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Capire Hegel 43 | L | 8d


1 Il passaggio dal numero finito all’infinito: alterazione quantitativa e qualitativa

L’introduzione della dimensione qualitativa nella progressione numerica.

Il testo analizza il processo per cui un numero finito, alterandosi, diventa un altro numero. Si evidenziano due processi concomitanti: uno quantitativo, dovuto alla continuità della successione, e uno qualitativo, per cui l’“altro numero” è anche “il negativo del primo numero e come tale è un non numero”. Poiché il punto di partenza è un numero finito, il suo altro è “non solo un numero, ma è anche un numero non limitato”, quindi un numero infinito. Questa osservazione introduce “l’elemento qualitativo nella progressione dei numeri”, elemento che si era già insinuato notando che la serie procede all’infinito. L’infinito, in questo primo significato, è definito come il contrario del finito: se il finito è il determinato, “l’infinito è il vuoto. l’indeterminato, il non essere”. Tale concetto è rappresentato graficamente dai puntini di sospensione (“1 2 3 4 puntini puntini”), che “rappresentano il non essere del finito e quindi l’infinito”. Il punto centrale è che, attraverso questo duplice movimento, “il quantum diventa un altro”.


2 Il quantum come determinazione esteriore e dover essere

Il quantum, determinato esteriormente e in movimento verso la propria determinatezza.

Il testo analizza la natura del quantum, caratterizzato da una determinazione che gli è “esteriore, cioè gli è un non essere, in questo senso un dover essere”. Non è qualcosa di statico, ma richiede un “movimento, una fuoriuscita” per raggiungere la propria determinatezza. Viene esplorata la duplice condizione del quantum: esso è sia “essere determinato in un altro” sia “sussistere per sé indifferente”. La sua determinatezza, come nel caso del terzo che è tale solo perché esistono “il primo e il secondo fuori di lui”, è quindi relazionale e insieme intrinseca: “la determinazione in altro non è la determinazione di altro esclusivamente relativa, ma è la sua determinazione”. Nel dialogo finale, un interlocutore solleva una domanda sul “famoso passaggio del della quantità in qualità”, a cui si risponde confermando che la qualità “rientra” in questo discorso e che sarà trattata esplicitamente in seguito.


3 Il qualcosa e il suo dover essere: oltre l’ostacolo

Dalla dialettica dell’ostacolo al superamento come determinazione.

Il blocco analizza la natura dialettica del “qualcosa”, partendo dall’ostacolo che esso rappresenta per se stesso. Questo “essere oltre se stesso” è identificato come il suo “dover essere”. Si procede quindi a esaminare come questo “dover essere” sia stato definito come una determinatezza che “si presenta come non essere” e come “essere altro”, un’applicazione esterna. La discussione verifica l’applicabilità di questa lettura anche al concetto di “barriera”, ricevendo conferma.


4 La natura del quantum: finitezza e infinità

Il quantum come determinazione che oltrepassa se stessa, tra limite e illimitatezza.

Sommario Il blocco analizza la doppia natura del quantum, definito come finito in quanto “essere determinato in un altro” e “limitato”. La sua infinità viene presentata in due accezioni principali: come negazione semplice del limite, ossia “il suo essere oltre il quanto limitato”, e come “ritorno dentro di sé”, un essere per sé indifferente. Viene illustrato il processo dialettico per cui, nell’andare oltre sé (come un “3 che diventa 4”), il quantum si manifesta come finito, ma questo stesso “andare oltre sé” è reso possibile dal “limite indifferente” e superabile. Si sottolinea come nell’infinità qualitativa “risorge il quantum”, evidenziando un movimento circolare. L’infinità del quantum è quindi definita non come semplice trascendenza, ma come “vera infinità” che include anche il “ritorno dalla trascendenza”, unendo il momento del superamento a quello dell’auto-ritrovamento.


5 Opposizione e unità tra finito qualitativo e quantitativo

Dall’irruzione reciproca degli opposti alla staticità del finito.

Il testo analizza la relazione tra due opposti assoluti, il cui legame si basa su un “riferimento esterno che resta sullo sfondo”. Questo fondamento unitario è spesso implicito, al punto che la sua manifestazione appare “come una sorpresa”. La discussione distingue poi il comportamento del finito qualitativo da quello quantitativo. Il primo “si continua dunque soltanto in sé”, in modo nascosto, e non pone esplicitamente la sua connessione con l’altro, restando così “posto come immediato, bene come rigido, statico”. Al contrario, si accenna a una caratteristica dinamica del finito quantitativo, lasciata in sospeso. Un tema minore riguarda l’intervento di Samuel, che ha “brutalmente eh impedito” una certa configurazione, sottolineando come un’unità più evidente possa essere ostacolata.


6 Rovesciamento qualitativo nel progresso quantitativo

Il riferimento del finito al suo infinito e la determinatezza assoluta.

Il sommario delinea il passaggio dall’analisi quantitativa a quella qualitativa all’interno del progresso infinito. Si stabilisce che il finito si riferisce “in lui stesso al suo infinito” e trova in questo riferimento “la sua determinatezza assoluta”. Il progresso quantitativamente infinito viene presentato come l’illustrazione iniziale di questo rapporto reciproco. Emerge poi che in tale progresso “c’è anche un rovesciarsi qualitativo”, un elemento nascosto oltre la pura continuità numerica: “un negarsi del numero, un negarsi del quantum”. È proprio questa infinità a determinare “l’elemento contraddittorio e quindi il progresso”. Infine, viene introdotta e distinta la differenza tra “il progresso infinito qualitativo e il progresso infinito quantitativo”, completando la delimitazione concettuale del blocco.


7 Determinazione scambievole di finito e infinito

Differenza qualitativa del progresso infinito rispetto a quello quantitativo.

Il testo analizza la specificità della “determinazione scambievole di finito e infinito” di tipo qualitativo, distinguendola dal progresso all’infinito in ambito quantitativo. Nel caso quantitativo, il limite si supera continuamente spostandosi nel suo “al di là”, in un processo dove il quantum, essendo determinato “fuori di sé”, è proiettato all’infinito e viceversa, generando una contrizione senza vero scioglimento. Al contrario, la determinatezza qualitativa implica una continuità per cui “una determinatezza” è contenuta “nell’altra”, producendo uno “scioglimento apparente in un’unione dei due”. Viene infine chiarito che il progresso all’infinito sostanzialmente consiste in un alternarsi tra finiti, un “passaggio si ripete indeterminatamente” a causa di una contraddizione irrisolta.


8 Il quantum e il suo al di là: la santità come compito irraggiungibile

La santità come ideale perennemente generato ma irraggiungibile, che non esce dalla finitezza.

Il blocco analizza la struttura del quantum e del grado, utilizzando la metafora della santità come “compito” irraggiungibile per illustrare il concetto logico. Si afferma che “la santità è irraggiungibile” e che consiste in un “perenne porsi davanti il compito” senza mai ottenere il risultato, rimanendo dentro la finitezza e senza che “l’infinito diventi un positivo e un presente”. Questo dinamismo viene ricondotto alla natura del quantum, il quale “ha nel suo concetto di avere un al di là di sé”. Tale “al di là” è definito come “il momento astratto del non essere del quantum”, un limite con un significato “da prima qualitativo”. Il grado è presentato come la “forma realizzata del quantum”, determinata in sé ma proprio per questo “al di fuori di sé”, chiarendo la relazione tra i due termini. Il tema minore è proprio questa esplicitazione della differenza e connessione tra quantum e grado.


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