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A. Ramelli - Le diverse et artificiose machine - 1588 | L | k


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1 L’apologia delle discipline matematiche e l’arte delle macchine nel trattato rinascimentale

Il testo costituisce un’ampia celebrazione dell’eccellenza delle matematiche, articolata in un’apologia che ne sottolinea l’origine divina, la necessità pratica fin dalle origini dell’umanità, la trasmissione storica attraverso le civiltà antiche e l’indispensabilità per ogni arte liberale e meccanica. L’autore, attraverso una prosa che intreccia esempi tecnici, autorità filosofiche e un proemio autobiografico, giustifica la pubblicazione di un “ricco Theforo delle machine” destinato a principi e condottieri.

L’argomentazione si apre con l’affermazione dell’infallibilità delle scienze matematiche, paragonate alla verità oracolare: “Aia fe da i JELathematici nella Geometrìa, 0 nell’ (ìArithmetica uiencon ragione confirmata co fa alcuna, ciò Jli- miamo tanto infallibile & ficuro , come fe fojfe detto dall’ Oracolo ® d’aApolline” - (fr:45/p.16) [Ciò che si trova dai Matematici nella Geometria o nell’Aritmetica con ragione confermata come alcuna cosa, ciò stimiamo tanto infallibile e sicuro, come se fosse detto dall’Oracolo d’Apollo]. Da ciò deriva la loro necessità assoluta, al punto che, se fossero state levate dal mondo, “faré parfo ,fujfe rimafa efiinta nel mondo la luce del Sole” - (fr:45/p.16) [sarebbe parso che fosse rimasta estinta nel mondo la luce del Sole].

Particolare rilevanza assume la discussione sulle arti meccaniche, che l’autore riconduce immediatamente alle origini antropologiche dell’umanità, identificando in Adamo il primo artefice: “Et, per incominciare dal primo padre della generatane humana oAda- mo, egli ogni modo, & ogni uia ch’ufo, & tenne a riparare la ui- ta fua dalle necefita terrene col fabricar cafuz^e coperte dijlrame” - (fr:46/p.16) [E, per incominciare dal primo padre della generazione umana Adamo, egli ogni modo e ogni via ch’usò e tenne a riparare la vita sua dalle necessità terrene col fabbricare case coperte di strame]. L’arte meccanica viene distinta dalle altre scienze per la sua capacità di accrescimento continuo, simile a quella dei fiumi che “continuamente però crefeendo per li molti tortuofi riui… quanto piu lunghi dalle lor fonti partirono, ^ p tanto più con maggiore ampieTfa , & douitia d acqua fcaricano nel p M mare” - (fr:46/p.16) [continuamente però crescendo per li molti tortuosi rivi… quanto più lunghi dalle loro fonti partirono, tanto più con maggiore ampiezza e dovizia d’acqua scaricano nel mare], a differenza dei venti che si esauriscono.

Il testo offre dettagli tecnici significativi, come la descrizione della nave come macchina di leva: “la ifiejfaci hainfiegnato coiremo folofiofiitgneretgmn na- uilij,& con l’antenna eleuata in alto a f legate uele fargli andare ue- locifiimamente mediante lo furar de i uenti… la medefma antenna, ouer arbore della naue diuien lieua-, laquai’ è fofienuta dal calce… il pefq che fi ha da muouere è la ifieffa naue:& il motor è il fiato de uenti” - (fr:47/p.17) [la medesima [scienza] ci ha insegnato come con sollevamento si governino navi, e con l’antenna elevata in alto a legate vele farle andare velocissimamente mediante lo spirare dei venti… la medesima antenna, ovvero albero della nave divene leva, la quale è sostenuta dal calcio… il peso che si ha da muovere è la stessa nave: e il motore è lo spirare dei venti]. Si menzionano anche il timone per governare le galere e le trombe per irrigare, strumenti che dimostrano l’applicazione pratica della meccanica.

L’autore procede a una suddivisione sistematica delle scienze matematiche e delle loro applicazioni. L’Aritmetica è definita come scienza delle quantità discrete, necessaria al commercio: “Il mercante non può eferatare lefue mercifenz^a l’Arithmetica,ch’ e una Ipetie delle Àdathematiche: laquai per effiere fcienzatdi quantità, difgiunta ,& come da fe ifieffia cono fiuta” - (fr:49/p.17) [Il mercante non può esercitare le sue merci senza l’Aritmetica, ch’è una specie delle Matematiche: la quale per essere scienza di quantità, disgiunta e come da sé stessa conosciuta]. La Geodesia permette la misurazione terrestre: “Semca la Geodofia… come potremo noi mifurare l’ampiei(fa depiani, l’altezx,a de monti” - (fr:50/p.17) [Senza la Geodesia… come potremo noi misurare l’ampiezza dei piani, l’altezza dei monti].

Particolare enfasi riceve l’astronomia (chiamata “diurna scienza”), unica capace di indagare la struttura cosmica: “fhi può fenzji l’aita della pura Àdathematica,comprendere & ter- minare la grandez^zat de corpi celefii con le altezx^e Ip) difianlf loro… li centri,gli afii, li poli, & It linee di ciafcuno girante Cielo” - (fr:51-52/p.17) [Chi può senza l’aiuto della pura Matematica comprendere e terminare la grandezza dei corpi celesti con le altezze e distanze loro… i centri, gli assi, i poli, e le linee di ciascuno girante Cielo]. Si specificano le misure astronomiche: diametri stellari, longitudini e distanze reciproche. L’astrologia (o ** Astronomia applicata alla medicina**) è citata per la determinazione dei “giorni critici” e delle fasi lunari utili ai medici: “da che di- pende tutta la ragione & conofcen?(a… de i giorni critici, ciò è giorni da glf^dicio’, apn di non trauagUare lo infermo con medicamento p: gneue,maf imamente al principio della mfermità” - (fr:57-58/p.18) [da che dipende tutta la ragione e conoscenza… dei giorni critici, cioè giorni di giudizio, affinché non si travagli l’infermo con medicamento pegnole, ma specialmente al principio dell’infermità].

L’arte militare rappresenta un altro campo cruciale. Le matematiche sono definite “principale , & defiro braccio militare” - (fr:60/p.18), e l’autore distingue tre condizioni essenziali per il condottiero: la disposizione ottimale dell’esercito nel luogo opportuno (esemplificata da Pirro), l’ordinamento prudente delle squadre (Alessandro Magno), e l’uso di macchine ingegnose (i Romani): “La ter^a conditione poi e, che’l Capitano fia ace, & molto acuto d ingegno , per inuefigare fottilmente, ufar machine con ijiromenti heüicofi” - (fr:66/p.18) [La terza condizione poi è, che il Capitano sia ace [abile], e molto acuto d’ingegno, per investigare sottilmente, usar machine con strumenti bellicosi].

Il testo assume valore di testimonianza storica nella ricostruzione della trasmissione del sapere matematico. Si menzionano colonne erette prima del diluvio universale per conservare le scoperte: “aizzarono due colonne, una di pietra, l’altra di mattoni… a perpetua me- moria del mondo” - (fr:67/p.18) [alzarono due colonne, una di pietra, l’altra di mattoni… a perpetua memoria del mondo]. La filiazione prosegue dai Caldei (Abramo) agli Egizi, fino ai Greci attraverso Talete e Pitagora, con un elenco di matematici illustri: Anassagora, Endosso, Zenodoto, Platone, Archita, Aristarco, Papo e Archimede, celebrato per le sue macchine difensive di Siracusa e per il globo celeste: “fahri- Yf^cò quel Globo celejle, ciò è la diurna Sfera d’un fìmpUce uetro,con t fette corf delle felle erranti” - (fr:68-69/p.18) [fabbricò quel Globo celeste, cioè la diurna Sfera d’un semplice vetro, con sette corsi delle stelle erranti]. Si riporta anche la celebre affermazione archimedea (fr:69/p.18-70/p.20) e l’aneddoto della colomba di legno volante.

L’autorità delle matematiche è corroborata da testimonianze filosofiche e religiose. Platone ne faceva prerequisito per l’accesso alla scuola: “Chi non è Geometra non entri” - (fr:78/p.21), e Senocrate scacciava chi ne era privo. Sant’Agostino ne riconosceva la necessità per l’intelligenza delle Scritture: “quefia nobihfsima facoltà dede Mathematiche mfini- tamentee necef aria ada cogmtione & intedigenz^a dede Scritture fa- cre” - (fr:74/p.20) [questa nobilissima facoltà delle Mathematiche infinitamente necessaria alla cognizione e intelligenza delle Scritture sacre]. San Basilio precettava l’insegnamento ai fanciulli con le altre arti liberali.

Il testo si conclude con un proemio autobiografico: l’autore, che ha servito “l’iUufirtfimo ecceìlentifiimo Mar chefie di Marignano,gran Conduttor di guerra” - (fr:82/p.21), dichiara di aver raccolto questo sapere per obbedire alla legge naturale che vuole l’uomo utile non solo a sé ma agli altri: “m^o io dada inuiolabile legge di Naturafaquale, fecondo la mente di Tintone, uuole che l’huomo non fia nato per ejierprofitteuole afe fleffo filo, ma anco a tutti gli altri” - (fr:84/p.22) [mosso io da inviolabile legge di Natura la quale, secondo la mente di [Platone], vuole che l’uomo non sia nato per essere profittevole a sé stesso solo, ma anche a tutti gli altri]. L’opera si presenta quindi come un “ricco Theforo delle machine, & ifiromenti” incisi in rame, destinato a chi “della uirtu allettati fi dilettano di quefa prefantifiima arte diMa- thematica” - (fr:85/p.22) [della virtù allettati si dilettano di questa prestantissima arte di Matematica], secondo il titolo finale in francese che ne riassume la finalità: “DE L’EXCELLENCE DES MATHEMA- TIQJVES.OV IL EST DEMONSTRe’ COMBIEN ELLES font neceflàries pour acquérir tous les arts liberaux” - (fr:86/p.23) [Dell’eccellenza delle Matematiche, ove si dimostra quanto siano necessarie per acquisire tutti le arti liberali].


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2 La dignità delle Matematiche e l’arte dei meccanismi: prefazione a un trattato di ingegneria rinascimentale

Testo che celebra la supremazia delle scienze matematiche come fondamento della filosofia prima, della teologia e delle arti pratiche, delineandone la genealogia storica dall’antichità antediluviana al Rinascimento, e giustificando l’opera come tesoro di macchine utili ai principi e ai guerrieri, con una personale querelle sulla proprietà intellettuale dei disegni.

Il testo instaura una gerarchia delle scienze in cui la “premiere Philofophie” occupa il vertice per la contemplazione del divino, ma attribuisce alle matematiche il potere di certezza che altre discipline non possiedono: esse infatti permettono di operare con argomenti irrefragabili anche senza il ricorso immediato alla visione sensibile, diversamente da ciò che avviene per la conoscenza che dipende dagli occhi. “ce qu’elle ne peut faire ni operer fimplement par argument irrefragable, fans la veuë de ces chofes qui tombent foubs la puiffance de nos yeux” - (fr:93/p.23) [ciò che essa non può fare né operare semplicemente con argomento irrefragabile, senza la vista di quelle cose che cadono sotto il potere dei nostri occhi]. Da questa certezza derivano le applicazioni pratiche che si irradiano come corsi d’acqua dalla fonte: l’agricoltura e l’arte meccanica che doma i buoi e costruisce carri; la navigazione che sfrutta la leva dell’antenna e il moto del vento; l’aritmetica indispensabile al mercante; la geodesia per misurare terre e montagne; l’astronomia per comprendere la grandezza dei corpi celesti, i loro centri, assi e poli. “Qui peut fans icelles comprendre la grandeur des corps celeftes auec leurs haulteurs & diftances?” - (fr:99/p.25) [Chi può senza di esse comprendere la grandezza dei corpi celesti con le loro altezze e distanze?].

Particolare rilevanza assume l’applicazione militare, che richiede tre condizioni matematiche: il disporre l’esercito in luogo conveniente, l’ordinare gli squadroni con prudenza, e l’uso di macchine d’assedio. “La troifiefme condition eft, que le Capitaine foit cauteleux & bien accort pour rechercher fubtilement, & vfer de machines auec inftrumens de guerre” - (fr:110/p.27) [La terza condizione è che il Capitano sia accorto e prudente nel ricercare sottilmente e usare macchine con strumenti di guerra]. L’autore sottolinea come i Romani fossero stimati “Elprits defcendus du ciel” per la loro abilità meccanica.

La narrazione storica segue la trasmissione del sapere matematico dagli antichi saggi che, prima del diluvio, eressero “deux colomnes, l’une de pierre, et l’autre de brique” - (fr:111/p.27) [due colonne, l’una di pietra e l’altra di mattoni] per conservare le loro scoperte, passando per i Caldei e Abramo, fino agli Egizi e ai Greci (Talete, Pitagora). Tra questi emerge Archimede, celebrato per aver costruito un globo celeste di vetro con i sette pianeti e per aver mosso da solo una grande nave per il re Ierone, oltre ad avere ispirato Marcello nell’assedio di Siracusa. Si ricorda anche Archita che costruì “vne colombe de bois, laquelle voloit & fe fouftenoit en l’air, comme fi elle euft efté viue” - (fr:116/p.28) [una colomba di legno, la quale volava e si sosteneva in aria, come se fosse viva].

Il testo stabilisce un ponte tra scienza e teologia, citando Sant’Agostino e San Girolamo per affermare la necessità delle matematiche per interpretare le Scritture, dato che molti passi restano oscuri senza la conoscenza dei numeri. La tradizione platonica viene evocata con l’iscrizione all’ingresso dell’Accademia: “Qui n’eft Geometre n’entre point” - (fr:122/p.29) [Chi non è Geometra non entri affatto], e con l’affermazione che senza queste discipline le altre scienze sono vane e l’occhio dell’intelletto resta cieco.

La sezione italiana, indirizzata ai “Benigni Lettori”, riprende il tema pitagorico dell’origine numerica delle cose create, definendo la matematica “la più nobile, & la più illustre” tra le arti liberali, contenente “un certo Nume di divinità incomprehensibile” - (fr:130/p.32) [un certo Numine di divinità incomprensibile]. Qui l’autore si rivolge ai meccanici e agli artifici, citando il libro delle Meccaniche di Aristotele come fonte dei principi di infinite macchine. Tuttavia, il tono si fa polemico quando denuncia come alcuni “domestici” gli abbiano sottratto disegni particolari, aggiungendovi “alcune inutili minugie” e “hor stravolgendoli, ouer in altra parte disformandoli” - (fr:139/p.33) [ora stravolgendoli, ovvero disformandoli in altra parte], per attribuirseli poi nelle stampe con le proprie insegne, come accaduto anche per i disegni di fortificazioni rubati. L’autore promette di pubblicare in futuro le sue invenzioni “con quel candore, col quale io gli ho inventati” - (fr:142/p.34) [con quella purezza con cui io li ho inventati], invitando il lettore esperto a giudicare con la ragione e l’esperienza.

Il testo si conclude tornando al francese per ribadire, con Cicerone e Pitagora, che tutte le cose create scaturiscono dai numeri e dai principi matematici: “En recherchant diligemment l’excellence particuliere des sciences humaines… le clair iugement, qu’autresfois… fist Cicéron, selon l’opinion de Pythagoras” - (fr:144/p.35) [Nel ricercare diligentemente l’eccellenza particolare delle scienze umane… il chiaro giudizio che già… fece Cicerone, secondo l’opinione di Pitagora].


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3 Macchine artificiose per l’innalzamento idrico: meccanismi a trasmissione combinata e sistemi di pompa

Il testo descrive diverse configurazioni di dispositivi meccanici per il sollevamento dell’acqua da fiumi o pozzi, basati su complessi sistemi di ingranaggi, viti senza fine e meccanismi a bilanciere con valvole unidirezionali, testimonianza dell’ingegneria idraulica rinascimentale.

Il sistema fondamentale si attiva mediante una ruota motrice azionata dalla corrente fluviale o, in alternativa, da una manovella manuale per l’estrazione da pozzi. La trasmissione del moto avviene attraverso una cascata di meccanismi interconnessi: la ruota principale aziona due ruote dentate poste su assi contrapposti, le quali, ruotando in sensi opposti, determinano il movimento alternato di un ingranaggio centrale. “les deux roues C D, qui font fichées dans fon efcieu defquelles eftas dentées l’vne au contraire de l’autre” - (fr:184/p.49) [le due ruote C D, che sono fissate nel suo asse, delle quali essendo dentate l’una al contrario dell’altra]. Questo sistema di ingranaggi a lanterna trasferisce il moto rotatorio a viti senza fine che azionano dadi collegati a bilancieri, trasformando il moto circolare in lineare alternato per azionare i pistoni delle pompe.

Le pompe utilizzano modiolli (cilindri) dotati di valvole unidirezionali denominate “sopates” o “spate”. Il meccanismo prevede che i bracci, azionati dai bilancieri, tirino l’acqua nei modiolli aprendo le valvole inferiori, per poi spingerla verso l’alto quando queste si chiudono: “fe fermans derechef les fopates des modiolles pouffent l’eau dedans les quatre pompes” - (fr:186/p.49) [richiudendosi poi le spate dei modiolli spingono l’acqua dentro le quattro pompe]. Un sistema analogo di valvole impedisce il reflusso nelle pompe stesse, garantendo il flusso unidirezionale verso il receptacolo superiore e quindi al canale di distribuzione.

Una seconda configurazione sostituisce i modiolli con trombe (tubiori verticali) e case (casse di accumulo) costruite in legno o metallo. Queste ultime sono dotate di sofisticati sistemi di tenuta: “hanno ciafcuna d’efe da ambi i lati di dentro, & di fuori, tra efe & il rocchetto vna ruotella di cuoio, & vna piastra d’ottone, che tengono il acqua, che non esca per quel luogo” - (fr:189/p.49) [hanno ciascuna di esse da ambedue i lati di dentro e di fuori, tra esse e il rocchetto una ruotella di cuoio e una piastra di ottone, che tengono l’acqua che non esca per quel luogo]. I cannoni di collegamento tra le trombe e le casse hanno capacità pari alla metà dei cilindri pompa, ottimizzando il trasferimento dell’acqua nel receptacolo finale da cui, attraverso un condotto, l’acqua viene convogliata al luogo desiderato.

Per l’estrazione da pozzi profondi, il sistema viene adattato all’azionamento manuale mediante una manovella: “vn home faifant tourner auec la maniuelle la roue notée A” - (fr:198/p.49) [un uomo facendo girare con la manovella la ruota notata A]. In questa variante, il meccanismo a viti e lanterne aziona due bracci che operano all’interno di trombe verticali, sollevando l’acqua fino alla sommità del pozzo dove viene raccolta in appositi vasi.

Il testo evidenzia inoltre un ingegnoso meccanismo di inversione del moto ottenuto utilizzando due ruote dentate contrapposte: “lequalli ejfendo dentate l’una al contrario dell’ altra” - (fr:201/p.57) [le quali essendo dentate l’una al contrario dell’altra], che generano una rotazione alternata di un rocchetto centrale. Questo permette di azionare simultaneamente più gruppi di pompe con movimenti sincronizzati ma opposti, garantendo una portata continua e costante.

L’opera si configura come una testimonianza tecnica del periodo rinascimentale, caratterizzata dalla precisa descrizione dei componenti meccanici e dalla consapevolezza della necessità di rappresentazioni grafiche dettagliate: “Les portraits que l’on voit separés de la machine sont pour monstrer, côme doiuent eftre faides les cailfes Sc les fopates” - (fr:195/p.52) [I ritratti che si vedono separati dalla macchina servono per mostrare come devono essere fatte le casse e le spate], essenziali per comprendere la costruzione dei sistemi di tenuta e delle valvole.


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4 Macchine idrauliche rinascimentali: meccanismi a vite, ingranaggi e pistoni per il sollevamento dell’acqua

Il testo costituisce un trattato di ingegneria meccanica tardo-rinascimentale che descrive sofisticati dispositivi per l’innalzamento dell’acqua, azionati da correnti fluviali o da forza umana. La natura bilingue delle estratte—alternanti italiano e francese—indica un’opera destinata alla circolazione internazionale tra ingegneri e cultori delle arti meccaniche, probabilmente estratta dal Theatre des instrumens mathematiques & mechaniques di Jacques Besson (1578).

Sistemi azionati da corrente fluviale

Il primo dispositivo utilizza l’energia cinetica di un fiume per innalzare l’acqua a un’altezza notevole. Il meccanismo si attiva con una ruota idraulica E che muove due ruote dentate C e D, controrotanti: “le quali ruote pigliando co’ i loro denti li fusi del rocchetto P, lo fanno tornare bora da’ un canto, bora da ll’ altro” - (fr:534/p.213) [le quali ruote prendendo con i loro denti i fuselli del rocchetto P, lo fanno tornare ora da un canto, ora dall’altro]. Questo ingranaggio a lanterna (rocchetto) P aziona una vite il cui dado (madrevite) G converte il moto rotatorio in movimento alternato: “havendo questo rocchetto nel suo asse una vite, la fa tornare co’ i suoi varii rivolgimenti… ne gli intagli della quale vite gli entrando li rilievi della madrevite segnata G” - (fr:534/p.213) [avendo questo rocchetto nel suo asse una vite, la fa tornare con i suoi varii rivolgimenti… negli intagli della quale vite entrando i rilievi della madrevite segnata G].

La trasmissione complessa aziona otto pistoni (mascoli) all’interno di altrettanti cilindri (modioli), forzando l’acqua attraverso otto pompe valvolate (trombe/cannoni P Q R S T X Y Z) verso un serbatoio A. Le valvole a forma piramidale (sopate) operano automaticamente: “le quali hanno… le loro sopate, fatte in forma di piramide, che s’aprono, & s’chiudono, secondo che il bisogno richiede, & trattengono l’acqua in esse, che non possa ritornare indietro” - (fr:534/p.213) [le quali hanno… le loro valvole, fatte in forma di piramide, che s’aprono e si chiudono secondo che il bisogno richiede, e trattengono l’acqua in esse, che non possa ritornare indietro].

Un secondo meccanismo fluviale (fr:544/p.40-551/p.222) impiega una configurazione differente con ruota N che muove ruota dentata R, ingranante con lanterna L e ruota E dotata di cavità o scanalature (chenilles/cavi) che muovono bracci in avanti e indietro. Questo sistema aziona quattro pistoni alimentanti pompe Q G H E T. Notevole è la presenza di un dado regolatore A: “la madrevite, che si vede segnata A sopra li subbi, serve per temperare li bracci… entrando nella sudetta madrevite le due viti, che sono attaccate alla sommità de’ i duoi bracciuoli notati E I” - (fr:546/p.221) [la madrevite, che si vede segnata A sopra i supporti, serve per temperare i bracci… entrando nella sudetta madrevite le due viti, che sono attaccate alla sommità dei due bracciuoli notati E I].

Macchine per pozzi azionate da forza umana

Per l’operazione individuale, il testo descrive due dispositivi per l’estrazione da pozzi. Il primo utilizza la forza dei piedi: “l’huomo… fingendo coi piedi la ruota segnata F, ch’è posta per piatta” - (fr:540/p.218) [l’uomo… spingendo coi piedi la ruota segnata F, che è posta orizzontalmente]. Questa ruota F aziona ruote H e K (dentate al contrario l’una dell’altra), che mediante lanterne S e R, e una mezza ruota N, muovono un bilanciere (balanciero G) azionante due pistoni nei cilindri P T. L’acqua ascende al serbatoio Q: “ella monta per le dette trombe nel ricettacolo Q, ch’è alla cima del pozzo, dal qual ella esce, come si vede per il canale, che getta l’acqua nel secchio” - (fr:541/p.218) [essa monta per le dette trombe nel ricettacolo Q, che è alla cima del pozzo, dal quale esce, come si vede per il canale, che getta l’acqua nel secchio].

Il secondo dispositivo a propulsione umana impiega l’azione manuale: “facendo il detto huomo tornare la ruota segnata A con una delle manuelle di quella, fa per via dell’altra alzar & abbassare il bracciuolo E” - (fr:555/p.224) [facendo il detto uomo tornare la ruota segnata A con una delle manovelle di quella, fa per via dell’altra alzare e abbassare il bracciuolo E]. Un braccio a manovella E, attaccato alla ruota A, aziona il bilanciere D muovendo un pistone nel cilindro I. L’acqua defluisce attraverso una testa decorativa: “come benissimo si vede per la figura della testa, che getta l’acqua per un cannone, che le esce di bocca nel vaso segnato V” - (fr:556/p.224) [come benissimo si vede per la figura della testa, che getta l’acqua per un cannone, che le esce di bocca nel vaso segnato V].

Componenti meccanici e principi di funzionamento

Il testo rivela una sofisticata comprensione dei principi di conversione meccanica. I sistemi impiegano:

Significato storico e tecnologico

Queste descrizioni costituiscono una preziosa testimonianza dell’ingegneria idraulica cinquecentesca, documentando la transizione dalle pompe a sifone medievali a sofisticate pompe a forza con valvole automatiche. I riferimenti dettagliati ai disegni (“come si può comprendere per il disegno”, “comme l’on peut voir par le dessein”) indicano un trattato illustrato, dove le figure K, A, V e altre rappresentano schemi tecnici essenziali per la comprensione dei meccanismi. La terminologia precisa—modioli (cilindri), mascoli (pistoni), rocchetti (lanterne), sopate (valvole)—stabilisce un vocabolario standardizzato per i componenti meccanici che avrebbe influenzato i trattati ingegneristici successivi.

Le macchine dimostrano applicazioni pratiche della meccanica teorica—in particolare delle cinque macchine semplici (leva, ruota, vite)—risolvendo problemi critici di approvvigionamento idrico per l’agricoltura, l’estrazione mineraria e le infrastrutture urbane del primo periodo moderno. La duplicazione bilingue del testo riflette la circolazione internazionale del sapere tecnico durante la Rinascita, mentre la specificazione di macchine azionate da corrente fluviale e da singoli operatori umani documenta la versatilità progettuale dell’epoca nel adattare la potenza motrice alle diverse esigenze contestuali.


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5 Macchine artificiose per l’estrazione dell’acqua: sistemi a ingranaggi e contrappeso

Il testo presenta la descrizione tecnica di tre distinti tipi di macchine progettate per sollevare acqua da pozzi profondi mediante l’impiego di sistemi articolati di ruote dentate, lanterne e corde, permettendo a una sola persona di operare con minimo sforzo. Le descrizioni si alternano tra francese antico e italiano, indicando un trattato tecnico bilingue del tardo Cinquecento — verosimilmente l’opera Le diverse et artificiose machine di Agostino Ramelli (1588) — destinato a ingegneri e studiosi di meccanica.

Il primo meccanismo si distingue per l’azionamento podalico: “la detta persona Spingendo co i piedi la ruota fegnata K nella maniera,che per tldifegnofuede” - (fr:731/p.290) [la detta persona spingendo coi piedi la ruota segnata K nella maniera che per il disegno si vede], oppure come specificato nella versione francese corrispondente: “vne perfonne feule tirera aifement l’eau d’vn puis fort profond… ladidte perfonne pouflànt auecles pieds larouc notée K” - (fr:735/p.291) [una sola persona tirerà facilmente l’acqua da un pozzo molto profondo… la detta persona spingendo coi piedi la ruota indicata K]. Il sistema impiega una trasmissione a ingranaggi sotterranei dove una ruota dentata interagisce con lanterne laterali, generando movimenti rotatori contrapposti: “laquelle petite roué’ en prenant auecfes dents les fufeaux des deux lâternes G H… les faiét auec fon mouuement tourner l’vn au contraire de l’autre” - (fr:728/p.288) [la quale piccola ruota prendendo con i suoi denti i fuselli delle due lanterne G H… le fa con il suo movimento girare l’una al contrario dell’altra].

Caratteristica fondamentale è il sistema di sollevamento a secchi alternati mediante corde avvolte su lanterne opposte: “à chafcune de ces lanternes eft entortillée vue corde, l’vne d’vne part, & l’autre de l’autre… lefquelles fortentparles troux qui fe voyent notés MN” - (fr:729/p.288) [a ciascuna di queste lanterne è avvolta una corda, l’una da una parte e l’altra dall’altra… le quali escono dai fori che si vedono indicati M N]. Queste corde si avvolgono su una ruota doppia collegata alla lanterne posta sopra la bocca del pozzo, permettendo la discesa alternata dei secchi: “que l’on faiéf par tels retournemens defcendre l’vn apres l’autre dans le puis” - (fr:729/p.288) [che si fanno per tali movimenti di ritorno discendere l’uno dopo l’altro nel pozzo], sollevando l’acqua “au fommet du puis” - (fr:736/p.291) [alla sommità del pozzo].

Il secondo sistema utilizza invece una manovella a forma di trapano: “facendo il detto huomo con la manuella (fatta a forma di trapano)” - (fr:738/p.293) [facendo il detto uomo con la manovella (fatta a forma di trapano)], ovvero “faifant auec la maniuelle(qui eft faiftc en façon de villebrequin)” - (fr:740/p.294) [facendo con la manovella (che è fatta a forma di trapano)]. Questo aziona simultaneamente una ruota e un rocchetto nello stesso albero, facendo girare una ruota dentata sotterranea “qui eft foubs terre, & dentée de tous les deux coftés plans” - (fr:740/p.294) [che è sotto terra, e dentata da tutti e due i lati piani], la quale a sua volta ingrena con una lanterna inferiore attorno alla quale si avvolgono due corde opposte: “autour de laquelle lanterne font entortillées deux cordes, l’vne d’vn collé, l’autre de l’autre” - (fr:740/p.294) [attorno alla quale lanterna sono avvolte due corde, l’una da un lato, l’altra dall’altro]. Le corde escono dai fori G H e si avvolgono sulla ruota K, collegata alla lanterne I sopra il pozzo, permettendo l’alternanza dei secchi: “en lafailantcn celle facon tourner ores d’vn cofté,ores de l’autre… deux feaux,que l’on faid par tels mouuemens defeendre l’vn apres l’autre dans le puis” - (fr:741/p.294) [facendola in tale modo girare ora da un lato, ora dall’altro… due secchi, che si fanno per tali movimenti discendere l’uno dopo l’altro nel pozzo].

Il terzo sistema rappresenta una variante con tamburo e puleggia per sollevamento a secchio singolo: “laquale efendo ancor lei fitto terra-, &hauendo fitto nel fuo arbore un tamburino notato D,lo fa fimilmente uoltare” - (fr:744/p.294) [la quale essendo anche lei sotto terra, e avendo fisso nel suo albero un tamburino indicato D, lo fa similmente girare]. La corda si avvolge sul tamburo, passa sotto una girella e si avvolge per sei o sette giri su una ruota posta sopra il pozzo: “dqual tamburino auolgendofi fopra di fi la corda che pajfa fitto la girella F, et chesauolge per fa o fette w torni atta ruota eh’ è pojla fopra il po^jco notata E” - (fr:744/p.294) [il quale tamburino avvolgendosi sopra di sé la corda che passa sotto la girella F, e che si avvolge per sei o sette giri alla ruota che è posta sopra il pozzo indicata E]. Questo sistema solleva un singolo secchio H (“attaccata al ficchio notato H” - (fr:744/p.294) [attaccata al secchio indicato H]), a differenza dei meccanismi precedenti che impiegano due secchi in contrappeso.

Le descrizioni fanno riferimento continuo a disegni tecnici (“come per il disegno benissimo si può comprendere” - (fr:732/p.290); “comme l’on voit par le delTein” - (fr:736/p.291)), indicando che il trattato era corredato da tavole illustrative. La precisione nella descrizione dei componenti meccanici — ruote dentate, lanterne a fuselli, tamburi, girelle — e l’indicazione specifica della collocazione sotterranea degli ingranaggi (“foubs terre” - (fr:728/p.288); “fitto terra” - (fr:738/p.293)) testimoniano l’evoluzione dell’ingegneria rinascimentale volta all’ottimizzazione del lavoro umano mediante sistemi di moltiplicazione della forza e trasmissioni articolate.


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[6.1-40-1057|1096]

6 Macine e meccanismi: descrizioni di mulini a trazione idrica, animale e umana nel trattato di ingegneria rinascimentale

Il testo costituisce un estratto dal trattato tecnologico “DES ARTIFICIEVSES MACHINES” - (fr:1058/p.406) [Delle macchine artificiose], opera di Agostino Ramelli del 1588, caratterizzato da una struttura bilingue italiano-francese tipica della letteratura tecnico-scientifica europea del tardo Cinquecento. L’autore descrive sistemi molinatori diversificati per fonte di energia motrice, accompagnando le spiegazioni da riferimenti puntuali a figure illustrative.

Il trattato si apre con la descrizione di un mulino ad acqua dotato di meccanismo integrato per la setacciatura della farina: “Vtre forte de moulin, lequel mould la farine par le moyen de l’eau qui court par le canal… & en mesme temps la blute” - (fr:1059/p.406) [Un altro tipo di mulino, che macina la farina per mezzo dell’acqua che scorre per il canale… e allo stesso tempo la setaccia]. L’acqua che cade sulla ruota aziona un ingranaggio a lanterna che trasmette il moto all’albero verticale della macina superiore, mentre un braccio oscillante collegato alla lanterna agita contemporaneamente il setaccio (bluteau) per separare la farina.

Particolare rilevanza assumono i meccanismi di regolazione dell’altezza delle macine. Nel mulino idraulico, “la meule se peut haulser & abbaisser selon qu’il est besoin, par le moyen du coing lequel est signé B” - (fr:1060/p.406) [la macina si può alzare e abbassare secondo il bisogno, per mezzo del cuneo che è indicato con la lettera B], mentre nei mulini a trazione animale si alternano soluzioni a contrappeso e a cuneo. Per un mulino a cavallo si legge infatti che “il macigno… si può alzar & abbassare per via de’ contrapeschi… potendosene anco appendere degli altri, secondo che più o meno si vuol alzar essa macina” - (fr:1065/p.408) [la macina… si può alzare e abbassare per mezzo dei contrappesi… potendosene anche appendere degli altri, secondo che più o meno si vuole alzare detta macina], mentre in un altro modello analogo si utilizzano i “cogni” - (fr:1070/p.409) [cunei] posizionati sotto la ruota dentata.

La sezione dedicata ai mulini a trazione animale illustra progressioni crescenti di complessità meccanica. Il sistema base prevede un cavallo che aziona una ruota dentata esterna “pigliando la ruota sudetta co’ i suoi denti i fusi di esso rocchetto” - (fr:1064/p.408) [prendendo la detta ruota con i suoi denti i fuselli di quel rocchetto], dove il rocchetto trasmette il moto all’albero verticale della macina. Configurazioni più elaborate prevedono doppi riduttori: “facendo detto cavallo tornare il rocchetto segnato A… pigliando questa ruota dall’altra banda coi denti del suo piano li fusi del rocchetto C… pigliando co’ i suoi denti li fusi dell’altro rocchetto segnato E” - (fr:1075/p.409) [facendo detto cavallo girare il rocchetto indicato A… prendendo questa ruota dall’altra parte con i denti del suo piano i fuselli del rocchetto C… prendendo con i suoi denti i fuselli dell’altro rocchetto indicato E], creando una trasmissione a più stadi che aumenta la velocità di rotazione della macina rispetto al movimento dell’animale.

La trattazione culmina nei mulini a trazione umana, distinti per modalità di azionamento. Il primo tipo utilizza la forza delle gambe di un singolo operatore: “sorte di molino, il quale si fa medesimamente macinare con la forza di un huomo solo… spingendo il detto con i piedi la ruota signata A” - (fr:1082/p.417) [tipo di mulino, il quale si fa allo stesso modo macinare con la forza di un uomo solo… spingendo detto [uomo] con i piedi la ruota indicata A], mediante una ruota dentata posta orizzontalmente azionata pedalmente. Segue un modello più sofisticato azionato da due uomini che camminano dentro una grande ruota come in una ruota di gru: “sorte di molino… la quale con la forza di duoi huomini fa macinare duoi molini tutto in uno istante… li detti duoi huomini caminando dentro la gran ruota signata N” - (fr:1091/p.418) [tipo di mulino… la quale con la forza di due uomini fa macinare due mulini tutto in un istante… i detti due uomini camminando dentro la grande ruota indicata N], azionando simultaneamente due macine attraverso un sistema di ingranaggi multipli.

Il testo si conclude con un meccanismo a manovelle e catena: “duoi huomini fanno macinare… facendo essi duoi huomini tornare le due ruote segnate A B, per via delle due manuelle fatte l’un al contrario dell’altra… per via della catena, over corda” - (fr:1096/p.423) [due uomini fanno macinare… facendo essi due uomini girare le due ruote indicate A B, per mezzo delle due manovelle fatte l’una al contrario dell’altra… per mezzo della catena, ovvero corda], dove il movimento alternato delle manovelle viene convertito in rotazione continua mediante una trasmissione a catena avvolta su ferri forcuti, dimostrando la sofisticata conoscenza dei meccanismi di trasmissione del moto tipica dell’ingegneria rinascimentale.


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[7.1-23-1287|1309]

7 Macchina d’assedio mobile per fossati e fortificazioni

Descrizione tecnica di un congegno rinascimentale per l’attraversamento di fossati e la scalata delle mura, basato su un sistema integrato di pulegge, viti senza fine e carpenteria protettiva, testimonianza dell’ingegneria militare europea di età moderna.

Il dispositivo si articola su un ponte principale mosso da un sofisticato meccanismo di lanterne (argani o pulegge) e barre dentate. Le “petites lanternes qui font deçà & delà fichées en fonefeieuauxeo-, ftés de la machine” - (fr:1287/p.478) [piccole lanterne che sono fissate qua e là nei fondamenti/ai lati della macchina], interagendo con le “dents des barres de fer, qui font fichées d’vn cofte & d’autre foubs les foliueaux du pont” - (fr:1287/p.478) [denti delle barre di ferro, che sono fissate da un lato e dall’altro sotto le travi del ponte], consentono lo scorrimento controllato “aller auant & arriéré” - (fr:1287/p.478-1288/p.186) [andare avanti e indietro] mediante rulli posizionati ai lati e nella parte inferiore della struttura.

La protezione dei soldati è garantita da un sistema difensivo integrato: lungo i bordi del ponte si trovano “certains trous où fe mettent les ma–” - (fr:1289/p.186) [certi fori dove si mettono i ma…], completati nella frase successiva dai “telets” - (fr:1291/p.479) […ntelletti], ossia “mantelets pour deffendre les foldats de front” - (fr:1295/p.479) [mantelletti per difendere i soldati di fronte], con feritoie per l’offesa nemica mediante archibugi e moschetti, e anelli per il traino.

Per l’azione sul fossato, il ponte dispone di due pezzi di legno congiunti (IK) rinforzati con barre di ferro e sostenuti da corde che scorrono in quattro pulegge (LMNO) e si avvolgono attorno all’albero di una vite (P). Questo meccanismo permette di far scendere i sostegni “afin qu’elles fouftiennent ledidtpont qu’il ne trébuche” - (fr:1292/p.479) [affinché sostengano il detto ponte perché non inciampi] quando la struttura avanza sullo spazio vuoto. Un’aggiunta scorrevole (adioinéte) dotata di ruote si inserisce in cavità laterali “afin que le pont que l’on pouffe & haulfe furia muraille ne trelbu-che” - (fr:1293-1294/p.479) [affinché il ponte che si spinge e si alza sulla muraglia non inciampi], stabilizzando il ponte durante la fase di spinta verso le mura.

Il sollevamento finale avviene mediante due pezzi di legno con barre dentate (OP), azionati da ulteriori lanterne (Q) e da una vite con manovella che permettono di “haulfer & abbailfer” - (fr:1299/p.480) [alzare e abbassare] la sezione di attacco secondo necessità. La fase culminante richiede tuttavia cautela operativa: “Mais pour ietter ou poulfer lepont fur la muraille, on doit bien preuoir si le temps le requiert, & attendre quelque oc-cafion opportune” - (fr:1300/p.480) [Ma per gettare o spingere il ponte sulla muraglia, si deve bene prevedere se il tempo lo richiede, e attendere qualche occasione opportuna]. Il ponte ausiliario, inizialmente nascosto sotto quello principale, viene trainato mediante corde che si avvolgono attorno alle viti R e S, azionate da una barra che trasmette il moto alle ruote T, spingendo infine il ponte “fur la muraille, fur laquelle il fe haulfe” - (fr:1302-1303/p.49) [sulla muraglia, sulla quale si alza] con l’ausilio delle pulegge (V).

Il passaggio in italiano antico chiarisce la fase preparatoria: si tratta di “una forte di machina,perlaquak f può trauerfareun fojfo duna città” - (fr:1307/p.328) [una sorta di macchina, per la quale si può attraversare un fossato di una città], che richiede di “cauar prima lo falto della contra-fcarpa più auanti, che fia pofihile” - (fr:1307/p.328) [scavare prima il salto della controscarpa più avanti che sia possibile] per mantenere la copertura dai difensori. La macchina viene trainata da un carro nel fossato (“canato”) e piantata su piedi (NOP) muniti di “gramponi di ferro” - (fr:1307/p.328) [grappini di ferro] che si ancorano al terreno, mentre durante il trasporto tali piedi si piegano sulla struttura per non intralciare il movimento, e vengono riparati anteriormente con “gahhioni,o fiacchi di terra” - (fr:1308/p.484) [gabbioni o sacchi di terra] per proteggere gli operatori durante l’apertura del fossato.

Il documento costituisce una significativa testimonianza dell’ingegneria militare rinascimentale, caratterizzata dalla commistione di lessico tecnico francese e italiano, e documenta l’evoluzione verso macchine complesse per il superamento delle fortificazioni bastionate, integrate da sofisticati sistemi meccanici a vite e puleggia.


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[8.1-25-1331|1355]

8 Tecniche di assedio e ponti mobili nell’ingegneria militare rinascimentale

Descrizione tecnica di sofisticate macchine da guerra per l’attraversamento di fossati e l’aggancio di mura fortificate, con dettagli meccanici relativi a sistemi di movimentazione, stabilizzazione e copertura protettiva.

Il testo costituisce un estratto di trattato tecnico—verosimilmente del Le diverse et artificiose machine di Agostino Ramelli (1588)—che illustra due distinte configurazioni di ponti mobili utilizzati nell’assedio di città e fortezze. La documentazione si presenta in forma bilingue (italiano e francese) e si caratterizza per l’attenzione ossessiva ai dettagli meccanici e alle soluzioni ingegneristiche volte a garantire sia l’efficacia operativa che la protezione dei manovratori.

La prima configurazione descritta prevede una fase preparatoria che include lo scavo della contrascarpa e l’installazione di un Pie-fermo (base d’appoggio), con particolare attenzione alla protezione dei fianchi e alla copertura frontale mediante gabbioni o sacchi di terra: “si caua prima per far ci’o,lo fialto della contraficarpa piu auantiche fi può , & in ejfo cauato fipianta il Pie- fermo della machina, fiperefier coperti da i fianchi” - (fr:1331/p.490) [si scava prima, per fare ciò, lo spalto della contrascarpa più avanti che si può, e in esso scavato si pianta il Piede-fermo della macchina, sia per essere coperti dai fianchi]. Il ponte, designato con la lettera Q, viene posizionato su detta base e movimentato mediante un complesso sistema di trasmissione meccanica che utilizza quattro rocchetti (pulegge o blocchi) interagenti con barre di ferro dentate: “ilqual ponte fi fa andare innanzj,& indietro {fecondo che richiede il bifogno)per li riuolgimenti de’ i quattro rocchetti, che co’ i loro f ufi pigliano^ li denti delle barre di ferro” - (fr:1332/p.490) [il quale ponte si fa andare innanzi e indietro (secondo che richiede il bisogno) per i rivolgimenti dei quattro rocchetti, che coi loro fusi pigliano i denti delle barre di ferro].

Il meccanismo di traslazione si avvale di un sistema di viti e madreviti (indicate con le lettere R S D F) che, attraverso l’azione di manovelle, permette il movimento bidirezionale: “facendofi tornare le quattro uiti , che fino : di qua & di la fitto il ponte fanno per uia di quelle uoltare le quattro madreuiti notate RSDF’” - (fr:1333/p.490) [facendosi tornare le quattro viti, che sono di qua e di là sotto il ponte, fanno per via di quelle voltare le quattro madreviti notate RSDF]. La stabilizzazione in posizione avanzata è garantita da un currolotto (rullo) notato X, posizionabile su otto legni sfasati, che impedisce ribaltamenti: “ei fi ferma di dietro col currolotto notato X,tlquale l’aiuta a fiorrere,(p lo tiene,che da quella parte non s’al’ji, & trabochi” - (fr:1334/p.490) [esso si ferma di dietro col currolotto notato X, il quale l’aiuta a scorrere, e lo tiene che da quella parte non s’alzi e trabocchi].

Particolare rilevanza assume il sistema di copertura mobile, descritto come artificiosamente progettata per essere ripiegata in una massa al retrotreno del ponte, fungendo simultaneamente da protezione e contrappeso: “laquai copertura e fatta artificiofamente ( come per ildifìgno fi lf| )con grand auuertenIa,perciocheperquefia maniera ella fìpofà guttainunamafiadi dietro fìpra il capo di detto ponte ,ajfinch’ egli fìa fiii leggiero” - (fr:1340/p.491) [la quale copertura è fatta artificiosamente (come per il disegno si vede) con grande avvertenza, perché per questa maniera ella si posa tutta in una massa di dietro sopra il capo di detto ponte, affinché egli sia più leggiero]. Questa copertura, insieme ai due legni mobili notati Y Z (o A B nei riferimenti successivi), permette di nascondere le reali intenzioni all nemico, il quale “vedendo fìlamente po- ^ ’^joilfufiodelponte,nonpuòfìaperquel,chefiuogltafare” - (fr:1342/p.491) [vedendo solamente il fusto del ponte, non può sapere quel che si voglia fare], consentendo l’approccio improvviso alla muraglia: “Et per ^ ftef a maniera s’accofia alloimprouifio alla muraglia il ponte fùdetto” - (fr:1343/p.491) [E per la stessa maniera s’accosta all’improvviso alla muraglia il ponte suddetto].

La seconda configurazione (capitolo successivo) introduce un ponte notato A dotato di sistema di estensione per superare non solo il fosso ma anche agganciare direttamente la cima delle mura. Questo utilizza quattro ruote con canaglie (denti o ingranaggi) che interagiscono con le barre di ferro, e presenta due legni mobili (D E) dotati di traversa, bracci e grampoli per l’ancoraggio al terreno: “fi calano i duoi legni fegnati T>E,chefonodi qua & di là fitti mobilmente nel capo di quello, a finche lo fofienghino,che non tra- j, hocchi,Uquai legni hano nella lor in ferior parte una trauerfa” - (fr:1352/p.496) [si calano i due legni segnati DE, che sono di qua e di là fitti mobilmente nel capo di quello, affinché lo sostengano che non trabocchi, i quali legni hanno nella loro inferiore parte una traversa]. La manovra finale prevede il getto di un ponte supplementare (I) mediante mezzi ruote dentate (K L) azionate da una madrevite (M) e da una vite (H), che permette di collegare il ponte principale alla sommità delle mura: “fi getta fopra la muraglia il ponte fie- pnato I per uia delle meXg ruote dentate, che Ufiono di qua & dilk no- tate KL” - (fr:1355/p.496) [si getta sopra la muraglia il ponte segnato I per via delle mezze ruote dentate, che sono di qua e di là notate KL].

Il testo rivela un’ingegneria militare sofisticata, caratterizzata dall’impiego sistematico di sistemi a vite-madrevite, carrucole (girelle) e contrappesi, oltre a una precisa consapevolezza delle tattiche di sorpresa e della protezione balistica degli operatori. La presenza di riferimenti letterali a figure (Q, X, RSDF, AB, CD, ET, A, DE, F, G, H, I, KL, M) testimonia l’origine illustrata del trattato, destinato a un pubblico di ingegneri militari e architetti del tardo Cinquecento.


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[9.1-39-1393|1431]

9 Meccanismi artificiosi per il superamento dei fossati: ponti mobili d’assedio

Il trattato descrive tre distinti ingegni militari progettati per consentire alle truppe di superare i fossati difensivi delle fortezze, documentando soluzioni meccaniche sofisticate tipiche dell’ingegneria rinascimentale. Il primo dispositivo consiste in un ponte estensibile azionato da un sistema di trasmissione a vite e lanterna, che viene progressivamente spinto oltre il fossato. La macchina richiede un’accurata preparazione del terreno: “auffiffelon qu’il eft befoinj planter auec les pieds de deuant dedans i le folle mefrne” - (fr:1393/p.505) [bisogna piantare con i piedi anteriori dentro lo stesso fosso], dotati di “crampons de fer” per ancorarsi saldamente al suolo. La protezione dei soldati operanti è garantita da “gabbions, ou lacs de terre, ou baies de laine” - (fr:1393/p.505) [gabbioni, o sacchi di terra, o balle di lana], posizionati sulla controscarpa. Il movimento del ponte avviene attraverso un ingranaggio complesso in cui “la lanterne… prend auec fes fufeaux les dents de la barre de fer” - (fr:1393/p.505) [la lanterna prende con i suoi fuselli i denti della barra di ferro], consentendo di spingere in avanti la struttura tramite “les retournemens de lalanterne” e corde che si avvolgono attorno all’asse. Una volta raggiunta la posizione desiderata, il ponte viene stabilizzato da “deux pièces de bois” - (fr:1394/p.505) [due pezzi di legno] rivestiti di sbarre di ferro per prevenire azioni di sabotaggio nemiche.

Se la lunghezza risulta insufficiente, un secondo ponte ausiliario può essere spinto in avanti mediante un sistema di pulegley e corde che “fentortillent autour de l’efcieu de l’efcrouë” - (fr:1399/p.507) [si avvolgono attorno all’asse della madrevite], permettendo l’estensione progressiva fino alla muraglia bersaglio.

Il secondo ingegno rappresenta una variante più compatta e rapidamente dispiegabile. Dopo aver scavato la terrazza della controscarpa e posizionato il “Pié-fermo” - (fr:1405/p.510) [piede fermo] nel punto più avanzato possibile, si dispone una copertura di assi e gabbioni protettivi. La struttura si articola in sezioni connesse da nodi che “fi fnodano, quando bifogna” - (fr:1407/p.510) [si snodano quando è necessario], permettendo al ponte di distendersi o raccogliersi. Il meccanismo di estensione si basa su una “uite” - (fr:1407/p.510) [vite] che passa attraverso due “madreuiti” - (fr:1407/p.510) [madreviti] indicate come X e Z, alle quali sono attaccate le sezioni del ponte e le barre di ferro trasversali. L’azione di due uomini che fanno ruotare la vite mediante apposite barre produce “certe riuolgimenti” che “fanno fendere & allargare le fudette madreuiti” - (fr:1409/p.510) [fanno stringere e allargare le suddette madreviti], estendendo così il ponte fino a collegare le sezioni “con la tefa l’un all altra” - (fr:1414/p.511) [con la testa l’una all’altra] per mezzo delle barre di ferro e della corda che scorre sulle girelle.

Il terzo dispositivo offre una soluzione radicale per fossati pieni d’acqua: un ponte esagonale ripiegato che viene lanciato tutto in una volta. La struttura è composta da “molte parti giunte infiemel’unall’altra con certi nodi” - (fr:1423/p.515) [molte parti giunte insieme l’una all’altra con certi nodi], di forma triangolare ma con “uri angolo tagliato” - (fr:1423/p.515) [un angolo tagliato], che permettono alla struttura di “fiftendere… facilmente” - (fr:1423/p.515) [distendersi facilmente] al momento del lancio. La macchina di lancio utilizza due barre principali AB azionate da corde avvolte su torni CD, con un sistema di sicurezza costituito da “ruotette detate” - (fr:1423/p.515) [ruote dentate] che si bloccano su denti di ferro per impedire rilasci accidentali. Quando si aziona il meccanismo, “le barre tirate con gran forl^ dalle corde… fi alzano, & in un tratto fflingono con gran furia il detto ponte, gettandolo attrauerfio del foffo” - (fr:1425/p.515) [le barre tirate con gran forza dalle corde… si alzano, e in un tratto spingono con gran furia il detto ponte, gettandolo attraverso il fosso], permettendo l’assalto immediato alla posizione nemica.

Queste descrizioni costituiscono una preziosa testimonianza dell’ingegneria militare del tardo Cinquecento, documentando l’applicazione creativa di principi meccanici—leve, viti, ingranaggi e sistemi di cordaggio—alla soluzione di problemi tattici complessi, con particolare attenzione alla sicurezza degli operatori e all’efficienza operativa.


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[10.1-24-1471|1494]

10 Ponti mobili per l’assedio: tecniche di superamento dei fossati nelle fortificazioni rinascimentali

Il testo costituisce un prezioso documento di ingegneria militare rinascimentale, descrivendo due distinti sistemi di ponti mobili progettati per consentire il superamento dei fossati difensivi di città e fortezze. La trattazione si caratterizza per l’attenzione ai dettagli meccanici, alle soluzioni difensive e alle procedure operative, riflettendo l’evoluzione tecnologica dell’epoca.

Il primo dispositivo presentato è un ponte chiuso a forma di battello, concepito per operare in completa autonomia sullo specchio d’acqua. La struttura è “chiufio,& firrato,comeun batello” - (fr:1474/p.532) [chiuso e ferrato come un battello], con fondo largo per ottimizzare la galleggiabilità e impedire all’acqua di penetrare all’interno. La propulsione è affidata a un sofisticato meccanismo che include “un timone , còl quale ei figouerna” - (fr:1475/p.532) [un timone con cui si governa] e due ruote laterali indicate con le lettere S e T che “fieruono per remi” - (fr:1475/p.532) [servono da remi], azionate da una manovella mediante la forza di un singolo operatore che rimane “fienfa efer uifio, ne offefio da’ ni f uno” - (fr:1475/p.532) [senza essere visto né offeso da alcuno]. Per il trasporto terrestre fino alla linea di lancio, il ponte utilizza “quattro ruote da’ carro” - (fr:1471/p.532) [quattro ruote da carro], successivamente sostituite da altrettante “più piccole” - (fr:1471/p.532) [più piccole] per facilitare la manovrabilità nell’acqua, come illustrato nel “difie^no fiegnato R” - (fr:1471/p.532) [disegno segnato R]. Qualora la controscarpa risulti eccessivamente elevata, si prevede di “canare //alto di quella” - (fr:1473/p.532) [scavare l’alto di quella] per creare una rampa di accesso allo specchio d’acqua.

Il secondo modello, introdotto come “N’ altra forte di ponte” - (fr:1481/p.538) [Un’altra sorta di ponte], si distingue per la struttura pieghevole trasportabile su carro. Inizialmente “fi piega fopra d’ejfo carro” - (fr:1482/p.538) [si piega sopra detto carro] secondo l’artificio rappresentato nel “disegno segnato G” - (fr:1482/p.538) [disegno segnato G], viene poi dispiegato e dotato di “quattr altre ruote piu piccole” - (fr:1482/p.538) [quattro altre ruote più piccole] indicate nel disegno F per essere trainato nell’acqua. Caratteristica innovativa è il sistema di ancoraggio e avvicinamento finale: una girella posta sul retro permette il passaggio di una corda collegata a una “frefifia” - (fr:1491/p.538) [vite/fresia] munita di “alette di ferro” - (fr:1492/p.149) [alette di ferro] che, inserita nel terreno mediante una balestra potente, si espande per garantire presa, consentendo di tirare il ponte verso la muraglia. Questo meccanismo permette inoltre di collegare modularmente più ponti (“incafirando un ponte con l’altro” - (fr:1490/p.538) [incastrando un ponte con l’altro]) per superare fossati di qualsiasi larghezza.

Entrambi i sistemi integrano elaborati dispositivi di protezione balistica. Per la fase preparatoria, si utilizzano “gabbioni,ouer fiacchi di terra, ouer balle di lana” - (fr:1471/p.532) [gabbioni, o sacchi di terra, o balle di lana] posti sulla controscarpa a schermo contro le “archibugiate, ouer dalle mofichet- tate” - (fr:1471/p.532) [archibugiate o moschettate], dispositivo ripetuto anche per il secondo ponte dove si specifica che tali ripari servono per “difendere i fidati, che attendonoà lauorare” - (fr:1483/p.538) [difendere i soldati che attendono a lavorare]. Durante l’attraversamento, il primo ponte dispone di arcieri posti nella testa (“quattro , onero fiei archtbufieri” - (fr:1476/p.532) [quattro o sei archibugieri]) che sparano attraverso feritoie, mentre la struttura in “afe groffi , & /fffi” - (fr:1476/p.532) [assi grossi e spessi] impedisce la penetrazione dei proiettili. Il secondo ponte è invece dotato di “mantelletti” - (fr:1487/p.538) [mantelletti/parapetti] lungo i fianchi per proteggere i soldati dai tiri laterali, oltre a presentare “parti di fitto fatte , come quelle dì un bateUo” - (fr:1488/p.538) [parti di fondo fatte come quelle di un battello] che garantiscono l’impermeabilità e la galleggiabilità.

Il testo riveste un significato storico fondamentale come testimonianza dell’ingegneria militare rinascimentale, documentando il tentativo di risolvere il problema tattico dell’attraversamento dei fossati attraverso l’integrazione di soluzioni meccaniche complesse. La presenza di riferimenti a figure tecniche (R, G, F, S, T, Z) e la descrizione dettagliata di meccanismi come il sistema di ancoraggio a vite espandibile indicano che il trattato era concepito come manuale operativo per ingegneri militari, riflettendo la sistematizzazione del sapere tecnico tipica della cultura scientifica del XVI secolo.


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[11.1-20-1532|1551]

11 Macchine per l’ingresso forzato silenzioso: analisi dei capitoli CLVIII-CLX del trattato di Agostino Ramelli

Il testo presenta la descrizione tecnica di tre sofisticati congegni meccanici progettati per operazioni di penetrazione silenziosa attraverso sbarre di ferro e porte, testimonianza dell’ingegneria militare rinascimentale.

Il trattato, redatto in forma bilingue italiano-francese, descrive apparecchiature destinate a operazioni di guerra o di assedio caratterizzate da un comune requisito funzionale: la riduzione dell’emissione sonora. La prima macchina, descritta nel capitolo CLVIII, è concepita per “romperà facilmente & auec peu de bruit, les barreaux d’vn treillis” - (fr:1534/p.40) [rompere facilmente e con poco rumore le sbarre di una griglia], utilizzando un sistema di presa meccanica costituito da due pezzi di ferro dentati (indicati con le lettere B P o D L nelle diverse versioni) che stringono le sbarre mediante una chiave (G) e due viti (E F). Il funzionamento si basa sull’azione combinata di trazione esercitata dall’operatore che, afterrata la ferrata con i denti metallici, tira la barra della macchina “di una banda, & dall altra” - (fr:1532/p.553) [da una parte e dall’altra] generando una forza tagliente o spezzante.

Una variante dello stesso capitolo introduce un meccanismo di regolazione fondamentale per l’adattamento a diverse dimensioni delle sbarre da rompere: “Mais il faut Içauoir , que les deux vis qui font d’vn cofté & d’au- tre de la machine, feruent pour efiargir ou referrer les fufdides piè- ces félon la grofleur des barreaux” - (fr:1543/p.557) [Ma bisogna sapere, che le due viti che sono da un lato e dall’altro della macchina, servono per allargare o stringere le suddette pezzi secondo lo spessore delle sbarre], permettendo il posizionamento mediante due madreviti (N H) e una chiave (G). Questa caratteristica evidenzia la progettazione flessibile e regolabile del congegno.

Il capitolo successivo (CLIX) descrive un apparecchio per il sollevamento di porte dai cardini, operazione eseguibile “hors des gonds facilement, ÔC fans faire grand bruit” - (fr:1546/p.559) [fuori dai cardini facilmente, e senza fare gran rumore]. Il meccanismo impiega una vite (X) con relativa madrevite azionata da una chiave di ferro (E) che abbassa contemporaneamente un pezzo (P) dal lato superiore mentre solleva dalla parte inferiore della porta, creando una leva idonea a dislocare il battente dai suoi gangheri.

Il capitolo CLX presenta infine una macchina per la piegatura delle sbarre, descritta come strumento che permette “un huomo piegherà facilmente per uia di quella i ferri duna ferra- ta, & pochiftmo Jìrepito” - (fr:1549/p.562) [un uomo piegherà facilmente per mezzo di essa i ferri di una ferrata, e pochissimo strepito]. Il sistema utilizza una trasmissione a vite (H) che aziona una madrevite (E) accoppiata a un rocchetto (S) dentato. Questo ingranaggio “pigliando con ifuoifu- denti delle due barre di ferro… lefacon i fuoi riuolp- menti, & con l’aiuto de i currolotti” - (fr:1550/p.562) [prendendo con i suoi denti le due barre di ferro… le fa con i suoi rivolgimenti, e con l’aiuto dei carrucole] muove due bracci metallici (B D) in moto alternato, dotati di ganci per afferrare e deformare plasticamente le sbarre della ferrata.

L’insieme dei dispositivi documenta l’attenzione dell’ingegneria rinascimentale verso la meccanizzazione delle operazioni militari di precisione, dove la componente silenziosa risulta strategica per mantenere l’elemento sorpresa. Le citazioni ricorrenti al “disegno” o “deftein” indicano che il testo si accompagna a tavole illustrative che completano la descrizione tecnica, conformemente alla tradizione dei trattati di macchinari del XVI secolo.


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[12.1-21-1764|1784]

12 La fontana artificiosa portatile: idraulica pneumatica per banchetti rinascimentali

Il trattato descrive un ingegnoso meccanismo di fontana progettato per l’intrattenimento mobile durante banchetti, caratterizzato da una sofisticata applicazione dei principi pneumatici. L’apparato si distingue per la portabilità e la capacità di generare effetti idraulici automatici: “altra forte di fontana, laquale è molto heda & artificiosa… & è piu commoda, per essere lei portatile, & atta a poter fruire in diuersi piaceuoli effetti, come farebbe quando si fa qualche banchetto, di portarla in tavola de i conuitati, per lavar lor le mani” - (fr:1766/p.648) [un altro tipo di fontana, la quale è molto bella e artificiosa… ed è più comoda, per essere portatile, e atta a poter fruire in diversi piacevoli effetti, come farebbe quando si fa qualche banchetto, di portarla in tavola dei convitati, per lavar loro le mani].

La struttura fisica si articola su un piedistallo diviso in due parti uguali da un tramezzo (M), che sorregge un bacino e un vaso superiore (EF). Il sistema idraulico si avvale di un complesso network di cannoni (tubature) con funzioni specifiche e dimensioni relative precise. Il cannone I attraversa verticalmente il tramezzo con una lunghezza quasi equivalente all’altezza totale del supporto: “Primamente sarà il cannone notato I, di tanta longhezza quasi, quanto è alto tutto il detto pedefale… il qual cannone si farà passare per il tramezzo del detto pedefale, notato M” - (fr:1768/p.648) [Prima sarà il cannone notato I, di tanta lunghezza quasi, quanto è alto tutto il detto piedistallo… il quale cannone si farà passare per il tramezzo del detto piedistallo, notato M]. Il cannone G, saldato anch’esso al tramezzo M, raggiunge il coperchio del piedistallo mantenendo una clearance per il passaggio dell’aria: “sarà con uno de’ suoi capi saldato medesimamente nel detto tramezzo notato M: & ch’egli sia di tanta longhezza ch’egli arrivi con l’altro capo fin’appresso al coperchio del pedefale… ma che non lo tocchi, accioche l’aere rinchiusa in esso, possa sortir liberamente, quando farà di bisogno” - (fr:1769/p.648) [sarà con una delle sue estremità saldato allo stesso modo nel detto tramezzo notato M: e che sia di tanta lunghezza che arrivi con l’altra estremità fin presso al coperchio del piedistallo… ma che non lo tocchi, affinché l’aria rinchiusa in esso possa uscire liberamente, quando sarà necessario].

Il meccanismo rotativo si basa su otto cannoni disposti su una piastra (S) attorno a un asse centrale in ferro (R) denominato Polo, affilato a punta acuta per fungere da perno. Quattro cannoni inferiori si alternano a quattro superiori montati sul coperchio del cannone forato T, con un movimento rotatorio contrapposto: “li quattro si torneranno d’una parte, & gl’altri quattro dall’altra, facendo li loro moti sopra un medesmo polo, gl’uni al contrario de gl’altri” - (fr:1778/p.650) [quattro gireranno da una parte, e gli altri quattro dall’altra, facendo i loro movimenti sopra un medesimo polo, gli uni al contrario degli altri].

L’aspetto tecnicamente più raffinato è il sistema di ricircolo pneumatico che prolunga l’autonomia della fontana. Quando l’acqua scende dal bacino nell’appartamento inferiore (T), spinge l’aria attraverso il cannone G nell’appartamento Q; l’accumulo di pressione forza poi l’acqua a risalire attraverso il cannone H — con estremità inferiore P prossima al tramezzo M ma non a contatto — fino al vaso superiore EF: “entrando quest’acqua nel detto appartamento, caccia l’aere, che in quello si trova incluso, & la manda per via del cannone notato G, nell’appartamento notato Q, & essendo già detto appartamento pieno di acqua, l’aria la sforza di montare per il cannone H, nel vaso superiore notato EF, a per questa via si viene ad augmentare l’acqua nel detto vaso: & per tal augmentatione si causa che li mouimenti di detti cannoni durano molto più longo tempo” - (fr:1781/p.651) [entrando quest’acqua nel detto appartamento, caccia l’aria, che in quello si trova inclusa, e la manda per via del cannone notato G, nell’appartamento notato Q, ed essendo già detto appartamento pieno di acqua, l’aria la forza a salire per il cannone H, nel vaso superiore notato EF, e per questa via si viene ad aumentare l’acqua nel detto vaso: e per tale aumento si causa che i movimenti di detti cannoni durano molto più a lungo].

La messa in opera richiede una procedura specifica: i cannoni vanno riempiti d’acqua dopo essere stati tappati con cera, quindi collocati nel vaso superiore; alla rimozione dei tappi, l’efflusso idrico genera il momento rotazionale. “hauendo fioppato li detti cannoni, simpiranno ciascuno di loro d’acqua per l’altra parte delli cannoni… & leuata questa cera, subito si uederanno li detti cannoni tornare sopra il suo polo” - (fr:1779/p.650) [avendo tappato i detti cannoni, si riempiranno ciascuno di loro d’acqua per l’altra parte dei cannoni… e levata questa cera, subito si vedranno i detti cannoni girare sopra il loro polo]. Il testo costituisce una testimonianza significativa dell’ingegneria idraulica rinascimentale applicata agli oggetti di lusso per il divertimento di corte, documentando la comprensione sofisticata dei principi pneumatici e della statica dei fluidi in un contesto di spettacolarità domestica.


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[13.1-31-1809|1839]

13 La fontana idraulica con uccelli meccanici: ingegneria e automazione nel trattato rinascimentale

Descrizione tecnica di un complesso sistema idraulico-pneumatico dotato di automi musicali, illustrante i principi di ingegneria rinascimentale per la riproduzione artificiale di fenomeni naturali.

Il testo presenta la costruzione di una fontana artificiosa operante mediante un sofisticato meccanismo di traslazione idraulica e pneumatica. La struttura si compone di un corpo principale, identificato come “un corpo di tal ma-nera e forma, che è quello, che si vede per il disegno dell’altro, notato AB, con tutti altri appartamenti, che vi si veggono” - (fr:1809/p.657) [un corpo di tale maniera e forma, che è quello che si vede nel disegno dell’altro, contrassegnato AB, con tutti gli altri appartamenti che vi si vedono], destinati ad alloggiare cannoni, flauti e gli apparati necessari al funzionamento. L’intero meccanismo viene successivamente racchiuso entro un involucro esterno, indicato come “la notata CD” - (fr:1810/p.657) [la parte contrassegnata CD], configurando un sistema chiuso e ciclico.

Il principio di funzionamento si basa sulla dislocazione pneumatica mediante pressione idraulica. Inizialmente, gli otto appartamenti vengono riempiti d’acqua attraverso appositi pertugi superiori: “primeramente si disoperanno tutti li superiori pertugi detti otto appartamenti, che si veggono floppati con le sue viti, e per quei medesimi pertugi s’empieranno d’acqua, come si vede per li 2.3.4.5.6” - (fr:1811/p.657) [prima si apriranno tutti i fori superiori degli otto appartamenti, che si vedono tappati con le loro viti, e per quei medesimi fori si riempiranno d’acqua, come si vede per i numeri 2.3.4.5.6]. Successivamente, versando acqua nel bacino E, questa discende nel cannone F spingendo l’aria intrappolata verso l’alto attraverso il cannone I nell’appartamento superiore, come descritto: “la quale acqua, discendendo poi di esso bacino nell’appartamento G per il cannone F, col suo pondo per forza caccerà fuora quella aria, che in esso appartamento s’rinchiudeva, e spingerà per il cannone I, nell’appartamento superiore notato h” - (fr:1814/p.657) [la quale acqua, discendendo poi da detto bacino nell’appartamento G attraverso il cannone F, con il suo peso per forza caccerà fuori quell’aria che in detto appartamento era rinchiusa, e spingerà per il cannone I nell’appartamento superiore contrassegnato h].

Il sistema genera così una cascata pneumatica sequenziale attraverso i vari livelli. Dall’appartamento h, “la quale poi, essendo lui pieno, scenderà pel cannone curvato K, nell’appartamento M” - (fr:1816/p.657) [la quale poi, essendo esso pieno, scenderà attraverso il cannone curvato K nell’appartamento M], dove “spingerà l’aria che vi era rinchiusa, per li effetti de’ detti cannoni N O, nelli duoi appartamenti notati 2 3” - (fr:1818/p.658) [spingerà l’aria che vi era rinchiusa, attraverso gli effetti dei detti cannoni N O, nei due appartamenti contrassegnati 2 e 3]. Questa azione determina il trasferimento forzato dell’acqua verso l’alto: “essi ne restano poi privi, per lo impeto dell’aria, che esce dall’appartamento M, che sforma quella loro acqua, a montare alla cima de’ duoi cannoni R T” - (fr:1819/p.658) [essi ne restano poi privi, per l’impeto dell’aria che esce dall’appartamento M, che spinge quella loro acqua a salire alla cima dei due cannoni R T], generando così tre fontane distinte che “formi e generi le tre fontane, nel modo che si veggono nella fontana seguente, notate S T E” - (fr:1819/p.658) [formi e generi le tre fontane, nel modo che si vedono nella fontana seguente, contrassegnate S T E].

Particolare rilevanza assume la sezione dedicata agli automi musicali e meccanici. Alla sommità dei cannoni V T vengono collocati uccelli artificiali, mentre l’aria in fuga attraverso i flauti D E, “fatti a modo di branche d’alberi, le quali hanno alcuni uccelletti nelle loro cime” - (fr:1832/p.11) [fatti a modo di rami d’albero, le quali hanno alcuni uccellini nelle loro cime], produce “piacevolissimi canti d’uccelli, con soavissima armonia” - (fr:1824/p.658) [piacevolissimi canti d’uccelli, con soavissima armonia]. La costruzione degli uccelli richiede precisione artigianale e conoscenza anatomica: “si formeranno li corpi delli detti uccelli della qualità e forma che si vorranno far grandi o piccoli, pur che sieno sempre vuoti di dentro” - (fr:1825/p.658) [si formeranno i corpi dei detti uccelli della qualità e forma che si vorranno fare grandi o piccoli, purché siano sempre vuoti dentro], con ali, coda e becco mobili attaccati in modo “che si possino muovere, quando l’aria, spinta per li sopradetti cannoni… giocherà drento a lor corpi” - (fr:1825/p.658) [che si possano muovere, quando l’aria, spinta attraverso i sopradetti cannoni… giocherà dentro i loro corpi]. Il meccanismo prevede un sofisticato sistema di bilanciamento con contrappesi e fili di ferro: “le quali hanno a fare in bilico per opera d’un filo di ferro, che le traverserà da un canto all’altro, tra la parte che fa il contrapeso e le dette code” - (fr:1828/p.659) [le quali devono stare in bilico per opera di un filo di ferro, che le attraverserà da una parte all’altra, tra la parte che fa il contrappeso e le dette code], permettendo così che “l’aria che vi sarà spinta dentro lor corpi, farà muovere per intervallo tutte le lor membra” - (fr:1828/p.659) [l’aria che vi sarà spinta dentro i loro corpi, farà muovere a intervalli tutte le loro membra].

Il testo evidenzia infine la configurazione quadrifoglia dell’intero apparato, precisando che l’impianto descritto si replica simmetricamente: “ancora che nel disegno della fontana sopradetta non si sia parlato che di due fontane, che si veggono da ambi i lati… si ha da intendere di tutte le quattro insieme, con le cose appartenenti a ciascheduna di esse, come sono cannoni, flauti, uccelli, e tutto quello che delle due sopradette si è ordinato” - (fr:1834/p.659-1837/p.660) [anche se nel disegno della fontana sopradetta non si sia parlato che di due fontane che si vedono da entrambi i lati… si deve intendere di tutte e quattro insieme, con le cose appartenenti a ciascuna di esse, come sono cannoni, flauti, uccelli, e tutto quello che delle due sopradette si è ordinato]. L’intero sistema opera in ciclo continuo fino al riempimento dell’appartamento 8, quando “ella se ne scenderà poi nell’appartamento inferiore notato 9, per via del curvo cannone XI” - (fr:1830/p.659) [essa ne scenderà poi nell’appartamento inferiore contrassegnato 9, attraverso il cannone curvo XI], completando il circuito idraulico attraverso il deflusso finale che “cacci via con maggiore impeto e vigore, l’aria che in esso appartamento si troverà” - (fr:1830/p.659) [cacci via con maggiore impeto e vigore l’aria che in detto appartamento si troverà].

Dal punto di vista storico, il documento costituisce una testimonianza dell’ingegneria idraulica rinascimentale, illustrando l’applicazione pratica dei principi pneumatici ereditati dalla tradizione ellenistica alla creazione di automi musicali. La descrizione tecnica, ricca di riferimenti alle figure (disegno AB, fontana CD, fontana seguente CL), documenta la sofisticata conoscenza meccanica del XVI secolo, finalizzata alla riproduzione artificiale di fenomeni naturali attraverso il controllo matematico dei fluidi e la creazione di macchine artificiose capaci di imitare la vita attraverso il moto e il suono.


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[14.1-29-1990|2018]

14 Macchine artificiose per l’artiglieria: meccanismi di lancio e sistemi di mira notturna

Trattato di ingegneria militare rinascimentale che descrive una macchina da lancio con meccanismo rotatorio e un metodo ingegnoso per il puntamento notturno dei cannoni mediante strumenti di misura graduati e registrazione delle coordinate di tiro.

Il testo presenta una duplice descrizione tecnica relativa alle macchine da guerra. Inizialmente viene illustrato il funzionamento di un congegno meccanico dotato di un sistema di aggancio e sgancio controllato: “Et eftant accommodée en celle façon , &c puis apres la voulant def- charger, on fera tourner ledi 61 tour, iufques à ce que le plan du cro- chet efehappe dehors du plan entier du fuit de rarbalefte” - (fr:1990/p.701) [Essendo accomodata in questa maniera, e volendola scaricare, si farà girare detto giro, finché il piano del gancio esca fuori dal piano intero del fusto dell’arbalesta], meccanismo che permette il rilascio violento delle corde con forza e veemenza. Questa macchina risulta mobile su un piedistallo (Pieferme), con capacità di rotazione completa e movimento verticale azionato da una semiruota: “Ceffe machine fe tourne de toutes parts dedans fon Pieferme” e “puis on la haul- fe & abbaifte par le moyen delà demi-rouë” - (fr:1990/p.701) [Questa macchina si gira da tutte le parti dentro il suo piedistallo… poi si la alza e abbassa per mezzo della semiruota], consentendo la regolazione dell’alzo mediante una lanterna dentata che ingrena con la ruota.

La sezione centrale e più estesa del trattato affronta il problema del puntamento dell’artiglieria in condizioni di oscurità, proponendo una soluzione che garantisce la stessa precisione del tiro diurno. Il metodo si fonda su una preparazione accurata del sito di tiro e sull’uso di strumenti di misura graduati. Inizialmente si dispongono i gabbioni e le piattaforme d’assi (plateforme d’asini), installando quattro piccoli travicelli per lato che non tocchino il pezzo d’artiglieria, in modo da non impedirne il rinculo: “Si pianteranno da ambi t laudi ciafcuna delle dette piatteforme quattro piccoli trauicelli in modo tale, che non la tocchino , accio non impedifchino il reculo deU’ artigliarla” - (fr:1997/p.704) [Si pianteranno da ambedue i lati di ciascuna delle dette piattaforme quattro piccoli travicelli in modo tale che non la tocchino, affinché non impediscano il rinculo dell’artiglieria].

Su questi supporti si collocano dei regoloni (grosse regole) di legno ben levigate, spesse due dita e larghe quattro, dotate di una fessura centrale lungo tutta la lunghezza: “che fieno ben ljnanati, unt- ti,& Jfeft di due dita, & che babbino una piccola feffura peni mezx.o della loro lunghezza” - (fr:1998/p.704) [che siano ben levigate, unite e spesse di due dita, e che abbiano una piccola fessura per il mezzo della loro lunghezza]. Attraverso questa fessura passa una cordicella con un piombino che può scorrere liberamente, permettendo la lettura delle graduazioni segnate a intervalli di cinque o dieci unità.

La procedura di registrazione richiede che, durante il giorno, si tracci una linea retta apparente lungo il mezzo del cannone e si punti il pezzo verso il bersaglio desiderato: “Si tirerà una linea retta apparente, per lo lungo del meZjZjo della detta artigliarla… & fatto quejlola fi appunterà poi giu- jlamente al luogo ouer fogno che noi uorremo che la detta artigliarla tiri di notte” - (fr:2001-2002/p.704) [Si tirerà una linea retta apparente per il lungo del mezzo della detta artiglieria… e fatto questo la si appunterà poi giustamente al luogo o segno che noi vorremo che la detta artiglieria tiri di notte]. Con l’arma così puntata, si fanno scorrere i piombini sulle regole finché le loro punte non tocchino la linea tracciata sul cannone, annotando diligentemente su una tavoletta i gradi corrispondenti: “toccando giujiamente It piombini Jopra la detta linen,JÌ noteranno poi diligentemente li gradi fopra un pocodi carta” - (fr:2003/p.704) [toccando giustamente i piombini sopra la detta linea, si noteranno poi diligentemente i gradi sopra un po’ di carta].

Per determinare l’elevazione si utilizza un quadrante con piombino, collocato con la parte inferiore sulla linea mediana del cannone, misurando gli gradi tagliati dalla cordella: “Si prenderà un quadrante con il fuo piombino… & fi metterà detto quadrante con la fiua parte inferiore ,fiopra la linea che fi fece nel meZjZjO di detta artigliarla” - (fr:2003/p.704) [Si prenderà un quadrante con il suo piombino… e si metterà detto quadrante con la sua parte inferiore sopra la linea che si fece nel mezzo di detta artiglieria]. Questi valori vengono anch’essi annotati sulla tavoletta, completando la registrazione delle coordinate di tiro.

Per l’esecuzione notturna, si nasconde la luce di una candela con coperture di tela poste davanti ai pezzi, impedendo ai nemici di avvistare la posizione: “Si metterà dinanz^i all’ artigltaria qualche copertura di letto… che pqfii afcondere il lume f duna piccola candela alli nemici” - (fr:2005/p.705) [Si metterà dinanzi all’artiglieria qualche copertura di tela… che possa nascondere il lume di una piccola candela ai nemici]. Consultando le annotazioni sulla tavoletta, si reimpostano i piombini ai gradi di direzione precedentemente registrati e si riporta il quadrante ai gradi di elevazione misurati di giorno: “fi guarderà fopra la tauoletta… a quanti gradi hauemo aggiufiato li duoi piombini… a tanti gradi che noi lo trouereno notato… a tan- ti di nuouo noi lo rimettereno” - (fr:2006/p.705) [si guarderà sopra la tavoletta… a quanti gradi abbiamo aggiustato i due piombini… a tanti gradi quanti lo troveremo notato… a tanti di nuovo noi lo rimetteremo]. Rimosse le coperture e dato fuoco, l’artiglieria colpisce con la stessa precisione del tiro diurno: “fi uedera che U detti pe^(Ji di artigliaria tireranno cofi giuflo… corne fie fufiino appuntati di giorno” - (fr:2010/p.706) [si vedrà che i detti pezzi di artiglieria tireranno così giusto… come se fossero appuntati di giorno].

Il sistema dimostra un’applicazione precoce di principi di misurazione meccanica e registrazione dati applicati all’artiglieria, risolvendo l’impossibilità di mira ottica notturna attraverso la riproducibilità delle coordinate spaziali registrate durante l’illuminazione diurna.


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