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Boyle - A defence of the doctrine touching the spring and weight of the air | L | k


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[1.1-71-22|92]

1 Difesa della dottrina della molla dell’aria e metodo sperimentale: la prefazione di Boyle

Resoconto della prefazione in cui Robert Boyle giustifica la propria partecipazione a una controversia scientifica riguardante la natura dell’aria e il vuoto, delineando la propria metodologia sperimentale e la struttura della risposta agli avversari Franciscus Linus e Thomas Hobbes.

Nonostante la naturale avversione alla contenziosità, testimoniata dalla dichiarazione iniziale “HEY that know how indKpos ’ d I naturally am to m Contentiousness” - (fr:25) [Coloro che sanno quanto io sia naturalmente indisposto alla contenziosità], Boyle si sente costretto a entrare in una doppia controversia pubblica per difendere la propria dottrina. La sfida specifica riguarda il principio fondamentale della “molla dell’aria” (spring of the Air), essenziale per le sue spiegazioni fisico-meccaniche: “I was (by Name , as it were ) challenged by a person , who undertook to disprove not one or two of my Conjectures , but as much of the whole Body of my Treatise as concern ’ d the Spring of the Air” - (fr:28) [Fui (per così dire, nominalmente) sfidato da una persona, che si propose di confutare non una o due delle mie congetture, ma buona parte dell’intero corpo del mio trattato per quanto concerne la Molla dell’Aria].

La minaccia derivante dall’opposizione precoce di autorevoli studiosi — il dottissimo Linus e “Mr. Hobbs , a man of Name in the World” - (fr:29) [il signor Hobbes, un uomo di nome nel mondo] — rischia di soffocare la nuova dottrina prima che sia compresa e valutata: “there seem ’ dto be some danger that so early an Opposition might oppress the Doctrine I had propos ’ d, before it was well understood and duly ponder ’ d” - (fr:29) [sembra esserci qualche pericolo che un’opposizione così precoce possa opprimere la Dottrina che avevo proposto, prima che fosse ben compresa e debitamente ponderata].

Particolarmente rilevante è il confronto con Franciscus Linus, il quale, pur ammettendo che l’aria possieda peso e molla, nega che questa sia sufficiente a spiegare i fenomeni torricelliani: “Although our Author confesses in his second Chapter, that the Air has a Spring as well as a Weight , yet he resolutely denies that Spring to be near great enough to perform those things which his Adversaries ( whom for brevities fake we will venture to call Elaterifls ) ascribe to it” - (fr:91) [Sebbene il nostro Autore confessi nel suo secondo capitolo che l’Aria ha una Molla così come un Peso, tuttavia nega risolutamente che quella Molla sia sufficiente a compiere quelle cose che i suoi Avversari (che per brevità osiamo chiamare Elateristi) le attribuiscono]. Linus propone in alternativa l’ipotesi del “funiculus” (filo sottile), che trova consenso tra i gesuiti e altri filosofi scolastici temendo il vuoto: “the fear of being reducd to grant a Vacuumhas so prevail ’ d with many eminent persons bred up in the received Philosophy of the Schools… especially of that most learned Order of the Jefuites” - (fr:36) [la paura di essere ridotti a concedere un Vuoto ha così prevalso su molte persone eminenti allevate nella ricevuta Filosofia delle Scuole… specialmente di quel chiarissimo Ordine dei Gesuiti]. Boyle considera tale principio unintelligibile sebbene ammetta la sua ingegnosità: “Not that I think his Principle is either true , or ( at leastto such as 1 ) intelligible ; but that the Funiculus he assumes being allow ’ d him,he may,for a Reason to be touch ’ d a little below , make out , though not all the Phænomena of my Experiments , yet many more of them than most other Plenists” - (fr:46) [Non che io pensi che il suo principio sia vero, o (almeno per quanto mi riguarda) intelligibile; ma che il Funiculus che egli assume essendogli concesso, egli possa, per una ragione che verrà toccata poco sotto, spiegare, sebbene non tutti i Fenomeni dei miei Esperimenti, tuttavia molti più di quanto possano dedurre dalla loro ipotesi la maggior parte degli altri Plenisti].

Il testo evidenzia una netta distinzione metodologica tra filosofia sperimentale e speculativa. Boyle dichiara esplicitamente che il suo obiettivo principale non è stabilire teorie ma arricchire la storia naturale con osservazioni fedeli: “it was not my cheif Design to establish Theories and Principles , but to devise Experiments , and to enrich the History of Nature with Observations faithfully made and deliver ’ d” - (fr:53) [non era il mio obiettivo principale stabilire Teorie e Principi, ma ideare Esperimenti, e arricchire la Storia della Natura con Osservazioni fedelmente fatte e riferite]. Questa scelta è dettata anche da limitazioni fisiche personali — una debolezza agli occhi che rende difficile lo studio matematico: “having foch a weakness in his Eyes , as makes him both unwilling and unfit to engage in any Study where the conversing with Mathematical Schemes is necessary” - (fr:58) [avendo tale una debolezza nei suoi Occhi, che lo rende sia restio che inadatto a impegnarsi in qualsiasi Studio dove sia necessario il conversare con Schemi Matematici] — e dalla consapevolezza che gli esperimenti richiedono risorse, tempo e diligenza che pochi possono permettersi: “those who have either made themselves, or at least seen others make Experiments , even such as those I have publish ’ d , with the саге I am wont to think my selfoblig ’ d to employ on foch Occasions ; will perhaps not onely believe that they cost me far more time and pains than they that have not made nor seen suchtryals are apt to imagine” - (fr:64) [coloro che hanno fatto da sé, o almeno visto altri fare Esperimenti, anche come quelli che ho pubblicato, con la cura che sono solito pensare di essere obbligato a impiegare in tali occasioni; forse non solo crederanno che essi mi siano costati molto più tempo e fatica di quanto coloro che non hanno fatto né visto tali prove siano portati a immaginare].

La struttura della difesa è articolata in tre parti, come delineato nella sezione conclusiva della prefazione: la prima risponde alle obiezioni contro i principi elateristi, la seconda esamina l’ipotesi funicolare, e la terza contiene risposte particolari alle obiezioni contro specifiche spiegazioni sperimentali: “I shall divide the ensuing Treatise into three Parts ; whereof the first is design ’ d to answer my Adversaries Objections against our Principles ; the second (hall examine the Funicular Hypothesis he would substitute in their stead ; and the third shall contain particular Replyesto what he alledges against some of my particular Explications” - (fr:88) [dividerò il seguente Trattato in tre Parti; delle quali la prima è progettata per rispondere alle Obiezioni del mio Avversario contro i nostri Principi; la seconda esaminerà l’Ipotesi Funicolare che egli vorrebbe sostituire al loro posto; e la terza conterrà Risposte particolari a ciò che egli adduce contro alcune delle mie particolari Spiegazioni].

Nonostante la consapevolezza di non poter convertire l’avversario — “I can scarce promise my self to make my Adversary a Proselyte” - (fr:86) [posso a malapena promettermi di fare del mio Avversario un Proselito] — e l’intenzione di abbandonare future controversie polemiche per dedicarsi agli studi sperimentali sulla luce e sui colori, Boyle esprime fiducia che la verità, come la circolazione del sangue, si affermerà nonostante l’opposizione: “I see no cause to despair, that whether or no my Writings be protected , the Truths they hold forth will in time in spite of opposition establish themselves in the Minds of men,as the Circulation of the Bloud” - (fr:70) [non vedo motivo di disperare, che siano o meno protette le mie Scritture, le Verità che esse espongono si stabiliranno nel tempo, nonostante l’opposizione, nelle Menti degli uomini, come la Circolazione del Sangue].


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[2.1-14-108|121]

2 La teoria della molla dell’aria e la spiegazione meccanicistica della rarefazione

Analisi delle argomentazioni sperimentali e teoriche a sostegno dell’elasticità dell’aria e della natura corpusculariana della rarefazione, con particolare attenzione alla distinzione tra pressione idrostatica e forza elastica.

Il testo espone il comportamento meccanico dell’aria inclusa nei tubi torricelliani, spiegando come l’espansione avvenga nella direzione di minore resistenza. Quando l’aria è intrappolata e cerca di espandersi, essa si dirige naturalmente verso l’alto o il basso a seconda delle condizioni di pressione: “So that the Air included and endeavouring to expand it self , finding no assistance to expand it self upward , and a considerable one to expand it self downward , it is very natural that it should expand it self that way whence it finds less resistance” - (fr:108) [Cosicché l’aria inclusa che cerca di espandersi, non trovando assistenza per espandersi verso l’alto ma una considerevole per espandersi verso il basso, è molto naturale che essa si espanda nella direzione dalla quale trova minore resistenza]. Questo processo continua fino a quando la forza elastica interna non raggiunge l’equilibrio con la pressione esterna: “As accordingly it will happen , till the Spring of the Air be so far debilitated by its Expansion , that its pressure, together with the weight of the Mercury thatremains suspended, will but counter - balance , not overcome , the pressure of the outward Air upon the restagnant Mercury” - (fr:109) [E questo accadrà di conseguenza, finché la molla dell’aria non sia così indebolita dalla sua espansione, che la sua pressione, insieme al peso del mercurio che rimane sospeso, farà solo controbilanciare, non superare, la pressione dell’aria esterna sul mercurio stagnante].

Per confermare questa spiegazione meccanicistica, l’autore descrive un esperimento comparativo impiegando acqua invece che mercurio. Quando nel tubo rimane un pollice d’aria sopra una colonna d’acqua, l’espansione risulta notevolmente inferiore rispetto al caso del mercurio: “that if instead of Quicksilver you employ Water,and leave as before in the Tube an Inch of Air, and then inverting it , open it under Water , you will perceive the included Inch of Air not to dilate it self any thing near ( for I need not here define the Proportion ) half so far as it did when the Tube was almost filfd with Mercury” - (fr:110) [che se invece del mercurio si impiega l’acqua, e si lascia come prima un pollice d’aria nel tubo, e poi capovolgendolo lo si apre sott’acqua, si percepirà che il pollice d’aria incluso non si dilati nemmeno lontanamente (perché qui non è necessario definire la proporzione) la metà di quanto faceva quando il tubo era quasi pieno di mercurio]. Tale differenza deriva dal diverso peso specifico dei due liquidi: “because the Weight of so short zCylinder of Water does but equal that of between an Inch and an Inch and an half onely of Quicksilver” - (fr:111) [perché il peso di un così breve cilindro d’acqua equivale solo a quello di tra un pollice e un pollice e mezzo solo di mercurio], per cui la colonna d’acqua fornisce un’assistenza inferiore all’aria nell’espandersi contro la pressione atmosferica.

Il trattato affronta inoltre l’obiezione relativa all’assenza di discesa del mercurio quando si lascia acqua in cima al tubo. La spiegazione risiede nell’assenza di forza elastica nei liquidi: “if instead of Air, Water or some other Liquor be left at the top of the Tube , the Quicksilver will not descend” - (fr:112) [se invece dell’aria, si lascia acqua o altro liquido in cima al tubo, il mercurio non scenderà], poiché “Water has either no Spring at all , or but an exceeding weak one ; and so scarce presses but by its Weight , which in so short a Cylinder is inconsiderable” - (fr:112) [l’acqua non ha affatto molla, o ne ha una debolissima; e quindi preme scarsamente se non per il suo peso, che in un così breve cilindro è insignificante].

Lo stesso principio di indebolimento della molla elastica spiega il fenomeno dell’aderenza del dito all’orifizio del tubo. Quando l’aria inclusa si espande significativamente—passando da un pollice a due o tre volte la sua lunghezza originale—la sua forza di richiamo si indebolisce proporzionalmente: “the included Air being so fir dilated that an Inch , for example , left at first in the upper Part of the Tube , reaches twice or thrice as far as it did before the descent of the Quicksilver , its spring must be pro - F f 3 portionably weakned” - (fr:113) [l’aria inclusa essendo così dilatata che un pollice, per esempio, lasciato inizialmente nella parte superiore del tubo, raggiunge il doppio o il triplo di quanto faceva prima della discesa del mercurio, la sua molla deve essere indebolita proporzionalmente]. Si crea così un differenziale di pressione in cui la pressione atmosferica esterna supera quella interna rarefatta: “that part of the Finger that is within the Tube will have much lef pressure against it from the dilated Air within , than the upper part of the fame Finger will have from the unraresi ’ d Air without” - (fr:114) [quella parte del dito che è dentro il tubo avrà molta minore pressione contro di sé dall’aria dilatata dentro, rispetto alla parte superiore dello stesso dito che avrà dall’aria non rarefatta fuori]. Di conseguenza, il dito viene spinto meccanicamente verso l’interno piuttosto che risucchiato: “By which means the Pulp of the Finger will be thrust in ( which our Author is pleas ’ d to call fuckt in )” - (fr:115) [Per cui il polpastrello del dito sarà spinto dentro (il che il nostro Autore si compiace chiamare risucchiato)].

Il testo affronta quindi una controversia filosofica sulla natura della rarefazione. L’obiettore sostiene che l’espansione dell’aria non possa concepirsi senza occupazione di maggiore spazio, accusando gli autori di negare questo principio: “Concipi nonpojse quomodo aer ille Fag ’ , 7 ‘ sic se dilatet , argentnmque deorsum trudat , nisi occupando mij orem locum: Quod tamen hi Authores quam maxime refugiunt , asserentes rarefaHiomm non aliter fieri , quam per corpujcula aut vacuitates” - (fr:117) [Non può concepirsi come quell’aria si dilati così e spinga il mercurio verso il basso, se non occupando maggiore spazio: il che tuttavia questi Autori fuggono al massimo, affermando che la rarefazione non avviene altrimenti che per corpuscoli o vacuità]. La risposta chiarisce che la dilatazione implica necessariamente l’occupazione di maggiore spazio: “sure he thinks them not so absurd , as to imagine that the Air can dilate it self , and thrust down the Mercury , without in some sense taking up more room than it did before” - (fr:118) [certamente non li ritiene così assurdi da immaginare che l’aria possa dilatarsi e spingere giù il mercurio senza in qualche senso occupare più spazio di prima], paragonando l’espansione dell’aria alla lana compressa: “we compare the Expansion of the Air to that of compressd Wooll” - (fr:118) [noi paragoniamo l’espansione dell’aria a quella della lana compressa].

La distinzione cruciale concerne la possibilità che la stessa aria riempia adeguatamente quantità diverse di spazio in momenti diversi. L’autore sospetta che l’obiettore fraintenda la posizione corpuscolariana: “But this later Clause makes me suspect his meaning to be , that the Elaterifis do not admit that the fame Air may adequately fill more of Place at one timethan at another” - (fr:119) [Ma quest’ultima clausola mi fa sospettare che il suo significato sia che gli Elateristi non ammettono che la stessa aria possa adeguatamente riempire più spazio in un momento piuttosto che in un altro]. Questo è vero nel senso che, come la lana compressa contiene lo stesso numero di peli sia compressa che espansa: “which I believe to be as true as that the selfsame lock of compressd Wooll has no more Hairs in it , nor does adequately fill more Place with them , when it is permitted to expand it self , than whilst it remain ’ d compressd” - (fr:119) [il che credo sia vero quanto dire che lo stesso ciuffo di lana compressa non ha più peli in esso, né riempie adeguatamente più spazio con essi quando gli è permesso espandersi, rispetto a quando rimaneva compresso].

Infine, il testo distingue tra intelligibilità e verità delle teorie della rarefazione. Sebbene l’obiettore sostenga che la spiegazione corpuscolariana sia inconcepibile, molti filosofi ritengono altrettanto o più inconcepibile l’alternativa aristotelica: “many of the chiefest Philosophers , both of Ancient and our own times , have profest they thought not the Arifotelean way of Rarefaction conceivable” - (fr:120) [molti dei più importanti Filosofi, sia degli Antichi che dei nostri tempi, hanno professato di non ritenere concepibile il modo aristotelico di rarefazione]. Inoltre, i moderni Plenisti obiettano alla teoria corpuscolariana non per intelligibilità ma per falsità: “what the ablest of his Party ( the modern Plenijh ’ ) are wont to object against the way of Rarefaction he dislikes, is, that it is not true, not that it is not intelligible” - (fr:120) [ciò che i più abili della sua fazione (i moderni Plenisti) sono soliti obiettare contro il modo di rarefazione che egli non ama, è che non è vero, non che non è intelligibile].


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[3.1-12-128|139]

3 La controversia sull’esperimento del tubo di mercurio: confutazione della teoria della suzione e difesa dell’elasticità dell’aria

Il testo presenta una controversia scientifica seicentesca riguardante l’interpretazione di un esperimento pneumatico con tubo di mercurio aperto ad entrambe le estremità, in cui l’autore confuta l’argomento di un oppositore che nega la possibilità di spiegare meccanicamente il fenomeno, proponendo invece una spiegazione basata sull’ipotesi dell’Elaterijis (elasticità o molla dell’aria).

Il brano si apre con la presentazione del primo argomento di un esaminatore, considerato dallo stesso come una dimostrazione molto chiara e principale nella sua opera, che l’autore si appresta a confutare richiamando quanto già detto contro il terzo argomento: “BY what we have already said against our Examiners Third Argument , we may be asiisted to answer his first , though he propose it as a very clear Demonstration ; and though it be indeed the principal thing in his Book” - (fr:130) [Per quanto abbiamo già detto contro il terzo Argomento del nostro Esaminatore, possiamo essere aiutati a rispondere al suo primo, sebbene lo proponga come una dimostrazione molto chiara; e sebbene sia infatti la cosa principale nel suo Libro].

L’obiezione si fonda su un esperimento descritto in latino, relativo a un tubo di vetro lungo venti dita (più corto delle 29 dita standard barometriche), aperto ad entrambe le estremità anziché chiuso a un capo: “Sumatur ( styes he ) tubus brevier digitis 29 ^ puta digit or um 20 . non tamen Fage” claufusaltero extreme, ( ut ha& enus) fed utrinqueapertus - (fr:131-132) [Si prenda (dice egli) un tubo più corto di 29 dita, diciamo di 20 dita; non però chiuso ad una estremità (come finora) ma aperto ad entrambe]. Secondo la procedura sperimentale, un dito posto sotto l’orifizio inferiore impedisce al mercurio di fuoriuscire mentre si riempie il tubo di argento vivo (Argento vivo), quindi un altro dito sigilla l’estremità superiore: “digito , neejfuat ArgentumTuboinfundendum , impleatur Argento vivo : aliusqj deinde digitus orificio quoq^ applicetur , illudq; bene claudat” - (fr:133) [con un dito, perché non fluisca l’argento da versare nel tubo, sia riempito di argento vivo; e poi un altro dito sia applicato anche all’orifizio, e lo chiuda bene].

Rimuovendo il dito inferiore, quello superiore aderisce con tale forza al tubo (o piuttosto al mercurio, come si vedrà dopo) da poter sollevare l’intero contenitore con il mercurio racchiuso, mantenendolo sospeso nel vaso: “Quo fa & o, ft fubtrahatur inferior digitus , fentietur superior vehementer trahi ac fugi intra tubum , tamq’ ^ pertinaciter ei ( vel argento potius, ut pojiea ) adherere , ut ipfkm tubum cum toto argento inclufofacile elevet teneatq ; in vase pendulum” - (fr:134) [Il che fatto, se si sottrae il dito inferiore, si sentirà che quello superiore è violentemente tirato e attratto dentro il tubo, e aderisce a esso (o piuttosto all’argento, come dopo) così pertinacemente, che solleva facilmente il tubo stesso con tutto l’argento incluso e lo tiene sospeso nel vaso].

L’esaminatore sostiene che questo esperimento confuterebbe la teoria secondo cui il mercurio viene spinto verso l’alto dall’aria esterna preponderante, poiché, se l’aria spingesse verso l’alto, non potrebbe spiegare perché il dito sia tirato verso il basso: “Ex quo fane experimento clarijjime refellitur hec fententia : Cum enim , juxta earn , Argentum in tubo hujus modi 20 . tantum digit or um, jurfim trudatur a preponderante aere externo : nunquant profetto per earn explicabitur, quomodo digitus ille fic trahatur deorfum” - (fr:135-136) [Dal quale esperimento è certamente confutata chiarissimamente questa opinione: poiché infatti, secondo essa, l’argento in un tubo di questo tipo di 20 dita è spinto verso l’alto dall’aria esterna preponderante: mai certo per mezzo di essa si spiegherà, come quel dito sia così tirato verso il basso]. L’argomento si fonda sull’assunto che ciò che spinge verso l’alto non possa simultaneamente tirare verso il basso: “non enim a trudente Jurfum poteji ( ic deorfiim trahi” - (fr:136) [infatti non può essere così tirato verso il basso da ciò che spinge verso l’alto].

L’autore risponde che tale argomento è lungi dall’essere inconfutabile come il proponente vorrebbe far credere, affermando che si può dare una buona spiegazione dell’esperimento nell’ipotesi dell’Elaterijis: “Thus far our Authors objection , in answer whereunto I have divers things to represent , to shew , that a good account may be given of this Experiment in the Hypothesis of the Elaterijis,w hich is sufficient to manifest how far the argument is from being so unanswerable as the proposer of it would perfwade his Reader” - (fr:137) [Fin qui l’obiezione del nostro Autore, in risposta alla quale ho diverse cose da rappresentare, per mostrare che si può dare una buona spiegazione di questo Esperimento nell’Ipotesi dell’Elaterio, il che è sufficiente a manifestare quanto l’argomento sia lontano dall’essere così inconfutabile come il proponente vorrebbe persuadere al suo Lettore].

La tesi centrale dell’autore consiste nel negare categoricamente che il dito sia tirato verso il basso o faccia aderire per effetto di una “suzione” (section), concetto che egli si propone di decostruire come già fatto in risposta al terzo argomento dell’avversario: “I deny then that the Finger is drawn downward , or made by suction to adhere to the Tube ; but I explicate that which he calls the section of the Finger , as I lately did in answer to his third Argument , as we shall more particularly see anon” - (fr:138) [Niego dunque che il Dito sia tirato verso il basso, o fatto aderire al Tubo per suzione; ma spiego ciò che egli chiama la suzione del Dito, come ho fatto di recente in risposta al suo terzo Argomento, come vedremo più in particolare tra poco]. Il testo riporta anche l’inizio della citazione dell’oppositore, che sottolinea l’impossibilità che l’aria spinga simultaneamente il mercurio verso l’alto: “He styes indeed , that the Air which thrust up the Quicksilver cannot” - (fr:139) [Egli dice infatti, che l’Aria che spinge su il Mercurio non può].

Dal punto di vista storico, il brano documenta la controversia seicentesca tra la filosofia meccanicista, che spiegava i fenomeni pneumatici attraverso la pressione atmosferica e l’elasticità dell’aria (concetto di spring o elaterium caro a Robert Boyle), e le teorie alternative che invocavano l’orrore del vuoto o funicoli sottili per spiegare l’adesione dei corpi. L’esperimento descritto, con le sue misure precise (tubo di venti dita contro le ventinove della colonna barometrica standard), rappresenta un tentativo di confutare la spiegazione torricelliana, mentre la risposta dell’autore difende la possibilità di spiegare meccanicamente l’adesione del dito senza ricorrere alla nozione di suzione, basandosi invece sulle proprietà elastiche dell’aria racchiusa nel sistema.


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[4.1-10-160|169]

4 La controversia sulla suzione: critica dell’esperimento mercuriale e della teoria del funicolo

Analisi del quarto esperimento dell’Esaminatore circa l’ascesa differenziale di mercurio e acqua nei tubi, e confutazione delle teorie della suzione attiva mediante il funicolo a favore della spiegazione meccanica basata sulla pressione atmosferica.

Il testo affronta il quarto esperimento proposto da un oppositore (l’Esaminatore) per impugnare la teoria meccanica dell’ascesa dei liquori, sviluppando una confutazione articolata su più livelli empirici e teorici. “V. T He Examiners Fourth and last Experiment is thus propos ’ d” - (fr:161) [V. Il Quarto e ultimo Esperimento dell’Esaminatore è così proposto].

L’argomento dell’avversario, esposto in latino, si fonda su un apparente paradosso sperimentale: se la suzione opera semplicemente aspirando l’aria contenuta nel tubo, permettendo all’aria esterna di spingere il liquido verso l’alto, allora ogni liquido dovrebbe salire con identica facilità. “Quarto denique ( fays he ) impugnatur : Quia ex eo seque - retur , Argentum vivum per fimilem Tubum e vasculo ex - pa ugi pojse eadem prorsus facilitate qua ex eodem exugere - tur aqua” - (fr:162-163) [In quarto luogo infine (egli dice) viene attaccato: Poiché da ciò seguirebbe che l’argento vivo attraverso un tubo simile dal vaso potrebbe essere risucchiato con esattamente la stessa facilità con cui dal medesimo viene risucchiata l’acqua]. Tuttavia, l’esperienza quotidiana dimostra una differenza sostanziale: mentre l’acqua viene attratta facilissimamente nella bocca di chi succhia, il mercurio non può essere condotto oltre, nonostante l’impiego di tutta la forza. “quod tamen experientiæ repugnat , qua docemur aquam in os Jugentis facillime attrahi ; quo tamen Argentum vivum ne toto quidem adhibito conatu perduci que at , imo vix ad Tubi medietatem” - (fr:164) [il che tuttavia è contrario all’esperienza, la quale insegna che l’acqua è attratta nella bocca di chi succhia facilissimamente; mentre invece l’argento vivo non può essere condotto lì nemmeno con tutto lo sforzo impiegato, anzi a malapena fino alla metà del tubo].

La dimostrazione dell’Esaminatore procede richiamando l’autorità di Pecquettus, secondo cui il liquido viene spinto dall’aria esterna preponderante dopo che l’aria inclusa è stata aspirata. “protrusus nimirum ab externo aere jam præponderante ( uti docet Pecquettus in dijfertatione Anatomica pag, 63” - (fr:165) [spinto ovviamente dall’aria esterna ormai preponderante (come insegna Pecquettus nella dissertazione Anatomica pag. 63]. Da ciò consegue necessariamente che, se il meccanismo fosse unicamente questo, il mercurio dovrebbe risalire con la stessa facilità dell’acqua; poiché ciò non avviene, l’opinione che presuppone tale meccanismo deve essere falsa. “manifejium eji, eadem plane facilitate exugendum Jic Argentum vivum qua exugitur Aqua : Quod quum Experientiœ tarn aperte repugn at, necejfe ejl fententiam ex qua fequitur fal - Jam ejfe” - (fr:166) [è manifesto che con esattamente la stessa facilità dovrebbe essere risucchiato così l’argento vivo con cui viene risucchiata l’Acqua: Il che poiché contrasta così apertamente con l’Esperienza, è necessario che l’opinione da cui segue sia falsa].

L’autore del trattato contestualizza questa obiezione richiamando un proprio esperimento condotto anni prima e descritto nel quarto Saggio del Trattato, volto a confutare l’Opinione Volgare secondo cui i liquori salirebbero spontaneamente per prevenire il vuoto. Egli osserva che l’Esaminatore, pur non accettando tale opinione volgare, adotta una spiegazione alternativa che invoca la contrazione di un funiculus (funicolo) per spiegare la suzione. “who would have Liquors fuppos ’ d to be rais ’ d by Suction violently drawn up by the contraction of his Funiculus” - (fr:167) [il quale vorrebbe che i Liquori si supponessero essere sollevati dalla Suzione violentemente tirati su dalla contrazione del suo Funicolo].

Per confutare l’esperimento dell’avversario, l’autore richiama un principio meccanico precedentemente stabilito nella risposta al Terzo Argomento: quando un cilindro mercuriale poggia su mercurio stagnante e all’altro capo è presente aria isolata dall’atmosfera, la pressione dell’aria inclusa si riduce esattamente di quanto basta a controbilanciare il peso della colonna mercuriale. “when the Mercurial Cylinder that leans upon the restagnant Mercury has at the other end of it Air , kept from any entercourse with the Atmosphere , that included Air has so much of the Pressure of the external Air taken off from it as counterpoises the Mercurial Cylinder” - (fr:168) [quando il Cilindro Mercuriale che poggia sul Mercurio stagnante ha all’altro suo capo Aria, mantenuta da qualsiasi comunicazione con l’Atmosfera, quell’aria inclusa ha tolta da sé tanta della Pressione dell’aria esterna quanto controbilancia il Cilindro Mercuriale].

La verifica sperimentale di questo disequilibrio pressorio si ottiene osservando la sensazione del dito posto a contatto con l’apparato: esso risulta esposto all’intera pressione dell’aria ambiente in alcune parti, e solo alla molto più debole pressione dell’aria inclusa in altre, sopportando così una pressione insolita dovuta alla potenza preponderante dell’atmosfera. “the Finger that is expos ’ d to the whole Presi sure of the ambient Air in some of its Parts , and in others but to the much fainter Pressure of the included Air , endures an unufal Pressure from the preponderating power of the Atmosphere” - (fr:169) [il Dito che è esposto all’intera Pressione dell’aria ambiente in alcune sue parti, e in altre solo alla molto più debole Pressione dell’aria inclusa, sopporta una Pressione insolita dal potere preponderante dell’Atmosfera].

Il passaggio documenta così un momento cruciale nella storia della pneumatica, in cui la distinzione empirica tra il comportamento dell’acqua e del mercurio—misurata in termini di altezza raggiungibile (vix ad Tubi medietatem)—si combina con la citazione dell’autorità anatomica di Pecquettus (pagina 63) e con la confutazione della teoria del funiculus per affermare la superiorità della spiegazione basata sulla pressione atmosferica e sul peso dell’aria rispetto alle teorie della suzione attiva o dell’orrore del vuoto.


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[5.1-15-232|246]

5 La controversia sul vuoto torricelliano: critica agli argomenti plenisti e alle ipotesi sulla natura della luce

Analisi delle obiezioni all’esistenza del vuoto nello spazio sopra il mercurio, attraverso la disamina delle teorie corpuscolari della luce e delle implicazioni meccaniche della pressione atmosferica.

Il testo affronta il dibattito seicentesco sull’esperimento di Torricelli, contestando gli argomenti di chi nega l’esistenza del vuoto nello spazio superiore del tubo. L’autore esamina criticamente la tesi secondo cui la presenza di luce proverebbe l’assenza di vuoto, analizzando diverse ipotesi fisiche sulla natura della luminosità e le conseguenze meccaniche per la sospensione del liquido.

Secondo l’ipotesi atomistica ed epicurea, che concepisce la luce come “corporeal Effluvium from lucid bodies” - (fr:232) [effluvio corporeo dai corpi lucidi] composto di atomi minuscoli capaci di penetrare “the narrow Pores of Glass” - (fr:233) [i stretti Pori del Vetro], non vi è ragione di negare l’esistenza di “interspers’d Vacuities” - (fr:233) [Vacuità interspersate] nella parte superiore del tubo. I corpuscoli luminosi possono essere così numerosi da lasciare illuminato ogni punto dello spazio, pur lasciando tra loro ampi intervalli vuoti: “as to leave no sensible part of it un-inlightned; and yet may have so many little empty Intervals betwixt them, that, if all that is corporeal in the space we speak of were united into one lump, it would not perhaps adequately fill the one half (not to fay the tenth, or even the hundredth part) of the whole space” - (fr:234) [da non lasciare alcuna parte sensibile di esso non illuminata; e tuttavia possono avere tanti piccoli Intervalli vuoti tra loro, che, se tutto ciò che è corporeo nello spazio di cui parliamo fosse unito in un unico blocco, non riempirebbe forse adeguatamente la metà (per non dire la decima, o perfino la centesima parte) di tutto lo spazio]. Questa considerazione trova riscontro empirico nell’analogia del fumo che riempie una stanza ma, se ricondensato, occupa un volume minimo, e nell’esempio della canfora: “I have taken Camphire, of which a little will fill a Room with its odour, and having in well-clos’d distillatory Glasses caught the Fumes driven over by heat, I thereby reduc’d them to re-conjoyn into true Camphire, whose bulk is very inconsiderable in comparison of the space it fills as to sense” - (fr:236) [ho preso Canfora, della quale una piccola quantità riempirà una Stanza del suo odore, e avendo in Bottiglie distillatorie ben chiuse raccolto i Fumi condotti sopra per calore, li ho ridotti a ricongiungersi in vera Canfora, il cui volume è molto insignificante in confronto dello spazio che riempie quanto al senso].

L’autore solleva inoltre dubbi sull’argomento che invoca l’illuminazione dello spazio al buio: condotto l’esperimento in una stanza oscura, se al momento dell’illuminazione la luce appare nel tubo, i vacuisti possono replicare che si tratta di una luce nuova che penetra attraverso il vetro, precedentemente assente per mancanza di corpuscoli luminosi: “That that light is anew one, flowing from the lucid body that darts its corporeal beams quite through the Glass and Space we dispute about, which for want of such Corpuscles were not just before visible” - (fr:238) [Che quella luce è una luce nuova, fluente dal corpo lucido che scaglia i suoi raggi corporei attraverso il Vetro e lo Spazio di cui discutiamo, che per mancanza di tali Corpuscoli non era prima visibile].

Anche ammettendo un’ipotesi ondulatoria — dove la luce si propaga come impulso attraverso corpi diafani — non segue necessariamente che lo spazio sia pieno. Come dimostrato nell’esperimento 27 relativo al suono, dove la rimozione di alcune particelle d’aria non impediva la trasmissione sonora finché ne restavano sufficienti, così può esserci materia residua sufficiente a trasmettere l’impulso luminoso pur essendo interrotta da vacuità: “so there may be matter enough remaining to transmit the impulse of light; though betwixt the Particles of that matter there should be store of vacuities intercepted” - (fr:240) [così ci può essere materia sufficiente rimasta per trasmettere l’impulso della luce; anche se tra le Particelle di quella materia dovrebbero esserci molte vacuità intercettate].

L’autore sottolinea una distinzione concettuale cruciale: l’avversario intende negare non solo un vuoto coacervato (accumulato), ma assolutamente qualsiasi forma di vuoto, secondo la dottrina scolastica: “Whereas our Author pretends to prove, not onely that there is no coacervate Vacuity in the space so often mention’d, but absolutely that there is none. For ’tis in this last sense, as well as the other, that the Schools and our Author, who defends their Opinion, deny a Vacuum” - (fr:241-242) [Mentre il nostro Autore pretende di provare, non solo che non c’è Vacuità coacervata nello spazio così spesso menzionato, ma assolutamente che non ce n’è alcuna. Infatti è in questo ultimo senso, così come nell’altro, che le Scuole e il nostro Autore, che difende la loro Opinione, negano un Vuoto]. Pur non assumendo una posizione definitiva sulla controversia, il testo mira a dimostrare che gli argomenti addotti non provano sufficientemente l’assenza di vuoto: “though his Hypothesis supposes there is no Vacuum, yet his Arguments do not sufficiently prove it” - (fr:244) [anche se la sua Ipotesi suppone che non ci sia Vuoto, tuttavia i suoi Argomenti non lo provano sufficientemente].

Infine, il testo esamina la posizione cartesiana, che evita il vuoto supponendo lo spazio riempito da elementi primi e secondi capaci di attraversare i pori del vetro. Tuttavia, questa ipotesi obbliga ad ammettere che la pressione dell’aria esterna sia la causa della sospensione del mercurio, poiché la materia celeste, pervadendo uniformemente il tubo, non potrebbbe impedire al liquido pesante di scendere: “But then they must allow the pressure of the outward Air to be the cause of the suspension of the Quicksilver” - (fr:245) [Ma allora devono ammettere che la pressione dell’Aria esterna sia la causa della sospensione del Mercurio]. Il brano conclude riportando il secondo argomento dell’esaminatore, che invoca una forza interna — una “internal string” — per spiegare la sospensione in assenza di pressione esterna: “That since the Mercurial Cylinder is not sostain’d by the outward Air it must necessarily be, that it be kept suspended by his internal string” - (fr:246) [Che poiché il Cilindro Mercuriale non è sostenuto dall’Aria esterna, deve necessariamente essere che esso sia tenuto sospeso dalla sua corda interna].


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[6.1-20-299|318]

6 Critica alla teoria del Funiculus e alla spiegazione meccanica della pressione atmosferica

Il testo presenta una confutazione dettagliata della teoria che spiega la pressione atmosferica e i fenomeni di aspirazione attraverso l’ipotesi di una sostanza rarefata dotata di elasticità, denominata funiculus (cordicella), avanzata da un avversario identificato come “l’Esaminatore”. L’autore contesta sia i presupposti fisici che le conseguenze meccaniche di tale dottrina, proponendo invece una spiegazione basata su cause efficienti piuttosto che finali.

La critica inizia esaminando la natura dello spazio occupato dalle fiamme e dai vapori. L’autore respinge l’idea che l’apparente volume di una fiamma escluda la presenza di aria o altri corpi invisibili, sostenendo che la percezione visiva è ingannevole: “Nor will it necessarily follow , that the space which the flame seems to take up should contain neither Air nor Hither , nor any thing else, save the parts of that flame” - (fr:299) [Né seguirà necessariamente che lo spazio che la fiamma sembra occupare non debba contenere né Aria né Vapore, né alcun’altra cosa, se non le parti di quella fiamma]. L’esempio del fumo di candela, che apparirebbe come una colonna scura ma che, se condensato, “would not perhaps amount to the bigness of a Pins head” - (fr:299) [non ammonterebbe forse alla grandezza di una testa di spillo], dimostra come la rarefazione non implichi un’occupazione “vera e genuina” dello spazio.

Particolare attenzione viene dedicata al caso del mercurio riscaldato, citato dall’avversario come prova di rarefazione. L’autore argomenta che il passaggio allo stato di vapore non genera un funiculus, ma semplicemente una divisione in parti minute che, pur aumentando la superficie, non occupano maggiore spazio reale: “those Mercurial Fumes appear by divers Experiments to be Mercury divided and thrown abroad into minute parts, whereby though the body obtain more of Surface than it had before , yet it really fills no more of true and genuine space” - (fr:300) [quei Vapori Mercuriali appaiono per diversi Esperimenti essere Mercurio diviso e disperso in parti minute, per cui sebbene il corpo ottenga più Superficie di quanto avesse prima, tuttavia non riempie realmente più spazio vero e genuino]. Se tali particelle fossero ricondotte in un unico volume, ammonterebbero a uno spazio totale pari a quello originario.

La confutazione prosegue con obiezioni di natura meccanica strutturale. L’autore contesta l’esistenza fisica dei “ganci” o “grappini” che il funiculus dovrebbe possedere per aderire a superfici lisce come vetro, mercurio, acqua e olio: “how the Fumculus comes by such hooks or grapie - irons , or parts of the like shape, to take fast hold of all contiguous bodies , and even the smoothest , such as Glass, and the calm surface of Quicksilver” - (fr:302) [come mai il Funiculus possieda tali uncini o grappini, o parti di simile forma, per afferrare saldamente tutti i corpi contigui, anche i più levigati, come il Vetro, e la superficie calma del Mercurio]. Appare inoltre incredibile che tali strutture invisibili possano esercitare forze sufficienti a sollevare “a tall Cylinder of that very ponderous metal” - (fr:302) [un alto Cilindro di quel metallo così ponderoso] o a frantumare vetri robusti.

Si evidenzia una contraddizione riguardo alla fluidità: se l’acqua viene afferrata superficialmente dal funiculus, essa improvvisamente emula corpi consistenti, formando “bundles each of them of an intire piece” - (fr:303) [fasci ciascuno di un pezzo intero], pur mantenendo caratteristiche di fluido dimostrabili attraverso l’ondulazione in presenza di bolle in un ricevitore esaurito.

L’analisi si sposta poi sulle proprietà elastiche. L’avversario, chiamando la sostanza funiculus, suggerisce un’analogia con le corde di liuto: “he seems plainly to intimate that it has its spring inward , upon the same account that Lute - strings and Ropes forcibly stretch ’ d have theirs” - (fr:306) [egli sembra chiaramente intendere che essa possieda la sua molla verso l’interno per lo stesso motivo per cui le corde di liuto e le funi forzatamente tese hanno la loro]. Tuttavia, l’autore sottolinea una disparità fondamentale: mentre le corde richiedono “either wreathing , or some peculiar and artificial texture of the component parts” - (fr:308) [o una torsione, o una certa texture peculiare e artificiale delle parti componenti], la rarefazione aeriforme non include tale struttura. Inoltre, se si ammette la spiegazione cartesiana dell’elasticità basata sulla materia sottile, il funiculus ne risulterebbe privo poiché “having no Pores to be pervaded by the materia subtilis” - (fr:309) [non avendo Fori per essere pervasa dalla materia sottile] (e il vetro stesso viene considerato impervio a tale materia).

L’autore evidenzia l’incompatibilità geometrica: le corde reali, contraendosi, riempiono i pori o aumentano di spessore, mentre il funiculus avversario “contracts it self as to length , without increasing its thickness” - (fr:311) [si contrae in lunghezza senza aumentare il suo spessore], pur non avendo pori da riempire. Tale contrazione non può essere spiegata neppure per “fugam vacui” - (fr:312) [fuga del vuoto], poiché il vuoto non conseguirebbe comunque.

Dal punto di vista metodologico, l’autore rifiuta l’introduzione di cause finali in fisica: “I am not very forward to allow acting for ends to Bodies inanimate , and consequently devoid of knowledge” - (fr:313) [non sono molto propenso ad ammettere che i corpi inanimati, e conseguentemente privi di conoscenza, agiscano per fini], richiedendo cause efficienti. Risulta inoltre difficile conciliare l’espansione dell’aria — che tende verso l’esterno come in “fired Gun - powder , in Æolipiles , in warm ’ d Weather - glasses” - (fr:314) [polvere da sparo accesa, in Eolipile, in termometri riscaldati] — con una forza “so prodigious a force of moving contiguous Bodies inwards” - (fr:315) [così prodigiosa di muovere i corpi contigui verso l’interno].

Infine, si critica la coerenza interna della teoria: se il funiculus è un corpo reale e senza pori, non è chiaro come l’accesso dell’aria esterna ne causi il rilassamento. La conclusione respinge l’immagine di uno spazio “full of little highly - stretcht strings , that lay fast hold of the surfaces of all contiguous Bodies , and always violently endeavour to pull them inwards” - (fr:318) [pieno di piccole corde altamente tese, che afferrano saldamente le superfici di tutti i corpi contigui, e sempre violentemente tentano di tirarli verso l’interno], giudicandola fisicamente inverosimile.


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[7.1-64-333|396]

7 La critica alla rarefazione aristotelica: analisi di un dibattito sulla natura dell’estensione

Resoconto di una confutazione scientifica della teoria della rarefazione rigorosa, in cui si evidenziano le contraddizioni logiche e fisiche dell’ipotesi di un corpo che espande il proprio volume duemila volte senza aggiunta di materia né formazione di vuoto.

Il testo esamina l’ipotesi della “rarefazione rigorosa” proposta da un avversario (probabilmente un filosofo scolastico) per spiegare il fenomeno dell’espansione dell’aria nell’Esperimento di Magdeburgo. L’autore confessa di trovare tale ipotesi concettualmente insostenibile, dubitando che possa spiegare alcun fenomeno naturale, poiché spiegare un fenomeno significa dedurlo da qualcosa di più noto in natura. “Now tis to this lastsand , as some call it, rigorous ) way of Rarefaction that our Adversary has recourse in his Hypothesis : Though this, I confess, appear to me so difficult to be conceived , that I make a doubt whether any Phenomenon can be explained by it” - (fr:333) [Ora è a quest’ultimo modo, come alcuni lo chiamano, rigoroso di Rarefazione che il nostro Avversario ricorre nella sua Ipotesi: sebbene questo, confesso, mi appaia così difficile da concepire, che dubito che qualsiasi Fenomeno possa essere spiegato con esso].

L’analisi procede con una dimostrazione matematica dell’assurdità della proposta. Nell’esperimento citato, mezzo pollice di aria non dilatata, composto ipoteticamente di cento corpuscoli, dovrebbe espandersi per riempire un globo di capacità duemila volte superiore. “let us … suppose, that the undilated Air … possessed … about half an inch of space, consisted of a hundred Corpuscles … and ’ twill not be denied , but that as the whole parcel of Air … is adequate to the whole space it fills , so each of the hundred parts … is likewise adequately commensurate to its peculiar space” - (fr:334) [supponiamo … che l’Aria non dilatata … possedesse … circa mezzo pollice di spazio, consistesse di cento Corpuscoli … e non sarà negato, che poiché l’intera massa d’Aria … è adeguata all’intero spazio che riempie, così ciascuna delle cento parti … è ugualmente adeguatamente commensurata al suo spazio peculiare]. Di conseguenza, se il globo ha una capacità duemila volte maggiore, ogni parte d’aria dovrebbe riempire duemila parti di spazio. “in the whole capacity of the Globe (which according to him was two thousand times as great … ) there must likewise be two hundred thousand parts of space commensurate each of them to one of the fore - mentioned hundredth parts of Air” - (fr:335) [nella capacità totale del Globo (che secondo lui era duemila volte più grande …) ci devono essere ugualmente duecentomila parti di spazio commensurate ciascuna a una delle suddette centesime parti d’Aria].

Questa conseguenza appare assurda ai cartesiani e ad altri filosofi che considerano l’estensione inseparabile dalla materia. L’autore porta l’argomento alle sue estreme conseguenze logiche: se una porzione d’aria può espandersi duemila volte senza aggiunta di materia, nulla impedirebbe di espanderla ulteriormente all’infinito. “why may not the World be made I know not how many thousand times bigger than it is , without either admitting any thing of Vacuity betwixt its parts, or being increased with the addition of one Atome of new matter ?” - (fr:339) [perché non potrebbe il Mondo essere reso non so quante migliaia di volte più grande di quanto è, senza ammettere alcunché di Vuoto tra le sue parti, o essere aumentato con l’aggiunta di un solo Atomo di nuova materia?]. L’autore suggerisce che sarebbe più intelligibile supporre un intervento divino che crei nuova materia piuttosto che accettare l’espansione spontanea della stessa aria. “it were not more intelligible to suppose that God had created a new matter to joyn with the Air in filling up the Cavity , than that the selfsame Air should adequately fill two thousand spaces” - (fr:340) [non sarebbe più intelligibile supporre che Dio avesse creato una nuova materia per unirsi all’Aria nel riempire la Cavità, piuttosto che che la medesima Aria dovesse adeguatamente riempire duemila spazi].

L’avversario tenta di spiegare il fenomeno attraverso due ipotesi alternative: la divisibilità all’infinito del continuo o l’esistenza di parti indivisibili con estensione virtuale. “he endeavours to explicate the Arijiotelean Rarefaction according to those two Hypotheses” - (fr:355) [si sforza di spiegare la Rarefazione aristotelica secondo quelle due Ipotesi]. Tuttavia, l’autore dimostra che anche ammettendo la divisibilità infinita, il problema persiste: ogni parte, essendo sostanza corporea, deve avere uno spazio commensurato. “each part , being a corporeal substance , must have some Particle of space commensurate to it ; and if the whole Body be rarefied … then will each part be likewise extended to double its former dimensions” - (fr:360) [ogni parte, essendo una sostanza corporea, deve avere qualche Particella di spazio commensurata ad essa; e se l’intero Corpo viene rarefatto … allora ogni parte sarà ugualmente estesa al doppio delle sue dimensioni precedenti].

Più problematica ancora è la seconda via, che ricorre alla extensio virtualis. L’avversario ammette che con questa ipotesi si deve necessariamente concedere che una stessa parte occupi adeguatamente un doppio luogo. “Necefta ~ rtb fatendum eft … unam eandemq ’ - , partem poni … in duplici loco adequate … per totum illnd fpatium virtualiter extenda - tur” - (fr:369) [È necessario ammettere … che una e la stessa parte sia posta … in doppio luogo adeguatamente … attraverso tutto quello spazio virtualmente estesa]. L’autore oppone a questa concezione un dilemma insostenibile: se l’estensione virtuale implica che la sostanza riempia realmente più spazio, allora è un’estensione reale, non virtuale; se invece non riempie più spazio, si tratta solo di un gioco di parole. “If it do , then ’ tis true and real, and not barely a virtual extension” - (fr:376) [Se lo fa, allora è vera e reale, e non semplicemente una estensione virtuale]; “But if it be said, That when an Atome is virtually extended , its corporeal substance fills no more space than before : This is but a Verbal shift” - (fr:377) [Ma se si dice, che quando un Atomo è virtualmente esteso, la sua sostanza corporea non riempie più spazio di prima: questo è solo un espediente verbale].

Il testo evidenzia infine che l’ipotesi avversaria incontra analoghe difficoltà nel caso opposto della condensazione. Se un corpo si condensa senza che le sue parti ritirino in vacuità o senza espellere materia sottile, le parti già contigue dovrebbero penetrarsi a vicenda. “how Bodies that are already contiguous can be brought to farther Approximations without penetrating each other” - (fr:394) [come Corpi già contigui possano essere portati a ulteriori Approssimazioni senza penetrarsi a vicenda]. L’autore conclude che non vede come la condensazione possa avvenire senza una penetrazione delle dimensioni, cosa che i filosofi di ogni epoca hanno ritenuto inammissibile in natura. “I see not how the Examiners Conden fat ton can be perform ’ d without penetration of dimensions” - (fr:396) [non vedo come la Condensazione dell’Esaminatore possa essere eseguita senza penetrazione delle dimensioni].


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[8.1-14-403|416]

8 La confutazione dell’ipotesi condensativa e la critica alla penetrazione dimensionale

Analisi di un trattato di pneumatica seicentesco che espone i paradossi fisici derivanti dall’ipotesi di una condensazione estrema della materia, confutando la possibilità di una compressione senza vuoto o annientamento.

Il testo presenta una critica rigorosa all’ipotesi di un autore avversario riguardante la condensazione estrema dell’aria. Viene descritto un esperimento in cui, secondo l’avversario, in un globo di vetro erano contenuti “two thousand half Inches of a substance” - (fr:405) [duemila mezzi pollici di una sostanza], i quali, dopo l’ammissione di acqua, si riducevano a “no more than one half Inch of body” - (fr:405) [non più di un mezzo pollice di corpo], pur rimanendo un “true and real Body” - (fr:405) [vero e reale corpo].

L’autore del trattato solleva quindi una questione ontologica fondamentale: “what becomes of so great a quantity of Matter?” - (fr:406) [che ne è di così grande quantità di materia?], dato che né l’annientamento né l’attraversamento dei pori del vetro sono ammessi dall’avversario. Viene esclusa l’ipotesi dell’annientamento (“annihilated”) come inaccettabile per un naturalista razionale, ma altrettanto incredibile risulta la compressione della materia nello spazio residuo: “that space was suppos’d perfectly full of body before, and how a thing can be more than perfectly full, who can conceive?” - (fr:407) [quello spazio si supponeva perfettamente pieno di corpo prima, e come una cosa possa essere più che perfettamente piena, chi può concepire?].

La critica si concentra sul concetto di penetrazione dimensionale, osservando che secondo l’ipotesi avversaria “two, or perhaps two thousand, Bodies may be crouded into a space that is adequately fill’d by one of them apart” - (fr:408) [due, o forse duemila, corpi possono essere stipati in uno spazio che è adeguatamente riempito da uno di essi da solo]. Tale fenomeno equivale a una “penetration of Dimensions” - (fr:409) [penetrazione delle dimensioni], che il testo considera generalmente ritenuta impossibile in natura. L’estrema rarefazione e condensazione descritta — dove la stessa porzione d’aria occupa alternativamente mezzo pollice e duemila volte tanto spazio — implicherebbe di fatto “turn a Body into a Spirit, and, confounding their Notions, attribute to the former the discriminating and least easily conceivable properties of the later” - (fr:409) [trasformare un corpo in uno spirito, e, confondendo i loro concetti, attribuire al primo le proprietà distintive e meno facilmente concepibili del secondo].

Questo argomento assume un peso decisivo nella valutazione delle ipotesi: “this Argument is, I confess, with me of that weight, that this alone would keep me from admitting the Examiners Hypothesis” - (fr:410) [questo argomento è, confesso, per me di tale peso, che questo solo mi impedirebbe di ammettere l’ipotesi dell’Esaminatore]. Tuttavia, l’autore ammette che se un “happier Contemplator” riuscisse a rendere intelligibile la rarefazione e condensazione estreme, non si mostrerebbe ostinato nel respingere tale dimostrazione, anche se ciò non renderebbe l’ipotesi avversaria necessaria o sufficiente, ma risponderebbe solo ad alcuni argomenti contro di essa.

Il testo conclude con il riferimento ad ulteriori argomenti a sostegno della posizione dell’autore, annunciando il passaggio a “A Consideration (pertinent to the present Controversie) of what happens in trying the Torricellian and other Experiments, at the tops and feet of Hills” - (fr:416) [Una considerazione (pertinente alla presente controversia) di ciò che accade nel tentare gli esperimenti torricelliani e altri, nelle vette e ai piedi delle colline], situando così la discussione nel più ampio contesto sperimentale della pneumatica barometrica.


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[9.1-32-444|475]

9 Esperienze barometriche sull’Abbazia di Westminster e sulle montagne per dimostrare la gravità e l’elasticità dell’aria

Descrizione di esperimenti condotti con barometri ad acqua sui tetti dell’Abbazia di Westminster e sulle alture per dimostrare che la pressione atmosferica diminuisce con l’altitudine, confutando le obiezioni basate sulla temperatura e distinguendo tra il peso e la molla dell’aria.

L’autore descrive l’apparato sperimentale utilizzato per rilevare le variazioni di pressione atmosferica, preferendo un barometro (Weather-glass) a un tubo comune e impiegando acqua al posto del mercurio per rendere più evidenti le piccole variazioni: “But in stead of a common Tube we made use of a kind of Weather - glass… and in stead of Quicksilver we employ ’ d common Water… that small changes… might be the more diseernable” - (fr:444) [Invece di un tubo comune usammo una sorta di barometro… e invece del mercurio impiegammo acqua comune… affinché piccoli cambiamenti… fossero più discernibili]. Lo strumento consisteva in un vaso di vetro con base larga e collo stretto (AB) e un sottile tubo di vetro (CD) aperto ad entrambe le estremità, fissato con cemento ermetico per isolare l’aria interna (II) da quella esterna (KK): “The Instrument we made use of consisted onely of a Glass with a broad Foot and a narrow Neck ( A B ) and a slender Glass- Pipe ( CD )… fastned with a close cement , that both kept the Pipe in its place, and hindred all communication betwixt the inward ( II ) and outward ( KK ) Air” - (fr:445) [L’strumento che usammo consisteva solo di un vetro con base larga e collo stretto (AB) e un sottile tubo di vetro (CD)… fissato con un cemento ermetico, che manteneva il tubo al suo posto e impediva ogni comunicazione tra l’aria interna (II) e quella esterna (KK)]. Il recipiente era stato scelto di capacità straordinaria per rendere più conspicuo l’effetto della dilatazione dell’aria inclusa.

Gli esperimenti furono condotti sui tetti (Leads) dell’Abbazia di Westminster, la cui altezza perpendicolare dal suolo era di “threescore and fifteen Foot” - (fr:454) [settantacinque piedi]. Dopo aver soffiato aria per innalzare l’acqua nella parte superiore del tubo e aver marcato la posizione (F), il vaso venne calato a terra, dove un assistente osservò che l’acqua era scesa circa un pollice sotto il segno: “cry ’ dto us that it was subsided about an Inch be¬ low the mark ( F )” - (fr:448) [ci gridò che era scesa circa un Pollice sotto il segno (F)]. Ripetendo l’esperimento, nonostante il vento rendesse i risultati meno regolari, l’acqua cadde sempre manifestamente più in basso ai piedi del muro che in cima. L’autore esplicitamente respinge l’ipotesi che tale fenomeno dipenda dalla diversa temperatura dell’aria, poiché la regione più elevata è normalmente più fredda, il che contrarrebbe piuttosto che favorire la maggiore espansione dell’aria: “which I see no cause to ascribe barely to the differing temperature of the Air above and below , as to Heat and Cold , since according to the general estimate , the more elevated Region of the Air is , aeteris paribut , colder than that below” - (fr:449) [che non vedo ragione di attribuire semplicemente alla diversa temperatura dell’aria sopra e sotto, per quanto riguarda Caldo e Freddo, poiché secondo la stima generale, la regione più elevata dell’aria è, ceteris paribus, più fredda di quella sotto].

Una conferma indipendente proviene dall’esperimento di Monsieur Pascal con un pallone debolmente gonfiato portato dalla base alla cima di un’alta montagna: “carrying a weakly - blown Foot - ball from the bottom to the top of an high Mountain… that Foot - ball swell ’ d more and more, the higher it was carried” - (fr:458) [portando un pallone debolmente gonfiato dal fondo alla cima di un’alta montagna… quel pallone si gonfiava sempre di più, più in alto veniva portato]. Questo esperimento è considerato particolarmente cogente perché non ricorre a corpi “forzatamente e preternaturalmente distesi” come quello che si suppone rimanga nello spazio vuoto del tubo torricelliano.

L’autore affronta l’obiezione secondo cui la discesa del mercurio in cima alla montagna potrebbe derivare dal freddo dell’aria ambiente, citando in latino l’argomento avversario: “Sed diet poteji ( sayes he) ideo ( ic °c ’ in vertice Montis magis defcendijje , quod ibidem ejjet Aura frigidior” - (fr:461) [Ma si può dire (dice egli) perciò (cioè) che è sceso di più sulla vetta della montagna, perché lì l’aria era più fredda]. Tale soluzione viene respinta poiché il freddo contrarrebbe la sostanza rarefatta all’interno del tubo, attirando il mercurio verso l’alto, analogamente a quanto avviene nei termometri dove l’acqua sale con il freddo per il restringimento del Funiculus: “the coldne£ of the ambient Air… would rather contract the rarefied substance within the Tube , and so draw up the Mercury higher , as our Author himselfteaches us , that ’ tis from the shrinking of the Funiculua occasion ’ d by the cold that the Water in Thermometers ascends in cold weather” - (fr:462) [il freddo dell’aria ambiente… contrarrebbe piuttosto la sostanza rarefatta all’interno del tubo, e così tirerebbe su il mercurio più in alto, come lo stesso nostro Autore ci insegna, che è per il restringimento del Funiculus causato dal freddo che l’acqua nei termometri sale con il freddo].

Particolarmente significativa è la testimonianza di un medico che il 15 ottobre 1661 ripeté l’esperimento su Halifax Hill, collina inferiore alle Alpi e agli Appennini ma sufficientemente elevata per dimostrare il fenomeno: “This fifteenth of OHober .. we took, a Weather -glass AB , of about tn>o foot in length… at the top of the said Hilt , the Waterfell down to the point D , viz… an Inch and a quarter lower” - (fr:470-471) [Questo quindici ottobre .. prendemmo un barometro AB, di circa due piedi di lunghezza… in cima alla detta collina, l’acqua cadde fino al punto D, cioè… un pollice e un quarto più in basso]. Questo risultato prova l’elasticità dell’aria: l’aria interna AC, che in fondo alla collina era della stessa forza ed estensione di quella esterna, manifestò in cima una maggiore elasticità rispetto all’aria di montagna, estendendosi ulteriormente: “proves the Elasticity of the Air : for the internal Air A C , which was of the fame power and extenfion with the external at the bottom of the Hill , did manifest a greater Elasticity than the Mountain - Air there” - (fr:472) [prova l’Elasticità dell’Aria: poiché l’aria interna AC, che era della stessa forza ed estensione con quella esterna in fondo alla collina, manifestò una maggiore Elasticità dell’aria di montagna lì].

L’autore chiarisce infine perché l’acqua scenda molto più del mercurio in proporzione: mentre nell’esperimento torricelliano lo spazio superiore del tubo è quasi privo d’aria, nel barometro ad acqua la parte corrispondente contiene aria che esercita la sua pressione: “whereas in the Torricellian Experiment , the upper and deserted space of the Tube has little or no Air left in it , but the Correspondent part of the Weather - glass was furnish ’ d with Air” - (fr:474) [mentre nell’Esperimento Torricelliano, lo spazio superiore e abbandonato del tubo ha poca o nessuna aria rimasta, ma la parte corrispondente del barometro era fornita di aria]. Da tutti questi esperimenti si conclude evidentemente che “the Atmosphere gravitates more , c & terk paribvf , near the surface of the Earth , than in the more elevated parts of the Air” - (fr:453) [l’Atmosfera gravita di più, ceteris paribus, vicino alla superficie della Terra, che nelle parti più elevate dell’Aria].


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[10.1-20-545|564]

10 La molla dell’aria: esperimenti sulla compressione e rarefazione nei trattati pneumatici del XVII secolo

Il testo presenta una difesa sperimentale della teoria meccanica dell’elasticità gassosa contro le spiegazioni rivali basate sul funiculus, documentando al contempo l’emergere di una quantificazione matematica delle relazioni tra pressione e volume. L’autore descrive prove estreme in cui l’aria compressa dimostra una forza elastica capace di sostenere colonne mercuriali ben superiori alla pressione atmosferica standard, confutando così le obiezioni degli avversari che minimizzavano la potenza della “molla dell’aria”. “So that here our Adversary may plainly see that the Spring of the Air, which he makes so light of, may not only be able to resist the weight of 29 Inches, but in some cases of above an hundred Inches of Quicksilver, and that without the assistance of his Funiculus, which in our present case has nothing to do” - (fr:545) [Cosicché qui il nostro Avversario possa chiaramente vedere che la molla dell’aria, di cui egli fa così poco conto, può non solo essere in grado di resistere al peso di 29 pollici, ma in alcuni casi di oltre cento pollici di argento vivo, e questo senza l’assistenza del suo Funiculus, che nel nostro caso presente non ha nulla da fare].

Particolare rilevanza assume l’esperimento in cui, con un cilindro mercuriale di circa cento pollici, si fa succhiare un osservatore all’orifizio aperto del tubo: il mercurio sale notevolmente, fenomeno che non può attribuirsi al funiculus — il quale, per ammissione stessa degli avversari, non può sollevare il mercurio oltre i 29-30 pollici — ma alla dinamica elastica dell’aria. “And to let you see that we did not (a little above) inconsiderately mention the weight of the incumbent Atmospherical Cylinder as a part of the weight resisted by the imprisoned Air, we will here annex, that we took care, when the Mercurial Cylinder in the longer leg of the Pipe was about an hundred Inches high, to cause one to suck at the open Orifice; whereupon (as we expected) the Mercury in the Tube did notably ascend” - (fr:546) [E per mostrarvi che non abbiamo menzionato (poco sopra) in modo sconsiderato il peso del Cilindro Atmosferico incumbent come parte del peso resistito dall’aria imprigionata, qui aggiungeremo che abbiamo avuto cura, quando il Cilindro Mercuriale nella gamba più lunga del Tubo era alto circa cento pollici, di far sì che qualcuno succhiasse all’Orifizio aperto; in seguito a ciò (come ci aspettavamo) il Mercurio nel Tubo salì notevolmente]. La spiegazione meccanica richiede che, quando l’aria incumbent si espande nel torace dilatato del succhiatore riducendo la pressione esterna, l’aria imprigionata possa dilatarsi e respingere il mercurio fino a raggiungere un’eguaglianza di forze. “And therefore we shall render this reason of it, That the pressure of the incumbent Air being in part taken off by its expanding it self into the Suckers dilated Chest, the imprison’d Air was thereby enabled to dilate it self manifestly, and repel the Mercury that comprest it, till there was an equality of force betwixt the strong Spring of that comprest Air on the one part, and the tall Mercurial Cylinder, together with the contiguous dilated Air, on the other part” - (fr:548) [E pertanto daremo questa ragione di ciò: che la pressione dell’aria incumbent essendo in parte rimossa dal suo espandersi nel Torace dilatato del Succhiatore, l’aria imprigionata fu quindi abilitata a dilatarsi manifestamente, e a respingere il Mercurio che la comprimeva, finché non vi fu un’eguaglianza di forza tra la forte molla di quell’aria compressa da una parte, e l’alto Cilindro Mercuriale, insieme all’aria dilatata contigua, dall’altra].

Il passaggio dalla compressione all’espansione spontanea introduce una dimensione storica significativa: l’autore riconosce esplicitamente il contributo di Richard Townley nel fornire la misurazione quantitativa mancante, ovvero la proporzione inversa tra dilatazione e forza elastica che costituirà la legge di Boyle. “Richard Townley was pleased to inform me, that having by the perusal of my Physico-Mechanical Experiments been satisfied that the Spring of the Air was the cause of it, he had endeavoured (and I wish in such attempts other ingenious men would follow his example) to supply what I had omitted concerning the reducing to a precise estimate how much Air dilated of it self loses of its Elastical force, according to the measures of its Dilatation” - (fr:551) [Richard Townley si compiacque di informarmi che, avendo letto i miei Esperimenti Fisico-Meccanici ed essendosi convinto che la molla dell’aria ne era la causa, si era sforzato (e vorrei che in tali tentativi altri uomini ingegnosi seguissero il suo esempio) di supplire a ciò che avevo omesso riguardo alla riduzione a una stima precisa di quanto l’aria dilatata da sé perda della sua forza elastica, secondo le misure della sua Dilatazione]. A questa testimonianza si aggiungono le prove contemporanee di Lord Brouncker, matematico eminente, le cui indagini promettono risultati accurati. “Townleys Theory: And so did (as their Author was pleased to tell me) some Trials made about the same time by that Noble Virtuoso and eminent Mathematician the Lord Brouncker, from whose further Enquiries into this matter, if his occasions will allow him to make them, the Curious may well hope for something very accurate” - (fr:556) [Teoria di Townley: E così fecero (come il loro Autore si compiacque di dirmi) alcune Prove fatte circa lo stesso tempo da quel Nobile Virtuoso ed eminente Matematico Lord Brouncker, dalle cui ulteriori Indagini su questa materia, se le sue occupazioni gli permetteranno di farle, i Curiosi possono ben sperare qualcosa di molto accurato].

Il testo si conclude con l’indicazione di una tabella numerica che dovrebbe contenere i dati sperimentali della rarefazione, sebbene i valori specifici risultino corrotti nella trascrizione. “A Table of the Rarefaction of the Air” - (fr:557) [Una Tavola della Rarefazione dell’Aria].


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[11.1-12-616|627]

11 La controversia sulle cause del rigonfiamento e della rottura delle vesciche nell’aria rarefatta

Resoconto della disputa tra la teoria della molla dell’aria e la teoria del funiculus riguardo agli esperimenti pneumatici con vesciche nel vuoto.

Il testo presenta una controversia scientifica concernente il quarto e quinto esperimento su vesciche collocate all’interno di un ricevitore da cui viene estratta l’aria, documentando lo scontro tra la spiegazione meccanicista basata sulla molla dell’aria (spring of the air) e la teoria alternativa del funiculus (corda immaginaria) proposta dall’Esaminatore.

Nel quarto esperimento, relativo al rigonfiamento della vescica in seguito alla rimozione dell’aria ambiente, l’Autore difende la propria interpretazione basata sulla elasticità dell’aria inclusa nella vescica, che si distende man mano che la pressione esterna diminuisce: “Nel Quarto Esperimento, riguardo al rigonfiamento di una vescica alla rimozione dell’aria ambiente; e proporzionalmente a tale rimozione: il nostro Autore non obietta nulla contro la spiegazione che ne diamo mediante la molla dell’aria inclusa nella vescica, e che la distende man mano che la pressione dell’aria ambiente viene indebolita” - (fr:618) [In the Fourth Experiment, touching the swelling of a Bladder upon the removal of the ambient Air; and proportionably to that removal: Our Author objects nothing against the Explication we give of it by the Spring of the Air included in the Bladder, and distending it according as the pressure of the ambient Air is weakned]. L’Esaminatore, tuttavia, propone una diversa causalità, attribuendo il restringimento della vescica al rilassamento dell’aria rarefatta nel ricevitore piuttosto che alla pressione dell’aria reinserita: “Ma egli cerca anche di spiegarlo a modo suo, al quale dice che questa circostanza si accorda eccellentemente, che al ritorno dell’aria esterna nel Ricevitore, la vescica tumida si restringe immediatamente, perché (dice egli) con tale ingresso dell’aria esterna, l’aria nel Ricevitore, che attirava i lati della vescica verso l’esterno dal suo centro, viene rilassata” - (fr:619) [But he endeavours also to explicate it his way, to which he says this circumstance does excellently agree, that upon the regress of the external Air into the Receiver, the tumid Bladder immediately shrinks, because (says he) by such ingress of the external Air, the Air in the Receiver, which drew the sides of the Bladder outward from the middle of it, is relax’d].

Un elemento critico nella confutazione della teoria del funiculus emerge dall’osservazione delle vesciche forate. L’Esaminatore sostiene che in una vescica perforata l’aria inclusa venga risucchiata fuori dall’ambiente rarefatto, impedendo il rigonfiamento; tuttavia, l’Autore richiede una dimostrazione della natura di queste ipotetiche corde che dovrebbero attrarre i lati della vescica: “Per quanto riguarda inoltre la ragione che egli aggiunge, del perché una vescica forata non si gonfi ugualmente, cioè che attraverso il foro, per quanto piccolo, l’aria inclusa viene risucchiata fuori dall’ambiente rarefatto, lasciamo al lettore imparziale considerare quale sia la spiegazione più genuina, o la nostra (contro cui egli non ha nulla da obiettare) o la sua, per la quale egli dovrebbe (secondo quanto abbiamo precedentemente notato discutendo contro il suo Funiculus) mostrarci che tipo di corde esse siano; le quali sebbene, secondo lui, saldamente attaccate all’interno del Ricevitore e alla superficie della vescica, devono attirare con altrettanta forza l’una come l’altra, per quanto lunghe siano fuori dalla vescica in confronto a quelle che dentro la vescica attirano così da impedire la distensione dei suoi lati” - (fr:620) [As for the reason likewise he adds, why a perforated Bladder does not also swell, namely, that by the hole, how little soever, the included Air is suck’d out by the rarefied ambient, we leave it to the impartial Reader to consider whether is the more genuine Explication, either ours (against which he has nothing to object) or his, which to make clearly out he ought (according to what we formerly noted disputing against his Funiculus) to shew us what kind of strings they are; which though, according to him, strongly fastned to the inside of the Receiver and the superficies of the Bladder, must draw just as forcibly one as another, how long soever they be without the Bladder in comparison of those that within the Bladder draw so as to hinder the diduction of its sides]. L’evidenza empirica mostra che nelle vesciche forate le rughe permangono, contraddicendo l’ipotesi di un’azione attrattiva: “Poiché l’esperienza mostra che in una vescica forata le rughe permangono come se non ci fosse affatto alcun tiraggio” - (fr:621) [For Experience shews, that in a perforated Bladder the wrinkles continue as if there were no drawing at all].

Il testo richiama l’esperimento di Pascal sulle montagne come prova decisiva a favore della teoria della molla e del peso dell’aria, dimostrando che il rigonfiamento di un pallone in altitudine non richiede l’ipotesi del funiculus: “E sebbene egli potesse descrivere come tale corda possa essere costituita, tuttavia la nostra spiegazione avrà questo vantaggio in termini di probabilità rispetto alla sua: che mentre egli non nega che l’aria abbia molla e peso, come noi neghiamo che il suo Funiculus abbia qualsiasi esistenza diversa da quella immaginaria; e mentre egli riconosce che con lo strumento l’aria attorno alla vescica viene esaurita; per mostrare che non occorre altro che quello, e di conseguenza nessun Funiculus per separare i lati della vescica, possiamo confermare la nostra spiegazione con l’esperimento precedentemente menzionato dell’ingegnoso Pascal, che portando un pallone da calcio flaccido dal fondo alla cima di un’alta montagna, lo trovò rigonfiarsi proporzionalmente mentre saliva, e man mano che il peso e la pressione dell’aria ambiente diminuivano, e ugualmente a restringersi di nuovo mentre scendeva” - (fr:622) [And though he could describe how such a string may be context, yet our Explication will have this advantage in point of probability above his, That whereas he denies not that the Air has Spring and Weight, as we deny his Funiculus to have any other than an imaginary existence; and whereas he acknowledges that by the Instrument the Air about the Bladder is exhausted; to shew that there needs no more than that, and consequently no Funiculus, to draw asunder the sides of the Bladder, we can confirm our Explication by the formerly-mentioned Experiment of the ingenious Pascal, who carrying a flaccid Foot-ball from the bottom to the top of an high Mountain, found it to swell proportionably as he ascended, and as the weight and pressure of the ambient Air decreased, and likewise to shrink again as he descended]. In tale scenario naturale risulta impossibile invocare un funiculus di aria violentemente rarefatta: “E tuttavia in questo caso non si può ricorrere a un Funiculus di aria violentemente rarefatta per separare ogni modo i lati del pallone da calcio” - (fr:623) [And yet in this case there is no recourse to be had to a Funiculus of violently-rarefied Air to draw asunder every way the sides of the Foot-ball].

Per quanto riguarda il quinto esperimento, concernente la rottura della vescica, l’Esaminatore non confuta la causa proposta dall’Autore, limitandosi ad attribuire il fenomeno all’auto-contrazione dell’aria rarefatta: “Contro la causa che assegniamo al quinto Esperimento egli ugualmente non obietta nulla, ma attribuisce solo la rottura della vescica all’auto-contrazione dell’aria rarefatta nel Ricevitore” - (fr:627) [Against the cause we assign of the fifth Experiment he likewise objects nothing, but only ascribes the breaking of the Bladder to the self-contraction of the rarefied Air in the Receiver].

Il testo documenta così una fase significativa della rivoluzione scientifica del XVII secolo, contrapponendo l’approccio meccanicista basato su proprietà fisiche misurabili dell’aria (molla e peso) a spiegazioni basate su entità ipotetiche (funiculus), utilizzando l’evidenza sperimentale e il riferimento all’esperimento di Pascal come criterio di veridicità.


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12 La pressione atmosferica come causa della coesione: esperimenti su marmi contigui e confutazione dell’orrore del vuoto

Resoconto di esperimenti pneumatici che dimostrano come la coesione tra superfici lisce sia sostenuta dalla pressione dell’atmosfera, con confutazione delle teorie alternative basate sulla natura del vuoto e sulle sostanze sottili.

Il testo presenta una difesa sperimentale dell’ipotesi che attribuisce alla pressione atmosferica la capacità di sostenere pesi considerevoli tra superfici contigue, confutando le interpretazioni alternative che invocano l’horror vacui o sostanze sottili interposte. L’autore confronta la propria spiegazione meccanica con quella di un Esaminatore che propone una diversa interpretazione dei fenomeni osservati nel vuoto parziale.

La tesi centrale sostiene che l’aria, impedendo il suo ingresso tra le superfici, possa sostenere un peso equivalente a quello di un pilastro d’aria della stessa larghezza della base inferiore e alto quanto l’atmosfera, ovvero equiparabile a un pilastro di mercurio di trenta pollici. Come afferma il testo: “it may ( according to our Hypothesis) sustain a Weight either altogether or well - nigh equal to that of a pillar of Air as broad as the Basis of the lower Marble , and as long as the Atmosphere is high , or to the weight of a pillar of Quicksilver of the same thickness, and about 30 Inches long” - (fr:706) [secondo la nostra Ipotesi, può sostenere un Peso del tutto o quasi uguale a quello di un pilastro d’Aria largo quanto la Base del Marmo inferiore e alto quanto l’Atmosfera, o al peso di un pilastro di Mercurio dello stesso spessore e di circa 30 Pollici di lunghezza].

I dati sperimentali confermano questa ipotesi attraverso misure quantitative precise. Nell’esperimento diciassettesimo, nonostante il ricevitore fosse stato evacuato il più possibile, l’aria residua era sufficiente a mantenere una colonna di mercurio di circa un pollice, permettendo al marmo inferiore del diametro di quasi due pollici di sostenere quattro once. Il testo specifica che “there remain ’ d Air enough to keep up in theTube a Cylinder of about an Inch long of Quicksilver ; and since the broader the contiguous Marbles are, the greater weight fastned to the lowermost may besustain ’ dby the resistanceof the Air… the Air remaining in the Receiver should be able to support the lowermost Marble, whose Diameter was near two Inches , and a weight of four Ounces” - (fr:707) [vi rimaneva abbastanza Aria da mantenere nel Tubo un Cilindro di Mercurio lungo circa un Pollice; e poiché più larghi sono i Marmi contigui, maggiore è il peso che può essere sostenuto… l’Aria rimasta nel Ricevitore dovrebbe essere in grado di sostenere il Marmo inferiore, il cui Diametro era vicino a due Pollici, e un peso di quattro Once]. Si noti inoltre che non è certo che il ricevitore fosse altrettanto ben vuotato durante il trentunesimo esperimento rispetto al diciassettesimo, come osserva “And though it were not , yet we are not sure that the Receiver was as well emptied when we made the 31 Experiment , as when we made the 17” - (fr:708) [E anche se non lo fosse, non siamo certi che il Ricevitore fosse altrettanto ben vuotato quando facemmo il 31 Esperimento, come quando facemmo il 17].

La portata del fenomeno risulta ancor più significativa in condizioni ottimali: in una dimostrazione pubblica davanti a un’assemblea di virtuosi, il marmo superiore sollevò quello inferiore nonostante fosse gravato da un peso superiore a 430 once, come testimonia il passaggio “the uppermost Marble drew up the lowermost , though that were clogg ’ d with a weight of above 430 Ounces” - (fr:709) [il Marmo superiore sollevò quello inferiore, sebbene questi fosse gravato da un peso superiore a 430 Once].

L’autore procede quindi alla confutazione dell’interpretazione avversaria. L’Esaminatore, negando la possibilità naturale del vuoto, attribuisce l’adesione ostinata alla resistenza offerta da una sostanza sottile che rimarrebbe intrappolata tra i marmi, simile a quella lasciata dal mercurio o dall’acqua in caduta. Tuttavia, questa spiegazione appare contraddittoria: se l’aria rarefatta nel ricevitore tendesse a separare i marmi aderenti, come può una sostanza sottile mantenerli uniti? Il testo riporta l’obiezione che “according to him the distended Air in the Receiver ssiould draw asunder the adhering Marbles ; his Explication supposes that there cannot naturally be a Vacuum , whence he infers that , Necejse crat ut lapis ille nonaliter dejeenderet , quaff * relittquendo pojl fe tenuem hujufmodifubjlantiam” - (fr:710) [secondo lui l’Aria rarefatta nel Ricevitore dovrebbe separare i Marmi aderenti; la sua Spiegazione suppone che non possa esistere naturalmente un Vuoto, da cui inferisce che Era necessario che quella pietra non scendesse altrimenti che lasciando dietro di sé una sottile sostanza di questo tipo]. L’asserzione che tale sostanza sia più difficile da separare dal marmo che dal mercurio viene definita precaria dall’autore, che sottolinea come nelle proprie numerose prove (circa un centinaio) la coesione non abbia mai sostenuto un peso superiore a quello del pilastro atmosferico: “I never could find that by their cohesion they would sustain a weight greater than that of a Pillar of the Atmosphere that prest against the lowermost” - (fr:712) [non avrei mai potuto trovare che per la loro coesione sostenessero un peso maggiore di quello di un Pilastro dell’Atmosfera che premeva contro il marmo inferiore].

Particolarmente rilevante è la critica all’esempio della lamina di bronzo aderente a un tavolo di marmo, citato dall’Esaminatore come prova che forze umane non possono separare superfici perfettamente piane. L’Esaminatore afferma che “Unde ejcijlimo plane, ft perfetfe complanatafuerint duo marmora Jic conjuncta , ita ut nuUus omnino aer inter utrumq^ mediaret , von posse ea ullis humwis viribus ab invictm divelli” - (fr:713) [Da ciò stimo chiaramente che, se due marmi perfettamente piatti fossero congiunti in modo che nessun aria intercorresse tra loro, non potrebbero essere separati l’uno dall’altro con alcuna forza umana], adducendo l’esempio della lamina bronzea che un giovane robusto non poté sollevare tramite un anello. L’autore sottolinea tuttavia l’ambiguità tra la forza di un uomo senza assistenza meccanica e l’estremo della potenza umana, osservando che “there is great odds betwixt the strength of a man unassisted by any Engine , and the utmost extent of Humane Power” - (fr:714) [vi è grande differenza tra la forza di un uomo senza l’assistenza di alcun Ingegno, e l’estremo limite della Potenza Umana].

Secondo l’ipotesi meccanica, la spiegazione risulta chiara: il pilastro atmosferico che grava sulla superficie può eccedere la forza di un singolo uomo, specialmente in posizione scomoda. L’autore riporta la propria esperienza diretta con marmi del diametro di circa tre pollici, con cui “I did with my own hands take up above a thousand and three hundred Ounces” - (fr:715) [io stesso con le mie mani sollevai più di mille trecento Once], dimostrando empiricamente che la coesione apparente è in realtà sostenuta dalla pressione esterna dell’atmosfera, senza necessità di ricorrere all’orrore del vuoto come principio esplicativo.


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[13.1-16-730|745]

13 Difesa degli esperimenti fisico-meccanici sulla respirazione e sul vuoto

Il testo costituisce una replica difensiva a critiche mosse contro esperimenti pneumatici condotti su animali, in cui l’autore illustra le proprie osservazioni sulla sopravvivenza in assenza di aria e confuta le obiezioni di un anonimo “Examiner” riguardo alla spiegazione dei fenomeni osservati.

L’autore inizia precisando una distinzione temporale cruciale tra l’immobilità e la morte effettiva degli organismi. Riguardo agli esperimenti su insetti, chiarisce che questi “indeed became moveless within a minute of an hour” - (fr:730) [divennero effettivamente immobili entro un minuto di un’ora], specificando che tale minuto non è un istante (moment), bensì la sessantesima parte di un’ora. Sottolinea inoltre che “though these Insects did in so short a time grow moveless, yet they were not so soon kill ’ d” - (fr:731) [sebbene questi insetti in così poco tempo divennero immobili, tuttavia non furono così presto uccisi], evidenziando come gli animali sanguigni morissero più lentamente (“The sanguineous Animals that did indeed dye, were kill ’ d more slowly” - (fr:732)).

Per corroborare la possibilità che la mancanza di respiro possa uccidere rapidamente, l’autore ricorre a un paragone empirico con i sommozzatori, riferendo il caso di un uomo abituato a immergersi con un ingegno che portava aria, il quale inizialmente “could hold out about two or three Minutes at a time” - (fr:733) [poteva resistere circa due o tre minuti alla volta]. Tuttavia, l’autore suggerisce che tale stima temporale sia imprecisa, poiché “when he said two or three Minutes, mean what is indeed a much shorter time than that when exactly measured amounts to” - (fr:735) [quando diceva due o tre minuti, intendeva ciò che è in effetti un tempo molto più breve di quanto risulti quando misurato esattamente].

La prova sperimentale decisiva emerge da un confronto diretto condotto su due talpe: una inclusa in un piccolo recipiente sottovuoto e l’altra immersa immediatamente dopo in acqua. Il risultato mostra che la prima “was between two and three Minutes in killing” - (fr:736) [impiegò tra i due e i tre minuti a morire], mentre la seconda “did not there continue full a Minute and a quarter, before it finally ceas ’ d from giving any sign at all of life” - (fr:736) [non continuò lì un minuto e un quarto completo, prima di cessare infine di dare qualsiasi segno di vita]. Da ciò l’autore deduce che “’ tis not impossible that the want of Respiration should dispatch an Animal in as little time as is mentioned in the Experiment” - (fr:737) [non è impossibile che la mancanza di respirazione sopprima un animale in così poco tempo come è menzionato nell’esperimento].

Segue una critica puntuale alla spiegazione alternativa proposta dall’Examiner, che attribuisce la morte rapida alla contrazione dell’halitus (respiro/vitale spirito) in seguito alla rarefazione dell’aria. L’autore osserva che il critico “seems to speak as if he thought this halitus to be some peculiar part of the Animal in which his life resides” - (fr:738) [sembra parlare come se pensasse che questo halitus sia qualche parte peculiare dell’animale in cui risiede la sua vita], senza tuttavia spiegare perché la sua recessione causi la morte improvvisa. Inoltre, l’autore contesta l’interpretazione delle “vehementes illae convulsiones” (quelle violente convulsioni) osservate negli uccelli prima della morte, notando che l’Examiner non ha “more intelligibly reduc ’ d these Tragick Symptoms from his As sumption” - (fr:739) [ridotto in modo più intelligibile questi tragici sintomi dalla sua assunzione], lasciando i lettori privi di conoscenze anatomiche e mediche incapaci di comprendere come il Funiculus (termine anatomico o meccanico utilizzato dal critico) possa produrre tali effetti.

Il discorso si sposta quindi agli esperimenti 42 e 43, concernenti l’ascesa dell’acqua in un vial sottovuoto. L’Examener spiega il fenomeno tramite la contrazione dell’aria rarefatta che “endeavours to draw up the subjacent water out of the Vial” - (fr:742) [cerca di tirare su l’acqua sottostante dal vaso], distendendola violentemente. L’autore respinge questa interpretazione notando che tale presunta distensione “is not visible that we have observ ’ d, when cold water, that has been first freed from his interspers ’ d Air, is put into the Receiver” - (fr:743) [non è visibile che abbiamo osservato, quando acqua fredda, che è stata prima liberata dalla sua aria interspersa, è messa nel ricevitore], rinviando il lettore al giudizio sulle due spiegazioni contrapposte.

Concludendo, l’autore dichiara di aver esposto le proprie riflessioni sulla respirazione con dubbio piuttosto che con certezza (“as in the 41 Experiment I tender ’ d my thoughts concerning Respiration but doubtingly” - (fr:740)), e sottolinea l’intento di evitare ulteriori dispute, auspicando di non aver usato asprezza verso l’avversario, pur difendendo la necessità di rispondere con la dovuta libertà a obiezioni proposte con eccessiva risolutezza.


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[14.1-15-748|762]

14 La controversia sulla rarefazione dell’aria e l’ipotesi del Funiculus

Il testo documenta una polemica scientifica tra l’autore e un avversario autore di un trattato De Corporum inseparabilitate, riguardante l’interpretazione dei fenomeni della rarefazione e la natura del vuoto. L’autore difende l’ipotesi del peso e della molla dell’aria contro la teoria alternativa basata su un’attrazione misteriosa mediata da un ente immaginario.

Il tono dell’intervento è dichiaratamente misurato: l’autore afferma di scrivere “for the defence of what I think the Truth , and not to offend my learned Adversary” - (fr:748) [per la difesa di ciò che penso essere la Verità, e non per offendere il mio dotto Avversario], concedendo che l’avversario abbia fallito “rather in the Choice than in the Management of the Controversie” - (fr:748) [piuttosto nella Scelta che nella Gestione della Controversia]. Si tratterebbe inoltre del primo scritto dell’avversario sulla materia, poiché “since this passes for his first Book , and since consequently he is not like to have been provoked , or engaged in point of Reputation” - (fr:749) [poiché questo passa per essere il suo primo Libro, e di conseguenza non è probabile che sia stato provocato, o impegnato in punto di Reputazione].

Il nucleo del disaccordo concerne l’esplicazione della rarefazione. L’avversario propone “an unintelligible Hypothesis of Attraction , performed by I know not what strange imaginary Funiculus” - (fr:754) [un’ipotesi inintelligibile di Attrazione, realizzata da non so quale strano Funiculus immaginario], contrapposta all’ipotesi meccanica del “Weight and Spring of the Air” - (fr:754) [Peso e Molla dell’Aria]. L’avversario avanza cinque argomenti: due contro l’ipotesi del peso/molla e tre a favore del Funiculus. Il primo argomento consiste in una pura affermazione di insufficienza causale, mentre il secondo assume una veste più dimostrativa, sostenendo che “the way of this strange Spring it self is not intelligibly explained or explicable by the Defenders of it” - (fr:755) [il modo di questa strana Molla in sé non è spiegato in modo intelligibile né spiegabile dai Difensori di essa].

Particolarmente rilevante è la trattazione della rarefazione nei capitoli 20-24 del trattato avversario, dove si sostiene che questo fenomeno richiederebbe la presenza simultanea di un corpo in molteplici luoghi: specificamente, si richiederebbe di supporre un corpo “to be in 2,3,4,10,100,1000,1000000 of places at the fame instant” - (fr:756) [essere in 2,3,4,10,100,1000,1000000 di luoghi nello stesso istante], che riempirebbero adeguatamente tutti quegli spazi.

Il testo affronta la disputa tra Pacuisti (sostenitori del vuoto) e Plenisti. Contro i primi, l’avversario utilizza un ragionamento circolare che l’autore espone con chiara ironia: “There is no Vacuum in the Tube because Nature abhors a Vacuum , and we see Nature abhors a Vacuum because she will not suffer a Vacuum in the Tube” - (fr:760) [Non c’è Vuoto nel Tubo perché la Natura aborre il Vuoto, e vediamo che la Natura aborre il Vuoto perché non soffrirà un Vuoto nel Tubo].

Un riferimento sperimentale cruciale riguarda l’esperimento della vescica di carpa, che dimostrerebbe come “the Air is rarefi’d a 1000 times bigger; nay, in respect of the body of Gold it has 100000 times less matter in equal spaces” - (fr:760) [l’Aria è rarefatta 1000 volte più grande; anzi, rispetto al corpo dell’Oro ha 100000 volte meno materia in spazi uguali]. L’avversario considera tale fenomeno “impossible ever to be made out by interspersed Vacuities” - (fr:761) [impossibile da spiegare mai tramite Vacuità intersperse], ossia attraverso modelli che prevedono vuoti disseminati nella materia.

Nonostante l’incompatibilità delle rispettive posizioni, l’autore riconosce la coerenza interna del ragionamento avversario: “his Hypothesis and mine being inconsistent , it may be looked upon as a sign rather that each of us have , than that either of us have not , reafon’d closely to his own Principles” - (fr:751) [la sua Ipotesi e la mia essendo inconsistenti, può essere considerato come un segno piuttosto che ciascuno di noi ha, piuttosto che nessuno di noi non ha, ragionato strettamente secondo i propri Principi]. L’autore conclude annunciando la propria capacità di risolvere i fenomeni citati attraverso un’ipotesi alternativa, affermando che fornirà soluzioni “flowing naturally from an Hypothesis that I (hall for the present assume” - (fr:762) [derivanti naturalmente da un’Ipotesi che per il momento assumerò].


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15 La spiegazione meccanica della rarefazione: atomismo, vortici e pressione atmosferica nel XVII secolo

Trattato che confronta l’ipotesi atomistica epicurea e la teoria cartesiana dei vortici per spiegare i fenomeni fisici della rarefazione, della condensazione e dell’espansione esplosiva, confutando le obiezioni di un autore che nega la possibilità di tali spiegazioni meccaniche.

Il testo difende la possibilità di spiegare i fenomeni fisici attraverso principi meccanici, affrontando in particolare la natura dell’aria e i processi di rarefazione. L’argomentazione si sviluppa attraverso due ipotesi principali: quella atomistica, basata su particelle elastiche a molla, e quella cartesiana, fondata su vortici di materia sottile.

La prima ipotesi immagina l’aria composta da corpi elastici di forma specifica. “These springy Bodies thus shap’d and thus moved are sufficient to produce all the Phœnometta” - (fr:766) [Questi corpi elastici così formati e così mossi sono sufficienti a produrre tutti i Fenomeni]. Si ipotizzano particelle di forma elicoidale, rappresentate nella Figura 4 come A B C D, con un diametro originario di “100000 -0- - 00 of an Inch” - (fr:767) [1/100000000 di pollice]. Quando la pressione esterna diminuisce, queste particelle si distendono in zone o vortici di diametro dieci volte superiore, assumendo la forma E F G H, e descrivendo sfere “1000 times as big in bulk” - (fr:767) [1000 volte più grandi in volume], che respingono le particelle circostanti grazie al loro moto circolare.

Questo meccanismo spiega naturalmente l’esperimento della vescica di carpa, citato come prova empirica. Le particelle d’aria, normalmente “lying latitant within the folds of it” - (fr:769) [giacenti nascoste nelle pieghe di essa] e invisibili per la compressione atmosferica, quando si rimuove la pressione esterna “flying open into much bigger Zones” - (fr:769) [spalancandosi in zone molto più grandi], espandendosi fino a occupare “a thousand thousand times bigger space” - (fr:769) [uno spazio un milione di volte più grande], gonfiando così la vescica i cui pori risultano impermeabili all’aria. La condensazione inversa avviene quando la pressione esterna “reduces the Air in the Bladder to its former inconspicuousness” - (fr:790) [riduce l’aria nella vescica alla sua precedente invisibilità], riportando le particelle allo stato originario.

La rarefazione per calore segue analogo principio meccanico: “the Atoms of fire flowing in in great numbers… must needs accelerate the motion of these Particles” - (fr:772) [gli atomi di fuoco affluendo in gran numero… devono necessariamente accelerare il moto di queste Particelle], aumentando la forza centrifuga e l’espansione delle zone. Il testo respinge esplicitamente l’ipotesi di una virtù attrattiva dell’aria rarefatta, attribuendo i fenomeni esclusivamente alla “pressure of the ambient Air” - (fr:774) [pressione dell’aria ambiente], e menziona anche “the Phœnometia of my Lord Bacons Experiment” - (fr:775) [i Fenomeni dell’Esperimento di mio Signore Bacone] come ulteriore conferma.

Il trattato affronta poi la seconda via di rarefazione, quella proposta dai sostenitori del pieno (Plenum) attraverso l’intervento di una materia sottile o etere, attribuita a “Monsieur Des Cartes” - (fr:784). Secondo questa ipotesi, l’aria consiste in “long, slender, flexible Particles, agitated or whirl’d round by the rapid motion of the Globuli Calefies” - (fr:784) [particelle lunghe, sottili, flessibili, agitate o roteate dal rapido moto dei Globuli Celesti] e dalla materia del primo elemento. La velocità di rotazione determina l’espansione: “the swifter these Bodies are whirl’d round, the more do their flexible parts flie asunder” - (fr:785) [più velocemente questi corpi ruotano, più le loro parti flessibili si allontanano].

Nell’esperimento torricelliano, la rimozione della pressione atmosferica permette alle particelle di espandere i loro vortici fino a “1000 times as big in bulk” - (fr:788) [1000 volte più grandi in volume], spiegando l’impetuosa risalita dell’acqua nel recipiente di Magdeburgo, che rientra “into the bigness of a Hazel Nut” - (fr:790) [nella grandezza di una nocciola] quando l’aria esterna riprende a comprimere, essendo “driven on with the whole pressure of the Atmosphere” - (fr:791) [spinta dall’intera pressione dell’Atmosfera].

Infine, il testo offre una spiegazione meccanica dell’esplosione della polvere da sparo, confutando l’obiezione che tale fenomeno sia inspiegabile senza l’introduzione di nuova materia. Secondo l’ipotesi cartesiana, il fuoco mette in moto la “Materia subtilis” - (fr:796) [materia sottile], che agita rapidamente le particelle terrestri della polvere, precedentemente in quiete. Ogni particella, messa in rotazione, “expel and beat off with great violence all the contiguous Particles” - (fr:796) [respinge e scaccia con grande violenza tutte le Particelle contigue], occupando “1000 times as much Elbow-room” - (fr:796) [1000 volte tanto spazio], propagando l’agitazione a tutto il barile con “so great an impetuosity” - (fr:797) [tanta impetuosità] da distruggere strutture compatte e scuotere la terra stessa.

Il testo conclude confutando l’argomento dell’autore avversario, che sosteneva l’impossibilità di spiegare la rarefazione con corpuscoli simili, citando la sua conclusione latina: “H < eo. abunde demon fir ant, rarefaftionem per hnjusmodi corpuscula nnllatenui pojse explicaru” - (fr:800) [Queste cose dimostrano abbondantemente che la rarefazione non può essere spiegata affatto da corpuscoli di questo tipo], dimostrando invece come entrambe le ipotesi — sia quella epicurea basata sul moto innato degli atomi, sia quella cartesiana basata sui vortici — rendano conto in modo naturale e necessario di tutti i fenomeni osservati.


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16 La critica alla ‘Rota Aristotelica’: indivisibili, estensione virtuale e il paradosso del moto

Una disamina confutatoria della spiegazione meccanica del moto rotatorio basata sull’ipotesi degli indivisibili e della rarefazione.

Il testo esamina una trattazione concernente il paradosso della “Rota Arijlotelica, by his explication of which he pretends not only to solve all the difficulties concerning Local motion ^ quæPhilosopbtsrumingeniabac - tenui valde exercuerunt” - (fr:806) [Rota Aristotelica, con la spiegazione della quale egli pretende non solo di risolvere tutte le difficoltà concernenti il moto locale che hanno esercitato finora gli ingegni dei filosofi], proponendo una critica alla sua soluzione attraverso un’“unintelligible Hypotbefs of Rarefaction, wherein there is extenfio feu correspondentia ejufdem rei ad locum nunc nujorem, nunc minorem” - (fr:806) [ipotesi inintelligibile di Rarefazione, in cui vi è estensione ovvero corrispondenza della stessa cosa a un luogo ora maggiore, ora minore]. L’autore del resoconto ritiene tale spiegazione priva di novità sostanziali, riducibile a un paralogismo o a quanto già affermato dai filosofi stessi.

L’analisi si concentra sull’esempio della ruota di un carro, descritto nel capitolo 25 dell’opera esaminata. Si illustra come, nel movimento del veicolo, il mozzo descriva una traiettoria aerea diversa da quella della ruota sulla terra: “Rem ante oculos ponit rota alicujui currus t ejujq$ umbofeu lignum illudcraf - fum & rotundum cm infiguntnr radii ; ftqttidem dum progrediente curru ipfa rota circumduQa defcribit in fubjeCta terra orbitam jtbi œqualem, umbo iUe defcribit in subject0 aere orbitam ( I suppose both here and before he means Lineam) fe multo longiorem , utpote Æqualem orbit£ totius rot £” - (fr:807) [Pone davanti agli occhi la ruota di un qualche carro e il suo mozzo ovvero quel legno spesso e rotondo nel quale sono inseriti i raggi; infatti, mentre il carro procede, la ruota stessa condotta in giro descrive nella terra sottostante un’orbita uguale a sé, quel mozzo descrive nell’aria sottostante un’orbita (suppongo che qui e prima intenda Linea) a sé molto più lunga, in quanto uguale all’orbita dell’intera ruota]. La difficoltà teorica emerge nella necessità di spiegare “ut partes fuas successive applicet line£ duplo plurespartes habenti, idq^ motu perpetuo ac uniforming” - (fr:808) [che applichi successivamente le sue parti a una linea avente il doppio delle parti, e ciò con moto perpetuo e uniforme].

La spiegazione criticata si fonda su tre supposizioni teoriche. La prima concepisce il tempo come composto da “a determinate number of Indivisibles , ( that is , such as have neither print nor posterius included in them ) which he calls Instants” - (fr:811) [un numero determinato di Indivisibili, (cioè, tali che non hanno né prima né dopo incluso in essi) che egli chiama Istanti]. La seconda postula che “prœjentiam localem feu ubicationem cujujlibet partis indivifibilis & virtualiter extenfe ejfe quoq^ indiviftbilem & virtualiter extenfam” - (fr:812) [la presenza locale ovvero l’ubicazione di qualsiasi parte indivisibile e virtualmente estesa sia anche indivisibile e virtualmente estesa], che il critico interpreta come l’affermazione che l’estensione o spazio degli indivisibili sia essa stessa indivisibile.

Tuttavia, l’autore del resoconto evidenzia una fondamentale ambiguità concettuale riguardo alla nozione di “Virtual Extension” - (fr:813) [Estensione Virtuale], dichiarando esplicitamente: “I confess I understand as little what it is as I verily believe he did” - (fr:813) [confesso di capire tanto poco cosa essa sia quanto veramente credo che ne capisse egli stesso]. La terza supposizione stabilisce infine una correlazione tra rarefazione e estensione: “by how much more rare a body is, by so much the more are its Indivisibles virtually extended” - (fr:814) [tanto più un corpo è raro, tanto più i suoi Indivisibili sono virtualmente estesi], completando un sistema teorico che il testo giudica privo di intellegibilità.


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17 Critica alle teorie degli indivisibili e della continuità corporea

Resoconto di un’analisi polemica che evidenzia le contraddizioni logiche e matematiche in una teoria fisica basata sui corpi indivisibili, sulla loro inseparabilità e sulla rarefazione infinita come alternativa alla divisione.

Il testo presenta una confutazione dettagliata di una teoria scientifica fondata sul concetto di indivisibili materiali, evidenziando come tale impostazione generi assurdità logiche e contraddizioni fisico-matematiche irresolubili. L’analisi prende di mira specificamente il trattato di un autore che propone l’esistenza di unità minime di materia, definite indivisibili, le quali costituirebbero i corpi fisici.

La critica si apre con un giudizio severo sul “pezzo di legno” dell’autore, che si rivela “pieno zeppo di assurdità e contraddizioni” - (fr:819) [Ma per quanto riguarda quello del suo pezzo di legno, lo troveremo pieno zeppo di assurdità e contraddizioni.]. Il primo punto di contestazione riguarda la definizione stessa di indivisibile, che risulta incoerente sia sul piano concettuale che reale. Secondo il quarto Principio dell’autore criticato, l’indivisibile sarebbe “virtualiter in quotvis partes divisibiles” - (fr:820) [virtualmente in quante si vogliano parti divisibili], dove il termine virtualiter equivale a mentaliter (mentalmente) o a nulla, vanificando l’attribuzione di indivisibilità.

L’argomento centrale emerge dal titolo stesso dell’opera confutata, il “Trattato sull’Inseparabilità dei Corpi” (TraBatus de Corporum Inseparabilitate), che porta a conseguenze paradossali: se i corpi fossero realmente indivisibili e inseparabili, “sarebbe impossibile che alcuna cosa al mondo fosse divisibile; poiché egli, facendo una continuità inseparabile, e che i Corpi piuttosto saranno (non so dire come) estesi oltre la loro dimensione in infinitum, piuttosto che separarsi l’uno dall’altro” - (fr:821-822) [Né, in secondo luogo, lo è realmente: poiché allora (secondo l’argomento principale del suo Libro, come si può desumere dalle prime parole della sua Pagina del Titolo. Trattato sull’Inseparabilità dei Corpi) sarebbe impossibile che alcuna cosa al mondo fosse divisibile; poiché egli facendo una continuità inseparabile, e che i Corpi piuttosto saranno (non so dire come) estesi oltre la loro dimensione in infinitum, piuttosto che separarsi l’uno dall’altro; un corpo può altrettanto presto passare attraverso le dimensioni di un qualsiasi Indivisibile, quanto passare tra due.]. Questa teoria della rarefazione infinita—per cui i corpi si dilaterebbero all’infinito piuttosto che dividersi—implica necessariamente il moto attraverso luoghi distinti, configurando una situazione dove l’indivisibile deve essere “terminus a quo, terminus ad quem, & medium” - (fr:823) [Inoltre, egli ammette nello strano stiramento o rarefazione di questi Indivisibili un moto temporaneo della Dimensione condensata; da cui seguirà che devono esserci luoghi distinti o Ubi, deve esserci termine da cui, termine a cui, e mezzo.].

Sul piano matematico, la teoria genera impossibilità geometriche concrete. Se una linea fosse composta da un numero dispari di indivisibili—ad esempio “101 Indivisibili di Aria estremamente rarefatta dovessero essere estesi in lunghezza di un Pollice”—sarebbe “impossibile dividere quel Pollice in due parti uguali” - (fr:824) [E poi, sarebbe impossibile dividere una linea in due parti, supponendo che consista in un numero dispari di Indivisibili; come se 101 Indivisibili di Aria estremamente rarefatta dovessero essere estesi in lunghezza di un Pollice, sarebbe impossibile dividere quel Pollice in due parti uguali.].

La critica si estende anche alle parti indivisibili del Tempo, che devono necessariamente risultare “in quotvis partes divisibiles” - (fr:826) [in quante si vogliano parti divisibili], altrimenti si cadrebbe nell’assurdità che lo stesso corpo o indivisibile occupi simultaneamente luoghi diversi nello stesso istante. L’autore della confutazione sottolinea l’inclinazione dell’avversario ad accettare contraddizioni evidenti, notando che “poiché egli può ingoiare, anzi affermare con sicurezza, questa e molte altre simili contraddizioni e assurdità” - (fr:827) [Ma poiché egli può ingoiare, anzi affermare con sicurezza, questa e molte altre simili contraddizioni e assurdità, non sono disposto a menzionarle; e penso che avrebbe fatto più per la reputazione dell’Autore se anche lui avesse fatto così.], comportamento che giudica dannoso per la reputazione scientifica dell’autore stesso.

Particolare rilevanza assume l’applicazione di questi principi alla Ruota di Aristotele (Rota Aristotelica), che produce assurdità matematiche manifeste anche a chi possieda solo una “infarinatura di Matematica” - (fr:828) [Per quanto riguarda il suo ultimo Capitolo, dove applica questi Principi alla Spiegazione della Ruota di Aristotele, non ho qui il tempo di annotare tutte le assurdità che chiunque abbia solo una infarinatura di Matematica può osservare: come, a volte metà di una parte indivisibile di una Circonferenza può toccare un indivisibile di una Linea; a volte uno può toccare metà, un quarto, una centesima parte, uno intero, due, dieci, cento, ecc. nello stesso istante; anzi, un indivisibile di un Cerchio può essere tutto esso in mille luoghi insieme, e simili.]. Le contraddizioni geometriche includono la possibilità che metà di un indivisibile circonferenziale tocchi un indivisibile lineare, o che un singolo indivisibile occupi simultaneamente mille luoghi diversi, violando i principi base della geometria e della continuità fisica.


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18 L’analisi cinematica della Rota Aristotelica e la critica agli indivisibili

Trattato di meccanica razionale del XVII secolo che affronta il paradosso della ruota di Aristotele attraverso l’analisi del moto composto, calcolando le velocità relative dei punti di cerchi concentrici in rotolamento e confutando l’ipotesi atomistica degli indivisibili spaziali e temporali come soluzione al problema.

Il testo espone una trattazione matematica del moto composto da rotazione e traslazione, stabilendo che ogni punto del cerchio acquisisce diversi gradi di celerità nella progressione secondo la propria posizione rispetto alla linea perpendicolare passante per il centro. L’autore formula una proporzione geometrica fondamentale: “as the Circumference to the Radius , so is the line of the progressive motion to the distance of the point from the Centre” - (fr:834) [come la Circonferenza al Raggio, così è la linea del moto progressivo alla distanza del punto dal Centro]. Questa relazione implica che la linea di progressione equivale al cerchio descritto su quella distanza come raggio, determinando che quando un punto tocca la perpendicolare, il suo moto progressivo si annulla: “each point therefore of this smaller Circle , when it comes to touch the Perpendicular , must, as to its progressive motion , stand still” - (fr:835) [ogni punto quindi di questo Cerchio minore, quando viene a toccare la Perpendicolare, deve, per quanto riguarda il suo moto progressivo, stare fermo].

Per la spiegazione specifica della Rota Aristotelica, l’analisi si concentra sui punti che attraversano la linea perpendicolare, assumendo come ipotesi che la circonferenza ABCD sia uguale alla linea IL o AK: “Let then in our Example A be the Centre or immoveable point , the Circumference therefore ABCD will be equal to 1L or AK by our Hypothefis” - (fr:837) [Sia dunque nel nostro Esempio A il Centro o punto immobile, la Circonferenza quindi ABCD sarà uguale a IL o AK per nostra Ipotesi]. L’autore attribuisce misure quantitative in gradi alle velocità: il punto I, centro della rotazione, possiede un solo moto di traslazione e quindi un grado di velocità; il punto C, mosso da due moti concordi entrambi uguali alla velocità di I, possiede due gradi: “we will therefore put it to have one degree, C, because it is moved with two motions , both tending the same way , and each equal to the velocity of I , must needs have two degrees of velocity” - (fr:839) [porremo quindi che abbia un grado, C, poiché è mosso con due moti, entrambi tendenti nella stessa direzione, e ciascuno uguale alla velocità di I, deve necessariamente avere due gradi di velocità]. Il punto E, situato a metà distanza, possiede un grado e mezzo, essendo la sua rotazione pari alla metà di quella di C: “The point E … we will put to have one degree and an half” - (fr:841) [Il punto E … porremo che abbia un grado e mezzo].

La risoluzione del paradosso emerge dal calcolo differenziale delle velocità opposte. Il punto E, mosso in avanti dalla progressione con velocità pari a I, ma portato all’indietro dalla rotazione con metà velocità, perde metà della progressione: “The point at E being moved forward by its progression with the same velocity that I, but by its rotation … being moved the contrary way or backwards with half the velocity , loseth half of its progression forwards” - (fr:843) [Il punto in E essendo mosso in avanti dalla sua progressione con la stessa velocità di I, ma dalla sua rotazione … essendo mosso nella direzione contraria o all’indietro con metà della velocità, perde metà della sua progressione in avanti]. Il punto A, invece, essendo portato in avanti e all’indietro con uguale velocità, rimane necessariamente fermo: “The point in A … being carried backwards with equal velocity , must necessarily stand still as to its progression” - (fr:844) [Il punto in A … portato all’indietro con uguale velocità, deve necessariamente stare fermo per quanto riguarda la sua progressione]. Di conseguenza, mentre A tocca senza scivolare, E descrive una piccola linea durante il contatto: “each point situate in E must necessarily describe a small line, which is a part of the whole EC” - (fr:845) [ogni punto situato in E deve necessariamente descrivere una piccola linea, che è una parte dell’intera EC].

Il testo assume rilevanza storica come testimonianza della controversia sui metodi infinitesimali. L’autore respinge esplicitamente l’ipotesi degli indivisibili di spazio e tempo, sostenendo che la successione infinita di punti e istanti spiega il fenomeno senza ricorrere a corpuscoli indivisibili: “without having recourse to the Hypothesis of the determinate number of indivisibles of space and time” - (fr:846) [senza ricorrere all’Ipotesi del numero determinato di indivisibili di spazio e tempo]. La critica si concentra sull’incoerenza logica di definire “istanti” determinati che contengono puramente successione temporale (prius and posterius), e corpuscoli estesi ma indivisibili, che generano assurdità come il moto istantaneo che pone un corpo in molti luoghi contemporaneamente. L’autore demolisce come tautologica la spiegazione rivalutativa basata sugli indivisibili: “the reason of the celerity of the motion of some one of these indivisibles above another is , that it passes through a greater part of an Indivisible in the same instant than the slower ; that is in plain sense no more than this , One body is swifter than another because it is moved faster” - (fr:848) [la ragione della celerità del moto di qualcuno di questi indivisibili sopra un altro è, che esso passa attraverso una parte maggiore di un Indivisibile nello stesso istante che il più lento; cioè in senso piano non è altro che questo, Un corpo è più veloce di un altro perché è mosso più velocemente].


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19 La confutazione della pressione atmosferica e della molla dell’Aria: analisi di un trattato barometrico seicentesco

Trattato scientifico del XVII secolo che, attraverso esperimenti con tubi di mercurio, confuta le teorie meccaniche dell’equilibrio barometrico e dell’elasticità dell’aria, proponendo un modello di sospensione interna basato su un “cordone” invisibile.

Il testo esamina fenomeni barometrici attraverso una serie di esperimenti critici volti a demolire le spiegazioni fisiche allora correnti. L’autore si confronta specificamente con la teoria che attribuisce al peso dell’aria esterna (equilibrio barometrico) o alla sua elasticità (molla) il sostegno della colonna di mercurio nei tubi sottovuoto, avanzando invece l’ipotesi di un cordone interno che sospenda il liquido.

La critica alla teoria dell’equilibrio con l’aria esterna si fonda su un apparente paradosso sperimentale. Se l’aria esterna fosse responsabile del sostegno, non si spiegherebbe perché un dito posto sull’orifizio superiore di un tubo venga “fortemente attirato verso il basso” e aderisca al tubo stesso, anziché essere spinto verso l’alto. Come argomenta l’autore, “se l’Aria esterna non può sostenere quei venti Pollici di Mercurio dalla discesa, come abbiamo dimostrato; come potrà sostenere ventinove Pollici e mezzo?” - (fr:870) [se l’aria esterna non può tenere su 20 pollici di mercurio, come può tenerne 29,5?]. Questa contraddizione logica si manifesta in modo ancor più evidente nell’esperimento con un tubo di venti dita (più corto dell’altezza barometrica standard): quando il dito inferiore viene rimosso, quello superiore non solo viene risucchiato, ma riesce a “sollevare il Tubo stesso con tutto il Mercurio, e lo farà continuare a pendere nel Recipiente” - (fr:890) [descrizione dell’esperimento dove il dito superiore sostiene il peso del tubo e del mercurio]. L’autore conclude che se l’aria spingesse verso l’alto, “non si spiegherà mai mediante essa come questo Dito sia così attirato verso il basso” - (fr:891).

L’argomentazione si estende alla teoria della molla dell’aria (elasticità), considerata dipendente dallo stesso equilibrio barometrico ormai confutato. “Visto che tutta la potenza di questa Molla dipende dall’Equilibrio già confutato dell’Aria con 29 Pollici e mezzo di Mercurio… è manifesto… che anche la Molla dell’Aria lo è” - (fr:915) [testo che collega l’invalidità della molla a quella dell’equilibrio]. Inoltre, l’esperienza mostra differenze sostanziali tra il risucchiamento di acqua e mercurio: mentre la prima “è facilmente attirata nella bocca di chi risucchia”, il mercurio “non può essere attirato là con il massimo sforzo, anzi, a stento fino alla metà del Tubo” - (fr:900-901), contraddicendo la previsione che, se la molla agisse, entrambi i liquori dovrebbero innalzarsi con uguale facilità. Nell’esperimento con la siringa (Glasi Diabetes), il mercurio “segue, e si innalza alla stessa altezza di due Piedi e tre Pollici e mezzo” - (fr:907), per poi fermarsi nonostante il pistone continui a salire, lasciando uno spazio vuoto tra mercurio e pistone - (fr:908).

Al posto di queste spiegazioni meccaniche, il testo propone un modello alternativo dove il mercurio è “sospeso da un certo Cordone interno, il cui estremo superiore essendo fissato al Dito lo attira e lo lega in questa maniera al Tubo” - (fr:886). Questo “cordone” rappresenta una forza di coesione interna che, “violentemente tende” - (fr:927) sotto il peso del liquido, impedisce la caduta e spiega l’adesione del dito. Il fenomeno è finalizzato a prevenire il vuoto: “questo avviene affinché non vi sia Vacuità, visto che non vi è altro che possa succedere al posto del Mercurio discendente” - (fr:929), rivelando una concezione fisica ancora legata all’horror vacui. La critica alla rarefazione emerge quando l’autore nota come i sostenitori della teoria elastica neghino che l’aria possa espandersi senza introdurre vuoti: “Non può essere concepito come quell’Aria possa dilatarsi da sé… senza occupare un luogo maggiore… affermando che la Rarefazione non può avvenire altrimenti che per Corpuscoli o Vacuità” - (fr:877), rivelando il contesto teorico della disputa sulla struttura corpuscolare della materia.

Le misure riportate — ventinove pollici e mezzo come altezza barometrica standard, venti pollici come altezza insufficiente per l’equilibrio, venti dita per il tubo corto, e due piedi e tre pollici e mezzo per l’esperimento con la siringa — indicano una precisione sperimentale tipica della rivoluzione scientifica del Seicento, sebbene l’interpretazione proposta rifletta una resistenza alle spiegazioni meccaniche atmosferiche che avrebbero poi prevalso.


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[20.1-10-950|959]

20 La dinamica della rarefazione nel saggio barometrico

Descrizione del meccanismo fisico che spiega l’altezza di equilibrio della colonna di mercurio attraverso la distensione sequenziale di superfici interne.

Il testo propone una spiegazione meccanica del fenomeno barometrico, negando che la rarefazione sia esclusivamente un effetto del calore e affermando piuttosto che essa si realizza attraverso processi di distensione fisica. L’autore distingue nettamente i meccanismi di rarefazione e condensazione, estendendo la loro causa oltre i fattori termici: “JlartfaSmem , & c. That the Rarefaction or! Extensionof a- Bo* - dy To asto make it fake up moce ’ fpace is not only made by Heat, but- by distension or a certain dujoyuixgporver ; as on the -contrary Condensation is notohly madc by CoId, ’ but l also by Compression , as infinite Examples bear us witness .” - (fr:952) [Che la rarefazione o estensione di un corpo per farlo occupare più spazio non è prodotta solo dal calore, ma dalla distensione o da un certo potere dilatante; come al contrario la condensazione non è prodotta solo dal freddo, ma anche dalla compressione, come infinite esperienze ci testimoniano.]

Il nucleo dell’argomentazione riguarda il comportamento del mercurio nel tubo sottovuoto. Il testo descrive un processo sequenziale in cui il mercurio discendente non lascia uno spazio vuoto, ma una serie di superfici (superficies) aderenti alla sommità del tubo che vengono progressivamente distese: “Rarefaction is made only by the mere distension of the body * it so comes to pass that the descendingQuicksilver leaves its externalor upper super - ~f fi»cd unto the top of the Tube , and by its weight doth so stretch anql ( lop ) and extenuate it, until !” - (fr:955) [La rarefazione è prodotta solo dalla mera distensione del corpo * avviene così che il mercurio discendente lascia la sua superficie esterna o superiore fissata alla sommità del tubo, e con il suo peso la tende e attenua così tanto, finché].

Il meccanismo si basa su un equilibrio dinamico tra forza pesante e resistenza della materia rarefatta: quando la tensione richiesta per estendere ulteriormente una superficie supera l’energia necessaria per staccarne una nuova, il sistema evolve verso la formazione di una superficie successiva. “It becomes easier to leave another superficies i n like manner, than to extend that any further.” - (fr:956) [Diventa più facile lasciare un’altra superficie in modo simile, piuttosto che estenderla oltre.]

Questo processo iterativo prosegue fino al raggiungimento di un limite fisico preciso, dove la colonna di mercurio trova la sua quota di equilibrio: “It leaves therefore a fe* cond , and doth by its descent extend that a little further , until it becomes easier to separate a third than to extend that any further : And so forwards , until at length it hath no power to separate or extend any more/ tperfieiet, namely, , until it comes unto the height of 2p Inches and an half where it acquiesces , as we haye declared in the first Chapter.” - (fr:957) [Lascia quindi una seconda, e con la sua discesa la estende un po’ oltre, finché diventa più facile separare una terza piuttosto che estenderla oltre: E così via, finché alla fine non ha più potere di separare o estendere altre superfici, cioè, finché non giunge all’altezza di 29 pollici e mezzo dove si acquietta, come abbiamo dichiarato nel primo Capitolo.]

Il dato quantitativo di 29 pollici e mezzo rappresenta quindi il punto terminale dove la forza di distensione del mercurio si equilibra con la resistenza del mezzo rarefatto, definendo l’altezza barometrica caratteristica dell’esperimento.


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[21.1-10-1155|1164]

21 Esperimenti sulla compressione dell’aria e la misura della forza elastica

Il testo documenta una serie di esperimenti pneumatici volti a quantificare la relazione tra densità e forza elastica dell’aria, sviluppando una metodologia basata sull’uso di mercurio in tubi curvi per comprimere l’aria e misurarne la “molla”.

L’indagine si colloca in un contesto sperimentale più ampio, come testimonia il riferimento a una prova condotta in un luogo specifico: “The relation of an Experiment lately made at Hallifax Hill in confirmation of the former” - (fr:1155) [La relazione di un Esperimento fatto recentemente a Hallifax Hill in conferma del precedente]. Questo rimando suggerisce una continuità metodologica con ricerche precedenti, posizionando il presente studio come verifica empirica di ipotesi già formulate.

Il nucleo del trattato si articola nel Capitolo V, dedicato specificamente a “Two new Experiments touching the measure of the force of the Spring of the Air compress’d and dilated” - (fr:1157) [Due nuovi Esperimenti concernenti la misura della forza della Molla dell’Aria compressa e dilatata]. L’autore sottolinea come i risultati ottenuti superino le aspettative teoriche iniziali, notando che il fenomeno è “capable of doing far more than the necessity of the Author’s Hypothesis requires” - (fr:1158) [capace di fare molto di più di quanto richieda la necessità dell’Ipotesi dell’Autore], indicando una potenzialità empirica che eccede i vincoli predittivi del modello teorico adottato.

La metodologia sperimentale si concentra sulla compressione meccanica dell’aria mediante l’uso di mercurio versato in un tubo curvo, come descritto nella prima prova: “The first Experiment, of compressing Air by pouring Mercury into a crooks’d Tube, related, Ibid, Wherein the same Air being brought to a degree of density twice as great, obtains a Spring twice as strong as before” - (fr:1159) [Il primo Esperimento, di comprimere l’Aria versando Mercurio in un Tubo curvo, descritto, Ibid, In cui la stessa Aria essendo portata a un grado di densità doppiamente grande, ottiene una Molla doppiamente forte di prima]. Questo passaggio evidenzia la scoperta di una proporzionalità diretta tra densità e forza elastica, fondamentale per la comprensione fisica del comportamento dei gas.

L’accuratezza scientifica emerge dalla sistematica raccolta dati, documentata in “A Table of the Condensation of the Air according to this Experiment” - (fr:1161) [Una Tavola della Condensazione dell’Aria secondo questo Esperimento], che fornisce una rappresentazione quantitativa dei risultati sperimentali a pagina La precisione metodologica è ulteriormente confermata dall’attenzione verso “Particular Circumstances observed in the making the Experiment” - (fr:1163) [Particolari Circostanze osservate nella realizzazione dell’Esperimento], suggerendo una cura particolare per le variabili operative e le condizioni contingenti che potrebbero influenzare i risultati.

Infine, il testo esplora i limiti fisici del fenomeno, interrogandosi su “How far the Spring of the Air may be increased” - (fr:1164) [Quanto lontano la Molla dell’Aria possa essere aumentata], indicando un’indagine sulle condizioni estreme di compressione e sulla massima densità raggiungibile prima che l’aria perda le sue proprietà elastiche caratteristiche.


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22 Indice degli esperimenti pneumatici sul Ricevitore esaurito

Tavola analitica che elenca esperimenti di fisica meccanica e fisiologia condotti mediante camera del vuoto, illustrando fenomeni di coesione materica, sollevamento pneumatico, effetti ottici e conseguenze biologiche dell’asfissia.

Il testo costituisce l’indice dettagliato di una sezione di trattato scientifico dedicata agli esperimenti pneumatici, organizzato secondo una numerazione progressiva che riflette l’impostazione sperimentale dell’autore. La struttura documenta una serie di indagini condotte all’interno di un exhausted Receiver (camera pneumatica), dispositivo fondamentale per lo studio delle proprietà del vuoto e della pressione atmosferica.

La sequenza inizia con l’Esperimento 31, focalizzato sui fenomeni di coesione meccanica in assenza d’aria. L’indice segnala l’analisi della “cause why the Marbles fell not asunder in the exhausted Receiver, though a weight of four Ounces were hung at the lower stone” - (fr:1199) [causa per cui i Marmi non si separarono nel Ricevitore esaurito, sebbene un peso di quattro Once fosse appeso alla pietra inferiore], indagando se la pressione atmosferica o altre forze siano responsabili della tenuta dei corpi. Questa sezione include anche una discussione critica sulla validità delle spiegazioni proposte, interrogandosi se “the account of the Author or Adversary be more satisfactory” - (fr:1200) [la spiegazione dell’Autore o dell’Avversario sia più soddisfacente].

Gli Esperimenti 32 e 33 esplorano invece la dinamica del sollevamento pneumatico, descrivendo la “re-ascent of the Sucker and its carrying up a great weight with it upon the exhaustion of the Receiver” - (fr:1203) [risalita dello Stantuffo e del suo sollevamento di un grande peso con esso all’esaurimento del Ricevitore], fenomeno che dimostra la potenza della pressione atmosferica quando viene creato il vuoto. Parallelamente, lo stesso principio meccanico viene applicato al campo medico, spiegando “How the flesh and neighbouring blood of a Patient is thrust up into a Cupping-glass” - (fr:1205) [Come la carne e il sangue vicino di un Paziente siano spinti su in una Coppetta], illustrando il meccanismo fisico delle ventose mediche attraverso la rarefazione dell’aria.

L’indice prosegue con l’Esperimento 57, dedicato a fenomeni ottici, esaminando “the cause of the appearance of light or whiteness therein” - (fr:1207) [la causa dell’apparizione di luce o bianchezza in esso], suggerendo osservazioni su comportamenti luminescenti o modificazioni cromatiche all’interno della camera pneumatica.

Una sezione significativa è dedicata agli effetti fisiologici del vuoto: gli Esperimenti 40 e 41 indagano “the cause of the sudden death of Animals in the exhausted Receiver” - (fr:1210) [la causa della morte improvvisa degli Animali nel Ricevitore esaurito], documentando le prime ricerche sistematiche sugli effetti letali dell’asfissia in ambiente privo d’aria. A questi seguono gli Esperimenti 42 e 43, presumibilmente correlati alle osservazioni biologiche, mentre il testo si conclude con il riferimento alla “Conclusion” - (fr:1214) [Conclusione], indicando la presenza di una sintesi finale dei risultati ottenuti.

L’insieme rivela un metodo sperimentale rigoroso che spazia dalla fisica meccanica alla fisiologia, documentato con precisi riferimenti paginali (pp. 81-87) che testimoniano l’ampiezza della trattazione.


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