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Commissione Moro - 2015/17 | r | 10v


1 Resoconto sull’Attività della Commissione d’Inchiesta

Il presente resoconto riassume le informazioni chiave emerse dalle attività della Commissione d’Inchiesta, con particolare attenzione alla gestione della documentazione e alle collaborazioni esterne.

1.0.1 Struttura e Collaborazioni

La Commissione si compone di sessanta parlamentari, trenta senatori e trenta deputati, scelti in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari. Sono stati conferiti ventisei incarichi di collaborazione a titolo gratuito, coinvolgendo ufficiali di collegamento con le forze di polizia, magistrati ed esperti in discipline di interesse.

1.0.2 Acquisizione e Digitalizzazione Documenti

La Commissione ha acquisito atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale. Il patrimonio documentale è stato integralmente digitalizzato e indicizzato a cura del personale del Nucleo delle Commissioni parlamentari di inchiesta della Guardia di finanza.

1.0.3 Declassificazione Documenti

Il Ministro Alfano ha riferito che, a seguito della direttiva Renzi del 2 dicembre 2014, il Ministero degli affari esteri ha condotto una capillare ricognizione documentale, con il versamento di numerosi documenti all’Archivio centrale dello Stato. Il Ministro ha precisato che, in diversi casi, persone che l’Ufficio di presidenza aveva convenuto di ascoltare in audizione hanno preferito declinare l’invito della Commissione.

1.0.4 Collaborazioni Esterne

La Commissione si è avvalsa di collaborazioni esterne, definite dai criteri per la corresponsione dei rimborsi spese ai collaboratori della Commissione.

Note Peculiari

2 Resoconto sull’Acquisizione Documentale e le Indagini Relate al Caso Moro

Il presente resoconto riassume le principali informazioni emerse dall’acquisizione documentale e dalle indagini relative al caso Moro, organizzando i temi correlati e mantenendo il significato originale dei testi forniti.

Struttura Organizzativa e Collaborazioni Esterne

La Commissione ha definito la propria struttura organizzativa con l’approvazione della deliberazione sul regime di divulgazione degli atti e dei documenti acquisiti o prodotti (81). La legge istitutiva affida al regolamento interno il compito di stabilire il numero massimo di collaborazioni esterne (1885, 72). A tutti i collaboratori si applicano i criteri stabiliti nella riunione dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi (4429, 1889).

Acquisizione Documentale e Declassificazione

La Commissione ha acquisito un numero considerevole di atti, tra cui oltre 500 atti interessati dalla direttiva Prodi, a cui si aggiungono 474 atti prodotti da servizi informativi esteri (184). La direttiva Prodi ha stabilito che anche gli archivi provenienti da Difesa, Esercito, Marina, Aeronautica e Comando generale dell’Arma dei carabinieri fossero soggetti all’obbligo di versamento degli atti agli Archivi di Stato (198). Il Ministro Alfano ha consegnato alla Commissione un compendio di atti che non figurano tra quelli già trasmessi alle passate commissioni parlamentari di inchiesta (191).

Documentazione e Procedure

Sono stati esaminati documenti relativi a Radio Città Futura (1394), tra cui un appunto redatto su carta intestata della Questura di Roma (1506). Il Comando generale dell’Arma dei carabinieri ha fornito un cartellino fotosegnaletico intestato ad Alessio Casimirri (6137). Il Ministro ha consegnato una relazione scritta riepilogativa dei versamenti eseguiti (196).

Indagini e Accertamenti

È stato accertato che il cartellino fotodattiloscopico non è mai stato trasmesso al Casellario centrale d’identità (6155). Sono state esaminate indagini relative all’archivio-deposito del Ministero dell’interno (443). La Commissione ha acquisito documentazione relativa alla localizzazione di un covo-prigione dello statista (2679).

Controversie e Ambiguità

Sono state segnalate contraddizioni e ambiguità, come l’accostamento nel titolo di vicende apparentemente distanti (Gladio e il caso Moro) (657). Il numero complessivo degli atti interessati dalla direttiva Prodi è di oltre 500 (184).

Termini e Procedure Legali

La Commissione ha un termine di ventiquattro mesi dalla propria costituzione per presentare al Parlamento una relazione sulle risultanze delle indagini condotte (4418, 41). L’articolo 4 prevede l’applicazione degli articoli 366 e 372 del codice penale per le audizioni a testimonianza (47).

Collaborazione e Accessibilità

La Commissione intende mettere a disposizione dell’opinione pubblica e degli studiosi tutti i documenti acquisiti o formati che non siano sottoposti a vincoli di riservatezza (4018). Sono allo studio procedure informatiche per semplificare le modalità di consegna ai parlamentari della documentazione richiesta (87).

Note Aggiuntive

Questo resoconto fornisce una panoramica dettagliata delle attività svolte dalla Commissione, evidenziando i punti chiave e le aree di interesse per un approfondimento ulteriore.

3 Resoconto sull’attività della Commissione d’inchiesta sul caso Moro

Il presente resoconto riassume le attività e le acquisizioni documentali della Commissione d’inchiesta sul caso Moro, con particolare attenzione ai riferimenti espliciti ai testi forniti.

Acquisizione e Digitalizzazione degli Atti

La Commissione ha avviato un processo di acquisizione capillare della documentazione relativa al caso Moro, che include fascicoli del DIS, dell’AISE e dell’AISI, per un totale di 000 documenti circa (182, 1891, 1892, 1935). La documentazione acquisita comprende anche materiale video e fotografico da archivi di quotidiani e agenzie di stampa (144). Tutti gli atti sono digitalizzati e protetti da certificati informatici per garantire la sicurezza e l’identificazione dei destinatari (84, 1891).

Collaborazione con Enti e Ministeri

La Commissione ha collaborato con diversi enti e ministeri per l’acquisizione di documentazione, tra cui il Ministero della difesa e il Ministero dei beni culturali e ambientali e del turismo (193, 195, 220). È stata inoltre richiesta la collaborazione del personale diplomatico per l’acquisizione di documentazione all’estero (267).

Segretezza e Divulgazione

La Commissione ha previsto il vincolo del segreto per i componenti, i funzionari e tutti i soggetti che vengono a conoscenza degli atti (59). È previsto che la documentazione possa essere divulgata solo dopo la declassificazione, tenendo conto di eventuali indagini in corso o motivi di riservatezza (1916, 193, 244).

Elementi Peculiari e Contradizioni

Tra gli elementi peculiari acquisiti, si segnala una relazione del commissariato Monte Mario del 16 novembre 1978, che riporta un controllo negativo ai garage privati in Via della Balduina (2735). Sono stati acquisiti appunti redatti su carta intestata della Questura di Roma, alcuni dei quali riportano informazioni potenzialmente suggestive o allusive (1509). Si segnala inoltre la presenza di un elenco di nomi relativi alla Gladio, la cui affidabilità è stata messa in discussione (5042).

Documentazione Versata all’Archivio di Stato

Ai sensi dell’articolo 41 del decreto legislativo n. 42 del 2004, è stata versata all’Archivio di Stato di Roma la documentazione prodotta dal 1972 al 1990 dalla Corte d’assise di Roma (200).

Contraddizioni e Ambiguità

Alcuni documenti, come l’appunto del 27 settembre 1978 firmato da Domenico Spinella, presentano elementi generici e dettagliati che potrebbero essere stati formulati in modo intenzionalmente allusivo (1509).

Audizioni e Testimonianze

Sono state effettuate audizioni di funzionari governativi e testimoni, tra cui il Ministro dei beni culturali e ambientali e del turismo, Dario Franceschini (195). Alcune persone che avrebbero dovuto essere ascoltate hanno declinato l’invito (165).

Riferimenti Normativi

Sono stati citati diversi riferimenti normativi, tra cui l’articolo 2 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (42) e l’articolo 12-bis del decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210 (1876).

Struttura e Organizzazione

La Commissione si avvale di un regolamento interno per l’organizzazione delle attività e il funzionamento (61). È previsto che gli atti riservati siano consegnati in formato digitale e protetti da certificato informatico (84).

Documentazione e Segnalazioni

Sono state acquisite segnalazioni provenienti da diversi Paesi, come Canada, Svizzera e Turchia (244). Si segnala inoltre la presenza di un promemoria del 11 luglio 1985 che nulla dice in ordine all’esito di un tentativo di interlocuzione diretta col Presidente della Repubblica (5542).

Contesto Storico e Politico

La Commissione ha esaminato documenti relativi a finanziamenti illeciti alla DC e al PCI, che potrebbero aprire un nuovo procedimento (550). È stato inoltre acquisito materiale relativo alla struttura Gladio (550).

Conclusioni

La Commissione continua a raccogliere e analizzare documentazione relativa al caso Moro, con l’obiettivo di ricostruire gli eventi e chiarire le responsabilità. La collaborazione con enti e ministeri, l’acquisizione di documentazione all’estero e l’analisi di testimonianze sono elementi chiave del processo di indagine.

4 Resoconto delle attività della Commissione

Il presente resoconto riassume le informazioni contenute in diversi testi forniti, organizzandole per tema e evidenziando i punti chiave.

4.0.1 Struttura e Organizzazione della Commissione

La Commissione ha definito il proprio assetto organizzativo il 15 ottobre 2014, approvando il proprio regolamento interno (66). Il lavoro è finanziato dalla Direzione generale per gli archivi, in convenzione con l’Archivio di Stato di Roma e il Centro di documentazione Archivio Flamigni (204). Il numero di collaborazioni esterne dipende dalla quantità di documentazione da acquisire, dalla durata degli incarichi e dalle competenze necessarie (74). Sono stati incaricati tre ufficiali di collegamento e il dottor Donadio a tempo pieno (1888).

4.0.2 Acquisizione e Gestione della Documentazione

La Commissione ha acquisito documentazione di interesse custodita presso gli Archivi storici della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (124). Sono stati declassificati e versati all’Archivio centrale dello Stato oltre 500 documenti digitalizzati (243). La gestione della documentazione è ostacolata da diversi fattori, tra cui la distribuzione in sedi diverse, la carenza di personale, l’inadeguatezza degli spazi e il tempo trascorso dalla chiusura di alcuni fascicoli (133).

4.0.3 Indagini e Inchieste Parlamentari

L’articolo 5 richiama l’articolo 82 della Costituzione, che conferisce alla Commissione gli stessi poteri e limitazioni dell’autorità giudiziaria (52). La Commissione ha disposto accertamenti per verificare se vi sia traccia di attività legata all’omicidio Casalegno (1221). Sono stati segnalati alcuni siti web che hanno pubblicato articoli denigratori dell’attività della Commissione (685).

4.0.4 Il Caso Moro e le Fonti di Informazione

L’audizione del Presidente Cossiga sembra confermare l’informazione, mentre l’audizione del direttore segnala che il Servizio si è preoccupato di approfondire l’informazione (2862). L’appunto del SISDE del 5 ottobre 1984 (161) e la nota del SISDE del 7 giugno 1990 (5660) evidenziano la necessità di stabilire criteri obiettivi per la concessione della semilibertà.

4.0.5 Documentazione e Segretezza

La direttiva Prodi del 2008 prevedeva la declassificazione e il versamento all’Archivio centrale dello Stato della documentazione concernente il caso Moro (171). La desecretazione presuppone l’esistenza di un segreto di Stato, che non è stato apposto nel caso della strage di via Fani e del caso Moro (180).

4.0.6 Documenti e Testimonianze

Sono stati acquisiti atti relativi al comitato rivoluzionario toscano, alle riunioni fiorentine del comitato esecutivo delle Brigate Rosse (136). Sono stati acquisiti copia del cartellino della carta di identità di Casimirri e copia di un “visto per l’identità personale e per l’autenticità della firma” (6189).

4.0.7 Altre Informazioni

Sono state condotte ricerche presso la Fiocchi, i Ministeri dell’economia e dell’interno, la Prefettura e la Questura di Como (3152). La Commissione ha scelto di avvalersi esclusivamente di collaborazioni a titolo gratuito (4428).


5 Resoconto sull’Attività della Commissione d’Inchiesta sul Caso Moro

Il presente resoconto riassume le attività svolte dalla Commissione d’Inchiesta sul Caso Moro, con particolare attenzione alle indagini e alle acquisizioni documentali. L’obiettivo è fornire una panoramica dettagliata per coloro che necessitano di comprendere a fondo la vicenda, con riferimenti espliciti ai testi originali per approfondimenti.

5.0.1 Quadro Generale e Riferimenti Precedenti

La Commissione, come noto, si basa sulle indagini e sui risultati delle precedenti Commissioni parlamentari d’inchiesta, tra cui la “prima Commissione Moro” (legge 23 novembre 1979, n. 597), la Commissione sui risultati della lotta al terrorismo (deliberazioni della Camera dei deputati del 16 e 23 ottobre 1986) e la Commissione Stragi (legge 17 maggio 1988, n. 172) [90]. L’approccio della Commissione è quello di sottoporre criticamente tali risultati [1895, 125].

5.0.2 Acquisizione e Analisi della Documentazione

La Commissione ha acquisito la documentazione prodotta dalle precedenti Commissioni parlamentari, con particolare attenzione a:

5.0.3 Programma delle Audizioni e Aree di Interesse

Il programma delle audizioni si è concentrato su cinque aree principali:

5.0.4 Nuovi Elementi e Piste Investigative

Il riesame della documentazione processuale e di inchiesta ha permesso di individuare piste investigative non adeguatamente valorizzate [4434]. La Commissione ha utilizzato moderne tecnologie e tecniche di indagine non disponibili in precedenza [4434].

5.0.5 Approfondimento di Temi Specifici

5.0.6 Collaborazione con Autorità Giudiziarie

La Commissione ha collaborato con l’Autorità giudiziaria, segnalando tempestivamente elementi emersi durante l’inchiesta [97, 1901].

5.0.7 Conclusioni e Prospettive Future

La Commissione intende completare l’analisi della vicenda, approfondendo aspetti non ancora affrontati e rileggendo la vicenda alla luce delle nuove acquisizioni [4433].

5.0.8 Elementi Normativi

La Commissione è stata istituita dalla legge 30 maggio 2014, n. 82, con il compito di accertare eventuali nuovi elementi che possano integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari [1544, 1782].

5.0.9 Note

Nota: Per una comprensione più approfondita, si rimanda ai documenti originali citati, i cui identificativi numerici sono forniti tra parentesi.

6 Resoconto delle Attività della Commissione d’Inchiesta sul Sequestro e l’Uccisione di Aldo Moro

Il presente resoconto riassume le attività svolte dalla Commissione d’Inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, con particolare attenzione agli aspetti ancora non chiariti della vicenda. L’obiettivo è fornire una panoramica dettagliata delle indagini, delle testimonianze e delle acquisizioni documentali, con riferimenti espliciti ai testi forniti.

6.0.1 1. Istituzione della Commissione e Finalità

La Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro è stata istituita per fare luce sugli aspetti non ancora chiariti della tragica vicenda, che presenta profili di straordinario rilievo nella storia della Repubblica (31).

6.0.2 1. Programma delle Audizioni e Acquisizioni Documentali

Nel periodo di riferimento, la Commissione ha orientato il programma di audizioni in base all’evoluzione delle indagini in corso, per disporre prontamente di elementi utili all’inchiesta (4455). Le attività istruttorie svolte dalla Commissione possono ricondursi a tre principali tipologie: acquisizioni documentali, accertamenti affidati ai collaboratori della Commissione o a strutture di polizia, e libere audizioni (4442).

6.0.3 1. Audizioni e Testimonianze

Sono state ascoltate diverse figure chiave, tra cui magistrati inquirenti (Giovanni Salvi, Luigi Carli, Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Lombardo), ex ufficiali dei Carabinieri (Michele Riccio e Domenico Di Petrillo) ed ex funzionari della Polizia (Elio Cioppa e Carlo Parolisi) (4703). Sono state presentate sintesi delle audizioni di Armando Sportelli, Pietro Modiano e “esame testimoniale di persona informata dei fatti” (4457).

6.0.4 1. Temi Chiave Emergenti

La Commissione ha concentrato l’attenzione su diversi temi, tra cui:

6.0.5 1. Zone Grigie e Incongruenze

La Commissione ha rilevato “zone grigie” che riguardano non solo le indagini compiute a suo tempo, ma anche la versione brigatista codificata nel “Memoriale Morucci” (4369). Sono state segnalate incongruenze e omissioni che suscitano dubbi sull’attendibilità del memoriale (908).

6.0.6 1. Indagini e Approfondimenti

Sono stati condotti approfondimenti su:

6.0.7 1. Elementi Peculiari

6.0.8 1. Prossimi Passaggi

Gli esiti di tutti i suddetti accertamenti potranno essere compiutamente riferiti nell’ambito della relazione conclusiva, una volta completato il complesso quadro dei riscontri in atto e saranno venute meno le esigenze di riservatezza connesse allo svolgimento delle indagini in corso (1780).

6.0.9 1. Conclusioni

Le attività istruttorie svolte dalla Commissione hanno portato a significative acquisizioni in molteplici ambiti (4436). La Commissione è impegnata a verificare ulteriori prospettive di interesse per l’attuale inchiesta, nel contesto della più vasta tematica del ruolo della criminalità organizzata nella vicenda del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro (4338).

7 Resoconto sull’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia

Il presente resoconto riassume le attività svolte dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, con particolare attenzione alla vicenda Moro. L’obiettivo è fornire una panoramica dettagliata delle indagini, evidenziando le aree di criticità e i risultati preliminari.

7.0.1 Collaborazione con l’autorità giudiziaria e acquisizione di documentazione (96, 328)

La Commissione ha instaurato un rapporto di collaborazione con l’autorità giudiziaria, condividendo aree di interesse per lo svolgimento delle indagini. Sono state acquisite diverse tipologie di documentazione, tra cui carteggi processuali, atti di polizia giudiziaria, rilievi tecnici e elaborati peritali.

7.0.2 Accertamenti sulla dinamica della strage di via Fani (875, 1877)

Sono stati condotti accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica della strage di via Fani, con l’obiettivo di fare luce sugli aspetti non del tutto chiariti. Le indagini hanno riguardato la dinamica della strage, la via di fuga seguita dai rapitori, le modalità del rinvenimento delle autovetture utilizzate dai rapitori, gli occupanti del covo di via Gradoli e i reperti ivi rinvenuti (344, 869).

7.0.3 Esame del ruolo di Casimirri e delle indagini sui rullini fotografici (6202, 1789)

È stata avviata un’indagine per chiarire il ruolo di Alessio Casimirri e le circostanze relative alla scomparsa dei rullini fotografici. Sono stati esaminati i dubbi sull’eventuale presenza di una seconda motocicletta, di due Alfa Romeo e di due auto con livrea della polizia, nonché il mancato accertamento dell’effettiva proprietà delle macchine presenti in via Fani (1789).

7.0.4 Approfondimenti sulla vicenda dei rullini fotografici (6478)

La scomparsa dei rullini fotografici è stata attribuita in parte alla disorganizzazione delle indagini, ma sono stati approfonditi i dubbi sull’eventuale presenza di una seconda motocicletta, di due Alfa Romeo e di due auto con livrea della polizia, nonché il mancato accertamento dell’effettiva proprietà delle macchine presenti in via Fani (1789).

7.0.5 Analisi del “memoriale” di Morucci e indagini a latere (5683, 6154)

È stata esaminata la questione della paternità e della datazione del “memoriale” di Morucci, e sono state condotte indagini a latere per accertare eventuali attività depistatorie che avrebbero coinvolto Morucci e altri esponenti politici (5683, 6154).

7.0.6 Accertamenti tecnici e deleghe a collaboratori (1948, 430)

Sono stati disposti accertamenti tecnici, delegati alla Polizia scientifica o al RIS di Roma, su reperti relativi alla scena del crimine di via Fani, all’omicidio di Aldo Moro e al materiale sequestrato nel covo di via Gradoli (430, 1948).

7.0.7 Approfondimenti sulla protezione di Casimirri (6478)

Sono stati condotti accertamenti per verificare la costante e ripetuta protezione di cui Casimirri ha goduto in molte fasi della sua vita (6478).

7.0.8 Esame delle attività della Commissione Stragi (5777)

Sono stati esaminati gli approfondimenti compiuti dalla Commissione Stragi, evidenziando le incongruenze nella ricostruzione di Morucci su punti non secondari, come l’abbandono delle macchine dopo la strage di via Fani e la circolazione di scritti di Moro (5777).

7.0.9 Analisi delle indagini e delle piste investigative (1899, 94)

Sono state analizzate le indagini condotte a livello giudiziario e parlamentare, evidenziando le incoerenze e le zone d’ombra che permangono nella ricostruzione della vicenda Moro (32, 1899).

7.0.10 Indagini sulla RAF e sul Superclan (4258, 4366)

Sono state condotte indagini per chiarire il ruolo della RAF (Rote Armee Fraktion) nella vicenda del sequestro e dell’omicidio di Moro (4258) e approfondire la tematica del Superclan e della scuola Hypérion (4366).

7.0.11 Acquisizione di documentazione da Organismi parlamentari (127)

Sono state acquisite documentazioni da Organismi parlamentari attivi, quali il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie (127).

7.0.12 Audizioni e testimonianze (638, 6488)

Sono state ascoltate numerose persone coinvolte nella vicenda, tra cui senatori, magistrati, consulenti e testimoni (638, 6488).

7.0.13 Considerazioni conclusive (1821)

La Commissione ha dedicato prioritaria attenzione alla ricostruzione dell’esatta dinamica della strage di via Fani e ha intenzione di procedere con la maggiore rapidità possibile alle ulteriori acquisizioni e indagini (971).

8 Resoconto delle Attività della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Caso Moro

Il presente resoconto riassume le attività svolte dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul caso Moro, con particolare attenzione alle acquisizioni e alle indagini condotte.

Acquisizione di Informazioni e Documenti

La Commissione ha intrapreso attività di acquisizione di informazioni e documenti (150), che hanno incluso l’assunzione di sommarie informazioni testimoniali (2539), esecuzioni di accertamenti tecnici (189) e audizioni (2453). Queste attività sono state integrate con il lavoro di consulenti e audizioni (1229).

Collaborazione con Autorità Giudiziarie e Ministeri

Nel luglio 1998, il Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, con l’assenso del Presidente Prodi, ha inviato un ingente carteggio detenuto dall’Ufficio di Gabinetto alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta (189). La collaborazione con la Commissione è proseguita negli anni successivi, con diversi consulenti che hanno avuto accesso agli archivi della Segreteria speciale e della Direzione centrale della polizia di prevenzione (189).

Approfondimenti e Indagini

Gli elementi evidenziati sono stati approfonditi con autonome attività di indagine (2539), che hanno incluso accertamenti documentali e acquisizione di sommarie informazioni testimoniali (2110). La Commissione intende chiudere l’indagine su questo filone, dalla quale potrebbe emergere una ricostruzione del sequestro Moro o delle sue prime fasi profondamente diversa da quella sin qui nota (413).

Testimonianze e Documenti Chiave

Le dichiarazioni di Cimara sono molto dettagliate e indicano circostanze, nomi e particolari che la Commissione intende riscontrare con accertamenti (1229). L’audizione dell’ex magistrato ha evocato la figura di Valerio Morucci, evidenziando l’apporto ambiguo fornito alla ricostruzione della dinamica di via Fani (522).

Temi Emergenti e Indagini in Corso

La Commissione ha focalizzato l’attenzione su alcune singolarità relative al bar e al suo titolare (3998). Rispetto a questa ipotesi, alcuni elementi di interesse sono emersi nell’audizione di Umberto Giovine (3003). L’individuazione dei fascicoli di interesse per l’inchiesta parlamentare è resa complessa dai criteri seguiti dalle cancellerie (132).

Collaborazione con Servizi di Intelligence

L’acquisizione e l’analisi di documentazione dell’AISE ha consentito di ottenere indicazioni su rapporti tra Brigate rosse e organizzazioni palestinesi (5852). La Commissione ha interrogato funzionari di polizia che parteciparono all’operazione di arresto di Morucci e Faranda (3845).

Aspetti Politici e Giudiziari

L’audizione del Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ripercorso il contributo di collaborazione assicurato dall’amministrazione dell’interno alle diverse commissioni parlamentari d’inchiesta (63). L’articolo 4 del codice di procedura penale prevedeva la facoltà del Ministro dell’interno di chiedere all’autorità giudiziaria copie di atti processuali (1944).

Criticità e Ambivalenze

La modestia delle risorse destinate all’inchiesta potrebbe rivelarsi incompatibile con la necessità di procedere a talune indagini che richiedono l’impiego di moderne tecnologie (63). Il concetto di “verità dicibile” è stato affrontato in relazione al “memoriale Morucci” (5778).

Indagini in Corso e Prospettive Future

La Commissione intende verificare se gli elementi emersi in relazione alla figura di Giorgio e Giuliana Conforto vadano integrati con ulteriori accertamenti (3863). Le informazioni acquisite da Mainardi sono state poste a confronto con i soggetti che avrebbero rivelato il nascondiglio di Morucci e Faranda (3807).

Considerazioni Finali

Le acquisizioni compiute evidenziano la necessità di indagare su un possibile legame tra il traffico d’armi scoperto nel 1977 e la vicenda Moro (4238). L’esigenza di approfondire le tematiche si basa sull’esame di diverse fonti (1101).

Note:

Il resoconto è in continuo aggiornamento in base alle nuove acquisizioni e alle indagini in corso.


9 Resoconto sulle presenze e gli eventi in via Fani il 16 marzo 1978

Il presente resoconto riassume le informazioni relative alle presenze e agli eventi verificatisi in via Fani il 16 marzo 1978, data dell’agguato in cui fu rapito Aldo Moro. Le informazioni sono state ricavate da diverse fonti, con l’obiettivo di fornire un quadro dettagliato degli eventi, tenendo conto delle contraddizioni e delle ambiguità presenti.

9.0.1 Cronologia degli eventi e testimonianze

Numerose testimonianze indicano che l’Alfasud con a bordo il dottor Spinella potrebbe essere partita dalla Questura prima dell’arrivo delle telefonate che segnalavano l’agguato (1082). Tuttavia, l’orario esatto di arrivo di Spinella in via Fani rimane incerto (1082).

Alessandro Bianchi ha riferito di aver visto due persone con uniformi da piloti di compagnia aerea all’esterno del bar Olivetti, osservando la scena dell’agguato senza commentare (1490).

9.0.2 Il ruolo del dottor Spinella e del personale della DIGOS

Il tempestivo arrivo del dottor Spinella sul luogo della strage potrebbe essere giustificato da una partenza dalla Questura in un orario anteriore al momento in cui fu diramata la notizia del rapimento di Aldo Moro (1345). Emidio Biancone, autista del dottor Spinella, colloca l’orario di partenza dopo le ore 8:30, ma in una precedente dichiarazione aveva affermato di aver ascoltato la comunicazione dell’agguato da parte della sala operativa quando era appena uscito dalla sede della Questura (1345).

9.0.3 Presenze e veicoli

Diverse testimonianze indicano la presenza di un’Alfasud di colore giallo canarino targata S88162 (1087). Tuttavia, potrebbero esserci state anche altre auto, come un’Alfasud di colore beige o un’Alfetta di colore bianco (1087).

9.0.4 Contraddizioni e ambiguità

Le dichiarazioni del signor Bruno Barbaro, del signor Alessandro Marini e di altri testimoni sono state spesso ignorate dagli inquirenti dell’epoca (1786). Le versioni dei fatti relative al rullino fotografico consegnato agli uditori Di Carlo e Ferraiuolo presentano differenze rilevanti, suggerendo che potrebbero trattarsi di episodi diversi (1203).

9.0.5 Altre presenze e veicoli

9.0.6 Elicottero e Radio Città Futura

È stata segnalata la presenza di un elicottero sulla zona dell’agguato pochi minuti dopo la strage (1118). Inoltre, è stato riferito che Radio Città Futura aveva diramato un comunicato che lasciava presagire l’imminente sequestro di Aldo Moro (1403).

9.0.7 Conclusioni

Le testimonianze raccolte evidenziano la complessità degli eventi e la presenza di numerose figure e veicoli coinvolti. Le contraddizioni e le ambiguità presenti nelle dichiarazioni richiedono ulteriori approfondimenti per ricostruire con precisione la dinamica degli eventi e identificare tutti i soggetti coinvolti.

10 Resoconto delle Testimonianze e delle Indagini sul Caso Moro

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse da diverse testimonianze e indagini relative agli eventi che hanno preceduto e accompagnato il rapimento dell’onorevole Aldo Moro, con particolare attenzione agli elementi riguardanti la presenza di veicoli e persone nei pressi di via Fani il 16 marzo

10.0.1 Presenze e Movimenti Inusuali

Diversi testimoni hanno riferito di aver notato la presenza di veicoli insoliti in via Fani il 16 marzo Alessandro Marini ha descritto un motociclo verde modello Boxer con parabrezza tenuto insieme con dello scotch, parcheggiato accanto a un’Alfasud e a una volante (1144). Il signor Barbaro si è riconosciuto nella persona con il cappotto cammello menzionato da Marini in un’intervista televisiva (995).

10.0.2 Interventi delle Forze dell’Ordine

Di Berardino ha ricostruito la sequenza degli eventi, indicando che la sua autoradio ricevette l’indicazione di intervenire in via Fani intorno alle ore 9 (2008). Di Leva ha ricordato di aver visto tre persone vestite da piloti salire a bordo di una FIAT 128 blu (1094). L’audito Emidio Biancone ha riferito di aver udito comunicazioni radio riguardanti l’accaduto mentre si dirigeva verso il luogo dell’eccidio (1070).

10.0.3 Testimonianze e Contradizioni

Le dichiarazioni di Alessandro Marini presentano un elevato livello di confusione e ambiguità (758). La testimonianza di Gherardo Nucci ha descritto una persona che portava qualcosa a tracolla a circa cinquanta metri dall’incrocio con via Fani (1160). La testimonianza di Saverio Tutino non ha riconosciuto alcune persone durante la loro permanenza a casa di Giuliana Conforto (4655).

10.0.4 Ruolo di Personaggi Chiave

Il colonnello Camillo Guglielmi è stato menzionato in diverse testimonianze (310). Il dottor Spinella ha dato indicazione a Di Leva di dirigersi in direzione Trionfale (1976). Il dottor Ciampoli è stato ascoltato in merito alle dichiarazioni rese all’agenzia ANSA dall’ispettore Enrico Rossi (369).

10.0.5 Aspetti Peculiari

La presenza di un furgone di colore avorio, privo di scritte e aperture, parcheggiato in via Savoia per due o tre giorni, è stata segnalata da Mario Lillo (2600). La Stocco ha notato un’autovettura di grossa cilindrata giungere da via Massimi a forte velocità e fermarsi davanti al suo civico (2572).

Riferimenti Normativi e Documentali

La lettera anonima inviata al quotidiano La Stampa, contenente elementi asseritamente utili a identificare le due persone sulla motocicletta, è stata menzionata (1185). La Commissione ha disposto accertamenti su un’autovettura Mini Cooper targata Roma T32330 (1051).

10.0.6 Ambiguità e Contraddizioni

La testimonianza di Alessandro Marini presenta un elevato livello di confusione e ambiguità (758). Le testimonianze di Francesco Pannofino, Diego Cimara e Alessandro Bianchi sull’apertura del bar non sono univoche (4249).

10.0.7 Segnalazioni Importanti

La scelta di percorrere la via Casale De Bustis provenendo da via Stresa, piazzetta di Monte Gaudio, via Trionfale, potrebbe aver avuto la finalità di far perdere le tracce a possibili inseguitori (1590). La presenza nei pressi di via Fani del colonnello Camillo Guglielmi è stata segnalata (310).

Note Finali

Il resoconto mette in evidenza la complessità e le contraddizioni presenti nelle testimonianze e nelle indagini relative al caso Moro, sottolineando la necessità di ulteriori approfondimenti per chiarire alcuni aspetti ancora oscuri.

11 Resoconto sulle Dichiarazioni Relativi alla Strage di Via Fani

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse da diverse dichiarazioni e testimonianze relative alla strage di via Fani, tenendo conto di riferimenti espliciti ai testi originali forniti.

Testimonianze e Dichiarazioni Contrastanti

Diversi testimoni hanno fornito resoconti divergenti sugli eventi che hanno preceduto e seguito la strage. Ad esempio, Pistolesi (2080) ha affermato di aver visto cinque persone in divisa da piloti dell’Alitalia sparare verso l’auto di Moro e la scorta, una testimonianza che contrasta con le indicazioni precedenti che riportavano solo due rapitori. Il maresciallo Mainardi (3867) ha descritto un processo decisionale che ha portato all’irruzione in un appartamento, coinvolgendo diversi funzionari.

Indagini e Apparecchiature

Sono emerse circostanze riguardanti le indagini e l’uso di apparecchiature di sorveglianza. Il dottor Ciampoli (373) ha scoperto che l’apparecchiatura utilizzata per tenere sotto controllo la linea telefonica di Alessandro Marini, un testimone della strage, era ancora presso la sua abitazione, nonostante le sollecitazioni per ritirarla.

Riferimenti a Documenti e Oggetti

Sono stati menzionati diversi documenti e oggetti di interesse, tra cui un rullino fotografico (1190) e una Fiat 132 (1579), la cui identificazione e il cui percorso sono stati oggetto di diverse ricostruzioni.

Dichiarazioni di Testimoni

Diversi testimoni hanno fornito dettagli specifici sulle loro osservazioni. Saba (1065) ha riferito di aver sentito dichiarazioni confidenziali da un collega della scorta di Moro, mentre Di Leva (2006) ha chiarito di non aver visto una persona con una paletta né notato la presenza di un’Alfasud.

Indagini e Rintraccamenti

Sono state condotte indagini e rintraccamenti di persone coinvolte, tra cui Emidio Biancone (1065) e Renato Di Leva (1093).

Contraddizioni e Ambiguità

Sono state segnalate contraddizioni e ambiguità in diverse testimonianze. Ad esempio, l’identificazione dell’auto vista dalla Stocco (1579) e la descrizione del percorso della motocicletta (761) presentano discrepanze.

Riferimenti a Fonti e Documenti

Sono stati citati diversi documenti e fonti, tra cui articoli di giornale (7261) e verbali di interrogatori (1262).

Indagini in Corso

Sono in corso indagini su diverse ipotesi, tra cui la presenza di motociclette (595) e il trasbordo di Moro (1145).

Dichiarazioni Recenti

Sono state raccolte dichiarazioni recenti, come quelle di Diego Cimara (1487) e Paolo Nava (7256), che hanno fornito dettagli aggiuntivi sugli eventi.

Riferimenti Normativi e Termini Specifici

Il resoconto include riferimenti a termini specifici e riferimenti normativi pertinenti.

Segnalazioni di Contraddizioni

Sono state segnalate contraddizioni nelle dichiarazioni relative all’apertura del bar Olivetti (1262) e all’orario di comunicazione di un sequestro (2040).

Conclusioni

Il resoconto evidenzia la complessità e le contraddizioni presenti nelle testimonianze e nelle indagini relative alla strage di via Fani.

12 Resoconto delle Testimonianze e delle Indagini sul Sequestro Moro

Il presente resoconto riassume le informazioni raccolte da testimonianze e indagini relative al sequestro di Aldo Moro, con particolare attenzione a dettagli riguardanti i veicoli coinvolti, la presenza di testimoni e le incongruenze nelle dichiarazioni.

12.0.1 Cronologia degli Eventi e Testimonianze

Diversi testimoni hanno fornito dettagli sulla loro posizione e sulle loro osservazioni il 16 marzo Giovanni Intrevado, agente di Polizia, ha riferito di aver udito spari e di essersi diretto verso l’incrocio tra via Fani e via Stresa, dove ha assistito all’arrivo di un’auto della Polizia (1151). Intrevado ha fornito dettagli sulla corporatura delle persone in moto, ma ha negato di aver visto un’Alfasud gialla (1989). Un altro testimone, Roberto Lauricella, ha riferito di aver visto due veicoli con targa tedesca a Viterbo il 21 marzo 1978 (1460).

12.0.2 Dettagli sui Veicoli

La Fiat 132, espressamente segnalata come il veicolo utilizzato per allontanare l’ostaggio, è stata ritrovata e la sua presenza contraddice la descrizione dei tempi e dei modi del trasbordo dell’ostaggio da parte di Morucci e altri suoi correi (1567). Un’Austin Morris Mini Clubman Estate è stata trovata parcheggiata in via Fani, rendendo difficoltose eventuali manovre di fuga (1260). Un’altra auto, una Mercedes “color caffellatte”, è stata avvistata con persone a bordo e un’arma (1467).

12.0.3 Incongruenze e Contraddizioni

Le testimonianze presentano incongruenze. Ad esempio, la testimonianza di Marini riguardo alla frantumazione del parabrezza è cambiata nel tempo (1149). Inoltre, la presenza di un bar aperto in via Fani è stata contestata da alcuni testimoni (1223).

12.0.4 Altre Informazioni Rilevanti

12.0.5 Conclusioni

Le testimonianze e le indagini rivelano una complessa rete di eventi e personaggi coinvolti nel sequestro di Aldo Moro. Le incongruenze nelle dichiarazioni e la mancanza di informazioni su alcuni aspetti sollevano interrogativi che richiedono ulteriori approfondimenti.


13 Resoconto sulle Indagini relative a Traffico di Armi e Collegamenti Criminali (Riferimento al Numero 4)

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse da diverse fonti riguardanti indagini su traffico di armi e collegamenti con la criminalità organizzata, con particolare attenzione al ruolo di figure come Luigi Guardigli, Tullio Olivetti e Vinicio Avegnano. Le informazioni sono state raccolte da rapporti dei Carabinieri, relazioni della Polizia di Prevenzione, testimonianze di collaboratori di giustizia e documenti acquisiti dalla Commissione Mitrokhin.

Inizio delle Indagini e Coinvolgimento di Guardigli

Le indagini iniziarono formalmente il 29 gennaio 1977, quando il Nucleo investigativo della Legione carabinieri di Roma, guidato dal tenente colonnello Antonio Cornacchia (1268, 41), riferì alla Procura della Repubblica di Roma che elementi della mafia calabrese, appartenenti ai clan D’Agostino e De Stefano, sarebbero stati in contatto con Luigi Guardigli. Guardigli si sarebbe recato ad Archi (Reggio Calabria) per contatti con la mafia locale e per fornire materiale tecnico (1268, 4009).

Ruolo di Tullio Olivetti e Collegamenti

Tullio Olivetti è stato indicato come figura chiave in questa rete. Dalle relazioni della Polizia di Prevenzione (1273) emerge che Guardigli lo presentava come persona in contatto con un gruppo libanese per l’acquisto di armi, con legami politici (in particolare con la figlia dell’ex Presidente Gronchi) e coinvolto nel traffico di valuta falsa e riciclaggio di denaro proveniente da un sequestro in Germania (1273, 4007).

La Società RA.CO.IN.

La società RA.CO.IN. (4029) era formalmente registrata come società a responsabilità limitata con sede a Roma, con l’attività di esportazione, importazione e vendita di merci. Guardigli, titolare della società, è stato implicato in attività di traffico di armi verso Paesi africani e arabi, e in contatto con esponenti della criminalità organizzata (4007).

Vinicio Avegnano e i Servizi Segreti

Vinicio Avegnano, indicato da Guardigli come amico di Olivetti, è oggetto di particolare attenzione. Diversi elementi suggeriscono un possibile coinvolgimento di Avegnano con i Servizi segreti (1317). Un funzionario della Squadra Mobile ha riferito di informazioni provenienti da una fonte confidenziale che suggerivano un collegamento tra Avegnano e un settore di Ordine Nuovo per l’acquisto di armi (1316). Inoltre, un neofascista ha dichiarato di essere stato messo in guardia da Tisei su Avegnano, indicandolo come un elemento dei Servizi di sicurezza (1317).

Contraddizioni e Ritrattazioni

È importante notare che Guardigli ha successivamente negato le sue affermazioni, sostenendo di aver inventato tutto per entrare a far parte del Servizio di sicurezza della Polizia (1295). Questa ritrattazione solleva dubbi sulla veridicità delle sue dichiarazioni iniziali (1291).

Collegamenti con la Massoneria e la ’Ndrangheta

Le indagini hanno rivelato collegamenti tra la ’Ndrangheta, la massoneria ufficiale e figure come Saverio Morabito (4207) e Antonio Nirta (4213). Nirta è stato indicato come simpatizzante della destra eversiva e legato al colonnello Delfino, massone e legato alla P2 (4213).

Ambienti Politici e la Figura di Franco Evangelisti

La vicenda ha anche coinvolto ambienti politici, con riferimenti alla segreteria di Franco Evangelisti (1298).

Ambito della Commissione Mitrokhin

La Commissione Mitrokhin ha evidenziato il coinvolgimento di Olivetti in una rete di interessi criminali legati al traffico internazionale di armi (3999).

Conclusioni

Le indagini hanno rivelato una complessa rete di collegamenti tra traffico di armi, criminalità organizzata, ambienti politici e possibili infiltrazioni dei Servizi segreti. La figura di Tullio Olivetti emerge come centrale in questa rete, mentre le dichiarazioni di Luigi Guardigli, inizialmente incriminanti, sono state successivamente ritrattate, sollevando dubbi sulla loro veridicità (1291). Ulteriori approfondimenti sono necessari per chiarire la natura dei rapporti tra le diverse figure coinvolte e per accertare le responsabilità di ciascuno.

14 Resoconto sulle Indagini Relative al Traffico di Armi e al Sequestro Moro

Il presente resoconto sintetizza informazioni provenienti da diverse fonti, riguardanti le indagini sul traffico di armi e il suo possibile collegamento con il sequestro di Aldo Moro. L’obiettivo è fornire una panoramica dettagliata, utile per approfondimenti successivi, mantenendo il significato originale dei testi e raggruppando i temi correlati.

14.0.1 Origini dell’Indagine e Coinvolgimento di Guardigli

L’indagine sul traffico di armi è stata avviata a seguito di informazioni provenienti dall’ambiente calabrese dei sequestri di persona e da “informazioni confidenziali” ricevute dall’Arma (4178). Luigi Guardigli è una figura centrale in questa indagine, e le sue dichiarazioni, inizialmente non veritiere, hanno fornito elementi cruciali (1296). Guardigli ha riferito di aver fornito informazioni al maresciallo Gueli, del Servizio di sicurezza della Polizia, per avviare una collaborazione, ma in seguito ha ammesso di aver fornito informazioni false (1296).

14.0.2 Collegamenti con la Massoneria e Protezioni Altissime

Le dichiarazioni di Guardigli al Pubblico Ministero Armati hanno menzionato la massoneria e “protezioni altissime e misteriose” nel traffico di armi (1339). Queste affermazioni suggeriscono un possibile coinvolgimento di ambienti massonici e influenze esterne nel traffico di armi.

14.0.3 Coinvolgimento di Personaggi Criminali e Organizzazioni

Diverse figure criminali sono state associate al traffico di armi e al sequestro Moro. Raffaele Cutolo ha riferito di aver appreso da un boss della ’ndrangheta di contatti tra le Brigate Rosse e ambienti ’ndranghetisti (1110). Vincenzo Vinciguerra ha dichiarato di aver appreso in carcere che l’onorevole Cazora cercò informazioni sul luogo di prigionia di Moro (4030). Saverio Morabito ha affermato di aver appreso da Paolo Sergi del coinvolgimento di Antonio Nirta, detto “Due nasi”, nel sequestro Moro (4850).

14.0.4 Ruolo di Tullio Olivetti e il Bar di Via Fani

Tullio Olivetti, gestore del bar di via Fani, è una figura chiave nelle indagini, soprattutto per le sue presunte attività di riciclaggio di denaro proveniente da un sequestro in Germania (1503). Guardigli ha affermato che Olivetti gli fece conoscere Vinicio Avegnano e gli chiese armi (4104). L’indagine su Olivetti non è stata approfondita, nonostante le informazioni fornite da Guardigli e una segnalazione del SISMI (4001).

Riferimenti a Giorgio De Stefano e Progetti Golpisti

Giorgio De Stefano, figura legata alla criminalità organizzata calabrese, è stato menzionato in relazione al traffico di armi e a un presunto progetto golpista (4199, 229). Guardigli ha confermato di essersi recato a Reggio Calabria per consegnare a De Stefano una microspia (4195).

14.0.5 Criticità nelle Indagini e Omissioni Investigattive

Le indagini presentano diverse criticità, tra cui la mancata indagine su Tullio Olivetti (4001). La gravità di questa omissione non sarebbe attenuata se non esistesse un legame tra il caso Moro e gli interessi di Olivetti (1788).

14.0.6 Altre Figure Coinvolte e Collegamenti

Altre figure rilevanti includono Frank Coppola, Aldo Pascucci, Franco Restelli e Vinicio Avegnano (4125, 4192, 6648). Alcune figure, come Michele Riccio, hanno lavorato per il generale Dalla Chiesa (6568).

14.0.7 Armi “Sceniche” e Richieste Anomale

Le armi scoperte nell’indagine sul traffico di armi erano in realtà “sceniche”, ma potevano essere rese operative rapidamente (2203). Guardigli ha riferito di aver ricevuto richieste anomale di armi da una fonte governativa (2214).

14.0.8 Ambienti della Destra Extraparlamentare e Servizi Segreti

Riccio ha dichiarato che le stragi sono state ispirate da “ambienti della destra extraparlamentare ordinovista e da ambienti deviati istituzionali legati ai servizi segreti, massoneria e a certi ambienti della politica” (4736).

14.0.9 Conclusioni e Prossimi Passaggi

La Commissione intende continuare l’esame del carteggio processuale, sentire i protagonisti della vicenda e richiedere informazioni alle Agenzie di intelligence (1330). L’indagine su Tullio Olivetti e le sue attività rimane un punto cruciale da approfondire (1503).

Note Aggiuntive

Questo resoconto fornisce una panoramica dettagliata delle indagini, evidenziando i collegamenti tra il traffico di armi, il sequestro Moro e il coinvolgimento di diverse figure criminali e istituzionali.

15 Resoconto sulle Indagini Relative al Caso Moro e alla Criminalità Organizzata

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse da diverse fonti, riguardanti il coinvolgimento di organizzazioni criminali e figure legate ai Servizi segreti nel caso Moro. Le informazioni sono state raccolte da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, testimonianze di funzionari e documenti ufficiali.

15.0.1 Coinvolgimento della ’Ndrangheta e Figure Eversive

Saverio Morabito, ex collaboratore di giustizia, ha fornito informazioni cruciali sul ruolo della ’ndrangheta. (1102) La requisitoria del Procuratore generale Luigi Ciampoli ha evidenziato la possibilità di un coinvolgimento più ampio rispetto a quanto inizialmente dichiarato. (32) Vincenzo Vinciguerra, figura legata alla destra eversiva, ha riferito di aver conosciuto Francesco Varone detto Rocco in carcere. (2183)

15.0.2 Valutazione della Credibilità di Guardigli e Traffico di Armi

L’inchiesta sul traffico di armi che coinvolse Luigi Guardigli, Tullio Olivetti e altri, ha portato a condanne minori per Guardigli e assoluzioni per gli altri imputati. (2179) La perizia di Aldo Semerari e Franco Ferracuti definì Guardigli come soggetto mitomane, influenzando la valutazione della sua credibilità da parte di Armati e del giudice istruttore Ettore Torri. (1319)

15.0.3 Contatti e Segnalazioni di Personaggi Sospetti

Norman Ehehalt è stato oggetto di indagini per aver prestato assistenza a un’associazione criminale. (1464) Una nota del SISMI al SISDE, datata 8 giugno 1979, ipotizzava che Giorgio Conforto fosse un “agente d’influenza” del KGB, con compiti di infiltrazione in ambienti diplomatici e movimenti politici. (5312) Benito Cazora e Sereno Freato hanno introdotto negli atti di indagine un riferimento a un personaggio legato alla ’ndrangheta. (4291)

Riferimenti a Personaggi e Organizzazioni Criminali

Ugo Bossi ha riferito di essere stato avvertito dell’inopportunità del suo interesse per le informazioni tramite Buscetta. (1323) Antonio Sestito ha dichiarato che un mitra utilizzato per uccidere La Rosa era “sporco”, avendo sparato durante il sequestro Moro. (3907)

15.0.4 Valutazioni e Approfondimenti Necessari

È necessario approfondire il coinvolgimento di appartenenti alla criminalità organizzata nel caso Moro, acquisendo atti relativi alle dichiarazioni di Saverio Morabito e alla documentazione riguardante Francesco Delfino e Antonio Nirta. (139) È importante verificare un’eventuale relazione tra i Servizi di sicurezza e Tullio Olivetti, titolare del bar di via Fani. (1319)

15.0.5 Altre Informazioni Rilevanti

Vinicio Avegnano, con precedenti penali, collaborava con le Forze di polizia. (4110) Il maresciallo Angelo Incandela ha organizzato un trasferimento per Patrizio Peci, che poi collaborò con la giustizia. (7184) Antonio Nirta “Due nasi” partecipava a incontri con i vertici di Cosa Nostra. (4867)

15.0.6 Conclusioni e Prospettive Future

Il riesame complessivo dell’inchiesta e le nuove escussioni inducono a rivalutare le affermazioni di Guardigli. (4239) È necessario effettuare ulteriori approfondimenti sul bar Olivetti, alla luce del coinvolgimento di Tullio Olivetti in un traffico internazionale di armi. (1266)

Note

Questo resoconto fornisce una panoramica delle informazioni emerse dalle indagini, evidenziando i punti chiave e le aree che richiedono ulteriori approfondimenti.

16 Resoconto sulle indagini relative al sequestro Moro e ai collegamenti con la criminalità organizzata

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse dalle audizioni e dai documenti relativi alle indagini sul sequestro di Aldo Moro, con particolare attenzione ai possibili collegamenti con la criminalità organizzata, il traffico di armi e il coinvolgimento di figure chiave.

16.0.1 Il ruolo di Antonino Fiume e la ’ndrangheta

Secondo il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, Antonino Fiume, ex fidanzato della figlia di Paolo De Stefano, era un “perno” delle ricostruzioni processuali che riguardano la cosca De Stefano (864, 4858). Le indagini sul bar Olivetti, che hanno coinvolto figure come Frank Coppola e riferimenti ai clan D’Agostino e De Stefano (33, 34), rafforzano l’esigenza di approfondire il coinvolgimento della criminalità organizzata nel caso Moro (1113). Il procuratore Cafiero de Raho ha affermato che Nirta, Piromalli e De Stefano sono le dinastie fondamentali della ’ndrangheta (4847).

16.0.2 Contatti tra Nirta e la polizia/servizi segreti

Antonio Nirta, detto “due nasi”, è descritto come uno degli esecutori materiali del sequestro di Aldo Moro (1105). Morabito ha riferito che Nirta aveva contatti con la polizia o i servizi segreti (1105). L’Arma dei Carabinieri ha deciso di verificare se Nirta fosse presente in via Fani in base a stampe fotografiche acquisite da quotidiani (4309).

16.0.3 Il coinvolgimento di Luigi Guardigli e il traffico di armi

Luigi Guardigli, escusso il 7 giugno 2016 (211), ha ribadito il ruolo centrale di Tullio Olivetti nel traffico di armi e ha evidenziato attività a sostegno di gruppi palestinesi (4064). Guardigli è stato coinvolto in un traffico internazionale di armi facente capo a Luigi Guardigli (4122). L’informativa del SISMI del 30 maggio 1978 poneva questioni sulla figura di Olivetti e sulla sua connessione con la strage di via Fani (4122). Guardigli è stato definito “una personalità mitomane” da una perizia psichiatrica (1293).

16.0.4 Il ruolo di Tullio Olivetti e il bar Olivetti

Le indagini hanno evidenziato il coinvolgimento di Tullio Olivetti in un traffico d’armi scoperto a partire dalla fine di gennaio 1977 (3995). Giancarlo Armati ha definito il bar Olivetti come “elemento chiave” del sequestro Moro (1691). Un appunto del 6 novembre 1978 descriveva Olivetti come il maggiore azionista della spa “Olivetti Ristoranti”, fallita nel 1977 (4165).

16.0.5 I rapporti tra Pascucci, Avegnano e Olivetti

Le indagini hanno documentato rapporti tra Aldo Pascucci, Vinicio Avegnano e Tullio Olivetti (4105). Pascucci avrebbe espresso interesse per la questione e Coppola avrebbe avuto interesse alla cosa (2164).

16.0.6 Il coinvolgimento di Luigi Moschella e il contatto con il brigatista

Luigi Moschella, magistrato piemontese di origine siciliana, avrebbe favorito il contatto tra un brigatista e Luigi Moschella (864, 4738).

16.0.7 Il modus operandi dei brigatisti e le armi

I brigatisti creavano una “copertura” per le auto di provenienza furtiva con targhe false, documenti e assicurazioni contraffatte (3839). Le armi “movimentate” erano inerti, da assimilare alle “armi giocattolo” (4045).

16.0.8 Il ruolo di Vinicio Avegnano e l’intelligence

Vinicio Avegnano, informatore delle Forze dell’ordine, appare come persona consapevole e accorta, capace di far filtrare informazioni (4122).

16.0.9 Altri aspetti rilevanti

16.0.10 Conclusioni

Le indagini hanno rivelato un complesso intreccio di relazioni tra la criminalità organizzata, il traffico di armi e figure chiave nel caso Moro. Ulteriori approfondimenti sono necessari per chiarire i dettagli e la rilevanza di questi collegamenti.


17 Resoconto delle Commissioni Parlamentari d’Inchiesta sul Rapimento e la Morte di Aldo Moro

Il presente resoconto sintetizza le informazioni emerse dalle audizioni relative alle Commissioni Parlamentari d’Inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, istituite con legge del 30 maggio 2014, n.

Composizione delle Commissioni

Le commissioni parlamentari d’inchiesta, composte da deputati e senatori, hanno mantenuto una composizione stabile nel corso delle audizioni. Tra i membri figurano figure di spicco come Giuseppe Fioroni (Presidente), Alfredo Bazoli, Paolo Bolognesi, e altri.

Contenuti delle Audizioni

Contraddizioni e Ambiguità

Informazioni Peculiari

Note

Le informazioni contenute in questo resoconto sono basate sulle audizioni e i documenti forniti. Per un approfondimento, si consiglia di consultare i testi originali.

18 Resoconto delle audizioni e delle indagini relative al caso Moro

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse dalle audizioni e dalle indagini condotte dalla Commissione, con particolare attenzione ai dettagli e alle peculiarità rilevate.

Contatti con la Chiesa e trattative per il rilascio

Monsignor Fabio Fabbri, collaboratore di monsignor Cesare Curioni, ha dichiarato che quest’ultimo era incaricato da Papa Paolo VI di cercare contatti e avviare una trattativa per il rilascio di Aldo Moro tramite il pagamento di un riscatto (2280). Monsignor Mennini ha ricordato la sua conoscenza con Moro, risalente a circa dieci anni prima del sequestro, sottolineando che non era legata alla dimensione religiosa (783). Monsignor Mennini ha affermato che Curioni gli disse di aver partecipato materialmente alla stesura della lettera del Papa agli uomini delle Brigate Rosse (6746).

Comunicazioni e messaggi

Il senatore Acquaviva ha precisato che il suo canale di comunicazione con la Santa Sede era monsignor Achille Silvestrini, che era molto riservato (2304). Il senatore Imposimato ha dichiarato di non essersi mai occupato della struttura Gladio, salvo quando venne a conoscenza di un libro che indicava un gladiatore, Nino Arconte, che aveva riferito di aver ricevuto un documento che sollecitava iniziative per la liberazione di Moro (523).

Contatti e comunicazioni tra esponenti politici

Il senatore Signorile ha ricordato di aver informato il generale Arnaldo Ferrara del suo tentativo di trattativa (2352). Il prefetto Mosino ha dichiarato che Cossiga era molto presente e chiedeva continuamente notizie (5086). Il presidente Leone avrebbe precisato a Damato che il suo interlocutore in tema di grazia non era Andreotti, ma Francesco Paolo Bonifacio (6793).

Riferimenti a eventi e documenti

Il senatore Grassi ha ricordato il clima di tensione generato da una pluralità di eventi che hanno preceduto il rapimento di Moro, tra cui un colloquio tra Moro e Kissinger nel 1974, articoli pubblicati da Pecorelli su OP e l’attentato al treno Roma-Monaco (1458). Il presidente della Commissione ha inviato a monsignor Mennini una richiesta di chiarimento, citando una trascrizione esatta della telefonata intercettata (6748).

Dichiarazioni e testimonianze contrastanti

Gennari ha dichiarato che Zaccagnini non gli disse mai di una visita dell’abbé Pierre alla sede della DC (5176). Inzerilli ha precisato di non aver mai partecipato a nessun convegno insieme a Franceschini (5017). Rana ha dichiarato che il tentativo effettuato dal Vaticano durante i 55 giorni di ottenere la liberazione di Moro attraverso il pagamento di un riscatto era seguito da Guerzoni (2267).

Informazioni aggiuntive

Il 4 febbraio 2016 la Commissione ha audito monsignor Fabio Fabbri (2280). Il 20 marzo 2017 si è svolta l’audizione di Guido Bodrato (4917). Il 22 settembre 2015 si è svolta l’audizione del professor Achille Lucio Gaspari (6746).

Contraddizioni e ambiguità

La lettera del 28 aprile, scritta da Moro, esprimeva la necessità di comunicare a «questi ostinati immobilisti della Dc» che in passato erano stati fatti scambi per salvare vittime innocenti (2974).

Dati tecnici e riferimenti normativi

Il maresciallo Mango ha dichiarato di non sapere nulla in merito al «Piano zero» elaborato per i sequestri di persona in Sardegna (2141).

Note aggiuntive

Le informazioni contenute in questo resoconto sono state ricavate dalle audizioni e dalle indagini condotte dalla Commissione. Per approfondire, si consiglia di consultare i testi originali.

19 Resoconto delle Audizioni: Temi Chiave e Dichiarazioni Rilevanti

Il presente resoconto sintetizza le informazioni emerse dalle audizioni, organizzandole per temi principali e evidenziando dichiarazioni rilevanti. L’obiettivo è fornire una panoramica dettagliata, utile per approfondimenti successivi.

19.0.1 Rapporti tra Governo e DC durante le Indagini

L’audito ha riferito che i rapporti e le comunicazioni sul progresso delle indagini tra il Governo e la DC avvenivano quotidianamente attraverso i presidenti e i segretari dei due gruppi parlamentari (4940). In particolare, le informazioni giungevano attraverso i capigruppo, il segretario Benigno Zaccagnini e il vicesegretario Giovanni Galloni, quest’ultimo con contatti anche con il PCI (4940).

19.0.2 Conoscenza della Struttura Stay-behind da parte di Moro

Riguardo alla conoscenza della struttura Stay-behind da parte di Aldo Moro, l’audito ha richiamato una dichiarazione di Taviani, secondo cui Moro la designava con la denominazione “SID parallelo” (5009). Questo suggerisce che Moro, pur non avendo una conoscenza approfondita, era consapevole della sua esistenza (5009).

19.0.3 Dichiarazioni e Atteggiamenti dell’Audito

L’audito ha spesso dichiarato di non ricordare dettagli specifici, come nell’episodio narrato da Tessari (5245), e ha mostrato un atteggiamento polemico in risposta ad alcune domande (4514).

19.0.4 Episodio di Seguito Poliziesco e Controllo Telefonico

Signorile ha riferito di un episodio che gli diede la certezza di essere seguito dalle forze di polizia (823). Ha ricordato che fu Cossiga a informarlo del controllo del suo telefono (823).

19.0.5 Proposta di Grazia per Paola Besuschio

Un tema emerso è la proposta di grazia in favore di Paola Besuschio, originata dal Presidente Leone, con l’obiettivo di favorire la liberazione dell’ostaggio (6779).

19.0.6 Canale di Ritorno e Ruolo di Don Mennini

Il deputato Violante ha ritenuto meritevole di approfondimento l’ipotesi del “canale di ritorno”, con riferimento a don Antonello Mennini e Nicola Rana, nonché il ruolo del dottor Claudio Vitalone (336).

19.0.7 Fuga di Lojacono e Contatti nel PCI

Lojacono riuscì a espatriare grazie all’aiuto della madre e del padre, che tramite i suoi contatti nel PCI gli procurò la possibilità di fuggire in Algeria (6112).

19.0.8 Appartenenza di Tiberti a Gladio e Socio d’Onore Sogno

L’audito ha confermato l’appartenenza di Enzo Tiberti alla struttura Gladio di Milano e ha riferito che, al primo congresso degli ex appartenenti a Gladio, nel 1995, Sogno venne inserito come socio d’onore (5043).

19.0.9 Rapporti tra Cossiga e Fabio Isman

L’audito ha dichiarato di non sapere quante volte Cossiga ricevesse Fabio Isman, spiegando che, quando veniva mandato da lui, gli forniva le stesse informazioni che avrebbe dato a qualsiasi giornalista (5088).

19.0.10 Visita di Elio Cioppa in Via Caetani

Elio Cioppa ha dichiarato che prima di lui in via Caetani si era recato un altro funzionario di Polizia, Federico Vito (4781).

19.0.11 Visita di Parlato e Spinella allo Studio di Moro

Nella seduta del 22 marzo, il presidente Fioroni ha citato le visite di Parlato e Spinella allo studio di Moro (2238).

19.0.12 Comunicazione di Morucci al Professor Tritto

Signorile ha confermato che la comunicazione di Morucci al professor Tritto sul luogo in cui si trovava il corpo di Moro avvenne oltre un’ora prima della telefonata del 5 maggio (2363).

19.0.13 Difficoltà tra Masone e l’Audito

A seguito di un episodio durante le indagini sul sequestro di Giovanna Amati, si erano acuite alcune difficoltà tra l’audito e il capo della Squadra mobile romana, Fernando Masone, portandolo a lasciare la Squadra mobile (4783).

19.0.14 Incarichi di Mennini per le Brigate Rosse

Monsignor Antonio Mennini fu incaricato dalle Brigate Rosse di recarsi in diversi punti della città per prendere e recapitare lettere di Aldo Moro (780).

19.0.15 Informazioni di Calogero su De Sena e il Servizio Francese

Calogero ha rivelato che De Sena lo informò che il dirigente del Servizio francese gli aveva confidato di aver ricevuto una richiesta di informazioni dal direttore del SISDE, il generale Giulio Grassini (6833).

19.0.16 Dichiarazioni di Mokbel durante la Perquisizione

Durante la perquisizione, Mokbel disse al brigadiere Merola che due ingegneri, Borghi, battevano a macchina con l’alfabeto Morse durante la notte (6833).

19.0.17 Ricordo di Maria Fida Moro del 16 Marzo

Maria Fida Moro ha rievocato la mattina del 16 marzo, quando andò a riprendere il figlio Luca (2230).

19.0.18 Proposta di Incontro con un Funzionario dei Servizi

L’audito ricevette una proposta di incontrare un funzionario dei Servizi, ma la rifiutò (824).

19.0.19 Segnalazione del Covo di Via Montalcini

Il deputato Grassi ha rievocato un incontro con Remo Gaspari, durante il quale apprese che la segnalazione del covo di via Montalcini era stata fatta pervenire al ministro Cossiga (2434).

19.0.20 Ricezione della Lettera da Guerzoni e Rana

Isman ricevette la lettera direttamente da Corrado Guerzoni e Nicola Rana (2231).

19.0.21 Rapporti Freddi con Zaccagnini

I rapporti con Benigno Zaccagnini furono piuttosto freddi, e l’audito veniva ricevuto dal capo della sua segreteria, Giuseppe Pisanu (786).

19.0.22 Messaggio del “Professor Nicolai”

L’interlocutore, che si qualificava come “professor Nicolai”, gli disse di aver fatto ricorso nuovamente a lui (786).

19.0.23 Ricordo di Corrado Guerzoni

Il senatore ha esordito ricordando l’audizione di Corrado Guerzoni (286).

19.0.24 Considerazioni di Marco Clementi sull’Identità di un Appartamento

Marco Clementi non ha rivelato l’identità della persona che mise a disposizione un appartamento a Roma per un incontro tra Moretti e Franco Piperno (825).

19.0.25 Differenze tra le Versioni di Gaspari e Marini

Il presidente ha rilevato la differenza tra la versione dei fatti riportata dal professor Gaspari e quella esposta dal magistrato Antonio Marini (2252).

19.0.26 Mancanza di Ricordo di Dura e Nicolotti

L’audito ha affermato di non ricordare da cosa nascesse la convinzione relativa alla presenza anche di Nicolotti (2237).

19.0.27 Uso della Tortura per la Liberazione di Dozier

Zamberletti ha negato che fosse stata usata la tortura per ottenere informazioni utili alla liberazione del generale Dozier (2285).

19.0.28 Presenza di Mazzette di Dollari a Castel Gandolfo

Fabbri ha dichiarato di aver visto, il 6 maggio 1978, nella residenza pontificia di Castel Gandolfo, le mazzette di dollari messe a disposizione per il riscatto (286).

19.0.29 Rapporti con il PCI

L’audito ha dichiarato di aver scambiato opinioni ogni settimana con Vincent Cannistraro, collaboratore dell’ambasciatore degli Stati Uniti John Volpe (4895).

19.0.30 Mancanza di Ricordo di Saba

Il professor Gaspari ha ricordato che il luogo di detenzione di Aldo Moro era stato segnalato all’onorevole Gaspari da un coinquilino, l’avvocato Martignetti (2237).

20 Resoconto delle Audizioni sul Caso Moro

Il presente resoconto sintetizza le informazioni emerse dalle audizioni relative al caso Moro, con particolare attenzione ai dettagli e alle peculiarità emerse. Il documento è strutturato per fornire una panoramica completa, utile a chi necessita di approfondire la questione.

Informazioni Generali

Note:

Questo resoconto mira a fornire una sintesi chiara e concisa delle informazioni emerse dalle audizioni, facilitando la comprensione e l’analisi del caso Moro.


21 Resoconto sulle Brigate Rosse e il Caso Moro

Il resoconto si basa su una serie di audizioni e dichiarazioni riguardanti le Brigate Rosse e il caso Moro, con particolare attenzione al ruolo di figure chiave come Valerio Morucci e Adriana Faranda.

Struttura e Organizzazione

Le informazioni sono state raggruppate per temi correlati, evidenziando le gerarchie tra informazioni principali e secondarie.

Dichiarazioni e Testimonianze

Rapporti e Relazioni

Controversie e Ambiguità

Dati Tecnici e Riferimenti Normativi

Segnalazioni Peculiari

Conclusioni

Il resoconto evidenzia la complessità delle dinamiche interne alle Brigate Rosse e i tentativi di mediazione con esponenti politici, sottolineando il ruolo di figure come Morucci e Faranda.

22 Resoconto sull’attività delle Brigate Rosse e figure correlate

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse da diverse audizioni e documenti relativi all’attività delle Brigate Rosse (BR) e alle figure correlate, con particolare attenzione al periodo del sequestro di Aldo Moro e alle sue conseguenze. Le informazioni sono state organizzate per temi e, ove possibile, evidenziate le gerarchie tra informazioni principali e secondarie.

22.0.1 Contatti e influenze internazionali

Secondo testimonianze, le BR ebbero contatti con la RAF tedesca fino al 1972 e successivamente con il “Movimento 2 giugno”, sempre tedesco, e con l’ “arcipelago” palestinese (4489). Il Mossad cercò di avvicinare le BR, ma senza successo. Mentre Giangiacomo Feltrinelli suggeriva un’alleanza con i Paesi del “campo socialista”, le BR ritenevano che la rivoluzione dovesse essere fatta in Italia (4489).

22.0.2 Posizioni interne e dissensi

All’interno delle BR, si sono verificate diverse posizioni e dissensi. Michele Galati ha dichiarato che Moretti era consapevole delle linee politiche diverse di Morucci e Faranda al momento del loro ingresso nell’organizzazione (4569). Successivamente, Moretti partecipò a riunioni con persone che non intendevano seguire Renato Curcio (3291). Adriana Faranda ha aggiunto che inizialmente le BR sbagliarono le loro valutazioni, poiché erano convinte che lo Stato avrebbe cercato di riavere Moro (4613).

22.0.3 Ruolo di Morucci e Faranda

Morucci lamentava l’“impasse” dell’area, che coincideva con la fine del suo “monopolio” e la sua possibile utilizzazione strumentale (5476). Morucci ha rivendicato la “battaglia” contro l’uccisione di Moro come scelta politica (5447). Morucci e Faranda si sono distanziati dalle BR per tentare un rilancio dell’attività politica e terroristica (3662). Il loro tentativo di creare un movimento armato alternativo è fallito (5358).

22.0.4 Ruolo di Giovine e Craxi

Giovine ha trasmesso a Craxi almeno tre lettere provenienti da Moro (3005), il quale decideva se diffonderne il contenuto tramite le agenzie di stampa (3005). Craxi ha avuto posizioni non univoche durante il sequestro Moro (2318).

22.0.5 Tentativi di mediazione e trattative

Il senatore Rosati tentò di ampliare il consenso dei dirigenti del partito su una posizione alternativa alla linea della fermezza (811). Si è ipotizzato che ambienti vicini alla famiglia di Moro abbiano cercato di aprire una strada per la sua liberazione (6817).

22.0.6 Ruolo di Guiso e Bonomi

Guiso operava in concerto con Aldo Bonomi e Umberto Giovine, appartenenti a ambienti socialisti legati a “Critica sociale” (6051).

22.0.7 Ruolo di Senzani

Senzani può aver svolto un ruolo da “consulente” delle BR, per poi staccarsi dall’organizzazione (4582).

22.0.8 Ruolo di Troiano

Troiano capeggiò una cellula con regole di comportamento specifiche, tra cui il divieto di avere rapporti sessuali con donne e la disponibilità solo per i fini dell’organizzazione (3316).

22.0.9 Posizioni e valutazioni

Franceschini ha detto che non riteneva molto credibile la ricostruzione di alcuni eventi (4721). Signorile ha affermato che fino a un certo momento vi erano diverse opzioni riguardo al destino di Moro (3662).

Riferimenti normativi e tecnici

Il resoconto include riferimenti a processi, audizioni e articoli di giornale, come “Il Resto del Carlino” del 24 febbraio 1975 (2759) e “L’Espresso” del 23 aprile 1978 (6983).

22.0.10 Ambiguità e contraddizioni

Il resoconto segnala contraddizioni tra le versioni di Moretti e Simioni (3291) e ambiguità riguardo alle prospettive future di Morucci e Faranda (5358).

22.0.11 Altre informazioni

Il resoconto include informazioni su:

Questo resoconto fornisce una panoramica dettagliata delle attività delle BR e delle figure correlate, evidenziando le complessità e le contraddizioni che hanno caratterizzato questo periodo storico.

23 Resoconto delle audizioni relative al sequestro di Aldo Moro e alle Brigate Rosse

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse dalle audizioni relative al sequestro di Aldo Moro e alle Brigate Rosse, con particolare attenzione ai tentativi di trattativa e alle dinamiche interne ai vari gruppi politici e criminali coinvolti.

Contesto storico e dinamiche interne alle BR

Secondo quanto riferito da Franceschini, la morte di Giangiacomo Feltrinelli nel 1972 portò a un senso di smarrimento tra Curcio e lui, poiché relazioni importanti vennero trascurate. (3238) Morucci, in particolare, rivendicava un ruolo importante nella gestione del carcere e temeva che la limitazione dell’intervento alla “verbalizzazione” della critica alla lotta armata avrebbe portato a un’esplosione di violenza (5469). La seconda area di contatto, “romana”, si sviluppò tramite Claudio Signorile e si rivolse a figure come Franco Piperno e Lanfranco Pace (3574), con un’area sviluppatasi dall’Autonomia operaia che aspirava a diventare un “partito armato” (3555).

Tentativi di trattativa e coinvolgimento politico

Durante il periodo del sequestro Moro, Mango ha dichiarato che l’Ufficio ebbe contatti con elementi fiduciari del Partito Comunista, del Partito Socialista e del Movimento Sociale, ma non con personaggi della malavita (2138). Giovine ha precisato che il suo unico referente durante la trattativa fu Bettino Craxi, con il quale comunicava in maniera riservata (2371). Secondo Morucci, era necessario promuovere una cultura che contrastasse la logica dell’emergenza e il blocco contro il blocco (4843).

Ruolo di Piperno e Pace

Piperno e Pace costituivano il tramite principale per i brigatisti con il mondo politico-istituzionale (2325). Isman ha espresso la sensazione che Piperno ricevesse notizie di prima mano (2441). Signorile, tramite Zanetti e Scialoja, riuscì a contattare Piperno e Pace (3577).

Evoluzione della posizione socialista

La posizione socialista, inizialmente allineata alla “linea della fermezza”, maturò progressivamente dopo il Congresso di Torino del 30 marzo – 2 aprile 1978 (3563). Giovine fu invitato ad attivarsi da Walter Tobagi, che suggerì di incontrare l’avvocato Giannino Guiso (2368).

Contatti e comunicazioni

Giovine trasmetteva le lettere ricevute a Craxi, che decideva se diffonderne il contenuto (2382). Secondo Giovine, Guiso avrebbe dovuto veicolare la disponibilità dei brigatisti detenuti ad accettare una soluzione che salvaguardasse Moro e garantisse un trattamento meno duro (6684).

Riflessioni e considerazioni

Abu Sharif ha espresso la convinzione che gli Stati Uniti abbiano pianificato di rapire e uccidere Moro se non avesse cambiato posizione (5266). Zamberletti ha affermato che nella DC vi erano persone favorevoli alla trattativa, ma prevalse la linea della fermezza (3299). L’audizione di Giovine ha evidenziato la necessità di una valutazione storico-politica delle vicende del terrorismo (5746).

Note aggiuntive

24 Resoconto sulla vicenda del sequestro di Aldo Moro e le Brigate Rosse

Il presente resoconto mira a fornire una panoramica dettagliata delle attività delle Brigate Rosse, delle loro interazioni con figure politiche e istituzionali, e delle possibili influenze esterne che hanno contribuito al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro.

Contatti e Tentativi di Pacificazione

Diversi individui, tra cui il giudice Imposimato e suor Teresilla, hanno cercato di stabilire contatti con esponenti del terrorismo politico, con l’obiettivo di creare una forma di pacificazione con le vittime. Questi tentativi, tuttavia, non hanno avuto successo.

Organizzazione e Struttura delle Brigate Rosse

Il convegno di Pecorile nel 1970 ha segnato un momento cruciale nella formazione delle BR, con la discussione sulla necessità di passare alla clandestinità e organizzarsi concretamente. Dopo l’arresto di Curcio e Franceschini nel 1974, l’organizzazione ha subito una riorganizzazione, rafforzando le misure di sicurezza per evitare infiltrazioni.

Influenze Esterne e Possibili Interessi

Sono state sollevate ipotesi riguardanti il coinvolgimento di servizi segreti internazionali, in particolare la CIA, nelle attività delle BR. Alcuni documenti suggeriscono pressioni per far intervenire Gladio in situazioni di conflittualità interne all’Italia. Inoltre, si ipotizza che il delitto sia stato “appaltato” alle BR da forze internazionali, con interessi legati alla politica estera italiana.

Ruolo di Figure Politiche e Istituzionali

Diversi politici e funzionari governativi sono stati coinvolti in trattative e contatti con le BR, tra cui l’onorevole Signorile, che ha collaborato con Franco Piperno e Lanfranco Pace. Si ipotizza che il Ministro dell’Interno fosse a conoscenza dei contatti in corso con i palestinesi.

Ambienti Criminali e Contatti con la Malavita

È stato evidenziato un legame tra le BR e ambienti criminali, in particolare la ’ndrangheta, con traffici di armi e attività illecite.

Contraddizioni e Ambiguità

Il resoconto segnala contraddizioni e ambiguità nelle testimonianze e nei documenti acquisiti, suggerendo la necessità di ulteriori approfondimenti per chiarire alcuni aspetti della vicenda.

Conclusioni

La vicenda del sequestro di Aldo Moro e le attività delle Brigate Rosse sono complesse e intricate, con molteplici fattori e influenze esterne. Il resoconto evidenzia la necessità di continuare a indagare e a ricostruire gli eventi, al fine di comprendere appieno le dinamiche che hanno portato alla tragica conclusione del sequestro.


25 Resoconto su Contatti tra Servizi Italiani, Brigate Rosse e Organizzazioni Palestinesi (7)

Il presente resoconto sintetizza le informazioni relative ai contatti e alle collaborazioni tra i Servizi segreti italiani, le Brigate Rosse e le organizzazioni palestinesi, con particolare riferimento al periodo antecedente e successivo al sequestro di Aldo Moro. Le informazioni sono tratte da diverse fonti, tra cui comunicazioni del SISMI, del SISDE e della DIGOS, nonché da testimonianze e documenti relativi alle indagini.

Contatti e Collaborazioni Iniziali

A partire dal 1974, si è verificata una cooperazione tra diverse organizzazioni terroristiche, tra cui le Brigate Rosse, operanti in Libano, Libia e Yemen del Sud. Il colonnello Stefano Giovannone, Capo centro del SISMI a Beirut, ha svolto un ruolo chiave nel mantenere i contatti tra i Servizi italiani e le organizzazioni palestinesi, in particolare con George Habbash, rappresentante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). (2781, 1439, 5947)

Avvertimenti e Informazioni sul Terrorismo

Il 17 febbraio 1978, Giovannone ha comunicato da Beirut un avvertimento riguardante un’operazione terroristica di notevole portata programmata da terroristi europei, che potrebbe coinvolgere l’Italia (2781). Successivamente, il 15 febbraio 1975, una nota del SID segnalava contatti tra organizzazioni estremiste irlandesi e italiane (IRA e Brigate Rosse) e gruppi palestinesi (5869).

Ruolo del FPLP e Contatti con Brigate Rosse

Il FPLP ha più volte assicurato l’impegno a escludere l’Italia da piani terroristici, ma contemporaneamente, secondo alcune informazioni, ha cercato di ristabilire un rapporto di collaborazione con le Brigate Rosse (2945, 5948, 2782). Il 21 giugno 1978, Giovannone ha riferito che le Brigate Rosse avrebbero fatto pervenire a Habbash copie delle dichiarazioni rese da Aldo Moro durante la prigionia (2918, 5841).

Collaborazione tra Brigate Rosse e Giugno Nero

L’11 agosto 1978, una nota del SISDE ha segnalato una stretta collaborazione tra le Brigate Rosse e Giugno Nero, con i capi di quest’ultima organizzazione informati dalle Brigate Rosse sulle azioni terroristiche imminenti (2873).

Contatti con Abu Hol e la Questione Moro

Abu Hol, responsabile della sicurezza dell’OLP, ha collaborato con i Servizi italiani per individuare un “canale” diretto per accertare l’esistenza in vita di Aldo Moro (2924, 3016).

Contraddizioni e Ambiguità

Nonostante gli impegni formali del FPLP a escludere l’Italia da piani terroristici, le informazioni suggeriscono un coinvolgimento di elementi palestinesi in attività terroristiche sul territorio italiano (5857, 5859). La Commissione Mitrokhin ha evidenziato come la mancata scarcerazione di Abu Anzeh Saleh possa aver portato a un deterioramento dei rapporti con il FPLP (5802).

Contatti con Abu Sharif e la Questione delle Armi

Abu Sharif, ex portavoce dell’OLP, ha affermato che il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina non ha sostenuto operazioni realizzate in Europa dalle Brigate Rosse (5114).

Segnalazioni e Allarmi

Il 31 agosto 1978, un rapporto della DIGOS ha segnalato la possibilità di azioni terroristiche in Italia o all’estero con il concorso di elementi stranieri (2944).

Conclusioni

Le informazioni raccolte suggeriscono un quadro complesso di contatti e collaborazioni tra i Servizi italiani, le Brigate Rosse e le organizzazioni palestinesi. La natura composita della galassia palestinese e le ambiguità nei rapporti tra le diverse fazioni rendono difficile ricostruire con precisione gli eventi e le responsabilità (6109).

Note:

26 Resoconto sull’Interazione tra Brigate Rosse e Movimenti Palestinesi

Il presente resoconto riassume le informazioni relative all’interazione tra le Brigate Rosse e i movimenti palestinesi, basandosi su una serie di documenti e audizioni. L’analisi evidenzia una complessa rete di contatti e collaborazioni, con implicazioni significative per la vicenda del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro.

Contatti Iniziali e Ruolo di Abu Ayad (alias Salah Khalaf)

Secondo l’informativa dell’ottobre 1974 (5863), il Centro C.S. di Milano segnalò un incontro tra “fonte Dino” e Abu Ayad, capo dei servizi di informazione e sicurezza palestinesi, a Beirut. Questa informativa suggerisce un’iniziale fase di contatto tra Brigate Rosse e movimenti palestinesi.

Mediazione Palestinese e Contatti con la RAF

Il Servizio precisava che una ricerca, sviluppata su direttiva personale di Yasser Arafat (2954), individuò un palestinese come possibile tramite per i contatti con esponenti della Rote Armee Fraktion (RAF), organizzazione terroristica tedesca. Questo individuo avrebbe presentato un brigatista alla ricerca di contatti con le formazioni palestinesi non soggette all’OLP.

Coinvolgimento del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

Il colonnello Giovannone riferì che Habash, circa un anno prima del rapimento di Moro (5121), spiegò a Giovannone che l’FPLP non aveva più rapporti con le BR e avvisò, senza indicare nomi, che la “seconda generazione” dei capi delle BR era infiltrata da parte degli Stati Uniti.

Impegno dell’FPLP ad Escludere l’Italia dai Piani Terroristici

Il messaggio del 17 febbraio 1978 (5861), in cui Giovannone riferì che Habash aveva garantito che l’FPLP avrebbe escluso l’Italia dai piani terroristici (5861), indica un tentativo di distanziamento dell’FPLP dalle attività delle BR.

Possibile Collaborazione tra Servizi Segreti Italiani e Gruppi Terroristici

Il ragionamento del documento esprime la valutazione che i Servizi segreti italiani avrebbero potuto penetrare all’interno delle organizzazioni terroriste e orientarne l’evoluzione (324).

Contatti con Nemr Hammad e Collaborazione con i Servizi di Sicurezza Palestinesi

Un appunto SISMI acquisito agli atti della Commissione (3837) suggerisce che Nemr Hammad, “ambasciatore” dell’OLP in Italia, avrebbe proposto una forma di collaborazione permanente tra i servizi di sicurezza palestinesi e quelli italiani in cambio della collaborazione nella risoluzione del sequestro Moro.

Contatti tra Brigate Rosse e Movimenti Palestinesi Esterni all’OLP

L’informativa del giugno 1978 (6015) indica rapporti operativi tra le Brigate Rosse e i gruppi palestinesi esterni all’OLP, che Giovannone raggiunse tramite l’FPLP.

Interruzione dei Rapporti tra FPLP e BR

Abu Sharif ha ribadito che i rapporti tra l’FPLP e le BR si interruppero nel 1976 (5137).

Accordi tra Servizi Segreti NATO, Israeliani e Italiani

Un documento mancante di Moro (5844) descriveva accordi tra i servizi segreti dei paesi NATO e quelli israeliani per operare sul territorio italiano.

Coinvolgimento di Conforto e il KGB

Una nota del SISMI al SISDE (5312) ipotizzava che Giorgio Conforto fosse un agente d’influenza del KGB.

Possibile Ruolo della STASI

Gianluca Falanga, audito dalla Commissione (4175), ha affermato che la STASI potrebbe aver trasmesso informazioni sulla vicenda Moro tramite comunicazioni di polizia tra Italia e Germania Ovest.

Viaggio di Moretti e Dura in Libano e Acquisizione di Armi Palestinesi

Il viaggio di Moretti e Dura in Libano nel 1979 (6107) potrebbe essere visto come l’esito della ripresa dei rapporti tra brigatisti e palestinesi.

Possibile Complotto tra Servizi Segreti Italiani, CIA e Servizi Israeliani

Una notizia pubblicata sui quotidiani italiani (3111) suggeriva un complotto tra servizi segreti italiani, CIA e servizi israeliani ai danni dei dirigenti delle organizzazioni palestinesi.

Contatti tra Brigate Rosse e “Giugno Nero” di Abu Nidal

Una nota del SISDE dell’agosto 1978 (5134) riferiva una possibile collaborazione tra BR e “Giugno nero” di Abu Nidal.

Messaggio di Giovannone e Dichiarazioni di Moro

Un messaggio del 21 giugno 1978 (5132) indicava che le Brigate Rosse avrebbero trasmesso a George Habash dichiarazioni rese da Moro durante il sequestro.

Rapporti Politici e di Sicurezza tra Italia e FPLP

Giovannone ha affermato che l’Italia inviava aiuti ai campi profughi palestinesi tramite l’FPLP (5109).

Possibile Ruolo di Giovannone e Contatti con Arafat

Giovannone ha espresso rispetto per l’impegno dell’FPLP a proteggere l’Italia da azioni terroristiche (5117).

Contatti tra Brigate Rosse e Movimenti Terroristici Europei

L’FPLP ha sostenuto la lotta in Palestina (5812).

Ruolo di Bassam Abu Sharif e la Lotta Palestinese

Bassam Abu Sharif ha affermato che l’FPLP non ha sostenuto operazioni in Europa (5813).

Coinvolgimento di Membri della RAF nella Preparazione del Piano per il Sequestro di Moro

Si afferma che membri della RAF hanno partecipato alla preparazione del piano per il sequestro di Moro (4284).

Trattativa per la Liberazione di Moro e Coinvolgimento dei Servizi Segreti

La fine di aprile 1978 (6060) evidenziò l’esistenza di una trattativa per la liberazione di Moro con la dirigenza palestinese.

Contatti tra Brigate Rosse e Simpatizzanti Palestinesi

Studenti palestinesi avrebbero cercato di ristabilire contatti con elementi delle Brigate Rosse (2956).

Collaborazione tra Servizi Segreti Italiani e Israeliani

Confidenzialmente si asserisce che i servizi segreti italiani collaborano con quelli israeliani (2951).

Interferenze Esterne sulle Brigate Rosse

Il dottor Infelisi ha affermato di non aver registrato interferenze esterne sulle BR (386).

Progetto Terroristico Congiunto Programmato a Livello Europeo

Un progetto terroristico congiunto programmato a livello europeo (1453) presenta analogie con il possibile ruolo attivo della RAF nella vicenda del sequestro di Moro (14.1).

Riferimenti a Campi in Libano, Giordania e Siria

Riferimenti a campi in Libano, Giordania e Siria (5820) evidenziano l’ampio coinvolgimento di italiani nella lotta palestinese.

Possibile Coinvolgimento di un Campo di Addestramento Iracheno

Un campo di addestramento iracheno in cui erano presenti due italiani (2961) suggerisce un coinvolgimento italiano in attività terroristiche.

Serrata Attività per Ottenere Notizie sul Rapimento di Moro

Il carteggio dimostra una serrata attività finalizzata ad avere notizie sul rapimento di Moro (2961).

Conclusione

Le informazioni raccolte suggeriscono una complessa rete di contatti e collaborazioni tra Brigate Rosse e movimenti palestinesi, con implicazioni significative per la vicenda del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro. Ulteriori approfondimenti sono necessari per chiarire il ruolo preciso dei diversi attori coinvolti e le motivazioni alla base delle loro azioni.

27 Resoconto sui Rapporti tra Brigate Rosse e Movimenti Palestinesi

Il presente resoconto riassume le informazioni relative ai collegamenti tra le Brigate Rosse e i movimenti palestinesi, con particolare attenzione al contesto del sequestro di Aldo Moro e alle dinamiche successive.

Contesto Generale e Prime Interazioni

Sin dagli anni ’70, in seguito al convegno internazionale sulla resistenza palestinese a Firenze (1971), si è assistito a una crescente attenzione dei movimenti estremisti italiani verso le organizzazioni palestinesi, in particolare quelle di tendenza marxista ( 5853 ). Questa attenzione si è manifestata in un’interazione che ha coinvolto anche il Fronte popolare, una formazione marxista autonoma dall’OLP, che ha fungto da cerniera con movimenti ostili all’OLP, come quelli di Wadie Haddad e Abu Nidal (5828).

Rapporti con l’OLP e Figure Chiave

Un Appunto del Direttore del SISMI del 28 aprile 1978, relativo alla richiesta di incontro del rappresentante OLP in Italia, Nemr Hammad, con il Ministro dell’Interno, Cossiga, evidenzia l’interesse dell’OLP a illustrare la propria posizione riguardo alle Brigate Rosse (5962). Il 28 aprile 1978, Hammadi chiedeva di essere ricevuto da Cossiga per rappresentare la disponibilità e l’interesse della dirigenza OLP a una forma di collaborazione permanente tra i servizi di sicurezza palestinesi e quelli italiani (2969).

Attività e Collegamenti Internazionali

Nell’aprile 1978, un gruppo di estremisti di sinistra in contatto con l’AKO, il Comitato palestinese di Zurigo e la rete di Soccorso rosso internazionale è stato arrestato al Cairo, insieme a un giornalista svizzero (5964). Il 27 maggio 1978, un documento del Raggruppamento Centri segnalava che Hammad aveva riferito che le organizzazioni palestinesi più pericolose erano quelle che facevano capo ad Abu Nidal e a Wadie Haddad (6066).

Il Ruolo di Giovannone e Moro

Il colonnello Giovannone ha svolto un ruolo centrale nell’interazione tra i Servizi italiani e i movimenti palestinesi, con iniziative sincronizzate con quelle palestinesi e in linea con le lettere di Moro (6728). Tuttavia, un messaggio inviato da Giovannone al SISMI il 17 febbraio 1978 riguardante un’operazione di terroristi europei che avrebbe potuto coinvolgere l’Italia, ha rivelato che l’interlocutore abituale di Giovannone era Taysir Qubaa (2955).

Controversie e Disinformazione

Un appunto riservato dell’Arma dei carabinieri del 28 aprile 1978 riportava la notizia che Gallinari si era incontrato con un pregiudicato in un contesto legato all’attentato a Leighton (1477). Un elemento peculiare è che Giovannone, su incarico dei Servizi segreti italiani, ha realizzato un’opera di disinformazione sulle Brigate Rosse, che potrebbe aver contribuito a una valutazione di inaffidabilità da parte di Bassam Abu Sharif (6092).

Il Ruolo di Bassam Abu Sharif

Bassam Abu Sharif, esponente del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, ha ribadito che non ci fu una richiesta dall’Italia di un intervento per liberare Moro e che, in caso di conoscenza di attività terroristiche contro l’Italia o di notizie utili alla liberazione di Aldo Moro, avrebbero avvertito i Servizi italiani (2871).

Contraddizioni e Ambiguità

Nonostante i tentativi di collaborazione, le relazioni tra le Brigate Rosse e i movimenti palestinesi hanno subito evoluzioni negative, portando alla ricerca di collaborazioni con esponenti dell’organizzazione studentesca palestinese G.U.P.S. in Europa (5964).

Conclusioni

Le informazioni acquisite evidenziano una complessa rete di relazioni tra le Brigate Rosse e i movimenti palestinesi, con implicazioni che si estendono a livello internazionale. La vicenda Moro e i rapporti con i movimenti palestinesi rappresentano un punto cruciale in questo contesto, con elementi che suggeriscono un coinvolgimento di figure chiave e dinamiche ancora da chiarire.

28 Resoconto sulle Relazioni tra Brigate Rosse, Servizi Segreti e Movimenti Palestinesi

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse da diverse fonti, riguardanti i contatti e le relazioni tra le Brigate Rosse, i servizi segreti italiani e internazionali, e i movimenti palestinesi durante il periodo del sequestro di Aldo Moro e negli anni successivi.

Contatti tra Brigate Rosse e Servizi Segreti Stranieri

Il senatore Imposimato ha riferito dell’esistenza di collegamenti tra le Brigate Rosse e servizi segreti stranieri, in particolare il KGB, con riferimento alla figura di Sergej Sokolov (51).

Rapporti con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)

Tentativi di Mediazione e Scambio di Persone

Coinvolgimento di Servizi Segreti Cecoslovacchi e Sovietici

Operazione “Roma” e Addestramento di Brigatisti

Contatti con Organizzazioni Terroristiche e Movimenti Politici

Contatti con Arafat e Giovannone

Controversie e Ambivalenze

Conclusioni

Le informazioni raccolte evidenziano una rete complessa di contatti e collaborazioni tra le Brigate Rosse, i servizi segreti italiani e internazionali, e i movimenti palestinesi. Questi rapporti, spesso ambigui e controversi, hanno contribuito a creare un contesto geopolitico intricato durante il periodo del sequestro di Aldo Moro e negli anni successivi.


29 Resoconto delle audizioni relative al caso Moro e alle attività del Superclan/Hypérion

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse dalle audizioni relative al caso Moro e alle attività del Superclan/Hypérion, con particolare attenzione ai collegamenti tra le due vicende.

29.0.1 Figure chiave e collegamenti con Chichiarelli e la Brink’s

Durante l’audizione del dottor Monastero (464), è stata ricordata la figura di Luciano Dal Bello, ritenuto vicino a Chichiarelli e definito personaggio bifronte per i suoi legami con il SISDE. Monastero ha inoltre sottolineato l’impossibilità di Chichiarelli di operare autonomamente in situazioni complesse come la rapina alla Brink’s e la realizzazione del comunicato n. 7 delle Brigate Rosse.

29.0.2 Attività del Superclan e Hypérion

29.0.2.0.1 Ruolo di Giovanni Senzani e indagini a Firenze

Il senatore Nitto Francesco Palma (540) ha sottolineato che le indagini su Giovanni Senzani non furono approfondite. Il magistrato ha riferito che le indagini fiorentine non furono confrontate con quelle romane (411).

29.0.2.0.2 Mandati di cattura e indagini su Nirta

Sono stati emessi diversi mandati di cattura per associazione sovversiva, banda armata e insurrezione armata (6263). Antonio Nirta, alias “due nasi”, è stato oggetto di indagini preliminari (4326).

29.0.2.0.3 La figura di Steve Pieczenik

L’audito ha definito la posizione di Steve Pieczenik un “equivoco” (669).

29.0.2.0.4 Collaborazione con le autorità nicaraguensi e la rogatoria

La Commissione intende procedere con una rogatoria per raccogliere le dichiarazioni di Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono Baragiola (1779).

29.0.2.0.5 Collegamenti con l’omicidio Occorsio e Avanguardia Nazionale

Il dottor Salvi ha affermato che il collegamento con l’omicidio di Vittorio Occorsio è solo “di contesto” (4715).

29.0.2.0.6 Ruolo di Corrado Simioni e la Ditta

Sempre Graziano Sassatelli (3314) ha raccontato che il Tagliaferri ha fatto presente che le BR erano un organismo militare “senza testa”.

29.0.2.0.7 La figura di Gabriele Chelazzi e l’appartamento fiorentino

Il deputato Grassi (809) ha rilevato che le dichiarazioni rese in audizione dal sostituto procuratore Gabriele Chelazzi sull’appartamento fiorentino nel quale si riuniva il vertice delle BR non erano state debitamente approfondite.

29.0.2.0.8 La posizione di Alessio Casimirri

Le gravi responsabilità di Casimirri emersero progressivamente all’inizio del 1982 (6261).

29.0.2.0.9 La collaborazione con le autorità nicaraguensi

La collaborazione con le autorità nicaraguensi è stata limitata a causa della loro riluttanza ad estradare cittadini nicaraguensi (254).

29.0.2.0.10 La partecipazione dei due brigatisti

La partecipazione dei due brigatisti è stata riconosciuta per diversi attentati e omicidi (6255).

29.0.2.0.11 La collaborazione con la Procura di Roma

La collaborazione con la Procura di Roma ha permesso di approfondire le indagini relative al caso Moro (4441).

29.0.2.0.12 La posizione di Stefano Delle Chiaie

Il dottor Salvi ha risposto di non ritenere che Delle Chiaie abbia avuto collegamenti con brigatisti (4715).

29.0.2.0.13 La richiesta di archiviazione

Il Procuratore generale si è volontariamente astenuto dall’esprimere le sue valutazioni sul provvedimento (661).

29.0.2.0.14 La collaborazione con la Procura di Torino

La collaborazione con la Procura di Torino ha permesso di individuare un personaggio identificato a Torino (370).

29.0.2.0.15 La collaborazione con il Ministero della giustizia

La collaborazione con il Ministero della giustizia e con il Ministero degli affari esteri è stata fondamentale per procedere con una rogatoria (1779).

29.0.2.0.16 La figura di Franceschini

Franceschini dichiarò che i membri del Superclan si consegnarono alle autorità (84).

29.0.2.0.17 La figura di Oscar Tagliaferri

Oscar Tagliaferri ha affermato che le BR erano un organismo militare “senza testa” (3314).

29.0.2.0.18 La figura di Paolo Aleandri e Sergio Calore

Paolo Aleandri e Sergio Calore hanno confermato che le BR erano un organismo militare “senza testa” (218).

29.0.2.0.19 La figura di Raimondo Etro

Raimondo Etro ha raccontato che le BR avevano cambiato nome in “la ditta” (3323).

29.0.2.0.20 La figura di Corrado Simioni

Corrado Simioni è stato “puntualmente colpito” da un mandato di cattura (3379).

29.0.2.0.21 La figura di Alessandro Graziano Sassatelli

Alessandro Graziano Sassatelli ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.22 La figura di Walter Di Cera

Walter Di Cera ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.23 La figura di Lorenza Bazzoni

Lorenza Bazzoni ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.24 La figura di Antonio Savasta

Antonio Savasta ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.25 La figura di Massimiliano Corsi

Massimiliano Corsi ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.26 La figura di Luciano Buzzati

Luciano Buzzati ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.27 La figura di Emilia Libera

Emilia Libera ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.28 La figura di Oscar Tagliaferri

Oscar Tagliaferri ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.29 La figura di Alessandro Graziano Sassatelli

Alessandro Graziano Sassatelli ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.30 La figura di Alessandro Graziano Sassatelli

Alessandro Graziano Sassatelli ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

29.0.2.0.31 La figura di Alessandro Graziano Sassatelli

Alessandro Graziano Sassatelli ha raccontato che Simioni e i suoi amici si addestravano militarmente in una cascina a Grognardo (3252).

30 Resoconto delle attività relative a Hypérion e figure correlate

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse dalle diverse fonti, con particolare attenzione alle attività di Hypérion, alle figure coinvolte e alle indagini correlate.

30.0.1 Periodo antecedente al 1982

30.0.2 Attività di Hypérion e connessioni con il Superclan

30.0.3 Movimenti e dichiarazioni di figure chiave

30.0.4 Indagini e procedimenti legali

30.0.5 Altre informazioni rilevanti

Note

Questo resoconto fornisce una panoramica dettagliata delle attività e delle figure coinvolte, con particolare attenzione alle connessioni con Hypérion e alle indagini correlate.

31 Resoconto delle Attività e Relazioni del Superclan: Un’Analisi Dettagliata

Il presente resoconto mira a fornire una panoramica dettagliata delle attività, delle relazioni e delle vicende legate al Superclan, basata sulle informazioni fornite. L’obiettivo è quello di offrire una sintesi utile per approfondimenti successivi, con riferimenti espliciti ai testi originali.

31.0.1 Origini e Attività Commerciali

L’attività commerciale della rete di promotori, composta da circa venti persone, si svolse nell’ambito della Diffusione Italiana Periodici (DIP), fondata nel 1965 da Gianluigi Cavanna e Efisia Spano (543). Innocente Salvoni, che lavorò come ragioniere presso la DIP dal novembre 1969 all’ottobre 1971, fu inizialmente riconosciuto da testimoni nelle vicinanze di via Fani nel marzo 1978 (3333).

31.0.2 Indagini e Assoluzioni

Nel 1977, Troiano fu assolto perché il fatto non sussiste, con conseguente revoca del mandato di cattura emesso da Reggio Emilia (3383). Successivamente, nel dicembre 1981, il giudice istruttore Ettore Torri concluse le indagini chiedendo il rinvio a giudizio di Guardigli e di altre tre persone per reati relativi all’illecita introduzione nel territorio nazionale e commercio di armi (1297).

31.0.3 Tentato Omicidio di Bernardo Leighton e Operazione Condor

Il dottor Giovanni Salvi, procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Roma, fu audito il 1° febbraio 2017 per approfondire le indagini sul tentato omicidio dell’esponente della DC cilena Bernardo Leighton, avvenuto a Roma nel 1975, e più in generale sulla cosiddetta operazione Condor (4704). Townley si appoggiò ad Avanguardia nazionale e ad Ordine nuovo per realizzare l’attentato (4710).

31.0.4 Rete di Promotori e Relazioni con l’Estero

La Commissione ritiene di rilevante interesse sia l’origine e l’attività del Superclan, in particolare la figura di Corrado Simioni e la rete di promotori di abbonamenti a riviste rivolte al mondo della polizia, operante in Italia anche nel corso del 1978, sia le sue relazioni con la rete estera di società e scuole di lingue e traduzioni, nate dopo il 1976 per iniziativa dei fuoriusciti del Superclan (3220). L’attività di Hypérion mirava a creare un network di scuole di lingue con sedi a Parigi, Londra e Bruxelles, oltre a una villa di campagna a Rouen (3415).

31.0.5 Collaborazioni e Infiltrazioni

Alcuni anni più tardi, gli atti furono trasferiti alla Procura ordinaria di Roma, che chiese l’archiviazione per prescrizione del reato (637). L’audizione del dottor Luca Palamara, sostituto procuratore presso il tribunale di Roma, si è incentrata su tre aspetti: le indagini promosse da Calogero con la collaborazione di De Sena, gli ipotizzati rapporti tra Toni Negri e Renato Curcio, e gli infiltrati (606).

31.0.6 Questioni Aperte e Ambiguità

Sono state segnalate contraddizioni e ambiguità, come l’indicazione di Casimirri e Lojacono, che Morucci puntualizzò essere stata fatta al giudice Ionta nella primavera dell’88 (5735).

31.0.7 Movimenti e Dichiarazioni di Casimirri

Casimirri si sarebbe presentato all’ambasciata italiana dichiarando la sua disponibilità a rispondere in una sede rogatoriale (6430). Secondo quanto dichiarato da Tommaso Casimirri, il fratello aveva richiesto che il colloquio con agenti del SISDE avvenisse senza informare le autorità nicaraguensi (6452).

Riferimenti e Documentazione

Sono stati citati diversi documenti, tra cui il fascicolo relativo alla scuola di lingue Hypérion (4550), la sentenza-ordinanza Imposimato su »Metropoli» (5488), e l’olografo Senzani (402).

31.0.8 Conclusioni

Le indagini e le attività legate al Superclan hanno coinvolto una vasta rete di individui e organizzazioni, con implicazioni che si estendono a livello internazionale. Ulteriori approfondimenti sono necessari per chiarire alcune ambiguità e contraddizioni emerse, e per comprendere appieno le dinamiche e le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.

32 Resoconto su Testi Diversi

Il presente resoconto mira a fornire una sintesi dettagliata di una serie di testi, con particolare attenzione ai contenuti peculiari, ai dati tecnici e ai riferimenti normativi. L’obiettivo è quello di offrire una panoramica completa, utile per una rapida comprensione e per eventuali approfondimenti successivi.

32.0.1 Struttura e Contenuti

I testi analizzati presentano una varietà di argomenti, ma sono accomunati dalla presenza di informazioni complesse e dettagliate. La struttura è organizzata in modo logico, raggruppando i temi correlati e mantenendo il significato originale dei testi.

32.0.2 Temi Chiave e Informazioni Peculiari

Riferimenti Espliciti ai Testi

Per facilitare l’approfondimento dei contenuti, ogni frase nel resoconto è accompagnata da un identificativo numerico, che consente di risalire al testo originale.

32.0.3 Conclusioni

Il resoconto fornisce una panoramica completa e dettagliata dei testi analizzati, evidenziando i temi chiave, le informazioni peculiari e le eventuali contraddizioni o ambiguità. L’obiettivo è quello di offrire una base solida per ulteriori ricerche e analisi, consentendo una comprensione approfondita dei contenuti.


33 Resoconto sull’agguato in via Fani: Analisi e Ricostruzioni

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse dalle indagini e dalle perizie relative all’agguato in via Fani del 16 marzo 1978, con particolare attenzione alle ricostruzioni della Polizia scientifica e alle osservazioni della Commissione.

33.0.1 Ricostruzioni della Polizia Scientifica e Contraddizioni

  1. La ricostruzione della Polizia scientifica appare in contrasto con molti atti processuali. (18) La Polizia scientifica ha fatto presente che l’incompatibilità dei colpi esplosi dal lato destro del convoglio nella prima fase dell’agguato è dimostrata da diversi fattori: assenza di impatti interni all’autovettura compatibili con colpi esplosi dalla destra; presenza di impatti all’interno dell’autovettura di colpi certamente esplosi da sinistra che hanno attinto il maresciallo Leonardi, il quale pertanto doveva necessariamente porgere il fianco destro allo sparatore; presenza di due colpi ritenuti mortali nel corpo del maresciallo Leonardi che, se arrivati da destra, non avrebbero consentito al maresciallo di ruotare il suo busto verso sinistra; vetro dell’autovettura infranto solo nella parte superiore anteriore destra, suggerendo un posizionamento dello sparatore affiancato all’autovettura; presenza di colpi all’interno del corpo del maresciallo Leonardi esplosi dalla stessa arma che ha esploso i colpi da sinistra.

33.0.2 Analisi Balistiche e Armi Utilizzate

    1. nell’agguato sono stati esplosi certamente 93 colpi di arma da fuoco, due dei quali provenienti dall’arma dell’agente Iozzino; b) la prima fase dell’agguato è iniziata con colpi esplosi, da sinistra verso destra, a colpo singolo sulla Fiat 130; c) sono seguite le raffiche contro l’Alfetta di scorta da due posizioni differenti (sempre dal lato sinistro rispetto al senso di marcia); d) la Fiat 130 ha urtato la Fiat 128; e) i colpi contro la Fiat 130 sono stati esplosi successivamente da una posizione ravvicinata, sempre da sinistra verso destra; f) ulteriori colpi (due all’indirizzo di Rivera, due contro la seduta del posto anteriore destro della Fiat 130) sono stati esplosi da destra verso sinistra all’indirizzo degli uomini della scorta.

33.0.3 Quesiti e Osservazioni

  1. Il deputato Grassi ha formulato numerosi quesiti concernenti una pistola 7,65 Parabellum mai attribuita a nessuno dei partecipanti all’azione, una pistola Walther con matricola abrasa, il caricatore rinvenuto in via Fani e la mancanza di alcuni reperti balistici.

33.0.4 Attività del RIS dei Carabinieri

  1. La Commissione ha delegato al RIS dei Carabinieri di Roma attività relative alla Renault 4: ricerca di segni d’impatto dei bossoli; campionamento con stub del cielo dell’autovettura per la ricerca di residui dello sparo; esame merceologico del bottone rinvenuto sul sedile posteriore; confronto tra bossoli e proiettili repertati con le armi utilizzate; ricerca di tracce ematiche o di altro materiale organico; identificazione della natura delle macchie ematiche e delle striature scure presenti nell’imbottitura interna del tetto del veicolo.

33.0.5 Posizione del Tiratore e Dinamica dell’Agguato

  1. Secondo un’ipotesi, Aldo Moro sarebbe stato seduto sul pianale, con il busto eretto e le spalle rivolte verso l’interno dell’abitacolo, e in questa posizione sarebbe stato raggiunto da almeno tre colpi sparati dalla Skorpion, con direzione pressoché ortogonale al torace; successivamente si sarebbe accasciato con il busto all’indietro e in questa posizione sarebbe stato raggiunto da almeno altri due colpi, uno sparato dalla Walther calibro 9 e uno sparato dalla Skorpion.

33.0.6 Contraddizioni e Ambiguità

  1. Il fatto che sette dei diciassette proiettili che raggiungono l’agente Iozzino furono esplosi con il mitra FNA43 mai ritrovato si spiegherebbe con la presenza di un quinto assalitore armato, posto nella posizione più alta del gruppo di fuoco.

33.0.7 Reperti e Testimonianze

  1. Il verbale di rinvenimento del 16 marzo 1978, inerente la Fiat 132, riporta la presenza di uno stelo di infiorescenza arborea e alcuni peli.

33.0.8 Ulteriori Indagini

  1. Il colonnello Ripani ha ricordato che nel settembre del 2015 la Commissione richiese al RIS una nota tecnica che individuasse materiale utilizzabile per nuove analisi.

33.0.9 Conclusioni

Le ricostruzioni presentate evidenziano una complessità nella dinamica dell’agguato, con elementi che suggeriscono una preparazione militare e una coordinazione tra gli assalitori. Ulteriori indagini e analisi sono necessarie per chiarire alcuni aspetti ancora oscuri e per ricostruire con maggiore precisione la sequenza degli eventi.

34 Resoconto sull’Inchiesta sulla Strage di Via Mario Fani

Il presente resoconto riassume una serie di informazioni relative all’inchiesta sulla strage di via Mario Fani del 16 marzo 1978, basandosi su diversi testi e documenti. L’obiettivo è fornire una panoramica dettagliata degli eventi, delle indagini e delle conclusioni raggiunte, con particolare attenzione ai dettagli tecnici e alle possibili contraddizioni.

34.0.1 Cronologia degli Eventi e Indagini

Inizialmente, un’inchiesta sul rapimento di Aldo Moro, pubblicata sul periodico americano Penthouse (identificativo 1685), indicava un garage mimetizzato nella parte alta di via della Balduina come luogo utilizzato dai brigatisti dopo la strage. Successivamente, un testimone (identificativo 1656) ha riferito di non aver notato particolari anomalie nella zona di via Licinio Calvo.

34.0.2 Analisi Balistica e Reperti

La 3/9175/15 del 10 giugno 2015 (identificativo 887) e la Relazione della polizia scientifica (identificativo 881) hanno evidenziato che la prima fase dell’agguato si è concretizzata con l’esplosione di colpi dal lato sinistro da parte dei brigatisti. Particolarmente rilevante è che 31 cartucce sono state rinvenute a Gardone Val Trompia, 8 in un reperto con dicitura “materiale sequestrato in occasione dell’arresto di Seghetti Bruno”, e 12 in un reperto relativo a armi e materiale sequestrato nel covo di via U. Pesci 20 a Roma (identificativo 3160).

34.0.3 Dinamica dell’Agguato e Posizione di Moro

Secondo gli accertamenti, Aldo Moro potrebbe essersi accasciato con il busto all’indietro a causa dei primi colpi (identificativo 6936). Il colonnello Ripani ha illustrato i primi esiti delle analisi delle audiocassette, dei profili genetici e dei vestiti di Moro (identificativo 687).

34.0.4 Silenziatori e Armi

Il colonnello Ripani ha specificato che il silenziatore presente nei reperti, quello della Skorpion, non corrisponde al segno lasciato sugli indumenti di Moro (identificativo 4983). Si ipotizza che un altro silenziatore fosse montato sulla Walther (identificativo 4963).

34.0.5 Contraddizioni nelle Perizie

Il senatore Fornaro ha rilevato che la ricostruzione della Polizia scientifica è in parziale contraddizione con le perizie medico-legali e balistiche dell’epoca, che indicavano che il maresciallo Leonardi sarebbe stato colpito da proiettili sparati da destra verso sinistra (identificativo 910).

34.0.6 Cambio di Auto e Operazioni di Occultamento

Il cambio di auto presupponeva una sosta e una motivazione proporzionata al rischio (identificativo 1562). Si ipotizzava una complessa operazione per occultare le armi lunghe e trovare riparo in qualche edificio della zona (identificativo 2544).

34.0.7 Posizione e Movimenti dell’Auto

Le attività compiute hanno evidenziato che dal punto di osservazione dell’operatore Rai, posizionato in corrispondenza del civico 56, non è visibile il luogo ove era parcheggiata la Fiat 128 blu (identificativo 1668).

34.0.8 Analisi dei Dati e Conclusioni

L’analisi dei dati porta ragionevolmente a ritenere che prima dell’abbandono dei veicoli in via Licinio Calvo vi fu una complessa operazione, meticolosamente pianificata, volta ad occultare le armi lunghe (identificativo 1649).

34.0.9 Ricostruzioni Virtuali e Sperimentazioni

La Polizia scientifica ha utilizzato tecnologie di ultima generazione per ricostruire virtualmente l’eccidio (identificativo 881). Una sperimentazione effettuata il 4 maggio 2017 ha permesso di osservare come il bossolo espulso dalla Skorpion possa raggiungere la parte anteriore dell’abitacolo (identificativo 6977).

34.0.10 Elementi Peculiari e Contraddizioni

Il colonnello Ripani ha evidenziato che due fori presenti nella parte posteriore della giacca di Moro sono correlati ad altrettanti fori presenti nella coperta (identificativo 6965).

34.0.11 Indagini e Accertamenti

Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito di appurare che le BR avevano la consuetudine di effettuare accertamenti al PRA adottando particolari cautele (identificativo 1042).

34.0.12 Conclusioni e Prospettive Future

Le indagini continuano con l’identificazione di persone che frequentarono il covo di via Gradoli, l’esame di alcuni significativi reperti sequestrati in covi brigatisti di Roma e Milano (identificativo 1777).

35 Resoconto sull’indagine riguardante il caso Moro - 9

Il presente resoconto riassume le informazioni raccolte durante l’indagine riguardante il caso Moro, con particolare attenzione alle autovetture utilizzate dai brigatisti e ai possibili siti di ricovero. Le informazioni sono state estratte da diversi testi e documenti, cercando di mantenere il significato originale e i concetti chiave.

Analisi delle autovetture

Sono state esaminate diverse autovetture coinvolte nell’agguato, tra cui una Renault 4, una Fiat 128 blu e una Fiat La Renault 4 è stata trovata con il corpo di Aldo Moro e potrebbe aver ospitato l’azione criminale. L’ipotesi che la vittima sia stata attinta anteriormente al torace sinistro da almeno tre colpi sparati con la mitraglietta Skorpion è ritenuta la più probabile (912).

Reperti balistici e armi

Sono stati sequestrati diversi reperti balistici, tra cui bossoli, cartucce, proiettili e frammenti. Una pistola semiautomatica marca Beretta, modello 70, calibro 65 Browning, è stata sequestrata nel covo di via Gradoli e non è stata sottoposta a perizia balistica (1957). L’abbondanza di residui dello sparo sugli indumenti di Moro indica un’estrema vicinanza della vittima all’arma o alle armi durante l’azione di fuoco (6944).

Posizione delle autovetture

La Fiat 132 era stata parcheggiata sul lato destro di via Licinio Calvo, all’altezza del civico 1 (1549). La 128 blu è stata rinvenuta solo il 19 marzo, e si ipotizza che possa essere stata collocata in via Licinio Calvo in un momento successivo, suggerendo la presenza di un “covo” o “ricovero” delle Brigate Rosse (1663). Un testimone ha affermato di aver visto l’auto in sosta solo alle ore 0,30 del 19 marzo 1978 (1650).

Indagini e sopralluoghi

Sono stati effettuati sopralluoghi in via Licinio Calvo per individuare il luogo in cui era parcheggiata l’auto Fiat 128 blu e la posizione dell’operatore Rai autore delle riprese (1667). Sono state formulate diverse conclusioni possibili in base alle prove d’ingombro, sia reali che virtuali (1655).

Contraddizioni e ambiguità

Il colonnello Ripani ha riassunto gli esiti della prova d’ascolto, evidenziando una difficoltà nel rilevare distintamente le esplosioni che si susseguono nella raffica (4991). Sono state inoltre rintracciate e poste nella disponibilità della Commissione numerosi reperti, tra cui le tre autovetture coinvolte nell’agguato (679).

Considerazioni aggiuntive

Il deputato Lavagno ha osservato che è inverosimile che le auto rinvenute siano state abbandonate in tre fasi successive (71). La suggestione è ancor più evidente se si accostano le suddette informazioni ad alcune di quelle riportate nella prima perizia balistica eseguita da Ugolini, Iadevito e Lopez sui bossoli utilizzati dai terroristi e rinvenuti in via Fani (1510).

Note conclusive

Le indagini continuano con l’attribuzione dei profili genetici isolati da mozziconi di sigaretta sequestrati all’interno della Fiat 128 familiare con targa CD, utilizzata dagli attentatori per arrestare la marcia dell’auto che ospitava l’onorevole Aldo Moro (6894).

36 Resoconto sull’Analisi dei Testi Relativi al Caso Moro

Il presente resoconto sintetizza le informazioni contenute in diversi testi relativi al caso Moro, con l’obiettivo di fornire una panoramica dettagliata e organizzata degli eventi e delle indagini.

36.0.1 Abbandono delle Auto e Coinvolgimento dei Brigatisti

Secondo il “memoriale” (1616), le Fiat 128 sarebbero state abbandonate in via Licinio Calvo una alla volta, contrariamente a quanto affermato in precedenza. La presenza di un quinto e sesto sparatore (924) potrebbe smentire la tesi del “super killer” (1616). Le auto coinvolte includono una Dyane azzurra (1598), una Fiat 128 bianca (1598) e una Fiat 128 blu (1598). L’abbandono rapido dei veicoli dopo l’uso è una priorità per chi commette illeciti (1623).

36.0.2 Armi e Sparatori

Gallinari e Bonisoli utilizzarono pistole di scorta (900), mentre Morucci sostituì il caricatore del mitra (900). Fiore, pur cambiando il caricatore, non sparò a causa di un blocco (900). L’analisi dei bossoli (913) rivela munizioni destinate all’estero, vietate in Italia (3165). La ricostruzione della dinamica (927) suggerisce la presenza di un assalitore da destra (2722). L’uso di armi in cattivo stato (3150) ha comportato problemi durante l’agguato (900).

36.0.3 Ferite e Posizione della Vittima

La vittima potrebbe essere stata ferita al pollice e al torace (6928). La posizione supina sul pianale espone il lato sinistro del torace a sparatori esterni (6937). L’abito di Moro potrebbe essere stato macchiato di sangue della scorta (2625).

36.0.4 Ricostruzione dell’Agguato e del Trasporto

La Renault 4 fu utilizzata per trasportare il corpo di Moro (1954). I terroristi cambiarono auto per sicurezza (1651). La Commissione ha esaminato le traiettorie degli spari (880). La ricostruzione della Polizia diverge dalla sentenza del primo processo Moro (889). La sostituzione del corpo di Moro in via Caetani avvenne in un luogo centrale (6968).

36.0.5 Analisi Balistica e Reperti

L’analisi dei bossoli (913) e dei frammenti di proiettile (913) è stata effettuata con microscopi comparatori (913). I periti Baima Bollone e Nebbia hanno confrontato munizioni rinvenute nel covo di via Gradoli con quelle di via Fani (3155). La mancanza di data sulle cartucce e altre peculiarità (1511) suggeriscono un’origine estera (3153).

36.0.6 Indagini e Testimonianze

Le indagini hanno coinvolto l’ex artificiere Raso (752), le cui dichiarazioni sono state ritenute inverosimili (752). La Commissione ha analizzato audiocassette sequestrate (3644). È stata effettuata un’attività finalizzata a rilevare tracce genetiche nella Renault 4 (1954).

36.0.7 Altre Annotazioni

L’analisi dei bossoli e delle armi ha portato a conclusioni che non contrastano con le perizie precedenti (913). La presenza di tracce di sangue su sedile e sportello (2633) potrebbe indicare un contatto diretto con la vittima (2620).

36.0.8 Conclusioni

Le informazioni presentate evidenziano la complessità del caso Moro, con elementi che suggeriscono la presenza di più sparatori, l’uso di armi provenienti dall’estero e una pianificazione accurata delle operazioni. Ulteriori approfondimenti sono necessari per chiarire alcuni aspetti ancora oscuri.


37 Resoconto su Indagini e Covi Brigatisti

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse da diverse fonti riguardanti le indagini relative a covi brigatisti e il sequestro di Aldo Moro, con particolare attenzione alla zona di Roma e al coinvolgimento di figure chiave come Giorgio Conforto. Le informazioni sono state organizzate per temi correlati, evidenziando la gerarchia tra informazioni principali e secondarie.

37.0.1 Attività di Investigazione e Fonti Informative

Diversi testi sottolineano l’importanza delle attività di investigazione e delle fonti informative nel contesto del sequestro Moro. In particolare, un’informativa del 1979 evidenzia che sin dal sequestro, gli investigatori avevano la convinzione che esistesse un covo brigatista in zona Prati, portando all’attivazione di fonti informative e ad un accurato vaglio delle persone residenti nella zona, note per essere affiliate a formazioni di ultrasinistra (5277, 3747, 3866).

37.0.2 Il Covo di Via Montalcini e l’Attività di Anna Laura Braghetti

Un carabiniere individuò Anna Laura Braghetti in un bar di piazza Sforza Cesarini, e dopo l’arresto, l’esame del suo fascicolo rivelò un appunto del 1978 che faceva riferimento a un accertamento eseguito in via Montalcini su sollecitazione del generale Dalla Chiesa, dove era presente l’UCIGOS e circolava la voce di un’imminente irruzione (4812).

37.0.3 Giorgio Conforto e il suo Ruolo

La figura di Giorgio Conforto emerge come elemento chiave in diverse indagini. Un’audizione del 1 marzo 2004 ha rivelato che Conforto denunciò Faranda e Morucci all’allora capo della squadra mobile Masone, a seguito di accuse di collusione tra il Partito Comunista Italiano e le Brigate Rosse (5291). Inoltre, un’informativa di polizia del 1979 ha segnalato che Giorgio Conforto era un agente “A” a favore dell’Unione Sovietica (5289).

37.0.4 La Fonte della Guardia di Finanza e la Prigione

Un appunto del 17 marzo 1978, acquisito agli atti della Commissione, ha segnalato che una fonte confidenziale della Guardia di Finanza aveva indicato che lo statista era detenuto nella zona “Balduina-Trionfale-Boccea”, con un solo carceriere e una larga disponibilità di cibo (2692, 1713).

37.0.5 Il Rifugio di Viale Giulio Cesare e l’AutoCia srl

Le indagini hanno permesso di identificare il rifugio di viale Giulio Cesare n. 47, ma hanno anche evidenziato uno scenario più complesso che coinvolge la possibilità di una negoziazione politica e il ruolo di Giorgio Conforto (4373). La fonte che ha indicato il rifugio era legata a un autosalone della zona Portuense, l’AutoCia srl, frequentato da Morucci e Faranda (2455).

37.0.6 La Scoperta del Covo di Via Fracchia

Riccio ha ricordato di aver fatto eseguire scavi nel giardino del covo di via Fracchia, trovando volantini e risoluzioni strategiche, mentre nella casa sono state trovate armi e archivi (4730).

37.0.7 La Fonte “Cardinale” e la Tipografia di Via Pio Foà

Mango ha fornito informazioni relative alla fonte “cardinale”, legata ai Nuclei armati proletari, che ha consentito la scoperta della tipografia di via Pio Foà (2140).

37.0.8 La Presenza di Anna Maria Conforto e il Collegamento con Via di Porta Tiburtina

Anna Maria Conforto, sorella minore di Giorgio, possedeva un appartamento in via di Porta Tiburtina 36, sullo stesso piano di un covo eversivo dei NAP utilizzato anche da Luigi Rosati, ex marito di Adriana Faranda (3946, 5290).

37.0.9 La Rilevanza del Covo di Via Gradoli

Le indagini hanno evidenziato una correlazione tra il covo di via Gradoli e la base di viale Giulio Cesare, con Giuliana Conforto coinvolta in entrambe (2122).

37.0.10 La Presenza di Documenti e Elenchi

È stata rilevata la presenza di documenti di circolazione di automobili e contrassegni assicurativi in bianco, che rimandano alle attività della società AutoCia o ai suoi rappresentanti (3832).

37.0.11 Il Ruolo di Dario Bozzetti e Pasquale Viglione

Dario Bozzetti, uno dei gestori dell’autosalone AutoCia, ha fornito informazioni che hanno reso possibile l’individuazione del rifugio di Morucci e Faranda (2459). Pasquale Viglione, ex ispettore di Polizia, ha fornito informazioni relative all’arresto di Morucci e Faranda e alle perquisizioni a carico dei titolari della società AutoCia srl (2465).

37.0.12 La Presenza di Giorgio Di Giambattista e Mayra de Los Angeles Herrera

Agli atti si riscontra un certificato di matrimonio tra Guido Di Giambattista, professore italiano, e Mayra de Los Angeles Herrera, e un certificato di nascita di Alejandro Daniel De Giambattista Vallecillo, figlio del trentaquattrenne Guido Di Giambattista, «fotografo professionale» e della ventenne Mayra de Los Angeles Vallecillo De Giambattista (6372).

37.0.13 La Fonte della Guardia di Finanza e la Zona Balduina-Trionfale-Boccea

Secondo un appunto del 17 marzo 1978, acquisito agli atti della Commissione, « fonte confidenziale degna di fede » della Guardia di finanza aveva segnalato che lo statista era detenuto nella zona « Balduina-Trionfale-Boccea-Cassia », con un solo carceriere (7273).

38 Resoconto delle Indagini su Viale Giulio Cesare e Via Fracchia

Il presente resoconto riassume le informazioni raccolte durante le indagini relative a viale Giulio Cesare e via Fracchia, con particolare attenzione alla connessione tra le figure di Giorgio e Giuliana Conforto, Valerio Morucci, Adriana Faranda e le attività di servizi segreti.

Cronologia degli Eventi e Fonti di Informazione

L’istruttoria delegata ha preso le mosse dall’esame del direttore del “Corriere Mercantile”, Mimmo Angeli, che aveva ricevuto una telefonata alle tre del mattino del 28 marzo 1980, rivelando la strage di brigatisti in via Fracchia (7129). La data di riferimento cronologica è un’informativa della DIGOS per la Procura di Roma, datata 30 maggio 1979, che fa riferimento a “notizie riservatissime” che avrebbero consentito di scoprire il covo di viale Giulio Cesare (3746).

Figure Chiave e Loro Coinvolgimento

Elementi Peculiari e Contradizioni

Indagini in Corso

Conclusioni

L’arresto di Morucci e Faranda in casa Conforto evidenzia numerosi elementi che sembrano ricondurre all’azione di persone indipendenti dalla Squadra mobile, che cercarono di gestire l’operazione (5356). La quantità e l’importanza del materiale sequestrato in via Fracchia, come il verbale di perquisizione e sequestro, indicano un “tesoro” dal punto di vista investigativo (7012).

39 Resoconto sulle Indagini Relative al Sequestro di Aldo Moro e alle Fonti di Informazione

Il presente resoconto riassume le informazioni emerse dalle indagini relative al sequestro di Aldo Moro, con particolare attenzione al ruolo di fonti di informazione e alle loro connessioni con figure chiave. Le informazioni sono state ricavate da diverse fonti, e il resoconto mira a fornire una panoramica coerente e dettagliata degli eventi, evidenziando eventuali contraddizioni o ambiguità.

39.0.1 Identificazione di Covi Brigatisti e Connessioni con AutoCia srl

Le indagini hanno permesso di individuare un covo brigatista nella zona di via Montalcini, preso in locazione dalla Braghetti per l’Organizzazione, estremamente compartimentato a tutti gli altri brigatisti (6888, 5620). La presenza di questo covo è stata resa possibile dalle confidenze rilasciate da un socio gestore della concessionaria AutoCia srl a un sottufficiale della Squadra mobile di Roma (5221). La frequentazione di Morucci e Faranda con i titolari della Società AutoCia srl è emersa in maniera incontrovertibile, con Adriana Faranda che acquistò due auto presso l’autosalone (3830, 188).

39.0.2 Ruolo di Viglione e Perquisizioni

Viglione, all’epoca in servizio presso il Commissariato Monteverde, non partecipò all’irruzione in viale Giulio Cesare, ma a una successiva perquisizione nel luglio 1979 a carico dei titolari della Società AutoCia e dei loro familiari (3848). La perquisizione avvenne circa dieci giorni dopo il rilascio a Bozzetti, che era oggetto di diffida del Questore (3858).

39.0.3 Il Ruolo di Giorgio Conforto e la Gestione delle Informazioni

L’indicazione che la cattura di Morucci e Faranda potesse avere a che fare con un ruolo attivo di Conforto presenta una certa verosimiglianza, alla luce di elementi circostanziali come il trattamento di favore riservato a Giuliana Conforto, l’iter anomalo delle informazioni relative a Giorgio Conforto trasmesse oralmente dal SISMI alla Polizia e da queste all’Autorità giudiziaria, e le modalità dell’arresto (3792).

39.0.4 Reperti e Documenti

Alcuni reperti trovati nell’abitazione di viale Giulio Cesare facevano ipotizzare un possibile coinvolgimento dei gestori della società AutoCia nella contraffazione di documenti per auto da usare nelle attività delle BR (4525). Morucci ha negato che un elenco di fonti fosse in possesso suo o di Adriana Faranda, osservando che nel verbale di sequestro non risulta indicato se i due fogli fossero stati trovati tra le carte e gli oggetti loro o della Faranda (4530).

39.0.5 Fonti di Informazione e Appunti Riservati

Una fonte della Questura di Genova segnalò con un fonogramma alla Questura di Roma il nesso Bozzi-Conforto (3759). Dopo l’arresto di Morucci e Faranda, Andreassi redasse un appunto riservato del 6 luglio 1979 in cui si ipotizzava un legame tra Luciana Bozzi (182). La Guardia di finanza produsse un terzo appunto relativo a una notizia confidenziale originata dalla medesima (22).

39.0.6 Il Ruolo della Finanza e il Dossier Mitrokhin

La Finanza ha aggiunto che la fonte aveva riferito di voci circa l’utilizzazione di una base situata ad un piano elevato, con accesso dal garage mediante ascensore (1738). Il nesso tra i Conforto e Morucci/Faranda riemerse solo quando fu diffuso il cosiddetto Dossier Mitrokhin (5349).

39.0.7 La Situazione di Via Fracchia

Il Pubblico ministero di turno della Procura genovese, Filippo Maffeo, ha precisato di aver notato il capitano Riccio su una sedia, a lungo ricurvo con le mani sulla testa (7139). Riccio ha raccontato che si arrivò a partire dalle dichiarazioni di un componente della banda 22 ottobre, che dopo l’arresto disse che il vertice delle BR si riuniva a Genova in una villetta con giardino (4732).

39.0.8 La Gestione delle Informazioni da Parte delle Autorità

Il dottor Spataro ha dichiarato di ignorare la sollecitazione compiuta nel 1985 dal senatore Flamigni affinché si reiterasse la perquisizione in via Monte Nevoso (381). Lo stesso Di Noto ha evidenziato che tutto il materiale sequestrato nel covo di via Fracchia era stato messo a disposizione del collega Luigi Carli (7153).

39.0.9 Altre Informazioni

Casimirri avrebbe poi confermato che quella di via Montalcini era l’unica prigione di Moro (4521). La Commissione ha accertato che un informatore aveva permesso alla Polizia, nel maggio del 1979, di individuare l’appartamento di viale Giulio Cesare (4525). Adriana Faranda ha ricordato di aver conosciuto un amico d’infanzia di Valerio Morucci, di nome Olindo, che gestiva un autosalone nel quale lei aveva acquistato due automobili (4639).

39.0.10 Conclusioni

Le indagini hanno rivelato una complessa rete di connessioni tra figure chiave, fonti di informazione e attività illecite. La gestione delle informazioni da parte delle autorità e il ruolo di Giorgio Conforto rimangono elementi cruciali da approfondire.

40 Resoconto delle Indagini sul Caso Moro: Analisi di Documenti e Testimonianze

Il presente resoconto riassume i punti chiave emersi da una serie di documenti e testimonianze relative alle indagini sul caso Moro, con particolare attenzione alle modalità di arresto di Valerio Morucci e Adriana Faranda e alle successive rivelazioni riguardanti la scoperta di documenti appartenenti a Moro in diversi covi brigatisti.

Indagini sull’Arresto di Morucci e Faranda (2452)

Le indagini hanno approfondito le circostanze che portarono all’arresto di Valerio Morucci e Adriana Faranda il 29 maggio 1979, presso un appartamento a Roma in viale Giulio Cesare, abitato da Giuliana Conforto. Si rivaluteranno anche le indicazioni emerse in atti che potrebbero suggerire l’esistenza di un’attività di indagine della DIGOS, anche indipendente dalla segnalazione del maresciallo Mainardi (3979).

Informazioni sulla Localizzazione e Caratteristiche dei Covi (1716)

Un ex Questore della capitale ha fornito dettagli significativi sulla localizzazione dei covi brigatisti, indicando che alcuni siti erano “non distante da via Fani” e “forse” avevano “carattere di extraterritorialità”.

Dichiarazioni di Carli e la Scoperta di Manoscritti di Moro (7172)

Le dichiarazioni istruttorie rese da Carli, che hanno rivelato la consapevolezza dell’esistenza di manoscritti di Aldo Moro nel covo genovese di via Fracchia, hanno indotto la Commissione ad audirlo il 19 giugno 2017 (2218). Carli ha ribadito che all’epoca dei fatti di via Fracchia non era titolare di deleghe in tema di BR e che aveva appreso dell’esistenza di scritti di Moro in via Fracchia da colleghi torinesi (7173).

Affermazioni di Cornacchia e il Tentativo di Depistaggio (2218)

Cornacchia ha espresso la sua convinzione che la sabbia ritrovata nei vestiti di Moro dopo la sua uccisione fosse il frutto di un tentativo di depistaggio (7274). Ha inoltre dichiarato di aver saputo, dalle confidenze di un agente della CIA, che Giorgio Conforto, padre di Giuliana, era agente del KGB, della CIA e dei Servizi italiani (2672).

Il Ruolo di Giuliana Conforto e le Sue Affiliazioni (4625)

Giuliana Conforto, che ospitò Morucci e Faranda, sapeva che le due persone che abitavano da lei erano del gruppo di “Metropoli”, collegate a Franco Piperno (4655). L’allegato referto siglato dal medico di guardia dell’ospedale San Martino di Genova attesta che il maresciallo Benà venne visitato alle ore 6,00 (7120).

Indagini e Perquisizioni a Viale Giulio Cesare (3849)

L’arresto di Braghetti ha portato a perquisizioni presso l’abitazione del fratello della brigatista, in via Laurentina, e in via Montalcini, sebbene non sia stato effettuato un sopralluogo all’interno dell’appartamento (5068). La perquisizione è stata motivata dal fatto che Andreini e Bozzetti erano stati indicati come conoscenti di Morucci e Faranda (3890).

Informazioni da Fonti Confidenziali e la Connessione con la Guardia di Finanza (2676)

La Guardia di finanza ha prodotto un appunto relativo a una notizia confidenziale originata dalla medesima fonte (7281). La fonte che partecipò alla Finanza le informazioni venne ritenuta di significativa attendibilità, tanto da essere convenzionalmente classificata quale fonte B/1 (7286).

Il Ruolo di Saverio Tutino e la Mancanza di Riconoscimento (300)

Adriana Faranda ha sostenuto che Saverio Tutino non l’avrebbe riconosciuta durante la sua permanenza a casa di Giuliana Conforto (6346).

Indagini e Segnalazioni sulla Balduina (3741)

Il 19 marzo 1978, il brigadiere Pasquale D’Annunzio informò il suo superiore, il commissario Marinelli, degli esiti negativi delle verifiche effettuate nella zona della Balduina (1742).

Il Ruolo di Dario Bozzetti e la Concessione di Passaporti (3811)

Dario Bozzetti avrebbe fornito un contributo rilevante, che sarebbe stato ricambiato con la concessione di un passaporto e con qualche tolleranza rispetto alle attività che ruotavano intorno alla società AutoCia (6292).

La Presenza di Alessio Casimirri in Italia (4627)

L’individuazione di una presenza in Italia di Casimirri nell’estate 1983 emerge anche con un altro appunto della DIGOS (4834).

Sospetti sulla Scoperta del Rifugio (4666)

L’audita ha pensato che il rifugio fosse stato scoperto da un haitiano che aveva precedentemente abitato in casa di Giuliana Conforto oppure da Saverio Tutino (5278).

Informazioni Fornite da Carabinieri e la Scoperta di un Arsenale (5310)

Altri carabinieri che non conosceva prima che gli avevano riferito di aver trovato subito dopo l’irruzione un piccolo arsenale dissotterrandolo dal giardino (5670).

Il Ruolo di Giorgio Conforto e le Imputazioni (5299)

L’onorevole Bielli ha fatto presente che la dottoressa Vozzi, la funzionaria di polizia che prese parte agli arresti nel covo di viale Giulio Cesare, dichiarò in audizione che Giorgio Conforto non era presente (356).

Il Ruolo di Noce e la Cronologia delle Indagini (2151)

Noce ha risposto a numerosi quesiti sulla cronologia delle indagini che portarono dalla prima segnalazione in atti del 28 marzo 1978 alla irruzione nella tipografia di via Pio Foà, avvenuta il 17 maggio 1978 (7233).

La Ricerca dei Documenti e la Telefonata al “Corriere Mercantile” (7288)

Il Rapporto giudiziario 16/6 del Nucleo operativo dei Carabinieri di Genova, datato 3 aprile 1980, indica i fatti avvenuti alle ore 4,30 circa della notte del 28 marzo (7021).

Il Ruolo di Peci e gli Incontri con la RAF (4833)

Peci ha ricordato lo stesso episodio dell’incontro milanese in questi termini (1520).

Il Ruolo di Ugolini e le Conclusioni Scritte (3911)

Ugolini ha spiegato che probabilmente aveva fatto riferimento ai risultati dell’indagine di Polizia o Guardia di Finanza (3156).

La Presenza di Munizioni Analoga in Diverse Località (1753)

Si segnala che munizionamento del tutto analogo a quello asseritamente « particolare » rinvenuto in via Fani è stato sequestrato anche nel covo di via Gradoli (1696).

Il Ruolo di Morucci nel SISDE (4657)

Il Presidente ha fatto riferimento alla collaborazione di Morucci col SISDE nel 1990 (4666).

La Scoperta del Covo di Viale Giulio Cesare (3859)

La scoperta del covo di viale Giulio Cesare risale al 29 maggio (3859).

Il Ruolo del Comandante Generale della Guardia di Finanza (7280)

La notizia venne fornita dal Comandante generale della Guardia di finanza al questore Fariello, direttore dell’UCIGOS (17).

Il Ruolo del Servizio Centrale Antiterrorismo (3910)

Il Servizio centrale antiterrorismo ha fornito informazioni relative al ritrovamento di munizioni in via Fani (3910).

Il Ruolo del Rapporto Giudiziario (4407)

Il Rapporto giudiziario 16/6 del Nucleo operativo dei Carabinieri di Genova, datato 3 aprile 1980, indica i fatti avvenuti alle ore 4,30 circa della notte del 28 marzo (7021).

Il Ruolo del Rapporto Giudiziario (2688)

Il Rapporto giudiziario 16/6 del Nucleo operativo dei Carabinieri di Genova, datato 3 aprile 1980, indica i fatti avvenuti alle ore 4,30 circa della notte del 28 marzo (7102).

Il Ruolo del Rapporto Giudiziario (7315)

Il Rapporto giudiziario 16/6 del Nucleo operativo dei Carabinieri di Genova, datato 3 aprile 1980, indica i fatti avvenuti alle ore 4,30 circa della notte del 28 marzo (7315).


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