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Capire Hegel 28 | A


1 Il superamento della separazione tra soggetto e oggetto nella conoscenza

La critica alla coscienza comune e il percorso fenomenologico verso l’unità e la verità.

Il testo analizza la natura della conoscenza, partendo dalla critica della separazione assoluta tra soggetto e oggetto, tipica della “coscienza comune” e della “scienza dell’apparenza”, per la quale “la conoscenza è sempre qualcosa di precario, sempre qualcosa di apparente”. Contro questa visione, si afferma che la vera conoscenza è “unità di soggetto e oggetto, è armonia, corrispondenza di soggetto e oggetto, è verità”. Questo superamento della separazione è il risultato di un “processe fenomenologico che ha abolito la differenza tra soggetto e oggetto”. Il percorso si articola attraverso le diverse forme della coscienza: dalla “conoscenza immediata” della sensibilità e dell’intuizione, alla “conoscenza mediata” del pensiero, fino alla rappresentazione, che “è l’avere l’immagine di una cosa isolandola” e per la quale gli opposti “ciascuno separato per sé è indipendente dall’altro”. La riflessione si concentra poi sul concetto fondamentale di essere, definito come “immediato ed è indeterminato”, e sulla sua identità dialettica con il nulla (L’essere, l’immediato indeterminato, è di fatto nulla e né più né meno di nulla), richiamando il principio spinoziano omnis determinatio negatio est (ogni determinazione è una negazione). Il soggetto conoscente è identificato con “la sostanza, cioè l’individuo”, che unifica gli opposti. L’argomento si conclude delineando due piani della conoscenza: quello dell’opinione (doxa), che ha per oggetto “una mescolanza di essere e nulla”, e quello dell’intelligenza (nous, episteme), che ha per oggetto “invece l’essere”.


2 L’Immediatezza Negata: Il Nucleo della Dialettica

La dialettica come movimento necessario che dissolve ogni stasi apparente, mostrando come l’immediatezza sia solo un momento destinato a negarsi e a ricomporsi attraverso la mediazione.

Il percorso speculativo che, partendo dalla determinazione più semplice dell’essere, rivela l’inquietudine interna della negazione. Questo processo smaschera l’impotenza di ogni figura data come stabile e conduce, attraverso la contraddizione e il superamento delle figure della coscienza, verso la totalità del processo stesso.

Il sommario si costruisce attorno al conflitto tra l’aspirazione alla fissità e la realtà dinamica del divenire. L’analisi prende le mosse dall’essere, scelto perché “è la determinazione più semplice”. Tuttavia, questa immediatezza iniziale è illusoria: “L’immediatezza sembra qualcosa di stabile, qualcosa che si conserva, quindi qualcosa, se vogliamo di infinito, ma non lo è. La sua natura è contraddittoria e destinata a negarsi, poiché “i punti di vista della coscienza comune in realtà sono contraddittori, si annullano”. Il processo dialettico ha proprio lo scopo di “mostrare l’impotenza dell’immediatezza, la sua il il suo necessario inabissarsi in un processo e il suo riemergere soltanto dalla totalità del processo”. Ciò avviene attraverso la negazione, che non è un semplice operatore logico soggettivo, ma una forza immanente: “le cose in quanto sono inquiete, in quanto diventano eh hanno una negazione loro senza che ce la immetta io dall’esterno”. Questa inquietudine è ciò che deve essere escluso per pensare un essere fisso: Bene, quindi la negazione è questa e è questa inquietudine intima che devi escludere dall’essere se l’essere deve essere fisso, uguale, eterno, stabile. La rimozione della negazione produce un’identità statica: Bene, è una sfera eternamente uguale a se stessa solo perché hai tolto la negazione, ma al prezzo di eliminare la differenza e il movimento: il fatto che una volta che tu togli la negazione, togli evidentemente la differenza, la diversità e togli la diversità da se stesso che è il movimento. Il pensiero speculativo, quindi, non si ferma alla prima negazione, ma riconosce il momento della doppia negazione, in cui la negazione stessa viene negata, permettendo un ritorno all’essere su un piano superiore (mediazione): Siccome l’idea di infinito coincide con la doppia negazione, lui ecco come dire traduce Aristotele in termini di doppia negazione. Il risultato non è più un’immediatezza data, ma un risultato visto visto appunto come risultato, cioè guardando il percorso per cui è arrivato lì e il percorso si chiama mediazione. In questo quadro, l’immediatezza è definita come qualcosa di cui tu non vedi il processo perché il processo neanche ti interessa, un punto di arrivo provvisorio che cela il movimento che l’ha prodotto.


3 La lingua filosofica di Hegel: etimologia, determinazione e traduzione

Un’indagine sul metodo speculativo attraverso le scelte lessicali, l’uso del tedesco latinizzato e la ricezione di Aristotele.

Il sommario ricostruisce l’argomento a partire dalle frasi fornite. Emerge un’analisi del linguaggio filosofico hegeliano, caratterizzato dalla scelta deliberata tra termini tedeschi volgari e latinizzati per esprimere differenti livelli concettuali: “Hegel ha questa tendenza di usare il suo tedesco latinizzato… per esprimere il significato astratto… filosofico, e invece mantiene il tedesco volgare” per il concetto immediato. Centrale è il termine “determinazione”, la cui traduzione è “garantita dallo stesso Hegel” quando usa il “doppione latino”. Viene esaminato l’esempio specifico di “das Moment” (distinto da “Augenblick”), usato “al neutro”. Un altro tema è l’audace interpretazione hegeliana di Aristotele, in cui “l’idea di infinito coincide con la doppia negazione”, lettura che pur non stando “nei termini aristotelici” non è considerata un “tradimento”. Il discorso tocca anche concetti fondamentali come la “semplicità dell’essere”, necessaria all’“idea di eternità” e di “stabilità”, e l’“idea della prevalenza”, giudicata “molto importante in Hegel”.


4 Determinazione e Indeterminatezza nell’Essere Puro

Il concetto di determinazione nel suo duplice aspetto di positività e negazione, e la sua relazione con la purezza, la vuotezza e il nulla.

Il sommario si articola attorno alla natura ambivalente della determinazione, intesa sia come qualità positiva che come limite negativo. “Tutto il problema della parola determinazione nasce dal fatto qualità qualifica è qualcosa di positivo chiaramente, ma è anche qualcosa di negativo” (184). Essa è fondamentalmente una qualità o un predicato distinto dal soggetto: “Qui significa semplicemente qualità, predicato, bene, distinto dal soggetto” (223). Tuttavia, questa qualità contiene in sé un momento negativo, poiché “si identifica fondamentalmente con la negazione prima, quindi con il limite, con il termine, con qualcosa che finisce” (172). La discussione distingue tra “determinazione”, vista nella sua “positiv attività” (188) e “determinatezza”, che è “la stessa cosa concreta ma vista nella sua negatività” (189). L’eliminazione di tutte le determinazioni conduce all’essere puro, che è caratterizzato da “perfetta vuotezza, mancanza di determinazione e di contenuto, indistinzione interna” (414) o, in altri termini, “indeterminatezza” (424). In questo stato, “la purezza dell’essere è anche vuotezza” (352) e “non sarebbe tenuto fermo nella sua purezza” se avesse un contenuto differenziato (262). Il nulla risulta quindi essere “la stessa determinazione, o meglio, la stessa mancanza di determinazione e quindi in generale lo stesso che l’essere puro è” (449). Le determinazioni stesse sono conosciute non come entità fisse, ma come “il processo del loro svanire” (651).


5 L’identità di essere, nulla e pensiero puro

Un’indagine sul fondamento logico della filosofia che muove dal presupposto parmenideo, esaminando l’identità di pensiero ed essere attraverso le figure dell’intuire e del pensare vuoti.

Il sommario ricostruisce, a partire dalle frasi fornite, la riflessione sul punto di partenza assoluto della logica e della filosofia. Si comincia dal “puro” e dal “semplice”, come in Parmenide: “cominciamo dal puro, cominciamo dal semplice” (194). Questo inizio coincide con “l’essere puro”, che però si rivela identico al “nulla puro”: “E quindi l’essere puro e il nulla puro sono lo stesso” (555), in un “oscillare di essere nulla” che dà “l’idea di uno appunto di un ribaltarsi di uno nell’altro” (592). Tale identità è colta nel pensiero soggettivo, poiché “il nulla è nel nostro intuire o pensare, o meglio, il nulla è l’intuire puro e il pensare puro stessi” (442). L’essere puro è dunque “lo stesso intuire vuoto, pensare vuoto” (448), dove “fa differenza se si intuisce o si pensa, alcunché oppure nulla” (426). La logica sorge proprio da questa identità fondamentale: “la logica nasce sulla base dell’identità di pensiero ed essere” (340). Il pensiero comune, con i suoi presupposti, fatica ad accedere a questa concezione, in quanto il “modo di pensare comune, ha una serie di presupposti che gli rendono impossibile capire la filosofia” (25), primo fra tutti che “le cose siano che siano belle ferme” (395), una fissità che l’intelletto cristallizza anche nel linguaggio.


6 Il fondamento contraddittorio del pensiero

La logica hegeliana come scienza unica che tematizza la contraddizione originaria da cui ogni sapere prende le mosse, senza occultarla.

Il sommario si sviluppa attorno all’idea che ogni scienza positiva, per costituirsi, parta da una contraddizione fondamentale che poi dimentica o supera, creando così una “base solida su cui poi puoi costruire” (497). Questo è evidente nella matematica, che “procede tautologicamente nelle dimostrazioni” senza contraddirsi al suo interno, ma dove “la contraddizione è proprio all’inizio” (486). Anche la fisica è citata come esempio di sapere che “parte da una contraddizione che è la teoria dell’errore” (495). La tesi centrale è che la logica hegeliana si distingue radicalmente perché è l’unica scienza in cui “questa contraddizione originaria viene presa sul serio e viene discussa” (499), essendo in essa “immediatamente manifesta” (492). Il movimento del pensiero è qui inteso come mediazione, un percorso che trasforma un esito contraddittorio iniziale – come l’essere che, promettendosi come fondamento, “si è annullato, è svanito” (459) – in un risultato compiuto. La prima e fondamentale forma di questa contraddizione esplicita è il divenire, poiché “il divenire è la prima forma della contraddizione e se non lo intendiamo così non riusciamo a intenderlo” (583). Il discorso sottolinea infine la necessità di superare i presupposti non esaminati, poiché “finché questi presupposti, questi pregiudizi non vengono superati, è inutile parlare di scienza, di scienza filosofica” (26).


7 L’essere, il nulla e la dialettica del fondamento scientifico

Una riflessione sulla natura contraddittoria dei punti di partenza nella conoscenza, che oscilla tra l’essere puro e il suo contrario, e su come questa dinamica si rifletta nella struttura delle scienze.

Il testo esplora la problematicità dei fondamenti, partendo dalla constatazione che “la fisica parte con la teoria dell’errore, ma la teoria dell’errore è contraddittoria” in quanto teoria “in cui uno si cerca di partire, si cerca di di perché ci stano le misure, ma le misure non si possono fare”. Questa contraddizione iniziale non è un caso isolato, ma un principio generale: “le cose sono il contrario di se stesse”. Questa dialettica si applica anche al concetto di essere, dal quale si era partiti, per accorgersi poi di essersi sbagliati, poiché l’essere, preso come qualcosa di assoluto “senza riferimento a nulla”, si rivela instabile: “l’essere non si mantiene, è il suo contrario, ma il suo contrario non si mantiene, è il suo contrario”. Tale paradossalità emerge in concetti fondamentali come il punto geometrico, descritto come “un qualcosa che c’è ma allo stesso tempo non c’è”, e non sempre preso “nel senso pregnante”.

Questa struttura dialettica segna delle discontinuità, o “salti”, tra i diversi livelli del reale e del sapere: si afferma che “la chimica è deducibile dalla fisica, ma la biologia non è deducibile né dalla fisica né dalla chimica”, e che esiste un analogo “punto di rottura tra la natura biologica e fisica e chimica”. L’uomo stesso, o lo spirito, è visto come “un salto rispetto alla natura”. Il compito della conoscenza è connettere i fenomeni in leggi, perché “se le leggi sono sconnesse, beh, allora ho fatto un lavoro a metà”, pur rimanendo, kantianamente, confinata alla sfera dei fenomeni. Il discorso tocca infine la necessità di punti d’arresto provvisori, “oggetti con cui con cui parte poi tutto tutto tutta tutto lo sviluppo del della teoria che si vuole costruire”, e fa riferimento alla dialettica hegeliana dell’essere e del nulla, dove si oscilla “fra essere e nulla”.


8 La dinamica della differenza che svanisce

L’indagine sul rapporto dialettico tra essere e nulla, e sulla natura di una differenza che, posta, immediatamente si dissolve.

Il testo esplora il concetto di divenire come unità di essere e nulla, in cui i due termini, pur essendo differenti, vedono la loro differenza continuamente soppressa. Questa “differenza che svanisce” è il motore del divenire stesso: “se tu non togli la differenza tu hai tolto anche il divenire”. I momenti opposti (essere/nulla, nascere/perire) sono “differenti, ma questa differenza si annulla”, generando movimenti che “si compenetrano e si paralizzano a vicenda”. Il processo mostra come i termini perdano la loro indipendenza sostanziale per diventare momenti di un’unità superiore: “non sono più indipendenti, ma sono momenti e tuttavia continuano ad essere differenti”. L’analisi conclude che il vero risultato è un’unità determinata in cui la differenza è soppressa ma conservata come legge interna: “conservano quella legge della differenza che è propria dei loro momenti”.


9 L’Unità di Nascere e Perire

La dinamica intrinseca del divenire, dove i contrari si sopprimono e si generano reciprocamente.

Il testo esamina la relazione dialettica tra nascita e morte, essere e nulla, presentandoli non come eventi separati ma come momenti inseparabili di un unico processo. “La differenza tra eh nascere e perire non è una differenza perché il nascere, se vogliamo dirla così, è condizione del perire e il perire è condizione del nascere”. Questo fonda l’idea che “l’esito di ogni movimento è l’inizio del movimento del movimento successivo, del movimento contrario”. Il nucleo del ragionamento è che questi concetti sono identici nella loro differenza: “il perire si uguaglia al nascere” e “il primo contrario è il secondo contrario”. Il meccanismo è descritto come un mutare reciproco: “Il nulla muta in essere” nel nascere, mentre “L’essere muta in nulla” nel perire. Tuttavia, questa unità non nega una disparità momentanea: “nel nascere e nel perire le due determinazioni, cioè l’essere e il nulla, hanno valore disuguale”. Infatti, “nel nascere il nulla è più importante dell’essere”, e viceversa. La conclusione è che, sebbene “nascere e perire sono differenti, questa differenza si annulla e quindi si compenetrano” perché “l’essere va in nulla, ma il nulla va in essere”. La regola fondamentale che emerge è che “le cose sono il contrario di se stesse”, poiché ciascun termine “si sopprime in se stesso ed è in lui stesso il contrario di sé”.


10 La dialettica speculativa tra essere e nulla

La complessità del pensiero hegeliano e le difficoltà della sua esposizione in un contesto di discussione informale.

Il sommario si ricava dalle frasi, che mostrano un dialogo volto a chiarire i concetti hegeliani di essere e nulla, la loro dialettica e la natura della dialettica speculativa stessa. “La dialettica dell’essere, la dialettica del nulla ha fatto sì che essere e nulla perdessero la loro sostanzialità” (650). Questo processo centrale è descritto come intrinsecamente complesso: “il non è già un qualsiasi tipo di negativo è già un qualcosa di complesso” (69). Le frasi evidenziano che la dialettica non esplora un mondo separato, poiché “non è che la dialettica speculativa sta da un’altra parte… sta ad esplorare un mondo al di là del mondo” (527), ma opera all’interno delle determinazioni del pensiero. Un tema minore è la difficoltà pratica di comunicare tali concetti, con riferimenti a problemi tecnici (“se non fai da impostazioni del computer non ti accetta il microfono” (857)) e alla ricerca di chiarezza (“Non so se sono stato chiaro” (69)). Il movimento dialettico è caratterizzato dall’immediatezza che si dissolve: “questa differenza è, ma è altrettanto immediatamente dissolta” (603). Il punto di partenza astratto è giustificato dall’idea che “se una cosa è complessa non capisci immediatamente… hai finto di cominciare dal concreto, poi sei dovuto tornare indietro a cose più astratte” (17). La relazione tra essere e nulla emerge dalla loro reciproca determinazione: il nulla, in quanto “indeterminatezza… ha un significato” (452) e questo significato implica “un’uguaglianza a se stessa, quindi un essere” (453), per cui “il nulla è non meno dell’essere” (453).


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