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Boyle - New experiments physico mechanical, Touching The Spring of the Air, and its Effects, Made, for the most part, in a New Pneumatical Engine - II | r | m


1 Prefazione alla traduzione latina: testimonianze di un metodo sperimentale e collaborazioni scientifiche nel XVII secolo

Il testo costituisce la prefazione alla traduzione latina di un’opera di Robert Boyle, figura centrale della rivoluzione scientifica del Seicento, noto per i suoi studi sulla pneumatica e la chimica sperimentale. L’estratto rivela aspetti storici, metodologici e personali della ricerca scientifica dell’epoca, con particolare attenzione alla pratica sperimentale, alla collaborazione tra studiosi e alle sfide materiali della ricerca.


Contesto storico e significato testimoniale

Il brano documenta un momento di transizione nella storia della scienza, in cui l’approccio empirico si afferma come metodo privilegiato per indagare i fenomeni naturali. Boyle, attraverso la sua opera, incarna il passaggio dalla filosofia naturale speculativa a una scienza basata sull’osservazione e la ripetibilità degli esperimenti. La prefazione, scritta in un latino destinato a un pubblico internazionale, riflette la circolazione transnazionale delle idee scientifiche nel XVII secolo, con riferimenti a collaboratori francesi (come Denis Papin) e olandesi (come Christiaan Huygens).

L’autore sottolinea come la sua attività sperimentale sia stata interrotta da malattie (la “pietra”, ovvero calcoli renali, menzionata in 57), un dettaglio che umanizza la figura dello scienziato e ricorda le limitazioni fisiche che condizionavano il lavoro scientifico premoderno. La prefazione funge anche da difesa della propria metodologia, giustificando scelte stilistiche e organizzative (70, 72, 76) e rivendicando l’originalità dei risultati contro accuse di plagio (90-101).


Concetti chiave e elementi peculiari

  1. Metodologia sperimentale e strumentazione
    • Boyle descrive il processo di ricerca come un’attività collettiva e iterativa, basata su strumenti specifici come la pompa pneumatica (48, 50). La pompa, strumento centrale per gli esperimenti sull’aria, è presentata come un dispositivo personalizzato (“my Pump” vs. “his own Pump” di Papin), evidenziando come la tecnologia fosse ancora in fase di sviluppo e adattamento.
    • Gli esperimenti riguardano principalmente:
      • La rarefazione e condensazione dell’aria (41, 51), con riferimento a misurazioni quantitative (“Degrees of the Rarefaction and Condensation” in 58).
      • L’uso di ”aria fattizia” (52), ovvero gas prodotti artificialmente (ad esempio tramite fermentazioni), un concetto innovativo che anticipa la chimica dei gas.
      • La conservazione dei corpi (42, 62), un tema di interesse pratico (es. conservazione di frutta o carne) oltre che teorico.
    • La ripetibilità degli esperimenti è un problema centrale: Boyle ammette che molti risultati sono difficili da replicare (79-81), a causa della complessità degli strumenti e della fragilità dei materiali (es. vetri, guarnizioni). Questo passaggio rivela una consapevolezza critica delle limitazioni della scienza sperimentale del tempo.
  2. Collaborazione e ruolo degli assistenti
    • La figura di Denis Papin emerge come co-autore e tecnico specializzato. Papin, ingegnere e inventore, contribuisce attivamente agli esperimenti (58, 64), proponendo idee originali (65) e gestendo la documentazione (58: “set down in Writing all the Experiments”). Boyle riconosce il suo apporto, ma mantiene un controllo diretto sugli esperimenti principali (59).
    • La collaborazione è asimmetrica: Boyle fornisce le risorse economiche (47: “at my cost”) e il quadro teorico, mentre Papin si occupa dell’esecuzione pratica. Questo modello riflette le gerarchie sociali dell’epoca, in cui gli assistenti (spesso stranieri) dipendevano dal mecenatismo di scienziati aristocratici.
    • Un passaggio rivelatore è 69, dove Boyle ammette che alcune conclusioni (“Inferences”) sono attribuibili più a Papin che a lui stesso, mostrando una onestà intellettuale rara per l’epoca.
  3. Stile e organizzazione del testo
    • Boyle giustifica la mancanza di sistematicità (76-78) e lo **stile “inculto” (84) del testo, attribuendoli a:
      • Urgenza (75: gli appunti di Papin erano inizialmente in francese e tradotti in fretta).
      • Salute precaria (72).
      • Natura degli esperimenti, che richiedevano una **registrazione “diaristica” (78), con intervalli temporali irregolari.
    • Il testo è presentato come una raccolta di materiali grezzi (85: “a loose Heap… of Particulars”), destinata a lettori selettivi (“cull out only those Experiments which please their Curiosity”). Questa scelta riflette una visione pragmatica della comunicazione scientifica: l’obiettivo non è la perfezione formale, ma la condivisione di dati utili per futuri studi.
  4. Difesa dell’originalità e polemiche editoriali
    • La sezione finale (89-148) è dedicata a una difesa contro accuse di plagio e a una lista cronologica delle opere di Boyle. L’autore (o l’editore) denuncia:
      • La pubblicazione non autorizzata delle sue opere in un volume latino a Ginevra (90), con errori di attribuzione (94: “Faults and Defects of Style… imputed to the Author”).
      • Il furto di esperimenti da parte di altri scienziati (101: “transferring… into their Books, making no mention of his Name”).
    • La cronologia dettagliata (108-148) serve a dimostrare che le sue scoperte precedevano quelle di altri, un argomento cruciale in un’epoca in cui la priorità scientifica era fonte di prestigio. Boyle elenca opere come:
      • “New Physico-mechanical Experiments” (1660), che includevano gli studi sulla pressione atmosferica.
      • “The Sceptical Chymist” (1661), testo fondativo della chimica moderna.
      • “Hydrostatical Paradoxes” (1666), che esploravano le proprietà dei fluidi.
  5. Termini e concetti tecnici
    • Pneumatica: Studio delle proprietà dell’aria e dei gas, centrale negli esperimenti di Boyle.
    • Aria fattizia (52): Gas prodotti artificialmente (es. CO₂ da fermentazione), distinti dall’aria naturale.
    • Pompa pneumatica (48): Strumento per creare vuoto o pressione, essenziale per gli esperimenti sulla rarefazione.
    • Mercurial Gage (58): Manometro a mercurio per misurare la pressione dell’aria.
    • Double-pump e Wind-gun (65): Strumenti meccanici inventati da Papin per applicazioni sperimentali.

Ambiguità e contraddizioni


Conclusioni preliminari

Il testo offre una finestra privilegiata su: 1. La pratica scientifica del XVII secolo, con le sue sfide materiali (strumenti, malattie, tempo) e sociali (collaborazioni, plagio, circolazione delle idee). 2. Il metodo di Boyle, basato su osservazione, ripetibilità e documentazione dettagliata, anche a scapito della sistematicità. 3. Il ruolo degli assistenti, spesso oscurati nella storia della scienza ma fondamentali per la realizzazione degli esperimenti. 4. La dimensione internazionale della scienza, con scambi tra Inghilterra, Francia e Olanda e la necessità di traduzioni per raggiungere un pubblico più ampio.

L’opera si colloca in un momento di fondazione della scienza moderna, in cui l’empirismo si afferma come paradigma dominante, ma le sue basi sono ancora fragili e contestate. La prefazione, con la sua franchezza e attenzione al dettaglio, testimonia questo passaggio epocale.


2 Esplorazione preliminare di dispositivi pneumatici e sperimentazioni sul vuoto nel XVII secolo

Il testo descrive una serie di dispositivi meccanici e esperimenti scientifici riconducibili alla pneumatica e allo studio del vuoto, tipici della ricerca seicentesca. Le frasi analizzate si concentrano su due strumenti principali: una pompa per la compressione e rarefazione dell’aria (299-300) e una fucile a vento (303-332), seguiti da un apparecchio per la distillazione in vuoto (333-350) e da un accenno a esperimenti sulla produzione di aria (352-361). Il contesto suggerisce un’opera di fisica sperimentale, probabilmente legata alla tradizione degli experiments della Royal Society o di altri circoli scientifici europei del periodo.


La pompa per la compressione e rarefazione dell’aria

Il primo passaggio (299) descrive un meccanismo a stantuffo per manipolare l’aria all’interno di un contenitore (Receiver AA). L’operazione si basa su principi fondamentali della pneumatica: - Condensazione: forzando lo stantuffo verso l’alto, l’aria viene compressa in uno spazio ridotto (“the Water ascending […] will reduce the Air […] into a narrower space”). - Rarefazione: tirando lo stantuffo verso il basso, la stessa quantità d’aria si espande (“the same numerical Air will be again rarefied”). L’autore propone un’applicazione biologica di questi esperimenti: verificare se la compressione dell’aria influisca sulla “vita o salute degli animali” (300). Questo dettaglio rivela un approccio empirico e interdisciplinare, tipico della scienza del XVII secolo, che cercava di collegare fenomeni fisici a domande di fisiologia.


Il fucile a vento: struttura e innovazioni tecniche

Le frasi da (303) a (332) forniscono una descrizione tecnica dettagliata di un Wind-Gun (fucile a vento), un dispositivo che sfrutta l’aria compressa per sparare proiettili. Gli elementi chiave includono: 1. Componenti principali: - Un globo di rame cavo (AA, 304) che funge da serbatoio per l’aria compressa. - Una valvola a molla (F, 306-307) che regola l’ingresso dell’aria nel globo, aprendo verso l’interno e chiudendosi automaticamente per evitare fughe. - Un sistema di leve e stantuffi (DD, EEE, LL, 309-313) per comprimere l’aria e rilasciarla con forza. - Un foro ellittico (II, 316) con valvola, che permette l’ispezione e la riparazione interna senza smontare l’intero dispositivo.

  1. Funzionamento:
    • L’aria viene compressa manualmente spingendo lo stantuffo DD verso il basso, forzandola nel globo attraverso la valvola F (320-321). La compressione continua fino a quando la resistenza dell’aria supera la forza umana (“until the force of its Spring cannot be overcome by our strength”, 322).
    • Per sparare, si estrae lo stantuffo DD, si inserisce un proiettile di piombo, e si aziona la leva LLL per aprire la valvola F: l’aria compressa espelle il proiettile con violenza (323).
  2. Vantaggi rispetto ai modelli precedenti:
    • Semplicità costruttiva: l’uso di una sola valvola per ingresso e uscita dell’aria riduce il rischio di malfunzionamenti (327).
    • Manutenzione facilitata: il foro ellittico permette di rimuovere e riparare la valvola o la molla senza rendere inutilizzabile l’arma (329).
    • Sigillatura efficace: l’uso di saldatura d’argento (invece di piombo) garantisce una tenuta stagna anche ad alte pressioni (331).
    • Versatilità sperimentale: il foro ellittico consente di inserire oggetti nel serbatoio per condurre esperimenti in aria altamente compressa (“Physico-Mechanical Experiments”, 332).
  3. Dettagli tecnici rilevanti:
    • L’aggiunta di mezza oncia d’acqua nel tubo CC prima di ricomprimere l’aria (324) serve a:
      • Impedire fughe d’aria tra lo stantuffo e il tubo.
      • Garantire che tutta l’aria compressa venga spinta nel globo, accelerando il processo di condensazione (325).

L’apparecchio per la distillazione in vuoto

Le frasi da (333) a (350) descrivono due versioni di un distillatore a vuoto, progettato per separare liquidi a basse pressioni, evitando la decomposizione termica delle sostanze. Le caratteristiche principali sono: 1. Struttura del primo modello (334-346): - Due vasi di ottone (AA e DD), separati da un diaframma di stagno (BB, 335) con bordi levigati per garantire una chiusura ermetica. - Un tubo centrale (CC, 336) che collega i due vasi, permettendo il passaggio dei vapori. - Un rubinetto (EE, 338) collegato a una pompa pneumatica tramite un tubo (FF, 339) per creare il vuoto. - Un vaso metallico (GG, 340) riempito d’acqua, che sigilla le giunture e impedisce l’ingresso di aria esterna.

  1. Procedura operativa:
    • Si rimuove il diaframma, si inserisce il materiale da distillare nel vaso inferiore (AA), e si ricolloca il diaframma (342).
    • Si collega l’apparecchio alla pompa pneumatica e si evacua l’aria (342).
    • Si chiude il rubinetto, si rimuove il tubo, e si posiziona il dispositivo sul fuoco: i vapori salgono attraverso il tubo CC e si condensano nel vaso superiore (DD), ottenendo un distillato in condizioni di vuoto (343).
    • Un manometro a mercurio (H) misura la quantità di aria generata durante il processo (343).
  2. Accorgimenti tecnici:
    • L’uso di carta perforata sulle giunture per migliorare la tenuta (344).
    • La chiave del rubinetto è smontabile in due parti (M e OO, 345-346) per facilitare la rimozione del diaframma senza compromettere la sigillatura.
  3. Secondo modello (347-350):
    • Realizzato quasi interamente in vetro, con un tubo di collegamento (BB) al posto del diaframma (348).
    • Richiede un riscaldamento indiretto (bagno maria o sabbia) per evitare la rottura del vetro (350).

Esperimenti sulla produzione di aria

Le ultime frasi (352-361) accennano a esperimenti volti a indagare la presenza di aria nei materiali organici, in particolare nel pane. L’autore cita un lavoro pubblicato a Parigi nel 1674 (355-357) che negava la capacità del pane di produrre aria nel vuoto. Tuttavia, l’esperimento descritto (358-361) mostra che: - Un pezzo di pane umido e impastato, posto in un contenitore sotto vuoto con un manometro a mercurio, ha rilasciato una piccola quantità di aria dopo sei ore (“as much as did suffice to sustain three digits of Mercury”, 361). - La causa del fallimento iniziale è attribuita a una sigillatura imperfetta (mancanza di trementina sul coperchio).

Questo passaggio evidenzia un approccio critico alla letteratura scientifica esistente e l’importanza di dettagli pratici (come la tenuta stagna) per la riuscita degli esperimenti.


Significato storico e scientifico

  1. Contesto storico:
    • I dispositivi descritti si inseriscono nella rivoluzione scientifica del XVII secolo, caratterizzata dall’uso di strumenti per indagare fenomeni naturali (vuoto, pressione, proprietà dei gas).
    • La pompa pneumatica e il fucile a vento riflettono l’interesse per le macchine a pressione, sviluppate in parallelo da scienziati come Otto von Guericke (con la sua pompa a vuoto) e Robert Boyle (che studiò la relazione tra pressione e volume dei gas).
    • La distillazione in vuoto anticipa tecniche moderne di chimica analitica, dimostrando una comprensione precoce dei vantaggi di lavorare a basse pressioni.
  2. Elementi peculiari:
    • Innovazione tecnica: il fucile a vento descritto introduce soluzioni originali (valvola unica, foro ellittico, saldatura d’argento) che lo rendono più affidabile e versatile rispetto ai modelli precedenti.
    • Interdisciplinarità: gli esperimenti collegano fisica (compressione dell’aria), biologia (effetti sugli animali) e chimica (produzione di aria da materiali organici).
    • Metodo sperimentale: l’autore insiste sulla riproducibilità (“as often as you please”, 300) e sulla precisione (uso di manometri, sigillature, accorgimenti per evitare fughe).
  3. Termini e concetti chiave:
    • Condensazione/rarefazione dell’aria: manipolazione del volume di un gas a temperatura costante.
    • Vuoto pneumatico: creazione di uno spazio privo d’aria per studiarne gli effetti.
    • Valvole a molla: meccanismi per regolare il flusso di aria o liquidi.
    • Manometro a mercurio: strumento per misurare la pressione.
    • Distillazione in vuoto: tecnica per separare sostanze a temperature inferiori al loro punto di ebollizione normale.
  4. Ambiguità o contraddizioni:
    • L’autore non specifica quali animali intenda usare per testare gli effetti della compressione dell’aria (300), lasciando aperta la questione.
    • La frase (325) contiene un errore tipografico (“D water i# water”), che potrebbe indicare una corruzione del testo originale.

3 Esperimenti sulla produzione di aria da fermentazione: osservazioni quantitative e ruolo dell’acqua e del calore

Il testo riporta una serie di esperimenti scientifici condotti tra luglio 1677 e gennaio 1678, tratti da “23 Pbysico-Mechanical Experiments” (383), con l’obiettivo di studiare la generazione di aria (gas) durante la fermentazione di frutti come uva passa, pere e prugne. Le osservazioni sono presentate in forma di diario di laboratorio, con misurazioni precise del livello del mercurio in un ricevitore sotto vuoto, utilizzato come indicatore della quantità di aria prodotta.

Contesto sperimentale e metodologia

Gli esperimenti si basano sull’uso di un ricevitore sotto vuoto (“Receiver exhausted”, 393, 425), in cui vengono posti frutti schiacciati (uva passa, pere, prugne) e, in alcuni casi, acqua. La variazione del livello del mercurio nel dispositivo funge da misura indiretta della quantità di aria generata dalla fermentazione. Le date e le condizioni sperimentali sono annotate con precisione, permettendo di ricostruire la dinamica temporale del processo.

Esperimento IV: fermentazione dell’uva passa con acqua

L’esperimento più dettagliato (391) inizia il 1º luglio 1677 con l’inclusione di 10 once di uva passa schiacciata e una quantità sufficiente di acqua per promuovere la fermentazione (393). I risultati mostrano una produzione graduale di aria: - Dopo 2 giorni, l’uva ha generato 10 pollici di aria (395). - Entro il 14 luglio, il mercurio raggiunge 15 pollici (396). - Il 15 luglio, il mercurio si avvicina al livello massimo abituale (396).

Tuttavia, il 16 luglio il ricevitore si stacca dal coperchio, e l’aria fuoriesce attraverso l’acqua (398). L’esperimento viene ripetuto più volte (398, 402, 405), con osservazioni di fuoriuscita ripetuta di aria (400, 404, 409), suggerendo una produzione continua e abbondante di gas. Il 23 luglio, il ricevitore risulta quasi pieno di aria, con fuoriuscite frequenti (408-409).

Dalle osservazioni emerge che: - L’acqua è un mezzo necessario per estrarre aria dai frutti: “Grapes, without Water, can generate but little Air” (413). - La produzione di aria non inizia immediatamente dopo l’aggiunta di acqua, ma accelera dopo 5-6 giorni, quando l’acqua ha permeato completamente i frutti (413).

Esperimento V: ruolo del calore solare

Il 13 agosto 1677, vengono inclusi pere e prugne in ricevitori separati (416). Dopo 3 giorni, tutti i ricevitori sono pieni di aria (418). In particolare, un ricevitore con pere esposto al sole si stacca dal coperchio in solo 24 ore (419), portando alla conclusione che “the Production of Air is very much promoted by the Heat of the Sun” (419-420). Questo suggerisce una dipendenza della fermentazione dalla temperatura.

Esperimento VI: misurazioni quantitative su uva schiacciata

Il 16 agosto 1677, vengono poste 2 once di uva schiacciata in un ricevitore da 20 once di capacità (425). Le misurazioni del mercurio mostrano un aumento graduale: - Dopo 1 giorno, il mercurio sale di mezzo pollice (428). - Nelle 14 ore successive, aumenta di un altro mezzo pollice (431). - Il 20 agosto, il mercurio raggiunge 2 pollici (436). - Il 21 agosto, quasi 4 pollici (437). - Il 25 agosto, quasi 6 pollici (438). - Il 2 gennaio 1678, il mercurio non ha ancora raggiunto 10 pollici (442).

Questo esperimento evidenzia una produzione più lenta e controllata rispetto a quelli con acqua, confermando il ruolo chiave dell’acqua come catalizzatore della fermentazione.

Elementi peculiari e concetti chiave

  1. Misurazione indiretta della produzione di gas: L’uso del mercurio come indicatore quantitativo è un approccio innovativo per l’epoca, che permette di quantificare un fenomeno altrimenti osservabile solo qualitativamente.
  2. Ruolo dell’acqua: L’acqua non è solo un solvente, ma un fattore attivo che facilita l’estrazione di aria dai tessuti vegetali (413).
  3. Effetto del calore: La velocità di fermentazione è fortemente influenzata dalla temperatura, come dimostrato dall’esperimento con l’esposizione al sole (419-420).
  4. Dinamica temporale: La produzione di aria non è immediata, ma segue una fase di latenza di alcuni giorni, probabilmente legata alla penetrazione dell’acqua nei tessuti (413).
  5. Limiti sperimentali: La fuoriuscita ripetuta di aria (398, 400, 404) suggerisce che i ricevitori utilizzati non erano in grado di contenere la pressione generata, limitando la precisione delle misurazioni.

Termini e dati specifici

Ambiguità e contraddizioni


4 Esperimenti sulla conservazione dei frutti e il ruolo dei vapori alcolici (1678)

Il testo riporta una serie di osservazioni sperimentali condotte tra ottobre 1677 e marzo 1678, probabilmente estratte da un resoconto di fisica sperimentale o chimica pneumatica del XVII secolo. L’autore indaga l’effetto dei vapori di spirito di vino (alcol etilico) sulla conservazione delle pesche e sul comportamento del mercurio in un recipiente chiuso (“Receiver”), strumento tipico degli studi sull’aria e i gas.

Contesto sperimentale e metodologia

L’esperimento si articola in due fasi principali, distinte dalla presenza o assenza di spirito di vino nel recipiente: 1. Con vapori alcolici (862-871): - Cinque pesche vengono poste in un recipiente “non esaurito” (probabilmente non sottovuoto), insieme a spirito di vino che “non poteva toccare le pesche se non elevandosi in forma di vapori” (863). L’obiettivo è verificare se i vapori alcolici influenzino la conservazione dei frutti o le proprietà dell’aria. - Vengono registrate misurazioni periodiche dell’altezza di una colonna di mercurio (o di un altro fluido), espresse in digits (unità di misura dell’epoca, equivalente a circa 1,85 cm). I dati sono frammentari ma suggeriscono un monitoraggio prolungato: - 6 novembre 1677: “altezza 14 11J” (864), con una nota sulla “fiamma” che mantiene una certa altezza. - 8 dicembre 1677: “altezza C 1 z 7” (865), seguita da un valore di “izoi” (forse un errore di trascrizione o un’unità diversa). - 23 marzo 1678: “31 £ Oliol” (870), dove “£” potrebbe indicare un simbolo di misura.

  1. Senza vapori alcolici (872-888):
    • Cinque pesche vengono inserite in un recipiente “pieno di aria comune, senza spirito di vino” (874). Qui le osservazioni si concentrano esclusivamente sul comportamento del mercurio:
      • 18 ottobre: “Il mercurio non è salito affatto” (876, 881-883), ripetuto due volte, suggerendo un risultato nullo o stabile.
      • 20 ottobre: “L’altezza del mercurio era 5 digits” (878), con una successiva misurazione di “zs ZI - r 5 r 11 C” (885), probabilmente corrotta o abbreviata.
      • Novembre-dicembre 1677: ulteriori misurazioni frammentarie (“altezza Jiz ( v 17 r”, “tyi zy J”), che indicano un monitoraggio discontinuo.

Elementi peculiari e concetti chiave

Significato storico

Il testo rappresenta una testimonianza diretta della metodologia sperimentale del XVII secolo, caratterizzata da: - Approccio empirico: Osservazioni dettagliate, anche se non sempre sistematiche, con registrazione di dati grezzi. - Interesse per la chimica pneumatica: Gli esperimenti rientrano nelle ricerche sull’aria e i vapori, temi centrali nella rivoluzione scientifica (es. lavori di Boyle, Hooke, Mayow). - Applicazioni pratiche: La conservazione delle pesche potrebbe riflettere un interesse per la scienza degli alimenti o la medicina, ambiti in cui i vapori alcolici erano talvolta usati come conservanti o disinfettanti.

Gerarchia dei concetti

  1. Obiettivo principale: Verificare l’effetto dei vapori di alcol sulla conservazione dei frutti e sulle proprietà fisiche dell’aria in un ambiente chiuso.
  2. Variabili sperimentali:
    • Presenza/assenza di spirito di vino.
    • Misurazioni dell’altezza del mercurio (pressione o volume d’aria).
  3. Dati secondari:
    • Date e durata degli esperimenti.
    • Note frammentarie su fiamme o altri fenomeni (es. “kept the fame height”, 864).

5 Esperimenti sull’effetto dell’aria compressa sulla decomposizione organica (1674-1677)

Il testo riporta una serie di osservazioni sperimentali condotte tra il 1674 e il 1677, probabilmente estratte da un resoconto di Robert Boyle o di un contemporaneo, focalizzate sull’influenza dell’aria – comune o compressa – sui processi di decomposizione, muffa e putrefazione in materiali organici. Gli esperimenti assumono un valore storico sia come testimonianza delle prime indagini fisico-meccaniche sulla natura dei gas, sia come contributo alla comprensione empirica dei fenomeni di alterazione biologica.

Osservazioni preliminari sull’aria e la corruzione

L’estratto introduce il concetto che la quantità di aria influenzi direttamente il grado di decomposizione. In particolare, la frase (1677) afferma: «“The quantity of corruption, doth depend on the quantity of the Air”», suggerendo una relazione proporzionale tra volume d’aria e velocità di alterazione. L’esperimento con albicocche (“Apricocks”) in recipienti diversi conferma che l’aria artificiale (probabilmente intesa come aria modificata o confinata) accelera inizialmente la corruzione, ma nel tempo l’aria comune produce effetti più gravi (1678): «“in Factitious Air alteration is made quicker; but in tract of time, the corruption is far greater in Common Air”».

Effetti dell’aria compressa su vegetali

Una seconda serie di esperimenti esplora gli effetti dell’aria compressa su piante e fiori, con risultati contrastanti ma significativi.

  1. Esperimento con cipolle (marzo-aprile 1677)
    • Le cipolle poste in un recipiente con aria compressa (pressione aumentata di **60 “digits” di mercurio) mostrano inizialmente una crescita radicale simile a quelle in aria comune (1686).
    • Dopo 8 giorni, le cipolle in aria comune sviluppano muffa, mentre quelle in aria compressa presentano solo una corruzione parziale alle estremità delle radici (1688). Tuttavia, l’aria compressa fuoriesce gradualmente dal recipiente, riducendo la pressione.
    • Una volta reintegrata l’aria compressa, la muffa si diffonde rapidamente (1692), portando alla conclusione che una leggera compressione non danneggi i tessuti vegetali in crescita (1693), ma che l’aggiunta di nuova aria possa accelerare la formazione di muffa (1694).
  2. Esperimento con tulipani e speronelle (maggio 1677)
    • Due recipienti identici contengono quantità uguali di tulipani e speronelle: uno con aria comune, l’altro con aria compressa (70 digits di mercurio sopra la pressione normale).
    • Nei primi giorni, le piante in aria comune sviluppano **muffa e “sinew” (probabile riferimento a filamenti fungini o alterazioni tessutali), mentre quelle in aria compressa rimangono inalterate (1699-1701).
    • Dopo due settimane, anche le piante in aria compressa mostrano segni di mucor (muffa), ma in misura molto inferiore rispetto a quelle in aria comune (1703, 1706). Le speronelle in aria compressa restano integre (1707).
    • Alla fine del mese, i fiori in aria comune sono putrefatti, mentre quelli in aria compressa subiscono alterazioni minime e sembrano addirittura recuperare dalle prime infezioni (1710-1711).
    • L’esperimento si conclude con l’osservazione che l’aria compressa ritarda la putrefazione (1715): «“compressed Air doth hinder putrefaction and mouldiness in some plants”».
  3. Esperimento con arance (maggio 1677)
    • Un’arancia tagliata a metà viene esposta: una parte in aria compressa (100 digits di mercurio), l’altra in aria comune.
    • Dopo 4 giorni, entrambe le metà sviluppano muffa, ma quella in aria comune è molto più alterata (1722).

Concetti chiave e termini specifici

Ambiguità e contraddizioni

Significato storico

Gli esperimenti riflettono la transizione tra alchimia e scienza moderna, con un metodo che combina: - Osservazione empirica (dati quantitativi, descrizioni dettagliate). - Sperimentazione controllata (recipienti sigillati, variabili isolate). - Ipotesi sulla natura dei gas: l’aria non è più un elemento indifferenziato, ma un fattore attivo nei processi biologici.

Il testo anticipa temi che saranno centrali nella chimica pneumatica del XVIII secolo, come il ruolo dell’ossigeno nella respirazione e nella decomposizione, e contribuisce alla comprensione dei meccanismi di conservazione degli alimenti e dei materiali organici.


6 Esperimenti sulla conservazione di sostanze organiche in aria compressa: osservazioni preliminari su arance e rose

Il testo riporta una serie di esperimenti condotti tra maggio e giugno del 1677, volti a indagare gli effetti dell’aria compressa sulla conservazione di sostanze organiche, in particolare arance e rose. Le annotazioni seguono un approccio empirico, con registrazioni giornaliere delle osservazioni e confronti sistematici tra campioni esposti a condizioni diverse.

Contesto e metodologia sperimentale

Gli esperimenti si basano sull’uso di recipienti sigillati (Receivers), in cui porzioni di frutta o fiori vengono esposti a due condizioni: aria compressa (con pressioni misurate in digits di mercurio, equivalenti a millimetri di colonna) e aria comune. L’autore monitora quotidianamente la fuoriuscita di aria dai recipienti, provvedendo a rifornimenti periodici per mantenere la pressione desiderata (1725, 1727). Le misurazioni della pressione raggiungono valori notevoli, come 90 digits (circa 120 kPa oltre la pressione atmosferica) per le rose (1737) e 100 digits (circa 133 kPa) per le arance (1750).

Risultati su arance: corruzione e muffe

L’osservazione delle mezze arance rivela un paradosso: l’aria compressa, sebbene ritenuta in grado di ritardare la corruzione (1731), favorisce nel tempo una degradazione più rapida rispetto all’aria comune. Il campione esposto a compressione sviluppa una “tnucor” (probabile refuso per tumor, gonfiore o alterazione) e una corruzione tre volte maggiore (1728, 1730). L’autore ipotizza che la quantità di aria influenzi direttamente il grado di corruzione (1731), ma i dati successivi complicano questa interpretazione: - In un esperimento successivo (1750–1759), l’arancia in aria compressa mostra maggiore muffa (mouldiness), soprattutto se rifornita quotidianamente di aria fresca (1752, 1759). L’autore nota che, una volta interrotto il rifornimento, la muffa non progredisce ulteriormente (1762), suggerendo un ruolo attivo dell’aria nuova nel favorire la crescita fungina.

Risultati su rose: alterazione del colore e resistenza

Le rose esposte ad aria compressa subiscono un ingiallimento accelerato (1739, 1742), simile a quello osservabile in fiori appassiti all’aria aperta, ma senza sviluppare muffa o perdita di consistenza (1739). Al contrario, le rose in aria comune mantengono il colore più a lungo, pur mostrando un lieve scolorimento (1739). Una volta esposte all’aria aperta, le rose precedentemente compresse resistono meglio all’ulteriore alterazione rispetto a quelle conservate in aria comune (1743). L’autore deduce che l’aria compressa possa modificare selettivamente il colore senza indurre marcescenza (1744), ma sottolinea che il fenomeno varia a seconda della specie: tulipani e speronelle (Larkspurs) reagiscono diversamente (1745).

Contraddizioni e ambiguità

I risultati presentano incoerenze che l’autore non risolve: 1. Aria compressa come agente di conservazione vs. degradazione: - Viene inizialmente affermato che l’aria compressa ritarda la corruzione (1731), ma gli esperimenti successivi mostrano che favorisce la muffa nelle arance (1752, 1759) e l’ingiallimento nelle rose (1739). - La quantità di aria sembra determinante (1731), ma il rifornimento quotidiano peggiora la muffa (1752), mentre la sua interruzione la stabilizza (1762). 2. Differenze tra specie: - Le rose non sviluppano muffa in aria compressa (1739), mentre le arance sì (1752). L’autore riconosce la necessità di ulteriori indagini (1745), ma non approfondisce le cause. 3. Effetti della pressione: - Non è chiaro se la pressione in sé o la densità dell’aria siano responsabili degli effetti osservati. L’autore non distingue tra i due fattori.

Termini e concetti chiave

Significato storico e scientifico

Le annotazioni documentano un approccio sperimentale pionieristico nello studio degli effetti dell’aria compressa su materiali organici, anticipando temi che saranno centrali nella microbiologia e nella chimica dei gas del XVIII secolo. L’autore: - Adotta un metodo comparativo (aria compressa vs. aria comune), tipico della scienza moderna. - Rileva differenze specie-specifiche nella risposta all’aria compressa, un’intuizione rara per l’epoca. - Registra dati quantitativi (pressioni, tempi di osservazione), pur senza un quadro teorico consolidato.

Le contraddizioni nei risultati riflettono i limiti tecnici dell’epoca (es. difficoltà nel mantenere costante la pressione) e la mancanza di una teoria unificante sui meccanismi di degradazione organica. Tuttavia, l’attenzione alla riproducibilità (citazioni di esperimenti precedenti, es. See Exper. II, 1746) e alla variabilità dei fenomeni testimonia un approccio rigoroso, seppur embrionale.


7 Esperimenti sulla putrefazione e il ruolo dell’aria compressa (1677)

Il testo riporta una serie di osservazioni sperimentali condotte nel luglio 1677, focalizzate sul rapporto tra aria compressa e processi di decomposizione in materiali organici come limoni e garofani (Gilliflowers). Gli esperimenti, numerati come XIII e XIV, seguono una metodologia comparativa, confrontando campioni esposti ad aria compressa con altri mantenuti in condizioni normali.

Osservazioni su limoni e garofani

L’esperimento XIII (1850-1870) analizza la putrefazione di limoni e garofani in ambienti con diversa pressione atmosferica. Il 7 luglio (1851), si nota che entrambe le metà di un limone sviluppano muffa simultaneamente. Il 17 luglio (1853), la porzione esposta ad aria compressa mostra una maggiore contrazione di “hoar or sinew” (una forma di alterazione fibrosa o cristallina) e una putrefazione più avanzata** rispetto al campione di controllo. La conclusione (1854) stabilisce che “la quantità di corruzione dipende dalla quantità di aria”, suggerendo un legame diretto tra pressione atmosferica e accelerazione dei processi degenerativi.

Nei garofani, il fenomeno è ancora più marcato. Il 23 luglio (1862), i fiori in aria compressa appaiono “bedew’d with some hoariness or mould”, mentre quelli in aria normale sono solo umidi. Il 25 luglio (1863), la differenza si accentua: i garofani compressi “avevano completamente perso il loro colore” e mostravano una corruzione avanzata. Il 1° agosto (1868), l’esito finale conferma che i campioni in aria compressa sono “marci e maleodoranti”, mentre quelli in aria normale conservano colore e odore, pur essendo umidi. La sintesi (1869) ribadisce che “la quantità di aria aumenta la corruzione”, mentre (1870) specifica che la muffa si sviluppa solo in aria compressa, escludendo un effetto casuale.

Esperimento sul consumo di aria da parte di un animale

L’esperimento XIV (1871-1882) introduce un soggetto animale: un toporagno (Shrew-Mouse) rinchiuso in un recipiente con aria normale. Dopo 10 ore (1875), l’animale muore e si registra un consumo di aria, sebbene inferiore rispetto a un precedente esperimento (p. 74). Il 24 luglio (1877-1878), la pressione del mercurio nel manometro rimane stabile fino a sera, quando aumenta leggermente. Il 26 luglio (1880), si osserva una produzione di aria de novo, fenomeno che suggerisce reazioni chimiche o biologiche post-mortem.

Concetti chiave e termini specifici

Significato storico e metodologico

Il testo testimonia un approccio sperimentale quantitativo tipico della scienza seicentesca, con attenzione a: 1. Controllo delle variabili: uso di recipienti sigillati e campioni di confronto. 2. Misurazioni precise: rilevazione della pressione atmosferica e osservazione sistematica dei cambiamenti. 3. Ipotesi causali: correlazione tra aria compressa e decomposizione, anticipando studi successivi su ossidazione e attività microbica.

Le ambiguità riguardano principalmente la natura di “hoar or sinew” e la produzione di aria de novo, fenomeni che richiederebbero ulteriori indagini chimiche o microscopiche.


8 Esplorazione preliminare: esperimenti sulla respirazione animale e gli effetti dell’aria artificiale (1676-1678)

Il testo riporta una serie di esperimenti condotti tra il 1676 e il 1678, probabilmente attribuibili a un contesto scientifico seicentesco, volto a indagare gli effetti della compressione e rarefazione dell’aria, nonché dell’aria artificiale (o “factitious air”), sulla sopravvivenza degli animali. Gli esperimenti seguono una metodologia empirica, con osservazioni dettagliate e ripetizioni per verificare la coerenza dei risultati.


1. Effetti della compressione dell’aria sugli animali

Gli esperimenti iniziali (1937-1943) esplorano la relazione tra compressione dell’aria e vitalità animale, utilizzando topi come soggetti principali. Le osservazioni evidenziano una soglia critica di tolleranza: - Una compressione fino a 7-8 volte il volume originale non sembra causare danni immediati (“the Mouse seemed to suffer no inconvenience”, 1940). - Tuttavia, una compressione eccessiva (es. riduzione a 1/20 dello spazio, 1937) o una prolungata esposizione (14 minuti a 7 volte la compressione, 1941) risulta letale, con sintomi come convulsioni e incapacità di recupero anche dopo il ripristino dell’aria normale. L’autore ipotizza che la morte possa dipendere sia dalla quantità di aria disponibile che dalla pressione meccanica (“Whether the cause of his death were to be ascribed to the Narrowness of the Receiver, or to the Compression of the Air?”, 1938).

Un esperimento successivo (1947-1950) introduce una variante: un topo viene posto in un contenitore con una vescica legata al collo, in modo che l’aria compressa agisca indirettamente sul soggetto. Qui emerge un fenomeno controintuitivo: la compressione sembra alleviare temporaneamente i sintomi di soffocamento (“his heart did not pant so often”, 1949), suggerendo che la pressione possa compensare una carenza di ossigeno. Tuttavia, l’esposizione prolungata porta comunque alla morte.


2. Aria artificiale e suoi effetti tossici

La seconda parte del testo (1965-2083) si concentra sugli effetti dell’aria prodotta da reazioni chimiche (es. fermentazione di paste, frutti, minerali) su insetti, anfibi e mammiferi. Gli esperimenti rivelano una tossicità sistematica di questa “aria artificiale”, con differenze legate alla sua origine e alla presenza di aria comune:

A. Tossicità intrinseca

B. Meccanismo di azione

L’autore ipotizza che l’aria artificiale agisca come un veleno (“artificial Air doth kill Animals by some venemous quality”, 2044), non solo per mancanza di ossigeno. Questa conclusione è supportata da: - La maggiore tossicità rispetto al vuoto (es. lumache sopravvivono più a lungo in assenza d’aria che in aria artificiale, 2044, 2101). - L’inefficacia del fuoco in aria artificiale (1988-1994), suggerendo che essa sia priva di proprietà comburenti. - La ridotta tossicità se miscelata con aria comune (2006, 2016), indicando che la presenza di ossigeno ne mitiga gli effetti.

C. Differenze tra fonti di aria artificiale

Gli esperimenti evidenziano variazioni nella letalità in base alla sostanza di origine: - Paste fermentate: altamente tossiche (es. rane muoiono in 4-5 minuti, 2022). - Frutti (ciliegie, uva passa, ribes): meno letali (es. topo sopravvive 1 minuto in aria da uva passa, 2088). - Minerali (polvere da sparo): estremamente tossici (topo muore in 15 secondi, 2065). - Vegetali (piselli): producono aria meno dannosa per le lumache rispetto alle paste (2114).


3. Respirazione in condizioni di rarefazione e vuoto

Gli esperimenti finali (2121-2181) indagano la sopravvivenza in aria rarefatta o in vuoto, con risultati contrastanti rispetto all’aria artificiale:

A. Insetti e invertebrati

B. Anfibi e vertebrati

C. Osservazioni chiave


4. Significato storico e scientifico

Il testo rappresenta una testimonianza precoce della pneumatica sperimentale, collocabile nel contesto della rivoluzione scientifica del XVII secolo. Gli esperimenti riflettono: - L’approccio empirico tipico della Royal Society (fondata nel 1660), con ripetizioni e variazioni sistematiche. - L’interesse per la natura dell’aria e il suo ruolo nella respirazione, tema centrale nelle ricerche di scienziati come Robert Boyle (cui il testo potrebbe essere attribuito) e Robert Hooke. - La distinzione tra aria “naturale” e “artificiale”, precorritrice degli studi sulla composizione chimica dei gas (es. ossigeno, anidride carbonica). - L’uso di strumenti** come la pompa pneumatica e il barometro (misurazioni in “digits of Mercury”), tecnologie innovative per l’epoca.

Concetti chiave estratti

  1. Soglia di tolleranza alla compressione: gli animali resistono fino a un certo grado di compressione, oltre il quale subentrano danni irreversibili.
  2. Tossicità dell’aria artificiale: agisce come un veleno, indipendentemente dalla sua origine chimica.
  3. Ruolo dell’ossigeno: la miscela con aria comune riduce la letalità, suggerendo che l’aria artificiale sia priva di componenti vitali.
  4. Adattamento degli organismi: insetti e invertebrati sopravvivono più a lungo in condizioni estreme rispetto ai vertebrati.
  5. Limiti del vuoto: impedisce la vita, ma non è immediatamente letale come l’aria artificiale.

Ambiguità e limiti


5. Gerarchia dei concetti

Principali: - Tossicità dell’aria artificiale per gli animali. - Effetti della compressione/rarefazione dell’aria sulla respirazione. - Differenze tra vuoto e aria artificiale.

Secondari: - Variazioni di letalità in base alla fonte dell’aria artificiale. - Resistenza differenziale tra specie (insetti vs vertebrati). - Osservazioni su sviluppo embrionale e metabolismo in condizioni estreme.


9 Esperimenti sulla combustione in condizioni controllate di pressione atmosferica

Il testo riporta una serie di esperimenti condotti tra maggio e luglio del 1677, volti a indagare la relazione tra la combustione di coni profumati e la quantità o compressione dell’aria in un ambiente chiuso. Gli esperimenti, descritti con precisione metodologica, rivelano osservazioni quantitative e qualitative sul comportamento della materia sottoposta a fuoco in condizioni variabili di pressione.

Primi esperimenti: effetto della compressione dell’aria sulla combustione

L’autore utilizza un cono profumato (probabilmente una sostanza resinosa o cerosa) posto in un recipiente sigillato (Receiver), variando la quantità e la compressione dell’aria al suo interno. Gli esiti mostrano che: - In un recipiente con aria non compressa, la combustione è limitata: solo la superficie del cono viene consumata, mentre l’interno rimane intatto (“the superficies thereof consumed, but the inner parts were untouched”, 2214). - In un recipiente più grande ma con aria non compressa, la quantità di materiale bruciato è minore rispetto a un ambiente più piccolo (“much less of this Cone was burnt”, 2215).

Misurazione quantitativa della perdita di peso

L’autore introduce un’unità di misura standardizzata, il ”Paper grain” (equivalente al peso di un foglio di carta), per quantificare la perdita di peso del cono dopo la combustione. Gli esperimenti evidenziano che: - In aria non compressa, la perdita di peso è minima (“almost one grain”, 2219). - In aria compressa a 90 “digits” di mercurio (unità di misura della pressione), la perdita aumenta di quattro volte (“4 times more than of the former”, 2221). La conclusione è che la quantità di materia consumata è direttamente proporzionale alla quantità di aria presente nel recipiente (“the consumption of matter is so much the greater, by how much the greater quantity of air is contained”, 2222).

Relazione tra compressione dell’aria e intensità della combustione

Ulteriori esperimenti confermano che maggiore è la compressione dell’aria, maggiore è la perdita di peso del cono, con un rapporto non lineare: - A 60 digits di mercurio, la perdita è di 3,5 Paper grains (2227). - A 120 digits, la perdita sale a 7 Paper grains, nonostante la quantità di aria non sia raddoppiata (“the consumption of the matter by the fire, was more than twice as much”, 2228). - A 97 digits, la perdita è di 6 Paper grains (2230). L’autore osserva che la combustione aumenta in modo più che proporzionale rispetto alla compressione (“the consumption seems to have a greater proportion […] than the compression hath”, 2232).

Effetto del volume del recipiente

Un esperimento con un recipiente sette volte più grande e senza aria aggiunta mostra una perdita di peso di soli 3,5 Paper grains (2237). L’autore deduce che la stessa quantità di aria, se compressa in uno spazio ridotto, causa una maggiore combustione rispetto a quando è lasciata espandere (“the same quantity of air […] causeth a greater consumption”, 2241).

Variabilità dei risultati e fattori interferenti

Gli esperimenti successivi rivelano incoerenze nei risultati, attribuibili a: - Accensione imperfetta del cono: in alcuni casi, la perdita di peso è minima (“the Cone was not well kindled”, 2246, 2252). - Pulizia del recipiente: in un recipiente non lavato, la combustione è meno efficiente (“the Cone lost onely 3 Paper grains”, 2256), mentre in uno pulito la perdita raggiunge 7,5 Paper grains (2259). - Condizioni di illuminazione: con una maggiore esposizione al sole, la combustione è più efficace (“the Cone took fire very well, and became 8 Paper grains lighter”, 2264). La conclusione è che la quantità di materiale consumato non è fissa, ma dipende da fattori come l’accensione, la miscela della sostanza e la compressione dell’aria (“the quantity of a Cone to be consumed […] is not fixed and certain”, 2265).

Rischi e avvertimenti pratici

Un esperimento con aria compressa a 30 digits si conclude con la rottura del recipiente, che esplode in frammenti ferendo l’autore (“the Receiver brake into 100 pieces”, 2275). L’autore avverte che anche recipienti resistenti a pressioni elevate possono cedere improvvisamente, raccomandando l’uso di protezioni per la testa (“his head had need be fortified”, 2281).

Produzione di aria dalla combustione in vuoto

Gli esperimenti successivi esplorano la generazione di aria dalla combustione di diverse sostanze in condizioni di vuoto: - Carta solforata: produce aria che non si dissipa per due giorni (“produced some Air, which Air was not at all diminished”, 2286). - Corno di cervo (Harts horn): genera fumi contenenti aria, ma parte di essa si distrugge rapidamente (2290-2292). - Ambra: non produce aria, ma i suoi fumi attraggono acqua se il recipiente è immerso (“some volatile Salt had probably attracted the aqueous parts”, 2301). - Canfora e zolfo: non generano aria (“no Air was produced”, 2313, 2319). - Pasta: dopo nove giorni in vuoto, la combustione produce una colorazione gialla e una possibile generazione di aria (2327).

Osservazioni su uva secca in vuoto

Un esperimento con uva secca in un recipiente evacuato mostra un aumento graduale del mercurio nel manometro, suggerendo una produzione di aria nel tempo (2337-2340). Tuttavia, l’autore sottolinea la necessità di ulteriori conferme per queste osservazioni.


10 Esperimenti pneumatico-meccanici del XVII secolo: osservazioni sulla natura dell’aria e dei fluidi

Il testo riporta una serie di esperimenti scientifici condotti tra il 1676 e il 1678, probabilmente attribuibili a un naturalista o filosofo sperimentale dell’epoca, come Robert Boyle o un suo contemporaneo. Le annotazioni seguono un metodo empirico rigoroso, con descrizioni dettagliate di procedure, strumenti (come la macchina pneumatica e il recipiente a vuoto) e risultati osservati. L’obiettivo principale è indagare le proprietà fisiche e chimiche dell’aria, dei gas e dei liquidi, nonché il loro comportamento in condizioni di vuoto o compressione.


Contesto storico e significato testimoniale

Gli esperimenti rientrano nel periodo di transizione tra alchimia e chimica moderna, in cui la sperimentazione sistematica inizia a sostituire le spiegazioni speculative. Il testo documenta: - L’uso pionieristico del vuoto come strumento di indagine scientifica, reso possibile dalla pompa pneumatica (inventata da Otto von Guericke e perfezionata da Boyle). - La misurazione quantitativa di fenomeni come la densità dell’aria (esperimento IV) o la formazione di bolle in liquidi, con riferimenti a unità di misura dell’epoca (grani, dram, digiti di mercurio). - L’interesse per processi naturali (come la produzione di “aria” da frutti o reazioni chimiche) e per la meccanica dei fluidi, anticipando concetti come la tensione superficiale e la solubilità dei gas.

Queste osservazioni testimoniano un approccio proto-scientifico, in cui l’osservazione diretta prevale su teorie preconcette, pur con limiti metodologici (ad esempio, la mancanza di controllo delle variabili ambientali come temperatura o umidità).


Concetti chiave e fenomeni osservati

  1. Comportamento dei metalli e dei liquidi in vuoto
    • Esperimento I (2964–2967): Il piombo e lo stagno fusi, raffreddati in vuoto, assumono una forma concava (con depressione verso il centro), a differenza della superficie convessa osservata in aria. L’autore nota l’assenza di bolle durante il processo, contrariamente ad altri liquidi caldi in vuoto. Questo suggerisce una minore interazione tra metalli fusi e aria residua, o una diversa tensione superficiale in assenza di pressione atmosferica.
    • Esperimento VI (2996–3009): L’olio e l’acqua in un recipiente stretto vengono sottoposti a compressione dell’aria (fino a 110 digiti di mercurio). L’olio si deprime, ma l’acqua no, portando l’autore a ipotizzare che l’aria compressa penetri nei pori dell’acqua, equalizzando la pressione interna ed esterna. Con lo spirito di vino (alcol etilico), si osserva invece una condensazione per raffreddamento, ma nessuna variazione significativa sotto compressione, sollevando domande sulla comprimibilità dei liquidi (3010).
  2. Produzione e comportamento dei gas
    • Esperimento II (2970–2973): L’acqua satura di sale in vuoto non cristallizza, a differenza di quanto avviene in aria. L’autore deduce che la formazione di cristalli richieda la presenza di aria (o vapori), confermando il ruolo dell’atmosfera in processi di evaporazione e precipitazione.
    • Esperimento V (2989–2992): La reazione tra aqua fortis (acido nitrico) e nitre fisso (nitrato di potassio) in vuoto produce aria (gas), misurata tramite un manometro a mercurio. Il gas persiste nel tempo, e dalla miscela si forma nuovo nitrato, suggerendo una trasformazione chimica reversibile mediata dall’aria.
    • Esperimento IV (2984): Misura della densità dell’aria rispetto all’acqua: l’aria risulta 800 volte meno densa, con una stima prudenziale (814:1) che tiene conto di errori sperimentali (aria residua nel recipiente, temperatura elevata).
  3. Formazione di bolle e ruolo dell’aria nei liquidi
    • Esperimento VII (3014–3018): Lo spirito di vino (alcol) e l’olio di trementina in vuoto mostrano movimenti delle gocce e formazione di bolle. L’autore osserva che:
      • Le bolle trasportano le gocce d’olio verso le pareti del recipiente.
      • In assenza di aria, il movimento cessa, portando a concludere che l’aria disciolta nei liquidi sia responsabile della dinamica osservata (3018).
    • Esperimenti VIII–IX (3022–3045): Radici di ravanello e tubi immersi in liquidi (vino, infusi, alcol) emettono bolle in vuoto, con differenze legate alla presenza di aria intrappolata nei tessuti vegetali o nei pori dei liquidi. L’autore ipotizza che le bolle si formino da particelle aeree presenti nei liquidi, che si aggregano quando trovano un ostacolo (come l’estremità di un tubo). Fenomeni simili si osservano con l’infuso di legno nefritico (3042), dove le bolle sono più piccole e mobili, suggerendo una minore viscosità del liquido.
  4. Aspetti metodologici e ambiguità
    • Variabilità dei risultati: Alcuni esperimenti (come il VI e il IX) vengono ripetuti con liquidi diversi (acqua, alcol, infusi), evidenziando come la composizione chimica influenzi i fenomeni osservati. Tuttavia, l’autore non sempre trae conclusioni definitive, limitandosi a descrivere le osservazioni (es. 3010: “come mai lo spirito di vino si condensa per freddo ma non per compressione?”).
    • Errori sperimentali: Vengono riconosciuti fattori di disturbo, come l’aria residua nei recipienti (2985) o la temperatura non controllata (2999), che possono alterare i risultati.
    • Terminologia ambigua: Il termine “aria” è usato in modo generico per indicare sia l’atmosfera che i gas prodotti da reazioni chimiche (es. 2962: “le pere producono la loro aria”), riflettendo la mancanza di una distinzione chiara tra gas diversi (ossigeno, anidride carbonica, ecc.).

Elementi peculiari e rilevanza concettuale


Termini e definizioni chiave


Contraddizioni o punti critici


11 Esplorazione preliminare di esperimenti scientifici su fenomeni di permeazione, reazioni chimiche e bioluminescenza

Il testo riporta una serie di esperimenti scientifici condotti nel 1678, probabilmente estratti da una pubblicazione come le Philosophical Transactions, che documentano osservazioni su fenomeni fisici e chimici legati alla permeazione dei gas, alle reazioni tra sostanze e alla luminescenza biologica. Gli esperimenti sono descritti con dati quantitativi (misure in digits, lines, half an inch) e osservazioni qualitative, offrendo una testimonianza storica della metodologia sperimentale del XVII secolo.

Permeazione dell’aria e formazione di bolle

L’esperimento descritto nelle frasi 3153-3154 analizza la penetrazione dell’aria in liquidi come acqua e trementina. L’autore osserva che, inizialmente, i liquidi sembrano privi di bolle, ma successivamente queste si formano nella trementina, anche a profondità significative (“about half an inch below the supersices”). La conclusione (3154) suggerisce che l’aria sia in grado di permeare l’intera colonna di liquido, formando bolle visibili: “all the Water, and so great an height of the Turpentine, were penetrated by the Air”.

Reazioni chimiche e consumo di aria

L’Esperimento XIX (3155-3166) esplora le interazioni tra spirito di sale ammoniaco (cloruro d’ammonio), mercurio e limatura di rame in condizioni di vuoto. Dopo aver miscelato le sostanze, l’autore nota: - Una ripresa della formazione di bolle (3158: “Filings of Copper […] caused many Bubbles to break forth again”). - Un consumo dell’aria presente nel recipiente (3158: “they were so far from producing any Air, that they contrariwise consumed that which was there before”). - La trasformazione del liquido in una soluzione torbida e verdastra (3161). - L’evaporazione e condensazione dello spirito, con residui torbidi nel ricevitore (3164). - L’espulsione del mercurio dal manometro (3165), portando alla conclusione che l’aria nel ricevitore sia stata progressivamente consumata (3166).

Ascensione del mercurio nei metalli e ruolo della pressione atmosferica

L’Esperimento XX (3167-3184) indaga l’infiltrazione del mercurio in cilindri di stagno e piombo, sia in condizioni di vuoto che in aria libera. Le osservazioni includono: - Nel cilindro di stagno in vuoto (3172-3173), il mercurio raggiunge un’altezza di 4,5 digits e forma un amalgama che penetra fino a mezza linea nel metallo. La penetrazione è maggiore vicino alla superficie del mercurio stagnante (3180-3181: “almost the whole diameter […] 3 lines broad was penetrated”). - Nel cilindro di piombo in vuoto (3174), il mercurio sale solo fino a 2,5 digits e non penetra sensibilmente. - Nel cilindro di stagno in aria libera (3176-3178), il mercurio sale fino a 6 digits, con una penetrazione più profonda (3180). - Nel cilindro di piombo in aria libera (3183), l’ascensione è limitata a 3,5 digits, senza penetrazione significativa.

La conclusione (3184) suggerisce che il peso dell’aria contribuisca poco o nulla all’ascensione del mercurio nei metalli, contraddicendo forse un’ipotesi precedente.

Bioluminescenza in tessuti animali

L’Esperimento XXI (3185-3218) studia la luminescenza di un merluzzo (Whiting) sezionato in cinque parti e sottoposto a diverse condizioni: 1. Vuoto (3190). 2. Aria comune (3191). 3. Aria compressa (capace di sostenere una colonna di mercurio di 50 digits) (3192). 4. Aria prodotta da pasta (3194). 5. Aria libera (3195).

Le osservazioni (3196-3218) si concentrano sulla parte esposta all’aria libera, che inizia a emettere luce dal 15 dicembre (3198), con un’intensità variabile: - Di giorno: la luminescenza è assente o debole (3201, 3204, 3207). - Di sera/notte: la luce è più vivida (3198, 3201, 3207). - Il fenomeno cessa progressivamente (3214-3217), mentre la parte in aria comune emette una luce debole solo il 24 dicembre (3217).

Elementi peculiari e concetti chiave

Ambiguità e contraddizioni


12 Osservazioni su esperimenti di pneumatica e variazioni del mercurio in vuoto

Il testo riporta una serie di annotazioni relative a esperimenti condotti tra agosto e settembre del 1677, probabilmente estratti da un resoconto di fisica sperimentale incentrato sul comportamento dell’aria e del mercurio in condizioni di vuoto. Le osservazioni si concentrano su due aspetti principali: le variazioni di altezza del mercurio in un barometro o strumento analogo e la produzione di aria in ambiente evacuato, con particolare attenzione alla reazione di materiali organici (come i kernels of Filberds, ovvero noccioli di nocciola) in tali condizioni.

Cronologia e misurazioni del mercurio

Le prime annotazioni (3320–3332) documentano variazioni giornaliere dell’altezza del mercurio in un intervallo di tempo compreso tra il 21 e il 28 agosto. Le misure sono espresse in digits (un’unità di misura storica, equivalente a circa 1,85 cm), con oscillazioni che suggeriscono una correlazione con fenomeni atmosferici o sperimentali: - 21 agosto: “The Mercury seemed to have ascended in a short time” (3320), con un’altezza di 2 digits (3321). - 22 agosto: ascesa di 5 digits (3324). - 23 agosto: ascesa di 3 digits (3326). - 26 agosto: ascesa di 1 digit (3328), seguita da 2 digits per tre giorni consecutivi (3330). - 28 agosto: “There was no ascent of the Mercury” (3331), indicando una stabilizzazione o un’anomalia.

Le misurazioni riprendono il 4 settembre (3338–3349), con un nuovo esperimento in cui il mercurio raggiunge 5 digits (3343) e varia nei giorni successivi: - 5 settembre: 5 digits (3343). - 11 settembre: “The height of it was almost the fame” (3346), suggerendo una stabilità temporanea. - 17 settembre: 3 digits (3348). - 18 settembre: “The height of it was 3 o” (3349), con l’aggiunta di un’osservazione critica: “This day the Air began to escape out of the Receiver, for some Bubbles appeared in the Turpentine” (3350). La fuoriuscita di aria è confermata dalla formazione di bolle nella trementina, usata come sigillante per la giunzione tra il Receiver (recipiente a vuoto) e il coperchio.

Esperimenti in vuoto e produzione di aria

Il testo descrive due esperimenti distinti, entrambi volti a indagare la generazione di aria in condizioni di vuoto (3333–3354): 1. Esperimento III (3336): - Il 4 settembre 1677 (3339), vengono introdotti “Kernels of Filoerds” (noccioli di nocciola) in un Receiver evacuato (3340). - L’esperimento mira a verificare se la produzione di aria avvenga più facilmente in vuoto che in aria comune (3334–3335): “This Experiment confirms to us, that Air is sometimes more easily produced in vacuo than in common Air”. La frase sottolinea una peculiarità del vuoto come ambiente favorevole alla generazione di gas, un concetto innovativo per l’epoca. - Il 5 settembre (3341–3342) e nei giorni successivi, si registrano variazioni dell’altezza del mercurio, ma il dato più rilevante è la fuga di aria dal Receiver il 18 settembre (3350), attribuita a una perdita nel sistema di tenuta.

  1. Confronto con aria comune (3351–3354):
    • Lo stesso giorno (4 settembre), viene condotto un esperimento parallelo in cui i noccioli di nocciola sono posti in un Receiver contenente aria comune (3354). Questo serve da controllo per valutare le differenze tra i due ambienti (vuoto vs. aria atmosferica).

Elementi peculiari e termini tecnici

Significato storico e scientifico

Le annotazioni riflettono una fase pionieristica della fisica sperimentale, in cui si indagavano le proprietà dell’aria e del vuoto attraverso misurazioni sistematiche. L’attenzione alle variazioni del mercurio e alla produzione di gas in vuoto anticipa concetti fondamentali della chimica e della fisica moderna, come la legge dei gas o la composizione dell’atmosfera. L’uso di materiali organici (noccioli) per generare aria in condizioni controllate suggerisce inoltre un approccio interdisciplinare, che collega la pneumatica alla biologia.


13 Esperimenti fisico-meccanici sul peso e l’azione dei raggi solari (1678)

Il testo riporta una serie di osservazioni e sperimentazioni condotte tra il 1678 e il 1679, raccolte sotto il titolo “ARTI Physico-Mechanical Experiments” (3656), con particolare attenzione agli esperimenti sulla variazione di peso indotta dai raggi solari (3658). Le annotazioni seguono una struttura cronologica e metodologica, alternando risultati attesi e imprevisti.

Contesto storico e significato scientifico

Le note documentano un periodo di transizione nella chimica sperimentale del XVII secolo, in cui si indagavano fenomeni come la calcinazione (trasformazione di metalli in ossidi) e l’azione dei raggi solari concentrati tramite lenti ustorie. Gli esperimenti riflettono l’interesse per la teoria del flogisto (all’epoca non ancora formalizzata) e per la natura dell’aria, come suggerito dal riferimento alla muffa (3654-3655). La frase “No more mouldiness appeared: whence we have a confirmation of the Inference drawn from the former Experiment, viz. That the Air is sometimes unfit to produce mouldiness” (3654) indica una correlazione tra composizione dell’aria e crescita di microrganismi, anticipando studi successivi sulla fermentazione e la putrefazione.

Esperimenti sulla variazione di peso

Gli esperimenti descritti si concentrano su materiali sottoposti a calore solare in contenitori sigillati ermeticamente, con l’obiettivo di misurare variazioni di peso. I dati quantitativi sono espressi in grani (unità di misura dell’epoca, equivalente a circa 64,8 mg) e frazioni di grano, evidenziando una precisione sperimentale notevole per il periodo.

  1. Minio (ossido di piombo, Pb₃O₄)
    • Esperimento I (3663): Un campione di 1 dracma (≈ 3,9 g) di minio esposto ai raggi solari concentrati perde ¼ di grano (≈ 16,2 mg), nonostante parte del materiale non sia stato colpito direttamente. La perdita di peso suggerisce una decomposizione parziale o una reazione con l’aria residua nel contenitore.
    • Esperimenti successivi (3677-3681): Ripetendo l’esperimento con minio in contenitori sigillati, si registrano perdite di peso variabili (¹/₆ di grano in un caso, 3677). Tuttavia, i tentativi di ri-calcinazione portano alla rottura del vetro (3678, 3681) a causa della produzione di gas, probabilmente ossigeno (non ancora identificato come elemento).
  2. Corallo calcinato
    • Esperimento II (3666): Il corallo, già calcinato al fuoco, viene esposto ai raggi solari in un contenitore sigillato. L’effetto è minimo: la bianchezza della calce (ossido di calcio) aumenta leggermente, ma la perdita di peso è trascurabile (“scarce produce any good effect”, 3666). Una seconda esposizione (3669) registra una perdita di ¹/₇ di grano (≈ 9,3 mg) in due ore.
  3. Calce di stagno (ossido di stagno, SnO₂)
    • Esperimento III (3673-3675): Un campione di calce di stagno in una fiala sigillata perde ¹/₆ di grano (≈ 10,8 mg) dopo lunga esposizione. La ripetizione con minio (3677) conferma una perdita simile (¹/₆ di grano).
  4. Carbone vegetale
    • Esperimento del 15 luglio (3683): Il carbone non subisce alcuna alterazione visibile o variazione di peso, suggerendo una stabilità termica superiore rispetto agli ossidi metallici.

Elementi peculiari e ambiguità

Concetti chiave estratti

  1. Azione dei raggi solari: I raggi concentrati inducono perdite di peso in ossidi metallici, ma non in materiali inerti come il carbone. Questo suggerisce una reattività selettiva legata alla composizione chimica.
  2. Ruolo dell’aria: L’esperimento sulla muffa (3654-3655) e la rottura dei contenitori (3678) implicano una interazione tra aria e materiali, anticipando il concetto di gas reattivi.
  3. Limiti sperimentali: La rottura dei vetri evidenzia i rischi di pressione interna in sistemi chiusi, un problema ricorrente negli esperimenti di chimica pneumatica del XVII secolo.
  4. Metodologia: L’approccio è empirico e quantitativo, con attenzione alla riproducibilità (esperimenti ripetuti con minio) e alla documentazione cronologica (date precise per ogni prova).

14 Esperimenti sulla fermentazione e le variazioni barometriche in un contesto fisico-meccanico

Il testo riporta una serie di osservazioni sperimentali condotte tra novembre e dicembre (presumibilmente del XVII o XVIII secolo), descritte in modo frammentario ma con dettagli quantitativi. L’autore documenta un esperimento in cui due pesche, una intera e una tagliata, vengono immerse in un recipiente contenente birra fermentata con luppolo (3900). L’obiettivo sembra essere lo studio delle variazioni di pressione o volume all’interno del sistema, misurate attraverso l’altezza di una colonna di mercurio (“Mercury”).

Le annotazioni rivelano una correlazione tra le condizioni ambientali e le misurazioni barometriche. In una notte, il mercurio sale di 3 dita (3903), raggiungendo un’altezza di 15 dita (3906, 3908). Le oscillazioni successive sono legate alle variazioni di temperatura: quando “era molto freddo” (3911), l’altezza del mercurio si stabilizza a 12 dita (3910, 3913), mentre con il “freddo attenuato” (3916) il mercurio risale a 20 dita (3918). Un successivo abbassamento del mercurio (3920) coincide con un ritorno del freddo (3921), mentre un aumento a 33 dita (3926) segue un rialzo della temperatura (“il tempo divenne più caldo”, 3924).

L’esperimento prosegue con ulteriori rilevazioni: il mercurio raggiunge 40 dita (3929, 3931), poi 46 dita (3934) e infine 43 dita (3936). Un dettaglio rilevante è la fuoriuscita di parte della birra (“Some of the Betr wrought out”, 3932), che potrebbe aver influenzato i risultati.

Il riferimento a “Nov. ’n Physico-Mechanical Experiments” (3927) colloca l’osservazione in un contesto di ricerca sperimentale, probabilmente legata a studi sulla fermentazione, la pressione dei gas o la termometria. Le misurazioni in dita (unità di lunghezza storica) e l’uso del mercurio suggeriscono un approccio quantitativo tipico della scienza moderna in formazione. L’ambiguità di alcune annotazioni (come “iz” al posto di “12”, 3910) e la presenza di dati apparentemente contraddittori (es. 3906 vs 3908) potrebbero derivare da errori di trascrizione o da una registrazione frettolosa.


15 Esperimenti sulla conservazione di carne e ostriche in ambienti controllati: osservazioni su aria, acqua e vuoto

Il testo riporta una serie di esperimenti condotti tra novembre e dicembre del 1678, volti a indagare gli effetti di diverse condizioni ambientali sulla conservazione di carne e ostriche. Le osservazioni sono registrate con un approccio empirico, tipico della scienza sperimentale del XVII secolo, e includono misurazioni quantitative, descrizioni sensoriali e confronti tra campioni sottoposti a trattamenti differenti.

Conservazione della carne in acqua salata e vuoto

L’esperimento iniziale (4000-4007) esplora la reazione della carne immersa in acqua salata e posta in un recipiente (Receiver) collegato a una macchina pneumatica (probabilmente una pompa per vuoto). Dopo l’introduzione forzata dell’acqua salata, il mercurio nel manometro supera la sua altezza abituale di 15 dita (4001), indicando una variazione di pressione. La carne emette bolle d’aria per un tempo prolungato (4003), fenomeno che persiste anche dopo la rimozione del recipiente dalla macchina pneumatica: in un’ora, il mercurio scende solo di 3-4 dita. L’immersione del recipiente in acqua calda (non bollente) provoca una forte ebollizione del liquido interno, con produzione di una quantità tale di aria da riempire rapidamente il recipiente (4004). Tuttavia, in un secondo tentativo, lo stesso liquido non bolle nemmeno se immerso in acqua bollente (4005). La carne estratta risulta ”piacevole e tenera”, seppur meno del previsto, suggerendo che l’acqua (come la birra) possa contribuire alla sua conservazione (4006-4007).

Esperimenti sulle ostriche in condizioni variabili

Una seconda serie di prove (4008-4036) analizza il comportamento delle ostriche in quattro recipienti distinti: 1. Primo recipiente: ostriche senza guscio, che riempiono completamente lo spazio disponibile (4011). 2. Secondo recipiente: ostriche con guscio, immerse in aria comune (4011). 3. Terzo recipiente: ostriche con guscio, con lo spazio residuo riempito di acqua dolce (4011). 4. Quarto recipiente: ostriche con e senza guscio, in vuoto (4013).

Al momento del pompaggio dell’aria dal quarto recipiente, le ostriche senza guscio emettono ”molte bolle, e molto grandi”, mentre quelle con guscio non mostrano mutazioni evidenti, tranne una che si apre leggermente (4014). Nei tre recipienti chiusi con viti, l’aria sembra consumarsi piuttosto che prodursi, ma il mercurio nel vuoto sale leggermente (4017). Le misurazioni successive, effettuate tra il 4 e il 13 dicembre, registrano variazioni dell’altezza del mercurio nei recipienti, con valori che oscillano tra 0 e 30 dita (4020-4034). In particolare: - Il primo recipiente (ostriche senza guscio) mostra un aumento progressivo fino a 30 dita (4026, 4030). - Il quarto recipiente (vuoto) raggiunge 14 dita il 13 dicembre (4034). - Gli altri recipienti presentano variazioni minime o nulle.

Parallelamente, ostriche lasciate all’aria aperta nello stesso periodo sviluppano un ”cattivo odore” (4027), a differenza di quelle conservate nei recipienti.

Elementi peculiari e concetti chiave

Ambiguità e contraddizioni


16 Esperimenti sulla conservazione degli alimenti e produzione di aria in ambienti chiusi (1678-1679)

Il testo riporta una serie di esperimenti scientifici condotti tra il dicembre 1678 e il gennaio 1679, volti a indagare i processi di corruzione, conservazione degli alimenti e produzione di aria in ambienti sigillati. Gli esperimenti, descritti con precisione cronologica e metodologica, riflettono una fase pionieristica della chimica sperimentale e della microbiologia ante litteram, con particolare attenzione ai fenomeni di fermentazione e decomposizione.

Contesto e significato storico

Le osservazioni documentano un approccio empirico tipico della rivoluzione scientifica del XVII secolo, in cui la sperimentazione diretta sostituiva progressivamente le teorie speculative. L’autore (probabilmente un naturalista o chimico dell’epoca) esplora: - La correlazione tra corruzione organica e produzione di aria (gas), un tema centrale per la comprensione dei processi biologici e chimici. - L’uso di liquidi conservanti (birra, ale, soluzioni zuccherine) per prolungare la freschezza degli alimenti, anticipando tecniche di conservazione moderne. - La misurazione quantitativa dei cambiamenti di pressione tramite colonne di mercurio, un metodo innovativo per l’epoca.

Esperimenti e risultati chiave

  1. Esperimento XV (dicembre 1678 – gennaio 1679): Conservazione della carne con birra e spezie
    • La carne di manzo viene sigillata in recipienti (receivers) con birra, pepe e chiodi di garofano, eliminando l’aria residua. Dopo alcuni giorni, la pressione interna diminuisce (“the pressure of die Air in the Receivers to be abated”, 4115), suggerendo un assorbimento di gas.
    • Osservazioni rilevanti:
      • La carne conservata con chiodi di garofano emana un odore dolce (“endued with a sweet smell”, 4119) e, una volta bollita, assume un sapore simile all’ippocrasso (vino speziato).
      • In un secondo recipiente, la carne non si corrompe e, durante la bollitura sottovuoto, si verifica un’eruzione di aria o spiriti (“Air, or some Spirits, did make an eruption”, 4123), fenomeno che l’autore collega a una reazione chimica o biologica.
      • La carne risulta tenera e ben conservata, anche se leggermente stracotta (“very tender, and well tasted”, 4125).
    • Conclusione: La birra, soprattutto se aromatizzata, può preservare la carne (“Beer may be useful for the preservation of Flelh”, 4126-4127).
  2. Esperimento XVI (dicembre 1678): Conservazione di allodole e manzo con ale
    • Due recipienti vengono riempiti con manzo e ale; in uno vengono aggiunte allodole, nell’altro no.
    • Risultati:
      • Le allodole esposte all’aria si corrompono (“began to smell ill”, 4135), mentre quelle sigillate non producono aria e rimangono intatte.
      • La carne assume un sapore gradevole, in parte derivato dalle allodole (“pleasant taste, partly from the sharks”, 4141) e dalla birra.
    • Conclusione: Anche uccelli teneri possono essere conservati a lungo con ale o birra (“tender Birds may be preserved long by the help of Beer or Ale”, 4144).
  3. Esperimento XVII (dicembre 1678 – gennaio 1679): Mele e soluzioni zuccherine
    • Quattro recipienti contengono mele trattate con diverse combinazioni di zucchero e acqua: Mela intera + zucchero in polvere. Mela tagliata + zucchero in polvere. Mela tagliata + acqua e zucchero parzialmente disciolto. Mela tagliata + soluzione diluita di zucchero (1:5).
    • Osservazioni:
      • Nel secondo recipiente, lo zucchero si scioglie rapidamente e le mele producono molta aria (“much Air was produced”, 4150), raggrinzendosi.
      • Nel terzo recipiente, le mele si corrompono (“very much corrupted”, 4150), perdendo il loro odore.
      • La produzione di aria varia in modo non proporzionale alla quantità di zucchero (“the quantities of the Air produced did not bear the same proportion amongst themselves”, 4152).
      • Le misurazioni della pressione (in “digits” di mercurio) mostrano differenze significative tra i recipienti, con valori massimi nel terzo (39 digits) e minimi nel quarto (15 digits) (4163-4165).

Concetti e termini peculiari

Ambiguità e contraddizioni

Implicazioni scientifiche

Gli esperimenti forniscono prove empiriche su: - L’efficacia dei liquidi conservanti (birra, ale) nel ritardare la decomposizione, probabilmente grazie al loro contenuto alcolico o di composti antimicrobici. - Il ruolo delle spezie nel mascherare odori sgradevoli e, forse, nell’inibire la crescita microbica. - La produzione di gas come indicatore di attività biologica, un concetto fondamentale per lo sviluppo della microbiologia e della chimica dei gas.


17 Esperimenti di conservazione degli alimenti in ambiente controllato (1679)

Il testo riporta una serie di esperimenti condotti nel gennaio 1679, tratti da “EX - Pbyfico -Mechanical Experiments”, volti a testare metodi di conservazione della carne e del burro in condizioni di vuoto o compressione. Gli esperimenti, numerati come XX e XXI, esplorano l’efficacia di tecniche innovative per prolungare la conservazione degli alimenti, con implicazioni pratiche per i viaggi marittimi.

Esperimento XX: conservazione della carne bollita in vuoto

L’esperimento descrive la conservazione di carne bollita in un recipiente a vuoto (“Receiver”), sigillato con una vite e riempito con brodo della stessa carne, leggermente salato (4243). Durante la compressione, il mercurio nel manometro sale di 6 dita (4244), per poi tornare alla posizione iniziale. Nei giorni successivi, l’aria viene progressivamente consumata, facendo scendere il mercurio di 8 dita sotto il livello abituale (4246).

All’apertura del recipiente, la carne risulta “molto dolce e tenera” (4247), mentre il brodo assume un sapore “subacido, ma molto gradevole” (4248). L’autore conclude che la carne bollita può essere conservata a lungo senza deteriorarsi, suggerendo un’alternativa al sale per i viaggi in mare (4249). Propone inoltre un metodo in due fasi: prima conservare la carne cruda in recipienti sigillati fino a verificarne la stabilità, poi bollirla e reinserirla nei recipienti per una conservazione prolungata (4250).

Esperimento XXI: effetto delle spezie sulla produzione di aria

L’esperimento confronta due recipienti contenenti carne cruda: nel primo vengono aggiunti pepe e chiodi di garofano, mentre il secondo rimane senza additivi (4256-4257). L’obiettivo è verificare se le spezie influenzino la produzione di aria o ne ritardino il consumo. Non vengono forniti risultati dettagliati, ma l’impostazione suggerisce un interesse per l’impatto degli aromi sulla conservazione.

Esperimento con burro e allodola (antecedente o parallelo)

Un passaggio precedente (4230-4237) descrive un test sulla conservazione di un’allodola e del burro in un recipiente. Il burro a contatto con la pelle (“Leather”) diventa bianco e assume un sapore “molto sgradevole” (4234), mentre la parte più distante rimane gialla e commestibile, seppur con un odore “graveolente” (4235). L’allodola, arrostita dopo 34 giorni, risulta invece “gradevole al palato” (4236). L’autore deduce che il burro fuso e caldo non è efficace per la conservazione della carne (4237).

Elementi peculiari e significato storico

Il testo testimonia un approccio empirico e sistematico alla conservazione degli alimenti, tipico della rivoluzione scientifica del XVII secolo, con applicazioni dirette in ambito nautico e militare.


18 Esperimenti sulla produzione di aria e conservazione degli alimenti in ambienti chiusi

Il testo riporta una serie di osservazioni sperimentali condotte tra febbraio e aprile, probabilmente nel XVII secolo, relative alla produzione di aria in recipienti chiusi contenenti carne (Flelh) e alla sua conservazione. Le annotazioni seguono un formato cronologico e quantitativo, con misurazioni ripetute dell’altezza del mercurio nei Receiver (recipienti sigillati), espressa in digits (unità di misura non standard, verosimilmente corrispondente a una frazione di pollice).

Misurazioni e osservazioni sperimentali

Le registrazioni (4260–4309) documentano variazioni dell’altezza del mercurio nei recipienti, indice della quantità di aria prodotta o assorbita. Ad esempio: - “The height of the Mercury in the first Receiver was 3 digits; in the second the height of it was below 1” (4260). - “The height of the Mercury in the second Receiver was 11 digits” (4276). - “The height of the Mercury was about 16 digits” (4283).

Le fluttuazioni suggeriscono che la carne, in condizioni diverse, generi o consumi aria in modo variabile. In alcuni casi, il mercurio non si alza affatto (“no ascent at all”, 4295), indicando assenza di produzione di aria.

Conservazione della carne e ruolo degli additivi

L’autore esplora metodi per preservare la carne cruda in recipienti sigillati, testando l’effetto di spezie, acqua salata e compressione. Gli esperimenti (4287–4309) confrontano tre recipienti: 1. Carne con pepe e chiodi di garofano. 2. Carne immersa in acqua salata. 3. Carne senza additivi.

I risultati sono contrastanti: - “Spices do hinder the production of Air” (4297), ma in un esperimento successivo (4293) il recipiente con spezie mostra un’ascesa del mercurio maggiore (“19 digits”) rispetto agli altri. - L’acqua salata sembra inibire la produzione di aria (“no ascent at all”, 4293), ma l’autore ipotizza che ciò dipenda dalla compressione del recipiente piuttosto che dal sale (4307–4308). La carne conservata in acqua dolce si comporta in modo simile, confermando che l’esclusione dell’aria e la pressione sono fattori chiave.

La carne bollita viene giudicata “very tender” (4267, 4277, 4305), anche dopo brevi periodi di cottura (“3 quarters of an hour”, 4277). Un esperimento (4278) testa la conservazione in assenza d’aria: “I put some part of this Flelh […] into a Receiver, and filled all the spaces as exactly as I could with the fame Flelh, to try how long the Flelh might be preserved when the Air was so excluded”.

Distillazione in vuoto e produzione di aria

L’articolo XVIII (4310–4318) introduce esperimenti di distillazione in vuoto, usando feccia (Lees) e carne. Un test (4316–4317) mostra che la carne bollita in un recipiente vuoto produce aria insufficiente a generare una pressione significativa: “the Air formed in the Receiver, could scarce sustain 3 digits of Mercury”. L’autore conclude che un chilo di carne in un recipiente da due once d’acqua non genera abbastanza aria per sollevare il coperchio, a meno che il calore non contribuisca in modo determinante.

Significato storico e applicazioni pratiche

Il testo riflette una fase pionieristica della chimica pneumatica e della conservazione degli alimenti, con implicazioni per: - Il trasporto di derrate (“Fruits, Venison, or other Flesh from places far remote to great Cities”, 4309). - L’alimentazione dei marinai (“affording better nourishment to Mariners”, 4309). L’autore lascia al lettore il giudizio sull’utilità pratica (“I leave to the Reader to judge”, 4309), ma sottolinea l’importanza dell’esclusione dell’aria e della compressione per la conservazione.

Termini e concetti chiave

Ambiguità e contraddizioni


19 Esperimenti di distillazione e cottura in vuoto e in balneum mariae nel XVII secolo

Il testo riporta una serie di esperimenti condotti tra gennaio e febbraio del 1679, volti a esplorare le proprietà della distillazione e cottura in condizioni di vuoto (in vacuo) e in recipienti chiusi con viti (stopped with Screws), utilizzando il metodo del balneum mariae (bagno maria). Gli esperimenti, descritti con precisione cronologica e metodologica, rivelano un approccio empirico tipico della scienza sperimentale del Seicento, con particolare attenzione alla conservazione degli aromi, alla cottura di carni e ossa, e alla produzione di gelatine.


Contesto storico e finalità degli esperimenti

Le annotazioni documentano un’indagine sistematica sulle tecniche di cottura e distillazione in ambienti controllati, con implicazioni pratiche per la conservazione degli alimenti, la produzione di sostanze volatili e l’ottimizzazione delle risorse (es. ossa e tendini considerati di scarto). L’uso di recipienti ermetici e del vuoto suggerisce un interesse per la riduzione della dispersione di sostanze aromatiche o nutritive, anticipando principi poi sviluppati in chimica e scienza degli alimenti.


Esperimenti in vuoto (in vacuo)

  1. Produzione di aria da rosmarino (4351) L’apertura di un rubinetto (Stop cock) in un recipiente evacuato contenente rosmarino provoca la cessazione di un rumore, interpretata come generazione di aria dalla pianta. L’esperimento successivo (4353) mostra però che, nonostante un fuoco più intenso, non si estrae olio (né profumato né maleodorante) e l’acqua risulta meno fragrante rispetto a prove precedenti. Questo suggerisce una perdita di componenti volatili in condizioni non ottimali.

  2. Cottura di carne in vuoto (4357–4363)

    • Primo tentativo (4357–4361): 1 libbra di carne bollita per oltre 3 ore in un recipiente da quasi 4 libbre d’acqua mostra un innalzamento minimo del mercurio (meno di 3 dita) nel manometro. La carne risulta poco cotta e dal sapore sgradevole, così come il liquido condensato dai vapori.
    • Secondo tentativo (4363): Aggiungendo pepe e chiodi di garofano, il mercurio sale a 6 dita in meno tempo, e la carne acquista un sapore gradevole. Il liquido condensato conserva il gusto pungente delle spezie, senza tracce sgradevoli della carne. Questo evidenzia come:
      • Le spezie mascherino i difetti di cottura.
      • Il vuoto preservi i composti volatili (es. aromi delle spezie).
  3. Conclusioni sull’uso del vuoto (4364–4365) I recipienti evacuati sono ritenuti utili per distillare o bollire sostanze contenenti spiriti volatili, poiché impediscono la dispersione di componenti preziose. L’osservazione riflette una consapevolezza precoce dei vantaggi della cottura a bassa pressione per la conservazione delle proprietà organolettiche.


Esperimenti in balneum mariae con recipienti chiusi da viti

Questa sezione esplora la cottura prolungata in ambiente ermetico, con applicazioni per la conservazione degli alimenti e la trasformazione di materiali duri (ossa, corna).

  1. Cottura di carne con e senza spezie (4372–4376)

    • Primo esperimento (4372): Carne di manzo bollita per 8–9 ore risulta troppo cotta e dal sapore sgradevole.
    • Secondo esperimento (4373–4375): Carne condita con pepe e chiodi di garofano, cotta per sole 3 ore, mantiene un sapore gradevole. Un terzo test (carne senza spezie, 3 ore) conferma che il tempo di cottura eccessivo è la causa principale del deterioramento, mentre le spezie correggono parzialmente il sapore. Il liquido condensato nei recipienti chiusi è sgradevole se la carne non è condita, ma neutro in presenza di spezie.
  2. Cottura di mele (4381–4383) Le mele, cotte senza acqua per 2 ore, risultano morbide e dal buon sapore, ma i pezzi esposti ai vapori condensati assumono un gusto sgradevole e un odore pungente. Questo suggerisce che la condensazione dei vapori possa alterare il prodotto finale.

  3. Cottura di carne senza acqua (4386–4393)

    • Primo tentativo (4386–4387): Carne pressata in un recipiente chiuso, esposta a calore moderato per 1 ora, risulta troppo cotta. L’apertura del recipiente provoca una fuoriuscita violenta di liquido caldo, dimostrando la pressione accumulata.
    • Conservazione prolungata (4390–4393): Carne cotta e sigillata per 5 settimane si mantiene in buono stato, grazie a una perfetta elissazione (cottura prolungata) che impedisce la fermentazione. L’autore ipotizza che la prolungata esposizione al calore favorisca l’interazione tra i principi costitutivi della carne, migliorandone la conservazione.
  4. Cottura di ossa e materiali duri (4401–4424)

    • Zampa di bue (4401–4405): Bollita per 4 ore, le ossa diventano morbide come formaggio e commestibili. Un tempo di cottura di 12 ore, però, conferisce alla carne un **sapore “empireumatico” (bruciato) e impedisce la formazione di gelatina.
    • Pesce (4412–4416): Cottura per 2 ore senza acqua rende le ossa morbide e commestibili, con il succo che si rapprende in una gelatina consistente. L’esperimento è ritenuto utile per pesci ricchi di lische.
    • Corno di cervo (4419–4424): Bollito per 4–6 ore, diventa morbido come formaggio e produce una gelatina solida. L’assenza di acqua (4423) riduce la quantità di succo estratto, ma conferma la possibilità di risparmiare acqua dolce in contesti come la navigazione (4424–4425).

Concetti chiave e termini specifici


Ambiguità e osservazioni critiche


20 Esplorazione preliminare di un trattato sperimentale sulla natura e gli effetti dell’aria

Il testo analizzato costituisce un indice parziale o una sintesi di un’opera scientifica dedicata allo studio delle proprietà fisiche e chimiche dell’aria, con particolare attenzione ai fenomeni di compressione, rarefazione e produzione artificiale. La struttura frammentaria suggerisce che si tratti di un resoconto di esperimenti condotti tra il XVII e il XVIII secolo, periodo in cui la pneumatica e la chimica dell’aria erano oggetto di indagine sistematica, spesso in relazione alle scoperte di figure come Robert Boyle o Stephen Hales.

Temi centrali e concetti chiave

Il nucleo del testo ruota attorno a tre assi principali: 1. Manipolazione dell’aria: vengono descritti strumenti e metodi per alterarne lo stato fisico, come la compressione (“How the fame Numerical Air may be sometimes compressed, and sometimes rarefied”, 4451) e la produzione in condizioni controllate (“Several ways used to help the production of Air”, 4458; “Several ways to hinder the production of Air”, 4461). Di rilievo è la menzione di una ”Wind gun” (4454), dispositivo che sfrutta l’aria compressa per proiettare oggetti, e di un ”Vessel to Distil in vacuo” (4456), strumento per la distillazione in assenza d’aria, che evidenzia l’interesse per gli effetti del vuoto. 2. Effetti dell’aria modificata: l’autore distingue tra aria comune e aria artificiale (“Factitious or Artificial Air”, 4464), sottolineando come le loro proprietà differiscano in termini di reazioni chimiche e biologiche. Tra gli esperimenti citati: - Comportamento degli animali in aria artificiale o in vuoto (“The Effetis of Artificial Air upon Animals”, 4468; “Animals in vacuo”, 4469). - Comportamento del fuoco in aria compressa (“Fire in compressed Air”, 4470) e il suo ruolo nella produzione di aria (“Fire used to produce Air”, 4471). - Produzione di aria in vuoto (“Concerning the production of Air in vacuo”, 4473) e sopra la pressione abituale (“Concerning the produtlion of Air above its wonted pressure”, 4478), con riferimenti a misurazioni quantitative (“p. 109”, “p. 114”). 3. Distruzione e alterazione dell’aria artificiale: il testo accenna a processi di degradazione (“Artificial Air destroyed”, 4483) e a differenze nella velocità di produzione dell’aria in condizioni di vuoto rispetto all’aria comune (“Experiments concerning the different celerity of Air produced in vacuo, or in common Air”, 4486). Un passaggio peculiare riguarda l’impossibilità di sviluppare muffa in determinate condizioni atmosferiche (“The Air is sometimes found unfit to produce mouldiness”, 4491), suggerendo un legame tra composizione dell’aria e processi biologici.

Elementi di contesto storico e metodologico

Il lessico e gli esperimenti descritti riflettono una fase pre-lavoisieriana della chimica, in cui l’aria era ancora concepita come un fluido omogeneo (o al più composto da “arie” diverse) piuttosto che come una miscela di gas. La distinzione tra ”aria artificiale” e ”aria comune” (4464) anticipa le scoperte successive su ossigeno, azoto e altri gas, mentre l’attenzione per il vuoto e la compressione rimanda alle ricerche di Boyle sulla legge dei gas. La presenza di dati numerici (“p. 47”, “p. 85”, ecc.) indica un approccio quantitativo, tipico della rivoluzione scientifica del Seicento.

Termini e concetti specifici

Ambiguità e lacune

La frammentarietà del testo lascia aperte alcune questioni: - Non è chiaro se ”Numerical Air” (4451) sia un termine tecnico o un refuso. - La distinzione tra ”compressed Air” (4466) e ”Artificial Air” (4464) non è esplicitata: la prima potrebbe riferirsi a aria sottoposta a pressione meccanica, la seconda a gas prodotti chimicamente. - I riferimenti numerici (“p. 158”, “p. 101”) sembrano rimandare a pagine di un’opera più ampia, ma non è possibile ricostruire l’ordine logico degli esperimenti.

Gerarchia dei concetti

Il testo segue una progressione tematica che parte dalla descrizione di strumenti (4454, 4456) e metodi di manipolazione (4451, 4458, 4461), per poi analizzare gli effetti dell’aria modificata su fenomeni fisici (fuoco, 4470-4471), biologici (animali, 4468-4469) e chimici (produzione e distruzione, 4473-4483). Gli ultimi passaggi introducono variabili sperimentali (velocità, pressione, stato dei materiali organici) che suggeriscono un approccio comparativo.


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