They distinguished exordium, discussion, and possibly narration.” - (fr:6974/p.297) [“Distinguevano l’esordio, la discussione ed eventualmente la narrazione.”] Facevano inoltre memorizzare arringhe modello e piani argomentativi: “They had their disciples commit to memory model pleas and plans of argument; and hence, according to Aristotle, made rapid progress.” - (fr:6975/p.297) [“Facevano imparare a memoria ai discepoli modelli di arringhe e piani argomentativi; e perciò, secondo Aristotele, progredivano rapidamente.”] In sintesi: “In a word, the nascent rhetoric was already very practical and clever, but neither philosophic nor artistic.” - (fr:6976/p.297) [“In una parola, la nascente retorica era già molto pratica e ingegnosa, ma né filosofica né artistica.”] L’incontro con la sofistica ne moltiplicò la portata: “Its influence would probably have been small, if it had not met, at this very moment, with nascent sophistry, which took possession of it and increased its power for action tenfold.” - (fr:6977/p.297) [“La sua influenza sarebbe stata probabilmente scarsa, se non avesse incontrato in quel momento la nascente sofistica, che se ne impadronì e ne decuplicò il potere d’azione.”]

La parola “sofista” aveva già acquistato il senso moderno di chi usa ragionamenti speciosi: “The modern word “sophist” has come to mean a man who employs specious reasoning.” - (fr:6979/p.297) [“La parola moderna ‘sofista’ è venuta a significare un uomo che adopera ragionamenti speciosi.”] In origine, però, “Properly the σοφιστής is he who makes a profession of σοφία, or science; and as the word science denoted things very different at different periods, it happens that Pindar, for example, calls those persons sophists who cultivate poetry.” - (fr:6982/p.297) [“Propriamente il σοφιστής è colui che fa professione di σοφία, cioè di sapere; e poiché la parola sapere indicò cose molto diverse in periodi diversi, accade che Pindaro, per esempio, chiami sofisti coloro che coltivano la poesia.”] Nel V secolo il titolo designò un gruppo di maestri, tra cui spiccavano Gorgia e Protagora, che offrirono per denaro una nuova scienza: “But in the middle of the fifth century, the title was usually applied to a group of men, prominent among whom were Gorgias and Protagoras, who professed to bring to Greece a new science, boldly assumed the appellation, still honorable, of sophists and offered to teach the science for money.” - (fr:6983/p.297) [“Ma verso la metà del V secolo il titolo fu applicato di solito a un gruppo di uomini, tra cui spiccavano Gorgia e Protagora, che professavano di portare alla Grecia una nuova scienza, assunsero audacemente l’appellativo, ancora onorevole, di sofisti e offrirono di insegnare la scienza dietro compenso.”] Questa scienza ripudiava la ricerca sulla natura e sugli dèi: “First, it fairly repudiated all research into the nature of things and about the gods.” - (fr:6985/p.297) [“In primo luogo, ripudiò del tutto ogni ricerca sulla natura delle cose e sugli dèi.”] Gorgia ne trasse tre celebri proposizioni: “Absolute being does not exist.” - (fr:6987/p.297) [“L’essere assoluto non esiste.”]; “If it did exist, it would be unknowable.” - (fr:6989/p.297) [“Se esistesse, sarebbe inconoscibile.”]; “If it were knowable, the knowledge of it could not be communicated.” - (fr:6991/p.297) [“Se fosse conoscibile, la conoscenza di esso non potrebbe essere comunicata.”] Protagora, a sua volta, “said that man is the measure of all things, and that the existence or non-existence of things has no reality apart from him; in other words, that the universe is only the collection of ideas which man makes of it.” - (fr:6992/p.297) [“diceva che l’uomo è misura di tutte le cose e che l’esistenza o la non esistenza delle cose non ha realtà al di fuori di lui; in altre parole, che l’universo è solo l’insieme delle idee che l’uomo se ne fa.”] L’oggetto della vera scienza era perciò la vita pratica: “Practical life simply, things useful for man.” - (fr:6994/p.297) [“Semplicemente la vita pratica, le cose utili all’uomo.”] Il suo uso più alto era dare all’individuo la “virtù civica”, cioè “the combination of qualities enabling a citizen to assume a leadership in civic affairs.” - (fr:6997/p.297) [“la combinazione di qualità che permette a un cittadino di assumere una posizione di guida negli affari civici.”] Tra queste qualità, una delle principali era il potere della parola: “Among such qualities, one of the chief was the power of speech.” - (fr:6998/p.297) [“Tra queste qualità, una delle principali era il potere della parola.”] L’arte della parola assumeva due forme: l’eristica, “born in the school of Elea, was the art of subtle discussion between professional debaters — or, in fact, of mental gymnastics.” - (fr:7001/p.298) [“nata nella scuola di Elea, era l’arte della discussione sottile tra dibattenti professionisti — o, in realtà, della ginnastica mentale”], e la retorica, “the art of public speech which enabled an orator to win his case before a political body or a tribunal.” - (fr:7002/p.298) [“l’arte del discorso pubblico che consentiva a un oratore di vincere la propria causa davanti a un’assemblea politica o a un tribunale.”] Nell’insegnamento di Protagora nessuna causa era buona o cattiva in sé, ma era ciò che la si faceva sembrare: “Little difference whether the case were good or bad; in the teaching of Protagoras, no case was in itself good or bad, but was what one made it seem.” - (fr:7003/p.298) [“Poca differenza se la causa fosse buona o cattiva; nell’insegnamento di Protagora nessuna causa era di per sé buona o cattiva, ma era ciò che la si faceva sembrare.”] Il trionfo dell’arte era “to make the worse appear the better reason” (τὸν ἥττω λόγον κρείττω ποιεῖν): “The triumph of art, according to a maxim constantly repeated by the sophists, was precisely “to make the worse appear the better reason” (τὸν ἥττω λόγον κρείττω ποιεῖν); in other words, to give enough plausibility to a thesis which at first seems absurd to make it win the favor of an audience.” - (fr:7004/p.298) [“Il trionfo dell’arte, secondo una massima continuamente ripetuta dai sofisti, era precisamente ‘far apparire il discorso più debole come il più forte’; in altre parole, dare abbastanza verosimiglianza a una tesi che all’inizio sembra assurda da farle ottenere il favore del pubblico.”] La retorica dei sofisti si unì in questo punto a quella di Sicilia, ma con principi filosofici e sociali diversi: “The rhetoric of the sophists joined that of Sicily at this point, but with quite different philosophical and social principles.” - (fr:7005/p.298) [“La retorica dei sofisti si unì in questo punto a quella di Sicilia, ma con principi filosofici e sociali molto diversi.”]

Ad Atene la sofistica ebbe un successo prodigioso: “At Athens, sophistry attained prodigious success; it turned even the hardest heads.” - (fr:7006/p.298) [“Ad Atene la sofistica ottenne un successo prodigioso; fece girare anche le teste più dure.”] Il successo si spiega con la mentalità ateniese: “The disdain of the sophists for metaphysics could not have displeased the Athenian mind, which was little inclined to speculative research.” - (fr:7008/p.298) [“Il disprezzo dei sofisti per la metafisica non poteva dispiacere alla mentalità ateniese, poco incline alla ricerca speculativa.”] L’ateniese “took less interest in nature than in the city, less in science than in politics and morals.” - (fr:7009/p.298) [“si interessava meno alla natura che alla città, meno alla scienza che alla politica e alla morale.”] Era per eccellenza un “political animal”: “The Athenian was preeminently a “political animal.” - (fr:7011/p.298) [“L’ateniese era per eccellenza un ‘animale politico’.”] La sofistica gli forniva gli strumenti per rendere la sua attività più abile e sicura: “At this time particularly, he turned his practical activity in every direction with indefatigable ardor; and sophistry gave him the very best means of rendering his activity more adroit and surer of success.” - (fr:7012/p.298) [“In questo periodo, in particolare, egli rivolgeva la sua attività pratica in ogni direzione con instancabile ardore; e la sofistica gli dava i migliori mezzi per rendere la sua attività più abile e più sicura del successo.”] L’eristica lo divertiva e la retorica lo abbagliava: “The prestige of rhetoric dazzled him, and the art seemed to be an instrument as well as an adornment.” - (fr:7014/p.298) [“Il prestigio della retorica lo abbagliava, e l’arte sembrava al tempo stesso uno strumento e un ornamento.”] L’intera generazione della guerra del Peloponneso cadde sotto il fascino dei nuovi maestri: “The whole generation of the time of the Peloponnesian War was subject to the spell of the new masters.” - (fr:7015/p.298) [“L’intera generazione del tempo della guerra del Peloponneso fu soggetta al fascino dei nuovi maestri.”] E il testo aggiunge: “There was not a youth with wealth and ambition who did not seek to gain possession of the mysterious force at their disposal — not a person fond of elegant language who did not admire their oratorical phrases.” - (fr:7016/p.298) [“Non c’era giovane ricco e ambizioso che non cercasse di impadronirsi della misteriosa forza a loro disposizione — né persona amante del linguaggio elegante che non ammirasse le loro frasi oratorie.”]

La sofistica è stata giudicata in modo molto diverso. “In general it is condemned, as it was by Plato and Aristotle, in the name of true science and true morality.” - (fr:7018/p.298) [“In generale è condannata, come da Platone e Aristotele, in nome della vera scienza e della vera moralità.”] Ha però avuto difensori, i quali “have pointed out the personal honesty of Gorgias and Protagoras, the noble moral discourses of Prodicus, the encyclopedic knowledge of Hippias, the elegant maxims of Alcidamas, and the wise reserve of them all respecting insoluble questions.” - (fr:7020/p.298) [“hanno rilevato l’onestà personale di Gorgia e Protagora, i nobili discorsi morali di Prodico, la conoscenza enciclopedica di Ippia, le eleganti massime di Alcidamante e la saggia riserva di tutti loro riguardo alle questioni insolubili.”] Tuttavia, “Whatever the part of truth in these apologies, one may say that sophistry was above all a school of theoretical and practical scepticism, and hence dangerous.” - (fr:7021/p.298) [“Qualunque parte di verità ci sia in queste apologie, si può dire che la sofistica fu soprattutto una scuola di scetticismo teorico e pratico, e quindi pericolosa.”] Il suo errore grave stava “in its complete indifference to truth, its aversion to all patient, sincere research, its great fondness for the jingle of words, its anxiety for persuasion rather than knowledge, its attachment to appearance — to the superficial, but immediate, effect.” - (fr:7022/p.299) [“nella completa indifferenza alla verità, nell’avversione per ogni ricerca paziente e sincera, nella grande passione per il gioco delle parole, nell’ansia di persuadere più che di conoscere, nell’attaccamento all’apparenza — all’effetto superficiale ma immediato.”] Le mancavano serietà intellettuale e probità: “It lacked intellectual seriousness and probity.” - (fr:7023/p.299) [“Le mancavano serietà intellettuale e probità.”] E in questo “it certainly wrought great evil to Greek character, which had no need for such instruction and profited by it later only too well.” - (fr:7024/p.299) [“fece certamente un grande male al carattere greco, che non aveva bisogno di tale insegnamento e che in seguito ne trasse profitto fin troppo bene.”]

Le si riconoscono però anche meriti decisivi. “If it accomplished nothing for science, it did much for the art of discourse.” - (fr:7026/p.299) [“Se non realizzò nulla per la scienza, fece molto per l’arte del discorso.”] “The oratory of Thucydides and Demosthenes derived from it much additional beauty.” - (fr:7027/p.299) [“L’oratoria di Tucidide e Demostene derivò da essa molta bellezza aggiuntiva.”] Anche “the exquisite perfection of Plato, though so different from it and so resolutely opposed to its principles, probably could not have been attained without its precedents.” - (fr:7028/p.299) [“la raffinata perfezione di Platone, sebbene tanto diversa da essa e così risolutamente opposta ai suoi principi, probabilmente non sarebbe stata raggiungibile senza i suoi precedenti.”] In particolare, “Athens really formed her rhetoric under the direction of the sophists.” - (fr:7029/p.299) [“Atene formò davvero la sua retorica sotto la guida dei sofisti.”] L’arte ne uscì “mature, flexible, free from all difficulties of thought and style, capable of producing truly eloquent works in prose.” - (fr:7030/p.299) [“matura, flessibile, libera da ogni difficoltà di pensiero e di stile, capace di produrre opere in prosa davvero eloquenti.”] Prima, “The best orators did not write their speeches.” - (fr:7032/p.296) [“I migliori oratori non scrivevano i loro discorsi.”] La sofistica, facendo uno studio metodico e appassionato del discorso, “taught the orators the art of writing, as they sat in their chair, pen in hand, under the happy inspiration of the tribune, a language terse, concentrated, perfected in form, worthy of eternal existence.” - (fr:7033/p.299) [“insegnò agli oratori l’arte di scrivere, mentre, seduti sulla loro sedia, penna in mano, sotto la felice ispirazione della tribuna, una lingua concisa, concentrata, perfezionata nella forma, degna di esistenza eterna.”] E ancora: “Owing to Gorgias and his rivals, in fact, the improvising orators were taught to write.” - (fr:7034/p.299) [“Grazie a Gorgia e ai suoi rivali, infatti, gli oratori improvvisatori impararono a scrivere.”]

Il primo dei grandi sofisti, per cronologia dell’insegnamento ad Atene, è Protagora: “The first in date, at least with respect to the time of his instruction at Athens, if not the first in birth, is Protagoras.” - (fr:7036/p.299) [“Il primo in ordine di tempo, almeno rispetto al periodo del suo insegnamento ad Atene, se non per nascita, è Protagora.”] Nato ad Abdera, probabilmente intorno al 485: “He was born at Abdera, probably about” - (fr:7037/p.299) [“Nacque ad Abdera, probabilmente intorno al ”] Dopo aver studiato la filosofia di Eraclito, la abbandonò e a circa trent’anni cominciò a esercitare la professione di sofista: “After studying the philosophy of Heraclitus, he abandoned it and began, about thirty, to practise the profession of a sophist.” - (fr:7038/p.299) [“Dopo aver studiato la filosofia di Eraclito, la abbandonò e a circa trent’anni cominciò a praticare la professione di sofista.”] Passava di città in città dando lezioni di eristica e attirando uditori e discepoli in gran numero: “Going from city to city to give lessons in eristic, he attracted auditors and disciples in multitude.” - (fr:7039/p.299) [“Andando di città in città per dare lezioni di eristica, attirava uditori e discepoli in gran numero.”] L’inizio del Protagora di Platone offre un’immagine vivida dell’entusiasmo e del rispetto straordinario che egli ispirava tra i giovani: “The beginning of Plato’s Protagoras gives a vivid picture of the enthusiasm and extraordinary respect he inspired among the youth.” - (fr:7040/p.299) [“L’inizio del Protagora di Platone offre un’immagine vivida dell’entusiasmo e dello straordinario rispetto che egli ispirava tra i giovani.”] Fece lunghi soggiorni ad Atene e conobbe Pericle, “who loved, we are told, to discuss with him.” - (fr:7041/p.299) [“il quale, ci viene detto, amava discutere con lui.”] Divenne molto ricco: “He became very rich.” - (fr:7042/p.299) [“Divenne molto ricco.”] Verso i settant’anni, “a charge of impiety obliged him to leave Athens.” - (fr:7043/p.299) [“un’accusa di empietà lo obbligò a lasciare Atene.”] E “He lost his life by shipwreck soon after.” - (fr:7044/p.299) [“Poco dopo perse la vita in un naufragio.”] Tra le sue opere numerose, le più importanti “seem to have been a work entitled Truth (Ἀλήθεια), in which he set forth his metaphysical doubts; and a treatise on eristic, whose title is not definitely known.” - (fr:7046/p.299) [“sembrano essere state un’opera intitolata Verità (Ἀλήθεια), in cui espose i suoi dubbi metafisici, e un trattato sull’eristica, il cui titolo non è noto con certezza.”] Scriveva in ionico e il suo stile conservava qualcosa della grazia ionica: “He wrote in Ionic, and his style retained something of Ionic grace.” - (fr:7048/p.299) [“Scriveva in ionico, e il suo stile conservava qualcosa della grazia ionica.”] Infine, “He professed to be rather a dialectician than an orator.” - (fr:7049/p.299) [“Professava di essere più un dialettico che un oratore.”]

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8 Dai sofisti ad Antifonte: retorica, stile e nascita della prosa attica

Il brano segue la trasformazione della riflessione sofistica in tecnica oratoria, da Protagora a Gorgia, ai minori, fino ad Antifonte.

Il punto di partenza è Protagora, presentato come il primo a porre questioni grammaticali: “He was the first man to study grammatical questions and so founded Greek grammar” - (fr:7050/p.299) [Fu il primo a studiare questioni grammaticali e fondò così la grammatica greca]. Pur volendo essere soprattutto maestro di eristica, fu molto eloquente: “Although he wished to be principally a master of eristic, he was very eloquent” - (fr:7051/p.300) [Sebbene volesse essere principalmente un maestro dell’eristica, era molto eloquente]. Il Protagora di Platone offre un’idea concreta della sua lezione: “first an allegorical myth, then a logical discourse, and finally an explanatory commentary on some verses of Simonides” - (fr:7052/p.300) [dapprima un mito allegorico, poi un discorso logico e infine un commento esplicativo ad alcuni versi di Simonide], secondo un modello piacevole e acuto, ma privo della precisione filosofica richiesta da Socrate.

A Protagora si contrappone Gorgia: “Protagoras was chiefly a teacher of reasoning, Gorgias wished to be an orator and teacher of rhetoric” - (fr:7054/p.300) [Protagora fu soprattutto maestro di ragionamento, Gorgia volle essere oratore e maestro di retorica]. Il testo ne ricorda la nascita a Leontini, in Sicilia, intorno al 485: “Born at Leontini in Sicily, about 485, he is said to have studied under Empedocles and Tisias” - (fr:7055/p.300) [Nato a Leontini in Sicilia, verso il 485, si dice che abbia studiato con Empedocle e Tisia]. Nel 427 fu inviato come ambasciatore ad Atene, dove ottenne una fama straordinaria: “He won extraordinary fame there, and died at nearly one hundred, having devoted all his life to his art” - (fr:7058/p.300) [Vi ottenne una straordinaria fama e morì a quasi cent’anni, dopo aver dedicato tutta la vita alla sua arte]. La sua produzione attribuita comprende un’opera filosofica “On Nature, or the Non-Being” - (fr:7060/p.300) [Sulla natura, o il Non-Essere], oltre a saggi di retorica e orazioni modelle.

Ciò che caratterizza Gorgia è il virtuosismo verbale: “His characteristic is that he wished to be a virtuoso in discourse” - (fr:7063/p.300) [La sua caratteristica è che volle essere un virtuoso del discorso]. Non è solo un dialettico, perché “aims at beauty of language” - (fr:7064/p.300) [mira alla bellezza del linguaggio]. Preferisce l’oratoria politica, specie quella epidittica o dimostrativa: “He prefers the political type, especially that called epidictic or model, which allowed him to display boldly all the magnificence and delicacy of his style” - (fr:7067/p.300) [Preferisce il tipo politico, specialmente quello chiamato epidittico o esemplare, che gli permetteva di mostrare audacemente tutta la magnificenza e la delicatezza del suo stile]. Le sue innovazioni riguardano il lessico e la struttura della frase: “His innovations concern the vocabulary and the sentence-structure” - (fr:7071/p.300) [Le sue innovazioni riguardano il vocabolario e la struttura della frase]. Scrive in attico, ma in un attico artificiale e letterario, “a composite product, judiciously made up, on the one hand, of poetic and sonorous old words that gave nobility to the style, and on the other, of new words created by the author” - (fr:7075/p.301) [un prodotto composito, fatto con giudizio, da un lato di parole poetiche e sonore che davano nobiltà allo stile, dall’altro di parole nuove create dall’autore]. Non sapeva ancora costruire un periodo ampio e flessibile: “He could not yet build an ample, flexible period, capable of giving his language grandeur and weight (gravitas)” - (fr:7079/p.301) [Non sapeva ancora costruire un periodo ampio e flessibile, capace di dare alla sua lingua grandezza e peso (gravitas)]. Tuttavia scoprì l’antitesi, la forma più adatta al genio greco: “He discovered antithesis, the form so well adapted to Greek genius, which always loved to express its most precise opinions by opposing them” - (fr:7081/p.301) [Scoprì l’antitesi, la forma così adatta al genio greco, che amava sempre esprimere le sue opinioni più precise opponendole]. Le opposizioni erano sottolineate da assonanze iniziali o finali, da uguaglianza di sillabe e da formazioni verbali analoghe.

Il giudizio complessivo su Gorgia è equilibrato: da un lato il difetto principale è il vuoto di pensiero, “The great defect of his writing is the emptiness of his thought” - (fr:7083/p.301) [Il grande difetto dei suoi scritti è il vuoto del suo pensiero], e “His sentences, though full in words, are wanting in ideas; his abundance is sterile; his constructions have too many false windows” - (fr:7085/p.301) [Le sue frasi, pur piene di parole, mancano di idee; la sua abbondanza è sterile; le sue costruzioni hanno troppe finestre finte]. Dall’altro lato il suo merito è storico e preparatorio: “On the whole, his merit is in having been for Thucydides almost what Isocrates was for Demosthenes, or Balzac for Bossuet” - (fr:7087/p.301) [Nel complesso, il suo merito è di essere stato per Tucidide quasi ciò che Isocrate fu per Demostene, o Balzac per Bossuet]. In breve, “He rendered the instrument flexible and put it into the hands of the great artist” - (fr:7088/p.301) [Rese flessibile lo strumento e lo mise nelle mani del grande artista].

Tra i sofisti minori, il testo distingue Prodico di Ceo, celebre soprattutto come “professor of morals and style” - (fr:7094/p.301) [professore di morale e di stile]. La sua importanza sta nella precisione terminologica: “He gave extreme attention to the precision of words, or the distinction of synonymes and the analysis of the precise meaning of terms” - (fr:7102/p.302) [Dedicò estrema attenzione alla precisione delle parole, cioè alla distinzione dei sinonimi e all’analisi del significato preciso dei termini]. Platone lo ritrae come un pedante, ma il testo precisa che “in this effort for precision not by any means all was bad” - (fr:7105/p.302) [in questo sforzo di precisione non tutto era negativo], perché Tucidide, Senofonte e Isocrate imitarono le sue distinzioni; “And this, in all truly classic prose, is fundamental” - (fr:7107/p.302) [E questo è fondamentale in tutta la prosa davvero classica]. Ippia di Elide appare invece più superficiale: “He spoke on all subjects—the heavens, geometry, syllables, rhythms, Homeric genealogies, morals —in a redundant, florid style, much richer in words than in ideas” - (fr:7109/p.302) [Parlava di tutti gli argomenti – il cielo, la geometria, le sillabe, i ritmi, le genealogie omeriche, la morale – in uno stile ridondante e fiorito, molto più ricco di parole che di idee]; e, particolare curioso, “with all this, he knew how to make his own clothes and foot-wear!” - (fr:7110/p.302) [con tutto ciò, sapeva farsi da sé vestiti e calzature!]. Stesimbroto di Taso è presentato come eccentricamente estraneo alla retorica: “estranged from rhetoric, an enemy of contemporary institutions, of the manners of the time, and of democracy, an adversary of Pericles and an admirer of Cimon” - (fr:7112/p.302) [estraneo alla retorica, nemico delle istituzioni contemporanee, dei costumi del tempo e della democrazia, avversario di Pericle e ammiratore di Cimone].

Con Antifonte di Ramnunte si passa dalla teoria alla pratica oratoria: “The honor of beginning the list of Ten Orators in the Alexandrian Canon was reserved for an Athenian of the old type, an orator and rhetorician, contemporary with Gorgias and Protagoras, though somewhat younger” - (fr:7119/p.302) [L’onore di iniziare la lista dei Dieci Oratori del canone alessandrino fu riservato a un ateniese di vecchio stampo, oratore e retore, contemporaneo di Gorgia e Protagora, benché un po’ più giovane]. Il testo lo indica come maestro e immediato predecessore di Tucidide. La sua fine è legata alla congiura dei Quattrocento: “After the reestablishment of the democracy, he was accused of treason and condemned to death (411)” - (fr:7125/p.303) [Dopo la restaurazione della democrazia, fu accusato di tradimento e condannato a morte (411)]. Tucidide ne dà un ritratto celebre: “Antiphon was not inferior in uprightness to any Athenian of his time, and he was superior in the power to conceive and express his thoughts” - (fr:7127/p.303) [Antifonte non fu inferiore in rettitudine a nessun ateniese del suo tempo, e fu superiore nella capacità di concepire ed esprimere i suoi pensieri]. Non parlava in assemblea, perché la fama della sua eloquenza lo rendeva sospetto alla moltitudine, ma “those who had cases to defend before the people or before judges, found in him a most excellent counsellor” - (fr:7129/p.303) [quanti avevano cause da difendere davanti al popolo o davanti ai giudici trovarono in lui un eccellentissimo consigliere]. La sua orazione in propria difesa è definita da Tucidide “certainly the most eloquent plea that has ever been pronounced” - (fr:7130/p.303) [certamente la più eloquente arringa che sia mai stata pronunciata].

Sotto il nome di Antifonte sono tramandate anche raccolte di esordi e perorazioni: “The pleas of the Attic orators show that the exordiums and perorations were early fixed in their essential elements” - (fr:7134/p.303) [Le arringhe degli oratori attici mostrano che esordi e perorazioni furono presto fissati nei loro elementi essenziali]. Quanto alle Tetralogie, il testo ne dà una descrizione tecnica: “There are three groups of four orations each: accusation, defence, reply of the accusation, reply of the defence” - (fr:7136/p.303) [Ci sono tre gruppi di quattro orazioni ciascuno: accusa, difesa, replica dell’accusa, replica della difesa]. La loro autenticità è discussa, ma “Critics contest the authenticity of the Tetralogies, but without any decisive reason” - (fr:7137/p.303) [I critici contestano l’autenticità delle Tetralogie, ma senza alcuna ragione decisiva]. Esse non sono vere arringhe: “They are scholastic exercises or schemes of discourse” - (fr:7141/p.303) [Sono esercizi scolastici o schemi di discorso]. Per questo, “one must recognize that the art in them is really remarkable” - (fr:7142/p.303) [bisogna riconoscere che l’arte in esse è davvero notevole], poiché “these subtle, penetrating models are designed to show how, from a given situation, one can obtain arguments favoring a specific thesis” - (fr:7144/p.303) [questi modelli sottili e penetranti sono concepiti per mostrare come, da una situazione data, si possano ottenere argomenti a favore di una tesi specifica].

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9 Antifonte e Socrate: retorica, logografia e filosofia

Il passo attraversa l’arte oratoria di Antifonte, la sua eredità di logografo e la figura di Socrate, fino al processo del

Il testo presenta Antifonte come maestro della prima oratoria attica: la sua sottigliezza “is pushed to its limit, yet without becoming pure mental jargon” - (fr:7145/p.303) [è spinta al limite, senza però diventare puro gergo mentale]. L’argomentazione, “however fine-spun, could be used almost without change for a real plea” - (fr:7147/p.304) [per quanto sottile, poteva essere usata quasi senza modifiche per una vera arringa]. L’esempio scelto è un omicidio: “A man has been killed; by whom?” - (fr:7149/p.304) [Un uomo è stato ucciso; da chi?]. L’uomo “has not been pillaged; his slave, who died later, accused one of the deceased man’s enemies” - (fr:7150/p.304) [non è stato derubato; il suo schiavo, morto in seguito, accusò uno dei nemici del defunto]. Così “both circumstantial and real evidence conspire against the accused” - (fr:7151/p.304) [sia le prove indiziarie sia quelle reali cospirano contro l’accusato], e Antifonte “makes use of these two elements of proof in turn and then refutes them” - (fr:7152/p.304) [si serve di questi due elementi di prova a turno e poi li confuta].

Il metodo è mostrato da una catena di obiezioni: “it was not robbers who committed the deed, for the victim was not pillaged” - (fr:7154/p.304) [non furono i ladri a compiere il delitto, perché la vittima non fu derubata]; “perhaps the robbers were interrupted” - (fr:7155/p.304) [forse i ladri furono interrotti]; “if they had been interrupted, the survivors would testify to the fact” - (fr:7156/p.304) [se fossero stati interrotti, i sopravvissuti lo testimonierebbero]; “the survivors have been terrified and hence have remained quiet” - (fr:7157/p.304) [i sopravvissuti sono stati terrorizzati e perciò sono rimasti in silenzio]. Ne segue che “there is no real plea which does not contain reasoning of this sort” - (fr:7158/p.304) [non c’è arringa reale che non contenga un ragionamento di questo genere].

Accanto alla tecnica, il testo segnala argomenti di carattere psicologico: l’oratore “knew human nature in general; he knew also his contemporaries, knew that a judge is always inclined to dread the responsibility of an irrevocable sentence” - (fr:7160/p.304) [conosceva la natura umana in generale; conosceva anche i suoi contemporanei, sapeva che un giudice è sempre incline a temere la responsabilità di una sentenza irrevocabile], e “from this he obtained excellent material for his plea” - (fr:7161/p.304) [da ciò trasse ottimo materiale per la sua arringa]. Quanto allo stile, “though somewhat dry, is already Attic in precision and vigor” - (fr:7162/p.304) [sebbene alquanto secco, è già attico per precisione e vigore]; l’autore “distinguishes synonymes” e “opposes appearance to reality, and probability to fact” - (fr:7163/p.304) [distingue i sinonimi, contrappone l’apparenza alla realtà e la probabilità al fatto]. Mostra inoltre una predilezione per “adjectives and neuter participles” usati in funzione sostantivata - (fr:7164/p.304), “groups of bold, expressive words” - (fr:7165/p.159) [gruppi di parole audaci ed espressive], e una “antithetic stiffness found in Gorgias, though there is more seriousness underneath” - (fr:7166/p.304) [rigidità antitetica che si trova in Gorgia, sebbene sotto vi sia più serietà].

Sulle opere attribuite ad Antifonte, il testo osserva: “If the Tetralogies were not the work of Antiphon, it is difficult to say to what author and time they should be attributed” - (fr:7168/p.304) [Se le Tetralogie non fossero opera di Antifonte, è difficile dire a quale autore e a quale epoca dovrebbero essere attribuite]. Delle arringhe reali “only three remain, all relating to murder trials” - (fr:7169/p.304) [restano solo tre, tutte relative a processi per omicidio], e “show the art of the Tetralogies, enriched and rendered flexible by contact with reality” - (fr:7170/p.304) [mostrano l’arte delle Tetralogie, arricchita e resa flessibile dal contatto con la realtà]. La più celebre è quella “On the Murder of Herodes” - (fr:7171/p.304) [Sull’omicidio di Erode]: un cittadino di Mitilene “travelled with Herodes, who disappeared at Methymna” - (fr:7172/p.304) [viaggiava con Erode, che scomparve a Metimna], e l’accusato “defends himself against the accusation” - (fr:7173/p.304) [si difende dall’accusa]. Nell’esordio si presenta come “a simple man, inexperienced in speech” - (fr:7174/p.304) [un uomo semplice, inesperto nel parlare], ma “this, unfortunately, is said in rather polished language” - (fr:7175/p.304) [questo, purtroppo, è detto in un linguaggio piuttosto raffinato]. La narrazione è “short and clear, interrupted by testimony and deductions” - (fr:7176/p.304) [breve e chiara, interrotta da testimonianze e deduzioni]; la discussione è prima sui fatti, poi sui motivi - (fr:7177/p.305), esaminati “from the point of view of probability” - (fr:7178/p.305) [dal punto di vista della probabilità]. Il discorso si chiude con tre luoghi comuni ben scelti: gli errori giudiziari, gli antecedenti politici del padre dell’accusato, la visibile protezione degli dèi - (fr:7179/p.305). La perorazione è un “résumé of the principal arguments, with a passage on the consequences of the decision” - (fr:7180/p.305) [riassunto degli argomenti principali, con un passo sulle conseguenze della decisione], poi riusato da Antifonte in un’altra orazione - (fr:7181/p.305).

Il testo definisce anche la professione del logografo: “the advocate, according to Athenian usage, did not appear before the tribunal, but composed for his client a discourse which the latter recited or read as his own personal work” - (fr:7182/p.305) [l’avvocato, secondo l’uso ateniese, non compariva davanti al tribunale, ma componeva per il suo cliente un discorso che questi recitava o leggeva come opera propria]. Quest’arte “demands more simplicity, and a peculiar cleverness in lending to a character the language of his condition” - (fr:7183/p.305) [esige più semplicità e una singolare abilità nel prestare a un personaggio il linguaggio della sua condizione]. In Antifonte, però, il nascondersi dietro il cliente non è perfetto: “The orator concealed his voice in vain; it was really he who was heard speaking” - (fr:7186/p.305) [l’oratore nascondeva invano la sua voce; era realmente lui che si sentiva parlare], anche se “his voice was pleasing to listen to, for it discussed forcibly and clearly” - (fr:7187/p.305) [la sua voce era piacevole da ascoltare, perché discuteva con forza e chiarezza].

Una questione attributiva riguarda un terzo gruppo di scritti: “attributed even in antiquity to another man, ‘Antiphon the Sophist,’ supposed to be a contemporary” - (fr:7188/p.305) [attribuiti già nell’antichità a un altro uomo, “Antifonte il Sofista”, supposto contemporaneo], anche se “nothing is less well attested” - (fr:7189/p.305) [nulla è meno accertato]. I testi principali sarebbero il trattato On Truth e i discorsi morali On Concord e On Politics - (fr:7190/p.305) [Sulla verità, Sulla concordia e Sulla politica]. Alcuni frammenti più lunghi, “preserved by Stobzeus, without the name of the author,” - (fr:7192/p.305) [conservati da Stobeo, senza il nome dell’autore], sembrano provenire da un’opera morale. Il testo riconosce che “there certainly were several Antiphons in the fifth century” - (fr:7193/p.305) [certamente nel quinto secolo vi furono diversi Antifonti] e si chiede: “Which is the author of these fragments?” - (fr:7194/p.126) [Qual è l’autore di questi frammenti?]. Tuttavia, la somiglianza tra questi passi e le opere oratorie è “great enough so that the differences, being easily explained by differences of type, do not absolutely compel us to deny the authorship of the orator” - (fr:7195/p.305) [abbastanza grande perché le differenze, facilmente spiegabili con le differenze di genere, non ci obblighino a negare la paternità dell’oratore]; i frammenti “are not unworthy of him” - (fr:7196/p.138) [non sono indegni di lui]. Se fossero davvero suoi, “this firm, lofty spirit, so much admired by Thucydides, gave his attention also to the problems which occupied Gorgias and Protagoras” - (fr:7197/p.305) [questo spirito fermo ed elevato, tanto ammirato da Tucidide, rivolse la sua attenzione anche ai problemi che occuparono Gorgia e Protagora].

La sezione su Antifonte si chiude con il giudizio di Cicerone sugli oratori greci del periodo: “grandeur in their language, much thought, terse brevity, and sometimes, with it all, a slight obscurity” - (fr:7203/p.306) [grandezza nel linguaggio, molto pensiero, concisione stringata e, a volte, con tutto ciò, una leggera oscurità], un giudizio che “well sums up the impression one gets of the oldest of the Attic orators who wrote his works” - (fr:7204/p.306) [riassume bene l’impressione che si ricava dal più antico degli oratori attici che abbia scritto le sue opere].

Il testo introduce poi Socrate, figura necessaria accanto ai sofisti: “The account of this period would be incomplete if one did not put beside the sophists the figure of Socrates, their adversary” - (fr:7206/p.306) [Il racconto di questo periodo sarebbe incompleto se non si mettesse accanto ai sofisti la figura di Socrate, loro avversario]. La sua influenza è “one of the most far-reaching in history” - (fr:7207/p.306) [una delle più vaste nella storia]; “not only Greece, but mankind as a whole, has felt and still feels it” - (fr:7208/p.306) [non solo la Grecia, ma l’umanità intera l’ha sentita e la sente ancora]. Socrate “founded a philosophic religion” - (fr:7209/p.306) [fondò una religione filosofica]; i Padri della Chiesa “regarded him as a precursor of Christianity” - (fr:7210/p.306) [lo considerarono un precursore del cristianesimo], e Rousseau “compares and opposes him to Jesus” - (fr:7211/p.306) [lo confronta e lo oppone a Gesù]. Pur non avendo lasciato scritti, “through his disciples he is the source of an immense literature, all of which bears his impress” - (fr:7213/p.306) [attraverso i suoi discepoli è fonte di un’immensa letteratura, tutta impressa del suo segno], ed è quindi “legitimate and necessary to give him a place in literary history” - (fr:7214/p.306) [legittimo e necessario dargli un posto nella storia letteraria].

Sul piano biografico, “Socrates, son of the sculptor Sophroniscus and the midwife Phenarete, was born at Athens in 470 or 469” - (fr:7216/p.306) [Socrate, figlio dello scultore Sofronisco e della levatrice Fenarete, nacque ad Atene nel 470 o 469]. La condizione dei genitori era “modest, yet not humble” - (fr:7217/p.306) [modesta, ma non umile]; cominciò come scultore, e “even won some reputation” - (fr:7218/p.306) [ottenne anche una certa reputazione]. La filosofia lo raggiunse in un clima acceso: “Anaxagoras and Zeno were the fashion of the age; and Protagoras, Gorgias, and Prodicus were beginning to attain celebrity” - (fr:7220/p.306) [Anassagora e Zenone erano la moda del tempo; e Protagora, Gorgia e Prodico cominciavano a raggiungere la celebrità]. Da allora “devoted himself henceforth entirely to philosophy” - (fr:7221/p.306) [si dedicò d’ora in poi interamente alla filosofia].

Come oplita combatté a Potidea e a Delio - (fr:7223/p.306), dove la data indicata dal testo è 414, mentre la cronologia comunemente accettata colloca la battaglia di Delio nel A Potidea “he saved the life of the wounded Alcibiades” - (fr:7225/p.306) [salvò la vita del ferito Alcibiade]. Pur volendo rimanere fuori dalla vita politica, “he was called upon to preside, in 406, over the assembly which tried the generals of Arginusz” - (fr:7229/p.307) [fu chiamato a presiedere, nel 406, l’assemblea che giudicò i generali delle Arginuse]. Le passioni popolari “demanded that they should be tried in a body, despite the law” - (fr:7230/p.307) [esigevano che fossero giudicati in blocco, contro la legge], ma “Socrates would not put the proposition to vote, and all but fell a victim of his resistance” - (fr:7231/p.307) [Socrate non volle mettere ai voti la proposta e per poco non fu vittima della sua resistenza]. Sotto la tirannia dei Trenta, convocato con altri a un arresto illegale, “he alone dared to refuse” - (fr:7232/p.307) [egli solo osò rifiutare].

Nel 399, “after the reéstablishment of the democracy, Meletus, Anytus, and Lycon accused him of introducing new divinities and of corrupting the youth” - (fr:7233/p.307) [dopo la restaurazione della democrazia, Meleto, Anito e Licone lo accusarono di introdurre nuove divinità e di corrompere i giovani]. Si produsse una “violent religious reaction in popular opinion” - (fr:7234/p.307) [violenta reazione religiosa nell’opinione popolare]. Socrate, “already associated by comedy with the representatives of scepticism and atheism, fell a victim to the error and made no effort to dissipate it” - (fr:7235/p.307) [già associato dalla commedia ai rappresentanti dello scetticismo e dell’ateismo, cadde vittima dell’errore e non fece alcuno sforzo per dissiparlo]; probabilmente “he scorned to defend himself seriously” - (fr:7236/p.307) [sdegnò di difendersi seriamente]. Fu “condemned to death and put in prison to await the return of the sacred trireme which had just left for Delos” - (fr:7237/p.307) [condannato a morte e messo in prigione in attesa del ritorno della sacra trireme che era appena partita per Delo]. Infine, “He might have escaped, but would not consent to try” - (fr:7238/p.307) [Avrebbe potuto fuggire, ma non volle tentare].


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10 Socrate: metodo, virtù e missione nella storia della letteratura greca

La morte di Socrate non è un episodio, ma l’ultimo atto di una missione filosofica che ha cambiato il senso del sapere.

Il racconto si apre sul momento decisivo della sua vita: il ritorno della trireme dopo trenta giorni pone fine al periodo sacro in cui non si poteva eseguire una condanna. “At the end of thirty days, the trireme returned; the sacred period, during which no execution could take place, was ended.” - (fr:7239/p.307) [“Al termine di trenta giorni la trireme tornò; il periodo sacro, durante il quale non poteva aver luogo alcuna esecuzione, era finito.”] Nello stesso quadro, la morte di Socrate diventa il compimento della sua missione: “That evening, in the midst of his disciples, he drank the cup of hemlock with a serenity that makes his very death, the final act of his mission, the most persuasive and splendid of all.” - (fr:7240/p.307) [“Quella sera, in mezzo ai suoi discepoli, bevve la coppa di cicuta con una serenità che rende la sua stessa morte, atto finale della sua missione, la più persuasiva e splendida di tutte.”] Il testo richiama la narrazione platonica: “The story as told in the Phedo is one of the most touching, most simply sublime, pages to be found in any literature.” - (fr:7241/p.307) [“La storia come è raccontata nel Fedone è una delle pagine più commoventi e semplicemente sublimi che si possano trovare in qualsiasi letteratura.”]

Sul piano biografico, il testo ricorda che Socrate era sposato con Santippe, divenuta nell’antichità il tipo della moglie bisbetica: “His wife, Xanthippe, became in antiquity the type of the hot-tempered scold.” - (fr:7250/p.307) [“Sua moglie, Santippe, divenne nell’antichità il tipo della bisbetica irritabile.”] Tuttavia, un passo dei Memorabili mostra che Socrate sapeva vedere oltre la superficie: “A fine passage of the Memorabilia (II, 2) indicates that Socrates was able to see, beneath the superficial ill humor of his wife, the genuine merit which counterbalanced it.” - (fr:7251/p.307) [“Un bel passo dei Memorabilia (II, 2) indica che Socrate era capace di vedere, sotto il superficiale malumore della moglie, il vero merito che lo controbilanciava.”] Il figlio maggiore, Lamprocle, era già adulto al tempo del processo, e vi erano due fratelli molto più giovani; le storie di un secondo matrimonio sono prive di fondamento.

Il punto di partenza speculativo di Socrate è lo stesso dei sofisti: egli condivide la condanna delle ricerche dei filosofi naturalisti. “He considered that they were attacking problems beyond the power of the human intellect to solve; and that their efforts, even if they could be successful, would have no utility.” - (fr:7243/p.307) [“Egli riteneva che essi affrontassero problemi al di là del potere dell’intelletto umano di risolvere; e che i loro sforzi, anche se avessero potuto avere successo, non sarebbero stati di alcuna utilità.”] Da qui la vicinanza iniziale con Protagora e Gorgia, ma la separazione è netta: “But the common ground of these philosophers here comes to an end.” - (fr:7245/p.307) [“Ma il terreno comune di questi filosofi finisce qui.”] I sofisti si dedicano alla ricerca dell’utile attraverso una retorica fallace; Socrate, invece, ritiene che non si possa conoscere l’utile senza conoscere le cose reali, e che per questo occorra un metodo sapiente, del quale i sofisti non hanno sospetto.

La novità fondamentale è la centralità del metodo: “The first thing necessary for philosophy is to have a sure method; the facts of science will follow.” - (fr:7257/p.308) [“La prima cosa necessaria per la filosofia è avere un metodo sicuro; i fatti della scienza verranno dopo.”] Il testo sottolinea che “Such a notion of the necessity of method is, at this date, as new as it is important.” - (fr:7258/p.308) [“Una tale nozione della necessità del metodo è, a questa data, tanto nuova quanto importante.”] Il metodo di Socrate è la dialettica: “It is the art of employing conversation, or rather questions and answers, in the analysis of ideas.” - (fr:7261/p.308) [“È l’arte di impiegare la conversazione, o piuttosto domande e risposte, nell’analisi delle idee.”] Contro il discorso continuo dei retori, che nasconde oscurità e confusioni, la dialettica le riporta alla luce; la contraddizione è segno di errore, mentre le idee vere possono essere messe insieme senza produrla. Con la dialettica Socrate confuta i sofisti, ma non si limita a distruggere: deve sostituire il falso con il vero. “Socrates believes that truth is at the basis of our intelligence, though obscured and enveloped in veils that conceal it.” - (fr:7270/p.308) [“Socrate crede che la verità sia alla base della nostra intelligenza, sebbene oscurata e avvolta in veli che la nascondono.”] Da qui la maietutica, l’arte di manipolare la mente per far emergere la verità. La dialettica procede per induzione e definizione: “By induction and definition, it forms science proper.” - (fr:7273/p.308) [“Con induzione e definizione, essa forma la scienza propriamente detta.”]

Il campo privilegiato di questa scienza è la morale: “The science of Socrates is chiefly that of morals; for in his eyes this is the most interesting, most useful, subject possible.” - (fr:7274/p.308) [“La scienza di Socrate è soprattutto quella dei costumi; perché ai suoi occhi è il soggetto più interessante e utile possibile.”] Pur non escludendo le arti pratiche, egli interroga artigiani, artisti e soldati sulle loro professioni. Tra le questioni morali centrali c’è il rapporto tra bene e utile: “He showed that in all things the useful, the good, and the beautiful are inseparable.” - (fr:7282/p.309) [“Mostrò che in tutte le cose l’utile, il bene e il bello sono inseparabili.”] La virtù è il solo vantaggio vero nel mondo morale, ed è il risultato di una conoscenza intelligente; perciò è stolto fare il male.

La religione di Socrate nasce dal suo stesso metodo. Nonostante l’avversione per le questioni cosmologiche, le considerazioni morali lo portano a toccare i rapporti tra l’uomo e la divinità. “He considers the spectacle of the universe and, comparing facts, he reaches by induction the idea of final causes, and so of a Providence.” - (fr:7288/p.309) [“Considera lo spettacolo dell’universo e, confrontando i fatti, giunge per induzione all’idea delle cause finali, e quindi di una Provvidenza.”] La dialettica lo conduce a una sorta di religione filosofica. Il testo corregge anche un luogo comune sul cosiddetto “demone” di Socrate: “Men often speak of the “demon” of Socrates; the expression is an unhappy one.” - (fr:7279/p.308) [“Gli uomini parlano spesso del “demone” di Socrate; l’espressione è infelice.”] Socrate non credeva a un’entità particolare, ma alla divinità che gli comunicava conoscenza come a molti altri. In lui convivono il culto pubblico e una visione più alta: “He speaks at pleasure of the gods and of God.” - (fr:7291/p.151) [“Parla a piacere degli dèi e di Dio.”] Sacrifica agli dèi della città, ma tutte le denominazioni divine riconducono a un’unica Intelligenza, essere vivente, attivo e paterno. Quanto all’aldilà: “Socrates probably believed in a future life, though not attempting to use dialectic in any demonstration of its existence.” - (fr:7293/p.309) [“Socrate probabilmente credeva in una vita futura, pur senza tentare di usare la dialettica per dimostrarne l’esistenza.”]

Religione, morale e metodo non sono per Socrate semplice speculazione. “It was the great affair of human life to reach the truth concerning these matters.” - (fr:7295/p.309) [“Era il grande affare della vita umana raggiungere la verità su queste questioni.”] Per questo la sua filosofia ha un carattere nuovo: Socrate non si limita a un cerchio ristretto di discepoli, ma diventa un vero apostolo. “He thinks himself sent on a divine mission.” - (fr:7298/p.309) [“Egli si considera inviato in una missione divina.”] Rinuncia alla vita politica per compiere meglio la missione e muore per essa, convinto che fallirebbe nella sua funzione essenziale se smettesse di perseguire l’errore senza tregua. La sua influenza sulla filosofia è immensa: “His influence over philosophy can scarcely be overestimated, since all philosophical or even intellectual religion owes to him its origin.” - (fr:7302/p.309) [“La sua influenza sulla filosofia difficilmente può essere sopravvalutata, poiché ogni religione filosofica o anche intellettuale gli deve la propria origine.”]

L’influenza letteraria di Socrate è altrettanto notevole, pur non avendo scritto nulla. La sua conversazione straordinaria non poteva non influenzare l’immaginazione degli scrittori. “Alcibiades recounts, in Plato’s Symposium, what emotions these discourses excited in the minds of those who heard them.” - (fr:7305/p.309) [“Alcibiade racconta, nel Simposio di Platone, quali emozioni questi discorsi suscitavano negli animi di chi li ascoltava.”] Il suo stile era semplice, lontano da parole pompose; amava un tono facile e naturale, senza timore del termine banale. “With Gorgias and his school, Attic prose was on the point of losing in flexibility and naturalness what it had gained in force and splendor: Socrates at once brought it back to simplicity.” - (fr:7311/p.310) [“Con Gorgia e la sua scuola, la prosa attica stava per perdere in flessibilità e naturalezza ciò che aveva guadagnato in forza e splendore: Socrate la riportò subito alla semplicità.”] A questa semplicità si univano sentimento poetico e ironia. L’ironia socratica aveva la grazia della migliore commedia: rendeva i folli più ridicoli e manifestava la miseria morale del falso sapere. “If one adds to this his habit of clearness in composition and precision in thought, of which his dialectic is a good example, and also the vivid image of his person which he bequeathed to posterity, one will understand how it is that, even though he wrote not a word, he merits a place of honor in the history of literature.” - (fr:7315/p.310) [“Se a questo si aggiunge la sua abitudine alla chiarezza nella composizione e alla precisione nel pensiero, di cui la dialettica è un buon esempio, e anche l’immagine vivida della sua persona che ha lasciato ai posteri, si capirà come mai, pur non avendo scritto una parola, egli meriti un posto d’onore nella storia della letteratura.”]

Il significato storico del passo è infine riassunto nella cesura che Socrate e i sofisti rappresentano: “With Socrates and the sophists, we have the beginning of the whole literary movement of the fourth century.” - (fr:7316/p.310) [“Con Socrate e i sofisti abbiamo l’inizio dell’intero movimento letterario del quarto secolo.”] Da quella sorgente il testo indica i tre rami principali della storia letteraria successiva: “We have seen the stream at its source; we can now follow its course along three principal branches — history, philosophy, and oratory.” - (fr:7317/p.310) [“Abbiamo visto il fiume alla sorgente; ora possiamo seguirne il corso lungo tre rami principali: storia, filosofia e oratoria.”]

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11 Tucidide e la nascita della storia scientifica

Tucidide incarna il passaggio dalla storia-racconto alla storia come indagine razionale delle cause umane.

Il brano si apre registrando i nomi dei successori — “Theopompus.” - (fr:7327/p.311) [Teopompo], “The Authors of Aithids.” - (fr:7329/p.311) [Gli autori delle Atthidi], “AMneas the Tactician.” - (fr:7330/p.311) [Enea il Tattico] — ma subito il giudizio restringe il campo: “Or all the forms of Attic prose, history was the first to reach perfection.” - (fr:7331/p.311) [Di tutte le forme della prosa attica, la storia fu la prima a raggiungere la perfezione]. Con Tucidide essa “produced immediately a masterpiece of the highest order” - (fr:7332/p.311) [produsse subito un capolavoro del livello più alto], anche perché “Tonia had just produced Herodotus” - (fr:7333/p.311) [la Ionia aveva appena prodotto Erodoto]. La perfezione non ebbe però continuità: “none of the successors of Thucydides can be compared with him” - (fr:7334/p.311) [nessuno dei successori di Tucidide può essergli paragonato], e “aside from Thucydides, history offers in this period material for only a rapid sketch” - (fr:7335/p.311) [a parte Tucidide, la storia offre in questo periodo materiale solo per un rapido schizzo].

La sezione biografica lo dice “son of Olorus, was born in the Attic deme of Halimon about 460” - (fr:7337/p.311) [figlio di Oloro, nacque nel demo attico di Alimonte intorno al 460]. La famiglia era legata a Milziade e Cimone; le miniere d’oro in Tracia, a Scapte Hyle, gli diedero influenza nel paese. Dell’aneddoto su Erodoto l’autore del trattato è cauto: “The anecdote is pleasant rather than well authenticated.” - (fr:7342/p.311) [L’aneddoto è piacevole piuttosto che ben attestato]. Meglio la tradizione che lo vuole discepolo di Antifonte: “A better tradition makes him the disciple of Antiphon” - (fr:7343/p.311) [Una tradizione migliore lo fa discepolo di Antifonte]; e comunque “Disciple or not, he certainly felt the influence of Antiphon, and also that of contemporary sophists.” - (fr:7350/p.312) [Discepolo o no, sentì certamente l’influenza di Antifonte e anche quella dei sofisti contemporanei]. È, in sommo grado, “a representative of the generation which arrived at manhood with the beginning of the Peloponnesian War” - (fr:7351/p.312) [rappresentante della generazione che raggiunse la maturità con l’inizio della guerra del Peloponneso].

Dopo la missione mancata ad Anfipoli, “He was accused of treason and condemned” - (fr:7358/p.312) [Fu accusato di tradimento e condannato], e “He was exiled for twenty years” - (fr:7359/p.312) [Fu esiliato per vent’anni]. Ma l’esilio fu anche tempo di ricerca: “This long period was occupied by the preparation of his history, and probably by numerous travels for information’s sake.” - (fr:7360/p.312) [Questo lungo periodo fu occupato dalla preparazione della sua storia e probabilmente da numerosi viaggi per raccogliere informazioni]. Il progetto iniziale comprendeva i ventisette anni di guerra, dal 431 al 404, ma il racconto si ferma al La tradizione manoscritta divide l’opera in otto libri, sebbene “the division was not made by the author” - (fr:7368/p.312) [la divisione non fu fatta dall’autore]; l’unità dell’opera, discussa, è comunque difesa: “the important thing is that the unity exists, and was clearly intended by Thucydides” - (fr:7370/p.312) [l’importante è che l’unità esiste, ed è stata chiaramente voluta da Tucidide].

Il cuore del brano è però il metodo. “What gives exceptional value to the history of Thucydides is the fact that he is deeply imbued with a scientific spirit, always rare, and at that time wholly new.” - (fr:7373/p.312) [Ciò che dà eccezionale valore alla storia di Tucidide è il fatto che egli è profondamente animato da uno spirito scientifico, sempre raro, e a quel tempo del tutto nuovo]. Questo spirito si manifesta nel rifiuto della religione popolare: come Anassagora e Ippocrate, Tucidide crede che “the events of nature are brought to pass in accordance with regular laws” - (fr:7375/p.312) [gli eventi della natura avvengano secondo leggi regolari]. Di qui l’accusa antica di ateismo, subito sfumata: “He is no more atheistic than Anaxagoras or Hippocrates, who recognize a Spirit governing the universe, and certain divine forces.” - (fr:7377/p.313) [Non è più ateo di Anassagora o Ippocrate, i quali riconoscono uno Spirito che governa l’universo e alcune forze divine]. Tuttavia “Beyond doubt Thucydides has no faith in oracles.” - (fr:7379/p.313) [Senza dubbio Tucidide non ha fede negli oracoli], e “He leaves no place in his history for that marvellous element of which Herodotus was so fond.” - (fr:7381/p.285) [Non lascia posto nella sua storia per quell’elemento meraviglioso di cui Erodoto era tanto appassionato]. Perfino la fortuna non è una divinità: “If he speaks of fortune, nowhere has he made it a divinity.” - (fr:7382/p.313) [Se parla della fortuna, da nessuna parte ne ha fatto una divinità]; essa significa solo “the unforeseen and unknowable” - (fr:7383/p.313) [l’imprevisto e l’inconoscibile].

Alla base della sua ricerca c’è l’idea di cause intelligibili e umane: “In politics, as in nature, he believes in intelligible causes, purely human, which need to be discovered.” - (fr:7384/p.313) [In politica, come in natura, crede in cause intelligibili, puramente umane, che devono essere scoperte]. Studia la psicologia individuale e i caratteri etnici: “He devoted himself also to the racial character of peoples” - (fr:7387/p.313) [Si dedicò anche al carattere etnico dei popoli], così che Spartani e Ateniesi “obeyed unconsciously their hereditary tendencies” - (fr:7388/p.313) [obbedivano inconsapevolmente alle loro tendenze ereditarie]. Accanto alle cause morali, individua cause materiali come la posizione geografica o le risorse militari e finanziarie; per questo il merito dello statista è “intelligence, which analyzes all these causes, measures their respective potency” - (fr:7390/p.313) [l’intelligenza, che analizza tutte queste cause, misura la loro rispettiva potenza].

La morale, però, cessa di essere la legge suprema della storia: “morals proper, which for Herodotus were the supreme law of history, seem to him to have little place in the play of human affairs” - (fr:7391/p.313) [la morale vera e propria, che per Erodoto era la legge suprema della storia, sembra a lui avere poco posto nel gioco delle vicende umane]. L’autore riconosce che Tucidide “often speaks in noble terms of virtue” - (fr:7392/p.313) [parla spesso in termini nobili della virtù], ma “He does not believe that history is always a moral lesson.” - (fr:7393/p.313) [Non crede che la storia sia sempre una lezione morale]. Anzi, “He thinks, with his age, that selfish interests are what govern the world” - (fr:7394/p.313) [Pensa, con il suo secolo, che gli interessi egoistici siano ciò che governa il mondo]; per evitare ogni concessione alla morale corrente, “he goes so far as to use only the language of selfish interest, even where this is at one with good morals and could be aided by them” - (fr:7395/p.313) [arriva al punto di usare solo il linguaggio dell’interesse egoistico, anche dove questo coincide con la buona morale e potrebbe esserne aiutato].

Da qui anche il rifiuto dell’eccezionale e del meraviglioso: “He aims to be useful, rather than to astonish.” - (fr:7397/p.313) [Mira a essere utile, piuttosto che a stupire]; la sua tendenza è “positive, practical” - (fr:7398/p.313) [positiva e pratica]. Tucidide “censures the logographers” - (fr:7399/p.313) [biasima i logografi] “and poets for wishing to embellish reality.” - (fr:7400/p.314) [e i poeti perché vogliono abbellire la realtà]. La sua finalità è la verità: “As an Athenian of sound reason and stolid sense, he prefers nothing above truth.” - (fr:7401/p.314) [Come ateniese di sano raziocinio e di senso fermo, non antepone nulla alla verità]. Vuole che la sua opera sia “of lasting profit, rather than a pompous composition, whose success is momentary only” - (fr:7402/p.314) [di profitto duraturo, piuttosto che una composizione pomposa, il cui successo è solo momentaneo].

Il ritratto si chiude con la competenza e l’imparzialità. Tucidide conosce politica e guerra dall’interno: “Having had part in both, he knows them more directly than through books.” - (fr:7407/p.314) [Avendo preso parte a entrambe, le conosce più direttamente che attraverso i libri]. Per questo “He is remarkably impartial.” - (fr:7410/p.314) [È notevolmente imparziale]. Le critiche a Cleone non bastano a infirmare il giudizio: “But one needs first to prove that Cleon did not merit them.” - (fr:7412/p.314) [Ma bisogna prima dimostrare che Cleone non le meritava].

Il brano ha così un duplice valore testimoniale: conserva i dati biografici e filologici su Tucidide, e insieme documenta il passaggio, decisivo per la storiografia, da una concezione narrativa e meravigliosa della storia a un’analisi scientifica delle cause, fondata sulla ricerca della verità.


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12 Tucidide: l’arte storica tra scienza e retorica

L’opera di Tucidide è insieme scienza e arte; la sua perfezione provoca e sfida l’imitazione.

Il brano presenta Tucidide come un modello di storiografia destinato a durare: “We can understand why Demosthenes nourished his mind upon it.” - (fr:7486/p.317) [“Capiamo perché Demostene vi nutrì la propria mente.”] Per la verità storica, osserva il testo, basta reimpostare le riflessioni tucididee: “In order fully to satisfy our taste for truth, it is sufficient to take away the marks of quotation, so to speak, and assign to their proper chapters, under the name of the historian himself, these profound reflections and logical demonstrations.” - (fr:7488/p.317) [“Per soddisfare pienamente il nostro gusto della verità, basta togliere, per così dire, le virgolette e assegnare ai loro capitoli, sotto il nome dello storico stesso, queste profonde riflessioni e dimostrazioni logiche.”]

L’arte di Tucidide è posta subito in contrasto con quella di Erodoto. Egli è “a great scholar” ma anche “a great artist and profoundly Attic” - (fr:7491/p.317) [“questo grande studioso è, al tempo stesso, un grande artista e profondamente attico”]. Mentre Erodoto ama gli episodi e richiama l’epos antico, “the former is brief and effective” - (fr:7493/p.317) [“il primo è breve ed efficace”]. Questa concentrazione si riflette nel piano dell’opera: “What he wished to recount is the political and military struggle between Athens and Sparta — nothing more.” - (fr:7495/p.317) [“Ciò che volle raccontare è la lotta politica e militare tra Atene e Sparta — nient’altro.”] Il testo registra però il rammarico per ciò che Tucidide non scrisse: “He understood so well the intellectual greatness of his country, as he has shown in the Funeral Oration, and he had such a profound understanding of politics; what a pity that he did not try to give us an account of the party struggles and the literary life of the age of Pericles!” - (fr:7498/p.317) [“Comprendeva così bene la grandezza intellettuale della sua patria, come ha mostrato nell’Orazione funebre, e aveva una così profonda intelligenza della politica; che peccato che non abbia cercato di darci un quadro delle lotte di partito e della vita letteraria dell’età di Pericle!”]

La narrazione tucididea è costruita con rigore drammatico. La spedizione siciliana è descritta come un dramma ben organizzato: “first, the history of the early successes of the Athenians; then, when they seem about to triumph, the arrival of Gylippus; and from that moment, faint successes, reverses, disasters, and the eventual catastrophe.” - (fr:7505/p.318) [“dapprima la storia dei primi successi degli Ateniesi; poi, quando sembrano sul punto di trionfare, l’arrivo di Gilippo; e da quel momento, successi tenui, rovesci, disastri e la catastrofe finale.”] Anche i punti più aridi derivano da un’esigenza di esattezza: “This excessive scruple for chronology, this dryness in the enumeration of the monotonous and unimportant incidents of war, is due really to a meritorious striving for scrupulous exactness.” - (fr:7510/p.318) [“Questo eccessivo scrupolo per la cronologia, questa aridità nell’enumerazione degli incidenti monotoni e insignificanti della guerra, è dovuta in realtà a un lodevole sforzo di scrupolosa esattezza.”] Nei quadri d’insieme, invece, la scrittura diventa eloquenza: “It is eloquent history in the truest sense of the term— eloquent not by a vain display of artificial rhetoric, but by concentration of thought upon one subject that is never lost from view.” - (fr:7513/p.318) [“È storia eloquente nel senso più vero del termine — eloquente non per un vano sfoggio di retorica artificiale, ma per la concentrazione del pensiero su un unico soggetto che non si perde mai di vista.”]

Nei discorsi, secondo Dionisio di Alicarnasso, la forza del genio di Tucidide si manifesta al massimo: “It is perhaps the part of his work, according to Dionysius of Halicarnassus, in which the force of his genius is most manifest.” - (fr:7515/p.318) [“È forse la parte della sua opera in cui, secondo Dionisio di Alicarnasso, la forza del suo genio si manifesta al massimo grado.”] I discorsi sono dense sintesi di pensiero: “Each one is an inexhaustible mine of political observations and profound reflections.” - (fr:7520/p.318) [“Ciascuno è una miniera inesauribile di osservazioni politiche e di profonde riflessioni.”] Non sono però oratoria parlata: “But they were addressed to readers; it is written, not spoken, oratory.” - (fr:7522/p.319) [“Ma erano rivolti a lettori; è un’oratoria scritta, non parlata.”]

La lingua di Tucidide è descritta come un rinnovamento radicale. Il debito verso i maestri è solo grammaticale: “The style of Thucydides owes much to Gorgias, Prodicus, and Antiphon; but what the historian borrows from his masters is, so to speak, the grammar of the style.” - (fr:7525/p.319) [“Lo stile di Tucidide deve molto a Gorgia, Prodico e Antifonte; ma ciò che lo storico mutua dai suoi maestri è, per così dire, la grammatica dello stile.”] Il risultato è una sintesi estrema: “He unites profundity with precision, and abundance of ideas with a concentration so strong that it becomes at times obscure.” - (fr:7529/p.319) [“Unisce profondità e precisione, abbondanza di idee e una concentrazione così forte che a volte diventa oscura.”] Sul piano lessicale, “His vocabulary, like that of Gorgias, admits sometimes, though more sparingly, antiquated or poetic words to lend greater nobility to the language; but what chiefly characterizes it is a multitude of new words or words renewed by an unusual use, employed to give the thought more precision or more relief.” - (fr:7531/p.319) [“Il suo lessico, come quello di Gorgia, ammette talvolta, anche se più parcamente, parole antiquate o poetiche per conferire maggiore nobiltà alla lingua; ma ciò che principalmente lo caratterizza è una moltitudine di parole nuove o rinnovate da un uso inusuale, impiegate per dare al pensiero più precisione o più rilievo.”] Tra le innovazioni grammaticali: “Verbal substantives denoting the actor (termination -rys) or the action (termination -ous) abound in place of the corresponding verbs, which are more common in the spoken language.” - (fr:7535/p.319) [“Sostantivi verbali che denotano l’agente (terminazione -rys) o l’azione (terminazione -ous) abbondano al posto dei corrispondenti verbi, più comuni nella lingua parlata.”] E ancora: “Substantives are grammatically construed —with unusual boldness —as at once both verbs and substantives, sometimes preserving their verbal nature in that they govern complements and object clauses.” - (fr:7536/p.319) [“I sostantivi sono costruiti grammaticalmente — con insolita audacia — insieme come verbi e come sostantivi, conservando talvolta la loro natura verbale in quanto reggono complementi e proposizioni oggettive.”]

La dizione è essenzialmente antitetica: “As in all the dignified prose of the time, the diction is essentially antithetic.” - (fr:7539/p.319) [“Come in tutta la prosa elevata del tempo, la dizione è essenzialmente antitetica.”] Le opposizioni non sono però puro artificio: “To emphasize his oppositions he does not disdain the use of parallelisms and assonances: but while the sophists made these simply manipulations of words, Thucydides put into them a wealth of ideas.” - (fr:7543/p.319) [“Per accentuare le sue opposizioni non disdegna l’uso di parallelismi e assonanze: ma mentre i sofisti ne facevano semplici manipolazioni di parole, Tucidide vi infuse una ricchezza di idee.”] Anche la passione è controllata: “Ordinarily, even passion is concealed beneath a designedly cold form.” - (fr:7546/p.320) [“Di solito, anche la passione è nascosta sotto una forma volutamente fredda.”]

La sintassi tucididea privilegia la forza sulla chiarezza: “He aims much less at elegant clearness than at force and emphasis.” - (fr:7549/p.320) [“Egli mira molto meno alla chiarezza elegante che alla forza e all’enfasi.”] La libertà sintattica è estrema: “His syntax is very free; his words are arranged, not in the simplest, clearest order, but to suit the flights of a strong, ready imagination, like that of a poet.” - (fr:7550/p.320) [“La sua sintassi è molto libera; le sue parole sono disposte non nell’ordine più semplice e chiaro, ma per assecondare i voli di una forte, pronta immaginazione, come quella di un poeta.”] Ne conseguono frasi complesse, a volte imperfette ma potenti: “The long sentences are often ungrammatical and confused, yet full of spirit and powerful.” - (fr:7556/p.320) [“Le frasi lunghe sono spesso sgrammaticate e confuse, ma piene di spirito e potenti.”] La passione che le attraversa è intellettuale: “The passion of Thucydides (there always is a sort of passion in spontaneous, disconnected writing) is chiefly intellectual; he is pure spirit contending against a pure idea.” - (fr:7559/p.320) [“La passione di Tucidide (c’è sempre una sorta di passione nella scrittura spontanea e sconnessa) è soprattutto intellettuale; egli è puro spirito che lotta contro una pura idea.”]

Il testo distingue poi tra discorsi e narrazioni: “The latter are clearer; the former, because of their fulness of thought and vivacity of imagination, are more terse and obscure.” - (fr:7561/p.320) [“Le seconde sono più chiare; i primi, per la pienezza del pensiero e la vivacità dell’immaginazione, sono più tersi e oscuri.”] I discorsi sono il cuore dell’opera: “The discourses are the marrow of his work; if he had written only narratives, we should not see so well, owing to the affinities of all sorts by which he is connected with his time, the striking originality of his genius—abrupt and subtle, summary and complicated, strong and delicate.” - (fr:7562/p.320) [“I discorsi sono il midollo della sua opera; se avesse scritto solo narrazioni, non vedremmo così bene, grazie alle affinità di ogni genere che lo legano al suo tempo, la sorprendente originalità del suo genio — brusco e sottile, sommario e complicato, forte e delicato.”]

La valutazione complessiva è altissima: “His work is one of the most finished examples of history —a work of both science and art in every sense of the word.” - (fr:7563/p.320) [“La sua opera è uno degli esempi più compiuti di storia — un’opera insieme di scienza e d’arte in ogni senso della parola.”] Eppure la sua eredità è ambigua: “Its perfection both provoked and defied imitation.” - (fr:7564/p.320) [“La sua perfezione insieme provocò e sfidò l’imitazione.”] Furono imitati soprattutto gli aspetti formali: “It may be said that his loftiest qualities, the scientific spirit and the impartiality, did not excite emulation so much as did his art —at least in its superficial, tangible elements.” - (fr:7565/p.320) [“Si può dire che le sue qualità più alte, lo spirito scientifico e l’imparzialità, non eccitarono l’emulazione quanto la sua arte — almeno nei suoi elementi superficiali e tangibili.”] Si apre così una fase nuova: “Soon, however, under the influence of an advancing rhetoric, a different ideal was to be substituted for that of the great historian.” - (fr:7566/p.321) [“Presto, tuttavia, sotto l’influenza di una retorica crescente, un ideale diverso doveva sostituirsi a quello del grande storico.”]

Tra gli imitatori, Senofonte è il primo: “Among the foremost imitators of Thucydides must be put Xenophon.” - (fr:7570/p.321) [“Tra i primi imitatori di Tucidide va posto Senofonte.”] Egli continuò l’opera incompiuta: “At any rate, he continued it in his own Hellenica.” - (fr:7572/p.321) [“In ogni caso, la continuò nelle sue Elleniche.”] Ma il confronto mostra quanto il modello fosse inimitabile: “his example showed how far most of the genius of Thucydides was inimitable, even for the most sympathetic talent.” - (fr:7575/p.321) [“il suo esempio mostrò quanto gran parte del genio di Tucidide fosse inimitabile, anche per il talento più affine.”]

Più netto è il caso di Filisto: “Philistus, born at Syracuse in the beginning of the Peloponnesian War, a courtier of Dionysius the Elder, but exiled by him in 385, withdrew to Magna Grecia to compose there his historical works.” - (fr:7576/p.321) [“Filisto, nato a Siracusa all’inizio della guerra del Peloponneso, cortigiano di Dionisio il Vecchio, ma esiliato da lui nel 385, si ritirò in Magna Grecia per comporre là le sue opere storiche.”] Richiamato da Dionisio il Giovane, “he opposed the influences of Dio and Plato over that prince.” - (fr:7577/p.321) [“si oppose alle influenze di Dione e Platone su quel principe.”] La sua opera è perduta quasi del tutto: “It was a long composition, but we have only some insignificant fragments.” - (fr:7580/p.321) [“Era una composizione lunga, ma possediamo solo alcuni frammenti insignificanti.”] Gli antichi critici dicevano che “he meant to imitate Thucydides” - (fr:7581/p.321) [“intendeva imitare Tucidide”], ma “The imitation, unfortunately, extended neither to the scientific spirit nor the impartiality of his model.” - (fr:7584/p.321) [“L’imitazione, purtroppo, non si estese né allo spirito scientifico né all’imparzialità del suo modello.”] Per questo “Really he was a historian of the second rank.” - (fr:7587/p.321) [“In realtà fu uno storico di secondo rango.”] E “The Alexandrians excluded him from their canon.” - (fr:7588/p.321) [“Gli Alessandrini lo esclusero dal loro canone.”]

Con la scuola di Isocrate il quadro cambia. “The orator’s abundant, flowery, harmonious eloquence so enchanted Greece that his influence was universal.” - (fr:7592/p.321) [“L’eloquenza abbondante, fiorita, armoniosa dell’oratore incantò a tal punto la Grecia che la sua influenza fu universale.”] Nella storia questo influsso ebbe un prezzo: “In history it held sovereign sway, and though a historian’s style might thereby gain a pleasing elegance, the seriousness of the thought diminished.” - (fr:7593/p.321) [“Nella storia esercitò un dominio sovrano, e sebbene lo stile di uno storico potesse guadagnarne un’elegante piacevolezza, la serietà del pensiero diminuiva.”] I nuovi iniziatori sono Eforo e Teopompo: “Ephorus and Theopompus, both disciples of Isocrates, inaugurated the new fashion.” - (fr:7594/p.321) [“Eforo e Teopompo, entrambi discepoli di Isocrate, inaugurarono la nuova moda.”]

Su Eforo il testo offre una caratterizzazione netta. Isocrate avrebbe detto che “Ephorus needed the spur and Theopompus the rein.” - (fr:7604/p.322) [“Eforo aveva bisogno dello sprone e Teopompo del freno.”] A Teopompo toccò la storia recente, più adatta al suo temperamento oratorio. Eforo scrisse “a great history of the ancient world from the return of the Heraclidae to the capture of Corinth by Philip in” - (fr:7606/p.322) [“una grande storia del mondo antico dal ritorno degli Eraclidi alla presa di Corinto da parte di Filippo nel”] Il disegno fu lodato da Polibio: “Polybius expressly commended the design governing the composition of this universal history.” - (fr:7609/p.322) [“Polibio lodò espressamente il disegno che governa la composizione di questa storia universale.”] Ma l’opera è perduta: “The work, though constantly used by his successors, has been lost.” - (fr:7610/p.322) [“L’opera, benché costantemente usata dai successori, è andata perduta.”] Eforo aveva il senso della critica, ma la applicava in modo superficiale: “He had a feeling that criticism was necessary; but he seems, in practice, to have sought to correct the old legends by explanations due to a very superficial rationalism.” - (fr:7614/p.322) [“Aveva la sensazione che la critica fosse necessaria; ma in pratica sembra aver cercato di correggere le antiche leggende con spiegazioni dovute a un razionalismo molto superficiale.”] Non mancava però il ricorso a fonti solide: “He had recourse at times to authentic documents.” - (fr:7618/p.322) [“Ricorse talvolta a documenti autentici.”]


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13 Senofonte: esilio, riconciliazione e ideale ateniese

La biografia di Senofonte incrocia storia militare, vicende personali e ritratto di un modello culturale.

La ricostruzione della vita di Senofonte parte dal suo esilio, di cui “there has been much discussion about its date and causes” (fr:7796/p.328) [“si è discusso molto sulla data e sulle sue cause”]. La causa sembra essere “the part he took in the expedition against Pharnabazus, who was the ally of Athens” (fr:7797/p.328) [“la parte che prese nella spedizione contro Farnabazo, alleato di Atene”]. Il testo data la missione di Agesilao “in 596” (fr:7790/p.328) [“nel 596”], probabilmente un refuso per il 396 a.C.; Senofonte “accompanied him to Asia Minor” (fr:7791/p.328) [“lo accompagnò in Asia Minore”]. L’autore spiega il suo schieramento con la logica politica del tempo: “in Greece in the fourth century, wars between cities were, in a sense, civil wars” (fr:7793/p.328) [“nella Grecia del IV secolo, le guerre tra città erano, in un certo senso, guerre civili”], e un aristocratico ateniese “readily took sides with Lacedemon” (fr:7793/p.328) [“prendeva volentieri le parti di Lacedemone”]. Per questo, quando Agesilao fu richiamato in Grecia, Senofonte “was present in the Spartan ranks at the battle of Coronza” (fr:7792/p.328) [“fu presente nelle file spartane alla battaglia di Coronea”], contro i suoi concittadini. Il testo osserva che “what we consider a crime against Athens seemed to him and to many of his countrymen quite the natural thing” (fr:7794/p.328) [“ciò che noi consideriamo un crimine contro Atene parve a lui e a molti suoi concittadini cosa del tutto naturale”]. Seguirono “about the same time the state passed against him a decree of exile” (fr:7795/p.328) [“nello stesso periodo lo stato emanò contro di lui un decreto di esilio”] e “he was deprived of his property and obliged to live abroad” (fr:7798/p.328) [“fu privato dei suoi beni e costretto a vivere all’estero”].

Dopo l’esilio, Senofonte si stabilì nel Peloponneso, dove “the Lacedzmonians gave him a rich domain near Scillus in the plain of Elis” (fr:7799/p.328) [“i Lacedemoni gli diedero un ricco dominio presso Scillunte, nella piana di Elide”]. Vi visse molti anni con la moglie e i due figli, Grillo e Diodoro (fr:7800/p.328). Diogene Laerzio dice che “here he passed his time … receiving his friends and writing his works” (fr:7801/p.329) [“qui passava il tempo … ricevendo gli amici e scrivendo le sue opere”]. Senofonte stesso ha lasciato “a pleasing picture of his domain, with its great forests and its little temple of Artemis” (fr:7802/p.329) [“un’immagine piacevole del suo dominio, con le sue grandi foreste e il suo piccolo tempio di Artemide”], passo che il testo collega all’Anabasi, V, 3, 8-13 (fr:7821/p.329, fr:7822/p.329). Fu però costretto ad abbandonare Scillunte “in 871” (fr:7803/p.329) [“nel 871”], probabilmente il 371 a.C., a causa di una guerra tra Sparta ed Elide; si ritirò prima a Lepreo e poi a Corinto (fr:7804/p.329). Non è certo che sia tornato ad Atene, ma “the decree of exile was finally revoked, probably about 365” (fr:7805/p.329) [“il decreto di esilio fu infine revocato, probabilmente intorno al 365”], mentre Atene e Sparta stavano per allearsi contro Tebe (fr:7806/p.329). Nel 362 i suoi due figli erano nella cavalleria ateniese a Mantinea (fr:7807/p.329); Grillo “perished on the battle-field” (fr:7808/p.329) [“perì sul campo di battaglia”]. La sua morte “celebrated in numerous contemporary writings, sealed the reconciliation between Xenophon and his country” (fr:7809/p.329) [“celebrata in numerosi scritti contemporanei, suggellò la riconciliazione tra Senofonte e la sua patria”]. Senofonte sopravvisse al figlio “apparently about ten years” (fr:7810/p.329) [“apparentemente circa dieci anni”].

Senofonte lasciò “numerous works, varying much in subject and form” (fr:7811/p.329) [“numerose opere, molto varie per soggetto e forma”]. Il testo esclude la Repubblica di Atene, “which cannot be his” (fr:7812/p.329) [“che non può essere sua”], e ritiene almeno dubbio il trattato Sulla caccia, “whose authenticity is at least doubtful” (fr:7812/p.329) [“la cui autenticità è almeno dubbia”]; in nota precisa che “the treatise On Hunting is of mediocre interest, but that on the Republic of Athens is well worthy of attention” (fr:7823/p.329) [“il trattato Sulla caccia è di interesse mediocre, ma quello sulla Repubblica di Atene è ben degno di attenzione”]. Restano “a dozen works, some of great importance” (fr:7813/p.329) [“una dozzina di opere, alcune di grande importanza”], distribuite tra scritti socratici (Apologia, Memorabilia, Simposio), trattati sulla vita militare e del comandante (Anabasi, Ipparco, Sull’equitazione, Ciropedia), opere sulla vita familiare e cittadina (Economico, Repubblica degli Spartani, Ierone, Entrate) e scritti storici (Agesilao, Elleniche) (fr:7814/p.329). La maggior parte di esse sembra composta a Scillunte “in the last years of his life” (fr:7815/p.329) [“negli ultimi anni della sua vita”], ma “the essential unity of their inspiration is everywhere visible” (fr:7816/p.329) [“l’unità essenziale della loro ispirazione è visibile ovunque”].

Il giudizio finale fa di Senofonte “a perfect specimen of the xadds xé-yabds, the ‘honest man’” (fr:7817/p.329) [“un perfetto esemplare del καλὸς κἀγαθός, dell’‘uomo onesto’”]: ricco, bennato, vigoroso, amante della vita attiva, di mente sana ed equilibrata, giudizioso, non troppo entusiasta, obbediente alla ragione, attento al buon ordine e all’armonia, “and as highly educated as was possible for a well-bred Athenian in the time of the sophists and Socrates” (fr:7817/p.329) [“e istruito quanto era possibile per un ateniese beneducato al tempo dei sofisti e di Socrate”]. A questa base si aggiunge “a large personal element; a liking for reasoning about actions and discussing them” (fr:7818/p.329) [“un grande elemento personale: il piacere di ragionare sulle azioni e di discuterle”]. La sua scrittura nasce dall’esperienza: “one cannot think of his remaining silent, and not expressing the theories he formed from the incidents of experience” (fr:7819/p.329) [“non si può pensare che sarebbe rimasto in silenzio, senza esprimere le teorie che aveva formato dagli eventi dell’esperienza”], ed egli possedeva “a genius for dissertation and for giving instruction” (fr:7820/p.329) [“un genio per la dissertazione e per l’insegnamento”]. In questo modo la biografia di Senofonte diventa anche testimonianza di un ideale culturale e delle lacerazioni del mondo greco.


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14 Un profilo di Platone: edizioni, vita e dottrina

Il brano, tratto da una sezione sulla filosofia attica di una storia della letteratura greca, combina l’informazione bibliografica, la biografia e la sintesi dottrinale. La parte iniziale è un inventario di edizioni e traduzioni: accanto alle edizioni complete si segnala quella di Schanz, “M. Schanz, Leipsic, Tauchnitz, 1875, and years following, important in textual criticism” - (fr:8005/p.337) [M. Schanz, Lipsia, Tauchnitz, 1875 e anni seguenti, importante per la critica testuale]. Il giudizio sulle versioni moderne è esplicito: “Excellent English translation with introductions and summary by B. Jowett, London, Macmillan, 1892” - (fr:8008/p.337) [Ottima traduzione inglese con introduzioni e sommario di B. Jowett, Londra, Macmillan, 1892]; “Excellent French translation by V. Cousin; others by Chauvet and Saisset” - (fr:8009/p.337) [Ottima traduzione francese di V. Cousin; altre di Chauvet e Saisset]; “German translation by Miiller, Leipsic, Brockhaus, 1850-1866” - (fr:8010/p.337) [Traduzione tedesca di Müller, Lipsia, Brockhaus, 1850-1866]. L’apparato iniziale testimonia così lo stato della ricezione filologica ottocentesca di Platone.

La biografia ha valore di cronaca e di testimonianza. Il testo ricorda che Platone, dopo il primo incontro con Socrate, gli si dedicò senza riserve: “At the age of twenty he met Socrates, to whom he devoted himself thereafter without reserve” - (fr:8014/p.338) [A vent’anni incontrò Socrate, al quale d’allora in poi si dedicò senza riserve]. L’incontro è collocato intorno al 408: “The first meeting must have taken place about 408, so that he had eight or nine years in which to enjoy the friendship of that remarkable conversationalist” - (fr:8015/p.338) [Il primo incontro dovette avvenire intorno al 408, così che ebbe otto o nove anni per godere dell’amicizia di quel notevole conversatore]. La vocazione politica gli era estranea: “Political life did not attract him” - (fr:8017/p.338) [La vita politica non lo attirava]; e un dato fisico è riferito da Diogene Laerzio: “Diogenes Laertius says that his voice was feeble; so he lacked the prime physical quality of an orator” - (fr:8018/p.338) [Diogene Laerzio dice che la sua voce era debole; gli mancava così la qualità fisica fondamentale dell’oratore]. Alla morte di Socrate, “Plato was sick and could not be present to witness the scene” - (fr:8020/p.338) [Platone era malato e non poté essere presente alla scena]. La dispersione dei socratici è descritta come una fuga: “Residence in Athens was becoming intolerable, if not dangerous, for all the disciples of Socrates, and they dispersed” - (fr:8021/p.338) [La residenza ad Atene diveniva intollerabile, se non pericolosa, per tutti i discepoli di Socrate, e si dispersero]. Seguono i viaggi: “Plato went first to Megara, to join Euclid; then, for ten or twelve years, he went on extensive journeys, visiting Cyrene, Italy, and Egypt” - (fr:8022/p.338) [Platone andò prima a Megara, da Euclide; poi, per dieci o dodici anni, intraprese lunghi viaggi, visitando Cirene, l’Italia e l’Egitto]. Il loro effetto fu profondo: “The influence of travel on his thought was considerable” - (fr:8023/p.338) [L’influenza dei viaggi sul suo pensiero fu considerevole]. L’incontro con ambienti e persone diverse è preciso: “At Cyrene, he met the mathematician Theodorus, whom he introduces in the Theetetus ; in Italy, the Pythagoreans, Philolaus, Archytas, and Timzeus; in Egypt, he came in contact with the mystery of a very old religious civilization” - (fr:8024/p.338) [A Cirene incontrò il matematico Teodoro, che introduce nel Teeteto; in Italia i pitagorici Filolao, Archita e Timeo; in Egitto venne a contatto con il mistero di una civiltà religiosa molto antica]. Platone, a differenza di Socrate, trasse da questi incontri elementi essenziali: “Socrates, content with Athens, did not even have the desire for such travels; Plato found in them some of the essential elements that he was to introduce into his philosophy” - (fr:8025/p.338) [Socrate, contento di Atene, non ebbe neppure il desiderio di tali viaggi; Platone vi trovò alcuni degli elementi essenziali che avrebbe introdotto nella sua filosofia]. Il primo viaggio in Sicilia è narrato come un esperimento fallito: “When about forty years of age, he was called to Sicily for the first time by Dionysius the Elder, tyrant of Syracuse, at the instigation of the monarch’s brother-in-law Dio” - (fr:8026/p.338) [A circa quarant’anni fu chiamato per la prima volta in Sicilia da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, per istigazione del cognato del sovrano, Dione]. E l’esito fu negativo: “But the experiment ended in a quarrel” - (fr:8028/p.338) [Ma l’esperimento finì in una lite]. A questo nucleo biografico appartiene anche una leggenda, conservata come testimonianza: “The legend tells that Plato was even sold as a slave, and regained his freedom through the intervention of a Cyrenean, who bought him and set him free” - (fr:8038/p.338) [La leggenda racconta che Platone fu addirittura venduto come schiavo e riacquistò la libertà grazie all’intervento di un cirenaico, che lo comprò e lo liberò].

Tornato ad Atene, Platone cominciò a insegnare nell’Accademia. Il testo sottolinea il passaggio dalla pratica socratica, “Socrates used to converse everywhere, with chance persons whom he met in his walks” - (fr:8030/p.338) [Socrate era solito conversare ovunque, con persone incontrate per caso nelle sue passeggiate], a una forma organizzata: “Plato habitually met his disciples and friends every day in the same place; philosophic instruction was beginning to be organized” - (fr:8031/p.338) [Platone incontrava abitualmente ogni giorno nello stesso luogo discepoli e amici; l’insegnamento filosofico cominciava a organizzarsi]. Tuttavia, “The Academy was, however, rather a reunion of friends than strictly a school” - (fr:8032/p.338) [L’Accademia era però piuttosto una riunione di amici che una scuola in senso stretto]. L’attività fu interrotta solo da due altri viaggi in Sicilia: “Plato’s instruction seems to have been interrupted during the last forty years of his life only by two other voyages to Sicily, in 367 and 361” - (fr:8036/p.338) [L’insegnamento di Platone sembra essere stato interrotto, durante gli ultimi quarant’anni della sua vita, solo da altri due viaggi in Sicilia, nel 367 e nel 361]. La conclusione è cronachistica: “Plato died in 347” - (fr:8040/p.339) [Platone morì nel 347]. Anche le vicende patrimoniali sono registrate: “He was never married” - (fr:8041/p.339) [Non si sposò mai]; “His property devolved upon his nephew and pupil, Speusippus, who, in turn, bequeathed this fortune to his own disciples, and thus made the residence of Plato the permanent home of the school” - (fr:8042/p.339) [Il suo patrimonio passò al nipote e scolaro Speusippo, che a sua volta lasciò questa fortuna ai propri discepoli, rendendo così la residenza di Platone la sede permanente della scuola].

Sul piano delle opere, il brano offre dati quantitativi e giudizi critici: “The Platonic collection includes forty-two dialogues, thirteen letters, and some detached definitions” - (fr:8043/p.339) [La raccolta platonica comprende quarantadue dialoghi, tredici lettere e alcune definizioni staccate]. Il testo però scarta alcune parti: “We shall not speak of the definitions, as they are mere uninteresting compilations of the school; nor of the letters, many of which are insignificant, and none authentic” - (fr:8044/p.339) [Non parleremo delle definizioni, poiché sono mere compilazioni insignificanti della scuola; né delle lettere, molte delle quali sono irrilevanti e nessuna autentica]. Sull’autenticità dei dialoghi il bilancio è prudente: “Of the dialogues, a dozen were rejected by the ancient critics, or at least suspected of being apocryphal” - (fr:8045/p.339) [Dei dialoghi, una dozzina fu respinta dai critici antichi, o almeno sospettata di essere apocrifa]; ma per una trentina la certezza è solida: “One may say briefly that some thirty dialogues, the most important ones in every respect, are authentic beyond question, as is attested by citations or allusions of Aristotle, or by the intrinsic character of their thought and style” - (fr:8047/p.339) [Si può dire brevemente che una trentina di dialoghi, i più importanti sotto ogni aspetto, sono autentici al di là di ogni dubbio, come attestano citazioni o allusioni di Aristotele, o il carattere intrinseco del loro pensiero e stile]. La trasmissione delle opere è considerata eccezionale: “He is one of a very small number of Greek writers whose works all seem to have been preserved, since the close of antiquity” - (fr:8049/p.339) [È uno dei pochissimi scrittori greci di cui tutte le opere sembrano essersi conservate, dalla fine dell’antichità]. Quanto alla cronologia, il testo è molto cauto: “For many reasons these processes are insufficient and give only vague results” - (fr:8053/p.339) [Per molte ragioni questi procedimenti sono insufficienti e danno solo risultati vaghi]. L’unica certezza riguarda le Leggi: “The only thing absolutely certain is that the Laws was his last work, left in a state of roughness, and published by one of his disciples” - (fr:8054/p.339) [L’unica cosa assolutamente certa è che le Leggi furono la sua ultima opera, lasciata in uno stato non rifinito e pubblicata da uno dei suoi discepoli]. Nonostante ciò, “Whatever their order, the essential features of his doctrine seem evident even in his earliest writings, immediately after he finished his travels; and his art, despite mninor variations, has on the whole, a well-fixed character” - (fr:8055/p.339) [Qualunque sia il loro ordine, i tratti essenziali della sua dottrina sembrano evidenti già nei suoi scritti più antichi, immediatamente dopo la fine dei suoi viaggi; e la sua arte, nonostante piccole variazioni, ha nell’insieme un carattere ben definito].

La sintesi dottrinale è il cuore del brano. Platone è insieme erede e superatore di Socrate: “He retains the dialectic method of his master and his religious and moral teaching” - (fr:8065/p.340) [Conserva il metodo dialettico del suo maestro e il suo insegnamento religioso e morale]; “But he adds a complete metaphysies, in which elements borrowed from Heraclitus, Pythagoras, and the geometricians combine with the creations of his own genius to form a bold, splendid product” - (fr:8066/p.340) [Ma aggiunge una metafisica completa, in cui elementi presi da Eraclito, Pitagora e dai geometri si combinano con le creazioni del suo genio per formare un prodotto ardito e splendido]. Il principio strutturante è la teoria delle Idee: “The essential principle of Platonism, that which gives it its proper character and binds all its parts together, is the theory of Ideas” - (fr:8073/p.340) [Il principio essenziale del platonismo, quello che gli dà il suo carattere proprio e tiene insieme tutte le sue parti, è la teoria delle Idee]. A questa si legano due affermazioni forti: “The world of Ideas is alone real” - (fr:8074/p.340) [Il mondo delle Idee è il solo reale]; “What the vulgar call reality is only the sensible image of the eternal Ideas” - (fr:8075/p.340) [Ciò che il volgo chiama realtà è solo l’immagine sensibile delle Idee eterne]. La gerarchia culmina nel Bene: “The supreme Idea, which embraces all the others, the source of all existence and all knowledge, is the Idea of Good” - (fr:8077/p.340) [L’Idea suprema, che abbraccia tutte le altre, fonte di ogni esistenza e di ogni conoscenza, è l’Idea del Bene]. Da qui deriva la distinzione tra opinione e scienza: le illusioni dei sensi danno “only opinions (ddééa), variable and uncertain as the sensible objects which produce them” - (fr:8079/p.340) [solo opinioni (doxa), variabili e incerte come gli oggetti sensibili che le producono]; mentre “Reason alone, rising by dialectic to the realm of Ideas, constructs knowledge (émiorjun), which is the possession of a solid, demonstrable verity” - (fr:8080/p.340) [la sola ragione, elevandosi dialetticamente al regno delle Idee, costruisce la scienza (episteme), possesso di una verità solida e dimostrabile]. Il cammino dialettico è descritto come una progressione: “Dialectic progress (sopeia dwAextixy) leads the mind by degrees from humble, sensible appearance to the corresponding Idea, then on to a higher one, and so on to the supreme Idea, which is the Idea of Good” - (fr:8081/p.340) [Il progresso dialettico (sophia dialektikē) conduce la mente per gradi dalla umile apparenza sensibile all’Idea corrispondente, poi a una più alta, e così fino all’Idea suprema, che è l’Idea del Bene].

Il brano non trascura però i limiti della ragione platonica. Platone ammette un sapere riservato agli dèi e comunicabile per ispirazione: “No. Plato seems to believe, like Socrates, that the gods have reserved for themselves certain facts of knowledge; and like Socrates, he admits that they can communicate certain things to man by an inspiration” - (fr:8084/p.340) [No. Platone sembra credere, come Socrate, che gli dèi abbiano riservato a sé certi fatti di conoscenza; e, come Socrate, ammette che possano comunicare all’uomo certe cose mediante un’ispirazione]. I miti sono amati ma non confusi con la scienza: “He loves myths for their beauty and for the flicker of light they shed, perhaps, on the unknowable” - (fr:8087/p.341) [Ama i miti per la loro bellezza e per il barlume di luce che gettano, forse, sull’inconoscibile]; “But if he is pleased by them, he is not duped; he knows well and says plainly that the beautiful myths which enchant him have never been proved true; that faith is not knowledge; and that, even though one should believe them true, one is not warranted in affirming that they are so” - (fr:8089/p.341) [Ma se pure i miti lo dilettano, non ne è ingannato; sa bene e dice chiaramente che i bei miti che lo incantano non sono mai stati provati veri; che la fede non è conoscenza; e che, anche se si credesse che siano veri, non si è autorizzati ad affermare che lo sono]. Per questo la cosmogonia del Timeo è assegnata al mito: “all this marvellous cosmogony of the Timeus belongs to the domain of myth, not that of science proper” - (fr:8090/p.341) [tutta questa meravigliosa cosmogonia del Timeo appartiene al dominio del mito, non a quello della scienza propriamente detta]. Anche l’aldilà dell’anima resta ipotetico: “Plato had tried to give, in the Phedo, a dialectic proof of the immortality of the soul; he admits also, by positive reasoning, its preéxistence; but as to the ulterior condition of this immortal soul, he has only credence and hypothesis” - (fr:8091/p.341) [Platone aveva tentato di dare, nel Fedone, una prova dialettica dell’immortalità dell’anima; ammette anche, con ragionamento positivo, la sua preesistenza; ma quanto alla condizione ulteriore di quest’anima immortale, ha solo credenza e ipotesi].

Infine, il dominio proprio della dialettica è per Platone la vita pratica: “The domain of dialectic, for Plato as for Socrates, is really politics and morals, the practical science of human life” - (fr:8094/p.341) [Il dominio della dialettica, per Platone come per Socrate, è in realtà la politica e la morale, la scienza pratica della vita umana]. L’orientamento è dichiaratamente ateniese: “As a true Athenian he attaches himself before all else to man living in society” - (fr:8097/p.341) [Da vero ateniese si lega prima di tutto all’uomo che vive in società]. A questo livello l’individuo e la città sono modellati in parallelo: “The city is a collective being analogous to the individual, but more complex and greater” - (fr:8103/p.341) [La città è un essere collettivo analogo all’individuo, ma più complesso e più grande]. L’immagine del cocchio, citata dal Fedro, illustra l’anima: “The human soul is like a chariot drawn by two horses and directed by a driver!” - (fr:8105/p.341) [L’anima umana è come un carro trainato da due cavalli e guidato da un auriga!]; “The driver is reason (vovs), who sees the route and directs the blind impulses of the horses (@uyés and éerOupia), that is, the noble and the base passions” - (fr:8106/p.341) [L’auriga è la ragione (nous), che vede la via e dirige i ciechi impulsi dei cavalli (thymos ed epithymia), cioè le passioni nobili e quelle basse]. La virtù politica e morale consiste nella giusta gerarchia delle funzioni: “The whole art of politics and morals consists in establishing in this complex organism the harmonious unity that results from a proper hierarchy of the different elements, so that each does what it is fitted to do (ra atrod rparrev), Without usurping the functions of the others” - (fr:8109/p.341) [Tutta l’arte della politica e della morale consiste nello stabilire in questo organismo complesso l’unità armoniosa che risulta da una giusta gerarchia dei diversi elementi, così che ciascuno faccia ciò per cui è adatto (ta autou prattein), senza usurpare le funzioni degli altri].

Nel complesso, la pagina ha un duplice interesse storico. Da un lato documenta lo stato degli studi platonici tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con il suo canone di edizioni, traduzioni e interpretazioni; dall’altro, attraverso le note e gli aneddoti, conserva una testimonianza sulla vita di Platone e sulla sua scuola, con rinvii a fonti antiche come il Fedone, Diogene Laerzio, Ateneo e il Fedro. La figura che ne emerge è quella di un filosofo insieme razionale e immaginoso, per il quale la dialettica è la via regia alla verità, ma il mito continua a illuminare ciò che la ragione non può dimostrare.

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15 Platone: la giustizia come armonia e il dialogo come forma d’arte

Il passo presenta Platone come filosofo e artista, intrecciando la teoria della repubblica ideale, l’etica dell’anima e l’analisi del dialogo come nuovo genere letterario.

La riflessione muove dalla giustizia intesa come equilibrio: “this judicious harmony which really constitutes justice in the state and in the individual” - (fr:8111/p.342) [questa giudiziosa armonia che costituisce davvero la giustizia nello stato e nell’individuo]. Nella repubblica perfetta “the three essential functions will be assigned to three distinct classes” - (fr:8113/p.342) [le tre funzioni essenziali saranno assegnate a tre classi distinte]: operai, guardiani e magistrati. Guardiani e magistrati sono scelti con cura e preparati con un’educazione speciale, e Platone afferma con forza l’uguaglianza delle capacità tra i sessi: “There is no distinction, in this respect, between sexes; men and women have the same aptitudes and can perform the same functions, if their preparation be identical” - (fr:8115/p.342) [Non c’è distinzione, sotto questo rispetto, tra i sessi; uomini e donne hanno le stesse attitudini e possono svolgere le stesse funzioni, se la loro preparazione è identica]. Per evitare che gli interessi personali e familiari spezzino l’unità dello stato, Platone “avoids by suppressing, in the two upper classes, who alone have part in government, first their personal interests, by means of common property rights, and then their family interests, by means of a community of women and children” - (fr:8116/p.342) [evita di sopprimere, nelle due classi superiori, che sole partecipano al governo, prima i loro interessi personali mediante la comunione dei beni, poi i loro interessi familiari mediante la comunanza di donne e bambini]. I bambini non appartengono a nessuna famiglia: “The children belong to no family and are brought up by the state for the state” - (fr:8117/p.342) [I bambini non appartengono a nessuna famiglia e sono allevati dallo stato per lo stato].

Il progetto politico si intreccia con una precisa teoria dell’educazione. I guerrieri hanno bisogno soltanto di opinioni vere; servono loro una musica seria e una ginnastica moderata. La scienza è invece riservata ai futuri magistrati, che devono essere filosofi: “Science is reserved for the future magistrates, who are to be philosophers” - (fr:8120/p.342) [La scienza è riservata ai futuri magistrati, che dovranno essere filosofi]. La musica e la matematica li liberano gradualmente dalle illusioni dei sensi, mentre la dialettica apre l’accesso al mondo delle Idee. Di qui il celebre rifiuto dei poeti: “Homer and the poets, the imitators of sensible reality, who have only false and impious ideas about the gods, are to be banished from the republic” - (fr:8123/p.342) [Omero e i poeti, imitatori della realtà sensibile, che hanno solo idee false ed empie sugli dèi, devono essere banditi dalla repubblica].

Lo stesso principio di armonia vale per l’individuo: “The virtuous soul is that in which reason commands and the passions obey” - (fr:8126/p.342) [L’anima virtuosa è quella in cui la ragione comanda e le passioni obbediscono]. Dall’equilibrio delle virtù nasce la giustizia, e con essa la felicità: “Happiness, in the eyes of Plato and Socrates, is the natural aim of life; but it cannot be attained without virtue” - (fr:8129/p.342) [La felicità, agli occhi di Platone e di Socrate, è lo scopo naturale della vita, ma non può essere raggiunta senza virtù]. L’anima viziata, pur possedendo tutti i beni sensibili, è malata e infelice, e può tornare alla felicità solo attraverso l’espiazione. Il giudizio complessivo del trattato è ammirato ma non acritico: “All these views are profound, ingenious, often sublime, sometimes paradoxical, and show a magnificent consistency” - (fr:8133/p.342) [Tutte queste concezioni sono profonde, ingegnose, spesso sublimi, talvolta paradossali, e mostrano una magnifica coerenza]. Tuttavia “there are in this bold fabrication purely verbal excesses of reasoning and abuses of dialectic that compromise its solidity” - (fr:8134/p.342) [in questa ardita costruzione vi sono eccessi puramente verbali di ragionamento e abusi della dialettica che ne compromettono la solidità]. Ciò non impedisce di ammirare Platone: “To admire and enjoy the philosophy of Plato, it is not necessary to accept literally the theory of the Ideas” - (fr:8138/p.343) [Per ammirare e godere la filosofia di Platone non è necessario accettare alla lettera la teoria delle Idee]. Anzi, “There is Platonism in all who love the ideal, pure reason, duty, good morals, more than selfishness and pleasure; and who mingle a dreamy element with their ideal” - (fr:8140/p.343) [C’è platonismo in tutti coloro che amano l’ideale, la ragione pura, il dovere, i buoni costumi, più dell’egoismo e del piacere, e mescolano un elemento sognante al loro ideale].

Il trattato dedica poi ampio spazio all’arte del dialogo. Platone possedeva “the genius of a writer who had no need to fear comparison; and so his dialogues were finished works of art” - (fr:8143/p.343) [il genio di uno scrittore che non aveva bisogno di temere confronti; e così i suoi dialoghi erano opere d’arte compiute]. Ma il suo scopo non è essenzialmente piacere: “He does not aim essentially to please: he aims to instruct” - (fr:8145/p.343) [Egli non mira essenzialmente a piacere: mira a istruire]. Per questo certi dialoghi, come il Parmenide o il Filebo, sono di una sottigliezza continua e scoraggiano il lettore comune, mentre altri, come il Protagora, sono affascinanti e facili. Eppure, “art has everywhere as much place as science in his works, and certain pages of the dialogues are among the most beautiful that have ever been written” - (fr:8151/p.343) [l’arte ha ovunque tanto spazio quanto la scienza nelle sue opere, e certe pagine dei dialoghi sono tra le più belle che siano mai state scritte]. Il metodo resta quello della conversazione socratica: “He seeks before all else, by way of method rather than art, to imitate the dialectic conversation of Socrates, the investigation of truth by questions and answers” - (fr:8152/p.343) [Egli cerca soprattutto, più per metodo che per arte, di imitare la conversazione dialettica di Socrate, l’indagine della verità per domande e risposte]. Ma la sua arte trasforma il metodo in realtà viva: “As his philosophy is an original synthesis of the earlier philosophies, so his art summarizes and unites all the riches of Greek art” - (fr:8155/p.343) [Come la sua filosofia è una sintesi originale delle filosofie precedenti, così la sua arte riassume e unisce tutte le ricchezze dell’arte greca]. Il dialogo diventa quindi “a new literary type” - (fr:8157/p.343) [un nuovo tipo letterario], e con Platone “a new form of literary beauty was revealed” - (fr:8158/p.343) [fu rivelata una nuova forma di bellezza letteraria].

I personaggi dei dialoghi sono descritti come vivi e veri. Il brano osserva che Platone “shows us a new phase of life at Athens, and one of the most amusing, that of the disputers, those philosophic prattlers who are never quiet” - (fr:8164/p.344) [ci mostra una nuova fase della vita ateniese, e una delle più divertenti, quella dei disputatori, quei ciarlatani filosofici che non tacciono mai]. Il piccolo mondo attivo e interessante è ritratto con sorprendente verità. I sofisti, in particolare, hanno tratti individuali: Protagora è il re dei sofisti circondato da discepoli rispettosi, Ippia siede su un seggio elevato, Prodico parla con voce possente dalla sua stanza. Nel Gorgia i tre ritratti di Gorgia, Polo e Callicle sono chiaramente distinti; Callicle “represents the active generation educated in sophistry” - (fr:8176/p.344) [rappresenta la generazione attiva educata nella sofistica]. Non c’è sofista nei dialoghi che non sia originale e vero: “there is not a sophist in the dialogues who is not original and true to life” - (fr:8177/p.344) [non c’è sofista nei dialoghi che non sia originale e fedele al vero]. Anche i personaggi amici sono vari: il tipo “Fedro”, il tipo “Fedone”, e infine Alcibiade, vividamente ritratto nel Simposio. Al centro di tutti appare Socrate: “now the true Socrates, real and historic, with the figure of Silenus, characterized by penetrating irony, a firm spirit, and an active conscience; now Socrates idealized and transfigured” - (fr:8197/p.345) [ora il vero Socrate, reale e storico, con l’aspetto di Sileno, caratterizzato da un’ironia penetrante, uno spirito saldo e una coscienza attiva; ora Socrate idealizzato e trasfigurato]. Il testo coglie qui un’ambiguità fondamentale: “It is still Socrates, and it is not” - (fr:8198/p.345) [È ancora Socrate, e non lo è]. Platone, a differenza di Aristotele e Cicerone, non appare mai in prima persona nei dialoghi, ma “has chosen rather to mingle his features with those of Socrates, leaving the reader the trouble and the pleasure of distinguishing the two” - (fr:8202/p.346) [ha scelto piuttosto di mescolare i propri tratti con quelli di Socrate, lasciando al lettore la fatica e il piacere di distinguere i due].

Alla varietà dei personaggi corrisponde la varietà dello stile. Platone è “a dramatic poet; like Sophocles and Menander, he makes each character speak the language most suitable for its role” - (fr:8206/p.346) [un poeta drammatico; come Sofocle e Menandro, fa parlare ogni personaggio nel linguaggio più adatto alla sua parte]. Sa imitare alla perfezione gli stili di Gorgia, Lisia, Prodico e Ippia, ma il suo stile proprio, quando scrive senza imitare, “is a marvel of perfection, yet owes nothing to sophistic rhetoric” - (fr:8215/p.346) [è una meraviglia di perfezione, eppure non deve nulla alla retorica sofistica]. Platone amava “to have soul speak freely to soul, in a conversation made up of dialectic, as subtle and slow as should be necessary to define the Idea, and of occasional poetic divination” - (fr:8216/p.346) [far parlare liberamente l’anima all’anima, in una conversazione fatta di dialettica, sottile e lenta quanto necessario per definire l’Idea, e di occasionali divinazioni poetiche]. È questa la chiave della sua grandezza: “Dialectic needed to assume every tone from the most familiar to the most sublime; for if it rose to the supreme Idea of Good, it began as readily with the most trivial object of reality” - (fr:8217/p.346) [La dialettica doveva assumere ogni tono, dal più familiare al più sublime; perché se poteva elevarsi all’Idea suprema del Bene, poteva ugualmente cominciare dall’oggetto più banale della realtà].


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16 La lingua di Platone: purezza attica, grazia e slancio poetico

La prosa di Platone è una conversazione attica innalzata a visione dell’Idea: semplice, libera, poetica e serena.

Il brano delinea lo stile platonico come un equilibrio tra contrari. Platone “parla delle cose dell’eternità seriamente, semplicemente, con una libertà di movimento che passa dalla familiarità all’entusiasmo” (fr:8219/p.346). Questa prosa “viveva nella ragione e nell’immaginazione; escludeva ogni passione violenta o bassa” (fr:8218/p.346). Il movimento non è però disordinato: “si libra come un grande artista attraverso tutte le regioni del pensiero, con un progresso costante e sicuro, con un movimento ondulato e agevole, con una calma serenità intellettuale, che sale, senza fretta né difficoltà, sempre più in alto verso lo splendore dell’Idea” (fr:8220/p.346).

Sul piano lessicale, il vocabolario è “sostanzialmente il più puro attico” (fr:8221/p.346), ma “non è privo di mescolanza; occasionalmente viene introdotto un elemento di linguaggio poetico” (fr:8222/p.346). Nonostante la novità e la difficoltà dei contenuti, “non c’è gergo tecnico” (fr:8223/p.346); persino la parola per indicare le Idee, eidos o idea, “è presa dal linguaggio corrente e non molto alterata dal suo significato abituale” (fr:8224/p.346). Il passo annota anche uno scarto storico: “è noto quanto questa purezza di gusto fu poi alterata nel linguaggio dei filosofi” (fr:8225/p.346).

La sintassi è variegata: “le frasi di Platone sono molto diversificate nella forma, ora brevi, ora lunghe, sempre libere e sempre flessibili” (fr:8229/p.347), e “non temono i lievi errori del parlato chiamati dai grammatici anacolutha (fr:8230/p.347). Anche nei momenti di entusiasmo, “il loro ritmo non sa in nulla di artificio oratorio” (fr:8231/p.347). Per questo il confronto con la retorica è esplicito: Isocrate e Demostene “si adatterebbero male a questa conversazione che scorre lieve” (fr:8226/p.346); più calzante è il paragone con la poesia lirica, perché “si pensa piuttosto ai magnifici, tranquilli poemi lirici di Pindaro che al fuoco appassionato di Demostene” (fr:8232/p.347). La qualità dominante è una grazia tipicamente attica, “libera dalla goffaggine ingenua e dalla ruvidezza di Erodoto” (fr:8233/p.347): “è la grazia di un giovane atleta, pronto a tutte le lotte della palestra” (fr:8234/p.347).

Accanto a questa levità, il testo registra la semplicità estrema di molti passi: “le parole più comuni bastano” (fr:8236/p.347), e Platone “menziona i mestieri umili per nome, incurante della falsa dignità” (fr:8237/p.347). Le frasi diventano allora “brevi, facili, lucide, mescolate a proverbi, illuminate da sorrisi, sempre fini e levigate, come la conversazione attica” (fr:8238/p.347). Esistono però anche passi “più ornati e di tono e ispirazione più sostenuti” (fr:8239/p.347), come i miti poetici, le descrizioni e le dissertazioni morali (fr:8240/p.347); in questi casi “lo stile, pur semplice, ha un riflesso di poesia dovuto al pensiero piuttosto che alle parole” (fr:8241/p.347), e “il tono è serio e sorridente a turno” (fr:8242/p.347). La mescolanza è evidente nelle citazioni: “citazioni da Omero, Pindaro, Simonide, Euripide e dai poeti comici si trovano accanto alla conversazione” (fr:8243/p.347). Tra gli esempi celebri di questa maniera semipoetica ci sono “la descrizione del paesaggio all’inizio del Fedro e il paragone dell’ispirazione poetica con una calamita nello Ione (fr:8244/p.347), mentre l’Apologia offre brani di uguale bellezza, “in una discussione seria, temperata da finezza ironica e da buona natura” (fr:8245/p.347).

Il culmine è rappresentato dai passi in cui Platone raggiunge l’ispirazione più alta, “quelli in cui raffigura la sua visione dell’Idea suprema, la bellezza del mondo sovrasensibile” (fr:8247/p.347). In questi momenti, “l’autore in lui diventa uno scrittore ispirato e il dialettico un poeta” (fr:8248/p.347). Eppure “questa stessa emozione è serena e sobria” (fr:8249/p.347): “esprime piuttosto la gioia della contemplazione ammirata che la veemenza della passione terrena” (fr:8250/p.347). Lo stile rimane semplice (fr:8251/p.347), ma il ritmo si fa ampio e piacevole (fr:8252/p.347); “le frasi, brevi o no, passano facilmente con un ampio movimento che le porta d’un sol colpo lontano verso la verità” (fr:8253/p.347), e si può pensare “al volo maestoso di uccelli sacri che salgono senza fretta verso il cielo” (fr:8254/p.347). Come esempi di questa vetta stilistica il testo indica “l’elogio della vita filosofica nel Teeteto (fr:8255/p.347), “le pagine della Repubblica che trattano dell’Idea suprema” (fr:8256/p.347) e “la fine del discorso di Diotima nel Simposio (fr:8257/p.347), con rinvii alle relative edizioni (fr:8258/p.347, fr:8259/p.347).

L’apparente contraddizione tra semplicità ed elevazione, tra conversazione familiare e volo metafisico, non è un difetto: è il tratto distintivo che il testo intende mettere in valore. Il brano è anche una testimonianza storica del gusto critico: colloca Platone tra filosofia e poesia, lo oppone alla retorica dei suoi contemporanei e osserva come la purezza della sua lingua sia poi andata perduta nel linguaggio filosofico successivo.


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17 Aristotele: il corpus, i principi filosofici e l’etica

La vicenda dei manoscritti aristotelici e la sistemazione del sapere mostrano un filosofo insieme enciclopedico e fondato sull’osservazione.

Il passo ricostruisce in primo luogo la trasmissione materiale delle opere. Una parte degli scritti aristotelici rimase inedita e passò a Teofrasto: “number of unpublished writings, which became the property of his disciple, Theophrastus, and were not published till much later.” - (fr:8401/p.353) [“un certo numero di scritti non pubblicati, divenuti proprietà del suo discepolo Teofrasto, e non pubblicati se non molto più tardi”]. Secondo la testimonianza raccolta nel testo, “these papers of Theophrastus became the property of Neleus of Scepsis, then were neglected by the latter’s heirs, and bought, in the second century, by Apellicon of Teos, who had them copied and deposited at Athens.” - (fr:8403/p.353) [“queste carte di Teofrasto divennero proprietà di Neleo di Scepsi, poi furono trascurate dagli eredi di costui e, nel secondo secolo, acquistate da Apellicone di Teo, che le fece copiare e le depositò ad Atene”]. In seguito “Sulla, after the capture of Athens in 78, sent them to Rome, where the grammarian Tyrannio, and afterward the philosopher Andronicus of Rhodes, published them.” - (fr:8404/p.353) [“Silla, dopo la presa di Atene nel 78, le inviò a Roma, dove il grammatico Tirannione e in seguito il filosofo Andronico di Rodi le pubblicarono”]. Il rimando a “Plut., Sulla,” - (fr:8422/p.353) [Plutarco, Silla, 26] documenta la fonte della vicenda.

La distinzione tra scritti pubblicati e non pubblicati è essenziale: “The works which Aristotle published in his lifetime were not of the same sort as the others.” - (fr:8405/p.353) [“Le opere che Aristotele pubblicò in vita non erano dello stesso tipo delle altre”]. Quelle edite comprendevano “poems and discourses; numerous works of erudition; and finally dialogues, of which philosophy was the subject, but in which the master’s teaching was presented to the public in an exoteric or popular form” - (fr:8408/p.353) [“poemi e discorsi; numerose opere di erudizione; e infine dialoghi, che avevano per oggetto la filosofia, ma in cui l’insegnamento del maestro era presentato al pubblico in forma essoterica o divulgativa”]. Le altre erano riservate ai discepoli: “The others were esoteric or acroamatic—reserved entirely for disciples, who attended the lectures of the master.” - (fr:8406/p.353) [“Le altre erano esoteriche o acroamatiche, riservate interamente ai discepoli, che seguivano le lezioni del maestro”].

Il corpus appare imponente: “Diogenes Laertius fixes the number not far from four hundred, without including, he says, a multitude of apocryphal writings and apothegms.” - (fr:8410/p.353) [“Diogene Laerzio fissa il numero a poco meno di quattrocento, senza contare, dice, una moltitudine di scritti apocrifi e apoftegmi”]. Quanto a ciò che rimane, “The works that are almost intact number forty-seven, and a hundred others are more or less well known from fragments.” - (fr:8412/p.353) [“Le opere quasi integre sono quarantasette, e un centinaio di altre sono più o meno note attraverso frammenti”]. Per orientarsi, il testo propone una classificazione: “we have three groups of writings, essentially different, yet all embraced by his vast conception of science” - (fr:8447/p.355) [“abbiamo tre gruppi di scritti, essenzialmente diversi, ma tutti compresi nella sua vasta concezione della scienza”]: dialoghi, opere di erudizione e trattati. Dei dialoghi “we have only fragments, though some of them are fairly long” - (fr:8448/p.355) [“abbiamo solo frammenti, anche se alcuni sono piuttosto lunghi”], e “We know the titles of fourteen.” - (fr:8449/p.355) [“Conosciamo i titoli di quattordici dialoghi”]. Tra le opere di erudizione, “only one is extant to-day as a whole, the recently discovered treatise on the Constitution of Athens” - (fr:8451/p.355) [“solo una è oggi conservata per intero, il trattato di recente scoperta sulla Costituzione degli Ateniesi”], che faceva parte di una raccolta comprendente “one hundred and fifty-eight Greek and barbarian cities” - (fr:8455/p.355) [“centocinquantotto città greche e barbare”]. Nello stesso gruppo il testo ricorda “the Didascalia, real ‘Annals of the Theatre’” - (fr:8458/p.355) [“le Didascalie, veri ‘Annali del teatro’”]. Accanto a queste vi erano anche opere attribuite ad Aristotele ma la cui autenticità andò perdendosi: “It is probable that the original idea of these works goes back to Aristotle, yet certain that the collection became more and more numerous and gradually lost its authenticity.” - (fr:8460/p.355) [“È probabile che l’idea originaria di queste opere risalga ad Aristotele, ma è certo che la raccolta divenne sempre più numerosa e perse gradualmente la sua autenticità”].

I trattati acroamatici costituiscono “to-day almost all that is preserved of his writings” - (fr:8461/p.356) [“oggi quasi tutto ciò che è conservato dei suoi scritti”]. Essi non furono pubblicati da Aristotele: “According to all appearances, they were not designed for immediate publication.” - (fr:8463/p.356) [“Secondo ogni apparenza, non erano destinati a una pubblicazione immediata”]. Si trattava di “private notes, notes of courses, more or less revised” - (fr:8464/p.356) [“appunti privati, note di corsi, più o meno rivedute”]. La pubblicazione comportò interventi: “Lacunze were arbitrarily filled; dittography and amalgamations of passages belonging to distinct works are found” - (fr:8466/p.356) [“Le lacune furono colmate arbitrariamente; si trovano dittografie e amalgamazioni di passi appartenenti a opere distinte”]. Tuttavia “Notwithstanding these shortcomings, the collection is solid and imposing.” - (fr:8467/p.356) [“Nonostante questi difetti, la raccolta è solida e imponente”]. Tra i titoli principali compaiono “Metaphysics, Physics, Psychology, Natural History, the Generation of Animals, etc.; then come others relative to the ‘practical’ part of science—the Politics, the Nicomachean Ethics, the Organon” - (fr:8469/p.356) [“Metafisica, Fisica, Psicologia, Storia naturale, La generazione degli animali, ecc.; poi vengono altre relative alla parte ‘pratica’ della scienza: la Politica, l’Etica Nicomachea, l’Organon”].

La prospettiva dichiarata è storico-letteraria: “We need not set forth in detail Aristotle’s views on the physical universe and on natural history.” - (fr:8471/p.356) [“Non occorre esporre in dettaglio le opinioni di Aristotele sull’universo fisico e sulla storia naturale”]; “As a scholar, he need not be considered in the history of letters.” - (fr:8472/p.356) [“Come scienziato, non va considerato nella storia delle lettere”]. Il testo avverte inoltre che il carattere dell’opera aristotelica non si capisce senza i principi filosofici: “Its character cannot be well understood unless one considers it from the point of view of the author’s philosophical principles.” - (fr:8414/p.353) [“Il suo carattere non può essere ben compreso se non lo si considera dal punto di vista dei principi filosofici dell’autore”]; “The first thing necessary, then, is to summarize that philosophy.” - (fr:8415/p.353) [“La prima cosa necessaria, quindi, è riassumere quella filosofia”].

Sul piano filosofico, il punto di partenza è platonico, con una differenza decisiva: “Like Plato, Aristotle makes science consist in a knowledge of the essence (ovcia) of things.” - (fr:8417/p.353) [“Come Platone, Aristotele fa consistere la scienza nella conoscenza dell’essenza delle cose”]. Ma “Aristotle believed that the idea exists only in and through the things themselves” - (fr:8419/p.353) [“Aristotele credette che l’idea esista solo nelle cose stesse e attraverso di esse”]. Inoltre, “Aristotle believes in the independence of the essences, and does not reduce them all to one unique principle.” - (fr:8420/p.353) [“Aristotele crede nell’indipendenza delle essenze e non le riduce tutte a un unico principio”]. La conoscenza vera è conoscenza dell’essenza: “But true knowledge is knowledge of the essence—that is, of what causes an object to be itself and not some other.” - (fr:8428/p.354) [“Ma la vera conoscenza è conoscenza dell’essenza, cioè di ciò che fa sì che un oggetto sia se stesso e non un altro”]. Egli enumera dieci predicamenti o categorie: “He makes them ten in number.” - (fr:8427/p.354) [“Le fa essere dieci di numero”]. L’essenza è determinata da quattro cause: “The essence of an object can be analyzed into four elements which determine it and are its causes” - (fr:8429/p.354) [“L’essenza di un oggetto può essere analizzata in quattro elementi che la determinano e ne sono le cause”]: materia, forma, forza motrice e fine. Il loro concorso “makes matter pass from potentiality to realization” - (fr:8430/p.354) [“fa passare la materia dalla potenzialità alla realizzazione”].

Per Aristotele, tuttavia, la dialettica non basta: “Dialectic, starting with the assent of the interlocutor, does not go back to real principles; it accepts opinions in their stead and it can produce only a probable certitude.” - (fr:8433/p.354) [“La dialettica, partendo dall’assenso dell’interlocutore, non risale a principi reali; accetta le opinioni al loro posto e può produrre solo una certezza probabile”]. La scienza vera esige “a complete and a methodical observation of the facts themselves, and of all the facts” - (fr:8436/p.354) [“un’osservazione completa e metodica dei fatti stessi, e di tutti i fatti”]. Di qui l’enciclopedismo di Aristotele: “He observes, he listens; he is prodigiously erudite, an indefatigable collector of facts of every sort.” - (fr:8438/p.354) [“Osserva, ascolta; è prodigiosamente erudito, un instancabile raccoglitore di fatti di ogni genere”]. Di conseguenza, “his science must be encyclopedic” - (fr:8440/p.354) [“la sua scienza deve essere enciclopedica”]. Egli costruisce teorie per ogni dominio: “He constructs a physics, or theory of the conditions of sensible being; a theory of the heavens; one of plants; one of animals; one of the soul; one of the gods; one of politics and morals; and one each of rhetoric, poetics, logic, and dialectic.” - (fr:8443/p.354) [“Costruisce una fisica, o teoria delle condizioni dell’essere sensibile; una teoria dei cieli; una delle piante; una degli animali; una dell’anima; una degli dèi; una della politica e della morale; e una ciascuna per retorica, poetica, logica e dialettica”].

Nella dottrina aristotelica dell’anima, “Man, the animals, even the plants, have a soul, since they have an internal principle of life and growth.” - (fr:8481/p.357) [“L’uomo, gli animali, persino le piante hanno un’anima, poiché hanno un principio interno di vita e di crescita”]. Vi sono però gradi diversi: “Plants have only a nutritive soul; animals have a sensitive soul; man alone has a reasoning soul.” - (fr:8483/p.357) [“Le piante hanno solo un’anima nutritiva; gli animali un’anima sensitiva; solo l’uomo ha un’anima razionale”]. L’anima, “inasmuch as it is the ‘form’ of that ‘matter’ called the body, is inseparable from it and cannot, therefore, survive it.” - (fr:8484/p.357) [“in quanto è la ‘forma’ di quella ‘materia’ chiamata corpo, è inseparabile da essa e non può quindi sopravviverle”]. Ma nell’uomo c’è “something in the reasoning soul which goes beyond the individual, coming to him from outside” - (fr:8485/p.357) [“qualcosa nell’anima razionale che va oltre l’individuo, e gli viene dall’esterno”]: “It is pure reason, the Nois.” - (fr:8487/p.357) [“È la ragione pura, il Nous”]. Dio è “the necessary principle of all things, the end which alone can explain all” - (fr:8490/p.357) [“il principio necessario di tutte le cose, il fine che da solo può spiegare tutto”]; “He did not create matter or movement, which are eternal; but He is the Prime Mover, Himself immovable, without whom no movement is intelligible.” - (fr:8491/p.357) [“Egli non creò la materia o il movimento, che sono eterni; ma è il Primo Motore, egli stesso immobile, senza il quale nessun movimento è intelligibile”]. Tutto il movimento naturale è “an immense momentum of love, conscious or unconscious, toward perfection; that is, toward God” - (fr:8493/p.357) [“un immenso slancio d’amore, conscio o inconscio, verso la perfezione; cioè verso Dio”].

Etica e politica sono connesse: “Aristotle, like Plato, closely connects politics and morals; politics, for him, includes and dominates all the practical sciences as the city envelops and dominates all the individuals.” - (fr:8495/p.357) [“Aristotele, come Platone, collega strettamente politica e morale; la politica, per lui, include e domina tutte le scienze pratiche come la città avvolge e domina tutti gli individui”]. Nell’Etica Nicomachea, “The end of all being, by general consent, is happiness.” - (fr:8498/p.357) [“Il fine di ogni essere, per comune consenso, è la felicità”]. La virtù morale “is not innate, nor is it, as Plato believed, a direct result of knowledge” - (fr:8500/p.357) [“non è innata, né è, come credeva Platone, un risultato diretto della conoscenza”]; “It is a habit of the soul, acquired by free will” - (fr:8501/p.357) [“È un abito dell’anima, acquisito per libero arbitrio”]. Essa “consists essentially in a reasonable equilibrium between too little and too much; virtue lies in the ‘golden mean.’” - (fr:8502/p.357) [“consiste essenzialmente in un ragionevole equilibrio tra troppo poco e troppo; la virtù sta nel ‘giusto mezzo’”]. L’esempio è immediato: “Courage is halfway between cowardice and recklessness.” - (fr:8503/p.357) [“Il coraggio è a metà strada tra codardia e avventatezza”]. A ciò si lega il detto di saggezza popolare: “N othing in excess (undty dyav) was the dictum of popular wisdom.” - (fr:8504/p.357) [“Nulla di troppo era il detto della saggezza popolare”]. Alla fine, “He found the most perfect happiness in the activity of the divine element of the soul, Reason.” - (fr:8508/p.358) [“Egli trovò la felicità più perfetta nell’attività dell’elemento divino dell’anima, la Ragione”]. L’opera si chiude con “a contemplative theory that summarizes both his metaphysics and his moral ideal” - (fr:8509/p.358) [“una teoria contemplativa che riassume insieme la sua metafisica e il suo ideale morale”].

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18 Aristotele: politica, retorica, poetica e scrittura

Un pensatore concreto e anti-dogmatico, il cui confronto con Platone e la cui fortuna moderna definiscono un ritratto insieme storico e teorico.

Il brano presenta Aristotele come un pensatore politico realista, opposto all’utopia platonica. Il suo Stato non è “come quello di Platone, un convento militare governato da filosofi, ma una repubblica moderata, i cui elementi sono tratti dal mondo reale da un uomo che conosce tutti i governi esistenti”. “His ‘state’ is not, like that of Plato, a military convent governed by philosophers, but a moderate republic, the elements of which are taken from the real world by a man acquainted with all existing state governments; and are so combined as to avoid extremes.” - (fr:8510/p.358) [“Il suo ‘stato’ non è, come quello di Platone, un convento militare governato da filosofi, ma una repubblica moderata, i cui elementi sono tratti dal mondo reale da un uomo che conosce tutti i governi esistenti; e sono combinati in modo da evitare gli estremi.”] Alla base sta un principio generale: “The theory of a golden mean rules in politics as well as in morals.” - (fr:8511/p.358) [“La teoria del giusto mezzo domina in politica come in morale.”]

A differenza di Platone, Aristotele non esclude la famiglia: “Far from excluding the family, as Plato does, he sees in it the necessary germ of the city.” - (fr:8512/p.358) [“Lungi dall’escludere la famiglia, come fa Platone, egli vede in essa il germe necessario della città.”] In essa trova “the germ of every species of political power” - (fr:8514/p.358) [“il germe di ogni specie di potere politico”]. Il realismo aristotelico arriva persino ad ammettere la schiavitù, “in so far as it rests upon averred inequality of nature between master and slave” - (fr:8515/p.358) [“in quanto si fonda su una presunta disuguaglianza di natura tra padrone e schiavo”]. Le forme di governo, inoltre, non sono giudicate a priori: “royalty, aristocracy, democracy, may be equally good relatively to certain social conditions” - (fr:8519/p.358) [“monarchia, aristocrazia, democrazia possono essere ugualmente buone relativamente a certe condizioni sociali”]. La preferenza personale va ai governi moderati o misti; le condanne assolute colpiscono solo le forme corrotte: “tyranny, oligarchy, and demagogy” - (fr:8521/p.358) [“tirannide, oligarchia e demagogia”]. Anche la teoria delle rivoluzioni è lodata per il suo intreccio di penetrazione politica, psicologica e conoscenza dei fatti. Nella concezione educativa, il fine è formare il cittadino: “The aim is to make the child above all a good citizen, an intelligent, virtuous man.” - (fr:8524/p.358) [“Lo scopo è fare del bambino soprattutto un buon cittadino, un uomo intelligente e virtuoso.”] E poiché l’educazione è indispensabile allo Stato, “the state is to give and supervise it” - (fr:8526/p.359) [“è lo Stato a doverla impartire e sorvegliare”].

Sul terreno della retorica, Aristotele compie una scoperta decisiva: “he clearly determined the aim of oratorical art and deduced the nature of its essential elements” - (fr:8527/p.359) [“determinò chiaramente lo scopo dell’arte oratoria e dedusse la natura dei suoi elementi essenziali”]. La retorica non è un catalogo di espedienti: “The true object of rhetoric, then, is not, as the orators believed, to catalogue the divisions and subdivisions of discourse, or make a collection of exordiums, but to study the theories of oratorical demonstration.” - (fr:8530/p.359) [“Il vero oggetto della retorica, quindi, non è, come credevano gli oratori, catalogare le divisioni e suddivisioni del discorso, o fare una raccolta di esordi, ma studiare le teorie della dimostrazione oratoria.”] Essa è definita “an appendix of dialectic” - (fr:8528/p.359) [“un’appendice della dialettica”]. Le analisi delle passioni sono di “striking precision” - (fr:8535/p.359) [“sorprendente precisione”], e i dodici capitoli sullo stile sono presentati come “the most profound and precise now in existence on the history of Greek oratorical style” - (fr:8538/p.359) [“i più profondi e precisi oggi esistenti sulla storia dello stile oratorio greco”].

La Poetica, “no less celebrated than the Rhetoric” - (fr:8539/p.359) [“non meno celebre della Retorica”], è tuttavia mal conservata: “The first alone remains, and it is in a much disordered condition.” - (fr:8543/p.359) [“Solo la prima [parte] rimane, ed è in condizioni molto disordinate.”] Nella forma attuale, “The Poetics, as we have it, is composed of twenty-six chapters” - (fr:8544/p.359) [“La Poetica, come la possediamo, è composta di ventisei capitoli”]. Il testo respinge l’immagine dogmatica di Aristotele: “The interminable and fastidious dogmatic discussions of modern times upon the ‘rules’ of Aristotle distort the system set forth in his work.” - (fr:8550/p.359) [“Le interminabili e fastidiose discussioni dogmatiche dei tempi moderni sulle ‘regole’ di Aristotele distorcono il sistema esposto nella sua opera.”] La poesia, per Aristotele, è un’imitazione che idealizza e perciò più “serious and philosophical” della storia - (fr:8553/p.360) [“seria e filosofica”]. Nella tragedia, “Action is the essential thing, the rest is secondary.” - (fr:8560/p.360) [“L’azione è l’essenziale, il resto è secondario.”] Sulle cosiddette tre unità, il brano segnala una contraddizione tra Aristotele e la tradizione successiva: “the only one of which he expressly states a theory is that of action” - (fr:8563/p.360) [“l’unica di cui egli espressamente enuncia una teoria è quella dell’azione”]; “On the unity of place, he says never a word.” - (fr:8564/p.360) [“Sull’unità di luogo non dice mai una parola.”] L’unità di tempo è solo accennata, “as of something usual and almost normal” - (fr:8565/p.360) [“come di cosa consueta e quasi normale”]. In seguito, invece, “Scaliger and Boileau exalt it into a law, which they publish as coming from Sinai.” - (fr:8568/p.360) [“Scaligero e Boileau la innalzano a legge, che pubblicano come se venisse dal Sinai.”]

Infine, il giudizio su Aristotele come scrittore distingue tra generi e opere diversi: “The works of Aristotle belong to categories so different that, if one seeks to appreciate him as a writer, it is necessary to distinguish between the poet, the author of dialogues, the writer of works of erudition, and the deliverer of the unfinished, though often admirable, notes found in his acroamatic works.” - (fr:8571/p.360) [“Le opere di Aristotele appartengono a categorie così diverse che, se si cerca di apprezzarlo come scrittore, è necessario distinguere tra il poeta, l’autore di dialoghi, lo scrittore di opere erudite e il dispensatore di note incompiute, sebbene spesso ammirevoli, che si trovano nelle sue opere acroamatiche.”] I dialoghi erano molto lodati dagli antichi; Cicerone ammirava “the ‘golden stream’ of Aristotle’s eloquence” - (fr:8581/p.361) [“il ‘fiume d’oro’ dell’eloquenza di Aristotele”]. Tuttavia, “Aristotle perhaps never showed himself the equal of Plato” - (fr:8584/p.361) [“Aristotele forse non si mostrò mai pari a Platone”]. Nei trattati, invece, lo stile ha un valore fondativo: “The style of the treatises is the oldest specimen of a strictly scientific style in Greece.” - (fr:8602/p.361) [“Lo stile dei trattati è il più antico esempio di stile strettamente scientifico in Grecia.”] La terminologia è tecnica e precisa: “He has a peculiar terminology, but it is precise.” - (fr:8605/p.361) [“Ha una terminologia particolare, ma precisa.”] Il brano testimonia così la ricezione storica di Aristotele: filosofo del giusto mezzo, analista concreto della realtà politica e artistica, ma anche autore letto e distorto dai moderni in chiave dogmatica.


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19 L’oratoria attica: generi, maestri e logografi

Il IV secolo vede l’oratoria attica raggiungere la perfezione in tre generi distinti, con figure decisive come Trasimaco, Teodoro, Andocide e Lisia.

L’oratoria è presentata come l’ultima delle tre forme della prosa classica a raggiungere la perfezione: “Of the three forms of classic prose, the last to attain perfection was oratory, probably because it was the youngest.” - (fr:8741/p.366) [Delle tre forme della prosa classica, l’ultima a raggiungere la perfezione fu l’oratoria, probabilmente perché era la più recente]. Rispetto a storia e filosofia, che hanno già un precedente in Tucidide e Platone, “written oratory does not begin before Gorgias and Antiphon” - (fr:8742/p.366) [l’oratoria scritta non comincia prima di Gorgia e Antifonte]. All’interno dell’oratoria scritta, “the types do not all produce masterpieces at the same time” - (fr:8743/p.366) [i tipi non producono tutti capolavori nello stesso momento]. L’oratoria giudiziaria, “cultivated first in Sicily, attained its earliest finished form at the hands of Lysias” - (fr:8744/p.366) [coltivata per prima in Sicilia, raggiunse la sua prima forma compiuta per opera di Lisia]; l’oratoria epidittica, “inaugurated by Gorgias, came into full bloom only with Isocrates” - (fr:8745/p.366) [inaugurata da Gorgia, giunse a piena fioritura solo con Isocrate]; l’oratoria politica, “as it is the most difficult of all, does not reach its best form until the time of Demosthenes and his contemporaries” - (fr:8746/p.366) [essendo la più difficile di tutte, non raggiunge la sua forma migliore se non al tempo di Demostene e dei suoi contemporanei]. Sono questi capolavori successivi a fissare i punti di riferimento della storia del IV secolo e a raggrupparne i dettagli intorno ai tre grandi nomi: “It is the successive appearance of masterpieces in the three types of oratory which fixes the landmarks, so to speak, for the course of its history in the fourth century, and groups its details about the three great names just mentioned.” - (fr:8747/p.366) [È la successiva comparsa di capolavori nei tre tipi di oratoria che fissa, per così dire, i punti di riferimento del corso della sua storia nel IV secolo e raggruppa i suoi dettagli intorno ai tre grandi nomi appena menzionati].

Accanto agli oratori veri e propri, il testo colloca “certain others, though little more than masters of rhetoric, exercised some influence, and so merit passing mention!” - (fr:8748/p.366) [alcuni altri, sebbene poco più che maestri di retorica, esercitarono una certa influenza e meritano una menzione di passaggio]. I due celebri sono Trasimaco di Calcedonia e Teodoro di Bisanzio: “Two of these became celebrated: Thrasymachus of Chalcedon and Theodorus of Byzantium.” - (fr:8754/p.367) [Due di questi divennero celebri: Trasimaco di Calcedonia e Teodoro di Bisanzio]. Di Trasimaco, “who appears to have been the elder of the two, is an interlocutor of Socrates in Plato’s Republic” - (fr:8756/p.367) [che sembra essere stato il più anziano dei due, è un interlocutore di Socrate nella Repubblica di Platone], si sottolinea il temperamento: “He is represented there as a spirited, enthusiastic speaker, and sanguine in temperament.” - (fr:8757/p.367) [È rappresentato lì come un oratore vivace, entusiasta e di temperamento sanguigno]. La sua qualità principale è il patetico: “His ability to represent the pathetic was one of his chief attainments.” - (fr:8759/p.367) [La sua capacità di rappresentare il patetico fu uno dei suoi principali pregi]. Egli “knew the art of exciting and assuaging emotion; he could bring tears to all eyes by his pictures of old age and poverty, could provoke anger and indignation, could blacken an adversary’s character, or energetically repel an accusation.” - (fr:8760/p.367) [conosceva l’arte di suscitare e placare l’emozione; poteva portare le lacrime agli occhi di tutti con le sue raffigurazioni della vecchiaia e della povertà, poteva provocare ira e indignazione, poteva denigrare il carattere di un avversario o respingere con energia un’accusa]. Originale nel concepire lo stile appassionato “after the Olympic majesty of Pericles, the strained nobility of Gorgias, and the slightly dry dialectic of Antiphon” - (fr:8762/p.367) [dopo la maestà olimpica di Pericle, la nobiltà tesa di Gorgia e la dialettica un po’ arida di Antifonte], Trasimaco compose anche manuali: uno dei più celebri portava il titolo caratteristico di “Commiserations” - (fr:8764/p.367) [Commiserazioni], cioè una raccolta “of the commonplaces of pathos, designed to instruct his pupils, by examples, in the use of the oratory of passion” - (fr:8765/p.367) [dei luoghi comuni del pathos, destinata a istruire gli allievi, con esempi, nell’uso dell’oratoria della passione]. Cercò inoltre di “tone down the pretentious soaring made fashionable by the school of Gorgias, and put forth the first models of what is called the medium style” - (fr:8766/p.367) [attenuare l’elevazione pretenziosa messa in moda dalla scuola di Gorgia e produrre i primi modelli di ciò che è chiamato stile medio]. Il giudizio conclusivo è netto: “If Thrasymachus was not a great writer, he was certainly a very efficient master.” - (fr:8767/p.367) [Se Trasimaco non fu un grande scrittore, fu certamente un maestro molto efficace]. Di Teodoro si dice che “won such a reputation as a teacher that he overshadowed Lysias and caused him to seek renown in another field, that of judicial oratory” - (fr:8768/p.367) [ottenne una tale reputazione come maestro da offuscare Lisia e indurlo a cercare fama in un altro campo, quello dell’oratoria giudiziaria]; la sua dote più notevole fu “the subtlety which led him to distinguish, in the composition of speeches, new subdivisions, and in argumentation, processes of reasoning that had not yet been analyzed” - (fr:8770/p.367) [la sottigliezza che lo portò a distinguere, nella composizione dei discorsi, nuove suddivisioni e, nell’argomentazione, procedimenti di ragionamento non ancora analizzati].

La prima figura dell’oratoria giudiziaria è Andocide: “Although Andocides figures among the Ten Orators mentioned in the Alexandrian Canon, that is, among the recognized masters of Attic oratory, his reputation was never very brilliant.” - (fr:8772/p.367) [Sebbene Andocide figuri tra i Dieci Oratori menzionati nel Canone alessandrino, cioè tra i riconosciuti maestri dell’oratoria attica, la sua reputazione non fu mai molto brillante]. “He was, besides, less an artist than an amateur.” - (fr:8773/p.367) [Fu inoltre meno artista che dilettante]; “He did not make it his profession to be a logographer; he pleaded only those cases in which he was personally interested.” - (fr:8774/p.367) [Non fece della professione di logografo il suo mestiere; sostenne soltanto le cause in cui era personalmente interessato]. La sua vita fu quella di un avventuriero: nato intorno al 440 da una famiglia illustre, coinvolto nel 415 nella mutilazione delle Erme, si salvò “by turning evidence against men whom he pretended were guilty” - (fr:8784/p.368) [testimoniando contro uomini che fingeva fossero colpevoli]. Tornò ad Atene solo dopo l’amnistia di Trasibulo del 403, e nel 399, accusato di empietà, rispose con l’orazione Sui misteri: “In 399, he was accused of impiety.” - (fr:8791/p.368) [Nel 399 fu accusato di empietà]; “The oration On the Mysteries is his reply.” - (fr:8792/p.368) [L’orazione Sui misteri è la sua risposta]. L’esito della sua carriera è incerto: “according to one biographer, he was again exiled” - (fr:8796/p.368) [secondo un biografo, fu di nuovo esiliato]. Scrisse poco: “We have under his name four orations; besides the three already mentioned, there is one Against Alcibiades, which is manifestly apocryphal.” - (fr:8799/p.368) [Abbiamo sotto il suo nome quattro orazioni; oltre alle tre già menzionate, ce n’è una Contro Alcibiade, che è manifestamente apocrifa]. Le tre orazioni autentiche “have the peculiarity of being much different from one another in style” - (fr:8801/p.368) [hanno la particolarità di essere molto diverse l’una dall’altra nello stile]: la migliore è Sui misteri, “the work of a clever orator, persuasive, easy, familiar in attack, sometimes eloquent” - (fr:8803/p.368) [opera di un abile oratore, persuasivo, disinvolto, familiare nell’attacco, talvolta eloquente], mentre Sulla pace è “an indefinite, cold composition, extremely feeble in thought” - (fr:8804/p.368) [una composizione indefinita, fredda, estremamente debole nel pensiero]. L’opera Sui misteri ha “a vivid historic interest because of the testimony — unaccredited, however—which the orator gives concerning the mutilation of the Hermae” - (fr:8807/p.368) [un vivo interesse storico per la testimonianza — non accreditata, tuttavia — che l’oratore offre riguardo alla mutilazione delle Erme]. Dopo Gorgia e Antifonte, Andocide “proceeded in the right direction” - (fr:8811/p.369) [procedette nella giusta direzione], ma “it was reserved for others to bring to the task a feeling for art and a literary delicacy of which he was ignorant” - (fr:8812/p.369) [fu riservato ad altri portare al compito un senso dell’arte e una delicatezza letteraria che egli ignorava].

Lisia, al contrario, è “an exquisite artist, one of the most perfect models of Atticism in that peculiar judicial discourse which the logographers composed to be read or recited by others, the real pleaders” - (fr:8814/p.369) [un artista squisito, uno dei modelli più perfetti di atticismo in quel peculiare discorso giudiziario che i logografi componevano perché fosse letto o recitato da altri, i veri oratori]. “He was born at Athens about 440, and came of a Syracusan family.” - (fr:8815/p.369) [Nacque ad Atene intorno al 440 da famiglia siracusana]. Suo padre Cefalo, ricco armaiolo, è il Cefalo della Repubblica di Platone: “Though a simple metic, he is the friend and equal of the foremost citizens at Athens.” - (fr:8819/p.369) [Sebbene semplice meteco, è amico e pari dei cittadini più importanti di Atene]. “About 425, when fifteen years old, he went to Thurii in Magna Grecia, where Tisias had left disciples and successors” - (fr:8821/p.369) [Intorno al 425, a quindici anni, andò a Turii nella Magna Grecia, dove Tisia aveva lasciato discepoli e successori]; “Here he studied rhetoric, and his brother Polemarchus devoted himself to philosophy.” - (fr:8822/p.369) [Qui studiò retorica, e suo fratello Polemarco si dedicò alla filosofia]. Dopo il disastro di Atene davanti a Siracusa nel 413, Lisia tornò in patria e iniziò la professione di retore. “The revolution of 404 was a disaster for the sons of Cephalus” - (fr:8826/p.369) [La rivoluzione del 404 fu un disastro per i figli di Cefalo]; “As rich men and partisans of the democracy, they fell a prey to the hostility of the Thirty, who imprisoned them” - (fr:8827/p.369) [Come uomini ricchi e partigiani della democrazia, caddero preda dell’ostilità dei Trenta, che li imprigionarono]; “Lysias succeeded in escaping, but Polemarchus was put to death” - (fr:8828/p.369) [Lisia riuscì a fuggire, ma Polemarco fu messo a morte]. Con la restaurazione, “the friendship of Thrasybulus won for him a decree granting the rights of citizenship” - (fr:8829/p.369) [l’amicizia di Trasibulo gli procurò un decreto che gli concedeva i diritti di cittadinanza]; egli allora “brought to trial Eratosthenes, one of the Thirty, the principal agent in the death of Polemarchus” - (fr:8830/p.369) [portò in giudizio Eratostene, uno dei Trenta, il principale responsabile della morte di Polemarco]. “Not long afterward, the degree of Thrasybulus was revoked, and Lysias again becamea metic.” - (fr:8831/p.369) [Poco dopo, il decreto di Trasibulo fu revocato e Lisia tornò a essere meteco].

L’apparato erudito è parte essenziale della ricostruzione: “General edition of the Attic orators: Stephanus, Geneva, 1575; Reiske, Leipsic, 1772; Bekker, Berlin, 1823; Baiter and Sauppe, 9 vols., Zurich, 1838-1850.” - (fr:8749/p.366) [Edizione generale degli oratori attici: Stephanus, Ginevra, 1575; Reiske, Lipsia, 1772; Bekker, Berlino, 1823; Baiter e Sauppe, 9 voll., Zurigo, 1838-1850]. Il testo rimanda anche a “Blass, Die attische Beredsamkeit, 4 vols., 2d ed., Leipsic, Teubner, 1887, the classic work on the subject” - (fr:8752/p.366) [Blass, Die attische Beredsamkeit, 4 voll., 2a ed., Lipsia, Teubner, 1887, l’opera classica sull’argomento]. Il brano ha così un duplice interesse: da un lato documenta la cronologia dell’oratoria attica e le vicende ateniesi che ne condizionarono gli autori — le Erme, i Trenta, l’amnistia di Trasibulo, i processi per empietà; dall’altro testimonia i criteri con cui la filologia ottocentesca costruì la storia letteraria per generi, canoni e capolavori.

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20 Lisia e l’arte della logografia: semplicità attica ed efficacia giudiziaria

Il ritratto di Lisia emerge come quello del logografo per eccellenza, capace di trasformare la naturalezza in una forma suprema di arte.

Privato del diritto di partecipare alla vita pubblica, Lisia si dedicò di nuovo alla letteratura: “Thus deprived of the right to take part in public affairs, he again devoted himself to liter-” - (fr:8832/p.369) [Così, privato del diritto di prendere parte agli affari pubblici, si dedicò di nuovo alla letteratura]. La retorica scolastica, tuttavia, non lo soddisfece: “Rhetoric proper did not satisfy him” - (fr:8837/p.370) [La retorica propriamente detta non lo soddisfece]. Per questo, “he devoted himself to a more serious and active oratory” - (fr:8838/p.370) [si dedicò a un’oratoria più seria e attiva], diventando “a logographer, or writer of speeches for others” - (fr:8839/p.370) [logografo, cioè scrittore di discorsi per altri]. Morì verso il 380 a.C. con la reputazione di “the foremost logographer in Athens” - (fr:8840/p.370) [il primo logografo di Atene].

La tradizione antica gli attribuiva più di quattrocento discorsi; molti erano apocrifi, ma “even the severest critics recognized about half as authentic” - (fr:8842/p.370) [anche i critici più severi ne riconoscevano come autentica circa la metà]. Oggi restano “somewhat more than thirty complete orations or extracts, some in very bad condition” - (fr:8843/p.370) [poco più di trenta orazioni complete o estratti, alcuni in pessime condizioni], e solo in una quindicina si trova “a really faithful image of his genius” - (fr:8844/p.370) [un’immagine veramente fedele del suo genio]. Degli scritti sofistici non rimane nulla, “unless one considers as authentic the discourse on love in Plato’s Pheedrus” - (fr:8845/p.370) [a meno che non si consideri autentico il discorso sull’amore nel Fedro di Platone]; ma si tratta “probably a mere imitation” - (fr:8846/p.370) [probabilmente di una pura imitazione]. Nella seconda parte della vita compose l’Orazione Olimpica, “delivered in 888” - (fr:8847/p.370) [pronunciata nell’888], data da intendere verosimilmente come 388 a.C.; ne resta solo l’esordio. In essa “he exhorted the Greeks to concord and union against the tyrants” - (fr:8849/p.370) [esortò i Greci alla concordia e all’unione contro i tiranni], ottenendo almeno l’espulsione degli ambasciatori siracusani. Tuttavia, “the advice was odd, and, judging from the exordium, the oration was not powerful” - (fr:8850/p.370) [il consiglio era strano e, a giudicare dall’esordio, l’orazione non era potente].

Il testo dà grande spazio all’Accusa contro Eratostene, definita “a fine oration and justly celebrated” - (fr:8855/p.370) [una bell’orazione, e giustamente celebrata]. L’esordio è “neat, short, judicious, clever, though perhaps too carefully written” - (fr:8856/p.370) [elegante, breve, giudizioso, arguto, anche se forse troppo accuratamente scritto]. Segue una narrazione “wonderful in its clearness, brevity, plausibility, persuasive acuteness, and sober, restrained pathos” - (fr:8858/p.370) [meravigliosa per chiarezza, brevità, verosimiglianza, acume persuasivo e pathos sobrio e controllato]. L’effetto è di totale naturalezza: “really things must have taken place as described — all is so simple, vivid, natural” - (fr:8859/p.370) [davvero le cose devono essere andate come descritto: tutto è così semplice, vivo, naturale]. La discussione vera e propria è “vivid and earnest, but summary and simple” - (fr:8862/p.370) [vivida e seria, ma sommaria e semplice], mentre la perorazione “contrasts the justice of the Thirty with that of the democracy” - (fr:8863/p.371) [contrappone la giustizia dei Trenta a quella della democrazia]. L’insieme è “perfectly Attic” - (fr:8866/p.371) [perfettamente attico] per veridicità, moderazione, autocontrollo e giustezza di sostanza e forma. Eppure, “the gravity of the situation calls for more vehemence and emphasis” - (fr:8867/p.371) [la gravità della situazione richiederebbe più veemenza e accento]; “Demosthenes would have spoken differently” - (fr:8868/p.371) [Demostene avrebbe parlato diversamente]. Ma “it is not in defending himself that Lysias is unrivalled” - (fr:8869/p.371) [non è nel difendersi da sé che Lisia è ineguagliabile]: “his triumph was in composing speeches for some one else, for simple persons, honest, unsophisticated people, and lending to them, as a logographer, his own exquisite sagacity” - (fr:8871/p.371) [il suo trionfo fu comporre discorsi per qualcun altro, per persone semplici, oneste, senza esperienza, prestando loro, come logografo, la propria squisita sagacia].

La logografia è presentata come un genere contemporaneo alla retorica stessa: “The art of the logographers was contemporary with rhetoric itself” - (fr:8872/p.371) [L’arte dei logografi fu contemporanea alla retorica stessa]. Lisia ne è l’esempio classico perché “there was ‘preestablished harmony,’ so to speak, between his character and the laws of the type” - (fr:8874/p.371) [ci fu, per così dire, un’armonia prestabilita tra il suo carattere e le leggi del genere]. Il logografo non compariva in prima persona: “He concealed himself behind his client” - (fr:8876/p.371) [si nascondeva dietro il suo cliente], il quale era “obliged to be brief on account of the clepsydra, which parsimoniously measured his time” - (fr:8876/p.371) [obbligato a essere breve a causa della clessidra, che misurava parcamente il suo tempo]. Come un poeta drammatico, “like Sophocles or Menander, he needed to identify himself with the personage that appeared on the scene” - (fr:8877/p.371) [come Sofocle o Menandro, doveva identificarsi con il personaggio che appariva sulla scena]. Il cliente era in genere “a man of the people, sometimes a countryman without experience” - (fr:8878/p.371) [un uomo del popolo, talvolta un campagnolo senza esperienza]. Per questo, “the height of art was to show as little brilliance as possible, or at least not to display it” - (fr:8879/p.371) [il colmo dell’arte era mostrare meno brillantezza possibile, o almeno non esibirla], e in tale ideale “his very defects were turned to his advantage” - (fr:8880/p.371) [i suoi stessi difetti si volsero a suo vantaggio].

Lo stile di Lisia è “of charming simplicity” - (fr:8881/p.347) [di una semplicità incantevole]. Nella dizione “he confines himself to pure Attic, with no admixture of poetic forms or of new words” - (fr:8882/p.371-8883/p.395) [si limita all’attico puro, senza mescolanza di forme poetiche o parole nuove]. Evita “too strong figures, too bold metaphors, all that could betray the orator’s profession” - (fr:8886/p.371) [figure troppo forti, metafore troppo audaci, tutto ciò che potrebbe tradire il mestiere dell’oratore]. Le sue frasi sono “generally short” - (fr:8887/p.372) [generalmente brevi], ma “simple in design — periodic, brief, and with a unity that is harmonious and firm” - (fr:8888/p.372) [semplici nel disegno: periodiche, brevi, con un’unità armoniosa e salda]. I critici antichi “did not weary of eulogies on the perfection of his periods” - (fr:8889/p.372) [non si stancarono di elogiare la perfezione dei suoi periodi]. Le “consonances or symmetries, in the manner of Gorgias” - (fr:8890/p.372) [consonanze o simmetrie, alla maniera di Gorgia] sono usate con riserbo. L’argomentazione “breathes honesty; sometimes it is even artless, yet without excluding a measure of shrewdness” - (fr:8892/p.372) [respira onestà; talvolta è persino ingenua, ma senza escludere una misura di scaltrezza]; “it gains the confidence of the judges at once by an air of good faith that could not be mere appearance” - (fr:8893/p.372) [conquista subito la fiducia dei giudici con un’aria di buona fede che non poteva essere mera apparenza]. Lo schema è quello naturale: “exordium, narration, discussion, peroration, these are the natural elements of every plea and the only ones that he made use of” - (fr:8894/p.372) [esordio, narrazione, discussione, perorazione: questi sono gli elementi naturali di ogni arringa e i soli che egli usò]. Di conseguenza, “his orations … are simple, clear, perfectly natural, and highly persuasive” - (fr:8896/p.372) [le sue orazioni sono semplici, chiare, perfettamente naturali e molto persuasive].

Le narrazioni sono il cuore delle sue arringhe: “they are all real masterpieces” - (fr:8900/p.372) [sono tutti veri capolavori]; “there is no apparent effort to turn facts to the advantage of the case; one seems to hear the bare truth” - (fr:8902/p.372) [non c’è alcuno sforzo apparente per volgere i fatti a proprio vantaggio; si sembra udire la nuda verità]. La conclusione “seems to be deduced from the facts themselves” - (fr:8904/p.372) [sembra dedotta dai fatti stessi], tanto che la discussione vera e propria occupa poco spazio: “Are not the judges already his friends?” - (fr:8908/p.372) [I giudici non sono già suoi amici?]. Anche la perorazione è brevissima, con poche parole consuete sui servizi resi dall’arringa alla città e sulla democraticità dei sentimenti (fr:8912/p.373).

Il valore storico del ritratto è esplicito: “The whole social life of the times is disclosed, with its prejudices, its occupations, and its sentiments” - (fr:8914/p.373) [L’intera vita sociale del tempo si rivela, con i suoi pregiudizi, le sue occupazioni e i suoi sentimenti]. “The orator’s language assumes every tone from grave seriousness to mirth” - (fr:8915/p.373) [Il linguaggio dell’oratore assume ogni tono, dalla serietà grave alla gaiezza]; per questo il suo interesse storico e letterario è considerevole (fr:8916/p.373). Tra gli esempi addotti, il testo si sofferma sull’orazione Sull’uccisione di Eratostene: Eufileto è processato “before a heliastic court as a murderer” - (fr:8919/p.373) [davanti a un tribunale eliastico come assassino], dopo aver ucciso Eratostene sorpreso in flagrante. “Half of the plea … is occupied with the narrative of the facts” - (fr:8920/p.373) [Metà dell’arringa è occupata dalla narrazione dei fatti], e “nothing could be simpler or more adroit” - (fr:8921/p.373) [nulla potrebbe essere più semplice o più abile]. Tutto è orientato a mostrare che “if the crime of Eratosthenes against Euphiletus becomes manifest, the latter’s vengeance is pardoned in advance” - (fr:8922/p.373) [se il crimine di Eratostene contro Eufileto diventa manifesto, la vendetta di quest’ultimo è perdonata in anticipo]. La narrazione “is exquisite in simplicity, clearness, and restrained emotion” - (fr:8924/p.373) [è squisita per semplicità, chiarezza ed emozione contenuta], e segue la progressione completa: “his long-continued confidence, the first unheeded intimations of an intrigue, the positive denunciation, which caused him anxiety, his resolution to learn the truth, his prudence in the investigation, his discovery, and the punishment of the culprit” - (fr:8925/p.373) [la sua lunga fiducia, i primi indizi trascurati di un intrigo, la denuncia concreta che lo rese inquieto, la risoluzione di scoprire la verità, la prudenza nell’indagine, la scoperta e la punizione del colpevole].

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21 L’oratoria attica: modelli giudiziari, stile e ricezione

Il trattato segue la formazione dell’oratoria attica attraverso Lisia, Iseo e Isocrate, mostrando il passaggio dalla logografia giudiziaria al canone retorico e declamatorio.

Il brano mette in luce la persuasività essenziale di Lisia: “Without further raising his voice, by the mere force of truth, he has brought about persuasion” - (fr:8927/p.373) [“Senza alzare oltre la voce, con la sola forza della verità, ha prodotto la persuasione”]. La procedura oratoria è ridotta all’osso: “When the orator shall have asked that the law be read and the witnesses cited, it will be necessary only to discuss two or three objections of detail that can be raised, and to conclude” - (fr:8928/p.373) [“Quando l’oratore avrà chiesto che si legga la legge e si citino i testimoni, basterà discutere due o tre obiezioni di dettaglio e concludere”]. Da qui la conclusione secca: “Then the case is won” - (fr:8926/p.373) [“Allora la causa è vinta”].

L’analisi dell’arringa Contro Diogitone la definisce “not only a model of oratorical art, but also a vivid picture of Athenian manners” - (fr:8929/p.373) [“non solo un modello di arte oratoria, ma anche un quadro vivace dei costumi ateniesi”]. Si tratta di “wards defrauded by their guardian, who is also their grandfather” - (fr:8931/p.373) [“pupilli frodati dal loro tutore, che è anche il loro nonno”], con “the speaker in their behalf” che è “their sister’s husband” - (fr:8932/p.373) [“l’oratore in loro favore è il marito della loro sorella”]. L’esordio è giudicato “a model of simple, persuasive dignity” - (fr:8933/p.373) [“un modello di semplice e persuasiva dignità”], e “the orator, in a few sentences, has brought the judges to know the main features of the case, indicated the relationship between the personages, and given the most favorable impression of his own reasonableness” - (fr:8939/p.374) [“l’oratore, in poche frasi, ha portato i giudici a conoscere i tratti principali della causa, ha indicato il rapporto tra i personaggi e ha dato l’impressione più favorevole della propria ragionevolezza”].

Nella narrazione emerge una figura femminile decisiva: “the leading rôle was played by a woman, the mother of the children and the daughter of Diogiton” - (fr:8941/p.374) [“la parte principale fu sostenuta da una donna, la madre dei fanciulli e figlia di Diogitone”]. Costei è “an admirable mother, who defends her children with energy and intelligence, and her words come from the heart” - (fr:8942/p.374) [“una madre ammirevole, che difende i suoi figli con energia e intelligenza, e le sue parole vengono dal cuore”]. Il suo discorso è riportato nell’arringa: “one seems to hear her energetic words, permeated with maternal love, and abounding more in sentiment than in abstract ideas, as befits the language of a woman and a mother” - (fr:8944/p.374) [“sembra di udire le sue parole energiche, pervase d’amore materno, e più ricche di sentimento che di idee astratte, come si addice al linguaggio di una donna e madre”]. L’effetto è intenso: “there was no one but had tears in his eyes, and the company separated silently and in sadness” - (fr:8945/p.374) [“non c’era chi non avesse lacrime agli occhi, e la compagnia si separò in silenzio e nella tristezza”]. L’insieme possiede “a living verity and an extreme charm” - (fr:8946/p.374) [“una verità vivente e un fascino estremo”], sebbene “the discourse is continued by a discussion of money matters, which is incomplete” - (fr:8947/p.374) [“il discorso prosegua con una discussione di questioni di denaro, che è incompleta”].

Diverso è il capolavoro For the Cripple: “The plea For the Cripple is also a masterpiece, but of a different type” - (fr:8948/p.374) [“L’arringa Per lo storpio è anch’essa un capolavoro, ma di tipo diverso”]. Il cliente è “one of those poor cripples to whom Athenian law accorded a pension in money; he received one obol per day” - (fr:8949/p.374) [“uno di quei poveri storpi ai quali la legge ateniese accordava una pensione in denaro; riceveva un obolo al giorno”], che “practised a petty trade that brought him some income” - (fr:8950/p.374) [“esercitava un piccolo commercio che gli procurava qualche reddito”]. La causa nasce perché “an enemy of his has asked the counsel of the Five Hundred, who revised each year the list of the poor in need of succor, to strike off his name” - (fr:8951/p.374) [“un suo nemico ha chiesto al consiglio dei Cinquecento, che ogni anno rivedeva la lista dei poveri bisognosi di sussidio, di cancellare il suo nome”]. Qui Lisia, evidentemente, scrivendo l’arringa “was amusing himself” - (fr:8953/p.374) [“si stava divertendo”], e il cliente è ritratto con “fascinating good nature” - (fr:8954/p.374) [“una simpatia affascinante”]. Alle accuse di agiatezza, cavalcature e violenza, l’oratore risponde “point by point, with amusing cunning and sagacious irony” - (fr:8957/p.375) [“punto per punto, con astuzia divertente e ironia sagace”]. Sull’andare a cavallo replica: “If I were rich, I should have my own ass, instead of mounting the horses of others” - (fr:8960/p.375) [“Se fossi ricco, avrei il mio asino, invece di montare i cavalli degli altri”]; “But as I cannot purchase anything so costly, I am obliged to use the horses of my friends” - (fr:8961/p.375) [“Ma siccome non posso acquistare qualcosa di così costoso, sono obbligato a usare i cavalli dei miei amici”]. All’accusa di violenza ribatte: “can one be violent, with such a physique as mine?” - (fr:8966/p.375) [“si può essere violenti, con una costituzione come la mia?”]. E chiude affermando che, se non può vantare “his choregia and his trierarchies” come i ricchi, ha comunque dato prova di patriottismo “in the time of the Thirty” - (fr:8968/p.375) [“al tempo dei Trenta”].

Il ritratto di Lisia si conclude con una valutazione storica del suo stile: “The sober, elegant, naively graceful Atticism of Lysias was well adapted to this sort of pleading and became the classic model for his successors” - (fr:8969/p.375) [“L’atticismo sobrio, elegante, graziosamente ingenuo di Lisia si adattava bene a questo tipo di arringa e divenne il modello classico per i suoi successori”]. Da quel momento, “the canon of the type was henceforth fixed” - (fr:8970/p.375) [“il canone del genere fu d’ora in poi fissato”]. L’influenza è vasta: “not merely Iseus and Hyperides, but even Isocrates and Demosthenes, though so differentyin in many ways, strove to imitate him when they needed to follow the profession of speech-writing” - (fr:8971/p.375) [“non solo Iseo e Iperide, ma anche Isocrate e Demostene, per quanto diversi sotto molti aspetti, si sforzavano di imitarlo quando dovevano esercitare la professione di scrivere discorsi”]. La ricezione romana esaspera il modello: “At Rome, men went still farther; Brutus and others wished to make him the unique, supreme type of Attic oratory, to the exclusion of Demosthenes” - (fr:8972/p.375) [“A Roma si andò ancora oltre; Bruto e altri vollero farne l’unico, supremo tipo di oratoria attica, con l’esclusione di Demostene”]. Tuttavia, “the movement was a paradox, a whim of the fastidious” - (fr:8973/p.375) [“il movimento fu un paradosso, un capriccio dei raffinati”], perché l’atticismo di Lisia, “though perfect in its way”, lascia spazio ad altri esempi di oratoria “greater vigor and brilliance” - (fr:8974/p.375) [“sebbene perfetto nel suo genere, altri esempi di oratoria mostrano maggiore vigore e brillantezza”].

La sezione su Iseo ne fa “likewise a logographer” - (fr:8976/p.375) [“anch’egli un logografo”]. Sulla sua origine il testo registra un’incertezza: “A Chalcidian by birth, according to some, an Athenian, according to others, he nevertheless lived at Athens, but held himself aloof from public affairs” - (fr:8977,8983) [“Di nascita calcidese secondo alcuni, ateniese secondo altri, visse comunque ad Atene, ma si tenne lontano dagli affari pubblici”]. Le date collocano la sua attività tra il 389 e il 353: “The earliest extant oration of his to which we can assign a date belongs to the year 389; the latest to the year 353” - (fr:8984/p.376) [“La più antica orazione conservata di lui a cui possiamo assegnare una data appartiene all’anno 389; la più recente all’anno 353”]. Egli fu “younger than Lysias and older than Demosthenes” - (fr:8985/p.376) [“più giovane di Lisia e più anziano di Demostene”]. Come logografo, “won a great reputation, and passed as having been the teacher of Demosthenes” - (fr:8986/p.376) [“godette di grande reputazione e passò per essere stato il maestro di Demostene”]; la tradizione, “when divested of some absurd legends grafted upon it”, non è “in itself improbable” - (fr:8987/p.376) [“una volta spogliata di alcune leggende assurde che vi si sono innestate, non è di per sé improbabile”]. Delle sue molte opere restano “twelve, all relative to matters of inheritance” - (fr:8989/p.376) [“dodici, tutte relative a questioni di eredità”], un gruppo “more interesting for the legal historian than for the historian of literature” - (fr:8992/p.376) [“più interessante per lo storico del diritto che per lo storico della letteratura”].

Il confronto con Lisia è immediato: “At the first glance, the talent of Iszus seems much like that of Lysias” - (fr:8993/p.376) [“A prima vista, il talento di Iseo sembra molto simile a quello di Lisia”], con “the same purity and precision of language, the same clearness in sentence structure, and the same lucid, persuasive brevity of the oration as a whole” - (fr:8994/p.376) [“la stessa purezza e precisione di linguaggio, la stessa chiarezza nella struttura della frase, e la stessa lucida, persuasiva brevità dell’orazione nel suo insieme”]. Tuttavia, “a little attention reveals certain differences” - (fr:8996/p.376) [“un po’ di attenzione rivela alcune differenze”]. In generale Iseo è “less skilful as a painter than Lysias, and more so as a dialectician” - (fr:8997/p.376) [“meno abile come pittore di Lisia, e più abile come dialettico”]; le sue frasi “have not the graceful simplicity” del predecessore - (fr:8998/p.376) [“non hanno la semplice grazia”], e “his dialectic is more subtle and arbitrary, and sometimes less trustworthy” - (fr:9001/p.376) [“la sua dialettica è più sottile e arbitraria, e talvolta meno attendibile”]. Inoltre, “He gives fewer facts and more discussion” - (fr:9002/p.376) [“Dà meno fatti e più discussione”]. Sul piano tecnico, “He can arrange his discourse cleverly in view of his demonstration, can employ preparatives and prudent digressions, can divide the narration into several parts so as to unite the discussion more closely with it, can announce his plan and then summarize and repeat his proofs” - (fr:9003/p.376) [“Sa organizzare abilmente il discorso in vista della dimostrazione, sa impiegare preparazioni e prudenti digressioni, sa dividere la narrazione in più parti per unire più strettamente la discussione ad essa, sa annunciare il proprio piano e poi riassumere e ripetere le prove”]. Il suo capolavoro è “the oration On the Inheritance of Ciron” - (fr:9005/p.376) [“l’orazione Sull’eredità di Cirone”], in cui “the case comprises a question of fact and one of law” - (fr:9006/p.376) [“il caso comprende una questione di fatto e una di diritto”]. E qui si spiega il suo ruolo storico: “One can understand why Demosthenes chose the oratory of Iseeus as his particular model” - (fr:9009/p.377) [“Si capisce perché Demostene scelse l’oratoria di Iseo come suo modello particolare”], poiché “this spirited, emphatic language suited his own vehemence” - (fr:9010/p.377) [“questo linguaggio vivace ed enfatico si adattava alla sua stessa veemenza”].

Infine, il testo colloca Isocrate come tramite tra Lisia e Demostene: “Between Lysias and Demosthenes, there is, besides Iseus, still another who intervenes; it is Isocrates” - (fr:9011/p.377) [“Tra Lisia e Demostene, oltre a Iseo, ce n’è un altro che interviene; è Isocrate”]. Egli “personifies and displays the oratory of declamation in the fourth century” - (fr:9012/p.377) [“personifica e mostra l’oratoria di declamazione nel quarto secolo”]. Ne vengono dati i tratti biografici essenziali: “The son of Theodorus of the deme of Erchia, was born in 436” - (fr:9014/p.377) [“Figlio di Teodoro del demo di Erchia, nacque nel 436”]; suo padre possedeva “a flute manufactory, which put him in easy circumstances” - (fr:9015/p.377) [“una fabbrica di flauti, che lo mise in buone condizioni economiche”]. Ricevette l’educazione di un giovane ateniese facoltoso, fu “the pupil of Prodicus” e ascoltò “also Socrates, to whom he owes much” - (fr:9017/p.377) [“fu allievo di Prodico; ascoltò anche Socrate, al quale deve molto”], ma “philosophy did not deeply interest him” - (fr:9018/p.377) [“la filosofia non lo interessò profondamente”]. La sua carriera fu segnata da un evento storico: “His father having been ruined by the Peloponnesian War, he was obliged to earn his living” - (fr:9019/p.377) [“Essendo suo padre stato rovinato dalla guerra del Peloponneso, fu obbligato a guadagnarsi da vivere”].

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22 Isocrate, retore dell’ideale panellenico

Dalla logografia all’insegnamento retorico: la carriera di Isocrate come testimonianza del passaggio dall’oratoria giudiziaria all’eloquenza politica e culturale.

Isocrate completò la sua educazione oratoria sotto Gorgia, poi si ritirò in Tessaglia e tornò ad Atene per esercitare la professione di logografo: “He completed his oratorical education under Gorgias, then retired to Thessaly, and returned to Athens to practise the profession of a logographer.” - (fr:9020/p.377) [Completò la sua educazione oratoria sotto Gorgia, poi si ritirò in Tessaglia e tornò ad Atene per esercitare la professione di logografo]. Scrisse orazioni giudiziarie per circa dodici anni, tra il 400 e il 387, guadagnandosi reputazione e indipendenza economica; eppure la professione gli era sgradita: “But his profession was distasteful.” - (fr:9023/p.377) [Ma la sua professione era sgradevole]. L’arte del logografo, infatti, consisteva nel cancellare la propria personalità dietro il cliente: “Art, for a logographer, consisted in obliterating one’s personality and concealing it behind a pleader.” - (fr:9025/p.377) [L’arte, per un logografo, consisteva nell’annullare la propria personalità e nel nasconderla dietro un oratore]. Isocrate amava invece le generalità, l’eloquenza sonora e la gloria immediata; ma mancava delle doti dell’uomo d’azione: voce debole, timidezza insormontabile, nessuna attitudine per le lotte della vita pubblica. Il ritratto è netto: “He was a candid, unconstrained idealist, a painstaking artist, fond of tranquillity, vain, and highly sensitive, but he lacked those elements that are necessary for success in the struggles of public life.” - (fr:9031/p.377) [Era un idealista schietto e disinibito, un artista accurato, amante della tranquillità, vanitoso e molto sensibile, ma gli mancavano quegli elementi necessari per avere successo nelle lotte della vita pubblica]. Per questo si dedicò all’oratoria epidittica e all’insegnamento della retorica: “There remained epidictic oratory and the teaching of rhetoric.” - (fr:9032/p.377) [Restavano l’oratoria epidittica e l’insegnamento della retorica].

I suoi primi lavori in questo campo risalgono al 390-380 e il Panegirico al Da allora, per più di quarant’anni, fu il più celebre maestro di retorica di Atene e il più grande degli oratori declamatori. Cicerone parla con ammirazione della sua scuola, dalla quale uscirono “as from another Trojan horse, so many heroes and princes of eloquence.” - (fr:9037/p.377, 9040) [come da un altro cavallo di Troia, così tanti eroi e principi dell’eloquenza]. Tra i suoi allievi vi furono oratori come Iperide e Licurgo, storici come Eforo e Teopompo, e statisti come Timoteo. Alla fine della vita Isocrate era una figura di primo piano in Grecia, in relazione con sovrani e politici: “he had relations with Evagoras and Nicocles, kings of Salamis in Cyprus; with Archidamus, king of Sparta; with Jason of Phere; and with Philip of Macedon.” - (fr:9042/p.378) [ebbe relazioni con Evagora e Nicocle, re di Salamina a Cipro; con Archidamo, re di Sparta; con Giasone di Fere; e con Filippo di Macedonia]. Chiedeva mille dracme a ciascun allievo e divenne molto ricco. La sua longevità fu straordinaria: a novantasette anni scriveva ancora le Panatenaiche; morì l’anno successivo, dopo Cheronea, forse volontariamente, per non sopravvivere alla rovina delle sue illusioni su Filippo: “He died the year following, after the battle of Cheronea (338), —a voluntary death, we are told, that he might not survive the ruin of his illusions concerning Philip.” - (fr:9046/p.378) [Morì l’anno successivo, dopo la battaglia di Cheronea (338), — una morte volontaria, ci viene detto, per non sopravvivere alla rovina delle sue illusioni riguardo a Filippo]. La spiegazione, tuttavia, è dubbia.

La tradizione testuale conserva sotto il suo nome sei orazioni giudiziarie, quindici orazioni declamatorie e nove lettere: “They are about a third of what the ancients possessed; but many of the works once attributed to him were already rejected as apocryphal by the most competent critics in antiquity; though, of the works still extant, only a single oration, the Demonicus, and one letter— the IX — seem to be justly in doubt.” - (fr:9051/p.378) [Sono circa un terzo di ciò che possedevano gli antichi; ma molte delle opere un tempo attribuitegli erano già state respinte come apocrife dai critici più competenti dell’antichità; tuttavia, tra le opere ancora esistenti, solo un’orazione, il Demonicus, e una lettera — la IX — sembrano essere giustamente in dubbio]. Le orazioni giudiziarie somigliano a quelle di Lisia per onestà, candore, verità, purezza dell’atticismo e proprietà del linguaggio; mostrano il gusto per le generalità e il riguardo per la connessione delle idee. Tuttavia, in esse l’autore non è ancora completamente se stesso: “It is evident that the author had not yet attained a well-defined idea of style.” - (fr:9059/p.378) [È evidente che l’autore non aveva ancora raggiunto un’idea ben definita dello stile]. Esita tra Gorgia e Lisia, senza una chiara evoluzione. Ma sono le orazioni declamatorie e i discorsi di insegnamento a dargli un posto centrale nella storia della prosa greca: “In these he was really original.” - (fr:9062/p.148) [In questi fu davvero originale].

Sul piano teorico, Isocrate giudicava fallito il tentativo della sofistica di creare un’oratoria epidittica capace di affascinare i raffinati, a causa della mediocrità dei soggetti o di uno stile privo di verità. Il suo scopo era duplice: “to give oratory a serious basis, to make it, as he said, a ‘philosophy’; and to lend this sober oratory a beauty of form capable of exciting in the reader a pleasure analogous to that caused by elegant verse.” - (fr:9071/p.379) [dare all’oratoria una base seria, farne, come diceva, una “filosofia”; e prestare a questa oratoria sobria una bellezza formale capace di suscitare nel lettore un piacere analogo a quello causato dai versi eleganti]. Voleva comporre orazioni che fossero nella sostanza “pan-Hellenic and political” - (fr:9072/p.379) [panelleniche e politiche]. Le sue idee sono spesso morali, e alcune sono belle e profondamente greche; ma non è in questo che risiede la sua originalità: nella morale privata si attiene alle idee correnti come alle migliori. Il suo interesse principale è la politica, intrisa di morale, che ispira la maggior parte della sua oratoria. La sua tesi è riassumibile in una sola parola: l’unione della Grecia contro il barbaro. Questa idea fondamentale è “the soul of his politics, explaining and binding together all its details.” - (fr:9085/p.379) [l’anima della sua politica, che spiega e lega insieme tutti i dettagli]. Isocrate considera la Grecia come la patria della cultura e della civiltà: “He has said magnificently in one passage that the thing which makes a man Greek is rather his culture than his descent.” - (fr:9087/p.379) [Ha detto magnificamente in un passo che ciò che rende un uomo greco è piuttosto la sua cultura che la sua discendenza]. Dopo le guerre persiane, però, tutto era cambiato: “The Great King was managing the affairs of Greece, and for him the disgraceful treaty of Antalcidas was the most glorious of trophies.” - (fr:9089/p.379) [Il Gran Re dirigeva gli affari della Grecia, e per lui il vergognoso trattato di Antalcida era il più glorioso dei trofei]. La forza del re persiano dipendeva solo dalla disunione greca: “The Greek cities were jealous of one another; each was weakened by internal discord; everything was in disorder and confusion.” - (fr:9094/p.379, 9100) [Le città greche erano gelose le une delle altre; ciascuna era indebolita da discordie interne; tutto era in disordine e confusione]. Il rimedio era l’alleanza dei Greci sotto un’egemonia. Sparta era inadatta, Tebe ancora peggio; Atene era la città adatta, ma aveva bisogno di abbandonare la falsa democrazia e la politica di forza, per praticare la moderazione (sōphrosynē) e conquistare l’affetto degli alleati. “It was not needful to recapture Amphipolis, but to practise justice and win the affection of the other Greeks.” - (fr:9109/p.380) [Non bisognava riconquistare Anfipoli, ma praticare la giustizia e conquistare l’affetto degli altri Greci]. Isocrate sperò a lungo nel ritorno di Atene alla costituzione di Solone, a un’età dell’oro mai esistita; poi, deluso, cercò altri condottieri: Dionisio di Siracusa, Giasone di Fere, infine Filippo di Macedonia, in cui vide il capo atteso per l’unione pacifica della Grecia e il trionfo sulla barbarie.


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23 Isocrate: stile, opere, educazione e ruolo storico nell’oratoria attica

Il passo tratteggia Isocrate come inventore del lungo periodo oratorio, maestro di un’educazione retorico-pratica, ma anche come figura segnata da vanità e perfezionismo, la cui influenza preparò l’oratoria di Demostene.

Il brano presenta anzitutto la rivoluzione stilistica di Isocrate. “Isocrates is the inventor of the long oratorical period, which is both unified and complex, bringing together in the sweep of a single sentence numerous particular ideas that are grouped around a principal one.” - (fr:9140/p.381) [Isocrate è l’inventore del lungo periodo oratorio, insieme unitario e complesso, che riunisce nel giro di un’unica frase numerose idee particolari raggruppate attorno a un’idea principale]. “Such a period adds to an intrinsic force of thought the powerful efficacy of a large and impressive oratorical rhythm.” - (fr:9141/p.381) [Un tale periodo aggiunge alla forza intrinseca del pensiero la potente efficacia di un ampio e impressionante ritmo oratorio]. I periodi possono essere molto lunghi: “Some of the periods of Isocrates are a page in length; many cover half a page.” - (fr:9142/p.381) [Alcuni periodi di Isocrate sono lunghi una pagina; molti coprono mezza pagina]. La lunghezza, tuttavia, non nuoce alla chiarezza: “But the length of the sentence never detracts from its clearness and lucid neatness.” - (fr:9143/p.381) [Ma la lunghezza della frase non toglie nulla alla sua chiarezza e nitidezza lucida]. “The imagination is aroused by an ample system of thoughts so easy to follow.” - (fr:9144/p.381) [L’immaginazione è risvegliata da un ampio sistema di pensieri così facile da seguire]. Le parole devono essere “pleasing to the ear and in proper rhythm” - (fr:9128/p.381) [gradite all’orecchio e in ritmo appropriato]. Sul piano prosodico, “Sometimes series of syllables that are alike in prosody correspond to each other so that their echo emphasizes the unity of the rhythm.” - (fr:9145/p.381) [Talvolta serie di sillabe simili per prosodia si corrispondono a vicenda, così che la loro eco sottolinea l’unità del ritmo]; ma “as a rule, he avoids too complete similarity as likely to be mechanical and artificial” - (fr:9146/p.381) [di regola evita una somiglianza troppo completa, in quanto probabile meccanica e artificiale]. Il confronto con i predecessori è esplicito: le frasi lunghe di Tucidide erano “often awkward and cumbersome” - (fr:9138/p.381) [spesso goffi e pesanti], mentre Isocrate “perceived the defect of Gorgias in making his cadences too uniform” - (fr:9147/p.381) [percepì il difetto di Gorgia nel rendere le sue cadenze troppo uniformi] e “sought always for variety and flexibility” - (fr:9148/p.381) [cercò sempre varietà e flessibilità]. L’esito è che “His long periods are admirable works of art, charming the ear and the intelligence, and giving the effect of oratorical power without the impression of effort.” - (fr:9149/p.381) [I suoi lunghi periodi sono ammirevoli opere d’arte, che incantano l’orecchio e l’intelligenza, e danno l’effetto della potenza oratoria senza l’impressione dello sforzo].

La stessa cura presiede alla composizione generale. “There is the same care in the general composition of the discourses.” - (fr:9150/p.381) [C’è la stessa cura nella composizione generale dei discorsi]. Come Socrate, Isocrate “aims to define his subject clearly” - (fr:9151/p.381) [mira a definire chiaramente il proprio soggetto], “includes both the whole and its parts” - (fr:9152/p.381) [comprende sia l’insieme sia le parti], e anche quando sembra indugiare in digressioni “never loses sight of his goal” - (fr:9153/p.381) [non perde mai di vista il suo obiettivo]. Desiderava una composizione “at once flexible and firm” - (fr:9154/p.381) [insieme flessibile e salda]. Tuttavia il ritratto si fa critico. Il lettore prova prima un piacere vivo: “The perfection of his art of writing gives the reader at first a keen pleasure; its lucid fulness is delightful.” - (fr:9155/p.381) [La perfezione della sua arte di scrittura dà al lettore dapprima un vivo piacere; la sua lucida pienezza è deliziosa]. Il passo che introduce il limite è spezzato da una nota: “Many of the sen-” - (fr:9156/p.381) [Molte delle fr…]; la ripresa è “366 Greek Ixterature tences attain the highest eloquence; and yet in the end, one grows fatigued.” - (fr:9157/p.382) [Molte delle frasi raggiungono la più alta eloquenza; e tuttavia alla fine ci si stanca]. Il giudizio è netto: “Continuous eloquence cloys; that of Isocrates is too continuous, too perfect.” - (fr:9158/p.382) [L’eloquenza continua sazia; quella di Isocrate è troppo continua, troppo perfetta]. Manca “the element of the unforeseen, the variety given by artless, sincere digressions, the vivid irregularity of passion” - (fr:9159/p.382) [l’elemento dell’imprevisto, la varietà data dalle digressioni spontanee e sincere, la viva irregolarità della passione]. “There is too much preparation in his faultless style.” - (fr:9160/p.382) [C’è troppa preparazione nel suo stile impeccabile]. Il difetto deriva “from a morbid concern of the writer for his artistic glory — the concern of the virtuoso in language” - (fr:9161/p.382) [da una preoccupazione morbosa dello scrittore per la propria gloria artistica — la preoccupazione del virtuoso del linguaggio]. Per questo “One is vexed at finding a rhetorician where one is seeking to find a man.” - (fr:9162/p.382) [Si è infastiditi nel trovare un retore dove si cerca un uomo]. L’episodio della pace del 346 è emblematico: Isocrate stesso ammette che la pace fu conclusa prima che avesse finito l’orazione in cui intendeva sostenerne le misure, perché “He cannot sacrifice perfection of phrase to efficacy of political action.” - (fr:9163/p.382) [Non può sacrificare la perfezione della frase all’efficacia dell’azione politica]. A ciò si aggiunge una vanità autoriale che riempie le orazioni di autocitazioni: “His orations are filled with his own praise.” - (fr:9166/p.382) [Le sue orazioni sono piene delle sue stesse lodi]; “He sings his own eulogies, and occasionally repeats eulogies of himself made by others.” - (fr:9167/p.382) [Canta le proprie lodi e occasionalmente ripete elogi di sé fatti da altri]. “This secret fault hindered him from being the unequalled orator that he pretended to be.” - (fr:9170/p.382) [Questo difetto segreto gli impedì di essere l’oratore ineguagliabile che pretendeva di essere]. Meriti e difetti si ritrovano in tutte le orazioni, con sfumature dovute al tempo e alle circostanze: “The differences are not really important, if one disregards certain works of his youth as being mere tentative essays.” - (fr:9172/p.382) [Le differenze non sono davvero importanti, se si trascurano alcune opere della giovinezza come semplici saggi di prova].

La parte centrale del testo passa in rassegna le opere in ordine cronologico. Nel primo periodo, “extending from about 390 to 380” - (fr:9173/p.382) [che va circa dal 390 al 380], Isocrate trattò a suo modo “the aéynov, that witticism so dear to the sophists” - (fr:9173/p.382) [il “deinon”, quel motto di spirito tanto caro ai sofisti], componendo elogi di Elena e di Busiride (fr:9174/p.382); le due esortazioni a Nicocle appartengono alla fase di transizione (fr:9176/p.382). “The series of great works begins in 380 with the Panegyricus.” - (fr:9177/p.382) [La serie delle grandi opere comincia nel 380 con il Panegirico]. “Isocrates read it at the Olympic festival” - (fr:9178/p.382) [Isocrate lo lesse alla festa olimpica], e in esso “celebrates Athens, demanding for her the hegemony against the Persians” - (fr:9179/p.382) [celebra Atene, chiedendo per lei l’egemonia contro i Persiani]. “The Platwica, doubtless published soon after the capture of Platza by the Thebans in 373, has the form of a judicial discourse.” - (fr:9181/p.382) [La Plataica, senza dubbio pubblicata subito dopo la presa di Platea da parte dei Tebani nel 373, ha la forma di un discorso giudiziario]. Tra il 356 e il 350 abbiamo due orazioni deliberative: “On the Peace, in which he sets forth his views on the sea-power of Attica; and the Areopagitica, in which he treats of the internal constitution of Athens” - (fr:9184/p.382) [Sulla pace, in cui espone le sue vedute sulla potenza marittima dell’Attica; e l’Areopagitico, in cui tratta della costituzione interna di Atene]. Nell’Antidosi finge di difendersi da Lisimaco e “presents to the Athenian public a complete picture of his life” - (fr:9189/p.383) [presenta al pubblico ateniese un quadro completo della sua vita]. Nel 346 scrive A Filippo, esortando il re di Macedonia a diventare capo dei Greci contro i barbari (fr:9190/p.383); nel 339 il Panatenaico, in cui torna all’elogio di Atene. “He declares with emphasis that he no longer aims at the same splendor of eloquence as formerly; but it is difficult to see wherein his pretensions to simplicity are justified.” - (fr:9192/p.383) [Dichiara con enfasi di non mirare più allo stesso splendore di eloquenza di un tempo; ma è difficile vedere in cosa le sue pretese di semplicità siano giustificate].

La parte più teorica riguarda l’educazione. “Oratory, in this sense, did not have as its sole object, in his thought, the composition of discourses; it was also a means of education.” - (fr:9195/p.383) [L’oratoria, in questo senso, non aveva come unico oggetto, nel suo pensiero, la composizione di discorsi; era anche un mezzo di educazione]. Fin dalla metà del V secolo si avvertiva la necessità di aggiungere all’istruzione elementare una forma superiore adatta a preparare i giovani alla cittadinanza (fr:9196/p.383). Isocrate intervenne nel dibattito con il Contro i sofisti, in cui “made war upon the methods of his rivals, and extolled his own theory” - (fr:9199/p.383) [mosse guerra ai metodi dei rivali ed esaltò la propria teoria]. Il discorso è purtroppo mutilo (fr:9200/p.383), ma dalle testimonianze sparse nelle altre opere si vede “a carefully thought out and very definite system, largely original” - (fr:9201/p.383) [un sistema accuratamente pensato e molto definito, in gran parte originale]. La definizione di uomo colto è centrale: “In his eyes, a man is not “ well cultured ” (eraiSevuévos) who excels in a particular art or science; but he needs to possess sound judgment, a just and firm spirit, and complete control of himself.” - (fr:9202/p.383) [Ai suoi occhi, un uomo non è “ben educato” (pepaideumenos) se eccelle in una particolare arte o scienza; ma deve possedere sano giudizio, uno spirito giusto e fermo, e completo controllo di sé]. Le discipline come geometria, astronomia e musica sono “a useful education, but only preparatory” - (fr:9204/p.383) [un’istruzione utile, ma solo preparatoria]. La pretesa scienza degli antichi filosofi è “nothing but contradiction and idle fancy” - (fr:9205/p.383) [non è che contraddizione e fantasia oziosa]; la spiegazione dei poeti è difficile (fr:9206/p.383); i maestri di retorica “mock at truth, and so are charlatans” - (fr:9207/p.383) [si fanno beffe della verità, e quindi sono ciarlatani]; gli eristici e i dialettici “entangle themselves in useless subtleties” - (fr:9208/p.383) [si impigliano in sottigliezze inutili]. Poiché morale e politica non ammettono scienza rigorosa — “on such subjects there can be only opinions, good or bad” - (fr:9213/p.384) [su tali argomenti possono esserci solo opinioni, buone o cattive] — l’insegnamento deve basarsi sulle questioni pratiche: “One must both construct a theory and make the application of it.” - (fr:9215/p.384) [Si deve insieme costruire una teoria e applicarla]. Il vero filosofo, che è anche professore di retorica, insegna con l’esempio e con l’analisi, facendo scrivere i discepoli su argomenti seri (fr:9216-9217/p.384); “At the end of three or four years of theoretical and practical education, the young man may enter upon life trained to think and write.” - (fr:9218/p.384) [Al termine di tre o quattro anni di educazione teorica e pratica, il giovane può entrare nella vita addestrato a pensare e a scrivere]. Il metodo è esposto nelle ultime pagine del Panatenaico, dove una discussione con un ascoltatore offeso offre a Isocrate l’occasione di “given his pupils a lesson in history and politics in connection with one in style” - (fr:9222/p.384) [dare ai suoi allievi una lezione di storia e politica in collegamento con una di stile]. Il trattato riconosce che questo metodo “is too much like that now pursued not to make us sensible of the measure of truth it contains” - (fr:9223/p.384) [è troppo simile a quello oggi seguito perché non ci si renda conto della misura di verità che contiene], ma teme che con Isocrate la retorica, “with its vagueness and unconscious deception, too often was given the first place” - (fr:9225/p.384) [con la sua vaghezza e il suo inganno inconsapevole, troppo spesso abbia avuto il primo posto].

La conclusione valuta il significato storico di Isocrate. “On the whole, Isocrates has been very diversely judged.” - (fr:9226/p.384) [Nel complesso, Isocrate è stato giudicato in modi molto diversi]. “Cicero and his school admired him greatly; Fénelon found him unbearable.” - (fr:9227/p.384) [Cicerone e la sua scuola lo ammirarono molto; Fénelon lo trovò insopportabile]. Il merito più grande è “having made possible the oratory of Demosthenes” - (fr:9229/p.384) [aver reso possibile l’oratoria di Demostene]. D’altro canto, “he so charmed Greece by the music of his language that he often caused his successors to consider such music all-sufficient” - (fr:9230/p.384) [incantò così tanto la Grecia con la musica del suo linguaggio che spesso indusse i suoi successori a considerare tale musica del tutto sufficiente]. Il giudizio complessivo è di influenza profonda: “In good and in evil, his influence was profound; and prose style after his time was usually different from what it had been before.” - (fr:9231/p.384) [Nel bene e nel male, la sua influenza fu profonda; e lo stile in prosa dopo il suo tempo fu di solito diverso da quello che era stato prima]. Il testo colloca infine la nascita dell’oratoria politica matura negli ultimi vent’anni della vita di Isocrate, quando “Macedon began to threaten Greece and Athens” - (fr:9236/p.384) [la Macedonia cominciava a minacciare la Grecia e Atene]: fu allora che l’oratoria strettamente politica “finally obtained its place in literature” - (fr:9234/p.384) [ottenne infine il suo posto nella letteratura].

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24 Dalla tribuna alla pagina: l’oratoria politica attica e Demostene

L’oratoria politica attica diventa un genere letterario quando oratori e pubblico si formano alla parola scritta; Demostene ne rappresenta il vertice.

Il brano si apre su una disputa interna alla retorica antica. Alcidamante rimprovera a Isocrate di formare scrittori piuttosto che oratori: “He reproaches Isocrates with training men to be writers rather than orators.” - (fr:9238/p.384) [Rimprovera a Isocrate di formare scrittori piuttosto che oratori.] Eppure lo stesso Alcidamante non è immune dall’avversario: “Yet even he felt the influence of his adversary.” - (fr:9239/p.384) [Eppure anche lui sentì l’influenza del suo avversario.] A lui è attribuita una sentenza destinata a lunga fortuna: “All men are created free by Heaven; nature brings forth none to slavery.” - (fr:9240/p.384) [Tutti gli uomini sono creati liberi dal Cielo; la natura non genera nessuno schiavo.] Il testo conserva anche una nota filologica sulla tradizione manoscritta: “The text of Alcidamas can be consulted in Bekker’s Attic Orators; it is also edited by Blass, with his Antiphon.” - (fr:9243/p.384) [Il testo di Alcidamante si può consultare negli Oratori attici di Bekker; è inoltre edito da Blass, insieme al suo Antifone.]

L’ambiente descritto è quello di un’Atene piena di voci e di contese. “A throng of orators arose to maintain each thesis.” - (fr:9245/p.385) [Una folla di oratori sorse a sostenere ogni tesi.] “There was speaking before the assembly, speaking before the embassies; speaking, also, before the courts, to bring charges of accusation, or defend oneself against them.” - (fr:9246/p.385) [Si parlava davanti all’assemblea, si parlava davanti alle ambascerie; si parlava anche davanti ai tribunali, per muovere accuse o per difendersi da esse.] Le lotte politiche, nella prassi ateniese, trovavano spesso il loro esito nei tribunali: “The political struggles, in Athenian practice, often had their epilogues in the courts.” - (fr:9247/p.385) [Le lotte politiche, nella pratica ateniese, avevano spesso i loro epiloghi nei tribunali.]

Il punto teorico centrale è la nascita dell’oratoria politica scritta, l’unica forma che appartiene alla letteratura. Perché nasca, occorrono condizioni nuove: “the existence of orators capable of finding their inspiration, pen in hand, and the existence of a public capable of reading written discourses with interest.” - (fr:9248/p.385) [l’esistenza di oratori capaci di trovare la propria ispirazione con la penna in mano, e l’esistenza di un pubblico capace di leggere con interesse discorsi scritti.] Il testo riflette poi sulla differenza tra parola parlata e parola scritta: “Nothing is better known or oftener noticed than the difference between speaking well and writing well.” - (fr:9249/p.385) [Nulla è più noto o più spesso osservato della differenza tra parlare bene e scrivere bene.] E indica il rischio della scrittura: “Vehemence and animation, the very soul of political oratory, run the risk of extinction in the silent labor of the pen, unless, indeed, the pen write very vividly.” - (fr:9250/p.385) [La veemenza e l’animazione, l’anima stessa dell’oratoria politica, rischiano di spegnersi nel silenzioso lavoro della penna, a meno che la penna non scriva in modo molto vivido.]

In Demostene la scrittura non è un semplice esercizio letterario, ma uno strumento di azione politica: “Demosthenes, in writing his political orations, performed more than the work of a man of letters; he proposed to extend and fortify the influence of his discourses.” - (fr:9252/p.385) [Demostene, scrivendo le sue orazioni politiche, fece più che un lavoro da letterato; si proponeva di estendere e rafforzare l’influenza dei suoi discorsi.] “Written discourse was for him a sort of journalism appropriate to Greek customs.” - (fr:9253/p.385) [Il discorso scritto fu per lui una sorta di giornalismo adatto ai costumi greci.] Tuttavia, le condizioni piene di questa pratica si realizzarono lentamente: “But all the conditions favoring it were not found united until after long practice in the art by the logographers and by Isocrates—not until twenty or thirty years of political and philosophical discourses had accustomed both the orators and the public to employ the general ideas which form the basis of current politics, and to relish them in written form.” - (fr:9254/p.385) [Ma tutte le condizioni favorevoli non si trovarono riunite se non dopo una lunga pratica dell’arte da parte dei logografi e di Isocrate: non prima che venti o trent’anni di discorsi politici e filosofici avessero abituato sia gli oratori sia il pubblico a impiegare le idee generali che stanno alla base della politica corrente e a gustarle in forma scritta.]

Non tutti i grandi oratori, però, scrivevano. “Even in this period, not all the great orators wrote their speeches.” - (fr:9255/p.385) [Anche in questo periodo, non tutti i grandi oratori scrivevano i propri discorsi.] Focione e Demade non lasciarono nulla di scritto: “Neither Phocion nor Demades left behind them anything but the recollection of their careers and demeanor on the rostrum, and a few words engraved, so to speak, on the memory of their contemporaries.” - (fr:9256/p.385) [Né Focione né Demade lasciarono dietro di sé altro che il ricordo delle loro carriere e del loro contegno sulla tribuna, e poche parole incise, per così dire, nella memoria dei contemporanei.] Erano parole efficaci, ma fuori dalla letteratura: “But from these words we can form no judgment, as they do not belong to literature proper.” - (fr:9257/p.385) [Ma da queste parole non possiamo formulare alcun giudizio, perché non appartengono alla letteratura vera e propria.]

Focione, definito da Demostene “the ‘hatchet’ of his orations” - (fr:9258/p.385) [la «scure» delle sue orazioni], fu un generale che consigliava la pace perché riteneva i concittadini incapaci di misurarsi con la Macedonia. Alla domanda di Iperide su quando avrebbe sostenuto la guerra, rispose: “I am waiting until the young men are willing to take the field, the rich to pay their war tax, and the orators to cease plundering the people.” - (fr:9261/p.385) [Aspetto che i giovani siano disposti a scendere in campo, i ricchi a pagare la tassa di guerra e gli oratori a smettere di depredare il popolo.] Sospettoso del favore popolare, chiese una volta, mentre la folla lo applaudiva: “Is it some foolishness I have uttered?” - (fr:9266/p.386) [Ho forse detto qualche stupidaggine?]

Demade è il suo opposto: “the son of a boatman, without education or manners, is the very opposite of this severe, haughty aristocrat, and his brief, cutting eloquence.” - (fr:9267/p.386) [figlio di un barcaiolo, senza educazione né modi, è l’esatto opposto di questo aristocratico severo e altezzoso, e della sua eloquenza breve e tagliente.] “The two have no common trait but that of having opposed Demosthenes.” - (fr:9268/p.386) [I due non hanno alcun tratto comune se non quello di essersi opposti a Demostene.] Era al soldo della Macedonia e non lo nascondeva: “Demades was in the pay of Macedon, and did not conceal the fact.” - (fr:9269/p.386) [Demade era al soldo della Macedonia e non nascondeva il fatto.] “He was a drinker, a high liver, an idler, and a matchless improviser.” - (fr:9270/p.386) [Era un bevitore, un amante della bella vita, un ozioso e un improvvisatore impareggiabile.] Di lui Plutarco afferma, non senza probabilità, che “his improvised discourse, so full of spirit, imagination, and wit, often carried away like a torrent the carefully formed periods of Demosthenes.” - (fr:9271/p.386) [il suo discorso improvvisato, così pieno di spirito, immaginazione e arguzia, travolgeva spesso come un torrente i periodi accuratamente costruiti di Demostene.]

Tra coloro che scrivevano, la politica è il tratto distintivo: “Yet politics was their principal source of inspiration, and this is their novel feature.” - (fr:9274/p.386) [Eppure la politica era la loro principale fonte d’ispirazione, e questo è il loro tratto nuovo.] “Demosthenes and Aischines, Hyperides and Lycurgus, notwithstanding the diversity of their works, are essentially political.” - (fr:9275/p.386) [Demostene ed Eschine, Iperide e Licurgo, nonostante la diversità delle loro opere, sono essenzialmente politici.] “Pen in hand, they were all great orators, clever in the management of general ideas and the mastery of words.” - (fr:9276/p.386) [Con la penna in mano, erano tutti grandi oratori, abili nel maneggiare le idee generali e nel dominio delle parole.] “What caused differences of degree between them is even more a matter of genius than of talent.” - (fr:9277/p.386) [Ciò che causava differenze di grado tra loro era più una questione di genio che di talento.]

In questo gruppo Demostene è il protagonista assoluto: “Demosthenes is undoubtedly the chief among this group of writers.” - (fr:9279/p.386) [Demostene è senza dubbio il principale tra questo gruppo di scrittori.] “He towers high above all the others, owing to an excellence of political oratory which makes him perhaps the greatest political speaker of all time.” - (fr:9280/p.386) [Si erge molto al di sopra di tutti gli altri per un’eccellenza nell’oratoria politica che lo rende forse il più grande oratore politico di tutti i tempi.]

La sua biografia è ricostruita con precisione. “He was born at Athens in 384, in the deme of Peania.” - (fr:9281/p.386) [Nacque ad Atene nel 384, nel demo di Peania.] “At seven, he lost his father, a rich manufacturer of arms, who left the children a considerable heritage.” - (fr:9282/p.386) [A sette anni perse il padre, un ricco fabbricante di armi, che lasciò ai figli una notevole eredità.] “Faithless guardians wasted it.” - (fr:9283/p.386) [Tutori infedeli la dissiparono.] Divenuto maggiorenne, decise di ottenere giustizia: “resolved, though still in feeble health, that he would obtain justice.” - (fr:9295/p.387) [decise, sebbene di salute cagionevole, di ottenere giustizia.] Nel frattempo “he studied oratory and politics in the school of Iseus” - (fr:9297/p.387) [studiò oratoria e politica nella scuola di Iseo]; quando la causa giunse in tribunale, nel 363, “he pleaded his own case, and showed himself a great orator.” - (fr:9298/p.387) [difese la propria causa e si mostrò un grande oratore.]

La tradizione racconta che i suoi inizi alla tribuna furono fallimentari: “his voice was weak, his pronunciation indistinct, his gestures inadequate.” - (fr:9302/p.387) [la voce era debole, la pronuncia indistinta, i gesti inadeguati.] Egli cercò di correggere la natura con la volontà: “Demosthenes, with his stubborn will, undertook to remodel this nature.” - (fr:9304/p.387) [Demostene, con la sua volontà ostinata, intraprese a rimodellare questa natura.] Il testo riporta gli esercizi celebri, ma li vaglia criticamente: “One reads in Plutarch the wellknown but partly legendary account of the exercises he practised to attain his end: the pebbles he took into his mouth to force himself to pronounce well, his discourses spoken in the face of boisterous waves, and the grotto where he shut himself in for work.” - (fr:9305/p.387) [In Plutarco si legge il celebre ma in parte leggendario racconto degli esercizi che praticò per raggiungere il suo scopo: i sassolini che si metteva in bocca per costringersi a pronunciare bene, i discorsi recitati davanti a onde tempestose e la grotta in cui si chiudeva per lavorare.] Lo stesso atteggiamento critico emerge per un’altra tradizione: “though we need not believe that, with his own hands, he copied Thucydides entire eight times, as was reported by later accounts, yet it is certain that he read that author carefully and with profit.” - (fr:9307/p.387) [benché non si debba credere che abbia copiato di propria mano Tucidide intero otto volte, come riferirono i racconti posteriori, è certo che lesse quell’autore con attenzione e profitto.]

Per guadagnarsi da vivere, Demostene divenne logografo: “As he was obliged to earn a livelihood, he became a logographer.” - (fr:9308/p.387) [Poiché era obbligato a guadagnarsi da vivere, divenne logografo.] “It was an excellent apprenticeship in public affairs, and a means of studying politics.” - (fr:9309/p.387) [Fu un eccellente apprendistato negli affari pubblici e un mezzo per studiare la politica.] Esercitò a lungo questa professione: “for even as late as 345, AEschines reproached him with composing speeches for others and teaching pupils.” - (fr:9311/p.387) [ancora nel 345 Eschine gli rimproverava di comporre discorsi per altri e di insegnare a studenti.] Le sue prime arringhe politiche, come Contro Androzione, Contro Timocrate e Contro Aristocrate, furono composte in questa veste. “His oration On the Symmories (354) and that For the Megalopolitans (358) are real harangues.” - (fr:9315/p.387) [La sua orazione Sulle simmorie (354) e quella Per i Megalopolitani (358) sono vere arringhe.] Nel 351 compose la Prima Filippica: “He was then but thirty-two years old, though already in full possession of his powers.” - (fr:9317/p.387) [Aveva allora solo trentadue anni, sebbene già in pieno possesso delle sue forze.]

La carriera politica di Demostene si divide in tre periodi. Nel primo, dal 351 al 340, è oratore dell’opposizione: “The peace party is in power, and he struggles against it tenaciously, except for a few temporary efforts at reconciliation, due to patriotism.” - (fr:9321/p.388) [Il partito della pace è al potere, ed egli lotta contro di esso tenacemente, salvo alcuni temporanei sforzi di riconciliazione, dovuti a patriottismo.] Nel secondo, dal 340 al 338, è a capo del partito al potere: “He directs the struggle against Philip, and no longer writes his orations.” - (fr:9324/p.388) [Dirige la lotta contro Filippo e non scrive più le sue orazioni.] Il motivo è insieme pratico e politico: “having the ear of the assembly, he no longer felt the need of doing so.” - (fr:9325/p.388) [avendo l’orecchio dell’assemblea, non sentiva più il bisogno di farlo.] Nell’ultimo periodo, dopo Cheronea, la situazione muta: “the rostrum no longer gave him occasion to exhort the people.” - (fr:9326/p.388) [la tribuna non gli diede più occasione di esortare il popolo.] “All he could do was to defend himself against the attacks of his enemies, first in the trial for the crown, where he triumphed over Aischines (330), and then in the sad affair of Harpalus (324), when he was defeated.” - (fr:9328/p.388) [Tutto ciò che poté fare fu difendersi dagli attacchi dei suoi nemici, prima nel processo per la corona, dove trionfò su Eschine (330), e poi nella triste vicenda di Arpalo (324), quando fu sconfitto.]

La questione della corona è il culmine giudiziario e politico: “The affair of the crown originated in a decree passed on the proposition of Ctesiphon in 337, after the battle of Cheronea, to award to Demosthenes a golden crown as a national vote of thanks for the patriotism with which he had spent part of his fortune in restoring the fortifications of Athens.” - (fr:9329/p.388) [La questione della corona ebbe origine da un decreto proposto da Ctesifonte nel 337, dopo la battaglia di Cheronea, per assegnare a Demostene una corona d’oro come voto di ringraziamento nazionale per il patriottismo con cui aveva speso parte della sua fortuna nel restaurare le fortificazioni di Atene.] Il processo, rinviato per gli eventi politici, divenne infine lo scontro decisivo tra due partiti: “It was the strife of two political parties, not merely that of two orators.” - (fr:9335/p.388) [Fu lo scontro di due partiti politici, non semplicemente di due oratori.] E si chiuse con la sconfitta di Eschine: “Alschines was defeated and left Athens, never to return.” - (fr:9337/p.388) [Eschine fu sconfitto e lasciò Atene, per non tornarvi mai più.]

Il passo ha così un duplice valore storico: documenta il passaggio dell’oratoria dalla dimensione orale e assembleare a quella scritta e letteraria, e testimonia come la biografia di Demostene sia stata costruita intrecciando dati verificabili, aneddoti leggendari e memoria politica.

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25 Demostene: l’ultima battaglia di Atene e il lascito oratorio

“The real Demosthenes, in the eyes of posterity, is the orator who, for thirty years, kept up the combat against Macedon, and was, as it were, the last great incarnation of patriotism in Athens.” - (fr:9397/p.390) [Il vero Demostene, agli occhi dei posteri, è l’oratore che per trent’anni tenne vivo il combattimento contro la Macedonia e fu, per così dire, l’ultima grande incarnazione del patriottismo ad Atene.]

La prima parte del racconto è segnata da un alternarsi di trionfo e rovina. L’apertura registra un successo: “Demosthenes was again triumphant” - (fr:9338/p.388) [Demostene trionfava di nuovo]; subito dopo, però, “the very obscure affair of Harpalus was a disaster” - (fr:9339/p.388) [la molto oscura vicenda di Arpalo fu un disastro]. Arpalo, “a commissary of Alexander at Susa” - (fr:9340/p.388) [un commissario di Alessandro a Susa], approfittò dell’assenza del sovrano, “lost in the depths of India”, per saccheggiare il tesoro reale; al suo ritorno, “Harpalus fled with five thousand talents and six thousand men, came to Athens, and requested that the city receive him” - (fr:9342/p.388) [Arpalo fuggì con cinquemila talenti e seimila uomini, giunse ad Atene e chiese che la città lo accogliesse]. Demostene si oppose all’accoglienza, ma Arpalo, congedate le truppe, si presentò come supplice e la città lo ricevette. Alessandro ne chiese subito l’estradizione; Demostene ottenne un decreto per cui il fuggitivo fosse messo in prigione e il denaro depositato sull’Acropoli. Poco dopo Arpalo fuggì e “half of the money had disappeared” - (fr:9348/p.389) [metà del denaro era sparita]. Demostene, tra i commissari incaricati della guardia, fu attaccato da tutti: “The friends of Macedon united with the patriots against him” - (fr:9350/p.389) [Gli amici della Macedonia si unirono ai patrioti contro di lui]. Accusato di corruzione, “condemned to payafine of fifty talents” - (fr:9351/p.389) [condannato a pagare una multa di cinquanta talenti], non poté pagare e fu imprigionato, ma riuscì a evadere.

La svolta giunge con la morte di Alessandro nel 323: “The national party, in its joy, forgot its earlier troubles, and Demosthenes came back in triumph” - (fr:9354/p.389) [Il partito nazionale, nella gioia, dimenticò i guai precedenti e Demostene tornò in trionfo]. Le città greche si preparavano a scuotere il giogo della Macedonia, ma l’esercito ateniese fu sconfitto a Cranone: “It was crushed at Crannon (822)” - (fr:9357/p.389) [Fu schiacciato a Cranone (822)]; la data è evidentemente un refuso per il 322 a.C. Dopo quella sconfitta “all was lost” - (fr:9358/p.482) [tutto fu perduto]. Demostene, proscritto da Antipatro, raggiunse l’isola di Calauria e fu trovato nel tempio di Poseidone. “There he brought a poisoned dagger to his mouth, and then, advancing a few steps toward the soldiers, he fell dead (322)” - (fr:9361/p.389) [Lì portò alla bocca un pugnale avvelenato e poi, avanzando di qualche passo verso i soldati, cadde morto (322)]. Il giudizio del testo è netto: “after having been for thirty years the most dangerous adversary of Macedon, he took with him to the tomb the liberty of Athens and of Greece” - (fr:9362/p.389) [dopo essere stato per trent’anni il più pericoloso avversario della Macedonia, portò con sé nella tomba la libertà di Atene e della Grecia].

La seconda parte del testo si concentra sulle opere. Sotto il nome di Demostene sono tramandate “sixty orations, besides a collection of exordiums and six letters” - (fr:9363/p.389) [sessanta orazioni, oltre a una raccolta di esordi e sei lettere]. Tuttavia “it is not all authentic” - (fr:9365/p.300) [non è tutto autentico]: “About twenty orations, chiefly civil pleas, must be rejected as certainly apocryphal, or at least doubtful” - (fr:9366/p.389) [Circa venti orazioni, soprattutto cause civili, devono essere respinte come certamente apocrife, o almeno dubbie]. Tra le opere genuine vi sono arringhe, orazioni politiche e orazioni civili; ma non è come logografo che si conosce davvero Demostene. Nelle cause civili emergono differenze importanti. Le orazioni contro i tutori Afobo e Onetore formano una classe a sé: “Here he did not act as a logographer, but spoke in his own name, without veil of any sort” - (fr:9375/p.389) [Qui non agì come logografo, ma parlò a nome proprio, senza alcun velo]. In questi testi “The exposition is minute and precise” - (fr:9378/p.390) [L’esposizione è minuta e precisa], mentre la discussione è “logical and clever; the style sober, aiming to convince rather than to excite” - (fr:9380/p.390) [logica e ingegnosa; lo stile sobrio, volto a convincere piuttosto che a eccitare]. Ciò che colpisce è “the serious depth of soul in the young man, his violent, passionate will, and the vigorous intelligence” - (fr:9382/p.390) [la profondità seria d’animo del giovane, la sua volontà violenta e appassionata e l’intelligenza vigorosa]. Le altre arringhe civili, contemporanee delle prime orazioni politiche, mostrano Demostene nel pieno della reputazione di logografo e offrono quadri di vita ateniese: dal racconto della famiglia di banchieri nell’orazione Per Formione alla storia del timido soldato nell’Contro Conone, fino alla disputa tra vicini nell’Contro Callicle. La loro qualità è tale che “One seems at times to be reading Lysias or Iseus” - (fr:9391/p.390) [A volte sembra di leggere Lisia o Iseo]; eppure esse rivelano “how imperious were the rules of oratorical composition” - (fr:9392/p.390) [quanto fossero imperiose le regole della composizione oratoria], e perché “it is not in these orations that we find Demosthenes at his best” - (fr:9394/p.390) [non è in queste orazioni che troviamo Demostene nel suo meglio].

Il vero Demostene è l’oratore politico. Il contesto è la Grecia del IV secolo, “in anarchy and confusion” - (fr:9401/p.391) [nell’anarchia e nella confusione], mentre Tebe e poi la Macedonia cercavano di assumere l’egemonia. Atene doveva scegliere se lasciar correre gli eventi o riprendere il proprio rango. Il partito della pace a ogni costo comprendeva pessimisti come Focione, idealisti come Isocrate, avventurieri come Demade ed Eschine, e finanzieri come Eubulo; la sua forza stava nell’amore per il comfort e nell’odio per il servizio militare. Dall’altra parte c’era chi “pictured in the triumph of Macedon the ruin of the national life” - (fr:9408/p.391) [vedeva nel trionfo della Macedonia la rovina della vita nazionale] e voleva un’Atene degna del suo passato. Demostene non esitò: “He maintained ardently the policy of action; and after sixteen years of striving he persuaded his countrymen” - (fr:9411/p.391) [Sostenne ardentemente la politica dell’azione; e dopo sedici anni di sforzi persuase i suoi concittadini]. Ma la sua politica fallì a Cheronea. Il testo respinge però l’idea che il fallimento renda la causa ingiusta: la Macedonia vinse solo per il talento di Filippo e Alessandro. Atene, seguendo Demostene, andò incontro alla “misfortune” di “succumbing with honor” - (fr:9418/p.391) [soccombere con onore], mentre seguendo Eschine e Focione sarebbe stata “conquered without honor” - (fr:9419/p.391) [conquistata senza onore]. Quanto alla diffusione della civiltà greca resa possibile dalla vittoria macedone, “Demosthenes had no such problem to consider” - (fr:9421/p.391) [Demostene non aveva un tale problema da considerare]: come un generale, “cannot ask himself, without thinking a crime, whether the enemy represents a superior form of civilization” - (fr:9422/p.392) [non può chiedersi, senza pensare che sia un crimine, se il nemico rappresenti una forma superiore di civiltà]. Eppure la sua sconfitta servì alla civiltà: “the defeat of his policy ended in the advancement of the cause of civilization” - (fr:9424/p.392) [la sconfitta della sua politica finì per far avanzare la causa della civiltà]. Senza la battaglia di Cheronea, “Greece would have been less majestic” - (fr:9426/p.392) [la Grecia sarebbe stata meno maestosa].

Il testo distingue Demostene dai demagoghi del suo tempo. Egli non aderì mai al partito delle parole vuote e delle dimostrazioni inutili: “His merit is that he never joined it, never ceased to distinguish himself from it by word and deed” - (fr:9431/p.392) [Il suo merito è che non vi aderì mai, non cessò mai di distinguersene a parole e nei fatti]. Al contrario, “He was a statesman, the greatest politician in Athens at the time” - (fr:9433/p.392) [Era uno statista, il più grande politico ad Atene in quel momento], con un’intelligenza idealistica nelle vedute generali ma realistica nella scelta dei mezzi. La definizione finale dell’oratore è programmatica: “The orator is the counsellor of the people” - (fr:9436/p.392) [L’oratore è il consigliere del popolo]; “The wise counsellor is the opposite of the sycophant or the demagogue; above all else, he is unselfish, courageous, frank” - (fr:9437/p.392) [Il saggio consigliere è l’opposto del sicofante o del demagogo; soprattutto, è disinteressato, coraggioso, franco]. In questa duplice immagine – l’uomo d’azione votato alla libertà e il teorico del ruolo educativo dell’oratore – sta il significato storico del testo: Demostene non è solo una figura della cronaca ateniese, ma la testimonianza estrema di un’intera concezione della politica e della retorica.

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26 Demostene: il coraggio della verità e l’arte dell’azione

Un ritratto che salda etica politica, difesa dalle calunnie e analisi della tecnica oratoria.

Il trattato muove da un’idea dell’oratore come uomo pubblico che deve dire la verità e dare il consiglio migliore, non il più facile. “The counsel he should give is not the easiest, but the best.” - (fr:9439/p.392) [Il consiglio che deve dare non è il più facile, ma il migliore.] La franchezza, però, non basta: “It is not enough that the orator be frank; he must be intelligent, and that, too, in politics.” - (fr:9440/p.392) [Non basta che l’oratore sia franco; deve essere intelligente, e anche in politica.] Demostene corrisponde a questo modello: “The conduct of Demosthenes was in accord with his theory.” - (fr:9443/p.392) [La condotta di Demostene fu in accordo con la sua teoria.] Egli non temette di dispiacere: “He did not fear causing displeasure; but struck prejudice and selfishness square in the face, and reprimanded his audience with friendly severity.” - (fr:9445/p.392) [Non temette di causare dispiacere; ma colpì in pieno volto pregiudizio ed egoismo e rimproverò il suo pubblico con severità amichevole.] Seppe persino opporsi al proprio partito: “this, for a statesman, is the height of courage.” - (fr:9447/p.392) [questo, per uno statista, è il colmo del coraggio.]

Sul piano politico, la sua azione era ispirata a principi elevati. Per Demostene era interesse di Atene “to sustain her honor and remain faithful to her traditional character… which brought her always to aid the feeble, combat tyrants, and champion the rights of Greece” - (fr:9452/p.393) [sostenere il proprio onore e restare fedele al suo carattere tradizionale… che la portava sempre a soccorrere i deboli, combattere i tiranni e difendere i diritti della Grecia]. Egli aveva ereditato lo spirito filosofico di Pericle e Tucidide, ma “his elevation is far from being mystical, his philosophy far from superficial” - (fr:9455/p.393) [la sua elevatezza è tutt’altro che mistica, la sua filosofia tutt’altro che superficiale]. Era cioè un idealista concreto: “No other orator of his time so abounded in positive allusions, in proofs based on actual events.” - (fr:9457/p.393) [Nessun altro oratore del suo tempo fu così ricco di allusioni positive, di prove basate su eventi reali.] Se proponeva misure, “he did not use vague phrases, but set forth figures and minute specifications” - (fr:9462/p.393) [non usava frasi vaghe, ma presentava cifre e specificazioni minute]. Per questo il ritratto può concludere: “This idealist reformed the Athenian financial system; this great advocate of political justice entered with zest into the accounts of men, horses, ships, and money contributions.” - (fr:9464/p.393) [Questo idealista riformò il sistema finanziario ateniese; questo grande sostenitore della giustizia politica si immerse con zelo nei conti di uomini, cavalli, navi e contributi in denaro.]

Il testo affronta poi le accuse antiche. “He was charged with laxity, improbity as a logographer, and venality as a statesman.” - (fr:9466/p.393) [Fu accusato di negligenza, disonestà come logografo e venalità come statista.] “The echo of these calumnies is heard in the historians of antiquity.” - (fr:9467/p.393) [L’eco di queste calunnie si sente negli storici dell’antichità.] L’autore le esamina singolarmente: la paura davanti a Filippo può avere ragioni più serie e onorevoli; la fuga a Cheronea è smentita dalla città, poiché “the city as a whole had no such opinion, since he was chosen to deliver the funeral oration for those who perished on the field of battle” - (fr:9471/p.393) [la città nel suo insieme non ebbe tale opinione, perché fu scelto per pronunciare l’orazione funebre per i caduti sul campo di battaglia]; la venalità non è provata, “notwithstanding his condemnation in the affair of Harpalus; for the year after, the whole city, including his most bitter adversaries, received him in triumph” - (fr:9473/p.393) [nonostante la condanna nell’affare di Arpalo; perché l’anno dopo tutta la città, compresi i suoi più amari avversari, lo accolse in trionfo]. Non si pretende che fosse un santo, ma “We can and must affirm that we have no evidence allowing us to assert his improbity” - (fr:9477/p.394) [Possiamo e dobbiamo affermare che non abbiamo prove che ci permettano di sostenere la sua disonestà]. Gli attacchi appaiono come una risposta in malafede alla sua denuncia della venalità degli oratori; sarebbe “childish to take literally, as established facts, these flimsy arguments of the rostrum” - (fr:9478/p.394) [infantile prendere alla lettera, come fatti accertati, questi fragili argomenti della tribuna].

L’analisi dell’oratoria mostra la stessa idea di fondo: l’eloquenza di Demostene è azione. “His oratory expresses perfectly his ardent, imperious nature, both generous and intelligent, both idealistic and positive.” - (fr:9479/p.394) [La sua oratoria esprime perfettamente la sua natura ardente, imperiosa, insieme generosa e intelligente, insieme idealistica e positiva.] Preparava i discorsi con cura, tanto che Pitea li rimproverava di sapere di lucerna; ma sulla tribuna la sua azione era veemente e focosa, e “Atschines mocks at his cries and furious agitation, calling him a tawny beast” - (fr:9485/p.394) [Eschine deride le sue grida e la sua agitazione furiosa, chiamandolo bestia fulva]. L’autore nota che non possiamo giudicare la performance perché il testo scritto non coincide con la pronuncia; tuttavia il merito è “having, more than any other, the atmosphere of life” - (fr:9489/p.394) [avere, più di ogni altro, l’atmosfera della vita]. “Never has written eloquence preserved more of the ardor, or the flexible intonation, of discourse that is majestically strong and clever, noted down when it still glows with the passionate fervor of a splendid delivery.” - (fr:9490/p.394) [Mai l’eloquenza scritta ha conservato tanto dell’ardore, o della flessibile intonazione, del discorso maestosamente forte e abile, fissato quando ancora arde del fervore appassionato di una splendida pronuncia.] La sostanza è l’azione, non la parata: “One can say, in a word, that the substance of his oratory, like that of his political genius, is action, not parade or literary vanity.” - (fr:9491/p.394) [Si può dire, in una parola, che la sostanza della sua oratoria, come quella del suo genio politico, è l’azione, non la parata o la vanità letteraria.]

Sullo stile, il testo insiste sulla libertà dentro la purezza attica. La lingua è “purely Attic, the spoken Attic of his time, without admixture of archaic or poetic forms” - (fr:9496/p.395) [puramente attica, l’attico parlato del suo tempo, senza mescolanza di forme arcaiche o poetiche]. Il lessico non teme il familiare o il banale: “He does not fear the familiar, nor even the trivial, more than the sublime.” - (fr:9498/p.395) [Non teme il familiare, né il banale, più del sublime.] “Bold metaphors, picturesque images, passionate hyperboles, illuminate and warm his style.” - (fr:9500/p.395) [Metafore audaci, immagini pittoresche, iperboli appassionate illuminano e riscaldano il suo stile.] “Nothing resembles less the fine but icy regularity of Isocrates.” - (fr:9502/p.395) [Nulla somiglia meno alla bella ma gelida regolarità di Isocrate.] Il periodo obbedisce solo all’ispirazione: “The only rule he followed was that of following none.” - (fr:9507/p.395) [L’unica regola che seguì fu quella di non seguirne alcuna.] “His period is the very image of his soul.” - (fr:9508/p.395) [Il suo periodo è l’immagine stessa della sua anima.] Eppure, particolare notevole, “he carefully avoids hiatus, like a true pupil of Isocrates” - (fr:9512/p.395) [evita accuratamente lo iato, come un vero allievo di Isocrate].

Infine, la tecnica dimostra che Demostene parla per persuadere, non per divertire: “reasoning is the very soul of his eloquence” - (fr:9515/p.395) [il ragionamento è l’anima stessa della sua eloquenza]. Usa il paradosso per attirare l’attenzione, “for he knows that paradox excites attention” - (fr:9517/p.395) [perché sa che il paradosso suscita attenzione], ma solo l’apparenza è paradossale. Ripete colpo su colpo: “He excels, like Pascal, in treating an idea in all its phases, until even the dullest of his auditors is forced to understand.” - (fr:9521/p.396) [Eccelle, come Pascal, nel trattare un’idea in tutte le sue fasi, finché anche il più ottuso dei suoi ascoltatori è costretto a capire.] “No one is less a sophist.” - (fr:9525/p.396) [Nessuno è meno sofista di lui.] Se racconta una storia, è “never for the mere pleasure of the telling, but to establish the facts of which he has need” - (fr:9530/p.396) [mai per il semplice piacere di raccontare, ma per stabilire i fatti di cui ha bisogno]. La disposizione delle parti ha una complessità apparente: “after a brief exordium, at once forcibly commanding attention, he treats successively… the two or three essential ideas he wishes to present” - (fr:9535/p.396) [dopo un breve esordio, che subito impone con forza l’attenzione, tratta successivamente… le due o tre idee essenziali che vuole presentare], ma tiene sempre viva la conclusione, il che “occasionally deranges the order of the traditional divisions so dear to the rhetoricians” - (fr:9536/p.396) [sconvolge talvolta l’ordine delle partizioni tradizionali tanto care ai retori]. L’insieme può sembrare meno curato dell’opera di Eschine o Isocrate, “who aim above all at beauty of the fagade” - (fr:9537/p.396) [che mirano soprattutto alla bellezza della facciata].

Il valore testimoniale del passo è duplice: registra le calunnie circolate nell’Atene del IV secolo e la loro eco negli storici antichi, e insieme costruisce una difesa storiografica che fa di Demostene un uomo d’azione e di passione, coerente con il proprio ideale politico.

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27 Demostene ed Eschine: la grandezza dell’oratore e la mediocrità del rivale

Il ritratto di Demostene si fonda su un paradosso: l’oratore rinuncia alla rifinitura formale pur di ottenere efficacia. “But Demosthenes was willing to forego the elegance and polish of their diction, if only he could influence his auditors and force them to obey.” - (fr:9538/p.396) [«Ma Demostene era disposto a rinunciare all’eleganza e alla levigatezza della loro dizione, pur di influenzare i suoi ascoltatori e costringerli a obbedire»]. La questione dello “spirito” è ridimensionata: “It has been said at times that he was wanting in spirit.” - (fr:9539/p.396) [«Si è detto talvolta che gli mancasse spirito»]. L’affermazione vale solo se per spirito s’intende la “gay subtlety of thought which amuses itself with pleasing inventions like those found, for example, in A’schines or Cicero” - (fr:9540/p.396) [«gaia sottigliezza di pensiero che si diletta di piacevoli invenzioni come quelle che si trovano, per esempio, in Eschine o Cicerone»]. Demostene è tropo passionale per quel tipo di spirito; gli mancano dolcezza e grazia, ma possiede lo spirito che vince: “But if one desires the spirit that can win, biting sarcasm or glowing warmth, he has more of it than any one else.” - (fr:9543/p.396) [«Ma se si desidera lo spirito che sa vincere, il sarcasmo mordace o il calore ardente, egli ne ha più di chiunque altro»].

Ciò che lo rende unico è il movimento del pensiero, sempre serio e insieme ribollente: “What makes him the most remarkable orator in all literature is the incredible movement of a thought that is always serious, yet always in ebullition, in which sentiments apparently the most diverse, everything from jesting sportiveness to religious gravity, from rude triviality to the sublimest eloquence, press upon each other, succeed each other, mingle together in a burst of passion that carries all before it.” - (fr:9547/p.397) [«Ciò che lo rende l’oratore più notevole di tutta la letteratura è l’incredibile movimento di un pensiero sempre serio eppure sempre in ebollizione, in cui sentimenti apparentemente diversissimi, tutto, dalla giocosa esuberanza alla gravità religiosa, dalla rozza trivialità alla più sublime eloquenza, si incalzano, si succedono, si mescolano in uno slancio di passione che travolge ogni cosa»].

Le orazioni sono ordinate in due gruppi: le arringhe propriamente dette e le grandi requisitorie politiche. “The group of harangues proper comprises the First Philippic (351), the three Olynthiacs (349-348), the oration On the Peace (346), the Second Philippic, the oration On the Chersonesus (341), and in the same year the Third Philippic.” - (fr:9553/p.397) [«Il gruppo delle vere e proprie arringhe comprende la Prima Filippica (351), le tre Olintiache (349-348), l’orazione Sulla pace (346), la Seconda Filippica, l’orazione Sul Chersoneso (341) e, nello stesso anno, la Terza Filippica»]. A queste si aggiungono le grandi difese della maturità: “that Against Midias (348), the accusation against Aischines in the oration On the Embassy (348), and the defence of Ctesiphon in the oration On the Crown (330)” - (fr:9554/p.397) [«quella Contro Midia (348), l’accusa contro Eschine nell’orazione Sull’ambasceria (348) e la difesa di Ctesifonte nell’orazione Sulla corona (330)»]. Tutte sono “of the first order” - (fr:9555/p.126) [«di prim’ordine»], e ciascuna si distingue per meriti diversi: l’audacia della Pace, la capacità di superare il caso particolare nel Chersoneso, la malinconia ostinata della Terza Filippica.

Il vertice è però l’orazione Sulla corona: “Perhaps, however, the oration On the Crown gives the completest and most exalted idea of his genius.” - (fr:9559/p.397) [«Forse, tuttavia, l’orazione Sulla corona dà l’idea più completa ed elevata del suo genio»]. La sua bellezza è “principally moral” - (fr:9561/p.397) [«principalmente morale»], perché “nowhere has the orator’s magnanimity nor his indomitable courage and heroic optimism been more completely revealed” - (fr:9562/p.397) [«in nessun luogo la magnanimità dell’oratore, né il suo indomabile coraggio e il suo eroico ottimismo sono stati più completamente rivelati»]. Il testo riconosce che la tesi giudiziaria è debole: “It seems that Aischines was right in theory, but that Ctesiphon had some precedents in his favor.” - (fr:9564/p.397) [«Sembra che Eschine avesse ragione in teoria, ma che Ctesifonte avesse alcuni precedenti a suo favore»]. Tuttavia “the political and moral thesis, besides being true, is really sublime” - (fr:9565/p.397) [«la tesi politica e morale, oltre a essere vera, è davvero sublime»]. Il nucleo è nelle parole attribuite a Demostene: “I have done all I could to save Athens,” says Demosthenes; “it is only our fortune and our traitors who have destroyed us.” - (fr:9566/p.397) [«“Ho fatto tutto ciò che potevo per salvare Atene”, dice Demostene; “sono solo la nostra sorte e i nostri traditori ad averci distrutto”»]. E ancora: “No, you have not failed, Athenians; I swear it by the dead on the plain of Marathon.” - (fr:9570/p.397) [«No, non avete fallito, Ateniesi; lo giuro sui morti della piana di Maratona»]. Questa è l’idea dominante che costituisce “its soul, its unity” - (fr:9571/p.398) [«l’anima, la sua unità»].

La fortuna critica di Demostene è ricostruita come un crescendo: i contemporanei ne subirono la forza, come mostra lo stesso Eschine, “with malevolence, yet justly, despite himself, the powerful vigor of his rival” - (fr:9576/p.398) [«con malevolenza, ma giustamente, suo malgrado, il potente vigore del rivale»]. Dopo Dionigi di Alicarnasso il primato fu indiscutibile. In epoca moderna Cicerone fu più apprezzato, e solo Fénelon comprese pienamente il greco. Il giudizio finale è categorico: “To-day the whole world recognizes in Demosthenes the greatest political orator of alltime.” - (fr:9581/p.398) [«Oggi il mondo intero riconosce in Demostene il più grande oratore politico di tutti i tempi»]. La conclusione teorica è che la grandezza suprema unisce la perfezione tecnica all’anima: “the supreme grandeur is that which joins to technical perfection the pectus of the artist, that is to say, his soul” - (fr:9582/p.398) [«la grandezza suprema è quella che unisce alla perfezione tecnica il pectus dell’artista, vale a dire la sua anima»].

La seconda parte del passo è dedicata al rivale Eschine, ritratto in modo impietoso. La sua importanza è dovuta solo alla “brilliant pretentiousness of his speeches” - (fr:9585/p.398) [«brillante pretenziosità dei suoi discorsi»]. La sua biografia è modesta: “He was born at Athens in 390, and was of humble origin.” - (fr:9586/p.398) [«Nacque ad Atene nel 390, ed era di umili origini»]; per vivere “he became the secretary of certain inferior magistrates, then an actor” - (fr:9594/p.399) [«divenne segretario di alcuni magistrati inferiori, poi attore»]. La svolta politica è tarda: “It is only in 348 that he seems to have decided to be an orator.” - (fr:9598/p.399) [«Solo nel 348 sembra aver deciso di fare l’oratore»]. Dapprima avversario di Filippo, “he soon changed opinions, and never after ceased to combat with extreme violence the policy of Demosthenes” - (fr:9600/p.399) [«presto cambiò opinione, e da allora non smise mai di combattere con estrema violenza la politica di Demostene»]. Il testo ricorda l’ambasceria del 346, l’accusa di Demostene nel 343 e l’assoluzione per trenta voti. Poi viene il momento decisivo: nel 339 una sua proposta “gave Philip a pretext for intervening as the avenger of the god of Delphi” - (fr:9604/p.399) [«diede a Filippo il pretesto per intervenire come vendicatore del dio di Delfi»], con conseguenze gravi: “Hence the capture of Elatea, and the war which ended with the battle of Cheronea.” - (fr:9605/p.399) [«Di qui la presa di Elatea e la guerra che terminò con la battaglia di Cheronea»]. Dopo il processo del 330, non ottenne un quinto dei voti e scelse l’esilio.

Sul tradimento il giudizio resta ambiguo: “There is no doubt that he received from Philip gifts of land in Beotia and in Macedon.” - (fr:9615/p.399) [«Non c’è dubbio che ricevette da Filippo doni di terre in Beozia e in Macedonia»], ma la spiegazione più indulgente è la mediocrità politica: “the mediocrity of his political genius may have blinded him to the consequences of certain of his acts” - (fr:9618/p.399) [«la mediocrità del suo genio politico può averlo accecato sulle conseguenze di certi suoi atti»]. Il carattere è descritto come vanitoso e limitato: “He is a parvenu, a frivolous person who, though humble in origin, is very proud of the high rank he has attained in the party of the rich aristocrats.” - (fr:9627/p.400) [«È un parvenu, una persona frivola che, sebbene di umili origini, è molto orgogliosa dell’alto rango raggiunto nel partito dei ricchi aristocratici»]. Anche la sua oratoria è giudicata con severità: possediamo solo tre orazioni, “for he was not a logographer by profession, and improvised his political orations” - (fr:9634/p.400) [«infatti non era un logografo di professione e improvvisava le sue orazioni politiche»]. Furono scritte per propaganda: “It was evidently with the design of propagandism that he wrote the three discourses we possess.” - (fr:9635/p.400) [«Fu evidentemente con intento propagandistico che scrisse i tre discorsi che possediamo»]. Lo stile è “brilliant and pretty, yet with the essential defects due to his nature” - (fr:9636/p.400) [«brillante e grazioso, ma con i difetti essenziali dovuti alla sua natura»]. Sono difetti che non compromettono la lettura superficiale, ma ne segnano il limite profondo.

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28 Eschine e Iperide: forma oratoria e impegno politico nell’Atene del IV secolo

Due ritratti dell’oratoria attica: la chiarezza elegante di Eschine e la forza versatile di Iperide.

Il testo contrappone all’apparente brillantezza di Eschine una sostanza politica fragile. I suoi difetti emergono solo a una riflessione più attenta: “It is only on reflection that one sees how many political views this political eloquence lacks, how much the support of history and of reflection upon experience is wanting, how vague it is, what misuse it makes of personal attacks, vicious, cold hatred, impudent falsehood, and frivolous calumny” - (fr:9638/p.400) [“Solo riflettendo si vede quante vedute politiche manchino a questa eloquenza politica, quanto le manchi il sostegno della storia e della riflessione sull’esperienza, quanto sia vaga, come abusi di attacchi personali, odio feroce e freddo, menzogna sfacciata e calunnia frivola”]. Eppure, “by the side of these defects, which only attention reveals, there are brilliant merits that appear at once” - (fr:9639/p.400) [“accanto a questi difetti, che solo l’attenzione rivela, ci sono meriti brillanti che appaiono subito”], tanto che “the reader is charmed before he has had time to reflect” - (fr:9640/p.400) [“il lettore è incantato prima di avere il tempo di riflettere”]. Il limite fondamentale è che “the narrowness and baseness of the thought is concealed beneath external dignity, elegant manners, grace, and harmony” - (fr:9641/p.400) [“la ristrettezza e la bassezza del pensiero sono nascoste sotto la dignità esteriore, i modi eleganti, la grazia e l’armonia”].

Eschine è una figura politica mediocre, ma tecnicamente preparata. Il testo nota che “Auschines has always on his lips the eulogy of eixoouéa, good order in public and private life” - (fr:9642/p.400) [“Eschine ha sempre sulle labbra l’elogio della eixoouéa, il buon ordine nella vita pubblica e privata”]. In campo giudiziario è più solido: “If he is a mediocre politician, he is a good lawyer, knowing well the content of the law, because of having been at one time a recorder” - (fr:9644/p.400) [“Se è un politico mediocre, è un buon avvocato, conoscendo bene il contenuto della legge, per essere stato a suo tempo cancelliere”].

Il suo vero pregio sta nella forma. “But it is principally in form that his oratory is meritorious” - (fr:9649/p.401) [“Ma è principalmente nella forma che la sua oratoria è meritevole”]. In questo campo, “its lucid clearness is its chief merit” - (fr:9654/p.401) [“la sua limpida chiarezza è il suo merito principale”]. Lo stile è descritto con precisione: “The sentences, without being balanced like those of Isocrates or logical like those of Demosthenes, are stately, easy to follow, and alive with the spirit of eloquence” - (fr:9655/p.401) [“Le frasi, senza essere bilanciate come quelle di Isocrate o logiche come quelle di Demostene, sono solenni, facili da seguire e vive di spirito eloquente”]. Le orazioni sono brevi e ordinate: “The orations are of moderate length, fully a third shorter than the corresponding ones of Demosthenes, and always constructed on a simple plan” - (fr:9659/p.401) [“Le orazioni sono di moderata lunghezza, un buon terzo più corte di quelle corrispondenti di Demostene, e costruite sempre su un piano semplice”]. Il suo tono fondamentale è “elegant gravity, resembling at times that of Isocrates, or that of the poets whom he loves to cite” - (fr:9665/p.401) [“una gravità elegante, che a volte somiglia a quella di Isocrate o a quella dei poeti che ama citare”]. Possiede anche “the gayety that Demosthenes lacks” - (fr:9670/p.401) [“la gaiezza che manca a Demostene”]. Non mancano però cedimenti: “Faulty rhetoric, pretentious and cold, is not wholly absent: the invocation to the Earth, the Sun, Intelligence, and Education, in the peroration of the speech Against Ctesiphon is an example” - (fr:9672/p.401) [“Una retorica difettosa, pretenziosa e fredda, non è del tutto assente: l’invocazione alla Terra, al Sole, all’Intelligenza e all’Educazione, nella perorazione del discorso Contro Ctesifonte ne è un esempio”]. Il giudizio conclusivo è netto: “few men have been better endowed with the external and technical qualities necessary in oratory; what he needed was loftier thought and greater honesty of heart” - (fr:9674/p.401) [“pochi uomini sono stati meglio dotati delle qualità esterne e tecniche necessarie all’oratoria; ciò che gli mancava era un pensiero più elevato e una maggiore onestà di cuore”].

La seconda parte del testo è dedicata a Iperide, “the most eloquent by far” - (fr:9679/p.402) [“di gran lunga il più eloquente”] tra gli oratori che, nelle lotte contro la Macedonia, si schierarono con Demostene; “some even preferred him to the great master” - (fr:9680/p.402) [“alcuni addirittura lo preferivano al grande maestro”]. Il testo ne ricostruisce la vita: “He was born in 889, five years before Demosthenes” - (fr:9682/p.402) [“Nacque nell’889, cinque anni prima di Demostene”], dato da intendere probabilmente come 389 a.C., poiché Demostene nacque nel Come Demostene, “he was at first a logographer” - (fr:9685/p.377) [“fu dapprima un logografo”]. Divenne subito “the ally of Demosthenes, and one of the chiefs of the war party” - (fr:9689/p.402) [“alleato di Demostene e uno dei capi del partito della guerra”]. Dopo la battaglia di Cheronea, propose le misure di difesa necessarie e rispose all’accusa di illegalità di Demade con le celebri parole: “The arms of Macedon prevented me from taking note of the laws. … It is not I who caused the decree to be passed: it is Cheronea.” - (fr:9690-9691/p.402) [“Le armi della Macedonia mi impedirono di prendere nota delle leggi. … Non sono io che ho fatto approvare il decreto: è Cheronea”].

La sua carriera politica attraversa momenti di contrasto con Demostene: “Toward the middle of Alexander’s reign, serious differences separated him from Demosthenes” - (fr:9692/p.402) [“Verso la metà del regno di Alessandro, gravi divergenze lo separarono da Demostene”]. Nell’affare Arpalo, “Hyperides seconded the demand, and was opposed by Demosthenes” - (fr:9695/p.402) [“Iperide appoggiò la richiesta e fu osteggiato da Demostene”]. Poi “the death of Alexander reconciled them” - (fr:9697/p.402) [“la morte di Alessandro li riconciliò”], e Iperide “carried a measure for war against Antipater” - (fr:9698/p.402) [“fece approvare una misura di guerra contro Antipatro”]. Dopo la sconfitta, “Hyperides was obliged to flee like Demosthenes, but was also captured by Archias” - (fr:9700/p.402) [“Iperide fu costretto a fuggire come Demostene, ma fu anch’egli catturato da Archia”].La sua morte ha un tratto leggendario: “It is said that, when put to torture, he bit off his own tongue to make sure of saying nothing” - (fr:9702/p.402) [“Si racconta che, sottoposto a tortura, si sia morso la lingua per essere certo di non dire nulla”].

Il testo attribuisce a Iperide una vasta produzione: “The ancients possessed under his name seventy-seven orations, of which only fifty-two were generally considered authentic” - (fr:9703/p.402) [“Gli antichi possedevano sotto il suo nome settantasette orazioni, delle quali solo cinquantadue erano generalmente considerate autentiche”]. Tra queste c’erano “public and private orations and a declamation, the Funeral Oration for the Athenians slain before Lamia in 323” - (fr:9704/p.402) [“orazioni pubbliche e private e una declamazione, l’Orazione funebre per gli Ateniesi caduti davanti a Lamia nel 323”]. La fortuna della sua opera è legata ai ritrovamenti papiracei: “Of all these works, there remained half a century ago only some very short fragments” - (fr:9705/p.402) [“Di tutte queste opere, mezzo secolo fa restavano solo alcuni frammenti molto brevi”]. In seguito, una serie di scoperte in Egitto “has given us six orations, more or less mutilated, which enable us to get an idea of his oratory” - (fr:9708/p.403) [“ci ha dato sei orazioni, più o meno mutilate, che ci permettono di farci un’idea della sua oratoria”]. L’ultima scoperta, nel 1892, “has disclosed notably the larger part of the plea Against Athenogenes, one of his most celebrated judicial speeches” - (fr:9710/p.403) [“ha rivelato in particolare la maggior parte della requisitoria Contro Atenogene, uno dei suoi discorsi giudiziari più celebri”].

La caratteristica principale di Iperide è “a combination of various and almost contrary qualities: force with grace, vehemence with wit, subtlety with simplicity” - (fr:9711/p.403) [“una combinazione di qualità varie e quasi contrarie: forza con grazia, veemenza con arguzia, sottigliezza con semplicità”]. Pur richiamando i grandi modelli, “He recalls now Lysias, now Isocrates, now Demosthenes, yet is truly himself” - (fr:9712/p.403) [“Richiama ora Lisia, ora Isocrate, ora Demostene, eppure è veramente se stesso”]. Il trattato Sul sublime lo paragona “with the victors of the pentathlon, who, though inferior in each exercise to the specialists, win, owing to their high average” - (fr:9713/p.403) [“ai vincitori del pentathlon, che, pur inferiori in ciascuna gara agli specialisti, vincono grazie alla loro media elevata”]. L’autore del testo osserva però che il paragone non gli rende giustizia, perché “he is still, on the whole, superior to either, inasmuch as he adds to most of their qualities the prime quality of a great orator, namely, force” - (fr:9714/p.403) [“è nell’insieme superiore a entrambi, in quanto aggiunge alla maggior parte delle loro qualità la qualità primaria del grande oratore, cioè la forza”]. A questa forza si unisce l’arguzia: “his puns were celebrated, and his written orations show something of his piquant force” - (fr:9716/p.403) [“i suoi giochi di parole erano celebri, e le sue orazioni scritte mostrano qualcosa della sua forza pungente”]. Il risultato è che “he is one of the purest representatives of Atticism” - (fr:9717/p.403) [“è uno dei rappresentanti più puri dell’atticismo”].

La Contro Atenogene è definita “an exquisite example of the art of the logographers” - (fr:9718/p.403) [“un esempio squisito dell’arte dei logografi”]. Il testo precisa che “The case was tried after 330, which proves that he returned to his former profession, at least at intervals, till the end of his life” - (fr:9719/p.403) [“La causa fu discussa dopo il 330; il che prova che tornò alla sua antica professione, almeno a intervalli, fino alla fine della vita”]. L’orazione offre anche “an amusing picture of manners” - (fr:9720/p.403) [“un quadro divertente dei costumi”]: un giovane “induced by clever intrigue to buy at a high price a perfumer’s shop, that really had little value” - (fr:9721/p.403) [“indotto da un abile intrigo ad acquistare a caro prezzo una bottega di profumiere che in realtà valeva poco”]. Il racconto è popolato da figure caratteristiche: “an intriguing old lady, Antigona, once a courtesan, and a worthy companion of hers, the metic Athenogenes, with some supernumeraries” - (fr:9723/p.403) [“un’intrigante vecchia signora, Antigone, un tempo cortigiana, e un degno socio di lei, il metecio Atenogene, con alcune comparse”]; tutto il gruppo è “sketched with a light, skilful hand” - (fr:9724/p.403) [“tratteggiato con mano leggera e abile”].

La Contro Demostene è “unfortunately much mutilated” - (fr:9725/p.403) [“purtroppo molto mutila”], ma il linguaggio è “lofty, pungent, and vivacious” - (fr:9727/p.403) [“elevato, pungente e vivace”]. L’Orazione funebre, pronunciata nel 323, fu “probably the last that he found time to write” - (fr:9729/p.403) [“probabilmente l’ultima che trovò il tempo di scrivere”]. Essa rivela ancora una volta “the extraordinary scope of his talent” - (fr:9730/p.404) [“la straordinaria ampiezza del suo talento”]. In particolare, “His eulogy of Leosthenes, the Athenian general, departs from the ordinary impersonality of funeral orations” - (fr:9732/p.404) [“Il suo elogio di Leostene, il generale ateniese, si allontana dalla consueta impersonalità delle orazioni funebri”]. Vi compare anche una riflessione politica di grande respiro, perché si trova “a clear view of what the civilized world was going to be under the rule of a single master, and of the horror which that condition would inspire in an Athenian” - (fr:9735/p.404) [“una chiara visione di ciò che il mondo civilizzato sarebbe diventato sotto il dominio di un unico padrone, e dell’orrore che quella condizione avrebbe ispirato in un ateniese”].

Nel complesso, il brano è anche una testimonianza storica: restituisce il quadro di un’Atene divisa tra l’arte oratoria e la lotta politica contro la Macedonia, e documenta lo stato degli studi classici alla fine dell’Ottocento, quando i papiri egiziani cominciavano a restituire l’opera di Iperide.

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29 Declino dell’oratoria attica: da Iperide a Demetrio del Falero

L’oratoria attica si esaurisce con gli ultimi grandi retori, mentre Atene perde la libertà politica.

Il brano si apre con due frammenti di Iperide. Il primo è una proposta ironica di decreto per concedere la proxenia a un uomo che ha servito Filippo: “If you wish him to be proxenus, I will reédit the decree as follows:” - (fr:9738/p.404) [Se volete che sia prosseno, riscriverò il decreto come segue:]. L’elenco delle sue azioni è in realtà un elenco di tradimenti: “for having, as hipparch, delivered the cavaliers of Olynthus to Philip” - (fr:9738/p.404) [per aver consegnato, come ipparco, i cavalieri di Olinto a Filippo]. Il secondo frammento riguarda i figli di Licurgo, maltrattati dopo la morte del padre: “What will passers-by say when they see this tomb?” - (fr:9740/p.404) [Che cosa diranno i passanti quando vedranno questa tomba?]. La risposta è che Licurgo aveva amministrato le finanze costruendo teatro, Odeon, arsenali, triremi e porti, “In return, the city has heaped infamy upon him and thrown his children into a dungeon.” - (fr:9743/p.404) [In cambio, la città lo ha colmato di infamia e ha gettato i suoi figli in una prigione].

Segue il ritratto di Licurgo, “one of the most highly respected men at Athens, and certainly one of the purest political orators of this heterogeneous group” - (fr:9745/p.404) [uno degli uomini più rispettati di Atene e certamente uno dei più puri oratori politici di questo eterogeneo gruppo]. Nato intorno al 390 dall’illustre famiglia degli Eteobutadi, “he was the pupil, it is said, of Isocrates and Plato” - (fr:9749/p.405) [fu discepolo, si dice, di Isocrate e Platone]; la nascita e la ricchezza lo esentarono dal fare il logografo. Entrò in politica come alleato di Demostene, ma la sua piena statura emerse solo quando il suo partito giunse al potere. Nel 338 fu eletto, secondo una formulazione incerta del testo, “commissary of the military appropriations, perhaps; or more probably, president of the college of commissaries of the Theoric fund” - (fr:9753/p.405) [commissario degli stanziamenti militari, forse; o più probabilmente presidente del collegio dei commissari del fondo teorico]. “He died of disease in 324, on the eve of the affair of Harpalus.” - (fr:9754/p.405) [Morì di malattia nel 324, alla vigilia dell’affare di Arpalo]. Dopo la sua morte, il successore e nemico Menesechmes fece condannare i figli a una pesante multa con il pretesto di un deficit lasciato da Licurgo nel tesoro.

Il carattere di Licurgo spiega in parte quest’odio: “He wished above all to be a champion of Justice, an inflexible defender of law.” - (fr:9757/p.405) [Voleva soprattutto essere un campione della Giustizia, un difensore inflessibile della legge]. Delle circa quindici orazioni che gli erano attribuite, tutte quasi di accusa, resta solo quella contro Leocrate, che dopo la battaglia di Cheronea era fuggito da Atene ed era tornato dopo sette o otto anni. “The oration Against Leocrates shows in Lycurgus a pitiless reasoner, animated with a very noble, patriotic passion, which is, however, savage, and at times sophistic in its deductions.” - (fr:9763/p.405) [L’orazione Contro Leocrate mostra in Licurgo un ragionatore spietato, animato da una passione patriottica molto nobile, ma però selvaggia e talvolta sofistica nelle deduzioni]. “The language is in harmony with the thought — rigid, firm, and somewhat copious, yet strong.” - (fr:9767/p.405) [Il linguaggio è in armonia con il pensiero — rigido, fermo, alquanto abbondante, ma forte]. Tuttavia, “the character of Lycurgus, howsoever lofty, certainly lacked charm; and his style accurately reflected his character in these respects.” - (fr:9776/p.406) [il carattere di Licurgo, per quanto elevato, mancava certamente di fascino; e il suo stile rispecchiava fedelmente il suo carattere in questi aspetti].

Con Dinarco, l’ultimo dei “Dieci Oratori” del canone alessandrino, si giunge alla chiusura dell’oratoria vera e propria. “Though a Corinthian by birth, he lived at Athens as a metic ; this excluded him from the public rostrum.” - (fr:9780/p.406) [Sebbene corinzio di nascita, visse ad Atene come meteco; questo lo escludeva dalla tribuna pubblica]. Divenne quindi logografo. “He seems to have been born about” - (fr:9782/p.425) [Sembra essere nato intorno al 360]. Nel 324 era già noto, perché alcuni accusatori dell’affare di Arpalo gli commissionarono i loro discorsi. Gli furono attribuite più di centosessanta orazioni, ma ne restano solo tre, tutte relative all’affare di Arpalo; la prima, contro Demostene, è piena di interesse per la fama dell’accusato, mentre le altre due sembrano fredde. “Dinarchus was a clever orator, who used correctly and judiciously the examples set by his predecessors; but it is impossible to discover, in his faultlessly correct language, a really personal accent, anything that adds in the least to the oratorical patrimony of Athens.” - (fr:9791/p.406) [Dinarco fu un oratore abile, che usò correttamente e con giudizio gli esempi dei predecessori; ma è impossibile scoprire, nel suo linguaggio impeccabilmente corretto, un accento davvero personale, qualcosa che aggiunga in minima parte al patrimonio oratorio di Atene].

La sezione si chiude con Demetrio del Falero, che non fu incluso nella lista dei classici e non fu soltanto oratore e statista, ma anche filosofo e studioso. “He was born in the deme of Phaleron about the middle of the fourth century.” - (fr:9797/p.406) [Nacque nel demo del Falero verso la metà del IV secolo]. Partigiano della Macedonia, divenne potentissimo sotto Cassandro e governò Atene per dieci anni. “Deposed by Poliorcetes, he retired to the court of Ptolemy Soter in Egypt and gave him, it is said, the idea of founding the Alexandrian library.” - (fr:9801/p.406) [Deposto da Poliorcete, si ritirò alla corte di Tolomeo Sotere in Egitto e gli diede, si dice, l’idea di fondare la biblioteca di Alessandria]. Della sua oratoria non resta nulla, ma “we know that his oratory was pleasing and florid, with philosophical tendencies.” - (fr:9812/p.407) [sappiamo che la sua oratoria era piacevole e fiorita, con tendenze filosofiche].

Il giudizio conclusivo è netto: “After him, Attic oratory ended.” - (fr:9815/p.407) [Dopo di lui l’oratoria attica finì]. “It was hushed with the loss of liberty.” - (fr:9816/p.407) [Tacque con la perdita della libertà]. L’arte dei logografi divenne un mestiere di cui si conoscevano tutte le ricette, e l’oratoria di declamazione si rifugiò nelle scuole. “In every type of composition, true Atticism is characterized by predominance of nature and reason over artifice and bad taste.” - (fr:9820/p.407) [In ogni tipo di composizione, il vero atticismo è caratterizzato dal predominio della natura e della ragione sull’artificio e sul cattivo gusto]. “The great beauty of Attic oratory was due to the fund of logic and good sense to which each orator, according to his own tendencies, added his original qualities of wit, grace, and pathos.” - (fr:9821/p.407) [La grande bellezza dell’oratoria attica era dovuta al fondo di logica e buon senso al quale ciascun oratore, secondo le proprie tendenze, aggiungeva le sue originali qualità di spirito, grazia e pathos]. Fu una letteratura oratoria “not always truthful, assuredly, nor impartial ; nor yet always of a high moral tone, or fully exempt from sophistry; but splendid, nevertheless, because its manner never suffered decline, and sometimes attained sublimity” - (fr:9822/p.407) [non sempre veritiera, certo, né imparziale; né sempre di alto tono morale, o del tutto esente da sofismi; ma splendida, tuttavia, perché la sua maniera non subì mai declino e talvolta raggiunse la sublimità]. D’ora in poi, “Rhetoric was to be cultivated still, and that with ardor; but more and more, owing to the lack of a serious purpose, it began to spend its strength in empty flourishes of wit or in the seductions of fine writing.” - (fr:9824/p.407) [La retorica sarebbe stata ancora coltivata, e con ardore; ma sempre più, per la mancanza di uno scopo serio, cominciò a spendere le sue forze in vuoti sfoggi di spirito o nelle seduzioni della bella scrittura]. Il passo termina annunciando il capitolo successivo: “CHAPTER XXI COMEDY IN THE FOURTH CENTURY” - (fr:9825/p.408) [CAPITOLO XXI – LA COMMEDIA NEL IV SECOLO].

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30 La Commedia Nuova: storiografia, transizione e protagonisti

La commedia greca del IV secolo si trasforma progressivamente dall’antica satira politica alla rappresentazione realistica di caratteri, fino al culmine con Menandro e Filemone.

Il resoconto distingue tre fasi nella storia della commedia: la commedia antica, quella di mezzo e la nuova. La forma più tarda raggiunge il suo splendore nell’ultimo terzo del IV secolo: “In the last third of the century, in the time of Alexander, and particularly after his death, comedy, transformed, shone forth in its greatest brilliance with Menander and Philemon.” - (fr:9845/p.408) [Nell’ultimo terzo del secolo, al tempo di Alessandro, e in particolare dopo la sua morte, la commedia trasformata risplendette nel suo massimo fulgore con Menandro e Filemone]. Questa forma è definita “New Comedy, in opposition to the so-called Old Comedy of the preceding century” - (fr:9846/p.408) [Commedia Nuova, in opposizione alla cosiddetta Commedia Antica del secolo precedente]. Tra le due, l’uso ha stabilito di collocare una commedia di mezzo: “an intermediate form, commencing with the fourth century and continuing till 330” - (fr:9847/p.408) [una forma intermedia, che inizia con il IV secolo e continua fino al 330].

La tripartizione, però, non è antica: “This division of the history of comedy appears to go back to the critics of the time of the Empire; or, to be more precise, to the second century of our era.” - (fr:9848/p.408) [Questa divisione della storia della commedia sembra risalire ai critici dell’epoca imperiale; o, per essere più precisi, al II secolo della nostra era]. Essa era ignota ai contemporanei: “Aristotle opposes the New Comedy to the Old, but does not speak of a Middle Comedy.” - (fr:9851/p.408) [Aristotele contrappone la Commedia Nuova alla Antica, ma non parla di una Commedia Media]. Il testo riconosce quindi un’ambiguità di fondo nella nozione di commedia di mezzo, definita in modo vago e insoddisfacente.

Il tratto più caratteristico del periodo di transizione è l’abbandono della satira politica e della fantasia: “What best characterizes this comedy while in process of transformation is the abandonment of political satire and of extravagant fancy.” - (fr:9864/p.409) [Ciò che meglio caratterizza questa commedia in corso di trasformazione è l’abbandono della satira politica e della fantasia sfrenata]. Mutano anche le funzioni del coro: “In reality, the comic chorus was not suppressed, though it came to be separated almost entirely from the action.” - (fr:9873/p.409) [In realtà il coro comico non fu soppresso, benché finisse per essere separato quasi del tutto dall’azione]. La sua importanza si riduce a intermezzi danzati: “After that, there were no more parabases, no more satiric chants, no more of those ample lyric developments which once formed an indispensable part of the play.” - (fr:9875/p.409) [Dopo di che non ci furono più parabasi, né canti satirici, né quegli ampi sviluppi lirici che un tempo costituivano parte indispensabile dell’opera]. Di conseguenza, “There were no more wasps, clouds, birds; only men appeared on the scene” - (fr:9878/p.409) [Non ci furono più vespe, nuvole, uccelli; sulla scena apparvero solo uomini].

Durante la transizione ebbe grande spazio la parodia mitologica: “The comic process consisted chiefly, it seems, in representing gods and heroes as ordinary burghers.” - (fr:9885/p.410) [Il procedimento comico consisteva soprattutto, a quanto sembra, nel rappresentare dèi ed eroi come comuni borghesi]. Non si trattava però di empietà: “In turning myths to ridicule, there was no intention of impious conduct; public opinion would not have permitted it.” - (fr:9890/p.410) [Nel ridicolizzare i miti non c’era intenzione di empietà; l’opinione pubblica non lo avrebbe permesso]. Questo tipo di commedia artificiale ebbe successo transitorio: “when the New Comedy was really perfected, the practice was discontinued.” - (fr:9892/p.410) [quando la Commedia Nuova fu davvero perfezionata, tale pratica venne abbandonata].

L’elemento nuovo e destinato a prevalere è la rappresentazione del carattere, benché inizialmente superficiale: “The novel feature of the comedy of the fourth century consisted in the representation of character” - (fr:9893/p.410) [La novità della commedia del IV secolo consistette nella rappresentazione del carattere]. Gli argomenti sono tratti dalla vita ordinaria: “all the plays had a fundamental setting taken from ordinary life.” - (fr:9898/p.410) [tutte le opere avevano un’ambientazione fondamentale tratta dalla vita ordinaria]. Ne derivano titoli che indicano mestieri o condizioni sociali: “The Peasant, The Seamstress, The Flute-player, The Beeotian Woman, The Byzantine, The Painter, The Coachman, The Soldier, etc.” - (fr:9895/p.410) [Il contadino, La sarta, La suonatrice di flauto, La beota, Il bizantino, Il pittore, Il cocchiere, Il soldato, ecc.]. In questo quadro compaiono tipi convenzionali: “Such types were the Parasite, the Boastful Soldier, the Slave-merchant, and the Cook.” - (fr:9904/p.411) [Tali tipi erano il Parassita, il Soldato fanfarone, il Mercante di schiavi e il Cuoco]. L’intreccio, tuttavia, non è ancora al servizio della verosimiglianza: “The poets, when inventing the action of their comedies, aimed rather at situations purely comical than at such as would show the fundamental character of the personages.” - (fr:9913/p.411) [I poeti, nell’inventare l’azione delle loro commedie, miravano piuttosto a situazioni puramente comiche che a mostrare il carattere fondamentale dei personaggi].

Tra i poeti del periodo di transizione, il testo distingue Antifane e Alessi. Di Antifane si sottolinea la straordinaria produttività ma anche la fretta: “Tameness and negligence were the necessary consequences of his haste.” - (fr:9925/p.412) [Piattezza e trascuratezza furono le conseguenze necessarie della sua fretta]. Il giudizio è netto: “He is, in brief, a poet of the second order, without marked originality.” - (fr:9933/p.412) [È, in breve, un poeta di secondo ordine, senza marcata originalità]. Alessi appare superiore: “Alexis is younger by perhaps twenty years, and seems to have been the superior.” - (fr:9934/p.417) [Alessi è più giovane di forse vent’anni e sembra essere stato il superiore]. Di lui si ricorda il legame con Menandro: “Born at Thurii in Magna Grecia, and later naturalized at Athens, he was, as we learn from Suidas, the uncle of Menander and his master in dramatic art.” - (fr:9935/p.412) [Nato a Thurii nella Magna Grecia, e in seguito naturalizzato ad Atene, fu, come apprendiamo da Suida, zio di Menandro e suo maestro nell’arte drammatica].

Il passo ha valore di testimonianza storica perché mostra come la storiografia letteraria abbia costruito le categorie della commedia greca, e come la transizione dal V al IV secolo segni il passaggio dalla satira politica alla commedia di carattere, preparando il terreno a Menandro.


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31 La commedia nuova: realismo, amore e tipi fissi

Il brano segue la maturazione della Commedia Nuova ateniese, dalla commedia di convenzione alla rappresentazione della vita contemporanea, e ne illustra temi, intrecci e caratteri.

Il testo si apre su un commediografo del periodo di passaggio e ne riporta una notizia biografica: “The same biographer attributes to him two hundred and forty-five comedies.” - (fr:9937/p.412) [trad.: “Lo stesso biografo gli attribuisce duecentoquarantacinque commedie.”]. Degno di nota è il numero esiguo di soggetti mitologici da lui trattati; “It is probable that he was among those who freed comedy from its vagueness of character and assigned it definitely to its new domain.” - (fr:9939/p.412) [trad.: “È probabile che fosse tra coloro che liberarono la commedia dalla sua indeterminatezza di carattere e la assegnarono definitivamente al suo nuovo dominio.”]. I suoi frammenti mostrano “clever sprightliness, amusing variety, or vivacity of invention” - (fr:9940/p.412) [trad.: “arguta vivacità, varietà divertente o vivacità d’invenzione”]. Un esempio è l’“Education of Heracles by Linus (fr. 135, Kock)” - (fr:9942-9943/p.412) [trad.: “Educazione di Eracle da parte di Lino (fr. 135 Kock)”], definita una scena graziosa dall’inizio alla fine. In complesso, “There is more joyous good humor than force or penetration.” - (fr:9944/p.412) [trad.: “C’è più allegro buonumore che forza o penetrazione.”]. Nessun frammento attesta però una particolare osservazione della realtà: “None of his fragments attest any particular power of observation or intense study of reality.” - (fr:9945/p.412) [trad.: “Nessuno dei suoi frammenti attesta una particolare forza di osservazione o un intenso studio della realtà.”]. A questo autore viene anche attribuita la creazione del parassita: “Another ancient writer, whose testimony is denied, however, by Athenzus, says that he created the character of the parasite.” - (fr:9947/p.412) [trad.: “Un altro scrittore antico, la cui testimonianza è però negata da Ateneo, dice che egli creò il personaggio del parassita.”]. In lui il tipo prese un rilievo più profondo, come probabilmente quello del cuoco vanaglorioso.

Il quadro storico si sposta poi al 330 a.C. circa: “From about 330, the time when the poets we have mentioned were disappearing or growing old, the New Comedy reached its perfection.” - (fr:9951/p.412) [trad.: “A partire dal 330 circa, quando i poeti che abbiamo menzionato andavano scomparendo o invecchiando, la Commedia Nuova raggiunse la sua perfezione.”]. Il risultato è sostanzialmente una “comedy of intrigue, yet one that aims to imitate contemporary life” - (fr:9954/p.413) [trad.: “commedia d’intrigo, ma che mira a imitare la vita contemporanea”]. Essa “Systematically neglecting public affairs, which more and more lost their importance, it takes its subjects from everyday experience.” - (fr:9955/p.413) [trad.: “trascurando sistematicamente gli affari pubblici, che sempre più perdevano importanza, trae i suoi soggetti dall’esperienza quotidiana”]. Il suo scopo è “the truth about human nature” - (fr:9956/p.413) [trad.: “la verità sulla natura umana”]. Per sessant’anni la commedia aveva cercato di avvicinarsi alla vita reale, ma spesso il percorso si interrompeva in una commedia di convenzione; “Menander and Philemon definitely brought comedy to represent the real world.” - (fr:9959/p.413) [trad.: “Menandro e Filemone portarono definitivamente la commedia a rappresentare il mondo reale.”]. Gli elementi artificiali, se conservati, divennero solo episodi secondari: “If aught of the artificial was retained, it was in the way of brief episodes, wholly secondary; the interest henceforth was in something else.” - (fr:9961/p.413) [trad.: “Se qualcosa di artificiale fu conservato, fu solo in brevi episodi, del tutto secondari; l’interesse d’ora in poi era in qualcos’altro.”]. Una volta vista la vera immagine della vita di Atene, il pubblico non volle più altro: “As soon as the Athenians had seen the true image of the life of Athens, and behind it the image of human life in those features that are universally attractive, it no longer cared for anything else.” - (fr:9962/p.413) [trad.: “Appena gli Ateniesi ebbero visto la vera immagine della vita di Atene, e dietro di essa l’immagine della vita umana nei tratti universalmente attraenti, non si curarono più d’altro.”].

Dentro questi limiti, il tema dominante fu l’amore: “Within these limits, the subject surpassing all others came of itself or forced its way; it was love.” - (fr:9963/p.413) [trad.: “Dentro questi limiti, il soggetto che superava tutti gli altri venne da sé o si impose; era l’amore.”]. E infatti “Love became the essential element of all their plays.” - (fr:9965/p.413) [trad.: “L’amore divenne l’elemento essenziale di tutte le loro commedie.”]. Poiché l’opinione pubblica ateniese non consentiva facilmente la rappresentazione dell’amore legittimo, “Hence recourse to irregular amours was inevitable.” - (fr:9967/p.413) [trad.: “Di qui il ricorso ad amori irregolari era inevitabile.”], e “Comedy lost thereby, not in moral quality alone, but also in variety.” - (fr:9968/p.413) [trad.: “La commedia perse così non solo in qualità morale, ma anche in varietà.”]. L’intrigo divenne però “ingenious, adroitly developed, and varied” - (fr:9969/p.413) [trad.: “ingegnoso, abilmente sviluppato e vario”]. Le imitazioni di Plauto e Terenzio danno un’idea di questi intrecci: “The imitations by the Roman poets, Plautus and Terence, give us a fairly clear idea of what in general this intrigue must have been.” - (fr:9970/p.413) [trad.: “Le imitazioni dei poeti romani, Plauto e Terenzio, ci danno un’idea abbastanza chiara di come dovesse essere in generale questo intrigo.”]. Tuttavia “On the whole, Greek comedy must have been more simple.” - (fr:9974/p.416) [trad.: “Nel complesso, la commedia greca doveva essere più semplice.”]. Il pubblico amava i riconoscimenti: “The audience always enjoyed recognitions.” - (fr:9976/p.414) [trad.: “Il pubblico amava sempre i riconoscimenti.”]. Il tipo più ordinario è descritto con precisione: “A young man takes a fancy for a young woman who is a stranger.” - (fr:9978/p.414) [trad.: “Un giovane si invaghisce di una giovane sconosciuta.”]; “A cunning slave aids the young man; … finally it is discovered that the young woman is free-born; and the whole affair ends in a marriage.” - (fr:9980/p.414) [trad.: “Un servo astuto aiuta il giovane; … alla fine si scopre che la giovane è di nascita libera; e tutta la vicenda finisce in un matrimonio.”]. Questo schema “could be varied in a thousand ways; and herein the Athenian poets excelled.” - (fr:9981/p.414) [trad.: “poteva essere variato in mille modi; e qui i poeti ateniesi eccellevano.”].

Il realismo della Commedia Nuova non favorì però personaggi fortemente individuati: “The tendency to imitate life was but moderately favorable to the creation of characters with a decided turn.” - (fr:9984/p.414) [trad.: “La tendenza a imitare la vita era solo moderatamente favorevole alla creazione di personaggi dal carattere deciso.”]. Come osserva il testo, “An Alceste, a Tartuffe, a Harpagon, is scarcely to be found in real life as pictured in literature” - (fr:9985/p.414) [trad.: “Un Alceste, un Tartufo, un Arpagone difficilmente si trovano nella vita reale come raffigurata in letteratura”]. I poeti rappresentarono piuttosto “those ways of thinking and feeling in which all men are alike” - (fr:9987/p.414) [trad.: “quei modi di pensare e sentire in cui tutti gli uomini sono uguali”]. Il repertorio comprendeva “three or four types of fathers, two or three of young men, as many of slaves and courtesans, two or three of married women, etc.” - (fr:9988/p.414) [trad.: “tre o quattro tipi di padri, due o tre di giovani, altrettanti di schiavi e cortigiane, due o tre di donne sposate, ecc.”]. Le somiglianze tra i personaggi erano rese ancora più evidenti dalle maschere: “The analogies, which strike us even in the imitations of Latin comedy, were made more striking still by the masks of the actors.” - (fr:9990/p.414) [trad.: “Le analogie, che ci colpiscono anche nelle imitazioni della commedia latina, erano rese ancora più evidenti dalle maschere degli attori.”]. Per questo aspetto il testo rimanda a “Pollux (Onomasticon, Bk. IV, 118) for an interesting enumeration of the masks of the New Comedy.” - (fr:9991-9992/p.414) [trad.: “Polluce (Onomasticon, lib. IV, 118) per un’interessante enumerazione delle maschere della Commedia Nuova.”]. Il brano ha così un valore storico preciso: testimonia il passaggio dalla commedia di convenzione a una commedia realistica, fondata sull’intrigo amoroso e su tipi riconoscibili, che avrebbe esercitato un influsso diretto sulla commedia latina.


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32 La poesia non drammatica tra V e IV secolo: epica, lirica e primato della musica

La lirica si trasforma in spettacolo musicale e drammatico, mentre l’epica, quasi estinta, continua a essere letta e viene restaurata in ambiente colto.

Il brano riprende, dopo la trattazione di tragedia, commedia, oratoria, storia e filosofia, i generi poetici rimasti fuori dal teatro. L’autore ricorda di aver dovuto mettere da parte, dall’inizio del V secolo, “the history of the various poetic types that were foreign to the theatre, such as lyric and epic poetry” - (fr:10128/p.420) [la storia dei vari tipi poetici estranei al teatro, come la lirica e l’epica]; ora vi torna perché, “though they are of less importance, they cannot be quite neglected” - (fr:10131/p.420) [sebbene siano di minore importanza, non possono essere del tutto trascurati].

Per l’epica il testo registra una crisi netta: “Epic had almost disappeared when dramatic poetry arose; it no longer satisfied the general needs” - (fr:10137/p.420) [L’epica era quasi scomparsa quando sorse la poesia drammatica; non soddisfaceva più i bisogni generali]. Eppure, “it had not ceased to be read and to interest the educated” - (fr:10138/p.420) [non aveva cessato di essere letta e di interessare i colti]. La ripresa del genere è presentata come un tentativo colto di restaurazione: “It was natural that, in a time when literary art was more cultivated than ever, a few men of poetic culture should wish to restore it to favor” - (fr:10139/p.420) [Era naturale che, in un’epoca in cui l’arte letteraria era più coltivata che mai, alcuni uomini di cultura poetica volessero riportarla in favore]. La sezione dedicata all’epica è intestata a “Panyasis ; Antimachus ; Cheerilus” - (fr:10126/p.420) [Paniassi; Antimaco; Cherilo], ma l’autore avverte che di questa produzione restano solo frammenti e che darà solo “a rapid enumeration of the poets and their works” - (fr:10142/p.421) [una rapida enumerazione dei poeti e delle loro opere].

La parte più ricca riguarda la lirica. All’inizio del V secolo essa era stata “particularly brilliant” - (fr:10132/p.420) [particolarmente brillante], al tempo di Simonide, Pindaro e Bacchilide; la tragedia la eclissò, “but could not render it useless” - (fr:10133/p.420) [ma non poté renderla inutile], perché restavano forme liriche legate a usi religiosi, civili e conviviali (fr:10134-10135/p.420). Nel V secolo, secondo il testo, i due fatti decisivi sono “the influence of drama on the other types; and the more and more marked predominance of music over poetry” - (fr:10146/p.421) [l’influenza del dramma sugli altri generi; e il predominio sempre più marcato della musica sulla poesia].

La musica greca, prima in condizioni primitive, fece rapidi progressi; flauto e cetra furono perfezionati (fr:10147-10148/p.421). Il rapporto con la parola si capovolse: “So, instead of serving poetry, poetry now began to serve music” - (fr:10152/p.421) [Così, invece di servire la poesia, ora la poesia cominciava a servire la musica]. L’autore parla esplicitamente di “inversion of roles” - (fr:10153/p.421) [inversione dei ruoli].

Ne furono favoriti il ditirambo e il nomo: “By their length and the variety of their structure, these two types showed themselves specially well adapted to display the talent of composers” - (fr:10156/p.421) [Per la loro lunghezza e la varietà della loro struttura, questi due tipi si mostrarono particolarmente adatti a mettere in mostra il talento dei compositori]. Ma la musica, mentre li sosteneva, “took away a great part of their literary importance” - (fr:10157/p.421) [tolse loro gran parte della loro importanza letteraria]. In questo quadro, “Poetic beauty is not only useless, but even undesirable, when music is the principal effect desired” - (fr:10158/p.421) [la bellezza poetica non è solo inutile, ma addirittura indesiderabile, quando la musica è l’effetto principale desiderato]. I virtuosi cercavano una poesia “richer in words than in ideas” - (fr:10160/p.421) [più ricca di parole che di idee].

All’influenza della musica si aggiunge quella del dramma (fr:10161/p.422). Dopo le grandi opere di Eschilo, il pubblico “disdained lyric poetry altogether” - (fr:10162/p.421) [disdegnava del tutto la poesia lirica], e fu inevitabile che ditirambo e nomo “should become more and more dramatic” - (fr:10163/p.421) [diventassero sempre più drammatici]. Il ditirambo di Bacchilide era già “taking on the form of a dialogue sung to the accompaniment of the flute” - (fr:10164/p.421) [assumendo la forma di un dialogo cantato con l’accompagnamento del flauto], e quella forma divenne predominante nel corso del V secolo (fr:10165/p.421). Il risultato fu che il ditirambo può essere considerato “a species of short tragedy, in which recitation is displaced by song” - (fr:10166/p.421) [una specie di breve tragedia, in cui la recitazione è sostituita dal canto], con coro e attori come nella tragedia (fr:10168/p.422). Aristotele conferma la perdita delle antistrofie: “The dithyrambs… once devoted to dramatic imitation, no longer include antistrophes, as they did before” - (fr:10170/p.422) [I ditirambi… un tempo dediti all’imitazione drammatica, non contengono più antistrofie, come prima]. Di conseguenza, “the play proper was scarcely different from a theme, destined to suggest melodies to the composer” - (fr:10171/p.422) [il testo vero e proprio era appena diverso da un tema, destinato a suggerire melodie al compositore].

Il nomo appariva all’inizio più conservatore: “It was traditionally a solo, grave, religious, and narrative, accompanied by the cithara instead of the flute” - (fr:10173/p.422) [Era tradizionalmente un assolo, grave, religioso e narrativo, accompagnato dalla cetra invece che dal flauto]. Ma anche il suo carattere fu “profoundly altered” - (fr:10174/p.422) [profondamente alterato]: al solista si aggiunse il coro, il flauto affiancò o sostituì la cetra, e la semplicità antica lasciò il posto alla varietà brillante (fr:10175/p.422). “Thus transformed, the nome also became more like drama; and apparently it was little different, in the end, from the dithyramb” - (fr:10176/p.422) [Così trasformato, anche il nomo divenne più simile al dramma; e a quanto pare, alla fine, era poco diverso dal ditirambo]. L’autore osserva però che mancano notizie per seguire con precisione questi sviluppi (fr:10177/p.422).

La nuova lirica era “popular in character, affecting and sonorous, yet meagre in ideas” - (fr:10178/p.422) [popolare nel carattere, commovente e sonora, ma povera di idee]. Il proverbio ateniese che definiva l’uomo di poco ingegno “more of a beast than the dithyramb” - (fr:10179/p.422) [più bestia del ditirambo] dice quanto fosse nota questa vacuità; i poeti lo sapevano, e “cared little if their poems were empty, their sentences, obscure and tortuous” - (fr:10181/p.422) [si curavano poco se i loro poemi erano vuoti, le loro frasi oscure e tortuose]. Cercavano invece “dazzling combinations of words, sonorous syllables, sprightly, light, winged sentences” - (fr:10182/p.422) [combinazioni abbaglianti di parole, sillabe sonore, frasi vivaci, leggere, alate]. Poeti e compositori insieme, “they created music even while they seemed to be creating poetry” - (fr:10183/p.422) [creavano musica anche mentre sembravano creare poesia].

Sul piano istituzionale, il testo attesta che le rappresentazioni liriche si svolgevano ad Atene durante le feste principali “seven or eight times yearly” - (fr:10184/p.422) [sette o otto volte l’anno]. L’importanza di queste esecuzioni spinse Pericle a costruire l’Odeon per quelle prive di sede fissa (fr:10185-10186/p.422): la lirica ebbe così “its theatre, like drama” - (fr:10187/p.422) [il suo teatro, come il dramma], più piccolo e coperto, quindi adatto a diffondere la voce e gli strumenti (fr:10188/p.422). Dal 508, probabilmente, le esecuzioni solenni delle grandi opere liriche divennero competizioni destinate a durare secoli (fr:10189/p.422); i cori erano mantenuti e istruiti da un corego scelto dai demi (fr:10190/p.423), e i premi erano assegnati “in the name of the state” - (fr:10191/p.423) [in nome dello Stato].

La parte finale elenca i protagonisti. L’iniziativa fu attribuita a “Melanippides the Younger” - (fr:10195/p.423) [Melanippide il Giovane]. Cinesia di Atene, “particularly decried by the comic poets” - (fr:10198/p.423) [particolarmente denigrato dai poeti comici], produsse durante la guerra del Peloponneso ditirambi carichi di innovazioni alla moda, ma la loro natura precisa è sconosciuta, sebbene il suo talento si esercitasse soprattutto su danze ed evoluzioni del coro (fr:10199-10200/p.423). Frini tentò di fare per il nomo ciò che Melanippide e Cinesia avevano fatto per il ditirambo (fr:10201/p.423); secondo le testimonianze, “he was the first to substitute for the somewhat monotonous calm of the ancient citharedic chants a passionate movement” - (fr:10203/p.423) [fu il primo a sostituire alla calma alquanto monotona degli antichi canti citarodici un movimento passionale]. Plutarco ricorda la sua cetra a nove corde (fr:10204/p.423), e Aristofane gli rimproverò “soft and effeminate inflections of the voice” - (fr:10205/p.423) [inflessioni di voce molli ed effeminate].

I grandi maestri dell’arte ormai trasformata furono “Timotheus of Miletus and Philoxenus of Cythera” - (fr:10206/p.423) [Timoteo di Mileto e Filosseno di Citera]. Timoteo, vissuto dal 447 al 357 (fr:10207/p.423), ebbe una lunga vita “singularly honored” - (fr:10208/p.423) [singolarmente onorata] e percorse le città della Grecia e dell’Asia Minore eseguendo le sue composizioni (fr:10209-10210/p.423). Secondo l’autore, “he appears to have succeeded almost equally with the nome and the dithyramb; yet his nomes were more celebrated” - (fr:10211/p.423) [sembra aver avuto successo quasi ugualmente con il nomo e il ditirambo; eppure i suoi nomi erano più celebrati]. La sua arte ebbe come tratto la “strong fondness for dramatic imitation” - (fr:10212/p.423) [forte predilezione per l’imitazione drammatica], spinta fino a esprimere ciò che sembrava non prestarsi alla musica, come in un passo che imitava un temporale (fr:10213-10214/p.423). La sua Artemide, da lui stesso cantata nel teatro di Atene (fr:10215/p.423), cominciava con una “curious assemblage of rare epithets” - (fr:10216/p.424) [curioso insieme di epiteti rari], ma gli eccessi erano compensati da “movement, passion, and enthusiasm associated at times with grandeur” - (fr:10217/p.424) [movimento, passione ed entusiasmo associati talvolta alla grandezza]. Il nomo I Persiani fu giudicato in Grecia “one of the most beautiful of lyric poems” - (fr:10218/p.424) [uno dei più bei poemi lirici].

L’insieme del brano testimonia una fase decisiva della storia letteraria greca: la lirica, da espressione corale legata a riti e occasioni sociali, diventa un genere spettacolare dominato dalla musica, sostenuto da istituzioni pubbliche e da poeti-compositori celebri; nello stesso tempo, la poesia drammatica esercita su di essa una pressione tale da avvicinarla alla scena, fino a farne una specie di opera. Le citazioni di Aristotele, Plutarco e Aristofane ancorano questa ricostruzione a documenti antichi e ne mostrano la ricezione critica.

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33 Tra ditirambo, elegia ed epica: la poesia greca dal V al IV secolo

Il testo documenta il declino delle forme liriche classiche e la nascita di un’epica erudita e artificiale.

Nella sezione dedicata al ditirambo, il brano rileva una mescolanza di storia e mito: “It is evident that history was mingled with mythology in his compositions, yet scarcely doubtful that mythology predominated.” - (fr:10219/p.424) [È evidente che la storia si mescolava con la mitologia nelle sue composizioni, eppure è appena dubbio che la mitologia predominasse]. La figura più rappresentativa dopo Timoteo è Filosseno di Citera: “His most illustrious rival was Philoxenus of Cythera, who lived from 435 to” - (fr:10220/p.424) [Il suo rivale più illustre fu Filosseno di Citera, vissuto dal 435 al 380]. Come gli altri grandi letterati del tempo, “he went in quest of success from city to city” - (fr:10223/p.424) [andò in cerca di successo di città in città], e “his great reputation was won by his dithyrambs” - (fr:10224/p.424) [la sua grande reputazione fu conquistata dai suoi ditirambi]. Tra questi spiccava il Ciclope, “of which Aristophanes has parodied a passage in the Plutus” - (fr:10225/p.424) [del quale Aristofane ha parodiato un passo nel Pluto]. Era “a real drama” - (fr:10226/p.266) [un vero dramma], perché il poeta intrecciava l’amore di Polifemo per Galatea con l’avventura di Odisseo tratta dall’Odissea. In questa forma, “the dithyramb, thus treated, closely resembles both tragedy and satyr-drama” - (fr:10228/p.424) [il ditirambo, così trattato, somiglia molto sia alla tragedia sia al dramma satiresco].

Dopo Timoteo e Filosseno, “we no longer meet in the history of the dithyramb any really great names” - (fr:10229/p.424) [non incontriamo più nella storia del ditirambo nomi davvero grandi]. Il motivo è indicato con precisione: “Lyric poetry, subordinated to a complex music, more and more lost the element that had given it its value” - (fr:10230/p.424) [La poesia lirica, subordinata a una musica complessa, perse sempre più l’elemento che le aveva dato valore]. Il ditirambo e il nomo erano stati “strong rivals of tragedy” perché legati alle feste cittadine, ma la loro forza creativa si esaurì.

Accanto a queste forme pubbliche, “there were others more humble, which scarcely departed from the circles of private life” - (fr:10235/p.424) [ve ne erano altre più umili, che difficilmente uscivano dall’ambito della vita privata]. Lo scolio, canto di tavola, continuò a essere coltivato, ma quasi tutte queste opere sono scomparse. “The only specimen that we need to mention here is Aristotle’s Hymn to Virtue” - (fr:10239/p.424) [L’unico esemplare che dobbiamo menzionare qui è l’Inno alla Virtù di Aristotele]. “Composed about 345, soon after the death of Hermias of Atarneus, who had been one of the philosopher’s best friends, it was based upon a touching sentiment and a lofty idea” - (fr:10243/p.425) [Composto intorno al 345, poco dopo la morte di Ermia di Atarneo, che era stato uno dei migliori amici del filosofo, si basava su un sentimento toccante e su un’idea elevata]. Il brano ne cita l’inizio: “Virtue, object of the efforts of the human race, glorious goal to which life tends, it is for thy beauty, noble maiden, that even death is sought in Hellas, and that men bear the fatigues of illimitable toil.” - (fr:10244/p.425) [Virtù, oggetto degli sforzi del genere umano, gloriosa mèta a cui tende la vita, è per la tua bellezza, nobile fanciulla, che anche la morte è cercata in Ellade, e che gli uomini sopportano le fatiche di un illimitato travaglio].

La forma principale della poesia privata restò l’elegia: “It was particularly the poetry of circumstance, adapted to express every sentiment or caprice, now narrative, now philosophical, passing from eulogy to warning, or even to censure” - (fr:10249/p.425) [Era particolarmente la poesia di circostanza, adatta a esprimere ogni sentimento o capriccio, ora narrativa, ora filosofica, passando dall’elogio all’ammonimento, o anche al biasimo]. Essa, però, era “a form of composition presenting few difficulties, and often becoming insipid” - (fr:10250/p.425) [una forma di composizione che presentava poche difficoltà, e spesso diventava insipida]. Eveno di Paro ne fu il rappresentante più noto nel V secolo: “a man of the better class, whose poetry had more grace and ingenuity than force or vigor” - (fr:10253/p.425) [un uomo di buona classe, la cui poesia aveva più grazia e ingegnosità che forza o vigore]. Il tiranno Crizia scrisse elegie aristocratiche, in cui “the author’s spirit of opposition to democracy is certainly manifest” - (fr:10258/p.425) [lo spirito di opposizione alla democrazia da parte dell’autore è certamente manifesto]. L’elegia di Antimaco di Colofone fu invece troppo vicina all’epica: “The elegy as he conceived it was too much like his epic in spirit and subject-matter to … be separated from it.” - (fr:10261; fr:10263/p.426) [L’elegia come lui la concepiva era troppo simile al suo poema epico nello spirito e nella materia per esserne separata].

La poesia di derisione, parodia e satira, “must have a place in this review beside the elegy” - (fr:10265/p.426) [deve avere un posto in questa rassegna accanto all’elegia], ma “it is not represented either in the fifth century or in the fourth by any work of great merit” - (fr:10266/p.426) [non è rappresentata né nel V né nel IV secolo da alcuna opera di grande merito]. Ermippo parodiò l’Odissea “not in mockery, but as a setting upon which he could weave jestingly his criticism of contemporaries” - (fr:10270/p.426) [non per derisione, ma come sfondo sul quale intrecciare scherzosamente la critica dei contemporanei]; Egemone di Taso compose una Gigantomachia che era “only a satiric autobiography” - (fr:10271/p.426) [solo un’autobiografia satirica]; Eubeo di Pario assunse “the tone of epic to relate the quarrels of street-porters” - (fr:10273/p.426) [il tono dell’epica per raccontare le liti dei facchini di strada]. Il genere fu coltivato anche dal cinico Crate di Tebe, che “imitated, not without grace, the old poets Homer and Solon, turning their verses from the primitive sense to satire” - (fr:10277/p.426) [imitò, non senza grazia, i vecchi poeti Omero e Solone, volgendo i loro versi dal senso primitivo alla satira]. Nella sua città ideale cinica, chiamata Money-Pouch, “Thither shall come neither the vain parasite, nor the shameless debauchee” - (fr:10280/p.426) [Là non verranno né il parassita vano, né il dissoluto spudorato]; “The island produces thyme, garlic, figs, and wheat bread” - (fr:10281/p.426) [L’isola produce timo, aglio, fichi e pane di frumento]; “Hence there is no strife among the inhabitants on account of its fruits; they carry no arms to win money or glory” - (fr:10282/p.426) [Quindi non c’è contesa tra gli abitanti per i suoi frutti; non portano armi per guadagnare denaro o gloria]. Anche qui vale il giudizio generale: “this poetry originated in a sincere and honorable sentiment; but it had the misfortune, like all parody, of being satisfied with a very artificial form” - (fr:10283/p.426) [questa poesia ebbe origine da un sentimento sincero e onorevole; ma ebbe la sfortuna, come ogni parodia, di accontentarsi di una forma molto artificiale].

L’ultima sezione riguarda l’epica eroica nel V e IV secolo. Dopo l’eclissi del VI secolo, “the heroic epic … reappeared in the fifth without being in any way called for by public opinion” - (fr:10290/p.427) [l’epica eroica riapparve nel V senza essere in alcun modo richiesta dall’opinione pubblica]. Fu “a wholly artificial restoration” compiuta da “a few poetic scholars—rather scholarly than poetic” - (fr:10291/p.427) [un restauro del tutto artificiale, opera di alcuni poeti dotti — piuttosto studiosi che poeti]. Il primo fu Paniassi di Alicarnasso, “an uncle or cousin of Herodotus” - (fr:10292/p.427) [zio o cugino di Erodoto], avversario del tiranno Ligdami e messo a morte da lui, probabilmente nel Egli narrò in versi “the whole cycle of the labors of Heracles” - (fr:10295/p.427) [l’intero ciclo delle fatiche di Eracle], in “fourteen books, which formed a total of nine thousand verses” - (fr:10298/p.427) [quattordici libri, che formavano un totale di novemila versi]. Il suo poema è perduto; “it does not appear, however, that the poet gave proof of great originality” - (fr:10300/p.427) [non risulta, tuttavia, che il poeta desse prova di grande originalità].

Antimaco di Colofone, nato circa cinquant’anni dopo, “seems to have been much superior to his predecessor” - (fr:10302/p.427) [sembra essere stato molto superiore al suo predecessore]. A lui si lega la Tebaide, “an immense epic, in which both his merits and defects are manifest” - (fr:10305/p.427) [un immenso poema epico, nel quale sono manifesti sia i meriti sia i difetti]. “An aristocratic scholar, fond of obscure details” - (fr:10306/p.427) [Studioso aristocratico, amante dei dettagli oscuri], non seppe sacrificare nulla del suo materiale: “Once master of this treasure of antiquities, he had not the resolution needful for sacrificing any part of it” - (fr:10307/p.427) [Una volta padrone di questo tesoro di antichità, non ebbe la risolutezza necessaria per sacrificarne alcuna parte]. La conseguenza è descritta da Orazio, che lo deride “when, without naming him, he speaks of the poet who goes back to the death of Meleager to tell of the return of Diomed” - (fr:10311/p.428) [quando, senza nominarlo, parla del poeta che risale alla morte di Meleagro per raccontare il ritorno di Diomede]. Infatti, “at the end of his twenty-third book, the Argive chiefs had not yet arrived in front of Thebes” - (fr:10312/p.428) [alla fine del suo ventitreesimo libro, i capi argivi non erano ancora arrivati davanti a Tebe].

Il testo, nel suo complesso, è una testimonianza di storia letteraria: mostra il passaggio da una poesia legata a occasioni cittadine e conviviali a forme sempre più dotte e artificiali, e documenta come la tradizione critica antica giudicasse questi fenomeni.


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34 Epica storica e filosofia ellenistica: eredità e trasformazioni

Il passo intreccia due filoni della storia letteraria greca: la sopravvivenza dell’epica e la centralità di Atene nella filosofia post-classica.

Il brano si apre sull’epica mitologica. “Panyasis and Antimachus restored the heroic, mythological epic.” - (fr:10329/p.428) [Paniassi e Antimaco restaurarono l’epica eroica e mitologica]. Ebbero imitatori e rivali, ma, come precisa il testo, “none that became distinguished” - (fr:10330/p.428) [nessuno che divenne illustre]. L’innovazione maggiore è attribuita alla Lide di Antimaco: “The Lyde can be considered as the first example of a new type.” - (fr:10327/p.428) [La Lide può essere considerata il primo esempio di un nuovo tipo]. L’opera “inaugurated the Alexandrian elegy, which is rather narrative than lyric” - (fr:10328/p.428) [inaugurò l’elegia alessandrina, che è più narrativa che lirica]. Anche se Antimaco “misused his knowledge”, tuttavia “he lent it warmth by his merit as a writer” - (fr:10326/p.428) [se abusò del suo sapere, lo rese vitale grazie al suo valore di scrittore]. I continuatori di questo tipo appartennero all’età alessandrina, il più illustre dei quali fu “Apollonius of Rhodes, the author of the Argonautica” - (fr:10331/p.428) [Apollonio Rodio, autore delle Argonautiche].

Accanto all’epica mitologica, nel V secolo compare un’altra forma: “the epic of historical and contemporary events” - (fr:10332/p.428) [l’epica degli eventi storici e contemporanei]. Il suo principale rappresentante fu Cherilo, che “was a Samian” - (fr:10334/p.428) [era un Samio]. Le notizie sulla sua cronologia sono divergenti, ma “it appears certain that he was in mature age about 420” - (fr:10335/p.428) [sembra certo che fosse in età matura verso il 420]; la sua attività maggiore va “roughly from 420 to 400” - (fr:10336/p.428) [all’incirca dal 420 al 400], e morì “not far from 400, at the court of Archelaus of Macedon” - (fr:10337/p.428) [non lontano dal 400, alla corte di Archelao di Macedonia]. La sua opera, la Perseid, era “a tale of the Persian Wars” - (fr:10338/p.428) [un racconto delle guerre persiane]. Il testo osserva che un’espressione di Suida, il quale definisce il poema “Victory of the Athenians over Xerxes” - (fr:10339/p.428) [“Vittoria degli Ateniesi su Serse”], induce a credere che “the battle of Salamis was the centre of the composition” - (fr:10339/p.428) [la battaglia di Salamina fosse il centro della composizione]. Di Cherilo si sa poco: “It cannot be doubted, inasmuch as the notices of antiquity lead to the belief, that Cheerilus drew from Herodotus much of the matter of his history.” - (fr:10341/p.429) [Non si può dubitare, poiché le testimonianze antiche portano a crederlo, che Cherilo abbia tratto da Erodoto gran parte della materia del suo racconto]. Tuttavia “we cannot say to what extent fiction and the marvellous had part in this historical epic” - (fr:10342/p.429) [non possiamo dire fino a che punto la finzione e il meraviglioso avessero parte in quest’epica storica]. Il giudizio antico non è favorevole: “According to Aristotle, his work abounded in strained and obscure comparisons” - (fr:10343/p.429) [Secondo Aristotele, la sua opera abbondava di paragoni artificiosi e oscuri]. Cherilo ebbe successo in vita, “possibly because he flattered the national vanity” - (fr:10344/p.429) [forse perché lusingava la vanità nazionale], ma il suo successo gli procurò imitatori. La continuità del genere è attestata da un altro Cherilo, che “seems to have celebrated in epic verse the exploits of Alexander, and afterward, in a second historical epic, the Lamian War” - (fr:10347/p.429) [sembra aver celebrato in versi epici le imprese di Alessandro e, in seguito, in una seconda epica storica, la guerra lamiaca]. Sono composizioni che “scarcely merit a place in literary history” - (fr:10348/p.429) [difficilmente meritano un posto nella storia letteraria], ma “they attest the continuance of a type” - (fr:10348/p.429) [attestano la continuità di un tipo].

Con il capitolo XXIII il testo si volge alla filosofia del IV e III secolo. La prima sezione, Athens and Philosophy, stabilisce un parallelismo con la commedia: “Like comedy, philosophy also continued to be largely Athenian in the period after the death of Alexander.” - (fr:10362/p.430) [Come la commedia, anche la filosofia continuò a essere in gran parte ateniese nel periodo successivo alla morte di Alessandro]. Il significato storico del periodo è netto: “it was then that the most potent moral doctrines of antiquity, those which have exercised the strongest influence over the life of men, were founded and organized.” - (fr:10363/p.430) [fu allora che furono fondate e organizzate le più potenti dottrine morali dell’antichità, quelle che hanno esercitato la più forte influenza sulla vita degli uomini]. Sebbene i filosofi non fossero per lo più ateniesi di nascita, “Athens, owing to the splendor of the still existing schools of Plato and Aristotle, continued to be the centre of philosophy.” - (fr:10365/p.430) [Atene, grazie allo splendore delle ancora esistenti scuole di Platone e Aristotele, continuò a essere il centro della filosofia]. La città offriva condizioni favorevoli alla discussione: “In the sluggishness of politics, in the soft quietude of the decadence, the activity of the Attic mind had need of nourishment.” - (fr:10368/p.430) [Nella lentezza della politica, nella molle quiete della decadenza, l’attività della mente attica aveva bisogno di nutrimento]. E ancora: “Athens was a great university city, full of students of every age and country, and abounding in subtle words and interminable discussions.” - (fr:10375/p.430) [Atene era una grande città universitaria, piena di studenti di ogni età e paese, e ricca di sottili parole e interminabili discussioni]. Le scuole di Megara e Cirene, invece, “maintained a modest provincial existence” - (fr:10376/p.430) [mantennero una modesta esistenza provinciale], mentre “Cynicism was, however, rather nomadic” - (fr:10377/p.430) [il cinismo fu piuttosto nomade]. Nonostante le eccezioni, “one may say that the philosophy of the period is principally Athenian” - (fr:10378/p.430) [si può dire che la filosofia del periodo sia principalmente ateniese]. Però “Literature, moreover, is indebted to it for very little” - (fr:10379/p.431) [la letteratura, inoltre, le è debitrice di molto poco], anche perché gli autori filosofici “either did not wish to produce works of art, or failed to do so” - (fr:10380/p.431) [o non vollero produrre opere d’arte, o non vi riuscirono].

Tra le scuole di secondo ordine, il testo ricorda “the Cyrenean Theodorus, who continued, after Aristippus and before Epicurus, to advocate the moral creed of pleasure” - (fr:10384/p.431) [il cirenaico Teodoro, che continuò, dopo Aristippo e prima di Epicuro, a sostenere la dottrina morale del piacere], e “the Megarian Stilpo, who was faithful to the subtle dialectic of his masters” - (fr:10384/p.431) [il megarico Stilpone, fedele alla sottile dialettica dei suoi maestri]. Maggiore importanza ha la scuola cinica: “The Cynic school has greater importance, even in literature.” - (fr:10385/p.431) [La scuola cinica ha maggiore importanza, anche in letteratura]. Diogene di Sinope, “who slept in a wine-jar, and who asked Alexander to step aside and let him enjoy the full light of the sun, wrote a few works which won some reputation” - (fr:10386/p.431) [che dormiva in una giara di vino e che chiese ad Alessandro di scostarsi per lasciargli godere la piena luce del sole, scrisse alcune opere che ottennero una certa reputazione]. Bione il Boriastenita scrisse “various works in prose and verse, notably Dissertations, which had the honor, on account of their biting wit, to win the attention of Horace and serve as models for his Satires” - (fr:10387/p.431) [varie opere in prosa e in versi, in particolare Dissertazioni, che ebbero l’onore, per il loro mordace spirito, di attirare l’attenzione di Orazio e di servire da modello per le sue Satire]. Menippo di Gadara, infine, fu “an original writer and an innovator” - (fr:10387/p.431) [uno scrittore originale e un innovatore]. Scrisse “various works of parody or droll mockery against Homer, the philosophers, and the scholars, particularly Epicurus” - (fr:10388/p.431) [varie opere di parodia o di buffa irrisione contro Omero, i filosofi e gli eruditi, in particolare Epicuro]. La sua Nexvia era “a parody of that of Homer” - (fr:10389/p.431) [una parodia di quella di Omero]. La mescolanza di prosa e versi nello stesso testo ne fece un modello duraturo: “This type of composition had so much success that it survived its inventor : the Menippean Satires of Varro were an imitation of the writings of Menippus.” - (fr:10391/p.431) [Questo tipo di composizione ebbe così tanto successo che sopravvisse al suo inventore: le Satire menippee di Varrone erano un’imitazione degli scritti di Menippo]. E anche Luciano “imitated Menippus, and he is better known” - (fr:10392/p.431) [imitò Menippo, ed è meglio conosciuto].

La sezione sullo stoicismo presenta Zenone come “the founder of Stoicism” - (fr:10402/p.432) [il fondatore dello stoicismo], con tratti derivati dal cinismo: “the Stoic, by his scorn for weakness, his somewhat rude independence, and his haughty language, has some traits of Cynicism” - (fr:10402/p.432) [lo stoico, per il disprezzo della debolezza, la sua indipendenza alquanto rude e il suo linguaggio altezzoso, ha alcuni tratti del cinismo]. La differenza è netta: “the Cynic is generally an ignorant man, who cares little for practical life; the Stoic, on the contrary, is a cultivated, subtle reasoner, who founds his morals upon a whole metaphysical system.” - (fr:10403/p.432) [il cinico è generalmente un ignorante, che si cura poco della vita pratica; lo stoico, al contrario, è un ragionatore colto e sottile, che fonda la sua morale su un intero sistema metafisico]. Lo stoicismo, “like Platonism or Aristotelianism, is a complete doctrine” - (fr:10404/p.432) [come il platonismo o l’aristotelismo, è una dottrina completa], e “one of the profoundest in certain ways — or at any rate one of the most highly moral — to be met with in the history of human thinking” - (fr:10405/p.432) [una delle più profonde in certi modi — o comunque una delle più morali — che si incontrino nella storia del pensiero umano]. I fondatori sono “Zeno of Citium (a Phoenician colony in Cyprus), Cleanthes of Assos in Mysia, and Chrysippus of Soli in Cilicia” - (fr:10406/p.432) [Zenone di Cizio (colonia fenicia a Cipro), Cleante di Asso in Misia e Crisippo di Soli in Cilicia]. Le date sono precise: Zenone nacque “about 336”, Cleante “about 331” - (fr:10407/p.432) [intorno al 336; intorno al 331], mentre Crisippo nacque “about 280” - (fr:10408/p.432) [intorno al 280]. Nessuno dei tre era ateniese: “Zeno and Cleanthes are provincials, almost non-Hellenic, and of modest origins” - (fr:10409/p.432) [Zenone e Cleante sono provinciali, quasi non ellenici, e di umili origini]. Essi furono “strangers to Athenian traditions, to the fine culture of a Plato” - (fr:10411/p.432) [estranei alle tradizioni ateniesi, alla raffinata cultura di un Platone]. I loro ruoli nella fondazione sono sintetizzati così: “Zeno was the initiator; and Cleanthes, first as a colleague and then as a successor, finished and consolidated the work; but Chrysippus was the ‘doctor imperturbable,’ the resourceful debater who gave the system its breadth, defended it against attacks, and fortified it for all time with an exhaustless store of arguments.” - (fr:10413/p.432) [Zenone fu l’iniziatore; Cleante, prima come collega e poi come successore, portò a termine e consolidò l’opera; ma Crisippo fu il “dottore imperturbabile”, il dibattito intraprendente che diede al sistema la sua ampiezza, lo difese dagli attacchi e lo fortificò per sempre con una inesauribile riserva di argomenti]. Sul piano letterario, Zenone “affected scorn of rhetoric, and aimed only at brevity” - (fr:10414/p.432) [ostentò disprezzo per la retorica e mirò solo alla brevità], mentre Cleante compose poemi: “His Hymn to Zeus, which we may still read, is an interesting composition.” - (fr:10417/p.432) [Il suo Inno a Zeus, che possiamo ancora leggere, è una composizione interessante]. La sua poesia è “grave, strictly adhering to the orthodoxy of the system, on the whole of slight literary merit, yet pretty enough for the religious turn of the thought” - (fr:10418/p.432) [grave, strettamente aderente all’ortodossia del sistema, nell’insieme di scarso valore letterario, ma abbastanza gradevole per il carattere religioso del pensiero]. Il capitolo si chiude con un paragone efficace: “Chrysippus is the St. Thomas Aquinas of Stoicism.” - (fr:10420/p.432) [Crisippo è il san Tommaso d’Aquino dello stoicismo].

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35 Filosofia ellenistica: Stoicismo, Epicureismo e Scetticismo

Il brano ricostruisce le tre grandi correnti filosofiche del IV e III secolo a.C., intrecciando esposizione dottrinale, biografia e riflessione storiografica.

Il testo si apre sullo Stoicismo. Zenone era solito riunire i discepoli nel portico dipinto, da cui derivarono il nome della dottrina e della scuola: “Zeno was wont to gather his disciples in the painted porch, Zroa moxthy; hence the doctrine was called ‘Stoic,’” - (fr:10422/p.432) [“Zenone era solito radunare i discepoli nel portico dipinto, Stoà poikílē; da qui la dottrina fu detta ‘stoica’…”]; “and the school, ‘The Porch.’ The fragments of the Stoics are found principally in the writings which Plutarch composed to refute their teaching.” - (fr:10423/p.432) [“e la scuola ‘il Portico’. I frammenti degli Stoici si trovano principalmente negli scritti che Plutarco compose per confutare il loro insegnamento.”]

Tra gli Stoici spicca Crisippo, celebrato dal verso ironico “No Porch without Chrysippus.” - (fr:10429/p.433) [“Nessun Portico senza Crisippo.”]. Di lui il trattato dice: “His seven or eight hundred writings were a real summary of the doctrine.” - (fr:10421/p.432) [“I suoi sette o ottocento scritti erano un vero compendio della dottrina.”]; “We have numerous fragments of his works.” - (fr:10430/p.433) [“Abbiamo numerosi frammenti delle sue opere.”]. I suoi scritti, però, non erano artistici: “Apparently they were not really artistic; they were filled with numberless citations of poets and writers of every sort, and bristled with dialectic.” - (fr:10431/p.433) [“A quanto pare non erano davvero artistici; erano pieni di innumerevoli citazioni di poeti e scrittori di ogni genere, e irti di dialettica.”]

La dottrina stoica è presentata come troppo complessa per una trattazione sommaria: “We cannot give an exposition of all its phases, even summarily, for it is too complex.” - (fr:10433/p.433) [“Non possiamo dare un’esposizione di tutte le sue fasi, nemmeno sommaria, perché è troppo complessa.”]. Essa comprende “a logic, or preliminary science of the conditions of knowledge; a physics, or science of existence; and a morals, or science of morality” - (fr:10434/p.433) [“una logica, o scienza preliminare delle condizioni della conoscenza; una fisica, o scienza dell’esistenza; e una morale, o scienza della moralità.”]. Il sistema deve molto a Eraclito: “The system owes much to Heraclitus.” - (fr:10435/p.433) [“Il sistema deve molto a Eraclito.”]. L’idea di fondo è che l’individuo esiste solo nel tutto, il mondo, governato da leggi immutabili che sono espressione del pensiero divino: “The individual, the particular, has its existence only in and through the whole, which is the world; and the world itself, through its incessant transformations, is conducted by unchanging laws (74 eiuapyévy) which are the expression of divine thought, the world-soul.” - (fr:10436/p.433) [“L’individuo, il particolare, ha la sua esistenza solo nell’insieme e attraverso l’insieme, che è il mondo; e il mondo stesso, attraverso le sue incessanti trasformazioni, è condotto da leggi immutabili (heimarmene) che sono l’espressione del pensiero divino, l’anima del mondo.”]. Da qui discende il rapporto tra uomo e divino: “The soul of man is a portion of the divine soul.” - (fr:10437/p.433) [“L’anima dell’uomo è una porzione dell’anima divina.”]. La ragione è l’elemento dirigente: “Reason in man is the directing element (76 nyepovixov), alone capable of grasping the laws of the universe of things, and bringing individual conduct into conformity therewith.” - (fr:10438/p.433) [“La ragione nell’uomo è l’elemento dirigente (to hegemonikon), da sola capace di cogliere le leggi dell’universo e di conformare ad esse la condotta individuale.”]. La felicità, fine naturale dell’azione, si realizza solo con la sottomissione alle leggi universali: “Happiness, which is the natural end of the individual’s action, can be realized only by complete submission to the universal laws of the world, as recognized by reason.” - (fr:10439/p.433) [“La felicità, che è il fine naturale dell’agire dell’individuo, può realizzarsi solo mediante la completa sottomissione alle leggi universali del mondo, riconosciute dalla ragione.”]. “This submission constitutes virtue.” - (fr:10440/p.433) [“Questa sottomissione costituisce la virtù.”]. Il saggio considera la virtù l’unico bene; tutto il resto è indifferente: “All the rest, health or sickness, riches or poverty, is indifferent (ddiddopov).” - (fr:10442/p.433) [“Tutto il resto, salute o malattia, ricchezza o povertà, è indifferente (adiaphoron).”]. Il dovere è fonte di felicità perfetta: “Duty (ré xafjxov) is the source of perfect happiness.” - (fr:10443/p.433) [“Il dovere (to kathekon) è la fonte della felicità perfetta.”]. Il saggio, pervaso da queste idee, raggiunge la serenità assoluta: “When the sage is permeated with such ideas, he attains absolute serenity (drapagia), the necessary condition of happiness.” - (fr:10444/p.433) [“Quando il saggio è pervaso da queste idee, raggiunge la serenità assoluta (atarassia), condizione necessaria della felicità.”]. Fuori da dovere e saggezza c’è solo miseria, e tutti i falli sono uguali perché allontanano allo stesso modo dalla felicità: “Apart from duty and wisdom, there is only misery — a profound misery, without distinction of degrees; for all faults, in the end, are equal, inasmuch as they all equally lead a man away from happiness.” - (fr:10445/p.433) [“Al di fuori del dovere e della saggezza c’è solo la miseria — una miseria profonda, senza distinzione di gradi; infatti tutti i falli, alla fine, sono uguali, in quanto tutti allontanano ugualmente l’uomo dalla felicità.”]

Il testo ricorda anche le critiche mosse allo Stoicismo, come quella di Cicerone, per cui lo stoico mette sullo stesso piano il parricidio e l’uccisione di un gallo: “the Stoic is a man who puts in the same rank the crime of killing one’s father and that of killing a cock” - (fr:10446/p.433) [“lo stoico è un uomo che mette sullo stesso piano il crimine di uccidere il proprio padre e quello di uccidere un gallo”]. Ma l’autore preferisce riconoscere il debito dell’umanità verso questi pensatori: “But it is juster and more interesting to recognize what humanity owes to these bold thinkers, to these sublime, though rather droll, dialecticians.” - (fr:10447/p.433) [“Ma è più giusto e più interessante riconoscere ciò che l’umanità deve a questi audaci pensatori, a questi dialettici sublimi, sebbene piuttosto buffi.”]. La novità capitale è l’affermazione che non c’è terreno comune tra il bene morale e tutto il resto: “how novel they are in the capital affirmation that between the morally good and all else there is no common ground!” - (fr:10450/p.433) [“quanto sono nuovi nell’affermazione capitale che tra il bene morale e tutto il resto non c’è terreno comune!”]. “Moral good is everything.” - (fr:10451/p.434) [“Il bene morale è tutto.”]. Né Aristotele né Platone erano giunti a tanto: “Neither Aristotle nor Plato went so far.” - (fr:10452/p.434) [“Né Aristotele né Platone arrivarono così lontano.”]. È l’ingresso nel mondo dell’idea dell’assoluto: “It is the idea of the absolute,—a fact we must not fail to recognize, — entering, with all its grandeur and all its dangers, for the first time into the world.” - (fr:10453/p.434) [“È l’idea dell’assoluto — fatto che non dobbiamo mancare di riconoscere — che entra, con tutta la sua grandezza e tutti i suoi pericoli, per la prima volta nel mondo.”]

Con l’Epicureismo il quadro cambia: “Epicureanism appeared at the same time as Stoicism; and in almost every sense it was its direct counterpart.” - (fr:10455/p.434) [“L’epicureismo apparve nello stesso periodo dello stoicismo; e in quasi ogni senso ne fu il diretto contrapposto.”]. Epicuro, ateniese, fu dapprima maestro; la filosofia di Democrito lo affascinò: “The Theogony of Hesiod appeared to him absurd; but the system of Democritus enchanted him.” - (fr:10459/p.434) [“La Teogonia di Esiodo gli parve assurda; ma il sistema di Democrito lo incantò.”]. A circa trent’anni aveva formulato la sua dottrina e nel 306 insegnava ad Atene: “the ‘Garden’ of Epicurus became the rival of the Academy, the Porch, and the Lyceum.” - (fr:10461/p.434) [“Il ‘Giardino’ di Epicuro divenne il rivale dell’Accademia, del Portico e del Liceo.”]. Il testo ne difende il carattere: “His character, though fiercely attacked by his enemies, appears to have been altogether praiseworthy; whatever one thinks of his doctrine, the man was excellent, full of gentleness and amiability.” - (fr:10462/p.434) [“Il suo carattere, pur violentemente attaccato dai nemici, appare del tutto lodevole; qualunque cosa si pensi della sua dottrina, l’uomo era eccellente, pieno di dolcezza e amabilità.”]. Di lui si dice anche: “He educated his slave, Mys, in philosophy, and treated him as a son.” - (fr:10464/p.434) [“Educò il suo schiavo Mys alla filosofia e lo trattò come un figlio.”]; “His testament is of great nobility.” - (fr:10465/p.434) [“Il suo testamento è di grande nobiltà.”].

Gli scritti di Epicuro superstiti sono limitati: “Of his writings there remain, besides some fragments, two long philosophic letters and a résumé of the principal Epicurean maxims (Kvpuu ddfar) made by himself or one of his disciples.” - (fr:10469/p.434) [“Dei suoi scritti restano, oltre ad alcuni frammenti, due lunghe lettere filosofiche e un compendio delle principali massime epicuree (Kuriai doxai) fatto da lui stesso o da uno dei suoi discepoli.”]. Non avevano pretese letterarie: “These writings had no literary pretensions; he scorned dialectic and was interested only in the practical conduct of life.” - (fr:10470/p.434) [“Questi scritti non avevano pretese letterarie; disprezzava la dialettica e si interessava solo alla condotta pratica della vita.”]. Lo stile era breve e sentenzioso, adatto a un catechismo da imparare a memoria: “In a style brief, sententious, filled with the terms of the schools, he was occupied above all in offering his disciples a catechism which they might learn by heart and follow literally.” - (fr:10471/p.434) [“In uno stile breve, sentenzioso, pieno di termini scolastici, mirava soprattutto a offrire ai discepoli un catechismo da imparare a memoria e seguire alla lettera.”]. Nessuna scuola fu meno speculativa: “He had no taste for speculation; and no school was less speculative than his, or less intellectual.” - (fr:10472/p.434) [“Non aveva gusto per la speculazione; e nessuna scuola fu meno speculativa della sua, o meno intellettuale.”].

La dottrina epicurea comprendeva logica, fisica e morale. La logica, o canonica, stabiliva che ogni conoscenza viene dalla sensazione: “Logic, or canonic (kavdv, 76 Kavovixév), established the principle that all knowledge comes from sensation.” - (fr:10479/p.435) [“La logica, o canonica (kanon, to kanonikon), stabiliva il principio che ogni conoscenza viene dalla sensazione.”]. “Hence the universe can be conceived only as a whole composed of sensible things.” - (fr:10480/p.435) [“Dunque l’universo può essere concepito solo come un tutto composto di cose sensibili.”]. Epicuro adottò la fisica atomistica di Democrito, aggiungendovi due elementi non scientifici: la declinazione degli atomi e il caso. “He added apparently only two elements, and these are in no way of a scientific nature: a theory of the xAivapev, that famous ‘declension’ of the atoms which admits that, without one’s knowing why, they deviated from the vertical in their eternal fall, and were drawn together to form the different bodies; then the theory of chance, according to which no necessity, no determinism, not even any divine thought, presides over the growth of objects; and that this growth results from a fortuitous combination of circumstances.” - (fr:10483/p.435) [“Aggiunse apparentemente solo due elementi, e questi non sono affatto di natura scientifica: una teoria del clinamen, la famosa ‘declinazione’ degli atomi, per cui, senza che si sappia perché, gli atomi deviavano dalla verticale nella loro caduta eterna e si attiravano per formare i diversi corpi; poi la teoria del caso, secondo cui nessuna necessità, nessun determinismo, e nemmeno un pensiero divino, presiede alla crescita degli oggetti; e tale crescita risulta da una combinazione fortuita di circostanze.”]. Per il trattato, “The puerile notion is really the negation of all science.” - (fr:10484/p.435) [“La nozione puerile è davvero la negazione di ogni scienza.”]. L’intento di Epicuro era però pratico: “But Epicurus had at heart the eradication of the Stoic civapuévn, which seemed to him, like the doctrine of Providence, essentially contrary to the serenity of the sage (drapogia).” - (fr:10485/p.435) [“Ma Epicuro aveva a cuore lo sradicamento del destino stoico, che gli sembrava, come la dottrina della Provvidenza, essenzialmente contrario alla serenità del saggio (atarassia).”]. Quanto agli dèi: “He did not deny the existence of the gods; but, like Democritus, he accorded them no part in the conduct of the universe.” - (fr:10486/p.435) [“Non negava l’esistenza degli dèi; ma, come Democrito, non concedeva loro alcuna parte nel governo dell’universo.”]. L’anima è solo una sostanza sottile infusa nel corpo: “The soul is only a subtler substance infused into the body proper.” - (fr:10487/p.435) [“L’anima è solo una sostanza più sottile infusa nel corpo vero e proprio.”].

La morale epicurea ha come fine la felicità: “Morals has for its object the pursuit of happiness.” - (fr:10488/p.435) [“La morale ha per oggetto la ricerca della felicità.”]. Rimossa la paura superstiziosa, l’uomo può cercare sensazioni piacevoli: “Superstitious fear once having been removed, man needs only to seek agreeable sensations to be happy.” - (fr:10490/p.435) [“Una volta rimossa la paura superstiziosa, l’uomo ha bisogno solo di cercare sensazioni piacevoli per essere felice.”]. Epicuro non rifuggiva da affermazioni crude: “Epicurus said this again and again with intentional, premeditated crudity; he did not shrink from astonishing his reader, or even offending him.” - (fr:10491/p.435) [“Epicuro lo disse ripetutamente con una crudezza intenzionale e premeditata; non esitava a stupire il lettore, o addirittura a offenderlo.”]. Tuttavia esiste una scelta razionale: “There are immediate pleasures for which we atone later by suffering.” - (fr:10494/p.435) [“Ci sono piaceri immediati per i quali in seguito paghiamo con la sofferenza.”]; “Wisdom consists in propriety of choice; and thus, in the end, Epicurus gradually introduced into his system most of the practical rules of ordinary ethics.” - (fr:10495/p.435) [“La saggezza consiste nella giustezza della scelta; e così, alla fine, Epicuro introdusse gradualmente nel suo sistema la maggior parte delle regole pratiche dell’etica comune.”]. Perciò “It cannot be said, then, that his morals must necessarily result in immorality.” - (fr:10496/p.435) [“Non si può dire, allora, che la sua morale debba necessariamente sfociare nell’immoralità.”]. Ma il rischio esiste: “It is always dangerous to take away the notion of duty.” - (fr:10500/p.435) [“È sempre pericoloso togliere l’idea del dovere.”]; “Ordinary and merely mediocre natures let themselves slip down along the declivity; and, in fact, if not in good logic, morality itself is compromised.” - (fr:10501/p.436) [“Le nature ordinarie e semplicemente mediocri si lasciano scivolare lungo il pendio; e, di fatto, se non nella logica, la moralità stessa è compromessa.”]. Accanto all’epicureismo intelligente e moderato c’era quello volgare: “By the side of intelligent, moderate Epicureanism there was a vulgar type, which was manifested in literature as well as in life.” - (fr:10503/p.436) [“Accanto a un epicureismo intelligente e moderato c’era un tipo volgare, che si manifestò nella letteratura come nella vita.”]. Esso “abstracted from literature much of its energy and nobility, and was certainly one of the most powerful solvents of ancient character.” - (fr:10504/p.436) [“sottrasse alla letteratura molta della sua energia e nobiltà, e fu certamente uno dei più potenti solventi del carattere antico.”]

Infine, lo Scetticismo è presentato come reazione alle contraddizioni delle scuole dogmatiche: “So many contradictory affirmations, equally categorical, coming from Stoicism and Epicureanism, to say nothing of the ancient schools, could give rise only to a sceptical reaction.” - (fr:10506/p.436) [“Tante affermazioni contraddittorie, ugualmente categoriche, provenienti da stoicismo ed epicureismo, per non parlare delle scuole antiche, non potevano dar luogo che a una reazione scettica.”]. Questo movimento fu opera di Pirrone di Elide: “He was born about 360, and died about 270; and was first a painter, then a disciple of the philosophy of Democritus, and finally a teacher of scepticism to his countrymen.” - (fr:10508/p.436) [“Nacque verso il 360 e morì verso il 270; fu prima pittore, poi discepolo della filosofia di Democrito, infine maestro di scetticismo per i suoi concittadini.”]. Anche Pirrone cercava la felicità, ma né la ragione stoica né la sensazione epicurea potevano dargliela: “But an examination of doctrines convinced him that neither the reason of the Stoics nor the sensation of Epicurus could bring about that end.” - (fr:10510/p.436) [“Ma un esame delle dottrine lo convinse che né la ragione degli Stoici né la sensazione di Epicuro potevano condurre a quel fine.”]. La verità, in ogni ordine di cose, è inaccessibile all’uomo: “The truth, in short, in every order of things, was inaccessible to man.” - (fr:10511/p.436) [“La verità, in breve, in ogni ordine di cose, era inaccessibile all’uomo.”]. La suprema saggezza diventa “To know how not to know” - (fr:10513/p.436) [“sapere come non sapere”]. Il testo chiude con l’immagine di Montaigne: “He would have said gladly, with Montaigne, that doubt is a ‘soft pillow for a well-made head.’” - (fr:10514/p.436) [“Avrebbe detto volentieri, con Montaigne, che il dubbio è un ‘guanciale morbido per una testa ben fatta’.”]

Il passo è anche una testimonianza della filologia ottocentesca: per gli Stoici rimanda alle raccolte di frammenti di Mullach e allo studio di Ravaisson (fr:10424–10428); per Epicuro agli Epicurea di Usener e alla monografia di Guyau (fr:10474–10475). Questi riferimenti mostrano la mediazione erudita attraverso cui la filosofia ellenistica è stata ricostruita e giudicata.

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36 Scetticismo, Accademia e nuove capitali ellenistiche

Dall’epoché pirroniana alla probabilità accademica, la filosofia greca si avvia verso l’età alessandrina.

Il nucleo dell’insegnamento di Pirrone è morale prima che teoretico: “His instruction aimed to make his disciples understand that true happiness consisted in not being anxious concerning things which one cannot know” - (fr:10515/p.436) [Il suo insegnamento mirava a far capire ai discepoli che la vera felicità consisteva nel non angustiarsi per le cose che non si possono conoscere]. Per essere felici bastava praticare la sospensione del giudizio, “the famous ézoyy so often mentioned, since Pyrrho, in philosophical discussions” - (fr:10516/p.436) [la celebre epoché così spesso menzionata, a partire da Pirrone, nelle discussioni filosofiche]. Pirrone non lasciò scritti: “He wrote nothing, and so the scepticism he originated would elude the history of literature, if he had not had as a disciple Timon of Phlius” - (fr:10517/p.436) [Non scrisse nulla, e così lo scetticismo da lui originato sfuggirebbe alla storia della letteratura, se non avesse avuto come discepolo Timone di Fliunte].

A Timone è dedicata una serie di notizie biografiche e letterarie. Fu poeta e prosatore di talento, visse fino a novant’anni e fu noto per i suoi numerosi scritti; il più celebre era un poema filosofico, “one of the most celebrated was a philosophic poem called Railleries (3iAdo), of which we have about a hundred and forty verses” - (fr:10535/p.437) [uno dei più celebri era un poema filosofico intitolato Railleries (Silloi), di cui possediamo circa centoquaranta versi]. Si trattava di “a satirical review of the systems, ridiculing them in a sort of Nexvia apparently, which described the death of their authors” - (fr:10536/p.437) [una rassegna satirica dei sistemi filosofici, che li metteva in ridicolo in una sorta di Nekyia, in cui si descriveva la morte dei loro autori]. Tra i tocchi più felici spicca “His pun on the Museum at Alexandria, which he called the ‘pigeon-house of the Muses,’ is celebrated” - (fr:10539/p.437) [È celebre il suo gioco di parole sul Museo di Alessandria, che chiamò «colombaia delle Muse»].

Dopo Timone la scuola pirroniana sembra scomparire: “There is no school of real scepticism till much later, the time of Afnesidemus; nor is there any evident affiliation between the two schools” - (fr:10542/p.437) [Non c’è una scuola di vero scetticismo fino a molto più tardi, al tempo di Enesidemo; né vi è alcuna evidente affiliazione tra le due scuole]. Tuttavia lo spirito di Pirrone non sparì senza lasciare tracce: “Yet Pyrrho’s spirit did not disappear without leaving any impression; curiously enough, in the third century the school of Plato adopted it” - (fr:10543/p.437) [Eppure lo spirito di Pirrone non scomparve senza lasciare un’impressione; curiosamente, nel III secolo la scuola di Platone lo accolse]. Da qui deriva la dottrina della probabilità: “The probability of the Middle and the New Academy is derived, in part at least, from Pyrrhonism” - (fr:10544/p.437) [La probabilità dell’Accademia di mezzo e della Nuova Accademia deriva, almeno in parte, dal pirronismo].

La sezione sull’Accademia è introdotta da dati cronologici precisi: “The Middle Academy is best represented by Arcesilaus (315-241 roughly), who was scholarch about 260; and the New Academy by Carneades (215-129), who was scholarch a century later” - (fr:10546/p.437) [L’Accademia di mezzo è rappresentata al meglio da Arcesilao (315-241 circa), scolarca intorno al 260; la Nuova Accademia da Carneade (215-129), scolarca un secolo dopo]. Sul piano dottrinale, le due fasi concordano su un punto capitale: “They declare that man cannot attain absolute truth, that the sage must suspend his judgment concerning the essence of things, and must be content, in practical life, with probability” - (fr:10550/p.437) [Dichiarano che l’uomo non può raggiungere la verità assoluta, che il saggio deve sospendere il giudizio sull’essenza delle cose e deve accontentarsi, nella vita pratica, della probabilità]. Questo esito semi-scettico è spiegato a partire da Platone stesso: “Plato himself made the possession of truth depend on a knowledge of pure Ideas, and saw simply opinions in our judgments concerning sensible things” - (fr:10554/p.437) [Platone stesso fece dipendere il possesso della verità dalla conoscenza delle pure Idee e nei nostri giudizi sulle cose sensibili vide soltanto opinioni]. Quando la teoria delle Idee venne scossa, “nothing substantial remained” - (fr:10555/p.437) [non rimase nulla di sostanziale]. Il movimento fu accelerato da due forze opposte: “The categorical dogmatism of the Stoics and the scepticism of Pyrrho hastened the movement, each in its own way; Arcesilaus, in fact, combated the excesses of the former with arguments borrowed from the latter, and thenceforth the theory of probability reigned in the Academy” - (fr:10556/p.437) [Il dogmatismo categorico degli Stoici e lo scetticismo di Pirrone accelerarono il movimento, ciascuno a proprio modo; Arcesilao combatté gli eccessi dei primi con argomenti presi dal secondo, e da allora la teoria della probabilità regnò nell’Accademia].

Il racconto mette in evidenza anche il carattere e la fortuna dei protagonisti. Carneade, in particolare, è legato a un celebre episodio romano: “In 156, the Athenians appointed him ambassador to the Roman Senate, to plead their cause against the inhabitants of Sicyon” - (fr:10560/p.438) [Nel 156 gli Ateniesi lo nominarono ambasciatore presso il Senato romano, per difendere la loro causa contro gli abitanti di Sicione]. A Roma tenne conferenze sul tema della giustizia: “One day he proved that it existed, and the next day that it did not” - (fr:10563/p.438) [Un giorno dimostrò che esisteva, e il giorno dopo che non esisteva]. Questo virtuosismo oratorio “offended the old Romans” - (fr:10564/p.438) [offese i vecchi Romani], ma non impedì che “Cicero was a disciple of the New Academy” - (fr:10565/p.438) [Cicerone fosse discepolo della Nuova Accademia]. Tuttavia il testo segnala anche una degenerazione: “Greek subtlety had an innate tendency toward sophism, particularly in the free play of dispute in the schools, where speculation knew no limits” - (fr:10569/p.438) [La sottigliezza greca aveva un’innata tendenza al sofisma, specialmente nel libero gioco della disputa scolastica, dove la speculazione non conosceva limiti]. La Nuova Accademia, infatti, “often seemed to resemble Protagoras rather than Plato” - (fr:10570/p.438) [spesso sembrò somigliare più a Protagora che a Platone].

Il giudizio complessivo sul periodo è netto: “The dominant traits of this philosophic evolution from the fourth to the second century are, in all the schools, the gradual abandonment of metaphysics and the preponderance of morals” - (fr:10571/p.438) [I tratti dominanti di questa evoluzione filosofica dal IV al II secolo sono, in tutte le scuole, il graduale abbandono della metafisica e la preponderanza della morale]. In questo quadro, la filosofia più comoda e accessibile “tended to put men’s wills to sleep and free their minds from labor” - (fr:10573/p.438) [tendeva ad addormentare le volontà degli uomini e a liberare le loro menti dalla fatica]. Il risultato è una diagnosi di decadenza: “Evidently, beneath its specious, external appearance, this philosophy was leading the Greek world imperceptibly to its decadence” - (fr:10575/p.438) [Evidentemente, sotto la sua apparenza speciosa, questa filosofia stava conducendo impercettibilmente il mondo greco alla sua decadenza].

La seconda parte dell’estratto apre il capitolo su “Rhetoric and Erudition after Alexander” - (fr:10577/p.439) [Retorica ed erudizione dopo Alessandro], con il quadro dell’ellenismo dopo le conquiste. Atene resta il clima ideale per commedia e filosofia, ma la cultura greca si diffonde ben oltre: “the relish for literature was an essential trait of Hellenism, literature, in one form or another, was cultivated wherever, following the arms of Macedon, Hellenic colonies became established” - (fr:10599/p.439) [poiché il gusto per la letteratura era un tratto essenziale dell’ellenismo, la letteratura, in una forma o nell’altra, fu coltivata ovunque, al seguito delle armi macedoni, si fossero stabilite colonie elleniche]. Nascono nuovi regni e nuove città, con corti, biblioteche e scuole; “Alexandria, Pergamon, Antioch, had become great political and commercial centres, and were also intellectual capitals” - (fr:10603/p.439) [Alessandria, Pergamo e Antiochia erano divenute grandi centri politici e commerciali, ed erano anche capitali intellettuali]. Alessandria è il modello più compiuto: “Alexandria is the most complete and brilliant type of the new capitals” - (fr:10604/p.439) [Alessandria è il tipo più completo e brillante delle nuove capitali]. Il periodo tra la morte di Alessandro e la battaglia di Azio viene perciò chiamato “the Alexandrian Period” - (fr:10605/p.439) [periodo alessandrino]. La città, fondata da Alessandro in una posizione unica, cresce rapidamente: “Fifty years later, under the first of the Ptolemies, the young city had more than three hundred thousand inhabitants; it was the greatest city in the world” - (fr:10608/p.439) [Cinquant’anni dopo, sotto il primo dei Tolomei, la giovane città aveva più di trecentomila abitanti; era la più grande città del mondo].


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37 Dopo Alessandro: geografia, esplorazioni ed erudizione ellenistica

Il brano testimonia il passaggio dalla geografia come appendice della storia a una disciplina descrittiva e matematica, e insieme l’emergere di una storiografia delle produzioni della mente umana.

Le conquiste di Alessandro e l’estensione del commercio “opened horizons unknown to the Greek mind” - (fr:10838/p.448) [aprirono orizzonti sconosciuti alla mente greca]. In questo quadro, “On the contrary, geography, that annex of history, then made great progress in descriptive and mathematical lines” - (fr:10837/p.448) [al contrario, la geografia, quest’appendice della storia, fece allora grandi progressi sul piano descrittivo e matematico]. Vengono descritte nuove terre, lo studio dell’antica Grecia diventa più metodico e “the progress of exact science led certain minds to form a juster idea of the earth as a whole” - (fr:10839/p.448) [il progresso della scienza esatta portò alcune menti a formarsi un’idea più giusta della terra nel suo insieme].

L’autore osserva però che “Much, indeed, of the geographical progress was not properly literary, and belongs rather to the history of science” - (fr:10840/p.448) [molto del progresso geografico non fu propriamente letterario, e appartiene piuttosto alla storia della scienza]. La geografia descrittiva, d’altra parte, non era una semplice esposizione di fatti: “it was conceived as a complete picture of the lands it described, and space was given to customs, ideas, legends, and a summary account of the past” - (fr:10841/p.448) [era concepita come un quadro completo delle terre descritte, con spazio per costumi, idee, leggende e un sommario resoconto del passato]. Uno scrittore poteva quindi mostrare il proprio talento “by the coloring and relief of his picture” - (fr:10842/p.448) [con il colorito e il rilievo del quadro]. Ma “we possess only débris of these works” - (fr:10843/p.448) [possediamo solo frammenti di queste opere], e “it is probable… that their artistic merit was slight, as in most prose-writings of the time” - (fr:10844/p.448) [è probabile che il loro valore artistico fosse scarso, come nella maggior parte delle prose del tempo]. I prosatori erano “more interested in things than in words, except for being irritated by rhetoric” - (fr:10845/p.448) [più interessati alle cose che alle parole, salvo essere irritati dalla retorica]; “And that is worse than not knowing it at all” - (fr:10846/p.448) [e questo è peggio che non conoscerla affatto].

Nella geografia descrittiva “we find first the explorers who described new lands” - (fr:10848/p.448) [troviamo innanzitutto gli esploratori che descrissero nuove terre]. Nearco, ammiraglio di Alessandro, “recounted in his Tlepirdovs the descent of the Indus and his voyage along the coast of the Indian Ocean as far as the Euphrates” - (fr:10849/p.448) [raccontò nel suo Periplo la discesa dell’Indo e il viaggio lungo la costa dell’Oceano Indiano fino all’Eufrate]. Megastene, “sometimes ranged among the historians of Alexander, is a geographer” - (fr:10850/p.448) “in the broader sense of the word” - (fr:10851/p.449) [talvolta annoverato tra gli storici di Alessandro, è un geografo nel senso più ampio del termine]. “Sent several times by Seleucus Nicator to the Indian prince Sandracotta, he had the opportunity for seeing India closely” - (fr:10852/p.449) [Inviato più volte da Seleuco Nicatore al principe indiano Sandracotta, ebbe l’opportunità di vedere l’India da vicino], dando origine a un’opera che fu “the model for many analogous writings” - (fr:10853/p.449) [il modello di molti scritti analoghi]. Pitea di Massalia “visited the Atlantic coast from Gades to the British Isles, published notes of his voyage in a treatise, Hept Qxeavod” - (fr:10854/p.449) [visitò la costa atlantica da Gades alle isole britanniche e pubblicò le note del suo viaggio in un trattato, Sull’Oceano]. Su di loro i successori giudicarono “very diversely… sometimes with a severity traceable to differences in their point of view, and in no way justified” - (fr:10855/p.449) [in modi molto diversi, talvolta con una severità riconducibile a differenze di punto di vista e per nulla giustificata]; “Megasthenes seems to have been sincere and studious; and Pytheas made scientific observations of permanent value” - (fr:10856/p.449) [Megastene sembra essere stato sincero e studioso, e Pitea fece osservazioni scientifiche di valore permanente].

Accanto agli esploratori, “Others described with novel precision the lands already known” - (fr:10857/p.449) [altri descrissero con nuova precisione le terre già note]. Timostene, “the admiral of Ptolemy Philadelphus, described the ports and bays of the Mediterranean” - (fr:10858/p.449) [l’ammiraglio di Tolomeo Filadelfo, descrisse i porti e le baie del Mediterraneo]. Il peripatetico Dicearco “noted the Measurements of the Mountains of the Peloponnesus” - (fr:10859/p.449) [registrò le Misurazioni dei monti del Peloponneso]. Agatarchide di Cnido “composed On Europe and Asia, a vast geographical encyclopedia in fifty-nine books, written in an agreeable, original style” - (fr:10860/p.449) [compose Sull’Europa e l’Asia, una vasta enciclopedia geografica in cinquantanove libri, scritta in uno stile gradevole e originale]. Vi erano poi “guides or conductors for travellers visiting famous cities” - (fr:10861/p.449) [guide o accompagnatori per i viaggiatori che visitavano città famose]; “Their science was often of bad alloy, and their literature not much better” - (fr:10862/p.449) [la loro scienza era spesso di cattiva lega, e la loro letteratura non molto migliore]. Tra questi “one was really celebrated: it was Polemo” - (fr:10863/p.449) [uno fu davvero celebrato: Polemone], “author of a multitude of writings, not all exclusively descriptive” - (fr:10864/p.449) [autore di una moltitudine di scritti, non tutti esclusivamente descrittivi]; “He may have had some of the merits of a true scholar” - (fr:10865/p.449) [forse ebbe alcuni dei meriti di un vero studioso]. Scimno di Chio scrisse “a rather celebrated Tepujyynous, in the second century, describing the whole of the world then known” - (fr:10866/p.449) [una piuttosto celebre Periegesi, nel II secolo, che descriveva l’intero mondo allora conosciuto].

La geografia matematica ha un rappresentante ben più illustre: “Eratosthenes of Cyrene, who lived in the third century” - (fr:10867/p.449) [Eratostene di Cirene, vissuto nel III secolo]. “A pupil of Callimachus, fond of philosophy, he closed his life as librarian at Alexandria” - (fr:10868/p.449) [Allievo di Callimaco, amante della filosofia, chiuse la sua vita come bibliotecario ad Alessandria]. Fu “a many-sided man — geometer, geographer, chronographer, philosopher, philologist, and even poet” - (fr:10869/p.449) [un uomo poliedrico — geometra, geografo, cronografo, filosofo, filologo e anche poeta]. La sua “Geography… in three books, began with a review of previous geographical systems” - (fr:10871/p.449) [Geografia, in tre libri, cominciava con una rassegna dei precedenti sistemi geografici]; “The little that we know of it shows rare critical acumen” - (fr:10872/p.449) [il poco che ne sappiamo mostra una rara acutezza critica]. “He said that, in Homer, one should not look for facts” - (fr:10873/p.449) [disse che in Omero non si devono cercare fatti]; “He added ingeniously that, before finding the route followed by Odysseus, one must find the cobbler who sewed together the leather bag of Aolus” - (fr:10874/p.449) [aggiunse ingegnosamente che, prima di trovare la rotta seguita da Odisseo, bisogna trovare il calzolaio che cucì l’otre di cuoio di Eolo]. “He described the form of the earth as spherical, and studied latitudes and longitudes” - (fr:10875/p.449) [descrisse la forma della terra come sferica e studiò latitudini e longitudini], oltre ai “phenomena reported by explorers” - (fr:10879/p.450) [fenomeni riferiti dagli esploratori]. La sua ultima opera fu “an account of the political geography of his time” - (fr:10880/p.450) [un resoconto della geografia politica del suo tempo]; “The whole was accompanied by a map” - (fr:10881/p.191) [il tutto era accompagnato da una carta geografica]. Per l’autore, “His work was certainly the masterpiece of scientific geography in antiquity” - (fr:10882/p.450) [la sua opera fu certamente il capolavoro della geografia scientifica nell’antichità]. Anche la “Chronography” fu “no less remarkable for critical vigor and good sense” - (fr:10883/p.450) [non meno notevole per vigore critico e buon senso]; “It is he, apparently, who first said that the historic period began with the Olympiads and that the preceding ages were legendary” - (fr:10884/p.450) [fu lui, a quanto pare, a dire per primo che il periodo storico cominciava con le Olimpiadi e che le età precedenti erano leggendarie]. “His personal researches were rewarded by a mass of discoveries of detail, that immediately became classic” - (fr:10885/p.450) [le sue ricerche personali furono premiate da una massa di scoperte di dettaglio divenute subito classiche].

Il passo si chiude sulla “History of Philosophy, Letters, and Fine Arts” - (fr:10887/p.439) [storia della filosofia, delle lettere e delle belle arti], “still another form which at that time took on considerable importance” - (fr:10888/p.450) [ancora un’altra forma che in quel periodo assunse notevole importanza]. “Aristotle had already set the example by mentioning with each question the works of his predecessors” - (fr:10889/p.450) [Aristotele aveva già dato l’esempio menzionando, per ogni questione, le opere dei suoi predecessori]. Il suo discepolo Teofrasto “composed special works on the ‘opinions’ (8ééa) of the philosophers” - (fr:10890/p.450) [compose opere speciali sulle “opinioni” (δόξαι) dei filosofi]; “After Theophrastus, Aristoxenus of Tarentum wrote Lives of the Poets” - (fr:10891/p.450) [dopo Teofrasto, Aristosseno di Taranto scrisse Vite dei poeti].


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38 Filologia, erudizione e scienza nell’età ellenistica

Dopo Alessandro Magno, la cultura greca da creativa diventa erudita: nascono biblioteche, filologia e scienza sistematica.

Prima dell’egemonia macedone, “Before the Macedonian hegemony, the Greeks had been artists and creators in literature, rather than theorists and scholars.” - (fr:10898/p.450) [Prima dell’egemonia macedone i Greci erano stati artisti e creatori in letteratura, piuttosto che teorici e studiosi]. La svolta è data dalla diffusione dell’ellenismo e dalle biblioteche: “The diffusion of Hellenism after Alexander, and the foundation of the library of Alexandria, and later that of Pergamon, gave to philological and grammatical study the necessary impetus.” - (fr:10899/p.450) [La diffusione dell’ellenismo dopo Alessandro e la fondazione della biblioteca di Alessandria, e più tardi di quella di Pergamo, diedero lo slancio necessario allo studio filologico e grammaticale]. Occorreva acquistare manoscritti, distinguere gli autentici dagli apocrifi, classificarli e renderli accessibili: “Manuscripts needed to be purchased, and the authentic and the apocryphal distinguished; the treasures thus accumulated needed classification, and their riches needed to be made accessible to readers.” - (fr:10900/p.450) [Bisognava acquistare manoscritti, distinguere gli autentici dagli apocrifi; i tesori così accumulati richiedevano una classificazione e le loro ricchezze dovevano essere rese accessibili ai lettori]. I classici erano diventati lontani: “Explanation of the masterpieces was called for, as the evolution of language and the new en-” - (fr:10901/p.450) [Si richiedeva la spiegazione dei capolavori, poiché l’evoluzione della lingua e il nuovo ambiente…] e il testo prosegue con “vironment rendered them too remote even for the throng of cultured readers.” - (fr:10903/p.451) […aveva reso i classici troppo remoti anche per la folla dei lettori colti]. Ne derivarono “catalogues, scholia, editions, grammatical treatises and philological writings of every sort” - (fr:10904/p.451) [cataloghi, scoli, edizioni, trattati grammaticali e scritti filologici di ogni genere]. Si tratta di opere “scientific, not literary” - (fr:10906/p.451) [scientifiche, non letterarie], e “Evidently none of this could have artistic value.” - (fr:10905/p.451) [Evidentemente nulla di tutto ciò poteva avere valore artistico]. La conoscenza che ne abbiamo è scarsa: “our knowledge of them is very slight; and we cannot give a detailed account.” - (fr:10907/p.451) [la nostra conoscenza di esse è molto scarsa; e non possiamo darne un resoconto dettagliato]. Ci sono però grandi nomi: “Yet there were great names that the humanists could not pronounce but with respect.” - (fr:10908/p.451) [Tuttavia vi erano grandi nomi che gli umanisti non potevano pronunciare se non con rispetto].

L’interesse erudito si muove già nella filologia: “Philology and Gramm—aErrud.ite interest was no less active in philology, a domain then brought to light by circumstances.” - (fr:10897/p.450) [L’interesse erudito per la grammatica non era meno attivo nella filologia, un dominio allora portato alla luce dalle circostanze]. In questo ambito si colloca “Sotion of Alexandria (beginning of the second century) is the author of a celebrated work in thirteen books on the Succession of the Philosophers” - (fr:10895/p.450) [Sozione di Alessandria, inizio del II secolo, è autore di una celebre opera in tredici libri sulla Successione dei filosofi], opera che fu “one of the principal sources of Diogenes Laertius, and gave rise to many analogous treatises” - (fr:10895/p.450) [una delle principali fonti di Diogene Laerzio e diede origine a molti trattati analoghi]. Anche “Heraclides of Pontus touched on the history of philosophy” - (fr:10892/p.450) [Eraclide del Ponto toccò la storia della filosofia], la storia letteraria e la storia della musica, mentre “Chameleon, his countryman and contemporary, composed numerous writings on the classic poets and their types of composition.” - (fr:10893/p.450) [Cameleonte, suo concittadino e contemporaneo, compose numerosi scritti sui poeti classici e i loro tipi di composizione].

I grandi filologi sono legati soprattutto ad Alessandria e a Pergamo. “Zenodotus of Ephesus, a pupil of the poet and philologist Philetas, was preceptor to the children of Ptolemy Soter, and then the first librarian of Alexandria.” - (fr:10909/p.451) [Zenodoto di Efeso, allievo del poeta e filologo Fileta, fu precettore dei figli di Tolomeo Sotere e poi primo bibliotecario di Alessandria]. “Though forgotten as a poet, he continued to be famous as a philologist.” - (fr:10910/p.451) [Sebbene dimenticato come poeta, continuò a essere famoso come filologo]. Di lui si ricorda che “His edition of the Iliad and the Odyssey was the first of those Alexandrian SwpOdcets, critical editions founded on the comparative and methodical study of literary sources.” - (fr:10911/p.451) [La sua edizione dell’Iliade e dell’Odissea fu la prima delle edizioni critiche alessandrine, fondate sullo studio comparativo e metodico delle fonti letterarie]. “Callimachus of Ephesus seems to have been the successor of Zenodotus as librarian; but he is more celebrated as a poet than as a philologist.” - (fr:10912/p.451) [Callimaco di Efeso sembra essere stato il successore di Zenodoto come bibliotecario; ma è più celebre come poeta che come filologo]. L’etnico “di Efeso” resta però un’indicazione non discussa dal testo. Di Callimaco si cita l’immensa opera: “his immense publication in one hundred and twenty books, Sketches of Illustrious Writers and their Works” - (fr:10914/p.451) [la sua immensa pubblicazione in centoventi libri, Quadri degli scrittori illustri e delle loro opere], che “was biographical, historical, and critical, and all the works of the library, classified according to types and order of dates, were enumerated and catalogued in it.” - (fr:10915/p.451) [era biografica, storica e critica; tutte le opere della biblioteca, classificate secondo i tipi e l’ordine cronologico, vi erano enumerate e catalogate]. “Eratosthenes composed an important work on the Old Comedy.” - (fr:10917/p.451) [Eratostene compose un’importante opera sulla commedia antica].

La figura di maggiore rilievo è però “Aristophanes of Byzantium, a pupil of Callimachus, librarian at the age of sixty-two (beginning of the second century), was a grammarian, lexicographer, bibliographer, and editor of texts, and that with a superiority of method and scholarship which puts him in the first rank.” - (fr:10918/p.451) [Aristofane di Bisanzio, allievo di Callimaco, bibliotecario all’età di sessantadue anni, inizio del II secolo, fu grammatico, lessicografo, bibliografo ed editore di testi, con una superiorità di metodo e di dottrina che lo pone al primo rango]. In grammatica “he formulated the theory of analogy, which tries to explain rationally the variety of grammatical forms.” - (fr:10919/p.451) [formulò la teoria dell’analogia, che tenta di spiegare razionalmente la varietà delle forme grammaticali]; in lessicografia “he collected instances of the occurrence of words, of proverbs, and even of the eccentricities of language.” - (fr:10920/p.451) [raccolse esempi di occorrenze di parole, proverbi e persino le eccentricità della lingua]; in bibliografia “he completed the Sketches of Callimachus” - (fr:10921/p.451) [completò i Quadri di Callimaco]; come editore “he published Homer, Hesiod, the principal lyric, comic, and tragic poets, Plato, and other writers, with arguments, critical signs of every sort, indications of metre and marks of accent,—all designed to make the old texts clearer and preserve more certainly their proper read- ings.” - (fr:10922/p.451) [pubblicò Omero, Esiodo, i principali poeti lirici, comici e tragici, Platone e altri scrittori, con argomenti, segni critici di ogni sorta, indicazioni metriche e segni di accento, tutti destinati a rendere più chiari i vecchi testi e a preservare con maggiore sicurezza le loro lezioni corrette]. Le opere di questi filologi sono note “chiefly known from the notices of them in later scholiasis” - (fr:10925/p.451) [soprattutto dalle notizie che ne danno gli scoliasti posteriori].

Il successore di Aristofane è “Aristarchus of Samothrace, born about 215, lived till 143, and was the disciple and successor of Aristophanes.” - (fr:10923/p.451) [Aristarco di Samotracia, nato circa nel 215, visse fino al 143, e fu discepolo e successore di Aristofane]. “A grammarian also and an upholder of the theory of analogy, he was principally an editor of texts and a commentator.” - (fr:10924/p.451) [Anche lui grammatico e sostenitore della teoria dell’analogia, fu principalmente editore di testi e commentatore]. Oltre a “celebrated editions of Homer, Hesiod, Alczus, Pindar, and several tragedies of Auschylus” - (fr:10926/p.452) [celebri edizioni di Omero, Esiodo, Alceo, Pindaro e varie tragedie di Eschilo], compose innumerevoli commenti esegetici. “His name became proverbial as that of a critic of the first order.” - (fr:10927/p.452) [Il suo nome divenne proverbiale come critico di prim’ordine]. La sua critica appare “that of a prodigiously erudite man, with delicate and definite tastes, and a mind that, within limits, could even be called penetrating.” - (fr:10929/p.452) [quella di un uomo prodigiosamente erudito, con gusti delicati e definiti, e una mente che, entro certi limiti, si poteva anche definire penetrante]. Tuttavia “He was more a humanist than a historian, and was educated ina rationalism that, notwithstanding his good sense, made it impossible that he should be always satisfactory in his appreciation of things very ancient.” - (fr:10930/p.452) [Era più umanista che storico, ed era educato in un razionalismo che, nonostante il suo buon senso, gli rendeva impossibile essere sempre soddisfacente nella valutazione delle cose molto antiche]. L’ultimo grande critico è “Crates of Mallos in Cilicia, a contemporary of Aristarchus, and at times his adversary.” - (fr:10931/p.452) [Cratete di Mallo in Cilicia, contemporaneo di Aristarco e talvolta suo avversario]. “He was a Stoic philosopher, whom his very philosophy impelled to the study of grammar.” - (fr:10932/p.452) [Era un filosofo stoico, e la sua stessa filosofia lo spinse allo studio della grammatica]. “Attalus II invited him to Pergamon.” - (fr:10933/p.452) [Attalo II lo invitò a Pergamo]. A differenza degli Alessandrini, “he opposed the theory of analogy, and substituted for it that of anomaly or irregularity, of spontaneous creation in matters of language.” - (fr:10934/p.452) [si oppose alla teoria dell’analogia e vi sostituì quella dell’anomalia o irregolarità, della creazione spontanea nel linguaggio]. “The view was a profound one and seems to have dominated all his criticism.” - (fr:10935/p.452) [La visione era profonda e sembra aver dominato tutta la sua critica]. “He published commentaries on Homer, Hesiod, and other poets.” - (fr:10936/p.452) [Pubblicò commentari su Omero, Esiodo e altri poeti].

La sezione finale è dedicata alla “Technology” - (fr:10938/p.439) [Tecnologia]. In questo ambito, “The theorists of art and science were no more truly literary than the philologists.” - (fr:10939/p.452) [I teorici dell’arte e della scienza non erano più letterati dei filologi]. Tra essi figura “Aristoxenus of Tarentum, a pupil of Aristotle, whom we have already considered as a biographer, but who occupied himself also with the theory of rhythms and music.” - (fr:10941/p.452) [Aristosseno di Taranto, allievo di Aristotele, già considerato come biografo, ma che si occupò anche della teoria dei ritmi e della musica]. “He is known to-day chiefly on account of his Elements of Harmony, of which three books are extant, and his Elements of Rhythm, of which we have only fragments, though they are highly instructive.” - (fr:10943/p.452) [Oggi è noto soprattutto per i suoi Elementi di armonia, di cui restano tre libri, e gli Elementi di ritmo, di cui abbiamo solo frammenti, sebbene molto istruttivi]. “He had treated these subjects as a true disciple of Aristotle, founding his theories upon direct analysis of the facts.” - (fr:10944/p.452) [Aveva trattato questi argomenti da vero discepolo di Aristotele, fondando le sue teorie sull’analisi diretta dei fatti]. “His style is vigorous and precise.” - (fr:10945/p.361) [Il suo stile è vigoroso e preciso]. “His naturally severe tastes made him a partisan of the ancients and an opponent of innovation.” - (fr:10946/p.452) [I suoi gusti naturalmente severi lo resero fautore degli antichi e oppositore delle innovazioni]. Per le scienze matematiche e fisiche, “Mathematics and physics had at this time three celebrated representatives.” - (fr:10947/p.452) [La matematica e la fisica ebbero in questo periodo tre celebri rappresentanti]. Di Euclide si dice che “lived at Alexandria under Ptolemy Soter, was the author of the Elements of Geometry (thirteen books) to which civilized humanity has still to go to find the principles of that science.” - (fr:10948/p.452) [visse ad Alessandria sotto Tolomeo Sotere, fu autore degli Elementi di geometria, in tredici libri, a cui l’umanità civile deve ancora ricorrere per trovare i principi di quella scienza]. “It is probable, however, that he was not so much an inventor as an admirable teacher.” - (fr:10949/p.452) [È probabile, tuttavia, che non fosse tanto un inventore quanto un ammirevole insegnante]. L’ultimo nome, “Aristarchus of Samos, a pupil of the Peri-” - (fr:10950/p.452) [Aristarco di Samo, discepolo del Peri-…], rimane però interrotto nel testo. I rimandi eruditi completano il quadro: “Diels, Doxographi Greci, Berlin, 1879” - (fr:10902/p.450) [Diels, Dossografi greci, Berlino, 1879] e “Westphal, Aristoxenos von Tarent, Leipsic, 1883” - (fr:10951/p.452) [Westphal, Aristosseno di Taranto, Lipsia, 1883].


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[53.1/1-43-10958|10995]

39 Scienza, letteratura e sincretismo nell’età alessandrina

Nei primi secoli dopo Alessandro, Alessandria diventa il crogiolo in cui la ricerca scientifica greca, l’immaginazione romantica e la tradizione ebraica si mescolano.

Nel terzo secolo la medicina greca produce due figure di primo piano: “In the third century, medicine produced two remarkable scholars, Hierophilus of Chalcedon and Erasistratus of Elis, who became heads of medical schools.” - (fr:10958/p.453) [Nel terzo secolo la medicina produsse due notevoli studiosi, Erofilo di Calcedonia ed Erasistrato di Elide, che divennero capi di scuole mediche.] La loro eredità si divide subito: “The disciples of the former were more faithful to the doctrines of Hippocrates; those of the latter were innovators.” - (fr:10959/p.453) [I discepoli del primo furono più fedeli alle dottrine di Ippocrate; quelli del secondo furono innovatori.] Accanto a queste scuole si collocano gli empirici, “Others, who were called “empiricists,” seem to have been less theoretical and more concerned for traditional prescriptions.” - (fr:10960/p.453) [Altri, che erano chiamati “empirici”, sembrano essere stati meno teorici e più attenti alle prescrizioni tradizionali.] L’anatomia è però un interesse comune: “Yet all studied anatomy with ardor, sometimes even practising vivisection, not only of animals, but also, it is said, of criminals, who were put at their disposal by the kings of Egypt and Syria.” - (fr:10961/p.453) [Eppure tutti studiarono l’anatomia con ardore, praticando talvolta la vivisezione, non solo di animali ma anche, si dice, di criminali messi a loro disposizione dai re d’Egitto e di Siria.]

Nello stesso periodo si segnalano Apollonio di Perga e Filone di Bisanzio: “Apollonius of Perga in Pamphylia was celebrated, about the same time, as a geometer and astronomer; while Philo of Byzantium was famous as an engineer, particularly in military engineering.” - (fr:10957/p.453) [Apollonio di Perga in Panfilia fu celebrato, pressappoco nello stesso tempo, come geometra e astronomo; mentre Filone di Bisanzio fu famoso come ingegnere, soprattutto nell’ingegneria militare.] La massima statura scientifica è però quella di Archimede: “Archimides, born at Syracuse about 287, and slain in 212 at the time the city was besieged by the Romans, was one of the greatest scientific minds of antiquity.” - (fr:10953/p.453) [Archimede, nato a Siracusa intorno al 287 e ucciso nel 212 mentre la città era assediata dai Romani, fu una delle più grandi menti scientifiche dell’antichità.] Di lui si conservano scritti geometrici, “We have some of his writings, that relate chiefly to geometry.” - (fr:10955/p.453) [Abbiamo alcuni suoi scritti che riguardano principalmente la geometria], e il trattato sui corpi galleggianti: “We have only a Latin translation of his Treatise on Floating Bodies, in which was enunciated and developed the principle that bears his name.” - (fr:10956/p.453) [Abbiamo solo una traduzione latina del suo Trattato sui corpi galleggianti, nel quale fu enunciato e sviluppato il principio che porta il suo nome.] Il testo attribuisce poi a Stratone di Lampsaco una tesi cosmologica audace, sebbene in una sequenza testualmente disturbata: “The Elementa Rhythmica are translated into French by C. E. Ruelle, Paris, 1870, | Rhetoric and Erudition after Alewander 437 patetic Strato of Lampsacus, was the first Greek astronomer to hold the profound view that the earth turns around the sun, not the sun around the earth.” - (fr:10952/p.453) [Gli Elementa Rhythmica sono tradotti in francese da C. E. Ruelle, Parigi, 1870 | Retorica ed erudizione dopo Alessandro 437 … Stratone di Lampsaco, il peripatetico, fu il primo astronomo greco a sostenere la profonda opinione che la terra gira intorno al sole, e non il sole intorno alla terra.]

Il testo registra anche una ricca produzione sulle scienze naturali: “Let us cite also, as belonging toa closely allied field, the series of studies which then gave rise to so many theoretical or practical works on the natural sciences, Hep!” - (fr:10962/p.453) [Citiamo anche, come appartenenti a un campo strettamente affine, la serie di studi che allora diede origine a tante opere teoriche o pratiche sulle scienze naturali, ecc.] Di questi trattati restano talvolta solo i titoli, per di più in forma corrotta: “Oypfwv, @npiaxd, Arbaxd, Tewpytxd, ete.” - (fr:10963/p.453) [Forma corrotta di titoli come Ὀρνιθικά, Θηριακά, Ἀλιευτικά, Γεωργικά: opere su uccelli, animali, pesca e agricoltura.] La maggior parte è perduta: “Most of these have disappeared without leaving any trace of themselves beyond a vague mention in some later work; but the very fact of this vigorous production is enough to characterize the ardently studious, laborious age.” - (fr:10964/p.453) [La maggior parte di questi sono scomparsi senza lasciare traccia di sé oltre a una vaga menzione in qualche opera successiva; ma il solo fatto di questa produzione vigorosa basta a caratterizzare l’età ardentemente studiosa e laboriosa.]

A questa sobria erudizione si affianca, per contrasto, una letteratura romantica: “By an unexpected, though natural, contrast, this age of scholarship is also one of romantic imagination.” - (fr:10966/p.453) [Per un contrasto inatteso, sebbene naturale, quest’età di erudizione è anche un’età di immaginazione romantica.] Ecateo di Abdera e Evemero di Messina sono i nomi principali di questa tendenza. Il primo, “a contemporary of the first Ptolemy, was the author of two works, On the Hyperboreans, and On Egypt, in which, under cover of history, he gave free course to the expression of philosophical, religious, and moral fancies.” - (fr:10968/p.453) [contemporaneo del primo Tolomeo, fu autore di due opere, Sugli Iperborei e Sull’Egitto, nelle quali, sotto copertura di storia, diede libero corso all’espressione di fantasie filosofiche, religiose e morali.] Quanto a Evemero, “exercised a considerable influence by a singular book entitled The Sacred Inscription” - (fr:10969/p.453) [esercitò una notevole influenza con un singolare libro intitolato L’iscrizione sacra]. La sua opera riferiva che “Uranus, Cronus, and Zeus had been kings of Panchea, and became gods after death.” - (fr:10977/p.454) [Urano, Crono e Zeus erano stati re di Panchea ed erano divenuti dèi dopo la morte.] Da qui nasce la teoria: “The author began with this theme to set forth what has since been called Euhemerism, the theory according to which the gods are apotheosized men.” - (fr:10978/p.454) [L’autore prese spunto da questo tema per esporre ciò che in seguito è stato chiamato euemerismo, la teoria secondo cui gli dèi sono uomini divinizzati.] La dottrina ebbe grande fortuna: “The theory had prodigious success, being found in germ in the earlier epochs.” - (fr:10979/p.454) [La teoria ebbe un successo prodigioso, trovandosi in germe nelle epoche anteriori.] Essa divenne “the religion— or irreligio—n of a multitude of élite spirits.” - (fr:10980/p.454) [la religione – o irreligione – di una moltitudine di spiriti d’élite.] Esistono inoltre testimonianze di un vero gusto romanzesco: “That there was at this time also something like true romance is proved notably by the existence of those Milesian Tales in which the officers of the army of Crassus took such delight during the expedition against the Parthians.” - (fr:10981/p.454) [Che in questo periodo esistesse anche qualcosa di simile al vero romanzo è provato soprattutto dall’esistenza di quei Racconti milesii di cui gli ufficiali dell’esercito di Crasso si deliziarono durante la spedizione contro i Parti.] Erano attribuiti “to a certain Aristides of Miletus” - (fr:10982/p.454) [a un certo Aristide di Mileto], ma “of the romances of this period nothing has been left behind.” - (fr:10983/p.454) [dei romanzi di questo periodo non è rimasto nulla.]

Chiude il quadro la letteratura giudeo-greca di Alessandria: “we must note a final interesting group, that of the Greek Jews at Alexandria.” - (fr:10985/p.454) [dobbiamo notare un ultimo interessante gruppo, quello dei Giudei greci di Alessandria.] La colonia ebraica era presente fin dalla fondazione della città: “An important Jewish colony had been established there at the time when the city was founded.” - (fr:10986/p.454) [Una importante colonia ebraica vi era stata stabilita al tempo in cui la città fu fondata.] Col tempo i Giudei si ellenizzarono: “Though retaining their traditions, they were slowly Hellenized, and many of them eventually spoke only Greek.” - (fr:10988/p.454) [Sebbene mantenessero le loro tradizioni, furono lentamente ellenizzati, e molti alla fine parlavano solo greco.] Di qui due fenomeni paralleli: “Hence arose, on the one hand, Greek translations of their sacred books for the use of those who no longer understood Hebrew, and on the other, books written in Greek by Jews who tried to teach their law to the Gentiles.” - (fr:10989/p.454) [Nacquero così, da un lato, traduzioni greche dei loro libri sacri per uso di coloro che non capivano più l’ebraico e, dall’altro, libri scritti in greco da Giudei che cercavano di insegnare la loro legge ai Gentili.] Alla prima classe appartiene la Settanta: “The version of the Bible called the Septuagint belongs to the former class of works.” - (fr:10990/p.454) [La versione della Bibbia chiamata Septuaginta appartiene alla prima classe di opere], benché “it belongs to Greek literature neither in substance nor in form.” - (fr:10991/p.454) [essa non appartenga alla letteratura greca né per sostanza né per forma.] Alla seconda classe appartengono Aristobulo e gli apocrifi: “To the second class of Jewish-Greek works belong those of Aristobulus, who lived at Alexandria in the first half of the second century, and wrote in Greek an Explanation of the Law of Moses, designed to prove to the pagans the Jewish origin of their philosophy.” - (fr:10992/p.454) [Alla seconda classe di opere giudeo-greche appartengono quelle di Aristobulo, che visse ad Alessandria nella prima metà del II secolo e scrisse in greco una Spiegazione della Legge di Mosè, intesa a provare ai pagani l’origine giudaica della loro filosofia.] Accanto a ciò va ricordata “the considerable part taken by Hellenistic Jews in the fabrication of that multitude of apocryphal works, the pseudo-Orpheus, pseudo-Phocylides, pseudo-Hecatzus, and the Sibylline Books, which went on multiplying in this period, all having for their object the task of putting Jewish ideas under the patronage of the great names of pagan literature.” - (fr:10993/p.454) [la parte considerevole che i Giudei ellenistici ebbero nella fabbricazione di quella moltitudine di opere apocrife, lo pseudo-Orfeo, lo pseudo-Focilide, lo pseudo-Ecateo e i Libri Sibillini, che continuarono a moltiplicarsi in questo periodo, aventi tutte per scopo il compito di porre le idee giudaiche sotto il patronato dei grandi nomi della letteratura pagana.]

L’insieme di questi fenomeni mostra Alessandria come luogo di incontro e fusione: “The Orient and Greece touched and intermingled at Alexandria more than anywhere else.” - (fr:10994/p.454) [Oriente e Grecia si toccarono e si mescolarono ad Alessandria più che in qualsiasi altro luogo.] L’esito è un mutamento profondo, destinato a durare: “Pure Greek genius was altered thereby; but the influence of the alloy on the course of history was to be of such importance that it is worth while to take careful note of its origin.” - (fr:10995/p.454) [Il puro genio greco ne fu alterato; ma l’influenza della lega sul corso della storia doveva essere così importante che vale la pena di prendere attentamente nota della sua origine.]


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40 La poesia alessandrina: artificio, generi e inizi

Il passo tratteggia una letteratura raffinata ma impoverita nello slancio e individua in Fileta di Cos un iniziatore.

Il brano descrive la poesia alessandrina come dominata dall’artificio più che dall’ispirazione. Essa è “generalmente sensuale” “It was generally sensual.” - (fr:11045/p.456) [Era generalmente sensuale], ma anche quando è “talvolta passionale” ricade “quasi sempre in una galanteria alquanto insipida e convenzionale” “Though sometimes passionate, it nearly always fell into a somewhat insipid, conventional gallantry.” - (fr:11046/p.456) [Sebbene a volte passionale, cadeva quasi sempre in una galanteria alquanto insipida e convenzionale]. L’eccesso di produzione letteraria, inoltre, “saziava continuamente i sentimenti più naturali” “The excess of literary production, too, constantly cloyed the more natural sentiments.” - (fr:11047/p.456) [Anche l’eccesso di produzione letteraria saziava continuamente i sentimenti più naturali]. Il limite più grave è la perdita della spontaneità: “It was impossible to feel true emotion simply; and even when that was expressed, it was tainted with literary vanity, an unbearable display of erudition, an assumed simplicity, which is the height of overrefinement.” - (fr:11048/p.456) [Era impossibile provare una vera emozione semplicemente; e anche quando veniva espressa, era contaminata da vanità letteraria, da un’insopportabile esibizione di erudizione, da una semplicità affettata, che è il colmo della raffinatezza].

A questa debolezza dell’invenzione corrisponde il culto della forma. L’arte della composizione “si fece fiacca; l’intelletto si occupò di dettagli, cercò chicche, e non si curò più, o non fu più in grado di cogliere interi” “The art of composition grew feeble; the intellect busied itself with details, sought for tidbits, and no longer cared for, or was able to grasp, entire wholes.” - (fr:11049/p.456) [L’arte della composizione divenne fiacca; l’intelletto si occupava di dettagli, cercava bocconcini, e non si curava più, o non era in grado di afferrare, interi]. Lo stile, al contrario, “divenne oggetto di fervente adorazione” “The style, on the contrary, became the object of fervent worship.” - (fr:11050/p.456) [Lo stile, al contrario, divenne oggetto di fervente adorazione]. La rifinitura raggiunse il massimo grado: “Never was the art of chiselling a sentence better cultivated; never was more effort of learning used in the choice of words.” - (fr:11051/p.456) [Mai l’arte di cesellare una frase fu meglio coltivata; mai fu impiegato più sforzo di erudizione nella scelta delle parole]. Nei maggiori scrittori alessandrini lo stile è “una meraviglia di sottile arguzia ed eleganza”; negli altri diventa “laborioso e pedante” “In the greatest Alexandrian writers, the style is a marvel of subtle cleverness and elegance; in the others, it becomes labored and pedantic.” - (fr:11052/p.456) [Nei più grandi scrittori alessandrini, lo stile è una meraviglia di sottile arguzia ed eleganza; negli altri diventa laborioso e pedante].

Il culto formale tocca anche lingua e metrica. Poiché la tradizione prescriveva certi dialetti per certi generi, si ebbe “uno strano drenaggio del ricco tesoro dei dialetti, talvolta con più diligenza che gusto, e col rischio di produrre un fastidioso mosaico” “Because tradition prescribed the use of certain dialects for certain types, or for the expression of certain ideas, there was a curious drain upon the rich treasure of dialects, sometimes with more diligence than taste, and at the risk of producing a disagreeable patchwork.” - (fr:11053/p.456) [Poiché la tradizione prescriveva l’uso di certi dialetti per certi tipi, o per l’espressione di certe idee, ci fu uno strano drenaggio del ricco tesoro dei dialetti, talvolta con più diligenza che gusto, e col rischio di produrre un fastidioso mosaico]. La versificazione era “rivolta principalmente ai lettori” e ne cambiò il carattere “Versification was addressed chiefly to readers, and changed its character.” - (fr:11054/p.456) [La versificazione era rivolta principalmente ai lettori e cambiò il suo carattere]. I ritmi lirici di ogni tipo divennero più rari; “il semplice esametro e il distico elegiaco furono impiegati per tutti gli scopi”, e l’arte di costruirli raggiunse grande perfezione “Lyric rhythms of every sort became rarer; the simple hexameter and the elegiac distich were employed for all purposes, and the art of constructing these metres reached great perfection.” - (fr:11055/p.456) [I ritmi lirici di ogni sorta divennero più rari; il semplice esametro e il distico elegiaco furono impiegati per tutti gli scopi, e l’arte di costruire questi metri raggiunse grande perfezione].

I generi preferiti riflettono il gusto della misura breve. Le forme più comuni sono “l’elegia amorosa e mitologica, il mimo, il poemetto satirico o bucolico, l’epigramma, e l’inno ufficiale e sociale in esametro o verso elegiaco” “The most common forms of composition were the amorous, mythological elegy, the mime, the satiric or the bucolic poem, the epigram, and the official and social hymn in hexameter or elegiac verse.” - (fr:11056/p.456) [Le forme più comuni di composizione erano l’elegia amorosa e mitologica, il mimo, il poemetto satirico o bucolico, l’epigramma, e l’inno ufficiale e sociale in esametro o verso elegiaco]. Queste forme erano “quasi limitate a una certa lunghezza; la piccolezza della cornice era in armonia con la natura dell’ispirazione; ed entrambe erano un’indicazione del gusto” “These forms were almost limited to a certain length; the smallness of the frame was in harmony with the nature of the inspiration; and both were an indication of the taste.” - (fr:11057/p.456) [Queste forme erano quasi limitate a una certa lunghezza; la piccolezza della cornice era in armonia con la natura dell’ispirazione; ed entrambe erano un’indicazione del gusto]. Il quadro, però, non è privo di tensione: “anche allora c’erano partigiani dell’epica” “Even then there were partisans of epic.” - (fr:11058/p.456) [Anche allora c’erano sostenitori dell’epica]. Questa forma fu oggetto di una grande disputa letteraria, sebbene l’epica alessandrina “non somigliasse a quella omerica né per dimensioni né per natura” “This form of composition was the subject of a great literary quarrel, though the Alexandrian epic, in general, did not resemble the Homeric in its dimensions any more than in its nature.” - (fr:11059/p.456) [Questa forma di composizione fu oggetto di una grande disputa letteraria, sebbene l’epica alessandrina, in generale, non somigliasse a quella omerica né per dimensioni né per natura].

Il testo segnala anche l’ampiezza del fenomeno: “il numero dei poeti era considerevole” “The number of poets was considerable.” - (fr:11060/p.456) [Il numero dei poeti era considerevole]. “Chiunque sapeva scrivere versi, e molti lo facevano con una certa abilità” “Every one could write verse, and many did it with some skill.” - (fr:11061/p.456) [Tutti potevano scrivere versi, e molti lo facevano con una certa abilità]. Questa abbondanza rende difficile la classificazione: “It is difficult to classify satisfactorily even the more important writers, owing to the diversity of types and to numerous chronological uncertainties.” - (fr:11062/p.456) [È difficile classificare in modo soddisfacente anche gli scrittori più importanti, a causa della diversità dei tipi e delle numerose incertezze cronologiche]. Per questo il percorso proposto è metodico: “We shall study the appearance of the types in the beginning or middle of the third century as closely as possible in the order of time; then, type by type, … the most interesting writers among those who devoted themselves to it.” - (fr:11063/p.456) [Studieremo l’apparizione dei tipi all’inizio o alla metà del terzo secolo il più possibile in ordine di tempo; poi, tipo per tipo, … gli scrittori più interessanti tra coloro che vi si dedicarono].

A questa introduzione segue un primo profilo, dedicato a “l’elegia amorosa: Fileta di Cos e i suoi associati” “The Amorous Elegy: Philetas of Cos and his Associates.” - (fr:11065/p.457) [L’elegia amorosa: Fileta di Cos e i suoi associati]. Fileta, nato a Cos intorno al 340, è “il primo in ordine di tempo tra i poeti alessandrini, e uno dei fondatori della nuova arte”, oltre che “grammatico e poeta, e maestro di Filadelfo” “The first in date of the Alexandrian poets, and one of the founders of the new art, was Philetas, born at Cos about 340, a grammarian and poet, and the teacher of Philadelphus.” - (fr:11066/p.457) [Il primo in ordine di tempo tra i poeti alessandrini, e uno dei fondatori della nuova arte, fu Fileta, nato a Cos intorno al 340, grammatico e poeta, e maestro di Filadelfo]. Dopo una residenza ad Alessandria, “sembra aver concluso la sua carriera nella sua isola natale, circondato da un gruppo di amici e discepoli… La sua fama fu grande” “After a residence of some years at Alexandria, he seems to have finished his career in his native island, surrounded by a group of friends and disciples… His fame was great.” - (fr:11067/p.457) [Dopo una residenza di alcuni anni ad Alessandria, sembra aver concluso la sua carriera nella sua isola natale, circondato da un gruppo di amici e discepoli… La sua fama fu grande]. Le sue opere comprendono prose erudite, una raccolta di “leggere elegie amorose” in cui cantava Bittis, un’altra intitolata Telefo dal nome del padre, e due poemi più lunghi: Demetra, in versi elegiaci, e Hermes, in esametri “Besides some erudite works in prose, he composed a collection of light, amorous elegies, probably comprising epigrams for the most part, in which he sang of Bittis; another collection entitled Telephus, from the name of his father; and two longer poems, one, in elegiac verse, entitled Demeter, and the other, in hexameters, entitled Hermes.” - (fr:11068/p.457) [Oltre ad alcune opere erudite in prosa, compose una raccolta di leggere elegie amorose, probabilmente costituita in massima parte da epigrammi, in cui cantava Bittis; un’altra raccolta intitolata Telefo, dal nome del padre; e due poemi più lunghi, uno in versi elegiaci intitolato Demetra, e l’altro in esametri intitolato Hermes]. Di Fileta restano “appena cinquanta versi” “We have scarcely fifty verses of his works.” - (fr:11069/p.148) [Non abbiamo che una cinquantina di versi delle sue opere]; alcuni di essi, conclude il brano, “rivelano delicato talento e amabile giudizio” “Some of them evince delicate talent and amiable judgment.” - (fr:11070/p.457) [Alcuni di essi rivelano delicato talento e amabile giudizio].


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41 Teocrito e la poesia alessandrina: sensibilità, dramma e invenzione pastorale

Il ritratto critico fa di Teocrito il poeta in cui la cultura alessandrina non soffoca l’uomo naturale, e che trasforma il canto pastorale in genere letterario.

Il trattato individua subito il carattere duplice dei piccoli poemi di Teocrito: da un lato la brevità adatta all’ispirazione, dall’altro un’arte preziosa e levigata. “The double character is worthy of attention; for the brevity of the little poems is perfectly adapted to the nature of their inspiration, their exquisite art, elegant in its finish, carefully and skilfully polished, in which even boldness and aptitude accompany fine precision.” - (fr:11211/p.462) [Il doppio carattere merita attenzione; poiché la brevità dei piccoli poemi è perfettamente adatta alla natura della loro ispirazione, la loro arte squisita, elegante nella rifinitura, accuratamente e abilmente levigata, in cui anche audacia e prontezza si accompagnano a una fine precisione]. È la sostanza di un genio del tutto personale: “All the poems reflect his genius in their substance —a genius thoroughly personal and original.” - (fr:11213/p.462) [Tutti i poemi riflettono nella sostanza il suo genio — un genio del tutto personale e originale].

La chiave di volta è il rapporto tra cultura e natura. “Polished culture has not stifled his sensibility, as in the case of so many others; the natural man survived in the man of letters.” - (fr:11216/p.462) [La cultura raffinata non ha soffocato la sua sensibilità, come è accaduto a molti altri; l’uomo naturale è sopravvissuto nell’uomo di lettere]. La percezione teocritea è insieme sensoriale e plastica: “He sees not merely the external world —and no one has a more clear, plastic, many-colored view than he; but he enjoys it with all his powers of sense.” - (fr:11217/p.462) [Egli non vede soltanto il mondo esterno — e nessuno ha una visione più chiara, plastica e policroma di lui — ma lo gode con tutte le sue facoltà sensoriali]. Per questo il testo può concludere, con Marziale, che nell’opera si sente l’uomo: “In him one “feels the man,” as Martial said, hominem pagina nostra sapit.” - (fr:11223/p.463) [In lui “si sente l’uomo”, come disse Marziale, hominem pagina nostra sapit]. A questa sensibilità si aggiunge il dono drammatico: “He has also a dramatic gift; this person of lively sensibilities knows how to go beyond himself.” - (fr:11224/p.463) [Egli possiede anche un dono drammatico; questa persona dalle vive sensibilità sa uscire da sé]. I personaggi non sono fantasmi, ma vivono in un ambiente armonico: “The beings he imagines and represents are not for him vain phantoms: they live their own life, in an environment with which they are in harmony; and he pictures before us the whole situation with strokes that make it realistic.” - (fr:11225/p.463) [Gli esseri che immagina e rappresenta non sono per lui vani fantasmi: vivono la propria vita, in un ambiente con cui sono in armonia; e ci raffigura l’intera situazione con tratti che la rendono realistica].

Il trattato distingue poi gli idilli a prevalenza lirica da quelli drammatici. “Among the idylls, some have emotion and lyric sensibility almost exclusively, or at least in great predominance.” - (fr:11226/p.463) [Tra gli idilli, alcuni hanno emozione e sensibilità lirica quasi esclusivamente, o almeno in grande prevalenza]. Tra questi sono annoverati i canti d’amore, la maga, l’amante di Amarillide, il Ciclope e l’Epitalamio di Elena (fr:11227/p.463). La maga è una giovane innamorata che cerca nella magia il ritorno dell’amante; il suo monologo è un esempio di passione estrema: “The whole poem burns with passion.” - (fr:11231/p.463) [L’intero poema arde di passione]. Il passo sottolinea anche una linea di ricezione che collega Saffo, Teocrito, Apollonio e Virgilio: “Theocritus, while imitating Sappho, in turn inspired the Medea of Apollonius and the Dido of Vergil : — “Lo! how quiet are the sea and the winds. But in my breast, my sorrow is not quiet. For I am all aflame with yearning for that man, who has made me, poor woman, not his wife, but a base, lost creature.” - (fr:11232/p.463, 11233, 11234, 11235) [Teocrito, mentre imitava Saffo, a sua volta ispirò la Medea di Apollonio e la Didone di Virgilio: «Ecco! come sono quieti il mare e i venti. Ma nel mio petto il mio dolore non è quieto. Perché io sono tutta in fiamme per il desiderio di quell’uomo, che ha reso me, povera donna, non sua moglie, ma una creatura vile e perduta»]. Anche Polifemo è un innamorato semplice e forte: “His love, like that of the magician, is simple and strong.” - (fr:11238/p.463) [Il suo amore, come quello della maga, è semplice e forte]. Non si tratta di sentimenti piccoli, ma di una febbre: “it is “madness,” a fever, which must be assuaged by appropriate remedies, and chiefly by the most efficacious of all, the plaint of sorrow.” - (fr:11240/p.463) [è “pazzia”, una febbre, che deve essere placata con rimedi adeguati, e soprattutto con il più efficace di tutti, il lamento del dolore].

Accanto alla passione, il testo mette in rilievo la vocazione drammatica oggettiva di Teocrito. “The idyll of the shepherds (Battus and Corydon, IV), and that of Thyonnichus, or ~ the Love of Cynisca (XIV), are mimes as vivid and real as those of Herondas, with the merit of grace besides.” - (fr:11242/p.463) [L’idillio dei pastori (Batto e Coridone, IV), e quello di Tionnico, ovvero l’Amore di Cinisca (XIV), sono mimi vividi e reali quanto quelli di Eronda, con in più il merito della grazia]. Il termine tecnico per la struttura dei canti pastorali è “bucoliasmo”: “In the rustic idylls of the group, the lyric centre is formed by a “bucoliasm,” or musical and poetic strife between two shepherds.” - (fr:11251/p.464) [Negli idilli pastorali di questo gruppo, il centro lirico è formato da un “bucoliasmo”, cioè una contesa musicale e poetica tra due pastori]. Il trattato gli riconosce una base antropologica e storica: “Such alternating lyric chants were really used by the shepherds of Sicily and Magna Grecia.” - (fr:11252/p.464) [Tali canti lirici alternati erano realmente usati dai pastori di Sicilia e Magna Grecia]. Erano una pratica viva, fatta di ozio, canto e sfide: “They whiled away their leisure hours, playing on the reed, repeating popular songs, and improvising ; and they loved to challenge each other in their sport.” - (fr:11254/p.464) [Trascorrevano le ore di svago suonando la canna, ripetendo canzoni popolari e improvvisando; e amavano sfidarsi nel loro gioco]. Teocrito, che aveva visto questi tornei, li trasformò in arte: “Like the great poets of the classic period, who drew from popular sources the elements of their inspiration, he raised the pastoral poem to the dignity of a literary type.” - (fr:11256/p.464) [Come i grandi poeti del periodo classico, che attinsero alle fonti popolari gli elementi della loro ispirazione, egli elevò il poemetto pastorale alla dignità di un tipo letterario]. La stessa struttura regge le Siracusane: “Such is also the structure of the Syracusan Women (XV), of which the scene is at Alexandria.” - (fr:11258/p.464) [Tale è anche la struttura delle Siracusane (XV), la cui scena è ad Alessandria]. Su questa impalcatura, conclude il passo, “the author weaves an admirable poetry, and a whole essay on the conception of life.” - (fr:11260/p.464) [l’autore intesse una poesia ammirevole e un intero saggio sulla concezione della vita].

La parte più celebre dell’opera di Teocrito è però quella delle idilli rustiche. Il tratto principale è il sogno della vita campestre: “The main feature is a pretty dream of rustic life.” - (fr:11262/p.464) [Il tratto principale è un grazioso sogno di vita rustica]. La natura non è la matrigna di Esiodo: “Nature is not for him the stern stepmother described by Hesiod.” - (fr:11265/p.464) [La natura non è per lui l’aspra matrigna descritta da Esiodo]. Teocrito la osserva nelle ore belle dell’anno, in Sicilia, sotto il sole e con il mare all’orizzonte: “scarcely beholds it except in the uniformly fine weather of spring, in the mountain where the herds are pasturing, in the harvested plain, in the grove made balmy by all the fruits of the season, beneath the brilliant sun of Sicily, with the blue line of the water on the horizon.” - (fr:11267/p.465) [la scorge appena se non nel tempo uniformemente bello della primavera, nel monte dove pascolano le greggi, nella pianura mietuta, nel bosco reso profumato da tutti i frutti della stagione, sotto il sole splendente di Sicilia, con la linea azzurra dell’acqua all’orizzonte]. Il quadro della Talisie è un esempio di questa natura sensuale e concreta: “Numerous poplars and elms formed a canopy above our heads; and near us, a sacred streamlet flowed, murmuring, from the cave of the nymphs.” - (fr:11270/p.465) [Pioppi e olmi numerosi formavano una volta sopra le nostre teste; e vicino a noi un sacro ruscelletto scorreva mormorando dalla grotta delle ninfe], e “From every side came the rich odor of a summer that was passing into autumn.” - (fr:11273/p.465) [Da ogni parte veniva il ricco odore di un’estate che volgeva all’autunno].

In questo paesaggio Teocrito rappresenta soprattutto pastori, non contadini. “In this beautiful and clement atmosphere, Theocritus depicts rather shepherds than harvesters or peasants.” - (fr:11280/p.465) [In questa atmosfera bella e clemente, Teocrito raffigura piuttosto pastori che mietitori o contadini]. Il pastore è una figura più sognante e più vicina alla natura: “What he loved above all, in the character of the shepherds, was their artlessness, the simplicity of their ideas and sentiments, everything that kept them aloof from the savants of Cos and Alexandria.” - (fr:11283/p.465) [Ciò che amava soprattutto, nel carattere dei pastori, era la loro naturalezza, la semplicità delle loro idee e dei loro sentimenti, tutto ciò che li teneva lontani dai sapienti di Cos e di Alessandria]. Questi pastori non sono idealizzati astrattamente: “They are not shepherds beribboned and perfumed; - but are dressed in ill-prepared hides, and old clothes held in place by plaits of rushes.” - (fr:11284/p.465) [Non sono pastori infiocchettati e profumati, ma vestono pelli mal conciate e vecchi abiti tenuti da intrecci di giunchi]. Hanno tratti fisici rozzi e parlano per proverbi (fr:11285/p.465). La loro ingenuità si esprime nel canto d’amore, come nella celebre lode di Bombyca: “Gracious Bombyca, all think thee a Syrian woman, spare and brown with the sun: I, I alone, I call thee blond as honey.” - (fr:11291/p.466) [Graziosa Bombyca, tutti ti credono una donna siriana, magra e abbronzata dal sole: io, io solo, ti chiamo bionda come il miele]; “The violet, too, is dark, and the hyacinth is wrinkled; yet for crowns, these flowers are gathered first.” - (fr:11292/p.466) [Anche la viola è scura, e il giacinto è rugoso; eppure per le corone questi fiori sono colti per primi]; “The goat runs to nip the clover, the wolf pursues the sheep, the crane follows the plough; but I, I am eager with love of thee.” - (fr:11293/p.466) [La capra corre a brucare il trifoglio, il lupo insegue la pecora, la gru segue l’aratro; ma io, io sono ardente d’amore per te]. L’autore, però, non esagera: “No doubt there is much fervor in this ingenuousness, yet not too much.” - (fr:11297/p.466) [Nessun dubbio: c’è molto fervore in questa ingenuità, ma non troppo].

Accanto al realismo, il trattato segnala la trasfigurazione mitica: personaggi come Dafni non sono più pastori contemporanei, ma figure leggendarie. “It is no longer areal, contemporary shepherd, but a legendary, ideal one whom Theocritus puts before us.” - (fr:11302/p.466) [Non è più un pastore reale, contemporaneo, ma uno leggendario, ideale, che Teocrito pone davanti a noi]. In tal modo “idealism and pure poetry, in their traditional form of myth, enter unaltered into the rustic mime.” - (fr:11304/p.466) [l’idealismo e la pura poesia, nella loro forma tradizionale del mito, entrano immutati nel mimo rustico]. Anche le Siracusane, pur urbane, conservano lo stesso spirito: le due madri sono vere, semplici e ingenue (fr:11307/p.466), e il loro mimo si chiude con il canto per Adone, che “sheds a perfume of poetry over the amusing and gay picture of a nook in the great city and completes its beauty.” - (fr:11310/p.466) [spande un profumo di poesia sopra il quadro divertente e allegro di un angolo della grande città e ne completa la bellezza].

Le opere minori sono meno caratteristiche. “The poet’s other works are less characteristic and less complete.” - (fr:11311/p.466) [Le altre opere del poeta sono meno caratteristiche e meno complete]. Tra queste, gli idilli epici e gli inni: l’Inno a Tolomeo è “only an official poem of cold elegance.” - (fr:11317/p.467) [solo un poema ufficiale di fredda eleganza], mentre la Conocchia è “thoroughly exquisite” (fr:11319/p.467). La novità non è solo nei contenuti, ma anche nella forma: “The poet’s versification and style show no less novelty than his inspiration.” - (fr:11321/p.467) [La versificazione e lo stile del poeta non mostrano meno novità della sua ispirazione]. L’esametro è predominante, ma Teocrito lo rende flessibile: “Nothing is more flexible or varied than the hexameter of Theocritus.” - (fr:11325/p.467) [Nulla è più flessibile o vario dell’esametro di Teocrito]. Ne fa uno strumento adatto alla narrazione, al canto e al dialogo (fr:11326/p.467). Una caratteristica tecnica è la dieresi bucolica: “That called “bucolic,” which breaks the rhythm at the end of the fourth foot, is particu’larly characteristic.” - (fr:11330/p.467) [Quella chiamata “bucolica”, che spezza il ritmo alla fine del quarto piede, è particolarmente caratteristica]. Teocrito non la inventa, ma l’uso frequente ne fa un tratto originale (fr:11331/p.467). Così l’esametro diventa “a really new verse, the creation of a superior artist, marvellously well adapted to its purpose.” - (fr:11333/p.467) [un verso davvero nuovo, creazione di un artista superiore, meravigliosamente adatto al suo scopo].

Anche la lingua è costruita con cura: “The dialect of the idylls is thoroughly literary, harmoniously chosen, and composed to suit the nature of the poems.” - (fr:11335/p.468) [Il dialetto degli idilli è completamente letterario, scelto armoniosamente e composto per adattarsi alla natura dei poemi]. Il testo ricorda l’uso dello ionico, dell’eolico e di un dorico letterario di base siracusana (fr:11336/p.468). La precisione lessicale è straordinaria: “His realism does not hesitate to give specific names; he thus designates plants, trees, animals; he knows the fruits whose perfumes are fused in the fragrance of summer, and the trees that bend above the fountain of Bourina.” - (fr:11341/p.468) [Il suo realismo non esita a dare nomi specifici; designa così piante, alberi, animali; conosce i frutti i cui profumi si fondono nella fragranza dell’estate, e gli alberi che si piegano sopra la fonte di Bourina]. Teocrito arriva persino a imitare suoni e versi: “He imitates the whistle of shepherds calling their herds (oirra), and the mocking cry of a young girl as she runs away (rormvAdfe).” - (fr:11344/p.468) [Imita il fischio dei pastori che chiamano le greggi, e il grido di scherno di una ragazza che fugge via]. L’insieme è insieme sobrio e pieno: “The whole is sober, full, and strong; nothing is useless, nothing superfluous, nothing inexpressive or petty.” - (fr:11347/p.468) [L’insieme è sobrio, pieno e forte; nulla è inutile, nulla superfluo, nulla inespressivo o meschino]. Le immagini sono concrete, come nel paragone di Polifemo: “Thou art fairer than snow-white cheese, more dainty than a lamb, more active than a heifer, more acrid than an unripe grape.” - (fr:11349/p.468) [Sei più bella del formaggio bianco come neve, più delicata di un agnello, più vivace di una giovenca, più aspra di un’uva acerba]. La sintassi segue la stessa mobilità: “His sentences are as flexible as the ivy, and as active and elastic as Galatea.” - (fr:11352/p.468) [Le sue frasi sono flessibili come l’edera, e attive ed elastiche come Galatea].

Il significato storico del passo è duplice. Da un lato, testimonia la capacità di Teocrito di raccogliere una pratica popolare, come i canti alternati dei pastori, e di trasformarla in un genere letterario destinato a durare: “he raised the pastoral poem to the dignity of a literary type.” - (fr:11256/p.464) [egli elevò il poemetto pastorale alla dignità di un tipo letterario]. Dall’altro, il testo ne fissa l’influenza sulla tradizione successiva, da Apollonio e Virgilio fino a tutta la poesia pastorale: “The rustic idylls, in particular, are the latest and most celebrated part of his work, and that by which he has exercised the greatest influence over posterity.” - (fr:11261/p.464) [Le idilli rustiche, in particolare, sono la parte più tarda e celebre della sua opera, e quella con cui ha esercitato la maggiore influenza sulla posterità]. In questo ritratto, Teocrito appare come il punto d’incontro tra erudizione alessandrina e vitalità popolare: un poeta che non dimentica mai l’uomo dentro la letteratura.


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42 Teocrito, gli imitatori e Callimaco: lirismo sincero contro erudizione alessandrina

La poesia alessandrina viene giudicata sul metro della sincerità: Teocrito è il modello vitale e popolare, i poeti “accademici” come Callimaco sono raffinati ma freddi.

Il testo si apre su un motto pastorale, “On this rock will I sing.” - (fr:11357/p.468) [«Su questa roccia canterò»], e subito dopo riecheggia un verso di sapore siciliano: “Clasping thee in mine arms, I shall keep watch of our mingled herds, and look out over the sea of Sicily.” - (fr:11359/p.469) [«Abbracciandoti tra le mie braccia, veglierò sui nostri greggi riuniti e guarderò il mare di Sicilia»]. Il giudizio critico si fonda soprattutto sul ritmo: “In the lyric parts above all, the brisk, lively sentences are sustained by a breathless rhythm, so to speak, which reveals a poet born to voice affection.” - (fr:11360/p.469) [«Nelle parti liriche soprattutto, le frasi rapide e vivaci sono sostenute da un ritmo senza respiro, per così dire, che rivela un poeta nato per dare voce all’affetto»]. Questo movimento serrato delle parole fa sentire il palpito della passione: “In the regular, hurried movement of small groups of words, put side by side instead of being joined, one feels the throb of passion, almost the heart-beats.” - (fr:11361/p.469) [«Nel movimento regolare e affrettato di piccoli gruppi di parole, accostati invece che collegati, si sente il palpito della passione, quasi i battiti del cuore»]. Il brano arriva a individuare proprio nel ritmo il tratto più personale dell’autore: “Perhaps it is in this fundamental rhythm that the most truly personal traits of the author appear.” - (fr:11362/p.469) [«Forse è in questo ritmo fondamentale che appaiono i tratti più profondamente personali dell’autore»]. Nella Thalysie, ogni tono e forma dell’idillio teocriteo sono presenti e, al di sotto delle differenze superficiali, vibra sempre la stessa immaginazione: “there vibrates constantly the same trembling imagination, the same strong, lyric spirit” - (fr:11363/p.469) [«vi vibra costantemente la stessa trepidante immaginazione, lo stesso forte spirito lirico»].

Queste qualità collocano Teocrito sopra tutti i contemporanei: “In these original, sincere, vigorous qualities, Theocritus surpassed all his contemporaries.” - (fr:11364/p.469) [«In queste qualità originali, sincere, vigorose, Teocrito superò tutti i suoi contemporanei»]. A ciò si aggiunge una fortuna rara, quella di avere creato un tipo duraturo: “He introduced the songs of humble peasants into literature proper.” - (fr:11366/p.469) [«Introdusse i canti degli umili pastori nella letteratura vera e propria»]. La discendenza è illustre: “Vergil and André Chénier are disciples of his.” - (fr:11367/p.469) [«Virgilio e André Chénier sono suoi discepoli»], e “Since the Alexandrian period he has had imitators” - (fr:11368/p.469) [«Dal periodo alessandrino ha avuto imitatori»].

Tra gli imitatori, un posto di rilievo spetta all’autore anonimo dell’Oaristys, definito “chiacchierata familiare”: “Among the foremost of such disciples we must place the unknown author of the idyll entitled Oaristys” - (fr:11370/p.469) [«Tra i principali di questi discepoli dobbiamo porre l’autore sconosciuto dell’idillio intitolato Oaristys»]. Il brano esclude con decisione che il poemetto sia di Teocrito: “Although the poem is found in the collection of Theocritus, it is certainly not his; for a verse of the third Idyll is cited literally; and besides, Theocritus never made his personages speak in stichomythia, in which each speaker in turn utters only a single verse, as in the Oaristys.” - (fr:11371/p.469) [«Sebbene il poemetto si trovi nella raccolta di Teocrito, non è certamente suo; perché vi è citato alla lettera un verso del terzo Idillio; e inoltre Teocrito non fece mai parlare i suoi personaggi in sticomitia, in cui ciascun interlocutore pronuncia a turno un solo verso, come nell’Oaristys»]. Il giudizio estetico, tuttavia, resta favorevole: “The poem is, however, charming.” - (fr:11372/p.469) [«Il poemetto è comunque incantevole»], ed è definito “a real mime” - (fr:11375/p.469) [«un mimo vero e proprio»]. André Chénier lo tradusse, ma “his translation turns well the grace of the original, yet does not preserve all its biting precision and ingenuity” - (fr:11376/p.469) [«la sua traduzione rende bene la grazia dell’originale, ma non ne conserva tutta la precisione incisiva e l’ingegnosità»].

Quindi il testo passa a Bione e Mosco, “pleasing poets, though secondary” - (fr:11377/p.469) [«poeti gradevoli, sebbene secondari»]. Di Bione di Smirne restano “seventy extracts, some fragmentary” - (fr:11378/p.469) [«settanta estratti, alcuni frammentari»]; il più lungo è “a Threnody to Adonis, evidently inspired by the picture terminating the Syracusan Women, and imitated also from the First Idyll” - (fr:11379/p.469) [«una Trenodia per Adone, evidentemente ispirata dal quadro che chiude le Siracusane e imitata anche dal primo Idillio»]. Bione possiede “a true poet’s qualities of emotion and harmony” - (fr:11380/p.469) [«le qualità di un vero poeta: emozione e armonia»]. Di Mosco, invece, il brano ricorda che le opere attribuitegli “have nothing in common with the rustic idylls of Theocritus” - (fr:11388/p.470) [«non hanno nulla in comune con gli idilli rustici di Teocrito»]. Le principali, Europa e Megara, “recall the epic idylls of Theocritus” - (fr:11389/p.470) [«richiamano gli idilli epici di Teocrito»]. La Megara è “a wordy conversation, though at times rather affecting” - (fr:11391/p.470) [«una conversazione verbosa, sebbene a tratti piuttosto commovente»], in cui Megara piange le follie di Eracle e Alcmena asseconda nobilmente il suo lamento.

Con la sezione Academic Poetry il tono cambia e la critica diventa più severa. Il brano indica nella mancanza di sincerità il difetto principale di un gruppo di poeti contemporanei: “The sincere emotion which constitutes the beauty of the idylls of Theocritus is the element chiefly missed in a group of contemporary poets, also celebrated and clever, but well characterized in a word by being called ‘academic.’” - (fr:11395/p.470) [«La sincera emozione che costituisce la bellezza degli idilli di Teocrito è l’elemento che manca soprattutto in un gruppo di poeti contemporanei, celebri e ingegnosi, ma ben caratterizzati da una parola: “accademici”»]. Essi sono “more scholarly than inspired, more descriptive than passionate, rather versifiers, in short, than poets” - (fr:11396/p.470) [«più studiosi che ispirati, più descrittivi che appassionati, versificatori, insomma, più che poeti»]. Tra questi sono nominati “the many-sided Callimachus, the didactic poet Aratus, the epic poet Apollonius, — who is, however, more original than the others —, and the tragic poet Lycophron” - (fr:11397/p.470) [«il versatile Callimaco, il poeta didascalico Arato, il poeta epico Apollonio — che è però più originale degli altri — e il poeta tragico Licofrone»].

La parte centrale è dedicata a Callimaco. Il brano ne fissa i dati biografici: “This poet, the son of Battus, was born at Cyrene toward the close of the fourth century.” - (fr:11400/p.470) [«Questo poeta, figlio di Batto, nacque a Cirene verso la fine del IV secolo»]. Come grammatico e poeta ebbe fama alla corte di Filadelfo, che “after the death of Zenodotus, gave him the direction of the Alexandrian library” - (fr:11402/p.470) [«dopo la morte di Zenodoto, gli diede la direzione della biblioteca di Alessandria»]. Fu “the perfect type of Alexandrianism” - (fr:11405/p.470) [«il tipo perfetto dell’alessandrinismo»]. La sua biografia è segnata dalla contesa con Apollonio: “His disciple Apollonius wished to revive the heroic epic” - (fr:11407/p.470) [«Il suo discepolo Apollonio volle far rivivere l’epica eroica»], mentre Callimaco “judged that the age of heroic epic was past” - (fr:11408/p.470) [«giudicò che l’età dell’epica eroica fosse passata»]. La disputa, “though purely literary at first, ended in gross insults” - (fr:11409/p.470) [«sebbene all’inizio puramente letteraria, finì in grossolani insulti»], e “Apollonius was obliged to exile himself from Alexandria” - (fr:11415/p.471) [«Apollonio fu costretto a esiliarsi da Alessandria»].

Le opere di Callimaco erano “numerous and varied” - (fr:11416/p.471) [«numerose e varie»]: tragedie, commedie, drammi satireschi, inni, liriche, coliambi, elegie, epigrammi e “even a familiar epic entitled Hecale” - (fr:11417/p.471) [«anche un’epica familiare intitolata Ecale»]. Di lui sono rimasti “Six hymns, one in elegiac verse, … with sixty-three epigrams, and a few fragments of the Hecale” - (fr:11418/p.471) [«Sei inni, uno in versi elegiaci, … con sessantatré epigrammi e alcuni frammenti dell’Ecale»]. L’opera elegiaca principale erano gli Aitia, “the Causes, or, if one prefers, the Origins, an erudite poetic corpus, or collection of old Greek legends pertaining to the origin of certain cities, families, or customs” - (fr:11419/p.471) [«le Cause, o, se si preferisce, le Origini, un corpus poetico erudito, o raccolta di antiche leggende greche relative all’origine di certe città, famiglie o costumi»].

Il giudizio complessivo sul talento di Callimaco è però severo. Il brano riconosce che “The author’s poetic talent is nowhere better manifested than in the Hymns, the Epigrams, the fragments of the Hecale, and perhaps in the Latin translation by Catullus of the little poem on Berenice’s Hair” - (fr:11421/p.471) [«Il talento poetico dell’autore non si manifesta meglio che negli Inni, negli Epigrammi, nei frammenti dell’Ecale e forse nella traduzione latina di Catullo del piccolo poemetto sulla Chioma di Berenice»], ma subito aggiunge: “Such talent, though admired by the Greeks of Alexandria, and by most literary men at Rome, seems cold to us.” - (fr:11422/p.471) [«Un talento simile, sebbene ammirato dai Greci di Alessandria e dalla maggior parte dei letterati a Roma, a noi sembra freddo»]. “The art is polished and clever, but really lacks sincerity.” - (fr:11423/p.471) [«L’arte è levigata e ingegnosa, ma manca davvero di sincerità»]. Callimaco “does not feel true emotion nor ingenuous sentiment; he has no interest in the things of which he speaks, save for their rarity, their novelty, or— what amounts to the same thing— their antiquity” - (fr:11424/p.471) [«non prova vera emozione né sentimento genuino; non si interessa alle cose di cui parla se non per la loro rarità, novità o — il che equivale — la loro antichità»]. Il suo stile è “strained to the utmost, composed, in large measure, of old forgotten words” - (fr:11426/p.471) [«tirato al massimo, composto in gran parte di vecchie parole dimenticate»]. Questi difetti sono “most evident in the Hymns” - (fr:11428/p.471) [«particolarmente evidenti negli Inni»], dove “Callimachus solemnly chants Zeus, Delos, Artemis, Demeter, the Baths of Pallas, and Apollo, for official festivals” - (fr:11429/p.471) [«Callimaco canta solennemente Zeus, Delo, Artemide, Demetra, i Bagni di Pallade e Apollo, per le feste ufficiali»]. Non avendo fede, cerca di simulare ciò che non possiede: “He is at great pains to simulate, by ingeniously combined processes of style, the emotion, the artlessness, the religious fervor that he does not have.” - (fr:11432/p.471) [«Si sforza di simulare, con procedimenti stilistici ingegnosamente combinati, l’emozione, la semplicità, il fervore religioso che non ha»]. L’esito è fallimentare: “Yet he produces no illusion.” - (fr:11433/p.471) [«Eppure non produce alcuna illusione»].

La Chioma di Berenice è liquidata come “a mere play of wit” - (fr:11435/p.471) [«un mero gioco di spirito»]: la regina aveva consacrato una ciocca dei suoi capelli ad Afrodite, la ciocca era sparita dal tempio e l’astronomo Conone aveva dichiarato di averla trovata trasformata in costellazione. Il poemetto è “a rather pleasing jest; but it reminds one too strongly of the petty poets of France in the eighteenth century” - (fr:11440/p.472) [«uno scherzo piuttosto gradevole; ma ricorda fin troppo i poeti minori della Francia del Settecento»]. Migliore è il giudizio sugli epigrammi: “In the writing of epigrams, Callimachus was much more successful.” - (fr:11441/p.472) [«Nella scrittura degli epigrammi Callimaco ebbe molto più successo»]. Qui “He really had talent: he was one of the first Greek writers of epigram to combine with real Alexandrian elegance, dash in the modern sense of the term” - (fr:11442/p.472) [«Aveva davvero talento: fu uno dei primi scrittori greci di epigrammi a unire alla vera eleganza alessandrina il brio nel senso moderno del termine»].

L’Ecale è presentata come una delle ultime opere e come una risposta ad Apollonio, che accusava Callimaco di screditare l’epica per incapacità: “He wished to show what contemporary epic — a truly original epic — must be like.” - (fr:11445/p.472) [«Volle mostrare come dovesse essere l’epica contemporanea — un’epica davvero originale»]. I frammenti superstiti “cause one to regret the loss of the rest” - (fr:11446/p.472) [«fanno rimpiangere la perdita del resto»]. “Hecale” is the name of an old lady in Attica, who had given hospitality to Theseus on the eve of his struggle with the Marathonian Bull. - (fr:11447/p.472) [«“Ecale” è il nome di una vecchia signora dell’Attica che aveva dato ospitalità a Teseo alla vigilia della sua lotta col toro Maratonio»]. I frammenti mostrano che l’autore “was amusing himself by representing, with picturesque realism, familiar details in the life of his heroine - (fr:11448/p.472) [«si divertiva a rappresentare, con realismo pittoresco, dettagli familiari della vita della sua eroina»]. Il brano riporta il risveglio della vecchia da parte di un vicino, con le mani dei ladri che non sono più in giro, l’acquaiolo che canta, i fabbri che martellano: “It is pretty and ingenious; but nothing shows better than these graceful details how far Callimachus is from Homer and Pindar, and why his Hymns are so unbearable.” - (fr:11450/p.472) [«È grazioso e ingegnoso; ma nulla mostra meglio di questi graziosi dettagli quanto Callimaco sia lontano da Omero e Pindaro, e perché i suoi Inni siano così insopportabili»].

Nel suo insieme, il passo ha anche un valore storico: testimonia la ricezione della poesia alessandrina in una storiografia letteraria che misura i poeti sulla sincerità del sentimento, esalta Teocrito come creatore di un modello popolare duraturo e condanna l’alessandrinismo come fredda erudizione. La cronaca della direzione della biblioteca di Alessandria e della contesa tra Callimaco e Apollonio fissa, inoltre, alcuni dati essenziali della vita culturale del III secolo a.C.


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43 Apollonio Rodio e l’Argonautica: tra epos antico e passione psicologica

La parte viva dell’Argonautica è Medea: con la sua passione Apollonio rinnova l’epica, senza distruggerne la cornice.

Il ritratto di Apollonio è costruito su dati biografici che restano volutamente incerti. “As he was born at Alexandria, Rhodes was simply his adopted country, when his quarrel with Callimachus had forced him into exile” - (fr:11479/p.473) [“Poiché era nato ad Alessandria, Rodi fu semplicemente la sua patria adottiva, quando la lite con Callimaco lo aveva costretto all’esilio”]. “The date of his birth cannot be determined with precision” - (fr:11480/p.473) [“La data della sua nascita non può essere determinata con precisione”]. Il legame con Callimaco è decisivo: “He was the pupil of Callimachus; while still young, he composed his Argonautica, in opposition to the counsel of his master; and he ended his life at Rhodes, where probably he finished his poem, and published the two successive editions of it” - (fr:11481/p.473) [“Fu discepolo di Callimaco; ancora giovane compose la sua Argonautica, contro il consiglio del maestro; e finì la vita a Rodi, dove probabilmente terminò il poema e ne pubblicò le due edizioni successive”]. La tradizione testuale e la ricezione sono documentate con precisione: “French translation by De la Ville de Mirmont, Bordeaux, 1892” - (fr:11487/p.473) [“Traduzione francese di De la Ville de Mirmont, Bordeaux, 1892”]; “English translation by Preston, 3 vols., Dublin, 1803” - (fr:11488/p.473) [“Traduzione inglese di Preston, 3 volumi, Dublino, 1803”]; “Editions by Lehrs in the Didot Hesiod, Paris, 1862; and by Merkel, Leipsic, Teubner, 1882” - (fr:11486/p.473) [“Edizioni di Lehrs nell’Esiodo Didot, Parigi, 1862; e di Merkel, Lipsia, Teubner, 1882”].

Il progetto poetico è dichiaratamente omerico: “The poet’s evident aim was to be the Homer of his age—to give to Greece, in a single poem, an Iliad and Odyssey adapted to the taste of the day” - (fr:11485/p.473) [“L’evidente intento del poeta era essere l’Omero della sua epoca—dare alla Grecia, in un unico poema, un’Iliade e un’Odissea adattate al gusto del giorno”]. La struttura segue due movimenti: “In the first two books we have the reunion of the Argonauts, their departure, the voyage to Colchis; and in the last two, the acquisition of the fleece with Medea’s assistance, and the return to Greece” - (fr:11483/p.473) [“Nei primi due libri abbiamo la riunione degli Argonauti, la loro partenza, il viaggio verso la Colchide; negli ultimi due, la conquista del vello con l’assistenza di Medea e il ritorno in Grecia”]. L’azione è ricca di inserti: “A multitude of episodes, descriptions, and combats find their place in the action, and enrich it” - (fr:11484/p.473) [“Una moltitudine di episodi, descrizioni e combattimenti trova posto nell’azione e la arricchisce”].

Il bilancio critico si fonda su una distinzione netta tra materiali ereditati e aggiunte. Ciò che resta dell’epica antica è costituito da “marvels, the combats, the adventures, the catalogues” - (fr:11491/p.474) [“meraviglie, i combattimenti, le avventure, i cataloghi”]. “What is added is, first, scholarly erudition: geography, new myths, etymologies, popular, quaint customs, exotic or antiquated rites; and, secondly, depiction of love” - (fr:11492/p.474) [“Ciò che viene aggiunto è, in primo luogo, l’erudizione: geografia, nuovi miti, etimologie, usanze popolari e curiose, riti esotici o antiquati; e, in secondo luogo, la rappresentazione dell’amore”]. Da qui la formula centrale: “Hence his poem may be called partly dead and partly living” - (fr:11493/p.474) [“Di conseguenza il suo poema può essere chiamato in parte morto e in parte vivo”].

La parte morta è duplice: “The dead part is not only that in which he treats the traditional themes of epic, without having the ability to handle such subjects; but also that filled with erudition, which is naturally ill-adapted to poetry, and, above all, to this type of poetry” - (fr:11494/p.474) [“La parte morta non è solo quella in cui tratta i temi tradizionali dell’epica, senza avere la capacità di gestire tali soggetti; ma anche quella piena di erudizione, che per natura si adatta male alla poesia e, soprattutto, a questo tipo di poesia”]. La parte viva è invece “the enduring portrayal of love” - (fr:11495/p.474) [“la rappresentazione duratura dell’amore”]. In questo ambito Apollonio mostra un talento notevole: “There he could display all his talent, and it was considerable; he showed himself perhaps more of an innovator, more original, a greater poet than has commonly been supposed” - (fr:11496/p.474) [“Lì poté mostrare tutto il suo talento, ed era considerevole; si mostrò forse più innovatore, più originale, più grande poeta di quanto comunemente si sia supposto”]. L’autore del passo lascia da parte il morto: “We shall leave aside all that we have called dead in the poem” - (fr:11497/p.474) [“Lasceremo da parte tutto ciò che nel poema abbiamo chiamato morto”]. In quella zona, infatti, “his merits and defects are in no way novel, but belong to his time —erudition, affectation, ingenious subtlety, a liking for the pretty rather than the beautiful, the absence of sincerity and emotion, and a composite style, in which research and the qualities of prose are combined in the manner of Callimachus” - (fr:11498/p.474) [“i suoi meriti e i suoi difetti non sono affatto nuovi, ma appartengono al suo tempo—erudizione, affettazione, sottigliezza ingegnosa, il gusto per il grazioso piuttosto che per il bello, l’assenza di sincerità e di emozione, e uno stile composito, in cui la ricerca e le qualità della prosa si combinano alla maniera di Callimaco”]. “If Apollonius had produced only this, he would not deserve notice” - (fr:11499/p.474) [“Se Apollonio avesse prodotto solo questo, non meriterebbe attenzione”].

Il cambiamento avviene con Medea: “But with the passion of Medea, everything was to change; not because the affectation of Alexandria is absent—for it appears again and again in the description—but because her love is a sincere, strong sentiment, a true passion” - (fr:11500/p.474) [“Ma con la passione di Medea tutto stava per cambiare; non perché l’affettazione alessandrina sia assente—infatti riappare di continuo nella descrizione—ma perché il suo amore è un sentimento sincero, forte, una vera passione”]. Questa passione ha una dignità epica nuova: “If it is not a Homeric passion, it is at least one worthy of epic as conceived by Vergil” - (fr:11501/p.474) [“Se non è una passione omerica, è almeno una degna dell’epos come concepito da Virgilio”]. Apollonio opera quindi senza rivoluzione: “Apollonius enlarged, but did not destroy, the frame of epic” - (fr:11502/p.474) [“Apollonio allargò, ma non distrusse, la cornice dell’epica”]. “He introduced love, and painted it with sufficient power to make it appropriate to the grandeur of the type; and sufficient originality to leave an imperishable memory” - (fr:11503/p.474) [“Introdusse l’amore e lo dipinse con forza sufficiente a renderlo appropriato alla grandezza del genere; e con originalità sufficiente a lasciare un ricordo imperituro”].

L’innovazione è essenzialmente analitica: “The originality of his painting consists in a subtlety of analysis which, before his time, we do not find exemplified” - (fr:11504/p.474) [“L’originalità della sua rappresentazione consiste in una sottigliezza di analisi che, prima del suo tempo, non troviamo esemplificata”]. “Perhaps too little emphasis has been put upon the novelty of studying, at this date, hour by hour, as it were, the rise of a passion in the human heart, following its growth with exactitude, describing its uncertainties and painful struggles, and arriving slowly, without weariness, at the time of its final outburst, to describe this with admirable vigor and effectiveness” - (fr:11505/p.474) [“Forse si è data troppa poca importanza alla novità di studiare, a questa data, ora per ora, per così dire, il sorgere di una passione nel cuore umano, seguendone la crescita con esattezza, descrivendone le incertezze e le lotte dolorose, e giungendo lentamente, senza stanchezza, al momento della sua esplosione finale, per descriverlo con ammirevole vigore ed efficacia”]. Il confronto con Euripide colloca Apollonio in una linea di sviluppo: “Euripides took only the first steps in the path of the minute psychological analysis of passion” - (fr:11506/p.474) [“Euripide fece solo i primi passi nel cammino della minuziosa analisi psicologica della passione”].

La narrazione del terzo libro è già romanzo: “The story of Medea, in the third book of the Argonautica, is that of a heart fallen a prey to an emotion which we see in its beginning; and, as it grows more powerful, we follow with deep sympathy through its various stages of joy, disappointment, and despair” - (fr:11507/p.474) [“La storia di Medea, nel terzo libro dell’Argonautica, è quella di un cuore preda di un’emozione che vediamo nel suo inizio; e, mentre diventa più potente, la seguiamo con profonda simpatia attraverso le sue varie fasi di gioia, delusione e disperazione”]. L’intero arco drammatico è descritto come un movimento continuo: “From the first audience accorded by Aletes to Jason, from the first revery which comes to disturb her quiet, from her conversations with her sister Chalcippe, to the admirable scene where, in the temple of Hecate, she waits for Jason, sees him coming, talks with him, and finally, unburdening her heart, resolves on flight, there is a continuous progress, a dramatic pulsation which animates the subtle analyses, and carries us along with an irresistible movement” - (fr:11508/p.475) [“Dalla prima udienza concessa da Alete a Giasone, dal primo sogno che viene a turbare la sua quiete, dai suoi colloqui con la sorella Calciope, fino all’ammirevole scena in cui, nel tempio di Ecate, attende Giasone, lo vede arrivare, parla con lui e infine, aprendo il cuore, si risolve alla fuga, c’è un progresso continuo, una pulsazione drammatica che anima le analisi sottili e ci trascina con un movimento irresistibile”]. Per questo il risultato è paragonabile all’arte moderna: “It is the art of Vergil, of Racine, of a modern writer of romance” - (fr:11509/p.475) [“È l’arte di Virgilio, di Racine, di uno scrittore moderno di romanzi”].

La rappresentazione di Medea poggia su elementi psicologici e morali ben definiti. “No less remarkable is the nature of the elements that enter into the painting” - (fr:11510/p.475) [“Non meno notevole è la natura degli elementi che entrano nella rappresentazione”]. “Medea is a young girl: her life has always been chaste, her imagination pure” - (fr:11511/p.475) [“Medea è una giovane ragazza: la sua vita è sempre stata casta, la sua immaginazione pura”]. “She struggles against herself in dismay” - (fr:11512/p.475) [“Lotta contro se stessa, sgomenta”]. “Everything conspires against her will; the conduct of her sister reassures her; specious sophisms present themselves to her from every quarter” - (fr:11513/p.475) [“Tutto cospira contro la sua volontà; il comportamento della sorella la rassicura; speciosi sofismi le si presentano da ogni parte”].

Il passo è anche testimonianza di una stagione critica: le edizioni, le traduzioni e gli studi citati collocano Apollonio in una tradizione filologica ottocentesca. “Articles by Sainte-Beuve, La Médée d’ Apollonius, in Portraits contemporains, vol.” - (fr:11489/p.473) [“Articoli di Sainte-Beuve, La Médée d’Apollonius, in Portraits contemporains, vol.”]; “V; and J. Girard, Ktudes sur la poésie grecque, Paris, 1884” - (fr:11490/p.247) [“V; e J. Girard, Études sur la poésie grecque, Parigi, 1884”]. La contrapposizione tra parte morta e parte viva è un giudizio storico-critico che assegna all’Alessandrinismo un posto decisivo nella nascita del romanzo psicologico.


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44 La fine dell’ellenismo e l’inizio dell’età imperiale: erudizione, filosofia e storiografia greca

Il brano chiude la rassegna del periodo ellenistico con scienze, grammatica, filosofia e retorica, per poi aprire l’ultima fase della letteratura greca sotto l’Impero romano.

La prima parte passa in rassegna figure minori della geografia e dell’erudizione. Metrodoro di Scepsi fu autore di una storia di Tigrane; Alessandro di Mileto, detto Poliistore, “came to Rome as a prisoner of war under Sulla, and was liberated by Lentulus” - (fr:11867/p.488) [venne a Roma come prigioniero di guerra sotto Silla e fu liberato da Lentulo]. Di lui si dice che fu “a prolific, erudite compiler, treating stories of the marvellous, the succession of philosophers, and the manners and customs of the Orient, particularly of the Jews” - (fr:11868/p.488) [un compilatore prolifico ed erudito, che trattava storie del meraviglioso, la successione dei filosofi e i costumi dell’Oriente, in particolare dei Giudei]. Artemidoro di Efeso “wrote a Geography which was one of the sources of Strabo” - (fr:11866/p.488) [scrisse una Geografia che fu una delle fonti di Strabone]. Castore di Rodi “wrote a chronological résumé (Xpovxd), which pretended to give the date of all reigns and of all eponymous magistrates from Ninus to Pompey” - (fr:11869/p.488) [scrisse un compendio cronologico che pretendeva di dare la data di tutti i regni e di tutti i magistrati eponimi da Nino a Pompeo]. L’insieme è giudicato marginale: “We are on the extreme borders of literature, and even the works that were produced have disappeared.” - (fr:11872/p.488) [Siamo ai confini estremi della letteratura, e anche le opere che furono prodotte sono scomparse].

Nel campo delle scienze, il passo su Ipparco di Nicea è in parte corrotto; resta il giudizio per cui fu “the greatest astronomer of antiquity” - (fr:11874/p.488) [il più grande astronomo dell’antichità]. La frase successiva, “Although Aristarchus of Samothrace, he committed the error of consider the earth as the centre of the universe” - (fr:11875/p.488) [Benché Aristarco di Samotracia, egli commise l’errore di considerare la terra come centro dell’universo], è quasi incomprensibile e sembra celare un riferimento ad Aristarco di Samo, piuttosto che al grammatico di Samotracia. A Ipparco è riconosciuta l’invenzione della trigonometria: “He added to mathematics proper by the invention of trigonometry; and he improved map-drawing.” - (fr:11878/p.488) [Aggiunse alla matematica propriamente detta l’invenzione della trigonometria e migliorò la cartografia]. Erone di Alessandria “wrote treatises On Drafting Instruments and On Automatons” - (fr:11879/p.488) [scrisse trattati Sugli strumenti da disegno e Sugli automi]; “his works are interesting, and still in existence” - (fr:11880/p.488) [le sue opere sono interessanti e ancora esistenti].

La grammatica trova il suo grande nome in Dionisio Trace, “a pupil of Aristarchus, and the first to attempt presenting as a whole the science of grammar, which had been unorganized till then” - (fr:11883/p.489) [allievo di Aristarco e il primo a tentare di presentare come un tutto organico la scienza della grammatica, rimasta fino ad allora disorganizzata]. La sua Grammatica “had prodigious success; for twelve centuries it was reproduced, commented upon, abridged, amplified, and translated” - (fr:11884/p.489) [ebbe un successo prodigioso; per dodici secoli fu riprodotta, commentata, abbreviata, ampliata e tradotta]. Tirannione il Vecchio “is famous chiefly for his revision of the unedited works of Aristotle, which Sulla had just brought to Rome” - (fr:11886/p.489) [è celebre soprattutto per la revisione delle opere inedite di Aristotele, che Silla aveva appena portato a Roma]. La filologia è rappresentata da Didimo, soprannominato “the Bronze Constitution” - (fr:11887/p.489) [la Costituzione di bronzo], per la sua prodigiosa attività letteraria; l’epiteto greco, reso così nel testo, allude propriamente alla resistenza instancabile del filologo.

La filosofia è definita “more interesting” - (fr:11891/p.489) [più interessante]. Panezio di Rodi, “a Stoic, though not rigid, he was almost an Eclectic” - (fr:11894/p.489) [stoico, benché non rigido, fu quasi un eclettico]. I suoi trattati sono perduti, ma “we know the favor with which they were regarded by Cicero, and how much he imitated them” - (fr:11896/p.489) [sappiamo il favore con cui furono accolti da Cicerone e quanto egli li imitò]. Posidonio di Apamea “also came to Rome, but lived chiefly at Rhodes, whither Cicero, Pompey, and other illustrious Romans went to hear him” - (fr:11899/p.489) [anche lui venne a Roma, ma visse soprattutto a Rodi, dove Cicerone, Pompeo e altri illustri Romani andarono ad ascoltarlo]; “as a philosopher, philologist, historian, and geographer, he had an immense reputation” - (fr:11900/p.489) [come filosofo, filologo, storico e geografo ebbe un’immensa reputazione]. La sua opera “On the Ocean was the result of personal explorations, and added something to the geographical knowledge of his time” - (fr:11903/p.489) [Sull’Oceano fu il risultato di esplorazioni personali e aggiunse qualcosa alla conoscenza geografica del suo tempo]. Filodemo è ricordato solo perché “the discoveries at Herculaneum have given us a large number of mediocre writings by him” - (fr:11905/p.489-11906/p.490) [le scoperte di Ercolano ci hanno restituito un gran numero di sue mediocri opere]. Enesidemo “is well known on account of his attempt, made about this time, to reorganize the school of Pyrrho” - (fr:11907/p.490) [è noto per il suo tentativo, fatto in questo periodo, di riorganizzare la scuola di Pirrone].

Anche la retorica “shows a tendency to innovation” - (fr:11910/p.490) [mostra una tendenza all’innovazione], ma “brilliant names and lasting works are wanting” - (fr:11911/p.490) [mancano nomi brillanti e opere durature]. La svolta nasce “under the influence of the school of Pergamon, which was much devoted to the study of Attic writers, and under that of Rome, which brought all minds capable of reflection to seriousness, a reaction against the daintiness and fine writing of the old rhetoric of Asia began to make itself felt” - (fr:11914/p.490) [sotto l’influenza della scuola di Pergamo, molto dedita allo studio degli scrittori attici, e sotto quella di Roma, che richiamava alla serietà le menti capaci di riflessione, cominciò a farsi sentire una reazione contro la leziosità e la ricercatezza della vecchia retorica asiatica]. Le correnti si dividono: “Some returned to the Atticism of Lysias; others, the New Asiatics, trying, no doubt, to imitate Isocrates, produced a verbose, inflated eloquence; still others tried to follow a medium course, patterning after the style of Hyperides.” - (fr:11915/p.490) [Alcuni tornarono all’atticismo di Lisia; altri, i nuovi asiatici, cercando senza dubbio di imitare Isocrate, produssero un’eloquenza verbosa e gonfia; altri ancora tentarono una via di mezzo, modellandosi sullo stile di Iperide]. Rodi è il centro dell’ultimo gruppo, con Apollonio e Molo; “Cicero was a pupil of Molo” - (fr:11917/p.490) [Cicerone fu allievo di Molo]. La ricorrenza di Scipioni, Pompeo e Cicerone è letta come un segno che si è “about to enter upon a new phase of activity” - (fr:11920/p.490) [in procinto di entrare in una nuova fase di attività], e corrisponde “to the literary, as well as the political, primacy of Rome, which had become the capital of the civilized world” - (fr:11921/p.490) [al primato letterario, oltre che politico, di Roma, divenuta capitale del mondo civile].

Con l’Impero si apre l’ultimo periodo della letteratura greca: “With, or shortly before, the establishment of the Empire, at about the middle of the first century B.c., the last period of Greek literature opens.” - (fr:11948/p.491) [Con, o poco prima, l’istituzione dell’Impero, verso la metà del I secolo a.C., si apre l’ultimo periodo della letteratura greca]. L’epoca dura “more than seven centuries” - (fr:11950/p.491) [più di sette secoli]. Il primo secolo, da Augusto a Domiziano, è “almost barren of original works” - (fr:11952/p.491) [quasi privo di opere originali] e “may be regarded as a period of transition” - (fr:11954/p.491) [può essere considerato un periodo di transizione]. Con i Flavi nasce la sofistica e una filosofia morale-religiosa; la rinascita del II secolo “was completed in the third by the establishment of the Neo-Platonism of Plotinus and Porphyry, through which Hellenism was crystallized into a body of doctrines opposing the widening influence of Christianity” - (fr:11958/p.491) [fu completata nel III secolo dalla fondazione del neoplatonismo di Plotino e Porfirio, attraverso cui l’ellenismo si cristallizzò in un corpo di dottrine contrapposto alla crescente influenza del cristianesimo]. L’ultima fase “is characterized by the rapid extension and triumph of Christianity, which, turning to profit the culture of Hellenism, made it flourish anew in the fourth century, and then left it slowly to degenerate and perish” - (fr:11962/p.492) [è caratterizzata dalla rapida estensione e dal trionfo del cristianesimo, che, volgendo a proprio profitto la cultura ellenistica, la fece rifiorire nel IV secolo e poi la lasciò lentamente degenerare e perire].

Nel primo periodo imperiale “There was more toil than genius, more assiduity than invention” - (fr:11974/p.492) [ci fu più lavoro che genio, più assiduità che invenzione]. La storiografia è la forma letteraria allora più in favore: “Let us begin with historical writing, the literary form then most in favor.” - (fr:11979/p.492) [Cominciamo dalla storiografia, la forma letteraria allora più in favore]. Il primo storico è Diodoro Siculo: “No other adheres more closely to the spirit of the preceding period.” - (fr:11981/p.492) [Nessun altro aderisce più strettamente allo spirito del periodo precedente]. Diodoro, “born about 90 B.c. at Agyrium in Sicily” - (fr:11983/p.492) [nato intorno al 90 a.C. ad Agirio in Sicilia], è definito “a summarizer of the earlier historians” - (fr:11982/p.492) [un riassuntore degli storici precedenti]. Progettò “a real encyclopedia” - (fr:11995/p.493) [una vera enciclopedia]: voleva “unite in a synthetic exposition and in readily accessible form the mass of facts which his contemporaries were obliged to seek in various works” - (fr:11993/p.493) [riunire in un’esposizione sintetica e facilmente accessibile la massa di fatti che i suoi contemporanei erano costretti a cercare in opere diverse]. Nel piano, “the author wished to associate chronological order with logical classification” - (fr:11996/p.493) [l’autore volle associare l’ordine cronologico alla classificazione logica], ma “he had not the power of historical comprehension to realize it in a wholly satisfactory manner” - (fr:11999/p.493) [non ebbe la capacità di comprensione storica per realizzarlo in modo del tutto soddisfacente]. Un dato cronologico è però ambiguo: “His thirty years of elaboration extend roughly from 460 to 430” - (fr:11985/p.492) [I suoi trent’anni di elaborazione vanno all’incirca dal 460 al 430], cifra incompatibile con la nascita di Diodoro e probabilmente da correggere in 60-30 a.C.

Nel complesso, il brano testimonia il passaggio della cultura greca da produzione creativa a patrimonio enciclopedico e scolastico, mentre Roma ne diventa il centro politico e culturale; le figure di Panezio, Posidonio, Molo, Cicerone e Diodoro sono tappe di questo assorbimento, e la periodizzazione finale fino al cristianesimo ne segna la lunga durata.


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45 Il risveglio ellenico: rinascita, cause e programma espositivo

Il brano è l’apertura di un capitolo dedicato alla letteratura greca sotto l’Impero romano, e individua nella cosiddetta “rinascita ellenica” un periodo di eclissi breve del genio greco: “Greek genius had just passed through a period of eclipse.” - (fr:12388/p.508) [Il genio greco aveva appena attraversato un periodo di eclissi.] I primi sintomi compaiono già nel I secolo: “Even in the first century after Christ, under Vespasian and his sons, we see symptoms of its approaching revival.” - (fr:12390/p.508) [Già nel primo secolo dopo Cristo, sotto Vespasiano e i suoi figli, vediamo sintomi del suo imminente risveglio.] La ripresa diventa più marcata con Nerva e Traiano, prosegue con Adriano, Antonino, Marco Aurelio e Commodo per tutto il II secolo, ed è definita senza esitazioni: “It was a veritable renaissance.” - (fr:12393/p.508) [Fu una vera rinascenza.] La continuità del fenomeno è ribadita dall’affermazione che “from the advent of Nerva to the death of Diocletian great works succeeded one another without interruption.” - (fr:12397/p.508) [Dall’avvento di Nerva alla morte di Diocleziano le grandi opere si succedettero senza interruzione.] Vi è però una sfumatura: “It is true that at the end of the second century, the fecundity of Hellenic letters seems to wane again.” - (fr:12395/p.508) [È vero che alla fine del II secolo la fecondità delle lettere elleniche sembra di nuovo affievolirsi.] Il III secolo è comunque riabilitato dal neoplatonismo, “the most remarkable philosophy in the Greek world after the time of Aristotle.” - (fr:12396/p.508) [la filosofia più notevole del mondo greco dopo il tempo di Aristotele.]

La causa della rinascita è politica. “It was the political condition of the Roman world which made the Greek revival possible.” - (fr:12399/p.508) [Fu la condizione politica del mondo romano a rendere possibile la rinascita greca.] Dopo i torbidi della tarda repubblica e le guerre civili, con i Flavi inizia un’era migliore; “With Nerva and his successors, tranquillity and prosperity were reéstablished and reigned continuously till the death of Commodus.” - (fr:12404/p.509) [Con Nerva e i suoi successori la tranquillità e la prosperità furono ristabilite e regnarono ininterrottamente fino alla morte di Commodo.] Le condizioni sociali e intellettuali ne derivano direttamente: “The schools were well attended, municipal life was organized, the provinces grew accustomed to their condition, and the relations of society were once more active and complex.” - (fr:12406/p.509) [Le scuole erano frequentate, la vita municipale organizzata, le province si abituarono alla loro condizione e le relazioni sociali tornarono attive e complesse.] In questo quadro, “Men could live in peace at home, toil, be at leisure to think, and travel with impunity.” - (fr:12407/p.509) [Gli uomini potevano vivere in pace in patria, lavorare, avere tempo per pensare e viaggiare senza pericolo.] Anche la circolazione delle idee fu favorita: “The exchange of ideas was remarkably promoted by the new organization of the world.” - (fr:12408/p.509) [Lo scambio di idee fu notevolmente favorito dalla nuova organizzazione del mondo.]

Il carattere della rinascita è descritto come adattamento e universalizzazione. Il pensiero greco, “tended to accommodate itself to its new conditions, and in the very nature of things became productive.” - (fr:12409/p.509) [tendeva ad adattarsi alle nuove condizioni e, per natura delle cose, divenne produttivo.] Anzi, “The effort to secure this accommodation was really the main cause of its success.” - (fr:12410/p.509) [Lo sforzo di assicurare questo adattamento fu in realtà la causa principale del suo successo.] Il passo più denso è quello sulla trasformazione dell’identità greca: “Divested, in spite of herself, of the old patriotism which had so long animated her, Greece was compelled to lay aside the purely national ideal of classic times, renounce the dainty art of Alexandria, and adapt herself more and more to humanity as a whole.” - (fr:12411/p.509) [Spogliata, suo malgrado, del vecchio patriottismo che l’aveva animata così a lungo, la Grecia fu costretta a mettere da parte l’ideale puramente nazionale dei tempi classici, a rinunciare alla graziosa arte di Alessandria e ad adattarsi sempre più all’umanità nel suo insieme.] Da questo nasce il nuovo compito della cultura greca: “Ancient culture continued, but became more universal and liberal.” - (fr:12413/p.509) [La cultura antica continuò, ma divenne più universale e liberale.]

Il rapporto con la tradizione è insieme di imitazione e originalità. Si professava fedeltà ai maestri antichi, ma “the old ideals were adopted only in so far as they were applicable to the new order of things; and many elements of diverse origin were incorporated with them.” - (fr:12414/p.509) [gli ideali antichi erano adottati solo nella misura in cui erano applicabili al nuovo ordine di cose; e molti elementi di origine diversa furono incorporati in essi.] La conseguenza è che “originality was possible, notwithstanding the imitation; and hence the distinguished men of the time were different from their immediate predecessors.” - (fr:12415/p.509) [l’originalità fu possibile nonostante l’imitazione; e quindi gli uomini illustri del tempo erano diversi dai loro immediati predecessori.] Questi ultimi avevano soltanto “compile, select, comment, and adapt what they found; these refashioned what they seemed to borrow.” - (fr:12416/p.509) [compilato, selezionato, commentato e adattato ciò che trovavano; questi invece rifecero ciò che sembravano prendere in prestito.]

La parte finale del brano espone il programma del capitolo. L’autore dichiara che comincerà dalla filosofia con Epitteto, Dione, Plutarco e Marco Aurelio, “as it is in and through them that the revival of the second century first appears with brilliance.” - (fr:12417/p.509) [poiché è in essi e attraverso di essi che la rinascita del II secolo appare per la prima volta con splendore.] Poi passerà a storici e studiosi, e in mezzo tratterà della sofistica, “which filled the century with the ‘noise of its success.” - (fr:12417/p.509) [che riempì il secolo con il “rumore del suo successo”.] Il percorso comprende anche i sofisti Erode Attico, Elio Aristide e Massimo di Tiro, accanto a Luciano loro avversario e allievo, quindi Alcifrone, Eliano e i Filostrati (fr:12418/p.509). Il capitolo ritornerà infine a storia e filosofia: a Dione Cassio ed Erodiano per la storia, e al neoplatonismo per la filosofia, “the organization of a theology which aimed to renew and enlarge the scope of Hellenic thought.” - (fr:12419/p.510) [l’organizzazione di una teologia che mirava a rinnovare e ampliare l’ambito del pensiero ellenico.] La conclusione è affidata alla letteratura cristiana, “which in the century succeeding was to absorb almost the whole vitality of Hellenism.” - (fr:12420/p.510) [che nel secolo successivo avrebbe assorbito quasi tutta la vitalità dell’ellenismo.]

La seconda sezione, dedicata allo sviluppo della filosofia morale dopo Domiziano, precisa il ruolo dei filosofi di questa fase: “They had become less and less theorists and more and more preachers and directors of conscience.” - (fr:12426/p.510) [Erano diventati sempre meno teorici e sempre più predicatori e direttori di coscienza.] Anche i filosofi qui trattati svolgono questa funzione, ma con una differenza decisiva: “they no longer addressed themselves to a narrow circle, but spoke to all the world.” - (fr:12428/p.510) [non si rivolgevano più a una cerchia ristretta, ma parlavano a tutto il mondo.] È questo, insieme alla rinascita politica, il tratto che rende la nuova letteratura greca una testimonianza storica di passaggio da una cultura circoscritta a una cultura universale.

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46 Epitteto e Dione Crisostomo: la morale stoica tra schiavitù ed esilio

Due maestri di morale quasi contemporanei, una stessa dottrina in due toni opposti: la severità di Epitteto e la grazia di Dione.

Il brano presenta due figure della rinascita ellenica sotto l’Impero romano. Il primo, Epitteto, non lasciò nulla di scritto: “The first of these great moralists, Epictetus, wrote nothing.” - (fr:12429/p.510) [Il primo di questi grandi moralisti, Epitteto, non scrisse nulla]. La sua parola, “strong, sincere, and spontaneous, and continued to live in the mere notes of his disciple” - (fr:12430/p.510) [forte, sincera e spontanea, continuò a vivere nelle semplici note del suo discepolo]. Era nato “about 50 a.p., or perhaps a little earlier, at Hieropolis in Phrygia, and was taken to Rome as a slave” - (fr:12432/p.510) [intorno al 50 d.C., o forse un po’ prima, a Ieropoli in Frigia, e fu portato a Roma come schiavo]. A Roma, il padrone Epafrodito lo fece educare da Musonio Rufo: “Epaphroditus, his master, had him educated by the Stoic noble Musonius Rufus” - (fr:12434/p.510) [Epafrodito, il suo padrone, lo fece educare dal nobile stoico Musonio Rufo]. Quando Domiziano espulse i filosofi dall’Italia, “Epictetus retired to Nicopolis in Epirus” - (fr:12437/p.510) [Epitteto si ritirò a Nicopoli in Epiro]. Lì “He led a life of poverty and had no family, yet he was not isolated” - (fr:12444/p.511) [condusse una vita di povertà e non ebbe famiglia, eppure non era isolato].

Tra i discepoli, negli ultimi anni di Traiano, “was probably the young Bithynian, Arrian of Nicomedia, the future historian” - (fr:12446/p.511) [c’era probabilmente il giovane bitinio Arriano di Nicomedia, il futuro storico]. Fu Arriano a fissare per iscritto l’insegnamento in due raccolte: “the Conversations (AvarpiBac) and the Manual (Eyxeipidiov)” - (fr:12448/p.511) [le Conversazioni e il Manuale]. Di esse Arriano lasciò “the faithful reproduction of what Arrian heard, the living voice, caught and noted down in its primal originality” - (fr:12451/p.511) [la fedele riproduzione di ciò che Arriano udì, la voce viva, colta e annotata nella sua originalità primigenia]. In seguito, “Arrian tried to put the essential matters which they contained into a small volume, which he called the Manual” - (fr:12452/p.511) [Arriano cercò di raccogliere le cose essenziali in un piccolo volume, che chiamò Manuale]. L’opera fu concepita come strumento pratico: “every one was to find in it the necessary help in need, the salutary warning in time of trial, and the consolation that brings comfort in sorrow” - (fr:12454/p.511) [ciascuno doveva trovarvi l’aiuto necessario nel bisogno, il monito salutare nel momento della prova e la consolazione che reca conforto nel dolore].

La dottrina di Epitteto è stoicismo tradizionale, ma la sua originalità è nel tono personale: “Epictetus was original, not in his doctrine, as he taught only traditional Stoicism, but in the personal sentiment that breathed in his lessons” - (fr:12455/p.511) [Epitteto era originale non nella dottrina, poiché insegnava soltanto lo stoicismo tradizionale, ma nel sentimento personale che respirava nelle sue lezioni]. Da schiavo, “he sought in Stoic morals the enfranchisement of his soul” - (fr:12456/p.511) [cercò nella morale stoica l’affrancamento della sua anima]. Il nucleo del suo pensiero è la libertà della volontà: “the human will is independent of everything but itself; nothing can constrain it” - (fr:12458/p.511) [la volontà umana è indipendente da tutto tranne che da sé stessa; nulla può costringerla]. Da ciò deriva la tesi centrale: “He who desires only moral good and fears only moral evil is absolutely free” - (fr:12461/p.511) [chi desidera soltanto il bene morale e teme soltanto il male morale è assolutamente libero]. La filosofia, per lui, non deve limitarsi a stabilire principi, ma farli agire: “The great business of philosophy, he contended, is not to establish these principles, which to him seemed self-evident, but to cause them to be influential in all our acts and sentiments” - (fr:12465/p.511) [Il grande compito della filosofia, egli sosteneva, non è stabilire questi principi, che a lui sembravano evidenti di per sé, ma far sì che influenzino tutte le nostre azioni e i nostri sentimenti]. Nella sua predicazione impiegò “active, convincing dialectic, clear insight, pungent sarcasm, bold and familiar irony, and an imagination capable of suggesting always the most appropriate metaphor” - (fr:12467/p.512) [dialettica attiva e convincente, perspicacia chiara, sarcasmo pungente, ironia audace e familiare e un’immaginazione capace di suggerire sempre la metafora più appropriata].

Il ritratto, però, non è privo di critica. Il testo osserva che Epitteto, “a devotee of impersonal reason, he treats with violence the man whom he would heal” - (fr:12472/p.512) [da devoto della ragione impersonale, tratta con violenza l’uomo che vorrebbe guarire], e conclude: “A philosophy so opposed to natural sentiment may win one’s admiration but can scarcely gain one’s love” - (fr:12474/p.512) [una filosofia così contraria al sentimento naturale può guadagnare l’ammirazione, ma difficilmente l’amore]. Nonostante questo, il testo riconosce la sua vocazione universalistica: “He addresses himself to man as man, demanding no special initiation, attaching himself to the doctrines of no city and to no religious cult, but appealing solely to reason” - (fr:12476/p.512) [si rivolge all’uomo in quanto uomo, senza esigere alcuna iniziazione speciale, senza legarsi alle dottrine di una città né a un culto religioso, ma appellandosi soltanto alla ragione]. Per questo “the Manual is one of those rare books that belong to all time and every country” - (fr:12477/p.512) [il Manuale è uno di quei libri rari che appartengono a tutti i tempi e a tutti i paesi].

La seconda parte è dedicata a Dione Crisostomo, “the orator and philosopher Dio, surnamed by his auditors Chrysostom (Gold-mouth)” - (fr:12480/p.512) [l’oratore e filosofo Dione, soprannominato dai suoi ascoltatori Crisostomo, Bocca d’oro]. La sua dottrina morale è quasi identica a quella di Epitteto, ma con un’intonazione diversa: “while it appeared at Nicopolis in a form austere even to severity, it was clothed in the discourse of Dio with a joyous grace which made it infinitely more attractive” - (fr:12481/p.512) [mentre a Nicopoli appariva in una forma austera fino alla severità, nel discorso di Dione si rivestiva di una grazia gioiosa che la rendeva infinitamente più attraente]. Nato “about 40 a.p. at Prusa, in Bithynia” da una delle prime famiglie della città - (fr:12482/p.512) [intorno al 40 d.C. a Prusa, in Bitinia], dopo una carriera di famoso conferenziere fu colpito dall’esilio: “In 82, implicated by Domitian in the disgrace of Flavius Sabinus, he received an interdiction forbidding him to live in either Italy or Bithynia” - (fr:12490/p.513) [nell’82, coinvolto da Domiziano nella disgrazia di Flavio Sabino, ricevette un’interdizione che gli vietava di vivere in Italia o in Bitinia]. Durante l’esilio, “Assuming the part of a poor wanderer, he strolled through Greece among the common people, re-reading, for his consolation, according to Philostratus, two books he had brought with him, Plato’s Phedo and the oration of Demosthenes On the Embassy” - (fr:12494/p.513) [assunta la parte di un povero vagabondo, girovagò per la Grecia tra la gente comune, rileggendo per sua consolazione, secondo Filostrato, due libri che aveva portato con sé, il Fedone di Platone e l’orazione di Demostene Sull’ambasceria]. Questa prova lo portò alla filosofia: “Forced to reflection and the consolation of his sorrow, he turned to philosophy” - (fr:12495/p.513) [costretto alla riflessione e alla consolazione del suo dolore, si volse alla filosofia]. Il periodo di difficoltà terminò con Nerva, “who was his friend” - (fr:12496/p.513) [che era suo amico], ma “The change of fortune was not to bring with it a change of moral disposition” - (fr:12498/p.513) [il cambiamento della sorte non doveva portare con sé un cambiamento della disposizione morale].

Negli ultimi anni Dione viaggiò “which might almost be called ‘missions’” - (fr:12499/p.513) [che si potrebbero quasi chiamare “missioni”]: “Like the sophists, he went from city to city; but instead of treating frivolous subjects as they did, he devoted himself to serious moral preaching” - (fr:12500/p.513) [come i sofisti, andava di città in città; ma invece di trattare argomenti frivoli come facevano loro, si dedicava alla seria predicazione morale]. Giunse anche a Roma, “where several times he addressed Trajan, who held him in high esteem” - (fr:12502/p.513) [dove più volte si rivolse a Traiano, che lo teneva in grande stima], e “probably died toward the close of that prince’s reign” - (fr:12503/p.513) [probabilmente morì verso la fine del regno di quel principe]. La sua fama è legata ai discorsi: “But his reputation was won by his discourses” - (fr:12507/p.513) [ma la sua reputazione fu conquistata dai suoi discorsi]. Nella raccolta si distinguono “the sophistic, the political, and the moral” - (fr:12510/p.513) [il gruppo sofistico, il politico e il morale]. I discorsi politici sono molto utili come documenti: “They are very interesting as documents concerning the history of Greek Asia under Roman dominion” - (fr:12515/p.513) [sono molto interessanti come documenti riguardanti la storia dell’Asia greca sotto il dominio romano]. I discorsi morali, dagli ultimi anni, sono “the most important and beautiful in the collection” - (fr:12517/p.513) [i più importanti e belli della raccolta], perché “Only in them does his real originality appear” - (fr:12518/p.513) [solo in essi appare la sua vera originalità]. La sua funzione fu infatti “that of popularizing, or trying to popularize, the moral doctrines of philosophy” - (fr:12519/p.513) [quella di divulgare, o tentare di divulgare, le dottrine morali della filosofia]. Il suo pensiero, infine, deriva dal “syncretism of the time mostly Stoic, yet influenced by the Academy, the Lyceum, and the teaching of the Pythagoreans” - (fr:12520/p.514) [sincretismo del tempo, per lo più stoico, ma influenzato dall’Accademia, dal Liceo e dall’insegnamento dei Pitagorici].

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47 La rinascita dell’ellenismo: Dione di Prusa e Plutarco

Due interpreti della sapienza greca: l’uno divulgatore audace e appassionato, l’altro erudito amabile e di lunga influenza.

La prima figura è presentata come un pensatore eclettico più che come un filosofo sistematico: “His theology tends to be Platonic, yet not ostensibly so” - (fr:12521/p.514) [La sua teologia tende a essere platonica, ma non in modo ostentato], e “It has elements obtained from Pythagoreanism and from popular mythology” - (fr:12522/p.514) [Essa contiene elementi derivati dal pitagorismo e dalla mitologia popolare]. Il suo ruolo è definito con nettezza: “Really he is not so much a philosopher as an eloquent interpreter of philosophy, which is very different” - (fr:12523/p.514) [In realtà non è tanto un filosofo quanto un eloquente interprete della filosofia, il che è molto diverso]. Nelle scuole trova verità morali e religiose ignorate dalla moltitudine e “applied himself to explaining them — or rather making the application of them to particular cases among his auditors” - (fr:12524/p.514) [si dedicò a spiegarle — o piuttosto ad applicarle ai casi particolari dei suoi ascoltatori]. Il suo scopo è “to deduce from theories reserved for specialists what seemed necessary for all men” - (fr:12525/p.514) [ricavare da teorie riservate agli specialisti ciò che sembrava necessario a tutti gli uomini]. Si tratta di “a work of wide popularization, aiming to spread abroad the best parts of Hellenic wisdom” - (fr:12526/p.514) [un’opera di ampia divulgazione, volta a diffondere le parti migliori della sapienza ellenica].

Questa missione gli appartiene in modo profondo: “His mission needed faith, courage, enthusiasm, and a peculiar talent such as he possessed” - (fr:12530/p.514) [La sua missione richiedeva fede, coraggio, entusiasmo e un talento peculiare come quello che possedeva]. Lo provano i suoi discorsi più celebri, come “the Discourses to the Alexandrians, to the citizens of Tarsus, to those of Celene, to the Cilicians, of his Olympiaca, his Borysthenitica, his discourse to Trajan On Royalty” - (fr:12527/p.514) [i Discorsi agli Alessandrini, ai cittadini di Tarso, a quelli di Celene, ai Cilici, la sua Olimpiaca, la Boristenitica, il discorso a Traiano Sulla regalità]. Anche l’Euboica, apparentemente un “pastoral idyll in prose”, è in realtà “an exhortation to toil, simplicity of manners, and fraternal harmony” - (fr:12528/p.514) [un’esortazione al lavoro, alla semplicità dei costumi e alla concordia fraterna]. La portata storica dell’impresa è sottolineata con forza: “Never had so earnest an attempt been made to bring as many men as possible to the understanding and possession of a salutary ideal” - (fr:12529/p.514) [Mai era stato compiuto un tentativo così serio di condurre quanti più uomini possibile alla comprensione e al possesso di un ideale salutare].

Il suo stile è insieme quello del sofista e quello del predicatore: “His manner was that of contemporary sophists; like them, he spoke in lecture-rooms, sometimes in theatres, but with extraordinary boldness and frankness” - (fr:12531/p.514) [La sua maniera era quella dei sofisti contemporanei; come loro parlava in aule di lezione, talvolta nei teatri, ma con straordinaria audacia e franchezza]. La popolarità e le sventure gli assicurarono ascolto e simpatia: “His great popularity assured him an attentive audience; and his misfortunes, so nobly borne, won the sympathy of the public” - (fr:12532/p.514) [La sua grande popolarità gli assicurò un pubblico attento; e le sue sventure, così nobilmente sopportate, gli guadagnarono la simpatia del pubblico]. “Under Trajan, he was well known, even at court” - (fr:12533/p.514) [Sotto Traiano era ben noto, anche a corte]. Ma senza “the piquant charm of his spirit” la reputazione non sarebbe bastata: “Yet all this would probably have failed to establish his reputation, had he not added the piquant charm of his spirit” - (fr:12534/p.514) [Tuttavia tutto ciò probabilmente non sarebbe bastato a stabilire la sua reputazione, se non vi avesse aggiunto il fascino piccante del suo spirito]. La sua oratoria è “a strange mixture of gracious fancy, brilliant and ingenious invention, keen word play, witty raillery, and high moral inspiration” - (fr:12535/p.514) [una strana mescolanza di graziosa fantasia, invenzione brillante e ingegnosa, arguzia verbale, spiritosa canzonatura e alta ispirazione morale]. Nel metodo, “He imitates Socrates in concealing his wisdom beneath a superficial irony” - (fr:12536/p.514) [Imita Socrate nel nascondere la sua saggezza sotto un’ironia superficiale]. Il testo non nasconde i limiti: “No doubt there was in his oratory something of the sophistic manner of his contemporaries” - (fr:12537/p.514) [Nella sua oratoria c’era senza dubbio qualcosa della maniera sofistica dei suoi contemporanei], e “His style was dainty, his thought much occupied with matters of trifling value” - (fr:12538/p.514) [Il suo stile era lezioso, il suo pensiero molto occupato da questioni di scarso valore]. Tuttavia, “Among the writers of the time, he is certainly one of the most amiable” - (fr:12539/p.514) [Tra gli scrittori del tempo, è certamente uno dei più amabili].

Con Plutarco il discorso cambia di scala. Egli supera entrambi i nomi citati nel lavoro di allargamento dell’ellenismo: “Epictetus was too subservient to a fixed idea and Dio too much occupied with things of the day, to make their reputations either permanent or universal” - (fr:12542/p.515) [Epitteto era troppo sottomesso a un’idea fissa e Dione troppo occupato dalle cose del giorno, perché le loro reputazioni fossero durevoli o universali]. Plutarco, invece, “was not only one of the most illustrious men of his generation, but one who, among the ancient writers, is to-day best liked and most influential” - (fr:12543/p.515) [non fu solo uno degli uomini più illustri della sua generazione, ma uno che, tra gli scrittori antichi, è oggi il più amato e influente]. La sua fortuna deriva da qualità reali: “his good fortune was due, not to happy chance, but to the possession of qualities which put him at once among men of genius” - (fr:12544/p.515) [la sua buona sorte fu dovuta non al caso felice, ma al possesso di qualità che lo collocano subito tra gli uomini di genio].

La sua biografia è segnata da radici salde e affetti domestici: “He was born at Cheronea in Beotia, a little before 50 a.p., and belonged to an ancient family of pure Hellenic descent” - (fr:12545/p.515) [Nacque a Cheronea in Beozia, poco prima del 50 d.C., e apparteneva a un’antica famiglia di pura discendenza ellenica]. “It was an old family on an old domain” - (fr:12546/p.515) [Era una vecchia famiglia in un antico dominio], e “The home abounded in traditions” - (fr:12547/p.515) [La casa abbondava di tradizioni]. L’ambiente familiare è descritto come “strong and intelligent, with the simple manners of the middle class, religious and patriotic, yet not adverse to the ideas of the day” - (fr:12548/p.515) [forte e intelligente, con i semplici costumi della classe media, religiosa e patriottica, ma non contraria alle idee del tempo]. Dopo gli studi ad Atene, dove “His favorite teacher seems to have been the Platonist Ammonius” - (fr:12551/p.515) [Il suo maestro preferito sembra essere stato il platonico Ammonio], e i viaggi in Grecia, Egitto e Italia, “He soon returned to Cheronea, and that was afterward his home” - (fr:12555/p.515) [Tornò presto a Cheronea, e quella fu poi la sua casa]. Celebre il suo attaccamento al luogo natio: “being born in a small city, he would make it smaller still if he went away” - (fr:12556/p.515) [essendo nato in una piccola città, l’avrebbe resa ancora più piccola se se ne fosse andato]. Visse “surrounded by his family, his books, and the numbers of friends who came to visit him” - (fr:12557/p.515) [circondato dalla famiglia, dai libri e dai numerosi amici che venivano a trovarlo]. La conversazione ebbe un ruolo centrale: “His Table Talk is made up of notes of his daily conversation” - (fr:12566/p.516) [I suoi Questioni conviviali sono composti da note della sua conversazione quotidiana], e “He took such notes throughout his life” - (fr:12567/p.516) [Prese tali note per tutta la vita]. Pur tenendosi lontano dalla politica, accettò solo “the modest offices of agoranomos and archon eponymus of Cheronea” - (fr:12568/p.516) [i modesti uffici di agoranomo e arconte eponimo di Cheronea]. “He died in Hadrian’s reign, probably about 125” - (fr:12570/p.511) [Morì sotto il regno di Adriano, probabilmente intorno al 125].

La trasmissione delle sue opere è problematica: “Our collection of his writings seems to have been formed in the tenth century, when his work had already suffered heavy loss” - (fr:12571/p.516) [La nostra raccolta dei suoi scritti sembra essersi formata nel X secolo, quando la sua opera aveva già subito gravi perdite]. Il testo segnala che l’editore “readily accepted non-authentic works” - (fr:12572/p.516) [accettò facilmente opere non autentiche], e che da qui nascono “a series of critical questions, many of which are far from being solved” - (fr:12573/p.516) [una serie di questioni critiche, molte delle quali sono lontane dall’essere risolte]. Le opere sono divise in due gruppi: “the Parallel Lives and the collection called, very improperly, the Morals (moralia)” - (fr:12576/p.516) [le Vite parallele e la raccolta chiamata, molto impropriamente, Moralia], perché “the second group is miscellaneous, and many of the works in it have no connection at all with morals” - (fr:12577/p.516) [il secondo gruppo è miscellaneo, e molte delle opere in esso non hanno alcuna connessione con la morale].

Il ritratto complessivo di Plutarco è quello di uno scrittore sterminato e curioso: “He wrote constantly and about everything” - (fr:12581/p.516) [Scriveva costantemente e su tutto], tanto che “This hindered him from writing any one great work” - (fr:12582/p.516) [Questo gli impedì di scrivere una singola grande opera]. La sua erudizione è senza pari: “No one heard, read, learned, or retained more” - (fr:12584/p.516) [Nessuno ascoltò, lesse, apprese o trattenne di più], e “every domain of contemporary knowledge he seems to have explored” - (fr:12585/p.516) [ogni ambito del sapere contemporaneo sembra aver esplorato]. Possedeva “an incredible store of facts, anecdotes, and remarks” - (fr:12590/p.516) [un’incredibile riserva di fatti, aneddoti e osservazioni]. La facilità, però, “had its inconveniences” - (fr:12591/p.516) [aveva i suoi inconvenienti], perché “It made it seem needless to do intense thinking” - (fr:12592/p.516) [Faceva sembrare superfluo un pensare intenso]. Eppure il testo respinge l’idea del compilatore: “Nothing would be more unjust than to regard him as a mere compiler” - (fr:12595/p.517) [Nulla sarebbe più ingiusto che considerarlo un semplice compilatore], poiché “In all that he wrote something of his own personality is present and enhances its value” - (fr:12596/p.517) [In tutto ciò che scrisse qualcosa della sua personalità è presente e ne accresce il valore]. Il giudizio resta equilibrato: “What he lacked was the faculty or habit of continuous meditation on one subject” - (fr:12598/p.517) [Ciò che gli mancava era la facoltà o l’abitudine della meditazione continua su un unico soggetto]. Scriveva “with the same ready facility that he would use in talking, without pausing to go to the depth of things” - (fr:12600/p.517) [con la stessa pronta facilità che avrebbe usato parlando, senza fermarsi a penetrare in profondità nelle cose]. La struttura dei suoi scritti è chiara: “a few simple main divisions, and in each a varied, amusing, instructive exposition, in which anecdotes are mingled with reflections” - (fr:12602/p.517) [poche semplici divisioni principali, e in ciascuna un’esposizione varia, divertente, istruttiva, in cui gli aneddoti si mescolano alle riflessioni]. Il risultato è “a brilliant, many-colored fabric, that attracts the eye” - (fr:12603/p.517) [un tessuto brillante e variopinto, che attrae l’occhio], ma “his art, on close examination, is superficial; his leading thought is often feeble, and even commonplace” - (fr:12604/p.517) [la sua arte, a un esame ravvicinato, è superficiale; il suo pensiero guida è spesso debole, e persino banale].

Nei Dialoghi, “Like Plato, he composed Dialogues, of which we have fifteen” - (fr:12605/p.517) [Come Platone, compose Dialoghi, dei quali ne abbiamo quindici], i migliori sono quelli in cui introduce se stesso “with his brothers, his friends, and real or imaginary persons in contemporary society” - (fr:12606/p.517) [con i fratelli, gli amici e personaggi reali o immaginari della società contemporanea]. Alcuni sono ambientati a Delfi, dove “there is a natural harmony between the associations of the place and the sentiments expressed” - (fr:12607/p.517) [c’è un’armonia naturale tra le associazioni del luogo e i sentimenti espressi]. In generale, “his works possess a moderate degree of art, without being works of art in the strict sense” - (fr:12609/p.517) [le sue opere possiedono un grado moderato d’arte, senza essere opere d’arte in senso stretto]. La biografia delle Vite parallele presenta “similar defects” - (fr:12611/p.517) [difetti simili], che il testo rimanda a esaminare più da vicino “in dealing with his work as a historian” - (fr:12612/p.517) [trattando della sua opera di storico].


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48 Plutarco e Marco Aurelio: un ponte tra ellenismo e romanità

Il capitolo intreccia la valutazione di Plutarco come scrittore, filosofo, moralista e storico con l’affaccio finale su Marco Aurelio, romano ellenizzato.

Il ritratto di Plutarco alterna riconoscimenti e riserve. “His style is far from classic” - (fr:12614/p.497) [“Il suo stile è lontano dall’essere classico”], e “Though not a great writer, he wrote well” - (fr:12619/p.518) [“Sebbene non fosse un grande scrittore, scriveva bene”]. Le sue qualità native – “ingenuity, good grace, delicacy, and wit are apparent in his expression just as in his thought” - (fr:12621/p.518) [“ingegno, bella grazia, delicatezza e arguzia sono evidenti nella sua espressione così come nel suo pensiero”]. Coesistono però “Fine writing and affectation are sometimes found” - (fr:12617/p.517) [“Scrittura elegante e affettazione si incontrano talvolta”], e “Even his taste is not always pure” - (fr:12616/p.475) [“Anche il suo gusto non è sempre puro”]. Pur respingendo “the scruples of contemporary purists, yet did not sanction negligence” - (fr:12620/p.518) [“gli scrupoli dei puristi contemporanei, ma non sanzionò la negligenza”].

Plutarco si considerava filosofo per professione: “philosophy is the principal element of his work” - (fr:12623/p.518) [“la filosofia è l’elemento principale della sua opera”]. Si tratta però della “philosophy in the broad, ancient sense of the word” - (fr:12624/p.518) [“filosofia nel senso ampio e antico del termine”], che comprendeva teologia, logica, morale, psicologia, matematica e scienze naturali. Discepolo del platonico Ammonio, “he considered Plato as his master” - (fr:12625/p.518) [“considerava Platone come suo maestro”], e fu platonico “with all his heart” - (fr:12632/p.518) [“con tutto il cuore”]. Eppure il suo platonismo non fu una riproduzione: “Like all his contemporaries, whether intentionally or not, he associated with Plato’s system ideas obtained from various sources” - (fr:12634/p.518) [“Come tutti i suoi contemporanei, intenzionalmente o no, associò al sistema di Platone idee tratte da varie fonti”]. Prese in prestito “from the Stoics, and sometimes from the Epicureans, whom he opposed; but above all from Aristotle and the Peripatetics” - (fr:12635/p.518) [“dagli Stoici, e talvolta dagli Epicurei, che avversava; ma soprattutto da Aristotele e dai Peripatetici”]. Scrisse dissertazioni contro gli Stoici (fr:12629/p.518) e “Against the Epicureans, he waged a still fiercer war” - (fr:12630/p.518) [“Contro gli Epicurei condusse una guerra ancora più aspra”]. Questa posizione lo rende “one of the forerunners of Neo-Platonism” - (fr:12637/p.518) [“uno dei precursori del neoplatonismo”]. Nelle sue opere teologiche difese “theories really original” - (fr:12638/p.519) [“teorie realmente originali”] sui demoni e sulla gerarchia divina tra Dio e l’uomo.

Per i lettori moderni, “the best part of his philosophy is not his theology so much as his morals” - (fr:12640/p.519) [“la parte migliore della sua filosofia non è tanto la teologia quanto la morale”]. Fu “a moralist by instinct” - (fr:12642/p.519) [“moralista per istinto”]. La sua dottrina è liberale: “he is equally opposed to asceticism and to looseness of life; what he loves and recommends is a just mean” - (fr:12643/p.519) [“è ugualmente contrario all’ascetismo e alla dissolutezza; ciò che ama e raccomanda è una giusta misura”]. “He would stifle no human sentiment whatever” - (fr:12644/p.519) [“Non avrebbe soffocato alcun sentimento umano”], ma voleva che l’uomo fosse “always self-controlled, and obedient to reason” - (fr:12645/p.519) [“sempre padrone di sé e obbediente alla ragione”]. Ciò che lo interessava era “the application of principles to daily life” - (fr:12647/p.519) [“l’applicazione dei principi alla vita quotidiana”]. In molti scritti appare come “a veritable ‘physician of the soul’” - (fr:12648/p.519) [“un vero ‘medico dell’anima’”], che indica rimedi e consola. La sua morale guarda “always to the development of social life” - (fr:12654/p.520) [“sempre allo sviluppo della vita sociale”].

La sua popolarità più grande riposa sulle Parallel Lives: “No book of antiquity is better known” - (fr:12662/p.520) [“Nessun libro dell’antichità è più noto”]. Non creò la biografia, ma in un genere vago introdusse una forma propria (fr:12663-12666/p.520). Lo scopo era morale: “‘History,’ he says, ‘was for me almost a mirror, before which I tried to beautify my life by making it conform to the examples of great men’” - (fr:12673/p.520) [“‘La storia’, dice, ‘fu per me quasi uno specchio, davanti al quale cercai di abbellire la mia vita conformandola agli esempi dei grandi uomini’”]. Da ciò deriva che “History, thus conceived, does not have its end in itself; it is a mere instrument in the service of morals” - (fr:12675/p.521) [“La storia, così concepita, non ha il suo fine in se stessa; è un semplice strumento al servizio della morale”]. Il confronto continuo tra Greci e Romani non era originale, ma lo applicò con “systematic persistence” - (fr:12678/p.521) [“perseveranza sistematica”]; in esso c’era “something of national pride”: a ogni grande romano era facile opporre un grande greco del tempo della libertà (fr:12679/p.521). Ogni coppia si chiudeva con un confronto, “Xvyxpiots” - (fr:12681/p.521) [“συγκρίσεις”], che dava occasione al filosofo di formulare giudizi.

Nel metodo biografico Plutarco dichiara di aver raccolto “the traits that are commonly overlooked” - (fr:12690/p.521) [“i tratti che comunemente vengono trascurati”] e di avere selezionato “what is appropriate for revealing the character and disposition of the man” - (fr:12691/p.522) [“ciò che è adatto a rivelare il carattere e la disposizione dell’uomo”]. “This is the formula of his method” - (fr:12692/p.522) [“Questa è la formula del suo metodo”]. La ricerca fu condotta con “praiseworthy zeal and absolute sincerity” - (fr:12695/p.522) [“lodevole zelo e assoluta sincerità”]. Da un punto di vista scientifico, “one may censure them for their utter disregard of chronology and for the want of criticism” - (fr:12697/p.522) [“si possono censurare per il totale disprezzo della cronologia e per la mancanza di critica”]. Tuttavia “the Parallel Lives atone for these defects by many merits” - (fr:12700/p.522) [“le Vite parallele compensano questi difetti con molti meriti”]. Plutarco fu “an excellent story-teller” - (fr:12707/p.522) [“un eccellente narratore”], con “natural sympathy” - (fr:12713/p.522) [“naturale simpatia”]. La sua influenza è attestata dall’uso che ne fecero “Corneille and Shakespeare” - (fr:12715/p.523) [“Corneille e Shakespeare”]. I suoi personaggi rappresentano “patriotism, courage, unselfishness, loyalty” - (fr:12719/p.523) [“patriottismo, coraggio, altruismo, lealtà”], e l’opera “formed and still form the education of the noblest elements of the human race” - (fr:12720/p.523) [“ha formato e forma ancora l’educazione degli elementi più nobili della razza umana”].

Così Plutarco, “thoroughly permeated with the civilization of his country” - (fr:12722/p.523) [“completamente permeato della civiltà del suo paese”], la servì “as a witness and interpreter before posterity” - (fr:12722/p.523) [“come testimone e interprete davanti ai posteri”]; pur senza essere “a man of genius”, “attained a place in the foremost rank of those who developed the civilization which it has been ours to inherit” - (fr:12723/p.523) [“raggiunse un posto nel rango più alto di coloro che svilupparono la civiltà che noi abbiamo ereditato”]. Emergono così opposizioni non risolte: uno stile non classico ma efficace, una filosofia platonica ma eclettica, un’opera non geniale ma di influenza duratura.

Il capitolo si chiude accostando a quest’uomo “a Roman, yet one profoundly Hellenized” - (fr:12725/p.523) [“un Romano, ma profondamente ellenizzato”], l’imperatore Marco Aurelio. Egli, “writing for himself and about himself, with no ambition to be an author, merits our attention” - (fr:12727/p.523) [“scrivendo per sé e su di sé, senza ambizione di essere autore, merita la nostra attenzione”]. I dati biografici sono essenziali: “He was born at Rome in 121” - (fr:12729/p.478) [“Nacque a Roma nel 121”]; “At the age of seventeen, in 138, he was adopted by Antoninus on the suggestion of Hadrian” - (fr:12730/p.523) [“All’età di diciassette anni, nel 138, fu adottato da Antonino per suggerimento di Adriano”]; “After the death of Antoninus, in 161, he reigned nineteen years, till 180” - (fr:12731/p.523) [“Dopo la morte di Antonino, nel 161, regnò diciannove anni, fino al 180”].


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49 La rinascita ellenica: Marco Aurelio e la storiografia del II secolo

Il brano presenta l’introspezione stoica di Marco Aurelio e la storiografia solida, ma non geniale, di Arriano, Appiano e Dione Cassio.

La prima parte è dedicata a Marco Aurelio. Dopo le indicazioni bibliografiche, il testo ricorda che dell’imperatore restano lettere in latino e una raccolta di riflessioni personali in greco: “We have some Letters of his in Latin and a collection of Thoughts, or personal reflections (Ta eis éavrdv), in Greek.” - (fr:12737/p.524) [Abbiamo alcune sue lettere in latino e una raccolta di Pensieri, o riflessioni personali (Ta eis heauton), in greco]. L’opera, pur piccola, è ciò che gli diede fama. La sua natura è così descritta: “It is the utterance of a melancholy, though courageous, nature, often chilled by the coldness of life, yet firmly attached to an unswerving optimism.” - (fr:12739/p.524) [È l’espressione di una natura malinconica ma coraggiosa, spesso raggelata dalla freddezza della vita, eppure saldamente ancorata a un ottimismo incrollabile]. Il pensiero è dichiaratamente stoico: “Its teaching is thoroughly Stoic.” - (fr:12740/p.524) [Il suo insegnamento è profondamente stoico].

Il testo data il piccolo volume agli ultimi anni dell’imperatore: “The small volume, at present divided into twelve books, seems to have been written by the emperor from day to day, in the last years of his life, approximately between 166 and” - (fr:12743/p.524) [Il piccolo volume, oggi diviso in dodici libri, sembra essere stato scritto dall’imperatore giorno per giorno, negli ultimi anni della sua vita, all’incirca tra il 166 e il 174]. Ne emerge un ritratto morale preciso: “Every word discloses a simple, good man, thankful for all the kindnesses that have been done him, a stranger to vanity and rancor, indulgent to others, severe with himself, truly confident in the wise ordering of the world, the Stoic Providence.” - (fr:12746/p.524) [Ogni parola rivela un uomo semplice e buono, grato per tutte le gentilezze ricevute, estraneo a vanità e rancore, indulgente verso gli altri, severo con sé stesso, sinceramente fiducioso nel saggio ordine del mondo, la Provvidenza stoica]. La valutazione complessiva è molto alta: “As the history of a soul, his work is dramatic; as a document concerning one of the great philosophers of antiquity, it is a prize; as a suggestion for thought and moral force, its value is of the first order.” - (fr:12747/p.524) [Come storia di un’anima, la sua opera è drammatica; come documento riguardante uno dei grandi filosofi dell’antichità, è un tesoro; come suggerimento per il pensiero e la forza morale, il suo valore è di prim’ordine]. Anche la forma, pur semplice e poco revisionata, ha pregi: “Emotion and sincerity are evident throughout; and often energetic conciseness, a vivid touch or figure, sometimes a certain grandeur, no doubt in the idea rather than in the style, is manifest, communicating itself to the style, and vivifying it.” - (fr:12749/p.524) [Emozione e sincerità sono evidenti ovunque; e spesso una concisione energica, un tocco o una figura vividi, talvolta una certa grandezza, senza dubbio nell’idea più che nello stile, si manifestano, comunicandosi allo stile e vivificandolo].

Il brano si volge poi alla storiografia del II secolo. Il giudizio di fondo è che “The period did not produce many great historians; neither Arrian nor Appian can be considered such, for neither produced anything really new in this old form of composition.” - (fr:12758/p.525) [Il periodo non produsse molti grandi storici; né Arriano né Appiano possono essere considerati tali, poiché nessuno dei due produsse nulla di veramente nuovo in questa antica forma di composizione]. Essi sono però superiori ai predecessori: “Yet in a secondary rank they are certainly superior to their immediate predecessors, Diodorus and Dionysius of Halicarnassus, in their comprehension of politics, their knowledge of practical affairs, and their understanding of historical values.” - (fr:12759/p.525) [Tuttavia, in un rango secondario, sono certamente superiori ai loro immediati predecessori, Diodoro e Dionigi di Alicarnasso, per comprensione della politica, conoscenza degli affari pratici e intendimento dei valori storici].

Di Arriano il testo traccia una biografia esemplare: “Arrian was a Greek of Nicomedia in Bithynia.” - (fr:12761/p.525) [Arriano era un greco di Nicomedia in Bitinia]. Fu allievo di Epitteto: “In his youth he was a pupil of Epictetus, whom he admired profoundly.” - (fr:12764/p.525) [In gioventù fu allievo di Epitteto, che ammirava profondamente]. Il suo debito verso il maestro è essenziale: “In collecting the works of Epictetus, he edited the two books which have perpetuated that philosopher’s teachings.” - (fr:12765/p.525) [Nel raccogliere le opere di Epitteto, curò i due libri che hanno perpetuato gli insegnamenti di quel filosofo]. La sua vocazione, però, fu la storia. Il modello è esplicito: “Fond of culture, letters, and physical exercises, at once a philosopher, historian, and military man, he took Xenophon as his model and was pleased when men noticed the fact.” - (fr:12773/p.525) [Amante della cultura, delle lettere e degli esercizi fisici, insieme filosofo, storico e militare, prese Senofonte a modello e si compiaceva quando la cosa veniva notata]. Tanto da essere chiamato ad Atene “the New Xenophon” - (fr:12774/p.525) [il nuovo Senofonte].

La sua opera principale è la Expedition of Alexander: “The only work of his still classic is the Expedition of Alexander.” - (fr:12786/p.526) [L’unica sua opera ancora classica è la Spedizione di Alessandro]. Il metodo è dichiarato: “Arrian simply wished to present to the public a clear, short, well-ordered narrative, which people could trust and read with pleasure.” - (fr:12789/p.526) [Arriano voleva semplicemente presentare al pubblico una narrazione chiara, breve e ben ordinata, di cui ci si potesse fidare e che si leggesse con piacere]. Per questo “he re-read the historians of Alexander, particularly Ptolemy and Aristobulus, companions of the conqueror, who seemed more trustworthy.” - (fr:12790/p.526) [rilesse gli storici di Alessandro, in particolare Tolomeo e Aristobulo, compagni del conquistatore, che sembravano più attendibili]. Il risultato è che “It is to-day the best account of the subject, and thoroughly readable.” - (fr:12792/p.526) [È oggi il miglior racconto dell’argomento, e pienamente leggibile]. Tuttavia il giudizio resta misurato: “He showed himself an intelligent historian, an agreeable narrator, a correct writer, classic in style, a man of taste and judgment, yet without superior merit.” - (fr:12793/p.526) [Si mostrò storico intelligente, narratore gradevole, scrittore corretto, di stile classico, uomo di gusto e giudizio, ma senza merito superiore].

Appiano è presentato come esatto contemporaneo di Arriano: “Appian is an exact contemporary of Arrian in point of age.” - (fr:12795/p.526) [Appiano è esattamente contemporaneo di Arriano per età]. Nato ad Alessandria, “He wrote but two works, an Autobiography, to-day lost, and a Roman History, which is extant in part (‘Popaixa), a work in twenty-four books, covering the whole history of Rome, from the earliest times till the close of the reign of Trajan.” - (fr:12801/p.526) [Scrisse solo due opere, un’Autobiografia, oggi perduta, e una Storia romana, conservata in parte (Romaika), un’opera in ventiquattro libri, che copre tutta la storia di Roma, dai tempi più antichi fino alla fine del regno di Traiano]. Il suo criterio organizzativo è peculiare: “Instead of following events year by year, he grouped them so that each book should form a whole.” - (fr:12803/p.527) [Invece di seguire gli eventi anno per anno, li raggruppò così che ogni libro formasse un insieme]. Il metodo alternava criterio etnografico e criterio storico: “The principle of grouping was often ethnographic, when he combined in a continuous narrative the account of all the relations of a given people with Rome, and often historical, when he set off by itself a period characterized by some prominent fact.” - (fr:12804/p.527) [Il principio di raggruppamento era spesso etnografico, quando riuniva in una narrazione continua il racconto di tutti i rapporti di un dato popolo con Roma, e spesso storico, quando isolava un periodo caratterizzato da qualche fatto saliente].

Il testo è però severo sui limiti di Appiano: “His greatest lack in dealing with so broad a subject was that of philosophic insight.” - (fr:12807/p.527) [La sua mancanza più grave nell’affrontare un soggetto così ampio era l’assenza di intuito filosofico]. L’ordine scelto, infatti, “in reality, he was forced to violate the sequence of events, though at times he made them unintelligible by destroying the bond between the history of Rome and that of her conquered provinces.” - (fr:12809/p.527) [in realtà, fu costretto a violare la sequenza degli eventi, anche se a volte li rese incomprensibili distruggendo il legame tra la storia di Roma e quella delle province conquistate]. Non mancano però i meriti: “These are grave defects; yet the author has considerable merits, too.” - (fr:12814/p.527) [Sono gravi difetti; eppure l’autore ha anche notevoli meriti]. Tra questi: “His exposition is marked by ease and clearness, and not spoiled with empty rhetoric, bombast, or useless digressions.” - (fr:12815/p.527) [La sua esposizione è contraddistinta da facilità e chiarezza, e non è guastata da retorica vuota, ampollosità o digressioni inutili]. E ancora: “He is free from prejudice, aims to be truthful, and succeeds as far as it is possible for one who does not go deeply into psychology or politics.” - (fr:12818/p.527) [È libero da pregiudizi, mira alla verità e vi riesce per quanto è possibile a chi non approfondisce psicologia o politica]. La lingua, pur meno pura di quella di Arriano, è comunque dignitosa: “His language is not so pure as Arrian’s, containing more contemporary mannerisms; yet it is that of a well-educated man, not given to vulgar negligence or false rhetoric.” - (fr:12820/p.527) [La sua lingua non è pura quanto quella di Arriano, con più manierismi contemporanei; tuttavia è quella di un uomo ben educato, non incline a negligente volgarità o falsa retorica].

La sezione finale tratta la storiografia successiva. Il testo osserva che “The writing of sound, sober history, estimable rather than brilliant, continued through the remainder of the second century and well on into the third.” - (fr:12830/p.528) [La scrittura di una storia sana e sobria, stimabile più che brillante, continuò per il resto del II secolo e ben dentro il III]. I principali rappresentanti sono Dione Cassio ed Erodiano: “Its principal representatives were Dio Cassius and Herodian.” - (fr:12831/p.528) [I suoi principali rappresentanti furono Dione Cassio ed Erodiano]. Di Dione Cassio il testo offre una sintesi biografica e storiografica: “Dio Cassius (Cassius Dio Cocceianus), like Arrian and the philosopher Dio Chrysostom, his relative by marriage, was a Greek of Bithynia.” - (fr:12832/p.528) [Dione Cassio (Cassio Dione Cocceiano), come Arriano e il filosofo Dione Crisostomo, suo parente per matrimonio, era un greco di Bitinia]. La sua carriera politica e militare lo preparò alla storia: “In brief, he was a politician, an administrator, a general, and withal a man well prepared to write history.” - (fr:12843/p.528) [In breve, fu un politico, un amministratore, un generale e inoltre un uomo ben preparato a scrivere storia].

La sua grande opera è una storia di Roma in ottanta libri: “The great work that has preserved his name is a history of Rome in eighty books.” - (fr:12844/p.528) [La grande opera che ha preservato il suo nome è una storia di Roma in ottanta libri]. La sua composizione fu lunga: “Begun about 200, it was almost completed twenty-two years later; but it then extended only to the death of Septimius Severus.” - (fr:12845/p.528) [Iniziata intorno al 200, fu quasi completata ventidue anni dopo; ma allora giungeva solo fino alla morte di Settimio Severo]. L’opera copriva l’intera storia di Roma: “Consequently it comprised the whole history of Rome from the beginning.” - (fr:12847/p.528) [Di conseguenza comprendeva l’intera storia di Roma dalle origini]. La sua trasmissione è frammentaria: “We have but twenty-four books (XX XVII-LX), from the year 68 B.c. to the year 47 a.p., with more or less extensive fragments of the others.” - (fr:12848/p.528) [Possediamo solo ventiquattro libri (XXVII-LX), dall’anno 68 a.C. all’anno 47 d.C., con frammenti più o meno estesi degli altri]. Le parti perdute sono in parte ricostruibili grazie a compendi successivi: “The missing parts are in a measure supplied by an abridgment which the monk Xiphilinus made in the eleventh century; and by the history of Zonaras (twelfth century), who used Dio’s work freely.” - (fr:12849/p.528) [Le parti mancanti sono in certa misura supplite da un compendio che il monaco Xifilino fece nell’XI secolo; e dalla storia di Zonara (XII secolo), che usò liberamente l’opera di Dione]. Infine, il testo sottolinea la serietà del suo metodo: “He prepared himself with seriousness to write the History.” - (fr:12850/p.528) [Si preparò con serietà a scrivere la Storia], leggendo e confrontando le fonti romane e greche: “He read carefully, compared, and criticised the historians of the different ages of Rome,— Romans such as Varro, Sallust, Cesar, Asinius Pollio, Livy, and others,—no doubt also Greeks such as Polybius and Dionysius of Halicarnassus.” - (fr:12851/p.528) [Lesse attentamente, confrontò e criticò gli storici delle diverse epoche di Roma — Romani come Varrone, Sallustio, Cesare, Asinio Pollione, Livio e altri — e senza dubbio anche Greci come Polibio e Dionigi di Alicarnasso].

Nel suo insieme, il brano testimonia il passaggio dalla grande filosofia stoica a una storiografia di secondo rango, ma ancora vitale, capace di conservare e ordinare il patrimonio storico del mondo classico sotto l’Impero romano.


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[62.1/1-26-13053|13073]

50 Luciano di Samosata: dalla retorica alla satira, un intellettuale senza dottrina

Un profilo di Luciano di Samosata, autore di una cinquantina di opere autentiche, brevi e legate all’attualità, il cui ingegno combattivo anticipa il giornalismo satirico, ma la cui mancanza di una dottrina ne delimita la portata filosofica.

La prima notizia riguarda il corpus: “About thirty seem to have been attributed to him wrongly ; hence half a hundred can be considered authentic.” (fr:13053/p.536) [“Una trentina circa risultano essergli state attribuite erroneamente; quindi una cinquantina possono considerarsi autentiche.”] L’originalità è dichiarata senza riserve: “His originality was abundantly displayed.” (fr:13043/p.536) [“La sua originalità si manifestò in abbondanza.”]

La biografia è ricostruita per date. “About 160, or a little later, he returned to the Orient, even reéntering Samosata, and finally, in 165, settling at Athens with his people.” (fr:13040/p.536) [“Intorno al 160, o poco dopo, tornò in Oriente, rientrando persino a Samosata, e infine, nel 165, si stabilì ad Atene con i suoi.”] Vi rimase a lungo: “He seems to have lived there a score of years, between about 165 and” (fr:13041/p.536) [“Sembra che vi sia vissuto una ventina d’anni, tra circa il 165 e il”] La fine è incerta, ma collocabile: “From then on, he disappears from sight, and we may suppose that, toward the close of the reign of Commodus, or a little before 192, he died, still performing these functions.” (fr:13050/p.536) [“Da allora sparisce dalla vista, e possiamo supporre che verso la fine del regno di Commodo, o poco prima del 192, sia morto, ancora esercitando quelle funzioni.”] Le leggende sulla morte sono respinte: “The current legends respecting his death bear no marks of authenticity.” (fr:13051/p.536) [“Le leggende correnti sulla sua morte non recano segni di autenticità.”]

Le opere sono tutte di estensione breve: “They are all short pamphlets, dialogues, dissertations, or narratives, whose theme was suggested to the author by various events or incidents of the day, by his reading, or by his conversation with friends.” (fr:13054/p.536) [“Sono tutti opuscoli brevi, dialoghi, dissertazioni o narrazioni, il cui tema fu suggerito all’autore da vari eventi o episodi del giorno, dalle sue letture o dalla conversazione con gli amici.”] E ancora: “In the whole collection, there is not a single composition which is extensive enough to have demanded long preparation.” (fr:13055/p.536) [“Nell’intera raccolta non c’è una sola composizione abbastanza estesa da aver richiesto una lunga preparazione.”] Per questo il ritratto è netto: “The character of his work reveals him as a sort of combative, fantastic journalist, before real journalism existed.” (fr:13056/p.536) [“Il carattere della sua opera lo rivela come una specie di giornalista combattivo e fantastico, prima che il giornalismo esistesse davvero.”]

Le opere migliori appartengono alla maturità. Tra queste, “the pretty satire On the Manner of Writing History, composed probably in Ionia shortly before 165” (fr:13058/p.537) [“l’elegante satira Sull’arte di scrivere la storia, composta probabilmente in Ionia poco prima del 165”] e “the Hermotimus, in which the author, forty years of age, professes scepticism in matters of philosophy” (fr:13058/p.537) [“l’Ermotimo, in cui l’autore, all’età di quarant’anni, professa scetticismo in filosofia”]. Seguono “Double Accusation, the Sects at Auction, and the Angler, which are the first ringing polemics of the Athenian period” (fr:13058/p.537) [“la Doppia accusa, le Sete all’incanto e il Pescatore, che sono le prime polemiche squillanti del periodo ateniese”]. Altre opere mirano alla moralità: “the Dialogues of the Dead, the Arrival in Hades (Kardmdovs), the Necromancy, the Charon, the Saturnalian Letters, the Cynic, the Cock, the Timon, the Aspirations, the Symposium” (fr:13058/p.537) [“i Dialoghi dei morti, l’Arrivo nell’Ade (Κατάπλους), la Necromanzia, il Caronte, le Lettere saturnali, il Cinico, il Gallo, il Timone, le Aspirazioni, il Simposio”]. Un altro gruppo è satirico verso la religione e la superstizione: “the Dialogues of the Gods, the Sea-dialogues, the Icaromenippus, the Friend of Falsehood, the Festival of Cronus, the Prometheus, the Assembly of the Gods, Zeus as a Tragedian, Zeus Convicted (Zeds éXeyxouevos)” (fr:13058/p.537) [“i Dialoghi degli dèi, i Dialoghi marini, l’Icaromenippo, l’Amico della menzogna, la Festa di Crono, il Prometeo, l’Assemblea degli dèi, Zeus tragedo, Zeus confutato (Ζεὺς ἐλεγχόμενος)”]. C’è infine un gruppo specializzato in cui “he mocks pedantic rhetoricians and grammarians” (fr:13058/p.537) [“prende in giro retori e grammatici pedanti”].

Le dissertazioni comprendono “the Timarchus, that Against an Ignorant Book-collector, the Teacher of the Rhetoricians, and that On Those who Work only for Pay” (fr:13059/p.537) [“il Timarco, quello Contro un ignorante collezionista di libri, il Maestro dei retori e quello Su coloro che lavorano solo per denaro”]. Tra le narrazioni satiriche, il passo cita la lettera On the Death of Peregrinus e altre opere: “Among the satiric narratives is the letter On the Death of Peregrinus, in which he recounts mockingly the suicide of the Cynic of that name, who cast himself into the fire at the Olympic Games, probably in 165; the True History, a parody of the fantastic inventions common among poets, travellers, and even historians and geographers; the Alexander, a satiric sketch of the life of the impostor Alexander of Abonutichos, who founded, in the time of Marcus Aurelius, an oracle in Pontus; and the Ass, in which he describes jestingly, in the manner of Lucius of Patras, the metamorphosis of a man into an ass, and his adventures as such.” (fr:13060/p.537) [“Tra le narrazioni satiriche c’è la lettera Sulla morte di Peregrino, in cui racconta beffardamente il suicidio del cinico di quel nome, che si gettò nel fuoco ai Giochi Olimpici, probabilmente nel 165; la Storia vera, parodia delle invenzioni fantastiche comuni a poeti, viaggiatori, e persino storici e geografi; l’Alessandro, schizzo satirico della vita dell’impostore Alessandro di Abonutico, che al tempo di Marco Aurelio fondò un oracolo nel Ponto; e l’Asino, in cui descrive scherzosamente, alla maniera di Lucio di Patre, la metamorfosi di un uomo in asino e le sue avventure come tale.”]

Il passo offre anche un giudizio di carattere. Luciano fu dapprima un retore: “Charmed by sophistry in his youth, he was at first a rhetorician, like the others.” (fr:13062/p.537) [“Affascinato dalla sofistica in gioventù, fu dapprima un retore, come gli altri.”] La retorica gli diede “keenness of mind, power and elegance of language, flexibility in dialectic, and a sparkling variety of ideas, images, and facts” (fr:13063/p.537) [“acutezza mentale, forza ed eleganza di linguaggio, flessibilità nella dialettica e una brillante varietà di idee, immagini e fatti”], ma produsse anche “an ineradicable frivolity, too ready to be content with the necessaries for playing a role” (fr:13064/p.537) [“una frivolezza ineliminabile, troppo pronta ad accontentarsi del necessario per sostenere una parte”]. A circa quarant’anni “his active, intuitive, sincere nature revolted” (fr:13065/p.537) [“la sua natura attiva, intuitiva, sincera si ribellò”]; “The rupture secured him a place apart from his contemporaries” (fr:13066/p.537) [“La rottura gli assicurò un posto a parte rispetto ai suoi contemporanei”] e “It showed in him a loyalty and boldness greatly to his honor” (fr:13067/p.537) [“Mostrò in lui una lealtà e un’audacia a suo grande onore”]. Difese la sua causa “courageously and with infinite tact” (fr:13068/p.537) [“con coraggio e infinito tatto”], e “He had undertaken to defend the truth, and pursued his enterprise courageously.” (fr:13069/p.537) [“Aveva intrapreso la difesa della verità e portò avanti la sua impresa con coraggio.”]

Il ritratto, però, diventa critico. “But to defend the truth, one must possess it, or at least, seek it serigusly.” (fr:13070/p.537) [“Ma per difendere la verità bisogna possederla, o almeno cercarla seriamente.”] E sul metodo: “He loved neither study nor long reflection; quick intuitions suited him better; and he affirmed as true whatever he happened to believe.” (fr:13071/p.537) [“Non amava né lo studio né la lunga riflessione; le intuizioni rapide gli si addicevano di più; e affermava come vero qualunque cosa gli capitasse di credere.”] In effetti, “there was even a narrow conception of truth, since he based it upon evidence which was often only apparent” (fr:13072/p.538) [“c’era anche una concezione angusta della verità, poiché la basava su prove spesso solo apparenti”]. Il giudizio conclusivo è secco: “He himself lacked a doctrine.” (fr:13073/p.550) [“Egli stesso mancava di una dottrina.”]

La testimonianza ha valore storico perché collega ogni opera a un contesto preciso: la Ionia prima del 165, Atene dopo il 165, i Giochi Olimpici del 165, l’oracolo di Alessandro di Abonutico sotto Marco Aurelio. Ne emerge un intellettuale combattivo, antesignano del giornalismo, capace di smascherare imposture e credulità, ma senza un fondamento teorico stabile: un polemista brillante e instabile, più efficace nella denuncia che nella costruzione di un pensiero proprio.


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[63.1/1-93-13094|13183]

51 Luciano e la tarda sofistica: lingua, invenzione e fortuna

Il passo ritrae Luciano come l’ultimo grande ingegno originale del mondo greco, capace di rinnovare generi letterari e di lasciare eredi minori, da Alcifrone ai Filostrati, fino a Eliano.

La trattazione si apre sulla lingua di Luciano, formata dalla lettura continua dei classici: “He had begun when young to read the authors studied in the schools, both poets and prose writers, and throughout life continued to re-read them” - (fr:13092/p.538) [“Aveva cominciato da giovane a leggere gli autori studiati nelle scuole, sia poeti sia prosatori, e per tutta la vita continuò a rileggerli”]. Da questi autori la sua mente fu pervasa dal loro lessico: “His mind was permeated with their diction” - (fr:13093/p.538) [“La sua mente era permeata dalla loro dizione”]. Tuttavia il suo atticismo non è ripetitivo ma selettivo, perché “it proceeds rather from classic models than from the Greek spoken in his vicinity” - (fr:13091/p.538) [“deriva piuttosto dai modelli classici che dal greco parlato nel suo ambiente”]. Egli divenne “a true Attic through intercourse with them —not an exclusive one, pedantic and intolerant, like some of his contemporaries, but an Attic like the distinguished men of ancient Athens” - (fr:13094/p.538) [“un vero attico attraverso il commercio con loro — non uno di tipo esclusivo, pedante e intollerante, come alcuni suoi contemporanei, ma un attico come gli uomini insigni dell’antica Atene”]. Sul piano espressivo, “the turn of his expressions recalls chiefly that of the Middle and New Comedy, probably also that of forgotten authors, such as Bion the Borysthenite or Menippus of Gadara” - (fr:13096/p.539) [“il giro delle sue espressioni richiama soprattutto quello della Commedia di mezzo e nuova, probabilmente anche quello di autori dimenticati, come Bione il Boristenita o Menippo di Gadara”]. Eppure l’imitazione non cancella la personalità: “in the imitation, whether consciously or unconsciously, his personality is everywhere manifest” - (fr:13097/p.539) [“nell’imitazione, conscia o inconscia, la sua personalità è ovunque manifesta”]. Grazie a questa padronanza, Luciano maneggia il lessico “with charming cleverness; in using it, he has a variety and richness that are very rare” - (fr:13098/p.539) [“con una grazia intelligente; usandolo, possiede una varietà e una ricchezza molto rare”]. La produttività stilistica culmina nella libertà: “In all his movements, there is a freedom not found in any other writer of the time” - (fr:13103/p.539) [“In tutti i suoi movimenti c’è una libertà che non si trova in nessun altro scrittore del tempo”].

Passando alle invenzioni letterarie, il testo sottolinea che Luciano fu “almost the sole original thinker in an age when Greek genius had almost ceased to be original” - (fr:13105/p.539) [“quasi l’unico pensatore originale in un’epoca in cui il genio greco aveva quasi cessato di essere originale”]. Il dialogo satirico non fu creato da lui: “As he acknowledges, he owes the idea and model of it partly to the Socratics, chiefly Plato, partly to the comic poets, and partly to Menippus” - (fr:13108/p.539) [“Come egli riconosce, deve l’idea e il modello in parte ai Socratici, soprattutto a Platone, in parte ai poeti comici e in parte a Menippo”]. Ma nel combinare questi modelli, “he added his own impress, making something new, which remained his own” - (fr:13109/p.539) [“aggiunse il proprio marchio, creando qualcosa di nuovo, che rimase suo”]. Le forme sono varie: “Some of the shorter dialogues have but a single situation, which is indicated in the opening words; for example, the celebrated Dialogues of the Dead” - (fr:13111/p.539) [“Alcuni dialoghi più brevi hanno una sola situazione, indicata nelle parole iniziali; per esempio, i celebri Dialoghi dei morti”]; altri invece “are developed into miniature dramas, with a kind of action” - (fr:13112/p.539) [“sono sviluppati in mini-drammi, con una sorta di azione”], fino a esiti come le Sette al mercato, l’Anglatore e la Doppia accusa (fr:13114/p.539). Il valore di queste opere non sta nell’intreccio: “Surprise, drollness, vivacity, constitute its merits” - (fr:13118/p.539) [“La sorpresa, la comicità, la vivacità ne costituiscono i pregi”]. L’azione serve solo a presentare i personaggi: “They are beings without consistency, in whom all studied psychology would be too cumbersome” - (fr:13121/p.539) [“Sono esseri senza coerenza, nei quali qualsiasi psicologia studiata sarebbe troppo pesante”], e “most of them have only the sketch of a character, a striking trait that is the gift of their dramatic life” - (fr:13122/p.539) [“la maggior parte ha solo lo schizzo di un carattere, un tratto sorprendente che è il dono della loro vita drammatica”]: Menippo e Diogene sono cinici tra i morti, Timone un misantropo stizzoso, Micillo un uomo semplice e povero (fr:13123/p.539). Luciano gioca con questa libertà fino a “constantly forgets the personage whom he is representing, to jest or moralize in his own name” - (fr:13126/p.540) [“dimenticare costantemente il personaggio che rappresenta, per scherzare o moralizzare in nome proprio”].

Anche la polemica è debitrice di Luciano: “He wrote now a satiric narrative, now an argument, now an ironical work of instruction” - (fr:13129/p.540) [“Scriveva ora una narrazione satirica, ora un’argomentazione, ora un’opera ironica di insegnamento”], e “he renewed them and excelled in them” - (fr:13131/p.540) [“le rinnovò e vi eccelse”]. La sua cifra è la combinazione di “satiric animation, piquant observations, ingenious reflections, and lively argument” - (fr:13132/p.540) [“animazione satirica, osservazioni piccanti, riflessioni ingegnose e argomentazione vivace”]. Ne risulta una materia composita: “he weaves for it a whole marvellous embroidery of anecdotes, witty sayings, citations, and classical allusions” - (fr:13134/p.540) [“intesse per essa un intero meraviglioso ricamo di aneddoti, motti arguti, citazioni e allusioni classiche”]. Se altri hanno avuto altrettanta ironia o maggiore forza argomentativa, “perhaps no one has equalled him in the dazzling variety wherein he sports with so much grace and cleverness” - (fr:13135/p.540) [“forse nessuno lo ha eguagliato nella varietà abbagliante nella quale gioca con tanta grazia e intelligenza”].

La creazione più singolare è la Storia vera, la cui discendenza è individuata nei racconti paradossali dei viaggiatori, “from those of Odysseus in the Odyssey, to those of Iambulus concerning the open sea” - (fr:13137/p.540) [“da quelli di Odisseo nell’Odissea a quelli di Giambulo sul mare aperto”]. Il progetto è dichiaratamente giocoso: “to avow in the very first line that one intends telling falsehoods, and then to keep one’s reader amused, through ten books, with avowed falsehoods, really called, for all his talent” - (fr:13138/p.540) [“dichiarare in prima riga che si intendono raccontare menzogne, e poi tenere divertito il lettore, attraverso dieci libri, con palesi menzogne, richiese davvero tutto il suo talento”]; quest’ultima indicazione dei “dieci libri” è però in tensione con l’opera superstite, che consta di due libri. Il risultato è straordinario per “the gift of creating forms and movements, the talent for realistic description and picturesque imagination, inexhaustible wit, and boldness in absurdities” - (fr:13140/p.540) [“il dono di creare forme e movimenti, il talento per la descrizione realistica e l’immaginazione pittoresca, lo spirito inesauribile e il coraggio nell’assurdo”]. La fortuna fu immediata e duratura: “Among all his creations, this had the most brilliant success” - (fr:13141/p.540) [“Tra tutte le sue creazioni, questa ebbe il successo più brillante”], tanto che “Rabelais and Swift drew their inspiration from it” - (fr:13142/p.540) [“Rabelais e Swift ne trassero ispirazione”]. Con questo, “it is evident… how far Lucian’s work, though connected with contemporary sophistry, surpasses it in every sense” - (fr:13143/p.540) [“è evidente quanto l’opera di Luciano, pur legata alla sofistica contemporanea, la superi in ogni senso”].

La parte finale considera gli epigoni. Alcifrone, “probably a little younger than Lucian” - (fr:13146/p.541) [“probabilmente un po’ più giovane di Luciano”], compose lettere fittizie attribuite a “people of every sort and class, fishers, peasants, parasites, courtesans” - (fr:13149/p.541) [“persone d’ogni sorta e ceto, pescatori, contadini, parassiti, cortigiane”], e, da “Atticist in the best sense of the word” - (fr:13151/p.541) [“atticista nel senso migliore della parola”], sebbene “much inferior to Lucian, he has something of his ease, adroitness, and playfulness” - (fr:13152/p.541) [“molto inferiore a Luciano, ha qualcosa della sua disinvoltura, abilità e giocosità”]. I due Filostrati, zio e nipote, “both sophists by profession” - (fr:13153/p.541) [“entrambi sofisti di professione”], sono “often confounded with each other” - (fr:13154/p.541) [“spesso confusi l’uno con l’altro”]. Filostrato di Atene è ricordato per la Vita di Apollonio di Tiana, opera “colorless and pretentious” ma utile a documentare la credulità del tempo (fr:13157/p.541), e per le Vite dei sofisti, raccolta di notizie “far from forming a history of sophistry, though giving an idea of it” - (fr:13159/p.541) [“lungi dal formare una storia della sofistica, pur dandone un’idea”]. Filostrato di Lemno è invece autore dell’Heroicus e delle Immagini, dove descrive sessantaquattro quadri con “grace, skill, life, some charm, despite the affectation, and even good taste” - (fr:13171/p.542) [“grazia, abilità, vita, un certo fascino, nonostante l’affettazione, e persino buon gusto”]. Chiude la galleria Claudio Eliano, “a Sabine of Preneste” - (fr:13175/p.542) [“sabino di Preneste”], annoverato tra i sofisti greci perché “wrote much, and always in Greek” - (fr:13176/p.542) [“scrisse molto, e sempre in greco”]. Le sue opere sono “collections of facts, devoid of criticism and true science” - (fr:13179/p.542) [“raccolte di fatti, prive di critica e di vera scienza”], e la sua composizione “consists in stringing together short tales of history, mingled with puerile reflections” - (fr:13180/p.542) [“consiste nel mettere insieme brevi racconti storici, mescolati a riflessioni puerili”]. La sua “false elegance” - (fr:13182/p.542) [“falsa eleganza”] ne fece un autore ammirato, tanto da meritare il soprannome “Meliglossos, the ‘Honey-tongued’” - (fr:13183/p.542) [“Meliglosso, ‘dalla lingua di miele’”]. Il quadro complessivo testimonia una fase in cui la creatività di Luciano si distingue nettamente dalla produzione minore e ripetitiva dei suoi successori.


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52 Il revival ellenico: romanzo, retorica e filosofia nel mondo greco-romano

Il testo ripercorre le ultime fasi della letteratura greca, dal romanzo alla filosofia neoplatonica, giudicando autori e opere con sguardo critico.

Il brano individua nel romanzo greco una forma nata da ingredienti libreschi e non dall’osservazione della realtà: “From the amours of elegy, the conventions of the schools, and the fondness for digression, there was formed the groundwork of Greek romance” - (fr:13230/p.544) [Dagli amori dell’elegia, dalle convenzioni delle scuole e dalla passione per la digressione si formò la base del romanzo greco]. Per questo l’autore ne spiega l’intrinseca debolezza: “not arising from observation, it seemed unreal” - (fr:13231/p.544) [non nascendo dall’osservazione, appariva irreale]. Il romanzo aveva tratti del dramma —“its action, its surprises” - (fr:13232/p.544) [la sua azione, i suoi colpi di scena]— ma gli mancava ciò che dà forza al dramma, “the natural action resulting from the characters” - (fr:13233/p.544) [l’azione naturale che deriva dai caratteri].

Le prime prove note risalgono al primo secolo dell’era volgare: “The earliest known attempts at romance seem to date from the first century of our era” - (fr:13234/p.544) [I più antichi tentativi noti di romanzo sembrano risalire al primo secolo della nostra era]. Antonio Diogene compose le Marvels beyond Thule “in twenty-four books, of which we have now only a summary” - (fr:13235/p.544) [in ventiquattro libri, dei quali oggi possediamo solo un sommario], un’opera “incoherent… in which marvellous adventures were developed to infinity, through the entire world, and beyond” - (fr:13236/p.544) [incoerente, in cui avventure meravigliose si sviluppavano all’infinito, attraverso il mondo intero e oltre]. I Babylonians di Giamblico, “a Hellenized Syrian” - (fr:13238/p.544) [un siriano ellenizzato], furono composti tra il 166 e il 180; in essi “psychology had more place and geography much less” - (fr:13239/p.544) [la psicologia aveva più spazio e la geografia molto meno]. Al terzo secolo è assegnata, “though with no very definite arguments” - (fr:13240/p.544) [sebbene con argomenti non molto precisi], la raccolta degli Ephesian Tales di Senofonte di Efeso, il cui soggetto è “the love of the beautiful Habrocomes of Ephesus and the maid Anthe” - (fr:13241/p.544) [l’amore del bellissimo Abrocome di Efeso e della fanciulla Antia]. Di Senofonte si dice che abbia “the gift of realism only to a slight extent” - (fr:13243/p.544) [il dono del realismo solo in piccola misura] e che la sua storia sia “light, sketchy, and tends to fine writing, but is superficial even to dryness” - (fr:13244/p.544) [leggera, abbozzata, tendente alla bella scrittura, ma superficiale fino all’aridità].

Il romanzo più considerevole è quello di Eliodoro: “The most considerable romance which Greek genius produced is that of Heliodorus, entitled the Ethiopica or Theagenes and Chariclea” - (fr:13245/p.544) [Il romanzo più considerevole prodotto dal genio greco è quello di Eliodoro, intitolato Etiopiche o Teagene e Cariclea]. L’autore, “a Phoenician Greek” - (fr:13246/p.545) [un greco fenicio], “seems to have lived in the third century” - (fr:13247/p.66) [sembra essere vissuto nel terzo secolo]. Le avventure sono “equally improbable and equally complicated” - (fr:13248/p.545) [ugualmente improbabili e ugualmente complicate], ma il romanzo ha “a merit of composition all its own” - (fr:13249/p.545) [un merito di composizione tutto suo]. Più tardi, Achille Tazio e Caritone di Afrodisiade risultano “outside the period comprised in this chapter; they belong probably to the fourth or fifth century, possibly to the sixth” - (fr:13251/p.545) [fuori dal periodo compreso in questo capitolo; appartengono probabilmente al quarto o quinto secolo, forse al sesto]. Le loro opere sono “the last examples of Greek romance before the Byzantine period” - (fr:13252/p.545) [gli ultimi esempi di romanzo greco prima del periodo bizantino]. Una menzione speciale spetta a Longo: “Special mention is due to a pastoral story of Longus entitled Daphnis and Chloé” - (fr:13253/p.545) [Una menzione speciale spetta a una storia pastorale di Longo intitolata Dafni e Cloe]. L’autore è “a Greek sophist of unknown date” - (fr:13254/p.545) [un sofista greco di data sconosciuta], ma il suo merito è “that his romance was a portrayal of character and sentiment, almost devoid of incidents, and limited to a single place” - (fr:13255/p.545) [che il suo romanzo fosse un ritratto di caratteri e sentimenti, quasi privo di incidenti e limitato a un solo luogo]. I protagonisti sono “two children, a boy and a girl, who almost grow up under the reader’s eyes” - (fr:13256/p.545) [due bambini, un maschio e una femmina, che quasi crescono sotto gli occhi del lettore]; tra loro sorge un amore che “gradually becomes conscious of itself” - (fr:13257/p.545) [gradualmente diventa cosciente di sé]. Gli incidenti sono pochi e comuni, ma “the descriptions of rustic life are graceful, and the study of the sentiment is clever” - (fr:13258/p.545) [le descrizioni della vita rustica sono graziose, e lo studio del sentimento è intelligente]; tuttavia “the merit of the work is sullied by false ingenuity and unrestrained license of imagination” - (fr:13259/p.545) [il merito dell’opera è macchiato da falsa ingegnosità e da sfrenata licenza dell’immaginazione].

La seconda parte del testo riguarda retorica e grammatica, considerate “an accompaniment or a dependency of the sophistic movement” - (fr:13263/p.545) [un accompagnamento o una dipendenza del movimento sofistico]. La grammatica era “the first element in the education of the time, the first journey on the way to rhetoric” - (fr:13264/p.545) [il primo elemento dell’educazione del tempo, il primo viaggio sulla via della retorica]. Tra i teorici spicca Apollonio, soprannominato Discolo, “who may be considered one of the originators of syntax” - (fr:13266/p.545) [che può essere considerato uno dei fondatori della sintassi], insieme al figlio Erodiano. I lessicografi erano per lo più atticisti, “more or less stringent guardians of the vocabulary used by the Attic writers of the fifth and fourth centuries” - (fr:13271/p.546) [guardiani più o meno severi del vocabolario usato dagli scrittori attici del quinto e quarto secolo], mentre altri erano “rather antiquarians, for whom words were facts needing explanation or allusions requiring comment” - (fr:13272/p.546) [piuttosto antiquari, per i quali le parole erano fatti da spiegare o allusioni da commentare]. Tra gli eruditi, Ateneo di Naucrati “has left a real encyclopedia in dialogue form” - (fr:13278/p.546) [ha lasciato una vera enciclopedia in forma di dialogo]; la sua opera “has no literary value, but is an inexhaustible mine of details, relating to the men and the life of the classical period” - (fr:13279/p.546) [non ha valore letterario, ma è una miniera inesauribile di particolari sugli uomini e sulla vita del periodo classico]. La teoria retorica fu discussa “without reaching much greater perfection” - (fr:13280/p.546) [senza raggiungere una perfezione molto maggiore]; i rappresentanti meno oscuri sono Ermogene di Tarso, Apsine di Gadara, Menandro di Laodicea e “above all, Cassius Longinus, born about 220, and put to death in 273 for having promoted the rebellion of Zenobia, queen of Palmyra, against the Emperor Aurelian” - (fr:13281/p.546) [soprattutto Cassio Longino, nato verso il 220 e messo a morte nel 273 per aver favorito la ribellione di Zenobia, regina di Palmira, contro l’imperatore Aureliano]. A Longino è stato “falsely attributed the anonymous treatise On the Sublime” - (fr:13282/p.546) [falsamente attribuito il trattato anonimo Sul sublime], ma godette in vita di una reputazione meritata come insegnante e critico.

La parte conclusiva inquadra filosofia e scienza prima del neoplatonismo. La sofistica, “notwithstanding its success, was unable, either by itself or with its dependencies, to engage all the activity of men’s minds” - (fr:13286; fr:13293/p.547) [nonostante il suo successo, non fu in grado, da sola o con le sue dipendenze, di occupare tutta l’attività delle menti]. Il periodo produsse “a remarkable scientific literature and a worthy philosophy” - (fr:13295/p.547) [una notevole letteratura scientifica e una degna filosofia]. Nelle scienze emerge Tolomeo: “Through his Treatise on Astronomy, he exercised a profound influence on the science of the Middle Ages” - (fr:13299/p.547) [Attraverso il suo Trattato di astronomia esercitò una profonda influenza sulla scienza del Medioevo]. La sua Geografia è “almost wholly filled with nomenclatures and technical terms, but from which one can get a precise and interesting body of information on the Roman world and its highways of commerce and communication” - (fr:13302/p.547) [quasi interamente piena di nomenclature e termini tecnici, ma dalla quale si può ricavare un corpo preciso e interessante di informazioni sul mondo romano e sulle sue vie di commercio e comunicazione]. Galeno, nato a Pergamo “in the year 131 A.D., and educated in all the science of the time” - (fr:13305/p.547) [nell’anno 131 d.C. ed educato in tutta la scienza del tempo], lasciò opere che “form an ample course of medicine, comprising all the medical science known in his day” - (fr:13308/p.547) [formano un ampio corso di medicina, comprendente tutta la scienza medica nota al suo tempo]. Il giudizio su di lui è equilibrato: “He was not a highly original thinker, but had much sense and extensive knowledge” - (fr:13310/p.547) [Non fu un pensatore molto originale, ma aveva molto buon senso e una vasta conoscenza]. Lo scetticismo, invece, è rappresentato da Sesto Empirico, “a physician of the empirical school, who formulated and completed the creed of the sect” - (fr:13321/p.548) [un medico della scuola empirica, che formulò e completò il credo della setta]; i suoi scritti “do not seem to have exercised much influence on contemporary society” - (fr:13322/p.548) [non sembrano aver esercitato molta influenza sulla società contemporanea], ma il loro interesse sta nelle “discussions and the information they give us of many opinions and theories, philosophical, mathematical, and even linguistic” - (fr:13323/p.548) [discussioni e informazioni che ci danno su molte opinioni e teorie, filosofiche, matematiche e persino linguistiche].

Infine, dal quadro di confusione dottrinale sorse il neoplatonismo: “From the confusion there finally arose, in the third century, the remarkable doctrine called Neo-Platonism” - (fr:13326/p.548) [Dalla confusione sorse infine, nel terzo secolo, la notevole dottrina chiamata neoplatonismo]. Il suo fondatore è “Plotinus, a Greek of Egypt, who was born at Lycopolis in 204, and died at Rome in 270” - (fr:13327/p.548) [Plotino, un greco d’Egitto, nato a Licopoli nel 204 e morto a Roma nel 270]. Discepolo di Ammonio Sacca ad Alessandria, “he received from him the germ of his own doctrine” - (fr:13328/p.548) [ricevette da lui il germe della propria dottrina]; nel 244 venne a Roma per insegnarla. Le sue lezioni, “revised in haste and reunited by his disciple Porphyry to form the Enneades, a series of dissertations divided into six groups of nine each” - (fr:13332/p.548) [rivedute in fretta e riunite dal discepolo Porfirio per formare le Enneadi, una serie di dissertazioni divise in sei gruppi di nove ciascuna], trattavano “morals, the constitution and government of the world, the soul, reason, the nature of being —in a word, almost all the great problems of philosophy” - (fr:13332/p.548) [la morale, la costituzione e il governo del mondo, l’anima, la ragione, la natura dell’essere —in una parola, quasi tutti i grandi problemi della filosofia].

[64.2/7-106-13333|13438]

53 Il neoplatonismo e la nascita della letteratura cristiana

Il passo segue il passaggio dal mondo pagano alla teologia cristiana, mostrando il neoplatonismo come ultima sintesi dell’ellenismo e il cristianesimo mentre si appropria degli strumenti intellettuali greci.

Il tratto che definisce i maestri neoplatonici è un “eclettismo mistico” che si presenta come interpretazione del pensiero di Platone: “Their teaching is a mystic eclecticism, professing to be an inter- … pretation of Platonic ideas.” - (fr:13334/p.548, 13339) [Il loro insegnamento è un eclettismo mistico, che professa di essere un’interpretazione delle idee platoniche]. Su questa base, “Plotinus erected a complex structure, into which he introduced as materials, elements of Pythagoreanism, Aristotelianism, Stoicism, and even Epicurean and Sceptic doctrines, to say nothing of personal contributions” - (fr:13340/p.549) [Plotino eresse una struttura complessa, in cui introdusse come materiali elementi di pitagorismo, aristotelismo, stoicismo e persino dottrine epicuree e scettiche, per non parlare dei contributi personali]. Per questo la sua filosofia può essere definita “Hellenism in its entirety” - (fr:13341/p.549) [ellenismo nella sua interezza].

Il nucleo dottrinale è la trascendenza assoluta di Dio rispetto al mondo sensibile: “The essential feature is the conception of a God, absolutely pure, as distinct as possible from matter, and infinitely removed from the world in which we live— the world of appearances” - (fr:13342/p.549) [Il tratto essenziale è la concezione di un Dio assolutamente puro, il più possibile distinto dalla materia, e infinitamente lontano dal mondo in cui viviamo: il mondo delle apparenze]. Da qui deriva lo scopo stesso della filosofia: “to mount as far as possible toward Him, and, to this end, to detach oneself more and more from the ties of matter, was the real object of philosophy and the real aim of life” - (fr:13343/p.549) [salire il più possibile verso di Lui e, a questo fine, distaccarsi sempre più dai legami della materia era il vero oggetto della filosofia e la vera meta della vita]. Coerentemente, “asceticism is, hence, its natural and necessary form” - (fr:13344/p.549) [l’ascetismo è, quindi, la sua forma naturale e necessaria]. L’opera in cui queste idee sono esposte, le Enneadi, è definita “strange, obscure, yet influential” - (fr:13346/p.549) [strana, oscura, eppure influente]; il suo pensiero è difficile da seguire, “but as the dark passages in his language come to reveal their meaning, one feels respect for his lofty, vigorous, marvellously acute thinking, so untiring in the pursuit of truth” - (fr:13349/p.549) [ma quando i passi oscuri del suo linguaggio rivelano il loro significato, si prova rispetto per il suo pensiero elevato, vigoroso, meravigliosamente acuto, così instancabile nella ricerca della verità].

Il neoplatonismo non è solo filosofia, ma religione: “Neo-Platonic philosophy was a religion” - (fr:13353/p.549) [La filosofia neoplatonica era una religione]; “though rational in its point of departure, and in the greater part of its development, it ends in ecstasy” - (fr:13354/p.549) [sebbene razionale nel punto di partenza e nella maggior parte del suo sviluppo, termina nell’estasi]. Esso appare come “the final result of Hellenism; for it is composed of the thoughts and sentiments of the great men of Greece, and coördinates their thought into a powerful unity” - (fr:13355/p.549) [il risultato finale dell’ellenismo; perché è composto dai pensieri e dai sentimenti dei grandi uomini della Grecia e coordina il loro pensiero in una potente unità]. Tuttavia contiene “something which is the negation of their profoundest tendency, because it pretends to use reason as a means of proceeding into the unknown, and finally dispenses with reason altogether” - (fr:13356/p.549) [qualcosa che è la negazione della loro tendenza più profonda, perché pretende di usare la ragione come mezzo per procedere nell’ignoto e infine fa completamente a meno della ragione]. In questa forma, “Hellenism stood opposed to Christianity, which was then rapidly becoming influential” - (fr:13357/p.549) [l’ellenismo si oppose al cristianesimo, che andava allora rapidamente acquistando influenza].

Accanto a Plotino, il testo tratta Porfirio, “though profoundly differing from him, is inseparable from Plotinus” - (fr:13359/p.549) [pur profondamente diverso da lui, è inseparabile da Plotino]. Se Plotino visse “absorbed in a single thought” - (fr:13360/p.549) [assorbito in un solo pensiero], Porfirio fu “more of a scholar and many-sided writer” - (fr:13360/p.549) [più studioso e scrittore poliedrico]. I dati biografici sono precisi: “He was born at Tyre in 233, met Plotinus at Rome in 263, and attached himself to him henceforth” - (fr:13361/p.550) [Nacque a Tiro nel 233, incontrò Plotino a Roma nel 263 e da allora si legò a lui]; “For six years he never left him; Plotinus … even commissioned him to edit his writings” - (fr:13362/p.550) [Per sei anni non lo lasciò mai; Plotino gli affidò persino il compito di curare i suoi scritti]. Fu “much less original than Plotinus, but quick to comprehend, and fond of exposition” - (fr:13364/p.550) [molto meno originale di Plotino, ma pronto a comprendere e amante dell’esposizione]; scrisse molto, e “was a philosopher, disputant, historian, grammarian, and mathematician; but never composed a really great work” - (fr:13366/p.550) [fu filosofo, disputatore, storico, grammatico e matematico; ma non compose mai un’opera davvero grande]. Tra i suoi scritti filosofici spicca “the Introduction to the Knowledge of the Intelligible” - (fr:13367/p.550) [l’Introduzione alla conoscenza dell’intelligibile]; tra quelli letterari, “the Treatise on Abstinence, in four books, and the Letter to Marcella” - (fr:13368/p.550) [il Trattato sull’astinenza, in quattro libri, e la Lettera a Marcella]. La sua importanza, però, si manifesta soprattutto nelle opere perdute: “On the Philosophy of the Oracles, On the Images of the Gods, and the fifteen books Against the Christians” - (fr:13372/p.550) [Sulla filosofia degli oracoli, Sulle immagini degli dèi e i quindici libri Contro i cristiani]. Per questo “He was the principal defender of Hellenism, and so the principal adversary of Christianity in the third century” - (fr:13373/p.550) [Fu il principale difensore dell’ellenismo e quindi il principale avversario del cristianesimo nel III secolo]. Il giudizio conclusivo è netto: “a man with a talent for learning and remembering, an indefatigable worker, but a mediocre artist on the whole” - (fr:13375/p.550) [un uomo con il talento di imparare e ricordare, un lavoratore instancabile, ma nell’insieme un artista mediocre].

La seconda parte del brano riguarda l’espansione della letteratura cristiana. All’inizio “it had almost no point of contact with Greek literature” - (fr:13380/p.550) [essa non aveva quasi alcun punto di contatto con la letteratura greca]; i più antichi scritti cristiani, “even when composed in Greek, were, properly speaking, not literary” - (fr:13381/p.550) [anche quando composti in greco, propriamente parlando non erano letterari]. Anche “The Gospels, the Epistles, the Acts, have, indeed, a characteristic nature, but no point of contact with ancient or contemporary literature” - (fr:13385/p.550) [I Vangeli, le Epistole, gli Atti hanno, in effetti, una natura caratteristica, ma nessun punto di contatto con la letteratura antica o contemporanea]. Solo nel secondo secolo, “with the appearance of the apologists, that Christian literature connected itself with Hellenic civilization” - (fr:13386/p.550, 13389) [con la comparsa degli apologeti, la letteratura cristiana si collegò alla civiltà ellenica]. Questi apologeti erano “educated men, often converted pagans, who had studied in pagan schools, and generally in those of the philosophers” - (fr:13395/p.551) [uomini istruiti, spesso pagani convertiti, che avevano studiato nelle scuole pagane, e generalmente in quelle dei filosofi]; portarono nella loro apologia “the dialectic which they had acquired there” - (fr:13396/p.551) [la dialettica che vi avevano acquisito]. Così “at least one element of Greek art and Greek method put itself at the service of the new doctrines” - (fr:13397/p.551) [almeno un elemento dell’arte e del metodo greco si mise al servizio delle nuove dottrine]. Tuttavia, “The apologists of the second century … were only mediocre writers” - (fr:13398/p.551) [Gli apologeti del II secolo erano solo scrittori mediocri]; le loro opere “are more interesting for the history of ideas than for that of literary art” - (fr:13399/p.551) [sono più interessanti per la storia delle idee che per quella dell’arte letteraria].

Tra gli apologeti, “Justin merits more attention” - (fr:13401/p.551) [Giustino merita più attenzione]. Nato in Giudea verso il 100, “after studying philosophy, he was converted to Christianity about 123” - (fr:13403/p.551) [dopo aver studiato filosofia, si convertì al cristianesimo verso il 123], e fu martirizzato a Roma “between 163 and 167” - (fr:13405/p.551) [tra il 163 e il 167]. Di lui restano “two of his Apologies” e “a Dialogue with the Jew Trypho” - (fr:13406/p.551) [due Apologie e un Dialogo col giudeo Trifone]. Come scrittore è “obscure and careless, but liberal as a thinker and a man” - (fr:13408/p.551) [oscuro e trascurato, ma liberale come pensatore e come uomo], ed è “properly considered as the first master of Christian apologetics” - (fr:13409/p.551) [giustamente considerato il primo maestro dell’apologetica cristiana]. Dopo di lui il genere fu continuato da altri, ma “None of them had sufficient originality to make it imperative that we dwell upon his works” - (fr:13411/p.551) [Nessuno di loro ebbe sufficiente originalità da rendere necessario soffermarsi sulle sue opere].

Verso l’inizio del III secolo “the doctors came to join the apologists; great works of instruction succeeded the writings due to the circumstances of the times” - (fr:13411/p.551) [i dottori si unirono agli apologeti; grandi opere di insegnamento succedettero agli scritti dettati dalle circostanze]. È il momento in cui “Theology made its appearance” - (fr:13412/p.551) [la teologia fece la sua apparizione], e “It arose with Clement of Alexandria” - (fr:13413/p.551) [sorse con Clemente Alessandrino]. Nato probabilmente in Grecia verso il 160, Clemente si stabilì in Egitto, dove fu inaugurata “the regular instruction of Christianity” - (fr:13421/p.552) [l’istruzione regolare del cristianesimo]; la scuola era “called the catechetical school” - (fr:13423/p.552) [chiamata scuola catechetica]. Scrisse un corso di filosofia cristiana in tre parti: “the Haxhortation (IIporperrixds), the Educator (Iadaywyos), and the Stromates (Srpwparets)” - (fr:13427/p.552) [l’Esortazione (Protrettico), il Pedagogo e gli Stromati]. La sua intenzione era “to lead his disciple by continued progress from the first steps in Christian life to the very acme of knowledge and perfection” - (fr:13431/p.552) [condurre il discepolo con un progresso continuo dai primi passi della vita cristiana fino al culmine della conoscenza e della perfezione], anche se la divisione interna delle opere è “rather apparent than real” - (fr:13433/p.552) [più apparente che reale]. Il suo posto nella storia delle idee è definito da un merito decisivo: “having introduced Hellenic philosophy into Christianity, and having won acceptance for the explanations of the Alexandrian Philo” - (fr:13437/p.552) [aver introdotto la filosofia ellenica nel cristianesimo e aver fatto accettare le spiegazioni del Filone alessandrino]. La sezione si chiude con la successione: “Clement’s successor was Origen, the greatest of the Christian doctors” - (fr:13438/p.552) [Il successore di Clemente fu Origene, il più grande dei dottori cristiani].

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54 Origene e gli ultimi giorni della letteratura ellenica

Il brano intreccia il profilo di Origene al capitolo sulla decadenza della letteratura greca pagana, segnando il passaggio di testimone alla nascente cultura cristiana.

Il testo si apre con la biografia di Origene, nato ad Alessandria nel 185 e allievo di Clemente, di cui prese il posto nel “Born in 185 in Alexandria, he had Clement as his master, and took his place in” - (fr:13439/p.552) [Nato ad Alessandria nel 185, ebbe Clemente come maestro e ne prese il posto nel ] Per circa trent’anni fece della città il centro della sua attività, “notwithstanding numerous absences” - (fr:13440/p.552) [nonostante numerose assenze]; poi, per un contrasto con il vescovo Demetrio, fu costretto ad andarsene: insegnò a Cesarea in Cappadocia, subì persecuzioni e morì a Tiro nel “Later, forced to leave, owing to a disagreement with the bishop Demetrius, he taught for a while at Caesarea in Cappadocia, suffered various persecutions, and finally died at Tyre in” - (fr:13441/p.552) [In seguito, costretto ad andarsene per un dissenso col vescovo Demetrio, insegnò per un po’ a Cesarea in Cappadocia, subì varie persecuzioni e infine morì a Tiro nel ]

La sua produzione fu immensa e in parte ancora conservata. “He did not cease writing fora day.” - (fr:13442/p.552) [Non smise di scrivere nemmeno per un giorno.] “His work was immense, and it is in part preserved still.” - (fr:13443/p.552) [La sua opera fu immensa, ed è in parte ancora conservata.] Essa consiste soprattutto in commentari, scolii e omelie sulla Scrittura: “It consists chiefly of Commentaries and Scholia on the Old and New Testaments and Homilies.” - (fr:13444/p.552) [Consiste principalmente in commentari e scolii sull’Antico e Nuovo Testamento e in omelie.] Prima ancora di commentare i testi, li aveva editati, offrendo una Bibbia in sei colonne con testo ebraico, greco e latino: “Before comment- ing on the texts, he edited them: his Bible in Sia Columns (Efam)@) offered readers a sure text in Hebrew, Greek, and Latin.” - (fr:13445/p.552) [Prima di commentare i testi, li aveva editati: la sua Bibbia in sei colonne (Hexapla) offriva ai lettori un testo sicuro in ebraico, greco e latino.] L’espressione “Sia Columns (Efam)” è con ogni evidenza un refuso per “Hexapla”, cioè la Bibbia a sei colonne.

Origene fu soprattutto un esegeta. “But Origen was really an exegete.” - (fr:13446/p.552) [Ma Origene era davvero un esegeta.] Seguendo il metodo di Clemente, ma con maggiore ordine, spiegò allegoricamente quasi tutto ciò che aveva editato. “Adhering to the method of Clement, though with more order, he explained allegorically almost all that he had edited.” - (fr:13447/p.552) [Aderendo al metodo di Clemente, benché con più ordine, spiegò allegoricamente quasi tutto ciò che aveva edito.] In questo modo diffuse nelle scuole cristiane le idee della filosofia greca, in particolare quelle platoniche: “Greek philosophy, particularly those of Plato, in the Christian schools; and though his teaching was not wholly received by the Councils, he had great influence on the form of Christian theology.” - (fr:13550/p.557, ma il riferimento è fr:13450/p.553) [La filosofia greca, in particolare quella di Platone, nelle scuole cristiane; e sebbene il suo insegnamento non fosse interamente accolto dai Concili, egli ebbe grande influenza sulla forma della teologia cristiana.] La nota relativa all’edizione delle sue opere rimanda alla Patrologia Greca di Migne: “XI-XVII, Paris, 1857-1860.” - (fr:13449/p.552) [voll. XI-XVII, Parigi, 1857-1860.]

I suoi scritti rivelano una notevole fertilità mentale e ampiezza di vedute, e sono più facili da leggere di quelli di Clemente. “His writings show remarkable fertility of mind and breadth of view, and are easier to read than those of Clement.” - (fr:13451/p.553) [I suoi scritti mostrano notevole fertilità di mente e ampiezza di vedute, e sono più facili da leggere di quelli di Clemente.] Tuttavia non sono grandi opere letterarie: “mere improvisations, they need to be condensed and subjugated to more rigorous logic.” - (fr:13452/p.553) [mere improvvisazioni, hanno bisogno di essere condensate e sottoposte a una logica più rigorosa.] Sotto il nome di Confutazione di Celso possediamo un frammento di una lunga composizione contro le obiezioni sollevate nel II secolo dal filosofo Celso contro la nuova religione. “Under the name of a Refutation of Celsus, we have a fragment of a lengthy composition, in which he discusses the objections raised, in the second century, by the philosopher Celsus against the new religion.” - (fr:13453/p.553) [Sotto il nome di Confutazione di Celso, abbiamo un frammento di una lunga composizione in cui discute le obiezioni sollevate, nel secondo secolo, dal filosofo Celso contro la nuova religione.]

Il giudizio complessivo colloca Origene nella storia del cristianesimo, ma non in quella della letteratura greca: “All this gives him a place of the first order in the history of Christianity; but in the history of Greek literature his merit is inferior, like that of all the early Christian writers.” - (fr:13454/p.553) [Tutto questo gli dà un posto di primo piano nella storia del cristianesimo; ma nella storia della letteratura greca il suo merito è inferiore, come quello di tutti i primi scrittori cristiani.] Si possono aggiungere nomi come Ippolito, Metodio, Panfilo di Cesarea e Giulio Africano “without modifying this judgment” - (fr:13455/p.553) [senza modificare questo giudizio]. Infatti “Christian literature was still in its infancy.” - (fr:13456/p.553) [La letteratura cristiana era ancora nella sua infanzia.] “It did not reach its mature development till the following century.” - (fr:13457/p.553) [Non raggiunse il suo pieno sviluppo se non nel secolo successivo.]

Il brano introduce poi il capitolo intitolato “LAST DAYS OF HELLENIC LITERATURE” - (fr:13458/p.554) [Ultimi giorni della letteratura ellenica]. La svolta è netta: “Beginning with the fourth century, it is the literature inspired by Christianity that, without contradiction, takes first rank in the Greek Orient.” - (fr:13489/p.554) [A partire dal quarto secolo, è la letteratura ispirata al cristianesimo che, senza contraddizione, occupa il primo posto nell’Oriente greco.] La letteratura profana non scompare subito: “It continued for three or four centuries, and even shone with some brilliance in the beginning of the period.” - (fr:13491/p.554) [Continuò per tre o quattro secoli, e risplendette anche con una certa brillantezza all’inizio del periodo.] Le scuole, dopo la prosperità del II secolo, avevano subito un’eclissi nell’età dell’anarchia militare; “When peace had been reéstablished by Diocletian, and particularly when the victory of Constantine had assured for himself and his sons the regular transmission of power, circumstances became more favorable.” - (fr:13494/p.554) [Quando la pace fu ristabilita da Diocleziano, e soprattutto quando la vittoria di Costantino ebbe assicurato a lui e ai suoi figli la regolare trasmissione del potere, le circostanze divennero più favorevoli.] Le scuole assunsero come funzione principale la formazione degli ufficiali per l’amministrazione imperiale. “The schools adopted as their chief function the training of officers for the imperial administration; and once more numerous and talented youths were seen following the instruction of masters of renown.” - (fr:13495/p.554) [Le scuole adottarono come loro funzione principale la formazione degli ufficiali per l’amministrazione imperiale; e di nuovo si videro numerosi e talentuosi giovani seguire l’insegnamento di maestri famosi.] Quasi tutte le grandi città greche avevano scuole e professori celebri, ma “the celebrity was highly artificial, like the eloquence of the orators.” - (fr:13497/p.554) [la celebrità era molto artificiale, come l’eloquenza degli oratori.] Eunapio, nelle sue Vite dei sofisti, ne ha conservato i nomi; ma il testo si concentra su Imerio, Temistio e Libanio, poiché “the only ones meriting special mention here are those whose principal works are extant” - (fr:13499/p.554) [i soli che meritano una menzione speciale sono quelli le cui opere principali sono conservate].

Imerio di Prusa insegnò soprattutto ad Atene, sotto Costanzo, Giuliano, Gioviano, Valente e Teodosio, dal 350 al 386 circa. “Himerius of Prusa taught chiefly at Athens, under Constantius, Julian, Jovian, Valens, and Theodosius, from about 350 to” - (fr:13500/p.554) [Imerio di Prusa insegnò principalmente ad Atene, sotto Costanzo, Giuliano, Gioviano, Valente e Teodosio, dal 350 al 386 circa.] Ebbe numerosi discepoli, tra cui Basilio di Cesarea e Gregorio di Nazianzo, divenuti vescovi. Delle sue opere restano circa trenta discorsi, in parte incompleti. “What he most lacked was ideas.” - (fr:13503/p.555) [Ciò che gli mancava di più erano le idee.] “No contemporary writer did less thinking.” - (fr:13504/p.555) [Nessuno scrittore contemporaneo pensò meno di lui.] La sua oratoria somigliava alla poesia e alla musica del tempo: “The poetry was thoroughly superficial, lacking in force of sentiment; the music was caressing and monotonous, content with having charmed the ear.” - (fr:13506/p.555) [La poesia era del tutto superficiale, priva di forza sentimentale; la musica era carezzevole e monotona, contenta di aver incantato l’orecchio.] Imbevuto del linguaggio dei poeti, incorporava i loro versi nella sua prosa melodiosa; per questo gli dobbiamo parafrasi di poemi perduti di Alceo, Saffo e Anacreonte. “Hence we owe to him paraphrases of some lost poems of Alceus, Sappho, and Anacreon.” - (fr:13508/p.555) [Da ciò gli dobbiamo parafrasi di alcuni poemi perduti di Alceo, Saffo e Anacreonte.]

Temistio è presentato come più serio. “Themistius was more serious.” - (fr:13509/p.555) [Temistio era più serio.] Tenne una scuola di filosofia a Costantinopoli dal 350 al 395 circa, con brillante successo: commentava le opere dei filosofi e amava pronunciare in pubblico discorsi di morale. “Before his students he commented upon the works of various philosophers; but in addition to technical instruction he loved to utter in public his smoothly flowing, sparkling periods on subjects of morality.” - (fr:13510/p.555) [Davanti ai suoi studenti commentava le opere di vari filosofi; ma oltre all’insegnamento tecnico amava pronunciare in pubblico i suoi periodi scorrevoli e brillanti su temi morali.] Come senatore a Costantinopoli, era l’oratore designato per arringare gli imperatori. “In a time of universal adulation he could speak to the emperors with dignity, and give them at times, in the form of eulogy, some useful counsel.” - (fr:13513/p.555) [In un tempo di adulazione universale, sapeva parlare agli imperatori con dignità e dare loro talvolta, in forma di elogio, qualche utile consiglio.] In una società lacerata dalla discordia religiosa, “he kept the esteem of all, pagans and Christians, remaining faithful to Hellenism, though not attacking the new beliefs.” - (fr:13514/p.555) [conservò la stima di tutti, pagani e cristiani, restando fedele all’ellenismo, senza attaccare le nuove credenze.] Delle sue opere restano le Parafrasi di Aristotele, chiare, e meno di quaranta Discorsi su eventi del tempo o sulla sua vita. La sua oratoria appare “soft and ornate, official and academic” - (fr:13516/p.555) [morbida e ornata, ufficiale e accademica], ma con grazia, nobiltà e brillantezza, animata da sentimenti elevati.

Il più illustre dei maestri pagani del IV secolo fu Libanio di Antiochia. “He was born in 314, and taught rhetoric to some extent at Athens, Constantinople, Nicza, and Nicomedia, but chiefly at Antioch, where he seems to have dwelt from 354 to his death, which occurred after” - (fr:13518/p.555) [Nato nel 314, insegnò retorica ad Atene, Costantinopoli, Nicea e Nicomedia, ma soprattutto ad Antiochia, dove sembra aver risieduto dal 354 fino alla morte, avvenuta dopo il ] Per talento e favore degli imperatori, specialmente Giuliano, divenne uno dei grandi personaggi dell’Oriente greco. “Far from shutting himself up in his school, he took an interest in everything.” - (fr:13520/p.555) [Lungi dal rinchiudersi nella sua scuola, si interessò a tutto.] Scriveva discorsi a generali, prefetti e imperatori, trattando gli affari della sua città e agendo come patrono, panegirista, consigliere e difensore. “He wrote constantly and to every one, asking questions, making recommendations, or giving thanks or compliments.” - (fr:13523/p.556) [Scriveva costantemente e a tutti, facendo domande, raccomandazioni, ringraziamenti o complimenti.] Rifiutò sempre le cariche pubbliche, eccetto la dignità onoraria di questore conferitagli da Giuliano. “But he always refused public office, except the honorary dignity of guestor, which was con- ferred on him by Julian.” - (fr:13525/p.556) [Ma rifiutò sempre la carica pubblica, eccetto la dignità onoraria di questore, che gli fu conferita da Giuliano.]

La sua opera conservata è molto vasta. “Perhaps a third consists of models of scholastic exercises, curious specimens of the sophistry of the times.” - (fr:13527/p.556) [Forse un terzo consiste in modelli di esercitazioni scolastiche, curiosi esemplari della sofistica del tempo.] Scrisse anche una Vita di Demostene e una serie di argomenti utili per i discorsi dell’oratore. “Then we have sixtyfive of his haran—gluecetusres and discourses of various sorts —treating in general either ethical subjects or, more often, contemporary events.” - (fr:13529/p.556) [Poi abbiamo sessantacinque sue arringhe e discorsi di vario genere, che trattano in generale o temi etici o, più spesso, eventi contemporanei.] I discorsi su eventi contemporanei sono i più interessanti: “Some disclose the manners of the schools, the rivalries of the masters, or the passions of the disciples; others give a glimpse of the life of the time, representing certain of the chief Greek cities of the Orient, their appearance, their population, their disturbances; almost all permit us to see the imperial administration at work; and several portray rather vividly the character of emperors of the period.” - (fr:13531/p.556) [Alcuni rivelano i costumi delle scuole, le rivalità dei maestri o le passioni dei discepoli; altri danno uno squarcio sulla vita del tempo, rappresentando alcune delle principali città greche dell’Oriente, il loro aspetto, la loro popolazione, i loro disordini; quasi tutti ci permettono di vedere all’opera l’amministrazione imperiale; e diversi ritraggono in modo piuttosto vivido il carattere degli imperatori del periodo.] Sono menzionati in particolare il primo discorso, Sulla propria sorte, e il secondo, Elogio di Antiochia; a questi si aggiunge una corrispondenza non meno interessante.

La sfortuna di Libanio fu l’opposizione al movimento del suo secolo. “Popular sentiment was being alienated more and more from paganism and, by a natural consequence, fondness for profane study waned in fervor.” - (fr:13535/p.556) [Il sentimento popolare si stava allontanando sempre più dal paganesimo e, per naturale conseguenza, l’affetto per gli studi profani si raffreddava.] Lui, imbevuto di ellenismo fin dall’infanzia, “could not understand how one should fail to find in them one’s highest ideal” - (fr:13536/p.556) [non poteva capire come si potesse non trovare in essi il proprio ideale più alto]. Non aveva animosità contro i cristiani, molti dei quali erano suoi amici; ma “Christianity as a doctrine seemed impious, and as a form of social life, semi-barbarous.” - (fr:13537/p.556) [il cristianesimo come dottrina gli sembrava empio, e come forma di vita sociale, semibarbaro.] Soprattutto i monaci, in aumento, gli erano odiosi: vi vedeva i nemici della bellezza, della ragione e della civiltà. “The decline of study particularly pained him, but he felt powerless to prevent it; and his talent, which, in other times would have been usefully employed in action, spent itself vainly in complaints.” - (fr:13539/p.556) [Il declino degli studi lo addolorava particolarmente, ma si sentiva impotente a impedirlo; e il suo talento, che in altri tempi sarebbe stato utilmente impiegato nell’azione, si consumava vanamente in lamentele.]

Il giudizio finale su Libanio è severo. “His ability was extolled beyond measure by the Byzantines.” - (fr:13540/p.556) [La sua abilità fu esaltata senza misura dai Bizantini.] “Really oratorical qualities, however, were mediocre inhim.” - (fr:13541/p.556) [Tuttavia le sue qualità propriamente oratorie erano mediocri.] “He had neither vigorous dialectic nor sustained passion.” - (fr:13542/p.556) [Non aveva né dialettica vigorosa né passione sostenuta.] “He confined himself to details, delighted in petty inventions, and aimed to display his graces by a fastidious affectation.” - (fr:13543/p.557) [Si limitava ai dettagli, si compiaceva di piccole invenzioni e mirava a mostrare le sue grazie con una affettazione meticolosa.] “His sentences are awkward and sometimes obscure.” - (fr:13544/p.557) [Le sue frasi sono goffe e talvolta oscure.]

Il brano documenta così il passaggio epocale in cui la letteratura cristiana, ancora immatura nel III secolo, giunge a occupare il primo posto nell’Oriente greco, mentre la tradizione pagana, rappresentata dai sofisti, si avvia al tramonto.

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55 L’ultima età della letteratura ellenica: Giuliano, i sofisti, la storiografia e il neoplatonismo

Il passo documenta il tramonto della cultura pagana nella tarda grecità, tra l’eccezionale figura di Giuliano, l’esaurirsi della retorica, la storiografia profana e la deriva mistica del neoplatonismo.

Il brano si apre presentando l’imperatore Giuliano come una personalità che emerge dalla sofistica pagana del IV secolo: “The Emperor Julian..— With the pagan sophistry of the fourth century is connected a remarkable man, the Emperor Julian, who towers high above it in many ways.” - (fr:13547/p.557) [«L’imperatore Giuliano… Alla sofistica pagana del IV secolo è legato un uomo notevole, l’imperatore Giuliano, che per molti aspetti si eleva molto al di sopra di essa.»]. Di lui vengono ricordati i dati biografici essenziali: nato nel 331, sospettato e quasi proscritto da Costanzo, poi elevato al rango di Cesare, divenne imperatore nel 361 e morì due anni dopo in una campagna contro i Persiani (fr:13548/p.557, fr:13549/p.557). Il suo rapporto con il cristianesimo fu segnato da una coercizione subita nell’infanzia: “In his childhood he had been compelled against his wish to follow the teachings and education of the Christians.” - (fr:13550/p.557) [«Nell’infanzia era stato costretto contro la sua volontà a seguire gli insegnamenti e l’educazione dei cristiani.»], a cui reagì segretamente con un attaccamento ancora più forte all’ellenismo: “He secretly revolted and attached himself the more strongly to Hellenism.” - (fr:13551/p.557) [«Rivoltò segretamente e si legò tanto più saldamente all’ellenismo.»].

La sua formazione retorica e filosofica è ben visibile negli scritti: “In belief, he was NeoPlatonic; in his manner of writing, a sophist, though endowed with an original and vigorous personality.” - (fr:13554/p.557) [«Nelle convinzioni era neoplatonico; nel modo di scrivere, sofista, sebbene dotato di una personalità originale e vigorosa.»]. Tra le opere superstiti, accanto ai discorsi ufficiali di imitazione, spiccano quelli in cui rivela il proprio mondo interiore: “But we possess various discourses in which he reveals his sentiment, such as the Consolations, the Letter to Themistius, the oratorical hymns in prose To the Sun King and To the Mother of the Gods, curious embodiments of his religious reveries, his mystic sentimentality, and his favorite dreams.” - (fr:13558/p.557) [«Ma possediamo vari discorsi in cui rivela il suo sentire, come le Consolazioni, la Lettera a Temistio, gli inni oratori in prosa Al Re Sole e Alla Madre degli Dei, curiose incarnazioni dei suoi sogni religiosi, del suo misticismo sentimentale e dei suoi pensieri prediletti.»]. Il lato satirico e polemico emerge soprattutto nell’opera Contro i cristiani e nel Misopogon, composto nel 363 contro gli abitanti di Antiochia (fr:13559/p.557, fr:13560/p.557). La morte precoce a trentatré anni non gli permise di mostrare pienamente il suo talento: “As he died at the age of thirty-three, he had not the opportunity to display fully his talent.” - (fr:13562/p.557) [«Poiché morì a trentatré anni, non ebbe l’occasione di mostrare pienamente il suo talento.»]. E tuttavia la sua umanità traspare al di là delle convenzioni letterarie: “his human nature was revealed at every instant beneath the literary conventions of the times; even his prejudices and passions would have contributed to give him originality as a writer.” - (fr:13564/p.558) [«la sua natura umana si rivelava a ogni istante sotto le convenzioni letterarie del tempo; persino i suoi pregiudizi e le sue passioni avrebbero contribuito a dargli originalità come scrittore.»].

Dopo Giuliano, la trattazione si volge agli ultimi sofisti. Il quadro è quello di una decadenza progressiva: “pagan oratory went on declining, and intellectual activity was directed more and more to the service of Christianity.” - (fr:13568/p.558) [«l’oratoria pagana continuò a declinare, e l’attività intellettuale fu indirizzata sempre più al servizio del cristianesimo.»]. Tuttavia le scuole sopravvissero: “The masters were often Christians, yet their instruction was still wholly secular and traditional.” - (fr:13570/p.558) [«I maestri erano spesso cristiani, ma il loro insegnamento era ancora interamente laico e tradizionale.»]. Il prodotto finale della retorica greca è individuato nei Preparatory Exercises di Afrotonio, allievo di Libanio (fr:13572/p.558). Da quel momento, la produzione retorica diventa ripetitiva e vuota: “Some of his Declamations and Discourses are extant, but we find in them little more than an empty, pretentious eloquence.” - (fr:13576/p.558) [«Alcune sue Declamazioni e Discorsi sono conservati, ma vi troviamo poco più che un’eloquenza vuota e pretenziosa.»]. La conclusione è netta: “Sophistry was in its death-throes.” - (fr:13579/p.558) [«La sofistica era negli ultimi spasimi.»]. A questo periodo appartengono anche le raccolte di lettere fittizie e l’erudizione grammaticale, rappresentata soprattutto da lessicografi: “Of the latter we have a Glossary, important chiefly because it has preserved many of the rare words employed by the poets, and sometimes effaced or replaced in our manuscripts by unfaithful copyists.” - (fr:13585/p.558) [«Di quest’ultimo possediamo un Glossario, importante soprattutto perché ha conservato molte delle parole rare usate dai poeti, talvolta cancellate o sostituite nei nostri manoscritti da copisti infedeli.»]. Accanto ai lessici vanno posti i florilegi, tra cui emerge quello di Giovanni di Stobea: “The only work of the kind preserved in anything like completeness is that of John of Stobzea in Macedon, commonly called Stobzeus, who seems to have lived in the sixth century.” - (fr:13587/p.558) [«L’unica opera del genere conservata in qualcosa di simile alla completezza è quella di Giovanni di Stobea in Macedonia, comunemente chiamato Stobeo, che sembra essere vissuto nel VI secolo.»], il cui Florilegium ha salvato dall’annientamento numerose pagine di autori antichi (fr:13588/p.558).

La sezione sulla storiografia profana descrive un altro aspetto del declino. Gli storici, usciti dalle scuole di retorica, scrivevano per lo più cronache semplici in linguaggio pretenzioso, oppure lasciavano che la storia degenerasse in panegirico: “After passing through the schools of rhetoric, they almost all wrote, in pretentious language, simple chronicles; or else, by a tendency no less mischievous, allowed history to degenerate into panegyric.” - (fr:13601/p.559) [«Dopo essere passati dalle scuole di retorica, quasi tutti scrissero, in un linguaggio pretenzioso, semplici cronache; oppure, con una tendenza non meno dannosa, lasciarono che la storia degenerasse in panegirico.»]. Eunapio di Sardi, storico militante pagano, “criticised men and things from the point of view of a passionate believer.” - (fr:13606/p.559) [«criticò uomini e cose dal punto di vista di un credente appassionato.»]. La sua opera fu continuata da Olimpiodoro e poi da Zosimo, il quale “wished to do the work of a philosophic historian by explaining the manifest decadence of the Roman power.” - (fr:13615/p.559) [«volle fare l’opera di uno storico filosofo spiegando la manifesta decadenza del potere romano.»], anche se “he scarcely realized his design.” - (fr:13616/p.559) [«realizzò a stento il suo disegno.»]. Zosimo, “superstitiously attached to polytheism like Eunapus, he judged important questions from the narrow point of view of a partisan.” - (fr:13618/p.559) [«superstiziosamente legato al politeismo come Eunapio, giudicò questioni importanti dal punto di vista ristretto di un partigiano.»]. Nondimeno la sua opera ha un pregio: “Clear and judicious in detail and full of facts, it is sincere, lucidly written, and exempt from prolixity and bad taste.” - (fr:13620/p.559) [«Chiara e giudiziosa nel dettaglio e piena di fatti, è sincera, scritta con lucidità ed esente da prolissità e cattivo gusto.»]. La storiografia del VI secolo è dominata da Procopio, autore delle Guerre di Giustiniano e degli Edifici: “The two works, though valuable, are faulty, resembling a continuous panegyric.” - (fr:13627/p.560) [«Le due opere, sebbene pregevoli, sono difettose, poiché somigliano a un continuo panegirico.»]. Procopio però si vendicò con la Storia segreta: “It is a bitter polemic severely lashing those whom the author had praised most in his public writings, Justinian and Theodora, Belisarius and Antonina.” - (fr:13630/p.560) [«È una polemica amara che flagella duramente coloro che l’autore aveva lodato di più nei suoi scritti pubblici, Giustiniano e Teodora, Belisario e Antonina.»]. Nel complesso, Procopio fu capace di far rivivere la società del suo tempo: “The author, a man of experience, anxious to be well informed, and gifted with sound judgment, had the skill to make the society of his time seem to live in accounts and descriptions which we can still read with interest.” - (fr:13633/p.560) [«L’autore, uomo di esperienza, desideroso di essere ben informato e dotato di sano giudizio, ebbe l’abilità di far vivere la società del suo tempo in racconti e descrizioni che possiamo ancora leggere con interesse.»]. Dopo di lui, la storiografia si riduce a cronache sempre meno degne di attenzione, fino a Giovanni Malala, ormai già bizantino (fr:13635/p.560, fr:13637/p.560).

La parte conclusiva riguarda la filosofia e la fine del neoplatonismo. Il movimento, dopo Porfirio e i discepoli immediati di Plotino, “devoted itself more and more to the fantasies of a mystic theology.” - (fr:13645/p.560) [«si dedicò sempre più alle fantasie di una teologia mistica.»]. La figura principale della prima metà del IV secolo è Giamblico di Calcide in Siria, descritto come “an enthusiastic dreamer and subtle metaphysician, adored by his disciples as a supernatural being, working prodigies, commanding demons, and conversing with the gods.” - (fr:13647/p.560) [«sognatore entusiasta e metafisico sottile, adorato dai suoi discepoli come un essere soprannaturale, operatore di prodigi, comandante di demoni e interlocutore degli dèi.»]. Di lui si dice infine che scrisse molto, ma “without concern for form.” - (fr:13650/p.561) [«senza cura della forma.»].

Nel suo insieme, il brano ha un duplice valore: da un lato registra i fenomeni letterari della tarda grecità, dall’altro testimonia il passaggio epocale in cui la cultura pagana, pur esprimendo ancora personalità notevoli come Giuliano, si esaurisce di fronte all’affermazione del cristianesimo, lasciando però opere e materiali che avrebbero alimentato i secoli successivi.

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56 Il crepuscolo dell’ellenismo: neoplatonismo e poesia tardoantica

Il testo percorre gli ultimi secoli della letteratura greca, mostrando il declino delle scuole filosofiche pagane e la trasformazione della poesia in esercizio di imitazione.

La prima parte del brano è dedicata a un filosofo neoplatonico non nominato direttamente, del quale si dice che era “far from being an original thinker, his chief task being to adapt the doctrines of his predecessors to the needs of his cult” - (fr:13651/p.561) [“lungi dall’essere un pensatore originale, il suo compito principale era adattare le dottrine dei suoi predecessori alle esigenze del suo culto”]. Tra le sue opere perdute spicca un trattato sulla Teologia caldaica, “which he pretended to make one of the sources of his doctrine” - (fr:13652/p.561) [“che egli pretendeva di fare una delle fonti della sua dottrina”]. Il suo interesse per Pitagora si espresse in scritti composti in gran parte da “mystic dissertations on the science of numbers” - (fr:13654/p.561) [“dissertazioni mistiche sulla scienza dei numeri”]. La sua importanza storica, più che filosofica, è nel rappresentare “better than any one else, the state of mind of some of his contemporaries” - (fr:13655/p.561) [“meglio di chiunque altro lo stato d’animo di alcuni suoi contemporanei”]. Con lui l’ellenismo divenne “an ethereal religion, whose devotees were more and more detached from terrestrial concerns and lived wholly in the supernatural” - (fr:13656/p.561) [“una religione eterea, i cui devoti erano sempre più distaccati dalle preoccupazioni terrene e vivevano interamente nel soprannaturale”].

Dopo la scomparsa della scuola siriaca, avvenuta dopo il regno di Giuliano, il neoplatonismo rifiorì nel V secolo “particularly at Athens and Alexandria” - (fr:13658/p.561) [“particolarmente ad Atene e ad Alessandria”]. Ad Alessandria alcuni maestri divennero celebri “not only as philosophers but even more as mathematicians” - (fr:13659/p.561) [“non solo come filosofi ma ancor più come matematici”]. Il caso più noto è quello di Ipazia, “a woman whose teaching was very successful, but who left no written works” - (fr:13660/p.561) [“una donna il cui insegnamento ebbe grande successo, ma che non lasciò opere scritte”]; ella fu uccisa nel 415 “by a fanatic mob that saw in her an enemy of Christianity” - (fr:13661/p.561) [“da una folla fanatica che vedeva in lei una nemica del cristianesimo”]. Alla stessa scuola appartenne Sinesio di Cirene, allievo di Ipazia. Nato intorno al 370, “he was first a philosopher, then a Christian” - (fr:13663/p.561) [“fu prima filosofo, poi cristiano”]; prima ancora di ricevere il battesimo, “a popular vote had named him bishop of Ptolemais” - (fr:13665/p.561) [“un voto popolare lo aveva nominato vescovo di Tolemaide”]. Come metropolita della Pentapoli cirenaica, “he administered it wisely and courageously, and died there in 413” - (fr:13666/p.561) [“la amministrò con saggezza e coraggio, e vi morì nel 413”]. Le sue lettere sono “an interesting document concerning his personality and time” - (fr:13667/p.561) [“un documento interessante sulla sua personalità e sul suo tempo”], mentre le sue opere letterarie più alte mostrano “dignity, authority, and gravity of tone” - (fr:13669/p.561) [“dignità, autorità e gravità di tono”]. Tuttavia, sul piano poetico, il giudizio è netto: “Christian or pagan, all his poetry is mediocre” - (fr:13674/p.562) [“cristiana o pagana, tutta la sua poesia è mediocre”].

La scuola neoplatonica di Alessandria proseguì nel V secolo con Ierocle, autore di un commento ai Versi aurei di Pitagora, e poi con commentatori di Platone e Aristotele come Ermia e Ammonio. Nel VI secolo si incontrano ancora esegeti come Olimpiodoro e Davide l’Armeno; in seguito “the school vanished — we do not know just when” - (fr:13677/p.562) [“la scuola sparì, non sappiamo esattamente quando”]. Il filo principale del neoplatonismo si segue però ad Atene, dove l’insegnamento fu ripreso da Nestorio e Plutarco, morto nel I loro successori furono Siriano e Proclo, “the last great representatives of the Neo-Platonic school” - (fr:13680/p.562) [“gli ultimi grandi rappresentanti della scuola neoplatonica”]. Di Proclo il testo ricorda che nacque a Costantinopoli nel 410 e insegnò ad Atene per quasi cinquant’anni, fino alla morte nel Come gli altri neoplatonici, “he wrote as if inspired; but to the inspiration he added vast learning and a veritable gift of organization” - (fr:13682/p.562) [“scriveva come ispirato; ma all’ispirazione aggiungeva una vasta erudizione e un vero dono di organizzazione”]. La sua importanza è grande: “Without essentially adding anything, he completed and finished its organization” - (fr:13687/p.562) [“Senza aggiungere nulla di essenziale, completò e portò a termine la sua organizzazione”]. Ma il suo valore letterario è modesto: “A mere visionary dialectician, he expressed some dry thoughts that resemble algebraic formulas” - (fr:13689/p.562) [“Mero dialettico visionario, espresse pensieri aridi che somigliano a formule algebriche”]. Con lui il neoplatonismo divenne un sistema chiuso: “In completing Neo-Platonism and enclosing it in a rigorous frame, he made it inert and incapable of life, — made scholasticism of it” - (fr:13691/p.562) [“Completando il neoplatonismo e chiudendolo in una cornice rigorosa, lo rese inerte e incapace di vita, ne fece scolastica”].

Dopo la sua morte la scuola languì. Nel VI secolo non restano che commentatori, tra cui Damascio e Simplicio. Nel 529 “an edict of Justinian closed the schools at Athens” - (fr:13695/p.562) [“un editto di Giustiniano chiuse le scuole di Atene”]. I filosofi proscritti si ritirarono in Persia, poi tornarono, ma la dottrina continuò “growing more and more unimportant” - (fr:13697/p.562) [“diventando sempre più insignificante”]. Nel frattempo “the upper classes of society were fast being won to Christianity” - (fr:13699/p.563) [“le classi superiori della società venivano rapidamente conquistate al cristianesimo”], e “NonChristian philosophy became impossible in the Greek world” - (fr:13700/p.563) [“la filosofia non cristiana divenne impossibile nel mondo greco”]. I resti del neoplatonismo “filtered in and were lost in Byzantine theology” - (fr:13701/p.563) [“si infiltrarono e si persero nella teologia bizantina”].

La seconda parte del testo riguarda la poesia degli ultimi secoli, che visse “side by side with sophistry” - (fr:13705/p.563) [“fianco a fianco con la sofistica”] e scomparve con essa. Dopo il II secolo sopravvissero solo l’epica e la lirica: l’epica del tempo era “purely the work of the schools” - (fr:13707/p.563) [“puramente opera delle scuole”], con una vita fatta di memoria e imitazione. Quinto di Smirne, collocato per congettura nel IV secolo, scrisse un poema eroico intitolato After Homer, in cui racconta “the events from the death of Hector to the capture of Troy and the return of the Greeks” - (fr:13710/p.563) [“gli avvenimenti dalla morte di Ettore alla presa di Troia e al ritorno dei Greci”], ma la sua epica è “refined, and correct in order and versification, but without poetic originality” - (fr:13711/p.563) [“raffinata e corretta nell’ordine e nella versificazione, ma senza originalità poetica”]. Più importante è Nonno di Panopoli, attivo all’inizio del V secolo, autore dell’immenso poema mitologico Dionisiaca in quarantotto canti, il cui pensiero centrale è “the expedition of Bacchus against the Indians” - (fr:13717/p.563) [“la spedizione di Bacco contro gli Indiani”]. Nonno aveva “real force of invention, an imagination sometimes vigorous, and a remarkable instinct for the music of verse” - (fr:13720/p.563) [“una vera forza d’invenzione, un’immaginazione talvolta vigorosa e un notevole istinto per la musica del verso”], ma guastò questi doni con “pompous declamation, puerile bombast, and fine writing” - (fr:13721/p.563) [“declarnazione pomposa, ampollosità puerile e bello scrivere”]. Il suo stile è “inflated, empty, and singularly obscure” - (fr:13722/p.563) [“gonfio, vuoto e singolarmente oscuro”]. Divenuto cristiano, compose una Parafrasi del Vangelo di Giovanni in versi, definita nel testo “little more than an exercise in prosody” - (fr:13725/p.563) [“poco più di un esercizio di prosodia”]. La sua riforma della versificazione ebbe comunque seguaci, tra cui Trifiodoro, Colluto e Museo, autore del grazioso poemetto Ero e Leandro, “a simple love-tale in three hundred verses” - (fr:13732/p.564) [“un semplice racconto d’amore in trecento versi”].

A parte vanno collocati i poemi orfici, legati al movimento mistico dell’orfismo, “which began with the sixth century B.c., and seems to have lasted almost as long as paganism” - (fr:13734/p.564) [“che cominciò nel VI secolo a.C. e sembra essere durato quasi quanto il paganesimo”]. Questi testi interessano più per le loro formule oscure che per il valore letterario. Alla stessa categoria si possono assegnare i Libri Sibillini, che meritano solo una menzione. Per quanto riguarda la poesia lirica dell’età imperiale, essa sopravvisse quasi esclusivamente in forma di epigrammi e canzoni: “the epigram and the song produced works of real value” - (fr:13744/p.564) [“l’epigramma e la canzone produssero opere di vero valore”]. Fiorirono soprattutto presso le corti di Arcadio e, un secolo dopo, di Anastasio, Giustino e Giustiniano. La loro produzione è conservata nell’Antologia Palatina, la cui parte centrale fu formata nel X secolo da Costantino Cefala e completata nel XIV dal monaco Planude; essa incorporò raccolte precedenti come la Corona di Meleagro, una raccolta di Filippo, una di Stratone e il Ciclo di Agazia.

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57 Dalla raccolta anacreontica all’oratoria cristiana: la transizione del tardo impero

La letteratura greca del tardo impero, esaurita nelle forme pagane, trova una nuova stagione nella produzione cristiana, soprattutto nell’oratoria.

La prima forma letteraria considerata è una raccolta di estratti: “At present, therefore, it is a selection of choice extracts, in which we can study one form of the polite literature of antiquity.” - (fr:13757/p.565) [Al presente, quindi, è una selezione di brani scelti, in cui possiamo studiare una forma della letteratura elegante dell’antichità.] Accanto a essa, “The collection of poems called Anacreontics’ enables us to view another form.” - (fr:13758/p.565) [La raccolta di poesie chiamata Anacreontiche ci permette di vedere un’altra forma.] “It contains brief songs which, since they celebrate in general wine and love, must have been composed for festive reunions.” - (fr:13759/p.565) [Contiene brevi canti che, poiché celebrano in generale il vino e l’amore, dovevano essere composti per riunioni festive.] Il titolo deriva dal fatto che sono scritti nello spirito di Anacreonte e in parte nella sua forma: “Their title comes from their being written in the spirit of Anacreon and to some extent in the form he used.” - (fr:13760/p.565) [Il loro titolo deriva dall’essere scritti nello spirito di Anacreonte e in una certa misura nella forma da lui usata.] La raccolta, “several times enlarged” - (fr:13761/p.565) [più volte ampliata], nel suo insieme rappresenta il periodo imperiale fino al Medioevo bizantino: “As a whole, it represents the imperial period down to the Byzantine Middle Ages.” - (fr:13762/p.565) [Nel suo insieme, rappresenta il periodo imperiale fino al Medioevo bizantino.]

La sezione sulla letteratura cristiana si apre con un giudizio severo sui prodotti dell’ingegno greco: “It would seem, if one considered them alone, that, after the fourth century, the productive power of Hellenism had been quite exhausted.” - (fr:13765/p.565) [Sembrerebbe, se si considerassero da soli, che, dopo il IV secolo, la forza produttiva dell’ellenismo fosse del tutto esaurita.] Ma subito l’autore precisa: “Yet this is not true.” - (fr:13766/p.328) [Eppure non è vero.] “Greek Christianity at this time, while adhering more or less to the old culture, was producing remarkable works of its own.” - (fr:13767/p.565) [Il cristianesimo greco in questo periodo, pur aderendo più o meno all’antica cultura, produceva notevoli opere proprie.] Il rapporto con la cultura greca è duplice: “Christianity was indebted to Greek civilization for its knowledge of history and the ideas and methods of its philosophy.” - (fr:13769/p.565) [Il cristianesimo era debitore verso la civiltà greca per la conoscenza della storia e per le idee e i metodi della sua filosofia.] Tuttavia, “It had scorned art — strict art — as unworthy.” - (fr:13770/p.565) [Aveva disdegnato l’arte — l’arte rigorosa — come indegna.] Il cambiamento avviene nel IV secolo: “Things changed in the fourth century; for the fabric of its theology was almost finished, and it received official recognition.” - (fr:13771/p.565) [Le cose cambiarono nel IV secolo; infatti l’edificio della sua teologia era quasi completo, e ricevette riconoscimento ufficiale.] “It came out of its secluded halls to bask in the sunlight.” - (fr:13772/p.565) [Uscì dalle sue aule appartate per crogiolarsi alla luce del sole.] I rappresentanti del cristianesimo non sono più maestri isolati: “Its representatives were no longer teachers with an isolated group of pupils, as Clement and Origen had been, but bishops proclaiming the doctrines of the church before every rank and class of society.” - (fr:13773/p.565) [I suoi rappresentanti non erano più maestri con un gruppo isolato di discepoli, come erano stati Clemente e Origene, ma vescovi che proclamavano le dottrine della chiesa davanti a ogni ceto e classe della società.] I maestri, cresciuti nelle scuole pagane, “applied to their instruction the precepts that had been taught there” - (fr:13775/p.565) [applicavano al loro insegnamento i precetti che vi erano stati insegnati]. Anche l’arte, “though exhausted in the schools, had a new lease of life in the Christian churches, where its task was the propagating of new ideas and sentiments” - (fr:13776/p.565) [sebbene esaurita nelle scuole, ebbe una nuova vitalità nelle chiese cristiane, dove il suo compito era propagare nuove idee e sentimenti].

L’oratoria cristiana diventa così uno strumento necessario. “The bishops of the fourth century were forced by circumstances to perform an important work in the world.” - (fr:13777/p.565) [I vescovi del IV secolo furono costretti dalle circostanze a compiere un’opera importante nel mondo.] In questo contesto, “Oratory had grown effeminate in the schools, but regained its force when it became an instrument of action once again.” - (fr:13782/p.566) [L’oratoria si era infiacchita nelle scuole, ma riacquistò la sua forza quando tornò a essere strumento di azione.] Il fenomeno emerge in discorsi come quelli di Crisostomo, “ardent polemics, sustained with apostolic zeal, in the name of an imperious creed” - (fr:13783/p.566) [ardenti polemiche, sostenute con zelo apostolico, in nome di un credo imperioso]. “It was chiefly by brilliance in public address that Greek Christianity obtained a place in literature.” - (fr:13784/p.566) [Fu soprattutto con l’eccellenza nell’eloquenza pubblica che il cristianesimo greco ottenne un posto nella letteratura.] Accanto agli oratori vi furono anche storici: “What had been gloriously achieved was worth recounting.” - (fr:13786/p.566) [Ciò che era stato gloriosamente compiuto valeva la pena di essere raccontato.] “The new religion had its historians, very inferior, indeed, to its controversialists and orators, yet worthy of esteem.” - (fr:13787/p.566) [La nuova religione ebbe i suoi storici, certo molto inferiori ai suoi controversisti e oratori, ma pur sempre degni di stima.] Tuttavia, “their work was short-lived” - (fr:13788/p.566) [la loro opera fu di breve durata]. La forza letteraria del cristianesimo si esaurì presto: “What may be called the literary force of Christianity was soon exhausted—partly because the best thoughts, once having found expression, could only be repeated, and this gave rise to a commonplace, mediocre routine, baleful to originality; and partly because two things destructive of oratory were developed in the Orient.” - (fr:13789/p.566) [Ciò che si può chiamare la forza letteraria del cristianesimo fu presto esaurita, in parte perché i migliori pensieri, una volta trovata espressione, potevano solo essere ripetuti, e questo diede origine a una routine comune, mediocre, funesta all’originalità; e in parte perché due cose distruttive per l’oratoria si svilupparono in Oriente.] Queste due cose sono “a fondness for vain disputes, for eristic subtleties without real value; and an ascetic, or monastic, tendency which could end only in scorn of art” - (fr:13790/p.566) [il gusto per le dispute vane, per le sottigliezze eristiche senza valore reale; e una tendenza ascetica, o monastica, che poteva finire solo nel disprezzo dell’arte]. Inoltre, “Christian literature, being under the necessity of patterning after the masterpieces of paganism, naturally declined as men became alienated from the civilization of antiquity” - (fr:13791/p.566) [la letteratura cristiana, essendo costretta a modellarsi sui capolavori del paganesimo, declinò naturalmente man mano che gli uomini si allontanavano dalla civiltà dell’antichità].

Nell’oratoria cristiana, la prima grande figura è Atanasio di Alessandria. La sua nascita è legata alla polemica ariana: “The immediate occasion for its rise was the opposition of Arianism.” - (fr:13796/p.262) [L’occasione immediata del suo sorgere fu l’opposizione dell’arianesimo.] La teologia cristiana fu spinta a definire il dogma fondamentale: “Christian theology, fitted by the doctors of the preceding century to deal with the most difficult problems, was brought by the Arian controversy to define its fundamental dogma, the divinity of Christ.” - (fr:13797/p.566) [La teologia cristiana, formata dai dottori del secolo precedente ad affrontare i problemi più difficili, fu spinta dalla controversia ariana a definire il suo dogma fondamentale, la divinità di Cristo.] Il concilio di Nicea segna una data decisiva: “The Council of Nicaea in 325 formulated the dogma of consubstantiality; and this marks a date in literary, as well as in religious, history.” - (fr:13800/p.566) [Il Concilio di Nicea nel 325 formulò il dogma della consustanzialità; e questo segna una data nella storia letteraria, oltre che religiosa.] In queste lotte, “The most illustrious defender of orthodoxy in these fierce struggles was Athanasius of Alexandria.” - (fr:13801/p.566) [Il più illustre difensore dell’ortodossia in queste aspre lotte fu Atanasio di Alessandria.] La sua biografia è agitata: “Born in that city about 295, he devoted himself while yet young to the service of the church.” - (fr:13802/p.566) [Nato in quella città intorno al 295, si dedicò fin da giovane al servizio della chiesa.] “In 328 he became himself bishop of Alexandria.” - (fr:13806/p.561) [Nel 328 divenne egli stesso vescovo di Alessandria.] “From that time till his death, in 373, his life was one of incessant agitation.” - (fr:13807/p.567) [Da quel momento fino alla sua morte, nel 373, la sua vita fu un’agitazione incessante.] “Three times he was exiled or obliged to flee.” - (fr:13809/p.567) [Tre volte fu esiliato o costretto a fuggire.] La sua produzione è essenzialmente polemica: “His principal writings, the only ones we need to notice here, are apologies or more or less passionate attacks.” - (fr:13814/p.567) [I suoi scritti principali, i soli che qui dobbiamo considerare, sono apologie o attacchi più o meno appassionati.] Sul piano dottrinale, “His inspiration is a profound, ardent, unswerving orthodoxy.” - (fr:13816/p.567) [La sua ispirazione è un’ortodossia profonda, ardente, incrollabile.] “Instead of broadening, making flexible, and varying the creed, he contracted it and made it rigid.” - (fr:13817/p.567) [Invece di ampliare, rendere flessibile e variare il credo, lo contrasse e lo rese rigido.] Eppure “his theology was largely Platonic in origin, and his dialectic still more so” - (fr:13820/p.567) [la sua teologia era in larga misura di origine platonica, e la sua dialettica ancora di più]. Sul piano retorico, “His oratory followed the best classic models.” - (fr:13821/p.567) [La sua oratoria seguì i migliori modelli classici.] “He was a man of skilful and strong eloquence, proceeding always toward its goal.” - (fr:13822/p.567) [Fu uomo di eloquenza abile e forte, che procede sempre verso il suo obiettivo.] La sua lingua “is simple, sound, rather unvaried, and moderately figurative, but clear, and suited to the case” - (fr:13824/p.567) [è semplice, sana, piuttosto poco variata e moderatamente figurata, ma chiara e adatta al caso]. Il suo limite è quello comune a tutta la letteratura cristiana: “a conglomerate and slightly artificial language, in which expressions of Biblical origin appear side by side with others of Hellenic descent, without being thoroughly fused” - (fr:13826/p.567) [un linguaggio conglomerato e leggermente artificiale, in cui espressioni di origine biblica appaiono accanto ad altre di discendenza ellenica, senza essere completamente fuse].

Dopo Atanasio, l’oratoria cristiana cambia tono: “In Athanasius, Christian oratory reached its best.” - (fr:13829/p.567) [In Atanasio l’oratoria cristiana raggiunse il suo meglio.] Nella seconda metà del secolo, “it tended, in the discourses of the Cappadocians, to mingle with its force a certain sweetness, grace, brilliant elegance, and charm” - (fr:13830/p.567) [tese, nei discorsi dei Cappadoci, a mescolare alla sua forza una certa dolcezza, grazia, brillante eleganza e fascino]. La triade cappadoce è così definita: “The great Cappadocians are Basil and Gregory of Nazianzus— and with them we may associate, though his rank is inferior, Gregory of Nyssa.” - (fr:13831/p.567) [I grandi Cappadoci sono Basilio e Gregorio di Nazianzo — e a loro possiamo associare, sebbene il suo rango sia inferiore, Gregorio di Nissa.] Basilio, detto il Grande, compie gli studi a Costantinopoli e ad Atene: “He went to Constantinople and Athens to complete his studies.” - (fr:13834/p.568) [Andò a Costantinopoli e ad Atene per completare gli studi.] “He caught a glimpse of the young Emperor Julian, and formed a close friendship with Gregory of Nazianzus, whom he had already known in Cappadocia.” - (fr:13836/p.568) [Vide il giovane imperatore Giuliano e strinse una profonda amicizia con Gregorio di Nazianzo, che aveva già conosciuto in Cappadocia.] La sua attività ecclesiale è intensa: “He visited Syria and Egypt in order to observe their forms of monastic life, and later organized his own monastic system in Pontus.” - (fr:13838/p.568) [Visitò la Siria e l’Egitto per osservare le loro forme di vita monastica, e in seguito organizzò un proprio sistema monastico nel Ponto.] Dopo la morte di Atanasio, “he became the real pillar of orthodoxy in the Orient” - (fr:13842/p.568) [divenne il vero pilastro dell’ortodossia in Oriente]. “Worn out by toil, he died, still young, in ” - (fr:13843/p.568) [Sfinito dalla fatica, morì, ancora giovane, nel ] Tra i suoi scritti, “the most interesting are his Homilies and his Letters” - (fr:13844/p.568) [i più interessanti sono le Omelie e le Lettere]. Oratore per temperamento, “as his nature was richer and more flexible, and his pagan education more prolonged, he had much greater variety as an orator” - (fr:13845/p.568) [poiché la sua natura era più ricca e più flessibile, e la sua educazione pagana più prolungata, ebbe molta maggiore varietà come oratore]. La sua cultura filosofica è greca: “Nurtured on Greek philosophy, particularly the doctrines of Plato and Plotinus, he made them serve him instead of being dependent on them, giving them dexterously and with sound sense a Christian form of statement.” - (fr:13848/p.568) [Nutrito di filosofia greca, in particolare delle dottrine di Platone e Plotino, le fece servire a sé invece di dipenderne, dando loro con destrezza e buon senso una formulazione cristiana.] Il suo capolavoro è l’Esamerone: “His Hexahemeron, a series of familiar conversations on the work of the six days of Genesis, has justly been considered a masterpiece of its kind.” - (fr:13851/p.568) [Il suo Esamerone, una serie di conversazioni familiari sull’opera dei sei giorni della Genesi, è stato giustamente considerato un capolavoro del suo genere.] “However strange certain physical theories announced in it may seem, the discourses have a charm that has never disappeared.” - (fr:13852/p.568) [Per quanto strane possano sembrare alcune teorie fisiche in esso annunciate, i discorsi hanno un fascino che non è mai scomparso.] Lo scritto “On the Reading of Profane Authors is a delicate, graceful work, animated with a spirit of justice to antiquity, though containing certain narrow views” - (fr:13858/p.568) [Sulla lettura degli autori profani è un’opera delicata e aggraziata, animata da uno spirito di giustizia verso l’antichità, sebbene contenga certe vedute ristrette]. Infine, il suo stile è giudicato in modo netto: “His style, though bearing the marks of the time, is masterly.” - (fr:13861/p.569) [Il suo stile, sebbene porti i segni del tempo, è magistrale.] “He has good classic methods of expression and they do not hamper him; his imitation is natural and does not thwart the originality of his genius.” - (fr:13862/p.569) [Possiede buoni metodi classici di espressione e questi non lo impacciano; la sua imitazione è naturale e non ostacola l’originalità del suo genio.]

Il testo, nel complesso, offre una testimonianza del passaggio dalla letteratura greca pagana a quella cristiana: la raccolta anacreontica rappresenta la sopravvivenza di forme profane legate al simposio, mentre l’oratoria cristiana, con Atanasio e i Cappadoci, mostra come la cultura greca venga riutilizzata al servizio della dogmatica e della predicazione. Le stesse riflessioni finali preparano l’esame delle forme principali: “These reflections will enable us better to understand the evolution of the principal types which we must now consider.” - (fr:13792/p.566) [Queste riflessioni ci permetteranno di comprendere meglio l’evoluzione dei tipi principali che ora dobbiamo considerare.]

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58 L’ultima grande oratoria cristiana: Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa e Giovanni Crisostomo

Il brano ripercorre le vite e le opere di tre protagonisti della letteratura greca cristiana del IV secolo, tra ascetismo, controversie dottrinali e predicazione pubblica.

Gregorio di Nazianzo è presentato come uno scrittore sinceramente schivo di ogni esibizione: “There is nothing artificial or frivolous in his manner” - (fr:13863/p.569) [Non c’è nulla di artificiale o di frivolo nel suo contegno]; “Empty virtuosity is absent from his writing” - (fr:13864/p.569) [La vuota virtuosità è assente dalla sua scrittura]. Il testo lo lega indissolubilmente a Basilio: “Gregory of Nazianzus is inseparable from him, being bound to him by a tender and unalterable friendship” - (fr:13867/p.569) [Gregorio di Nazianzo è inseparabile da lui, essendogli legato da un’amicizia tenera e incrollabile]. Eppure i due erano molto diversi: “Basil was a man of action, whom solitude sometimes charmed but could not long retain; Gregory was meditative and fond of the silent retreat” - (fr:13869/p.569) [Basilio era un uomo d’azione, che la solitudine talvolta incantava ma non poteva trattenere a lungo; Gregorio era meditativo e amante del silenzioso ritiro].

Nato “near Nazianzus in Cappadocia, about 338” - (fr:13871/p.569) [vicino a Nazianzo in Cappadocia, intorno al 338], egli cercò dapprima la solitudine: “After his return to Cappadocia, when he was about thirty, he thought only of living in solitude” - (fr:13873/p.569) [Dopo il ritorno in Cappadocia, verso i trent’anni, pensava solo a vivere in solitudine]. La carriera ecclesiastica fu però inevitabile: “At the instance of his father, the bishop of Nazianzus, he was made priest in 361; Basil made him bishop of Sasima in 371; and three years later he succeeded his father in the episcopal chair of Nazianzus, having long been his coadjutor” - (fr:13874/p.569) [Per insistenza del padre, vescovo di Nazianzo, fu ordinato sacerdote nel 361; Basilio lo fece vescovo di Sasima nel 371; tre anni dopo successe al padre nella cattedra episcopale di Nazianzo, essendone stato a lungo coadiutore]. Ma “The wish for retreat took possession of him again after another year, however; and for four years he lived as a hermit at Seleucia in Isauria” - (fr:13875-13877/p.569) [Tuttavia, dopo un altro anno, il desiderio del ritiro si impadronì di nuovo di lui; e per quattro anni visse da eremita a Seleucia di Isauria]. Nel 379 “an unexpected election brought him to Constantinople to oppose the Arians, who were predominant there” - (fr:13878/p.569) [un’elezione inattesa lo portò a Costantinopoli per opporsi agli ariani, che vi erano predominanti]. L’elezione, però, fu contestata: “In discouragement, he resigned the same year, and returned to Nazianzus” - (fr:13881/p.569) [Sfiduciato, si dimise quello stesso anno e tornò a Nazianzo]. Dopo aver riorganizzato la comunità, “He himself retired definitely from active life” - (fr:13883/p.569) [Egli stesso si ritirò definitivamente dalla vita attiva].

Le sue opere comprendono discorsi, lettere e poemi: “The extant discourses number forty-five” - (fr:13889/p.570) [I discorsi superstiti sono quarantacinque]; “The Letters number two hundred and forty-three” - (fr:13891/p.570) [Le lettere sono duecentoquarantatré]; “The Poems were likewise composed principally toward the close of his life” - (fr:13894/p.570) [Anche i poemi furono composti principalmente verso la fine della sua vita]. Tra i discorsi più importanti il testo elenca “the Apology for the Flight to Pontus (probably written in 262); the two discourses Against Julian … the Funeral Oration of Athanasius (373); the Funeral Oration of Basil (379); the five Discourses on Theology (379-381); and the Farewell Address” - (fr:13890/p.570) [l’Apologia per la fuga a Ponto (probabilmente scritta nel 262); i due discorsi Contro Giuliano; l’orazione funebre per Atanasio (373); l’orazione funebre per Basilio (379); i cinque Discorsi sulla teologia (379-381); e il discorso d’addio]. La data 262 è probabilmente un refuso, dato che Gregorio nacque intorno al

Il giudizio critico è articolato: “Gregory was first of all a recluse, impressionable, precise, and highly introspective” - (fr:13897/p.570) [Gregorio era prima di tutto un recluso, impressionabile, preciso e fortemente introspettivo]. I suoi poemi, pur avendo “the charm of certain of his poems, though they all have too little poetic fire” - (fr:13898/p.570) [il fascino di certi suoi poemi, benché abbiano tutti troppo poco fuoco poetico], lo mostrano mediocre: “his poetry is abstract and too much like discourse” - (fr:13899/p.570) [la sua poesia è astratta e troppo simile al discorso]. “Only as an orator is he incontestably original” - (fr:13900/p.570) [Solo come oratore è incontestabilmente originale]. La sua oratoria è “less simple than that of Basil and more incisive and harmonious” - (fr:13901/p.570) [meno semplice di quella di Basilio e più incisiva e armoniosa]. Allievo di Imerio, “he kept, even as a Christian, the liking of his master for fine periods, antitheses, and ingenious, brilliant comparisons” - (fr:13903/p.570) [mantenne, anche da cristiano, il gusto del suo maestro per i bei periodi, le antitesi e i paragoni ingegnosi e brillanti]. Da qui una tensione caratteristica: “Whether consciously or not, there is always affectation in his art” - (fr:13904/p.570) [Consapevolmente o no, c’è sempre affettazione nella sua arte], eppure “under the somewhat artificial form, he has a natural power which it is impossible to gainsay” - (fr:13907/p.570) [sotto la forma un po’ artificiale ha una forza naturale che è impossibile negare]. La sincerità di fondo è ribadita: “No one could be more sincerely impressed than he with the doctrines and sentiments that he undertook to interpret” - (fr:13908/p.570) [Nessuno poteva essere più sinceramente compenetrato delle dottrine e dei sentimenti che intraprendeva a interpretare]. E la sua intelligenza era greca nella sottigliezza: “Dogma and its abstractions did not repel him; for he was truly Greek in the subtlety of his intelligence” - (fr:13910/p.570) [Il dogma e le sue astrazioni non lo respingevano, perché era veramente greco nella sottigliezza del suo intelletto].

Gregorio di Nissa è collocato subito dopo: “Below these two great names must be placed that of Basil’s brother Gregory, bishop of Nyssa” - (fr:13916/p.571) [Sotto questi due grandi nomi va posto quello del fratello di Basilio, Gregorio, vescovo di Nissa]. “Rather a theologian than an orator or a writer, he is really important in ecclesiastical history, but less so in the history of literature” - (fr:13917/p.571) [Più teologo che oratore o scrittore, egli è davvero importante nella storia ecclesiastica, ma meno in quella letteraria]. Nato “about 340” (fr:13918/p.571) [intorno al 340], fu in parte allevato da Basilio e da lui nominato vescovo di Nissa. “There he had to struggle energetically against the Arians, who even drove him from his seat; but he returned in 378” - (fr:13920/p.571) [Lì dovette lottare energicamente contro gli ariani, che lo cacciarono persino dalla sua sede; ma tornò nel 378]. Al Concilio di Costantinopoli del 381 “he was one of the most influential theologians in the Orient” - (fr:13922/p.571) [fu uno dei teologi più influenti d’Oriente]. “His numerous writings are mostly exegetical” - (fr:13924/p.571) [I suoi numerosi scritti sono per lo più esegetici]; possediamo anche una cinquantina di discorsi, tra cui “the Eulogy of Basil and the Eulogy of Macrina, Basil’s sister” - (fr:13927/p.571) [l’Elogio di Basilio e l’Elogio di Macrina, sorella di Basilio]. La sua reputazione poggia sulle opere dogmatiche: “He is probably the most philosophic theologian of the day, having the greatest fondness of all for research, and thinking most logically and with the greatest breadth” - (fr:13929/p.571) [È probabilmente il teologo più filosofico del tempo, con la più grande passione per la ricerca e il pensiero più logico e più vasto]. Come oratore, invece, “he had the faults of his time much more than Basil, or even Gregory of Nazianzus, as his oratory is much less spontaneous” - (fr:13931/p.571) [ebbe i difetti del suo tempo molto più di Basilio, o addirittura di Gregorio di Nazianzo, poiché la sua oratoria è molto meno spontanea].

Giovanni Crisostomo è introdotto come l’ultimo grande oratore cristiano: “After Basil and Gregory of Nazianzus, Christian oratory made no essential progress; yet it grew more abundant, owing to the character of an exceptional man, who lacked none of the gifts that mark an orator of the first class” - (fr:13933/p.571) [Dopo Basilio e Gregorio di Nazianzo, l’oratoria cristiana non fece progressi essenziali; eppure divenne più abbondante, grazie al carattere di un uomo eccezionale, al quale non mancava nessuno dei doni che contraddistinguono un oratore di prima classe]. “John, later surnamed Chrysostom (Gold-mouth), was born at Antioch, about 345, and came of a wealthy and estimable family” - (fr:13934/p.571) [Giovanni, poi soprannominato Crisostomo, Bocca d’oro, nacque ad Antiochia intorno al 345 e proveniva da una famiglia ricca e stimabile]. “There he studied philosophy and rhetoric, the latter under Libanius, then the most famous teacher of the Orient” - (fr:13936/p.571) [Lì studiò filosofia e retorica, quest’ultima sotto Libanio, allora il maestro più famoso d’Oriente]. Dopo la conversione all’ascetismo e gli studi teologici ad Antiochia, “Recalled in 381, he was ordained a priest in 386; then for ten years, as a zealous collaborator of Bishop Flavianus, he acted as minister of the gospel in his native city with constant success” - (fr:13946/p.572) [Richiamato nel 381, fu ordinato sacerdote nel 386; poi per dieci anni, come zelante collaboratore del vescovo Flaviano, esercitò il ministero del Vangelo nella sua città natale con costante successo]. Nel 387, in occasione della rivolta che espose Antiochia all’ira di Teodosio, “he had occasion to pronounce his most celebrated discourses” - (fr:13947/p.572) [ebbe occasione di pronunciare i suoi discorsi più celebri].

La fama crescente lo portò a Costantinopoli: “In 397 his renown had spread far and wide, so that Eutropus, who then governed the feeble Emperor Arcadius, secured his election to the metropolitan chair of Constantinople” - (fr:13948/p.572) [Nel 397 la sua fama si era diffusa ovunque, così Eutropio, che allora governava il debole imperatore Arcadio, procurò la sua elezione alla cattedra metropolitana di Costantinopoli]. Ma “This was done to throw him into the midst of difficulties that should overwhelm him” - (fr:13949/p.572) [ciò fu fatto per gettarlo in mezzo a difficoltà che dovevano travolgerlo]. Infatti “John was denounced, accused, betrayed, and deposed in 403 by the synod of bishops, his enemies, in the Conventicle of the Oak, held on an estate of this name near Chalcedon” - (fr:13952/p.572) [Giovanni fu denunciato, accusato, tradito e deposto nel 403 dal sinodo dei vescovi suoi nemici, nel Conventicolo della Quercia, tenuto in una tenuta di questo nome presso Calcedonia]. Esiliato, fu richiamato, ma il conflitto riprese: “Finally, in 407, worn out with fatigue and suffering, but neither vanquished nor discouraged, he died, still a prisoner, at Comana in Cappadocia” - (fr:13958/p.572) [Infine, nel 407, sfinito dalla fatica e dalla sofferenza, ma né vinto né scoraggiato, morì, ancora prigioniero, a Comana in Cappadocia].

La sua produzione è immensa: trattati, discorsi e lettere. Tra i trattati, “the six books On the Priesthood, published in 381 and properly regarded as one of his best works” - (fr:13960/p.572) [i sei libri Sul sacerdozio, pubblicati nel 381 e giustamente considerati una delle sue opere migliori]. I discorsi includono omelie in cui “he comments on texts of the Old and New Testaments” - (fr:13961/p.572) [commenta testi dell’Antico e del Nuovo Testamento], e sermoni legati agli avvenimenti, come quello “On the Statues, pronounced at Antioch after the uprising” - (fr:13961/p.572) [Sulle statue, pronunciato ad Antiochia dopo la rivolta]. Le sue lettere, “two hundred and thirty-eight in number, almost all come from the time of his exile” - (fr:13962/p.573) [duecentotrentotto di numero, provengono quasi tutte dal tempo del suo esilio], e “show under the noblest aspect his character as an exile, equally incapable of yielding or of hatred” - (fr:13963/p.573) [mostrano sotto l’aspetto più nobile il suo carattere di esule, ugualmente incapace di piegarsi o di odiare]. Il bilancio è che “he did very little for theology proper, but much for morals” - (fr:13964/p.573) [fece pochissimo per la teologia in senso stretto, ma molto per la morale]. Nel suo stile domina il contatto con la realtà: “No Christian orator was in such constant touch with reality” - (fr:13967/p.573) [Nessun oratore cristiano fu in contatto così costante con la realtà], e “as his frankness equalled his insight, he told with the liberty of an apostle all that, with a censor’s zeal, he had discovered” - (fr:13968/p.573) [poiché la sua franchezza eguagliava la sua perspicacia, diceva con la libertà di un apostolo tutto ciò che, con zelo di censore, aveva scoperto].

Il brano ha così un chiaro valore di testimonianza storica: mostra il passaggio dall’eredità retorica classica alla nuova cultura cristiana, in un’epoca segnata da crisi dottrinali, concili, interventi imperiali e conflitti personali. L’oratoria cristiana, con Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa e Giovanni Crisostomo, diventa insieme strumento di fede, azione pubblica e memoria biografica.


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59 La fine dell’ellenismo: dai precursori di Omero ai chiostri dell’ortodossia

La letteratura greca, dopo aver attraversato tutta l’antichità, si chiude in un mondo dominato dal clero e dall’ortodossia: al suo posto subentra il bizantinismo.

La sezione conclusiva del trattato è intitolata “Conclusion.” - (fr:14106/p.326) [Conclusione.] e presenta una tesi di ampio respiro sui destini della letteratura greca: “— The literature which had begun in Greece with the little-known predecessors of Homer thus reached its completion in the cloisters of the Orient about the time when Heraclius became the champion of the Monothelites and saw his empire dismembered by the Arabs.” - (fr:14107/p.578) [— La letteratura che era cominciata in Grecia con i poco noti precursori di Omero giunse così al suo compimento nei chiostri d’Oriente verso il tempo in cui Eraclio divenne il campione dei monoteliti e vide il suo impero smembrato dagli Arabi.]

Il punto finale di questo percorso è individuato in Giovanni di Damasco: “It ended with the work of John of Damascus (eighth century), entitled the Source ofKnowledge.” - (fr:14102/p.578) [Terminò con l’opera di Giovanni di Damasco (VIII secolo), intitolata Fonte della conoscenza.] Il suo operato è descritto come un riassunto che annulla il sapere precedente: “Summing up, from the point of view of orthodoxy, the scientific and metaphysical knowledge appropriate to the needs of the times, he destroyed both so thoroughly that no further need was felt of contributions to them.” - (fr:14103/p.578) [Riassumendo, dal punto di vista dell’ortodossia, la conoscenza scientifica e metafisica adeguata alle esigenze del tempo, egli le distrusse entrambe così a fondo che non si sentì più il bisogno di nuovi contributi.]

Dopo il VII secolo il quadro cambia radicalmente. La cultura scritta sopravvive solo in ambito ecclesiastico: “In fact, almost all that remained of the literature after the seventh century was concentrated in the hands of the clergy.” - (fr:14108/p.578) [Infatti, quasi tutto ciò che restava della letteratura dopo il VII secolo era concentrato nelle mani del clero.] Il controllo è totale: “No form of thought survived that was not dominated by ecclesiastical moulds.” - (fr:14109/p.578) [Nessuna forma di pensiero sopravvisse che non fosse dominata da modelli ecclesiastici.] A questo si aggiunge “All intellectual movement was circumscribed within the pale of orthodoxy.” - (fr:14110/p.578) [Ogni movimento intellettuale fu circoscritto entro il recinto dell’ortodossia.] La conseguenza è netta: “There was no longer any research, no more free soaring of imagination, no more philosophy or oratory.” - (fr:14111/p.578) [Non c’era più ricerca, non più il libero slancio dell’immaginazione, non più filosofia o oratoria.]

Il senso storico del passaggio è condensato nella formula conclusiva: “Hellenism had ceased to exist, and Byzantinism came to take its place.” - (fr:14112/p.578) [L’ellenismo aveva cessato di esistere, e il bizantinismo prese il suo posto.] La scansione cronologica non è rigida: il compimento è collocato circa al tempo di Eraclio, mentre la conclusione effettiva è affidata all’VIII secolo di Giovanni di Damasco; nel complesso, il testo tratta il periodo come un’unica grande transizione.

La parte finale del materiale appartiene all’apparato erudito del volume. Dopo la conclusione compare l’indice, con l’avvertenza “INDEX TuE FIGURES REFER TO PaGzEs.” - (fr:14114/p.579) [INDICE: i numeri si riferiscono alle pagine.] e con la convenzione tipografica “TITLES OF WORKS ARE IN ITALIOS A Acad’emy, Old, 334; Middle and New,” - (fr:14115/p.579) [I titoli delle opere sono in corsivo. Accademia antica, 334; media e nuova, ] Voci come “Aristotle,” - (fr:14188/p.580) [Aristotele, ] mostrano l’ampiezza dei contenuti trattati; la nota “1 For bibliography, see foot-note 3, p. ” - (fr:14113/p.578) [1 Per la bibliografia, si veda la nota 3, p. ] conferma il carattere scientifico dell’opera.

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60 L’indice di un trattato: autori, generi e questioni critiche

Il brano costituisce un estratto dell’indice analitico di un’opera storica sulla letteratura greca.

Il testo in esame ha la forma di un indice alfabetico: ogni voce, contraddistinta da numeri di pagina, rimanda alla trattazione di un autore, di un’opera o di un argomento. L’ambito è chiaramente letterario e storico-critico, come mostrano voci dedicate a poeti, filosofi, storici e grammatici. Si va da figure arcaiche come “Bronti’nus,” - (fr:14213/p.580) [Brontino, ], a esponenti della tarda antichità come “Cyril of Alexan’dria, 559; his controver- sial writings,” - (fr:14265/p.580) [Cirillo di Alessandria, 559; i suoi scritti controversistici, ]. L’indice testimonia quindi una copertura cronologica molto ampia, che dalle origini della poesia greca giunge fino all’età bizantina.

La struttura delle voci alterna singoli nomi propri a intere sezioni tematiche. Per esempio, accanto a poeti arcaici come “Calli’nus,” - (fr:14216/p.580) [Callino, ], si trovano voci complesse dedicate a generi letterari, come “Comedy: its origins, 229 ff.; the Mega- rian, 231; the Sicilian, 231; Old Attic Comedy, beginnings, 236; character, 240 ff.; disappearance, 263; Middle and New Comedy, 392 ff.” - (fr:14247/p.580) [Commedia: le sue origini, 229 e segg.; la megarese, 231; la siciliana, 231; la commedia attica antica, inizi, 236; carattere, 240 e segg.; scomparsa, 263; commedia di mezzo e nuova, 392 e segg.]. Questa voce dimostra la scansione storica dell’opera: i generi vengono seguiti nelle loro fasi, dalle origini alla scomparsa della commedia attica antica fino alla commedia di mezzo e nuova.

Oltre ai generi teatrali, l’indice registra poemi epici del ciclo e opere anonime. La voce “Capture of Il’ium, The,” - (fr:14219/p.580) [La presa di Ilio, ] e, nella stessa frase, “Ctesias, 274 f. Cycle, the epic, 49 f. Cyp’rian Lays, The,” - (fr:14264/p.580) [Ctesia, 274 s.; Ciclo epico, 49 s.; I Canti Ciprii, ], mostrano l’attenzione per il patrimonio epico arcaico e per i suoi riflessi storiografici. Analogamente, la poesia lirica è documentata da voci come “Elegy, etymology and origin, 89; in the sixth century, 93; in the fifth, 408 f.; Alexandrian, 441 f.” - (fr:14305/p.581) [Elegia, etimologia e origine, 89; nel VI secolo, 93; nel V, 408 s.; alessandrina, 441 s.], che unisce la definizione del genere a una periodizzazione precisa.

L’indice rivela anche la presenza di questioni filologiche e critiche. La voce “Chorizon’tes, the, 47 n. Chorus, the, of satyrs, 166; tragic, 181; comic, 241;” - (fr:14237/p.580) [i Corizonti, 47 n.; Coro, il, dei satiri, 166; tragico, 181; comico, 241; ] allude ai cosiddetti “separatori”, i grammatici alessandrini che negavano l’unità d’autore tra Iliade e Odissea; il riferimento alla nota a piè di pagina (“47 n.”) indica il carattere erudito dell’opera. La menzione del coro satiresco, tragico e comico, invece, conferma la ricchezza di informazioni sui meccanismi del teatro.

Non mancano infine voci con evidenti refusi di trascrizione. La voce “Eoi’x, The, T7.” - (fr:14307/p.581) [Le Eoie, T7] è di lettura incerta, probabilmente da sciogliere come “Eoie” e come numero di pagina “77”. Più chiara, ma anch’essa corrotta, è “Epya kai ‘Hydpar,” - (fr:14321/p.581) [Le Opere e i Giorni, ], che è la traslitterazione sbagliata del titolo esiodeo Erga kai Hemerai. Questi errori testimoniano i rischi della trasmissione del testo, ma non compromettono la riconoscibilità complessiva dell’indice.

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61 Sezione alfabetica di un indice storico-letterario: da E a M

Una serie di voci compresse di un indice analitico, con nomi, opere e generi ordinati alfabeticamente e accompagnati da rimandi interni.

Il testo è una porzione di indice analitico relativo a un trattato di storia della letteratura greca. La successione dei lemmi procede da E a M e alterna autori, opere, personaggi e categorie letterarie. I numeri di pagina e le abbreviazioni “f.”, “ff.”, “cf.” orientano la consultazione; l’apostrofo interno nelle voci, come in “Ethi’opid, The,” - (fr:14323/p.581) [“Etiopide, ”], sembra indicare la pronuncia. L’omonimia è disambiguata con qualifiche: “Euclid of Meg’ara, philosopher,” - (fr:14324/p.581) [“Euclide di Megara, filosofo, ”] e “Euclid the Geometer,” - (fr:14325/p.581) [“Euclide il geometra, ”]. Lo stesso accade per gli storici: “Hecatee’us of Abde’ra,” - (fr:14351/p.581) [“Ecateo di Abdera, ”] e “Hecatz’us of Mile’tus, 160; 161 f.” - (fr:14352/p.581) [“Ecateo di Mileto, 160; 161 sg.”].

L’indice registra anche opere anonime o perdute del ciclo epico e oggetti legati alla tradizione omerica: “Ii’iad, The Little,” - (fr:14399/p.582) [“La Piccola Iliade, ”] e “Herac’leid, The, anonymous epic, 52; cf.” - (fr:14359/p.581) [“L’Eracleide, poema anonimo, 52; cfr.”]. Il riferimento “It’ian Tables, The,” - (fr:14400/p.582) [“Le Tavole Iliache, ”] rinvia probabilmente a un supporto figurativo e testuale, mentre la voce “Games, The (Ialyua),” - (fr:14341/p.581) [“I Giochi (Ialyua), ”] presenta una parentetica di incerta interpretazione.

Sul piano dei generi, l’indice esplicita una gerarchia tra voci generali e sottovoci. La storia è trattata sia nelle origini: “History, its origins, 150 ff.; cf.” - (fr:14381/p.582) [“La storia, le sue origini, 150 e segg.; cfr.”] “the Lo- GOGRAPHERS, HeRopotus, THuCYD- IDES, etc.” - (fr:14382/p.582) [“i Logografi, Erodoto, Tucidide, ecc.”], sia con la distinzione tecnica “Logog’raphers, historical, 159 f. Logog’raphers, oratorical,” - (fr:14421/p.582) [“Logografi, storici, 159 sg. Logografi, oratori, ”]. Allo stesso modo, “Iamb, the: origins, 89 f.; in the sixth century, 93; iambic scazon, 158 f.” - (fr:14393/p.582) [“Il giambo: origini, 89 sg.; nel VI secolo, 93; scazonte giambico, 158 sg.”] e “Lyric poetry, general character, chief types, 90 ff.” - (fr:14430/p.582) [“Poesia lirica, carattere generale, tipi principali, 90 e segg.”] definiscono i filoni principali. Un rinvio esplicito è “Golden Words, The, 484; cf.” - (fr:14342/p.581) [“Le Parole d’oro, 484; cfr.”] completato dal lemma “H1mROCLEs” - (fr:14343/p.581) [“Ierocle (?)”], probabilmente alterazione grafica del nome del neoplatonico Ierocle.

L’arco storico testimoniato dall’indice è ampio e include la cultura greca di età imperiale e bizantina. Accanto a “Homer: personality, 10; The Iliad and The Odyssey, 18 ff.” - (fr:14383/p.582) [“Omero: personalità, 10; l’Iliade e l’Odissea, 18 e segg.”] compaiono “Euse’bius, 559 f. Evag’rius,” - (fr:14337/p.581) [“Eusebio, 559 sg. Evagrio, ”] e “John of Damas’cus,” - (fr:14408/p.582) [“Giovanni di Damasco, ”]. Figure come “Hypatia,” - (fr:14389/p.582) [“Ipazia, ”], “Iam’blichus, Neo-Platonist, 544 f.” - (fr:14395/p.582) [“Giamblico, neoplatonico, 544 sg.”] e “Longus,” - (fr:14424/p.582) [“Longo, ”] mostrano l’attenzione per filosofia tardiva, romanzo e scuole di retorica. Non mancano personaggi della storia politica: “Hannibal of Carthage,” - (fr:14349/p.581) [“Annibale di Cartagine, ”] e “Eu’menes of Car’dia,” - (fr:14329/p.581) [“Eumene di Cardia, ”]. Nel complesso, l’indice funziona come una mappa del canone letterario: distingue autori, epoche, generi e tradizioni, e documenta la continuità della letteratura greca dall’epica arcaica fino ai primi secoli bizantini.

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62 Un repertorio alfabetico della letteratura greca antica

L’estratto è un indice analitico: non una narrazione continua, ma un elenco di voci, nomi e titoli con rinvii a pagine.

Il brano si presenta come un tipico indice analitico di un trattato storico-letterario. Le voci sono lemmi, non frasi compiute: per esempio “Meson,” - (fr:14433/p.582) [Mesone, 231] e “Magnes,” - (fr:14434/p.582) [Magnete, 238]. L’ordinamento alfabetico è esplicitato da lettere di sezione che compaiono all’inizio di alcune voci, come “N Naupac’tian Lays, The,” - (fr:14471/p.583) [Sezione N: I Canti Naupattici, 80] e “O Oaris’tys, The,” - (fr:14482/p.583) [Sezione O: L’Oaristys, 453]. L’apparato usa anche convenzioni tecniche come “f.”, “ff.”, “n.” e “bis”: “Mime, an anonymous, 444 n. ” - (fr:14456/p.582) [Mimo, un anonimo, 444 n. 3] e “Philoch’orus, 428 bis.” - (fr:14523/p.583) [Filocoro, 428 bis].

L’indice registra non solo autori, ma anche generi poetici, opere anonime, correnti filosofiche e forme della performance. Alcune voci sono articolate per periodi storici, come “Melic poetry, in the seventh and sixth centuries, 111; in the fifth and fourth centuries, 405 f.” - (fr:14445/p.582) [Poesia melica, nel settimo e sesto secolo, 111; nel quinto e quarto secolo, 405 segg.] e “Nome: the primitive, 87; the, of the fifth century,” - (fr:14479/p.583) [Il nomo: quello primitivo, 87; quello del quinto secolo, 405]. Accanto ai generi alti compaiono forme minori o popolari: “Phallic Chants,” - (fr:14512/p.583) [Canti fallici, 229], “Mile’sian Tales, The,” - (fr:14454/p.582) [I Racconti milesii, 528], “Parody,” - (fr:14505/p.583) [La parodia, 410], “Mime, the, of Herondas, 444 f.” - (fr:14457/p.582) [Il mimo di Eronda, 444 segg.]. Sono presenti anche poemi del ciclo epico e opere perdute, come “Nosti, The, poem,” - (fr:14481/p.583) [I Nostoi, poema, 55], “Min’yad, The,” - (fr:14459/p.582) [La Miniade, 51], “Melam’pody, The,” - (fr:14442/p.582) [La Melampodia, 79] e “Marriage of Peleus and Thetis, The,” - (fr:14439/p.582) [Le Nozze di Peleo e Teti, 79].

Il valore storico e testimoniale dell’estratto sta nella sua ampiezza cronologica e culturale: le voci coprono dall’età arcaica, con “Orpheus, 4;” - (fr:14491/p.583) [Orfeo, 4; 151], fino alla tarda antichità e al mondo bizantino, con “Nonnus,” - (fr:14480/p.583) [Nonno, 547] e “Planu’des,” - (fr:14541/p.583) [Planude, 549]. Il canone include filosofi come “Parmen’ides of Ele’a,” - (fr:14504/p.583) [Parmenide di Elea, 154], autori cristiani come “Nestorius,” - (fr:14474/p.583) [Nestorio, 546] e “Or’igen, 536 f.” - (fr:14490/p.583) [Origene, 536 segg.], e istituzioni culturali come “Muse’um, the, of Alexan’dria, 424, Index” - (fr:14467/p.582) [Il Museo di Alessandria, 424, Indice 567].

L’indice distingue con cura gli omonimi, come nel caso di “Menan’der, comic poet, 392; 397; 401 ff.” - (fr:14445/p.582) [Menandro, poeta comico, 392; 397; 401 segg.], “Menan’der, historian,” - (fr:14446/p.582) [Menandro, storico, 545] e “Menan der, rhetorician,” - (fr:14447/p.582) [Menandro, retore, 530]. Anche per Olimpiodoro si separano due figure: “Olympiodo’rus, historian,” - (fr:14488/p.583) [Olimpiodoro, storico, 543] e “Olympiodo’rus, Neo-Platonist, Olymp’us,” - (fr:14489/p.583) [Olimpiodoro, neoplatonico; Olimpo, 87]. Non mancano refusi o ambiguità grafiche: “Malchus,” - (fr:14436/p.582) [Malco, 5438] è probabilmente da sciogliere come “543” o “543, 8”, mentre “Meydda”Epya, The,” - (fr:14440/p.582) [I Megala Erga, 72] e “Pam ’philus of Ceesare’a,” - (fr:14500/p.583) [Pamfilo di Cesarea, 537] mostrano trascrizioni irregolari. Queste anomalie non compromettono la funzione di orientamento del repertorio, ma testimoniano la complessità della tradizione manoscritta e tipografica che lo ha prodotto.

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63 L’indice come mappa della cultura greca antica

L’estratto è una porzione di indice analitico: registra nomi, opere e scuole con rinvii numerici alle pagine di un trattato storico-letterario.

Il frammento è organizzato alfabeticamente e copre un arco di voci che va da “Plato, comic poet,” - (fr:14542/p.583) [Platone, poeta comico, 263] a “Timoc’reon of Rhodes,” - (fr:14650/p.584) [Timocreonte di Rodi, 148]. Le voci non contengono esposizioni, ma rinviano a pagine precise; l’uso di “ff.” in “Plato, philosopher, 321 ff.” - (fr:14543/p.583) [Platone, filosofo, 321 e segg.] e di “f.” in “Pol’emo, philosopher, 334 f.” - (fr:14547/p.583) [Polemone, filosofo, 334 s.] codifica la differenza tra un riferimento a più pagine e a una pagina successiva.

Un elemento peculiare è la cura nel distinguere gli omonimi mediante qualifiche professionali o geografiche. Lo stesso nome è separato in “Plato, comic poet,” - (fr:14542/p.583) [Platone, poeta comico, 263] e “Plato, philosopher, 321 ff.” - (fr:14543/p.583) [Platone, filosofo, 321 e segg.], così come “Plutarch, Neo-Platonist,” - (fr:14545/p.583) [Plutarco, neoplatonico, 546] è tenuto distinto da “Plutarch of Cheerone’a, 498 ff.” - (fr:14546/p.583) [Plutarco di Cheronea, 498 e segg.]. La stessa attenzione vale per “Pol’emo, philosopher, 334 f. Pol’emo, sophist,” - (fr:14547/p.583) [Polemone, filosofo, 334 s.; Polemone, sofista, 517] e “Pol’emo, the Per’iegete,” - (fr:14548/p.583) [Polemone il Periegeta, 433].

L’indice testimonia anche la presenza di generi letterari, opere e correnti filosofiche. Vi sono voci come “Satyr-drama, the, 170 ff.” - (fr:14578/p.584) [Il dramma satiresco, 170 e segg.], “Scolia: origins, 118; in the fifth and fourth centuries, 408 f.” - (fr:14581/p.584) [Scolii: origini, 118; nel quinto e quarto secolo, 408 s.] e “Rhetoric of Sicily, the, 280 f.” - (fr:14573/p.584) [La retorica di Sicilia, 280 s.]. Le scuole filosofiche sono rappresentate da “Stoicism, 416 ff.” - (fr:14614/p.432) [Lo stoicismo, 416 e segg.] e da “Sceptic School, the, 420 f. Schools of Theology: at Alexan’dria, 560; at An’tioch, 560; cf.” - (fr:14579/p.584) [La scuola scettica, 420 s.; Scuole di teologia: ad Alessandria, 560; ad Antiochia, 560; cfr.], con rinvio esplicito a “CLEMENT, ORIGEN.” - (fr:14580/p.584) [Clemente, Origene].

Il valore storico del frammento sta nella sua ampiezza: accanto ai grandi autori classici come “Soph’ocles, 196 ff.” - (fr:14600/p.584) [Sofocle, 196 e segg.] compaiono poeti ellenistici come “Theoc’ritus, 445 ff.” - (fr:14631/p.584) [Teocrito, 445 e segg.] e scrittori cristiani tardi come “Theod’oret, 559; his Ecclesiastical History, 561; his apologetic writings,” - (fr:14633/p.584) [Teodoreto, 559; la sua Storia ecclesiastica, 561; i suoi scritti apologetici, 562]. Le voci relative al ciclo epico, come “Precepts of Chiron, The,” - (fr:14558/p.580) [I precetti di Chirone, 72] e “Teleg’ony, The,” - (fr:14623/p.584) [La Telegonia, 55], mostrano l’interesse per opere frammentarie e meno note.

La trascrizione presenta alcune ambiguità. Il rinvio “Romance, the, 527; cf.” - (fr:14575/p.584) [Il romanzo, 527; cfr.] sembra congiungersi in modo anomalo con “MILESIAN Rufus of Eph’esus,” - (fr:14576/p.584) [Milesio Rufo di Efeso, 531], dove il rimando a MILESIAN TALEs appare fuso con la voce successiva Rufus of Ephesus. Anche “TALEs, S Sappho, 116 ff.” - (fr:14577/p.584) [Racconti, Saffo, 116 e segg.] risulta corrotto. Altri refusi sono visibili in “Theba’id, The, cyclic poem, 54; ef. ANnTIMACHUS.” - (fr:14628/p.584) [Tebaide, poema ciclico, 54; cfr. Antimaco], dove “ef.” sostituisce “cf.”, e in “Theodo’rus of Byzan’tium, : rhetorician, Theodo’rus of Cyre’ne, philosopher,” - (fr:14634/p.584) [Teodoro 351 di Bisanzio, retore; Teodoro di Cirene, filosofo, 415], con il numero di pagina collocato in posizione anomala.


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64 Un manuale di storia greca tra recensioni, catalogo e materiali di biblioteca

Un documento editoriale che presenta un libro di storia greca per le scuole, con recensioni, dati materiali e un catalogo di opere storiografiche.

Una dichiarazione di metodo apre il fascicolo: “Above all, the author has avoided, as far as possible, compilation or quotation, and has endeavored to give a direct record of the impressions derived from a familiarity with the sites and buildings described” - (fr:14689/p.587) [“Soprattutto, l’autore ha evitato, per quanto possibile, la compilazione o la citazione, e si è sforzato di dare una registrazione diretta delle impressioni derivate dalla familiarità con i luoghi e gli edifici descritti.”]. Segue il frontespizio del volume: “HISTORY OF GREECE For High Schools and Academies By GEORGE WILLIS BOTSFORD, Ph.D. Instructor in the History of Greece and Rome in Harvard University 8vo Half Leather Price \$1.10 Ten Full-page Maps.” - (fr:14690/p.587) [“STORIA DELLA GRECIA Per le scuole superiori e le accademie, di George Willis Botsford, Ph.D., docente di storia della Grecia e di Roma all’Università di Harvard; in ottavo, mezza pelle, prezzo \$1.10; dieci cartine a piena pagina.”]. L’apparato iconografico è indicato con precisione: “Nine Maps in the text.” - (fr:14691/p.587) [“Nove cartine nel testo.”]; “Eleven Full-page Illustrations.” - (fr:14692/p.587) [“Undici illustrazioni a piena pagina.”]; “Fifty-eight Illustrations in the text.” - (fr:14693/p.587) [“Cinquantotto illustrazioni nel testo.”].

Le recensioni di due insegnanti mostrano la ricezione didattica del libro. Emily F. Paine, della Miss Spence’s School di New York, osserva che “There are many valuable books for the teacher, but few text-books for the student that are at once interesting and accurate” - (fr:14694/p.587) [“Ci sono molti libri preziosi per l’insegnante, ma pochi manuali per lo studente che siano insieme interessanti e accurati.”]. Il suo commento insiste sulla qualità della selezione e sulla vicinanza alle fonti: “Yoursis more, It is the choicest selection of facts from the best sources, so presented that the student may taste the sources” - (fr:14695/p.587) [“Il vostro è di più: è la scelta migliore di fatti dalle migliori fonti, presentata in modo che lo studente possa assaporare le fonti.”]; “That is where your book especially meets a great end” - (fr:14696/p.587) [“È lì che il vostro libro raggiunge in particolare un grande scopo.”]. L’apparato è lodato per i rimandi e le illustrazioni: “The marginal references are wonderfully helpful” - (fr:14697/p.587) [“I rimandi a margine sono meravigliosamente utili.”]; “The illustrations could not be better” - (fr:14698/p.587) [“Le illustrazioni non potrebbero essere migliori.”]. La stessa recensione dichiara l’uso concreto in classe: “I am using the book in my class preparing for college, and am interested to see how thoroughly it is appreciated” - (fr:14700/p.587) [“Sto usando il libro nella mia classe che si prepara per il college, e sono interessata a vedere quanto sia profondamente apprezzato.”].

H. M. Barrett, della High School di Denver, giudica il volume non come un elenco di eventi ma come una ricostruzione dello spirito greco: “Botsford has written a history of Greece which is remarkable chiefly for what it gives of the spirit of Greek life and character” - (fr:14702/p.587) [“Botsford ha scritto una storia della Grecia notevole soprattutto per ciò che offre dello spirito della vita e del carattere greci.”]. La motivazione è nella frase successiva: “By no means a mere catalogue of events, it concerns itself mainly with giving the facts, great and small, in Greek life, which serve to show the genius and bent of this remarkable people; and yet it follows faithfully chronological order, omitting only unimportant details of campaigns and international complications” - (fr:14703/p.587) [“Non è affatto un mero catalogo di eventi; si occupa soprattutto di dare i fatti, grandi e piccoli, della vita greca che servono a mostrare il genio e l’inclinazione di questo popolo straordinario; eppure segue fedelmente l’ordine cronologico, omettendo solo i dettagli non importanti delle campagne militari e delle complicazioni internazionali.”].

La parte finale è un catalogo della casa editrice Macmillan. L’indirizzo compare due volte: “THE MACMILLAN COMPANY 66 FIFTH AVENUE, NEW YORK” - (fr:14704/p.588, fr:14713/p.588) [“La Macmillan Company, 66 Fifth Avenue, New York”]. Il catalogo elenca le opere di J. P. Mahaffy: The Empire of the Ptolemies (\$3.50), Greek Life and Thought (\$3.50), Social Life in Greece (\$2.50), The Greek World under Roman Sway (\$3.00), Problems in Greek History (\$2.50) e A History of Classical Greek Literature in due volumi – Greek Poetry e Greek Prose, ciascuno a \$2.25 netto (fr:14705-14707/p.588); seguono Rambles and Studies in Greece (\$3.00) e Survey of Greek Civilization (\$1.00 netto) (fr:14707/p.588). Nello stesso catalogo è annunciata la “HISTORY OF GREECE FROM ITS COMMENCEMENT TO THE CLOSE OF THE INDEPENDENCE OF THE GREEK NATION” - (fr:14707/p.588) [“STORIA DELLA GRECIA DAL SUO INIZIO FINO ALLA FINE DELL’INDIPENDENZA DELLA NAZIONE GRECA”] di Adolph Holm, “Translated from the German In 4 Volumes Each \$2.50 net” - (fr:14708/p.588) [“Tradotto dal tedesco, in 4 volumi, ciascuno \$2.50 netto”]. La ripartizione dei volumi è indicata: “To the End of the Sixth Century B.C.” - (fr:14709/p.588) [“Fino alla fine del VI secolo a.C.”]; “The Fifth Century B.C.” - (fr:14710/p.588) [“Il V secolo a.C.”]; “The Fourth Century B.C. to the Death of Alexander” - (fr:14711/p.588) [“Il IV secolo a.C. fino alla morte di Alessandro”]; il quarto volume (fr:14712/p.588) porta il titolo “The Greeco-Macedonian Age” - (fr:14713/p.588) [“L’età greco-macedone”], con il refuso “Greeco” per “Greco”.

In coda sono conservati materiali di origine bibliotecaria: una scheda di prestito con la segnatura “880.9 | C87” - (fr:14718/p.592) [“880.9 | C87”] e il titolo “An abridged history ee Greek literature, by ee and Croiset; tr by Heffelbower” - (fr:14719/p.594) [“Una storia abbreviata della letteratura greca, di [A. e M.] Croiset; trad. di Heffelbower”]. Alcuni frammenti intermedi (fr:14714/p.590, fr:14715, fr:14716, fr:14717/p.590) sono illeggibili e il testo presenta refusi come “Yoursis” (fr:14695/p.587) e “Greeco-Macedonian” (fr:14713/p.588). Nel complesso, il documento testimonia il canone scolastico e il mercato editoriale del primo Novecento: un manuale per le scuole superiore presentato come strumento vivo, illustrato e adatto al college, accanto a opere di storiografia specializzata e a tracce di uso bibliotecario reale.


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