Boyle - A defence of the doctrine touching the spring and weight of the air | r
1 Resoconto di lettura: “A Defence of the Doctrine Touching the Spring and Weight of the Air”
Il testo presentato costituisce il frontespizio e la dedica al lettore di un’opera scientifica del XVII secolo. Si tratta di un documento storico che testimonia un dibattito scientifico centrale per la nascita della pneumatica moderna e fornisce informazioni preziose sulle pratiche editoriali dell’epoca.
Contesto e natura dell’opera Il testo identifica il volume come una difesa delle teorie di Mr. R. Boyle esposte nei suoi “New Physico-Mechanical Experiments” (frasi 1-2). La difesa è diretta contro le obiezioni sollevate da due figure: Franciscus Linus e Mr. Hobbs (frasi 2, 9). L’obiettivo specifico è confutare, tra l’altro, la “FUNICULAR HYPOTHESIS” di Linus (frase 3). L’autore della difesa è lo stesso autore degli esperimenti, ovvero Robert Boyle (frase 4). L’opera è una seconda edizione, stampata a Londra nel 1662 (frase 5), e contiene una ristampa degli esperimenti originali insieme a queste nuove risposte (frase 8).
Dinamiche editoriali e promesse agli lettori Un elemento peculiare è la spiegazione fornita dall’editore (o “Publisher”) per un ritardo. Si evince che Boyle aveva promesso un’Appendix con esperimenti aggiuntivi (frase 8). Questo supplemento è stato ritardato, e in sua compensazione vengono offerte al lettore le “Answers to Franciscus Linus and Mr. Hobbs” (frasi 9-10). L’editore giustifica il ritardo citando altri impegni dell’autore, tra cui la pubblicazione di “the Sceptical Chymist” (frase 11), e assicura che parte dell’Appendix è già in stampa da sei mesi (frase 11). La decisione di pubblicare le risposte in inglese è strategica: devono accompagnare la seconda edizione in ottavo degli esperimenti originali, anch’essi in inglese, e “completare” il volume in quarto al posto dell’Appendix attesa (frase 13). Viene inoltre menzionato un progetto per un’edizione in latino (frase 12).
Terminologia e concetti chiave Il titolo stesso introduce i concetti scientifici fondamentali in discussione: “the Spring and Weight of the AIR” (frase 1). Il termine ”Spring” si riferisce all’elasticità o alla pressione dell’aria, un concetto cardine negli esperimenti di Boyle. L’ipotesi avversaria è definita ”FUNICULAR HYPOTHESIS” (frase 3), che, per contesto storico, è l’ipotesi di Linus che tentava di spiegare i risultati dell’esperimento della pompa d’aria senza accettare appieno la pressione atmosferica, postulando invece una sorta di fune o filo invisibile.
Aspetti rilevanti La struttura del testo evidenzia come le opere scientifiche del periodo fossero spesso polemiche e risposte a critiche. La comunicazione diretta con il “Friendly Reader” (frase 7) sottolinea il rapporto tra autore, editore e pubblico colto. La menzione di opere come “the Sceptical Chymist” (frase 11) colloca questo testo nel più ampio corpus di Boyle, noto per il suo approccio sperimentale e scettico. La scelta linguistica (inglese vs. latino) e i formati (ottavo e quarto) rivelano una precisa strategia di diffusione della conoscenza scientifica vernacolare.
2 Resoconto di lettura: Prefazione e dichiarazione di intenti di un trattato scientifico del XVII secolo
Il testo costituisce la Prefazione e dichiarazione di un’opera di difesa scientifica, scritta in inglese del XVII secolo, come evidenziato dalle forme arcaiche e dall’ortografia (es. “publifh’d”, “fhew”). L’autore, che si identifica implicitamente come Robert Boyle (citato come “Mr. R. BOTLE’s” al termine), giustifica la sua decisione di impegnarsi in controversie pubbliche per difendere le proprie teorie scientifiche.
2.1 Contesto e motivazioni della difesa pubblica
L’autore si presenta come una persona naturalmente avversa alle dispute (25, 26), ma costretta a intervenire pubblicamente da specifiche circostanze. La motivazione principale è una sfida diretta da parte di un “Learned Man” che ha tentato di confutare la sua opera, in particolare la dottrina della ”Spring of the Air” (28). Questa opposizione, rafforzata successivamente da un intervento di Mr. Hobbs (Hobbes), ha creato il rischio che la sua dottrina fosse “oppressa” prima di essere adeguatamente compresa (29). L’autore ritiene quindi suo dovere difendere la verità, mostrando che la sua dottrina è sostenibile anche contro avversari di rilievo (30).
2.2 Metodologia e struttura della risposta
L’autore dedica ampio spazio a spiegare la struttura e lo stile della sua replica, evidenziando scelte precise: * Citazione estesa degli avversari: Inserisce i passaggi degli avversari che esamina ”in their own words”, ritenendo questa una pratica equa e necessaria per un esame corretto, anche se ingrossa il volume dell’opera (35). * Scelta degli avversari: Si concentra particolarmente sulle obiezioni di Franciscus Linus (36). Questa scelta è dettata dal fatto che l’opinione di Linus—che nega il vuoto e attribuisce i fenomeni dell’esperimento di Torricelli a una sostanza estremamente rarefatta—è condivisa da molti studiosi, specialmente gesuiti (37). Rispettando questi studiosi, l’autore sente il bisogno di mostrare che il suo dissenso è basato su ”Considerations that I think weighty” (37). * Finalità didattica: Oltre a rispondere, utilizza le obiezioni come opportunità per ”illustrare la materia stessa” (39). Spiega che la dottrina della “Spring of the Air” non è ancora sufficientemente compresa e ha bisogno di essere inculcata (39). Il suo scopo è anche fornire gli strumenti per rispondere ad argomenti futuri basati su principi simili (41).
2.3 Dichiarazione di intenti e limiti futuri
Una parte significativa del testo è una dichiarazione ai lettori, specialmente a quelli che vorrebbero vederlo concentrato su nuove ricerche sperimentali piuttosto che su controversie (48-50). L’autore chiarisce che: * Il suo scopo principale non è stabilire teorie, ma ”arricchire la Storia della Natura con Osservazioni fedelmente fatte” (53). Le congetture che avanza hanno lo scopo di stimolare la curiosità, non di essere dogmi (54). * Dopo questa difesa, non intende scrivere altri trattati polemici sull’argomento (51). Invita altri studiosi, meglio attrezzati di lui (cita le sue condizioni di salute e problemi alla vista), a prendere in carico la difesa delle ipotesi condivise (58). * Esprime fiducia che le verità da lui proposte, come è accaduto per la circolazione del sangue, si affermeranno da sole col tempo (70).
2.4 Contenuti scientifici e filosofici chiave
Il testo delinea il campo del dibattito scientifico del tempo: * Dottrina in difesa: La ”Spring and Weight of the Air” (ipotesi dell’elasticità e del peso dell’aria), fondamentale per spiegare i fenomeni dell’esperimento di Torricelli (28, 91). * Avversari principali: Franciscus Linus e Thomas Hobbes (29). Linus propone l’ipotesi del ”Funiculus” (46), una sostanza filamentosa o rarefatta che riempie lo spazio, negando l’esistenza del vuoto. * Schieramenti filosofici: L’autore si colloca tra i sostenitori della ”Corpuscularian Philosophy” (33), contrapposta alla ”received Philosophy of the Schools” (filosofia scolastica aristotelica) a cui si richiamano molti suoi oppositori (36, 45). Il rifiuto della ”Aristotelean Rarefaction” (rarefazione aristotelica) è un punto di divergenza fondamentale (45, 87). * Terminologia specifica: Vengono definiti gli ”Elaterists” (Elateristi) come coloro che sostengono l’elasticità dell’aria (91), contrapposti ai ”Plenists” (Pienisti) che negano il vuoto (46). * Riferimenti sperimentali: L’”Experimento Torricelliano” è il fenomeno centrale del dibattito (36, 42, 92). L’autore rivendica il valore primario dell’esperimento rispetto alla disputa teorica (56, 64).
2.5 Considerazioni finali e stile dell’autore
L’autore conclude con tono personale e moderato. Sottolinea di non voler offendere gli avversari (71) e di essere più interessato a ”scoprire la Verità” che a vincere dispute o a rispondere a ogni critica (72). Questo atteggiamento è coerente con l’immagine che vuole dare di sé: un ricercatore sperimentale, non un polemista di professione. La lunghezza e la dettagliata giustificazione metodologica della prefazione testimoniano la consapevolezza di operare in un contesto scientifico competitivo, dove la priorità, la difesa delle idee e la costruzione di una rete di sostenitori sono elementi cruciali per l’affermazione di una nuova teoria.
3 Esame del Quarto Esperimento sulla Suzione e la Pressione Atmosferica
Il testo presenta una confutazione dettagliata del Quarto Esperimento proposto da un “Esaminatore” anonimo, che mirava a invalidare la teoria della pressione atmosferica come forza che solleva i liquidi durante la suzione. L’argomentazione centrale dell’Esaminatore, riportata in latino, è che se la suzione funzionasse tramite l’equilibrio delle pressioni, allora “l’argento vivo [mercurio] per un simile tubo dal vaso potrebbe essere espanso con la stessa facilità con cui… dallo stesso viene aspirata l’acqua” (162-163). Egli osserva che, mentre l’acqua viene aspirata facilmente, il mercurio “neppure con tutto lo sforzo applicato può essere condotto, anzi a malapena fino alla metà del tubo” (164). Da questa discrepanza sperimentale, conclude che la premessa da cui essa deriva deve essere falsa (166).
L’autore del resoconto risponde richiamando esperimenti e principi fisici. Ricorda di aver già condotto lo stesso esperimento anni addietro per confutare l’opinione volgare che i liquidi salgano spontaneamente per evitare il vuoto, sostenendo invece che sono “violentemente tirati su dalla contrazione” di un “funiculus” (167). Per esaminare la questione nella presente controversia, richiama un principio stabilito in una risposta precedente: quando una colonna di mercurio poggia su mercurio stagnante, l’aria intrappolata all’altro estremo “ha tanta della Pressione dell’aria esterna sottratta da essa quanto contrappesa la Colonna Mercuriale” (168). Inoltre, spiega che i muscoli respiratori, pur agendo contro la pressione atmosferica totale sul torace (170), riescono a dilatarlo perché l’aria esterna fluisce all’interno mantenendo l’equilibrio di forza (171).
Applicando questi principi all’esperimento dell’Esaminatore, fornisce la spiegazione chiave: quando si solleva una colonna di mercurio in un tubo, “la Pressione dell’Aria nei polmoni è diminuita dall’intero Peso di quella Colonna Mercuriale” (173). I muscoli respiratori quindi non possono espandere il torace liberamente a causa dello squilibrio tra la pressione esterna intatta e quella interna indebolita. Con l’acqua, invece, una colonna così corta di un liquido comparativamente leggero “toglie così poco della Pressione dell’aria inclusa” che i polmoni possono ancora riempirsi con quasi la stessa facilità di prima (173).
L’autore rinforza la sua tesi citando un nobile Esperimento del signor Pascal, che dimostra chiaramente come, se si potesse rimuovere tutta la pressione dell’aria dalla parte superiore di un tale tubo, “il Mercurio sarebbe spinto su nel Tubo dalla Pressione dell’aria esterna così come l’Acqua”, fino a raggiungere un’altezza pari al peso dell’atmosfera (174). Questo esperimento, giudicato pertinente e considerevole, viene promesso in appendice nelle parole del suo divulgatore, Gassendi (175-176). La trattazione combina così una replica sperimentale, un modello teorico basato sull’equilibrio delle pressioni e un riferimento d’autorità per difendere la spiegazione meccanica della suzione contro obiezioni fondate su osservazioni parziali.
4 Esame preliminare di un testo sulla controversia dell’esperimento di Torricelli e la respirazione
Il testo costituisce una replica scientifica a un autore precedente (denominato “our Author”) che aveva sollevato obiezioni contro l’interpretazione dell’esperimento di Torricelli. L’obiettivo principale dell’estratto è confutare le argomentazioni dell’avversario e consolidare l’ipotesi alternativa, basata sulla pressione dell’aria, attraverso esperimenti e osservazioni dettagliate.
4.1 Contenuto e argomentazioni principali
Il nucleo della discussione verte sulla sospensione del mercurio in un tubo (esperimento torricelliano) e sul suo analogo nel processo di respirazione. L’autore del resoconto difende l’idea che sia la pressione dell’aria esterna a controbilanciare la colonna di mercurio.
Un passaggio sperimentale chiave è descritto con precisione: “immisso ad formam in subjectum Hydrargyrum, deprehendit, ubi embolum sensim deinde educitur consequi Hydrargyrum ascendere ad eandem usque duorum pedum & digitorum trium cum semisse altitudinem” (180). Questa misurazione—due piedi e tre dita e mezzo—fornisce un dato quantitativo cruciale.
L’autore spiega quindi la variazione dell’altezza del mercurio durante la respirazione: “in a more forcible Respiration the Mercurial Cylinder is raised higher than in a more languid” (184). La causa è identificata nella dilatazione del torace, che espande l’aria al suo interno, indebolendone la “molla” (pressione) e riducendo così la sua capacità di controbilanciare la pressione dell’aria ambiente.
4.2 Confutazione delle obiezioni e prove a sostegno
Per rafforzare la propria tesi, l’autore introduce un esperimento meccanico di scala come prova convincente: la pressione dell’aria su un pistone di meno di tre pollici di diametro “was able to thrust up a Weight of above a hundred pound” (185, 186). Questo esempio serve a rendere tangibile e credibile la forza in gioco.
Viene inoltre confutata un’obiezione specifica sull’assenza di sensazioni fisiche durante la suzione: “we feel not in our Lungs any endeavour of the shrinking Funiculus to tear off that Membrane” (187). Questa osservazione empirica viene usata per smontare la teoria avversaria del “Funiculus” (una sorta di corda o legame che si contrae).
4.3 Stile polemico e conclusioni
Il tono del testo è polemico e assertivo. L’autore afferma di aver esaminato e confutato i quattro argomenti principali dell’avversario: “we have examin’d our Author’s four Arguments” (188). Nell’ultima parte, l’autore contesta un’ulteriore obiezione basata sull’influenza della temperatura, notando prima un possibile errore di stampa (“I suppose ’tis a mistake of the Press” (189)) e poi sostenendo che l’osservazione su cui si fonda “does not constantly hold” (190).
Il significato storico del testo risiede nel suo essere un documento di una controversia scientifica in atto nel XVII secolo, mostrando il metodo di confutazione attraverso l’evidenza sperimentale, la misurazione precisa e il ragionamento meccanico, contribuendo così alla affermazione della teoria della pressione atmosferica.
5 Analisi di un dibattito seicentesco sul vuoto e l’esperimento di Torricelli
Il testo costituisce una replica critica all’interno del dibattito scientifico del XVII secolo sulla possibilità dell’esistenza del vuoto (Vacuum), prendendo come riferimento centrale l’esperimento di Torricelli. L’autore si oppone a un “Esaminatore” (probabilmente un sostenitore del plenismo, ovvero della teoria che nega il vuoto) e difende una posizione più scettica o aperta alla possibilità del vuoto stesso. Il significato storico risiede nella vivida testimonianza del metodo di confutazione sperimentale e ipotetico tipico della prima Royal Society, dove gli argomenti degli avversari vengono smontati punto per punto attraverso il ragionamento logico e il riferimento a esperimenti controllati.
5.1 Critica agli argomenti plenisti basati sulla luce
L’autore contesta la prova dell’Esaminatore secondo cui lo spazio apparentemente vuoto nel tubo di Torricelli deve essere pieno perché, alla luce del giorno o di una candela, la luce vi appare all’interno. Secondo l’autore, questo argomento non è decisivo per due ragioni principali.
In primo luogo, in condizioni di oscurità totale, l’argomento perderebbe di forza: “the Torricellian Experiment being made in a dark night, or in a Room perfectly darkn’d… it may well be doubted whether our Authors Argument will there take place” (237). In secondo luogo, anche ammettendo che la luce appaia, i sostenitori del vuoto (Vacuists) potrebbero spiegare il fenomeno ipotizzando che i raggi corpuscolari della luce attraversino lo spazio vuoto solo nel momento in cui la sorgente luminosa è presente: “that light is a new one, flowing from the lucid body that darts its corporeal beams quite through the Glass and Space we dispute about” (238).
L’autore approfondisce la questione suggerendo che, anche concependo la luce come una propagazione di impulsi (anziché di corpuscoli), la presenza della luce non dimostra necessariamente che lo spazio sia pieno di materia. Fa un’analogia con un esperimento sonoro (il n. 27): “though many of those gross Aerial… Particles… were drawn out… yet there remain’d so many of the like Corpuscles… they were” (240). Allo stesso modo, per trasmettere l’impulso luminoso potrebbe bastare una quantità di materia residua, con “store of vacuities intercepted” (240) tra le particelle. L’obiezione fondamentale è che l’Esaminatore pretende di provare non solo l’assenza di un grande vuoto (coacervate Vacuity), ma “absolutely that there is none” (241), una posizione assoluta che l’autore ritiene indimostrata.
5.2 La sospensione del mercurio e il ruolo dell’aria
Un altro punto cruciale del dibattito riguarda la causa della sospensione della colonna di mercurio nel tubo. L’autore critica l’ipotesi dell’Esaminatore, che attribuisce la sospensione a una forza interna al tubo. Pur dichiarando di non voler prendere una posizione definitiva sulla controversia (“we declin’d determining whether there be a Vacuum or no” (243)), l’autore mira a mostrare che la dottrina avversaria è “precarious” (244), cioè infondata.
L’autore considera anche l’ipotesi cartesiana, che spiegherebbe il riempimento dello spazio con la “materia ccelestis” (secondo e primo elemento). Tuttàvia, osserva che anche i cartesiani “must allow the pressure of the outward Air to be the cause of the suspension of the Quicksilver” (245), poiché la loro materia sottile, permeabile in ogni punto del vetro, non potrebbe da sola opporsi al peso del mercurio.
5.3 Confutazione dell’argomento della “non gravitazione”
L’autore esamina poi il terzo argomento dell’Esaminatore: il mercurio sospeso “does not gravitate” (247), come si verificherebbe applicando un dito all’orifizio inferiore del tubo senza sentire una spinta distintiva. L’autore replica descrivendo minuziosamente la procedura corretta per l’esperimento, notando una circostanza che l’avversario aveva omesso: “which circumstance must not be neglected, though our Author have omitted it” (249).
Spiega quindi il risultato (l’assenza di una pressione percepibile separatamente dal mercurio) con la propria ipotesi dell’equilibrio tra la colonna di mercurio e la pressione atmosferica esterna: “the Mercurial Cylinder and the Air counterpoising one another, the Finger sustains not any sensibly-differing pressure” (250). Prevede inoltre che, se la colonna di mercurio fosse più lunga del normale, l’equilibrio si romperebbe e il dito percepirebbe la pressione del surplus: “then the Finger would feel some pressure from that surplusage of Quicksilver, which the Air does not assist the Finger to sustain” (251). Questa previsione basata sull’ipotesi della pressione atmosferica rafforza la sua confutazione.
6 Risposta alle obiezioni contro l’ipotesi del “Funiculus” e spiegazione alternativa dei fenomeni
Il testo rappresenta una replica scientifica a obiezioni sollevate contro una teoria alternativa (l’ipotesi del Funiculus o funicolo) riguardante il comportamento del mercurio nei tubi, in particolare in relazione al vuoto e alla pressione atmosferica. L’autore difende la propria ipotesi, che attribuisce il sostegno del mercurio alla pressione dell’aria esterna, confutando le critiche e fornendo spiegazioni meccaniche alternative per i fenomeni osservati.
6.1 Confutazione delle obiezioni all’ipotesi della pressione atmosferica
L’autore affronta un’obiezione secondo cui, se il mercurio in un tubo è sostenuto solo dalla pressione dell’aria, rimuovendo il dito che ne tappa l’estremità inferiore, il mercurio dovrebbe fuoriuscire quando la colonna è di modesta altezza. Egli ribatte che questa obiezione è valida solo se si accetta la dottrina avversaria del Funiculus, che fa emulare al mercurio un corpo solido, mentre nella sua ipotesi ” the pressure of the external Air has not… any thing to do in this matter” (252) in quel contesto specifico.
Per controbattere un’altra obiezione intuitiva – che il dito dovrebbe sentire dolore essendo schiacciato tra la pressione della colonna di mercurio e quella atmosferica – l’autore argomenta che nei fluidi un corpo solido non percepisce tale pressione nello stesso modo in cui potremmo immaginare (253). A supporto, cita testimonianze empiriche: un famoso palombaro che non si sente compresso sul fondo del mare e l’esperimento del “learned Maignan”, il quale, immergendo la mano nel mercurio, ” his fingers were not sensible, either of any weight from the incumbent, or of any pressure from the ambient” (254). La ragione di questo fenomeno è considerata non necessaria da approfondire nella presente controversia (256).
6.2 Spiegazione delle vibrazioni del mercurio
L’autore risponde poi a un’ulteriore obiezione concernente le ” insignes librationes quibus argentum… agitatur” (257), ovvero le oscillazioni del mercurio dopo un improvviso assestamento. Fornisce due spiegazioni compatibili con la sua ipotesi.
La prima spiegazione è adatta per esperimenti in spazi chiusi (come un “Receiver”): il mercurio, discendendo, acquisisce un “impetus” aggiuntivo che lo fa scendere al di sotto della sua posizione di equilibrio, comprimendo l’aria sottostante. Quest’aria, per la sua elasticità (“by its own Spring”), si riespande con forza, spingendo il mercurio al di sopra della sua posizione, innescando così oscillazioni smorzate (258-259).
La seconda spiegazione, valida per l’aria libera, invoca un analogo meccanico: ciò che accade in una bilancia quando uno dei piatti, abbassatosi, oscilla più volte prima di raggiungere l’equilibrio (260). Per dimostrarlo, descrive un esperimento con un sifone di vetro (261-262). Dopo aver inclinato il tubo e fatto fluire il mercurio in una gamba, tappa con un dito l’orifizio dell’altra. Raddrizzando il tubo, il mercurio nella gamba tappata rimane più basso a causa dell’aria intrappolata. Rimuovendo improvvisamente il dato, ” the preponderant Quicksilver… would… make divers undulations before that liquor did in both legs come to rest in an equilibrium” (262). La ragione di queste oscillazioni è deducibile dai principi esposti e, sottolinea l’autore, in questo caso ” there is no pretence to be made of a Funiculus of violently distended Air” (263), escludendo quindi la necessità dell’ipotesi avversaria.
6.3 Transizione verso ulteriori difficoltà dell’ipotesi rivale
Il testo si conclude con una transizione al capitolo successivo, annunciando che, sebbene l’Esaminatore non abbia sufficientemente provato la sua ipotesi del Funiculus, si procederà ora a esaminare ” some of those many things that to our apprehension render it very improbable” (267). Viene menzionato un punto specifico: il fatto che l’autore avversario riconosca che vari liquidi discendono in tubi sigillati se il loro cilindro supera il peso di un cilindro di mercurio di 29 pollici (268), un dato che probabilmente sarà usato per evidenziare un’incoerenza.
7 Esame critico del concetto di “Funiculus” e delle sue incongruenze fisiche
Il testo costituisce una critica metodologica e concettuale a una teoria fisica proposta da un avversario (denominato “our Author” o “Adversary”), incentrata sull’esistenza e sul comportamento di un “Funiculus”. Questo resoconto è una testimonianza del dibattito scientifico seicentesco sulle cause della pressione atmosferica e della coesione, mostrando l’applicazione del ragionamento sperimentale e meccanicistico per confutare ipotesi rivali.
7.1 Critica alla natura e alle proprietà del Funiculus
L’autore contesta radicalmente la plausibilità del “Funiculus”, una sostanza ipotetica priva di pori e dotata di elasticità. Sostiene che, ammessa la visione cartesiana della materia sottile, un tale corpo “will be destitute of Springiness” (309). Inoltre, ne critica il meccanismo di contrazione: a differenza di corde o budella, che aumentano in spessore quando si accorciano, il Funiculus “contracts it self as to length, without increasing its thickness” (311), un comportamento giudicato innaturale e inspiegabile.
7.2 Rifiuto delle cause finali e difficoltà sui meccanismi efficienti
L’autore esplicita il suo approccio meccanicistico, rifiutando spiegazioni in termini di cause finali per corpi inanimati: “I am not very forward to allow acting for ends to Bodies inanimate” (313). Cerca invece cause efficienti, ma trova incomprensibile come l’aria, quando rarefatta e con una forza diretta verso l’esterno (come in polvere da sparo o termoscopi), possa acquisire “so prodigious a force of moving contiguous Bodies inwards” (314-315). Analogamente, trova improbabile che un filamento di marmo lucidato “does so strongly aspire to turn into Marble again” (316).
Una critica specifica riguarda la mancanza di una spiegazione chiara su come “the access of the outward Air does so much and so suddenly relax the tension of his Funiculus” (317), dato che si tratterebbe di un corpo privo di pori.
7.3 Contraddizioni evidenziate dagli esperimenti
L’argomentazione si rafforza con il ricorso a evidenze sperimentali, che rivelano gravi incongruenze nel modello avversario: 1. Un pendolo e il bilanciere di un orologio si muovono liberamente in un recipiente evacuato (319-321). Sarebbe “hard to conceive” che ciò accadesse se dovessero rompere “innumerable exceedingly-stretched strings” che riempiono lo spazio. 2. Se queste corde si rompessero, ci si aspetterebbe che le parti si ritirino, mentre nel modello criticato si riuniscono istantaneamente: “immediately redintegrate themselves” (322-323). Questo comportamento è contrapposto a quello osservato nell’esperimento di Torricelli, dove il Funiculus “does so strangely contract it self, that it quite vanishes” (323), permettendo al mercurio di salire.
7.4 Conclusione e transizione
L’autore ritiene di aver sollevato “enough” difficoltà per confutare la teoria e dichiara opportuno procedere oltre: “we think it now more seasonable to proceed to the remaining part of our Discourse” (324). Il testo si chiude annunciando l’argomento del capitolo successivo: “The Aristotelean Rarefaction (proposed by the Adversary) examined” (325-327), indicando che la critica si inserisce in una più ampia confutazione di concezioni fisiche tradizionali.
8 Analisi critica della concezione di rarefazione nel dibattito filosofico-naturalistico secentesco
Il testo costituisce un estratto di un dibattito scientifico-filosofico del XVII secolo, incentrato sul problema fisico e metafisico della rarefazione dei corpi, in particolare dell’aria. L’autore si confronta criticamente con le tesi di un avversario (“our Adversary” o “Examiner”) che sostiene una rarefazione reale e rigorosa, senza vuoti e senza aggiunta di nuova materia.
Critica radicale al modello di rarefazione senza vuoto Il nucleo dell’argomentazione è una critica serrata alla possibilità logica e concettuale della rarefazione come semplice distensione della materia. L’autore parte da un esperimento mentale sull’aria: se una porzione d’aria può riempire uno spazio “two thousand times as big” (338) di quello originale, allora, per coerenza, la stessa materia potrebbe espandersi all’infinito. Egli estende l’assurdo al mondo intero: “why may not the World be made I know not how many thousand times bigger than it is, without either admitting any thing of Vacuity betwixt its parts, or being increased with the addition of one Atome of new matter?” (339). Questo passaggio evidenzia la difficoltà di concepire un aumento di volume senza un corrispondente aumento di materia o l’introduzione di vuoti.
L’ipotesi teologica come alternativa più intelligibile Di fronte a questa aporia concettuale, l’autore arriva a contemplare un’ipotesi teologica come più plausibile di quella fisica del suo avversario. Per lui, è più comprensibile pensare che Dio crei nuova materia per riempire la cavità di un recipiente esaurito, piuttosto che credere che “the selfsame Air should adequately fill two thousand spaces” (340). Questo ragionamento si appoggia alla credenza, diffusa tra filosofi naturali, che Dio possa creare sostanze “on certain emergent occasions” (341). Tuttavia, l’autore riconosce che molti di questi stessi pensatori rifiuterebbero l’idea di un aumento di dimensioni reali senza vuoto o nuova materia, se non per un intervento divino diretto (342).
Esame insoddisfacente delle teorie dell’avversario L’autore ha studiato i capitoli dedicati dal suo avversario alla rarefazione, ma ne è rimasto del tutto insoddisfatto. Afferma che le difficoltà concettuali permangono inalterate: “I found the Difficulties remained such still” (345). Pur riconoscendo la modestia e la complessità del tentativo avversario, di cui ammette la possibile oscurità di alcune espressioni (347), giudica il suo sforzo come votato al fallimento, poiché tenta di rendere chiari concetti che forse non sono affatto intelligibili (346).
Struttura della confutazione avversaria e possibili repliche L’autore sintetizza la strategia dell’avversario in due punti: 1) la rarefazione non può essere spiegata né con i vuoti né con la sottintrusione di una sostanza eterea; 2) esistono due modi per spiegare la rarefazione rigorosa che egli sostiene (348). Sebbene giudichi alcune obiezioni dell’avversario contro le spiegazioni epicuree (vuoto) e cartesiane (sostanza sottile) più plausibili del solito, le ritiene comunque confutabili (349). Inoltre, riferisce di un terzo “ingenuous Man” che avrebbe già elaborato ipotesi per difendere sia la posizione dei vacuisti che quella dei cartesiani, mettendo anche in discussione l’esempio chiave della Rota Aristotelica portato dall’avversario (350). Questo riferimento suggerisce che la confutazione dell’autore si baserà anche su teorie alternative già pronte.
9 Analisi preliminare del dibattito sulla rarefazione aristotelica
Il testo costituisce una critica dettagliata e puntuale a una spiegazione della rarefazione (l’aumento di volume di un corpo) proposta da un autore non nominato, ma chiaramente di scuola aristotelica. L’obiettivo del critico è dimostrare l’inconsistenza e l’inintelligibilità delle ipotesi avanzate.
9.1 Contesto e significato della disputa
Il brano si colloca storicamente nel vivo del dibattito scientifico del XVII secolo sulla natura della materia e sui meccanismi fisici fondamentali. La discussione sulla rarefazione e condensazione non è un tecnicismo minore, ma tocca il cuore della filosofia naturale, opponendo visioni meccaniciste e corpuscolari alla fisica qualitativa di matrice scolastica. Il critico agisce da testimone e parte attiva in questa transizione epistemologica, rigettando spiegazioni oscure in nome della chiarezza e della razionalità.
9.2 Le due ipotesi aristoteliche e le loro critiche
L’autore bersaglio propone due modi per spiegare la rarefazione secondo Aristotele, entrambi giudicati insoddisfacenti dal critico.
Ipotesi delle parti infinitamente divisibili: L’autore avversario tenterebbe di spiegare come ogni parte di un corpo si espanda. Tuttavia, il critico obietta che qualsiasi parte, per quanto piccola, deve occupare uno spazio commensurato. Se un corpo raddoppia di volume, ogni sua parte deve a sua volta occupare il doppio dello spazio, il che implica che “each part be likewise extended to double its former dimensions, and fill both the place it took up before , and another equal to it , and so two places” (359). L’autore stesso ammetterebbe le difficoltà di questa visione, fornendo una risposta così oscura che il critico confessa: “I confess I do not understand it” (357).
Ipotesi delle parti indivisibili (atomistica): Questa seconda via, che sembra essere quella preferita dall’avversario negli ultimi capitoli del suo libro, postula corpuscoli indivisibili che si “estendono virtualmente”. Il critico attacca frontalmente questo concetto chiave.
9.3 Il concetto cardine di “estensione virtuale” e il suo rigetto
L’“extensio virtualis” è il pilastro della seconda ipotesi. Per spiegare come un corpuscolo indivisibile possa occupare più spazio, si sostiene che esso sia “really indivisible and virtually extended” (360). Tuttavia, per il critico questo è un concetto inintelligibile che maschera l’inadeguatezza della teoria. * Egli contesta l’appello all’autorità di Tommaso d’Aquino e Suarez a suo sostegno, notando che molti altri filosofi naturali lo negano e che, in ogni caso, “I dispute not what this or that man thought , but what ’tis rational to think” (361-362). * Sottolinea una potenziale contraddizione interna nell’avversario, il quale in un altro punto del suo libro (pag. 160) avrebbe affermato che tale estensione virtuale “concedenda non est, utpote soli rei spirituali propria” (364), cioè non concedibile se non a una sostanza spirituale. * La critica si fa serrata sul piano logico: se un corpuscolo indivisibile occupa uno spazio maggiore, deve necessariamente essere “in duplici loco adequate” (369), cioè in due luoghi distinti nello stesso momento, il che è paradossale. Chiede quindi chiarimenti: “I demand… what this extensio virtualis is, and how it will remove the Difficulties” (370).
9.4 Giudizio complessivo e stile argomentativo
Il critico conclude che l’autore aristotelico, pur avendo promesso di risolvere le obiezioni più improbabili, ha fallito nel suo intento. Al posto di un’ipotesi probabile, ha ”substituted a Doctrine which himself dares not pretend capable of being well freed from the difficulties with which it may be charged” (367). L’autore stesso ammetterebbe la debolezza della sua posizione preferita, descrivendola con una frase che il critico cita come prova della sua insicurezza: “Præstat communi & receptæ hæctenus in Scholis sententiæ in sisfere, … tamen aperte non succumbit” (366), ovvero è meglio attenersi all’opinione scolastica, che pur non risolvendo le difficoltà, almeno non vi soccombe apertamente.
Lo stile del critico è polemico ma metodico. Egli non si limita a respingere le idee avversarie, ma le smonta pezzo per pezzo, utilizzando le stesse parole dell’autore (come la citazione in latino a pag. 160) per evidenziare ambiguità o contraddizioni. Il suo standard è la chiarezza e l’intelligibilità (“I love to speak intelligibly , and not to admit what I cannot understand” (370)), che contrappone all’oscurità della dottrina esaminata, definita “of so obscure a nature that it can scarce be either proposed or examined in few words” (365).
10 Analisi di un estratto sulla disputa del vuoto e della rarefazione nel XVII secolo
L’estratto si colloca nel contesto delle dispute scientifiche del XVII secolo riguardanti l’esistenza del vuoto e la natura della rarefazione, in particolare in risposta agli esperimenti di Torricelli. Il testo ha valore di testimonianza diretta di un dibattito epistemologico tra una spiegazione meccanicistica e una che ricorre a concetti scolastici o a interventi soprannaturali.
10.1 Contesto e oggetto della disputa
L’autore si oppone a un avversario (forse un sostenitore dell’horror vacui) che nega l’esistenza del vuoto. Un argomento chiave dell’avversario è che “the attraction of the Finger cannot be perform’d but by some real Body” (385), utilizzando l’esperimento torricelliano per sostenere che ogni spazio deve essere occupato da una sostanza corporea. L’autore critica inoltre la nozione di ”virtual extension” (386), considerandola un’evasione insoddisfacente per spiegare come un atomo possa occupare uno spazio molto più grande.
10.2 Gli argomenti dell’avversario e la confutazione
L’avversario avanza due argomenti principali: 1. Che “they commonly teach in the Schools, that at least divinitus (as he speaks) such a thing as is pleaded for may be done” (388), ossia che la rarefazione estrema è almeno divinamente possibile e quindi non ripugnante alla natura di un corpo. 2. Un argomento basato sull’attrazione nel vuoto, come menzionato sopra.
La confutazione dell’autore si concentra sul primo argomento, operando una distinzione fondamentale tra potenza divina e agenzie naturali. Pur dichiarando di venerare l’onnipotenza divina, l’autore precisa: “our Controversie is not what God can do, but about what can be done by Natural Agents, not elevated above the sphere of Nature” (389). Sottolinea che in alcune scuole si insegna invece che una tale rarefazione è “contrary to the nature of the thing” (389) e quindi al di fuori della stessa potenza divina, essendo una contraddizione logica. A supporto, cita ironicamente l’avversario stesso, il quale affermerebbe che “ne divinitus quidem possint eius partes simul existere” (389) riguardo a un essere essenzialmente successivo.
10.3 Il criterio di superiorità di un’ipotesi scientifica
L’autore rivendica la superiorità della propria ipotesi perché spiega i fenomeni “by the ordinary course of Nature” (392), mentre quella avversaria richiederebbe di ricorrere ai miracoli (“recourse must be had to miracles” (392)). Questo passaggio è peculiare in quanto evidenzia un criterio metodologico emergente: la preferenza per spiegazioni naturalistiche e meccanicistiche, senza invocare interventi straordinari, come base per il giudizio dei “true Philosophers” (390) o degli “unbias’d Naturalists” (386).
10.4 Ambiguità e dati testuali
Il testo presenta alcune ambiguità legate allo stato frammentario dell’estratto: non è esplicitamente chiarito quale sia l’ipotesi positiva dell’autore (se sia atomista o sostenitore del vuoto), sebbene il contesto suggerisca una difesa della possibilità del vuoto. Inoltre, i riferimenti a pagine (381, 382) e la citazione in latino (389) indicano che si tratta di un estratto da un’opera più ampia, forse una risposta o un saggio polemico. La frase “the whole not only our Author teaches” (381) sembra incompleta o mal costruita.
11 Analisi di un esperimento pneumatico e della controversia sulle ipotesi di pressione atmosferica
Il testo critica l’ipotesi di un avversario scientifico, chiamato “l’Esaminatore”, riguardo alla natura dell’aria e alla spiegazione di fenomeni come la rarefazione e la condensazione, focalizzandosi in particolare sull’esperimento di Magdeburgo e su quello torricelliano.
11.1 Critica al meccanismo di condensazione dell’Esaminatore
Il nucleo della confutazione si basa sull’Esperimento di Magdeburgo. Secondo il resoconto dell’Esaminatore, un globo inizialmente pieno di una sostanza estremamente sottile viene riempito d’acqua. L’autore evidenzia una contraddizione insormontabile: se prima dell’ammissione dell’acqua c’erano “duemila mezzi pollici di una sostanza… un vero e proprio Corpo”, dopo ne rimangono “non più di un mezzo pollice di corpo” (405). Ciò solleva la questione di che fine faccia la materia scomparsa. L’autore esclude che essa attraversi l’acqua o i pori del vetro, e giudica assurde sia l’annichilazione che l’ipotesi che “mille e tante centinaia di parti di Materia” si ritirino nello spazio del mezzo pollice d’aria rimasto, poiché quello spazio era già “supposto perfettamente pieno di corpo prima” (407). La conclusione è che l’ipotesi avversaria implichi necessariamente la penetrazione delle dimensioni, ovvero che più corpi occupino uno spazio adeguato a uno solo, cosa ritenuta impossibile in natura (408).
Questa critica è considerata talmente decisiva che l’autore afferma: “questo solo mi impedirebbe di ammettere l’Ipotesi dell’Esaminatore” (410). Tuttavia, si dichiara aperto a una spiegazione chiara del meccanismo di rarefazione e condensazione proposto, pur sottolineando che una tale chiarificazione non renderebbe l’ipotesi avversaria “né necessaria, né tanto sufficiente” rispetto alla propria, ma risponderebbe solo ad alcune obiezioni sulla sua intelligibilità (411-412).
11.2 L’Experimentum Crucis: l’esperimento di Pascal
La seconda parte del testo introduce un argomento sperimentale chiave a sostegno della propria ipotesi e contro quella dell’avversario. Si tratta dell’osservazione di Blaise Pascal, condotta salendo su un’alta montagna (di “cinquecento tese o tremila piedi”) con un barometro a mercurio (420). I risultati mostrano che “il più in alto è il luogo in cui l’osservazione è fatta, più in basso cade il Quicksilver” (421).
L’autore spiega il fenomeno con la propria ipotesi: avvicinandosi alla cima dell’atmosfera, “il cilindro d’Aria sovrastante il Mercurio stagnante è più corto e leggero” e quindi controbilancia un minore peso di mercurio (421). Questo, secondo l’autore, costituisce un esperimento cruciale (Experimentum Crucis) che decide la controversia. Nell’ipotesi dell’Esaminatore, che attribuisce la risalita del mercurio a una “trazione” verso l’alto esercitata dall’aria esterna che si rarefà, non ci sarebbe motivo per cui l’altezza del mercurio dovrebbe variare con l’altitudine, poiché in cima alla montagna non vi è alcuna “dilatazione forzata” dell’aria che possa causare tale trazione (422). La variazione misurata è quindi compatibile solo con l’ipotesi di una pressione (pulsione) dall’esterno che diminuisce con il diminuire della colonna d’aria sovrastante.
12 Resoconto di Lettura: Esperimenti sulla Pressione Atmosferica e il Peso dell’Aria
Il testo descrive una serie di esperimenti condotti per dimostrare che l’atmosfera esercita una pressione che diminuisce con l’altitudine. Gli autori replicano e discutendo prove a sostegno della “nostra Dottrina” o “Ipotesi”, contrapponendosi a spiegazioni alternative proposte da un “Esaminatore” critico.
12.1 Esperimenti Condotti e Risultati Chiave
L’indagine si basa su osservazioni pratiche. Un primo esperimento in una chiesa, utilizzando un tubo d’acqua, mostra che l’aria esterna può deprimere la colonna d’acqua fino a farla risalire successivamente: “l’aria esterna la depressé così a fondo, che mentre guardavo, si infranse sotto il fondo del Tubo, e ascese attraverso l’Acqua in bolle; dopo di che il Vetro essendo stato tirato su di nuovo, il mio Corrispondente affermò, che l’Acqua era molto manifestamente ri-ascesa” (451). Un’altra prova, condotta scendendo dalle coperture di piombo della chiesa (alte 75 piedi) con un recipiente, indica una correlazione tra altezza e pressione: “percepimmo l’acqua essersi già abbassata di circa la lunghezza di un Chicco d’Orzo” (455). L’obiettivo dichiarato è dimostrare che “l’Atmosfera gravita di più… vicino alla superficie della Terra, che nelle parti più elevate dell’Aria” (453).
12.2 Confutazione delle Obiezioni e Esperimenti Decisivi
Il testo dedica ampio spazio a confutare le obiezioni di chi attribuisce i risultati a cause diverse dal peso dell’aria, come la temperatura. Si sostiene che il freddo contrarrrebbe l’aria nel tubo, facendo salire il mercurio, non scendere (462), e che le fluttuazioni termiche non spiegano la costanza del fenomeno: “è molto strano, che in tutte le Osservazioni fatte, in Paesi diversi e in tempi differenti, dovesse sempre accadere che il Cilindro Mercuriale fosse più corto vicino alla cima dell’Atmosfera che più lontano da essa” (465).
Due esperimenti sono presentati come prove particolarmente cogenti. Il primo, attribuito a Pascal, coinvolge un pallone da calcio debolmente gonfiato che si rigonfia salendo su un’alta montagna, per poi sgonfiarsi ridiscendendo (457-458). Questo esclude spiegazioni basate su forze “preternaturali” proposte per l’esperimento di Torricelli (459). Il secondo, condotto dal “Medico Industrioso” su una collina, utilizza un barometro ad acqua (un “Weather-glass”) lungo due piedi. L’acqua nel tubo scende di un pollice e un quarto in cima alla collina rispetto al fondo (471-472). Questo prova l’Elasticità dell’Aria (o, più precisamente, la differenza di pressione), poiché l’aria interna, compressa in fondo alla collina, si espande quando la pressione esterna diminuisce in alto (472).
12.3 Terminologia Tecnica e Questioni Interpretative
Il testo opera con concetti chiave come il ”Cilindro Atmosferico” (460, 476), la cui altezza e peso determinano la pressione, e distingue tra la gravità (peso) e l’elasticità (o “Spring”) (468) dell’aria. Emerge una sottile ambiguità terminologica: mentre l’esperimento della collina è inizialmente presentato come prova dell’elasticità (472), una nota suggerisce che “l’Aria della Montagna lì sembra aver agito piuttosto per il suo Peso che per Elasticità” (475). La spiegazione finale unifica i due aspetti: la pressione in cima è minore perché la gravità del cilindro atmosferico è diminuita essendo più corto e contenendo aria meno compressa (476).
Un punto peculiare è la discussione sul perché l’acqua, in un barometro ad aria inclusa, scenda molto più del mercurio in un tubo torricelliano svuotato d’aria. La spiegazione risiede proprio nella presenza dell’aria interna, la cui pressione, quasi uguale a quella atmosferica in basso, risulta molto maggiore di quella atmosferica in alto, causando una maggiore espansione (474, 476).
12.4 Conclusione dell’Autore e Delimitazione della Disputa
L’autore conclude affermando di aver **confutato sufficientemente il “Funiculus” (un concetto meccanico invocato dall’avversario) e di aver chiarito i principi per spiegare correttamente gli esperimenti (480). Pur avendo discusso solo uno dei nove esperimenti citati dal critico, lascia gli altri alla valutazione di terzi, ritenendo di aver colpito il principio fondamentale della controversia (478-480).
13 Resoconto di lettura: Esperimenti sulla forza elastica dell’aria di Robert Boyle
Il testo costituisce una testimonianza storica diretta del metodo sperimentale nella scienza del Seicento, mostrando la confutazione di ipotesi rivali attraverso prove quantitative. L’autore, identificabile come Robert Boyle, si propone di dimostrare che la “forza elastica” (o Spring) dell’aria è più che sufficiente a spiegare i fenomeni osservati nell’esperimento di Torricelli.
13.1 Contesto e obiettivo polemico
L’autore introduce l’esperimento contestando esplicitamente la tesi di un “avversario”. Questo sostenitore, pur ammettendo che l’aria possieda un certo peso ed elasticità, la ritiene insufficiente “to perform such great matters as the counterpoising of a Mercurial Cylinder of Inches” (484). L’obiettivo dichiarato è quindi dimostrare, tramite esperimenti appositamente condotti, che ” the Spring of the Air is capable of doing far more” (485) di quanto necessario per spiegare quel fenomeno.
13.2 Descrizione dell’apparato sperimentale e procedura
Viene descritto in dettaglio un apparato a tubo di vetro a forma di “Siphon” (sifone). Un braccio più corto, ermeticamente chiuso, contiene una quantità d’aria alla pressione atmosferica iniziale. Entrambi i bracci sono dotati di strisce di carta ” divided into Inches, (each of which was subdivided into eight parts)” (486). Dopo aver riempito la curva con mercurio, si procede a versare mercurio nel braccio lungo. La colonna di mercurio, premendo sull’aria intrappolata nel braccio corto, la comprime. L’osservazione cruciale è che quando il volume d’aria ” was by condensation reduced to take up but half the space it possess’d before” (487), la differenza di altezza del mercurio tra i due bracci è di ” 29. Inches” (487-488).
13.3 Interpretazione dei risultati e conferma dell’ipotesi
L’autore collega questo risultato all’esperimento di Torricelli, stabilendo una relazione quantitativa tra densità (o compressione) e forza elastica. La chiave del ragionamento è questa: l’aria atmosferica, alla sua densità normale, controbilancia una colonna di mercurio di 29 pollici. Nell’esperimento, l’aria compressa a metà del volume iniziale (e quindi con densità raddoppiata) mostra una forza elastica tale da sostenere non solo quei 29 pollici di mercurio aggiuntivi nel braccio lungo, ma anche il peso dell’intera atmosfera che grava su di essi. Ne deduce che ” the fame Air being brought to a degree of density about twice as great as that it had before , obtains a Spring twice as strong as formerly” (491). Questo ” agrees rarely-well with the Hypothesis” (490) che lega direttamente pressione e volume.
13.4 Difficoltà tecniche e sviluppo di un esperimento più accurato
Un primo tentativo fu interrotto dalla rottura del tubo (493). L’autore sottolinea la difficoltà pratica di tali esperimenti, sia per ” procuring crooked Tubes fit for the purpose” sia per la precisione nelle misurazioni (494). Descrive quindi il perfezionamento dell’apparato, utilizzando un tubo di forma specifica e liste di carta graduate più lunghe, che permisero di raccogliere dati sistematici a diversi gradi di compressione. I risultati sono presentati in una tabella, di cui vengono mostrate le prime righe (495-499), indicando la correlazione tra la riduzione della lunghezza della colonna d’aria (da 12 a 6 pollici) e l’aumento dell’altezza del mercurio nel braccio lungo (da 0 a circa 38 pollici).
13.5 Elementi peculiari e concetti chiave
- Concetto fisico centrale: La Spring of the Air (forza elastica dell’aria) è trattata come una proprietà quantificabile, analoga alla forza di una molla meccanica: ” as other Springs are stronger when bent by greater weights” (489).
- Relazione quantitativa: Viene stabilita una relazione di proporzionalità diretta tra il grado di condensazione (densità) e la forza della molla (pressione), anticipando la legge che porterà il nome dell’autore.
- Metodologia: Il testo è un esempio precoce di pubblicazione scientifica dettagliata, che include la motivazione polemica, la descrizione minuziosa dell’apparato, la procedura, le difficoltà incontrate e i dati grezzi. L’uso di divisioni in pollici e ottavi e la presentazione tabellare dei dati sono elementi salienti.
- Terminologia specifica: Ricorrono termini tecnici dell’epoca come Hermetically sealed (chiuso ermeticamente), Quicksilver (mercurio), laxity (grado di rarefazione), condensation (compressione) e Torricellian Experiment.
- Tono personale: Il resoconto conserva un tono vivido e personale, con espressioni come ” we observed , not without delight and satisfaction” (487) e la menzione delle difficoltà pratiche, offrendo uno sguardo sulla pratica sperimentale del tempo.
14 Resoconto di lettura: Strumentazione e ipotesi in un esperimento sulla compressione dell’aria
Il testo, in lingua inglese, descrive gli elementi costitutivi di un apparato sperimentale e i dati registrati durante un esperimento sulla compressione di una “parcella d’aria” (565). L’attenzione è posta sulla relazione tra volume e pressione, con un chiaro riferimento al confronto tra dati osservati e un modello teorico preesistente.
Descrizione dell’apparato sperimentale e delle misure L’esperimento utilizza un tubo (T ube) contenente una quantità fissa d’aria e mercurio per modulare la pressione. Una misura fondamentale è il “numero di spazi uguali in cima al Tubo, che contenevano la stessa parcella d’Aria” (565), che rappresenta una misura del volume. La pressione agente sull’aria inclusa è determinata dalla colonna di mercurio, definita come “l’altezza del Cilindro Mercuriale, che insieme alla Forza dell’Aria inclusa controbilanciava la pressione dell’Atmosfera” (567). Il testo opera una distinzione netta tra la pressione atmosferica totale (C, 568) e la porzione di essa sopportata dall’aria compressa, calcolata come “il Complemento di B a C, che mostra la pressione sostenuta dall’Aria inclusa” (570).
Confronto tra osservazione e ipotesi teorica La struttura della tabella o del registro indica che l’esperimento è stato condotto per validare una legge teorica. Accanto al dato osservato della pressione (D, 569), viene sistematicamente registrato un valore calcolato: “Ciò che quella pressione dovrebbe essere secondo l’Ipotesi” (572, E). Questo confronto diretto tra la colonna D (pressione misurata) e la colonna E (pressione attesa) costituisce il nucleo della verifica sperimentale.
Peculiarità testuali e aspetti critici Il frammento presenta diverse righe (560-564, 566) composte da caratteri alfanumerici, simboli e punteggiatura apparentemente non strutturati (es. “4 2 H 2 4s S) ^ S 44; 34 3 s !”, 562). Queste sequenze, prive di contesto immediato, potrebbero rappresentare annotazioni grezze, abbreviazioni, o riferimenti a parti dello strumento non altrimenti spiegate nel brano fornito, costituendo un’ambiguità per il lettore. La loro presenza interrompe la descrizione metodologica chiara delle altre frasi.
15 Difesa di un approccio fisico-meccanico: obiezioni risposte e metodo di confutazione
Il testo presenta la terza e ultima parte di una difesa di un trattato fisico-meccanico contro le critiche di un esaminatore. L’Autore ritiene che questa sezione, nonostante riguardi direttamente le sue spiegazioni sperimentali, possa essere la più agevole. Ciò è dovuto a tre ragioni principali: l’esaminatore non contesta la correttezza dei fatti sperimentali riportati, come testimoniato dal fatto che “in some places speaks of them as an Eye-witness” (595); egli omette di commentare numerosi esperimenti e relative spiegazioni; e, per molti di quelli che discute, non cerca di dimostrare che le spiegazioni dell’Autore siano logicamente fallaci, ma solo che “the Phenomena may be explain’d either better or as well by his Hypothesis” (595), la cui presunta verità ritiene di aver già dimostrato altrove.
Di conseguenza, l’Autore dichiara che, dopo aver difeso la propria ipotesi nelle parti precedenti, non sarà necessario esaminare nel dettaglio ogni singola asserzione dell’esaminatore. Questo approccio mira a evitare “a great deal of unnecessary repetition” (598). Viene quindi annunciato che non ci si soffermerà neppure sulle prime due corollari presentate dall’esaminatore riguardo alla metodologia sperimentale.
Il testo si apre con una conclusione significativa tratta dalla sezione precedente, che fornisce il contesto logico per questa parte della difesa. Si afferma che l’ipotesi alternativa dell’esaminatore è “scarce, if at all, intelligible” e soprattutto “unnecessary” (589), poiché l’ipotesi dell’Autore è provata essere “sufficient” e “very intelligible” (589). Si contrappone così un approccio comprensibile e dimostrato a una dottrina che postula processi di rarefazione e condensazione ritenuti incomprensibili da molti naturalisti, invitando il lettore a preferire la prima.
16 Analisi di una difesa sperimentale sulla natura dell’aria e del vuoto
Il testo costituisce una replica scientifica del XVII secolo, mirata a confutare le obiezioni sollevate da un critico (definito “Adversary” o “Examiner”) contro una serie di esperimenti condotti dall’autore o dal gruppo che rappresenta. La discussione verte sulla corretta interpretazione di fenomeni legati alla pompa pneumatica e alla natura della pressione atmosferica, in un contesto di dibattito tra sostenitori dell’horror vacui e sostenitori del vuoto (“Vacuists”).
16.1 Contesto e natura della disputa
L’autore risponde punto per punto alle critiche mosse contro i suoi esperimenti, descritti in un’opera precedente. Il tono è polemico e difensivo, volto a ribadire la validità della propria ipotesi sperimentale. Il critico, citato in latino, sembra opporre una teoria meccanica alternativa che spiega i fenomeni osservati senza invocare la pressione dell’aria esterna, ma piuttosto il comportamento di “superfici” interne all’aria stessa durante la rarefazione. L’autore giudica questa spiegazione inconsistente.
16.2 Argomenti chiave e confutazioni
La difesa si concentra su tre esperimenti specifici (il primo, il secondo e il terzo), accomunati dalla medesima obiezione fondamentale del critico.
- Critica comune ai primi due esperimenti: L’avversario sostiene che il movimento del pistone (“Sucker”) non è causato dalla spinta dell’aria esterna, ma da una sorta di trazione interna. Citando il testo critico: “Hoc esse discrimen manifestum inter pressionem & suSionem, quod suftio ejjiciat hujusmodi ad~ hejtonem, prejjio autem minime” (602, 605). L’autore respinge questa distinzione tra “pressione” e “suSion” (risucchio) come un’affermazione non dimostrata (“to fay so is but to affirm, not to prove”) (605).
- Fenomeno chiave mal interpretato: L’autore identifica nel mancato riconoscimento del ruolo della pressione atmosferica l’errore di fondo che permea gran parte del libro del critico. Il caso esemplare è la sensazione provata mettendo un dito sull’orifizio della valvola: il critico la interpreta come prova di una trazione interna, mentre l’autore l’aveva già spiegata con la propria ipotesi (sulla pressione dell’aria) e non ritiene necessario ripetersi (603, 604).
- Confutazione della spiegazione alternativa: Per il terzo esperimento, l’autore analizza la spiegazione sostitutiva offerta dal critico, che coinvolge la discesa e l’estensione di “superfici” dell’aria all’interno del cilindro (611). L’autore la giudica inefficace per due motivi: in primo luogo, non invalida l’inferenza che egli stesso aveva tratto contro i sostenitori del vuoto; in secondo luogo, questa spiegazione “sopposcs the truth of his disproved Hypothesis” e risulta o insoddisfacente anche secondo i suoi stessi presupposti, o in contraddizione con altre affermazioni fatte dallo stesso critico poco prima (612).
16.3 Dati e concetti tecnici rilevanti
- Principio fisico affermato: Viene ribadito un corollario fondamentale: “the more the Air is rarefied, the more forcibly it is able to contract it self” (600). Questo concetto è centrale per la teoria che spiega la forza con cui l’aria, una volta rarefatta, tende a ricompattarsi.
- Meccanica sperimentale: Si fa riferimento a componenti precisi della pompa pneumatica: il ”Sucker” (pistone o stantuffo), il ”Cylinder” (cilindro), la ”Valve” (valvola) e l’”Embolus” (altro termine per lo stantuffo). La progressione dell’esperimento è chiara: “the more the Sucker is depress’d, the more the Cylinder is exhausted of Air” (613).
- Contesto dottrinale: Il testo si colloca esplicitamente nel dibattito tra la propria ”Hypothesis” (che implica la pressione dell’aria) e le teorie degli ”learned Vacuists” (sostenitori del vuoto) e del critico, che propone una diversa spiegazione meccanica.
16.4 Ambiguità e critiche metodologiche
L’autore rimprovera al critico una mancanza di chiarezza e rigore. In particolare, riguardo alla critica al secondo esperimento, nota che il critico “ought to have more intelligibly exprest” il suo pensiero, limitandosi a un giudizio generico (“Nullatenus satisfacit”) che non costituisce una confutazione razionale (608, 609). L’autore sottolinea inoltre che i risultati del terzo esperimento, da lui rivisti, concordano pienamente con la sua ipotesi, anche se in disaccordo con l’Esaminatore (610).
17 Resoconto di lettura: Replica alle critiche sulle sperimentazioni pneumatologiche
L’estratto costituisce una risposta difensiva a obiezioni sollevate contro una serie di esperimenti fisico-meccanici, presumibilmente condotti con una pompa pneumatica (Receiver). L’autore replica a un critico (l’“Examiner” o “Author”) che aveva proposto spiegazioni alternative per i fenomeni osservati, basate sul concetto di un “Funiculus” e sulla contrazione dell’aria rarefatta. Il testo ha valore di testimonianza diretta di un dibattito scientifico del XVII secolo sulla natura dell’aria, della respirazione e del vuoto, mostrando le modalità di confutazione e la retorica della controversia tra scienziati.
17.1 Contesto della controversia e metodo
La discussione verte su esperimenti in cui animali piccolissimi (“Animalcula”) muoiono rapidamente in un recipiente sottovuoto. L’autore difende la propria ipotesi secondo cui la morte è causata ”dal difetto di Respirazione” (737), cioè dalla mancanza d’aria. Contesta la spiegazione dell’avversario, che attribuisce il fenomeno al recesso di uno “halitus” (un vapore o spirito vitale) estratto dall’aria rarefatta. L’autore sostiene che questa teoria non è né più chiara né migliore della sua, notando che il critico ”sembra parlare come se pensasse che questo halitus sia una parte peculiare dell’Animale in cui risiede la sua vita” (738), una concezione che sembra richiamare teorie vitaliste non meccanicistiche.
17.2 Confutazione delle obiezioni specifiche
Riguardo agli esperimenti 42 e 43, l’autore riporta che il critico tenta di spiegarli con la ”contrazione dell’aria rarefatta” che tenderebbe a sollevare l’acqua da un vialetto (742). Tuttavia, egli osserva che questo presunto effetto di distensione ”non è visibile” negli esperimenti con acqua fredda e privata d’aria (743). Considerando già confutata una simile obiezione in un esperimento precedente (il n. 20), l’autore dichiara di voler evitare ripetizioni noiose e affida al lettore il giudizio su ”quale delle due Spiegazioni, quella dell’Esaminatore o la nostra, sia da preferire” (743).
17.3 Posizione epistemologica e stile della replica
L’autore adotta un tono cauto e metodologico. Riguardo alla respirazione, ricorda di aver presentato le sue idee ”con dubbio” e di essere ancora ”restio a determinare risolutamente in una materia di tale difficoltà” (740). Pur dichiarandosi pronto a ”cambiare le [sue] opinioni con altre migliori” se dimostrate (746), sostiene che l’avversario non gli ha dato motivo di farlo. Le obiezioni sono state ”sufficientemente risposte” e l’ipotesi alternativa proposta è in parte ”precaria” e suppone cose che ”i più eminenti Ingegni della nostra Età… non possono ammettere né tanto meno comprendere” (747). Al contrario, il ”Peso e la Molla dell’Aria” (cioè la pressione e l’elasticità) non sono negati neppure dal critico e sono ”dimostrabili con Esperimenti che non sono controversi tra noi” (747).
17.4 Considerazioni finali e retorica della disputa
L’autore insiste di non aver usato ”nulla di Asperità” nella risposta, di non avere contese personali e di aver usato libertà di parola solo per cautelare i lettori meno esperti dallo stile ”risoluto” dell’avversario (745). Conclude difendendo la verità delle proprie posizioni, ma concedendo all’avversario di essere fallito ”più nella Scelta che nella Condotta della Controversia” (748). Un’ultima, severa nota critica riporta il giudizio di altri “eminent Virtuosi” sul tentativo dell’avversario e cita, in latino, Sant’Agostino: coloro che hanno una ”cattiva causa” disputano ”con molta più Sottigliezza che Ragione” (749).
18 Risposta all’autore del trattato De Corporum Inseparabilitate
Questo testo costituisce la chiusura di una replica scientifica e l’inizio di un’esplicazione sulla rarefazione. L’autore si confronta con un avversario che ha pubblicato un trattato volto a invalidare l’ipotesi del ”Peso e della Molla dell’Aria” (Weight and Spring of the Air) per sostituirla con un’ipotesi di Attrazione mediata da un incomprensibile “Funiculus” immaginario.
L’autore dichiara fin da subito che il libro dell’avversario non lo ha fatto desistere dalle sue opinioni, anzi, considera il disaccordo una prova che entrambi hanno “ragionato strettamente in base ai propri principi” (751). L’obiettivo principale della sezione seguente è esaminare e confutare i cinque argomenti principali dell’avversario: due contro l’ipotesi del Peso e della Molla dell’Aria e tre a favore della sua ipotesi di Attrazione (754).
L’autore ritiene il primo argomento dell’avversario una “semplice affermazione” (756), mentre al secondo, che “ha l’apparenza di una dimostrazione” (756), dedicherà un’analisi dettagliata. Questo argomento, sviluppato nei capitoli 20-24 del trattato avversario, sostiene che la rarefazione non possa essere spiegata se non ipotizzando che un corpo “sia in 2,3,4,10,100,1000,1000000 di luoghi nello stesso istante, e riempia adeguatamente tutti e ciascuno di quei luoghi” (756). L’autore intende affrontare prima gli argomenti negativi (contro le teorie esistenti) e poi quelli affermativi (a favore della teoria alternativa) dell’avversario (757).
L’argomento negativo, esposto nel capitolo 20, mira a confutare le due principali spiegazioni della rarefazione dell’aria: quella dei Vacuisiti (Pacuijis) e quella dei Pienisti (Plenijls) (758). L’autore riporta la critica dell’avversario alla teoria dei Vacuisiti, che spiegherebbe la rarefazione con vacuoli interposti. L’avversario la giudica impossibile, basandosi su una prova circolare dell’impossibilità del vuoto: “Non c’è vuoto nel tubo perché la Natura aborre il vuoto, e vediamo che la Natura aborre il vuoto perché non permetterà un vuoto nel tubo sopra il mercurio” (760). Inoltre, l’avversario cita l’esperimento della Vescica di Carpa, in cui l’aria si rarefà fino a diventare “1000 volte più grande” e, rispetto all’oro, ha “100000 volte meno materia in spazi uguali” (760), fenomeno che dichiara impossibile da spiegare con i vacuoli interposti (761).
L’autore respinge queste conclusioni affrettate, affermando che i Vacuisiti non abbandoneranno i loro principi per una “così audace affermazione” (762) e promette di fornire soluzioni a tutti i fenomeni citati, derivandole naturalmente da un’ipotesi che assumerà per l’occasione.
19 Spiegazione della rarefazione secondo ipotesi corpuscolari e critica della teoria dell’autore
Il testo affronta il problema filosofico-scientifico della rarefazione (l’aumento di volume di un corpo, come l’aria), confutando le obiezioni di un autore anonimo e difendendo due ipotesi meccanicistiche alternative, entrambe di matrice atomistica o corpuscolare.
Contesto e significato storico Il discorso si colloca nel dibattito post-cartesiano sulla natura della materia e dei fenomeni fisici. L’autore del resoconto rifiuta le spiegazioni basate su virtù attrattive o su una rarefazione che implichi contraddizione logica, abbracciando invece modelli che spieghino i fenomeni attraverso moto, figura e urto di particelle. La difesa di Epicuro e Cartesio indica un tentativo di conciliare l’atomismo antico con la nuova scienza meccanicistica del Seicento. Il testo ha valore di testimonianza di un metodo scientifico emergente, che privilegia ipotesi meccanicistiche verificabili attraverso esperimenti (come quelli di Torricelli o di Magdeburgo) e la coerenza logica.
Ipotesi corpuscolare epicurea della rarefazione L’autore sostiene che, partendo dai principi di Epicuro (moto innato degli atomi) e da una supposizione sulla figura e moto determinato delle particelle d’aria, tutti i fenomeni di rarefazione, condensazione, luce, suono e calore “seguiranno naturalmente e necessariamente” (776). In questo quadro: * La rarefazione per calore è spiegata dall’afflusso di “atomi di fuoco” che, muovendosi rapidamente, accelerano il moto delle particelle d’aria. L’aumento della forza centrifuga risultante fa sì che le particelle tendano a “spalancarsi”, causando l’espansione (772). * Fenomeni come la trasmissione della luce trovano una spiegazione coerente, poiché il moto degli atomi di luce è meno impedito nell’aria rarefatta che in quella condensata (773). * Viene respinta ogni spiegazione basata su una virtù attrattiva dell’aria rarefatta, attribuendo invece gli effetti osservati alla semplice pressione dell’aria ambiente (774).
Risposta alle obiezioni con l’ipotesi cartesiana L’autore affronta tre obiezioni specifiche sollevate contro una seconda teoria della rarefazione, quella degli “assertori di un plenum”, che prevede l’intrusione di una materia sottile (Æther) negli spazi lasciati dalle particelle. Per confutare le obiezioni, ricorre all’ipotesi di Cartesio: 1. Particelle d’aria come vortici: L’aria è composta da particelle lunghe, sottili e flessibili, messe in vortice dal moto rapido della materia sottile (primo elemento) e dei globuli del secondo elemento (784). La dimensione del vortice di ciascuna particella dipende dalla velocità del suo moto rotatorio (785). 2. Spiegazione degli esperimenti chiave: * Vescica di carpa (esperimento di Torricelli): La rarefazione dell’aria intrappolata (fino a “1000 volte”) avviene perché, rimossa la pressione atmosferica, le poche particelle presenti, libere di espandere il proprio vortice, “si disperdono in estensioni tali da forse creare un vortice 1000 volte più grande in volume” (788). La vescica si gonfia perché le particelle d’aria, troppo grosse per attraversarne i pori, ne spingono le pareti (789). * Ascesa impetuosa dell’acqua (esperimento di Magdeburgo): L’acqua entra con violenza nel recipiente perché è spinta da “tutta la pressione dell’Atmosfera” e contrastata solo dalla “piccola forza dell’aria così rarefatta” (791). * Fenomeni della polvere da sparo: L’esplosione è spiegata supponendo che le particelle di polvere, inizialmente in quiete, vengano improvvisamente agitate e messe in vortice dalla materia sottile. Ciascuna particella, ruotando violentemente, prende “1000 volte tanto spazio” (796), espellendo quelle contigue. Questa reazione a catena, trasmessa istantaneamente dalla materia sottile onnipresente, genera un’espansione vasta e violenta capace di distruggere ostacoli (797). L’autore sottolinea che non c’è creazione di nuova materia, ma solo sostituzione di globuli del secondo elemento con la materia del primo (798).
Critica radicale alla teoria dell’autore avversario La confutazione si estende alla teoria positiva dell’avversario, giudicata logicamente insostenibile. Il punto principale dell’attacco è che la sua concezione della rarefazione implicherebbe una contraddizione formale: ovvero che “un corpo sia realmente e totalmente in questo luogo, e allo stesso tempo sia realmente e totalmente in un altro, cioè sia in questo luogo e non sia in questo luogo” (801). Questa è presentata come un’assurdità logica. Anche l’esempio portato a sostegno, quello della ”Rota Aristotelis” (ruota aristotelica), viene smontato, definendolo un paralogismo o nulla di nuovo rispetto alle spiegazioni dei filosofi precedenti (806).
Conclusioni e valutazione L’autore conclude che le obiezioni dell’avversario contro le spiegazioni corpuscolari della rarefazione “significano molto poco” (776) e che le sue argomentazioni a sostegno della propria ipotesi sono altrettanto deboli, basate su una premessa contraddittoria. Il testo, quindi, si configura come una difesa della fecondità esplicativa delle ipotesi meccanicistiche (sia epicuree che cartesiane) di fronte a una teoria giudicata oscura e illogica. La priorità metodologica è data alla coerenza interna, alla compatibilità con gli esperimenti e alla possibilità di fornire modelli causali intelligibili dei fenomeni.
20 Analisi critica di un testo sulle indivisibili e il moto
Il testo costituisce una critica serrata a un’opera (il Tractatus de Corporum Inseparabilitate) che propone una teoria fisica basata su parti indivisibili. L’autore del resoconto confuta sistematicamente questa ipotesi, evidenziandone le contraddizioni interne e le conseguenze assurde, soprattutto nell’applicazione al problema della Rota Aristotelis (il paradosso della ruota).
**Critica al concetto fondamentale di “indivisibile” L’autore attacca il concetto cardine del trattato, affermando che le parti proposte non sono indivisibili né mentalmente né realmente. Cita il quarto principio dell’avversario, secondo cui queste parti sono “virtualiter in quotvis partes divisibiles”, notando che il termine virtualiter equivale a mentaliter, svuotando così il concetto di indivisibilità reale (820). Sostiene che, se fossero realmente indivisibili, renderebbero impossibile qualsiasi divisione nel mondo reale, poiché i corpi formerebbero una continuità inseparabile (821, 822).
Assurdità logiche e matematiche derivate Dall’ipotesi degli indivisibili derivano una serie di paradossi inaccettabili: 1. Divisione impossibile: Se una linea è composta da un numero dispari di indivisibili, non può essere divisa in due parti uguali. Porta l’esempio di 101 indivisibili d’aria estesi per un pollice: dividere quel pollice a metà diventa impossibile (824). 2. Tempo e spazio contraddittori: Applicando il concetto al tempo, gli indivisibili temporali dovrebbero essere ugualmente divisibili, altrimenti ne seguirebbe che “il medesimo corpo o Indivisibile deve necessariamente essere in diversi luoghi nel medesimo istante” (826). L’autore accusa l’avversario di “ingoiare, anzi affermare con sicurezza… contraddizioni e assurdità”, ritenendo che tacere su tali punti avrebbe giovato alla sua reputazione (827).
Confutazione dell’applicazione al paradosso della ruota La critica si concentra sull’ultimo capitolo del trattato, dove la teoria è usata per spiegare il paradosso della ruota. L’autore giudica gli esiti assurdi e matematicamente insostenibili: * Un mezzo indivisibile di una circonferenza potrebbe toccare un indivisibile di una linea. * Un indivisibile potrebbe toccare frazioni (mezzo, un quarto) o multipli (dieci, cento) di un altro indivisibile simultaneamente. * Addirittura, “un indivisibile di un Cerchio potrebbe essere tutto in mille luoghi insieme” (828). Queste conseguenze sono presentate dall’avversario come argomento a sostegno della sua ipotesi di rarefazione, ma per il critico il problema è “molto chiaro e facile, e non contiene simili oscurità” (829).
Spiegazione alternativa del moto della ruota L’autore fornisce la propria analisi geometrica del moto, rifiutando il modello degli indivisibili. Distingue due casi: 1. Moto traslatorio puro: Se il diametro della ruota (AIC) si muove parallelamente a se stesso, ogni punto della ruota descrive sulla stessa retta una distanza uguale (il segmento ZL) (830). 2. Moto composto (traslazione + rotazione): In questo caso, ogni punto descrive una cicloide (se la ruota compie una rivoluzione completa durante la traslazione) o un arco di essa (831). L’autore si concentra sul primo caso, ritenendolo sufficiente e fondamentale per il suo scopo (832).
Il testo ha quindi un duplice valore: è una testimonianza storica di un dibattito scientifico seicentesco sulle basi della continuità e del moto, e un resoconto critico che smantella una teoria alternativa evidenziandone le incoerenze logiche e proponendo in positivo una descrizione geometrica del moto.
21 Analisi del moto composto e critica agli indivisibili
Il testo analizza il moto composto di un punto su una ruota (o cerchio) che avanza, affrontando il classico problema della Rota Aristotelis. L’autore intende confutare una spiegazione basata sugli indivisibili di spazio e tempo, giudicandola assurda.
21.1 Spiegazione geometrica del moto composto
Il nucleo della spiegazione fisica risiede nella composizione di un moto rotatorio e uno di traslazione. Si considera un cerchio che rotola senza strisciare: “the line of Progression is equal to the Circle described on that distance as Radius” (835). In questo sistema, il punto di contatto tra cerchio e superficie (punto A) ha velocità di rotazione e traslazione opposte e uguali, risultando istantaneamente fermo rispetto al terreno: “must necessarily stand still as to its progresiion” (844). Un punto posto più in alto (punto E), invece, ha una velocità di traslazione doppia rispetto a quella rotatoria all’indietro, quindi progredisce in avanti con metà della velocità di traslazione pura: “moved half as fast as the point /” (845). Questo modello spiega come diversi punti del cerchio descrivano traiettorie (cicliidi) di lunghezza diversa durante il contatto.
21.2 Calcolo delle velocità e applicazione al problema
L’autore applica un metodo quantitativo per determinare la “Celerity” dei punti lungo la verticale. Assegna un grado di velocità al centro di rotazione (solo traslazione). Un punto come C, con due moti concordi, ha due gradi. Il punto E, con traslazione piena e rotazione all’indietro pari alla metà, ha un grado e mezzo: “we will put to have one degree and an half” (841). Questo calcolo dimostra la variazione continua della velocità netta dei punti, coerente con una divisibilità infinita dello spazio e del tempo.
21.3 Polemica contro la teoria degli indivisibili
La parte finale del testo è una critica serrata a un ipotetico avversario che spiega il moto ricorrendo a “indivisibles of space and time” (846). L’autore giudica questa ipotesi irta di contraddizioni e assurdità: 1. Definisce “indivisibile” un corpuscolo con estensione ma senza parti, che può essere grande quanto milioni di altri indivisibili, negando però la divisibilità (846). 2. Postula un moto “instantaneous” ma anche “socceffive” (successivo), il che “necessarily put a body into two, three, ten, a hundred … places at once” (846), una palese contraddizione. 3. La spiegazione fornita da tale teoria si riduce a una tautologia: “the reason of the celerity … is, that it passes through a greater part of an Indivisible in the fame instant than the slower; that is … no more than this, One body is swifter than another because it is moved faster” (848). I presunti corollari, come la maggiore velocità di un’aquila rispetto a una tartaruga, sono banalità: “because it moves softer” (850).
L’autore conclude affermando di aver risolto le obiezioni alla divisibilità all’infinito, notando come i sensi non possano informarci adeguatamente sulla natura dell’infinito (851). Il testo si chiude con un deciso rifiuto della scolastica a favore di un modello cinematico continuo e matematicamente fondato.
22 Argomentazioni sperimentali contro la teoria dell’equilibrio e della molla dell’aria
Il testo presenta una serie strutturata di esperimenti e argomenti logici volti a confutare la teoria secondo cui il mercurio in un tubo barometrico è sostenuto dalla pressione (o “peso”) dell’aria esterna o dalla sua “molla” (elaterio). L’autore attacca sistematicamente questa opinione, sostenuta da altri “Autori”, per affermare invece il principio dell’”horror vacui”.
Confutazione del ruolo dell’aria esterna L’argomento centrale è che se l’aria esterna non può sostenere venti pollici di mercurio, come dimostrato da un esperimento precedente, allora non può logicamente sostenerne ventinove e mezzo (870-871). Viene descritto un esperimento chiave: prendendo un tubo aperto ad entrambe le estremità, lungo circa quaranta pollici, riempito di mercurio e tappato con un dito in alto, al togliere il dito dal fondo “il mercurio scende fino alla sua solita stazione, e il tuo dito in cima è fortemente tirato… e si attacca strettamente ad esso” (880-885). Da ciò si conclude che il mercurio non è sostenuto dall’aria esterna, ma è sospeso da una sorta di “corda interna” che, fissata al dito, lo tira verso il tubo (886).
L’esperimento del tubo corto e la contraddizione logica Un esperimento decisivo utilizza un tubo più corto di ventinove pollici e mezzo (ad esempio, venti dita), aperto ad entrambe le estremità. Dopo averlo immerso nel mercurio e riempito, si applica un dito all’orifizio superiore. Togliendo il dito inferiore, “il dito superiore si trova fortemente tirato e succhiato nel tubo” al punto da sollevare l’intero apparato (890). Questo risultato è presentato come una confutazione chiara: secondo la teoria avversaria, l’aria preponderante dovrebbe spingere il mercurio verso l’alto in un tubo di venti pollici; non si spiega quindi come il dito possa essere tirato verso il basso (891-892). L’autore ribadisce che se l’aria sostituisse il dito inferiore nel sostenere la colonna, il dito superiore non dovrebbe essere tirato più di prima (894). Poiché l’esperienza mostra il contrario, la teoria è falsa (895).
L’impossibilità di succhiare il mercurio e l’esperimento della siringa Un ulteriore argomento si basa sulla differenza tra acqua e mercurio. Se la teoria dell’aria fosse corretta, “il Mercurio potrebbe essere succhiato via con la stessa facilità con cui l’Acqua è succhiata via” (899, 904). Tuttavia, l’esperienza comune insegna che l’acqua può essere aspirata con la bocca, mentre il mercurio no, “a malapena fino a metà del tubo” (900-901). La logica dell’autore è che, secondo la teoria opposta, per far salire un liquido basterebbe aspirare l’aria dal tubo, permettendo all’aria esterna di spingere il liquido in alto (902-903). La discrepanza con l’evidenza sperimentale rende falsa la premessa (905). Viene poi citato un esperimento con una “Siringa di vetro” di sufficiente lunghezza immersa nel mercurio: quando lo stantuffo è tirato, il mercurio sale fino all’altezza nota di “due Piedi e tre Pollici e mezzo”, ma se lo stantuffo è tirato oltre, il mercurio si ferma e lo spazio rimanente “è reso vuoto” (907-909). Questo dimostra un limite fisso all’ascesa del mercurio, indipendente dalla forza di aspirazione.
La falsità della “molla dell’aria” e la conferma dell’horror vacui Dopo aver accumulato prove contro il ruolo dell’aria in un luogo aperto (910), l’autore estende la confutazione alla teoria della “molla dell’aria” (elaterio) in un luogo chiuso. Poiché “l’intera potenza di questa Molla dipende dall’… Equilibrio dell’Aria con 29 pollici e mezzo di Mercurio”, e poiché tale equilibrio è stato mostrato come “fittizio e immaginario”, ne consegue che anche la molla dell’aria è una finzione (915). Inoltre, gli esperimenti sull’adesione del dito sono identici in luogo aperto e chiuso, quindi le stesse argomentazioni valgono contro la molla dell’aria (919-920). La conclusione a cui l’autore approda è l’antico assioma scolastico: ”la Natura aborrisce il Vuoto” (932). La trazione sul dito è spiegata come l’effetto di una “corda” tra il mercurio e il dito, tesa dal peso del mercurio stesso (926-927). La causa immediata per cui l’acqua non esce da un annaffiatoio tappato potrebbe non essere la paura del vuoto, ma l’adesione al coperchio; tuttavia, risalendo la catena causale, “alla fine dobbiamo necessariamente arrivare a quella Causa” (934). La trazione e l’adesione provano che lo spazio tra il dito e il mercurio “non è vuoto, ma riempito con qualche vera sostanza” (936), implicando che il vuoto non può formarsi.
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