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C. COVID - Zaccardi 25/11/2025 | s | 10m


1 Procedura di allerta pandemica e adempimenti normativi: criticità nell’applicazione del Regolamento Sanitario Internazionale e della decisione UE 1082/2013

La discussione si concentra sulla gestione delle fasi preliminari dell’emergenza pandemica, con particolare attenzione ai meccanismi di allerta, agli obblighi di comunicazione e all’aggiornamento del piano pandemico nazionale, evidenziando ritardi, interpretazioni contrastanti e responsabilità istituzionali.


1.1 1. Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) e dichiarazione di allerta


1.2 2. Decisione UE 1082/2013: obblighi di aggiornamento e inadempienze


1.3 3. Passaggio dall’allerta all’emergenza: ruoli e tempistiche


1.4 4. Punti peculiari e ambiguità


1.5 5. Valutazioni finali e conseguenze


1.6 Riferimenti chiave


2 Dinamiche decisionali e responsabilità nella gestione della pandemia: il ruolo del Ministro Speranza e del gabinetto

Dall’audizione di Goffredo Zaccardi (ex capo gabinetto del Ministero della Salute) emergono elementi critici sulla gestione dei provvedimenti pandemici, in particolare riguardo ai DPCM del marzo 2020, alle dinamiche tra Ministro Speranza, Presidente Conte e il Comitato Tecnico-Scientifico (CTS), nonché alle responsabilità amministrative e politiche nella tempistica delle misure restrittive.


2.1 1. Il ruolo del Ministro Speranza e la modifica del sistema decisionale


2.2 2. Il piano pandemico del 2006: vincolatività e inerzia


2.3 3. Il caso Alzano Lombardo e Nembro: ritardi e contraddizioni


2.4 4. Dinamiche interne al Ministero: gabinetto, CTS e pressioni politiche


2.5 5. Criticità strutturali e mancanza di preparazione


2.6 6. Punti di attenzione e ambiguità


2.7 Commento

L’audizione di Zaccardi svela un sistema decisionale frammentato, dove: 1. La politica prevalse sulla tecnica (es. ritardi di Conte). 2. La burocrazia ostacolò la celerità (es. DPCM vs. ordinanze). 3. Le responsabilità furono diluite tra Ministero, CTS e Presidenza del Consiglio.

Punto cruciale: La mancanza di un piano aggiornato e la sovrapposizione di competenze resero la risposta improvvisata, con conseguenze gravi (es. Alzano e Nembro).

“Se il piano fosse stato aggiornato, ci saremmo fatti trovare più pronti” («305»).


Riferimenti chiave: - Sui ritardi: «433», «658», «666». - Sul piano pandemico: «41», «208», «610». - Sulle dinamiche Conte-Speranza: «737», «798», «818». - Sulle chat e pressioni politiche: «359», «746», «756».


3 Criticità e dinamiche decisionali nella gestione dell’emergenza pandemica

Ruolo e limiti del Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) Il CTS, istituito il 3 febbraio 2020 (188, 193, 179), aveva il mandato di esprimere pareri tecnici sulle misure di protezione civile, ma emersero lacune strutturali: - Mancanza di aggiornamento scientifico sistematico: Nonostante la pubblicazione di studi internazionali fosse prassi consolidata, i membri si basavano spesso su ”conoscenze personali” (188), senza un monitoraggio costante della letteratura (es. efficacia del Povidone-Iodio, citato in 181). - Scarsa interazione con l’ISS e l’OMS: Il collegamento con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) fu attivato solo due giorni dopo la costituzione del CTS (92), con riunioni serali e notturne (329) per valutare l’impatto delle misure in Cina. Tuttavia, non vi fu un confronto organico con le evidenze OMS, che a metà gennaio 2020 minimizzavano il rischio (596, 444). - Decisioni basate su dati limitati: A febbraio, le valutazioni si fondavano su 300-400 casi cinesi (94), con percentuali di mortalità e trasmissibilità ancora incerte. Nonostante ciò, il CTS sconsigliò l’estensione delle restrizioni il 26 febbraio (426), salvo poi invertire la rotta con il lockdown di marzo.

Contraddizioni tra piano pandemico e azioni intraprese - Piano del 2006 non attuato: Il piano pandemico influenzale (aggiornato nel 2019 ma mai formalizzato) prevedeva misure di monitoraggio, definizione dei casi e gestione ospedaliera (64, 265, 57), ma fu sostanzialmente ignorato (280, 251). Al suo posto, si adottò un approccio ad hoc (286), giustificato dall’eccezionalità del virus (494). - Esempio: Le circolari di gennaio (22, 27, 29 gennaio) (63) coprivano solo parzialmente le fasi interpandemiche (492, 501), senza prevedere scenari di chiusura totale o tracciamento massivo. - Criticità giuridica: I DPCM (Decreti del Presidente del Consiglio) intervennero su diritti costituzionali (libertà di movimento, lavoro) senza una base legislativa predeterminata (171). La Corte Costituzionale li legittimò a posteriori, ma segnalò rischi di arbitrarietà (166). - Ritardi nella dichiarazione di emergenza: Nonostante i primi casi in Cina e le segnalazioni OMS (gennaio 2020), l’allerta nazionale scattò solo il 30 aprile (88), con un passaggio tardivo alla Protezione Civile (91). Alcune regioni (es. Lombardia) agirono in autonomia, ma mancò un coordinamento unitario (720).

Problemi organizzativi e risorse - Strutture ministeriali inadeguate: Il Ministero della Salute aveva carenti risorse umane e tecnologiche (79, 881), con collegamenti internet instabili e personale non preparato a gestire un’emergenza di tale portata (885). La Protezione Civile assorbì i poteri (346), ma anche qui emersero limiti logistici (es. distribuzione DPI, 788). - Conflitti tra livelli istituzionali: - Governo vs. Regioni: Le misure restrittive (es. zona rossa in Valseriana) furono ritardate di 7 giorni nonostante le evidenze scientifiche (487). - CTS vs. politica: Il Comitato esprimeva pareri, ma le decisioni finali spettavano al decisore politico (199), spesso orientato alla ”massima precauzione” (465) senza valutare l’impatto socio-economico. - Mancanza di trasparenza: Il piano Merler (elaborato dall’ISS) fu secretato e mai pienamente attuato (251).

Responsabilità e valutazioni ex post - Responsabilità politica vs. tecnica: Il Presidente del Consiglio (Conte) e il Ministro della Salute (Speranza) assunsero pieni poteri (art. 95 Costituzione), ma delegarono eccessivamente al CTS (519). La Corte Costituzionale (171) riconobbe la legittimità degli interventi, ma non esonerò dalla responsabilità politica (27). - Critiche interne: Alcuni membri del CTS (es. Locatelli) sconsigliarono anche misure basilari (es. aerazione degli ambienti, 121), mentre altri (es. Urbani) agirono in autonomia per risolvere emergenze concrete (326). - Ritardi europei: L’Italia fu tra i primi paesi a reagire (642), ma l’UE fallì nel coordinamento (es. approvvigionamento DPI, 659), costringendo a soluzioni nazionali.


Commento La gestione della pandemia evidenziò tre nodi critici: 1. Improvvisazione vs. pianificazione: L’abbandono del piano pandemico a favore di provvedimenti ad personam (es. DPCM) creò incertezza normativa e disomogeneità territoriale. 2. Scienza vs. politica: Il CTS operò in un vuoto di aggiornamento scientifico, mentre i decisori politici priorizzarono la precauzione senza valutare alternative (es. lockdown selettivi). 3. Carenze strutturali: La mancanza di risorse (umane, tecnologiche, finanziarie) e la frammentazione tra Stato e Regioni ostacolarono una risposta coerente.

Riferimenti chiave: - ”Non è stato attuato il piano del 2006” (66, 251). - ”Il CTS non aveva l’obbligo di aggiornarsi sugli studi internazionali” (188, 181). - ”Le misure adottate furono più ampie di quanto previsto dal piano influenzale” (488, 229). - ”La Protezione Civile assorbì i poteri, ma con limiti organizzativi” (346, 79).


4 Scelte del CTS e mancata attuazione del piano pandemico del 2006

La discussione ruota attorno alla decisione del Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) di non attuare il piano pandemico del 2006, optando invece per un percorso alternativo, e alle responsabilità – politiche, amministrative e tecniche – legate a questa scelta.

Il CTS, composto principalmente da medici e direttori generali (Brusaferro, Ippolito, Urbani, Rezza) e non da accademici, ha scelto una strada diversa già a partire da febbraio 2020, basandosi su analisi dei dati cinesi e consulenze esterne (come quella di Stefano Merler, contattato dall’Istituto Superiore di Sanità il 5 febbraio). La decisione è stata non formale ma operativa: si è preferito agire nell’urgenza con misure ritenute più efficaci, piuttosto che seguire il piano preesistente.

Punti chiave emersi: - Mancata attuazione del piano pandemico: Nonostante il piano del 2006 prevedesse specifiche azioni (scorte di DPI, protocolli di sorveglianza, gestione delle terapie intensive), non è stato applicato. Le motivazioni addotte: - Urgente necessità di risultati immediati (“facciamo questo che ci consente di ottenere risultati migliori”299). - Responsabilità diffuse: I compiti erano frammentati tra Ministero, Regioni, ASL e direttori sanitari (es. gestione DPI affidata ai datori di lavoro, cioè ai direttori delle strutture – 477, 457). - Scarsa preparazione pre-pandemica: Il piano non era stato aggiornato in 13 anni (“ciò che avrebbe potuto essere fatto nei 13 anni precedenti è un altro conto”284), e le risorse umane erano carenti (“non esistevano funzionari tra i 30 e i 40 anni”886).


Commento: La discussione evidenzia un sistema frammentato, dove le scelte tecniche hanno soppiantato la pianificazione, con responsabilità diffuse tra Stato, Regioni e singoli dirigenti. Non emerge una volontà politica chiara di assumersi la mancata attuazione del piano, mentre i tecnici hanno agito in emergenza, spesso senza linee guida univoche. I dati contraddittori (es. sui DPI, sui ventilatori) e i ritardi nelle decisioni (es. Alzano-Nembro) restano punti critici. Il lockdown è stato l’unica misura risolutiva, ma non sostituisce una strategia preventiva.


5 Piano pandemico 2006 e gestione dell’emergenza Covid-19: valutazioni giuridiche, scientifiche e operative

La discussione ruota attorno all’applicabilità del Piano pandemico influenzale del 2006 alla gestione del Covid-19, con focus su: - Valenza giuridica (nota del consigliere Ruggero, decisione UE 1082/2013, ripartizione competenze Stato-Regioni). - Adeguatezza scientifica (confronto tra misure previste nel 2006 e aggiornamenti OMS 2009/2017). - Responsabilità operative (ritardi, scelte alternative, ruolo del CTS e della Protezione Civile).


5.1 1. Il Piano del 2006: un riferimento ignorato o superato?


5.2 2. Aspetti giuridici e competenze istituzionali


5.3 3. Scelte politiche e scientifiche: tra urgenza e improvvisazione


5.4 4. Punti di ambiguità e criticità segnalate


5.5 5. Valutazioni finali


Riferimenti chiave: “342” (nota Ruggero), “495” (OMS 2017), “309” (ritardi), “64” (misure coincidenti), “746” (chat Arcuri).*


6 Il rapporto di Venezia e le dinamiche istituzionali con l’OMS

Nel corso delle audizioni emerge una vicenda complessa legata al rapporto di Venezia (noto anche come report Zambon), un documento OMS oggetto di tensioni tra istituzioni italiane, esperti e l’Organizzazione stessa. I punti salienti:


Commento: La vicenda riflette tre livelli di criticità: 1. Procedurale: Mancanza di trasparenza nella revisione del rapporto OMS, con dinamiche informali (chat, riunioni non verbalizzate) che sovrastano i canali ufficiali. 2. Istituzionale: Conflitto tra Stato e Regioni (167, 787) e tensioni con l’OMS, dove l’Italia oscilla tra difesa della propria immagine (383) e disimpegno (“non ci occupiamo”, 386). 3. Gestionale: Il piano pandemico 2006 viene descritto come obsoleto (313), ma la sua parziale attuazione (es. acquisto ventilatori in urgenza, 337) rivela improvvisazione più che inerzia (322).

Da approfondire: - Le mail tra Guerra e Brusaferro (358) e la riunione del 4 marzo su Alzano/Nembro (430) potrebbero chiarire chi ha ostacolato/o promosso la revisione del rapporto. - Il ruolo del CTS: se fosse realmente aggiornato su studi internazionali (188) o limitato a ”conoscenze personali”.


7 Ripartizione delle competenze Stato-Regioni nella gestione pandemica: responsabilità, pianificazione e profilassi internazionale

La discussione si concentra sulla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni nella gestione della pandemia, con particolare attenzione alla profilassi internazionale (art. 117, comma 2, lettera Q Cost.), alla responsabilità dei dirigenti e all’attuazione del piano pandemico. Emergono elementi di tensione tra indirizzo politico centrale e autonomia regionale, nonché questioni sulla tempestività degli interventi e sulla gestione delle risorse.


7.1 1. Profilassi internazionale e competenze statali

La profilassi internazionale è considerata competenza esclusiva dello Stato (art. 117, lett. Q), senza deroghe alla potestà concorrente in materia sanitaria. Lo Stato ha legislazione primaria, mentre le Regioni operano nel rispetto dei principi nazionali (“la responsabilità non può stare alle singole regioni, ma ci deve essere una guida nazionale”609). - Strumenti statali diretti: USMAF, UVAC e PIF (uffici sanitari di frontiera) sono gestiti centralmente, mentre il Fondo Sanitario Nazionale è competenza regionale (“la maggior parte del lavoro del Ministero è stato realizzato in relazione a USMAF, UVAC e PIF”479). - Limiti regionali: Le Regioni non possono legiferare in modo autonomo su dispositivi (es. DPI) o scorte strategiche, che rientrano nella programmazione statale (“se esiste una competenza di gestione del Ministero, il ministro non può revocare un atto, ma fissa obiettivi annuali”614).

Contraddizione rilevata: - Alcuni interventi suggeriscono che le Regioni abbiano margini di discrezionalità nella gestione delle risorse (“i dirigenti ASL devono scegliere se acquistare DPI o servizi per i cittadini”457), ma altri sottolineano che lo Stato avrebbe dovuto indirizzare meglio le scelte (“per 13 anni il Fondo Sanitario ha alimentato le Regioni, che hanno fatto scelte magari giustissime, ma non sempre coerenti con la pianificazione pandemica”458).


7.2 2. Responsabilità: politica vs. amministrativa

Ambiguità: - Il piano pandemico del 2006 (aggiornato solo nel 2021) era vincolante per Stato e Regioni (“l’accordo ha funzione di far camminare i soggetti verso obiettivi comuni”40), ma la sua applicabilità al Covid-19 è stata messa in discussione (“gli scienziati hanno detto che il piano influenzale non era adattabile”499).


7.3 3. Tempestività e strumenti di intervento


7.4 4. Dati tecnici e nodi irrisolti


7.5 5. Punti di attenzione


7.6 Commento sintetico

La discussione rivela tre livelli di criticità: 1. Giuridico-istituzionale: Confusione tra competenze statali (profilassi internazionale) e autonomia regionale (gestione sanitaria). 2. Operativo: Ritardi nella pianificazione (piano 2006) e mancanza di coordinamento tra livelli di governo. 3. Politico: Responsabilità diluite tra dirigenti (atto singolo) e politica (indirizzo generale), con scarico reciproco di colpe.

Elemento peculiare: - Il piano pandemico era teoricamente vincolante, ma pratico inapplicabile al Covid-19, lasciando vuoti operativi poi colmati con decreti d’urgenza (DPCM) e commissariamenti.


Riferimenti chiave: - Art. 117 Cost. (ripartizione competenze) – 604, 782, 787. - Art. 32 L. 833/78 (ordinanze contingibili) – 790, 791, 818. - Piano pandemico 2006/2021 – 39, 153, 499. - Gestione DPI e risorse – 457, 477, 479.


8 La gestione delle zone rosse e il ritardo nelle decisioni (febbraio-marzo 2020)

Contesto e pressioni scientifiche Sin dai primi di marzo 2020, il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) – composto, come più volte ribadito, dai “migliori scienziati a disposizione dell’Italia” (738) – insistette sulla necessità di chiudere la Val Seriana (Bergamo) in zona rossa, sulla base dei dati epidemiologici. In particolare: - Il 2 marzo, il dottor Brusaferro inviò una mail ufficiale a tutti i membri del CTS (alle 9:30) in cui affermava che “era necessario istituire la zona rossa in Valseriana” (644, 655, 661). Lo stesso giorno, anche il matematico Stefano Merler – figura chiave nei modelli predittivi – sosteneva la stessa misura, evidenziando un RT (tasso di trasmissione) allarmante (643, 645). - Nonostante ciò, il provvedimento slittò di 7 giorni: il 5 marzo il ministro Speranza firmò un DPCM per la zona rossa, ma questo non fu mai attuato (641, 658). Al suo posto, il 7 marzo si optò per una zona arancione allargata, coprente vaste aree della Lombardia (429, 642, 652).

Contraddizioni e ritardi - Dubbi sui dati: Il CTS espresse perplessità sull’affidabilità dei flussi informatici (660, 448), che rallentavano l’analisi epidemiologica. Il 3 marzo, ad esempio, si discusse della necessità di estendere le misure a Alzano Lombardo e Nembro, ma senza decisioni immediate (427). - Tempestività vs. procedure: Le 29 ore tra la conferma di Brusaferro (sera del 5 marzo) e l’adozione del provvedimento furono giustificate dalla necessità di concertazione con le Regioni e i ministri (822), ma emerse anche una mancanza di coordinamento: “Il flusso dei dati continuava a presentare criticità” (429). - Differenze con il Lodigiano: Mentre in Lodi si agì con celerità (chiusura immediata), in Bergamo si attese, generando accuse di ”due pesi, due misure” (657). Il 9 marzo si arrivò al lockdown nazionale, rendendo di fatto superflua la discussione sulle zone locali (647).

Dinamiche politiche e tensioni istituzionali - Conte e il CTS: Nonostante il parere unanime degli scienziati, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sembrò marginalizzare il CTS, come emerse da una chat con Monferrante (capo dell’ufficio legislativo del Ministero della Salute): “Conte vuole arrivare a fine anno con dichiarazioni di PCM per colpire Salvini e non altro” (746). Questa affermazione suggerisce una strumentalizzazione politica delle misure. - Potere sostitutivo e commissariamenti: L’11 marzo, con la nomina di Arcuri come commissario straordinario, si introdusse un ”potere sostitutivo” sulla Direzione Generale della Programmazione (736), segnalando una centralizzazione delle decisioni e un possibile sconto della competenza tecnica. - Responsabilità e piani inesistenti: Emerse che nessun piano pandemico aggiornato (né quello del 2006 né la bozza del 2019) fu effettivamente applicato. Il ”piano Merler”, pur elaborato, venne secretato e non attuato (251, 150). Ci si affidò invece a provvedimenti ad hoc, spesso in ritardo.

Valutazioni a posteriori - Efficacia del lockdown: Nonostante i ritardi, le misure adottate (in particolare il lockdown nazionale) ridussero la diffusione del virus entro maggio (133, 759). Tuttavia, il costo in vite umane in Bergamo – epicentro della pandemia – rimase altissimo, alimentando domande sulla tempestività delle scelte. - Contraddizioni nei ruoli: Alcune figure, come Zoli (dirigente del Ministero), furono citate come contrarie alla zona rossa (695, 680), ma senza prove definitive. Altri, come Rezza (Direttore Generale della Prevenzione), si dichiararono sovraccarichi (Lasciatemi in pace – 864). - Sussidiarietà vs. centralismo: Si discusse sul principio di sussidiarietà (605, 829): le Regioni (in particolare la Lombardia) avrebbero potuto agire con ordinanze contingenti, ma la mancanza di un quadro normativo chiaro e la frammentazione dei dati ostacolarono l’azione locale.


Commento Il nodo critico emerso da questa parte di audizione è la discrasia tra urgenza scientifica e lentezza decisionale, aggravata da: 1. Conflitti istituzionali (CTS vs. politica, Stato vs. Regioni). 2. Carenze strutturali (dati inaffidabili, piani pandemici obsoleti). 3. Possibili condizionamenti politici, come suggerito dalla chat con Monferrante.

La zona rossa in Val Seriana, richiesta dal 2 marzo, arrivò troppo tardi (se mai arrivò), e la scelta di optare per una zona arancione allargata il 7 marzo apparve a molti come un compromesso inefficace. Il lockdown nazionale del 9 marzo sanò de facto la questione, ma il danno in Bergamo era già fatto.

Riferimenti chiave: - Richiesta di Brusaferro: “644”, “655”, “661”. - Ritardo e zone arancioni: “429”, “642”, “652”. - Chat Conte/Monferrante: “746”. - Piani pandemici inesistenti: “251”, “150”.


9 Tempestività delle decisioni e dinamiche istituzionali durante l’emergenza pandemica

Il cuore della discussione ruota attorno alla tempestività delle decisioni assunte durante i primi giorni di marzo 2020, con particolare riferimento alle zone rosse di Alzano Lombardo e Nembro e al ruolo del Presidente Conte, del Ministero della Salute e del Comitato Tecnico Scientifico (CTS). Emergono critiche indirette alla lentezza decisionale, attribuita non tanto a inerzia quanto a scelte politiche e a una struttura amministrativa non adeguata all’urgenza.

9.1 1. Il nodi critici: tempestività e responsabilità

9.2 2. Il ruolo del CTS e le ambiguità scientifiche

9.3 3. Le giustificazioni e le autocritiche

9.4 4. Il piano pandemico: un fallimento annuncato?


Commento La ricostruzione evidenzia un conflitto tra urgenza sanitaria e dinamiche politico-istituzionali, con Conte al centro delle critiche per presunti ritardi strategici. Emergono anche limiti strutturali (mancanza di personale, piani obsoleto) e tensioni tra scienza e politica, dove il CTS viene messo in discussione nonostante la sua autorevolezza. Le chat citate (es. “Conte vuole colpire Salvini”) aggiungono un elemento di sospetto su motivazioni non dichiarate, mentre la difesa della macchina amministrativa suona come una giustificazione postuma di scelte controverse.

Riferimenti chiave: 670 (tempestività), 873 (mail Brusaferro), 749 (accusa a Conte), 850 (scelte ASL), 245 (piano pandemico).


10 Ripartizione delle competenze e attuazione dei piani pandemici: ruoli di Stato, Regioni e enti locali

L’analisi dei piani pandemici e delle competenze tra Stato, Regioni e enti locali durante l’emergenza evidenzia una complessa interazione tra livelli istituzionali, con criticità nella gestione operativa e ambiguità normative emerse soprattutto in fase attuativa.

10.1 1. Ruolo dello Stato e delle Regioni: sussidiarietà e competenze legislative

10.2 2. Gestione operativa: indirizzo politico vs. attuazione amministrativa

10.3 3. Strumenti giuridici e contraddizioni

10.4 4. Criticità emerse

10.5 5. Valutazione dell’efficacia


Nota: Le contraddizioni tra competenze formali (Costituzione, leggi) e prassi emergenziale (DPCM, Protezione Civile) restano il nodo irrisolto. La sussidiarietà è stata spesso disattesa, con lo Stato che ha sovrastato le Regioni per urgenza, ma senza un quadro normativo solido. La gestione della pandemia ha esposto fragilità strutturali (sanità, coordinamento) che richiedono riforme organiche.


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