C. COVID - 2025/11/19 - Merler | As | 10d
0.0.1 Attività di ricerca condotta all’inizio della pandemia
In questa sezione, l’autore illustra l’attività di ricerca condotta all’inizio della pandemia, basandosi su dati cinesi e internazionali, e presenta i principali risultati ottenuti, con un focus sulla modellistica dell’epidemia e sull’efficacia delle misure di contenimento.
L’autore ha iniziato a occuparsi del Covid-19 fin dai primi casi in Cina, collaborando con l’Università di Shanghai, in particolare con l’epidemiologo Ongiu, per l’acquisizione di dati descritti come “molto belli” e di buona qualità (85, 881). Sulla base di questi e altri dati, il suo gruppo ha prodotto rapidamente due pubblicazioni scientifiche su riviste di alto profilo come Science e The Lancet Infectious Diseases (84, 46). Questi lavori, resi tempestivamente disponibili alla comunità scientifica, hanno ottenuto un altissimo numero di citazioni, nell’ordine delle migliaia (1184, 1191, 1179).
Le ricerche iniziali in Cina hanno permesso di stimare un R0 compreso tra 5 e 3 e di dimostrare l’efficacia delle misure di lockdown nel ridurre rapidamente la trasmissibilità sotto la soglia critica di 1 (92, 90, 158). Questi modelli sono stati poi applicati al contesto italiano, dove gli scenari previsivi hanno evidenziato il rischio concreto di un numero di pazienti critici (fino a 000) di gran lunga superiore alla capacità del sistema sanitario nazionale, che all’epoca disponeva di circa 400 posti di terapia intensiva, già per il 90% occupati (29, 120).
L’autore specifica che il lavoro presentato al Comitato Tecnico Scientifico (CTS) il 12 febbraio 2020, basato su quanto appreso dalla Cina, prospettava la necessità di interventi straordinari, reattivi e incrementali su base geografica, senza necessariamente prevedere un lockdown nazionale immediato (118, 316, 305). Sottolinea inoltre di aver sempre collaborato gratuitamente con le istituzioni (81).
Riferimenti alle citazioni e dati tecnici: L’autore respinge l’idea che l’elevato numero di citazioni dei suoi lavori (circa 000 nel 2020) derivi da un presunto monopolio dei dati italiani. Afferma che la stragrande maggioranza di queste citazioni proviene da studi internazionali, in particolare dal lavoro su Science sui viaggi internazionali e da uno su JAMA sulla clinica dei casi in Lombardia (1185, 1192, 1174). Precisa che i dati cinesi utilizzati venivano raccolti e verificati in modo incrociato da 40 persone dell’Università di Shanghai (897).
Commento sulle discipline coinvolte: L’autore, matematico di formazione, evidenzia come l’epidemiologia delle malattie infettive sia una disciplina intrinsecamente multidisciplinare, che richiede il contributo di clinici, fisici, igienisti e statistici (645, 652, 1256).
0.0.2 Modellizzazione dell’epidemia di Covid-19
(Nota introduttiva: Questo estratto si concentra sulla modellizzazione dell’epidemia di Covid-19, sui parametri chiave per prevederne l’evoluzione e sull’analisi critica degli interventi adottati durante la prima ondata in Italia.)
Parametri epidemiologici e modelli previsionali La comprensione della dinamica epidemica si basa sulla stima di parametri chiave come il tempo di generazione (l’intervallo tra una generazione di casi e l’altra) e il numero di riproduzione (R0), che indica quante persone un infetto può contagiare (63). Per il Covid-19 sono stati stimati un R0 di 6 e un tempo di generazione (o intervallo seriale) di circa 5 giorni, con un raddoppio dei casi ogni 4 giorni (87, 88). Combinando questi parametri con i dati clinici (probabilità di sviluppare sintomi, di richiedere terapia intensiva, ecc.), è possibile trasformare le proiezioni di infezioni in una stima dell’impatto sanitario atteso, come il numero di pazienti critici (69, 38).
La sfida della trasmissione asintomatica e presintomatica Un fattore critico emerso è stata la trasmissione presintomatica e asintomatica. Se un patogeno si diffonde anche attraverso persone che non manifestano (ancora) sintomi, le misure tradizionali di isolamento dei casi e quarantena dei contatti diventano inefficaci da sole, poiché non è possibile identificare e isolare tempestivamente una larga fetta degli infetti (75, 73, 1364). È stato stimato che le infezioni asintomatiche potessero costituire circa il 60-70% del totale e che i comuni senza casi accertati contribuissero a oltre il 20% della trasmissione, evidenziando un’ampia circolazione “invisibile” del virus (275, 276).
Proiezioni sull’impatto sanitario e necessità di interventi I modelli sviluppati all’inizio della pandemia prevedevano, in uno scenario di trasmissione incontrollata, un numero di pazienti critici di gran lunga superiore alla capacità del sistema sanitario nazionale. (251). In particolare, per l’Italia si stimavano da 30.000 a 000 casi critici (con una stima centrale di 000), a fronte di una disponibilità di circa 5.400 posti in terapia intensiva, già occupati per il 90% da altre patologie in periodo invernale (249, 120, 122). Anche ipotizzando una crescita lineare (più conservativa) anziché esponenziale, si prevedeva il superamento della capacità delle terapie intensive in Lombardia in tempi brevissimi (239, 148). Queste proiezioni indicavano la necessità di interventi governativi drastici e diffusi cambiamenti comportamentali per evitare il “collasso totale” del sistema sanitario (252, 243).
Tempestività degli interventi e crescita esponenziale È stato più volte sottolineato come la crescita esponenziale imponga una risposta estremamente tempestiva. Un ritardo anche solo di una settimana nell’intervenire, con un R0=3 e un tempo di generazione di 5 giorni, può portare a un numero di casi quattro volte superiore, partendo da un picco più alto e allungando i tempi per la discesa dell’epidemia (1243, 1762, 1763). Un esempio citato mostra come, senza interventi, si possa passare da poche centinaia di casi a 530.000 in 20 giorni (1247).
Commento sulle criticità emerse Dalla testimonianza emergono alcune contraddizioni o ambiguità segnalate dal relatore. Una riguarda la stima del coefficiente di riproduzione, i cui margini di incertezza (dovuti all’intervallo di riferimento, alla stima dell’intervallo seriale e alla scelta della distribuzione statistica) non sarebbero stati sempre messi sufficientemente in evidenza (673). Inoltre, viene espresso scetticismo sull’idea che l’epidemia fosse partita mesi prima del rilevamento ufficiale, poiché ciò non sarebbe coerente con i tempi dell’“esplosione esponenziale” dei casi osservata (1084). Il relatore osserva infine che, nonostante gli elementi caratterizzanti dell’epidemia (alta trasmissibilità e trasmissione asintomatica) fossero noti già attorno al 21 gennaio 2020, la chiarezza degli obiettivi di contrasto si sia in seguito persa (497, 280).
0.0.3 Analisi e gestione della prima fase pandemica
L’intervento si concentra sull’analisi della trasmissibilità del virus e sulla valutazione degli interventi di contenimento adottati nella prima fase della pandemia.
Valutazione della Trasmissibilità e Allerta Iniziale Fin dall’inizio dell’emergenza, le stime indicavano una trasmissibilità (R0/RT) “abbondantemente sopra il 2” in diverse regioni italiane, un livello che faceva prevedere una crescita molto rapida dei casi (258, 261, 476). È stato evidenziato che un valore di Rt anche di poco superiore a 1 avrebbe rapidamente portato a “problemi seri” (134). La consapevolezza dell’alta trasmissibilità e della presenza di casi asintomatici, compresa fin da inizio gennaio (557, 1456), costituiva un “allerta importantissimo” sulla gravità della situazione (259, 1791).
Contenimento e Lockdown L’analisi degli interventi in Cina e in Italia ha dimostrato che misure rigorose come il lockdown, se attuate tempestivamente, sono in grado di ridurre la trasmissibilità “sotto soglia” in circa due settimane (261, 92). È stato ipotizzato che un intervento precoce e localizzato, anziché nazionale, avrebbe potuto mitigare l’impatto dell’epidemia, sebbene probabilmente non evitare del tutto il lockdown nazionale data l’ampia diffusione del virus l’11 marzo (1776, 1031, 232, 1395). L’efficacia del lockdown nazionale è supportata dalle analisi presentate, sebbene si riconosca che non fosse l’unica opzione possibile (1888).
Criticità Emerse Sono state segnalate alcune criticità nella risposta iniziale: * La difficoltà di prendere decisioni quando la realtà non appariva ancora grave (1245). * La strategia iniziale di testare solo i sintomatici o chi aveva un link con la Cina è stata definita “quantomeno un rischio” (1494). * La mancanza, nel piano pandemico del 2006, di “scenari di riferimento” associati a diversi livelli di trasmissibilità e letalità, il che limitava la sua utilità operativa (394, 395). * La comunicazione del rischio alla popolazione è stata ritenuta “enormemente importante” (1842, 1844).
Aspetti Peculiari e Contraddizioni L’intervento mette in risalto il problema degli asintomatici, la cui presenza rilevante ha messo “seriamente a rischio” la contenibilità del patogeno (107, 1397). Viene inoltre segnalata una contraddizione tra le evidenze sulla trasmissione presintomatica, note alla comunità scientifica a gennaio, e la successiva indicazione del CTS di tamponare solo i sintomatici a fine febbraio (1481). Si osserva, infine, che i dati raccolti in emergenza sono spesso “brutti, sporchi e cattivi”, contenendo errori e imprecisioni (453).
0.0.4 Pianificazione e dell’attuazione delle prime misure di contenimento
(Questa sezione del resoconto tratta della pianificazione e dell’attuazione delle prime misure di contenimento durante la fase iniziale della pandemia, con particolare riferimento al ruolo del “Piano Covid” e alle decisioni riguardanti le zone rosse in Lombardia.)
Il testimone ha ripercorso la genesi e i contenuti del “Piano Covid” da lui redatto a febbraio, sottolineando che prevedeva misure reattive e su base geografica, da attivare cioè in modo rapido e mirato laddove emergevano focolai, come la creazione di “zone rosse” (154, 305). Ha affermato che l’istituzione della zona rossa a Codogno, sebbene decisa senza il suo diretto coinvolgimento, è stata “abbastanza figlia di quel piano” (160).
Un concetto chiave emerso è stato il criterio per l’istituzione delle zone rosse, sviluppato su richiesta e presentato al CTS il 3 marzo. Tale criterio, basato anche su stime di superdiffusione, indicava che la presenza di 20 casi in un’unica catena di trasmissione fosse un segnale che l’R0 era superiore a 1, rendendo necessari interventi drastici (186, 190, 962, 963). Il testimone ha ammesso che questo criterio era “conservativo” e che inizialmente non pensava di applicarlo all’intera Lombardia, ma piuttosto a “un ambito territoriale più ampio” per costruire una rete di contenimento (981).
Riguardo alla situazione in Val Seriana e Bergamo, ha riconosciuto la presenza di una significativa incertezza nei dati iniziali, ma ha anche segnalato che le sue analisi, seppur con margini di errore, indicavano un “accenno di essere sopra soglia” che non andava sottovalutato (174, 1730). Ha dichiarato che, in base a quei criteri, sarebbe stato necessario intervenire non solo in Valseriana, ma anche in altre aree della Lombardia (209, 1625). Ha ipotizzato che misure più tempestive nella bergamasca, come il divieto di eventi (citando l’esempio di Atalanta-Valencia), avrebbero potuto rendere non indispensabile la successiva zona rossa dell’11 marzo (1768).
Il testimone ha espresso una valutazione sul mancato utilizzo del piano pandemico influenzale del 2006, affermando che in esso non era prevista l’istituzione di zone rosse e che, pertanto, era “difficile utilizzare” quel documento per decidere gli interventi (401, 402, 404). Al contrario, ha più volte difeso la bontà del piano da lui scritto, ritenendo che la sua applicazione avrebbe portato a un impatto dell’epidemia “sicuramente minore”, anche se non è certo che avrebbe evitato il lockdown nazionale (1031, 1034).
Sul processo decisionale, ha dichiarato di non essere stato interpellato sulle specifiche zone rosse e di non conoscere le dinamiche che hanno portato alle scelte finali. Ha però portato agli atti un’email del 2 marzo in cui il dottor Brusaferro suggeriva ad altri scienziati la necessità di istituire una zona rossa, lasciando intendere che qualcuno fosse preoccupato che “non si stesse facendo quello che bisognava fare” (1634, 1628, 1679).
Commento: La testimonianza delinea una netta distanza tra le raccomandazioni tecnico-scientifiche contenute nel piano, che suggerivano un intervento precoce e localizzato, e la successiva applicazione pratica delle misure, percepita come più tardiva e generalizzata. Emerge con forza il tema della reattività come elemento chiave, secondo il testimone, per un contenimento efficace.
0.0.5 Modellistica, stime, gestione dei dati
(Questo estratto si concentra sulle dichiarazioni relative alla modellistica, alle stime degli impatti della pandemia e alla gestione dei dati.)
Modelli, scenari e stime sull’impatto della pandemia Sono state prodotte diverse analisi di scenario per stimare il possibile andamento della pandemia. Un modello, presentato il 12 febbraio, proiettava la possibile occupazione delle terapie intensive (236). Lo scenario con R0=2, incluso nel piano Covid, è stato considerato in seguito coerente con l’evolversi della situazione, suggerendo che senza interventi si sarebbe andati incontro a “centinaia di migliaia di morti” (1317, 139, 150). In questa sede è stata citata la dichiarazione del professor Giorgio Parisi, il quale, in base a un suo modello, ha affermato che senza lockdown in Italia i morti sarebbero stati 10 volte superiori, arrivando a stimare 000 vittime (1294, 1310). Tuttavia, è stato espresso scetticismo su stime retrospettive così precise, con dichiarazioni come “non mi sono mai occupato di fare valutazioni di questo tipo retrospettive” (1297) e “Secondo me 000 morti è troppo” (1886). È stato inoltre precisato che gli scenari erano presentati come tali e non come previsioni certe, ma che talvolta venivano interpretati come tali da media o politica (768, 821, 1821).
Gestione e condivisione dei dati È emersa una riflessione critica sulla condivisione dei dati. È stato fatto notare che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha condiviso i dati epidemiologici con l’Accademia dei Lincei solo l’11 novembre 2020 (1161). Si è sostenuto che una circolazione più ampia e tempestiva dei dati all’interno della comunità scientifica sarebbe stata utile, pur con le necessarie garanzie, per produrre stime più solide attraverso la combinazione di più modelli (1161, 1206). È stato anche osservato che il possesso esclusivo dei dati italiani ha conferito un “enorme vantaggio comparato” in termini di visibilità scientifica a chi li analizzava (1165).
Dichiarazioni su altri scienziati e confronti internazionali Sono stati menzionati diversi scienziati internazionali. In particolare, è stato discusso il ruolo di Neil Ferguson dell’Imperial College, ricordando come l’osservazione del lockdown in Italia abbia dimostrato la percorribilità di una misura inizialmente ritenuta impossibile in Gran Bretagna (1278). Sono stati citati anche Alessandro Vespignani e la sua tesi sull’appiattimento della curva epidemica (1730, 1734), nonché il confronto con l’approccio svedese (848).
Approfondimenti e criticità - È stato affermato che le stime più critiche, in fase di epidemia non controllata, erano grosso modo allineate tra diversi gruppi di ricerca in tutto il mondo (731). - È stato sottolineato il ruolo del caso di Bergamo, dove la ripida curva dei contagi e della mortalità è stata attribuita alla “tardività delle misure adottate in quella zona” (1747, 1746). - Il dichiarante ha più volte ribadito di non essere un “portatore di verità” ma di portare “dubbi sul tavolo”, evidenziando l’incertezza intrinseca nelle analisi scientifiche (321, 1796).
0.0.6 Trasmissione dei dati, preparazione pandemica e analisi epidemiologiche nella prima fase dell’emergenza Covid-19 in Lombardia
Comunicazione dei dati e stime epidemiologiche
“(476) Io ho comunicato tutto il resto, però ho mandato le stime di R0 che abbiamo fatto per Bergamo, Codogno, Cremona e Lombardia complessivamente che dicevano che siamo di fronte a una trasmissibilità sostenuta e importante perché un R0>2 è l’epidemia cresce molto velocemente e inoltre ho mandato le stime della trasmissibilità, diciamo, puntuale giornaliera l’RT oltre all’R0.” Le stime, caratterizzate da incertezza “(672)”, indicavano una trasmissibilità elevatissima e “soprasoglia” “(477)” già dal 17 febbraio “(1514)”.
In una mail del 28 febbraio 2020, inviata alla direzione regionale e all’unità di crisi della Regione Lombardia, veniva confermato che l’indice di trasmissione RT era alto “(465)”.
Dati forniti alla Procura e disallineamenti
Emergono significative discrepanze riguardo ai dati forniti dal Ministero della Salute alla Procura di Bergamo. “(1535) In realtà poi il Ministero ha fornito alla Procura di Bergamo dei dati che evidentemente non erano completi, cioè avevano solo il dato di notifiche e quindi mancava tutto il resto.” Viene ipotizzato che il Ministero abbia fornito “un dato per data di notifica” “(1530)”, il che significa che “alla procura arrivano solo ed esclusivamente date posteriori al 20 di febbraio” “(1531)”. Questo crea un disallineamento con le analisi basate sulla “data di inizio sintomi” “(1525)”, che potevano ricostruire infezioni precedenti.
Si precisa che la Procura ha utilizzato “dati forniti dal Ministero della Salute” “(1505)”, e non dati forniti direttamente dall’audito “(1537)”.
Piano Pandemico e preparazione
Viene evidenziata una preparazione inadeguata: “(1583) …siamo arrivati totalmente impreparati perché un documento fatto nel 2006, dichiarato in aggiornamento, ma depositato tale e quale a quello del 2006, nel ..”. Il piano del 2006 prevedeva “47 azioni che sarebbero potute essere utilizzate” “(1583)”, alcune delle quali “totalmente inapplicabili a questa pandemia, altre … completamente assimibilabili” “(1895)”.
La Procura di Bergamo avrebbe affermato che la situazione reale a Codogno o in Valseriana era “ben peggiore del peggior scenario del piano Covid” “(1087)”.
Gestione dei dati regionali e criticità
I dati analizzati provenivano dalla Regione Lombardia “(1143)”, che ha messo a disposizione “il flusso di dati individuali” “(1001)”, inclusi quelli di tracciamento dei contatti, definiti “una miniera di informazioni” “(456)”. Tuttavia, si segnala un “mancato trasferimento di dati dalla Regione Lombardia” riguardanti in particolare i comuni di Alzano e Nembro “(978)”.
L’audito dichiara di non essere stato a conoscenza, in tempo reale, di specifici cluster ospedalieri, come quello di Cremona “(1063)” o delle RSA di Codogno “(1069)”.
Commento Sintetico L’audizione mette in luce diversi punti critici: un piano pandemico obsoleto, disallineamenti significativi nei dataset trasmessi tra i vari enti (Regione, Ministero, Procura) che hanno impedito un’analisi condivisa della tempistica dell’epidemia, e la comunicazione di stime allarmanti sulla trasmissione del virus già a fine febbraio. Viene riconosciuto il lavoro sui dati della Regione Lombardia, pur evidenziandone lacune informative specifiche su focolai territoriali.
0.0.7 Dibattito sulla tempistica e la base scientifica delle decisioni del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) nelle prime fasi dell’emergenza Covid-19, con particolare riferimento alla proposta di istituire zone rosse.
- Viene sollevata una riflessione sull’interdisciplinarità tra l’approccio matematico, che suggeriva una chiusura totale per diminuire i contagi, e le valutazioni più complesse del mondo medico-scientifico del CTS, che inizialmente non ha ritenuto di proporre tale misura.
(1098, 1678, 1253, 1097, 1100, 1691, 1696, 1693, 1717) È stato più volte ribadito che, nonostante il tema fosse all’ordine del giorno della seduta del 2 marzo, il CTS non ha proposto misure restrittive come nuove zone rosse in quella data. La formalizzazione di una proposta di chiusura da parte del CTS è avvenuta solo la sera del 3 marzo, ed è stata trasmessa formalmente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 5 marzo. Si sottolinea che la politica, in quella fase, non poteva che fare affidamento sui pareri scientifici ufficiali del CTS.
- In tale contesto, si ricorda che Alberto Zangrillo, rappresentante della Conferenza Stato-Regioni nel CTS, riteneva che non ci fossero le condizioni per richiedere ulteriori chiusure.
(1254, 1255, 1252) Il fulcro del dibattito teorico ruota attorno alla difficoltà dell’interdisciplinarità: come conciliare il rigore della logica matematica con le altre scienze umane e mediche in un contesto decisionale complesso.
(1674, 1676) Dal verbale del CTS del 2 marzo, al punto 2 dell’ordine del giorno, si legge l’ipotesi di prevedere ulteriori misure di contenimento in aree a contagio limitato. Alla riunione, oltre a Zangrillo, erano presenti, tra gli altri, Miozzo, Brusaferro, Ippolito, Locatelli, Rezza e Richeldi. Nonostante la discussione, nessuna deliberazione in tal senso fu assunta quel giorno.
(1692, 1709) Si osserva che l’avere un tema all’ordine del giorno implica la sua discussione e la necessità di acquisire dati istruttori per una valutazione, ma non predetermina l’esito della decisione.
(1683, 940) L’audito ha manifestato più volte difficoltà nel rispondere ad alcune domande, ammettendo anche la possibilità di aver commesso un errore in qualche affermazione passata.
- È stato segnalato che i verbali del CTS e della task force sono stati per diverso tempo segretati, con diversi richiami alla riservatezza per tutto il mese di febbraio.
Commento: Il blocco di frasi evidenzia una tensione tra modelli matematici previsionali e il processo decisionale scientifico-politico collettivo. Il punto cruciale è la discrepanza temporale tra l’analisi dei dati e la formale proposta del CTS, avvenuta con un giorno di ritardo rispetto alla discussione in seno al comitato, su cui si sono concentrate le interrogazioni.
0.0.8 La pianificazione pandemica e l’elaborazione del “piano anti-Covid”
Il professor Merler è stato incaricato, su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), di elaborare un nuovo piano di risposta specifico per il Covid-19. Questo incarico è stato conferito poiché il Piano pandemico influenzale del 2006 era considerato inadeguato e non utilizzabile per far fronte alla nuova pandemia (368, 411). Il piano da lui redatto è stato definito in vari modi: “piano nazionale sanitario di risposta a un’eventuale emergenza pandemica da Covid-19”, “piano di contingenza” o, informalmente, “piano anti-Covid” (368, 353, 337).
Natura e Scopo del Piano Il professor Merler ha chiarito che il suo lavoro non era un “piano pandemico” completo, bensì un piano di contingenza o un piano di crisi (1899, 1901, 1950). Ha spiegato la differenza: un piano pandemico (come quello influenzale) fissa principi generali e fasi operative, mentre un piano di contingenza adatta quei principi a una minaccia specifica e imprevista, come il Covid-19, sviluppando scenari e possibili contromisure (1899, 1916, 1578). Il suo compito si è concentrato sull’elaborazione di scenari matematici previsionali e sulla fornitura di indicazioni sugli interventi da attuare, basandosi sui primi dati disponibili (421, 424).
Critiche e Polemiche Politiche L’audizione è stata caratterizzata da toni accesi. Un rappresentante dell’opposizione ha contestato il Presidente della Commissione, accusandolo di condurre i lavori in modo non imparziale e di perseguire una “tesi preconfezionata” con l’obiettivo politico di accusare il governo che gestì la pandemia (1939, 1940, 1942).
Dichiarazioni Chiave e Approfondimenti * Inadeguatezza del Piano 2006: È stato ribadito che il piano del 2006, essendo calibrato su un’influenza pandemica, non poteva prevedere le caratteristiche del Covid-19, come una trasmissibilità (R0) significativamente più alta (1576, 1893). * Segretezza: È emerso che il lavoro del Prof. Merler è stato spesso definito “piano segreto” (1804). A tal proposito, sono stati menzionati i verbali del CTS, che per un periodo sono stati segretati (1852). * Dati e Comunicazione: Il professore ha affermato di non essere stato informato su focolai specifici, come le positività in alcune RSA, e di aver ricevuto dati principalmente dalla Regione Lombardia, che ha descritto come “brutti, sporchi e cattivi”, tipici di un’emergenza (1050, 453). Ha inoltre sottolineato la difficoltà di comunicare il rischio di una diffusione tumultuosa del virus quando i casi visibili erano ancora pochi (1073, 1074, 1241). * Coinvolgimento nel CTS: Alla domanda sul perché non sia stato incluso nel Comitato Tecnico Scientifico, Merler ha risposto di preferire il ruolo di analista esterno, distinguendo tra chi fa le analisi e chi prende le decisioni (1115, 1129).
Commento Sintetico L’audizione del Prof. Merler ha messo in luce la necessità, emersa all’inizio della pandemia, di affiancare ai piani pandemici generali strumenti di contingenza rapidi e specifici. Il “piano Merler” rappresenta il tentativo di rispondere a questa esigenza, sebbene la sua natura, il suo livello di segretezza e il suo impatto reale sulle decisioni siano stati oggetto di dibattito e di diverse interpretazioni politiche.
0.0.9 Studi sul Covid-19, collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e contributo nella gestione pandemica.
Il rappresentante della Fondazione Bruno Kessler (FBK) ha riferito in merito all’inizio delle attività di ricerca sul Covid-19. Ha affermato che il suo gruppo di ricerca ha iniziato a studiare la diffusione del virus in Cina “durante le vacanze di Natale” del 2019, precisando in seguito che i primi dati certi sono stati elaborati “verso la fine di gennaio” 2020 (925, 941). Ha sottolineato l’importanza di questa data, molto antecedente ai provvedimenti poi adottati (521). I dati cinesi iniziali, definiti “molto chiari e anche ben fatti”, sono stati forniti dall’Università di Shanghai (555, 881).
Collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e altri enti La collaborazione scientifica con l’ISS è iniziata formalmente il 5 febbraio 2020, data in cui sono stati presentati i primi studi basati sui dati cinesi (110, 552). È stato specificato che questo rapporto era una “collaborazione scientifica” e non una consulenza formale, né tantomeno un incarico decisionale all’interno del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) (1431, 1432, 80). Precedentemente, una collaborazione con l’ISS era già attiva dal 2006 per la redazione del piano pandemico influenzale (530). La FBK ha collaborato, su richiesta, con diverse istituzioni fin dai primissimi giorni della pandemia, tra cui il Ministero della Salute e le Regioni (78). In particolare, ha ricevuto dall’ISS e dal CTS l’incarico formale di contribuire all’elaborazione di un nuovo “piano di contingenza anti Covid”, un piano specifico per la nuova pandemia (411, 353). L’interlocutore ha tenuto a precisare di non aver mai ricoperto ruoli decisionali e di non aver ricevuto compensi per queste attività (80, 1422).
Piano Pandemico e Misure Riguardo al piano pandemico del 2006, è stato affermato che era considerato “lacunoso” o “poco utile” per il Covid-19, data la differente natura epidemiologica del virus, e che questa fosse la ragione per cui si è proceduto a redigerne uno nuovo (411, 1571). L’incarico ricevuto riguardava non solo la modellistica degli scenari, ma anche la definizione di misure di contenimento (151). È emersa una possibile evoluzione nelle valutazioni tra il 12 e il 20 marzo 2020 sulla base di una percezione crescente della gravità della situazione (327).
Peculiarità e Chiarimenti Sono state segnalate alcune discrasie temporali. L’audito, pur avendo inizialmente citato più volte un lavoro “ante Natale 2019”, ha poi chiarito che l’inizio effettivo degli studi sul Covid-19 è avvenuto nel gennaio 2020, attribuendo le affermazioni precedenti a un possibile equivoco o a una ricostruzione successiva dei dati (925, 1656, 516). È stato evidenziato un principio metodologico dichiarato dall’audito: “Le verità non appartengono alla scienza”, sottolineando il ruolo dello scienziato nel portare dubbi più che verità assolute (660, 321). Sulla gestione dei dati, è emersa una critica riguardo alla mancata condivisione tempestiva e sistematica dei dati di tracciamento raccolti a livello regionale, che ha limitato le potenzialità di analisi (720).
Riferimenti ai punti discussi: (925, 941, 521, 555, 881, 110, 552, 1431, 1432, 80, 530, 78, 411, 353, 1422, 1571, 151, 327, 1656, 516, 660, 321, 720).
0.0.10 Ruolo della modellistica matematica durante la pandemia, sulla qualità e condivisione dei dati, e sulle dinamiche del Comitato Tecnico Scientifico (CTS).
Punti principali emersi:
(84, 112, 168, 280, 324) L’audito, un matematico, ha descritto il suo immediato impegno all’inizio della pandemia per analizzare la diffusione del virus. Ha prodotto rapidamente stime e pubblicazioni scientifiche, basandosi anche su dati cinesi di buona qualità che evidenziavano la gravità clinica del patogeno. Il suo lavoro si è configurato come un piano matematico previsionale per scenari, distinto da un piano pandemico operativo. Ha sottolineato di aver collaborato gratuitamente e di essere stato chiamato per colmare una lacuna specifica.
(1371, 1373, 1374, 1376, 1378, 1380, 1381) Un tema centrale ha riguardato la definizione degli obiettivi delle misure, ritenuta di esclusiva competenza politica. L’audito ha espresso la sua personale convinzione etica che l’obiettivo primario in quella fase fosse salvare le vite umane ed evitare il collasso del sistema sanitario, obiettivo che ha condiviso e per il quale ha “messo la sua faccia”. Ha escluso di aver favorito strategie di immunità di gregge che avrebbero sacrificato i vulnerabili.
(454, 1144, 1149, 1152, 1540, 1542, 1544, 1546, 1547) Sulla qualità dei dati, l’audito si è espresso positivamente, affermando che i dati a sua disposizione erano “di buona qualità, ottima qualità” e che hanno permesso di fare “ottima scienza”. Tuttavia, ha riconosciuto problemi significativi di standardizzazione e formati diversi tra le regioni, il che ha ritardato la creazione di un quadro nazionale omogeneo. Ha specificato di riferirsi principalmente alla qualità del singolo dato raccolto dagli operatori, non al successivo processo di aggregazione e comunicazione.
(1214, 1215, 1217, 1264, 1286) L’audito ha fortemente sostenuto il principio della scienza aperta e del confronto interdisciplinare, ritenendolo una forma di crescita cruciale per il Paese. Ha criticato la chiusura della scienza e la mancata circolazione dei dati a più ricercatori, osservando che ciò ha limitato il potenziale di analisi con modelli diversi e complementari.
(1323, 1324, 1328, 1335) Riguardo agli scambi con la comunità scientifica internazionale, l’audito ha dichiarato di aver condiviso informazioni generali (come l’intervallo seriale e le stime di superdiffusione) con scienziati europei, ma non i propri modelli matematici specifici.
(673, 731, 1371) Ha più volte evidenziato la natura intrinsecamente incerta delle stime e delle previsioni, rifiutandosi di vendere “verità assolute”. Ha osservato che, nonostante i margini di incertezza, stime simili sono emerse in diverse parti del mondo durante l’epidemia non controllata.
(827, 1170, 1859) Sono state toccate questioni di confidenzialità. L’audito ha percepito che alcune informazioni e riunioni fossero coperte da riservatezza, ma ha precisato che non era suo compito entrare nelle logiche politiche di tali decisioni. Ha riconosciuto che la divulgazione non autorizzata di informazioni confidenziali ha complicato la gestione della crisi.
Commento: L’audizione ha messo in luce il delicato interfaccia tra modellistica scientifica, processo decisionale politico e gestione dei dati. Emerge la tensione tra l’esigenza di trasparenza e condivisione dei dati scientifici e le necessità di confidenzialità e controllo istituzionale. La testimonianza sottolinea l’importanza di una chiara definizione degli obiettivi da parte della politica per valutare l’efficacia delle misure scientifiche proposte.
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