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C. COVID - 2025/11/19 - Merler | L | 43p


0.1 Audizione del professor Stefano Merler 1

L’audizione del professor Stefano Merler, direttore del Centro per le emergenze sanitarie della Fondazione Kessler, è stata avviata con un caloroso saluto e ringraziamento. Il presidente ha informato che “l’ordine del giorno reca l’audizione del professor Stefano Merler” e ha specificato che i dati saranno pubblicati su conto stenografico. È stata inoltre comunicata la possibilità di interrompere la trasmissione “anche solo temporaneamente” se le circostanze lo richiedono.

Il tempo complessivo dell’audizione è fissato in quattro ore, comprensive dell’introduzione del professor Merler. “Fisserei come termine complessivo dell’audizione 4 ore”, ha dichiarato il presidente, che ha poi passato la parola al professor Merler per la sua introduzione. Quest’ultimo ha dichiarato di poter concludere la sua presentazione in trenta minuti, promettendo di illustrare le attività del Centro Health Emergenci.


0.2 Analisi della pandemia: parametri e impatti 2

Studi sulla pandemia si basano su parametri chiave. “Perché sono i parametri giusti, secondo me, per approcciare lo studio di una pandemia o di un’epidemia in generale?” Questi includono il tempo di generazione e il numero di riproduzione. “Se io conosco il tempo di generazione, che è quanto tempo passa fra una generazione di casi e l’altra e conosco il numero di riproduzione, cioè quante infezioni genera una persona durante tutto il periodo della infettività”, si può comprendere meglio l’andamento dell’epidemia. Le stime fornite, come “R0 = 3 e tempo di generazione 5 giorni”, sono indicative della crescita esponenziale dei casi.

L’analisi dell’impatto sanitario richiede la conoscenza della clinica del patogeno. “Se conosciamo anche la clinica del patogeno, beh, allora possiamo in qualche modo trasformare queste infezioni in impatto sanitario.” L’esempio di un tasso di letalità del 2% evidenzia l’importanza di questi dati. “Le infezioni diventano decessi e quindi possiamo cominciare a parlare di impatto sulla salute.” La trasmissione sintomatica e presintomatica è cruciale per la gestione dell’epidemia. “Deve esserci una bassa trasmissibilità.” La difficoltà nell’isolamento dei casi aumenta con la trasmissione asintomatica. “Se non vedo chi trasmette, se non vedo il trasmettersi del patogeno, hai voglia tu a a a trovarlo.”


0.3 Analisi scientifica dell’epidemia di Covid-19 (3)

Storia di un’indagine scientifica sul Covid-19, con focus sulle prime risposte globali e l’analisi dei dati. “Vi racconto quello che abbiamo fatto a livello scientifico e della loro interpretazione sul Covid.” La ricerca ha coinvolto dati provenienti sia dalla Cina che da altre fonti, portando a pubblicazioni significative. “Abbiamo fatto molto rapidamente due pubblicazioni scientifiche che reputo molto importanti.” La collaborazione con esperti cinesi, come Ongiu, ha facilitato l’accesso a informazioni cruciali. “La nostra interfaccia in qualche modo con la Cina è Ongiu che dell’Università di Shanghai.”

L’analisi ha portato a stime importanti riguardo alla diffusione del virus. “Abbiamo stimato un intervallo seriale di 5 giorni, un numero riproduzione di 2,6 e un tempo di raddoppio di 4 giorni.” I risultati indicano che i casi raddoppiano ogni quattro giorni, un dato che sottolinea l’urgenza della situazione. “Sono numeri importanti.” La valutazione dell’efficacia delle misure di intervento ha mostrato che “appena vengono messe in campo le misure… la trasmissibilità scende molto rapidamente sotto uno.”


0.4 Trasmissione dell’infezione e studi clinici sulla pandemia 4

Analisi della trasmissione del patogeno e del periodo di incubazione. Si discute il momento in cui si sviluppano i sintomi e si trasmette l’infezione. “Se io sono il caso indice e mi infetto a un certo tempo, quand’è che sviluppo i sintomi?” Si chiarisce che l’infezione viene trasmessa in corrispondenza del giorno in cui si sviluppano i sintomi, in media. “Questo vuol dire che tanti ne infetto dopo i sintomi, quanti ne ho infettati prima dei sintomi.” L’impatto della trasmissione è stato oggetto di studi condotti in Cina.

Riferimenti a pubblicazioni scientifiche e lavori dell’Istituto Superiore di Sanità. “I cinesi hanno messo a disposizione della comunità scientifica diversi lavori di ottima qualità e anche molto tempestivi.” Si menzionano lavori pubblicati nel febbraio 2020 e studi precedenti del CDC. “Queste sono pubblicazioni che porto qua perché sono su giornali molto importanti.” L’importanza della condivisione delle informazioni è sottolineata nel contesto della gravità del patogeno.


0.5 Analisi delle Stime Epidemiologiche in Lombardia 5

Ecco un’analisi delle stime epidemiologiche riguardanti la diffusione del virus in Lombardia, con particolare attenzione a Bergamo e Codogno. Le stime presentate il 28 febbraio mostrano un R0 di 2.1 in Lombardia e un RT di 180, con incertezze variabili. Le osservazioni indicano che, nonostante l’incertezza, l’RT è tra due e tre in entrambe le località. La situazione a Bergamo è stata paragonata a quella di Codogno, suggerendo che “Bergamo non è diverso da Codogno”. L’analisi è collegata a precedenti raccomandazioni e piani operativi, sottolineando l’importanza di interventi tempestivi.

Inoltre, si fa riferimento a un criterio proposto per identificare le aree in cui intervenire, basato su un verbale del CTS del 3 marzo. Questo criterio stabilisce che “se ci sono 20 casi, un’unica catena di trasmissione, allora l’R0 è maggiore di 1”, suggerendo misure di contenimento. La discussione sulla qualità dei dati e sui flussi informativi è centrale, evidenziando le difficoltà nel raccogliere informazioni complete e affidabili.


0.6 Analisi della situazione epidemiologica in Italia 6

La situazione epidemiologica in Italia richiede un’attenzione urgente e misure drastiche. Si evidenzia che “il totale di casi critici attesi dal 9 al 28 marzo, se non si fa nulla, è qualche cosa che può andare tra i 40 e tra i 30 e i 000” con una stima centrale di 40.000 pazienti critici, numeri che “sono enormi”. In uno scenario di “trasmissione incontrollata”, i casi gravi diventeranno insostenibili per il sistema sanitario in breve tempo. Pertanto, “per limitare la trasmissione del Covid ed evitare effetti catastrofici sul sistema sanitario sono necessari interventi governativi drastici e diffusi cambiamenti comportamentali della popolazione”.

La valutazione retrospettiva del lockdown indica che “in due settimane dall’implementazione del lockdown la trasmissibilità va sotto soglia”. Tuttavia, emerge la necessità di un intervento uniforme in tutto il paese, con un’attenzione particolare alle diverse regioni. Si sottolinea che “il numero di riproduzione era tra due e 3 ovunque in tutte le regioni d’Italia”, evidenziando la criticità della situazione. La mancanza di evidenze chiare e l’urgenza di risposte tempestive pongono la questione: “le epidemie o si anticipano o è una tragedia”.


0.7 Situazione epidemiologica e decisioni politiche 7

Analisi delle difficoltà nella gestione delle epidemie e della situazione attuale in Italia. Le epidemie, come evidenziato, “richiedono di prendere decisioni senza il totale controllo di quella che è la situazione” e ciò rappresenta un “limite oggettivo”. La situazione, rappresentata in un grafico, mostra “i comuni italiani dove c’è emergenza di nuove infezioni sintomatiche” e indica che “al nord la situazione è pesantissima”, ma ci sono “tante municipalità del centro e anche del sud” colpite recentemente.

Il blocco discute anche il ruolo degli asintomatici, con stime che suggeriscono che “circa il 60-70% delle infezioni” siano asintomatiche. Inoltre, i comuni senza infezioni accertate “contribuivano a oltre il 20% della trasmissione del patogeno”. Si conclude con l’importanza di misure stringenti per evitare il collasso, sottolineando che “gli interventi sono giusti o sbagliati in relazione agli obiettivi”.


0.8 Titolo: Analisi degli Interventi Incrementali nel Piano Covid 8

Necessità di chiarire il piano di intervento per la pandemia.

Il blocco di testo esamina il concetto di interventi incrementali nel contesto del piano Covid. Si discute l’importanza di misure “reattive e incrementali su base geografica”, evidenziando come “se io mi accorgo che il problema è in un comune, intervengo lì e non altrove”. Si fa riferimento a incontri precedenti, come quello del 12 febbraio, in cui si prospettava la necessità di “considerare qualunque forma di intervento anche incrementale”, sottolineando la crescita della conoscenza durante quel periodo. Inoltre, emerge un dubbio sull’efficacia delle misure, con l’affermazione che “le verità non appartengono alla scienza”, evidenziando la complessità della situazione e la necessità di un approccio flessibile. La collaborazione nel piano viene menzionata, con l’indicazione che la percezione e le strategie potrebbero essere cambiate nel tempo.


0.9 Piano di contingenza e evoluzione della conoscenza 9

Piano di contingenza in continuo aggiornamento. Riflessioni sull’importanza di un approccio dinamico nella gestione delle emergenze sanitarie.

Il piano di contingenza è un documento che richiede aggiornamenti costanti. “Questo piano di contingenza va continuamente aggiornato ed è giusto così con l’evolvere della nostra conoscenza.” Le modifiche apportate tra il 20 e il 24 febbraio evidenziano un processo di evoluzione. “Questo era lo spirito di quel piano, cioè fare una cosa che permettesse di approcciare al meglio possibile delle nostre conoscenze un problema e poi farlo evolvere mano.” L’ultima versione del piano risale all’11 marzo, segno di un “percorso di continuo arricchimento ed evoluzione.”

La creazione di un piano specifico per il Covid-19 è stata un incarico formale. “Gli incontri che lei ebbe con l’Istituto Superiore della Sanità e con il CTS fossero finalizzati proprio alla elaborazione di un piano Covid.” Questo piano è definito come “piano nazionale sanitario in risposta a un’eventuale emergenza pandemica da Covid-19.” La necessità di un piano di contingenza, in grado di affrontare scenari imprevisti, è centrale. “Un piano di contingenza è una sorta di piano B, cioè succede qualche cosa che non è previsto.”


0.10 Analisi del Piano del 2006 e delle sue Lacune 10

Esame delle carenze del piano del 2006 in relazione alla gestione delle chiusure scolastiche e all’emergenza sanitaria. Viene evidenziato che “tutto questo non c’era nel piano del 2006”, indicando una mancanza di indicazioni chiare riguardo a quando chiudere le scuole e il potenziale impatto di tali decisioni. L’interlocutore esprime dubbi sull’utilità del piano in questione, specificando che “io sulla sui DPI, sulla preparirness, non dico nulla perché sono ignorante”.

Inoltre, si fa riferimento al nuovo incarico conferito per elaborare un piano di contingenza anti Covid, dimostrando che “gli scienziati… ritenessero quel piano influenzale non utilizzabile”. Si accenna anche alla questione della riservatezza del piano, con l’affermazione che “non è segreto, ma riservato in qualche modo protetto nei contenuti”. Infine, viene citato un episodio in cui è stato firmato un foglietto di confidenzialità riguardo a una presentazione, sottolineando la delicatezza delle informazioni trattate.


Riferimenti al Piano e al CTS 11

Le dinamiche relative alla creazione e presentazione del piano sono al centro del discorso. Si evidenzia che “questi due tronconi, queste due branche definiscano il contenuto e anche un po’ la natura di quel piano” (436). Il ruolo di Alberto Zoli emerge come significativo; infatti, si sottolinea che “Alberto Zoli aveva era un membro del CTS” (440) e che “ha dato una grossa mano” (442). La discussione si concentra anche sulla rappresentanza nel CTS e sull’interpretazione del piano stesso, con affermazioni come “l’ho inteso come suo piano” (444).

La questione del piano viene chiarita attraverso le parole del relatore, che afferma: “Lì lo definisce il relatore nel suo piano davanti al CTS” (438). Viene altresì richiesto un chiarimento riguardo alla posizione di Zoli, con la domanda: “Conferma?” (439). La questione della paternità del piano è presente, con il relatore che dichiara: “ho chiamato il piano il mio piano” (441), evidenziando una personale connessione al progetto.


0.11 Analisi dei Dati e Presentazione del Piano 12

Discussione sull’importanza della qualità dei dati nella presentazione del piano. Il relatore principale, Zoli, ha presentato il piano come “frutto di un’equipe”. La sua duplice qualifica in Regione Lombardia ha sollevato interrogativi sulla competenza per la trasmissione dei dati, specialmente per Alzano e Nembro. Si evidenzia la necessità di dati affidabili per prendere decisioni efficaci, con Zoli che ha rappresentato “gli scenari” durante la discussione.

La qualità dei dati è un tema centrale. Si sottolinea che “tutti i dati raccolti in emergenza in ogni parte del mondo sono brutti, sporchi e cattivi”. Tuttavia, nonostante queste difficoltà, viene affermato che sono stati messi a disposizione dati di “buona qualità, ottima qualità”. Si fa riferimento alla prematurità dei dati collegati agli interventi, ma si riconosce che i dati iniziali hanno fornito una comprensione utile della situazione.


0.12 Analisi delle comunicazioni sulla trasmissibilità del virus in Lombardia - 13

Esame delle stime e dei dati comunicati riguardanti la diffusione del virus. Le informazioni trasmesse il 28 febbraio 2020 alla direzione regionale della Lombardia evidenziano un indice di trasmissione RT elevato. “Abbiamo trasmesso stime di quello che stava succedendo” e “ho mandato le stime di R0” indicano la serietà della situazione. Si sottolinea la trasmissibilità “sostenuta e importante” in diverse province, con un focus su Bergamo e Codogno. Si chiarisce che “non c’era evidenza al 28 febbraio di trasmissione sostenuta a Varese”.

La discussione mette in luce la complessità dei dati e la necessità di una corretta interpretazione. Si afferma che “la diffusione del virus in Lombardia a quella data era non significativamente diversa da posto a posto”. Tuttavia, i grafici mostrano differenze significative tra le province. “Probabilmente no” si evidenzia la necessità di ulteriori dati per comprendere appieno la situazione.


0.13 Titolo: Analisi delle dichiarazioni e della preparazione al Covid-19 (14)

La preparazione e la risposta alla pandemia di Covid-19 sono al centro di un dibattito che mette in luce le tempistiche e le modalità di intervento. Le dichiarazioni rilasciate, definite “molto puntuali”, evidenziano che i dati sul Covid erano già disponibili “in una data molto antecedente” rispetto ai provvedimenti adottati. La discussione si sofferma su quando sono stati avviati gli studi, con riferimento a “fine dicembre o 5 gennaio”, e sulla tempestività delle azioni intraprese.

Inoltre, si fa riferimento alla collaborazione scientifica con l’ISI, avviata nel 2006, per la redazione del piano pandemico, un documento che è “quello in vigore sino ad oggi”. L’acquisizione di lavori preparatori è proposta per garantire che le informazioni e le analisi siano utilizzate per una migliore gestione delle emergenze future.


0.14 L’epidemiologia e le sue multidisciplinarietà 15

La figura dell’epidemiologo è al centro di un dibattito che esplora la sua esistenza e la sua specializzazione. Si discute se “esista l’epidemiologo in Italia” e si chiarisce che “esiste normalmente un medico specialista in genere”. La multidisciplinarietà dell’epidemiologia è sottolineata, evidenziando che “non bastano le competenze per quanto magari profonde di un settore disciplinare” per affrontare lo studio delle malattie infettive.

In questo contesto, è fondamentale considerare l’interazione tra diverse discipline. Si menzionano esperti di “dinamiche sociali” e “matematici” come figure chiave per comprendere la trasmissione dei patogeni. L’autore riflette sulle molteplici professionalità che hanno contribuito al suo centro, tra cui “medici, biologi, ingegneri, matematici, fisici”. Infine, si evidenzia l’importanza della collocazione scientifica e disciplinare, con un richiamo a “Le verità non appartengono alla scienza”.


0.15 Analisi dell’intervallo di riferimento e delle medie temporali 16

Scelta e metodologia nell’analisi delle infezioni sono al centro della discussione. L’esperto audito ha evidenziato che “non era chiaro, in che modo era stato scelto questo intervallo di riferimento”, sollevando interrogativi sulla base di questa scelta. La questione dell’intervallo seriale emerge, con l’affermazione che “la scelta era di fare una media”, indicando un approccio che cerca di bilanciare i dati. Si sottolinea che, nonostante la disponibilità di “dati giornalieri”, il “problema” risiede nella natura dell’evento di trasmissione, che si estende su più giorni.

Inoltre, si osserva che “l’intervallo seriale che abbiamo stimato” è rimasto costante nel tempo, anche con l’emergere di varianti. La strategia di “smoothing” è frequentemente utilizzata nella letteratura, suggerendo che si cerca di ottenere una visione più chiara attraverso la media. Tuttavia, rimangono problematiche come quelle legate ai “weekend”, dove le infezioni riportate sono “meno” non per una reale diminuzione, ma per una questione di registrazione dei dati.


0.16 Analisi dei dati e delle stime nella sorveglianza epidemiologica 17

Un approccio critico all’analisi dei dati epidemiologici evidenzia la necessità di considerare il “rumore” presente nei dati e nel reporting. Si sottolinea l’importanza di utilizzare un “intervallo seriale” per migliorare l’affidabilità delle medie, come indicato dalla prassi consolidata. La questione del tempo scaduto introduce una dinamica di urgenza nel processo di discussione, con richieste di chiarimenti sull’intervallo seriale stimato e sulla sua applicabilità in contesti diversi.

Le domande riguardano la costanza dell’intervallo nel tempo e la sua validità in vari studi, come quello di Cereda, che ha esaminato 90 casi in Lombardia. Si fa riferimento a una mancanza di integrazione dei dati raccolti in diverse regioni, sottolineando che “tutta la marea di dati interessanti sul tracciamento dei contatti” non è stata messa a disposizione. L’interlocutore riconosce le limitazioni nel lavoro, affermando che “non potevo fare io stime su dati che non ho”, evidenziando una lacuna nella disponibilità di informazioni per la sorveglianza.


0.17 Analisi delle dinamiche del comitato tecnico scientifico 18

Riflessioni su un incontro con il comitato tecnico scientifico riguardante la gestione della crisi sanitaria. L’intervento inizia con un riconoscimento della figura di spicco, “la voce più autorevole del No”, e la necessità di chiarire il ruolo di chi ha ottenuto posizioni di preminenza, come nel caso della dottoressa Salmaso. Si sollevano interrogativi sulla legittimità di tali nomine e sul riconoscimento da parte dei colleghi, evidenziando che “il giudizio che gli altri danno di me non lo io non dico niente”.

L’interlocutore racconta il suo percorso professionale e la preparazione per l’emergenza Covid, menzionando conversazioni precedenti con colleghi e la richiesta di analisi di scenario. “Mi ha chiamato Andrea Piccioli”, il direttore generale dell’IS, che lo invita a presentare le sue analisi al CTS. La narrazione si conclude con la conferma della sua disponibilità a condividere il lavoro già svolto, dimostrando un approccio proattivo e collaborativo.


0.18 Draghi e la Comunicazione dei Media: Un’Analisi Critica 19

Un’analisi della comunicazione di Draghi e delle sue possibili interpretazioni.

Il testo affronta la questione delle dichiarazioni di Draghi e la loro interpretazione. Si sottolinea che “quelle cose lì sono sbagliate” o “quelle cose lì sono giuste”, lasciando spazio a diverse letture. L’autore esprime il proprio disappunto per la frase di Draghi, che “mi ha fatto piuttosto arrabbiare”, pur chiarendo di non aver mai avuto un confronto diretto con lui. Si evidenzia anche il ruolo dei media, che “l’hanno venduta così”, influenzando la percezione pubblica. Infine, viene citata una relazione del CTS, in cui si specifica che “se riapriamo e l’RT sale a 1,25, allora andiamo incontro a tanti morti”, suggerendo una correlazione tra riapertura e mortalità.


0.19 Analisi delle previsioni e delle dichiarazioni nel contesto della pandemia 20

L’analisi si concentra sulle difficoltà e le incertezze legate alle previsioni durante la pandemia. L’autore sottolinea che “se riapriamo mantenendo progressivamente mantenendo l’RT sotto uno, il numero di morti sarà enormemente ridotto” e afferma di non aver mai fatto previsioni, ma di aver condotto “analisi di scenario”. Viene evidenziato che le affermazioni fatte da personalità pubbliche, come il presidente del Consiglio, hanno contribuito a generare confusione e malintesi, come indicato quando si afferma che “è una fesseria che lei… i giornali ci propinavano fesserie”.

Inoltre, l’autore menziona l’importanza di uno studio scientifico che ha analizzato le previsioni fatte per il CDC americano, affermando che “tutto quello sforzo che è stato fatto per fare le previsioni negli Stati Uniti ha dato risultati peggiori che tirare una riga”. Questa riflessione porta a una critica più ampia sulle modalità di comunicazione e sull’affidabilità delle previsioni nel contesto pandemico.


0.20 Analisi dell’eccesso di mortalità e le sue implicazioni 21

Un’esplorazione dei dati relativi all’eccesso di mortalità, con un focus sulle difficoltà metodologiche e sull’interpretazione temporale. La discussione inizia con un’osservazione generale: “è molto interessante” e si sposta rapidamente verso un’analisi più approfondita. Si propone di confrontare i dati del 2020 con quelli del 2019, evidenziando che “ho 000 morti in più”. Tuttavia, emergono dubbi sull’affidabilità di tali confronti, specialmente quando si analizzano dati più distanti nel tempo, come nel caso dell’eccesso di mortalità del 2022 rispetto al 2019, dove si sottolinea che “ignorando che nel 21 e nel 20 sono morte probabilmente 000 persone”.

L’analisi si basa su una sensazione piuttosto che su certezze scientifiche, affermando che “queste analisi hanno un senso nel periodo breve in cui si fanno”. Si esprime anche preoccupazione per le difficoltà metodologiche, con l’idea che “ci siano dei seri problemi metodologici nel farle bene”. L’argomento si conclude con un riferimento al contesto emergenziale, menzionando il “tempo dell’ambulanza” e situazioni critiche come quella di Draghi.


0.21 La qualità dei dati nella ricerca scientifica: un’analisi critica 22

La gestione dei dati e la loro provenienza sono temi centrali nella ricerca scientifica. Il collega Marco Aielli ha mantenuto i contatti con l’università di Shanghai, ma “io non ho mai neanche ricevuto nella mia casella di posta elettronica i dati cinesi”. Questo solleva interrogativi sulla qualità dei dati, poiché “non può essere una semplice mail che il collega di Shanghai le produce e che lei poi utilizza per fare una sua analisi”. I dati utilizzati erano “reggimentati” e “statistici”, e la loro validità dipendeva da rigidi criteri di omogeneità e provenienza.

La qualità dei dati è stata confermata: “è qualità bellissima, bella” e “un’ottima qualità dei dati”. Tuttavia, la loro certificazione rimane incerta, poiché “erano i dati messi disponibili pubblicamente dai CD sit”, indicando che non si trattava di dati certificati. Inoltre, il lavoro descritto in una pubblicazione open access coinvolgeva un processo rigoroso di raccolta e verifica, con “40 persone dell’Università di Shanghai” impegnate nella raccolta e con ogni dato “crossceccato da tre persone”.


0.22 Interazioni e Riflessioni in Aula 23

Un incontro caratterizzato da scambi di cortesia e richieste di chiarimenti. “Eh, prego” segna l’inizio di un dialogo in cui si cerca di mantenere un tono rispettoso, come evidenziato dalla frase “No, volevo esprimere sempre la mia cortesia nei confronti della collega Loizzo”. La temperatura emotiva della sala viene sottolineata dalla metafora della “camera ardente”, con un richiamo all’importanza di comunicare le condizioni ambientali: “Ehm, e mentre questa sala sta diventando sempre più una camera ardente, nel senso che è molto caldo diglielo perché sennò non si capisce”.

Inoltre, emerge la necessità di evitare conflitti e tensioni, come indicato da “per ora diciamo che non accenda la miccia”. La ricerca di chiarezza si manifesta con la richiesta di “alcuni chiarimenti per una mia più compiuta comprensione”, in riferimento a un argomento già trattato, specificamente le analisi dell’Istituto Kesler, menzionate come “si erano svolte durante il corso già del 2019”.


0.23 Chiarimenti sull’inizio degli studi riguardanti la patologia Covid-19 (24)

Riflessioni sull’inizio degli studi e sulla confusione temporale. Il professore chiarisce che “nel gennaio del 2020 ho cominciato a studiarla”, contraddicendo precedenti affermazioni che indicavano un inizio a Natale del Si esprime un certo disorientamento rispetto alle informazioni disponibili, con frasi come “alcuni dati dicono delle cose diverse” e si richiede una “versione definitiva”.

La discussione si concentra sulla responsabilità di eventuali errori. Il professore afferma: “mi assumo la responsabilità di aver potuto dire un errore”. Inoltre, si evidenzia che “non avendo a disposizione gli esiti delle nostre analisi in Cina” non era chiaro il contesto del virus al 5 gennaio Infine, si menziona che all’epoca si pensava potesse trattarsi di un virus influenzale.


0.24 Analisi dei dati sulla trasmissibilità a Bergamo e Cremona 25

La questione dei dati sulla trasmissibilità nelle province di Bergamo e Cremona è al centro del dibattito. “Cremona, sì, la città” è menzionata, ma si sottolinea che “c’era ancora Cremona e non l’ho messa qui perché era è meno rilevante”. Si fa riferimento a Bergamo come a un “cluster” e si evidenzia l’incertezza riguardo ai comuni limitrofi: “non lo so e non l’ho mai saputo che fosse Nembro, Alzano”.

L’affidabilità dei dati forniti dalla Regione Lombardia è discussa. Si afferma che “Regione Lombardia ha fatto un buon lavoro, secondo me” e che i dati sono stati trasmessi in modo accurato. Tuttavia, emerge una difficoltà nell’analisi: “non ero in grado di farle disaggregate per i vari comuni”. L’aggregazione territoriale di Bergamo diventa quindi cruciale per le stime, poiché “è per questo che ci inventiamo questo criterio”, dato che non era possibile comprendere appieno la situazione nei comuni minori.


0.25 Riflessioni su decisioni e strategie sanitarie

Analisi delle comunicazioni e delle decisioni legate alla gestione dell’epidemia. Viene sottolineato che “gli è stato detto il motivo per cui stavano chiedendo l’approfondimento”, evidenziando una certa incertezza nelle informazioni. Si manifesta una sensazione di insufficienza nelle azioni intraprese, con affermazioni come “qualcuno pensava che si dovesse fare di più”.

La discussione si sposta sulla necessità di interventi tempestivi, con riferimenti a piani di azione che avrebbero potuto mitigare l’impatto dell’epidemia. Viene affermato che “non so se applicando quel piano avremmo evitato il lockdown nazionale”, ma si esprime la convinzione che “avremmo avuto un impatto dell’epidemia sicuramente minore”. Si menzionano anche altri fattori da considerare nelle decisioni, ma si insiste sulla centralità della salute pubblica, sottolineando che “a me puoi solo chiedere aiutami a non far morire la gente”.


0.26 Analisi delle Condizioni del CTS nel Contesto della Pandemia (27)

Discussione sulle incertezze e le posizioni dei membri del Comitato Tecnico Scientifico riguardo le misure di contenimento.

Nel contesto delle decisioni prese il 3 marzo, emerge una riflessione sulla posizione del mondo scientifico. Si sottolinea che “non ci fossero le condizioni per richiedere alla politica” ulteriori misure, come affermato da Alberto Zoli, rappresentante della conferenza Stato regioni nel CTS. Inoltre, viene evidenziato che l’interlocutore non ha partecipato alle discussioni del CTS, dichiarando: “io sono un uomo di scienza” e “non ho preso parte a quelle discussioni mai”. Le incertezze tra i membri del CTS vengono espresse, con un’interrogazione sulla loro consapevolezza riguardo la situazione, ma senza una risposta definitiva.

Le dinamiche di interazione durante l’incontro si rivelano significative. Si menziona un “piccolo overtime” e la disponibilità a prolungare la discussione, suggerendo un ambiente di lavoro collaborativo. L’intervento del deputato Bagnai, con “domande semplici”, indica un tentativo di chiarire ulteriormente le posizioni in un contesto di confronto.


0.27 Analisi delle Citazioni e dei Dati 28

Osservazioni e riflessioni sui dati delle citazioni in ambito scientifico. Si evidenzia il passaggio a “6000 citazioni”, con un richiamo specifico a “6000 citazioni quel lavoro là”. Si distingue tra i diversi lavori, sottolineando che “3000 citazioni o 000 citazioni me lo dà il lavoro su science”, evidenziando la provenienza dei dati e la loro importanza. Viene messa in discussione l’attribuzione delle citazioni al “monopolista in Italia”, affermando che “non è fatta su lavori targati ISS”. Si fa riferimento alla verifica dei dati, suggerendo che “questo è facilmente verificabile”.

Si introduce una riflessione sulla questione dei dati e sulla loro condivisione, con un esempio pratico di come un altro ricercatore potrebbe utilizzare i dati per calcoli più attendibili. L’analisi mette in luce le complessità del tema, sottolineando che “rimane una questione” riguardo alla disponibilità dei dati e le scelte che non sono di competenza diretta.


0.28 Titolo: Riflessioni sulla Trasparenza dei Dati nella Scienza 29

Il dibattito sulla circolazione dei dati scientifici emerge come un tema centrale. “Sarebbe stato utile se ci fosse stata una circolazione dei dati” e “la scienza deve essere aperta” evidenziano l’importanza di una comunicazione trasparente. La necessità di “stare attenti a selezionare a chi dai questi dati” sottolinea le sfide legate alla credibilità delle informazioni. La discussione si concentra anche sulle opinioni personali e sull’importanza di “mettere a disposizione tutto per tutti dai primi giorni”.

Le interazioni tra i partecipanti rivelano tensioni e il desiderio di chiarezza. “Non ho nessun problema, voglio dire, se i dati vengono messi a disposizione” riflette un’apertura al dialogo. Tuttavia, si riconosce che “la scienza è stata chiusa” e che l’opinione espressa è frutto di una “difficoltà” nel partecipare ai processi decisionali. La conversazione si conclude con un invito a continuare il dibattito in un clima di rispetto e collaborazione.


0.29 Interdisciplinarità e valutazione scientifica nella gestione della pandemia 30

Riflessioni sulla mancanza di recezione delle indicazioni del CTS e sul ruolo della politica nell’affrontare la pandemia. Si evidenzia che “la politica non poteva che fare affidamento sulle evidenze e i pareri” espressi dal CTS, il quale non ha deliberato in tempo utile. Si discute anche il tema dell’interdisciplinarità, sottolineando che “questo è un tema che prima che è politico è un tema scientifico”. La necessità di un approccio interdisciplinare è ribadita, con riferimento a collaborazioni tra diverse figure professionali, come statistici e intensivisti.

Si mette in luce la complessità delle decisioni scientifiche e la loro importanza nel contesto politico. Viene menzionato il contributo di un “pool di persone” nel processo decisionale, con un focus su come l’eterogeneità delle competenze possa portare a una crescita. Si osserva che “la crescita derivi dallo scambio di competenze diverse”, evidenziando la mancanza di preparazione dei medici su alcune questioni, e si sostiene che “ci debba essere anche per chi come me cerca di utilizzare un po’ di matematica”.


0.30 Riflessioni sulla gestione delle epidemie e sull’importanza della scienza 31

La discussione verte sulla percezione e gestione delle epidemie in Europa. Si evidenzia come “le epidemie sono sparite dall’Europa da decenni” e come questo abbia portato a una diminuzione delle risorse dedicate a tali problematiche. Si sottolinea che, in assenza di un problema percepito, “la politica probabilmente tende a investire in altri settori”. Si auspica un messaggio chiaro alla scienza per promuovere l’interdisciplinarietà e il confronto tra diversi saperi, ritenendo che “questo è un insegnamento che dall’esperienza della pandemia viene forte al paese”.

Inoltre, si fa riferimento agli effetti del lockdown, con l’intervento del Nobel Parisi che indica che senza di esso ci sarebbero stati “10 volte i morti che si sono registrati”. Si sottolinea l’importanza di tali valutazioni per rafforzare il sistema, riconoscendo la necessità di un approccio scientifico per affrontare le sfide future.


0.31 Titolo: Riflessioni sulla Politica e sull’Etica nella Salute (32)

La politica gioca un ruolo cruciale nelle decisioni riguardanti la salute pubblica. “La politica ha un dovere di indirizzo” e non spetta ad altri decidere il futuro del paese. L’obiettivo di “salvare la vita delle persone” emerge come prioritario, anche se ci si interroga se perseguire l’immunità di gregge possa comportare sacrifici umani. La questione etica è centrale: “C’è anche una questione etica”, e le scelte fatte devono riflettere un impegno verso il bene comune.

Il dibattito si articola attorno a obiettivi e responsabilità. “Una volta che c’è un obiettivo” chiaro, è fondamentale perseguirlo con serietà. L’individuo esprime il suo rifiuto di favorire approcci che possano mettere a rischio le vite umane, affermando che “non si sarebbe prestato” a tali scelte. La riflessione personale si intreccia con la necessità di un’azione etica, evidenziando il peso delle decisioni politiche nella vita delle persone.


0.32 Collaborazione e Capacità nel Contesto della Pandemia 33

Accordo di collaborazione e competenze richieste nel contesto pandemico.

Il testo discute un accordo di collaborazione scientifica con l’Istituto Superiore di Sanità, evidenziando che “per fare un accordo di collaborazione ci vuole comunque qualche settimana”. Si sottolinea che “la collaborazione scientifica però non è una consulenza” e che non sono stati dati incarichi formali. Inoltre, viene messa in evidenza la reputazione del matematico e la sua capacità di proporre “sistemi matematici per capire alcune situazioni”.

Si esplorano le richieste specifiche fatte al matematico riguardo alla stesura del piano, incluse le competenze nella comunicazione e nell’organizzazione. Il matematico chiarisce che “non mi sono state chieste” queste capacità e che le sue responsabilità si limitavano a “scenari e indicazioni su come intervenire”. Infine, viene menzionato un incontro con l’Istituto Superiore di Sanità il 5 febbraio, durante il quale sono stati presentati scenari e stime.


0.33 Analisi del Rischio di Trasmissione del Virus 34

Discussione sull’infettività dei soggetti sintomatici e asintomatici. Si evidenzia la pericolosità dell’asintomatico, poiché “l’asintomatico non lo vedo”, suggerendo una maggiore cautela. La tosse e la febbre vengono analizzate come meccanismi di trasmissione dei virus, con affermazioni che “la febbre è venuta per farci capire che abbiamo un problema”. Si sottolinea la necessità di ponderare attentamente le differenze di trasmissibilità tra i due gruppi.

Viene menzionato il CTS e la sua richiesta di tamponare solo i sintomatici, sollevando interrogativi sull’approccio adottato e sulla sua origine, con riferimento all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si segnala che, nonostante l’indirizzo chiaro dell’OMS, “non mi pare che lo stato membro per eccellenza occidentale colpito prima dal virus l’abbia fatto”. La discussione conclude con un riconoscimento delle incertezze e la necessità di verifiche.


0.34 Analisi dei Dati Forniti alla Procura 35

Riflessioni sui dati utilizzati dalla Procura della Repubblica.

Il blocco di testo discute l’affidabilità e la provenienza dei dati forniti alla Procura. Si sottolinea che “l’informativa della Procura è stata fatta su dati che gli ha fornito il senatore Zedda” e che “sono dati forniti dal Ministero della Salute, quindi a mio avviso sono i dati ufficiali.” Viene messo in discussione l’uso di dati differenti e il loro impatto sulle analisi, evidenziando che “la procura ha utilizzato un dato che non è stato fornito da Antonella Zedda, ma gli è stato fornito dal Ministero della Salute.” Si analizza anche la qualità dei dati, con affermazioni riguardo alla loro disomogeneità e alla necessità di una standardizzazione. La questione centrale ruota attorno alla differenza tra “dati di notifica” e “dati di infezione”, con l’ipotesi che “il Ministero non ha fornito questo tipo di informazione alla procura.”


0.35 Titolo: Analisi della qualità dei dati e comunicazione nella gestione della pandemia (36)

Documentazione e qualità dei dati nella gestione della pandemia: una riflessione critica.

Il testo esplora la raccolta e l’analisi dei dati riguardanti l’inizio dei sintomi nei casi di contagio. Viene evidenziato un confronto tra i dati italiani e quelli tedeschi, con un riferimento a come “il 90% delle persone dei casi avevano una data di inizio sintomi” in Italia, rispetto al “50%” in Germania. Si sottolinea l’importanza della qualità dei dati raccolti dagli operatori e la necessità di una documentazione a supporto delle affermazioni sulla loro affidabilità. La comunicazione viene descritta come “faraginosa” e si richiede un tempo adeguato per la risposta da parte della commissione, con l’intenzione di evitare discussioni improduttive riguardo alla documentazione richiesta.

Inoltre, si fa riferimento a comunicazioni della procura, in particolare a un appunto del 14 febbraio 2020 che riporta dati percentuali sulle capacità respiratorie, definiti come “numeri drammatici”. Si evidenzia che tali informazioni non sono contenute nei risultati ufficiali, e si richiede un chiarimento su cosa sia realmente presente nei verbali, suggerendo una complessità e una mole di dati significativa, come indicato dalla menzione di “25.000 pagine”.


0.36 Analisi del Piano Pandemico e della Sua Applicazione nel Contesto Covid-19 37

Discussione sulle lacune e sulle difficoltà nell’applicazione del piano pandemico influenzale in relazione alla pandemia di Covid-19. Si evidenzia come il 14 febbraio 2020 ci si interrogasse su “a chi scrivere”, mentre si analizzavano i dati sulle “capacità respiratorie” e si sottolineava che tali informazioni non erano presenti nei risultati. La proposta di collaborare con gli auditi viene presentata come un tentativo di affrontare le criticità emerse.

Viene messa in discussione la definizione di “piano B” e si chiarisce che questo piano è necessario per gestire “situazioni impreviste”. Si sottolinea la differenza tra il Covid-19 e le pandemie influenzali precedenti, affermando che “il Covid era tre”, evidenziando la sua maggiore trasmissibilità. Si fa riferimento a un documento dell’OMS e si notano le carenze del piano pandemico del 2006, rimasto invariato nel tempo, nonostante le evidenze e le richieste di aggiornamento. La mancanza di azioni concrete e la sorpresa per il non utilizzo di studi precedenti vengono evidenziate come elementi chiave della discussione.


0.37 38 - Discussione sulle decisioni relative all’istituzione della zona rossa

Email di scienziati e decisioni politiche in merito alla gestione della pandemia.

Il testo analizza una comunicazione tra scienziati riguardante l’istituzione della zona rossa. Viene citata un’email del dottor Blusaferro, inviata il 2 marzo, in cui si afferma che “occorreva fare la zona rossa”. Si discute della responsabilità delle decisioni, con frasi come “le responsabilità vanno cercate da altre parti” e “la decisione di non istituirle probabilmente non va ascritta ai tecnici completamente”.

La conversazione mette in luce dubbi e preoccupazioni, come evidenziato da “credo qualcuno volesse fare qualcosa che non stava facendo”. Viene anche menzionata la posizione di Gianni Rezza, con riferimento a dati sulla Bergamasca, lasciando intendere una possibile unanimità sulla necessità di misure più severe.


0.38 Analisi delle Dichiarazioni del CTS - 39

Discussione sulle decisioni e sui criteri adottati dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS) in merito alle misure di contenimento.

Il blocco di frasi analizza le difficoltà di chiarire le posizioni e le informazioni contrastanti ricevute. Si sottolinea che “non so chi dei due ha ragione” e che ci sono “due informazioni che mi arrivano e sono contrastanti”. Si evidenzia l’importanza della formalizzazione delle proposte, avvenuta solo “in data 3 marzo”, e il fatto che i verbali ufficiali sono “pubblici”. Inoltre, si discute il tema delle chiusure, suggerendo che “hanno assunto quei dati perché volevano istruire una decisione sul tema delle chiusure”.

La questione si complica ulteriormente con la mancanza di evidenze concrete, come affermato: “non ho prove, evidenze da portare qui”. La formalizzazione della proposta del CTS avviene dopo un dibattito che lascia intendere che vi sia stata una discussione non risolta. Si conclude che “acquisire i dati istruttori vuol dire orientarsi per esaminare il tema”, sottolineando la necessità di dati per prendere decisioni informate.


0.39 Analisi delle dichiarazioni e delle incomprensioni nel dibattito pubblico 40

Un confronto acceso mette in evidenza la complessità delle comunicazioni e delle decisioni, come si evince da affermazioni come “non è detto così” e “non ho capito il punto della questione”. La discussione sembra ruotare attorno a decisioni che non sono state assunte in modo tempestivo, come evidenziato da “il 2 di marzo il CTS quella decisione non l’assunse”. Viene anche messo in risalto il rischio di fraintendimenti, con la preoccupazione di evitare che le dichiarazioni siano “strumentalizzate o interpretate in maniera diversa dal loro significato autentico”.

La comunicazione è caratterizzata da incertezze e richieste di chiarimenti, come dimostrato da “le volevo chiedere, questa è una domanda, immagino, un po’ lunga”. Viene menzionato il tema delle misure reattive e geografiche, evidenziando l’importanza di rispondere a situazioni specifiche. Infine, il riferimento al “dubbio che ho che è emerso anche dall’audizione del dottor… del fisico Espignani” suggerisce un’analisi critica delle informazioni e delle curve discussa nel contesto della salute pubblica.


0.40 Analisi della gestione dell’emergenza sanitaria (41)

Riflessioni su misure e tempistiche nella gestione dell’emergenza.

Il testo discute le conseguenze del ritardo nell’adozione di misure preventive durante un’emergenza sanitaria. Si evidenzia che “se oggi ho 100 casi, fra 3 giorni ne ho 200” e che l’assenza di interventi tempestivi porta a un incremento esponenziale dei casi, con il rischio di dover affrontare “quattro raddoppi”. Si solleva anche la questione della reattività e della base geografica, suggerendo che “misure più tempestive” avrebbero potuto mitigare la situazione, come nel caso di eventi pubblici come “Atalanta-Valencia”. La complessità delle decisioni è sottolineata dalla riflessione su ciò che sarebbe potuto accadere se fossero state adottate misure più incisive.

Inoltre, si discute l’importanza di intervenire per salvare vite umane, affermando che “intanto cominciamo a non far morire le persone” e che la tempestività delle misure di contenimento, come il lockdown, può essere adattata a contesti locali. La domanda centrale rimane: “quando è scattato l’allarme?” e quale sia il momento in cui le azioni avrebbero dovuto essere intraprese per affrontare l’emergenza in modo efficace.


0.41 Analisi del Piano Pandemico e Contingenza (42)

Il tema del piano pandemico e della sua applicabilità in situazioni emergenziali è centrale in questo contesto. Si discute della possibilità di utilizzare “una parte di quel piano” del 2006, evidenziando che “alcune azioni totalmente inapplicabili” potrebbero essere assimilabili a quelle di “buon senso”. La catena di comando rimane invariata, suggerendo che le decisioni dovrebbero essere simili a quelle prese in precedenti crisi influenzali. Si fa riferimento a un “piano di crisi” che adatta i principi generali a contesti specifici, con l’idea che un piano di contingenza possa fornire risposte a problemi nuovi.

Inoltre, si sottolinea che preparare un piano specifico per un virus sconosciuto è “un esercizio impossibile”, sebbene non sia da considerare sbagliato. Il nuovo piano pandemico non prevede indicazioni pratiche immediate, suggerendo che si deve “fare un piano di contingenza” quando sarà necessario. Questo pone interrogativi sulla necessità di aggiornare e mantenere rilevanti i piani esistenti in un contesto scientifico in continua evoluzione.


0.42 Discussione sull’ordine dei lavori nella commissione parlamentare (43)

Riflessioni critiche sull’operato del presidente della commissione, evidenziando disapprovazioni e preoccupazioni per l’uso improprio delle funzioni parlamentari. Si sottolinea che “le domande si caratterizzano per essere domande che perseguono un obiettivo che è lontano da quelli della commissione” e si mette in discussione la correttezza del suo operato, affermando che “la democrazia, le istituzioni si servono, non ce ne si appropria”. Viene richiamato il monito del presidente Mattarella riguardo le finalità istituzionali delle commissioni, sottolineando che “il lavoro di questa commissione sta dimostrando sempre più un inquinamento profondo rispetto al dettato costituzionale”.

La discussione si sposta poi sulla programmazione dei lavori e sulle audizioni future, con richieste di maggiore rigore nell’applicazione delle regole durante le sedute. Si fa riferimento all’importanza di avere il presidente Conte in audizione “al prima possibile” e si accenna alla necessità di aggiornare la programmazione per soddisfare le richieste dell’opposizione. Il presidente conclude la seduta, affermando che “la seduta è chiusa” e rimandando a future discussioni.


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