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A. Ramelli - Le diverse et artificiose machine - 1588 | eL | k


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1 L’Eccellenza delle Matematiche come Fondamento delle Arti Liberali e Meccaniche

Didascalia: Trattato rinascimentale che celebra la dignità delle discipline matematiche, illustrandone l’origine antica, le applicazioni pratiche nelle arti meccaniche e militari, e la necessità filosofica e religiosa del loro studio per l’interpretazione delle Scritture e il governo della Repubblica.

Il testo si apre con una metafora che esprime la difficoltà di accesso alle discipline matematiche per gli intelletti non preparati: “percioche l’altefifia di cofie tanto ardue , offufica il lume de gli animi nofiri , non meno che lo fflendor del luminofib Sole abbaglia gli occhi aile tenehrofe nottole” - (fr:43/p.15-44/p.16) [perché l’altezza di cose tanto ardue offusca il lume degli animi nostri, non meno che lo splendore del luminoso Sole abbaglia gli occhi alle tenebrose nottole]. Nonostante questa difficoltà iniziale, le matematiche vengono presentate come scienze infallibili, paragonabili agli oracoli divini: “Aia fe da i Mathematici nella Geometria, 0 nell’ Arithmetica uiencon ragione confirmata co fa alcuna, ciò Jli- miamo tanto infallibile & ficuro , come fe fojfe detto dall’ Oracolo d’aApolline” - (fr:45/p.16) [Quando dai Matematici nella Geometria o nell’Aritmetica viene con ragione confermata cosa alcuna, ciò stimiamo tanto infallibile e sicuro, come se fosse detto dall’Oracolo d’Apollo].

L’autore sottolinea la necessità delle arti meccaniche fin dall’origine del mondo, affermando che senza di esse sarebbe parso “fujfe rimafa efiinta nel mondo la luce del Sole” - (fr:45/p.16). Queste arti, paragonate a fiumi che crescono dalle sorgenti fino al mare, derivano immediatamente dall’esperienza umana fin dal primo padre Adamo, che utilizzò la meccanica per costruire rifugi e vesti. L’evoluzione delle arti meccaniche comprende l’agricoltura, l’addomesticamento degli animali da tiro e il trasporto di merci: “cofi &non altrimenti e auuenuto delP arte Mccanicaja.qual comminciò frima a /coprire al mondala maniera di coltiuareicampi,&ajfoggetrirealgiogo,per arare la terra, il cauallo &il bue” - (fr:46/p.16).

Particolare attenzione viene data alle applicazioni pratiche: la navigazione si avvale del principio della leva (“la medefima antenna, ouer arbore della naue diuien lieua” - fr:47/p.17), mentre l’aritmetica risulta indispensabile al commercio (“Il mercante non può eferatare lefue mercifenz^a l’Arithmetica” - fr:49/p.17) e la geodesia permette la misurazione dei territori (“Senza la Geodofia,che pur dipende dalle Àdathematiche , come potremo noi mifurare l’ampiei(fa depiani” - fr:50/p.17). L’astronomia offre la chiave per comprendere i corpi celesti (“f hi può fenzji l’aita della pura Àdathematica,comprendere & terminare la grandez^z,a de corpi celefii” - fr:51/p.17), mentre l’astrologia medica permette di determinare i giorni critici per la cura dei malati, dipendendo “tutta la ragione & conofcen?(a de i giorni critici” - (fr:56-57/p.18) dalle osservazioni astronomiche.

Il testo traccia una cronologia della trasmissione del sapere matematico: dalle colonne antediluviane di pietra e mattoni erette per perpetuare la memoria, ai Caldei (con l’attività del patriarca Abramo), agli Egiziani, fino ai Greci attraverso Talete Milesio e Pitagora Samio: “fù da gli Egittij fù tranf ferita a i Greci per indufria di Palete JFlilefio , di Pitagora Sa- mio” - (fr:68/p.18). Tra i Greci vengono celebrati Archimede per le sue macchine belliche e il globo celeste con “fette corf delle felle erranti” - (fr:68/p.18), nonché per la colomba di legno capace di volare (“fece una colomba di legno, laquai uolaua” - fr:70/p.20).

La dimensione filosofica e religiosa emerge nella necessità delle matematiche per l’interpretazione delle Scritture, secondo Sant’Agostino e San Girolamo, e nell’usanza egizia e persiana di richiedere ai sacerdoti e ai re la competenza nelle discipline matematiche. Platone viene citato per l’iscrizione all’ingresso dell’Accademia: “Chi non è Geometra non entri” - (fr:78/p.21), e per l’affermazione che senza di esse tutte le altre scienze sono vane. L’autore sottolinea come le matematiche non solo facilitino l’acquisizione delle altre arti liberali, ma siano necessarie per amministrare correttamente la Repubblica.

Il resoconto si conclude con la dichiarazione d’intenti dell’autore, che, avendo servito il Marchese di Marignano nelle imprese militari, riconosce nelle matematiche “l’uni- co fondamento ,& la f cura baze di tutte le altre arti liberali et meca- niche” - (fr:82/p.21). Egli presenta l’opera come un “ricco Theforo delle machine” - (fr:84/p.22), fatto incidere su rame con le relative operazioni, a beneficio dei principi e dei guerrieri. Il testo francese finale ribadisce la superiorità delle matematiche, che “appor- tans,comme le luilànt foleil à la terre Vniuerfelle, tref-claire lumiere à toutes les autres” - (fr:89/p.23) [apportando, come il lucente sole alla terra universale, chiarissima luce a tutte le altre], rendendo accessibili le scienze naturali altrimenti oscure e difficili.


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2 La prefazione al trattato delle macchine: matematica, meccanica e arte militare nel Rinascimento

Il testo costituisce la prefazione a un trattato di ingegneria meccanica del XVI secolo, in cui l’autore celebra il primato delle scienze matematiche come fondamento di ogni arte liberale e meccanica, illustra la discendenza storica del sapere tecnico dall’antichità classica fino al Rinascimento, denuncia il plagio dei propri disegni di fortificazioni, e conclude con la descrizione tecnica di una macchina idraulica denominata “Hestia”.

L’autore esalta innanzitutto la certezza delle scienze matematiche, paragonandole a fiumi che, pur allontanandosi dalle fonti originarie, riversano abbondanti acque nel mare: “par beaucoup de tortueux ruisseaux, qu’elles reçoivent en leur sein, d’autant que elles sont plus esloignées des fontaines, d’où elles sont parties, tant plus, avec grade abondance d’eau, elles deschargent dans la mer leurs liquides somes” - (fr:94/p.25) [attraverso molti rivoli tortuosi che ricevono nel loro seno, poiché più sono lontane dalle fonti da cui provengono, tanto più, con grande abbondanza d’acqua, scaricano nel mare i loro liquidi cumuli]. L’arte meccanica viene presentata come essenziale per l’agricoltura, la navigazione e il commercio. L’autore descrive come essa abbia permesso di “attacher tantost deux, tantost quatre, aux chariots” - (fr:95/p.25) [attaccare ora due, ora quattro (bovi) ai carri] e di “pousser en avant les profondes navires” - (fr:96/p.25) [spingere avanti le profonde navi] mediante l’antenna e le vele, spiegando il principio della leva: “l’antenne ou arbre de la navire sert de leve” - (fr:96/p.25) [l’antenna o albero della nave serve da leva].

Le scienze matematiche si articolano in diverse discipline specifiche: l’aritmetica per i mercanti (“Le marchand ne peut exercer la marchandise sans l’Arithmétique” - (fr:97/p.25)), la geodesia per la misurazione delle terre (“Sans la Geodosie… comment pourrons nous mesurer l’estendue des plaines” - (fr:98/p.25)), l’astronomia per la comprensione dei corpi celesti (“Qui peut sans icelles comprendre la grandeur des corps celestes avec leurs haulteurs & distances?” - (fr:99/p.25)), e l’astrologia per la medicina, utile a determinare i giorni critici (“de laquelle dépend toute la raison & cognoissance des jours critiques” - (fr:104/p.26)).

Particolare rilievo viene dato all’applicazione militare. L’autore elenca tre condizioni essenziali per il capitano: la disposizione dell’esercito in luogo conveniente (“fort bien disposer & asseoir son exercite en lieu convenable & bien choisi” - (fr:108/p.26)), l’ordinamento degli squadroni (“fort prudemment & sagement instruise & ordonne ses esquadrons” - (fr:109/p.27)), e l’uso delle macchine da guerra (“rechercher subtilement, & user de machines avec instruments de guerre qui soient suffisans non seulement pour ayder à combattre, mais pour oppugner & debeller ses ennemis” - (fr:110/p.27)), ricordando come i Romani fossero stimati “Esprits descendus du ciel pour détruire le genre humain” - (fr:110/p.27) per la loro abilità in questo campo.

La trasmissione del sapere matematico dall’antichità è ricostruita attraverso le civiltà dei Caldei, degli Egizi e dei Greci. Si menziona Abramo come grande studioso presso i Caldei (“le grand Patriarche Abraham” - (fr:112/p.27)), e Talete, Pitagora, Anassagora, Archimede tra i trasmettitori in Grecia. Particolare enfasi è posta su Archimede, che “tiré en terre luy seul un tres gros navire… & de terre derechef retiré en la mer la royalle navire Alexandrine” - (fr:114/p.27) [tirò a terra da solo una nave molto grande… e di nuovo dalla terra la ritrasse in mare la nave reale alessandrina], e che costruì una sfera celeste in vetro mostrante i movimenti degli astri. Si ricorda anche Archita, che “fit une colombe de bois, laquelle voloit & se soustenoit en l’air” - (fr:116/p.28) [fece una colomba di legno, la quale volava e si sosteneva in aria].

L’autore sottolinea il carattere divino della matematica, citando Platone secondo cui senza di essa l’animo umano non si eleva alle cose divine (“l’esprit humain ne sort point de sa petitesse, avec leur conduite s’élève à la contemplation des choses divines & celestes” - (fr:117/p.28)), e ricorda l’esclusione dalla scuola di Atene di chi ignorasse la geometria (“Qui n’est Geometre n’entre point” - (fr:122/p.29)).

Nella sezione italiana indirizzata ai lettori, l’autore ribadisce come tutte le cose create derivino dai numeri e dai principi matematici secondo Pitagora e Cicerone (“tutte le cose create scaturivano, come dal suo nativo fonte, da i numeri & dai principij delle Mathematiche” - (fr:129/p.32)), e come le meccaniche derivino da queste scienze rare (“Da queste rare scienze dunque provengono quelle Mecaniche” - (fr:132/p.32)).

Segue una denuncia dettagliata di plagio: alcuni domestici (“alcuni domestici… li quali col darmi titolo di virtuoso in apparenza lodando me, ma però in essenza se stessi honorando” - (fr:139/p.33)) avrebbero sottratto disegni di fortificazioni, aggiungendo e diminuendo parti inutili inventate dai loro capricci, per poi pubblicarli come propri. L’autore promette di pubblicare in futuro i disegni originali nella loro purezza (“con quel candore, col quale io gli ho inventati” - (fr:142/p.34)).

Il testo si conclude con la descrizione tecnica della macchina “Hestia” per sollevare l’acqua. Si tratta di un sistema che utilizza una ruota dentata mossa dal flusso di un fiume, che aziona un rocchetto con un albero dotato di due viti tagliate in senso contrario. Queste, attraverso madreviti, muovono due barre che azionano braccia e pistoni all’interno di moduli. Questi ultimi, attraverso valvole a piatto di cuoio che si aprono e chiudono, aspirano l’acqua e la spingono attraverso condotti in una tromba, da cui poi discende attraverso un altro condotto fino al luogo desiderato. La descrizione include riferimenti precisi alle parti meccaniche illustrate: “Hestia è una sorte di machina, per laquale facilmente senza punto di strepito si può far montare l’acqua d’una fontana, oltre d’un fiume ad una proportionata altezza” - (fr:153-154/p.39) [Hestia è una sorta di macchina, per mezzo della quale facilmente e senza alcun rumore si può far salire l’acqua da una fontana o da un fiume a un’altezza proporzionata]; “la ruota segnata A, che nel suo asse ha confitte due altre piccole ruote dentate al contrario l’una dell’altra… il rochetto notato B… le due barre C D… i due mascoli, che le sono attaccati notati E F dentro a i modioli segnati G H… li condotti I L nella tromba M… la tromba segnata N… il condotto segnato O” - (fr:155-157/p.39).


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3 Macchine idrauliche artificiose per il sollevamento delle acque

Il testo presenta una serie di dispositivi meccanici progettati per l’innalzamento idrico, descrivendo in dettaglio i sistemi di trasmissione del moto e le componenti strutturali attraverso una doppia redazione in italiano e francese, tipica della documentazione tecnica rinascimentale. L’obiettivo principale consiste nel trasferire acqua da luoghi bassi a quote elevate mediante l’impiego di forza umana o idraulica.

Principi di funzionamento e fonti di energia

Le macchine descritte si distinguono per la fonte motrice impiegata. La prima tipologia utilizza l’energia umana mediante una ruota da passeggio: “forte di machina per far montare facilmente l’acqua d’un fume, o d’altro luogo basso ad una proportionata altezza con l’aiuto d’una, over di duoi huomini” - (fr:231/p.69) [tipo di macchina per far salire facilmente l’acqua di un fiume o di altro luogo basso a un’altezza proporzionata con l’aiuto di uno o due uomini]. Gli operatori camminano all’interno della grande ruota generando il movimento rotatorio che attiva il sistema di pompaggio.

Una seconda categoria sfrutta invece la corrente naturale: “con l’aiuto d’essio fiume, overo d’un canale, il qual facendo tornare la ruota segnata A” - (fr:241/p.72) [con l’aiuto dello stesso fiume o di un canale, il quale facendo girare la ruota segnata A]. In questo caso, l’energia idraulica aziona direttamente i meccanismi di trasmissione senza intervento umano, se non per la regolazione.

Meccanismi di trasmissione e organi motori

Il sistema di trasmissione si basa su un ingranaggio complesso che converte il moto rotatorio continuo in alternato per azionare i pistoni. La ruota principale A mette in rotazione due piccole ruote dentate B e C poste sul suo asse, le quali “essendo dentate l’una al contrario dell’altra, fanno voltare il rocchetto D, ch’è tra loro, hora da una banda, hora dall’altra” - (fr:232/p.69) [essendo dentate una al contrario dell’altra, fanno girare il rocchetto D che è tra loro, ora da una parte ora dall’altra]. Questo meccanismo a lanterne (rocchetti) trasforma il moto circolare in oscillazione alternata.

Il sistema utilizza vite e madrevite per la conversione del moto: il rocchetto D è infisso in un albero dove è tagliata la vite E, che “voltandosi, & rivoltandosi fa tornare la madrevite F” - (fr:232/p.69) [girando e rigirando fa muovere la madrevite F]. Quest’ultima, attraverso bracci e pistoni, aziona le pompe vere e proprie.

Organi di pompaggio e componenti strutturali

Gli elementi attivi del sollevamento comprendono modioli (cilindri pompa), mascoli (pistoni) e valvole di ritegno. I pistoni, chiamati mascoli o bracci, operano all’interno dei modioli “tirando l’acqua ne’ detti modioli, & dopo chiudendosi di nuovo le sopate d’essi modioli, la sospingono nelle due trombe” - (fr:241/p.72) [tirando l’acqua nei detti modioli, e dopo chiudendosi di nuovo le valvole di essi modioli, la spingono nelle due trombe]. Le valvole (sopate) svolgono una funzione cruciale nel determinismo del flusso, aprendosi e chiudendo automaticamente per impedire il ritorno dell’acqua.

Un dettaglio tecnico rilevante riguarda il materiale dei pistoni: “i detti mascoli debbono essere ben coperti di cuoio, & deveno esser fatti in modo, ch’entrino giustamente ne’ modioli” - (fr:247/p.78) [i detti pistoni devono essere ben coperti di cuoio, e devono essere fatti in modo che entrino giustamente nei modioli], indicando l’uso di guarnizioni in pelle per garantire la tenuta stagna necessaria al funzionamento pneumatico della pompa.

Configurazioni specifiche e riferimenti iconografici

Il testo distingue applicazioni per fiumi da quelle per pozzi. Per l’estrazione da pozzi con azionamento manuale, si utilizza una ruota A “che è la meta dentata” - (fr:246/p.60) [che è metà dentata], azionata mediante manovella (manuella), che consente a un solo uomo di operare il meccanismo. L’acqua viene così “tirata alla cima del pozzo, come si vede per la figura della testa” - (fr:246/p.60) [tirata alla cima del pozzo, come si vede per la figura della testa], evidenziando la stretta correlazione tra descrizione testuale e rappresentazione iconografica.

Una variante idromotrice particolare descritta nella sezione finale impiega un sistema a catene e rulli (currolotti): “il qual rocchetto pigliando li denti delle due parti di ruota segnate D E, & con l’aiuto de’ currolotti facendole tornare sopra il lor asse… fa alzare & abbassare li loro bracci entro li quattro modioli” - (fr:251/p.81) [il quale rocchetto prendendo i denti delle due parti di ruota segnate D E, e con l’aiuto dei rulli facendole girare sul loro asse… fa alzare e abbassare i loro bracci dentro i quattro modioli], dimostrando la versatilità progettuale nell’adattamento del moto idraulico a diverse configurazioni meccaniche.

Significato storico e tecnologico

Il documento costituisce una testimonianza significativa dell’ingegneria idraulica del tardo Cinquecento, evidenziando la standardizzazione delle componenti meccaniche (ruote dentate, viti senza fine, lanterne) e la sistematizzazione del sapere tecnico attraverso la doppia traduzione italiano-francese. La precisione nella descrizione delle valvole automatiche e delle guarnizioni in cuoio rivela una comprensione empirica dei principi di pressione e tenuta, fondamentali per l’efficienza delle macchine eroiche, mentre la distinzione tra azionamento umano e idraulico riflette la flessibilità progettuale dell’epoca nel confronto tra fonti energetiche alternative.


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4 Macchine idrauliche e sistemi di sollevamento a trasmissione meccanica

Descrizione tecnica di ingegneria rinascimentale relativa a macchine per l’innalzamento dell’acqua da corpi idrici inferiori, operanti mediante energia idraulica o umana attraverso complessi meccanismi di ingranaggi, viti e pompe a pistone.

Il testo illustra diverse configurazioni di macchine atte a “far montare l’acqua d’un luogo basso in alto” - (fr:349/p.40) [far salire l’acqua da un luogo basso in alto], sfruttando la forza di un fiume o di un canale, oppure l’azione di un solo operatore mediante manovella. L’effetto principale consiste nel trasferimento idrico da fonti come “fiume, stagno, lago, palude, o d’altro luogo simile ad una altezza ragionevole” - (fr:349/p.40) [fiume, stagno, lago, palude o altro luogo simile a un’altezza ragionevole].

Tra i sistemi azionati da corrente idrica, una macchina impiega una serie concatenata di trasmissioni: “faisant ladite riviere ou canal tourner la roue notée A, fait aussi tourner la roue dentée & signée E, qui est fichée dedans l’arbre d’icelle, laquelle roue en prenant avec les dents les fuseaux de la lanterne T, la fait tourner ensemble avec l’arbre” - (fr:335/p.123) [facendo detto fiume o canale girare la ruota indicata A, fa anche girare la ruota dentata e indicata E, che è infissa nell’albero di quella, la quale ruota prendendo con i denti i fuselli della lanterna T, la fa girare insieme con l’albero]. Questo meccanismo prosegue attraverso ulteriori ingranaggi (I, O) e lanterne (S, V) fino a una vite filettata (K) che aziona un dado (Y), il quale “face avec son mouvement haulser & abbasser les six bras attachés aux trois balanciers” - (fr:335/p.123) [fa con il suo movimento alzare e abbassare i sei bracci attaccati ai tre bilancieri], azionando sei pompe (P, F, G, Z, R, C) dotate di pistoni (malles) e valvole (sopates).

Una variante manuale permette “cavar acqua d’un pozzo solamente con l’aiuto d’un huomo” - (fr:336/p.123) [estrarre acqua da un pozzo solamente con l’aiuto di un uomo], dove l’operatore aziona una ruota (T) che muove una vite; il dado (Z) posto su di essa “fa voltare parimenti insieme con il suo asse” - (fr:336/p.123) [fa girare ugualmente insieme con il suo asse], sollevando e abbassando alternativamente sei bracci sospesi a bilancieri. Questi entrano in altrettanti cilindri (trombe) e, mediante pistoni (maschi) rivestiti di “una platina di cuoio” - (fr:336/p.123) [una lamina di cuoio], traggono l’acqua verso ricettacoli intermedi (G, M, L, F) e infine alla sommità del pozzo (O), come “chiarissimamente si mostra per il disegno della testa” - (fr:336/p.123) [chiarisimamente si mostra per il disegno della testa].

Una seconda macchina idraulica impiega un ingegnoso sistema a ruote dentate “fatte in forma d’ancore” - (fr:339/p.129) [fatte in forma di ancore]: la ruota principale (A) aziona quattro piccole ruote doppie (F, P, T, Z) che, “essendo dentate diversamente, fanno tornare hora da’ un lato, hora dall’altro” - (fr:339/p.129) [essendo dentate diversamente, fanno girare ora da un lato, ora dall’altro], alternando il movimento di quattro pistoni (maschi) all’interno dei cilindri (modioli). L’acqua viene spinta in una cassa (I) dotata di valvole (stopate) che “s’aprono, & si chiudono secondo che il bisogno richiede” - (fr:339/p.129) [si aprono e si chiudono secondo che il bisogno richiede], per poi essere forzata a salire attraverso una pompa (O) verso un ricettacolo superiore (S) e condotta infine dove “ch’all’huomo piace” - (fr:340/p.129) [piace all’uomo]. Fondamentale è l’accorgimento che “le quattro piccole ruote sopranominate si debbono fare alla proporzione, che l’huomo vuol far alzare o abbassare le braccia sudette” - (fr:341/p.129) [le quattro piccole ruote sopranominate si devono fare alla proporzione che l’uomo vuole far alzare o abbassare i bracci suddetti].

La corrispondente versione manuale utilizza due ruote (E, K) “doppie, & hanno ciascuna li simili fusi fitti al contrario l’uno dell’altro” - (fr:345/p.132) [doppie, e hanno ciascuna i simili fuselli infissi al contrario l’uno dell’altro], che alternano il sollevamento di due pistoni inseriti nei cilindri (P, D) mediante un sistema di catene e puleggia (girella E). Anche qui le valvole, incluse una “in forma di piramide” - (fr:345/p.132) [in forma di piramide], regolano il flusso verso il ricettacolo superiore (G).

Un terzo sistema idraulico complesso impiega tre rocchetti (A) azionati da due ruote dentate controrotanti (Z, K): i rocchetti inferiori muovono viti (T, S) con filettatura inversa, mentre quello superiore aziona un dado (H) che “fa tornando alzar & abbassar a vicenda le madreviti delle due parti di ruota” - (fr:353/p.135) [facendo girare alzare e abbassare a vicenda i dadi delle due parti di ruota]. Questo meccanismo trasforma il moto rotatorio in movimento orizzontale alternato delle parti d’ancora, che tramite bracci e bastoni azionano quattro pistoni. “E essendosi empiuti li modioli d’acqua, la spingono nelle casse” - (fr:354/p.136) [e essendosi riempiti i cilindri d’acqua, la spingono nelle casse], forzandola a salire attraverso quattro pompe (X, C, E, D) verso i ricettacoli (A, I, R), da cui discende infine per altre due pompe (G, L) verso l’utilizzo finale.


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5 Sistemi meccanici per l’innalzamento dell’acqua: ruote idrauliche, viti senza fine e meccanismi a ingranaggi

Descrizione tecnica di macchine articolate per il sollevamento dell’acqua da fiumi, canali e fonti mediante ruote a cassetti, viti continue e ingranaggi dentati, con particolare attenzione alla regolazione dell’altezza in funzione del livello idrico.

Il testo presenta una serie di macchine artificiose destinate all’innalzamento dell’acqua da corpi idrici inferiori a altezze considerevoli, attraverso sistemi meccanici complessi che combinano ruote idrauliche, viti senza fine e meccanismi di trasmissione. Queste macchine rappresentano esempi di ingegneria idraulica rinascimentale, caratterizzate da una sofisticata articolazione di componenti meccanici e dalla capacità di adattarsi alle condizioni variabili del corso d’acqua.

Un aspetto peculiare di questi dispositivi è la regolabilità in altezza per adattarsi alle variazioni del livello dell’acqua. Quando il fiume è troppo grosso e impedisce la rotazione della ruota, il sistema può essere alzato o abbassato mediante un meccanismo a vite: “Et s accade, che’l fiume fila troppo grojfo, & che impedijchi la ruota, che non poJfauoltare,ella fi può alz^r i^f) ab bajfare” - (fr:430/p.170) [E se avviene che il fiume sia troppo grosso, e che impedisca alla ruota, che non possa voltare, essa si può alzare e abbassare]. Questa regolazione avviene “per uia delle quattro ulti, che fimo con- fitte neìli dui traui” - (fr:430/p.170) [per via delle quattro viti, che sono confitte nei due travi], come indicato dai riferimenti segnati QZ. La versione francese specifica che si tratta di “quatre vis qui font fichées dedans les deux foliues” - (fr:432/p.171) [quattro viti che sono confitte dentro le due solive], evidenziando la doppia coppia di viti di regolazione che permettono di mantenere l’efficienza operativa al variare della portata.

Il principio di funzionamento si basa su una ruota motrice principale azionata dalla corrente, dotata di cassetti per il prelievo dell’acqua. “l’on faidt monter l’eau d’vne riuiere en hault auec vne feule grande roue” - (fr:431/p.171) [si fa salire l’acqua di un fiume in alto con una sola grande ruota], la quale “prend d’icelle l’eau auec les calfettes, & la porte dedans les deux receptacles notés H K” - (fr:431/p.171) [prende di essa l’acqua con i cassetti, e la porta dentro i due recipienti indicati H K].

Più complesse sono le macchine a sollevamento multi-stadio, dove l’acqua viene trasferita attraverso una serie di recipienti intermedi mediante viti senza fine azionate da ingranaggi. Il sistema descritto nelle frasi 433-437 prevede una ruota X che, azionata dal canale, preleva l’acqua e la trasferisce nel primo ricettacolo, mentre contemporaneamente aziona una ruota dentata T. Questa, mediante l’ingranamento con un rocchetto, fa ruotare una vite che solleva l’acqua al livello successivo. “laquale per tal riuolgimenti piglia l’acqua dal primiero ricettacolo, & la porta nel fecondo” - (fr:433/p.171) [la quale per tali rivolgimenti prende l’acqua dal primo ricettacolo, e la porta nel secondo]. Il meccanismo prosegue con ulteriori viti che trasferiscono l’acqua attraverso successivi recipienti prima della fuoriuscita finale “per una tromba” - (fr:433/p.171) [per una tromba], o come specificato nella versione francese, “par vne pompe” - (fr:437/p.174) [per una pompa].

Una variante simile utilizza una ruota Z che alimenta il primo ricettacolo H, mentre una ruota dentata T aziona una ruota Q fissata sulla vite A, la quale “per tai riuolgimenti piglia l’acqua dal primo ricettacolo, & la porta nel fecondo fgnatoR” - (fr:439/p.176) [per tali rivolgimenti prende l’acqua dal primo ricettacolo, e la porta nel secondo indicato R]. Il sistema prosegue con viti L e K che trasferiscono l’acqua attraverso ulteriori stadi (S e il quarto recipiente) prima della discesa finale “per una tromba…fiegnata H” - (fr:439/p.176) [per una tromba indicata H].

Un terzo tipo di macchina, descritto nel capitolo XLVII, impiega una ruota S con un albero su cui sono montate tre ruote dentate. La prima ruota G prende i perni della ruota Q situata sulla sommità della vite H, sollevando l’acqua dalla fonte al ricettacolo R. “la prima dellequali notata G piglia co’ i Juoi denti li cauigli della ruota Q_ch’ è fitta nelia fommitd della prima Ulte fegnata H” - (fr:443/p.179) [la prima delle quali indicata G prende con i suoi denti i perni della ruota Q che è fitta nella sommità della prima vite indicata H]. Seguono ulteriori viti (K, T) che trasferiscono l’acqua attraverso ricettacoli intermedi prima della discesa attraverso la tromba Z.

Il testo testimonia l’evoluzione dell’ingegneria idraulica del tardo Cinquecento, combinando principi meccanici in sistemi articolati per superare i limiti di altezza imposti dai singoli dispositivi. La presenza bilingue (italiano e francese) sottolinea la circolazione internazionale del sapere tecnico rinascimentale, mentre le figure citate (QZ, HK, X, T, H, S, R, N, Z, A, L, K, G, Q) rimandano a disegni tecnici essenziali per la comprensione delle complesse relazioni tra ruote, viti e recipienti.


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6 Meccanismi di sollevamento idraulico e trasmissioni articolate nel trattato delle macchine artificiali

Il testo presenta una trattazione tecnica di sistemi meccanici per il sollevamento dell’acqua, basati su trasmissioni a ingranaggi che convertono l’energia idraulica fluviale o la forza umana in lavoro di pompaggio. La descrizione bilingue—francese e italiano—riflette la circolazione internazionale del sapere tecnico nell’ingegneria rinascimentale.

Principi di trasmissione meccanica

Le macchine descritte impiegano sofisticati sistemi di ruote dentate e organi rotanti per trasferire il moto. Il primo meccanismo presenta una ruota motrice azionata dalla corrente: “la rouc A, qui le tourne par la force de la fufdidte riuiere” - (fr:460/p.183) [la ruota A, che viene fatta girare dalla forza del suddetto fiume], la quale aziona una serie di ingranaggi interconnessi. Il sistema utilizza “la lanterne D par le moyen de la roue C, qui eft dentee” - (fr:460/p.183) [la lanterna D per mezzo della ruota C, che è dentata], dove le ruote prendono con i denti i fuselli delle lanterne: “laquelle roue en prenant auec fes dents les fufeauxdelà lanterne T” - (fr:471/p.186) [la quale ruota prendendo con i suoi denti i fuselli della lanterna T].

Particolare rilevanza ha l’impiego di viti senza fine per il sollevamento graduale attraverso recipienti intermedi: “laquelle par tels retournemens , prend 1 eau du premier réceptacle auec les trous quelle a mefmement en bas, & la porte dedans le fécond” - (fr:460/p.183) [la quale per tali rivolgimenti prende l’acqua dal primo recipiente con i fori che ha ugualmente in basso, e la porta nel secondo]. Il sistema prevede una cascata di quattro recipienti (B, H, K, M) che permette di raggiungere altezze significative attraverso sollevamenti successivi, concludendo con una pompa finale “notée N” - (fr:460/p.183) [segnata N].

Sistemi a palette e camere di pressione

Un secondo tipo di macchina impiega un meccanismo rotante semisommerso dotato di camere stagne: “laquelle eft faidte auec l’artifice qui fe monftre icy par le deftèin,afin qu’en prenant l’eau qui entre entr’ icelle & la couuerture” - (fr:471/p.186) [la quale è fatta con l’artificio che si mostra qui per il disegno, affinché prendendo l’acqua che entra tra essa e la copertura]. La ruota, parzialmente immersa (“la moitié d’icelle mife dedans reau” - (fr:471/p.186) [la metà di essa messa nell’acqua]), è unita a una copertura sigillata che forma trombe o pompe verticali.

Il funzionamento si basa su palette articolate che si aprono per gravità: “lelquelles palettes auec leurs pernes qui ne font pas iuftement au milieu , s’ouurent par leur pelànteur” - (fr:482/p.192) [le quali palette con i loro perni che non sono esattamente nel mezzo, si aprono per il loro peso], spingendo l’acqua verso l’alto fino a una traversa di ritegno: “aux collés des bouches defquelles pompes, il y a vne trauerse aulfi haulte qu’eft vne des lufdiéles palettes” - (fr:482/p.192) [ai lati delle bocche delle quali pompe, vi è una traversa alta quanto è una delle suddette palette]. Il contrappeso dell’acqua determina la chiusura sequenziale: “fe ferrent l’vne apres l’autre par le contrepoids de l’eau” - (fr:484/p.192) [si chiudono l’una dopo l’altra per il contrappeso dell’acqua], costringendo il liquido a salire nel recipiente superiore “noté V” - (fr:484/p.192) [segnato V].

Macchine a trazione umana per pozzi

Per il sollevamento da pozzi, il testo descrive sistemi azionati da un singolo operatore mediante manovella e trasmissione a catena: “vn homme feul tire facilement l’eau d’vn puis” - (fr:476/p.188) [un uomo solo tira facilmente l’acqua di un pozzo]. Il meccanismo prevede “faifant tourner auec la maniuelle la roue lignée A , faiét aulfi tourner la plus petite roue E” - (fr:476/p.188) [facendo girare con la manovella la ruota segnata A, fa anche girare la più piccola ruota E], collegata mediante “vne chaifhequilesenuironne” - (fr:476/p.188) [una catena che le avvolge] a una ruota superiore.

Il sollevamento avviene attraverso secchi oscillanti dotati di valvole: “lesquels malles font faiéls en façon de petits féaux” - (fr:476/p.188) [i quali secchi sono fatti a forma di piccoli secchioli], che “les Ibpates des malles ellans fermées, la tirent dedans le réceptacle” - (fr:476/p.188) [le valvole dei secchi essendo chiuse, la tirano nel recipiente]. Un meccanismo analogo utilizza una ruota dentata “fegnata M” - (fr:488/p.195) [segnata M] che aziona un rocchetto e una vite senza fine “fegnata S” - (fr:488/p.195) [segnata S], la quale mediante madrevite aziona una ruota a palette che spinge l’acqua “perla tromba Qalla cima del po7-lo” - (fr:489/p.195) [per la tromba Q alla cima del pozzo].

Soluzioni ingegneristiche e manutenzione

Il trattato evidenzia attenzione ai problemi di usura, proponendo sistemi di regolazione per compensare il logoramento della ruota R: “fi logri còl tempo, però fi deue fare la Jua caft con tal’ artificio, che fipofii approff mare ad efa ruota” - (fr:467/p.185) [si logori col tempo, però si deve fare la sua cassa con tal artificio, che si possa approssimare a essa ruota]. La soluzione prevede “mettere tra il fondo, & le fonde di detta cafa iS delle flrifee di cuoio” - (fr:467/p.185) [mettere tra il fondo e i bordi di detta cassa delle strisce di cuoio], fissate con viti per permettere la regolazione progressiva secondo il bisogno.

Un meccanismo particolarmente elaborato impiega due ruote dentate “luna al contrario dell altra” - (fr:493/p.198) [una al contrario dell’altra] che azionano alternativamente un rocchetto centrale, generando un moto reciproco utile per azionare viti di sollevamento.

Valore storico e scientifico

Il documento costituisce una testimonianza fondamentale dell’ingegneria idraulica rinascimentale, caratterizzata dalla sistematizzazione del sapere tecnico attraverso trattati illustrati. La precisione descrittiva, con continui riferimenti alle figure (“come qui fi uede per il difegno” - (fr:488/p.195) [come qui si vede per il disegno], “comme l’on void par le delTein” - (fr:460/p.183) [come si vede dal disegno]), evidenzia il ruolo dell’iconografia quale strumento essenziale di trasmissione delle conoscenze meccaniche. Le macchine descritte rappresentano soluzioni per l’irrigazione, il drenaggio e l’approvvigionamento idrico urbano, documentando l’evoluzione dai semplici organi rotanti ai sistemi complessi di trasmissione articolata che prefigurano i principi della meccanica moderna.


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[7.1-45-554|598]

7 Le Artificiose Machine: ingegneria idraulica e meccanica avanzata nel trattato rinascimentale

Il testo presenta estratti da un trattato tecnico del XVI secolo dedicato al sollevamento dell’acqua, caratterizzato dalla descrizione dettagliata di meccanismi complessi che combinano ingranaggi, trasmissioni a vite e sistemi di pompazione azionati sia da forza umana che da correnti idriche. L’opera documenta l’evoluzione dell’ingegneria idraulica rinascimentale attraverso soluzioni meccaniche sofisticate, illustrate da figure tecniche (LXIII, LXIV, LXV) che integrano componenti funzionali con elementi decorativi come la sirena versante acqua da una cima.

Le macchine descritte impiegano sistemi di trasmissione del moto per convertire la rotazione continua in movimenti lineari alternati necessari al funzionamento delle pompe. Nel meccanismo azionato manualmente, l’operatore agisce su una ruota dotata di manovelle: “facendo il detto huomo tornare la ruota fognata A con una delle manuelle di quella, fa per via dell’altra alzar & abbassare il bracciuolo E” - (fr:555/p.224) [facendo detto uomo girare la ruota segnata A con una delle manovelle di quella, fa per mezzo dell’altra alzare e abbassare il bracciolo E], generando l’oscillazione di un bilanciere che aziona un martello (mascolo) all’interno di un cilindro (modiolo). Il sistema utilizza valvole unidirezionali (sfiatoi o fopate) per garantire il flusso verso il ricettacolo superiore: “chiufa la fopata d’effo modiolo la ripiglia ritornando, & la tira per la tromba O nel ricettacolo, ch’è alla cima del pozzo” - (fr:556/p.224) [chiudendo lo sfiatatoio di detto modiolo la riprende ritornando, e la tira per la tromba O nel ricettacolo, che è alla cima del pozzo].

Particolare rilevanza assume l’impiego di meccanismi a vite e lanterne nelle macchine azionate da corrente. Nel capitolo LXIII, una ruota posta nel fiume aziona tramite ingranaggi controrotanti un sistema di lanterne e madreviti: “hauendo questa lanterna… una madreuite, dou entrano le uiti, che sono nelle braccia de i mafcoli… le fanno per questa uia aizzar & abbassare infieme con essi mafcoli ne i duoi modioli” - (fr:565/p.228) [avendo questa lanterna… una madrevite, dove entrano le viti che sono nelle braccia dei martelli… le fanno per questa via alzare e abbassare insieme con detti martelli nei due modioli]. Questo trasforma la rotazione continua in movimento lineare alternato dei pistoni, che spingono l’acqua attraverso quattro trombe (PREV) fino al ricettacolo Z, da cui un condotto la distribuisce dove necessario.

Il trattato documenta anche l’uso di soffietti meccanici come sistemi di pompazione alternativi. Nel capitolo LXV, un meccanismo a bilanciere aziona un soffietto (V) che, espandendosi e comprimendosi nella sua copertura, aspira acqua da una tromba inferiore: “tirando in quella l’acqua per la tromba segnata T, laquale… ha la sua fopata nel fondo, che s’apre, & si chiude, secondo che bisogna, & ritien l’acqua… che non ritorni indietro” - (fr:594/p.239) [tirando in quella l’acqua per la tromba segnata T, la quale… ha la sua valvola nel fondo, che si apre e si chiude secondo il bisogno, e trattiene l’acqua… che non ritorni indietro]. L’acqua viene quindi spinta attraverso un canale (P) fino a un vaso (Q) posto in un ricettacolo superiore (S).

Significativo è il riferimento alla necessità di proporzionare i componenti alle forze in gioco, evidenziando una consapevolezza ingegneristica delle resistenze idrauliche: “il vacuo delle trombe deu esser fatto a proportione della forza d’essi soffietti” - (fr:583/p.236) [il vuoto delle trombe deve essere fatto a proporzione della forza di detti soffietti]. Il testo presenta inoltre soluzioni complesse come il sistema a palettoni (KP) azionati da barre (VT) con currolotti (rulli) che, muovendosi avanti e indietro in una cassia (cassa) a cinque facce posta sott’acqua, spingono il liquido nella tromba S attraverso cannoni dotati di valvole alternate.

Il documento si presenta come trattato tecnico bilingue (italiano e francese), con descrizioni parallele che facilitarono la diffusione europea delle conoscenze meccaniche. La precisione terminologica (rocchetti, lanterne, currolotti, mascoli) e la distinzione tra macchine per pozzi e per canali testimoniano la maturità del linguaggio tecnico rinascimentale nel campo delle macchine idrauliche, rappresentando una testimonianza fondamentale per la storia dell’ingegneria pre-industriale.


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[8.1-26-707|732]

8 Sistemi meccanici per l’estrazione dell’acqua da pozzi profondi

Il testo presenta una serie di dispositivi ingegneristici rinascimentali progettati per sollevare acqua da pozzi profondi utilizzando l’energia umana ottimizzata attraverso sistemi di ingranaggi e trasmissioni meccaniche. L’opera si caratterizza per la presentazione bilingue italiano-francese, indicativa della circolazione internazionale del sapere tecnico nel XVI-XVII secolo, e per la costante referenza a illustrazioni tecniche che accompagnano la descrizione dei meccanismi.

8.1 Il sistema a ruota azionata dai piedi con trasmissione a lanterne

Il primo meccanismo descritto utilizza una ruota piatta azionata dalla pressione dei piedi, collegata a un sistema complesso di ingranaggi che trasforma il movimento rotatorio continuo in un’alternanza di secchi per l’estrazione efficiente dell’acqua. “l’inuention de cefte autre façon de machine , a efté pareillement trouuée pour tirer fort commodement l’eau d’vn puis fort profond auec l’ayde d’vn homme; car ledidt homme pouffant auec les pieds la roue marquée R, qui eft piatte” - (fr:708/p.281) [l’invenzione di quest’altro tipo di macchina è stata ugualmente trovata per tirare molto comodamente l’acqua da un pozzo molto profondo con l’aiuto di un uomo; poiché l’uomo suddetto spingendo con i piedi la ruota marcata R, che è piatta]. Il sistema prevede una ruota dentata più piccola (V o B) che ingrana con meccanismi a lanterna (rocchetti) posizionati ai lati e sottoterra: “faict tourner l’autre roue plus petite notée V, qui eft dentée, & fichée dedans l’arbre d’icelle, laquelle roue en prenant auec fes dents les cheuilles des deux roues E T, qui font aux deux coftés” - (fr:708/p.281) [fa girare l’altra ruota più piccola notata V, che è dentata e fissata dentro l’albero di quella, la quale ruota prendendo con i suoi denti i perni delle due ruote E T, che sono ai due lati].

La trasmissione del moto avviene attraverso corde avvolte attorno alle lanterne (F, G) poste sottoterra, che risalgono attraverso puleggie laterali (G I) e si avvolgono su una ruota doppia (R) posizionata sulla bocca del pozzo: “à chafcune de ces lanternes eft entortillée vne corde, l’vne d’vne part , l’autre de l’autre , lefquelles eftans dreftees par les deux poulies que l’on voit aux coftés du puis notées G I” - (fr:708/p.281) [a ciascuna di queste lanterne è avvolta una corda, l’una da una parte, l’altra dall’altra, le quali essendo tirate dalle due puleggi che si vedono ai lati del pozzo notate G I]. Al centro della ruota doppia si trova una lanterna (L) dalla quale pende una corda con due secchi che operano in alternanza: “eft à cefte lanterne entortillée vne corde qui a deux féaux aux bouts , que l’on faid par tels retournemens defeendre l’vn apres l’autre dedans le puis” - (fr:708/p.281) [a questa lanterna è avvolta una corda che ha due secchi alle estremità, che si fanno per tali movimenti alterni scendere l’uno dopo l’altro nel pozzo].

Il principio di funzionamento si basa su un ciclo continuo dove, mentre un secchio discende per riempirsi, l’altro risale carico d’acqua: “quand ledid homme faid tourner ladide roue, vne defdi des deux cordes fentortillant à la lanterne qui eft fichée dans l’arbre de la roue fofnotée E , fe detortille de la roué D ,qui eft au deftus , d’vn des coftés du puis , & en mefme temps fait defeendre dans l’e puis vn bout de la corde” - (fr:708/p.281) [quando l’uomo suddetto fa girare la detta ruota, una delle dette due corde avvolgendosi alla lanterna che è fissata nell’albero della ruota sotto notata E, si svolge dalla ruota D, che è sopra, da uno dei lati del pozzo, e nello stesso tempo fa scendere nel pozzo un capo della corda].

8.2 Il sistema a manovella con ruote dentate sotterranee

Una variante del meccanismo utilizza una manovella (manuella) per azionare simultaneamente una ruota e una lanterna sullo stesso asse, attivando un sistema di ingranaggi parzialmente interrato. “l’on peut encore fort facilement tirer l’eau d’vn puis fort profond auec l’ayde d’vn seul homme , lequel faifant tourner auec la maniuelle en vn mefme temps la roue notée A, & la lanterne B, qui font dedans vn mesme efcieu” - (fr:728/p.288) [si può ancora molto facilmente tirare l’acqua da un pozzo molto profondo con l’aiuto di un solo uomo, il quale facendo girare con la manovella nello stesso tempo la ruota notata A e la lanterna B, che sono dentro uno stesso asse]. Questo azionamento fa girare una ruota dentata (D) posta a metà sottoterra, che a sua volta muove una ruota più piccola (E) che ingrana con lanterne laterali (G, H): “faiêt par le moyen de cefte lanterne tourner la roue D, qui eft dentée & mife à demi foubs terre, enfemble auec la plus petite roue E” - (fr:728/p.288) [fa girare per mezzo di questa lanterna la ruota D, che è dentata e messa a metà sottoterra, insieme con la più piccola ruota E].

Il sistema mantiene la stessa logica di funzionamento con corde che risalgono attraverso fori (M N) e si avvolgono su una ruota doppia (R) sulla bocca del pozzo, azionando una lanterna superiore (T o P) con i due secchi alterni: “à chafcune de ces lanternes eft entortillée vue corde, l’vne d’vne part, & l’autre de l’autre, lelquelles fortent par les troux qui fe voyent notés MN” - (fr:729/p.288) [a ciascuna di queste lanterne è avvolta una corda, l’una da una parte e l’altra dall’altra, le quali escono dai fori che si vedono notati MN]. L’alternanza dei secchi permette un’operazione continua: “quand l’homme faiâ: tourner ladiéfe lanterne , vne defdiéfes deux cordes s’entortillant à l’entour de la lanterne K qui eft foubs terre, le detortille d’vne part de la fufdiéfe roué R,& en mefme temps faidt defcendre dedans le puis vu bout de la corde qui eft entortillée à ladiébe lanterne P” - (fr:729/p.288) [quando l’uomo fa girare la detta lanterna, una delle dette due corde avvolgendosi attorno alla lanterna K che è sottoterra, si svolge da una parte della suddetta ruota R, e nello stesso tempo fa scendere nel pozzo un capo della corda che è avvolta alla detta lanterna P].

8.3 Il sistema semplificato a trasmissione diretta

Il terzo meccanismo presenta una configurazione più semplice con trasmissione diretta da una ruota azionata dai piedi (K) a una lanterna superiore (Q) attraverso un ingranaggio intermedio. “la sudetta persona spingendo co i piedi la ruota segnata K nella maniera, che per il disegno si vede, fa tornare il rocchetto fitto nell’asse di quello, questo rocchetto ricevendo tra i suoi denti la ruota Z, che gli è sopra, la fa voltare” - (fr:731/p.290) [la suddetta persona spingendo con i piedi la ruota segnata K nella maniera che per il disegno si vede, fa girare il rocchetto fissato nell’asse di quella, questo rocchetto ricevendo tra i suoi denti la ruota Z, che gli è sopra, la fa girare]. La lanterna superiore aziona direttamente la corda con i due secchi: “intorno a questa lanterna è avolta una corda, ai capi della quale sono appesi due secchi, che si fanno per tali rivolgimenti calar ora l’uno, ora l’altro nel pozzo” - (fr:731-732/p.290) [attorno a questa lanterna è avvolta una corda, alle estremità della quale sono appesi due secchi, che si fanno per tali rivolgimenti calare ora l’uno, ora l’altro nel pozzo].

8.4 Significato storico e tecnico

Il testo costituisce una preziosa testimonianza dell’ingegneria meccanica rinascimentale, evidenziando la ricerca di soluzioni per ottimizzare la forza umana attraverso sistemi di ingranaggi (lanterne e ruote dentate) che moltiplicano il movimento. La presenza di descrizioni quasi identiche in italiano e francese, con riferimenti espliciti ai disegni (“per esso disegno”, “per il disegno”), documenta la pratica editoriale delle opere tecniche dell’epoca di circolare in ambito europeo attraverso il plurilinguismo. La specifica menzione di componenti posti sottoterra (“fitto terra”, “foubs terre”) e di fori di passaggio per le corde indica una progettazione attenta all’integrazione architettonica dei meccanismi nell’infrastruttura del pozzo, mentre l’uso di secchi alterni rappresenta un’applicazione pratica del principio di continuità del lavoro meccanico.


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[9.1-20-1066|1085]

9 Macchine da molino a trazione animale e umana nel trattato di ingegneria rinascimentale

Il testo costituisce un estratto bilingue (francese e italiano) di un trattato di meccanica del XVI secolo, presumibilmente dal Théâtre des instrumens mathématiques di Jacques Besson o da una raccolta analoga di artificieuses machines, che descrive sistemi di molitura alternativi all’energia idraulica. L’opera documenta l’ingegneria meccanica rinascimentale attraverso la descrizione dettagliata di trasmissioni a ingranaggi, distinguendo tra mulini azionati da animali e meccanismi mossi dalla forza umana.

9.1 Tipologie di macine e sistemi di trasmissione

Il trattato presenta diverse configurazioni meccaniche per la molitura. La prima macchina descritta utilizza un sistema semplice di trasmissione diretta: “Est cy est vne sorte de moulin, lequel pour n’avoir commodité d’eau, l’on faict moudre avec un cheval” - (fr:1067/p.409) [Questa è una sorta di mulino, il quale, per non avere comodità d’acqua, si fa macinare con un cavallo], dove la ruota dentata (roue dentee) aziona direttamente una lanterna (lanterne G) collegata all’albero della macina superiore (meule de dessus notée A).

Una configurazione più complessa prevede una trasmissione a due stadi: “faisant tourner la roue notée S… faict tourner la lanterne E… estant au pied de l’arbre de ceste lanterne fichée une autre roue notée X” - (fr:1071/p.409) [facendo girare la ruota indicata S… face girare la lanterna E… essendo alla base dell’albero di questa lanterna infissa un’altra ruota indicata X], dove il moto si trasmette dalla ruota S alla lanterna E, quindi alla ruota intermedia X e infine all’albero della macina I. La versione italiana corrispondente specifica: “facendo il detto cavallo tornare la ruota segnata S… fa voltare il rocchetto E… essendo a piè dell’arbore di questo rocchetto fitta un’altra ruota notata X” - (fr:1069/p.409) [facendo il detto cavallo girare la ruota segnata S… fa girare il rocchetto E… essendo alla base dell’albero di questo rocchetto infissa un’altra ruota notata X].

Un terzo sistema, descritto nel capitolo CXXII, inverte la disposizione dei componenti: “faisant tourner la lanterne notée A… faict tourner la roue B… prenant ceste roue de l’autre costé avec les dents de son plan les fuseaux de la lanterne C” - (fr:1079/p.415) [facendo girare la lanterna indicata A… fa girare la ruota B… prendendo questa ruota dall’altro lato con i denti del suo piano i fuselli della lanterna C], creando una catena cinematica alternativa che utilizza multiple lanterne e ruote dentate (roues dentées) per trasferire il moto rotatorio dall’animale alla macina F.

9.2 Meccanismo a trazione umana

Il testo documenta anche soluzioni per contesti privi di forza animale, descrivendo un mulino azionato da un singolo operatore: “Altra sorte di molino, il qual si fa medesimamente macinare con la forza d’un huomo solo” - (fr:1082/p.417) [Altra sorta di mulino, il quale si fa macinare con la forza di un uomo solo]. Il meccanismo si avvale di una ruota da corsa mossa con i piedi: “spingendo il detto huomo co i piedi la ruota signata A, laqual’è dentata nel suo piano di sotto” - (fr:1083/p.417) [spingendo il detto uomo con i piedi la ruota segnata A, la quale è dentata nel suo piano di sotto], che aziona una serie di ingranaggi (rocchetto B, ruota C, rocchetto D) per trasmettere il moto all’albero della macina E.

9.3 Sistemi di regolazione dell’altezza

Un elemento tecnico ricorrente è la regolazione dell’altezza della macina superiore per controllare la finezza della molitura. Il testo descrive due metodi: tramite contrappesi (“contrepoids que l’on voit attachés à la hausse D”) - (fr:1068/p.409) [contrappesi che si vedono attaccati al sollevamento D], oppure mediante cunei (“coings” in francese, “cogni” in italiano): “la meule de dessus du present moulin, se peut haulsser & abbaisser par le moyen des coings, que l’on voit au lieu noté V” - (fr:1072/p.409) [la macina superiore del presente mulino si può alzare e abbassare per mezzo dei cunei, che si vedono nel luogo indicato V], o ancora “il macigno soprano… si può aizzar & abbassare per via de i cogni, che sono confitti ne’ detti legni” - (fr:1076/p.414) [la macina superiore… si può alzare e abbassare per via dei cunei, che sono confitti nei detti legni].

9.4 Componenti meccanici e riferimenti figurati

Il testo evidenzia una precisa terminologia tecnica per i componenti: le ruote dentate perifericamente (dentée autour de sa circonférence), i rocchetti o lanterne (lanterne/rocchetto) con i loro fuselli (fuseaux/fusi), gli alberi perpendicolari (arbre fiché perpendiculairement), le tramogge (tremuë/tremoggia) per l’alimentazione del grano e le casse per la farina (huche/caisse/mattericcio). Ogni descrizione rimanda esplicitamente alla rappresentazione grafica: “comme fort bien monstre le dessein” - (fr:1067/p.409) [come molto bene mostra il disegno], sottolineando la natura illustrativa del trattato e l’importanza del disegno tecnico per la trasmissione del sapere ingegneristico dell’epoca.


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[10.1-28-1363|1390]

10 Ponte mobile d’assedio a estensione telescopica e meccanismo articolato

Trattato di ingegneria militare rinascimentale che descrive l’impiego di sofisticati meccanismi meccanici per la messa in opera di ponti mobili durante le operazioni di assedio alle fortificazioni.

Il testo presenta la descrizione tecnica di una macchina da ponte mobile progettata per l’attraversamento dei fossati e l’assalto alle mura fortificate, caratterizzata da un sistema di estensione telescopica in tre sezioni e da un articolato meccanismo di movimentazione basato su viti, rocchetti e ingranaggi. L’opera costituisce una testimonianza significativa dell’ingegneria militare del tardo Cinquecento, riflettendo l’evoluzione delle tecniche di assedio in risposta all’uso diffuso delle armi da fuoco portatili.

La macchina viene posizionata mediante un procedimento tattico che prevede il riempimento o il finto riempimento del fossato con materiale vario — “fagots, pierres, barils de terre, & autres choses semblables” — per consentire l’avvicinamento alla cortina muraria. Successivamente, mediante l’azione di due semiruote dentate (demi-roues dentées) indicate con le lettere K L, si getta contro la muraglia il ponte principale I, il quale viene mantenuto nascosto fino all’ultimo momento posandolo su un altro ponte sottostante: “lequel pont se pose sur le susdit pont afin qu’il n’apparoisse” - (fr:1363/p.498) [il quale ponte si pone sul suddetto ponte affinché non appaia]. L’abbassamento graduale viene controllato attraverso un sistema di vite e madrevite azionato da una manovella, dove le lanterne con i loro fuselli impegnano i denti delle semiruote per farle ruotare: “par le moyen de la manivelle on fait tourner la vis qui est soubs l’escrouë M… laquelle ayant en son essieu deçà & delà fichées les deux lanternes, qui avec leurs fuseaux prennent les dents desdites demi-rouës, les faict par tels retournemens tourner, descendant par ceste manière ledit pont” - (fr:1363/p.498) [per mezzo della manovella si fa girare la vite che è sotto la madrevite M… la quale avendo nel suo asse qua e là fissate le due lanterne, che con i loro fuselli prendono i denti delle dette semiruote, le fa per tali rivoluzioni girare, abbassando in questa maniera il detto ponte].

Una caratteristica distintiva del sistema è la sua estensibilità modulare, descritta come capacità di prolungarsi in tre volte (“in tre volte, quanto bisogna”) per superare fossati di notevole ampiezza. Il ponte principale B viene spinto in avanti o tirato indietro mediante un rocchetto che ingaggia una barra di ferro dentata fissata longitudinalmente sotto la trave: “si manda secondo il bisogno innanzi & indietro sopra il ponte sopradetto per i rivolgimenti del rocchetto… il quale piglia co’ i suoi fusetti li denti della barra di ferro, la quale per lungo si fitta sotto il tram detto ponte” - (fr:1377/p.502) [si manda secondo il bisogno avanti e indietro sopra il detto ponte per i rivolgimenti del rocchetto… il quale prende con i suoi fuselli i denti della barra di ferro, la quale per lungo è fissata sotto la trave del detto ponte]. Il movimento è trasmitto attraverso un sistema di corde e pulegge (currolotti), con la madrevite che avvolge le funi attorno al proprio asse: “fa voltare nel medesimo istante per via di quella la madrevite, ch’ entra ne’ suoi intagli insieme col rocchetto… & fa avolgere intorno allo stesso asse le due dette corde” - (fr:1381/p.502) [fa girare nello stesso istante per via di quella la madrevite, che entra nei suoi intagli insieme con il rocchetto… e fa avvolgere intorno allo stesso asse le due dette corde].

La stabilità durante l’avanzamento è garantita da piedi ripiegabili dotati di ganci di ferro per ancorarsi al terreno (“gramponi di ferro, co’ i quali s’aggrappano, & si ficcano nella terra” - fr:1371/p.502), mentre durante il trasporto si piegano verso l’alto per non intralciare il traino. Una volta posizionato il ponte principale, qualora la lunghezza risulti insufficiente, si dispiega un secondo ponte ausiliario ET che si estende oltre il fossato: “Ma a caso il detto ponte non fosse assai lungo per far l’effetto che si vuole, si spinge innanzi sopra il fosso l’altro ponte, ch’è sopra il prefato notato ET” - (fr:1385/p.503).

La protezione dei soldati è affidata a un sofisticato sistema difensivo costituito da mantelletti (schermi mobili) posizionati lungo i bordi del ponte attraverso appositi fori, che difendono dai tiri di archibugi e moschetti provenienti dai fianchi: “ha di qua & di là per tutti i suoi bordi certi buchi, dove si mettono li mantelletti per difendere che i soldati che sopra quello vanno innanzi & indietro, non siano per i fianchi archibugiati, o moschettati” - (fr:1386/p.503). Analogamente, il fronte del ponte è protetto da mantelletti con feritoie per il tiro: “ha questo ponte il suo fronte notato E, ch’è fatto di mantelletti… il qual fronte difende li soldati dalle archibugiate & moschettate di sopra, per fronte, & da’ i fianchi, & ha… certi buchi, per dove li soldati possono co’ gli archibugi & co’ i moschetti offendere il nemico” - (fr:1389/p.504).

Particolare attenzione viene posta nella protezione strutturale contro le sortite nemiche: i tiranti di sostegno (indicati come legni M L, F E, D C) sono rivestiti di barre di ferro per impedire che il nemico, effettuando un’uscita improvvisa, possa recidere o rompere i supporti: “sono tutti coperti di barre di ferro, accioche’l nemico facendo una uscita all’improvviso, non li possa tagliare, ne rompere” - (fr:1385/p.503). Questi elementi, tenuti in posizione verticale durante il trasporto da corde che passano su girelle e si avvolgono attorno all’asse della madrevite K, vengono calati a terra una volta posizionato il ponte per fungere da contrafforti e prevenire il traboccamento: “si fanno calare gli istessi legni, quando il ponte avanti sia sopra il fosso, accioche lo sostengano, che non trabocchi” - (fr:1389/p.504).

Il ritiro della macchina avviene mediante l’avvolgimento diretto delle corde sul tamburo della madrevite: “si ritira il detto ponte… per via de le corde, che sono attaccate ne’ suddetti suoi anelli, ma però all’hora s’avolgono per dritto filo al subbio della madrevite” - (fr:1390/p.504) [si ritira il detto ponte… per mezzo delle corde, che sono attaccate nei suddetti suoi anelli, ma però allora si avvolgono per dritto filo al tamburo della madrevite].

Il testo si presenta come un documento tecnico bilingue (francese e italiano), tipico della tradizione editoriale rinascimentale dei trattati di macchinari — come quella inaugurata da Agostino Ramelli con le sue Diverse et artificiose machine (1588) — dove la descrizione dettagliata degli ingranaggi meccanici, la precisa terminologia tecnica (viti, rocchetti, lanterne, fuselli, currolotti) e le continue remissioni alle figure (“come si vede per il disegno”, “come qui mostra il disegno”) testimoniano la nascita di una scienza ingegneristica fondata sulla geometria e sulla meccanica, applicata alla realtà bellica dell’epoca delle guerre d’assedio.


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[11.1-20-1432|1451]

11 Ponti mobili militari: meccanismi di scorrimento e stabilizzazione

Descrizione tecnica di sistemi articolati per il trasporto e la messa in opera di ponti militari su ruote, con particolare attenzione ai meccanismi di stabilizzazione mediante piedi retrattili e ai sistemi di traino mediante argani e forza animale.

Il testo presenta descrizioni dettagliate di ponti militari mobili, tratti da un trattato di macchine artificiose del XVI secolo. Il primo meccanismo, descritto nel capitolo CXLVII, riguarda un ponte proiettabile attraverso un fossato mediante un sistema di scorrimento forzato. La struttura prevede elementi rotanti dotati di “petite roue dentée, fichée dans l’essieu comme l’on voit par celle qui est notée E” - (fr:1432/p.516) [piccola ruota dentata, fissata nell’asse come si vede da quella che è notata E], che si incastrano con ferri perpendicolari per garantire la chiusura e impedire che gli elementi “n’eschappent à l’impourveu” - (fr:1432/p.516) [sfuggano improvvisamente]. Il sistema utilizza barre munite di rulli che facilitano lo scorrimento, come descritto nella frase “du pont une autre barre qui a deux roulleaux en les bouts, laquelle se pose avec ces roulleaux sur cesdites barres” - (fr:1434/p.517) [del ponte un’altra barra che ha due rulli alle estremità, la quale si pone con questi rulli su dette barre]. La propulsione finale avviene mediante corde che, tirate con grande forza, sollevano le barre e spingono il ponte oltre l’ostacolo.

Il secondo sistema, illustrato nei capitoli CXLVIII e CXLIX, descrive un ponte su ruote destinato al trasporto di eserciti su fiumi a basso fondale. La struttura principale, indicata con la lettera L, è concepita per essere trainata e posizionata nell’acqua, come specificato in entrambe le versioni linguistiche del trattato: “Questa è un’altra sorte di ponte… si mena con le ruote per commodità di uno esercito” - (fr:1439/p.520) [Questa è un’altra specie di ponte… si muove con le ruote per comodità di un esercito] e “ESte ci est vue autre sorte de pont… se mene avec des roues pour la commodité d’une armée” - (fr:1451/p.522) [Questa qui è un’altra specie di ponte… si muove con delle ruote per la comodità di un esercito]. Una volta entrato nell’acqua, “si calano i quattro piedi… accioche… lo sostengono di dietro marchiare” - (fr:1440/p.520) [si calano i quattro piedi… affinché… lo sostengano da dietro marciare], stabilizzando la struttura per impedire movimenti longitudinali.

Successivamente, una sezione aggiuntiva (F) viene trainata sopra la prima mediante l’ausilio di forza animale: “si tira con un cauallo, o altro simile animale il ponte notato F” - (fr:1441/p.520) [si tira con un cavallo o altro simile animale il ponte notato F], scorrendo su rulli posti nella parte inferiore. Questa sezione è dotata di piedi che durante il movimento “s’alzano sopra di quello” - (fr:1441/p.520) [si alzano sopra di esso] per non impedire il cammino, per poi bloccarsi mediante “rampino” - (fr:1441/p.520) [rampini] una volta in posizione, impedendo che il ponte “trabocchi” - (fr:1441/p.520) [capovolga].

Un terzo elemento (K) viene sollevato mediante un sistema di corde azionate da un torno (argano): “si fa alzare fin ad un certo termine il ponte segnato K… per via delle due corde” - (fr:1442/p.520) [si fa alzare fino a un certo termine il ponte segnato K… per mezzo delle due corde]. La discesa è controllata da un operatore che regola il torno, prevenendo il trabocchetto, mentre “le due sudette corde… si posano… sopra due altre girelle, che sono fitte nelle medesime barre” - (fr:1443/p.520) [le due sudette corde… si posano… sopra due altre carrucole, che sono fissate nelle medesime barre], permettendo una calata graduale e controllata. L’intero sistema è modulare: qualora il fiume sia più largo del ponte, “vi si aggiungono altri ponti, finché è sufficiente alla lunghezza del fiume” - (fr:1447/p.1) [vi si aggiungono altri ponti, finché è sufficiente alla lunghezza del fiume], permettendo il passaggio dell’esercito con “molta facilità” - (fr:1447/p.1) [molta facilità].


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[12.1-23-1472|1494]

12 Ponti mobili d’assalto per il superamento dei fossati fortificati

Trattazione di ingegneria militare rinascimentale relativa a due distinti modelli di ponti d’assalto progettati per attraversare i fossati difensivi, caratterizzati da sistemi di propulsione meccanica, protezioni balistiche e meccanismi di ancoraggio innovativi.

Il documento presenta la descrizione tecnica di due macchine d’assedio destinate al superamento dei fossati cittadini o fortificati. La prima macchina consiste in un ponte mobile concepito come imbarcazione chiusa, dotato di sistemi di propulsione autonomi e protezioni attive contro il fuoco nemico.

La struttura è progettata per garantire la galleggiabilità e la manovrabilità: “E’ fatto quejlo ponte nella maniera, cheper il dtfigno/i uede, chiufio,& firrato,comeun batello, che C acqua non puh penetrare dentro ; ma ha il /ito fondo largo, accio- che fi fio/lenghi megliofiopra l’acqua” - (fr:1474/p.532) [È fatto questo ponte nella maniera che per il disegno si vede, chiuso e serrato come un battello, perché l’acqua non può penetrare dentro; ma ha il fondo largo, affinché si sostenga meglio sopra l’acqua]. La propulsione è affidata a un meccanismo articolato che permette la navigazione nel fossato: “egli ha di dietro a guifia di barca un timone , còl quale ei figouerna , & di qua & di là da’i fiuoi lati due ruote notate Sf lequali fieruono per remi, & fi fanno tornare pernia duna manuella con lafortna dun huomo” - (fr:1475/p.532) [esso ha di dietro a guisa di barca un timone, con il quale si governa, e di qua e di là dai suoi lati due ruote notate S che servono per remi, e si fanno tornare per mezzo di una manovella con la forza di un uomo], permettendo all’operatore di rimanere nascosto e protetto “fienfa efer uifio, ne offefio da’ ni f uno” - (fr:1475/p.532) [senza essere visto, né offeso da alcuno].

La protezione dei soldati è garantita da una copertura balistica realizzata con materiali robusti e da una squadra di arcieri: “il fùdetto ponte fatto con afe groffi , & /fffi , che le archibugiate, le mofichet- tate non le pofono pafare” - (fr:1476/p.532) [il suddetto ponte fatto con assi grosse e spesse, che le archibugiate, le moschettate non le possono passare], mentre “quattro , onero fiei archtbufieri , i quali con gli archibugi , & con i mofichetti impedifi- cono da’ t ferritoi , che fono in efo ponte , che’l nemico non gU offen- de” - (fr:1476/p.532) [quattro, ovvero sei archibugieri, i quali con gli archibugi e con i moschetti impediscono dalle feritoie che sono in esso ponte che il nemico non li offenda]. L’impiego in campo richiede una preparazione del terreno: “fi la contraficarpa è troppo alta , fi canaio alto di quella in modo, che/ipo fa mettere il ponte nell acqua facilmente” - (fr:1473/p.532) [se la controscarpa è troppo alta, si scava l’alto di quella in modo che si possa mettere il ponte nell’acqua facilmente], per poi procedere alla messa in opera: “l’ huomo , che ui e dentro , facendo ( come di /opra s è detto ) tor- nare le fipradette due ruote , lo fa per quefia uia marchiare /opra l’acqua oltra il fofo” - (fr:1477/p.532) [l’uomo che vi è dentro, facendo (come di sopra è detto) tornare le suddette due ruote, lo fa per questa via marciare sopra l’acqua oltre il fosso].

La seconda macchina rappresenta un’evoluzione tecnica con caratteristiche di modularità e sistemi di ancoraggio meccanici. Il ponte è trasportabile su carro e modificabile per l’impiego acquatico: “Si conduce prima il detto ponte con quattro ruote da carro fri alla contrafcarpa , ilquale e fatto con tal’ artificio , che fi piega fopra d’ejfo carro nella maniera , che fi uede per il difegno fegnato G” - (fr:1482/p.538) [Si conduce prima il detto ponte con quattro ruote da carro fino alla controscarpa, il quale è fatto con tal artificio che si piega sopra esso carro nella maniera che si vede per il disegno segnato G], per poi essere adattato con “quattr altre ruote piu piccole, (come mofira beniftmo il difegno notato ‘F,)aftnche fa più commodo a tirarlo nell acqua” - (fr:1482/p.538) [quattro altre ruote più piccole (come mostra benissimo il disegno notato F), affinché sia più commodo a tirarlo nell’acqua].

Questo secondo modello presenta protezioni laterali (“molti mantelletti,i quali difendono i fidati” - (fr:1487/p.538) [molti mantelletti, i quali difendono i soldati]) e una soluzione ingegneristica per l’attraversamento di fossati di grande ampiezza: “egli ha di dietro una girella , fopra la- quale paffa una corda per tirare (quando fa bifogno)un altro filmi- le ponte, & cofi di mano in mano fi andarà figuitando , quanto eia largheffia del foffo , incafirando un ponte con l’altro” - (fr:1490/p.538) [esso ha di dietro una girella, sopra la quale passa una corda per tirare (quando fa bisogno) un altro simile ponte, e così di mano in mano si andrà seguitando, quanto è la larghezza del fosso, incastrando un ponte con l’altro].

Il sistema di ancoraggio alla riva avversaria utilizza un meccanismo di freccia retrattile: “la freccia… ha (corne fer tldifegno fi uede)à canto tlfuo f unione certe alet- ti àt firro , lequali quando ejfa frefifia, e/endo tirata dà una bale- fiaiagliarda & forte mtranellaterra,Jifiringonotnfiieme” - (fr:1493/p.149) [la freccia… ha (come per il disegno si vede) accanto alla sua unione certe alette di ferro, le quali quando essa freccia, essendo tirata da una balestra gagliarda e forte, entra nella terra, si stringono insieme], permettendo il tiraggio della corda e l’avvicinamento del ponte alla muraglia.

Il testo costituisce una testimonianza significativa dell’ingegneria militare del tardo Rinascimento, evidenziando l’attenzione alla protezione dei soldati attraverso blindature passive e fuoco di copertura, nonché l’impiego di meccanismi meccanici per la propulsione e l’ancoraggio in assenza di motori moderni.


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[13.1-20-1726|1745]

13 Macchine articolate a vite e puleggia per il sollevamento di pesi

Descrizione tecnica di sistemi meccanici complessi azionati da forza umana per il trasporto di carichi gravosi mediante l’impiego di viti, ingranaggi e apparati funivi.

Il trattato presenta tre distinte configurazioni di macchine articolate, illustrate in forma bilingue italiano-francese, destinate al sollevamento e alla traslazione di pesi notevoli attraverso la moltiplicazione meccanica della forza. La prima macchina, operabile da un singolo individuo, si avvale di un sistema a vite e madrevite collegato a ruote dentate e tamburi avvolgitori. “facendo un nuomo con iamanueUamltare lamte fegnata A, If I fa perula dt quella uolmre la madreuite B” - (fr:1729/p.627) [facendo un uomo con la manovella girare la vite indicata A, si fa per via di quella far girare la madrevite B]. Quest’ultima, mediante una ruota dentata posta nella parte inferiore del suo albero (H), aziona due ulteriori ruote (I, K) e tamburini (M) che avvolgono i capi delle corde collegate alle girelle del peso. La versione francese aggiunge che la madrevite, girando sul piano superiore con i suoi denti, prende i fuselli della ruota C e fa girare insieme la vite D, la quale entrando nelle cavità del dado E aziona due tamburi angolari (F, G) che avvolgono altri capi di corda. “prenant auec fes dents les fufeaux de la roué notee C, ÔC en melme temps lafaiâ ; tourner enfomble auec la vis D” - (fr:1733/p.627) [prendendo con i suoi denti i fuselli della ruota indicata C, e nello stesso tempo facendola girare insieme con la vite D].

Un secondo apparato richiede l’intervento di due uomini che azionano manovelle per far girare rocchetti (A, B) i quali, mediante i loro fuselli, ingranano con le ruote C e D. “facendo duoi hommi uoltare per uia delle due manuelle tdmi rocchettifegnati A R” - (fr:1735/p.630) [facendo due uomini girare per mezzo delle due manovelle i due rocchetti indicati A B]. Il moto si trasmette a una vite intermedia che aziona la madrevite F, la quale a sua volta muove un’altra vite (I) che ingaggia la madrevite K, facendo ruotare infine i tamburi doppi (M, N). Questi avvolgono quattro corde investite in altrettante girelle contenute in quattro tavole (O, P, Q), due attaccate alla macchina e due al peso, tirandolo con grandissima facilità. Il sistema è ancorato mediante travi che resistono alla trazione e tre pali (R, S, T) infissi in terra, mentre gli operatori governano il distacco delle corde dai tamburi. “palfans les quatre bouts defdiéles cordes derrière icelle machine,font tirés ÔCgouuernés par deux hommes” - (fr:1738/p.631) [passando le quattro estremità delle dette corde dietro a questa macchina, sono tirati e governati da due uomini].

La terza macchina, descritta come potente e gagliarda, utilizza una configurazione a doppio stadio di ingranaggi azionata da un solo uomo. Il rocchetto A, mosso dalla manovella, fa girare la ruota R che incorpora una vite C; questa, entrando nelle cavità di due madreviti laterali (D, E), aziona simultaneamente tamburi doppi (F, G) e ruote dentate (H, I). “facendo uri huomo con la manuella uoltar il rocchetto A, fa per uia di quello uoltare la ruota fognata ’R” - (fr:1741/p.634) [facendo un uomo con la manovella girare il rocchetto A, fa per mezzo di quello girare la ruota indicata R]. Le ruote H e I ingranano con una ruota centrale (K) facendo girare ulteriori tamburi che avvolgono corde investite in quattro tavole inferiori (K, L, M, N) e due superiori, il tutto concorrendo al sollevamento del peso mediante l’aiuto dei currolotti (rulli) posti sulle travi. “pigliando con t fuoi denti li denti della ruota, eh’ è in mez,o ad ejfie ,fegnati^AF,_ la fanno parimente tornare” - (fr:1742/p.634) [prendendo con i loro denti i denti della ruota che è in mezzo ad esse, indicata con le lettere AF, la fanno parimenti girare].

Il testo evidenzia particolari costruttivi specifici: le figure delle tavole e girelle sono riprodotte in grande formato (X, Y) per facilitarne la comprensione, così come i pali (1, 2, 3, 4) muniti di punte e cerchi di ferro per evitare che si spacchino nell’infissione. “ci fono mife qm le figure delle taiuole & girelle ì in gran forma , come fi uede per le fognate X T” - (fr:1736/p.630) [sono qui poste le figure delle tavole e girelle in grande formato, come si vede per le indicate X Y]. Per la terza macchina, gli strumenti sono inoltre rappresentati separatamente per mostrare la loro congiunzione. “li ipromenti di qm^à machina fi fimo dijfe- é| ^ ÿtati qtn da banda” - (fr:1744/p.635) [gli strumenti di questa macchina sono qui disegnati a parte].


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[14.1-22-1764|1785]

14 Descrizione di una fontana artificiosa portatile e del suo meccanismo pneumatico

Trattato di ingegneria idraulica rinascimentale che illustra la costruzione e il funzionamento di una fontana meccanica portatile, azionata da pressione d’aria e progettata per ornare banchetti con effetti scenografici.

Il testo presenta la progettazione di un apparato idraulico artificiale concepito per essere trasportabile e destinato a funzionare come fontana decorativa in occasioni conviviali. L’ingegnere descrive un meccanismo che sfrutta la pressione pneumatica per prolungare l’erogazione dell’acqua attraverso cannelli rotanti.

La fontana è concepita come oggetto di lusso portatile, adatto a essere collocato “in tavola dei convitati, per lavar loro le mani” oppure “riempirla di acqua odorifera, per poterne scherzare e godere il soave odore” “^ altra forte di fontana, laquale è molto heda & artificiofa-… di portarla in ta-ìiola de i conuitati,per lauar lor le mam-,oueramente impirla diacqua odori fera” - (fr:1766/p.648) [Un’altra sorta di fontana, la quale è molto bella e artificiosa… di portarla in tavola dei convitati, per lavare loro le mani, ovveramente riempirla di acqua odorifera]. La struttura si compone di un pedestale (pedefiale) diviso in due parti uguali da un tramezzo, sul quale si colloca un bacino e un vaso superiore.

Il sistema idraulico si articola attraverso una complessa rete di cannoni (tubetti) interconnessi. Un cannone verticale (I) attraversa il tramezzo del pedestal (M) “di tanta lunghezza quasi, quanto è alto tutto il detto pedefale” “di tanta longhezza quafi, quanto e alto tutto il ^ detto pedef ale” - (fr:1768/p.648) [di tanta lunghezza quasi, quanto è alto tutto il detto pedesale], mentre un secondo cannone (G) permette il passaggio dell’aria “accioché l’aere rinchiusa in esso, possa sortir liberamente, quando sarà di bisogno” “accioche l’aere rinchiufa in ejfo, pojfa fortir liberamete, quando faradi bifogno” - (fr:1769/p.648) [affinché l’aria rinchiusa in esso, possa uscire liberamente, quando sarà di bisogno]. Un cannone curvo (K) riceve l’acqua dall’appartamento inferiore, mentre il cannone (H) “sarà tanto lungo, che con il capo superiore arrivi in cima al collo del detto vaso EF” “quefto cannone fi fra tanto longo,checon il capo fupe- ] riore arriui in cimaal collo deidetto uafoEF” - (fr:1772/p.649) [questo cannone sarà tanto lungo, che con il capo superiore arrivi in cima al collo del detto vaso EF], permettendo il trasferimento dell’acqua verso il serbatoio superiore.

Il meccanismo rotante si basa su un polo centrale (Polo), costituito da un ferro (R) piantato nel fondo del vaso che si assottiglia “fin alla cima del detto vaso in modo tale, ch’egli faccia una acuta punta” “fia quefio ferro di ’ conueniente grojeffa , & che fi uadifottigliando fin alla cima del j detto uafo in modo tale, eh’ egli faccia una acuta punta” - (fr:1772/p.649) [sia questo ferro di conveniente grossezza, e che si vada assottigliando fino alla cima del detto vaso in modo tale, che egli faccia una acuta punta]. Su questo asse si collocano otto cannelli (quattro inferiori e quattro superiori) disposti su una piastra rotonda (S), che girano “gl’uni al contrario de gl’altri” “gl’unial contrario de gl’ altri” - (fr:1778/p.650) [gli uni al contrario degli altri], versando acqua nel bacino superiore.

Il funzionamento si attua attraverso un principio pneumatico ingegnoso: l’acqua che scende dal bacino nell’appartamento inferiore (T) spinge l’aria verso l’appartamento (Q), forzandola a risalire attraverso il cannone (H) nel vaso superiore (EF). Questo processo “caccia l’aria, che in quello si trova inclusa, e la manda per via del cannone notato G… e essendo già detto appartamento pieno di acqua, l’aria la sforza di montare per il cannone H, nel vaso superiore… e per questa via si viene ad aumentare l’acqua nel detto vaso” “caccia l aere,che in quello fi troua tnclufio,!^ la manda per uiadel cannone notato G…& ejfendo già dett appartamento pieno di acqua, l’aria la sforz,a di montare per il cannone H, nel uafio fiuperiore… a per quefia uia fiuiemau- gumentare l acqua nel detto uafio” - (fr:1781/p.651) [caccia l’aria, che in quello si trova inclusa, e la manda per via del cannone notato G… e essendo già detto appartamento pieno di acqua, l’aria la sforza di montare per il cannone H, nel vaso superiore… e per questa via si viene ad aumentare l’acqua nel detto vaso]. L’aumento del livello idrico nel vaso superiore permette di “trattenere più lungamente i movimenti degli otto cannoni” “per trattenere piu longuamente li mcmmenti delliotto cannoni” - (fr:1772/p.649) [trattenere più lungamente i movimenti degli otto cannoni], prolungando l’effetto scenografico.

La descrizione francese conclude sottolineando la versatilità dell’oggetto: “elle est plus commode pour porter, & pour s’en pouvoir servir à divers plaisans effects, comme quand on fait quelque banquet, de la porter sur la table des conviés pour laver leurs mains” “elleeft plus commode pour porter, & pour s’en pouuoirferuiràdi- | uers plaifansefFeds, comme quand on faidt quelque banquet, de la porter fur la tabledes conuiéspour lauer leurs mains” - (fr:1785/p.652) [essa è più comoda da portare, e per potersene servire a diversi piacevoli effetti, come quando si fa qualche banchetto, di portarla sulla tavola dei convitati per lavare le loro mani].


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[15.1-39-1808|1846]

15 La fontana idraulica artificiosa: meccanismo pneumatico per automi sonori

Il testo descrive un sofisticato congegno idraulico concepito come fontana artificiale dotata di uccelli meccanici in grado di produrre suoni e movimenti attraverso l’azione pneumatica. L’apparato, realizzabile in varie dimensioni e configurabile sia come installazione stabile che portatile, opera secondo principi di pressione idrostatica e spostamento d’aria attraverso una serie di camere interconnesse.

Struttura fisica e principio operativo

La costruzione richiede un corpo chiuso di forma specifica, rappresentato nel disegno indicato con le lettere AB e successivamente sigillato come CD, contenente otto camere interne (“appartamenti”). L’attivazione inizia con l’apertura dei pertugi superiori e il riempimento d’acqua delle camere: “Trimieramente fi dtfloperanno tutti li fuperiori pertugi detti otto appartamenti… s’empieranno d’acqua” - (fr:1811/p.657) [In primo luogo si disopperanno tutti i superiori pertugi detti otto appartamenti… s’empieranno d’acqua].

Il meccanismo si basa su una cascata idraulica sequenziale. L’acqua viene versata nel bacino E che funge da coperchio, per poi discendere attraverso il cannone F nell’appartamento G, dove il suo peso spinge l’aria verso l’alto: “laquale acqua, difcendendo poi di effo bacino netti appartamento G peni cannone F, col fuo pondo per forz^a caccierà fuor a quella aria… & fiignera per il cannone If,nett appartamento Jùperiore notato h” - (fr:1814/p.657) [la quale acqua, discendendo poi di esso bacino nell’appartamento G per il cannone F, col suo peso per forza caccerà fuori quell’aria… e spingerà per il cannone H nell’appartamento superiore notato I]. Da qui l’acqua prosegue attraverso il cannone curvo K verso l’appartamento M, poi tramite il cannone curvo 7 fino all’appartamento 8, e infine discende nell’appartamento inferiore Q attraverso il cannone curvo X, spostando progressivamente l’aria nei comparti successivi o verso i dispositivi sonori esterni.

Automi meccanici e produzione sonora

L’aria compressa attiva uccelli meccanici posizionati sui cannoni V e T. Queste figure sono costruite come corpi cavi con arti mobili: “fi formeranno li corpi delli detti uccelli… della qualità & forma che fi uorranno… di poi fi formeranno a parte le ah, la coda & il becco… & fi attachera loro la coda, le aU,d becco in modo tale, che fi poflino mouere” - (fr:1825/p.658) [si formeranno i corpi di detti uccelli… della qualità e forma che si vorranno… poi si formeranno a parte le ali, la coda e il becco… e si attaccherà loro la coda, le ali e il becco in modo tale, che si possano muovere]. Le code sono bilanciate da un sistema di contrappeso con filo di ferro: “lequali hanno a fare in bilico per opera d un filo di ferro, che le trauerfira da un canto all altro” - (fr:1828/p.659) [le quali devono stare in bilico per opera di un filo di ferro, che le attraverserà da un canto all’altro].

L’aria forzata attraverso i flauti (D, E) e i cannoni (V, T) produce armonie che simulano il canto degli uccelli: “caufano per quefia ma piaceuoltfltmi canti > d’uccelli, con foauiflima armonia” - (fr:1824/p.658) [causano per questa via piacevolissimi canti d’uccelli, con soavissima armonia]. I becchi si muovono dolcemente (“fi moueranno fòauemente”) mentre l’aria penetra nei corpi vuoti, creando l’illusione di creature vive: “p fingeranno t lor canti come fi fufier uiui” - (fr:1829/p.659) [fingeranno i loro canti come se fossero vivi].

Sistema complessivo e specifiche tecniche

Nonostante la rappresentazione grafica mostri meccanismi su due lati, l’apparato comprende in realtà quattro fontane che operano simultaneamente con tutti i relativi componenti: “ancora che nel difiegno… non fi fila parlato che dede due fontane… fi ha penda intendere di tutte le quattro infiieme” - (fr:1837/p.660) [ancorché nel disegno… non si sia parlato che di due fontane… si ha da intendere di tutte quattro insieme]. Nella fase finale, l’aria fugge attraverso i cannoni 9 e 10, costruiti a forma di rami d’albero con uccelletti alle cime: “la fuga di detta aria… fiarà caufia che detti ucedetti formeranno quelle uoci et concenti fioaui,& quei mouimenti” - (fr:1833/p.659) [la fuga di detta aria… sarà causa che detti uccelletti formeranno quelle voci e concenti soavi, e quei movimenti]. Il sistema opera ciclicamente fino al riempimento delle camere inferiori, dimostrando un circuito idraulico chiuso progettato per il funzionamento continuo.


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[16.1-21-1849|1869]

16 Macchina pneumatica per l’automazione musicale degli uccelli

Artificio rinascimentale che, sfruttando la pressione dell’aria e l’acqua, anima automi a forma di uccelli producendo canti armoniosi attraverso un ingegnoso sistema di occultamento.

Il trattato descrive un sofisticato dispositivo meccanico concepito per generare piacere visivo e uditivo attraverso la simulazione del canto degli uccelli. L’apparato consiste in un vaso di belle proporzioni diviso internamente in quattro compartimenti, dei quali “il superiore & l’inferiore saranno pieni d’acqua, & gli altri due saranno vuoti” - (fr:1859/p.668) [il superiore e l’inferiore saranno pieni d’acqua, e gli altri due saranno vuoti], con la precisazione che uno di questi intermedi risulti chiuso ermeticamente mentre l’altro presenti aperture proporzionate.

Il sistema prevede l’installazione di quattro flauti (notati E F G H) con la caratteristica che “leur partie inferi eurefoit dedans l’eau de l’apparte-ment inferieur ligné D” - (fr:1860/p.668) [la loro parte inferiore sia nell’acqua dell’appartamento inferiore lineato D], posizionati in modo da produrre suoni determinati. Al centro di questi strumenti si trova un cannone (tubo) centrale I, congiunto al fondo del vaso, progettato per essere rimovibile e inseribile in un altro cannone M che attraversa un buffetto (supporto).

Particolarmente rilevante è l’aspetto scenografico dell’ingegno: due ulteriori cannoni (N O) vengono camuffati “in forma di rami d’arbori, con essi s’accompagneranno rami di rofe, et altre diuerfe forti di fiori, concerti uccelletti neUa loro cima” - (fr:1849/p.666) [in forma di rami d’albero, con essi s’accompagneranno rami di rose e altre diverse sorti di fiori, con certi uccelletti nella loro cima]. Questi elementi decorativi nascondono la funzione tecnica dei condotti pneumatici.

Il meccanismo di attivazione richiede un’ingegnosa dissimulazione: il cannone M attraversa “una muraglia, o altra co fa fimile,acciochenon fi poffa uedere l artificio” - (fr:1851/p.666) [una muraglia o altra cosa simile, affinché non si possa vedere l’artificio], emergendo dal buffetto per almeno “quattro dtta” - (fr:1855/p.667) [quattro dita] per permettere la connessione con il cannone Q posto alla base del vaso, garantendo una chiusura ermetica onde evitare perdite d’aria.

L’effetto si attiva mediante soffiatura prodotta da soffietti, fiato umano o mantici attraverso il cannone M. Questa azione genera una pressione nell’appartamento chiuso B che “farà con fretta & sforzata di uscire per la bocca délit fiauti per li condotti dei cannoni, che f-no figurati per rami d’arbori” - (fr:1856/p.667) [sarà con fretta e forzata di uscire per la bocca dei fiauti per i condotti dei cannoni, che sono figurati per rami d’albero]. L’aria compressa, assistita dai flauti immersi nell’acqua, produce “plufîeuis harmonieux & diuers chants doylêaux, auec leurs mouue-mens,comme s’ils eftoyentviuans” - (fr:1868/p.669) [diversi armoniosi e diversi canti d’uccelli, con i loro movimenti, come se fossero vivi], creando l’illusione di una natura vivente attraverso l’ingegno meccanico.

Il testo testimonia la sofisticata ingegneria rinascimentale nel campo dell’automazione ludica e teatrale, combinando competenze idrauliche, pneumatiche e scenografiche per creare effetti di meraviglia.


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[17.1-27-1990|2016]

17 Artiglieria notturna e macchine da lancio nel trattato di Agostino Ramelli

Il testo presenta estratti dal trattato Le diverse et artificiose machine (1588) di Agostino Ramelli, illustrando due distinti sistemi tecnici: un meccanismo di lancio a molla con ingranaggio a lanterna e un metodo geometrico per il puntamento dell’artiglieria in condizioni di oscurità, quest’ultimo descritto in parallelo italiano e francese.

17.1 Il meccanismo di lancio

Il primo apparato descritto è una macchina derivata dall’arbalete, dotata di un sistema di aggancio a crochet che, mediante rotazione di un ingraggio, consente il rilascio improvviso delle corde di torsione. L’apparecchio è montato su un piedistallo (Pieferme) orientabile e regolabile in altezza attraverso una semiruota dentata: “machine, à sçauoir, vn homme faisant tourner auec la maniuelle la lanterne notée A, faict qu’icelle prenant auec ses fuseaux les dents de la susdicte roue, celle arbaleste se haulse & s’abbasse, selon que le besoin le requerra” - (fr:1991/p.702) [macchina, cioè un uomo facendo girare con la manovella la lanterna indicata con A, fa sì che essa prendendo con i suoi fuselli i denti della suddetta ruota, quell’arbalete si alzi e si abbassi, secondo che il bisogno lo richiederà]. Il meccanismo di scarico avviene quando il piano del gancio “estant accommodée en celle façon… on fera tourner ledict tour, iusques à ce que le plan du crochet eschappe dehors du plan entier du susdit instrument, iettant en telle part qu’on veut de grande force & vehemence tout ce qui aura esté mis devant le susdict instrument” - (fr:1990/p.701) [sistemata in questo modo… si farà girare il suddetto tornio, finché il piano del gancio esca fuori dal piano intero del suddetto strumento, gettando con grande forza e violenza in qualunque parte si voglia tutto ciò che sarà stato posto davanti al suddetto strumento].

17.2 Il metodo per il tiro notturno

La sezione principale del trattato descrive un sofisticato sistema per mantenere la precisione del tiro d’artiglieria durante la notte, eliminando la necessità di vedere il bersaglio. Il metodo si basa sulla registrazione geometrica delle coordinate di puntamento (direzione ed elevazione) effettuate durante il giorno, per poi replicarle al buio mediante riferimenti meccanici.

Preparazione del piano di tiro

L’allestimento richiede prima la sistemazione dei gabbioni e delle piattaforme d’appoggio: “Primieramente si commoderanno li gabbioni al luogo ordinato per fare la batteria” - (fr:1996/p.704) [Prima si sistemeranno i gabbioni nel luogo ordinato per fare la batteria]. Su entrambi i lati di ciascuna piattaforma si piantano quattro piccoli travicelli, distanti tra loro “circa a cinque ovver sei piedi” - (fr:1998/p.704) [circa cinque o sei piedi], posizionati in modo da non toccare l’artiglieria per non impedirne il rinculo: “accio non impedischino il reculo dell’artiglieria quando ella viene sfogata” - (fr:1997/p.704) [affinché non impediscano il rinculo dell’artiglieria quando essa viene sparata].

Il sistema di misurazione

Sopra i travicelli si collocano regoloni di legno (grosse regole graduate) larghe quattro dita e spesse due, dotate di una fessura centrale lungo tutta la lunghezza per far scorrere una cordicella con piombino: “che abbino una piccola fessura per mezzo della loro lunghezza, accio vi si possa passare una piccola cordicella con un piombino attaccato, che possa scorrere per lungo d’essa” - (fr:1998/p.704) [che abbiano una piccola fessura nel mezzo della loro lunghezza, affinché vi si possa far passare una piccola cordicella con un piombino attaccato, che possa scorrere lungo essa]. Questi strumenti sono graduati a intervalli di cinque o dieci unità: “On y marquera leurs nombres cinq à cinq, ou dix à dix” - (fr:2015/p.707) [Vi si segneranno i loro numeri cinque a cinque, o dieci a dieci].

Registrazione delle coordinate

Durante il giorno si traccia una linea retta lungo il mezzo del cannone (“per lo lungo del mezzo della detta artigliaria” - fr:2001/p.704) e si punta l’arma al bersaglio desiderato. Successivamente si fanno scorrere i piombini sulle regole finché non toccano la linea di mira: “Si faranno trascorrere innanzi e indietro li piombini con le loro cordelle… toccando giustamente li piombini sopra la detta linea, si noteranno poi diligentemente li gradi sopra un poco di carta” - (fr:2003/p.704) [Si faranno scorrere avanti e indietro i piombini con le loro cordicelle… toccando accuratamente i piombini sopra la detta linea, si noteranno poi diligentemente i gradi sopra un pezzo di carta]. Parallelamente si misura l’angolo di elevazione con un quadrante fornito di piombino, registrando i gradi sulla stessa tavoletta.

Esecuzione notturna

Per il tiro notturno si posiziona l’artiglieria nello stesso luogo fisico e si ripristinano le coordinate registrate: “Si guarderà di qual pezzo… a qual segno haueuamo prima disegnato… a tanti gradi che noi lo troueremo notato sopra la detta tauoletta, a tanti di nuouo noi lo rimetteremo” - (fr:2006/p.705) [Si guarderà di quale pezzo… a quale segno avevamo prima disegnato… a tanti gradi che noi lo troveremo notato sopra la detta tavoletta, a tanti di nuovo noi lo rimetteremo]. Il sistema garantisce precisione comparabile al tiro diurno: “Questo è un bello et artificioso modo per tirare di notte in qualunque parte si voglia con l’artiglieria così bene e giusto, come se fosse di giorno” - (fr:1995/p.704) [Questo è un bello e artificioso modo per sparare di notte in qualunque parte si voglia con l’artiglieria così bene e accuratamente, come se fosse di giorno], confermato dall’esperienza: “E si vedrà che li detti pezzi di artiglieria tireranno così giusto e appunto, come se fussero appuntati di giorno, come per la esperienza si potrà benissimo comprendere” - (fr:2010/p.706) [E si vedrà che i detti pezzi di artiglieria tireranno così accuratamente e precisamente, come se fossero puntati di giorno, come per l’esperienza si potrà benissimo comprendere].

Il testo costituisce una testimonianza significativa dell’ingegneria militare rinascimentale, dove la geometria pratica e la meccanica si applicano per superare le limitazioni sensoriali (la vista notturna), anticipando concetti di puntamento indiretto basato su coordinate registrate.


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