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Christoph Scheiner - Rosa Ursina - 1626/30 | A


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1 Sull’essenza dei corpi celesti e la struttura del cosmo

Raccolta di auctoritates sulle questioni cosmologiche.

Il testo presenta una compilazione di autorità a supporto di tesi specifiche sulla costituzione fisica dell’universo. Una sezione sostiene la natura ignea del sole: “PRO NATVRA SOLIS IGNEA, Auctoritates è Sacris Litteris,& Hebræis fontibus deprompta” - (fr:24840). Un’altra questione centrale riguarda lo stato del cielo, discusso attraverso citazioni “pro cælo liquido” - (fr:33983), “pro cælo corruptibili” - (fr:32451) e “pro aquis supra cælos” - (fr:33951). Vengono riportate opinioni di Padri della Chiesa e dottori come Agostino, Basilio, Gregorio e Ambrogio, i cui pareri sono seguiti da altri autori: “Denique antiqui& Sancti Doctares Augaſtinus, Baſilius, Gregorius, Ambroſius ita ſenſerunt: quos Beda, Stra: bus, Damaſcenus, Magiſter Seutentiarum, auctor Scholaſticæ Hiſtoriæ, Gloſſa& alij multi ſecuti ſunt” - (fr:28406). Sono citati anche autori più recenti a sostegno del cielo liquido, come Christophorus Rothmannus: “inprimis vero fortiſſime Chriſtophorus Rothmannus, Mathematicus prænobilis” - (fr:29839). Viene menzionato l’argomento delle macchie solari: “De maculis ſolaribus” - (fr:33914). Il testo include riferimenti a strumenti ottici e dimostrazioni geometriche, come il confronto tra occhi e telescopi: “Oculi:& Teolioſcopij, lentiumque telioſcopicarum comparatio” - (fr:504) e la descrizione dello strumento eliotropico: “De aà u:s inſtrumenti Heliotropici compoſitione& forma” - (fr:866). Le citazioni sono organizzate con riferimenti precisi a pagine, colonne e versicoli.


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2 Controversia sulla scoperta delle macchie solari

Una disputa settecentesca sulla priorità dell’osservazione tra Apelle e il Censore.

Le frasi documentano una disputa sulla paternità della scoperta delle macchie solari (Macularum Solaribus), in cui un autore difende Apelle (o se stesso sotto tale pseudonimo) dalle accuse di un “Censore”. Il Censore ha pubblicato una sua storia delle macchie solari (Historia Macularum Solaribus) rivendicandone la prima scoperta, mentre l’autore sostiene che Apelle pubblicò per primo una Tabula con le osservazioni e che il Censore, non avendo osservazioni solide, tentò successivamente di usurparne la gloria. “primus omnium scripturae quae lucem circa hanc materiam aspexerunt, fuerunt teste Angelo Tabula Apellis” - (fr:2818) [Le prime scritture di tutti che videro la luce su questo argomento furono, come testimonia Angelo, la Tavola di Apelle.]. Viene contestato che il Censore avesse osservazioni dettagliate e pubblicate prima di Apelle, anzi, si afferma che egli fosse in uno stato di incertezza e ignoranza sul fenomeno fino a tempo dopo. “Censor de Maculis Solaribus nec ante, nec in illa epistola demonstrationes plus quàm certas aut palpabiles attulisse” - (fr:3051) [Il Censore non ha addotto, né prima né in quella lettera, dimostrazioni più che certe o palpabili sulle Macchie Solari.]. La controversia si estende anche ai metodi di osservazione e alle accuse reciproche di plagio e di mutamento di opinioni. Un tema secondario rilevante è il parallelo con un’altra disputa scientifica, quella riguardante Simon Marius e la scoperta dei satelliti di Giove. “Censor Marium ex malè negato Siderio Iovialium motu rectilineo castigat, & ab inventione corundem arcet: Apelles Censorem ex Macularum motu curvilineo malè negato… spoliat” - (fr:3020) [Il Censore castiga Mario per aver negato a torto il moto rettilineo dei satelliti gioviani e lo esclude dalla loro scoperta: Apelle spoglia il Censore… per aver negato a torto il moto curvilineo delle Macchie.].


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3 Sull’osservazione e la natura delle macchie solari

Un trattato osservativo sulla fenomenologia solare, con annesse dispute di priorità e metodo.

Il testo presenta un’estesa trattazione sulle osservazioni delle macchie solari (Macularum solanum), condotte nel corso di molti anni in luoghi come Roma, Ingolstadt e Friburgo. L’autore espone dettagliatamente la pratica osservativa, descrivendo l’uso di strumenti come l’Helioscopium e il perpendiculum per tracciare la posizione, la distanza dall’eclittica, la grandezza e la figura delle macchie e delle facole. “Nam ex hac pictura accuratẽ inſtituta acquiritur Macularum& Facularum apta in Sole poſitio, diſtantia ab Ecliptica, magnitudo& figura” - (fr:4701). Viene sottolineata la difficoltà intrinseca dell’osservazione solare, la fatica e la cura richiesta dallo strumento e dalla pratica. “quæ in hoc Phænomeno offeruntur copioſiſſimæ; partim è Sole ipſo: nam ſicut Roſa tactu, ſic Sol viſu eſt difficillimus” - (fr:4477). Per confermare i propri risultati e dare maggior peso alla verità del fenomeno, l’autore integra sistematicamente le osservazioni proprie con quelle di altri, in particolare del Padre Giorgio Schönberger e del Padre Carlo Malapert, raccolte a Ingolstadt e trasmessegli a Roma. “vna cum meis Obf ruationibus, v. Gcorg:j Scheẽnberger,& P. Caroli Maiapertij Macularum ſolanum curſfus in ordinem à me digeſtos adduco” - (fr:287). L’intenzione dichiarata è servire la verità e coloro che la desiderano, non diffidando delle proprie osservazioni ma per soddisfare il giudizio altrui. “nam ego hæc aliena non ideo adduco, quod vel diffidam de meis… ſed vt aliorum, qui id à me petiuerunt, iudicio ſatisfaciam” - (fr:9079). Emerge una forte disputa sulla priorità della scoperta e sull’accurata metodologia. L’autore difende con veemenza la propria indipendenza intellettuale e l’originalità del proprio lavoro, rifiutando di appropriarsi delle altrui fatiche e accusando un anonimo censore (Apelle) di aver esitato a pubblicare le vere immagini delle macchie per mancanza di un maestro che lo istruisse. “Cenſorem tanto tempore remorabatur, quominus Macularum veras imagines effigiaret… decrat diſcipulus qui erudiret Magiſtrum” - (fr:2471). La teoria del fenomeno non è costruita arbitrariamente, ma descritta seguendo la natura stessa, sulla base di quanto osservato. “THEORIAM huius Phænomeni non pono aut fingo arbitrio, ſed naturam ipſius… ſecutus, à poſteriori… deſcribo” - (fr:21076). Il moto apparente delle macchie, inizialmente curvo, è descritto come divenuto rettilineo, fatto presentato come nuovo e supportato da osservazioni trascritte fedelmente. “iſte motus in eum nunc ſtatum delapſus eſt, vt non iam curuus, ſed rectus ad ſenſum allabatur” - (fr:10944). Viene affermato che mutazioni così grandi e improvvise nelle macchie implicano necessariamente la generazione e la corruzione dei corpi soggiacenti. “fieri non poſſe, vt in corporibus tantis, tantæ& tam ſubitæ mutationes eueniant, ſine conſequente, aut concurrente ſubiectorum mobilium interitu vel ortu” - (fr:19957). Il fine ultimo dello studio è la maggior gloria di Dio, derivante dalla conoscenza delle sue opere. “finis vltimus& vmuerſalſſimus eſt ipſemet Deus, aut maior Dei gloria, ex operibus ipſius in ipſum reſultans” - (fr:22189). L’autore respinge le critiche basate su pregiudizi e si scaglia contro coloro che, dall’ignoranza, attaccano il fenomeno, ritenendo necessario confutare seriamente tali argomenti futili. “sunt enim qui ex hoc ignorantiæ aſylo,& veritatem& hoc Solis Phænomenon vehementer infeſtant” - (fr:20508). Nel testo sono anche discussi, in relazione al Sole, temi secondari sulla sua natura, se ignea, corruttibile o liquida, e vengono richiamati principi di ermeneutica riguardo alle Scritture in materie oscure. “multa de Solis, Siderum cælique natura vel IGNEA, vel CORRVDTIBILI, vel denique LWIDA” - (fr:351).


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4 Ottica fisiologica e strumentale: l’occhio e il telescopio

Studio della visione attraverso il parallelismo tra l’occhio umano e lo strumento telescopico, con esame delle lenti e della propagazione luminosa.

Il funzionamento dell’occhio viene paragonato a quello di un telescopio. La lente convessa e l’umore cristallino convogliano i raggi sulla retina, così come le lenti di uno strumento ottico li proiettano su una carta: “sicut oculus ad obiecta… ita si lenti immotæ admoueatur charta” - (fr:5722). La formazione dell’immagine avviene per mezzo di coni di raggi che, dopo rifrazioni, convergono in un punto o su una superficie comune: “totum obiectum… affluet in vnicum punctum” - (fr:5998). Il processo visivo non è la mera pittura sulla retina, ma la sua comprensione: “actus autem videndi… non est ista pictura, sed est picturæ… comprehensio” - (fr:6127). L’uso di lenti concave, sia negli strumenti che per correggere la vista dei miopi, modifica la propagazione dei raggi e la dimensione dell’immagine: “lens caua hanc proprietatem habet, vt radios refractione dilatet” - (fr:5841). La disposizione delle lenti nel telescopio determina la distanza e la nitidezza della proiezione: “lens caua… facit imaginem maiorem, & maiorem requirit… chartæ à se distantiam” - (fr:6380). Le osservazioni del Sole mediante fori o telescopi rivelano fenomeni come le macchie solari e la variazione della luminosità e diametro apparente: “Imago Solis per minus foramen excepta, non est maior, sed apparet visui maior” - (fr:23353). L’imitazione artificiale della visione è l’obiettivo dello strumento ottico: “specierum visibilium per unam lentem convexam immissio, nihil aliud quam oculi… artificiosa imitatio” - (fr:5672).


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5 Macchie solari e moti celesti: osservazioni e controversie nel Seicento

Osservazioni, dibattiti e metodi d’indagine sulle macchie solari e i movimenti dei corpi celesti.

Il testo raccoglie osservazioni e discussioni sulle macchie solari, la loro natura, posizione e moto. Si esamina il loro attraversamento del disco solare, con durate variabili: “alcuna consumi in tal passaggio giorni e più, & altra solamente” - (fr:3321). Viene sottolineata la necessità di un esame replicato e accurato, poiché i fenomeni naturali seguono un corso invariabile. Si discute se le macchie siano stelle erranti vicine al Sole o entità distinte, con l’idea che “non sono dentro al corpo Solare, ne contigue alla sua superficie; ma fuori in lontananza” - (fr:3984). Viene descritto un metodo di osservazione con il telescopio proiettando l’immagine del Sole su una carta bianca per studiarne le macchie: “sopra essa caderà la specie circolare del Disco del Sole, con tutte le Macchie” - (fr:3124). Il moto generale delle macchie è descritto come uniforme e parallelo, con il Sole che “in se stesso, e circa il proprio centro si raggira, portando seco in cerchi paralleli le dette Macchie” in un periodo di circa un mese lunare - (fr:3087). Sono presenti dispute sulla priorità delle osservazioni e sulle conclusioni tratte, come quella tra l’autore e Apelle (Scheiner), del quale si attende una terza scrittura con opinioni più conformi - (fr:3938). Si menzionano tentativi di conciliare i moti planetari con le Scritture e le autorità filosofiche, come il desiderio di “salvare li moti del Sole, e delle stelle” - (fr:30516) e di comprendere come “si salvino li diversi moti in un’istessa stella” - (fr:30516). Il testo include anche riferimenti a serie di osservazioni sistematiche, con date, corsi delle macchie e diagrammi, condotte in luoghi come il Collegio Romano - (fr:10004, fr:13154, fr:73).


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6 Osservazioni delle macchie solari

Registrazioni giornaliere di comparsa, moto e mutazione di macchie e facole sulla superficie solare.

Le frasi documentano osservazioni ripetute di macchie solari (Maculae) e delle associate facole (Faculae) sul disco del Sole. Vengono annotate le date di apparizione e scomparsa, la posizione (boreale o australe), il numero, le dimensioni e le variazioni di forma. Le macchie sorgono, si dividono, si fondono, mutano in densità e infine si dissolvono. Il loro transito completo attraverso il Sole dura tipicamente tredici o quattordici giorni. “Macularum a curſus incæpit die finijt & ad horizontem nou peruenit inpriacipio viſe ſunt tantum diæ maculæ Solis fulgori immerſr, qur die nimbo& faculs lucentibas ambitæ, in nouem paruas cebullieruot, dieque decimo in pauiciores ſed maiores coflatæ ſunt, uẽpe in quinque; die vndecimo acceſſit ſexta:dc d idecimo, nouem ecuaſerunt, quæ rurſus die decimotertio, cum damno minorum, maiores ſed pauciores ſiint effecte, videlicet ſcptem; Die decimoquarto in ſeptem alias& minores redatr ſunt; Die decimoquinto iam temium vmbra10 15 20 rum præ ſe tuleruat figuram.” - (fr:12704) [Il corso delle macchie a iniziò l’8, finì il 17, e non giunse al nuovo orizzonte; all’inizio furono viste solo due macchie immerse nello splendore del Sole, che il giorno 9, circondate da nubi e facole lucenti, si divisero in nove piccole, e il giorno dieci confluirono in meno ma più grandi, la sera in cinque; l’undicesimo giorno se ne aggiunse una sesta: il dodicesimo, divennero nove, che di nuovo il tredicesimo, con la perdita delle più piccole, divennero più grandi ma in numero minore, cioè sette; il giorno quattordicesimo si trasformarono in altre sette e più piccole; il giorno quindicesimo ormai presentavano la figura di tre ombre.] Le macchie spesso contengono nuclei più scuri. “Exoriuntur nuclei diuerſimode: nam quædam Macule ini io tanquam ex profundo Sole tum ex gua quædam& minima ſui indicia oſtentant, luce diluta, tum de die in diem& mole& obſcuritate augeſcunt,& ſimul in Maculam aliquam conformata fuerint, etiam in medio nigriora atque nuclei ſemina flieri iocipiuont; quæ deinde cum ipſa Maculaquoque excreſcunt.” - (fr:19292) [I nuclei sorgono in modi diversi: infatti alcune macchie all’inizio, come dal profondo del Sole, mostrano alcuni minimi indizi di sé, con luce diluita, poi di giorno in giorno crescono in massa e oscurità, e una volta conformate in una macchia, anche al centro iniziano a diventare più nere e semi di nuclei; i quali poi crescono insieme alla macchia stessa.] Il moto attraverso l’intera superficie è misurato. “b, Macula borealis nonnihil nuclei habens, totum Solem integra perambulauit ordinatiſſime diebus tredecim& ampliùus, quia in Sole conſpectaeſt, à die primmno matutino, ad veſpertinum Octobris, accidit quc primus aſpectus hora vltumus hora interce dunt itaque dies 13 horæ q. octo,& tamen neque tum Macula horizontem occidentalem attigit, licet ferme raſerit, facilè igitur adhuc aliquot horas ibidem intumpſerit: iam euidens eſt ex praxi& morchuius Phœnomeni interſtitium mter perimctrum& diem primum Maculæ b eſſe minimum duodccim horarum: igitur euidenter concluditur, Curſum apparentemhuius Maculæ tuſſ- dierum pius minus” - (fr:12640) [La macchia b boreale, avendo un certo nucleo, percorse ordinatamente tutto il Sole in tredici giorni e più, poiché fu vista nel Sole dal primo mattino al 14 sera di ottobre, accadde che il primo aspetto fu alle ore 8, l’ultimo alle ore 4; intercorrono quindi 13 giorni e circa otto ore, e tuttavia neppure allora la macchia raggiunse l’orizzonte occidentale, benché lo sfiorasse, facilmente quindi ancora per alcune ore ivi si prolungò: ormai è evidente dalla pratica e dal corso di questo fenomeno che l’intervallo tra il perimetro e il primo giorno della macchia b è minimo dodici ore: quindi evidentemente si conclude che il corso apparente di questa macchia è di giorni più o meno ] Macchie e facole si trasformano l’una nell’altra. “Maculæ e, f. g. vnius manipuh die tertiò cxorti, ſeſe mirum inmodurm dilatauerunt,& die intra Faculas illuſtres inceſſerunt; poſt medium & numero,& mole decreuerunt, tandemque in Faculas& vmbras ex pot iori degenerarunt, cum quibus ad occaſum vſque peruenerunt.” - (fr:14056) [Le macchie e, f, g, sorte il terzo giorno come un gruppo, si dilatarono in modo meraviglioso, e il giorno 5 entrarono entro facole luminose; dopo la metà diminuirono sia in numero che in massa, infine degenerarono in facole e ombre per la maggior parte, con le quali giunsero fino al tramonto.] Le osservazioni includono anche la descrizione di formazioni specifiche, come ammassi di macchie che si separano o uniscono, e la comparsa di code nebulose.


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7 Geometria analemmatica e strumenti per l’astronomia sferica

Costruzioni di cerchi massimi, eclittica e orizzonti nella determinazione di angoli solari e declinazioni.

Le frasi trattano della geometria della sfera celeste, descrivendo cerchi massimi quali verticali, meridiani, orizzonti, l’eclittica e i coluri solstiziali, e le loro reciproche intersezioni e angoli. Vengono esposti metodi grafici e analitici, spesso basati su proiezioni analemmatiche, per determinare la posizione del Sole, il complemento della sua altitudine, la declinazione e l’ascensione retta. “8 AC, AD, verticales tangentes circulum arcticum CD, in C& D” - (fr:5288) [AC, AD, verticali tangenti il circolo artico CD, in C e D]. Si utilizzano triangoli sferici, come nel caso in cui “in triangulo sphaerico ANG” - (fr:15718), per ricavare archi e punti sulla sfera. Un ruolo centrale è dato alla proiezione analemmatica, dove “Ellipſis circa hos axes descripta-, erit in Analemmate parallelus per verticem descriptus” - (fr:7639) [L’ellisse descritta attorno a questi assi sarà nell’analemma il parallelo per il vertice descritto], e dove “cum ista proiectio sit analemmatica, recta NQs repræsentat in Globo circulum ex loco Solis O descriptum” - (fr:7644) [poiché quella proiezione è analemmatica, la retta NQ rappresenta sul Globo il cerchio descritto dal luogo del Sole O]. Le istruzioni fanno frequente riferimento all’uso pratico di strumenti come l’astrolabio, per cui “in ipso circulo Astrolabij, arcus complementi altitudinis Solis” - (fr:7692) [nel cerchio stesso dell’Astrolabio, gli archi del complemento dell’altitudine del Sole], e di altri dispositivi con scale zodiacali, come descritto in “Columellæ KI, in superiore parte circa 1, inhæret orbis, seu discus mIn… inſcripti sunt radij Zodiaci” - (fr:15284) [Alla colonna KI, nella parte superiore circa 1, è attaccato un orbe, o disco mIn… sono inscritti i raggi dello Zodiaco]. Vengono inoltre fornite procedure per ricavare angoli specifici, ad esempio tra l’eclittica e il cerchio orario, tramite l’uso di tabelle di declinazione e ascensione retta.


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8 Osservazioni e moti delle macchie solari

Descrizione dei movimenti apparenti e delle caratteristiche delle macchie sulla superficie del Sole.

Le macchie solari presentano due poli opposti, australe e boreale, che si muovono con moti contrari. “Quadrageſima, Poli ſuper quos Maculæ conuertuntur, ſunt duo, Auſtralis& borealis, ſibi oppoſiti,& motibus oppoſitis agitantur” - (fr:8754) [I poli, attorno ai quali ruotano le macchie, sono due, Australe e boreale, opposti tra loro, e si agitano con moti opposti.] Questi poli si alternano in emisferi solari opposti ogni mezzo anno, con il polo australe che sorge all’inizio di dicembre e il boreale all’inizio di giugno. Il moto apparente delle macchie procede generalmente da est (orto) a ovest (occaso). “vtrum propri Macularum conuerſionifeſtũ eſt omnes Maculas verſus hunc polum collocatas, dum ab ortu in occaſum tendunt” - (fr:21236) [È manifesto che tutte le macchie, poste verso questo polo, mentre tendono dall’orito all’occaso.] Gli archi descritti dalle macchie sono più curvi per quelle vicine al centro del Sole e più rettilinei per quelle più lontane. “Arcus ſiue itinera à Maculis centro O vicinioribus deſcribi curuiora, ſeu ſecundum circulos minores, remotioribus ab eodem, rectiota, ſeu ſecundum circulos maiores” - (fr:5006) [Gli archi o tragitti descritti dalle macchie più vicine al centro O sono più curvi, ossia secondo cerchi minori, quelle più lontane da esso, più rettilinei, ossia secondo cerchi maggiori.] I loro percorsi sono obliqui rispetto all’eclittica. “omnia tamen nullo dempto ſunt obliqua ad Eclipticam” - (fr:21301) [Tutte però, senza eccezione, sono oblique rispetto all’Eclittica.] Gli intervalli diurni tra due punti stazionari sono massimi verso il centro del disco solare e minimi vicino all’orizzonte. “Interualla Macularum omnium diurna, inter duo puncta ſtationaria ſita, eiuſdem curſus, circa medium ſunt ſemper maxima, ad hornmzontem ſemper minima” - (fr:17173) [Gli intervalli diurni di tutte le macchie, posti tra due punti stazionari dello stesso corso, verso il centro sono sempre massimi, all’orizzonte sempre minimi.] Due volte all’anno, in giugno e dicembre, i percorsi appaiono rettilinei, mentre negli altri mesi sono curvi e inclinati. “bis in anno oppoſitis ſex menſiuminteruallis, lunio nimirum& Decembri rectilineus ad ſenſum contingat” - (fr:21078) [Due volte all’anno ad intervalli di sei mesi opposti, in giugno cioè e dicembre, accade che sia rettilineo al senso.] “ſitu quaſi rectilineo bis in anno, ſecante ſe in Ecliptica decuſſatim, idque in Decembri& Iunio; ſitu vero curuilineo, atque ad Eclipticaminclinato, in Martio& Septembri” - (fr:21372) [In una posizione quasi rettilinea due volte all’anno, secantisi nell’Eclittica a forma di croce, e ciò in dicembre e giugno; in una posizione curvilinea, e inclinata all’Eclittica, in marzo e settembre.] La zona principale di attività è delimitata da due fasce polari poste a circa sette gradi di latitudine, dove il moto è più lento. “Duæ extremæ inter polos Eclipticæ & circulos polares(ideoque polares dicendæ) clauduntur, latitudimem habent graduum ſeptem… motus diurnus eſt ibi multo lentior quam ad medium Solis” - (fr:21378) [Due [fasce] estreme tra i poli dell’Eclittica e i circoli polari (perciò da dirsi polari) sono racchiuse, hanno una latitudine di sette gradi… il moto diurno è là molto più lento che verso il centro del Sole.] Le macchie appaiono più grandi quando sono vicine al lembo del disco solare che non al centro. “Si Maculæ ſolares extralimbum circuli obſeruatorij vbicunquce verſatæ, in limbum eiuſdem traducantur, ſemper apparent maiores quam in medio” - (fr:18799) [Se le macchie solari, portate ovunque fuori dal lembo del cerchio osservatorio, vengono condotte sul lembo dello stesso, appaiono sempre più grandi che al centro.] Il loro moto di avanzamento proprio è distinto dal moto di rotazione diurno. “Macularũ progreſſio propria in hoc motu ſpirali non eſt niſi ad centrum vel à centro;progreſſio autem diurna eſt circa centrum” - (fr:4976) [L’avanzamento proprio delle macchie in questo moto spirale non è che verso il centro o dal centro; l’avanzamento diurno invece è attorno al centro.] Le osservazioni devono essere condotte con precisione per cogliere le piccole variazioni orarie. “accuratus ſit oportet obſeruator, qui interualla horaria ſenſui offerre tentat” - (fr:4976) [Occorre che sia accurato l’osservatore, il quale tenta di offrire al senso gli intervalli orari.]


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9 Macchie solari: osservazioni e dispute sulla loro natura

Analisi delle caratteristiche, moto e collocazione delle macchie solari dalle osservazioni dirette.

Le macchie solari appaiono, crescono e si dissolvono sulla superficie del Sole. Il loro incremento ordinario avviene sfericamente verso il centro, mentre il decremento procede dalle estremità verso il mezzo. (fr:19153) [Inoltre, l’incremento ordinario delle Macchie è da ogni parte sfericamente verso il loro centro, da ogni differenza di luogo, e il decremento è ovunque in circolo, dal centro.] Durante il decremento, la nigredine si attenua. (fr:20336) [Ogni Macchia, se cresce, quasi sempre cresce in ogni differenza di luogo dal suo mezzo, verso l’estremo, e crescendo nel mezzo sempre si intensifica nella nigredine apparente. E contrariamente, ogni Macchia ordinariamente decresce da ogni parte da ogni differenza di luogo, dai suoi bordi estremi, procedendo verso il mezzo, e mentre decresce, sempre la nigredine si rimette.] Le macchie spesso si dissolvono trasformandosi in facole, nella comune superficie solare o in vestigia ombrate. (fr:20540) [E così tutte le Macchie infine finiscono, o in Facole, o nella ordinaria superficie del Sole, o in vestigia ombratili delle Macchie, immediatamente, e queste infine nella superficie del Sole.] Alcune, dopo la scomparsa, possono riapparire. (fr:20501) [Infatti, la stessa talvolta, dopo la scomparsa di un giorno o dell’altro, di nuovo compare.] Il loro moto non è percepibile sensorialmente se non attraverso lo strumento di osservazione. (fr:8680) [Ma di questo moto della Macchia che essa stessa compie nel Sole, infatti la promozione di questo moto non è percepibile da nessun senso.]

La disputa principale concerne la loro collocazione: se siano sulla superficie solare o entro una sfera separata e trasparente. Si argomenta che non possono essere parti tralucidi del Sole. (fr:20182) [Purché dalle cose dette resti stabilito che le facole solari non sono, né possono essere, né dirsi o fingersi in alcun modo parti del detto Sole come tralucide, salvo il Fenomeno solare.] La loro mancanza di parallasse sensibile dimostra che non possono essere lontane dal Sole come la Luna o i pianeti. (fr:20587) [Niente affatto, ho da ciò, che le Macchie non possono essere distanti dal Sole tanto quanto da esso distano la Luna, quanto Venere, e Mercurio al perigeo.] La variazione di aspetto vicino all’orizzonte è un effetto di posizione, non di cambiamento fisico. (fr:18904) [Dove è segno manifesto che quella contrazione delle Macchie non è effetto di incremento o diminuzione fisica, ma della sola posizione rispetto all’aspetto, che la conversione intorno al sole produce.] L’ipotesi di una sfera solida che le trasporta è contraria al fenomeno. (fr:20475) [Dato anche, ma non concesso, che per siffatte sfere dure, per concorsazioni di parti immutabili, le apparenze delle Macchie in qualche modo si difendessero, (il che tuttavia, supposti i fenomeni dell’apparenza) ripugna a tutto il cielo.]

Le macchie presentano un nucleo più oscuro circondato da una penombra. La materia intorno al nucleo si illumina laddove i nuclei si guardano reciprocamente. (fr:19741) [E si conferma, perché, quando quegli intervalli si illuminano di facole, quella massa circonfusa ai nuclei, da quella parte, per la quale i nuclei si guardano reciprocamente, si schiarisce completamente.] Si osserva una struttura frastagliata e irregolare al confine tra luce e ombra. (fr:19912) [Infatti la lacerazione delle estremità, e l’anfrattuosa congressione del luminoso con l’oscuro, è così familiare a questo Fenomeno, che di giorno, e quasi d’ora in ora, sorgono altri angoli delle ombre, altri seni di luce.]

Le facole sono parti del Sole scoperte, più luminose del resto della superficie. Quando una facola è vicina all’orizzonte, non può illuminare porzioni dell’atmosfera circostante come farebbe se fosse alta nel Sole, il che contraddice l’ipotesi della trasparenza. (fr:20108) [Infatti, da questa ipotesi di tralucenza, la Facola non è altro che una certa parte del Sole scoperta, quale per esempio è CK, dunque questa parte del Sole CK, con la sua luce disperde la porzione RQ della sfera circostante presso l’orizzonte in BO, ma non disgrega…] La dimostrazione della non trasparenza vale per qualsiasi punto della facola. (fr:20056) [Ciò che ho provato riguardo al punto O della Facola, sarà dimostrato lo stesso per il punto B, e per qualsiasi punto interposto tra B e O.]


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10 La natura del firmamento e la disputa sulle acque superiori

Un dibattito teologico-filosofico sulla costituzione dei cieli tra solidità adamantina, fluidità e acque sopracelesti.

Il testo raccoglie argomentazioni sulla costituzione e le proprietà del firmamento (cælum) menzionato nella Genesi. La questione centrale è se il cielo abbia una “adamantinam… cæli duritiem” - (fr:27400) [durezza adamantina del cielo] o sia invece fluido e permeabile. Sant’Agostino, citato più volte, nega che il cielo sia solidificato “negatum eſſe vllo modo ita deſuper quaſi quodam psuimento ſolidatum eſſe Cælum” - (fr:27341) [è stato negato in ogni modo che il Cielo sia solidificato dall’alto come da una certa colata]. Viene discusso il passo biblico “Fiat Firmamentum in medio aquarum” - (fr:27274) [Sia fatto il Firmamento in mezzo alle acque] e la conseguente divisione tra acque inferiori e superiori. Alcuni sostengono l’esistenza di “aquas ſuper cæleſtes” - (fr:27093) [acque sopracelesti] di natura elementare, mentre altri, come San Basilio, rifiutano l’idea che il cielo sia una “Quintam eſſentiam” - (fr:27549) [Quinta essenza]. Si confrontano le autorità scritturali con le dottrine filosofiche: da un lato, la visione che i cieli siano “ex elementis conſtitutos” - (fr:25948) [costituiti da elementi] e quindi corruttibili; dall’altro, la dottrina aristotelica della loro incorruttibilità, la quale, secondo alcuni, “non eſſe Ariſtotelicam, niſi nomine tenus” - (fr:29203) [non è aristotelica, se non di nome]. Si esamina se il firmamento sia un corpo solido atto a sostenere le acque o piuttosto un limite intransgredibile: “conſtitutus terminus intranſgreſſibilis aquarum ſuperiorum& inferiorum” - (fr:27401) [costituito limite intransgredibile delle acque superiori e inferiori]. Emerge la preoccupazione per l’armonia tra fede e ragione, poiché è “Turpe autem… & pernicioſum” - (fr:26099) [Troppo turpe e pernicioso] che i cristiani, parlando di tali materie, espongano sé stessi e gli autori sacri al ridicolo dei dotti. Vengono citate anche osservazioni astronomiche recenti che sembrano provare “cælum eſſe liquidum” - (fr:29903) [che il cielo è liquido] e in cui i pianeti si muovono. La discussione coinvolge la posizione dei luminaria, fissi o vaganti nel firmamento, e la natura di quest’ultimo, se “igneæ naturæ” - (fr:27713) [di natura ignea] o composto da più elementi.


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