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Capire Hegel 42a | L | 7d


1 Grandezza estensiva e intensiva: identità e mutamento

Dallo sviluppo del quantum all’affacciarsi del qualcosa qualitativo.

Sommario

Il blocco analizza l’identità e la reciproca conversione tra grandezza estensiva e intensiva, entrambe definite come “una medesima determinatezza del quantum” differenziate solo dalla collocazione della numerosità, interna o esterna. Questa identità “si sviluppa ulteriormente, cioè diventa un mutamento”: la grandezza estensiva muta in intensiva poiché “il suo molto, che sarebbe la numerosità… si riduce in sé e per sé nell’unità”, e viceversa la grandezza intensiva trova la sua determinatezza “nella numerosità”. Si precisa che la grandezza intensiva è “altrettanto essenzialmente grandezza estensiva”. L’identità di estensivo e intensivo, essendo “unità riferentesi a sé attraverso la negazione delle sue differenze”, introduce il “qualcosa qualitativo… che è indifferente alla sua determinatezza quantitativa”. Per chiarire questo passaggio, riconosciuto come complesso e forse non pienamente rifinito dall’autore, si torna al concetto di qualità, dove la determinatezza è sia “realtà” che, nel suo nucleo, “il nulla, la negatività”, essendo quindi “per un verso, realtà è per un verso, per l’altro verso negazione”.


2 La quantità hegeliana: dal qualcosa all’unità della differenza interna

Ritorno al concetto elementare attraverso la negazione della differenza esterna.

Il sommario delinea il percorso logico che, partendo dalla definizione aristotelica del “qualcosa” (il to ti èn einai o usia), inteso come singolarità o quid, giunge a un’unità caratterizzata da “differenza interna”. Questo movimento avviene attraverso la negazione della “differenza esterna”, in un processo di ritorno all’indietro verso il fondamento. Il blocco evidenzia come, in questo contesto hegeliano relativo alla quantità, l’usia venga definita come “possibilità degli opposti”, ossia come il luogo in cui la differenza diviene pura potenzialità: “la differenza diventata una possibilità”.


3 Il qualcosa rinato nella misura

La rinascita del qualcosa come unità affermativa dalla negazione della differenza quantitativa.

Il testo segna un passaggio dalla considerazione astratta della quantità a quella della misura, dove il “qualcosa”, dopo essere stato assorbito nella pura determinazione quantitativa, riemerge come un’unità per sé. Questo ritorno in sé avviene attraverso la mediazione con la negazione della differenza tra l’estensivo e l’intensivo, due determinazioni quantitative. Il qualcosa si oppone ora a queste sue stesse determinazioni, dalle cui negazione è mediato, divenendo “l’affermativo della negazione, della negazione del negarsi della differenza”. L’aver assunto un quantum specifico è presupposto di questo movimento, poiché “di fatto se ci fossimo curati di questo, noi ci saremmo curati della misura, più che della quantità in sé per sé”. Il tema minore del rapporto dialettico tra estensivo e intensivo è introdotto come la differenza negata che media questo ritorno.


4 La determinazione quantitativa come unità e numerosità

La traduzione in termini intensivi di ogni grandezza estensiva e l’emergere del qualitativo dall’abolizione di tale differenza.

Il paragrafo chiarisce che un “qualcosa” possiede una determinazione quantitativa, essendo un “quantum”, ma privo della specificazione come estensivo o intensivo, se non come “pura forma”. Si afferma che “questo qualcosa qualitativo viene proprio dall’abolirsi di quella differenza fra estensivo e intensivo”, determinandosi poi quantitativamente solo “come un numero, cioè come unità e numerosità”. Viene ribadita una posizione precedente, negando una gerarchia di valore tra le due modalità: “non è che l’intensivo spetta certi oggetti che sono nobili e l’estensivo spetta ad altri oggetti che sono ignobili”. La conclusione stabilisce la totale convertibilità dei due aspetti: “tutto ciò che è estensivo si può tradurre in termini di intensività”.


5 L’esteriorità interna del quantum e la contraddizione del grado

La transizione dalla grandezza estensiva a quella intensiva, o grado, come manifestazione di una contraddittoria esteriorità interna.

Sommario

Il blocco ripercorre la determinazione del quantum, partendo dalla sua forma estensiva, dove la determinatezza è “la somma di unità indifferenti tra loro”. Il focus si sposta poi sulla grandezza intensiva, il grado, definita come “l’esserci di questa esteriorità che il quantum è dentro di sé”. La sua semplicità fa sì che “la sua determinatezza si manifesti come una numerosità di gradi fuori di essa”. Questa struttura rivela una contraddizione interna: l’esteriorità è posta come costitutiva del quantum stesso, generando una “differenza… posta come sua contraddizione interna”. La determinatezza del grado, quindi, non è autosufficiente, ma ha “la sua determinatezza non in lei, ma in un altro quantum”. La ripetizione di questi concetti noti è funzionale a preparare un “salto in avanti” nel ragionamento.


6 Il limite risorto e l’infinità del numero

Il moto del pensiero che supera il limite per ritrovarlo, spingendosi all’infinito.

Il blocco analizza la dinamica del limite, definito come “sottinteso come un limite che si spinge oltre se stesso”, il quale, nel suo essere oltrepassato, risorge solo per abolirsi nuovamente e inviarsi a un limite ulteriore, “così via all’infinito”. Questo movimento infinito viene quindi riconosciuto come costitutivo del concetto stesso di numero, sia nell’aumentare che nel diminuire: “questo numero più grande è un numero ed essendo numero è animato dallo stesso modo dell’inviarsi oltre sé”. Ne consegue che in tale impulso “non è posto soltanto il numero più grande, ma è posta anche l’infinità”. Viene infine accennato un possibile riferimento alla fondazione assiomatica di questa idea, menzionando che “questo nei negli assiomi di peano e c’è”, citando l’esempio del fatto che “lo zero non può risultare da da nessuna oppure l’uno”.


7 Difficoltà e necessità della traduzione filosofica

Una traduzione fedele di testi filosofici complessi richiede di superare la lingua comune.

Sommario Il blocco affronta le specifiche difficoltà nella traduzione della terminologia filosofica tedesca, prendendo come esempio la distinzione kantiana tra “Wirklichkeit” e “Realität”, dove “un pateracchio diventa della la computazione della prontologica” se i termini non sono tenuti distinti. Si sottolinea che una traduzione attendibile, che “restituisce effettivamente il pensiero nella sua coerenza logica”, deve spesso “abbandonare il linguaggio quotidiano”, una necessità a cui “bisogna rassegnarsi” poiché “non si può restituire Hegel nell’immediatezza”.


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